Procedura : 2014/2716(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0059/2014

Testi presentati :

RC-B8-0059/2014

Discussioni :

Votazioni :

PV 17/07/2014 - 10.7

Testi approvati :

P8_TA(2014)0011

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 142kWORD 66k
16.7.2014
PE536.960v01-00}
PE536.961v01-00}
PE536.962v01-00}
PE536.964v01-00}
PE536.965v01-00} RC1
 
B8-0059/2014}
B8-0060/2014}
B8-0061/2014}
B8-0063/2014}
B8-0064/2014} RC1

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8‑0059/2014)

PPE (B8‑0060/2014)

S&D (B8‑0061/2014)

Verts/ALE (B8‑0063/2014)

ALDE (B8‑0064/2014)


sulla situazione in Iraq (2014/2716(RSP))


Cristian Dan Preda, Arnaud Danjean, Jacek Saryusz-Wolski, Elmar Brok, Mariya Gabriel, Andrey Kovatchev, Esther de Lange, Michèle Alliot-Marie, Tunne Kelam, Lars Adaktusson, Davor Ivo Stier, Philippe Juvin a nome del gruppo PPE
Victor Boştinaru, Elena Valenciano Martínez-Orozco, Ana Gomes, Kati Piri, Eugen Freund, Demetris Papadakis, Silvia Costa a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Geoffrey Van Orden, Anna Elżbieta Fotyga, Angel Dzhambazki a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Johannes Cornelis van Baalen, Annemie Neyts-Uyttebroeck, Gérard Deprez, Petras Auštrevičius, Louis Michel, Robert Rochefort, Jean-Marie Cavada, Marielle de Sarnez, Charles Goerens, Alexander Graf Lambsdorff, Fernando Maura Barandiarán a nome del gruppo ALDE
Alyn Smith, Bodil Ceballos, Jean Lambert, Tamás Meszerics a nome del gruppo Verts/ALE
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Iraq (2014/2716(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iraq, in particolare quella del 27 febbraio 2014 sulla situazione in Iraq(1),

–   visti l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq(2),

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sull'Iraq, in particolare quelle del 23 giugno 2014,

–   viste le dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'Iraq,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–   visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui l'Iraq è parte,

–   visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, approvati il 24 giugno 2013,

–   viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq,

–   viste la risoluzione dell'11 marzo 2014 sull'Arabia Saudita, le sue relazioni con l'UE e il suo ruolo in Medio Oriente e Nord Africa(3), la risoluzione del 24 marzo 2011 sulle relazioni dell'Unione europea con il Consiglio di cooperazione del Golfo(4) e la risoluzione del 3 aprile 2014 sulla strategia dell'UE nei confronti dell'Iran(5),

–   visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che l'Iraq continua ad affrontare gravi sfide politiche, socioeconomiche e di sicurezza, e che il panorama politico del paese è estremamente frammentato e segnato dalla violenza e dalla politica settaria, a tutto svantaggio delle legittime aspirazioni del popolo iracheno alla pace, alla prosperità e a una reale transizione democratica; che l'Iraq si trova ad affrontare la più grave ondata di violenza dal 2008;

B.  considerando che il gruppo Stato islamico (IS), precedentemente lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL), gruppo scissionista jihadista legato ad al-Qaeda, ha conquistato parti dell'Iraq nordoccidentale, compresa Mosul, la seconda città del paese, per poi procedere a esecuzioni sommarie di cittadini iracheni, imporre un'interpretazione rigida della Sharia, distruggere i luoghi di culto e i templi sciiti, sufiti, sunniti e cristiani e perpetrare altre atrocità contro la popolazione civile;

