Procedura : 2014/2634(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B7-0251/2014

Testi presentati :

RC-B7-0251/2014

Discussioni :

PV 13/03/2014 - 19.2
CRE 13/03/2014 - 19.2

Votazioni :

PV 13/03/2014 - 20.2

Testi approvati :

P7_TA(2014)0254

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 151kWORD 70k
12.3.2014
PE529.651v01-00}
PE529.652v01-00}
PE529.653v01-00}
PE529.655v01-00}
PE529.657v01-00}
PE529.658v01-00} RC1
 
B7-0251/2014}
B7-0252/2014}
B7-0253/2014}
B7-0255/2014}
B7-0257/2014}
B7-0258/2014} RC1

presentata a norma dell'articolo 122, paragrafo 5, e dell'articolo 110, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B7‑0251/2014)

Verts/ALE (B7‑0252/2014)

S&D (B7‑0253/2014)

ALDE (B7‑0255/2014)

PPE (B7‑0257/2014)

GUE/NGL (B7‑0258/2014)


sull'avvio di consultazioni per sospendere l'Uganda e la Nigeria dall'accordo di Cotonou alla luce delle recenti leggi che criminalizzano ulteriormente l'omosessualità (2014/2634(RSP))


Mariya Gabriel, Gay Mitchell, Michèle Striffler, Tunne Kelam, Cristian Dan Preda, Elena Băsescu, Monica Luisa Macovei, Philippe Boulland, Jean Roatta, Petri Sarvamaa, Eija-Riitta Korhola, Sari Essayah, Salvador Sedó i Alabart, Dubravka Šuica, Bogusław Sonik a nome del gruppo PPE
Véronique De Keyser, Joanna Senyszyn, Tonino Picula, Tanja Fajon, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Mitro Repo, María Muñiz De Urquiza, Richard Howitt, Ana Gomes, Michael Cashman, Liisa Jaakonsaari, Marc Tarabella, Pino Arlacchi, Gianni Pittella, Ricardo Cortés Lastra, Silvia-Adriana Ţicău a nome del gruppo S&D
Marietje Schaake, Sarah Ludford, Louis Michel, Ramon Tremosa i Balcells, Angelika Werthmann, Leonidas Donskis, Ivo Vajgl, Johannes Cornelis van Baalen, Kristiina Ojuland, Izaskun Bilbao Barandica, Phil Bennion a nome del gruppo ALDE
Ulrike Lunacek, Barbara Lochbihler, Judith Sargentini, Jean Lambert, Raül Romeva i Rueda, Iñaki Irazabalbeitia Fernández, Marije Cornelissen, Jean-Jacob Bicep, Hiltrud Breyer a nome del gruppo Verts/ALE
Charles Tannock, Marina Yannakoudakis a nome del gruppo ECR
Marie-Christine Vergiat, Patrick Le Hyaric, Nikola Vuljanić a nome del gruppo GUE/NGL
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sull'avvio di consultazioni per sospendere l'Uganda e la Nigeria dall'accordo di Cotonou alla luce delle recenti leggi che criminalizzano ulteriormente l'omosessualità (2014/2634(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   visti gli obblighi e gli strumenti internazionali in materia di diritti umani, compresi quelli che figurano nelle convenzioni dell'ONU sui diritti umani e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, le quali garantiscono i diritti umani e le libertà fondamentali e vietano la discriminazione,

–   visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne e la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–   vista la risoluzione 17/19 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 17 giugno 2011, sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere,

–   visti la seconda revisione dell'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e l'Unione europea e i suoi Stati membri, dall'altro (l'accordo di Cotonou) e le disposizioni e gli impegni in materia di diritti umani e di salute pubblica ivi contenuti, in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, l'articolo 9, l'articolo 31 bis, lettera e, e l'articolo 96,

–   visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 21, 24, 29 e 31 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 10 e 215 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che sanciscono l'impegno dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, nell'ambito delle loro relazioni con il resto del mondo, a favore della difesa e della promozione dei diritti umani universali e della tutela dei singoli individui, come pure dell'adozione di misure restrittive in caso di gravi violazioni dei diritti umani,

