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Discussioni
Martedì 15 febbraio 2011 - Strasburgo Edizione GU

19. Scandalo delle intercettazioni in Bulgaria (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. - L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sullo scandalo delle intercettazioni in Bulgaria.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, mi permetta di evidenziare che la normativa dell’Unione europea tutela la riservatezza delle comunicazioni elettroniche. Essa vieta che si possano ascoltare, controllare, conservare o intercettare e sorvegliare con altri mezzi le comunicazioni senza il consenso degli utenti coinvolti. Ad eccezione della registrazione legalmente autorizzata di alcune comunicazioni durante lecite procedure aziendali, come le transazioni commerciali, le altre modalità di controllo, quali le intercettazioni telefoniche, sono soggette a specifiche condizioni.

La normativa deve indicare le condizioni per avviare eccezionalmente delle intercettazioni e, in una società democratica, esse devono essere inevitabili, appropriate e proporzionate, volte a tutelare il bene pubblico, come la sicurezza comune o la lotta alla criminalità.

È altresì necessario rispettare i principi generali previsti dalla normativa dell’Unione europea. Secondo la Commissione, la legislazione bulgara sembra soddisfare tali requisiti. La legge in materia di mezzi investigativi speciali e la legge sulle comunicazioni elettroniche prevedono già meccanismi adeguati per autorizzare legalmente, sorvegliare, trattare le informazioni e accedere ai dati personali, garantendo così il rispetto dei diritti fondamentali.

La questione in oggetto riguarda l’applicazione degli obblighi di legge. È responsabilità delle autorità della Bulgaria assicurare il rispetto delle garanzie legali e procedurali contemplate dalla normativa bulgara relativa ai mezzi investigativi speciali.

La Commissione sottolinea la necessità che, nell’applicare la normativa europea, gli Stati membri rispettino i diritti fondamentali e le garanzie procedurali, in ottemperanza al principio di legalità. La Commissione prende atto dell’adozione, da parte delle autorità bulgare, delle misure necessarie per controllare la liceità dei mezzi investigativi speciali e per verificare se le informazioni pubblicate nella stampa siano il risultato di un utilizzo improprio dei mezzi investigativi speciali.

Non avendo ricevuto alcun reclamo relativo all’intercettazione di comunicazioni elettroniche in Bulgaria, la Commissione continuerà a sorvegliare la situazione attuale, con l’obiettivo di vigilare sul rispetto della normativa europea.

 
  
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  Simon Busuttil, a nome del gruppo PPE.(EN) Signor Presidente, sono molto meravigliato di questa discussione che, prima di essere affrontata in Parlamento, non è stata neppure sollevata in seno alla commissione competente, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni.

Il provvedimento contestato in questa discussione è uno strumento legittimo e legale, che può essere impiegato nella lotta contro il crimine. Semmai, è la prova che la Bulgaria si impegna seriamente nella grande sfida del contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata, in risposta a una nostra richiesta di lunga data. I provvedimenti previsti dalla legge possono essere applicati in modo legittimo e ci aspettiamo che siano esercitati nell’alveo della liceità.

La legge prevede che soltanto i pubblici ministeri o le agenzie preposte a garantire il rispetto della legge, come la polizia e l’agenzia per la sicurezza nazionale, possano disporre le intercettazioni telefoniche, previa autorizzazione di un giudice, nel caso in cui sospettino che la persona coinvolta sia implicata in attività criminali.

La normativa sull’impiego di forme particolari di investigazione contempla un limite di scopo, prevedendo che tali misure siano utilizzate esclusivamente per lottare contro la criminalità organizzata o per garantire la sicurezza nazionale. Le informazioni raccolte devono essere riservate e utilizzate soltanto per i fini previsti dalla legge. È stato anche inserito uno scrutinio parlamentare di questa fattispecie giuridica. È pertanto evidente che sussistono delle forme di tutela, soprattutto di salvaguardia della riservatezza dei cittadini e di rispetto della protezione dei dati e, a mio avviso, è indubbio che esse rispettino pienamente la legge. Pertanto, contestare tale strumento fino a questo punto equivarrebbe a sferrare un attacco irresponsabile contro gli sforzi di uno Stato membro nella lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione.

Questo attacco danneggia fortemente la Bulgaria, poiché questa lotta è di primaria importanza per il paese, alla luce del meccanismo di cooperazione e verifica e della prospettiva di ingresso nell’area Schengen. Questa discussione sembra poter essere plausibilmente giustificata soltanto con motivazioni di ordine politico.

 
  
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  Hannes Swoboda, a nome del gruppo S&D.(EN) Signor Presidente, sono stato uno dei parlamentari che hanno fortemente promosso l’adesione della Bulgaria all’Unione europea.

Sono molto lieto che la Bulgaria sia adesso uno Stato membro, ma anche fortemente deluso da alcuni provvedimenti adottati dall’attuale governo bulgaro. Certo, sosteniamo pienamente la lotta contro la corruzione; è una battaglia molto importante e concordiamo integralmente con quanto affermato dalla Commissione riguardo all’esistenza di una legislazione in materia di registrazioni video e di intercettazioni in Bulgaria.

Il Commissario è stato molto prudente, affermando che queste leggi sembrano rispettare gli standard europei, pur precisando con molta chiarezza che le misure devono essere proporzionate. Si può parlare di proporzionalità quando le intercettazioni, nell’arco di tre anni, passano all’improvviso da 6 000 nel 2008 a 16 000 nel 2010? Si può parlare di proporzionalità e di equità quando soltanto il 2 per cento delle registrazioni video è destinato ai tribunali e soltanto l’1 per cento sfocia in una condanna?

Possiamo considerare proporzionato ed equo che le trascrizioni siano filtrate dal ministero degli Interni? Perché non vengono consegnate integralmente alle autorità giudiziarie? Perché vengono selezionate dal ministero degli Interni? A quale scopo viene destinato il materiale che arriva al ministero degli Interni? Vorrei chiedere alla Commissione di verificare i processi di controllo relativamente al trattamento del resto dei dati.

