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Onsdagen den 17 september 2014 - Strasbourg Reviderad upplaga

14. EU:s reaktion på utbrottet av Ebola (debatt)
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  Presidente. - L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla reazione dell'UE all'epidemia del virus ebola (2014/2842(RSP)).

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio. - Signor Presidente, onorevoli deputati, signora Commissario, la recente epidemia di ebola in Africa occidentale è la più importante nel suo genere. Si tratta di un'emergenza sanitaria pubblica che suscita notevoli preoccupazioni a livello internazionale.

L'epidemia di ebola sta avendo un impatto senza precedenti a livello di sanità pubblica e umanitario sui paesi colpiti e sull'intera regione. Il Consiglio è gravemente preoccupato per le conseguenze sulla situazione socioeconomica e della sicurezza dei paesi dell'Africa occidentale colpiti. Nel contempo, ricordiamo che, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio di essere infettati dal virus ebola per i residenti dell'Unione europea e coloro che si recano nei paesi colpiti è basso, a condizione che si seguano le precauzioni raccomandate.

L'Unione europea ha assunto un ruolo guida all'interno della comunità internazionale per reagire all'epidemia. Nella sessione del 15 agosto, i ministri degli Affari esteri hanno sollecitato un seguito accurato e una risposta internazionale coordinata.

Anche il Consiglio europeo straordinario del 30 agosto 2014 ha posto l'accento sull'importanza di fornire un supporto internazionale coordinato il più rapidamente ed efficacemente possibile. Ha chiesto un maggiore coordinamento a livello di Unione europea e ha invitato il Consiglio ad adottare un quadro di risposta globale dell'UE per far fronte alla situazione.

Quali sono stati i nostri interventi di follow-up nella fattispecie? Per quanto riguarda l'aiuto umanitario, l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno reagito alla crisi Ebola fin dall'inizio. Ciò include il sostegno finanziario agli attori sanitari e umanitari e alle organizzazioni dell'ONU. Rendiamo omaggio allo straordinario impegno di questi operatori sul terreno, impegno che alcuni di loro hanno pagato con la vita.

In stretto coordinamento con la Commissione, gli Stati membri hanno regolarmente effettuato analisi e valutazioni congiunte dell'esigenza di assistenza umanitaria. Il meccanismo di protezione civile è stato attivato su richiesta dell'OMS e dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari. Il centro di coordinamento della risposta alle emergenze, operativo sette giorni su sette e ventiquattr'ore su ventiquattro, contribuisce al coordinamento dell'assistenza.

Da quando la crisi si è aggravata, gli Stati membri hanno intensificato il loro sostegno ed espresso la disponibilità a fornire ulteriore assistenza e a mobilitare esperti e personale medico. Permettetemi di citarvi brevemente qualche esempio. Il Regno Unito ha iniziato ad allestire un centro di trattamento nei pressi di Freetown, in Sierra Leone, la cui prima fase dovrebbe essere operativa entro otto settimane. L'Austria e la Francia hanno offerto assistenza in natura sotto forma di attrezzature mediche. La Germania ha dato accoglienza ad un membro del personale OMS che ha contratto il virus.

L'Italia ha sostenuto l'Organizzazione mondiale della sanità fin dall'insorgere della crisi, elargendo in aprile un primo contributo di 200 000 euro per le attività dell'OMS in Guinea. Altri 240 000 euro sono stati stanziati di recente. Inoltre, abbiamo appena approvato un intervento di importo totale pari a 1,2 milioni di euro, per la prevenzione e il trattamento del virus. Il Consiglio lavora attualmente ad un quadro di risposta globale dell'Unione europea alla crisi. Tale quadro contemplerà anche il coordinamento dei trasporti aerei, che rappresentano attualmente una lacuna critica e limitano l'accesso del personale medico e umanitario e delle risorse.

La Presidenza è ben consapevole della necessità che si faccia di più. L'UE deve contribuire a ricostruire i sistemi sanitari collassati a causa della crisi dell'ebola. Se non lo facciamo, esiste il rischio reale che la crisi umanitaria provocata dall'epidemia di ebola si estenda ad altri paesi del continente africano. La Presidenza, di concerto con la Commissione e il SEAE, contribuirà a coordinare la risposta collettiva dell'Unione europea in partenariato con l'OMS e l'ONU.

Sul fronte della salute pubblica è attivo il quadro di risposta dell'UE, sufficiente a tutelare la salute umana nell'Unione. Gli Stati membri dell'UE dispongono di piani nazionali di preparazione per rispondere a possibili minacce per la salute. A livello europeo gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione, coordinano le loro risposte alle gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero in seno al comitato per la sicurezza sanitaria.

Una rete di autorità nazionali competenti, la Commissione e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, gestiti e coordinati dall'ECDC, sono responsabili della sorveglianza epidemiologica di malattie trasmissibili e problemi sanitari speciali connessi.

Lo scorso 15 settembre si è tenuta a Bruxelles una riunione ad alto livello per coordinare ulteriori fasi della risposta dell'UE all'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale. Oltre ai Commissari competenti e a diversi ministri della salute e dello sviluppo degli Stati membri, alla riunione hanno partecipato il coordinatore di alto livello del sistema ONU per la risposta alla malattia da virus di ebola nonché rappresentanti dell'Organizzazione mondiale della sanità e della ONG Medici senza frontiere. La riunione ha aperto la strada ad un maggiore coordinamento dello sforzo internazionale indispensabile per combattere l'epidemia.

I ministri della Salute dell'Unione europea discuteranno della questione alla riunione ministeriale informale che si terrà a Milano il 22 e 23 settembre prossimi, segnatamente per quanto concerne le seguenti azioni: interventi di follow-up a medio e lungo termine; le informazioni a viaggiatori e cittadini; lo sgombero sanitario; la necessità di condividere risorse in complesse situazioni di emergenza; gli interventi per migliorare la disponibilità di cure e vaccini contro l'Ebola; la necessità di ulteriore supporto a favore dei paesi colpiti, dell'OMS e delle organizzazioni non governative attive in questo ambito e la necessità per l'UE di sostenere il rafforzamento della leadership globale e del coordinamento operativo dell'OMS e dell'ONU nella risposta alla crisi.

Presidente, onorevoli deputati, signora Commissario, ho ritenuto importante dilungarmi per darvi conto dell'impegno della Presidenza e del Consiglio nel coordinare gli sforzi dell'UE intesi ad aiutare i paesi colpiti e le organizzazioni internazionali nella lotta contro questa grave epidemia.

 
  
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  Kristalina Georgieva, Member of the Commission. - Mr President, we have heard a very comprehensive presentation from the Council. I would like to contribute to the discussion by elaborating further on three points: first, the character of this epidemic; second, what we are doing at the Commission to advance a coordinated response; and finally a few words about the approach we are taking to protect our own population, the citizens of Europe.

On the epidemic itself: it is unprecedented in two ways. Firstly, this is a pandemic which is taking place in countries that had very weak health systems to begin with. In the past, if pandemics occurred they were mostly in middle-income or high-income countries where the health systems could be mobilised to respond. This is not the case now. Secondly, at no time before has an Ebola epidemic lasted so long, and it is not yet contained. So we are in a very unusual and very dramatic situation. As was mentioned, the UN Senior Coordinator for the fight against Ebola, Dr David Nabarro, who is extremely competent, told us that not only do we have 4 963 cases and 2 453 deaths today (that is actually as of yesterday) but that the most important and troubling fact is that figures for the number of cases are nearly doubling every three weeks.

If we do not act decisively now, there are three major risks stemming from this. One is that in the three countries which are the most affected, Guinea, Liberia and Sierra Leone, the spread would be such that containing it would become extremely difficult. It is already difficult but it would be extremely difficult. Secondly, we may not be able to protect other countries in the region from the spread of the epidemic. The worry then, of course, is that it may go further. And the third and most dangerous risk, I believe, is that the longer we fail to get on top of the epidemic the greater is the risk that the virus may mutate. What its impact would then be is hard to predict but it could be quite dramatic.

We are not talking anymore just about a health emergency in the three countries; we are talking about an impact on their economies and their societies that is quite dramatic. Growth rates have dropped significantly. We are worried about the political and security implications, and let us remember that these are countries that experienced civil wars in the 1990s and 2000s. They have just emerged from this, rebuilding their societies, and now they are being tremendously badly hit.

We talk about fighting Ebola on the front lines but this is not your usual humanitarian emergency where we can mobilise humanitarian staff, send them into the field and then they deal with the problem. This epidemic requires highly competent professionals in the health field who know how to deal with it. We are very constrained in terms of personnel, equipment and transport.

Going on to my second point: what are we in Europe doing in terms of being on the front line in fighting Ebola? Of course we are mobilising money. I am proud to say that the Commission, with EUR 150 million, is leading in the financial response to this crisis. We have just received a figure from the United Nations revised upwards: close to a billion dollars is now necessary, but we are putting our funding together and we will do more. On Monday our Member States had pledged up to EUR 78 million. Many of them, however, are working on raising their financial contributions so we can be more and more effective.

Much more important than money is mobilising assistance in kind and deploying teams. We have laboratories in the affected countries and, as we have heard, our Member States are providing new hospitals and new treatment centres to provide beds. But let me tell you what the reaction of Médecins Sans Frontières (MSF) was to our numbers, which are in the high hundreds. They said high hundreds is good, but what we need is in the thousands if we want to stop the epidemic, because they are still sending people who are coming to treatment centres back to their communities, with all the risks that this creates.

We are very focused on the critical issue of medical evacuation. For many health workers, one concern about going to the affected countries is ‘What would I do if I am impacted, would there be any help?’ We are working in Europe to create a medical evacuation capacity so that that concern, and the health of medical workers, are addressed.

Last but not least, we understand how critical it is to invest in research, in vaccines and in treatment, and also to build a wall against any future Ebola outbreaks. There was a discussion here in Parliament on this topic with Tonio Borg in early September in the Committee on the Environment, Public Health and Food Safety.

