Proposta di risoluzione comune - RC-B7-0446/2013Proposta di risoluzione comune
RC-B7-0446/2013

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE sulle recenti violenze in Iraq

9.10.2013 - (2013/2874(RSP))

presentata a norma dell'articolo 122, paragrafo 5, e dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento
in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:
Verts/ALE (B7‑0446/2013)
ECR (B7‑0447/2013)
S&D (B7‑0458/2013)
PPE (B7‑0459/2013)
ALDE (B7‑0462/2013)

José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, Cristian Dan Preda, Alejo Vidal‑Quadras, Bernd Posselt, Mariya Gabriel, Tunne Kelam, Eduard Kukan, Roberta Angelilli, Laima Liucija Andrikienė, Andrzej Grzyb, Petri Sarvamaa, Monica Luisa Macovei, Eija-Riitta Korhola, Philippe Boulland, Jean Roatta, Sergio Paolo Francesco Silvestris, Giovanni La Via, Sari Essayah, Krzysztof Lisek, Tokia Saïfi, Martin Kastler, Bogusław Sonik a nome del gruppo PPE
Véronique De Keyser, Ana Gomes, Silvia Costa, Maria Eleni Koppa, Pino Arlacchi, Corina Creţu, Joanna Senyszyn, Liisa Jaakonsaari, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mitro Repo, Marc Tarabella, Antigoni Papadopoulou, María Muñiz De Urquiza a nome del gruppo S&D
Jelko Kacin, Louis Michel, Alexander Graf Lambsdorff, Marietje Schaake a nome del gruppo ALDE
Tarja Cronberg, Barbara Lochbihler, Nicole Kiil-Nielsen, Raül Romeva i Rueda a nome del gruppo Verts/ALE
Charles Tannock, Struan Stevenson, Ryszard Antoni Legutko, Tomasz Piotr Poręba, Ryszard Czarnecki, a nome del gruppo ECR
Jaroslav Paška

Procedura : 2013/2874(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento :  
RC-B7-0446/2013
Testi presentati :
RC-B7-0446/2013
Testi approvati :

Risoluzione del Parlamento europeo sulle recenti violenze in Iraq

(2013/2874(RSP))

Il Parlamento europeo,

–      viste le sue risoluzioni precedenti sull'Iraq, segnatamente quella del 14 marzo 2013 dal titolo "Iraq: il dramma delle minoranze, in particolare dei turkmeni"[1],

–      visti l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq[2],

–      visto il documento di strategia comune per l'Iraq (2011-2013) della Commissione,

–      vista la relazione sui diritti umani in Iraq per il periodo gennaio-giugno 2012, presentata congiuntamente dalla Missione di assistenza dell'ONU per l'Iraq (UNAMI) e dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani il 19 dicembre 2012,

–      vista la relazione n. 144 sul Medio Oriente del Gruppo internazionale di crisi, del 14 agosto 2013, dal titolo: "Make or Break: Iraq's Sunnis and the State",

 

–      visti i dati dell'ONU sul numero di vittime nel mese di settembre, pubblicati il 1° ottobre 2013,

 

–      vista la dichiarazione resa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il 29 luglio 2013, che esortava i leader ad allontanare l'Iraq dall'orlo del precipizio,

 

–      vista la dichiarazione resa dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon il 1° settembre 2013 sui tragici eventi del campo di Ashraf, costati la vita a 52 persone,

–      vista la dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull'eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o il credo,

–      visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, di cui l'Iraq è firmatario,

–      visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

–       vista la dichiarazione resa il 5 settembre 2013 dal Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, sulle recenti violenze in Iraq,

A.    considerando che l'Iraq continua ad affrontare gravi sfide politiche, socioeconomiche e di sicurezza, e che il panorama politico del paese è estremamente frammentato e segnato dalla violenza e della politica settaria, il che va gravemente a scapito delle legittime aspirazioni del popolo iracheno alla pace, alla prosperità e a un'effettiva transizione verso la democrazia;

B.     considerando che, secondo i dati sul numero delle vittime pubblicati dall'UNAMI, un totale di 979 iracheni sono stati uccisi e altri 2 133 sono stati feriti in atti di terrorismo e violenza nel settembre 2013; che, nello stesso mese, Baghdad è stato il governatorato più colpito, con 1 429 vittime tra i civili (418 morti e 1 011 feriti), seguito da Ninewa, Diyala, Salahuddin e Anbar; che sono state segnalate vittime anche a Kirkuk, Erbil, Babil, Wasit, Dhi-Qar e Basra;

C.    considerando che l'impatto delle violenze sulla popolazione civile rimane eccezionalmente elevato, dal momento che, dall'inizio del 2013, fino a 5 000 civili sono stati uccisi e circa 10 000 sono rimasti feriti, il che rappresenta la cifra più elevata degli ultimi cinque anni;

D.    considerando che gravi problemi sociali ed economici, come la povertà diffusa, la disoccupazione elevata, la stagnazione economica, il degrado ambientale e la mancanza di servizi pubblici di base continuano a interessare una vasta parte della popolazione; che numerose manifestazioni pacifiche per la rivendicazione di maggiori diritti sociali, economici e politici continuano a essere oggetto di sistematica repressione, perpetrata con impunità da parte delle forze di sicurezza;

E.     considerando che la costituzione irachena garantisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, unitamente ai "diritti amministrativi, politici, culturali e all'istruzione delle varie nazionalità";