Il parlamento di Sofia e i media bulgari, inoltre, riportano forti dubbi circa la capacità di tutelare le informazioni da parte del ministero degli Interni. Abbiamo già assistito a fughe di notizie.

Lei ha citato Schengen e certamente vogliamo l’ampliamento delle frontiere dello spazio Schengen. Esso include adesso la Bulgaria e la Romania, ma quando vediamo ciò che sta succedendo, non può sorprendervi il fatto che alcuni, in Europa, siano critici rispetto a tale allargamento.

Inviterei il Commissario a occuparsi di quanto accade, come ha già fatto, e a chiedere al governo bulgaro di porre fine a questo genere di attuazione e applicazione errate della legge, puntando a un uso molto restrittivo delle intercettazioni. Siate equi, aperti, trasparenti e fermate questa violazione dello spirito della legge europea.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Andrey Kovatchev (PPE).(BG) Signor Presidente, onorevole Swoboda, vorrei porre la seguente domanda. Ha citato i dati del 2008 e del 2010.

Saprebbe indicare la fonte di queste cifre e ritiene che siano corrette? Ha affermato che soltanto l’uno o il due per cento delle intercettazioni è utilizzato in tribunale. I dati diffusi in Bulgaria sono abbastanza differenti e le cifre riguardanti il numero di persone effettivamente intercettate e la percentuale di dati utilizzata come prova in tribunale sono completamente diverse. Nel 2009 ammontavano al 30 per cento e nel 2010 al 40 per cento. In altre parole, i numeri si discostano in modo sostanziale da quelli da lei appena citati.

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D).(EN) Signor Presidente, abbiamo ricevuto dati diversi da fonti bulgare. Forse dovremmo lasciare alla Commissione il compito di verificare chi abbia ragione. In base a quanto posso desumere dalle fonti bulgare, vi è una percentuale bassissima di deferimenti ai pubblici ministeri, di cui pochissimi portano a una condanna.

Questo è quanto sappiamo; queste sono le informazioni che abbiamo ottenuto da varie fonti. Penso ci sia anche una relazione del parlamento bulgaro. La Commissione dovrebbe esaminarla. Perché è scoppiato questo scandalo in Bulgaria? Dobbiamo davvero indagare a tal proposito.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu, ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI).(BG) Signor Presidente, una domanda rapida all’onorevole Swoboda. Lei sa che le indagini che ha appena citato sono state trasferite dalle autorità giudiziarie al ministero degli Interni quando era al potere il partito socialista bulgaro, che fa parte del suo gruppo?

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D).(EN) Signor Presidente, per gli onorevoli Stoyanov e Busuttil sembra sempre essere un problema di natura partitica e politica. Per me non è una questione di partito politico; per me si tratta di una questione fondamentale di diritti, di diritti dell’uomo e di osservanza e rispetto della normativa europea, indipendentemente da chi abbia deferito la materia al ministero degli Interni.

In secondo luogo, sono centrali le modalità di utilizzo delle intercettazioni. Si può usare un medesimo strumento in modo molto restrittivo o molto ampio. Come ho già detto, è molto interessante l’utilizzo dei dati custoditi dal ministero degli Interni. È la questione fondamentale. Sussiste sempre il pericolo che, quando si conservano molti dati senza consegnarli ai pubblici ministeri, essi vengano utilizzati in modo improprio per motivi politici o personali. Dovremmo lottare contro questo tipo di abuso.

 
  
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  Diana Wallis, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signor Presidente, ringrazio il Commissario per la sua dichiarazione estremamente prudente. I parlamentari che mi conoscono e che ricordano i 12 anni che ho passato in seno al Parlamento sapranno che intervengo con molta reticenza in simili discussioni. Più di un anno fa, tuttavia, come Vicepresidente di questo Parlamento, mi è stato chiesto di andare in Bulgaria per parlare del programma di Stoccolma per la giustizia.

È evidente che il nostro programma per la giustizia ha spostato l’accento dalla sicurezza alla giustizia e tutti noi, nei nostri Stati membri, dobbiamo riuscire a trovare un equilibrio. Della mia visita in Bulgaria ricordo il grande interesse dei giudici bulgari per la nostra attività e per i nostri obiettivi a livello comunitario. Pertanto, la settimana scorsa mi sono meravigliata di aver ricevuto nel mio ufficio di Bruxelles la visita di una persona che mi ha riferito di visite notturne dei servizi segreti in alcune abitazioni di cittadini bulgari. Si tratta di pratiche a me totalmente estranee: mi risulta difficile comprenderle e parlarne in questa sede.

Detto questo, come già affermato dall’onorevole Swoboda, mi pare che l’attuale normativa sulle intercettazioni telefoniche – chiamiamole con il loro nome – sia corretta. Laddove in passato i controlli erano effettuati da un organo indipendente, oggi sono effettuati da un organo parlamentare. Questa modifica ha comportato una minore considerazione dei diritti? Sembra esserci un aumento dei numeri e tale aumento sembra indicare, e sottolineo “sembra”, che i giudici possono avvalersi di questa opportunità più semplicemente o più rapidamente.

Il mio intervento è motivato, in parte, da una questione correlata che interessa il diritto d’iniziativa dei cittadini. Pare che le persone siano state spinte a ritirare le firme. Dobbiamo applicare il diritto d’iniziativa dei cittadini nel corso del prossimo anno. Vorrei esortare la Commissione a vigilare molto scrupolosamente su questo capitolo.

 
  
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  Jaroslav Paška, a nome del gruppo EFD.(SK) Signor Presidente, l’impiego di forme speciali di sorveglianza è un problema scottante in tutti i paesi.

