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 Indice 
Testi approvati
Giovedì 30 novembre 2000 - Bruxelles
Statuto dei funzionari e regime applicabile agli altri agenti delle CE * (Procedura senza relazione)
  Edicom ***I (Procedura senza discussione)
  Occupazione (Procedura senza discussione)
 Inquinamento marino dovuto a cause accidentali o intenzionali ***III
 Norme internazionali per la sicurezza delle navi, prevenzione dell'inquinamento e condizioni di vita e di lavoro a bordo (controllo dello Stato di approdo) ***I
 Norme per le petroliere monoscafo ***I
 Ispezioni e visite di controllo delle navi (organi e attività delle amministrazioni marittime) ***I
 Preparazione del Consiglio europeo di Nizza
 Progressi nella politica estera e di sicurezza comune (PESC)
  Politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione europea dopo Colonia e Helsinki
  Afghanistan
  Partecipazione delle donne alla composizione dei conflitti armati
  Normalizzazione del lavoro domestico
  Riforma della Commissione: aspetti di bilancio
  Riforma della Commissione: aspetti relativi al controllo dei bilanci
  Riforma della Commissione: aspetti giuridici e del mercato interno
  Riforma della Commissione : aspetti costituzionali
  Relazioni dell'Unione europea con i paesi in via di sviluppo

Statuto dei funzionari e regime applicabile agli altri agenti delle CE * (Procedura senza relazione)
Proposta di regolamento (CECA, CEE, EURATOM) del Consiglio che modifica lo statuto dei funzionari e il regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee per quanto riguarda le modalità di adeguamento delle retribuzioni e il contributo temporaneo (COM(2000) 569 - C5-0496/2000 - 2000/0231(CNS) )

(Procedura di consultazione)

La proposta è approvata.


Edicom ***I (Procedura senza discussione)
Testo
Risoluzione
Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un insieme di azioni relative alla rete transeuropea di raccolta, produzione e diffusione delle statistiche sugli scambi di beni intra ed extracomunitari (Edicom) (COM(2000) 458 - C5-0401/2000 - 2000/0201(COD) )
P5_TA(2000)0529A5-0353/2000

La proposta è modificata nel modo seguente:

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
(Emendamento 1)
Considerando 6
   (6) La semplificazione del sistema Intrastat è stata adottata come progetto pilota nel quadro dell'iniziativa SLIM (semplificazione della legislazione nel quadro del mercato interno) lanciata nel 1996 e le proposte concrete al fine di alleggerire l'onere gravante sui fornitori dell'informazione statistica hanno ricevuto un'accoglienza favorevole da parte del Parlamento europeo e del Consiglio;
   (6) La semplificazione del sistema Intrastat è stata adottata come progetto pilota nel quadro dell'iniziativa SLIM (semplificazione della legislazione nel quadro del mercato interno) lanciata nel 1996; è opportuno proseguire le azioni volte ad alleggerire l'onere gravante sui fornitori dell'informazione statistica, in particolare le PMI, che hanno ricevuto un'accoglienza favorevole da parte del Parlamento europeo e del Consiglio;
(Emendamento 2)
Articolo 2, paragrafo 1, secondo comma
Le condizioni specifiche nelle quali dette azioni sono realizzate figurano nell'allegato 1 della presente decisione.
Le condizioni specifiche nelle quali dette azioni sono realizzate figurano nell'allegato 1 della presente decisione. La ripartizione indicativa per tutto il periodo è fissata in percentuali all'allegato II.
(Emendamento 3)
Articolo 3, paragrafo 1, secondo trattino
   - degli adeguamenti della ripartizione delle spese riportata nell'allegato 2, che comporta una variazione di oltre 200.000 euro per categoria di azioni durante l'anno.
Soppresso
(Emendamento 4)
Articolo 5, paragrafo 2, nuovo comma prima del primo comma
   2. Entro la fine di dicembre 2003 la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di medio periodo sulle attività finanziate in base al nuovo programma, in modo da permettere un'eventuale revisione delle azioni attuate a norma della presente decisione.
(Emendamento 5)
Articolo 6, primo comma
La copertura finanziaria per l'esecuzione dell'azione comunitaria definita dalla presente decisione per il periodo 2000-2004 è fissata a 51,2 milioni di euro. Una ripartizione indicativa, secondo le categorie d'interventi di cui all'articolo 2, figura nell'allegato 2.
La copertura finanziaria per l'esecuzione dell'azione comunitaria definita dalla presente decisione per il periodo 2001-2005 è fissata a 51,2 milioni di euro. Una ripartizione indicativa, secondo le categorie d'interventi di cui all'articolo 2, figura nell'allegato 2.
(Emendamento 6)
Allegato 2, titolo
Ripartizione indicativa per settore d'azioni Edicom, in applicazione dell'articolo 2, per gli anni 2000-2004
Ripartizione indicativa per settore d'azioni Edicom, in applicazione dell'articolo 2, per gli anni 2001-2005
(Emendamento 7)
Allegato 2, tabella

