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Martedì 8 marzo 2011 - Strasburgo Edizione GU
1. Apertura della sessione
 2. Apertura della seduta
 3. Presentazione di documenti: cfr. Processo verbale
 4. Decisioni relative ad alcuni documenti: cfr. Processo verbale
 5. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): cfr. Processo verbale
 6. Orientamenti per il bilancio 2012 – Altre sezioni (discussione)
 7. Parità tra donne e uomini —2010 - Povertà femminile (discussione)
 8. Centenario della Giornata internazionale della donna
 9. Turno di votazioni
  9.1. Richiesta di revoca dell'immunità parlamentare dell'on. Elmar Brok (A7-0047/2011, Francesco Enrico Speroni) (votazione)
  9.2. Sicurezza generale dei prodotti e sorveglianza del mercato (A7-0033/2011, Christel Schaldemose) (votazione)
  9.3. Gestione dell’influenza of H1N1 (A7-0035/2011, Michèle Rivasi) (votazione)
  9.4. Nomina di un membro della Corte dei conti europea (Harald Wögerbauer - AT) (A7-0048/2011, Inés Ayala Sender) (votazione)
  9.5. Zona coperta dall'accordo della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (A7-0023/2011, Crescenzio Rivellini) (votazione)
  9.6. Finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo (A7-0036/2011, Anni Podimata) (votazione)
  9.7. Riduzione delle disuguaglianze sanitarie (A7-0032/2011, Edite Estrela) (votazione)
  9.8. Cooperazione con i paesi in via di sviluppo per la promozione delle buone pratiche di gestione in materia tributaria (A7-0027/2011, Eva Joly) (votazione)
  9.9. Agricoltura e commercio internazionale (A7-0030/2011, Georgios Papastamkos) (votazione)
  9.10. Deficit proteico nell'UE (A7-0026/2011, Martin Häusling) (votazione)
  9.11. Parità tra donne e uomini - 2010 (A7-0029/2011, Mariya Nedelcheva) (votazione)
  9.12. Povertà femminile (A7-0031/2011, Rovana Plumb) (votazione)
 10. Dichiarazioni di voto
 11. Correzioni e intenzioni di voto: vedasi processo verbale
 12. Approvazione del processo verbale della seduta precedente:vedasi processo verbale
 13. Preparazione del vertice della zona euro dell'11 marzo 2011 (discussione)
 14. Relazione 2010 sui progressi realizzati dalla Turchia (discussione)
 15. Processo d'integrazione europea del Montenegro (discussione)
 16. Strategia dell’UE per l’inclusione dei rom (discussione)
 17. Tempo delle interrogazioni alla Commissione
 18. La politica industriale per l’era della globalizzazione (discussione)
 19. Assicurare all'Europa l'approvvigionamento di elementi terrestri rari (discussione)
 20. Possibilità di utilizzare fonti alternative di gas in Europa (discussione)
 21. Ordine del giorno della prossima seduta: vedasi processo verbale
 22. Chiusura della seduta


  

PRESIDENZA DELLA ON. KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

(La seduta inizia alle 09:00)

 
1. Apertura della sessione
Video degli interventi
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  Presidente. – Dichiaro riaperta la sessione 2011-2012 del Parlamento europeo.

 

2. Apertura della seduta
Video degli interventi
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  Presidente. – Buongiorno, onorevoli colleghi. Oggi, 8 marzo, è la Giornata internazionale della donna. Il Parlamento ha previsto numerosi eventi. Abbiamo l’opportunità di unirci ai festeggiamenti per il centenario della Giornata, confrontandoci sui risultati finora raggiunti dalle donne e sugli obiettivi ancora da conseguire.

 

3. Presentazione di documenti: cfr. Processo verbale

4. Decisioni relative ad alcuni documenti: cfr. Processo verbale

5. Discussione su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto (comunicazione delle proposte di risoluzione presentate): cfr. Processo verbale

6. Orientamenti per il bilancio 2012 – Altre sezioni (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente. – La seduta è ripresa. L’ordine del giorno reca la relazione [2011/2017(BUD)] (Α7-0049/2011), presentata dall’onorevole Fernandes a nome della commissione per i bilanci, sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2012 sezione I – Parlamento europeo, sezione II – Consiglio, sezione IV – Corte di giustizia, sezione V – Corte dei conti, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo, sezione VII – Comitato delle regioni, sezione VIII – Mediatore europeo, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati, sezione X – Servizio europeo per l'azione esterna.

 
  
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  José Manuel Fernandes, relatore.(PT) Signora Presidente, desidero innanzi tutto porgere i miei riguardi a lei, signora Presidente, al Commissario e ai miei onorevoli colleghi qui presenti. Permettetemi di cominciare ringraziando quanti hanno contribuito alla presente relazione e, in particolare, i relatori ombra dei vari gruppi politici.

Il lavoro svolto ha ottenuto un’ampia base di consenso, come ha dimostrato l’espressione di voto della scorsa settimana in seno alla commissione bilanci, che si è conclusa con 34 voti favorevoli e un solo voto contrario, con una astensione. La presente relazione mira a un perfetto allineamento con la situazione attuale, ovvero con le condizioni economiche, finanziarie e sociali che ci troviamo ora ad affrontare, con la crisi in atto e, contemporaneamente, con la linea d’azione che i cittadini europei chiedono all’Unione e alle istituzioni.

Il bilancio dovrà essere improntato alle restrizioni e all’austerità e, al contempo, essere in grado di fornire alle istituzioni e al Parlamento gli strumenti necessari per proseguire il progetto europeo e soddisfare le aspettative dei cittadini.

L’obiettivo che ci poniamo è l’eccellenza legislativa, e sarebbe molto grave non riuscire a realizzarla a causa dell’insufficienza di mezzi a disposizione. Ciò rappresenterebbe infatti un segnale terribile nella situazione attuale e comporterebbe ulteriori oneri a carico dei cittadini.

Sono dunque necessarie risorse adeguate. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona abbiamo acquisito nuove competenze. Considerata la congiuntura attuale, tuttavia, proponiamo un aumento neutrale, ossia un aumento pari all’inflazione.

La relazione è in linea con la lettera del Commissario e con la raccomandazione inviata al Parlamento e alle altre istituzioni. Pertanto, quando e se si presenterà la necessità di farlo, redigeremo una lettera rettificativa o un bilancio rettificativo per impegni come per quelli assunti dall’UE nei confronti della Croazia o quelli derivanti dall’adesione degli otto membri al trattato di Lisbona.

Oggi più che mai è chiaro che, per poter realizzare un bilancio orientato al risparmio, occorre seguire i principi della sana gestione finanziaria e dell’economia, i principi di efficienza ed efficacia. L'applicazione di tali principi deve consentire rigore, semplicità e trasparenza in materia di bilancio; in questo modo potremo già individuare con successo le possibili riduzioni dei costi, non soltanto nelle stime che predisporremo adesso, ma vogliamo anche conseguire risparmi nell’attuazione del bilancio per il 2012.

Sarà così possibile adempiere alle nostre responsabilità. Auspichiamo inoltre – ed è un concetto che stiamo cercando di introdurre – un bilancio che non comporti maggiorazioni di spesa, in cui ogni uscita sia giustificata e le spese variabili sono segnalatate chiaramente; tali spese potranno essere soggette ad un’analisi costi-benefici, laddove giustificata.

Naturalmente non metteremo a repentaglio la realizzazione dei progetti in corso, perché ciò non solo significherebbe fare un passo indietro, ma comporterebbe una perdita. Mi riferisco ad esempio all’ampliamento dell’edificio Konrad Adenauer, o alla Casa della storia europea, progetti che proseguiranno malgrado questo bilancio restrittivo. A tale proposito sosteniamo inoltre la necessità di redigere i bilanci futuri in un orizzonte pluriennale, così da permettere fin dall’inizio una pianificazione globale e allineata con il quadro finanziario pluriennale.

 
  
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  Janusz Lewandowski, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, le porgo i miei più sinceri auguri per la Giornata internazionale della donna. Accolgo con favore i principi di rigore illustrati dal relatore, onorevole Fernandes, in modo particolare per quanto concerne i bilanci amministrativi dell’Unione europea. Si tratta a mio avviso del giusto orientamento da seguire considerando le attuali condizioni economiche dell’UE.

Pertanto ho chiesto ai miei colleghi nella Commissione di prestare particolare attenzione agli aumenti relativi alle spese amministrative, e possiamo garantire che la Commissione si limiterà a un aumento inferiore all’1 per cento. In considerazione degli obblighi contrattuali, le riduzioni per il 2012 si rifletteranno principalmente su settori quali le tecnologie informatiche, le riunioni, i convegni e le missioni, nonché su studi e pubblicazioni.

Ho inviato una lettera ai vertici delle altre istituzioni e questa è la loro risposta. Ritengo che la linea da seguire per il 2011 per quanto riguarda le spese amministrative sia quella qui prospettata. Il Consiglio ha comunicato che adotterà a sua volta un approccio di grande austerità.

Tale orientamento deve essere applicato anche al prossimo allargamento. Le stime, a mio avviso, dovrebbero essere inserite nel bilancio quando verrà stabilita formalmente la data per l’adesione, in forma di lettera rettificativa o bilancio rettificativo. È tuttavia doveroso specificare che le spese amministrative ammontano a meno del 6 per cento del bilancio dell’Unione, e rappresentano dunque una porzione piuttosto ridotta dei costi complessivi.

Per quanto concerne i costi operativi, il bilancio europeo ha una propria logica interna. I programmi acquisiscono maturità col tempo, come nel caso di progetti di rilievo che sono stati avviati nel 2007 e danno i propri frutti adesso. Il bilancio europeo si compone principalmente di investimenti, non di consumi o di spese sociali. Da un lato è necessario adottare un approccio restrittivo alle spese amministrative, ma dall’altro è nostro dovere comprendere la logica che sottende alle dinamiche interne dei bilanci europei. In caso contrario si rischierebbe di avere notevoli importi da liquidare (i cosiddetti RAL, reste à liquider), che corrispondono a una grande quantità di denaro non speso e impegni non rispettati e contravvengono a un’adeguata procedura di bilancio.

Ribadisco dunque la mia approvazione per i principi esposti nella relazione dell’onorevole Fernandes. Attendo il nostro incontro in preparazione al dialogo a tre del 30 marzo, quando si terrà la discussione sulla base degli orientamenti.

 
  
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  Monika Hohlmeier, a nome del gruppo PPE. (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, desidero cominciare esprimendo il mio rammarico per l’assenza del Segretario generale e dei due Vicepresidenti competenti in rappresentanza del Parlamento europeo. Di norma ci aspettiamo che i membri di competenza della Commissione siano presenti, e dovremmo fare altrettanto per quanto concerne i nostri più alti rappresentanti.

In secondo luogo, desidero fare riferimento alla gestione degli edifici della Casa della storia europea. Ritengo positivi i progressi registrati dal progetto KAD in Lussemburgo, come pure il fatto che tutto proceda secondo i piani e che le spese sembrano essere sotto controllo. Una volta portato a termine l’ampliamento del KAD, il trasferimento di tutto il personale in un unico edificio dovrebbe determinare un incremento dell’efficienza e delle sinergie nonché una riduzione dei costi annuali, in quanto saranno chiusi otto uffici. È dunque essenziale raggiungere questo obiettivo, poiché una parte dei fondi ci è necessaria per altri fini, come sottolineato dall’onorevole Fernandes.

La Casa della storia europea è, a mio avviso, un progetto di notevole importanza, in quanto attirerà numerosi visitatori avvicinandoli al significato, agli obiettivi e i fini dell’Unione nel contesto della storia europea.

Terzo punto, proporrei che i funzionari impiegati in Lussemburgo siano trasferiti a Bruxelles, dove si recano spesso per motivi di lavoro, facendo continuamente la spola fra le due città e causando problemi anche ai deputati. Tale situazione è circoscritta a un numero limitato di sottoaree, e sarebbe davvero opportuno considerare un trasferimento per ragioni di efficienza.

Infine ritengo molto positivo che il Parlamento europeo preveda soltanto un’espansione moderata. Il SEAE non dovrebbe però intravedere nell’espansione modesta di altre aree una ragione per crescere su vasta scala. Mi appello a tutte le istituzioni, affinché adeguino la propria condotta alle attuali difficoltà economiche e finanziarie.

 
  
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  Derek Vaughan, a nome del gruppo S&D.(EN) Signora Presidente, desidero innanzi tutto ringraziare il Commissario e il relatore per il lavoro presentato, nonché per l’approccio adottato nel mettere a punto il bilancio delle altre sezioni. L’onorevole collega non sbaglia quando cerca di trovare il giusto equilibrio tra la garanzia di un corretto funzionamento del Parlamento europeo e delle altre sezioni e la necessità di limitare al minimo indispensabile gli aumenti di bilancio.

Appoggio la proposta del relatore di mantenere gli aumenti entro il tasso di inflazione. Ritengo altresì che la proposta iniziale del 5,2 per cento sia troppo elevata. Naturalmente la realizzazione dei modesti risparmi che il relatore e altri deputati si prefiggono richiede l’individuazione di possibili fonti di risparmio all’interno del bilancio stesso. Mi sono dunque offerto di collaborare con il relatore in tal senso. Ritengo che riduzioni potenziali siano da ricercarsi in aree quali la politica edilizia e l’allargamento – già citato dal Commissario – come pure nelle spese prospettate per l’istituzione di un ufficio non europeo, che al momento costituisce, a mio avviso, un lusso che non ci possiamo permettere.

Desidero concludere sottolineando la necessità di lavorare a stretto contatto con le altre istituzioni, in particolare con il Comitato delle regioni e con il Comitato economico e sociale europeo, che so essere preoccupate circa il proprio bilancio anche per l’anno 2012. Dobbiamo assicurarci che, come noi, anche queste istituzioni possano adempiere adeguatamente alle proprie funzioni, limitando allo stesso tempo gli incrementi di spesa per il futuro. A nome del gruppo dell'Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo esprimo la volontà di collaborare con il relatore, nonché il nostro appoggio per tali proposte sugli orientamenti. Attendiamo con interesse la discussione sulle stime della prossima settimana.

 
  
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  Presidente. – Desidero replicare all’intervento dell’onorevole Hohlmeier. L’onorevole Pittella, Vicepresidente responsabile per il bilancio, è presente in Aula.

 
  
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  Alexander Alvaro, a nome del gruppo ALDE.(DE) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Fernandes per l’eccellente relazione. I principi fondamentali di una sana disciplina di bilancio sono efficienza, parsimonia e impiego responsabile delle risorse finanziarie a noi affidate. Tuttavia, ciò che emerge costantemente da tutti i negoziati di bilancio, e che noi dobbiamo scongiurare in questa sede, è l’avidità, insieme con l’attaccamento alle vecchie abitudini. È necessario operare una distinzione tra avidità e necessità.

Indubbiamente l’aumento dei posti di lavoro prospettato dal trattato di Lisbona, e reso necessario dall’entrata in vigore dello stesso, è indispensabile. Occorre fare in modo che si raggiunga il giusto equilibrio fra i posti nei gruppi politici e nelle commissioni, da un lato, e gli amministrativi, dall’altro. Come già osservato nell’intervento precedente, il Segretario generale avrebbe dovuto essere presente per ascoltare le nostre osservazioni. I nuovi dipartimenti citati dall’onorevole Vaughan non saranno più necessari nella configurazione attuale se si riusciranno a sfruttare efficacemente le sinergie all’interno di quest’Aula. Disponiamo infatti di molte persone competenti distribuite nelle varie direzioni generali e sono certo che saremo in grado di sfruttare al meglio il loro potenziale.

Per quanto riguarda la Casa della storia europea, mi concordo con l’onorevole Hohlmeier sull’importanza di accompagnare al progetto un piano operativo fin dalle fasi iniziali. Non si tratta infatti di una sorta di pozzo dei desideri dal quale ognuno ottiene ciò che vuole: dobbiamo gestire saggiamente le risorse a disposizione, sulla base di un bilancio assennato.

Concludo aggiungendo che non dovremmo commettere l’errore di non investire nel futuro per l’eccessivo desiderio di risparmiare. Gli investimenti di oggi nelle tecnologie informatiche, ad esempio, ci permetteranno di risparmiare molto negli anni a venire. Per questo motivo il principio della parsimonia non deve diventare fine a se stesso, ma deve essere applicato con giudizio e con lo sguardo sempre rivolto al futuro.

 
  
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  Helga Trüpel, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signora Presidente, Commissario Lewandowski, onorevoli colleghi, l’argomento della discussione odierna è il bilancio 2012 del Parlamento e desidero sottolineare che il gruppo Verde/Alleanza libera europea ritiene fondamentale raggiungere il giusto equilibrio tra, da un lato, aumenti contenuti e aumenti giustificati, derivanti principalmente dalle nuove competenze e dai nuovi poteri sanciti nel trattato di Lisbona, e, dall’altro, autocontrollo e moderazione considerando l’attuale penuria di fondi pubblici. Il bilancio del Parlamento è, in certo qual modo, il biglietto da visita che presentiamo all’esterno e mantiene dunque un forte valore simbolico. Come gestire dunque la politica di austerità – la necessità di tale politica – dato che ci coinvolge direttamente?

L’onorevole Fernandes ha utilizzato i termini consolidamento, contenimento e moderazione. Finora però abbiamo udito poche proposte concrete che indichino dove intenda operare i tagli e dove sia necessario ridurre le risorse. Indubbiamente è giusto richiamare ad una maggiore efficienza nell’amministrazione del Parlamento, e ritengo vi sia un certo margine di miglioramento.

Desidero ora affrontare la questione della Casa della storia europea. In linea di principio mi trovo in totale accordo con la proposta. Ritengo tuttavia che sia necessario elaborare piani operativi chiari al riguardo. Se si intende dare priorità a tale progetto – e, ancora una volta, mi rivolgo direttamente all’onorevole Fernandes – se termini come autodisciplina e consolidamento non sono solo parole, allora dobbiamo essere disposti a prevedere dei tagli anche in altri campi.

Se le priorità sono il risultato di una volontà politica, allora, per definizione, è necessario attribuire un’importanza secondaria ad altre aree per realizzare un bilancio consolidato. Parlare di consolidamento senza formulare le necessarie raccomandazioni significherebbe falsare l’intera questione. Solo se si è disposti a indicare gli ambiti di risparmio – in particolare per quanto riguarda le nuove priorità – si può ottenere un reale risultato. Intendo questo quando mi riferisco al biglietto da visita del Parlamento europeo: aumenti limitati e un chiaro atteggiamento di moderazione.

 
  
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  James Elles, a nome del gruppo ECR.(EN) Signora Presidente, desidero esprimere le mie congratulazioni al relatore per quella che ritengo una relazione estremamente equilibrata, in particolare perché orientata al consolidamento delle risorse e all’austerità di bilancio.

I principi delineati dal relatore – eccellenza legislativa, sana gestione, abilità di coniugare accuratezza e semplicità, ed elaborazione di piani di riduzione dei costi – dovrebbero essere applicati anche al bilancio della Commissione, e non soltanto a quello delle altre istituzioni.

Per quanto concerne l’aspetto tecnologico, tuttavia, l’orientamento al risparmio dovrebbe abbracciare non soltanto il lungo termine, ma anche il breve termine, l’orizzonte entro il quale dovremmo elaborare misure per la riduzione delle spese.

La sicurezza è un aspetto che il mio gruppo ha molto a cuore. Si pone fin troppo l’accento sulla necessità di impedire alle persone l’accesso alle istituzioni. Non permettiamo loro sufficiente libertà di accesso e circolazione. Propongo che, nel discutere questa particolare questione, i Vicepresidenti considerino il caso del Congresso degli Stati Uniti, che esegue controlli di sicurezza all’entrata lasciando che i visitatori si muovano liberamente all’interno dell’edificio. Ciò è possibile tramite l’impiego di un servizio di sicurezza professionale.

 
  
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  Marta Andreasen, a nome del gruppo EFD.(EN) Signora Presidente, è vergognoso che, in un periodo di crisi economica come quello attuale, si proponga già adesso di aumentare del 5 per cento il bilancio del Parlamento per l’anno 2012. Solo la scorsa settimana è stato approvato un incremento di 1 500 euro mensili per l’indennità di assistenza parlamentare. Non si tenta in alcun modo di arginare gli sprechi generati dalle tre sedi di quest’Assemblea. Peggio ancora, il Parlamento europeo si è impegnato in un’operazione da 60 milioni di euro per il restauro dell’edificio che verrà adibito a Casa della storia europea – come se in Europa non ci fossero musei. L’Unione europea vuole forse riscrivere la storia? Per non parlare poi del Servizio europeo per l'azione esterna, che assumerà, tra gli altri, cinquanta funzionari con uno stipendio superiore del 20 per cento a quello del Primo ministro britannico, per i quali sarà necessario erigere un nuovo edificio al costo di 10,5 milioni di euro all’anno.

Signora Presidente, chiedo a nome dei contribuenti britannici che si ponga fine a questo ladrocinio.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signora Presidente, onorevoli deputati, il progetto presentato dall’onorevole Fernandes per l’esercizio finanziario 2012 fa riferimento a contenimento dei costi e consolidamento. In qualità di rappresentanti dei cittadini europei, noi deputati siamo chiamati a esprimerci al riguardo. La riduzione dei costi è essenziale.

Le spese accessorie che deriveranno dall’entrata della Croazia avranno un impatto diretto sul bilancio dell’Unione, come pure l’istituzione del Servizio europeo per l'azione esterna e delle tre nuove autorità finanziarie. Il problema è che le nuove spese non dovrebbero necessariamente comportare aumenti di bilancio – è, anzi, fondamentale che non accada. Potenziali ambiti di risparmio vanno ricercati in tutte le istituzioni dell’Unione, ad esempio nelle politiche delle risorse umane e in quella edilizia, o nell’amministrazione. Desidero avanzare nuovamente la proposta che tutte le agenzie vengano sottoposte a una revisione di bilancio e che si potenzino le sinergie con gli Stati membri.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, Commissario Lewandowski, volevo in primo luogo fare i miei complimenti all'on. Fernandes per l'ottimo lavoro svolto.

Parlare di bilancio e di gestione delle risorse delle istituzioni non è un esercizio semplice, soprattutto se si cerca di coniugare il miglioramento del funzionamento delle stesse con l'esigenza di economie di risanamento cui gli Stati membri e l'Unione europea devono far fronte in un contesto delicato come quello odierno. Proprio per questa ragione condivido pienamente il richiamo ai principi dell'eccellenza legislativa e della sana gestione finanziaria, quali punti di riferimento sui quali orientare le attività di tutte le istituzioni.

Ed infatti in un momento di crisi in cui il nostro obiettivo primario non può che essere il rilancio dell'economia europea, il primo esempio di virtuosità deve proprio venire dalle istituzioni. Virtuosità non deve significare solo austerità, bensì aumento dell'efficienza amministrativa, al fine di garantire un corretto e migliore uso delle risorse, che consenta a tutte le istituzioni di poter svolgere un lavoro efficace ed al contempo efficiente, capace di raggiungere gli obiettivi primari che l'azione europea si è posta in questi anni.

Passando più nello specifico al bilancio del Parlamento, ritengo, in sintonia con il relatore, che quello del 2012 debba essere un bilancio di consolidamento, tenuto anche conto che esso potrà essere la base su cui fare riferimento, più che l'attuale discussione sul futuro quadro finanziario pluriennale.

Penso, però, che parte delle risorse debba essere utilizzata per attuare alcune migliorie necessarie affinché i deputati possano svolgere le proprie funzioni con l'ausilio di servizi di qualità.

Credo quindi che vadano realizzate economie nei servizi comuni, ma che vadano compiuti ulteriori sforzi anche in tema di politica immobiliare, attraverso una razionalizzazione degli spazi già a nostra disposizione e con l'adozione di una strategia di medio e lungo periodo che consenta di pianificare con largo anticipo le spese relative agli immobili e di rendere maggiormente trasparenti e razionali le scelte effettuate in tale direzione.

 
  
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  Jens Geier (S&D).(DE) Signora Presidente, Commissario Lewandowski, onorevoli colleghi, ovviamente dovremmo discutere dei costi da evitare o ridurre all’interno del presente bilancio. Nondimeno desidero rivolgere a tutti voi un invito all’obiettività, dopo le reazioni istintive sul tema delle agenzie. Per quale motivo? In primo luogo poiché la commissione per il controllo dei bilanci prende parte continuamente alla discussione in merito, attirando l’attenzione sui possibili miglioramenti alla cooperazione tra le agenzie e allo svolgimento delle loro funzioni. Inoltre siamo in attesa della relazione straordinaria sulle agenzie della Corte dei conti europea; il documento costituirà un punto di partenza più obiettivo per la discussione, che al momento procede in modo alquanto avventato, in particolare per quanto riguarda la gestione delle agenzie e la via da seguire per realizzare i risparmi qui menzionati.

In relazione ai risparmi, desidero fare particolare riferimento alla politica edilizia. Vi è senza dubbio un notevole potenziale di risparmio per l’Unione europea in quest’area. Personalmente mi chiedo se sia davvero opportuno costruire a Bruxelles nuovi edifici per il Parlamento europeo, una scelta che ha senso esclusivamente se i prezzi degli immobili a Bruxelles continueranno ad aumentare. Al momento il mercato non sembra confermare tale tendenza. Senza un aumento dei prezzi, l’affitto risulta un’opzione migliore rispetto all’acquisto, in particolare se si considera l’enorme quantità – visibile a occhio nudo – di spazio disponibile e affittabile nei quartieri dell’Unione.

Tali considerazioni si ricollegano alla questione della Casa della storia europea. È necessario, a mio avviso, un maggiore grado di legittimità, poiché finora tutte le iniziative che riguardano la Casa della storia europea si basano esclusivamente su risoluzioni dell’Ufficio di presidenza del Parlamento, che non sono sufficienti per conferirvi una reale legittimità democratica. Urge un cambiamento. Soprattutto è fondamentale sapere come si intenda fare fronte ai costi operativi e supplementari di tale istituzione.

 
  
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  Anne E. Jensen (ALDE).(DA) Signora Presidente, desidero anche io congratularmi con l’onorevole Fernandes per l’eccellente relazione; ringrazio inoltre il Commissario Lewandowski, in particolare per la sua lettera alle istituzioni, in cui si propone un maggiore controllo delle nostre spese amministrative per l’anno corrente. Ritengo che la lettera sia estremamente opportuna e che si rivelerà utile nella scelta dell’approccio da applicarsi per consentirci una maggiore attenzione al risparmio; lo stesso vale, a mio avviso, per tutte le istituzioni. È fondamentale infatti che adottino tale orientamento il Comitato delle Regioni, il Comitato economico e sociale europeo e la Corte di giustizia, le cui spese sono aumentate vertiginosamente. Lo stesso dicasi anche per la Corte dei conti europea. Per istituzioni minori, quali il Mediatore europeo e il Garante europeo della protezione dei dati sarà più difficile, e tale difficoltà deve essere considerata.

Ritengo tuttavia che il Parlamento sia particolarmente tenuto a dimostrare la sua capacità di operare con parsimonia. Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona abbiamo acquisito nuove competenze, che comportano spese supplementari, ma l’anno prossimo, il 2012, dovrà essere un anno di consolidamento. Abbiamo parlato dell’allargamento. Includeremo l’accesso della Croazia in un bilancio rettificativo. Diversi colleghi hanno fatto riferimento alla questione della Casa della storia europea, che considero un eccellente arricchimento dei nostri servizi per i visitatori. Molti giovani non conoscono bene le tappe che hanno portato alla nascita dell’Unione europea. Si dice che se non si conosce la propria storia si è destinati a ripeterla, motivo per il quale è indispensabile raccontare la storia dell’Europa moderna. Sosteniamo dunque il progetto per la Casa della storia europea.

Ultimo punto, ma non per importanza, ovviamente le nostre spese dipendono fortemente dalla molteplicità di sedi del Parlamento, che risulta dispendiosa. è nostro dovere esaminare attentamente il problema. Sfortunatamente non possiamo intervenire sul nostro costo più grande, ovvero la necessità di spostarsi tra Strasburgo e Bruxelles. Se il Consiglio europeo ritiene davvero che sia necessario risparmiare, i capi di Stato dell’UE dovranno affrontare la questione. Grazie, signora Presidente.

 
  
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  Hynek Fajmon (ECR). (CS) Signora Presidente, è evidente che nel 2012 tutta l’Unione europea e i suoi Stati membri continueranno a risentire degli effetti della crisi economica e finanziaria. Il Parlamento dovrà pertanto adeguare la propria strategia di bilancio a questo dato. Dobbiamo mirare a massima disciplina e austerità di bilancio. Noto con piacere che la relazione riporta tali considerazioni e vi pone un forte accento. L’austerità non può tuttavia equivalere ad aumenti di spesa in linea con l’inflazione. L’obiettivo deve essere mantenere la spesa del Parlamento ai livelli dell’anno in corso. È necessario fare tutto il possibile per risparmiare e sfruttare al meglio le risorse parlamentari disponibili in tutti gli ambiti di azione del Parlamento europeo, a partire dalla razionalizzazione dell’amministrazione degli edifici fino a un migliore impiego della tecnologia informatica e delle risorse umane. Vi è infatti un notevole potenziale di risparmio in tali ambiti ed è fondamentale dimostrare sufficiente determinazione per realizzarlo.

 
  
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  Claudio Morganti (EFD). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, in un periodo di generale ristrettezza economica, compito essenziale delle istituzioni europee sarebbe quello di dare loro per prime il buon esempio.

Questa relazione è incentrata giustamente sul rispetto dei criteri di efficienza, della gestione di costi e di servizi, e mi domando in proposito se non sia necessaria un'immediata e reale verifica riguardo all'efficacia di alcune attività esternalizzate. Mi riferisco in particolar modo all'informatica e alla sicurezza interna del Parlamento, anche alla luce degli ultimi avvenimenti che tutti noi ben conosciamo, mi riferisco alla rapina all'ufficio postale dello scorso mese.

Un ulteriore appunto va necessariamente fatto in merito al Servizio europeo per l'azione esterna. Nato teoricamente a costo zero per ridurre gli sprechi e rendere più efficaci le relazioni esterne dell'Unione europea, si sta rivelando fallimentare su entrambi i fronti, politico ed economico. Non vorrei che il Parlamento europeo accettasse cedimenti di rigore in questo ambito.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signora Presidente, la scorsa settimana diversi elettori delle Fiandre mi hanno chiesto come sia possibile che noi deputati del Parlamento europeo continuiamo a ricevere 1 500 euro al mese per assumere ulteriore personale in un momento di grande incertezza e difficoltà economica, quando i cittadini sono costretti a stringere la cinghia. Allo stato attuale non facciamo altro che incrementare le spese.

I commenti e gli interrogativi espressi dagli elettori hanno colto nel segno. Noi, come Unione, dovremmo dare il buon esempio. Dovremmo adeguare la nostra condotta alle situazione attuale. Ora più che mai non possiamo fare a meno di riconoscere che la relazione dell’onorevole Fernandes è purtroppo una sorta di occasione mancata. Ci viene chiesto – e credo a ragione – di comportarci con responsabilità e moderazione per quanto concerne il bilancio. Il considerando A fa perfino riferimento all’applicazione di (cito) “procedure di gestione rigorose in modo tale da poter realizzare risparmi”.

Ebbene, purtroppo la presente relazione non indica dove esattamente sia necessario operare i tagli. Naturalmente vi sono vari settori in cui si potrebbe intervenire – mi riferisco ad esempio al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni o ai viaggi tra Bruxelles e Strasburgo, che comportano spese pari a 200 milioni di euro l’anno. Sfido la Commissione e il Consiglio, ma anche il Parlamento, a svolgere un esercizio volto a riordinare tutti questi elementi, individuare i possibili ambiti di risparmio e ricavarne un piano vero e proprio, che verrà discusso e porterà finalmente a realizzare i risparmi desiderati.

 
  
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  Ville Itälä (PPE).(FI) Signora Presidente, desidero unirmi ai precedenti oratori nel ringraziare l’onorevole Fernandes per la sua eccellente ed equilibrata relazione. Oggi si è parlato molto di parsimonia, un aspetto estremamente positivo. Disciplina di bilancio ed efficienza sono fondamentali, e dovremmo attenerci rigorosamente al nostro compito principale senza travalicarlo, sconfinando nell’ambito legislativo.

La maggior parte dei colleghi ha richiamato alla moderazione, evidenziando al tempo stesso gli ambiti che non dovrebbero essere sottoposti a tagli. Dovremmo invece concentrarci su misure concrete che ci permettano di risparmiare, ad esempio smettere di fare la spola fra tre sedi di lavoro. Naturalmente siamo consapevoli delle difficoltà politiche che ne deriverebbero.

Desidero porre l’accento su una questione in particolare, ossia il concetto di sicurezza, a cui già l’onorevole Elles ha fatto riferimento. In soli dodici mesi abbiamo subito una rapina in banca e due rapine a mano armata, una alla mensa e l’altra all’ufficio postale. Non c’è stato alcun arresto. Il livello di sicurezza è pressoché irrisorio.

Le nostre mancanze si concentrano evidentemente in un punto preciso: le entrate attraverso le quali i deputati accedono all’edificio non sono controllate adeguatamente. Dovremmo acquisire le firme digitali. Attualmente disponiamo soltanto di elenchi e di un ufficio in cui lavorano molte persone, che prendono nota dei nomi e li inseriscono in un computer. È uno spreco di denaro: dovremmo risparmiare introducendo un sistema di sicurezza migliore e credibile. Basta fare questo, eppure i deputati continuano a rifiutare la proposta, dichiarandosi contrari alle firme digitali, sebbene esse rappresentino un notevole potenziale di risparmio e rendano allo stesso tempo più efficace il sistema di sicurezza.

No so come questo sistema posso funzionare al Congresso degli Stati Uniti, dove l’approvazione è unanime al riguardo; qui per qualche motivo non si riesce ad adottare nessuna di queste misure. Mi auguro che adesso ci concentreremo su quelle aree in cui è davvero possibile realizzare un risparmio.

 
  
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  Jaroslav Paška (EFD). (SK) Signora Presidente, a mio avviso è fondamentale dal punto di vista politico che gli orientamenti per il bilancio del 2012 riflettano l’attuale situazione economica e politica.

Al momento gli Stati membri sono obbligati a risparmiare e i cittadini europei subiscono le pesanti conseguenze della crisi finanziaria e politica; non possiamo dunque attenderci un incremento di bilancio sostanziale rispetto all’anno passato. Al contrario, dobbiamo individuare aree di nostra competenza in cui sia possibile risparmiare parte del contributo fiscale fornito dai nostri cittadini, senza per questo ridurre la qualità del nostro operato.

Ci resta, a mio avviso, un certo spazio di manovra diretto per realizzare detti risparmi, intervenendo sull’organizzazione dei nostri compiti. I tre quartieri generali del Parlamento europeo e i trasferimenti sistematici di migliaia di funzionari e deputati da Bruxelles a Strasburgo dodici volte l’anno sono ormai noti all’opinione pubblica. Onorevoli colleghi, uno spreco tale di risorse pubbliche non è altro che una manifestazione di disprezzo di fronte alla realtà attuale.

Qualsiasi discorso di tagli e riduzioni verrà percepito come una menzogna fino a che non si porrà fine a questo andirivieni per le plenarie del Parlamento europeo.

 
  
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  Sidonia Elżbieta Jędrzejewska (PPE).(PL) Signora Presidente, desidero in primo luogo ringraziare l’onorevole Fernandes per avere redatto gli orientamenti per il Parlamento europeo e le altre istituzioni. Ritengo che sia riuscito a coniugare la necessità (o meglio l’urgenza) di risparmiare, di cui siamo tutti consapevoli data l’attuale situazione economica dell’Unione, con la garanzia di condizioni adeguate per una buona regolamentazione.

A questo punto, mi preme sottolineare che non possiamo trascurare le conseguenze dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona e del futuro allargamento, ossia i nuovi compiti spettanti al Parlamento europeo. È pertanto fondamentale, per il bene dei cittadini, elaborare soluzioni che promuovano il corretto funzionamento del Parlamento europeo.

Ribadisco inoltre che continuo a sperare nel coinvolgimento del relatore, al fine di garantire che il bilancio parlamentare per l’anno 2012 sia caratterizzato non soltanto da disciplina finanziaria, ma anche da lungimiranza. Non si può infatti concentrare l’attenzione esclusivamente sull’anno prossimo oppure sui due o tre anni successivi, ma è necessario introdurre strumenti di modernizzazione, che facilitino l’attività del Parlamento e promuovano gli investimenti che, spero, creeranno risparmio in futuro.

 
  
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  Jan Kozłowski (PPE).(PL) Signora Presidente, desidero esprimere le mie congratulazioni all’onorevole Fernandes per l’eccellente relazione. Io stesso sono del parere che il bilancio 2012 debba essere realistico e conforme all’attuale situazione economica. La mia esperienza pluriennale di gestione del bilancio regionale e la mia appartenenza alla commissione bilanci mi spingono ad attribuire grande importanza alla disciplina quando si tratta di pianificare le spese. Ritengo tuttavia che dovremmo evitare false economie, che provocherebbero un rallentamento dell’economia e una riduzione della concorrenzialità. L’aumento dei livelli di occupazione e la creazione di posti di lavoro qualificati e sostenibili sono prerequisiti della crescita economica, nonché strumenti fondamentali per superare gli effetti della crisi. Il bilancio dell’Unione deve promuovere l’aumento dell’occupazione. La chiave per la crescita non sta nella riduzione delle spese, bensì in una maggiore efficienza e nell’ancoraggio dei fondi europei al raggiungimento di obiettivi strategici concreti. Grazie dell’attenzione.

 
  
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  Giovanni Collino (PPE). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l'on. Fernandes per il lavoro svolto e per essersi concentrato sui possibili risparmi che si possono realizzare riguardo alle spese della nostra amministrazione. La politica del personale e quella degli edifici sono i due grandi capitoli sui quali si concentrano le spese amministrative, come evidenziato chiaramente dalla relazione.

Tenendo conto della futura adesione della Croazia all'Unione europea e delle future esigenze di organico, sarà necessario e opportuno governare i processi del personale, soprattutto attraverso la mobilità. Se questa scelta di politica delle risorse umane da un lato permette maggiore elasticità, dall'altro richiede maggiore formazione per il personale dell'Unione europea.

Per quanto riguarda la politica degli edifici, il testo menziona espressamente il principio della centralizzazione. La politica di rigore che stiamo applicando ai bilanci, a partire da quelli degli Stati membri, dovrà nel medio periodo farci meditare anche sull'opportunità delle tre sedi del Parlamento, tema certamente complesso, ma che non può non essere affrontato.

 
  
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  Gianni Pittella (S&D). - Signora Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta attenzione il dibattito e posso assicurare che la proposta dell'Ufficio di presidenza è all'insegna del rigore, della trasparenza e della sana amministrazione, in particolare voglio sottolineare tre punti.

Primo punto: l'incremento previsto nella nostra proposta non è superiore al tasso medio dell'inflazione nell'area dell'Unione europea. Secondo punto: condivido le preoccupazioni e stiamo lavorando per un'oculata e lungimirante politica immobiliare, per la sicurezza e per il personale. Terzo punto: l'aumento di 1 500 euro fu deciso e messo in riserva dalla commissione per i bilanci.

La commissione per i bilanci ha liberato la riserva; non sono soldi che vanno nelle tasche dei deputati – è bene sgombrare il campo da questo equivoco e da questa falsità – ma vanno ad assistenti che aiuteranno i deputati a svolgere meglio le loro funzioni previste dal trattato di Lisbona.

 
  
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  Indrek Tarand (Verts/ALE).(EN) Signora Presidente, desidero fare riferimento a un ambito minore in cui si potrebbero realizzare risparmi, ossia i software. Paghiamo a Bill Gates enormi somme di denaro ogni anno per utilizzare i software del marchio Windows. È sicuramente una brava persona, che devolve somme ingenti per cause giuste, ma se al Parlamento avessimo il coraggio di adoperare gli open software, compiremmo un passo avanti in direzione di una gestione moderna, più pulita e conveniente.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signora Presidente, desidero in primo luogo rivolgere una domanda al Commissario Lewandowski: qual è la procedura precisa da seguire per accedere alla rete di sicurezza per l’euro, ossia ai fondi messi a disposizione dalle istituzioni europee, nel 2012? La Commissione intende presentare una proposta qualora uno Stato in particolare richieda di potervi ricorrere? Avrà il Parlamento europeo voce in capitolo nel processo di co-decisione e verrà il problema affrontato questa settimana in relazione all’ampliamento della rete di sicurezza.

In secondo luogo, desidero esprimere un commento circa l’aumento di 1 500 euro dell’indennità di segreteria. Mi rivolgo a tutti gli onorevoli colleghi che non sfruttano appieno la propria indennità e li invito a dichiarare pubblicamente l’ammontare dei risparmi personali che sono riusciti così a realizzare – dopotutto è un ambito soggetto ad abusi. È possibile che vi siano deputati che non hanno bisogno di alcuna indennità di segreteria perché raramente sono presenti in Parlamento. In questi casi non si dovrebbe permettere l’utilizzo dell’indennità a esaurimento. Solo coloro che lavorano più duramente devono avere il diritto di utilizzarla per intero. Tutti gli altri dovrebbero restituire i soldi non spesi al contribuente.

 
  
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  Milan Zver (PPE).(SL) Signora Presidente, Commissario, in primo luogo desidero esprimere le mie congratulazioni all’onorevole Fernandes per l’eccellente relazione. Sono però d’accordo con gli interventi precedenti che hanno sottolineato la necessità di realizzare risparmi, specialmente nell’ambito del bilancio.

È indubbio che il bilancio europeo si sia ridotto costantemente negli ultimi decenni. È sufficiente esaminare il PIL che abbiamo generato nell’Unione europea per notare la sua progressiva riduzione. Secondo quanto recentemente affermato dal Commissario, nella fase iniziale della prospettiva finanziaria il PIL dell’Unione ammontava approssimativamente all’1,3 per cento. Oggi è pari all’1,12 per cento appena. Contemporaneamente, però, i bilanci nazionali dell’Unione europea sono aumentati significativamente.

Ad esempio nell’ultimo decennio il bilancio del Regno Unito, finora modesto, è aumentato del 100 per cento, ovvero di due volte e mezzo rispetto a quello comunitario. Invito il Commissario a riferire, in particolare, se prevede di incontrare difficoltà nell’attuazione del prossimo bilancio per il 2012 a causa del sottodimensionamento del bilancio europeo rispetto a quelli degli Stati membri.

 
  
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  José Manuel Fernandes, relatore.(PT) Signora Presidente, desidero ringraziare i miei onorevoli colleghi per il loro contributo. Ribadisco che l’obiettivo della presente relazione era, per il momento, la stesura degli orientamenti. Ci siamo comunque spinti oltre e abbiamo stabilito un obiettivo specifico, vale a dire un aumento neutrale: il bilancio del 2012 non dovrà superare l’inflazione.

Sono consapevole delle nostre nuove competenze e della necessità di risorse a tal fine, ma è innanzitutto fondamentale agire in base alle norme di buona gestione e realizzare risparmi in linea con i principi di economia, efficienza ed efficacia.

Tali principi non verranno usati per applicare tagli indiscriminati, che diventeranno costi in futuro. I risparmi che realizzeremo non metteranno a repentaglio l’obiettivo sovraordinato dell’eccellenza legislativa.

Il presente bilancio potrebbe essere descritto, a mio avviso, come un bilancio di riconciliazione: riconciliazione tra esigenze attuali, contesto di crisi e linea di azione che le istituzioni devono seguire per rispondere efficacemente alla situazione attuale, impegnandosi allo stesso tempo a soddisfare le esigenze della popolazione, ossia dei cittadini europei.

Solo una nota per dirimere i dubbi sollevati: non vi è stato alcun aumento nel bilancio per i deputati, né vi sarà l’anno venturo. La somma a cui si è fatto riferimento – che non concerne i deputati e che offre la possibilità di assumere un altro assistente – era stata decisa già nel 2010 ed è rimasta invariata, senza che vi fosse alcun aumento di bilancio per il 2011.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà mercoledì 9 marzo 2011 alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Nessa Childers (S&D), per iscritto.(EN) Signora Presidente, ognuno di noi, in quanto rappresentante eletto, è senza dubbio al corrente dei molti sacrifici che i nostri elettori e governi nazionali hanno dovuto affrontare per superare i tre anni trascorsi. Istruzione, sanità, trasporti e altri servizi fondamentali hanno subito una drastica riduzione dei fondi stanziati dall’Unione europea. È cruciale fornire al Parlamento europeo le risorse necessarie per portare a termine il proprio mandato, conferitogli dai cittadini europei. È altresì necessario, tuttavia, che i deputati rappresentino questi stessi cittadini europei, assicurandosi che non vi siano spese superflue, inutili aumenti di prezzi e che si attribuisca il giusto valore a un mercato in cui imprenditori e fornitori conducono una lotta all’ultimo euro. Confido che i miei onorevoli colleghi in quest’Aula e nelle altre istituzioni europee terranno presenti tali principi negli anni a venire.

 

7. Parità tra donne e uomini —2010 - Povertà femminile (discussione)
Video degli interventi
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca, in discussione congiunta, il tema più importante della giornata: le donne nell’Unione europea, e precisamente;

- la relazione (Α7-0029/2011) presentata dall’onorevole Nedelcheva, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea – 2010 [2010/2138(INI)]; e

- la relazione (A7-0031/2011) presentata dall’onorevole Plumb, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, sugli aspetti della povertà femminile nell’Unione europea [2010/2162(INI)].

 
  
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  Mariya Nedelcheva, relatore.(FR) Signora Presidente, signora Commissario Reding, onorevoli colleghi, sono nata nel 1979, cioè nell’anno in cui i cittadini europei hanno eletto per la prima volta direttamente i loro rappresentanti; ricordo con orgoglio che proprio in quell’anno, per la prima volta, una donna assunse la Presidenza del Parlamento europeo: Simone Veil, valorosa sostenitrice dei diritti delle donne.

Oggi sono una delle donne, il 35 per cento, rappresentate in quest’Assemblea. In seno al Parlamento europeo questa percentuale non è mai stata così alta. A chi dobbiamo essere riconoscenti per tale risultato? A tutte le donne che hanno avuto l’intelligenza, la forza e il coraggio di unirsi per rivendicare il diritto di voto, il diritto al lavoro e all’istruzione; a tutte le donne che, semplicemente, si sono levate a chiedere rispetto per la propria dignità e i propri diritti. Combattiamo ormai da cent’anni contro discriminazioni inique e insensate; abbiamo certamente compiuto grandi progressi, ma la lotta contro le disparità di genere rimane un compito quotidiano cui dovremo dedicarci ancora a lungo.

Nel campo dell’uguaglianza di genere, l’Unione europea ha sempre avuto un ruolo d’avanguardia; e sono convinta che la nostra Assemblea debba sforzarsi di mantenere una posizione di punta in questa dinamica, anche quando si tratta di affrontare i temi più delicati.

L’attuale crisi economica ci ha messo di fronte alle nostre contraddizioni. Come sottolineo nella mia relazione, gli effetti della crisi si sono fatti sentire in maniera più aspra e prolungata sulle donne che sugli uomini. Ho anche osservato, però, che dobbiamo smettere di lamentarci, cominciare ad agire e trovare finalmente risposte alla crisi! Dobbiamo sfruttare quest’occasione per cambiare mentalità e progredire.

A questo punto è essenziale mettere in risalto il ruolo che spetta alla scuola nella lotta contro gli stereotipi di genere. Se riusciremo a offrire opportunità più vaste in fatto di istruzione, formazione professionale e occupazione, potremo agevolare l’accesso delle donne a livelli più alti di responsabilità. È giunto anche il momento di eliminare il divario salariale fra donne e uomini, e sono convinta, inoltre, che sia necessario un salto di qualità nella composizione dei consigli di amministrazione delle grandi imprese quotate in borsa. In tali imprese, le donne rappresentano appena il 3 per cento dei membri dei consigli di amministrazione: è inaccettabile, ed è giunto il momento di premere l’acceleratore. Che fare se, nonostante tutti i nostri sforzi, le grandi imprese continueranno a frenare? In quel caso, purtroppo, dovremo far balenare lo spettro delle quote e degli obiettivi vincolanti. Accenno alle quote con riluttanza, poiché in linea di principio si tratta di un metodo che non mi trova favorevole; ma se la carota non funziona, il bastone rimane l’unica alternativa. È innegabile: la presenza delle donne nel mercato del lavoro non può che avvantaggiare la crescita economica.

Il piano europeo per la ripresa economica avrà oggi maggiori probabilità di successo se le politiche per l’uguaglianza di genere ne formeranno parte integrante. È necessario avanzare proposte concrete per riconciliare in maniera più corretta lavoro e vita privata e dimostrare così che le nostre ambizioni possono giungere a risultati reali, e non sono destinate a rimanere meri sogni: ecco ciò che i cittadini si attendono da noi. Perseguire valori e ideali è cosa nobilissima, ma dobbiamo anche ricordarci di svolgere il nostro lavoro con pragmatica efficacia.

Accenno a un ultimo punto, signora Presidente. Ho appreso con soddisfazione che la Commissione europea intende presentare una proposta, in primavera, per combattere la violenza contro le donne. La violenza perpetrata nei confronti delle donne, in tutte le sue forme, è un flagello che dobbiamo combattere con tutte le nostre forze. La ringrazio, signora Commissario, per essersi dedicata a questo problema con tanta attiva energia.

Signora Presidente, per natura non sono pessimista e quindi vorrei concludere il mio intervento con una nota di speranza, se mi è consentito. Mi sembra che in questo giorno – centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna – dovremmo rendere omaggio al coraggio, alla forza e alla determinazione con cui le donne di Tunisia, Libia, Iran, Egitto e innumerevoli altri paesi lottano per difendere i diritti umani.

Il vento della libertà che scuote l’Africa settentrionale deve spazzar via le ultime vestigia di autoritarismo, povertà ed esclusione sociale: in tal modo le donne di quei paesi potranno emanciparsi dal punto di vista sociale, economico e politico, pur rispettando la propria cultura e le proprie tradizioni. È dovere del Parlamento europeo rendere omaggio a queste donne, incoraggiarle e sostenerle nella disperata lotta che combattono per la democrazia e i diritti umani; e vi prego di notare che parlo di diritti umani nel senso più pieno del termine.

 
  
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  Rovana Plumb, relatore.(EN) Signora Presidente, mi consenta in primo luogo di fare gli auguri a tutte le donne in questa data così importante: l’8 marzo, in cui ricorre il centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna; cent’anni di lotta per i diritti delle donne.

Ringrazio tutti i colleghi, i relatori ombra e i membri della segreteria per il contributo che hanno recato alla relazione.

La mia relazione tratta un problema generale che però ha conseguenze estremamente concrete: la povertà femminile. 85 milioni di europei vivono al di sotto della soglia di povertà e il 17 per cento di tutte le donne nell’Unione europea sono classificate tra quanti vivono in povertà. Ecco i fatti. La crisi sociale, economica e finanziaria colpisce tutti noi, ma danneggia in modo particolare le donne sia nel mercato del lavoro che nella vita personale, poiché esse hanno maggiori probabilità di svolgere lavori precari, sono più esposte al rischio di licenziamento e devono fare assegnamento su una minore copertura da parte dei sistemi di protezione sociale.

Questa è la situazione attuale. Che fare? Le donne si attendono da noi proposte concrete e misure concrete; è l’8 marzo, e cercherò di sintetizzare la mia relazione in otto punti.

In primo luogo, invitiamo gli Stati membri a prendere in considerazione la dimensione di genere nei loro piani di ripresa dalla recessione, attraverso la promozione e l’incentivazione dell’occupazione femminile, adottando misure specifiche e adeguando i bilanci di previsione al fine di garantire la parità di accesso alle spese del settore pubblico, sia per aumentare la capacità produttiva sia per soddisfare le necessità sociali e ambientali delle donne.

In secondo luogo, invitiamo la Commissione e gli Stati membri a prendere le misure necessarie per eliminare le disparità di genere sul lavoro come parte della strategia UE 2020. Da parte mia, incoraggio fortemente a stabilire come obiettivo la riduzione del divario retributivo di genere dell’1 per cento ogni anno per realizzare un obiettivo del 10 per cento di riduzione entro il 2020; sottolineo poi la necessità di intraprendere azioni positive per aumentare la presenza delle donne negli organi decisionali politici, economici e imprenditoriali.

Il terzo punto riguarda la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Invito il Consiglio e gli Stati membri a rinnovare e rispettare i loro impegni per il conseguimento degli obiettivi di Barcellona relativi alla fornitura di servizi per l’infanzia accessibili, finanziariamente sostenibili e di elevata qualità, e a elaborare nuovi obiettivi per l’assistenza delle persone non autosufficienti.

In quarto luogo, invitiamo la Commissione e gli Stati membri a inquadrare le politiche sanitarie volte alla lotta e alla prevenzione di pratiche pericolose per la salute delle donne, causa anche di esclusione sociale e povertà.

In quinto luogo, invitiamo gli Stati membri ad adottare le necessarie misure per offrire migliori opportunità alle donne nel settore dell’istruzione, combattere gli stereotipi ed eliminare i tradizionali modelli di ruolo nei curricoli scolastici.

Il sesto punto da noi sostenuto riguarda il diretto nesso esistente tra situazione sociale delle famiglie e sviluppo infantile: invitiamo perciò il Consiglio e la Commissione a elaborare e attuare con urgenza una strategia volta a dimezzare la povertà infantile entro il 2012.

Settimo punto: non dobbiamo ignorare la violenza contro le donne, che ha un impatto crescente sul rischio di emarginazione, povertà ed esclusione sociale. Invito la Commissione a istituire un Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne.

Come ottava e ultima considerazione, sottolineo l’importanza dei fondi strutturali, in particolare del Fondo sociale europeo, quale strumento chiave per aiutare gli Stati membri a combattere la povertà e l’esclusione sociale. Penso che possiamo riuscire nell’impresa; abbiamo poteri, abbiamo la forza e l’intelligenza per risolvere quest’importante problema a livello di Unione europea e in tutti gli Stati membri.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione.(EN) Signora Presidente, è molto bello che, in occasione del centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna, il Parlamento europeo sia presieduto da una donna. Mi sembra una circostanza altamente simbolica, ed è altrettanto simbolico il fatto che sia possibile, proprio oggi, discutere – grazie alla relatrice, onorevole Nedelcheva – gli importantissimi temi all’ordine del giorno; ciò dimostra il forte sostegno di cui gode l’operato della Commissione in tema di uguaglianza di genere, e l’attenzione generale per i cruciali problemi che la Commissione stessa ha messo in rilievo finora, e su cui intende continuare a insistere in futuro.

