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Tisdagen den 20 november 2012 - Strasbourg Reviderad upplaga

4. Frågestund med frågor till kommissionen
Anföranden på video
PV
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  President. − The next item is Question Time to the Commission and I would like to welcome Commissioners Tajani and Andor. The topic today is: Boosting Europe’s industry for growth and jobs. I will interpret this topic as widely as possible, but I should warn you that if your question is completely off the topic and deals with the common agricultural policy, for example, you are liable to be cut off.

I will just remind you of the rules. Questions are taken exclusively on a catch-the-eye basis; each Member has one minute to put his or her question and after the Commission’s reply has the right to put a supplementary of 30 seconds. The Commission has two minutes to reply if only one Commissioner is to be responsible for answering, and if both want to reply today each Commissioner has one minute of speaking time. The officials on either side of me have been catching your eyes and we will produce a list broadly in proportion to the group size. We are going to finish at 12 noon and we are now running some 25 minutes late.

 
  
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  Amalia Sartori (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo ringraziare prima di tutto i Commissari per la loro presenza qui oggi in Aula. Oggi, quest'Aula avrà la possibilità di affrontare, in due diversi momenti, un tema che è estremamente di grande rilievo, di grande importanza per l'Europa in questo momento ed è legato alla crescita e all'occupazione all'interno di questo nostro continente, di questa nostra Unione.

Io credo che i due Commissari qui presenti debbano essere in questa fase il punto di riferimento per tutti noi, per le politiche che stanno portando avanti e per le scelte che stanno facendo. In questo contesto, chiedo al Commissario Tajani se il lavoro che ha svolto fino a questo momento potrà concludersi, come prima fase, con un effettivo rafforzamento del ruolo della Commissione a livello europeo per quanto riguarda la politica industriale, perché questo è il treno che può darci veramente le soddisfazioni che noi ci aspettiamo.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, signor presidente della commissione industria, la Commissione europea intende svolgere un ruolo nell'ambito dei confini del trattato, anche se non posso non tener conto della lettera che ho ricevuto da 7 ministri di Stati membri e dalla volontà espressa in occasione dell'ultimo Consiglio competitività, durante il quale ho presentato il progetto della Commissione sulla reindustrializzazione dell'Unione europea.

Sta emergendo la volontà, da parte di molti ministri dell'Industria, di avere una politica industriale europea, quantomeno di coordinamento e quindi di dare più peso anche al Consiglio "Competitività" per quanto riguarda le strategie da studiare. Io ho risposto positivamente alla lettera dei ministri, tant'è che alla vigilia della prossima riunione del giorno 10 del Consiglio "Competitività" riunirò, in maniera informale, i ministri dell'Industria per parlare soprattutto della crisi dell'auto e del piano d'azione per l'auto che sarà all'ordine del giorno del Consiglio competitività.

Anch'io sono convinto che occorra operare alcune correzioni e che la Commissione debba avere un ruolo propositivo, perché a volte il Consiglio competitività rischia di trasformarsi in una sorta di Coreper visto il continuo avvicendamento di ministri: a volte gli Stati non potendo inviare 4-5 ministri nella stessa giornata preferiscono lasciare un rappresentate diplomatico. Io credo invece che, per come è la situazione e visto che vogliamo uscire dalla crisi puntando sull'economia reale, debba essere dato un maggior peso al Consiglio "Competitività" e debba essere attribuito un maggior ruolo di coordinamento alla Commissione europea e ringrazio il Parlamento per il sostegno che mi ha sempre dato in questa direzione.

 
  
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  Amalia Sartori (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo una riflessione: sicuramente, io credo che sarebbe utile, in una situazione come questa, ripristinare proprio il Consiglio industria, da un lato, e come secondo punto, io ritengo che debba invece crearsi, all'interno della Commissione, un gruppo di lavoro assieme ad Almunia, da un lato, e al Commissario al commercio estero, dall'altro, perché il problema dell'industria europea è sicuramente un problema dell'industria europea ma al tempo stesso anche un problema di regole del nostro mercato interno e di una più attenta politica rivolta ai rapporti esteri e all'arrivo, in Europa, di merci di qualsiasi tipo non rispondenti alle nostre regole.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione europea sta valutando, anche al suo interno, una politica di concorrenza che possa permettere all'Europa di essere competitiva e di guardare alla globalizzazione – dal '57 a oggi molte cose sono cambiate: i nostri concorrenti non si trovano soltanto all'interno dell'Unione bensì soprattutto al di fuori dell'Unione europea.

Ecco perché il Commissario Almunia prevede di presentare una proposta intesa a modificare anche la normativa sugli aiuti di Stato e la Commissione intende certamente discutere anche della politica di competitività dell'Unione, in un contesto ovviamente libero e nel tentativo di rendere la nostra realtà più competitiva a livello globale.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D). - The 2020 Strategy set ambitious goals regarding the industrial sector which we need to meet if we want to exit the crisis. Rethinking Europe’s industrial policy is therefore paramount, as we all know. This ranges from education, research and innovation to the promotion of sustainable production. Promoting innovation also means supporting young entrepreneurs – especially young female entrepreneurs – whose talents are still largely underexploited.

Europe also needs to invest in its infrastructure, especially regarding traffic networks, while taking into consideration national and regional specificities. To do so, Europe needs adequate funding programmes, such as Connecting Europe or the Horizon 2020 Strategy, which could play an important role and require a budget that is sufficient. Moreover, we must do our utmost to prevent the social catastrophes we witness today when it comes to industrial restructuring. To that end, fostering social dialogue is crucial. Therefore I would like to ask how the Commission intends to better associate trade unions with this strategy.

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − We already had a number of opportunities to discuss with the social partners, including trade unions sectorally but also with the umbrella organisations, the importance of industrial policy and the importance of human capital investment inside industrial policy.

I believe the Commission’s initiatives in the recent period have been welcomed by the social partners and it is understood especially in the context of a sectoral crisis like the automotive industry, for example, how important it is to have a strategic view – how important it is to connect all stakeholders together for an industrial revival in the EU.

