Presidente . – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0069/2011), presentata dall’onorevole Moreira, a nome della commissione per il commercio internazionale, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan [COM(2010)0552 - C7-0322/2010 - 2010/0289(COD)].
Vital Moreira, relatore. – (PT) Signora Presidente, in realtà la relazione in oggetto non è stata scritta da me personalmente. Il mio ruolo è stato accidentale, sono subentrato all’ultimo momento poiché il relatore originario ha smesso di lavorare a questo documento e, in qualità di presidente della commissione, l’ho sostituito, come da regolamento. Oltre a essere un relatore accidentale, sono anche un relatore restio a svolgere tale compito poiché, in tutta onestà, non ho votato a favore della relazione in oggetto e nutro profonde perplessità in merito al suo contenuto. Questa, tuttavia, è la situazione, ed è mio dovere adempiere adeguatamente ai compiti che mi sono stati assegnati.
Come ben sappiamo, la relazione sulle preferenze commerciali eccezionali accordate al Pakistan è nata da una decisione del Consiglio europeo, che ha conferito alla Commissione l’incarico di presentare una proposta al Parlamento e al Consiglio. Poiché si tratta di preferenze eccezionali non compatibili con la regola di non discriminazione positiva o negativa dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), è necessario ottenere una deroga dell'OMC prima di concedere dette preferenze commerciali. Ad ogni modo, la Commissione ha presentato la proposta prima che il Parlamento e la commissione per il commercio internazionale, che io presiedo, decidessero di procedere alla discussione e alla votazione sulla relazione in oggetto, di cui sono il relatore accidentale. Ed è proprio il risultato della suddetta votazione che presentiamo all’Assemblea.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, la questione si è dimostrata piuttosto controversa in seno alla commissione per il commercio internazionale del Parlamento per quanto concerne l’ipotesi – pretesto da cui ha avuto origine questa proposta della Commissione – di utilizzare le preferenze commerciali come aiuto d’urgenza nei confronti di un dato paese. Oggetto di dibattito nella commissione sono state anche la durata e l’estensione delle suddette preferenze commerciali e, in ultima istanza, le condizioni imposte al beneficiario, nel caso specifico il Pakistan.
Sebbene la maggioranza in seno alla commissione abbia votato a favore della proposta della Commissione di concedere al Pakistan le succitate preferenze eccezionali, la commissione per il commercio internazionale ha presentato, dal canto suo, una serie di emendamenti per attutire l’impatto dei vantaggi commerciali concessi al Pakistan fra cui l’adozione di una clausola di salvaguardia qualora le importazioni dal Pakistan aumentassero eccessivamente a causa della riduzione o dell’eliminazione delle tariffe doganali. Altri emendamenti hanno a che vedere, ad esempio, con i requisiti in virtù dei quali il Pakistan si impegna a non introdurre o ad eliminare le restrizioni all’esportazione di merci.
In conclusione, è importante tenere presente che i nostri sforzi risulterebbero totalmente vani se non otteniamo la deroga dell’OMC e, al momento, non sappiamo né se, né quando verrà concessa. Ad ogni modo, anche qualora i nostri sforzi risultassero vani, sarà comunque un’ottima occasione per confrontarci e capire se sia sensato usare vantaggi commerciali eccezionali come aiuti d’urgenza o risarcimento politico a favore di un dato paese, come in questo caso, nonché i limiti di questa scelta.
Corriamo il rischio, dunque, di creare precedenti pericolosi se non addirittura, fatto ancor peggiore, di fare un uso politico delle preferenze commerciali che forse dovrebbero seguire criteri un po’ più oggettivi e un po’ meno discrezionali e contestuali di quelli impiegati in tal caso.
Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione. – (EN) Signora Presidente, l’oggetto della discussione odierna è la proposta legislativa per la concessione di preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan. La proposta è stata presentata dalla Commissione su esplicita richiesta del Consiglio europeo all’indomani delle inondazioni che hanno colpito il Pakistan la scorsa estate, con tremende devastazioni per il paese e la popolazione.
Desidero ringraziare il relatore e la commissione per il commercio internazionale per il duro lavoro svolto e per il loro sostegno alla proposta, con la quale la Commissione mira alla sospensione temporanea e unilaterale dei dazi all’importazione su 75 prodotti di interesse per le esportazioni del Pakistan. Queste preferenze commerciali liberalizzerebbero circa un quarto delle importazioni pakistane verso l’UE per la durata di due anni, con la possibilità di proroga per un altro anno.
L’Unione europea è consapevole che le suddette concessioni commerciali, specialmente in settori sensibili come il tessile, potrebbero avere un certo impatto sull’industria della stessa UE, motivo per cui abbiamo fatto in modo che venisse mantenuto un equilibrio tra le necessità del Pakistan e gli interessi della nostra industria e quelli di altri paesi fornitori.
Il numero di prodotti selezionati è limitato. Abbiamo stabilito un tetto massimo alla liberalizzazione di prodotti particolarmente sensibili e, comunque, la liberalizzazione avrebbe una durata limitata. Nel frattempo, abbiamo anche chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio la concessione di una deroga alle norme applicabili dell’OMC per consentirci di attuare le misure proposte. Come ben sapete, stiamo ancora discutendo la questione con alcuni membri dell’OMC e speriamo di addivenire a una soluzione quanto prima.
Forse non tutti hanno ben impressa nella memoria l’immagine di coloro che hanno perso le proprie fonti di sostentamento; non dovremmo tuttavia dimenticare le gravissime conseguenze delle tremende inondazioni, sia in termini di necessità umanitarie che di devastazione economica. Queste misure commerciali non sono indipendenti: rappresentano il coronamento dell’intensa attività di assistenza umanitaria e allo sviluppo – per un totale di 480 milioni di euro – da parte dell’UE nei confronti del Pakistan. Misure commerciali ambiziose sono, tuttavia, essenziali ai fini di una ripresa duratura dell’economia pakistana e dovrebbero inserirsi nel contesto della nostra risposta a lungo termine ai disastri naturali senza precedenti di cui sopra. Auspico, quindi, che il Parlamento appoggi la proposta.
Consentitemi ora di soffermarmi su alcuni degli emendamenti proposti. Non entrerò nel dettaglio di ciascuno di essi, mi concentrerò sui più importanti. So che qualcuno ha chiesto che la concessione delle preferenze commerciali autonome venga subordinata al rispetto di determinati principi da parte del Pakistan. Capisco le preoccupazioni che possono sorgere in merito e sapete tutti che le questioni relative ai diritti umani sono parte integrante della nostra relazione a lungo termine con il Pakistan. Data la natura temporanea della deroga per far fronte a una situazione di emergenza, tuttavia, la Commissione non ritiene appropriate le suddette condizioni.
Il nostro dialogo in materia di diritti umani, nel quadro dell’accordo di partenariato e di cooperazione con il Pakistan, costituisce il forum ideale per affrontare tali questioni e individuare soluzioni sostenibili. Per quanto concerne le disposizioni che obbligherebbero il Pakistan a non introdurre, mantenere o aumentare dazi o tasse aventi effetto equivalente, o qualsiasi altro tipo di restrizione all'esportazione o all’importazione di determinati prodotti, ritengo che condizioni di questo tipo minerebbero gravemente la concessione delle preferenze, oltre a essere in contrapposizione con lo spirito, la natura e lo scopo del nostro regolamento. Inoltre, non possiamo impedire al Pakistan, con questo regolamento, di attuare misure in linea con i suoi obblighi internazionali.