–   visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–   vista la dichiarazione resa il 15 gennaio 2014 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Catherine Ashton, nella quale esprimeva inquietudine per la promulgazione della legge riguardante il (divieto di) matrimonio tra persone dello stesso sesso in Nigeria,

–   vista la dichiarazione del VP/AR, del 20 dicembre 2013, sull'adozione del disegno di legge contro l'omosessualità in Uganda,

–   viste la dichiarazione resa dal presidente Obama il 16 febbraio 2014 sull'adozione del disegno di legge contro l'omosessualità in Uganda e la sua richiesta al presidente Yoweri Museveni di non firmare la legge,

–   vista la dichiarazione resa dal VP/AR il 18 febbraio 2014 sulla legislazione contro l'omosessualità in Uganda,

–   vista la dichiarazione rilasciata il 25 febbraio 2014 da Ban Ki-moon, nella quale esorta le autorità ugandesi a riesaminare o abrogare il disegno di legge contro l'omosessualità nel loro paese;

–   vista la dichiarazione rilasciata il 4 marzo 2014 dall'alto rappresentante a nome dell'Unione europea a proposito della legge ugandese contro l'omosessualità;

–   viste la sua risoluzione del 5 luglio 2012 sulla violenza contro le donne lesbiche e sui diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) in Africa(1), la sua posizione del 13 giugno 2013 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo che modifica per la seconda volta l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, modificato per la prima volta a Lussemburgo il 25 giugno 2005(2), e la sua risoluzione dell'11 dicembre 2013 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012 e sulla politica dell'Unione europea in materia(3),

–   viste le sue risoluzioni del 17 dicembre 2009 sulla proposta di legge contro l'omosessualità in Uganda(4), del 16 dicembre 2010 sulla cosiddetta "legge Bahati" e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) in Uganda(5), e del 17 febbraio 2011 sull'uccisione di David Kato in Uganda(6),

–   viste le sue risoluzioni del 15 marzo 2012(7) e del 4 luglio 2013(8) sulla situazione in Nigeria,

–   vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2014 sui recenti tentativi di configurare come reato l'appartenenza alla categoria lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI)(9),

–   vista la sua risoluzione del 28 settembre 2011 sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite(10),

–   visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali per dignità e diritti; che tutti gli Stati hanno l'obbligo di prevenire le violenze, l'incitamento all'odio e le stigmatizzazioni sulla base di caratteristiche individuali, inclusi l'orientamento sessuale, l'identità di genere e l'espressione di genere;

B.  considerando che la politica estera e di sicurezza comune dell'UE mira a sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, come pure il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

C. considerando che ben 76 paesi continuano a considerare l'omosessualità un reato e che, per essa, cinque paesi prevedono la pena di morte;

D. considerando che gli atti consensuali tra persone dello stesso sesso erano già puniti con 14 anni di reclusione in Uganda, a norma della sezione 145 del Codice penale ugandese, e con 7 anni di reclusione in Nigeria, a norma della sezione 214 del Codice penale nigeriano (o con la pena di morte nei 12 paesi in cui vige la Sharia);

E.  considerando che il 20 dicembre 2013 il parlamento ugandese ha approvato il disegno di legge contro l'omosessualità che punisce coloro che difendono i diritti delle persone LGBTI con la reclusione fino a 7 anni, coloro che detengono una casa, una o più stanze oppure un luogo di qualsiasi tipo per "scopi di omosessualità" con 7 anni di reclusione e i trasgressori "recidivi" o sieropositivi con l'ergastolo; che la legge è stata firmata dal presidente della Repubblica dell'Uganda Yoweri Museveni Kaguta il 24 febbraio 2014;

F.  considerando che le autorità ugandesi hanno adottato la legge contro la pornografia e quella sulla gestione dell'ordine pubblico, che rappresentano ulteriori attacchi ai diritti umani e alle ONG che li difendono; che tale situazione dà prova della limitazione e del deterioramento dello spazio politico che la società civile si trova ad affrontare;

