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Forhandlinger
Onsdag den 18. december 2019 - Strasbourg Revideret udgave

7. Højtideligholdelsen af tiåret for Lissabontraktaten og det juridisk bindende charter om grundlæggende rettigheder (forhandling)
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  Presidente. – Come sapete, il primo punto dell'ordine del giorno di oggi reca la commemorazione del decimo anniversario del trattato di Lisbona e della Carta fondamentale giuridicamente vincolante.

Ricordo agli onorevoli deputati che, per questa occasione, non è prevista la procedura del “catch-the-eye” né saranno accettate domande “cartellino blu”.

Signor Presidente del Consiglio, signora Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, grazie per essere qui con noi per celebrare insieme il decimo anniversario dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali giuridicamente vincolante.

Il primo dicembre scorso, durante una bella cerimonia alla Casa della storia europea alla presenza dei presidenti Ursula von der Leyen, Charles Michel e Christine Lagarde, abbiamo voluto ricordare simbolicamente questo anniversario e salutare l'inizio del nuovo ciclo istituzionale di questa legislatura.

Tutte le volte che veniamo a Strasburgo e passiamo dalla Germania, attraversiamo una frontiera, e noi non ce ne accorgiamo, ma è una frontiera che dal 1870 per generazioni di europei è stata insanguinata.

Per noi è normale attraversarla in pace, ma questa è una conquista, è stata una grande conquista, e non dovremmo darlo per scontato, soprattutto oggi che festeggiamo i 75 anni della Battaglia delle Ardenne, che fece decine di migliaia di vittime, di giovani europei e segnò diverse generazioni.

È importante ricordare che il progetto europeo è l'unico che ci ha consentito di costruire uno spazio di pace, di libertà, di democrazia. Sono questi i valori che dobbiamo difendere ogni giorno, lavorando per l'Unione europea e renderla più forte ed efficace.

L'entrata in vigore, dieci anni fa, del trattato di Lisbona, è stata un grande passo in avanti per le istituzioni europee e per i cittadini, per i nostri paesi e in particolare per il Parlamento, per la democrazia europea, perché ha rafforzato il carattere democratico della nostra Unione, la sua efficacia, la sua trasparenza e ha conferito un ruolo importante anche ai cittadini. Hanno più voce i cittadini con il trattato di Lisbona.

Da dieci anni il Parlamento condivide con il Consiglio l'approvazione del bilancio annuale dell'Unione e svolge un ruolo ancora più incisivo nell'attuazione delle politiche europee, ma non dimentichiamoci che dietro le cifre, le linee di bilancio e il quadro finanziario ci sono sempre le persone ed è a loro che l'Europa deve riuscire a dare risposte.

Grazie al trattato di Lisbona, il rispetto della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza, della democrazia, della solidarietà e dello Stato di diritto sono diventati pilastri su cui si fonda l'Unione europea e sono da dieci anni giuridicamente vincolanti per tutti gli Stati membri e per tutte le istituzioni.

Purtroppo le discriminazioni continuano anche a colpire i nostri paesi. Le notizie ci ricordano instancabilmente che la violenza contro le donne e il razzismo, le forme varie di intolleranza stanno ancora umiliando tanti cittadini europei.

In occasione di questo anniversario, a pochi giorni dalla Giornata internazionale della solidarietà umana, vorrei rinnovare il nostro impegno per un'Europa più libera e solidale.

Dobbiamo continuare a pensare al nostro futuro insieme. Dobbiamo camminare insieme.

Con grande partecipazione alle ultime elezioni, i nostri cittadini ci hanno trasmesso un messaggio chiaro: vogliono contribuire di più al progetto europeo.

Sono convinto che la Conferenza per il futuro dell'Europa, che intendiamo istituire nei prossimi mesi, sia e sarà una opportunità che non dobbiamo perdere. Sarà l'occasione per ascoltare i cittadini, per comprendere le loro aspettative e le loro esigenze e anche le loro speranze e per consentire un miglior funzionamento della nostra democrazia.

Sarà nostro dovere tradurre in pratica tali richieste e portare a termine questo compito per assicurare un'Unione che sappia affrontare in modo ancora più efficace le sfide globali che ci attendono.

Naturalmente tutto questo, questi propositi dovranno tradursi in atti parlamentari e in politica e credo che la nostra generazione possa essere all'altezza di queste sfide.

 
  
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  Manfred Weber, on behalf of the PPE Group. – Mr President, let’s face it – with the Lisbon Treaty, Europe settled after the failure to create a true European constitution.

We were not put down; instead, we learned from our setbacks, we actually made progress thanks to a moment of crisis of the European Union. The Lisbon Treaty created a union out of a community. It gave Europe a political face to speak as one in foreign policy, sitting at the same table of world leaders at NATO and, for example, on the Iran nuclear deal. It strengthens the role of citizens. Co-decision became the central way of legislation in Europe.

The European Parliament, our institution, is today a powerful institution, and we added new responsibilities to the European level. The fight against crime, exchange of data, parts of the asylum policy became European issues. This decision has brought Europe more security and safety, and it gave a binding character to the Charter of Fundamental Rights, embedding our European way of life. The Charter tells us what it means to be in a European – social market economy, protection of our environment, rule of law, democracy and freedom.

