Procedura : 2016/2521(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0083/2016

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RC-B8-0083/2016

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PV 21/01/2016 - 12.3
CRE 21/01/2016 - 12.3

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P8_TA(2016)0024

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 153kWORD 84k
20.1.2016
PE575.985v01-00}
PE575.990v01-00}
PE575.991v01-00}
PE575.994v01-00}
PE575.996v01-00}
PE576.000v01-00} RC1
 
B8-0083/2016}
B8-0088/2016}
B8-0089/2016}
B8-0092/2016}
B8-0094/2016}
B8-0098/2016} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8-0083/2016)

EFDD (B8-0088/2016)

ECR (B8-0089/2016)

PPE (B8-0092/2016)

ALDE (B8-0094/2016)

S&D (B8-0098/2016)


sulla Corea del Nord (2016/2521(RSP))


Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Davor Ivo Stier, Andrej Plenković, Lara Comi, Tunne Kelam, Patricija Šulin, Jarosław Wałęsa, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Eduard Kukan, Brian Hayes, Bogdan Brunon Wenta, Thomas Mann, Csaba Sógor, Claude Rolin, Andrey Kovatchev, Eva Paunova, Milan Zver, Ildikó Gáll-Pelcz, Pavel Svoboda, Ivan Štefanec, Michaela Šojdrová, Tomáš Zdechovský, Sven Schulze, Jaromír Štětina, Andrey Novakov, Lefteris Christoforou, József Nagy, Dubravka Šuica, Marijana Petir, Anna Záborská, Roberta Metsola, Joachim Zeller, Luděk Niedermayer, Paul Rübig, Kinga Gál, David McAllister, Ivana Maletić, László Tőkés, Elisabetta Gardini, Romana Tomc, Inese Vaidere a nome del gruppo PPE
Nikos Androulakis, Zigmantas Balčytis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Simona Bonafè, Biljana Borzan, Victor Boştinaru, Nicola Caputo, Andrea Cozzolino, Andi Cristea, Isabella De Monte, Monika Flašíková Beňová, Knut Fleckenstein, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Enrico Gasbarra, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Michela Giuffrida, Ana Gomes, Sylvie Guillaume, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Afzal Khan, Miapetra Kumpula-Natri, Kashetu Kyenge, Juan Fernando López Aguilar, Andrejs Mamikins, Costas Mavrides, Marlene Mizzi, Sorin Moisă, Alessia Maria Mosca, Momchil Nekov, Pier Antonio Panzeri, Demetris Papadakis, Pina Picierno, Tonino Picula, Miroslav Poche, Inmaculada Rodríguez-Piñero Fernández, Siôn Simon, Monika Smolková, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Julie Ward, Josef Weidenholzer, Flavio Zanonato, Damiano Zoffoli a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Raffaele Fitto, Anna Elżbieta Fotyga, Ryszard Antoni Legutko, Ryszard Czarnecki, Tomasz Piotr Poręba, Karol Karski, Angel Dzhambazki, Jana Žitňanská, Branislav Škripek, Monica Macovei a nome del gruppo ECR
Hilde Vautmans, Marielle de Sarnez, Urmas Paet, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Petras Auštrevičius, Dita Charanzová, Pavel Telička, Ilhan Kyuchyuk, Ramon Tremosa i Balcells, Ivo Vajgl, Nedzhmi Ali, Martina Dlabajová, José Inácio Faria, Fredrick Federley, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Filiz Hyusmenova, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Kaja Kallas, Louis Michel, Javier Nart, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Johannes Cornelis van Baalen, Paavo Väyrynen, Valentinas Mazuronis, Norica Nicolai, Marietje Schaake, Jasenko Selimovic a nome del gruppo ALDE
Klaus Buchner, Barbara Lochbihler, Igor Šoltes, Bodil Valero, Davor Škrlec, Ernest Urtasun, Heidi Hautala a nome del gruppo Verts/ALE
Ignazio Corrao, Fabio Massimo Castaldo, Marco Zanni a nome del gruppo EFDD
Helmut Scholz

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Corea del Nord  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Corea del Nord,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, del 6 gennaio 2016, sul presunto test nucleare nella Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC),

–  vista la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 6 gennaio 2016, sul test nucleare annunciato dalla Repubblica popolare democratica di Corea,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1718 (2006), 1874 (2009), 2087 (2013) e 2094 (2013) che vietano esplicitamente alla Repubblica popolare democratica di Corea di condurre test nucleari,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 17 dicembre 2015 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea,

