Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2011/2599(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

RC-B7-0228/2011

Discussioni :

PV 06/04/2011 - 14
CRE 06/04/2011 - 14

Votazioni :

PV 07/04/2011 - 6.4
CRE 07/04/2011 - 6.4
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0149

Discussioni
Mercoledì 6 aprile 2011 - Strasburgo Edizione GU

14. Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati
Video degli interventi
PV
MPphoto
 

  Presidente. – L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati.

 
  
MPphoto
 

  Zsolt Németh, Presidente in carica del Consiglio. (EN) Signor Presidente, l'Unione europea si sta impegnando a fondo per il successo della Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati (PMA) che si terrà a Istanbul dal 9 al 13 maggio 2011 e che offrirà una grande opportunità per migliorare il sostegno ai PMA.

Il Consiglio ha recentemente adottato conclusioni che i negoziatori dell'UE possono utilizzare come linee guida nel processo di preparazione e durante la conferenza. È necessario dare la priorità ai PMA nel nostro impegno comune per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) e per questo siamo determinati a sostenere lo sviluppo inclusivo e sostenibile di tutti i PMA, che rappresentano il segmento più povero e più debole della comunità internazionale e sono altresì caratterizzati dalla estrema vulnerabilità alle crisi economiche esterne, ai disastri naturali o artificiali e alle malattie trasmissibili.

Sosteniamo con forza un risultato che si concentri su settori e misure che possano apportare valore aggiunto in merito alle esigenze specifiche dei paesi meno avanzati e che riflettano gli insegnamenti tratti dal programma d'azione di Bruxelles del 2001, rispettando gli OSM e definendo altri obiettivi specifici per i PMA. In un mondo in rapido cambiamento è fondamentale un impegno a lungo termine in collaborazione con i PMA e con misure adeguate.

L'Unione europea ritiene in particolare che il successo della conferenza di Istanbul dipenda da tre obiettivi principali: in primo luogo, la lotta contro la vulnerabilità e la fragilità dei PMA e l’ulteriore rafforzamento della loro resistenza alle crisi; in secondo luogo, la creazione di un ambiente favorevole al loro sviluppo sostenibile; in terzo luogo, la promozione di una crescita economica inclusiva e sostenibile. Tali obiettivi saranno alla base delle discussioni dell'UE con i paesi meno avanzati durante tutto il processo di preparazione e nel corso della conferenza stessa.

L'Unione europea è sempre stata a capo dell’impegno internazionale per il sostegno ai PMA ed è il loro principale donatore. È stata il partner di sviluppo che ha ottenuto il maggior successo nel tenere fede ai propri impegni, soprattutto in termini di accesso al mercato, norme di origine e riduzione del debito. Ha inoltre compiuto notevoli progressi in materia di aiuti pubblici allo sviluppo (APS) e nella coerenza delle politiche per lo sviluppo.

Negli ultimi dieci anni alcuni PMA hanno ragguinto una buona crescita economica e un migliore sviluppo, ma nel complesso i progressi non sono stati costanti. Resta ancora da compiere un lavoro considerevole, in particolare nell'Africa sub-sahariana e nei paesi che si trovano in situazioni di conflitto e di fragilità. Per questo motivo l'Unione europea ha recentemente riaffermato il proprio impegno, nel contesto generale degli APS, per raggiungere l'obiettivo di destinare lo 0,15-0,20 per cento del PIL ai PMA.

I PMA sono i primi responsabili del proprio sviluppo e l'aiuto da parte della comunità dei donatori deve basarsi sull’iniziativa e la piena proprietà dei paesi beneficiari. L'Unione europea sottolinea che il generale miglioramento dei PMA è strettamente collegato al miglioramento del buon governo, della democrazia, dei diritti umani e della parità di genere.

Al contempo, siamo fermamente convinti che tutti i paesi abbiano la responsabilità di aiutare i paesi in via di sviluppo a sollevarsi dalla povertà e a progredire verso gli OSM. Il progresso dei PMA è collegato alla qualità e alla coerenza delle politiche di partenariato per lo sviluppo. Occorre quindi impegnarci appieno per migliorare l'efficienza e l'efficacia dei meccanismi di aiuto e per realizzare gli impegni esistenti. In diverse occasioni, l'UE ha invitato altri donatori a rispettare tali impegni e anche le economie emergenti dovrebbero prevedere un equo contributo per gli aiuti ai PMA.

