PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE sulla situazione umanitaria nel Sud Sudan
10.11.2014 - (2014/2922(RSP))
in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:
Verts/ALE (B8‑0213/2014)
ECR (B8‑0214/2014)
EFDD (B8‑0219/2014)
S&D (B8‑0220/2014)
ALDE (B8‑0222/2014)
PPE (B8‑0224/2014)
Joachim Zeller, Davor Ivo Stier, Lorenzo Cesa, Mariya Gabriel, Elisabetta Gardini, Philippe Juvin, Luděk Niedermayer, Andrej Plenković, Stanislav Polčák, Maurice Ponga, Jiří Pospíšil, Cristian Dan Preda, Pavel Svoboda, Michaela Šojdrová, Dubravka Šuica a nome del gruppo PPE
Linda McAvan, Norbert Neuser, Arne Lietz, Enrique Guerrero Salom, Elena Valenciano Martínez-Orozco, Doru-Claudian Frunzulică, Vincent Peillon, Michela Giuffrida a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Nirj Deva, Jan Zahradil a nome del gruppo ECR
Charles Goerens, Louis Michel, Ivo Vajgl, Petr Ježek, Gérard Deprez a nome del gruppo ALDE
Judith Sargentini a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Rolandas Paksas a nome del gruppo EFDD
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione umanitaria nel Sud Sudan
Il Parlamento europeo,
– viste le sue precedenti risoluzioni sul Sud Sudan, in particolare quella del 16 gennaio 2014 sulla situazione nel Sud Sudan[1],
– viste le dichiarazioni rilasciate il 23 gennaio 2014 e il 10 maggio 2014 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Catherine Ashton sulla situazione nel Sud Sudan,
– viste le dichiarazioni rilasciate il 28 agosto 2014 e il 31 ottobre 2014 dal portavoce del VP/AR sulla situazione nel Sud Sudan,
– vista la decisione 2014/449/PESC del Consiglio, del 10 luglio 2014, concernente misure restrittive in considerazione della situazione nel Sud Sudan[2],
– vista la risoluzione 2155(2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,
– vista la relazione intermedia dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani riguardante la situazione dei diritti umani nel Sud Sudan, distribuita ai fini della discussione a livello di esperti in seno alla 27ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite,
– vista la dichiarazione del Consiglio del 10 luglio 2014 sul Sud Sudan,
– viste le conclusioni del Consiglio del 20 gennaio 2014 e del 17 marzo 2014 sul Sud Sudan,
– vista la dichiarazione rilasciata il 25 settembre 2014 dal commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva,
– vista la dichiarazione rilasciata il 30 ottobre 2014 dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon,
– vista la dichiarazione rilasciata il 20 ottobre 2014 dall'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD),
– vista la tabella di marcia per il Sudan e il Sud Sudan, illustrata nel comunicato emesso il 24 aprile 2014 dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana, che gode del pieno sostegno dell'UE,
– vista la relazione intermedia della commissione d'inchiesta sul Sud Sudan dell'Unione africana, presentata il 26 e 27 giungo 2014 a Malabo, Guinea equatoriale,
– visto l'accordo di Cotonou riveduto,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,
– visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che il conflitto politico ha avuto inizio dopo che Salva Kiir, il presidente del paese, ha accusato l'ex vicepresidente deposto Riek Machar di aver progettato un colpo di Stato contro di lui; che Riek Machar ha negato di aver tentato un colpo di Stato;
B. considerando che, secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 10 000 persone sarebbero rimaste uccise in mesi di combattimenti e che sono stati segnalati numerosi atti di straordinaria crudeltà e violenza etnica che costituiscono veri e propri crimini di guerra;
C. considerando che il Sud Sudan è lo Stato più giovane e fragile del mondo e che esso si colloca al secondo posto della graduatoria stilata in base all'indice finale di valutazione delle crisi e della vulnerabilità umanitaria globale della Commissione europea;
D. considerando che le parti in conflitto nel Sud Sudan hanno avviato i negoziati il 7 gennaio 2014 ad Addis Abeba, sotto l'egida dell'IGAD;
E. considerando che un accordo di cessate il fuoco è stato firmato il 23 gennaio 2014 e riconfermato il 9 maggio 2014, ma continua a essere violato senza che siano adottate misure punitive;
