Procedura : 2018/2560(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B8-0096/2018

Testi presentati :

RC-B8-0096/2018

Discussioni :

PV 08/02/2018 - 8.1
CRE 08/02/2018 - 8.1

Votazioni :

PV 08/02/2018 - 12.1

Testi approvati :

P8_TA(2018)0034

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 154kWORD 56k
7.2.2018
PE614.405v01-00}
PE614.407v01-00}
PE614.408v01-00}
PE614.411v01-00}
PE614.414v01-00}
PE614.415v01-00} RC1
 
B8-0096/2018}
B8-0098/2018}
B8-0099/2018}
B8-0102/2018}
B8-0105/2018}
B8-0106/2018} RC1

presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

Verts/ALE (B8-0096/2018)

ECR (B8-0098/2018)

PPE (B8-0099/2018)

ALDE (B8-0102/2018)

S&D (B8-0105/2018)

GUE/NGL (B8-0106/2018)


sulla Russia, il caso di Ojub Titiev e del centro per i diritti umani Memorial (2018/2560(RSP))


Cristian Dan Preda, Tunne Kelam, Tomáš Zdechovský, Jeroen Lenaers, Bogdan Brunon Wenta, Jaromír Štětina, Michaela Šojdrová, Romana Tomc, Laima Liucija Andrikienė, Roberta Metsola, Eduard Kukan, Ivan Štefanec, Milan Zver, Patricija Šulin, Bogdan Andrzej Zdrojewski, Krzysztof Hetman, Agnieszka Kozłowska-Rajewicz, Dubravka Šuica, Francis Zammit Dimech, László Tőkés, David McAllister, Adam Szejnfeld, Mairead McGuinness, Csaba Sógor, Sandra Kalniete, Ramona Nicole Mănescu, Anna Maria Corazza Bildt, Deirdre Clune, Seán Kelly, Pavel Svoboda, Inese Vaidere, Željana Zovko, Stanislav Polčák, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra a nome del gruppo PPE
Elena Valenciano, Victor Boştinaru, Soraya Post a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Karol Karski, Ruža Tomašić, Jan Zahradil, Kosma Złotowski, Anna Elżbieta Fotyga, Zdzisław Krasnodębski a nome del gruppo ECR
Petras Auštrevičius, Beatriz Becerra Basterrechea, Dita Charanzová, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Nathalie Griesbeck, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Louis Michel, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Marietje Schaake, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ramon Tremosa i Balcells, Johannes Cornelis van Baalen, Hilde Vautmans, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Helmut Scholz, Merja Kyllönen, Barbara Spinelli a nome del gruppo GUE/NGL
Heidi Hautala, Barbara Lochbihler, Klaus Buchner, Ernest Urtasun, Alyn Smith, Florent Marcellesi, Davor Škrlec a nome del gruppo Verts/ALE

Risoluzione del Parlamento europeo sulla Russia, il caso di Ojub Titiev e del centro per i diritti umani Memorial (2018/2560(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti relazioni e risoluzioni sulla Russia, in particolare le risoluzioni del 13 giugno 2013 sullo Stato di diritto in Russia(1), del 13 marzo 2014 sulla Russia: condanna dei manifestanti coinvolti nei fatti di Piazza Bolotnaja(2), e del 23 ottobre 2014 sulla chiusura della ONG "Memorial" (vincitrice del premio Sacharov 2009) in Russia(3),

–  vista la dichiarazione dei presidenti della commissione per gli affari esteri e della sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento del 12 gennaio 2018 che chiede la liberazione immediata del difensore dei diritti umani Ojub Titiev,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 7 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e di cui la Federazione russa è parte,

–  viste la dichiarazione dell'UE del 19 gennaio 2018 sulle violazioni dei diritti umani concernente il centro per i diritti umani Memorial in Russia e la dichiarazione del portavoce del SEAE dell'11 gennaio 2018 sulla detenzione del direttore del centro per i diritti umani Memorial nella Repubblica cecena, Ojub Titiev,

–  vista la visita del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa nella Repubblica cecena della Federazione russa nel novembre-dicembre 2017,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 9 dicembre 1998,

