Procedura : 2018/2626(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B8-0139/2018

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RC-B8-0139/2018

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Votazioni :

PV 15/03/2018 - 10.12
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P8_TA(2018)0090

PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE
PDF 302kWORD 59k
13.3.2018
PE616.084v01-00}
PE616.087v01-00}
PE616.089v01-00}
PE616.090v01-00}
PE616.092v01-00} RC1
 
B8-0139/2018}
B8-0142/2018}
B8-0143/2018}
B8-0144/2018}
B8-0146/2018} RC1

presentata a norma dell'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del regolamento

in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:

S&D (B8-0139/2018)

Verts/ALE (B8-0142/2018)

ECR (B8-0143/2018)

ALDE (B8-0144/2018)

PPE (B8-0146/2018)


sulla situazione in Siria (2018/2626(RSP))


Cristian Dan Preda, Tunne Kelam, José Ignacio Salafranca Sánchez-Neyra, David McAllister, Sandra Kalniete, Elmar Brok, Lorenzo Cesa, Julia Pitera, Laima Liucija Andrikienė a nome del gruppo PPE
Victor Boştinaru, Elena Valenciano a nome del gruppo S&D
Charles Tannock, Ruža Tomašić, Pirkko Ruohonen-Lerner, Anna Elżbieta Fotyga, Peter van Dalen a nome del gruppo ECR
Marietje Schaake, Beatriz Becerra Basterrechea, Izaskun Bilbao Barandica, Gérard Deprez, Marian Harkin, Ivan Jakovčić, Ilhan Kyuchyuk, Louis Michel, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Jasenko Selimovic, Pavel Telička, Ivo Vajgl, Hilde Vautmans, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
Barbara Lochbihler, Helga Trüpel, Jordi Solé a nome del gruppo Verts/ALE
EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Siria (2018/2626(RSP))  

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria, in particolare quella del 18 maggio 2017 sulla strategia dell'UE relativa alla Siria(1),

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 nonché gli altri trattati e strumenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–  viste le dichiarazioni sulla Siria del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Federica Mogherini, in particolare quelle del 9 luglio 2017 su un cessate il fuoco in Siria, del 25 novembre 2017 sulla conferenza dell'opposizione siriana a Riyadh e del 23 febbraio 2018 sul massacro a Ghouta Est, nonché le osservazioni da essa formulate al suo arrivo alla riunione del Consiglio "Affari esteri" del 26 febbraio 2018,

–  viste le dichiarazioni comuni del VP/AR Federica Mogherini e del commissario Stylianides sui recenti attacchi in Siria, del 3 ottobre 2017, sulla situazione umanitaria a Ghouta Est e Idlib, del 20 febbraio 2018, e sulla situazione a Ghouta Est e in altre parti della Siria, del 6 marzo 2018,

–  vista la dichiarazione del VP/AR Federica Mogherini, rilasciata nel corso della seduta plenaria del 6 febbraio 2018, sulla situazione dei diritti umani in Turchia e sulla situazione ad Afrin, in Siria,

–  viste la decisione 2011/273/PESC del Consiglio, del 9 maggio 2011, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria(2), e le conclusioni del Consiglio del 26 febbraio 2018 relative all'aggiunta di due nuovi ministri all'elenco delle sanzioni,

–  viste la comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio del 14 marzo 2017, dal titolo "Elementi per una strategia dell'UE relativa alla Siria" (JOIN(2017)0011), e le conclusioni del Consiglio sulla Siria del 3 aprile 2017, che insieme costituiscono la nuova strategia dell'Unione relativa alla Siria,

–  viste la dichiarazione dei copresidenti, del 5 aprile 2017, sulla conferenza "Sostenere il futuro della Siria e della regione", come pure le precedenti conferenze sulla situazione in Siria tenutesi a Londra, in Kuwait, a Berlino e a Helsinki,

–  visti le dichiarazioni rese dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, al Consiglio dei diritti umani a Ginevra sulla situazione in Siria, in particolare quelle del 26 febbraio 2018 e del 2 marzo 2018, nonché l'aggiornamento orale del 7 marzo 2018 sulle attività del suo ufficio e le recenti evoluzioni in materia di diritti umani,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 20 febbraio e il 24 febbraio 2018 dal portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite su Ghouta Est nella Repubblica araba siriana,