F. considerando che i colloqui di pace hanno prodotto scarsi risultati per quanto riguarda la ricerca di una soluzione duratura, e che il coordinatore degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite ha dichiarato che le possibilità di giungere a una pace sostenibile a livello politico e tra le varie comunità non sono buone;
G. considerando che i combattimenti tra le forze del presidente Kiir e i ribelli fedeli a Riek Machar sono già ripresi al termine della stagione delle piogge e si intensificheranno probabilmente nella stagione secca se non si troverà una soluzione politica;
H. considerando che, nella risoluzione 2155(2014), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esprime profonda preoccupazione per lo sfollamento su larga scala della popolazione e per l'aggravarsi della crisi umanitaria; che la crisi umanitaria attuale rischia di interessare una regione molto più ampia in una zona che è già incline all'instabilità e che gruppi di ribelli sudanesi e truppe ugandesi hanno già preso parte ai combattimenti; che tale instabilità può essere risolta soltanto affrontandone le cause profonde, tra cui l'estrema povertà, il cambiamento climatico, gli interessi e gli interventi geostrategici dell'UE e internazionali, l'iniqua distribuzione della ricchezza e lo sfruttamento delle risorse;
I. considerando che la maggior parte della popolazione risente della povertà diffusa, nonostante il paese sia ricco di petrolio e di risorse naturali e nonostante le esportazioni di petrolio ammontino a oltre il 70% del PIL e rappresentino circa il 90% delle entrate del governo; che i proventi generati dall'industria petrolifera hanno alimentato violenti conflitti;
J. considerando che le terribili violenze sessuali provocate dal conflitto hanno raggiunto proporzioni allarmanti, come sottolineato dal rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, Zainab Bangura; che, stando a informazioni non confermate, nel Sud Sudan si continuano a reclutare bambini soldato e che nel paese oltre la metà della popolazione è costituita da minori;
K. considerando che le Nazioni Unite hanno dichiarato la situazione nel Sud Sudan un'emergenza di livello 3, che corrisponde al livello più grave di crisi umanitaria;
L. considerando che dall'inizio dell'anno sono stati forniti aiuti umanitari a 3,5 milioni di persone nel Sud Sudan; che, grazie alla combinazione di meccanismi di risposta locali e aiuti umanitari internazionali, è stato possibile evitare una carestia; che tuttavia le prospettive di sicurezza alimentare del paese sono negative in caso di ripresa dei combattimenti, soprattutto a Bor e Bentiu, e che 2,5 milioni di persone si troveranno probabilmente a continuare a far fronte a un'insicurezza alimentare a livello di crisi e di emergenza; che le donne sono particolarmente esposte all'insicurezza alimentare, dato che il 57% dei nuclei familiari ubicati nei siti di protezione ha a capo una donna; che le principali agenzie umanitarie, tra cui Oxfam, CARE e Cafod, hanno avvertito che, se verranno ripresi i combattimenti, alcune regioni del Sud Sudan potrebbero essere colpite da una carestia all'inizio del prossimo anno;
M. considerando che, stando alle stime, 3,8 milioni di sud-sudanesi necessitano di assistenza umanitaria, 1,4 milioni sono sfollati interni e oltre 470 000 cercano rifugio nei paesi vicini;
N. considerando che le necessità umanitarie più urgenti sono il cibo, l'acqua potabile, l'assistenza sanitaria, l'alloggio, i servizi igienico-sanitari, la risposta alle epidemie (come il colera, la malaria, la leishmaniosi viscerale e l'epatite) e la protezione; che le vittime di violenza sessuale hanno bisogno di un maggiore sostegno psicosociale;
O. considerando che l'accesso alle popolazioni in stato di necessità continua a essere ostacolato dalle ostilità e dalla violenza, dirette anche contro gli operatori umanitari e i rifornimenti; che circa l'80% di tutti i servizi di base e sanitari è fornito da organizzazioni non governative;
P. considerando che nel settembre 2014 il ministro del Lavoro del Sud Sudan ha dichiarato che tutti i lavoratori stranieri avrebbero dovuto lasciare il paese entro metà ottobre, dichiarazione che ha successivamente ritirato;
