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Procedura : 2010/0820(NLE)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A7-0185/2011

Testi presentati :

A7-0185/2011

Discussioni :

PV 07/06/2011 - 15
CRE 07/06/2011 - 15

Votazioni :

PV 08/06/2011 - 6.1
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Testi approvati :

P7_TA(2011)0254

Resoconto integrale delle discussioni
Martedì 7 giugno 2011 - Strasburgo Edizione GU

15. Applicazione delle disposizioni dell’acquis di Schengen in Bulgaria e in Romania (discussione)
Video degli interventi
Processo verbale
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  Presidente – L’ordine del giorno reca la relazione (A7-0185/2011), presentata dall’onorevole Coelho a nome della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione del Consiglio sulla piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen nella Repubblica di Bulgaria e in Romania [14142/2010 – C7-0369/2010 – 2010/0820(NLE)].

 
  
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  Carlos Coelho, relatore.(PT) Signora Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio Győri, signora Commissario, onorevoli colleghi, esprimerò brevemente sei considerazioni. La prima riguarda il rafforzamento di Schengen: la libera circolazione delle persone costituisce uno dei principali risultati dell’Unione europea e Schengen uno dei suoi maggiori capisaldi. Ci riconosciamo dunque in chi si oppone al suo indebolimento e sostiene, anzi, la necessità di preservarlo e consolidarlo. A tale proposito, condivido le osservazioni formulate dal Commissario Malmström poco fa.

Il numero degli Stati membri che aderiscono all’area è passato dai cinque iniziali agli attuali 25, che comprendono 22 paesi appartenenti all’Unione e tre esterni. La libera circolazione è così garantita in un territorio delimitato da quasi 43 000 km di frontiere marittime e oltre 7 700 km di frontiere terrestri, che abbraccia 25 paesi e conta 400 milioni di cittadini.

La mia seconda considerazione si riferisce all’alto livello di fiducia reciproca tra gli Stati membri che l’abolizione dei controlli alle frontiere interne richiede. A tale scopo, sono necessari uno scambio di informazioni rapido e adeguato attraverso il Sistema d’informazione Schengen (SIS), una buona cooperazione di polizia e l’esistenza di controlli efficaci alle frontiere esterne. La sicurezza dell’area Schengen dipende infatti dal rigore e dall’efficienza con cui ogni Stato membro effettua i controlli alle sue frontiere esterne; il mancato rispetto di queste condizioni riduce la sicurezza dell’area, mina la credibilità dell’Unione e distrugge la fiducia reciproca.

La terza considerazione concerne la parità delle regole: la fiducia dovrebbe estendersi anche alle procedure, che devono essere chiare ed eque. Ai paesi candidati si chiede di attuare e applicare in maniera efficace e corretta tutti i criteri di valutazione di Schengen, né più né meno gli stessi utilizzati nei precedenti iter di adesione.

Quarto punto: la trasparenza. Occorre assicurare maggiore trasparenza a tutela sia della libertà sia della sicurezza. Mi rincresce che, ancora una volta, il Consiglio non abbia agito opportunamente nei confronti del Parlamento negando ai membri di quest’Assemblea l’accesso alle relazioni di valutazione. Il problema è stato risolto solo grazie allo zelo degli ambasciatori rumeni e bulgari, che hanno richiesto la declassificazione dei documenti e la loro trasmissione al Parlamento, permettendoci così di visionare il contenuto di valutazioni, raccomandazioni e conclusioni finali. Purtroppo il Consiglio ha commesso l’ennesimo passo falso nei rapporti con il Parlamento. Questo genere di trasparenza è indispensabile per affrontare i nodi irrisolti messi in evidenza, che, pur non rappresentando un ostacolo alla piena adesione a Schengen dei due paesi, dovrebbero essere tenuti sotto osservazione dal comitato di valutazione per verificare il seguito dato alle raccomandazioni e le eventuali modifiche in atto. Il Parlamento esige di aver accesso a tali informazioni.

La quinta considerazione riguarda la cittadinanza europea: quante volte invochiamo questo valore nei nostri discorsi? Fin dall’adesione all’UE, avvenuta nel 2007, Romania e Bulgaria nutrono entrambe la legittima aspettativa che i loro abitanti diventino cittadini europei a pieno titolo e godano dei medesimi diritti concessi ad altri cittadini dell’Unione, fra cui la libera circolazione all’interno dell’area Schengen. Ampliando l’area, rafforziamo anche questo aspetto della cittadinanza europea.

Come sesta e ultima considerazione, ricordo l’impegno profuso dai due paesi. È evidente che entrambi meritano il massimo apprezzamento per gli sforzi compiuti al fine di soddisfare tutti i criteri di Schengen, sforzi che sono emersi chiaramente nelle relazioni di valutazione e nei successivi rilievi dei gruppi di esperti incaricati della valutazione, come pure nel corso delle nostre visite in Romania e Bulgaria. A questo proposito desidero ringraziare gli onorevoli colleghi rumeni Marinescu, Enciu e Weber, nonché i colleghi bulgari Kovatchev e Nedelcheva. In conclusione, possiamo accogliere Bulgaria e Romania nell’area Schengen; auspico che il Consiglio assuma la stessa posizione subito dopo aver ricevuto il nostro parere positivo.

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. LAMBRINIDIS
Vicepresidente

 
  
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  Enikő Győri, Presidente in carica del Consiglio.(EN) Signor Presidente, sono particolarmente lieta di rappresentare il Consiglio nella discussione sull’ampliamento dell’area Schengen alla Bulgaria e alla Romania.

La Presidenza ungherese ha sempre assegnato importanza prioritaria a questo obiettivo. Guardo dunque con particolare soddisfazione alle valutazioni positive che Bulgaria e Romania hanno ricevuto circa la rispettiva idoneità tecnica ad applicare pienamente l’acquis di Schengen; ci compiace inoltre che anche la relazione del Parlamento sia giunta a conclusioni simili. Un riconoscimento particolare spetta al relatore, onorevole Coelho, per la dedizione personale e professionale dimostrata.

Permettetemi di deviare dal protocollo per un breve excursus storico. Quando l’adesione a Schengen dell’Ungheria e di altri nuovi Stati membri dell’Europa centro-orientale fu rallentata da alcune difficoltà tecniche legate allo sviluppo del Sistema d’informazione Schengen II (SIS II), fu la Presidenza del Consiglio, allora affidata al Portogallo, a venirci in soccorso con una soluzione generosa e ingegnosa.

Vorrei inoltre ringraziare dell’impegno profuso il presidente, onorevole López Aguilar, e i membri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. La Presidenza ungherese si è molto spesa per l’avanzamento del fascicolo, avendo compreso la necessità di affrontare le persistenti riserve di taluni Stati membri riguardo al processo.

La Presidenza ha dunque inserito i progressi compiuti verso l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen nell’ordine del giorno del Consiglio “Giustizia e affari interni” svoltosi il 24 e 25 febbraio. In quell’occasione il Consiglio approvò le conclusioni della Presidenza sui progressi registrati e riconobbe la necessità di elaborare, in stretto coordinamento con tutti gli Stati membri, una soluzione accettabile per tutte le parti in causa.

Sia la Bulgaria che la Romania hanno compiuto passi considerevoli per innalzare le rispettive politiche e prassi agli standard di Schengen in settori quali la protezione dei dati, la cooperazione di polizia, il controllo delle frontiere aeree, marittime e terrestri, il rilascio di visti e l’applicazione delle funzioni di SIS e SIRENE. Nel contempo, la valutazione dei due paesi su tutti i capitoli dell’adesione a Schengen è stata ultimata a marzo, dando esito positivo. In seguito all’adozione delle relazioni elaborate dal gruppo di lavoro del Consiglio competente, la Presidenza ha sottoposto al Consiglio “Giustizia e affari interni” del 9 giugno un progetto di conclusioni circa il completamento del processo di valutazione.

So che questa sarà una notizia positiva per la maggior parte degli onorevoli deputati, soprattutto per quanti provengono da Bulgaria e Romania. Segnerà un importante passo verso la piena partecipazione a Schengen. Il Consiglio continuerà a osservare i progressi compiuti in tutti i settori, giacché un adeguato esercizio di seguito viene tuttora svolto nei paesi dell’area. A tale proposito, posso assicurare agli onorevoli parlamentari che sia la Bulgaria che la Romania seguiteranno a riferire regolarmente in merito alle misure adottare per porre rimedio ai problemi irrisolti; in particolare, si adopereranno per rafforzare ulteriormente i controlli alle frontiere, potenziare la cooperazione di polizia transfrontaliera e migliorare i rispettivi sistemi di emissione dei visti.

Quando il Parlamento avrà approvato la relazione dell’onorevole Coelho e il Consiglio avrà accolto le conclusioni proposte dalla Presidenza, resterà un ultimissimo passo: l’adozione della decisione del Consiglio che, come tutti sappiamo, richiede l’unanimità. Su questo punto, mi preme sottolineare che il Consiglio potrebbe tornare a occuparsi della questione molto presto, eventualmente nel settembre prossimo, per riflettere sui possibili modi di accelerare il processo.

La relazione presentata dall’onorevole Coelho tocca il tema dell’accesso a documenti riservati (ripreso dal relatore stesso nelle considerazioni introduttive), che ha posto un problema di rilievo nella stesura del fascicolo. L’accesso del Parlamento a documenti riservati costituisce uno dei nodi interistituzionali ancora irrisolti fra il Consiglio e quest’Assemblea, nodo che la Presidenza ungherese si prefigge di sciogliere. Sebbene siamo riusciti a definire, assieme alle delegazioni del Parlamento, le future misure da adottare, ci occorre tempo per attuare la soluzione individuata.

Nondimeno la Presidenza ungherese ha cercato, all’inizio del suo incarico, una soluzione immediata per evitare ritardi nell’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. In quell’occasione il Consiglio autorizzò, dietro proposta della nostra Presidenza, l’accesso del Parlamento alla documentazione afferente l’ingresso dei due paesi nell’area Schengen.

Nell’insieme la Presidenza ungherese è convinta che l’allargamento dell’area Schengen ai due paesi, conformatisi a tutti i criteri tecnici e normativi, sarebbe utile per la cooperazione complessiva nel settore e per l’Europa intera, nella misura in cui diverrà possibile viaggiare dal Mar Nero all’Atlantico senza dover esibire passaporto o carta d’identità. Sappiamo tutti che la libera circolazione rappresenta uno dei capisaldi dell’Unione europea, una realtà tangibile per i cittadini e una conquista preziosa che va preservata.

 
  
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  Cecilia Malmström, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, Schengen rappresenta una conquista straordinaria, uno dei doni più tangibili che le istituzioni europee abbiano riservato ai cittadini, permettendo loro, come ha appena ricordato la signora Presidente del Consiglio, di viaggiare dalla Finlandia al Portogallo senza alcun controllo alle frontiere. Occorre preservare Schengen e porre fine al recente dibattito su un’eventuale reintroduzione dei confini. Abbiamo già parlato in diverse occasioni dei possibili modi per rafforzare, anziché indebolire, il progetto. È necessaria una maggiore presenza dell’Europa, e non un suo ridimensionamento. È inoltre indispensabile perfezionare le valutazioni, gli strumenti, gli orientamenti e le raccomandazioni circa le modalità di interpretazione dell’acquis di Schengen. Ne discuteremo con gli Stati membri nella riunione del Consiglio di questa settimana, ma anche in occasione del Consiglio europeo di fine giugno.

Mi congratulo con la Romania e la Bulgaria per i notevoli sforzi compiuti. Ho visto con i miei occhi il lavoro svolto. Essendo stati preceduti da altri Stati, hanno il vantaggio di beneficiare di tecnologie all’avanguardia. Sono rimasta profondamente colpita dall’apparato tecnologico e dai preparativi attuati in entrambi i paesi. Mi congratulo per questi investimenti, che hanno permesso di soddisfare i criteri tecnici di Schengen e sono loro valsi la fiducia dell’Unione europea. La Commissione accoglie con favore la relazione sui progressi compiuti da Romania e Bulgaria, ringraziando il relatore e i relatori ombra per il lavoro svolto e l’approccio adottato.