Cent’anni di lotte, di cui non vediamo ancora la fine: me ne rammarico, poiché continuo a sperare che sia possibile eliminare, se volete, l’annuale celebrazione delle lotte delle donne. Finché non avremo raggiunto la metà, però, non potremo abbassare la guardia, e il viaggio non è ancora finito. La relazione del Parlamento indica chiaramente quali siano i divari: riguardano la povertà, e su questo aspetto abbiamo udito anche la seconda relazione. Per quanto riguarda la povertà, le donne sono in testa, e quindi in questo senso non si può parlare di divario; ma cosa stiamo facendo – su questo punto risponderà il mio collega, il Commissario Andor – per aiutare le donne a uscire dalla trappola della povertà?

Il secondo elemento è quello delle donne nel mondo dell’occupazione; si riscontrano ancora alcuni problemi per quanto riguarda l’equilibrio tra vita familiare e lavoro. C’è il problema del divario retributivo – le donne guadagnano in media il 17 per cento in meno rispetto agli uomini – e forse ricorderete che il 5 marzo abbiamo indetto una giornata europea del divario retributivo di genere, in cui sono state compiute misurazioni per verificare la quantità di lavoro che le donne devono svolgere in più rispetto agli uomini, per raggiungere lo stesso livello retributivo. In realtà, non siamo state pagate fino al 5 marzo; fino a quel giorno abbiamo dovuto lavorare gratis, e hanno cominciato a pagarci solo dal 5 marzo in poi. Spero che in futuro la giornata del divario retributivo possa cadere il 1° gennaio, per celebrare finalmente la realizzazione della parità retributiva.

L’impegno politico della Commissione europea si manifesta nella nostra nuova strategia. I temi trattati nella nostra strategia per l’uguaglianza di genere sono i medesimi su cui si è soffermata la relatrice: l’indipendenza economica delle donne, il divario retributivo di genere, la violenza contro le donne e la promozione della parità di genere nelle azioni esterne.

Per iniziare dalle azioni esterne, ricorderete che l’8 marzo l’Alto rappresentante signora Ashton e io ci siamo rivolte alle donne che vivono fuori dall’Europa, per rendere omaggio all’impavida tenacia di tutte le donne che si battono per sopravvivere e per costruire la democrazia: dobbiamo affermare con forza che siamo schierati al loro fianco. Se pensiamo a tutte le insurrezioni, alle guerre e ai genocidi che purtroppo non accennano a placarsi, è chiaro a tutti che le donne sono sempre in prima fila. Le donne e i bambini sono gli elementi più vulnerabili nella nostra società, ma anche nelle società extraeuropee; per tale motivo la Commissione sta lavorando a integrare e semplificare le proprie varie iniziative politiche sulla violenza contro le donne, e a creare sinergie tra aree con obiettivi analoghi.

Ecco dunque in che modo intendiamo sviluppare una coerente risposta politica a questo enorme problema: mi ricollego ad azioni concrete in settori in cui basi giuridiche precise garantiscano efficienza. A tal proposito mi accingo a presentare, in maggio, un pacchetto sui diritti delle vittime nel cui ambito, com’è ovvio, la legislazione a favore di donne e bambini occuperà un posto importantissimo.

Concluderò accennando a un tema che è salito alla ribalta negli ultimi giorni. Come sapete, il 1° marzo ho riunito gli amministratori delegati delle grandi imprese europee quotate in borsa, per annunciare loro che non approviamo più la quota del 90 per cento riservata agli uomini nei consigli di amministrazione: questa è infatti la situazione. Nei consigli di amministrazione c’è una donna ogni dieci uomini, e ciò significa, di fatto, una quota del 90 per cento riservata agli uomini. A nostro avviso, quindi, è urgente affrontare questo problema, soprattutto perché tutte le prove empiriche, dal punto di vista economico, e le prove scientifiche sul funzionamento economico dimostrano chiaramente che le imprese dotate di una struttura decisionale equilibrata possono vantare ritorni più elevati sugli investimenti e producono profitti maggiori, rispetto alle imprese le cui strutture decisionali sono puramente maschili.

Le donne sono quindi un fattore positivo per l’economia; è nell’interesse dello sviluppo economico che le donne assumano responsabilità più ampie. In questo senso, ho lanciato una sfida alle grandi imprese europee quotate in borsa, invitandole a firmare un “Impegno per l’Europa: immettere donne nei consigli d’amministrazione” entro il marzo del 2012; invitandole cioè a sostituire gli uomini che abbandonano il consiglio di amministrazione con donne qualificate (e ve ne sono tante che non dovrebbe essere difficile trovare donne all’altezza del compito). Ora ci accingiamo a notare, osservare, analizzare e contare quel che accadrà tra oggi e l’8 marzo dell’anno prossimo; se non assisteremo a cambiamenti, intendo agire a livello di Unione europea per correggere l’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione delle grandi imprese.

(Applausi)

 
  
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  Presidente . – La ringrazio, signora Vicepresidente; il suo intervento è stato altamente simbolico e denso di contenuti. In omaggio alle pari opportunità, do ora la parola al Commissario Andor.

 
  
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  László Andor, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, l’anniversario che celebriamo ha veramente grande importanza, ed è una grande responsabilità partecipare a questo dibattito.

Desidero in primo luogo ringraziare le relatrici della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere e rispettivamente della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, competente per parere, per il loro lavoro. Questa relazione giunge in un momento particolarmente opportuno poiché le questioni che essa pone in rilievo, pur da molto tempo all’ordine del giorno, sono diventate ancor più urgenti per l’impatto della crisi economica e finanziaria sui gruppi più vulnerabili della società.

Consentitemi di illustrare alcuni degli elementi principali delle mie politiche sociali e occupazionali, i quali, a mio avviso, contribuiranno a migliorare le condizioni e le opportunità di lavoro per le donne. In questi settori, in effetti, gli Stati membri devono adottare con urgenza alcune misure: devono per esempio ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, riequilibrando la legislazione di protezione dell’occupazione tra i lavoratori che godono di contratti a tempo indeterminato e quelli che hanno invece contratti precari a tempo determinato (che sono spesso quelli di cui devono accontentarsi le donne).

Ancora, è necessario conciliare lavoro da un lato e vita privata o familiare dall’altro, ed eliminare i fattori che scoraggiano le persone che recano il secondo reddito in famiglia – ancora una volta, assai spesso le donne – a entrare nel mercato del lavoro.

È importante incrementare il tasso di occupazione nell’Unione europea, e da questo punto di vista la sfida principale è rappresentata dalla partecipazione al mercato del lavoro di tutti i lavoratori, maschi e femmine. In futuro, ne sono convinto, sarà necessario impiegare il Fondo sociale europeo in maniera più sagace e vigorosa, a sostegno di politiche della domanda, così da aprire nuove opportunità alle donne, soprattutto a quelle che si riaffacciano sul mercato del lavoro dopo la maternità.

Per la Commissione è fonte di grave preoccupazione il fatto che attualmente, nell’Unione europea, oltre 80 milioni di persone si trovino a rischio di povertà. Nella lotta contro la povertà, la responsabilità principale spetta agli Stati membri, ma anche l’Unione deve svolgere il suo ruolo; secondo i sondaggi di Eurobarometro, sono di questo parere circa i tre quarti – il 74 per cento – dei nostri concittadini europei.

L’iniziativa faro, la Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale, propone tra l’altro misure pratiche miranti a cogliere l’obiettivo della riduzione numerica della povertà. La Piattaforma ribadisce con forza soprattutto l’importanza – non destinata a diminuire – del coinvolgimento attivo delle persone più radicalmente escluse dal mercato del lavoro; come ho già ricordato, le donne costituiscono un importante segmento di questa categoria. Nel 2012, la Commissione presenterà una comunicazione tesa a valutare approfonditamente l’attuazione delle strategie di coinvolgimento attivo a livello nazionale.

Come ho già ricordato, attualmente nell’Unione europea oltre 80 milioni di persone si trovano a rischio di povertà; ancor più inquietante è il fatto che tra queste persone vi siano più di 20 milioni di bambini, e che quest’ultimo dato non abbia subito alcun miglioramento nel corso del tempo. Per strappare questi bambini alla povertà occorre innanzi tutto strappare alla povertà i loro genitori: in particolare i genitori single, che sono in gran parte donne. A tale scopo è necessario adottare un approccio multidimensionale, in cui rientrino politiche occupazionali che aiutino i genitori a trovare lavoro, l’elaborazione di sistemi di benefici fiscali e la fornitura di servizi fiscali, come l’alloggio, l’istruzione e un’assistenza all’infanzia di elevata qualità e la tutela dei diritti dei bambini. Come prevede la Piattaforma, nel 2012 la Commissione intende presentare una raccomandazione sulla povertà infantile, che definirà principi comuni ed efficaci strumenti di monitoraggio per combattere e prevenire la povertà nelle prime fasi della vita.

Un altro aspetto essenziale sta nel procurare i fondi che permettano di raccogliere queste sfide. Quasi un terzo dei 21,7 miliardi di euro che rappresentano la dotazione del Fondo sociale europeo per l’attuale periodo di programmazione è destinato a misure tese a migliorare l’accesso all’occupazione. Inoltre, quasi tre miliardi di euro – per la precisione 2,77 miliardi – della medesima dotazione vanno a misure di sostegno al lavoro autonomo e all’avvio di imprese, e in questo settore i beneficiari sono molto spesso donne.

Di recente, inoltre, è stato istituito lo strumento europeo Progress di microfinanza, a sostegno della creazione di occupazione e del lavoro autonomo. Lo strumento offre prestiti a persone che hanno perso il lavoro e desiderano avviare o sviluppare in proprio una piccola impresa, con particolare attenzione alle donne e ai giovani. È stato reso disponibile un bilancio di 100 milioni di euro nell’arco di quattro anni, che può essere aumentato a più di 500 milioni nell’ambito dell’iniziativa congiunta con le istituzioni finanziarie internazionali.

Nel corso degli ultimi dieci anni, la cooperazione a livello di Unione europea nel contesto del metodo di coordinamento aperto per l’inclusione sociale ha contribuito a svolgere opera di sensibilizzazione e a promuovere la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. La Piattaforma europea contro la povertà e l’esclusione sociale ha istituito il quadro per la riduzione della povertà entro tutto il ventaglio delle aree politiche. Dobbiamo fare tutto il possibile perché riesca a raggiungere tale obiettivo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ANGELILLI
Vicepresidente

 
  
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  Nadja Hirsch, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali.(DE) Signora Presidente, in qualità di relatrice per parere della relazione sull’uguaglianza, ho concentrato la mia attenzione sul mercato del lavoro. Purtroppo, il divario retributivo è ancora del 17 per cento, e ancor oggi le donne non sono sempre rappresentate in seno agli organismi di gestione e vigilanza. In questo campo è urgentemente necessario agire.

Non possiamo più permetterci di sprecare il potenziale che le donne – qualunque età abbiano – possono recare alla società. Abbiamo un buon livello di istruzione e lo Stato investe in queste giovani donne e madri; in questo settore dobbiamo veramente compiere dei progressi e chiedere che le imprese passino dalle belle parole ai fatti. In questa misura, mi rallegro che le imprese stiano veramente compiendo un passo nella direzione delle quote volontarie.

D’altra parte, qualsiasi relazione sull’uguaglianza non deve dimenticare che anche gli uomini sono svantaggiati sotto alcuni aspetti. In particolare, ai ragazzi non sempre viene concessa l’opportunità di svilupparsi a scuola. Esistono carenze in materia di lavori domestici e della cura dei figli; anche in questo campo gli uomini possono dimostrarsi più attivi. Ecco un obiettivo che tutti dovremmo prefiggerci: ognuno di noi, quale che sia il suo genere, deve avere l’opportunità di trovare il proprio spazio e vivere nel modo che ritiene più opportuno.

 
  
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  Gabriele Zimmer, relatore per parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali.(DE) Signora Presidente, cent’anni fa le donne hanno chiesto il diritto di voto attivo e passivo, e oggi ci stiamo ancora battendo per l’uguaglianza delle donne in molti settori: soprattutto in termini di opzioni di carriera, ma anche per ciò che riguarda la retribuzione del lavoro e i diritti sociali, specialmente per gli anziani. Tutto ciò non emerge solo dal divario retributivo tra donne e uomini.

Nonostante partecipino in misura sempre più ampia al mercato del lavoro, le statistiche di tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea dimostrano che le donne sono più esposte degli uomini al rischio della povertà. Tale femminilizzazione della povertà ha svariate ragioni, che per limiti di tempo posso analizzare solo in parte. La diffusione del lavoro precario discrimina le donne sotto parecchi aspetti: oltre il 30 per cento delle donne è occupato a tempo parziale, contro il 7,4 per cento degli uomini. Gli studi dimostrano che persino nei posti di lavoro a tempo parziale le donne ricevono una retribuzione notevolmente inferiore rispetto agli uomini, a parità di orario e di mansioni; tale circostanza diminuisce le opportunità di integrarsi nel mercato del lavoro e intraprendere una carriera. I diritti pensionistici sono ridotti, e la povertà quindi è programmata in anticipo, soprattutto per chi sceglie una vita indipendente e priva di legami familiari. Riteniamo comunque possibile ottenere una vita libera dalla povertà con mezzi politici, sviluppando sistemi di sicurezza sociale in cui il livello delle pensioni e dei salari minimi venga mantenuto al di sopra della soglia di povertà, con una riduzione generale dell’orario di lavoro.

Non vogliamo aspettare altri cent’anni per poter affermare che le donne hanno l’evidente diritto di organizzare la propria vita indipendentemente dalle decisioni maschili, nonostante la presenza dei figli.

 
  
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  Barbara Matera, a nome del gruppo PPE. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, nel giorno in cui celebriamo il centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna votiamo due relazioni che affrontano tematiche per cui le donne si trovano marginalizzate ed escluse dalla società.

Le donne sono per tradizione maggiormente a rischio di povertà, soprattutto le madri single e le donne di età superiore ai 65 anni. Tra i cinque obiettivi proposti dalla Commissione europea nella strategia UE 2020 vi è la lotta alla povertà, che rende la relazione dell'on. Plumb estremamente attuale, soprattutto dal punto di vista delle politiche di genere alla luce della crisi economico-finanziaria.

La vulnerabilità dell'individuo donna la espone al rischio di povertà, di esclusione sociale e quindi di solitudine, rendendo doveroso un intervento dell'istituzione che rappresentiamo per mettere in campo strategie e programmi concreti. Mi congratulo inoltre con l'on. Nedelcheva per una buona relazione che promuove la parità tra uomini e donne nell'Unione europea. La rappresentanza delle donne nel settore pubblico, come nel settore privato, è molto bassa rispetto agli uomini. Nel settore economico, le cifre sono ancor meno positive: le donne rappresentano soltanto il 10 per cento dei membri dei consigli di amministrazione delle principali società europee quotate in borsa e il 3 per cento dei dirigenti di tali consigli.

Sostengo dunque l'introduzione delle quote rosa per incrementare la partecipazione delle donne nel settore pubblico e privato e l'istruzione, soprattutto, è da sostenere, perché svolge un ruolo determinante per impedire che nell'infanzia gli insegnanti dirigano i propri allievi verso filiere professionali e in funzione di stereotipi sessisti.

Concludo ricordando le parole di uno dei primi sindaci donna americani che diceva: "le donne devono lavorare il doppio per ottenere la metà dei riconoscimenti che hanno gli uomini". Concludo dicendo che, per fortuna, per noi donne non è difficile.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė, a nome del gruppo S&D. (LT) Signora Presidente, nel dibattito odierno in Parlamento, che celebra il centenario della Giornata internazionale della donna, puntiamo la nostra attenzione soprattutto sui temi dell’uguaglianza di genere e della lotta contro la povertà femminile. Oltre cent’anni fa le donne si battevano per ottenere il diritto al lavoro, mentre oggi devono combattere per avere parità di salario a parità di lavoro. Ci stiamo muovendo, ma in fatto di uguaglianza di genere i progressi sono lenti: sul luogo di lavoro le discriminazioni sono ancora frequenti, nel mercato del lavoro si registra una forte segregazione di genere, persiste il divario retributivo, sono ancora rare le donne presenti in politica e in posizioni di responsabilità, ed è infine ancora insufficiente il sostegno per la maternità e le madri single. La relazione del Parlamento europeo sulla parità tra donne e uomini enumera alcune cruciali priorità: rafforzare l’uguaglianza di genere nella famiglia e nella società, stroncare la violenza contro le donne e la tratta delle donne, garantire i congedi di maternità, creare condizioni adeguate per l’utilizzo dei servizi di scuole materne e centri di assistenza all’infanzia, ridurre la povertà femminile e valutare il contributo recato dalle donne allo sviluppo di famiglia, società ed economia. Per realizzare tali obiettivi il Parlamento europeo, la Commissione europea e gli Stati membri devono lavorare insieme; in questa giornata storica invio il mio saluto a tutte le donne e le invito a continuare a lottare per i loro diritti e le pari opportunità.

 
  
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  Antonyia Parvanova, a nome del gruppo ALDE.(EN) Signora Presidente, mi permetta in primo luogo di congratularmi con tutti i colleghi per il proficuo lavoro svolto nel corso degli anni, sintetizzato nella mia relazione sulla disuguaglianza tra donne e uomini e, per quanto riguarda il cruciale problema della povertà, nella relazione dell’onorevole Plumb.

Mentre celebriamo il centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna, è essenziale che la nostra Assemblea valuti esattamente il lungo cammino che ancora dobbiamo percorrere per assicurare la parità di genere in tutta l’Unione, integrandola in tutti i settori e le aree.

Iniziamo dal settore dell’occupazione e dal divario retributivo di genere. Fino a quando ci limiteremo a contemplare statistiche che segnalano una disuguaglianza di posizioni per cui, in alcuni Stati membri dell’Unione, la retribuzione delle donne è inferiore a quella degli uomini persino del 34 per cento? Dobbiamo insistere per l’introduzione di misure – anche legislative, se necessario – che possano produrre risultati concreti, in pratica e non solo sulla carta.

La posizione delle donne nel mercato del lavoro europeo, e i numerosi ostacoli che esse devono affrontare sotto forma di discriminazione, alimentano il crescente fenomeno della povertà femminile. Troppe donne rimangono in una posizione di relativa insicurezza e dipendenza economica: tendono a concentrarsi in impieghi temporanei o a tempo parziale, in cui la retribuzione è peggiore, oppure in posizioni inferiori.

La povertà alimenta a sua volta la tratta delle donne, la violenza e, più in generale, tutte le forme di sfruttamento. Sappiamo pure che, a causa della povertà, le donne vittime della violenza domestica preferiscono non prendere misure per proteggersi, poiché sono minacciate dall’insicurezza finanziaria.

Signora Commissario Reding, in questo giorno simbolico attendiamo con ansia la strategia dell’Unione europea per la lotta alla violenza contro le donne, che lei ci ha già promesso.

 
  
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  Marije Cornelissen, a nome del gruppo Verts/ALE.(NL) Signora Presidente, l’8 marzo 2011 segna il centenario della Giornata internazionale della donna. Questa ricorrenza invita a celebrare tutti i risultati che abbiamo già realizzato, come il diritto di voto per le donne, il diritto alla parità e i diritti riproduttivi, almeno nei paesi più civili; ma è anche un giorno in cui dobbiamo ripensare con tristezza a tutti gli aspetti in cui la situazione è ancora tutt’altro che ideale. Nell’Unione europea, le donne sono ancora pesantemente sottorappresentate nelle posizioni di responsabilità, la cura della famiglia ricade quasi esclusivamente sulle loro spalle e persiste il divario retributivo tra donne e uomini, anche all’esterno dell’Unione europea, dove alcuni paesi non hanno ancora preso in considerazione la possibilità di concedere il diritto di voto alle donne.

Il centenario della Giornata internazionale della donna invita pure a formulare un paragone storico. Il primo progresso decisivo delle donne nel mercato del lavoro è stato compiuto in occasione delle due guerre mondiali, e soprattutto della seconda: non vi erano abbastanza uomini che potessero lavorare nelle fabbriche e negli uffici. I datori di lavoro non avevano scelta e le donne sono entrate in massa nel mercato del lavoro. Si profila ora un periodo simile, questa volta non a causa di una guerra – per fortuna – bensì dell’invecchiamento della popolazione: tra cinque o dieci anni, non vi saranno abbastanza uomini per ricoprire i posti che si renderanno liberi a vari livelli. I datori di lavoro hanno bisogno di attirare e mantenere le donne; l’invecchiamento della popolazione può costituire un’occasione ideale per l’uguaglianza di genere.

Tocca ora a noi, in quanto classe politica europea, e ai nostri colleghi dei parlamenti nazionali, incoraggiare questa tendenza offrendo congedi di maternità di qualità adeguata alle madri e congedi di paternità di qualità altrettanto adeguata ai padri, fornendo un livello sufficiente di servizi di assistenza all’infanzia a prezzi accessibili, garantendo il diritto all’orario flessibile e al tempo parziale con diritti sociali di buona qualità, fissando quote per la partecipazione delle donne agli organismi dirigenziali in politica e nelle imprese, o minacciando provvedimenti efficaci in questo senso. Insieme, possiamo far sì che non debbano passare altri cent’anni prima che gli uomini e le donne abbiano parità di diritti e di opportunità in ogni settore.

 
  
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  Andrea Češková, a nome del gruppo ECR. (CS) Signora Presidente, nella mia qualità di relatrice ombra per la relazione sugli aspetti della povertà femminile in Europa, mi soffermerò appunto su tale relazione. Si tratta di un testo che riunisce e analizza un ampio ventaglio di questioni, da cui emerge una vivace e nitida descrizione della posizione delle donne nell’Unione europea. Sono lieta di notare nella relazione parecchi punti che indicano l’esigenza di ricorrere a forme di occupazione flessibili – nel cui ambito faccio rientrare sia il lavoro a tempo determinato, sia quello a tempo parziale – poiché a mio parere le madri single in particolare, e più in generale le famiglie con figli in tenera età, hanno bisogno di sfruttare tutto l’ampio ventaglio di opportunità disponibili sul mercato del lavoro, così da poter conciliare lavoro e vita familiare. Contemporaneamente, accolgo con ovvia soddisfazione e sostengo senza riserve l’attenta analisi riservata dalla relazione, ancora una volta, al costante e profondo divario retributivo che separa gli uomini dalle donne. Aggiungo brevemente che il testo comprende anche alcuni temi che sarebbe difficile per noi sostenere: cito a questo proposito l’invito a redigere una Carta europea dei diritti delle donne e il riferimento alla relazione sul congedo di maternità, che – come sappiamo – gli Stati membri non hanno accettato. In questo spirito abbiamo aderito ad alcune delle proposte di emendamento; ringrazio la relatrice per il testo veramente valido ed esaustivo che ci ha presentato.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, a nome del gruppo GUE/NGL.(SV) Signora Presidente, cent’anni di lotta per l’uguaglianza: mi sembra importante oggi ripensare alle pioniere che un secolo fa iniziarono la lotta per l’uguaglianza e aprirono la strada ai progressi che oggi possiamo comunque constatare. Ringrazio tutti i colleghi, le ONG, e tutti coloro che oggi portano avanti questa lotta. Il nostro compito è quello di discutere la situazione delle donne nell’Unione europea, ma credo che sia altrettanto importante, da parte nostra, manifestare solidarietà a quelle donne che, in questo stesso momento, nelle strade e nelle piazze, con coraggio immenso partecipano alla lotta per la democrazia e la giustizia in altri paesi: mi sembra giusto, oggi, ricordare anche queste donne.

Le relazioni di cui discutiamo illustrano le disuguaglianze che si registrano sul mercato del lavoro, ove le donne devono accontentarsi di posti di lavoro precari, subendo per di più una discriminazione retributiva pari in media la 17 per cento. In Europa, solo sei donne su dieci partecipano al mercato del lavoro, e quando hanno un lavoro si tratta spesso di un lavoro precario a tempo parziale che non consente un tenore di vita decoroso: nulla di strano, poiché forze possenti si oppongono all’espansione dell’assistenza all’infanzia e di altri prerequisiti che permetterebbero alle donne di lavorare.

Le pari opportunità sul mercato del lavoro implicano la necessità di una direttiva sul congedo di maternità, che dovrà comprendere anche – mi auguro – il congedo di paternità. Spero inoltre che presto potremo discutere di un’assicurazione parentale che permetta a donne e uomini di condividere su un piede di parità la responsabilità di provvedere alla famiglia, ma anche quella di allevare i figli. Se nell’Unione europea le donne lavorassero nella stessa misura degli uomini, la prosperità aumenterebbe di oltre il 25 per cento; non possiamo quindi permetterci di rinunciare alla presenza delle donne sul mercato del lavoro.

Sono necessarie le quote, che a mio avviso costituiscono uno strumento indispensabile in una società in cui appena il tre per cento delle grandi imprese è guidato da una donna. Mi sembra che per le quote valga lo stesso discorso che si potrebbe fare per gli antibiotici: sono contraria all’eccessivo uso degli antibiotici, ma quando uno si ammala sono contentissima che esistano. È certo sintomatico di una società malata il fatto che appena il tre per cento di donne occupi ruoli dirigenziali nelle grandi imprese. Le quote rappresentano perciò uno strumento indispensabile per riparare i guasti della nostra società.

 
  
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  Godfrey Bloom, a nome del gruppo EFD.(EN) Signora Presidente, l’Unione europea è pervasa da un forte autocompiacimento nella Giornata internazionale della donna; per mio conto avete combinato un disastro enorme. Parlate di congedo di maternità; ma l’unico effetto delle draconiane norme sul congedo di maternità è che nel mio paese le giovani donne che riescono a trovare lavoro sono sempre di meno, perché un piccolo imprenditore dovrebbe essere matto da legare per assumere una giovane donna; quindi non avete fatto nessun favore a queste ragazze.

Ora poi abbiamo le pari opportunità anche per l’assicurazione sulle automobili, grazie a un’altra assurda sentenza della Corte di giustizia, per cui anche quando una giovane riesce a trovare lavoro, poi non può andare al lavoro in auto perché l’assicurazione è appena stata raddoppiata. E venite anche a parlarci di quote; che razza di follia è questa? Le donne che hanno lavorato tutta la vita per giungere a posizioni di responsabilità nelle aziende – che hanno dato prova di professionalità – devono subire il paternalismo umiliante delle quote. Ora le donne che hanno avuto successo e fanno parte di un consiglio di amministrazione si sentiranno chiedere dagli altri consiglieri: “Sei qui per far da simbolo o sai veramente il tuo mestiere?”. È tutta una follia, ed è anzi una tragedia che nessuno di voi abbia mai lavorato veramente, oppure capireste come stanno le cose.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Eva-Britt Svensson (GUE/NGL) . – (SV) Signora Presidente, onorevole Bloom, auspicare l’introduzione dell’assicurazione parentale e giudicarla un provvedimento valido non significa essere matti da legare. Basta considerare i paesi che si sono dati un vasto e articolato sistema di assicurazione parentale; questi paesi – i paesi nordici, la Svezia per esempio – hanno anche i tassi più alti di occupazione femminile. Ciò dimostra che un sistema valido di assicurazione parentale produce tassi più elevati di occupazione per le donne, e naturalmente anche per gli uomini; l’assicurazione parentale contribuisce quindi alla parità sul mercato del lavoro, così come le donne possono contribuire alla prosperità dell’Unione europea.

(Applausi)

 
  
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  Godfrey Bloom (EFD) . – (EN) Signora Presidente, tutto questo non è assolutamente vero e non è confermato da alcuna statistica riguardante il mio paese; basta chiedere a qualsiasi piccolo imprenditore britannico. Non mi interessa quel che succede nel paese dell’onorevole collega o altrove; mi interessano il mio paese e la sua economia, e posso assicurarvi che gli imprenditori e le donne vi diranno in coro che non si assumono giovani donne a causa delle norme draconiane in materia di maternità. Vi scongiuro, tornate alla realtà: alzi la mano chi di voi ha mai fatto un vero lavoro!

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE) . – (ET) Onorevole Bloom, lei naturalmente sa che in Europa, e anche nel suo paese, le donne sono più istruite degli uomini. Perché mai, allora, pensa che, se le imprese fossero obbligate ad applicare le quote, in quel 33 per cento dovrebbero rientrare proprio le donne poco istruite che possono esistere nella nostra società?

 
  
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  Godfrey Bloom (EFD) . – (EN) Signora Presidente, invito l’onorevole Oviir a lasciare che le imprese facciano il loro mestiere: meno norme si introducono, meno tasse si impongono, meno si interferisce, più rapida sarà la ripresa economica. Il succo è tutto qui, ed è proprio questo che l’onorevole collega non capisce.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Edite Estrela (S&D) . – (PT) Signora Presidente, onorevole Bloom, sa qual è il problema del Regno Unito? Il fatto che ci sono 52 settimane di congedo di maternità pagato pochissimo; solo le prime sei settimane sono pagate al sessanta per cento, mentre 33 settimane sono pagate a un tasso simbolico e 13 non sono pagate affatto. È un sistema che va bene solo alle famiglie ricche, in cui le donne possono rimanere a casa accontentandosi di un bilancio familiare ridotto. Ecco qual è il problema del Regno Unito, non certo le nostre proposte sul congedo di maternità.

 
  
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  Godfrey Bloom (EFD) . – (EN) Signora Presidente, posso assicurare all’onorevole Estrela che il problema del mio paese sta nel fatto che abbiamo rinunciato all’autogoverno per aderire all’Unione europea: ecco il problema del mio paese.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE) . – (FI) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Bloom per aver espresso queste sue opinioni, che sono in effetti assai diffuse; se non fosse così, avremmo compiuto progressi notevolissimi. C’è solo il fatto che molta gente non dice apertamente quello che pensa. Vorrei chiederle, onorevole Bloom, se lei pensa che i figli siano figli solo delle madri, e che i padri non abbiano alcuna responsabilità né alcun bisogno di congedo di paternità, o di curarsi della propria famiglia se non andando al lavoro.

(Applausi)

 
  
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  Godfrey Bloom (EFD) . – (EN) Signora Presidente, rispondo all’onorevole Jäätteenmäki che, a mio parere, la responsabilità dei figli ricade esclusivamente sui genitori e su nessun altro. Respingo l’idea che qualcuno debba assumersi la responsabilità dei figli del proprio vicino; la responsabilità dei figli spetta ai genitori – così dev’essere. Maggiore sarà il senso di responsabilità per se stessi che avremo in Europea – e nel mondo intero – e meglio andranno le cose, a mio parere.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI) . – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, è un sintomo della povertà assoluta della nostra società il fatto che sia ancora necessario discutere di parità tra donne e uomini. Le donne sono svantaggiate non solo nel mondo del lavoro, ma nella società intera. L’elenco sembra infinito, per cui mi limiterò a poche parole chiave: livelli retributivi, condizioni di lavoro e di assunzione, contratti di lavoro precari, diritti pensionistici, assistenza all’infanzia, sicurezza sociale e varie forme di violenza contro le donne.

Vi sono moltissime donne meglio qualificate degli uomini, eppure ci troviamo ancora a discutere di parità di salario a parità di lavoro: è incredibile. Ed è altrettanto incredibile che le donne corrano maggiori rischi di povertà rispetto agli uomini; le donne anziane e i genitori single sono particolarmente a rischio. Permettetemi di ricordare che il 2010 è stato l’Anno della lotta alla povertà: la povertà è una questione femminile, e questa circostanza è gravida di conseguenza sociali, poiché la povertà è causa di malattie e sfocia di conseguenza nella disoccupazione.

 
  
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  Edit Bauer (PPE) . – (HU) Signora Presidente, oggi si sono tenuti in Parlamento due dibattiti che si basavano sulle relazioni delle onorevoli colleghe, con cui mi congratulo: su questi temi è veramente difficile offrire spunti innovativi, poiché la situazione è quasi immutata e in qualche modo è addirittura peggiorata negli ultimi anni. Per quanto riguarda il dibattito sulle retribuzioni di donne e uomini, per esempio, ripetiamo da anni che il divario è ancora notevole, benché il principio “parità di salario a parità di lavoro” fosse stato sancito dal trattato di Roma già nel 1957. Dal 1975, poi, abbiamo addirittura una legislazione secondaria in materia, anche se è vero che – se si dovesse fare una classifica delle leggi in vigore ma non applicate – questa avrebbe buone probabilità di uscire vincitrice. Come già si è notato, i dati statistici più recenti segnalano un divario del 17,5 per cento, ma alcuni di noi ricordano che un paio d’anni fa la percentuale era solo del 15 per cento, con una variabilità estremamente elevata. Non si tratta solo di piccole e grandi imprese, né di un problema che riguardi solo le donne; è una questione di giustizia sociale. Non ripeteremo mai abbastanza che il divario retributivo – come più o meno nello stesso senso ha notato un collega – è la punizione che le donne subiscono per la maternità, inflitta nel momento in cui le giovani donne ritornano sul mercato del lavoro. E proprio qui sta il vero, grande problema: le piccole imprese non risolveranno mai i problemi della società. Le richieste avanzate a tal proposito dal Parlamento – garantire un’allocazione trasparente delle retribuzioni tra i generi, e fare in modo che chi viola costantemente tale principio almeno non riceva fondi europei – non sono, a mio avviso, molto ambiziose. C’è stato, è vero, qualche progresso: l’introduzione del “giorno della parità di retribuzione” consente di misurare in qualche modo tali progressi, ma il vero grande risultato sarebbe stato quello di poter celebrare questa giornata il 1° o il 2 gennaio anziché il 5 marzo.

 
  
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  Edite Estrela (S&D) . – (PT) Signora Presidente, nelle università le donne sono la maggioranza e possono vantare qualifiche migliori, ma quando si tratta di raggiungere posizioni di responsabilità la loro ascesa viene bloccata da un soffitto di cristallo: per questo sono necessarie le quote, ed è un peccato che l’onorevole Bloom abbia già lasciato l’Aula. Per quanto riguarda la politica e l’economia, occorre notare che tra i Presidenti delle banche centrali si conta una sola donna. Le donne non portano la responsabilità della crisi finanziaria, ma avrebbero potuto contribuire a prevenirla.

Come mai, se si discute di quote, qualcuno regolarmente solleva il problema del merito? È in questione solo il merito delle donne? Forse gli uomini non hanno merito? Le quote sono una misura necessaria e temporanea mirante a promuovere una rappresentanza equilibrata di donne e uomini nelle posizioni di responsabilità, e mi congratulo perciò con la Commissione, che si è adoperata per garantire tale equilibrio anche nelle posizioni di responsabilità del mondo economico.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE) . – (ET) Signora Presidente, buona Giornata internazionale della donna a tutti! Quando si discute di uguaglianza di genere, non sono in gioco solo le disparità e la giustizia sociale; l’uguaglianza di genere è un prerequisito della crescita economica sostenibile, dell’occupazione, della competitività e della coesione sociale. Investire in misure di uguaglianza di genere si dimostrerà remunerativo in termini di più elevati livelli di occupazione femminile, contributo delle donne al PIL, maggiore gettito fiscale e tassi di fertilità sostenibili. Oggi la nostra concezione dell’uguaglianza di genere è per molti versi ancora medievale; o per lo meno questo dobbiamo dedurre da alcuni interventi.

Intorno a questo tema viene spesso agitato lo spauracchio delle quote. Molti dimenticano, o forse non vogliono vedere, che le quote non vengono imposte per incarichi di responsabilità e non porteranno certo donne incompetenti a posizioni di potere. In Europa le donne sono più istruite, sono capaci di assumersi responsabilità, di lavorare con competenza e di ottenere una retribuzione adeguata per il proprio lavoro. I paesi in cui si applicano le quote, in cui si usavano già vent’anni fa – penso ai paesi dell’Europa settentrionale – hanno dimostrato che i nostri obiettivi si possono raggiungere per mezzo di questa misura e attualmente l’opinione pubblica ha ripensato il proprio comportamento: le quote non sono più necessarie nella stessa misura in cui lo erano in passato. Ormai si considera normale che le donne partecipino a tutti i settori della società. Vorrei aggiungere numerose altre considerazioni in merito alla povertà e alle madri single, ma purtroppo i limiti di tempo non me lo permettono. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti: un giorno riusciremo a vincere, nonostante tutto!

 
  
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  Franziska Katharina Brantner (Verts/ALE) . – (DE) Signora Presidente, il centesimo anniversario della Giornata internazionale della donna ci offre ottimi motivi per celebrare, ringraziare e continuare a lottare.

Stiamo esaminando una relazione che tratta di donne e povertà; una delle radici più profonde di questo problema è il divario retributivo che separa gli uomini dalle donne. Come si è ricordato, la parità retributiva è stata sancita dai trattati di Roma già nel 1957; il differenziale retributivo è però ancora del 17,5 per cento in tutta Europa e addirittura del 23 per cento in Germania. Nel 2008 il nostro Parlamento ha adottato una relazione sulle disparità salariali grazie all’encomiabile operato dell’onorevole Bauer. La relazione invitava la Commissione a promuovere iniziative legislative per combattere le disparità retributive, ma da allora non vi è stata azione di sorta. Inoltre, signora Commissario Reding, lei si è limitata a proclamare il 5 marzo “Giornata europea della parità retributiva”, annuncio che peraltro ha fatto appena venerdì 4 marzo: per fortuna se ne è ricordata prima che la giornata fosse già passata.

Non è più il momento di rilasciare comunicati stampa privi di significato, e non vogliamo più sentire da lei solo bei discorsi. Vogliamo che lei si decida finalmente ad agire, in modo che il centesimo anniversario dei trattati di Roma non sia, ancora una volta, un giorno in cui il divario retributivo sarà superiore allo 0 per cento: vogliamo la parità retributiva subito.

Passo ora all’argomento delle quote femminili, rivolgendomi al collega inglese: vorrei sapere se egli crede veramente che solo il 3 per cento delle donne in Inghilterra e in tutta Europa “conoscano il loro mestiere”. Forse è questo il motivo per cui vi sono così poche donne negli organismi di vigilanza? Non credo affatto che le cose stiano così; occorrono le quote.

Signora Commissario Reding, lei ha detto che le imprese devono impegnarsi a nominare donne entro l’anno prossimo. Lei quindi desidera che tali impegni vengano presi entro l’anno prossimo, oppure che le donne siano già state nominate entro l’anno prossimo? Mi risulta che lei sia favorevole alla seconda alternativa.

 
  
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  Tadeusz Cymański (ECR) . – (PL) Signora Presidente, la risoluzione di cui discutiamo solleva l’importantissimo problema della povertà femminile. È opportuno rammentare che, in conseguenza della crisi finanziaria, tocca alle donne sopportare il fardello più pesante. Le ripercussioni della crisi – in termini di ridotti livelli occupazionali, minori retribuzioni e misure di ristrutturazione – hanno colpito soprattutto le donne. E ancora, sono le donne che devono farsi carico delle responsabilità parentali e di quelle relative alla cura dei figli, cercando contemporaneamente di inserirsi in un mercato del lavoro complesso e perennemente mutevole.

La situazione delle donne negli Stati membri dell’Unione europea è assai diversificata, ed è quindi importantissimo dimostrare solidarietà e comprensione per le donne residenti nelle regioni in cui il problema della povertà è particolarmente acuto. Il nodo della disparità retributiva ci obbliga a riflettere, poiché un divario retributivo sussiste anche in imprese gestite e possedute da donne. È un aspetto preoccupante, che spinge a chiedersi se occorra ricercare cause più profonde e se in questo caso bastino norme amministrative e regolamenti – hard law – oppure se sia necessaria un’opera di sensibilizzazione e una trasformazione culturale più generale. Nulla può sostituire il rispetto e la cultura sociale, e certamente non basterà la legislazione.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL) . – (PT) Signora Presidente, è particolarmente significativo che quest’anno, nella Giornata internazionale della donna, noi discutiamo queste relazioni che cercano di richiamare l’attenzione su disuguaglianze e discriminazioni che ancora persistono; in alcuni paesi la società sta addirittura regredendo.

Celebrando una data storica, legata alla lotta delle donne per vedere riconosciuti i propri diritti e poterli esercitare, mettiamo contemporaneamente in luce l’aumento della disoccupazione e l’instabilità dei posti di lavoro, il basso livello dei salari e le discriminazioni che colpiscono le lavoratrici in termini retributivi e a causa della maternità: una situazione che si presenta sconvolgente e inaccettabile soprattutto per le generazioni più giovani.

La riduzione di reddito è un fenomeno sempre più frequente e le donne si impoveriscono: è particolarmente critica la situazione delle donne disabili, delle immigrate, delle pensionate la cui pensione è bassa e delle lavoratrici che percepiscono bassi salari.

Si inaspriscono i problemi delle donne che vivono in ambienti rurali e di quelle inserite nell’agricoltura familiare, così come di quelle che gestiscono microimprese e piccole imprese. L’impatto delle misure di austerità in alcuni paesi – come Portogallo, Grecia e Irlanda – incide sulla vita delle donne in quanto lavoratrici, cittadine e madri.

Pensiamo per esempio ai deliberati tagli alle retribuzioni, al congelamento delle ammissioni ai corsi universitari, al blocco delle contrattazioni collettive; e ancora ai tagli alla sanità, all’istruzione, alla sicurezza sociale e a svariate forme di sostegno sociale.

È quindi essenziale impedire che, con il pretesto della crisi, si adottino misure tali da minacciare il diritto delle donne alla parità e all’indispensabile coesione economica e sociale; le belle parole e le buone intenzioni non bastano più. Occorre una rottura nei confronti del patto di stabilità e di crescita, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni e della libera concorrenza, fattori che giocano sempre a favore dei gruppi di interesse economico e finanziario. È tempo di dare la priorità alle donne e ai loro diritti, all’uguaglianza e alla coesione economica e sociale; in tal modo potremo dire di aver rispettato veramente i diritti umani e consolidato il contributo di progresso che le donne hanno recato alla nostra civiltà.

 
  
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  Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE) . – (ES) Signora Presidente, oggi è un giorno particolarmente significativo per un dibattito sulla parità fra donne e uomini: celebriamo infatti la Giornata internazionale della donna, commemorando coloro che un secolo fa hanno combattuto per i diritti delle donne in campo economico e sul luogo di lavoro, oltre che per il diritto di voto.

In questi cent’anni abbiamo compiuto grandi progressi, ma molto resta ancora da fare. La vera parità è ancora un sogno, mentre la discriminazione contro le donne è una realtà della vita.

A mio avviso noi tutti, donne e uomini, possiamo fare assai di più per giungere all’autentica emancipazione delle donne. Molte donne, nel mondo, devono subire minacce alla vita, la violazione della dignità e la negazione della libertà.

Consentitemi, nella Giornata internazionale della donna, di manifestare sostegno e inviare una parola di speranza a tutte le donne che si battono per i diritti democratici nella rivoluzione che scuote l’Africa settentrionale. Non è accettabile che le donne debbano valere la metà degli uomini, nei paesi arabi o in qualsiasi altra parte del mondo: abbiamo lo stesso valore e meritiamo la stessa stima. Continuerò a battermi per raggiungere questa parità e la Giornata internazionale della donna continuerà a esistere finché quest’obiettivo non sarà stato realizzato.

Anche se molti si rifiutano di ammetterlo, la realtà è che talvolta le donne guadagnano la metà degli uomini, e la violenza domestica colpisce soprattutto donne e bambini. Ribadisco che è necessario segnalare costantemente tali episodi al Parlamento, e da parte mia mi impegno a battermi ininterrottamente a tal fine.

 
  
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  Marc Tarabella (S&D) . – (FR) Signora Presidente, vorrei esordire elogiando l’operato delle colleghe, onorevoli Nedelcheva e Plumb.

In questo giorno simbolico, che celebra il centenario della Giornata internazionale della donna, potrei ripetere quasi letteralmente le osservazioni dell’anno scorso, poiché la stessa lotta continua ancora.

È vero che le donne resistono in maniera più efficace alla crisi attuale dal punto di vista della perdita di posti di lavoro. Quanto alla lotta contro la violenza alle donne, attendiamo che la Commissione indichi le sue intenzioni e accolga il nostro suggerimento di istituire un anno europeo dedicato a questo problema, presentando anche una strategia. Mi risulta che tali passi verranno compiuti tra breve, e me ne rallegro.

Purtroppo la parità retributiva non è ancora realtà, nonostante gli intensi sforzi compiuti da alcuni Stati membri e specialmente dalla Commissione. Anche il congedo di paternità, malauguratamente, è stato respinto dagli Stati membri benché il nostro Parlamento non abbia certo risparmiato l’impegno; il diritto all’aborto, infine, non è ancora riconosciuto da quattro Stati membri e viene messo in discussione in altri.

Accolgo con soddisfazione la nuova legge belga sulle quote per la rappresentanza femminile nelle imprese e nei consigli di amministrazione, e apprezzo l’approccio estremamente dinamico adottato in materia dal Commissario, signora Reding, e dal Presidente Buzek anche in dichiarazioni rese alla stampa d’oltre Atlantico.

Dobbiamo infine celebrare, in ogni caso, il fatto che dopo cent’anni siamo giunti a metà del cammino verso l’uguaglianza di genere, grazie alle leggi nazionali ed europee. Manteniamo la rotta, affinché non siano necessari altri cent’anni per giungere a una vera uguaglianza di genere.

 
  
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  Emma McClarkin (ECR) . – (EN) Signora Presidente, come molti colleghi hanno già notato, i diritti delle donne conoscono progressi costanti da molti anni a questa parte. Nei trent’anni che intercorrono tra la prima elezione diretta del Parlamento europeo e il 2009 – anno in cui sono stata eletta io – la rappresentanza femminile si è più che raddoppiata: vediamo che oggi le donne ricoprono ruoli importanti in politica e in economia, nell’industria e nei media. Elemento forse più importante di tutti, la società riconosce ora che il ruolo delle donne è indispensabile e ne apprezza il contributo; la parità è alla fine il prodotto di questo processo.

In che misura bisogna però insistere sulla parità e in quali settori? È una questione su cui riflettere con estrema attenzione, e dobbiamo concentrarci soprattutto sui settori in cui ancor oggi si registrano carenze. Nel Regno Unito, ancor oggi, le donne sono meno del 20 per cento dei deputati al parlamento, mentre quasi metà delle aziende che compaiono nell’indice FTSE 250 non hanno rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione, e le donne rappresentano solo un quinto dei laureati in ingegneria, scienze e tecnologie dell’informazione. Data la natura diversificata delle nostre società, questo è chiaramente un aspetto su cui devono intervenire gli Stati membri, senza quote od obiettivi fissati arbitrariamente a livello di Unione europea.

Al di là della questione della rappresentanza, però, vi sono migliaia di donne nell’Unione europea e nel mondo che devono subire violenza, sfruttamento ed esclusione. È a queste donne, prive di voce, colpite dalla discriminazione, impossibilitate a realizzarsi o vittime della repressione, che dobbiamo riservare un’attenzione incondizionata.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE) . – (DE) Signora Presidente, desidero in primo luogo congratularmi con lo sparuto drappello di uomini che si è unito a uno sparuto drappello di donne in questa seduta plenaria. Sono naturalmente favorevole alla parità di trattamento e di opportunità fra donne e uomini, obiettivo per il quale mi batto – con risultati positivi – da più di cinquant’anni, a livello nazionale ed europeo.

Purtroppo, la relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea – 2010 contiene ancora una volta richieste eccessive, che in ultima analisi si rivelano controproducenti per le donne stesse. Non ho tempo di entrare nei dettagli in questa sede, e del resto non è colpa della relatrice se il gran numero di emendamenti ha appesantito la relazione al di là del ragionevole.

In merito alla spinosa questione dell’opportunità che l’Unione europea imponga una quota femminile alle imprese quotate in borsa, invito a non esaltare troppo la Norvegia quale brillante esempio del successo di una misura siffatta. Mi chiederete perché: dopo l’introduzione della quota femminile, tra il 2003 e il 2009 il numero delle imprese quotate in borsa è diminuito da 554 a 362; un’impresa su tre ha indicato nell’introduzione della quota la ragione che l’ha indotta a ritirarsi dalla borsa. In Norvegia, 70 donne, note come “gonne d’oro” ricoprono 300 posti nei consigli d’amministrazione: dato abnorme ma interessante. Da parte mia, potrei anche considerare invitante una carriera da “gonna d’oro”, poiché non ho mai fatto parte di un consiglio d’amministrazione. La Commissione deve riflettere scrupolosamente e soppesare con cura le conseguenze, prima di prendere iniziative affrettate in questo campo.

Mi rammarico pure che la relazione raccomandi, nella stessa frase, di garantire alla donne un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto: in altre parole, l’aborto viene equiparato alla contraccezione come un normale mezzo di controllo delle nascite. Questo è un insulto alle donne che non posso accettare, a parte il fatto che l’Unione europea non ha poteri in questo campo – subsidiarité oblige! Mi rammarico che alcune colleghe insistano a mescolare le due questioni: non è affatto necessario.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, volevo fare una domanda semplicissima all'on. Lulling: non crede che, a causa di posizioni come la sua e quindi posizioni che vengono proprio da una donna, la condizione di parità tra uomo e donna ancora nel 2011 sia rallentata proprio a causa di queste posizioni che tanto ci tiene a raccontare ancora oggi?

 
  
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  Astrid Lulling (PPE) . – (FR) Signora Presidente, non lo so, non ho detto niente prima del 2011, perché mai la situazione si è deteriorata? Non si deteriorerà se rimarremo realistici, ma si deteriorerà se adotteremo un approccio utopistico e privo di realismo.

(Applausi)

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione “cartellino blu” ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8, del regolamento)

 
  
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  Marc Tarabella (S&D) . – (FR) Signora Presidente, onorevole Lulling, da un lato può inorgoglirmi il fatto che lei abbia ringraziato i pochi uomini presenti a questo dibattito, poiché sono uno dei rari uomini che fanno parte della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, ma dall’altro rimarrei offeso se lei intendesse accostarmi all’onorevole Bloom. Vorrei sapere se lei è in grado di distinguere tra l’onorevole Bloom e me, o se devo mestamente concludere che lei ci accomuna nella stessa lotta, poiché è chiaro che sosteniamo posizioni radicalmente opposte.

 
  
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  Astrid Lulling (PPE) . – (FR) Signora Presidente, onorevole Tarabella, non ho affatto menzionato l’onorevole Bloom! Avete reso un gran servizio all’onorevole Bloom ponendogli le domande che gli hanno permesso di distinguersi. Sono lieta che siano state poste queste domande, poiché così mi resta il tempo necessario per parlare.

Devo però aggiungere, onorevole Tarabella, che lei è un esponente importante della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere; posso sempre contare su di lei per far risuonare la voce della ragione e mi duole che lei e io non siamo stati ascoltati in merito ad alcuni punti di queste relazioni.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D) . – (EN) Signora Presidente, nella ricorrenza della Giornata internazionale della donna, mentre noi discutiamo la relazione Plumb sugli aspetti della povertà femminile e la relazione Nedelcheva sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, e le istituzioni concentrano l’attenzione sulle quote femminili nei consigli di amministrazione, il gruppo donne del PSE dedica la sua campagna per il 2011 al problema dei sistemi pensionistici e della povertà femminile. Tutte le società europee devono affrontare il problema dell’invecchiamento della popolazione, e tutti i sistemi pensionistici d’Europa sono in via di riforma. Ecco la ragione per cui l’Unione europea deve affermare con chiarezza che la vita delle donne comuni è al centro delle nostre preoccupazioni.

Quanto al cruciale nodo delle pensioni, la Commissione europea deve porsi all’avanguardia del tentativo di colmare i divari strutturali tra donne e uomini. Le donne non devono trovarsi svantaggiate per fattori che non sono in loro potere: il divario retributivo, menzionato da una collega, l’assistenza ai familiari e un lavoro non decoroso. Il nostro primo compito è quello di svolgere opera di sensibilizzazione tra le donne. Occorre sottolineare che, durante le attuali discussioni sulle pensioni, la questione femminile è affiorata assai raramente. Vogliamo che la classe politica comprenda gli effetti di questa situazione e garantisca la disponibilità di dati precisi relativi alle donne e alle pensioni.

La Commissione deve portare avanti ricerche sull’effetto di genere nelle riforme dei sistemi pensionistici europei, e sono sicura che il Commissario, signora Reding, si adopererà in questo senso. Dobbiamo esaminare le migliori prassi a livello nazionale e pensare a un approccio europeo. È giunto il momento di riflettere sui risultati che abbiamo ottenuto nell’arco di un secolo; i nostri figli hanno bisogno di un futuro chiaro.

Ricordiamo anche l’azione svolta un secolo fa da Clara Zetkin: l’aspirazione a colmare il divario retributivo di genere viene da lei. E ricordiamoci infine che dobbiamo cambiare lo stile di Ginger Rogers e Fred Astaire: la povera Ginger doveva fare ogni cosa “all’indietro e sui tacchi alti”.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. ROTH-BEHRENDT
Vicepresidente

 
  
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  Lena Kolarska-Bobińska (PPE) . – (PL) Signora Presidente, le relazioni sulle disuguaglianze tra donne e uomini nell’Unione europea offrono numerosi spunti di riflessione su ciò che si deve fare e sui provvedimenti necessari per ridurre tali disuguaglianze. Porgo i miei più sinceri ringraziamenti al Commissario signora Reding, per le misure che sta adottando a livello europeo al fine di ridurre le disparità tra donne e uomini. Gran parte di queste misure tuttavia dev’essere applicata a livello nazionale o di Stato membro, ed è su questo punto che si registra la più aspra opposizione da parte di politici, istituzioni e opinione pubblica. Le organizzazioni femminili, quindi, invocano spesso l’aiuto della Commissione europea. I movimenti di base rivestono un’importanza cruciale, per esempio in Polonia, dove l’opposizione è stata superata grazie a un movimento sociale di donne noto come il Congresso delle donne. Abbiamo raccolto più di 100 000 firme per un’iniziativa sociale e giuridica e, in seguito a un ampio dibattito che ha mobilitato l’opinione pubblica, il parlamento polacco ha approvato quote elettorali riservate alle donne pari al 35 per cento su tutte le liste, anche quelle per le elezioni europee. Saluto con estremo orgoglio l’iniziativa della Polonia, che si è unita ai paesi in cui la parità è un requisito legale, e il fatto che il mio paese sia il primo dei nuovi Stati membri a introdurre questo mutamento significativo. Adesso avvieremo un attento monitoraggio al fine di valutare le conseguenze di questa iniziativa per la partecipazione politica delle donne. Vorrei essere chiara su questo punto; dobbiamo definire subito dei nuovi obiettivi – parità retributiva per i vari gruppi di donne e parità negli altri organismi decisionali. Vi ringrazio.

 
  
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  Silvia Costa (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, Commissari, ringrazio le relatrici e dedico anch'io questo 8 marzo alle donne del Nord Africa e del Medio Oriente, come le tante donne in questo momento che stanno manifestando al Cairo e in Iran e che stanno combattendo per la democrazia e la libertà dei loro paesi. Spero che in questo ci sia un'azione forte anche delle azioni esterne della Commissione europea per creare collegamenti con queste donne.

