Procedura : 2013/2641(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B7-0243/2013

Testi presentati :

RC-B7-0243/2013

Discussioni :

PV 23/05/2013 - 21.2
CRE 23/05/2013 - 21.2

Votazioni :

PV 23/05/2013 - 22.3
CRE 23/05/2013 - 22.3

Testi approvati :

P7_TA(2013)0233

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 138kWORD 76k
22.5.2013
PE509.856v01-00}
PE509.857v01-00}
PE509.859v01-00}
PE509.860v01-00}
PE509.862v01-00} RC1
 
B7-0243/2013}
B7-0244/2013}
B7-0246/2013}
B7-0247/2013}
B7-0249/2013} RC1

presentata a norma dell'articolo 122, paragrafo 5, e dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B7‑0243/2013)

ECR (B7‑0244/2013)

PPE (B7‑0246/2013)

S&D (B7‑0247/2013)

GUE/NGL (B7‑0249/2013)


sul Ruanda: la vicenda di Victoire Ingabire (2013/2641(RSP))


José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Filip Kaczmarek, Elmar Brok, Cristian Dan Preda, Bernd Posselt, Philippe Boulland, Eija-Riitta Korhola, Jarosław Leszek Wałęsa, Bogusław Sonik, Zuzana Roithová, Tunne Kelam, Roberta Angelilli, Elena Băsescu, Anne Delvaux, Anna Záborská, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Giovanni La Via, Eduard Kukan, Sari Essayah, Jean Roatta, Petri Sarvamaa, Laima Liucija Andrikienė, Monica Luisa Macovei, Mairead McGuinness, Krzysztof Lisek, Tadeusz Zwiefka, Joachim Zeller a nome del gruppo PPE
Véronique De Keyser, María Muñiz De Urquiza, Ana Gomes, Ricardo Cortés Lastra, Raimon Obiols, Liisa Jaakonsaari, Mitro Repo, Norbert Neuser, Pino Arlacchi, Antigoni Papadopoulou, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg a nome del gruppo S&D
Isabelle Durant, Raül Romeva i Rueda, Jean-Jacob Bicep, Barbara Lochbihler a nome del gruppo Verts/ALE
Charles Tannock, Geoffrey Van Orden a nome del gruppo ECR
Marie-Christine Vergiat, Willy Meyer a nome del gruppo GUE/NGL

Risoluzione del Parlamento europeo sul Ruanda: la vicenda di Victoire Ingabire (2013/2641(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dal Ruanda nel 1975,

–   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–   vista la Carta africana per la democrazia, le elezioni e la governance,

–   visti gli strumenti della Commissione delle Nazioni Unite e dell'Africa sui diritti umani e dei popoli, in particolare i principi e gli orientamenti sul diritto a un equo processo e all'assistenza giuridica in Africa,

–   vista la risposta del VP/AR Ashton all'interrogazione scritta E-010366-12 , del 4 febbraio 2013, concernente Victoire Ingabire,

–   visto l'accordo di partenariato fra i membri dei gruppi degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un canto, e la Comunità europea, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, e in particolare il suo allegato VII, che sollecita la promozione dei diritti dell'uomo, la democrazia basata sullo Stato di diritto e una gestione trasparente e responsabile della cosa pubblica,

–   vista la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–   vista la relazione di Amnesty International "Giustizia a rischio: il giudizio di primo grado di Victoire Ingabire" del 2013,

–   visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che, dopo 16 anni di esilio nei Paesi Bassi, Victoire Ingabire, presidente delle Forze democratiche unificate (FDU), una coalizione di partiti ruandesi dell'opposizione, ha fatto ritorno nel 2010 in Ruanda per partecipare alle elezioni presidenziali;

B.  considerando che a Victoire Ingabire è stato in ultima analisi proibito di presentarsi alle elezioni ed è stata arrestata il 14 ottobre 2010; che le elezioni sono state vinte con il 93% dei voti dal presidente uscente, Paul Kagame, leader del Fronte patriottico del Ruanda (RPF); che l'FDU non è stata in grado di registrarsi come partito politico prima dell'elezione del 2010 e che altri partiti dell'opposizione sono stati sottoposti ad analogo trattamento;

C. considerando che le attività politiche della Ingabire si sono concentrate, fra l'altro, sullo Stato di giustizia, sulla libertà di associazione politica e sul potere alle donne in Ruanda;

D. considerando che l'RPF continua ad essere il partito politico dominante nel Ruanda sotto il presidente Kagame, che controlla la vita pubblica sulla scorta di un sistema partitico unico, nell'ambito del quale chi esprime critiche nei confronti delle autorità del Ruanda viene molestato, intimidito e incarcerato;