Spesso sussiste il sospetto che il governo usi le intercettazioni non soltanto nella lotta contro la criminalità organizzata, ma anche per controllare e soffocare le opposizioni politiche. In Bulgaria, tuttavia, la situazione è particolarmente bizzarra. Le informazioni ottenute tramite le intercettazioni di conversazioni telefoniche, in condizioni dubbie, non finiscono nelle mani degli organi competenti, ma compaiono nei diversi mezzi di comunicazione. Il premier bulgaro ha addirittura annunciato che anche le più alte cariche dello Stato sono costantemente controllate dai servizi segreti. In teoria queste pratiche sono dettate dalla necessità di lottare contro la corruzione e il crimine organizzato. Ebbene, non succede spesso che il capo di un governo ammetta di nutrire così grande fiducia nei suoi più stretti collaboratori da doverli controllare, in modo che non cedano alla tentazione della corruzione o della connivenza con la criminalità organizzata.

In ogni caso, in Bulgaria la situazione è peculiare e ritengo che sarebbe bene assistere i nostri amici bulgari affinché possano risolvere i problemi riguardanti l’applicazione della normativa in materia.

 
  
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  Dimitar Stoyanov (NI).(BG) Signor Presidente, in Bulgaria abbiamo un’espressione che descrive la situazione creatasi durante questa discussione: il ladro che grida “al ladro!”. Quando era al potere la coalizione tripartitica, la mafia era riuscita a infiltrarsi nei servizi, con i risultati nefasti cui assistiamo adesso.

Quando era al potere quella coalizione, io stesso sono stato picchiato dalla polizia durante una manifestazione di protesta. Successivamente questi lupi travestiti da agnelli, che adesso si presentano a voi come oppositori di uno stato di polizia, hanno modificato la legge in virtù della quale pende da tre anni, in tribunale, la causa contro i miei aggressori. Durante il vostro governo di socialisti e zaristi, la polizia ha aggredito dimostranti pacifici, mentre adesso voi sollevate un polverone sulle violazioni delle libertà civili.

Quando eravate al potere è stato picchiato a morte il giornalista Ognyan Stefanov e adesso vi lamentate della censura. Quando eravate al governo i rapimenti erano all’ordine del giorno. La mafia era onnipotente, mentre i cittadini non avevano alcun diritto. Si vendevano e compravano i giudici. Con il vostro governo i traffici e la svendita del patrimonio nazionale sono diventati modelli di legalità.

Siete tornati adesso ai vostri vecchi trucchi, cercando di impedire alla Bulgaria di entrare nell’area Schengen, con la speranza di attribuire ad altri i peccati del vostro regime criminale. Ma non funzionerà: gli elettori non sono ciechi. Vi hanno destituito dal potere rottamandovi politicamente, e nessuna delle scelleratezze che mai inventerete cambierà questo fatto.

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE).(BG) Signor Presidente, tutte le discussioni in seno al Parlamento europeo rispecchiano gli interessi dei cittadini europei.

La discussione odierna, tuttavia, è un buon esempio di come la scena europea possa diventare uno strumento al servizio di interessi politici egoistici e nazionali. Ogniqualvolta si converte l’agenda europea in un’agenda nazionale, non possiamo parlare di responsabilità nazionale, ma di un conflitto con i valori per i quali i cittadini bulgari hanno eletto i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Si riconoscerebbero in questa discussione? Ne dubito.

I colleghi parlamentari hanno certamente ragione nell’affermare che i cittadini bulgari devono sapere cosa accade nel loro paese e se vengono rispettati i diritti costituzionali. C’è però un limite oltre il quale si ignorano le istituzioni democratiche per proteggere gli interessi di dubbi gruppi di pressione il cui obiettivo è chiaro: screditare la Bulgaria nel suo cammino verso l’Europa e diffamare il governo del GERB nel suo tentativo di porre fine a condotte equivoche che hanno proliferato senza intralcio nel corso di molti anni. Vorrei attirare la vostra attenzione su alcuni punti menzionati dai miei colleghi.

Innanzi tutto, l’affermazione relativa al raddoppiamento del numero delle intercettazioni. Le cifre ufficiali sono completamente diverse. Sono pubbliche, a disposizione di chiunque abbia a cuore la verità. Vorrei tuttavia porre una domanda. Da quando sono state rese pubbliche tali informazioni? C’è soltanto una risposta: grazie al governo del GERB, che considera principi fondamentali la trasparenza e il libero accesso dei cittadini alle informazioni di Stato.

In secondo luogo, è completamente infondata l’affermazione che la chiusura dell’ufficio preposto al controllo dei dispositivi di intercettazione in Bulgaria abbia posto fine al legittimo controllo sull’impiego degli stessi. Vorrei ricordarvi che questo ufficio non ha mai funzionato correttamente, proprio perché l’idea di istituirlo era stata dell’esecutivo. Non c’è bisogno di ricordarvi che la Bulgaria è una repubblica parlamentare e che la sottocommissione speciale per il controllo parlamentare e la sorveglianza delle procedure di autorizzazione, applicazione e utilizzo dei dispositivi di intercettazione è stata creata nel pieno rispetto delle istituzioni democratiche e della costituzione.

Vorrei ricordarvi che nella sottocommissione sono rappresentati tutti i partiti politici secondo il principio di equità e che il partito al governo non gode del diritto di presiedere questa commissione. Questi elementi dimostrano che il legislatore bulgaro ha posto garanzie assolute per la gestione di queste legittime attività, corredate da seri controlli. Modificare lo status quo è difficile; costruire qualcosa di positivo lo è ancora di più. Diventa tuttavia difficilissimo quando alcuni dei rappresentanti del nostro paese intervengono in seno alla più democratica delle istituzioni europee impantanandosi in polemiche a carattere nazionale, il cui fine è molto distante dagli obiettivi che perseguiamo qui, ogni giorno.

 
  
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  Claude Moraes (S&D).(EN) Signor Presidente, è sempre spiacevole esaminare la situazione interna di uno Stato membro. Nello stesso spirito indicato dall’onorevole Wallis, vorrei dire che il mio governo, nel Regno Unito, è stato indagato per operazioni di detenzione illegale, persone sottoposte a presunta tortura. È stato ovviamente molto sgradevole per me e per il governo del Regno Unito, ma ho partecipato attivamente a quell’inchiesta perché era necessario condurla a livello europeo.

