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Discussioni
Martedì 8 marzo 2011 - Strasburgo Edizione GU

13. Preparazione del vertice della zona euro dell'11 marzo 2011 (discussione)
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la dichiarazione del Presidente della Commissione sulla preparazione del vertice della zona euro dell’11 marzo 2011 (2011/2615/RSP)).

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, onorevoli deputati, stiamo vivendo uno di quegli incredibili momenti in cui la storia sembra accelerare. Alle nostre porte, dall’altra parte del Mediterraneo, si è levato un vento di libertà.

La questione è talmente importante e urgente che, prima di tutto, vi comunico l’approvazione da parte del collegio del contributo della Commissione finalizzato ad assistere i paesi del Mediterraneo meridionale nel processo di transizione e a dare un nuovo impulso alle relazioni con i nostri vicini del Mediterraneo. Presenterò tale contributo assieme alla Vicepresidente della Commissione Ashton nel corso della riunione straordinaria del Consiglio europeo di venerdì prossimo.

Gli uomini e le donne delle rive meridionali del Mediterraneo e i giovani in particolare stanno manifestando il loro rifiuto dei regimi autoritari e la loro aspirazione alla libertà politica e alla giustizia sociale.

Pur rendendoci conto dell’estrema complessità della situazione e delle sfide e delle difficoltà che presenta, l’Unione europea non può permettersi nessuna ambiguità. Dobbiamo essere a fianco di coloro che chiedono libertà politica e rispetto per la dignità umana. Non possiamo incoraggiare nessuna ambiguità da parte dell’ Unione europea. Un regime che fa fuoco sui propri cittadini non può trovare posto nel concerto delle nazioni.

Offriamo a questi popoli una “collaborazione per la democrazia e la condivisione della prosperità” basata su tre pilastri: trasformazione democratica, impegno con la società civile e sviluppo solidale.

Siamo consci delle sfide che ci attendono. Dire no alla dittatura non garantisce automaticamente lo stato di diritto e la democrazia. La strada verso la transizione democratica non è mai facile, può essere talvolta tortuosa ed è sempre faticosa, ma l’Europa deve essere a fianco di chi aspira alla libertà politica e alla giustizia sociale.

Onorevoli deputati, passo ora all’altro appuntamento di questo venerdì 11 marzo, il vertice informale tra gli Stati membri della zona euro.

La crisi ci ha mostrato fino a che punto le nostre economie siano interdipendenti e ha messo in luce alcune debolezze strutturali. È uno dei motivi per cui dobbiamo rafforzare la nostra governance economica.

La Commissione sostiene da tempo la necessità di un maggiore coordinamento delle politiche economiche nazionali e del rafforzamento della governance europea. Noi proponiamo di sviluppare ulteriormente il pilastro economico della nostra Unione economica e monetaria e lo abbiamo evidenziato nella nostra relazione sui 10 anni dell’euro, UEM@10. Ma la verità è che alcuni governi erano più che riluttanti a sostenere un simile sviluppo.

Oggi tutti riconoscono la necessità di una vera governance economica europea e, del resto, i mercati ci ricordano in continuazione quanto sia essenziale. Per tale motivo gli Stati membri, nelle conclusioni dei lavori della task-force presieduta dal Presidente del Consiglio europeo, hanno raggiunto un ampio consenso sulle proposte presentate dalla Commissione concernenti il rafforzamento della governance economica. Tali proposte sono attualmente al vaglio di questo Parlamento e del Consiglio.

Inoltre, siamo pervenuti a un accordo sulla realizzazione del semestre europeo che contribuirà ad ampliare la governance economica, includendo nelle fasi iniziali non soltanto le politiche di bilancio, ma anche le politiche economiche e le riforme strutturali di ciascuno Stato membro. In questo contesto di rafforzata governance economica è emersa, recentemente, l’idea di un “Patto di competitività” che inviti gli Stati membri della zona euro a compiere ulteriori sforzi, basati in gran parte su ambiti di competenza nazionale, al fine di diventare ancora più competitivi.

È vero che, se le economie all’interno dell’Unione europea sono in effetti molto interdipendenti, quelle della zona euro lo sono in modo particolare.

Le differenze di competitività costituiscono un vero problema per i paesi che utilizzano una moneta comune. La loro competitività e la convergenza delle loro economie sono essenziali per garantire la realizzabilità di una zona euro forte e stabile a beneficio dell’intera Unione europea.

Detto ciò, dobbiamo riconoscere che l’idea ha suscitato una serie di preoccupazioni: il timore di un’Europa a due velocità (la zona euro e gli altri), il rischio di perdere di vista alcuni aspetti della ripresa economica che sono altrettanto importanti rispetto alla competitività e anche la possibile messa in discussione del metodo comunitario. Tali interrogativi sono tutti legittimi e dobbiamo rispondere in modo chiaro. È una questione di fiducia reciproca e di credibilità.

Onorevoli deputati, mi sono anche alquanto meravigliato di aver dovuto ricordare nell’ultimo Consiglio europeo del 4 febbraio che qualsiasi iniziativa specifica per la competitività e per la zona euro deve, evidentemente, rispettare il trattato.

Nelle sue conclusioni, il Consiglio europeo ha deciso che “ispirandosi al nuovo quadro di governance economica, i capi di Stato o di governo adotteranno misure supplementari volte ad aumentare la qualità del coordinamento delle politiche economiche all’interno della zona euro al fine di migliorare la competitività, raggiungendo così un livello più elevato di convergenza senza danneggiare il mercato unico”.

Inoltre, sono stato molto soddisfatto di vedere finalmente aggiungere a tali conclusioni un riferimento esplicito alla necessità che tali, ulteriori progressi si realizzino “in conformità con il trattato”. Potreste considerarlo scontato, ma è meglio che sia stato specificato.

Il Consiglio europeo, pertanto, ha dato mandato al Presidente del Consiglio europeo di condurre, in stretta collaborazione con il Presidente della Commissione europea, una serie di consultazioni con gli Stati membri della zona euro al fine di definire i mezzi concreti necessari per procedere.

Tali consultazioni hanno indicato chiaramente che, in linea generale, gli Stati membri sono favorevoli all’adozione del metodo comunitario.

Sarò molto chiaro per quanto riguarda i principi che, a parere della Commissione, vanno obbligatoriamente rispettati per tale Patto di competitività, che sarebbe più opportuno chiamare “Patto di convergenza e competitività”, giacché prevede misure volte a ridurre le differenze all’interno della zona euro e, in effetti, all’interno dell’Unione europea.

Il primo principio è che il patto va realizzato attenendosi alle condizioni stabilite nel trattato e nell’ambito del sistema esistente di governance economica. In tal modo, potremo essere certi di adottare un metodo davvero comunitario, giacché la storia e l’esperienza del Patto di stabilità e crescita in particolare hanno dimostrato che soltanto attraverso il metodo comunitario possiamo ottenere risultati legittimati democraticamente a livello europeo da una parte e vincolanti e controllabili dall’altra.

Naturalmente, il patto dovrà anche rispettare il ruolo della Commissione. Ciò è essenziale al fine di garantire obiettività e indipendenza nel verificare gli sforzi compiuti dagli Stati membri, l’integrità del mercato unico e di tutto l’acquis comunitario e il bilanciamento tra le iniziative adottate nella zona euro e quelle definite nell’Unione europea nel suo insieme.

Ribadisco anche che il Parlamento europeo svolgerà un ruolo di vigilanza sul Patto di convergenza e di competitività giacché, ovviamente, la Commissione informerà il Parlamento in modo esauriente.

Il patto deve anche rimanere aperto agli altri Stati membri che volessero aderirvi e che non fanno parte della zona euro. Ritengo sia importante evitare qualsiasi tipo di stratificazione nell’Unione, poiché sarebbe contraria a quel principio di solidarietà che è il fondamento del nostro progetto comune.

Un patto che richiede misure a livello nazionale trova giustificazione nel contributo al valore aggiunto di quanto già stabilito nel contesto delle proposte di governance economica presentate. Vi ricordo che, ai sensi dell’articolo 121 del trattato, gli Stati membri sono tenuti a coordinare le proprie politiche economiche nazionali. Con tale patto si deve anche fare in modo di non influenzare negativamente l’integrità del mercato unico, si dovrebbe, anzi, contribuire al suo miglioramento e, in aggiunta, è necessario rispettare il dialogo sociale e le misure di coordinamento sulla competitività in rapporto ai nostri obiettivi principali, la crescita e l’occupazione, proprio come abbiamo stabilito nella strategia Europa 2020.

