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Martedì 5 aprile 2011 - Strasburgo Edizione GU

10. Quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom (discussione)
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  Presidente. − L’ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sul quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom.

 
  
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  Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione. - (EN) Signora Presidente, sono qui per illustrare, insieme con il collega Andor, la decisione della Commissione europea di presentare un nuovo quadro di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom.

Il quadro europeo giunge in un momento di grande attenzione per la situazione dei rom in Europa. L’Unione europea ha messo a disposizione degli Stati membri una serie di strumenti, sul piano giuridico, finanziario e delle politiche, intesi ad affrontare la questione dei rom. Esiste altresì un assetto normativo fondato sulla non discriminazione, sulla libera circolazione delle persone e sulla strategia dell’allargamento. Nondimeno è evidente che l’esclusione sociale ed economica dei rom persiste, un fatto inaccettabile e insostenibile nell’UE del XXI secolo.

Il Parlamento, con il sostegno di tutti gli attori politici (vorrei sottolinearlo), ha ricordato l’urgenza di promuovere l’integrazione dei rom attraverso la recente risoluzione sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei rom. Colgo l’occasione per ringraziare la relatrice, onorevole Járóka, dell’eccellente lavoro svolto.

Occorre agire con determinazione, sia a livello nazionale sia su scala europea; occorre unire le forze e impegnarsi ancora di più affinché si ponga fine alla discriminazione verso i rom assicurando loro gli stessi diritti di qualunque altro cittadino europeo, poiché altro non sono che comuni cittadini. Penso ovviamente a un duplice processo, che richiede un diverso atteggiamento da parte della maggioranza degli europei e delle comunità rom.

Conveniamo tutti sulla necessità di formulare e attuare con efficacia le politiche in materia nonché di adottare un approccio strategico comune. Sappiamo inoltre che la competenza primaria per l’integrazione dei rom spetta agli Stati membri e che la situazione della comunità varia considerevolmente da un paese all’altro. La Commissione ha pertanto deciso di presentare un quadro europeo che consenta a ciascuno Stato membro di agire in funzione delle sfide da cogliere.

La task force sui rom istituita nel settembre dello scorso anno ha sottoposto il risultato dei suoi lavori in dicembre, indicando chiaramente che molto spesso non viene fatto abbastanza. I 26,5 miliardi di euro resi disponibili nell’ambito dei Fondi strutturali non sono impiegati come dovrebbero: appena 100 milioni di euro sono stati destinati ad attività specifiche per i rom, mentre il 70 per cento delle risorse previste per l’assistenza tecnica, che sarebbe stata necessaria nella maggior parte degli Stati membri, non è stato utilizzato. Le misure finora adottate risultano dunque inadeguate. È giunto il momento di assicurare che le politiche attuate a livello nazionale, regionale e locale rispondano in modo chiaro e specifico alle esigenze dei rom.

Il quadro verte su quattro settori cruciali: istruzione, occupazione, sanità e alloggi. Vogliamo che l’Unione europea e i 27 Stati membri assumano l’impegno di colmare i divari esistenti e si concentrino sulle finalità comuni definite per questi quattro ambiti, intraprendendo azioni mirate e destinandovi risorse sufficienti. Vogliamo che ciascuno Stato membro integri tali finalità nella rispettiva strategia per l’integrazione dei rom, se ne persegue una, o in alternativa sviluppi una strategia di questo tipo per il periodo fino al 2020.

Per verificare che gli interventi attuati raggiungano i propri obiettivi, occorre un monitoraggio regolare. Il quadro europeo getta dunque le basi per un solido meccanismo di monitoraggio che assicuri il conseguimento di risultati concreti per i rom. Scopo del meccanismo è vigilare sull’attuazione delle strategie nazionali, sull’utilizzo dei fondi per l’integrazione dei rom a effettivo beneficio dei destinatari e sulla realizzazione di progressi verso gli obiettivi di integrazione.

Ogni anno la Commissione riferirà sui progressi conseguiti verso l’integrazione delle comunità rom negli Stati membri. Il quadro europeo rappresenta un’opportunità affinché tutte le parti in causa, a tutti i livelli, si uniscano ai cittadini dell’Unione europea in generale e ai rom in particolare nell’impegno di porre fine all’esclusione di oltre 10 milioni di persone, un fatto che non possiamo più permetterci di tollerare.

