Risoluzione del Parlamento europeo del 22 ottobre 2025 sulla polarizzazione e la crescente repressione in Serbia a un anno dalla tragedia di Novi Sad (2025/2917(RSP))
Il Parlamento europeo,
– visto il trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 2 e 6,
– viste le sue precedenti risoluzioni sulla Serbia, in particolare quella dell'8 febbraio 2024 sulla situazione in Serbia in seguito alle elezioni(1) e quella del 7 maggio 2025 sulle relazioni 2023 e 2024 della Commissione sulla Serbia(2),
– visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 30 ottobre 2024 dal titolo "Serbia 2024 Report" (Relazione 2024 sulla Serbia) (SWD(2024)0695) che accompagna la comunicazione della Commissione del 30 ottobre 2024 dal titolo "Comunicazione 2024 sulla politica di allargamento dell'UE" (COM(2024)0690),
– viste le precedenti dichiarazioni dell'UE sulla Serbia, in particolare la lettera aperta sulla Serbia del 5 febbraio 2025 della commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, e la sua successiva visita in Serbia dell'aprile 2025,
– vista la misura provvisoria del 29 aprile 2025 emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per chiedere alla Serbia di astenersi dall'utilizzare dispositivi sonici per il controllo delle folle,
– vista la dichiarazione rilasciata da diversi relatori speciali delle Nazioni Unite il 4 agosto 2025, con cui condannano la violenta repressione del governo serbo nei confronti di manifestanti pacifici,
– viste le numerose relazioni e dichiarazioni da parte di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani, media indipendenti e gruppi civici che documentano abusi sistemici in Serbia,
– vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo,
– vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
– vista la domanda di adesione all'UE presentata dalla Serbia il 22 dicembre 2009,
– visto l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Serbia, dall'altra(3), entrato in vigore il 1º settembre 2013,
– viste le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo del dicembre 2006, le conclusioni del Consiglio del marzo 2020 e le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Copenaghen del 21 e 22 giugno 1993, note anche come criteri di Copenaghen,
– viste la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia all'Unione europea (COM(2011)0668), la decisione del Consiglio europeo del 1° marzo 2012 di concedere alla Serbia lo status di paese candidato e la decisione del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno 2013 di avviare i negoziati di adesione all'Unione europea con la Serbia,
– vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), del 31 ottobre 2003, di cui la Serbia è firmataria
– visto l'articolo 136, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che il 1º novembre 2024 una pensilina in calcestruzzo, recentemente ristrutturata, della stazione ferroviaria di Novi Sad è crollata, uccidendo 16 persone e ferendone diverse altre; che, a un anno dalla tragedia, le indagini non sono progredite;
B. considerando che la presenza e l'influenza della Cina in Serbia sono notevolmente aumentate negli ultimi anni attraverso investimenti infrastrutturali su vasta scala, il che fa sorgere preoccupazioni in merito alla trasparenza, al rispetto delle norme dell'UE e alla conformità ambientale; che il progetto della stazione fa parte della linea ferroviaria ad alta velocità Belgrado-Budapest ed è stato realizzato da due società cinesi nel quadro di un accordo intergovernativo tra Serbia e Cina, al di fuori dell'ambito di applicazione del quadro legislativo ordinario dell'UE in materia di appalti pubblici(4); che la relazione della Commissione del 2024 sulla Serbia aveva già messo in guardia circa il rischio di elusione delle norme in materia di appalti attraverso tali accordi; che nel marzo 2025 la Procura europea ha avviato un'indagine sul potenziale uso improprio dei fondi dell'UE destinati alla ricostruzione della stazione ferroviaria di Novi Sad;
C. considerando che il crollo della pensilina ha innescato proteste senza precedenti a livello nazionale, guidate da studenti che chiedono giustizia, l'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, trasparenza, elezioni anticipate, integrità elettorale, il rispetto delle libertà civili, la separazione dei poteri, la libertà dei media, la fine della corruzione sistemica e investimenti nell'istruzione; che da allora le proteste si sono diffuse in tutta la società serba;