Europe has never walked in a straight line. Both progress and setbacks shape it. The Lisbon Treaty was a huge step towards a modern way of cooperation among the European Union Member States. Edmund Burke said ‘a state without the means of some change is without the means for its conservation’.

So 10 years after the Lisbon Treaty, let us take the next bold steps now. The upcoming Conference on the Future of Europe is the best opportunity for doing so. As Giscard D’Estaing opened the European Convention, he said ‘let’s dream of Europe’ and I would say let’s dream again.

As our community develops, we must now answer fundamental questions. What are the main areas where the European Union must act in the future? We must carry out a competence check in the European Union. The European Union must focus only on issues where we really have a positive impact on citizens’ daily life. Still, in necessary fields, the EU also needs the right tools to act.

A second point for the future – how can we strengthen the parliamentary democracy at European level? – is still at stake. Because the citizens will only trust Europe when they will hold decision makers accountable.

And a third point: how can we strengthen Europe’s role in the world? Standing in the clash between China and the US, Europe can either get lost in the chaos or speak with one voice.

In our election campaign as the EPP this year, the listening tour was our starting point. Let’s now write the history of our union together with the people, working side by side with the citizens, national and regional parliaments, with the European Parliament in the central role as the House of the elected representatives.

For the European People’s Party Group we have a clear idea. It will be not about the minimum common denominator, but the best possible sum of our ideas. It will not be a theoretical exercise, but a concrete start for a more democratic Europe and it will not be a technical exercise, but a real debate about what it means to be a European. To create next to our national identity also the European identity.

Let this 10-year anniversary be the start of a new European dream. The EPP group is ready to make the difference.

(Applause)

 
  
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  Iratxe García Pérez, en nombre del Grupo S&D. – Señor presidente, diez años después de la entrada en vigor del Tratado de Lisboa, esta es una buena ocasión para hacer balance. Podemos decir que, en su día, el Tratado de Lisboa fue un éxito de la Presidencia de turno portuguesa, con un Gobierno socialista, en un momento muy delicado para el proyecto de la Unión. Todos recordamos el trauma que supuso el rechazo de dos de nuestros Estados miembros a la Constitución Europea, en 2005, y la incertidumbre que eso generó. Sin embargo, debemos reconocer que el trabajo de la Convención en 2002 y en 2003 no fue en vano y que se realizó un esfuerzo importante para retomar los retos de la Unión. Las comunidades se habían centrado demasiado en las cuestiones de mercado, en los aspectos de mercado, olvidando que éramos capaces de hacer un proceso mucho más ambicioso. Queremos una democracia europea capaz de solucionar los problemas de la ciudadanía. Era preciso abordar temas como los derechos fundamentales, la Europa de la ciudadanía y también promover los derechos sociales. Sin embargo, los referendos de Francia y Holanda pusieron de manifiesto que al menos una parte de la ciudadanía no se sintió partícipe del proceso.

Afortunadamente, muchos aspectos importantes fueron incluidos en el Tratado de Lisboa y, gracias a eso, se han hecho significativos avances. Por un lado, la Unión Europea tiene ahora personalidad jurídica y puede adherirse a tratados y convenios internacionales. Y también se ha reforzado enormemente el papel de nuestra casa, del Parlamento, y se ha mejorado la participación ciudadana. La Carta de los Derechos Fundamentales es jurídicamente vinculante y se han potenciado los derechos de la ciudadanía europea.

¿Es suficiente? Está claro que no. Está claro que los ciudadanos y las ciudadanas esperan más de nosotros, y por eso la Conferencia sobre el Futuro de Europa es una ocasión que no podemos dejar pasar para relanzar el proceso de integración y hacerlo más democrático, más dinámico y más cercano a la gente. No cometamos los errores del pasado. Es preciso contar con la ciudadanía y con la sociedad civil desde el principio; que se sientan partícipes. Y no podemos tomar decisiones a priori sin contar con ellos. Realmente, si existe voluntad política, podemos hacer mucho más con el Tratado. Hay todavía recorrido. Por ejemplo, consolidar el sistema de cabezas de lista, así como las listas transnacionales. Con voluntad política podríamos superar la parálisis de la unanimidad en asuntos tan importantes como la fiscalidad o la política exterior. Y así conseguiríamos una fiscalidad justa y podríamos superar situaciones como el bloqueo, por ejemplo, de las negociaciones de adhesión de Macedonia del Norte y Albania. Tampoco podemos perder ni un minuto en esta cuestión. En realidad, los miembros del Consejo lo saben y, por eso, la semana pasada, encontraron el modo de superar la unanimidad de manera informal para garantizar la neutralidad en carbono antes del 2050. Espero que no quede solo ahí y que el Consejo acepte formalmente reducir las áreas de decisión por unanimidad. Solo así podremos reaccionar a tiempo, con determinación frente a los retos ante los que nos encontramos.

Empezamos un nuevo ciclo político y es el momento de ser valientes. Europa no es la que era hace diez años. Podríamos hablar de la emergencia climática, la violencia de género, los refugiados que llaman a las puertas de Europa con la esperanza de poder tener un futuro, la pobreza infantil; tantas y tantas cuestiones en las que debemos trabajar. Tomemos esta oportunidad en serio y trabajemos con la ciudadanía y con la sociedad civil para hacer nuestra Europa más fuerte y mejor.

