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Postup : 2012/2309(INL)
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Postup dokumentu : A7-0041/2013

Predkladané texty :

A7-0041/2013

Rozpravy :

PV 12/03/2013 - 17
CRE 12/03/2013 - 17

Hlasovanie :

PV 13/03/2013 - 8.5
CRE 13/03/2013 - 8.5
Vysvetlenie hlasovaní

Prijaté texty :

P7_TA(2013)0082

Rozpravy
Utorok, 12. marca 2013 - Štrasburg Revidované vydanie

17. Zloženie Európskeho parlamentu so zreteľom na voľby v roku 2014 (rozprava)
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  President. − The next item is the report by Mr Rafał Trzaskowski and Mr Roberto Gualtieri, on behalf of the Committee on Constitutional Affairs, on the composition of the European Parliament with a view to the 2014 elections (2012/2309(INI)) (A7-0041/2013).

 
  
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  Rafał Trzaskowski, rapporteur. Mr President, that was not easy as a report – I mean, boy! Especially for some of the Members from the smaller and medium-sized Member States, who are personally influenced by the proposals that we put on the table.

I mean, this is one of those rare occasions when the European Parliament has the right of initiative, and I think that the most important thing is that we cannot shy away from that responsibility.

We decided with Roberto to choose a pragmatic solution. What were the other options? Asking for more seats? I think that would be the worst possible signal in today’s crisis and, seriously, could we think of ourselves asking for more seats? That would be the only posture coming from the European Parliament. I do not think that that is the way forward.

The other option was to ask for a radical overhaul of the system. It is true that if we wanted to have a smooth progression from the smallest to the biggest state when it comes to the number of citizens represented by a single member of this House, with the bigger the Member State the more citizens a given member of this House represents, we would have to have a more radical solution, where some Member States would gain seats and some would lose more than one.

But could we realistically see a radical solution accepted either by this House or by the Council?

We decided that for the moment no state should lose more than one seat and that no state should gain seats.

Such a profound change can only be made when other institutional questions are up for review, because our institutional set-up is based on the balance between what happens in the European Parliament and what happens in the Council.

My view is that we can only have a radical solution in conjunction with other institutional reforms; most importantly, with the weighting of votes in the Council, which is not now up for discussion. We will however – and I can promise you that – come back to that issue in the near future, when maybe we can have a system which is a little bit more far-reaching.

Our system in this House, when it comes to seats, is that of digressive proportionality. We always, however, have a dilemma: how digressive and how proportional should the system be?

We looked at the historical development when it was the biggest states which were progressively losing seats. The system is skewed to their disadvantage. That is why we decided to remedy that.

Our point of reference consisted of the Severin/Lamassoure report, primarily, not because it was the best, but because it was voted by this House in the previous legislature. No wonder that we used it as a point of reference.

That is why we care very much about the relationship between representativeness on the one hand and demography on the other. That is why we proposed what we proposed.

In our system the medium and smaller states are still over-represented, as the purely proportional system taking into account what we have in the Council, constitutionally, would not make much sense.

Although I understand why some of you have submitted amendments, we as rapporteurs cannot support amendments which question either the rationale or the main principles of our thinking and of our report.

In that respect, I feel bound by the vote that we had in the Committee on Constitutional Affairs.

For us to be effective, for our proposal to carry the day in the Council, we need a strong majority in this House backing our report and, therefore, even though I know that for some of you it will not be easy, I ask you to support our compromise. Not because this is the best compromise in the ideal world, but I think that there is simply no other solution visible on the short-term horizon.

Thank you very much for your support and I hope that we can tackle the issue at least for the moment.

 
  
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  Roberto Gualtieri, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Trzaskowski ha già illustrato bene come il nostro obiettivo sia stato quello di adempiere a un compito molto delicato che il trattato ci assegna e che è reso necessario dall'imminente ingresso della Croazia nell'Unione e dalla fine della deroga al tetto di 751 membri in vigore fino alla fine della legislatura, e di farlo in modo serio e responsabile, presentando una proposta che si basa sul principio della proporzionalità degressiva fissato nel trattato e al tempo stesso lo declina in modo pragmatico e realistico.

Com'è noto, la proposta è basata su due tappe: la prima cerca di declinare fedelmente i tre principi che quest'Aula ha votato nella relazione Lamassoure-Severin, cioè: un paese più grande ha diritto a un maggior numero di seggi, un deputato di un paese più grande deve rappresentare un numero maggiore di cittadini di quello di un paese più piccolo e anche – ed è importante che si ricordi anche questo terzo principio – il fatto che le soglie massime e minima rispettivamente di 96 e 6 seggi vanno utilizzate.

Il risultato di questa prima tappa è una redistribuzione significativa di seggi, che per questo riteniamo non realistica e non appropriata in questo momento. Di qui, la seconda tappa, che scaturisce da una compensazione politica compiuta appunto, come diceva Rafał, sulla base del duplice principio "nessuno guadagni e nessuno perda più di un seggio". È un risultato che io definisco equilibrato e politicamente sostenibile, come è stato peraltro dimostrato dal larghissimo consenso che la proposta ha riscosso in seno alla commissione per gli affari costituzionali e che auspichiamo ci sia anche nel voto di domani in Aula.

Questo non significa naturalmente che si tratti di una proposta perfetta: ma credo che essa possa essere definita come la meno imperfetta tra le possibili soluzioni. Il voto di domani dirimerà anche la questione se l'ultimo seggio debba essere ceduto dalla Svezia, come nella proposta originale, o dall'Austria, come la commissione AFCO ha stabilito. Sono consapevole della delicatezza del problema per i due paesi che, tuttavia, nel 2014 eleggeranno in ogni caso almeno un deputato in più che nel 2009. La logica della soluzione in due fasi porterebbe a chiedere il sacrificio alla Svezia, mentre una valutazione che prescinda dalla prima tappa può avvalorare il ragionamento opposto.

Personalmente, naturalmente sono affezionato alla proposta originale, ma in ogni caso mi sento di dire che qualsiasi cosa l'Aula deciderà su questo punto, la coerenza e la solidità dell'intera proposta non ne risentirà. Sarebbe quindi bene che il Consiglio europeo adotti la proposta del Parlamento senza introdurre emendamenti, che inevitabilmente farebbero scattare un meccanismo di veti. E penso di poter dire che l'orientamento dei relatori sia quello di non dare il nostro consenso a soluzioni diverse da quella che riceverà il voto in quest'Aula.

Infine, vorrei sottolineare l'importanza di un altro elemento presente nella risoluzione, cioè l'impegno del Parlamento a proporre un meccanismo di attribuzione dei seggi nel quadro di una più generale revisione dei trattati, che affronti anche il tema del sistema di voto nel Consiglio e che riapra altresì la questione dell'introduzione di una lista transnazionale. Sono due punti cruciali che non vanno elusi ma che vanno affrontati nel modo adeguato in quella che, auspichiamo, sarà una legislatura costituente per la democrazia europea.

Crediamo che questa relazione e le soluzioni che essa propone e indica costituiscano un contributo in questa direzione e per questo chiediamo a tutti deputati di sostenerla con convinzione.

 
  
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  Carlo Casini, a nome del gruppo PPE. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei prima di tutto ringraziare i due relatori, che hanno svolto un lavoro davvero difficile e lungo, senza esimermi dal fare qualche considerazione di carattere generale e più ampia. Ci troviamo su un cammino nel quale l'Europa persegue tre obiettivi: il rispetto del principio democratico, la costruzione di una sempre più stretta Unione fino a uno sbocco limpidamente federale, l'allargamento a nuovi Stati dell'Europa geografica.

La sintesi non è così facile: in particolare il principio democratico esigerebbe che il peso decisionale di ogni singolo cittadino fosse identico e che dunque ogni parlamentare rappresentasse un identico numero di elettori. Ma ciò farebbe sparire i più piccoli Stati e attribuirebbe un dominio eccessivo agli Stati più grandi. Per questo il trattato di Lisbona parla di proporzionalità degressiva, che la commissione AFCO ha interpretato nel senso che in nessun caso la popolazione degli Stati debba essere messa in ordine e che nessuna rappresentanza di uno Stato debba essere superiore a quella di uno Stato che ha una popolazione più grande.

La soluzione pragmatica che oggi viene presentata si preoccupa di determinare il sacrificio minimo e il vantaggio minimo per gli Stati che si devono sacrificare o migliorare la loro rappresentanza per effetto dell'ingresso della Croazia. Nella commissione AFCO vi è stato un prolungato tentativo di trovare formule matematiche, ripetibili in futuro nel caso di nuovi ingressi. Ma per ora non è stata trovata nessuna soluzione automatica.