Cfr. COM(2000) 458

Ripartizione 2001-2005

Totale

Rete d'informazioni di migliore qualità e disponibili con maggior rapidità secondo le esigenze delle politiche comunitarie

22%

Rete d'informazioni pertinenti e adattate alle evoluzioni dei bisogni degli utenti, nel quadro dell'Unione economica e monetaria e del contesto economico internazionale

14%

Rete d'informazioni meglio integrate nel sistema statistico generale e adattate alle evoluzioni del rispettivo contesto amministrativo

25%

Rete che migliori il servizio statistico offerto alle amministrazioni, agli utenti ed ai fornitori di dati

12%

Rete basata sugli strumenti di raccolta dell'informazione che prendano in considerazione gli ultimi progressi tecnologici per migliorare le funzionalità offerte ai fornitori di dati

9%

Rete integrata interoperabile

11%

Assistenza tecnica ed amministrativa, azioni d'appoggio

7%

Totale (milioni di euro)

51,2

Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un insieme di azioni relative alla rete transeuropea di raccolta, produzione e diffusione delle statistiche sugli scambi di beni intra ed extracomunitari (Edicom) (COM(2000) 458 - C5-0401/2000 - 2000/0201(COD) )
P5_TA(2000)0529A5-0353/2000

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

-  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2000) 458 ),

-  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 285 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C5-0401/2000 ),

-  visto l'articolo 67 del suo regolamento,

-  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per i bilanci (A5-0353/2000 ),

1.  approva la proposta della Commissione così emendata;

2.  chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica la sua Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Occupazione (Procedura senza discussione)
Risoluzione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni “Agire a livello locale in materia di occupazione - Dare una dimensione locale alla strategia europea per l'occupazione” (COM(2000) 196 - C5-0597/2000 - 2000/2275(COS) )
P5_TA(2000)0530A5-0341/2000

Il Parlamento europeo,

-  vista la comunicazione della Commissione (COM(2000) 196 - C5-0597/2000 ),

-  visto il Libro bianco “Crescita, competitività, occupazione - Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo” (COM(1993) 700 ),

-  viste la comunicazione della Commissione “Una strategia europea per incoraggiare le iniziative locali di sviluppo e di occupazione” (COM(1995) 273 ) e le due relazioni della Commissione sulle iniziative locali di sviluppo e di occupazione (SEC(1996) 2061 e SEC(1998) 25 ),

-  vista la seconda relazione di tappa della Commissione sui patti territoriali per l'occupazione (SEC(1999)1932 ) e il documento di lavoro della Commissione “Guida dei patti territoriali per l'occupazione 2000-2006” (SEC(1999)1933 ),

-  visti il regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali(1) e il regolamento (CE) n. 1784/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativo al Fondo sociale europeo(2) , nonché la comunicazione della Commissione “Fondi strutturali e coordinamento con il Fondo di coesione - Linee direttrici per i programmi del periodo 2000-2006” (COM(1999) 344 ),

-  vista la proposta di decisione del Consiglio relativa a orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il 2001 (COM(2000) 548 ),

-  viste le conclusioni di vari Consigli europei relative ai nuovi bacini di impiego e alle iniziative locali per l'occupazione, in particolare i Consigli europei di Essen del 9 e 10 dicembre 1994, di Firenze del 21 e 22 giugno 1996 e di Lussemburgo del 20 e 21 novembre 1997,

-  visto l'articolo 47, paragrafo 1 del suo regolamento,

-  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A5-0341/2000 ),

A.  considerando che nella società dell'informazione globalizzata l'economia sta attraversando una profonda trasformazione dovuta alla mobilità degli investimenti, all'applicazione delle nuove tecnologie di informazione e produzione e all'avvento della società della conoscenza,