La Commissione ha sempre sostenuto l’inesistenza di una correlazione formale tra il meccanismo di cooperazione e verifica (MCV) e l’adesione a Schengen. Nondimeno sappiamo tutti che l’ingresso nell’area Schengen si basa anche sulla fiducia e proprio in queste ultime settimane si è molto discusso di fiducia, ovvero della sua mancanza. La decisione sull’abolizione dei controlli alle frontiere interne con Romania e Bulgaria non deve fondarsi soltanto sulla valutazione tecnica, ma anche sulla fiducia, che purtroppo, ad oggi, manca. È dunque essenziale che, come prospettato dalla Presidenza, si lavori con gli Stati membri per individuare una soluzione rapida e ottenere quanto prima l’eliminazione delle frontiere.

Questo traguardo deve rimanere una priorità. Il Consiglio, al quale spetta la competenza in materia, dovrà definire un quadro chiaro con scadenze chiare relativamente ai controlli alle frontiere, per dare una prospettiva a Romania e Bulgaria. I due paesi hanno dimostrato di essere pronti all’adesione e di aver compiuto i progressi necessari; è dunque auspicabile che si cerchi presto di delineare un percorso per il futuro e giungere a una decisione del Consiglio.

 
  
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  Agustín Díaz de Mera García Consuegra, a nome del gruppo PPE.(ES) Signor Presidente, desidero congratularmi con l’onorevole Coelho per la coerenza e il rigore della relazione presentata. Aggiungerei che occorre assistere la Bulgaria e la Romania, nelle quali ripongo piena fiducia. I due paesi hanno svolto un lavoro tanto meritevole quanto impegnativo e, pertanto, dovrebbero ottenere ciò che spetta loro di diritto, e non per nostra elargizione.

Mi unisco alle dichiarazioni della Presidenza in carica del Consiglio e della signora Commissario Malmström, che hanno entrambe affermato la conformità dei due Stati ai requisiti tecnici e normativi. A mio avviso, non dovremmo considerare altri criteri se non rigorosamente quelli di natura tecnica e normativa.

I criteri, riassumibili in cinque categorie, si riferiscono ai seguenti ambiti: protezione dei dati, Sistema d’informazione Schengen (SIS), cooperazione di polizia, visti e controllo delle frontiere aeree, marittime e terrestri. Per la precisione, i due paesi rispettano anche le funzioni SIS e SIRENE (Supplementary Information Request at the National Entry).

Alla luce di tali considerazioni, quest’Assemblea dovrebbe inviare un messaggio forte e inequivocabile al Consiglio e, in particolare, alle rappresentanze permanenti di cinque paesi che mi asterrò dal citare, sebbene siano nei pensieri di tutti i presenti.

Sono convinto, onorevoli colleghi, che l’inclusione di Romania e Bulgaria nell’area Schengen, un’area che comprende oltre quattrocento milioni di cittadini, non sia un impoverimento bensì un arricchimento, e ci consenta di rendere l’Europa più forte. Dovremmo inoltre evitare di applicare due pesi e due misure o di imporre ai paesi in esame condizioni che non esigiamo per l’ingresso di altri Stati membri in questo spazio di libertà.

A conclusione del mio intervento desidero dunque esprimere il fervente auspicio che quest’Aula invii al Consiglio un messaggio forte e condiviso dalla maggioranza.

Rinnovo i miei complimenti all’onorevole Coelho e a Romania e Bulgaria.

 
  
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  Ioan Enciu, a nome del gruppo S&D.(RO) Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Coelho per l’impegno, la dedizione e la particolare competenza dimostrati nel redigere questa relazione. Rivolgo inoltre un ringraziamento alla Presidenza ungherese e alla signora Commissario Malmström per aver appoggiato il documento in esame.

La discussione relativa all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen è stata oggetto di manipolazioni politiche tali da farci quasi dimenticare il nocciolo della questione. Ricordo a tutti che, in realtà, si parla di criteri molto chiari e specifici, che ciascun paese candidato deve soddisfare per partecipare all’area Schengen.

Nessuna argomentazione di tenore morale o giuridico potrà spingerci a modificare le regole dell’adesione adesso, sul finire dell’iter. Tali regole possono essere migliorate in sede di approvazione del nuovo meccanismo di valutazione Schengen, applicabile a tutti gli Stati membri, senza creare disuguaglianze.

È giunto il momento di essere franchi e ammettere che Romania e Bulgaria sono chiamate a rispondere di tutti i casi di malfunzionamento registrati a livello di Unione europea e all’interno di alcuni Stati membri. È un principio del tutto inaccettabile; i due paesi non hanno colpa se l’UE e taluni Stati sono incapaci di gestire l’immigrazione e le proprie frontiere, né possono essere ritenuti responsabili delle derive estremiste e populiste di alcuni governi, che attuano politiche ostili all’immigrazione e considerano reato la mobilità dei cittadini europei, in particolare dei rom.

Ultimo punto, ma non per importanza: sui cittadini rumeni e bulgari ricadono le conseguenze di inimicizie personali fra le autorità nazionali e leader influenti. Le istituzioni dell’UE devono invitare alla razionalità, non curandosi del diversivo che alcuni cercano di creare; Parlamento e Consiglio sono tenuti a osservare la legislazione europea, mentre la Commissione, nella sua qualità di guardiano dei trattati, svolge un ruolo di supervisione.

 
  
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  Renate Weber, a nome del gruppo ALDE.(RO) Signor Presidente, la discussione odierna verte su un fascicolo che, negli ultimi mesi, ci ha posto una serie di questioni di principio. Ringrazio il relatore, onorevole Coelho, per aver svolto con estrema professionalità il suo lavoro in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, nell’intento di assicurare il rispetto di questi principi. È stato per me un piacere collaborare con l’onorevole collega, il cui approccio costruttivo si rispecchia nell’intero fascicolo.

Da un lato, decidere se due Stati membri dell’UE che soddisfano i criteri di adesione a Schengen possano essere ammessi a parteciparvi ci pone una questione di principio. Sotto il profilo regolamentare la risposta è affermativa; entrambi i paesi sono stati sottoposti a una valutazione dei preparativi tecnici attuati in vista dell’adesione, ottenendo risultati del tutto positivi. Il nostro relatore si è spinto anche oltre, premurandosi di organizzare visite di valutazione nei due Stati per osservare, insieme con i relatori ombra, l’assetto tecnico dei centri di comando e di alcuni valichi di frontiera.

Dall’altro lato, una seconda questione di principio ha riguardato i rapporti fra Parlamento europeo e Consiglio, quando i membri di quest’Assemblea hanno chiesto di accedere a documenti sulla base dei quali avrebbero poi espresso un voto. La posizione del Consiglio, secondo cui soltanto alcuni parlamentari potevano consultare tali documenti e pronunciarsi con piena cognizione di causa, mentre il resto avrebbe dovuto imitare le scelte altrui, è stata aspramente criticata dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni. Sono lieta che sia prevalso il nostro punto di vista.

La cooperazione istituzionale deve essere equa, logica e democratica. Auspico che la votazione di domani rivolga ai membri di quest’Assemblea un messaggio chiaro e positivo circa l’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen.

 
  
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  Timothy Kirkhope, a nome del gruppo ECR.(EN) Signor Presidente, vorrei far presente alla signora Commissario che i cittadini europei perdono sempre più la fiducia nei programmi dell’Unione. Non si può procedere secondo ritmi a cui non siamo del tutto pronti; è una sensazione avvertita da molti Stati membri in riferimento all’area Schengen. Non dovremmo dunque lanciarci in un nuovo allargamento fintanto che tutte le parti coinvolte non saranno pienamente e sufficientemente preparate.

Mi preme sottolineare che, ovviamente, questa discussione non deve dare adito a critiche nei confronti della Bulgaria o della Romania, che hanno compiuto sforzi considerevoli per conformarsi ai criteri tecnici stabiliti dalla Commissione; possiamo non concordar sull’effettivo soddisfacimento di tali criteri, ma di certo sono stati registrati progressi notevoli. La discussione odierna costituisce però un’occasione per confrontarsi sul rinnovamento della fiducia nel sistema Schengen e nell’integrità della stessa Unione, oltre a consentirci di migliorare un meccanismo di valutazione assolutamente superato e inefficace.

Il sistema attualmente in uso non è all’altezza delle sfide, presenti e future, che l’Europa si trova ad affrontare, né può rispondere alle posizioni politiche degli Stati membri. È giunto il momento di stabilire criteri che non afferiscano esclusivamente agli aspetti tecnici del sistema Schengen, ma prendano in considerazione l’impatto della criminalità organizzata e della corruzione, anche nel quadro della valutazione degli attuali membri dell’area; a questo proposito auspicherei il coinvolgimento di Europol ed Eurojust nel processo. Forse un nuovo meccanismo di valutazione scongiurerebbe alcune divergenze d’opinione e la scarsa fiducia nel sistema che emerge non solo in quest’Aula, ma anche nell’intera Europa.

 
  
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  Tatjana Ždanoka, a nome del gruppo Verts/ALE.(EN) Signor Presidente, siamo chiamati a decidere se autorizzare o meno l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. Provenendo io stessa da un nuovo Stato membro, ricordo il fervente desiderio di partecipare all’area; sono dunque estremamente lieta che Bulgaria e Romania entrino a farne parte.

Sono state riscontrate alcune pecche durante l’iter di preparazione a Schengen, ma è stato posto rimedio. Bulgaria e Romania sono del tutto pronte ad aderire a questo spazio di libera circolazione nel 2011. Comprendo i timori circa la corruzione e la criminalità organizzata. Dovremmo pertanto continuare a collaborare nell’ambito del meccanismo di cooperazione e verifica, ma non possiamo inventare nuovi criteri per la partecipazione all’area Schengen né gettare dubbi sull’automaticità dell’adesione in seguito al soddisfacimento dei criteri attuali.

Come ha dimostrato chiaramente il confronto parlamentare, occorre evitare che l’applicazione dell’acquis di Schengen sia valutata secondo parametri diversi negli Stati membri partecipanti all’area e in quelli sul punto di aderire. La parte sulla valutazione riveste dunque un’importanza fondamentale. Giudichiamo inaccettabile che, all’interno del Consiglio, diversi Stati membri abbiano suggerito di modificare la base giuridica della proposta in modo da escludere il Parlamento dal processo decisionale.

Mi auguro che il relatore, onorevole Coelho, difenda le prerogative del Parlamento, come del resto fa sempre ottimamente, con il nostro pieno appoggio. Ringrazio l’onorevole collega per il lavoro svolto e spero che vi siano altre opportunità di collaborare in modo ugualmente proficuo.

 
  
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  Cornelia Ernst, a nome del gruppo GUE/NGL.(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, il coinvolgimento di Bulgaria e Bulgaria nella piena applicazione dell’acquis di Schengen era atteso da tempo. Fermiamoci a riflettere: l’abolizione dei controlli alle frontiere interne e l’istituzione della libera circolazione rientrano fra le conquiste e i valori più essenziali dell’Unione europea. Mi sembrano dunque del tutto incomprensibili le tattiche ostruzioniste a cui hanno fatto ricorso alcuni Stati membri, fra cui il mio, la Germania, adducendo il timore per flussi ingestibili di rifugiati e gli interrogativi su come condurre la lotta alla corruzione. Alla luce dei pareri presentati, non riesco a capire certe argomentazioni.

Conduciamo un gioco pericoloso con Bulgaria e Romania. Ho pertanto condiviso fin dall’inizio la posizione del relatore, onorevole Coelho, secondo cui occorre applicare i medesimi standard a tutti gli Stati membri anche nel caso di Schengen.

Al pari degli altri membri della commissione, siamo rimasti basiti dall’improbabile comportamento del Consiglio nei confronti del Parlamento e dal fatto che, inizialmente, ci fosse persino negato l’accesso ai documenti. Il parere presentato è positivo. Ci attendiamo che l’adesione a Schengen diventi una realtà e non sia necessario aspettare settembre.