D’altra parte, potremmo raggiungere un accordo in merito a un meccanismo che consenta di fissare dei limiti alle importazioni esenti da dazi per i contingenti tariffari pakistani qualora i volumi delle importazioni di prodotti liberalizzati superino determinate soglie. Condivido, altresì, il principio secondo cui le preferenze andrebbero sospese per qualsiasi prodotto che possa mettere in difficoltà o minacciare di mettere in difficoltà un produttore dell'Unione di prodotti simili o in diretta concorrenza, come stabilito da un’indagine elaborata dalla Commissione. Potremmo, inoltre, raggiungere un accordo su meccanismi volti a istituire una sorveglianza doganale delle importazioni contemplate dal presente regolamento, parallelamente all’elaborazione di relazioni trimestrali. Un meccanismo di sorveglianza preventiva, tuttavia, creerebbe un onere indebito in termini di requisiti di rilascio delle licenze a livello amministrativo.
Vedo, in ultima istanza, che è stato chiesto di limitare la durata delle preferenze commerciali a un anno dalla data di entrata in vigore della deroga. Penso che questo creerebbe molti problemi.
Inizialmente la Commissione aveva proposto di applicare misure eccezionali per un periodo di tre anni. Nella proposta di compromesso, a cui ha poi fatto eco la richiesta di deroga dell’OMC, il Consiglio ha limitato la durata a due anni, con la possibilità di proroga per un altro anno. Ridurre ulteriormente la durata a un anno, tuttavia, farebbe venir meno i vantaggi riconducibili alle preferenze commerciali autonome, rendendoli così del tutto inutili.
Desidero altresì sottolineare che il 10 novembre è stato raggiunto un compromesso in seno al Consiglio, che dispone di introdurre contingenti tariffari per sette prodotti tessili e articoli di abbigliamento invece di liberalizzarli totalmente. Sulla base del suddetto compromesso è stata presentata la richiesta di concessione della deroga dell'OMC. Ciò, tuttavia, non è incluso negli emendamenti del Parlamento europeo e, in seguito alla consultazione con i membri dell’OMC, potrebbe essere necessario aprire contingenti tariffari anche per altri prodotti.
La deroga, qualora venga concessa, rappresenterebbe il limite massimo di preferenze che l’UE potrebbe accordare al Pakistan a quelle condizioni e, di conseguenza, il regolamento dovrà rispecchiare il contenuto della deroga dell’OMC una volta raggiunto un accordo in seno all’Organizzazione stessa. Desidero rassicurarvi, inoltre, sul fatto che la Commissione eseguirà una valutazione d’impatto annuale sulle preferenze commerciali autonome concesse al Pakistan e la presenterà al Parlamento e al Consiglio, altra ragione per non ridurre la durata dell’applicazione di questo strumento.
Ringrazio il Parlamento europeo per la partecipazione su un tema così delicato. La Commissione è pronta ad avviare un’intensa collaborazione con il Parlamento ai fini dell’adozione della proposta in oggetto e per dare prova della determinazione dell’UE ad agire in maniera responsabile nei confronti dei paesi più bisognosi.
PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS Vicepresidente
Cristian Dan Preda, relatore per parere della commissione per gli affari esteri. – (RO) Signor Presidente, credo che questo sia il momento opportuno per soffermarci sulla relazione presentata dall’onorevole Moreira. Perché? Perché attendiamo attualmente la decisione sulla deroga il richiesta dal Parlamento europeo all’Organizzazione mondiale del commercio sulla questione oggetto della discussione odierna.
Personalmente credo sia importante lanciare un messaggio chiaro agli altri partner commerciali dell’Unione europea. L’Unione deve mantenere la volontà ad affiancare agli aiuti umanitari d’urgenza, che all’inizio ha generosamente concesso al Pakistan, anche misure commerciali in grado di favorire una ripresa sostenibile dell’economia pakistana. Le consultazioni diplomatiche con l’Organizzazione mondiale del commercio richiedono certamente del tempo, poiché devono essere tenute in considerazione le preoccupazioni dei partner commerciali dell’Unione. Il risultato delle suddette consultazioni è tuttora incerto. Come dimostrano i recenti avvenimenti, è evidente che abbiamo bisogno di un Pakistan stabile e prospero, che non si lascerà precipitare nel baratro scosceso dell’estremismo, ma che sarà in grado di rivestire il ruolo di partner nella lotta al terrorismo.
In qualità di relatore per parere della commissione per gli affari esteri, desidero ringraziare i colleghi della commissione per il commercio internazionale per aver adottato i punti principali elaborati nel nostro parere. Desidero soffermarmi su due di essi in questa sede. Il primo, forse il più importante per la commissione per gli affari esteri nonché già citato dal Commissario, è l’obbligo di non svincolare le condizioni in relazione ai diritti umani – ivi incluso il rispetto delle norme fondamentali relative al diritto al lavoro – dalla concessione di preferenze commerciali. Credo che sussista una divergenza di opinione a tal proposito. Dal momento che i diritti umani costituiscono un aspetto chiave dell’accordo fra l’UE e il Pakistan, le preferenze commerciali autonome proposte devono essere subordinate al rispetto dei diritti umani nel paese. D’altra parte, la Commissione non ha eseguito una valutazione completa, a priori, dell’impatto delle misure proposte. Credo che questo avrebbe avuto influito notevolmente soprattutto sulla popolazione pakistana e sulle risorse di bilancio del paese.
Daniel Caspary, nome del gruppo PPE. – (DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, a quasi nove mesi dalle tremende inondazioni, la situazione in Pakistan rimane critica e la popolazione del paese ha bisogno del nostro aiuto. Grazie al suo intervento e alla rapida creazione di un pacchetto di aiuti del valore di diversi milioni di euro, l’Unione europea ha agito in modo corretto e opportuno. È fondamentale ora che gli aiuti raggiungano effettivamente la comunità locale.
Fin dal primo momento sono stato un po’ scettico nei confronti della proposta della Commissione, sotto la pressione del Consiglio, di utilizzare qualunque strumento del commercio estero per concedere aiuti a breve termine al Pakistan. Ho sollevato la questione più volte in seno alla commissione e, soprattutto, ho chiesto che il responsabile della politica estera nell’Unione europea, ovvero l’Alto rappresentante, comparisse dinanzi alla commissione o al Parlamento per spiegare perché ricorrere al commercio estero per finanziare i suddetti aiuti, per illustrare nel dettaglio l’intera strategia della Commissione europea, inserendola in un contesto comune, forse convincendoci così che ha effettivamente senso – continuerò a ribadirlo – permettere che il commercio estero dia un contributo nel breve periodo.
Sono profondamente lieto del fatto che l’onorevole David e altri colleghi siano riusciti a elaborare un pacchetto sostenuto a larga maggioranza in seno alla commissione. A questo proposito, desidero sottolineare soprattutto il limite temporale che noi tutti vorremmo sia rispettato. Questo è l’unico modo per evitare il dirottamento dei fondi.