 
  
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  Pascal Durand, au nom du groupe Renew. – Monsieur le Président, Madame la Présidente, nous sommes à un moment très important pour l’Union européenne. Vous l’avez dit dans votre discours d’investiture, vous le savez, Monsieur le Président, vous qui venez d’accepter une charge extrêmement importante: dix ans, c’est un bel âge. En France, c’est l’âge où les enfants passent de l’école au collège puis au lycée, c’est à dire qu’ils entrent dans une nouvelle ère, une nouvelle vie, celle où ils se séparent un peu – j’allais dire, du confort de l’école – pour aller vers une situation qui est plus compliquée, qui leur permet d’affronter le monde qui vient.

Le monde a changé en dix ans; vous le savez, nous le savons. Le défi auquel nous sommes confrontés maintenant n’est plus le défi que nous devions relever il y a dix ans. Les questions climatiques, les questions sociales, les questions de migrations, de déplacements de population, les questions de démocratie, le danger qui pèse sur nos démocraties et parfois à l’intérieur même de l’Union, de l’état de droit, sont des sujets nouveaux. Nous devons faire évoluer les règles.

Dans un monde qui change, nous devons également changer nos propres règles, nous devons le faire dans une logique démocratique et dans le respect de l’état de droit; je le dis, et je me tourne vers le Conseil: l’intergouvernementalité doit évoluer, vous devez maintenant vous appuyer davantage sur les représentants des citoyens, c’est-à-dire le Parlement européen.

Le traité de Lisbonne a permis cette première avancée. Il est absolument essentiel de continuer dans ce processus et le Conseil lui-même doit devenir plus transparent. Alors la Commission pourra s’appuyer sur deux colégislateurs. Oui, cela vient d’être expliqué. La Conférence sur l’avenir de l’Europe, que vous avez portée dans votre discours, Madame la Présidente, est quelque chose d’essentiel, de nouveau. En dix ans, les citoyens, la société civile sont entrés dans le débat public. Nous devons maintenant prendre en compte, de manière extrêmement forte, leurs attentes. Nous ne pourrons pas continuer une Union européenne contre ou sans les citoyens et la société civile. C’est la raison pour laquelle, pour cette Conférence sur l’avenir de l’Europe, nous ne devons pas nous contenter d’écouter les citoyens, nous devons les associer à notre projet européen, faire qu’enfin, au XXIe siècle, il y ait une citoyenneté européenne qui se mette en place, qui ne soit pas la somme des 27 citoyennetés de chacun des États membres. Il y a quelque chose de supérieur: c’est l’intérêt général européen.

Madame la Présidente, Monsieur le Président, je sais que le Parlement sera là pour vous aider à faire en sorte que les citoyennes et les citoyens entrent dans le débat public et la société civile aussi. Aidez-nous, ne laissez pas passer cette chance qui est peut-être l’une des dernières chances de l’Europe de pouvoir se rapprocher de ses citoyens.

Monsieur le Président – je terminerai là-dessus –, il y a 70 ans, un autre événement a eu lieu. Sir Winston Churchill a pris la parole à quelques centaines de mètres d’ici, place Kléber, à un balcon, et il a juste dit ces quelques mots, et je voudrais vous les citer parce que cela reste d’actualité: «les dangers qui nous menacent sont grands, mais grande aussi est notre force. Il n’y a aucune raison de ne pas réussir à réaliser le but et à établir la structure de cette Europe unie». Cela était vrai il y a 70 ans, cela reste encore plus vrai que jamais aujourd’hui.

 
  
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  Philippe Lamberts, au nom du groupe Verts/ALE. – Monsieur le Président, chers collègues, il y a dix ans, alors que je venais d’intégrer le Parlement européen, le traité de Lisbonne entrait en vigueur. Aujourd’hui encore, je me réjouis de ce que je considère comme une avancée dans la construction de cette démocratie transnationale que l’Union européenne est appelée à devenir.

Sans Lisbonne, ce Parlement n’aurait pas gagné le droit de ratifier ou non les traités internationaux, il n’aurait pas gagné le droit de codécider, dans la plupart des matières européennes, ou encore d’auditionner et de désigner les principaux responsables européens, à commencer par la Commission européenne.

C’est aussi à Lisbonne que la charte des droits fondamentaux a acquis ce caractère juridiquement contraignant afin de mieux protéger la dignité, la liberté, l’égalité, la solidarité, la citoyenneté et la justice pour toutes et pour tous dans l’Union.

Mais je ne peux pas non plus ignorer que, pour beaucoup de nos concitoyennes et de nos concitoyens, en particulier en France, aux Pays-Bas et en Irlande, l’entrée en vigueur du traité de Lisbonne a été vécue comme une négation de leur refus, un refus bien souvent motivé par le maintien, au cœur même du nouveau traité, de dispositions outrancièrement néolibérales, par exemple l’interdiction pour la banque centrale de financer des investissements publics, ou encore la sanctuarisation de la liberté de circulation des capitaux, portée au rang de dogme absolu et intangible. Celle-ci symbolise à l’extrême le déséquilibre entre les libertés économiques garanties en droit et les droits sociaux qui restent encore trop souvent à l’état de déclarations d’intention.

Chers collègues, le traité de Lisbonne permet au Parlement européen de rejeter les traités qu’il considère contraires à l’intérêt général. Osons, osons chers collègues, le faire en refusant le traité de libre-échange avec le Mercosur, qui ne peut qu’aggraver le dérèglement climatique.