 
  
MPphoto
 

  Štefan Füle, membro della Commissione. − (EN) Signor Presidente, la Commissione è impegnata per il successo della Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati a Istanbul, per dare nuovo slancio politico alla crescita inclusiva, allo sviluppo sostenibile e alla riduzione della povertà nei PMA. La nostra determinazione e il nostro impegno sono espressi nelle conclusioni del Consiglio adottate la scorsa settimana, il 31 marzo, sugli orientamenti per la partecipazione dell'Unione europea alla Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati. Sono molto lieto di notare che il Parlamento sarà ben rappresentato nella delegazione che prenderà parte a questa conferenza.

Molti PMA hanno compiuto dei progressi nello sviluppo, ma purtroppo in modo diseguale e rimane ancora molto da fare. Troppo pochi paesi meno avanzati sono usciti dalla categoria, mentre la maggior parte è ancora in difficoltà nel raggiungere degli OSM. Noi tutti, donatori e paesi meno avanzati, dobbiamo trarre importanti insegnamenti dal successo di alcuni PMA e dall’attuazione del programma d'azione di Bruxelles.

Il partenariato globale e la reciproca responsabilità sono fondamentali per il successo della conferenza. Lo sviluppo è una sfida comune. I paesi in via di sviluppo hanno la principale responsabilità del proprio progresso attraverso la progettazione e l'attuazione di politiche appropriate e il conseguimento del buon governo.

Per quanto riguarda i paesi meno avanzati, l'Unione europea è stata il partner di sviluppo che ha ottenuto il maggior successo nell’onorare i propri impegni, soprattutto in termini di accesso al mercato, norme di origine e riduzione del debito. L'UE è il principale donatore per i PMA e ha compiuto notevoli progressi in materia di aiuti pubblici allo sviluppo, triplicando negli ultimi dieci anni il proprio sostegno a questi paesi.

A Istanbul, l'Unione europea inviterà altri donatori e partner di sviluppo a condividere i suoi sforzi e ambizioni. I paesi sviluppati hanno la responsabilità di aiutare i paesi in via di sviluppo nell’uscire dalla povertà. In questo contesto di collaborazione globale anche le economie emergenti devono fare la loro parte.

Lo sviluppo sostenibile e una crescita a lungo termine equa e inclusiva sono elementi essenziali per ciascuno di questi paesi. Il settore privato svolge in tal senso un ruolo cruciale e può avere un enorme impatto sulla vita delle persone creando ricchezza e occupazione.

L’importanza del commercio come motore di crescita e occupazione è notevole. L'Unione europea vuole comunque sottolineare lo stretto legame tra i progressi nei PMA e diritti umani, parità di genere, democrazia, buon governo, pace e sicurezza.

Il progresso dei PMA è strettamente collegato anche con politiche di partenariato per lo sviluppo eque e coerenti. Occorre quindi impegnarci appieno per il migliorare l'efficienza e l'efficacia dei meccanismi di aiuto, così come la coerenza delle politiche per lo sviluppo.

La Presidenza ha già annunciato tre priorità e mi limito quindi a precisare che la conferenza deve affrontare anche il problema della categoria. L'Unione europea chiederà un meccanismo più sistematico per garantire concessioni rapide e sostegno ai paesi che escono dalla categoria. La Commissione è convinta che questo nuovo slancio si tradurrà in un aumento significativo del numero di paesi che nel prossimo decennio usciranno dalla categoria dei PMA.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
MPphoto
 

  Eleni Theocharous, a nome del gruppo PPE.(EL) Signor Presidente, signor Ministro, signor Commissario, come lei Presidente Németh ha giustamente detto, le conclusioni del Consiglio, unitamente agli impegni assunti dall'UE, devono accompagnarsi anche a misure efficaci per sostenere l’impegno complessivo. Naturalmente, la rappresentanza del Parlamento europeo alla conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati a Istanbul sarà dotata di una buona risoluzione che esprime posizioni soddisfacenti. Sussiste nondimeno un problema in relazione allo status della rappresentanza del Parlamento, che, in qualità di osservatore, non potrà intervenire direttamente: ritengo che la Commissione e il Presidente Barroso potrebbero intervenire in modo decisivo per modificare questa situazione. Non si possono raggiungere la crescita, la sicurezza nell'UE e il controllo dei flussi migratori con quasi un miliardo di cittadini che vivono in miseria e in povertà.

