Proposta di risoluzione comune - RC-B7-0390/2013Proposta di risoluzione comune
RC-B7-0390/2013

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo

    11.9.2013 - (2013/2822(RSP))

    presentata a norma dell'articolo 122, paragrafo 5, e dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento
    in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:
    ECR (B7‑0390/2013)
    PPE (B7‑0391/2013)
    S&D (B7‑0398/2013)
    ALDE (B7‑0403/2013)
    GUE/NGL (B7‑0404/2013)
    Verts/ALE (B7‑0405/2013)

    Mariya Gabriel, Cristian Dan Preda, Bernd Posselt, Filip Kaczmarek, Tunne Kelam, Roberta Angelilli, Eija-Riitta Korhola, Monica Luisa Macovei, Philippe Boulland, Jean Roatta, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Giovanni La Via, Eduard Kukan, Sari Essayah, Petri Sarvamaa, Laima Liucija Andrikienė, Zuzana Roithová, Jarosław Leszek Wałęsa, Krzysztof Lisek, Anne Delvaux, Michèle Striffler, Martin Kastler, Tadeusz Zwiefka, Bogusław Sonik a nome del gruppo PPE
    Véronique De Keyser, Ricardo Cortés Lastra, Ana Gomes, Liisa Jaakonsaari, Norbert Neuser, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Joanna Senyszyn, Mitro Repo, Mojca Kleva Kekuš, Antigoni Papadopoulou a nome del gruppo S&D
    Marietje Schaake, Alexander Graf Lambsdorff, Graham Watson, Sarah Ludford, Ramon Tremosa i Balcells, Robert Rochefort, Izaskun Bilbao Barandica, Hannu Takkula, Johannes Cornelis van Baalen a nome del gruppo ALDE
    Isabelle Durant, Judith Sargentini, Barbara Lochbihler, Nicole Kiil-Nielsen, Bart Staes, Raül Romeva i Rueda, Jean Lambert a nome del gruppo Verts/ALE
    Charles Tannock, Jan Zahradil, Adam Bielan a nome del gruppo ECR
    Marie-Christine Vergiat, Patrick Le Hyaric a nome del gruppo GUE/NGL

    Procedura : 2013/2822(RSP)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    RC-B7-0390/2013
    Testi presentati :
    RC-B7-0390/2013
    Testi approvati :

    Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo

    (2013/2822(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –   viste le sue precedenti risoluzioni,

    –   viste le dichiarazioni rilasciate dell'Alto Rappresentante Catherine Ashton il 30 agosto 2013 sulla situazione nel Kivu Nord e il 7 giugno 2012 e il 10 luglio 2012 sulla situazione nel Congo orientale,

    –   vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sulla situazione di instabilità e di insicurezza nella regione dei Grandi Laghi e, in particolare, nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC), adottata nella riunione di Paramaribo (Suriname) dal 27 al 29 novembre 2012,

    –   viste le conclusioni del Consiglio del 22 luglio 2013 sulla regione dei Grandi Laghi e del 10 dicembre 2012, del 19 novembre 2012 e del 25 giugno 2012 sulla situazione nella parte orientale della RDC,

    –   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2053 (2012) sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo, 1925 (2010), 1856 (2008) che specifica il mandato della missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (MONUSCO) e 2098 (2013) che ha rinnovato il mandato della MONUSCO,

    –   vista la relazione del Segretario generale dell'ONU del 28 giugno 2013 sulla Missione di stabilizzazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo,

    –   vista la dichiarazione del Presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 25 luglio 2013 sulla situazione nella regione dei Grandi Laghi,

    –   vista la decisione del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana (UA) sulla situazione nella regione dei Grandi Laghi, in particolare nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC), in occasione della sua 393a riunione tenutasi il 28 agosto 2013,

    –   viste le dichiarazioni dei capi di Stato e di governo dei paesi membri della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (ICGRL) rilasciate il 6 agosto 2013 e il 24 novembre 2012 sulla situazione della sicurezza nella RDC,

