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Procedura : 2011/2656(RSP)
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Testi presentati :

RC-B7-0256/2011

Discussioni :

PV 06/04/2011 - 17
CRE 06/04/2011 - 17

Votazioni :

PV 07/04/2011 - 6.7
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0152

Discussioni
Mercoledì 6 aprile 2011 - Strasburgo Edizione GU

17. Situazione in Côte d’Ivoire
Video degli interventi
PV
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  Presidente. (EN) L’ordine del giorno reca la dichiarazione del vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza in merito alla situazione in Costa d’Avorio.

 
  
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  Zsolt Németh, a nome del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. (EN) Signor Presidente, lo scorso lunedì le operazioni condotte in Costa d'Avorio dalle Nazioni Unite e dalla forza francese Licorne hanno permesso di neutralizzare l’artiglieria pesante concentrata nelle mani dell’ex Presidente Laurent Gbagbo. Queste armi sono state usate con frequenza nel corso delle ultime settimane allo scopo di terrorizzare la popolazione civile di Abidjan, con un bilancio elevato di morti e feriti. La neutralizzazione di queste armi rappresentava quindi un passo necessario per proteggere i civili ed è stata condotta ai sensi del mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 1975.

Subito dopo, le forze repubblicane fedeli al Presidente Alassane Ouattara, democraticamente eletto, hanno lanciato un’offensiva di terra contro l’ultima roccaforte di Laurent Gbagbo ad Abidjan, con l’obiettivo di spingerlo a lasciare il potere. Grazie a queste operazioni in corso, ci auguriamo che tutto il territorio della Costa d'Avorio sia stato ora portato sotto il controllo del suo legittimo governo. Mi rammarico che sia stato possibile raggiungere questo passaggio di potere soltanto pagando un prezzo elevato in termini di vite umane e sofferenze e che l'esito delle urne non sia stato sufficiente. Tuttavia, questa è una vittoria della democrazia in Africa e invia un messaggio importante a tutti quei paesi che in questo continente indicono elezioni politiche.

Dal momento della sua sconfitta nelle elezioni presidenziali tenutesi il 28 novembre 2010, Gbagbo si è rifiutato di lasciare il potere nonostante gli osservatori internazionali avessero ritenuto che le elezioni si erano svolte in maniera regolare e trasparente e nonostante l'intera comunità internazionale, attraverso la certificazione delle Nazioni Unite, avesse riconosciuto il suo avversario, Alassane Ouattara, come presidente legittimamente eletto.

Nel corso dei quattro mesi successivi, l'Ecowas, l'Unione africana e le Nazioni Unite hanno portato avanti una serie di iniziative volte a negoziare un pacifico passaggio di poteri. Desidero, pertanto, lodare queste organizzazioni per gli sforzi compiuti in nome della pace e della democrazia. Purtroppo Gbagbo ha rifiutato qualunque proposta di un passaggio di poteri pacifico, ostinandosi ad aggrapparsi illegalmente al potere. L’Unione europea lo ritiene personalmente responsabile dello spargimento di sangue e delle sofferenze inflitte agli ivoriani durante questi ultimi quattro mesi di crisi post-elettorale. Gbagbo deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni dinanzi ad una corte.

L’Unione europea, attraverso l’Alto rappresentante, la baronessa Ashton, si è congratulata con il Presidente Ouattara per la sua vittoria pur essendo consapevole delle numerose sfide che lo attendono: egli, infatti, ha vinto la guerra, ma ora è chiamato a istituire la pace. È necessario ristabilire l’ordine pubblico in modo da permettere alle centinaia di migliaia di cittadini che avevano abbandonato le proprie case e addirittura il paese di sentirsi al sicuro e nelle condizioni appropriate per rientrare. Inoltre, l’economia deve essere rilanciata per porre fine agli ultimi dieci anni di recessione, stimolando la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro. La pubblica amministrazione deve riprendere a funzionare in modo da fornire i servizi pubblici necessari.

