Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2009/2214(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0377/2010

Testi presentati :

A7-0377/2010

Discussioni :

PV 20/01/2011 - 4
CRE 20/01/2011 - 4

Votazioni :

PV 20/01/2011 - 7.5
Dichiarazioni di voto
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0024

Discussioni
Giovedì 20 gennaio 2011 - Strasburgo Edizione GU

4. Una politica sostenibile dell’UE per il Grande Nord (discussione)
Video degli interventi
PV
MPphoto
 

  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione dell’onorevole Gahler, a nome della commissione per gli affari esteri, su una politica europea sostenibile per il Grande Nord [2009/2214(INI)] (A7-0377/2010).

 
  
MPphoto
 

  Michael Gahler, relatore.(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, rappresentanti degli Stati artici che seguite questa discussione, sono estremamente lieto, in qualità di relatore, di illustrarvi oggi i risultati di un anno di lavoro, svolto in collaborazione con i relatori ombra, i colleghi del foro europeo sull’Artico, nonché numerosi esperti e rappresentati, alcuni dei quali provenienti dalla stessa regione artica.

L’elaborazione di una politica sostenibile sul tema del Grande Nord ha riscosso ampio consenso. La relazione illustra la nuova rilevanza assunta della regione artica e presenta il punto di vista del Parlamento sull’organizzazione della politica europea nei confronti dei nostri vicini settentrionali, all’insegna della cooperazione con gli Stati del Grande Nord e le loro istituzioni.

Conosciamo gli accordi di cooperazione bilaterali e multilaterali con gli Stati artici. A prescindere dalle tematiche che riguardano questa regione, Norvegia e Islanda sono già attivamente coinvolte nello spazio economico europeo (SEE) e nella cooperazione avviata con Schengen. Sebbene l’Unione europea faccia già parte del Consiglio artico in qualità di osservatore ad hoc, auspico che ottenga lo status di osservatore permanente, soprattutto dal momento che quasi tutte le tematiche che rivestono una certa rilevanza per questa regione sono passate, almeno in parte, sotto l’ambito comunitario. L’attuale proposta di cooperazione è così formulata poiché l’Unione europea non può, di sua iniziativa, avviare azioni nell’Artico, ma dipende in larga misura dalla disponibilità a cooperare dimostrata dai territori adiacenti.

La relazione affronta inoltre la dimensione umana: nel perseguire ciascuna delle aree della politica comune, occorre sempre prestare attenzione ai problemi di coloro che abitano la regione artica. Penso ai popoli indigeni, i cui stili di vita e mezzi di sussistenza rispettano il principio della sostenibilità, come pure ad altri popoli che risiedono nella regione.

Accettiamo la volontà di questi popoli di sviluppare il territorio in cui vivono, ossia di non vederselo trasformare in una sorta di parco nazionale, e collaboriamo pertanto con i nostri partner affinché gli interventi che interessano l’ecosistema e gli habitat naturali seguano sempre, per quanto possibile, il principio della conservazione. In tema di cooperazione, l’UE è un interlocutore attraente per gli Stati artici, per il ruolo di apripista che essa ha rivestito su temi quali la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. Questa regione attribuisce quindi enorme importanza al fatto che il mercato interno più grande al mondo persegua o meno una politica ambientale ambiziosa.

Nell’ambito della cooperazione, l’UE rappresenta un partner allettante anche in veste di acquirente delle materie prime reperibili nell’Artico, che consistono non soltanto in petrolio e gas, ma anche minerali rari, ad esempio. In questo ambito dovremmo prendere a esempio la cooperazione tra Norvegia e Russia sul giacimento Shtokman, nel Mare di Barents, in base al quale l’estrazione delle risorse minerarie avviene nel rispetto dei più rigorosi standard ambientali norvegesi. Mi auguro che avvenga lo stesso anche nel caso dell’accordo di cooperazione sottoscritto di recente da Russia e BP per l’esplorazione dell’Oceano Artico. I nostri sistemi di monitoraggio via satellite rappresenteranno in futuro un prezioso strumento sia per l’ambiente, sia in vista dell’apertura di nuove rotte marittime, come il passaggio a Nord Est. La cooperazione in questo ambito permetterà, ad esempio, di abbreviare le rotte marittime che collegano l’Asia sudorientale, fattore indubbiamente rilevante – soprattutto dal punto di vista finanziario – per l’UE, a cui fa capo quasi il 40 per cento della flotta commerciale mondiale.

Il programma quadro di ricerca rappresenta una solida premessa per espandere ulteriormente la cooperazione scientifica tra i vari istituti artici di ricerca nelle rispettive stazioni nella regione. I nostri vicini nel Grande Nord vedono nell’UE un partner competente e aperto alla cooperazione, seppure ci sia ancora margine di miglioramento rispetto alla formulazione, al coordinamento e all’attuazione delle nostre politiche: per esempio, si potrebbero accorpare le aree responsabili all’interno della commissione sotto la direzione generale degli Affari marittimi e della pesca, nonché istituire un organismo dedicato all’interno del SEE. La creazione di un centro d’informazione per l’Artico, incaricato di raccogliere e valutare tutte le informazioni relative a questa regione, consentirebbe inoltre di migliorare ulteriormente la nostra banca dati. Iniziative circumpolari di cofinanziamento e coprogrammazione, che coinvolgano tutti i partner del Grande Nord, renderebbero inoltre più efficace la cooperazione finalizzata alla ricerca e allo sviluppo.

Sono certo che questa relazione fornirà orientamenti migliori a una politica europea per l’Artico veramente esauriente ed efficace, dalla quale trarranno vantaggio anche i nostri vicini a Nord.

 
  
MPphoto
 

  Štefan Füle, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, all’inizio dell’anno, la Vicepresidente/Alto rappresentante Ashton aveva lanciato il dibattito sulla regione artica. La discussione in plenaria ci ha permesso di conoscere il suo punto di vista e di esprimere l’importanza che attribuiamo alla cooperazione con gli Stati artici, nel contesto delle relazioni esterne dell’Unione europea.

La regione artica figura nelle attività comunitarie a vari livelli. In primo luogo, sia l’Unione europea che gli Stati membri perseguono attivamente politiche di ricerca nella regione, come pure in ambito ambientale e marittimo. La nostra attività diplomatica nella lotta contro il cambiamento climatico affronta alla radice le trasformazioni che interessano l’Artico. Siamo, infine, costantemente impegnati su iniziative a favore dei popoli indigeni di tutto il mondo, e quindi anche quelli che vivono nella regione artica.

Se è vero che il dialogo con i popoli indigeni circumpolari potrebbe essere migliorato, il 2010 ha segnato l’inizio di una più ampia e fruttuosa interazione, che intendiamo sicuramente portare avanti nei prossimi anni.

Per quanto attiene all’accesso all’Artico e allo sfruttamento delle sue risorse, dobbiamo tenere fede alla nostra reputazione che ci vuole consumatori responsabili di materie prime e risorse energetiche, nonché rispettare le più rigorose norme di sicurezza e ambientali. Cercheremo al contempo di assicurare un trattamento equo ai nostri interessi e a quelli delle nostre aziende.

