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Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 15 febbraio 2011 - Strasburgo Edizione GU

20. Strategia energetica della Banca mondiale (discussione)
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Processo verbale
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  Presidente. - L’ordine del giorno reca la discussione sull’interrogazione orale alla Commissione dell’onorevole Joly, a nome della commissione per lo sviluppo, sulla strategia energetica della Banca mondiale per i paesi in via di sviluppo. (O-000020/2011 - B70012/2011).

 
  
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  Franziska Keller, autore. (EN) Signor Presidente, oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità, sebbene l’accesso ai servizi energetici costituisca un requisito fondamentale affinché queste persone possano affrancarsi dalla povertà in cui vivono. Il diritto all’energia sancisce che i servizi energetici siano affidabili ed universalmente accessibili dal punto di vista economico, in particolare per i più poveri; è inoltre fondamentale che siano uniformemente distribuiti in modo da colmare il divario tra le zone urbane e quelle rurali. È necessario sviluppare sistemi di approvvigionamento energetico sostenibili e sicuri, e i più affidabili e sicuri si basano su un utilizzo decentrato delle fonti energetiche rinnovabili.

Affidabilità e sicurezza non sono tuttavia gli unici parametri da considerare: la produzione energetica, infatti, coinvolge anche altri aspetti problematici, quali il cambiamento climatico, la deforestazione, il degrado ambientale, la salute della popolazione, e la povertà che ne può derivare. I combustibili fossili non costituiscono una soluzione a detti problemi. Essi, infatti, hanno un impatto disastroso sulla salute, sull’ambiente e sul clima. Inoltre il cambiamento climatico colpisce maggiormente chi vive in condizioni di povertà estrema. I combustibili fossili producono inquinamento, mettendo così a repentaglio tanto la salute umana quanto quella ambientale; hanno poi un costo elevato, che continuerà ad aumentare a causa del progressivo esaurimento delle riserve di gas e petrolio. Infine, i combustibili fossili favoriscono una distribuzione energetica a carattere centralizzato, gerarchico ed inflessibile.

Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulle energie rinnovabili e sostenere i paesi in via di sviluppo, affinché possano progredire senza passare per la dipendenza deleteria dai combustibili fossili, come invece è stato per i paesi industrializzati. Le energie rinnovabili sono l’unica soluzione, poiché attingono principalmente a fonti quali sole e vento, risorse inesauribili e abbondantemente disponibili in molti paesi in via di sviluppo. Esse possono essere sfruttate su scala ridotta, a basso impatto economico e a livello locale, promuovendo così, in senso letterale, l’emancipazione della popolazione. Un sistema di approvvigionamento energetico decentrato, infatti, è democratico e può essere controllato dalla popolazione. Ciononostante, la Banca mondiale continua a promuovere nella sua strategia energetica l’utilizzo dei combustibili fossili. I recenti aumenti dei prestiti a favore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica rimangono tuttora insignificanti e, per questo, indicativi della chiara preferenza accordata ai combustibili fossili.

Gli investimenti nei combustibili fossili, inoltre, sono effettuati anche attraverso intermediari finanziari, sui quali la Banca mondiale non esercita sufficiente controllo. Si osserva una diffusa tendenza alla sottodichiarazione in quest’ambito. La Banca continua a effettuare cospicui investimenti in centrali elettriche alimentate a carbone, imprigionando i paesi in via di sviluppo in un modello energetico basato sul carbone per decenni a venire. Non è certo così che si attua una rivoluzione energetica.

La politica energetica della Banca mondiale manca di trasparenza. È necessario pertanto stabilire requisiti precisi che gli intermediari finanziari devono soddisfare per essere considerati idonei ai fini dei finanziamenti multilaterali. Il 40 per cento dei prestiti della Banca mondiale al settore privato viene erogato attraverso detti intermediari, ed è destinato prevalentemente al settore energetico, in particolare all’industria estrattiva. A differenza dei progetti bancari di investimento diretti, tuttavia, le informazioni circa i singoli sottoprogetti di investimento non sono pubblicamente accessibili, così da rendere estremamente difficile individuare la destinazione ultima dei finanziamenti degli intermediari finanziari.

Tra le fonti energetiche considerate a basso tenore di carbonio, la strategia fa riferimento a vasti impianti idroelettrici, le cui dimensioni comportano un impatto estremamente negativo sull’ambiente e costringono la popolazione a lasciare le proprie abitazioni. Ciò non è sostenibile ed è in contrasto con gli interessi della popolazione e della società. Inoltre, la cattura e il sequestro del carbonio non rendono la combustione del carbone una tecnologia a basso tenore di carbonio. Il biossido di carbonio permane, e nessuno può prevedere che cosa gli accadrà nel sottosuolo. Nessuno di noi può affermare con certezza che vi rimarrà, innocuo, per millenni a venire. Sono discorsi che si addicono alla chiromanzia, non certo alla ricerca ed ancor meno alla politica.