Nel corso di questi lunghi anni di crisi l’Unione europea ha sostenuto la Costa d'Avorio e, attraverso la cooperazione comunitaria, ha fornito assistenza umanitaria e aiuti per il periodo successivo al conflitto, a favore della ricostruzione e della riconciliazione. Dal 2003 sono stati stanziati circa 500 milioni di euro; durante gli ultimi drammatici mesi l'Unione ha adottato una serie di misure restrittive volte a contrastare le persone e le organizzazioni che sostengono Gbagbo. Secondo i nostri partner africani tali azioni hanno fornito un valido sostegno nel corso della crisi. L’Unione europea deve continuare ad accompagnare la Costa d’Avorio in questo momento di cruciale importanza e, a tal riguardo, è in corso la preparazione di un pacchetto di aiuti che dovrà essere lanciato alla prima occasione possibile. È giunto il momento di iniziare a lavorare per stabilire la pace in Costa d’Avorio.

 
  
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  Cristian Dan Preda , a nome del gruppo PPE.(FR) Signor Presidente, gli eventi verificatisi nel corso delle ultime 24 ore in Costa d’Avorio sono sconcertanti. Era stata annunciata una resa imminente di Gbagbo, smentita in seguito, e, stanche di attendere i risultati delle estenuanti trattative, le forze repubblicane del Presidente Ouattara hanno lanciato un'offensiva su Abidjan.

In tutta questa confusione, non dobbiamo dimenticare le cause che hanno portato alla situazione attuale: negli ultimi quattro mesi sono state spezzate centinaia di vite umane e c’è un milione di sfollati e rifugiati. Non dobbiamo perdere di vista il quadro generale della situazione attuale, determinata dall’ostinazione di Laurent Gbagbo nel rifiutarsi di accettare l'esito delle urne e la sconfitta. Ritengo sia giunto finalmente il momento, dato che il suo regime sta collassando in seguito alle defezioni dei suoi sostenitori, che Gbagbo ceda il potere al legittimo Presidente Alassane Ouattara.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario perpetrate nel paese, che potrebbero costituire crimini contro l'umanità. Non dobbiamo lesinare gli sforzi per portare gli autori di queste violazioni dinanzi alla giustizia, inclusa la giustizia internazionale.

Desidero, infine, lodare le azioni intraprese dall'UNOCI, l’operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio, con il sostegno delle truppe francesi, volte ad applicare il mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per porre fine all'uso dell'artiglieria pesante e proteggere i civili.

 
  
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  Thijs Berman, a nome del gruppo S&D.(NL) Signor Presidente, la lotta per il potere in Costa d’Avorio sembra essere giunta ad una fine, dopo la morte di oltre 1 500 persone e dopo che circa un milione di persone nella regione sono rifugiati, interi quartieri sono stati saccheggiati e l’economia si sia arenata. La catastrofe che il paese si trova ad affrontare rappresenta il prezzo che Laurent Gbagbo ha dovuto pagare per non aver accettato la sconfitta. Il suo ostinato rifiuto di rispettare la decisione degli elettori deve essere nettamente condannato, insieme ad altri elementi: gli episodi di violenza degli ultimi mesi, le numerose violazioni dei diritti umani, le minacce, la violenza perpetrata contro il personale delle Nazioni Unite, i discorsi che istigavano all'odio e ai sequestri. Sono ancora in corso alcuni scontri a fuoco, ma la buona notizia è che è stato raggiunto un accordo affinché Gbagbo lasci il paese. La Costa d’Avorio è però in una situazione di emergenza e ora il cibo e l’acqua iniziano a scarseggiare per quanti non hanno osato lasciare le proprie abitazioni.

È di fondamentale importanza che il Presidente Alassane Ouattara riceva tutto il sostegno necessario nel processo di transizione verso il ritorno allo stato di diritto, grazie al quale i cittadini potranno vivere in pace e senza paure e che permetterà di ristabilire la libertà di stampa. Il ritorno allo stato di diritto è il primo fondamentale passo da compiere e il Presidente ha il dovere di assicurare che le sue truppe non usino la forza contro la popolazione. La disposizione di Ouattara di indagare sulle circostanze del tremendo massacro di Duékoué rappresenta un elemento sicuramente positivo. A prescindere da come gli ivoriani decideranno di ristabilire lo stato di diritto, attraverso i tribunali o una commissione per la verità e la riconciliazione, è chiaro che non esiste prescrizione per i crimini di guerra. La Corte penale internazione deve essere posta nelle condizioni adeguate per poter svolgere il proprio lavoro.