–  visti il vigente accordo di partenariato e di cooperazione che istituisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Federazione russa, dall'altra, e i negoziati sospesi per un nuovo accordo UE-Russia,

–  vista la settima relazione periodica sulla Federazione russa esaminata dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani nella sua 3136esima e 3137esima riunione, svoltesi rispettivamente il 16 e 17 marzo 2015,

–  visti gli orientamenti del Consiglio europeo, del 24 giugno 2013, per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI),

–  viste le sue precedenti relazioni e risoluzioni sulla Russia, in particolare le risoluzioni del 12 marzo 2015 sull'assassinio del leader di opposizione russo Borjs Nemcov e lo stato della democrazia in Russia(4), del 24 novembre 2016 sul caso di Ildar Dadin, prigioniero di coscienza in Russia(5) e del 6 aprile 2017 sulla Russia: arresto di Aleksej Naval'nyj e di altri manifestanti(6),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Federazione russa, in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa e firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto nonché le libertà e i diritti umani fondamentali; che la Russia ha l'obbligo di indagare sui reati commessi dalle autorità cecene e dispone dei mezzi per farlo; che la Federazione russa ha ratificato 11 dei 18 trattati internazionali in materia di diritti umani;

B.  considerando che Ojub Titiev, direttore dell'ufficio ceceno presso l'organizzazione per la difesa dei diritti umani vincitrice del premio Sacharov 2009, il centro per i diritti umani Memorial (noto come Memorial), è stato arrestato il 9 gennaio 2018 dalla polizia cecena e accusato di possesso di stupefacenti; che tali accuse sono state refutate dal sig. Titiev e denunciate come false da parte di ONG e altri difensori dei diritti umani;

C.  considerando che il 25 gennaio 2018 la Corte suprema della Repubblica cecena ha confermato la decisione del tribunale distrettuale di Šalinskij di mantenere Ojub Titiev in custodia cautelare per due mesi;

D.  considerando che il diritto penale della Federazione russa è stato modificato ed è stato introdotto il nuovo articolo 212.1, in base al quale una persona può essere accusata di violazione della legge sulle assemblee pubbliche, nonostante questa modifica limiti la libertà di parola e di riunione;

E.  considerando che la autorità russe mostrano la tendenza a non rispettare il diritto alla libertà di assemblea ed hanno arrestato più di 1 000 manifestanti nella sola città di Mosca e molti altri in diverse altre città della Federazione russa, in seguito alle manifestazioni pacifiche svoltesi il 26 marzo 2017;

F.  considerando che il numero di prigionieri politici è aumentato in modo significativo negli ultimi anni, per un totale di 102 persone nel 2016, secondo il centro per i diritti umani Memorial;

G.  considerando che la legge sulle ONG del 2012 ha drasticamente limitato la capacità delle ONG di lavorare in modo indipendente e di operare in modo efficace; che, ai sensi di tale legge, Memorial è stato designato come "agente straniero" da parte del ministero russo della Giustizia;

H.  considerando che Jurij Dmitriev, storico del centro Memorial, faceva parte dell'équipe che ha trovato una fossa comune a Sandarmoch con oltre 9 000 persone, tra cui molti membri dell'intellighenzia sovietica; che, negli ultimi anni, Memorial è rimasta l'ultima organizzazione indipendente per la difesa dei diritti umani che continua ad operare nella Repubblica cecena; che è molto probabile che gli attacchi nei confronti dei difensori dei diritti umani nella Repubblica cecena, incluse le false accuse contro Ojub Titiev e gli attentati incendiari nelle repubbliche confinanti, sino stati orchestrati come rappresaglia contro Memorial per aver denunciato e chiesto giustizia per le violazioni dei diritti umani in Cecenia;

I.  considerando che il Parlamento ha attribuito il premio Sacharov 2009 per la libertà di pensiero al centro per la difesa dei diritti umani Memorial;

J.  considerando che, secondo l'indice di democrazia dell'Economist del 2017, la Russia si colloca al 135° posto su 167 paesi, retrocedendo in modo notevole rispetto al 2006, anno in cui il paese occupava la 102a posizione;

