Proposta di risoluzione comune - RC-B8-0281/2018Proposta di risoluzione comune
RC-B8-0281/2018

    PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE sulla situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab

    13.6.2018 - (2018/2755(RSP))

    presentata a norma dell'articolo 135, paragrafo 5, e dell'articolo 123, paragrafo 4, del regolamento
    in sostituzione delle proposte di risoluzione presentate dai gruppi:
    B8-0281/2018 (Verts/ALE)
    B8-0282/2018 (S&D)
    B8-0283/2018 (EFDD)
    B8-0286/2018 (GUE/NGL)
    B8-0287/2018 (ALDE)

    Elena Valenciano, Victor Boştinaru, Soraya Post a nome del gruppo S&D
    Marietje Schaake, Petras Auštrevičius, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Gérard Deprez, Martina Dlabajová, Marian Harkin, Nadja Hirsch, Ivan Jakovčić, Petr Ježek, Ilhan Kyuchyuk, Patricia Lalonde, Valentinas Mazuronis, Louis Michel, Urmas Paet, Maite Pagazaurtundúa Ruiz, Jozo Radoš, Frédérique Ries, Robert Rochefort, Yana Toom, Ramon Tremosa i Balcells, Viktor Uspaskich, Johannes Cornelis van Baalen, Cecilia Wikström a nome del gruppo ALDE
    Alyn Smith, Barbara Lochbihler, Bodil Valero, Ernest Urtasun, Ana Miranda, Jordi Solé, Josep-Maria Terricabras a nome del gruppo Verts/ALE
    Marie-Christine Vergiat, Patrick Le Hyaric, Barbara Spinelli, Merja Kyllönen, Kateřina Konečná, Miguel Urbán Crespo, Xabier Benito Ziluaga, Tania González Peñas, Lola Sánchez Caldentey, Estefanía Torres Martínez, Dimitrios Papadimoulis, Stelios Kouloglou, Younous Omarjee a nome del gruppo GUE/NGL
    Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao, Isabella Adinolfi a nome del gruppo EFDD

    Procedura : 2018/2755(RSP)
    Ciclo di vita in Aula
    Ciclo del documento :  
    RC-B8-0281/2018
    Testi presentati :
    RC-B8-0281/2018
    Testi approvati :

    Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei diritti umani in Bahrein, in particolare il caso di Nabeel Rajab

    (2018/2755(RSP))

    Il Parlamento europeo,

    –  viste le sue precedenti risoluzioni, del 6 febbraio 2014 sul Bahrein e in particolare sui casi di Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja e Ibrahim Sharif[1], del 9 luglio 2015 sul Bahrein e in particolare sul caso di Nabeel Rajab[2], del 4 febbraio 2016 sul Bahrein: il caso di Mohammed Ramadan[3], del 7 luglio 2016 sul Bahrein[4], del 16 febbraio 2017 sulle esecuzioni in Kuwait e in Bahrein[5], e del 3 ottobre 2017, Affrontare la riduzione degli spazi della società civile nei paesi in via di sviluppo[6],

    –  viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna del 17 giugno 2015 sulla condanna di Ali Salman – segretario generale del partito al-Wefaq – nel Bahrein, dell'11 luglio 2017 sulla condanna di Nabeel Rajab da parte di un tribunale del Bahrein e del 6 giugno 2018 sulla condanna del difensore dei diritti umani bahreinita Nabeel Rajab,

    –  vista la dichiarazione rilasciata il 22 novembre 2017 dal presidente della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo,

    –  vista la riunione del gruppo di lavoro informale UE-Bahrein sui diritti umani svoltasi il 15 maggio 2018,

    –  vista la dichiarazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, dell'11 settembre 2017 sulla situazione in Bahrein,

    –  vista la dichiarazione del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura del 12 maggio 2017,

    –  visti la Costituzione del Bahrein adottata nel febbraio 2002, in particolare il capitolo 3, l'articolo 264 del codice penale del Bahrein e la legge sulla cittadinanza del Bahrein del 1963,

    –  vista la relazione della Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein del novembre 2011,

    –  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, sui dialoghi in materia di diritti umani con i paesi terzi, sulla pena di morte, la tortura e la libertà di espressione online e offline,

    –  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutti sottoscritti dal Bahrein,