La competitività costituisce, in effetti, un elemento essenziale per le nostre economie e una condizione necessaria ad avviare una crescita che crei occupazione. È pertanto importante garantire che il patto in oggetto generi effettivamente valore aggiunto e non ci allontani dagli obiettivi fondamentali di crescita e occupazione. I punti di partenza per me sono crescita e occupazione ed è per questo che insisto sulla crescita, quella crescita inclusiva e sostenibile che è alla base della strategia Europa 2020.

Per questo do tanta importanza alla dimensione sociale, perché gli sforzi necessari vanno condivisi equamente. Su questo punto, la Commissione continua a lavorare su una proposta per la tassazione delle attività finanziarie. Analogamente, se è vero che il consolidamento di bilancio e le riforme strutturali sono fondamentali per la competitività, è anche vero che gli investimenti in settori essenziali per il futuro come ricerca e innovazione sono altrettanto importanti.

Dovremmo anche ricordare che il patto è solo una parte della nostra risposta complessiva volta a garantire la stabilità della zona euro. È necessario sviluppare tutti gli altri aspetti della nostra risposta, ossia aumentare l’effettiva capacità di finanziamento del fondo europeo di stabilità finanziaria ed estenderne le competenze, disporre la costituzione di un meccanismo permanente dal 2013 e realizzare nei prossimi mesi prove di stress più severe per le banche. Tutto ciò contribuirà a produrre maggiore trasparenza, più fiducia e più credibilità.

Il Patto di convergenza e competitività potrebbe, dunque, apportare un valido contributo se considerato alla stregua di una delle misure che si inscrivono nell’ambito degli sforzi compiuti al fine di garantire la stabilità della zona euro e che ci auguriamo inizieranno ad avere effetto da marzo.

La coerenza del Patto con il sistema di governance comunitaria potrebbe costituire un importante sforzo supplementare per una crescita equa e sostenibile in Europa. Nel caso ciò si verifichi, nel caso in cui tale misura venga realizzata in modo efficace e con un metodo comunitario, come desiderano la Commissione e il Parlamento, allora ritengo che il Patto di convergenza e competitività creerà valore aggiunto e potrebbe contribuire a rafforzare il pilastro economico dell’unione economica e monetaria. È quanto vogliono il Parlamento e la Commissione, che, a tal fine, non risparmierà i suoi sforzi. Grazie per l’attenzione.

 
  
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  Joseph Daul, a nome del gruppo PPE.(FR) Signora Presidente, Presidente Barroso, onorevoli deputati, cosa abbiamo imparato dalla crisi finanziaria?

Dalla Seconda guerra mondiale abbiamo imparato che le nostre nazioni devono collaborare e smettere di distruggersi vicendevolmente.

Dalla caduta del muro di Berlino abbiamo imparato a conoscere i regimi autoritari e i regimi comunisti e siamo riusciti a riunire il continente attorno ai valori di libertà, democrazia ed economia sociale di mercato.

Dall’attacco terroristico dell’11 settembre abbiamo imparato che è necessario trovare un nuovo equilibrio tra sicurezza e libertà.

Dall’attuale crisi finanziaria dobbiamo imparare che i nostri Stati membri non possono continuare a considerare tabù argomenti come la cooperazione nei settori di bilancio, finanziario e sociale. So bene quali progressi abbiamo compiuto. L’istituzione, quest’anno, della cooperazione tra i 27 Stati membri sulle priorità di bilancio costituisce, in sé, una rivoluzione mentale. Anche le regole di cui abbiamo saputo dotarci per rendere più etici i mercati finanziari sono esemplari, ma non sono sufficienti.

Il mio gruppo desidera esortare al raggiungimento, prima dell’estate, di un accordo tra il Parlamento e il Consiglio sulla governance economica rafforzata e a un maggiore impegno per il coordinamento delle questioni sociali e fiscali. È questo il senso del Patto di competitività, la cui versione iniziale è già stata rivista con l’obiettivo di adattarla maggiormente ai valori comunitari. Tuttavia, dobbiamo andare ancora oltre, garantendo che sia il Parlamento, sia la Commissione esercitino tutte le prerogative di cui godono a riguardo e, per questo, contiamo sul Presidente della Commissione.

Il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) accoglie con favore e sostiene tali proposte come hanno già fatto i dirigenti nazionali del partito a Helsinki.

Onorevoli deputati, come possiamo spiegare ai nostri concittadini che, nello stesso momento in cui ci troviamo in una delicata situazione finanziaria, a metà luglio di ogni anno, la maggior parte degli Stati membri continua a spendere come se niente fosse? Per quale motivo l’eccessivo indebitamento dei nostri Stati dovrebbe essere più accettabile, più tollerabile e più sostenibile rispetto a quello delle famiglie o delle imprese? Ne ho testimonianza a livello aziendale. La crisi ha provocato perdite di posti di lavoro e drammi familiari: il minimo che possiamo fare è imparare da ciò e dire la verità sulla situazione.

La prima lezione è che non dobbiamo più trattare con leggerezza gli obblighi da parte degli Stati – di qualsiasi dimensione – a rispettare i limiti di bilancio.

La seconda lezione è che la solidarietà europea può funzionare se e solo se la nostra regolamentazione sociale e fiscale è almeno paragonabile. Non necessariamente identica, ma paragonabile. Per il momento, siamo ben lontani.

La terza lezione è che l’Europa deve dotarsi di un meccanismo europeo di stabilità per proteggere la nostra economia sociale di mercato.

La quarta e ultima lezione è che, anche nella bufera, l’Europa resta in piedi e l’integrazione europea si rafforza.

Va detto che i nostri partner americani e giapponesi hanno tassi di indebitamento molto più alti dei nostri senza esserne troppo preoccupati anche se, probabilmente, non sarà sempre così. Da parte nostra, è il momento di consolidare la nostra economia e la nostra competitività, è il momento di lavorare alla creazione di posti di lavoro per il futuro, è il momento di dire le cose come stanno. Non perdiamo questa occasione!

 
  
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  Martin Schulz, a nome del gruppo S&D.(DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, per i pochi di voi che sono ancora qui, abbiamo discusso per settimane un documento formulato dalla Cancelliera Merkel e dal Presidente Sarkozy che sembra non essere mai esistito. Nonostante il documento non esistesse, si è tenuta una conferenza stampa a riguardo durante il vertice del Consiglio europeo. Adesso sappiamo per certo che il documento esiste e che costituisce una lettura interessante. Nel contempo, però, il contenuto del documento è, in certo qual modo, andato perduto e i suoi punti fondamentali non vedranno mai la luce. Malgrado tutto, alla fine, otterremo un risultato, ossia un’espansione della rete di sicurezza. Quindi un documento inesistente con un contenuto indefinito, presentato a una conferenza stampa artificiale ha determinato un’espansione della rete di sicurezza. Ottimo! Ma la situazione è quanto meno kafkiana e non è questo il modo di salvare l’euro.

Voglio dire al Presidente della Commissione che ritengo valido il suo intervento, perché ha messo in luce lo squilibrio sociale insito nelle proposte. A volte mi meraviglio: la Germania e il suo Cancelliere, come anche il presidente Sarkozy, il principe dei sondaggi d’opinione in Francia, richiede misure che la Germania stessa non ha mai adottato in questa forma. Il bilancio della Grecia e, in effetti, tutti i bilanci, indistintamente, andrebbero tagliati. Condivide anche lei questa opinione, Commissario Rehn?

Cosa ha fatto la Germania nel momento di crisi più profonda? Ha inventato i cosiddetti incentivi per la rottamazione, in altre parole, ha usato fondi nazionali per finanziare un piano di stabilizzazione dell’industria automobilistica. Le sovvenzioni per la riduzione dell’orario di lavoro, che hanno contribuito a tenere sotto controllo la disoccupazione in Germania, sono state una misura interventista dello Stato. Per quale motivo si dovrebbe impedire ad altri Stati di adottare misure simili per gestire le situazioni specifiche in cui si trovano?