Qual è, tuttavia, la situazione attuale in Pakistan? Sebbene Bin Laden sia fuori gioco, resta irrisolta la questione sorta negli ultimi giorni, ossia fino a che punto i rappresentanti del governo pakistano sapessero chi si stava nascondendo nel loro paese. Molti colleghi, alcuni appartenenti al mio stesso gruppo, non vedono la situazione di buon occhio. Inoltre, non sappiamo ancora come si comporteranno gli altri paesi dell’OMC, né se alla fine daranno il loro consenso. Sarebbe opportuno, dunque, che la votazione di domani sugli emendamenti non fosse definitiva e che rinviassimo la questione alla commissione per vedere il risultato dei negoziati con l’OMC e capire se sia sensato approvare il pacchetto.
Gianluca Susta, a nome del gruppo S&D. – Signor Presidente, onorevoli deputati, signora Commissario, sinceramente non comprendiamo perché la maggioranza della commissione INTA abbia voluto a tutti i costi portare in discussione questa questione per poi chiederne il rinvio, richiesta che non condividiamo. Sono sbagliate l'una e l'altra decisione ma, anche per ragioni di tempo, intendo soffermarmi solo sulla questione di merito, non prima di aver affermato la mia totale condivisione dell'intervento del presidente Vital Moreira.
In questo mondo complicato, attraversato costantemente da numerose tragedie naturali e no, introdurremmo un grave precedente se trasformassimo ogni emergenza umanitaria in una revisione delle politiche commerciali. È una strada pericolosa, che potrebbe portare a profondi squilibri e conseguenti ingiustizie nei confronti dei paesi più poveri che, per contro, solo da regole equilibrate, durature e oggettive possono trarre beneficio dalla politica commerciale, che non può sostituire la cooperazione allo sviluppo.
Sappiamo che i benefici che si vorrebbero riconoscere al Pakistan non andrebbero a vantaggio delle popolazioni colpite dall'alluvione ormai quasi un anno fa. E con altrettanta certezza sappiamo che principalmente, per non dire esclusivamente, solo il settore tessile europeo pagherà il costo di questo aiuto umanitario. Non possiamo accettare questa ingiusta deroga alle regole della politica commerciale, perché siamo consapevoli della necessità di tener conto anche di altri fattori nel nostro ragionamento.
Tutti sappiamo che, accanto alla solidarietà verso le popolazioni alluvionate del Pakistan, un'altra fondamentale ragione dell'aiuto risiede nella decisione di assecondare l'impegno del Pakistan nella lotta contro il terrorismo. Le zone d'ombra emerse in questi giorni tra le autorità pakistane e Al Qaeda e la stessa vicenda di Bin Laden dimostrano la scarsa affidabilità di questo paese. Ritengo se ne debba tener conto, così come occorre tener presenti le grandi questioni legate ai diritti umani emerse ultimamente.
Niccolò Rinaldi, a nome del gruppo ALDE. – Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, c'è qualcosa che non va in un dibattito che ha luogo nel maggio 2011 e si riferisce a una calamità naturale dell'estate 2010, una calamità che ha lasciato 12 milioni di persone senza casa e devastato il 20 percento di questo paese.
Non condivido la posizione socialista, or ora espressa dal collega Susta. È anche a causa di queste esitazioni che ci stiamo ancora scervellando per capire quali strumenti possano essere adottati per aiutare fattivamente il Pakistan e alla frustrazione per non esserci ancora riusciti si aggiunge la consapevolezza della necessità di una visione della politica commerciale più matura sia politicamente che umanitariamente: la politica commerciale deve far parte di quegli strumenti atti ad aiutare le popolazioni in difficoltà.
Riconosco alla Commissione di aver agito bene e presto proponendo un pacchetto di misure, che andava ovviamente discusso e riequilibrato per non penalizzare un'industria europea già provata dalla crisi. È il lavoro svolto dalla commissione INTA, anche espresso da alcuni emendamenti, fra i quali il gruppo ALDE sostiene l'emendamento 37, che permette anche alle aziende di richiedere l'applicazione della clausola di salvaguardia. Tuttavia, sembra che questi non siano tempi fortunati per il Pakistan e sono in troppi a non assumersi le proprie responsabilità.
All'India chiediamo di cambiare atteggiamento, di ammorbidire il suo rifiuto in sede OMC per esprimere un gesto concreto di relazioni di buon vicinato. Certo, le relazioni sono difficili fra questi due paesi, dal momento che sussiste anche il trascorso dell'attentato di Bombay e la scarsa collaborazione pakistana nell'identificazione e nella cattura degli autori di quell'attentato. Ma questa vicenda potrebbe essere un elemento di rottura rispetto a cattive abitudini di cattivo vicinato.
Anche alle autorità pakistane chiediamo qualcosa, ovvero maggiore determinazione nel porre questa questione dal punto di vista bilaterale nei loro rapporti con l'India. Vi sono stati recenti incontri bilaterali, dai quali però poco è emerso, forse per una questione di orgoglio da parte pakistana. Certo è che la Cricket diplomacy – enfatizzata dai colleghi parlamentari pakistani, che abbiamo incontrato solo due settimane fa – finora non ha dato risultati significativi.
Infine, è soprattutto all'OMC che chiediamo – come abbiamo fatto a Ginevra nel corso della recente Assemblea interparlamentare – di avviare in tempi brevi dei meccanismi che permettano alle regole del commercio internazionale di rispondere rapidamente e con flessibilità alle urgenze di un paese colpito da improvvisi disastri. Questa storia delle riduzioni delle tariffe può finire in un nulla di fatto oppure aprire una nuova era nelle relazioni commerciali.
Sajjad Karim, a nome del gruppo ECR. – (EN) Signor Presidente, questo è stato il peggior disastro naturale nella storia del Pakistan. Noi, e sono orgoglioso di poterlo affermare, abbiamo reagito prontamente. Il Commissario Georgieva si è recato sul posto e io stesso, in occasione dell’incontro con il primo ministro Syed Yousaf Raza Gillani, ho avuto modo di discutere la risposta dell’UE.
Una cosa era assolutamente chiara. Dovevamo ragionare in maniera non convenzionale. Dovevamo trovare una nuova soluzione per prestare assistenza. La risposta non risiedeva soltanto negli aiuti, ma anche nel commercio, come misura di sostegno a breve termine.
Sono lieto del fatto che la commissione abbia approvato la relazione, dopo un’attenta riflessione, e sono a conoscenza, tramite colleghi impegnati nella commissione stessa, del duro lavoro svolto nel tentativo di raggiungere una soluzione accettabile. Temo, tuttavia, che alcuni degli emendamenti a cui la Commissione ha già fatto riferimento si scostino dallo spirito delle nostre intenzioni iniziali e dal modo in cui abbiamo reagito in un primo momento.
A livello di OMC, sono state avanzate delle obiezioni alla proposta dell’Unione europea. Da un lato, l’India non ritiene opportuno che tale proposta faccia parte dell’accordo di libero scambio UE-India e personalmente concordo. Le due cose non dovrebbero essere legate. È questo l’approccio corretto. Allo stesso tempo, tuttavia, si appella proprio al Pakistan per una distensione del mercato. Questo approccio è contraddittorio. Chiedo all’India di rivedere la propria posizione.
Credo che quest’Assemblea dovrebbe riaffermare la posizione della Commissione. Abbiamo la garanzia delle valutazioni d’impatto annuali.