F.     considerando che l'accordo di partenariato e cooperazione UE-Iraq, e in particolare la sua clausola sui diritti umani, evidenzia che il dialogo politico tra l'UE e l'Iraq dovrebbe concentrarsi sui diritti umani e sul rafforzamento delle istituzioni democratiche;

1.     condanna fermamente i recenti atti di terrorismo e l'aumento della violenza settaria, che aumentano il rischio che il paese ricada in conflitti settari e suscitano timori di lotte settarie ancora più estese in tutta la regione; fa presente che sebbene le violenze perpetrate siano di tipo settario, le loro cause sono politiche piuttosto che religiose;

2.     esprime il suo cordoglio alle famiglie e agli amici delle persone decedute e ferite;

3.     condanna i recenti attentati del 3 settembre 2013, in cui almeno 60 persone sono rimaste uccise nei quartieri a maggioranza sciita di Baghdad; del 15 settembre 2013, in cui più di 40 persone hanno perso la vita nelle esplosioni che hanno colpito il paese, prendendo di mira soprattutto le zone sciite; del 21 settembre 2013, in cui almeno 60 persone sono state uccise in un attacco sferrato durante un funerale a Sadr City (Baghdad); del 30 settembre 2013, in cui almeno 54 persone hanno perso la vita a causa dell'esplosione di autobombe nei quartieri a maggioranza sciita di Baghdad; del 5 ottobre 2013, in cui almeno 51 persone sono rimaste uccise e più di 70 sono state ferite a Baghdad, in un attacco compiuto da un attentatore suicida contro i pellegrini sciiti nel quartiere di al-Adhamiya, mentre almeno 12 persone sono morte e altre 25 sono rimaste ferite dopo che, lo stesso giorno, un altro attentatore suicida si è fatto esplodere in un caffè di Balad, a nord di Baghdad; del 6 ottobre 2013, in cui almeno 12 bambini, di età compresa tra 6 e 12 anni, hanno perso la vita e molti altri sono stati feriti a causa di un attentatore suicida che si è fatto esplodere vicino a una scuola elementare nel villaggio turcomanno sciita di Qabak; del 7 ottobre 2013, in cui almeno 22 persone sono rimaste uccise in una nuova ondata di esplosioni a Baghdad, e dell'8 ottobre 2013, in cui almeno 9 persone sono morte a causa di un'autobomba a Baghdad e di attentati alle forze di sicurezza nel nord del paese;

4.     condanna fermamente gli attacchi contro il campo di Ashraf del 1° settembre 2013 da parte delle forze irachene, che hanno portato alla morte di 52 rifugiati iraniani e al sequestro di 7 residenti, comprese 6 donne, che, stando alle dichiarazioni del Vicepresidente/alto rappresentante Catherine Ashton, sarebbero trattenuti a Baghdad, e ne chiede il rilascio immediato e incondizionato; manifesta il proprio sostegno nei confronti del lavoro dall'UNAMI nell'adoperarsi per trasferire i circa 3 000 residenti fuori dall'Iraq;

5.     esprime profonda preoccupazione per la nuova ondata di instabilità e invita tutti i leader politici iracheni, di tutte le etnie e convinzioni religiose, a collaborare per porre fine alla violenza e alla diffidenza dei gruppi settari e a riconciliare il popolo iracheno;

6.     invita sia il governo dell'Iraq che i governi regionali a condannare gli attentati e a condurre un'indagine internazionale indipendente, rapida e completa sui recenti attacchi terroristici nella regione, e chiede al governo iracheno di collaborare appieno all'indagine in modo da assicurare i responsabili alla giustizia;

7.     esprime preoccupazione per il fatto che la violenza del conflitto siriano sia sfociata anche in Iraq, dove i ribelli jihadisti legati allo Stato islamico dell'Iraq, un gruppo ombrello di militanti sunniti che include al-Qaeda, hanno assunto una posizione di rilievo;

8.     invita i leader politici, religiosi e civili e le forze di sicurezza ad avviare con urgenza una collaborazione tesa a porre fine allo spargimento di sangue e ad assicurare che tutti i cittadini iracheni si sentano ugualmente protetti;

9.     invita il governo iracheno e tutti i leader politici ad adottare le misure necessarie per fornire sicurezza e protezione a tutte le persone in Iraq, in particolare ai membri delle minoranze vulnerabili; chiede al governo iracheno di garantire che le forze di sicurezza rispettino lo Stato di diritto e le norme internazionali;

10.   invita la comunità internazionale e l'Unione europea a sostenere il governo iracheno, promuovendo iniziative tese al dialogo nazionale, al consolidamento dello Stato di diritto e alla fornitura dei servizi di base, allo scopo di creare un Iraq sicuro, stabile, unificato, florido e democratico, in cui siano tutelati i diritti umani e politici di tutte le persone;

11.   invita le autorità irachene a prendere misure urgenti per destinare un maggior numero di risorse ai programmi volti a migliorare la situazione, dal momento che le condizioni della sicurezza hanno inasprito i problemi dei gruppi più vulnerabili, tra cui le donne, i giovani e gli attivisti dei diritti fondamentali, compresi i sindacalisti;

12.   incoraggia il dialogo religioso tra il clero sunnita e sciita, in quanto strumento necessario alla risoluzione del conflitto; ritiene che i recenti colloqui tra gli Stati Uniti e l'Iran accordino anche all'Iraq la possibilità di agire da intermediario, trattandosi di uno dei pochi paesi a godere di forti legami con entrambe le parti; invita i leader iraniani a impegnarsi in modo costruttivo per la stabilizzazione della regione;

13.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei rappresentanti dell'Iraq, al governo regionale del Kurdistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.