Lo stesso vale per l’energia nucleare. L’attività di estrazione dell’uranio rilascia nell’atmosfera enormi quantità di CO2 e ancora non sappiamo come gestire le scorie prodotte. Un tale modo di procedere non può dirsi né a basso tenore di carbonio, né sostenibile. Per questo il gruppo Verde/Alleanza libera europea esprimerà un voto contrario alla risoluzione, a meno che non si modifichi la formula relativa al basso tenore di carbonio.

Riteniamo, tuttavia, che la presente relazione sia positiva per determinati aspetti, come ad esempio i punti che concernono le energie rinnovabili off-grid per le zone rurali e la produzione locale su scala ridotta, o la preoccupazione che vi si esprime circa la predominanza dell’orientamento all’esportazione, nonché di impianti di grandi dimensioni e biocombustibili.

Un’ultima osservazione: dedichiamo grande attenzione alla necessità di migliorare il trasferimento di tecnologia. Nella fattispecie, non sarà necessario fare molto se il diritto di proprietà intellettuale rimarrà intatto. L’obiettivo primario dovrebbe essere una concezione di proprietà intellettuale che renda la tecnologia accessibile e abbordabile in termini economici. È questo l’impegno che ci siamo assunti in occasione dei negoziati sul clima, e dovremmo mantenervi fede.

(L’oratore accetta di rispondere ad una domanda "cartellino blu" (articolo 149, paragrafo 8, del regolamento))

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(EN) Signor Presidente, desidero esprimere le mie più sentite congratulazioni all’onorevole Keller per le sue parole e l’analisi che ha svolto. Desidero tuttavia rivolgerle la seguente domanda. Da vent’anni ormai sappiamo dell’esistenza di questi problemi. Onorevole Keller, giacché lei se n’è occupata più approfonditamente della maggior parte di noi, può individuare un punto in particolare che la rende ottimista circa la decisione odierna, qualcosa che le fa sperare che tale decisione possa davvero fare la differenza o che la Banca mondiale abbia finalmente intrapreso il giusto cammino?

 
  
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  Franziska Keller, autore. (EN) Signor Presidente, è vero: questa discussione si protrae ormai da più di vent’anni, e mi auguro che davvero la Banca mondiale ne tragga le necessarie conclusioni, poiché è chiaro che il futuro è nelle energie rinnovabili.

Abbiamo osservato un lieve cambiamento di strategia, ad esempio si registra una maggiore attenzione per le energie rinnovabili, ma si tratta comunque di un piccolo passo, e di certo non è sufficiente. I combustibili fossili rimangono la fonte energetica predominante, come pure l’energia idroelettrica tra le fonti rinnovabili – e quest’ultima non si può certo dire rinnovabile, giacché non è sostenibile per tutti.

Pertanto mi auguro che il Parlamento si esprima inequivocabilmente circa la nostra posizione in materia di politica energetica a livello europeo e mondiale. Mi auguro altresì di ottenere il vostro appoggio per l’eliminazione della formula riguardante il basso tenore di carbonio, perché si prediligano invece fonti energetiche realmente rinnovabili e sostenibili.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, credo di avere espresso anch’io molto chiaramente la mia posizione. In primo luogo desidero sottolineare il mio apprezzamento circa la strategia energetica della Banca mondiale, in quanto quest’ultima svolge un ruolo fondamentale sul piano internazionale, in particolare nelle questioni riguardanti lo sviluppo. Non si rischia di sbagliare se la si definisce leader dell’opinione pubblica e delle scelte relative agli approcci alle strategie di sviluppo. La presente questione richiede, a mio avviso, la massima serietà da parte di tutti noi.

Al contempo non possiamo trascurare alcuni elementi fondamentali nel valutare la nostra risposta alla strategia. Ad oggi molti nuclei familiari non dispongono ancora dell’accesso ad alcun tipo di energia. Sebbene si sia discusso di tali questioni per più di vent’anni, gli investimenti nel settore energetico o nei servizi di erogazione non hanno ancora raggiunto centinaia di milioni di persone, in particolare nell’Africa sub sahariana. Credo dunque che sia necessario comprendere la portata della sfida che dobbiamo affrontare.

In secondo luogo, è necessario tenere conto del fattore crescita. Ognuno dei paesi in via di sviluppo registra un forte aumento della domanda, a cui dobbiamo rispondere con l’offerta. La sfida, in questo caso, è intensificata dalla portata della domanda.