Di recente, l’agenzia di rating Moody’s ha declassato la Grecia a un livello inferiore rispetto alla Bielorussia e all’Egitto. Si comincia davvero a chiedersi se esistano zone di terreno fertile nell’economia. Non lo so. Il paese è classificato addirittura dopo il Vietnam. Questo particolare dramma va in scena sempre tre giorni prima di un vertice del Consiglio europeo. Casi del genere si verificano sempre tre giorni prima di una riunione del Consiglio europeo. In ogni caso, la gente ascolta quello che Moody’s ha da dire. E sapete cosa dice Moody’s? Che declasserà il paese perché non è più in grado di investire a causa dei tagli, pertanto non può generare crescita economica.

Stiamo parlando, quindi di un “hair cut” o scarto di garanzia. Se guardate me, vi renderete conto che sono nella posizione per affermare che un “hair cut” non può risolvere tutti i problemi. In effetti è vero il contrario, giacché cosa sta succedendo a seguito dello scarto di garanzia? L’obiettivo sembra essere quello di migliorare il rating del credito di un paese dicendo ai creditori che perderanno tutte le riduzioni di valore delle attività. Dove finirà il tutto? Nella rete di sicurezza, naturalmente. Per questo ha senso allargare la rete di sicurezza e fare tutto il possibile per stabilizzare l’euro. Per questo ha perfettamente senso il patto stesso. Tuttavia, esiste uno squilibro. Commissario, se le sue idee sono rappresentate nel patto e l’equilibrio economico e sociale verrà ristabilito come lei suggerisce, allora il patto sarà di nuovo sulla strada giusta. È per questo motivo che accolgo con favore l’ottima proposta che lei ha presentato.

Non voglio perdere altro tempo parlando della questione delle istituzioni. Dal punto di vista istituzionale, il concetto nella sua totalità è sbagliato fin dal principio. Se ora sarà ristrutturato in modo che tutte le decisioni operative siano prese dalle autorità responsabili, in altre parole, la Commissione, garantendo la legittimità democratica con il coinvolgimento del Parlamento europeo, allora andrà tutto bene. Quindi, malgrado la brutta partenza e alcune situazioni di pericolo e deviazioni lungo la strada, la rete di salvataggio va estesa, il che è ottimo. Anche il Partito Liberal Democratico tedesco è favorevole e questa è una buona notizia. Signora Presidente, sono certo che anche il suo partito in Germania sosterrà il patto, in tal modo avremo guadagnato terreno anche in questo caso. Se ora riusciremo a dare al patto un nome adeguato, ossia “Patto per l’euro”, allora potremmo aver finalmente ottenuto qualcosa di utile.

 
  
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  Guy Verhofstadt, a nome del gruppo ALDE. (FR) Signora Presidente, innanzi tutto, ritengo che oggi possiamo affermare che, dopo aver rifiutato per anni il concetto di unione economica, stiamo finalmente accettando l’idea che l’unione monetaria si accompagni a un’unione economica, il che rappresenta un passo avanti, fatta eccezione per l’onorevole Farage, naturalmente. Per tutti gli altri, però, rappresenta un passo in avanti.

Malgrado ciò, signora Presidente, ritengo che il termine utilizzato non sia appropriato. Cosa vuol dire la parola “patto”? Un patto è un accordo tra Stati e noi non abbiamo bisogno di un accordo tra Stati. Ciò di cui abbiamo bisogno è un atto comunitario, un’iniziativa a livello di Unione europea e non un patto tra Stati membri che costituisce, per sua stessa natura, un patto intergovernativo. Pertanto, si tratta di un termine non adeguato poiché è fuorviante.

In secondo luogo, il metodo. Non c’è bisogno di niente a livello intergovernativo. L’intergovernatività non ha mai funzionato nell’Unione europea. La strategia di Lisbona era intergovernativa e non ha avuto successo. Quando la Germania e la Francia non hanno rispettato i termini del Patto di stabilità nel 2003-4, hanno dimostrato come la strategia intergovernativa non fosse quella giusta. Serve un approccio comunitario.

In terzo luogo, Presidente Barroso, ritengo che quanto è stato presentato sia insufficiente o piuttosto sia indirizzato a misure molto specifiche. Il Patto di competitività della Cancelliera Merkel e del Presidente Srakozy prevede sei misure specifiche. Ad esempio, nel caso delle pensioni, si concentra sull’età pensionabile, ma il sistema pensionistico è molto più complesso. Non si tratta soltanto di età pensionabile, ma anche del numero di anni di contributi, degli schemi di prepensionamento e dell’esistenza o meno di un secondo pilastro.

Pertanto, ciò di cui abbiamo bisogno non sono sei misure specifiche in un patto intergovernativo che non potrà mai esistere o funzionare. Abbiamo invece bisogno di un’ampia governance economica (regime pensionistico, mercato del lavoro, politica salariale, politica fiscale) all’interno dell’Unione europea, che venga decisa dalla Commissione e comunicata agli Stati membri attraverso un codice di convergenza – è questo il termine che avete usato – in modo che questi possano applicare le regole previste dal codice di convergenza. È quanto dobbiamo fare il prima possibile.

La mia richiesta è molto semplice. Ho visto il documento del 25 febbraio che avete elaborato assieme al Presidente del Consiglio. Ritengo che, adesso, sia la Commissione a dover sviluppare la propria iniziativa e ciò va fatto immediatamente. C’è ancora tempo, nelle prossime settimane, per preparare tali atti comunitari di governance economica e di convergenza e per presentarli al Consiglio e al Parlamento europeo. Sarà compito nostro, allora, decidere e sostenervi a riguardo, ma credo che, per il momento, stiamo reagendo. Nel documento del 25, che ho qui, leggo

“controllo da parte dei capi di Stato e di governo”, “gli impegni concreti presi dai capi di Stato e di governo”.

(FR) Non funzionerà in questo modo. Gli Stati e i Primi ministri non imporranno regole a sé stessi. Non ha mai funzionato in passato e non funzionerà in futuro!

Infine, e giungo alla conclusione, ritengo anche sia giunto il momento, Presidente Barroso, di presentare al più presto possibile un’iniziativa concernente un meccanismo di crisi per le banche e non a livello nazionale, come indicato, ma a livello europeo. Lei ha il diritto di farlo nella sua qualità di garante delle regole di concorrenza nell’Unione europea e ha, pertanto, la possibilità di presentare una simile iniziativa.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE. – (DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, non mi sento più obbligata a commentare la storia per molti versi imbarazzante del Patto di competitività. È curioso sentir dire che il documento non esisteva, malgrado fosse stato distribuito nei corridoi della sede del Consiglio a Bruxelles. Come ho già affermato a Bruxelles, il modo in cui i fatti sono stati contestati negli edifici del Consiglio ha tutte le caratteristiche di un regime socialista o comunista in fin di vita.

Dal mio punto di vista, il fatto è che da mesi ormai noi europei stiamo vivendo più di una crisi valutaria accompagnata anche dall’incapacità dei nostri governi nazionali di accettare la comune responsabilità del problema e di seguire una strategia comune che possa farci superare tali difficoltà.

Rendendo permanente un meccanismo di crisi, indipendentemente dal modo in cui lo abbiamo acquisito, avremo fatto un passo in avanti. Tuttavia, se guardiamo alla Grecia, direi che potremmo rimanere delusi se credessimo di avere la crisi sotto controllo. È parimenti chiaro in Grecia che la natura unilaterale delle misure, la concentrazione esclusiva sulle misure di austerità e sui tagli, non sta funzionando. Il paese deve trovarsi anche nella posizione di poter investire. Quando un paese come la Grecia effettua tagli di spesa così radicali, deve anche sapere da dove proverranno le sue entrate.

Mi disturba sentire dalla Germania, prima della riunione del Consiglio europeo di questa settimana e nelle dichiarazioni relative alla riunione del Consiglio tra 14 giorni, che non ha intenzione di discutere alcuna condizione per la Grecia, né le modifiche necessarie. Si compiono ancora gli stessi errori: unilateralismo e ostinazione sullo stesso metodo. Se dobbiamo seguire il modello descritto dall’onorevole Verhofstadt, come anche le decisioni relative a misure di consolidamento specifiche, l’unione economica richiede anche la predisposizione a una solidarietà vera. Pertanto, la Grecia dovrebbe aspettarsi da noi più di quanto abbiamo dato finora.