In conclusione, vorrei riferirvi la descrizione di una giornalista di Bucarest, Sabina Fati, che definisce i rumeni euforici. Secondo la giornalista, i cittadini del paese riconoscerebbero nell’Europa occidentale gli standard che vorrebbero assolutamente raggiungere; voltando loro le spalle adesso, rischieremmo di spingere molti di loro a diventare euroscettici. Non è questo il nostro intento, né in Romania né in Bulgaria.

 
  
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  Mario Borghezio, a nome del gruppo EFD. – Signor Presidente, l'articolo 4, paragrafo 2, dell'atto di adesione a Schengen stabilisce che la verifica mediante procedura di valutazione del rispetto delle condizioni necessarie all'applicazione dell'acquis di Schengen da parte dei nuovi Stati membri è un requisito essenziale affinché il Consiglio decida di abolire il controllo alle frontiere interne con gli Stati.

Ora noi riteniamo che sarebbero necessari e urgenti proprio quei presupposti – che valutiamo oggi inesistenti – di carattere normativo e operativo, che impediscono l'infiltrazione da Bulgaria e Romania di soggetti non desiderabili che possono minare la sicurezza dei paesi membri.

Le relazioni agli atti del Parlamento non sono tranquillizzanti per le gravi carenze che sussistono nelle frontiere aeree, di terra e marittime, a cominciare dall'esecuzione dei controlli. Non a caso, le nostre polizie si trovano quotidianamente di fronte a numerosi casi di clandestini provenienti da questi due paesi.

Suggerisco la necessità di una sospensione della procedura di entrata di Bulgaria e Romania nel sistema di Schengen sulla base del principio di precauzione, anche in vista della prevedibile enorme pressione dalle frontiere esterne verso questi due paesi che diventano i buchi di groviera del sistema dell'Unione europea rispetto all'entrata dei clandestini.

 
  
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  Daniël van der Stoep (NI).(NL) Signor Presidente, andrò subito al punto. Bulgaria e Romania, i due covi di corruzione e delinquenza dell’Europa orientale, non soddisfano nella maniera più assoluta i requisiti per l’adesione all’area Schengen. Ripeto: nella maniera più assoluta. La signora Commissario Malmström può speculare sul valore sacrosanto dell’acquis di Schengen, come pure la maggioranza di questo Parlamento può condurre aride discussioni su quanto sarebbe meraviglioso che i due paesi entrassero nell’area, ma resta un auspicio irrealistico.

In realtà, è un auspicio ingenuo, di un’ingenuità infantile. I fatti non sostengono quest’idea. La Bulgaria e la Romania per prime si sono dimostrate da tempo impreparate ad aderire all’area Schengen in questa fase. Secondo l’Indice di percezione della corruzione stilato da Transparency International, la corruzione è una pratica quotidiana in entrambi i paesi; in una scala da 1 a 10 l’affidabilità della Bulgaria viene valutata 3,6, mentre quella della Romania riceve un 3,7. In una pagella scolastica queste votazioni equivarrebbero a una bocciatura, una bocciatura completa. E dovremmo comunque ammettere questi paesi nell’area Schengen? Non dovremmo di certo, mai e poi mai!

Neppure i fatti sostengono quest’idea. Nel gennaio di quest’anno alcuni funzionari delle dogane bulgare sono stati arrestati per corruzione, lo stesso capo d’accusa che ha portato in manette quasi 200 funzionari doganali rumeni. Inoltre, entrambi i paesi registrano un’allarmante diffusione della tratta umana; l’anno scorso nei soli Paesi Bassi sono state scoperte decine di persone cadute vittima della criminalità rumena e bulgara. E dovremmo comunque ammettere questi due Stati nell’area Schengen? Sarebbe scandaloso e del tutto irresponsabile.

Per quanto si desideri un determinato sviluppo, non si deve mai perdere di vista la realtà. Togliete quei paraocchi! Bulgaria e Romania non sono assolutamente pronte per l’adesione a Schengen. Non lo sono adesso né lo saranno mai.

 
  
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  Andrey Kovatchev (PPE).(BG) Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Coelho per la valutazione equa e obiettiva del lavoro svolto dalla Bulgaria e dalla Romania. Ringrazio inoltre la Presidenza e la signora Commissario per aver appoggiato la relazione.

L’iter di valutazione dei due paesi e della rispettiva adesione deve concludersi secondo gli stessi criteri che ne hanno determinato l’inizio. Era già stato stabilito nel 2007 che, una volta soddisfatti i requisiti tecnici, la Bulgaria e la Romania sarebbero diventate membri dell’area Schengen nel 2011. Questa condizione si è già realizzata e, come hanno concluso anche gli esperti del Consiglio, i due paesi ottemperano ai criteri di adesione.

Tutte le riserve espresse di recente dipendono dal dibattito di politica estera in corso all’interno di alcuni Stati membri. Anziché concentrarsi su una prospettiva di breve termine, occorre intervenire per rafforzare la protezione delle frontiere esterne, concludere e attuare accordi di riammissione con i nostri vicini meridionali e orientali nonché dimostrare solidarietà agli Stati membri situati a sud, esposti ai maggiori flussi migratori.

Tali obiettivi assumono particolare importanza alla luce delle istanze e dei timori avanzati dai nostri cittadini sul tema dell’immigrazione clandestina, che potrebbe mettere a repentaglio sicurezza e vantaggi sociali in Europa. Ci occorrono piani efficaci e realizzabili per la gestione delle crisi verificatesi in Italia e a Malta. Non possiamo consentire che vengano applicati due pesi e due misure; se verranno discusse e attuate nuove regole, dovranno vigere per tutti gli Stati membri, sia vecchi sia nuovi.

Onorevoli colleghi, la Bulgaria e la Romania hanno fatto la propria parte, oltre a svolgere un’opera di continuo miglioramento dei rispettivi sistemi di sicurezza in collaborazione con i partner Schengen. Hanno compiuto, e seguitano a compiere, notevoli sforzi per contrastare la corruzione e la criminalità organizzata. In questo momento, mi sentirei meno preoccupato se il livello di controllo delle frontiere Schengen nel Mediterraneo fosse pari a quello assicurato da Bulgaria e Romania nel Mar Nero. Il relatore e altri onorevoli colleghi, che sono stati sul posto, capiranno a cosa mi riferisco.

È dunque opportuno che a settembre il Consiglio disponga l’ammissione di Bulgaria e Romania nell’area Schengen, per rafforzare la sicurezza di quest’ultima. Onorevoli colleghi, vi esorto ad appoggiare la relazione dell’onorevole Coelho, attraverso la quale segnaleremo al Consiglio, con un messaggio politico chiaro e forte, che i due paesi hanno tutto il diritto di aderire all’area Schengen quest’anno, per accrescere la sicurezza delle frontiere esterne e la serenità dei nostri cittadini.

 
  
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  Monika Flašíková Beňová (S&D). (SK) Signor Presidente, la libera circolazione costituisce una delle libertà e delle conquiste fondamentali riconosciute ai cittadini degli Stati membri dell’UE. A nome del gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, esprimo dunque parere favorevole all’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen.

Devo dire che sia la relazione di ispezione che il parere dello stesso relatore sono positivi; ringraziamo dunque gli autori, pur dovendo esprimere, allo stesso tempo, la nostra esasperazione. Esasperazione per il modo in cui alcuni membri di quest’Assemblea, provenienti da Stati a loro volta colpiti dall’immigrazione clandestina e dalla corruzione, giudicano oggi la Romania e la Bulgaria. Questi due paesi, membri a pieno titolo dell’Unione europea, devono ricevere lo stesso trattamento di qualunque altro Stato dell’UE.

Vi sarei pertanto grata se, nel riflettere sull’adesione di Bulgaria e Romania e nell’esprimere un voto domani, vogliate usare il medesimo metro di giudizio che applicate ai vostri paesi.

 
  
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  Stanimir Ilchev (ALDE).(BG) Signor Presidente, con questa plenaria concludiamo la nostra valutazione dell’idoneità di Romania e Bulgaria ad aderire all’area Schengen. Porteremo felicemente a termine il nostro compito grazie alla qualità della relazione Coelho. La maggior parte di noi si attende che la valutazione del Parlamento coincida con il parere positivo espresso dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; i cittadini dei due paesi, Bulgaria e Romania, sapranno che le rispettive istituzioni hanno fatto la propria parte ed è stato già accordato il beneplacito al loro ingresso nell’area Schengen.

Si è molto discusso, ma il fatto positivo è che non abbiamo ceduto al tentativo di operare modifiche ad hoc ai criteri di adesione a Schengen. Ovviamente le difficoltà non si sono esaurite. Adesso i governi di entrambi i paesi dovranno esporre tutte le proprie ragioni agli scettici e a quanti si sono trasformati, sotto i nostri stessi occhi, da alleati e alfieri della loro integrazione a sostenitori della strategia dell’attesa.

Che cosa si nasconde dietro queste argomentazioni? Timori oggettivi o pregiudizi, prudenza contingente o disillusione? Mi auguro che i ministri degli Interni e della Giustizia si confronteranno perlomeno con la stessa franchezza che abbiamo dimostrato noi durante la stesura della relazione Coelho.

 
  
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  Paweł Robert Kowal (ECR).(PL) Signor Presidente, ho l’impressione che, nel corso di recenti discussioni del Parlamento europeo, abbiamo ragionato sempre più come se dovessimo difenderci lungo un limes, limes che alle volte coincide con le frontiere esterne dell’Unione europea, ma che altre volte vogliamo erigere e proteggere all’interno dell’Unione stessa.

Sottolineo con grande convinzione che non sussistono motivazioni sostanziali per cui oggi si debba rimandare l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. Dovremmo opporci a qualunque tentativo di limitare i contatti fra cittadini e la libertà di muoversi e operare all’interno dell’Unione europea. Quanti sollevano oggi argomentazioni artificiose contro l’inclusione dei due paesi nell’area Schengen si renderanno responsabili della distruzione del progetto politico soggiacente l’UE, e non potranno mai sfuggire tale responsabilità.

 
  
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  Gerard Batten (EFD).(EN) Signor Presidente, non è forse curioso che, mentre l’area Schengen si sgretola nei paesi fondatori, si pensi a un suo allargamento a Bulgaria e Romania? I due paesi ospitano oltre 900 000 rom, molti dei quali vorrebbero emigrare. È inevitabile che, una volta ottenuto il diritto a circolare liberamente all’interno dell’area Schengen, si spostino numerosi verso il Regno Unito per sfruttare il nostro generoso sistema di sussidi ed edilizia pubblica, come hanno fatto in molti prima di loro.

Chissà che alcuni volenterosi cittadini britannici non decidano di accogliere i rom a Calais o a Heatrow per dare loro indirizzi e coordinate delle abitazioni del nostro Primo ministro, dei suoi colleghi di governo e di tutti i parlamentari favorevoli all’adesione all’UE. La nostra intoccabile classe politica potrebbe ravvedersi sui vantaggi dell’Unione soltanto quando quei rom allestiranno campi nomadi nei giardini dei suoi esponenti.

 
  
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  Philip Claeys (NI).(NL) Signor Presidente, temo che il Parlamento europeo mostri ancora una volta il suo lato più ingenuo nell’approvare l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. Ad ogni modo, è evidente che diversi Stati membri vi si opporranno, e a ragion veduta.

Secondo un rapporto sulla criminalità organizzata pubblicato di recente da Europol, gruppi criminali provenienti dall’Albania, dalla Turchia e dall’ex Unione Sovietica sono pronti a sfruttare le opportunità offerte dall’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen. Il documento cita inoltre la liberalizzazione dei visti per i paesi dei Balcani, una misura altrettanto imprudente.

Si pone altresì il problema dell’immigrazione clandestina attraverso la Turchia, un fenomeno destinato a intensificarsi con la partecipazione della Bulgaria a Schengen. Quali garanzie offre la Commissione che il problema verrà affrontato efficacemente? Nessuna. Quali misure adotta per evitare l’insorgere di ulteriori difficoltà in relazione ai rom e prevenire i disagi e la criminalità associati a questo gruppo? Anche in questo caso, nessuna.