–  vista la relazione delle Nazioni Unite dell'aprile 2015 intitolata "Democratic People's Republic of Korea 2015: Needs and Priorities" (Repubblica popolare democratica di Corea 2015: necessità e priorità),

–  vista la risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 27 marzo 2015, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea,

–  vista la relazione della commissione d'inchiesta sui diritti dell'uomo nella Repubblica popolare democratica di Corea del 7 febbraio 2014,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione sui diritti del fanciullo, nonché la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, tutti strumenti ai quali la Repubblica popolare democratica di Corea ha aderito,

–  vista la Convenzione del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno condannato quello che la RPDC ha definito "un test con una bomba all'idrogeno riuscito con successo", condotto il 6 gennaio 2016, che viola palesemente gli obblighi internazionali del paese nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

B.  considerando che la proliferazione di armi nucleari, chimiche e biologiche e dei relativi vettori rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali; che nel 2003 la RPDC si è ritirata dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), che effettua test nucleari dal 2006 e ha dichiarato ufficialmente nel 2009 di aver sviluppato un ordigno nucleare, il che ha chiaramente amplificato la minaccia dell'avanzamento delle sue capacità nucleari; che il perseguimento di programmi nucleari e missili balistici illeciti rappresenta una sfida al regime internazionale di non proliferazione nucleare e rischia di aggravare le tensioni regionali;

C.  considerando che il paese, con la sua economia incentrata sul settore militare, è ben lungi dal conseguire il suo obiettivo dichiarato di diventare una nazione forte e prospera e ha invece sempre più isolato e impoverito la propria popolazione nella corsa alle armi di distruzione di massa e ai relativi vettori;

D.  considerando che l'UE sostiene con forza l'idea di una penisola coreana denuclearizzata e ritiene che la ripresa dei colloqui a sei sia essenziale per la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione;

E.  considerando che la centralità assunta dagli investimenti militari nella RPDC può essere ritenuta un reato di omissione nei confronti delle necessità di base dei cittadini, tenuto conto che circa il 70 percento dei 24,6 milioni di nordcoreani versa in condizioni di insicurezza alimentare e che quasi il 30 percento dei bambini sotto i 5 anni è gravemente malnutrito;

F.  considerando che la situazione dei diritti umani nella RPDC è estremamente problematica da molti anni; che il regime della RPDC dimostra una cooperazione pressoché nulla con le Nazioni Unite e ha respinto tutte le risoluzioni del Consiglio per i diritti umani e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite relative ai diritti umani nella Corea del Nord; che la RPDC non ha cooperato con il relatore speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti umani nel paese e ha respinto ogni assistenza da parte dell'Alto commissario dell'ONU per i diritti dell'uomo nell'ambito delle procedure speciali;

G.  considerando che, in seguito alla risoluzione del Consiglio per i diritti umani del 27 marzo 2015, si è tenuta una riunione tra i rappresentanti diplomatici nordcoreani e Marzuki Darusman, relatore speciale del Consiglio per i diritti umani sui diritti umani in Corea del Nord;

H.  considerando che l'Unione europea difende e promuove i diritti umani e la democrazia nel mondo; che il dialogo UE-RPDC in materia di diritti dell'uomo è stato sospeso dalla RPDC nel 2013 e rimane sospeso; che nel giugno 2015 si è tenuto un ciclo di dialogo politico tra l'UE e la RPDC;

I.  considerando che la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha indagato sulle sistematiche, diffuse e gravi violazioni dei diritti umani in Corea del Nord e ha pubblicato una relazione il 7 febbraio 2014; che, nella sua relazione, la suddetta commissione d'inchiesta ha concluso che le violazioni dei diritti umani da parte di Pyongyang non hanno paragone nel mondo contemporaneo, rilevando la negazione quasi totale del diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, nonché del diritto alla libertà di opinione, espressione, informazione e associazione; che la commissione d'inchiesta ha constatato in molti casi che le violazioni dei diritti umani costituiscono crimini contro l'umanità; che dal 2014 la situazione dei diritti umani nella RPDC è peggiorata;

J.  considerando che il governo della Repubblica popolare democratica di Corea non consente opposizione politica, elezioni libere ed eque, libertà dei media, libertà religiosa, libertà di associazione, contrattazioni collettive o libertà di circolazione;

