Procedura : 2021/2873(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : RC-B9-0434/2021

Testi presentati :

RC-B9-0434/2021

Discussioni :

PV 16/09/2021 - 6.2
CRE 16/09/2021 - 6.2

Votazioni :

PV 16/09/2021 - 8
PV 16/09/2021 - 15

Testi approvati :

P9_TA(2021)0390

<Date>{15/09/2021}15.9.2021</Date>
<RepeatBlock-NoDocSe> <NoDocSe>B9-0434/2021</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0435/2021</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0440/2021</NoDocSe> }
 <NoDocSe>B9-0442/2021</NoDocSe></RepeatBlock-NoDocSe> } RC1
PDF 178kWORD 51k

<TitreType>PROPOSTA DI RISOLUZIONE COMUNE</TitreType>

<TitreRecueil>presentata a norma dell'articolo 144, paragrafo 5, e dell'articolo 132, paragrafo 4, del regolamento</TitreRecueil>


<Replacing>in sostituzione delle proposte di risoluzione seguenti:</Replacing>

<TablingGroups>B9-0434/2021 (The Left)

B9-0435/2021 (Verts/ALE)

B9-0440/2021 (S&D)

B9-0442/2021 (Renew)</TablingGroups>


<Titre>sul caso di Ahmed Mansoor, difensore dei diritti umani, negli Emirati arabi uniti</Titre>

<DocRef>(2021/2873(RSP))</DocRef>


<RepeatBlock-By><Depute>Pedro Marques, Andrea Cozzolino</Depute>

<Commission>{S&D}a nome del gruppo S&D</Commission>

<Depute>Katalin Cseh, Petras Auštrevičius, Malik Azmani, Izaskun Bilbao Barandica, Dita Charanzová, Olivier Chastel, Klemen Grošelj, Bernard Guetta, Svenja Hahn, Irena Joveva, Karin Karlsbro, Javier Nart, Jan-Christoph Oetjen, Samira Rafaela, Frédérique Ries, María Soraya Rodríguez Ramos, Nicolae Ştefănuță, Ramona Strugariu</Depute>

<Commission>{Renew}a nome del gruppo Renew</Commission>

<Depute>Ernest Urtasun</Depute>

<Commission>{Verts/ALE}a nome del gruppo Verts/ALE</Commission>

<Depute>Miguel Urbán Crespo</Depute>

<Commission>{The Left}a nome del gruppo The Left</Commission>

<Depute>Fabio Massimo Castaldo, Assita Kanko, Valdemar Tomaševski</Depute>

</RepeatBlock-By>


Risoluzione del Parlamento europeo sul caso di Ahmed Mansoor, difensore dei diritti umani, negli Emirati arabi uniti

(2021/2873(RSP))

Il Parlamento europeo,

 viste le sue precedenti risoluzioni sugli Emirati arabi uniti, nello specifico la sua risoluzione del 4 ottobre 2018 sugli Emirati arabi uniti, in particolare la situazione del difensore dei diritti umani Ahmed Mansoor[1],

 vista la dichiarazione rilasciata il 10 dicembre 2020 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Josep Borrell in occasione del Consiglio "Affari esteri", secondo cui i diritti umani sono parte del DNA dell'Unione europea,

 vista la dichiarazione resa il 1° gennaio 2019 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sul caso di Ahmed Mansoor,

 viste la dichiarazione rilasciata il 12 giugno 2018 dagli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, nella quale si chiede la scarcerazione immediata del difensore dei diritti umani Ahmed Mansoor, e quella del 7 maggio 2019, nella quale si condannano le sue condizioni di detenzione,

 vista la Carta araba dei diritti dell'uomo,

 visto l'accordo di cooperazione del 2018 tra gli Emirati arabi uniti e il SEAE,

 visti il più recente round del dialogo in materia di diritti umani tra l'UE e gli Emirati arabi uniti, svoltosi il 9 giugno 2021 in modalità virtuale, e la seconda riunione tra gli alti ufficiali del ministero emiratino degli Affari esteri e la cooperazione internazionale e il SEAE, tenutosi altresì in modalità virtuale il 3 marzo 2021,

 viste la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, entrambe sottoscritte dagli Emirati arabi uniti,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

 visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali del 1966,

 vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

 visto il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani,

 visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

 visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione,

 visti gli orientamenti dell'UE sulla tortura e altri trattamenti crudeli,

 visto il prestigioso premio Martin Ennals per i difensori dei diritti umani conferito ad Ahmed Mansoor nel 2015,

 visto il premio Vaclav Havel per i diritti umani 2020 conferito a Loujain al-Hathloul dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,

 visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che il 29 maggio 2018, a seguito di un processo indecorosamente iniquo, Ahmed Mansoor è stato condannato a dieci anni di reclusione dalla Corte d'appello di Abu Dhabi per attività legate alla promozione dei diritti umani; che il 31 dicembre 2018 la Corte suprema federale degli Emirati arabi uniti ha confermato la sentenza; che è stato altresì condannato al pagamento di una sanzione di un milione di dirham emiratini (232 475 EUR) e sarà posto sotto sorveglianza per tre anni dopo il suo rilascio;

B. considerando che il 29 marzo 2017 il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale degli Emirati ha affermato che "l'Ufficio del pubblico ministero per i reati elettronici ha disposto l'incarcerazione di Ahmed Mansoor con l'accusa di aver divulgato informazioni mendaci e fuorvianti su Internet, con il proposito di diffondere sentimenti di antipatia e settarismo"; che, come si evince da altre dichiarazioni rilasciate dalle autorità emiratine, la sua detenzione, di fatto, si basa esclusivamente sulle opinioni da egli condivise online; che le accuse a suo carico sono basate su presunte violazioni della legge emiratina del 2012 in materia di criminalità informatica; che, secondo l'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e Human Rights Watch, Ahmed Mansoor è stato condannato esclusivamente per la sua attività di promozione dei diritti umani, tra cui la pubblicazione di tweet sulle ingiustizie nel paese, la partecipazione a webinar sui diritti umani e lo scambio di messaggi con organizzazioni non governative (ONG) che si occupano di diritti umani;

C. considerando che, da quando è stato arrestato nel marzo 2017, Ahmed Mansoor è rimasto in isolamento nel carcere di al-Sadr ad Abu Dhabi, dove è stato privato delle necessità di base e dei diritti di detenuto ai sensi del diritto emiratino e del diritto internazionale in materia di diritti umani, tra cui le regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti; che gli è stato vietato di stabilire qualsiasi tipo di contatto con altri detenuti e con la sua famiglia, ad eccezione di quattro visite da 30 minuti da parte di sua moglie e di telefonate limitate a sua madre e sua moglie; che nel 2019 ha dichiarato due volte lo sciopero della fame per chiedere il rispetto dei suoi diritti di base in quanto detenuto;

D. considerando che le autorità degli Emirati arabi uniti violano i diritti di Ahmed Mansoor da oltre 10 anni attraverso arresti e detenzioni arbitrari, minacce di morte, attacchi fisici, sorveglianza da parte del governo e trattamenti disumani durante la detenzione;

E. considerando che la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani ha affermato che "le condizioni e il trattamento al quale sono soggetti [i difensori dei diritti umani emiratini Ahmed Mansoor, Mohammed al-Roken e Nasser Bin Ghaith], come l'isolamento prolungato, rappresentano una violazione delle norme in materia di diritti umani e possono costituire tortura";

F. considerando che un gruppo di esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani ha invitato il governo degli Emirati a rilasciare Ahmed Mansoor, descrivendone l'arresto come un attacco diretto alle legittime attività dei difensori dei diritti umani negli Emirati arabi uniti;

G. considerando che, prima del suo arresto più recente nel 2017, Ahmed Mansoor aveva chiesto che si tenessero elezioni a suffragio universale diretto negli Emirati e che il Consiglio federale nazionale – organo consultivo del governo – fosse dotato di poteri legislativi; che era inoltre l'amministratore di un forum online denominato "Al-Hiwar al-Emarati" (Il dialogo emiratino), che criticava le politiche degli Emirati;