B.  considerando che i cambiamenti demografici e dei modi di vita hanno al contempo contribuito all'emergere di nuove richieste, soprattutto per quanto riguarda i servizi quotidiani e i settori del tempo libero, della cultura, dell'ambiente e dell'edilizia abitativa,

C.  considerando che tali fenomeni di globalizzazione e l'emergere di nuovi giacimenti occupazionali costituiscono sfide e al tempo stesso opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro a livello locale; considerando che gli enti locali svolgono un ruolo molto importante nella creazione di posti di lavoro, sia per la loro prossimità alle persone in cerca di occupazione sia per la loro maggiore conoscenza delle necessità e delle carenze a livello locale nonché dei mezzi per farvi fronte,

D.  considerando che l'occupazione locale deve essere basata su un'economia sostenibile, vale a dire su un'attenta gestione delle risorse naturali e su condizioni ambientali adeguate,

E.  considerando che a livello di occupazione locale si potrebbero creare nuovi settori compatibili con l'ambiente nell'economia sociale, nei nuovi servizi di vicinato, nella rigenerazione delle città e nella protezione dell'ambiente,

F.  considerando che l'Unione europea si è già dotata di strumenti volti specificamente a favorire la creazione di posti di lavoro a livello locale, ma che occorre d'ora in poi concentrare tali sforzi e tenere maggiormente in considerazione la dimensione territoriale in tutte le iniziative dell'Unione in materia di politica occupazionale,

G.  considerando che i progetti attuati nell'ambito delle iniziative locali di sviluppo e di occupazione e i patti territoriali per l'occupazione hanno avuto un impatto considerevole sulla creazione di nuovi posti di lavoro; considerando altresì che l'aumento del tasso di occupazione registrato dalle organizzazioni del terzo settore è nettamente più elevato rispetto all'economia europea nel suo insieme,

H.  considerando che, per il loro carattere integrato, le iniziative locali sono particolarmente idonee a promuovere l'inserimento di gruppi minacciati dall'emarginazione sociale, a recuperare e inserire successivamente quanti si trovano in una evidente situazione di esclusione sociale e coloro che, in generale, sono emarginati socialmente come, per esempio, gli adulti che hanno perso il lavoro, i giovani che non hanno ancora trovato una prima occupazione, ecc.

I.  considerando che la valutazione di tali iniziative dimostra che il successo delle iniziative locali risiede nella costituzione di partnership efficaci e ampie che coinvolgano tutti gli operatori del settore, in particolare gli enti locali, le imprese, il terzo settore, le agenzie locali, i servizi pubblici nel settore dell'occupazione e le parti sociali,

J.  considerando che il successo delle iniziative locali per l'occupazione dipende altresì dalla capacità di adottare strategie integrate basate su un'analisi delle esigenze e delle competenze esistenti a livello locale, dei mezzi di finanziamento adeguati al fabbisogno locale e delle strutture di sostegno appropriate e stabili,

K.  considerando che lo sviluppo di strategie locali integrate è spesso ostacolato dalla mancanza di disposizioni legislative e amministrative nazionali o regionali che favoriscano la promozione di iniziative o di misure a livello locale che, in alcuni casi, favoriscono le aziende di grandi dimensioni,

L.  considerando che l'attuazione di programmi europei di sostegno alle iniziative locali da parte di piccole ONG, che nella maggior parte dei casi, non dispongono di grande liquidità, si scontra con la difficoltà di ottenere la garanzia bancaria richiesta dalla Commissione, la cui utilità non è peraltro molto chiara; considerando che questa situazione causa una discriminazione tra piccole e grandi ONG, che contrasta con gli auspici di sviluppo della società civile,

M.  considerando che, accanto a un utilizzo mirato delle risorse finanziarie dei Fondi strutturali, è necessario creare, in collaborazione con i poteri centrali e gli enti regionali, strumenti finanziari appropriati per lo sviluppo locale,

N.  considerando che l'Unione europea ha il compito di sostenere le politiche nazionali nel settore occupazionale attraverso iniziative volte a sviluppare gli scambi di informazioni e di buone prassi, promuovendo gli approcci innovatori e valutandone le esperienze,

O.  considerando che questo Parlamento ha fornito un contributo considerevole allo sviluppo di una politica a favore delle iniziative locali per l'occupazione, in particolare attraverso la creazione di linee di bilancio per il finanziamento di progetti pilota in tale settore e in qualità di colegislatore per i Fondi strutturali,

1.  valuta positivamente la comunicazione della Commissione, che non fornisce soltanto una base per la discussione sulle prospettive di sviluppo locale, ma anche uno strumento pratico per gli operatori del settore;