–  viste la Carta delle Nazioni Unite e tutte le convenzioni delle Nazioni Unite di cui la Siria è parte,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, in particolare la risoluzione 2254 (2015) del 18 dicembre 2015, la risoluzione 2393 (2017) del 19 dicembre 2017 sull'autorizzazione della distribuzione transfrontaliera di aiuti umanitari in Siria, anche attraverso le linee di combattimento, nonché la risoluzione 2401 (2018) del 24 febbraio 2018 sulla cessazione delle ostilità in Siria per un periodo di 30 giorni al fine di consentire la fornitura di aiuti umanitari,

–  viste le relazioni della commissione internazionale indipendente d'inchiesta sulla Repubblica araba siriana, istituita dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), e le risoluzioni dell'UNHRC sulla Repubblica araba siriana, tra cui quella del 5 marzo 2018 sul peggioramento della situazione dei diritti umani a Ghouta Est,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite A-71/248, del 21 dicembre 2016, su un meccanismo internazionale, imparziale e indipendente per fornire assistenza nelle indagini e nel perseguimento dei responsabili dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale commessi nella Repubblica araba siriana dal marzo 2011,

–  visti lo statuto di Roma e i documenti costitutivi della Corte internazionale di giustizia, nonché quelli dei tribunali ad hoc, compresi il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e il Tribunale speciale per il Libano,

–  visto il memorandum sull'istituzione di zone di distensione del conflitto nella Repubblica araba siriana, sottoscritto da Iran, Russia e Turchia il 6 maggio 2017,

–  vista la relazione pubblicata nel 2017 dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione dal titolo "Voices from Syria 2018 – Assessment Findings of the Humanitarian Needs Overview" (Voci dalla Siria 2018 – Risultati della valutazione delle esigenze umanitarie),

–  vista la dichiarazione del Carnegie Middle East Center del 5 marzo 2018 sulla notizia della riunione a Roma tra il capo dell'Ufficio per la sicurezza nazionale siriana Ali Mamlouk, incluso nell'elenco delle sanzioni dell'UE, il ministro degli Interni italiano e il direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, in flagrante violazione della decisione 2011/273/PESC del Consiglio, del 9 maggio 2011, relativa a misure restrittive nei confronti della Siria,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, dopo sette anni, la guerra civile siriana è ancora in corso, malgrado i numerosi sforzi a livello internazionale volti a conseguire un cessate il fuoco e a porre le basi per una soluzione negoziata; che, di conseguenza, la situazione umanitaria nel paese continua a essere devastante; che si contano 13 milioni di persone, inclusi sei milioni di bambini, che necessitano di una qualche forma di aiuto umanitario; che vi sono 6,1 milioni di sfollati interni, 3 milioni di civili che vivono in zone sotto assedio e oltre 5 milioni di profughi siriani registrati che risiedono nelle regioni limitrofe; che almeno 400 000 siriani hanno perso la vita durante il conflitto;

B.  considerando che aree e città come Idlib, Ghouta Est, Yarmouk, Foua e Kefraya hanno a lungo subito blocchi che hanno avuto pesanti ripercussioni per la popolazione civile e reso impossibile fornire aiuti umanitari in modo sostenibile in ragione dell'offensiva militare e dei bombardamenti sferrati dal regime siriano, sostenuto dalla Russia e dall'Iran, contro il suo stesso popolo; che Ghouta Est è sotto assedio del regime siriano e dei suoi alleati da cinque anni e che i civili, compresi i bambini, le scuole e le strutture mediche sono oggetto di bombardamenti aerei, fuoco di artiglieria e armi chimiche, circostanza che ha causato centinaia di morti nella zona; che i gruppi terroristici a Goutha Est sono stati accusati di bombardare i distretti civili di Damasco;

C.  considerando che la criticità della situazione a Ghouta Est è tale che il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, l'ha descritta un "inferno sulla terra"; che un blocco preclude l'accesso della popolazione di Ghouta Est a qualsiasi forma di aiuto dal 14 febbraio 2018, data in cui un solo convoglio umanitario è riuscito a raggiungere appena 7 200 delle 400 000 persone che abitano nella zona; che il 5 marzo un convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite è finalmente riuscito a entrare a Douma, raggiungendo 27 500 persone che necessitavano di cibo e medicinali; che il convoglio è stato privato di materiale medico fondamentale dal regime siriano;