Some aspects, of course, can be connected with existing formats for the dialogue with the social partners. For example, the Tripartite Social Summit or the new opportunities for the social partners to participate in economic governance also provide room to address issues of industrial policy.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, vorrei aggiungere soltanto per le questioni di mia competenza – visto che con il Commissario Andor cooperiamo in maniera molto forte su tutte le iniziative di politica industriale, soprattutto per i piani d'azione nel settore della cantieristica navale, piani d'azione per l'auto, il piano d'azione per l'acciaio – che a tutte le riunioni ha sempre partecipato il Commissario o un rappresentante del suo gabinetto e i sindacati sono sempre stati coinvolti in tutte le nostre iniziative, anche strettamente di politica industriale, non soltanto per quanto riguarda la ristrutturazione.

La prossima settimana incontrerò, prima dei rappresentanti dell'industria, i rappresentanti dei sindacati europei per quanto riguarda il piano d'azione sull'auto, sindacati che saranno quindi parte integrante di tutte le nostre azioni. Così è stato per il piano d'azione nel settore dell'acciaio e così è stato per la cantieristica navale.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D). - As you know, I asked in my questions what the situation is concerning young women entrepreneurs because I believe that we have a tragic youth unemployment problem in Europe. We have a strategy and I believe we need to deal with this goal as effectively as possible.

Of course I would really like to thank both of you for your engagement in supporting Viviane Reding’s proposal concerning the quotas involved. I believe that without you it would not be such a great success. I know that it has been watered down a little bit, so it is not my original plan, but we have taken a further step in the right direction.

So, if you could respond to that I would be more than happy.

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − Indeed the quota of women is an important step in the Commission’s life. But on the question of female entrepreneurs, there are existing EU financial instruments and programmes exist which can support women in becoming entrepreneurs. The European Social Fund can do this and has done so in a variety of ways. The Progress Microfinance Facility, which was launched two years ago but only started to function at the beginning of last year, creates this opportunity. For example, in Slovenia I recently had the opportunity to see a project supported by Progress Microfinance. This provides opportunities for women at various stages of their careers to become self-employed or entrepreneurs. We have to highlight this, because there are still about ten countries which have not taken concrete steps towards using the Progress Microfinance Facility, and there are opportunities in this area.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, occorre fare riferimento anche all'iniziativa lanciata nel 2009 per dar vita alla Rete europea delle ambasciatrici per l'imprenditoria femminile, che è nata sulla base di un modello delle reti nazionali della Svezia e del Regno Unito: ebbene si tratta di una rete che è attiva oggi in ben 22 paesi dell'Unione europea. Inoltre, il 15 novembre dello scorso anno, la Commissione ha lanciato la Rete europea di mentori delle imprenditrici, attiva in 17 paesi europei con circa 170 imprenditrici, la quale sta sviluppando la propria attività per incrementare il numero di donne nell'imprenditoria. Quindi, nell'ambito della strategia che ha disegnato il Commissario Andor, ci sono anche queste iniziative concrete in modo che possa esserci uno scambio di informazioni, una vera e propria rete.

In più, per quanto riguarda l'imprenditoria, tra qualche settimana – prima della fine dell'anno – sotto la Presidenza cipriota, lanceremo un'iniziativa della Commissione per incentivare lo spirito imprenditoriale. La quale è intesa a far comprendere ai nostri giovani che non è detto che debbano per forza andare a fare i lavoratori dipendenti nelle amministrazioni pubbliche, nella polizia o nelle forze armate ma possono bensì mettere in risalto le proprie capacità e doti – naturalmente con aiuti, incentivi, venture capital e start-up e finanziamenti di ogni tipo possibile – perché possano trasformarsi in imprenditori e, quindi, giocare in proprio anche il loro avvenire.

 
  
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  Jolanta Emilia Hibner (PPE). - Panie Komisarzu! Europa walczy z kryzysem. Oprócz kryzysu gospodarczego mamy kryzys społeczny związany z bezrobociem. Przemysł w Europie ma coraz trudniejsze warunki dla dalszego rozwoju, gdyż nakładamy na niego coraz więcej zobowiązań. Jeżeli są to zobowiązania związane z nowymi technologiami i innowacyjnością, wszyscy temu przyklaskujemy. Jednak większość nakładanych warunków, to zwiększanie obciążeń finansowych. Mam w tej kwestii zasadnicze pytanie. Planuje się w tej chwili zmiany w europejskim systemie handlu emisjami. Pytam: czemu mają one służyć, wiedząc, że doprowadzą one do ucieczki przemysłu poza Europę?

Dziękuję.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, impedire la delocalizzazione è uno dei nostri obiettivi politici principali: ecco perché stiamo avviando una serie di missioni per la crescita – proprio per cercare di fare in modo che le nostre imprese non delocalizzino ma possano esplorare, anche dal punto di vista industriale, nuovi mercati e avere possibilità di rientri economici. Inoltre, io credo che, per come sono le cose, noi abbiamo già fissato degli obiettivi ambiziosi importanti.

Tutta la nostra politica industriale – la terza rivoluzione industriale per la quale ci stiamo battendo – è e dovrà essere protagonista nella lotta contro il cambiamento climatico. Non è un caso se Jeremy Rifkin è stato uno dei protagonisti dell'evento, con il quale abbiamo cominciato a lanciare questa strategia per reindustrializzare l'Europa. Ma certamente gli obiettivi ambiziosi che abbiamo sono quelli del 20% di riduzione delle emissioni di CO2, con tutte le iniziative che si possono fare e nel testo della comunicazione della Commissione sulla reindustrializzazione dell'Europa si parla di costruzioni e di veicoli ecocompatibili e di green economy.

Ma è ovvio che gli obiettivi da fissare devono essere obiettivi raggiungibili. Se noi chiediamo all'industria, nel momento in cui non c'è un accordo globale per la riduzione delle emissioni di CO2, di perseguire degli obiettivi che non possono raggiungere, il rischio è quello della delocalizzazione delle industrie, con un aggravamento della situazione del cambiamento climatico. Infatti, costringere le nostre imprese ad andare al di là dei confini dell'Unione europea significa incentivarle a non rispettare le nostre regole, perché produrre in paesi del mondo dove non ci sono norme molto severe per quanto riguarda le emissioni di CO2, significa fare una pessima politica ambientale.

Quindi la richiesta di obiettivi raggiungibili mi pare essere la cosa migliore per conciliare una politica industriale corretta, moderna e differente dalla politica industriale del passato con l'impegno a favore di obiettivi raggiungibili e seri nell'azione condivisa da noi tutti della lotta ai cambiamenti climatici.

