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Procedura : 2010/0073(COD)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0330/2010

Testi presentati :

A7-0330/2010

Discussioni :

PV 06/06/2011 - 16
CRE 06/06/2011 - 16

Votazioni :

PV 07/06/2011 - 8.9
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P7_TA(2011)0253

Discussioni
Lunedì 6 giugno 2011 - Strasburgo Edizione GU

16. Conti economici ambientali europei (discussione)
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PV
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  Presidente. – L’ordine del giorno reca la relazione, presentata dall’onorevole Leinen a nome della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui conti economici ambientali europei [COM(2010)0132 – C7-0092/2010 – 2010/0073(COD)] (A7-0330/2010).

 
  
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  Jo Leinen, relatore.(DE) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, oggi discutiamo e domani adotteremo una normativa europea che, a tutta prima, sembra alquanto irrilevante, anche se è probabile che con questo atto normativo sui conti economici ambientali europei si apra un nuovo capitolo sulla misurazione del progresso e del benessere.

Da tempo è nota l’inadeguatezza del prodotto nazionale lordo. La valutazione puramente quantitativa dell’attività economica nulla dice sul bilancio ambientale, né su quello sociale, pertanto è giunto il momento di misurare se, su base annua, si riscontrino miglioramenti o peggioramenti sotto il profilo delle misure adottate e degli sforzi compiuti.

Disponiamo di statistiche mensili relative ai dati del mercato del lavoro e di statistiche annuali relative ai dati economici, pertanto siamo puntualmente al corrente dell’andamento di questi settori. Manca tuttavia un quadro completo dei dati sull’impatto ambientale. Questo regolamento sui conti economici ambientali si propone come ausilio per redigere un bilancio preciso nei 27 Stati membri e accertare se stiamo avanzando o, come spesso accade, retrocedendo.

Già nel 2002 il Parlamento aveva invitato a raccogliere informazioni accurate sullo stato dell’ambiente, sulle principali tendenze, sulle pressioni e sugli elementi che determinano i cambiamenti ambientali, nonché a rendere noti tali dati al pubblico. Auspichiamo un concetto di misurazione delle risorse scientificamente fondato al fine di rendere possibile l’adozione di decisioni politiche adeguate.

Siamo lieti che la Commissione abbia promosso questa iniziativa legislativa nell’aprile del 2010, anche se, a nostro avviso, ha indugiato fin troppo. Noi e tutti i gruppi al Parlamento abbiamo esortato a una maggiore tempestività, considerato che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e le Nazioni Unite discutono queste questioni da quindici anni. I tempi si stanno dilatando in modo eccessivo. Per converso, i negoziati con il Consiglio hanno prodotto risultati significativi.

La situazione nel Consiglio si è presentata molto difficile, dato che alcuni Stati membri non redigono un bilancio ambientale, di qui la necessità primaria di gettare le basi in tutti e 27 gli Stati membri. La Commissione ha proposto l’inclusione di tre moduli. In primo luogo le emissioni atmosferiche, e a tale riguardo siamo molto bene informati sui gas emessi nell’atmosfera; in secondo luogo le spese finanziarie derivanti da tasse e imposte ambientali e in terzo luogo i flussi di materia a livello nazionale su base annua, l’input e l’output, misurati in termini puramente quantitativi. Si tratterà anche di un inizio, però come inizio è fin troppo semplice, e il Parlamento ha invitato altresì a redigere bilanci relativi all’acqua, all’energia e ai rifiuti, nonché a ottenere informazioni sullo stato delle foreste. Questi sono i moduli di cui auspichiamo una rapida attuazione nel prossimo futuro.

Non si è raggiunto un accordo in merito alla produzione di statistiche concernenti anche l’ambiente marino, in altri termini le statistiche sullo stato degli stock ittici. In tal senso forse la nostra metodologia resta ancora da affinare, benché si riscontrino miglioramenti in questo settore. Fra due anni, entro il 2013 al più tardi, la Commissione presenterà una relazione e, dove possibile, proporrà anche una revisione di questa direttiva. Mi auguro che, al termine di questi dieci anni, disporremo di un prodotto nazionale verde, oltre che del prodotto nazionale lordo. Questo almeno è il nostro obiettivo.

 
  
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  Olli Rehn, membro della Commissione. (EN) Signor Presidente, come accennato dal relatore Jo Leinen, la proposta della Commissione intende senza dubbio definire un quadro legale comune per la rilevazione, la compilazione, la trasmissione e la valutazione di conti economici ambientali europei ai fini di un maggiore equilibrio nel processo decisionale volto allo sviluppo sostenibile.

Con la presentazione di questa proposta la Commissione ha apportato il suo primo contributo al piano di intervento “Non solo PIL”. In un momento in cui l’Europa si impegna a progredire verso un’economia sostenibile ed efficiente nell’utilizzo delle risorse, questi dati consentiranno un’interazione tra i fattori ambientali e quelli economici, offrendo così l’opportunità di elaborare politiche più globali e con una maggiore cognizione di causa.

In esito alla cooperazione molto proficua fra le tre istituzioni, ritengo sia stato conseguito il nostro obiettivo comune, ovvero la definizione di un regolamento quadro sui conti economici ambientali europei con i suoi primi tre moduli, che prendono in considerazione i conti delle emissioni atmosferiche, le tasse o i contributi ambientali e i conti dei flussi di materia.

Attualmente la maggior parte degli Stati membri rileva questi dati su base volontaria. In linea di massima, quindi, la rilevazione dei dati pertinenti non comporterà alcun onere aggiuntivo per i partecipanti, in quanto gli Stati membri interessati dovrebbero essere in grado di compilare i dati avvalendosi delle fonti di dati esistenti. Questo regolamento ha contribuito alla creazione di una base importante per le informazioni statistiche relative alle interazioni fra l’economia e l’ambiente, che in futuro ci auguriamo di arricchire con nuovi moduli, come illustrato nella relazione e nella proposta di risoluzione.

