Procedura : 2013/2690(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B7-0347/2013

Testi presentati :

RC-B7-0347/2013

Discussioni :

PV 04/07/2013 - 17.1
CRE 04/07/2013 - 17.1

Votazioni :

PV 04/07/2013 - 18.1

Testi approvati :

P7_TA(2013)0334

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 140kWORD 73k
3.7.2013
PE515.891v01-00}
PE515.892v01-00}
PE515.893v01-00}
PE515.895v01-00}
PE815.899v01-00} RC1
 
B7-0347/2013}
B7-0348/2013}
B7-0349/2013}
B7-0351/2013}
B7-0355/2013} RC1

presentata a norma dell'articolo 122, paragrafo 5, e dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B7‑0347/2013)

Verts/ALE (B7‑0348/2013)

PPE (B7‑0349/2013)

ALDE (B7‑0351/2013)

S&D (B7‑0355/2013)


sulla situazione a Gibuti (2013/2690(RSP))


José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Bernd Posselt, Filip Kaczmarek, Tunne Kelam, Roberta Angelilli, Eija-Riitta Korhola, Elena Băsescu, Monica Luisa Macovei, Philippe Boulland, Jean Roatta, Mariya Gabriel, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Giovanni La Via, Eduard Kukan, Sari Essayah, Laima Liucija Andrikienė, Petri Sarvamaa, Zuzana Roithová, Krzysztof Lisek, Bogusław Sonik a nome del gruppo PPE
Véronique De Keyser, Norbert Neuser, Ricardo Cortés Lastra, Liisa Jaakonsaari, Ana Gomes, Joanna Senyszyn, Mitro Repo, Pino Arlacchi, Marc Tarabella, Antigoni Papadopoulou a nome del gruppo S&D
Marielle de Sarnez, Marietje Schaake, Charles Goerens, Johannes Cornelis van Baalen, Izaskun Bilbao Barandica, Kristiina Ojuland, Robert Rochefort, Hannu Takkula, Ramon Tremosa i Balcells, Nathalie Griesbeck a nome del gruppo ALDE
Isabelle Durant, Judith Sargentini, Raül Romeva i Rueda, Barbara Lochbihler, Nicole Kiil-Nielsen, Ulrike Lunacek a nome del gruppo Verts/ALE
Charles Tannock a nome del gruppo ECR
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione a Gibuti (2013/2690(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nel Corno d'Africa del 15 gennaio 2009 e sulla situazione dei diritti dell'uomo a Gibuti del 18 dicembre 1997,

–   vista la dichiarazione congiunta delle missioni di osservazione internazionale (composte dall'Unione africana (UA), dalla Lega araba, dall'Organizzazione per la cooperazione islamica (OCI) e dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) nell'ambito delle elezioni legislative del 22 febbraio 2013 nella Repubblica di Gibuti, fatta a Gibuti il 24 febbraio 2013,

–   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che Gibuti ha ratificato,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–   visto l'accordo di Cotonou firmato il 23 giugno 2000 e rivisto il 22 giugno 2010,

–   viste la dichiarazione del portavoce di Catherine Ashton, Alto rappresentante dell'UE, sulla situazione dopo le elezioni legislative a Gibuti del 12 marzo 2013,

–   visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che, in virtù della sua posizione sulla punta del Corno d'Africa e all'ingresso del Mar Rosso, Gibuti, congiuntamente alle sue infrastrutture strategiche (porti e zone franche), è importante per l'intera regione;

B.  considerando che Gibuti ha svolto un ruolo cruciale nella lotta contro la pirateria e il terrorismo nella regione;

C. considerando che dalla sua indipendenza avvenuta nel 1977 e fino al 2003 Gibuti ha conosciuto un sistema di partito unico;

D. considerando che una grave crisi politica scuote il paese dalle ultime elezioni legislative del 22 febbraio 2013;

E.  considerando che Ismail Omar Guelleh, arrivato al potere nel 1999, è stato rieletto presidente nel 2005 con il 100% dei suffragi e ha annunciato che non avrebbe aspirato a un nuovo mandato nel 2016; che il presidente Guelleh è stato rieletto nell'aprile 2011 con quasi l'80% dei voti in una elezione largamente boicottata dall'opposizione dopo che il parlamento di Gibuti aveva emendato la Costituzione in modo da consentire al presidente Guelleh di essere candidato per un nuovo mandato;

F.  considerando che per la prima volta dall'arrivo al potere di Ismail Omar Guelleh i partiti dell'opposizione avevano deciso, sperando nel pluralismo democratico, di partecipare alle elezioni legislative del 22 febbraio 2013 per via del nuovo sistema elettorale parzialmente proporzionale che consente la rappresentanza parlamentare della minoranza politica;