Le traité de Lisbonne donne aussi au Parlement la codécision sur la politique agricole commune, osons nous servir de ce levier pour exiger de la Commission une nouvelle proposition, alignée sur le pacte vert pour l’Europe.

Le traité de Lisbonne ouvre à la Commission, Madame von der Leyen, une porte qui permet de contourner la règle de l’unanimité en matière fiscale. Osez utiliser l’article 116 pour forcer, ou au moins proposer, une harmonisation de l’impôt des sociétés.

Chers collègues, soyons audacieux, la confiance des citoyennes et des citoyens de l’Union sera notre récompense.

 
  
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  Marco Zanni, a nome del gruppo ID. – Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi dovremmo essere qui a commemorare i dieci anni da quello che doveva essere un accordo che avrebbe rilanciato l'Unione verso un futuro di crescita e prosperità.

Purtroppo la realtà dei fatti è che quell'accordo si è rivelato fallimentare. E oggi le istituzioni UE sono più deboli. Oggi i cittadini europei sono più deboli e oggi l'Unione europea si trova in una profonda crisi istituzionale e politica. E questo è l'emblema, a mio avviso, di un fallimento di un approccio di una politica accentratrice che Lisbona ha voluto portare, che non è stata rispettosa delle prerogative degli Stati nazionali, delle prerogative dei popoli e delle differenze tra i cittadini europei, tra le nazioni europee che qui sono viste come un pericolo, mentre invece devono essere un valore, devono essere tutelate.

E io oggi vedo delle similitudini nell'approccio di allora nel commettere gli stessi errori, che, a mio avviso, il Consiglio e il suo predecessore, Presidente Michel, ha commesso per quanto riguarda il referendum sulla Brexit. All'epoca le istituzioni europee dimostrarono un'avversione verso quello che era un sentimento espresso da alcuni popoli e lo stesso errore è stato commesso con la Brexit, ma il risultato è stato differente.

Se allora si riuscì in maniera architettata a sovvertire l'esito del referendum irlandese, oggi, nonostante tre anni di errori e di approccio sbagliato, a mio avviso, commesso dal Consiglio, non si è riusciti a sovvertire quello che era il risultato e la scelta dei cittadini britannici fatta nel 2016.

Il mio consiglio è di non commettere lo stesso errore. Noi oggi ci troveremo da gennaio a dover negoziare un accordo importante con il Regno Unito e l'approccio che il Consiglio in quest'Aula dovrà tenere non sarà un approccio di voler punire i cittadini britannici per la loro scelta, un approccio di voler tentare di sovvertire una decisione democratica fatta dai cittadini britannici, ma lavorare per un accordo che tuteli le nostre imprese, che tuteli i nostri cittadini e che ci permetta, anche dopo il 2020, di avere un rapporto di cooperazione proficua con il Regno Unito.

Se l'Europa, se le istituzioni europee non saranno in grado di ascoltare di più i cittadini, di prendere in considerazione quelle che sono le decisioni e le prerogative degli Stati membri, purtroppo non so se saremo in grado tra dieci anni di festeggiare il ventesimo anniversario del trattato di Lisbona.

 
  
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  Ангел Джамбазки, от името на групата ECR. – Г-жо Председател, г-н Председател, навършиха се десет години от влизането в сила на Лисабонския договор. Един договор, който трябваше да бъде договор за създаване на конституция на Европа. Този договор е и една от причините за създаването на групата на „Европейските консерватори и реформисти“ в Европейския парламент, защото ние защитаваме нашите европейски ценности, а те са патриотизъм, родолюбие, традиции и свободен пазар.

Целта на този договор привидно означаваше повече прозрачност, ефикасност и единност в позициите, но реално доведе до разделение и упадък на демокрацията. Договорът от Лисабон доведе до прекалена централизация, до изземане на компетенции от националните държави и бавно и тромаво вземане на решения. Бюрокрацията, както и недалновидните решения, които бяха взети, доведоха до съмнения в работата на институциите от страна на гражданите вместо да увеличат тяхното доверие. Лисабонският договор е и една от причините за Брексит.

Днес в тази зала има хора, които продължават да си позволяват да атакуват националните държави, да оспорват решенията на легитимно избраните от хората правителства и мнозинства. Днес в тази зала има хора, които искат да бъдат наказвани държави заради техни суверенни решения, като решения в областта на миграцията или приемането на нелегалните имигранти. Затова ли в Лисабонския договор бяха дадени повече правомощия на Европейския парламент? Не искам да вярвам, че това е така, защото това вреди на доверието в проекта, наречен Европейски съюз.

Не вярвам във федерализацията, не вярвам в свърхдържавата, която в момента се нарича Европейски съюз. Не вярвам в този проект, който иска да замени моето отечество. Смятам Договора от Лисабон за грешка, защото това беше компромис и сериозен, но погрешен опит за погрешна федерализация. Такава федерализация не ни е нужна. Нужна ни е Европа на отечествата, Европа на силните национални държави, които да се уважават, конкурират и борят, за да върви Европейският съюз напред.

 
  
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  Manon Aubry, au nom du groupe GUE/NGL. – Monsieur le Président, c’est une drôle de sensation pour nous que de célébrer l’anniversaire du traité de Lisbonne, alors qu’il n’aurait pas dû être adopté après les résultats des référendums en France, aux Pays-Bas et en Irlande. La mise à sac brutale de la Grèce a confirmé le caractère violemment antidémocratique des institutions européennes actuelles et la nécessité de les changer en profondeur pour faire face aux deux défis de notre temps: le changement climatique et les inégalités.