 
  
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  Jolanta Emilia Hibner (PPE). - Najgorszym elementem dla przemysłu jest brak ciągłości w przepisach i nieprzewidywalność w dłuższym okresie. Dlatego ważne jest, aby to prawo, które jest tworzone w Europie, było stabilne. Ja chciałam się też dowiedzieć, czy Pan Komisarz podejmie kroki w takim kierunku, żeby ta stabilność przepisów była co najmniej na okresy dłuższe: dziesięcio-, piętnastoletnie. Wiemy, że inwestycje w przemyśle mają długi okres inwestowania i inwestorzy w przemyśle muszą wiedzieć, że zainwestowane pieniądze się im zwrócą i że to będzie rzeczywiście w przyszłości wykorzystane.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, se noi vogliamo avere più investimenti europei ed extraeuropei per una politica industriale moderna e competitiva ecocompatibile, dobbiamo certamente dare certezza giuridica ma anche certezza politica. La decisione della Commissione che sarà sottoposta al Consiglio – e mi auguro che il Parlamento condivida questa impostazione – è proprio quella di puntare su un modello moderno di reindustrializzazione.

Dopo tanti anni di scelte che hanno privilegiato una parte dell'economia – mi riferisco a quella finanziaria – oggi l'Europa attraverso la Commissione pone un obiettivo che è quello del 20% del prodotto interno lordo entro il 2020 frutto dell'economia reale. Questa è già una certezza politica e giuridica, perché inserita in un testo ufficiale della Commissione europea. Inoltre, credo che un messaggio importante per quanto riguarda la certezza giuridica, e quindi una garanzia per tutti coloro che vogliono investire, sia rappresentato dalla direttiva sul ritardo dei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche che è stata approvata grazie all'impegno forte del Parlamento e che entrerà in vigore, in tutti i paesi dell'Unione, al più tardi entro il marzo 2013. Tre paesi – Cipro, Malta e Italia – l'hanno già recepita e quest'azione decisiva voluta dalle istituzioni europee rappresenta senz'altro un messaggio politico e giuridico che incentiverà, a mio giudizio, gli investimenti europei ed extraeuropei nel settore industriale e imprenditoriale.

 
  
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  Sergio Gaetano Cofferati (S&D). - Signor Commissario, apprezzo molto il lavoro che Lei sta svolgendo insieme al suo collega Andor. Io penso, e non da adesso, che sia molto importante difendere il sistema produttivo di beni e di servizi in questa parte del mondo: è una parte della nostra storia e della nostra identità. Ovviamente, bisogna pensare a una struttura produttiva moderna e a una reindustrializzazione che scelga alcuni filoni, considerando altri oggettivamente non più riproponibili.

Però, è molto importante che, per rilanciare l'attività industriale, si agisca sulle infrastrutture che in alcuni paesi europei sono particolarmente carenti. Penso a quelle più pesanti – le strade, gli aeroporti e le ferrovie – ma penso anche al sistema della produzione e dell'utilizzo dell'energia, che per molte attività, anche moderne, conta tantissimo. Vorrei aggiungere a questo anche un impegno diretto verso la conoscenza: l'innovazione passa da lì, cioè da quanto si investe in sapere, ricerca e innovazione. Io credo che queste siano le direttrici più importanti e vorrei sapere qual è la sua opinione in proposito.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Onorevole Cofferati, io condivido la sua analisi e la sua impostazione: ecco perché la Commissione europea ha accolto molto positivamente la lettera di molti Premi Nobel che chiedono al Consiglio – e alla vigilia di un'importante riunione dedicata proprio alle prossime Prospettive finanziarie – di non ridurre gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca. La Commissione europea ha proposto un incremento dai 54 miliardi attuali a – mi auguro – 80 miliardi di euro, proprio per permettere al nostro sistema imprenditoriale di essere più competitivo a livello globale, puntando su alcuni settori particolari, utilizzando anche la ricerca applicata all'industria più di quanto si sia fatto fino ad oggi a, vantaggio soprattutto dei nostri concorrenti.

I settori cui lei fa riferimento, contenuti nella nostra proposta sulla reindustrializzazione dell'Unione europea, sono quelli in cui l'Europa vuol vincere la partita a livello di qualità, rappresentano il centro del mosaico di reindustrializzazione dell'Europa e da questi settori – penso al settore dell'auto ecocompatibile, penso al settore delle costruzioni ecocompatibili, che sono due insieme alla biotecnologia e alle smart grid, e quindi alla parte infrastrutturale a cui lei faceva anche riferimento – potranno trarre beneficio tutti quanti gli altri: se vanno bene il settore dell'auto e il settore delle costruzioni, ne trarrà beneficio anche il settore dell'acciaio, che ha tra i suoi clienti principali proprio gli altri due settori.

Certo, il tema delle infrastrutture è molto importante e nell'ambito del prossimo bilancio – e il Parlamento sarà certamente a fianco della Commissione – dobbiamo evitare che errate valutazioni possano provocare una riduzione di investimenti comunitari nel settore delle infrastrutture – insistiamo molto sulle smart grid – perché queste provocherebbero un danno a tutta la politica economica e a un'azione forte per la crescita.

Ecco perché il dibattito che si aprirà al Consiglio fra qualche giorno è di straordinaria importanza e credo che sia di grande rilievo il ruolo che svolgeranno sia il Parlamento, sia la Commissione, insieme, affinché il bilancio comunitario non venga ridotto, non a danno delle Istituzioni ma a danno dei cittadini, che hanno bisogno di un'economia reale e di un'economia di mercato che possa svolgere veramente una funzione sociale.

 
  
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  Sergio Gaetano Cofferati (S&D). - Signor Commissario, la ringrazio per la risposta. Volevo aggiungere una cosa brevissima: credo che per quanto concerne le infrastrutture, come in genere anche per alcune attività immateriali, sia molto importante cercare di connettere le politiche che riguardano le vostre deleghe con quelle relative al mercato interno e c'è un tema oggi all'ordine del giorno – gli investimenti che derivano dagli appalti pubblici – che può diventare un volano importante anche per lo sviluppo di alcune delle attività collaterali che danno peso, valore e importanza al sistema industriale.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Sono d'accordo con lei, onorevole Cofferati e, per quanto riguarda la politica energetica, sto lavorando in stretto coordinamento con il Commissario Oettinger, perché ci rendiamo conto che non si può fare una buona politica industriale senza una buona politica energetica. Siamo favorevoli a un mercato unico dell'energia che dovrebbe abbassare i costi, ce ne rendiamo conto. Lei, come me, è italiano e sa che l'energia elettrica in Italia costa 200% in più di quanto costa in Cina, il che questo dimostra, con un semplice dato eclatante, quanto sia difficile competere al di fuori dell'Unione europea; è già difficile farlo all'interno, figuriamoci al di fuori.

