Procedura : 2015/2747(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0716/2015

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RC-B8-0716/2015

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PV 09/07/2015 - 12.12
CRE 09/07/2015 - 12.12
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P8_TA(2015)0276

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 152kWORD 75k
8.7.2015
PE565.691v01-00}
PE565.695v01-00}
PE565.696v01-00}
PE565.697v01-00}
PE565.700v01-00} RC1
 
B8-0716/2015}
B8-0717/2015}
B8-0718/2015}
B8-0719/2015}
B8-0722/2015} RC1

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8‑0716/2015)

ECR (B8‑0717/2015)

ALDE (B8‑0718/2015)

S&D (B8‑0719/2015)

PPE (B8‑0722/2015)


sulla commemorazione dei fatti di Srebrenica (2015/2747(RSP))


Cristian Dan Preda, Andrej Plenković, Eduard Kukan, Davor Ivo Stier, Dubravka Šuica, Ivana Maletić, Marijana Petir a nome del gruppo PPE
Gianni Pittella, Tanja Fajon, Knut Fleckenstein, Victor Boştinaru, Josef Weidenholzer, Richard Howitt, Afzal Khan, Neena Gill, Daniele Viotti, Enrico Gasbarra, Hugues Bayet, Marlene Mizzi, Brando Benifei, Jeppe Kofod, Flavio Zanonato, Tibor Szanyi, Theresa Griffin, Liisa Jaakonsaari, Maria Grapini, Tonino Picula, Ana Gomes, Pier Antonio Panzeri, Elena Valenciano, Julie Ward, José Blanco López, Miriam Dalli, Doru-Claudian Frunzulică, Vilija Blinkevičiūtė, Krystyna Łybacka, Marc Tarabella, Nicola Caputo, Miroslav Poche, Eric Andrieu, Goffredo Maria Bettini, Zigmantas Balčytis, Elena Gentile, Damiano Zoffoli, Simona Bonafè, Alessia Maria Mosca, Momchil Nekov, Vincent Peillon, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Claudia Tapardel, Patrizia Toia, Victor Negrescu, Carlos Zorrinho, Biljana Borzan, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Kashetu Kyenge, Andi Cristea, Demetris Papadakis a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Ryszard Antoni Legutko, Ryszard Czarnecki, Anna Elżbieta Fotyga, Tomasz Piotr Poręba, Zdzisław Krasnodębski a nome del gruppo ECR
Ivan Jakovčić, Jozo Radoš, Nedzhmi Ali, Petras Auštrevičius, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Marielle de Sarnez, Juan Carlos Girauta Vidal, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Fernando Maura Barandiarán, Louis Michel, Javier Nart, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Marietje Schaake, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl a nome del gruppo ALDE
Igor Šoltes

a nome del gruppo Verts/ALE

Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Daniela Aiuto, Eleonora Evi

Risoluzione del Parlamento europeo sulla commemorazione dei fatti di Srebrenica (2015/2747(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue risoluzioni del 7 luglio 2005(1) e del 15 gennaio 2009(2) su Srebrenica,

–   viste le disposizioni della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che riconoscono il diritto di ogni individuo alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona, come anche alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

–   visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Bosnia-Erzegovina, dall'altra, firmato a Lussemburgo il 16 giugno 2008 ed entrato in vigore il 1° giugno 2015,

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 827, del 25 maggio 1993, n. 1551, del 9 luglio 2004, e n. 1575, del 22 novembre 2004,

–   visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A. considerando che l'11 luglio 2015 ricorre il 20º anniversario del genocidio e della pulizia etnica che hanno avuto luogo a Srebrenica e nei dintorni durante la guerra di Bosnia, una commemorazione che dovrebbe rammentare il pericolo rappresentato da forme estreme di nazionalismo e di intolleranza nella società, ulteriormente esacerbate in un contesto di guerra;

B.  considerando che l'11 luglio 1995 la città bosniaca di Srebrenica, che era stata proclamata zona protetta dalla risoluzione n. 819 (16 aprile 1993) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è stata occupata dalle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladić, operante sotto l'autorità dell'allora Presidente della Republika Srpska, Radovan Karadžić;

C. considerando che, durante una carneficina protrattasi per vari giorni dopo la caduta di Srebrenica, più di 8.000 uomini e ragazzi musulmani, che avevano cercato rifugio in questa zona posta sotto il controllo della Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR), sono stati sommariamente giustiziati dalle forze serbo-bosniache del generale Mladić e da unità paramilitari, tra cui reparti irregolari di polizia; che circa 30.000 donne, bambini e anziani sono stati espulsi con la forza nel quadro di un'operazione di pulizia etnica su vasta scala che ha reso i fatti di Srebrenica il maggior crimine di guerra perpetrato in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale;