 
  
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  László Andor, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, onorevoli deputati, la situazione socio-economica dei rom figura tra le priorità dell’Unione europea. Il mese scorso quest’Assemblea ha approvato la relazione dell’onorevole Járóka sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei rom, mentre oggi la Commissione ha adottato la comunicazione sul quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom.

Entrambi i documenti, che apportano un contributo significativo al più ampio dibattito sui rom, confluiranno nelle conclusioni che saranno adottate in occasione del prossimo Consiglio “Occupazione e affari sociali” del 19 maggio, dedicato interamente al tema.

I due testi esprimono altresì la determinazione politica dell’Unione europea ad affrontare la situazione dei milioni di rom sottoposti a esclusione economica e sociale. A tale proposito, desidero soffermarmi su tre punti fondamentali.

In primo luogo, il quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom definito dalla Commissione riconosce la competenza primaria degli Stati membri nella formulazione e attuazione delle strategie in oggetto. Riafferma inoltre la ferma convinzione della Commissione che l’Unione europea non può tollerare alcuna forma di razzismo, xenofobia, discriminazione o esclusione sociale dei rom. L’Unione ha il dovere morale e politico di assistere gli Stati membri nei loro sforzi, servendosi di ogni politica o strumento a propria disposizione.

In secondo luogo, come sapete, l’Unione ha elaborato una strategia globale per lo sviluppo equilibrato del modello sociale ed economico dell’Europa: la strategia UE 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che crea il quadro di politiche necessario ad affrontare l’ampio ventaglio di problemi dei rom. Occorre fare in modo che gli obiettivi, le finalità, le iniziative faro e le strutture che riferiscono al proposito diventino funzionali alle esigenze di questa comunità.

Il messaggio di fondo è racchiuso nell’idea che l’esclusione di milioni di cittadini dell’UE dalla vita economica e sociale non rappresenta una scelta intelligente, sostenibile né di certo inclusiva. In breve, non vi è ragione per cui l’esclusione dei rom persista nell’Europa che desideriamo.

In particolare, gli obiettivi principali della strategia Europa 2020 (occupazione, riduzione della povertà e istruzione) fungono da indicatori di riferimento dei progressi compiuti nelle politiche di integrazione dei rom. La comunicazione della Commissione sui rom individua quattro ambiti che rivestono un’importanza strategica nel superare l’esclusione dei rom.

Accesso all’occupazione: occorre colmare il profondo divario tra il tasso di occupazione dei rom e quello riferito al resto della popolazione. In caso contrario, non raggiungeremo gli obiettivi di Europa 2020.

Accesso all’istruzione: tutti i rom in età scolare dovrebbero godere di un’istruzione di qualità, senza subire atti di discriminazione o segregazione, completando come obiettivo minimo la scuola primaria.

Accesso all’assistenza sanitaria: occorre ridurre il divario fra le condizioni di salute dei rom e quelle del resto della popolazione. Gli Stati membri dovrebbero offrire assistenza sanitaria alle medesime condizioni per tutti i cittadini.

Accesso all’alloggio e ai servizi di base nei casi in cui i rom versano in condizioni visibilmente più degradate rispetto al resto della popolazione, ad esempio in relazione all’utilizzo delle risorse idriche, dell’elettricità e di altri servizi.

La mancanza di un approccio integrato ha ripercussioni negative sull’integrazione complessiva dei rom nella società, oltre a lasciarli in condizioni di povertà.

In terzo luogo, l’Unione non deve trascurare l’aspetto economico. Al momento la Commissione lavora a un progetto di quadro finanziario pluriennale cui seguiranno proposte specifiche sui Fondi strutturali. A mio avviso, questi ultimi devono essere allineati alla strategia Europa 2020 per quanto riguarda, in generale, gli ambiti di mia competenza (occupazione e inclusione sociale) e sicuramente per l’integrazione socio-economica dei rom. La maggiore efficacia dei nostri strumenti finanziari costituisce un obiettivo fondamentale per me.

Concludo su questo punto. Sarò lieto di ascoltare i vostri pareri e rispondere alle eventuali domande.

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio. - (EN) Signora Presidente, la Presidenza ungherese accoglie con favore la comunicazione della Commissione sul quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l’integrazione dei rom. Desidero esprimere i miei sentimenti di gratitudine e apprezzamento non solo per il lavoro svolto, ma anche per la dedizione personale dei Commissari Reding e Andor nonché di quanti hanno contribuito a un risultato così notevole.