Perché? E perché siamo qui, oggi, a dibattere dei dispositivi interni di intercettazione del governo bulgaro? Non a causa della Bulgaria, ma perché siamo una comunità di valori. In quanto comunità di valori, la questione è quella sollevata dal Commissario – e cito, “queste intercettazioni devono essere usate in via eccezionale”. Benché io non sia un grande giurista come l’onorevole Wallis, sono comunque un giurista e so che si devono usare le intercettazioni soltanto eccezionalmente. È uno di quegli strumenti che, se impiegati in modo inadeguato, sproporzionato e inutile, invece di essere un ausilio per combattere il crimine organizzato, che è molto imponente in Bulgaria e in altre aree dell’Unione europea, diventano un’arma di Stato.

È irrilevante quale partito politico abbia dato origine a questa discussione: passare da un dibattito sulla lotta alla criminalità organizzata all’impiego sproporzionato di uno strumento dello Stato è una questione molto seria per l’Unione europea e non soltanto per la Bulgaria oggi. Domani potrebbe riguardare un altro Stato membro.

Ho analizzato senza pregiudizi tutte le fonti e le cifre e vorrei chiedere ai colleghi di tutte le forze politiche in quest’Aula: qualcuno può affermare che si sia fatto o meno un uso inadeguato o sproporzionato delle intercettazioni? Se volete discutere le cifre fornite dall’onorevole Swoboda, qualcuno è pronto a contestare che ci sia stato un impiego sproporzionato delle intercettazioni? Prima di intervenire oggi, ho studiato molte fonti, perché bisogna essere prudenti quando si affrontano questioni simili. Non ho sentito nessuno, in nessuna delle parti coinvolte nella discussione, sostenere che non ci sia stato un utilizzo sproporzionato.

Per questi motivi la Commissione deve indagare.

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Gianni Vattimo (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, come cittadino italiano non sono affatto contrario alle intercettazioni quando utilizzate legalmente. In Italia sono molto utili per combattere la mafia e, nell'ultimo periodo, sono servite a incriminare il presidente Berlusconi per i reati – per ora non ancora provati – di concussione e prostituzione minorile.

Il caso del governo bulgaro appare tuttavia diverso, perché sembra che il governo bulgaro usi le intercettazioni per criminalizzare l'opposizione, incutendo diffusi timori nelle società complesse e tentando di identificare gli oppositori con i criminali comuni – cosa questa che gli permette di agire senza nessun rispetto dei diritti umani con uno Stato di polizia. Una simile situazione può soltanto condurre a un ulteriore sviluppo della violenza sociale.

Ritengo pertanto che il Parlamento e la Commissione europea debbano prestare particolare attenzione alla situazione in Bulgaria, tentando di limitare i danni che il comportamento del governo minaccia di produrre.

 
  
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  Ernst Strasser (PPE).(DE) Signor Presidente, signor Commissario, ho seguito con molta attenzione questa discussione e quella sull’Albania. Che differenza! In quel dibattito è stato profuso ogni sforzo per mantenere toni cortesi e amichevoli tra le parti. Durante questa discussione sono state formulate insinuazioni completamente infondate. In quella sede l’obiettivo era conciliare le visioni delle due parti, mentre qui l’obiettivo di alcuni di voi è dividerle. Durante il dibattito sull’Albania lo scopo era che entrambe le parti trovassero un accordo e lavorassero insieme per il bene della popolazione, mentre nella discussione sulla Bulgaria, purtroppo, una parte del Parlamento cede al pregiudizio.

Perché agite in tal senso? Perché non vi ho sentiti parlare di fatti concreti? Avete soltanto pronunciato frasi come: “Sembra che…” oppure: “Alcune fonti suggeriscono che…” oppure: “Abbiamo sentito che…”. Se è così che vedete la situazione, perché non deferire la questione alle commissioni competenti in Parlamento? Perché non rivolgersi alla sottocommissione per la sicurezza e la difesa? Perché non formulare un’interrogazione alla Commissione? State piuttosto incoraggiando un dibattito pubblico che intendete promuovere per motivi politici. Ci opponiamo a questa prassi. Non capiamo perché si stia tenendo questa discussione a discapito del governo bulgaro e del popolo bulgaro. Se ci sono questioni da dibattere, vi invito a discuterne in seno alle commissioni competenti.

Va da sé che, per noi, debba vigere il principio di legalità, con un’amministrazione della giustizia efficiente e controlli adeguati da parte del parlamento, segnatamente nel caso di questioni delicate, come quella relativa a questo strumento, di cui è responsabile un parlamento insediato da questo governo, composto da rappresentanti di tutti i partiti politici. Esprimo la mia gratitudine nei confronti del Commissario, signora Malmström, per aver affermato la settimana scorsa, a Sofia, che si tratta di un problema interno e nei confronti del Commissario Piebalgs, per aver dichiarato esplicitamente che il governo bulgaro ha adottato tutte le misure necessarie.

 
  
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  Hannes Swoboda (S&D).(EN) Signor Presidente, vorrei fare un richiamo al regolamento: c’era una persona lassù che ci riprendeva, anche mentre firmavamo.

Ha detto di essere della delegazione bulgara. Non so come sia possibile, visto che tutti i parlamentari bulgari sembrano essere in aula. È molto strano che qualcuno sia entrato in aula e ci abbia ripreso mentre parlavamo e firmavamo.

Forse i servizi potrebbero verificare cosa sia successo, perché è inaccettabile che un esterno si introduca qui e riprenda le nostre attività.

 
  
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  Presidente. - Sì, onorevole Swoboda, verificheremo e adotteremo le misure necessarie.