Il terzo punto riguarda sostenibilità e previsione – e, al riguardo, mi trovo in pieno accordo con l’onorevole Keller. Nessuna decisione in ambito energetico può prescindere dall’impatto che avrà sul cambiamento climatico. È noto che attualmente il settore energetico è il maggiore responsabile delle emissioni di gas a effetto serra. Sarebbe opportuno, inoltre, considerare il costo dei combustibili fossili, poiché non si può dimenticare che una delle sfide che abbiamo dinanzi è proprio il prezzo dei combustibili fossili. Auspico che tale sfida si debba affrontare il più tardi possibile, ma è senz’altro parte della previsione propria della strategia.

In merito all’orientamento, a mio avviso il Parlamento dovrebbe considerare il Libro verde sulla politica di sviluppo dell’Unione europea, che identifica l’accesso alle fonti di energia rinnovabile nei paesi in via di sviluppo, come uno dei pilastri della nuova politica europea di sviluppo. Senza una tale svolta pionieristica, non sarà facile convincere la Banca mondiale e altri soggetti che è necessario investire nelle fonti di energia rinnovabile. È mia convinzione che l’Unione europea sia in grado di gestire investimenti su larga scala nelle fonti di energia rinnovabile. Basta averne il coraggio. Certo, non si può realizzare tutto questo oggi senza la disponibilità di potenti mezzi finanziari, ma qualsiasi strategia energetica, in fin dei conti, richiede ingenti investimenti. Se da un lato, quindi, l’anticipazione evidenzia il problema dei prezzi, dall’altro ritengo che le fonti di energia rinnovabile debbano costituire il nucleo di qualsiasi politica energetica in ogni parte del mondo.

Le tecnologie rinnovabili di cui disponiamo attualmente sono una garanzia del fatto che possiamo davvero fare la differenza in questi paesi. Ritengo inoltre che vi sia ancora del potenziale che non abbiamo sfruttato. So, ad esempio, che l’energia idroelettrica è una fonte problematica da tutti i punti di vista, ma ritengo che, previa analisi della sostenibilità ambientale, per molti paesi l’energia idroelettrica rimanga un’enorme risorsa potenziale, nonché una conferma della notevole portata di tale risorsa – basti pensare alle dighe Inga.

Sarà necessario cominciare dando il buon esempio. Una volta che in quest’Aula si sarà discussa una relazione che riguardi il Libro verde sulla politica di sviluppo dell’Unione europea, e dopo averne accertata la fattibilità da parte dell’Unione stessa, il Parlamento dovrà promuovere questo orientamento in materia di politica di sviluppo. Sarà più facile, allora, convincere la Banca mondiale a seguire questa via e concentrarsi sugli investimenti nelle centrali a carbone. La Banca ha stabilito sei criteri che fungono da linee guida per i futuri investimenti nel settore del carbone. Sotto la guida di Bob Zoellick, la Banca mondiale ha avuto un ruolo estremamente attivo nella discussione, tanto da rivelarsi un valore aggiunto più che un’entità da temere. È dunque un nostro alleato. Ciononostante, è fondamentale che l’Unione europea faccia da guida per la presente questione e in generale per quanto riguarda il settore energetico relativo ai paesi in via di sviluppo.

Desidero soffermarmi sulla questione della Banca europea per gli investimenti (BEI), giacché vi si accennava nella domanda. L’accordo di Cotonou è la base normativa dell’attività della BEI, che prevede un finanziamento di 3,1 miliardi di euro a favore dei paesi ACP. In particolare l’Investment Facility, il nuovo strumento di credito della BEI, è estremamente rilevante, in quanto è volto al finanziamento di infrastrutture e progetti energetici che rispettano il clima. Attualmente non esiste alcun progetto relativo ai combustibili fossili nel settore energetico. L’orientamento generale è chiaro: finanziare progetti energetici che rispettino il clima e che si basino su energia eolica, idraulica e solare.

Nell’ambito della revisione di medio termine del mandato esterno della BEI – relativo a paesi in preadesione e limitrofi, paesi partner, Asia, America Latina ed Sudafrica – la Commissione ha presentato una proposta a favore di un rinnovo del mandato per il periodo 2011-2013 per l’ammontare di 2 miliardi di euro, volti a sostenere l’attività di finanziamento della BEI sotto il duplice profilo dell’attenuazione e dell’adattamento al cambiamento climatico a livello regionale. La proposta pone l’accento sulla necessità di includere nelle regole e nelle procedure proprie della BEI disposizioni che prevedano il sostegno esclusivo, durante il mandato, di progetti sostenibili a livello economico, finanziario, ambientale e sociale.