The third point is: what do we do about the safety of our own citizens? Here we have received the message very loud and clear, and I want to split this into two points. One, we are saying let us stop the virus, isolate it and fight it back, but let us not isolate the countries. I want to pay tribute to Brussels Airlines and to Air France, European companies that continue to fly back and forth to the region – absolutely essential. Secondly, we have taken measures collectively to make sure that this is not going to bring the virus into Europe.

I can stand here in front of you and say we are doing this. A huge amount of work is going on at the moment to make sure that our laboratory system is ready to carry out testing in all Member States and that those with fewer capabilities can count on the support of others; that we have suitable treatment facilities; that we coordinate our preventive measures; and also that we communicate with one voice so that we do not confuse people.

I want to end by saying that I was very encouraged at the meeting on Monday to see Europe coming together as one. I heard a Member State that would not normally say such a thing asking ‘please, coordinate usʼ. We want to act together and together we will act.

 
  
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  Davor Ivo Stier, u ime kluba PPE. – Gospodine predsjedniče, kao što smo čuli od povjerenice, virus se širi doista eksponencijalnom brzinom, a takvom brzinom, prema podatcima Svjetske zdravstvene organizacije, do kraja godine mogli bismo imati čak i 20.000 slučaja. Dakle kolegice i kolege, nama danas treba jedna ozbiljna i odgovorna rasprava, nama naravno ne treba nikakav senzacionalizam niti nepotrebno zastrašivanje naših građana. Ali moramo reći, jasno i glasno, da je međunarodna zajednica podcijenila opasnost epidemije ebole. Moramo jasno poručiti odavde da kriza oko ebole nije samo problem zapadne Afrike, nego je to globalna prijetnja i traži odlučni odgovor Europske unije.

Ja pozdravljam napore države članice i ono što je Europska komisija učinila s oko 150 milijuna eura, to su dobri potezi, ali jasno je da to nije dovoljno. Partnerske nam organizacije na terenu ističu činjenicu da osim novaca treba ponajviše organizacijskih kapaciteta kako bi izolirali i liječili pacijente. Sve to uključuje, i ono što ste povjerenice rekli, dakle i ljudske resurse i logistički materijal i tehnološke kapacitete, zdravstvenu opremu. U zapadnoj Africi imamo doista veliki nedostatak kvalificiranog osoblja, adekvatnog treninga za zdravstvene radnike i ono što je možda jako potrebno, nemamo širu informaciju za lokalno stanovništvo. Zato evo pozivamo i Europsku komisiju na nastavak s pojačanim naporima.

Čuli smo isto tako da ćemo imati sastanak ministara zdravstva u Milanu. Mi tražimo i od njih urgentan plan djelovanja država članica uz koordinaciju Europske komisije, naravno pod okriljem rada Ujedinjenih naroda. Europska unija mora u ovom pitanju pokazati vodstvo, to nismo dužni samo zbog solidarnosti prema zapadnoj Africi, nego i zbog vlastite sigurnosti, zbog sigurnosti naših građana. Vremena nema, odlučni odgovor Europske unije je potreban odmah.

 
  
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  Linda McAvan, on behalf of the S&D Group. – Mr President, I would like to thank the Commission and the Council for coming here today and telling us about the steps being taken this week. It is a critical week now for tackling this problem. Mr Stier mentioned the World Health Organisation figures of 20 000 dying before the end of the year. But that is if we do something. They are saying it will be much higher if we do not do something. So we really have to step up our act.

There was the meeting on Monday; I very much welcome what happened on Monday in Brussels and the announcement by the US President that the United States is going to take part in this global effort to combat Ebola. But I think we need to reflect: we need short-term measures. We have to get the emergency under control but, once that is done, we need to reflect on the long term. It is pretty clear that we have all been slow off the mark, and we need to be asking ourselves: why is it that this epidemic is far more serious than ever before? Why have more people died in this epidemic than have died since the disease was first identified about forty years ago?

Why is it that vaccines and treatments have been looked at for many years but we have not had the results we need? How do we make sure that this time we do the research and continue it when the headlines disappear, when hopefully we get the disease under control? A trial started today in the United Kingdom, and we hope that clinical trial will lead to a vaccine.

Finally, I want to pay tribute, as the Council did, to the health workers and professionals on the ground from our Member States in particular who are going in, but also health workers from across Africa and across the globe. They are very brave people; they have gone in under very difficult conditions. As the Commissioner said, we need to strengthen the health systems in those countries and, if we make that commitment to strengthen them, it is a good investment for European citizens, because ultimately it will protect us at home as well. So the short term is under control, but we need long-term reflection.

 
  
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  Nirj Deva, on behalf of the ECR Group. – Mr President, I am very encouraged by what Commissioner Georgieva has said about what we are doing. We also have to start an educational programme, as I understand that this virus is spread through bushmeat and other consumption of contaminated meat. I think we need to do that: we need to contain the problem and get the European and African Unions involved in that containment programme. We need to get the bigger states, which can help the fragile states in Africa, to become engaged. It is their problem, but it is our problem too.

I would like to say a great thank you to all the health workers who have been putting their lives at risk to save other lives. They are sometimes forgotten. I also want to ask the Commissioner if there is a vaccine or if there is something going on in the United States. Should we not accelerate the process and not test it to death – so to speak – until it is not a crisis anymore?

 
  
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  Charles Goerens, au nom du groupe ALDE. – Monsieur le Président, la sous-estimation de la crise par la communauté internationale ainsi que l'absence d'une stratégie bien coordonnée expliquent la propagation plus qu'inquiétante du virus. Sommes-nous à la hauteur du défi? La réponse, hélas, est non tant qu'on n'arrivera pas à endiguer la pandémie.

Le nombre d'infections par le virus Ebola double toutes les trois semaines. Plus la réponse se fait attendre, plus il deviendra difficile de stopper la prolifération.

Dans le cas d'Ebola, il faut être plus rapide que le virus. De quoi avons-nous besoin? De vigilance, bien entendu. Il importe, dans l'immédiat, d'assurer une capacité d'accueil de quelque 2 000 lits pour recevoir les soins requis mais aussi pour prévenir de nouvelles contaminations à l'extérieur des zones isolées. Pas après-demain, pas demain, mais maintenant, tout de suite.

L'heure est grave. Nous avons besoin d'actions résolues. Les grands humanitaires ont indiqué tout ce qu'il faut faire. Si d'aucuns parmi eux lancent un appel à la communauté internationale afin de mobiliser tous les moyens, y compris militaires, et de les déployer sous la direction des Nations unies, c'est dire que l'heure n'est plus à la discussion académique. Il faut agir.

C'est en créant des centres de traitement qu'on pourra apporter des soins aux personnes contaminées. Les capacités de traitement sont insuffisantes et très souvent inexistantes. Trop souvent, les patients sont refoulés à la porte des centres saturés et n'ont d'autre choix que de rentrer chez eux au risque de contaminer, à leur tour, d'autres personnes.

Ajoutons qu'au Liberia, la situation évolue de façon particulièrement dramatique. En effet, dans ce pays, le système de santé est pour ainsi dire à terre. Si la réponse de la communauté internationale au drame qui se produit actuellement sous nos yeux devait s'avérer insuffisante, d'autres structures de santé dans la région risqueraient également de s'écrouler. Notons également l'impact désastreux de la présente crise sur l'activité économique. Dans nombre d'entreprises, l'outil de production est à l'arrêt. Cela rend les pays concernés encore plus dépendants de l'aide extérieure.

Un tout dernier mot pour rendre hommage aux équipes de médecins, d'infirmiers ainsi qu'à toutes les personnes soucieuses de contribuer à sauver des êtres humains au risque de leur propre vie.

 
  
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  Lola Sánchez Caldentey, en nombre del Grupo GUE/NGL. – Señor Presidente, no sabemos cuántos muertos ha dejado ya el ébola. Los sistemas de salud de África occidental son muy débiles y ahora están totalmente colapsados, con una ratio de dos médicos por cada cien mil habitantes para hacer frente a una epidemia sin precedentes, como bien ha dicho la Comisaria.

Y a la Unión Europea y a sus Estados no se les ocurre otra cosa que recortar el presupuesto de ayuda al desarrollo. Mi país, España, por ejemplo, lo ha recortado un 74 % desde 2011. La ayuda al desarrollo no es caridad, señores, es justicia. Y los países europeos tenemos una enorme deuda con los países africanos. Y no voy a hablar del expolio de recursos que seguimos cometiendo en ese continente. Pero parece que las personas del Sur no son prioritarias ni en situaciones de extrema necesidad.

Tenemos que llegar a que se convierta en una amenaza a nivel mundial para que nos pongamos en marcha. Pero además, esta Europa, adalid en la defensa de los derechos humanos, no prioriza las necesidades reales de esta situación. Faltan médicos, técnicos, laboratorios, unidades de aislamiento, formación a la población y a los desbordados cuerpos sanitarios. No necesitan apoyo militar.

Sigamos el ejemplo de Cuba, que mandará ciento sesenta y cinco médicos altamente especializados, y no el de los Estados Unidos, que proponen mandar tres mil soldados con la excusa de apoyar el desarrollo de una estructura sanitaria. Más soldados que sanitarios. Bastantes conflictos sufren ya estas personas como para militarizar más aún la región. Urge un plan europeo para movilizar los recursos necesarios para suministrar ayuda sanitaria eficaz ahora. No podemos esperar más.

 
  
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  Michèle Rivasi, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, je voudrais revenir un peu sur la question de savoir comment nous avons géré et mal géré cette épidémie. Elle s'est déclenchée le 22 mars en Guinée puis s'est très vite propagée en Sierra Leone, au Liberia, maintenant au Sénégal et au Nigeria. Comme vous l'avez dit, il y a plus de quatre mille neuf cents personnes, mais c'est une évaluation car nous ne savons pas vraiment le nombre de gens infectés, et plus de deux mille quatre cents morts.