Le sanzioni hanno permesso di prosciugare le finanze di Gbagbo, ma siamo ora chiamati a garantire che queste stesse sanzioni siano rimosse non appena Ouattara assumerà il suo legittimo mandato perché tutto il paese è ormai in una situazione di stallo. Perfino i programmi per la fornitura di medicinali ai pazienti colpiti dall'HIV-AIDS sono ora a rischio. Signor Presidente, forniscono chi fornisce aiuti alla Costa d’Avorio non deve ora abbandonare il paese.

 
  
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  Marielle De Sarnez , a nome del gruppo ALDE.(FR) Signor Presidente, proprio in queste ore, la fine della crisi in Costa d'Avorio è imminente e vorremmo tutti ricevere la notizia della resa di Gbagbo quanto prima.

La comunità internazionale è stata molto paziente; l’Unione Africana ha tentato più volte di intraprendere la strada della mediazione e per molti mesi le Nazioni Unite hanno deciso di non intervenire tra le due parti. L'operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (UNOCI) è ora scesa in campo, con il sostegno della forza francese Licorne e nel rispetto della risoluzione del Consiglio di Sicurezza, con l'obiettivo di proteggere i civili dall'artiglieria pesante utilizzata dal regime al potere.

La crisi in Costa d’Avorio deve fungere da esempio per quanti rifiutano di lasciare il potere malgrado la sconfitta elettorale; questi devono comprendere che, d'ora in avanti, la comunità internazionale è determinata ad applicare la legge. Eppure, nei paesi dilaniati dalla guerra, in cui il concetto di nazionalità si sta ancora evolvendo, non è possibile accontentarsi di proclamare un vincitore. Siamo chiamati ad operare a favore della riconciliazione nazionale e dobbiamo inviare questo messaggio a Ouattara, che avrà il compito di istituire un governo di unità nazionale.

Le parti si sono accusate a vicenda di massacri e crimini contro l’umanità ed è quindi necessario avviare indagini per ripartire le colpe e amministrare la giustizia. Quest’ultima può comportare vendetta, ma può anche portare pace. Permettetemi di appellarmi a favore di questa seconda opzione, se può consentire alla Costa d'Avorio di riscoprire la pace e la stabilità e di ritornare alla crescita e allo sviluppo.

 
  
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  Judith Sargentini, a nome del gruppo Verts/ALE(NL) Signor Presidente, sono un po' confusa perché la Presidenza ungherese ha affermato che Ouattara ha vinto la guerra e ora è chiamato ad istituire la pace. Ho seguito la televisione per tutto il giorno e mi sono tenuta costantemente aggiornata circa gli sviluppi della situazione: mi sembra che Ouattara stia ancora cercando di vincere la guerra. Probabilmente accadrà, come sembra, ma questa meta appare ancora piuttosto lontana.

Quando riuscirà ad assumere la sua carica di Presidente, si lascerà alle spalle quattro mesi di miseria, che hanno portato allo stato di collasso in cui versa il paese, a un’economia in frantumi, alle uccisioni e della agli scontri tra la popolazione. Questo sicuramente non è il modo migliore per cominciare un nuovo mandato di governo! Mi sembra che le nostre affermazioni siano un po’ confuse, se usiamo espressioni quali "una vittoria per la democrazia in Africa" per descrivere elezioni che sono sfociate in guerra. Tuttavia, ancor più grave è il fatto che il paese abbia risposto alle elezioni in questo modo.

Come dovremmo agire noi europei se Ouattara riuscisse ad assumere la propria carica? Con il boicottaggio del cacao abbiamo dimostrato di poter adottare misure rapide e di utilizzare gli scambi commerciali per promuovere la democrazia. La Costa d’Avorio è uno dei paesi ACP e, in quanto tale, riceve aiuti allo sviluppo da noi; è quindi necessario inserire il dialogo politico in questo quadro generale. Dobbiamo avviare il dialogo politico con un uomo in grado di rimettere insieme tutte le parti del paese e che deve dimostrare a noi, al resto del mondo, ma soprattutto alla sua gente, di essere in grado di andare oltre questa violenza e di farne ammenda.