Sembra che gli sforzi per sviluppare i paesi meno avanzati vadano rivisti perché, sebbene anche i PMA abbiano le loro colpe, i meccanismi usati per spezzare il circolo vizioso della povertà risultano inefficaci.

Vorrei sottolineare che gli stranieri sfruttano la ricchezza dei paesi sottosviluppati, caratterizzati soprattutto da deficit democratico, corruzione e insicurezza. Tutto questo si traduce in una mancanza di infrastrutture di base nei settori dell’istruzione, sanitario della sanità, dei trasporti, delle comunicazioni, della produzione primaria, agricolo, bancario e della pubblica amministrazione. Ritengo che a Istanbul potrebbero essere adottati meccanismi per migliorare l'approccio al problema della povertà.

 
  
MPphoto
 

  Thijs Berman, a nome del gruppo S&D.(NL) Signor Presidente, la crescita economica del 7 per cento, un forte aumento del numero dei bambini che frequentano la scuola primaria, un maggior numero di paesi i cui abitanti chiedono democrazia: negli ultimi 10 anni sono stati compiuti molti progressi nei PMA dell'Africa. Questi paesi hanno lavorato per un miglior governo e mobilitato le proprie risorse finanziarie. Lo specifico contributo dei paesi ricchi è consistito nel ridurre il debito e assicurare la disponibilità di vaccini. Eppure siamo ancora lontani dalla meta: la rapida crescita economica nei paesi più poveri non è andata di pari passo con una riduzione proporzionale della povertà.

La lista dei paesi più poveri è rimasta praticamente invariata da decenni. Il numero di persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno è diminuito, ma il dato relativo a quanti vivono con meno di 2 dollari al giorno è rimasto invariato. I paesi ricchi hanno mantenuto al potere regimi corrotti invece di considerare una giusta ripartizione delle risorse. È quindi assurdo e cinico affermare che lo sviluppo non funziona: non gli abbiamo concesso sufficienti opportunità.

La conferenza delle Nazioni Unite a Istanbul dovrà trarre alcune conclusioni. Occorre prestare più attenzione all’equa ripartizione della ricchezza nei paesi più poveri, al fine di fornire stabilità e una giusta distribuzione, eliminando le tensioni e trovando la pace. Anche la giustizia sociale è un elemento fondamentale per favorire lo sviluppo economico, abbandonando le disuguaglianze presenti nelle dittature governate da piccoli gruppi. I paesi democratici ottengono un’equa distribuzione molto più rapidamente delle dittature. Il buon governo ci avvicinerà al raggiungimento degli OSM.

Dobbiamo altresì fare di più per la salute. Per una famiglia in un paese povero, le malattie sono un vero disastro finanziario, un lusso che nessuno può permettersi. Dobbiamo lavorare per finanziare la sanità attraverso l'assicurazione sanitaria, in modo che siano disponibili non solo i vaccini, ma anche ospedali e cliniche di buon livello.

 
  
MPphoto
 

  Charles Goerens, a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, tra il 1980 e il 2011 il PIL mondiale è aumentato di 19 000 miliardi di dollari. Un simile aumento dovrebbe significare che disponiamo dei mezzi sufficienti per eliminare la povertà estrema. Questo stando alla logica matematica.

Stando alla politica, invece, migliorare la sorte dei più poveri non è così semplice. Dobbiamo operare scelte chiare e individuare in primo luogo, nei nostri programmi di cooperazione, quali sono i paesi più poveri.

In secondo luogo, e questo è un corollario del primo punto, dobbiamo progressivamente ritirarci dai paesi emergenti. La Cina, il principale creditore degli Stati Uniti, ha i mezzi per affrontare la povertà esistente entro i propri confini.