 
  
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  Iliana Malinova Iotova (S&D).(BG) Signor Presidente, la discussione odierna non riguarda soltanto l’uso diffuso delle intercettazioni in Bulgaria. Riguarda la tendenza preoccupante verso una sospensione dei diritti dei cittadini in Europa.

I problemi di politica interna ricadono sotto la responsabilità delle autorità competenti in Bulgaria, che devono discutere autonomamente delle questioni per risolverle. A livello europeo l’armonizzazione con la normativa comunitaria è corretta e lei ha ragione, signor Commissario: i problemi riguardano l’applicazione. Per questo motivo vi abbiamo chiesto come intendiate agire affinché non venga violata la normativa europea. Pertanto, rispondo anche all’onorevole Strasser dicendo che abbiamo demandato la questione alla Commissione.

Lo scandalo bulgaro ha messo a repentaglio la Carta, il programma di Stoccolma, la direttiva 9546 e molti altri documenti sulla protezione dei dati, poiché in Bulgaria vengono pubblicate conversazioni di medici senza alcuna giustificazione legale e senza la possibilità di difendersi.

Il drammatico aumento dei dispositivi di intercettazione è inversamente proporzionale alla loro efficacia giudiziaria. Sussistono dei dubbi circa la conservazione e l’utilizzo a fini politici delle informazioni raccolte tramite intercettazioni, particolarmente pericolose, essendoci tra un anno le elezioni. Signor Commissario, esortiamo la Commissione a promuovere un’iniziativa per la creazione di organismi indipendenti che controllino i dispositivi di intercettazione negli Stati membri.

Tali dispositivi sono estremamente importanti nella lotta contro la corruzione e la criminalità; è per questo che ci appelliamo a voi per garantire che siano utilizzati legittimamente, nel quadro del meccanismo di cooperazione e verifica.

 
  
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  Stanimir Ilchev (ALDE).(BG) Signor Presidente, l’aumento esponenziale dell’utilizzo di dispositivi speciali di intercettazione in Bulgaria è un dato di fatto che giustifica il coinvolgimento e la preoccupazione dei cittadini.

È stato l’organo di controllo del parlamento bulgaro a sollevare i punti critici. Esorto la Commissione a prendere visione di questi risultati. Ci sono altre questioni capitali. La Commissione ammonirà coloro che non distinguono il confine sottile tra sicurezza e libertà? Condannerà coloro che usano gli strumenti pubblici per interessi partitici o addirittura personali? Inoltre, quanto sarà categorica l’esortazione della Commissione a un parlamento nazionale – non necessariamente il parlamento bulgaro – affinché risolva il problema delle lacune normative e istituisca nuovamente gli organi di controllo indipendenti che ha sciolto?

È palese che sono state diffuse delle informazioni raccolte clandestinamente non soltanto nell’ambito dei servizi speciali, ma anche tra personaggi politici nelle alte sfere dei servizi di sicurezza; è altresì chiaro che i funzionari filtrano le informazioni, anche se non è un loro compito istituzionale; è evidente che i dispositivi di intercettazione sono spesso utilizzati in modo tecnicamente errato e, probabilmente, senza un motivo valido.

Purtroppo i servizi speciali bulgari, coinvolti come sono nella lotta contro il crimine, hanno sviluppato il riflesso incondizionato di mettere sotto osservazione qualsiasi cosa respiri e si muova. Non sorprende il fatto che pregevoli magistrati – non politici, si noti – sostengano che o il sistema è fallato, oppure c’è una politica intenzionale di regressione. Le lacune andrebbero colmate ed è per questo che stiamo lottando adesso. Penso tuttavia che dovremmo opporci tutti ai passi indietro compiuti intenzionalmente ed affermare che i diritti umani, le libertà e la sacralità della vita umana sono l’anima della filosofia politica europea.

Il programma di Stoccolma non è un pezzo da museo. Ci chiede di rendere l’Europa uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e non dobbiamo permettere a singoli individui, partiti o governi di riportare uno Stato membro all’era oscura della repressione, dell’ingiustizia e dell’incertezza.

 
  
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  Andrey Kovatchev (PPE).(BG) Signor Presidente, quanto abbiamo appreso dalla Commissione conferma che la normativa bulgara sull’utilizzo dei dispositivi di intercettazione è conforme alla normativa europea. Non possiamo essere diversi, poiché ogni Stato membro ha l’obbligo di garantire ai propri cittadini il rispetto dei diritti fondamentali e delle procedure legali, che è quello che fa la Bulgaria.

Pertanto, che cosa ha scatenato la discussione in quest’Aula oggi? La risposta è semplice. In Bulgaria è in corso una campagna elettorale e l’opposizione bulgara ha portato il confronto in seno al Parlamento europeo, noncurante, ovviamente, del fatto che potesse screditare la Bulgaria, con l’unico fine di trarre un vantaggio politico che, vi garantisco, alla fine è dubbio.

Deve essere difficile per le istituzioni europee convincersi delle buone intenzioni dei rappresentanti della precedente coalizione tripartitica in Bulgaria, durante il cui governo molti sono stati i casi di corruzione, non si è voluto combattere la criminalità e si è goduto di scarsa fiducia da parte dell’Unione europea. I parlamentari che hanno promosso questa discussione hanno chiaramente perso la pazienza, non possono più attendere le risposte della Commissione e hanno voluto che il dibattito si tenesse prima della relazione intermedia sui progressi della Bulgaria nell’ambito del meccanismo di cooperazione e verifica.

Ironizzando, direi che i miei colleghi sono ovviamente guidati dall’ideale altamente patriottico di recare il massimo danno possibile al governo bulgaro. È un peccato che in quest’aula vuota o semivuota, o praticamente vuota, ci accapigliamo tra noi bulgari. Invece di lavorare insieme nell’interesse dei nostri cittadini, ci occupiamo di dicerie, manipolazioni e guerre di denigrazione politica.