Q. considerando che l'adozione di un disegno di legge sulle ONG volto a limitate lo spazio in cui tali organizzazioni e la società civile possono operare nel Sud Sudan è stata rinviata a dicembre 2014; che, se attuato, il disegno di legge sulle ONG potrebbe avere importanti conseguenze per le operazioni umanitarie nell'attuale situazione critica in cui la comunità internazionale sta tentando di impedire lo sviluppo della carestia;
R. considerando che le risorse umanitarie internazionali sono ormai al limite a causa delle molteplici e prolungate crisi a livello mondiale; che la comunità internazionale non sarà in grado di continuare a far fronte, né sul piano finanziario né su quello operativo, al protrarsi della crisi;
S. considerando che l'Unione europea ha fornito oltre un terzo (38%) di tutti i contributi internazionali in risposta alla crisi umanitaria nel Sud Sudan e che la sola Commissione ha aumentato la dotazione destinata agli aiuti umanitari per la crisi portandola a oltre 130 milioni di EUR nel 2014;
T. considerando che l'Unione africana ha nominato una commissione d'inchiesta per indagare sulle atrocità frequentemente segnalate contro i diritti umani;
U. considerando che il 10 luglio 2014 l'Unione europea ha annunciato un primo ciclo di misure mirate nei confronti di coloro che ostacolano il processo di pace, violano l'accordo di cessate il fuoco e commettono gravi violazioni dei diritti umani; che l'UE ha mantenuto l'embargo sulle armi nei confronti del Sud Sudan;
V. considerando che si dovrebbe trovare una soluzione politica democratica al conflitto attuale, che spiani la strada a istituzioni democraticamente concordate per costruire il nuovo Stato formatosi dopo il referendum per l'indipendenza; che una pace sostenibile, la costruzione postbellica dello Stato e gli sforzi per superare la fragilità richiedono una prospettiva a lungo termine e un impegno deciso, prevedibile e stabile da parte della comunità internazionale;
1. denuncia fermamente l'allarmante catastrofe provocata dall'uomo nel Sud Sudan, in contrasto con i valori e le finalità del movimento di liberazione del paese;
2. condanna fermamente la ripresa degli atti di violenza e le ripetute violazioni passate dell'accordo di cessazione delle ostilità, che hanno causato morti, feriti e danni tra la popolazione civile nonché lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone nel Sud Sudan, un paese già fragile e instabile; deplora il debole comando e controllo delle forze armate, circostanza che aumenta la probabilità di un'ulteriore frammentazione delle forze combattenti e che può portare a un aumento della violenza e alla violazione degli accordi di pace;
3. invita la comunità internazionale a onorare i propri impegni di finanziamento nel Sud Sudan e nella regione e a mobilitare le risorse necessarie per fornire una risposta immediata all'inasprimento della situazione umanitaria nel paese; si compiace, in tale contesto, del contributo fornito dall'Unione nell'affrontare la crisi umanitaria nel Sud Sudan e chiede agli Stati membri di trovare una soluzione, in linea con i loro impegni internazionali, per i finanziamenti destinati a un numero crescente di crisi;
4. incoraggia l'UE a riprogrammare i propri aiuti allo sviluppo al fine di rispondere alle esigenze più urgenti della popolazione del Sud Sudan, nonché a sostenere la transizione verso la pace e la stabilità; si compiace pertanto della sospensione degli aiuti allo sviluppo erogati tramite un sostegno al bilancio del Sud Sudan, ad eccezione delle azioni che forniscono un sostegno diretto alla popolazione, a una transizione democratica e agli aiuti umanitari; chiede un riorientamento degli aiuti attraverso ONG e organizzazioni internazionali;
5. ribadisce che prospettive a lungo termine di coesistenza pacifica e di sviluppo richiedono riforme istituzionali globali volte a dare al paese procedure di governo che garantiscano lo Stato di diritto; pone l'accento sulla probabilità che il periodo di transizione postbellica si protragga per anni e richieda un impegno costante e a lungo termine da parte della comunità internazionale;
6. denuncia il deterioramento delle relazioni tra la comunità umanitaria e tutte le parti implicate nel conflitto, in particolare la tassazione illecita degli aiuti così come le vessazioni e persino l'uccisione di operatori umanitari perpetrate impunemente; osserva che numerose organizzazioni umanitarie straniere si sono già ritirate dal Sud Sudan e quelle che rimangono hanno difficoltà a rispondere alle esigenze dei civili sfollati;