Capisco le preoccupazioni dei colleghi per quanto concerne la sicurezza, ma io sono qui nelle vesti di sopravvissuto agli attacchi di Mumbai, motivo per cui dico ai colleghi: non è questo il momento di voltare le spalle al Pakistan. È in gioco la credibilità dell’Unione europea. Appoggiate la proposta della Commissione.
Keith Taylor, a nome del gruppo Verts/ALE. – (EN) Signor Presidente, come molti altri membri di quest’Assemblea, sono preoccupato per le devastanti inondazioni in Pakistan e sono vicino alla popolazione che ne è stata colpita. Oggi come allora. Nel momento in cui mi rendo conto di quanto sia stata scarsa la volontà politica, di quanto abbiano interferito gli interessi corporativi e per quanto tempo l’OMC abbia rimandato il proprio intervento, dinanzi a noi non vedo altro che raccomandazioni che attenuano le proposte originarie e che vengono presentate dalla Commissione con poco preavviso.
Si è già parlato della breve durata delle preferenze commerciali, ridottasi da tre a un anno: al Pakistan non è permesso mantenere o aumentare dazi o tasse nell’arco di questo periodo di tempo. Si propone, altresì, di elaborare non solo una relazione annuale relativa a un programma della durata di un anno, bensì relazioni trimestrali sull’applicazione e sull’attuazione delle misure previste. Ciò comporta un enorme accumulo di pratiche burocratiche da espletare nel giro di un anno soltanto.
Per tali motivi appoggio la proposta, ovvero l’emendamento n. 43, di rinviare la questione alla commissione affinché si raggiunga una soluzione che possa effettivamente aiutare il Pakistan come vorremmo. In ultima istanza, credo che emerga l’assoluta necessità di osservare l’operato dell’OMC e di trasformarlo in un organo opportunamente democratico con procedure trasparenti e membri affidabili.
Helmut Scholz, a nome del gruppo GUE/NGL. – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, è passato ormai quasi un anno da quando le devastanti inondazioni hanno colpito la popolazione pakistana . Abbiamo tutti legami molto profondi con questo paese flagellato dal disastro.
Ciò che è scandaloso, tuttavia, è che i negoziati in seno all’OMC stiano procedendo così lentamente, fatto che da solo dimostra che un’agevolazione commerciale di questo tipo non si presta a fungere da misura di aiuto d’urgenza. Il mio gruppo ha ripetutamente chiesto alla Commissione di elaborare un piano B per aiutare la popolazione pakistana, in modo rapido e permanente, a ricostruire il proprio paese. Non è stata presentata, tuttavia, alcuna soluzione alternativa. Forse la Commissione è a corto di idee o non riesce a intervenire perché sente una certa resistenza da parte del Consiglio europeo, sensazione nota ormai da troppo tempo. Altrimenti sembrerebbe quasi che i difficili negoziati in seno all’OMC vengano adoperati come scusa all’inazione.
Sapevate tanto quanto noi che questi negoziati sarebbero stati difficili ancor prima di iniziare e, probabilmente, lo sapevate già anche quando alcuni ministri degli esteri provenienti dalla Germania e da altri Stati membri vi hanno affidato questa missione. Dopotutto, l’agevolazione degli scambi nel settore tessile, delle pelli e dell’etanolo che volete ora offrire al Pakistan metterebbe a repentaglio lo status SPG+ (sistema di preferenze generalizzate plus) ottenuto da paesi come il Bangladesh e che, a differenza del Pakistan, l’hanno fatto con la ratifica di importanti convenzioni dell’ONU e dell’OIL in materia di diritti dei lavoratori e di tutela ambientale. È proprio questo vantaggio in termini di status che consente al Bangladesh di importare prodotti primari dal Pakistan, per poi trasformarli ed esportarli in Europa. Non sorprende che questo paese adesso opponga resistenza.
In tutta onestà, tuttavia, non possiamo aspettarci che venga accettato il nostro desiderio di aiutare il Pakistan a discapito di uno dei paesi più poveri al mondo. Così facendo finiremo per danneggiare anche noi stessi, per non parlare del fatto che ciò accadrebbe alla vigilia della presentazione della nuova proposta della Commissione in merito alla revisione del nostro sistema di preferenze commerciali.
La mia soluzione al problema è dunque la seguente: concentriamoci sugli aiuti diretti per la ricostruzione in seguito alle inondazioni e interveniamo subito piuttosto che perderci nei negoziati di Ginevra. Dopotutto, ogni giorno perso in termini di mancati aiuti è un giorno perso in termini di fiducia da parte del Pakistan, soprattutto nei confronti di noi europei e per questo dovremo pagare un prezzo politico molto alto.
Claudio Morganti, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo questa relazione totalmente inaccettabile. Sono consapevole delle tragiche inondazioni che hanno colpito il Pakistan lo scorso anno e ritengo giusto aiutare questo paese. Mi risulta – e non mi pare poco – che l'Unione europea abbia già messo a disposizione circa mezzo miliardo di euro.
Queste nuove agevolazioni sono assurde poiché si concentrano in un settore – quello del tessile – dominante in Pakistan e distrutto invece in Europa proprio dalla sleale concorrenza dei paesi asiatici. Vogliamo dare il colpo di grazia definitivo al settore tessile europeo? Non è certamente questo l'auspico della Lega, né intendiamo accettarlo.
La concessione di queste deroghe, qualora approvate dal Parlamento, dovrà poi passare al vaglio dell'Organizzazione mondiale del commercio. Sembra che alcuni Stati – tra cui la già citata India, nemica storica del Pakistan – siano disposti a dare il loro assenso, certamente non gratuito ma in cambio della concessione di analoghe condizioni favorevoli da parte dell'Unione europea, orientata ad accogliere queste richieste.
Ho l'impressione che la politica commerciale dell'Unione europea sia dettata dal peggior autolesionismo possibile e mi auguro quindi che questo provvedimento venga totalmente respinto.
Andreas Mölzer (NI). – (DE) Signor Presidente, nel Pakistan nordoccidentale, ciò che in alcune regioni non era stato ancora distrutto dalla guerra e dal terrorismo, è stato spazzato via dalle inondazioni del 2010. Oltre allo stanziamento di 415 milioni di euro in aiuti d’urgenza, ora l’UE intende eliminare i dazi su alcuni prodotti. Al Pakistan verrà accordato a breve il tanto atteso status di paese in via di sviluppo con speciali preferenze tariffarie.
L’UE non dovrebbe tuttavia illudersi che la concessione di preferenze commerciali possa mettere fine all’avanzata dei fondamentalisti islamici e dei terroristi nello Stato nucleare del Pakistan. Gli Stati Uniti non ci sono riusciti nonostante i miliardi stanziati sottoforma di aiuti militari. L’Occidente ha quindi pagato a caro prezzo la lealtà di una parte, già molto piccola e in costante diminuzione, della leadership politica del Pakistan.
L’eliminazione di Bin Laden da parte degli Stati Uniti ha sollevato una serie di quesiti complessi. Anche qualora il Pakistan fosse stato a conoscenza degli spostamenti del leader di al-Qaeda, su cui pendeva un mandato di arresto internazionale, fatto che ne avrebbe richiesto l’estradizione, ciò non toglie che la sua uccisione mirata abbia rappresentato una violazione della sovranità del Pakistan. Ora l’Occidente non deve gettare a mare i propri principi fra cui, ad esempio, lo Stato di diritto. I terroristi, i dittatori e gli assassini di massa vanno consegnati alla giustizia e non eliminati attraverso uccisioni mirate.
