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Procedura : 2008/0196(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0038/2011

Testi presentati :

A7-0038/2011

Discussioni :

PV 23/03/2011 - 20
CRE 23/03/2011 - 20

Votazioni :

PV 24/03/2011 - 6.13
CRE 24/03/2011 - 6.13
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Testi approvati :

P7_TA(2011)0116
P7_TA(2011)0293

Discussioni
Mercoledì 23 marzo 2011 - Bruxelles Edizione GU

20. Diritti dei consumatori (discussione)
Video degli interventi
PV
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  Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0038/2011), presentata dall’onorevole Schwab, a nome della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui diritti dei consumatori [COM(2008)0614 – C7-0349/2008 – 2008/0196(COD)].

 
  
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  Andreas Schwab, relatore.(DE) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, desidero in primo luogo ringraziare tutti i deputati che hanno posto mano a questa direttiva e al compromesso su cui ci accingiamo a discutere oggi; tali ringraziamenti non sono un’espressione di mera cortesia, bensì di sincera gratitudine. Penso all’onorevole Wallis, relatrice per parere della commissione giuridica, alle onorevoli Gebhardt e Turunen, all’onorevole Rochefort e infine agli onorevoli Triantaphyllides e Bielan. Giungere a una decisione non è stato sempre facile – nel corso di due anni si sono accumulati oltre 2 000 emendamenti – ma le discussioni sono sempre state costruttive e di questo ringrazio sinceramente tutti voi.

Nonostante tutte le differenze tecniche su singole questioni – che hanno trovato espressione nei vari compromessi – tra i gruppi si è formato un consenso trasversale complessivo sul messaggio che il Parlamento europeo intende inviare oggi, ossia sulla nostra volontà di sviluppare il mercato interno a vantaggio dei consumatori e delle imprese. In realtà, a vent’anni di distanza dall’Atto unico europeo, dobbiamo ancora constatare che, nonostante una folta selva di direttive e regolamenti, un’autentica standardizzazione non si è ancora realizzata. Gli Stati membri hanno sfruttato il proprio spazio di manovra, talvolta in modo corretto, talaltra in maniera discutibile.

La direttiva che stiamo esaminando individua una saggia via di mezzo che regolamenta le questioni relative al mercato interno, lasciando le decisioni legislative in tutti gli altri campi agli Stati membri. Quest’approccio misto può consentirci grandi progressi, con il sostegno di tutti i settori della nostra Assemblea. Di conseguenza abbiamo sostenuto la proposta della Commissione, migliorandola peraltro sensibilmente in numerosi punti. Abbiamo garantito un opportuno risalto alla protezione dei consumatori nell’ambito della direttiva, fissando un termine uniforme di quattordici giorni per il diritto di recesso nei contratti online in tutta l’Unione europea; offrendo ai consumatori, in caso di vendita porta a porta, la possibilità di ricevere, a scelta, una copia stampata o una copia elettronica del documento contrattuale; proponendo la soluzione del “tasto blu” per incrementare la trasparenza delle transazioni economiche via Internet e contemporaneamente intensificare la lotta contro le truffe tramite Internet; e infine istituendo obblighi di informazione uniformi, in particolare per quel che riguarda i prezzi (in altre parole, informazioni complete sui prezzi per tutte le transazioni porta a porta e via Internet).

Abbiamo però reso la direttiva praticabile anche per le piccole e medie imprese e le ditte artigianali prevedendo maggiore flessibilità e, in particolare, l’esclusione dei servizi di parecchi settori; permettendo ai consumatori di recedere dagli accordi per via telefonica; togliendo alle imprese alcune possibilità di inserire clausole contrattuali abusive, e contemporaneamente fissando condizioni chiare per i consumatori per la restituzione dei beni ordinati in caso di annullamento di un acquisto; e introducendo infine un modulo di recesso uniforme che renderà più agevole, in tutta Europa, accedere al diritto di recesso ed esercitarlo.

In ultima analisi, anche grazie al processo di consultazione tra gli Stati membri, riusciremo a rendere gli ulteriori sviluppi giuridici, in quest’importante settore della protezione dei consumatori, assai più snelli, a livello di Consiglio, di quanto fossero in passato. La Commissione godrà dell’indiscutibile diritto di far sentire la propria voce a livello di Consiglio, poiché indubbiamente un mercato comune richiede regole comuni. Lo abbiamo constatato, nel modo più evidente, durante la crisi dell’euro. Non basta proclamare principi comuni se alla fine si concede libertà illimitata agli Stati membri: i principi comuni si devono concretizzare grazie al rispetto di norme comuni. Per questo motivo la presente direttiva si prefigge di proteggere i consumatori. In fondo i consumatori saranno consapevoli dei propri diritti se tali diritti si manterranno uniformi in tutta Europa, e potranno perseguirli con maggiore efficacia nei confronti delle imprese che infrangono le norme. Inoltre, la direttiva protegge soprattutto le piccole e medie imprese, poiché un insieme omogeneo di norme produce certezza giuridica, e consente la fioritura di quella diversità culturale e commerciale che tanto spesso udiamo esaltare. Vi ringrazio per la vostra cooperazione e attendo con interesse l’imminente dibattito.

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio. (HU) Signor Presidente, signora Commissario, onorevole Schwab, onorevoli deputati, è per me motivo di grande soddisfazione il fatto di essere finalmente riusciti a inserire questo dibattito nell’ordine del giorno.

Come sapete, il Consiglio ha raggiunto un accordo su questo tema nel dicembre dello scorso anno, e il 24 gennaio 2011 – ossia quando la Presidenza ungherese era già in carica – il Consiglio ha adottato ufficialmente la sua posizione preliminare, cioè l’approccio generale.

Per giungere a un accordo abbiamo dovuto negoziare per oltre due anni, in seno al Consiglio, sull’equilibrio ideale tra la legislazione dell’Unione europea e quella degli Stati membri in materia di diritti dei consumatori, oltre che sugli specifici aspetti dei diritti dei consumatori che si potrebbero eventualmente armonizzare. Nulla illustra le difficoltà che intralciano questa proposta, meglio del fatto che il gruppo di lavoro del Consiglio ha dovuto riunirsi oltre sessanta volte per stendere un testo accettabile alla maggioranza qualificata degli Stati membri. Per di più, si è dimostrato impossibile raggiungere un accordo sui capitoli quattro e cinque della proposta della Commissione, che riguardano rispettivamente la vendita di beni e le clausole contrattuali abusive. A causa delle difficoltà prevalenti, il Consiglio alla fine ha deciso di eliminare questi due capitoli dal testo e di concentrarsi invece sui contratti negoziati a distanza e al di fuori dei locali commerciali. Tale approccio ha ottenuto anche il sostegno della Commissione, giacché il testo del Consiglio crea un valore aggiunto per tali contratti a livello di Unione europea.

La Presidenza ritiene che il Parlamento europeo possa imprimere al dibattito un impulso ulteriore: ecco il motivo per cui il voto di domani sulle proposte di emendamento avrà un’importanza tanto rilevante. Se il Parlamento europeo deciderà, nella seduta plenaria di domani, di rinviare il dossier alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, la Presidenza ungherese si impegnerà al massimo per ottenere un accordo in prima lettura; a tal fine siamo pronti a fare ogni sforzo. Naturalmente, molto dipenderà dal tipo di emendamenti che il Parlamento vorrà proporre.

Come ho già accennato, si registrano profonde divergenze di opinione tra gli Stati membri in merito al contenuto dei capitoli quattro e cinque, ossia sull’opportunità di armonizzare completamente alcuni aspetti concernenti le condizioni di vendita e le garanzie, nonché le clausole contrattuali abusive. La Presidenza ritiene che il motivo per cui dovremmo concentrarci su altre disposizioni della direttiva – ossia i capitoli uno e tre – stia nel fatto che in questo campo possiamo creare un autentico valore aggiunto europeo. Su questi temi, l’approccio complessivo del Consiglio non è sostanzialmente diverso dalle proposte di emendamento del Parlamento, presentate dalla commissione giuridica e da quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori, rispettivamente il 20 gennaio e il 1° febbraio.

Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, siamo pronti a collaborare fino in fondo con il Parlamento e la Commissione europea per giungere a un risultato positivo. Colgo l’occasione per ringraziare il relatore e l’onorevole Harbour, presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, insieme a tutti i membri di quella commissione, per la piena cooperazione che hanno finora garantito alla Presidenza ungherese. Non so quale sarà il risultato finale, e se potremo dirci completamente soddisfatti dell’esito dei negoziati, ma sono convinta che non dobbiamo sprecare l’occasione di assicurare ai cittadini dell’Unione europea diritti dei consumatori assai più ampi che in passato.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, l’anno prossimo si celebrerà il ventesimo anniversario del mercato unico; dobbiamo far sì che esso si dimostri vantaggioso sia per i consumatori che per le imprese. Oltre due anni di negoziati hanno dimostrato che è politicamente assai arduo raggiungere un accordo sull’intera direttiva sulla base delle proposte della Commissione; molti di voi si rifiutano – giustamente – di accettare una riduzione del livello nazionale di protezione dei consumatori.

Ci siamo già inoltrati nel terzo anno di discussione su questo provvedimento legislativo; mi sembra giunto il momento che i colegislatori individuino una soluzione. A tal proposito esprimo una gratitudine particolare alle vostre commissioni, ai relatori, onorevoli Schwab e Wallis, e ai relatori ombra per il tenace lavoro con cui hanno cercato di raggiungere un compromesso. Il Consiglio ha approvato un approccio complessivo all’inizio di quest’anno; ha deciso di restringere sensibilmente il campo di applicazione della proposta, concentrandosi in maniera specifica sui contratti negoziati a distanza e al di fuori dei locali commerciali.

La Commissione ritiene che l’approccio complessivo del Consiglio rappresenti un buon punto di partenza per la ricerca di un compromesso valido. In termini generali, è coerente con l’obiettivo di migliorare il funzionamento del mercato interno creando contemporaneamente un valore aggiunto per i consumatori. So bene che i vostri emendamenti mirano a introdurre miglioramenti ulteriori; scorgo numerosi saggi suggerimenti tesi a incrementare ancor più la protezione dei consumatori. Come ho già osservato, la direttiva sui diritti dei consumatori deve fondarsi sui diritti: deve essere degna di tale definizione.

Vi faccio alcuni esempi: posso accettare senza problemi l’emendamento n. 122, il quale stabilisce che i consumatori non devono sostenere costi per la restituzione di beni, in caso di recesso, se il prezzo dei beni da rispedire supera l’importo di 40 euro; non mi oppongo neppure all’estensione a un anno del periodo di recesso, qualora il consumatore non sia stato informato del suo diritto di recesso (emendamento n. 116); potrei altresì sostenere una soluzione armonizzata per la lotta contro i cosiddetti prezzi trappola via Internet (paragrafo 1, lettere (a) e (b) dell’emendamento n. 107).

Non vi sorprenderete, però, se vi annuncio che non sono in grado di accettare tutti gli emendamenti presentati. Prendiamo per esempio l’emendamento n. 141. Benché l’obiettivo sia anche per me quello di promuovere il mercato interno, mi sembra eccessivo imporre ai commercianti a distanza l’obbligo di consegnare beni o prestare servizi in qualsiasi altro Stato membro.