La presentazione di questo documento strategico ci avvicina considerevolmente alla realizzazione di una delle maggiori priorità della Presidenza ungherese. Sono altresì convinta che concorrerà in misura significativa a migliorare la situazione sociale ed economica dei rom in Europa, insieme con la risoluzione sulla strategia dell’UE per l’inclusione dei rom approvata di recente dal Parlamento europeo sulla base della relazione Járóka.

Sono innumerevoli i rom che, in tutta Europa, continuano a versare in condizioni di estrema povertà e a subire atti di discriminazione ed emarginazione. È dunque giunto il momento di intervenire. Non possiamo permetterci di allontanare la questione da noi giudicandola un loro problema. Peraltro, nessuno dovrebbe mai essere considerato un problema, bensì una possibilità, un’opportunità. Alla luce dell’attuale situazione economica e demografica dell’Europa, il miglioramento dello status socio-economico dei rom potrebbe creare nuove risorse umane, contribuendo alla crescita economica in un orizzonte di lungo periodo.

Oltre all’indispensabile lotta alla discriminazione, la Presidenza ungherese ha sempre ritenuto necessaria una nuova combinazione di politiche che si imperni su tre elementi essenziali: occupazione, istruzione e alloggi. Un intervento integrato sulle politiche di questi tre settori, se attuato correttamente dagli Stati membri e accompagnato da un meccanismo di monitoraggio secondo l’ipotesi della Commissione, produrrà conseguenze visibili. Gli Stati membri dovranno altresì impegnarsi per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; le misure volte all’inclusione sociale dei rom possono essere integrate in vari ambiti. È ormai ampiamente riconosciuto che le azioni ispirate e coordinate a livello di Unione europea possono dar luogo a sinergie, generando così un valore aggiunto.

Qual è il prossimo passo? La Presidenza ungherese intende presentare e discutere la comunicazione insieme con i due Commissari responsabili in occasione della prossima piattaforma sui rom, che si svolgerà a Budapest il 7 aprile. Invito tutti gli interessati a prendervi parte. Il Consiglio procederà in maniera orizzontale. Il documento verrà innanzi tutto esaminato dal Consiglio “Giustizia e affari interni” del 12 aprile; sarà poi la volta del Consiglio “Occupazione, politica sociale, sanità e consumatori” previsto per il 9 maggio, che adotterà le relative conclusioni. Il testo verrà trasmesso anche al Consiglio “Istruzione” del 20 maggio, prima che la Presidenza ungherese riferisca sugli esiti delle discussioni al Consiglio “Affari generali” fissato per il 23 maggio.

A concludere l’iter sarà, si spera, l’approvazione del Consiglio europeo di giugno. Naturalmente il suo beneplacito segnerà soltanto l’inizio di un intervento coordinato a livello nazionale e di UE, al fine di assistere questa minoranza così profondamente europea.

 
  
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  László Tőkés, a nome del gruppo PPE.(HU) Signora Presidente, Commissari, signora Ministro, accogliamo con soddisfazione gli ulteriori progressi verso l’attuazione della strategia per l’inclusione dei rom a seguito della relazione Járóka, tenendo a mente la ricorrenza dell’8 aprile, Giornata internazionale dei rom. Sia detto per inciso che nella stessa data si svolgerà in Ungheria la quinta riunione della piattaforma europea sui rom. Potremo così compiere un passo significativo verso l’elaborazione di un piano d’azione congiunto che sia coordinato dall’Unione europea ma tenga conto, al tempo stesso, di peculiarità locali. Il Partito popolare europeo invoca da anni l’intervento dell’UE sul tema dell’integrazione sociale dei rom. Auspichiamo inoltre che la strategia dell’UE per l’inclusione dei rom diventi realmente operativa dopo il vertice dei capi di Stato o di governo del 24 giugno.

In questo modo si offrirà una risposta europea al problema più serio che l’Unione si trovi ad affrontare in termini di diritti umani. Spetta principalmente agli Stati membri garantire a tutti i cittadini l’applicazione dei diritti umani fondamentali; l’Unione europea può soltanto creare il quadro necessario a tale scopo, ma è compito di ciascuno Stato membro darvi sostanza. La strategia dell’UE per l’inclusione dei rom può rappresentare una sorta di criterio minimo. Nondimeno resto fermamente convinto che ci permetterà di formulare un piano d’azione a lungo termine che, unendo parti in causa e cicli, possa porre rimedio efficacemente alla povertà e all’esclusione sociale dei rom. Quanto al contenuto della strategia è importante specificare che il gruppo bersaglio è definito sul piano economico anziché etnico. La strategia promuove altresì l’attuazione di tutti i diritti umani e rafforza il principio di pari opportunità, oltre a tener conto degli aspetti regionali dell’esclusione e ad attenuare gli svantaggi riscontrabili nelle microregioni meno sviluppate.