G. considerando che in occasione di tali elezioni le operazione di voto sono state osservate dall'Unione africana, dalla Lega araba, dall'Organizzazione per la cooperazione islamica (OCI) e dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) che hanno ispezionato 154 seggi elettorali e 12 centri di spoglio e sottolineato la trasparenza del voto, non riscontrando nessun caso di frode o di intasamento di urne;

H. considerando che stando ai risultati proclamati dal Consiglio costituzionale l'Unione per la maggioranza presidenziale (UMP) ha ottenuto il 68% dei voti;

I.   considerando che l'opposizione, che per la prima volta dall'indipendenza può fare il suo ingresso in Parlamento, denuncia frodi massicce e proclama la propria vittoria elettorale; che il Consiglio costituzionale ha respinto il ricorso dell'opposizione inteso a contestare il risultato delle elezioni;

J.   considerando che l'opposizione boicotta il parlamento uscito da queste votazioni; che le autorità rimproverano in particolare a una parte dell'opposizione di avere costituito una "Assemblea nazionale legittima (ANL)" a margine dell'Assemblea nazionale in seguito alle elezioni contestate dello scorso febbraio; che l'ANL è presieduta dal capolista USN di Gibuti città, Ismail Guedi Hared;

K. considerando che i risultati delle elezioni legislative del 22 febbraio non sono stati ancora resi pubblici per seggio elettorale, nonostante le richieste dell'Unione europea, il che suscita sospetti di frodi;

L.  considerando che il numero di iscritti nella circoscrizione di Gibuti città è cambiato più volte da un annuncio all'altro;

M. considerando che la repressione, attraverso un uso sproporzionato della forza, delle manifestazioni dei partiti di opposizione che contestano la regolarità delle elezioni legislative avrebbe fatto almeno dieci morti uccisi da pallottole sparate dalle forze dell'ordine;

N. considerando gli arresti in massa di manifestanti dell'opposizione; che le ONG denunciano casi di morti sospette, di torture e di scomparse;

O.  considerando che dalle elezioni del 22 febbraio più di un migliaio di oppositori sarebbero stati imprigionati per periodi più o meno lunghi;

P.  considerando che i prigionieri politici attualmente detenuti sarebbero una sessantina; considerando la repressione costante delle autorità contro i militanti politici dell'opposizione;

Q. considerando le azioni giudiziarie avviate contro la maggior parte dei dirigenti dell'opposizione e contro numerosi giornalisti;

R.  considerando che il giornalista Mydaneh Abdallah Okieh, incaricato peraltro della comunicazione della coalizione dell'opposizione USN, è accusato di "diffamazione della polizia" per aver pubblicato sulla rete sociale Facebook immagini di manifestanti vittime della repressione; che il 26 giugno la Corte di appello ne ha aggravato la pena da 45 giorni a 5 mesi;

S.  considerando la condanna avvenuta nell'aprile 2013 a due anni di prigione e alla privazione dei diritti civici e civili di tre dirigenti della coalizione dell'opposizione USN; che l'esame del loro ricorso è stato differito al 25 novembre;

T.   considerando in tale contesto l'arresto del portavoce dell'opposizione USN Daher Ahmed Farah avvenuto il 4 marzo 2013; che è stato giudicato colpevole di istigazione alla ribellione a seguito delle elezioni legislative contestate del febbraio 2013; che due altre persone sono state perseguite per lo stesso reato, di cui una è stata condannata con la condizionale, mentre l'altra è stata rilasciata; che il 22 giugno la Corte di appello ha nuovamente condannato Daher Ahmed Farah a due mesi di reclusione;

U. considerando le condizioni estremamente preoccupanti in cui versano le carceri di Gibuti;

V. considerando che la Costituzione del 1992 riconosce le libertà fondamentali e i principi di base di una buona governance;

W. considerando che l'articolo 10 della Costituzione stabilisce che "il diritto alla difesa, compreso quello di farsi assistere da un avvocato di propria scelta, è garantito in ogni fase della procedura";

X. considerando che Gibuti è tra i firmatari del Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché del Patto sui diritti economici, sociali e culturali;

Y. considerando che le donne di Gibuti sono confrontate a varie forme di violenza, compreso lo stupro, la mutilazione genitale femminile, la violenza domestica, le molestie sessuali e il matrimonio precoce, che hanno conseguenze di vasta portata sulla loro distruzione fisica e psicologica;

Z.  considerando che Gibuti si trova al 167° posto (su 179 paesi) nella classifica mondiale redatta da Reporters sans frontières nel 2013 in tema di libertà d'informazione; considerando il divieto per i giornalisti stranieri di recarsi a Gibuti e le difficoltà che ciò determina per ottenere informazioni affidabili su quanto avviene nel paese;

