Proposta di risoluzione comune - RC-B7-0199/2013Proposta di risoluzione comune
RC-B7-0199/2013

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE sulla situazione dei rifugiati siriani nei paesi vicini

    22.5.2013 - (2013/2611(RSP))

    presentata a norma dell'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del regolamento
    in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi
    ECR (B7‑0199/2013)
    S&D (B7‑0222/2013)
    PPE (B7‑0226/2013)
    Verts/ALE (B7‑0227/2013)
    ALDE (B7‑0228/2013)

    José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Mairead McGuinness, Elmar Brok, Cristian Dan Preda, Ria Oomen-Ruijten, Mário David, Tokia Saïfi, Hans‑Gert Pöttering, Giovanni La Via, Laima Liucija Andrikienė, Filip Kaczmarek, Rodi Kratsa-Tsagaropoulou, Michèle Striffler, Eleni Theocharous, Alf Svensson, Anne Delvaux, Roberta Angelilli, Daniel Caspary, Sari Essayah, Mariya Gabriel, Elena Băsescu a nome del gruppo PPE
    Véronique De Keyser, Ana Gomes, María Muñiz De Urquiza, Saïd El Khadraoui, Pino Arlacchi, Emilio Menéndez del Valle, Pier Antonio Panzeri, Boris Zala, Maria Eleni Koppa, David Martin a nome del gruppo S&D
    Marietje Schaake, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Ivo Vajgl, Alexander Graf Lambsdorff, Izaskun Bilbao Barandica, Marielle de Sarnez, Nathalie Griesbeck, Robert Rochefort, Louis Michel, Johannes Cornelis van Baalen, Sarah Ludford, Kristiina Ojuland, Sonia Alfano, Hannu Takkula, Alexandra Thein a nome del gruppo ALDE
    Judith Sargentini, Malika Benarab-Attou, Tarja Cronberg a nome del gruppo Verts/ALE
    Charles Tannock, Geoffrey Van Orden, Sajjad Karim a nome del gruppo ECR


    Procedura : 2013/2611(RSP)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    RC-B7-0199/2013
    Testi presentati :
    RC-B7-0199/2013
    Discussioni :
    Testi approvati :

    Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei rifugiati siriani nei paesi vicini

    (2013/2611(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –   viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quelle del 16 febbraio[1] e del 13 settembre[2] 2012, nonché sulla fuga dei profughi dal conflitto armato,

    –   viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sulla Siria del 23 marzo, 23 aprile, 14 maggio, 25 giugno, 23 luglio, 15 ottobre, 19 novembre e 10 dicembre 2012, e del 23 gennaio, 18 febbraio, 11 marzo e 22 aprile 2013; visto il Consiglio informale "Giustizia e Affari interni" dell'ottobre 2012, che ha avallato la messa a punto di un programma di protezione regionale da parte della Commissione; viste le conclusioni del Consiglio europeo sulla Siria del 2 marzo, 29 giugno e 14 dicembre 2012, e dell'8 febbraio 2013,

    –   viste le dichiarazioni sui rifugiati siriani del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Catherine Ashton, in particolare le sue osservazioni nel corso della discussione in Aula a Strasburgo il 13 marzo 2013 e la sua dichiarazione dell'8 maggio 2013; viste le dichiarazioni del Commissario alla cooperazione internazionale, agli aiuti umanitari e alla risposta alle crisi, Kristalina Georgieva, sui rifugiati siriani e la risposta dell'Unione europea, in particolare la dichiarazione rilasciata il 12 maggio 2013, nonché le relazioni sull'andamento della situazione e le note sintetiche sulla Siria elaborate dall'Ufficio per gli aiuti umanitari e la Protezione Civile (ECHO),

    –   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2059 del 20 luglio 2012, n. 2043 del 21 aprile 2012 e n. 2042 del 14 aprile 2012, e la relazione aggiornata della commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite dell'11 marzo 2013; viste le note informative del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria rilasciate dal Sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti d'emergenza, Valerie Amos, in particolare quella del 18 aprile 2013,

    –   viste le dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite e le osservazioni formulate dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, António Guterres, al Consiglio di sicurezza, in particolare quelle del 18 aprile 2013; viste le risoluzioni del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla Repubblica araba di Siria del 2 dicembre 2011 e del 22 marzo 2013,

    –   viste la riunione di Marrakech del Gruppo degli amici del popolo siriano e la conferenza internazionale tenutasi a Parigi il 28 gennaio 2013,

