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Discussioni
Giovedì 9 luglio 2020 - Bruxelles Edizione provvisoria

Relazione annuale 2019 sui diritti umani - Stabilità e sicurezza nel Mediterraneo e ruolo negativo della Turchia - Situazione in Bielorussia (discussione)
MPphoto
 

  Carlo Fidanza (ECR). – Signor Presidente, onorevoli colleghi, "entro mezzo secolo la Turchia emergerà come una delle potenze più forti del mondo, navigando verso traguardi più grandi" – parlava così il nuovo sultano Erdoğan nel febbraio di quest'anno, davanti al parlamento di Ankara: una volontà di potenza dichiarata, un disegno neo-ottomano che si fa sempre più evidente.

Prima il sostegno alle milizie islamiste e l'aggressione ai curdi in Siria, poi le trivellazioni illegali al largo di Cipro, ai danni degli interessi italiani e francesi, quindi l'intervento in Libia al fianco del governo di Tripoli, e ancora l'utilizzo spregiudicato della pressione migratoria, prima ai confini con Grecia e Bulgaria e poi nel Mediterraneo centrale, attraverso i trafficanti libici e ora anche algerini: un ricatto contro l'Europa, che però balbetta e continua a pagare.

E poi ancora il sostegno all'Islam politico in Europa, attraverso i turchi residenti nel nostro continente, chiamati addirittura a colonizzarci mettendo al mondo figli; la penetrazione nei Balcani occidentali e in altre zone dell'Africa, dal Sudan alla Somalia, come testimoniato dalla vicenda dell'italiana Silvia Romano, liberata da Al Shabab solo dopo mediazione turca.

In questo quadro allarmante, le blande misure restrittive volute dal Consiglio europeo non bastano. Da sempre Fratelli d'Italia ritiene che la Turchia, per storia, geografia e cultura, non faccia parte dell'Europa, così come noi la intendiamo. È giunto il momento di revocare definitivamente lo status di paese candidato alla preadesione e dire no, una volta per tutte, all'ingresso della Turchia nell'Unione europea.

 
Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2020Avvertenza legale - Informativa sulla privacy