È evidente perciò che si tratta di chiedere un contributo nel cammino verso l'integrazione europea agli Stati che perdono un seggio, ma contemporaneamente è auspicabile un'ulteriore riflessione che trovi uno sbocco futuro in una revisione dei trattati. Intanto un passo avanti si compie e si spera che non ci siano intralci che ritardino l'approvazione definitiva. Ci sarà modo in seguito, anche attraverso una possibile riforma dei trattati, di esaminare in maniera più ampia l'intera fattispecie.

È per questa ragione che, credo, debbano essere respinti tutti gli emendamenti, anche se taluni apprezzabili, e che invece debba essere approvato con convinzione il testo proposto dalla commissione.

 
  
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  Jo Leinen, im Namen der S&D-Fraktion. – Herr Präsident! Im Namen der S&D-Fraktion danke ich den Berichterstattern für ihren Vorschlag. Ein Jahr vor der Europawahl war das die einzige Möglichkeit, morgen im Plenum eine breite Mehrheit zu gewinnen.

Die Zusammensetzung des Parlaments bedarf einer Reform; das wird allgemein anerkannt. Die Grundstruktur stammt noch aus einer Zeit, als das Parlament nur beratende Funktion hatte. Es wurde grob in vier Kategorien eingeteilt: die großen Länder, die weniger großen, die weniger kleinen und die kleinen Länder. Heute, wo wir Gesetzgebungsfunktion haben, reicht das zur Legitimation und zur Repräsentation nicht mehr aus. Wir brauchen eine neue Formel für die Vertretung der Bürgerinnen und Bürger hier in diesem Haus.

Aber der Vorschlag folgt einem pragmatischen Ansatz: Keiner gewinnt jetzt etwas – keiner verliert mehr als einen Abgeordneten. Ich glaube, das war vernünftig, um Platz für die neuen Kolleginnen und Kollegen aus Kroatien zu machen. Im Allgemeinen herrscht Zufriedenheit bis auf die Frage, ob jetzt Schweden oder Österreich einen Sitz abgeben muss – das wird sich morgen klären.

Wir versprechen, dass sich das Parlament nach der Europawahl sofort wieder mit diesem Thema befassen wird. Wir brauchen eine dauerhafte Formel, und da brauchen wir insgesamt auch ein ausgewogenes Verhältnis zwischen den beiden Pfeilern der Gesetzgebung und – wie ich meine – auch die Einführung europäischer Listen. Aber im Moment haben wir eine Notlösung, keine Dauerlösung. Nochmals Glückwunsch an die Berichterstatter zu diesem pragmatischen Vorschlag!

 
  
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  Andrew Duff, on behalf of the ALDE Group. – Mr President, in the past, seats in the Parliament have been traded between States in an unfair and opaque manner, usually in the closing moments of an IGC. Today, thanks to Lisbon, Parliament is doing the hard work itself. The rapporteurs have tried to be pragmatic, but of course pragmatism cannot be perfection, and the committee made an important adjustment to their proposal in favour of Sweden which reduces the number of times that the principle of digressive proportionality is breached. We ought not to reverse that change in plenary, and in the long run the experience has strengthened the argument for trying to find and agree on a mathematical formula which can be applied before an election in a transparent and straightforward manner, and I believe that this formula will surely be close to the Cambridge compromise, as delivered to AFCO two years ago.

The report puts that question firmly on the agenda of the Convention, which we expect to start in the spring of 2015, plus the important question of transnational lists, and I believe that a discussion on seats in the Parliament must be tackled alongside a review of voting weights in the Council so that we can truly achieve a truly fair, durable system fit for a more democratic parliamentary Europe.

(The speaker agreed to take two blue-card questions under Rule149 (8))

 
  
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  Jörg Leichtfried (S&D), Frage nach dem Verfahren der blauen Karte. – Herr Präsident! Herr Duff, ich muss jetzt etwas sagen: Ich glaube Ihnen das nicht, was Sie gesagt haben. Sie sprechen da von hehren Prinzipien, mit denen Sie begründen, dass Österreich einen Platz zu verlieren hat. Wissen Sie, was ich wirklich glaube? Ich glaube, Sie denken parteipolitisch. Es ist kein Zufall, dass Schweden vier Mitglieder in der Fraktion der Liberalen hat und Österreich in der Regel keines. Ich glaube, das ist es, was Sie zu dem, was sie tun, motiviert. Es ist ein Fehler, so zu agieren. Sie können mir erklären, dass es anders ist, aber ich muss Ihnen offen sagen, ich glaube Ihnen das nicht. Und ich glaube, Sie werden auch keine vernünftige Erklärung finden, weil beide Berichterstatter eigentlich etwas viel Besseres vorgelegt haben, als das, was Ihre Fraktion zu ändern beantragt hat.

 
  
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  Vicky Ford (ECR), blue-card question. – Mr Duff, I am a mathematician and I like mathematical answers. Can you explain why, under your proposal, the UK has fewer MEPs per head than Germany?

 
  
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  Andrew Duff (ALDE), blue-card answer. – Firstly, I firmly reject – and indeed resent – the accusation that I am being partisan. What we are seeking to do is to be as constitutional in our approach as pragmatically possible. That is not pure and that is not mathematical. I do hope we can achieve that in the future.

If I can explain, the difference in terms of population between Sweden and Hungary is 475 000 people, and we do not feel that this small distinction in population merits two MEPs. The difference between Austria and Sweden is a million people and that more credibly and fairly merits that gap. I am not responsible for population growth in Sweden or Austria, or indeed anywhere else; (Laughter) I am just asking people to look at the figures.

As for the British position, as you know, pragmatically at present we are not proposing an increase or a reduction of its Members but, should we agree upon a mathematical formula, you will see that France, Britain and Spain will grow in terms of the number of their Members of the European Parliament.

 
  
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  Gerald Häfner, im Namen der Verts/ALE-Fraktion. – Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Genau diese Debatte, nämlich der Vorwurf an ein Mitglied unseres Ausschusses, es habe aus persönlichen, aus nationalistischen Motiven gehandelt – im Übrigen bei einer Entscheidung, die der Ausschuss einstimmig getroffen hat –, zeigt, wie dringend notwendig es ist, dass wir unser Vorgehen in dieser Frage ändern, dass wir aufhören, die Sitzverteilung im Europäischen Parlament nach jedem Beitritt eines neuen Landes oder nach Änderungen in den Bevölkerungszahlen sozusagen freihändig neu zu bestimmen. Wir brauchen eine klare, präzise, nachhaltige und demokratisch eindeutige Formel, nach der sich diese Sitzverteilung nach der Größe der Mitgliedstaaten, der Bevölkerungszahl errechnen lässt, ohne jeden Zweifel. Dafür haben wir im Ausschuss gekämpft.

Wir haben einen entsprechenden Vorschlag vorgelegt. Er ist als Kompromissänderungsantrag aufgenommen und vom ganzen Ausschuss einstimmig beschlossen worden. Wenn er angenommen wird, wird dieses Mal das letzte Mal sein, dass wir versuchen, dieser Aufgabe gerecht zu werden, indem wir die Sitze zwischen Ländern hin- und herschieben. Übrigens an dieser Stelle herzlichen Dank an Rafał und Roberto, die meines Erachtens hervorragende Arbeit geleistet haben.

Aber es kann nicht darum gehen, sich im Parlament oder im Rat darüber zu streiten, welches Land wie viele Sitze bekommt. In der Demokratie sind die Regeln das Wesentlichste, und die wichtigste Regel in der repräsentativen Demokratie muss die Umrechnung von Wählerstimmen in Parlamentssitze betreffen. Denn hier darf es überhaupt keinen Zweifel geben, dass die Bürger angemessen vertreten sind und dass wir angemessen legitimiert sind.

Deshalb ist es wichtig, dass wir uns jetzt geeinigt haben. Dies ist das letzte Mal. Ab dem nächsten Mal wird nach einer sauberen Formel verfahren, die wir in einem Konvent gemeinsam entwickeln wollen: degressiv, proportional, fair und gerecht. Ich danke allen Beteiligten und freue mich auf die Abstimmung morgen.

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte gemäß Artikel 149 Absatz 8 Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  William (The Earl of) Dartmouth (EFD), blue-card question. – Mr Häfner, you used the term ‘unanimity of the committee’ at least three times. Is it your contention that the unanimity of a committee of itself guarantees the wisdom and validity of what the committee has voted on?

 
  
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  Gerald Häfner (Verts/ALE), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte. – Verehrter Kollege, das ist eine interessante Frage! Denn tatsächlich war es so, dass es in der Abstimmung verschiedenste Anträge gab und dass bei diesen Anträgen durchaus auch nationale Interessen eine Rolle gespielt haben mögen. Es gab an einem bestimmten Punkt eine sehr knappe Abstimmung – elf zu zehn. Aber am Ende gab es eine einstimmige Zustimmung zu dem Gesamtergebnis. Ich will Ihnen ganz deutlich sagen, das ist es, was ich mir unter Demokratie vorstelle und was ich mir gelegentlich auch von Ihnen wünsche, übrigens auch während der Abstimmungen des heutigen Tages.