    –   visti l'ultimo piano di risposta regionale per la Siria, per il periodo gennaio-giugno 2013, e tutti i piani di risposta regionale presentati dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati successivamente al primo piano del marzo 2012,

    –   visto il piano di risposta per l'assistenza umanitaria in Siria (SHARP) del 19 dicembre 2012, predisposto dal governo della Repubblica araba siriana in coordinamento con il sistema delle Nazioni Unite,

    –   visti il forum umanitario siriano, istituito nella primavera 2012, e la sua più recente riunione del 19 febbraio 2013,

    –   visti i bollettini umanitari sulla Siria pubblicati dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA),

    –   viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Siria, in particolare la risoluzione n. 46/182 su un maggiore coordinamento degli aiuti umanitari d'emergenza delle Nazioni Unite e i principi guida ivi allegati, nonché la risoluzione n. 67/183 sulla situazione dei diritti umani in Siria,

    –   vista la relazione di sintesi della Conferenza internazionale ad alto livello dei donatori per la Siria, svoltasi in Kuwait il 30 gennaio 2013,

    –   visto il comunicato finale del gruppo d'azione per la Siria (il "comunicato di Ginevra") del 30 giugno 2012,

    –   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

    –   visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

    –   visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e il relativo protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, nonché la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, tutti sottoscritti dalla Siria,

    –   visti l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

    A. considerando che al 16 maggio 2013 l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) aveva registrato un totale di 1 523 626 rifugiati siriani nei paesi vicini e nell'Africa settentrionale; che si stima che il numero totale di rifugiati, compresi quelli non registrati, sia molto più elevato; che, secondo l'UNHCR, 7 milioni di siriani dipendono dagli aiuti, di cui 3,1 milioni di bambini, e che al 6 maggio 2013 gli sfollati interni erano 4,25 milioni; che, secondo la stessa fonte, al 16 maggio 2013 il numero dei rifugiati (compresi quelli in attesa di registrazione) presenti nei paesi di accoglienza era così ripartito: Turchia – 347 815, Libano – 474 461, Giordania – 474 405, Iraq – 148 028, Egitto – 68 865, Marocco, Algeria e Libia – 10 052 (registrati); che ogni giorno sono migliaia i siriani in fuga che si rifugiano nei paesi limitrofi e, secondo le previsioni dell'UNHCR, entro la fine del 2013 i rifugiati provenienti dalla Siria saranno 3,5 milioni;

    B.  considerando che il numero di rifugiati siriani e delle persone bisognose cresce drasticamente ogni giorno, di pari passo con il peggioramento della situazione politica e umanitaria, fintantoché perdura il conflitto armato; che, oltre alla popolazione civile, anche numerosi ex leader politici e militari del regime e ambasciatori si sono rifugiati nei paesi limitrofi e non solo; che il conflitto armato in Siria rappresenta una grave minaccia per la fragile situazione, in termini di sicurezza e stabilità, della regione nel suo complesso; che il rischio, al momento accidentale, di ripercussioni dovute al conflitto armato potrebbe diventare strutturale; che l'Unione europea e la comunità internazionale non possono permettersi una catastrofe supplementare; che un disastro politico, di sicurezza e umanitario sul piano panregionale sopraffarebbe la capacità di risposta internazionale;

    C. considerando che, fra coloro che hanno lasciato la Siria, vi sono migliaia di disertori dell'esercito, i quali fuggono per non dover commettere crimini di guerra contro l'umanità o disertano il servizio militare per motivi analoghi;

    D. considerando che, secondo le stime delle Nazioni Unite, nel maggio 2013 circa 80 000 persone, per la maggior parte civili, sono morte a causa delle violenze in Siria;

    E.  considerando che la distruzione delle infrastrutture essenziali, comprese scuole e ospedali, la svalutazione della moneta, l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, la penuria di carburante ed elettricità e la mancanza di acqua, cibo e medicinali hanno avuto ripercussioni negative sulla maggioranza dei siriani; che l'accesso fisico alle persone bisognose di assistenza umanitaria in Siria rimane fortemente limitato e dipende dalla cooperazione del governo di Assad;

    F.  considerando che, secondo quanto riferito dalle agenzie delle Nazioni Unite, si sarebbero registrati progressi nell'organizzazione di convogli di aiuti di varie agenzie attraverso le linee di conflitto verso le aree controllate dal governo o dall'opposizione e le zone contese; che gli ostacoli burocratici e i posti di controllo in tutto il paese (controllati sia dal governo che dall'opposizione) ostacolano un'efficace risposta umanitaria in tutte le zone della Siria;