Affinché la strategia vada a buon fine, le parti coinvolte, ovvero le istituzioni europee, gli Stati membri, le ONG e le comunità rom, devono assumere un impegno fermo e duraturo. La questione non deve dunque essere strumentalizzata per fomentare opposizione o per sferrare attacchi politici di parte, né è accettabile una stigmatizzazione collettiva; è inammissibile che si arrivi a giustapporre la colpa collettiva dei rom, da un lato, e la responsabilità collettiva della maggioranza, degli oppressori, dall’altro. Tra le priorità della Presidenza ungherese figura la soluzione della questione rom. Mi auguro che il Consiglio europeo adotti la strategia a giugno. A tal fine, confido nel sostegno di questo Parlamento.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová, a nome del gruppo S&D. – (SK) Signora Presidente, Commissario Reding, Commissario Andor, inizierei congratulandomi per la vostra presentazione. Accolgo con favore il fatto che, dopo i ripetuti richiami del Parlamento europeo, la Commissione presenti finalmente una strategia di coordinamento europea, la cui urgenza è determinata, a mio avviso, dalla crescente gravità della situazione. Molti rom europei non soltanto vivono in condizioni poco dignitose, ma sono sempre più sottoposti ad atti intimidatori. L’ultima dimostrazione è la fiaccolata contro i rom organizzata in Ungheria la scorsa domenica, dalla quale il governo ungherese dovrebbe trarre le dovute conclusioni.

Vorrei però esprimere alcune critiche sul quadro presentato. Malgrado l’urgenza del problema, non possiamo condividere la scelta della Commissione di elaborare il documento senza tenere consultazioni pubbliche con le parti coinvolte. Lascia perplessi il fatto che, da un lato, il quadro stesso sottolinei l’importanza di una cooperazione con la società civile, ma dall’altro la fase di formulazione abbia escluso sia i rom che le organizzazioni di volontariato, gli organismi internazionali eccetera. Una tale chiusura non contribuisce certo alla legittimità del quadro, anzi la riduce.

Ciononostante, giudico ben riusciti i contenuti complessivi del quadro. La Commissione ha definito correttamente le competenze per la soluzione di questo problema, osservabile in tutta Europa. I compiti principali continuano tuttavia a essere demandati agli Stati membri, mentre ritengo essenziale che sia l’Unione europea ad assumere il coordinamento delle strategie nazionali e la loro supervisione, allo scopo di assicurare un’integrazione autentica e la più rapida possibile.

In tale contesto, va ricordata anche l’importanza di vigilare sulla conformità delle strategie nazionali al quadro in oggetto nonché sull’efficacia del relativo processo di attuazione. Mi sembra però che, a questo riguardo, la posizione della Commissione manchi del giusto livello di ambizione, quando sarebbe necessaria una linea di rigore, soprattutto nelle aspettative verso gli Stati membri. È appropriata l’individuazione di quattro settori cruciali per l’integrazione dei rom: l’accesso all’istruzione, l’offerta di posti di lavoro, l’accesso all’assistenza sanitaria e la disponibilità di alloggi dignitosi e servizi di base. Avendo visitato più volte comunità rom in tutta Europa con altri colleghi del nostro gruppo, posso confermare che spesso il degrado si manifesta proprio in questi ambiti. Tuttavia, non bisogna dimenticare che obiettivi simili figuravano anche nel programma “Decennio per l’inclusione dei rom”; è indispensabile garantire che adesso vengano attuati.

Vorrei aggiungere ai quattro ambiti già citati un quinto settore che manca dal quadro: si tratta della lotta non solo alla discriminazione ma anche a qualunque espressione, fisica o verbale, di razzismo.

Ultimo punto, ma non per importanza, è il finanziamento delle misure di inclusione. Sul finire dello scorso anno il gruppo di lavoro della Commissione ha riscontrato mancanze significative nella gestione dei fondi dell’UE da parte degli Stati membri. La Commissione dovrebbe pertanto concentrarsi su tre aspetti: evitare l’imposizione di oneri amministrativi eccessivi al prelievo di risorse; adottare misure efficaci affinché i fondi resi disponibili conseguano il proprio scopo; limitare l’utilizzo dei finanziamenti per attività che conducano alla segregazione.