2.  accoglie con favore la proposta della Commissione di rafforzare i riferimenti alle iniziative a livello locale nell'ambito degli orientamenti per l'occupazione e chiede che questa nuova priorità si traduca in un maggiore e migliore coinvolgimento degli enti regionali e locali nell'elaborazione dei piani nazionali per l'occupazione; chiede altresì un miglioramento della cooperazione e dei flussi di informazione a livello nazionale per quanto riguarda i Fondi strutturali europei;

3.  invita gli Stati membri a rafforzare il loro impegno per rimuovere gli ostacoli strutturali in linea con gli orientamenti per l'occupazione e ad avviare una profonda riflessione sulla ripartizione delle responsabilità e delle competenze tra il governo centrale e le istanze regionali e locali nel settore dell'occupazione; mette in guardia, tuttavia, da qualsiasi tentativo di frazionare il mercato occupazionale in mercati del lavoro compartimentati su scala regionale col pretesto della sussidiarietà; riconosce che è necessario e opportuno che tutti gli attori, ad ogni livello, apportino il loro contributo alle politiche di creazione di posti di lavoro e ritiene pertanto necessario coordinare tutti gli sforzi e i contributi, al fine di aumentare l'efficacia delle misure per la creazione di posti di lavoro;

4.  chiede agli Stati membri di indicare, nei rispettivi piani nazionali per l'occupazione, il grado di partecipazione degli enti regionali e locali nonché la ripartizione delle responsabilità e delle competenze tra governo centrale ed enti locali in ordine all'attuazione della strategia per l'occupazione;

5.  deplora che la strategia europea per l'occupazione non sia ancora sufficientemente conosciuta a livello regionale e locale; ricorda che questo Parlamento ha lanciato il progetto “Azione locale per l'occupazione”, che mira in primo luogo a sensibilizzare gli operatori del settore sulle questioni importanti; sostiene altresì l'idea di proclamare un anno europeo dello sviluppo locale;

6.  si compiace del fatto che, nell'elaborare la presente comunicazione, la Commissione abbia coinvolto le autorità comunali attraverso le loro associazioni nazionali ed europee e ritiene che questa procedura e questo dialogo debbano essere portati avanti con l'obiettivo di creare coesione tra gli enti locali e regionali competenti e l'azione delle Istituzioni dell'Unione, ottenendo in tal modo il massimo impatto possibile in termini di creazione di posti di lavoro;

7.  si compiace del fatto che la nuova generazione di Fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale, tenga pienamente conto della dimensione territoriale dell'occupazione, sostenendo segnatamente le iniziative locali e i patti territoriali per l'occupazione e creando un programma di capitali di rischio a fini sociali; deplora, invece, la riduzione degli stanziamenti destinati a sostenere gli approcci innovatori;

8.  auspica che la Commissione, nelle sue richieste di fornire garanzie bancarie alle quali è subordinato il pagamento delle sovvenzioni da essa erogate, sia più flessibile nei confronti delle piccole associazioni di volontariato, affinché esse non vengano escluse dai programmi europei;

9.  chiede che, vista l'ampia gamma di strumenti politici esistenti a livello europeo, venga fatta una chiara distinzione tra strumenti sperimentali, strumenti che coprono l'intero territorio "mainstream” e strumenti metodologici; chiede che tale distinzione si rifletta nelle strutture interne di gestione della Commissione, in quanto le iniziative di carattere sperimentale richiedono procedure di selezione più elastiche e risorse supplementari per l'analisi e la valutazione dei risultati;

10.  suggerisce in tale contesto che il lavoro metodologico e di sensibilizzazione per l'attuazione della strategia a favore dello sviluppo dell'occupazione a livello locale venga concentrato in futuro nel programma “Misure di incentivazione nel settore dell'occupazione”, basato sull'articolo 129 del trattato;

11.  constata con soddisfazione che i patti territoriali per l'occupazione forniscono un vero e proprio valore aggiunto all'attuazione dei Fondi strutturali, attraverso la loro capacità di mobilitare cofinanziamenti pubblici e privati eccezionali, e si compiace del fatto che, stando ai risultati preliminari, essi permetteranno di creare 55.000 nuovi posti di lavoro;