    –   vista la risoluzione sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo adottata dall'Organizzazione internazionale della francofonia (OIF) in occasione del quattordicesimo vertice dei paesi francofoni tenutosi il 13 e 14 ottobre 2012,

    –   visto l'Accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000,

    –   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000), 1820 (2008), 1888 (2009) e 1960 (2010) sulle donne, la pace e la sicurezza,

    –   visto l'articolo 3 e il protocollo II della Convenzione di Ginevra del 1949, che vietano le esecuzioni sommarie, gli stupri, il reclutamento forzato e altre atrocità,

    –   vista la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 che vieta, in particolare, il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati,

    –   visto il protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, che è stato ratificato dai paesi della regione dei Grandi Laghi,

    –   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e il Patto internazionale del 1966 sui diritti civili e politici,

    –   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, ratificata dalla RDC nel 1982,

    –   visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

    A. considerando che, dal luglio scorso, nella parte orientale della RDC è stata registrata una recrudescenza della violenza, con la ripresa delle ostilità tra il gruppo M23 e le truppe governative, che ha determinato la perdita di migliaia di vite, innumerevoli feriti compresi attacchi contro i civili e le forze di pace delle Nazioni Unite; che la situazione umanitaria rimane critica;

    B.  considerando che, a causa dei ricorrenti conflitti armati, la regione del Kivu ha subito atrocità e violenze, compresi saccheggi, violenze sessuali e di genere, rapimenti, e il reclutamento forzato di bambini da parte di gruppi armati, nonché violazioni dei diritti umani, che continuano ad essere un piaga che mina gli sforzi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e degli organismi regionali per porre fine al conflitto;

    C. considerando che un operatore di pace delle Nazioni Unite è stato ucciso e altri 10 sono rimasti feriti il 28 agosto 2013 durante un attacco al gruppo ribelle M23 nelle montagne di Kibati nel Kivu Nord mentre MONUSCO appoggiava le forze armate congolesi (FARDC) nel proteggere le zone di Goma popolate da civili;

    D. considerando che oltre 2,7 milioni di sfollati interni sono stati costretti ad abbandonare le loro case, compresi più di 1 milione solo nel 2012, e più di 440 000 rifugiati congolesi sono fuggiti in altri paesi africani, con circa 6,4 milioni di persone bisognose di cibo e di aiuti di emergenza che stanno ora semplicemente sopravvivendo in condizioni precarie a causa dei continui combattimenti e delle violazioni dei loro diritti umani e del diritto umanitario internazionale nella parte orientale della RDC;

    E.  considerando che il mancato perseguimento da parte della RDC dei responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra favorisce il clima di impunità e incoraggia a commettere nuovi reati;

    F.  considerando che i negoziati tra i gruppi ribelli e lo Stato della Repubblica democratica del Congo sono interrotti dal maggio 2013; ricordando che i ribelli del gruppo M23 che sono stati integrati nell'esercito a seguito di un accordo di pace del 2000 si sono ammutinati nel mese di aprile 2012 e che il M23 costituisce una delle dozzine di gruppi armati che combattono in questa regione ricca di risorse;

    G. considerando che nel quadro del settimo vertice dell'ICGLR, iniziato il 5 settembre 2013, si è chiesta la riapertura dei negoziati di pace e la loro rapida conclusione;

    H. considerando che la risoluzione 2098 (2013) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 28 marzo 2013, ha prorogato fino al 31 marzo 2014 il mandato della missione MONUSCO e ha istituito, in via eccezionale, una "brigata d'intervento" specializzata nell'ambito delle attuali forze armate dell'operazione che contano 19 815 unità;

    I.   considerando che nel 2012 gli Stati membri dell'ICGLR hanno introdotto un meccanismo comune di verifica per il monitoraggio dei movimenti delle truppe nella parte orientale della RDC e il dispiegamento della forza internazionale neutrale prevista;