Annexer la charte des droits fondamentaux au traité ne pouvait suffire à réaliser la justice sociale au sein de l’Union européenne car, en l’état des traités, cette charte demeure malheureusement un cache-misère posé sur un marché sans âme. Ces traités ne sont bien sûr pas une parole divine, il faut pouvoir les questionner sans tabou et assumer de dire que le nouveau pacte vert social et écologique ne pourra être mis en œuvre avec la puissance nécessaire dans ce cadre actuel.

L’investissement dans la transition écologique est bridé par la règle d’or qui brise également nos systèmes de protection sociale. Nous le voyons en France avec la casse de nos retraites, impulsée et soutenue par la Commission européenne et qui provoque une mobilisation historique, cette semaine encore. Nous le voyons également avec le dumping généralisé qui est encouragé par les dogmes du libre-échange et de la libre concurrence. La lutte contre l’évasion fiscale est rendue également impossible ou extrêmement difficile tant que les paradis fiscaux européens, comme l’Irlande ou le Luxembourg, disposent d’un droit de veto.

Ces traités sont utilisés comme un prétexte pour refuser d’agir, ils nous font perdre du temps alors que nous avons à mettre en œuvre une révolution sans précédent depuis l’après-guerre.

Ces règles dépassées doivent être remises à plat et c’est l’occasion avec la Conférence sur l’avenir de l’Europe. Il nous faut un contrôle démocratique renforcé avec une consultation obligatoire des peuples, un droit d’initiative du Parlement, la transparence des débats au Conseil, la tolérance zéro face aux lobbies. Il nous faut des principes fondateurs adaptés à l’époque, une règle verte protégeant les ressources naturelles, un accès universel aux biens communs, des services publics sanctuarisés, un protectionnisme solidaire. Il nous faut un projet collectif renouvelé s’appuyant sur une harmonisation sociale et fiscale par le haut, en somme un pacte de progrès harmonieux et durable, plutôt que de croissance et de stabilité, une banque centrale mise au service de la transition écologique et du nouveau pacte vert.

Voilà ce qui serait à même de réconcilier les peuples européens avec l’idée même de coopération européenne. Voilà ce qui permettrait d’être capables d’agir face aux urgences de notre temps. Voilà la leçon que nous devrions tirer en cet anniversaire du traité de Lisbonne.

 
  
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  Jonathan Bullock (NI). – Mr President, if it hadn’t been for the Lisbon Treaty it is quite possible that we would not have Brexit now. So perhaps we should be grateful that you decided to expand your power, you started creating an EU super-state and you ignored nation-states’ democracy and voters.

Indeed, the Labour Party at the time didn’t give us a referendum on it, they probably regret that now, and Ireland of course had a referendum, got the wrong results and had to vote again.

Let’s remember what Margaret Thatcher said in her Bruges speech, that Europe shouldn’t be an institutional device to be constantly modified according to some abstract intellectual concept. But that is what it has become. That is what it has become.

However, of course, the Lisbon Treaty did contain Article 50, the means of leaving the EU, and even that was a trap, designed to frustrate an exiting nation until they reversed their decision.

But Britain has voted free of that, thanks to the pressure of Nigel Farage and Brexit party, which led to a reformed Tory party under Boris Johnson. We will be leaving the EU on 31 January. So by all means, celebrate your Lisbon Treaty, but we will be celebrating the regaining of our sovereignty, independence and democracy as a free country once again.

 
  
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  Ursula von der Leyen, President of the Commission. – Mr President, when we look at the beginning of this century, something was missing in the European project. The Iron Curtain had already fallen, the European Communities were already a well—established reality, and yet they lacked something. In the words of my predecessor, Jacques Delors, Europe needed a soul. Il a dit: ‘C’était le moment de donner une âme à l’Europe.’

And this is what Lisbon is all about. If you ask the lawyers, they will explain that the Lisbon Treaty has given Europe a single legal personality. Yes, of course this was so, but it is more. The Lisbon Treaty has given Europe a soul, or rather it has rediscovered Europe’s true soul: the soul that made us fight against tyranny and defeat it; the soul that brought down the Iron Curtain and reunited our continent. The Lisbon Treaty went to the core of the European identity: democracy, the rule of law, rights and liberties for all.

And Lisbon gave centre stage to the citizens of Europe. It has brought more power to the European Parliament: the House of the European democracy. It has called national parliaments to the forefront, and it has given to the European citizens the right to call on the Commission to propose legislation. It was a breath of fresh air that went through the European democracy. The European project, yes, was built around the economy, but Europe was always meant to be more than coal and steel; more than the single market. It was always meant to be a union, and with Lisbon, Europe rediscovered this vocation.

Monsieur le Président, chers députés, ces dix dernières années, des vents redoutables ont soufflé sur notre Union. Mais notre Union est comme un roseau, qui plie mais ne rompt pas. Les nouveaux défis ne la paralysent pas, mais l’aident à avancer, parce qu’elle puise sa force dans les principes et les valeurs de ses traités et du peuple européen.

Notre Union n’est pas un fait accompli, elle est une construction perpétuelle, elle est un choix à renouveler chaque jour et cela, c’est sa beauté et sa singularité.