 
  
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  Marie-Christine Vergiat, a nome del gruppo GUE/NGL.(FR) Signor Presidente, è difficile esprimersi sulla situazione in Costa d’Avorio in quanto è in costante mutamento ed estremamente confusa.

In primo luogo, desidero ringraziare i relatori ombra che questa mattina hanno lavorato sulla proposta di risoluzione che sarà presentata domani. Tutti abbiamo collaborato per garantire una proposta equa e lungimirante. Siamo tutti consapevoli che le atrocità sono state probabilmente commesse da entrambe le parti in causa e che i colpevoli dovranno essere portati dinanzi ad una corte, a prescindere dalla loro identità.

La popolazione ivoriana è stata la principale vittima della situazione nel paese. Le Nazioni Unite, presenti sul campo con l’operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (UNOCI), non sono state in grado di proteggere i civili e, ancor peggio, sono intervenute, con il sostegno della forza militare francese, contro una delle due parti, giustificandosi con una risoluzione delle Nazioni Unite del 1975, 36 anni fa. Ieri il Presidente dell’Unione africana, Obiang Nguema, ha denunciato questa situazione in termini molto chiari. Fortunatamente, l’UNOCI non sembra essere coinvolta nell’attacco finale attualmente in corso, sferrato dagli uomini di Ouattara.

Alla luce di quanto detto, non intendiamo essere collegati alla risoluzione e non voteremo a suo favore. Siamo tutti ben consapevoli del ruolo della Francia in Africa: la Françafrique ha causato notevoli danni e continua a provocarne. Le autorità francesi peraltro non fanno mistero della propria politica, dichiarando di voler proteggere e mantenere gli interessi della Francia.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, l'aspetto terribile delle nostre società moderne, in particolare della società europea e, ancor più nello specifico, di questa Camera, è la mentalità generalizzata del gregge, ovvero la tendenza a comportarci come pecore.

Eccezion fatta per gli ultimi due onorevoli colleghi, tutti hanno semplicemente ripetuto meccanicamente quanto letto sui giornali, sentito alla radio o visto in televisione. Tutti ci dicono che Ouattara ha vinto le elezioni, il che è possibile, ma non è sicuramente evidente.

Tutti ci dicono che il brutale intervento militare condotto ieri era un mezzo per neutralizzare l'artiglieria pesante. Questi avvenimenti sono presentanti con toni pacati, ma in realtà neutralizzare l’artiglieria pesante è sinonimo di bombardare. In quanto ufficiale riservista, ho potuto vedere con i miei occhi gli effetti dei bombardamenti e posso dirvi che uccidono le persone, le bruciano e le fanno saltare in aria; sono un’azione militare condotta a favore di una fazione e contro l'altra. Un simile intervento potrebbe essere giustificabile, ma, in questa sede, tra deputati e rappresentanti politici, dovremmo essere abbastanza coraggiosi da dire la verità.

Siamo stati informati che queste armi dovevano essere utilizzate per terrorizzare la popolazione civile. Ma in una guerra civile anche alcuni civili sono armati, soprattutto se una parte possiede Kalashnikov e riceve il sostegno di metà dell’esercito nazionale. Ritengo, pertanto, doveroso porre fine a questa ipocrisia; abbiamo compiuto azioni brutali a favore di una parte e contro l’altra: erano giustificate? Forse sì.

Desidero concludere affermando che non capisco come Ouattara possa essere considerato innocente per le atrocità commesse dalle sue truppe, mentre su Gbagbo ricadono sempre tutte le colpe delle brutalità perpetrate dai suoi uomini.

(L’oratore accetta di rispondere a un’interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell’articolo 149, paragrafo 8)

 
  
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  Cristian Dan Preda (PPE).(FR) Signor Presidente, desidero chiedere all’onorevole Gollnisch quale ritiene sia il significato delle elezioni e se questo implica che la vittoria di Ouattara debba portarlo ad assumere il potere. È una questione di legittimità democratica pura e semplice.

Mi sono recato in Costa d’Avorio nel ruolo di capo della missione di osservazione elettorale e posso garantire la validità delle elezioni e che v’è stato un solo chiaro ed inequivocabile vincitore.