In einem Parlament kann man über viele Fragen streiten. Jeder vertritt verschiedene Interessen. Aber wir haben eine gemeinsame Aufgabe: gerade wenn es um Wahlrecht und Parlamentsrecht geht, faire Regeln für alle zu finden. Und dann sollten sich alle daran halten, auch Sie übrigens, und – wenn hier im Hause gesprochen wird – nicht immer mit Zwischenrufen und Brüllerei stören, sondern akzeptieren, dass dies ein Parlament ist. Hier geht es nach demokratischen Regeln zu. So verfahren wir im Ausschuss, so verfahren wir im Plenum.

 
  
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  Ashley Fox, on behalf of the ECR Group. – Mr President, this report was prepared in response to the need to reduce the size of the European Parliament, which will increase to 766 members when Croatia joins us on1 July.

The rapporteurs have taken the view that in order to get this legislation through the Council and through this House, no country apart from Germany should lose more than one seat. The rapporteurs call this a pragmatic solution, and they are correct. It is not, though, an ideal solution; but I do accept that it is the most practical one, especially considering the very tight timescale we face to complete the task in good time for the next European elections.

In an ideal world I should like to see a formula adopted where the number of MEPs allocated to each nation state is more closely related to their population. I do, though, accept that this is a debate for another day. My Group will therefore accept the rapporteurs’ conclusions, though it will be no surprise to learn that there are some Members who are unhappy with the report.

 
  
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  John Stuart Agnew, on behalf of the EFD Group. – Mr President, although the United Kingdom does not appear to be in danger of diminished representation, this proposal must be roundly condemned. There can be few better examples of how undemocratic the European Union is. In the various schemes that are mooted in this report, it is the medium-sized countries that will be downgraded. MEPs of other countries will dictate the terms of downgrading for the medium-sized countries concerned, yet if their voters are dissatisfied with those who have voted for their downgrade, they cannot remove them at the ballot box. Likewise, any Member of the European Council, safe in their own country, is immune from democratic accountability.

Undemocratic is the kindest word for this; gerrymandering is the reality. Now we hear of proposals to force the UK to hold its elections on a Sunday, to force the use of European political party names and to dictate the contents of political broadcasts. Go ahead: just see how that plays to the people of the UK. This is no democratic institution, but it is an elective dictatorship.

(The speaker agreed to take a blue-card question under Rule 149(8))

 
  
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  Ashley Fox (ECR), blue-card question. – I just wonder, given the many deficiencies in this report that Mr Agnew has identified, whether he could tell this Chamber how many amendments he submitted at the committee stage to improve the report?

 
  
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  John Stuart Agnew (EFD), blue-card answer. – My presence on that committee is for finding out what it is doing and reporting it back to the people of Britain, because many people in Britain do not understand what is going on here – and it is certainly being shielded from them by the Conservative Party.

 
  
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  Vicky Ford (ECR), blue-card question. – Mr Agnew, you could have been in the negotiations on this report. Have you attended any of the negotiations that have happened on this report?

 
  
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  John Stuart Agnew (EFD), blue-card answer. – Mr President, I have attended the great majority of the meetings, and I do not like what I hear when I am at the meetings. I speak at virtually every meeting I go to, and I am at most of the meetings.

I am a little bit surprised to hear that there was unanimity in the committee, because, if I am there, I certainly do not vote, plus on the very last vote on the report. Usually I am substituted, but as I do not have proof of that, I will have to look into it.

 
  
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  Helmut Scholz, im Namen der GUE/NGL-Fraktion. – Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Ich werde dem vorliegenden Vorschlag zur Neuverteilung der Sitze im Europäischen Parlament zustimmen, was sicherlich nicht alle Mitglieder meiner Fraktion tun werden. In drei Punkten möchte ich aber meine klare Kritik äußern.

Erstens: Es ist für mich nicht akzeptabel, dass wir es als Parlament nicht geschafft haben, uns langfristig mit den Wahlen zum Europäischen Parlament zu befassen und entsprechende Weichenstellungen zu vereinbaren. Das Kleinklein, das wir heute mit der Einführung des Spitzenkandidaten, der Vereinheitlichung des Wahltermins und der anzupassenden Sitzverteilung erleben, ist keine wirklich gute Botschaft. Es wäre unsere Pflicht gewesen, die Wahlen in den Kontext von wachsender Skepsis gegenüber dem europäischen Projekt und zunehmender Politikverdrossenheit zu stellen und politische Prozesse anzuschieben.

Bei der Arbeit am Vorschlag zur Sitzverteilung hat sich zweitens ein zu überwindendes zentrales politisches Problem gezeigt: Alle haben so agiert, dass sich für das eigene Mitgliedsland nichts zum eigenen Nachteil verändert. Bürgerinnen und Bürger werden sich schwer tun, hierin einen Unterschied zum Schacher der Regierungskonferenzen zu erkennen. Wir brauchen klare, transparente Regeln und belastbare Methoden, wie wir künftig mit anstehenden Veränderungen umgehen werden, denn Verhandlungen mit weiteren Erweiterungskandidaten laufen und demografische Veränderungen sind auch im Gange.

Drittens: Ich glaube nicht, dass zukünftige Veränderungen der Sitzverteilung unabhängig von einer Betrachtung der gesamten Machtbalance innerhalb der EU vorgenommen werden können. Ich hoffe, wir beschließen morgen gemeinsam, dass auch die Machtverhältnisse im Rat auf den Tisch gehören. Dazu gehört auch die Frage, ob nicht die Rolle des Ausschusses der Regionen zukünftig deutlich gestärkt werden sollte, denn dort sitzen die Vertreter des Raums, in dem Bürgerinnen und Bürger europäische Politikentscheidungen erleben, die auf die Gestaltung der Lebenswelt konkret und unmittelbar Einfluss nehmen sollten.

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte gemäß Artikel 149 Absatz 8 Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI), blue-card question. – Mr President, I have a question for my colleague. He has talked about potential national interest and each Member’s country not wanting to lose one. We have also had a slight accusation against my colleague, Mr Duff, that he may be doing it for political purposes. Does this not show that politicians should not determine how politicians are elected? The EU employs far more bureaucrats than necessary. Should it not be done without politicians making these decisions and just determined by independent bodies, as is done in the UK?

 
  
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  Helmut Scholz (GUE/NGL), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte. – Ich stimme durchaus zu, dass die Politikerinnen und Politiker selbständig entscheiden müssen. Die Frage ist: Inwieweit nehmen wir die Fragestellungen, Sorgen und Anliegen der Bürger ernst. Und das müssen wir in der künftigen Arbeit, gerade auch an einem solchen Dossier, viel intensiver betreiben.

 
  
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  György Schöpflin (PPE). - Mr President, my congratulations to the rapporteurs. They have done a wonderful job on this.

Now, at first sight, the redistribution of mandates should pose no problems. Indeed, it should be the automatic consequence of enlargement. The EU admits a new Member State and the new Member State has the right to representation.

In reality, as we know only too well, the process is far from trouble free. Despite valiant attempts to base the redistribution of mandates on a technical or even a technocratic formula, the hard reality is that politics cannot be expelled from an issue as political as this one.

Crucially, no Member State likes to lose mandates, so those who must will, in consequence of enlargement, do their level best to minimise their losses.

Then there is the question of how mandates should be distributed at all. The principle of digressive proportionality is there to ensure that small and medium-sized states are not disadvantaged, and are not under-represented politically. If they were to be so under-represented, then their voice would be even weaker than is the case, and large states need to be reminded that European integration is not a large state monopoly.

If the EU is to work as an even-handed, democratic body, then the status of the smaller states as equals in terms of respect must be given cast iron safeguards.

We know only too well from the history of Europe what happens when large states regard smaller states as their satellites, where they are free to do as they will. The rules are there to ensure stability. The same holds true for the redistribution of mandates. There must be rules.

In this instance, the logic of redistribution is that no state should lose more than one mandate and, equally, that digressive proportionality should be secured.

Those who seek to overturn these two fundamental principles are threatening the very bases of European integration and thereby run the risk of encouraging anti-European sentiments.

 
  
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  David Martin (S&D). - Mr President, I am afraid I am going to join the broad consensus and welcome this report and congratulate the rapporteurs on an excellent job. It was not easy, but they came up – as others have said – with a pragmatic, workable solution which enables us to reach a position in time for next year’s European elections.

But as others have rightly said, it is a temporary solution and the report recognises that in 2015 we have to come up with a more long-term solution that can apply to all circumstances, so that we do not have to negotiate between Member States; we do not need to tick off one and pick another Member State in terms of an extra Member and, as we have just heard from other speakers, this has to be based on the Treaty’s call for degressive proportionality.