Dopo tanto tempo, e nonostante le differenze che ancora persistono, scorgo una luce in fondo al tunnel; confido che un compromesso accettabile ed equilibrato sia ora a portata di mano. Non risparmierò gli sforzi per aiutarvi a raggiungere tale compromesso.

 
  
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  Diana Wallis, relatore per parere della commissione giuridica. (EN) Signor Presidente, abbiamo intrapreso tutti insieme un viaggio lunghissimo che continua ancora, anche se ormai speriamo di giungere presto a destinazione. A nome della commissione giuridica, desidero ringraziare l’onorevole Schwab per il lavoro che ha svolto. Nel corso degli anni, abbiamo chiaramente percepito le difficoltà poste dalle differenti concezioni giuridiche, che ostacolano le concrete opportunità aperte a consumatori e PMI nel mercato interno.

Abbiamo compiuto alcuni progressi in relazione all’accordo che ora è giunto in Parlamento. Purtroppo, la commissione giuridica avrebbe voluto intervenire in maniera più incisiva, per esempio riguardo al capitolo 5 sulle clausole abusive, e specialmente in fatto di trasparenza; in questo settore la nostra commissione avrebbe veramente auspicato progressi più sensibili. So che il Consiglio ritiene la nostra posizione forse troppo audace; ma per noi si tratta di un passo che potrebbe essere importantissimo dal punto di visita del mercato interno, oltre che dei diritti dei consumatori, come lei ha argomentato con tanta persuasiva eloquenza, signora Commissario.

Abbiamo percorso un lungo cammino; abbiamo effettuato la revisione dell’acquis relativo ai consumatori. Non abbiamo riesaminato tutte le direttive che il predecessore della signora Commissario avrebbe desiderato; possiamo compiere qualche piccolo progresso. Spero che continueremo i colloqui e le discussioni, e forse otterremo qualche risultato valido.

 
  
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  Sirpa Pietikäinen, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (EN) Signor Presidente, in primo luogo desidero ringraziare i colleghi per l’eccellente collaborazione, e specialmente l’onorevole Schwab della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, che si è prodigato con instancabile spirito di cooperazione per portare avanti questa relazione. La proposta della Commissione europea aveva lasciato ampi margini di miglioramento.

Dal punto di vista della commissione per i problemi economici e monetari vorrei soffermarmi su tre problemi. È un risultato positivo che i beni digitali siano stati inseriti nella proposta, ed è positivo il chiaro segnale a favore dello sviluppo, in futuro, di metodi alternativi per la composizione delle controversie. I prodotti finanziari innovativi e/o di piccole dimensioni si dovranno prendere in considerazione nel quadro di direttive dedicate specificamente al settore finanziario oppure in una futura direttiva sulla protezione dei consumatori.

Ultima ma non meno importante considerazione, mi auguro che le prossime misure previste dalla Commissione assicurino un elevato livello di protezione dei consumatori, che conduca infine alla piena armonizzazione delle norme in materia di protezione dei consumatori nell’Unione europea.

 
  
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  Raffaele Baldassarre, a nome del gruppo PPE. – Signor Presidente, gentile Commissaria, onorevoli colleghi, voglio complimentarmi con il collega Schwab per il lavoro svolto finora e per l'ottima cooperazione ottenuta tra la commissione giuridica e la commissione IMCO.

L'aver previsto gradi diversi di armonizzazione delle norme ci permetterà di raggiungere importanti risultati, che forniranno un reale valore aggiunto per i cittadini europei. Su tutti il diritto di recesso di quattordici giorni e le nuove norme sui requisiti di informazione, non solo per quanto riguarda il prezzo ma anche sull'identità e il recapito del venditore. Si tratta di interventi migliorativi, che accresceranno la fiducia dei consumatori soprattutto negli acquisti transfrontalieri, offrendo una certezza giuridica fondamentale per lo sviluppo del commercio elettronico.

Questa direttiva porrà inoltre le basi per altre misure complementari, a partire dalla riforma del diritto dei contratti europeo fino al processo di revisione dei meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie. Questo fondamentale intervento di armonizzazione è una condizione sine qua non per la realizzazione di un mercato interno incentrato sui diritti dei propri consumatori e al servizio dei cittadini dell'Unione europea.

Circa un anno fa, il professor Monti diceva nel suo rapporto al Presidente Barroso: "I consumatori e il loro benessere devono essere al centro della prossima fase del mercato unico". Innanzitutto il legislatore dovrebbe raggiungere quanto prima un accordo sul progetto di direttiva riguardante i diritti del consumatore, in modo da garantire un alto livello di protezione in un mercato al dettaglio integrato. Questo provvedimento risponde pienamente alle esigenze poste, e io sono convinto che il collega Schwab saprà mantenere la necessaria determinazione nei complessi negoziati che seguiranno prima dell'adozione finale del testo.

 
  
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  Evelyne Gebhardt, a nome del gruppo S&D.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo passati attraverso una fase negoziale veramente aspra, dal momento che all’inizio delle discussioni, onorevole Schwab, le opinioni erano profondamente divise. Analogamente, non è stato facile decidere un corso d’azione ragionevole.

Questi negoziati hanno comunque effettivamente prodotto miglioramenti significativi, anche dopo il voto in sede di commissione parlamentare, che ha finalmente reso possibile al mio gruppo votare, domani, a favore di questo pacchetto di compromesso. Dopo tutte le discussioni che abbiamo tenuto, comprendete bene quale sia il peso di questa vicenda.

Abbiamo veramente introdotto una serie di miglioramenti. Di conseguenza, il principio fondamentale della direttiva è oggi, ancora una volta, quello dell’armonizzazione minima – con l’eccezione dei settori che si devono armonizzare completamente, un obiettivo che ci stava particolarmente a cuore. Abbiamo escluso i servizi sociali, l’assistenza sanitaria e i giochi di fortuna dal campo di applicazione della direttiva, in quanto si tratta di settori che esigono una regolamentazione speciale, e ai quali non si possono applicare gli stessi principi che valgono per i servizi commerciali, i prodotti di base o il commercio al dettaglio; si è trattato quindi di uno dei punti più importanti. Abbiamo reso notevolmente più rigoroso l’obbligo di informare i cittadini, ossia i consumatori. Per tale motivo desidero annunciare chiaramente alla Presidente in carica del Consiglio che l’ipotesi di cancellare il capitolo 2, ossia di eliminare precisamente i settori cui deve applicarsi l’obbligo di informazione, per il gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo è assolutamente inaccettabile.

Abbiamo incluso nel campo di applicazione della direttiva i prodotti elettronici, cosa che non era prevista nella proposta originaria della Commissione. La vendita a distanza via Internet è però uno dei settori cruciali che sono stati inclusi; in dirittura d’arrivo, siamo riusciti anche a migliorare le disposizioni concernenti le vendite porta a porta. Ecco gli sviluppi positivi che ci hanno messo in grado di sostenere la direttiva.

Non posso negare che sussistano ancora alcuni problemi, in particolare per quanto riguarda le clausole contrattuali abusive nel capitolo 5. Giudichiamo assai insoddisfacenti le disposizioni in materia, e su questo occorrerà approfondire il lavoro oppure, se necessario, eliminare l’intera sezione. Un aspetto ancor più problematico è però la completa esclusione dei servizi finanziari dall’obbligo di fornire informazioni; siamo di fronte, mi sembra, a un grave problema che dovremo discutere in maniera più approfondita, signora Commissario, perché i servizi finanziari erano compresi nelle vostre proposte e non si dovrebbero introdurre cambiamenti.

In sintesi, voteremo a favore del pacchetto di compromesso e voteremo a favore del rinvio in commissione della direttiva, ma ciò non significa che accettiamo di adottare la direttiva in prima lettura.

 
  
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  Robert Rochefort, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il testo in discussione è assai importante. Non si tratta di una rivoluzione; non possiamo affermare che prima non funzionasse nulla e che ora tutto sia perfetto. Il testo attuale presenta però una serie di notevoli progressi, in questa fase provvisoria del nostro lavoro.

A mio avviso i progressi principali riguardano la migliore regolamentazione della vendita a distanza, specialmente via Internet (capitolo III), perché in questo settore occorre rinforzare i diritti dei consumatori. Il commercio elettronico è utilissimo: amplia la scelta dei consumatori, consente loro di spuntare i prezzi più bassi e permette infine alle piccole e medie imprese e agli artigiani di trovare nuovi sbocchi.

Per progredire in questo campo, dovevamo adottare un metodo autenticamente europeo: effettuare cioè, per pochi aspetti specifici, una completa armonizzazione di diritti e doveri di tutti. Concretamente, un cliente italiano che faccia un acquisto su un sito tedesco o belga saprà, d’ora in poi, di godere di identici diritti e della stessa protezione; saranno questi gli effetti della direttiva.

Grazia alla direttiva, il periodo di recesso per il consumatore verrà esteso a quattordici giorni in tutta l’Unione; il consumatore stesso conoscerà subito l’importo totale da pagare, senza dover temere brutte sorprese successive; grazie al doppio clic, egli potrà verificare correttamente il proprio ordine.

È ovvio che tutto questo sconvolgerà qualche abitudine radicata. In molti Stati membri, il diritto nazionale contiene sottigliezze che tutti considerano fondamentali, benché siano completamente ignote ai paesi vicini. Vivere insieme in Europa significa imparare a modificare lievemente le proprie abitudini a vantaggio della Comunità e dell’interesse generale.

Diciamolo chiaramente: questo testo ha ancora bisogno di miglioramenti, che noi dovremo apportare nelle prossime settimane, insieme al Consiglio e alla Commissione. Ho apprezzato lo spirito di apertura che abbiamo potuto constatare a questo riguardo. Abbiamo già compiuto un lavoro notevolissimo grazie al nostro relatore, l’onorevole Schwab, che ringrazio cordialmente; ma il risultato più concreto di questo lavoro sta soprattutto nel fatto che domani gli emendamenti verranno adottato da tutti i gruppi politici. La fiducia dei consumatori nel mercato interno dell’Unione europea è fragilissima; tale unanime consenso politico era dunque necessario per conservarla e, se possibile, irrobustirla.

 
  
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  Adam Bielan, a nome del gruppo ECR.(PL) Signor Presidente, desidero in primo luogo ringraziare l’onorevole Schwab, autore della relazione di cui discutiamo oggi, per la tenacia con cui si è impegnato nell’elaborazione di questa direttiva.

Due anni e mezzo di intenso lavoro su questo documento ci hanno consentito di giungere a un compromesso che nella sua forma definitiva – mi auguro – offrirà una certezza giuridica più salda ai consumatori dei 27 Stati membri nel settore delle vendite a distanza, soprattutto per quanto riguarda le transazioni via Internet. Spero anche che grazie a questa direttiva i consumatori guarderanno con maggior fiducia al commercio transfrontaliero e agli acquisti online, per effetto dei miglioramenti e dell’armonizzazione di alcuni nuovi diritti e della maggiore chiarezza conferita ad altri diritti già esistenti. Per fare un altro esempio, con la standardizzazione degli obblighi d’informazione per i contratti negoziati a distanza e al di fuori dei locali commerciali, la direttiva mira anche incoraggiare un maggior numero di commercianti a entrare nei nuovi mercati dell’Unione europea, sviluppo che a sua volta migliorerebbe le prestazioni del mercato interno. Mi auguro che ciò costituisca uno stimolo positivo, soprattutto per quanto riguarda la diffusione delle vendite online; e spero anche che ne traggano vantaggio i consumatori, con l’intensificazione della concorrenza a loro favore nel mercato interno.