Che cosa ne sarà della riforma giudiziaria e delle misure anti-corruzione ancora necessarie? I cittadini rumeni e bulgari che si recano in un paese Schengen con le migliori intenzioni comprenderanno (ne sono convinto) che il fastidio dei controlli alle frontiere non è paragonabile all’esigenza di tutelare gli altri europei dalla criminalità organizzata e dall’immigrazione clandestina di massa.

 
  
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  Marian-Jean Marinescu (PPE).(RO) Signor Presidente, l’ingresso della Romania nell’area Schengen, uno dei principali obiettivi politici del paese, ha richiesto un impegno immane sul piano finanziario, istituzionale e umano. La Romania ha investito oltre 1 miliardo di euro, ottenendo risultati che tutte le relazioni di valutazione hanno giudicato nettamente positivi; sono state altresì soddisfatte tutte le condizioni dettate dall’acquis di Schengen.

La Romania, gestendo uno dei tratti più lunghi delle frontiere esterne dell’UE, ha sviluppato il sistema di sicurezza integrato più all’avanguardia, nel rispetto degli standard definiti dall’acquis di Schengen. Ha inoltre rafforzato il partenariato con Frontex, offrendo, dopo la Germania, il principale contributo di attrezzature e risorse umane alle operazioni dell’agenzia in Grecia. Per l’eventualità di un massiccio afflusso di immigrati alle frontiere, sono stati attuati meccanismi speciali di gestione dei movimenti migratori e delle richieste d’asilo, di concerto con gli organismi omologhi di altri Stati membri, la Germania e i Paesi Bassi. Quanto alla lotta ai traffici illeciti, vengono adoperati tutti i più sofisticati metodi di investigazione e raccolta di informazioni; è stata sviluppata un’applicazione, unica in Europa, che consente l’elaborazione di dati sia tramite SIS che SIS II. Il sistema di sorveglianza delle frontiere marittime è stato annoverato fra le buone prassi. Nel contempo, le autorità hanno prestato particolare attenzione alla lotta alla corruzione. Nell’ambito di un meccanismo ad hoc istituito dalla Commissione europea, è stata condotta una collaborazione costante i cui risultati dimostrano che la Romania possiede sia la capacità istituzionale sia la volontà politica necessarie a raggiungere gli obiettivi in ambito giudiziario.

Credo che l’adesione all’area Schengen non rappresenti una concessione offerta alla Romania, bensì il riconoscimento dei suoi meriti e del suo impegno, oltre a rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE. Onorevole Coelho, la ringrazio e le faccio i miei complimenti per la gestione del fascicolo.

 
  
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  Tanja Fajon (S&D).(SL) Signor Presidente, Bulgaria e Romania hanno soddisfatto le condizioni stabilite e si apprestano a entrare nell’area Schengen per i meriti acquisiti. Non possiamo permettere che l’ampliamento venga rimandato per motivi politici. Mi preoccupa profondamente la retorica populista e da estrema destra che spinge l’Unione, in maniera molto pericolosa, verso l’intolleranza, il razzismo, la discriminazione e la chiusura indiscriminata delle porte.

Ogni allargamento dell’area Schengen equivale a un ampliamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Confido inoltre che, come già accaduto in passato, con il tempo emergano opportunità di sviluppo, economico e non solo. È inaccettabile che oggi alcuni Stati membri dell’Unione chiedano il ripristino delle frontiere interne. La mobilità dei cittadini all’interno dell’UE, ovvero la libera circolazione, costituisce una delle libertà fondamentali dell’Europa; eventuali restrizioni comprometterebbero uno dei vantaggi più tangibili che i nostri cittadini abbiano ottenuto dal rafforzamento dell’integrazione europea.

Con l’allargamento dell’area Schengen a Bulgaria e Romania dimostreremo che l’ideale dell’integrazione è ancora vivo, che l’Europa procede lungo la sua strada e che i paesi che bussano alla sua porta, ivi compresi gli Stati dei Balcani occidentali, hanno un futuro chiaro all’interno dell’UE.

 
  
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  David Campbell Bannerman (ECR).(EN) Signor Presidente, ho cambiato posto nelle file del gruppo ECR questa settimana, ma non per questo ho cambiato parere sull’Unione europea. L’ECR ritiene che, sulle questioni afferenti Schengen, qualunque decisione spetti ai membri dell’area, fra cui la Svizzera, ovviamente, in quanto parte dell’area Schengen ma non dell’Unione europea. Nondimeno la chiusura della frontiera ai treni italiani per decisione francese e la richiesta della Danimarca di riformare l’acquis di Schengen indicano una crisi del sistema.

Un’analisi pragmatica rivela che l’adesione di Bulgaria e Romania determinerà profonde conseguenze anche per soggetti totalmente estranei all’area Schengen. La diminuzione dei controlli alle frontiere consentirà, ad esempio, a molti immigrati clandestini diretti verso il Regno Unito di raggiungere Calais indisturbati. Inoltre, la Bulgaria non ha ottemperato agli obblighi in materia di criminalità organizzata. In sintesi, la proposta risulta semplicemente eccessiva.

 
  
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  Mara Bizzotto (EFD). - Signor Presidente, mentre l'Europa fa finta di niente, il rapporto 2011 di Europol sul crimine organizzato sostiene che, con l'entrata di Romania e Bulgaria in Schengen, le potenti organizzazioni criminali turche, russe e albanesi potranno espandere la loro attività in tutt'Europa.

Ancora, cito testualmente: "L'immigrazione illegale dalla Turchia si allargherà alle coste della Bulgaria, aumenteranno i traffici di droga e di esseri umani in mano alla criminalità turca e albanese". Inoltre, sul traffico di esseri umani, "L'entrata in Schengen di Romania e Bulgaria potrebbe dare alla criminalità bulgara e alle comunità rom nuove opportunità per aumentare i loro traffici, già consistenti, verso il resto dell'Europa". In definitiva, aumento dell'immigrazione illegale dalla Turchia e dei traffici di droga e di esseri umani, meno sicurezza per i cittadini europei.

L'Europa vuole fare un grande favore al crimine organizzato. Il partito della Lega Nord è e sarà sempre contrario a questo genere di scelte scellerate. Chi domani voterà a favore di questa relazione avrà la responsabilità di un voto che aprirà alla criminalità organizzata un'autostrada che porta dritto al cuore dell'Europa.

 
  
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  Kinga Gál (PPE) . – (HU) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio Győri, signora Commissario, onorevoli colleghi, sono lieta che, attraverso la votazione di domani, il Parlamento europeo dimostri chiaramente di riconoscere l’idoneità di Romania e Bulgaria e sostenga la piena applicazione dell’acquis di Schengen, uno dei più importanti a livello di UE, in entrambi i paesi. Tale acquis riveste estrema importanza per i paesi dell’Europa centrale e orientale, anche per ragioni storiche, nella misura in cui consente di muoversi liberamente e senza ostacoli di sorta.

Dalla discussione odierna deve emergere il seguente, indispensabile messaggio per gli Stati membri: Romania e Bulgaria soddisfano i medesimi criteri di adesione che l’Unione europea ha applicato ai paesi finora ammessi all’area.

Va sottolineato che non possiamo imporre a Romania e a Bulgaria più criteri di quanto non sia finora accaduto nei precedenti iter di adesione. Gli Stati membri non possono dar luogo a discrepanze che eroderebbero il fondamento stesso dell’acquis di Schengen: la fiducia reciproca. Gli avvenimenti degli ultimi mesi dimostrano esattamente che il più importante fra gli acquis dell’UE necessita di tutela e sostegno. Ricordo inoltre che non dovremmo nel più assoluto dei modi accorpare due questioni distinte, ovvero l’adesione di due Stati membri all’area Schengen e la supervisione del meccanismo di verifica Schengen. Quest’ultima è sì essenziale, ma non può essere ricollegata all’argomento in discussione.

Da ultimo, mi sia consentito congratularmi con l’onorevole Coelho, autore della relazione, il cui lavoro costruttivo e coerente ha assunto grande rilievo in questo ambito. Ringrazio inoltre la Presidenza ungherese per l’impegno dimostrato e per aver adottato misure concrete allo scopo di facilitare l’adesione dei due Stati membri con la massima rapidità.

 
  
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  Anna Hedh (S&D).(SV) Signor Presidente, domani decideremo se approvare l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. Per le mie convinzioni socialdemocratiche mi sembra ovvio che qualunque Stato membro dell’Unione europea soddisfi tutti gli stringenti requisiti di cooperazione debba essere ammesso all’area. Deve trattarsi, ovviamente, di criteri rigorosi, che però vanno applicati con equità e oggettività alla totalità dei membri. Tutto il resto è ipocrisia politica.

Poiché tutti gli esperti giudicano la Romania e la Bulgaria conformi ai requisiti, mi sembra chiaro che l’adesione debba essere autorizzata. Nel corso della serata sono state sollevate alcune obiezioni riguardanti il livello di corruzione in entrambi i paesi; tuttavia, il problema non può essere contrastato attraverso il sistema Schengen. Di recente il Commissario Malmström ha presentato un pacchetto sulla lotta alla corruzione che può gettare le basi per ulteriori interventi. La questione investe l’intera Unione europea, non soltanto i due paesi in esame. Analogamente, la lotta alla criminalità organizzata richiede una maggiore cooperazione, anziché una maggiore chiusura.

(Applausi)

 
  
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  Salvatore Iacolino (PPE). - Signor Presidente, signora Commissario, Schengen è sicuramente un patrimonio di civiltà di grandissimo valore.

Oggi dobbiamo salutare con favore un risultato importante, cioè l'aver contemplato, fra i cittadini di paesi che possono beneficiare di questo strumento fondamentale, anche quelli della Bulgaria e della Romania. L'area Schengen va quindi consolidata e ulteriormente rafforzata: se c'è una testimonianza concreta di civiltà europea è proprio questa: il diritto di cittadinanza europea trova una misura concreta proprio negli spazi di Schengen.

L'acquis di Schengen è quindi uno strumento fondamentale per l'economia legale e sono convinto che il 24 giugno di quest'anno il Consiglio trarrà spunti di riflessione importanti da questo che vuole essere un rafforzamento dei sentimenti di fiducia e di collaborazione fra gli Stati membri.

Certo, i meccanismi di valutazione devono passare dai sistemi intergovernativi a quelli comunitari, come già annunciato dalla signora Malmström nei giorni scorsi, così com'è vero che la governance di Schengen determina certamente una maggiore cooperazione, un rafforzamento dinamico, ma anche un aggiornamento, trasparenza e dialogo sicuramente.

I requisiti sono stati soddisfatti da Bulgaria e Romania, e mi congratulo con l'onorevole Coelho per aver saputo coniugare libertà di movimento e sicurezza dei cittadini con un testo equilibrato, condiviso in sede di commissione LIBE.

 
  
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  Iliana Malinova Iotova (S&D).(BG) Signor Presidente, il gruppo “Valutazione di Schengen” ha definito sicuri i trecento chilometri di frontiere esterne dell’UE in Bulgaria, un risultato a cui hanno lavorato diversi governi bulgari. La commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni raccomanda al Consiglio di approvare l’adesione dei due paesi all’area Schengen. Ringrazio gli onorevoli colleghi per la professionalità del lavoro svolto.

Alcuni Stati membri stanno definendo nuovi criteri politici che allungheranno l’iter di adesione a Schengen. L’ingresso di Bulgaria e Romania è stato persino definito un pericoloso gioco con la sicurezza dei cittadini europei a causa della criminalità e della corruzione.

È evidente che i risultati ottenuti in tale ambito non sono soddisfacenti. Del resto, proprio per questo motivo vigono criteri di politica estera ed esiste il rischio che alcuni ministri bulgari si dimettano. Tali aspetti sono oggetto di altre valutazioni, come il meccanismo di cooperazione e verifica della Commissione. Guardo inoltre con favore alle proposte avanzate ieri dalla signora Commissario Malmström circa un nuovo pacchetto di misure anti-corruzione.