Ritengo che l’Unione europea abbia compiuto i primi passi nella giusta direzione, ma si può fare davvero molto di più per assumere un ruolo di reale leadership mondiale, in particolare intervenendo sulla strategia energetica della Banca mondiale.

 
  
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  Alf Svensson, a nome del gruppo PPE.(SV) Signor Presidente, l’oggetto della discussione odierna, ovvero la graduale riduzione dei prestiti per i progetti relativi ai combustibili fossili, è di grande importanza e urgenza. Ritengo che noi tutti dovremmo dimostrare il coraggio del Commissario Piebalgs e unirci a lui nell’affermare che la Banca mondiale ha adottato la sua strategia energetica intenzionalmente. Possiamo discutere di incentivi, e questo è senz’altro positivo. Naturalmente non si tratta soltanto di ridurre, è necessario anche effettuare un graduale aumento.

A rischio di apparire insistente, desidero ribadire che l’Unione europea ha l’opportunità di investire in modo mirato per aiutare le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Probabilmente il Commissario mi ha già sentito riferire delle stufe a legna che si trovano in capanne e abitazioni, e che sono responsabili dell’avvelenamento degli abitanti. Due milioni di persone muoiono prematuramente a causa dei gas tossici presenti nelle loro abitazioni.

Anche l’Unione, come già gli Stati Uniti e un certo numero di paesi europei, potrebbe investire in semplici stufe solari, che permetterebbero l’eliminazione del 95 per cento dei gas nocivi. Non ci sarebbe più bisogno di alimentarle a letame, che, come sappiamo, è il principale concime per le coltivazioni locali, né si dovrebbe ricorrere al carbone per riscaldare gli ambienti, o, peggio, al legname, per ottenere il quale sono già state abbattute troppe foreste.

Desidero sottolineare ancora una volta che abbiamo l’opportunità di agire concretamente. Nel parlare di fonti di energia alternative spesso ci concentriamo esclusivamente su energia eolica ed energia solare, entrambe fonti di indubbia importanza. Si osserva, tuttavia, una carenza di risultati concreti, sebbene non manchino le opportunità di realizzarli. Non dobbiamo permettere che l’Unione europea rimanga indietro in questo settore. Attiviamoci, invece, affinché prenda parte ad azioni concrete, volte a sostituire i combustibili fossili, che devono sparire sia dai paesi industrializzati sia da quelli in via di sviluppo.

 
  
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  Kriton Arsenis, a nome del gruppo S&D.(EL) Signor Presidente, desidero in primo luogo ringraziare l’onorevole Keller per l’eccezionale lavoro svolto sulla presente relazione. Tutti coloro che vi hanno contribuito non hanno potuto fare a meno di notare quanto impraticabile sia, per molti aspetti, la strategia energetica della Banca mondiale. Come osservato dall’onorevole Keller, essa prevede finanziamenti per progetti di grande portata e difficilmente realizzabili, come ad esempio, tra gli altri, i progetti del settore idroelettrico.

Di fatto i finanziamenti destinati alle fonti di energia rinnovabile sono aumentati del 300 per cento. Al contempo, tuttavia, i finanziamenti destinati ai combustibili fossili hanno registrato un aumento del 430 per cento.

La Banca mondiale non è riuscita a tenere nella giusta considerazione l’impatto ambientale dei progetti che finanzia – e, a mio avviso, tutto ciò è scandaloso. Inoltre sta tuttora valutando la possibilità di avviare dei finanziamenti per progetti volti alla creazione di piantagioni di olio di palma. Non rispetta il principio di consenso informato, libero e prioritario della popolazione locale in merito ai progetti oggetto di finanziamento, né ha previsto un ciclo completo di analisi di detti progetti – componente, a mio avviso, essenziale.

Mi auguro che la presente relazione, nella sua versione finale, e a seguito dell’espressione di voto, rappresenti un segnale forte per la Banca mondiale circa la necessità di implementare dall’interno le riforme ambientali.

 
  
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  Charles Goerens , a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, i termini del mandato prevedono che la Banca mondiale contribuisca ad eliminare la povertà nei paesi in via di sviluppo. Ogni progetto finanziato dalla Banca mondiale deve avere tale finalità. Anche nel finanziare progetti imprenditoriali di investimento nei servizi primari – sanità, istruzione, accesso alle risorse idriche – è necessario attenersi a tale obiettivo. Se la Banca mondiale renderà prioritaria la lotta alla povertà, saremo certi che essa tiene fede agli impegni con noi concordati.

La presente interrogazione orale è espressione delle pesanti riserve nutrite in merito al finanziamento di progetti relativi a petrolio e carbone. Desidero ora esprimere i miei commenti al riguardo.