Concordo pienamente con l’onorevole Schulz e con gli oratori precedenti e voglio affermare con chiarezza a nome di tutti coloro che, nel mio gruppo, hanno lavorato alla questione per molti mesi: la strategia comunitaria è straordinaria. Abbiamo bisogno di processi decisionali veri e comprensibili a Bruxelles affinché i cittadini dalla Grecia alla Danimarca, dalla Germania alla Spagna abbiano fiducia in noi. Se dovessimo davvero creare il “centro chiuso” proposto nel Patto di competitività come pianificato da un numero ristretto di capi di governo, perderemmo il dibattito sulla fiducia nell’Unione europea. La crisi ha sempre più a che vedere con questo. Posso solo sperare che ci libereremo dalla stupidità e che alla prossima riunione del Consiglio si dimostri maggiore buon senso.

Giacché ha parlato di crescita sostenibile, Presidente Barroso, lasci che aggiunga qualcosa. Non riesco a capire come un Commissario per l’energia a Bruxelles possa affermare che un obiettivo ambizioso di protezione del clima significherebbe deindustrializzazione in Europa. Il ministro tedesco dell’ambiente 14 giorni fa a Bruxelles ha presentato uno studio che prevedeva la creazione di sei milioni di posti di lavoro nell’Unione europea nel caso si stabilisca un obiettivo climatico del 30 per cento. Ciò significherebbe crescita sostenibile. Presidente Barroso, deve fermare il Commissario Oettinger.

 
  
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  Vicky Ford, a nome del gruppo ECR.(EN) Signora Presidente, se è vero che nei periodi di crisi bisogna agire rapidamente – ed è chiaro che la crisi non è ancora passata per la zona euro – è anche vero che bisogna agire in modo intelligente. Il Regno Unito ha recuperato la fiducia del mercato attuando riforme finalizzate al controllo della spesa e alla riduzione del debito pubblico, che costituiscono le raccomandazioni principali del Patto di competitività.

Le procedure parlamentari non permettono di prendere decisioni rapide, ma alcuni suggerimenti dei deputati potrebbero risultare utili per il Consiglio europeo. Riguardo al tasso d’interesse per l’Irlanda, le nazioni che, come noi, hanno prestato denaro ad altre nazioni meritano un tasso d’interesse adeguato al rischio, ma rivorranno anche il proprio denaro. Ho proposto un incentivo al ripagamento anticipato, un premio a ricompensa del rimborso anticipato. Con il pacchetto di governance economica, gli Stati membri dovranno avere maggiore trasparenza sui propri bilanci. Proporrei lo stesso anche per i contribuenti che partecipano al bilancio dell’Unione europea.

Mi auguro che, nonostante la crisi, i nostri governi nazionali riescano a prestare ascolto alle proposte di quest’Aula e a lavorare insieme in modo costruttivo.

 
  
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  Lothar Bisky, a nome del gruppo GUE/NGL. (DE) Signora Presidente, Presidente Barroso, ho notato con piacere come lei abbia tenuto conto della dimensione sociale della questione e abbia appoggiato un’intesa sociale, che è sicuramente necessaria. Non c’è bisogno che io ripeta quanto già affermato dai miei colleghi parlamentari, giacché concordo pienamente con loro.

Sono molto scettico in merito al patto presentato dalla Cancelliera Merkel e dal Presidente Sarkozy. Per quale motivo? Le regioni che li hanno spinti a presentarlo non sono chiare. Il fatto che non abbia validità è un’altra questione. Entrambi sono ottimi strateghi ed è inaccettabile la loro spiegazione che le cose siano semplicemente andate così. Credo invece che intendano esattamente quanto espresso nel patto. Desidero ritornare di nuovo su questo punto, credo si tratti di una questione molto importante. Nonostante ritengano che la clausola riguardante l’indicizzazione delle retribuzioni e dei salari sia la risposta giusta, io non ne sono così convinto. In parole povere, l’aumento dell’età pensionabile può anche essere considerato come una riduzione delle pensioni. Sarà estremamente difficile ridurre il debito. In fin dei conti, è complicato persino per paesi come la Germania. Immagino che l’Irlanda o la Grecia si troveranno in grandi difficoltà in questo caso.

Sono un po’ scettico sui risultati che si dovrebbero ottenere con la soluzione proposta. Mi aspetto trasparenza a riguardo. Riceverà sostegno dal Parlamento se farà la sua parte promuovendo una maggiore trasparenza e garantendo che simili confronti non si svolgano all’insaputa del Parlamento. Se si vogliono effettuare tagli alla spesa sociale, bisogna dichiararlo apertamente invece di fare ricorso a mille sotterfugi per raggiungere un obiettivo che lei, Presidente Barroso, non condivide e che noi sicuramente non condividiamo.

Siamo pronti a discutere con lei il concetto di governance economica europea coordinata a condizione che tale governance economica sia degna di tale nome o, in altre parole, che abbia una struttura democratica e che contribuisca a fondare una comunità europea sostenibile e socialmente responsabile. Siamo anche pronti a discutere modifiche del trattato, ad esempio in relazione a una clausola sul progresso sociale. Ci aspettiamo, però, informazioni e consultazioni più dettagliate e tempestive. È il solo modo in cui il Parlamento può controllare tale processo e ciò non è possibile senza informazione!

 
  
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  Nigel Farage, a nome del gruppo EFD.(EN) Signora Presidente, mi diverte la visione del mondo che ha espresso oggi il Presidente Barroso, ma forse è stato molto più ironico di quanto volesse.

Ha parlato di quanto accaduto in Egitto e in altri paesi e di come sia positivo che i popoli stiano insorgendo per invocare la democrazia. Gli ricordo che la democrazia è un sistema per mezzo del quale io voto per coloro che dovranno governarmi e poi, se non mi piace quello che fanno, posso liberarmi di loro, cacciarli e mettere qualcun altro al loro posto. È stato ironico che la sua frase successiva fosse: “ed è per questo che in Europa, di considerata la crisi dell’euro, dobbiamo rafforzare il metodo comunitario”.

Per il pubblico che osserva con frequenza sempre maggiore tali procedimenti, il metodo comunitario vuol dire che le leggi vengono proposte in segreto da burocrati non eletti – gente come lei, Presidente Barroso. So che il Parlamento europeo ha votato per lei, ma lei era l’unico candidato che ci è stato proposto. Questa non è democrazia!

Pertanto, il Presidente Barroso sta dicendo, da una parte che la democrazia è positiva, ma, dall’altra, che non possiamo averla in Europa. Lo appoggia l’onorevole Verhofstadt, che viene dal Belgio e ritiene che tutti gli Stati nazionali vadano aboliti – e probabilmente il suo lo sarà a breve. Afferma che vogliamo l’unione economica, ma nessuno ha votato per tale unione. Nessuno ci ha chiesto se la vogliamo. Lui potrà votare per l’unione economica, ma i popoli d’Europa non lo hanno fatto.

Durante il vertice di venerdì si dovrebbe discutere del Portogallo. Dopo i salvataggi di Grecia e Irlanda, è abbastanza ovvio che i mercati stanno mandando un messaggio “Prego, numero 3, è il suo turno”. Il rendimento dei titoli di Stato portoghesi ha toccato il 7,6 per cento lunedì. Il Presidente Barroso sa già che è stato necessario salvare l’Irlanda quando il rendimento dei suoi titoli di Stato ha raggiunto il 7 per cento. Ad aprile dovremo anche rinegoziare una parte rilevante del debito portoghese, altri 20 miliardi di euro. Ricordiamoci che, negli ultimi 6 mesi, l’80 per cento del debito portoghese è stato acquistato dalla Banca centrale europea.

Non possiamo continuare, come Unione europea, ad acquistare il nostro stesso debito. In tal modo, la prossima crisi debitoria non sarà più di un paese, ma della stessa Banca centrale europea.

(L'oratore accetta di rispondere a una domanda “cartellino blu” ai sensi dell'articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Martin Schulz (S&D).(DE) Signora Presidente, presumo che lei non conosca la risposta, onorevole Farage, ma ho una domanda da porle. Lei si riferisce continuamente al Belgio come a una nazione inesistente. Lo ha dichiarato all’onorevole Van Rompuy e ora ha ripetuto qualcosa di simile all’onorevole Verhofstadt. Lei sa su quali basi sia stato fondato lo Stato del Belgio?

 
  
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  Nigel Farage (EFD).(EN) Signora Presidente, mi fa piacere che l’onorevole Schulz mi abbia rivolto questa domanda.