AA.     considerando che nel marzo 2012 l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) ha stimato che a Gibuti 180.000 persone hanno bisogno di assistenza alimentare;

BB.     considerando che nel corso degli ultimi venti anni l'Unione europea e i suoi Stati membri sono stati i principali finanziatori di Gibuti; che le somme versate dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Francia per l'occupazione delle rispettive basi militari rappresentano una rendita che assicura a Gibuti una crescita continua;

CC.     considerando che il rispetto dei diritti dell'uomo, dei principi democratici dello Stato di diritto sono alla base del partenariato ACP-UE e costituiscono elementi essenziali dell'Accordo di Cotonou;

1.  esprime preoccupazione per la situazione esistente a Gibuti dalle elezioni legislative del 22 febbraio 2013 e per il clima politico teso che grava sul paese; è particolarmente preoccupato per le informazioni che riferiscono di arresti di massa di membri dell'opposizione, di repressione delle manifestazioni che contestano la regolarità delle elezioni e di attacchi contro la libertà dei mezzi di comunicazione;

2.  chiede alla autorità di Gibuti di porre fine alla repressione degli oppositori politici e di liberare tutti i detenuti per motivi politici;

 

3.  chiede alle autorità di Gibuti di assicurare il rispetto dei diritti dell'uomo riconosciuti dai testi nazionali e internazionali che Gibuti ha sottoscritto e garantire i diritti e le libertà civili e politiche, compreso quello di manifestare pacificamente, nonché la libertà di stampa;

 

4.  condanna fermamente gli atti di violenza sessuale contro le donne e ricorda che spetta al governo di Gibuti porre fine all'impunità, traducendo in giustizia gli autori di violenze sessuali nei confronti delle donne;

 

5.  chiede il rispetto dei diritti della difesa, in particolare il fatto che un accusato possa ricorrere a un avvocato di sua scelta in tutte le fasi della procedura; chiede alle autorità di consentire alle famiglie dei detenuti di fornire loro un aiuto materiale, in particolare in campo sanitario;

 

6.  chiede al governo di avviare un dialogo politico con l'opposizione, conformemente all'annuncio fatto dal capo dello Stato il 27 giugno in occasione dell'anniversario dell'indipendenza nazionale, con l'aiuto delle istituzioni che hanno convalidato i risultati elettorali, in particolare l'Unione africana; invita l'Unione europea a sostenere l'azione delle organizzazioni regionali e dare il proprio contributo per trovare una soluzione politica per uscire dall'attuale crisi;

 

7.  chiede l'avvio immediato di un'indagine giudiziaria che faccia luce sulle azioni poste in essere dalle forze dell'ordine in occasione di manifestazioni e sanzioni gli autori di violazioni di diritti dell'uomo;

 

8.  plaude al pacifico svolgimento delle elezioni legislative del 22 febbraio 2013, sottolineato da vari operatori della comunità internazionale, compreso l'Alto rappresentante/Vicepresidente dell'UE, e i capi di quattro missioni di osservazione elettorale inviati sul posto; si compiace dell'impegno civico della popolazione e di tutti i partiti politici quanto al futuro del paese in occasione di tali elezioni;

 

9.  si compiace della partecipazione, per la prima volta dall'indipendenza del paese nel 1977, delle forze dell'opposizione, vale a dire dell'Unione per la salvezza nazionale (USN), alle elezioni legislative del 22 febbraio 2013;

 

10. ribadisce l'invito dell'Unione europea per una pubblicazione trasparente dei risultati delle elezioni del 22 febbraio 2013 per ciascun seggio elettorale;

 

11. invita tutte le forze politiche di Gibuti a rispettare lo Stato di diritto, compreso il diritto di manifestare pacificamente e di astenersi dall'incitare alla violenza e alla repressione;

 

12. si dichiara pronto a seguire attentamente l'evoluzione della situazione a Gibuti e a proporre eventuali misure restrittive in caso di mancato rispetto degli Accordi di Cotonou (2000), in particolare dei suoi articoli 8 e 9; chiede a tal fine alla Commissione di seguire anch'essa da vicino la situazione;

 

13. sollecita il SEAE e la Commissione europea, nonché i loro partner, a collaborare con i cittadini di Gibuti per una riforma politica a lungo termine, operazione che dovrebbe essere agevolata in particolare dagli stretti rapporti già esistenti, dato che Gibuti è stata una componente fondamentale nella lotta contro il terrorismo nella regione, oltre ad ospitare una base militare;

 

14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo di Gibuti, alle istituzioni dell'Unione africana, all'IGAD, alla Lega araba, all'OCI, all'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione nonché ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare permanente ACP-UE.

 

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