    –  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare l'articolo 15,

    –  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

    A.  considerando che il 5 giugno 2018 l'Alta Corte d'appello del Bahrein ha deciso di confermare la condanna a cinque anni di carcere per Nabeel Rajab, noto difensore dei diritti umani, per "aver diffuso false voci in tempo di guerra" (articolo 133 del codice penale del Bahrein), "aver insultato un paese vicino" (articolo 215) e "aver insultato un organo ufficiale" (articolo 216) in relazione ad alcuni tweet pubblicati su presunte torture avvenute nella prigione di Jaw in Bahrein e sugli attacchi aerei della coalizione saudita contro lo Yemen; che tali accuse si basano su disposizioni che criminalizzano il diritto alla libertà di espressione tutelato dall'articolo 19 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ratificato dal Bahrein nel 2006; che ora Rajab dovrebbe presentare un ricorso definitivo dinanzi alla Corte di cassazione del Bahrein;

    B.  considerando che Nabeel Rajab avrebbe dovuto essere rilasciato questo mese dopo aver scontato una pena detentiva di due anni in condizioni carcerarie degradanti, assimilabili a maltrattamenti, per interviste televisive che aveva rilasciato nel 2015 e nel 2016 sulle restrizioni alla libertà di stampa in Bahrein; che, prima del suo arresto arbitrario nel giugno 2016, gli era stato proibito di viaggiare e aveva scontato una pena detentiva di due anni tra il 2012 e il 2014 per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione e di riunione; che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito, nel 2013, che era stato detenuto in modo arbitrario a causa del suo ruolo nella conduzione e nell'organizzazione di manifestazioni nel paese; che è stato sottoposto a processi iniqui;

    C.  considerando che, oltre a questa nuova condanna di cinque anni, Nabeel Rajab potrebbe essere condannato a pene detentive supplementari per un massimo di 14 altre cause pendenti che il governo sembra intenzionato a mantenere a suo carico, tra cui ulteriori accuse di "diffusione di notizie e dichiarazioni false e di voci malintenzionate che minano il prestigio dello Stato"; che inoltre, il 12 settembre 2017, il governo lo ha accusato di "diffondere false notizie", di "incitare all'odio contro il regime" e di "incitare al mancato rispetto della legge" sui social media;

    D.  considerando che Nabeel Rajab ha risentito delle cattive condizioni carcerarie, che hanno gravemente compromesso il suo stato di salute fisica; che, in base a quanto riferito dalla sua famiglia, è confinato nella sua cella per 23 ore al giorno come forma di punizione, il che provoca un grave deterioramento della sua salute nel corso del tempo; che, a quanto pare, l'amministrazione penitenziaria avrebbe interferito di proposito con le sue cure mediche;

    E.  considerando che il caso di Nabeel Rajab è diventato un simbolo per i difensori dei diritti umani e del rispetto della libertà di espressione in Bahrein e che è in contrasto con gli impegni assunti dallo stesso governo del paese; che non è che uno dei tanti individui arrestati arbitrariamente e perseguiti per aver esercitato la libertà di espressione e di riunione;

    F.  considerando che nel maggio 2017 il comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha esaminato le denunce, numerose e coerenti, relative alle pratiche diffuse di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone private della libertà, in particolare quelle arrestate con l'accusa di terrorismo, e ha espresso profonda preoccupazione per i casi di Nabeel Rajab, Abdulhadi al-Khawaja, Naji Fateel, Hussain Jawad, Abdulwahab Hussain e Abduljalil al-Singace;

    G.  considerando che si è registrato un aumento significativo delle esecuzioni e delle condanne a morte in seguito alla violazione di una moratoria di sette anni nel febbraio 2017, fra continue denunce di torture e maltrattamenti; che il Bahrein ha ripreso la prassi di sottoporre i civili al giudizio di tribunali militari a seguito di una modifica costituzionale adottata nell'aprile 2017; che le autorità hanno ripristinato i poteri di arresto e di indagine dell'Agenzia per la sicurezza nazionale, nonostante i suoi precedenti in materia di torture e abusi;

    H.  considerando che la situazione in Bahrein è diventata critica per quanto riguarda la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica; che la repressione sempre più aspra nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti pacifici dell'opposizione si traduce in pene detentive, esilio, divieti di viaggio, revoche di cittadinanza o gravi minacce e intimidazioni, come ritorsione al loro lavoro pacifico;

    I.  considerando che il Consiglio dei rappresentanti e il Consiglio della Shura del Bahrein hanno approvato una modifica della legge sull'esercizio dei diritti politici che impedirà ai soggetti politici indipendenti di partecipare alle elezioni del 2018;