Concludo porgendo nuovamente le mie congratulazioni e il mio ringraziamento ai Commissari Reding e Andor. Sta adesso agli Stati membri proseguire efficacemente l’opera di integrazione dei rom a livello nazionale.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8)

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, ringrazio l’onorevole Flašíková per aver accolto la mia interrogazione. È evidente che conosce la relazione in maniera approfondita e ricorderà senz’altro che il testo prevede la comminazione di sanzioni pecuniarie agli Stati membri in caso di inadempienza o inottemperanza alle strategie. Come giudica il fatto che gli Stati membri sarebbero tenuti a versare una sanzione anche qualora non si rispetti il criterio della frequentazione della scuola primaria, obbligatoria in tutti i paesi? Se i bambini rom non frequenteranno le scuole primarie, sono dunque i paesi passibili di sanzioni? Non crede che i genitori abbiano una certa responsabilità in tal senso?

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). – (SK) Signora Presidente, desidero fare una sola precisazione a questo riguardo: sono una convinta sostenitrice dell’idea che l’istituzione di un diritto si accompagni sempre al rispetto di un obbligo. Ovviamente i genitori hanno il compito di vigilare sull’osservanza dei diritti dei bambini. Credo però che gli Stati membri dell’Unione europea dispongano di strumenti sufficienti per creare tale spazio, e non saranno puniti se i genitori non assolvono i propri obblighi.

 
  
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  Stanimir Ilchev, a nome del gruppo ALDE.(BG) Signora Presidente, desidero ringraziare a mia volta la relatrice, onorevole Járóka, come pure i rappresentanti della Commissione e della Presidenza ungherese per le molte serie promesse che hanno formulato e gli importanti impegni assunti.

Quando si affronta il tema dell’integrazione dei rom, non va dimenticato che si tratta della questione più specifica e, forse, più complessa dell’Europa nonché dell’Unione europea. Non può essere risolta con i soli finanziamenti, con le sole leggi anti-discriminazione o con il solo varo di programmi di educazione; l’unico modo di superare il problema sta nel coniugare tutti questi approcci sotto la spinta di una volontà politica comune.

Al momento l’Unione si occupa da sola, più che mai, dei 12 milioni di rom che abitano sul suo territorio. Alcuni continuano a non comprendere che le comunità rom non si dividono fra bulgare, rumene o slovacche, ma si compongono di cittadini dell’Unione europea con pari diritti e doveri che hanno però prospettive limitate.

Come sappiamo, la situazione è alquanto complicata. Il buon esito della strategia dell’UE per l’integrazione dei rom è direttamente proporzionale al livello di coordinamento fra le azioni, iniziative e politiche attuate da Stati membri e istituzioni europee.

Interventi improvvisati e unilaterali potrebbero addirittura produrre conseguenze negative, anziché positive. A questo proposito ricorderei che in alcuni Stati membri si hanno informazioni inadeguate, finanche scorrette, sui rom. La situazione di queste comunità in Europa deve dunque essere analizzata attivamente, affidando a esperti l’osservazione dei suoi sviluppi. In caso contrario, rischiamo di non disinnescare la bomba ma spostarla semplicemente da un luogo all’altro del vecchio continente.

Un’importanza centrale nella nostra ambiziosa strategia spetta all’impegno di garantire l’accesso dei rom all’istruzione. Tale impegno spazia dalla completa integrazione dei bambini rom nel sistema scolastico all’ottenimento di qualifiche di base dai parte dei giovani, fino all’alfabetizzazione degli adulti.

L’obiettivo principale per i prossimi anni sta nell’aumentare costantemente la percentuale di rom formati per il mondo del lavoro e rispettosi delle istituzioni e dello stato di diritto; è la sola garanzia che queste comunità smettano di condurre la misera e traballante esistenza che le caratterizza oggi, e che ha rappresentato un notevole spreco di denaro per i contribuenti europei.

 
  
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  Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE.(FR) Signora Presidente, ovviamente l’istituzione di un quadro europeo concreto, che ponga in capo agli Stati membri la presentazione di una strategia nazionale per l’integrazione dei rom, costituisce una notizia positiva. La Commissione valuterà le strategie sottoposte entro la fine del 2011 e la questione verrà discussa nuovamente fra un anno circa. Oggi elaboriamo di fatto un piano che dovrebbe consentire ai parlamentari, agli organi pubblici e alla società civile di esercitare in modo continuo la massima vigilanza sugli ambiti cruciali già menzionati.