C'è un grande risveglio, anche in Europa, della partecipazione delle donne, a partire dalla richiesta di rispetto della dignità delle donne nei media e nei comportamenti degli uomini delle istituzioni, come hanno detto il 13 febbraio nelle piazze un milione di donne italiane insieme a molti uomini consapevoli.

Per le relazioni in discussione, segnalo che c'è un forte legame tra la crescente precarietà lavorativa e di vita delle giovani donne, pur più istruite e più competenti, la non adeguata tutela della maternità delle lavoratrici atipiche, che sono la maggioranza delle giovani donne, le carenze nelle politiche attive di conciliazione, con i più bassi tassi di occupazione femminile, il maggior numero di povertà delle donne e delle bambine e il livello più basso delle loro pensioni e quindi l'esclusione dai poteri decisionali.

Sono d'accordo con il Commissario Reding sulla sua iniziativa sul consiglio di amministrazione, sono meno d'accordo sull'iniziativa sulle assicurazioni, che rischiano di penalizzare soprattutto le donne. Senza questo non ci sarà un'Europa 2020.

 
  
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  Elisabeth Morin-Chartier (PPE) . – (FR) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, per cominciare vorrei dire che, a mio avviso, la lotta per la parità tra donne e uomini non è esclusiva della sinistra né della destra, non è una lotta riservata alle donne né agli uomini, è una lotta che spetta all’intera società.

Quale società, oggigiorno, potrebbe investire nella formazione delle ragazze, come facciamo noi, per poi privarsi del 50 per cento dell’intelligenza nel posto di lavoro? Non dev’essere questa la società in cui viviamo. Invito quindi voi tutti, la Commissione, il Consiglio e il Parlamento, a una mobilitazione generale, per lasciare alle generazioni future una società più egualitaria, più giusta e capace di valorizzare meglio la formazione delle ragazze e la loro intelligenza.

Il secondo punto, signora Commissario, riguarda la parità di accesso ai posti di responsabilità. Come lei sa, io sono francese ed ero contraria alle quote; ma dopo dieci anni, mi sono resa conto che senza le quote non ce la faremo mai. Senza quote, il numero delle donne non raggiungerà mai quello degli uomini

(Applausi)

nei posti di responsabilità. La settimana scorsa, anche il Presidente del Parlamento ha espresso la stessa opinione.

Oggi, a mio avviso, non possiamo fare altro che seguire questa strada. Ero contraria alle quote perché mi sembrava umiliante dover proteggere le donne che dovrebbero poter progredire grazie alle proprie competenze. Ma oggi dobbiamo ricorrere a tale approccio.

Terzo e ultimo punto: dobbiamo lottare per garantire la parità retributiva tra donne e uomini. Vi ringrazio per i vostri contributi.

(Applausi)

 
  
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  Antigoni Papadopoulou (S&D) . – (EL) Signora Presidente, oggi rendiamo onore alla strenua lotta che le donne hanno condotto attraverso i secoli e alle loro conquiste. Persistono gravi decifit democratici, che attualmente sono esacerbati dalla crisi economica: povertà, tratta, violenza, disoccupazione, sfruttamento sessuale, divario salariale, campagne denigratorie dei media, insieme al perpetuarsi di ruoli stereotipati e all’insufficiente rappresentanza nei centri di potere – in greco sono tutti sostantivi femminili – colpiscono soprattutto le madri single, le donne anziane, le immigrate e le disabili.

Sia a livello europeo che in ambito nazionale abbiamo bisogno di coordinare la nostra azione: servono politiche più efficaci nei settori dell’occupazione e della protezione sociale per combattere la povertà, nuove misure per conciliare la vita familiare e quella professionale e per sostenere le donne che lavorano, misure proattive e quote per garantire una rappresentazione equilibrata nei centri di potere. C’è bisogno di un’istruzione adeguata e di campagne di sensibilizzazione per cancellare ogni forma di violenza e di stereotipi. La strada è lunga ma dobbiamo percorrerla, perché le donne si meritano opportunità migliori senza pregiudizi.

 
  
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  Joanna Senyszyn (S&D) . – (PL) Signora Presidente, le donne subiscono discriminazioni in ogni campo, violenze fisiche e sessuali. Metà delle donne europee ha subito qualche forma di violenza, e più di un milione la subisce ogni giorno. Stiamo ancora lavorando alla direttiva sulla violenza contro le donne eppure ci sono ancora paesi nell’Unione europea, tra cui purtroppo la Polonia, che si permettono di ricorrere alla violenza legalizzata contro le donne nell’ambito della salute sessuale e riproduttiva.

La mancanza di un’adeguata educazione sessuale e di un facile accesso alla contraccezione comporta gravidanze indesiderate, anche tra le minorenni, che per legge sono costrette a portare avanti la gravidanza e a partorire. Le donne che aspettano un figlio vengono trattate come un’incubatrice, private del diritto di decidere autonomamente e del diritto alla salute e alla privacy a cui ogni uomo ha diritto. L’aborto è stato messo fuori legge, ma questo non è servito a ridurne la frequenza. La legislazione antiabortista va condannata, perché è una forma di violenza di Stato e di discriminazione istituzionalizzata contro le donne. Se fossero gli uomini a restare incinti, l’aborto sarebbe un sacramento.

 
  
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  Iratxe García Pérez (S&D) . – (ES) Signora Presidente, desidero esprimere riconoscenza e gratitudine a tutte le donne – molte delle quali famose e al centro dell’attenzione dei media, ma molte altre del tutto anonime – che negli ultimi cent’anni si sono battute per ottenere il livello di parità di cui godiamo oggi.

Purtroppo, molto rimane ancora da fare, e queste relazioni sollevano questioni come la conciliazione della vita familiare e professionale, le difficoltà di accesso al mercato del lavoro, o la lotta contro la violenza di genere, che è una delle principali piaghe che affligge l’Europa e il mondo intero. L’uguaglianza tra donne e uomini non si è ancora concretizzata; dobbiamo perciò avviare una nuova fase in cui gli impegni si traducano in realtà.

Insieme alle istituzioni comunitarie e al resto della società europea dobbiamo mirare al progresso per raggiungere la vera uguaglianza tra donne e uomini, un’uguaglianza che garantisca una società più giusta e più equa e, a questo scopo, gli uomini sono essenziali. Molto rimane ancora da fare, ma su questa strada ci muoveremo uniti.

 
  
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  Joanna Katarzyna Skrzydlewska (PPE) . – (PL) Signora Presidente, oggi abbiamo l’occasione di ricordare il diritto della persona alla parità di trattamento indipendentemente dal genere. Nonostante le numerose misure adottate per garantire la parità di diritti, la questione della disparità retributiva tra donne e uomini rimane irrisolta. Le donne devono ancora far fronte a gravi difficoltà: i datori di lavoro valutano spesso la loro idoneità in base non alle loro qualifiche ma alla probabilità che abbiano figli o, se ne hanno già, a seconda che ci sia una persona in grado di occuparsene in caso di malattia. Nessuno fa simili domande a un uomo (o a un padre) durante un colloquio di lavoro. Sottolineo quindi la necessità di cambiare il sistema e adottare misure che modifichino il modo in cui la società percepisce il problema, in modo che le donne non debbano più sentirsi le sole responsabili della cura dei figli: così potremo sradicare queste disuguaglianze una volta per tutte. Conosco bene il carisma e la determinazione del Commissario, signora Reding, e credo che, quasi certamente, quest’obiettivo sarà raggiunto. Vi ringrazio.

 
  
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  Mitro Repo (S&D) . – (FI) Signora Presidente, oggi si celebra la Giornata internazionale della donna ed è quindi opportuno esaminare l’effettiva attuazione del principio della parità in Europa. Nutriamo una preoccupazione comune per un nuovo fenomeno: la femminilizzazione della povertà. Benché le donne lavorino più degli uomini, percepiscono retribuzioni e pensioni inferiori. È inaccettabile che gli uomini diventino sempre più ricchi e le donne sempre più povere – un fenomeno che interessa in modo particolare le donne più anziane, che dobbiamo aiutare in ogni modo.

L’invecchiamento, soprattutto per le donne, non si deve considerare un fattore negativo né un gravoso onere sociale, bensì una risorsa e una fonte di ricchezza per la società e l’Europa tutta. Il futuro del pianeta e dell’Europa dipenderà essenzialmente dalle donne, e dalle madri in modo particolare. Ovviamente, è positivo che i figli e i mariti delle donne, come l’onorevole Bloom e io, abbiano qualcosa di meglio da fare che andare in guerra. Vi prego di accettare le mie congratulazioni.

(Applausi)

 
  
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  Ivo Vajgl (ALDE) . – (SL) Signora Presidente, la Filarmonica di Vienna, probabilmente la migliore orchestra di musica classica al mondo, ha consentito l’accesso alle musiciste soltanto alcuni anni fa. Provate solo a immaginare quale sarebbe l’aspetto e l’atmosfera di questa nostra orchestra, il Parlamento europeo, se non ci fossero le donne a vivacizzarla con il loro temperamento e il loro dibattito informato.

Ovviamente una giornata come quella di oggi, che serve a ricordarci delle disuguaglianze di cui ancora soffrono le donne, è più che mai necessaria. Le donne sono discriminate nei giorni di paga, allorché si distribuiscono gli incarichi nel posto di lavoro, e ogni giorno, quando si devono occupare dei figli e della famiglia. I deputati al Parlamento europeo quindi, insieme ai colleghi dei parlamenti nazionali, devono legiferare per garantire la fine delle discriminazioni e assicurare la parità. Credo però che si possa favorire tale parità anche offrendo ogni giorno alle donne cure e attenzioni.

 
  
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  Anna Záborská (PPE) . – (SK) Signora Presidente, la discussione odierna sulla povertà femminile mi sembra importante, ma è un peccato che, nel ricercare una soluzione, il nostro dibattito rimanga ancorato a un modo di pensare unilaterale.

Per risolvere il problema della povertà femminile non basta certo un intervento perentorio e non richiesto all’interno dell’ambiente familiare; l’ultima ricerca dell’OCSE dimostra che tale intervento ha effetti limitati. Le donne dedicano più tempo degli uomini ai lavori di casa e alla cura dei figli, anche quando l’uomo è in congedo parentale; questo avviene non perché siano obbligate a farlo, ma per libera scelta, e infatti le donne preferiscono optare per il lavoro a tempo parziale.

Secondo le cifre dell’OCSE, dal 30 al 50 per cento dell’intera attività economica delle donne non compare nelle attuali valutazioni della ricchezza, come per esempio il PIL pro capite. Risolvere il problema della povertà femminile quindi comporta anche il riconoscimento del lavoro svolto dalle donne in termini di solidarietà intergenerazionale. Se riconosceremo questo lavoro, avremo fatto un importante passo avanti per risolvere il problema della povertà.

 
  
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  Sylvana Rapti (S&D) . – (EL) Signora Presidente, il mio intervento si distinguerà da quelli precedenti: per quanto mi riguarda, oggi non è una giornata celebrativa; è piuttosto una giornata della memoria, per ricordare le donne che morirono nei disordini in America, non 100 ma 157 anni fa. Non dobbiamo dimenticarlo. Se vogliamo realizzare veri progressi, abbiamo bisogno di tre elementi fondamentali:

- il primo riguarda i servizi sociali per le donne che lavorano – asili nido e scuole materne;

- il secondo, Commissario Andor, è il sostegno finanziario alle donne; e

- il terzo comporta la necessità di cambiare atteggiamento, nella scuola; in questa sede, signora Commissario Reding, propongo di introdurre quote non soltanto per i consigli di amministrazione – perché sarebbe come cercare di riparare una casa cominciando dal tetto – ma anche per le insegnanti delle scuole di vario ordine e grado, per realizzare finalmente l’uguaglianza di genere.

Per concludere, signora Presidente, le chiedo, come Presidente e come donna, di interpretare benevolmente le regole e dare la parola alle dieci deputate che rimangono per celebrare degnamente la Giornata della donna.

 
  
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  Ulrike Lunacek (Verts/ALE) . – (DE) Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, sia nella nostra Assemblea che nelle tribune del pubblico la campagna per i diritti delle donne nel posto di lavoro, nella famiglia, nella democrazia, per l’indipendenza economica delle donne e contro la violenza maschile, la povertà femminile e le discriminazioni perpetrate contro le madri single, le lesbiche e le donne immigrate dura ormai da troppo tempo. Oggi celebriamo il centenario della Giornata della donna; fortunatamente in futuro potremo anche celebrare i risultati raggiunti, senza perdere di vista quanto rimane ancora da fare.

L’onorevole Morin-Chartier ha affermato che soltanto dieci anni fa era contraria alle quote, ma che oggi ha cambiato opinione: le quote sono essenziali. La ringrazio. Infatti se vogliamo che le donne raggiungano gli obiettivi che si sono prefisse, le quote sono assolutamente necessarie. Ci sono quote maschili in tutti gli organismi di vigilanza o dirigenziali, in politica e nelle attività economiche. Le reti maschili operano senza alcuna difficoltà; gli uomini non occupano posizioni influenti grazie alle loro capacità – non tutti comunque – ma semplicemente perché appartengono a queste reti riservate agli uomini. Per questo motivo abbiamo bisogno di quote e di parità retributiva.

 
  
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  Nikolaos Salavrakos (EFD) . – (EL) Signora Presidente, oggi è un giorno molto importante; celebriamo infatti la Giornata della donna, la giornata delle donne che amiamo e rispettiamo; la giornata delle madri, delle mogli, delle figlie e delle sorelle, delle donne che lavorano e delle casalinghe. Voglio esprimere quindi i miei più sentiti ringraziamenti all’intero genere femminile e riaffermare il mio sostegno personale alla lotta delle donne per l’uguaglianza nella società e nel posto di lavoro, per la parità retributiva e per le quote nei centri di potere, e deplorare al contempo ogni forma di sfruttamento delle donne e di violenza nei loro confronti.

Non dirò altro, è già stato detto tutto. Vi ringrazio onorevoli colleghe, ringrazio tutte voi, quelle che hanno partecipato alla discussione e quelle che invece erano assenti.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, in questa giornata vorrei fare una dedica speciale a tutte le donne che combattono ogni giorno per il rispetto dei propri diritti nella società moderna, a tutte le donne che scelgono di avere un figlio sapendo che questo renderà difficile conciliare la loro vita lavorativa con il loro nuovo ruolo di madre, a tutte le donne che, consapevoli dei loro talenti e delle loro capacità, decidono di andare avanti per la propria strada nonostante i numerosi ostacoli.

Proprio per questo sono favorevole all'introduzione obbligatoria, almeno inizialmente, di quote rosa come strumento per rompere una cultura che favorisce solo la componente maschile. Questo, ne sono convinta, darebbe l'occasione che molte giovani attendono da tempo e che, con le loro capacità professionali e la loro preparazione culturale, non si lascerebbero certo scappare.

Ho una bambina di pochi mesi e ho un sogno: spero che mia figlia Vittoria non dovrà lottare come stiamo facendo noi per abbattere questi tetti di cristallo e che il talento femminile non sarà più riconosciuto come un obbligo, ma come un vero e proprio valore aggiunto.

 
  
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  Andrew Henry William Brons (NI) . – (EN) Signora Presidente, i trotzkisti trasformarono la lotta di classe marxiana in una guerra di gruppi animati da svariate e contrastanti rivendicazioni. La società si doveva suddividere in gruppi diversi, che potevano anche non conoscere la rivendicazione che li spingeva a combattere, finché qualche giovane militante non li illuminava in proposito. I gruppi si potevano formare sulla base dell’appartenenza a un’etnia, della religione, del sesso, della sessualità, dell’età o di una disabilità, e dovevano essere spronati a prendere parte a un’azione collettiva contro gli oppressori.

I trotzkisti sono invecchiati, anche se non sempre sono cresciuti. In certi casi hanno conquistato posizioni di potere e di influenza, e le idee per cui si battevano si sono diffuse assai più velocemente di quanto abbiano fatto loro. La parola “discriminazioni”, seguita dalla parola “contro”, è diventata il male assoluto. In molti casi, non è possibile individuare con precisione il colpevole; è il resto della società a perpetrare discriminazioni. Siamo tutti colpevoli. Qualunque sia lo svantaggio effettivo che ci affligge, è necessario capire se si è oggetto di manipolazioni, e scuotersele di dosso.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D) . – (DE) Signora Presidente, signori Commissari, il centenario della Giornata internazionale della donna dev’essere anche un’occasione per riflettere e ponderare sul da farsi. Ringrazio quindi tutte le donne che, con vero spirito pionieristico, hanno fatto da battistrada; grazie a loro oggi molte donne possono avere un ruolo nella vita politica ed economica.

La giornata odierna però dev’essere anche una sorta di avvertimento per non mettere a rischio i risultati raggiunti finora. Molti aspetti dei programmi dei vari Stati membri che verranno attuati con la scusa del consolidamento di bilancio, sono diretti specificamente contro le donne, contro le opportunità formative delle donne, contro la possibilità – per le donne – di ottenere un reddito minimo vitale equo, contro l’opportunità che le donne abbiano un ruolo nello sviluppo politico. Esorto quindi gli uomini – ce ne sono parecchi presenti in questo momento – a collaborare con noi per realizzare i nostri ambiziosi obiettivi, affinché la Giornata internazionale della donna diventi davvero, in futuro, un giorno da celebrare.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione.(FR) Signora Presidente, ringrazio gli onorevoli deputati per la chiarezza e la forza del loro messaggio, che posso riassumere in una frase: la maggioranza di voi non accetta più la quota del 90 per cento grazie alla quale gli uomini dirigono le nostre aziende. Tutto ciò deve cambiare.

(Applausi)

Lavoriamo insieme perché questo cambiamento sia possibile.

Dopo aver ascoltato le relatrici e aver analizzato tutti gli interventi, mi sembra di poter affermare che le donne stanno ottenendo buoni risultati in politica; certo, molto rimane ancora da fare, ma siamo sulla strada giusta.

Purtroppo, non riscuotiamo altrettanto successo in economia. Siamo assenti dalle posizioni di responsabilità e, come avete affermato chiaramente, questa situazione deve cambiare. Occupiamo posti di lavoro a basso reddito, benché il 60 per cento dei laureati sia composto da donne, che però tendono a “smarrirsi” mentre cercano di raggiungere i posti in cui più c’è bisogno di loro, soprattutto in momenti di crisi, per migliorare la situazione economica.

Non abbiamo scelta. Come possiamo raggiungere un livello di occupabilità pari al 75 per cento, se non sfruttando il potenziale inutilizzato di queste donne, che hanno un alto livello di istruzione? Dobbiamo cambiare il nostro approccio all’occupazione, garantendo finalmente alle donne vere opportunità, e portando nella nostra società quei talenti che abbiamo istruito e formato, e che sono disponibili a occupare un posto di lavoro.

Ho preso nota degli interventi in merito alle vittime. È certamente vero: non tutte le vittime sono donne o bambini – tra loro ci sono anche uomini – ma gran parte delle vittime sono femmine, e ragazzine. Per questo motivo, nel pacchetto di misure sui diritti delle vittime che presenterò in maggio, prenderò in considerazione questo elemento.

Tra breve, celebreremo il centenario della Giornata internazionale della donna. Non dobbiamo dimenticare che stiamo anche celebrando il centenario del premio Nobel assegnato a Marie Curie. Concluderò con un messaggio a tutte le donne presenti in quest’Aula: dobbiamo essere orgogliose di essere donne.

(Applausi)

 
  
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  László Andor, membro della Commissione.(EN) Signora Presidente, cent’anni di lotte e cent’anni di progressi meritano il nostro rispetto, ma dobbiamo riconoscere che l’Europa contemporanea è ancora lontana dal garantire la piena uguaglianza a donne e uomini. Molte delle disparità che caratterizzano la nostra società si traducono in squilibri del mercato del lavoro e pregiudizi nei confronti delle donne in molti settori e in molte istituzioni nell’ambito del mercato del lavoro.

Per questo motivo ritengo necessario utilizzare le politiche europee e gli strumenti finanziari europei per migliorare la situazione in questo settore e favorire le condizioni occupazionali delle donne, così da realizzare veri progressi. Molte azioni concrete sono possibili: per esempio, per quanto riguarda i fondi europei, ogniqualvolta sia possibile e ragionevole, sarebbe importante introdurre la condizionalità delle pari opportunità.

Altrettanto importante è la creazione diretta di posti di lavoro. Nel prossimo decennio una delle principali direttrici nella creazione di posti di lavoro riguarderà i cosiddetti “posti di lavoro bianchi” – posti di lavoro nel settore sanitario e nell’assistenza a lungo termine. In questo campo dobbiamo concentrare l’azione sulla creazione di opportunità, dal momento che gran parte di questo lavoro viene svolto da donne, senza una retribuzione adeguata e senza la possibilità di acquisire diritti, per esempio il diritto alla pensione di vecchiaia.

Per ciò che riguarda le pensioni, nel Libro bianco sulle pensioni che verrà pubblicato nel terzo trimestre di quest’anno, la dimensione di genere riceverà maggiore attenzione. Un gruppo di Commissari sta lavorando al Libro bianco sulle pensioni e, grazie alla partecipazione e al contributo della Vicepresidente Reding, riusciremo ad affrontare il problema della dimensione di genere delle pensioni con maggiore efficacia di quanto abbiamo fatto nel precedente Libro verde.

Concordo con l’intervento dell’onorevole Zimmer. Anche qui si tratta di regolamentare l’orario di lavoro, una questione fondamentale. Abbiamo bisogno di un regolamento dell’Unione europea sull’orario di lavoro che consenta di conciliare meglio le esigenze lavorative con le responsabilità familiari; è essenziale conciliare meglio lavoro e vita familiare, come previsto dal nostro più che dignitoso programma di lavoro. Sono d’accordo con coloro che hanno sottolineato che la questione non interessa soltanto l’Unione europea; si tratta di una responsabilità che dobbiamo assumere a livello internazionale.

C’è un’altra importante correlazione che non possiamo trascurare, quella tra il mercato del lavoro e l’istruzione; qui dobbiamo esaminare la questione a fondo, per migliorare la qualità dell’istruzione, avviare un processo di sensibilizzazione, diffondere informazioni sui diritti individuali – in particolare i diritti delle donne, un elemento di estrema importanza – e sui diritti delle minoranze europee, che si tratti di immigrati o di altre minoranze etniche.

Infine, per quanto riguarda le quote nei consigli di amministrazione, la settimana scorsa ho avuto occasione di discuterne con il nuovo dirigente della Confederation of British industry – sono certo che l’onorevole Bloom apprenderà la notizia con interesse. La questione presenta aspetti diversi. Oltre ad affrontare temi quali gli stereotipi e i problemi organizzativi e culturali, la nostra discussione si è incentrata anche sulla necessità di organizzare diversamente la vita familiare, in considerazione del tempo richiesto dai posti di lavoro di alto livello. Per questo motivo dobbiamo agire su più fronti, senza limitarci ad estendere la discussione alla vita lavorativa e alla vita pubblica. Se porteremo avanti questo dibattito, grazie anche all’impegno della Commissione e a un comune senso di responsabilità, in futuro potremo realizzare veri progressi.

 
  
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  Mariya Nedelcheva, relatore.(FR) Signora Presidente, signora Commissario Reding, signor Commissario Andor, ringrazio tutti i colleghi per i preziosi contributi e interventi che hanno offerto alla discussione.

Il dibattito odierno dimostra ancora una volta l’importanza che attribuiamo al tema della parità tra donne e uomini. Tutti noi condividiamo valori e principi comuni: il rispetto della dignità umana, la lotta contro le disuguaglianze e le discriminazioni.

Ho molto rispetto per la connotazione personale e spesso anche nazionale che ognuno di noi apporta a questi valori e principi. È proprio qui che risiede la ricchezza della visione europea su tali questioni. Queste connotazioni diverse tuttavia non ci devono far perdere di vista i nostri obiettivi comuni. Dobbiamo continuare a lavorare per garantire il miglioramento della condizione femminile, sia sul piano professionale che su quello personale e familiare. Dobbiamo continuare a favorire l’accesso delle donne al mercato del lavoro e soprattutto ai posti di responsabilità, nonché a responsabilizzare le autorità nazionali, le istituzioni, gli organi politici e le imprese. Spetta a noi tutti dimostrare che questi obiettivi sono realizzabili. Come si è detto più volte nel corso della discussione odierna, la lotta contro le disparità di genere è una lotta quotidiana. A una forte volontà politica si devono associare azioni concrete. Accolgo con favore le azioni annunciate dalla Commissione e ringrazio in anticipo i colleghi per il sostegno che offriremo a tali azioni.

Vorrei esprimermi su un altro punto : nel corso delle discussioni, mi è stata rimproverata la lunghezza del testo che, apparentemente, aumenta di anno in anno. Questo dipende dal fatto che le precedenti raccomandazioni non sono state applicate integralmente. Facciamo quindi in modo che tutti le applichino. Credo anche che questo sia dovuto alla complessità della questione e alle sue evoluzioni dinamiche. Insisto  su questo punto: spetta a noi seguirne il ritmo, liberarsi dalle idee ormai superate, per essere in grado di orientarle successivamente.

Credo infine che l’uguaglianza tra donne e uomini rimanga una questione che riguarda tutti. Credo soprattutto alla volontà libera di ognuno di noi di prenderne coscienza e di favorirne la realizzazione. Il 2011 è l’anno europeo del volontariato: facciamo in modo che il progresso in termini di uguaglianza tra donne e uomini sia la nostra principale iniziativa comune dell’anno.

 
  
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  Rovana Plumb, relatore.(EN) Signora Presidente, ringrazio i Commissari Reding e Andor per il profondo impegno che hanno profuso su questioni così importanti; porgo inoltre i più sentiti ringraziamenti a tutti i colleghi per la forza del messaggio trasmesso dal dibattito odierno.

In primo luogo, vorrei dire che l’uguaglianza di genere non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di progresso; dobbiamo costruire insieme una società equa per tutti noi. Secondariamente, sono una convinta sostenitrice delle quote. È vero, le donne devono occupare posizioni importanti, ma non dimentichiamoci della povertà. Dobbiamo affrontare, scongiurare e ridurre la povertà, e adottare misure concrete. Le azioni tese a scongiurare e ridurre la povertà rappresentano una componente importante della solidarietà sociale, e io credo fermamente nella solidarietà delle donne. Dobbiamo aiutare tutti i cittadini; questo aiuto deve giungere dall’intera società, e ringrazio le ONG, le parti sociali e tutte le donne e gli uomini che si battono anno dopo anno, giorno dopo giorno per ottenere l’uguaglianza di genere.

L’uguaglianza di genere deve diventare una realtà. Oggi possiamo accelerarne il processo; lavoriamo insieme perché questo avvenga. E ancora una volta, auguro ogni felicità alle donne.

 
  
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  Presidente. – La discussione congiunta è chiusa.

La votazione sulle due relazioni si svolgerà oggi, 8 marzo, a mezzogiorno.

Alla votazione seguiranno le celebrazioni del centenario della Giornata internazionale della donna. Chiediamo a tutte le donne in Aula, in Parlamento, in Commissione e nel Consiglio di prendere parte alla foto collettiva dopo la cerimonia. Mi auguro che l’annuncio raggiunga tutti gli esponenti delle istituzioni, di entrambi i sessi, presenti nei loro uffici, e che essi partecipino direttamente all’Assemblea plenaria.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Dopo aver celebrato il centenario della Giornata internazionale della donna, sembra opportuno sottolineare il prezioso contributo offerto dalle donne allo sviluppo della famiglia, della società e dell’economia, benché questo sia spesso sottovalutato e sottopagato, con un conseguente e sensibile aumento del rischio di povertà.

Tra i problemi principali ricordiamo il limitato accesso al lavoro, le condizioni lavorative o ancora l’accesso a ruoli compatibili con le proprie qualifiche. Inoltre, l’attuale crisi economica che si è abbattuta sugli Stati membri dell’Unione europea sta esacerbando la situazione occupazionale delle donne a causa della loro tendenza a trovare lavori instabili. Per promuovere l’uguaglianza è necessario combattere la violenza sulle donne, sia essa fisica, psicologica o sessuale, che dev’essere contrastata e condannata. Di conseguenza, è necessario adottare programmi specifici per favorire l’inclusione attiva o la reintegrazione delle donne nel mercato del lavoro, creando al contempo opportunità di apprendimento permanente che offrano competenze e qualifiche, oltre a rafforzarne la fiducia e sviluppare le competenze necessarie per l’attuazione della strategia Europa 2020.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Nel giorno in cui celebriamo la Giornata internazionale della donna, desidero esprimere il mio apprezzamento per i principi esposti nella relazione “Sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea – 2010”. Credo però che in futuro dovremo passare dai sani principi all’adozione di misure concrete che riducano le disparità di genere. La Romania, il mio paese di origine, occupa il sessantaquattresimo posto nel Global Gender Gap Index 2010; è quindi a metà della classifica che misura il divario tra donne e uomini. In generale, le donne romene hanno un grado di istruzione superiore a quello dei loro connazionali maschi, e si osserva un costante aumento nella percentuale delle laureate. Attualmente infatti il 60 per cento dei laureati è costituito da donne, e solo il 40 per cento da uomini; tuttavia, la retribuzione delle donne continua a essere inferiore a quella ricevuta dagli uomini. I rischi di genere che influiscono sulle opportunità delle donne nel mercato del lavoro sono ancora considerevoli, e vanno dal più alto rischio di povertà all’impossibilità di accedere alle posizioni dirigenziali. Nella speranza che il mercato del lavoro tratti le donne con maggiore equità, mi auguro che noi tutti contribuiremo a cambiare la situazione; la relazione in oggetto rappresenta un passo importante in questa direzione.

 
  
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  Zuzana Brzobohatá (S&D), per iscritto. (CS) Il tema dell’uguaglianza di genere merita attenzione, soprattutto dal momento che oggi celebriamo il centenario della Giornata internazionale della donna. Personalmente ritengo che molte delle questioni contenute nella relazione siano particolarmente importanti; vorrei ricordare per esempio il divario tra donne e uomini a livello pensionistico, dovuto al fatto che le donne che lavorano interrompono la propria attività professionale più spesso degli uomini, per curarsi dei figli e dei membri malati o anziani della famiglia e, a causa degli impegni familiari, sono più disposte degli uomini ad accettare lavori a tempo parziale o posizioni lavorative temporanee. Questa è la causa del divario a livello pensionistico. Non meno importante è l’invito a rivolgere particolare attenzione alle categorie di donne vulnerabili: le donne disabili, anziane, immigrate, lesbiche, bisessuali e transessuali, appartenenti a minoranze, con un basso livello di formazione o senza alcuna formazione nonché le donne con persone dipendenti a carico. Ultimo, ma non meno importante aspetto è la necessità di assicurare l’accesso a servizi di supporto volti a prevenire gli atti di violenza basati sul genere e a proteggere le donne da tali violenze, indipendentemente da status giuridico, razza, età, orientamento sessuale, origine etnica e religione, come la relazione richiede alla Commissione e agli Stati membri.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) L’uguaglianza di genere è un principio fondamentale dei nostri tempi, eppure persistono disuguaglianze tra donne e uomini. La percentuale delle donne tra gli scienziati e gli ingegneri è aumentata considerevolmente. Nell’Unione europea le donne rappresentano il 59 per cento dei laureati, e il 41 per cento di coloro che hanno ottenuto un dottorato. Eppure, ci sono cifre paradossali che è opportuno considerare.

Se parliamo di ruoli dirigenziali, le donne sono sottorappresentate nel settore scientifico. Nell’Unione europea, soltanto il 19 per cento dei professori universitari è rappresentato da donne e questo dimostra che le donne hanno difficoltà ad accedere ai livelli accademici più alti. È perciò essenziale trovare una soluzione che consenta di conciliare una carriera di successo nelle scienze con una vita familiare stabile; mi riferisco per esempio all’uso delle nuove tecnologie, che consentiranno alle scienziate di svolgere la propria attività scientifica a casa. Soltanto in questo modo riusciremo a colmare il divario tra donne e uomini nella scienza e nella ricerca, che continuerà a ostacolare l’obiettivo europeo di aumentare la competitività e ottimizzare il potenziale di innovazione.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. (SK) Nell’Unione europea l’attuale crisi economica e sociale produce effetti gravissimi sulle condizioni di vita di donne e uomini. Essa minaccia seriamente la parte femminile della popolazione, soprattutto in termini di uguaglianza di genere, condizioni occupazionali e accesso all’occupazione. Le donne sono state gravemente colpite nelle condizioni occupazionali e nei livelli di reddito, e se non verranno adottate misure immediate, c’è il rischio che la situazione peggiori ulteriormente.

È anche importante tener conto della posizione delle donne per quanto riguarda la lotta contro la povertà. Secondo le statistiche elaborate a livello globale, il numero di donne che vivono in condizioni di povertà supera quello degli uomini di una percentuale che può arrivare al 17 per cento. Anche il contributo delle donne allo sviluppo della società e della famiglia è sottostimato. Le disuguaglianze tra donne e uomini, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’istruzione o la condivisione della responsabilità familiare, aggravano la povertà femminile. Pesanti conseguenze derivano inoltre dal divario salariale tra donne e uomini, noto come soffitto di cristallo, che impedisce alle donne di ricoprire ruoli manageriali o dirigenziali.

La promozione dell’uguaglianza di genere è un modo per combattere la violenza contro le donne. È per noi un imperativo opporsi alle varie forme di violenza, indipendentemente dal livello di gravità della violenza fisica, mentale o sessuale. Anche per quanto riguarda questo fattore, è auspicabile che i governi degli Stati membri dell’Unione e le istituzioni europee sostengano i meccanismi volti a raggiungere l’uguaglianza di genere nei vari aspetti della vita sociale, economica e politica.

 
  
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  Ville Itälä (PPE), per iscritto. – (FI) È certamente opportuno discutere di uguaglianza di genere in occasione della Giornata internazionale della donna, ma non basta. L’importanza di questo tema dev’essere evidente ogni giorno, ogniqualvolta si adotti una decisione. Elemento essenziale dell’uguaglianza è il diritto inviolabile di ognuno al proprio corpo, che si estende al diritto alla contraccezione, all’aborto e a una buona salute sessuale. Tutte queste tematiche sono state e continueranno a essere visibili nel modo in cui il Parlamento esprime il proprio voto. Mi duole perciò constatare che, fin troppo spesso, i litigi riflettono ancora atteggiamenti che sostengono la subordinazione delle donne.

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE), per iscritto.(PL) L’uguaglianza è uno dei valori fondamentali dell’Europa, un valore inequivocabilmente positivo. L’unico problema sta nel fatto che l’uguaglianza viene interpretata in molti modi diversi, alcuni dei quali sono interpretazioni estremistiche che non tengono conto delle vere differenze esistenti tra le persone. Le varie interpretazioni possibili hanno fatto emergere ideologie associate all’uguaglianza e direttamente legate a questo termine. In passato, in alcuni casi, sono stati compiuti crimini, arrivando perfino al genocidio, in nome dell’uguaglianza intesa in senso specifico e dottrinale. Quando si tratta di uguaglianza tra donne e uomini il rischio di dogmatismo è minore, ma sussistono comunque posizioni estremamente radicali. L’uguaglianza tra donne e uomini non può limitarsi a dichiarazioni politiche e norme giuridiche. L’attuazione di standard basati sul principio dell’uguaglianza è molto importante ed è necessario cambiare la mentalità corrente perché questo sia possibile. Dobbiamo incoraggiare e sostenere l’istruzione e l’informazione, e promuovere le buone prassi. Dobbiamo garantire che la coscienza dell’uguaglianza sia la regola e non l’eccezione. La vera uguaglianza deve permeare l’animo delle persone, il loro atteggiamento, il comportamento spontaneo di ogni giorno. L’uguaglianza non è un valore isolato. Non possiamo accettare alcuna affermazione dell’uguaglianza, la cui formulazione escluda altri valori essenziali, come la libertà, la dignità e la giustizia.

 
  
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  Jan Kozłowski (PPE), per iscritto. – (PL) Vorrei cominciare congratulandomi con le relatrici, il cui lavoro porta alla ribalta l’importante questione della parità dei diritti. Come si legge in una delle due relazioni, oltre 20 milioni di europei (in gran parte donne) hanno un accesso limitato al mercato del lavoro poiché si fanno carico di persone dipendenti adulte. Conosciamo altresì le difficoltà cui fanno fronte i genitori che devono associare alla vita professionale la crescita dei figli. Credo perciò che l’adozione di misure concrete per conciliare la vita professionale e quella familiare sia una questione di estrema importanza per lo sviluppo economico e sociale dell’Europa. Abbiamo bisogno di misure che favoriscano la creazione di sistemi di sostegno locale alle famiglie per l’assistenza alle persone dipendenti e la custodia dei bambini; dobbiamo inoltre rivedere la legislazione e ottimizzare l’uso delle nuove tecnologie per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alle forme flessibili di occupazione. Ritengo che l’Unione europea debba fare ogni sforzo per liberare l’enorme potenziale delle sue cittadine, dotate di competenze e di un alto livello di istruzione.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Mi compiaccio per le questioni sollevate dalla relazione in oggetto che ci ha permesso, indipendentemente dalla commissione parlamentare di cui facciamo parte, di individuare una serie di correlazioni necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia UE 2020. Si invocano misure a livello nazionale ed europeo per promuovere l’imprenditorialità tra le donne, realizzando strutture di formazione e di consulenza legale e professionale e favorendo l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati. Condivido soprattutto l’opportunità di sviluppare l’imprenditorialità a livello locale e regionale quale fonte principale di creazione di posti di lavoro e sviluppo economico. Il potenziale offerto dalle donne in termini di gestione aziendale viene sfruttato solo in piccola parte; per questo motivo ritengo che il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale debbano favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità tra le donne. Ci sono certamente differenze culturali, materiali o economiche che ci impediscono di farlo; dobbiamo tenere conto di tali fattori e realizzare le condizioni necessarie a superarli.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto. (CS) Cent’anni dopo la prima manifestazione pubblica di donne che lottavano per i propri diritti, non si sono ancora prodotti gli effetti desiderati. Al contrario, la crisi attuale riporta indietro le lancette della storia in termini di uguaglianza tra donne e uomini. In tutto il mondo le donne scendono nuovamente nelle strade, proprio come cent’anni fa, e si mettono alla guida delle manifestazioni in Grecia, in Spagna, nella Repubblica ceca e in Belgio, e perfino nei paesi dell’Africa settentrionale. Fino a poco tempo fa, l’Unione europea si vantava di aver migliorato la situazione delle donne nel mercato del lavoro, e di garantire istruzione, livelli di vita decorosi, accesso delle donne alla sanità o maggiore rappresentanza negli organismi costituzionali, ma l’aggravarsi della crisi sembra aver relegato tutti questi fattori ai margini dell’interesse europeo. Le misure adottate per combattere la crisi sono rivolte soprattutto alla popolazione maschile. Le esigenze delle donne vengono percepite come questioni di secondaria importanza. Negli ultimi cent’anni abbiamo potuto constatare quale contributo le donne abbiano offerto al progresso mondiale, spesso sacrificando la vita nella lotta per la pace e dando alla luce un numero immenso di nuove vite – un contributo non certo trascurabile. Il mondo ha ancora un debito nei confronti delle donne; non si tratta di far loro un favore, ma di dichiarare chiaramente il loro status paritario nella società. Dopo tutto, le donne non lottano per se stesse, ma per un mondo migliore e più umano.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE), per iscritto. (FR) In primo luogo rendo omaggio al coraggioso e impegnativo lavoro svolto dalla collega, onorevole Nedelcheva, nel ruolo di relatrice su questo tema. La lotta per la parità tra donne e uomini è quotidiana in tutti i nostri paesi. La mia generazione è stata tra le prime ad assistere all’accesso delle donne a posti di alta responsabilità, soprattutto a cariche elettive. Mi rallegro nel constatare che oggi le donne sono presenti in un gran numero di settori che erano loro inaccessibili fino a poco tempo fa. Ma le disuguaglianze perdurano, e c’è ancora molto per cui combattere, in primo luogo il divario salariale e il posto delle donne nella direzione delle grande imprese. Infine, vorrei insistere sull’importanza di garantire a ogni donna l’accesso a un’assistenza alla salute riproduttiva di qualità. Fin dall’inizio della mia carriera politica, mi sono battuta affinché le donne possano accedere all’IVG in un ambiente medico sicuro. I metodi contraccettivi devono essere facilmente disponibili alle donne; è per questo che mi batto affinché siano gratuiti, soprattutto per quanto riguarda le minorenni.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. – (DE) Cercare di spacciare le quote rosa per una grande conquista delle donne è bieco populismo. Ciò di cui le donne hanno veramente bisogno è una vera possibilità di scelta nella vita: esse devono avere la certezza che nessuna delle loro decisioni verrà sminuita. Un passo importante in questa direzione sarebbe quello di introdurre il quoziente familiare in tutti gli Stati membri, affinché la famiglia non diventi una trappola di povertà. Il sostegno alle quote rosa negli organismi di vigilanza si riscontra soltanto, eventualmente, nelle donne che hanno già retribuzioni molto alte. Poiché la Norvegia ha introdotto il requisito delle quote rosa per i consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, questi posti vengono semplicemente accumulati da un esiguo numero di donne, che siedono contemporaneamente in svariati consigli di amministrazione. Nel mondo degli affari, queste donne vengono spesso definite con disprezzo “gonne d’oro”, il che non è certo favorevole all’atmosfera lavorativa. Dobbiamo cominciare in quei settori in cui le donne si trovano effettivamente svantaggiate: dobbiamo esaminare il loro ruolo di assistenti familiari non retribuite, il lavoro a tempo parziale e le difficoltà di molte donne che lavorano duramente per far fronte alle esigenze familiari e alla vita professionale.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D), per iscritto. (CS) La solidarietà sociale e il modello sociale europeo sono valori che distinguono l’Europa dalle società di altre regioni del mondo. C’è un grosso punto interrogativo sulla misura in cui questi valori siano sostenibili nel contesto di una competitività globale basata su costi del lavoro più bassi, scarso rigore nell’applicazione del diritto del lavoro, minori tutele sociali per i lavoratori e un più debole ruolo dello Stato. In questo modo probabilmente più che rafforzare la competitività globale, finiremo per minare in modo irreversibile la coesione sociale, producendo gravi fratture nella nostra società. Non dobbiamo illuderci; queste misure non fanno che mettere a rischio la posizione delle donne. Le differenze salariali hanno effetti considerevoli, proprio come i tagli al bilancio del settore pubblico. Da questo punto di vista, le riforme dei sistemi pensionistici e sanitari devono essere eque per entrambi i generi.Non è un caso che la povertà in Europa riguardi più frequentemente le donne più anziane. La lotta contro le disuguaglianze non è una realtà virtuale, ma coinvolge persone vere.

 
  
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  Jutta Steinruck (S&D), per iscritto. (DE) Oggi celebriamo il centenario della Giornata della donna e la discussione sulla relazione presentata dall’onorevole Nedelcheva dimostra che è giunto il momento di far seguire alle parole i fatti. Lo svantaggio di cui soffrono le donne in Europa si può combattere efficacemente introducendo norme vincolanti invece di impegni volontari; tra queste ricordiamo l’obbligo di quote rosa nei consigli di amministrazione e ad altri livelli, una tenace opposizione alle condizioni generate dall’impiego precario – che colpisce le donne assai più che gli uomini – il miglioramento delle prospettive di carriera per le donne durante il loro percorso formativo, ampliando sistematicamente il numero di professioni a loro accessibili, la fine degli ostacoli finanziari che si frappongono alle donne nel campo dell’imposizione fiscale e del reddito, piani di parità nelle imprese e nell’industria per promuovere controlli e monitoraggi regolari sugli eventuali progressi realizzati in Europa.

Concluderò dicendo che, giunte al centenario della Giornata internazionale della donna, a noi donne non bastano più le promesse. Vogliamo norme vincolanti e vogliamo vedere riconosciuto il decisivo contributo delle donne alla nostra prosperità.

 
  
  

(La seduta è sospesa per qualche minuto)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. BUZEK
Presidente

 

8. Centenario della Giornata internazionale della donna
Video degli interventi
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  Presidente. – Sono molto lieto di poter presiedere al nostro Parlamento a fianco delle qui presenti colleghe. Sei di loro sono Vicepresidenti di Parlamento, due Questori, e la Vicepresidente della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere mi siede accanto. Per me è un grande onore, nonché un privilegio.

Riprendo la seduta. L’ordine del giorno reca la discussione sul centenario della Giornata internazionale della donna. Inizieremo con un breve filmato che sintetizza la storia di questa importante ricorrenza. Si dia pure inizio alla proiezione.

(Proiezione del filmato)

Egregi ospiti, onorevoli colleghi, un filmato di due minuti non può illustrare tutti gli avvenimenti degli ultimi cento anni. Nell’arco di questo periodo abbiamo di fatto cambiato l’Europa e in quanto europei possiamo ritenerci orgogliosi quando paragoniamo l’Europa a molti luoghi del mondo, pur sapendo di non essere giunti al termine del nostro viaggio. In politica si rileva un numero ancora troppo esiguo di donne e le deputate al Parlamento europeo costituiscono soltanto il 35 per cento dei parlamentari. Bisogna riconoscere che la cifra è leggermente più elevata rispetto a quella registrata nei parlamenti nazionali, benché resti insufficiente. Per fortuna, nei principali organismi decisionali del nostro Parlamento, la cifra supera il 40 per cento, e ce ne rallegriamo. Lo stesso vale per le presidenti delle commissioni.

Ciononostante, la formazione del Parlamento europeo prevista fra tre anni, in esito alle prossime elezioni, dipenderà sostanzialmente dai parlamenti nazionali e dalle modalità di nomina dei rappresentanti al Parlamento europeo. Sono i nostri parlamenti nazionali a dover garantire un maggior numero di donne al Parlamento europeo, e oggi li esortiamo a operare in tal senso. Alla stessa stregua invitiamo le controparti dei parlamenti nazionali affinché trovino le soluzioni legali adeguate e adottino le decisioni opportune onde favorire l’aumento del numero di donne al Parlamento europeo.

Quanto all’occupazione femminile, ci viene altresì offerta la possibilità di dare l’esempio. Il 59 per cento del personale del Parlamento europeo è costituito da donne, di cui più del 50 per cento si occupa di questioni sostanziali. Ho ampia esperienza in tal senso e mi pregio del fatto che mentre ero a capo del governo del mio paese una cinquantina di donne ricopriva le cariche ministeriali più alte e dirigeva i più importanti uffici statali. Tale primato è rimasto imbattuto sia nel periodo precedente che nei dodici anni successivi.

In qualità di Presidente del Parlamento europeo ho anche invocato una presenza femminile più massiccia nella Commissione europea e nelle posizioni di alto livello in seno all’Unione. Siamo lieti che l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza sia una donna.

Il cambiamento registrato nelle imprese europee ha recato giovamento non soltanto alle donne, ma soprattutto all’operatività delle imprese stesse. È tuttavia necessario garantire le medesime retribuzioni alle donne e agli uomini a parità di mansioni e di competenze e in tal senso resta ancora molto da fare.

Conosciamo bene la capacità delle donne di lottare per la democrazia e i diritti umani. A tale proposito desidero rendere omaggio a tutte le deputate del Parlamento europeo e dedicare un pensiero alle donne del Nord Africa e del Medio Oriente, che stanno dimostrando un coraggio autentico nella loro battaglia a favore della democrazia. Non dimentichiamo che tra i passati vincitori del Premio Sacharov si annoverano donne eccellenti quali Aung San Suu Kyi, Leyla Zana e le “Damas de blanco” (Signore in bianco). Desidero quindi ribadire la nostra opposizione a che le donne vengano private della loro dignità in nome di qualsivoglia sistema legale, religione o cultura o a che siano concessi loro meno diritti rispetto agli uomini in Europa o altrove nel mondo. Leveremo le nostre proteste nel caso di trattamento ingiusto nei loro confronti.

Onorevoli colleghi, 218 anni fa, il 3 novembre 1793, Olympia de Gouges fu decapitata in Europa per il solo fatto di aver scritto una dichiarazione a favore dei diritti delle donne e delle cittadine. Cento anni dopo, nel 1906, le donne ottennero il diritto di voto e il primo paese in cui ciò avvenne fu la Finlandia. Non dimentichiamolo. Nel corso del secolo successivo si sono compiuti enormi passi avanti in materia di parità tra donne e uomini. Desidero sottolineare un aspetto che personalmente mi sta molto a cuore: l’8 marzo è la festa della donna, è vero, ma si tratta di una ricorrenza intesa soprattutto a rammentarci una questione della massima rilevanza nell’Europa attuale, ovvero l’uguaglianza dei diritti tra donne e uomini nei restanti 364 giorni dell’anno. I principi che intendiamo rafforzare l’8 marzo valgono anche per gli altri 364 giorni dell’anno. Questa è la sfida principale che ci attende. Non basta semplicemente commemorare l’8 marzo, occorre riflettere su questo punto anche tutti gli altri giorni dell’anno.

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio.(HU) Signor Presidente, quando è stata istituita la giornata internazionale della donna, il concetto di uguaglianza delle donne era del tutto nuovo e rivoluzionario. Da allora la parità di genere, derivante dall’inalienabilità della dignità umana condivisa da donne e uomini in egual misura, è diventata uno dei principi fondamentali della società moderna. Ciononostante, come avviene con tutte le conquiste, le dichiarazioni non sono sufficienti. La dignità umana, ivi compresa la dignità propria delle donne, è stata oggetto di violazioni diverse in epoche e luoghi diversi. La nostra attenzione e le nostre risposte devono quindi essere adeguate.

Assai eloquente è il fatto che questa commemorazione segua alla discussione sulla relazione recante il titolo “Il volto della povertà femminile nell’Unione europea”. Povertà e Unione europea, un connubio che qualche tempo fa sarebbe parso inverosimile. La crisi economica ha colpito con particolare durezza i gruppi più esposti. L’eccessiva rappresentanza delle donne in questa categoria definisce già di per sé taluni compiti, per non parlare del tipico destino inflitto a una moltitudine di donne, che danno alla povertà un volto femminile al di fuori dell’Europa, su scala mondiale. Prendendo in prestito le parole di San Francesco d’Assisi: donna Povertà. Donne con bambini piccoli in fuga dalla guerra o dalle carestie, famiglie spezzate senza padri che vivono nelle baraccopoli, donne e ragazzine costrette a prostituirsi, anche all’interno dell’Unione europea.

Tra le priorità della Presidenza ungherese figurano varie questioni la cui efficace promozione potrebbe riverberarsi sull’aumento dell’occupazione femminile. Prima fra tutte è la strategia Europea 2020, con i suoi obiettivi in materia di politica occupazionale volti al superamento della crisi economica e alla riduzione della povertà. L’occupazione rafforza la dignità delle donne, aiutandole a prendere le loro decisioni e a impostare liberamente la loro vita.

L’iniziativa faro “Piattaforma europea contro la povertà” sottolinea come i passi avanti compiuti ai fini della riduzione della povertà debbano altresì tenere conto delle differenze tra donne e uomini.

La Presidenza ungherese giudica un risultato importante la decisione adottata ieri dal Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori (EPSCO) in merito al rinnovo del Patto per la parità di genere entro il 2020. Oltre agli interventi di politica economica, non va dimenticato il particolare ruolo svolto dalle donne in seno alla società. Dobbiamo offrire loro la possibilità di conciliare la carriera e la famiglia, nonché di scegliere. A tal fine stiamo ponendo mano al riesame della direttiva sull’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento. La relazione sull’andamento dei lavori sarà approntata in occasione dell’EPSCO di giugno.

La sensibilizzazione sul ruolo della famiglia nell’ambito della risposta ai problemi sociali, economici e demografici rientra nelle priorità della Presidenza ungherese. A tal fine organizzeremo una settimana della demografia con la partecipazione delle ONG e con un incontro informale dei ministri per la famiglia. L’obiettivo è quello di esaminare gli strumenti da impiegare ai fini dell’incremento dei tassi di natalità. Le donne, e naturalmente le loro scelte, svolgeranno un ruolo di eccezione in questa iniziativa.

Occorre prestare particolare attenzione alla situazione delle donne appartenenti a gruppi svantaggiati nel quadro europeo delle strategie degli Stati membri a favore dei Rom, la cui approvazione è prevista in occasione del Consiglio europeo di giugno e al quale l’onorevole Járóka, congiuntamente ai relatori e ai collaboratori, ha apportato un contributo molto prezioso nel Parlamento europeo. Anche in sede di Consiglio auspichiamo si dichiari la nostra intenzione di porre l’accento sul ruolo di “collante” delle donne Rom all’interno della famiglia, un’ottima base di partenza per dare soluzione alle questioni inerenti alla popolazione Rom.

Da ultimo mi si conceda una breve digressione. L’esperienza storica ha dimostrato che non può esistere una società civile forte senza il coinvolgimento sociale attivo delle donne. Come già accennato dal Presidente Buzek, alcuni dei manifestanti che invocavano la libertà nella piazza Tahrir del Cairo erano donne. Anche loro desiderano diventare protagoniste dei cambiamenti in atto e l’Unione europea deve incoraggiarne gli sforzi con generosità, senza stereotipi ideologici, in modo aperto e partecipe.

 
  
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  José Manuel Barroso, Presidente della Commissione.(FR) Signor Presidente, Vicepresidente Győri, onorevoli deputati, oggi ricordiamo le voci di quelle donne che il 19 marzo 1911 lasciarono la Germania, l’Austria, la Danimarca e la Svizzera, radunandosi numerose lungo il cammino e spingendosi anche oltre per difendere il diritto al suffragio universale e a migliori condizioni di lavoro.

Oggi rendiamo omaggio a un secolo di lotte e di successi da cui tutti abbiamo tratto beneficio. Che ne sarebbe delle nostre democrazie, e segnatamente di quella europea qui rappresentata nel Parlamento europeo, senza la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica? Che ne sarebbe delle nostre società e delle nostre economie senza il talento delle donne?

Per molti anni le donne europee hanno funto da modello per il resto del mondo. La loro posizione in seno alle nostre società è fonte di ispirazione per le donne di tutto il mondo. A tale riguardo desidero accennare alla coraggiosa lotta delle donne nordafricane che, a fianco degli uomini, stanno impiegando ogni mezzo per opporre resistenza alle dittature e instaurare la democrazia. Il ruolo attivo che le donne europee attualmente svolgono nella vita economica e politica dell’Unione scaturisce proprio dal loro impegno risoluto. Accogliamo di buon grado l’integrazione europea, di cui la parità tra uomini e donne è un principio fondante e pienamente riconosciuto nel trattato di Lisbona. Nel corso degli anni importanti normative in materia di parità di trattamento e integrazione di genere nelle politiche europee hanno consentito lo sviluppo di una società e di un mercato del lavoro più improntati all’uguaglianza.