Quindi una buona politica energetica diventa fondamentale, come una buona politica per le infrastrutture. Da questo punto di vista, siamo al lavoro e abbiamo bisogno del sostegno del Parlamento europeo, perché le due istituzioni comunitarie insieme possono certamente svolgere un'azione di spinta per raggiungere obiettivi dai quali, siamo convinti, dipende anche la riuscita di una buona politica per la crescita.

 
  
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  Philippe De Backer (ALDE). - The Commission’s latest survey on economic recovery in industry shows that since 2008 almost 10% of jobs in the manufacturing industry have been lost. Last year industrial production was 3% lower than the year before. However, there is some good news as the value of exports went up last year. But at the same time we know that our industrial base is changing. This requires companies to change their business models, and workers to change their skills and become more flexible and it also requires governments to make their regulations and policies much more modern and to display a clear vision.

My question is therefore twofold. How can the Commission help in a very tangible way to create a context in which markets will rejuvenate and modernise existing industries and, at the same time, allow the process of creative destruction to go ahead, do its work and create new niche markets? I think that additional tools have to be found to make additional finance for R&D available and also to bring this R&D into the market and bridge the value of that for new products. Also regarding workers’ skills, I think the Commission should really push forward to ensure that Member States implement new policies to ensure that workers acquire the new skills needed for new industries.

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − This concerns ‘creative destruction’. Unfortunately in the last few years we have had a too-deep and too-long recession in quite a few Member States, and we are still looking for what I would prefer to call ‘creative recovery’. But it is true that the economy is a dynamic system, especially at a time of global competition. We also have to face industrial transformation. Skills and human capital play a decisive role in that. Yesterday I had an opportunity to look at a centre in Portugal where there is ongoing modernisation of vocational training. Especially in countries which have to make a great effort to revive their competitiveness and take steps forward for reindustrialisation, this is a crucial issue. This is why it is very important to see how EU instruments like the European Social Fund can support the modernisation of vocational training and the development of skills. Of course it is very important to identify what skills exactly are being taught in such centres. Here we have to use our contacts with social partners and all other stakeholders, because direct contact with industry – but also contact between the workers’ organisations and the training centres – can help develop the content and the approach in a forward-looking manner.

 
  
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  Philippe De Backer (ALDE). - Mr President, I would just like to ask one question. We all know that our industry is going through a process of transformation. It is therefore really important not only to stimulate R&D, but also to bring those products to the market. This is an area where Europe is clearly lagging behind compared to other continents. So maybe I could ask an additional question on that; how will the Commission help, not only to promote R&D, but also to bring those products and services to the market?

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, onorevoli deputati, c'è una politica commerciale dell'Unione che si traduce in accordi commerciali con differenti paesi extraeuropei – naturalmente, prima di ogni firma, ci sarà un test di competitività per le nostre imprese. Noi intendiamo affrontare la sfida puntando sulla qualità e offrendo la nostra qualità sui mercati mondiali. Non a caso nel testo approvato dalla Commissione sulla reindustrializzazione dell'Unione europea sono indicati alcuni settori di qualità, sui quali puntare e sui quali dovrà puntare ogni sforzo finanziario, compreso Orizzonte 2020, che dovrà permettere di investire in ricerca finalizzata alla politica industriale.

Le nostre missioni per la crescita – l'ultima si è svolta in Egitto, la scorsa settimana e la prossima sarò in Tunisia e Marocco, poi saremo in Perù e Cile, e via via in Cina, Russia, Vietnam, Australia e Canada; siamo già stati in tutta l'America Latina, siamo stati in Messico e negli Stati Uniti per presentare il nostro modello industriale e le nostre industrie – sono intese a contrastare la delocalizzazione in questi paesi con nuovi impianti industriali e i risultati sono già molto positivi: c'è grande interesse e sono molti i paesi extraeuropei – anche africani – che chiedono una presenza industriale, per produrre in quei mercati i nostri prodotti di qualità.

Si tratta dunque della possibilità, pur senza delocalizzare, di vendere i nostri prodotti realizzati in loco e quindi, anche da questo punto di vista, stiamo facendo di tutto perché nel mondo si conosca la qualità dell'industria europea e del prodotto industriale europeo.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE). - Herr Präsident! Meine Frage greift nochmals auf, was Sie eben gesagt haben: Beschäftigung und Wachstum. Was Sie bisher hier präsentiert haben, sind nur alte Konzepte. Und die grüne Wirtschaft haben Sie nur so beiläufig erwähnt. Wenn wir uns aber die Europa-2020-Strategie ansehen, dann sind Beschäftigung, Nachhaltigkeit und qualitatives Wachstum die Ziele der Europäischen Union. Eigentlich können wir auch nur so im internationalen Wettbewerb bestehen. Es gibt ja eine Initiative des Europäischen Parlaments zu Green Jobs, die aufgezeigt hat, wo es Beschäftigungspotenziale gibt und was die notwendigen Maßnahmen sind.

Meine Frage ist: Wie nutzen Sie diese Vorschläge des Europäischen Parlaments? Welche konkreten Ansätze und konkreten Anreize wollen Sie auch in der Gesetzgebung der Europäischen Union geben, um den ökologischen Umbau der Wirtschaft voranzutreiben?

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Onorevole, forse non sono stato abbastanza chiaro nell'illustrare il documento approvato dalla Commissione europea sulla reindustrializzazione della nostra Unione. Il nostro documento propone di fatto una terza rivoluzione industriale, una rivoluzione industriale che va nella direzione del risparmio energetico, della valorizzazione della green economy, con l'obiettivo di arrivare a una green economy attraverso una greener economy.

Quando noi parliamo dei settori da sostenere e sui quali puntare per la crescita di una politica industriale europea, citiamo il settore delle costruzioni ecocompatibili – come le ho detto –, il settore del sistema dei trasporti verdi – penso al settore dell'auto, penso al settore della cantieristica navale, penso al settore ferroviario. Quando affermo che bisogna lavorare per migliorare il settore delle materie prime, puntiamo sulla ricerca: lei sa che è partito una Innovation Partnership dell'Unione europea, come bene sa il suo collega di gruppo, l'onorevole Bütikofer.

