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Discussioni
Mercoledì 17 settembre 2014 - Strasburgo Edizione rivista

Situazione in Libia (discussione)
MPphoto
 

  Fabio Massimo Castaldo, a nome del gruppo EFDD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco più di cento anni fa l'illustre parlamentare Gaetano Salvemini condannava aspramente e giustamente la colonizzazione italiana della Libia, da lui definita uno "scatolone di sabbia".

I tempi cambiano, e oggi la Libia è piuttosto un vaso di Pandora dal quale sgorgano sangue, petrolio e lacrime di disperazione. L'acuta strategia dell'operazione Odyssey Dawn, voluta fortemente dall'ex presidente Sarkozy, aveva previsto di poter coltivare la democrazia nel paese semplicemente sganciando bombe in abbondanza contro Gheddafi, fino a poco prima gradito ospite in tenda a Parigi, a Roma e in altre capitali europee.

Oggi invece – fatalità – abbiamo una feroce guerra civile ed è difficile persino tenere il conto delle fazioni, tutte pronte a mettere le mani sulle più grandi riserve di idrocarburi africane. Era così difficile immaginarlo, in un paese con centoquaranta tribù e che usciva da soli quarantadue anni di dittatura? Il conto però, signori, lo pagano i cittadini dei paesi del Mediterraneo, insieme a centoquarantamila migranti disperati. Quest'anno l'hanno già pagato duemilacinquecento morti.

Vogliamo parlare poi delle vaghe promesse di Frontex+? Sembra più il nome di una pillola per il mal di gola, insufficiente a curare un dramma umanitario sempre più cronico, mentre i marinai italiani di Mare Nostrum rischiano la vita per salvare migliaia di vite ogni giorno. A loro io esprimo la mia stima e la mia solidarietà.

Certo, i governi italiani hanno le proprie colpe, ma l'UE cosa fa? Spinge forse per un intervento in interposizione dell'ONU? Si fa carico unitariamente della lotta al traffico degli esseri umani, dei salvataggi in mare, di negoziare accordi incisivi con i paesi d'origine? No, non seriamente. Sembra invece che stia solo aspettando alla finestra di capire chi sarà la fazione prevalente, per poi affrettarsi a soccorrere naturalmente i vincitori. Ma questa crisi e le sue conseguenze sono imputabili a tutti i paesi membri, nessuno escluso. L'Europa deve essere veramente unita non solo nella diversità, ma soprattutto in queste avversità. Dimostriamolo con i fatti.

 
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