Dobbiamo tuttavia indignarci dinanzi a quello che rimane un dato sconcertante, inaccettabile e finanche intollerabile. Mi riferisco al tasso medio di occupazione femminile pari al 62,5 per cento rispetto all’80 per cento di quello maschile, nonché ai risultati accademici sempre più brillanti registrati fra le donne in contrasto con le loro prospettive di carriera: si tratta di una situazione deludente che deve cambiare. Le donne sono sovrarappresentate negli impieghi scarsamente retribuiti e meno sicuri e sottorappresentate in posizioni di responsabilità. La disparità retributiva fra uomini e donne si attesta al 18 per cento, traducendosi nel rischio che il 22 per cento delle donne al di sopra dei 65 anni precipiti sotto la soglia della povertà per mancanza di una pensione adeguata: si tratta di una situazione inaccettabile che deve cambiare. Secondo le stime, il 20-25 per cento delle donne nell’Unione europea ha subito violenza fisica almeno una volta nella vita. Si tratta di una situazione intollerabile che deve cambiare.

Oggi dobbiamo rinnovare il nostro impegno per continuare a operare congiuntamente affinché l’uguaglianza di genere diventi realtà in ogni senso. Tutti ne trarremo beneficio, sia sotto il profilo della coesione sociale che economica, della crescita sostenibile o della competitività.

Nel settembre 2010 la Commissione ha adottato una strategia che definisce i cinque settori prioritari di azione per il periodo 2010-2015: parità nel mercato del lavoro, pari indipendenza economica per gli uomini e le donne, parità di retribuzione, parità negli incarichi di responsabilità e promozione della parità al di fuori dell’Unione europea.

La Commissione continuerà a sostenere le donne di ogni angolo della terra nella loro lotta quotidiana per l’accesso all’istruzione e al diritto al lavoro, per la democratizzazione e l’esercizio delle libertà e dei diritti politici e civili. La Commissione si adopererà in ogni modo possibile onde garantire la realizzazione dei suddetti obiettivi. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che le normative, seppure nella loro corretta attuazione, non sono la risposta a tutti i problemi. Si richiede anche un cambiamento degli schemi comportamentali e mentali.

Onorevoli deputati, oggi commemoriamo la lotta delle donne a favore dell’uguaglianza. Oggi in Europa possiamo affermare che l’Unione europea non sarebbe possibile senza le donne europee, tutte le donne europee, il cui contributo risulta fondamentale per il nostro progetto basato sui valori, ivi compresi quelli dell’uguaglianza di genere.

 
  
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  Eva-Britt Svensson, presidente della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere.(SV) Signor Presidente, “donna non si nasce, si diventa”. Questa frase dimostra come l’idea di ciascuno di quello che sono gli uomini e le donne governi tutte le nostre scelte di vita, scelte legate al genere, non agli interessi, alle competenze, all’impegno e via discorrendo. Gli uomini e le donne sono incasellati in base a stereotipi di genere che cento anni di lotte per l’uguaglianza non sono riusciti a sfaldare.

Ci rifiutiamo tuttavia di attendere altri cento anni, dato che sono proprio questi stereotipi di genere, questi modelli, a tradursi, fra l’altro, nella gestione al maschile del 97 per cento delle grandi società, nella discriminazione retributiva e nella precarietà lavorativa delle donne, se mai riescono a trovare un impiego, e nel fatto che sono le donne a occuparsi del lavoro non retribuito svolto a casa. Sono soprattutto le donne ad accollarsi la responsabilità dei figli. Le donne subiscono violenze, anche nel contesto di relazioni intime e sotto forma di violenza sessuale, e vengono vendute come merce nel commercio sessuale. L’attuale femminilizzazione della povertà deriva dal ventaglio di modelli di cui si compone la società.

Numerosi sono stati i progressi compiuti nell’arco di cento anni di lotte. Se metto a confronto le mie opportunità in termini di scelte di vita con quelle di mia madre o di mia nonna, non posso che constatare grandi passi avanti, benché molto resti ancora da fare. La lotta quindi continua ogni giorno dell’anno, non soltanto l’8 marzo.

(Applausi)

 
  
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  Lívia Járóka, a nome del gruppo PPE.(HU) Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi celebriamo il centenario della Giornata internazionale della donna, in ricordo della protesta delle operaie svoltasi a New York a metà del XIX secolo per imporre la parità di retribuzione. L’obiettivo da loro fissato più di 150 anni fa, nel 1857, onde assicurare la parità di retribuzione a parità di lavoro, resta valido a tutt’oggi. Nell’Unione europea le donne guadagnano il 15 per cento in meno degli uomini – cifra che nel mio paese, l’Ungheria, si attesta al 16,5 per cento – e benché più della metà dell’intera popolazione mondiale sia costituita da donne, esse ricevono soltanto una quota pari al 10 per cento del reddito globale.

Oltre ad annullare il differenziale retributivo di genere, resta ancora da risolvere la questione dell’adeguato rafforzamento del ruolo delle donne nella famiglia e dell’affermazione del principio della parità di trattamento. Non possiamo consentire che in Europa la maternità costituisca un rischio di povertà e che essere donna o madre rappresenti uno svantaggio. Da un esame delle iniziative avviate sia nell’ambito delle Nazioni Unite che dell’Unione europea emerge il mancato raggiungimento di una vera parità di genere nella maggior parte delle sedi. Si sottovaluta la condizione delle donne che vivono sulla soglia della povertà, il fenomeno delle discriminazioni multiple e la lotta alla violenza domestica e alla violenza ai danni delle donne.

 
  
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  Britta Thomsen, a nome del gruppo S&D.(DA) Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ricorre il centenario della prima celebrazione della Giornata internazionale della donna. Cento anni fa la lotta riguardava, fra le altre cose, il diritto al voto delle donne, che oggi diamo per scontato. Resta però ancora un lungo cammino da percorrere per il conseguimento della completa parità e desidero sottolineare l’importanza della rappresentanza femminile nei processi decisionali a tutti i livelli. È necessario il coinvolgimento delle donne sia in politica che nel mondo imprenditoriale. Le donne devono essere presenti anche in banca.

Non bisogna escludere metà della popolazione al momento di prendere decisioni economiche importanti. Questa non è democrazia. È necessario sfruttare tutti nostri talenti, ne va anche della nostra competitività. Accolgo quindi di buon grado l’iniziativa del Commissario Reding, “Women on the Board Pledge for Europe”, affinché le imprese europee si impegnino ad aumentare la presenza femminile nei consigli di amministrazione. È molto positivo che sia ancora una volta l’Unione europea a prendere l’iniziativa in questioni inerenti all’uguaglianza, anche se occorre una normativa vincolante nel caso in cui le quote dei membri dei consigli di amministrazione si rivelino una mera manovra simbolica, e mi auguro si abbia il coraggio di procedere in tal senso.

 
  
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  Silvana Koch-Mehrin, a nome del gruppo ALDE. (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani è sancita dai primi due articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, il primo dei quali dichiara che: “Tutti gli essere umani sono nati liberi ed uguali per dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e consapevolezza e dovrebbero agire nei confronti degli altri con spirito di fratellanza”. Che bella frase. Ciononostante, anche a distanza di cento anni da quella che fu la prima Giornata internazionale della donna, non abbiamo conseguito questo obiettivo e non si riscontra ancora alcuna reale uguaglianza tra uomini e donne.

I progressi compiuti in Europa sono innegabili. Oggi la libertà legale delle donne non rappresenta più il nostro principale motivo di preoccupazione, dato che è stata ampiamente ottenuta. Desidero esprimere la mia gratitudine agli esponenti del femminismo, di ambo i sessi, per il lavoro svolto in passato. Al momento il nostro principale motivo di preoccupazione è la libertà di azione, il fatto che gli uomini dovrebbero fare propria la questione della conciliabilità del lavoro con la famiglia e che non dovrebbe essere insolito vedere una donna ai vertici né in politica né nel mondo imprenditoriale.

È molto bello constatare quanto i movimenti di liberazione nordafricani guardino a noi donne europee, riconoscendoci un ruolo di avanguardia, ed è fondamentale non perdere di vista il nostro obiettivo: la libertà di vivere la vita secondo la nostra concezione. Solo allora si potrà dare per scontata l’uguaglianza e solo allora la Giornata internazionale della donna da giorno commemorativo diventerà giorno di celebrazione della libertà.

 
  
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  Rebecca Harms, a nome del gruppo Verts/ALE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la situazione attuale non giustifica una festività, tuttavia deve spingerci a ribadire la nostra intesa sull’attuazione di una reale uguaglianza. Questo centenario deve diventare per noi donne un’occasione per guardare indietro e riflettere attentamente.

Per quanto mi riguarda, sono giunta alla seguente conclusione: l’uguaglianza va sancita nelle costituzioni e nelle dichiarazioni dei diritti dell’uomo quale principio fondamentale. Occorrono tuttavia leggi e regolamenti che concretizzino tale principio e a tal fine bisogna ricorrere anche alle quote.

Se guardiamo alle istituzioni europee, la situazione non appare migliore di quella riscontrata ai vertici del mondo imprenditoriale: assenza pressoché totale di donne nei posti dirigenziali. Se vogliamo conseguire questo traguardo, Commissario Reding, Presidente Barroso, servono regolamenti oltremodo severi in materia di quote. Avrei apprezzato una valutazione sincera sulla mancanza di parità per le donne in seno alle istituzioni europee, perché in tal caso avreste compreso l’importanza delle quote.

(Applausi)

È un vero peccato che le donne, nonostante i titoli in loro possesso, non abbiano ancora trovato posto nelle decisioni gestionali e nella definizione delle politiche strategiche. La quota rappresenta uno strumento grazie al quale è possibile cambiare la situazione.

Commissario Reding, in occasione del centenario della Giornata internazionale della donna la invitiamo ad assumere un impegno serio e attivo onde promuovere una quota concreta per le donne nei posti dirigenziali, come già succede in Norvegia, Spagna e Francia. Non riesco a capire perché tale questione non sia già stata affrontata nell’intervento del Presidente Barroso.

 
  
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  Marina Yannakoudakis, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, la scorsa settimana nel Regno Unito Lord Davies si è rivolto al governo illustrando le modalità per aumentare la presenza delle donne nei consigli di amministrazione. La sua relazione prevede obiettivi volontari per le aziende. Nessuno può dissentire sulla necessità di avere più donne nei consigli di amministrazione, ma quello che non riesco ad accettare è il ricorso alle quote per conseguirlo. Che condiscendenza è mai questa? Quasi come offrire una rosa a tutte le donne che sono entrate in questa stanza. Io ho dato la mia a un uomo.

Un aspetto positivo è che il Regno Unito sta compiendo progressi reali per annullare il differenziale retributivo di genere, sceso del 10 per cento nell’occupazione a tempo pieno secondo le ultime stime, il livello più basso da quando si è cominciato a tenere una documentazione al riguardo.

Da ultimo, in occasione della Giornata internazione della donna, voglio rendere omaggio alla maternità. La vera uguaglianza è avere il diritto di scegliere senza essere giudicati per le proprie scelte. Che sia direttrice di un consiglio di amministrazione, chirurgo di un ospedale, assistente sanitaria part-time, meccanico o madre casalinga, una donna ha il diritto di libera scelta.

(Applausi)

 
  
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  Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL.(PT) Signor Presidente, accogliamo con favore la lotta delle donne per la libertà, il progresso sociale e la pace in occasione della commemorazione del centenario della Giornata internazionale della donna. Nel corso di quei cento anni le donne hanno combattuto ottenendo notevoli risultati, benché questo non sia bastato a eliminare le disparità esistenti, la continua discriminazione nell’accesso a posti di lavoro regolari, il differenziale salariale che si ripercuote sulle pensioni, le difficoltà nell’avanzamento di carriera e nell’affermazione professionale, nonché gli ostacoli nell’accesso a posizioni dirigenziali e decisionali in ambito economico, sociale e politico. Nei momenti di crisi economica e sociale si rileva una tendenza al peggioramento della situazione.

Sebbene la maternità rappresenti una funzione sociale indispensabile allo sviluppo della società, la discriminazione nei confronti delle donne madri e lavoratrici continua, il che è scandaloso nel XXI secolo inoltrato. In questa sede ribadiamo la solidarietà del nostro gruppo nei confronti delle lotte delle donne e continuiamo a chiedere la fine della disuguaglianza e della discriminazione, di ogni violenza ai danni delle donne e degli stereotipi di genere. A tal fine si rende indispensabile non soltanto una rottura con le politiche neoliberiste, ma anche un impegno serio nei confronti di politiche alternative che pongano la questione dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere al centro del processo decisionale e della politica dell’Unione europea.

 
  
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  Mara Bizzotto, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, molti traguardi sono stati raggiunti, ma alcune battaglie devono ancora iniziare. Oggi l'urgenza riguarda le donne di altre culture che vivono in Europa e nel mondo in contesti in cui per loro è difficile reclamare standard minimi di dignità e umanità.

Non possiamo celebrare questa festa senza mettere al centro la questione della donna nel mondo arabo musulmano, altrimenti continuiamo ad ignorare un problema che oggi riguarda loro, ma presto diventerà anche nostro. Non possiamo ignorare le cifre di un'emergenza che cresce di anno in anno anche in Europa, nelle nostre città, nelle scuole dove crescono i nostri figli.

Da tempo sono in crescita i casi di violenza di ogni genere che le donne musulmane subiscono all'interno delle loro stesse famiglie. Per questo, chiedo da tempo, e lo richiedo anche oggi, che l'Europa metta in atto politiche mirate contro il dilagare del radicalismo islamico, contro i matrimoni forzati, i diritti d'onore, le mutilazioni genitali femminili, le violenze domestiche.

Noi, donne e uomini europei, dobbiamo lottare per quelle donne, che vivono in Europa ma non solo, che non hanno voce e sono oppresse dal mostro dell'integralismo islamico.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI).(EN) Signor Presidente, mi unisco all’omaggio reso a tutte le donne del mondo e a tutte le donne che negli ultimi cento e più hanno lottato per l’uguaglianza. La Nuova Zelanda ha concesso il voto alle donne nel 1893 e se mi si consente un atto di ossequio al mio paese, è stata una laburista, tale Barbara Castle, a portare avanti, nel 1970, la prima legge sulla parità di retribuzione (Equal Pay Act) del mondo occidentale. Naturalmente l’elezione del primo premier donna spetta al Regno Unito.

Nondimeno, ritengo che il Parlamento europeo abbia perso il contatto con la realtà. Sono contraria a qualsiasi forma di discriminazione, ancorché positiva, in quanto causa inevitabile di vittime. Più che mostrare condiscendenza nei confronti delle donne con le quote, occorre rimuovere gli ostacoli al loro progresso. Gli Stati membri dovrebbero piuttosto concentrarsi su questioni essenziali quali il miglioramento dell’assistenza all’infanzia.

Una recente sentenza della Corte di giustizia sulle assicurazioni automobilistiche boicotta metodi di valutazione del rischio tradizionali, collaudati e sensati. Malgrado la posizione dell’Unione europea decisamente discriminatoria a favore delle donne, questo caso è un esempio delle chiacchiere comunitarie politicamente corrette, alla luce di una decisione insensata che di fatto rende la vita delle donne più difficile e costosa. Il buonsenso non è di casa nell’Unione europea.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

 
  
  

PRESIDENZA DELLA ON. WALLIS
Vicepresidente

 

9. Turno di votazioni
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la votazione.

(Per l’esito delle votazioni e altri dettagli: vedasi processo verbale)

 

9.1. Richiesta di revoca dell'immunità parlamentare dell'on. Elmar Brok (A7-0047/2011, Francesco Enrico Speroni) (votazione)
 

Prima della votazione:

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signora Presidente, lei lo sa bene, essendo stata contestata dalla Corte di giustizia europea in un caso di immunità riguardante il sottoscritto.

Mi auguro che l’indulgenza dimostrata nei confronti dell’onorevole Brok per uno scandalo finanziario sarà esercitata anche relativamente alla libertà di espressione di quei membri dell’Assemblea appartenenti alla minoranza.

L’uguaglianza imperante di venti anni fa dava lustro a questa Assemblea e alla sua commissione giuridica. Purtroppo il sistema di immunità è diventato una questione partitica. Personalmente lamento questa situazione e auspico che la nostra istituzione riacquisti la propria compostezza.

(Applausi)

 
  
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  Francesco Enrico Speroni , relatore. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, devo solo precisare una cifra. Per un malinteso, è stata riportata nelle motivazioni delle relazioni la cifra di 2 900 euro, mentre la cifra corretta è 2 356,41.

 

9.2. Sicurezza generale dei prodotti e sorveglianza del mercato (A7-0033/2011, Christel Schaldemose) (votazione)

9.3. Gestione dell’influenza of H1N1 (A7-0035/2011, Michèle Rivasi) (votazione)

9.4. Nomina di un membro della Corte dei conti europea (Harald Wögerbauer - AT) (A7-0048/2011, Inés Ayala Sender) (votazione)

9.5. Zona coperta dall'accordo della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (A7-0023/2011, Crescenzio Rivellini) (votazione)

9.6. Finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo (A7-0036/2011, Anni Podimata) (votazione)
 

Prima della votazione sull’emendamento n. 1:

 
  
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  Jean-Paul Gauzès (PPE).(FR) Signora Presidente, mi rincresce la confusione creatasi attorno alla relazione dell’onorevole Podimata, che solleva diverse questioni importanti in merito al finanziamento innovativo. Invito il gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo a ritirare la sua proposta alternativa così da poter portare a conclusione l’elaborazione congiunta avviata.

In secondo luogo, mi rincresce che sia emersa una opposizione leggermente artificiosa riguardo alla questione della tassa sulle transazioni finanziarie e che esistano due emendamenti molto simili. Di conseguenza mi rincresce che il Parlamento non possa esprimere il pieno sostegno per questa imposizione alle condizioni più ragionevoli per la competitività dell’Europa.

 
  
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  Martin Schulz (S&D).(DE) Signora Presidente, rispondo all’onorevole Gauzès che, sì, intendiamo ritirare questa proposta di risoluzione alternativa e ho invitato il mio gruppo a procedere in tal senso per un motivo molto semplice: l’emendamento sottoscritto dai 120 membri di tutti i gruppi dimostra che le proposte relative alla tassa sulle transazioni finanziarie non sono appannaggio di alcun gruppo in particolare, sia esso socialista, conservatore, il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) o il gruppo Verde/Alleanza libera europea. Il punto è che stiamo formulando una proposta istituzionale e lanciando un segnale istituzionale a dimostrazione della capacità di questa Assemblea di dichiarare trasversalmente: “Vogliamo che anche il settore privato si assuma l’onere della crisi”. Non si tratta di una richiesta avanzata dai socialisti né dal gruppo del Partito popolare europeo, bensì di una volontà comune. Se riusciremo a far pervenire questo messaggio istituzionale, il Parlamento europeo avrà raggiunto un grande traguardo. Questo è il motivo per cui ritireremo la proposta.

(Applausi)

 
  
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  Rodi Kratsa-Tsagaropoulou (PPE).(EL) Signora Presidente, nella plenaria di ieri il gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano) ha formulato quella che potrebbe rappresentare una proposta di compromesso. In effetti così è stato: sarebbe possibile precisare che le risorse confluiranno nel bilancio dell’Unione e nel suo meccanismo di sostegno? Ieri abbiamo presentato l’oggetto della discussione e siamo in attesa di una risposta che consenta di raggiungere un compromesso e inviare un messaggio positivo alle istituzioni europee.

 

9.7. Riduzione delle disuguaglianze sanitarie (A7-0032/2011, Edite Estrela) (votazione)
 

Prima della votazione:

 
  
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  Margrete Auken (Verts/ALE).(DA) Signora Presidente, desidero rivolgermi in particolare ai danesi. Nella traduzione danese il termine “equo” è stato reso con “ligelig”. La traduzione è scorretta, in quanto chi legge lo interpreterà come “uniforme”. Nella relazione definitiva verrà quindi utilizzato il termine “retfærdig”, equivalente a “equo”. Il significato è diverso e naturalmente inviterò tutti i colleghi della delegazione danese, anche se forse gli svedesi hanno lo stesso problema, a votare a favore della correzione del termine nella relazione.

 

9.8. Cooperazione con i paesi in via di sviluppo per la promozione delle buone pratiche di gestione in materia tributaria (A7-0027/2011, Eva Joly) (votazione)

9.9. Agricoltura e commercio internazionale (A7-0030/2011, Georgios Papastamkos) (votazione)

9.10. Deficit proteico nell'UE (A7-0026/2011, Martin Häusling) (votazione)
 

Prima della votazione:

 
  
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  Martin Häusling, relatore.(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la presente relazione esamina la possibilità di ridurre l’80 per cento del deficit proteico nell’Unione europea grazie alla promozione della coltura delle proteaginose in Europa. La relazione non intende fomentare una discussione sulla questione della tolleranza zero, né tantomeno favorire le importazioni di soia geneticamente modificata. Vi prego quindi di esprimere voto contrario ai paragrafi 3 e 9, in quanto tali emendamenti snaturano la relazione. Qualora vengano presi in considerazione, ritirerò il mio nome.

 
  
 

Dopo la votazione:

 
  
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  Martin Häusling (Verts/ALE).(DE) Signora Presidente, visto l’esito della votazione a favore della modifica della relazione, la invito a cancellare il mio nome dal documento. Desiderio riconsegnare la relazione.

(Applausi)

 

9.11. Parità tra donne e uomini - 2010 (A7-0029/2011, Mariya Nedelcheva) (votazione)
 

Prima della votazione sul paragrafo 66:

 
  
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  Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, al paragrafo 66, dopo la frase "insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto" propongo con questo emendamento orale di aggiungere dopo la parola "aborto" il seguente testo: "riconoscendo anche il diritto alla vita del nascituro; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sostenere la prosecuzione della gravidanza, attivando specifiche politiche sociali e assistenziali che aiutino le donne a superare, laddove possibile, le cause che inducano alla scelta di abortire".

Questo emendamento orale è finalizzato a garantire la libertà della donna di accedere in sicurezza all'interruzione di gravidanza, ma anche ad affermare il principio che l'aborto non è né un contraccettivo di ritardo, né uno strumento di controllo delle nascite.

 
  
 

(L’emendamento orale non è preso in considerazione)

 

9.12. Povertà femminile (A7-0031/2011, Rovana Plumb) (votazione)
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  Presidente. – La votazione è conclusa.

 

10. Dichiarazioni di voto
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Dichiarazioni di voto orali

 
  
  

Relazione Schaldemose (A7-0033/2011)

 
  
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  Francesco De Angelis (S&D). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l'on. Schaldemose per la sua relazione che ha il merito, in primo luogo, di proporre misure concrete per il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza per la circolazione sul mercato comunitario di prodotti sicuri per i consumatori europei.

È un rapporto d'iniziativa, ma ha il merito di andare nella giusta direzione per il completamento del mercato unico e la tutela dei consumatori europei. Garantire la sicurezza significa predisporre meccanismi di tracciabilità affidabili lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti. Sotto questo profilo la relazione mette in campo proposte efficaci: creazione di una banca dati informativa sulla sicurezza dei prodotti, rafforzamento del sistema RAPEX per quanto concerne i prodotti pericolosi provenienti dai paesi terzi, maggiori risorse affinché le autorità di sorveglianza possano ritirare dal mercato i prodotti che presentano gravi rischi.

Concludo sottolineando che è nostro compito garantire che i prodotti circolanti sul mercato europeo siano sicuri per le fasce più vulnerabili di consumatori, in particolare bambini, anziani e disabili.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signora Presidente, benché si discuta molto di sicurezza dei consumatori in relazione agli alimenti, a volte dimentichiamo che i normali prodotti di uso quotidiano possono costituire una minaccia altrettanto seria per la salute, e a volte finanche per la vita, segnatamente nel caso dei bambini piccoli. Lo strumento principale impiegato nel controllo delle merci commercializzate è la continua vigilanza del mercato, quindi si rende indispensabile una normativa idonea, in particolare ai fini del controllo del commercio elettronico.

Va da sé che si richiede una adeguata cooperazione tra le organizzazioni dei consumatori, le autorità nazionali, i produttori e i venditori. Evitiamo tuttavia gli eccessi di zelo e riflettiamo piuttosto con la dovuta calma su una definizione di prodotto pericoloso. Non dimentichiamo che accanto all’importanza di una opportuna progettazione e dell’impiego di materiali sicuri per la fabbricazione dei prodotti funzionali, bisogna porre l’esercizio del buonsenso durante il loro uso, nonché l’adeguato controllo nel caso di utilizzo da parte dei bambini.

 
  
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  Lara Comi (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, oggi il Parlamento ha votato una relazione sul tema della sicurezza generale dei prodotti che corrisponde a un altro importante passo avanti verso il rafforzamento della protezione del consumatore europeo.

La relazione infatti sottolinea l'importanza della tracciabilità per tutto il ciclo di vita del prodotto e chiede alla Commissione europea di eseguire attività di accertamento e valutazione dell'utilizzo di nuove tecnologie, nel rispetto della sicurezza del consumatore a costi ottimizzati. Dare quindi la possibilità al consumatore europeo di conoscere tutti gli aspetti di un prodotto aumenta la consapevolezza e ne rafforza la tutela. Penso che le nuove tecnologie possano contribuire alla lotta alla contraffazione, soprattutto nel settore del tessile.

L'obiettivo di questa relazione è la tutela del consumatore, ma anche la tutela di tutte quelle imprese che operano in Europa e che non hanno deciso di esternalizzare le loro attività. Con questa relazione possiamo sicuramente trovare un'ottima soluzione alla continua disputa sulla denominazione d'origine extraeuropea avendo una tracciabilità completa.

 
  
  

Relazione Rivasi (A7-0035/2011)

 
  
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  Paolo Bartolozzi (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, il voto favorevole espresso per la relazione dell'on. Rivasi è frutto di una valutazione della gestione dell'influenza H1N1 nel 2009-2010 che mira a predisporre criteri di condotta generali, validi in eventuali future occasioni di emergenza sanitaria globale.

La relazione, a seguito di una lunga e positiva fase di rielaborazione, fa di cooperazione, indipendenza e trasparenza i suoi cardini principali. Essa auspica una maggiore e migliore cooperazione tra autorità sanitarie degli Stati membri e istituzioni europee, in modo da poter affrontare una gestione di rischio armonizzata e commisurata.

Gli obiettivi sono una mutazione della strategia degli Stati membri per quanto concerne i piani nazionali di gestione dell'influenza, incluse le scorte di vaccini, la pubblicazione dei nomi di tutti gli esperti consultati dalle autorità sanitarie europee e un efficiente rapporto di fiducia con i media incaricati della diffusione dei messaggi di salute pubblica. È per questo che ha avuto il nostro voto favorevole.

 
  
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  Marisa Matias (GUE/NGL).(PT) Signora Presidente, quanto accaduto con l’influenza A dovrebbe servire da lezione a tutti noi. Non so se ricordate come è iniziata questa storia, ma a dire il vero è iniziata in un modo che poi ha suscitato una reazione del tutto sproporzionata rispetto alla dimensione del problema.

Di qui l’importanza della relazione votata oggi: dobbiamo imparare da quanto accaduto in modo che non si ripeta. È nostro diritto sapere chi ha preso le decisioni, come è successo e chi ha deciso che succedesse in quel modo. È altresì nostro diritto sapere quali paesi hanno reagito in una certa maniera e perché hanno reagito senza la dovuta trasparenza e senza lasciare il minimo dubbio, dato che ci restano ancora dubbi sul fatto che si sia trattato di un business. Serve una garanzia affinché si diradi ogni ombra su eventuali attività lucrative in relazione a questa influenza.

Ecco perché, signora Presidente, ritengo doveroso fronteggiare tutti i rischi per la salute pubblica, ma senza prescindere dalle modalità di intervento e da chi ne fa le spese.

 
  
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  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signora Presidente, una delle conclusioni principali desunte dalla relazione approvata sulla valutazione della gestione dell’influenza H1N1 è la mancanza di una valutazione indipendente effettuata da organismi sanitari nazionali ed europei, successivamente tradottasi in decisioni imprudenti di sanità pubblica. È allarmante che, stando all’ex direttrice del Centro europeo di prevenzione e di controllo delle malattie (ECDC), Zsuzsanna Jakab, mai prima d’ora sia stata concessa un’autorizzazione alla commercializzazione di un vaccino con così pochi dati disponibili sugli effetti correlati. Questa la risposta che ha dato a una domanda sulla sicurezza dei coadiuvanti presenti nel vaccino contro la pandemia dell’H1N1. Occorre una maggiore trasparenza nelle decisioni concernenti la salute umana. In Polonia il ministro della Salute ha deciso di non acquistare i vaccini né di dare attuazione al programma di vaccinazione, nonostante le pressioni da parte dei media e di molti altri gruppi. È quindi comprensibile chiedersi quanto stress abbiano sopportato i cittadini a causa del bombardamento di informazioni quotidiane sull’utilità di vaccinarsi. Ed è anche comprensibile chiedersi se sia etico concentrarsi esclusivamente sul profitto a scapito della salute dei cittadini, minando così la fiducia nelle raccomandazioni ufficiali sulle vaccinazioni, intese a proteggerci dalle epidemie.

 
  
  

Relazione Rivellini (A7-0023/2011)

 
  
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  Antonello Antinoro (PPE). – Signora Presidente, onorevoli colleghi, fino ad oggi le raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo sono state recepite nella legislazione comunitaria in via provvisoria mediante regolamenti annuali sulle possibilità di pesca. Questi riguardano le misure di conservazione, gestione, sfruttamento, controllo e commercializzazione per i prodotti della pesca e dell'acquacoltura nel Mediterraneo.

Il carattere permanente di tali raccomandazioni richiede però uno strumento giuridico più stabile per il loro recepimento nel diritto comunitario. È opportuno quindi recepire le raccomandazioni in oggetto mediante un singolo atto legislativo al quale potranno essere aggiunte le future raccomandazioni. Oggi abbiamo fatto questo e ciò migliorerà la certezza del diritto costituendo al contempo un passo importante verso la semplificazione.

A questo punto le parti contraenti della CGPM hanno l'obbligo di assicurare piena implementazione delle misure concordate a decorrere dalla data stabilita e una tempestiva trasposizione era dunque necessaria al fine di rendere tali misure internazionali direttamente applicabili alle persone fisiche o giuridiche a livello comunitario e per assicurare la certezza del diritto in tal senso.

 
  
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  Marek Józef Gróbarczyk (ECR).(PL) Signora Presidente, il nostro gruppo ha approvato questa relazione in quanto elemento fondamentale della pianificazione di una futura politica comune della pesca. Alla luce dei prossimi cambiamenti, la regionalizzazione è estremamente importante, così come lo è garantire una politica fondata sulla medesima. planning

Ci attende una discussione sul tema dei rigetti, una discussione imbarazzante su una normativa inadeguata. La normativa dovrebbe basarsi su misure analoghe, in altre parole sulla regionalizzazione, dando così vita a una politica comune della pesca che ne tenga debito conto.

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signora Presidente, se ripercorriamo la storia dei nostri accordi comuni, la politica comune della pesca o la politica agricola comune, il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Se da un lato alcuni settori hanno registrato un aumento della produzione a prezzi artificiali, dall’altro si è assistito all’esaurimento delle risorse ittiche e a problemi legati ai rigetti. È evidente che il sistema ha fallito. È giunto il momento di riconoscere che il modo migliore di procedere è attraverso un sistema basato sui diritti di proprietà e sui diritti di proprietà trasferibili alle generazioni future interessate a garantire le risorse alla loro generazione e a quelle a venire.

Se avessimo nozione dello stato di diritto e applicassimo i diritti di proprietà alle politiche della pesca, conseguiremmo una politica della pesca sostenibile valida non soltanto per la politica comune della pesca dell’Unione europea, bensì a livello mondiale, e questi accordi non servirebbero.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signora Presidente, ogni giorno migliaia di tonnellate di pesci morti vengono gettate in mare dalle navi. Affondano, le squame e le lische intasano i letti dei mari subendo – come disse il poeta nazionale inglese – una metamorfosi marina per divenire qualcosa di ricco e strano. Per una volta la metafora è perfettamente calzante. La Commissione europea si è svegliata tardi, dopo anni dalla comparsa del problema dei rigetti, e ha cercato di correre ai ripari.

Nondimeno, tutte le soluzioni proposte dalla Commissione genererebbero di per sé incentivi perversi: si può limitare il numero di giorni in mare, ridurre la dimensione di maglia delle reti e obbligare i comandanti a scaricare fino all’ultimo spratto pescato. Tali misure si ricollegano al problema di fondo della politica comune della pesca, ovvero il suo essere comune: essa definisce la pesca quale risorsa comune accessibile in egual misura a tutte le nazioni. Nessuno possiede alcun diritto di proprietà, quindi nessuno è incentivato a trattare la pesca come una risorsa rinnovabile.

Occorre imitare l’operato dell’Islanda, della Nuova Zelanda, delle isole Falkland e di altri paesi, che hanno concesso ai comandanti un incentivo ai fini della tutela unitamente ai diritti di proprietà. L’unico modo per conseguirlo è mediante il ripristino del controllo nazionale sulle acque territoriali.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
  

Relazione Podimata (A7-0036/2011)

 
  
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  Jens Rohde (ALDE).(DA) Signor Presidente, una larga maggioranza in Parlamento ha nuovamente deciso che questa Assemblea appoggerà la tassa sulle transazioni finanziarie. Fra tutte le possibili imposte da adottare, la cosiddetta “Tobin tax” è la più assurda. L’unico aspetto positivo al riguardo è che non si è mai tradotta in realtà. Perché questa Bestia dell’Apocalisse non ha trovato attuazione molti anni fa?

È stata presa in esame per la prima volta agli inizi degli anni Settanta, ma all’arrivo di una crisi questo vecchio disco torna a suonare e dopo un po’ si giunge alla conclusione che non è una buona idea. Non è una buona idea introdurre una tassa soltanto in Europa per il semplice fatto che esistono i paradisi fiscali e quindi i capitali possono venire dirottati altrove in Europa. Si tratta di una tassa sul commercio piuttosto che sugli utili. La “Tobin tax” non risolve proprio niente e lo ha ammesso lo stesso signor Tobin qualche anno fa.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'attuale crisi economica e finanziaria ha evidenziato gravi carenze nel quadro di regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario globale.

Nell'Unione europea la crisi finanziaria è stata seguita da una sensibile crisi di bilancio, nella quale hanno avuto un peso non secondario le eccessive e talora ingiustificate pressioni esercitate dai mercati sulle obbligazioni nazionali. Le operazioni altamente speculative e a breve termine si sono trovate ancora una volta al centro della crisi ed hanno posto in evidenza la chiara connessione tra un quadro di regolamentazione e vigilanza inefficiente da un lato, e la sostenibilità delle finanze pubbliche dall'altro.

I costi economici di questa crisi devono ancora essere valutati completamente. Ad ogni modo, è diventato ormai evidente che il mondo e l'Unione europea non possono permettersi un'altra crisi di tale entità e non dovrebbero consentire che essa si ripresenti.

Per poter formulare risposte organiche e integrate alla crisi occorrono nuovi meccanismi di finanziamento innovativi in grado di porre un freno alla speculazione e ristabilire il ruolo primario del settore finanziario. Occorre quindi cambiare e cambiare in maniera estremamente positiva

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(FI) Signor Presidente, sono favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni a livello mondiale. È opportuno che la Commissione proceda quanto prima a una valutazione di impatto per stabilire la sua eventuale introduzione a livello europeo in una prima fase. In esito a questo studio seguiranno le decisioni dell’Unione.

Ogni anno a Londra l’addizionale sui contratti di Borsa genera un gettito fiscale pari a 7 miliardi di euro. Si tratta di un onere fiscale diverso dalla tassa sulle transazioni in discussione, tuttavia i risultati che giungono da Londra, unitamente ai loro effetti, sono incoraggianti. Occorre quindi che la Commissione realizzi al più presto una valutazione di impatto, affinché in un secondo tempo sia possibile adottare decisioni a livello di Unione.

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi economica che negli ultimi anni ha investito l'Europa ha fatto emergere le gravi carenze che esistono nel nostro quadro.

Occorre formulare nuovi strumenti in grado di porre un freno alla speculazione e ristabilire il ruolo del settore finanziario. Dobbiamo saper rispondere ai bisogni dell'economia reale e sostenere gli investimenti a lungo termine, assicurando un'equa ripartizione degli oneri fra i principali attori finanziari. In questo modo, riusciremo a creare nuove risorse supplementari per affrontare le sfide mondiali ed europee, quali il cambiamento climatico e gli obiettivi prestabiliti nella strategia dell'Unione europea per il 2020.

Auspico tuttavia che venga posta maggiore attenzione alle misure sul controllo pubblico e sulla trasparenza dei sistemi di finanziamento innovativo, dal momento che queste ultime rappresentano una condizione sine qua non per la loro introduzione.

 
  
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  Salvatore Caronna (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'approvazione della relazione dell'on. Podimata rappresenti un passo in avanti significativo per una politica economica e fiscale in campo europeo più equilibrata, più avanzata, più forte.

È ormai evidente a tutti l'urgenza di dotarsi come Europa, come coordinamento tra i 27 paesi, di strumenti economici e finanziari in grado di governare l'economia e di non subirla solamente. Per questa ragione ha avuto una grande eco e una grande discussione, una grande attenzione, la proposta di tassazione delle transazioni finanziarie. Il fatto che la maggioranza di questo Parlamento abbia votato questa norma è importante e significativo, perché per la prima volta non si è lasciato correre e invece si è prodotto un passo in avanti.

Mi auguro che la Commissione e il Consiglio proseguano su questa strad.

 
  
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  Mario Pirillo (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'attuale crisi economica ha evidenziato le carenze del sistema di monitoraggio del settore finanziario, la necessità di reagire con nuovi strumenti e nuove politiche fiscali.

Il sistema finanziario ha iniziato a generare profitti derivanti dalle transazioni speculative ed è assurdo che questo settore non sia sottoposto ad alcuna imposizione. Occorre una terapia ed una tassa sulle transazioni finanziarie, ecco perché ho votato a favore.

Per altre politiche come quella energetica o ambientale, l'Europa ha saputo essere leader a livello mondiale, diventando un esempio e uno stimolo anche per altri paesi fuori dall'Unione europea. Ritengo che lo stesso debba fare sul sistema finanziario. Mi auguro che la Commissione voglia reagire presto, presentando una proposta legislativa che sappia rispondere alle attese dei cittadini, sui quali è ricaduto il fardello della crisi.

 
  
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  Lara Comi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'introduzione di una nuova imposta è sempre una misura da ponderare con estrema attenzione. Se, da un lato, permette di attivare un meccanismo di incentivi che riduce i rischi e le esternalità negative, dall'altro crea sicuramente distorsioni che potrebbero penalizzare i mercati finanziari europei.

Sono convinta che anche i proventi di attività speculative e di transazioni finanziarie debbano essere tassati, così come trovo opportuno che si valutino bene i pro e i contro e che un'imposta di questo genere sia ben studiata perché possa sortire gli effetti desiderati senza, per questo, cessare di produrre ricchezza.

Devo tuttavia sottolineare che, secondo logica, se l'Unione agisse in maniera isolata perderebbe competitività e non avrebbe nessuno strumento concreto per indurre gli altri attori economici globali a seguire. Proprio per questo sono favorevole ad una tassazione, purché questa avvenga a livello globale e di discussione nel G20.

 
  
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  Giommaria Uggias (ALDE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi abbiamo approvato con soddisfazione il provvedimento della collega Podimata e per noi, per la delegazione italiana dell'Italia dei valori presso l'ALDE, è stato un momento di soddisfazione, perché questo Parlamento dimostra che sa dare seguito alle enunciazioni di principio.

Infatti, già dalla discussione sulla relazione Berès sulla crisi finanziaria, economica e sociale ci eravamo espressi a favore di un'imposta che colpisse le transazioni finanziarie. Questo è stato fatto oggi, quindi con gioia dichiariamo il voto favorevole, perché questa è un'imposta che servirà a spostare dall'economia finanziaria, quindi dalla speculazione finanziaria, all'economia reale le risorse finanziarie, consentirà di dare le risposte agli Obiettivi del millennio, consentirà di dare risposte ai grandi progetti europei di infrastrutture, di ricerca, di riconversione ecologica e del nostro sistema produttivo.

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, quando volgiamo lo sguardo a questa crisi finanziaria, dobbiamo essere certi di avere imparato qualche lezione. Dobbiamo imparare, ad esempio, che un regolamento inadeguato a volte può essere fonte di problemi, come è accaduto con il Community Reinvestment Act negli Stati Uniti, la legge che incoraggiava le banche a concedere credito a chi non ne era meritevole. Quando uno su dieci di quei clienti è risultato insolvente, si è scatenata la crisi dei mutui subprime, i cui effetti sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Dobbiamo comprendere le conseguenze insite nel fatto di stampare moneta a buon mercato, tenere bassi i tassi di interesse, generando così investimenti indotti da decisioni sbagliate, e non riconoscere il valore proprio del denaro. Come ha dichiarato l’economista austriaco Ludwig von Mises, se si prendono decisioni sbagliate dando luogo a cattivi investimenti, quando il mercato si aggiusta, tutti ci rimettono e il sistema creditizio esplode. E questo è quanto accaduto. Dobbiamo anche imparare che non si può mai più consentire alle banche di diventare “troppo grandi per fallire”.

Se introduciamo questa tassa per reperire denaro, quale messaggio trasmetteremo alle banche? Le banche diranno che possono continuare a operare come in passato, senza la dovuta cautela, tracollare e poi essere salvate dai contribuenti.

È giunto il momento di imparare quello che ci ha insegnato la crisi finanziaria.

 
  
  

Relazione Estrela (A7-0032/2011)

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prova evidente che il diritto alla cittadinanza europea non è ancora garantito sta proprio nelle gravi diseguaglianze che ancora esistono fra i singoli Stati membri. Non vi è ancora un diritto alla salute parimenti esercitabile in Bulgaria, in Romania rispetto ad altre realtà, per cui è evidente che anche questa risoluzione, con tutte le sue complicazioni, può essere un utile momento di riferimento.

Oggi celebriamo la giornata delle donne e non v'è dubbio che l'accesso alle cure e all'assistenza è ancora molto più complicato, proprio per il genere femminile e allora ci vuole maggiore informazione, maggiore prevenzione, cure e riabilitazione e migliori stili di vita.

Stili di vita appropriati, no alle dipendenze, no all'obesità, all'alcol, al tabagismo, alle malattie infettive. Per fare questo ci vuole una politica di coesione reale che guardi a questa frontiera del diritto alla salute come un obiettivo realmente europeo.

 
  
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  Christa Klaß (PPE).(DE) Signor Presidente, la nostra prima preoccupazione deve essere sempre il mantenimento della salute e in secondo luogo il suo ristabilimento. L’istruzione è la soluzione in tutti gli Stati membri. L’alimentazione sana, l’esercizio fisico e un buon livello di cultura generale sono particolarmente rilevanti. In pratica, si tratta di una questione spettante agli Stati membri. L’Europa deve promuovere la condivisione di esperienze in materia di educazione sanitaria nei diversi settori. Ho espresso voto contrario a questa relazione, nonostante i suoi numerosi concetti validi, e in particolare mi oppongo fermamente ai paragrafi 25, 26 e 29. Le importanti decisioni etiche e morali degli Stati membri, quali le tecniche di riproduzione e l’aborto, non vi trovano alcuno spazio. Accennare all’aborto e alla contraccezione nella stessa frase, senza neanche prendere in considerazione il diritto alla vita, non riflette la volontà dell’Europa cristiana.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, non vi è dubbio che le disuguaglianze sanitarie varino molto all’interno dell’Unione europea. Gli Stati membri sono profondamente diversi, alla stessa stregua delle loro prassi e delle loro consuetudini. È ovvio che se guardiamo avanti spinti dal desiderio di ridurre questo divario tra i sistemi sanitari a livello di Unione, serviranno maggiore formazione, istruzione e sensibilizzazione in merito ai fattori che si ripercuotono sulla salute.

È certo che questa relazione è molto attenta alle condizioni socioeconomiche, ritengo però altrettanto significativo porre l’accento su questioni fondamentali, ivi compresi l’accesso ai servizi sanitari, l’esercizio fisico, la dieta e affini. Se in futuro desideriamo costruire un’Europa migliore e più sana, è opportuno sottolineare l’importanza di questi aspetti. A mio avviso, serve uno scambio di buone prassi.

Vista l’irrilevanza di molte questioni trattate, io stesso mi sono astenuto dal votare la relazione. Auspico sia possibile concentrarsi sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell’intera Unione europea.

 
  
  

Relazione Joly (A7-0027/2011)

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, uno dei miei maggiori timori degli ultimi anni, durante i quali si è discussa la proposta di una tassazione a livello internazionale, è stato l’attacco sferrato a paesi quali le isole Cayman, che altro non hanno fatto se non seguire il nostro consiglio in merito alle questioni di sviluppo. Per molti anni abbiamo ribadito alle isole dei Caraibi e ad altri paesi in via di sviluppo la necessità di diversificare la propria produzione di zucchero e di banane, potenziare la catena del valore e acquisire competenze nell’ambito dei servizi.

Le isole Cayman hanno operato in tal senso e adesso circa il 40-50 per cento della loro economia si basa sui servizi finanziari grazie a un sistema di neutralità fiscale. Non di evasione fiscale, bensì di neutralità fiscale. Non applicano la doppia o tripla imposizione ai fondi che ricevono. Ma cosa fanno gli ipocriti imperialisti dell’Unione europea quando le isole Cayman decidono di competere con loro in materia di tassazione? Si comportano come gli imperialisti di un tempo e cercano di attaccarle perché vogliono fare concorrenza all’Unione. L’imperialismo dell’Unione europea è vergognoso.

 
  
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  Nirj Deva (ECR).(EN) Signor Presidente, mi risulta alquanto difficile sostenere la relazione della collega Joly, visto il suo accenno a una tassa globale europea.

Un ammontare di fondi pari a 880 miliardi di dollari abbandona i paesi in via di sviluppo con diversi mezzi legali e illegali per essere depositato nelle banche europee e occidentali. Noi in cambio destiniamo 60-70 miliardi di denaro dei contribuenti europei ai paesi in via di sviluppo per programmi intesi all’eliminazione della povertà. Se quel denaro – gli 880 miliardi di dollari che escono dai paesi in via di sviluppo per essere depositati nelle nostre banche – fosse stato lasciato nei suddetti paesi per favorirne lo sviluppo, non sarebbe stato meglio ai fini di una crescita più rapida, dell’acquisizione di competenze legate alla formazione di capitale e dell’istituzione di diritti di proprietà e di pratiche commerciali?

 
  
  

Relazione Papastamkos (A7-0030/2011)

 
  
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  Clemente Mastella (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, in un momento in cui l'Unione europea è chiamata a riformare la sua politica agricola comune, garantire la coerenza tra la politica agricola e quella commerciale esterna diventa un fattore ancora più cruciale.

Agricoltura e commercio sono infatti due agende politiche che si intersecano tra di loro, la loro dinamica influenza e, in misura sempre maggiore, è influenzata dagli scenari regolamentari a livello multilaterale, interregionale, regionale e bilaterale, che però non sono mai statici, ma creano gerarchie ed evolvono attraverso i negoziati.

Le diversità regolamentari, i divergenti interessi commerciali, le tensioni e le controversie commerciali rispecchiano la complessità delle politiche agricole nazionali e del commercio internazionale. Poiché l'agricoltura non è solo un'attività economica, ma le politiche agricole e alimentari servono obiettivi fondamentali, quali ad esempio la sicurezza alimentare e quella dei consumatori, la sfida principale consiste oggi nel conciliare efficacemente gli aspetti commerciali e non.

La nostra politica commerciale avrà pertanto un ruolo determinante nel decidere se l'agricoltura continuerà a dare un contributo positivo pieno a questi obiettivi senza compromettere la sua dinamica.

 
  
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  Jarosław Kalinowski (PPE).(PL) Signor Presidente, la sicurezza alimentare è prioritaria per la politica agricola comune e ai fini del suo concreto conseguimento occorre mantenere le giuste proporzioni nel commercio internazionale. A tale proposito va riconosciuto un ruolo centrale alla concorrenza leale. Gli agricoltori e i produttori alimentari europei devono allinearsi agli esorbitanti standard dell’Unione e spendere cifre enormi per adattare i propri prodotti affinché ottemperino a regole e norme restrittive.

In pratica, però, l’Unione europea non dispone di alcun controllo sui produttori e sugli agricoltori dei paesi terzi, dai quali importiamo enormi quantitativi di prodotti alimentari. In primo luogo questi accordi sono ingiusti nei confronti dei nostri produttori locali e in secondo luogo questa politica risulta dannosa per la salute dei consumatori europei, dato che l’Unione non possiede un controllo vero e proprio sulla qualità dei prodotti. Si rendono quindi necessari cambiamenti immediati.

 
  
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  James Nicholson (ECR).(EN) Signor Presidente, in primo luogo ho espresso voto favorevole a questa relazione poiché ritengo che delinei con estrema chiarezza i problemi affrontati dal settore agricolo e dagli agricoltori dell’Unione europea, in particolare sotto il profilo delle politiche commerciali.

Desidero essere chiaro: il settore agricolo dell’Unione europea non va in alcun modo sacrificato a beneficio di accordi commerciali come quello siglato con i paesi del Mercato comune del Sud (Mercosur). Purtroppo però ho l’impressione che la direzione intrapresa sia proprio questa. Sembra prevalere l’idea dell’agricoltura europea come facile oggetto di scambio. Se è davvero così, prevedo grossi problemi in molti settori dell’agricoltura, segnatamente in quello zootecnico. Quanto alle norme equivalenti, nessuno deve sentirsi minacciato dalle nostre richieste, ovvero la conformità delle importazioni nell’Unione europea alle medesime norme previste per i nostri produttori. Abbiamo la responsabilità di garantire ai consumatori che questo accada.

A tale riguardo sono profondamente deluso dal comportamento della Commissione nei confronti del Parlamento. Non è accettabile che cerchi di tenerci all’oscuro. Finché i negoziati saranno in corso, desidero venga recepito il parere della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

 
  
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  Andrzej Grzyb (PPE).(PL) Signor Presidente, la relazione Papastamkos contiene alcune proposte molto valide. L’Unione europea è impegnata in numerosi negoziati commerciali multilaterali e bilaterali con diversi gruppi quali l’Organizzazione mondiale del commercio. Il commercio dei prodotti agricoli svolge un ruolo di primo piano in questo settore, segnatamente in relazione all’accesso ai mercati dell’Unione.

L’Unione europea è un importatore netto di prodotti agricoli. Nell’arco dei quattro anni successivi alla riforma del mercato dello zucchero, da esportatore netto è diventato importatore netto. Importa il 70 per cento dei prodotti agricoli, esportati dai paesi in via di sviluppo, ed è in deficit commerciale con i paesi del Mercosur. Come già dichiarato dall’onorevole Kalinowski, nei mercati dell’Unione vengono importati prodotti agricoli rispondenti ad altre norme, mentre gli agricoltori europei sostengono costi enormi legati al benessere degli animali e alla tutela dell’ambiente.

Non è ammissibile annullare i risultati conseguiti dalla politica agricola comune, finanziata dal bilancio dell’Unione, attuando decisioni che ne riducono l’efficacia. Occorre garantire una adeguata sinergia tra la politica agricola comune e le politiche commerciali condotte dall’Unione.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, anche io desidero intervenire brevemente sulla relazione Papastamkos. Oltre a essere molto approfondita, offre altresì un quadro chiaro e ampio della correlazione esistente tra la politica agricola e le politiche commerciali dell’Unione europea, illustrando la funzione della politica agricola quale strumento di definizione delle politiche nell’Unione.

Naturalmente è innegabile che, quando consideriamo anche il nostro bilancio, l’agricoltura ne costituisce un elemento rilevante e per tale motivo è un argomento sempre presente nelle discussioni sulle politiche dell’Unione. A tale proposito merita ricordare che, viste le consistenti importazioni di prodotti alimentari nell’Unione europea da vari luoghi, in particolare i paesi terzi, occorre rispettare le norme etiche e in tal senso la purezza svolge un ruolo di primo piano.

Non va altresì dimenticata la necessità di occuparsi della questione della produzione agricola nelle diverse zone d’Europa, ivi compresi i paesi periferici quali la Finlandia, laddove si rilevano livelli molto elevati di competenza, prodotti puri e via discorrendo. Quando si discute di politica agricola, e nel caso in cui in futuro si prosegua con gli investimenti in tale settore, occorrerà ottemperare a queste rigorose norme etiche.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (ECR).(PL) Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole alla relazione Papastamkos, per la quale esprimo ammirazione. Sono lieto che il Parlamento europeo si sia schierato con forza a favore della difesa della sicurezza alimentare europea, minacciata dalle eccessive concessioni previste dai negoziati commerciali internazionali sugli alimenti.

Un potente gruppo di interesse in seno all’Unione europea si sta adoperando onde ridurre la produzione alimentare in Europa e aumentare le importazioni alimentari dai paesi terzi, che traggono profitto da tali esportazioni. Questa azione è risultata evidente nel caso della riforma del mercato dello zucchero, ad esempio. È opportuno che l’Unione europea non si pieghi a questo gruppo di interesse, ma lo contrasti in uno spirito di interesse per la propria sicurezza alimentare. Una politica di resa in un momento di crescita della domanda di prodotti alimentari rappresenta una politica funesta nel lungo periodo.

 
  
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  Inese Vaidere (PPE).(LV) Signor Presidente, il commercio equo dei prodotti agricoli è uno dei volani principali della crescita economica dei paesi in via di sviluppo. Risulta altresì fondamentale concorrere alla riduzione della povertà e alla prevenzione delle crisi alimentari. Un gran numero di regioni e paesi in Europa dipende dall’agricoltura, segnatamente i nuovi Stati membri, che nell’ambito dell’agricoltura ricevono pagamenti diretti molto più limitati rispetto ai rappresentanti dei vecchi Stati membri. Queste regioni devono inoltre sostenere la concorrenza dei produttori latinoamericani, che non hanno l’obbligo di ottemperare a standard di qualità altrettanto rigidi e godono di un trattamento doganale di favore. Una simile situazione limita in modo significativo la competitività e gli utili dei nostri agricoltori. Il motivo per cui ho sostenuto questa relazione è la necessità ivi espressa di un riesame delle politiche commerciali dell’Unione europea, di una valutazione periodica, dell’applicazione di norme uniformi ai prodotti agricoli provenienti dai paesi terzi e dell’apertura del mercato ai prodotti agricoli dei paesi terzi soltanto nel caso in cui i nostri agricoltori ricevano un indennizzo per le perdite subite in seguito all’aumento del volume delle importazioni di prodotti agricoli dai paesi terzi.

 
  
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  Syed Kamall (ECR).(EN) Signor Presidente, quando parlo con amici che vivono in molte delle zone più povere del mondo e chiedo loro qual è il modo migliore di aiutarli ad alleviare e fronteggiare la povertà nel loro paese, spesso rispondono che gli aiuti non sono la risposta giusta. Quello che li aiuterebbe è il nostro appoggio affinché gli imprenditori dei loro paesi possano creare benessere a livello locale e a loro volta siano in grado di commerciare con l’Unione europea. Possiamo offrire un contributo aprendo i nostri mercati.