Ciononostante, allo stato attuale delle cose la Bulgaria e la Romania non possono fungere da capro espiatorio per i problemi di sicurezza irrisolti a livello europeo, come l’afflusso di rifugiati dall’Africa, le elezioni imminenti in taluni Stati membri, la retorica populista e la disillusione a seguito della crisi finanziaria ed economica. Nessuno ha interesse a creare un’Europa a due velocità. Vi invito dunque a sostenere la relazione presentata dall’onorevole Coelho, esortando nel contempo il Consiglio ad adottare parere favorevole.

 
  
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  Véronique Mathieu (PPE).(FR) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, inizio congratulandomi con l’onorevole collega Coelho per l’esemplare lavoro svolto ai fini della relazione. Sappiamo bene che il compito era arduo.

La Bulgaria e la Romania hanno lavorato intensamente per rafforzare i controlli alle frontiere, riuscendo nell’intento. Le ultime valutazioni lo dimostrano con chiarezza in riferimento a tutti i settori, dalla cooperazione giudiziaria e di polizia alla protezione dei dati, fino alle politiche relative ai visti e al controllo delle frontiere aeree, marittime e terrestri. Possiamo ormai considerare cosa certa che tutti i requisiti tecnici sono stati soddisfatti. Bulgaria e Romania sono ora in grado di attuare l’acquis di Schengen sul piano della capacità tecnica e delle risorse umane.

Sebbene allo stato attuale nulla impedisca un ampliamento dell’area Schengen, non vanno dimenticate le raccomandazioni formulate all’indirizzo di entrambi i paesi, nell’auspicio che il seguito dato sia tenuto sotto stretta osservazione soprattutto nel caso delle frontiere fra Bulgaria, Grecia e Turchia. Come sapete, la fiducia reciproca fra i membri dell’area Schengen presuppone che ciascun paese rispetti appieno gli obblighi nei confronti degli altri; l’inadempienza di una delle parti provoca l’interruzione del circuito e il tracollo dell’intero sistema.

Mi auguro che il Consiglio raggiunga un accordo, consentendo ai due Stati di partecipare alla cerchia privilegiata dei paesi Schengen. Tutti i membri di quest’Assemblea conoscono i benefici che decisioni di questa natura arrecano ai cittadini coinvolti. Rinnovo le mie congratulazioni all’onorevole Coelho per la relazione presentata.

 
  
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  Vasilica Viorica Dăncilă (S&D).(RO) Signor Presidente, gli Stati che hanno espresso riserve circa l’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen non dovrebbero, a mio avviso, dimenticare che tale adesione costituisce un obbligo di legge sancito dai rispettivi trattati di adesione all’UE, obbligo che i due paesi hanno assunto con la firma del trattato.

Al tempo stesso, gli Stati membri dell’Unione europea non devono trascurare che l’adesione della Romania e della Bulgaria a Schengen rientra nei loro stessi interessi; i due paesi potranno così contribuire alla sicurezza di tutti i membri e ampliare l’area Schengen, rafforzando il processo di integrazione dell’UE e lo spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia.

A confermare con forza questa tesi è l’apprezzamento espresso dalle missioni di valutazione dell’Unione europea nei due paesi, incaricate di verificare il regolare collegamento e funzionamento del Sistema d’informazione Schengen, che richiede i massimi standard di sicurezza. Tale collegamento permetterà a tutti i paesi dell’Unione di accedere a dati informatizzati sui clandestini che tentano di raggiungere l’UE, assicurando un controllo più efficace delle nostre frontiere esterne.

 
  
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  Hubert Pirker (PPE). (DE) Signor Presidente, signora Presidente in carica del Consiglio Győri, signora Commissario, sappiamo tutti che i due paesi in esame, Romania e Bulgaria, hanno effettuato ingenti investimenti per accrescere la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE. Analisi obiettive sono tutte giunte a una stessa conclusione: i requisiti per l’adesione all’area Schengen sono stati soddisfatti. Il nostro relatore ha inoltre condotto una verifica sul campo che, a seguito di una valutazione oggettiva, ha condotto al medesimo risultato. Di conseguenza, non soltanto voteremo per la relazione, ma esprimeremo parere favorevole anche sull’adesione di entrambi i paesi all’area Schengen.

Nondimeno l’area Schengen rappresenta anche uno spazio di fiducia; non tutto, pertanto, si ottiene in un’unica soluzione, ma quella fiducia deve essere confermata nel tempo, gli stessi investimenti nella sicurezza devono avere continuità. È una considerazione valida per tutti gli Stati, mi preme sottolineare, e non soltanto per Romania e Bulgaria. Mi auguro che la fiducia resti salda nel lungo periodo consentendoci, in una prospettiva di lungo termine, di preservare la libera circolazione all’interno dell’Unione europea in quanto bene pubblico fondamentale.

Mi preoccupa tuttavia una notizia che ho appreso oggi, ma che non sono in grado di accertare: sembra che gli stipendi del corpo di polizia rumeno saranno ridotti di circa un terzo. Sappiamo tutti che un buon livello di retribuzione costituisce uno dei presupposti per l’incorruttibilità e la solerzia delle forze dell’ordine; mi auguro dunque che le informazioni in mio possesso siano inaccurate e che il corpo di polizia, investito di un compito essenziale per quei paesi e per la sicurezza dell’intera UE, continui a ricevere anche in futuro stipendi elevati e tali da non renderlo vulnerabile alla corruzione.

 
  
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  Antigoni Papadopoulou (S&D).(EL) Signor Presidente, signora Commissario, la relazione Coelho afferma che, in base alle relazioni di valutazione, la Romania e la Bulgaria risultano sufficientemente preparate ad applicare le disposizioni di Schengen alle rispettive frontiere terrestri, marittime e aeree. Soddisfano i requisiti di base e gli stessi criteri applicati ad altri Stati membri ai fini della piena integrazione nell’area Schengen. Nell’appoggiare la piena integrazione di questi due paesi, dimostriamo la solidarietà dell’UE, oltre a corroborare l’ideale europeo e il diritto fondamentale alla libera circolazione dei cittadini nell’Unione; creiamo così anche un’Europa più forte.

Quanto ai timori espressi dalla relazione circa l’aumento della pressione migratoria nella zona sensibile compresa fra Bulgaria, Turchia e Grecia, il problema rappresenta una sfida attualissima per l’Unione europea e gli Stati membri, che devono individuare soluzioni globali e paneuropee al fine di rafforzare efficacemente le frontiere esterne, consolidare Frontex, dar prova della giusta solidarietà comunitaria e assistere i paesi dell’Europa meridionale in quanto meta di immigrazione. Tali sfide vanno tenute in considerazione nel confronto, di grande attualità, sull’aggiornamento dell’accordo di Schengen.

 
  
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  Ivailo Kalfin (S&D).(BG) Signor Presidente, signora Commissario, la partecipazione all’area Schengen comporta un’assunzione di responsabilità. La Bulgaria e la Romania devono essere ammesse al suo interno affinché possano farsi carico della propria parte di responsabilità, insieme con gli altri Stati membri, nella protezione delle frontiere europee.

So bene che Schengen, divenuto ormai un tema delicato in molti Stati membri e causa di numerosi confronti pubblici, ha assunto nuovo significato a seguito dell’afflusso di immigrati dall’Africa settentrionale negli ultimi mesi. Di fatto, anche vecchi Stati membri di grandi dimensioni hanno incontrato difficoltà nella gestione dei flussi migratori.

Nondimeno respingere l’adesione di Bulgaria e Romania non rappresenterebbe una soluzione a queste problematiche, al contrario. La giusta risposta sta nel rafforzare il principio di solidarietà nel contesto delle politiche sull’immigrazione e nell’ottenere che tutti gli Stati membri si impegnino ad applicarlo. Non dobbiamo semplicemente permettere ma esigere che Bulgaria e Romania si assumano la propria parte di responsabilità e assolvano i rispettivi compiti lungo le frontiere esterne dell’Unione europea.

La signora Commissario Malmström ha citato la fiducia, che costituisce l’essenza stessa della questione. Ai governi di entrambi i paesi va accordata l’opportunità di raccogliere la sfida e dimostrarsi capaci di proteggere le frontiere dell’Europa.

 
  
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  Rovana Plumb (S&D).(EN) Signor Presidente, cari colleghi, un mese fa ho raggiunto Bruxelles in auto. Alla frontiera ungherese ho visto una fila interminabile di camion; ricordo di averne contati 87, provenienti da Germania, Italia, Danimarca e Ungheria, carichi di beni necessari ai cittadini. Quell’attesa era causata da una procedura non più applicabile nel resto dell’Unione europea.

Desidero sottolineare che l’adesione di Romania e Bulgaria a questo spazio fondamentale riveste grande importanza per l’Europa intera, poiché abbiamo il compito di riconquistare la fiducia dei cittadini nell’UE e nelle sue istituzioni. La signora Commissario ha definito Schengen un dono essenziale per tutti i cittadini europei; è anche uno strumento indispensabile per accrescere la presenza dell’Europa, anziché ridimensionarla.

Confido che il Parlamento europeo approvi la relazione domani e che il Consiglio agisca di conseguenza con la massima rapidità.

(Applausi)

 
  
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  Csaba Sógor (PPE). (HU) Signor Presidente, la relazione dell’onorevole Coelho stabilisce che sia la Romania sia la Bulgaria hanno mostrato di essersi preparate adeguatamente ad attuare le disposizioni di Schengen. La data della loro adesione all’area resta però incerta perché alcuni Stati membri temono che possa causare problemi al sistema Schengen, malgrado le valutazioni espresse in più occasioni da diversi organismi dell’Unione europea. Pur riconoscendo le pecche del sistema giudiziario rumeno, desidero ricordare agli onorevoli colleghi e al Consiglio che la loro decisione ha un impatto diretto sulla vita quotidiana di 30 milioni di cittadini dell’UE. L’abolizione dei controlli alle frontiere interne rappresenta una grande conquista dell’integrazione europea. Gli abitanti di Romania e Bulgaria si attendono legittimamente di poter beneficiare dei vantaggi dell’acquis di Schengen in quanto cittadini dell’UE a pieno titolo. È mia ferma convinzione che l’Europa intera si rafforzerebbe con l’ingresso di questi due paesi nell’area Schengen entro l’anno.

 
  
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  Katarína Neveďalová (S&D). (SK) Signor Presidente, oggi mi trovo in quest’Aula per esprimere inequivocabilmente il mio sostegno all’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen.

A mio parere, la relazione presentata dall’onorevole Coelho avvalora la valutazione secondo cui i due paesi sono pienamente preparati e soddisfano tutte le condizioni. La Romania e la Bulgaria sono Stati membri dell’Unione europea da quattro anni, sebbene alcuni onorevoli colleghi sembrino non esserne accorti. Alcuni degli interrogativi e dei commenti razzisti che hanno formulato a proposito dei paesi in esame mi preoccupando seriamente in quanto cittadino dell’UE; quando descriviamo gli immigrati provenienti da questi due Stati come clandestini che invadono il nostro territorio, dimentichiamo di parlare, in realtà, di membri e cittadini dell’Unione europea che non possono certamente essere qualificati come clandestini.

Ritengo che chiunque soddisfi le condizioni debba avere la possibilità di aderire all’area Schengen; lo richiede il principio fondamentale dell’uguaglianza sul quale l’Unione si fonda. Chi si oppone mette in discussione i principi fondamentali dell’UE.

 
  
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  Filiz Hakaeva Hyusmenova (ALDE).(BG) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, dopo l’adesione della Bulgaria all’Unione europea l’ingresso nell’area Schengen è il prossimo avvenimento circondato da grande attesa, un’attesa di giustizia.

Dopo i considerevoli sforzi compiuti dalla Bulgaria e dalla Romania e l’ammirevole lavoro di adeguamento ai requisiti tecnici di Schengen, un rinvio dell’adesione contravverrebbe alle norme vigenti nell’Unione europea. Le condizioni stabilite nell’UE sono le medesime per tutti i membri; gli stessi criteri applicati agli altri Stati devono vigere per i nostri paesi; in caso contrario si commetterebbe un atto di discriminazione.