Poiché gli altri eventuali moduli hanno raggiunto stadi di maturità metodologica differenti, ad esempio quelli relativi agli stock forestali e ittici e all’estrazione di materiali inutilizzati, ai fini del regolamento è stata adottata una struttura modulare in vista di una possibile introduzione futura di nuovi moduli allegati al testo principale.

Come convenuto, ogni tre anni la Commissione trasmetterà al Parlamento e al Consiglio una relazione sullo sviluppo di nuovi moduli e, se del caso, potrà anche avanzare altre proposte legislative per i nuovi moduli.

Concludo esprimendo il mio ringraziamento al relatore, l’onorevole Leinen, al relatore ombra, l’onorevole Martin, nonché a tutti i membri della commissione per l’ambiente e della commissione per i problemi economici e monetari per il loro approccio costruttivo e il preziosissimo contributo.

 
  
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  Hans-Peter Martin, relatore per parere della commissione per i problemi economici e monetari. (DE) Signor Presidente, quando l’onorevole Leinen e io ritorniamo sulle posizioni politiche dell’ultimo millennio, ci troviamo perlopiù in sintonia. Lo stesso è accaduto con questa relazione, il che è positivo, apprezzabile e importante. Dopotutto le statistiche possono anche avere il loro fascino, soprattutto in un momento in cui l’Unione europea affronta un grave problema di credibilità che riguarda i cittadini europei. Direi comunque che ciò è in gran parte ingiustificato se si guarda ai problemi principali e non alle altre questioni sulle quali l’onorevole Leinen e io discordiamo.

Ritengo sia molto positivo poter essere qui, non soltanto in qualità di deputato non iscritto, ma come una persona che, grazie a questo parere a nome della commissione per i problemi economici e monetari – non si è trattato di una relazione ombra, bensì di un parere supplementare ancora più esaustivo di quello formulato dalla commissione competente per il merito, ossia la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare – è in grado di rappresentare posizioni espresse con un voto di 37 a 0. Nello specifico ciò significa che ci auguriamo – diciamo così – di progredire verso un sistema di statistiche europee di sostenibilità (SES). Detto sistema offrirebbe un punto di partenza, in particolare per quanto riguarda i giovani e chi è consapevole che in futuro serviranno nuovi accordi sugli obiettivi comuni onde poter aiutare l’Europa a uscire dalle tenebre e tornare all’avanguardia in questa brutale concorrenza con gli Stati Uniti, la Cina e molte altre potenze.

Come ha accennato l’onorevole Leinen, questo significa che servono con urgenza altri moduli e, in tal senso, possiamo pensare agli anni Settanta e Ottanta, quando questo progetto era già stato elaborato. Sarebbe molto utile che la Commissione accelerasse i tempi. Ritengo positivo che Eurostat si sia adoperato per quanto concerne la rilevazione dei dati, nonostante le difficoltà attraversate con la Grecia. Con un voto di 37 a 0 a 0 siamo del parere che la Commissione abbia chiaramente bisogno di maggiori risorse per questo sistema di statistiche europee di sostenibilità. Una soluzione possibile è la riassegnazione di fondi utilizzando finalmente i dividendi dell’allargamento. Si trasferisca il personale oberato durante la fase di allargamento dei paesi più grandi laddove è più urgente la sua presenza, così da agevolare il funzionamento di un progetto europeo.

 
  
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  Horst Schnellhardt, a nome del gruppo PPE.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima proposta della Commissione che ho letto mi ha lasciato alquanto scettico in merito all’approccio adottato nell’affrontare la questione. Al contrario, la soluzione presentata dal relatore, dai relatori ombra e dal mio predecessore, l’onorevole Joly, è accettabile nonché condivisibile.

Nella maggior parte dei paesi i dati economici ambientali, correlati o meno a questi tre moduli, vengono già rilevati su base volontaria. Serve un quadro chiaro dei risultati ottenuti nei singoli Stati membri relativamente alle emissioni atmosferiche, alle tasse ambientali e ai flussi di materia. Ciò è importante in quanto può aiutarci a comprendere meglio il rapporto tra l’ambiente e l’economia, oltre a rendere possibile l’analisi dei progressi dello sviluppo economico sostenibile in Europa e il perfezionamento della nostra politica ambientale. Questo è un punto di grande rilevanza che va incluso.

Desidero tuttavia dare un’avvertenza. Nei nostri grandi discorsi si parla sempre di ridurre la burocrazia, invito pertanto la Commissione a non crearne altra in questo settore, poiché costituirebbe un approccio sbagliato. Vorrei quindi chiedere alla Commissione se ha in progetto di creare nuovi posti in seno all’istituzione ai fini della rilevazione dei dati, o se si organizzerà con il personale esistente. Ritengo infatti molto importante che la rilevazione di questi dati non produca nuovi oneri. Dovendo valutare l’andamento del nuovo sistema e il suo impatto sulla normativa, sarà possibile e opportuno decidere quali altri moduli includere soltanto nel 2013, quando riceveremo la prima relazione sull’applicazione del regolamento.

Mi ha molto stupito sapere che oggi non era prevista alcuna discussione su questo tema in Parlamento. Sarebbe stato un grave errore, in quanto, come ha dichiarato il relatore, ci troviamo di fronte all’inizio di una novità assoluta.

