Procedura : 2016/2649(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0478/2016

Testi presentati :

RC-B8-0478/2016

Discussioni :

PV 14/04/2016 - 6.3
CRE 14/04/2016 - 6.3

Votazioni :

PV 14/04/2016 - 7.6

Testi approvati :

P8_TA(2016)0130

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 297kWORD 87k
13.4.2016
PE579.902v01-00}
PE579.903v01-00}
PE579.905v01-00}
PE579.907v01-00}
PE579.908v01-00}
PE579.909v01-00}
PE579.910v01-00} RC1
 
B8-0478/2016}
B8-0479/2016}
B8-0481/2016}
B8-0483/2016}
B8-0484/2016}
B8-0485/2016}
B8-0486/2016} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

EFDD (B8-0478/2016)

ECR (B8-0479/2016)

Verts/ALE (B8-0481/2016)

S&D (B8-0483/2016)

PPE (B8-0484/2016)

GUE/NGL (B8-0485/2016)

ALDE (B8-0486/2016)


sulla Nigeria (2016/2649(RSP))


Cristian Dan Preda, Elmar Brok, Davor Ivo Stier, Andrej Plenković, Lorenzo Cesa, Roberta Metsola, Patricija Šulin, Bogdan Brunon Wenta, Andrey Kovatchev, Joachim Zeller, Tunne Kelam, Ildikó Gáll-Pelcz, Lara Comi, József Nagy, Milan Zver, Marijana Petir, Giovanni La Via, Maurice Ponga, Claude Rolin, Jarosław Wałęsa, Jiří Pospíšil, Ramón Luis Valcárcel Siso, Adam Szejnfeld, Eva Paunova, György Hölvényi, Tomáš Zdechovský, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Stanislav Polčák, Pavel Svoboda, Andrey Novakov, Romana Tomc, Ivan Štefanec, David McAllister, Michaela Šojdrová, Salvatore Cicu, Lefteris Christoforou, Anna Záborská, Therese Comodini Cachia, Ramona Nicole Mănescu, Dubravka Šuica, Csaba Sógor, Ivana Maletić, Luděk Niedermayer, Seán Kelly, Krzysztof Hetman, Thomas Mann, Sven Schulze, László Tőkés, Elisabetta Gardini a nome del gruppo PPE
Josef Weidenholzer, Victor Boştinaru, Knut Fleckenstein, Richard Howitt, Nikos Androulakis, Francisco Assis, Hugues Bayet, Brando Benifei, Goffredo Maria Bettini, José Blanco López, Vilija Blinkevičiūtė, Biljana Borzan, Soledad Cabezón Ruiz, Nicola Caputo, Nessa Childers, Andi Cristea, Nicola Danti, Isabella De Monte, Monika Flašíková Beňová, Doru-Claudian Frunzulică, Eider Gardiazabal Rubial, Enrico Gasbarra, Elena Gentile, Lidia Joanna Geringer de Oedenberg, Neena Gill, Michela Giuffrida, Sylvie Guillaume, Cătălin Sorin Ivan, Liisa Jaakonsaari, Eva Kaili, Miapetra Kumpula-Natri, Kashetu Kyenge, Arne Lietz, Javi López, Krystyna Łybacka, Costas Mavrides, Sorin Moisă, Alessia Maria Mosca, Victor Negrescu, Momchil Nekov, Demetris Papadakis, Vincent Peillon, Tonino Picula, Liliana Rodrigues, Daciana Octavia Sârbu, Monika Smolková, Tibor Szanyi, Marc Tarabella, Elena Valenciano, Julie Ward a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Mark Demesmaeker, Jana Žitňanská, Peter van Dalen, Anna Elżbieta Fotyga, Ryszard Antoni Legutko, Ryszard Czarnecki, Karol Karski, Tomasz Piotr Poręba, Raffaele Fitto, Geoffrey Van Orden, Angel Dzhambazki, Ruža Tomašić a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Ilhan Kyuchyuk, Petras Auštrevičius, Pavel Telička, Marielle de Sarnez, Valentinas Mazuronis, Ivo Vajgl, Filiz Hyusmenova, Martina Dlabajová, Ramon Tremosa i Balcells, Nedzhmi Ali, Dita Charanzová, José Inácio Faria, Fredrick Federley, Nathalie Griesbeck, Antanas Guoga, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Louis Michel, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Hannu Takkula, Carolina Punset, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Paavo Väyrynen, Javier Nart, Gérard Deprez, Jasenko Selimovic, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Lola Sánchez Caldentey, Marie-Christine Vergiat, Tania González Peñas, Miguel Urbán Crespo, Estefanía Torres Martínez, Xabier Benito Ziluaga, Patrick Le Hyaric, Barbara Spinelli, Stelios Kouloglou a nome del gruppo GUE/NGL
Jean Lambert, Maria Heubuch, Judith Sargentini, Michèle Rivasi, Bart Staes, Ernest Urtasun, Barbara Lochbihler, Tamás Meszerics, Davor Škrlec, Bodil Valero, Igor Šoltes, Bronis Ropė a nome del gruppo Verts/ALE
Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Isabella Adinolfi, Laura Agea, Laura Ferrara a nome del gruppo EFDD
Barbara Kappel
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Nigeria (2016/2649(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Nigeria,