La communauté internationale n'a pas réagi assez vite, même l'OMS. Ils se sont dit, nous allons faire comme avant, nous allons pouvoir circonscrire l'épidémie. Et puis, c'est parti à une vitesse grand V et nous nous sommes aperçus que les pays n'ont pas pu répondre, nous sommes en état de guerre. Lorsque nous voyons la situation au Liberia, même le premier ministre déclare "mon pays va s'effondrer", il n'y a plus de système sanitaire, il n'y a plus de business et même il y a une crise alimentaire qui menace.

Je me suis assez réjouie lorsque j'ai vu que la Commission a dit qu'elle dégageait 150 millions d'euros, mais cela ne suffit pas! Il y a eu un manque de coordination internationale et nous aurions voulu que les Nations unies, par l'intermédiaire de l'OCHA pour les crises humanitaires, se saisissent de ce problème, parce qu'il nous faut une vraie coordination.

Lorsque j'ai entendu le Président Obama dire "nous allons mettre trois mille militaires" – et je voudrais répondre à ma collègue–, ce ne sont pas trois mille militaires, ce sont trois mille personnes qui vont mettre en place des hôpitaux pour répondre à la demande. Et c'est une bonne chose. Mais, méfiez-vous, cela ne suffira pas, il faut que la Commission dise "nous aussi nous allons mettre des hôpitaux, nous aussi nous allons mettre du personnel". J'ai mes enfants qui sont à MSF là-bas et la situation est catastrophique.

J'ai entendu le commissaire Borg dire que le risque est faible en Europe. Mais il n'a rien compris! Si jamais ce virus mute, cela peut être une épidémie mondiale. Donc il faut vraiment prendre conscience de l'ampleur du problème.

Dernière chose: c'est très bien de dire il faut le rapatriement, il faut des avions, mais savez-vous que pour l'instant il n'y a aucun avion qui est capable de rapatrier un volontaire et notamment tous ces humanitaires qui travaillent sur place?

 
  
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  Ignazio Corrao, a nome del gruppo EFDD. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'epidemia del virus ebola in Africa settentrionale sta avendo un fortissimo impatto dal punto di vista sanitario ed un altissimo costo in termini di vite umane. Si contano più di duemilacinquecento morti e circa cinquemila contagiati, ma nei paesi africani maggiormente colpiti dal virus non si sono finora concentrati adeguatamente attenzione e interventi concreti.

Il mondo occidentale, facilmente suggestionabile, si è enormemente allarmato e giustamente mobilitato ogniqualvolta si è verificato il contagio di un occidentale, ma le stesse emozioni, lo stesso pathos, la stessa apprensione non si sono manifestate di fronte alle centinaia di vittime in Africa, che generalmente ritorna ad interessare quando si tratta di andarne a sfruttare le risorse.

Ho sentito spesso parlare di blending. Quale migliore occasione che un'emergenza come quella causata dal virus ebola per cominciare fattivamente a responsabilizzare quelle multinazionali che traggono enormi profitti dalle risorse dei paesi maggiormente colpiti? L'ebola non è soltanto emergenza sanitaria e umanitaria, non è soltanto morte e paura del contagio, è anche un problema sociale e politico e genera un disastroso effetto economico. La FAO ha da poco annunciato l'enorme rischio per i raccolti in Africa occidentale. Gli effetti secondari di questa crisi si fanno sempre più evidenti. L'insicurezza alimentare sta peggiorando le già fragili economie di questi paesi che adesso si trovano ad affrontare il pronto collasso delle esportazioni.

Le sfide per l'Europa sono immense. Le istituzioni locali sono molto deboli, i sistemi sanitari pubblici inefficaci, inconsistenti, addirittura in certi casi inesistenti. Mancano le infrastrutture di base, le strade, le strutture necessarie ad affrontare l'emergenza. C'è una visione distorta sulla malattia da parte delle comunità locali per il bassissimo livello di alfabetizzazione che favorisce la propagazione del virus. Ci sono interminabili divisioni etniche, politiche, religiose che cospargono di sangue i territori e fanno sorridere solamente i mercanti di morte.

La mia domanda, colleghi, è questa: l'Europa è pronta a raccogliere questa enorme sfida, e se sì, in che modo?

 
  
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  Matteo Salvini (NI). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo parlando di migliaia di morti e anche in questo caso l'Europa si sveglia da buona ultima, peraltro con un'Aula mezza vuota. Stiamo parlando di un virus che ha un tempo di incubazione da due a ventuno giorni e stiamo parlando di un momento in cui, con un'operazione demenziale che si chiama Mare Nostrum, quotidianamente in Italia sbarcano migliaia di persone anche dai paesi dove il virus sta uccidendo – penso alla Nigeria, penso al Senegal e penso alla Liberia.

Quindi, al di là del fatto che ovviamente quanto più si spende, quanto prima si interviene in quei paesi meglio è per tutti, soprattutto per loro che non hanno spazio nei telegiornali italiani ed europei. Però mi domando e vi domando: se alcuni paesi al mondo come la Corea del Sud o l'Arabia Saudita stanno pensando addirittura di chiudere le frontiere agli immigrati provenienti dalle zone a rischio contagio, noi che cosa stiamo facendo oltre che andare a salvare quelle vite là, cosa che è giusta e per cui siamo già in ritardo, per evitare problemi qua?

E mi chiedo e vi chiedo se l'Europa possa ancora fare finta di niente a fronte dello sbarco di migliaia di persone che, al di là del virus ebola, possono, anzi sono portatrici – questi sono i dati degli ospedali italiani – di tubercolosi e scabbia, che però non si fermano in Italia, lo dico ai colleghi europei che se ne fregano. Il problema non è solo italiano, il problema è europeo, quindi vi chiedo se abbia un senso continuare ad andare a raccogliere queste persone in mezzo al mare senza alcun tipo di controllo, di garanzia o se pure i soldi che stiamo sbattendo via per Mare Nostrum non sarebbero meglio spesi in Africa, in Nord Africa per evitare a questa gente i viaggi della morte e per evitare a noi e ai nostri figli eventuali e possibili contagi.

 
  
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  Bogdan Brunon Wenta (PPE). - Panie Przewodniczący! W Afryce Zachodniej trwa największa epidemia eboli. Do 7 września odnotowano ok. 4500 przypadków zakażenia, w tym 2300 śmiertelnych. Wiele organizacji przekazało wsparcie finansowe i medyczne, aby zapobiec rozprzestrzenianiu się epidemii. Także 160 osób z personelu medycznego straciło życie w walce z tą epidemią. Opanowanie wirusa eboli utrudniają ogniska zakażenia w różnych krajach, niedostateczne środki ostrożności, niebezpieczne zwyczaje kulturowe i pogrzebowe, brak wiedzy na ten temat, rozpoznania i postępowania w przypadku zachorowań.

Dyrektor generalny Światowej Organizacji Zdrowia ogłosił, że epidemia ma zasięg międzynarodowy. Zauważmy, że ta epidemia może dotknąć nas wszystkich. Szczególnym obowiązkiem i odpowiedzialnością Unii Europejskiej jest wspieranie strony afrykańskiej i wzmocnienie pomocy humanitarnej oraz monitorowanie i planowanie działań zapobiegania kolejnym epidemiom. Rezolucja Parlamentu Europejskiego ma bardzo ważne znaczenie. Popieram przekazanie dodatkowych 140 milionów euro ze strony Unii Europejskiej i państw członkowskich.

W latach 2000-2003 w Afryce Środkowej miały miejsce epidemie eboli charakteryzujące się 85-procentową śmiertelnością, ale udało się w ostateczności opanować dalszy rozwój epidemii. To wskazuje, że tylko skoordynowane działania Komisji Europejskiej, ONZ i strony afrykańskiej mają kluczowe znaczenie w walce z epidemią.

 
  
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  Enrique Guerrero Salom (S&D). - Señor Presidente, el continente africano se nombra típicamente y tópicamente como el «continente del dolor» pero, en este caso, el tópico se corresponde con la realidad.

La combinación de hambrunas y de genocidios ha acabado con la vida de millones de personas en ese continente. La pobreza, la falta de acceso al agua, la lejanía de la educación y la mortalidad infantil afectan a centenares de miles de personas.

En ese continente, por otra parte, hay violencia armada, hay terrorismo, hay conflictos civiles por todas partes. Un continente que hace unas décadas abandonó la situación de colonialismo, pero que ahora está siendo colonizado en sus recursos y en sus estructuras.

Sobre ese continente ahora se ha desatado la crisis del ébola. La crisis del ébola que, como ha señalado la Comisaria, la señora Georgieva, tiene tres características: un crecimiento exponencial de afectados; un porcentaje de muertos elevadísimo, en torno al 60 %; y, por otra parte, también la falta de estructuras sanitarias con las cuales esos países pueden afrontar el problema. Y ese es nuestro reto: ofrecer, naturalmente, estructuras; ofrecer material sanitario; y permitir el acceso humanitario.

Por tanto, creo que es el momento de que apoyemos el Consejo de Milán, de que apoyemos la reunión de las Naciones Unidas y de que apoyemos finalmente, el 24 de septiembre, la decisión de los donantes sobre este asunto.

Una última palabra: cuanto antes ratifiquen los países europeos el undécimo Fondo Europeo de Desarrollo, más fondos tendremos para responder estructuralmente a este problema.

 
  
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  Vicky Ford (ECR). - Mr President, earlier this year I led Parliament’s work on the European and Developing Countries’ Clinical Trials Partnership, which budgets more than EUR 600 million over seven years towards finding new cures and treatments for infectious diseases – diseases which, unless tackled at their source, pose an extreme risk to European citizens. I understand that the Commission is looking to fast-track some of this money into researching anti-viral drugs and vaccines for Ebola, and I hope that colleagues will support this.

No one can find cures to Ebola by themselves but this programme enables African partners to work with our own national researchers, both charitably funded researchers and private companies like Glaxo-Smith-Kline which, I understand, may have the most advanced potential vaccine for Ebola.