Paulo Rangel (PPE). – (PT) Signor Presidente, desidero innanzitutto e in modo particolare congratularmi con il collega del gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano), l’onorevole David, per il lavoro svolto. Sono qui oggi come suo rappresentante, dal momento che per lui è impossibile essere presente in quest’Aula. Vorrei sottolineare, inoltre, che abbiamo sempre considerato il sostegno alle vittime delle inondazioni in Pakistan un imperativo di natura etica e morale. Per questo motivo, abbiamo appoggiato con decisione tutte le misure di aiuto umanitario tradizionali adottate. Crediamo fermamente che le attività volte a stabilizzare la situazione di così tanti milioni di vittime debbano continuare.
Ciò che non possiamo accettare è l’idea secondo cui la politica commerciale dell’Unione europea dovrebbe ora essere considerata uno strumento valido e appropriato per gli aiuti umanitari. La verità è che ciò comporterà due conseguenze drammatiche: una in seno all’Unione europea, in particolare per i paesi del sud e per le loro industrie tessili e di abbigliamento, gravemente indebolite a causa di una crisi economica, sociale e finanziaria senza precedenti dal giorno della loro adesione all’UE; la seconda, a livello internazionale, nel contesto dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), dove l’apertura da parte del blocco commerciale più vasto al mondo – l’Unione europea – a queste potenziali esportazioni dal Pakistan potrebbe sbilanciare completamente i negoziati. Non è un caso che siano giunti a un punto morto.
Dinanzi a una simile situazione, quindi, è naturale che in merito alla storia di questi otto mesi di difficili negoziati – a cui abbiamo preso parte e dove abbiamo avanzato proposte il più possibile costruttive – su questo regolamento, non possiamo che ammettere che l’unica posizione che saremo ora in grado di assumere è, purtroppo, a sostegno dell’emendamento che, in ultima istanza, contempla la caduta di questa proposta a favore del regolamento così come lo conosciamo. Dobbiamo farlo ora, non a causa della mancanza di solidarietà nei confronti del Pakistan, ma perché crediamo che gli aiuti umanitari vadano prestati nel luogo e nei modi corretti.
Josefa Andrés Barea (S&D). – (ES) Signor Presidente, signor Commissario, è stato complicato gestire questa relazione del Parlamento europeo, soprattutto perché comprende misure che richiedono l’approvazione dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), motivo per cui il progetto preliminare che la Commissione ha consegnato al Parlamento è diverso da quello giunto a Ginevra.
Riteniamo sia necessario aiutare il Pakistan. Crediamo che si possano eccezionalmente concedere le preferenze commerciali in oggetto, purché tengano in considerazione la sensibilità dell’industria Europea, in modo particolare di quella tessile, che sta pagando a carissimo prezzo le conseguenze della crisi in regioni come la Comunità autonoma di Valencia, in Spagna.
La relazione ci ha permesso, tuttavia, di constatare che le misure che possono essere adottate nel contesto del commercio internazionale, probabilmente non si possono gestire con l’urgenza che richiederebbero. Dovremmo imparare la lezione per il futuro.
Aiutiamo il Pakistan, sì, ma non con la proposta iniziale della Commissione poiché non considera le conseguenze sull’industria europea per quanto concerne le scadenze di attuazione per prodotti sensibili e ritarderebbe persino l’attuazione stessa delle suddette misure, dal momento che il testo è diverso da quello in attesa dell’approvazione dell’OMC: così non rispetteremmo la scadenza.
Per questo riteniamo inammissibile mantenere questa proposta e, a nostro avviso, dovremo esprimere un voto contrario.
João Ferreira (GUE/NGL). – (PT) Signor Presidente, signor Commissario, con questa proposta di regolamento, ci troviamo nuovamente dinanzi a un evidente nonché deplorevole esercizio di ipocrisia da parte della Commissione. Un esercizio di ipocrisia che consiste nell’includere nella sfera degli aiuti umanitari elementi che fanno indiscutibilmente parte della sfera degli interessi economici di pochi, del mondo imprenditoriale puro e semplice. Un esercizio di ipocrisia che sta sfruttando il disastro naturale che ha colpito il Pakistan per dar vita ai piani di vecchia data di un numero esiguo di grandi imprese nell’ambito delle competenze dell’Unione europea.
Oggi la giustificazione è rappresentata dagli aiuti umanitari al Pakistan, ieri dal contributo nell’ambito della lotta al terrorismo. E ora come allora la vera intenzione è una sola: ottenere concessioni commerciali a vantaggio, principalmente, dei grandi importatori europei. È questa la realtà, per quanto la commissione per il commercio internazionale tenti di indorare la pillola con inefficaci misure di salvaguardia che in realtà non cambiano nulla.
Queste concessioni commerciali, come afferma la stessa relazione, danneggeranno l'industria tessile dell’Unione europea nonché i paesi e le regioni maggiormente dipendenti da essa. Si tratta di un forte impatto su un settore già molto debole – duramente colpito dalla liberalizzazione del commercio mondiale – e concentrato in regioni con alti livelli di disoccupazione, povertà ed emarginazione, oltre che con una scarsa diversificazione a livello economico. La questione si fa ancora più seria, tuttavia, quando queste regioni si trovano in Stati membri, come il Portogallo, alle prese con una gravissima crisi economica e sociale, che potrebbe presto inasprirsi ulteriormente a causa dell’intervento illegittimo che il Fondo monetario internazionale (FMI) e l’Unione europea stanno mettendo a punto.
Ricordo che il parlamento portoghese aveva adottato all’unanimità una risoluzione contraria alle concessioni commerciali. Servono misure a difesa del settore tessile europeo e del relativo indotto. Non abbiamo visto nulla del genere da parte della Commissione.
Mara Bizzotto (EFD). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, il regolamento oggi in discussione, sotto le mentite spoglie della solidarietà, consuma in realtà l'ennesimo tradimento dell'Europa ai danni dei suoi cittadini.
Non possiamo accettare che l'UE danneggi ulteriormente settori quali il tessile che – in paesi come l'Italia, ma non solo – sono di alta qualità e che dovremmo tutelare in tutti i modi dalla concorrenza sleale di paesi come Cina, Turchia, India, Vietnam e Pakistan, in cui la manodopera viene sfruttata a bassissimo costo e dove non esistono le garanzie minime di rispetto dei diritti sociali. È in questi paesi che molte grandi imprese europee hanno delocalizzato la propria produzione a scapito di posti di lavoro in Europa.
È per giunta incomprensibile che non si sia atteso nemmeno di conoscere il parere dell'Organizzazione mondiale del commercio su questo provvedimento. Intanto però l'Europa ha di fatto dimostrato di impegnarsi sempre al massimo quando si tratta di agire contro gli interessi dei suoi cittadini e delle sue industrie di qualità. Spero vivamente che il regolamento sia respinto in sede di votazione.
Georgios Papastamkos (PPE). – (EL) Signor Presidente, ovviamente appoggio anch’io la fornitura di aiuti umanitari da parte dell’Unione europea laddove e nella misura in cui ciò è possibile. Comprendo il ragionamento della Commissione di prestare aiuti in forma di concessioni commerciali unilaterali a favore del Pakistan. Non condivido, tuttavia, le proposte della Commissione che costringono due settori industriali dell’Unione, nello specifico l’industria tessile e quella del bioetanolo, ad accollarsi la maggior parte dell’onere.