Siamo lieti di constatare che la relazione del Parlamento sul Grande Nord comprenda tutte queste tematiche, oltre ad avanzare valide proposte sui passi futuri. La relazione fornisce inoltre un valido contributo alla formulazione della politica europea sull’Artico; ringrazio l’onorevole Gahler per aver portato avanti questo progetto.

Quest’iniziativa è ancor più lodevole dal momento che il relatore, insieme a vari eurodeputati, ha avviato un interessante dialogo con i paesi artici e la società civile, uno scambio a cui abbiamo partecipato attivamente. Il testo finale della relazione rispecchia i vari punti di vista e testimonia l’impegno dell’Unione europea ad ascoltare e collaborare con i vari soggetti interessati.

Ci apprestiamo ad inaugurare una nuova fase nello sviluppo della politica europea sull’Artico: la relazione del Parlamento andrà a costituire il terzo pilastro di questa architettura essenziale, accanto alla comunicazione della Commissione del 2008 e alle conclusioni stilate dal Consiglio nel 2009. La coerenza di questi tre testi intende lanciare un messaggio positivo e responsabile ai partner nell’Artico e alle popolazioni di quella regione. Il nostro obiettivo è promuovere un Artico sicuro e sostenibile. Rispettiamo gli accordi internazionali e puntiamo a collaborare al loro sviluppo e miglioramento.

Vorrei ricordare, in particolare, l’accordo di delimitazione sul Mare di Barents sottoscritto l’anno scorso da Norvegia e Russia, che costituisce un punto di riferimento per la collaborazione pacifica a lungo termine nell’intera regione artica circumpolare.

L’Unione europea vorrebbe un Consiglio artico rafforzato ed efficiente, capace di concordare e attuare decisioni strategiche sul futuro della regione. Vorremmo che l’UE sedesse in seno al Consiglio artico in qualità di osservatore permanente, così da poter condividere la solida esperienza maturata nella cooperazione regionale internazionale, e ringraziamo il Parlamento per aver appoggiato questa nostra visione.

La relazione sul Grande Nord imprimerà netto slancio all’attività della Commissione e del servizio europeo per l’azione esterna rispetto alla regione artica. Trovo che l’approccio adottato e i messaggi in essa contenuti siano appropriati e giungano al momento più opportuno.

La relazione del Parlamento sul Grande Nord costituirà inoltre la base della nostra relazione sui progressi compiuti rispetto alla politica europea sull’Artico, che il Consiglio ci ha chiesto di presentare tra qualche mese. Il testo che redigeremo si rivolgerà a entrambe le istituzioni – Consiglio e Parlamento – e ci auguriamo che entrambe lo troveranno soddisfacente.

 
  
MPphoto
 

  Inese Vaidere, a nome del gruppo PPE.(LV) Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l’onorevole Gahler per l’impegno profuso nel preparare la relazione. Sono veramente lieta che la politica comunitaria per il Grande Nord rientri tra quegli ambiti a cui l’Unione europea si è dedicata in tempi relativamente brevi. La regione artica offre potenzialità decisamente rilevanti: racchiude, infatti, quasi un quarto delle risorse mondiali ancora inesplorate di petrolio e gas, minerali, risorse biogenetiche e ittiche. Si aprono inoltre nuove opportunità per il trasporto marittimo che, in seguito allo scioglimento della calotta polare, ha visto abbreviarsi di quasi il 40 per cento la rotta che collega i paesi dell’Asia. L’Artico ha un potenziale notevole, che deve essere gestito in maniera responsabile: sfruttamento sfrenato e flussi di trasporto selvaggi possono infatti avere conseguenze gravissime per l’ambiente. D’altro canto, bisogna ammettere che lo sfruttamento delle risorse di questa regione può aprire nuove prospettive per la risoluzione non soltanto dei problemi energetici, ma anche di quelli legati alle materie prime e alle risorse alimentari. Le grandi potenze mondiali si contendono il diritto a gestire e sfruttare queste risorse, dal momento che, sebbene la regione sia abitata da circa 3,7 milioni di persone appartenenti a vari popoli indigeni, non si può non considerarla, in una certa misura, come un territorio condiviso da tutto il mondo. Per il momento, le Nazioni Unite non hanno attribuito a nessuno Stato artico un ruolo privilegiato nella gestione della regione; mi auguro che questa situazione rimanga invariata ed è proprio per questo motivo che la nostra politica deve essere responsabile. L’Unione europea deve elaborare una strategia specifica e coordinata per tutti gli ambiti che ruotano intorno al Grande Nord, nonché convenire sulle fonti di finanziamento di tale politica, senza dimenticare temi quali il cambiamento climatico, il benessere e lo sviluppo delle popolazioni locali e la sicurezza energetica. Proprio ai fini di implementare questa politica, sarebbe importante ottenere lo status di osservatore permanente in seno al Consiglio artico. Seppure l’UE non abbia frontiere marittime che affacciano direttamente sull’Artico, può assumere un ruolo di primo piano nell’esplorazione della regione, sia rispetto alle risorse che alle nuove rotte marittime, nonché nel garantire elevati standard di tutela ambientale. Grazie.

 
  
MPphoto
 

  Liisa Jaakonsaari, a nome del gruppo S&D.(FI) Signor Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il relatore, onorevole Gahler, per l’atteggiamento costruttivo e aperto alla collaborazione, riconosciuto puntualmente dal commissario Füle, secondo il quale questa relazione costituirà il terzo pilastro della politica europea per l’Artico.

Non sorprende che la politica sull’Artico stia diventando un punto focale della politica internazionale, dal momento che – come ha ricordato l’oratore che mi ha preceduto – in questa regione si trova un terzo delle risorse mondiali ancora inesplorate di minerali, gas e petrolio. Cambiamento climatico e concorrenza per accaparrarsi queste risorse naturali sono questioni correlate, seppure questa tendenza sia evidentemente trainata dall’economia globale. Fortunatamente, gli sviluppi che hanno interessato la regione dell’Artico sono stati costanti e fondati sulla volontà di cooperazione.

In futuro, la politica sull’Artico fungerà da banco di prova per dimostrare se, insieme, saremo capaci di consolidare la stabilità o invece innescare nuovi conflitti. È importante sfruttare le risorse naturali in maniera attenta e responsabile per evitare una "corsa all’oro" e catastrofi simili a quelle che si sono verificate nel Golfo del Messico.

È importante poter contare su una relazione equilibrata e lanciare la proposta di un Consiglio artico rafforzato, nonché di un maggiore coinvolgimento dell’UE in veste di osservatore. Non dovremmo, tuttavia, farci largo a forza, bensì attivarci attraverso i canali diplomatici, i negoziati, una solida cooperazione politica e, soprattutto, schierarci in prima linea al momento di valutare l’impatto ambientale. Sono particolarmente lieta che la relazione riconosca l’importanza di un centro di informazione dell’UE sull’Artico, che potrebbe essere ospitato dall’Università della Lapponia a Rovaniemi, in Finlandia.