E.  considerando che il 30 ottobre 2012 Victoire Ingabire è stata condannata a otto anni di carcere; che era stata imputata di due reati e prosciolta per altri quattro; che è stata giudicata colpevole di congiura volta a danneggiare le autorità ricorrendo al terrorismo e minimizzando il genocidio del 1994, in forza delle sue presunte relazioni con le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR), gruppo di ribelli hutu; che il pubblico ministero aveva chiesto l'ergastolo;

F.  considerando che il 25 marzo 2013 Victoire Ingabire ha presentato appello chiedendo il riesame delle prove;

G. considerando che l'incriminazione di Victoire Ingabire per "ideologia del genocidio" e "separatismo" dimostra la mancanza di tolleranza del pluralismo politico da parte del governo ruandese;

H. considerando che nell'aprile 2013, nel corso dell'appello dinanzi alla Corte suprema, è stata prosciolta dalle sei accuse sostenute dalla procura e condannata per nuove accuse non basate su documenti legali che, secondo l'avvocato della difesa, non erano state presentate durante il processo; che le due nuove accuse comprendono negazione/revisionismo e alto tradimento;

I.   considerando che nel maggio 2013, dopo aver testimoniato contro Victoire Ingabire dinanzi all'Alta corte del Ruanda nel 2012, quattro testimoni dell'accusa e un coimputato hanno affermato dinanzi alla Corte suprema che le loro testimonianze erano state falsificate; che un'importante organizzazione per la difesa dei diritti umani ha espresso preoccupazione per la loro "prolungata detenzione segreta" e l'utilizzo della tortura per estorcere confessioni;

J.   considerando che il processo avviato nel 2011 è considerato da molti osservatori politicamente motivato; che il diritto nazionale del Ruanda e la magistratura contravvengono alle convenzioni internazionali di cui il Ruanda è firmatario, in particolare le convenzioni internazionali sui diritti civili e politici, che il governo ruandese ha firmato il 16 luglio 1997, segnatamente le disposizioni in materia di libertà di espressione e opinione;

K. considerando che dal 16 aprile 2012 la Ingabire sta boicottando il processo per protesta contro le procedure di intimidazione e gli interrogatori illegali utilizzati contro alcuni dei coimputati, vale a dire gli ex membri delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FLDR), il colonnello Tharcisse Nditurende, il colonnello Noël Habiyaremye, il capitano Jean Marie Vianney Karuta e il maggiore Vital Uwumuremyi, nonché contro la decisione del tribunale di abbreviare l'audizione di un testimone della difesa, Kayitesi Claire, che accusa le autorità del Ruanda di fabbricare prove; che questi fatti non sono stati confermati dalle autorità ruandesi;

L.  considerando che Bernard Ntaganda, fondatore del partito PS-Imberakuri, è stato condannato a quattro anni di carcere con l'accusa di minaccia alla sicurezza nazionale, "separatismo" e tentativo di organizzare dimostrazioni senza autorizzazione;

M. considerando che il 13 settembre 2012 Victoire Ingabire – insieme ad altri due esponenti politici del Ruanda, Bernard Ntaganda e Deogratias Mushyayidi, tutti attualmente in carcere a Kigali – è stata candidata al Premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero del 2012;

N. considerando che il Ruanda è firmatario dell'accordo di Cotonou, secondo il quale il rispetto dei diritti dell'uomo è elemento essenziale della cooperazione UE-ACP;

O. considerando che il rispetto dei diritti umani fondamentali, fra cui il pluralismo politico, la libertà di espressione e di associazione è severamente limitato, il che rende difficile per i partiti dell'opposizione agire e ai giornalisti di esprimere opinioni critiche;

P.  considerando che il consolidamento della democrazia è cruciale, compresa l'indipendenza della magistratura e la partecipazione dei partiti dell'opposizione al governo, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari del 2013 e delle elezioni presidenziali del 2017;

Q.  considerando che il genocidio ruandese e la guerra civile del 1994 continuano ad avere conseguenze negative sulla stabilità della regione;

1.  esprime viva preoccupazione per il processo di primo grado di Victoire Ingabire, che non ha rispettato gli standard internazionali, perlomeno per quanto riguarda il diritto alla presunzione di innocenza, e che si è basato su prove costruite e confessioni da parte dei coimputati ottenute durante la detenzione militare a Camp Kami, dove la tortura sembrerebbe essere stata utilizzata per estorcerne le confessioni;