So we need a mathematical system which applies every time the membership of Parliament changes. That will not be easily achieved and I hope that the Committee on Constitutional Affairs will start work on this early in the next Parliamentary term, so we are not in this position next time and having to make a pragmatic solution a year before the election.

Finally, if I might say so Mr President, despite what Mr Agnew said, the other recommendation is that the European elections should be held between the 22 and 24 May 2014; that is a Thursday to a Sunday, so there is no threat to Britain’s right to vote on a Thursday. I hope, having had this endorsement from the Council, that the Member States will now get on and ratify those dates for the election.

 
  
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  Angelika Werthmann (ALDE). - Herr Präsident! Bis unsere beiden Berichterstatter aktiv geworden sind, war die Sitzverteilung eigentlich sehr klar gewesen. Es gibt laut Artikel 14 Absatz 2 EUV das Prinzip der degressiven Proportionalität, durch welches die Ihnen allen bekannten drei Grundsätze respektiert werden sollen. Den Berichterstattern zufolge sind dies aber keine mathematischen Kriterien. Kollegen, dann lernen Sie Mathematik oder wiederholen Sie es noch einmal! Sie denken, man müsse hier pragmatische Lösungen einführen. Das sind künstlich kreierte Lösungen, die eigentlich der Grundlagen entbehren und zu Lasten eines Mitgliedstaats gehen, der sehr wohl eine proeuropäische Haltung hat und daher mit einem Sitzverlust abgestraft werden würde. Kollegen, lassen Sie uns daher nicht bestehende Verträge willkürlich einfach mal so abändern und lassen Sie uns bitte ernsthafte Arbeit erbringen! In diesem Sinne hoffe ich, dass wir morgen richtig abstimmen.

 
  
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  Roberts Zīle (ECR). - Nav jau runa, īstenībā, par matemātiku vai par deputātu skaitu Eiropas Parlamentā. Tās bažas, manuprāt, ir par Eiropas Savienības principiem, jo bieži vien aiz skaistiem vārdiem par demokrātiju un kohēziju Eiropas Savienībā, mēs redzam, ka Eiropas Savienības valstis sadalās debitoru valstīs, kreditoru valstīs, emigrantu dalībvalstīs un imigrantu dalībvalstīs. Dalībvalstīs, kuras ir zaudējušas krīzes laikā 10 procentus no saviem iedzīvotājiem un, īstenībā, palikdami citas valsts pilsoņi, viņi zaudē pārstāvniecību savā valstī, jo viņi ir uz laiku aizbraukuši strādāt uz citām valstīm. Un lielā mērā viņi aizbrauc arī tāpēc, ka joprojām pastāv diskriminējoši nosacījumi Eiropas Savienībā, kaut vai šodien diskutētie tiešmaksājumi lauksaimniecībā, vai arī mūsu pašu Eiropas Parlamenta iekšējās regulācijas par vairākiem jautājumiem ir diskriminējošas. Tajā pašā laikā Eiropas Savienības dalībvalstis ļoti stingri cīnās par katru akcijas balsi Starptautiskajā Valūtas fondā pret BRICS valstīm, kurām ir pamats teikt, ka Eiropas Savienības dalībvalstīm būtu mazāk akciju Valūtas fondā. Mums jābūt korektiem šajos nākotnes jautājumos, domājot par 2015. gadu. Paldies!

 
  
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  Andreas Mölzer (NI). - Herr Präsident! Die fehlende direkte Proportionalität in der Besetzung des Europäischen Parlaments und im Rat mag dem speziellen Charakter der EU geschuldet sein und dazu dienen, kleine Mitgliedsländer eben nicht zu marginalisieren, nicht an den Rand zu drängen.

In Summe ist die direkte Proportionalität bei der Mandatsverteilung also nur sehr oberflächlich vorhanden, und gerade das lässt die Kürzung zu Ungunsten meines Landes – also Österreichs – weder zwingend noch logisch erscheinen. Gerade angesichts der Ergebnisse der jüngsten Finanzverhandlungen, bei denen Österreich, wenn man den erhöhten Bruttobeitrag und den reduzierten EU-Rabatt hernimmt, eine Mehrbelastung von rund einem Drittel auf sich genommen hat, und angesichts der gewaltigen Unsummen, die im Rahmen der diversen Rettungsschirme auch aus Österreich fließen, entsteht beim Bürger in meinem Land nur allzu leicht der Eindruck, dass die Alpenrepublik – also Österreich – immer weniger mitzureden, dafür aber immer mehr Geld abzuliefern hat. Dem herrschenden Unmut wird der Ausspruch, den wir nur zu gut kennen, gerecht: Gegen Österreich wird entschieden, wenn es sein muss, auch mit Sanktionen. Das ist zwar schon etliche Jahre her, aber es stimmt.

Dass nun entgegen den ursprünglichen Plänen die Anzahl der österreichischen Abgeordneten auf 18 gekürzt wird, halte ich also für ein verheerendes Signal, das zweifellos die EU-Skepsis in meinem Lande verstärken wird.

Stattdessen fordere ich alle auf, ein positives Signal für Österreich zu setzen. Das Land leistet wirklich viel für die europäische Integration und für die Europäische Union.

 
  
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  Othmar Karas (PPE). - Herr Präsident, meine Damen und Herren! Die Debatte zeigt uns wohl allen: Wir brauchen eine neue, dauerhafte Formel, was die Sitzverteilung nach den Beitritten zur Europäischen Union betrifft. Wir brauchen ein für alle Mal ein transparentes System zur Berechnung der Sitzaufteilung im Parlament, damit nicht bei jedem EU-Beitritt das Gezerre wieder von vorne losgeht. Denn bei dem, was wir hier tun, entscheidet eine Stimme in einem Ausschuss, ob ein Land einen Platz mehr oder weniger hat, und damit ist dem Kuhhandel jede Tür geöffnet!

Worum geht es eigentlich? Die Neuberechnung der Sitzanzahl pro Land wird notwendig durch den Beitritt Kroatiens zur EU – Kroatien bekommt elf Sitze – und durch die Deckelung der Mandate bei 751. Insgesamt verlieren zwölf Länder Sitze.

Es war der politische Wille, keinem Land mehr als einen Sitz wegzunehmen, nicht die Berechnungsgrundlage. Wenn man nur die Bevölkerungsstatistik angewandt hätte, hätten acht Länder mehr als einen Sitz verloren und vier Länder Sitze hinzugewonnen. Bei dieser Berechnungsgrundlage hätte Österreich z. B. keinen Sitz verloren. Und wir loben heute alle die Berichterstatter. Ich lobe sie auch. Warum stimmen wir dann nicht für den Bericht der Berichterstatter? Der Bericht der Berichterstatter wurde nämlich im Ausschuss mit einer Stimme in einem einzigen Fall abgeändert. Und wir treten dafür ein, dass wir den Bericht der Berichterstatter mehrheitsfähig machen und für eine dauerhafte Formel in Zukunft eintreten.

(Der Redner ist damit einverstanden, eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte gemäß Artikel 149 Absatz 8 der Geschäftsordnung zu beantworten.)

 
  
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  Andrew Duff (ALDE), blue-card question. – Mr Karas, I esteem you but I have to try to explain why we changed the proposal of the rapporteur, and it is because it breached the principle of degressive proportionality.

Of course, we cannot, as I said before, be pure and see that the entire settlement respects that principle, but the Court would expect us to try to reduce the number of breaches in this instance, and we achieved that during the committee’s vote.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE), Fråga "blått kort". – Jag skulle vilja ställa en mycket enkel fråga till min gode vän Othmar Karas.

Vi kom i konsitutionella utskottet överens om en princip som innebär att alla länder får representanter i parlamentet beroende på hur många medborgare man har. Det är det som är förslaget i denna kammare.

Nu vill Österrike, bland annat företrätt av Othmar Karas, att denna regel inte ska gälla för Österrike. Den gäller för Holland, Rumänien, Frankrike – den gäller för alla andra länder, men Österrike i form av dess företrädare här vill att principen inte ska gälla för Österrike.

Jag ska ställa en mycket enkel fråga: Tala om för hela kammaren här varför skillnaden på mer än en miljon medborgare inte ska påverka mandatfördelningen till Österrike? Österrike har en miljon färre medborgare än Sverige men ni vill ha lika många mandat som Sverige.

Förklara varför Österrike av alla länder ska ha en bättre representation i parlamentet.