 
  
MPphoto
 

  Anneli Jäätteenmäki, a nome del gruppo ALDE.(FI) Signor Presidente, desidero ringraziare sinceramente l’onorevole Gahler e i relatori ombra. Insieme abbiamo lavorato benissimo ed è importante che la relazione d’iniziativa venga approvata, al fine di dar vita a una proposta che ne sviluppi i punti fondamentali.

La relazione sostiene con forza la necessità di futuri investimenti finalizzati a consentire ai popoli artici di sopravvivere nella regione, nonché sostenere l’occupazione, i trasporti e l’ambiente. Ritengo inoltre particolarmente importante il riconoscimento dello status dei popoli indigeni, specie i Sami, unico popolo indigeno europeo, con cui l’UE, ossia Commissione, Parlamento e Consiglio, devono collaborare su base paritaria.

La relazione riconosce inoltre lo status del Consiglio artico che, secondo il commissario Füle, l’UE era addirittura intenzionata a rafforzare. Personalmente, ho trovato piuttosto deludente che il commissario veda una graduale progressione della cooperazione nella regione artica. L’Unione europea deve ovviamente mostrarsi motivata, pronta a investire e desiderosa di intensificare la cooperazione nella regione, che non deve limitarsi a un progresso graduale, quasi lavorassimo con una mano legata dietro la schiena, ma costituire una priorità.

Mi rallegro, infine, per i previsti investimenti da destinare alla ricerca nell’Artico e per la scelta dell’Università della Lapponia come possibile fulcro di questa iniziativa. L’ateneo merita il plauso per essere l’unico istituto ad essersi impegnato a fondo per l’istituzione di questo centro, dedicandovi tempo e sforzi.

 
  
MPphoto
 

  Indrek Tarand, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, desidero innanzi tutto esprimere viva gratitudine e congratularmi con il relatore e gli altri relatori ombra per la fattiva cooperazione e la comprensione dimostrata. Ringrazio inoltre gli altri membri del gruppo dei Verdi per la collaborazione e disponibilità.

Finalmente possiamo dirci soddisfati del documento cui siamo pervenuti, poiché consente all’UE di procedere in maniera sostanzialmente ragionevole, tenendo in considerazione le aspettative di tutti i soggetti interessati. Sebbene i Verdi, comprensibilmente, si aspetterebbero una posizione ancora più radicale, riteniamo già positivo che la relazione tenga conto delle nostre preoccupazioni e delle proposte che abbiamo sottoposto al relatore sulla base dei dati scientifici, che dimostrano chiaramente massicce alterazioni in atto nell’ecosistema dell’Artico, legate al cambiamento climatico. La situazione impone inoltre di assumere una posizione cauta e solida dal punto di vista scientifico rispetto al futuro sviluppo nella regione.

Riteniamo pertanto necessario espandere ulteriormente le ricerche scientifiche, nel contesto di un futuro accordo internazionale, su cui basare le conoscenze internazionali e le decisioni che riguardano l’ecosistema artico, prima che si verifichi qualsiasi sviluppo rilevante. Ringraziamo gli altri gruppi per aver accettato questa proposta, dimostrando che è possibile porre le questioni in maniera congeniale per un’ampia rosa di circoscrizioni. Alcuni scettici qui presenti hanno dichiarato che l’Artico non merita la nostra attenzione, mentre è vero il contrario, soprattutto ora che l’Islanda si appresta a diventare il ventottesimo Stato membro dell’UE.

L’Artico è "cool", non soltanto per il cambiamento climatico e il conseguente riscaldamento del Grande Nord, ma anche per le prospettive economiche che si cominciano a intravedere, sebbene portino con sé problemi decisamente complessi. Ritengo dunque che i politici che affrontano queste questioni in maniera responsabile e politicamente attenta siano altrettanto "cool", come tutti coloro che oggi voteranno a favore della relazione Gahler.

 
  
MPphoto
 

  Konrad Szymański, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, l’Artico è indubbiamente in trasformazione. Le conseguenze più evidenti di questo cambiamento sono nuove rotte per il trasporto e il commercio, e la prospettiva già piuttosto concreta di sfruttare le risorse naturali ed estrarre petrolio e gas. Le reazioni della comunità internazionale sono dissonanti: da un lato abbiamo il costruttivo accordo di delimitazione sul Mare di Barents tra la Russia e la Norvegia, dall’altro il tentativo, sempre della Russia, di perseguire una sorta di politica del fatto compiuto. A questo proposito vedo delinearsi un ruolo decisamente rilevante per l’Unione europea e la comunità internazionale, un aspetto che nella relazione incoraggiamo e che il testo esprime molto bene. Il secondo elemento che abbiamo sottolineato è la necessità di garantire l’accesso paritario e non discriminatorio alle rotte di trasporto, libero da considerazioni giuridiche o normative che potrebbero ostacolarlo. La relazione esprime molto bene questi concetti e saremo lieti di confermarlo con il voto a favore.

 
  
MPphoto
 

  Sabine Lösing, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signor Presidente, ringrazio sentitamente l’onorevole Gahler per la relazione. Come emerge anche dal documento, l’interesse per le risorse naturali della regione artica è notevole: per effetto del cambiamento climatico, l’estrazione di petrolio, gas e altre risorse diventa via via più agevole, e si è già discusso di uno sfruttamento più efficiente delle rotte di trasporto.

Detto questo, è logico aspettarsi un incremento dell’inquinamento nella regione. Lo sviluppo industriale, specie quando comporta l’estrazione di petrolio e gas, l’intensificarsi della pesca per fini commerciali e del traffico marittimo porterà a interferire, se non addirittura distruggere, l’ecosistema estremamente delicato di questa regione, con conseguenze devastanti.

La relazione purtroppo si limita a un approccio generico alla questione, senza proporre strategie efficaci per contrastare queste minacce. Non fa, per altro, menzione del fatto che l’UE non è la sola a riconoscere il maggior peso geostrategico dell’Artico: la Russia, gli Stati Uniti, il Canada, la Danimarca e la Norvegia – Stati membri della NATO – hanno già avviato operazioni di militarizzazione, determinati a tutelare i loro interessi nella regione artica.

L’attuale situazione dell’Artico è stata determinata dal cambiamento climatico e per evitare conseguenze catastrofiche, è necessario passare quanto prima a fonti di energia rinnovabile. Ciononostante, questa strategia assume una posizione diametralmente opposta.

Il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica chiede di evitare di trasformare l’Artico in un nuovo obiettivo geopolitico. Di concerto con molte altre organizzazioni ambientali, chiediamo una moratoria su nuovi progetti di estrazione petrolifera nell’Artico, nonché un trattato – sull’esempio di quello per l’Antartico – che proibisca l’estrazione delle risorse minerali della regione. Chiediamo infine che la regione sia immediatamente demilitarizzata e dichiarata zona demilitarizzata.

Il gruppo GUE/NGL non può appoggiare le conclusioni della relazione di iniziativa e ha pertanto presentato un documento alternativo.