 
  
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  Marita Ulvskog, a nome del gruppo S&D.(SV) Signor Presidente, concordo con gli interventi precedenti. Una politica ambientale e climatica basati sui dati è di enorme rilevanza e a tal fine serve l’accesso a indicatori più chiari e affidabili. Le medesime condizioni valgono per la politica ambientale così come per la politica economica, industriale, di ridistribuzione e di sviluppo. Non si possono prendere decisioni assennate né apportare i cambiamenti necessari in seno alla società senza un accesso ai dati.

Abbiamo finalmente l’opportunità di poter ottenere tali dati, il che è estremamente importante. L’indicatore del PIL non è altrettanto valido in questo particolare settore, in quanto troppo ridotto. Adesso ci viene offerta la possibilità di operare in una prospettiva più ampia. Anche il coordinamento delle statistiche ambientali a livello europeo riveste una notevole valenza, poiché faciliterebbe la comparabilità degli effetti della politica ambientale tra gli Stati membri e offrirebbe un quadro migliore delle politiche efficaci e meno efficaci, nonché di quelle che possono rivelarsi addirittura controproducenti.

Una volta deliberato in tal senso nel corso della presente seduta, mi auguro sia altresì possibile garantire che tale decisione diventi parte integrante del fondamento delle decisioni che il Parlamento e gli Stati membri adotteranno in futuro. Auspico si accordi una elevata priorità a questa metodologia di determinazione della qualità di una società e che vengano destinate risorse sufficienti al suo funzionamento onde evitare che rimanga semplicemente un’idea inattuata.

 
  
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  Gerben-Jan Gerbrandy, a nome del gruppo ALDE.(NL) Signor Presidente, desidero esprimere i miei ringraziamenti al relatore, l’onorevole Leinen, per la sua relazione. Dopo molti anni di insistenze ed esortazioni, sembra che finalmente ci stiamo avviando verso una contabilità nazionale sostenibile assolutamente indispensabile, considerato che, a onor del vero, l’attuale sistema economico è del tutto inefficiente. Al momento è possibile danneggiare la natura e l’ambiente a titolo praticamente gratuito, quindi il sistema in atto non funziona. Le spese che nessuno si accolla ricadono sulla società. Perché l’energia sostenibile è più cara di quella tradizionale? La risposta è che nessuno si fa carico dei costi sociali della combustione del carbone, del gas e del petrolio.

Questa relazione sembra avere un contenuto esclusivamente tecnico, ma in definitiva concerne questioni capitali. Come si dice in olandese, misurare è sapere, ed è appunto questo il tema in discussione. I conti economici ambientali europei servono da transizione a un’economia realmente sostenibile. Ciononostante, invito sia la Commissione che gli Stati membri a dare applicazione effettiva ai dati prodotti dai suddetti conti. Misurare è sapere, questo è molto importante, ma utilizzare le conoscenze acquisite in seguito a tale misurazione lo è ancora di più e rappresenta di sicuro il passo successivo indispensabile. Mi auguro sinceramente che, ad esempio, vengano eliminate le centinaia di miliardi di sovvenzioni il cui effetto è deleterio su quanto rimasto dell’ambiente e della natura in questo mondo.

Consentitemi di ribadire i miei più sentiti ringraziamenti alla Commissione e al nostro relatore. Questo comunque non è che l’inizio. Cerchiamo anche di dare seguito alla proposta adottando in modo concreto le misure rese possibili dalle conoscenze acquisite grazie a questo strumento.

 
  
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  Michail Tremopoulos, a nome del gruppo Verts/ALE.(EL) Signor Presidente, da quanto appreso oggi e da quanto emerge dalla relazione è ovvio che serve una valutazione ben fondata della politica ambientale europea, basata su dati attendibili. La rilevazione di tali dati deve quindi essere obbligatoria e armonizzata.

I conti nazionali tradizionali si concentrano principalmente sulle transazioni commerciali e su indicatori che riflettono fattori importanti per la produzione di benessere, ma che non misurano il benessere in sé. Siamo tuttavia in presenza di nuove carenze di risorse naturali e servono altri incentivi per aumentare la produttività e la qualità, il che presuppone un onere a carico dei partecipanti. Omettendo di fornire i conti sul costo sociale e privato dell’utilizzo delle risorse naturali e sul danno ambientale sussiste il pericolo di trasmettere alle istanze decisionali il messaggio sbagliato sui progressi compiuti, con il rischio che la società progredisca verso una crescita non sostenibile.

L’introduzione dei conti economici ambientali riveste un’importanza fondamentale, pur non sostituendo la creazione di indicatori alternativi al PIL che prendano in considerazione la dimensione ambientale e sociale. È opportuno che la Commissione presenti le proposte prima dell’inizio del nuovo quadro finanziario pluriennale, in modo da poter adottare un ventaglio limitato di indicatori compositi che vadano a integrare il PIL nel processo di elaborazione delle politiche. Detti indicatori dovrebbero includere un indicatore monetario (ad esempio gli esborsi netti adeguati) e un indicatore fisico (ad esempio l’impronta ecologica o di carbonio), per quanto concerne la dimensione ambientale, nonché indicatori sociali integranti la dimensione sociale quali la valutazione della disuguaglianza (ad esempio il coefficiente di Gini) e un indice di benessere umano e di integrazione sociale, come l’indice di povertà umana.

La proposta di regolamento iniziale dell’Unione europea riguarda soltanto la rilevazione e la compilazione dei dati sulle emissioni atmosferiche, sulle tasse ambientali per diverse attività economiche e sulla contabilità dei flussi di materia a livello macroeconomico. A mio avviso, la serie di proposte ed emendamenti presentati consentirà l’adozione di una relazione integrata, nonché il raggiungimento di progressi sulla questione della politica ambientale.