Vorrei mettere in risalto alcune delle questioni più importanti. In primo luogo, abbiamo cercato di redigere un testo equilibrato, che fosse vantaggioso per i consumatori di tutta l’Unione, ma senza avere effetti negativi per i commercianti, e in particolare per l’attività delle piccole e medie imprese nell’Unione.

In secondo luogo, constato con soddisfazione che siamo riusciti a negoziare un testo pragmatico, adottando un approccio combinato di armonizzazione minima e massima: ciò significa che quegli Stati membri, i quali già possiedono un livello assai elevato di protezione dei consumatori in alcuni campi, non sono stati danneggiati. Siamo riusciti anche a introdurre disposizioni chiare e uniformi su casi specifici, e quindi le transazioni effettuate via Internet, per esempio, diventeranno più semplici.

Sono anche lieto che in sede di commissione giuridica sia stato possibile negoziare il capitolo 5 sulle clausole contrattuali abusive in forma costruttiva. Questo capitolo regola contratti che di solito non vengono negoziati individualmente dai consumatori e spesso offrono a commercianti disonesti il pretesto per compiere ogni sorta di abusi.

Mi rammarico però che – nonostante l’accordo che abbiamo raggiunto – il testo della direttiva contenga ancora alcuni punti deboli. Sono certo comunque che, impegnandoci, sapremo correggere tali carenze nella prossima fase negoziale, assicurando vantaggi concreti ai consumatori e anche ai commercianti europei (infatti, non dobbiamo dimenticare neanche questi ultimi).

 
  
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  Emilie Turunen, a nome del gruppo Verts/ALE.(DA) Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Schwab, il mercato interno dell’Unione europea è una pietra miliare della cooperazione europea e – come la Commissione ha giustamente notato l’anno scorso nel progetto dell’Atto per il mercato unico – i cittadini, cioè noi europei, devono essere l’elemento centrale dell’opera tesa a sviluppare il mercato unico. Ecco una considerazione da tener presente quando, domani, voteremo in Parlamento la direttiva sui diritti dei consumatori – una direttiva alla quale lavoriamo ormai da molti anni. Come tutti sappiamo, il testo su cui ci accingiamo a votare domani è una revisione completa del progetto che avevamo ricevuto dalla Commissione europea nell’autunno del 2008; l’attenzione del Parlamento, infatti, si è concentrata su quei settori in cui norme comuni a livello di Unione europea possono recare un reale beneficio sia ai consumatori che alle imprese. D’altra parte, volevamo concedere agli Stati membri la possibilità di emanare provvedimenti legislativi supplementari, ove ciò sembri opportuno.

In termini specifici, ciò significa che i consumatori europei noteranno un cambiamento in primo luogo al momento di effettuare acquisti via Internet in negozi online esteri. La nuova direttiva introdurrà norme uniformi per il commercio via Internet in Europa, con conseguenti numerosi vantaggi per i consumatori. Ricorderò tre soli esempi: in primo luogo, tutti i consumatori europei potranno fruire di un periodo di recesso di quattordici giorni, quando effettueranno un acquisto online in uno Stato membro dell’Unione europea. In secondo luogo, il prezzo complessivo del prodotto deve essere specificato prima che il cliente accetti di effettuare l’acquisto. In terzo luogo, deve essere possibile contattare agevolmente il venditore, qualora insorgano problemi. Un quarto aspetto, di grande importanza per noi del gruppo Verde/Alleanza libera europea, era quello di varare una direttiva in grado di far fronte agli sviluppi futuri. Un prodotto non è solo una cosa fisicamente tangibile; al giorno d’oggi può anche trattarsi di un bene intellettuale, come nel caso di un articolo di software o di un brano musicale da scaricare. Sono lieta quindi che nel testo siano stati inseriti anche i prodotti digitali.

La proposta su cui voteremo domani, e che il gruppo dei Verdi è in grado di sostenere, non è un provvedimento legislativo perfetto: avremmo desiderato una direttiva più ampia e ambiziosa, e avremmo voluto progredire in tutti i settori. La politica è però l’arte del possibile, e il possibile è quello che abbiamo raggiunto in questo caso. Nel complesso, ritengo che il Parlamento abbia ottenuto un risultato ragionevole, che andrà a vantaggio dei consumatori europei.

 
  
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  Kyriacos Triantaphyllides, a nome del gruppo GUE/NGL.(EL) Signor Presidente, il nostro gruppo politico si è prefisso, fin dall’inizio, l’obiettivo di impedire qualsiasi riduzione dei diritti dei consumatori nell’Unione europea. Benché assai ambiziosa, l’originaria proposta della Commissione non era tale da soddisfare le esigenze di tutti i consumatori dell’Unione europea. Per questo motivo abbiamo tracciato una linea rossa che ha posto un limite alla proposta di una direttiva completamente armonizzata, quando è risultato chiaro che ciò avrebbe comportato un minor livello di protezione per i consumatori dell’Unione europea.

Nella proposta di direttiva del Parlamento si segnalano due elementi particolarmente importanti. Abbiamo ora una proposta completamente nuova, avanzata dal Parlamento, assai diversa da quella presentata dalla Commissione e in forma diversa dal Consiglio. Il nocciolo di questa proposta è un approccio misto dal punto di vista dell’armonizzazione, che lascia agli Stati membri la libertà – se lo desiderano – di fissare un livello più elevato di protezione dei consumatori.

Il secondo punto riguarda le esclusioni dal campo di applicazione della direttiva. Abbiamo insistito fin dall’inizio per escludere dal campo di applicazione della direttiva i servizi sociali, i servizi sanitari e il gioco d’azzardo, poiché si tratta di settori del tutto estranei alla logica del rapporto tra cliente e consumatore, che esigono un approccio differente. Notiamo con soddisfazione che si è tenuto conto di questo fattore.

Il sostegno alla proposta del Parlamento non implica in alcun modo un sostegno incondizionato alla proposta della Commissione. Al contrario, stiamo ricercando una forte posizione unitaria, e invitiamo la Commissione e il Consiglio a tenere in seria considerazione l’essenza della proposta del Parlamento, soprattutto per quanto riguarda il grado di armonizzazione e altre disposizioni relative ai contratti di vendita.

 
  
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  Oreste Rossi, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, customer right è solo uno dei tanti esempi di come in questo momento storico le istituzioni europee abbiano grosse difficoltà a compiere atti di grande importanza giuridica e politica.

Noi vorremmo che non si perdesse tutto il lavoro fatto e le cose positive raggiunte come, per esempio, quanto apportato dal nostro emendamento sul diritto di regresso, volto ad introdurre un miglioramento netto per l'attività dei piccoli commercianti senza ledere alle prerogative dei consumatori. Se l'esito delle trattative con il Consiglio sarà quello di cancellare le cose buone che il relatore e i gruppi avevano introdotto in una proposta nata male, oppure se l'esito sarà quello di innalzare il livello di armonizzazione generale della direttiva, noi non potremmo che passare ad un voto di tipo negativo.

Ad ogni modo, la responsabilità di questa situazione non è del Parlamento europeo ma della Commissione europea. Ci sono temi dove anche noi eurocritici della Lega Nord siamo pronti a dire sì ad un alto livello di armonizzazione, ma solo quando questo coincide con il buon senso, l'interesse dei cittadini, quello delle piccole e medie imprese e, perché no, delle prerogative degli Stati membri.

Su un tema complesso come quello della protezione dei consumatori occorreva fin dall'inizio un approccio che tenesse conto di tutto questo. Vediamo in modo positivo il ritiro di molti emendamenti con cui si rimettevano in discussione questioni già risolte. È fondamentale che se il testo dovesse uscire dall'Aula rispettando gli emendamenti concordati, il Consiglio lo accetti integralmente.

 
  
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  Franz Obermayr (NI) . – (DE) Signor Presidente, talvolta si rende difficile ai consumatori comprendere le conseguenze delle proprie azioni; così avviene, per esempio, nei casi in cui si scaricano contenuti digitali. Tutti sono abituati a scaricare gratuitamente contenuti da Internet, ma in qualche caso il costo non viene comunicato ai consumatori, che scaricano così un abbonamento senza accorgersene, anche se desideravano un servizio una tantum. In questo caso occorre introdurre un diritto legale di recesso.

Un altro settore che suscita critiche è l’intreccio tra vendite a distanza e porta a porta, poiché è assai facile che i cittadini si facciano cogliere alla sprovvista sulla porta di casa. D’altra parte, non dobbiamo imporre oneri superflui alle piccole e medie imprese per i contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali. Per esempio, allorché un consumatore invita a casa propria, di propria iniziativa, un venditore o un parrucchiere, non c’è bisogno di aumentare la protezione, poiché non si può sostenere che il consumatore sia stato colto di sorpresa. Occorre perciò accordare ai consumatori una protezione ampia e razionale, ma è altrettanto importante, da parte nostra, tener conto degli interessi delle piccole e medie imprese.

 
  
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  Anna Maria Corazza Bildt (PPE) . (EN) Signor Presidente, il compromesso che stiamo esaminando rappresenta un passo assai positivo nella direzione giusta. Mi rallegro per l’accordo che abbiamo raggiunto sul diritto di recesso e gli obblighi di informazione per i contratti negoziati a distanza e fuori dei locali commerciali. Dobbiamo avere però il coraggio di spingerci più a fondo, in particolare per quanto riguarda i rimedi del difetto di conformità, le garanzie e le clausole abusive.

Seguo attentamente da anni i dibattiti in materia, ma la mia tesi è stata e resta la piena armonizzazione. Sono convinta che norme comuni avvantaggino contemporaneamente consumatori e imprese. Trasparenza, certezza giuridica e concorrenza ampliano la scelta per i consumatori e snelliscono la burocrazia per le imprese. La sfida sta nel cogliere l’equilibrio più corretto.

In fatto di elevata protezione dei consumatori e minori costi per le imprese, la direttiva sui diritti dei consumatori non deve trasformarsi in un tiro alla fune tra mercato e cittadini. Non dobbiamo neppure accettare l’errato presupposto che le norme nazionali proteggano i consumatori, mentre le norme comuni europee andrebbero a vantaggio delle imprese. È un’immagine falsa: non si può negare il fatto che i costi supplementari per le piccole e medie imprese sono destinati a trasformarsi in costi supplementari per i consumatori.