In primo luogo, i termini di riferimento per i progetti finanziati dalla Banca mondiale devono prevedere criteri di valutazione da applicare fin dall’avvio delle procedure. È necessario identificare chiaramente cosa deve essere sottoposto a valutazione, e, pertanto, i criteri devono avere validità continua lungo tutto il ciclo vitale di ciascun progetto.

In secondo luogo, il dialogo politico tra la Banca mondiale e i suoi partner deve necessariamente riguardare la governance politica ed economica, sia nei paesi destinatari sia in relazione ai paesi mutuanti.

In terzo luogo, laddove risulti possibile promuovere il ricorso alle fonti di energia rinnovabile a fronte di spese giustificabili, è nostro dovere sostenere questa forma di generazione energetica.

In quarto luogo, e a questo proposito desidero ringraziare il Commissario Piebalgs per aver sollevato tale questione nel rispondere all’onorevole Keller, la Banca europea per gli investimenti considera già attentamente questi fattori.

Non posso che auspicare che la Banca mondiale segua l’esempio di coloro che hanno già adottato tali priorità, non ultima la Banca europea per gli investimenti. Considerando che i ventisette Stati membri dell’Unione sono anche membri della Banca mondiale, non si può negare la nostra influenza sulla presente questione.

Ritengo inoltre doveroso considerare la possibilità di collaborare con la Banca mondiale per la risoluzione delle questioni sollevate dall’onorevole Keller. Desidero infine esprimere le mie più vive congratulazioni all’onorevole Keller per l’eccellente lavoro svolto.

 
  
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  Marisa Matias, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) Signor Presidente, prima di procedere desidero anch’io esprimere il mio apprezzamento per il lavoro svolto dalla collega, onorevole Keller, nonché il mio pieno sostegno per le posizioni presentate in quest’Aula.

Sto per fare qualcosa che non ho mai fatto prima d’ora, ma che credo valga la pena fare. Disponiamo di una serie di documenti, basati su altrettanti assunti di cui raramente si discute, quasi come se si trattasse di assunti di cui non vale la pena parlare. Disponiamo dell’interrogazione orale, e di una risoluzione che ci informa circa varie questioni, tra cui il fatto che i programmi di elettrificazione tradizionale delle zone rurali finanziati dalla Banca mondiale non sono riusciti, nel complesso, a raggiungere le popolazioni rurali povere.

Si sta profilando un cambiamento possibile, putativo, della strategia energetica della Banca mondiale a metà di quest’anno. È altresì noto che sono proprio i settori energetici le sedi in cui combattere la povertà in modo mirato, per liberare le persone dalla sua morsa. Ci appelliamo dunque alla Banca mondiale affinché adotti un approccio allo sviluppo che permetta a coloro che vivono in povertà di massimizzarne i benefici, e, allo stesso tempo, che permetta a noi di contrastare il cambiamento climatico.

Si è parlato dei prestiti destinati ai progetti relativi ai combustibili fossili e al fatto che continuino a svolgere un ruolo predominante nel portafoglio energetico complessivo della Banca mondiale, e si è sottolineata la necessità di abbandonare tale tendenza. Ci è stato promesso che detto ruolo predominante cesserà di essere tale entro il 2015, e che si registrerà una graduale riduzione dei finanziamenti destinati ai progetti relativi ai combustibili fossili.

Vi è infine una serie di dichiarazioni che incoraggiano specificatamente la Banca mondiale affinché dia maggiore priorità all’accesso all’energia su scala ridotta e a livello locale. Se ne contano molte altre ancora, per quanto riguarda il cambiamento climatico.

Detto questo, non passerò in rassegna tutte le dichiarazioni fatte finora – che peraltro mi trovano in totale accordo – e concluderò con due domande finali, poiché non è pensabile continuare con mere dichiarazioni di intenti.

La prima domanda è la seguente: perché non riusciamo a trarre una conclusione così semplice da tutto questo? Perché permettiamo che il potere decisionale sia tutto nelle mani di chi controlla i mezzi finanziari? Perché la Banca mondiale continua ad essere l’unica responsabile della strategia energetica globale? Quando decideremo finalmente che questa strategia deve essere il frutto di un’azione coordinata a livello globale e ancorata nelle Nazioni Unite?

La seconda domanda – e mi scuso per avere leggermente ecceduto il tempo a mia disposizione – è la seguente: quando cesseremo di imporre al mondo un modello di sviluppo, sia esso di prima o di seconda generazione – in altre parole, di prima o seconda mano – come se si trattasse di un modello che deve essere applicato a tutti indiscriminatamente?

C’è un limite all’arroganza. Dobbiamo essere più democratici.

