Procedura : 2019/2980(RSP)
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Ciclo del documento : RC-B9-0261/2019

Testi presentati :

RC-B9-0261/2019

Discussioni :

PV 19/12/2019 - 2.1
CRE 19/12/2019 - 2.1

Votazioni :

PV 19/12/2019 - 6.1

Testi approvati :

P9_TA(2019)0106

<Date>{18/12/2019}18.12.2019</Date>
<RepeatBlock-NoDocSe> <NoDocSe>B9-0261/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0264/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0265/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0269/2019</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0270/2019</NoDocSe></RepeatBlock-NoDocSe> } RC1
PDF 185kWORD 54k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE</TitreType>

<TitreRecueil>presentata a norma dell'articolo 144, paragrafo 5, e dell'articolo 132, paragrafo 4, del regolamento</TitreRecueil>


<Replacing>in sostituzione delle proposte di risoluzione seguenti:</Replacing>

<TablingGroups>B9-0261/2019 (ECR)

B9-0264/2019 (Verts/ALE)

B9-0265/2019 (S&D)

B9-0269/2019 (Renew)

B9-0270/2019 (PPE)</TablingGroups>


<Titre>sulle violazioni dei diritti umani, incluse le libertà religiose, in Burkina Faso</Titre>

<DocRef>(2019/2980(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Michael Gahler, György Hölvényi, Peter van Dalen, Željana Zovko, Tomáš Zdechovský, Andrey Kovatchev, David McAllister, Antonio López‑Istúriz White, Sandra Kalniete, Isabel Benjumea Benjumea, Eva Maydell, Magdalena Adamowicz, Milan Zver, Roberta Metsola, Lefteris Christoforou, Loucas Fourlas, David Lega, Krzysztof Hetman, Inese Vaidere, Tomas Tobé, Romana Tomc, Seán Kelly, Arba Kokalari, Stelios Kympouropoulos, Vladimír Bilčík, Karlo Ressler, Michaela Šojdrová, Luděk Niedermayer, Maria Walsh, Ioan‑Rareş Bogdan, Gheorghe‑Vlad Nistor, Stanislav Polčák, Jiří Pospíšil, Ivan Štefanec, Michal Wiezik, Peter Pollák</Depute>

<Commission>{PPE}a nome del gruppo PPE</Commission>

<Depute>Kati Piri, Maria Arena</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>Jan-Christoph Oetjen, Atidzhe Alieva-Veli, Abir Al-Sahlani, Petras Auštrevičius, Malik Azmani, José Ramón Bauzá Díaz, Phil Bennion, Stéphane Bijoux, Izaskun Bilbao Barandica, Gilles Boyer, Sylvie Brunet, Olivier Chastel, Katalin Cseh, Jérémy Decerle, Anna Júlia Donáth, Engin Eroglu, Klemen Grošelj, Christophe Grudler, Bernard Guetta, Antony Hook, Ivars Ijabs, Moritz Körner, Ondřej Kovařík, Ilhan Kyuchyuk, Nathalie Loiseau, Karen Melchior, Ulrike Müller, Javier Nart, Dragoş Pîslaru, Frédérique Ries, María Soraya Rodríguez Ramos, Monica Semedo, Susana Solís Pérez, Ramona Strugariu, Irène Tolleret, Yana Toom, Viktor Uspaskich, Hilde Vautmans, Marie-Pierre Vedrenne, Irina Von Wiese, Chrysoula Zacharopoulou</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Gina Dowding, Ellie Chowns</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Anna Fotyga, Jan Zahradil, Karol Karski, Assita Kanko, Bert-Jan Ruissen</Depute>

<Commission>{ECR}a nome del gruppo ECR</Commission>

<Depute>Fabio Massimo Castaldo</Depute>

</RepeatBlock-By>

EMENDAMENTI

Risoluzione del Parlamento europeo sulle violazioni dei diritti umani, incluse le libertà religiose, in Burkina Faso