D. considerando che da febbraio a fine settembre 2025 si sono svolte oltre 10 700 proteste in più di 630 comuni e 1 200 assemblee locali, tra cui la manifestazione più grande mai organizzata nella storia della Serbia e la seconda manifestazione più grande, rispettivamente il 15 marzo 2025 e il 28 giugno 2025, che ne fanno il movimento popolare più esteso degli ultimi decenni;
E. considerando che le proteste organizzate dal movimento studentesco sono state prevalentemente pacifiche, sebbene nell'estate del 2025 si siano purtroppo verificati alcuni episodi violenti;
F. considerando che durante le proteste di massa si sono verificati casi isolati di esibizione di simboli radicali e di retorica nazionalista estrema, filorussa e sciovinista, che hanno attirato importanti critiche dall'estero ma anche dall'interno della Serbia;
G. considerando che le precedenti elezioni, viziate da pressioni sugli elettori, dall'acquisto di voti e dal trasporto organizzato di elettori all'interno della Serbia e dall'estero, si sono svolte in condizioni non eque e che il coinvolgimento decisivo del presidente e i vantaggi sistemici del partito al governo hanno compromesso l'intero processo elettorale; che osservatori indipendenti hanno riferito che le recenti elezioni locali a Zaječar e Kosjerić non sono state né libere né eque;
H. considerando che le autorità serbe hanno fatto ricorso alla violenza contro gli oppositori politici e all'uso eccessivo della forza contro i manifestanti in tutto il paese; che all'inizio del 2025 la repressione si è intensificata;
I. considerando che, secondo fonti indipendenti, nel marzo 2025, durante la più grande protesta della storia serba, i manifestanti sarebbero stati attaccati con un'arma sonica, il che solleva serie preoccupazioni in merito alla proporzionalità e alla legalità dell'uso della forza; che le organizzazioni per i diritti umani hanno raccolto le testimonianze di 3 400 partecipanti coinvolti nell'incidente, nonostante i dinieghi ufficiali da parte delle autorità; che il governo serbo ha invitato il Servizio federale di sicurezza russo (FSB) a indagare sull'episodio; che l'indagine ufficiale sull'incidente, che comprende oltre 170 testimonianze, è ferma a una fase iniziale, senza rinvii a giudizio;
J. considerando che, dalla fine del 2024, le proteste sono state oggetto di repressione, anche per mezzo di percosse, arresti arbitrari, uso di gas lacrimogeni, detenzioni di matrice politica, deportazioni e sorveglianza di massa; che sono stati registrati oltre 1 028 arresti e almeno 340 episodi violenti, alcuni dei quali hanno portato a lesioni gravi e hanno coinvolto studenti delle scuole superiori, fermo restando che tali cifre, secondo osservatori indipendenti, non sarebbero esaustive;
K. considerando che dall'agosto 2025 la violenza si è ulteriormente intensificata, arrivando a episodi di brutalità da parte della polizia, torture e violenze sessuali nei confronti di studenti, minacce da parte del servizio di protezione della polizia (JZO), procedimenti giudiziari di matrice politica avviati dalla procura generale e campagne diffamatorie da parte di media filogovernativi;
L. considerando che le agenzie di sicurezza hanno registrato e trasmesso in televisione illegalmente conversazioni private, alcune delle quali sono state poi utilizzate per accusare studenti e attivisti di aver orchestrato attacchi contro l'ordine costituzionale e la sicurezza della Serbia e che l'unità militare speciale "Cobras" è stata schierata per rispondere agli scontri interni, arrivando in un'occasione a lanciare munizioni attive;
M. considerando che gruppi filogovernativi ed ex detenuti sono stati protetti dalla polizia durante le violente contromanifestazioni, mentre esponenti dell'opposizione, studenti e deputati serbi sono stati percossi e sequestrati da agenti in borghese;
N. considerando che tra luglio e agosto 2025 il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa e l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno esortato le autorità serbe a dar prova di moderazione, a porre fine alla repressione nei confronti del movimento studentesco e a difendere i diritti umani e la libertà accademica;
O. considerando che le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per il progetto di legge volto ad apportare modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge del 2005 sui minori autori di reato e sulla protezione penale dei minori, che introducono nuovi reati e pene più severe che potrebbero limitare in modo sproporzionato la libertà di espressione e di riunione; che tali disposizioni rischiano di configurare come reato forme di protesta pacifica o comportamenti civici quotidiani che non mettono a repentaglio la sicurezza pubblica o l'ordine costituzionale;