C. considerando che la disgregazione del confine iracheno-siriano ha permesso all'IS di rafforzare la sua presenza in entrambi i paesi; che le conquiste dell'IS sono state tollerate, se non addirittura sostenute, da una parte della disillusa popolazione sunnita e degli ex baathisti; che, secondo quanto riferito, il 29 giugno 2014 l'IS ha proclamato un "califfato" o "Stato islamico" nei territori che controlla in Iraq e in Siria, e che il suo leader, Abdu Bakr al-Baghdadi, si è autoproclamato califfo;

D. considerando che l'IS si è assicurato fonti di reddito significative saccheggiando banche e imprese sui territori che controlla, occupando fino a sei giacimenti petroliferi in Siria, tra cui il più grande impianto petrolifero del paese, il giacimento di al-Omar vicino al confine con l'Iraq, e ricevendo fondi da donatori abbienti, in particolare in Arabia Saudita, Qatar, Kuwait ed Emirati arabi uniti;

E.  considerando che la rapida ascesa dell'IS ha messo in luce la fragilità delle istituzioni e dell'esercito iracheni, afflitti dalla corruzione, dal settarismo e dalle politiche esclusiviste del governo del primo ministro Nuri al-Maliki, che hanno portato al sostanziale isolamento della minoranza sunnita e di altre minoranze in Iraq;

F.  considerando che le unità militari del governo regionale curdo hanno assunto il controllo della città multietnica di Kirkuk a metà giugno 2014, integrando in tal modo nella provincia curda il territorio ricco di petrolio e oggetto di dispute decennali; che il governo curdo ha annunciato l'intenzione di indire un referendum tra la popolazione curda per ottenere l'indipendenza dall'Iraq;

G. considerando che l'UE riconosce l'onere che grava sulla regione del Kurdistan e sul governo regionale del Kurdistan nell'accogliere un gran numero di sfollati interni;

H. considerando che il 30 aprile 2014 si sono tenute in Iraq le elezioni parlamentari, che hanno dato la maggioranza alla coalizione dello "Stato di diritto" del primo ministro Nuri al-Maliki; che il governo in carica non è stato in grado di costruire una società più inclusiva in Iraq; che si moltiplicano gli inviti affinché al-Maliki non si candidi a un terzo mandato e si formi invece un governo veramente inclusivo; che, nonostante il leader religioso sciita Ayatollah Sistani abbia invitato tutti i partiti iracheni a raggiungere rapidamente un accordo su tale governo, il neoeletto parlamento iracheno non è finora riuscito a raggiungere tale accordo;

I.   considerando che gli Stati Uniti d'America, la Russia e la Repubblica islamica dell'Iran hanno fornito sostegno al governo dell'Iraq; che il presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, ha dichiarato di essere pronto a cooperare con gli Stati Uniti per contrastare la minaccia dell'IS in Iraq, mentre i gruppi armati estremisti sunniti nella regione, compreso l'IS, negli ultimi anni hanno ricevuto sostegno ideologico da soggetti in Arabia Saudita e in alcuni paesi del Golfo;

J.   considerando che centinaia di combattenti stranieri, tra cui molti provenienti da Stati membri dell'UE, avrebbero partecipato ai combattimenti a fianco dell'IS; che i cittadini dell'UE in questione sono considerati dai governi degli Stati membri un rischio per la sicurezza;

K. considerando che, secondo le stime dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell'assistenza umanitaria (OCHA), vi sarebbero 1,2 milioni di sfollati interni nell'Iraq centrale e settentrionale e circa 1,5 milioni di persone bisognose di aiuti umanitari; che l'ascesa dell'IS ha causato una crisi umanitaria e in particolare l'esodo di massa di civili; che l'UE ha deciso di aumentare l'assistenza umanitaria all'Iraq di 5 milioni di EUR per offrire assistenza di base agli sfollati, portando così finora i finanziamenti umanitari a favore dell'Iraq nel 2014 a 12 milioni di EUR;

L.  considerando che la Costituzione irachena garantisce non solo l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge ma anche i "diritti delle varie nazionalità a livello amministrativo, politico, culturale e di istruzione"; che al governo iracheno incombe la responsabilità di far sì che siano garantiti i diritti, il benessere e la sicurezza dell'intera popolazione irachena;