(2019/2980(RSP))

Il Parlamento europeo,

 vista la dichiarazione rilasciata il 10 dicembre 2019 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), a nome dell'Unione europea, sulla Giornata dei diritti umani,

 visto il comunicato stampa della Commissione del 13 novembre 2019 in cui è stato annunciato lo stanziamento di ulteriori 35 milioni di EUR di aiuti umanitari per la regione africana del Sahel,

 vista la dichiarazione rilasciata il 7 novembre 2019 dal portavoce della VP/AR sugli attacchi in Burkina Faso,

 visti la visita della VP/AR Federica Mogherini nella regione del Sahel nel luglio 2019 e il suo discorso pronunciato il 9 luglio 2019 in Burkina Faso,

 visto il discorso pronunciato a nome della VP/AR Federica Mogherini il 17 settembre 2019 durante la discussione in Aula sulla situazione della sicurezza in Burkina Faso,

 visto lo studio dal titolo "The Freedom of Religion or Belief and the Freedom of Expression" (La libertà di religione o di credo e la libertà di espressione), pubblicato dalla direzione generale delle Politiche esterne dell'Unione nel febbraio 2009,

 vista l'audizione pubblica della sottocommissione per i diritti dell'uomo dal titolo "Libertà di religione o credo: la situazione delle minoranze perseguitate, in particolare i cristiani", tenutasi il 22 novembre 2017,

 vista la relazione dall'inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo del 21 novembre 2019 dal titolo "The mandate of the Special Envoy for the promotion of freedom of religion or belief outside the European Union: activities and recommendations" (Il mandato dell'inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea: attività e raccomandazioni),

 visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo del 2013,

 visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro (accordo di Cotonou),

 vista la dichiarazione attribuibile al portavoce dell'alto rappresentante dell'alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, del 1o dicembre 2019, sull'attacco a una chiesa in Burkina Faso;

 vista la relazione del Consiglio di sicurezza dell'ONU dell'11 novembre 2019 sulla forza congiunta dei paesi del G5 Sahel,

 visto l'aggiornamento operativo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) dell'ottobre 2019 sul Burkina Faso,

 vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite del 13 ottobre 2019 sull'attacco a una moschea nel Burkina Faso settentrionale,

 vista la relazione n. 8 dell'UNICEF sulla situazione umanitaria in Burkina Faso, dell'ottobre 2019,

 visto il rapporto sullo sviluppo umano 2019 relativo alle disuguaglianze nello sviluppo umano nel 21o secolo, e in particolare il rapporto sullo sviluppo umano relativo al Burkina Faso,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948, di cui il Burkina Faso è firmatario,

 visto il piano d'azione delle Nazioni Unite per la salvaguardia dei siti religiosi, del 12 settembre 2019,

 vista la Costituzione della Repubblica del Burkina Faso,

 vista la dichiarazione rilasciata da vescovi, sacerdoti e delegati laici delle conferenze episcopali del Burkina Faso, del Niger, del Mali, della Costa d'Avorio e del Ghana a seguito del seminario interconferenze sulla sicurezza nel Sahel del 12 e 13 novembre 2019,

 vista la dichiarazione resa dal vescovo di Dori, Laurent Birfuoré Dabiré, presso l'organizzazione caritatevole cattolica Aiuto alla chiesa che soffre il 5 luglio 2019,

 vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, adottata il 27 giugno 1981 ed entrata in vigore il 21 ottobre 1986,

 visto il forum per la pace di Parigi del 12 e 13 novembre 2019,

 visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che il Burkina Faso ha una solida tradizione di tolleranza religiosa e laicità ma è divenuto vulnerabile all'instabilità – in particolare a causa della radicalizzazione islamista che colpisce l'intera regione del Sahel – e deve fronteggiare una combinazione di crescenti violenze, sfollamenti, fame, povertà e cambiamenti climatici;