P. considerando che il presidente Vučić, che secondo la Costituzione serba non ha alcuna autorità formale sulle attività di polizia, ha definito le proteste "rivoluzioni colorate" organizzate e finanziate dai servizi segreti stranieri degli Stati occidentali e ha diffuso tale opinione attraverso i media filogovernativi; che il Servizio di intelligence esterno russo (SVR) ha sostenuto tale narrazione e ha accusato l'UE di svolgere "attività sovversive" per alimentare le proteste; che diversi giornalisti impegnati a documentare le proteste sono stati aggrediti o si sono visti negare protezione;
Q. considerando che il presidente Vučić utilizza inoltre un linguaggio disumanizzante nei confronti di politici dell'UE, fra cui deputati al Parlamento europeo, che hanno espresso il loro sostegno ai manifestanti;
R. considerando che il governo e l'élite al potere hanno normalizzato la repressione concedendo la grazia a sostenitori del governo responsabili di attacchi violenti, sospendendo i trasporti pubblici per bloccare le proteste, espellendo cittadini stranieri per motivi politici e favorendo l'occupazione del centro di Belgrado da parte di manifestanti filogovernativi;
S. considerando che più di 150 cittadini stranieri con inclinazioni filorusse hanno ricevuto un addestramento all'uso di armi in Serbia con l'intento di fomentare disordini in vista delle elezioni parlamentari del 2025 in Moldova; che i responsabili di tale reato, uno dei quali aveva legami con un alto funzionario serbo, sono stati arrestati soltanto a seguito dello scoppio di una protesta mediatica; che il governo serbo ha esercitato una pressione diretta sulle elezioni parlamentari del 2025 in Kosovo;
T. considerando che un gruppo di cittadini serbi, successivamente arrestati dalle autorità di contrasto serbe su richiesta di autorità nazionali straniere, hanno commesso reati generati dall'odio contro vari gruppi etnici e religiosi in Francia e Germania con l'obiettivo di instillare paura e violenza;
U. considerando che le autorità serbe hanno più volte dichiarato che la Serbia continua a essere determinata ad aderire all'UE e ad attuare le riforme necessarie, ma che i progressi compiuti dal paese in settori fondamentali quali lo Stato di diritto, la libertà dei media, l'indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione hanno invece segnato un'inversione di rotta;
V. considerando che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è recata in Serbia il 15 ottobre 2025;
W. considerando che nel giugno 2025 la Commissione ha annunciato l'inclusione, a norma del regolamento (UE) 2024/1252(5), del progetto di estrazione di litio e boro nella valle del Jadar dell'impresa Rio Tinto nell'elenco dei progetti strategici situati in paesi terzi;
1. commemora, un anno dopo la tragedia, le 16 vittime che il 1º novembre 2024 hanno perso la vita a causa del crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad ed esprime la propria solidarietà a coloro che sono rimasti feriti; ribadisce il suo invito a svolgere procedimenti giudiziari esaustivi e trasparenti a seguito delle indagini effettuate dalle autorità, affinché i responsabili siano consegnati alla giustizia, nel rispetto dello Stato di diritto; chiede una perizia tecnica indipendente sul cedimento strutturale, un riesame completo dei permessi di costruzione e delle procedure di controllo, nonché una valutazione completa dei potenziali episodi di corruzione o negligenza; esorta le autorità serbe a garantire alle famiglie delle vittime un accesso effettivo alla giustizia e risarcimenti adeguati; sottolinea la necessità di esaminare in modo più ampio la misura in cui la corruzione ha comportato un abbassamento dei livelli di sicurezza e ha contribuito a questa tragedia;
2. sostiene il diritto degli studenti e dei cittadini serbi di protestare pacificamente per chiedere l'assunzione di responsabilità e riforme democratiche direttamente connesse allo Stato di diritto, che l'UE si aspetta dalla Serbia; sottolinea l'importanza del coraggio civico, dell'impegno a favore della non violenza e dell'impegno dei giovani per l'avanzamento della Serbia nel suo percorso europeo; prende atto della selezione degli studenti serbi tra i finalisti del premio Sacharov per la libertà di pensiero 2025; sostiene i tentativi di dialogo autentici volti a comprendere come il governo possa soddisfare le richieste degli studenti; esprime profonda preoccupazione per il rischio che le persistenti tensioni e la persistente polarizzazione che caratterizzano la situazione in Serbia sfocino facilmente in episodi di violenza, il che è conseguenza diretta dell'incitamento