L’attuale governo bulgaro subisce l’attacco del vecchio status quo, dei residui del regime comunista nelle strutture del potere e di coloro che si sono arricchiti illegalmente durante il periodo della transizione. L’obiettivo di questo fronte unitario non è soltanto destabilizzare la Bulgaria e soffocare gli sforzi del GERB per una società più equa, ma screditare il nostro paese agli occhi dei partner europei. Ripeto: quanto accade qui stasera è pietoso e spiacevole.

È un chiaro segno d’invidia, da parte di quegli ambienti politici ed economici, per i successi del governo nella sua lotta incondizionata contro la criminalità e la corruzione, per il suo modo onesto e aperto di fare politica. Negli ultimi giorni i parlamentari rappresentanti dell’opposizione in Bulgaria hanno presentato la situazione del paese nei termini più foschi possibili. Hanno parlato di paura, di stato di polizia, di repressioni, di fame, di povertà, di regressione e così via, come abbiamo sentito finora. Si appanna la reputazione della Bulgaria in nome di miopi vantaggi politici. È tutto il contrario.

Non ci sono omicidi o rapimenti su commissione, la criminalità organizzata ha subito un duro colpo e sono stati tagliati non soltanto economicamente, ma anche politicamente, i canali della corruzione da cui hanno tratto vantaggio gli ambienti del vecchio status quo. Il paese è stabile a livello macroeconomico e offre alcune tra le migliori condizioni per gli investimenti in Europa. Il governo è solido e il parlamento bulgaro gode di una maggioranza compatta; svolge apertamente la sua funzione ed è un partner europeo rispettato e stimato.

Vorrei infine porgere ancora una volta le mie scuse ai colleghi parlamentari di altri Stati membri che stanno perdendo tempo, partecipando a questo dibattito preelettorale bulgaro dal carattere, ahimè, eminentemente nazionale.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D).(RO) Signor Presidente, l’utilizzo illecito di intercettazioni telefoniche in Bulgaria è una questione molto seria. È ancora più preoccupante che non sia un caso isolato nell’Unione europea.

Signor Commissario, una discussione simile ha anche interessato un altro Stato membro, la Romania. Nel 2011, nel mio paese, sono state effettuate intercettazioni di conversazioni private senza mandato giudiziario, benché la costituzione, le leggi nazionali e la normativa europea impongano il divieto assoluto di ogni genere di intrusione nella vita privata degli individui senza una solida motivazione e l’autorizzazione esplicita di un giudice. Sono state registrate illecitamente conversazioni tra giornalisti e politici, ma anche discussioni durante le riunioni dei partiti dell’opposizione o gli incontri a porte chiuse nelle aule di tribunale. È stato sistematicamente e ripetutamente violato il diritto fondamentale alla tutela della privacy. Le intercettazioni illecite sono diventate il metodo di elezione per le indagini dei pubblici ministeri. I servizi segreti controllano costantemente le conversazioni telefoniche dell’opposizione politica all’attuale governo. È una situazione molto seria ed esorto la Commissione europea a intervenire con urgenza per ripristinare il principio di legalità e la democrazia in entrambi gli Stati membri.

 
  
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  Vladimir Urutchev (PPE).(BG) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, permettetemi di ribadire l’affermazione della Commissione europea secondo cui l’attuale governo bulgaro sta dimostrando di essere veramente intenzionato a sgominare la criminalità organizzata. Sarà difficile che qualcuno possa negare che, per la prima volta, il nostro paese ha compiuto dei progressi reali in questa lotta. È per questo che ha votato l’elettorato bulgaro nel 2009.

È stato possibile raggiungere questi risultati grazie alle azioni decisive delle forze dell’ordine, che hanno utilizzato tutti i metodi legali di investigazione. È normale che aumenti il numero di operazioni – e quindi di individui indagati –, con una conseguente maggiore efficacia.

Non siamo ingenui, tuttavia: il crimine organizzato ha enormi risorse cui attingere – acquisite in anni di impunità e inerzia – per scatenare una reazione senza precedenti. Ha attivato un meccanismo di screditamento della coalizione di governo per calunniarla nel settore in cui è più forte.

La campagna ha avuto inizio con la pubblicazione di registrazioni di intercettazioni attentamente selezionate e manipolate, diffuse da ignoti su chiavette USB. I media e i politici hanno fatto a gara per commentare gli orrori in atto in Bulgaria, la minaccia che essi costituiscono per i cittadini e per il rispetto delle convenzioni e delle dichiarazioni fondamentali.

Quanti hanno dato vita a questo delirio, coloro che hanno acquisito e diffuso illegalmente queste informazioni diffamatorie, si stanno sfregando le mani dalla contentezza. Probabilmente non immaginavano neanche quanto sarebbe stato facile farli abboccare, al punto tale che le chiavette USB sono state caricate su un’auto rubata.

Alcuni dei rappresentanti politici qui presenti sono riusciti a diffondere questo isterismo nel Parlamento europeo, presentandolo come lo scandalo bulgaro delle intercettazioni. Non esiste nessuno scandalo in Bulgaria. Esiste soltanto un’offensiva ben organizzata volta a screditare la coalizione di governo di un paese e i suoi uomini di spicco. I politici dell’opposizione criticati sono saliti su questo carro, sperando di conquistare punti per la prossima campagna elettorale.

Posso chiedere ai colleghi deputati se siano consapevoli di chi stiano avvantaggiando con queste azioni?

 
  
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  Ivailo Kalfin (S&D).(BG) Signor Presidente, vorrei rivolgermi al Commissario Piebalgs, poiché oggi il partito bulgaro al governo sta facendo molta propaganda qui. La commissione parlamentare, presieduta dal partito dei nazionalisti di Ataka, appartenente alla coalizione di governo, ha presentato al parlamento bulgaro una relazione nella quale si afferma che il governo filtra le informazioni derivate dalle intercettazioni prima di trasmetterle ai tribunali.