Il terzo punto è la necessità di forti partenariati con i paesi meno avanzati. Sono loro a dover svolgere il grosso del lavoro; noi possiamo solamente aiutarli con il nostro know-how, le nostre competenze e la nostra volontà politica. Non possiamo fare altro che questo.

Vorrei sottolineare un ultimo aspetto: in quanto principale donatore, spetta anche a noi, Unione europea, assumere un ruolo di leadership in questa conferenza.

 
  
MPphoto
 

  Nirj Deva, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, vorrei ringraziare l’onorevole Theocharous per aver sollevato la questione dello status del Parlamento europeo nelle conferenze internazionali: siamo una delle tre istituzioni principali dell'UE e dobbiamo valutare la situazione rapidamente o saranno guai. Siamo il più grande donatore mondiale per i paesi meno avanzati, abbiamo triplicato gli aiuti negli ultimi anni, ma la povertà è aumentata invece di diminuire.

Circa dieci anni fa, Pascal Lamy e la commissione per lo sviluppo hanno introdotto l’iniziativa “Tutto tranne le armi”; a poco a poco, questo Parlamento l’ha trasformata in “Niente se non le fattorie”. Ora i PMA del mondo non hanno alcuna capacità industriale, ma hanno solo l'agricoltura. Se siamo veramente interessati ad eliminare la povertà e aiutare queste persone, dobbiamo aumentare la loro capacità commerciale. Non sono gli aiuti ma è il commercio a ridurre la povertà, ma per ridurre la povertà e incrementare gli scambi dobbiamo aumentare la loro capacità di esportare i loro prodotti, derivanti dall’agricoltura, dalla pesca e così via. Invece non lo facciamo.

Abbiamo introdotto standard rigorosi che sono molto importanti per la salute dei consumatori europei, ma che non contribuiscono ad aumentare le capacità dei paesi meno avanzati; di conseguenza, solamente 3 PMA su 51 sono usciti dalla categoria. Dobbiamo aumentare gli sforzi, altrimenti prenderemo solo in giro noi stessi e quei paesi.

 
  
MPphoto
 

  Gabriele Zimmer, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signor Presidente, vorrei chiedere ai rappresentanti del Consiglio e della Commissione perché credono di dover affrontare questo argomento usando frasi fatte. Non aiuteremo nessuno se non dichiariamo apertamente che, alla vigilia della conferenza di Istanbul, gli Stati membri e l'Unione europea devono finalmente rispettare i propri impegni e che non tollereremo oltre che gli Stati membri si sottraggano sempre più alle proprie responsabilità.

È inaccettabile che un miliardo di persone patisca ancora nella fame, principalmente nei paesi meno avanzati, ovvero nei paesi più poveri del mondo. È altrettanto inaccettabile che la maggior parte dei nostri aiuti allo sviluppo non vada a sostenere e a sviluppare l'agricoltura: negli ultimi anni la parte di assistenza utilizzata per questo scopo è scesa rapidamente, mentre un miliardo di persone soffre la fame. Sto iniziando a pensare che sia un approccio cinico augurarsi che i PMA diventino meno vulnerabili alle crisi.

Chiedo l’adozione di misure specifiche per affrontare i problemi e l’assunzione di impegni concreti per fornire un aiuto reale ai PMA.

 
  
MPphoto
 

  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, la prossima conferenza delle Nazioni Unite sui PMA è una buona occasione per chiederci se gli aiuti allo sviluppo abbiano un senso oppure se, di fatto, insensato non ne hanno alcuno. Come è noto, l’argomento della portata degli aiuti (ovvero l’idea che più aiuti si concedono e maggiore sarà lo sviluppo economico) è stato completamente screditato.

Vorrei impiegare il tempo che ho a disposizione per citare le parole che l'economista keniano James Shikwati ha detto a Der Spiegel online il 7 aprile 2005: “Gli aiuti allo sviluppo servono a mantenere in piedi grandi burocrazie, incoraggiano la corruzione e la compiacenza e insegnano agli africani a chiedere l'elemosina anziché a essere indipendenti”.