D.  considerando che il 24 febbraio 2018 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 2401, nella quale ha esortato tutte le parti implicate nel conflitto a cessare immediatamente le ostilità almeno per 30 giorni consecutivi onde consentire la fornitura di assistenza umanitaria in modo sicuro, continuo e privo di ostacoli e le evacuazioni sanitarie delle persone gravemente malate o ferite, conformemente al diritto internazionale vigente; che la risoluzione 2401 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è stata rispettata dal regime siriano e dalle forze russe e iraniane, nonostante i ripetuti appelli della comunità internazionale; che l'esercito sta usando il pretesto della "liberazione" della regione per continuare ad attaccare i civili; che negli ultimi anni la Russia ha posto il veto a undici risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, ivi compresa la risoluzione finalizzata a rinnovare il mandato del meccanismo investigativo congiunto ONU-OPCW nel novembre 2017, e ha svolto un ruolo attivo nel limitare il contenuto delle risoluzioni;

E.  considerando che tali attacchi e l'utilizzo di una tattica di guerra che prevede di lasciar morire di fame i civili attraverso l'assedio di aree popolate e lo sfollamento forzato della popolazione, anche ai fini di un cambiamento demografico, costituiscono chiare violazioni del diritto internazionale umanitario; che il fatto di ostacolare i tentativi di evacuazione e la fornitura di assistenza umanitaria e medica costituisce una palese violazione del diritto internazionale umanitario e di diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

F.  considerando che l'operazione "Ramo d'ulivo" condotta dalla Turchia nella provincia di Afrin, controllata dai curdi, ha aggiunto una nuova dimensione al conflitto siriano, alimentando nuove preoccupazioni sotto il profilo umanitario e timori circa l'impatto negativo sui delicati equilibri interni in Siria e/o sugli sforzi per una soluzione negoziata; che già si parla di un elevato numero di vittime civili e che è a rischio la vita di altre centinaia di civili; che il VP/AR, a nome dell'Unione europea, ha espresso chiaramente questi timori, chiedendo al governo turco di interrompere la sua offensiva e sottolineando la necessità di concentrare gli sforzi sulla sconfitta delle organizzazioni terroristiche che figurano nell'elenco delle Nazioni Unite;

G.  considerando che tra le violazioni commesse durante il conflitto siriano dal regime di Assad, dai suoi alleati e dai gruppi terroristici figurano attacchi mirati e indiscriminati ai danni di civili, anche con armi chimiche, esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti, sparizioni forzate, arresti di massa e arbitrari, punizioni collettive, attacchi al personale medico e negazione di cibo, acqua e assistenza medica; che tali crimini sono finora rimasti impuniti;

H.  considerando che l'ISIS/Daesh e altri movimenti jihadisti hanno compiuto atrocità e gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui il ricorso a esecuzioni brutali e violenze sessuali, rapimenti, torture, conversioni forzate e riduzione in schiavitù di donne e ragazze; che i minori vengono reclutati e impiegati in attività terroristiche; che vi è particolare apprensione per l'utilizzo dei civili come scudi umani nelle zone controllate dagli estremisti; che tali atti costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio;

I.  considerando che nelle circostanze attuali l'opposizione democratica si è indebolita e i civili sono nella morsa, da un lato, dei terroristi jihadisti e dei fondamentalisti islamici e, dall'altro, dei sostenitori del regime di Assad;

J.  considerando che il 26 febbraio 2018 il Consiglio ha aggiunto il ministro dell'Industria e il ministro dell'Informazione del governo siriano all'elenco delle persone oggetto di misure restrittive dell'UE nei confronti del regime siriano in considerazione della gravità della situazione nel paese;

K.  considerando che la comunità internazionale e i singoli Stati hanno l'obbligo di assicurare alla giustizia i responsabili delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani perpetrate nel corso del conflitto siriano, anche mediante l'applicazione del principio della giurisdizione universale e del diritto nazionale; che ciò può avvenire in base ai mezzi di ricorso nazionali e internazionali esistenti, compresi i tribunali nazionali e internazionali, o mediante tribunali penali internazionali ad hoc ancora da istituire; che, oltre a tale responsabilità penale personale, in determinate condizioni è possibile anche procedere contro gli Stati per violazioni degli obblighi ai sensi dei trattati e delle convenzioni internazionali di competenza della Corte internazionale di giustizia, tra cui la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio;