 
  
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  Paul Nuttall, a nome del gruppo EFD. (EN) Signor Presidente, un regolamento sui conti economici ambientali europei sembra assai noioso e, stando alla mia esperienza, questo lo rende il tipo di atto normativo comunitario più deleterio, in quanto si pensa che il contribuente e i media non si scomoderanno a leggerlo.

Siamo chiari. Qui si tratta, e cito testualmente, “di emissioni atmosferiche e tasse ambientali”, come ha dichiarato l’ultimo oratore. Quindi la “sovietizzazione” dell’Unione europea continua. Gli uomini con il portablocco e le spie statistiche di Eurostat vogliono altri dati e, in tutta sincerità, voi volete che questi dati vengano tassati e controllati, il che spiega la vostra sete di un numero sempre maggiore di statistiche.

La cosa peggiore in assoluto è che siamo in presenza di un regolamento, non di una direttiva. I regolamenti sono molto più pregiudizievoli delle direttive, poiché nel Regno Unito diventano legge eludendo il parlamento. Tutto questo è molto pericoloso; così muore la democrazia.

(L'oratore accetta di rispondere a un'interrogazione presentata con la procedura del cartellino blu ai sensi dell'articolo 148, paragrafo 8)

 
  
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  Hans-Peter Martin (NI).(DE) Siamo stati eletti membri del Parlamento europeo e, se lei si considera un deputato britannico, forse sarà in grado di rispondere alla mia domanda soltanto in un’ottica britannica. Riguardo alle statistiche, ha accennato alla sovietizzazione. La vede davvero in questo modo? Le statistiche per lei significano sovietizzazione? Si oppone a che le statistiche forniscano dati specifici sul tenore di vita e sull’inflazione – benché questo rientri nel controllo delle banche – e a che i cittadini e le istanze decisionali abbiano accesso a tali informazioni grazie alle quali sarà possibile adottare decisioni adeguate? Oppure, per quanto la riguarda, anche questo rientra nell’ambito della sovietizzazione del Regno Unito?

 
  
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  Paul Nuttall (EFD). (EN) Signor Presidente, mi consenta di chiarire il primo punto. In realtà a quest’Assemblea piace controllare la situazione dal centro. Il secondo punto è che nessun Commissario viene di fatto eletto dal popolo. La democrazia è importante per tutta l’Europa quindi, sì, ritengo che stiamo assistendo a una sovietizzazione dell’Europa. Sarebbe opportuno che simili decisioni venissero adottate a livello degli Stati membri. Il fatto che questi regolamenti possano eludere il mio parlamento, nonché le persone elette dal popolo britannico, è una vera e propria vergogna. Sì, questa è la sovietizzazione dell’Europa.

 
  
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  Richard Seeber (PPE).(DE) Signor Presidente, l’onorevole Nuttall sta contestando una procedura che il Regno Unito, così come altri Stati, adotta dal 2006. Il processo che si concluderà domani a livello parlamentare – e in tal senso l’onorevole Leinen ha svolto un lavoro eccellente – sancirà per legge un sistema in atto da lungo tempo. A cosa servono questi dati? La sovietizzazione esula dal tema in oggetto. I dati sono utili tanto quanto la loro comparabilità, che ne è l’elemento determinante.

Ciò spiega l’esistenza della contabilità economica europea e l’utilizzo di questo sistema, sin dagli anni Trenta, a livello globale – ivi compreso il Regno Unito. Si tratta di un sistema valido in quanto fondato su norme uniformi, che quindi consentono la comparabilità del benessere dei singoli Stati e del loro successo sia a livello economico che sociale. Di solito per la comparabilità si utilizza il dollaro americano. In questo caso si prospetta la grande opportunità di elevare l’euro allo status di valuta di comparabilità. E questo è, a mio avviso, il secondo punto.

Prendiamo tuttavia atto dell’esistenza di molte lacune in questi conti economici. Si consideri Fukushima. Fukushima adesso avrà un effetto positivo sul PIL giapponese, grazie ai numerosi investimenti realizzati in tale ambito. Si tratta di conti relativi ai flussi piuttosto che agli stock. Occorre compensare questa situazione, di qui la proposta “Non solo PIL” avanzata dalla Commissione.

Per quale motivo i conti relativi alla sostenibilità che verranno adottati oggi e domani costituiranno il primo passo? Perché gli investimenti nell’efficienza energetica e il consumo ridotto di energia, ad esempio, avranno un impatto negativo sul PIL. Neanche una persona come l’onorevole Nuttall può dissentire su questo punto.

Non è tanto una questione di grandi politiche, quanto piuttosto della volontà di rendere verificabili le nostre politiche: quali tasse gravano in questo settore e quanti materiali utilizziamo. L’obiettivo è pertanto quello di migliorare il processo legislativo e chi è fuori dall’Unione dovrà valersi del medesimo sistema, altrimenti i dati risulteranno privi di valore. Ritengo quindi che questo sia un primo passo positivo e desidero ringraziare la Commissione e il relatore.

 
  
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  Kriton Arsenis (S&D).(EL) Signor Presidente, Commissario, desidero congratularmi con l’onorevole Leinen per l’ottima relazione. La necessità di procedere alla compilazione dei conti ambientali è impellente, vista ormai l’impossibilità di separare l’economia dall’ambiente. La duplice crisi che ci ha colpito, sia a livello ambientale che economico, non lascia alcun margine di azione. I paralogismi del passato devono finire.