    G. considerando che la registrazione rimane il principale meccanismo per identificare, proteggere e assistere le persone bisognose di aiuto, in particolare i nuovi arrivati con esigenze specifiche, ad esempio i disabili, gli anziani o i minori non accompagnati e separati dalle famiglie, al fine di offrire loro assistenza in via prioritaria;

    H. considerando che i paesi ospitanti hanno mantenuto un atteggiamento di apertura delle frontiere durante tutta la durata del conflitto armato, ma hanno optato per modalità di accoglienza diverse; che le loro possibilità e capacità di assorbire e offrire rifugio al crescente flusso di rifugiati sta raggiungendo il limite, come dimostra la tendenza al verificarsi di regolari "incidenti" lungo le frontiere; che il Libano ha adottato una politica contraria ai campi profughi e ha ampiamente assorbito i profughi nelle comunità locali; considerando che circa tre quarti dei rifugiati siriani nei paesi vicini vivono all'esterno dei campi in ambiente urbano; considerando che circa 350 000 cittadini siriani sono ospitati in 23 campi profughi in Turchia, Giordania e Iraq;

    I.   considerando che le organizzazioni di aiuto stanno attualmente affrontando la situazione dei rifugiati in Giordania, Libano e Iraq, concentrandosi principalmente su donne e i bambini in quanto soggetti che, pur avendo esigenze specifiche, spesso ricevono servizi insufficienti nelle comunità urbane di rifugiati; che la distribuzione rurale della popolazione di rifugiati richiede un complesso programma di registrazione urbana;

    J.   considerando che i paesi che accolgono i rifugiati stanno già di per sé affrontando enormi sfide interne, tra cui l'instabilità economica, l'inflazione e la disoccupazione, con una situazione di particolare vulnerabilità per il Libano e la Giordania;

    K. considerando che riuscire a pagare l'affitto sta diventando una preoccupazione sempre più seria per molti rifugiati siriani, in quanto il sovraffollamento e la concorrenza per trovare un rifugio sono in aumento e i prezzi salgono; che i rifugiati si trovano ad affrontare problemi quali considerevoli differenze tra il reddito e le spese, scarse opportunità di lavoro, il prosciugamento dei loro risparmi e livelli di indebitamento sempre più alti; considerando che la concorrenza nella ricerca di un lavoro e l'aumento dei prezzi dei generi alimentari acuiscono le tensioni tra le popolazioni locali e i rifugiati, in particolare in Libano e Giordania, che accolgono complessivamente oltre un milione di rifugiati;

    L.  considerando che è necessario proseguire gli sforzi per aumentare il sostegno alle comunità ospitanti, in modo che possano continuare a mantenere aperte le frontiere, assistere i rifugiati e mettere a disposizione le infrastrutture necessarie, nonché per allentare le tensioni e ridurre l'onere gravante su tali comunità;

    M. considerando che le difficoltà di finanziamento continuano a ostacolare la consegna tempestiva ed efficiente dell'assistenza umanitaria di base; che il piano SHARP ha bisogno di finanziamenti per un totale di 563 milioni di USD per far fronte alle esigenze della popolazione in Siria e che, al 6 maggio 2013, il piano di risposta era finanziato solo al 61%;

    N. considerando che l'attuale piano di risposta regionale delle Nazioni Unite (RRP 4) è in fase di revisione per il periodo che si estende fino al dicembre 2013; che il 7 giugno 2013 le Nazioni Unite lanceranno un nuovo appello al finanziamento, il quale, oltre a riflettere il crescente numero di profughi in fuga dalla Siria e le loro persistenti necessità, prevederà un maggiore sostegno ai governi e alle comunità ospitanti e dovrebbe raccogliere 3 miliardi di USD;

    O. considerando che, secondo le organizzazioni di aiuto, solo il 30 - 40% del totale dei fondi promessi sinora dalla comunità internazionale è stato effettivamente erogato;

    P.  considerando che il livello dell'assistenza umanitaria rischia di diventare insostenibile; che tutti gli attori umanitari coinvolti hanno bisogno di livelli di sostegno finanziario sproporzionati rispetto agli stanziamenti destinati agli aiuti umanitari effettuati dai donatori tradizionali; che occorre istituire meccanismi di finanziamento straordinari per poter rispondere alle esigenze di base derivanti dalla crisi siriana;