(L'oratore accetta di rispondere a un'interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 149, paragrafo 8)

 
  
MPphoto
 

  Liisa Jaakonsaari (S&D).(FI) Signor Presidente, vorrei chiedere alla rappresentante del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica come possa ritenere possibile una moratoria, dal momento che nessuna delle parti o dei paesi della regione la vuole. Come reagirebbero i popoli indigeni se l’Unione europea tentasse di imporre loro il comportamento da tenere? Il Parlamento ha già sbagliato a imporre il bando sui prodotti di foca, che li ha profondamente irritati; perché peggiorare ulteriormente le cose? È arrivato il momento di giocare la carta della diplomazia e della cooperazione.

 
  
MPphoto
 

  Sabine Lösing (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, non sono favorevole a una soluzione del genere né, ovviamente, ad alcuna imposizione dall’alto. Rimangono, tuttavia, irrisolte una serie di questioni: chi è stato consultato? Quali Stati e quali popoli indigeni sono coinvolti? Sono stati consultati i popoli che possono trarre vantaggio dalla situazione e quelli che rischiano di vedere compromessa la propria fonte di sostentamento? Ritengo necessario proseguire il dialogo, dal momento che i negoziati tenuti finora non sono stati sufficienti. Dobbiamo tentare di mantenere la massima apertura possibile, continuando anche a consultare ampie fasce della società e coinvolgere soprattutto i popoli indigeni.

 
  
MPphoto
 

  Bastiaan Belder, a nome del gruppo EFD.(NL) Signor Presidente, vorrei innanzi tutto esprimere profondo apprezzamento per il prezioso lavoro svolto dal relatore Gahler.

L’Artico assume importanza strategica, soprattutto ora che il riscaldamento della regione sembra aver aperto nuove opportunità per il trasporto e l’estrazione delle risorse naturali. Quest’area è caratterizzata inoltre da un ambiente estremamente delicato, specie per effetto dell’inquinamento prodotto da Europa, Nord America, Russia e Cina. Le rivendicazioni nazionali, non sempre chiare, sull’Artico complicano ulteriormente il quadro. Sebbene l’UE non avrà accesso alla costa artica fino a quando l’Islanda non diventerà Stato membro, conta già altri Stati membri in questa regione.

Sono dunque favorevole a una strategia comunitaria per l’Artico che consenta all’UE di assumere una posizione paritaria nei confronti delle altre potenze principali, in particolare la Russia, chiaramente intenzionata a sfruttare questa regione sotto il profilo economico. Nel caso in cui, nei prossimi anni, le attività economiche dovessero intensificarsi, sarà importante assicurare un corretto equilibrio tra la dimensione ambientale e quella economica, coinvolgendo sempre le popolazioni locali. Ottenere lo status di osservatore per l’UE in seno al Consiglio artico rappresenterebbe un passo positivo in questo senso.

 
  
MPphoto
 

  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, com’è noto, le risorse minerarie ancora intatte presenti nell’Artico hanno posto la regione al centro di accese controversie. Si stima che sotto i ghiacci si trovino niente meno che 90 miliardi di barili di greggio. È inevitabile provare un certo fastidio davanti alla prospettiva che proprio British Petroleum, responsabile della catastrofe che ha colpito il Golfo del Messico l’anno scorso, sia ora autorizzata a estrarre risorse in questo delicato ambiente naturale, in condizioni ben più critiche rispetto al Golfo.

La regione artica, dopo tutto, costituisce già la destinazione finale delle emissioni di mercurio a livello mondiale. Ciononostante, in ragione della domanda globale di energia, appare quanto meno irrealistica la prospettiva che le risorse petrolifere dell’Artico vengano risparmiate. Mi auguro che l’Unione europea, in forza del ruolo che riveste in seno al Consiglio artico, garantisca l’applicazione di misure di sicurezza più severe, per scongiurare il pericolo che l’ecosistema artico vada incontro allo stesso tragico destino del Golfo del Messico.

Dal punto di vista dell’UE, l’Artico è altresì essenziale per lo sviluppo di nuove rotte commerciali: la possibilità di aprire nuovi collegamenti tra Europa, Asia e Nord America consentirebbe immediatamente di evitare gli attacchi dei pirati in Somalia, e renderebbe superflua la missione Atalanta, con un considerevole risparmio per l’Unione europea. Tutto ciò sarebbe possibile sempreché non si spingano le popolazioni Inuit ad iniziative disperate come atti di pirateria, in seguito alla perdita dei loro mezzi di sussistenza. Questo aspetto va tenuto ben presente sia al momento di pianificare le rotte commerciali, sia di estrarre il petrolio.

 
  
MPphoto
 

  Jarosław Leszek Wałęsa (PPE).(PL) Signor Presidente, desidero anch’io ringraziare l’onorevole Gahler per l’ottima proposta di risoluzione e per la proficua collaborazione.

A mio avviso, l’aspetto più significativo del lavoro svolto su questa relazione è stata la maggiore importanza attribuita alla ricerca e al monitoraggio del cambiamento ambientale: le informazioni acquisite sono infatti essenziali ai fini delle decisioni di ordine politico ed economico. Ho l’impressione che i principali interessi dell’Unione europea ruotino intorno a questioni quali la pesca, i trasporti e le risorse naturali e me ne rammarico, perche è indubbio che la scienza ci permette di valutare il peso dei cambiamenti economici sull’ambiente della regione, un impatto ben più significativo rispetto ad altre aree. L’entità precisa di questo impatto è un quesito a cui soltanto gli esperti possono rispondere.

La ricerca nella regione artica viene purtroppo sempre più spesso limitata dagli Stati che affacciano sull’ Oceano Artico. Negli ultimi due o tre anni, anche nelle zone coperte da convenzioni e trattati internazionali, la liberta di azione e ricerca è stata significativamente ridotta, spesso con il pretesto di tutelare l’ambiente. I processi relativi al clima e agli oceani nella zona artica hanno un effetto notevole sul cambiamento climatico e ambientale: la liberta della ricerca è quindi un elemento chiave per comprendere le dinamiche in atto non soltanto nella regione stessa, ma soprattutto qui in Europa. Il lavoro svolto finora su queste tematiche dagli scienziati dei paesi al di fuori dell’Artico e i fondi investiti ci danno inoltre diritto ad avere voce in capitolo sulle questioni che riguardano la regione polare settentrionale.

 
  
MPphoto
 

  Diana Wallis (ALDE).(EN) Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Gahler per la relazione dettagliata ed accurata e per la disponibilità al compromesso da lui dimostrata. Ciononostante, temo che ci ritroviamo in mano una lista dei desideri, per quanto ormai fuori stagione, desideri che mettono in secondo piano il principale punto politico.

Le precedenti discussioni sulla politica per l’Artico svoltesi in quest’Aula hanno indubbiamente portato alla comunicazione della Commissione. Abbiamo insistito sulla tutela coerente del delicato ecosistema artico, sulla protezione delle ultime aree selvagge, ora diventate un punto critico sotto il profilo ambientale.

Ho l’impressione che la nostra posizione rispetto alla sicurezza si sia spostata, poco a poco, verso la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e dell’utilizzo delle risorse. Questa impressione trova conferma anche nel recente accordo tra Rosneft e BP, la stessa BP della Deepwater Horizon.