Stiamo lavorando molto nel settore delle materie prime, del riciclaggio, della sostituzione e dell'estrazione. Direi che tutta la nostra politica industriale è una politica industriale che ha come obiettivo primario quello della lotta al cambiamento climatico: non ho avuto la possibilità di dilungarmi – anche perché i tempi sono limitati – ma se lei legge attentamente il nostro documento, troverà di certo una risposta positiva ai temi da lei proposti. Ripeto: il tema delle costruzioni, anche la nostra comunicazione sul piano d'azione per il settore delle costruzioni, va proprio in questa direzione; tutta l'azione sulla politica dell'auto va in questa direzione.

Pertanto, anche il fatto di aver preannunciato l'evento politico dell'inversione di rotta europea, più a favore di una politica industriale, non significa ripercorrere le idee degli anni '80 o '70, ovvero un modello industriale superato, obsoleto e non più adatto alla crescita e allo sviluppo, ma significa aver impresso un importante cambiamento.

Non è un caso che abbiamo chiamato, come invitato speciale, Jeremy Rifkin le cui teorie vanno nella direzione che io le ho appena illustrato. Credo dunque di poter fugare le sue preoccupazioni, dicendo che il nostro modello di politica industriale non è un modello obsoleto, ottocentesco o novecentesco, bensì è un modello di politica industriale moderno, competitivo e senz'altro impegnato fortemente nella lotta contro il cambiamento climatico.

 
  
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  Elisabeth Schroedter (Verts/ALE). - Herr Präsident! Meine Zusatzfrage geht an Herrn Andor: Nach den neuen Vorschlägen der Kommission gibt es ja die Möglichkeit, im Rahmen des ESF auch Investitionsprioritäten zu Greenjobs zu machen. Da Sie aber den Mitgliedstaaten die Auflage gegeben haben, die Investitionsprioritäten auch in anderen Bereichen des ESF zu beschränken, kann es passieren, dass die Mitgliedstaaten diesen Vorschlag der Investitionsprioritäten gar nicht nutzen, das heißt, ihn gar nicht wählen. Was tun Sie, um dem vorzubeugen?

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − Why certainly, Ms Schroedter, the European Social Fund can be a resource to support programmes which develop green skills in the workforce. That is why it is very important to mention that the Commission’s April 2012 employment package did not handle the green economy marginally, it handled it very centrally, because it identified the green sector as one of the three key areas where job growth should be anticipated and investment in human capital should be focused.

This is, of course, an important point in the current programming phase of the forthcoming seven-year financial framework between the Commission and the Member States. We trust that green skills will be prioritised in the broader concept of skills development and investment in human capital. For that we would like to provide further orientation for the Member States by introducing the EU Skills Panorama in December. This will be launched on 7 December, and I hope its content and working method will give satisfaction.

 
  
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  Danuta Jazłowiecka (PPE). - Panie Przewodniczący! Moje pytanie kieruję do komisarza Antoniego Tajaniego. Akio Morita, współtwórca SONY, 20 lat temu w swoim wystąpieniu w Davos powiedział, że jedynie przemysł przetwórczy daje solidne zatrudnienie w odpowiedniej skali, zaś sektor usług może przetrwać wówczas, gdy istnieje przemysł, który te usługi może wspierać.

Coraz bardziej widać, że głównym problemem Europy jest ucieczka przemysłu do innych krajów i regionów świata. Nie ma co się oszukiwać: póki nie odbudujemy na naszym kontynencie sektora przemysłowego, nie usuniemy głównych przyczyn stagnacji europejskiej gospodarki. Już ponad 2 lata temu Mario Monti wskazywał, że Unii potrzebna jest nowa polityka przemysłowa pobudzająca gospodarkę. Po raz kolejny jednak skończyło się na słowach i dokumentach.

Czy Komisja Europejska nie uważa, że może pora rozpocząć prace nad wspólną europejską polityką przemysłową? Jeśli Stany Zjednoczone, Chiny i Japonia stosują różnego rodzaju instrumenty wspierające inwestycje krajowe, warto przeanalizować także takie rozwiązania dla Europy. Jakie z obecnie możliwych rozwiązań powinniśmy zastosować już dzisiaj, by rozwijać przemysł w Europie?

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − Mr President, I think we will both respond to this question, but let me just highlight that of course there has been a process in recent years where we observed and highlighted the declining trend in the labour market and the loss of many industrial jobs, especially at times of crisis, but this did not affect all EU countries evenly. I think the point is that there are quite a few EU Member States where very focused industrial policies have been successful in retaining industry, in retaining competitiveness through cooperation with the social partners through very focused investment and the coordination of policies of innovation, markets, human capital and whatever else is needed. The point of our new strategy is to use these successful models. For example, Germany, with a very healthy Mittelstand which produced growth and jobs even in times of recession, can help other countries to develop in that direction.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, per quanto riguarda gli aiuti, non credo che il problema si possa risolvere con gli aiuti di Stato. Credo che si possano invece favorire alcune scelte di politica industriale: penso all'innovazione, penso nel settore dell'auto, all'attività di ricerca legata, per esempio, alle auto ibride, elettriche o all'idrogeno. Queste sono scelte positive e legittime: dobbiamo evitare invece gli aiuti di Stato illegittimi, perché potrebbero falsare il mercato interno e non aiutare realmente la competitività, mentre ritengo ci possano essere degli interventi fiscali a sostegno dei consumatori – questo sì che sarebbe legittimo.

Ritengo tuttavia che lo sforzo maggiore attraverso, non soltanto il programma quadro attuale o le prossime Prospettive finanziarie o attraverso Orizzonte 2020, ma anche attraverso, sempre nell'ambito delle prossime prospettive finanziare, tutti i Fondi strutturali, debba consistere nell'incentivare molto di più la ricerca e l'innovazione. Anche, forse, arrivando a un'armonizzazione fiscale si potrebbe aiutare di più.

Investire certamente in infrastrutture, investire in ricerca, investire in innovazione ma senza aiuti di Stato a pioggia che – come è accaduto in passato – hanno rappresentato soltanto una soluzione temporanea e hanno spesso creato uno scontro tra diversi Stati membri. Serve invece di più investire nella politica industriale – ripeto – soprattutto puntando su ricerca e innovazione, e magari aiutando i consumatori ad acquistare i prodotti più moderni, più ecocompatibili e più incisivi nella lotta contro il cambiamento climatico.