 
  
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  Othmar Karas (PPE), Antwort auf eine Frage nach dem Verfahren der blauen Karte. – Herr Präsident! Lieber Gunnar, Herr Kollege Duff! Wenn Sie mir richtig zugehört haben, wissen Sie, ich habe niemanden angegriffen. Ich habe mich für eine dauerhafte Formel ausgesprochen. Und die Frage, die Sie mir gestellt haben, müssen Sie den beiden Berichterstattern stellen, die bei jeder Berechnungsgrundlage eine andere Sitzverteilung vorgeschlagen haben als die, die morgen zur Abstimmung kommt. Auch bei der Berechnungsgrundlage, wo man mehr oder weniger bekommt, hätten wir gleich viel. Es geht nicht um Österreich oder Schweden, es geht um die Berechnungsgrundlagen. Und ich habe nicht mehr und nicht weniger gesagt, als dass ich für den ursprünglichen Bericht der Berichterstatter eintrete. Wir haben niemanden angegriffen. Das, was wir hier jetzt zwischen uns spielen, ist eigentlich ein Zeichen dafür, dass wir eine dauerhafte Regelung benötigen. Und ich stehe nicht an zu sagen, Schweden hat immer ein Mandat mehr gehabt als Österreich, weil die Bevölkerungsanzahl unterschiedlich ist. In der Neuaufteilung war es anders vorgeschlagen, aber nicht, weil wir es gefordert haben, sondern weil die Berichterstatter es so – detto – kommentiert haben und begründet haben, und dem sind wir gefolgt.

(Beifall)

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D). - Monsieur le Président, chers collègues, mes propos ne vous surprendront certainement pas. J'estime que le compromis, sur lequel nous sommes appelés à nous prononcer demain, sur la composition de cette Assemblée en 2014-2019 n'est pas acceptable en l'état.

Tout d'abord, parce que cette proposition débouche sur un texte contestable vis-à-vis du principe de dégressivité proportionnelle. Le principe de démocratie représentative se trouve ici heurté par une solution qui est, certes, pragmatique mais qui n'est pas équitable.

Ensuite, parce que le texte proposé est paradoxal à bien des endroits. Il propose que la future allocation des sièges en 2019-2024 reflète d'aussi près que possible les poids de population, ce qui veut dire que ce n'est clairement pas le cas pour la prochaine législature. Le texte dit aussi que ce devra être établi dans l'avenir, et ce de manière objective, équitable, durable et transparente. On peut donc en déduire que ce qui est proposé maintenant ne l'est pas.

Enfin, l'objectif des rapporteurs de réunir un consensus autour de ce compromis ne sera probablement pas atteint, même si je me doute qu'il ne recueillera pas l'unanimité des membres au Conseil.

Pour conclure, je crains, hélas, que les électeurs ne soient pas dupes de ce genre d'arrangement.

(L'oratrice accepte de répondre à une question "carton bleu" (article 149, paragraphe 8, du règlement))

 
  
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  Paulo Rangel (PPE), blue-card question. – Ms Guillaume, I have to ask you, do you think that you can change the whole distribution of seats in the European Parliament without changing the Council?

There is a balance between institutions, and what you want is really to unbalance this proportionate relationship between the Council and Parliament.

If you accept in the Council the federal rule – one vote, one state – we will accept here the rule of strict proportionality, and then you will have demography here. But you cannot have demography in the Council and demography in Parliament. If you have states in the Council, you also have to have states in Parliament.

 
  
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  Sylvie Guillaume (S&D), réponse "carton bleu". – Chers collègues, ce sur quoi j'ai voulu insister, ce sont deux choses: c'est effectivement cette représentation et puis le fait qu'il me semble qu'il y a un décalage entre ce que nous préconisons pour l'avenir et ce que nous préconisons maintenant; et ceci me semble effectivement paradoxal dans la réflexion que nous menons dans cette commission.

 
  
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  Alexandra Thein (ALDE). - Herr Präsident, sehr geehrte Kolleginnen und Kollegen! Die Europawahl 2014 naht. Der zu erwartende Beitritt der fast viereinhalb Millionen Bürger Kroatiens und die unterschiedliche demografische Entwicklung in den Mitgliedstaaten machen eine Neuberechnung der Anzahl der Europaabgeordneten pro Mitgliedstaat notwendig. Dabei sind uns die Hände gebunden. Es soll bei den im Vertrag vorgesehenen 751 Abgeordneten bleiben. Die großen Mitgliedstaaten sind bereits unterrepräsentiert, wobei es Staaten wie Frankreich, Großbritannien und Spanien sogar noch mehr trifft als mein eigenes Heimatland Deutschland. Die Bürger der kleinsten Mitgliedstaaten sind überrepräsentiert, wobei sie nach dem Vertrag Anspruch auf mindestens sechs Abgeordnete haben. Es war daher zwingend notwendig, dass es die mittleren Mitgliedstaaten treffen musste. Wir haben uns darauf geeinigt, dass diese nicht mehr als einen Abgeordneten pro Mitgliedstaat verlieren sollen, weil wir wissen, dass sie im Endeffekt mehrere Abgeordnete hätten verlieren müssen, und weil wir daher mit ihrem Einverständnis im Rat gerechnet haben. Denn wir brauchen Einstimmigkeit im Rat für unseren Vorschlag, um dann danach diesem Vorschlag nochmals zustimmen zu können. Es war daher die einzig mögliche Lösung.

 
  
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  Gunnar Hökmark (PPE). - Herr talman! Vi kom i konstitutionella utskottet överens om en princip som innebär att medlemsstater får platser i parlamentet beroende på hur stor befolkningen är, men att ju mindre man är desto fler ledamöter har man per väljare. Det är det som är resultatet nu. Det är en princip, det är en regel.

Jag ställde alldeles nyss en fråga till min kollega hur man kan förklara att en skillnad på mer än en miljon medborgare ska leda till att man likväl har samma antal mandat som det större landet och jag vill, herr talman, understryka att jag fick inget svar på den frågan. Inget svar på den frågan. Det enda svar jag fick på frågan var att det var fel från början, så därför ska det vara fel i slutet. Det var fel från början och därför ska det vara fel i slutet.

Herr talman, jag tror att vi alla här förenas av en vilja att göra det som är rätt. Om någonting är fel gör man det rätt och konstitutionella utskottet gjorde rätt. Nu vill många ledamöter från Österrike göra fel igen, men de har inget svar på frågan: Varför ska österrikiska väljare ha fler ledamöter i Europaparlamentet än varje annat land? Varför ska Österrike avvika från den princip som vi har kommit överens om?

Herr talman, jag fick inget svar på den frågan och skälet är mycket enkelt: Det enda argumentet för att stödja ändringsförslaget från Österrike som skulle spräcka det förslag som vi har kommit överens om i utskottet är att det var fel från början så därför ska det vara fel i slutet. Men jag vill säga till kammaren att det aldrig kan vara en regel för beslutsfattande i denna kammare eller någon annanstans än att vi ska behålla felen utan att vi ska göra rätt och därför ska vi rösta för det som är utskottets förslag.

 
  
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  Vital Moreira (S&D). - A Comissão dos Assuntos Constitucionais decidiu, avisadamente, limitar-se a propor uma solução razoável para encontrar os lugares necessários para a Croácia nas próximas eleições europeias, minimizando o impacto na atual representação territorial do Parlamento. Preferiria, obviamente, que o meu país não perdesse um deputado, mas reconheço que se trata de uma solução equilibrada e baseada num critério objetivo. Nas próximas adesões de outros países serão outros Estados-Membros a facultar as necessárias vagas.

A Comissão dos Assuntos Constitucionais rejeitou também, decididamente, a tentativa oportunista de aproveitar a ocasião para uma reformulação global da repartição territorial dos deputados ao Parlamento Europeu em favor dos grandes países, contra o espírito da proporcionalidade degressiva que, ao contrário do que alguns dizem, não é igual à proporcionalidade estrita. E foi mais longe a Comissão dos Assuntos Constitucionais: deixou claro que, qualquer revisão futura da composição do Parlamento, terá de envolver também o sistema de votos no Conselho. A representação dos cidadãos no Parlamento não pode ser desligada da representação dos Estados-Membros no Conselho. É conveniente que aqueles que querem revolucionar a composição do Parlamento tenham esta mensagem em mente.

 
  
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  Cecilia Wikström (ALDE). - Herr talman! Det är rimligt och fullt logiskt att små länder i EU med ungefär lika stor befolkning bör ha likvärdig representation. Striden har olyckligtvis kommit att hamna mellan Sverige och Österrike och man glömmer i diskussionen att Sverige har en miljon fler medborgare än Österrike.

Detta föranleder att det blir en både rättvis och demokratisk lösning att Sverige behåller sina 20 mandat medan Österrike förlorar ett. På så sätt kommer båda ländernas ledamöter att företräda ungefär 475 000 medborgare per ledamot.

Förlorar Sverige ett mandat däremot så sätts de demokratiska reglerna ur spel och skulle innebära att svenska medborgare diskrimineras och blir underrepresenterade i förhållande till medborgare från andra länder i EU.

Därför rekommenderar jag att vi följer utskottets linje i voteringen imorgon. Allt annat vore ett stort misslyckande.