7. insiste sul fatto che gli aiuti umanitari e gli aiuti alimentari devono essere forniti alle persone più vulnerabili semplicemente in base alle necessità e ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto nel Sud Sudan il loro obbligo di riconoscere e rispettare la neutralità, l'indipendenza e l'imparzialità degli operatori umanitari, di agevolare l'assistenza di primo soccorso alle persone in difficoltà, indipendentemente dalle loro affiliazioni politiche e dalla loro etnia, nonché di porre immediatamente fine a tutte le vessazioni nei confronti degli operatori umanitari, alla requisizione dei beni umanitari e al dirottamento degli aiuti; chiede inoltre il ritiro o la reiezione del disegno di legge sulle ONG;
8. insiste sul fatto che gli aiuti umanitari, in particolare sotto forma di servizi di base e assistenza alimentare, non dovrebbero essere dirottati verso i gruppi armati;
9. è fortemente preoccupato per la situazione della sicurezza alimentare nel Sud Sudan, che è stata provocata dal conflitto ed è peggiorata a causa delle ricorrenti catastrofi naturali e che, secondo quanto previsto, si aggraverà pesantemente in caso di una ripresa dei combattimenti;
10. insiste sul fatto che un accordo di pace permetterebbe alle persone di fare ritorno alle fattorie abbandonate, di riaprire i mercati e di ricostruire le loro case;
11. condanna fermamente le esecuzioni extragiudiziali e le uccisioni di massa, gli attacchi deliberati a danno di civili, le violazioni dei diritti umani (tra cui quelle a danno dei rifugiati e degli sfollati, delle donne, delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili e dei giornalisti), gli arresti e le detenzioni arbitrarie, le sparizioni forzate, i maltrattamenti e le torture per mano di tutte le parti; ritiene che il presidente Kiir e Riek Machar debbano fare tutto il possibile per impedire ai soldati sotto il loro controllo di commettere tali abusi contro la popolazione;
12. esorta la Commissione, gli Stati membri e le autorità del Sud Sudan a collaborare con le comunità locali e le organizzazioni per i diritti delle donne al fine di fornire e promuovere l'accesso a un'istruzione di qualità e ai servizi sanitari per le donne e le ragazze, tra cui l'accesso alla contraccezione nonché ai test e alle terapie per l'HIV/AIDS;
13. deplora che il conflitto abbia compromesso diversi servizi sociali di base e che centinaia di migliaia di bambini non frequentino la scuola; esprime preoccupazione per il fatto che i bambini continuino a subire il peso della violenza, che essi soffrano di un disagio psicologico e non abbiano accesso ai servizi, tra cui l'istruzione; sollecita le parti coinvolte a porre fine al reclutamento e all'impiego di bambini nelle forze armate nonché alle altre gravi violazioni a danno dei minori;
14. è fortemente preoccupato per la dimensione etnica assunta dal conflitto; sottolinea che il tentativo di assumere il potere tramite il ricorso alla violenza o alla divisione per motivi etnici è contrario allo Stato di diritto democratico;
15. chiede lo svolgimento di indagini credibili, trasparenti e complete che rispettino le norme internazionali – segnatamente da parte della commissione d'inchiesta dell'Unione africana – in relazione a tutte le accuse di reati gravi perpetrati da ogni parte implicata nel conflitto; incoraggia l'istituzione di meccanismi di giustizia di transizione, con l'appoggio internazionale necessario, al fine di promuovere la riconciliazione e l'assunzione di responsabilità; invita il governo del Sud Sudan ad aderire quanto prima allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale;
16. plaude al potenziamento delle capacità di indagine in materia di diritti umani della missione dell'ONU nel Sud Sudan (UNMISS), grazie al sostegno dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani;
17. sostiene, a tale proposito, l'istituzione di un tribunale ibrido speciale con una partecipazione internazionale al fine di assicurare alla giustizia i leader responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani commesse da entrambe le parti del conflitto, come suggerito dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e come raccomandato in un rapporto sui diritti umani di UNMISS;