Nel corso dell’intero processo il gruppo PPE è stato flessibile e costruttivo; la sinistra invece ha offerto una dimostrazione di rigido ostruzionismo, riducendo il dibattito a un asfissiante esercizio di diritto comparativo, a una contrattazione fra norme nazionali. A mio avviso invece dovrebbe prevalere l’interesse comune dei cittadini. L’armonizzazione minima integrata da eccezioni nazionali – cioè la soluzione proposta dai socialdemocratici – impedisce semplicemente ai cittadini di sfruttare fino in fondo i vantaggi del mercato comune. In un periodo di crisi, mentre il protezionismo rialza la testa, darsi al populismo è facile ma anche irresponsabile. Sostengo senza riserve lo splendido lavoro compiuto dall’onorevole Schwab, cui auguro il miglior successo per i negoziati che lo attendono.

Concludo osservando che la direttiva sui diritti dei consumatori costituisce una pietra miliare nel rilancio del mercato unico, allo scopo di rafforzare la fiducia e stimolare la crescita, la competitività e l’occupazione; del resto, è quanto si attendono i cittadini europei.

 
  
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  Antonio Masip Hidalgo (S&D) . – (ES) Signor Presidente, alcuni punti fondamentali richiedono ancora miglioramenti, per cui dobbiamo rinviare la relazione in commissione.

L’iter parlamentare di questa relazione non si è dunque ancora concluso.

La proposta iniziale non era di buona qualità; è questo il giudizio che hanno espresso le associazioni dei consumatori nazionali ed europee. In particolare, stimo molto l’Unione dei consumatori delle Asturie e il suo presidente, l’instancabile Dacio Alonso.

Siamo riusciti a far riesaminare il principio generale della massima armonizzazione possibile, contenuto nel vecchio articolo 4. Dobbiamo affermare in maniera inequivocabile che attuare la massima armonizzazione possibile fra gli Stati membri ridurrebbe la protezione per molti consumatori, poiché parecchi paesi vantano una tradizione più robusta in materia di protezione dei diritti dei consumatori.

Desidero comunque insistere su alcuni aspetti essenziali. In primo luogo, l’elenco delle clausole contrattuali abusive non deve essere esaustivo; in altre parole, ogni Stato membro può aumentare il numero delle clausole che considera inaccettabili e non valide nei contratti con i consumatori. In secondo luogo, l’onere della prova deve essere invertito, in modo che spetti al commerciante dimostrare che clausole diverse da quelle consuete sono state negoziate individualmente. E infine, le clausole contrattuali devono essere espresse in maniera chiara e comprensibile.

Continuiamo a opporci all’introduzione della massima armonizzazione possibile in materia di clausole abusive.

Secondo Eurobarometro, il 79 per cento dei commercianti ritiene che la completa armonizzazione in questo campo avrà effetti scarsi o nulli sulle loro attività all’estero.

 
  
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  Malcolm Harbour (ECR) . (EN) Signor Presidente, dovrebbe risultarle, mi sembra, che mi spettano due minuti e mezzo, perché non tutti i colleghi sono presenti. Nella mia qualità di presidente della commissione parlamentare, desidero in primo luogo rendere omaggio a tutti i deputati che si sono impegnati su questo tema. Mi rallegro nel vederli tutti presenti questa sera, guidati dell’onorevole Schwab, compresa una folta squadra di relatori ombra che ha dimostrato vivissimo interesse e non comune competenza in un settore tanto complesso.

Condivido l’esortazione a procedere e decidere, rivolta ai colegislatori dal Commissario, signora Reding. La lentezza con cui ci si è mossi in questo senso è una spia evidente delle difficoltà che ancora sussistono, da parte sia del Parlamento che del Consiglio. Mi sembra che il Parlamento, com’è avvenuto per parecchi altri dossier in passato, abbia dimostrato la capacità di mediare un compromesso. A mio avviso il Parlamento domani dovrebbe votare gli emendamenti, manifestare la propria volontà con un chiaro segnale politico e poi rinviare la relazione in commissione.

Ringrazio la Presidenza e il ministro, signora Győri, che ha sostenuto con grande impegno il punto di vista della Presidenza, per lo spirito di apertura con cui hanno considerato la nostra posizione, in seguito al cambiamento citato. Ciò non significa che ci siamo in alcun modo impegnati a portare avanti e concludere questi negoziati; abbiamo però il dovere, nei confronti dei cittadini e dei consumatori, di tenere una riunione aperta per verificare se esistono le basi di un accordo. Penso che questa sia l’opinione di tutti i colleghi.

Tornando al dibattito odierno, dichiaro in primo luogo la mia ammirazione per l’entusiasmo dell’onorevole Corazza Bildt, ma devo aggiungere che la direttiva sui diritti dei consumatori non mi sembra affatto una pietra miliare. Sinceramente, la ritengo piuttosto la prima tappa di un difficile guado, dal momento che stiamo ancora attraversando acque tumultuose. Penso che si tratti di un cauto primo passo sulla strada dell’armonizzazione, in un campo in cui divampano violente emozioni e sono frequenti le agitazioni politiche. È comprensibile che, in diversi paesi, i consumatori e le organizzazioni che li rappresentano non gradiscano vedersi strappare diritti che già detenevano. A mio avviso è questo uno dei problemi più spinosi che abbiamo dovuto affrontare.

Ora, mi sembra, disponiamo di un compromesso che offre un concreto valore aggiunto ai consumatori e alle imprese, soprattutto in materia di commercio transfrontaliero e via Internet. Dobbiamo sostenere questi e altri settori, ma ecco, in ultima analisi, il messaggio che desidero inviare alla signora Commissario: abbiamo assolutamente bisogno di un quadro entro il quale operare per raggiungere una migliore armonizzazione. Ora possiamo contare solo su una lunga serie di iniziative frammentarie, compreso il suo lavoro sui contratti stipulati con i consumatori, e di altre revisioni. Abbiamo assolutamente bisogno di un approccio strategico di lungo respiro, che ci aiuti a superare le tappe del guado e a raggiungere la pietra miliare.

 
  
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  Małgorzata Handzlik (PPE).(PL) Signor Presidente, signora Commissario, per prima cosa desidero ringraziare l’onorevole Schwab per l’impegno con cui si è dedicato a questa proposta. Come egli stesso probabilmente sa meglio di chiunque altro, non si è trattato di un compito facile. Nel corso dell’elaborazione della direttiva abbiamo spesso sottolineato l’importanza che essa riveste per i consumatori, ma è altrettanto importante per il commercio, in particolare per il commercio elettronico e gli acquisti transfrontalieri.

La cosa che sta maggiormente a cuore ai consumatori che effettuano acquisti online è che i beni o i servizi ordinati vengano forniti effettivamente, e che siano conformi alla qualità dichiarata. Dobbiamo perciò assicurare qualità e trasparenza alle norme poste a protezione dei consumatori. Nell’ambito di questo dibattito, però non dobbiamo dimenticare neppure i commercianti, i quali si attendono norme che non li gravino di oneri eccessivi. Nell’elaborazione di questa direttiva siamo riusciti a conciliare gli interessi dei consumatori con quelli dei commercianti?

A mio parere le discussioni che proseguono ormai da quasi due anni ci hanno avvicinato a quest’obiettivo, che però non abbiamo ancora raggiunto. Penso che i consumatori trarrebbero vantaggio assai maggiore da un livello massimo di armonizzazione normativa, che renderebbe assai più agevole l’attività delle aziende che operano nel campo del commercio elettronico. Noto comunque con piacere che su parecchi temi cruciali siamo riusciti a individuare soluzioni che soddisfano idealmente le esigenze dei consumatori, tenendo conto, allo stesso tempo, della realtà dell’attività imprenditoriale. Ricordo per esempio il provvedimento che concede ai consumatori un limite di 14 giorni per recedere da un contratto, e apprezzo pure l’emendamento che offre ai commercianti la possibilità di far dipendere il rimborso dalla notifica scritta del consumatore. È questo un elemento essenziale della direttiva, che segnala come, in determinati casi, alcuni obblighi spettino anche ai consumatori, oltre che ai commercianti.

Incoraggio infine il Consiglio e la Commissione europea a spingersi alla ricerca di un accordo ambizioso.

 
  
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  Bernadette Vergnaud (S&D) . – (FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, in primo luogo vorrei congratularmi con il relatore, onorevole Schwab, e con tutti i relatori ombra – tra cui in particolare l’onorevole Gebhardt – per il lavoro che hanno compiuto.

L’originaria proposta della Commissione era veramente assurda poiché, cercando di armonizzarlo completamente, metteva in realtà a repentaglio il livello di protezione dei consumatori. Un tale approccio si giustifica solo allorché l’armonizzazione viene effettuata verso l’alto, e non verso il basso come si voleva fare in questo caso.

Accolgo quindi con favore gran parte dei compromessi che sono stati raggiunti, e che lasciano agli Stati membri la possibilità di applicare norme più severe, se lo ritengono opportuno, garantendo però un elevato livello minimo a tutti i consumatori dell’Unione. La durata massima dei contratti è dunque limitata a 12 mesi, vengono migliorate le informazioni sui contratti negoziati a distanza o fuori dei locali commerciali, mentre il pagamento viene richiesto solo dopo la scadenza del periodo di recesso, fissato a 14 giorni.

D’altra parte, è inaccettabile mantenere un’armonizzazione completa per il capitolo 5, che riguarda le clausole abusive. A parte il fatto che il livello di protezione scelto è insoddisfacente, ciò equivale a ignorare la realtà delle pratiche fraudolente, cui occorre rispondere con un livello di efficacia che la legislazione europea non può offrire.

In tali circostanze, togliere qualsiasi spazio di manovra in questo campo agli Stati membri sembra irresponsabile. Di conseguenza, mi auguro che i colegislatori riescano a presentare un testo equilibrato che garantisca un concreto nucleo comune di elevata protezione.

 
  
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  Edvard Kožušník (ECR) . – (CS) Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare l’onorevole Schwab ed elogiare il suo lavoro; egli infatti si è destreggiato con estrema abilità in una massa di 1 600 emendamenti, inserendo infine nella relazione una serie di saggi compromessi. Noto con soddisfazione che l’onorevole Schwab è riuscito a conservare i due principi fondamentali dell’originaria proposta della Commissione: il principio del “regolamentare meglio”, che semplifica e aggiorna le norme così da eliminare le barriere del mercato interno con cui devono quotidianamente scontrarsi gli imprenditori che operano nei paesi dell’Unione europea; e il secondo principio, che invita a introdurre la massima armonizzazione possibile nel diritto dei consumatori, eliminando le molte esclusioni previste dai singoli Stati.

Anche se alla fine non siamo riusciti a concordare una piena armonizzazione in tutti i capitoli della direttiva, il nuovo accordo rappresenterà un importantissimo passo in avanti che comporterà l’eliminazione delle barriere frapposte al commercio transfrontaliero e, in ultima analisi, una concorrenza più vivace sul mercato interno.

 
  
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  Kurt Lechner (PPE) . – (DE) Signor Presidente, temo di dover raffreddare l’entusiasmo: nonostante i numerosi miglioramenti alla proposta della Commissione europea, introdotti nel corso delle consultazioni con le commissioni parlamentari – per i quali dobbiamo ringraziare soprattutto il relatore, l’onorevole Schwab –, a mio parere l’attuale pacchetto contiene un’eccessiva quantità di norme destinata a produrre una legislazione di soffocante complessità. Operare in queste condizioni sarà difficilissimo, in particolare per le piccole e medie imprese; per di più, i consumatori non otterranno reali benefici, gli effetti in termini di armonizzazione saranno minimi e non si registreranno progressi né dal punto di vista del mercato interno, né per la posizione dell’Europa come sede di attività economiche.

