Procedura : 2015/2766(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0707/2015

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RC-B8-0707/2015

Discussioni :

PV 09/07/2015 - 17.4
CRE 09/07/2015 - 17.4

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PV 09/07/2015 - 18.4
CRE 09/07/2015 - 18.4

Testi approvati :

P8_TA(2015)0280

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 145kWORD 78k
8.7.2015
PE565.685v01-00}
PE565.687v01-00}
PE565.689v01-00}
PE565.691v01-00}
PE565.692v01-00}
PE565.693v01-00} RC1
 
B8-0707/2015}
B8-0709/2015}
B8-0711/2015}
B8-0713/2015}
B8-0714/2015}
B8-0715/2015} RC1/rev.

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

ECR (B8‑0707/2015)

Verts/ALE (B8‑0709/2015)

PPE (B8‑0711/2015)

GUE/NGL (B8‑0713/2015)

ALDE (B8‑0714/2015)

S&D (B8‑0715/2015)


sulla situazione di due pastori cristiani in Sudan (2015/2766(RSP))


Cristian Dan Preda, László Tőkés, Elmar Brok, Andrzej Grzyb, Lara Comi, Ildikó Gáll-Pelcz, Jiří Pospíšil, Jarosław Wałęsa, Claude Rolin, Patricija Šulin, Ramón Luis Valcárcel Siso, Thomas Mann, Marijana Petir, Bogdan Brunon Wenta, Tomáš Zdechovský, Michaela Šojdrová, Michèle Alliot-Marie, Davor Ivo Stier, Eduard Kukan, Dubravka Šuica, György Hölvényi, Andrej Plenković, Barbara Kudrycka, Lorenzo Cesa, József Nagy, Ramona Nicole Mănescu, Csaba Sógor, Pavel Svoboda, Luděk Niedermayer, Jaromír Štětina, Therese Comodini Cachia, Maurice Ponga, Joachim Zeller, Stanislav Polčák, Tunne Kelam, Krzysztof Hetman, Inese Vaidere, Kinga Gál, Brian Hayes, David McAllister, Ivana Maletić, Giovanni La Via, Elisabetta Gardini, Anna Záborská, Roberta Metsola a nome del gruppo PPE
Josef Weidenholzer, Ana Gomes, Victor Boştinaru, Richard Howitt, Norbert Neuser, Elena Valenciano, Linda McAvan, Pier Antonio Panzeri, Eric Andrieu, Nikos Androulakis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Biljana Borzan, Nicola Caputo, Andi Cristea, Miriam Dalli, Nicola Danti, Isabella De Monte, Doru-Claudian Frunzulică, Enrico Gasbarra, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Maria Grapini, Theresa Griffin, Sergio Gutiérrez Prieto, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Jeppe Kofod, Kashetu Kyenge, Arne Lietz, Javi López, Krystyna Łybacka, Marlene Mizzi, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Demetris Papadakis, Tonino Picula, Miroslav Poche, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Olga Sehnalová, Siôn Simon, Tibor Szanyi, Claudia Tapardel, Marc Tarabella, Patrizia Toia, Julie Ward, Damiano Zoffoli, Carlos Zorrinho, Viorica Dăncilă a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Peter van Dalen, Jana Žitňanská, Geoffrey Van Orden, Arne Gericke, Angel Dzhambazki, Ruža Tomašić a nome del gruppo ECR

Catherine Bearder, Louis Michel, Ivo Vajgl, Ramon Tremosa i Balcells, Ilhan Kyuchyuk, Pavel Telička, Izaskun Bilbao Barandica, Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Javier Nart, Juan Carlos Girauta Vidal, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Frédérique Ries, Ivan Jakovčić, Dita Charanzová, Jozo Radoš, Gérard Deprez, Johannes Cornelis van Baalen, Filiz Hyusmenova, Petr Ježek, Marielle de Sarnez, Alexander Graf Lambsdorff, Nedzhmi Ali, Antanas Guoga, Urmas Paet, José Inácio Faria, Nathalie Griesbeck, Hannu Takkula

a nome del gruppo ALDE
Marie-Christine Vergiat, Patrick Le Hyaric, Stelios Kouloglou, Tania González Peñas a nome del gruppo GUE/NGL
Maria Heubuch, Heidi Hautala, Michèle Rivasi, Davor Škrlec a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo a nome del gruppo EFDD
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione di due pastori cristiani in Sudan (2015/2766(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–   vista la relazione del 19 maggio 2014 elaborata dagli esperti in materia di diritti umani nell'ambito delle procedure speciali previste nel quadro del Consiglio dei diritti umani dell'ONU,

–   visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–   viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo,

–   vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–   visto l'Accordo di Cotonou del 2000,

–   visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di religione o di credo del 2013,

–   visto il piano nazionale del Sudan sui diritti umani adottato nel 2013, che si fonda sui principi di universalità e uguaglianza di tutte le persone,

–   viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 62/149 del 18 dicembre 2007, 63/168 del 18 dicembre 2008, 65/206 del 21 dicembre 2010, 67/176 del 20 dicembre 2012 e 3/69 del 18 dicembre 2014 relative alla questione di una moratoria sull'applicazione della pena di morte, nelle quali si esortano i paesi in cui vige ancora la pena di morte a istituire una moratoria sulle esecuzioni, in vista della sua abolizione,