 
  
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  Danuta Jazłowiecka (PPE). - Moje pytanie uzupełniające chciałabym skierować do obu Panów, chociaż mam wrażenie, że tak naprawdę to pytanie, proste pytanie, powinno być skierowane do całej Komisji. Wiele, szczególnie młodych talentów, europejskich talentów, by rozwijać swoje skrzydła wyjeżdża poza Europę, do Stanów Zjednoczonych, do Chin. Co Komisja Europejska zamierza zrobić, by te talenty zatrzymać w Europie, by w końcu Europa stała się tym kontynentem, który przoduje w innowacjach, przoduje w nowych technologiach, przoduje w ciekawych inicjatywach?

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, la risposta è nel nuovo modello di Orizzonte 2020, in cui innovazione e ricerca sono finalizzate all'industria: applicare i risultati della ricerca all'industria – c'è stata la famosa Valle della Morte nel settore key enabling technologies, che ha provocato un'importante fuga di cervelli – oltre alla valorizzazione del sistema dei cluster, che legherà sempre di più università, quindi l'ambito della ricerca, industria e piccole e medie imprese. Intendiamo investire anche in questo settore per formare, dal punto di vista educativo, operatori capaci di lavorare nel settore dei cluster e ritengo che queste due scelte possano contribuire a risolvere – anche se non completamente – il problema della fuga dei migliori giovani cervelli dall'Europa verso altre realtà extraeuropee.

 
  
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  Josefa Andrés Barea (S&D). - Señor Presidente, señor Comisario, el pasado 10 de octubre presentó la Comunicación titulada «Una industria europea más fuerte para el crecimiento y la recuperación económica». Tal como se dice en dicho documento –y hoy usted lo ha repetido varias veces–, se trata de la tercera revolución industrial.

Es una buena noticia, dada la necesidad de que Europa tenga un sector industrial competitivo que sea capaz de crear crecimiento, sostenibilidad y empleo, y, a ese respecto, usted, Comisario Andor, tiene mucho que ver y mucho que decir.

Dado que esta semana se van a negociar las perspectivas financieras 2014-2020, mi pregunta es: ¿qué medidas concretas piensa adoptar la Comisión para conseguir movilizar la inversión que en estos momentos tanto necesita la industria productiva en Europa?

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − As you know, the European budget is an investment budget. The size and structure of the EU budget speaks volumes about the investment capacity of the forthcoming period. That is why the Commission put forward an MFF, which is a robust set of financial instruments to support various ways of investing, whether in infrastructure, research and development or human capital. We have also put forward new innovative ways of financing investment in the European Union, for example the concept of project bonds.

So it is true that, in the forthcoming European Council, discussion of the MFF will be crucial. We very much hope that the arguments that the Commission has put forward for investment in all these areas will be heard and that these key elements will help restore growth potential, including in the less developed areas of the European Union, through decent allocations of cohesion policy. I think this is absolutely vital. We have to see not only the link between the Europe 2020 objectives and the MFF which the Commission originally established, but also the impact of the crisis and the fact that Europe has become more polarised. The regions hit by a long-lasting recession probably need more support in terms of infrastructure development as well as human capital and, in general terms, to help restore their competitiveness. I believe that the financial instruments in the MFF – particularly the structural funds – will be able to do this, but this will only happen if the allocations are not reduced as compared to the Commission proposal.

 
  
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  Josefa Andrés Barea (S&D). - Señor Presidente, señor Comisario, es cierto que puede ser sólido, pero sólido con rebajas; rebajas importantes que se anuncian y que pueden hacer polvo ese propio presupuesto. Y es complejo, tan complejo que le pregunto exactamente: ¿qué líneas presupuestarias están previstas para impulsar la industria? ¿Va a haber un fondo de convergencia para I+D+I? ¿Cómo se va a ayudar a las PYME a acceder al crédito, ya que ha caído veintidós puntos en el último año?

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, per le prossime prospettive finanziarie, due sono i capitoli particolarmente qualificanti: uno, lo abbiamo detto, è Orizzonte 2020, dove ci saranno molti investimenti, questa volta finalizzati alla ricerca applicata all'industria, dal momento che, lo ripeto, per noi l'elemento innovazione è l'elemento chiave, sebbene in tutti i capitoli di bilancio si parli di innovazione. In seguito, una parte di grande rilievo è quella che riguarda le piccole e medie imprese. Il messaggio politico – e ringrazio il Parlamento per il sostegno che ha dato a me personalmente e alla Commissione europea – è rappresentato dal pacchetto COSME: si tratta di due miliardi e mezzo di euro per la competitività delle piccole e medie imprese – mi riferisco anche all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese – per i venture capital e il settore turistico.

Ecco, questi sono i due strumenti, oltre, naturalmente, a quello che si potrà fare con il Fondo di coesione, i Fondi strutturali, il Fondo sociale europeo, e il Commissario Hahn ha sottolineato in più occasioni quanto è forte il suo impegno, anche nell'ambito delle prossime Prospettive finanziarie, per sostenere le piccole e medie imprese. Si può quindi affermare che l'intento di aiutare la politica industriale e imprenditoriale è spalmato sull'intero bilancio. Quando parliamo di politica industriale, è ovvio che non parliamo soltanto della grande industria ma parliamo anche delle piccole e medie imprese: però i due capitoli più importanti sono gli 80 miliardi di Orizzonte 2020 e i due miliardi e mezzo di COSME.

Ma potremmo parlare anche dei fondi destinati al progetto GALILEO, che è un progetto di politica industriale, sebbene se si tratti di una grande infrastruttura, che ha permesso alla nostra industria spaziale di essere all'avanguardia: come sapete abbiamo lanciato anche nel mese di ottobre altri due satelliti; abbiamo concluso tutte le gare di appalto per la realizzazione di satelliti ma questi satelliti permetteranno anche uno sviluppo di attività imprenditoriali e industriali grazie ai servizi che potranno rendere sul territorio. Quindi, anche da questo punto di vista, se andiamo a leggere con attenzione e nei dettagli il bilancio che noi abbiamo proposto per le prospettive finanziarie 2014-2020, c'è molto di politica industriale.