Dato il breve tempo a disposizione posso soffermarmi, purtroppo, su un unico punto. La proposta della Commissione ha notevolmente esteso il campo di applicazione di due definizioni, con un impeto davvero sproporzionato, come dimostrano del resto i 1 600 emendamenti presentati. È stato difficile avviare una discussione razionale su questo tema in Parlamento. La Commissione, poi, non ha fornito alcuna giustificazione per l’estensione di queste definizioni; non si riesce a reperire alcun tentativo di giustificazione né negli allegati, né nella documentazione presentata al Parlamento. Uno dei due casi riguarda i contratti di vendita a distanza; fortunatamente l’estensione è stata rinviata al processo di consultazione ed è stata modificata – sviluppo che accogliamo con grande favore. Il secondo caso riguarda però i contratti negoziati fuori dei locali commerciali, ed è appunto questo l’aspetto che vorrei esaminare.

In futuro, qualsiasi contratto negoziato al di fuori dei locali commerciali di una ditta sarà soggetto a una massa di normative e diritti di recesso, anche qualora – ce lo ha fatto notare l’onorevole Obermayr – sia stato il consumatore stesso a invitare a casa propria l’elettricista, il muratore, l’imbianchino, il falegname o qualsiasi altro artigiano. So bene che a questo principio esistono numerose eccezioni, perfezionate nel contenuto e nella formulazione proprio da lei, onorevole Schwab, e dalla commissione parlamentare. Rimane ancora, però, un enorme numero di trappole legali, che potrebbero avere effetti disastrosi sulle piccole e piccolissime imprese, mettendone addirittura a repentaglio l’esistenza.

A mio avviso, questa parte della proposta è superflua, e si potrebbe eliminare senza difficoltà, insieme ai capitoli 4 e 5. In tal caso, il resto della proposta e delle consultazioni non sarebbe affatto di cattiva qualità.

 
  
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  Sylvana Rapti (S&D) . – (EL) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore, onorevole Schwab, e la relatrice ombra socialista, onorevole Gebhardt. Rivolgo loro un ringraziamento e insieme un elogio, poiché con la paziente tenacia di cui hanno dato prova sono riusciti a condurre il Parlamento fino al traguardo del dibattito odierno: un’ottima base, mi sembra, per il lavoro del Commissario signora Reding, il cui intervento odierno ci dà motivo di ottimismo.

Personalmente ritengo che l’armonizzazione minima costituisca un punto di partenza validissimo, e insieme assai pragmatico, per il nostro lavoro. Provengo da uno Stato – la Grecia – che ha raggiunto un elevatissimo livello di protezione dei diritti dei consumatori. Potete facilmente comprendere che non voglio assolutamente mettere a repentaglio quest’elevato livello di tutela.

Devo ammettere che ho provato una forte inquietudine quando l’onorevole Schwab ha parlato di armonizzazione completa. È stata la prima volta che ho sentito fare un simile discorso, e mi ha ricordato un articolo che avevo letto una volta su una rivista: qualcuno ha cercato di costruire un volto femminile di incomparabile bellezza usando gli occhi di un’attrice, il naso di una cantante e la bocca di un’altra attrice. Ne è scaturito un risultato mostruoso.

Faccio quest’analogia per ricordare che è possibile partire con le migliori intenzioni e non riuscire a cogliere il risultato desiderato. Proprio per questo sono convinta che l’armonizzazione minima costituisca il punto di partenza più adatto per il nostro lavoro.

 
  
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  Damien Abad (PPE) . – (FR) Signor Presidente, mi affretto in primo luogo a rendere omaggio all’operato del nostro relatore, l’onorevole Schwab, che ci ha consentito di raggiungere oggi su questo testo un ampio consenso, trasversale a tutti gruppi politici, nonostante un inizio tutt’altro che promettente.

Certo, la parola Europa dovrebbe essere sinonimo di progresso e risultati concreti, come possiamo constatare da queste proposte riguardanti i consumatori. D’ora in poi i cittadini europei avranno il diritto di recedere dal contratto, quando acquisteranno prodotti su piattaforme di aste online come eBay.

Siamo riusciti a produrre un testo che da un lato rafforzerà le condizioni quadro per l’incremento del commercio transfrontaliero all’interno dell’Unione europea, e dall’altro ci consentirà di evitare l’abbassamento del livello di protezione dei consumatori negli Stati membri; al contrario, tale livello verrà innalzato.

In primo luogo, condivido l’opinione per cui, se vogliamo consolidare l’uscita dalla recessione, dobbiamo creare nuove fonti di crescita, mentre grazie alla semplificazione e alla razionalizzazione del diritto europeo le nostre imprese potranno sfruttare in maniera più compiuta il potenziale del mercato unico. Sapevate che solo il 22 per cento degli acquisti effettuati in Europa avviene su scala transfrontaliera? Offrire alle imprese un quadro normativo migliore significa perciò anche contribuire alla ripresa economica.

Nel corso dei negoziati sul testo oggi in esame, abbiamo cercato di adottare un approccio ambizioso e insieme pragmatico, sulla base di un semplice principio: nessuna armonizzazione senza un livello equivalente di protezione. Mi rallegro quindi che sia stato possibile conservare alcuni aspetti delle legislazioni nazionali, che stanno molto a cuore ai consumatori dei vari Stati membri. Per quanto riguarda la Francia, i consumatori possono continuare a fruire della protezione offerta dalla garanzia per il “difetto nascosto”, oltre che del mantenimento della nostra legislazione altamente protettiva in materia di vendite porta a porta.

Inoltre, oggi stiamo dando la dimostrazione che il Parlamento europeo – partiti di destra e sinistra insieme – è capace di rispondere alle esigenze quotidiane dei cittadini; me ne rallegro. La soluzione, naturalmente, si può condensare nella formula “più Europa”, ma non qualsiasi tipo di Europa: abbiamo bisogno di un’Europa che protegga, rassicuri e offra opportunità agli europei, ai cittadini, ai consumatori e alle imprese.

 
  
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  Olga Sehnalová (S&D) . – (CS) Signor Presidente, in passato lo slogan “il cliente ha sempre ragione” valeva senza discussioni, le garanzie a vita non erano un’eccezione e la qualità era una questione d’onore. Il mondo di oggi è evidentemente diverso; oggi dobbiamo occuparci di diritti dei consumatori e protezione dei consumatori, nonché di una legislazione che li garantisca. La soddisfazione del cliente, a quanto sembra, non è più la miglior politica commerciale in molti casi, e anzi troppi esempi della vita quotidiana fanno pensare il contrario.

Per tali motivi è importante discutere approfonditamente questi provvedimenti legislativi, i quali non devono comportare un deterioramento dei diritti dei consumatori, bensì costituire una risposta alle nuove sfide che si profilano. Dobbiamo tener presente quanto siano differenziate le situazioni di partenza dei diversi paesi dell’Unione europea in materia di diritti dei consumatori. Dobbiamo prefiggerci l’obiettivo di rafforzare la protezione dei consumatori laddove finora il caos e l’incertezza giuridica regnanti hanno attirato una moltitudine di malintenzionati e minato la fiducia nel mercato interno. D’altra parte, dobbiamo mantenere un elevato livello di protezione dei consumatori laddove essa già esiste e opera efficacemente. È questo in sostanza l’approccio adottato dalla direttiva sui diritti dei consumatori, e quindi sostengo senza riserve la posizione del mio gruppo. Ringrazio inoltre, naturalmente, tutti i relatori per il vasto lavoro che hanno compiuto. La protezione dei consumatori non contrasta assolutamente con gli interessi degli imprenditori onesti; è vero l’esatto contrario.

 
  
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  Regina Bastos (PPE) . – (PT) Signor Presidente, esordisco congratulandomi con l’onorevole Schwab per la tenacia con cui ha negoziato quest’importante compromesso, ed elogio inoltre l’operato di tutti i colleghi che hanno collaborato con lui a questa relazione.

Noi non desideriamo solo garantire un livello di protezione più elevato ai consumatori europei; vogliamo anche che le imprese europee – di qualunque dimensione – siano messe in grado di fornire beni e servizi, in tutti i 27 Stati membri, senza doversi scontrare con inutili ostacoli giuridici.

La nuova direttiva porrà fine alla frammentazione legislativa che ha intralciato finora la partecipazione al mercato transfrontaliero e imprimerà un vivace stimolo al mercato interno. Voglio sottolineare le nuove disposizioni concernenti le informazioni da fornire ai consumatori, che devono essere chiare, comprensibili e comunicate in tempo utile.

È importante altresì che l’onere della prova, per quanto riguarda gli obblighi d’informazione, ricada sul commerciante. Le norme sui contratti a distanza, soprattutto quelli negoziati per via telefonica o tramite Internet, dovranno essere definite esplicitamente e i consumatori saranno protetti da meccanismi semplici ed efficaci. Siamo certi che, alla fine dei negoziati istituzionali, la nuova direttiva contribuirà a rendere l’Unione europea più competitiva e dinamica, come ci si può attendere in un’economia globale.

 
  
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  Antolín Sánchez Presedo (S&D) . – (ES) Signor Presidente, il fatto di aver portato a compimento la direttiva sui diritti dei consumatori, forgiando così uno strumento orizzontale in grado di semplificare, sintetizzare e integrare le quattro direttive già esistenti, è senz’altro una notizia positiva.

Un mercato interno caratterizzato da un elevato livello di protezione dei consumatori è un volano indispensabile per la crescita sostenibile e l’occupazione.

Per realizzare quest’obiettivo conformemente al trattato, non si deve impedire agli Stati membri di adottare misure che rafforzino la protezione dei consumatori. L’armonizzazione completa va quindi introdotta solo per gli aspetti necessari a istituire un quadro coerente per le transazioni transfrontaliere e ottenere così un valore aggiunto.

In seno alla commissione per i problemi economici e monetari si è creato un ampio consenso sull’opportunità di inserire i servizi finanziari in questo regolamento per renderlo veramente orizzontale, di coordinarlo poi con la legislazione settoriale a livello nazionale e di Unione europea per evitare lacune, e infine di ricercare la consulenza di specialisti.

Tale orientamento non si riflette in maniera adeguata nel testo, che dovrà quindi subire un’ulteriore messa a punto prima del voto finale.

È necessario progredire in maniera più decisa verso l’obiettivo di una Carta europea dei consumatori nel settore dei servizi finanziari.

 
  
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  Alajos Mészáros (PPE) . – (HU) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, ringraziamo l’onorevole Schwab per il prezioso lavoro da lui svolto. Norme uniformi per la protezione dei consumatori e concetti che abbiano ovunque il medesimo significato: questi due elementi infondono fiducia nei cittadini e contemporaneamente rafforzano la sicurezza giuridica. Tutto ciò riveste un’importanza particolare soprattutto per quei cittadini e quelle imprese che desiderano esercitare i propri diritti nelle attività commerciali nel mercato interno. La proposta del relatore – associare a un livello minimo di armonizzazione della protezione dei consumatori la completa armonizzazione delle norme tecniche – è l’unica soluzione normativa accettabile nella situazione attuale. Tale combinazione di armonizzazione minima e completa può rappresentare un’opzione accettabile per tutti.