 
  
  

PRESIDE: MIGUEL ÁNGEL MARTÍNEZ MARTÍNEZ
Vicepresidente

 
  
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  Elmar Brok (PPE). - Herr Präsident, Herr Kommissar, Kolleginnen und Kollegen! Ich möchte nur eine kurze Bemerkung machen. Zuerst möchte ich den beiden Berichterstattern sehr herzlich für ihre Arbeit danken, die sicher nicht vergnügungssteuerpflichtig ist, denn hier eine Lösung zu finden, bei der es keine Gewinner, sondern nur einige Verlierer gibt, ist nicht etwas, womit man sich große Sympathien erwerben kann. Und ich finde, dass sie das unter diesen Umständen doch mit großer Vernunft und Sorgfalt entsprechend hinbekommen haben und dabei den Eindruck erwecken, dass sie hier einer Logik folgen. Ich meine, dass wir trotz der einen Auseinandersetzung, die es gibt, hier auch eine breite Übereinstimmung im Parlament in dieser Frage zustande bringen.

Wir müssen auch sagen, dass dies unter den obwaltenden Umständen eine faire Lösung ist, obwohl ich – natürlich nicht ganz ernst gemeint – feststellen möchte, dass das einzige Land, das nicht ein Mandat, sondern drei Mandate verliert, die Bundesrepublik Deutschland ist. Das haben wir bereits beim Vertrag von Nizza mitverkauft, aber das muss festgehalten werden: Das einzige Land, das im Jahre 2014 drei Mandate verliert, ist die Bundesrepublik Deutschland, alle anderen verlieren ein Mandat. Man muss dies mal zur Kenntnis nehmen. Wenn man, Herr Rangel, schon frühzeitig bereit ist, auf Mandate zu verzichten, dann darf man nicht anschließend dafür bestraft werden, dass man es nicht mehr zur Kenntnis genommen hat.

Wie auch schon andere zum Ausdruck gebracht haben, müssen wir beim nächsten Mal eine generelle Diskussion führen, die mit der Legitimation zu tun hat. Hier stimme ich den Positionen zu, denen zufolge die Legitimation und damit verbunden die Proportionalität in einem föderalen System nicht nur eine Frage einer Kammer ist. Dies trifft nicht nur auf das Europäische Parlament zu. Die Proportionalität – und damit die Legitimation – ist unter Berücksichtigung beider Kammern zu sehen. In Bezug auf beide Kammern muss man eine faire Lösung zustande bringen. Wir sollten auch in der Diskussion nach außen – auch gegenüber Verfassungsgerichten – deutlich zum Ausdruck bringen, dass wir mit der Lösung, die wir nun vorschlagen, ein höheres Maß an Proportionalität unter Einbeziehung beider Kammern haben, als wir das beispielsweise heute in der Bundesrepublik Deutschland oder in den Vereinigten Staaten von Amerika haben.

Daher sollten wir mit dem notwendigen Selbstbewusstsein auftreten, weil bei uns kein Nachholbedarf an Legitimation besteht und wir heute schon die Voraussetzung dafür geschaffen haben, dass wir demokratisch legitimiert sind, für die Bürger Europas zu handeln.

 
  
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  Marita Ulvskog (S&D). - Herr talman! Det ursprungliga förslaget till ny mandatfördelning i Europaparlamentet har en enda avvikelse. Ett sjunkhål i den i övrigt fina jämna kurvan, och det är Sverige. Det är naturligtvis därför som vi i denna debatt uppehåller oss så väldigt mycket vid det svenska exemplet.

Sverige skulle enligt detta förslag förlora en av våra 20 parlamentariker och därmed så skulle vi också få betala betydligt mer för varje mandat än exempelvis Österrike eller Ungern.

Mot denna uppenbara orättvisa har vi argumenterat och vi har inte bara gjort det från svenskt håll. Vi har haft stöd från väldigt många andra. Jag är tacksam för det. Till detta har också det konstitutionella utskottet lyssnat. Det är jag också väldigt glad över.

Jag ber nu parlamentet att stödja utskottets nya förslag och bestämt avvisa ändringsförslag nr 8. Det handlar inte om att tala i egen sak, det handlar inte om att tala om konstitutionell teknik. Det handlar om att skipa rättvisa, att skapa rättvisa och att agera demokratiskt.

Jag hoppas på att alla dessa goda inslag i debatten faktiskt kommer till uttryck också i omröstningen imorgon.

 
  
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  Constance Le Grip (PPE). - Monsieur le Président, chers collègues, à mon tour de tirer un coup de chapeau à nos deux corapporteurs. Ils ont, eux-mêmes, souligné à la fois la difficulté de leur tâche et le caractère imparfait de la solution qu'ils préconisaient, solution qui a pourtant recueilli un très large soutien au sein de la commission des affaires constitutionnelles.

Leur proposition est, à la fois réaliste et pragmatique. C'est, en quelque sorte, la moins pire des propositions, si vous me permettez cette expression. Ils ont tenté d'être le moins infidèles possible aux principes de proportionnalité dégressive. Ils proposent qu'il n'y ait pas d'État qui perde plus d'un siège.

Je tiens à dire, à ce stade, que je viens d'un pays – la France – qui peut légitimement considérer qu'elle est sous-représentée dans cette Maison, et ce, d'autant plus que, à l'inverse d'autres États membres à forte population, mon pays – la France – est en croissance démographique. Ceci étant, il ne me semblait pas, à moi, politiquement judicieux, politiquement pertinent de tirer parti – si je puis dire – de l'opportunité de l'accueil de futurs collègues croates au sein de notre Assemblée, donc à la faveur de cette future adhésion, pour plaider en faveur de l'augmentation du nombre de députés européens français. Certains amendements en ce sens avaient été déposés au sein de la commission des affaires constitutionnelles, auxquels je n'avais pas souhaité m'associer, et qui avaient, d'ailleurs, été très largement rejetés.

Ce qui est important à mes yeux, aujourd'hui – j'ai déposé un amendement en ce sens, qui a été adopté au sein de la commission des affaires constitutionnelles –, c'est de dire haut et fort que le Parlement européen qui sortira des urnes en 2014 devra dès le début de la prochaine législature travailler à fond le sujet pour parvenir à élaborer un système – et ce, avant la fin de l'année 2015, donc vraiment au début de la législature – qui permette d'envisager une allocation des sièges futurs sur une base objective, de manière équitable, durable, équilibrée, juste et démographique.

C'est cela qui est important et ce travail devra être mené dans le cadre d'une réflexion institutionnelle plus globale qui tiendra compte notamment, également, de la délicate question des votes au sein du Conseil.

 
  
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  Evelyn Regner (S&D). - Herr Präsident! Die Berichterstatter Trzaskowski und Gualtieri haben in ihrem ursprünglichen Bericht im Ausschuss für konstitutionelle Fragen eine ausgewogene Lösung vorgeschlagen und Prinzipien entwickelt. Diese Prinzipien sollten für alle Mitgliedstaaten gleichermaßen gelten: kein Aufblähen des Europäischen Parlaments, Berücksichtigung des Prinzips der degressiven Proportionalität und der pragmatische Ansatz, dass nur ein Sitz pro Land verlorengehen sollte. Verliert Österreich nun einen Sitz zugunsten von Schweden, bedeutet dies, dass das Europäische Parlament sich bei Österreich – und nur bei Österreich – nicht an die selbst gesetzten Prinzipien hält, und darüber hinaus, dass die schwedische Schieflage Richtung Österreich verschoben wird. Ich kann deshalb nur allen empfehlen – und insbesondere auch jenen, die so sehr auf Prinzipien achten –, sich an den ursprünglichen Bericht, so wie ihn Gualtieri und Trzaskowski vorgeschlagen haben, zu halten und im Plenum entsprechend abzustimmen.

 
  
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  Paulo Rangel (PPE). - Senhor Presidente, em primeiro lugar eu queria dizer que julgo que este relatório Gualtieri/Trzaskowski é bastante equilibrado. E ele resulta, de facto, do europeísmo, de muitos dos países médios que aceitaram, uma parte relevante deles, perder um deputado em nome de uma solução que seja uma solução razoável. Portanto, estão de parabéns os relatores e estão de parabéns os deputados desses países, que aceitaram e que construíram este consenso.

Segundo ponto para que queria chamar a atenção, que é muito importante. É que, ao contrário do que acabou de dizer a nossa colega Regner, ou do que disse o colega Karas, o relatório inicial não era um relatório correto – tinha um erro. E esse erro é que, na relação entre a Suécia e a Áustria, beneficiava a Áustria. Quem devia perder, de acordo com os critérios do relatório, era a Áustria, e quem perdia era a Suécia.