    Q. considerando che l'UE è il principale donatore; considerando che il 22 aprile 2013 l'importo totale stanziato dall'Unione europea per l'assistenza umanitaria in risposta alla crisi siriana ammontava a quasi 473 milioni di EUR, di cui 200 milioni a carico dell'Unione stessa e quasi 273 milioni a carico degli Stati membri; che il 12 maggio 2013 la Commissione ha annunciato ulteriori finanziamenti per a 65 milioni di EUR;

    R.  considerando che la situazione all'interno della Siria ha avuto ripercussioni su circa 400 000 rifugiati palestinesi; che il popolo palestinese è rimasto per lo più neutrale nel conflitto; che l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione ha registrato quasi 50 000 palestinesi in Libano e quasi 5 000 in Giordania; che la Giordania ha chiuso le frontiere ai palestinesi in fuga dal conflitto in Siria, mentre in Libano essi si vedono ampiamente negata la possibilità di lavorare; che anche i rifugiati iracheni, afgani, somali e sudanesi in Siria si trovano ad affrontare un nuovo esodo;

    S.  considerando che le condizioni di sicurezza nel campo di Zaatari in Giordania sono degenerate e che in tale campo si verificano furti e incendi; che Zaatari, dove vivono oltre 170 000 persone, è diventata la quarta città più grande della Giordania; che i disordini e le violente proteste nei campi profughi sono motivati dalle cattive condizioni di vita e dai ritardi nella fornitura di assistenza; che la generale mancanza di sicurezza continua a mettere a repentaglio la vita nei campi, con ripercussioni per gli operatori umanitari; che alcuni operatori umanitari sono stati aggrediti, ricoverati in ospedale o persino uccisi mentre distribuivano aiuti, mentre alcuni giornalisti sono stati picchiati;

    T.  considerando che, secondo le organizzazioni internazionali, nei campi profughi donne e ragazze sono vittime di una dilagante violenza sessuale e che lo stupro è utilizzato come arma di guerra; che non vi sono opzioni praticabili, in termini di assistenza medica, per le profughe siriane vittime di violenza sessuale; che nei campi profughi un altissimo numero di ragazze e donne si sposa; che, in base a varie fonti, nei campi profughi hanno luogo matrimoni Mutah, ovvero matrimoni temporanei o "di piacere" con profughi siriani;

    U. considerando che nel marzo 2013 le Nazioni Unite hanno avviato un'indagine indipendente in merito alle accuse di un possibile impiego di armi chimiche in Siria; che queste accuse possono aver contribuito allo sfollamento di massa della popolazione; che il regime siriano ha rifiutato di autorizzare l'accesso della squadra investigativa delle Nazioni Unite nel paese;

    1.  esprime profonda preoccupazione per la crisi umanitaria in corso in Siria e per le conseguenze che si ripercuotono sui paesi vicini; esprime preoccupazione per il fatto che l'esodo dei rifugiati dalla Siria continua ad accelerare; ricorda che il governo di Assad ha la responsabilità primaria del benessere dei suoi cittadini;

    2.  ribadisce la sua più ferma condanna per la brutalità e le atrocità perpetrate dal regime siriano nei confronti della popolazione del paese; esprime profonda preoccupazione per la gravità delle diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani e i possibili crimini contro l'umanità autorizzati e/o perpetrati dalle autorità siriane, dall'esercito siriano, dalle forze di sicurezza e dalle milizie affiliate; condanna le esecuzioni extragiudiziali sommarie e ogni altra forma di violazione dei diritti umani commessa da gruppi e forze di opposizione al regime del presidente Assad; rinnova il suo invito al presidente Bashar al-Assad e al suo regime a farsi immediatamente da parte per consentire una transizione pacifica, inclusiva e democratica in Siria guidata dallo stesso paese;

    3.  invita tutti i soggetti armati a porre immediatamente fine alle violenze in Siria; sottolinea ancora una volta che il diritto internazionale umanitario, il cui scopo principale è di proteggere i civili, deve essere pienamente rispettato da tutti gli attori coinvolti nella crisi; evidenzia che i responsabili delle diffuse, sistematiche e pesanti violazioni dei diritti umani perpetrate in Siria negli ultimi 24 mesi devono rispondere delle proprie azioni ed essere assicurati alla giustizia; appoggia fermamente, al riguardo, gli appelli dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a deferire la situazione siriana alla Corte penale internazionale;