Il problema è che quando si forma uno Stato artificiale che comprende più di un gruppo linguistico – ed è chiaramente il caso del Belgio – si potrà, per un certo periodo di tempo, riuscire a tenerlo insieme, ma, che si tratti del Belgio, della Iugoslavia o dell’Unione europea, se le lingue e le culture sono completamente diverse, non rimarrà unito. Il motivo per cui la questione del Belgio la disturba tanto e per cui l’onorevole Van Rompuy si è così irritato e all’onorevole Verhofstadt l’argomento è sempre così poco gradito è che il Belgio rappresenta un microcosmo dell’intero progetto europeo, non è vero, onorevole Schulz?

 
  
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  Martin Schulz (S&D).(DE) Signora Presidente, impiegherò soltanto 30 secondi. È interessante che il rappresentante di un partito che si chiama Partito Indipendentista del Regno Unito non sappia che il Regno del Belgio è stato fondato su indicazione del Regno Unito.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D).(EN) (Domanda “cartellino blu” all’onorevole Farage ai sensi dell'articolo 149, paragrafo 8, del regolamento ) Signora Presidente, spero che l’onorevole Farage non si senta offeso da una domanda rivoltagli da un cittadino della Repubblica irlandese. Posso chiedere qual è la base su cui si fonda il Regno Unito? Per quanto ne so, consiste nelle nazioni inglese, scozzese, gallese e irlandese del Nord, non si tratta forse di un’unione di nazioni? E orgogliosa di esserlo, potrei aggiungere?

 
  
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  Nigel Farage (EFD).(EN) Signora Presidente, questa è un’ottima domanda. Onorevole Schulz, ha ragione a dire che il Belgio è stata un’invenzione britannica e un nostro errore. Ne abbiamo compiuti molti nel corso degli anni. In alcuni casi siamo stati bravi, in altri abbiamo sbagliato, proprio come è successo al suo paese, la Germania. Immagino che concorderà se affermo che la storia della Germania non è stata poi così immacolata.

Lei ha proprio ragione. In effetti, tenere insieme il Regno Unito è stato un compito estremamente complesso. L’Irlanda, infatti, è andata per la sua strada già nel 1921, credo, quando ne è stata decretata l’indipendenza. Lei ha ragione, è molto difficile tenere unite culture diverse. Ritengo che l’unione di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord funzioni, attualmente, perché gode del consenso popolare. Se non lo avesse, la popolazione chiederebbe dei referendum e le diverse nazioni riuscirebbero a separarsi. La questione è che in questa Unione europea non si dà a nessuno tale opportunità.

 
  
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  Corien Wortmann-Kool (PPE).(NL) Signora Presidente, il Consiglio vuole vedere più ambizione in modo che possiamo aumentare la competitività e ottenere maggiore convergenza. Ciò è encomiabile, naturalmente. Mi unisco agli elogi espressi al Presidente Barroso per il modo in cui ha raccolto la sfida ed è venuto qui a fornirci una spiegazione sul Patto di competitività, riuscendo persino, non si può non notarlo, a mantenere pacifico l’onorevole Schulz. Lei ha raccolto la sfida insieme al Presidente Van Rompuy.

Malgrado ciò, il patto sembra avere qualche difficoltà a decollare perché il Parlamento in particolare si trova a dover gestire un pacchetto legislativo di dimensioni considerevoli. È la prima volta che il Parlamento si trova nel ruolo di colegislatore per la governance economica e per questo è così importante creare dei collegamenti, giacché esistono alcune sovrapposizioni. In quest’Aula, onorevoli deputati, abbiamo presentato 2 000 emendamenti e, analizzandoli, troveremmo che riflettono quasi tutti i contenuti del Patto di competitività

Anche il Parlamento vuole vedere più ambizione ed è proprio questo che mi preoccupa. Come faremo a collegare il Patto di competitività con la strategia UE 2020? Inoltre, Presidente Barroso, utilizzerà il nostro diritto di iniziativa in modo attivo al fine di stabilire un collegamento tra il Patto di competitività e il pacchetto legislativo? In caso contrario, quest’Aula raccoglierà da sé la sfida, nel suo ruolo di colegislatore.

 
  
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  Elisa Ferreira (S&D).(PT) Signora Presidente, vengo da un paese che esiste da otto secoli e, nonostante ciò, vuole che ci sia un’Europa forte nell’era della globalizzazione, un’Europa che si trovi sullo stesso piano di Cina, India e Stati Uniti. La crisi che stiamo vivendo non è una crisi che ha raggiunto la zona euro, bensì, come qualcuno stava dicendo, è una crisi della zona euro, dovuta al fatto che la moneta unica può funzionare soltanto se si svolge un lavoro serio e incessante sulla convergenza tra le diverse zone che l’hanno adottata e che riguardi i tassi di crescita, il rendimento dei titoli di Stato e l’occupazione: può funzionare, insomma, solo se esiste una convergenza reale. Fino ad ora le nostre attività hanno riguardato gli indicatori nominali di convergenza, che non sono affatto la stessa cosa.

Pertanto, l’Europa deve portare a termine improrogabilmente quello che ha iniziato e, a tal fine, specialmente per quanto riguarda la moneta unica, deve creare, di fatto, un fondo di stabilità solido che permetta ai paesi in difficoltà di realizzare la convergenza con tassi di interesse accettabili e non proibitivi, senza essere costretti a effettuare tagli a quegli investimenti strategici che consentono di realizzare tale convergenza, in modo da poter utilizzare la loro stessa crescita per ripagare quanto preso a prestito in tempo di crisi.

Signor Presidente, serve una Commissione attiva, una Commissione che prenda parte alla costituzione del fondo di stabilità, ma anche a quella delle obbligazioni europee, e che ascolti il messaggio che il Parlamento le ha lanciato di nuovo oggi attraverso il nuovo strumento delle proprie risorse, che dovranno costituire un sostegno efficace a un bilancio chiaramente insufficiente. Abbiamo appena adottato la relazione Podimata che promuove espressamente l’istituzione di una tassa sulle operazioni finanziarie. Se vuole sopravvivere, adesso l’Europa deve cambiare rotta. Serve un Parlamento forte, ma anche una Commissione che sia in grado di agire invece di limitarsi semplicemente a reagire, che sia in grado di prendere quelle iniziative che aspettiamo con impazienza affinché questo esperimento non diventi vano e produca, invece, dei frutti.

 
  
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  Sylvie Goulard (ALDE).(FR) Signora Presidente, Presidente Barroso, signor Commissario, sono state espresse molte opinioni con le quali concordo. Voglio solo sottolineare tre parole.

La prima parola è “rispetto”. Non è stata quest’Aula a decidere che il Parlamento europeo dovesse diventare colegislatore per quanto riguarda la governance economica. Sono stati, invece, i governi a deciderlo con il trattato di Lisbona. In qualità di relatori, riteniamo non sia corretto essere informati di importanti discussioni relative al pacchetto sulla governance da Google o dalla stampa anglofona. La prima richiesta che rivolgo a lei, Presidente Barroso, e anche ai colleghi del Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy presenti in quest’Aula, è di rispettarci e di consentire a questo Parlamento di continuare a svolgere il proprio lavoro.

La seconda parola è “democrazia”. A partire dal diciottesimo secolo, non si era mai visto un sistema democratico che negasse la separazione dei poteri come sta facendo ora il Consiglio europeo. Con la separazione dei poteri, c’è chi decide e chi controlla. Il Consiglio, in collusione con lei, Presidente Barroso, si arroga attualmente sia il diritto di decidere, sia quello di controllare: in altre parole, fondamentalmente, di non fare nulla.

La terza parola è “efficacia”. Se continuiamo a indebolire i contenuti delle nostre proposte, arriveremo a un minimo comune denominatore che conosciamo bene. Ecco la strategia di Lisbona! Ecco i 10 anni che non ci hanno portato a nulla!

Noi continueremo a svolgere il nostro lavoro. Quest’Aula chiede di essere rispettata e difenderà la democrazia e l’efficacia.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, due settimane fa la stampa internazionale ha analizzato le sue dichiarazioni in merito alla possibilità che il Portogallo si rivolga al Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), interpretandole come un incoraggiamento. Poiché il Presidente Barroso è sicuramente, tra i componenti della Commissione, la persona che comprende meglio la realtà del Portogallo, gli rivolgo tre domande per le quali chiedo tre risposte franche.

