Procedura : 2009/2508(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B6-0036/2009

Testi presentati :

RC-B6-0036/2009

Discussioni :

PV 15/01/2009 - 10.1
CRE 15/01/2009 - 10.1

Votazioni :

PV 15/01/2009 - 11.1

Testi approvati :

P6_TA(2009)0029

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 103kWORD 62k
14.1.2009
PE416.161
PE416.164
PE416.165
PE416.166
PE416.174
PE416.177
 
B6‑0036/2009}
B6‑0039/2009}
B6‑0040/2009}
B6‑0041/2009}
B6‑0049/2009}
B6‑0052/2009} RC1
presentata a norma dell'articolo 115, paragrafo 5, del regolamento da
   Michael Gahler, Bernd Posselt, Eija-Riitta Korhola e Tunne Kelam, a nome del gruppo PPE-DE
   Pasqualina Napoletano, Hannes Swoboda e Christa Prets, a nome del gruppo PSE
   Marios Matsakis e Frédérique Ries, a nome del gruppo ALDE
   Cristiana Muscardini, Roberta Angelilli, Antonio Mussa, Adam Bielan e Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo UEN
   Angelika Beer, Jean Lambert, Monica Frassoni e Hélène Flautre, a nome del gruppo Verts/ALE
   Eva-Britt Svensson e Luisa Morgantini, a nome del gruppo GUE/NGL
in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi
   ALDE (B6‑0036/2009)
   PSE (B6‑0039/2009)
   Verts/ALE (B6‑0040/2009)
   PPE-DE (B6‑0041/2009)
   UEN (B6‑0049/2009)
   GUE/NGL (B6‑0052/2009)
sull'Iran: il caso di Shirin Ebadi

Risoluzione del Parlamento europeo sull'Iran: il caso di Shirin Ebadi 

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iran, in particolare quelle concernenti i diritti umani,

–  visto il terzo incontro interparlamentare tra il Parlamento europeo e il Majlis della Repubblica islamica dell'Iran, che ha avuto luogo il 4 e 5 novembre 2008, a Bruxelles, e la relazione in merito,

–   vista la dichiarazione rilasciata dalla Presidenza a nome dell'Unione europea il 22 dicembre 2008 sulla chiusura, da parte della polizia iraniana, del Centro per la difesa dei diritti umani (CDDU), diretto dall'avvocato Shirin Ebadi, vincitrice del Premio Nobel nel 2003,

–   viste le dichiarazioni della Presidenza del Consiglio del 31 dicembre 2008 sulle minacce contro la Shirin Ebadi,

–   vista la dichiarazione del Segretario generale dell'ONU del 3 gennaio 2009, sulle vessazioni e la persecuzione ai danni di Shirin Ebadi e sulla sua sicurezza,

–   viste le precedenti risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e, in particolare, la risoluzione n. 63/191 del 18 dicembre 2008, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran,

–   vista la relazione del Segretario generale dell'ONU del 1° ottobre 2008, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran,

–   vista la dichiarazione sui difensori dei diritti umani, adottata il 9 dicembre dalle Nazioni Unite,

–   viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU, la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, delle quali l'Iran è parte,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che, a partire dal 2005, la situazione generale dei diritti umani in Iran si è andata deteriorando in tutti i settori e sotto tutti gli aspetti, in particolare per quanto riguarda l'esercizio dei diritti civili e delle libertà politiche, nonostante l'Iran si sia impegnato a promuovere e difendere i diritti umani e le libertà fondamentali, nel quadro dei vari strumenti internazionali esistenti in questo settore,

B.  considerando che il 21 dicembre 2008 la polizia e le forze di sicurezza iraniane hanno chiuso il Centro per la difesa dei diritti umani (CDDU) diretto dall'avvocato Shirin Ebadi, vincitrice del Premio Nobel per la pace, mentre erano in corso i preparativi per celebrare il 60° anniversario della Giornata dei diritti umani,

C.  considerando che il 29 dicembre 2008 l'ufficio di Shirin Ebadi a Teheran è stato perquisito e che sono stati asportati documenti e computer; considerando che il 1° gennaio 2009 una folla ostile ha manifestato davanti alla sua casa e al suo ufficio scandendo slogan contro di lei, strappato la targa del suo studio legale e imbrattato l'edificio con graffiti,

D.  considerando le prove crescenti dell'intensificarsi della persecuzione contro Shirin Ebadi da parte delle autorità iraniane a causa dei suoi contatti con funzionari dell'ONU operanti nel campo dei diritti umani e del fatto che essi hanno utilizzato le informazioni fornite dal suo centro in una relazione ONU, del 2 ottobre 2008, sulla situazione dei diritti umani in Iran,

E.  considerando che Shirin Ebadi ha ricevuto minacce di morte dopo aver deciso di assumere la difesa dei sette membri della direzione della religione Baha'i, oggetto di un arresto collettivo nel maggio 2008; considerando che il CDDU ha altresì protestato contro le autorità che escludono gli studenti dalle università,

F.  considerando che in agosto l'IRNA, l'agenzia ufficiale di stampa dell'Iran, ha diffuso l'informazione falsa secondo cui Narges Tavasolian, figlia di Shirin Ebadi, si sarebbe convertita alla religione Baha'i, un'affermazione che può avere gravi conseguenze, visto che i credenti Baha'i sono oggetto di dure persecuzioni in Iran,