Le ho citato i primi due più importanti capitoli ma ci sono anche altri esempi, tra cui la politica agricola, dove si potrà aiutare il comparto industriale e imprenditoriale in ambito agrario. Direi quindi che con la strategia Europa 2020 ma anche con l'ultimo documento sulla politica industriale c'è stato un cambiamento, che poi si dovrà inevitabilmente tradurre dalla teoria alla pratica attraverso il bilancio. Da questo punto di vista, noi siamo determinati e, anche grazie al sostegno del Parlamento europeo, ritengo si possano raggiungere risultati positivi.

 
  
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  Νικόλαος Χουντής (GUE/NGL). - Κύριε Πρόεδρε, κύριοι Επίτροποι, πρόσφατα δύο από τις μεγαλύτερες ελληνικές επιχειρήσεις δήλωσαν την πρόθεσή τους να αλλάξουν έδρα, η μια στο Λουξεμβούργο και η άλλη στην Ελβετία. Αυτό αποτελεί ένα βήμα πριν την μετεγκατάσταση και των παραγωγικών τμημάτων, ενώ πληροφορίες λένε ότι και άλλες ελληνικές επιχειρήσεις θα αλλάξουν έδρα και παραγωγικά τμήματα. Ξέρετε την κατάσταση που επικρατεί από την άποψη της συρρίκνωση των μισθών και των εργασιακών σχέσεων στην Ελλάδα. Οι ίδιες οι εταιρείες που φεύγουν, λένε ότι φεύγουν διότι στην Ελλάδα υπάρχει περιορισμός της ζήτησης, λέγουν ότι τα επενδυτικά σχήματα φεύγουν από τη Νότια Ευρώπη λόγω του ρίσκου το οποίο οφείλεται κυρίως στις ευρωπαϊκές πολιτικές.

Θέλω λοιπόν, αγαπητοί Επίτροποι, να σας ρωτήσω πώς εξηγείτε εσείς την αποχώρηση επιχειρήσεων από την Ελλάδα και τον Νότο ενώ συρρικνώνεται το εισόδημα; Πώς εξηγείτε ότι το ρίσκο οφείλεται στις ευρωπαϊκές πολιτικές;

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Onorevole, come lei sa, io mi sono recato due volte nel suo paese – una, tre settimane fa e, un'altra, prima del voto, quando era Primo Ministro il signor Papadimos – e ho voluto dire al popolo greco che le nostre politiche contro la crisi non sono soltanto politiche di sacrifici, perché i sacrifici senza una politica per la crescita e senza iniziativa a sostegno delle imprese rischiano di essere inutili e, a mio giudizio, anche dannosi visto che non producono effetti.

Certamente dobbiamo rimettere a posto i nostri conti ma contemporaneamente dobbiamo dire ai cittadini che i loro sacrifici vanno in una certa direzione. Ecco perché proprio nel suo Paese la Commissione europea ha organizzato, con il governo greco, un grande evento dedicato proprio allo sviluppo delle piccole e medie imprese; ecco perché a gennaio sarò di nuovo in Grecia per organizzare incontri business-to-business tra imprese europee e imprese greche, quindi per incrementare la presenza di investimenti europei in Grecia e per sostenere le piccole e medie imprese.

Stiamo lavorando in stretta collaborazione con il governo greco per quanto riguarda il settore del turismo, che è di mia competenza e che considero di straordinaria importanza, il quale deve diventare sempre più un vero e proprio comparto industriale. Su questo noi faremo tutto ciò che si deve fare. Con la Commissaria Damanaki abbiamo lanciato un'iniziativa proprio poche settimane fa ad Atene: quindi tutto ciò che può e deve essere fatto in questa direzione, andrà fatto. La mia opinione – concludo per rispondere alla sua domanda – è che l'Europa non può chiedere solo sacrifici ma deve anche disegnare una politica per la crescita. È quello che stiamo cercando di fare anche sulla base della decisione del Consiglio.

Non c'è soltanto il fiscal compact ma c'è anche una politica per la crescita, che deve essere sostenuta e sviluppata, puntando sulle differenti realtà imprenditoriali che creano occupazione nei diversi paesi dell'Unione. E per quanto mi riguarda, il mio impegno nei confronti del tessuto economico greco sarà un impegno forte e lo considero prioritario, perché la Grecia non può né deve essere abbandonata bensì deve rimanere nell'Unione e nella zona euro.

 
  
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  Νικόλαος Χουντής (GUE/NGL). - Κύριε Πρόεδρε, λυπάμαι αλλά απαντήσατε σε διαφορετικό πράγμα και από παρόμοιες απαντήσεις, με συγχωρείτε, έχουμε χορτάσει. Εγώ, άλλο σας ρώτησα: υπάρχει το επιχείρημα ότι η Ελλάδα πρέπει να γίνει ανταγωνιστική και να μειωθεί το εργασιακό κόστος, όμως η μείωση του εργασιακού κόστους δεν αποτρέπει την μετεγκατάσταση των επιχειρήσεων από την Ελλάδα. Επομένως το πρόβλημα είναι δίνετε αυτή την αιτιολόγηση; Απαντάτε πως τα πράγματα πρέπει να γίνουν αντιστρόφως; Και, δεύτερον, συμπληρωματική ερώτηση: μήπως πρέπει η Ελλάδα να ακολουθήσει κλαδικές πολιτικές στη βιομηχανία για να αντιμετωπίσει το πρόβλημα της απασχόλησης;

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − I think it is true what you said in the first half of your question about the importance of demand. Of course, nowadays it has to be interpreted in the whole European context and not just in the national context of individual Member States.

If we have a single market and we even want to deepen it further, then demand-side policies should be developed on the entire EU level. Greece unfortunately is a very specific case because of the high indebtedness and the fact that it was not so transparent in the past years. It required external assistance and now it is not only the troika but also the EU Task Force which is working very hard to provide assistance to generate investment and by using the EU structural funds faster and with better focus to help promote reforms.

These and many other elements – which the Vice-President also referred to – should add up to improved competitiveness and a better investment climate. Now of course a better investment climate would also require social peace and better harmony. That should, of course, be promoted through a better dialogue between the stakeholders.

Finally, let me just point to one fact which was coming through two weeks ago in the projections of our colleague Vice-President Olli Rehn, which was a very realistic projection for the next year end and for the one after on the European Union’s economy. But interestingly in the case of Greece there was a silver lining in the form of reducing unemployment. I very much hope that this is linked to a judgment that competitiveness is improving and the operation of all these stakeholders which are listed is now hopefully bearing fruit.