Inoltre, gli aiuti allo sviluppo indeboliscono i mercati locali e annientano lo spirito imprenditoriale, quello stesso spirito di cui abbiamo tanto bisogno. Indipendentemente da quanto assurdo possa sembrare, gli aiuti allo sviluppo sono una delle cause dei problemi dell'Africa. Se l'Occidente interrompesse questi pagamenti, i comuni cittadini africani non se ne accorgerebbero neppure, ma ne sarebbero duramente colpiti solo i funzionari governativi. Quindi, anziché distribuire più denaro, c’è invece bisogno di meno corruzione, più imprenditorialità e più fiducia in se stessi.

(L'oratore accetta di rispondere a un'interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 149, paragrafo 8)

 
  
MPphoto
 

  Thijs Berman (S&D).(NL) Onorevole Claeys, è d'accordo con me sul fatto che gli interessi stranieri dei paesi ricchi dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti hanno mantenuto i dittatori al potere e che, di conseguenza, gli aiuti allo sviluppo spesso non hanno funzionato perché sono finiti nelle tasche sbagliate? Concorda sul fatto che non abbiamo mai affrontato il problema, nell'interesse del mantenimento di una “stabilità” che in effetti non è degna di questo nome, come è stato dimostrato in Nord Africa e in Medio Oriente? Battersi per la democrazia significa lottare per i democratici nei paesi via di sviluppo e lasciar cadere i dittatori, pur continuando ad erogare gli aiuti allo sviluppo.

 
  
MPphoto
 

  Philip Claeys (NI).(NL) Onorevole Berman, concordo con le sue parole solo in parte. Siamo infatti da biasimare per il fatto che alcuni dittatori sono potuti restare al potere e penso, per esempio, alla politica europea nei confronti di Cuba, dove abbiamo considerato Fidel Castro come un partner con cui fare affari. Simili scelte dovrebbero in effetti essere consegnate al passato e dobbiamo dialogare solamente con persone democraticamente elette e che abbiano il potere di instaurare la democrazia nel proprio paese.

 
  
MPphoto
 

  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, l’espressione “paesi meno avanzati” è stata coniata 40 anni fa per aiutare i paesi sviluppati e gli altri donatori a identificare le comunità più bisognose di aiuto a livello mondiale. La definizione di “paese meno avanzato” utilizzata dalle Nazioni Unite non si basa esclusivamente sui livelli di reddito pro capite, ma tiene conto anche del capitale umano e dei problemi allo sviluppo economico. La distribuzione geografica di questi paesi è molto particolare perché la grande maggioranza si trova in Africa. L'Unione europea ha quindi ragione di considerare con particolare attenzione l’intero continente.

Un problema fondamentale è rappresentato dalla crescita del numero dei paesi identificati come PMA, mentre soltanto tre hanno raggiunto un progresso tale da permettere loro di uscire dalla categoria. Per questo motivo conferenza ONU dovrebbe prendere seriamente in considerazione le modalità per introdurre una strategia efficace, misurabile e facile da monitorare per i paesi che escono dalla categoria di PMA. Sono lieto che la Commissione europea e il Consiglio abbiano avanzato proposte utili in questo processo, tra cui la promozione della crescita inclusiva. Alcuni colleghi sono preoccupati da questo termine perché non sono sicuri che la crescita sia realmente inclusiva, ma d'altra parte senza crescita non si costruisce il potenziale economico dei paesi in via di sviluppo.

 
  
MPphoto
 

  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, signor Commissario, abbiamo bisogno di un obiettivo concreto da adottare in occasione della conferenza di Istanbul: del dimezzare il numero attuale dei PMA. Può sembrare lapalissiano, ma negli ultimi 30 anni solo tre di questi paesi sono riusciti a uscire dalla categoria dei PMA.

Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo onorare i nostri impegni e contribuire agli aiuti allo sviluppo per questi paesi con lo 0,15-0,20 per cento del nostro PIL. È altrettanto importante salvaguardare la coerenza delle politiche per lo sviluppo. Non possiamo da una parte inviare denaro a questi paesi e, dall’altra, rubarglieli attraverso accordi commerciali sleali con l'Unione europea. Dobbiamo pagare il nostro debito monetario e questo significa anche investire nei PMA, sia al fine dell’adattamento e della lotta al cambiamento climatico sia per pagare il debito che abbiamo accumulato attraverso la nostra sleale Politica agricola comune. A questo scopo, dobbiamo promuovere la loro sovranità alimentare sostenendo le politiche agricole tradizionali, le risorse, le colture e i mercati locali ed eliminando gli attacchi speculativi, l’accaparramento dei terreni e il monopolio delle sementi che minacciano tutti noi, ma in particolar modo questi paesi deboli.