Je suis convaincue que nous n’avons pas encore utilisé toutes les possibilités du traité de Lisbonne. Depuis 2016, en tant que ministre allemande de la défense, j’ai contribué à l’avancement de la coopération structurée permanente en matière de défense – c’est typique de l’Europe, d’appeler cela ainsi – en bref, l’union de la défense. Elle figurait déjà dans les traités, mais son potentiel n’avait pas été découvert. Le traité en a encore beaucoup d’autres à nous offrir.

Et pour que l’Europe soit encore plus efficace, plus forte et plus souveraine, il nous revient maintenant de mettre en œuvre tout le potentiel de Lisbonne – et nous avons entendu à ce sujet beaucoup de propositions dans cette salle, aujourd’hui.

Alors que nous célébrons ces dix années passées, nos regards se tournent maintenant vers les dix années suivantes. Elles seront ce que nous voudrons en faire, elles seront ce que les citoyens européens voudront en faire.

Au temps de Lisbonne, on se demandait encore si l’Europe pouvait avoir un hymne ou un drapeau. Au cours de ces dix dernières années, des millions de citoyens européens sont descendus dans la rue, brandissant le drapeau bleu aux douze étoiles, notre drapeau européen. Et des millions d’Européens se sont enthousiasmés en découvrant les notes de l’«Hymne à la joie», le merveilleux hymne de notre Union.

L’Europe, ce sont ses citoyens. C’est pourquoi la Conférence sur l’avenir de l’Europe doit aussi être, avant tout, leur conférence. Nous devons entendre ce qu’ils ont à nous dire, nous devons répondre à leurs préoccupations et à leurs espoirs. Cela, c’est le plus bel hommage que nous pouvons rendre au traité de Lisbonne, un traité qui a donné une âme à l’Europe, un traité qui a créé une Europe citoyenne, un traité qui a remis les citoyens européens au cœur du projet européen.

L’Europe, c’est leur choix, c’est leur avenir, et l’Europe c’est notre choix, que nous devons renouveler chaque jour dans l’action. Vive l’Europe!

(Applaudissements)

 
  
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  Charles Michel, President of the European Council. – Mr President, it is a pleasure to join you in celebrating the 10th anniversary of the Treaty of Lisbon. This commemoration builds a bridge between Europe’s past and Europe’s future, and what better place to mark this historic event than the European Parliament, a shining symbol of democracy?

Institutions matter. They give legitimacy and ensure continuity, as Jean Monnet rightly said. They matter because they expand our capacity to act. They are a reflection of what we stand for.

Let’s look back a moment. The Treaty of Rome confirmed the solidarity which binds Europe, it linked our fates forever. The Treaty of Maastricht recalled the historic importance of the ending of the division of the European continent; it helped heal our wounds.

The Treaty of Lisbon made our Charter of Fundamental Rights legally binding. It anchored our Union in a bedrock of shared values and set the stage for the Europe we know today, founded on values and democratic institutions, respected in global affairs and committed to improving the lives of its citizens.

We all feel a deep attachment to the fundamental freedoms of liberty, democracy and the rule of law.

The Lisbon Treaty shines a light on these core beliefs. The Lisbon Treaty enforced our democracy by strengthening the Parliament’s ability to steer a course for our Union. The Lisbon Treaty also gave Europe a more powerful voice in global affairs by synchronising Europe’s foreign and security policy.

Today we can present a more unified face to the rest of the world and to paraphrase former Swedish Prime Minister, Karl Bildt: I want Europe to be a player, not a plaything.

Monsieur le Président, Mesdames et Messieurs, aujourd’hui, nous sommes impatients. Il y a tellement de défis à relever: le climat, l’agenda du numérique, la paix, la sécurité, la défense, la capacité de parler ensemble d’une voix forte sur la scène internationale.

Plus que jamais, je partage avec vous la conviction que nous avons des raisons d’être confiants, des raisons d’être optimistes. Un nouveau cycle institutionnel démarre, avec un Parlement installé – et, je l’ai compris – mobilisé, tourné vers l’avenir, prêt à débattre, prêt à assumer sa pleine responsabilité.

Nous savons quels sont les objectifs communs, le programme de la Commission européenne, en phase – largement – avec l’agenda stratégique de départ du Conseil européen, cette perspective d’une Conférence sur l’avenir de l’Europe pour regarder de quelle manière on peut, ensemble, les manches retroussées, au coude à coude, faire avancer les choses et progresser en vue d’un nouvel élan européen.

Dix années après le traité de Lisbonne, qui n’a pas encore révélé – je le crois aussi – tout son potentiel, tournons-nous vers les dix prochaines années avec confiance, optimisme et espoir, sans jamais oublier que nous devons porter ce rêve, cet idéal européen, avec du réalisme, avec du pragmatisme, mais surtout avec une grande détermination au service de tous les citoyens européens, quelle que soit leur origine, quelle que soit leur nationalité, quelle que soit leur conviction, fondée sur ces valeurs si fortes qui nous habitent et qui nous animent. Ces valeurs qui font cette âme, ce supplément d’âme européen.

 
  
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  Presidente. – Grazie Presidente, grazie a tutti coloro che sono intervenuti, la discussione è chiusa e ci fermiamo per un paio di minuti.