all'odio, della promozione della violenza, delle campagne diffamatorie contro gli oppositori e della propaganda antieuropeista e filorussa ampiamente diffusa dai media controllati dal governo e anche da funzionari governativi, nonché di una grave incapacità da parte delle autorità di affrontare il passato della Serbia e di farvi i conti; invita tutti gli attori politici e sociali in Serbia ad astenersi da tale retorica e a contribuire a promuovere un clima di rispetto reciproco, dialogo democratico e allentamento delle tensioni; esorta il governo serbo a promuovere una partecipazione politica inclusiva e a garantire parità di accesso ai media per tutti i partiti e i candidati politici; sottolinea l'importanza di superare la polarizzazione nel dibattito pubblico e promuovere una cultura politica radicata nella tolleranza, nel compromesso e nel rispetto delle istituzioni democratiche; invita la società civile, i media e gli istituti di istruzione a svolgere un ruolo attivo nel colmare le divisioni sociali e nel rafforzare la resilienza democratica;
3. esprime preoccupazione dinanzi all'aggravarsi della polarizzazione politica in Serbia; invita tutti gli attori politici, i rappresentanti della società civile e le parti interessate in Serbia ad avviare un dialogo costruttivo e libero da pressioni o interferenze esterne, con l'obiettivo di ridurre la polarizzazione politica e sociale, consolidare la fiducia tra le istituzioni e trovare un percorso da seguire che sia sostenibile per il paese; sottolinea che la sovranità e il percorso politico della Serbia dovrebbero riflettere le aspirazioni dei suoi cittadini;
4. condanna con la massima fermezza l'ondata di violenze, intimidazioni e arresti indiscriminati orchestrati dallo Stato a danno di manifestanti pacifici, giornalisti, organizzazioni della società civile e rappresentanti dell'opposizione in Serbia; condanna le campagne diffamatorie, le intimidazioni nei confronti dei media e l'uso abusivo dei dati personali per screditare i manifestanti ed esorta le autorità serbe a garantire la libertà dei media; invita gli alti funzionari a porre fine alla retorica provocatoria che incita all'ostilità o alla violenza; condanna il ricorso alla sorveglianza illegale dei manifestanti, ad esempio attraverso l'uso di Pegasus, Cellebrite e NoviSpy; esprime particolare preoccupazione per l'impiego di dispositivi acustici a lungo raggio e per l'ampio utilizzo di gas lacrimogeni contro i civili; esorta ad adottare e attuare protocolli chiari sulle tecnologie legali di controllo della folla e su meccanismi di sorveglianza indipendenti; invita il governo serbo a garantire e rispettare pienamente il diritto di riunione e la libertà di espressione delle persone, in linea con la Costituzione serba, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo; condanna inoltre tutte le forme di discorsi d'odio e incitamento all'odio, in particolare nei confronti delle minoranze nazionali;
5. attribuisce alla leadership serba la responsabilità politica dell'aggravarsi della repressione, della normalizzazione della violenza e dell'indebolimento delle istituzioni democratiche; deplora il fatto che i più alti funzionari dello Stato stiano diffondendo attivamente teorie complottiste secondo cui il crollo della pensilina sarebbe dovuto a un atto di sabotaggio o a un attentato terroristico; esprime preoccupazione di fronte alla mancanza di una risposta che smentisca tali affermazioni prive di fondamento da parte delle istituzioni statali, in particolare delle autorità di contrasto e della magistratura;
6. mette in guardia contro l'uso improprio del diritto penale per reprimere la partecipazione civica; sottolinea che le modifiche proposte al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge del 2005 sui minori autori di reati e sulla tutela penale dei minori non devono portare alla criminalizzazione di comportamenti pacifici o di forme di protesta non violente; ricorda che l'applicazione proporzionale delle sanzioni penali rappresenta una pietra angolare dello Stato di diritto e degli obblighi che incombono alla Serbia in virtù della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
7. esprime preoccupazione in merito agli arresti illegali ordinati prima delle proteste del 15 marzo e del 28 giugno 2025, preceduti dalla diffusione di registrazioni di conversazioni intrattenute dai sospettati, pubblicate dai media filogovernativi; osserva che, per tali motivi, diversi attivisti politici e membri del partito di opposizione Movimento dei cittadini liberi (PSG) sono stati arrestati e che alcuni di loro si trovano tuttora agli arresti domiciliari o in esilio; chiede la loro liberazione immediata;