Come sottolineato più volte dalla Commissione e non solo, sono numerose le lacune normative sull'Artico e l’impatto ambientale dell’UE in questa regione non è affatto trascurabile.

La normativa è frammentaria e vaga e presta il fianco all’intervento delle multinazionali. Potremmo fare meglio, come ci eravamo prefissi inizialmente, determinati ad adottare un approccio ben più coerente. Mi domando, come immagino facciano anche gli altri cittadini, che cosa sia cambiato.

 
  
MPphoto
 

  Struan Stevenson (ECR).(EN) Signor Presidente, mi complimento anch’io con l’onorevole Gahler per l’equilibrata relazione. Nonostante le delicate caratteristiche dell’ecosistema artico, il rialzo dei prezzi del petrolio ha suscitato l’interesse della comunità internazionale per l’estrazione delle risorse di questa zona. Come tutti sappiamo, il petrolio fu estratto per la prima volta nel 1968 dai giacimenti di Prudhoe Bay, in Alaska, ma numerose aree della regione artica rimangono tutt’ora inesplorate.

Secondo le stime elaborate da uno studio americano di geologia del 2008, nelle aree a nord del Circolo polare artico sono presenti 90 miliardi di barili di greggio ancora inesplorato e tecnicamente estraibile, nonché 44 miliardi di barili di gas naturale allo stato liquido, ossia una quantità che oscilla tra il 13 e il 20 per cento di tutte le risorse di greggio ancora non scoperte nel mondo. È evidente che l’estrazione di una simile quantità di greggio avrà un impatto enorme sull’Artico, con il rischio di provocare catastrofi ecologiche di portata mondiale. Dobbiamo pertanto riflettere su quanto sia sensato avviare un simile progetto, alla luce degli sforzi per svincolarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e realizzare finalmente una società libera dalla CO2.

 
  
MPphoto
 

  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL).(DA) Signor Presidente, sotto certi aspetti, la comunicazione della Commissione sull’Artico mi ricorda un gatto che si lecca i baffi al pensiero di una ciotola colma di latte. Come abbiamo sentito, indubbiamente il riscaldamento globale e lo scioglimento della calotta polare aprono nuove prospettive in termini di risorse naturali, petrolio, pesca, trasporti, eccetera. L’Unione europea non dovrebbe però farsi troppe illusioni, dal momento che non ha coste sull’Oceano Artico. Da danese, trovo meschino che il mio paese venga preso a pretesto come collegamento tra l’Unione europea e l’Artico. In realtà, l’unico collegamento della Danimarca con l’Artico passa per la Groenlandia, la quale 26 anni fa, con un referendum, ha deciso di uscire dall’Unione europea.

L’UE non dovrebbe nemmeno aspettarsi troppo dall’Islanda: la decisione sull’eventuale adesione spetta unicamente ai cittadini islandesi, senza pressioni da parte dell’Unione europea, e al momento non ci sono elementi a indicare una maggioranza della volontà popolare in questo senso.

Anziché considerarsi una possibile potenza artica, l’UE dovrebbe piuttosto riconoscere la propria collocazione geografica e impegnarsi a coltivare buoni rapporti con i paesi Nordici occidentali a noi vicini che effettivamente si trovano nella regione artica: Norvegia, Islanda, Groenlandia e le Isole Faroe. Spetta soprattutto al Parlamento europeo adoperarsi a tal fine.

 
  
MPphoto
 

  Timo Soini (EFD).(FI) Signor Presidente, ci troviamo davanti a una questione importante, che – vista la posizione della Finlandia – conosco molto bene. Per una volta, concordo con gli altri europarlamentari finlandesi quando sostengono che l’Università della Lapponia di Rovaniemi conosce bene queste tematiche. Sono d’accordo anche sulla posizione dei popoli indigeni.

Voterò a favore della relazione, seppure dissento dalle posizioni rispetto al cambiamento climatico, laddove si sostiene la necessità di un accordo basato, per così dire, sul punto di vista dell’UE. Lo scambio di quote di emissioni all’interno dell’UE è stato un fiasco clamoroso: nel 2008 sono emersi abusi, frodi fiscali e ogni genere di truffe, sempre più diffuse, per un valore di 5 miliardi di euro. Lo scambio di quote sostanzialmente non funziona, anzi, è addirittura dannoso. Al suo posto dovremmo adottare un sistema di emissioni specifiche, come avviene per i veicoli, che permetta di identificare chi è responsabile delle emissioni e di quale tipo di emissioni si tratta, anziché allestire un mercato delle indulgenze, dove si mercanteggia il diritto a inquinare. È una questione importante.

Il tema dell’Artico è altrettanto rilevante, sebbene non possa dire con certezza in quale direzione evolverà, se consideriamo le iniziative intraprese di recente dall’UE. I piani a cui l’Unione mette mano non sempre fanno progressi. Il collega danese ha fatto un’osservazione utile a proposito delle regioni artiche: esse godono infatti dei diritti di sovranità, che sono libere di esercitare per prendere decisioni che riguardano le loro questioni interne.

 
  
MPphoto
 

  Cristian Dan Preda (PPE).(RO) Signor Presidente, innanzi tutto mi congratulo con l’onorevole Gahler per la validissima relazione presentata. Il testo invita Consiglio e Commissione a delineare una specifica politica comunitaria per l’Artico, e sottolinea come l’adesione dell’Islanda offrirebbe all’Unione europea l’opportunità di entrare nel novero dei paesi artici.

In qualità di relatore per l’Islanda, desidero sottolineare la compatibilità delle priorità di questo paese per l’Artico con quelle dell’Unione europea: rafforzare il ruolo politico e amministrativo del Consiglio artico, garantire lo sviluppo sostenibile della regione e sostenere i diritti dei popoli indigeni. L’attuale impegno sia del’Islanda che dell’Unione europea a delineare una strategia per l’Artico può costituire l’occasione per coordinare entrambe queste politiche, anche rispetto alla richiesta da parte dell’Unione europea di ottenere lo status di osservatore permanente in seno al Consiglio artico.

È infine evidente che l’Unione europea può contribuire a un’efficiente governance multilaterale del Grande Nord. All’onorevole Søndergaard vorrei dire che ho ascoltato attentamente il suo commento sulla maggioranza in Islanda e ritengo che ci troviamo davanti a un lungo processo che potrebbe subire numerosi cambiamenti. Ci troviamo nelle condizioni per incoraggiare in questo paese un processo di preadesione responsabile e una discussione sostanzialmente equilibrata sull’Unione europea.