La prima domanda è: quale vantaggio avrebbe il Portogallo dal ricorso al FESF e al Fondo monetario internazionale nella sua forma attuale?

La seconda domanda è: quali sono le modifiche al FESF che reputate indispensabili al fine di impedire che si ripeta la situazione deplorevole verificatasi in Irlanda, ossia un prestito a tassi di interesse proibitivi con salari in flessione e un costante dumping fiscale per quanto riguarda le grandi aziende?

La terza e ultima domanda è: come crede che recupereremo la fiducia quando tutte le decisioni sulla politica monetaria – comprese le ultime, ovvie decisioni della Banca centrale europea – continuano a colpire i paesi più vulnerabili ipotecandone la crescita?

 
  
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  Jean-Paul Gauzès (PPE). (FR) Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, non posso che condividere quanto appena espresso dalla onorevole Goulard in merito ai presupposti fondamentali in virtù dei quali, pur comprendendo perfettamente il bisogno di efficacia e di rapidità nel processo decisionale, il coinvolgimento del Parlamento resta indispensabile. È questo l’unico modo in cui i nostri concittadini, dei quali siamo stati eletti rappresentanti, possono capire cosa stia succedendo e noi possiamo spiegare loro.

Desidero affrontare una questione molto specifica. Noi siamo vessati tutti i giorni dai mercati finanziari. Questi mercati finanziari che significano tutto e niente sono molto spesso abitati da giovani che sono passati dal Game Boy al computer senza pensarci troppo e che, però, fanno tremare i nostri paesi. Il metodo per controllare i mercati non è eliminarli. Io non faccio parte di un gruppo che ha come obiettivo l’abolizione dei mercati. Ma qual è l’obiettivo dei mercati? Evitare il rischio e la regola del gioco nei mercati è trasferire il rischio a qualcun altro. Ciò significa che nessun operatore sarà mai contento finché dovrà assumersi un rischio.

Credo che, se vogliamo influenzare questi mercati finanziari, l’Europa debba essere capace di tracciare delle linee chiare, senza cambiare ogni giorno direzione e senza far ribollire miriadi di idee che, poi, non vengono mai messe in pratica.

Per poter gestire questo aspetto finanziario, che è fondamentale per la stabilità economica dei nostri paesi, dobbiamo riuscire – e rientra nel suo ruolo, Presidente Barroso, dare questo slancio – a stabilire obiettivi chiari, misure chiare e a mostrare una precisa determinazione in materia di buon coordinamento economico.

 
  
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  Proinsias De Rossa (S&D).(EN) Signora Presidente, l’elusione intenzionale della governance economica e della regolamentazione bancaria sia a livello nazionale, sia europeo, ci ha condotto alla crisi, la cui esistenza è evidente a tutti in termini di occupazione, mancata crescita, perdita delle pensioni eccetera. Pertanto, Presidente Barroso, e mi rivolgo anche al Commissario Rehn, non dovete convincere me della necessità di una governance economica che sia forte e alla quale partecipino tutti gli Stati membri e, in particolare, quelli della zona euro. Dobbiamo, invece, convincere i popoli europei della sua necessità e l’unico modo possibile è garantendone la legittimità. Potremo garantirne la legittimità rifiutando qualsiasi proposta che non si fondi sui trattati e sul metodo comunitario.

Non sarà accettabile se verrà percepito come favorevole per uno, due, tre, quattro o cinque Stati economicamente influenti. È questa la realtà. Pertanto, è fondamentale per il futuro dell’Unione che quanto concordato nel corso del Consiglio informale dell’11 marzo e quanto definito alla fine di marzo possa essere suffragato nel complesso dai cittadini europei.

Il governo irlandese che è appena stato eletto in Irlanda, ha un mandato preciso. Cito dal programma appena concordato: “Dobbiamo allontanarci dalla sponda dell’insolvenza nazionale (...) il programma di sostegno dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale non è riuscito, finora, a recuperare la fiducia nell’economia irlandese (...) e ciò riflette l’incertezza riguardo all’accessibilità del pacchetto di salvataggio”.

Vorrei concludere su questo punto se è possibile, trattandosi di un punto importante. L’insuccesso del programma contribuisce all’instabilità finanziaria della zona euro nel complesso.

(Il Presidente ritira la parola all’oratore)

 
  
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  Sharon Bowles (ALDE).(EN) Signora Presidente, tutte le settimane, la stampa è piena di notizie riguardanti nuove proposte o modifiche provenienti da un paese, dal Consiglio europeo e dal Presidente della Commissione. Plaudo al Presidente della Banca centrale europea per aver prestato ascolto alle discussioni e alle relazioni del Parlamento e per aver riconosciuto il nostro orientamento e la nostra determinazione.

Il Patto di competitività e il suo sviluppo sono un esempio emblematico. Abbiamo già un panorama molto più ricco di idee nei nostri emendamenti al pacchetto sulla governance economica, pertanto, non avremo grandi difficoltà nel processo di codecisione a far confluire gli esiti delle posizioni che prenderemo in Parlamento e al Consiglio.

Ma dobbiamo evitare di operare selezioni nel mercato unico e di perseverare nell’errore. Il mercato unico non è paragonabile a una fortezza con un terreno di gioco uniforme all’interno. Rappresenta, invece, la competitività esterna che un grande mercato unico può generare, quindi è strettamente connesso con la parte relativa alla ripresa della governance economica.

Abbiamo bisogno anche di un meccanismo permanente di stabilità finanziaria che sia in grado di evolvere nel tempo, sia soggetto alla governance e abbia delle priorità. Ai tedeschi, preoccupati di un’unione monetaria che si limiti a trasferire risorse, dico: “guardate cosa si accompagna alle richieste del vostro stesso governo – ricapitalizzazione delle banche e acquisto del debito sovrano sul mercato secondario”. Le banche tedesche impiegheranno dieci anni per individuare le attività tossiche dopo la crisi e in queste è compreso il debito sovrano. Le banche tedesche non riusciranno a rispettare le nuove regole internazionali sui capitali bancari, quindi dovreste occuparvi anche della questione dei trasferimenti di risorse alle banche tedesche. È questo il motivo per cui avete bisogno del meccanismo, come tutta la zona euro.

Infine, per quanto riguarda i tassi di interesse, è necessario trovare un equilibrio tra sostenibilità e rischio morale.

(Il Presidente ritira la parola all’oratore)

 
  
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  Diogo Feio (PPE).(PT) Signora Presidente, in tempi difficili c’è bisogno di decisioni politiche coraggiose. È proprio il motivo per cui facciamo questo lavoro ed è anche per questo che mi congratulo con il Presidente Barroso per le idee che ci ha espresso in questa sede. Anche il Parlamento europeo ha già preso posizioni chiare su una serie di relazioni concernenti la questione dell’euro e del bisogno di stabilità, oltre che il problema della crescita. Non possiamo considerare l’argomento da un solo punto di vista.

Per risollevarsi dalla crisi è necessario, ad esempio, che i meccanismi del fondo permanente tengano conto anche delle condizioni specifiche degli Stati membri che attualmente pagano tassi di interesse sempre più elevati sul proprio debito pubblico. Tale politica deve anche rivolgersi alla competitività, a un credito migliore, a una politica fiscale che contribuisca ad attirare investimenti, in definitiva, a qualsiasi aspetto collegato alla creazione di ricchezza. Ma è anche per questo che abbiamo bisogno di più istituzioni europee. Le posizioni del Parlamento europeo sono state definite in modo chiaro e non attraverso i media. Non è questo il momento delle decisioni ideologiche, dobbiamo, invece, pensare al pubblico. Ci si richiedono decisioni avvedute e rapide.

 
  
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  Jacek Saryusz-Wolski (PPE).(EN) Signora Presidente, quella che stiamo affrontando non è una crisi della zona euro, ma una crisi delle finanze pubbliche in alcuni Stati membri che si trovano a far parte della zona euro – potrebbe trattarsi allo stesso modo dell’Ungheria. Perché allora deve tenersi un incontro esclusivo tra i 17 capi di Stato dei paesi della zona euro senza che gli altri siano invitati? Perché creare ingiustificate linee di separazione, che abbiamo abolito sei anni fa con l’allargamento, e perché creare un’Unione a due velocità?