Le barriere che oggi ostacolano le transazioni transfrontaliere intralciano l’attività di commercianti e clienti che vorrebbero operare oltre le frontiere degli Stati membri. Le statistiche segnalano che molti cittadini sono ancora contrari a effettuare acquisti via Internet nell’Unione europea, e sarebbe un prezioso progresso riuscire a modificare quest’atteggiamento. Aggiungo – e qui penso soprattutto agli Stati membri dell’Europa centrale e orientale – che è urgentemente necessario istituire un quadro normativo esauriente e costruttivo. Un sistema fondato su norme comuni più trasparenti promuove quella consapevolezza dei consumatori che nella nostra regione non è ancora matura, ma che nell’Europa occidentale costituisce da molto tempo un elemento familiare. Un’articolata politica di protezione dei consumatori può servire anche da strumento di sostegno per le piccole e medie imprese. Dobbiamo quindi evitare di complicare la situazione di queste ultime varando una legislazione troppo severa.

Una definizione più precisa degli obblighi d’informazione dei commercianti è un aspetto fondamentale, che contribuirebbe ad aumentare il numero delle transazioni di mercato conformi alla legge ed eque dal punto di vista commerciale. Non è un caso che anche la Presidenza ungherese consideri la presente proposta di direttiva una delle priorità del suo mandato semestrale. Possiamo considerare un segnale simbolico il fatto che il Parlamento europeo abbia inserito questa relazione nel suo ordine del giorno, a breve distanza dalla Giornata mondiale dei diritti del consumatore. Se prenderemo la decisione giusta renderemo assai più facile la vita di quasi 500 milioni di consumatori e 22 milioni di imprese nel mercato interno dell’Unione europea.

 
  
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  Seán Kelly (PPE) . – (GA) Signor Presidente, in primo luogo mi congratulo con l’onorevole Schwab e i suoi colleghi per l’ottimo lavoro che hanno compiuto negli ultimi due anni; essi hanno ottenuto, senza dubbio, un risultato eccezionale. Desidero inoltre rivolgere una parola di elogio al ministro signora Győri, rappresentante della Presidenza ungherese; dando prova di entusiastico impegno, ella è sempre presente sia qui che a Strasburgo. Non credo di aver mai riscontrato in altri un analogo entusiasmo.

(EN) Sono ora in gioco il mercato interno, l’armonizzazione, il valore aggiunto: tutti fattori di grande importanza. Non abbiamo il prodotto finito, ma siamo ancora nella fase dei lavori in corso: sono particolarmente degni di nota aspetti come il diritto di recesso, le clausole contrattuali abusive e soprattutto le clausole di flessibilità che offrono un margine di flessibilità ai governi nazionali. Se introducessimo disposizioni analoghe in altre direttive come quella sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, ne miglioreremmo il funzionamento. Aggiungo che questa direttiva integra altri testi come la direttiva sui servizi e la direttiva sulla protezione dei dati, ai quali sto lavorando io stesso: essa rappresenta perciò un positivo passo in avanti.

(GA) Una parola di elogio per l’onorevole Schwab, che ha portato a termine un lavoro così arduo.

 
  
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  María Irigoyen Pérez (S&D) . – (ES) Signor Presidente, signora Commissario, permettetemi di esordire congratulandomi con il relatore, onorevole Schwab, e con l’onorevole Gebhardt per il lavoro che hanno compiuto.

Propongo una riflessione di carattere generale: non si tratta di intensificare il protezionismo, bensì di conservare diritti già esistenti in alcuni Stati membri.

Infatti, se il nostro obiettivo è quello di istituire un autentico mercato interno per i rapporti tra imprese e consumatori, dobbiamo contemporaneamente individuare un punto di equilibrio tra elevato livello di protezione dei diritti dei consumatori e tutela della competitività delle imprese.

Tale equilibrio comporta un accordo su un livello minimo di armonizzazione, nonché la possibilità di consentire agli Stati membri di mantenere o adottare qualsiasi normativa supplementare mirante a rafforzare la protezione dei consumatori.

Non possiamo permettere che l’adozione di una legislazione a livello di Unione europea si risolva in una riduzione della protezione per consumatori e utenti.

Mi rallegro che i negoziati condotti in seno al Parlamento europeo abbiano recato un miglioramento, ma ribadisco che non è possibile eliminare diritti già esistenti.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE) . (EN) Signor Presidente, mi congratulo con il relatore, onorevole Schwab, e con la squadra di relatori per parere e relatori ombra che lo ha coadiuvato, per l’ottimo lavoro compiuto su questa relazione. È stato necessario molto tempo, per giungere alla scelta di una linea sufficientemente equilibrata tra gli interessi dei consumatori e quelli delle imprese. Giudico positivamente il compromesso complessivo approvato da tutti i gruppi politici che costituisce, ne sono convinto, un importante passo in avanti per tutti i consumatori dell’Unione europea.

Vi sono miglioramenti significativi che riguardano, per esempio, gli obblighi di fornire informazioni chiare nei contratti e l’armonizzazione delle disposizioni in materia di diritto di recesso. Naturalmente si tratta di un compromesso e non di una soluzione perfetta. Un esempio è l’articolo 22 bis, in base al quale il commerciante è tenuto a consegnare i beni in un altro Stato membro; vi sono prodotti e servizi che per loro natura dovrebbero essere esclusi da questa disposizione, in particolare i beni deperibili. Potrebbero sorgere dei problemi anche per i prodotti digitali. L’intenzione originaria di promuovere l’attività economica transfrontaliera è importantissima ed encomiabile, e mi auguro sinceramente che, nel corso dei prossimi negoziati con il Consiglio, riusciremo ad apportare quelle migliorie che ci consentiranno di giungere a un risultato ottimale.

 
  
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  Silvia-Adriana Ţicău (S&D) . – (RO) Signor Presidente, a mio avviso ogni consumatore dovrebbe avere diritto a ricevere informazioni prima di firmare il contratto. I commercianti dovrebbero informare i consumatori e ottenerne il consenso, comprese tutte le circostanze in cui un importo viene bloccato sulla carta di credito o di debito.

È pure importante, da parte nostra, proteggere i consumatori da clausole contrattuali abusive. Purtroppo, quando si tratta di servizi bancari, assicurazioni, servizi di comunicazione elettronica o turistici, le clausole contrattuali compaiono spesso sul retro della pagina in caratteri minuscoli; e quasi sempre i clienti firmano il modulo di registrazione o la fattura senza neppure leggere le clausole sul retro.

Anche qualora i clienti leggano tutte le clausole contrattuali e ritengano di non poterne accettare una, rimangono privi di qualunque potere negoziale: in questi casi, la prima risposta inviata al consumatore è che l’impresa utilizza contratti standard che non si possono modificare.

Le autorità nazionali competenti per la protezione dei consumatori devono controllare questi contratti standard per proteggere i consumatori da clausole abusive.

 
  
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  Zuzana Roithová (PPE) . – (CS) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Schwab per l’ottimo lavoro che ha compiuto, oltre che per il sostegno che ha concesso alle mie proposte. Il fatto che i consumatori, in determinate circostanze, stiano acquisendo il diritto a ricevere in ogni Stato membro beni e servizi ordinati via Internet introduce un notevole cambiamento nel campo degli acquisti online. Un terzo dei venditori rifiuta di fornire beni oltre frontiera, soprattutto nei nuovi Stati membri.

Ritengo che il Consiglio adotterà la nostra versione di compromesso, comprese le mie proposte concernenti l’obbligo di indicare l’interoperabilità del contenuto digitale con l’hardware e il software, la leggibilità delle clausole contrattuali, i diritti dei consumatori nei viaggi organizzati e la facoltà, per gli Stati membri, di estendere i diritti dei consumatori alle organizzazioni di volontariato e alle piccole imprese. Il significato di questa direttiva è ovvio: dotare i consumatori europei di diritti inequivocabili è il metodo migliore per instaurare un sistema commerciale equo all’interno dell’Unione europea.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D) . – (RO) Signor Presidente, la strategia UE 2020 ci ricorda che un elevato livello di protezione dei consumatori garantisce prodotti di qualità e migliora la fiducia dei consumatori, favorendo al contempo le prestazioni del mercato interno.

Per quanto riguarda i diritti dei consumatori l’attuale armonizzazione minima accorda a tutti gli Stati membri la facoltà di adeguare la normativa dell’Unione europea ai principi nazionali; a mio avviso quest’approccio va conservato.

L’Unione europea può combinare la migliore armonizzazione del mercato interno con un elevato livello di protezione dei consumatori innalzando l’attuale livello minimo di armonizzazione fino a raggiungere quello delle migliori prassi nazionali esistenti.

Ritengo che il sistema europeo di garanzia in caso di difetto di conformità debba avere un carattere di equità tale da migliorare la protezione dei consumatori e la fiducia nei mercati, prolungando in tal modo la vita utile dei prodotti.

 
  
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  Ildikó Gáll-Pelcz (PPE) . – (HU) Signor Presidente, la normativa europea in materia di protezione dei consumatori oggi vigente si basa sul principio dell’armonizzazione minima. Essa concede agli Stati membri la facoltà di introdurre deroghe, mentre questo sistema rappresenta uno svantaggio competitivo per l’Unione europea. Rilevo con grande soddisfazione che l’onorevole Schwab ci ha presentato una relazione eccellente. Dopo parecchi anni di negoziati, è giunto il momento di concludere un accordo su questo tema, e come ci ha annunciato il ministro, signora Győri, anche la Presidenza ungherese intende adoperarsi a tale scopo. Per ridurre la frammentazione del mercato interno dell’Unione europea dobbiamo applicare con decisione più vigorosa i diritti dei consumatori, e consentire a questi ultimi di prendere decisioni più vantaggiose senza peraltro danneggiare le imprese a causa della nuova legislazione. Il mercato interno unico esige una normativa europea unica per i diritti dei consumatori. Di conseguenza, è importante raggiungere un accordo in prima lettura.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione. (EN) Signor Presidente, devo riconoscere che in Aula si è svolto un dibattito assai costruttivo: tutti i settori dell’Assemblea hanno concordato sulla necessità di dotarci di una direttiva sui diritti dei consumatori più valida, costruttiva ed efficiente dell’attuale, e hanno pure giudicato unanimemente che quella cui giungeremo, benché forse non perfetta, dovrà comunque essere migliore dell’esistente che per opinione generale è tutt’altro che impeccabile.

Ancora, raramente ho udito elogi tanto unanimi, quanto quelli che oggi il Parlamento ha tributato al relatore, onorevole Schwab, e ai suoi correlatori. Mi auguro che tale unanimità si mantenga, poiché ci stiamo inoltrando in un processo inusitato, e sarà assai breve il lasso di tempo di cui potremo disporre per cercare di elaborare quella legislazione migliore, auspicata da tutti i deputati che hanno preso la parola, quale che fosse il loro partito. Di conseguenza vi incoraggio a fornire questa relazione ai vostri relatori, quale punto di partenza per i negoziati. Sono certa che la Presidenza ungherese farà ogni sforzo per condurre quest’originale procedura a una felice conclusione.