     

    4.  esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime; plaude al coraggio del popolo siriano e ribadisce la propria solidarietà con la sua lotta per la libertà, la dignità e la democrazia;

    5.  ritiene che la chiave per risolvere il conflitto sia costituita da meccanismi politici atti a facilitare un processo politico guidato dalla Siria che promuova una soluzione politica rapida, credibile ed efficace in collaborazione con quanti siano genuinamente impegnati a favore di una transizione, assicurando nel contempo il pieno rispetto dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento ai diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose nonché delle donne; ribadisce che è prioritario mantenere separati i percorsi umanitari da quelli politici, al fine di facilitare l'accesso alle persone bisognose; invita l'UE e il Servizio europeo per l'azione esterna a elaborare una tabella di marcia per la governance politica delle zone liberate, che preveda tra l'altro la possibilità di revocare le sanzioni economiche;

    6.  rileva che tutti i disertori siriani hanno diritto a un'ulteriore protezione, poiché sono a rischio per motivi diversi da quelli di cui al punto 26 degli orientamenti dell'UNHCR, vale a dire punizioni "eccessive o sproporzionatamente severe", che possono equivalere alla tortura, a trattamenti inumani o degradanti o addirittura all'esecuzione arbitraria;

    7.  invita i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), in particolare Russia e Cina, a ottemperare alla propria responsabilità di arrestare le violenze e la repressione ai danni del popolo siriano, anche adottando una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla base del comunicato stampa rilasciato dall'UNSC in data 18 aprile 2013, nonché a predisporre la consegna degli aiuti umanitari in tutte le aree della Siria; invita il VP/AR a profondere il massimo impegno per garantire l'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, esercitando un'efficace pressione diplomatica su Russia e Cina; sollecita l'UE a continuare ad esaminare, in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tutte le opzioni nel quadro della "responsabilità di proteggere" (R2P), in stretta collaborazione con gli Stati Uniti, la Turchia e la Lega degli Stati arabi, al fine di fornire assistenza al popolo siriano e porre fine al massacro; appoggia fermamente l'attività della commissione d'inchiesta indipendente sulla situazione in Siria e accoglie con favore la relazione aggiornata elaborata dalla stessa;

    8.  sostiene l'appello congiunto rivolto dal Segretario di Stato statunitense John Kerry e dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov affinché sia convocata quanto prima una conferenza di pace internazionale sulla Siria per dare seguito alla Conferenza di Ginevra del giugno 2012;

    9.  esprime preoccupazione per l'ulteriore militarizzazione del conflitto e per la violenza settaria; prende atto del ruolo svolto dai diversi attori regionali, tra l'altro nella fornitura di armi, e si inquieta per le ripercussioni del conflitto siriano sui paesi limitrofi in termini di crisi umanitaria, sicurezza e stabilità; condanna fermamente l'attentato con autobomba dell'11 maggio 2013 nel quale sono state uccise e ferite decine di persone nei pressi di una base di rifugiati siriani nella città di Reyhanli, provincia di Hatay, nella Turchia sudorientale, come pure i bombardamenti e gli scontri a fuoco condotti dalle forze armate siriane nei paesi vicini; si unisce alla condanna espressa dal VP/AR in relazione agli attacchi terroristici di qualsiasi tipo;

    10. sottolinea che l'Unione europea ha una particolare responsabilità per la stabilità e la sicurezza nel suo vicinato e invita il VP/AR e il Commissario per l'allargamento e la politica europea di vicinato a garantire che l'Unione europea svolga un ruolo di primo piano al fine di evitare che il conflitto armato in Siria dilaghi nei paesi vicini;

    11. rende omaggio alle comunità ospitanti e ai paesi confinanti con la Siria, in particolare la Giordania, il Libano, la Turchia e l'Iraq, per la loro notevole intraprendenza nel fornire rifugio e aiuti umanitari alle famiglie in fuga dal conflitto armato in Siria, ma esprime forte preoccupazione per il fatto che tali paesi stanno giungendo a un pericoloso punto di saturazione dovuto all'afflusso di rifugiati siriani, che potrebbe scatenare un'instabilità regionale senza precedenti;