K.  considerando che le violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone LGBTI in Cecenia destano forti preoccupazioni; che la Federazione russa è firmataria di numerosi trattati internazionali in materia di diritti umani e, quale membro del Consiglio d'Europa, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo ed è pertanto tenuta a garantire la sicurezza di tutte le persone potenzialmente a rischio; che in più occasioni l'Unione europea ha offerto assistenza e consulenza supplementari per aiutare la Russia a modernizzare e rispettare il proprio ordine costituzionale e giuridico, in linea con le norme del Consiglio d'Europa; che la Russia ha l'obbligo di indagare sui reati commessi dalle autorità cecene e dispone dei mezzi per farlo; che l'omosessualità è stata depenalizzata nella Federazione russa nel 1993;

1.  chiede il rilascio immediato del direttore del centro per i diritti umani Memorial della Repubblica di Cecenia, Ojub Titiev, il quale è stato sottoposto a fermo il 9 gennaio 2018 e quindi ufficialmente incriminato e rinviato in custodia cautelare sulla base di accuse infondate di acquisto e possesso illegali di stupefacenti; esorta le autorità russe a garantire il pieno rispetto dei diritti umani e giuridici di Ojub Titiev, compresi l'accesso a un difensore e alle cure mediche, l'integrità fisica e la dignità nonché la protezione dalle vessazioni giudiziarie, dalla criminalizzazione e dall'arresto arbitrario;

2.  critica la dichiarazione delle autorità cecene in cui si accusa l'operato dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni impegnate in quest'ambito; osserva con preoccupazione che l'arresto è avvenuto subito dopo le osservazioni in pubblico di Magomed Daudov, presidente del parlamento ceceno, il quale sembra giustificare la violenza contro i difensori dei diritti umani;

3.  è del parere che l'arresto di Ojub Titiev sia espressione di una preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi, intimidazioni e delegittimazioni contro giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani che operano in Cecenia; evidenzia che, tra gli altri esempi di questa preoccupante tendenza, figurano l'arresto del presidente dell'Assemblea dei popoli del Caucaso, Ruslan Kutaev, e del giornalista Žalaudi Geriev, entrambi condannati rispettivamente nel 2014 e nel 2016 per motivi discutibili legati a stupefacenti;

4.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che nessun responsabile sia stato ancora consegnato alla giustizia per l'assassinio di Natal'ja Ėstemirova, predecessore di Ojub Titiev al Memorial e attivista per i diritti umani in Cecenia, la quale è stata rapita nel luglio 2009 nei pressi della sua abitazione a Groznyj e il suo cadavere, che riportava segni di arma da fuoco, è stato rinvenuto più tardi lo stesso giorno vicino al villaggio di Gazi-Yurt, nell'Inguscezia; esorta le autorità russe a svolgere vere indagini su tale crimine; ricorda, a questo proposito, che anche un altro avvocato e attivista dei diritti umani, Stanislav Markelov, conosciuto per il suo lavoro sugli abusi ceceni, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in centro a Mosca nel 2009;

5.  esorta le autorità russe a porre immediatamente fine a questa preoccupante tendenza a ricorrere ad arresti, attacchi, intimidazioni e delegittimazioni contro giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani che operano in tale regione della Federazione russa, in violazione del loro diritto alla libertà di espressione; condanna gli attacchi contro i difensori dei diritti umani per mano delle autorità cecene e sollecita Mosca a porvi fine e a promuovere un clima di lavoro normale per i difensori dei diritti umani e le organizzazioni che operano in questo ambito in Cecenia e in altre parti della Federazione russa;

6.  esprime profonda preoccupazione per il peggioramento delle condizioni della società civile critica in Russia, in particolare quelle organizzazioni impegnate a favore dei diritti umani e delle libertà democratiche che muovono critiche nei confronti delle politiche dello Stato in tali settori; sottolinea che il Memorial, al quale nel 2009 è stato assegnato il premio Sacharov, continua a essere oggi una delle voci più autorevoli in materia di diritti umani in Russia ed è rimasta l'ultima organizzazione per la difesa dei diritti umani indipendente a operare nella Repubblica di Cecenia; esprime la propria solidarietà e un forte sostegno a favore del suo assiduo lavoro;