–  visto il discorso pronunciato dal presidente Muhammadu Buhari al Parlamento europeo il 3 febbraio 2016,

–  viste le precedenti dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla situazione in Nigeria,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla situazione in Nigeria, in particolare quelle del 9 febbraio 2015,

–  viste le precedenti dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione in Nigeria,

–  viste le precedenti dichiarazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Nigeria,

–  viste le dichiarazioni del VP/AR e del ministro degli Affari esteri della Repubblica federale della Nigeria in occasione del sesto dialogo ministeriale UE-Nigeria, tenutosi a Bruxelles il 15 marzo 2016,

–  vista la decisione del Consiglio di aggiungere Boko Haram all'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche, entrata in vigore il 29 maggio 2014,

–  vista la seconda revisione dell'accordo di Cotonou per il periodo 2007-2013, ratificata dalla Nigeria il 27 settembre 2010,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), del 1979,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, del 1981,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dalla Nigeria il 22 giugno 1983,

–  vista la Costituzione della Repubblica federale della Nigeria, in particolare le disposizioni sulla protezione della libertà di religione contenute nel titolo IV sul diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

–  visto l'esito delle elezioni presidenziali nigeriane del marzo 2015,

–  vista la relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulle violazioni e gli abusi commessi da Boko Haram e l'impatto sui diritti umani nei paesi colpiti, del 29 settembre 2015,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite adottati nel settembre 2015,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ratificata dalla Nigeria il 16 aprile 1991,

–  vista la relazione di Amnesty International dal titolo "Nigeria: Still waiting for justice, still waiting for change. Government must prioritise accountability in the north-east" (Nigeria: ancora in attesa di giustizia, ancora in attesa di cambiamento. Il governo deve chiarire in via prioritaria le responsabilità nel nord-est),

–  vista la relazione di Human Rights Watch del gennaio 2016 sulla Nigeria,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, con le sue cospicue risorse, la Nigeria è la più grande economia africana nonché la nazione più popolosa e culturalmente diversificata in Africa; che svolge un ruolo fondamentale nella politica regionale e africana e rappresenta un motore dell'integrazione regionale attraverso la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS); che, tuttavia, si colloca fra i paesi con le maggiori disuguaglianze al mondo, con una diffusa corruzione che contribuisce notevolmente alla disparità economica e sociale e con la minaccia per la sicurezza rappresentata dal gruppo estremista violento Boko Haram;

B.  considerando che anni di dittatura militare, corruzione, instabilità politica e cattiva governance hanno portato il paese a investire in misura insufficiente nelle infrastrutture, nell'istruzione e nei servizi sociali e che ciò continua a minare i diritti sociali ed economici in Nigeria;

C.  considerando che più di sei nigeriani su dieci vivono con meno di 2 dollari USA al giorno; che questa estrema povertà è ancora più accentuata negli Stati settentrionali, i meno sviluppati del paese; che questa povertà contribuisce direttamente al divario sociale, all'ostilità di matrice religiosa e alla divisione regionale; che il coefficiente di Gini relativo alla Nigeria è aumentato drasticamente e ha raggiunto il valore di 48,8 nel 2010;