Noto che la comunicazione della Commissione accoglie alcune delle proposte avanzate nella relazione parlamentare. Mi riferisco ad esempio alla partecipazione dell’Agenzia per i diritti fondamentali, che a mio avviso ha dimostrato la propria competenza nel settore, alla valutazione delle strategie; penso inoltre allo sviluppo della cooperazione con il Consiglio d’Europa per la formazione di mediatori provenienti da comunità rom, un aspetto che assume importanza strategica per la riuscita dei progetti a tutti i livelli. Ugualmente indispensabili sono l’attenzione per i rom cittadini di paesi terzi e la questione dell’allargamento, di cui la relazione tiene conto. Da ultimo, giudico molto positiva la definizione di indicatori comuni a sostegno del sistema di monitoraggio.

Devo però richiamare l’attenzione su alcune pecche della comunicazione, che mi sembra non insista a sufficienza sulla partecipazione dei rom a tutti i livelli, dalla predisposizione e attuazione alla valutazione dei progetti. Il documento parla di informazione e consultazione, ma è fondamentale coinvolgere le comunità stesse, come dimostrano le numerose esperienze positive maturate anche in Europa. Credo che questo sia un punto debole della comunicazione.

Una seconda mancanza sta nel fatto che la non discriminazione viene considerata un aspetto trasversale ai quattro settori di intervento. Credo tuttavia che sia essenziale (ovvero che sarebbe stato essenziale) includere un paragrafo specificatamente dedicato al tema della lotta alla discriminazione e alla violenza nonché all’accesso dei rom alla giustizia. La problematica dell’anti-discriminazione, dei diritti umani e dell’accesso alla giustizia non viene riconosciuta quale aspetto specifico e distinto. Lo ritengo un altro punto debole del documento.

Mi sembra sia stata citata la questione dei mediatori, che sono al centro di un programma varato dal Consiglio d’Europa. Trovo positivo che la comunicazione vi faccia riferimento. Avremmo potuto ricordare – e anche voi avreste potuto farlo – gli orientamenti già elaborati dal Consiglio d’Europa, onde evitare che si creino in qualche modo due strategie ovvero due quadri per la valutazione delle strategie nazionali. Ritengo che un simile riferimento avrebbe arricchito il documento.

Infine, penso che il compito della Commissione non si sia ancora concluso e che la task force dovrebbe proseguire i lavori, affinché gli Stati membri non sentano scemare le pressioni della Commissione, della società civile e delle autorità locali per un’effettiva attuazione degli orientamenti.

 
  
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  Timothy Kirkhope, a nome del gruppo ECR. (EN) Signora Presidente, la proposta in esame offre l’opportunità di migliorare l’integrazione dei rom negli Stati membri individuando nuovi modi per garantire ai membri di queste comunità i pieni diritti e pari opportunità riconosciuti a tutti i cittadini dell’UE. L’obiettivo principale del programma dovrebbe essere il conseguimento di diritti universali fondamentali per tutte le persone coinvolte.

Temo però che, ancora una volta, il programma sia stato così appesantito e complicato da richiedere forse un ridimensionamento. Le competenze degli Stati membri nei settori dell’istruzione, della sanità e degli alloggi devono essere rispettate, mentre trovo che la Commissione rischi di travalicare i propri poteri contravvenendo al diritto di ciascuno Stato di determinare le proprie politiche in materia. Nondimeno mi auguro che la strategia introduca un nuovo approccio dell’Unione europea alla questione rom che si fondi sulle esigenze dei cittadini coinvolti.

Accade infatti da fin troppo tempo che i programmi vengano complicati eccessivamente e finiscano per non raggiungere quanti ne avrebbero più bisogno; in quasi dieci anni sono stati realizzati scarsi risultati sul campo. Spero che adesso la Commissione si dedichi alla ricerca di modi più efficaci per semplificare le procedure di accesso ai fondi dell’UE e predisporre il monitoraggio, la valutazione e l’attuazione dei relativi programmi. Giacché l’Unione europea investe nel settore, è necessario migliorare fin da adesso la gestione delle risorse stanziate.

 
  
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  Cornelia Ernst, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la definizione di una strategia globale per l’inclusione dei rom è un fatto positivo, ma temo che non sia tutto oro quel che luccica. Nel complesso, le proposte avanzate dalla Commissione risultano infatti molto arretrate rispetto ai colloqui in atto da diversi anni (alcuni dei quali in seno a questa Assemblea) con rappresentanti di comunità rom.