(L'oratore accetta di rispondere a un'interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 149, paragrafo 8)

 
  
MPphoto
 

  Nirj Deva (ECR). – (EN) Signor Presidente, mi chiedo se l'onorevole concorda con me (dato che ha usato il termine molto forte “rubare”) sul fatto che rubiamo ai paesi via di sviluppo. Potremmo fare un esempio: diamo 2 milioni di euro a una piccola isola al largo della costa atlantica per la sua attività di pesca di 7 000 tonnellate di tonno e poi lo vendiamo in Europa per 235 milioni di euro. In questo modo abbiamo trasformato 2 milioni di euro in 235 milioni. Questo è quanto facciamo con le nostre politiche sulla pesca.

 
  
MPphoto
 

  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, l'onorevole Deva ha ragione. Gli accordi sulla pesca tra l'UE e i paesi terzi sono, in larga misura, una questione da riesaminare profondamente. Gli accordi sono necessari, ma quando l’Unione europea affronta questi accordi sulla pesca con i paesi in questione, deve farlo nel modo più valido possibile. Dobbiamo verificare anche se il denaro che concediamo per la pesca sia sufficienti e venga utilizzato come aiuto allo sviluppo volto a sostenere questi paesi nell’impegno per uscire dalla categoria dei PMA.

 
  
MPphoto
 

  Marek Henryk Migalski (ECR).(PL) Signor Presidente, il Presidente Németh si sbaglia nell'essere ottimista sui paesi che escono dalla categoria dei PMA: hanno invece ragione gli onorevoli Deva, Kaczmarek e Arsenis quando ricordano che negli ultimi 10 anni, solo tre paesi (Botswana, Capo Verde e Maldive) sono usciti da questa categoria. Questo significa che, di fatto, la politica è la principale causa della povertà, perché alcuni paesi molto ricchi, come Svizzera e Giappone, non dispongono di risorse naturali, mentre altri paesi con grande disponibilità di risorse naturali sono comunque poveri. Questo dimostra che la causa della povertà è la politica e non viceversa. Pertanto, oltre ad aiutare i PMA e a commerciare con loro, l'Unione europea dovrebbe fornire anche un sostegno politico che porti alla stabilità e alla democrazia in questi paesi. Questo è il nostro compito.

 
  
MPphoto
 

  Elena Băsescu (PPE).(RO) Signor Presidente, la Quarta conferenza delle Nazioni Unite sui paesi meno avanzati è una buona occasione per rivedere le politiche di aiuto internazionali per il commercio. Questo gruppo di paesi affronta difficoltà finanziarie nel contesto dei cambiamenti dell'economia globale in seguito alla crisi finanziaria. L'aumento costante dei prezzi degli alimenti di base è un grave problema che non può essere ignorato.

Lo scopo principale dell’aiuto per il commercio è di accrescere la competitività nazionale e internazionale dei 48 Stati. A questo proposito, desidero sottolineare l'importanza di eliminare la povertà e di un efficace utilizzo degli aiuti finanziari erogati come parte del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio. Ritengo utile coinvolgere in questo processo anche i paesi in via di sviluppo come risultato delle esperienze di cui dispongono in materia di riforma delle strutture commerciali.

 
  
MPphoto
 

  Mariya Nedelcheva (PPE).(FR) Signor Presidente, il progresso nei paesi meno avanzati riflette le nostre politiche di sviluppo e quelle della comunità internazionale. L'aumento del numero dei paesi classificati come meno sviluppati indica chiaramente che è giunto il momento di rivedere le nostre politiche, i nostri strumenti e le nostre risorse. I paesi più poveri sono molto sensibili a guerra, crisi e povertà diffusa. È quindi essenziale continuare a lavorare per garantire la pace, la stabilità, la democrazia e i diritti umani.