12.  chiede alla Commissione di invitare le parti interessate ai patti territoriali a privilegiare maggiormente, in futuro, gli approcci qualitativi e a lungo termine; ricorda la notevole importanza di una valutazione qualitativa approfondita dei risultati e si dichiara favorevole a un'intensificazione degli scambi di esperienze tra i patti nonché tra di essi e l'insieme delle regioni interessate;

13.  è dell'avviso che gli enti regionali e locali, grazie alla loro prossimità a ciascun luogo o zona e quindi alla loro migliore conoscenza di tali realtà, rappresentino, nel loro duplice ruolo di regolatori e di entità economiche, attori chiave per la promozione dell'occupazione a livello locale; suggerisce che, nella logica del "mainstreaming”, le collettività territoriali diano luogo periodicamente a conferenze regioni-città e instaurino a tutti i livelli unità di coordinamento per assicurarsi che le loro azioni siano compatibili con l'obiettivo di creare nuovi posti di lavoro; chiede agli Stati membri di offrire corsi di formazione in materia agli eletti e ai funzionari locali;

14.  è dell'avviso che una siffatta formazione dovrebbe essere offerta anche ad altri attori, tra cui le organizzazioni di volontariato, allo scopo di svilupparne la capacità e l'efficacia;

15.  ritiene che maggiori sforzi dovrebbero essere profusi per stimolare la partecipazione delle imprese a iniziative innovatrici a livello locale, sia attraverso incentivi finanziari, sia attraverso una migliore visibilità pubblica delle imprese che si impegnano a tale scopo;

16.  ritiene che, di fronte alla globalizzazione dell'economia, le nuove tecnologie e l'ammodernamento dell'organizzazione del lavoro, una cooperazione rafforzata e la ricerca di sinergie tra le imprese locali siano elementi decisivi per assicurare la competitività; è inoltre dell'avviso che a tal fine sia utile che gli enti regionali e locali avviino una campagna di informazione, sensibilizzazione e promozione non solo per favorire joint ventures ma anche per la realizzazione pratica di reti integrate a livello locale;

17.  chiede alle parti sociali di sostenere la ricerca di soluzioni adeguate a livello locale, soprattutto attraverso negoziati sulle forme atipiche di lavoro, come l'occupazione multipla, e la messa a disposizione di strutture di sostegno a livello regionale e locale; invita gli Stati membri a concretizzare con tempestività ed efficacia quelle iniziative intraprese in via sperimentale dalle parti sociali in aree predeterminate caratterizzate da un forte disagio socioeconomico, volte a rilanciare le regioni interessate e a favorire nuova occupazione;

18.  sottolinea l'importante ruolo delle PMI nell'attuazione di strategie per l'occupazione a livello locale ed è dell'opinione che le grandi imprese, oltre al loro importante contributo all'economia e al mercato del lavoro locale, possano svolgere un ruolo decisivo nella strategia locale, ad esempio sostenendo altre imprese;

19.  ritiene che le strutture locali di occupazione dovrebbero diventare autentici partner di una strategia locale proattiva partecipando a esperienze che coinvolgano altre amministrazioni pubbliche, imprese o associazioni e incoraggiando le iniziative dei disoccupati;

20.  incoraggia la creazione e la gestione di siti Internet a livello locale per favorire l'incontro tra domanda e offerta di posti di lavoro in determinate regioni, coinvolgendo sia gli enti pubblici locali sia i rappresentanti sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro;

21.  invita gli Stati membri a sostenere lo sviluppo del terzo sistema, in particolare adeguando la formazione e consolidando le nuove professioni e attraverso misure fiscali e legislative adeguate, tra cui il rinnovo del quadro giuridico, facilitando in tal modo l'emergere di nuove forme di imprenditorialità e i legami tra il settore pubblico e quello privato;

22.  è favorevole alla sperimentazione di nuovi strumenti finanziari, quali gli assegni-servizio, i fondi comuni di investimento locali nonché il capitale di rischio a fini sociali, e alla riforma di talune regole della spesa pubblica per tener conto del valore reale dei servizi forniti dall'economia sociale;

23.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, ai governi degli Stati membri, alle parti sociali e al Comitato delle Regioni.

(1) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 1.
(2) GU L 213 del 13.8.1999, pag. 5.