H. considerando che negli Emirati arabi uniti si assiste sistematicamente alla persecuzione dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti, degli avvocati e degli insegnanti che si esprimono su questioni di politica e di diritti umani; che, in particolar modo dal 2011, lo Stato ha intensificato la repressione della libertà di associazione, riunione ed espressione; che i difensori dei diritti umani e i loro familiari sono vittime di sparizioni forzate, detenzione arbitraria prolungata, tortura, vessazioni giudiziarie e processi iniqui, divieti di viaggio, sorveglianza fisica e digitale e licenziamento arbitrario;

I. considerando che la definizione di "terrorismo" data dal diritto emiratino, vaga ed eccessivamente ampia, consente di qualificare un'ampia gamma di attività pacifiche e legittime come terroristiche;

J. considerando che gli Emirati arabi uniti utilizzano spyware sofisticati nei confronti di attivisti e altre voci di dissenso; che nei confronti di Ahmed Mansoor è stato usato uno spyware fornito dalla società israeliana NSO Group; che la fuga di notizie "Pegasus" del luglio 2021 ha messo in luce l'utilizzo dello spyware di NSO da parte delle autorità emiratine nei confronti di diverse persone, tra cui difensori dei diritti umani sia negli Emirati che all'estero; che la saudita Loujain al-Hathloul, difensore dei diritti umani di spicco, è stata altresì bersaglio di attacchi informatici da parte delle autorità emiratine, che sono entrate nelle sue email prima di arrestarla e trasferirla con la forza in Arabia Saudita;

K. considerando che, negli Emirati arabi uniti, le donne continuano a essere soggette a una serie di normative e pratiche discriminatorie; che le violazioni dei diritti delle donne includono il rapimento e la presa in ostaggio di donne e attivisti per i diritti delle donne di nazionalità saudita e emiratina, l'assenza di indagini e di assunzione di responsabilità nei presunti reati contro le donne – come ad esempio nel caso delle violenze sessuali subite dalla britannica Caitlin McNamara, dove il responsabile non è stato né indagato né chiamato a rispondere delle proprie azioni –, discriminazioni sistemiche nei confronti delle donne, lo sfruttamento delle lavoratrici migranti, la tratta a fini sessuali e la schiavitù sessuale;

L. considerando che il sistema della kafala (sponsorizzazione) continua a essere applicato negli Emirati arabi uniti quale parte integrante dell'ordine sociale e giuridico; che, secondo quanto riferito da organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani, le pratiche disumane applicate dagli Emirati nei confronti dei lavoratori stranieri, che costituiscono l'80 % della popolazione del paese, sono pervasive e tali violazioni sono aumentate durante la pandemia di COVID-19; che, in preparazione dell'imminente fiera internazionale, l'Expo 2020 di Dubai che si terrà da ottobre del 2021 a marzo del 2022, le imprese e le società edili costringono i lavoratori a firmare documenti non tradotti, confiscano loro i passaporti, li sottopongono a orari di lavoro estremi in condizioni meteorologiche non sicure e forniscono loro alloggi insalubri;

M. considerando che gli Emirati arabi uniti e l'UE hanno firmato un accordo bilaterale reciproco di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata che esenta i cittadini degli Emirati dall'obbligo di ottenere un visto Schengen;

N. considerando che l'UE è il principale donatore dei programmi di cooperazione intergiudiziaria di Interpol; che l'ispettore generale del ministero dell'Interno emiratino, il maggior generale Ahmed Nasser al-Raisi, è candidato alla presidenza di Interpol;

O. considerando che gli Emirati arabi uniti non hanno ratificato diversi trattati cruciali delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, segnatamente il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e i relativi protocolli opzionali, che aboliscono la pena di morte e si oppongono alla tortura, e la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate;

P. considerando che l'UE reputa gli Emirati arabi uniti un paese partner, anche nei settori delle relazioni politiche ed economiche; che l'UE e gli Emirati arabi uniti tengono dialoghi sui diritti umani dal 2013, con riunioni semestrali, e che il 10º dialogo UE-Emirati arabi uniti sui diritti umani, svoltosi il 9 giugno 2021, ha offerto l'opportunità di discutere con le autorità degli Emirati arabi uniti su questioni che destano preoccupazione;