 
  
MPphoto
 

  Justas Vincas Paleckis (S&D).(LT) Signor Presidente, i miei complimenti all’onorevole Gahler, per aver dimostrato – sebbene sia originario della Germania del sud – profonda conoscenza e attaccamento verso l’Artico e il Grande Nord. Alcuni deputati sostengono che ciascun paese dovrebbe affrontare individualmente eventuali problemi, senza tanto bisogno di coordinamento. Rifiuto categoricamente questa posizione. Per la solida esperienza nella cooperazione e nel muoversi in territori inesplorati, spetta proprio all’Unione europea svolgere un ruolo estremamente rilevante in questa regione. Dopo tutto, la scelta è chiara: scontro, lotta incerta e conflitti, da una parte, dall’altra cooperazione pacifica e una regione che potrebbe essere da esempio per altri paesi del mondo. Da un ulteriore punto di vista: profitto o vantaggi economici, oppure ambiente e conservazione. A mio avviso, l’Unione europea – sempre in prima linea nella lotta al cambiamento climatico – deve continuare a sottolineare questa seconda dimensione, nello sforzo di armonizzare entrambi gli approcci.

 
  
MPphoto
 

  Pat the Cope Gallagher (ALDE).(GA) Signor Presidente, per effetto dei cambiamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacci sta determinando notevoli cambiamenti nella regione artica: si aprono nuove rotte marittime, sono disponibili nuove aree di pesca ed emergono migliori opportunità per lo sfruttamento dei giacimenti di greggio e gas.

(EN) L’UE è impegnata attivamente sulle questioni che riguardano l’Artico: fornisce, per esempio, un importante contributo al finanziamento della ricerca e sviluppo nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo. Il Parlamento europeo è coinvolto attivamente nel dialogo con i rappresentanti eletti nell’ambito della commissione permanente di parlamentari artici, e in qualità di presidente della delegazione SINEEA, personalmente rappresento il Parlamento europeo in seno a questa autorevole istituzione.

A settembre, il Parlamento ha ospitato per la prima volta l’incontro biennale della commissione permanente. La conferenza ha riscosso grande successo e ha consentito al Parlamento europeo di approfondire e rafforzare le relazioni con i paesi dell’Artico.

 
  
MPphoto
 

  Edit Herczog (S&D).(HU) Signor Presidente, nemmeno io provengo da un paese che si affaccia sul Circolo polare artico; desidero soltanto rammentare a tutti che il Polo Nord non offre soltanto risorse economiche ed energetiche, ma costituisce altresì uno degli elementi principali del nostro patrimonio naturale. È pertanto essenziale che le aziende che svolgeranno esplorazioni e perforazioni in quest’area non la considerino solo dal punto di vista del profitto che ne possono ricavare, come i cercatori d’oro di un tempo, quanto piuttosto con quel senso di responsabilità europea che è emerso tra il XX e i primi anni del XXI secolo. Non dobbiamo dimenticare che le operazioni sul campo si svolgeranno in condizioni climatiche estremamente difficili e si avvarranno delle tecnologie più recenti: a questo proposito è essenziale non fare concessioni, e anzi pretendere da queste aziende il rispetto di regole e requisiti che permettano di gestire queste operazioni secondo lo standard tecnologico più avanzato, rendendo disponibili, al contempo, fondi per prevenire eventuali catastrofi naturali, come il caso della Deepwater Horizon. È fondamentale rispettare sempre il giusto ordine delle cose: il pianeta, le persone e il prodotto…

(EN) il pianeta, le persone e il prodotto. Il prodotto, in questo caso, ovviamente è rappresentato dai giacimenti di gas e petrolio. Vi ringrazio per l’attenzione e mi congratulo con il relatore.

 
  
MPphoto
 

  Birgit Schnieber-Jastram (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, ringrazio anch’io il relatore, onorevole Gahler, e tutti i relatori ombra. L’Europa deve costantemente adattarsi a nuove realtà e alle evoluzioni nell’equilibrio del potere politico. In termini di politica per l’Artico, ciò significa comprendere che gli Stati artici intendono occuparsi direttamente dello sviluppo di questa regione, pur restando aperti alla cooperazione. Questi paesi non puntano a nuovi trattati, ma auspicano un’ulteriore evoluzione delle norme esistenti.

Il cambiamento climatico e le nuove rotte del trasporto non comportano soltanto rischi, ma possono anche offrire nuove opportunità. Nel caso dell’Artico, per l’UE ciò si traduce nella possibilità di maggiore cooperazione e sviluppo. Dopo tutto, nessuno può pensare di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici individualmente, proprio come non si può pensare di sviluppare il potenziale della regione artica individualmente. L’Unione europea ha inoltre un forte interesse a sviluppare in sicurezza…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Mitro Repo (S&D).(FI) Signor Presidente, il patrimonio dell’Artico non consiste soltanto in ingenti risorse energetiche e nuove rotte di trasporto, ma anche nei popoli indigeni che lo abitano. L’Artico non è un museo a cielo aperto, bensì un territorio in cui vivono tre milioni e mezzo di persone che hanno il diritto di essere ascoltate, mentre nessuno può sentirsi legittimato a snaturare e depredare questa regione.

In futuro, con l'intensificarsi delle attività industriali, estrattive e di trasporto, aumenterà anche il rischio di catastrofi ambientali. Dobbiamo essere pronti ad assumerci queste responsabilità e il difficile compito di tutelare l’ambiente di questa regione particolarmente vulnerabile.

Un recente studio condotto dall’Università della Lapponia indica come l’Unione europea, inaspettatamente, disponga già di ampi poteri sulla regione artica. Dovrebbe pertanto assumere una posizione più attiva e responsabile, destinando a questa regione investimenti finanziari e concreti, interventi che dipendono anche dall’eventuale adesione dell’Islanda. Concordo anch’io che l’Università della Lapponia a Rovaniemi sia la sede migliore per il centro d’informazione sull’Artico.

 
  
MPphoto
 

  Riikka Manner (ALDE).(FI) Signor Presidente, signor Commissario, mi congratulo con il relatore per l’ottimo equilibrio del testo. Come abbiamo avuto modo di sentire, negli ultimi anni l’interesse per le regioni settentrionali è notevolmente aumentato. È dunque fondamentale che anche l’Unione europea svolga un ruolo attivo in questo senso e s’impegni a ottenere lo status di osservatore permanente al Consiglio artico.

Come già detto, queste regioni hanno potenzialità notevoli, per esempio in termini di risorse naturali. Servono cooperazione e una prospettiva ambiziosa, ma anche investimenti finanziari affinché i popoli che vivono in questa regione possano sfruttare in maniera sostenibile ciò che essa ha da offrire.

Come molti altri colleghi, anch’io sono lieto che la relazione proponga l’istituzione di un centro d’informazione sull’Artico e citi la competenza dell’Università della Lapponia e le ottime strutture di cui dispone.