L.  considerando che l'Unione europea rimane impegnata a garantire il successo dei negoziati, noti come il processo di Ginevra, condotti sotto l'egida dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria; che l'Unione europea continua a sostenere tale processo, anche attraverso l'organizzazione della seconda conferenza di Bruxelles sul sostegno per il futuro della Siria e della regione, che si terrà il 24 e 25 aprile 2018;

M.  considerando che, dopo il 9° round tenutosi a Vienna il 25 e 26 gennaio 2018, i negoziati di Ginevra non hanno finora portato a progressi nel raggiungimento di una soluzione pacifica alla crisi in Siria; che il 4 maggio 2017 la Russia, l'Iran e la Turchia hanno raggiunto un accordo in Kazakhstan per l'istituzione di quattro zone di distensione, che non sono state rispettate e protette dai garanti; che, in occasione del Congresso del dialogo nazionale siriano tenutosi a Sochi il 30 gennaio 2018, è stata annunciata l'istituzione di una commissione costituzionale, iniziativa che non è stata accettata da tutte le parti;

N.  considerando che la situazione in Siria e l'assenza di una transizione politica globale, effettiva e inclusiva continuano a essere di ostacolo alla piena attuazione della strategia dell'UE relativa alla Siria e, in particolare, all'assistenza concreta che l'Unione può fornire per la ricostruzione del paese;

O.  considerando che, dallo scoppio della guerra, l'UE e i suoi Stati membri hanno mobilitato oltre 10,4 miliardi di EUR per affrontare le esigenze umanitarie derivanti dalla crisi siriana, sia all'interno della regione che nelle regioni limitrofe, il che rende l'Unione il principale donatore; che l'UE ha inoltre sostenuto ed elogiato ampiamente i paesi limitrofi che accolgono i rifugiati;

1.  condanna ancora una volta, risolutamente e con la massima fermezza, tutte le atrocità e le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse durante il conflitto, e segnatamente gli atti perpetrati dalle forze del regime di Assad, anche con il sostegno dei suoi alleati, la Russia e l'Iran, nonché di organizzazioni terroristiche figuranti nell'elenco delle Nazioni Unite; deplora il fatto che in Siria, nei sette anni di conflitto, almeno 400 000 persone sono state uccise e molte altre migliaia sono rimaste ferite a causa dei bombardamenti e di altri mezzi militari, che milioni di persone sono state sfollate e che ai civili venga negato l'accesso a cibo, acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza sanitaria in ragione dei lunghi assedi di aree densamente popolate; esprime viva preoccupazione riguardo alla spirale di violenza che si osserva in molte parti del paese, ad esempio a Ghouta Est, ad Afrin e a Idlib;

2.  si rammarica profondamente per il fallimento dei ripetuti tentativi a livello regionale e internazionale di porre fine alla guerra e caldeggia un'intensa e rinnovata cooperazione globale al fine di conseguire una soluzione pacifica e sostenibile del conflitto; sottolinea che la comunità internazionale ha fornito un sostegno inadeguato all'opposizione democratica; ribadisce il primato del processo di Ginevra a guida ONU e sostiene gli sforzi compiuti da Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, per realizzare una transizione politica autentica e inclusiva, in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, negoziata da tutte le parti siriane e con il sostegno dei principali attori internazionali e regionali; evidenzia l'importanza di trovare una soluzione politica al conflitto; conferma il proprio impegno a favore dell'unità, della sovranità, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza della Siria;

3.  condanna con estrema fermezza le violenze che sono in atto a Ghouta Est nonostante l'adozione unanime della risoluzione 2401 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e invita urgentemente tutte le parti, in particolare il regime di Assad, la Russia e l'Iran, ad attuare pienamente e tempestivamente detta risoluzione e a rispettarla, garantendo la fornitura repentina, sicura, priva di ostacoli e continua dell'assistenza umanitaria, l'evacuazione delle persone gravemente malate o ferite e la riduzione delle sofferenze della popolazione siriana; appoggia pienamente l'appello rivolto a tutte le parti coinvolte nel conflitto affinché cessino immediatamente le ostilità per almeno 30 giorni consecutivi; ribadisce l'invito rivolto a tutte le parti, in particolare le autorità siriane, a onorare la loro responsabilità di proteggere la popolazione siriana e a cessare immediatamente tutti gli attacchi contro i civili in Siria; invita i garanti del cessate il fuoco nelle zone di distensione a tener fede alle loro responsabilità con lo scopo di porre fine alla violenza e ai crimini commessi, nonché di consentire e garantire un accesso senza restrizioni a tali zone; prende atto della decisione adottata dai tre paesi del processo di Astana di tenere un nuovo vertice in aprile per discutere della Siria e di potenziali iniziative nella regione; sottolinea che tali iniziative non devono in alcun modo contraddire o pregiudicare i negoziati condotti sotto l'egida delle Nazioni Unite / il processo di Ginevra;