Ebola is a real and growing danger. We have researchers, who are experts, who are already out there and in our own countries researching new means of prevention and treatments. This programme has already looked at the ethical and other issues. We have the money in our budgets. Let us put it to good use and get it to the scientists right now.

(The speaker agreed to take two blue-card questions under Rule 162(8))

 
  
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  James Carver (EFDD), blue-card question. – Does my colleague share the opinions of her colleague Mr Deva, who raised the issue with regard to the contamination of bushmeat coming into the UK? Could I ask her to take it back to her own party and perhaps ask her to review the situation? It was indeed her government that instigated the merging of Her Majesty’s Customs and Excise into a new border force (which in some quarters is jokingly referred to as a border farce). What we are now seeing is entrance points in some parts of the United Kingdom where the priority seems to be dealing with people at the primary customs points. At the same time resources are being taken away from Customs and Excise and searching people returning from the African continent who, unfortunately in some quarters, do carry bushmeat.

 
  
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  Giulia Moi (EFDD), Domanda "cartellino blu". – Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia collega ha detto che questi fondi devono andare ai ricercatori.

Io vorrei chiederle se ha considerato poi se c'è o se è stato attuato un sistema per controllare come questi soldi verrebbero utilizzati dai ricercatori, in quanto per esempio in Italia c'è una grande corruzione anche su questo punto e i ricercatori sono spesso soggiogati dai baroni universitari e c'è un sistema di nepotismo incredibile, per cui se i soldi vanno a finire in Italia nella ricerca bisogna controllarli bene e chiedere efficacia e risultati.

 
  
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  Vicky Ford (ECR), blue-card answer. – As regards the first question, we have a very clear principle in this Parliament that if you want to ask a question of another Member you ask the Member concerned, so I am afraid I cannot answer the question that you are putting to Mr Deva because, whilst he is an enormously esteemed colleague, I am not him.

However, I will answer on the issue of the British role in the research programmes that I am describing. In answer to the second question about Italian researchers, again I cannot speak for Italian researchers.

The UK research community is one of the leaders in trying to solve and help find solutions for infectious diseases that unless cured at source are putting increased risks back on our own communities at home, for example drug-resistant TB, which is back in parts of Europe.

That is why our researchers put their efforts in; our national governments put their efforts in. In this particular programme funding goes to match fund national governments. Not all countries have decided to commit. It is not only EU-28, but it is a very significant part for the UK, and I think we should support our science and research community and get the money out to where it can make a difference.

 
  
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  Marielle de Sarnez (ALDE). - Monsieur le Président, tous mes collègues l'ont dit et je vais le répéter, on a évidemment besoin d'une mobilisation internationale urgente contre ce fléau terrible aux multiples conséquences qui ont été décrites, qu'elles soient sanitaires, économiques, ou évidemment sociales demain.

Il faudra s'interroger, quand nous sortirons de cette crise, sur le pourquoi de l'extrême lenteur de la réaction internationale. Qu'est-ce qui a dysfonctionné depuis des mois qui fait que nous avons pris vraiment trop de temps pour prendre cette question à bras-le-corps? C'est la première question.

Ensuite, je veux saluer l'engagement du président Obama. Je trouve que c'est bien qu'il y ait une voix forte qui se soit saisie de cette question. Et je sais ce que vous faites, Madame la Commissaire, mais je regrette qu'il n'y ait pas une voix forte – je ne sais pas où est le président de la Commission ni le président du Conseil italien – qui se soit exprimée au nom de l'Union, au nom de l'Europe dans cette bataille que nous devons livrer tous contre Ebola. Cela n'a pas été fait et je souhaite que ça soit fait.

Troisième point, nous donnons de l'argent et c'est très bien. Mais nous savons très bien que ce n'est pas uniquement d'argent dont on a besoin sur le terrain. Quand vous parlez avec les personnels médicaux – et ça m'est arrivé – qui sont en place sur le terrain, ils sont dévastés, ils ne peuvent plus faire face, ils ne sont pas assez nombreux. C'est d'une aide concrète dont ils ont besoin. C'est d'une aide logistique dont ils ont besoin. C'est de personnels médicaux et de santé supplémentaires, c'est de laboratoires mobiles, c'est d'une aide au transport aérien pour eux-mêmes. C'est toute cette aide concrète pour laquelle nous devons, nous, Européens, mutualiser les efforts afin de mener cette bataille.

Enfin, quatrième point très important: nous ne devons pas attendre que l'épidémie arrive dans les pays voisins et transfrontaliers pour nous en occuper. Nous devons, dès maintenant, prévenir les risques d'épidémie dans ces pays. Je pense, en particulier, à la Côte d'Ivoire ou au Mali.

Voilà, c'est une guerre qu'il faut gagner, c'est une guerre qu'il faut mener et pour cela l'Europe se devra d'être à la hauteur de cet enjeu.

 
  
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  Marina Albiol Guzmán (GUE/NGL). - Señor Presidente, Sierra Leona, Liberia, Guinea Conakry y otros países están padeciendo una epidemia de ébola. Pero no es solo esto lo que está destruyendo miles de vidas. Al ébola hay que sumarle la pobreza. Están sufriendo las consecuencias de ser países pobres, de ser países empobrecidos.

La Unión Europea, los Estados Unidos, Occidente, le han dado la espalda a los brotes de ébola en África durante años y solo cuando han visto que el virus podía alcanzar Europa y que nuestros altos muros y que nuestras vallas en las fronteras no podían detenerlo, solo entonces han reaccionado. No para salvar a los ciudadanos y ciudadanas de estos países de África, sino para salvarse a sí mismos. Y es que parece que todas las vidas no tienen el mismo valor.

A las grandes empresas farmacéuticas no les interesan las enfermedades de los pobres. No les dan beneficios. Y esta voracidad de las élites económicas es tan letal como el ébola. Y yo creo que es importante destacar —y el Parlamento Europeo debería felicitarse por ello— el anuncio de Cuba de enviar personal. Se trata del anuncio de envío más masivo de ayuda en forma de personal para luchar contra el ébola: ciento sesenta y cinco personas, entre personal médico y de enfermería. Cuba, otra vez más, demuestra su solidaridad internacional.

 
  
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  Maria Heubuch (Verts/ALE). - Herr Präsident! Ich möchte hier noch einmal einen Appell loswerden.

Wir haben jetzt sehr viel gehört über Ebola, über die Auswirkungen und auch über die Notwendigkeiten, die wir diesen Staaten jetzt zukommen lassen müssen. Denn die Hilfsorganisationen vor Ort sowie die nationalen Regierungen dort sind völlig überfordert, sind völlig überlastet. Es geht hier nicht nur um einen solidarischen Akt. Es geht hier um weit mehr. Es ist einfach unsere Pflicht, wirklich alles zur Verfügung zu stellen, was wir zur Verfügung haben.

Der Kollege Goerens hat es schon angesprochen: Wir haben auch militärische Ausrüstung, wir haben militärisches Personal, das wir unter den Osloer Leitlinien hier den Vereinten Nationen oder unter der Kommandoführung der Vereinten Nationen dort zur Verfügung stellen können. Das ist Personal, das auch in einer guten Hierarchie, in einer guten Kommandostruktur dort arbeiten kann und das sehr gut ausgebildet ist. Wir müssen das jetzt abrufen. Wir dürfen hier nicht länger warten, wenn wir dem noch Einhalt gebieten wollen und diese humanitäre Katastrophe sich nicht weiter ausdehnen lassen wollen oder ihr überhaupt diesen Raum geben wollen.

Es ist wirklich mein Appell an alle Mitgliedstaaten der Europäischen Union, hier jetzt tätig zu werden. Wir dürfen nicht mehr länger darüber diskutieren. Wir kennen die Auswirkungen, wenn wir Ebola nicht eingrenzen können. Eir wissen, dass es weit mehr ist als ein Gesundheitsproblem. Ich möchte das hier nicht wiederholen. Aber ich möchte noch einmal diesen dringenden Appell loswerden. Denn wir können hier diesen Menschen vor Ort auch zeigen, dass wir nicht nur durch unsere Gedanken mit ihnen verbunden sind, sondern auch mit den Taten und mit unserem wirklich konsequenten Handeln.

 
  
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  Joëlle Mélin (NI). - Monsieur le Président, la gravité de l'épidémie d'Ebola doit enfin provoquer une indispensable réflexion sur le risque pandémique, celui-là en Europe.

L'analyse révèle de graves imprévoyances européennes. Imprévoyance sanitaire et sociale dans l'utilisation des aides à l'Afrique subsaharienne depuis cinquante ans, avec des masses financières colossales dissoutes dans la corruption et l'opacité des objectifs. Imprévoyance dans la formation des soignants locaux. Le résultat, c'est trois mois de retard dans le diagnostic de l'épidémie. Et surtout imprévoyance des conséquences des déséquilibres Sud-Nord et des grands mouvements migratoires intercontinentaux sans contrôle.

Les récentes épidémies de SRAS ou H5N1 imposent à l'Europe de prendre enfin ses responsabilités car une pandémie meurtrière est non seulement prévisible, elle est inévitable. C'est une question de temps.

Dès lors, au-delà des mesures prises avec – il faut bien le dire – plus de six mois de retard par notre Assemblée, il convient d'agir enfin, en ayant une réelle coopération sanitaire entre les pays en voie de développement et l'Union européenne avec une indissociable aide à la création de leur propre système de protection sociale. Il convient de réviser la politique migratoire européenne, en rétablissant le contrôle sanitaire aux frontières de l'Europe, mais aussi aux frontières établies entre les pays membres, avec des lieux d'accueil de quarantaine médicalisée. Que cela plaise ou non, c'est pourtant le conseil de nos plus grands infectiologues.

Enfin et surtout, il faut réaliser un grand plan de création, en Europe même, de structures spécifiques de soins pluridisciplinaires. Cette demande est formulée par nos infectiologues. Eux ont la lucidité qui a manqué à certains politiques englués dans leur angélisme et leur tiers-mondisme inconséquents. Ce n'est qu'à ce prix que l'Europe pourra dire demain qu'elle a pris ses responsabilités.