B. considerando che la crescente insicurezza in Burkina Faso ha portato ad atroci crimini commessi sia da jihadisti che da altri gruppi armati; che, secondo la relazione di Human Rights Watch, tali gruppi armati in Burkina Faso hanno giustiziato persone sospettate di essere collaboratori del governo, hanno rivolto intimidazioni a insegnanti e hanno diffuso il terrore tra i civili in tutto il paese; che nel 2017 e nel 2018 le forze di sicurezza burkinabé hanno condotto operazioni antiterrorismo che hanno portato a uccisioni extragiudiziali, abusi su persone sospettate detenute in custodia cautelare e arresti arbitrari; che il governo burkinabé ha promesso di indagare su tali accuse;

C. considerando che dal 2015 jihadisti e altri gruppi armati precedentemente attivi nel Mali, paese confinante, terrorizzano la popolazione burkinabé e compiono attacchi contro simboli dello Stato quali obiettivi militari, scuole e strutture sanitarie ma anche, in particolare, contro chiese e fedeli cristiani; che dal 2015 gli attacchi dei jihadisti e di altri gruppi armati hanno causato almeno 700 morti e migliaia di feriti a Ouagadougou e nelle province settentrionali, in particolare nella provincia di Soum, e nel 2018 si sono estesi anche alle province orientali e occidentali; che la violenza non colpisce esclusivamente i cristiani; che, per esempio, l'11 ottobre 2019 è stato compiuto un attacco contro una moschea nella cittadina di Salmossi, nel Burkina Faso settentrionale, durante le preghiere del venerdì;

D. considerando che tra gennaio e novembre 2019 sono stati riferiti 520 incidenti di sicurezza, rispetto ai 404 registrati tra il 2015 e il 2018; che solo nell'ottobre 2019 si sono registrati 52 incidenti connessi a gruppi armati non statali, quasi il 70 % dei quali hanno colpito civili e forze di sicurezza;

E. considerando che gli attacchi sono stati compiuti sia da gruppi armati transnazionali che operano da oltre i confini con il Mali e con il Niger, compresi Jamaat Nusrat al-Islam wal Muslimeen e lo Stato islamico nel Grande Sahara, sia da gruppi nazionali, principalmente Ansarul Islam, che operano dalle province settentrionali e orientali del Burkina Faso;

F. considerando che nel 2019 oltre 60 cristiani sono stati uccisi nel Burkina Faso in diversi attacchi, compreso il più recente, avvenuto il 1o dicembre, che è stato rivolto contro i fedeli che assistevano a una funzione domenicale in una chiesa protestante nella città orientale di Hantoukoura, causando 14 vittime;

G. considerando che numerosi sacerdoti, membri del clero e fedeli cristiani sono stati vittime di omicidi e rapimenti mirati in tutto il paese; che in conseguenza della crescente violenza molte persone, specialmente nel nord, hanno abbandonato le proprie case tradizionali, come, più di recente, nei villaggi di Hitté e Rounga, e sono fuggite nei campi per gli sfollati interni o in altre parti del paese, compresa la capitale Ouagadougou;

H. considerando che la popolazione del Burkina Faso è prevalentemente sunnita malikita, con ampie minoranze cristiane e di religioni indigene; che i confini interreligiosi in Burkina Faso sono labili, dal momento che generalmente i fedeli di tutte le religioni sono dediti a pratiche sincretiche e che la tolleranza religiosa è la norma; che di recente luoghi di culto sia sunniti che cristiani sono stati oggetto di attacchi di guerriglia da parte di gruppi armati salafiti; che ciò ha contribuito all'aumento delle tensioni interreligiose e che la persecuzione delle comunità religiose, comprese persone appartenenti a un gran numero di confessioni cristiane, ha avuto come conseguenze la disgregazione del tessuto sociale e un aumento dei livelli di emigrazione;

I. considerando che i gruppi jihadisti intendono esercitare pressioni sulla coesistenza interreligiosa in Burkina Faso, nell'ambito della loro strategia generale volta a fomentare i conflitti interetnici e religiosi e a causare lo sfollamento della popolazione;