–   visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che il pastore Michael Yat della Chiesa evangelica presbiteriana sud sudanese è stato arrestato dal Servizio di intelligence nazionale del Sudan (NISS) dopo aver tenuto un sermone presso la Chiesa di Khartoum Nord, appartenente alla Chiesa evangelica presbiteriana sudanese, mentre si trovava in visita in Sudan il 21 dicembre 2014; che il pastore Michael Yat è stato arrestato immediatamente dopo aver tenuto il sermone nel quale avrebbe condannato la controversa vendita dei terreni e delle proprietà della Chiesa, nonché il trattamento dei Cristiani in Sudan;

B.  considerando che il pastore Peter Yen Reith è stato arrestato l'11 gennaio 2015 dopo aver presentato una lettera all'ufficio degli Affari religiosi sudanese in cui chiedeva notizie del pastore Michael e maggiori informazioni sul suo arresto;

C. considerando che i due uomini sono stati tenuti in isolamento fino al 1º marzo 2015 e che il 4 maggio sono stati accusati entrambi di diversi capi di imputazione a norma del Codice penale del Sudan, del 1991, tra cui: atti criminali congiunti (articolo 21), attentato al sistema costituzionale (articolo 51), incitamento alla guerra contro lo Stato (articolo 50), spionaggio (articolo 53), ottenimento o divulgazione illecita di documenti ufficiali (articolo 55), istigazione all'odio (articolo 64), disturbo dell'ordine pubblico (articolo 69) e blasfemia (articolo 125);

D. considerando che le accuse che hanno come base gli articoli 50 e 53 del Codice penale del Sudan prevedono la pena di morte in caso di verdetto di colpevolezza;

E.  considerando che il 1º luglio 2015 le autorità sudanesi hanno distrutto parte del complesso della Chiesa evangelica di Bahri; che l'avvocato della Chiesa, Mohamed Mustafa, che è anche il difensore dei due pastori arrestati, e il pastore Hafez della Chiesa evangelica di Bahri hanno denunciato che il dipendente del governo stesse demolendo la parte sbagliata del complesso; che entrambi sono stati arrestati per ostruzione a pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni; che il funzionario del governo ha continuato a demolire la parte sbagliata del complesso;

F.  considerando che le minacce contro gli esponenti della Chiesa, le intimidazioni nei confronti delle comunità cristiane e la distruzione dei beni della Chiesa in Sudan sono perpetrate a un ritmo accelerato dopo la secessione del Sud Sudan;

G. considerando che la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che il Sudan ha ratificato, include il diritto alla vita e il divieto della tortura e di trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, ma che la pena di morte così come l'amputazione, la fustigazione e altre forme di punizione corporale sono ancora applicate nel paese per una serie di reati;

H. considerando che l'istituzione di una moratoria universale sulla pena di morte mirante ad abolirla completamente deve rimanere uno dei principali obiettivi della comunità internazionale, come ribadito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2014;

1.  invita le autorità sudanesi a far cadere tutte le accuse contro il pastore Michael Yat e il pastore Peter Yen Reith e chiede che siano rilasciati immediatamente e senza condizioni; invita al tempo stesso il governo del Sudan ad assicurare che, in attesa del loro rilascio, i due pastori non siano sottoposti a tortura o altre forme di maltrattamento e che sia debitamente rispettata la loro integrità fisica e psichica;

2.  chiede alla delegazione dell'UE in Sudan di seguire le procedure giudiziarie e di fornire assistenza ai pastori; invita l'Unione a svolgere un ruolo guida nel portare alla luce e condannare le gravi e diffuse violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani e umanitario nel paese;

3.  ricorda alle autorità sudanesi il loro obbligo a livello nazionale e internazionale di tutelare la libertà di religione e di credo; ribadisce che la libertà di religione, di coscienza e di credo è un diritto umano universale che deve essere protetto ovunque e per tutti; condanna fermamente tutte le forme di violenza e intimidazione che compromettono il diritto di avere, di non avere o di adottare una religione di propria scelta, compreso l'uso di minacce, di forza fisica o di sanzioni penali per costringere i credenti o i non credenti a rinunciare alla propria religione o convertirsi;

4.  invita il governo del Sudan ad abrogare tutta la legislazione che discrimina in base alla religione e a proteggere l'identità delle minoranze, di qualsiasi confessione;

5.  condanna le vessazioni a danno dei cristiani e le ingerenze negli affari della Chiesa; esorta il governo del Sudan ad astenersi dal compiere tali azioni; invita il Sudan ad abrogare le leggi sull'apostasia e a porre fine alla chiusura delle chiese e di altri siti religiosi;

6.  invita il governo del Sudan a riformare l'ordinamento giuridico del paese, conformemente alle norme internazionali in materia di diritti umani, al fine di tutelare i diritti umani e le libertà fondamentali e assicurare la tutela dei diritti umani di ogni individuo, soprattutto per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti delle donne, delle minoranze religiose e dei gruppi svantaggiati;

7.  ribadisce la propria condanna nei confronti della pena di morte in ogni circostanza e la necessità di introdurre una moratoria a livello mondiale mirante alla sua abolizione; invita di conseguenza il governo del Sudan ad abolire la pena capitale come pure la pratica della fustigazione, che è ancora applicata, e a commutare le condanne a morte attuali;

8.  esprime il proprio sostegno agli sforzi profusi, in particolare dalle Nazioni Unite, dall'Unione europea, dall'Unione africana e dalla troika (Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti), per giungere a una soluzione negoziata della situazione in Sudan e sostenere le azioni della società civile e dei partiti di opposizione volte a promuovere un processo di pace inclusivo;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo della Repubblica del Sudan, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

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