    J.   considerando che il gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha pubblicato le prove del nesso esistente tra il Ruanda e i ribelli, e che gli Stati Uniti hanno invitato Kigali a cessare il proprio sostegno; che il Ruanda ha ripetutamente negato di avere legami con il gruppo M23;

    K. considerando che il ricorso alla violenza sessuale e l'uso ampiamente diffuso dello stupro come arma di guerra hanno conseguenze enormi, quali la distruzione fisica e psicologica delle vittime, e devono essere considerati crimini di guerra; che le autorità nazionali e la comunità internazionale hanno ampiamente investito nel rafforzamento del sistema giudiziario, specialmente a livello militare, e nella promozione dell'avvio di indagini e azioni giudiziarie sulle violenze sessuali; che, benché i processi abbiano avuto luogo, le sentenze non sono state eseguite, in molti casi le persone giudicate colpevoli riescono a fuggire e si fa troppo poco per risarcire le vittime;

    L.  considerando che è necessario affrontare le conseguenze del conflitto, in particolare mediante la smilitarizzazione, la revisione della governance locale, la smobilitazione e il reinserimento degli ex combattenti, il rimpatrio dei rifugiati, il reinsediamento degli sfollati nel loro paese e l'attuazione di programmi di sviluppo sostenibile;

    M. considerando che, nel quadro delle missioni EUSEC RD ed EUPOL RD, l'Unione europea contribuisce al ripristino dei settori della giustizia e della sicurezza (polizia ed esercito) e si adopera per assicurarne il buon funzionamento fornendo assistenza finanziaria e tecnica e provvedendo alla formazione del personale;

    N. considerando che la questione dello sfruttamento illegale delle risorse naturali della RDC, una parte delle quali finisce in altri paesi, è uno dei fattori che alimentano e inaspriscono il conflitto nel paese e rimane una fonte di insicurezza per tutta la regione;

    O. considerando che anche l'aumento della disoccupazione, la crisi sociale, la crisi alimentare, l'inadeguatezza dei servizi di base, l'impoverimento della popolazione e il degrado ambientale nella RDC contribuiscono all'instabilità del paese e della regione dei Grandi Laghi;

    P.  considerando che negli ultimi mesi non vi sono stati progressi per quanto riguarda il progetto di legge sulla protezione dei difensori dei diritti umani e nella RDC si è registrato un aumento della repressione nei confronti degli attivisti per i diritti umani e dei giornalisti, con casi di arresti arbitrari e intimidazioni; che non sono state adottate misure per assicurare i responsabili alla giustizia;

    Q. considerando che dopo la ripresa, il 9 aprile 2013, del processo d'appello dinanzi al Tribunale supremo militare concernente l'omicidio, nel giugno 2010, di Floribert Chebeya, direttore esecutivo di Voice of the Voiceless (VSV) e membro dell'assemblea generale dell'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), e di Fidèle Bazana, membro di VSV, gli avvocati della difesa Peter Ngomo Milambo, Emmanuel Ilunga Kabengele e Regine Sesepe, hanno ricevuto minacce;

    R.  considerando che il 7 agosto 2013, nel villaggio di Kawakolo, nel territorio di Pweto (provincia di Katanga), Godfrey Mutombo, membro dell'organizzazione non governativa Libertas è stato brutalmente assassinato da alcuni componenti dei gruppi ribelli che dal 2011 seminano il terrore in diversi villaggi nel nord della provincia;

    1.  esprime forte preoccupazione per la recente spirale di violenze nella parte orientale della RDC, che ha gravi conseguenze politiche, economiche, sociali, umanitarie e per la sicurezza nel paese e in tutta la regione, già fragile e instabile;

    2.  condanna duramente le recenti ondate di violenza nella parte orientale della RDC, specialmente il bombardamento indiscriminato da parte del gruppo armato M23 e di altri gruppi armati, in particolare le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR), che ha provocato morti, feriti e danni tra la popolazione civile; condanna gli attacchi mirati compiuti dai ribelli contro la missione MONUSCO, che si sono conclusi con un bilancio di alcuni morti, tra cui un membro tanzaniano della forza di pace, e numerosi altri feriti; esorta tutte le parti interessate a concedere accesso e protezione alle agenzie umanitarie che vengono per prestare assistenza alla popolazione civile in difficoltà;