La relazione afferma che il governo non tutela i dati personali riservati che vengono pubblicati dai media. Asserisce altresì – e, ripeto, la relazione è stata elaborata dal parlamento bulgaro – che sono stati violati i diritti fondamentali delle persone che vivono in Bulgaria, che sono cittadini europei. È una violazione di diverse direttive europee. È un’infrazione della Carta europea dei diritti fondamentali.

Credo altresì che la Commissione possa soltanto valutare la legislazione bulgara e l’applicazione della stessa nel rispetto dei requisiti previsti per tutti i cittadini europei. Non è una questione di propaganda o di campagna politica di un partito. È una questione che riguarda dei dati di fatto e crediamo che la Commissione, in quanto custode dei trattati, debba esaminarla e formulare un parere.

 
  
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  Nadezhda Neynsky (PPE).(BG) Signor Presidente, poiché sono tra gli ultimi a intervenire in questa discussione, vorrei spendere qualche parola per riassumere brevemente. Il dibattito odierno non riguarda gli speciali dispositivi di intercettazione in Bulgaria, né si tratta di una discussione pro o contro un determinato ministro. È un dibattito sui principi e sui valori dell’Europa ed è questo il motivo per cui quest’Aula è la sua sede naturale. È una questione di libertà, di diritti umani, di leggi democratiche: non è e non può essere una discussione meramente nazionale.

Il dibattito sui diritti umani è la filosofia alla base dell’Europa unita, l’obiettivo che ha ispirato le nuove democrazie dopo la caduta del muro di Berlino. Se perdono la fiducia nel fatto che l’Europa è costruita sui principi, molti cittadini arriveranno alla conclusione che il cammino verso l’Europa, finora così lungo e difficile, sia stato un esercizio inutile.

La discussione odierna riguarda la verità. La verità non può essere di destra o di sinistra. Non esistono le mezze verità. C’è sempre un’unica verità ed esortiamo le istituzioni bulgare responsabili a chiarirla prima possibile. Volenti o nolenti, infatti, più si rimanda il momento della verità, più si alimentano le voci inique, con l’unico risultato di avvantaggiare, in tal modo, coloro che dicono di lottare contro.

La discussione odierna riguarda anche la responsabilità – non dei governi del passato o del futuro, ma del governo attuale. Ciò che distingue i governi democratici è il fatto di essere sempre responsabili di fronte al proprio elettorato, indipendentemente dal consenso o dal dissenso ottenuti. Assimilare l’opposizione alla criminalità organizzata è prassi di un’altra forma di governo che non ha nulla a che vedere con la democrazia.

 
  
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  Iliana Ivanova (PPE).(BG) Signor Presidente, tutto ciò che ho sentito fin qui mi porta semplicemente ad affermare siamo stati purtroppo nuovamente testimoni di uno spettacolo pietoso promosso dai partiti bulgari di opposizione, al fine di portare in seno al Parlamento europeo un dibattito politico nazionale.

I promotori di questa discussione, i socialisti e i liberali che per otto anni hanno governato il nostro paese, vogliono evidentemente sfruttare ogni occasione per distruggere pubblicamente l’immagine della Bulgaria agli occhi dei partner europei. La disputa odierna non ci dirà chi abbia ragione e chi abbia torto, ma ciò che ricorderemo sarà l’acrimonia della discussione, le accuse mosse reciprocamente.

Mi appello a voi, onorevoli colleghi dell’opposizione: se non riuscite a formulare un’opposizione propositiva all’attuale governo bulgaro, se non riuscite a concentrarvi su proposte condivise, costruttive e competenti circa le modalità di miglioramento della vita dei cittadini bulgari, almeno non ostacolate coloro che ci riescono.

 
  
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  Kristian Vigenin (S&D).(EN) Signor Presidente, non volevo prendere la parola adesso, con la procedura “catch the eye”, ma mi è stato negato il diritto di presentare il cartellino blu.

Volevo rispondere all’onorevole Strasser.

(BG) Innanzi tutto, onorevole Strasser, vorrei dire che dissento sul fatto che non ci siano informazioni sulle modalità di utilizzo dei dispositivi di intercettazione.

Secondo i dati della Corte suprema di cassazione, nel 2010 sono stati emessi 15 946 mandati di intercettazione e soltanto 1 918 sono stati utilizzati in tribunale, ovvero il 12 per cento del totale. Come può notare, le restanti intercettazioni sono state chiaramente usate per altri scopi. 16 000 intercettazioni significa che, prima del 2010, tra il 5 e il 10 per cento dei cittadini bulgari era intercettato, direttamente o indirettamente.

Vorrei chiederle, onorevole Strasser, era così anche in Austria? Approverebbe la condotta del suo ministero degli Interni e delle procure se agissero in tal modo in Austria? Inoltre, non crede che questa discussione sia un dibattito sul significato della libertà e della democrazia in uno Stato membro dell’Unione europea? Ritengo che questioni simili debbano essere discusse qui, perché evidentemente non abbiamo la stessa forza per agire in Bulgaria.

 
  
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  Antonyia Parvanova (ALDE).(BG) Signor Presidente, vorrei chiedere alla Commissione europea se sa che ci sono state 27 sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro la Bulgaria per abuso di potere politico.

Oggi discutiamo dei dispositivi di intercettazione, ma l’agenzia di Stato per la sicurezza nazionale ha anche posto sotto controllo il diritto d’iniziativa dei cittadini, e molti sono stati costretti a ritirare le firme. La polizia ha convocato e interrogato persone che hanno partecipato a manifestazioni pacifiche relative a questioni economiche, e sono stati effettuati dei fermi dimostrativi volutamente sommari.

La dichiarazione del partito politico al governo sostiene che l’opposizione, sia a destra che a sinistra, sia collusa con il crimine organizzato, che i nemici del GERB siano nemici del paese e che oggi si confondano oppositori criminali e oppositori politici. È lo stile usato da Mussolini e mi preoccupa fortemente.

Sulla stessa scia, ieri sono state esercitate pressioni durante una riunione ufficiale del mio partito politico e della dirigenza del GERB, affinché ritirassimo la nostra interrogazione orale, azione che considero antidemocratica e intollerabile.