L’onorevole Seeber ha citato l’esempio di Fukushima. Un altro esempio più semplice e quotidiano è quello degli incendi. Un incendio che distrugge una foresta, la biodiversità e i servizi ecosistemici offerti dalla foresta stessa – e qui mi riferisco all’acqua limpida, all’aria pura e al contesto per la riproduzione di cibo – che distrugge il retaggio culturale di un luogo e la produzione agricola, viene misurato positivamente in termini di PIL in ragione degli investimenti diretti a riparare il danno, nonostante il protrarsi degli effetti rovinosi nel paese, nella regione o nella zona, che nel lungo periodo si impoverirà.

I conti economici ambientali che oggi invochiamo non sono perfetti, tuttavia rappresentano un passo importante nella giusta direzione, verso politiche migliori basate su una visione della realtà più completa e oggettiva. Rappresentano un passo che ci consentirà di garantire la coerenza delle nostre politiche e di portare a termine gli impegni internazionali nonché l’obiettivo di un’economia europea più verde.

 
  
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  Riikka Manner (ALDE). (FI) Signor Presidente, Commissario, in primo luogo desidero congratularmi con l’onorevole Leinen per l’eccellente e importante lavoro svolto in merito a questa relazione. La grande rilevanza assunta dal regolamento sui conti economici ambientali, come più volte sottolineato in questa sede, si traduce nel fatto di poter finalmente offrire un fondamento giuridico a un sistema di conti integrante statistiche ambientali ed economiche indispensabile per la politica ambientale e, in un più ampio contesto, per quella sociale.

Quanto all’ambito di applicazione, è indispensabile che, durante la prima fase, ci si incentri in modo specifico sulle emissioni atmosferiche, sui flussi di materia e sulle tasse ambientali. Valide ragioni militano in tal senso, oltre al fatto che probabilmente si tratta di un approccio molto realistico, considerata la capacità degli Stati membri di istituire un sistema di conti in questi settori. Naturalmente bisogna comprendere che, tra i vari paesi, esistono livelli diversi in materia di sistemi statistici ed è importante che questo non comporti un’ulteriore burocrazia, come ha dichiarato il Commissario.

Per quanto concerne i nuovi moduli, è fondamentale che pongano con forza l’accento sui temi a sostegno dell’attuazione della strategia dell’Unione europea per il 2020.

 
  
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  Oreste Rossi (EFD). – Signor Presidente, questo regolamento si inserisce nel quadro delle misure atte a definire indicatori generali al fine dell'integrazione del PIL: i conti economici ambientali europei dovrebbero contribuire alla valutazione delle politiche, fornendo dati circa l'interazione tra i fattori ambientali e quelli economici. La proposta della Commissione è condivisibile anche se, per arrivare a un controllo sulle effettive politiche ambientali degli Stati, si creano nuove e complesse procedure burocratiche, per cui il nostro voto sarà di astensione.

Sulla relazione siamo invece contrari in quanto il relatore vuole aggiungere ulteriori moduli di contabilità: l'accordo in prima lettura è stato raggiunto con il Consiglio rendendo l'introduzione dei nuovi moduli proposti dal relatore soggetti a valutazione affinché, se del caso, siano modificate o migliorate le qualità dei dati e i metodi della loro rilevazione.

Riteniamo che tutta questa modulistica sia una nuova e costosa burocrazia caricata sugli Stati membri.

 
  
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  Sophie Auconie (PPE).(FR) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, a mio avviso, la politica deve trovare le migliori soluzioni possibili ai problemi esistenti. Ma come conseguirlo senza comprendere appieno i problemi e le eventuali soluzioni? Si tratta di una questione fondamentale che non attiene soltanto alla politica ambientale.

Le istanze politiche devono quindi disporre di dati il più affidabili e completi possibile sul mondo moderno e sulla situazione ambientale. Questa è la conclusione tratta dal Consiglio europeo nel giugno del 2006, quando ha invitato l’Unione europea e i suoi Stati membri a estendere i conti nazionali ad aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile. Accolgo con favore questa iniziativa unitamente alla proposta della Commissione europea, in quanto favorirà l’acquisizione di conoscenze in materia di emissioni atmosferiche, tasse ambientali e flussi di materia nell’economia.

Nel corso della votazione di domani la suddetta proposta andrà tuttavia modificata, così da garantire che i dati rilevati siano affidabili e propizi alla discussione e, soprattutto, che in questo approccio vengano coinvolti tutti gli Stati membri. Come è possibile, di fatto, elaborare politiche europee senza disporre di alcun dato sulla situazione in ciascuno Stato membro?

Da ultimo desiderio esprimere il mio appoggio a due idee chiave sostenute dal gruppo del Partito popolare europeo (Democratico cristiano): la revisione ogni cinque anni dei poteri attribuiti alla Commissione europea per l’adozione di atti delegati e l’introduzione di una clausola di verifica, quest’ultima è la seconda idea chiave presente in questo regolamento. Tra qualche anno serviranno nuovi dati, ma ogni cosa a suo tempo. Questa proposta di regolamento è un reale passo avanti: continuiamo nella direzione intrapresa.

 
  
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  Karin Kadenbach (S&D). (DE) Signor Presidente, Commissario, onorevoli colleghi, anche io desidero esprimere i miei più sinceri ringraziamenti all’onorevole Leinen per un regolamento atteso da troppo tempo. Prima di venire eletti al Parlamento europeo, molti di noi immaginavano semplicemente che le decisioni prese da questo Parlamento, quelle decisioni determinanti per il futuro, di fatto si basassero sui predetti dati. Non senza costernazione abbiamo invece scoperto che in gran parte degli Stati membri i dati e le statistiche esistono, ma in realtà non sono ancora stati raggruppati in un quadro comune. Questa situazione ha quindi ingenerato una certa mancanza di credibilità agli occhi del pubblico.