1. condanna fermamente, ancora una volta, la detenzione negli Emirati arabi uniti di Ahmed Mansoor e di tutti gli altri difensori dei diritti umani, che sono stati incarcerati unicamente per aver esercitato i loro diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla libertà di parola, di associazione, di riunione pacifica e di espressione, sia online che offline, diritti sanciti non solo negli strumenti universali in materia di diritti umani, ma anche nella Carta araba dei diritti dell'uomo; deplora profondamente il divario tra le dichiarazioni in cui gli Emirati arabi uniti affermano di essere un paese tollerante e rispettoso dei diritti e il fatto che i difensori dei diritti umani nel paese siano detenuti in pessime condizioni;

2. ribadisce la sua richiesta di rilascio immediato e incondizionato per Ahmed Mansoor, Mohammed al-Roken e Nasser bin Ghaith, come pure per tutti gli altri difensori dei diritti umani, attivisti politici e dissidenti pacifici;

3. esorta le autorità degli Emirati arabi uniti a garantire, fintanto che non saranno rilasciati, che Ahmed Mansoor e tutti gli altri detenuti siano trattati conformemente alle norme minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti; chiede, in particolare, che per Mansoor sia revocata la detenzione in isolamento e che a tutti i detenuti sia consentito ricevere visite regolari degli avvocati e delle famiglie nonché cure mediche adeguate, che agli esperti delle Nazioni Unite e alle ONG internazionali sia consentito di visitare Mansoor e gli altri detenuti e di monitorare le condizioni di detenzione, e che tutte le accuse di tortura siano oggetto di indagini approfondite;

4. esprime profonda preoccupazione per le continue segnalazioni, giunte anche attraverso lettere trapelate pubblicate nel luglio 2021, secondo cui Ahmed Mansoor continua a trovarsi in isolamento in condizioni drammatiche; ricorda alle autorità degli Emirati arabi uniti che la detenzione in isolamento prolungata e indefinita costituisce una forma di tortura; invita le autorità degli Emirati arabi uniti a garantire a tutti i detenuti, compresi i prigionieri di coscienza, i diritti procedurali e un processo equo; esorta le autorità a modificare la legge antiterrorismo, la legge sulla cibercriminalità e la legge federale n. 2/2008, ripetutamente utilizzate per perseguire i difensori dei diritti umani, in modo da rispettare le norme internazionali in materia di diritti umani;

5. invita le autorità degli Emirati arabi uniti a porre fine alle vessazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e a revocare immediatamente il divieto di viaggio nei loro confronti; insiste affinché le autorità garantiscano che i difensori dei diritti umani negli Emirati arabi uniti siano in grado di svolgere le loro legittime attività a difesa dei diritti umani in ogni circostanza, sia all'interno che all'esterno del paese, senza timore di rappresaglie e liberi da ogni restrizione, comprese le vessazioni giudiziarie;

6. invita il VP/AR a seguire da vicino il caso di Ahmed Mansoor per garantire il suo rilascio immediato e quello degli altri difensori dei diritti umani; invita, in particolare, il VP/AR a chiedere, durante la sua prossima visita negli Emirati arabi uniti, che i difensori dei diritti umani possano ricevere visite in carcere e a chiedere, tanto pubblicamente quanto privatamente, il loro rilascio immediato e incondizionato durante gli incontri con le autorità degli Emirati arabi uniti; invita il SEAE a riferire al Parlamento in merito alle azioni finora intraprese dalla delegazione dell'UE e dagli Stati membri ad Abu Dhabi per assicurare a Mansoor un sostegno adeguato;

7. esorta tutti gli Stati membri, alla luce della repressione interna in atto negli Emirati arabi uniti, e in linea con il regolamento (UE) 2021/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2021, che istituisce un regime dell'Unione di controllo delle esportazioni, dell'intermediazione, dell'assistenza tecnica, del transito e del trasferimento di prodotti a duplice uso[2], a sospendere la vendita e l'esportazione di tecnologie di sorveglianza negli Emirati arabi uniti, nonché il loro mantenimento e aggiornamento, qualora non siano adottati provvedimenti concreti e misurabili per affrontare le violazioni di cui trattasi;

8. invita il SEAE a proporre l'adozione di misure mirate dell'UE nei confronti di quanti si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani negli Emirati arabi uniti, tra cui la persecuzione di Ahmed Mansoor e di altri difensori dei diritti umani, nel quadro del regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani; ribadisce che tutte le procedure sanzionatorie devono essere basate su dati concreti e devono essere avviate solo quando sia possibile accertare violazioni concrete dei diritti umani;