4.  rammenta ai regimi di Siria, Russia e Iran che sono responsabili ai sensi del diritto internazionale dei crimini atroci che continuano a perpetrare in Siria e che gli attori di detti crimini, che siano Stati o individui, saranno tenuti a rispondere;

5.  deplora fermamente i ripetuti veti posti dalla Russia in seno al Consiglio di sicurezza e il fatto che non è stato raggiunto un accordo sul rinnovo del mandato del meccanismo investigativo congiunto OPCW-ONU prima della sua scadenza, il 17 novembre 2017; ritiene vergognoso questo atteggiamento da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza con responsabilità particolari per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali; sottolinea che, agli occhi del mondo, l'ostruzione delle indagini a livello internazionale è più che altro un segno di colpevolezza;

6.  continua a guardare con seria preoccupazione all'aggravarsi della situazione ad Afrin, anche per quanto concerne un possibile scontro tra le forze turche e le forze di Assad o russe e l'aumento delle tensioni con gli Stati Uniti; invita il governo turco a ritirare le sue truppe e ad assumere un ruolo costruttivo nel conflitto siriano, in quanto ciò rientra tra gli interessi nazionali della stessa Turchia; fa eco alla posizione del VP/AR nel ritenere che l'apertura di nuovi fronti in Siria non serva gli interessi di sicurezza della Turchia, e mette in guardia da un ulteriore aggravamento della crisi umanitaria nel paese; invoca il pieno rispetto del diritto umanitario, in particolare la protezione dei civili, e chiede un cessate il fuoco in tutta la Siria, e pertanto anche ad Afrin;

7.  ribadisce il sostegno a favore degli sforzi della coalizione internazionale contro il Daesh; sottolinea che la coalizione e le forze partner siriane hanno realizzato notevoli progressi nella campagna per sconfiggere il Daesh in Siria; ricorda che qualsiasi misura intesa a contrastare il Daesh e altri gruppi terroristici riconosciuti come tali dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve osservare rigorosamente il diritto internazionale; invita gli Stati membri e i loro alleati a garantire la trasparenza, la responsabilità e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani;

8.  sollecita, ancora una volta, un accesso umanitario sicuro, tempestivo e senza restrizioni in tutto il territorio siriano e plaude alla risoluzione 2393 (2017) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha rinnovato l'autorizzazione dell'accesso umanitario transfrontaliero al territorio siriano, anche attraverso le linee di combattimento, per ulteriori dodici mesi, ossia fino al 10 gennaio 2019; incoraggia le Nazioni Unite e i loro partner esecutivi a continuare ad adottare misure per potenziare la fornitura di aiuti umanitari alle zone assediate e difficili da raggiungere, anche ricorrendo, nel modo più efficace possibile, all'attraversamento delle frontiere conformemente alla risoluzione 2165 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sostiene la richiesta di accelerare con urgenza l'azione umanitaria relativa alle mine in tutta la Siria e ricorda a tutte le parti del conflitto che gli ospedali e il personale medico sono esplicitamente protetti dal diritto internazionale umanitario; deplora i diversi casi di abusi sessuali e comportamenti illeciti che sono stati constatati in seno a organizzazioni umanitarie internazionali, compreso lo sfruttamento sessuale di rifugiati siriani da parte di coloro che consegnavano gli aiuti per conto delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali molto note; dichiara con fermezza che non dovrebbe esservi alcuna tolleranza per tali atti; sollecita un'indagine approfondita e sottolinea che tutti i responsabili devono essere puniti;