I media trasmettono sempre l’impressione che l’economia e l’ambiente siano diametralmente opposti. I suddetti dati contribuirebbero a valutare ciò che reca beneficio all’ambiente, ciò che reca beneficio all’ambiente e nel contempo all’economia o ciò che reca beneficio all’economia e nel contempo all’ambiente, e quindi anche al nostro ambiente sociale. Questo è il compito principale cui noi politici dobbiamo ambire: la volontà di imporre e migliorare la qualità della vita non soltanto sul posto di lavoro, ma anche nel nostro ambiente.

Non posso che concordare con il desiderio oggi espresso dall’onorevole Leinen quando ha dichiarato che, entro la fine di questo decennio, avremmo dovuto prendere le distanze dal prodotto interno lordo per accostarci a un prodotto interno verde. Così facendo avremmo adottato la prima decisione fondamentale. È mia forte convinzione che, in seguito all’introduzione di questi conti economici ambientali, riusciremo a rafforzare la credibilità dell’Europa e delle questioni relative all’ambiente e all’economia.

Auspico si prosegua questo lavoro di qualità.

 
  
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  Christa Klaß (PPE).(DE) Signor Presidente, onorevole Rehn, onorevoli colleghi, le statistiche accurate unite a un’efficiente rilevazione e valutazione dei dati rappresentano il fondamento sul quale costruire il futuro. È evidente che occorre un’armonizzazione delle statistiche esistenti negli Stati membri al fine di adottare le decisioni giuste per il futuro di tutta l’Europa sulla base dei medesimi dati. L’obiettivo è quindi quello di avere a disposizione dati equivalenti e comparabili da parte di tutti gli Stati membri.

La questione è cosa mai può emergere da questi dati e quali ulteriori conclusioni possiamo trarre affinché l’Europa si sviluppi in modo equilibrato sotto il profilo della sua politica ambientale e socio-economica. La Commissione vuole estendere i conti economici ad aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile e a tal fine propone tre moduli onde rilevare dati sulle emissioni atmosferiche, sulle tasse ambientali e sui flussi di materia per le attività economiche. Sono compresi anche i prodotti di origine vegetale quali cereali, legumi, verdura, frutta e legname.

Mi chiedo quale sia l’utilità di simili calcoli. Cosa ci diranno? Non sono altrettanto ottimista quanto il relatore e i miei colleghi. Volere una cosa è un conto, metterla in pratica è tutt’altro. Nutro dubbi sull’efficienza della burocrazia e contesto l’obiettività dell’intenzione di creare conti economici ambientali, registrare i flussi di materia e valutare i singoli prodotti, ivi comprese le piante, in termini di emissioni di anidride carbonica. Per quanto riguarda le piante, ad esempio, in questi calcoli vanno integrati sia la produzione di ossigeno che le emissioni di anidride carbonica durante la produzione e il trasporto.

Accolgo con favore il compromesso raggiunto, nel quale si è chiarito che sarà possibile introdurre gli obblighi in materia di dati aggiuntivi soltanto in seguito a una valutazione di flessibilità e che verrà rispettata la competenza degli Stati membri. Lo sviluppo di questi programmi non dovrà altresì comportare ulteriori oneri finanziari o burocratici.

 
  
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  Csaba Sándor Tabajdi (S&D).(HU) Signor Presidente, il mio collega, l’onorevole Leinen, ha approntato un'eccellente relazione di grande importanza dal punto di vista dell’economia nazionale, della tutela ambientale, della società, dell’agricoltura nonché di altri aspetti. In qualità di membro del gruppo STOA, un progetto teso al conseguimento di una gestione più efficiente delle risorse naturali, ritengo fondamentale la compilazione di una base di dati statistici affidabile. Come è possibile misurare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse idriche ed energetiche degli Stati membri dell’Unione senza disporre di informazioni statistiche attendibili? In qualità di membro della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, considero essenziale poter finalmente fruire di un quadro chiaro dei reali benefici sociali derivanti dai beni pubblici ambientali forniti dagli agricoltori in materia di politica agricola comune (PAC). Senza dati statistici non siamo in grado di determinare l’entità del contributo apportato dalle attività degli agricoltori alla tutela della qualità dell’aria, del paesaggio agricolo, dei terreni seminativi e dell’ambiente, né le modalità di produzione di beni pubblici ambientali non ancora pagati dal mercato o dalla PAC. L’attuale relazione statistica risulta pertanto molto avanzata e lungimirante sotto il profilo della tutela ambientale e dell’agricoltura.

 
  
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  Paul Rübig (PPE).(DE) Signor Presidente, il tema delle statistiche suscita sempre innumerevoli discussioni e disaccordi. Se da un lato non vanno decodificate, poiché la tutela dei dati è chiaramente giustificata, dall’altro ritengo importante la necessità di trasparenza e comparabilità. Occorre quindi una rilevazione dei dati completamente automatizzata mediante campioni casuali, che ne renda possibile la comparabilità in un secondo tempo. Prendiamo atto che in futuro i processi di imaging, ad esempio, svolgeranno un ruolo di primo piano in tal senso. Di conseguenza l’automatizzazione del processo semplificherà la presa di decisioni che ci attende.

 
  
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  Angelika Werthmann (NI).(DE) Signor Presidente, i conti economici ambientali europei forniranno dati importanti grazie ai quali sarà possibile chiamare in causa gli aspetti ambientali in ogni decisione politica e quindi prendere in considerazione i suddetti aspetti nel quadro di tutta una serie di questioni. I dati rilevati e analizzati diventeranno fondamentali onde approntare contromisure efficaci per far fronte all’impatto ambientale delle attività economiche. Attualmente si sostiene con forza la necessità consapevole di elaborare politiche sostenibili al fine di poter rispondere a sfide quali i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, l’aumento dell’inquinamento ambientale e l’imminente esaurimento delle nostre risorse naturali. I dati affidabili e le conseguenti previsioni in materia di utilizzo delle risorse naturali non soltanto ci consentiranno di misurare con chiarezza l’esito di una politica economica sostenibile, ma rappresenteranno altresì un valore aggiunto molto importante per gli Stati membri.