La corruzione è un fenomeno diffuso in molti Stati membri che richiede l’intervento dell’Europa intera, se si considera che quattro cittadini europei su cinque la annoverano fra i problemi fondamentali del proprio paese. L’Europa ha difficoltà a gestire l’aumento degli emigrati. Occorre trovare soluzioni comuni in questi ambiti, nel rispetto dei nostri valori e principi.

 
  
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  Lena Kolarska-Bobińska (PPE).(PL) Signor Presidente, si parla molto di crisi nell’Unione europea. Finora ci siamo occupati principalmente di crisi economica, ma i recenti avvenimenti in relazione all’area Schengen hanno indotto i cittadini a credere che non siano a rischio soltanto le economie, ma anche i diritti fondamentali della persona. A seguito di quanto accaduto in Italia e Francia e, successivamente, in Danimarca, mi sembra opportuno inviare un segnale inequivocabile affermando che l’area Schengen non è in pericolo né si pensa a una sua sospensione; vogliamo anzi rafforzarla e ampliarla, così come desideriamo un’Europa aperta.

Dobbiamo dimostrarci capaci di superare le crisi. Ringrazio la signora Commissario per aver pubblicato con grande rapidità una comunicazione sulla politica comune in materia di asilo e immigrazione quando la Danimarca prospettava una reintroduzione dei controlli alle frontiere. Occorre però compiere un passo ulteriore. Non è sufficiente votare a favore dell’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen, bisogna intervenire con la massima tempestività.

 
  
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  Ioan Mircea Paşcu (S&D).(EN) Signor Presidente, gli accordi di Schengen sono sottoposti a pressioni sempre più forti. Da un lato, in considerazione delle attuali ondate di immigrati provenienti dall’Africa settentrionale, dove l’Unione si fa promotrice di una svolta democratica, alcuni Stati hanno chiesto e ottenuto la sospensione temporanea dell’acquis. Dall’altro lato, i restanti paesi hanno deciso, per ragioni che sembrano riflettere gli interessi particolari di ciascuno verso i due candidati, di approfittare del fatto che Romania e Bulgaria non appartengono ancora all’area per tentare di rimandarne nuovamente l’adesione.

Le regole del gioco sono dunque state modificate mentre la partita era in corso, a svantaggio dei due giocatori. Personalmente condivido le conclusioni positive della relazione e mi congratulo con l’autore per il lavoro svolto; tuttavia, pur comprendendo le motivazioni politiche dietro le modifiche alle raccomandazioni (la politica si fonda, dopo tutto, sul compromesso), non posso ignorare che le nuove condizioni proposte potrebbero lasciare spazio a interpretazioni soggettive. Mi auguro di cuore di sbagliarmi.

 
  
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  Cristian Silviu Buşoi (ALDE) . – (RO) Signor Presidente, la relazione oggi in esame, un testo obiettivo ed equo, indica la piena preparazione tecnica di Bulgaria e Romania ad aderire all’area Schengen. Peraltro, la documentazione di valutazione segnala che la Romania può fungere, per certi aspetti, da modello di buona prassi.

È mia ferma convinzione che l’ingresso dei due paesi nell’area non avrà conseguenze avverse per la sicurezza delle frontiere, accrescendo anzi la fiducia nell’Europa nel sistema Schengen. Si cita spesso, com’è stato ricordato anche nel corso di questa discussione, la fiducia reciproca. Come si può tuttavia parlare di fiducia reciproca quando alcuni Stati membri cambiano le regole del gioco in corso d’opera introducendo nuovi criteri di adesione?

Le argomentazioni addotte oggi contro l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen non sono state prese in considerazione per nessuno degli Stati che vi hanno aderito in passato. I cittadini rumeni e bulgari si attendono soltanto lo stesso trattamento riservato ad altri paesi e una valutazione oggettiva sulla base dei medesimi criteri. Il Parlamento deve inviare al Consiglio un messaggio chiaro in proposito, insistendo sulla definizione di una data certa per l’adesione.

 
  
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  Petru Constantin Luhan (PPE).(RO) Signor Presidente, desidero ringraziare il relatore che, in questo caso, ha elaborato un testo tanto fondamentale quanto delicato, se si considerano le nostre divergenze d’opinione sull’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen.

Onorevoli colleghi, ringrazio anche quanti hanno compreso che l’Unione europea cresce sulla base di valori. L’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen è, non da ultimo, parte delle responsabilità assunte nel 2004, fra cui il rispetto delle condizioni che i due paesi risultano soddisfare secondo le relazioni di valutazione della Commissione europea.

Oggi ho domandato a un onorevole collega proveniente da un paese contrario alla nostra adesione a Schengen quali fossero i motivi della sua opposizione. Il problema starebbe nel fatto che, malgrado l’ottemperanza alle condizioni tecniche, questa politica risulta impopolare a livello nazionale. È una situazione inaccettabile.

 
  
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  Nikolaos Salavrakos (EFD).(EL) Signor Presidente, a mio avviso la credibilità dell’Unione si fonda sull’applicazione uniforme delle norme. Mi sembra dunque ovvio che il coinvolgimento di Romania e Bulgaria nell’accordo di Schengen debba essere accettato nella misura in cui i due paesi osservano le stesse norme applicate al momento dell’adesione di altri Stati.

Accolgo con favore la relazione presentata dall’onorevole Coelho nonché il suo invito a che la Bulgaria adotti ulteriori misure, predisponendo, di concerto con la Grecia e la Turchia, un piano d’azione specifico a contrasto dell’immigrazione clandestina attraverso la frontiera greco-bulgara. Resto fermamente convinto della necessità di sottoporre a riesame il regolamento di Dublino II e di rendere permanente l’ufficio operativo di Frontex in Grecia.

 
  
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  Andreas Mölzer (NI).(DE) Signor Presidente, signora Commissario, come sappiamo l’accordo di Schengen non deve favorire spostamenti di massa verso i sistemi sociali né la libera circolazione deve determinare un aumento della criminalità e dell’immigrazione clandestina. È giunto il momento che l’Unione europea attribuisca maggiore importanza alla lotta alla criminalità organizzata e al rafforzamento della protezione alle frontiere.

Se l’Italia e il sistema di sicurezza realizzato dalla sua polizia di frontiera risultano essere ben al di sotto gli standard medi di Schengen, dobbiamo temere che anche i nuovi membri come Romania e Bulgaria allentino i controlli.

Va dunque respinta l’adesione, fin troppo affrettata, di questi paesi all’area Schengen, poiché ne beneficerebbe principalmente la criminalità organizzata proveniente dall’Europa orientale e, persino, dalla regione del Caucaso. A mio parere, nella gestione dei problemi legati all’asilo la Danimarca ha assunto il ruolo di apripista per i vertici dell’UE; probabilmente è questo il motivo della vivace reazione della Commissione all’annuncio di un rafforzamento dei controlli di frontiera per contrastare l’aumento della criminalità. Dovremmo mettere in chiaro che l’apertura delle frontiere interne richiesta da Schengen è possibile soltanto se le frontiere esterne risultano sicure.

 
  
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  Wim van de Camp (PPE).(NL) Signor Presidente, chi ha seguito il fascicolo sa che l’adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen rappresenta un tema straordinariamente delicato nei Paesi Bassi. Nondimeno ci spetta anche una responsabilità europea. Ho dunque una domanda per la signora Commissario: in che modo convergono i criteri di Schengen con i controlli generali previsti dalle politiche di contrasto della corruzione? A proposito delle verifiche al confine tra Bulgaria e Ucraina, è recente la notizia di alcuni funzionari di frontiera bulgari che, in cambio di tangenti, hanno permesso a persone sprovviste di alcun titolo di passare le frontiere esterne dell’UE.

Avrei una seconda domanda, sollevata anche dall’onorevole Pirker: quali conseguenze avrà la drastica riduzione di stipendio subita dalla polizia rumena sull’applicazione delle disposizioni di Schengen? I sindacati non sono stati consultati. Qual è la situazione allo stato attuale?

 
  
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  Monika Smolková (S&D). (SK) Signor Presidente, nell’arco di tre anni la Bulgaria e la Romania hanno adottato tutte le misure necessarie al loro ingresso nell’area Schengen. I requisiti e gli interventi di potenziamento della sicurezza alle frontiere esterne non sono di facile realizzazione; ciononostante, entrambi i paesi hanno soddisfatto le condizioni, acquisendo il diritto di diventare membri dell’area Schengen indipendentemente dall’afflusso di immigrati africani a cui l’Europa è sottoposta.

Rivestono importanza fondamentale i giudizi espressi dal comitato da valutazione, i cui membri si sono recati di persona in entrambi gli Stati, giungendo alla conclusione che soddisfano i requisiti di Schengen.

Sono fermamente convinta che la relazione riceverà l’approvazione dell’Assemblea, cui seguirà il chiaro appoggio del Consiglio. Auguro ai cittadini di Romania e Bulgaria di provare la stessa esaltazione che ho avvertito nell’abbattere un valico di confine il 22 dicembre 2007, quando la Slovacchia entrò a far parte dell’area Schengen.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE).(FI) Signor Presidente, l’allargamento dell’area Schengen presuppone il soddisfacimento di determinati standard, ma anche l’instaurazione di fiducia. Le domande di adesione di Bulgaria e Romania sono giunte in un momento interessante, quando l’Unione europea iniziava a mettere in discussione il principio della libera circolazione.

Ovviamente era già accaduto in precedenza che si effettuassero controlli alle frontiere interne, che erano però motivati da circostanze particolari, ad esempio da eventi sportivi, come i campionati di calcio europei o quelli mondiali, oppure da incontri al vertice. Anche adesso molti paesi Schengen conducono ispezioni di polizia in ottemperanza alla legislazione nazionale, per esempio su voli interni all’area.

Adesso, tuttavia, la natura del dibattito è mutata; i controlli non sono più necessari per avvenimenti straordinari, ma per effetto di un fenomeno. È un tema delicato, che mette in discussione l’idea stessa di libera circolazione e…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Mariya Nedelcheva (PPE).(BG) Signor Presidente, mi congratulo con l’onorevole Coelho per aver presentato una relazione equilibrata e oggettiva. Il testo non soltanto riflette i dati raccolti dal relatore nel corso delle missioni in Bulgaria e Romania, ma esprime anche il desiderio del Parlamento europeo di restare fedele allo spirito europeo. In altre parole, il grado di preparazione all’adesione a Schengen si misura esclusivamente sulla base di criteri tecnici, come avviene in questo caso.

La preparazione tecnica, resa possibile dall’ottimo lavoro di Bulgaria e Romania, è un risultato positivo che possiamo osservare noi stessi oggi. Adesso è fondamentale che, con una maggioranza convincente, questo Parlamento invii un duplice segnale durante la votazione di domani.

In primo luogo, va rivolto un messaggio al Consiglio dei ministri. Autorizzando l’accesso a informazioni necessarie, instaurando un dialogo costruttivo e prestando ascolto ai pareri del Parlamento, il Consiglio non dimostrerà soltanto la propria disponibilità a collaborare con noi, ma formulerà anche un forte messaggio riguardo a uno dei guardiani dei valori europei nonché a una cooperazione e a un partenariato trasparenti.

Inoltre, rivolgeremo un messaggio significativo ai cittadini bulgari e a quelli rumeni, ricordando loro che l’Unione europea promuove la parità di trattamento per tutti gli Stati membri, l’uniformità delle regole e la coerenza nella valutazione dei risultati raggiunti. Sono certa che il Consiglio non ignorerà sforzi così proficui.

 
  
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  Nadezhda Neynsky (PPE).(BG) Signor Presidente, ringrazio innanzi tutto l’onorevole Coelho per aver presentato una relazione esaustiva. Ho deciso di intervenire perché sono irritata dagli spudorati tentativi di sfruttare il caso della Bulgaria e della Romania per risolvere problemi interni e acquietare paure interne.

Gli stessi timori accompagnarono, più di dieci anni fa, l’abolizione dell’obbligo di visto per Bulgaria e Romania. All’epoca i leader europei dimostrarono però coraggio e lungimiranza, sebbene i due paesi non appartenessero all’Unione; i fatti non li hanno smentiti.