 
  
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  Peter Liese (PPE). - Herr Präsident, liebe Kolleginnen und Kollegen! Ich habe selber eine Zeit lang als Arzt in einem Entwicklungsland gearbeitet. Deswegen kann ich ahnen, wie sich die Kollegen fühlen, die jetzt gegen Ebola kämpfen, und wie sich die Patienten fühlen. Ich habe hohen Respekt vor allen, die jetzt vor Ort helfen.

Ich finde es unanständig, dass einige Kollegen hier im Haus diese schwierige Situation parteipolitisch ausnutzen. Was wir da gerade über Kuba und so weiter gehört haben, das finde ich unerträglich angesichts dieser Not, die die Menschen da haben. Wir sollten nicht rumpolitisieren!

(Beifall)

Es ist nicht so, dass die Menschen in Europa Angst haben müssen, dass sie selber infiziert werden. Es ist gut, dass wir Menschen aufnehmen, die geholfen haben, und dass wir ihnen die Sicherheit geben, dass sie selbst dann gut behandelt werden. Die Menschen in Europa können sich in Bezug auf eine Infektion sicher fühlen – nach menschlichem Ermessen, was ich als Arzt beurteilen kann.

Trotzdem ist es nicht nur ein Gebot der humanitären Hilfe, dass wir in Westafrika helfen, sondern es ist vor allen Dingen auch in unserem langfristigen Interesse. Denn hier sind gerade mehrere Staaten dabei zu implodieren. Es sind dramatische Krisen, die sich dort abspielen, und wir haben weiß Gott genügend Krisen auf der Welt. Deswegen ist es auch in unserem Interesse, diese Länder zu unterstützen und alles in unseren Möglichkeiten Stehende zu tun.

Deswegen ist es gut, dass die Kommission, Frau Kommissarin, und viele andere geholfen haben, dass wir die Mittel aufgestockt haben. Aber ich möchte auch darauf hinweisen, dass wir mit unserem Haushalt ein Problem bekommen. Ich habe in den letzten Tagen mehrfach von den Mitgliedstaaten, auch von dem, aus dem ich komme, gehört: Wir müssen mehr tun in der Ukraine, wir müssen mehr tun im Irak, und natürlich müssen wir mehr tun in Westafrika, Palästina usw.

Giovanni La Via, unser Haushaltsberichterstatter – er sitzt hier –, Reimer Böge und andere haben immer gesagt: Unser Haushalt ist für Krisen nicht vorgesehen. Wir müssen jetzt wirklich mit dem Rat reden, dass wir flexibler werden, damit wir auf solchen Krisen angemessen reagieren können.

 
  
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  Maria Arena (S&D). - Monsieur le Président, pour ma part je suis scandalisée, non pas pour la référence à Cuba, mais scandalisée par rapport à la problématique de la migration – certains ont utilisé le virus Ebola pour parler de cette migration.

Depuis mars, Médecins sans frontières nous signale le danger du virus, mais aussi celui de l'épidémie. Nous sommes aujourd'hui en septembre, c'est-à-dire six mois plus tard, et le virus avance. La contagion est exponentielle et fait doubler le nombre de personnes contaminées chaque quinzaine. Donc, il est vraiment urgent de pouvoir agir. On peut effectivement regretter le fait que nous n'ayons pas été assez rapides. Aujourd'hui, nous devons surtout nous interroger sur ce que nous devons faire pour que cela s'arrête.

Je dirais presque que c'est simple et Médecins sans frontières nous a dit concrètement ce qu'il y avait lieu de faire. Il faut avoir une approche coordonnée. Il faut apporter des équipements. Il faut des cellules d'isolement, des hôpitaux de campagne, des laboratoires, des ponts aériens. Eh bien, tout cela les États membres en disposent. Que ce soit d'un point de vue civil mais aussi – et je m'oppose à ce qui a été dit tout à l'heure – d'un point de vue militaire également, parce que lorsque nous parlons des armées, j'aimerais bien voir des armées humanitaires qui viennent apporter du soutien aux populations en détresse.

Donc, ne faisons pas la fine bouche, tous les moyens seront des moyens intéressants pour combattre ce virus, pour combattre cette épidémie. Par conséquent, nous demandons au Conseil mais également à la Commission de mettre ces moyens à disposition des populations le plus rapidement possible.

 
  
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  Frédérique Ries (ALDE). - Monsieur le Président, mes collègues ont déjà fait, et largement, état de la gravité de la situation. Je ne reviendrai donc pas sur ces chiffres. Ils sont connus et d'ailleurs largement sous-estimés, selon les experts.

C'est cette situation d'urgence et cette lenteur de notre réponse qui me préoccupent. Un constat largement partagé, on l'a entendu. Le président Obama, vous, Madame la Commissaire Georgieva, l'OMS, nous tenons tous le même discours ici. Les stratégies qui ont été évoquées, la feuille de route, la prévention, la recherche aussi – on l'a entendu – tout cela va prendre du temps et on le sait. En attendant, nos pays – et la Belgique, par exemple, avec B-FAST – ont ces capacités civiles et militaires d'intervention rapide qui sont prévues pour ce type de crise médicale et humanitaire. Des structures, dont MSF, et tous les experts sur le terrain demandent à cor et à cri la coordination au niveau européen.

Monsieur le Président, je vous ai entendu parler, et très longuement, de cette coordination. On l'entend et on le sait. Mais eux, là-bas, sur place – et Mme Rivasi l'a dit avec ses enfants en première ligne – ne l'entendent pas, ne le voient pas. Ils veulent plus, ils veulent mieux, ils veulent tout de suite et ils veulent rapidement.

En réalité, je pense que nous n'avons pas le choix si nous espérons encore éviter que ce virus ne se répande en Afrique et chez nous.

Pour eux et pour nous aussi, la solidarité aujourd'hui n'est pas une option, c'est un devoir.

 
  
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  Françoise Grossetête (PPE). - Monsieur le Président, Madame le Commissaire, bien évidemment cela a déjà été dit par beaucoup d'entre nous, nous savons aujourd'hui que les prévisions de l'OMS pour l'évolution de cette épidémie d'Ebola sont particulièrement pessimistes. Ne nous y trompons pas, il ne s'agit pas d'un problème qui concerne seulement l'Afrique de l'Ouest.

Face à l'ampleur de cette épidémie, nous sommes tous concernés et c'est vraiment l'heure de la mobilisation, mobilisation extrême parce que nous avons déjà perdu beaucoup de temps. Il serait d'ailleurs tellement facile de nous défausser de nos responsabilités en disant que cette maladie ne touche pas directement notre continent. En réalité, il s'agit là d'une véritable crise mondiale.

Les valeurs que nous défendons, nous Européens, dans le monde, ces valeurs de solidarité, de dignité, de respect des droits humains, font que notre soutien aux pays concernés est une obligation morale. Je tiens à souligner vraiment les efforts qui sont faits par les équipes médicales, là-bas sur place, par les ONG.

Il est vraiment important d'apporter tout notre soutien, mais au-delà de ces valeurs dont je viens de parler, il s'agit de protéger aussi nos concitoyens des conséquences indirectes que pourrait avoir cette crise sanitaire d'une ampleur inédite. Il y a bien sûr des risques sanitaires qui pourraient s'étendre à l'Europe, mais il y a surtout le risque d'une déstabilisation d'une région toute entière sur le plan social, économique et humanitaire. L'Europe ne peut pas et ne doit pas rester passive face à un tel drame, car ce doit être aussi cela l'Europe pour nos concitoyens: une Europe qui prend toute sa place sur la scène internationale et qui assume ses responsabilités.

Mais, nous pouvons vraiment nous interroger. Le virus d'Ebola a été découvert en 1976 et jusqu'à présent il n'y a pas de traitement connu! Cela doit nous interpeller. J'y vois la preuve que nous devons plus que jamais encourager la recherche et l'innovation dans le domaine médical. C'est absolument indispensable.

Progrès scientifique, innovation, place de l'Europe, solidarité européenne, l'épidémie d'Ebola nous questionne au-delà de la crise sanitaire. L'Union européenne a le devoir d'y apporter une réponse forte pour les pays touchés et pour elle-même.

 
  
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  Gilles Pargneaux (S&D). - Monsieur le Président, Madame la Commissaire, oui, il y a urgence, comme cela a été dit avant moi. 20 000 personnes sont des victimes potentielles d'ici à la fin de l'année mais, gardons-le à l'esprit, un million d'Africains sont aujourd'hui mis en quarantaine dans le cadre de cette pandémie.

Il y a urgence et je salue l'effort de la Commission européenne avec le déblocage des 152 millions d'euros. Mais il faut aujourd'hui dire concrètement à quoi va servir cette somme. Tout d'abord, elle doit viser à augmenter le nombre et la capacité des centres de traitement disposant de services d'isolement, à déployer du personnel qualifié, à installer davantage de laboratoires mobiles, à établir des ponts aériens, à créer un réseau régional de centres de traitement. Voilà ce que nous pourrions faire utilement dans l'urgence.

J'ai été rapporteur de la décision sur les menaces transfrontières graves pour la santé que nous avons adoptée ici, en juillet 2013, et qui a été mise en œuvre le 6 novembre 2013. Il y a – et je le considère en tant que rapporteur – urgence pour que les États membres organisent très rapidement une réunion extraordinaire des ministres européens de la santé pour évoquer cette pandémie.

Comme le spécifie la décision sur les menaces transfrontières graves pour la santé, l'Union européenne doit, le plus rapidement possible, tout d'abord effectuer l'inventaire des installations sanitaires susceptibles d'accueillir des patients, activer le réseau de laboratoires européens sur la détection de pathogènes hautement infectieux et surtout être en contact étroit avec le Centre européen de prévention et de contrôle des maladies.

Voilà, Madame la Commissaire, l'urgence que nous avons devant nous.

 
  
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  Catherine Bearder (ALDE). - Mr President, Ebola is not a distant threat. With Ebola cases doubling every three weeks, there could soon be an emergency here as it spirals out of control. The EU has already started to mobilise but we need to do more, and urgently.