G.  considerando che anche i membri di un altro noto centro per i diritti umani in Iran, l'organizzazione per i diritti umani del Kurdistan (HROK), sono oggetto di soprusi da parte delle autorità e sotto costante minaccia di arresto; che il suo fondatore, Mohammad Sadiq Kaboudvand, è stato condannato a 10 anni di reclusione con l'imputazione di aver agito contro la sicurezza nazionale, istituendo l'organizzazione HROK,

H.  considerando che il governo e le autorità iraniane hanno l'obbligo positivo di tutelare i militanti per i diritti umani; che la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, che l'Assemblea generale dell'ONU adottò nel 1998 all'unanimità, afferma che gli Stati prendono tutte le misure necessarie per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani da parte delle competenti autorità da qualsiasi violenza, minacce, rappresaglie, discriminazioni di fatto o di diritto, pressioni o altre azioni arbitrarie, a seguito della loro legittima militanza intesa a promuovere i diritti umani,

1.   condanna con forza la repressione, la persecuzione e le minacce contro Shirin Ebadi e la chiusura del CDDU a Teheran ed esprime la sua profonda preoccupazione per l'intensificarsi delle persecuzioni dei difensori dei diritti umani; sottolinea che la razzia delle forze di sicurezza iraniane contro il CDDU rientra in un più ampio tentativo di ridurre al silenzio la comunità per i diritti umani in Iran;

2.   esprime la sua profonda preoccupazione che il persistere delle persecuzioni, delle minacce e degli attacchi contro Shirin Ebadi mettano in pericolo non solo la sua sicurezza, ma anche tutti gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani in Iran;

3.   sottolinea che la chiusura del CDDU non rappresenta solo un attacco contro Shirin Ebadi e i difensori dei diritti umani in Iran, ma anche un attacco contro l'intera comunità internazionale per i diritti umani, della quale la sig.ra Ebadi è un membro eminente ed influente;

4.   esorta le autorità iraniane a porre fine alla repressione, alle persecuzioni e alle minacce contro Shirin Ebadi, a garantire la sua sicurezza e ad autorizzare la riapertura del CDDU; invita le autorità iraniane a permettere a CDDU, HROK e ad altre associazioni per i diritti umani di operare senza impedimenti;

5.  invita le autorità iraniane a rispettare gli impegni internazionali assunti in materia di diritti umani, e più specificatamente a rispettare il diritto alla libertà di riunirsi pacificamente sancito dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, firmata e ratificata dall'Iran;

6.  ribadisce la propria preoccupazione in merito alla persecuzione e alla reclusione di cittadini in Iran che sono impegnati nella difesa dei diritti umani e che militano contro la pena di morte, impegno che spesso li vede imputati di aver svolto cosiddette attività contro la sicurezza nazionale; invita inoltre l'Iran a porre fine alle vessazioni, intimidazioni e persecuzioni contro gli avversari politici e i difensori dei diritti umani, anche liberando le persone detenute arbitrariamente o sulla base delle loro opinioni politiche, nonché a porre fine all'impunità per le violazioni dei diritti umani;

7.  condanna nel modo più categorico possibile le tre lapidazioni che hanno avuto luogo verso la fine di dicembre 2008 nella città di Mashhad, come confermato dal portavoce del potere giudiziario e invita le autorità iraniane a onorare la moratoria proclamata e ad introdurre con urgenza una legge che abolisca questa punizione crudele;

8.  esprime grave preoccupazione per il deteriorarsi dello stato di salute di Mohammad Sadiq Kaboudvand, dopo la sua carcerazione; lo considera un prigioniero di coscienza e chiede, oltre alla sua liberazione immediata e incondizionata, che gli siano fornite cure mediche;

9.  deplora profondamente il metodo della sospensione, tuttora usato contro gli studenti al fine di penalizzarli per aver organizzato dibattiti aperti e pubblici e invita le autorità a rilasciare coloro che erano stati arrestati in occasione dell'ultima Giornata nazionale dello studente, il 6 dicembre 2008, all'Università di Shiraz;

10.  rivolge un appello alle autorità iraniane affinché si dimostrino all'altezza delle affermazioni del governo per quanto riguarda il rispetto delle minoranze religiose e liberino immediatamente i leader Baha'i Friba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rasaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm, che sono in carcere solo a causa della loro fede;

11.  esorta il Consiglio e la Commissione a proseguire l'esame della situazione dei diritti umani in Iran e a presentargli, nella prima metà del 2009, una relazione esaustiva sulla questione nonché a continuare a sollevare casi specifici di violazioni dei diritti umani;

12.  sottolinea che l'eventuale futura conclusione di un accordo commerciale e di cooperazione tra l'Iran e l'UE dipende anche da un consistente miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran;

13.  invita la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti diplomatici degli Stati membri in Iran ad avviare con urgenza un'azione concertata per quanto riguarda le preoccupazioni summenzionate;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla Commissione dell'ONU per i diritti umani, al Capo della Corte suprema iraniana nonché al governo e al parlamento della Repubblica islamica dell'Iran.

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