 
  
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  Bruno Gollnisch (NI).(FR) Signor Presidente, onorevole Preda, ho poc’anzi affermato che Ouattara ha vinto le elezioni, ma non credo sia così lampante come si ritiene. In ogni caso, la Corte costituzionale della Costa d’Avorio non è di quest’avviso, nonostante sia stata composta su basi politiche, proprio come la Corte costituzionale francese. Dal canto mio, sarei molto lieto se prendessimo in esame le elezioni francesi. Rappresento un gruppo che conta milioni di elettori, con un leader che ha raggiunto l’ultimo turno delle elezioni presidenziali, ma che non ha un solo deputato e neppure un solo senatore in seno al nostro parlamento nazionale. Ciononostante questa Camera rimane totalmente indifferente a questo scandalo specifico.

(Richieste di "fuori tema" dalla Camera)

 
  
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  Filip Kaczmarek (PPE).(PL) Signor Presidente, si dice che l’ex Presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, abbia affermato ieri di essere pronto ad arrendersi e abbia richiesto protezione alle Nazioni Unite. I negoziati per la resa di Gbagbo, avviati in seguito alla presa della residenza presidenziale di Abidjan da parte delle forze fedeli al Presidente democraticamente eletto Ouattara, sono dunque in fase di avanzamento. Secondo il Primo ministro Soro, la fine del potere di Gbagbo è ormai questione di ore: non ne sono certo, ma mi auguro sia così. Siamo però certi che i civili, inclusi donne e bambini, continuano ed essere uccisi nel conflitto armato. Gli scontri tra i sostenitori dei due politici hanno provocato circa 1 500 vittime e un milione di persone è stato costretto a lasciare le proprie case. Qualche giorno fa, uno dei consiglieri di Gbagbo ha affermato che perfino un possibile massacro ad Abidjan non sarebbe in grado di convincere l'ex Presidente ad ammettere la sua sconfitta nelle elezioni presidenziali e a lasciare il potere. È facile dunque prevedere quanto accadrà in Costa d’Avorio: una rapida fine degli scontri, la partenza dal paese dell’ex Presidente (con la conseguente stabilizzazione della situazione), l’amministrazione della giustizia per quanti hanno commesso crimini di guerra od omicidi e la conseguente stabilizzazione del paese. L’Unione europea deve sostenere queste misure.

 
  
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  Mitro Repo (S&D).(FI) Signor Presidente, siamo stati sicuramente molto celeri nell’aiutare la Libia, ma con la Costa d’Avorio siamo rimasti inermi sin da novembre. Le sanzioni imposte dal Consiglio rappresentano un passo nella giusta direzione, ma mi chiedo quando saranno rimosse. Per quale motivo sono state utilizzate per bloccare l’autorità portuale di Abidjan nell’esportazione dei semi di cacao e per chiudere la raffineria di petrolio? Se non aiutiamo, almeno non dovremmo provocare ulteriori danni perché le vittime innocenti saranno l’economia del paese e, sul lungo periodo, consumatori europei.

Laurent Gbagbo deve cedere e bisogna offrire sostegno a favore del rapido rientro dei rifugiati nelle loro abitazioni. I paesi confinanti, infatti, non sono in grado di gestire l'attuale volume di rifugiati. L’Unione europea è chiamata a contribuire all'organizzazione delle elezioni e alla creazione di istituzioni democratiche. Sarà tuttavia necessario non impedire il regolare svolgimento degli scambi commerciali regolare. La Costa d'Avorio è l'economia più prospera dell'Africa occidentale e la ripresa economica e l'accesso ai mercati europei dei prodotti esportati rappresentano l'elemento chiave per ristabilire il paese. Mi aspetto una risposta dalla Commissione.

 
  
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  Charles Goerens (ALDE).(FR) Signor Presidente, a differenza dell’onorevole Gollnisch, ritengo non sia possibile accettare l’indifferenza generale di fronte all’uccisione di civili, solo perché sono soggetti alla forza e alla violenza impiegate da un illegittimo capo di Stato.

La risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizza la comunità internazionale a bloccare un regime che utilizza le armi contro il proprio popolo. In questo caso, questo costituisce un progresso perché non siamo più costretti a rimanere a guardare impotenti mentre la popolazione civile è soggetta ad atrocità commesse dai propri leader.