9.  sottolinea che non dovrebbero esserci tolleranza e impunità per gli orrendi crimini commessi in Siria, anche nei confronti di minoranze e gruppi religiosi, etnici e di altro tipo; rinnova la sua richiesta in merito all'avvio di indagini indipendenti, imparziali, approfondite e credibili e al perseguimento dei responsabili e sostiene il lavoro del meccanismo internazionale, imparziale e indipendente (IIIM) sui crimini internazionali commessi nella Repubblica araba di Siria dal marzo 2012; prende atto con soddisfazione della decisione dell'Unione europea di erogare un sostegno finanziario dell'ordine di 1,5 milioni di EUR al meccanismo tramite lo strumento inteso a contribuire alla pace e alla stabilità (IcSP); evidenzia tuttavia che sarà necessario un sostegno anche al di là dei 18 mesi della durata del programma; sottolinea che è importante che gli Stati membri rispettino gli impegni assunti e si attende che la questione del finanziamento dell'IIIM sia sollevata e risolta in occasione della seconda conferenza di Bruxelles "Sostenere il futuro della Siria e della regione"; chiede inoltre che si sostengano le organizzazioni della società civile e le ONG che stanno raccogliendo e contribuendo a conservare le prove delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario;

10.  resta convinto che in Siria non potranno esservi né un'efficace risoluzione del conflitto né una pace sostenibile se i responsabili dei crimini commessi non saranno chiamati a rispondere delle loro azioni e chiede l'adozione di una strategia dell'UE in materia di responsabilità per le atrocità commesse in Siria; ribadisce il suo sostegno al principio della giurisdizione universale per contrastare l'impunità e accoglie con favore le misure adottate da taluni Stati membri dell'Unione europea a tale fine; plaude altresì alle iniziative degli Stati membri volte a far sì che le gravi violazioni del diritto internazionale siano considerate un reato nelle loro legislazioni nazionali; rinnova la richiesta che l'Unione europea e i suoi Stati membri, in stretta cooperazione con i paesi che condividono le loro posizioni, esplorino la possibilità di istituire un tribunale per i crimini di guerra in Siria, in attesa che sia possibile il deferimento alla CPI; prende atto dell'importante lavoro svolto dalla rete europea di punti di contatto in relazione alle persone responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra e invita il VP/AR e la Direzione generale Giustizia e consumatori a sostenere e includere la suddetta rete nei futuri sforzi in materia di attribuzione delle responsabilità in Siria;

11.  esige che tutti rispettino il diritto delle minoranze e dei gruppi etnici e religiosi presenti in Siria, compresi i cristiani e gli sfollati, di continuare a vivere o ritornare nei territori in cui risiedono storicamente e tradizionalmente, in condizioni di dignità, uguaglianza e sicurezza, nonché il diritto di praticare pienamente e liberamente la loro religione e il loro credo, senza subire alcun tipo di coercizione, violenza o discriminazione; sostiene il dialogo interreligioso, al fine di promuovere la comprensione reciproca e contrastare il fondamentalismo;

12.  è sgomento per la sparizione di Razan Zaitouneh, attivista impegnata nella difesa dei diritti umani e vincitrice del premio Sacharov, scomparsa dal dicembre 2013, quando sarebbe stata rapita a Duma dal gruppo armato Jaysh al-Islam; chiede la creazione di una task force dell'UE al fine di coordinare e intensificare gli sforzi volti a trovarla e garantire la sua liberazione;

13. invita il VP/AR a intraprendere ogni sforzo possibile per rilanciare i colloqui di pace mediati dalle Nazioni Unite e a chiedere un ruolo più attivo in tali negoziati, facendo ricorso alla capacità finanziaria dell'UE e alla sua disponibilità a impegnare considerevoli risorse a favore della ricostruzione della Siria; esorta il VP/AR a coinvolgere maggiormente e a sostenere attivamente la società civile siriana e coloro che auspicano una Siria democratica, pluralista e inclusiva negli sforzi profusi per il futuro del popolo siriano, a partire dalla seconda conferenza di Bruxelles del 24 e 25 aprile 2018; incoraggia il VP/AR a collaborare con il popolo siriano per sviluppare strategie di ricostruzione a livello locale per le varie regioni della Siria; sottolinea che l'UE dovrebbe valutare tutte le opzioni disponibili nella collaborazione con i suoi partner internazionali, compresi il lancio degli aiuti e l'istituzione di zone di interdizione aerea sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