Indipendentemente dall’esistenza di una strategia quadro, gli esponenti della comunità rom sottolineano da anni la necessità di azioni mirate nonché di requisiti chiari e specifici. Non disponiamo neppure di sanzioni chiaramente definite in caso di inosservanza della strategia e, malgrado le proposte in tal senso, non esistono reali sanzioni; il sistema sembra dunque avere più buchi di un pezzo di groviera.

È stato concordato che la strategia per l’integrazione dei rom dovesse tenere conto di tutti gli ambiti più significativi. Ma che cosa ci offre la Commissione al di là dei quattro settori cruciali? Non è previsto che le strutture competenti coinvolgano e includano le comunità rom in tutte le decisioni al loro riguardo né esistono organismi deputati all’attuazione specifica degli obiettivi. Manca una prospettiva di genere. Inoltre, mi irrita e mi sembra scandalosa la vostra indisponibilità a intraprendere iniziative esplicite per la lotta alla discriminazione contro i rom.

Lamentate il mancato utilizzo dei Fondi strutturali dell’UE a beneficio dei rom, ma vorrei chiedervi molto francamente se non sia proprio la discriminazione ai danni di queste comunità uno dei motivi per cui non impiegano le risorse dell’UE. Io credo che la risposta sia affermativa.

I membri del gruppo GUE/NGL sono fortemente critici della comunicazione e non la giudicano adeguata. Mi attendo che vengano apportate le modifiche necessarie.

 
  
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  Mario Borghezio, a nome del gruppo EFD. – Signora Presidente, onorevoli colleghi, pur essendo euroscettico, potrei essere favorevole a un’impostazione in vista del 2020 per eliminare discriminazioni, difficoltà ed emarginazione, ove ci fosse veramente un’azione incisiva della Commissione europea per controllare il comportamento degli Stati.

Quando però questi discorsi di grande avvenire, di grande controllo, mi vengono fatti da un Commissario europeo che continua a non spiegarmi come mai nel suo paese, nel Granducato di Lussemburgo, sono proibiti gli accampamenti di quei nomadi che possono invece installarsi vicino a casa mia, in Italia e in Francia. Quindi parliamo di dare la casa ai nomadi, mentre in qualche paese europeo, precisamente nel paese europeo del Commissario Reding, essi non possono nemmeno farsi il loro accampamento.

Sul numero odierno del principale quotidiano del mio paese, "Il Corriere della Sera", si legge la notizia di un genitore – che non merita la definizione di genitore – nomade, che è stato arrestato in Italia perché ha venduto la propria bambina ai trafficanti che la volevano mandare a prostituirsi. Ha venduto la propria bambina. Altri li mandano a fare altre cose. Sono loro che spesso non li mandano a scuola, nonostante le pressioni e le attenzioni delle autorità, dei mediatori e delle associazioni.

Vogliamo parlare anche di questi problemi? Vogliamo toglierci le fette di salame del buonismo idiota e capire che molti problemi dei rom dipendono esclusivamente e principalmente da loro?

 
  
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  Presidente. - La discussione è chiusa.