    J.  considerando che nel 2016 il regime del Bahrein ha messo al bando Al-Wefaq, la più grande formazione politica di opposizione bahreinita, ne ha congelato i beni e ne ha bloccato il sito web all'interno del paese; che è stata fatta un'irruzione nella sede del gruppo, in seguito alla quale è stata formulata nei suoi confronti l'accusa di "disprezzo cronico della Costituzione del Regno e contestazione della sua legittimità" e di "richieste di ingerenza straniera", come pure di "promozione della violenza e sostegno a organizzazioni terroristiche";

    K.  considerando che il 31 maggio 2017 un tribunale del Bahrein ha decretato lo scioglimento del gruppo di opposizione bahreinita National Democratic Action Society (Waad); che il 26 ottobre 2017 l'Alta Corte d'appello del Bahrein ha confermato la decisione della Corte d'appello di sciogliere il Waad;

    L.  considerando che il 15 maggio 2018 l'Alta Corte criminale del Bahrein ha revocato la cittadinanza a 115 persone tramite un iniquo processo collettivo caratterizzato, stando a quanto riportato, da torture e violazioni del principio di giusto processo; che la minaccia di revoca, o l'effettiva revoca, della cittadinanza è utilizzata come strumento di repressione politica; che in Bahrein è stata revocata la cittadinanza a un numero consistente di persone, tra cui minori, principalmente appartenenti alla fascia sciita della popolazione, in palese violazione dell'articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dell'articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo;

    M.  considerando che, a seguito delle manifestazioni del 2011 e sulla scorta delle conclusioni della relazione della commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, per monitorare i soprusi del governo è stata istituita una serie di organi interni, tuttavia non abbastanza efficienti e indipendenti; che l'assenza di indipendenza di detti organi sembra generare una mancanza di responsabilità in seno al governo e alle forze di sicurezza del Bahrein; che tali circostanze hanno favorito una cultura dell'impunità che compromette i tentativi di riforme democratiche e contribuisce a destabilizzare ulteriormente il paese;

    N.  considerando che per l'UE una stretta cooperazione con la società civile e i difensori dei diritti umani nei paesi terzi rappresenta una delle principali priorità per promuovere i diritti umani e affrontarne le violazioni;

    1.  chiede il rilascio immediato di tutti coloro che sono detenuti esclusivamente in ragione delle loro attività politiche e di pacifica difesa dei diritti umani; chiede che si ponga fine a tutti gli atti di violenza, vessazione e intimidazione, anche a livello giudiziario, e alla censura contro i difensori dei diritti umani, gli oppositori politici, i manifestanti, gli attori della società civile e i loro parenti, perpetrati sia all'interno del paese che al di fuori dei suoi confini da parte delle autorità dello Stato e delle forze e dei servizi di sicurezza; condanna i continui attacchi ai diritti democratici fondamentali, segnatamente la libertà di espressione, associazione e riunione, il pluralismo politico, il dissenso pacifico e lo Stato di diritto in Bahrein;

    2.  chiede che Nabeel Rajab sia rilasciato immediatamente e incondizionatamente e che le accuse a suo carico siano ritirate e sollecita le autorità a garantire che, in attesa della sua liberazione, egli non sia sottoposto a torture o altre forme di maltrattamento, abbia contatti regolari con la sua famiglia e con i legali di sua scelta e abbia accesso ad un'adeguata assistenza sanitaria; condanna la detenzione di Nabeel Rajab in quanto viola, tra l'altro, il diritto di quest'ultimo alla libertà di espressione e alla libera circolazione;

    3.  esorta le autorità del Bahrein ad adempiere agli obblighi e agli impegni assunti a livello internazionale in termini di rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e a garantire un ambiente sicuro e favorevole per i difensori dei diritti umani e gli esponenti dell'opposizione, anche in occasione delle elezioni del 2018, tutelando i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica; ricorda al governo bahreinita che è sua responsabilità garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dalla loro appartenenza politica e dalla loro confessione;

    4.  deplora il degrado delle carceri del paese e l'uso della tortura da parte del personale penitenziario e adibito alla sicurezza; esorta le autorità del Bahrein a evitare che i detenuti siano sottoposti a qualsiasi tipo di tortura o trattamento crudele e degradante, a indagare approfonditamente sui presunti casi di violazione dei diritti di base dei detenuti e ad assicurare i responsabili alla giustizia;

    5.  ricorda alle autorità del Bahrein che l'articolo 15 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti vieta di utilizzare come elemento di prova in un procedimento qualsiasi dichiarazione resa sotto tortura; esorta il Bahrein a ratificare senza indugio il protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura;