Occorre prendere in considerazione anche altri tre elementi: in primo luogo, dobbiamo riesaminare fattori interni quali la corruzione, la mancanza di tutele democratiche e l’elusione dei diritti di proprietà, elementi che mantengono questi paesi in una condizione di sottosviluppo.

In secondo luogo, dobbiamo rafforzare il nostro approccio economico, fornendo maggiore sostegno agli agricoltori e alle piccole e medie imprese (PMI), nonché stimolare un corretto utilizzo delle risorse statali al fine di creare nuovi strumenti.

Infine, dobbiamo rendere più mirati i nostri strumenti di aiuto e garantirne la coerenza con gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Se modifichiamo le politiche di sviluppo globale in modo da riflettere le reali esigenze di ciascun paese e promuoviamo una maggiore partecipazione del settore privato e della società civile, riusciremo ad affrontare meglio le sfide del prossimo decennio.

 
  
MPphoto
 

  Ricardo Cortés Lastra (S&D).(ES) Signor Presidente, dieci anni fa a Bruxelles i paesi donatori hanno concordato un programma d'azione per i paesi meno avanzati (PMA), fissando obiettivi per eliminare la povertà estrema in questi paesi.

È evidente a tutti che i PMA subiscono maggiormente gli effetti della crisi globale, sia essa economica, finanziaria, ambientale o legata all'aumento dei prezzi degli alimenti.

A dieci anni di distanza, non abbiamo ancora raggiunto gli obiettivi stabiliti e solo due dei 48 paesi che compongono il blocco dei PMA sono stati in grado di uscire dalla categoria.

Siamo a un punto cruciale. Alla Quarta conferenza delle Nazioni Unite a Istanbul, il lavoro svolto finora sarà rivisto e verrà stabilito un nuovo programma d'azione.

Dobbiamo rinnovare il nostro impegno per i PMA, dimostrare che, in questi 10 anni, abbiamo imparato la lezione dal passato e che siamo in grado di fornire aiuti efficaci e di qualità che ci permettano di raggiungere i nostri obiettivi, non nel 2021 ma nel 2015, conseguendo gli obiettivi di sviluppo del Millennio.

 
  
MPphoto
 

  Catherine Stihler (S&D). (EN) Signor Presidente, ben vengano tutti e tre gli elementi chiave: la vulnerabilità dei paesi meno sviluppati, lo sviluppo sostenibile e la promozione della crescita economica. Desidero comunque sapere se anche la sicurezza alimentare sarà oggetto della discussione.

Non è stato fatto alcun riferimento all’Africa sub-sahariana, dove attualmente l'80 per cento degli agricoltori è costituito da donne. Se potremo aiutarle a sviluppare migliori metodi agricoli, se investiremo sulle persone più vulnerabili del nostro mondo e se li aiuteremo a raggiungere l’indipendenza alimentare, allora forniremo un enorme contributo alla salute e al benessere dei più poveri del mondo.

Il mio augurio va alla delegazione di questo Parlamento che parteciperà alla conferenza e attendo di ascoltare la relazione di quanti vi prenderanno parte.

 
  
MPphoto
 

  Norica Nicolai (ALDE).(RO) Signor Presidente, sono fermamente convinta che il Parlamento riconosce la propria responsabilità dei risultati ottenuti dall'Unione europea nell'ambito del progetto di promozione della solidarietà globale nella lotta contro la povertà. Allo stesso tempo, sono anche persuasa che il nostro Parlamento si assume la responsabilità dell'utilizzo del denaro dei contribuenti europei. Mi piacerebbe sostenere l'dea che questa conferenza debba offrire, anche a noi, la possibilità di valutare il modello di solidarietà che abbiamo promosso. Osservando i cosiddetti paesi meno avanzati, ci accorgiamo che i paesi poveri rimangono poveri, mentre i paesi ricchi mantengono un certo standard di vita.

Dobbiamo riconsiderare il modello alla base delle donazioni e degli aiuti che forniamo perché rischiamo che diventi dannoso per i paesi beneficiari.