J. considerando che, a causa della mancanza della protezione da parte del governo, il vescovo Justin Kientega della diocesi di Ouahigouya, nel nordest del Burkina Faso, ha raccomandato misure di sicurezza per proteggere più efficacemente i fedeli cristiani;

K. considerando che, in conseguenza delle violenze di agosto, il vescovo di Dori, Laurent Birfuoré Dabiré, presidente della conferenza episcopale del Burkina Faso e del Niger, ha invitato la comunità mondiale a rafforzare il suo sostegno ai cristiani in Burkina Faso al fine di prevenire "l'eliminazione della presenza cristiana"; che sono stati lanciati ripetuti appelli per la condanna delle minacce di censura e per il sostegno del proseguimento del dialogo interreligioso;

L. considerando che nel suo piano d'azione per la salvaguardia dei siti religiosi, pubblicato il 12 settembre, il segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato che i luoghi di culto in tutto il mondo devono essere rifugi sicuri di riflessione e di pace, non scenari di sanguinosa violenza e di terrore, e che alle persone deve essere consentito di osservare e praticare la propria fede in pace;

M. considerando che le organizzazioni umanitarie, molte delle quali sono di ispirazione religiosa, svolgono un ruolo essenziale nell'aiutare le vittime di violenza, in particolare le donne, i minori e gli sfollati interni;

N. considerando che il governo del Burkina Faso sembra non avere la capacità di attuare efficacemente soluzioni per le enormi sfide sociali, economiche e di sicurezza che il paese deve fronteggiare; che alcune regioni, in particolare nel nordest del paese, sono di fatto escluse dal governo centrale;

O. considerando che il Burkina Faso è tra i dieci paesi più poveri al mondo; che l'instabilità, i cambiamenti climatici e il conflitto nel paese hanno ulteriormente ridotto le opportunità economiche, inasprito la povertà e comportato una grave penuria alimentare; che tali conseguenze sono esacerbate dalla rapida desertificazione della regione settentrionale e dalle carenze idriche, dal degrado del suolo e dalla penuria di risorse che ne derivano; che, a causa di ciò, oltre un milione di persone è a rischio di penuria alimentare e un milione e mezzo ha urgente necessità di assistenza umanitaria;

P. considerando che nel 2014 il tasso di alfabetizzazione degli adulti era stimato al 34,5 %; che l'aumento dell'insicurezza e del terrorismo in alcune regioni del paese produce effetti negativi sui settori dell'istruzione e della sanità; che 85 strutture sanitarie e più di 2 000 scuole sono state costrette alla chiusura, con conseguenze, rispettivamente, per oltre un milione di pazienti e 300 000 studenti; che altre 93 strutture sanitarie sono al livello operativo minimo per via dell'attuale grave situazione della sicurezza;

Q. considerando che la violenza in Burkina Faso ha comportato lo sfollamento di quasi mezzo milione di persone; che molte di loro sono vulnerabili e che i minori costituiscono il 44 % degli sfollati; che il Burkina Faso ospita inoltre 31 000 rifugiati maliani; che l'UNHCR incontra notevoli difficoltà nel raggiungere gli sfollati interni e i rifugiati in Burkina Faso; che gli sfollati interni e i rifugiati colpiti dalla crisi umanitaria nella regione sono esposti a rischi per la loro protezione e che la loro presenza potrebbe portare a conflitti con la popolazione locale sulle scarse risorse naturali qualora non siano adottate misure intese a fornire alloggi, occupazione e cibo; che i conseguenti conflitti sulle risorse rischiano di contribuire ulteriormente alla spirale di violenza presente nel paese;