Porque é que isto é importante para um país como Portugal, que nada tem a ver com estes? Isto é importante porque é preciso seguir critérios objetivos por trás do relatório, e a única forma de os seguir era fazer esta correção. Ainda bem que a Comissão dos Assuntos Constitucionais a fez, porque isso permite a todos os países médios, à Bélgica, à República Checa, à Letónia, à Irlanda e a tantos outros que perdem um deputado, permite-lhes de facto defenderem perante os seus eleitorados a racionalidade e a coerência desta função.

Finalmente, eu queria chamar a atenção para um ponto essencial, que é a ideia de que não é possível fazer aqui justiça sem tratar a questão do Conselho e sem tratar a questão do Conselho e do Parlamento como um todo. E, por isso, eu ouço com bastante apoio as palavras do colega Brok, mas é preciso que se explique isto também aos colegas alemães – ainda aqui a colega Thein pôs uma questão. É que, na Alemanha, o Estado de Bremen ou Sarre têm na Câmara Alta 3 votos, e a Renânia do Norte, que tem 17 milhões, não tem nenhum milhão, é 17 vezes maior, ou a Baviera tem 6 votos.

Se os países médios e pequenos tiverem metade dos votos dos países grandes no Conselho, nós podemos viver com a proporcionalidade estrita no Parlamento. Agora enquanto não for assim, tem que haver um equilíbrio entre as duas instituições. E é isto que exige que neste relatório só se trate da questão da Croácia e não se resolva o problema constitucional geral da representação na União Europeia.

 
  
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  Zita Gurmai (S&D). - Mr President, the repartition of seats is always a sensitive issue. That is why I would urge my colleagues and the Council to have a broader vision of the aim of this report. Our main goal is to make sure that we can welcome our Croatian colleagues and prepare the next election on time. I believe that the pragmatic approach proposed by the co-rapporteurs Roberto Gualtieri and Rafał Trzaskowski is the only sustainable and applicable one in the current context and given the timeline we have to work with.

It is currently impossible to change the whole system of repartition without a wide institutional reshuffle, which Member States have neither the time nor the political will to conduct before the 2014 elections. Moreover, we all know that the political balance in the institutions does not only depend on the repartition of seats in the European Parliament. If we start to open this folder, then we should do so with the repartition of voting rights in the Council and so on. Therefore, in order to make sure that all Member States can prepare in due time and under the proper conditions for the crucial European elections of 2014, I would ask my colleagues to support this proposal.

 
  
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  Enrique Guerrero Salom (S&D). - Señor Presidente, creo que el mayor mérito de los ponentes, los señores Trzaskowski y Gualtieri, no ha sido la calidad del informe, sino haber convencido a la Comisión de Asuntos Constitucionales —y espero que, mañana, al Parlamento— de que se trataba de la solución más viable, la más pragmática, la más prudente y, por tanto, la más realista. Su esfuerzo político ha sido más importante, digamos, que su calidad técnica, que lo es en grado sumo.

Con este informe resolvemos una necesidad: otorgar los escaños que corresponden a Croacia. Al mismo tiempo, abrimos un camino hacia el futuro, porque señalamos que el reparto actual es insatisfactorio, que no respeta al máximo los principios de proporcionalidad —aunque estoy de acuerdo con las reflexiones que se han hecho sobre la proporcionalidad— y que es asimétrico respecto de la representación en el Consejo. Pero, finalmente, lo que consigue —y eso es lo más importante— es que ningún país se sienta maltratado por la solución, porque no hay ninguno que pierda más de un diputado. Y cuando hay un consenso sobre esa cuestión, la solución política se impone sobre la calidad técnica.

Por tanto, enhorabuena a los ponentes.

 
  
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  Sandrine Bélier (Verts/ALE). - Monsieur le Président, chers collègues, je souhaite d'abord vous préciser que je ne mésestime pas le travail et les efforts qui ont été réalisés par mes collègues rapporteurs sur ce rapport. Toutefois, la proposition retenue sur la composition de notre Parlement en 2014 – personne ne perd ni ne gagne plus d'un siège – est tout simplement contraire aux principes démocratiques que sont la représentativité équitable de tous les citoyens européens et la proportionnalité dégressive.

Aujourd'hui, on nous demande juste de voter une solution pragmatique en contradiction, en dérogation avec le respect des traités de l'Union européenne. Pourquoi? Pour une unanimité au Conseil européen? À ce titre, chacun ses responsabilités. Puis, premièrement, cette unanimité n'est pas assurée. Deuxièmement, nous sommes le Parlement européen et rien ne nous oblige à brader le mandat des citoyens européens par souci de complaisance envers des gouvernements qui refuseraient de voir le Parlement refléter les évolutions démocratiques européennes.

L'heure, je pense, n'est pas aux petits renoncements dans le domaine démocratique, mais bel et bien au renforcement d'un lien de confiance avec les citoyens. Et je pense que cet accord nuira à notre légitimité. C'est la raison pour laquelle je voterai contre et j'appelle mes collègues à le rejeter demain.

 
  
 

Intervenciones con arreglo al procedimiento de solicitud incidental de uso de la palabra («catch the eye»)

 
  
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  Seán Kelly (PPE). - Mr President, I like the rapporteurs, but I do not like their report. This is supposed to be degressive proportionality in action. In actual fact it is a manifestation of depressive disproportionality, as it discriminates against many Member States, especially small ones which, one year off from elections, do not know how many MEPs they are going to have and what their constituencies are going to be.

This discriminates against small Member States in particular. It should be kicked down the road in 2019 and four years prior to that, in 2015, we should have certainty on what is going to happen, based on population projections – Ireland has the fastest growing population in Europe – and perhaps based on communities – you have two communities in Northern Ireland and there is a case for having four rather than three MEPs if we want proportional representation – and on a minimum number of MEPs, not per state, but a minimum number of citizens represented by an MEP.

All these things need to be looked at. That would be fairness, done independently.

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Phil Prendergast (S&D). - Mr President, I would like to say that I am calling on the Irish Government to use its veto at the European Council meeting.

Ireland has only 12 seats out of over 750, which means we are already stretched to capacity to ensure that Irish voices are heard on key issues such as the CAP.

If the number of seats is reduced, it will become even more difficult to follow legislation across the 22 different committees in Parliament.

We need seat allocations which are weighted and which allow minority voices such as Ireland’s to be heard.

If we compare Germany’s 99 seats with Ireland’s 12, it becomes clear to see the challenges we face in making sure small peripheral countries such as Ireland remain at the heart of Europe’s decision-making. I am calling for Ireland to use its veto to prevent this undemocratic and unfair reallocation.

 
  
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  Ulrike Lunacek (Verts/ALE). - Herr Präsident! Als österreichische Grüne bin ich natürlich mit dem Grund, warum es diese Anpassung geben muss, nämlich dem Beitritt Kroatiens, völlig einverstanden. Es ist positiv, dass dieser Beitritt stattfindet. Deshalb war es nötig, jetzt eine Lösung zu finden. Das Problem ist, dass es nicht eine umfassende Lösung gibt, die wirklich für alle gerechter ist.

Die beiden Berichterstatter haben es geschafft, aufgrund dieser mangelnden Regeln, die es bisher gibt, einen sinnvollen Kompromiss vorzulegen, der aber noch in vielen Punkten weiterhin Ungerechtigkeiten beinhaltet. In Richtung der Kollegen Hökmark, Rangel und anderen sage ich, der Ausschuss für konstitutionelle Fragen hat hier – zwar mit nur einer ganz kleinen Mehrheit, aber es stimmt: Eine Stimme zählt, auch bei Mehrheiten – eine der vielen Ungerechtigkeiten, die es in der Sitzverteilung nur in einem Bereich gibt, nämlich in dem Bereich zwischen Ungarn und Schweden, auf den Bereich zwischen Schweden und Österreich verschoben. Das halte ich nicht für sinnvoll. Ich würde mich sehr freuen, wenn morgen eine große Mehrheit in diesem Haus dem Änderungsantrag der österreichischen Abgeordneten zustimmt.

 
  
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  Gerard Batten (EFD). - Mr President, it is poetic justice that my party, the UK Independence Party, wins seats in this place and wins them in increasing numbers. Indeed, we came second out of the UK political parties in 2009. We did so precisely because we are dedicated to taking Britain out of the European Union.

Regarding the composition of Parliament in 2014, I would like to make one prediction: the UK political party most likely to come first and return the highest number of MEPs will be the UK Independence Party. This will reflect the growing mood of the British population and will be another important milestone on the road to achieving Britain’s withdrawal from the European Union.

 
  
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  João Ferreira (GUE/NGL). - Senhor Presidente, a lógica subjacente a esta proposta de composição do Parlamento Europeu é, evidentemente, a do federalismo. A visão aqui plasmada não é a de Estados soberanos livres e iguais em direitos, independentemente da sua dimensão, mas a de uma União comandada por um diretório de grandes países, que concentra o poder e se impõe aos demais.