Desidero sottolineare che l’industria tessile europea ha subito forti pressioni negli ultimi anni a causa della liberalizzazione del commercio nell’ambito dell’OMC.
Ho rivestito il ruolo di eurodeputato per quattro mandati in rappresentanza di una regione, la Naoussa, che presenta uno dei tassi di disoccupazione più elevati di tutta Europa a causa dell’impatto della globalizzazione dell’industria tessile. Per quanto concerne il bioetanolo, vorrei sottolineare che sono stati realizzati importanti investimenti a livello comunitario in questa nuova industria. Non dobbiamo trascurare il fatto che sono due settori in cui il Pakistan sembrerebbe particolarmente competitivo. Inoltre, le suddette concessioni non sono subordinate ad alcuna clausola condizionale, cosa che invece accadrebbe se al Pakistan venisse accordato lo status SPG+. In ultima istanza, mi chiedo se le suddette concessioni andranno davvero a beneficio degli abitanti delle zone colpite dalle inondazioni in Pakistan. Io ne dubito. Per ridimensionare le virtuose intenzioni, avanzo la controproposta di accordare le concessioni ad altri prodotti industriali. Perché proprio ai prodotti tessili? Potremmo ugualmente aiutare le vittime delle inondazioni in Pakistan. In ogni caso, la durata e la gamma di concessioni dovrebbero essere limitate e andrebbero previste delle misure di salvaguardia, come proposto negli emendamenti presentati dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano).
Bernd Lange (S&D). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, siamo tutti fermamente convinti che dobbiamo aiutare la popolazione pakistana, ma lo strumento da lei proposto, signor Commissario, non funziona per tre ragioni.
La prima è che nulla dimostra che l’agevolazione commerciale andrà a beneficio della popolazione colpita dalle inondazioni. Anzi. L’industria tessile in Pakistan si sviluppa in altre regioni e, negli ultimi anni, è addirittura cresciuta. In realtà, quindi, questo settore non è per nulla sofferente. Non riesco proprio a capire come possiamo aiutare il popolo colpito dalle inondazioni attraverso agevolazioni commerciali.
In secondo luogo non capisco come possiamo accordare queste agevolazioni a un paese che chiaramente non soddisfa le condizioni previste dal regime SPG+ in termini di standard sociali e ambientali, e lanciare così un messaggio ad altri paesi, come il Bangladesh, che invece soddisfano dette condizioni, dicendo loro, in sostanza, che non sono necessari sforzi e che è possibile ottenere lo status anche in modo alternativo.
Il mio terzo punto, signor Commissario, riguarda il fatto che non si tratta di un approccio basato sulla solidarietà, poiché in Europa l’onere ricade unilateralmente, su alcuni settori e su alcuni paesi soltanto. Se vogliamo dare un contributo, dovremmo farlo con uno spirito di solidarietà nei confronti di tutti i paesi e con la partecipazione di tutti. Ciò significa che abbiamo bisogno di aiuti diretti per le vittime delle inondazioni. Questo sarebbe il giusto approccio da adottare.
Paweł Zalewski (PPE). – (PL) Signor Presidente, la nostra comprensione nei confronti di tutte le vittime della terribile catastrofe è un atto dovuto ed è per questo che l’Unione europea si è attivata immediatamente per prestare loro aiuti umanitari. Il futuro del Pakistan è una questione chiave per il mondo e per l’Europa. Si tratta di un paese importante nel contesto della lotta al terrorismo, oltre a essere una fonte di forte immigrazione verso l’Unione europea.
Finora, purtroppo, l’UE non ha sviluppato una politica per il Pakistan. La proposta delle preferenze commerciali dell’UE non ha alcuno scopo preciso. La Commissione non è stata in grado di giustificare l’attuazione della proposta, e non ne è stata capace nemmeno la commissione per il commercio internazionale in sede di riunione. La proposta non aiuta le vittime delle inondazioni, né influenza in modo considerevole lo sviluppo del paese. I veri interessi dell’Unione europea nell’ambito delle proprie relazioni con il Pakistan sono due: in primo luogo, la lotta al terrorismo; in secondo luogo, lo sviluppo economico del paese, che dovrebbe basarsi sullo Stato di diritto, proprio come in qualsiasi altro paese. Quindi, invece di avanzare proposte che non portano a nulla, dobbiamo mettere a punto un’offerta di aiuti economici e di cooperazione seria e di ampia portata, soggetta a delle condizioni.
Se il Pakistan intende accrescere la cooperazione con l’Unione europea, dovrebbe dimostrarsi partecipe nella lotta al terrorismo in modo decisamente concreto e dare prove tangibili dello sviluppo dello Stato di diritto. Ecco che allora un programma di aiuti di ampia portata avrebbe senso; di ampia portata, appunto, e non limitato a uno o due settori dell’economia. La proposta che è stata presentata – lo ribadisco – non risolve nulla, motivo per cui, a mio avviso, andrebbe respinta. Invito l’Alto rappresentante Ashton a presentare un’idea ragionata e basata sulla condizionalità in merito alla cooperazione con il Pakistan.
David Martin (S&D). – (EN) Signor Presidente, sono trascorsi ormai otto mesi da quando il Consiglio ha proposto un ragionevole pacchetto di misure per aiutare il Pakistan all’indomani delle devastanti inondazioni. Mi rammarica constatare che, otto mesi dopo, ne stiamo ancora discutendo senza procedere alla sua applicazione.
Chiediamoci perché avevamo bisogno di questo pacchetto. C’è una differenza tra il concetto di aiuti e il contenuto di questo pacchetto commerciale. Gli aiuti, ovviamente, sono molto importanti per il Pakistan, ma l’idea del suddetto pacchetto commerciale consisteva nell’offrire incentivi agli imprenditori affinché iniziassero a ricostruire le fabbriche e a reinvestire nell’industria tessile e negli altri settori che erano stati letteralmente spazzati via dalle inondazioni. Non è corretto affermare che l’industria tessile non si trova nella zona colpita dalle inondazioni. È vero che il cuore della maggior parte dell’industria tessile è altrove rispetto all’area distrutta, ma gran parte dei pacchetti di sostegno all’industria tessile era destinata alle zone colpite, nonché a una buona parte dell’industria tessile.
Ciò avrebbe dato impulso alla ricostruzione dell’industria tessile, dimostrando che esisteva un mercato per quei prodotti. La nostra risposta, purtroppo, è stata alquanto burbera. Appoggio sicuramente l’idea di istituire una clausola di salvaguardia, ma se deve durare un anno soltanto, tanto vale lasciar perdere da subito. Un anno non basta ad attuare gli investimenti necessari.
Mi rammarica, altresì, constatare che l’India sia stata meno collaborativa nell’ambito dell’OMC; auspico, tuttavia, come affermato dall’onorevole Rinaldi, che la cosiddetta Cricket diplomacy porti a una soluzione e che l’India riconosca che, tanto a livello umanitario quanto di sicurezza, è importante aiutare il Pakistan nella creazione di posti di lavoro e di investimenti nel futuro.
Anna Záborská (PPE). – (SK) Signor Presidente, signor Commissario, vedo che la questione ha creato una frattura in seno all’Assemblea. Ciononostante, e contrariamente al punto di vista dei miei colleghi, io appoggio l’idea presentata dal Consiglio.