 
  
MPphoto
 

  João Ferreira (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, nel corso della discussione odierna abbiamo parlato dei paesi più poveri e più deboli del mondo. La popolazione di quasi 50 di questi Stati risente degli effetti dovuti ai continui fallimenti nell’applicazione delle raccomandazioni delle precedenti conferenze delle Nazioni Unite. Non sono l'ineluttabilità del destino, né gli inevitabili vincoli o restrizioni naturali a determinare la povertà di questi paesi; molti di questi Stati sono anzi ricchissimi di risorse naturali.

Sono invece l'ingiustizia e la disumanità di un sistema che costituisce il metodo dominante a livello mondiale di organizzazione economica e sociale, unitamente a rapporti asimmetrici, che creano e perpetuano le disuguaglianze. È il risultato del libero scambio, della deregolamentazione finanziaria, dell’illecita ma incontrastata fuga dei capitali verso i paradisi fiscali, della guerra e dei conflitti alimentati dalle dispute sulle risorse naturali. La possibilità dell’emancipazione di questi popoli e lo sviluppo dei loro paesi risiedono nella rottura dei fondamenti di questo sistema e in una vera e propria politica di solidarietà basata sulla cooperazione e sugli aiuti allo sviluppo.

 
  
MPphoto
 

  Štefan Füle, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, questa interessante discussione dimostra la comune condivisione dei medesimi obiettivi, che si riflette anche nella proposta di risoluzione comune presentata dai gruppi politici. In particolare, vorrei citare i seguenti obiettivi principali che tutti condividiamo: in primo luogo, la conferenza deve puntare a far sì che l'Unione europea rispetti gli impegni assunti.

L’obiettivo è aiutare i paesi in oggetto affinché possano uscire dalla categoria dei PMA. Ci siamo assunti impegni in termini di accesso al mercato e di riduzione del debito, nonché di riservare ai paesi meno avanzati una quota degli aiuti pubblici allo sviluppo. Chiaramente, la coerenza delle politiche per lo sviluppo deve contribuire in tutte quelle aree politiche che sostengono la lotta dei PMA contro la povertà: come ha giustamente ricordato l’onorevole Stihler, occorre dare priorità alla sicurezza alimentare, all'agricoltura e alle infrastrutture. Infatti, come ha suggerito l’onorevole Deva, il commercio svolge un ruolo molto importante.

Abbiamo tutti riconosciuto che i paesi meno avanzati hanno la primaria responsabilità del proprio sviluppo: ecco perché sono necessari un sistema fiscale più efficiente e una buona governance in materia fiscale al fine di migliorare le loro risorse interne.

Infine, anche se non hanno praticamente alcuna responsabilità per il cambiamento climatico, i paesi meno avanzati saranno i più duramente colpiti e noi abbiamo il dovere di aiutarli nell’adattamento.

In conclusione, questo Parlamento ha sempre dato un grande sostegno alla causa dei paesi meno avanzati e sono sicuro che continuerà a farlo.

 
  
MPphoto
 

  Zsolt Németh, Presidente in carica del Consiglio. – (EN) Signor Presidente, in merito all’importo totale degli APS, vorrei sottolineare che, fino dal 2002, quando si è assunto i propri impegni nella conferenza di Monterey, il Consiglio ha ribadito la necessità di mobilitare tutte le fonti di finanziamento disponibili per lo sviluppo (in primo luogo le risorse interne integrate da meccanismi innovativi e attuabili di finanziamento) oltre al sostegno da parte dei paesi sviluppati, del settore privato e delle economie emergenti.

Nelle ultime conclusioni dell’aprile 2011, il Consiglio ha ricordato come l'Unione europea stia seriamente valutando proposte di meccanismi di finanziamento innovativi che hanno un notevole potenziale di generare ricavi, al fine di garantire, soprattutto per i paesi più poveri e vulnerabili, un prevedibile finanziamento allo sviluppo. Concordo con i Commissario Füle sulla necessità di mantenere i nostri impegni in seno all'Unione europea e condivido i suoi commenti sull'importanza di aumentare la possibilità di scambi tra i PMA e l'UE.

 
  
MPphoto
 

  Presidente. – Comunico di aver ricevuto sei proposte di risoluzione ai sensi dell'articolo 110, paragrafo 2, del regolamento. (1)

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 7 aprile 2011, a mezzogiorno.

 
  

(1)Cfr. Processo verbale.

Note legali - Informativa sulla privacy