9. invita l'UE ad adottare e rendere pubblici parametri di riferimento significativi in materia di diritti umani e un elenco di casi individuali per il suo dialogo sui diritti umani con gli Emirati arabi uniti, al fine di consentire un franco dibattito orientato ai risultati in materia di diritti umani;

10. chiede all'UE di includere una discussione sui diritti umani, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani, come punto permanente all'ordine del giorno del vertice annuale tra l'UE e il Consiglio di cooperazione del Golfo;

11. esprime preoccupazione per le notizie riguardo all'utilizzo, da parte delle autorità emiratine, dello spyware realizzato da NSO Group per sorvegliare illecitamente i telefoni cellulari di centinaia di persone nel Regno Unito, tra cui avvocati, accademici e un parlamentare; invita il VP/AR a chiedere chiarimenti alle autorità emiratine riguardo a tali notizie, anche con riferimento alla possibile sorveglianza di cittadini dell'UE o di persone che si trovano nel territorio dell'UE, e a riferire al Parlamento al riguardo;

12. ricorda che nel 2015 l'UE ha firmato con gli Emirati arabi uniti un accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata; invita la Commissione a riferire al Parlamento in merito alla conformità di tale accordo rispetto alla pertinente legislazione dell'UE, con particolare riferimento alla considerazione per i diritti umani e le libertà fondamentali come criterio per l'esenzione dal visto; chiede alla Commissione e al Consiglio di riferire al Parlamento sui progressi compiuti al riguardo;

13. invita i membri dell'Assemblea generale di Interpol, e in particolare gli Stati membri dell'UE, a esaminare debitamente le accuse di violazioni dei diritti umani riguardanti il Maggiore Generale Nasser Ahmed al-Raisi prima dell'elezione del presidente dell'organizzazione, prevista dal 23 al 25 novembre; prende atto delle preoccupazioni espresse dalla società civile in merito alla sua candidatura e al potenziale impatto sulla reputazione dell'istituzione;

14. invita le società internazionali che sponsorizzano Expo 2020 Dubai a ritirare la loro sponsorizzazione e incoraggia gli Stati membri a non partecipare all'evento, in segno di disapprovazione nei confronti delle violazioni dei diritti umani in atto negli Emirati arabi uniti;

15. deplora profondamente il ruolo delle autorità emiratine nell'estradizione dell'attivista per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul in Arabia Saudita, dove è stata incarcerata, torturata e perseguitata per la sua attività a difesa dei diritti delle donne;

16. esprime preoccupazione per la situazione delle donne negli Emirati arabi uniti, nonostante siano stati compiuti alcuni progressi, e invita le autorità a riformare la legge sullo status personale per garantire alle donne la parità di diritti e per far sì che le donne emiratine possano trasferire la cittadinanza ai loro figli, su una base paritaria rispetto agli uomini;

17. accoglie con favore la moratoria degli Emirati arabi uniti sulle esecuzioni, in atto dal 2017; invita gli Emirati arabi uniti a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e il relativo protocollo sull'abolizione della pena di morte;

18. sostiene il dialogo costante e rafforzato tra l'UE, i suoi Stati membri e gli Emirati arabi uniti su temi di reciproco interesse, come previsto dall'accordo di cooperazione; ritiene che riunioni interparlamentari regolari tra il Parlamento e i suoi partner nella regione del Golfo rappresentino una sede importante in cui sviluppare un dialogo costruttivo e franco su tutte le questioni di interesse, fra cui i diritti umani, la sicurezza e il commercio;

19. chiede l'istituzione di norme più rigorose in materia di trasparenza per quanto riguarda le attività di lobbying delle organizzazioni estere nei confronti delle istituzioni dell'UE;

20. chiede che la presente risoluzione sia tradotta in arabo;

21. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e al parlamento degli Emirati arabi uniti, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione e al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai governi degli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

[1] GU C 11 del 13.1.2020, pag. 21.

[2] GU L 206 dell'11.6.2021, pag. 1.

Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2021Note legali - Informativa sulla privacy