Uno dei gravi problemi insiti in questa dichiarazione è la nostra politica agricola comune. Anche negli Stati Uniti esiste ogni sorta di sovvenzione. Se da un lato predichiamo il libero scambio, dall’altro siamo ipocriti a chiudere i nostri mercati agli ottimi prodotti dei paesi in via di sviluppo. Quanto all’applicazione delle cosiddette norme sanitarie e fitosanitarie, è ovvio che tutti vogliamo alimenti più sicuri, tuttavia molto spesso dette norme vengono impiegate come un ostacolo non tariffario ai danni delle importazioni dai paesi in via di sviluppo.

È giunto il momento di accordare fiducia ai consumatori. Finché gli alimenti sono sicuri, lasciamo che siano i consumatori a decidere se preferiscono i prodotti coltivati in Europa o altrove. Smettiamola di sovvenzionare settori improduttivi e impraticabili in Europa.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, la politica agricola comune dell’Unione europea non conosce eguali in quanto a sprechi, corruzione, burocrazia bizantina, egoismo, ipocrisia e immoralità.

Alla fine degli anni Cinquanta il portavoce designato dei paesi in via di sviluppo, l’allora ambasciatore argentino presso l’Unione europea, dichiarò che se l’Europa doveva finanziare i suoi agricoltori, era comprensibile; pur non gradendo l’esclusione dei loro prodotti, se ne facevano una ragione. Malgrado ciò, chiese di non infierire ulteriormente facendo delle nostre eccedenze oggetto di dumping sui loro mercati. In quel momento l’Unione europea non ascoltò e ha continuato a non ascoltare.

L’ottimistica iniziativa degli ultimi negoziati sul commercio mondiale, nota come “tutto fuorché le armi”, è rapidamente diventata “tutto fuorché le aziende agricole”, dato che l’Unione europea è decisa a mantenere la sua protezione e le sue sovvenzioni nei confronti di questo settore di nicchia.

Si traggano le debite conclusioni da quanto accaduto. La politica agricola comune esiste dal 1960 ed è quella che più a lungo ha tenuto impegnata l’Unione europea. Se questi sono i risultati – la catastrofe ecologica, la povertà, le ripercussioni inflazionistiche generate dagli elevati prezzi dei prodotti alimentari – come possiamo pensare di garantire poteri supplementari a quelle stesse istituzioni?

 
  
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  Nirj Deva (ECR).(EN) Signor Presidente, di solito le opinioni espresse dal collega Kamall mi trovano pienamente concorde, tuttavia oggi mi permetto di dissentire. Dopo un lungo e articolato ragionamento mi trovo a concludere che la sicurezza alimentare rappresenta un aspetto fondamentale della crescita demografica mondiale. L’Unione europea deve essere sicura della propria sicurezza alimentare. Questo significa autosufficienza, non sovrapproduzione – ovvero generare dumping nei paesi in via di sviluppo – né sottoproduzione – ovvero togliere il cibo di bocca alle popolazioni affamate.

È dunque opportuno scegliere la via dell’autosufficienza in Europa, in Asia, in Africa e negli Stati Uniti. Se poniamo l’autosufficienza quale obiettivo dei nostri programmi, allora sarà possibile che nel commercio internazionale entri in gioco tutto il resto. Non si può scherzare con il cibo.

 
  
  

Relazione Häusling (A7-0026/2011)

 
  
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  Christa Klaß (PPE).(DE) Signor Presidente, ho espresso voto favorevole alla relazione Häusling. Le proteine rappresentano una componente fondamentale per una sana alimentazione animale e occorre che l’Europa intervenga onde garantirne un adeguato approvvigionamento. Dobbiamo tentare ogni strada, dal sostegno alla ricerca e alla coltivazione fino all’informazione e alla formazione degli agricoltori in merito ai vantaggi insiti nelle prassi consolidate e nell’avvicendamento colturale. Non bisogna perdere di vista la validità del principio dell’economia circolare. La Commissione deve riesaminare il divieto di impiego di proteine animali nei mangimi dei non ruminanti, nel rispetto del divieto del cannibalismo. Nello specifico, occorre prendere in considerazione l’eventuale utilizzo delle proteine animali nelle farine di carni e ossa per suini e pollame. Il materiale va preparato attenendosi ai severi regolamenti vigenti a tutela della salute e dell’ambiente. L’attuale distruzione di preziose fonti proteiche è da addebitarsi soltanto alla nostra incapacità organizzativa ai fini di una corretta gestione di questi prodotti.

 
  
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  Janusz Wojciechowski (ECR).(PL) Signor Presidente, mi rincresce che la valida relazione presentata dall’onorevole Häusling non abbia potuto ottenere il sostegno dell’autore a causa di emendamenti sconsiderati. Anche io ho espresso voto contrario alla sua adozione. Trovo privo di fondamento il ricorso agli emendamenti proposti affinché nell’Unione europea si facciano concessioni agli OGM, che a mio avviso non andrebbero promossi. L’Europa deve difendere l’agricoltura tradizionale e naturale. Le colture geneticamente modificate rappresentano una minaccia per l’agricoltura in Europa e per la sicurezza alimentare, quindi concordo con il relatore. Ho seguito il suo esempio con riferimento a questa questione.

 
  
  

Relazione Nedelcheva (A7-0029/2011)

 
  
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  Francesco De Angelis (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio innanzi tutto la relatrice per il suo contributo. Parlare di parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro oggi non è e non deve essere soltanto un esercizio di retorica.

Al contrario, l'occupazione femminile è per l'Europa una questione strategica, sia sul piano culturale che sul piano economico. Come è testimoniato dai dati a disposizione, se i tassi di occupazione delle donne fossero analoghi a quelli degli uomini il PIL aumenterebbe del 30 per cento. L'attuale crisi non deve quindi farci arretrare ma, al contrario, deve farci avanzare nella direzione di politiche attive sul fronte dell'occupazione femminile. Politiche dell'occupazione mirate, dunque, che permettano di valutare l'impatto della crisi sulle donne e pensare a soluzioni anticicliche.

La relazione ha il merito, inoltre, di porre al centro delle politiche positive a favore dell'occupazione femminile il tema della formazione professionale e dell'imprenditoria femminile. Concludo dicendo che esiste un altro fenomeno da affrontare, il grave fenomeno della violenza sulle donne. L'Europa ha bisogno oggi di dotarsi di una direttiva globale sulla prevenzione e la lotta a tutte le forme di violenza nei confronti delle donne.

 
  
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  Jens Rohde (ALDE).(DA) Signor Presidente, la discussione sull'introduzione delle quote rosa nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa mostra chiaramente che in quest’Assemblea continua una guerra di posizione, ed è un vero peccato. Non nascondo di essere fermamente contrario all’introduzione di quote obbligatorie, in parte perché non ritengo sia la scelta giusta per le società, ma anche perché va a discapito di quelle donne qualificate che sarebbero automaticamente messe ai margini dei consigli di amministrazione. È per questo motivo che dico “no” alle quote. Potremmo comunque assumere un atteggiamento più pragmatico e discutere se non sia forse il caso di imporre alle società quotate in borsa l’obbligo di elaborare una politica per la parità e di stabilire obiettivi, lasciandole libere di definire quali obiettivi intendono perseguire. Una simile soluzione sarebbe positiva, da un lato per le donne che riuscirebbero così a sedere nei consigli di amministrazione e, dall’altro, per le società che avrebbero la libertà di decidere autonomamente in merito agli obiettivi da perseguire. Secondo me, dovremmo seguire la strada del pragmatismo, nell’interesse delle società e delle donne.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato favorevolmente le relazioni sull'uguaglianza tra uomini e donne e sulla povertà femminile in Europa e mi compiaccio che se ne sia discusso proprio oggi che si festeggia il centesimo anniversario della Giornata internazionale delle donne.

Nonostante la direttiva 2002/73/CE relativa alla parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, si devono ancora compiere ulteriori sforzi per giungere ad un corretto recepimento. Basti pensare che, malgrado il livello di istruzione femminile sia aumentato molto negli ultimi anni e il numero delle laureate sia oggi superiore a quello dei laureati, le donne restano concentrate in settori tradizionalmente femminili e spesso meno retribuiti ed occupano meno posti di responsabilità in tutte le sfere della società.

La mancanza di accesso ai servizi di assistenza per le persone dipendenti, come bambini, disabili, anziani, a regimi di congedo adeguati e formule di lavoro flessibili impediscono alle donne di lavorare.

Vorrei chiudere ricordando le donne che nel mondo stanno lottando per i diritti più elementari e vorrei che la nostra assemblea esprimesse solidarietà alle associazioni femministe iraniane che oggi scendono in piazza invitando le donne a manifestare senza l'hijab.

 
  
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  Anna Záborská (PPE). (SK) Signor Presidente, vorrei spiegare brevemente per quale motivo non ho votato a favore della risoluzione sulla parità tra donne e uomini nel 2010.

Il testo della risoluzione sostiene la parità di genere in molti settori, ma al contempo sostiene anche l’aborto, ovvero l’interruzione di una nuova vita. Il testo è così in aperto conflitto con le risoluzioni delle Nazioni Unite secondo cui l’aborto non dovrebbe mai essere impiegato come strumento per la pianificazione familiare.

Approvando la presente risoluzione, il Parlamento europeo non solo entra in questioni che sono di competenza degli Stati membri, ma, soprattutto, ignora il diritto alla vita sancito dalla Carta dei diritti fondamentali.

Mi rammarica che la maggioranza dei deputati al Parlamento abbia comunque sostenuto la risoluzione, un segnale allarmante. Invito, quindi, le organizzazioni e le associazioni nazionali a esprimere la loro contrarietà ai deputati che le rappresentano in seno al Parlamento europeo.

 
  
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  Hannu Takkula (ALDE).(FI) Signor Presidente, a mio giudizio è molto importante che il Parlamento europeo parli della parità tra donne e uomini e non solo oggi, in questa giornata speciale, ma sempre. È importante ricordare che siamo stati creati come uomo e donna e proprio questo è sinonimo di benessere, ma non significa che, a seconda del genere, si sia in qualche modo peggiori o più deboli: siamo stati creati su un piano di parità. Per questo motivo è importante assicurare che finalmente, nel primo decennio del XXI secolo, in Europa regni la parità e che uomini e donne siano trattati allo stesso modo anche sul mercato del lavoro. Naturalmente, le donne continuano a trovarsi in una condizione svantaggiata, non da ultimo in termini di reddito. Una simile situazione è inaccettabile per una società civilizzata e per questo dobbiamo assicurare che la parità diventi davvero una realtà.

Le quote saranno necessarie quindi finché non cambieremo mentalità e considereremo tutti allo stesso modo. In tal senso, il mercato del lavoro costituirà un fattore decisivo.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, quest’oggi approviamo un’ennesima iniziativa, ma, come diceva il Commissario, è ora di passare dalle parole ai fatti.

Nonostante tutte le misure approvate, la disparità di genere persiste. Le donne hanno una valida formazione e, secondo gli ultimi dati forniti dalle università, ottengono risultati sempre migliori. Nonostante questo, continuano a essere discriminate; in particolare disabili, anziane e immigrate sono vittime di una doppia discriminazione.

Oggi abbiamo approvato quest'iniziativa e sentito diversi interventi, ma ancora non siamo in grado di dare il buon esempio. Basti pensare al Presidente della Commissione o ai membri del Consiglio, alle Presidenze di turno, al Presidente del Consiglio, al Presidente del Parlamento e al Presidente della Corte dei Conti, ma anche ai membri del direttivo della Banca centrale europea (dove per la prima volta non siederà nessuna donna), ai Presidenti dei gruppi parlamentari in quest’Assemblea o all'assenza di donne nelle delegazioni di alcuni paesi.

La politica europea continua a parlare al maschile. Abbiamo ancora molto da fare e per questo ho votato a favore della presente iniziativa. Credo nelle quote quale strumento per proseguire lungo questo difficile cammino e credo soprattutto nel motto che ho citato in apertura: passare dalle parole ai fatti.

 
  
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  Inese Vaidere (PPE).(LV) Signor Presidente, sebbene la condizione femminile sia migliorata, vorrei attirare la vostra attenzione quantomeno su tre aspetti. Innanzi tutto, la forbice salariale continua a essere significativa e, durante la crisi, non ha fatto che allargarsi dal momento che abbiamo scelto di salvare le banche anziché sostenere scuole e asili, dove lavorano principalmente le donne. In secondo luogo, le donne, le gestanti e le puerpere non godono di sostegno adeguato, soprattutto nei nuovi Stati membri, e sono vittime di discriminazione sul mercato del lavoro. In politica, infine, il rapporto ideale tra uomini e donne sarebbe del 50 a 50, ma la partecipazione femminile è ben al di sotto di questa percentuale, e lo stesso fenomeno si riscontra nelle posizioni dirigenziali. A mio giudizio, la relazione non assicurerà quel nuovo slancio che sarebbe invece necessario per risolvere simili problemi.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(FI) Signor Presidente, ho votato a favore della presente relazione e anche delle quote. Vorrei ringraziare il Commissario Reding per aver proposto, o per meglio dire per aver lanciato l’ultimatum, di prendere provvedimenti qualora il numero di donne ai vertici delle società quotate in borsa non aumenti nell’arco di un anno. Così facendo, il Commissario non fa altro che dar seguito ai trattati e alle direttive dell’Unione che riconoscono la parità tra donne e uomini.

Sono ben consapevole che le quote suscitano sentimenti contrastanti e non sono espressione di una vera e propria democrazia, ma non lo è neanche la situazione attuale. In Finlandia, le quote sono state introdotte nelle autorità locali 10-15 anni fa. Inizialmente, erano oggetto di critiche, si pensava che le donne avrebbero finito per doversi svendere e che non fossero abbastanza per ricoprire le cariche che si erano così aperte. Alla fine, però, sono stati assegnati tutti i posti e l'esperienza ha mostrato che, quantomeno in Finlandia, le quote nelle autorità locali hanno funzionato molto bene.

 
  
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  Daniel Hannan (ECR).(EN) Signor Presidente, la ringrazio per essere intervenuto e per aver voluto presiedere questa sessione. Colgo inoltre l’occasione per ringraziare anche i suoi collaboratori e gli interpreti. La recente sentenza che ha stabilito che le compagnie assicurative non possono discriminare sulla base del genere per tener conto delle diverse capacità alla guida e delle diverse aspettative di vita è sbagliata per tanti motivi che non so da che parte cominciare. Prendiamo, in primo luogo, le spese: i costi aumenteranno di un miliardo di sterline, i premi cresceranno di conseguenza e sempre meno cittadini sottoscriveranno quindi un’assicurazione.

In secondo luogo, la giurisprudenza è troppo scarsa e la Corte europea di giustizia si pronuncia sulla base di un precedente della Corte europea dei diritti dell’uomo. In terzo luogo, la malafede: al momento di approvare le direttive sulla parità e la non discriminazione, infatti, era chiaro che sarebbero state ammesse eventuali distinzioni debitamente giustificate dal punto di vista attuariale.

In quarto luogo, vi è l’attivismo giudiziario e il modo in cui i giudici non hanno considerato la lettera della legge, preferendo invece interpretarla a loro discrezione. In quinto luogo, l’attacco alla libertà contrattuale: se una compagnia assicurativa mi offre una polizza e accetto le condizioni che mi propone, non spetta certo allo Stato mettersi in mezzo e stabilire che la transazione è illegale.

Infine, un'argomentazione inconfutabile: cosa c’entra l’Unione europea? Un paese ha diritto di elaborare le proprie norme in materia di parità di genere, secondo i suoi meccanismi e procedure democratici. Signor Presidente, una corte con una missione rappresenta una minaccia; una corte suprema con una missione è una tirannia.

 
  
  

Relazione Plumb (A7-0031/2011)

 
  
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  Alfredo Antoniozzi (PPE). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la condizione di povertà femminile è una condizione acclarata che ha motivazioni antiche e che certamente non è frutto di una crisi economica.

Ho dato quindi il mio voto favorevole alla relazione dell'on. Plumb, convinto della necessità di mantenere, sia a livello europeo sia nazionale un forte impegno a favore dei progressi ulteriori verso la parità di genere. Credo che le misure contenute in questa relazione forniranno un utile supporto – forse non esaustivo, però è un passo avanti – alle strategie di attuazione al patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio europeo e al quadro d'azione sulla parità di genere.

La promozione da parte degli Stati membri di programmi specifici atti a promuovere l'inclusione attiva o il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro rappresenta la scelta più adatta in tal senso. Tuttavia, è fondamentale che questi programmi vengano coordinati non solo a livello locale, nazionale ed europeo, ma trovino forme di coordinamento anche con partner esterni all'Unione europea.

 
  
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  Izaskun Bilbao Barandica (ALDE).(ES) Signor Presidente, le donne da sempre svolgono quei compiti invisibili agli occhi, come portare avanti una casa e offrire sostegno morale. Gesti che non si possono comprare e che nessuno può fare al posto loro, ma anche gesti che nessuno sa apprezzare.

Le donne si stanno ora inserendo sul mercato del lavoro, ma continuano a essere a rischio di povertà, rischio che è andato aggravandosi nel contesto della crisi economica. Ho votato a favore della presente iniziativa perché ritengo sia nostro dovere eradicare la povertà tra le donne, per esempio rafforzando gli strumenti legislativi e le misure adottati in materia in modo tale da ridurre la forbice salariale tra uomini e donne.

Dobbiamo condurre politiche attive per il mercato del lavoro a favore delle donne e modificare i nostri sistemi di previdenza sociale, prestando particolare attenzione alle donne più anziane e disabili.

Promuovendo l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro potremo aumentare i profitti e riducendo la forbice salariale aumenterà il prodotto interno lordo del 13 per cento, come una serie di studi ha dimostrato.

La lotta alla povertà femminile, quindi, è una questione di giustizia, ma è, anche e sopratutto, un’occasione per promuovere la competitività dell’Europa.

 
  
  

Dichiarazioni di voto scritte

 
  
  

Relazione Speroni (A7-0047/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ai sensi del codice penale e del codice tributario tedeschi, il reato di evasione fiscale è punibile solo qualora il contribuente fosse consapevole dell'evasione fiscale e intendesse evadere il fisco. In questo caso non vi era manifestamente alcuna intenzione di evadere il fisco poiché, come risulta dalla lettera del pubblico ministero, l'importo in questione è stato versato in modo trasparente sul conto corrente del deputato dopo che questi aveva emesso fattura alla società Agency Speakers. Inoltre, è risaputo che l'omissione fortuita della dichiarazione di importi relativamente esigui come quello in questione viene normalmente trattata con una procedura amministrativa.

Una simile gestione dell’omissione, per cui l'onorevole Brok non era nemmeno stato direttamente informato delle imputazioni a suo carico, è assolutamente eccezionale. Il fatto che il pubblico ministero non abbia quantificato il preciso importo di tasse dovute – anche tramite il mancato pagamento di interessi – rende la tesi dell'esistenza di un fumus persecutionis ancor più solida. In tali circostanze sarebbe fuori luogo revocarne l'immunità.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Convengo con la relazione: in tali circostanze sarebbe fuori luogo revocare l'immunità del deputato. Sono state mosse accuse penali nei confronti di un politico ben noto relativamente a un importo e in circostanze che, nel caso di un normale cittadino, avrebbero dato luogo semplicemente a una procedura amministrativa Il caso configura un fumus persecutionis, in quanto è evidente che il procedimento è stato avviato unicamente al fine di ledere la reputazione del deputato interessato.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato contro la revoca dell’immunità all’onorevole Brok perché sono state mosse accuse penali nei confronti di un politico ben noto relativamente a un importo e in circostanze che, nel caso di un normale cittadino, avrebbero dato luogo semplicemente a una procedura amministrativa Il pubblico ministero, inoltre, non ha cercato soltanto di impedire, con motivazioni pretestuose e altamente offensive, senza alcuna ragione valida, che l'onorevole Brok fosse informato dell'imputazione a suo carico, ma ha anche fatto in modo che al caso fosse data grande pubblicità nei media, arrecando così un danno estremamente grave al deputato in questione. Il caso configura un fumus persecutionis, in quanto è evidente che il procedimento è stato avviato unicamente al fine di ledere la reputazione del deputato interessato. Di conseguenza, in tali circostanze sarebbe assolutamente fuori luogo revocarne l'immunità.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Mi sono astenuto dalla votazione sulla relazione. Se, da un lato, provo una sincera ammirazione per il lavoro svolto dall’onorevole Brok, dall’altro, il ricorso all’immunità parlamentare per evitare che si celebri un processo legale su un caso di evasione fiscale mi lascia scettico.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto.(FR) Pagare le tasse è un dovere cui nessun cittadino dovrebbe potersi sottrarre, come è stato tra l’altro ricordato all’onorevole Brok. L’immunità non vuole mettere al riparo da accuse penali, ma solo tutelare la libertà di espressione. Per questo motivo, sono lieto che abbia voluto riparare al suo errore.

La relazione rimane, comunque, dubbia per diversi aspetti. Onorevole Speroni, 5 000 euro non sono un importo trascurabile e nessuno ha costretto l’onorevole Brok a cacciarsi in questa situazione. Le accuse di persecuzione per “l'omissione fortuita della dichiarazione di importi relativamente esigui”, quindi, sono a mio giudizio assolutamente inopportune. Per i motivi illustrati, voterò contro.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il Parlamento ha la responsabilità di difendere l’indipendenza del mandato dei suoi membri, indipendenza che non può essere messa a repentaglio. Quanto alle accuse, il deputato in oggetto è vittima di un fumus persecutionis. In altre parole, è evidente che il procedimento è stato avviato unicamente al fine di ledere la reputazione del deputato interessato. Di conseguenza, sono contrario alla revoca dell'immunità.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Personalmente non nutro una grande stima nei confronti dell’onorevole Brok, dal momento che non condivido il suo comportamento a mio giudizio inadeguato e la sua retorica anti-Ucraina. Penso comunque che l'immunità vada revocata solo se le ragioni sono veramente convincenti. Come noto, la richiesta di revoca dell'immunità è stata presentata in una lettera del pubblico ministero di Bielefeld, in cui si afferma che l'onorevole Brok ha omesso di includere nella sua dichiarazione dei redditi relativa al 2005 l'onorario di 5 000 euro ricevuto per una conferenza da lui tenuta a Monaco il 28 ottobre 2005, in occasione dell’"Euroforum" del gruppo HypoVereinsbank, onorario soggetto a tassazione per un importo di 2 900 euro. L’onorevole Brok non ha pagato l’imposta in questione ed è stato scoperto. Al giorno d’oggi, l’immunità è usata come una sorta di “bastone” per regolare conti rimasti in sospeso o come moneta di scambio per manipolare i membri del Parlamento.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Il pubblico ministero tedesco ha chiesto la revoca dell’immunità parlamentare di un deputato, l’onorevole Brok. Il procedimento è stato intentato perché l'onorevole Brok ha omesso di includere nella sua dichiarazione dei redditi l'onorario ricevuto per una conferenza da lui tenuta a Monaco, soggetto a tassazione per un importo di 2 900 euro, importo che è stato ora saldato. Dal punto di vista giuridico, però, il procedimento sarebbe stato gestito in maniera diversa se avesse riguardato un semplice cittadino e le circostanze farebbero pensare a una persecuzione politica. Considerando le circostanze specifiche e il fatto che il caso configura un fumus persecutionis, ho votato a favore della decisione di non revocare l'immunità parlamentare all'onorevole Brok.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Con la presente relazione, il Parlamento europeo ha deciso di non revocare l’immunità parlamentare dell’onorevole Brok.

 
  
  

Relazione Schaldemose (A7-0033/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione in questione. Il buon funzionamento del mercato unico passa anche attraverso la sicurezza dei prodotti e la fiducia dei consumatori. Se la preoccupazione fondamentale è di rendere il mercato più sicuro, questo non deve comunque costituire un ostacolo al suo allargamento. L’approvazione di un approccio comune alle specifiche applicabili ai prodotti ha consentito di rendere più sicuri i prodotti che circolano sul mercato interno. Ciononostante esiste ancora un margine di miglioramento, dal momento che vi sono ancora troppi incidenti con conseguenze anche tragiche e che spesso vedono coinvolti i bambini.

La direttiva europea 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti (DSGP), che disciplina i requisiti generali di sicurezza applicabili ai prodotti, è stata approvata quasi 10 anni fa. La sua revisione rappresenta, quindi, una priorità affinché non vi siano più due livelli sovrapposti di norme divergenti in materia di sorveglianza del mercato applicate ai beni armonizzati a seconda che siano o meno prodotti di consumo. Il quadro normativo d'interesse è dato dunque dall'insieme dei tre elementi: nuovo quadro normativo, DSGP e direttive di armonizzazione settoriali. Questa complessità deve essere riveduta e risolta.

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. (GA) I cittadini europei devono poter essere certi che tutti i prodotti venduti sul mercato dell’UE siano sicuri. I prodotti devono essere sempre soggetti a norme severe in materia di salute e sicurezza.

La presente relazione è importante e giunge proprio al momento giusto. Concordo con il suo contenuto, in particolare per quanto riguarda la condivisione delle informazioni relative alla sicurezza dei prodotti per ridurre la duplicazione dei servizi e risparmiare così tempo e denaro.

I consumatori europei devono essere certi che i prodotti importati nell’Unione europea osservino le stesse norme dei prodotti interni e che la crescita del commercio non ne vada a inficiare la sicurezza. Sono, inoltre, d'accordo nell'esortare la Commissione a intensificare la cooperazione internazionale in seno al gruppo internazionale per la sicurezza dei prodotti di consumo per assicurare che non possano essere introdotte nel mercato unico sostanze pericolose. È importante che le norme che disciplinano il mercato unico tengano conto del commercio elettronico e del suo impatto sulla sicurezza e sulla sorveglianza del mercato.

La relazione ricorda, infatti, che aumentano i prodotti acquistati online dai consumatori che provengono da paesi terzi e non sono conformi agli standard europei, mettendo così a rischio la sicurezza e la salute dei consumatori.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa importante relazione. La direttiva europea 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti (DSGP), che disciplina i requisiti generali di sicurezza applicabili ai prodotti, è stata approvata quasi dieci anni fa e necessita oggi di una revisione, visto che nel frattempo molto è cambiato a livello globale e nell’Unione europea. Sono ancora molti i problemi che devono essere affrontati in questo settore perché i consumatori europei possano sentirsi veramente sicuri. I prodotti destinati ai bambini, per esempio, devono essere disciplinati con particolare attenzione. Ogni anno si verificano incidenti legati, ad esempio, all'utilizzo da parte dei bambini di prodotti progettati in modo non sicuro, incidenti che possono anche rivelarsi fatali. Il rafforzamento della sorveglianza del mercato deve diventare un elemento fondamentale della revisione della direttiva relativa alla sicurezza generale dei prodotti; l’obiettivo è di assicurare la tracciabilità dei prodotti e dei produttori e definire e applicare principi di normalizzazione che contribuiscano a una migliore protezione dei consumatori, offrendo al contempo informazioni più chiare e precise riguardo ai prodotti che acquistano.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto.(PT) La revisione della direttiva 2001/95/CE mira ad assicurare un elevato livello di protezione per i consumatori in termini di salute e sicurezza, prestando particolare attenzione ai consumatori più vulnerabili, vale a dire i bambini e gli anziani. La revisione intende assicurare la trasparenza e una sorveglianza più attiva del mercato, nonché introdurre strumenti di intervento più rapidi per ritirare dal mercato i prodotti considerati pericolosi. Il buon funzionamento del mercato unico passa anche attraverso la sicurezza dei prodotti e consumatori in grado di fare scelte informate. Per le ragioni illustrate, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Il buon funzionamento del mercato unico europeo, a mio avviso, passa anche attraverso la sicurezza dei prodotti e la fiducia dei consumatori.

Lo slancio verso la libera circolazione dei beni e verso un ulteriore ampliamento della varietà dei prodotti, infatti, non deve distogliere l'attenzione dalla tutela dei consumatori. In un contesto di globalizzazione dei mercati, in cui sempre più prodotti provengono dall'estero – soprattutto dalla Cina – diviene prioritaria la cooperazione internazionale sulle questioni inerenti alla sicurezza dei prodotti.

La direttiva 2001/95/CE disciplina i requisiti generali di sicurezza applicabili alle merci. Tuttavia, il recepimento di questa direttiva da parte degli Stati membri non è avvenuto in maniera omogenea ed ha fatto sorgere una serie di problematiche riguardanti sia l'ambito di applicazione sia la reale pericolosità dei prodotti. Ritengo quindi fondamentale la sua revisione affinché si possano individuare e bloccare i prodotti che non sono sicuri garantendo, in tal modo, una tutela completa degli interessi dei cittadini europei.

Infine, condivido appieno la proposta della relatrice di adottare misure concrete nel campo della tracciabilità dei prodotti. Ritengo, infatti, che esse consentiranno alle autorità, alle imprese e ai consumatori di individuare quei prodotti che, dopo l'ingresso nel mercato europeo, non si rivelano sicuri.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD), per iscritto. – Il mercato unico europeo ha bisogno oggi più che mai di strumenti normativi che rendano uniformi i controlli sulla sicurezza dei beni commercializzati nei nostri paesi.

Un bisogno urgente perché dobbiamo tutelare i nostri consumatori dall’ondata di prodotti, specialmente quelli provenienti da paesi come la Cina, che spessissimo sono progettati e confezionati senza tenere in minimo conto la sicurezza dell'utilizzatore finale. Dobbiamo vigilare sulla merce che entra nei nostri mercati, sulla loro qualità e la loro compatibilità con i nostri standard di attenzione per la sicurezza del consumatore e dobbiamo, al di là di tutto, armonizzare con un solo strumento normativo le prassi nazionali che talvolta sono molto differenti l’una dall’altra in materia di sorveglianza del mercato.

Tradurre in pratica i propositi della relazione significherà quindi avere al più presto un testo che risolva i problemi attuali della normativa europea, in cui più direttive si sovrappongono, talvolta senza coprire tutti i campi di applicazione e le casistiche possibili in materia di sicurezza della merce commercializzata. Buoni risultati è legittimo aspettarsi anche dallo scambio di buone pratiche tra paesi membri caldeggiato dalla relazione nel quadro finale delle proposte presenti nel testo della collega Schaldemose. Voto pertanto a favore della relazione Schaldemose.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) Negli ultimi dieci anni, i prodotti disponibili sul mercato interno hanno continuato ad aumentare e a diffondersi in modo sempre più capillare. Proprio dieci anni fa entrava in vigore la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti per disciplinare i requisiti generali di sicurezza applicabili ai prodotti affinché questi ultimi non rappresentassero un pericolo per le persone. La mozione volta a rivedere la direttiva giunge quindi al momento più opportuno. La direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti si sovrappone solo in parte al nuovo quadro normativo introdotto a metà del 2008. Coordinando le due disposizioni, sarà più facile conseguire il nostro obiettivo di realizzare un mercato interno coerente per i prodotti armonizzati e non armonizzati, garantendo una tutela completa degli interessi del consumatore Al contempo, le disposizioni devono assicurare la massima trasparenza per essere accessibili ai produttori. È quindi importante agire affinché non vi siano più due livelli sovrapposti di norme divergenti in materia di sorveglianza del mercato applicati ai beni armonizzati a seconda che siano o meno prodotti di consumo.

La sorveglianza del mercato è strettamente correlata alla sicurezza dei prodotti; è infatti elemento indispensabile per accertare la conformità di un prodotto ai requisiti stabiliti nelle normative d'armonizzazione europee e la sua non pericolosità.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore di questa relazione, che si propone di rivedere la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti. Sono, infatti, fortemente convinto che il mercato unico possa funzionare bene solo se potenzia fiducia ai consumatori e propone loro prodotti sicuri. La direttiva europea 2001/95/CE, che disciplina appunto i requisiti generali di sicurezza sui prodotti, è stata approvata 10 anni fa: è tempo di aggiornarla alla luce anche dell'arrivo sul mercato di nuovi prodotti. La sicurezza e la protezione dei consumatori è da sempre la priorità della nostra azione politica, è per questo fondamentale rivedere tale direttiva aggiornando le norme sui requisiti di sicurezza dei prodotti e allineando la legislazione del nuovo quadro normativo.

Condivido la necessità di attuare taluni provvedimenti: mi riferisco, ad esempio, alla necessità di rafforzare la sorveglianza del mercato, di adottare misure concrete per la tracciabilità dei prodotti, anche attraverso moderni strumenti tecnologici, di creare una banca dati informativa sulla sicurezza dei prodotti di consumo, di prestare maggiore attenzione per i prodotti destinati ai bambini. Insomma, accorgimenti che, se presto attuati, renderanno i consumatori più sicuri ad acquistare sul mercato europeo.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto.(PT) L’iniziativa in questione gode del mio sostegno, in quanto intende migliorare e rafforzare le misure europee volte ad assicurare che i prodotti disponibili sul mercato siano sicuri, pensando principalmente al benessere e alla protezione dei consumatori. A mio giudizio, le misure proposte a livello locale, ovvero a livello di produttori e imprese, e in particolare quelle relative alla tracciabilità, alla sicurezza dei prodotti e alla trasparenza del commercio elettronico sono pertinenti e fondamentali per colmare le lacune riscontrate nell’approccio europeo a tale problematica e, in definitiva, per assicurare un buon funzionamento del mercato interno. In conclusione, vorrei sottolineare l’importanza della cooperazione tra gli Stati membri per armonizzare i diversi livelli di sicurezza e rafforzare la sorveglianza del mercato.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della presente relazione perché la ritengo fondamentale per assicurare che tutti i prodotti immessi sul mercato unico siano sicuri e, quindi, per garantire un livello di protezione elevato per i consumatori. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione europea, devono introdurre in modo coordinato sanzioni, anche severe, nei confronti degli operatori economici che immettono deliberatamente nel mercato unico prodotti pericolosi o non conformi.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto.(PT) Per assicurarsi la fiducia dei consumatori, è fondamentale introdurre norme severe sulla qualità dei prodotti immessi sul mercato. La normativa dell’Unione europea intendeva perseguire proprio questo obiettivo, e in parte l’ha raggiunto. Tali norme devono però rispettare due condizioni che non sono altro che le due facce di una stessa medaglia: da un lato, non possono essere più severe nei confronti dei produttori europei di quanto non lo siano nei confronti dei loro concorrenti internazionali che immettono i loro prodotti sullo stesso mercato ma senza ottemperare alle stesse norme; dall’altro, non possono essere tanto vincolanti da ostacolare la competitività delle nostre imprese. Tenendo a mente queste due condizioni, la Commissione deve rivedere la direttiva relativa alla sicurezza generale dei prodotti e alla sorveglianza del mercato prestando particolare attenzione ai consumatori più vulnerabili, specialmente ai bambini. Come sappiamo, la maggior parte degli incidenti, peraltro numerosi, dovuti all’immissione sul mercato di prodotti non sicuri vede coinvolti proprio i bambini. Sono necessarie, pertanto, misure concrete che assicurino non solo che il prodotto finale sia sicuro, ma anche che questo sia adatto al consumatore cui è destinato.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto.(PT) La relazione constata la necessità di rivedere la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e sulla sorveglianza del mercato approvata una decina di anni fa. Nel corso dell’ultimo decennio, sono stati compiuti progressi significativi in questo ambito all'interno dell'Unione europea e tutti convengono quindi sulla possibilità e il desiderio di migliorare il quadro legislativo affinché possa assicurare che i prodotti sono sicuri e vada, al contempo, a beneficio sia dei consumatori sia delle imprese. Innanzi tutto è necessario armonizzare la direttiva con il nuovo quadro normativo (NQN); questo dovrà poi allinearsi alla direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti (DSGP) in modo da eliminare le sovrapposizioni presenti in alcuni ambiti e coprire quegli ambiti che invece entrambi i testi al momento trascurano.

Convengo con la relatrice che le norme relative alla sicurezza dei prodotti devono essere aggiornate e armonizzate con il NQN per ottimizzare la tutela dei consumatori grazie a prodotti di elevata qualità e assicurare la massima trasparenza per i produttori.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto.(PT) La relazione definisce una serie di orientamenti per la futura revisione della direttiva relativa alla sicurezza generale dei prodotti e alla sorveglianza del mercato. In particolare, la relazione si concentra sull’obiettivo di assicurare un più elevato livello di sicurezza dei prodotti. Per conseguire tale obiettivo, è necessario intensificare la sorveglianza e mettere a disposizione delle autorità interessate risorse sufficienti per garantire, tra l’altro, la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la catena di approvvigionamento. La relazione, inoltre, affronta anche l’importante questione del paese di origine del prodotto e del produttore responsabile, tutelando il diritto del consumatore all’informazione e proteggendo al contempo anche le industrie operanti negli Stati membri. Il mio gruppo ha spesso criticato le conseguenze dello sviluppo e del rafforzamento del mercato unico in ragione dell’accento posto sugli aspetti economici a discapito di quelli sociali. La relazione, tuttavia, avanza proposte concrete e si concentra sugli interessi dei consumatori, meritandosi così il nostro sostegno.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Il mio gruppo si è spesso espresso contro lo sviluppo del mercato interno europeo: esattamente il principio su cui si fondano le premesse della presente relazione. La relazione, però, avanza proposte concrete e affronta una questione fondamentale, migliorando le condizioni del mercato per i consumatori e della loro sicurezza.

L’obiettivo della relazione è di definire una serie di orientamenti per la futura revisione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato.

La relatrice pone l’accento sulla necessità di intensificare la sorveglianza per assicurare un più elevato livello di sicurezza dei prodotti. La relazione sottolinea che è necessario stanziare risorse sufficienti per le autorità preposte alla sorveglianza al fine di garantire la tracciabilità lungo tutta la catena di approvvigionamento. La tracciabilità è fondamentale per determinare il paese di origine del prodotto e il produttore responsabile, proteggendo in tal modo, in caso di prodotti importati, anche le imprese dell’Unione europea.

Per questi motivi, ho votato a favore della relazione.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi considerando il buon lavoro fatto dall'onorevole collega danese C. Schaldemose, esprimo voto favorevole alla relazione concernenente la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato. Questa relazione trova il mio sostegno perché contiene l'adozione di misure, nel campo della tracciabilità, utili per fermare la circolazione di possibili prodotti che fossero dannosi per i consumatori, ponendo poi l'accento su un rigoroso controllo dei prodotti provenienti da Paesi terzi e dalla Cina in particolare.

 
  
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  Pat the Cope Gallagher (ALDE), per iscritto. (GA) Tutte le materie prime e i prodotti venduti sul mercato dell’Unione europea devono rispettare norme stringenti in materia di sicurezza per proteggere i consumatori europei.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE), per iscritto. (PL) La sicurezza dei prodotti è una delle principali preoccupazioni dei consumatori, che non vogliono che i loro acquisti rappresentino una minaccia per la salute. Inutile dire che la sicurezza di un prodotto dipende principalmente dall’operato dei produttori e degli importatori che lo immettono sul mercato. Anche la sorveglianza del mercato, però, svolge un ruolo fondamentale nell’assicurare che accedano al mercato solo quei prodotti che rispettano le norme vigenti. Approvando la relazione, il Parlamento europeo manda un messaggio deciso richiedendo direttive sulla sicurezza dei prodotti devono essere coerenti con gli altri atti legislativi per assicurare un migliore funzionamento del sistema di sorveglianza del mercato. Il testo prevede inoltre normative chiare e trasparenti per gli imprenditori e dare garantirà ai consumatori che il prodotto acquistato rispetti le norme vigenti.

Il numero di notifiche effettuate attraverso il sistema RAPEX, tuttavia, è allarmante e la stragrande maggioranza delle notifiche riguardano prodotti provenienti dalla Cina. Nel mio parere per la commissione per il commercio internazionale in merito alla presente relazione, ho chiesto anche di rafforzare la cooperazione con i principali partner commerciali in relazione alla sicurezza dei prodotti e di impegnarsi per migliorare il funzionamento del sistema RAPEX-CINA. Mi auguro che il rafforzamento della cooperazione con la Cina consenta di migliorare la qualità dei prodotti importati da questo paese nei mercati dell’Unione europea.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto.(LT) La direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti (DSGP), che istituisce a livello euroepo i requisiti generali di sicurezza per i prodotti di consumo, deve essere rivista, nonché resa conforme e integrata al nuovo quadro normativo (NQN), in particolare al regolamento sulla vigilanza del mercato. Il quadro normativo relativo alla sicurezza dei prodotti e alla sorveglianza del mercato (DSGP, NQN e direttive di armonizzazione settoriali) è composto da tre livelli di atti giuridici che creano incertezze e confusione per il mercato interno. Il livello di sorveglianza del mercato varia notevolmente tra gli Stati membri, alcuni dei quali omettono di assegnare le risorse necessarie a una vigilanza efficace del mercato e interpretano liberamente il concetto di "prodotti che presentano rischi gravi", creando ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno, distorcendo la concorrenza e pregiudicando la sicurezza dei consumatori nell'ambito del mercato interno. L'attuale quadro normativo in materia di sorveglianza del mercato non è abbastanza coerente e deve quindi essere rivisto e oggetto di un ulteriore coordinamento. Non ho comunque votato a favore della presente relazione perché ritengo che, concentrandoci esclusivamente sulla sicurezza del consumatore, finiamo per ostacolare la libera circolazione e limitare la varietà dei prodotti sul mercato. Le misure che approviamo devono essere adeguate al loro scopo, ma devono tener conto non solo della sicurezza dei consumatori ma anche della libera circolazione e della varietà dei prodotti. Per diversi Stati membri, infine, la sorveglianza del mercato è un'attività complicata, non sono in grado di assegnate le risorse necessarie a una vigilanza efficace.

 
  
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  Edvard Kožušník (ECR), per iscritto.(CS) La versione definitiva della relazione sulla revisione della direttiva in materia di sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato trova il mio sostegno. In particolare, accolgo con favore il fatto che la versione definitiva non proponga l’istituzione di altre agenzie, evitando quindi di andare a incidere sul bilancio. È importante notare come la relazione sottolinei che la normalizzazione, quale strumento di regolamentazione, è un esempio di “regolamentazione intelligente”, ovvero non è imposta dall’alto ma che parte dal basso, dalle parti interessate. Proprio per questo motivo, invito a un maggiore coinvolgimento degli organismi di sorveglianza del mercato nel processo di definizione delle norme di sicurezza affinché possano contribuire con la loro esperienza al processo di normazione. Per quanto attiene a una maggiore definizione di norme per la sicurezza dei prodotti, ritengo fondamentale concentrarsi sulla stabilità del sistema europeo di normazione e ridurre i tempi necessari per l'elaborazione delle norme.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Egregio Presidente, cari colleghi, vorrei in primo luogo complimentarmi con la collega Schaldemose per il lavoro svolto. La relazione oggi approvata dal PE riguarda l'importante tema della sicurezza generale dei prodotti e, conseguentemente, della protezione dei cittadini. L'impegno europeo profuso a favore della protezione dei consumatori dai prodotti difettosi e pericolosi ha già consentito il raggiungimento di buoni standard, ma credo ci siano ancora dei margini di miglioramento, soprattutto in relazione ai consumatori cosidetti vulnerabili, come i bambini, gli anziani e i disabili. Ritengo decisivi, in tale direzione, sia il rafforzamento del sistema di sorveglianza del mercato, attraverso un'azione di miglioramento dell'efficacia dei controlli alle frontiere, che la completa tracciabilità dei prodotti lungo l'intera catena di approvvigionamento. Concludo ricordando la necessità della revisione del quadro normativo attualmente in vigore, rappresentato dalla direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti, secondo le linee guida oggi indicate attraverso il voto del Parlamento.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) I prodotti non sicuri presenti sul mercato sono ancora troppi. Accolgo con favore la presente relazione, secondo cui il sistema comunitario d'informazione rapida per i prodotti pericolosi per il consumatore (RAPEX) deve essere perfezionato. In particolare, gli Stati membri devono migliorare l’efficacia e la visibilità delle normative e delle autorità doganali nella lotta ai prodotti poco sicuri.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. – Benché negli ultimi dieci anni siano indubbi i progressi raggiunti nell'ambito dei requisiti dei prodotti nel mercato interno dell'UE - grazie anche a un approccio comune - molto ancora resta da fare. Sarebbe importante, infatti, perseguire una revisione dell'attuale normativa europea in materia. E' evidente che la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti (DSGP), approvata ormai già da 10 anni, necessita oggi di una revisione. Questo permetterebbe anche di rispettare le prerogative del nuovo quadro normativo (NQN) sui prodotti, approvato nel 2008. Bisogna poi far leva su una più stretta sorveglianza del mercato, che va di pari passo con la sicurezza dei prodotti. Ma il vero nodo da sciogliere - e la vera priorità della relazione - è l'attenzione da rivolgere ai prodotti destinati ai bambini e ai prodotti per loro attraenti. E' raccomandabile che la Commissione, inoltre, proponga un vero e proprio "regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato". Esso dovrebbe comprendere elementi imprescindibili, come l'adozione di misure concrete nel campo della tracciabilità; l'obbligo per i produttori di provvedere a un'analisi approfondita dei rischi durante la fase di progettazione; oppure, ancora, una disciplina ferrea per la vendita dei prodotti online.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Il consolidamento del mercato interno è fondamentale per un soddisfacente sviluppo economico dell’Unione europea. Il conseguimento di un tale obiettivo, però, passa necessariamente attraverso la sicurezza dei prodotti e la fiducia dei consumatori. La spinta verso la libera circolazione e verso un ulteriore ampliamento della varietà dei prodotti deve andare di pari passo con la sicurezza dei consumatori. Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi per quanto riguarda la sicurezza dei prodotti, ma le condizioni di sicurezza devono comunque essere ulteriormente migliorate, in particolare per quanto riguarda i prodotti destinati ai bambini, la categoria più a rischio in caso di mancata osservanza delle norme.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) La presente relazione, approvata all’unanimità dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, rappresenta il contributo del Parlamento alla revisione della direttiva 2001/95/CE relativa alla sicurezza generale dei prodotti. L’aspetto più significativo evidenziato nel testo è la necessità di rivedere la legislazione europea attualmente in vigore per individuare e ritirare dal mercato i prodotti non sicuri. La revisione, così come le altre misure, vuole proteggere i cittadini europei dall’immissione sul mercato di prodotti pericolosi e per questo ho votato a favore.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Circa il 60 per cento dei prodotti notificati attraverso il sistema RAPEX proviene dalla Cina; in altre parole, la maggior parte dei prodotti pericolosi proviene da un mercato che per l’Unione europea è praticamente impossibile da controllare. Mi auguro che il nuovo sistema RAPEX-CINA possa contribuire a risolvere questo problema. Per proteggere i consumatori e la loro salute, l'Unione europea deve mostrarsi ferma e decisa. Il ritiro dal mercato dei prodotti pericolosi deve essere più rapido ed efficiente e bisogna migliorare la tracciabilità dei prodotti lungo la catena produttiva. La relazione si muove proprio in questa direzione e per questo ho votato a favore.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Cari colleghi, la vastità del mercato europeo impone delle regolamentazioni efficaci e specifiche per garantire ai consumatori la sicurezza del prodotto, per questo ritengo necessario che l'UE aggiorni le proprie norme per garantire la sorveglianza del mercato. La relazione della collega, per la quale mi sono espresso favorevolmente, afferma la necessità di procedere alla revisione della direttiva del 2001 viste le difficoltà di recepimento da parte degli Stati membri che, dal 2004, non applicando la direttiva, hanno fatto sorgere problemi sul controllo dei prodotti non garantendone al meglio la certificazione. Concordo sull'accento posto dalla relazione sulla lotta alla contraffazione attraverso una migliore identificazione del prodotto nel rispetto della sicurezza del consumatore attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto.(PT) La relazione riguarda la revisione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato. In un contesto caratterizzato dalla libera circolazione delle merci e da una gamma di prodotti sempre più ampia, non possiamo perdere di vista la sicurezza dei consumatori: governi e imprese devono assumersi la responsabilità di garantire prodotti più sicuri. La legislazione europea ha già sortito effetti positivi, assicurando un livello di sicurezza generale dei prodotti più elevato nel mercato interno, ma vi è ancora spazio per il miglioramento, considerando le lacune esistenti in questo settore che potrebbero pregiudicare la sicurezza del consumatore e avere ripercussioni dannose. Ho votato a favore della relazione perché condivido le proposte avanzate dalla relatrice. Il documento, infatti, sottolinea l’importanza della revisione dell’attuale legislazione europea sulla sicurezza dei prodotti al fine di identificare e ritirare dal mercato i prodotti pericolosi, a beneficio del consumatore finale. In particolare, vorrei richiamare l’attenzione sulle modifiche alle norme di sicurezza applicabili ai prodotti destinati ai consumatori più vulnerabili sul mercato unico, ovvero bambini, anziani e disabili.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. – Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dalla collega Schaldemose.

Ai consumatori deve essere garantita una migliore protezione da prodotti difettosi e potenzialmente pericolosi. Con questa relazione diciamo alla Commissione che abbiamo bisogno di rivedere la direttiva, abbiamo bisogno di rafforzare il sistema di sorveglianza del mercato e di avere una sorveglianza del mercato che sia coerente in tutto il mercato unico.

Ritengo sia vitale, per lottare efficacemente contro la presenza nel mercato comune di prodotti difettosi, migliorare i controlli alle frontiere, in particolare nei porti. Chiedo alla Commissione ed ai governi nazionali di introdurre sanzioni più severe contro le importazioni da paesi terzi che violano le norme di sicurezza.

La tracciabilità completa dei prodotti, lungo tutta la catena di approvvigionamento, è un altro punto chiave per garantire la possibilità di ritirare, anche in via definiva, i prodotti difettosi dal mercato. A tal fine, bisogna assicurare alle autorità di frontiera risorse sufficienti. Inoltre, chiedo maggiore attenzione alle vendite online, in aumento, in particolare per le vendite di quei prodotti che possono causare danni diretti al consumatore, come i prodotti farmaceutici e alimentari.

 
  
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  Robert Rochefort (ALDE), per iscritto. (FR) Ho votato a favore della relazione sulla revisione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti. L’attuale quadro normativo relativo alla sicurezza dei prodotti, composto da tre livelli di atti giuridici, va infatti razionalizzato. Per assicurare la certezza del diritto alle autorità di sorveglianza del mercato, bisogna definire un quadro comune europeo applicabile a tutti i prodotti che circolano sul mercato interno o che stanno per accedervi. Non dimentichiamo che per dissuadere gli operatori economici dal violare le norme è importante intervenire su due fronti: in primo luogo, devono essere comminate sanzioni agli operatori che deliberatamente immettono sul mercato prodotti pericolosi o non conformi. In secondo luogo, deve essere garantita la trasparenza e devono quindi essere resi pubblici i divieti imposti ai prodotti. La relazione affronta un'altra questione fondamentale: la sicurezza dei prodotti in una prospettiva globale. In questo contesto, l’obiettivo dell’Unione europea deve essere il miglioramento dello scambio di informazioni sui prodotti pericolosi provenienti da paesi terzi, quali la Cina e l’India, per poter affrontare il problema della sicurezza dei prodotti e della tracciabilità prima ancora che i prodotti entrino sul mercato europeo.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Il buon funzionamento del mercato unico passa anche attraverso la sicurezza dei prodotti e la fiducia dei consumatori. La spinta verso la libera circolazione e verso un ulteriore ampliamento della varietà dei prodotti non deve allontanare l'attenzione dalla sicurezza dei consumatori. Se si dà uno sguardo d'insieme al settore della sicurezza dei prodotti, si noterà che negli ultimi dieci anni sono stati conseguiti progressi in questo ambito all'interno dell'Unione europea: governi e imprese si assumono ora la responsabilità di garantire prodotti più sicuri e, per effetto delle normative UE, il nodo dei requisiti dei prodotti è stato affrontato con un approccio comune, con conseguenti miglioramenti sul fronte della sicurezza generale dei prodotti nel mercato interno. Per quanto i progressi esistano e siano visibili, vi è ancora spazio per il miglioramento, in quanto altri rischi in questo settore potrebbero pregiudicare la sicurezza del consumatore o rivelarsi addirittura mortali.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. Con l'adozione di questa risoluzione il Parlamento europeo sottolinea quanto sia vitale, per lottare efficacemente contro la presenza nel mercato comune di prodotti difettosi, migliorare i controlli alle frontiere, in particolare nei porti.

Il testo approvato chiede alla Commissione ed ai governi nazionali di introdurre sanzioni più severe contro le importazioni da paesi terzi che violano le norme di sicurezza. . Inoltre, maggiore attenzione dovrà essere riservata alle vendite online, fenomeno in costante aumento, in particolare le vendite di quei prodotti che possono causare danni diretti al consumatore, come i prodotti farmaceutici e alimentari.

La tracciabilità completa dei prodotti, lungo tutta la catena di approvvigionamento, è un altro punto chiave per garantire la possibilità di ritirare, anche in via definiva, i prodotti difettosi dal mercato. A tal fine bisognerà assicurare alle autorità di frontiera risorse sufficienti per effettuare i controlli.

È importante sottolineare l'obbligo per le aziende produttrici di verificare la possibilità di rischi alla sicurezza e alla salute già nella fase di progettazione del prodotto e la creazione di una banca dati pubblica sulla sicurezza dei prodotti.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. –La revisione della direttiva è finalizzata ad unificare e armonizzare norme oggi sovrapposte e anche divergenti in materia di sorveglianza del mercato, che si applicano ai beni di consumo.

In un mondo globalizzato in cui si assiste a spostamenti di merci e persone, vi è sempre più la necessità di attuare sistematicamente controlli sui prodotti in vendita.

Occorre prestare particolare attenzione ai prodotti che arrivano dai paesi terzi, dove le norme igienico-sanitarie, i processi di produzione, l'uso di materiali da noi non consentiti comportano il rischio di contaminazioni su oggetti che finiscono sulle nostre tavole o nelle nostre mani.

In particolare, occorre verificare la non tossicità dei giochi per i bambini, che spesso vengono portati alla bocca e che ormai nella quasi totalità dei casi vengono realizzati in Cina, paese purtroppo noto per un basso costo di produzione e per scarsi controlli di qualità. Di particolare interesse la tracciabilità, utile per fermare la circolazione di prodotti che potrebbero rivelarsi non sicuri per il consumatore.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto.(EN) Ho votato a favore della presente relazione perché propone di perfezionare il sistema comunitario d'informazione rapida per i prodotti di consumo pericolosi nell’Unione europea. Norme doganali più efficaci e visibili contribuiranno a risolvere il problema dei prodotti poco sicuri, a beneficio dei consumatori.