M. considerando che circolano notizie riguardo alla presa di mira deliberata di donne e ragazze in Iraq, nonché a rapimenti, stupri e matrimoni forzati da parte di militanti dell'IS e di altri gruppi armati; che, secondo la relazione di Human Rights Watch datata 12 luglio 2014, le forze di sicurezza irachene e le milizie affiliate al governo avrebbero proceduto nell'ultimo mese all'esecuzione illegale di almeno 255 prigionieri nel chiaro tentativo di vendicare le uccisioni dei combattenti dello Stato islamico;

N. considerando che, il 25 giugno scorso, circa 10 000 persone provenienti dalle comunità prevalentemente cristiane di Qaraqosh (nota anche come Al-Hamdaniya), una storica cittadina assira, sono fuggite dalle loro case dopo che colpi di mortaio erano atterrati nei pressi della città; che si ritiene che, dal 2003, almeno metà della popolazione cristiana irachena abbia lasciato il paese; che, secondo l'organizzazione internazionale Open Doors il numero dei cristiani in Iraq ha subito un notevole calo, da 1,2 milioni all'inizio degli anni '90 ai 330 000-350 000 attuali;

1.  esprime profonda preoccupazione per il rapido aggravarsi della situazione della sicurezza in Iraq; condanna fermamente gli attacchi perpetrati dall'IS contro lo Stato e i cittadini iracheni, che hanno portato a esecuzioni extragiudiziali, all'imposizione di un'interpretazione rigida della Sharia, alla distruzione dei luoghi di culto e del patrimonio storico, culturale e artistico della regione e ad altre atrocità; avverte che, se viene consentito all'IS di controllare il territorio di cui ha preso possesso e di espandersi, le posizioni estremiste anti-sciite e anti-cristiane dell'IS aumenteranno il rischio di uccisioni settarie di massa;

2.  condanna fermamente gli attacchi diretti contro obiettivi civili, tra cui ospedali, scuole e luoghi di culto, e il ricorso alle esecuzioni e alle violenze sessuali nel conflitto; sottolinea che non dovrebbe esserci alcuna impunità per gli autori di tali atti; esprime profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e per l'esodo di massa di civili;

3.  sostiene le autorità irachene nella lotta contro il terrorismo dell'IS e altri gruppi terroristici/armati, ma sottolinea che la risposta alla questione della sicurezza deve essere combinata con una soluzione politica sostenibile che coinvolga tutte le componenti della società irachena e che tenga conto delle loro legittime rivendicazioni; sottolinea inoltre che, nella lotta al terrorismo, occorre rispettare i diritti umani e il diritto umanitario internazionale; sollecita le forze di sicurezza irachene ad agire in linea con il diritto internazionale e nazionale nonché nel rispetto degli impegni che l'Iraq ha contratto nel quadro di accordi internazionali sui diritti umani e le libertà fondamentali; invita il governo iracheno e tutti i leader politici ad adottare le misure necessarie per fornire sicurezza e protezione a tutta la popolazione in Iraq, in particolare ai membri dei gruppi vulnerabili e delle comunità religiose;

4.  respinge senza riserve e considera illegittimo l'annuncio della leadership dell'IS, che dichiara di aver stabilito un califfato nelle zone attualmente sotto il suo controllo, e rifiuta l'idea di eventuali modifiche, unilaterali e imposte con la forza, di confini riconosciuti a livello internazionale, rispettando al contempo anche i diritti e le libertà fondamentali di coloro che vivono nei territori controllati dall'IS;

5.  sottolinea che l'IS è soggetto all'embargo sugli armamenti e al congelamento dei beni imposto dalle risoluzioni 1267 (1999) e 1989 (2011) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e pone in rilievo l'importanza di una rapida ed efficace attuazione delle misure in questione;