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio. (HU) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, consentitemi di unire la mia voce a quella di coloro che hanno già lodato l’eccellente qualità del dibattito odierno. La discussione è stata veramente costruttiva e, a nome della Presidenza ungherese e dei nostri esperti, vi ringrazio per il sostegno che ci avete assicurato e mi auguro che riusciremo a continuare le consultazioni nella medesima atmosfera. Vorrei ora affrontare alcune questioni specifiche, sollevate nel corso del dibattito. Molti hanno invitato a regolamentare gli elenchi delle clausole contrattuali abusive. Siamo d’accordo con il Parlamento europeo: un elenco elaborato a livello europeo recherebbe un indubbio valore aggiunto. Benché la legislazione vigente contenga un elenco indicativo di esempi, un effettivo valore aggiunto deriverebbe dalla compilazione di un elenco unico europeo; in seno al Consiglio, però, non si è ancora creato un sostegno sufficiente per l’introduzione di questa misura, e anche per questo motivo il Consiglio stesso ha deciso di accantonare la questione.

Alcuni hanno chiesto – ma in realtà l’onorevole Gáll-Pelcz ha già risposto per me – il motivo per cui sarebbe necessario per noi raggiungere un accordo in prima lettura. Come si è ricordato, abbiamo avviato i negoziati nell’ottobre 2008, all’epoca della Presidenza francese. Nel corso di due anni e mezzo abbiamo tenuto oltre sessanta riunioni del gruppo di lavoro, e a questo punto pensiamo che non siano più possibili modifiche per superare il blocco imposto da alcune minoranze; abbiamo perciò deciso di restringere sensibilmente il campo di applicazione della direttiva, limitandolo ai contratti negoziati a distanza e fuori dei locali commerciali. Con un campo di applicazione ristretto, e di conseguenza un’armonizzazione mirata, otterremo – ne sono convinta – un accordo più rapido, mentre non vedo quale valore aggiunto potrebbe derivare dalla continuazione dei negoziati e da una seconda lettura.

La posizione preliminare del Parlamento europeo è per molti aspetti vicina all’approccio complessivo del Consiglio, e quindi credo che non dobbiamo – anzi, mi appello a tutti in questo senso – sprecare l’opportunità che ci si offre per concludere un accordo in prima lettura.

(EN) Ho apprezzato l’immagine usata dall’onorevole Harbour, il quale si è chiesto se abbiamo raggiunto una pietra miliare, oppure se ci troviamo alla tappa di un guado. Se vogliamo essere realistici – e personalmente non amo esagerare – penso che siamo in mezzo a un guado, e non a una pietra miliare; poteva anche essere una pietra miliare, ma purtroppo non vi erano le condizioni adatte. Possiamo considerarla la tappa di un guado, se consideriamo gli interessi dei cittadini e dei consumatori.

Tutti sappiamo che nei vari Stati membri vigono condizioni giuridiche assai differenti; in questa fase un’armonizzazione più completa non sarebbe stata possibile. Molto meglio accontentarsi di un campo di applicazione più limitato e riuscire a raggiungere un accordo: in tal modo contribuiremo veramente a rafforzare i diritti dei consumatori e quindi riusciremo pure a progredire verso il completamento del mercato unico.

 
  
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  Andreas Schwab, relatore.(DE) Signor Presidente, abbiamo raggiunto una pietra miliare oppure no? È una questione su cui si potrebbe discutere a lungo. È chiaro, per esempio, che i padri fondatori della Comunità europea – come Altiero Spinelli, al quale abbiamo intitolato oggi la sala delle riunioni del nostro gruppo – erano in grado di affrontare problemi più fondamentali della vita europea. Sono convinto però che oggi, in Europa, il progresso prenda piuttosto la forma di piccoli passi costruttivi. Per tale motivo ringrazio tutti i colleghi che hanno partecipato alla discussione e hanno reso possibile questo compromesso contribuendo agli emendamenti. Un compromesso rappresenta sempre l’occasione di cogliere un punto di equilibrio tra interessi diversi; nessuno ne uscirà completamente soddisfatto, ma tutti saranno pronti a migliorare ancora l’approccio adottato. Per questo sono convinto che abbiamo imboccato la strada giusta.

Colgo l’occasione per ringraziare la Vicepresidente della Commissione, signora Reding, per il costante impegno, il sostegno e l’incoraggiamento che ci ha offerto sia in occasione del dibattito odierno che di numerose altre riunioni. Spero che potremo contare ancora su di lei nel corso delle consultazioni con il Consiglio; ringrazio anche il presidente della commissione parlamentare, onorevole Harbour, per la pazienza che ha dimostrato nei confronti del relatore e degli altri membri della commissione, e insieme a lui ringrazio l’onorevole Lehne, presidente della commissione giuridica. Quanto poi al Consiglio, vorrei che il ministro signora Győri – ex deputata della nostra Assemblea – comprendesse, nella sua qualità di Presidente in carica del Consiglio, che il Parlamento europeo può trovarsi obbligato a emendare la proposta finalmente adottata dal Consiglio il 24 gennaio. In alcuni settori vorremmo spingerci ancora più a fondo, e perciò nelle prossime settimane avvieremo discussioni costruttive per giungere a una soluzione positiva. Vi ringrazio vivamente.

 
  
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  Presidente . − La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 11.30.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Liam Aylward (ALDE), per iscritto. (GA) Accolgo con soddisfazione gli sforzi che si vanno compiendo per rafforzare i diritti dei consumatori nell’Unione europea; sono altresì favorevole alle misure proposte per agevolare il commercio transfrontaliero, nonché alle misure tese a chiarire le norme europee relative alla protezione dei consumatori, allo scopo di eliminare l’attuale incertezza.

Trasparenza e informazioni migliori per le imprese e i consumatori: ecco due elementi che contribuirebbero sensibilmente ad alimentare la fiducia dei consumatori nel mercato, fattore che a sua volta stimolerebbe la crescita economica. Fatta questa premessa, devo però dichiarare che alcune misure suscitano in me forti timori, per l’impatto che potrebbero avere sulle piccole e medie imprese. Tali imprese sono certamente favorevoli a misure che istituiscano un quadro giuridico più chiaro e integrino i meccanismi di protezione dei consumatori già esistenti, ma alcune di esse temono che una parte delle nuove disposizioni possa incidere sulla gestione quotidiana delle imprese; misure siffatte potrebbero appesantire fortemente gli oneri burocratici e gli inutili fardelli amministrativi.

Dobbiamo vigilare affinché, proteggendo i consumatori, non corriamo il rischio di danneggiare fatalmente le imprese e i servizi che riforniscono i consumatori stessi.

 
  
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  Zuzana Brzobohatá (S&D), per iscritto. – (CS) La proposta di direttiva sui diritti dei consumatori ricompone armonicamente in un unico documento giuridico un totale di quattro direttive che trattano i seguenti temi: contratti negoziati fuori dei locali commerciali, clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, protezione dei consumatori nei contratti a distanza e alcuni aspetti della vendita di beni di consumo e delle garanzie. La fusione di queste quattro direttive si prefigge l’obiettivo di rafforzare il mercato interno e promuovere il commercio transfrontaliero. Un elevato livello di protezione dei consumatori migliorerà la qualità dei prodotti e incrementerà la fiducia dei consumatori, stimolando quindi l’efficienza del mercato interno. Dobbiamo respingere il tentativo di introdurre un termine rigido di due anni per le garanzie, poiché tale disposizione indebolirebbe la protezione dei consumatori in parecchi Stati membri, i quali dovrebbero ridurre il periodo di garanzia previsto dalla propria legislazione nazionale, nuocendo quindi alla posizione del consumatore. L’obiettivo di rafforzare la fiducia dei consumatori verso gli acquisti transfrontalieri – settore nel quale i consumatori incontrano gli ostacoli più ardui in termini di problemi linguistici, scarsa fiducia nel sistema di pagamento e indisponibilità delle imprese a operare oltre frontiera – è senz’altro corretto. Ed è altrettanto corretta la critica avanzata dalla relatrice per parere della commissione per i problemi economici e monetari, la quale deplora che il testo non tenga conto dei nuovi prodotti dovuti alle trasformazioni in corso in termini di sviluppo del prodotto e di innovazione, come nel caso dei prodotti digitali. Sempre più di frequente un prodotto, soprattutto nel settore dell’elettronica di svago di grande consumo, contiene, oltre al bene materiale, una combinazione di programmi o di altri prodotti e servizi immateriali.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. – (SK) Le differenze esistenti tra le varie norme e leggi vigenti scoraggia spesso consumatori e imprese che valutano la possibilità di partecipare al commercio transfrontaliero. Consumatori e imprese si trovano ad affrontare ostacoli derivanti dalla diversità delle condizioni di mercato.

Occorre una vasta armonizzazione dei contratti in esame, in particolare allo scopo di mantenere un elevato livello di protezione per i diritti dei consumatori. Oltre alle variazioni settoriali, il campo di applicazione della direttiva verrebbe limitato essenzialmente ai contratti negoziati fuori dei locali commerciali; sono appunto i contratti che danno luogo al maggior numero di transazioni transfrontaliere.

Se poi un determinato contratto vada soggetto alle norme armonizzate, dipende essenzialmente dalla definizione dei termini, alcuni dei quali sono spesso carenti e insoddisfacenti da un punto di vista giuridico.

C’è la concreta esigenza di garantire ai consumatori di tutti gli Stati membri dell’Unione europea un elevato livello di protezione, in modo che essi possano ricevere i beni ordinati senza dover affrontare ostacoli giuridici inutili. In tal modo sarebbe possibile promuovere la fiducia dei consumatori e stimolare l’interesse delle imprese per le transazioni transfrontaliere.

 
  
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  Liem Hoang Ngoc (S&D), per iscritto. – (FR) Desidero vivamente ringraziare l’onorevole Schwab e i relatori ombra per il lavoro che hanno compiuto. La proposta iniziale della Commissione era inaccettabile perché mirava ad armonizzare completamente le norme concernenti i diritti dei consumatori, senza però portarle sistematicamente al livello della legislazione nazionale più favorevole.

In altre parole, parecchi Stati membri avrebbero dovuto togliere dalla propria legislazione nazionale provvedimenti che in effetti accordavano ai consumatori una protezione più valida. In Francia si sarebbero dovuti abbandonare due importanti acquis: la norma sul “difetto nascosto” e quella che vieta al venditore porta a porta di riscuotere il pagamento prima della fine del periodo di recesso.

I miei colleghi socialisti e io siamo però riusciti a far modificare tale approccio e a introdurre come norma generale l’armonizzazione minima. Abbiamo anche potuto rafforzare i diritti dei consumatori su un ampio ventaglio di aspetti, in particolare per quanto riguarda le informazioni che il venditore ha l’obbligo di fornire e le disposizioni relative al periodo di recesso.