Dobbiamo comunque accogliere di buon grado la possibilità di rompere il muro dell'indifferenza attraverso il diritto internazionale, ma dobbiamo anche garantire che vengano prese tutte le precauzioni del caso per assicurare che il ricorso alla forza militare rappresenti l'ultima spiaggia. Purtroppo in Costa d'Avorio il Presidente Gbagbo non ha compiuto alcuna azione per evitarlo.

Detto questo, oso sperare che la risoluzione 1975 sulla Costa d'Avorio e la risoluzione 1973 sulla Libia serviranno a dissuadere altri dall’impiegare la sovranità dello Stato come scusa per uccidere i propri cittadini. La recente posizione assunta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, unita all'operato della Corte penale internazionale implica che i barbari atti commessi e lasciati nell'impunità presto non rappresenteranno più la regola, ma saranno l'eccezione.

 
  
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  Sabine Lösing (GUE/NGL).(DE) Signor Presidente, in un paese così diviso come la Costa d’Avorio, è possibile portare pace duratura attraverso la violenza e legittimare il vincitore delle elezioni presidenziali? Mi sembra molto difficile, soprattutto perché le cause reali del conflitto non sono state ancora risolte. Il paese è stato destabilizzato in seguito ai problemi economici dovuti principalmente ai programmi di aggiustamento strutturale della Banca mondiale. Le sanzioni che sono state rapidamente imposte, volte ad indebolire il governo di Gbagbo, hanno esacerbato la situazione e hanno generato una crisi umanitaria in Costa d’Avorio. La legittimità di entrambi i pretendenti alla presidenza è messa in discussione e i loro eserciti sono responsabili del massacro della popolazione civile.

L'Occidente, ancora una volta, si è schierato da una parte e ora le Nazioni Unite stanno muovendo guerra insieme alle truppe francesi nel tentativo di garantire la vittoria di una parte nel conflitto. Saranno ancora una volta le potenze europee a decidere del destino del popolo africano, come è già avvenuto nell’era coloniale, questa volta però con il sostegno dell’ONU? Cosa ne è stato dei principi del diritto internazionale? È questo il principio su cui si fondando le Nazioni Unite? Anziché ricercare soluzioni pacifiche ai conflitti, le Nazioni Unite sembrano sostenere le guerre civili o schierarsi da un parte. Nell'interesse di chi?

 
  
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  Michèle Striffler (PPE).(FR) Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero sottolineare che, tralasciando la crisi politica in Costa d'Avorio, ci troviamo ad affrontare una reale crisi umanitaria che potrebbe persistere.

La violenza seguita alle elezioni ha causato oltre un milione di sfollati interni e di rifugiati e questo flusso di persone potrebbe riaccendere la miccia delle tensioni già presenti nella regione. L’accordo politico attualmente in fase di elaborazione, onorevoli colleghi, non risolverà la crisi umanitaria. Dobbiamo riuscire a rispondere rapidamente per evitare il peggiore scenario possibile. Il caos ad Abidjan durerà per molti mesi, qualunque cosa accada.

Desidero congratularmi con la Commissione in merito alla decisione di quintuplicare la parte di bilancio inizialmente destinata all’assistenza, portando così il sostegno dell'Unione a oltre 30 milioni di euro. L’UE deve mobilitare tutte le risorse necessarie per aiutare i gruppi più vulnerabili e monitorare l’evolversi delle loro esigenze.

Dobbiamo garantire che i grandi spazi dedicati dai media alla situazione in Libia non oscurino la gravità della crisi umanitaria in Costa d'Avorio. Le attuali condizioni di sicurezza impediscono agli operatori umanitari di svolgere il proprio compito e di raggiungere le persone, il che è terribile.

Intendo concludere affermando che non vi deve essere spazio per l’impunità: dobbiamo impegnarci al massimo grado per garantire che sia fatta giustizia.

 
  
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  Bernd Posselt (PPE).(DE) Signor Presidente, sono sopreso dal fatto che la baronessa Ashton sia ancora una volta assente. Mi compiaccio tuttavia che a rappresentarla sia il mio amico, l'onorevole Németh, e preferisco vedere lui, il Commissario Füle o che chiunque altro coordini permanentemente la politica estera dell’Unione europea e non qualcuno che non è quasi mai presente in questa Camera.