D.  considerando che l'organizzazione Transparency International, nell'indice di percezione della corruzione del 2015, ha classificato la Nigeria al 136º posto su 175 paesi; che, secondo alcune stime, ogni anno vengono rubati tra i 3 e gli 8 miliardi di dollari USA in petrolio nigeriano;

E.  considerando che, nonostante la transizione pacifica che ha condotto il presidente Buhari al potere nel marzo 2015, la pace e la stabilità della Nigeria sono state minacciate da un'ondata di aggressioni, uccisioni e rapimenti da parte del gruppo estremista violento Boko Haram, da un'economia in crisi a causa dei prezzi bassi del petrolio sul mercato mondiale, dalla debolezza delle istituzioni politiche, dall'incapacità di affrontare la corruzione e dai conflitti irrisolti nel delta del Niger e nella fascia centrale del paese;

F.  considerando che Boko Haram ha ucciso almeno 8 200 civili nel 2014 e nel 2015; che, secondo le stime, oltre 2,6 milioni di persone sono sfollate e oltre 14,8 milioni di persone sono state colpite dall'insurrezione di Boko Haram;

G.  considerando che il terrorismo è una minaccia globale, ma che la capacità della comunità internazionale di cooperare con le autorità nigeriane nella lotta contro Boko Haram dipende dalla piena credibilità, assunzione di responsabilità e trasparenza della nuova amministrazione; che l'incapacità del governo di contrastare l'impunità per i crimini di guerra al livello più alto rimane uno dei problemi principali del paese; che il presidente Buhari ha promesso di avviare indagini al riguardo;

H.  considerando che Boko Haram mira a instaurare uno Stato integralmente islamico in Nigeria, in cui prevede tra l'altro di istituire tribunali penali che applichino la sharia in tutto il paese e di vietare l'istruzione occidentale; che Boko Haram ha rapito donne e ragazze per coinvolgerle in attentati suicidi; che i recenti attentati dinamitardi suicidi, compresi quelli del 16 marzo, dell'11 febbraio e del 31 gennaio 2016 nel nord-est della Nigeria, hanno provocato numerose morti;

I.  considerando che la violenza sessuale e di genere e la violenza contro le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) continua a imperversare nelle regioni tormentate della Nigeria nord-orientale e che i diritti fondamentali come l'istruzione per le bambine e le ragazze, la giustizia sociale e un'equa distribuzione degli introiti statali nella società, così come la lotta alla corruzione, si stanno deteriorando drammaticamente;

J.  considerando che il 14-15 aprile 2014 circa 270 studentesse sono state rapite da Boko Haram da una scuola a Chibok, nella Nigeria nord-orientale e che la maggior parte di esse risulta ancora scomparsa; che la loro esatta sorte rimane avvolta nel mistero, anche se si teme che siano state in larga parte costrette a sposare gli insorti o entrare esse stesse nelle loro fila, siano state sottoposte a violenza sessuale o vendute come schiave, e che le ragazze non musulmane siano state costrette a convertirsi all'Islam; che dal 2009 a ora Boko Haram ha rapito più di 2 000 donne e ragazze, di cui circa 400 a Damasak, nello stato di Borno, il 24 novembre 2014;

K.  considerando che l'esercito nigeriano ha annunciato il 6 aprile 2016 che nelle tre settimane precedenti si erano arresi almeno 800 combattenti; che dal 26 febbraio 2016 a oggi le truppe nigeriane hanno liberato 11 595 ostaggi durante le incursioni nel territorio controllato da Boko Haram nella regione montagnosa tra la Nigeria, il Ciad e il Camerun;

L.  considerando che la drammatica situazione delle studentesse rapite ha messo in luce problemi più ampi, tra cui attacchi regolari contro scuole, la mancanza di insegnanti e l'urgente necessità di fondi internazionali per riparare e ricostruire gli edifici distrutti; che la mancanza di opportunità di istruzione significa che alcuni bambini non ricevono da molti anni nessun insegnamento scolastico;

M.  considerando che l'estremismo violento di Boko Haram è indiscriminato e nella sua ondata di violenza ha causato sofferenze immense a persone di tutte le fedi ed etnie; che nel corso dell'ultimo anno è stato riportato un aumento del numero di cristiani uccisi nella Nigeria settentrionale;