7.  chiede alle autorità russe di proteggere tutti i cittadini russi da abusi illegittimi; invita inoltre dette autorità a porre immediatamente fine alla repressione della libertà di espressione in Cecenia e a fornire reali garanzie di sicurezza alle vittime e ai testimoni di abusi, oltre a consegnare i relativi responsabili alla giustizia; sottolinea che la Russia e il suo governo sono responsabili in ultima istanza di indagare su tali atti, di consegnare gli autori degli abusi alla giustizia e di proteggere tutti i cittadini russi da abusi illegittimi;

8.  evidenzia che altri esempi di persecuzioni e vessazioni subite dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani nella regione del Caucaso settentrionale sono stati l'attacco incendiario del 17 gennaio 2018 ai danni degli uffici del Memorial nella vicina Repubblica di Inguscezia e l'attacco del 22 gennaio 2018, quando sconosciuti piromani hanno appiccato il fuoco a un'automobile appartenente all'ufficio locale del Memorial nel Dagestan; condanna detti attacchi ed esorta le autorità russe a indagare efficacemente su questi e su altri attentati contro le proprietà del Memorial e sulle minacce contro il suo personale, nonché a garantire che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

9.  chiede con urgenza alle autorità russe di avviare indagini tempestive, indipendenti, obiettive e approfondite su tali deplorevoli sviluppi in Cecenia; invita le autorità cecene e quelle della Federazione russa a rispettare la legislazione nazionale e gli impegni internazionali, a difendere lo Stato di diritto e le norme universali in materia di diritti umani come pure a garantire la sicurezza e le libertà democratiche di tutte le persone potenzialmente a rischio;

10.  prende atto della richiesta presentata dal Memoria di indagare sul caso Titiev al di fuori della Cecenia;

11.  condanna gli attacchi contro i gruppi della società civile e le ONG in Cecenia, compresi gli attacchi e la campagna denigratoria ai danni del gruppo mobile congiunto di difensori dei diritti umani in Cecenia, che nel 2016 hanno portato al ritiro del gruppo dalla Cecenia per ragioni di sicurezza;

12.  esprime profonda preoccupazione per le segnalazioni di detenzioni arbitrarie e torture di persone considerate lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) nella Repubblica di Cecenia; invita le autorità a porre fine a questa campagna di persecuzione, consentendo alle organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani di condurre un'indagine credibile sui presunti crimini; condanna altresì l'uccisione di singole persone da parte di familiari nell'ambito dei cosiddetti "delitti d'onore" e deplora il sostegno e l'incoraggiamento espressi dalle autorità cecene nei confronti di tali reati;

13.  invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri ad aiutare quanti sono fuggiti dalla Cecenia e di portare allo scoperto questa campagna di violenze; accoglie con favore il fatto che alcuni Stati membri abbiano concesso l'asilo alle vittime e chiede a tutti gli Stati membri di portare avanti o accelerare le procedure per la richiesta di asilo di vittime, giornalisti e difensori dei diritti umani, in conformità del diritto europeo e nazionale;

14.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il SEAE a garantire che tutti i casi di persone perseguite per motivi politici siano sollevati nel quadro delle consultazioni UE-Russia in materia di diritti umani, non appena saranno riprese, e che i rappresentanti della Russia in tali consultazioni siano formalmente chiamati a rispondere caso per caso, come pure a riferire al Parlamento sui loro scambi con le autorità russe;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa nonché al Presidente, al governo e al Parlamento della Federazione russa e alle autorità cecene.

(1)

Testi approvati, P7_TA(2013)0284.

(2)

GU C 378 del 9.11.2017, pag. 250.

(3)

GU C 274 del 27.7.2016, pag. 21.

(4)

Testi approvati, P8_TA(2015)0074.

(5)

Testi approvati, P8_TA(2016)0446.

(6)

Testi approvati, P8_TA(2017)0125.

Ultimo aggiornamento: 7 febbraio 2018Note legali - Informativa sulla privacy