(La seduta è sospesa alle 9.49)

Dichiarazioni scritte (articolo 171)

 
  
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  Kinga Gál (PPE), írásban. – 10 éve abban reménykedtünk, hogy a Lisszaboni Szerződés erősítheti a nemzeti és nyelvi kisebbségek jogérvényesülését Unió-szerte. Mára megértettük a kiábrándító valóságot, hogy még a legfelháborítóbb, nemzeti kisebbségeket érintő jogsértések is, mint Malina Hedvig ügye, a visszaállamosítások, vagy a kisebbségek nyelv- és szimbólumhasználata elkenhetők lettek. Az Európai Bizottság nem volt rest jogkörének hiányára vagy tagállami kompetenciára hivatkozni, ha épp nem fűződött politikai érdek a jogvédelem, az elvek melletti kiálláshoz. Napjainkban sajnos sok esetben ideológiai küzdelem eszközévé, s a kettős mércével mérés eszközévé válnak az alapvető jogok. Egyes, a sorba be nem álló, és szinte minden esetben keresztény-konzervatív vezetésű tagállomokon kifogásolhatók és számonkérhetőek nemzeti szuverenitásba ütköző kérdések is. Ugyanakkor más, általában baloldali, liberális kormányú tagállamok felé eltűnik ez a szigor és marad a mindenre elnéző kompetenciahiány megállapítása. A kettős mérce, melyet az Európai Bizottság és az Európai Parlament az elmúlt 10 évben alkalmazott, rombolta az Unió koherenciáját és a közös Európába vetett hitet. Európa jövőjét illetően tehát van még bőven teendőnk!

 
  
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  Andor Deli (PPE), írásban. – Immár tíz éve annak, hogy hatályba lépett az Európai Unió működését meghatározó Lisszaboni Szerződés. Ez az évforduló kiemelten fontos az európai őshonos nemzeti és nyelvi kisebbségi közösségek számára, hiszen ezzel a jogszabállyal írták elő uniós szinten első ízben azt, hogy az Európai Unió a kisebbségekhez tartozó személyek jogait tiszteletben tartásának értékein alapul. Ehhez kapcsolódott néhány éven belül az Európai Unió Alapjogi Chartája, amely egyértelműen kimondja, hogy tilos minden megkülönböztetés, többek között a nemzeti kisebbséghez tartozás alapján történő megkülönböztetés is és, hogy az Unió tiszteletben tartja a kulturális, vallási és nyelvi sokszínűséget.

Tíz év után azonban az is egyértelművé vált, hogy ezeknek a rendelkezéseknek a valós tartalommal való megtöltése még mindig várat magára. Az őshonos nemzeti és nyelvi kisebbségek jogainak megvalósítása számos uniós tagállamban nehézségekbe ütközik és az uniós jogszabályokból sem köszönnek vissza ezek az alpelvek. Ezért nagyon fontos, hogy az elkövetkező tíz év ne vesszen kárba. Az Európa Jövőjéről szervezett konzultáció és a Minority Safe-pack kezdeményezés jó alkalmat és alapot teremtenek ahhoz, hogy a következő évfordulón már az alapelveken túlmutató konkrét uniós jogszabályokról és lényegi tartalmakról tudjunk megemlékezni annak érdekében, hogy végre az őshonos nemzeti és nyelvi kisebbségek is elnyerjék az őket megillető jogokat.

 
  
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  Λευτέρης Νικολάου-Αλαβάνος (NI), γραπτώς. – Την ώρα που η ΕΕ «γιορτάζει» τη συμπλήρωση των 10 χρόνων από τη Συνθήκη της Λισαβόνας και τον «Χάρτη Θεμελιωδών Δικαιωμάτων», οι λαοί μπορούν να βγάλουν πολύτιμα συμπεράσματα για τον αντιλαϊκό ευρωμονόδρομο που έχει οικοδομηθεί σε βάρος τους. Η ΚΕΠΠΑ, η PESCO, τα νέα ταμεία χρηματοδότησης επεμβάσεων, δυνάμωσαν τη στρατιωτικοποίηση της ΕΕ και την επιθετικότητα των ευρωπαϊκών μονοπωλίων, στη σφοδρή αντιπαράθεσή τους με τα άλλα ιμπεριαλιστικά κέντρα και δυνάμεις. Η Συνθήκη εξόπλισε ΕΕ και κυβερνήσεις με πιο βάρβαρα μέσα προώθησης της αντιλαϊκής πολιτικής: έλεγχος κρατικών προϋπολογισμών, ευρωεξάμηνο, μνημόνια διαρκείας, τσάκισμα μισθών και συντάξεων. Γιγάντωσε τους υπάρχοντες και δημιούργησε και νέους μηχανισμούς καταστολής (Ευρωαστυνομία, Ευρωσυνοριοφυλακή, Ευρωεισαγγελία κλπ), έκανε ασφυκτικότερο τον περιορισμό λαϊκών ελευθεριών και δικαιωμάτων με ενίσχυση του αντικομμουνισμού, των διώξεων σε βάρος ΚΚ. Μετέτρεψε τη Μεσόγειο σε υγρό τάφο χιλιάδων κατατρεγμένων προσφύγων και μεταναστών. Τα μόνα δικαιώματα που πραγματικά κατοχυρώνει ο λεγόμενος «Χάρτης» είναι η «απαραβίαστη» ιδιοκτησία των καπιταλιστών, η ελευθερία κίνησης κεφαλαίου, η αναγνώριση της ανταπεργίας των εργοδοτών. Οι «ευρωσυνθήκες» δεν είναι παρά δεσμά, με τα οποία ΕΕ και κυβερνήσεις, αλυσοδένουν τους εργαζόμενους στο άρμα των συμφερόντων του κεφαλαίου. Οι λαοί έχουν την δύναμη να απελευθερωθούν από την τυραννία των μονοπωλίων, με αποδέσμευση από ΕΕ και ΝΑΤΟ, παίρνοντας την εξουσία και την οικονομία, οικοδομώντας την Ευρώπη του σοσιαλισμού.