In quanto membro della commissione per lo sviluppo, è proprio questo l’aspetto che desidero sottolineare. Sebbene l’invio urgente di aiuti umanitari sottoforma di finanziamenti sia essenziale per far fronte a disastri come quello che ha colpito il Pakistan, dobbiamo fare di più. Il modo più efficace per promuovere lo sviluppo è fornire alla popolazione i mezzi per aiutarsi da soli. Per questo, accolgo con favore l’abolizione delle barriere doganali – non importa per quanto tempo – e sono fiduciosa che questo periodo di transizione ci permetterà di valutare il processo proposto dalla Commissione. Se il processo e l’approccio funzionano, allora forse rivedrei la definizione di assistenza allo sviluppo fornita dall’UE. Semmai non è il Pakistan, ma la Cina a costituire la minaccia più grande per il mercato tessile europeo.
George Sabin Cutaş (S&D). – (RO) Signor Presidente, come alcuni colleghi hanno già ribadito, anche lei ha constatato che concedere preferenze commerciali speciali al Pakistan non sarebbe una soluzione adeguata per aiutare le vittime delle inondazioni, dal momento che queste non considerano il commercio uno strumento adatto a rispondere a simili situazioni di emergenza. Credo anch’io che la concessione di preferenze commerciali non andrebbe a diretto vantaggio della popolazione in difficoltà a causa delle inondazioni. Attuando delle misure a integrazione degli aiuti umanitari, tuttavia, possiamo contribuire alla ripresa economica del Pakistan. In realtà il commercio internazionale e gli aiuti umanitari non sono attività diametralmente opposte. A livello pratico, sussiste un certo grado di complementarietà fra tutte le politiche dell’Unione europea. Quando accordiamo preferenze commerciali ai paesi in via di sviluppo, in realtà non lo facciamo per ragioni di carattere puramente pragmatico e commerciale, ma per dimostrare la nostra solidarietà nei confronti di questi paesi.
Charles Tannock (ECR). – (EN) Signor Presidente, le immagini delle inondazioni che hanno colpito il Pakistan l’estate scorsa erano davvero scioccanti e, giustamente, l’Unione europea ha cercato di attuare misure di aiuto per assistere i milioni di pakistani le cui vite erano state devastate da quel terribile disastro.
Gli aiuti umanitari andrebbero forniti senza limiti di natura politica. Le preferenze commerciali d’urgenza sono, tuttavia, una misura politica controversa, sia per il Pakistan che per l'intera regione. La presenza di Osama Bin Laden in Pakistan ha messo in luce, ancora una volta, l’approccio ambivalente del paese nei confronti della lotta al terrorismo.
Personalmente, dunque, temo che queste preferenze commerciali d’urgenza possano sembrare una ricompensa al governo pakistano per non essere intervenuto in quest’ambito. Temo, altresì, che il Bangladesh, paese laico e democratico nonché anch’esso soggetto a inondazioni, ne esca indebolito per via della concorrenza sleale; anche il Bangladesh dipende in grande misura dall’industria tessile.
Si tratta di una misura dai buoni propositi e, ovviamente, lo riconosco pienamente, ma è anche una misura che va considerata con estrema attenzione, per tutte le ragioni delineate nel corso del mio breve intervento.
Franz Obermayr (NI). – (DE) Signor Presidente, signor Commissario, il progetto è un attacco all’industria tessile europea, su questo non vi è alcun dubbio. Desidero, tuttavia, concentrarmi anche su un aspetto di carattere umanitario. Le esenzioni dai dazi di vaste proporzioni devono essere legate all’obbligo assoluto di rispettare i diritti umani. Mi riferisco, nello specifico, ai diritti delle minoranze cristiane e delle donne. La legge sulla blasfemia in Pakistan è particolarmente preoccupante: chiunque insulti Maometto è condannato a morte. Il fondamentalismo in Pakistan è diffuso a tutti i livelli della società e si riscontra persino fra gli studenti della rinomata Università Islamica Internazionale.
Non crede nemmeno lei al fatto che le preferenze commerciali possano essere usate per promuovere la prosperità e combattere il radicalismo. L’UE non può semplicemente accordare preferenze commerciali e ignorare o non riuscire a pretendere che vengano rispettati aspetti fondamentali del diritto di base.
Jean Lambert (Verts/ALE). – (EN) Signor Presidente, intervengo in qualità di presidente della delegazione che si occupa del Pakistan e devo dire che, questa sera, in questa sede, qualcuno ha versato lacrime di coccodrillo esprimendo pareri diametralmente opposti a quelli che esprime di solito.
Quando abbiamo affrontato questo argomento, in passato, la Commissione ci aveva garantito che gli articoli in questione erano stati valutati attentamente per far sì che non entrassero in contrasto con le esportazioni dell’UE. La situazione è cambiata? Ci è stato chiesto: perché i prodotti tessili provenienti dal Pakistan? Perché i prodotti tessili costituiscono una delle esportazioni di maggior interesse per il paese. Non potete aspettarvi che si trovi una soluzione in pochi mesi.
Anche noi avevamo dubbi in merito al potenziale impatto di questa misura sulle zone colpite dalle inondazioni. Abbiamo sollevato la questione quando eravamo in Pakistan e dagli stessi membri del parlamento pakistano ci è stato confermato che la suddetta misura sarebbe vantaggiosa per il settore industriale nelle loro circoscrizioni; credo dunque che dovremmo considerare quale messaggio lanciamo se decidiamo di non appoggiare questa misura.
Karel De Gucht, membro della Commissione. – (EN) Signor Presidente, desidero innanzitutto scusarmi per la mia assenza all’inizio della discussione, ma ero appena arrivata in aereo da Bruxelles e voi eravate – come dire – in anticipo sulla tabella di marcia, fatto sicuramente encomiabile, ma che mi ha portata ad arrivare in leggero ritardo.
Ho preso nota di tutti gli interventi che si sono tenuti in merito a questa relazione. Vorrei solo soffermarmi su un paio di punti. In primo luogo, non stiamo discutendo di un accordo di libero scambio. Ho la sensazione che molti interventi partano dal presupposto che si tratti di una sorta di accordo di libero scambio, con tutto ciò che ne consegue. Il problema di porre condizioni di natura sociale, ad esempio, o della sostenibilità, come la chiamiamo noi, non andrebbe considerato in questa sede, dal momento che si tratta di una misura chiaramente limitata nel tempo.
In seconda istanza, non stiamo discutendo nemmeno del regime SPG. Lo faremo a breve, e sarà quello il momento di decidere quali paesi possono accedervi e quali no.
No, questa è una proposta che la Commissione europea ha avanzato nel contesto delle enormi inondazioni che hanno colpito il Pakistan; è limitata a un periodo di tempo di due anni e prevede la possibilità di un ulteriore anno di proroga.
Permettetemi, altresì, di dire che l’emendamento che prevede di limitare la durata a un anno, in tutta onestà, non ha molto senso: fareste prima semplicemente a esprimere un voto contrario.
Perché non siamo ancora giunti a una conclusione? E perché si ricorre a questa argomentazione adesso, a circa un anno dalle inondazioni? Semplicemente perché abbiamo appena messo a punto la richiesta di deroga all’OMC, nell’ambito del quale, tuttavia, ci troviamo ad affrontare gravi problemi con i paesi vicini al Pakistan. Non credo serva citarli. Abbiamo cercato una soluzione. A mio avviso stiamo andando nella giusta direzione e, nel corso delle prossime settimane, dovremo verificare il possibile impatto dei recenti avvenimenti in Pakistan.