Inquinamento marino dovuto a cause accidentali o intenzionali ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comunitario di cooperazione nel settore dell'inquinamento marino dovuto a cause accidentali o intenzionali (C5-0501/2000 - 1998/0350(COD) )
P5_TA(2000)0531A5-0336/2000

(Procedura di codecisione: terza lettura)

Il Parlamento europeo,

-  visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione (C5-0501/2000 ),

-  vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(1998) 769 )(2) ,

-  vista la proposta modificata della Commissione (COM(1999) 641 )(3) ,

-  vista la sua posizione in seconda lettura(4) sulla posizione comune del Consiglio,

-  visto il parere formulato dalla Commissione sugli emendamenti del Parlamento alla posizione comune (COM(2000) 475 - C5-0434/2000 ),

-  visto l'articolo 251, paragrafo 5, del trattato CE,

-  visto l'articolo 83 del suo regolamento,

-  vista la relazione della sua delegazione al comitato di conciliazione (A5-0336/2000 ),

1.  approva il progetto comune e conferma la sua dichiarazione al riguardo;

2.  incarica la sua Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 254, paragrafo 1, del trattato CE;

3.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto per quanto di sua competenza e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee;

4.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione legislativa al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 54 del 25.2.2000, pag. 82.
(2) GU C 25 del 30.1.1999, pag. 20.
(3) GU C 177 E del 27.6.2000, pag. 31.
(4) "Testi approvati” del 13.6.2000, punto 6.


Norme internazionali per la sicurezza delle navi, prevenzione dell'inquinamento e condizioni di vita e di lavoro a bordo (controllo dello Stato di approdo) ***I
Testo
Risoluzione
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 95/21/CE del Consiglio relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo) (COM(2000) 142 - C5-0174/2000 - 2000/0065(COD) )
P5_TA(2000)0532A5-0343/2000

La proposta è modificata nel modo seguente:

Testo della Commissione (1)   Emendamenti del Parlamento
(Emendamento 1)
Considerando 3
   (3) Alcune navi presentano a causa della loro età , della loro bandiera e dei loro precedenti un rischio manifesto per la sicurezza in mare e per l'ambiente marino. È opportuno dunque rifiutare l'accesso di queste navi ai porti della Comunità, a meno di comprovare che possono essere operate senza pericoli nelle acque della Comunità. Devono essere stabiliti orientamenti per precisare le procedure applicabili al provvedimento di rifiuto di accesso ed alla revoca del rifiuto di accesso. L'elenco delle navi cui è stato rifiutato l'accesso ai porti della Comunità deve essere pubblicato e visualizzato dal sistema di informazione Sirenac.
   (3) Alcune navi presentano a causa del loro cattivo stato , della loro bandiera e dei loro precedenti un rischio manifesto per la sicurezza in mare e per l'ambiente marino. È opportuno dunque rifiutare l'accesso di queste navi ai porti della Comunità e alle acque territoriali degli Stati membri , a meno di comprovare che possono essere operate senza pericoli nelle acque della Comunità. Devono essere stabiliti orientamenti per precisare le procedure applicabili al provvedimento di rifiuto di accesso ed alla revoca del rifiuto di accesso. L'elenco delle navi cui è stato rifiutato l'accesso ai porti della Comunità e alle acque territoriali degli Stati membri deve essere pubblicato e visualizzato dal sistema di informazione Sirenac.
(Emendamento 23)
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis.) Le navi che battono la bandiera di uno Stato che figura sulla sezione "altissimo rischio” della lista nera del protocollo di Parigi così come pubblicata nel rapporto annuale da esso previsto rappresentano un pericolo particolarmente grande per la sicurezza marittima e l'ambiente marino. È probabile che esse non siano in grado di dimostrare di poter operare in tutta sicurezza nelle acque comunitarie ed è quindi probabile che ad esse venga rifiutato l'accesso ai porti comunitari. Spetta agli Stati di bandiera interessati applicare più severamente le convenzioni, i protocolli, i codici e le risoluzioni pertinenti dell'IMO e agli armatori e agli operatori adeguare le loro imbarcazioni agli standard vigenti.
(Emendamento 22)
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis) Sono stati effettuati progressi tecnologici essenziali nel settore delle attrezzature di bordo, che consentono di registrare i dati del viaggio (sistemi VDR o “scatole nere”) per agevolare le indagini a seguito di incidenti. Tenuto conto della loro importanza nel quadro della prevenzione degli incidenti marittimi occorre che queste attrezzature siano rese obbligatorie a bordo delle navi che effettuano viaggi nazionali e internazionali nelle acque della Comunità.
(Emendamento 2)
ARTICOLO 1, PUNTO 2 BIS (nuovo)
Articolo 4 (direttiva 95/21/CE)
2 bis. L'articolo 4 è sostituito dal testo seguente:
"Articolo 4
Organismo di ispezione
Gli Stati membri mantengono idonee amministrazioni marittime nazionali, in appresso definite "autorità competenti”, incaricate di ispezionare le navi e dotate dell'organico necessario, in particolare di ispettori tecnicamente qualificati, e adottano tutte le misure appropriate per assicurare che le loro autorità competenti svolgano le proprie funzioni come specificato nella presente direttiva.”
(Emendamento 3)
ARTICOLO 1, PUNTO 5
Articolo 7 bis, paragrafi 1 e 2 (direttiva 95/21/CE)
   1. Gli Stati membri vigilano affinché siano oggetto di un provvedimento di rifiuto di accesso a qualsiasi porto della Comunità, tranne nei casi previsti dall'articolo 11, paragrafo 6, le navi di più di 15 anni classificate in una delle categorie dell'allegato V , parte A, quando esse
   1. Gli Stati membri vigilano affinché siano oggetto di un provvedimento di rifiuto di accesso a qualsiasi porto della Comunità, tranne nei casi previsti dall'articolo 11, paragrafo 6, le navi classificate in una delle categorie dell'allegato X bis , parte A, quando esse
   - sono state oggetto di un provvedimento di fermo più di due volte nel corso dei 24 mesi precedenti in un porto di uno Stato membro, e
   - sono state oggetto di un provvedimento di fermo più di due volte nel corso dei 24 mesi precedenti in un porto di uno Stato membro, oppure
   - battono bandiera di uno Stato che figura nella tabella (media mobile su tre anni) dei fermi e ritardi superiori alla media, pubblicata nel rapporto annuale previsto dal Protocollo di Parigi.
   - durante i 36 mesi precedenti hanno battuto la bandiera di uno Stato che figura nella tabella (media mobile su tre anni) dei fermi e ritardi superiori alla media pubblicata nel rapporto annuale previsto dal Protocollo di Parigi alla voce "lista nera”. (ai fini del calcolo dei 36 mesi precedenti di cui al presente paragrafo, non si tiene conto del periodo antecedente all'entrata in vigore della direttiva), oppure
   - non sono dotate di un registratore dei dati di viaggio (VDR) allo scopo di fornire informazioni per un eventuale indagine su un sinistro. Il VDR deve rispettare le norme di rendimento sancite dalla risoluzione dell'Assemblea dell'IMO A.861(20) del 27 novembre 1997 ed essere conforme ai requisiti di collaudo fissati dalla norma n. 61996 della Commissione internazionale elettrotecnica (IEC). In merito all'installazione del VDR a bordo delle navi costruite prima dell'entrata in vigore della presente direttiva può comunque essere accordata una deroga per un periodo massimo di cinque anni relativamente al rispetto di taluni requisiti.
Il provvedimento di rifiuto di accesso è applicabile dal momento in cui la nave è stata autorizzata a lasciare il porto dove è stata oggetto del terzo fermo.