K.  considerando che la RPDC dispone di un sistema di sicurezza ampio e ben strutturato che controlla da vicino la vita di tutti i cittadini e non permette nessun tipo di libertà fondamentale nel paese;

L.  considerando che le autorità statali della RPDC sono responsabili di uccisioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie e sparizioni sistematiche, anche sotto forma di sequestri di cittadini stranieri, con più di 100 000 persone detenute in prigione e internate nei campi di "rieducazione";

M.  considerando che la popolazione della Repubblica popolare democratica di Corea è stata esposta a decenni di sottosviluppo, con un'assistenza sanitaria insufficiente ed elevati livelli di malnutrizione materna e infantile, in un contesto di isolamento politico ed economico, frequenti calamità naturali e aumenti internazionali dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante; che la RPDC viola il diritto all'alimentazione del suo popolo;

1.  condanna fermamente il quarto test nucleare del 6 gennaio 2016, ritenendolo una provocazione inutile e pericolosa, una violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nonché una minaccia grave alla pace e alla stabilità della penisola coreana e della regione dell'Asia nordorientale; è favorevole all'imposizione di sanzioni significative ed efficaci a seguito del recente test nucleare, che dovranno essere concordate dalla comunità internazionale;

2.  esorta la Repubblica popolare democratica di Corea ad astenersi dall'intraprendere ulteriori azioni provocatorie, abbandonando i propri programmi nucleari e balistici in modo completo, verificabile e irreversibile, a cessare tutte le attività correlate e rispettare immediatamente tutti gli obblighi internazionali, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell'AIEA, come pure le altre norme internazionali in materia di disarmo e non proliferazione; invita la RPDC a firmare e ratificare senza indugio il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e a rispettare i propri impegni a norma della dichiarazione comune dei colloqui a sei del 19 settembre 2005;

3.  afferma il desiderio di trovare una soluzione diplomatica e politica alla questione nucleare della RPDC; ribadisce il suo sostegno a favore dei colloqui a sei e ne chiede la ripresa; esorta tutti i partecipanti ai suddetti colloqui a intensificare i loro sforzi; invita la Repubblica popolare democratica di Corea a impegnarsi nuovamente in maniera costruttiva con la comunità internazionale, in particolare i membri dei colloqui a sei, al fine di giungere a una pace e una sicurezza durature in una penisola coreana denuclearizzata e quale miglior modo per assicurare un futuro più prospero e stabile per il paese;

4.  è convinto che sia giunto il momento per la comunità internazionale di adottare azioni concrete per porre fine all'impunità dei responsabili; esige che i principali responsabili dei crimini contro l'umanità commessi nella RPDC siano chiamati a rispondere, compaiano dinanzi al tribunale penale internazionale e ricevano sanzioni mirate;

5.  sottolinea che le violazioni descritte nella relazione della commissione d'inchiesta, molte delle quali costituiscono crimini contro l'umanità, sono avvenute per troppo tempo sotto gli occhi attenti della comunità internazionale;

6.  esorta il governo della Repubblica popolare democratica di Corea ad attuare tempestivamente le raccomandazioni della commissione d'inchiesta;

7.  invita il governo della Repubblica popolare cinese a esercitare la propria crescente influenza e leva politica ed economica sulla RPDC per garantire che la situazione non si aggravi ulteriormente; chiede alla Repubblica popolare cinese di adottare tutte le misure necessarie, di concerto con la comunità internazionale, per ripristinare la pace e la stabilità nella penisola coreana; prende atto del sostegno della Repubblica popolare cinese alla risoluzione 2094 (2013) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; prende altresì atto del consenso tra i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella loro reazione al test nucleare recentemente condotto dalla RPDC;

8.  esorta il governo della Repubblica popolare cinese, conformemente agli obblighi derivanti dall'essere paese firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, a non negare ai rifugiati coreani che attraversano le frontiere cinesi il diritto di richiedere asilo e a non procedere a un loro rimpatrio forzato in Corea del Nord, proteggendo invece i loro diritti umani fondamentali; invita l'UE a esercitare pressioni diplomatiche a tal fine; ribadisce l'invito rivolto a tutti i paesi che accolgono i rifugiati provenienti dalla RPDC a rispettare la convenzione di Ginevra del 1951 e il protocollo del 1967, non rimpatriando i rifugiati nordcoreani nella RPDC;