We need to prevent future outbreaks. We must boost efforts to develop treatments for Ebola and other deadly diseases. Too often these diseases are ignored by pharmaceutical companies. They cannot make money from them. That is why we must invest public money. The Jenner Institute in Oxford, working on a malaria vaccine funded by the EU, is ideally placed to work on Ebola. Today they have launched human clinical trials. This was only possible because they have the expertise through EU-supported research.

Funding for this kind of research is vital. Global epidemics need to be contained quickly. We can only learn to do that through research. Training scientists and building expertise now will mean that lives will be saved next time a new disease rears its ugly head.

 
  
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  Giovanni La Via (PPE). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Commissario, signor sottosegretario, permettetemi di cominciare il mio intervento rivolgendo un pensiero alle migliaia di vittime di questa epidemia e ovviamente un sincero ringraziamento, che credo debba essere di tutta quest'Aula a tutte le persone che a titolo di medici, infermieri, volontari stanno cooperando per cercare di controllare, nell'interesse anche di tutti i paesi europei, questa bruttissima epidemia.

Un tema mi preme, che è quello delle risorse che destiniamo. Sappiamo bene che per intervenire in tempi rapidi e per avere una risposta forte abbiamo bisogno di risorse che servano poi a mobilitare uomini e mezzi a soccorso delle popolazioni colpite. Oggi purtroppo le risorse nel bilancio dell'Europa sono poche, e sono poche perché nel quadro finanziario pluriennale non abbiamo margini di flessibilità sufficienti. Bene, questo ci dovrà spingere nel negoziato di bilancio che stiamo facendo a porre l'attenzione su quelle risorse necessarie, anche a scapito di qualche altro programma che forse non è così prioritario come questo intervento.

Dall'altro lato permettetemi di dire che a nome di questo Parlamento, come presidente della commissione per la salute, al Consiglio informale di lunedì 22 a Milano farò presente la necessità di uno sforzo straordinario di tutti i ventotto paesi perché ci sia un intervento coordinato, forte, immediato, perché un'epidemia come questa, anche se oggi non ci riguarda direttamente, ha sicuramente bisogno di un intervento senza perdite di tempo per poter prevenire ovviamente i problemi che potremmo avere anche nel nostro continente.

 
  
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  Kathleen Van Brempt (S&D). - Ik wil in dit korte tijdsbestek slechts de nadruk leggen op één ding, dat al door andere collega’s is aangehaald maar wel essentieel is, namelijk coördinatie. Ik citeer dr. David Nabarro, de hoofdcoördinator bij de Verenigde Naties voor ebola: "Coördinatie redt mensenlevens".

Die coördinatie gaat natuurlijk over een samenspel van medische begeleiding, andere hulpverlening, alles wat te maken heeft met logistiek, soms ook echte bescherming die wij nodig hebben. In dat opzicht heeft het mij en velen van ons pijn gedaan toen u en uw mensen uit de Commissie de lidstaten bijna gesmeekt hebben om niet alleen in gang te schieten, maar het ook sámen te doen. Op dat moment in augustus is er nog weinig respons gekomen. Gelukkig is dat deze week veranderd. Intussen heeft de epidemie dramatische vormen aangenomen. Maar laat het ook een les zijn.

De Raad heeft gezegd welke initiatieven er allemaal genomen zijn. Dat is goed en ik weet dat dat allemaal met de beste bedoelingen gebeurd is, maar laten we in de toekomst veel sneller de Commissie erkennen als hét orgaan om gecoördineerd op te treden in dit soort humanitaire crisissen. Op dit punt zult u in het Parlement een sterke verdediger vinden, ook in de nieuwe Commissie. Want dat is waar Europa voor moet staan: zorgen dat het in de wereld optreedt en maken dat de expertise die wij in alle lidstaten hebben, wordt samengebracht zodat een dergelijke humanitaire crisis in een continent als Afrika, met een zwakke medische verzorging, snel wordt aangepakt.

 
  
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  Teresa Jiménez-Becerril Barrio (PPE). - Señor Presidente, mis primeras palabras no pueden ser sino de apoyo para las víctimas del ébola, y quiero trasladar este apoyo a todas las personas que trabajan sobre el terreno, arriesgando sus vidas para salvar a aquellos que viven en países sin las mínimas estructuras sanitarias que garanticen la respuesta que esta epidemia necesita.

Uno de ellos fue el sacerdote español Miguel Pajares, que falleció tras contagiarse en Liberia mientras ayudaba a los más necesitados, en este caso enfermos de ébola, quienes son actualmente repudiados por su comunidad incluso después de curarse.

Según la Organización Mundial de la Salud, el ébola es una emergencia de salud pública que requiere una respuesta internacional coordinada. En esta carrera tenemos que ser más rápidos que este enemigo silencioso que ya se ha cobrado dos mil trescientas vidas.

La situación, Señorías, se deteriora rápidamente y el ébola está afectando a las débiles economías de la región y, en consecuencia, al orden público. Las necesidades humanitarias aumentan y, si no se satisfacen, será muchísimo más difícil combatir esta enfermedad. El número de pacientes crece mucho más rápidamente que nuestra capacidad de gestionarla.

Sabemos que la Comisión ha incrementado la ayuda humanitaria, pero tiene también que aumentar la ayuda de los expertos en la región. Todos los países tienen que implicarse en la investigación, sin olvidar las medidas para que no se extienda esta epidemia, sin por ello condenar a estos países, ya duramente castigados, a perder toda esperanza de salir de la pobreza a consecuencia de quedar aislados.

Y termino recordando a quienes atienden a estos enfermos de ébola, que merecen todo nuestro reconocimiento ya sean americanos, ya sean europeos, ya sean africanos. Son nuestros héroes, héroes anónimos, y a ellos les debemos no solo nuestra atención, como la que estamos dando hoy aquí, sino también nuestra acción, y rápida.

 
  
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  Christel Schaldemose (S&D). - Hr. formand! Ebola-epidemien er en global udfordring. Derfor er det også rigtig godt at se, at både EU-Kommissionen og EU's medlemslande nu langt om længe er begyndt at tage dette alvorligt, er begyndt at handle. Det var på tide.

Men jeg har altså to appeller. De gælder både til Kommissionen og til medlemslandene. Den første er: Få nu løst problemet med at kunne få evakueret sundhedsarbejdere hjem til Europa, for det er den eneste måde, hvorpå vi kan få sendt flere sundhedshjælpere af sted og hjælpe. Den anden er: Jeg håber, vi i fællesskab er enige om, at de penge, vi sender af sted, ikke bliver taget fra den klassiske udviklingsbistand - altså, at det er nye penge, vi bruger. Det har vi brug for, for ellers risikerer vi bare, at vi ikke kan hjælpe de berørte lande med at opbygge deres sundhedssystemer på lang sigt.

Vi har brug for at hjælpe massivt. Hjælpen er på vej, men vi har brug for at gøre det rigtige. Jeg håber, vi i fællesskab kan få det koordineret, så vi kan få løst denne alvorlige udfordring.

 
  
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  Annie Schreijer-Pierik (PPE). - Sinds de uitbraak van ebola zijn in de getroffen landen in Afrika al duizenden slachtoffers gevallen en onderzoek wijst uit dat er 70 miljoen mensen geïnfecteerd dreigen te raken en één miljoen mogelijk geïnfecteerd zijn.

Door het uitbreken van het virus hebben deze landen een enorme klap gekregen, zowel de samenleving als de economie zijn geraakt. Wij in Europa moeten ons afvragen wat wij beter hadden kunnen doen om dit virus aan te pakken en wat is ons antwoord daarop?

Hoe goed coördineren wij die aanpak en hoe goed werken wij samen?

Afgelopen week gaf de Nederlandse minister Edith Schippers toestemming om een vaccin tegen ebola aan te kopen, een stap in de goede richting. Maar wij zijn er nog lang niet. Wat gaat Europa doen om de ontwikkeling van een vaccin dat de markt op kan te versnellen? Liggen er niet genoeg aanvragen voor projecten die veel minder prioriteit hebben? Ik roep de Commissie op nog eens goed te kijken waar haar prioriteiten liggen op het gebied van onderzoek. Want de ontwikkelingen in Afrika laten zien dat een vaccin tegen het ebolavirus onze eerste krachtige prioriteit moet zijn in deze crisis.

 
  
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  Marlene Mizzi (S&D). - Mill-bidu tas-sena, il-virus tal-ebola qatel aktar minn 2 000 ruħ u affettwa aktar minn 4 000 persuna fil-Liberja, Sjerra Leone u Ginea – ġew affettwati wkoll in-Niġerja u s-Senegal.

Għalkemm il-Kummissjoni Ewropea kabbret l-inizjattiva tagħha biex tagħti appoġġ u tiġġieled din il-kriżi, l-isforzi internazzjonali ftit swew biex jitrażżan dan il-virus qattiel. Din il-problema mhix kwistjoni biss ta' saħħa, iżda ta' ħajjet in-nies. Din il-Kamra, kif ukoll l-Istati Membri, għandhom obbligazzjoni morali lejn il-vittmi, il-familji u dawk kollha li jaħdmu fil-qasam tas-saħħa, kif ukoll lejn iċ-ċittadini tagħna li jistgħu wkoll ikunu għar-riskju jekk dan il-virus jidħol l-Ewropa.

Għaldaqstant jiena nixtieq nappella lill-Presidenza Taljana u l-Kummissjoni Ewropea, li jagħtu prijorità massima għal din il-problema ta' ħajja u ta' mewt u jorganizzaw mill-aktar fis laqgħa straordinarja biex twieġeb għal din il-kriżi. Għandna bżonn miżuri konkreti, bl-appoġġ ta' kulħadd biex ma nħallux din l-epidemija tinfirex aktar.

Ma nistennewx li jibdew imutu in-nies fl-Ewropa biex niċċaqalqu, imma nagħmlu dak kollu li hemm bżonn ISSA biex l-ebola tinqered minn ġol-Afrika u niżguraw li qatt ma tmiss lill-pajjiżi tagħna.

