PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
12 marzo 2003
- –John Joseph McCartin, Bernd Posselt, Lennart Sacrédeus e Dana Rosemary Scallon, a nome del gruppo PPE-DE
- –Anna Karamanou, Lissy Gröner, Fiorella Ghilardotti, Christa Prets, Walter Veltroni e Hannes Swoboda, a nome del gruppo PSE
- –Marieke Sanders-ten Holte e Bob van den Bos, a nome del gruppo ELDR
- –Nelly Maes, Didier Rod e Caroline Lucas, a nome del gruppo Verts/ALE
- –Sylviane H. Ainardi, Marianne Eriksson, Luisa Morgantini, Geneviève Fraisse, Feleknas Uca e Ilda Figueiredo, a nome del gruppo GUE/NGL
- –Gerard Collins e Cristiana Muscardini, a nome del gruppo UEN
- –PSE (B5‑0172/2003),
- –Verts/ALE (B5‑0175/2003),
- –PPE-DE (B5‑0179/2003),
- –GUE/NGL (B5‑0182/2003),
- –UEN (B5‑0183/2003),
- –ELDR (B5‑0184/2003),
Risoluzione del Parlamento europeo sul caso di Amina Lawal, condannata a morte per lapidazione in Nigeria
Il Parlamento europeo,
- vista la sua risoluzione, approvata il 5 settembre 2002, in cui si opponeva alla condanna a morte per lapidazione di Amina Lawal per aver avuto un figlio al di fuori dei vincoli del matrimonio, condanna pronunciata il 22 marzo 2002 dal tribunale della sharia di Bakori, nello Stato di Katsina,
A. essendo a conoscenza del fatto che contro tale condanna a morte è stato proposto appello e che la prossima udienza si svolgerà il 25 marzo,
B. ribadendo quanto già sostenuto nella precedente risoluzione, e cioè che la Nigeria è ormai uno dei pochi paesi in cui una persona possa essere condannata a morte per aver avuto un'attività sessuale consensuale,
C. considerando che l’eventuale esecuzione di Amina Lawal per i reati ad essa imputati violerebbe i diritti dell’uomo, così come definiti fra l’altro nella Carta dei diritti umani fondamentali dell’ONU e nella Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli,
D. considerando che, se condannata, Amina Lawal avrebbe il diritto di ricorrere in appello contro tale verdetto dinanzi a un tribunale non religioso,
E. considerando che il neo-ministro federale della Giustizia, Kanu Agabi, ha annunciato l'intenzione del governo di ricorrere in appello contro il verdetto del tribunale della sharia e ha ricordato che, in conformità della Costituzione, i musulmani devono poter beneficiare degli stessi diritti e della stessa tutela degli altri nigeriani,
1. esprime la propria opposizione categorica alla condanna a morte, in qualunque circostanza avvenga, poiché essa rappresenta l’estrema violazione del diritto alla vita garantito dal diritto internazionale, ed esorta il governo nigeriano a compiere tutti i passi necessari onde sospendere tutte le esecuzioni e porre fine al ricorso alla condanna a morte;
2. invita la Corte d’appello suprema della sharia di Katsina di rispettare gli impegni firmati dalla Nigeria nel quadro degli accordi internazionali in materia di diritti dell’uomo, e chiede pertanto che vengano annullati tutti quegli elementi della sharia che violano il diritto internazionale;
3. invita la Corte suprema della Nigeria a pronunciare un giudizio atto a riportare la legislazione regionale in linea con il diritto internazionale, che la Nigeria si è impegnata a rispettare;
4. invita il governo nigeriano a garantire che i tribunali operino nel rispetto del diritto internazionale in materia di diritti dell’uomo e della Carta dei diritti prevista dalla stessa Costituzione nigeriana;
5. ribadisce che il rispetto dei diritti dell’uomo è una delle clausole fondamentali di qualunque accordo fra l’UE e i paesi terzi;
6. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all’Unione africana, ai copresidenti dell’Assemblea paritetica ACP-UE, al Segretario generale dell’ONU, nonché al governo e al parlamento della Nigeria.