N.  considerando che la fascia centrale del paese è stata per anni teatro di tensioni economiche e politiche tra comunità etniche e religiose e che le recenti violenze sono alimentate dalla competizione per il potere e l'accesso alla terra tra comunità nomadi e agricole;

O.  considerando che i settori del petrolio e del gas restano le principali fonti di introito in Nigeria, anche se la ripartizione dei benefici della ricchezza economica del paese è estremamente iniqua; che i livelli di povertà e disoccupazione nella Nigeria settentrionale sono di gran lunga superiori a quelli del sud ricco di petrolio; che, secondo la Banca Mondiale, dal 1960 a oggi la Nigeria ha perso circa 400 miliardi di USD di entrate petrolifere a causa della corruzione e che negli ultimi due anni dalle casse dello Stato sono scomparsi altri 20 miliardi di USD di proventi petroliferi;

P.  considerando che il Gabinetto del Presidente ha istituito un comitato d'inchiesta speciale incaricato di indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza, tra cui uccisioni, torture e sparizioni forzate;

Q.  considerando che la legislazione proposta è attualmente all'esame del Senato nigeriano e mira a punire la diffusione di "dichiarazioni offensive" sui media sociali o di posizioni critiche contro il governo o altri tramite mezzi di comunicazioni cartacei ed elettronici;

1.  accoglie con favore la transizione pacifica del potere in Nigeria a seguito delle elezioni presidenziali e trova incoraggianti le elevate aspettative che circondano l'ambizioso programma di riforme del Presidente Buhari e del suo governo;

2.  esprime profonda preoccupazione per le sfide significative sul piano sociale, economico, politico e della sicurezza cui si trova dinanzi la Nigeria e deplora la mancanza di un progresso reale nell'affrontare la corruzione che da decenni logora la società nigeriana;

3.  riconosce che la Nigeria ha la capacità latente di diventare una potenza economica e politica in Africa, ma che il suo sviluppo è stato frenato da una cattiva governance economica, da istituzioni democratiche deboli e da una massiccia disuguaglianza; chiede inoltre all'Unione europea e ai suoi Stati membri di onorare il proprio impegno di fornire un'ampia gamma di assistenza sul piano politico, dello sviluppo e umanitario per sostenere a tutti i livelli di governo i programmi che affrontano la povertà, la disoccupazione giovanile e la mancanza di affrancamento delle donne;

4.  ritiene che la lotta contro la corruzione debba essere guidata dalle autorità nigeriane e ritiene che un fallimento in tal senso significherebbe più anni di povertà, disuguaglianza, danni di immagine e riduzione degli investimenti esteri e pregiudicherebbe le opportunità di vita dei giovani; offre inoltre il proprio sostegno per raggiungere questo obiettivo e cercare di spezzare il legame tra corruzione e terrorismo;

5.  elogia gli sforzi profusi dal governo Buhari per rafforzare le proprie credenziali anti-corruzione e per imporre che tutte le transazioni finanziarie del governo passino attraverso un unico conto bancario al fine di monitorare la spesa; chiede che l'UE e i suoi Stati membri adottino misure concrete per frenare efficacemente i flussi finanziari illeciti e l'evasione e l'elusione fiscali e per stimolare la cooperazione internazionale democratica in materia fiscale;

6.  esprime la propria solidarietà al popolo nigeriano, vittima degli atti di terrorismo perpetrati da Boko Haram che hanno provocato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre due milioni di persone; esorta il governo nigeriano ad adottare ogni misura necessaria per garantire la protezione dei civili in virtù dei suoi obblighi regionali e internazionali in materia di diritti umani, anche avviando indagini esaustive, indipendenti ed efficaci su tali reati;

7.  condanna con fermezza le violenze e gli attacchi recentemente compiuti da Boko Haram, e invita il governo federale a proteggere la popolazione e a combattere le cause profonde della violenza garantendo pari diritti a tutti i cittadini, anche affrontando questioni come la disuguaglianza, il controllo dei terreni agricoli fertili, la disoccupazione e la povertà; respinge ogni rappresaglia violenta operata dall'esercito nigeriano in violazione del diritto umanitario; accoglie con favore, tuttavia, l'operazione "corridoio sicuro" dell'esercito nigeriano, messa a punto per riabilitare i combattenti di Boko Haram;