G. considerando che il 17 dicembre 2013 il Senato nigeriano ha approvato il disegno di legge riguardante il (divieto di) matrimonio tra persone dello stesso sesso, che punisce le persone che hanno una relazione omosessuale con la reclusione fino a 14 anni e i testimoni di matrimoni tra persone dello stesso sesso o coloro che gestiscono o frequentano bar, organizzazioni o gruppi per le persone LGBTI con la reclusione fino a 10 anni; che tale legge è stata firmata dal presidente Goodluck Jonathan nel gennaio 2014;

H. considerando che alcuni mezzi d'informazione, membri della popolazione e leader politici e religiosi di tali paesi cercano di intimidire sempre di più le persone LGBTI, limitando i loro diritti, quelli delle ONG e dei gruppi per la difesa dei diritti umani e legittimando la violenza ai loro danni; che un giornale popolare ugandese ha pubblicato, poco dopo la firma del progetto di legge da parte del presidente Museveni, un elenco di nomi e immagini di 200 omosessuali e lesbiche ugandesi, con serie conseguenze negative per la loro sicurezza; che i media hanno dato notizia di un numero crescente di arresti e casi di violenza contro le persone LGBTI in Nigeria;

I.   considerando che numerosi capi di Stato e di governo, leader delle Nazioni Unite nonché rappresentanti di governi e parlamenti, l'Unione europea (tra cui il Consiglio, il Parlamento, la Commissione e il VP/AR) e diverse personalità a livello mondiale hanno condannato duramente le leggi che criminalizzano le persone LGBTI;

J.   considerando che la cooperazione dell'UE dovrebbe sostenere gli sforzi dei paesi ACP intesi a sviluppare quadri di sostegno giuridici e politici ed eliminare leggi, politiche e pratiche punitive come anche stigmatizzazioni e discriminazioni che minano i diritti umani, acuiscono la vulnerabilità all'HIV/AIDS e ostacolano un accesso efficace a prevenzione, cura, assistenza e sostegno per quanto riguarda l'HIV/AIDS, compresi i medicinali, i prodotti e i servizi per le persone affette da HIV/AIDS e per le popolazioni più a rischio;

K. considerando che l'UNAIDS e il Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria temono che in Nigeria e in Uganda alle persone LGBT e a 3,4 milioni di cittadini affetti da HIV saranno negati i servizi sanitari fondamentali, e chiede "un urgente riesame della costituzionalità delle leggi alla luce delle serie richieste in materia di sanità pubblica e diritti umani";

L.  considerando che, in un contesto in cui gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso continuano a essere considerati reato, risulterà ancora più difficile conseguire sia gli Obiettivi di sviluppo del millennio, soprattutto per quanto concerne l'uguaglianza di genere e la lotta alle malattie, sia qualunque tipo di progresso in relazione al quadro per lo sviluppo post-2015;

M. considerando che alcuni Stati membri, tra cui Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, e altri paesi quali gli Stati Uniti d'America e la Norvegia hanno deciso di ritirare gli aiuti diretti destinati al governo ugandese o di trasferire gli aiuti dal sostegno governativo al sostegno della società civile;

N. considerando che in base all'articolo 96, paragrafo 1 bis, dell'accordo di Cotonou è possibile avviare una procedura di consultazione in vista della sospensione dei firmatari che violano i loro impegni in materia di diritti umani ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 4, e dell'articolo 9;

1.  deplora l'adozione di nuove leggi che rappresentano una grave minaccia per i diritti universali alla vita, alla libertà di espressione, di associazione e assemblea, e alla libertà dalla tortura e dai trattamenti crudeli, inumani e degradanti; ribadisce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere rientrano nella sfera privata dei singoli, come garantito dal diritto internazionale e dalle costituzioni nazionali; sottolinea che l'uguaglianza delle persone LGBTI rientra innegabilmente tra i diritti umani fondamentali;

2.  ricorda le dichiarazioni della Commissione africana e della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani secondo cui uno Stato non può, attraverso la legislazione nazionale, venir meno agli obblighi internazionali assunti in materia di diritti dell'uomo;

3.  invita il presidente ugandese ad abrogare la legge contro l'omosessualità e la sezione 145 del Codice penale dell'Uganda; invita il presidente della Nigeria a ritirare il progetto di legge sul (divieto di) matrimonio tra persone dello stesso sesso, così come le sezioni 214 e 217 del Codice penale nigeriano, in quanto violano gli obblighi internazionali in materia di diritti umani;