    12. appoggia e accoglie con favore il considerevole contributo apportato dalla Commissione europea e dagli Stati membri dell'UE ai programmi internazionali di assistenza umanitaria e la leadership politica mostrata dal Commissario per la cooperazione interna, l'aiuto umanitario e la risposta alle crisi; accoglie con favore la diversificazione da parte della Commissione dei partner umanitari in Siria al fine di fornire un aiuto più efficace e diffuso, in particolare nelle regioni al di fuori del controllo del governo; invita gli attori dell'UE e gli Stati membri a coordinare in modo migliore le loro azioni e la loro assistenza dentro e fuori la Siria;

    13. esorta la Commissione a presentare un pacchetto complessivo di aiuti, che funga da esempio per gli altri principali donatori, allo scopo di affrontare la crisi umanitaria in Siria e nei paesi vicini, sulla base di tre pilastri: i) potenziamento degli aiuti umanitari (attraverso ECHO); ii) assistenza ai paesi ospitanti per rafforzare le comunità locali e aumentare la capacità e le infrastrutture (attraverso DEVCO) e iii) rapida introduzione di pacchetti di assistenza macrofinanziaria per il Libano e la Giordania;

    14. sottolinea l'importanza di tenere aperte le frontiere internazionali ed esorta la comunità internazionale a sostenere generosamente il Libano e la Giordania nel gestire il crescente afflusso di rifugiati; sollecita tutti i governi ospitanti della regione e altri attori a mantenere i principi di non rimpatrio e di pari trattamento dei profughi;

    15. invita l'UE ad adottare adeguate misure responsabili in relazione al possibile afflusso di profughi nei suoi Stati membri;

    16. chiede l'assistenza umanitaria immediata per tutte le persone bisognose in Siria, in particolare per i feriti, i profughi, gli sfollati interni, le donne e i bambini; elogia il lavoro del Comitato internazionale della Croce Rossa e dell'UNRWA al riguardo; esige che il governo di Assad conceda alle organizzazioni umanitarie il pieno accesso al paese; sottolinea la necessità di intensificare la cooperazione tra i diversi attori che operano sul terreno, come le autorità locali, le organizzazioni internazionali e le ONG, nonché la cooperazione alle frontiere; ritiene che i protocolli di assistenza e il monitoraggio alle frontiere apporterebbero un valore aggiunto;

    17. invita l'UE a sostenere la realizzazione di rifugi sicuri lungo il confine turco-siriano ed eventualmente all'interno della Siria, nonché la creazione di corridoi umanitari da parte della comunità internazionale;

    18. accoglie con favore l'immensa operazione di aiuto umanitario cui le organizzazioni internazionali e locali stanno contribuendo con il patrocinio dell'OCHA e dell'UNHCR e rende omaggio a tutti gli operatori umanitari e sanitari, internazionali e locali, per il loro coraggio e la loro perseveranza; invita l'Unione europea e la comunità internazionale a rafforzare la protezione dei civili, compresi gli operatori umanitari e il personale medico; esorta la comunità internazionale a trovare una soluzione all'attuale mancanza di sicurezza e ai problemi di ordine pubblico nei campi profughi, anche attraverso la creazione di una nuova iniziativa per la sicurezza all'interno dei campi; chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare il diritto internazionale umanitario e facilitare l'accesso degli aiuti umanitari per consentire agli operatori umanitari all'interno e all'esterno del paese di far fronte ai fabbisogni crescenti;

    19. esorta tutti i paesi, in particolare gli Stati membri dell'Unione europea, a mantenere rapidamente gli impegni assunti alla conferenza dei donatori del 30 gennaio 2013 in Kuwait; invita l'Unione europea e la comunità internazionale a istituire meccanismi di rendicontazione al fine di garantire che tutti i fondi impegnati raggiungano i beneficiari designati;

    20. denuncia il ricorso alla violenza sessuale nel conflitto siriano, che è utilizzata anche come arma bellica e costituisce pertanto un crimine di guerra; esorta l'Unione europea e la comunità internazionale a destinare risorse specifiche per porre fine alla violenza sessuale e invita le comunità di accoglienza a fornire un trattamento medico adeguato alle vittime di violenza sessuale;

    21. invita i donatori, alla luce delle crescenti esigenze della popolazione di profughi palestinesi in Siria e nei paesi vicini, a finanziare in modo adeguato l'UNRWA ed esorta quest'ultima a sostenere con generosità gli sforzi in corso per rafforzare la resilienza di tali profughi e ridurre al minimo le loro sofferenze e gli sfollamenti;

    22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché a tutte le parti implicate nel conflitto in Siria.