PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
29.5.2006
- –Simon Coveney e Elmar Brok, a nome del gruppo PPE-DE
- –Pasqualina Napoletano, Erika Mann, Elena Valenciano Martínez‑Orozco, Arlene McCarthy e Jan Marinus Wiersma, a nome del gruppo PSE
- –Elizabeth Lynne e Sarah Ludford, a nome del gruppo ALDE
- –Jean Lambert, Kathalijne Maria Buitenweg, Angelika Beer, Cem Özdemir, Raül Romeva i Rueda, Hélène Flautre, Monica Frassoni e Daniel Marc Cohn‑Bendit, a nome del gruppo Verts/ALE
- –André Brie, Giusto Catania, Willy Meyer Pleite e Vittorio Agnoletto, a nome del gruppo GUE/NGL
- –PPE-DE (B6‑0295/2006)
- –GUE/NGL (B6‑0296/2006)
- –Verts/ALE (B6‑0298/2006)
- –ALDE (B6‑0299/2006)
- –PSE (B6‑0300/2006)
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei detenuti a Guantanamo
Il Parlamento europeo,
– vista la risoluzione del 25 aprile 2005 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla legalità della detenzione di persone da parte degli Stati Uniti nella Baia di Guantanamo,
– vista la relazione su Guantanamo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, del 15 febbraio 2006, in cui si chiede che il centro di detenzione sia immediatamente chiuso e che i prigionieri che ancora vi si trovano siano processati o liberati,
– viste le conclusioni e le raccomandazioni relative agli Stati Uniti, pubblicate il 19 maggio 2006 dalla Commissione delle Nazioni Unite contro la tortura,
– vista la pubblicazione da parte del Pentagono, il 15 maggio 2006, di un elenco di 759 persone che sono o sono state recluse a Guantanamo, senza che vi siano indicazioni quanto al carattere esaustivo di tale elenco,
– visti gli ultimi dati forniti dal governo statunitense in merito al numero di detenuti a Guantanamo, secondo cui circa 275 prigionieri sono stati liberati, 465 sono tuttora detenuti, 133 dei quali saranno rimessi in libertà,
– viste le sue precedenti risoluzioni sul diritto ad un equo processo delle persone detenute a Guantanamo, e in particolare la sua risoluzione del 7 febbraio 2002 sui prigionieri detenuti a Guantanamo[1], la sua raccomandazione al Consiglio del 10 marzo 2004 sul diritto dei prigionieri di Guantanamo ad un equo processo[2] e la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 su Guantanamo,
– vista la sua risoluzione del 18 maggio 2006 sulla situazione dei diritti umani nel mondo nel 2005,
– vista la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984,
– visti gli orientamenti dell'UE sulla lotta contro la tortura e la pena di morte, nonché quelli in materia di dialogo sui diritti umani con i paesi terzi, adottati nel 2001,
– vista la riunione informale dei Ministri degli esteri dell'Unione europea svoltasi a Vienna il 27 e 28 maggio 2006,
– visti gli appelli per la chiusura di Guantánamo lanciati, fra l'altro, dal Cancelliere tedesco, dal Primo ministro britannico e dal Segretario generale delle Nazioni Unite,
– visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. memore del fatto che la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici stabilisce che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto e nessuno può essere privato della propria libertà, se non per i motivi e secondo le procedure previsti dalla legge, e sollecitando tutte le parti ad applicarne le disposizioni,
B. considerando che le informazioni sugli abusi nei confronti dei prigionieri sotto custodia statunitense, i tentativi di suicidio dei detenuti e la rivolta nel carcere di Guantanamo Bay destano serie preoccupazioni e che gli Stati Uniti hanno preso solo provvedimenti limitati per indagare su tali fatti e, in presenza di prove, punire il personale coinvolto,
C. rilevando con soddisfazione che ad alcuni detenuti è stato accordato il diritto a colloqui privati con avvocati indipendenti,
1. rinnova l'invito all'Amministrazione statunitense a chiudere il centro di detenzione di Guantanamo e insiste sul fatto che ogni prigioniero dev'essere trattato in conformità del diritto umanitario internazionale e che, se accusato, deve essere sottoposto senza indugio a un processo equo e pubblico dinanzi a un tribunale competente, indipendente e imparziale o dinanzi a un tribunale internazionale;
2. condanna ogni forma di tortura e di maltrattamento e ribadisce la necessità di rispettare il diritto internazionale;