Ma siamo nelle mani dell’OMC per quanto concerne la deroga, concessa esclusivamente all’unanimità. Non possiamo forzare la decisione in seno all’Organizzazione, possiamo soltanto fare del nostro meglio per raggiungere il nostro obiettivo.
Vorrei sottolineare, inoltre, che non mi riferisco – come ha fatto uno dei precedenti oratori– alle lacrime di coccodrillo, all’ipocrisia, eccetera. Non spetta a me dirlo, ma diciamo pure in modo ragionevolmente neutrale che quello che è stato detto questa sera non è necessariamente coerente con quanto detto in passato. E non è certo perché è trascorso del tempo o perché non abbiamo ancora ottenuto la deroga che l’argomentazione come tale è cambiata.
Fin dal primo momento, si è discusso per capire se tutto questo avrebbe aiutato direttamente la popolazione colpita dalle inondazioni. In parte, sì. Fin dal primo momento si è detto che avremmo dovuto fornire anche aiuti umanitari. Abbiamo così provveduto a stanziare 480 milioni di euro in aiuti umanitari e le argomentazioni non sono cambiate; a questo punto non capisco come cambiare rotta improvvisamente possa essere lodevole.
Abbiamo analizzato i problemi che possono sorgere con l’industria tessile europea e con quella dell’etanolo. É stata proposta una clausola di salvaguardia che, a mio avviso, è sufficiente a far fronte a eventuali problemi. Per questi motivi, credo sia chiaro che o si è favorevoli o si è contrari alla proposta. La Commissione è a favore della stessa e credo che, dal punto di vista sia dello sviluppo economico del Pakistan che delle questioni inerenti alla sicurezza, senza dubbio legate al Pakistan, sarebbe un grave errore da parte del Parlamento europeo non assumersi la responsabilità e bocciare la proposta.
Vital Moreira, relatore. – (PT) Signor Presidente, desidero dare il benvenuto al Commissario De Gucht, nonostante il lieve ritardo, che comprendiamo, ma penso che vi sia ancora abbastanza tempo a disposizione per consentire alla commissione di assumere una posizione definitiva.
In qualità di relatore accidentale della relazione in oggetto e, lo ribadisco, contro la mia volontà, permettetemi di esprimere due osservazioni. La prima è che la discussione ha dimostrato che la questione è stata controversa in questa’Assemblea tanto quanto alla commissione per il commercio internazionale, se non addirittura di più. La seconda riguarda i punti di forza delle proposte adottate dalla commissione per il commercio internazionale, alcune delle quali la Commissione europea considera inconcludenti... Ebbene, la seduta plenaria di domani deciderà in merito ai punti di forza delle suddette proposte e alle obiezioni della Commissione.
Consentitemi di soffermarmi ancora su due punti. Ci sono due cose di cui né il Parlamento né la commissione per il commercio internazionale possono essere accusati. Innanzitutto di aver tentato di bloccare la questione, nonostante sia vincolata alla concessione di una deroga da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e di aver votato su una questione che potrebbe risultare del tutto sterile qualora non venisse concessa la deroga in oggetto. Di fatto, la commissione per il commercio internazionale ha deciso di procedere nonostante questa incognita.
In secondo luogo, abbiamo preso in considerazione tutti gli emendamenti dell’ultimo minuto della Commissione, poiché la stessa – che è l’unico organo e l’unica istituzione cui spetta il diritto di iniziativa legislativa – ha presentato sì la sua proposta, ma i termini della richiesta di deroga proposti all'OMC sono diversi da quelli inclusi nella proposta che la Commissione ha presentato al Parlamento. A ciò, inoltre, è seguito il compromesso del Consiglio, anch’esso diverso dalla proposta iniziale della Commissione.
La commissione per il commercio internazionale non ha ritenuto nulla di tutto ciò un ostacolo che impedisse di trattare la questione in seno alla stessa e di procedere alla votazione e ha così accolto tutte le modifiche tardive presentate dalla Commissione e dal Consiglio.
Presidente. – La discussione è chiusa.
La votazione si svolgerà mercoledì 10 maggio 2011.
Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)
Krzysztof Lisek (PPE), per iscritto. – (PL) Le questioni inerenti al Pakistan non sono mai totalmente esenti da controversie, nemmeno quelle relative agli aiuti all’indomani di un disastro naturale. Per quanto concerne le preferenze commerciali autonome per il Pakistan, è importante introdurre una clausola di salvaguardia nel caso in cui si interrompano le attività commerciali in seguito all’abolizione delle tariffe doganali. Dovremmo considerare, inoltre, i nostri interessi commerciali e prendercene cura a lungo termine, definendo un periodo di validità ottimale nonché le condizioni che il Pakistan deve soddisfare. Le inondazioni che hanno colpito in modo così drammatico il Pakistan nell’estate del 2010 hanno avuto un impatto disastroso sull’economia del paese. L’UE vuole aiutare il Pakistan contribuendo alla sua ripresa economica. Dal momento che il paese riveste un ruolo insolitamente importante per la sicurezza dell’UE data la sua posizione geostrategica, dovremmo fare il possibile per stabilizzare la situazione in quella zona. Così facendo, eviteremo la radicalizzazione delle opinioni in Pakistan. Un’economia più stabile porta sempre con se una società più democratica e un allontanamento dai movimento sociali radicali e antidemocratici. La nostra decisione lancerà un messaggio inequivocabile al Pakistan, ossia che intendiamo renderci utili e che vorremmo che il Pakistan diventasse un paese ricco e stabile, fatto che impedirà la radicalizzazione delle opinioni nella zona. Credo che questo Pakistan, nelle vesti di alleato, contribuirebbe anche a sbloccare la situazione in Afghanistan.
Tokia Saïfi (PPE), per iscritto. – (FR) Appoggio l’idea di aiutare il Pakistan a dare un nuovo impulso all’economia dopo le inondazioni del luglio del 2010. Credo, tuttavia, che la proposta presentata dalla Commissione sia inadeguata per una serie di motivi. In primo luogo, non rappresenta una soluzione particolarmente rapida: a quasi un anno dal disastro, non è ancora giunto alcun segnale positivo circa la deroga che l’OMC deve accordare all’Unione europea perché la proposta in oggetto possa entrare in vigore; non abbiamo ancora concluso il nostro lavoro in qualità di legislatori e dobbiamo ancora svolgere i negoziati in seno al Consiglio. In secondo luogo, non è stata realizzata nessuna valutazione di impatto e non sappiamo quale effetto avranno queste misure sull’economia pakistana o su quella europea (in particolare, sul settore tessile e dell’etanolo, ambiti direttamente interessati dalla proposta). Non sappiamo nemmeno come il Pakistan ridistribuirà il reddito proveniente dalle esportazioni interessate dalle misure in oggetto affinché queste possano costituire un beneficio effettivo per le regioni colpite dalle inondazioni. Infine, dovremmo tenere presente che le misure proposte non impongono alcun obbligo in materia di diritti umani al Pakistan. Ciò si scontra con tutte le posizioni recentemente assunte e deve rimanere un’eccezione.