R. considerando che negli ultimi sette anni l'UE ha mobilitato più di un miliardo di EUR per programmi di sviluppo in Burkina Faso e ha recentemente stanziato 15,7 milioni di EUR per affrontare il grave problema dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione tra gli sfollati interni; che il paese è uno dei maggiori beneficiari di sostegno finanziario (628 milioni di EUR) a titolo del Fondo europeo di sviluppo (FES), oltre a ricevere un notevole sostegno finanziario (245,8 milioni di EUR) dal Fondo fiduciario di emergenza, finanziato dal FES, per il periodo 2016-2020;

S. considerando che il Burkina Faso partecipa alla missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), alla missione congiunta Unione africana-Nazioni Unite in Darfur (UNAMID), al partenariato antiterrorismo transahariano (TSCTP) e al G5 Sahel; che la sua partecipazione a tali missioni e iniziative ha reso il paese uno dei principali bersagli dei gruppi armati non statali, che cercano di perturbare e scoraggiare il contributo del Burkina Faso alla sicurezza regionale; che in una relazione a cura del Segretario generale delle Nazioni Unite sono state poste in evidenza violazioni dei diritti umani commesse da truppe maliane appartenenti al G5 Sahel;

T. considerando che l'UE contribuisce alla stabilità della regione del Sahel sia direttamente, attraverso le missioni civili EUCAP SAHEL in Mali e in Niger e attraverso la missione di formazione dell'Unione europea in Mali (EUTM Mali), sia indirettamente, attraverso la partecipazione degli Stati membri alla MINUSMA e all'operazione Barkhane; che il G5 Sahel – uno sforzo di difesa collaborativo tra Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger sostenuto dall'UE – favorisce il coordinamento dello sviluppo e della sicurezza regionali al fine di neutralizzare i gruppi armati e ridurre la loro attrattiva; che l'11 dicembre 2019 un attacco alla base militare di Tahoua, in Niger, ha causato la morte di 71 soldati nigeriani e ferito 12 persone, diventando l'incidente più sanguinoso avvenuto nella regione dal 2016;

U. considerando che, durante il vertice del 14 settembre 2019 a Ouagadougou, la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) ha annunciato un piano da un miliardo di dollari per contrastare l'aumento dell'insicurezza nella regione del Sahel;

V. considerando che la politica estera e di sicurezza comune dell'UE mira a sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, come pure il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

1. condanna fermamente qualsiasi forma di violenza, le intimidazioni e il sequestro di civili messi in atto ai danni dei servizi di sicurezza, dei luoghi di culto e dei fedeli in Burkina Faso, in particolare la violenza contro comunità religiose specifiche, nonché la strumentalizzazione politica e l'uso distorto della religione per legittimare la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze religiose;

2. porge le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e al governo del Burkina Faso; esprime solidarietà al popolo burkinabé, che si trova a vivere situazioni di lutto con cadenza pressoché quotidiana a causa degli attacchi contro i civili, le forze di sicurezza e i membri delle comunità cristiane e di altre minoranze religiose;

3. invita le autorità nazionali a investire maggiormente nel dialogo nazionale quale importante elemento costitutivo della coesione; evidenzia la necessità di promuovere l'unità e il dialogo tra tutte le comunità del Burkina Faso, inclusi i leader tradizionali e le organizzazioni della società civile, al fine di contrastare i tentativi di diffondere odio e creare tensioni tra le comunità;

4. invita il governo del Burkina Faso a fornire maggiore sostegno e protezione alle comunità di musulmani, cristiani e animisti al fine di mantenere la tradizionale coesistenza pacifica tra islam e cristianesimo che perdura da tempo nel paese; chiede che sia fornito ulteriore sostegno alle vittime di violenza, in particolare a donne e bambini;

5. ricorda che la lotta al terrorismo può produrre risultati solo a condizione che le forze di sicurezza rispettino lo Stato di diritto e i diritti umani; esorta in tale contesto il governo burkinabé a porre immediatamente fine alla sua strategia abusiva per contrastare le insurrezioni, in particolare l'esecuzione sommaria dei sospettati, che rischia di alimentare il conflitto avvicinando un maggior numero di persone ai reclutatori islamisti di militanti;