14.  accoglie con favore la Seconda conferenza di Bruxelles, organizzata dall'UE al fine di esprimere e mettere in pratica il pieno sostegno politico ed economico della comunità internazionale al processo di Ginevra a favore dei cittadini siriani bisognosi e dei paesi che ospitano i profughi siriani; riconosce l'imponente solidarietà dimostrata dalla Giordania, dal Libano e dalla Turchia nei confronti dei profughi e chiede di potenziare il sostegno finanziario da parte dell'Unione europea e degli Stati membri volto a rispondere alle pressanti esigenze dei profughi e delle comunità di accoglienza; mette in guardia dall'intraprendere sforzi di ricostruzione prima che vi sia un accordo politico negoziato dalle Nazioni Unite che coinvolga tutte le parti; invita il VP/AR a coinvolgere maggiormente le organizzazioni della società civile in tale conferenza; chiede, a tale proposito, che si potenzi il sostegno fornito alle organizzazioni pacifiche e democratiche della società civile in Siria e ai difensori dei diritti umani, in particolare mediante il fondo Madad, lo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani; invita la comunità internazionale a onorare gli impegni non ancora assolti in materia di aiuti umanitari in Siria e nei paesi vicini;

15.  sottolinea che gli sforzi profusi dall'UE per fornire sostegno umanitario e progettare il futuro della Siria sono encomiabili; ricorda che, in linea con la sua strategia, l'Unione europea si è impegnata a non fornire assistenza incondizionata alla ricostruzione della Siria, ma a farlo solo quando sarà stata saldamente avviata una transizione politica globale, effettiva e inclusiva, negoziata dalle parti siriane in conflitto sulla base della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del comunicato di Ginevra; sottolinea che il regime di Assad, la Russia di Putin e l'Iran hanno la responsabilità primaria delle conseguenze economiche dei loro interventi militari; osserva che gli eventuali impegni per la ricostruzione, basati su un approccio dal basso e sulla responsabilizzazione degli attori locali, escludendo notori gruppi terroristici, devono essere utilizzati per contribuire alla pace e all'assunzione di responsabilità;

16.  condanna con fermezza il ricorso ai bambini nei combattimenti o per attentati terroristici; sottolinea che è di fondamentale importanza proteggere i bambini e considerare prioritario il loro accesso all'istruzione, anche nel caso dei bambini rifugiati nei paesi vicini, e sostenere la riabilitazione psicologica di questi minori traumatizzati;

17.  esprime preoccupazione per la notizia del rimpatrio di 66 000 profughi in Siria nel 2017 e sottolinea che occorre rispettare pienamente il principio di non respingimento; evidenzia che la Siria non è sicura per il rimpatrio dei profughi e che l'Unione europea non deve sostenere tali rimpatri; rinnova il suo invito agli Stati membri affinché onorino i propri impegni, inclusi quelli sanciti dalla dichiarazione di New York, e garantiscano la condivisione delle responsabilità, consentendo ai profughi in fuga dalle zone di guerra siriane di trovare protezione anche al di fuori dei paesi limitrofi, anche attraverso programmi di reinsediamento e di ammissione umanitaria;

18.  accoglie con favore l'inserimento, il 26 febbraio 2018, di due ministri siriani nominati nel gennaio 2018, che hanno responsabilità nella repressione contro il popolo siriano, nell'elenco delle persone oggetto delle misure restrittive dell'UE contro il regime siriano; esorta tutti gli Stati membri a garantire il pieno rispetto della decisione 2013/255/PESC del Consiglio relativa a misure restrittive nei confronti della Siria, in particolare per quanto concerne il congelamento dei beni dei soggetti ivi indicati e le restrizioni all'ammissione previste per le persone che traggono vantaggio dal regime in Siria o lo sostengono; condanna le recenti segnalazioni di violazioni della suddetta decisione e ricorda agli Stati membri il loro obbligo, derivante dal diritto internazionale, di garantire l'arresto e la detenzione delle persone sospettate di crimini atroci presenti sul loro territorio; chiede l'imposizione di sanzioni ad hoc contro funzionari russi e iraniani, a seguito delle loro azioni mirate e deliberate contro la popolazione civile a Ghouta Est e nel resto della Siria;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle Nazioni Unite, ai membri del gruppo internazionale di sostegno alla Siria nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto, garantendo altresì la traduzione in arabo del presente testo.

 

 

 

(1)

P8_TA(2017)0227.

(2)

GU L 121 del 10.5.2011, pag. 11.

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