 
  
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  Niki Tzavela (EFD).(EL) Signor Presidente, anche io mi unisco alle congratulazioni rivolte all’onorevole Leinen per questa straordinaria relazione. Ritengo che l’Europa sia ormai giunta a un punto in cui lo sviluppo e la tutela ambientale sono di rado in contrasto. Al contrario, gli europei sono entrati in una fase interattiva improntata alla sensibilità ambientale.

Questa relazione contribuirà ulteriormente a garantire un quadro migliore di quanto sta accadendo all’ambiente in Europa. Desidero sottolineare tre elementi: in primo luogo servono informazioni accurate sullo stato dell’ambiente negli Stati membri; in secondo luogo serve una procedura di aggiornamento delle informazioni ogni cinque anni e in terzo luogo serve una valutazione congiunta dei progressi relativi a tutte le azioni ambientali intraprese nell’Unione europea.

 
  
  

PRESIDENZA DELLA ON. RODI KRATSA-TSAGAROPOULOU
Vicepresidente

 
  
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  Franz Obermayr (NI).(DE) Signora Presidente, se vogliamo preservare il nostro ambiente per le generazioni future, non dobbiamo disgiungere gli aspetti economici da quelli ambientali. È quindi logico integrare i conti economici con i fattori ambientali, in modo tale che qualsiasi bilancio accurato si fondi su dati pertinenti e affidabili.

Quando però l’Unione invita gli Stati membri a fornire dati fondamentali, non dovrebbe esitare davanti a questioni delicate. Mi riferisco in concreto alla politica nucleare, all’ingegneria genetica, all’adeguata etichettatura di origine dei prodotti alimentari, e, non meno importante, alle indagini relative al recente scandalo dei cetrioli contaminati dall’Escherichia Coli enteroemorragica (EHEC).

Le interazioni fra l’economia e l’ambiente sono molto evidenti in questo caso. Anche qui è chiaro come purtroppo la responsabilità gravi sull’Unione, e segnatamente sulle grandi imprese e sui gruppi di interesse.

 
  
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  Olli Rehn, membro della Commissione. (EN) Signora Presidente, desidero esprimerle i miei ringraziamenti per questa discussione molto concreta e responsabile. Ritengo siamo tutti concordi sull’importanza di questa proposta e dei conti economici ambientali, nonché sulla necessità di compiere i passi successivi verso la definizione di politiche basate sull’utilizzo di dati, onde mantenere la rotta di un’economia più sostenibile.

Mi si consenta qualche chiarimento in risposta ad alcune osservazioni. Questo è il primo regolamento corredato di tre moduli ed è soltanto l’inizio in termini normativi. Attualmente è in preparazione la seconda serie di moduli per un secondo regolamento di modifica atteso verso la fine del 2012. Stiamo già progettando la terza serie, quindi si tratta di un lavoro in corso destinato a proseguire.

Riguardo alla questione della burocrazia, non verrà a crearsi alcun nuovo onere per le imprese in quanto si stanno utilizzando dati statistici e amministrativi esistenti. Di fatto è opportuno notare che il Regno Unito è all’avanguardia nella contabilità ambientale. Sempre in merito alle statistiche, e facendo riferimento a quanto dichiarato dagli onorevoli Leinen, Martin e da molti altri, nell’ultimo anno e mezzo sono state apportate notevoli migliorie al sistema statistico europeo.

L’attuale Commissione, ad esempio, ha avanzato la prima proposta legislativa il 10 febbraio 2010 – il giorno dopo la vostra votazione a favore della sua istituzione – quando è stato adottato un regolamento in materia di poteri di controllo da attribuire a Eurostat, che offre a quest’ultimo la possibilità, peraltro non trascurabile, di controllo e verifica della qualità delle statistiche alla fonte. Il predetto regolamento è già stato utilizzato nel caso della Grecia, ad esempio.

In secondo luogo il piano di azione per la Grecia è in fase di attuazione e nel corso di un anno ha portato a una revisione molto approfondita del sistema statistico greco. Di conseguenza la qualità delle statistiche relative alla procedura per i disavanzi eccessivi è già notevolmente migliorata e, nell’ultima sessione, Eurostat ha potuto convalidare i dati relativi alla Grecia.

Da ultimo, per quanto concerne le risorse, benché non siano indispensabili per i conti economici ambientali in oggetto, concordo con l’onorevole Martin sulla necessità di disporne in quantità sufficiente. A tale proposito, approfittando di questa settimana di tornate, qualche ora fa mi sono fermata a Lussemburgo per incontrare Walter Radermacher, direttore generale di Eurostat, e discutere di risorse. Siamo in procinto di riallocare e migliorare le risorse di Eurostat al fine di concentrarci sulle priorità fondamentali.

Ciononostante, non attingerei le risorse dall’allargamento, come proposto dall’onorevole Martin, né tantomeno dai Balcani occidentali. La stabilità, la democrazia e la pace in quella regione continuano a rappresentare un obiettivo prioritario per l’Unione europea, per la Commissione e, spero, anche per il Parlamento. Vi prego di non dimenticare che senza il nostro “potere morbido”, e senza la politica di allargamento dell’Unione, Ratko Mladić a quest’ora non si troverebbe all’Aia.