 
  
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  Róża Gräfin von Thun und Hohenstein (PPE), per iscritto.(EN) Un mercato interno sicuro rappresenta una priorità per i cittadini europei. La presente relazione individua una serie di lacune nella legislazione sulla sicurezza dei prodotti e sulla sorveglianza del mercato e nella sua applicazione a livello europeo e nazionale. Al momento, si applicano a diverse categorie di prodotti vengono applicati strumenti giuridici diversi, mentre altri aspetti sfuggono ancora alla normativa. La mancanza di certezza del diritto che ne deriva rappresenta un ostacolo alla sicurezza del mercato e al corretto funzionamento del mercato unico. La direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e la normativa che disciplina la sorveglianza del mercato dovrebbero essere sostituite da un unico regolamento, lo strumento giuridico che assicura la massima chiarezza e uniformità.

Per questa ragione, questa è una delle priorità da riprendere nella relazione dell’onorevole Correia De Campos sul mercato unico per gli europei, per cui sono relatrice ombra. Considerando che sempre più cittadini fanno acquisti online, la legislazione sulla sicurezza dei prodotti e la sorveglianza del mercato deve essere aggiornata per prevedere misure che disciplinino proprio il commercio elettronico, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei consumatori in questo settore.

 
  
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  Niki Tzavela (EFD), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della proposta di risoluzione dell’onorevole Schaldemose perché ritengo affronti una questione seria e fondamentale. I meccanismi attualmente impiegati per garantire la sicurezza generale dei prodotti devono essere migliorati, al fine di contribuire al mantenimento di livelli elevati di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori.

Venendo da un paese che funge da porta sul mercato dell’Unione europea, dal mio punto di vista la proposta è particolarmente costruttiva; molti prodotti importati da paesi terzi, infatti, non rispettano i requisiti imposti dalla legislazione europea in fatto di salute e di qualità. Solo se i prodotti saranno sottoposti a questi meccanismi di prevenzione e di supervisione, la nostra azione potrà essere davvero efficace e contribuire a ripulire il mercato e, in ultima istanza, a proteggere il consumatore.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione sulla revisione della direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti e la sorveglianza del mercato perché, in generale, sono favorevole a un rafforzamento della sorveglianza del mercato nell’interesse di una protezione efficiente dei consumatori. A mio giudizio, è importante proteggere i bambini, gli anziani e i disabili perché l’Unione ha una responsabilità particolare nei loro confronti. A dieci anni dalla sua approvazione, è tempo di rivedere la direttiva per disciplinare nuovi canali commerciali quali il commercio elettronico.

 
  
  

Relazione Rivasi (A7-0035/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Esprimo voto favorevole per questa relazione perché concordo sulla necessità di una migliore cooperazione nella reazione alle pandemie e di un riesame dei piani di prevenzione elaborati dall’Unione europea e dagli Stati membri. L’Organizzazione mondiale della sanità dovrebbe riesaminare con urgenza la propria definizione di pandemia, tenendo in considerazione non solo la diffusione geografica, ma anche la gravità. Ritengo che la questione possa essere meglio gestita valutando le strategie di vaccinazione raccomandate; si potrà realizzare tale obiettivo solo se il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie eserciterà con maggiore efficacia le proprie competenze in quanto agenzia indipendente, disponendo di risorse adeguate a tale scopo.

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Accolgo con favore questa iniziativa volta ad assicurare maggiore vigilanza e piena trasparenza in merito alla valutazione di medicinali raccomandati in caso di emergenze sanitarie, nonché a migliorare le strategie di vaccinazione e di comunicazione mirate alla preparazione alle pandemie e alla prevenzione. Penso che l’Unione europea debba assegnare più risorse alla ricerca e allo sviluppo di misure preventive nel settore della sanità pubblica, per incrementare gli investimenti assegnati a una migliore valutazione e anticipazione dell’impatto di un virus influenzale sia nell’intervallo tra le pandemie che all’inizio di una pandemia. Per queste ragioni, ho votato a favore della relazione presentata.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) L’Unione europea è stata obbligata a imparare dalla gestione controversa dell’influenza H1N1 nel 2009-2010 e ad adottare le misure necessarie per prevenire future reazioni sproporzionate. È per questo che ho espresso voto favorevole per questo testo, che dispone maggiore cooperazione, maggiore indipendenza e maggiore trasparenza in modo da affrontare efficacemente eventuali future pandemie. Maggiore cooperazione, perché il testo prevede il riesame dei piani di prevenzione adottati dall’Unione europea, un riesame dei ruoli e delle responsabilità dei principali operatori e l’introduzione di una procedura intesa a permettere agli Stati membri di procedere ad acquisti raggruppati di vaccini e medicinali. Il testo chiede inoltre all’Organizzazione mondiale della sanità di includere il criterio della gravità nella definizione di pandemia. Maggiore indipendenza, perché il testo stabilisce che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie debba esercitare i suoi poteri come agenzia indipendente, in modo da avere studi scientifici non influenzati dalle aziende farmaceutiche. Maggiore trasparenza, infine, perché il testo chiede una valutazione dell’efficacia delle strategie di vaccinazione. In questo modo, il testo consentirà una comunicazione più coerente tra gli Stati membri.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho espresso voto favorevole per questa relazione. Secondo i dati resi noti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) a fine aprile 2010, l’influenza A/H1N1 del 2009 ha causato 2 900 decessi in Europa. Tali dati numerici sono bassi rispetto alle stime ufficiali dei decessi causati dalla sola influenza stagionale, che la Commissione europea attesta tra i 40 000 negli anni meno critici e i 220 000 nelle stagioni particolarmente gravi. I dati risultano inoltre nettamente inferiori rispetto alle previsioni più ottimistiche avanzate dai servizi sanitari degli Stati membri dell’Unione europea. È stato disposta una soglia di allerta massima rispetto a questo virus, che ha portato all’attuazione in alcuni Stati membri di una serie di misure assai costose (per esempio con costi stimati a 1 300 milioni di euro nel Regno Unito e a 990 milioni di euro in Francia, rispetto ai 90 milioni di euro in caso di influenza stagionale) e, in molti casi, sproporzionate rispetto al livello di pericolo reale del virus. Concordo sulla necessità che l’Organizzazione mondiale della sanità riveda la definizione di pandemia, tenendo in considerazione non solo la diffusione geografica, ma anche la possibile gravità di una malattia, in modo da approntare reazioni più adeguate e proteggere i cittadini europei da pericoli concreti. Ritengo che in questo settore sia necessaria una migliore cooperazione tra Stati membri e istituzioni e organizzazioni responsabili, oltre che una distribuzione più trasparente delle responsabilità tra i principali operatori.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto. (PT) L’influenza da virus A/H1N1 è stata inizialmente individuata in Messico alla fine di marzo 2009 e si è poi diffusa in diversi paesi. A maggio 2009, l’Organizzazione mondiale della salute (OMS) ha attribuito gravità moderata all’influenza H1N1 mentre a giugno dello stesso anno ha dichiarato il livello 6 di allerta, corrispondente alla fase di pandemia. La dichiarazione della soglia di allerta massima da parte dell’OMS ha portato all’attuazione di una serie di misure in Europa, in alcuni casi molto costose (per esempio, con costi stimati a 1 300 milioni di euro nel Regno Unito e a 990 milioni di euro in Francia, rispetto agli 87 milioni di euro in caso di influenza stagionale). La reazione è stata sproporzionata: ciascuno Stato membro ha agito da solo, senza grande coerenza né solidarietà. Questa relazione, che appoggio, trae le giuste conclusioni raccomandando un maggiore coordinamento tra gli Stati membri e gli istituti sanitari europei, oltre che un chiarimento e un riesame dei ruoli e delle responsabilità dei principali operatori, delle strutture di gestione e delle minacce per la salute a livello europeo. Infine, riconosce la necessità di condurre studi su vaccini e farmaci antivirali indipendenti dalle imprese farmaceutiche, anche per quanto riguarda il monitoraggio della copertura vaccinale.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Alla luce della reazione di diversi paesi dell’Unione europea rispetto a una possibile pandemia di influenza H1N1, concordo sulla necessità di migliorare la formulazione di risposte basate sulle informazioni scientifiche disponibili in situazioni di questo genere. Sono pertanto favorevole a un riesame dei piani di intervento e prevenzione in caso di rischio di pandemia. L’obiettivo del riesame deve essere una maggiore cooperazione e un maggior coordinamento tra le autorità sanitarie degli Stati membri e le istituzioni europee. Un altro aspetto che ritengo estremamente importante è il requisito della trasparenza, rispetto ai medicinali impiegati e alle relazioni scientifiche prodotte dalle autorità sanitarie, al fine di evitare conflitti di interesse e garantire la sicurezza e la corretta informazione dei cittadini.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) L’Unione europea è stata la regione del mondo meglio preparata e dotata della maggiore capacità reattiva rispetto a questa epidemia, nonostante l’indebolimento causato dalle considerevoli differenze nella pianificazione degli Stati membri e dalla carenza di una cooperazione concreta. La preparazione e la reazione ai rischi per la salute all’interno dell’Unione europea sono responsabilità degli Stati membri; è dunque essenziale migliorare la cooperazione e il coordinamento tra i paesi, le istituzioni e le organizzazioni internazionali e regionali, specie durante le fasi iniziali di un’epidemia virale, al fine di valutarne la gravità e adottare le decisioni adeguate seguendo un approccio coerente. Le diverse raccomandazioni adottate all’interno dell’Unione europea e negli Stati membri rispetto ai gruppi di destinatari con priorità per la vaccinazione è indice della grande incertezza e dei diversi punti di vista che persistono sul piano dell’adeguatezza delle risposte. Una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie avrebbe reso possibile una riduzione dei costi, che sono stati piuttosto ingenti. Appoggio la necessità di elaborare un codice di condotta europeo in materia di esercizio della funzione scientifica di esperto in qualsiasi autorità europea responsabile della sicurezza nonché della gestione e dell’anticipazione dei rischi, al fine di evitare nuovi casi di corruzione.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto.(FR) La gestione dell’epidemia di influenza H1N1, per la quale era stato emesso un preavviso, è stata un fallimento. Dovremmo apprendere da questa crisi in modo da reagire con maggiore efficacia a future minacce di pandemia. Come è ovvio, gli Stati membri dovranno cooperare maggiormente tra di loro e con le istituzioni europee per fornire risposte più efficaci in situazioni del genere. Analogamente, dobbiamo chiarire il ruolo delle strutture a livello europeo che gestiscono le minacce sanitarie e assicurarci che l’Organizzazione mondiale per la salute riesamini la definizione dei criteri di allarme pandemico globale. Sembra inoltre opportuno elaborare un sistema di appalti pubblici comuni dei vaccini fra Stati membri. Da ultimo, ma non per importanza, sottolineo la necessità che vi sia completa trasparenza in relazione agli esperti che offrono consulenze alle autorità pubbliche sanitarie europee, in modo da porre fine a potenziali conflitti di interesse.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto.(FR) Accolgo con favore il voto su questa relazione per la quale sono stata nominata relatrice ombra per il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano). Per il bene dei circa 500 milioni di cittadini che rappresentiamo, dobbiamo apprendere da questa crisi per affrontare più efficacemente eventuali nuove pandemie. Il testo adottato ieri rappresenta un ottimo compromesso in termini di cooperazione, indipendenza e trasparenza in ambito sanitario.

Alla luce del documentato fallimento di un’autentica cooperazione in materia sanitaria tra gli Stati membri, era necessario adottare un approccio costruttivo e pratico comprendente i seguenti provvedimenti:

cooperazione rafforzata tra gli Stati membri e miglior coordinamento tra Stati membri e istituzioni europee per garantire una reazione più efficace in caso di pandemie;

chiarimento dei ruoli delle strutture a livello europeo deputate alla gestione delle minacce sanitarie;

appello all’Organizzazione mondiale della sanità per il riesame della definizione dei criteri necessari per dichiarare un’allerta pandemica a livello mondiale;

valutazione delle strategie di vaccinazione e comunicazione applicate negli Stati membri per riconquistare la fiducia dei cittadini;

creazione di un sistema di appalti pubblici comuni dei vaccini tra Stati membri, per evitare disparità;

pubblicazione delle dichiarazioni sui conflitti di interessi degli esperti che lavorano come consulenti per le autorità pubbliche sanitarie europee, per evitare l’insorgere di tali conflitti di interesse.

 
  
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  Ioan Enciu (S&D), per iscritto. (RO) Ho espresso voto favorevole per questa relazione perché ritengo necessario un miglior coordinamento a livello europeo sul piano delle reazioni ai rischi epidemiologici. Il caso dell’influenza H1N1 ha messo in luce una gestione del rischio carente a livello mondiale, principalmente causata da una correlazione inadeguata tra livelli di allerta e pericoli reali, che ha causato un considerevole spreco di fondi. In tale contesto, a mio parere l’Unione europea deve mettere in atto un sistema indipendente per la valutazione dei rischi di pandemia, oltre che un miglior coordinamento rispetto alla gestione di tali rischi. A tal proposito, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie deve essere dotato delle competenze necessarie per svolgere un ruolo quanto più attivo possibile in questo settore.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della relazione sulla gestione dell’influenza H1N1 perché sottolinea l’importanza del rafforzamento di cooperazione, indipendenza e trasparenza nella gestione di future crisi pandemiche, nello specifico mediante una migliore applicazione delle competenze del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie in quanto agenzia indipendente.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Nel 2009, il mondo era in preda al panico per via di un virus dotato di grande potenziale pandemico e forse mortale: il virus dell’influenza A/H1N1. Fortunatamente, i forti timori legati alla morbilità e mortalità del virus si sono rivelati infondati. In Europa, il virus ha provocato 2 900 decessi, ben al di sotto del numero di decessi causati dall’influenza stagionale. In conseguenza della soglia di allerta dichiarata dall’Organizzazione mondiale della salute, gli Stati membri hanno adottato misure eccezionali, come le vaccinazioni di massa, che hanno rappresentato un costo ingente per i sistemi sanitari. È importante trarre delle conclusioni dalla gestione dell’influenza A, anziché segnalare errori: in primo luogo, trovo che sia meglio sbagliare eccedendo, anziché adottando provvedimenti insufficienti; in secondo luogo, dovremmo trarre degli insegnamenti rispetto alla gestione di future pandemie, che potrebbero risultare più aggressive, e comprendere come e quando agire e attraverso quali misure.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) Secondo le stime fornite dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM), l’influenza da virus A/H1N1 ha fortunatamente causato meno decessi di quanti ne erano stati previsti in principio e al momento è considerata una malattia di bassa gravità nell’Unione europea. Quando il virus ha iniziato a diffondersi si è creato un certo allarmismo, che ha indotto diversi Stati membri a investire ingenti fondi in programmi di vaccinazione che si sono rivelati eccessivi: infatti nei paesi che non hanno adottato misure eccezionali, come la Polonia, il tasso di mortalità è rimasto in linea con quello registrato nei paesi che hanno realizzato campagne nazionali di vaccinazione con costi stimati di diversi milioni di euro.

Secondo la relazione, “le politiche di acquisto di vaccini sono state articolate in accordi di acquisto preventivo firmati nel 2007 con le imprese farmaceutiche”. Si palesa quindi una mancanza di trasparenza nella procedura causata dall’inaccettabile dipendenza degli Stati membri dalle case farmaceutiche. Concordo dunque con la relatrice, auspicando che le sue raccomandazioni, specie quelle riguardanti la certezza delle informazioni e il principio di precauzione – che deve andare a beneficio dei pazienti, non dei produttori – siano tenute nella giusta considerazione dalla Commissione e dagli Stati membri.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Alla luce della difficile gestione della pandemia di influenza H1N1 e dei dati confermati (2 900 decessi provocati dall’influenza H1N1, a fronte dei 40 000 causati dall’influenza stagionale nello stesso anno), la relazione chiede maggiore trasparenza, un appello che consideriamo lodevole. Ciò si applica sia a quanto accaduto, con il completo chiarimento delle procedure adottate e delle responsabilità, che all’approccio da adottare in futuro in situazioni analoghe. Si sottolineano in particolare i seguenti punti: la questione degli appalti per la fornitura di vaccini e trattamenti antivirali; le informazioni sui casi registrati e la loro gravità; l’autorizzazione ad accedere a documenti relativi a prove cliniche, protocolli di ricerca ed effetti indesiderati dei farmaci (da parte dell’Agenzia europea per i medicinali); i conflitti di interesse degli esperti che offrono consulenze alle autorità pubbliche sanitarie europee. La relazione “chiede che i piani di prevenzione attuati a livello dell’Unione europea e degli Stati membri nell’evenienza di future pandemie siano rivisti onde conseguire maggiore efficacia e coerenza”, autonomia e flessibilità. Raccomanda inoltre un rafforzamento della cooperazione tra Stati membri in questo settore, sia rispetto alla definizione della gravità delle epidemie virali che nel processo decisionale. La consideriamo complessivamente positiva ed è per questo che abbiamo espresso voto favorevole.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) In questa fase di valutazione di quanto accaduto durante la gestione dell’influenza H1N1, è necessario trarre degli insegnamenti. Si dovrebbe riconoscere che i paesi devono avere sistemi sanitari pubblici e servizi di divulgazione nell’ambito della salute pubblica in grado di operare in aree diverse, nello specifico:

- l’elaborazione e la valutazione di studi scientifici, indipendenti dall’industria farmaceutica, sull’efficacia, la sicurezza e il rapporto tra rischi e benefici dei vaccini antivirali e dei medicinali, nonché sulle tipologie di destinatari raccomandate;

- la valutazione delle informazioni sui medicinali raccomandati in caso di emergenza sanitaria, specialmente in caso di pandemia;

- il rafforzamento della capacità di gestione e anticipazione dei rischi, della ricerca e sviluppo in tali ambiti e delle misure preventive di salute pubblica.

È inoltre necessario migliorare la cooperazione tra i vari servizi nazionali e tra questi e le relative istituzioni e organizzazioni internazionali e regionali.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il lavoro del collega Michéle Rivasi sulla valutazione della gestione dell'influenza H1N1 nell'UE nel periodo 2009-2010, incontra il mio favore perché rileva l'eccessivo allarmismo dell'Unione europea nel valutare questo fenomeno. Sono favorevole a un livello di attenzione sensibile per quanto riguarda la salute dei cittadini dell'Ue, ma non a un eccessivo allarmismo che si traduce poi in costi esorbitanti di spesa pubblica sanitaria. Per questo il mio voto è stato favorevole.

 
  
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  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, la proposta di risoluzione che abbiamo approvato ha posto le basi per una necessaria riflessione sulla risposta messa in atto dall'Unione europea al diffondersi dell'influenza suina.

In quell'occasione, come ricorderete, gli Stati membri, invece di trovare delle soluzioni comuni, si sono attestati su posizioni individualiste e la reazione dei diversi governi nazionali è stata molto varia, passando da una vaccinazione su larga scala a nessuna vaccinazione, come nel caso della Polonia. Da questa esperienza dobbiamo trarre la giusta spinta per migliorare il coordinamento tra le autorità sanitarie nazionali e le istituzioni europee, rivedere le strategie di prevenzione e vaccinazione e ridefinire i criteri di allerta pandemica.

Voglio ricordare che una cooperazione più efficace non solo può portare a una riduzione dei costi nella gestione di tali crisi, anche grazie al possibile acquisto congiunto dei vaccini da parte degli Stati membri, ma anche e soprattutto può garantire ai cittadini una protezione migliore, visto che naturalmente il virus non ha confini territoriali.

Auspico infine che sia dato il giusto sostegno al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, affinché possa continuare a svolgere in totale indipendenza il suo compito di valutazione e accertamento di un'emergenza sanitaria.

 
  
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  Robert Goebbels (S&D), per iscritto.(FR) Ho votato a favore della relazione sulla valutazione della gestione dell’influenza H1N1. Ciononostante, desidero puntualizzare che la “gestione” si è di fatto rivelata l’ennesima resa al “principio di precauzione”, che impone di agire prima di riflettere adeguatamente. Il fatto che il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, pur dichiarando una minacciosa pandemia, abbia scelto di non vaccinarsi, è una significativa dimostrazione della discrepanza tra giudizio personale sulla gravità dell’epidemia e dichiarazioni pubbliche di coloro che occupano incarichi di responsabilità. Dopo la questione del sangue contaminato, nessun funzionario del settore sanitario pubblico è stato disposto ad assumersi alcun tipo di responsabilità.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) La gestione dell’influenza H1N1 è stata estremamente istruttiva. In primo luogo, ci ha insegnato che cosa significhi sprecare denaro: il costo della cosiddetta influenza suina (ben 900 milioni di euro secondo la Corte dei Conti) non è stato dovuto al numero di decessi, dieci volte inferiore rispetto ai decessi causati dall’influenza stagionale. È pur vero che le 2 000 vittime in un anno, molte delle quali anziani o individui con patologie pregresse, non attirano molta attenzione perché poco esotiche.

Abbiamo inoltre imparato come camuffare una totale mancanza di discernimento con discorsi allarmisti e approssimativi. Sono state ordinate decine di milioni di dosi di vaccini ed è stato messo a punto quello che doveva essere un piano di vaccinazione di massa senza alcun buon senso. Le informazioni comunicate erano così esagerate e contraddittorie che i cittadini francesi, nutrendo legittimi sospetti, hanno ignorato le indicazioni loro fornite.

Si è sospettata una comunanza di interessi tra chi ha preso le decisioni a livello politico e chi ne ha beneficiato sul piano economico. Infine, l’influenza H1NI ci ha insegnato che, in Francia, nulla potrà indurre un ministro a dimettersi, per quanto sia incline all’errore, negligente e incompetente. Le faccende che quotidianamente coinvolgono il governo francese dimostrano che, da questo punto di vista, niente è cambiato.

 
  
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  Mathieu Grosch (PPE), per iscritto. (DE) Nel 2009 e nel 2010 vi è stata una mancanza di trasparenza nella gestione dell’influenza H1N1, per il quale l’Organizzazione mondiale della salute ha lanciato un’allerta pandemica. Questo è l’oggetto della “Relazione sulla valutazione della gestione dell’influenza H1N1 nel 2009-2010 nell’Unione europea”. Accolgo con particolare favore questa relazione perché dispone assoluta trasparenza rispetto ai farmaci utilizzati in caso di interventi sanitari urgenti e pandemie.

Gli Stati membri hanno seguito un approccio unilaterale nell’ordinazione e nell’impiego dei vaccini. In tale contesto, è fondamentale valutare la strategia per costituire riserve comuni di vaccini e collaborare per mettere a punto appalti pubblici comuni da parte degli Stati membri in futuro. È inoltre importate migliorare il coordinamento tra le autorità responsabili degli Stati membri e le agenzie europee.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE), per iscritto.(FR) Grazie agli emendamenti presentati dal mio gruppo (il gruppo del Partito Popolare Europeo (Democratico Cristiano)), la relazione contiene proposte costruttive per aiutarci a trarre delle lezioni dalla crisi sanitaria causata dal virus H1N1, principalmente potenziando il coordinamento a livello europeo.

La relazione iniziale presentava una serie di imprecisioni e avrebbe potuto scoraggiare i cittadini dal vaccinarsi, mentre così come è stata adottata oggi cerca di ripristinare la fiducia dei nostri concittadini nella gestione delle crisi sanitarie. I professionisti del settore dovranno essere maggiormente coinvolti nella messa a punto e attuazione di strategie volte a prevenire e combattere le pandemie. Non possiamo più permettere che le campagne di vaccinazione siano segnate da un clima di confusione e sospetto.

È essenziale migliorare la comunicazione tenendo conto che i nuovi media e Internet favoriscono la circolazione di informazioni prive di base scientifica. Fortunatamente, l’influenza si è rivelata meno grave del previsto, ma sarebbe pericoloso sottovalutare il grado di imprevedibilità e la potenziale gravità di future pandemie.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Ho espresso voto favorevole per questa relazione perché l’Organizzazione mondiale della salute dovrebbe quanto prima rivedere la sua definizione di pandemia al fine di inserire la gravità della malattia nella sua classificazione dei livelli di pandemia, onde permettere risposte più appropriate. Nella risposta alle pandemie è necessaria una migliore cooperazione. Si rendono necessari un riesame dei piani di prevenzione, un chiarimento e, se del caso, un riesame dei ruoli e delle responsabilità dei principali operatori, una cooperazione rafforzata tra Stati membri al fine di assicurare una gestione coerente del rischio come reazione a una pandemia in conformità con il regolamento sanitario internazionale, nonché un coordinamento più adeguato tra gli Stati membri e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Occorre introdurre una procedura intesa a consentire agli Stati membri di effettuare acquisti raggruppati su base volontaria. I produttori devono assumersi la piena responsabilità in relazione alle indicazioni autorizzate per i loro prodotti e tale elemento va pienamente applicato dagli Stati membri in tutti gli appalti per la fornitura dei vaccini. I piani di prevenzione attuati a livello dell’Unione europea e degli Stati membri nell’evenienza di future pandemie di influenza devono essere rivisti onde conseguire maggiore efficacia e coerenza e renderli sufficientemente autonomi e flessibili per adattarsi nei tempi più brevi e caso per caso al rischio reale, in particolare sulla base di dati aggiornati e pertinenti. Mi trovo d’accordo con l’idea che le strategie di vaccinazione, per risultare proficue, debbano fare riferimento a tre premesse: efficacia del vaccino, rapporto positivo tra benefici e rischi del vaccino e concentrazione sui gruppi specifici a rischio.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. – Egregio Presidente, cari colleghi, ritengo che la risoluzione sulla valutazione della gestione dell'influenza H1N1 nel 2009-2010 nell'Unione europea metta bene in evidenza gli errori commessi e ponga, al contempo, le basi per una rinnovata ed efficace azione di gestione delle pandemie di influenza. Come è noto, la reazione dinanzi alla diffusione dell'influenza H1N1 si è rivelata esagerata rispetto alla reale dimensione assunta dalla stessa. Proprio per tale ragione, credo che i piani di prevenzione europei in caso di pandemia di influenza debbano essere rivisti al fine di ottenere risposte rapide, coerenti ed efficaci. In tale ottica, penso sia fondamentale procedere al rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra gli Stati membri, necessari per il raggiungimento di un approccio strategico al problema che assuma un vero carattere europeo. Inoltre ritengo utile, all'interno di questo percorso, così come evidenziato nel testo della risoluzione, il coinvolgimento, insieme agli operatori del settore farmaceutico, anche di esperti scientifici indipendenti e non legati da interessi di alcun tipo all'industria farmaceutica.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Mostrando consapevolezza della gravità dell’influenza H1N1 e dell’importanza della salute dei nostri concittadini, a mio parere questa relazione è particolarmente significativa perché mette in luce come gestire adeguatamente situazioni di questo genere. La gravità moderata di questa malattia è stata confermata nel 2009 dall’Organizzazione mondiale della salute e la diversità degli approcci impiegati dagli Stati membri si è tradotta in costi esorbitanti, vendita di vaccini prodotti con urgenza e un riesame della definizione di pandemia, tenendo in considerazione non solo criteri geografici, ma anche la gravità. Tali fattori sottolineano che è strettamente necessario adottare un approccio diverso: l’Unione europea necessita maggiore cooperazione, trasparenza e indipendenza nella gestione di tali situazioni.

 
  
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  Elżbieta Katarzyna Łukacijewska (PPE), per iscritto.(PL) Il tema dell’influenza figura ogni anno nell’agenda del Parlamento europeo e di numerosi parlamenti degli Stati membri. Ritengo che la relazione Rivasi adotti un approccio molto comprensivo al problema dell’influenza H1N1, esaminandolo da svariati punti di vista, tra cui cooperazione, indipendenza e trasparenza, che si riveleranno di vitale importanza in caso di future pandemie. A mio parere, l’Unione europea deve adottare misure attive e tempestive; ho quindi espresso voto a favore della relazione sulla gestione dell’influenza H1N1.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho espresso voto favorevole per questa relazione perché non conteneva alcun punto da obiettare. Alla luce dell’impatto limitato dell’influenza H1N1, mi sfugge tuttavia il perché il Parlamento abbia deciso di dedicarvi tempo e risorse.

 
  
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  Jiří Maštálka (GUE/NGL), per iscritto. (CS) Desidero ringraziare la relatrice per questo lavoro estremamente dettagliato e onesto, che lancia numerosi messaggi allarmanti. È fuor di dubbio che l’adozione di un approccio comune a livello europeo durante la pandemia abbia avvalorato il potenziale dell’azione comune, palesando tuttavia anche gravi debolezze, in particolare rispetto alla prevenzione, all’obiettività dei dati e all’acquisto di medicinali sicuri ed efficaci. Di recente, l’Unione europea ha dovuto fronteggiare per due volte il problema di pericolose infezioni virali, ma non si sono tratti i giusti insegnamenti da queste esperienze. Accolgo con favore le proposte riguardanti sperimentazioni più rigorose sui farmaci e l’insistenza sulla raccolta di dati obiettivi, nonché l’interesse a proteggere tutti i cittadini dell’Unione a prescindere dai sistemi sanitari nazionali. Ritengo molto importante la richiesta di finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo, assieme alla norma secondo la quale le aziende farmaceutiche avranno un ruolo consultivo, e non decisionale. Lo stesso principio si applica a studi e prove cliniche su vaccini e altri medicinali, che devono essere eseguiti indipendentemente dalle case farmaceutiche. Appoggio la richiesta di norme più severe per gli esperti e i consulenti che lavorano per le istituzioni europee. L’opinione pubblica deve essere informata con chiarezza e trasparenza, in maniera tale da non scatenare il panico, ma fornendo informazioni qualificate e comprensibili. In qualità di questore responsabile della salute dei membri del Parlamento europeo e dei dipendenti, desidero puntualizzare che le misure da noi adottate in relazione al Parlamento europeo sono state sicuramente efficaci, ma non poco dispendiose.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. – Sulla base dei dati statistici riportati dalla presente relazione, la reazione di fronte alla diffusione dell'influenza H1N1 è stata effettivamente sproporzionata rispetto alla reale natura del fenomeno, generando, infatti, campagne di vaccinazione iper-costose in molti Stati membri. La relatrice ha ritenuto quindi opportuno sollevare questioni assai rilevanti, prime fra tutte quella riguardante la preponderante influenza delle case farmaceutiche. Urge, infatti, che gli studi sui medicinali antivirus siano indipendenti dalle aziende farmaceutiche. Le procedure di autorizzazione accelerate hanno dimostrato i loro limiti, perché non ci sono prove scientifiche disponibili e quindi si fa ancora ricorso ai dati diffusi dall'industria. C'è poi bisogno di una migliore cooperazione, per sollecitare un riesame dei piani di prevenzione e dei ruoli dei principali operatori, ed anche per permettere agli Stati membri di procedere ad acquisti raggruppati su base volontaria. L'OMS dovrebbe, quanto prima, rivedere la sua definizione di pandemia, per includere così anche la "severità" del virus nella sua classificazione. A tal proposito, è necessario che il vaccino sia efficace, presenti un rapporto positivo tra rischi e benefici e sia mirato ai gruppi veramente a rischio. Infine, occorre evitare ogni conflitto d'interessi, perché essi possono generare, immediatamente nell'opinione pubblica, sospetti di indebite pressioni.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto.(FR) Questa relazione ha il pregio di condannare la mancanza di trasparenza dell’Agenzia europea per i medicinali nonché i legami tra le case farmaceutiche e i gli esperti che si occupano di vaccini e antivirali. È dunque un peccato che non chieda una sospensione delle attività dell’agenzia fino all’attuazione di una vera riforma di portata globale. Esprimo voto favorevole per incoraggiare la relatrice a osare di più nella prossima occasione.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La gestione dell’influenza H1N1 all’interno dell’Unione europea ha palesato una serie di problemi relativi soprattutto alla reale gravità e diffusione della malattia; la reazione degli Stati membri è stata sproporzionata ed estremamente dispendiosa, se raffrontata ai decessi registrati ogni anno per via dell’influenza stagionale e ai fondi impiegati dagli Stati membri per combatterla. Dall’analisi della gestione dell’influenza H1N1 in Europa emerge un problema fondamentale: l’assenza di valutazioni indipendenti da parte delle autorità sanitarie nazionali ed europee e una conseguente incapacità di adattare le misure di sanità pubbliche ai reali dati clinici ed epidemiologici a disposizione nel modo migliore e con tempestività. Si rendono dunque necessari dei cambiamenti nella gestione di futuri casi di pandemia per evitare di diffondere il panico tra i cittadini e farsi carico di costi inutili.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) La presente relazione valuta la gestione dell’influenza H1N1 nel 2009-2010 nell’Unione europea e mette in luce degli elementi da migliorare: cooperazione, indipendenza e trasparenza nella gestione di future crisi pandemiche, in particolare attraverso una migliore applicazione delle competenze del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Una sola valutazione è tuttavia insufficiente; non ho notato nuovi sviluppi sul piano di reazioni rapide ed efficaci alle epidemie e neppure un riferimento alle misure preventive. Come sempre la relazione è vaga e poco specifica ma, in mancanza di relazioni alternative, ho espresso voto favorevole.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) Nel 2009 l’influenza da virus A/H1N1 ha causato meno decessi dell’influenza stagionale. Pur riconoscendo la scarsa gravità dell’influenza H1N1, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato il livello 6 di allerta, cioè il più elevato. Per far fronte ai propri obblighi nei confronti della popolazione, gli Stati membri dell’Unione europea hanno investito migliaia di milioni di euro per combattere un’epidemia di influenza con un potenziale di rischio di gran lunga inferiore rispetto all’influenza stagionale. I mezzi di informazione, dal canto loro, hanno contribuito a diffondere il panico. Quando una pandemia ritenuta pericolosa si rivela in realtà una tempesta in un bicchier d’acqua, si corre il preoccupante rischio che gli allarmi futuri non vengano presi sul serio. Ciò dimostra chiaramente la necessità che l’OMS riesamini i criteri di definizione di pandemia.

Ovviamente, buona cooperazione e acquisti comuni risultano vantaggiosi in caso di pandemia, consentendo di ottenere riduzioni dei prezzi. Ci troviamo però a fronteggiare un enorme problema se l’autorizzazione di nuovi medicinali viene velocizzata per affrontare una falsa pandemia. Non si è tenuto in considerazione il ruolo dei mezzi di informazione e delle case farmaceutiche nell’alimentare il panico; per questo motivo, ho deciso di astenermi.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della risoluzione perché è difficile prevedere la gravità e l’evoluzione di una pandemia e spesso in questi casi si adottano misure sproporzionate. Si rende quindi necessario dedicare maggiore impegno al fine di garantire cooperazione, indipendenza e trasparenza. Anzitutto, i piani di prevenzione attuati a livello dell’Unione europea e degli Stati membri nell’evenienza di future pandemie di influenza devono essere rivisti seguendo un approccio coerente, per renderli flessibili e facilmente adattabili ogniqualvolta vi sia il rischio di una pandemia di influenza. Dobbiamo inoltre promuovere la cooperazione e il coordinamento delle azioni a livello internazionale e regionale, al fine di assicurare un’adeguata gestione del rischio e una reazione tempestiva al rischio di pandemia. Sono convinto che si debbano assegnare più risorse alla ricerca e allo sviluppo, in particolare con un incremento degli investimenti destinati alla valutazione e all’anticipazione dell’impatto di un virus influenzale. È importante garantire che gli accordi preventivi di acquisto e le consegne si svolgano con trasparenza, riducendo così la corruzione. Dobbiamo porre dei limiti al potere delle case farmaceutiche, non solo nell’ambito della distribuzione ma anche nello svolgimento di studi su vaccini e farmaci antivirali. Gli esperti scientifici dovrebbero dichiarare pubblicamente di non avere alcun interesse finanziario o di altro natura nell’industria farmaceutica.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho espresso voto favorevole per la relazione sulla valutazione della gestione dell’influenza H1N1 nel 2009-2010 nell’Unione europea. In molti paesi, compresa la Grecia, si è registrato un calo di attenzione da parte delle istituzioni e dello Stato al diminuire del clamore suscitato dal problema. Nonostante il dibattito si sia fermato, il virus non solo continua a esistere, ma si dimostra più mortale che in passato: in Grecia, per esempio, di recente si è registrato un incremento dei casi e dei decessi, ormai superiori a 100. La causa principale è stata la carenza di informazioni: pensando che il pericolo fosse ormai passato, i soggetti più vulnerabili, come i malati cronici, non hanno chiesto di essere vaccinati come invece avrebbero dovuto.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La relazione sulla gestione dell’influenza H1N1 nell’Unione europea nel 2009-2010 mette in luce il basso livello di gravità, in termini statistici, della malattia nella regione europea (sul piano umano, ogni decesso è una perdita irreparabile). Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in Europa l’influenza H1N1 del 2099 ha causato 2 900 decessi, un dato più basso delle stime ufficiali della Commissione europea relative ai decessi causati dalla sola influenza stagionale. I dati risultano inoltre nettamente inferiori rispetto alla previsioni più ottimistiche dei servizi sanitari degli Stati membri dell’Unione europea. Accettando la soglia di allerta massima dichiarata dall’Organizzazione mondiale per la salute (OMS), gli Stati membri e le istituzioni europee hanno attuato una serie di misure assai costose e sproporzionate rispetto alla gravità della patologia. Alla luce della raccomandazione dell’OMS, ritengo però che non si sarebbe potuto agire diversamente. Si rende comunque necessaria un’ulteriore riflessione sul caso e concordo con la relatrice sulla necessità di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri, una maggiore indipendenza e una maggiore trasparenza, specie rispetto alla valutazione del rapporto tra costi e benefici delle misure più dispendiose.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (EN) Secondo la relazione, è necessaria una migliore cooperazione in risposta alle pandemie nonché un riesame dei piani di prevenzione adottati nell’Unione europea e negli Stati membri. Si sottolinea inoltre la necessità di una cooperazione rafforzata tra gli Stati membri e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) e si chiede all’Organizzazione mondiale per la salute di riesaminare la propria definizione di pandemia tenendo in considerazione la diffusione geografica e la gravità. Si invita il CEPCM a esercitare le proprie competenze in quanto agenzia indipendente per valutare e comunicare la gravità del rischio di infezione all’interno dell’Unione europea, presentando raccomandazioni sulle migliori pratiche in settori quali le tecniche di gestione della crisi, la vaccinazione e le strategie di comunicazione. Inoltre la relazione chiede una valutazione delle strategie di vaccinazione contro l’influenza raccomandate nell’Unione europea e applicati negli Stati membri, comprendente l’efficacia dei vaccini, il rapporto tra i benefici e i rischi e i principali gruppi di destinatari in un’ottica di impiego sicuro ed efficace, la comunicazione da parte degli Stati membri alla Commissione di dati quali il numero di dosi di vaccini acquistate ed effettivamente utilizzate, il numero di casi di infezione da virus H1N1 e il numero di decessi, ecc. L’Unione europea deve potenziare la cooperazione, l’indipendenza e la trasparenza nella gestione di future pandemie.

 
  
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  Crescenzio Rivellini (PPE), per iscritto. – Mi congratulo per l'ottimo lavoro svolto dall'on. Rivasi. Questa relazione è un tentativo importante di evidenziare i dubbi che sono stati sollevati sulla risposta sproporzionata all'influenza suina in Europa, così come sulla potenziale influenza delle case farmaceutiche sulle azioni intraprese.

Valuto criticamente la risposta dell'Unione nel 2009-2010 alla cosiddetta influenza suina, il virus H1N1. Suggerisco, per il futuro, acquisti di gruppo di vaccini per risparmiare e regole più efficaci per evitare conflitti d'interesse, attraverso ad esempio la pubblicazione della dichiarazione d'interessi degli esperti che sono consulenti delle autorità sanitarie europee. A tal proposito, ricordo che secondo la legislazione europea, la responsabilità per i vaccini rimane alle case produttrici e non ai governi nazionali.

Inoltre, chiedo all'Organizzazione mondiale per la sanità di rivedere la definizione di "pandemia" e di tenere conto anche della gravità della malattia e non solo della diffusione geografica del virus. Al fine di dotare l'Unione di una propria capacità di prevenzione dei rischi di pandemia, si deve garantire al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie il sostegno necessario per eseguire tale compito in totale indipendenza.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Oggi il Parlamento europeo ha messo in luce la reazione sproporzionata all’epidemia di influenza suina in Europa. Gli Stati membri hanno speso migliaia di milioni di euro per i vaccini, autorizzati in tutta fretta nonostante la gravità moderata del virus. Come è noto, le risorse assegnate alla sanità spesso scarseggiano e vi sono questioni molto più importanti che l’assegnazione di sussidi alle grandi aziende farmaceutiche. I membri del Parlamento europeo oggi hanno chiesto un riesame dei meccanismi di reazione sanitaria dell’Unione europea. I piani di prevenzione dovrebbero essere resi sufficientemente autonomi e flessibili per adattarli nei tempi più brevi ai rischi reali. Si dovrebbe garantire una totale trasparenza della valutazione dei medicinali, pubblicando tutte le dichiarazioni di interessi per consentire un’indagine pubblica su potenziali conflitti di interesse. Nella reazione all’epidemia di influenza suina l’Unione europea ha seguito acriticamente l’Organizzazione mondiale della salute: chiaramente questo deve cambiare. Il Parlamento europeo ha chiesto una valutazione dei rischi significativa da parte dell’Unione e l’assegnazione al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie di risorse adeguate per eseguire tutti i suoi compiti, non ultimo la valutazione della gravità del rischio di infezione.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. – Nonostante la virulenza dell'influenza A/H1N1 in Europa non sia stata particolarmente aggressiva, questo virus sino ad oggi ha causato ben 4 700 decessi.

La relazione pubblicata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie rileva che, nella gestione del virus, l'Unione europea è stata incapace di adattarsi rapidamente alle misure mediche necessarie a circoscrivere le infezioni. Questo è in gran parte da imputare alle strategie di prevenzione adottate nei vari Stati membri, pianificate d'intesa con l'OMS anni fa senza aver mai più ricevuto aggiornamenti sostanziali.

Per evitare che situazioni del genere possano ripresentarsi, anche considerando le aspre critiche ricevute per le modalità di distribuzione dei vaccini, è soprattutto in questa direzione che bisognerà concentrare gli sforzi in futuro, ottimizzando le procedure di autorizzazione per l'immissione sul mercato di medicinali destinati alla reazione a crisi sanitarie.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD), per iscritto. – Siamo favorevoli alla relazione di iniziativa, in quanto ci siamo tutti accorti che l'eccesso di allarmismo legato alla presunta pandemia di influenza aviaria è costato all'UE circa 10 volte di più della normale campagna antinfluenzale.

L'aver accettato l'allarme dell'OMS senza agire in modo indipendente tramite analisi su costi e rischi effettuate dalle agenzie europee ECDC ed EMA, ci ha portato a campagne di vaccinazione costose quanto inutili ed in particolare a spingere la popolazione ad acquistare quantitativi spropositati di materiale sterile usa e getta e sostanze disinfettanti. Alla fine il risultato in termini di decessi, che è quello che più deve interessare il legislatore, è stato addirittura inferiore a quello di una normale influenza stagionale.

È quindi indispensabile che entro sei mesi la Commissione informi il Parlamento con un'analisi dettagliata dei costi-benefici e di come intenda porsi in futuro per analoghe situazioni. Occorre che l'OMS riveda la definizione di pandemia, in modo da tenere conto sia dell'estensione geografica sia della gravità dell'infezione.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) Ho appoggiato questa relazione che valuta la gestione dell’influenza H1N1 e chiede un meccanismo di acquisto comune dei vaccini. È importante imparare dai casi di epidemie già affrontati per garantire una maggiore protezione in futuro.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) Ho espresso voto favorevole sulla relazione dopo che accuse ed errori di valutazione sono stati in una certa misura smorzati per intervento della Commissione. La relazione muove delle critiche e indica strategie mediante le quali l’Unione europea potrà organizzarsi meglio in futuro disponendo più azioni comuni per prevenire eventuali pandemie.

 
  
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  Marina Yannakoudakis (ECR), per iscritto. (EN) Sebbene il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei sia favorevole al potenziamento della comunicazione e della cooperazione tra gli Stati membri in relazione a minacce sanitarie come le epidemie, la relazione sull’influenza H1N1 fornisce indicazioni errate sui dati riguardanti questa malattia e sulle precauzioni da adottare nell’eventualità di future epidemie. La relazione contiene diversi elementi discutibili e una motivazione che potrebbe determinare una valutazione fallace dell’influenza H1N1, del suo impatto sulla società europea e dei piani di reazione dei governi nazionali. Riteniamo che le misure raccomandate agli Stati membri in caso di epidemie (dall’acquisto dei vaccini alla comunicazione dei dati agli organi europei) siano poco lungimiranti e non risolvano i principali problemi associati all’influenza H1N1 o a future pandemie.

Inoltre la relazione attribuisce la responsabilità dei vaccini ai produttori, una misura che potrebbe ostacolare la fornitura dei vaccini e creare confusione nell’assegnazione delle responsabilità. Inoltre, il dossier cerca di ampliare il mandato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CECPM) e il suo rapporto con gli Stati membri, una misura indesiderabile perché potrebbe determinare un incremento dei fondi assegnati al CEPCM. Per questi motivi, il gruppo ECR ha espresso voto contrario sulla relazione.

 
  
  

Relazione Ayala Sender (A7-0048/2011)

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Accolgo con favore l’esito positivo del voto in commissione sulla nomina di Harald Wögerbauer a membro della Corte dei conti, alla luce della valutazione positiva del suo curriculum vitae e delle risposte fornite per iscritto al questionario fornito ai candidati per l’incarico in questione.

 
  
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  Catherine Grèze (Verts/ALE), per iscritto.(FR) Oggi cade il centenario della Giornata internazionale della donna: ho espresso voto contrario alla nomina di Harald Wögerbauer perché la presenza femminile all’interno della Corte dei conti europea è insufficiente.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Concordo sulla proposta perché Harald Wögerbauer soddisfa le condizioni stabilite all’articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea ed è stato espresso parere positivo sulla proposta di nominarlo membro della Corte dei conti.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho deciso di astenermi dal voto sulla nomina di Harald Wögerbauer a membro della Corte dei conti in considerazione di quanto riferitomi dai colleghi sulla scarsa chiarezza nello svolgimento del suo incarico presso la Corte dei conti austriaca.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La Corte dei conti riveste un ruolo di supervisione, attraverso la verifica della legalità e regolarità di entrate e uscite dell’Unione europea e il controllo della buona gestione finanziaria, operando in totale indipendenza. La nomina dei membri deve quindi basarsi sui due criteri di competenza e indipendenza. Su iniziativa del Consiglio, Harald Wögerbauer è stato proposto per l’incarico presso la Corte dei conti. Ha presentato il suo curriculum vitae, risposto a un questionario scritto e sostenuto un colloquio con la commissione per il controllo dei bilanci. Ha addotto argomentazioni valide per motivare la sua nomina a membro della Corte dei conti svolgendo i suoi doveri con competenza e indipendenza.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) In conseguenza delle riforme costituzionali richieste dal trattato di Lisbona nel 2010, i partiti di governo austriaci hanno introdotto una sorta di procedura standardizzata di nomina per alcuni incarichi presso l’Unione europea. A quanto pare, una serie di incarichi importanti mancano dall’elenco contenuto nell’articolo 23, paragrafo c, della Costituzione federale austriaca, secondo il quale le decisioni sugli incarichi senior dovrebbero essere comunicate almeno al Presidente austriaco e il governo federale dovrebbe cercare di raggiungere un accordo con il Nationalrat (Consiglio nazionale austriaco) sulle nomine. Harald Wögerbauer, direttore politico del gruppo parlamentare dell’Österreichische Volkspartei (Partito popolare austriaco), diventerà membro del Comitato esecutivo della Corte dei conti europea. A quanto pare, Harald Wögerbauer soddisfa i requisiti tecnici. Poiché tuttavia l’ Österreichische Volkspartei sembra assumere una linea autonoma rispetto alle decisioni sugli incarichi a livello europeo, violando i principi democratici e contravvenendo ai continui appelli alla trasparenza nelle nomine comunitarie, ho deciso di astenermi dal voto.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) Ho espresso voto favorevole per la relazione sulla nomina di Harald Wögerbauer a membro della Corte dei conti. Tutti i dati presentati, sui quali ho basato la mia decisione, indicano che le condizioni stabilite all’articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea sono soddisfatte, in particolare quelle riguardanti le garanzie di indipendenza. Accolgo dunque con favore la nomina di Harald Wögerbauer a membro della Corte dei conti.

 
  
  

Relazione Rivellini (A7-0023/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Esprimo voto favorevole per questa relazione perché è necessario trasporre le diverse raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), e già operative nei paesi aderenti alla CGPM, in un singolo atto legislativo europeo. La semplificazione è necessaria per evitare la stesura di regolamenti annuali ai fini dell’adeguamento normativo, come è avvenuto in passato.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore della relazione. L’obiettivo della politica comune della pesca (PCP) è garantire uno sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche marine e un elevato livello di protezione dell’ecosistema. La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) è stata istituita nel 1949 con un accordo internazionale e la Comunità europea ne è parte aderente. La CGPM riveste un ruolo importante nell’attuazione dei principali obiettivi della politica della pesca, la promozione dello sviluppo, della conservazione e della gestione delle risorse biologiche marine, la formulazione e raccomandazione di misure di conservazione e la promozione di progetti cooperativi di formazione. Poiché le raccomandazioni adottate dalla CGPM sono vincolanti per le sue parti contraenti e la Comunità è una di esse, le disposizioni dell’accordo devono essere trasposte nel diritto comunitario garantendo la coerenza e l’applicazione di questa politica.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore di questo documento che tende a unire in un solo atto legislativo comunitario talune misure decise dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo. Fino ad oggi, infatti, la Comunità europea ha adottato regolamenti annuali ai fini dell´adeguamento normativo, mentre con tale relazione si procede verso quella semplificazione burocratica e amministrativa che è uno degli obiettivi dell'Unione europea.

Il documento ha poi il merito di porre chiarezza anche su taluni aspetti prettamente tecnici: stabilisce ad esempio chiare misure di restrizione di pesca nel golfo del Leone e fissa la dimensione minima di maglia delle reti nel Mediterraneo e nel mar Nero, al contempo si proibisce l'uso di draghe trainate e reti da traino a più di 1 000 metri di profondità. Condivido infine l'emendamento 27 con cui si stabilisce di stilare ogni anno un elenco delle navi di lunghezza fuori tutto superiore ai 15 metri autorizzate a pescare nella zona CGPM tramite il rilascio di una autorizzazione di pesca.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato in favore di questa relazione perché ritengo che sia un positivo passo avanti in un settore economico cruciale per l'Europa come quello della pesca. Ritengo che qualsiasi intervento da parte dell'Unione europea in materia debba sempre partire dall'analisi delle necessità che emergono dalle realtà locali che da questa attività dipendono, spesso caratterizzate dalla presenza di piccole e medie imprese, fondamentali per l'economia e la società.

Nel Mediterraneo moltissime aree presentano queste caratteristiche, perciò è di grande importanza che le proposte legislative che intendono occuparsi della pesca in questa zona siano chiaramente ispirate al rispetto del principio di sussidiarietà, per non rischiare di compromettere l'intero sistema. Sono inoltre fermamente convinto che sia indispensabile soprattutto proteggere le piccole e medie imprese che operano nel settore, coinvolgendole nel processo decisionale e fornendo loro il massimo sostegno possibile, perché costituiscono realtà molto difficili da riqualificare. Norme che non tengano conto di queste peculiarità potrebbero danneggiare irreparabilmente i mercati più piccoli, costringendoli ad una riconversione in altro ambito che appare molto complessa da realizzare.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. – (PT) Concordo con il progetto di risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relative a talune disposizioni per la pesca nella zona coperta dall’accordo CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo). Per scongiurare l’usurpazione dei poteri del Parlamento, si dovrebbe eliminare dalla proposta l’articolo 28, secondo il quale le disposizioni del regolamento dovrebbero essere emendate seguendo una procedura di comitato e riducendo così il ruolo del Parlamento a semplice destinatario di informazioni inviate dalla Commissione e relative alle procedure del comitato di gestione.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. – (PT) Ho votato a favore della relazione sulla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) perché è volta a trasporre le raccomandazioni adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo europeo.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. – (PT) La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) ha adottato una serie di raccomandazioni in occasione delle sessioni annuali. La presente proposta tende semplicemente a trasporre talune raccomandazioni adottate in un singolo atto legislativo europeo, al quale possono essere aggiunte le future raccomandazioni. Il contenuto delle raccomandazioni adottate dalla CGPM e gli obblighi da esse derivanti sono spesso del tutto o in parte coperti dalla normativa comunitaria già adottata e si rende dunque necessario trasporre solo gli aspetti che differiscono. Il regolamento votato si applica alle attività commerciali di pesca e acquacoltura effettuate da navi dell’Unione europea e da cittadini degli Stati membri nella zona coperta dall’accordo CGPM. Non si applica alle operazioni di pesca effettuate a scopo di ricerca scientifica con l’autorizzazione e sotto l’autorità di uno Stato membro; in tal caso, solo la Commissione europea e gli Stati membri nelle cui acque è previsto lo svolgimento dell’attività devono essere informati in anticipo. Ritengo che la proposta della Commissione possa entrare in contrasto con i poteri del Parlamento rispetto all’argomento in questione; in particolare, l’articolo 28 deve essere modificato in modo da garantire l’effettiva partecipazione di questa Assemblea ai futuri emendamenti al regolamento e il rispetto delle prerogative parlamentari.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La presenta proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio è mirata alla trasposizione di alcune raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). La conversione di questo accordo in un singolo atto legislativo europeo rappresenta un significativo passo avanti perché consente di migliorare il controllo della catture di specie di pesca all’interno delle acque coperte, nonché la cooperazione, l’informazione e la comunicazione tra la Commissione europea, gli Stati membri e il segretariato esecutivo della CGPM. Poiché elimina la necessità di regolamenti annuali e le raccomandazioni sono già operative nei paesi aderenti alla CGPM, tale iniziativa equivale a una semplificazione delle procedure che considero lodevole e sostengo con forza, desideroso che venga attuata con successo.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Riconosciamo e ammettiamo l’importanza della cooperazione multilaterale volta a promuovere la conservazione e gestione adeguate delle risorse biologiche marine, il tema del presente accordo. La proposta di regolamento contiene tuttavia una disposizione che consideriamo inaccettabile e che abbiamo tentato di emendare proponendo l’eliminazione di un paragrafo dell’articolo 28. Alla luce della bocciatura dell’emendamento da parte della maggioranza, abbiamo espresso voto contrario sulla proposta di regolamento finale, che mira a conferire alla Commissione la facoltà di adottare atti delegati che potrebbero interessare un’area appartenente alla zona economica esclusiva (ZEE) di uno Stato membro. L’area cui faccio riferimento è il rilievo sottomarino Eratostene, che appartiene alla ZEE della Repubblica di Cipro. Questa facoltà è in conflitto con la sovranità della Repubblica di Cipro, specie perché l’area in questione è estremamente sensibile dal punto di vista politico, essendo contesa illegalmente da un paese terzo candidato all’ingresso nell’Unione europea.