8. chiede l'avvio di indagini urgenti, imparziali e trasparenti su tutte le accuse di ricorso non necessario e sproporzionato alla forza, arresti arbitrari, detenzioni, torture, violenze sessuali contro detenuti, procedimenti penali a sfondo politico e altre gravi violazioni dei diritti umani, tra cui sputi e percosse nei confronti di detenuti immobilizzati, umiliazioni verbali e minacce di morte; invita le autorità a esaminare attentamente le accuse secondo cui tali violazioni sarebbero partite da alti funzionari del JZO, in particolare dal suo comandante, Marko Kričak; ribadisce che tali azioni potrebbero essere considerate trattamenti disumani e degradanti vietati dal diritto internazionale e dai protocolli di polizia;
9. prende atto delle dimissioni del primo ministro Miloš Vučević, confermate dall'Assemblea nazionale il 19 marzo 2025, e della successiva nomina di un nuovo governo guidato da Đuro Macut, avvenuta il 16 aprile 2025;
10. prende atto dell'arresto, nell'agosto 2025, e della successiva liberazione degli ex ministri del governo Tomislav Momirović e Goran Vesić, accusati di abuso d'ufficio e sospettati di aver causato al bilancio dello Stato serbo un danno pari ad almeno 115 milioni di USD nell'ambito della ricostruzione della linea ferroviaria Belgrado-Budapest, compreso il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad; deplora profondamente l'ostruzionismo che ha impedito che i responsabili del crollo della stazione ferroviaria rispondessero delle proprie azioni dinanzi alla giustizia; condanna le campagne diffamatorie diffuse attraverso canali filogovernativi a danno dei giudici e dei pubblici ministeri che si adoperano per far rispettare lo Stato di diritto;
11. condanna con forza le ritorsioni del governo nei confronti dei dipendenti dei settori dell'istruzione e della cultura che hanno sostenuto le proteste, in particolare i licenziamenti, le riduzioni salariali, la presenza della polizia nei campus universitari e la revoca dei finanziamenti destinati alle università pubbliche;
12. invita le autorità serbe a ripristinare immediatamente i finanziamenti alle università; invita le istituzioni competenti a garantire la partecipazione senza impedimenti della comunità accademica e della ricerca ai progetti finanziati dall'UE;
13. condanna le azioni del partito al potere, nello specifico l'organizzazione di un presidio illegale nel parco Pionirski di fronte all'edificio della presidenza e la sua successiva espansione nella piazza antistante l'Assemblea nazionale; esprime profonda preoccupazione riguardo alle numerose segnalazioni secondo cui il partito al potere avrebbe mobilitato, nell'ambito di attività di controprotesta, persone con precedenti penali che attaccherebbero i manifestanti con dispositivi pirotecnici, contribuendo a un ulteriore intensificazione delle tensioni, della violenza e della polarizzazione nel paese; condanna gli attacchi diretti a membri delle minoranze nazionali, tra cui slovacchi della città di Bački Petrovac, rumeni, bulgari e croati, e l'impiego di insulti di natura etnica da parte dei media filogovernativi;
14. condanna l'uso arbitrario della grazia presidenziale a favore di soggetti condannati o perseguiti per aver commesso violenze nei confronti di studenti e altri cittadini che partecipavano a proteste pacifiche, in quanto ritiene che tali azioni costituiscano un'interferenza diretta con la giustizia e compromettano gravemente lo Stato di diritto;
15. invita le autorità serbe a consentire il rimpatrio sicuro di tutti i cittadini fuggiti dal paese a causa della repressione politica, delle intimidazioni o del timore di persecuzioni e a garantire la loro piena protezione e il loro pieno reintegro, conformemente al diritto e agli obblighi internazionali della Serbia;
16. condanna con fermezza l'arresto e l'espulsione illegali di cittadini dell'UE che hanno rilasciato dichiarazioni a sostegno degli studenti impegnati nelle proteste, nonché la divulgazione pubblica, da parte di criminali di guerra condannati, dei dati personali di cittadini dell'UE; esprime preoccupazione per il crescente numero di casi di detenzione che coinvolgono cittadini dell'UE alle frontiere della Serbia;
17. condanna con la massima fermezza gli attacchi verbali rivolti dai più alti funzionari serbi ad alcuni deputati al Parlamento europeo per aver preso parte alle proteste studentesche o aver reso dichiarazioni in merito, di cui l'attacco rivolto il 5 settembre 2025 dal presidente Vučić ai deputati del gruppo Verts/ALE costituisce l'esempio più emblematico;