4.  osserva che, firmando tali leggi, i governi dell'Uganda e della Nigeria sono venuti meno a un obbligo che deriva dal rispetto per i diritti umani, i principi democratici e lo Stato di diritto, cui si fa riferimento nell'articolo 9, paragrafo 2, dell'accordo di Cotonou;

5.  ribadisce che tali leggi rientrano nell'ambito dell'articolo 96, paragrafo 1 bis, lettera b, dell'accordo di Cotonou come casi di speciale urgenza, casi eccezionali particolarmente gravi in cui vi è una palese violazione dei diritti umani e della dignità, come stabilito al paragrafo 2 dell'articolo 9, che pertanto richiedono un intervento immediato;

6.  chiede quindi alla Commissione di impegnarsi, a norma dell'articolo 8, in un dialogo politico urgente e rafforzato a livello locale e ministeriale, con la richiesta di avviare una discussione al più tardi in occasione del vertice UE-Africa, e ritiene che, qualora non dovesse produrre risultati e alla luce delle violazioni palesi e particolarmente gravi di cui si tratta, secondo quanto stabilito al paragrafo 2 dell'articolo 9, occorra adottare misure appropriate a norma dell'articolo 96, paragrafo 1 bis, lettera a, come la sospensione globale o parziale dell'Uganda e della Nigeria dall'accordo di Cotonou tra i paesi ACP e l'UE per ragioni di gravi violazioni dei diritti umani; ritiene che tali misure debbano essere revocate non appena vengano meno le ragioni che hanno condotto alla loro adozione;

7.  esorta la Commissione e gli Stati membri a riesaminare la strategia sugli aiuti alla cooperazione allo sviluppo con l'Uganda e la Nigeria e a dare priorità al trasferimento degli aiuti alla società civile e ad altre organizzazioni rispetto alla sospensione, anche settoriale, degli aiuti;

8.  suggerisce all'Unione africana di assumere un ruolo guida e di istituire una commissione interna che esamini tali leggi e questioni;

9.  chiede all'Unione africana e ai leader dell'Unione europea di mettere tali leggi al centro delle discussioni del 4° vertice Africa-UE, che si terrà dal 2 al 3 aprile 2014;

10. invita gli Stati membri, o l'alto rappresentante con il sostegno della Commissione, a valutare la possibilità di imporre sanzioni mirate, come i divieti di viaggio e di visto, contro i principali responsabili dell'elaborazione e dell'adozione di queste due leggi;

11. ricorda la sentenza della Corte di giustizia dell'UE del 7 novembre nelle cause X, Y, Z contro Minister voor Immigratie en Asiel (cause C-199-201/12), in cui si sottolinea che le persone con un orientamento sessuale specifico e prese di mira da leggi che criminalizzano la loro condotta o identità possono costituire un gruppo sociale particolare ai fini della concessione di asilo;

12. si rammarica per le difficoltà sociali, economiche e politiche generalmente in aumento nelle nazioni africane minacciate dal fondamentalismo religioso, che sta diventando sempre più diffuso, con conseguenze disastrose per la dignità, lo sviluppo e la libertà delle persone;

13. invita la Commissione e il Consiglio a inserire un esplicito riferimento alla non discriminazione fondata sull'orientamento sessuale nell'ambito di una prossima eventuale revisione dell'accordo di Cotonou, così come richiesto in più occasioni dal Parlamento;

14. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Servizio europeo per l'azione esterna, agli Stati membri, ai governi e ai parlamenti nazionali di Uganda, Nigeria, Repubblica democratica del Congo e India nonché ai presidenti di Uganda e Nigeria.

 

 

(1)

GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 88.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2013)0273.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2013)0575.

(4)

GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 25.

(5)

GU C 169 E del 15.6.2012, pag. 134.

(6)

GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 62.

(7)

GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 97.

(8)

Testi approvati, P7_TA(2013)0335.

(9)

Testi approvati, P7_TA(2014)0046.

(10)

GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 100.

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