Quali sono le misure che la Commissione intende adottare per ripristinare i diritti umani nel mio paese? La discussione odierna non è una disputa tra bulgari, ma riguarda sì i bulgari, nell’interesse del loro paese e dei cittadini.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI). (DE) Signor Presidente, vorrei rivolgermi direttamente a lei. È deplorevole che non abbia accolto le interrogazioni presentate con la procedura del cartellino blu quando tutti cerchiamo di rendere più animate le discussioni parlamentari. La qualità di questa discussione sarebbe stata significativamente migliore.

Se non mi ascolta, signor Presidente, posso fermarmi qui. È inutile. Ecco ciò che un parlamentare di lungo corso definì un parlamento karaoke, in cui si ignorano completamente i tentativi di tenere delle discussioni e di migliorarne la qualità.

 
  
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  Evgeni Kirilov (S&D).(EN) Signor Presidente, vorrei aggiungere la mia voce a quella di coloro sostengono che oggi lei abbia finto di non vedere i cartellini blu. Poiché tutti cercano di insinuare che non ci siano abbastanza parlamentari qui, vorrei dire che è presente comunque un numero sufficiente di rispettabili colleghi che segue la discussione.

Vorrei esprimere la mia delusione per le parole dell’onorevole Strasser. Davvero non è stato un esempio di discorso democratico da parte di un parlamentare proveniente da un paese che consideriamo veramente democratico.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D).(LT) Signor Presidente, è davvero una questione piuttosto complessa. In base alle informazioni a disposizione, è chiaro che sussiste un problema. Sono pienamente d’accordo con la collega che, in precedenza, ha affermato che non si tratta di una questione meramente bulgara. È una questione di valori, di valori dell’Unione europea, di valori riconosciuti e dobbiamo rispettare tutti coloro che, in quest’Aula, partecipano alla discussione.

In Europa esiste un documento che si chiama Carta europea dei diritti fondamentali. La Bulgaria, la Lituania, che io rappresento oggi, e altri Stati membri dell’Unione europea devono tutti rispettarla. Essa definisce chiaramente ciò che è lecito e ciò che non è lecito fare e ciò che i governi possono e non possono fare. L’idea fondamentale, tuttavia, è il rispetto dei diritti dell’uomo. Signor Commissario, ritengo perciò che il rappresentante della Commissione debba davvero seguire questo caso molto da vicino, perché oggi in Aula serpeggiano ancora tensioni eccessive.

 
  
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  Filiz Hakaeva Hyusmenova (ALDE).(BG) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli parlamentari, è evidente che ci saranno sempre discussioni quando si tratta di diritti europei fondamentali e inalienabili, come la sicurezza e i diritti dell’uomo, e quando si allarga il sottile confine tra gli stessi. Per quanto possa apparire paradossale, le diverse posizioni espresse qui, oggi, hanno un punto in comune che è la preoccupazione.

La Commissione europea ha chiesto alle autorità bulgare di fornire dei dati, in modo da verificare la liceità dell’uso dei dispositivi di intercettazione. Noi parlamentari liberali e socialisti abbiamo voluto una discussione, perché la legalità ci sta a cuore. Abbiamo espresso le nostre opinioni per rassicurare i nostri elettori sul fatto che prestiamo attenzione a qualsiasi violazione dei loro diritti. Nelle dichiarazioni formulate, i colleghi parlamentari del Partito Popolare Europeo si sono detti preoccupati per le azioni sommarie e fiduciosi in un futuro miglioramento delle stesse.

Auspico che, con questa posizione comune, riusciremo a instaurare processi rapidi che ripristinino le normali funzioni della democrazia.

 
  
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  Niccolò Rinaldi (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, io sono un liberaldemocratico sia in Europa che in Italia. Talvolta capita però che nel mio paese, io e i miei compagni di partito siamo definiti comunisti soltanto per il fatto di essere all'opposizione del governo attualmente in carica.

Sembra che la stessa cosa stia ora accadendo ai colleghi bulgari – liberaldemocratici o socialisti – che vengono definiti criminali soltanto perché forza di opposizione nel loro paese. È una deriva che disapproviamo perché, se di scherzo si tratta, questo deve durare poco: un comportamento del genere che può assumere infine aspetti pericolosissimi.

D'altra parte, il ministro degli Esteri italiano non più tardi di ieri – dopo tutto ciò che è accaduto in Egitto e Tunisia – si è recato in visita a Damasco, in Siria, definendo quest'ultima "un paese democratico che soddisfa pienamente il bisogno di modernizzazione dei propri cittadini".

Se i nostri rappresentanti fanno simili discorsi, spetta a noi parlamentari europei denunciarli e la Commissione è tenuta a vigilare.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, è stata una discussione piuttosto vivace, ma vorrei sottolineare tre punti che ritengo fondamentali.

Il processo di adesione all’Unione europea – vissuto anche dal mio paese – non è facile, ma quando un paese viene accettato nell’Unione europea, siamo davvero convinti che questo Stato membro sia in grado di porsi come garante dei diritti umani fondamentali e dell’applicazione della normativa europea.

In questo particolare settore esiste una normativa specifica. È la direttiva riguardante il trattamento dei dati personali e la tutela della riservatezza nel campo delle comunicazioni elettroniche.

La Commissione ha precedenti di tutto rispetto e di lunghissima data circa il monitoraggio dell’applicazione della normativa europea negli Stati membri. Vi ho riferito da dove intendiamo cominciare e penso possiate essere certi che la Commissione interverrebbe se ci fosse una violazione della normativa europea. Se tale violazione è inesistente, la Commissione non interviene.

La Commissione sta quindi vigilando sulla situazione e, se sarà necessario, agirà di conseguenza, ma ritengo che non si debbano superare i limiti dell’ordinamento comunitario e la Commissione sicuramente si atterrà alla normativa europea.

 
  
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  Presidente. - La discussione è chiusa.

 
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