3. invita le autorità statunitensi a dar seguito alla raccomandazione UNCAT e a garantire che non siano utilizzate le cosiddette "tecniche d'interrogatorio speciali" inaccettabili, inclusi quei metodi che comportano umiliazioni sessuali, il "water boarding" (la tecnica cosiddetta del sottomarino usata per provocare la sensazione dell'annegamento), lo "short shackling" (ossia l'uso di catene corte), e l'impiego di cani per indurre paura, che costituiscono forme di tortura o di trattamento crudele, inumano e degradante;
4. invita il governo statunitense a garantire che gli organi pertinenti delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali che militano a favore dei diritti umani abbiano liberamente accesso ai prigionieri di Guantanamo Bay; rileva che la Croce Rossa è l'unica organizzazione internazionale ad avere accesso ufficiale ai detenuti;
5. prende atto del fatto che l'esercito statunitense ha compiuto sforzi notevoli per assicurare che i prigionieri siano detenuti in condizioni migliori rispetto al passato, in particolare con riferimento a cure mediche, alimentazione, espressione ed esercizio dei loro diritti in materia di religione e ricreazione;
6. ritiene che il miglioramento delle condizioni di detenzione non affronti il problema reale, in quanto la vera preoccupazione è rappresentata dalla violazione dello stato di diritto, del diritto internazionale e dei diritti umani;
7. deplora il fatto che il Pentagono intenda evidentemente eliminare una riga nelle norme sul trattamento dei prigionieri che vieta i trattamenti umilianti e sopprimere l'esplicito riferimento alla Convenzione di Ginevra e alla Convenzione dell'ONU contro la tortura nel manuale dell'esercito statunitense che disciplina gli interrogatori;
8. rileva che gli Stati Uniti chiamano "guerra" la lotta contro il terrorismo, però non riconoscono i diritti dei detenuti sanciti dalla Convenzione di Ginevra; sostiene che, nonostante la natura particolare della lotta contro il terrorismo, il diritto internazionale debba essere applicato;
9. rileva che la costruzione del nuovo campo 6, che sarà aperto in agosto e dotato delle attrezzature più moderne, ma non avrà finestre, non indica la probabilità di una rapida chiusura del sito;
10. invita le autorità statunitensi a garantire che tutte le accuse di tortura e di altri maltrattamenti in cui sarebbe coinvolto personale statunitense siano oggetto di indagine e di processi rapidi, approfonditi e credibili;
11. invita il governo statunitense a chiarire se a Guantanamo sono stati o continuano ad essere detenuti minori, contravvenendo alla Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo;
12. invita le autorità statunitensi a garantire che i prigionieri liberati non siano consegnati a paesi dove potrebbero essere esposti al rischio della tortura o di altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti;
13. sottolinea che il terrorismo contemporaneo e in particolare il terrorismo globale diretto contro gli Stati e le loro popolazioni costituisce una minaccia per i diritti umani di base e fondamentali di cui godono le nostre società; ribadisce che la lotta contro il terrorismo, che è una delle priorità dell'UE e degli USA, non può essere intrapresa a detrimento di valori fondamentali, consolidati e condivisi, come il rispetto dei diritti umani e lo stato di diritto;
14. sostiene che l'inosservanza del diritto internazionale nella "guerra dichiarata al terrorismo" indebolisce notevolmente la credibilità e la forza della lotta contro il terrorismo;
15. invita l'Unione europea a definire una posizione comune e ad adottare un'azione comune per invitare il governo statunitense a chiudere il centro di detenzione di Guantanamo Bay e ad attenersi al diritto internazionale per quanto concerne il trattamento dei prigionieri;
16. propone, seguendo il consiglio dei membri della delegazione del PE che ha di recente visitato Guantanamo, di inviare una delegazione ad hoc a Guantanamo quando il Parlamento europeo lo riterrà necessario e opportuno;
17. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Alto rappresentante per la PESC, ai Parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale e al Presidente dell'Assemblea del Consiglio d'Europa e al Presidente e al Congresso degli Stati Uniti d'America.