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Cătălin Sorin Ivan (S&D), per iscritto. – (RO) La nuova strategia europea per l’integrazione dei rom serve solo a dare una nuova veste ai vecchi obiettivi, che si sono rivelati impossibili da raggiungere nel corso degli anni. Erano obiettivi credibili all’epoca, quando nel 2005 venne lanciato il decennio dell’integrazione dei rom. Tuttavia, al momento attuale, sempre più caratterizzato da comportamenti estremistici e da violenze anti-rom all’interno dell’UE, avremmo bisogno di una strategia che preveda provvedimenti molto più specifici. Le tensioni stanno aumentando in Ungheria, e gli interventi della polizia si stanno facendo sempre più oppressivi. Se non adotteremo una posizione ferma la situazione è destinata a degenerare. Di conseguenza, è difficile comprendere perché la Commissione non abbia tentato di individuare soluzioni adeguate per risolvere le problematiche specifiche, specialmente considerando che aveva a disposizione la risoluzione adottata dal Parlamento europeo.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE), per iscritto. (RO) La nuova strategia per il coordinamento nazionale delle politiche sui rom presentata quest’oggi dalla Commissione segna un passo decisivo per l’Unione europea. L’istituzione di punti di contatto nazionali per l’integrazione dei rom, la semplificazione delle procedure di finanziamento, la valutazione dei piani nazionali da parte delle istituzioni dell’Unione europea e la verifica dei progressi nell’integrazione dei rom nei vari Stati membri rappresentano dei provvedimenti che agevoleranno il miglioramento della situazione economica e sociale delle popolazioni rom in Europa. Gli Stati membri dovranno seguire da vicino tale strategia, istituendo quanto prima un organismo amministrativo che si occupi dell’attuazione della stessa e del coordinamento con gli altri Stati membri. Personalmente auspico che, a partire da questa estate, la Commissione assuma un ruolo da protagonista nel coordinamento di questa strategia, specificatamente nello sviluppo di elementi cruciali quali la promozione dell’educazione civica, l’orientamento professionale e l’occupazione. Trovo deplorevole che la nuova strategia, fatte salve alcune eccezioni, non comporti delle raccomandazioni chiare sulle tipologie di programmi a favore dei rom, da adottare e sviluppare in modo omogeneo in tutti gli Stati membri. Esorto quindi il Consiglio e gli Stati membri a proporre tali raccomandazioni sulle tipologie di programmi che saranno gestiti a livello centrale dalla Commissione. In assenza di tali programmi, adeguati alla struttura nomade dello stile di vita dei rom, l’Unione europea non riuscirà mai a realizzare pienamente il proprio contributo all’aumento di valore aggiunto.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. Il Quadro europeo di coordinamento delle strategie nazionali per l'integrazione dei Rom rappresenta un’opportunità per unire le forze a tutti i livelli e con tutte le parti interessate, per porre fine all’emarginazione delle popolazioni rom. Gli obiettivi istituiti a livello dell’UE, che coprono quattro settori importanti per l’integrazione dei rom – l’accesso all’istruzione, all’occupazione, alla sanità e agli alloggi – saranno raggiunti solo se vi sarà un impegno chiaro da parte degli Stati membri. A questo punto è necessario un cambio di marcia così da garantire che le politiche di integrazione nazionali, regionali e locali si occupino dei rom in modo preciso e mirato, e che vengano adottati espliciti provvedimenti destinati alle esigenze delle popolazioni rom, per prevenire e compensare gli svantaggi cui queste vanno incontro. Gli Stati membri dovrebbero garantire che tutti i bambini rom abbiano accesso a un’istruzione di qualità, e istituire un obiettivo concreto per l’innalzamento del tasso di occupazione dei rom nell’ambito della strategia Europa 2020, aumentando la quota di abitazioni rom dotate di acqua corrente, servizi igienici ed elettricità, e promuovendo politiche non discriminatorie di accesso all’edilizia abitativa, ivi compresa l’edilizia popolare. Gli Stati membri dovrebbero fissare degli obiettivi concreti con scadenze temporali definite per l’innalzamento dell’aspettativa di vita dei rom, aumentando il tasso di vaccinazione dei bambini al livello dalla popolazione non rom, e abbattendo altresì i tassi di mortalità infantile e materna nella popolazione rom allineandola ai livelli della popolazione non rom.

 
  
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  Marie-Thérèse Sanchez-Schmid (PPE), per iscritto. (FR) La Commissione europea ci presenta finalmente degli obiettivi ambiziosi per l’integrazione dei rom in Europa: garantire quanto meno un’istruzione primaria a tutti i bambini rom e la riduzione della mortalità infantile, nonché colmare il divario tra le aspettative di vita delle popolazioni rom e non rom. Tali ambizioni, tuttavia, devono ancora essere concretizzate. A un anno dall’adozione da parte del Parlamento europeo di un emendamento sulla normativa sul Fondo europeo di sviluppo regionale a favore degli investimenti nell’edilizia per le comunità marginalizzate, i progetti incontrano ancora difficoltà a vedere la luce. È importante che gli Stati membri investano e rendicontino in merito alle azioni intraprese in settori quali l’occupazione, l’istruzione, la sanità e l’edilizia per le popolazioni rom, ma anche che la Commissione garantisca il monitoraggio rigoroso dei programmi europei esistenti. Infine, le popolazioni rom debbono cogliere quest’opportunità per prendere in mano il proprio destino, sapendo di poter contare sul sostegno dell’Europa. Un atteggiamento attendista e retorico non farà altro che portare acqua al mulino dell’estrema destra e malcontento tra le comunità coinvolte. Venerdì prossimo, 8 aprile, si celebrerà la giornata internazionale dei rom. Mi auguro che l’8 aprile 2012 potremo festeggiare i progressi raggiunti.

 
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