La Commissione europea guidata da lei, Presidente Barroso, è la custode del trattato. Su quale disposizione del trattato si basa tale esclusione? Perché escludere coloro che vogliono e possono? Perché non applicare gli articoli 5 e 121 per potenziare la politica fiscale e sociale? Perché non applicare una cooperazione rafforzata all’interno dei trattati che trovi il suo fondamento nel trattato e nella quale la Commissione europea abbia un ruolo centrale?

Il mercato unico comprende 27 Stati membri, così come li comprende la sfida della competitività. Il Presidente del Consiglio e la Commissione europea dovrebbero essere i leader dei 27 Stati dell’Unione europea e non la segreteria di un gruppo scelto di Stati membri.

 
  
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  Roberto Gualtieri (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, ieri sera la commissione AFCO ha votato a larga maggioranza l'opinione del Parlamento sulla riforma del trattato per istituire un meccanismo di stabilità.

Il testo propone una modifica all'emendamento al trattato di Lisbona, che definisce una procedura che, pur salvaguardando il carattere intergovernativo del fondo, giustifica l'inserimento della norma nel trattato e contiene alcune chiare proposte sul funzionamento del meccanismo, volte a renderlo compatibile con i compiti che i trattati assegnano alle istituzioni europee e con l'esigenza di avere una vera governance economica, che se fosse intergovernativa semplicemente non funzionerebbe.

Per riprendere una metafora che lei, Presidente, ha utilizzato nello scorso dibattito, il Parlamento europeo propone di collocare questo vagone intergovernativo sui binari e in un convoglio dell'Unione e di attribuire alla Commissione il ruolo che le spetta nella gestione di questo convoglio.

Come valuta la Commissione europea le proposte del Parlamento? È disponibile a contribuire a farle pesare nel negoziato nei prossimi giorni?

(Il Presidente ritira la parola all'oratore)

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE).(EN) Signora Presidente, il mio paese, l’Irlanda, è una piccola economia aperta fortemente concentrata sugli investimenti diretti esteri. Il tasso d’imposta sulle società del dodici e mezzo per cento è essenziale per sostenere la nostra ripresa economica e per mantenere i posti di lavoro e la crescita occupazionale. Grazie all’introduzione di un basso tasso d’imposta sulle società, otto tra le prime imprese tecnologiche del mondo hanno sede nel mio paese. Qualunque intervento a favore della convergenza o dell’armonizzazione del tasso d’imposta sulle società a livello europeo, nuocerebbe seriamente alla capacità dell’Irlanda di attirare investimenti diretti esteri e, di conseguenza, alla nostra possibilità di crescere fino a conseguire una ripresa economica.

È importante ricordare che l’Irlanda, come altri paesi di piccole dimensioni, è, per storia e per posizione geografica, un paese periferico rispetto all’Europa e una bassa pressione fiscale costituisce uno strumento idoneo ad affrontare quei limiti economici che la posizione periferica comporta. Voglio rivolgere una domanda al Presidente: può confermare che, con il trattato di Lisbona, la fiscalità rimarrà di competenza dei singoli Stati membri?

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, oggi, in occasione della giornata internazionale della donna, tutti hanno pronunciato magnifiche parole sui diritti delle donne. Ma quando si tratta di questioni economiche e finanziarie, predominano gli interessi finanziari nella cosiddetta governance economica, con la sua insistenza in merito al rafforzamento dei criteri del Patto di stabilità e crescita e la sua completa mancanza di considerazione per le caratteristiche specifiche di ogni paese, le profonde divergenze economiche, le ineguaglianze sociali, la disoccupazione o la povertà.

Pertanto, il risultato di un tale Patto di competitività sarà l’aggravamento di tutti gli attuali problemi sociali. Dovrete, comunque, affrontare anche la contestazione dei lavoratori, delle donne e dei giovani, come già programmato in Portogallo per i prossimi fine settimana, in particolare con la dimostrazione organizzata dalla Confederazione generale dei lavoratori portoghesi (CGTP) a Lisbona il 19 marzo. È, questa, la speranza in un necessario cambiamento.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signora Presidente, voglio iniziare ricordando al mio collega, il Vicepresidente Verheugen, che l’Unione europea è stata creata in virtù di un accordo tra Stati sovrani indipendenti, i quali hanno deciso volontariamente di trasferire alcuni loro poteri a una nuova istituzione – l’Unione europea – costituita congiuntamente ai fini dell’amministrazione comune coordinata di alcuni poteri appartenenti agli Stati sovrani. Pertanto, qualora i paesi europei decidano di creare un’amministrazione economica comune nel quadro normativo dell’Unione europea, dovranno realizzarla a seguito di una loro decisione libera e volontaria e non a seguito di una direttiva di Bruxelles.

Se stiamo parlando di un patto e, quindi, di un accordo tra Stati sovrani relativo a una cooperazione più stretta sotto l’egida dell’Unione europea, allora è tutto normale. Se ci deve essere una forma di cooperazione più stretta nell’ambito della gestione economica, è naturale che il primo tentativo sia svolto dai paesi della zona euro che si sono impegnati a usare la moneta comune.

Nonostante tutto, onorevoli deputati, non dobbiamo illuderci. La regolamentazione in materia economica e il diritto fiscale sono diversi nei paesi suddetti, pertanto il processo sarà molto complicato …

(Il Presidente ritira la parola all’oratore)

 
  
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  Franz Obermayr (NI). (DE) Signora Presidente, la ringrazio, in particolare per la sua correttezza nell’annunciare in anticipo la lista degli oratori. Oltre all’uniformità dell’età pensionabile, le proposte di unione fiscale richiedono l’armonizzazione sia dei tassi delle imposte sul consumo, sia delle politiche salariali. Ciò costituisce un ulteriore passo vero la governance economica e rappresenta una pesante intrusione nella sovranità fiscale degli Stati membri, aggravata dal fatto che il Parlamento europeo non avrà nulla da dire in merito e che è stato possibile invocare l’articolo 136 del trattato di Lisbona. È probabile che la Cancelliera Merkel e il Presidente Sarkozy riescano a far passare le loro proposte malgrado l’opposizione degli altri paesi della zona euro.

Per quanto riguarda il rafforzamento del pacchetto di salvataggio, è chiaro che gli speculatori continueranno a essere in grado di esercitare pressione sui paesi insolventi della zona euro senza accollarsi nessuno dei risultanti rischi. In caso di crisi, ci sarà il pacchetto di salvataggio. I profitti saranno dei privati e le perdite graveranno sul pubblico e verranno ridistribuite su tutta la zona euro. Presidente Barroso, lei ha affermato che la crescita deve essere distribuita in modo più uniforme. Le chiedo, allora, quale dovrebbe essere la distribuzione delle passività finanziarie? Il pacchetto di salvataggio renderà la distribuzione del carico ancora più iniqua, provocando, inoltre, problemi sociali e mettendo a repentaglio in modo del tutto gratuito il benessere dei contribuenti netti.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione.(PT) Signora Presidente, mi sono state rivolte alcune domande riguardanti in modo specifico il Portogallo, alle quali rispondo. Se il Portogallo debba ricorrere o meno al Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) è una decisione che spetta alle autorità portoghesi. Si tratta di una decisione autonoma per il Portogallo proprio perché riguarda il debito sovrano. Quello che posso dirvi, ovviamente, è che il ricorso al FESF e al Fondo monetario internazionale è considerato un’ultima ratio. È ovvio che, avendone la possibilità, qualsiasi paese dovrebbe evitare di ricorrere a un simile meccanismo, giacché il ricorso ai fondi di salvataggio ha dei costi e non solo dal punto di vista della reputazione. Pertanto, se possibile, andrebbe evitato. Detto ciò, ripeto che spetta alle autorità nazionali decidere se ricorrere o meno al fondo di salvataggio o, quanto meno, se richiederne l’attivazione.

In secondo luogo, per quanto riguarda quello che vorrei vedere nel FESF, non si tratta di gusti personali, ma di politiche: noi della Commissione stiamo lavorando attivamente con gli Stati membri e in particolare con gli Stati della zona euro per rafforzare la capacità di prestito del FESF al fine di ampliarne il raggio di azione e migliorarne la flessibilità. Alcune questioni sono particolarmente significative per i mercati, pertanto non mi sembra prudente annunciare propositi non ancora ben precisati, ma in fase di definizione per quanto riguarda la zona euro. Inoltre, come sapete, la Commissione ha presentato specificamente nella sua analisi annuale della crescita una proposta chiara per rafforzare il FESF ed estenderne le attività.