    3.  chiede di porre immediatamente fine a tutte le violazioni dei diritti umani, compresa l'allarmante e diffusa violenza sessuale e di genere (risoluzione 1820 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 19 giugno 2008) e il deplorevole reclutamento e impiego di bambini da parte delle forze armate; esprime la sua solidarietà al popolo della RDC colpito dalla guerra;

    4.  chiede con forza a tutte le autorità competenti di intervenire immediatamente per realizzare un'indagine imparziale e approfondita in relazione a tutti i casi passati e presenti di violazioni dei diritti umani, nonché di cooperare pienamente con la Corte penale internazionale; esorta ad adoperarsi per garantire che gli autori di violazioni dei diritti umani, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, violenze sessuali nei confronti delle donne e dell'arruolamento di soldati bambini siano denunciati, identificati, perseguiti e puniti a norma del diritto penale nazionale e internazionale;

    5.  condanna duramente tutte le forme di sostegno esterno al gruppo M23 e ad altre forze turbolente nella RDC e chiede la cessazione immediata e permanente di tale sostegno;

    6.  sostiene la missione della "brigata d'intervento" MONUSCO, chiamata a un'azione offensiva contro i gruppi armati, tra cui il M23; si compiace dell'intervento attivo della missione MONUSCO nello svolgimento del suo mandato, in particolare la protezione dei civili, e la incoraggia a portare avanti tali sforzi; esorta in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a prendere tutti i provvedimenti necessari, conformemente alla risoluzione 2098 (2013) del Consiglio di sicurezza, al fine di proteggere i civili nella parte orientale della RDC;

    7.  invita a effettuare un'indagine approfondita, mediante il meccanismo comune di verifica esteso, riguardo alla provenienza delle bombe e dei mortai partiti dal territorio della RDC e caduti nel vicino Ruanda; auspica che le relazioni del meccanismo comune di verifica esteso siano più trasparenti e regolari;

    8.  sottolinea che qualsiasi intervento diretto dei paesi vicini alla RDC può soltanto esacerbare la situazione; invita tutti gli attori regionali coinvolti a dar prova della massima moderazione e ad astenersi da qualsiasi atto o dichiarazione che potrebbe causare un ulteriore inasprimento della situazione; invita i paesi vicini a garantire il pieno rispetto della sovranità della RDC e della sua integrità territoriale;

    9.  accoglie con favore gli sforzi dei paesi membri dell'ICGLR, nonché gli sforzi e le iniziative dell'Unione africana e delle Nazioni Unite intesi a trovare una soluzione politica duratura, strutturale e pacifica alla crisi; invita al rispetto di tutte le disposizioni contenute nell'accordo quadro per la pace, la sicurezza e la cooperazione;

    10. invita i paesi della regione dei Grandi Laghi, in particolare a seguito degli impegni assunti nel febbraio 2013 nel quadro degli accordi di Addis Abeba, a impegnarsi a promuovere congiuntamente la pace, la stabilità e la sicurezza al fine di incentivare lo sviluppo economico regionale, prestando particolare attenzione alla riconciliazione, al rispetto dei diritti umani, alla lotta all'impunità, all'istituzione di un sistema giudiziario imparziale e a una maggiore responsabilità del governo;

    11. accoglie con favore i negoziati di pace nella regione che si sono tenuti a Kampala il 5 settembre 2013 sotto gli auspici del presidente dell'ICGLR, il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni; incoraggia tutte le parti interessate a partecipare e incoraggia le autorità della RDC a sostenere il dialogo tra le comunità, in particolare quelle colpite dal conflitto;