Per quanto attiene la questione in oggetto, vorrei sia chiaro che la Costa d’Avorio ovviamente presenta numerosi problemi che vanno risolti. Il Presidente Ouattara ha nettamente vinto le elezioni e possiede legittimità democratica, come condiviso anche dall’Unione africana e da molti altri organi. Dobbiamo quindi essere grati alle Nazioni Unite e, soprattutto, al Segretario generale e al Presidente Sarkozy per aver evitato un massacro, come già accaduto in altri Stati africani quali Ruanda e Repubblica democratica del Congo. Non dovremmo trovare cavilli su questo punto.

Ovviamente i problemi non si risolvono in questo modo. Le critiche mosse dal Primo ministro Putin, che ha biasimato l'ONU e ha affermato che il Segretario generale fosse andato oltre il proprio mandato, hanno però destabilizzato l’istituzione stessa in un momento in cui il suo operato è fondamentale e necessario. L’Unione Africana non dovrebbe esprimere le proprie opinioni così ad alta voce, perché non è stata in grado di fornire sostegno nel corso di questa crisi, quando invece avrebbe dovuto contribuire a portare la democrazia in Costa d’Avorio. Noi europei abbiamo commesso molti errori in passato e continuiamo a commetterli, ma in questo caso le mancanze riscontrate sono imputabili ad altri.

 
  
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  Presidente. – I nostri servizi mi hanno informato, e ritengo sia importante esserne a conoscenza, che all’inizio dell’anno il gabinetto del Vicepresidente/Alto rappresentante ha inviato una lista delle plenarie a cui avrebbe preso parte. Era noto fin da allora che la baronessa Ashton non sarebbe stata presente oggi e dunque, se vi è in programma una discussione che tocca questioni di questo tipo, verrà rappresentata da qualcun . Credo fosse necessario chiarire questo punto.

Passiamo ora alla procedura catch the eye: vi sono tre interventi.

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE).(FR) Signor Presidente, vi è una vera e propria escalation di violenza in Costa d’Avorio e i conflitti politici tra due individui, purtroppo, hanno causato una crisi umanitaria.

Dobbiamo sostenere il principio democratico del rispetto dei risultati elettorali ed è quindi inevitabile che Gbagbo lasci il paese. La questione ora è: quali saranno i passi successivi? Si corre il rischio che le tensioni tra i due campi possano intensificarsi. Come intendiamo agire nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra civile? Dobbiamo adoperarci per raggiungere tre obiettivi.

La nostra prima priorità deve essere di mantenere la pace e la stabilità, necessarie affinché gli abitanti della Costa d’Avorio possano riprendere le normali attività quotidiane: nutrirsi, fornire assistenza, lavorare e andare a scuola. È necessario istituire una commissione indipendente che indaghi sulle violenze commesse sin dall'inizio del conflitto.

In secondo luogo, l’UNOCI e l’Unione africana devono continuare a svolgere le loro attività. Va anche presa in considerazione la creazione di un meccanismo di dialogo che coinvolga tutte le parti, sia all'interno del paese sia nel più ampio contesto della comunità internazionale.

Infine, consentitemi di ricordare che l’Unione europea ha inviato una missione di osservazione elettorale ed è ora suo compito esercitare pressioni affinché le raccomandazioni formulate siano prese in considerazione e integrate nel processo post crisi.

 
  
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  Catherine Bearder (ALDE).(EN) Signor Presidente, grazie all’aiuto della tecnologia moderna posso controllare l’evolversi della situazione in Costa d’Avorio mentre sono seduta qui, in tempo reale. Questi mezzi tecnologici stanno rivestendo un ruolo importante in Costa d'Avorio, così come è successo in Nord Africa, permettendo alle persone di inviare messaggi di testo per richiedere aiuto e assistenza medica.