 
  
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  Kashetu Kyenge (S&D). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, nessun paese deve essere lasciato solo a gestire un'emergenza come quella dell'ebola. Oggi, malattie infettive come l'ebola si possono sconfiggere e ciò si fa solo attraverso un'azione sistematica, coordinata a livello internazionale.

Il contenimento non è un'opzione e credo che occorra debellare la malattia subito. Questo tragico evento ci pone di fronte alla fragilità strutturale dei sistemi sanitari di molti paesi africani e credo che questo metta in evidenza anche le condizioni di sottosviluppo di molte zone dell'Africa. Solo attraverso il rilancio delle politiche di cooperazione e sviluppo dell'Unione sarà possibile evitare in futuro tragedie come questa, come per esempio attraverso la lotta alla povertà, che diventa prioritaria.

Occorrono nuovi partenariati per sostenere la creazione di strutture ospedaliere di eccellenza, la formazione di operatori sanitari in loco e nel settore dell'istruzione. Non è pensabile che un paese come la Liberia sia costretto a porre in quarantena un'intera zona della sua capitale a causa della sua insufficienza di servizi sanitari adeguati. Questa epidemia ci pone di fronte alle nostre responsabilità. Sostenere il benessere dell'umanità in questo mondo globalizzato è nell'interesse di noi tutti.

 
  
 

Procedura "catch-the-eye"

 
  
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  Miroslav Mikolášik (PPE) - Ebola je niečo, čo môžeme prirovnať smelo ku epidémii, moru v stredoveku. Je to niečo, čo môže zlikvidovať fungovanie akejkoľvek krajiny. Vieme, že Libéria, ale aj Sierra Leone sú na pokraji zrútenia sa ako krajiny. Priniesli to viaceré agentúry.

Žiaľ, exponenciálne rastie počet infikovaných ľudí a viete, že zatiaľ my lekári nemáme žiadnu účinnú protilátku, ani očkovaciu látku. Pracuje sa na tom, ale EÚ určite musí vyvinúť oveľa väčšie a koncentrovanejšie úsilie na to, aby podporila rýchlejší prínos sanitárneho riešenia, nielen preventívnych a epidemiologických opatrení. Musíme ukázať určite viac solidarity a musíme ukázať, že je to otázka ľudských práv a že je to povinnosť EÚ pomáhať našim blížnym v Afrike.

 
  
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  Victor Negrescu (S&D). - Domnule președinte, Ebola a provocat decesul a aproape trei mii de persoane, iar alte cel puțin două mii de persoane au contactat boala, conform cifrelor oficiale. Iar realitatea este mult mai gravă de atât: vorbim de trei mii de persoane, nu vorbim de trei mii de cifre.

În calitate de membru al Delegației la Adunarea Parlamentară Paritară ACP-UE, vreau să vă transmit îngrijorarea partenerilor noștri privind extinderea acestui virus, dar și deznădejdea în fața reacției întârziate și scăzute din partea partenerilor internaționali. Este nevoie să înțelegem gravitatea situației, iar Uniunea Europeană să își asume un rol de lider în rezolvarea acestei probleme. Este clar și o spun și partenerii noștri din Africa de Vest: pe plan local, nu există capacitatea de gestiune eficientă a virusului. Prin urmare, Uniunea trebuie să își asume acest rol.

Întrebarea mea este cum poate pe viitor Uniunea Europeană să reacționeze la astfel de situații, dacă Consiliul a cerut reducerea drastică a fondurilor europene acordate pentru asistența pentru dezvoltare și mă întreb unde au fost acordate aceste fonduri în trecut. Ați menționat acordarea unei sume importante pentru lupta împotriva Ebola și, fiind în Comisia pentru bugete, întreb dacă este vorba despre angajamente sau bani reali care vor fi acordați către aceste țări. Vreau să salut, în final, efortul organizațiilor non guvernamentale, în special Medici fără frontiere, pentru lupta împotriva Ebola.

 
  
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  Miguel Viegas (GUE/NGL). - Senhor Presidente, associamo-nos àqueles que consideram esta epidemia, que ameaça assumir proporções pandémicas, como uma das mais importantes ameaças sanitárias atuais em termos de saúde pública. E falo em ameaças sanitárias porque, na realidade, e sem menosprezar este fenómeno preocupante, o facto é que as guerras imperialistas, alimentadas pelos complexos industriais militares das potências capitalistas, associadas às políticas de austeridade, continuam de longe a representar os maiores flagelos sociais e humanitários da atualidade.

Os países afetados, designadamente a Serra Leoa, o Congo, Libéria, Guiné e Nigéria, sofreram durante anos o jugo colonial, seguido depois do jugo imperialista. São países onde o FMI, com as suas receitas neoliberais e os seus empréstimos ruinosos... que não possuem neste momento condições eficazes para fazer face a esta epidemia.

A União Europeia e os Estados Unidos, em nome de uma dívida do passado, têm a obrigação moral de contribuir para um eficaz plano de controlo da doença. Termino, e peço desde já desculpa aos ouvidos mais sensíveis, por registar as diferenças entre os Estados Unidos, que mandam militares, e a República Socialista de Cuba, que manda médicos que irão trabalhar já a partir de 1 de outubro.

 
  
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  Matthias Groote (S&D). - Herr Präsident! Wir hatten eine Anhörung von Kommissar Borg im Umweltausschuss, wo wir noch einmal massiv gefordert haben, dass mehr in Forschung investiert wird.

Ich muss sagen, ich finde es überaus bedauerlich: Bei der Finanzierung solcher außergewöhnlichen Vorfälle wie Ebola, wenn Epidemien ausbrechen, waren die Mitgliedstaaten sehr zurückhaltend. Jetzt auf einmal wird der Einsatz Europas an der Stelle gefordert. Aber wenn wir kein Geld haben ... Besser spät als nie, muss man dem Rat sagen, da es jetzt Bewegung gegeben hat. Aber wir müssen das in der Zukunft besser machen.

Hier populistische Reden zu schwingen – das hat uns schon ein Kollege gesagt –, das hilft nicht einem Kranken dort in Afrika und nicht einem, der dort geholfen hat, sondern es muss besser werden. Wir müssen schneller werden, wir müssen uns darauf einrichten, dass solche Epidemien öfter da sein werden, und da muss Europa helfend zur Hand gehen und nicht lange lamentieren, sondern anpacken, um die Situation zu verbessern, auch mit Forschung und Entwicklung – das kam ja heute aus verschiedensten Fraktionen. Wir müssen darüber nachdenken, wie wir dort besser werden können und in Zukunft dort tatkräftiger anpacken können.

 
  
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  Bill Etheridge (EFDD). - Mr President, as we have watched this horrifying disease unfold and the problems get worse and worse, I think we can all unite in saying how awful the situation is and how we salute the health workers who are there.

I think it is absolutely crucial that at this time the politicians give direct answers, are honest, straightforward and take effective measures, and that all of us get behind the people who are trying to deal with this terrible problem. I think that more than anything we should all be united in sending our prayers, our best wishes and all our hopes to those who are suffering from this awful thing at this terrible time, and all our hopes are with them that they can come through this. I think that is the main message we can send from here today.

 
  
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  Udo Voigt (NI). - Frau Kommissarin! Ich habe eine konkrete Frage zu Ihrem dritten Punkt, den Sie genannt haben. Sie haben dort gesagt: Das Virus muss bekämpft und isoliert werden, nicht die Länder, und haben es außerordentlich begrüßt, dass die europäischen Fluggesellschaften weiter diese Länder anfliegen. Ich möchte gerne von Ihnen hören, ob dies verantwortungsvoll gehandelt ist von Ihrer Seite oder eben verantwortungslos.

Denn das Virus macht nicht halt. Wenn es einmal in Brüssel gelandet ist oder in Berlin oder in Paris, werden wir uns um die anderen Länder nicht mehr kümmern können. Daher meine konkrete Frage: Werden diese Menschen untersucht? Gibt es hier Untersuchungsmöglichkeiten, wenn die Maschinen landen? Oder wird daran gedacht, diese so lange zu isolieren, bis feststeht, dass diese Krankheit nicht übergreift? Ansonsten bin ich mit allen hier – glaube ich – im Hause der Meinung, dass dies sich nicht für Populismus eignet. Denn wenn wir jetzt nicht rechtzeitig handeln und das Virus erst mal in Europa gelandet ist, dann können wir niemandem mehr helfen.

 
  
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  Ivan Jakovčić (ALDE). - Poštovani dame i gospodo, prije svega bih se htio zahvaliti svim onim ljudima koji nesebično danas na terenu, odnosno u zemljama u kojima imamo danas pandemiju, zaista čine dobro onima koji su zaraženi i sprječavaju daljnje širenje bolesti.

Ali ono što moramo sami sebi priznati je to da nas je ova pandemija iznenadila, a kako nas je iznenadila tako možemo nazrijeti i probleme u koordinaciji borbe protiv ove pandemije. I to kako na našem kontinentu, u Europi, u samoj Europskoj uniji, rekao bih i sa drugim partnerima u međunarodnoj zajednici van Europske unije jer to je pitanje čitavog svijeta, to nije samo pitanje Europe ili samo pitanje zapadne Afrike.

Dakle, ja sam za to da se zaista uloži što je moguće više u istraživanje i da se zaista što prije pokuša spriječiti, a sve ono što je gospođa povjerenica govorila podržavam i vjerujem da Komisija zaista ima najbolje namjere.

 
  
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  Franz Obermayr (NI). - Herr Präsident! „Wir brauchen Ärzte, Seuchenexperten, Medikamente und Soldaten, die notfalls auch schießen“ – so schildert dramatisch ein Salesianerpater aus Sierra Leone die Situation. Denn der Krieg gegen die Viren in Westafrika ist ohne Hilfe von außen nicht zu gewinnen. Aber Geld ohne klare Konzepte in Krisenländer zu schicken, bringt nichts. Damit füttert man nur korrupte Regierungen in Sierra Leone und Liberia durch.