Non dimentichiamo dunque che la discussione attuale verte su norme che devono essere uguali per tutti, sulla parità fra gli Stati membri sancita dal trattato dell’Unione europea e, non da ultimo, sulla tanto decantata solidarietà europea.

Oggi l’Unione è una realtà indubbiamente più eterogenea rispetto a venti anni fa; non è una sorpresa per nessuno. Nondimeno la crisi in atto nell’area Schengen dovrebbe essere discussa in un altro contesto e qualunque mutamento delle condizioni ne derivi deve coinvolgere tutti. Pertanto, non dimentichiamo che gruppi numerosi di immigrati clandestini attraversano…

(Il Presidente interrompe l’oratore)

 
  
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  Metin Kazak (ALDE).(BG) Signor Presidente, mi congratulo con il relatore, onorevole Coelho, per la relazione straordinariamente equilibrata e positiva. Il documento rispecchia l’atteggiamento e la posizione generali della maggioranza dei deputati presenti, secondo cui Bulgaria e Romania meritano, anzi devono divenire parte dell’area Schengen.

Ovviamente, non è ammissibile che un problema venga riferito a un settore che altrimenti ne è privo. Corruzione e criminalità sono riscontrabili in tutti gli Stati membri dell’Unione europea; si riuscirà però ad affrontarle soltanto quando i 27 paesi uniranno le proprie energie. Le responsabilità e gli oneri non possono essere attribuiti a un solo gruppo di Stati europei.

La Bulgaria e la Romania hanno dato prova di poter contribuire a un’Europa unita. Credo che si dimostreranno anche degni membri dell’area Schengen.

 
  
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  Traian Ungureanu (PPE).(EN) Signor Presidente, la Bulgaria e la Romania si sono dimostrate capaci di garantire la sicurezza delle frontiere dell’UE, un fatto che è stato pienamente (ripeto: pienamente) documentato. Ad ogni modo, i funzionari arrestati in entrambi i paesi sono finiti in manette per corruzione. Può qualcuno fra gli onorevoli colleghi affermare che, ad esempio, un funzionario olandese corrotto non sarebbe arrestato nel suo paese?

In secondo luogo, né la Romania né la Bulgaria ambivano a scalare la classifica di Transparency International; hanno sottoscritto un contratto con valore giuridico per poi soddisfarne tutti i criteri. Mi sembra che qualunque tentativo di modificare le regole del gioco a partita in corso sia illecito ai sensi del diritto dell’UE e, in ogni caso, sleale secondo il buon senso comune.

 
  
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  Cecilia Malmström, membro della Commissione.(EN) Signor Presidente, vi ringrazio per questo utilissimo confronto. Si avverte effettivamente la chiara esigenza di rinsaldare la fiducia in Schengen rafforzandone la governance e il meccanismo di valutazione (come proposto dal Collegio dei Commissari ben prima di Natale) attraverso un accresciuto coinvolgimento di esperti indipendenti e della Commissione nonché una maggiore trasparenza verso il Parlamento in relazione a tutte le misure adottate. Occorre inoltre migliorare la nostra capacità di intervenire tempestivamente a sostegno degli Stati membri in difficoltà, qualunque sia il motivo, ed è opportuno chiarire le circostanze in cui possono essere reintrodotti i controlli alle frontiere.

Tutti questi obiettivi vanno realizzati. Dovremo inoltre contrastare la corruzione, moltiplicando i nostri sforzi in tal senso. Sì, la corruzione è un fenomeno presente in Bulgaria e in Romania, ma lo è in ogni Stato membro. La Commissione ha presentato appena ieri un documento sulle strategie per l’intensificazione della lotta alla corruzione, documento che alcuni voi hanno gentilmente ricordato.

Nel frattempo dovremmo però riconoscere gli immani sforzi compiuti da Bulgaria e Romania per soddisfare i requisiti tecnici di Schengen. Sono estremamente chiari e trasparenti. Pertanto, i due paesi dovrebbero ricevere un quadro ben definite delle misure loro richieste, affinché gli Stati membri si sentano pronti ad accoglierli nella comunità di Schengen.

 
  
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  Enikő Győri , Presidente in carica del Consiglio. – (HU) Signor Presidente, signora Commissario, onorevoli deputati, ringrazio innanzi tutto quanti hanno espresso apprezzamento per l’operato della Presidenza ungherese. Il sostegno che ci avete dimostrato in questi cinque mesi è stato fondamentale per noi. La discussione odierna ha inoltre messo in luce che una netta maggioranza del Parlamento europeo sostiene l’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen per il lavoro svolto dai due paesi.

Negli ultimi cinque mesi ci siamo impegnati a fondo affinché questo dato fosse riconosciuto e il Consiglio stabilisse l’idoneità tecnica di Romania e Bulgaria ad aderire a Schengen; continueremo a farlo nel tempo che ci resta. Entrambi i paesi hanno compiuto sforzi considerevoli che meritano il nostro massimo apprezzamento. Secondo molti degli intervenuti, sia favorevoli sia contrari al rinvio dell’adesione, il nodo centrale sta nella fiducia reciproca. Condivido appieno questa valutazione. Instaurare tale fiducia è stato uno degli obiettivi della Presidenza ungherese per tutto il suo periodo in carica.

In quale modo abbiamo cercato di raggiungere questo obiettivo? Da un lato, abbiamo intavolato un dialogo continuo con entrambi i paesi, osservandone l’impegno e tentando di aiutarli a ottenere maggiore riconoscimento per gli sforzi compiuti. Dall’altro lato, abbiamo intrattenuto contatti continui con gli Stati che nutrivano dubbi circa l’adesione di Romania e Bulgaria, incoraggiandoli a confrontarsi con gli stessi paesi candidati. Ne è nato un continuo dialogo dietro le quinte, affinché ciascuna delle parti coinvolte comprendesse le altre e riponesse in loro la propria fiducia. È questa la fiducia reciproca sulla quale si fonda gran parte delle nostre politiche a livello di UE; senza di essa gli Stati membri non potrebbero assumere una decisione politica simile, che richiede l’unanimità. È un processo molto lungo.

Abbiamo avuto sei mesi per raggiungere il nostro traguardo. Confido che, entro la fine di questo periodo, approderemo allo stadio in cui, esattamente nello spazio di due giorni, gli Stati membri riconosceranno la realizzazione degli obiettivi fissati. Che cosa può contribuire all’instaurazione della fiducia reciproca? Un ruolo fondamentale spetta alla serie di consultazioni che ho citato e, in parallelo, all’impegno da parte di entrambi i candidati a proseguire gli sforzi e a confermare la propria capacità di difesa delle frontiere esterne dell’UE. La condotta dimostrata dai due paesi, insieme con una crescita e un ritmo considerevoli, deve restare invariata anche nel prossimo futuro.

D’altra parte, sono convinta che potrebbe rivelarsi utile (sebbene non rientri ufficialmente tra le condizioni di adesione a Schengen) anche il meccanismo di cooperazione e verifica, il famoso MCV oggetto di una relazione della Commissione prevista per luglio in cui si tratteranno gli stessi temi sollevati in questa discussione. La Commissione emetterà un certificato riguardante la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Abbiamo sempre insistito affinché non fosse incluso fra le condizioni, ma concorrerà senza dubbio all’instaurazione della fiducia reciproca; sono dunque convinta che un MCV positivo favorirà una decisione politica ugualmente positiva circa l’allargamento di Schengen.

Quanto alla predisposizione generale verso qualunque iter di adesione all’area Schengen, non possiamo certo affermare che, allo stato attuale, l’UE sia particolarmente incline ad accogliere nuovi membri; lo dimostrano con chiarezza diverse osservazioni formulate durante questa discussione. Alcuni sostengono che, ad esempio, l’adesione di Romania e Bulgaria innescherà lo spostamento dei rom. Voglio essere chiara su questo punto: la libera circolazione costituisce uno dei principi di base dell’Unione europea, un principio efficace e valido, oltre a rappresentare il fondamento delle nostre politiche. I rom bulgari e rumeni godono di questo diritto al pari di qualunque altro cittadino in una qualunque parte dell’Unione europea: tutti possono muoversi liberamente, non sussistendo l’obbligo di visto, e chi volesse partire in questo momento potrebbe farlo.

Nondimeno sono molto fiera del fatto che, durante la Presidenza ungherese, sia stata elaborata una strategia per i rom attraverso la quale si definisce con grande chiarezza gli obblighi di ciascuno Stato membro nei confronti di questa comunità tanto tormentata. Il problema deve essere affrontato alla radice: offrendo ai rom migliori possibilità occupazionali e formative, diminuirà la pressione migratoria all’interno dell’Unione europea. Mi sia consentito aggiungere una considerazione: se i diritti fondamentali fossero negati ai più deboli, sarebbe in pericolo la loro applicazione universale.

Infine, poiché anche la valutazione del sistema Schengen in corso è stata analizzata in profondità, vorrei ricordare un aspetto che la Presidenza ungherese ha affermato chiaramente fin dal primo istante, e di cui resta convinta: l’allargamento di Schengen deve essere distinto nettamente dal tipo di valutazione a cui sottoporremo il sistema. Non confondiamo i due temi. Occorre preservare l’acquis sulla libera circolazione e sfruttare meglio gli strumenti a nostra disposizione, ad esempio per un più efficace controllo reciproco delle frontiere esterne. Proprio per questo motivo miriamo a ridurre la pressione migratoria dall’Africa settentrionale intervenendo sulle cause locali, o cerchiamo di innalzare la capacità di prestito della Banca europea per gli investimenti. Ci troviamo alle battute finali. Si frappone alla conclusione di un accordo con voi una sola difficoltà di natura giuridica: il consueto problema dell’atto delegato. Solo dopo aver superato questo scoglio sottoporremo il sistema Schengen a riesame, valutando le possibilità di aggiustamento o miglioramento; sappiamo infatti che presenta alcuni problemi, ma è opportuno attenersi a questo stato delle cose.

Signor Presidente, onorevoli deputati, confido che durante la prossima riunione del Consiglio “Giustizia e affari interni”, che si terrà fra due giorni, vengano assunte decisioni importanti in merito all’allargamento di Schengen e alla verifica del sistema, tali da garantire la libera circolazione dei cittadini.

 
  
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  Carlos Coelho, relatore.(PT) Durante la discussione uno degli onorevoli colleghi ha definito infantile la decisione di autorizzare l’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen. Mi dissocio completamente. Credo che, una volta divenuti adulti, apprezziamo le argomentazioni razionali e, se siamo istruiti, sappiamo quando un’argomentazione razionale è equa. Per agire con equità non possiamo comprometterci applicando due pesi e due misure.

Siamo chiamati a stabilire se la Bulgaria e la Romania soddisfino o meno le condizioni di adesione a Schengen. Se non vi ottemperano, non dovrebbero entrare nell’area; se vi ottemperano, dovrebbero diventarne parte. È del tutto legittimo che i cittadini dei due paesi siano considerati europei a pieno titolo; né i bulgari né i rumeni dovrebbero divenire ostaggio della retorica populista.

Sappiamo che non tutti gli aspetti di Schengen sono perfettamente funzionanti. Sosteniamo dunque un nuovo sistema di valutazione Schengen al fine di individuare eventuali problemi, reagire di conseguenza e intervenire laddove il problema persista. Nondimeno il dibattito sul nuovo sistema di valutazione non può ridurre i cittadini bulgari e rumeni a ostaggi dell’iter legislativo. I due processi sono distinti e procedono ciascuno al proprio ritmo.

Infine, signora Presidente in carica Győri, la ringrazio per essere stata tanto gentile da citare il Portogallo e il cosiddetto “SIS One for all”, che ha facilitato l’adesione all’area Schengen di diversi paesi, fra cui il suo. Grazie per averci ricordato quel precedente e aver fatto quel cortese riferimento. Desidererei che il Consiglio ricevesse una sintesi della discussione e, spero, della nostra votazione di domani, che sarà molto illuminante a mio avviso. Mi auguro il Consiglio si renda conto che, se i rappresentanti dei cittadini europei si esprimono ad ampia maggioranza per l’inclusione di Bulgaria e Romania, come spero accada, è opportuno trarre le dovute conseguenze con la massima tempestività.