Nel corso degli ultimi sei mesi la pazienza degli amici ivoriani è stata messa a dura prova: guardare il paese scivolare nella situazione in cui ora versa è stato come guardare un incidente d’auto al rallentatore e sono sempre i gruppi più vulnerabili ad avere la peggio. Questa settimana in seno alla nostra Assemblea, si è parlato dei rifugiati che dal Nord Africa approdano in Europa, ma abbiamo anche avuto notizia di circa un milione di persone che sono fuggite nei paesi confinanti, poveri tanto quanto la Costa d'Avorio o anche di più. In quanto amici di questo paese dobbiamo essere pronti a contribuire, il prima possibile, a riportare nei suoi territori la normalità e la salute e a ridare alla gente una positiva prospettiva per il futuro.

 
  
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  Ilda Figueiredo (GUE/NGL).(PT) Signor Presidente, la situazione della guerra civile in Costa d’Avorio rimane preoccupante, vista la paralisi economica che interessa il paese e gli elevati livelli di violenza che hanno colpito il suo popolo e hanno generato una crisi umanitaria. È giunto il momento di porre fine a questa situazione. Tutti sappiamo che vi sono motivazioni di vecchia data alla base delle gravi condizioni in cui versa il paese, in particolar modo la povertà e le disuguaglianze sociali, retaggio dell'ex colonialismo o dei programmi di aggiustamento strutturale imposti per anni dal Fondo monetario internazionale (FMI). Tuttavia, questi ultimi quattro mesi di miseria successivi alle elezioni hanno dimostrato quanto spiacevole sia il fatto che la comunità internazionale, inclusa l’Unione europea, non abbiano utilizzato abbastanza le vie diplomatiche per trovare una soluzione pacifica e politica alla crisi.

Anche il ruolo della Francia in questo contesto è riprovevole perché ha preferito optare per un intervento militare persistere anziché insistere con la diplomazia. Ci appelliamo dunque affinché sia posta una fine alle ostilità e alla violenza da tutte le parti e invitiamo l’Unione europea ad agire in questa direzione.

 
  
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  Zsolt Németh, a nome del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. (HU) Signor Presidente, onorevoli deputati, vorrei citare i versi di un famoso poeta ungherese: "Tra gli assassini, colui che tace è complice". Nel veder migliaia di persone morire e milioni fuggire, non dobbiamo consolarci con frasi che ricordano la colomba della pace, ma dobbiamo passare all’azione. Prima che qualcuno compari gli interventi in Libia e in Costa d'Avorio con l'Iraq, vorrei ricordare a tutti che le misure adottate non sono una reminescenza dell'Iraq, o addirittura dell'Afghanistan, ma del Ruanda e del Kosovo. Non a caso, nel corso delle ultime settimane abbiamo a lungo discusso del nostro "diritto e responsabilità di proteggere" i civili e i cittadini, usando proprio queste parole.

Pertanto, desidero ribadire innanzi tutto che Gbagbo ha perso questa battaglia, è da solo nel suo bunker e sta aspettando il suo destino. In secondo luogo, intendo sottolineare che la base di diritto per questa azione è indiscutibile nella situazione attuale. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 1975 che prevede un mandato perfettamente chiaro per l’azione. In terzo luogo, i crimini commessi non devono più rimanere avvolti nell’oscurità ed evitare le indagini. Mi compiaccio del fatto che il Presidente legittimamente eletto Ouattara, insieme al Primo ministro, abbiano acconsentito, oltre a fornire il loro chiaro sostegno, a che le Nazioni Unite conducano un’indagine internazionale circa i massacri commessi. Le indagini su questi atti di violenza, sono già una parte e una prerequisito per qualsiasi forma di insediamento.

Per quanto attiene al contributo dell’Unione europea, la Direzione generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO) ha già previsto in questa fase uno stanziamento pari a 30 milioni di euro in assistenza umanitaria e, come ho anche sottolineato nel mio intervento introduttivo, l'Unione europea preparerà un pacchetto nel prossimo futuro per fornire il proprio sostegno agli obiettivi economici e per la creazione delle istituzioni, fissati dal Presidente legittimamente eletto e dal governo.

 
  
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  Presidente. – Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione ai sensi dell’articolo 110 paragrafo 2 del regolamento.(1)

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani alle 12.00

(La seduta, sospesa alle 20.35, riprende alle 21.00)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. KOCH-MEHRIN
Vicepresidente

 
  

(1)Cfr Processo verbale

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