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI). (DE) Signor Presidente, durante gli anni ’70 e nei primi anni ’80, l’insensibilità della Banca mondiale alle questioni di carattere ambientale è stata spesso oggetto di discussione. La discussione di oggi è la stessa che si è svolta allora, e identiche sono anche le promesse fatte dalla Banca mondiale. In passato si è agito per riformare la Banca mondiale, ma sono trascorsi decenni da allora. Per varie ragioni ho recentemente visitato alcuni paesi che sono generalmente annoverati tra i paesi in via di sviluppo. La situazione era inaccettabile. Cos’è accaduto a tutti i progetti? Dove sono gli impianti ad energia solare ai tropici? Dove sono le foreste sostenibili dell’Amazzonia o del Vietnam? Dove sono i pannelli solari e le turbine eoliche in Kenya?

Nulla di tutto questo è stato realizzato. È accaduta soltanto una cosa, ovvero che il sistema europeo dell’autogoverno è stato copiato così com’è. Le popolazioni locali si autogovernano, agendo, loro malgrado, nell’interesse di pochi con molto potere e molti interessi, senza peraltro realizzare alcun progresso. Poi ci sorprendiamo di fronte alle parole disperate dei cittadini dei paesi in via di sviluppo: “Non voglio più vivere nei Caraibi. Voglio trasferirmi negli Stati Uniti e raggiungere l’Europa attraverso Martinica”. Ci sorprendiamo che gli abitanti del Maghreb vogliano venire a vivere qui. L’ipocrisia insita in questa discussione è incredibile. Dobbiamo comprendere che milioni di persone hanno subìto un processo di radicalizzazione. Semplicemente dicono “Ne abbiamo abbastanza!”.

Chiunque abbia visto la proposta di risoluzione del Parlamento europeo non può che riconoscere che non è sufficiente. Avremmo dovuto fare sentire di più la nostra voce. Avremmo dovuto ingiungere con più chiarezza alla Banca mondiale di intraprendere i passi necessari. Perché istituire tutte queste commissioni – commissione per lo sviluppo, assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, e così via – se il risultato è un misero pezzo di carta che riassume parzialmente le conclusioni di una discussione che ha avuto luogo alla fine degli anni ’70? È una situazione imbarazzante.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, non dobbiamo convincere nessuno dell’importanza che l’energia riveste per i paesi in via di sviluppo. Molte volte ho visto un’espressione di stupore dipingersi sul volto di coloro che apprendevano quanto costi l’elettricità in Africa. E probabilmente anche il ruolo fondamentale della Banca mondiale nelle questioni energetiche che riguardano i paesi in via di sviluppo è ormai universalmente riconosciuto.

Il mio gruppo politico, il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano), ha proposto una serie di emendamenti alla presente risoluzione, su cui esprimere il proprio voto separatamente. A nostro avviso alcune parti della risoluzione sono troppo critiche nei confronti della Banca mondiale. Ad esempio non credo che si possa richiamare all’attenzione della Banca mondiale il fatto che essa consideri puliti alcuni tipi di energia quando invece dovrebbero essere visti come incompatibili o comunque non auspicabili dal punto di vista ambientale. L’energia nucleare, ad esempio, è ampiamente utilizzata in molti Stati membri dell’Unione; inoltre un numero crescente di paesi europei, che dipendono da carbone o gas, ne risentono in certa misura poiché devono limitare le proprie emissioni ad un costo che non è distribuito equamente tra i singoli Stati membri. È dunque opportuno essere cauti nel rivolgersi a enti esterni, dicendo loro quali tipi di energia dovrebbero essere sviluppati. Concordo tuttavia sull’opportunità di sostenere progetti locali che interessano aree ristrette, nonché progetti a basso tenore di carbonio e volti ad una diversificazione delle fonti energetiche e ad una maggiore indipendenza energetica.

È auspicabile, a nostro avviso, che la Banca mondiale investa nelle fonti di energia rinnovabile e in una maggiore efficienza energetica, ma è necessario non perdere di vista l’obiettivo principale, vale a dire, come rendere l’accesso all’energia uno strumento nelle mani di coloro che vogliono affrancarsi dalla povertà. Vogliamo prendere più piccioni con una sola fava – creare le condizioni per lo sviluppo, limitare le emissioni e tenere conto degli aspetti sociali ed ambientali coinvolti nei nuovi progetti energetici. Si tratta di obiettivi ambiziosi, e mi auguro che la Banca mondiale non ne sia intimorita. Al contempo, so che il Commissario Piebalgs ha molto a cuore l’elaborazione di progetti energetici nei paesi in via di sviluppo e posso confermare che tale argomento è discusso nel Libro verde; concordo inoltre circa la necessità da parte del Parlamento europeo di sostenere tale strategia.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D).(RO) Signor Presidente, attualmente 1,4 miliardi di persone, 85 per cento delle quali vive in zone rurali, non hanno accesso all’elettricità. L’obiettivo di sviluppo del millennio che si propone di debellare la povertà entro il 2015 non sarà raggiunto a causa dei mancati progressi nel generalizzare l’accesso all’energia. Sarebbe, infatti, necessario garantire l’accesso all’elettricità a 395 milioni di persone e l’accesso ai servizi igienici per la preparazione alimentare a un miliardo di persone entro il 2015. A tale scopo sarebbe necessario investire annualmente quasi 40 miliardi di dollari USA per i cinque anni compresi tra il 2010 ed il 2015, ossia circa lo 0,6 per cento del PIL mondiale.