6.  ritiene che le elezioni parlamentari tenutesi in Iraq il 30 aprile 2014 offrano l'opportunità di creare un governo realmente rappresentativo, dotato di un programma inclusivo; accoglie favorevolmente l'elezione, il 14 luglio 2014, del nuovo presidente del parlamento iracheno; esorta tutti i leader politici, in particolare il primo ministro Nouri al-Maliki, a far sì che venga formato con urgenza un governo inclusivo; sottolinea che tale governo dovrebbe rappresentare in modo adeguato la diversità politica, religiosa ed etnica della società irachena, per porre fine allo spargimento di sangue e alla frammentazione del paese;

7.  invita tutte le parti interessate presenti nella regione a contribuire agli sforzi volti a promuovere la sicurezza e la stabilità in Iraq e in particolare a incoraggiare il governo iracheno ad avviare un dialogo con la minoranza sunnita e a riorganizzare l'esercito in modo inclusivo, non settario e imparziale;

8.  invita tutte le parti interessate presenti nella regione ad adoperarsi al massimo per porre fine a tutte le attività di organismi ufficiali o privati volte a diffondere nelle parole e nei fatti le ideologie islamiche estremiste; invita la comunità internazionale, in particolare l'UE, ad agevolare un dialogo regionale sui problemi del Medio Oriente e ad associarvi tutti gli attori più rilevanti, in particolare l'Iran e l'Arabia Saudita;

9.  sottolinea che l'UE dovrebbe sviluppare un approccio strategico globale per la regione e osserva, in particolare, che l'Iran, l'Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, alla luce del loro ruolo fondamentale, dovrebbero partecipare agli sforzi di allentamento delle tensioni in Siria e in Iraq;

10. sottolinea la necessità di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali in quest'epoca di crisi, in particolare la libertà di espressione, la libertà di stampa e le libertà digitali;

11. prende atto dell'annuncio del governo regionale curdo in merito all'organizzazione di un referendum sull'indipendenza; fa tuttavia appello al parlamento e al presidente del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, affinché sostengano un processo inclusivo nel rispetto dei diritti delle minoranze non curde che vivono nella regione;

12. esprime preoccupazione per le notizie secondo cui centinaia di combattenti stranieri, tra cui cittadini degli Stati membri dell'UE, avrebbero partecipato all'insurrezione dell'IS; chiede inoltre una cooperazione internazionale al fine di intraprendere le azioni legali del caso nei confronti delle persone sospettate di essere coinvolte in atti di terrorismo;

13. accoglie con favore la decisione dell'UE del 19 giugno 2014 di aumentare l'assistenza umanitaria all'Iraq di 5 milioni di EUR per offrire assistenza di base agli sfollati, portando così finora i finanziamenti umanitari a favore dell'Iraq nel 2014 a 12 milioni di EUR;

14. ribadisce l'impegno dell'UE a rafforzare le sue relazioni con l'Iraq, anche mediante l'attuazione dell'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'UE e l'Iraq; invita il Consiglio a continuare a sostenere l'Iraq nella promozione della democrazia, dei diritti umani, del buon governo e dello Stato di diritto, anche basandosi sulle esperienze e sui risultati della missione EUJUST LEX-Iraq; sostiene inoltre gli sforzi profusi dall'UNAMI e dal rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l'Iraq per assistere il governo iracheno nel rafforzare le istituzioni e i processi democratici, promuovere lo Stato di diritto, facilitare il dialogo regionale, migliorare i servizi di base e garantire la tutela dei diritti umani;

15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei Rappresentanti iracheno, al governo regionale del Kurdistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

 

 

(1)

Testi approvati, P7_TA(2014)0171.

(2)

Testi approvati, P7_TA(2013)0023.

(3)

Testi approvati, P7_TA(2014)0207.

(4)

GU C 247 E del 17.8.2012, pag. 1.

(5)

Testi approvati, P7_TA(2014)0339.

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