 
  
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  Κωνσταντίνος Παπαδάκης (NI), γραπτώς. – Την ώρα που η ΕΕ «γιορτάζει» τη συμπλήρωση των 10 χρόνων από τη Συνθήκη της Λισαβόνας και το «Χάρτη Θεμελιωδών Δικαιωμάτων», οι λαοί μπορούν να βγάλουν πολύτιμα συμπεράσματα για τον αντιλαϊκό ευρωμονόδρομο που έχει οικοδομηθεί σε βάρος τους. Η ΚΕΠΠΑ, η PESCO, τα νέα ταμεία χρηματοδότησης επεμβάσεων, δυνάμωσαν τη στρατιωτικοποίηση της ΕΕ και την επιθετικότητα των ευρωπαϊκών μονοπωλίων, στη σφοδρή αντιπαράθεσή τους με τα άλλα ιμπεριαλιστικά κέντρα και δυνάμεις. Η Συνθήκη εξόπλισε ΕΕ και κυβερνήσεις με πιο βάρβαρα μέσα προώθησης της αντιλαϊκής πολιτικής: έλεγχος κρατικών προϋπολογισμών, ευρωεξάμηνο, μνημόνια διαρκείας, τσάκισμα μισθών και συντάξεων. Γιγάντωσε τους υπάρχοντες και δημιούργησε και νέους μηχανισμούς καταστολής (Ευρωαστυνομία, Ευρωσυνοριοφυλακή, Ευρωεισαγγελία κλπ.), έκανε ασφυκτικότερο τον περιορισμό λαϊκών ελευθεριών και δικαιωμάτων με ενίσχυση του αντικομμουνισμού, των διώξεων σε βάρος ΚΚ. Μετέτρεψε τη Μεσόγειο σε υγρό τάφο χιλιάδων κατατρεγμένων προσφύγων και μεταναστών. Τα μόνα δικαιώματα που πραγματικά κατοχυρώνει ο λεγόμενος «Χάρτης» είναι η «απαραβίαστη» ιδιοκτησία των καπιταλιστών, η ελευθερία κίνησης κεφαλαίου, η αναγνώριση της ανταπεργίας των εργοδοτών. Οι «ευρωσυνθήκες» δεν είναι παρά δεσμά, με τα οποία ΕΕ και κυβερνήσεις, αλυσοδένουν τους εργαζόμενους στο άρμα των συμφερόντων του κεφαλαίου. Οι λαοί έχουν την δύναμη να απελευθερωθούν από την τυραννία των μονοπωλίων, με αποδέσμευση από ΕΕ και ΝΑΤΟ, παίρνοντας την εξουσία και την οικονομία, οικοδομώντας την Ευρώπη του σοσιαλισμού.

 
  
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  Loránt Vincze (PPE), írásban. – A 10 évvel ezelőtti hatályba lépése a Lisszaboni Szerződésnek tagadhatatlanul jelentős előrelépés volt egy emberközelibb európai együttműködés felé. A demokratikusabb intézményi működés, az uniós polgárok jogainak megerősödése, az EU további elmozdulása a puszta gazdasági együttműködéstől egy a polgárokat előtérbe helyező európai együttműködés felé. Az őshonos nemzeti kisebbségekhez tartozó polgárok bizakodva tekintettek a 10 évvel ezelőtti fejleményekre. Remélték, hogy az pozitív változásokat hoz az uniós kisebbségvédelem terén is. A Lisszaboni Szerződéssel ugyanis a nemzeti kisebbség fogalma az EU elsődleges jogának részévé vált.

A Szerződés 2. cikke az Unió értékei között említi a kisebbséghez tartozó személyek jogainak tiszteletben tartását, az Alapjogi Charta 21. cikke pedig tiltja a nyelvi és a nemzeti kisebbséghez tartozáson alapuló diszkriminációt. Azóta, az ünnepélyes nyilatkozaton kívül nem sok minden történt. A kisebbségi jogok uniós érvényesíthetősége ma is akadályokba ütközik. A kisebbségvédelem szempontjából tehát egy újabb évtizedet veszítettünk el. Számos kérdés a területen megválaszolatlan maradt. A Lisszaboni Szerződés akkor fogja hozzá fűzött reményeket beváltani, ha az Unió részéről több pozitív és konkrét lépés érkezik a kisebbségek védelme érdekében. A mi feladatunk nem kevesebb, minthogy meghallgatva a polgárokat, beteljesítsük a 10 éves ígéretet és mielőbb megfelelő uniós standardokat hozzunk létre az őshonos kisebbségek védelmében.

 
Seneste opdatering: 4. marts 2020Juridisk meddelelse - Databeskyttelsespolitik