2.  condanna vivamente la natura politica del processo, l'incriminazione di oppositori politici e l'anticipazione dell'esito del processo; invita la magistratura ruandese a garantire che Victoire Ingabire ottenga un tempestivo ed equo appello che risponda agli standard previsti dal diritto ruandese e internazionale;

3.  chiede che sia rispettato il principio di uguaglianza, garantendo che ogni parte – accusa e difesa – abbiano gli stessi strumenti e opportunità procedurali per fare emergere il materiale probatorio disponibile durante il processo e siano in uguale posizione per far valere la propria tesi; incoraggia un miglior controllo delle prove, assicurandosi che esse non sia ottenute per mezzo della tortura;

4.  chiede all'UE di inviare osservatori per seguire il processo di appello di Victoire Ingabire;

5.  sottolinea il suo rispetto per l'indipendenza del sistema giudiziario del Ruanda, ma ricorda alle autorità ruandesi che l'UE, nell'ambito del dialogo politico ufficiale con il Ruanda previsto dall'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, ha espresso le sue preoccupazioni per il rispetto dei diritti dell'uomo e il diritto a un equo processo;

6.  ricorda che la libertà di assemblea, associazione ed espressione sono componenti essenziali in qualsiasi democrazia e ritiene che tali principi siano soggetti a gravi restrizioni in Ruanda;

7.  condanna ogni forma di repressione, intimidazione e detenzione di attivisti politici, di giornalisti e attivisti dei diritti dell'uomo; sollecita le autorità del Ruanda a rilasciare immediatamente tutti gli interessati e altri attivisti che siano detenuti o accusati solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione, associazione e pacifica assemblea; esorta al riguardo le autorità ruandesi ad adeguare il diritto nazionale al fine di garantire la libertà di espressione;

8.  esorta il governo del Ruanda a conformarsi al diritto internazionale e a rispettare la Dichiarazione universale di diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 nonché la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli;

9.  ricorda che le dichiarazioni ottenute sotto tortura o con altre forme di maltrattamento sono inammissibili in qualsiasi procedimento;

10. invita le autorità giudiziarie del Ruanda ad indagare efficacemente le accuse di tortura e altri abusi di diritti dell'uomo e a portare in tribunale coloro i quali commettono tali reati, in quanto l'impunità non può essere tollerata;

11. è preoccupato in quanto, 19 anni dopo l'avvento al potere del RPF e due anni dopo la rielezione del presidente Kagame, il Ruanda non dispone ancora di partiti politici dell'opposizione funzionanti;

12. invita le autorità del Ruanda a garantire la separazione dei poteri amministrativo, legislativo e giudiziario, e in particolare l'indipendenza della magistratura, nonché a promuovere la partecipazione dei partiti politici, in un quadro di rispetto reciproco e dialogo inclusivo che fa parte del processo democratico;

13. ritiene che la legge sull'ideologia del genocidio del 2008, utilizzata per accusare Victoire Ingabire, sia servita come strumento politico per mettere a tacere le critiche nei confronti del governo;

14. chiede al governo del Ruanda di rivedere la legge sull'"ideologia del genocidio" onde renderla conforme agli obblighi del Ruanda previsti dal diritto internazionale e di modificare la legge che reprime i reati di discriminazione e settarismo, onde renderla conforme agli obblighi del Ruanda previsti dal diritto internazionale in materia di diritti dell'uomo;

15. sottolinea che il processo penale di Victoire Ingabire, uno dei più lunghi della storia del Ruanda, è importante sia dal punto di vista politico che giuridico come prova della capacità della magistratura del Ruanda di affrontare casi politici di alto profilo in modo equo e indipendente;

16. ricorda alle autorità del Ruanda che la democrazia si basa su un governo pluralistico, un'opposizione funzionante, dei media e una magistratura indipendenti, sul rispetto dei diritti dell'uomo e sul diritto di espressione e di assemblea; esorta al riguardo il Ruanda ad essere all'altezza di questi standard e a migliorare i suoi risultati in materia di diritti dell'uomo;

17. sottolinea che, nel contesto dell'attività internazionale per lo sviluppo nel Ruanda, occorrerebbe riservare maggiore priorità ai diritti dell'uomo, allo Stato di diritto e a una governance trasparente e reattiva; invita l'UE, in collaborazione con gli altri donatori internazionali, ad esercitare una costante pressione per incoraggiare riforme in materia di diritti dell'uomo in Ruanda;

18. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio di sicurezza ONU, al Segretario generale ONU, alle istituzioni dell'Unione africana, della Comunità dell'Africa orientale, all'Assemblea parlamentare ACP-UE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai legali di Victoire Ingabire nonché al presidente del Ruanda.

 

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