L’accesso universale all’elettricità è uno degli obiettivi principali che i governi si sono posti nei paesi in via di sviluppo. Tra i principali ostacoli all’elettrificazione emergono i seguenti: i costi elevati di erogazione nelle zone rurali e nelle abitazioni periurbane; l’assenza di incentivi fiscali o finanziari; l’incapacità di elaborare e realizzare progetti di elettrificazione; le difficoltà di generazione dell’energia elettrica.

Le zone rurali rappresentano un caso particolare per quanto riguarda i requisiti energetici. Non soltanto, infatti, è necessario procurare l’energia, ma l’effettivo processo di generazione, che crea occupazione e sostiene lo sviluppo sociale ed economico, risulta problematico.

La relazione della Banca mondiale dell’11 febbraio 2011 ha dimostrato come la produzione energetica locale da fonti di energia rinnovabile e a basso costo di produzione sia una soluzione economica realizzabile nel lungo periodo. Ciò potrebbe contribuire significativamente al miglioramento della sicurezza energetica dell’India, permettendo una riduzione delle importazioni in questo settore ed attenuando l’impatto delle fluttuazioni del prezzo del petrolio. La Banca mondiale potrebbe quindi agire in qualità di partner dei paesi in via di sviluppo. Ritengo inoltre che che la Banca mondiale debba sostenere i progetti volti alla promozione dell’efficienza energetica ed alla produzione energetica locale da fonti di energia rinnovabile, nonché progetti più ampi che mirino all’elettrificazione ed alla creazione di interconnessioni tra più paesi.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D).(LT) Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare la relatrice per aver sollevato una questione così attuale ed importante. La povertà energetica rimane un problema grave, e le questioni ad essa legate impediscono a coloro che vivono nelle aree più povere del mondo di migliorare la qualità della propria vita, sottraendo loro ogni possibilità di guadagnarsi da vivere e di contribuire in generale alla crescita ed alla produttività del proprio paese. Si tratta di uno dei fattori fondamentali che ostacolano lo sviluppo sociale ed economico, ed impediscono a queste regioni di riscattarsi dalla povertà.

Come ha sottolineato la relatrice, i risultati delle statistiche sono sconvolgenti – circa 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità, e più di 2,5 miliardi continuano ad utilizzare biocombustibili tradizionali. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno in tutto il mondo due milioni di persone muoiono prematuramente a causa di patologie respiratorie causate proprio da questi biocombustibili.

Ad oggi, la precedente strategia energetica della Banca mondiale non ha prodotto risultati concreti. Inoltre i combustibili fossili continuano a godere di maggiore sostegno rispetto alle fonti di energia rinnovabile e pulita. Finora si è investito molto in centrali elettriche alimentate a carbone, contribuendo così alla dipendenza dei paesi poveri dai combustibili fossili, fortemente responsabili dell’inquinamento ambientale.

L’accordo raggiunto dai paesi del G20 circa la riduzione della promozione e del sostegno finanziario ai progetti relativi ai combustibili fossili, che dovranno cessare completamente entro il 2015, è una svolta positiva e promettente. È necessario che la nuova strategia valuti attentamente questioni come la supervisione ed il controllo dei finanziamenti, cosicché questi aiuti siano utilizzati per i progetti energetici in grado di garantire benefici a lungo termine e contribuire realmente allo sviluppo di queste regioni, migliorando la qualità della vita delle popolazioni locali.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signor Presidente, desidero ringraziare in particolare il Commissario Piebalgs. Egli naturalmente conosce a fondo la nostra strategia, essendo stato Commissario per l’energia. Ritengo che rimanga ancora molto lavoro da fare nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, in particolare per quanto concerne l’assistenza tecnica. L’Europa non può limitarsi a pagare la Banca mondiale, deve agire. L’Europa e le istituzioni europee devono svolgere un ruolo più decisivo all’interno della Banca mondiale. Una delle sfide maggiori sarà garantire il sostegno alle imprese familiari tramite gli aiuti allo sviluppo, nonché la promozione di piccole e medie imprese operanti nel settore generativo, poiché molte imprese di dimensioni ridotte, insieme, possono realizzare economie di scala, producendo così il relativo ritorno sugli investimenti.