Il fondale di questa area è dotato di risorse naturali che la Repubblica di Cipro ha il legittimo diritto di sfruttare, conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Rispetto a tale materia, le competenze dell’Unione europea dovrebbero limitarsi a questioni relative alla politica comune della pesca.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Abbiamo sempre attribuito la massima importanza alla cooperazione multilaterale volta a promuovere la conservazione e gestione adeguate delle risorse biologiche marine, il tema del presente accordo.

La proposta di regolamento contiene tuttavia una disposizione che consideriamo inaccettabile e che abbiamo tentato di emendare proponendo l’eliminazione di un paragrafo dell’articolo 28. Poiché la maggioranza ha bocciato l’emendamento, abbiamo espresso voto contrario sulla proposta di regolamento finale.

La sovranità della Repubblica di Cipro viene messa in discussione, ancor più perché l’area in questione è estremamente sensibile dal punto di vista politico, essendo contesa illegalmente da un paese terzo candidato all’ingresso nell’Unione europea. Il fondale di questa area è dotato di risorse naturali che la Repubblica di Cipro ha il legittimo diritto di sfruttare, conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Rispetto a tale materia, le competenze dell’Unione europea dovrebbero limitarsi a questioni relative alla politica comune della pesca.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Appoggio il documento, dato che le principali funzioni della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) sono la promozione dello sviluppo, della conservazione e della gestione delle risorse biologiche marine e la promozione di progetti cooperativi di formazione. La presente proposta di regolamento intende semplicemente trasporre talune raccomandazioni adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo comunitario. Ciò costituirebbe un passo importante verso la semplificazione, dato che fino ad oggi la Comunità europea ha solamente adottato regolamenti annuali ai fini dell’adeguamento normativo. La proposta prevede una serie di soluzioni interessanti: per quanto riguarda gli attrezzi di pesca, per esempio, la proposta di regolamento specifica la dimensione minima di maglia delle reti da impiegare nel Mediterraneo (articolo 15) e nel Mar Morto (articolo 16) e proibisce l’uso di draghe trainate e reti da traino a più di 1 000 metri di profondità (articolo 17). Prevede inoltre disposizioni da applicare a navi che effettuano attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN).

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Ho espresso voto a favore della relazione sulla pesca nella zona coperta dall’accordo CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo). La presente proposta di regolamento tende semplicemente a trasporre talune raccomandazioni adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo comunitario al quale possono essere aggiunte le future raccomandazioni mediante modifiche dello stesso. Ciò costituirebbe un passo importante verso la semplificazione, dato che fino ad oggi la Comunità europea ha solamente adottato regolamenti annuali ai fini dell’adeguamento normativo.

 
  
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  Clemente Mastella (PPE), per iscritto. L'appartenenza dell'Unione Europea alla Commissione generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) va incontro a un importante punto di svolta con la presente proposta di regolamento. Essa si rivela di estremo interesse, infatti, nel prevedere la trasposizione di talune raccomandazioni adottate dalla CGPM in un singolo atto legislativo comunitario. Tale atto costituisce uno strumento giuridico sicuramente più stabile dell'attuale e permette di aggiungere delle future raccomandazioni solo tramite una modifica dell'atto legislativo stesso. Esso rappresenta una tappa fondamentale per il miglioramento della certezza del diritto e contribuisce anche alla semplificazione normativa. Al di là della rilevanza di disposizioni riguardo ad una dimensione minima di maglia delle reti di pesca, l'articolo 28 della presente proposta di regolamento mette invece in dubbio le prerogative del Parlamento. Esso, infatti, prevede che le disposizioni contenute nel regolamento possano essere modificate secondo la "procedura di comitatologia", con cui la Commissione viene assistita da comitati di gestione, presieduti da un rappresentante della Commissione e composti da rappresentanti degli Stati membri. Ciò priverebbe, in effetti, il Parlamento delle sue competenze, ragion per cui sembra auspicabile che la Commissione agisca per atti delegati, con possibilità di revoca di delega di poteri da parte del Parlamento o del Consiglio.

 
  
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  Barbara Matera (PPE), per iscritto. – Condivido con il relatore la necessità di semplificare la regolamentazione in materia di pesca, addivenendo ad un regolamento che possa recepire, in un unico strumento, le raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo.

Condivido anche gli obbiettivi ed i principi applicati nella politica comune della pesca, ma credo che occorra garantire in tutti gli Stati membri costieri un giusto equilibrio tra valore socioeconomico e tutela degli ecosistemi, ovvero credo si debba rivendicare, nel rispetto di un principio generale, anche la tutela degli interessi particolari delle comunità locali.

Il regolamento n. 1967/2006 impone con minuzia gli attrezzi autorizzati alla pesca nelle acque della zona CGPM, nel nostro caso particolare, nel Mediterraneo. Bene, onorevoli colleghi, faccio presente, in questa sede, che l’obbiettivo della salvaguardia dei nostri habitat naturali comporta talvolta, così come previsto nella regolamentazione attuale, gravi ripercussioni per alcune comunità di pescatori.

L’Italia, a tal proposito, è in attesa, da parte della Commissione, di una deroga al divieto di fatto della pesca di due specie, che costituiscono il prodotto principale di una vasta marineria. Vorrei sensibilizzare, pertanto, tutti i rappresentanti dei 27 Stati membri e, per loro tramite, la Commissione, a considerare l’opportunità di rendere tali strumenti meno rigidi di fronte alle necessità di sopravvivenza di un comparto ittico locale.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) è stata istituita nel 1949 con un accordo internazionale. La sua zona di competenza abbraccia il Mediterraneo, il Mar Nero e le acque adiacenti, con funzioni come la promozione dello sviluppo, della conservazione e della gestione delle risorse biologiche marine, la formulazione e raccomandazione di misure di conservazione e la promozione di progetti cooperativi di formazione. La presente proposta di regolamento ha lo scopo di trasporre talune raccomandazioni adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo dell’Unione europea, cui possono essere aggiunte le future raccomandazioni mediante modifiche dello stesso.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) La relazione è finalizzata a favorire la trasposizione di svariate raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) e vertenti su misure tecniche. Una di queste, l’articolo 28 (procedura di emendamento), è fonte di preoccupazione per la commissione per la pesca perché è una disposizione molto dubbia: potrebbe infatti mettere a rischio le prerogative del Parlamento e l’attuale equilibrio istituzionale accrescendo le competenze di esecuzione conferite alla Commissione, al punto che tutti i futuri emendamenti al regolamento rientrerebbero tra le prerogative della Commissione stessa. La commissione per la pesca propone quindi l’eliminazione dell’articolo 28. Sembrerebbe che la Commissione non abbia sufficiente familiarità con il trattato di Lisbona e che alcuni funzionari abbiano il desiderio di prendere decisioni che dovrebbero, di fatto, competere al Parlamento. Ciò non può essere consentito. Ho espresso voto favorevole perché ritengo che con questa impudenza la Commissione abbia passato il segno.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questa risoluzione perché la pesca, specie nel Mediterraneo, non è una semplice attività economica, ma appartiene alla cultura e allo stile di vita. Intere regioni vivono di pesca e si rende quindi necessario dedicare particolare attenzione a questa attività, tenendo conto che la pesca nel Mediterraneo presenta più specificità che altrove e dovrebbe essere regolamentata da misure specifiche. A mio parere, è consigliabile trasporre le varie raccomandazioni adottate dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) in un singolo atto legislativo comunitario, dato che si tratta di raccomandazioni già in vigore. Sarebbe inoltre auspicabile elaborare misure tecniche volte a rafforzare le restrizioni alle attività di pesca all’interno del Golfo del Leone, disporre un inasprimento dei requisiti relativi alle reti ed emettere autorizzazioni per le attività di pesca.

Condivido che le imbarcazioni autorizzate alla pesca della lampuga siano soggette a normative più severe e al divieto di utilizzare draghe trainate e reti da traino a più di 1 000 metri di profondità. Sarebbe inoltre consigliabile regolamentare le misure di controllo, prevedendo la possibilità di effettuare ispezioni durante le operazioni di sbarco e trasbordo sulle navi dei paesi terzi, e conferire agli Stati membri la facoltà di vietare l’utilizzo dei loro porti a imbarcazioni di paesi terzi. Mi compiaccio di questa proposta di cooperazione attiva e scambio di informazioni con la CGPM.

 
  
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  Alfredo Pallone (PPE), per iscritto. – Cari colleghi, ho votato a favore della relazione del collega Rivellini perché concordo pienamente con l'importanza di giungere ad una semplificazione normativa delle regolamentazioni dell'Unione. La relazione offre la possibilità di convogliare tutte le raccomandazioni della Commissione per la Pesca nel Mediterraneo in un unico testo legislativo europeo, facilitando il cittadino nell'accesso alle documentazioni e facilitando gli organi competenti in eventuali modifiche future. Credo che l'attività di semplificazione normativa per il cittadino e gli operatori del settore sia un dovere, che noi, in quanto legislatori, dobbiamo compiere in modo rapido ed attento per permettere loro di comprendere le opportunità che l'Unione europea mette a disposizione, ma soprattutto per eliminare il fardello burocratico che tanti costi aggiuntivi presenta.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) è stata istituita nel 1949 con un accordo internazionale. La zona coperta dall’accordo abbraccia il Mediterraneo, il Mar Nero e le acque adiacenti. Le principali funzioni della CGPM sono la promozione dello sviluppo, della conservazione e della gestione delle risorse biologiche marine, la formulazione e raccomandazione di misure di conservazione e la promozione di progetti cooperativi di formazione. La presente proposta di regolamento tende semplicemente a trasporre talune raccomandazioni adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo comunitario, al quale possono essere aggiunte le future raccomandazioni mediante modifiche dello stesso. Le disposizioni del regolamento rientrano nelle materie di norma regolamentate da queste organizzazioni. Il Titolo II (misure tecniche) verte sulle restrizioni alle attività di pesca e alle reti da pesca utilizzabili; il Titolo III è incentrato sulle ‘misure di controllo’, come obblighi di rendicontazione, ispezioni, eccetera; il Titolo IV regola la cooperazione e gli obblighi di informazione e rendicontazione, affinché la Commissione e gli Stati membri possano cooperare e scambiare informazioni con il segretariato esecutivo della CGPM.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. – Ho votato a favore di questa risoluzione perché ritengo che l'attività normativa svolta dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo sia stata essenziale nell'ottica di raggiungere un livello di pesca sostenibile nel Mare Nostrum.

Le ultime statistiche sugli stock ittici del Mediterraneo rilevano che oltre il 54 per cento di quelli analizzati è sottoposto ad eccessivo sfruttamento. Per questo motivo è una priorità intervenire dal punto di vista legislativo per tutelare l'ambiente marino, riportando a livelli sostenibili l'utilizzo degli stock ittici. Ora sarà importante una piena collaborazione degli Stati membri che, nel più breve tempo possibile, dovranno recepire le nuove norme, prevedendo sanzioni adeguate nei confronti di chi non dovesse rispettarle.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) Ho votato a favore di questa relazione mirata alla semplificazione delle intese attuali sulle attività di pesca all’interno della zona coperta dall’accordo CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo).

 
  
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  Niki Tzavela (EFD), per iscritto. (EL) La Comunità europea e la Grecia appartengono alla zona coperta dall’accordo della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM). La proposta di regolamento relativa a talune disposizioni per la pesca nella zona coperta dall’accordo CGPM è volta alla trasposizione di alcune proposte adottate dalla CGPM, e già operative nei paesi aderenti, in un singolo atto legislativo comunitario. Ho espresso voto a favore di questa proposta di risoluzione perché ritengo che le misure di controllo suggerite consentiranno di proteggere l’ambiente naturale, a beneficio di tutte le parti aderenti alla CGPM.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a talune disposizioni per la pesca nella zona coperta dall’accordo CGPM (Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo). La trasposizione delle raccomandazioni adottate in un singolo atto legislativo comunitario semplificherà la gestione amministrativa e favorirà una maggiore efficienza, due aspetti da accogliere con favore. I singoli adeguamenti tecnici proposti riflettono gli attuali obblighi da rispettare per una politica della pesca responsabile.

 
  
  

Relazione Podimata (A7-0036/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto. (PT) Condivido appieno questa relazione in quanto si propone di introdurre una nuova forma di imposizione fiscale del settore finanziario. Si tratta di una misura che, oltre ad essere urgente in quanto tale, va ad integrare gli strumenti regolamentari e di vigilanza recentemente approvati. A questo proposito, desidero sottolineare che “l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe essere fissata sulla base più ampia possibile”, come propone il documento, così da includere tutti i tipi di transazioni. Tra gli altri vantaggi, una tassa sulle transazioni finanziarie renderebbe il mercato più equo e più trasparente, ridurrebbe la speculazione e i livelli di frode fiscale e distribuirebbe l’onere della crisi tra gli operatori finanziari. Le risorse aggiuntive derivanti da questa misura dovrebbero contribuire a combattere la povertà, a incoraggiare la creazione di posti di lavoro, a finanziare lo Stato sociale, a realizzare gli obiettivi climatici e ambientali e a finanziare altri elementi della strategia Europa 2020. Sono d’altro canto d’accordo sulla necessità che la Commissione proceda a un’indagine su un futuro sistema di Eurobond e la prevista emissione di obbligazioni comuni europee di progetto in quanto misure atte a stimolare gli investimenti. Sono altresì favorevole al principio “chi inquina paga”. Non possiamo infine trascurare gli aiuti allo sviluppo, è infatti importante mantenere l’impegno di stanziare lo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo di ogni Stato membro per i paesi in via di sviluppo.

 
  
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  Marta Andreasen (EFD), per iscritto. (EN) Ho votato contro la relazione Podimata su un finanziamento innovativo perché si propone di introdurre una tassa sui trasferimenti finanziari che, benché si affermi che è necessario proteggere l’economia dal trading rischioso e costituire un fondo da utilizzare nell’eventualità di una nuova crisi e che sarà applicata solo ai servizi all’ingrosso e ai settori professionali, sarà invece inevitabilmente trasferita sui consumatori e i contribuenti che già faticano nell’attuale crisi. La tassa avrà un impatto drammatico sulla City di Londra, sul settore dei servizi finanziari che è il più grande contribuente britannico al Tesoro. Costringerà le imprese a lasciare il Regno Unito con una perdita di posti di lavoro e di gettito fiscale.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto. (FR) Nell’attuale contesto di tagli di bilancio, la discussione sul finanziamento innovativo non è solo necessaria, ma vitale. Personalmente, sono molto favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, idealmente a livello internazionale, o in alternativa, a livello europeo. Mi fa piacere che questa misura sia stata adottata dalla maggioranza dei miei colleghi.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) La crisi economica e finanziaria mondiale ha messo in evidenza gravi lacune del quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale. È oggi evidente che abbiamo bisogno di nuovi strumenti in grado di porre un freno alla speculazione e di ristabilire il ruolo primario del settore finanziario, assicurando una ripartizione equa e proporzionata dell’onere tra i principali attori finanziari. Dobbiamo iniziare a discutere della tassazione del sistema finanziario che, finora, a differenza di altri settori, beneficia di ampie esenzioni fiscali. C’è anche la tendenza di applicare una generale esenzione IVA a tutte le attività finanziarie di base. Sono favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie che potrebbe contribuire a fronteggiare i modelli commerciali altamente pregiudizievoli nei mercati finanziari, a migliorare l’efficienza del mercato, a ridurre la volatilità dei prezzi e a creare incentivi affinché il settore finanziario effettui investimenti a lungo termine con un valore aggiunto per l’economia reale.

 
  
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  Dominique Baudis (PPE), per iscritto.(FR) Con questo voto, il Parlamento ha posto un’altra pietra miliare sulla strada verso la regolamentazione finanziaria mondiale. Abbiamo inviato un messaggio molto forte a favore dei progetti della presidenza francese del G20. Quando l’economia mostrerà i primi segni di ripresa, dovremo lavorare insieme per promuovere un modello di liberismo ben progettato ed equilibrato. La sinistra europea ha cercato di prendersi tutti i meriti dell’idea della tassazione delle transazioni finanziarie. Ma si è sbagliata. Gli europei sanno quando essere pragmatici. Il voto di oggi mostra che questo principio supera ogni differenza politica.

 
  
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  Bastiaan Belder (EFD), per iscritto. (NL) Non posso appoggiare la relazione Podimata, perché sono gli Stati membri ad essere responsabili della politica fiscale. La relazione non rende giustizia a tale situazione. Il suo obiettivo è quello di imporre una serie di tasse a livello dell’Unione europea, compresa una tassa sulle transazioni finanziarie e una tassa sull’energia. Se è necessaria una tassa sul settore finanziario, allora il suo gettito dovrebbe confluire nell’erario degli Stati membri che sono poi quelli che alla fine hanno dovuto salvare le banche. Gli Stati membri farebbero bene a utilizzare queste entrate per ridurre il debito pubblico che durante la crisi è lievitato. La relazione dà tuttavia per scontato che tali entrate potrebbero andare a vantaggio degli obiettivi di politica mondiale ed europea, compresi il cambiamento climatico e la cooperazione allo sviluppo.

La relazione comprende inoltre un’argomentazione a favore di un contributo di solidarietà sui biglietti aerei, per combattere i problemi di salute pubblica e ridurre gli oneri nel settore dei trasporti. Convengo sul fatto che potremmo realizzare questi utili obiettivi politici e che sarebbe auspicabile pensare di destinare più risorse per questo scopo. Tuttavia, dato che le nostre misure fiscali ne sarebbero influenzate, dovrebbero essere gli Stati membri a prendere queste iniziative, e non l’Europa a imporle dall’alto. Temo che un approccio di questo tipo potrebbe ostacolare una cooperazione proficua con il Consiglio.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto.(FR) Oltre tre anni dopo la crisi, gli strumenti di regolamentazione dei mercati finanziari sono più unici che rari. Da questo punto di vista, una nuova tassa consentirebbe di svincolare nuove fonti di finanziamento e di regolamentare le pratiche finanziarie più discutibili. Siamo chiari: in questo momento è impossibile affermare con certezza che quanto è accaduto tre anni fa in futuro non si ripeterà. È già un sufficiente motivo di disperazione. Si tratta ora di capire se l’Europa ha la massa critica per adottare azioni specifiche. Credo che ce l’abbia e credo che prima agirà, meglio sarà!

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) L’adozione di questa relazione in plenaria indica una via che l’Unione europea sembra voler imboccare. Sebbene l’idea di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie sembri andare a vantaggio del pubblico, anche se i leader del G20 non sono riusciti a istituire questo contributo a livello mondiale, mi corre l’obbligo di ricordare che potrebbero non mancare effetti indesiderati a medio e lungo termine. Una tassa di questo tipo, una tassa che graverebbe unicamente sui capitali presenti nell’Unione europea, avrà sicuramente l’effetto di fare migrare questi capitali verso paesi extraeuropei sviluppati o emergenti. Inoltre, almeno in una fase iniziale, vedremo che questa tassa sarà trasferita, sotto forma di costi, ai clienti delle banche o di altri servizi finanziari. A prescindere dallo scenario a cui assisteremo, ci sarà un effetto perverso: l’Unione europea si avvicinerà sempre di più ad una situazione pericolosa in cui rischierà di perdere la sua competitività nei confronti di Stati Uniti, Giappone o paesi BRIC, con effetti di rallentamento della crescita economica e problemi, anche per l’economia reale, che dipende dalle fonti di finanziamento meno costose possibili.

 
  
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  Vito Bonsignore (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato a favore di questa relazione perché condivido la necessità di cercare, da parte dell'Unione europea, nuovi strumenti di finanziamento innovativo. Essi, infatti, consentono all'UE di affrontare le sfide attuali, perché svolgono contemporaneamente un ruolo di regolamentazione e un ruolo di produzione di entrate

È stato spesso sottolineato in quest'Aula quanto la crisi economica abbia evidenziato le carenze di regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario globale. È altrettanto risaputo che oggi sono in primo luogo i contribuenti a farsi carico del costo della crisi, non soltanto attraverso contributi diretti, ma anche in termini di disoccupazione crescente, redditi sempre più bassi, accesso ridotto ai servizi sociali e aumento delle disparità. Per poter formulare risposte organiche e integrate alla crisi occorrono quindi nuovi strumenti.

Concordo, perciò, sull'introduzione, da tempo in discussione, di "eurobond", che possa dar luogo ad una gestione congiunta del debito attraverso l'aggregazione di parte del debito sovrano. Il relatore propone poi altri strumenti di finanziamento, atti a frenare la speculazione: ad esempio, una tassazione coerente ed efficace del settore energetico e l'elaborazione di proposte per una tassazione per lo sviluppo che permetta di incrementare le risorse da destinare al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio.

 
  
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  Jan Březina (PPE), per iscritto. (CS) Nell’Unione europea siamo ancora alle prese con le conseguenze della crisi finanziaria che, nel 2009, è sfociata in una crisi di bilancio, caratterizzata dall’emissione eccessiva di titoli di Stato. Contrariamente a quanto emerge dalla relazione approvata, io non individuo tra le cause le pressioni del mercato, ma piuttosto la politica di bilancio irresponsabile di molti governi nazionali non disposti a riformare i propri sistemi pensionistici, sanitari e occupazionali. A mio avviso, addossare la responsabilità della crisi al fallimento del mercato è sbagliato e tradisce la mancanza del coraggio necessario per affrontare le riforme necessarie. Ora abbiamo approvato regole che prevedono un maggior rigore a livello di regolamentazione finanziaria e vigilanza dei mercati finanziari. Dovremmo andare oltre e adottare misure atte a rilanciare le economie europee, per esempio, sotto forma di finanziamenti per progetti infrastrutturali comuni e incentivi fiscali per le aziende che investono in scienza e ricerca. Vorrei mettervi in guardia contro l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e varie forme di tasse bancarie, perché bloccherebbe il mercato finanziario e costituirebbe una distorsione della concorrenza. Gli Eurobond non sono una soluzione, in quanto si limitano a trasferire l’irresponsabilità fiscale a livello europeo, verso luoghi ancora più lontani dal controllo pubblico, in cui le velleità di spesa eccessiva avrebbero ripercussioni ancora più gravi che a livello nazionale. Non sono nemmeno favorevole a una tassa sul carbonio a livello europeo, perché imporrebbe un onere sproporzionato in particolare sul settore energetico e ridurrebbe in ultima istanza la sicurezza energetica dell’Unione europea.

 
  
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  Zuzana Brzobohatá (S&D), per iscritto. (CS) Le transazioni finanziarie contribuiscono in misura consistente alla creazione di risorse nel settore finanziario e le varie operazioni speculative sui mercati finanziari hanno avuto un peso non trascurabile nella crisi finanziaria mondiale. Non è sicuramente giusto che siano i contribuenti a sostenere da soli l’onere della crisi finanziaria. Ritengo infatti che parte di tale onere dovrebbe essere trasferito al settore finanziario che in questo modo potrebbe farsi carico di parte dei suoi costi. La relazione si concentra nello specifico sulle transazioni particolarmente rischiose e speculative e favorirà pertanto una maggiore responsabilità del settore finanziario attraverso la futura tassazione delle transazioni finanziarie, che paradossalmente condurrà a una maggiore stabilità del settore finanziario mondiale. Un’altra ragione a favore dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie è legata al fatto che i servizi finanziari nella maggior parte degli Stati membri non sono assoggettati a IVA.

 
  
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  Antonio Cancian (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho votato in favore di questa relazione perché ritengo che sia un positivo passo avanti verso quelli che saranno i futuri innovativi strumenti di finanziamento alla base del rilancio dell'economia europea. Ritengo fondamentale per l'Europa reperire anche sul mercato risorse per finanziare i settori cruciali della nostra economia, in conformità con gli obiettivi dell'Europa 2020, in particolare le infrastrutture transeuropee nel settore trasporti, energia e telecomunicazioni necessarie per l'uscita dalla crisi.

È indispensabile trainare l'economia europea. La responsabilità dell'UE non è quella di imporre e/o aumentare le tasse, ma avere il coraggio di affrontare il mercato. La soluzione è riuscire a trovare nuove forme di finanziamento che possano garantire la piena realizzazione dei progetti nel minore tempo possibile, tramite la creazione di fondi ad hoc che abbiano come base l'emissione sul mercato dei capitali di titoli direttamente collegati alla realizzazione e allo sfruttamento economico dell'opera, i cosiddetti Project Bond.

Per quanto riguarda un'eventuale tassazione sulle transazioni finanziarie, essa dovrebbe essere proposta in Europa solo se introdotta a livello globale: ritengo che la Commissione debba valutare la possibilità di introdurre questa tassa a livello UE, tentando di stimare se ciò possa provocare conseguenze negative per la competitività del sistema UE.

 
  
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  Maria Da Graça Carvalho (PPE), per iscritto. (PT) Ho votato a favore della risoluzione del Parlamento in quanto condivido l’obiettivo della Commissione di aumentare il bilancio dell’Unione mediante strumenti fiscali innovativi. Riconosco inoltre i potenziali vantaggi dell’incremento dei finanziamenti del settore privato mediante denaro pubblico. Ritengo inoltre che misure di questo tipo dovrebbero essere accompagnate da una divulgazione trasparente, corredata di adeguati orientamenti relativi agli investimenti, gestione dei rischi, limiti di esposizione e procedure di controllo e vigilanza adeguate, da fissare in modo democraticamente responsabile.

 
  
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  Françoise Castex (S&D), per iscritto.(FR) Accolgo con favore il sostegno espresso in plenaria dal Parlamento europeo rispetto all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo penalizzerà notevolmente le transazioni finanziarie molto speculative e socialmente inutili, assicurando al contempo all’Unione europea entrate annue per 200 miliardi di euro. Questo voto va in senso contrario rispetto al patto di competitività. Invece di penalizzare gli Stati e i cittadini, dobbiamo tassare i mercati finanziari. La Commissione e il Consiglio devono urgentemente prenderne atto.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto. (PT) Appoggio, seppur con alcune riserve, la relazione Podimata su un finanziamento innovativo. Condivido le preoccupazioni della relatrice sulla crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando e la conseguente mancanza d’investimenti. Concordo altresì sul fatto che è auspicabile che gli investimenti si traducano in maggiori progresso e innovazione e che occorre che l’Europa accresca la sua capacità d’investimenti intelligenti. Temo tuttavia che la relazione sia eccessivamente orientata verso l’aumento delle imposte, mentre in molti paesi (come il Portogallo), già siamo vittime di una sorta di overdose di oneri fiscali. Nella sua versione finale, la relazione chiede l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (a livello mondiale, o per lo meno europeo), ammettendo che le sue conseguenze devono essere studiate (e propone a tale fine uno studio a posteriori). Rivolgo un plauso alla difesa del lancio degli Eurobond, che favorirebbero l’accesso al mercato per i paesi più deboli della zona euro, e il parere secondo cui “questo sarebbe vantaggioso per tutti gli Stati membri partecipanti allo stesso e alla zona euro nel suo complesso”.

 
  
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  Frédéric Daerden (S&D) , per iscritto.(FR) Alcuni sono contrari a una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) a livello europeo perché avrebbe un effetto distorsivo sulla concorrenza nei mercati finanziari a spese dell’Europa. Non credo che una tassa dello 0,01 per cento su queste transazioni possa indurre gli investitori a ritirarsi dal mercato finanziario più grande del mondo.

Se speriamo che sia il G20 a prendere questa iniziativa a livello mondiale, credo che aspetteremo in eterno. Mi fa pertanto piacere che l’emendamento presentato dal gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo a favore di questa TTF a livello europeo sia stato approvato. Assicurerebbe entrate annue per circa 200 miliardi di euro, consentendo in questo modo all’Unione di gestire adeguatamente il suo bilancio, in un momento in cui i membri del Consiglio non fanno mistero della loro intenzione di applicare tagli, nonostante il valore aggiunto derivante dalle spese europee.

La crisi, provocata dagli attori del mercato finanziario, è una delle argomentazioni addotte dai nostri governi di destra per chiedere tagli di bilancio, soprattutto a scapito delle spese sociali. I cittadini europei si troverebbero pertanto a pagare per errori che non hanno commesso. La TTF riporterebbe giustizia sociale nelle decisioni europee, consolidando le finanze pubbliche a spese di chi per primo le ha indebolite. È perciò proprio questo il momento giusto per una misura di tale portata.

 
  
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  Luigi Ciriaco De Mita (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi economico-finanziaria ha messo in evidenza la totale assenza di etica in tale ambito. Il paradigma della nuova economia del benessere secondo cui il perseguimento del benessere individuale è la chiave per il benessere collettivo, che ne costituisce la sommatoria, appare in tutta la sua inadeguatezza. Infatti, in questa logica, l'interesse individuale non si pone alcun limite rispetto all'interesse collettivo e tantomeno generale. Poiché invece il governo della cosa pubblica si deve porre innanzitutto l´interesse generale quale orizzonte in cui operare, e all´interno di esso dare libero spazio a libertà e diritti individuali, occorre sostenerla con un sistema tributario equo e progressivo. Coerentemente a questa tassazione, che deve essere sostenuta a livello globale, a partire dall´UE e da tutti i Paesi del G-8 e G-20, occorre rendere assimilabile agli altri redditi i ricavi dalle transazioni finanziarie attraverso una specifica imposizione fiscale che favorisca, insieme ad altre regole e nuovi paradigmi, una maggiore responsabilità degli operatori. Infine la introduzione di Eurobond finalizzati al fondo anticrisi e ai progetti infrastrutturali, potrebbe rafforzare, se addizionale al bilancio comunitario, le capacità di azione dell´UE. La relazione che abbiamo approvato mi pare vada, seppur lentamente, in tali direzioni

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto.(FR) L’attuale crisi economica ha evidenziato varie lacune nella vigilanza del settore finanziario. Abbiamo pertanto bisogno di nuovi strumenti e nuove politiche fiscali. Il sistema finanziario ha effettivamente ottenuto consistenti utili grazie a transazioni speculative e oltre tutto non è assoggettato a nessuna imposta. Votando a favore di una tassa sulle transazioni finanziarie, i cui proventi potrebbero essere utilmente canalizzati verso gli aiuti allo sviluppo, il Parlamento europeo ha espresso la sua volontà di porre fine a questa ingiustizia. La tassa dovrebbe naturalmente essere applicata a livello internazionale, ma se ciò non avvenisse, chiederemmo all’Unione europea di fare fronte alle sue responsabilità attuandola al suo interno. In questo modo, l’Europa darebbe l’esempio, sia in termini di finanziamento innovativo sia in termini di solidarietà verso i paesi in via di sviluppo. Spetta ora alla Commissione europea presentarci una proposta legislativa che soddisfi le aspettative espresse da un’ampia maggioranza del Parlamento.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto.(FR) Accolgo con favore questa votazione sulla tassa sulle transazioni finanziarie perché il Parlamento europeo chiede all’Unione di attuare questo regime fiscale senza aspettare un’ipotetica decisione in materia a livello mondiale. L’Unione europea vanta il più grande settore finanziario al mondo e deve pertanto assumere la guida in questo frangente.

Secondo vari studi, l’introduzione di una tassa dello 0,05 per cento sulle transazioni genererebbe un gettito annuo di circa 200 miliardi di euro che si renderebbero disponibili per finanziare la ripresa e la cooperazione allo sviluppo e per la protezione dell’ambiente, scoraggiando al contempo la speculazione finanziaria. Ciò detto, rimango comunque convinta che sia necessario introdurre una tassa di questo tipo a livello internazionale: l’Unione europea deve incoraggiare i suoi partner ad adottare normative in materia di tasse finanziarie.

E lo dico perché, se questa tassa sarà applicata solo nell’Unione europea e non a livello internazionale, dai principali concorrenti finanziari dell’Europa, le finanze europee saranno gravemente penalizzate. Spero in particolare che possa essere raggiunto un compromesso su questo punto durante la presidenza francese del G20.

 
  
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  Harlem Désir (S&D), per iscritto.(FR) Da oltre 10 anni, i socialisti europei lottano al Parlamento europeo per una tassa sulle transazioni finanziarie. Questa tassa offrirebbe molti vantaggi: non solo scoraggerebbe la speculazione finanziaria, ma potrebbe anche finanziare gli aiuti ai paesi in via di sviluppo e il loro adattamento al cambiamento climatico, contribuendo al contempo al bilancio dell’Unione europea.

Il mondo si trova attualmente in una situazione diversa: la recessione ha reso ancora più urgente la necessità di stabilizzare i mercati finanziari e l’Unione europea ha bisogno di risorse nuove per superare questa recessione – deve superarla attraverso la ripresa, non attraverso l’austerità.

Allo stesso tempo, il movimento a favore della tassa sta amplificandosi: sempre più governi sono favorevoli e il Parlamento europeo ha già ripetutamente votato a favore dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Questo nuovo voto a favore della tassa è un passo importante: il Parlamento segnala che dobbiamo agire immediatamente a livello europeo, anche se non ci sarà un accordo mondiale. La richiesta del Parlamento è chiara e l’esito del voto è stato schiacciante: ora dobbiamo tradurre le nostre parole in azioni e applicare la tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Lena Ek (ALDE), per iscritto.(SV) La relazione su un finanziamento innovativo affronta una serie di aspetti importanti. Purtroppo però propone l’introduzione da parte dell’Europa di una tassa sulle transazioni finanzarie su base unilaterale. Credo che dovremmo prendere in considerazione l’esempio svedese in modo da evitare di commettere lo stesso errore a livello europeo. Il mio paese negli anni ’80 ha introdotto unilateralmente una sorta di tassa sulle transazioni finanziarie, il cui effetto è stata la migrazione della maggior parte degli scambi di azioni, titoli e opzioni a Londra. Ritengo che ci sia un elevato rischio che gli effetti stabilizzatori sul mercato finanziario non si realizzino se l’Unione europea introdurrà unilateralmente una tassa di questo tipo. Il rischio che gli scambi in azioni, titoli e opzioni si trasferiscano verso mercati extraeuropei meno trasparenti e meno aperti è elevato, il che non può certamente contribuire a creare condizioni migliori per il controllo del mercato finanziario. Ho pertanto votato contro l’emendamento che proponeva una Tobin tax europea tuttavia, malgrado questa proposta sia stata approvata, ho deciso di votare comunque a favore della relazione nella votazione finale.

L’ho fatto perché, come negoziatrice di Europa 2020 per il gruppo Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, avrei diversamente corso il rischio di indebolire la posizione negoziale del gruppo su quelli che per noi sono problemi cruciali, come l’importanza della creazione di un vero mercato interno, che consenta il finanziamento di progetti infrastrutturali mediante obbligazioni europee e la possibilità di individuare una soluzione relativamente ad una tassa europea sul carbonio.

 
  
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  Edite Estrela (S&D), per iscritto. (PT) Ho votato a favore di questa relazione perché difende la creazione di strumenti specifici, come l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, che potrebbero contribuire a migliorare l’efficienza del mercato, aumentare la trasparenza, ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi e creare incentivi affinché il settore finanziario effettui investimenti a lungo termine, con un valore aggiunto per l’economia reale.

 
  
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  Göran Färm, Olle Ludvigsson, Marita Ulvskog e Åsa Westlund (S&D), per iscritto.(SV) Noi socialdemocratici svedesi siamo favorevoli a una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale. L’Unione europea dovrebbe impegnarsi molto attivamente per realizzare un sistema di questo tipo. Se un accordo internazionale dovesse, con il tempo, rivelarsi politicamente impossibile, sarebbe necessario considerare con grande attenzione l’alternativa di una tassa sulle transazioni all’interno dell’Unione europea che si dovrebbe basare su una valutazione d’impatto equilibrata. La Commissione sta attualmente preparando un’analisi che non ha tuttavia impedito ai suoi rappresentanti di anticipare gli eventi in molteplici occasioni, esprimendo pareri nettamente negativi su una tassa a livello dell’Unione. A nostro avviso è inaccettabile. Pertanto, proprio per fare arrivare alla Commissione un chiaro messaggio, in cui affermiamo che dovremmo considerare seriamente questa tematica e che il processo deve essere imparziale, abbiamo scelto di votare a favore dell’emendamento relativo nello specifico all’introduzione di una tassa a livello dell’Unione. È molto importante che questa tematica possa essere discussa su una base decisionale oggettiva e ponderata.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto. (PT) La relazione discute della necessità di individuare nuove forme di finanziamento per il settore pubblico a livello mondiale ed europeo. In realtà, l’attuale crisi economica e finanziaria impone agli Stati membri di reperire entrate per mitigare la crisi di bilancio. Tra i nuovi mezzi di finanziamento c’è la tassazione del settore finanziario e delle emissioni di CO2.

In questi ultimi tempi, il settore finanziario ha snaturato i propri obiettivi che consistono nel finanziare lo sviluppo dell’economia e, adducendo il pretesto della necessità di coprire i rischi, ha aumentato i tassi, realizzando così immediatamente enormi utili, con un pesante impatto sulle finanze pubbliche e i cittadini. Allo stesso tempo, una tassa sulle emissioni di CO2 renderebbe più equo e coerente il principio “chi inquina paga” e contribuirebbe non solo a contenere il cambiamento climatico, ma anche a finanziare progetti di investimento in questo ambito. Concordo con una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale. Ritengo che la sua introduzione a livello europeo dovrebbe essere preceduta da uno studio di impatto. Concordo altresì con l’introduzione degli Eurobond, in quanto ritengo che siano uno strumento di gestione comune del debito.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Questa relazione parla di “finanziamento innovativo”. In realtà, non sfugge però alle vecchie e logore posizioni che rifiutano la giustizia più elementare. Il mercato finanziario avrebbe dovuto essere già da molto tempo controllato e regolamentato in modo efficace. Già da tempo si sarebbe dovuto porre un freno alla speculazione, che si trattasse di materie prime, compresi prodotti alimentari, proprietà, sussidi e pensioni, o il debito sovrano degli Stati (solo per dare qualche esempio). La Commissione europea si rifiuta però ostinatamente di portare avanti queste proposte, pur sapendo che le perdite finanziarie causate dall’evasione e dalla frode fiscale in Europa sono stimate ad un importo compreso tra 200 e 250 miliardi di euro all’anno, una somma che sarebbe sufficiente a ridurre i deficit pubblici senza dovere aumentare le tasse sul lavoro – la vecchia soluzione. Inoltre continua a rifiutarsi ostinatamente di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a livello dell’Unione europea e non spinge per una sua adozione a livello mondiale.

Lo stesso vale per lo scandaloso perdurare dei paradisi fiscali che potrebbero benissimo permettere di reperire fondi per combattere la povertà e altri problemi economici e sociali persistenti. Le stime attuali delle entrate che potrebbero essere generate da una tassa sulle transazioni finanziarie, anche ad un’aliquota bassa, parlano di circa 200 miliardi di euro all’anno a livello dell’Unione.

 
  
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  Carlo Fidanza (PPE), per iscritto. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, accolgo positivamente la risoluzione sugli strumenti di finanza innovativi che rappresenta il contributo del Parlamento al dibattito su come generare nuove entrate, assicurare una politica fiscale equa e massimizzare le capacità di recupero del prelievo. Sono favorevole all'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF): la recente crisi – di cui un certo tipo di finanza speculativa ha grosse colpe – dimostra come poi siano gli Stati e i cittadini a pagare in prima persona i danni causati da altri.

Una tassa sulle transazioni finanziarie porterebbe nelle casse pubbliche dell'UE circa 200 miliardi di euro ogni anno e contribuirebbe alla riduzione delle attività speculative, rendendole più costose e quindi meno vantaggiose. Tuttavia, ritengo che tale tassa vada istituita a livello globale e non solo europeo, al fine di evitare di creare uno svantaggio competitivo all'Europa stessa che, non dimentichiamo, ha un'attrattiva molto elevata essendo il più grande mercato mondiale. Infine, è da cogliere con grande favore il pronunciamento del Parlamento a favore degli Eurobond e dei Project Bond per sostenere la ripresa stimolando l'economia reale e favorendo la realizzazione di infrastrutture vitali per l'economia europea.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Già da molto tempo si sente la necessità di controllare e regolamentare in modo efficace il mercato dei capitali, evitando la speculazione su una gamma molto ampia di prodotti, comprese materie prime, transazioni sulle proprietà immobiliari, prestazioni, pensioni e assicurazioni, nonché una lunga serie di derivati, compresa la speculazione sul debito sovrano.

Purtroppo, la Commissione europea non ha fatto molti progressi con queste proposte, mentre è noto che le perdite finanziarie causate dall’evasione e dalla frode fiscale in Europa sono stimate ad un importo compreso tra 200 e 250 miliardi di euro all’anno, cifra che da sola basterebbe a ridurre i disavanzi pubblici senza dover aumentare le tasse sul lavoro.

Se applicassimo tuttavia tasse sulle transazioni finanziarie a livello mondiale e, quindi, anche a livello dell’Unione europea, oltre a decretare la scomparsa dei paradisi fiscali e dei prodotti finanziari speculativi, potremmo disporre di somme ancora più consistenti per affrontare i problemi economici e sociali.

Le attuali stime delle entrate che potrebbero essere generate da una tassa sulle transazioni finanziarie, anche ad un’aliquota bassa, parlano di circa 200 miliardi di euro all’anno nell’Unione europea.

Alla luce di ciò, non possiamo accettare che, con il prestesto della necessità di ulteriori studi e valutazioni, si procrastini ulteriormente l’assunzione di una posizione chiara sull’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Lorenzo Fontana (EFD), per iscritto. − Signor presidente, onorevoli colleghi, se il sistema finanziario, autore di operazioni avventate e speculazioni, viene additato tra i maggiori responsabili della crisi finanziaria, allora è giusto che siano gli artefici a dover contribuire apportando il contributo economico più significativo. Tuttavia, ritengo che la forma prevista da questa relazione vada ad inficiare i precari equilibri della concorrenza, minandone le basi, visto che una sua applicazione si presupporrebbe su scala globale. Per questo motivo e per non creare un pericoloso precedente di sistema impositivo europeo, ritengo di non appoggiare la relazione della collega, esprimendo un voto contrario.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI), per iscritto.(FR) Ho votato a favore degli emendamenti e delle parti del testo relative alla tassazione delle transazioni finanziarie. In realtà, ho votato a favore del principio secondo cui gli istituti finanziari dovrebbero contribuire a sostenere il costo della recessione, di cui sono responsabili, e a consolidare le nostre finanze pubbliche.

Il problema di questa relazione, su cui ho espresso voto contrario, è tuttavia che il suo obiettivo principale, tanto per cambiare, è quello di creare nuove tasse, gestite, laddove possibile, a livello europeo o mondiale, o per lo meno in presenza di organismi internazionali che stabiliscono chi saranno i beneficiari e come sarà utilizzato il denaro. Inoltre non c’è garanzia che le tasse sul lavoro siano ridotte in misura significativa. Per analoghi motivi, non posso che oppormi ad una tassa sul carbonio applicata a tutti i livelli, in quanto penalizzerebbe invariabilmente i cittadini meno abbienti, come è accaduto con l’ingiusto e impopolare progetto del Presidente Sarkozy.

Sono altresì contrario all’istituzione di un’agenzia europea responsabile dell’emissione di obbligazioni europee per gestire congiuntamente il debito pubblico – un vero e proprio premio per i pazzi, pagato dai sani di mente. Infine, mi dispiace che, sebbene la parte dedicata agli aiuti allo sviluppo giustamente castighi la corruzione dei governi e i paradisi fiscali, stia ben attenta a non denunciare le pratiche scandalose delle società multinazionali e soprattutto l’uso che fanno dei prezzi di trasferimento.

 
  
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  Louis Grech (S&D), per iscritto. (EN) La relazione su un “finanziamento innovativo” manda un messaggio forte agli istituti finanziari e, in particolare, al settore bancario. Afferma che è venuto il momento di regolamentare ulteriormente il settore finanziario, facendo in modo che le banche siano amministrativamente e giuridicamente responsabili di eventuali negligenze e di una gestione dei rischi inefficace. È ormai davanti agli occhi di tutti che il mercato dei servizi finanziari è spesso incapace di autoregolamentarsi in modo sufficiente e che la qualità della protezione e delle salvaguardie per i consumatori nel settore dei servizi finanziari esige miglioramenti tangibili e decisi, in particolare per quanto riguarda gli aspetti del controllo e della vigilanza. Le circostanze attuali potrebbero essere utilizzate come un’opportunità unica per rafforzare il settore dei servizi finanziari e per ripristinare la fiducia nel settore dei cittadini e dei consumatori che ora sono quelli che si trovano a pagare il conto degli errori marchiani commessi e del salvataggio dei grandi istituti finanziari.

Detto ciò, la Commissione dovrebbe come prima cosa valutare l’impatto di una tassa sulle transazioni finanziarie sull’economia europea, in quanto qualsiasi proposta futura non dovrebbe basarsi unicamente su decisioni prese d’impulso a fronte del tormentone del momento, ma dovrebbe inserirsi in un approccio pragmatico che dimostrerà di essere in grado di resistere al logorio del tempo e di ricostruire la fiducia dei cittadini europei nei mercati finanziari.

 
  
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  Estelle Grelier (S&D), per iscritto.(FR) L’adozione della relazione Podimata ha dato al Parlamento l’opportunità per esprimere il suo esplicito sostegno all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Finora, la destra europea ha sempre fatto fallire le proposte dei socialisti su questo tema, sia nelle commissioni parlamentari sia in plenaria. Il fatto che la maggioranza degli eurodeputati, e quindi una parte della destra, sia stata convinta da questo progetto, caldeggiato già da anni dal gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, è una buona notizia. Dimostra che, insieme, ci stiamo progressivamente rendendo conto dei pregi di questo progetto. La votazione segna l’inizio di una nuova fase nel processo che condurrà all’introduzione di uno strumento finanziario che servirà in particolare a generare risorse proprie supplementari per il bilancio dell’Unione europea, ma anche per sostenere iniziative di sviluppo a livello internazionale. La battaglia non è tuttavia ancora vinta. Per ora, abbiamo solo una posizione politica. Aldilà delle loro parole, dobbiamo essere vigili rispetto alla vera disponibilità e volontà dei capi di Stato e di governo europei, gran parte dei quali sono di centro-destra, di introdurre questa tassa.

 
  
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  Nathalie Griesbeck (ALDE), per iscritto.(FR) Da molti anni combattiamo per l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Nonostante le numerose riserve con cui si è scontrata quest’idea, l’adozione della risoluzione a larga maggioranza costituisce un passo importante. Incoraggiando la tassazione delle transazioni finanziarie a livello internazionale e, in ogni caso, raccomandando la creazione di una tassa di questo tipo all’interno dell’Unione europea, il Parlamento pone le basi di un nuovo ordine finanziario mondiale. Non dovremmo inoltre dimenticare le nuove prospettive finanziarie che una tassa di questo tipo offrirebbe, dato che la sua introduzione potrebbe generare circa 200 miliardi di euro all’anno. Questo voto costituisce una grande vittoria, tocca ora agli organismi internazionali avere il coraggio di cui hanno dato prova gli eurodeputati.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), per iscritto.(FR) La tassazione delle transazioni finanziarie è un obiettivo per il quale da tempo i socialisti e la sinistra europea combattono. L’adozione, a larga maggioranza, della relazione della mia collega greca, onorevole Podimata, è testimonianza dei progressi politici compiuti dal Parlamento europeo. È una grande vittoria per la sinistra europea, una vittoria di cui può andare fiera. Benché il testo non abbia un effetto legislativo diretto, segna un passo politico decisivo: d’ora in poi, la destra europea al Parlamento europeo non potrà impedire l’introduzione di una tassa di questo tipo. È un passo concreto verso il federalismo di bilancio, che rappresenta l’unica possibilità per l’Unione europea di realizzare i suoi obiettivi in termini di crescita e occupazione e per superare la recessione.

 
  
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  Juozas Imbrasas (EFD), per iscritto. (LT) Mi sono espresso a favore di questa relazione perché uno dei principali vantaggi degli strumenti di finanziamento innovativo è rappresentato dal fatto che possono apportare un duplice effetto positivo, in quanto possono contribuire al raggiungimento di importanti obiettivi politici, come la stabilità dei mercati finanziari e la trasparenza, e offrire al contempo un potenziale significativo in termini di generazione di entrate, tenendo però anche conto degli effetti di tali strumenti sulle esternalità negative prodotte dal settore finanziario. Concordo con la disposizione e la richiesta secondo cui le misure di finanziamento innovativo dovrebbero attingere maggiormente da questo settore e contribuire ad allontanare la pressione fiscale dai lavoratori. Uno strumento di questo tipo potrebbe migliorare l’efficienza del mercato, aumentare la trasparenza e porre un freno alla speculazione, ridurre l’eccessiva volatilità dei prezzi, creare incentivi affinché il settore finanziario effettui investimenti a lungo termine con un valore aggiunto per l’economia reale, e inoltre contribuire a finanziare i beni pubblici mondiali e a ridurre i deficit pubblici. Condivido l’idea dell’emissione di obbligazioni comuni europee di progetto per finanziare le notevoli necessità infrastrutturali dell’Europa e taluni progetti strutturali europei nel quadro dell’agenda Europa 2020 e in vista di nuove strategie europee dell’Unione europea già annunciate, quali la nuova strategia per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche nonché altri progetti su vasta scala. Le obbligazioni comuni europee di progetto garantirebbero così gli investimenti necessari, attirerebbero le risorse di cui hanno bisogno, e diventerebbero un meccanismo importante per ottimizzare l’effetto leva degli aiuti pubblici. Questi progetti devono anche contribuire alla trasformazione ecologica delle nostre economie, spianando la strada a un’economia a zero emissioni di carbonio.

 
  
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  Arturs Krišjānis Kariņš (PPE), per iscritto. – (LV) Una nuova tassa sulle transazioni finanziarie non risolverà i problemi di bilancio degli Stati membri dell’Unione europea. Proprio per questo non ho appoggiato la relazione su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. Contrariamente a quanto credono alcuni, questa tassa non saranno le banche a pagarla, ma i loro clienti, ossia sempre i soliti vecchi contribuenti. In un momento in cui si delinea la ripresa economica, non dovremmo introdurre nuove tasse, dovremmo invece cercare di ridurre la spesa governativa. Una nuova tassa servirebbe unicamente a nascondere l’incapacità dei governi di contenere la spesa e non avrebbe l’effetto auspicato.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE), per iscritto. − Egregio Presidente, onorevoli colleghi, la relazione sottoposta, oggi, al voto del Parlamento ha per oggetto l'introduzione di innovativi strumenti finanziari. Ho voluto sostenere con il mio voto la risoluzione perché la crisi economica di questi ultimi anni ha evidenziato la mancata regolamentazione e la necessità di dare vita a strumenti finanziari nuovi in grado di risolvere le grandi speculazioni finanziarie. In tal modo, l´azione europea sarà in grado di ristabilire in modo inequivocabile la necessità di rispondere ai bisogni dell'economia reale, sostenendo gli investimenti a lungo termine e creando nuove risorse supplementari, al fine di raccogliere e vincere le principali sfide mondiali ed europee, conseguendo gli obiettivi di crescita e sviluppo nel quadro della strategia 2020. Il vertiginoso aumento delle transazioni finanziarie ha manifestato il crescente divario fra finanza ed economia reale. L'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, l'emissione di obbligazioni comuni europee e la previsione di una tassa sul carbonio sono alcune delle proposte orientate alla creazione di nuovi percorsi necessari per la nostra economia tali, tuttavia, da non arrecare in alcun modo pregiudizio alle fasce più vulnerabili di consumatori.

 
  
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  Bogusław Liberadzki (S&D), per iscritto.(PL) Accolgo con estremo favore il risultato dal voto sulla relazione su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. Questa relazione tocca due temi di importanza fondamentale: la tassa sulle transazioni finanziarie e gli Eurobond che potrebbero essere importanti fonti di finanziamento per accrescere le capacità finanziarie ed economiche dell’Unione europea, che potrebbe in questo modo realizzare progetti grandi e strategicamente importanti, compresi progetti nel settore dei trasporti e dell’energia ed eventualmente anche facilitare la mobilizzazione di capitali privati. Il gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo già da tempo chiede una soluzione simile. Sono lieto che una netta maggioranza abbia votato a favore dell’introduzione di queste soluzioni innovative.

 
  
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  Sabine Lösing e Sabine Wils (GUE/NGL), per iscritto. (DE) DIE LINKE (La sinistra) già da anni si dichiara favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. L’idea è stata oggi accettata dal Parlamento europeo in termini generali. La relazione d’iniziativa Podimata, adottata dal Parlamento, non si pronuncia in maniera definitiva pro o contro la tassa sulle transazioni finanziarie. Non è chiaro se possiamo aspettarci una proposta analoga dalla Commissione ed eventualmente quando. La strada che precede l’avvio di un processo legislativo è ancora molto lunga. Attualmente, la Commissione si sta limitando a preparare uno studio di fattibilità. Una delle condizioni generali di questo studio di fattibilità è che la tassa sulle transazioni finanziarie non comprometta la competitività. È alquanto irrealistico pensare in questo momento all’introduzione a livello mondiale di una tassa sulle transazioni finanziarie. La relazione d’iniziativa non riguarda unicamente il tema della tassa sulle transazioni finanziarie, ma anche il regolare funzionamento della politica di concorrenza nell’Unione europea e l’introduzione di una tassa sul carbonio sul modello dell’IVA, applicata a tutti i prodotti nel mercato interno.

Non possiamo accettare questa tassa sul carbonio. È una richiesta di politica ambientale dei conservatori, che ricercano un mix energetico che combini energia nucleare e energie rinnovabili. L’energia nucleare non sarebbe toccata da questa tassa. Noi chiediamo la tassazione degli input energetici, compresa l’energia nucleare, attraverso una tassa combinata energia primaria/carbonio. Ci siamo astenute dal voto finale perché non potevamo votare a favore di una relazione che coniuga una buona idea, una tassa sulle transazioni finanziarie, a misure che andrebbero ad accrescere ulteriormente l’onere che grava sui cittadini europei.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE), per iscritto. (RO) Negli ultimi anni, la crisi economica e finanziaria mondiale ha evidenziato gravi lacune del quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale. Le transazioni finanziarie sono contraddistine da un enorme aumento di volume e da una notevole discrepanza di dimensioni tra tali operazioni e le necessità dell’economia reale. Gli investimenti a breve termine, che hanno acquisito un ruolo centrale, hanno determinato un’eccessiva volatilità e l’assunzione di rischi eccessivi. Le operazioni altamente speculative a breve termine si sono trovate al centro della crisi e hanno posto in evidenza la chiara connessione tra un quadro di regolamentazione e di vigilanza inefficiente e la sostenibilità delle finanze pubbliche. Ho votato a favore della relazione perché i problemi causati da questo comportamento del mercato hanno avuto un grave impatto sulle finanze pubbliche, sui cittadini europei e non solo. La relazione si propone di creare strumenti atti a porre a freno la speculazione, assicurare un’equa ripartizione degli oneri tra i principali attori finanziari e a creare nuove risorse supplementari al fine di raccogliere le sfide principali.