 
  
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  Jo Leinen, relatore.(DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, vi ringrazio per questa discussione. Prendo atto dell’ampio sostegno per la creazione di bilanci ambientali nell’Unione europea che, tranne qualche eccezione, ha incontrato il favore di questa Assemblea.

Concordo altresì con quanto dichiarato dall’onorevole Kadenbach. Molti di noi ritenevano che questo strumento fosse già in funzione. Ci ha quindi sorpreso scoprire che molti dati non esistono affatto e che nelle dichiarazioni rese sullo stato dell’ambiente nell’Unione europea in realtà brancoliamo nel buio.

Un deputato, l’onorevole Gerbrandy, ha dichiarato che misurare è sapere. In tal caso sappiamo qualcosa, quindi la conoscenza rappresenta il fondamento delle misure da adottare e di tutti i nostri programmi. Occorre soltanto un fondamento migliore per la presa di decisioni e in tal senso i conti ambientali possono venirci incontro. Naturalmente disponiamo della strategia dell’Unione europea per il 2020, nella quale la sostenibilità figura come obiettivo pianificato. Mi auguro che nei prossimi anni sia possibile utilizzare anche questo fondamento, così che nel 2020 saremo in grado di giudicare i nostri successi o meno. Prendiamo atto che il PIL non fornisce informazioni sullo stato del mondo naturale e dell’ambiente, né sulle risorse impiegate o sul problema della sostenibilità in generale, ragion per cui i suddetti conti si rendono necessari.

Stiamo altresì affrontando la questione in più fasi. Onorevole Klaß, le nostre richieste non sono esagerate, occorre piuttosto un’espansione graduale dei moduli. Dopotutto, come ha dichiarato il Commissario, i singoli atti normativi, relativi all’acqua, ai rifiuti e all’aria pulita, contengono già gli obblighi in materia di rilevazione di questi dati.

Onorevole Nuttall, l’Europa deve assolvere anche un obbligo globale. Se sottoscriviamo la Convenzione sulla diversità biologica, la Convenzione sui cambiamenti climatici o qualsiasi altra convenzione, dobbiamo essere in grado di dire al resto del mondo se abbiamo ottenuto risultati positivi o negativi.

Nel complesso, desidero esprimere i miei ringraziamenti ai relatori ombra e anche a Eurostat, cui in seguito spetterà l’esecuzione dei lavori. Auspico che le risorse necessarie siano disponibili a Lussemburgo, poiché senza fondi, senza risorse, ovviamente sarà impossibile creare questo bilancio. È opportuno che anche il Parlamento contribuisca in tal senso. Si tratta di una questione politica importante, come alcuni hanno a giusto titolo riconosciuto, nonché di un nuovo capitolo nel quadro del nostro operato in Europa anno dopo anno.

 
  
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  Presidente. – La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.

Dichiarazioni scritte (Articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D), per iscritto. (SK) Desidero ringraziare il relatore, l’onorevole Leinen, per la relazione presentata. Concordo con la sua valutazione della proposta avanzata dalla Commissione e vorrei formulare alcune osservazioni sull’importanza di tali attività.

Misurare la qualità della vita mediante indicatori quali il PIL è riduttivo. Benché su questo punto gli esperti si trovino uniti da molto tempo, è soltanto di recente che l’ambiente politico ha recepito il messaggio, dopo un notevole investimento di tempo e di sforzi.

A tale riguardo plaudo alla proposta della Commissione per la creazione di conti economici ambientali europei, dato che non serve il totale rigetto di indicatori fuorvianti. Piuttosto che valutare la qualità della vita e dell’ambiente sulla base di impressioni, occorre apportare migliorie ai dati e ai metodi di rilevazione e di aggregazione dei dati per accrescerne l’utilità ai fini della misurazione, ad esempio, dell’impatto ambientale delle politiche e delle attività economiche.

Mi unisco al relatore nella richiesta che la proposta della Commissione ponga un maggiore accento sulle questioni di controllo e di valutazione. Desidero infine constatare quanto sia importante che la suddetta proposta faccia un più forte assegnamento sull’integrazione della strategia “Non solo PIL - Misurare il progresso in un mondo in cambiamento”. Forse un approccio coerente e sistematico varrà più di qualsiasi altro strumento nel quadro degli sforzi volti a migliorare le modalità di misurazione della qualità di vita.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D), per iscritto. (EN) Il riciclaggio e la prevenzione dei rifiuti, delle emissioni atmosferiche e dei cambiamenti climatici unitamente alla sostenibilità dei consumi e della produzione potrebbero essere monitorati in maniera molto più efficace se fossero disponibili dati affidabili sulle interazioni tra i fattori ambientali ed economici. È opportuno che la rilevazione dei dati pertinenti, fino a oggi realizzata su base volontaria a livello di Unione europea, diventi quindi obbligatoria. I dati ambientali finora disponibili dovrebbero inoltre essere arricchiti nel medio termine onde facilitare la necessaria valutazione della politica ambientale europea.

A tale riguardo la proposta di regolamento definisce un quadro comune per la rilevazione, la compilazione, la trasmissione e la valutazione di conti economici ambientali europei, fornendo una metodologia comune a livello europeo, standard comuni, definizioni, classificazioni e norme contabili ai fini della compilazione dei suddetti conti. Il regolamento riguarda la rilevazione e la compilazione dei dati sulle emissioni atmosferiche, sulle tasse ambientali per diverse attività economiche e sulla contabilità dei flussi di materia a livello macroeconomico. È fondamentale disporre di dati statistici precisi e pertinenti sull’energia e sul consumo delle risorse ai fini della messa a punto di altri indicatori alternativi al PIL che misurino il progresso e il benessere. Una corretta valutazione della politica ambientale europea è inoltre possibile soltanto in presenza di dati affidabili.

 
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