18. ricorda che gli aiuti umanitari sono di vitale importanza, ma non sono in grado risolvere un problema politico, e che la responsabilità primaria di proteggere i civili spetta al governo; chiede pertanto che le ricchezze del paese vengano messe direttamente a disposizione per il benessere della popolazione del Sud Sudan; esorta tutte le parti a rispettare l'accordo e a impegnarsi in maniera costruttiva, attraverso il dialogo e la cooperazione, nel quadro dei colloqui di pace di Addis Abeba, ai fini della piena applicazione dell'accordo di cessate il fuoco e della rapida ripresa di consultazioni che portino alla formazione di un governo transitorio di unità nazionale, che rappresenta l'unica soluzione a lungo termine, e a una riconciliazione nazionale nell'interesse dell'intera popolazione del Sud Sudan;
19. deplora che, nonostante i continui sforzi dell'IGAD per mediare i colloqui di pace volti alla formazione di un governo transitorio di unità nazionale, non siano stati compiuti progressi significativi;
20. continua tuttavia ad appoggiare la mediazione condotta dall'IGAD e i suoi sforzi intesi ad aprire la strada a un dialogo politico inclusivo; esorta l'UE a continuare ad aiutare l'IGAD in termini concreti e finanziari e a fornire personale per il meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco;
21. sottolinea che la creazione di istituzioni adeguate e di un contesto giuridico per la gestione della ricchezza derivante dal petrolio nel quadro di un federalismo etnico è un elemento centrale ai fini di uno sviluppo pacifico; invita in particolare l'UE a sostenere una strategia di sviluppo a lungo termine nei confronti del Sud Sudan che permetta la creazione di un solido sistema di buona governance, trasparenza e responsabilità (specialmente per quanto riguarda l'attuazione dell'iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive), nonché lo sviluppo delle infrastrutture e dei programmi nel campo dell'istruzione, della sanità e della previdenza sociale utilizzando i proventi del petrolio e degli aiuti allo sviluppo;
22. esorta le autorità del Sud Sudan ad assicurare che i proventi del petrolio vadano a vantaggio della popolazione; invita le parti negoziali a includere nel processo di pace la questione della trasparenza e del controllo pubblico del settore petrolifero, in modo da consentire che il reddito proveniente da tale risorsa sia utilizzato per lo sviluppo sostenibile del paese e per migliorare il tenore di vita della popolazione;
23. si rammarica per l'inefficacia delle sanzioni specifiche imposte dall'UE e chiede l'imposizione di sanzioni mirate da parte dell'IGAD, dell'Unione africana e della comunità mondiale; sostiene il mantenimento dell'embargo sugli armamenti per il Sud Sudan e caldeggia l'adozione di un embargo sulle armi da parte delle Nazioni Unite nei confronti del paese e dell'intera regione;
24. sostiene la partecipazione della società civile ai negoziati di pace, ritenendola essenziale;
25. mette in guardia circa gli effetti destabilizzanti e le ripercussioni che il conflitto esercita su una regione già instabile, soprattutto in ragione del crescente numero di profughi nei paesi vicini; invita tutti i paesi vicini del Sud Sudan e le potenze regionali a cooperare strettamente al fine di migliorare la situazione della sicurezza nel paese e nella regione e a cercare una soluzione politica pacifica e duratura alla crisi attuale; sottolinea che la cooperazione con il Sudan, in particolare, rappresenterebbe un miglioramento dei rapporti;
26. chiede l'istituzione di un gruppo di contatto al quale partecipino gli attori chiave nel Sud Sudan, al fine di consolidare il lavoro dell'IGAD e assicurare la coesione internazionale;
27. plaude all'operato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa, Alexander Rondos; raccomanda che tutti i suoi sforzi siano incentrati sulla ricerca di una soluzione duratura;
28. incoraggia il governo del Sud Sudan a ratificare l'accordo di Cotonou tra l'UE e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP);
29. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo del Sud Sudan, al Commissario per i diritti umani del Sud Sudan, all'Assemblea legislativa nazionale del Sud Sudan, alle istituzioni dell'Unione africana, all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.
- [1] Testi approvati, P7_TA(2014)0042.
- [2] GU L 203 dell'11.7.2014, pag. 100.