 
  
MPphoto
 

  Alfreds Rubiks (GUE/NGL) . – (LV) Signor Presidente, l’argomento oggetto della discussione è indubbiamente molto importante e, a mio avviso, in questo secolo assisteremo a una lotta tra nazioni e tra governi per accaparrarsi le ricchezze dell’Artico. In quest’ottica, dunque, mi rallegro che la discussione odierna verta su questo tema. Su quali premesse si basa la mia conclusione? In questo momento, la Cina sta costruendo una nave rompighiaccio e una serie di paesi che non si affacciano sul Mare del Nord desiderano entrare a far parte del Consiglio artico, e sono lieta che l’Unione europea ne sia membro. Vi sono tuttavia due aspetti da tenere presenti: in primo luogo, raccomanderei alla Commissione di evitare la futura militarizzazione della regione, dal momento che già…

 
  
MPphoto
 

  Anna Rosbach (EFD).(DA) Signor Presidente, la relazione non manca di ricordare i timori rispetto al clima e all’ambiente, ma in realtà tratta della corsa dell’UE alle risorse dell’Artico. Il testo enumera le previste quantità di petrolio, gas, risorse minerali, forestali e ittiche che l’UE sarà in grado di sfruttare nel prossimo futuro. Afferma che l’Unione europea ha ampi territori in Svezia e Finlandia, ma tralascia il fatto che tali aree appartengono, rispettivamente, a Svezia e Finlandia. Sostiene inoltre che l’UE gode della competenza esclusiva in materia di conservazione delle risorse biologiche marine, ma non sarei tanto sicuro che gli Inuit di Groenlandia, Russia e Canada sottoscrivano questa posizione.

Il fatto che l’Artico sia scarsamente popolato non significa che chiunque possa fare man bassa delle risorse di questa regione, che non è in grado di sopportare turismo di massa, lo sfruttamento eccesivo delle risorse ittiche e delle materie prime di cui dispone. L’Artico è una regione estremamente delicata, con una tradizione di cooperazione alle spalle, e la maggior parte degli Stati artici non sono membri dell’UE. La Groenlandia, di fatto, si è attivamente ritirata dall’Unione europea, come ricordava l’onorevole Søndergaard.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. DURANT
Vicepresidente

 
  
MPphoto
 

  Anna Ibrisagic (PPE).(SV) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Gahler per l’ottima iniziativa. La sua eccellente relazione è molto equilibrata: prende infatti in considerazione la posizione di coloro che intendono sfruttare le risorse naturali, come pure i seri timori per l’effetto sulle condizioni climatiche.

Ritengo che il migliore strumento per tutelare l’Artico sarebbe un accordo globale sul clima, ma nel frattempo occorrono soluzioni a breve termine volte a contenere il riscaldamento della regione. Vorrei che il Parlamento europeo riconoscesse che le emissioni di fuliggine contribuiscono, in misura notevole, al riscaldamento della regione artica. Invito pertanto la Commissione ad apportare le necessarie modifiche alla direttiva sui limiti nazionali di emissione di determinate sostanze inquinanti, affinché siano incluse anche le emissioni di fuliggine.

 
  
MPphoto
 

  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signora Presidente, condivido i commenti di numerosi colleghi, in particolare degli onorevoli Herczog e Repo, che hanno ricordato la rilevanza ambientale di quest’area e l’importanza di tutelare i diritti dei cittadini che vi risiedono. L’Artico è una regione vergine e lontanissima, ciononostante è abitata da popoli con una propria cultura. L’ambiente di questa zona è estremamente importante, come lo è il suo ruolo nella lotta e nell’adattamento al cambiamento climatico. Mi rattrista profondamente vedere che l’Unione europea non si tiri indietro nella gara a chi per primo riuscirà a sfruttare i giacimenti petroliferi di questa regione, in seguito allo scioglimento dei ghiacci. Il fatto che altri lo stiano facendo non ci giustifica ad assumere le stesse posizioni. La nostra voce deve sempre esprimere i nostri valori e dobbiamo in ogni caso agire in difesa di queste risorse e raggiungere l’obiettivo di un’economia a basse emissioni di ossidi di carbonio.

 
  
MPphoto
 

  Miloslav Ransdorf (GUE/NGL). (CS) Signora Presidente, sono tre le principali questioni che riguardano l’Artico. La prima è l’energia: finora si è parlato di petrolio e gas, ma in futuro riguarderà anche il metano, dal momento che sotto il permafrost sono presenti riserve per 300 anni circa. Finora, le istituzioni europee non hanno preso minimamente in considerazione questa questione.

Il secondo tema è il trasporto. L’apertura del passaggio a Nord abbrevia le rotte verso l’Estremo Oriente: sarà infatti possibile viaggiare da Amburgo a Seul in 21 giorni. Questa possibilità potrebbe portare a un notevole risparmio e contribuire a intensificare i contatti tra le due regioni.

La terza questione è l’ambiente, che in futuro sarà minacciato dallo sfruttamento delle risorse energetiche e dall’incremento dei volumi di trasporto. A mio avviso, dovremmo elaborare un piano...

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
MPphoto
 

  Radvilė Morkūnaitė-Mikulėnienė (PPE).(LT) Signora Presidente, voglio congratularmi con il relatore, onorevole Gahler, per aver elaborato un’importantissima e necessaria relazione del Parlamento europeo sul Grande Nord e per aver risposto con proposte mirate ed esaurienti alle raccomandazioni della Commissione europea per l’elaborazione di una politica comunitaria per l’Artico. La relazione spazia infatti dalla partecipazione delle popolazioni locali al dialogo, dalla stabilità e sicurezza della regione ai progetti futuri, dalla dimensione ambientale al cambiamento climatico. Un quinto delle risorse ancora non scoperte nel mondo si trovano infatti in questa regione. Per quanto deprecabile, la corsa sconsiderata per accedere alle risorse naturali dell’Artico è un fatto. Occorre pertanto allargare il dialogo, affinché questa regione non diventi teatro della lotta tra Stati e aziende petrolifere, le cui vittime sarebbero, in primo luogo, gli abitanti locali e l’ecosistema artico, che è particolarmente sensibile. La relazione prevede un progressivo intensificarsi dei progetti di perforazione nella regione artica, dove gli effetti dei cambiamenti climatici sono particolarmente evidenti. Ritengo dunque giusto e particolarmente importante ricordare che una valutazione dell’impatto ambientale…

 
  
MPphoto
 

  Seán Kelly (PPE).(EN) Signora Presidente, sono lieto di constatare che l’Unione europea sta elaborando politiche e strategie per ampie regioni quali il Baltico, il Danubio, l’Atlantico, da dove vengo io, e che oggi discuta del Grande Nord.

Nell’affrontare questo tema, è importante che l’UE assuma un atteggiamento diplomatico, piuttosto che didattico; dobbiamo mostrarci aperti alla cooperazione e all’esplorazione, anziché desiderosi di imporre la nostra volontà e di perseguire ciecamente lo sfruttamento delle risorse. Considerata l’importanza dei popoli indigeni, a loro va accordata la precedenza in ogni genere di considerazione, e ci sono aziende e Stati che ora guardano avidamente al Nord e alle risorse che esso offre in termini di combustibili fossili, zone di pesca e probabilmente nuove opportunità per il trasporto marittimo. Alla luce dei suoi trattati e della sua stessa ragion d’essere, l’Unione europea non è nella posizione di tenere in equilibrio l’ago della bilancia.

Un ultimo commento: in quanto membro della delegazione per le relazioni con il Canada, propongo di delineare una posizione collegiale con questo paese e con altri che ne condividano le posizioni per assicurare il fair play sul Grande Nord, specie per quanto attiene ai popoli indigeni.