Com esta proposta, mais uma vez, castigam-se os pequenos ou médios, poupam-se os grandes. Estas reduções sucessivas e acumuladas do número de deputados de países como Portugal têm a consequência óbvia de reduzir ainda mais a pluralidade de representação e de afastar ainda mais a expressão da vontade popular nestes países da composição final do Parlamento Europeu.

Será essa porventura a intenção: desferir mais um ataque à democracia. Não tinha, e não tem, de ser assim. As propostas que apresentámos mostram que havia outros caminhos e outras opções que permitiam salvaguardar o número de deputados dos países médios e pequenos.

 
  
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  Nicole Sinclaire (NI). - Mr President, democracy is far from perfect. While I feel that there should be some protection for some smaller countries, I think it is only fair to inform you that my country, the United Kingdom, is greatly under-represented. In fact, I represent a region, the West Midlands, which has some 5 million people. At the last election, six of us were elected, so that was about 900 000 people each.

We have Maltese MEPs and Luxembourgish MEPs, with populations of half a million also returning six MEPs. Now, I make a great effort in communicating with my constituents, but my allowances have to stretch to 5 million people, whereas an MEP from Luxembourg or Malta – with only 500 000 and a much smaller geographical area – is put at great advantage. I do not think that is taken into consideration.

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Elena Băsescu (PPE). - Din păcate, această soluţie penalizează doar unele dintre statele membre, printre care şi România. Atrag atenţia că ţara mea este discriminată în raport cu statele mai mari ale Uniunii. O astfel de reformă ar fi trebuit să propună un sistem durabil de distribuţie a mandatelor pentru fiecare stat. Astfel, numărul de mandate nu s-ar mai modifica de fiecare dată când un stat ar deveni membru al Uniunii. Pe viitor, va trebui identificată o formulă care să nu mai afecteze doar anumite state.

De asemenea, verificarea datelor demografice va fi foarte importantă, mai ales că, în România, la recensământul din 2011, multe persoane nici măcar nu au fost recenzate. Astfel, a apărut o diferenţă de peste 1 milion de persoane între estimările statistice şi datele preliminare ale recensământului.

 
  
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  Emer Costello (S&D). - Mr President, I, like my other Irish colleagues, cannot support this report which proposes to reduce the number of seats for Ireland and Croatia. The report, in my opinion, runs completely contrary to the principle of digressive proportionality. Small and medium-sized countries are suffering at the expense of the larger countries. The key principle of digressive proportionality is that countries with smaller populations should have a more favourable ratio of population to seats than the larger Member States.

The current proposal does not achieve this. Italy has a far more favourable ratio than Spain. Under the current proposal, Ireland, with the fastest-growing population in the EU, would lose a seat and would have a worse population ratio than Finland or Slovakia, which have almost a million more people. Ireland and Croatia would see a more radical change in their ratio of population than any of the other countries which will lose a seat under the current proposals. This has considerable implications for the effective representation of Ireland, particularly across the 22 committees. Ireland is a peripheral country…

(The President cut off the speaker)

 
  
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  Franz Obermayr (NI). - Herr Präsident! Mit dem erfreulichen Beitritt Kroatiens sollen nun die Sitze pro Land neu bewertet werden. Wenn im Zuge dessen nun Österreich zugunsten von Schweden einen Sitz verlieren soll, ist das sachlich nicht begründet. Auch im Bericht waren ursprünglich keine Einbußen für Österreich vorgesehen. Es kann nicht sein, dass Kriterien zunächst in einem Bericht festgelegt und dann willkürlich zu Lasten von Österreich abgeändert werden. Die Berichterstatter verzichten offensichtlich auf eine stringente Logik. Und die ganze Diskussion wird ja etwas skurril.

Daher am Rande bemerkt: Wenn man schon krampfhaft nach objektiven Kriterien sucht, sollte man sich vielleicht das so genannte MEP ranking, also die Aktivitäten der EU-Parlamentarier, ansehen. Hier liegt Österreich immerhin an erster Stelle!

 
  
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  Gay Mitchell (PPE). - Mr President, first of all can I say that we are all in here, it seems to me, doing specialist pleading, including me, and dressing it up as if it were some sort of disinterest.

Look, the reality is that we are being judges in our own cause, and that is wrong in principle. Let me ask this question: why do we need 751 seats? The Treaty says that is the maximum amount. If we were being fair about this and said that we would take one off everybody, we would reduce by 27. Then, those with 90 seats would go down by one ninetieth, we would go down by a twelfth. I could accept that, but we have gone down from 15 to 13 to 12, now to 11. That is the proposal when our population is soaring.

This is not right and I do not believe that the principle of digressive proportionality has been determined. This may well be challenged in the courts. The geese think it is a great idea because they are not losing. The ganders do not think it is a great idea because …

(The President cut off the speaker)

 
  
 

(Fin de las intervenciones con arreglo al procedimiento de solicitud incidental de uso de la palabra («catch the eye»))

 
  
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  Roberto Gualtieri, relatore. − Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti, che hanno dato il loro contributo e hanno anche dimostrato quanto il nostro compito fosse arduo. Vorrei innanzitutto ringraziare, cogliendo l'invito dell'onorevole Rangel, i colleghi di quei paesi che, pur perdendo un seggio sulla base della proposta, ne hanno compreso lo spirito, la logica, la razionalità, contribuendo in tal modo al buon esito della prima fase di una procedura sicuramente complessa e difficile.

Credo che la discussione abbia messo in evidenza le ragioni della complessità del compito affidatoci: la democrazia europea – è bene che tutti lo ricordino – si basa sul principio della duplice rappresentanza dei cittadini e degli Stati e questo principio è reso ancora più complesso dal fatto che non è possibile, realisticamente, distribuire questi due principi e avere una delle due Camere che rappresenti i cittadini in modo proporzionale e un'altra che rappresenta gli Stati.

Questi due principi devono convivere in un equilibrio difficile all'interno di ciascuna delle due Camere – il Parlamento e il Consiglio – ma difficile anche nel rapporto tra ciascuna di esse, un equilibrio che non può essere fissato soltanto in modo astratto e unilaterale ma che a sua volta è frutto altresì di un processo storico di accumulazione di pesi e contrappesi, che hanno in qualche modo legato tra loro l'attribuzione di un certo numero di seggi al Parlamento e quello di un certo peso all'interno del Consiglio.

È quindi una realtà complessa e sfaccettata, sulla quale inviterei tutti i colleghi a muoversi con prudenza, anche nelle loro affermazioni. La collega Werthmann si è appellata a una soluzione matematica: le ricordo che le principali soluzioni matematiche – sia la proposta Cambridge, sia la proposta parabolica – che abbiamo riportato anche nel nostro allegato, avrebbero comportato per il suo paese, l'Austria, un taglio di tre parlamentari. Quindi attenzione a invocare la matematica.

Allo stesso tempo vorrei dire ai colleghi dei paesi più grandi che, da un certo punto di vista, rivendicano legittimamente anche un incremento di seggi, che questa discussione dovrebbe aver dimostrato loro che il problema, onorevole Bélier, non è quello dell'unanimità del Consiglio europeo, bensì la capacità di questo Parlamento di trovare al suo interno una sintesi e di non affidarsi semplicemente alla logica dei più grandi che impongono la forza dei numeri ai più piccoli.

Qui si tratta di trovare una soluzione di ampio consenso, per cui penso che il principio che "nessuno guadagni e nessuno perda più di un seggio" è alla fine il meno imperfetto dei principi possibili e qualsiasi altra soluzione che possa apparire migliore da in un'ottica individuale e unilaterale, se vista nel contesto più ampio di quest'Aula, in cui siamo tutti rappresentati, si dimostra ben più problematica di quella da noi proposta.

Resta poi la questione, che ha occupato molto spazio in questa discussione, dell'Austria e della Svezia. Io rispetto e comprendo davvero le posizioni dei rappresentanti di entrambi i paesi, capisco la delicatezza del problema ma ricordo – non per sdrammatizzare la questione ma per ricordare comunque un dato – che sia l'Austria che la Svezia hanno ottenuto in ogni caso due seggi in più e che quindi, comunque vada la votazione di domani, nessuno dei due paesi eleggerà meno di un deputato in più di quelli dell'altra volta. Ci sarà quindi comunque un aumento rispetto alle elezioni del 2009. Ciò naturalmente non toglie il fatto che nessuno sia entusiasta di perdere un seggio, e lo comprendo.

Ripeto che la questione può essere considerata da due punti di vista: da quello della proposta originaria c'è una logica, frutto di una compensazione, del fatto quindi che l'Ungheria perde un solo seggio e non tre o due, e che naturalmente il seggio viene tolto alla Svezia. Questa è la logica conseguenza del modello in due tappe. Però riconosco anche…

(Il presidente interrompe l'oratore).

 
  
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  El Presidente. − Se cierra el debate.

La votación tendrá lugar mañana miércoles 13 de marzo, a las 12.00 horas.

 
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