18. condanna l'evidente ingerenza della Federazione russa nelle proteste serbe attraverso la disinformazione diffusa dai suoi funzionari, tra cui Vladimir Putin, secondo cui le proteste sarebbero parte di una "rivoluzione colorata" sostenuta dall'Occidente; respinge tutte le insinuazioni dei funzionari serbi e dei media filogovernativi secondo cui l'UE e alcuni dei suoi Stati membri sarebbero stati coinvolti nell'organizzazione delle proteste studentesche al fine di innescare una "rivoluzione colorata"; invita le autorità serbe a intervenire per contrastare tale propaganda malevola nei media nazionali invece di contribuire alla sua diffusione; continua a nutrire preoccupazione per le narrazioni nazionaliste promosse da alcune frange del movimento di protesta; deplora il continuo ricorso a narrazioni nazionaliste, tra cui rientrano i concetti di "Grande Serbia" e di "mondo serbo", che in passato sono stati promossi da alcuni membri del governo serbo; ricorda che una simile retorica è inammissibile all'interno delle relazioni tra l'UE e la Serbia e compromette la stabilità regionale;
19. osserva con preoccupazione che, parallelamente alle proteste in corso, il governo serbo sembra aver negoziato con i proprietari della società United Media nell'intento di "indebolire" gli organi di informazione indipendenti ad essa appartenenti; avverte che, se confermato, questo rappresenterebbe un grave attacco al pluralismo dei media in Serbia, già di per sé minacciato; invita la Serbia ad allinearsi alle politiche dell'UE volte a contrastare le ingerenze straniere e le campagne di disinformazione;
20. chiede l'immediata e piena attuazione di tutte le raccomandazioni formulate dalle missioni internazionali di osservazione elettorale dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) al fine di garantire lo svolgimento di elezioni libere ed eque in Serbia, in particolare per quanto riguarda la conduzione di una verifica indipendente del registro elettorale, la nomina trasparente e pluralistica dei membri del consiglio dell'Autorità di regolamentazione dei media elettronici (REM) e la garanzia di un accesso equo e paritario per tutti gli attori politici al tempo di trasmissione sull'emittente pubblica RTS;
21. invita le autorità serbe a condurre un'ispezione tecnica completa e pienamente trasparente degli aspetti legati alla sicurezza di tutte le infrastrutture, comprese quelle situate lungo la linea ferroviaria che si estende da Belgrado fino al confine con l'Ungheria, passando per Novi Sad, al fine di garantirne l'integrità strutturale, la sicurezza e la conformità alle norme internazionali; esorta le autorità serbe a non mettere in funzione infrastrutture che non dispongono delle autorizzazioni e dei certificati necessari per un uso sicuro e continuato, in particolare quelle situate lungo corridoi di trasporto di rilevanza internazionale e regionale;
22. incoraggia la Serbia a rafforzare la cooperazione con il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) e ad attuare pienamente i suoi obblighi nell'ambito dell'UNCAC; chiede una maggiore trasparenza della titolarità e dei finanziamenti negli appalti pubblici per i progetti infrastrutturali; sottolinea che, al momento dell'approvazione di tali progetti, la Serbia deve salvaguardare le norme ambientali e i diritti delle comunità minoritarie locali e nazionali;
23. invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare attentamente l'attuazione delle riforme nel quadro del processo di adesione all'UE e del programma di riforme adottato a titolo dello strumento per le riforme e la crescita; riconosce i progressi compiuti dalla Serbia in alcuni ambiti, tra cui la crescita economica, la connettività delle infrastrutture regionali e la cooperazione con l'UE in materia di gestione della migrazione e sicurezza energetica; accoglie con favore la partecipazione della Serbia a progetti finanziati dall'UE nell'ambito del piano di crescita per i Balcani occidentali e dell'agenda verde; incoraggia la Serbia a continuare a portare avanti le riforme in conformità delle norme dell'UE e ribadisce la disponibilità dell'Unione a sostenere il popolo serbo nei suoi sforzi verso un futuro democratico, prospero ed europeo;
24. insiste sul suo impegno di lunga data a favore della prospettiva europea della Serbia e della futura adesione del paese all'UE, ma sottolinea chiaramente che i progressi verso l'adesione dipendono dal pieno rispetto dei valori dell'UE, da un processo realmente basato sul merito e dal rispetto della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che rientrano tra i criteri di Copenaghen;