Si stima che l’evasione e la frode fiscale costino attualmente circa 250 miliardi di euro all’anno agli Stati membri dell’Unione europea. L’elemento nuovo è la tassa sulle transazioni finanziarie, che genererebbe entrate per circa 200 miliardi di euro all’anno per l’Unione europea e scoraggerebbe le transazioni speculative.

 
  
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  David Martin (S&D), per iscritto. (EN) Con il loro voto a favore di questa relazione, gli europarlamentari rispondono alla richiesta dei cittadini che domandano una tassazione giusta del settore finanziario. Il settore finanziario è in ampia misura esentato dal pagamento dell’IVA e beneficia di ampie esenzioni fiscali, mentre i comuni cittadini hanno dovuto farsi carico dei costi della crisi finanziaria, compreso un contributo di 9 500 euro a titolo di aiuto governativo per ogni uomo, donna e bambino nell’Unione europea. Con questo voto, gli eurodeputati hanno espresso il loro appoggio alle centinaia di migliaia di persone che si impegnano attivamente per una tassa “Robin Hood” – una piccola tassa sulle transazioni finanziarie in grado di raccogliere miliardi per realizzare le priorità interne e onorare i nostri impegni per combattere la povertà e il cambiamento climatico a livello internazionale.

Un accordo mondiale sarebbe il modo migliore per introdurre una tassa di questo tipo; ma l’imposta di bollo sulle azioni applicata dal Regno Unito dimostra che è possibile introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) efficace e ben strutturata senza andare ad indebolire la competitività. Una TTF coordinata a livello europeo sarebbe il primo passo verso una TTF mondiale. È venuto il momento di agire e l’Unione europea può guidare questa campagna per una tassazione mondiale più giusta.

 
  
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  Arlene McCarthy (S&D), per iscritto. (EN) Gli eurodeputati laburisti reagiscono alla richiesta dell’opinione pubblica che chiede una tassazione giusta del settore finanziario. Il settore finanziario è in ampia misura esentato dal pagamento dell’IVA e beneficia di ampie esenzioni fiscali, mentre i comuni cittadini hanno dovuto farsi carico dei costi della crisi finanziaria, compreso un contributo di 9 500 euro a titolo di aiuto governativo per ogni uomo, donna e bambino nell’Unione europea. Con questo voto, gli eurodeputati laburisti hanno espresso il loro appoggio alle centinaia di migliaia di persone che si impegnano attivamente per una tassa “Robin Hood” – una piccola tassa sulle transazioni finanziarie in grado di raccogliere miliardi per realizzare le priorità interne e onorare i nostri impegni per combattere la povertà e il cambiamento climatico a livello internazionale. Un accordo mondiale sarebbe il modo migliore per introdurre una tassa di questo tipo; ma l’imposta di bollo sulle azioni applicata dal Regno Unito dimostra che è possibile introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) efficace e ben strutturata senza andare ad indebolire la competitività. Una TTF coordinata a livello dell’Unione europea sarebbe il primo passo verso una TTF mondiale. È venuto il momento di agire e l’Unione europea può guidare questa campagna per una tassazione mondiale più giusta.

 
  
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  Jean-Luc Mélenchon (GUE/NGL), per iscritto.(FR) La sinistra promuove da anni l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie. Oggi quest’idea ha trovato consenso. Questa concessione alle nostre idee è la benvenuta. Una tassa sulle transazioni finanziarie dovrebbe tuttavia avere come unico scopo quello di promuovere l’interesse generale dei cittadini, e non il regolare funzionamento del libero commercio o dello scambio dei diritti di inquinare che alcuni – e anche questo testo – chiamano il “mercato del carbonio”. Voterò contro questa volgare aberrazione di quella che era una buona idea.

 
  
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  Nuno Melo (PPE), per iscritto. (PT) Benché condivida gran parte del contenuto della relazione, non ho potuto votare a suo favore in quanto raccomanda l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (a livello mondiale, o almeno europeo), pur ammettendo che le sue conseguenze devono ancora essere esaminate (e propone infatti uno studio a posteriori). Il partito che rappresento si è sempre opposto all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie di questo tipo in Portogallo, alla luce dell’effetto negativo che potrebbe avere sui mercati finanziari. Il Portogallo è un paese estremamente provato e non è in grado di sostenere ulteriori oneri fiscali, dato che alla fine dei conti, questa tassa sarebbe sostenuta dai cittadini, in quanto gli istituti finanziari la trasferirebbero ai loro clienti. L’introduzione di una tassa di questo tipo solo a livello europeo potrebbe regalare ad altri mercati vantaggi competitivi rispetto ai mercati finanziari europei.

 
  
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  Willy Meyer (GUE/NGL), per iscritto. – (ES) Ho votato a favore della relazione Podimata su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo in quanto introduce un’idea che è stata uno dei pilastri della sinistra nel mondo: l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Il testo potrebbe certamente essere più coraggioso e non subordinare la tassa all’istituzione di una tassa simile a livello mondiale.

La mia organizzazione politica ha sempre sostenuto la necessità di creare una tassa sui flussi di capitali mondiali, come la cosiddetta Tobin tax. Per questo motivo, anche se reputo insufficiente la proposta avanzata nella relazione, credo che costituisca un passo nella giusta direzione.

 
  
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  Louis Michel (ALDE), per iscritto.(FR) In occasione della crisi economica e monetaria mondiale del 2007, abbiamo potuto constatare le gravi debolezze del quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale. Ho guidato la battaglia all’interno del Parlamento europeo a favore di un finanziamento innovativo costituendo un gruppo di lavoro sulla fattibilità di una tassa sulle transazioni internazionali. Sono convinto che una tassa di questo tipo non solo consentirebbe una regolamentazione migliore del settore finanziario, ponendo freno all’attività puramente speculativa, ma aiuterebbe anche i più poveri, in particolare i paesi in via di sviluppo, e i meno sviluppati tra di loro, a realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio e ad adottare le misure necessarie per l’adattamento al cambiamento climatico.

Una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo potrebbe potenzialmente generare circa 200 miliardi di euro di entrate all’anno nell’Unione europea e quasi 650 miliardi di dollari all’anno a livello mondiale. Se facessimo progressi rilevanti a livello europeo applicando una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, manterremmo invariato il forte messaggio che abbiamo già trasmesso nel dicembre 2010 quando abbiamo adottato le raccomandazioni intitolate “la crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare”.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) L’adozione di questa relazione sarebbe il primo segnale forte da parte del Parlamento a favore di una tassa sulle transazioni finanziarie in un momento in cui la Commissione adotta un approccio ambiguo, mostrando da una parte l’intenzione di regolamentare gli attori finanziari, concedendo però loro dall’altra ampie esenzioni fiscali. È necessario segnalare l’atteggiamento ipocrita di alcuni leader dalla destra che chiedono la tassazione del settore finanziario, ma solo a livello mondiale, mentre sappiamo tutti che la sua attuazione è alquanto improbabile. La Commissione dovrebbe dire a chiare lettere che la tassa sulle transazioni deve essere pagata da tutti. Una situazione in cui gli agricoltori pagano le tasse, mentre i finanzieri non lo fanno, è inaccettabile. L’ingiustizia sociale dà adito a rancori e il permissivismo trasforma le istituzioni governative in una buca della sabbia creata dalle banche. Ho votato a favore.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI), per iscritto. (DE) L'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie costituisce un passo nella giusta direzione e andrebbe a colpire principalmente i fondi hedge e prodotti simili; con un interessamento limitato dell’economia reale. È indubbiamente giusto che l’Europa assuma la guida in questo ambito – dopo tutto, se volessimo coinvolgere anche gli americani, dovremmo aspettare all’infinito. Una tassa sulle transazioni finanziarie non dovrebbe in ogni caso essere usata come mezzo per fare entrare una tassa comunitaria dalla porta di servizio. Purtroppo però la relazione dell’onorevole Podimata ci conduce proprio in questa direzione. La sovranità fiscale deve rimanere a livello degli Stati membri. Se Bruxelles non riesce a gestire il denaro che incassa, significa che deve stringere la cinghia. Ci sono già abbastanza competenze che potrebbero essere regolamentate meglio a livello nazionale che non a livello dell’Unione europea. Le altre richieste contenute nella relazione, ossia l’introduzione degli Eurobond e di una tassa sul carbonio, dovrebbero essere respinte. Da una parte, gli Eurobond sono un prodotto che contraddice ogni buon senso economico, mentre dall’altra, ai paesi prudenti della zona euro viene ancora una volta ingiustamente chiesto di pagare il conto. L’Unione europea diventerebbe semplicemente un’Unione di trasferimenti. Inoltre, una tassa sul carbonio con obiettivi discutibili danneggerebbe l’economia europea e distruggerebbe posti di lavoro con un effetto sicuramente negativo per la maggior parte dei cittadini. Per queste ragioni, ritengo che dovremmo respingere la relazione.

 
  
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  Claudio Morganti (EFD), per iscritto. − Signor presidente, onorevoli colleghi, ho voluto esprimere il mio parere negativo su questa relazione, poiché, se da un lato l'idea di una contribuzione da parte del sistema finanziario, che molte colpe ha nella crisi degli ultimi due anni, parrebbe giusta, d'altro canto le modalità di applicazione mi lasciano molto perplesso.

Debbo dire che valuto positivamente la proposta relativa alla creazione degli eurobond, che credo possano essere uno strumento utile, ma è la preponderante parte relativa all'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a creare i maggiori problemi. Ritengo sia troppo rischiosa una sua applicazione ad un solo livello di Unione europea, poiché rischierebbe di togliere competitività all'intero sistema finanziario comunitario e che gli operatori potrebbero aggirare senza troppe difficoltà puntando su altre piazze.

Inoltre non vorrei che questa tassa potesse aprire la strada alla creazione di un potenziale erario centralizzato a livello UE, ipotesi che mi troverebbe nettamente contrario.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto. (DE) Finora è stato il contribuente europeo a farsi carico della maggior parte dei costi della crisi economica. È quindi importante utilizzare altri strumenti per fare sì che gli attori e gli speculatori dei mercati finanziari si assumano una parte di responsabilità. È una questione di giustizia. Una tassa sulle transazioni finanziarie non dovrebbe essere utilizzata da Bruxelles come pretesto per introdurre una tassazione diretta. Un’azione di questo tipo eroderebbe la sovranità in materia fiscale e generale degli Stati membri. La relazione rivela delle tendenze in questa direzione, ed è il motivo per il quale ho espresso un voto contrario.

 
  
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  Rolandas Paksas (EFD), per iscritto. – (LT) Ho votato a favore di questa risoluzione su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. L’Europa, con il più grande mercato finanziario del mondo, sta a poco a poco cercando di rimettersi in piedi dopo la crisi i cui effetti si faranno sentire ancora per molti anni. È conseguentemente cruciale introdurre misure finanziarie innovative in grado di assicurare stabilità e trasparenza finanziarie. Attualmente, alla maggior parte dei servizi finanziari non è imposta l’IVA, conseguentemente nel settore finanziario si perde un’importante fonte di reddito e la pressione fiscale per i lavoratori aumenta. Credo che la tassa sulle transazioni finanziarie sia una misura finanziaria efficace che potrebbe contribuire a ridurre la speculazione e i disavanzi pubblici. Dopo aver correttamente valutato il suo potenziale effetto negativo sulla competitività complessiva dell’Unione europea, dobbiamo fare tutto il possibile perché sia applicata anche a livello mondiale. Inoltre, per incrementare il PIL di tutti i paesi, sarebbe utile introdurre una tassa sugli attivi bancari proporzionata all’importanza sistemica degli istituti di credito interessati e al livello di rischio connesso alle singole attività. Condivido la proposta relativa all’emissione di obbligazioni europee di progetto che, come strumento di gestione comune del debito, potranno attirare maggiori investimenti verso progetti infrastrutturali europei. Inoltre, al fine di ottimizzare i risultati dell’applicazione della tassa sul carbonio, è necessario fissare i requisiti minimi obbligatori per tutti gli Stati membri, per impedire che oneri eccessivi si spostino sui consumatori a basso reddito.

 
  
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  Georgios Papanikolaou (PPE), per iscritto. (EL) Ho votato a favore della relazione di iniziativa del Parlamento europeo su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. La crisi finanziaria e la crisi del debito hanno messo a nudo le attuali lacune in termini di funzionamento e di controllo del settore finanziario. L’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie non è una proposta nuova ed è sicuramente impopolare in tutti i paesi sviluppati, senza eccezione alcuna, soprattutto in quelli che applicano politiche di bassa imposizione fiscale. In ogni caso, qualora un accordo mondiale risultasse impossibile, l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie nell’Unione europea, se non indebolisce la sua competitività, contribuirà a migliorare il funzionamento di questo settore specifico generando al contempo consistenti entrate pubbliche. È proprio questa la sostanza dell'emendamento n: 2, per il quale ho votato a favore.

 
  
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  Maria do Céu Patrão Neves (PPE), per iscritto. (PT) La relazione riguarda gli strumenti di finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. Delinea misure atte ad affrontare il problema delle gravi lacune del quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale che sono emerse a seguito della crisi economica e finanziaria mondiale del 2007-2009. Le transazioni finanziarie sono attualmente contraddistinte da un enorme aumento di volume e da una notevole discrepanza di dimensioni tra tali operazioni e le necessità del “mondo reale”. Nuovi modelli commerciali, come gli investimenti a breve termine e il trading automatizzato ad alta frequenza, che hanno acquisito un ruolo centrale nelle tendenze finanziarie su scala mondiale, portando a un’eccessiva volatilità e all’assunzione di rischi eccessivi, meritano l’attenzione dei nostri governanti. Sono ragioni sufficienti a giustificare che il Parlamento europeo, nell’ambito del suo mandato, dia un suo contributo e indichi le misure che reputa più idonee per risolvere la situazione attuale.

 
  
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  Marit Paulsen, Olle Schmidt e Cecilia Wikström (ALDE), per iscritto.(SV) La relazione su un finanziamento innovativo affronta numerosi aspetti rilevanti, come per esempio l’importanza di creare un vero mercato interno come base per la crescita europea, l’importanza di consentire il finanziamento di progetti infrastrutturali europei medianti obbligazioni europee di progetto, nonché una possibile soluzione relativamente alla tassa europea sul carbonio in modo da poter passare ad una produzione sostenibile in Europa. È anche significativo che la relazione evidenzi che gli Stati membri dell’Unione devono soddisfare gli obiettivi fissati in termini di aiuti.

Abbiamo tuttavia deciso di astenerci nella votazione finale perché non crediamo che sia opportuno che l’Europa introduca una tassa sulle transazioni finanziarie in maniera indipendente se non lo faranno anche altri paesi. Riteniamo che l’esempio svedese dovrebbe essere tenuto in considerazione per evitare di ripetere lo stesso errore a livello europeo: negli anni ‘80 è stata introdotta unilateralmente una sorta di tassa sulle transazioni finanziarie, con il risultato che la maggior parte degli scambi in azioni, titoli e opzioni si è spostata a Londra.

Riteniamo che ci sia un elevato rischio che gli effetti stabilizzatori del mercato finanziario, che speriamo possano essere indotti dalla tassa sulle transazioni finanziarie, non si concretizzino se l’Unione europea introdurrà una tassa simile unilateralmente. C’è un considerevole rischio che gli scambi in azioni, titoli e opzioni si trasferiscano invece verso mercati extraeuropei meno trasparenti e meno aperti. Non si creeranno certamente così condizioni migliori per il controllo del mercato finanziario e si rischierebbe inoltre di indebolire la vigilanza europea comune del mercato finanziario che abbiamo realizzato.

 
  
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  Miguel Portas (GUE/NGL), per iscritto. (PT) Per affrontare la crisi finanziaria mondiale e la grave recessione che ne è scaturita, numerosi governi hanno aumentato il debito sovrano a livelli insostenibili, con l’obiettivo di salvare le società finanziarie e di rivitalizzare le loro rispettive economie. Allo stesso tempo, le banche stanno accumulando utili sfruttando i differenziali tra i prestiti ottenuti dalle banche centrali ad un tasso di interesse quasi pari a zero e il prezzo al quale concedono prestiti ai loro clienti e agli Stati. Le società finanziarie devono pertanto rispondere a un imperativo morale assumendosi le proprie responsabilità di fronte alla crisi che loro stesse hanno causato: Una tassa sulle transazioni finanziarie è il minimo che si possa chiedere.

A chi cerca di procrastinare questa assunzione di responsabilità, adducendo a mo’ di pretesto, l’argomentazione secondo cui una tassa di questo tipo può essere introdotta solo a livello mondiale, vorrei dire: (1) che la posizione dell'Unione europea sarebbe notevolmente rafforzata dall’introduzione unilaterale di questa tassa; (2) se una parte del capitale utilizzato per le transazioni speculative dovesse lasciare l’Unione europea, si constaterebbe una riduzione della volatilità dei mercati finanziari, sicuramente vantaggiosa; (3) se una regolamentazione finanziaria a livello mondiale non è né fattibile né auspicabile, saranno necessarie regole ragionevoli sulla circolazione dei capitali. La relazione costituisce un passo in questa direzione.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione perché è ora che l’Unione europea assuma un ruolo guida ed introduca una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Credo che se compiremo noi questo primo passo, aumenteranno anche le probabilità di poter raggiungere l’obiettivo di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale. L’emendamento proposto dal mio gruppo che chiede l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello dell’Unione europea senza ulteriori attese (per esempio per condurre ulteriori studi) è stato approvato con una maggioranza risicata. Vorrei ora chiedere al Commissario responsabile, Šemeta, di agire.

La risoluzione è stata approvata ad ampia maggioranza con 529 voti a favore, 127 voti contrari e 18 astensioni. Il Parlamento sta lanciando un segnale forte che non può essere ignorato dalla Commissione o reinterpretato per futili motivi. Chiedo al Presidente Barroso di agire, di esercitare la prerogativa di iniziativa della Commissione e di presentare un progetto di proposta a noi legislatori. Potrebbero in questo modo essere raccolti in totale 200 miliardi di euro – fondi di cui c’è un disperato bisogno e che dovrebbero essere sborsati dai responsabili della crisi. Non dovremmo andare a chiedere ai contribuenti di coprire i buchi causati dalla crisi finanziaria, dovremmo invece esigere finalmente dal settore finanziario che paghi la sua parte. Questo denaro dovrebbe essere utilizzato sia per il consolidamento del bilancio sia come fonte di entrare proprie per il bilancio dell’Unione europea.

 
  
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  Raül Romeva i Rueda (Verts/ALE), per iscritto. (EN) Oggi il Parlamento europeo ha ribadito la richiesta di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo nel contesto di una relazione su un finanziamento innovativo approvata dagli eurodeputati. I verdi chiedono da tempo l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie e hanno accolto favorevolmente l’esito del voto con i commenti dell’onorevole Lamberts: “Il Parlamento europeo ha continuato ad esercitare pressione per l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello dell’Unione europea. Mentre la finalità ultima dovrebbe essere quella di introdurre una TTF a livello mondiale, è comunque utile che l'Unione europea vada avanti da sola. Gli eurodeputati oggi hanno esortato la Commissione ad adottare misure in questo senso. I verdi si fanno da tempo fautori dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie sia come mezzo per porre freno a speculazioni estremamente pericolose sia come nuova fonte di entrate pubbliche. Oltre a costituire una fonte di reddito potenzialmente significativa in un momento in cui i Tesori nazionali sono sotto pressione, una tassa sulle transazioni finanziarie è socialmente giusta. Una TTF consentirebbe inoltre di gestire il rischio sistemico derivante dal trading automatizzato ad alta frequenza, agendo da deterrente per le speculazioni rischiose. È ora che la Commissione e gli Stati membri smettano di temporeggiare.

 
  
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  Licia Ronzulli (PPE), per iscritto. − La recente crisi economica ha messo a nudo le carenze del sistema di regolamentazione e vigilanza della finanza mondiale.

Troppo spesso, infatti, il volume di queste operazioni ha di gran lunga superato le necessità del mondo reale, causando speculazioni che nel tempo hanno reso i capitali in gioco estremamente volatili e a rischio insolvenza. Questo sta pesando in primis sui contribuenti, anche in termini di alti tassi di disoccupazione, redditi sempre più bassi, accesso ridotto ai servizi sociali e aumento delle disparità.

Per prevenire future crisi, l'Unione Europea deve promuovere subito cambiamenti concreti nella regolamentazione e nella vigilanza, dando forma ad un contesto finanziario più sano e solido. L'idea di un prelievo sulle operazioni finanziarie presenta importanti vantaggi, soprattutto all'indomani di una crisi come quella attuale: stabilizzare i mercati, incentivare gli investimenti a lungo termine e garantire la tracciabilità ai fini di revisione delle singole operazioni.

Porre freno alle speculazioni, sostenere gli investimenti a lungo termine e conseguire una maggiore crescita a lungo termine nel quadro della strategia UE 2020: tutto questo deve essere completato dall'importanza di introdurre un sistema di finanziamento simile non solo nell'Unione europea, in modo da non generare svantaggi competitivi a nostro danno.

 
  
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  Vilja Savisaar-Toomast (ALDE), per iscritto. (ET) Nel voto di oggi è stato espresso sostegno per la relazione su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. L’unica parte che non ha trovato appoggio è stata la proposta che invita la Commissione indagare sulla fattibilità di un’imposta europea sul carbonio che, sul modello dell’IVA, sarà applicata a tutti i prodotti nel mercato interno. Sono lieta di poter osservare che sono stati appoggiati i punti principali, quelli in cui si chiede alla Commissione di studiare la fattibilità e la praticabilità di varie nuove tasse e le loro eventuali conseguenze. Come le tasse bancarie, anche le tasse sulle attività finanziarie e le tasse sulle transazioni finanziarie hanno il loro obiettivo economico e il loro potenziale di creazione di reddito è diverso, è quindi importante che, prima di imporre altre tasse, sia condotta un’analisi approfondita.

È stato appoggiato il principio secondo cui, se viene imposta una tassa sulle transazioni finanziarie, dovrebbe essere fissata sulla base più ampia possibile. Allo stesso tempo, gli eurodeputati; inclusa la sottoscritta, hanno chiesto di sapere chi pagherà alla fine dei conti questa tassa, perché l’onere fiscale grava normalmente sui clienti che, in questo caso, sarebbero gli investitori al dettaglio e i singoli. Grazie.

 
  
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  Edward Scicluna (S&D), per iscritto. (EN) Appoggio la relazione Podimata che contiene numerose buone idee su una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale. La verità è che buona parte del settore finanziario, in particolare le banche d’affari, deve ancora affrontare un processo di riforma alla luce di tutte le falle che sono state messe a nudo dalla crisi finanziaria. Persino il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, la scorsa settimana ha ammesso che il costo delle misure di austerità adottate nel Regno Unito e in tutta Europa, è sostenuto da “persone assolutamente irreprensibili” mentre il settore finanziario è tornato alla mentalità “business as usual”.

È giusto che il settore privato paghi la sua parte delle conseguenze della crisi finanziaria e provveda a qualsiasi futuro salvataggio, visto che ci sono ancora molte banche reputate “troppo grandi per fallire”. Spetta ora al FMI e alla Commissione europea valutare gli aspetti positivi e negativi di una tassa sulle transazioni finanziarie.

 
  
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  Peter Skinner (S&D), per iscritto. (EN) Durante la votazione odierna sulla relazione Podimata su un finanziamento innovativo, è stato votato un emendamento separato che chiedeva alla Commissione di avanzare proposte per una tassa sulle transazioni finanziarie in assenza di qualsiasi iniziativa a livello del G20.

Ho votato a favore dell’emendamento in nome della solidarietà di gruppo e perché credo che un chiaro sostegno all’idea di una TTF da parte dell'Europa potrebbe stimolare ulteriori discussioni al G20.

Sono in ogni caso consapevole del fatto che l’introduzione di una TTF a livello dell'Unione europea, nel caso in cui non fosse attuata anche a livello mondiale, comporta potenziali rischi per la competitività del Regno Unito come piazza finanziaria, con evidenti conseguenze sui cittadini del Sud-est dell’Inghilterra. Diffido di una TTF esclusivamente europea e credo che qualsiasi proposta debba essere oggetto di una rigorosa valutazione di impatto al fine di accertarsi che gli effetti positivi siano superiori agli inconvenienti per i miei elettori. Prima di aver ottenuto il risultato di una valutazione di impatto di questo tipo, non posso fare altro che respingere con determinazione le proposte che parlano di una TTF generalizzata dello 0,05 per cento su tutte le transazioni finanziarie in quanto arbitraria e mal congegnata.

 
  
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  Søren Bo Søndergaard (GUE/NGL), per iscritto.(DA) Ho votato contro la relazione in quanto non garantisce che una tassa sulle transazioni finanziarie sia poi utilizzata per lo scopo che dovrebbe avere una vera Tobin tax, ossia andare a favore dei paesi in via di sviluppo e degli investimenti per il clima. La relazione non è chiara in merito al fatto che la tassa vada effettivamente ad alimentare i bilanci dell’Unione europea, il che potrebbe aprire la porta ad ancor più problemi. In primo luogo, sono fondamentalmente contrario all’incremento delle risorse proprie dell’Unione europea. Secondo, perderemo l’occasione di avere una vera Tobin tax se l’Unione europea avrà il diritto di disporre liberamente della tassa – come si legge nella proposta della Commissione, secondo cui l’imposta tassa dovrebbe finanziare i progetti dell'Unione europea e coprire i buchi di bilancio dell’Unione. Il mio voto non deve essere interpretato come opposizione ad una tassa sulle transazioni finanziarie nell’Unione europea. Sono assolutamente d’accordo con una vera Tobin tax e sono altresì a favore degli elementi positivi contenuti nella relazione; come la lotta contro la frode fiscale, il principio “chi inquina paga” e l’invito a puntare sull’efficienza energetica.

 
  
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  Bart Staes (Verts/ALE), per iscritto. (NL) Oggi ho nuovamente votato a favore dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) e convengo che, se non applichiamo una TTF a livello mondiale; l’Unione europea dovrebbe comunque compiere il primo passo. Dobbiamo sfruttare questo slancio e limitare l’avidità dei settori finanziari e bancari. Dopo tutto, una crisi mondiale esige soluzioni mondiali e l’Europa, in quanto mercato finanziario più importante del mondo, può svolgere il ruolo di apripista in questo contesto. Una tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe assicurare agli Stati membri entrate sufficienti a riportare in equilibrio i loro bilanci e a far funzionare le loro economie.

Dato che il potenziale di gettito di una TTF dello 0,05 per cento è pari a circa 200 miliardi di euro nell’Unione europea e 650 miliardi di dollari a livello mondiale, questa tassa potrebbe contribuire in maniera decisiva a soddisfare l’esigenza di reperire risorse nuove e sostenibili. Una TTF potrebbe porre freno alla speculazione e stabilizzare i mercati, creare incentivi per investimenti a lungo termine e, dato che ogni transazione è tracciabile, potrebbe aumentare la trasparenza e fare in modo che gli attori finanziari accettino di farsi carico della loro parte di costi della crisi. La relazione chiede inoltre un’analisi più approfondita delle possibilità di emettere Eurobond e applicare una tassa sul CO2.

 
  
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  Catherine Stihler (S&D), per iscritto. (EN) A differenza dei miei colleghi scozzesi conservatori e liberali, io ho appoggiato questa relazione che prende in esame una serie di possibili fonti di finanziamento; compresa una tassa sulle transazioni finanziarie. Chiede inoltre che sia avviato un dibattito sull’uso delle entrate che potrebbero essere generate da una TTF.

 
  
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  Michèle Striffler (PPE), per iscritto.(FR) Ho manifestato il mio convinto sostegno all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale durante la votazione sulla relazione su uno strumento finanziario innovativo a livello mondiale ed europeo. La possibilità di applicare una tassa di questo tipo unicamente a livello europeo dovrebbe tuttavia prima essere oggetto di uno studio di fattibilità da parte della Commissione europea. Dovremmo in effetti stabilire se questa tassa potrebbe essere introdotta a livello europeo senza produrre effetti negativi sulla competitività europea a livello internazionale.

 
  
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  Nuno Teixeira (PPE), per iscritto. (PT) La crisi economica e finanziaria ha rivelato gravi lacune nel quadro regolamentare e di vigilanza del sistema finanziario mondiale. Alla crisi occorre rispondere con strumenti nuovi in grado di porre freno alla speculazione, ristabilire il ruolo del settore finanziario; assicurare una ripartizione equa degli oneri e creare nuove risorse supplementari al fine di raccogliere le sfide mondiali, quali il cambiamento climatico, gli obiettivi di sviluppo e una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nel contesto della strategia Europa 2020. Questa relazione di iniziativa è il frutto della volontà di reperire fonti di finanziamento nuove e innovative. Gli strumenti di tassazione che si basano sulla percezione di entrate non sono considerati sufficienti. Il documento esamina le possibilità seguenti per il finanziamento innovativo: tassazione del settore finanziario, Eurobond e tassazione del settore energetico. A mio avviso, è fondamentale innovare in termini di mezzi di finanziamento alternativi all’altezza delle sfide odierne e in sintonia con il mondo moderno, ma non è opportuno farlo senza aver prima studiato il loro impatto concreto. Importante quanto l’aumento delle entrate è il potenziamento del ruolo regolamentare del mercato, creando meccanismi per rafforzare la sua trasparenza, la sua efficienza e la sua stabilità. Per queste ragioni, in plenaria ho votato a favore del documento.

 
  
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  Georgios Toussas (GUE/NGL), per iscritto. (EL) La relazione è un insulto all’intelligenza della classe lavoratrice e della gente comune, che soffrono per la barbara guerra scatenata contro di loro dal capitale e dai suoi rappresentanti politici. Chiarisce sin dall'inizio che non se ne parla nemmeno di tassare il capitale: “sottolinea che l’aumento delle aliquote, l’estensione del campo di applicazione degli attuali strumenti fiscali … non possono rappresentare una soluzione sufficiente e sostenibile”. Ma per ingannare i lavoratori chiede all'Unione europea di adottare una “tassa sulle transazioni finanziarie” dello 0,01 per cento, che viene presentata come una cosiddetta “equa ripartizione degli oneri” della crisi tra il capitale e i lavoratori e un sforzo per limitare la speculazione da parte del capitale. Allo stesso tempo, la tassazione diretta sulla povera gente comune aumenta e la tassazione indiretta che va letteralmente ad erodere i redditi della classe lavoratrice e dei ceti più bassi sale alle stelle. La tassa sulle transazioni finanziarie non è una tassa sul settore finanziario, è un’altra tassa indiretta. Oltre a questa nuova tassa indiretta, viene anche proposto uno stuolo di cosiddette misure di “finanziamento innovativo”; come una tassa sul carbonio, un contributo di solidarietà sui biglietti aerei, e addirittura una “lotteria mondiale” per combattere la fame. Il partito comunista greco ha votato contro questa relazione, sottolineando che l’unica soluzione popolare per uscire dalla crisi capitalistica è quella di concentrarsi sugli utili dei monopoli.

 
  
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  Niki Tzavela (EFD), per iscritto. (EN) Ho votato a favore della relazione. A mio parere, la relazione dell’onorevole Podimata è molto equilibrata e ben motivata. Apprezzo inoltre i quattro strumenti finanziari che la relazione introduce. Le quattro misure sono tutte innovative e vorrei sottolineare che non si tratta solo della tassa sulle transazioni finanziarie. Dovremmo essere attenti nella scelta degli strumenti da attuare: a mio avviso, dovremmo escludere le tasse settoriali – come quelle sul settore energetico – che hanno un effetto moltiplicatore sul costo della vita. Per la fase finale credo pertanto che la Commissione dovrebbe svolgere un esame con una valutazione di impatto dell’efficienza e dei risultati potenziali del ricorso a questi strumenti.

 
  
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  Thomas Ulmer (PPE), per iscritto. (DE) La relazione contiene alcune buone idee, per esempio, una tassa sulle transazioni finanziarie dello 0,05 per cento soltanto farebbe confluire nel bilancio dell’Unione europea 200 miliardi di euro. Si tratta di denaro che attualmente non stiamo utilizzando e che renderebbe la speculazione più difficile, ma non impossibile. È ora importante sapere che cosa farà il Consiglio dei ministri con questa relazione di iniziativa. La strada è ancora molto lunga.

 
  
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  Derek Vaughan (S&D), per iscritto. (EN) In una situazione in cui i cittadini di tutta l’Unione europea devono fare fronte ai costi sempre più salati della crisi finanziaria, le misure contenute nella relazione potrebbero consentire di reperire miliardi di euro e alleggerire parte della pressione che grava sulle famiglie in questo contesto finanziario così difficile.

Una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrà essere utilizzata per combattere la povertà nel Regno Unito e in tutto il mondo, mitigando gli effetti del cambiamento climatico. I sostenitori di questa cosiddetta tassa “Robin Hood”, compresi gli eurodeputati laburisti, ora; forti del loro successo, devono continuare ad esercitare pressione sul settore finanziario mondiale per estendere questo programma e creare una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale.

 
  
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  Dominique Vlasto (PPE), per iscritto.(FR) Ho votato a favore di questa risoluzione volta ad incoraggiare il finanziamento innovativo mediante una tassa sulle transazioni finanziarie, accrescendo le capacità di ripresa dell’economia e promuovendo la transizione alla crescita verde pur mantenendo gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. La crisi economica ha dimostrato, in modo molto violento, l’importanza fondamentale di una governance finanziaria mondiale per evitare di cadere nuovamente in balia dei capricci del capitalismo finanziario sfrenato. È questo l’obiettivo della Presidenza francese del G20 e dobbiamo fare tutto il possibile per realizzarlo. La speculazione finanziaria, favorita dall'assenza di regole e di vigilanza, ha cancellato milioni di posti di lavoro, ha gravemente danneggiato le finanze pubbliche e ha considerevolmente ridotto il tenore di vita di un’ampia maggioranza di europei. È giunto il momento di abbandonare questa visione a breve termine dell’economia, in cui il denaro conta più di qualsiasi altra cosa e l’irresponsabilità regna sovrana e che ci ha portato fino sull’orlo del baratro; affinché il sistema finanziario possa ritrovare il suo ruolo che è quello di servire l’economia reale e i cittadini. L’Unione europea dovrebbe costituire un esempio in questo senso e la risoluzione adottata dall’Aula manda un segnale forte ai nostri partner.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI), per iscritto. (DE) Ho votato a favore della relazione dell’onorevole Podimata su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo. Finora, i contribuenti europei sono stati i soli a pagare il conto della crisi economica e finanziaria del 2007 e degli anni successivi. Questa è la prima relazione che esamina una serie di meccanismi innovativi destinati a fare in modo che anche gli attori del mercato finanziario si facciano carico di una parte dei costi. La proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie a livello mondiale, se possibile, deve essere accolta favorevolmente e, in alternativa, dovrebbe essere preso in considerazione un programma simile a livello dell’Unione.

Il grande vantaggio di questa tassa non è rappresentato solo dal potenziale reddito proveniente da un settore che in passato è stato oggetto di prelievi limitati o addirittura inesistenti; ma anche da un contestuale effetto di regolazione. È noto che il settore finanziario, spesso costruito sulla speculazione, è ormai completamente scollato dall'economia reale. Tassando il settore finanziario, potremmo generare incentivi per investimenti a lungo termine, tenendo così in considerazione le esigenze dell’economia reale.

 
  
  

Relazione Estrela (A7-0032/2011)

 
  
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  Luís Paulo Alves (S&D), per iscritto.(PT) Esprimo il mio sostegno a favore della relazione perché l'importanza della riduzione delle disuguaglianze sanitarie è strettamente correlata alla riduzione delle disuguaglianze sociali, come sottolinea questo testo. Le disuguaglianze sanitarie iniziano a manifestarsi già nelle prime fasi della vita e continuano per tutta la sua durata, riproponendosi anche nelle generazioni successive. Pertanto gli Stati membri sono chiamati ad adottare il principio di "salute in tutte le politiche" e, inoltre, sostengo fortemente le raccomandazioni del relatore volte a difendere la necessità di promuovere un accesso universale al sistema sanitario, includendo i migranti sprovvisti di documenti e l’accesso alla protezione sociale per le donne incinte secondo quanto previsto dalle leggi in vigore nei loro paesi.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE), per iscritto.(FR) La relazione Estrela rappresenta un ottimo strumento per esaminare le disuguaglianze sanitarie che esistono all'interno dell'Unione e per valutare le misure da prendere al fine di ridurle. Pertanto mi sono espressa a favore di questo testo che ritengo di grande utilità, per lo meno per riaffermare l'inviolabile natura del diritto all'aborto e la necessità di garantire alle donne un accesso agevole ai metodi contraccettivi, in un periodo in cui tali diritti non sono effettivamente garantiti in tutti gli Stati membri dell'UE. La marcia verso l’uguaglianza prosegue.

 
  
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  Zigmantas Balčytis (S&D), per iscritto. (LT) Vi sono notevoli disuguaglianze sanitarie tra i paesi e le regioni dell’Unione e, a causa della crisi economica e finanziaria, alcuni Stati membri hanno adottato misure di austerità che comportano una riduzione del livello di finanziamento destinato alla sanità pubblica, alla prevenzione delle malattie e all’assistenza a lungo termine. L'accesso a servizi sanitari di qualità non è garantito a tutti i cittadini dell’Unione e questa situazione si verifica in particolar modo nelle regioni più disagiate, in cui i pazienti non hanno accesso a servizi sanitari e di trattamento di qualità. Le disparità principali si rilevano per quanto riguarda il rimborso per le terapie e il trattamento di patologie individuali complesse, quali il morbo di Alzheimer, che non consente ai pazienti di taluni Stati membri di ricevere i rimborsi necessari per le terapie e il trattamento. Ritengo che la Commissione europea sia chiamata ad adottare misure volte a ridurre le disparità d’accesso a servizi di assistenza sanitaria di qualità elevata, cui sono sottoposti numerosi cittadini europei creando meccanismi volti a monitorare le disuguaglianze sanitarie. La Commissione dovrebbe inoltre presentare un’iniziativa tesa a promuovere e a sostenere lo sviluppo, da parte degli Stati membri, di strategie nazionali o regionali integrate per ridurre le disuguaglianze sanitarie.

 
  
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  Regina Bastos (PPE), per iscritto.(PT) Oggigiorno, i cittadini europei vivono più a lungo e in condizioni di salute migliori e, nonostante i livelli di sanità siano migliorati nel corso degli anni all’interno dell’Unione, esistono tutt'ora in Europa disuguaglianze sanitarie tra gli Stati membri e all’interno dei loro stessi territori. A causa dell’attuale crisi economica, sociale e finanziaria queste disuguaglianze tendono ad accentuarsi. In qualità di relatore ombra per parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, ho sottolineato la necessità di trovare soluzioni che dovranno coinvolgere tutti gli attori: l’Unione europea, i governi nazionali, le autorità regionali e locali e gli operatori dell’economia sociale. Le sfide che l’Unione europea si trova ad affrontare, derivanti dai cambiamenti demografici, comportano la necessità di un piano concreto per contrastare le disuguaglianze sanitarie nelle aree rurali.

Il rafforzamento del meccanismo per il riconoscimento delle qualifiche agevolerà la circolazione delle competenze all’interno dell’UE e la mobilità dei professionisti. Le campagne volte a promuovere stili di vita sani e programmi di prevenzione e controlli mirati a gruppi specifici rappresentano ulteriori elementi importanti per ridurre le disuguaglianze sanitarie. Sulla scorta di quanto fin qui esposto, mi sono espressa a favore di questa relazione.

 
  
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  Jean-Luc Bennahmias (ALDE), per iscritto.(FR) In un momento in cui le nostre rispettive società europee risentono ancora pienamente degli effetti sociali della crisi economica e finanziaria, il voto odierno sulla relazione Estrela circa la riduzione delle disuguaglianze sanitarie assume un'importanza cruciale. Il testo, infatti, ricorda che le disuguaglianze riguardano inoltre i servizi di assistenza sanitaria e che è importante agire sulle loro cause principali, al fine di consentire a tutti i cittadini europei di godere finalmente dei propri diritti sociali di base. I cittadini non sono su un piano paritario in termini di aspettativa di vita, povertà o esclusione sociale e non tutti sono esposti ai medesimi rischi per la salute. La relazione, inoltre, menziona i migranti sprovvisti di documenti che spesso riscontrano enormi difficoltà ad accedere ai servizi sanitari dei paesi ospitanti.

Invitiamo, pertanto, gli Stati membri a migliorare l'accesso all'assistenza sanitaria per tutti, cittadini e non, e ci appelliamo affinché coordinino ulteriormente le loro politiche sanitarie. L’accesso a un’assistenza sanitaria di elevata qualità rappresenta uno dei diritti fondamentali più importanti e dovrebbe essere una priorità sia per l’Unione che per gli Stati membri che hanno ancora competenza in questa area.

 
  
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  Sergio Berlato (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'Unione europea si registrano notevoli disuguaglianze sanitarie e anche gli interventi per contrastare tali disuguaglianze variano ampiamente all'interno degli Stati membri. Poiché credo che queste differenze in materia di salute possano produrre un'influenza non trascurabile sugli individui durante tutto l'arco della vita, esse costituiscono un problema che deve essere affrontato con determinazione e con una visione politica innovativa.

La relazione in discussione contiene spunti di notevole interesse in merito al riconoscimento del concreto diritto alla salute dei cittadini, in particolare, ponendo l'attenzione sia sulla formazione della popolazione, sia sulla capillarità dei servizi sanitari. Le conseguenze sociali della recente crisi economico-finanziaria sono evidenti: dall'inizio della crisi, il numero delle persone senza un lavoro è aumentato di 5 milioni, molti nuclei familiari sono stati colpiti dalla recessione e si trovano ora più esposti al rischio di povertà o a una situazione di eccessivo indebitamento. A mio avviso, è fondamentale che la riduzione di tali disuguaglianze sia considerata una priorità a tutti i livelli del processo decisionale. Invito, inoltre, la Commissione a dare loro un maggiore riconoscimento nell'ambito della strategia Europa 2020 e a garantire che l'obiettivo della riduzione delle disuguaglianze sanitarie sia pienamente preso in considerazione nel quadro delle future iniziative comunitarie.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) Ho votato a favore di questo testo perché le disuguaglianze sanitarie rappresentano un problema che deve essere affrontato in via prioritaria; esse, infatti, si presentano in tenera età e persistono anche oltre la vecchiaia, trasmettendosi alle generazioni successive. Le disuguaglianze subite nei primi anni di vita per quanto riguarda l'accesso all'istruzione, all'occupazione e all'assistenza sanitaria, così come quelle basate sul sesso e sul contesto culturale, possono avere un'influenza fondamentale sulla salute delle persone lungo tutto l'arco della vita. Inoltre, la povertà e l'esclusione sociale comportano conseguenze notevoli sullo stato di salute e le ragioni di queste differenze sono, in molti casi, evitabili e ingiuste. È necessario adottare misure specifiche, in particolare a favore dei gruppi più vulnerabili, al fine di affrontare la questione delle disuguaglianze sanitarie ed è essenziale che la loro riduzione sia considerata una priorità fondamentale, garantendo valutazioni d’impatto efficaci in ambito sanitario.

 
  
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  Sebastian Valentin Bodu (PPE), per iscritto. (RO) La crisi ha comportato conseguenze gravi sul settore sanitario in numerosi Stati membri, sia in termini di offerta che di domanda. Dal punto di vista dell’offerta, la crisi economica e finanziaria ha determinato una riduzione del livello di finanziamenti destinati alla sanità pubblica e ai servizi di assistenza sanitaria, riduzione derivante anche, nel lungo termine, dai tagli di bilancio e dal minor gettito fiscale, legato alla riscossione delle imposte. D'altro canto, la richiesta di servizi di assistenza sanitaria, anche a lungo termine, è aumentata a seguito di una combinazione di fattori che contribuiscono al deterioramento dello stato sanitario della popolazione in generale. Numerosi Stati membri hanno inserito nei rispettivi piani di ripresa misure destinate a mitigare l’impatto della crisi economica sui servizi di assistenza sanitaria, tramite investimenti nell’infrastruttura sanitaria, con un utilizzo efficace dei fondi destinati ai servizi di assistenza sanitaria e mediante una ristrutturazione e riorganizzazione del sistema sanitario.

Tuttavia, vi sono notevoli discrepanze tra gli Stati membri in termini di misure adottate per contrastare le disuguaglianze. La questione dell'accesso è fondamentale per tutti i servizi pubblici.

La raccolta e lo scambio di dati riguardanti strategie, politiche e interventi efficaci aiuteranno a ottenere il sostegno a livello amministrativo e di altri settori.

 
  
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  Carlos Coelho (PPE), per iscritto.(PT) Concordo pienamente con quanto affermato dal relatore, l’onorevole Estrela, secondo cui vi sono disuguaglianze sanitare tra i cittadini delle diverse regioni dell'Unione e tra i gruppi di popolazione più o meno avvantaggiati. Queste disuguaglianze tendono a manifestarsi fin dalla nascita, persistono fino all'anzianità e sono influenzate nel corso della vita dall'accesso all'istruzione, all'occupazione e all'assistenza sanitaria e potrebbero essere accentuate dalle differenze di genere e razza. È essenziale dunque ridurre le disuguaglianze esistenti che compromettono gli impegni presi dall'UE in materia di solidarietà, coesione sociale ed economica, diritti umani e pari opportunità e pertanto questa azione rappresenta una priorità nell'ambito della strategia comunitaria in materia sanitaria per il periodo 2008 - 2013. Tuttavia, è importante riconoscere che la politica sanitaria ricade sotto la responsabilità degli Stati membri, insieme alla creazione dei rispettivi sistemi per garantire l'accesso dei cittadini all'assistenza sanitaria. Il testo descrive numerose misure interessanti senza, tuttavia, esaminarne l’impatto finanziario. Mi rammarico anche dell'introduzione della questione dell’aborto che è di competenza nazionale e non europea.

 
  
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  Marielle De Sarnez (ALDE), per iscritto.(FR) I principi riguardanti l'universalità, l'accesso a servizi di assistenza di qualità elevata, l'equità e la solidarietà devono diventare realtà all'interno dei sistemi sanitari dell’Unione europea. Alla luce di tali motivazioni, il Parlamento europeo ha adottato la relazione Estrela a larga maggioranza. Ciononostante, è possibile riscontrare ancora numerose disuguaglianze nei sistemi sanitari dei 27 Stati membri e gli eurodeputati hanno rivolto un appello per il miglioramento dell'accesso universale all'assistenza sanitaria, anche sotto il profilo economico. Le prestazioni di base devono avere un costo inferiore ed è necessario rendere i medicinali più accessibili sotto il profilo economico come pure ridurre le disuguaglianze fra i vari gruppi sociali e le diverse fasce di età. Gli Stati membri dovrebbero migliorare l’efficacia della spesa pubblica destinata al settore sanitario, concentrandosi sulla prevenzione e offrendo programmi mirati per i gruppi più vulnerabili. Gli eurodeputati chiedono pertanto alla Commissione europea e ai governi degli Stati membri di agire in questa direzione, in modo tale da assicurare uno standard sanitario in Europa che sia all’altezza del modello sociale europeo che auspichiamo.

 
  
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  Anne Delvaux (PPE), per iscritto.(FR) Attendevo con ansia la possibilità di sostenere la relazione Estrela sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie esistenti tra gli Stati membri dell'Unione e anche al loro interno, per il semplice motivo che il testo riferisce di un’ampia gamma di disuguaglianze che ancora esistono nell'UE. Oltre ad essere ingiuste, queste disuguaglianze sono il risultato non solo di numerosi fattori economici, ambientali e connessi alle scelte di vita, ma anche di problemi relativi all’accesso ai servizi di assistenza sanitaria, sia per ragioni economiche o a causa di una "cattiva ripartizione delle risorse mediche" in alcune zone dell’Unione. Nonostante la politica sanitaria (per la maggior parte) ricada sotto la responsabilità nazionale, noi europarlamentari abbiamo il dovere di incoraggiare gli Stati membri a proseguire nei loro sforzi volti a ridurre le disuguaglianze socio-economiche e, conseguentemente, nel campo dell'assistenza sanitaria.

Gli Stati membri devono assicurare che i gruppi più vulnerabili (le persone disabili, gli anziani, i migranti… e le donne!) possano effettivamente godere di un accesso equo ai servizi di assistenza sanitaria. È inoltre necessario concentrarsi sulla prevenzione e sull’informazione in ambito sanitario, di concerto con le organizzazioni della società civile.

 
  
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  Diogo Feio (PPE), per iscritto. (PT) Nonostante la relazione contenga disposizioni che ritengo siano di notevole rilevanza per la crescente importanza dell'assistenza sanitaria per gli anziani e per la necessità di migliorare la conoscenza delle patologie che colpiscono in particolar questa fascia della popolazione, in generale dice ben poco di nuovo. Infatti, nel tentativo di menzionare tutti gli aspetti, il testo finisce per rappresentare una sorta di "lista dei desideri" a cui il relatore ha aggiunto, con il pretesto di "ridurre le disuguaglianze sanitarie", questioni tra le più disparate e sconnesse dalla parità di accesso all'assistenza sanitaria quali: la violenza domestica, l’analisi del settore farmaceutico, le politiche degli Stati membri sull’interruzione volontaria di gravidanza e l’accesso degli omosessuali ai trattamenti per la fertilità. Non ritengo che questo sia il contesto appropriato in cui affrontare determinate questioni. Siamo tutti ben coscienti, infatti, che le questioni dell’accesso all’aborto e alla riproduzione assistita per le coppie omosessuali sono molto controverse all’interno degli Stati membri, e che spetta a essi decidere liberamente a riguardo. Pertanto, anche per questa ragione, non posso esprimermi a favore della relazione.

 
  
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  José Manuel Fernandes (PPE), per iscritto.(PT) La salute e l’aspettativa di vita sono strettamente correlate alle condizioni sociali. È essenziale che la riduzione delle disuguaglianze sia considerata una priorità fondamentale a tutti i livelli dell’attività politica, nel perseguimento della strategia di "salute in tutte le politiche" e nel garantire che vengano svolte valutazioni d’impatto efficaci. Le disuguaglianze continuano ad esistere, come dimostrato dal fatto che nel 2007 la speranza di vita alla nascita negli Stati membri dell’UE mostrava una differenza di 14,2 anni per gli uomini e di 8,3 anni per le donne. È necessario migliorare l’accesso universale ai sistemi sanitari e che l’assistenza sanitaria sia accessibile a tutti sotto il profilo economico. È importante migliorare l’accesso alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute pubblica, così come ai servizi sanitari primari e specialistici e ridurre le disuguaglianze fra i vari gruppi sociali.

Tuttavia, ho votato a sfavore della relazione in quanto non concordo con il paragrafo 29 che, cito testualmente, "invita l'UE e gli Stati membri a adottare le necessarie misure, in relazione all'accesso alle tecnologie di riproduzione assistita, onde eliminare le discriminazioni nei confronti delle donne in base a fattori quali lo stato civile, l'età, l'orientamento sessuale o l'origine etnica o culturale".

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL), per iscritto.(PT) La relazione contiene una serie di orientamenti che riteniamo validi e giusti anche se abbiamo dei commenti da aggiungere.

Le cosiddette politiche di austerità che sono profondamente antisociali per essenza e contenuto, e che operano tagli agli investimenti pubblici e alle funzioni sociali dello Stato, in particolare per la sanità, accentuano le disuguaglianze in ambito sanitario oltre a comportare conseguenze estremamente dannose da un punto di vista economico e sociale.

Quando in nome della necessità di ridurre il disavanzo di bilancio aumenta, a causa dei tagli alle sovvenzioni dello Stato, tanto il costo dell'accesso ai servizi pubblici di assistenza sanitaria quanto quello dei medicinali perfino per le patologie croniche, e quando il trasporto dei pazienti alle visite mediche per il trattamento viene eliminato in aree in cui non esistono mezzi di trasporto pubblici, vi è un conseguente aumento delle disuguaglianze sanitarie, e questa situazione si sta attualmente verificando in Portogallo. Di conseguenza, i cittadini con un reddito inferiore riscontrano sempre più difficoltà nell’accedere ai servizi di assistenza sanitaria.

Al posto delle semplici parole, è necessario attuare un vero e proprio cambiamento nel contenuto delle politiche: - quelle neoliberali devono essere abbandonate, garantendo effettive pari opportunità, per lo meno in termini di accesso all'assistenza sanitaria.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL), per iscritto.(PT) Il testo affronta una serie di questioni importanti ma non centra il punto dei problemi che sono attualmente causati dalle politiche di austerità e antisociali che stanno contribuendo ad aumentare le disuguaglianze in ambito sanitario.

Le parole dunque non sono assolutamente più sufficienti. È necessario accantonare le politiche neoliberali e conferire un’elevata priorità alla prevenzione e alla sanità pubblica, al fine di garantire effettive pari opportunità di accesso ai servizi di assistenza sanitaria.

Il patto di stabilità deve essere accantonato al fine di evitare l'aumento del costo dell'accesso ai servizi pubblici di assistenza sanitaria, insieme a quello dei medicinali, perfino per le patologie croniche, a causa dei tagli alle sovvenzioni di Stato, e per evitare che il trasporto dei pazienti alle visite mediche per il trattamento sia eliminato perfino in aree in cui non esistono mezzi di trasporto pubblici, tutto in nome della necessità di ridurre il disavanzo di bilancio.

Siamo ben coscienti che queste politiche comportano un aumento delle disuguaglianze in ambito sanitario e questa situazione si sta verificando attualmente in Portogallo. I cittadini con un reddito inferiore affrontano sempre più difficoltà nell'accedere ai servizi di assistenza sanitaria. Pertanto, piuttosto che continuare con le belle parole, è necessario invertire la rotta delle politiche, al fine di conferire priorità al rispetto per i diritti umani e alla coesione economica e sociale.

 
  
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  Elisabetta Gardini (PPE), per iscritto. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, bisogna riconoscere che questa relazione contiene numerosi spunti di notevole interesse in merito al riconoscimento del diritto alla salute in senso concreto (accesso alle cure, formazione della popolazione, capillarità dei servizi, ecc.).

Non possiamo però non sollevare alcune riserve che derivano da contraddizioni intrinseche al documento stesso e che hanno dato il via ad un ampio dibattito. Bisognerebbe intendere l'uguaglianza in senso concreto e non isolando i singoli (in particolare le donne) dalle relazioni con il proprio partner, con i bambini e dal contesto sociale in cui la sessualità e l'attitudine riproduttiva vengono concretamente esercitate. Inoltre, è preoccupante la proclamazione di "nuovi diritti" quali il "diritto all'aborto sicuro" poiché tale affermazione comprime o talvolta annulla diritti altrui (aspettative del padre o le speranze di vita del concepito).

Allo stesso modo possiamo evidenziare alcune lacune come il completo tacere del documento circa gli operatori professionali: si tace sul loro ruolo e le loro responsabilità, vengono trattati come automi e non come professionisti portatori di proprie competenze, abilità e soprattutto di una loro propria coscienza personale.

 
  
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