8.  deplora il massacro di donne, uomini e bambini innocenti, gli stupri e le torture, nonché il reclutamento di bambini soldato, ed è solidale con i cittadini nigeriani nella loro determinazione a combattere ogni forma di violenza nel paese;

9.  invita il governo nigeriano a elaborare una strategia globale che affronti le cause profonde del terrorismo e a verificare, come promesso, le prove secondo cui l'esercito nigeriano avrebbe commesso violazioni dei diritti umani; accoglie con favore il vertice sulla sicurezza di Abuja, che si terrà nel maggio 2016, e invita tutti i portatori di interesse a identificare soluzioni concrete e plausibili per combattere il terrorismo senza rinunciare al rispetto dei diritti umani e alla democrazia; sottolinea altresì l'importanza della cooperazione regionale nell'affrontare la minaccia rappresentata da Boko Haram;

10.  ritiene che il secondo anniversario del rapimento delle studentesse di Chibok, che ricorre il 14 aprile, dovrebbe dare nuovo slancio alle azioni del governo nigeriano e della comunità internazionale volte a ottenere la loro liberazione immediata e incondizionata, così come il rilascio delle 400 persone tra donne e bambini sequestrate dalla città di Damasak nel novembre 2014, e di tutte le altre donne e tutti gli altri bambini rapiti;

11.  chiede alle autorità di garantire che donne e ragazze possano facilmente accedere all'offerta completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva;

12.  prende atto con preoccupazione degli attacchi contro le scuole della Nigeria settentrionale, che privano i minori di opportunità di istruzione e rischiano di alimentare la radicalizzazione dalla quale dipendono i gruppi estremisti violenti come Boko Haram;

13.  rileva che Boko Haram ha attaccato indistintamente musulmani, cristiani, seguaci di altre confessioni e persone che non professano alcuna religione, e condanna l'ondata di violenza che ha colpito, tra l'altro, istituzioni religiose e fedeli;

14.  condanna altresì gli attacchi nei confronti degli agricoltori e i conflitti interetnici tra pastori di bestiame e agricoltori nella fascia centrale del paese, segnatamente negli Stati di Plateau e Taraba, che comportano gravi violazioni dei diritti umani e hanno portato all'uccisione di migliaia di persone dal 2014;

15.  invita il governo nigeriano e i partner internazionali a investire maggiormente nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti tra le comunità di pastori di bestiame e di agricoltori, sostenendo la cooperazione attraverso iniziative per la gestione condivisa delle risorse economiche e naturali;

16.  invita il presidente Buhari a garantire che il suo governo difenda il diritto dei nigeriani alla libertà di culto e, più in generale, i diritti di tutti i suoi cittadini, in linea con la costituzione e le leggi della Nigeria, e chiede ai leader religiosi del paese di contribuire a combattere l'estremismo e la radicalizzazione;

17.  esorta il VP/AR e gli Stati membri a mantenere il loro impegno sul fronte degli sforzi diplomatici in Nigeria, al fine di ottenere la pace, la sicurezza, la buona governance e il rispetto dei diritti umani; li esorta in particolare a proseguire il dialogo politico con la Nigeria a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou riveduto e ad affrontare, in tale contesto, le questioni legate ai diritti umani universali, come la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo, e il divieto di discriminazione fondata su qualsiasi criterio, quali sanciti dagli strumenti sui diritti umani universali, regionali e nazionali;

18.  chiede che le autorità nigeriane respingano il disegno di legge sul divieto di petizioni futili e altre questioni connesse, attualmente al vaglio del senato nigeriano, in quanto esso pregiudica la libertà di stampa e la libertà di espressione in Nigeria;

19.  invita il governo nigeriano e le autorità regionali a porre fine alla criminalizzazione della comunità LGBTI nigeriana e a garantire il suo diritto alla libertà di espressione;

20.  invita il governo nigeriano ad adottare misure di emergenza nel delta del Niger, tra cui azioni intese a far cessare le attività illecite legate al petrolio;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al presidente della Repubblica federale della Nigeria, al presidente dell'Unione africana, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Parlamento panafricano nonché ai rappresentanti dell'ECOWAS.

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