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Interrogazione parlamentare - E-007561/2012Interrogazione parlamentare
E-007561/2012

Gravissimo superamento dei limiti di legge degli inquinanti dell'aria in numerose città italiane, in palese violazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-007561/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Andrea Zanoni (ALDE)

I limiti di inquinamento dell'aria previsti dalla legge sono superati da molti anni in numerose città italiane in violazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria[1], con gravi danni alla salute dei cittadini. La normativa fissa il limite di tolleranza giornaliero di concentrazione nell'aria del particolato fine PM10 a 50 µg/m3, valore che non deve essere superato per più di 35 giorni all'anno[2] .

I dati raccolti da Codacons[3], che ha recentemente lanciato una campagna di adesione all'azione collettiva «Italia Sotto Smog», dimostrano che nel 2010 ben 45 città italiane hanno superato i 35 giorni di sforamento consentiti, con casi eclatanti di città che hanno rasentato o superato i 100 sforamenti annui[4].

Nel 2011 la situazione è gravemente peggiorata. Le città capoluogo di provincia fuorilegge sono state ben 55 sulle 82 monitorate, come evidenziato dall'associazione Legambiente nel suo dossier «Mal'aria di città 2012»[5]. Nel 2011 le città che hanno registrato oltre 100 superamenti annui sono salite a ben tredici[6]. L'Italia settentrionale, e in particolare la Pianura Padana, si confermano come le zone più critiche: Torino, Milano e Verona sono le prime tre in classifica per quantità di superamenti annui, con rispettivamente 159, 131 e 130 sforamenti. In Veneto, ad esempio, ben 6 capoluoghi di provincia su 7 non rispettano i limiti imposti dalla legge. Nella Pianura Padana, ad esempio a Milano, Brescia, Verona, Padova, Treviso e Ferrara l'inquinamento è stato così consistente, che a gennaio si è registrato un importante e diffuso fenomeno della «neve chimica»[7], una pioggia di ghiaccio dovuta alla condensazione del vapore acqueo sul particolato presente nell'aria.

La direttiva 2008/50/CE ha reso definitivamente obbligatorio anche il monitoraggio del PM2,5, il particolato ultrafine che rappresenta la parte più nociva delle polveri sottili. Tuttavia, a causa del sistema di misurazione, le prime valutazioni sulla quantità di PM2,5 nell'aria arriveranno solo nel 2013. Una riduzione dei livelli di PM10 e PM2,5 allungherebbe l'aspettativa di vita della popolazione, riducendo l'insorgenza di molte gravi malattie, con consistenti benefici economici in termini di risparmio di spese sanitarie.

Alla luce di quanto esposto, considerata l'indifferenza delle regioni interessate, come ad esempio il Veneto, come intende procedere la Commissione nei confronti dell'Italia, affinché i cittadini possano beneficiare dell'applicazione di questa direttiva, come avviene nel resto dell'Europa, evitando che respirino aria avvelenata?

GU C 270 E del 19/09/2013