Per quanto riguarda l’opportunità o la possibilità di cambiare tale politica, vi comunico, ora, che non è possibile modificarla per quanto riguarda i paesi più vulnerabili. Sarebbe del tutto irresponsabile oggi per paesi con un simile debito pubblico o privato diminuire gli sforzi volti al consolidamento di bilancio o ridurre le riforme strutturali. Un paese con un debito così elevato deve recuperare la fiducia dei mercati perché, in caso contrario, la sua situazione economica diventerebbe insostenibile. Pertanto, se vogliamo aiutare i paesi che al momento sono i più vulnerabili, non dobbiamo proporre loro miraggi o soluzioni irrealizzabili, al contrario, dobbiamo sostenere qualsiasi ragionevole sforzo volto al consolidamento di bilancio e alla realizzazione di riforme strutturali. È questo l’unico modo per ottenere la fiducia dei mercati. Naturalmente, non si tratta semplicemente dello sforzo di un paese isolato, è necessario uno sforzo congiunto della zona euro. È questo che si sta elaborando, ovviamente con contributi di diversa entità da parte dei vari soggetti coinvolti.

Quello che posso dirvi è che la Commissione ha fatto tutto il possibile per incoraggiare una maggiore ambizione. Tuttavia, come gli onorevoli deputati sanno, la Commissione può dare suggerimenti, ma la decisione finale spetta agli Stati membri, nello specifico agli Stati della zona euro, in particolare per quanto riguarda le questioni di competenza strettamente nazionale, come quelle non previste nel trattato, ed è il caso del FESF.

(FR) Ad ogni modo, quello che voglio dire a tutto il Parlamento è che molte delle critiche che ho sentito qui oggi – malgrado la maggior parte di queste sostenessero l’approccio generale della Commissione – erano dirette, se ho capito bene, a singoli governi o a singoli Stati membri, pertanto, non sta a me parlare a loro nome.

Tengo a informarvi che la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte per la governance economica. Abbiamo spinto fino al limite le ambizioni dei nostri governi. Persino nel caso del pacchetto sulla governance presentato da me e dal mio collega, il Commissario Rehn, gli Stati membri non erano disposti ad accettare il livello di ambizione iniziale. È questa la verità, poiché abbiamo presentato delle proposte legislative.

Si è presentata adesso una nuova idea, ossia il Patto di competitività che stiamo cercando – voglio essere molto trasparente e dimostrare il mio rispetto per il Parlamento – di adattare il più possibile al metodo comunitario.

Vi ho riferito, con la massima trasparenza, gli sforzi della Commissione volti a rendere utile l’idea dell’impatto della competitività e a creare valore aggiunto sia per la crescita, sia per l’occupazione – che rimangono, come ho già detto, una priorità per la Commissione – ma anche a rafforzare il sistema di governance. Ovviamente, non serve che si ricordi alla Commissione il proprio ruolo di garante del trattato, che abbiamo immancabilmente dimostrato per quanto riguarda le questioni del mercato interno, della concorrenza o della non discriminazione. Posso garantirvi ancora una volta che la Commissione non esiterebbe a fare ricorso a tutti i mezzi a sua disposizione qualora reputasse che uno qualsiasi dei principi o delle norme del trattato fosse messo a repentaglio da decisioni prese dal Consiglio europeo o da qualsiasi altra istituzione.

Per questo la natura del nostro lavoro è a lungo termine e, ovviamente, si tratta di un lavoro serio che svolgiamo con forte senso di responsabilità. Indubbiamente il momento attuale è molto delicato per noi, come sapete, è un momento in cui la prima cosa che i governi controllano la mattina è lo spread del proprio debito pubblico.

Pertanto, quello che noi diciamo è importante. Le speranze che creiamo sono importanti. La Commissione ha il dovere verso sé stessa di essere ambiziosa e, nel contempo, responsabile nel presentare proposte che abbiano almeno una possibilità di esito positivo e che non creino solamente di un effetto pubblicitario seguito da una sensazione di delusione. È questo che io voglio evitare ed è questo che la Commissione deve evitare, che si tratti di un effetto di delusione o di pura divisione, che sia all’interno della zona euro o in tutta l’Unione europea.

Per questo posso assicurarvi che la Commissione manterrà alte le proprie ambizioni. La Commissione oggi sta dicendo a tutti i governi che il Parlamento deve essere coinvolto nel Patto di competitività. La Commissione oggi sta dicendo a tutti i governi che è necessario che mantenga un ruolo centrale nel Patto di competitività e non per un culto delle istituzioni o per egotismo da parte di queste, ma perché ritengo, è inutile dirlo, che la Commissione e il metodo comunitario costituiscano una garanzia se vogliamo evitare la divisione tra la zona euro e il resto d’Europa. Costituiscono una garanzia se vogliamo evitare attacchi all’integrità del mercato unico e se vogliamo evitare di mettere in discussione altri meccanismi come il Patto di stabilità e crescita. Costituiscono, evidentemente, la garanzia che rimarremo europei nel quadro dell’Unione europea e con la solidarietà europea.

Dunque, sono stato molto franco e molto aperto. La Commissione svolge il proprio lavoro in modo del tutto trasparente e, naturalmente, costruttivo, cercando di salvare un’idea che, se ben presentata e sviluppata con il metodo comunitario, potrebbe apportare valore aggiunto ai nostri sforzi sulla governance, contrariamente a quanto affermato da alcuni di voi. Infatti, gli sforzi volti realizzare un coordinamento politico, questi sforzi che i nostri governi hanno intensificato, fanno parte da sempre dell’orientamento della Commissione e della maggior parte dei membri di questo Parlamento.

Ciò, dunque, costituisce per noi un’opportunità. Se i capi di Stato e di governo adesso sono disposti a impegnarsi nel coordinamento delle politiche economiche persino in ambiti che fino ad ora erano stati considerati di esclusiva competenza nazionale, ritengo che dobbiamo esserne soddisfatti in quanto ciò contribuisce a creare valore aggiunto per la crescita e l’occupazione e rispetta i sistemi di governance comunitaria. È questa la posta in gioco.

Credo che, da questo punto di vista, il dibattito sia stato molto utile. Inoltre, ritengo che il messaggio del Parlamento sia pervenuto al Consiglio europeo. Il Presidente Buzek lo ha trasmesso l’ultima volta che è stato presente al Consiglio europeo. Penso che, per quanto riguarda le questioni essenziali, sia la Commissione, sia il Parlamento si manterranno saldi nella difesa del metodo comunitario, sicuri che, per l’Europa, questo sia l’unico modo di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati per la zona euro, per la stabilità, ma anche per la crescita e l’occupazione in tutta l’Unione.

 
  
  

PRESIDENZA DELLA ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) La tragedia che si svolge ancora una volta sotto i nostri occhi sta diventando penosamente ripetitiva e rivelatrice dell’essenza di questa Unione europea, di chi, alla fine, decide le regole e a nome di quali gruppi d’interesse. In questa tragedia, come al solito, non mancano i personaggi principali, i personaggi secondari e le semplici comparse. Il cosiddetto “Patto di competitività”, compilato dalla Germania e dalla Francia come una deprecabile imposizione verso tutti gli altri paesi della zona euro e inizialmente disconosciuto dai suoi autori, viene oggi presentato e promosso nel Parlamento europeo dal Presidente della Commissione europea Barroso. Ciò accade dopo che il Presidente Barroso, nelle settimane precedenti, aveva accusato la Cancelliera Merkel di non riconoscere il ruolo della Commissione. Ora è chiaro quale sia, alla fine, il ruolo della Commissione e del suo Presidente. Il suddetto patto, che il Presidente Barroso ora ci avverte di non separare dagli obiettivi di occupazione e di crescita, costituisce una vera e propria crociata revanscista contro i diritti dei lavoratori e i diritti sociali, condotta per mezzo di attacchi ai salari, aumento dell’età pensionabile, tentativi di distruggere la contrattazione collettiva e appiattimento dei diritti sociali. È, inoltre, un tentativo di imporre una vera e propria sentenza di dipendenza economica in stile coloniale a paesi come il Portogallo.

 
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