6. invita il governo burkinabé a rispettare l'impegno di indagare i presunti abusi commessi dalle forze statali, ad adottare misure concrete per prevenire ulteriori casi analoghi e a basare la sua strategia di lotta al terrorismo e all'estremismo violento sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali, conformemente agli obblighi previsti dal diritto internazionale, in particolare il diritto internazionale in materia di diritti umani, il diritto internazionale umanitario e il diritto in materia di rifugiati;

7. insiste su un approccio d'insieme alla prevenzione della radicalizzazione e del terrorismo che miri a rafforzare la coesione sociale e la prevenzione della criminalità; invita le autorità burkinabé a intensificare gli sforzi per ridurre la povertà, creare migliori prospettive occupazionali, in particolare per i giovani, nonché riconoscere i diritti della persona e rispettarli in modo tale da eliminare alla radice i risentimenti e le frustrazioni che potrebbero essere sfruttati da estremisti violenti; ribadisce che è essenziale investire nell'istruzione per prevenire i conflitti e ricostruire società pacifiche e inclusive;

8. rammenta che la creazione di collegamenti tra politica, sicurezza e sviluppo sostenibile, ivi incluso il concetto di consapevolezza religiosa attraverso la promozione del dialogo interreligioso, sarà essenziale per trovare una soluzione duratura alle varie sfide che il Burkina Faso e la regione del Sahel si trovano ad affrontare;

9. chiede un coordinamento internazionale in tutta la regione, segnatamente nel quadro dell'ECOWAS, con l'obiettivo politico di salvaguardare la sovranità territoriale e l'integrità dei suoi membri, le istituzioni democratiche regionali, la sicurezza di tutti i cittadini e la loro proprietà; ricorda che la situazione in Burkina Faso ha un impatto diretto sui paesi vicini; invita il governo burkinabé a intensificare ulteriormente la cooperazione con i paesi vicini, in particolare per quanto riguarda le regioni settentrionali del paese e gli Stati direttamente colpiti dalle violenze, come il Mali e il Niger;

10. si congratula con l'UE e i suoi Stati membri per il sostegno fornito al G5 Sahel, alla missione MINUSMA e all'operazione Barkhane; si compiace inoltre degli sforzi profusi dalle missioni civili EUCAP SAHEL in Mali e in Niger e dalla missione militare di formazione EUTM Mali; invita l'UE ad accrescere ulteriormente il sostegno fornito al Burkina Faso in modo da affrontare le enormi sfide in materia di sicurezza che interessano il paese; sottolinea che in Burkina Faso è necessaria un'azione internazionale più ampia e coordinata in materia di sicurezza; invita i paesi del G5 Sahel e i donatori internazionali a potenziare i loro sforzi affinché la forza militare congiunta del G5 Sahel diventi senza ulteriori ritardi una forza operativa dotata delle risorse sufficienti, nel pieno rispetto dei diritti umani;

11. sottolinea che la sicurezza è un elemento fondamentale, ma non è l'unica risposta alle sfide che il Burkina Faso deve affrontare; evidenzia pertanto che il coordinamento tra le politiche in materia di sicurezza e sviluppo e le politiche commerciali è una delle sfide principali; rileva che la sicurezza della popolazione locale dovrebbe costituire il principio cardine della riforma del settore della sicurezza dell'UE e degli sforzi di assistenza profusi nei paesi e nelle regioni fragili;

12. osserva che i conflitti, lo sfollamento e la desertificazione rendono difficile l'esercizio di forme di lavoro tradizionali; evidenzia che il 65 % della popolazione burkinabé ha un'età inferiore ai 25 anni; ritiene che le operazioni di sicurezza in Burkina Faso debbano essere accompagnate da sforzi di sviluppo locale che mirino a ridurre le disuguaglianze e a migliorare le infrastrutture, la partecipazione politica, l'applicazione della giustizia, l'emancipazione femminile e le opportunità economiche;