 
  
MPphoto
 

  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, lo sfruttamento indiscriminato delle materie prime, gli interessi strategici, il cambiamento climatico e, non ultimo, l’intensificarsi del turismo minacciano di distruggere questo delicato ecosistema relativamente autosufficiente e quindi estremamente sensibile. Occorre pertanto trovare un equilibrio tra sfruttamento e massima tutela di questo vulnerabile sistema, un obiettivo che non può essere raggiunto senza imporre restrizioni all’estrazione delle materie prime e ai relativi metodi, come pure al turismo e alla navigazione commerciale.

La notizia dei progetti congiunti tra BP e il gruppo petrolifero statale russo Rosneft per l’estrazione di petrolio e gas non sembrano puntare verso l’obiettivo dell’estrazione prudente delle materie prime, anzi!

Appare quindi evidente che la tutela dell’Artico è una questione che travalica gli interessi strategici ed economici nazionali e deve quindi rappresentare una tematica centrale per l’UE.

 
  
MPphoto
 

  Sari Essayah (PPE).(FI) Signora Presidente, ringrazio il relatore, onorevole Gahler, e i relatori ombra per l'eccellente relazione, che tocca numerosi ambiti in maniera molto equilibrata. La relazione tratta infatti del potenziale della regione artica, delle sue abbondanti risorse naturali, delle materie prime e delle risorse energetiche, delle nuove rotte del trasporto e del turismo, senza peraltro tralasciare di sottolineare quanto sia vulnerabile il delicato ecosistema dell'Artico e le popolazioni indigene che lo abitano. Tutto ciò ci impone di adottare una condotta estremamente responsabile e una valida strategia per l'Artico.

Concordo inoltre con gli altri deputati finlandesi che hanno espresso soddisfazione per la relazione laddove riferisce positivamente dell'iniziativa intrapresa dall'Università della Lapponia di istituire al suo interno un centro d'informazione dell'UE sull'Artico. Attendo con grande interesse la relazione della Commissione sulla politica per l'Artico che il Commissario Füle ci ha promesso.

 
  
MPphoto
 

  Štefan Füle, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, la discussione odierna è stata indubbiamente molto interessante: ci ha dimostrato quanti temi importanti rientrino nella cooperazione sull’Artico e i diversi gradi di sensibilità presenti nella nostra società rispetto al futuro di questa regione. Vorrei commentare cinque punti emersi dalla discussione odierna.

Primo, il centro d’informazione sull’Artico. Sia la comunicazione della Commissione del 2008 che le conclusioni del Consiglio del 2009 invitano la Commissione a vagliare la possibilità di istituire un nuovo centro d’informazione sull’Artico. Stiamo valutando le varie opzioni nell’Unione europea, incluso il centro lappone di Rovaniemi, in Finlandia, e soprattutto il ruolo di questo eventuale centro.

Secondo, l’Unione europea è l’unico soggetto interessato all’Artico ad aver riconosciuto fin da subito la propria responsabilità, insieme a tutte le altre aree industrializzate, nei cambiamenti in atto nella regione. La comunicazione della Commissione accorda la priorità alla tutela dell’ambiente, aspetto mantenuto invariato nelle conclusioni del Consiglio del 2009.

Terzo, siamo orgogliosi dei cittadini europei Sami, come pure delle misure previste dai trattati comunitari e dalla politica regionale europea che a loro si rivolgono. La cooperazione transfrontaliera, lo strumento europeo per la democrazia e i programmi per i diritti umani mirano a sostenere il popolo Sami della Russia nordoccidentale e altri popoli indigeni della regione di Barents.

Quarto, l’Unione europea e gli Stati membri sono il motore della ricerca sull’Artico a livello mondiale, e ne siamo fieri. Anche il quinto programma quadro fa menzione di questo aspetto e nel complesso, attraverso il quinto, sesto e settimo programma quadro, l’UE sta investendo 200 milioni di euro in questo campo. Ciononostante, il tentativo di assumere in maniera unilaterale un ruolo prominente in tutte le politiche e, in generale, nella politica sull’Artico, senza peraltro essere un paese costiero di questa regione, non è un passo prudente.

Quinto, nel 2010 la Commissione ha approvato una comunicazione sulle trivellazioni offshore, a cui dovrebbero conformarsi le nostre iniziative in tutto il mondo, anche nell’Artico, e che raccomanda un approccio improntato alla cautela. Questa posizione è perfettamente in linea con i principi dell’UE sulla tutela dell’Artico e con la volontà di esigere gli standard ambientali più rigorosi.

Signor Presidente, onorevoli deputati, la relazione del Parlamento sul Grande Nord offre una panoramica completa delle attività, degli interessi e delle responsabilità dell’Unione europea nella regione artica. Consolida inoltre l’equilibrato approccio comunitario all’Artico, armonizzando gli aspetti della tutela e dello sviluppo sostenibile della regione. Siamo convinti che sia un obiettivo alla nostra portata e che l’Unione europea diventerà un essenziale punto di riferimento per la cooperazione circumpolare nell’Artico.

 
  
MPphoto
 

  Michael Gahler, relatore.(DE) Signora Presidente, desidero anch’io ringraziare tutti coloro che hanno preso la parola. Signor Commissario, vorrei chiarire che, nel riferirmi alla politica relativa ai nostri vicini nel Grande Nord, non intendevo affermare che lei abbia ingaggiato una lotta per l’autorità con la Baronessa Ashton.

Quasi tutti gli interventi hanno ribadito che la sfida cui ci troviamo davanti consiste nel dimostrare con la nostra politica che diversi interessi e attività sono riconciliabili o devono essere resi tali.

Ritengo che la Norvegia ce ne offra un esempio, come se si trattasse di una sorta di microcosmo: si pratica la pesca, si eseguono perforazioni per l’estrazione di petrolio e gas, si applicano gli standard ambientali più elevati sia in mare che sulla terraferma e si sviluppano le regioni più settentrionali per le popolazioni che le abitano. Se riusciremo ad applicare lo stesso principio all’intera regione attraverso la cooperazione con le comunità locali, saremo un esempio per altre regioni sensibili. La realtà politica è cambiata, nel senso che non crediamo di poter costringere gli altri ad accettare la nostra volontà, ma dobbiamo accettare la sfida di raggiungere tutti gli obiettivi contemporaneamente: servono elevati standard di tutela ambientale, un’azione mirata a contenere il cambiamento climatico, una politica sostenibile per la pesca, assicurare lo sviluppo delle rotte di trasporto e uno sviluppo accettabile per le comunità locali. Se ci impegniamo a fissare questi obiettivi e a perseguirli, otterremo un risultato importante in collaborazione con i nostri partner, a tutto vantaggio della regione e nostro.

Rinnovo ancora una volta il mio grazie a tutti i relatori ombra. Sono ansioso di seguire il prosieguo della discussione sulla relazione. Questo dibattito non dovrebbe esaurirsi con la votazione.

 
  
MPphoto
 

  President. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà più tardi.

 
Note legali - Informativa sulla privacy