    12. invita i paesi dell'Unione africana e della regione dei Grandi laghi a prendere ulteriori iniziative finalizzate a combattere lo sfruttamento illecito delle risorse naturali e il relativo commercio – uno dei motivi alla base della proliferazione e del traffico di armi, che sono a loro volta tra i principali fattori che alimentano ed esasperano i conflitti nella regione dei Grandi Laghi;

    13. invita la comunità internazionale, comprese l'Unione europea, l'Unione africana e le Nazioni Unite, a continuare ad adottare tutte le misure possibili per fornire un aiuto più coordinato ed efficace alla popolazione della parte orientale della RDC nonché a contribuire agli sforzi tesi a rispondere alla catastrofe umanitaria;

    14. accoglie con favore la mobilitazione di 10 milioni di EUR supplementari da parte della Commissione al fine di garantire gli aiuti urgentemente necessari a 2,5 milioni di persone nella RDC, fondi che portano gli aiuti umanitari dell'UE nella RDC e nella regione dei Grandi laghi a 71 milioni di EUR nel 2013, rendendo l'UE il maggior donatore di aiuti umanitari al paese;

    15. insiste sulla necessità che il governo della RDC porti a termine le riforme nel settore della sicurezza e chiede che siano compiuti sforzi a livello nazionale ed internazionale intesi ad accrescere l'autorità statale e lo Stato di diritto nella RDC, in particolare nei settori della governance e della sicurezza, anche in stretta cooperazione con la missione di assistenza militare dell'Unione europea (EUSEC) e con la missione di polizia dell'Unione europea (EUPOL), che dovrebbero essere portate avanti al fine di consolidare la pace e la sicurezza sia nel paese sia nella regione dei Grandi Laghi;

    16. incoraggia il parlamento, il senato e il presidente della RDC, Joseph Kabila, ad attuare tutte le misure necessarie per consolidare la democrazia e garantire una vera partecipazione di tutte le forze politiche che esprimono la volontà della nazione nella governance del paese, sulla base di norme giuridiche e costituzionali, nonché elezioni libere ed eque; ricorda la necessità di tenere conto delle raccomandazioni della missione di osservazione elettorale dell'UE nel 2011 e di attuare le riforme indispensabili alla continuazione del processo elettorale, anche garantendo che si tengano elezioni locali;

    17. invita le autorità della RDC a garantire in tutte le circostanze l'integrità fisica e psicologica dei difensori dei diritti umani e a condurre indagini tempestive, approfondite, imparziali e trasparenti al fine di identificare i responsabili di minacce, attacchi e uccisioni ai danni di alcuni di tali difensori;

    18. sottolinea l'importanza di adottare atti legislativi a lungo attesi, tra cui la legge sulla protezione dei difensori dei diritti umani e la legge sulla conformità del diritto nazionale allo statuto di Roma;

    19. raccomanda che, in occasione della sua 24ª sessione, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite adotti una risoluzione incisiva volta a ristabilire un meccanismo di vigilanza per la situazione dei diritti umani nella RDC e a chiedere all'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di presentare una relazione sulla situazione dei diritti umani nella RDC;

    20. esorta le autorità congolesi a garantire l'effettiva istituzione di un tribunale misto specializzato che contribuisca a combattere l'impunità e sottoponga a giudizio gli autori di gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale nella RDC, tra cui la violenza sessuale contro le donne;

    21. ritiene che un accesso trasparente alle risorse naturali della RDC, una gestione trasparente e una redistribuzione equa di tali risorse mediante il bilancio dello Stato siano indispensabili per lo sviluppo sostenibile del paese; invita pertanto l'Unione africana e i paesi della regione dei Grandi Laghi ad adoperarsi maggiormente per combattere lo sfruttamento e il commercio illegali di risorse naturali e chiede all'Unione europea e alla comunità internazionale nel suo complesso di rafforzare la cooperazione con la RDC in questo ambito;

    22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, ai governi dei paesi della regione dei Grandi Laghi, al presidente, al primo ministro e al parlamento della RDC, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Rappresentante speciale dell'ONU per crimini sessuali in situazioni di conflitto armato, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.