    6.  condanna duramente l'elevato numero di condanne a morte pronunciate nel paese e chiede una moratoria ufficiale su tutte le esecuzioni; chiede che siano riviste tutte le condanne alla pena capitale di modo da garantire che i processi in questione abbiano rispettato le norme internazionali;

    7.  esorta le autorità a modificare la costituzione per porre fine al ricorso ai processi militari contro i civili;

    8.  condanna la revoca in massa della cittadinanza, utilizzata come strumento di rappresaglia, ed esorta le autorità bahreinite ad annullare tale decisione e adempiere agli obblighi e alle norme internazionali;

    9.  esorta le autorità del Bahrein a sospendere senza indugio il divieto di viaggio imposto ai difensori dei diritti umani; insiste sulla necessità che le autorità garantiscano, in qualsivoglia circostanza, che i difensori dei diritti umani in Bahrein siano in grado di svolgere le loro legittime attività di difesa dei diritti umani, a livello sia nazionale che internazionale, senza intralci, intimidazioni o vessazioni;

    10.  incoraggia il governo del Bahrein a perseguire la stabilità attuando ulteriori riforme e assicurando una riconciliazione inclusiva in un contesto in cui sia possibile esprimere legittimamente e pacificamente il dissenso politico, in particolare in vista delle future elezioni del Consiglio dei rappresentanti previste nell'ottobre 2018; condanna, a tale riguardo, gli attacchi contro gli esponenti dell'opposizione e la società civile nel paese, compresa la messa al bando della formazione politica di opposizione Al-Wefaq, la dissoluzione del gruppo di opposizione Waad e l'imposizione ai membri dei suddetti gruppi del divieto di partecipare alle prossime elezioni; è dell'avviso che tali atti siano contrari ai principi del pluralismo democratico e di elezioni libere ed eque, nonché in contraddizione con gli accordi internazionali e la Costituzione del Bahrein; esorta tutte le parti a impegnarsi in un autentico dialogo a livello nazionale al fine di riavviare un processo di riconciliazione nazionale pacifico e serio;

    11.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Servizio europeo per l'azione esterna, il Consiglio e gli Stati membri a continuare a esprimere preoccupazione per la violazione dei diritti umani in Bahrein e a vagliare l'introduzione di misure mirate contro i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani;

    12.  invita l'UE e gli Stati membri a continuare a menzionare il Bahrein nelle dichiarazioni dell'UE e degli Stati membri a titolo del punto 4 in occasione delle prossime sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

    13.  invita il governo del Bahrein a collaborare con i relatori speciali delle Nazioni Unite (in particolare quelli responsabili in materia di tortura, libertà di riunione, libertà di religione e di credo, indipendenza dei giudici e degli avvocati e difensori dei diritti umani) nonché a rivolgere loro un invito permanente; esorta le autorità bahreinite ad accordare alle ONG e ai giornalisti internazionali la libertà di accesso al paese, anche allo scopo di consentire loro di entrare in contatto con i difensori dei diritti umani detenuti;

    14.  deplora che imprese europee esportino in Bahrein tecnologie di sorveglianza e pone l'accento sulla necessità che le autorità unionali preposte al controllo delle esportazioni prendano in considerazione i requisiti in materia di diritti umani prima di concedere una licenza di esportazione a un paese terzo; esorta tutti gli Stati membri ad attenersi scrupolosamente al codice di condotta dell'UE per le esportazioni di armi e, in particolare, a interrompere qualsivoglia trasferimento di armi, materiali e apparecchiature di sorveglianza e di intelligence che possano essere usati nel paese per alimentare la repressione già in atto nei confronti dei diritti umani;

    15.  si rammarica che il Bahrein abbia ripetutamente rifiutato di ricevere una delegazione ufficiale della sua sottocommissione per i diritti dell'uomo; invita le autorità bahreinite a consentire a una delegazione ufficiale di deputati del Parlamento europeo di recarsi in visita nel paese allo scopo di incontrare le autorità pubbliche e i rappresentanti della società civile;

    16.  si rammarica del fatto che la delegazione dell'UE abbia conferito nel 2014 il Premio Chaillot per la promozione dei diritti umani nella regione del Consiglio di cooperazione del Golfo all'Istituto nazionale del Bahrein per i diritti umani, che ha ripetutamente giustificato le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo bahreinita, compresa la detenzione di Nabeel Rajab;

    17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo; chiede che la presente risoluzione sia tradotta in arabo.

     

     

    Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2018
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