 
  
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  Presidente. – Cari colleghi, mi sembra che, a giudicare dalle esternazioni e dai giudizi prevalentemente positivi espressi oggi dall’Aula, e sulla base delle valutazioni di Commissione e Consiglio, la Bulgaria e la Romania meritino le nostre più calorose congratulazioni.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà l’8 giugno 2011.

 
  
 

Dichiarazioni scritte (articolo 149 del regolamento)

 
  
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  Elena Oana Antonescu (PPE), per iscritto. (RO) Romania e Bulgaria hanno dimostrato ancora una volta, se mai fosse necessario, di essere in grado di adottare tutte le misure richieste per garantire un significativo livello di sicurezza lungo le frontiere dell’Unione europea. Considerando gli sforzi compiuti dalla Romania sul piano finanziario, tecnico, istituzionale e amministrativo in vista dell’adesione a Schengen, credo che la valutazione positiva del suo fascicolo debba condurre, nei mesi a venire, alla definizione di una scadenza chiara per l’ingresso nell’area.

La situazione non dovrebbe essere turbata da un mutamento delle regole a gioco iniziato che alimenterebbe la retorica euroscettica e solleverebbe la questione, del tutto distinta, del controllo dell’immigrazione clandestina. Sotto il profilo tecnico la Romania è più pronta che mai a pattugliare la frontiera orientale dell’UE.

Eppure l’applicazione di due pesi e due misure alla valutazione di determinati parametri non è un aspetto degno o caratteristico del progetto europeo. Sono convinta che, una volta integrata nell’area Schengen, la Romania dimostrerà a tutti gli Stati membri di poter garantire la sicurezza delle frontiere orientali con serietà e rigore. I risultati ottenuti persuaderanno l’Europa intera del fatto che questa decisione ha potenziato la sicurezza dell’UE.

 
  
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  Vilija Blinkevičiūtė (S&D), per iscritto. (LT) La libera circolazione costituisce uno dei valori più essenziali dell’Unione europea per tutti i cittadini. L’area Schengen è caratterizzata proprio dall’assenza di controlli alle frontiere per i paesi partecipanti e dall’attuazione della libera circolazione all’interno dell’area. Dobbiamo dunque rispettare il diritto di tutti i cittadini dell’UE, senza eccezioni, a muoversi liberamente. Se la Bulgaria e la Romania devono ottemperare a un numero maggiore di criteri di adesione rispetto ad altri Stati membri, si crea una disuguaglianza. Occorre evitare un sistema basato sull’applicazione di due pesi e due misure, molto rigoroso verso i paesi candidati e accondiscendente nei confronti degli Stati che già appartengono all’area. Le disposizioni dell’acquis di Schengen devono essere uguali per tutti i paesi, mentre il sistema di valutazione deve presupporre il continuo rispetto delle regole, che non si limiti alla fase dell’adesione. I paesi che entrano nell’area Schengen sono tenuti a osservare tutti i requisiti di sicurezza, perché la sicurezza del sistema dipende veramente dal rigore e dall’efficacia con cui ciascuno Stato membro effettua i controlli sul proprio tratto di frontiera esterna, nonché dalla qualità e rapidità dello scambio di dati attraverso il Sistema d’informazione Schengen. Affinché i controlli alle frontiere interne siano aboliti, è dunque necessario che gli Stati membri collaborino al massimo grado e adottino le misure necessarie, soprattutto in caso di aumento dei flussi migratori, in quanto la sicurezza dell’area Schengen dipende dal rigore e dall’efficacia dei controlli svolti da ciascun paese alla propria frontiera interna.

 
  
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  Kinga Göncz (S&D) , per iscritto. (HU) Secondo la valutazione della Commissione europea, la Romania e la Bulgaria sono pronte ad aderire a Schengen; il Consiglio dovrebbe dunque decidere l’ammissione dei due Stati con la massima tempestività. Non possiamo applicare parametri diversi perché ciò minerebbe l’autenticità dell’Unione, né possiamo dettare nuove condizioni. L’adesione all’accordo di Schengen e l’abolizione delle frontiere sono, fra le misure previste dalla legislazione dell’UE, quelle che i cittadini più apprezzano insieme con l’euro, altro simbolo dell’Unione. La libera circolazione costituisce uno dei presupposti per la riuscita del mercato unico. Ovviamente, è necessario proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea; tuttavia, questo obiettivo non si raggiunge estromettendo gli Stati membri pronti, bensì introducendo un sistema di verifica Schengen continuo e trasparente, che (insieme con la politica comune europea in materia di immigrazione e una politica per i rifugiati fondata sulla solidarietà) offre una soluzione a molti nodi irrisolti. Chiedo dunque al Consiglio di agire quanto prima in questi settori.

 
  
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  Iosif Matula (PPE), per iscritto. (RO) La Romania è pronta ad abolire i controlli interni lungo le proprie frontiere terrestri, aeree e marittime. In seguito alle visite sul campo e alle valutazioni tecniche condotte, non solo il relatore designato dal Parlamento europeo, ma anche il gruppo di esperti è giunto alla conclusione che il paese soddisfa tutti i criteri di adesione all’area Schengen, che rientravano fra gli obblighi assunti con la firma del trattato di adesione nel 2005. È stato posto rimedio a tutte le pecche individuate in passato. Il mio paese è inoltre diventano un esempio di buona prassi in alcuni ambiti. Quanto alle obiezioni sollevate da alcuni onorevoli colleghi, ricordo che riguardano aspetti che non hanno un’attinenza diretta con l’acquis di Schengen e, pertanto, non possono essere addotti come motivazione per fermare l’ingresso della Romania. Comprendo i timori di alcuni onorevoli colleghi circa la necessità di rendere più sicure le frontiere esterne dell’UE, soprattutto perché che taluni Stati possono essere considerati una meta privilegiata per le ondate migratorie. Nondimeno vi ricordo che le norme europee devono essere uguali per tutti gli Stati membri e non possono essere modificate in corso d’opera; sarebbe un atto di discriminazione a danno dei cittadini europei. Alla luce della valutazione tecnica positiva, il Consiglio “Giustizia e affari interni” deve autorizzare l’integrazione della Romania nell’area Schengen a decorrere dal prossimo autunno.

 
  
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  Franz Obermayr (NI), per iscritto.(DE) A voler dar credito a questa relazione, la situazione è rosea; Romania e Bulgaria hanno mostrato di essere sufficientemente preparate ad applicare appieno le disposizioni di Schengen. Eppure, quanti fra noi conoscono il rapporto Europol OCTA 2011 sulla criminalità organizzata si chiederanno se la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sia cieca e sorda e perché mai ci occupiamo di Europol se poi ignoriamo i suoi moniti. Secondo l’Ufficio europeo di polizia, la Romania e la Bulgaria sono zone di transito per il traffico di stupefacenti e di armi nonché per la tratta umana. La criminalità organizzata, sempre più multietnica, commette atti di violenza estrema; molti hanno legami con formazioni paramilitari. Questi gruppi, si legge nel rapporto di Europol, cercano di ampliare i propri interessi nell’Unione europea e potrebbero sfruttare le opportunità derivanti dall’eventuale adesione di Bulgaria e Romania all’area Schengen. In un’intervista il direttore di Europol, Rob Wainwright, ha dichiarato che il possibile ingresso della Bulgaria e della Romania nell’area Schengen e la liberalizzazione dei visti per l’Ucraina rappresentano potenzialmente nuove opportunità per la criminalità organizzata. È nostro dovere nei confronti dei cittadini considerare con serietà i moniti dell’agenzia. L’accordo di Schengen apre già le porte dell’Europa alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina; occorre intervenire con urgenza prima che venga esteso.

 
  
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  Debora Serracchiani (S&D), per iscritto. – Ringrazio il relatore Coelho per questa ottima relazione che si inserisce all'interno del recente dibattito sull'applicazione del trattato di Schengen. L'esistenza di controlli efficaci alle frontiere esterne deve essere un fattore importante in quanto la sicurezza dell'area Schengen dipende dall'efficienza con cui ogni Stato membro effettua i controlli alle sue frontiere esterne e – benché alcuni problemi restino ancora rimasti irrisolti – la Romania e la Bulgaria hanno dimostrato di essere sufficientemente preparate ad applicare tutte le disposizioni dell'acquis di Schengen. Si è discusso molto dell'effettiva efficienza degli apparati statali di questi due paesi nonché sul loro livello di corruzione, tuttavia ritengo che l'applicazione di Schengen dovrebbe prescindere da questo, dato che – come è avvenuto già per gli altri Stati membri – è sufficiente basarsi solo sull'efficienza dei controlli alle frontiere e sulla preparazione dei corpi di polizia. L'aggiunta di altri requisiti creerebbe un precedente discriminatorio che non si è avuto neppure dopo il grande allargamento del 2007.

 
  
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  Adrian Severin (NI), per iscritto.(EN) Il vero interrogativo è il seguente: devono tutti i cittadini dell’UE essere trattati ugualmente e godere in pari misura dei diritti fondamentali dell’Unione, indipendentemente dall’origine nazionale? In coincidenza con la crisi economica globale, l’Unione europea vive una crisi della democrazia e della solidarietà; assistiamo al ritorno dell’Europa agli Stati nazionali. In tale contesto, la discussione sull’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen ha provocato accese reazioni che si basano su argomentazioni fasulle e sull’intento di creare disuguaglianze.

Non parliamo di aspetti tecnici né della sicurezza delle frontiere esterne dell’UE, e neppure di immigrazione o dell’efficienza della magistratura. Si tratta di un problema politico di natura strategica, che riguarda la coesione dell’UE. È semplicemente ridicolo citare l’impreparazione alle frontiere orientali quando consideriamo la permeabilità dei nostri confini meridionali; allo stesso modo, è scandaloso promuovere programmi politici nazionali a spese delle aspirazioni dei cittadini dell’UE di origine bulgara o rumena. Occorre potenziare la protezione delle frontiere, migliorare la politica sull’immigrazione, affinare le capacità amministrative e valersi di funzionari onesti. Un passo in tale direzione è l’immediato allargamento dell’area Schengen a Romania e Bulgaria.

 
  
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  Kristian Vigenin (S&D), per iscritto. (BG) Possiamo affermare categoricamente che la Bulgaria ovvero, per la precisione, i suoi cittadini non costituiscono di per sé una minaccia né diretta né potenziale alla sicurezza, all’ordine e alla pace dell’area Schengen. Il nostro paese ha soddisfatto, seppure in ritardo, tutti i requisiti tecnici afferenti il controllo delle frontiere esterne.

Tuttavia, sono numerosi i diffidenti secondo cui potrebbero verificarsi gravi malfunzionamenti con l’attuazione delle misure di controllo. Tale diffidenza emerge dalle relazioni della Commissione europea sul meccanismo di cooperazione e verifica, dai rapporti dell’Europol e da una serie di dichiarazioni rese dai rappresentanti di vari Stati membri. A fronte di un’espansione senza precedenti delle attività di contrabbando e dell’economia informale e considerando il fenomeno della corruzione e l’incapacità di arginare la criminalità organizzata, non abbiamo motivo di irritarci se il nostro iter di adesione è arrestato da ulteriori ostacoli.

Il Parlamento europeo deve assumere una posizione di principio: le regole del gioco non possono essere modificate in corso d’opera. Sul piano dei requisiti formali, Bulgaria e Romania sono pronte ad aderire all’area Schengen; il Consiglio deve dunque accordare il suo consenso con la massima tempestività. Confido che la relazione presentata dall’onorevole Coelho venga approvata ad ampia maggioranza per inviare un chiaro segnale politico agli Stati membri.

 
  
  

(La seduta è sospesa per alcuni minuti)

 
  
  

PRESIDENZA DELL’ON. McMILLAN-SCOTT
Vicepresidente

 
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