D. considerando che i tragici eventi di Srebrenica hanno lasciato nei sopravvissuti profonde ferite emotive e creato ostacoli duraturi alla riconciliazione politica fra i gruppi etnici in Bosnia-Erzegovina;

E.  considerando che il massacro di Srebrenica è stato riconosciuto come genocidio sia dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (ICTY) nella sentenza di appello Procuratore/ Radislav Krstić, causa IT-99-33, del 19 aprile 2004, sia dalla Corte internazionale di giustizia nella causa relativa all'applicazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (Bosnia-Erzegovina/ Serbia e Montenegro), del 27 febbraio 2007, pag. 127, punto 297 (CIG);

 

F.  considerando che le forze serbo-bosniache hanno commesso molteplici violazioni della Convenzione di Ginevra a danno della popolazione civile di Srebrenica, fra cui la deportazione di migliaia di donne, bambini e anziani e lo stupro di un gran numero di donne;

G. considerando che, nonostante gli sforzi profusi per individuare le fosse comuni e individuali ed esumare le salme delle vittime, non sono stati ancora localizzati e identificati i corpi di circa 1.200 uomini e ragazzi di Srebrenica;

H. considerando che, nel 1999, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha dichiarato, nella sua relazione sulla caduta di Srebrenica, che l'ONU è venuta meno al proprio mandato, in particolare per quanto riguarda la protezione delle cosiddette zone sicure, e condivide pertanto la responsabilità dell'accaduto;

I.   considerando che l'Unione europea è fondata sulla coesistenza pacifica e sulla convinta cooperazione tra i suoi membri; che una delle principali motivazioni alla base del processo di integrazione europea è la volontà di evitare il ripetersi di guerre e crimini contro il diritto umanitario internazionale in Europa;

J.   considerando che il 30 gennaio 2015 l'ICTY ha confermato le sentenze nei confronti di cinque alti ufficiali dell'esercito serbo-bosniaco per il loro coinvolgimento nel genocidio di Srebrenica nel 1995; che alcuni degli ufficiali condannati rispondevano direttamente all'ex capo di Stato maggiore dell'esercito serbo-bosniaco Ratko Mladić, attualmente sotto processo davanti all'ICTY per crimini che includono il genocidio;

 

1.  commemora e onora tutte le vittime del genocidio di Srebrenica e di tutte le atrocità commesse durante le guerre nel territorio dell'ex Iugoslavia; esprime le sue condoglianze e la sua solidarietà alle famiglie delle vittime, molte delle quali vivono senza conoscere con certezza il destino dei loro parenti;

2.  condanna con la massima fermezza il genocidio di Srebrenica; proclama solennemente che siffatti atroci crimini non dovranno mai più ripetersi e dichiara che si adopererà, per quanto è in suo potere, al fine di evitare che siano commessi simili atti; si oppone a qualsiasi negazione, relativizzazione o interpretazione errata del genocidio;

3.  sottolinea la necessità per i rappresentanti politici della Bosnia-Erzegovina di riconoscere il passato al fine di collaborare proficuamente in vista di un futuro migliore per tutti i cittadini del paese; evidenzia l'importante ruolo che i paesi vicini, le autorità religiose, la società civile, l'arte, la cultura, i media e i sistemi d'istruzione possono svolgere in questo difficile processo;

4.  evidenzia l'importanza del lavoro svolto dall'ICTY e l'esigenza di adottare tutte le misure necessarie per accelerare i processi e gli appelli e portarli a conclusione senza inutili ritardi; ribadisce che occorre prestare maggiore attenzione ai processi per crimini di guerra perseguiti a livello nazionale;

5.  ribadisce l'impegno dell'UE nei confronti della prospettiva europea e della prosecuzione del processo di adesione per la Bosnia-Erzegovina e tutti i paesi dei Balcani occidentali; ritiene che la cooperazione regionale e il processo di integrazione europea siano gli approcci più atti a promuovere la riconciliazione e a far superare odi e divisioni;

6.  sollecita lo sviluppo di programmi d'istruzione e culturali che promuovano una comprensione delle cause di tali atrocità e che sensibilizzino alla necessità di coltivare la pace e promuovere i diritti umani e la tolleranza interreligiosa; esprime il proprio sostegno ad organizzazioni quale l'associazione Madri delle enclavi di Srebrenica e Žepa, per il loro ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nella creazione di una base più ampia per la riconciliazione tra tutti i cittadini del paese;

 

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, al governo e al parlamento di Bosnia-Erzegovina e alle sue entità, e ai governi e ai parlamenti dei paesi dei Balcani occidentali.

 

 

(1)

GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 468.

(2)

GU C 46 E del 24.2.2010, pag. 111.

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