Naturalmente lo stoccaggio dell’energia è una questione fondamentale, che svolgerà un ruolo chiave nella cooperazione allo sviluppo.

 
  
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  Seán Kelly (PPE).(EN) Signor Presidente, si può dire che quelli di noi che sono rimasti fino a quest’ora, a sera inoltrata, probabilmente sono alimentati da una qualche forma di energia rinnovabile, forse energia solare, o addirittura una forma di potere divino che si manifesta circondando i nostri capi come una sorta di aureola.

In ogni caso la discussione è stata varia, e ciò non sorprende, dato che si tratta di una questione controversa. Ritengo però che il Commissario sia riuscito a stabilire il giusto equilibrio, e probabilmente molto meglio rispetto alla maggior parte di noi, circa la direzione che stiamo seguendo e ciò che si dovrà fare in futuro. È però necessario, a mio avviso, precisare alcuni punti. Se un paese, sia esso industrializzato o in via di sviluppo, dispone di riserve di combustibile fossile – carbone – o energia nucleare, di certo le utilizzerà. La domanda che dobbiamo porci è se finanziarlo o meno. Ovviamente in Europa, la tendenza generale indicata da Cancùn, Kyoto e così via, è orientata alla promozione delle fonti di energia rinnovabile, che è senz’altro un obiettivo giusto. Per raggiungerlo, tuttavia, concordo con l’onorevole Martin circa la necessità di fare sentire maggiormente la nostra voce e insistere affinché la Banca mondiale promuova e finanzi un maggior numero di progetti relativi alle fonti di energia rinnovabile rispetto a quanto fatto finora.

 
  
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  Andris Piebalgs, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, tutto questo è cruciale per la nostra discussione, nonostante sia ormai sera inoltrata, poiché, a mio avviso, la strategia energetica della Banca mondiale rappresenta un’opportunità, una vera opportunità di risoluzione delle sfide energetiche che dobbiamo affrontare.

Se si considera la posizione dell’Agenzia internazionale dell’energia in merito alla povertà energetica e alle fonti di energia rinnovabile, appare chiaro che si tratta di sfide notevoli, ma la Banca mondiale, con la nostra leadership, può davvero operare i cambiamenti necessari. Volgendo lo sguardo alla storia dell’Unione, solo un paio di anni fa il nostro obiettivo relativo alle energie rinnovabili sembrava irraggiungibile, nonostante si trattasse di un mero 18 per cento, se non ricordo male. Ora invece pare proprio che siamo sulla strada giusta.

Certo, talvolta è necessario afferrare il coraggio a due mani e precorrere le vere sfide. La Banca mondiale procede in modo trasparente. A Washington si terrà la settimana dell’energia della Banca mondiale. Sarebbe opportuno presentare le nostre proposte alla Banca, che accoglie sempre favorevolmente le idee nuove. Se saremo coraggiosi, istilleremo rinnovato coraggio anche in quest’ultima. È dunque fondamentale recarsi a Washington con spirito di apertura e idee ambiziose. In caso contrario, molti potrebbero tentare di sottrarsi a questa sfida.

Si tratta innanzi tutto di capire da dove cominciare. A mio avviso, la questione principale dovrebbe essere l’accesso all’energia, poiché da esso dipendono sostenibilità ed efficienza energetica. La tendenza generale nei paesi in cui stiamo operando è rappresentata da una forte urbanizzazione, che si è ripercossa sulla situazione energetica, cambiandone radicalmente l’intero quadro. Ora non si parla più soltanto di generazione decentralizzata, ma anche di aree di agglomerazione, che richiedono l’inclusione dell’efficienza energetica nella strategia, per quanto singolare possa sembrare.

L’imperativo è apportare un miglioramento. Disponiamo di mezzi concreti: 200 milioni di euro per l’energia. Certo, non si può fare molto in questo settore con 200 milioni di euro. È dunque necessario prevedere un sistema di finanziamenti a lungo termine, poiché ritengo che il marchio che ci contraddistingue dovrebbe essere rappresentato proprio dalle energie rinnovabili. In questo modo, e con i mezzi della Banca mondiale, potremmo realmente fare la differenza, non soltanto per quanto riguarda l’approvvigionamento, ma anche nell’ambito della lotta al cambiamento climatico.

 
  
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  Presidente. - Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione(1) ai sensi dell’articolo 115, paragrafo 5, del regolamento.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 17 febbraio 2011.

 
  

(1) Cfr. Processo verbale.

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