25. ribadisce che i negoziati di adesione all'UE con la Serbia dovrebbero progredire solo subordinatamente al compimento di progressi misurabili e sostenibili nel gruppo di capitoli sulle questioni fondamentali, in particolare lo Stato di diritto, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, l'indipendenza della magistratura, la libertà dei media e la riforma della pubblica amministrazione e il pieno allineamento alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'UE e alle sanzioni nei confronti della Russia; ricorda che la Serbia continua a rappresentare una rimarchevole eccezione nei Balcani occidentali per quanto riguarda l'allineamento alla PESC; sottolinea che il progressivo allineamento alla PESC è un requisito fondamentale per tutti i paesi candidati all'adesione all'UE; invita le autorità serbe a promuovere un dibattito aperto e basato sui fatti riguardo all'adesione all'UE;
26. ribadisce il suo fermo sostegno alle organizzazioni della società civile, ai difensori dei diritti umani e agli attivisti indipendenti serbi che si adoperano per rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali; invita la Commissione a garantire finanziamenti adeguati e accessibili e meccanismi di protezione efficaci per gli attori della società civile; condanna qualsiasi forma di intimidazione, vessazione o pressione amministrativa nei confronti di organizzazioni non governative e attivisti; evidenzia il ruolo fondamentale svolto dalla società civile nel promuovere la trasparenza, nel supervisionare le norme democratiche e nel garantire che le autorità pubbliche rispondano delle proprie azioni;
27. sostiene la rapida organizzazione di una missione conoscitiva ad hoc dell'UE in Serbia, con la partecipazione del Parlamento europeo, al fine di valutare sul campo lo stato della democrazia, le proteste in corso, gli attacchi contro i manifestanti e la repressione nei confronti di studenti, accademici, educatori e dipendenti pubblici;
28. invita i più alti funzionari dell'UE ad astenersi dal rilasciare dichiarazioni infondate che elogiano il processo di riforma in Serbia; accoglie con favore il cambio di tono della presidente della Commissione durante la sua recente visita in Serbia, che riflette una valutazione più accurata dei problemi di fondo della Serbia e dei risultati negativi in materia di riforme fondamentali; prende atto dell'annuncio di un accordo riguardo alla verifica indipendente del registro elettorale e al consiglio dell'Autorità di regolamentazione dei media elettronici e sottolinea nel contempo che i progressi sono valutati sulla base dell'attuazione delle riforme;
29. invita la Commissione ad avviare un'iniziativa per l'imposizione di sanzioni individuali mirate nei confronti dei responsabili di gravi violazioni della legislazione e dei diritti umani in Serbia, in linea con il regime globale di sanzioni dell'UE in materia di diritti umani;
30. invita gli Stati membri dell'UE a rafforzare le misure di protezione per le persone a rischio, compresi i visti di emergenza e i programmi di ricollocazione; esorta le missioni diplomatiche dell'UE e degli Stati membri a monitorare attentamente tutti i procedimenti giudiziari in corso connessi alle proteste; esorta gli Stati membri dell'UE ad adottare una risposta unitaria al regresso democratico della Serbia, anche prendendo in considerazione sanzioni mirate nei confronti delle persone responsabili di gravi violazioni della legislazione e dei diritti umani in Serbia;
31. invita tutti i paesi che parteciperanno al futuro Expo 2027 in Serbia a tenere conto delle gravi preoccupazioni e delle prove di una diffusa corruzione legata alle autorità di governo, nonché della presunta mancanza di conformità alle norme edilizie di base e alle prescrizioni giuridiche nell'organizzazione dell'esposizione e nella realizzazione delle relative costruzioni;
32. incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al presidente del Consiglio europeo, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al presidente, al governo e all'Assemblea nazionale della Serbia, nonché all'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE, all'Assemblea parlamentare dell'OSCE e all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65, ELI: http://data.europa.eu/eli/dir/2014/24/oj).
Regolamento (UE) 2024/1252 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 aprile 2024, che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche e che modifica i regolamenti (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1724 e (UE) 2019/1020 (GU L, 2024/1252, 3.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2024/1252/oj).