Rimane però un problema: il capitolo V. non possiamo accettare l’armonizzazione completa delle norme sulle clausole abusive, poiché ciò toglierebbe agli Stati membri la possibilità di reagire a prassi commerciali che mutano quotidianamente e talvolta comportano gravi rischi per i consumatori.

 
  
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  Tunne Kelam (PPE), per iscritto. (EN) Gli studi svolti dalla Commissione segnalano che nell’Unione europea un cittadino su tre acquista beni online, ma solo il 7 per cento effettua acquisti transfrontalieri online; il 33 per cento sarebbe però interessato a fare acquisti oltre frontiera. Il settore è ancora privo di regolamentazione e acquistare beni online è un’operazione complessa, soprattutto per quel che riguarda i costi della transazione e quelli di consegna. La proposta di direttiva sui diritti dei consumatori mira a ridurre le complicazioni che ostacolano le operazioni online. Sono favorevolissimo a rafforzare i diritti dei consumatori che effettuano acquisti online. Dobbiamo rendere disponibili informazioni complete sui commercianti: nome, indirizzo e dettagli che consentano di mettersi in contatto con loro. È necessario armonizzare le norme vigenti nei vari paesi dell’Unione europea, così da evitare sorprese sgradevoli e costi supplementari. Noto con soddisfazione l’armonizzazione del diritto di recesso entro il termine dei 14 giorni; dobbiamo proteggere i consumatori ma anche stimolare l’economia, e sostengo senza riserve lo sforzo del relatore volto a equilibrare i due elementi. L’attuazione della direttiva sui diritti dei consumatori è uno degli aspetti del problema, mentre la completa integrazione e attuazione del mercato unico digitale, del mercato interno dell’Unione e della direttiva sui servizi rappresenta un’altra questione di grande importanza. L’Unione e gli Stati membri devono concentrare l’attenzione su entrambi i problemi.

 
  
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  Siiri Oviir (ALDE), per iscritto. (ET) L’adozione della nuova direttiva armonizzata sui diritti dei consumatori europei è certamente uno dei pilastri principali di un mercato interno più efficiente. La direttiva armonizzata, che fonde una serie di direttive riguardanti i diritti dei consumatori, semplificherà notevolmente il quadro normativo, contribuirà a rafforzare la fiducia dei consumatori e incoraggerà il commercio transfrontaliero. Per conferire maggior trasparenza al commercio – o alla catena di approvvigionamento – soprattutto nel settore del commercio elettronico, dobbiamo rendere disponibili informazioni dettagliate sui commercianti, in modo che il consumatore possa contattarli direttamente in caso di necessità; sostengo quindi la proposta formulata in tal senso dal relatore. La direttiva coglie un giusto punto di equilibrio tra gli interessi di consumatori e imprenditori, ed è sufficientemente flessibile da appianare le differenze esistenti fra Stati membri. Una legislazione completa in materia di protezione dei consumatori non è ancora realtà nell’Unione europea; questo provvedimento rappresenta un importante passo in avanti verso l’obiettivo di un commercio più efficiente e di una più salda protezione dei consumatori.

 
  
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  Marianne Thyssen (PPE), per iscritto. (NL) Il gruppo del Partito popolare europeo (democratico cristiano) sottolinea da molti anni con coerenza che la protezione dei consumatori e il completamento del mercato interno non sono obiettivi contrastanti, ma anzi complementari. Lo strumento orizzontale che stiamo esaminando codifica e chiarisce i diritti e gli obblighi di consumatori e commercianti in tutta l’Unione europea, e segnala altresì che l’Unione si sta impegnando con estrema serietà per soddisfare le esigenze dei consumatori più vulnerabili. Le lacune che ancor oggi si lamentano nel settore degli acquisti online o transfrontalieri verranno in gran parte eliminate: ne scaturiranno opportunità non solo per i consumatori ma anche per le piccole e medie imprese, che d’ora in poi potranno sfruttare più facilmente i vantaggi di scala del mercato interno. Se però vogliamo garantire alle PMI le condizioni migliori, non dobbiamo imporre loro oneri non necessari; occorre quindi apportare alla proposta della Commissione emendamenti favorevoli alle imprese. All’esame delle PMI l’Europa non deve accontentarsi di un voto inferiore al trenta e lode.

 
  
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  Giovanni Collino (PPE), per iscritto. – I nostri supermercati sono sempre meno sotto casa e la spesa che facciamo è sempre meno fra uno scaffale e l'altro, con il prodotto in mano, i profumi degli alimenti freschi e i commenti della gente. I nostri acquisti sono sempre di più a distanza e internet ha ormai cambiato completamente le nostre abitudini, anche in virtù di una vita che è diventata sempre più frenetica. Questa è la manifestazione concreta, tangibile, di quella che nei libri di testo viene chiamata "economia globale". Qual è la differenza fra internet e il supermercato? Che su internet non puoi fermarti a chiedere consiglio al commesso su cosa scegliere fra un prodotto e l'altro e neppure puoi ritornare indietro al supermercato se c'è qualcosa che non va con il tuo prodotto per andare a prenderne un altro dallo scaffale, dopo aver mostrato lo scontrino alla cassa. Ecco perché la direttiva europea sui diritti dei consumatori è fondamentale per gli obblighi che impone sulle informazioni dei prodotti, per le regole che stabilisce sui prodotti difettosi e che dovranno essere sostituiti, riparati o ridotti nel prezzo, allo scopo di rendere in tutta Europa la tutela della vendita on-line non meno forte di quella sul posto.

 
  
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  Lidia Joanna Geringer de Oedenberg (S&D), per iscritto.(PL) A mio avviso, la direttiva sui diritti dei consumatori costituisce uno dei testi legislativi più importanti che dovremo discutere nella prima metà di quest’anno. Un miglior accesso all’informazione e una protezione dei consumatori più valida sono questioni di grande importanza, poiché si riflettono tra l’altro sullo sviluppo del mercato online e sulla crescita economica dell’intera Unione europea. In Europa il mercato online si sviluppa a un rimo ancora relativamente lento rispetto agli Stati Uniti, per esempio, e il mio paese – la Polonia – si situa in questo campo appena al diciassettesimo posto fra gli Stati membri dell’Unione. Solo il 23 per cento dei consumatori polacchi effettua acquisti via Internet, e la ragione principale di questo fenomeno sembra consistere nella mancanza di fiducia. Uno dei punti più controversi della proposta di direttiva è la misura in cui sarebbe opportuno armonizzare le norme. Sono lieta che il relatore della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori abbia accettato le argomentazioni formulate dal mio gruppo – quello dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo – per criticare l’obiettivo della completa armonizzazione proposto dalla Commissione europea: tale obiettivo renderebbe infatti impossibile agli Stati membri adottare standard più elevati di quelli previsti dalla direttiva. A mio avviso i paesi che desiderano mantenere standard più elevati devono avere la possibilità di farlo.

 
  
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  Alexander Mirsky (S&D), per iscritto. (EN) Purtroppo i diritti dei consumatori che acquistano prodotti industriali o alimentari sono tutelati più efficacemente di quelli degli utenti di servizi nel campo dei trasporti, dell’assistenza medica e dell’istruzione. In questi ultimi settori, infatti, è difficile dimostrare l’eventuale cattiva qualità del servizio fornito.

Prendiamo il caso della compagnia aerea lettone, Air Baltic, che appartiene allo Stato per il 51 per cento e attualmente gode di una posizione di monopolio. Ciò provoca abusi in termini di qualità e continuità del servizio offerto ai passeggeri. Il direttore Flick, che è a capo della compagnia, non ha ritenuto opportuno rispondere alle domande dei deputati al Parlamento europeo e ignora con disinvoltura le lamentele dell’opinione pubblica. Con i suoi maneggi Air Baltic cerca di prendersi gioco del Parlamento europeo: vende biglietti di business class per aerei che non hanno posti di business class, e per di più occulta i frequenti guasti degli aeromobili, mettendo così a rischio la vita di migliaia di passeggeri. È necessario istituire una commissione d’inchiesta per controllare il comportamento di Air Baltic, poiché altrimenti le conseguenze potrebbero essere tragiche.

 
  
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  Ville Itälä (PPE), per iscritto. (FI) Il nocciolo dell’originaria proposta della Commissione era alquanto problematico sia dal punto di vista dei consumatori, sia da quello delle imprese. Il relatore ha però compiuto un lavoro eccellente, grazie al quale possiamo ora adottare misure importanti per armonizzare la protezione dei consumatori nel quadro dello sviluppo del mercato interno, senza per questo accettare compromessi sul livello di protezione dei consumatori. Speriamo in tal modo di riuscire a promuovere le vendite a distanza transfrontaliere; va ricordato, comunque, che in Europa l’espansione del commercio elettronico è ostacolata anche da parecchi altri fattori. In futuro dovremo cercare, per esempio, di accelerare le procedure di pagamento e rendere più efficace la riscossione dei pagamenti transfrontalieri, così da consentire alle piccole e medie imprese di avventurarsi con coraggio più fiducioso nel mercato elettronico europeo.

 
  
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  Daciana Octavia Sârbu (S&D), per iscritto.(RO) Sono felice di constatare che, dopo il voto di domani, ci saremo finalmente dotati di un quadro legislativo che garantirà una migliore armonizzazione dei diritti dei consumatori nell’Unione europea. Mi congratulo d’altra parte con la Commissione europea per aver varato questa proposta di direttiva, che fonde quattro direttive esistenti in un unico strumento legislativo. Desidero poi sottolineare che l’attuazione della direttiva garantirà finalmente ai cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione europea un elevato livello di protezione dei consumatori. Mi congratulo con il relatore per il suo ottimo lavoro, che ha integrato la relazione con articoli importantissimi, i quali regoleranno i diritti di coloro che acquistano beni e servizi online.

 
  
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  Zbigniew Ziobro (ECR), per iscritto.(PL) Ringrazio l’onorevole Schwab e gli altri colleghi per il lavoro che hanno dedicato alla proposta di direttiva. Apprezzo gli sforzi compiuti allo scopo di armonizzare, a livello di Unione europea, la normativa sulle vendite a distanza, così da proteggere i consumatori e contemporaneamente agevolare l’attività dei commercianti. È indubbiamente necessario un compromesso che da un lato garantisca ai consumatori un elevato livello di protezione, e dall’altro renda più facile ai commercianti fornire servizi in tutta l’Unione europea. Ritengo giusto garantire un elevato livello minimo di protezione nell’intera Unione, purché gli Stati membri abbiano a loro volta la facoltà di imporre sul proprio territorio norme più severe, qualora giudichino insufficiente il livello di protezione offerto dall’Unione europea. Non dobbiamo d’altra parte ignorare le esigenze dei commercianti, la cui attività dev’essere concretamente agevolata dall’armonizzazione normativa a livello di Unione europea, sia in termini operativi, sia dal punto di vista della riduzione dei costi. È quindi opportuno formulare una posizione che salvaguardi insieme gli interessi dei consumatori e dei commercianti. Senza dubbio, rendendo più sicure le transazioni e armonizzando le norme rafforzeremo la fiducia nelle vendite a distanza, incoraggiando così i consumatori a intensificare gli acquisti a distanza.

 
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