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Resoconto integrale delle discussioni
Giovedì 14 marzo 2013 - Strasburgo Edizione rivista

La catena del valore mondiale del cotone (discussione)
MPphoto
 

  Cristiana Muscardini, a nome del gruppo ECR. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Unione ha chiesto di diventare membro unico dell'ICAC, all'interno del quale vi sono paesi come l'Uzbekistan. Da sempre questo Parlamento si batte per la trasparenza e la reciprocità delle pratiche commerciali, per il rispetto di norme che regolino i nostri rapporti con i paesi terzi, che sono i nostri competitori economici, in un settore, come quello del cotone, dove si registra una forte discrepanza tra aumento della produzione e commercializzazione.

L'Unione e gli Stati membri sono attori essenziali all'economia globale del cotone, basti pensare al comparto tessile europeo e alle difficoltà incontrate nelle filiere di produzione per pratiche di dumping e per sottocosto lavorativo. L'obiettivo della risoluzione, frutto di un lavoro bipartisan, è di mettere l'accento su alcune di queste questioni irrisolte, perché l'ICAC le affronti finalmente.

Tali questioni sono la lotta contro le misure di distorsione del mercato, la creazione di migliori condizioni per i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo, un aumento di trasparenza per ridurre la volatilità dei prezzi e la speculazione, e sostenere l'importanza della tracciabilità delle fibre di cotone, evitando misure unilaterali come i bandi all'esportazione e condannando fortemente e drasticamente l'impiego di lavoro minorile forzato nei campi di cotone, che ancora è una piaga che ci affligge e che non vede un futuro diverso; infine una maggiore attenzione all'ambiente, anche per le future generazioni.

Chiediamo alla Commissione, in modo bipartisan ancora una volta, di farsi portavoce all'interno dell'ICAC per un maggiore controllo e garanzia di ogni fase di lavorazione e lanciamo un appello perché la Cina partecipi ai forum comuni sui comparti strategici produttivi internazionali come quello del cotone, se vuole veramente essere attore di un mercato libero e concorrenziale e non occuparsi soltanto di contraffazione e di sistemi illegali di produzione.

 
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