 
  
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  President. − I am going to take two more questions, but before I call the speakers I just want to explain that we try to keep a balance between the groups in proportion to their size. This whole procedure of Question Time is under review. One of the proposals is that we have an open and transparent ballot, rather than the catch-the-eye procedure.

 
  
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  Phil Bennion (ALDE). - This House has been indulging in quite a lot of rhetoric, in terms of the budget, about retaining and protecting the budgets for those instruments that have a clear impact on growth and jobs. One of these is the Connecting Europe Facility. It is one of many. It is important for infrastructure in transport, energy and telecommunications. Not only will it have an impact on businesses, it also helps complete the single market and it helps lever in private sector money.

What I want to know is what the Commission can do to make sure that these budgets – and I include research budgets, as well, in this – are in fact protected, in view of the Council negotiations this week. And I do not simply want to hear an answer saying that we want a larger budget. It is quite clear that we may well be working with either a freeze or something close to a freeze. What are you going to do to help protect these budgets, whatever the size of the whole budget? I do not simply want to hear that we want more money.

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, da quando c'è un dibattito politico su un bilancio, noi, per tutelare il bilancio, non possiamo che, nell'ambito del dibattito, sostenere la nostra posizione politica e la ragione per cui abbiamo formulato queste proposte. Non è che possiamo fare diversamente: il dibattito è aperto; c'è un Consiglio che si svolgerà fra qualche giorno e all'interno del Consiglio non possiamo che spiegare le nostre ragioni, perché questo bilancio non venga ridotto e quindi non si danneggino le politiche comunitarie.

Come abbiamo già detto più volte, non ci sono alternative. Questi sono i poteri di cui disponiamo nell'ambito del dibattito sulle politiche del bilancio e non possiamo far altro che lavorare insieme al Parlamento per cercare di tutelare alcuni capitoli e una strategia politica che punti ad avere più Europa. Non vedo soluzioni diverse, perché il dibattito è soprattutto di tipo politico. Non si tratta di un dibattito tecnico: è un dibattito politico e noi dobbiamo andare avanti. Siamo in mezzo al guado e dobbiamo continuare ad andare avanti verso un'Europa più unita – per quanto mi riguarda verso gli Stati Uniti d'Europa, come obiettivo finale – e il bilancio è uno degli strumenti per fare questa politica.

 
  
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  Roberta Angelilli (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, una domanda per il Commissario Tajani, che ringrazio per l'impegno anche suo personale sulla direttiva sui ritardi dei pagamenti. La domanda è questa: vista la criticità del dibattito sul bilancio, ci può dare un aggiornamento sul futuro del programma Erasmus per giovani imprenditori che, ovviamente, è un'eccellente iniziativa?

L'altra questione riguarda il Commissario Andor: lo scorso 30 gennaio, come è noto, Consiglio e Commissione hanno lanciato la loro sfida alla disoccupazione giovanile, mettendo a disposizione 82 miliardi di euro di fondi non utilizzati. È passato quasi un anno da allora e non è ancora chiaro l'impatto di questi fondi. Alcune domande: c'è un resoconto dettagliato sull'utilizzo di tali fondi? C'è un elenco di buone pratiche? Quando sarà presentato il pacchetto "giovani" lanciato da Barroso?

 
  
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  Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione. − Signor Presidente, per quanto riguarda il programma Erasmus per i giovani imprenditori, io intendo andare avanti. Non c'è ancora un accordo sulle Prospettive finanziarie né sul bilancio 2013 ma è mia intenzione continuare a proporre questo programma e a difendere anche lo strumento finanziario per svilupparlo, perché lo considero di straordinaria importanza e anche la chiave per il lancio della politica a favore dell'imprenditorialità europea, ragion per cui anche su questo fronte siamo nel pieno dibattito e il sostegno che ci verrà dal Parlamento sarà prezioso.

 
  
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  László Andor, Member of the Commission. − There was a question about the youth employment package which will be forthcoming on 5 December and will have important elements such as the youth guarantee.

On the basis of the Youth Opportunities Initiative and the support from the European Council in January, the Commission has sent action teams to the eight Member States with the highest youth unemployment rate. We have reallocated about EUR 10 billion to these countries, benefiting a very large number of young people. Just yesterday I saw this in Portugal, where about 90 000 young people have been helped through the reallocation of about EUR 300 million. The sums in other countries, like Italy, have been much greater. I regularly update Parliament’s Committee on Employment and Social Affairs about these developments.

 
  
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  Krisztina Morvai (NI). - Andor biztos úrtól kérdezem közös nyelvünkön, magyarul, hogyan lehetséges az, hogy az Európai Unió teljes jogú tagállamában harmadik világbeli körülmények között dolgozhatnak az ipari szektorban, különösen a multinacionális cégeknél, illetve a külföldi tulajdonú cégeknél. Mit szól Ön ahhoz, és mi a magyarázata arra, és egyébként hol vannak a versenyképességnek a határai, tehát hogy 250-300 euró körüli bérért dolgoznak magyar emberek történetesen az Ön hazájában teljes munkajogi jogfosztottságban úgy, hogy nincsen pihenőidő, egyik napról a másik napra utcára tehetőek, három műszakban dolgoznak szakszervezeti védelem nélkül. Mi a magyarázat erre, biztos úr? Hogyan fordulhat ez elő az Európai Unióban egy teljes jogú tagállamban?

 
  
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  László Andor, a Bizottság tagja. − Tisztelt képviselőasszony! Azt gondolom, hogy nagyon fontos azt látni, hogy az Európai Unió szociális normáinak minden tagországában érvényesülniük kell, és ezeket az elvárásokat például annak keretében is fontosnak tartottuk érvényesíteni, hogy Magyarországon az elmúlt évben egy új „Munka Törvénykönyve” született. Több körben konzultáltunk a minisztériummal, illetőleg a szociális partnerekkel annak érdekében, hogy a megszülető törvény összhangban legyen az európai munkajoggal. Megállapodtunk a szociális partnerekkel abban, hogy figyeljük, hogy a gyakorlatban ez hogy érvényesül, és ennek természetesen minden vállalkozásra, minden munkahelyre érvényesnek kell lennie függetlenül attól hogy ez egy hazai vagy egy külföldi tulajdonú cég.

 
  
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  President. − That concludes Question Time.

 
  
  

PRÉSIDENCE DE MME ISABELLE DURANT
Vice-présidente

 
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