Daher muss sowohl die UNO als auch die EU handeln. Das heißt: mobile Krankenhäuser, Medikamente, Ärzte und Seuchenexperten, die wieder Gesundheitshelfer ausbilden können, und ein eigenes UNO-Mandat für die betroffenen Länder und Soldaten, die notfalls auch mit der Waffe in der Hand die Betroffenen und auch die Helfer schützen. Wir müssen also rasch handeln, damit aus der Epidemie nicht tatsächlich eine Pandemie wird.

 
  
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  Anneli Jäätteenmäki (ALDE). - Arvoisa puhemies, Ebola on tällä hetkellä yksi maailman suurimmista uhkista. EU ja muut kansainväliset järjestöt eivät ole ottaneet tätä uhkaa vakavasti. Se on saanut kasvaa, kehittyä, laajeta ja levitä. Nyt tarvitaan kansainvälisten järjestöjen yhteistä koordinaatiota, ja on kyllä aivan häpeäksi, että esimerkiksi WHO:lla, Kansainvälisellä terveysjärjestöllä, ei ole tällä hetkellä riittävästi resursseja tarttua tähän haasteeseen.

Toivon todella, että EU yhdessä kansainvälisten järjestöjen ja nimenomaan Maailman terveysjärjestön kanssa tekee yhteistyötä niin, että ainakaan rahallisten resurssien puutteeseen tämän uhkan torjuminen ei kaadu.

 
  
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  Giulia Moi (EFDD). - Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del Movimento 5 Stelle io vorrei portare la solidarietà a tutte le famiglie delle persone che hanno dedicato la loro vita e la stanno dedicando alle persone che stanno morendo e soffrendo in questi luoghi, dopodiché chiedo, visto che il Parlamento ha erogato centocinquanta milioni di euro di soldi pubblici, che sarebbe giusto pubblicare a chi sono stati versati questi soldi, che uso ne è stato fatto finora e che uso se ne farà nel caso ne verranno stanziati altri.

Vorrei anche chiedere il favore, nel caso ne venissero stanziati in Italia, di controllare, in quanto potrebbe essere l'ennesima causa di ruberie e truffe che si perpetua sempre in Italia dalla nostra casta politica attuale.

 
  
 

(Fine della procedura "catch-the-eye")

 
  
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  Kristalina Georgieva, Member of the Commission. - Mr President, I would like to thank everybody who has spoken today. Let me first start with the question of whether Europe acted quickly. From the humanitarian side, it did. We were the first to bring financial support and to send our own staff – our own doctors are there risking their lives – to mobilise attention to this epidemic.

Since March when it started, we have been repeatedly giving a very straightforward message from the humanitarian side. This is serious. We have to act in a coordinated manner. Already in August, together with the World Health Organisation, we approached our Member States by activating the Civil Protection Mechanism asking for support in kind for the affected communities.

Very often we in the humanitarian community are like the canary in the mine. We feel trouble and we sense danger before the rest of the world understands the magnitude of this danger. But it is also true that the international community as a whole has not been quick enough to respond to calls, from the doctors in the field and especially from Médecins Sans Frontières, the organisation that has been right there from day one. It has taken some time for the world to recognise – even the World Health Organisation if I am to be very honest – that this is very serious and requires a massive response.

I want to praise our Member States because in the last weeks we have seen a surge in reaction from them: just to give you some examples, Austria with protective equipment, Italy with a field hospital, the United Kingdom and France with new centres to be opened and more beds to be provided, Hungary with assistance in kind, Spain with an emergency unit in the Kenema province in Sierra Leone, etc. Our military staff are also looking into how they can contribute – today and tomorrow – to the critical evacuation capability of which many of you have spoken as a crucial need for the medical professions in the field but also, broadly speaking, for evacuation capacity.

So we are now finally seeing mobilisation on a global scale. But we also have to stay focused, because in today’s world we are facing crises competing with each other for attention and for resources. Not including Ebola, we have four level 3 emergencies – this is the highest possible level in humanitarian terms in the world – Iraq, Syria, the Central African Republic and South Sudan. I would like to respond immediately to those of you have said that we have to create more flexibility in the budget in order to direct funds very quickly to where early action will save lives, but also to reduce the cost, the human suffering and the financial cost of response in the future. I hope that we will work sooner rather than later on this flexibility of response in a more fragile world.

I was asked how this virus is spreading. Well, it is through the handling of infected chimpanzees, gorillas, monkeys, porcupines, but at the moment we are not seeing it as a danger for the rest of the world because we are not seeing that kind of movement of products. Also the virus dies, so from the time between a problem arising and its possible arrival in Europe, we do not have a danger. This is what the medical profession is telling us.

And also a very direct question: is the opening up of travel a risk for Europe? Let me first state something you may or may not know: that MSF do not have a single case of their international staff being infected by Ebola, and they are there, they are in the middle of it. In other words, Ebola is controllable. It means washing your hands, making sure that you sanitise before you get on the plane, and of course our airlines are doing that, so I think that we are very strong in our precautionary measures, and therefore we should not worry that keeping this line of communication open is going to be a danger.

On the contrary, if we stop this ability to send more medical doctors to these countries and to bring out our nurses and doctors from the most dangerous zones, then the epidemic is going to explode and then the danger to us may – may – become real, because the longer we do not fight, the bigger the risk of this virus mutating.

We have been asked about vaccines and using research. At the moment, there is very aggressive deployment of all that has been developed in terms of vaccines and treatment so that we can provide help to people who are infected. But let us be very fair and straight on that: quantities are limited. So can we help everybody who needs help today? The answer is no, and this is why we have to make every effort possible to fight Ebola at origin, now, and do it in the most aggressive way we can.

My last point is on coordination. I could not agree more that coordination saves lives. We finally have a very strong coordination mechanism from the United Nations, with Dr Nabarro, who is an exceptional professional, and the deployment of the best WHO staff.

But we must also coordinate our own contribution, because if all of us, 28 Member States plus the Commission, try to help individually, we are putting unnecessary pressure on those who are taking life-saving action today. I am proud to say that last year with your support we created an emergency response coordination centre which is providing a platform for Europe to act as one when the need comes, and this is the moment of such need.

 
  
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  Benedetto Della Vedova, Presidente in carica del Consiglio. - Signor Presidente, onorevoli deputati, desidero assicurarvi che il Consiglio continuerà a trattare l'ebola come una delle massime priorità dei suoi prossimi lavori e desidero ringraziare la Commissione e il Commissario Georgieva per il lavoro e anche per la chiarezza con cui, anche nella replica, ha ribadito l'impegno e i punti di azione concreta.

A livello operativo le necessità sul terreno restano consistenti e comprendono personale medico e umanitario, nonché laboratori, ospedali ecc. Le altre esigenze sanitarie stanno diventando un problema ancora maggiore a causa del collasso dei sistemi sanitari in Liberia e Sierra Leone. Vi sono inoltre carenze in materia di alimentazione e nutrizione, agricoltura, governance e sicurezza. Tutti questi fattori possono creare un'instabilità che a sua volta rischia di contribuire alla diffusione dell'ebola. Le ulteriori iniziative di preparazione devono riguardare tutti i paesi africani a partire da quelli più a rischio. La prossima settimana, il 24 settembre, a margine dell'assemblea generale dell'ONU i ministri degli Affari esteri dell'Unione europea insieme ai partner internazionali e all'ONU discuteranno e coordineranno l'ulteriore risposta alla crisi.

Disponiamo oggi di un quadro di risposta dell'Unione europea funzionante per proteggere i cittadini dell'UE contro le minacce per la salute a carattere transfrontaliero. I servizi sanitari degli Stati membri dell'UE sono perfettamente consapevoli della possibilità di un arrivo di pazienti affetti da virus dell'ebola in Europa e stanno facendo tutto il possibile per prepararsi a questa evenienza, anche se al momento il rischio di contrarre la malattia per i residenti dell'UE e per coloro che viaggiano nei paesi colpiti è considerato basso.

Dichiarazioni scritte (articolo 162)

 
  
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  José Inácio Faria (ALDE). - A epidemia de ébola que afeta a África Ocidental assume proporções cada vez mais alarmantes. A relativa passividade com que os países mais desenvolvidos e a União Europeia têm encarado este problema tem contribuído para um acumular de perdas de vidas humanas. Isto é inaceitável e o nosso dever de ajudar é um imperativo moral! Os países africanos afetados não têm sistemas de saúde que permitam responder a esta doença sem que ela assuma proporções catastróficas! A ausência de uma ação mais enérgica aumenta o risco de propagação da doença e traz dificuldades acrescidas no seu controlo, exigindo sempre crescentes meios operacionais e infraestruturas de contenção que escasseiam. Além disso, o fecho de fronteiras e as restrições de trânsito de e para os países afetados põem em causa a estabilidade de toda a região, que assenta numa estrutura económica já de si frágil. Apelo por isso a que a implementação no terreno de recursos técnicos e humanos seja imediata, bem como a articulação com os nossos parceiros internacionais para uma intervenção estreitamente coordenada.

 
  
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  Kaja Kallas (ALDE), in writing. – I welcome the EU's serious concern about the Ebola outbreak since the epidemic constitutes a global risk. Over 2.100 people have died from the Ebola virus in countries including Guinea, Liberia, Nigeria and Sierra Leone, not only in rural areas, but in the largest cities as well. However, there are people infected with Ebola outside these countries too. The Estonian Ministry of Foreign Affairs has already provided 50.000 euros to help the World Health Organization (WHO) prevent the deadly viral illness from spreading further in West Africa. We need to coordinate a global response and it is imperative we try to control the outbreak and prevent economic, social and political impacts.

 
  
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  Presidente. - Le proposte di risoluzione da presentare a norma dell'articolo 123, paragrafo 2, del regolamento, saranno annunciate successivamente.

La discussione è chiusa.

La votazione si svolgerà giovedì 18 settembre 2014.

 
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