9.  accoglie positivamente la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 17 dicembre 2015 sulla situazione dei diritti umani nella RPDC, appoggiata da tutti gli Stati membri dell'Unione; invita l'Unione europea e gli Stati membri a continuare a far fronte alla grave situazione dei diritti umani nella RPDC;

10.  invita il VP/AR, Federica Mogherini, ad avvalersi delle competenze della Repubblica di Corea nel formulare la strategia dell'Unione nei confronti della RPDC; esorta il VP/AR a monitorare gli ulteriori sviluppi nella RPDC e a riferire a tal proposito al Parlamento, affinché la questione dei diritti umani nel paese continui a rimanere tra le priorità dell'agenda politica dell'Unione; ritiene che l'UE debba svolgere un ruolo costruttivo attraverso il proprio impegno critico con il governo della RPDC;

11.  esprime la sua profonda preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione dei diritti umani nella RPDC; invita il governo della RPDC ad adempiere agli obblighi che incombono al paese in virtù degli strumenti sui diritti umani di cui è parte e a garantire che le organizzazioni umanitarie, gli osservatori indipendenti per i diritti umani e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC abbiano accesso al paese e beneficino della necessaria cooperazione;

12.  esorta il governo della RPDC a cessare immediatamente il ricorso alla soppressione sistematica dei diritti umani quale strumento politico di controllo e sorveglianza della popolazione;

13.  condanna con forza il ricorso sistematico e su vasta scala alla pena di morte nella RPDC; invita il governo della RPDC a dichiarare una moratoria su tutte le esecuzioni, in vista di un'abolizione della pena di morte nel prossimo futuro; chiede alla RPDC di porre fine alle uccisioni extragiudiziali e alle sparizioni forzate, di liberare i prigionieri politici e di permettere ai cittadini di viaggiare liberamente, tanto all'interno quanto all'esterno del paese; invita la RPDC a garantire la libertà di espressione e la libertà di stampa per i mezzi di comunicazione nazionali e internazionali e a consentire ai cittadini un accesso a Internet non soggetto a censura;

14.  esorta il governo della RPDC a porre fine al programma di lavoro forzato sostenuto dallo Stato, nell'ambito del quale paesi stranieri hanno assunto decine di migliaia di lavoratori nordcoreani in condizioni illegali, impiegandoli soprattutto in progetti minerari, di sfruttamento forestale, tessili e di costruzione, generando valuta forte che ha contribuito a sostenere il regime; segnala che, in questo caso, la responsabilità di proteggere i diritti dei lavoratori è estesa ai paesi ospitanti, che dovrebbero garantire la tutela delle norme in materia di lavoro e di diritti umani;

15.  condanna le severe restrizioni alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione o credo, di opinione ed espressione, di riunione pacifica e di associazione, come pure le discriminazioni fondate sul sistema songbun che classifica le persone in base alla classe sociale assegnata dallo Stato e alla nascita, tenendo conto anche delle opinioni politiche e della religione;

16.  è particolarmente preoccupato per la gravità della situazione alimentare nel paese e per il suo impatto sui diritti economici, sociali e culturali della popolazione; invita la Commissione a mantenere gli attuali programmi di aiuto umanitario e i canali di comunicazione con la RPDC, e a garantire che gli aiuti giungano in sicurezza alle parti della popolazione cui sono destinati; invita le autorità della RPDC a garantire l'accesso di tutti i cittadini al cibo e all'assistenza umanitaria in base alle necessità, conformemente ai principi umanitari;

17.  esorta le autorità della RPDC a risolvere urgentemente la questione dei rapimenti sistematici delle persone, a trasmettere tutte le informazioni sui cittadini di paesi terzi, compresi quelli giapponesi e della Repubblica di Corea, che si presume siano stati prelevati da agenti statali nordcoreani durante gli scorsi decenni, e a restituire immediatamente ai loro paesi d'origine le persone sequestrate ancora in stato di detenzione;

18.  invita la RPDC a continuare a impegnarsi in modo costruttivo con gli interlocutori internazionali al fine di promuovere miglioramenti concreti della situazione dei diritti umani sul campo, anche attraverso dialoghi, visite ufficiali al paese e maggiori contatti interpersonali;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, al governo e al parlamento della Repubblica popolare democratica di Corea, al governo e al parlamento della Repubblica di Corea, al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese, al governo e al parlamento degli Stati Uniti, al governo e al parlamento della Federazione russa, al governo e al parlamento del Giappone, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

 

 

 

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