13. prende atto del deterioramento della situazione in Burkina Faso e delle implicazioni geopolitiche che ne conseguono sul piano internazionale; sottolinea che è imperativo che l'UE continui a fornire assistenza politica e in termini di sicurezza agli sforzi guidati dal G5 Sahel nella regione, anche in relazione al processo di pace in Mali; invita a fornire maggiore sostegno alle forze di sicurezza in Burkina Faso, in modo da consentire loro di rispondere alle minacce di attacchi e violenza di matrice jihadista, nonché a sostenere il controllo da parte del governo nelle regioni settentrionali e orientali;

14. evidenzia che il coordinamento internazionale è altresì fondamentale e che l'UE dovrebbe essere disposta a collaborare ancora di più con l'intera regione e dovrebbe integrare tale impegno nella nuova "Strategia UE-Africa – Un partenariato per lo sviluppo sostenibile e inclusivo";

15. invita il Servizio europeo per l'azione esterna a includere l'efficace pratica del dialogo interreligioso tra gli strumenti della sua strategia di comunicazione con i paesi terzi e a incoraggiare la mediazione nelle situazioni di conflitto, al fine di proteggere le minoranze religiose e la libertà di religione e di credo;

16. accoglie con favore il piano d'azione delle Nazioni Unite a tutela dei siti religiosi, elaborato dall'Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite e annunciato dal Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres il 12 settembre 2019;

17. sottolinea che l'obiettivo prioritario nella lotta al terrorismo è, da un lato, porre fine al finanziamento internazionale dei gruppi armati jihadisti e, dall'altro, affrontare le cause profonde della povertà e della disuguaglianza;

18. ritiene che l'UE debba collaborare con l'ECOWAS, il governo e tutte le parti interessate in Burkina Faso al fine di potenziare gli sforzi in materia di sviluppo, istruzione e adattamento ai cambiamenti climatici, in modo da contrastare la povertà e prevenire un'ulteriore radicalizzazione; sottolinea che i cambiamenti climatici rappresentano un importante moltiplicatore di rischio per i conflitti, la siccità, la carestia e lo sfollamento; esorta il governo del Burkina Faso a conferire priorità alla lotta contro la corruzione e l'impunità;

19. esprime particolare preoccupazione per l'impatto delle minacce alla sicurezza sull'efficacia dell'assistenza umanitaria e della cooperazione allo sviluppo; esorta gli Stati membri e la comunità internazionale a incrementare l'assistenza umanitaria al Burkina Faso, in particolare fornendo cibo, acqua e servizi medici; mette in guardia dalla possibilità che scoppi una nuova crisi umanitaria se le esigenze di base (cibo, acqua, alloggio, assistenza sanitaria, ecc.) delle comunità sfollate e di accoglienza non saranno soddisfatte;

20. invita il governo del Burkina Faso a salvaguardare la fornitura di assistenza umanitaria e alimentare, in particolare nelle aree con un limitato accesso all'assistenza umanitaria, e ad adottare misure specifiche per rafforzare le azioni volte a prevenire e gestire la malnutrizione cronica nei campi di sfollati interni, prestando particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, inclusi donne e bambini;

21. esorta il governo del Burkina Faso a garantire e ad agevolare i flussi di transumanza del bestiame onde prevenire conflitti a livello di comunità, nonché a migliorare l'accesso del bestiame a cibo, acqua e assistenza, accrescendo la disponibilità di tali risorse, nelle aree segnate da carenze significative in termini di foraggio;

22. esprime la propria gratitudine per l'importante lavoro svolto dalle ONG, incluse quelle di ispirazione religiosa, e dalle istituzioni internazionali nel fornire sostegno alle numerose vittime di violenza, in particolar modo a donne e bambini;

23. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Presidente della Repubblica del Burkina Faso, al Presidente del parlamento burkinabé nonché all'Unione africana e alle sue istituzioni.

 

Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2019Avvertenza legale - Informativa sulla privacy