Il provvedimento di rifiuto di accesso è applicabile dal momento in cui la nave è stata autorizzata a lasciare il porto dove è stata oggetto del terzo fermo.
   2. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, gli Stati membri si conformano alle procedure che figurano nell'allegato V , parte D .
   2. Ai fini dell'applicazione del paragrafo 1, gli Stati membri si conformano alle procedure che figurano nell'allegato X bis , parte B .
(Emendamento 4)
ARTICOLO 1, PUNTO 10 BIS (nuovo)
Articolo 16, paragrafo 2 bis (nuovo) (direttiva 95/21/CE)
10 bis. All'articolo 16 è inserito il seguente paragrafo 2 bis:
"2 bis. In caso di fermo di una nave per carenze o mancanza di certificati validi, in conformità dell'articolo 9 e dell'allegato VI, i costi relativi al fermo nel porto sono sostenuti dal proprietario o dall'armatore della nave.”
(Emendamento 5)
ARTICOLO 1, PUNTO 12 bis (nuovo)
Articolo 20, paragrafo 3 bis (nuovo) (direttiva 95/21/CE)
12 bis. All'articolo 20 è inserito il seguente paragrafo 3 bis:
"3 bis. La Commissione inoltre informa regolarmente il Parlamento europeo sui progressi realizzati in merito all'applicazione della presente direttiva negli Stati membri.”
(Emendamento 24)
ARTICOLO 1, PUNTO 17 (lettera -a) (nuova)
Allegato VI, paragrafo 2, punto 13 bis (nuovo) (Direttiva 1995/21/CE)
   - a) Al paragrafo 2 è aggiunto il seguente punto 13 bis:
"13 bis) è in grado di fornire il massimo di informazioni in caso di incidente. L'assenza di un VDR sarà considerata come deficienza tale da giustificare il fermo.”
(Emendamento 6)
ARTICOLO 1, PUNTO 19
Allegati (direttiva 95/21/CE)
   19) Sono aggiunti gli allegati IX e X il cui testo figura nell'allegato IV della presente direttiva.
   19) Sono aggiunti gli allegati IX, X e X bis il cui testo figura nell'allegato IV della presente direttiva.
(Emendamento 8)
ALLEGATO II
Allegato V, Sezione D (direttiva 95/21/CE)
   D. ORIENTAMENTI OBBLIGATORI RELATIVI AL RIFIUTO DI ACCESSO NEI PORTI DELLA Comunità (in virtù dell'articolo 7 bis, paragrafo 2)
   1. In presenza delle condizioni di cui all'articolo 7 bis, l'autorità competente del porto nel quale è pronunciato il terzo fermo della nave informa per iscritto il comandante e il proprietario o l'operatore della nave del provvedimento di rifiuto di accesso pronunciato nei confronti della nave.
L'autorità competente ne informa anche l'amministrazione dello Stato di bandiera, la società di classificazione interessata, gli altri Stati membri, la Commissione europea, il Centre administratif des Affaires Maritimes e la Segreteria del Protocollo di Parigi.
Il provvedimento di rifiuto di accesso scatta non appena la nave è stata autorizzata a lasciare il porto previa correzione delle carenze che hanno causato il fermo.
Soppresso
   2. Il provvedimento di rifiuto di accesso può essere revocato se il proprietario o l'operatore della nave è in grado di dimostrare con piena soddisfazione dell'autorità competente del porto di destinazione che la nave può essere operata senza pericoli per la sicurezza dei passeggeri o dell'equipaggio, o senza rischio per le altre navi, o senza costituire una minaccia irragionevole per l'ambiente marino.
   3. A tal fine, il proprietario o l'operatore rivolge domanda formale di revoca del provvedimento di rifiuto di accesso allo Stato membro del porto di destinazione nella Comunità. La domanda è corredata di un attestato dell'amministrazione dello Stato di bandiera o della società di classificazione che agisce a suo nome, che dichiara la nave pienamente conforme alle disposizioni applicabili delle convenzioni internazionali e soddisfa le condizioni indicate al punto 2. La domanda di revoca del rifiuto di accesso va altresì corredata eventualmente di un attestato della società di classificazione, presso la quale la nave è classificata, che la nave è conforme alle norme di classificazione specificate dalla società in questione.
   4. Qualora sia presentata conformemente al punto 3 domanda di revoca del provvedimento di rifiuto di accesso, lo stato membro del porto di destinazione, sulla base degli elementi forniti dal proprietario o dall'operatore della nave, autorizza la nave a raggiungere il porto di destinazione indicato, unicamente al fine di verificare che la nave soddisfa le condizioni di cui al punto 2.
Non appena arrivata nel porto di destinazione, la nave è soggetta ad un'ispezione estesa a spese del proprietario o dell'operatore. l'ispezione estesa deve riguardare quantomeno gli elementi pertinenti contenuti nell'allegato V, parte c, nonché gli elementi che sono stati oggetto di un controllo nel corso dell'ultimo fermo in un porto di uno Stato membro.
L'ispezione estesa di cui al comma precedente è effettuata da ispettori dello Stato membro del porto di destinazione, assistiti da ispettori di un organismo riconosciuto ai termini della direttiva 94/57/CE, che non detengano interessi commerciali alla nave oggetto di visita.
   5. Se i risultati dell'ispezione estesa danno soddisfazione allo Stato membro conformemente al paragrafo 2, il provvedimento di rifiuto di accesso è revocato. Il proprietario o l'operatore della nave ne sono informati per iscritto.
L'autorità competente informa della sua decisione anche l'amministrazione dello Stato di bandiera, la società di classificazione interessata, gli altri Stati membri, la Commissione europea, il Centre administratif des Affaires Maritimes e la Segreteria del Protocollo di Parigi con comunicazione scritta.
   6. Le informazioni relative alle navi cui è stato rifiutato l'accesso nei porti della Comunità sono rese disponibili nel sistema Sirenac ed oggetto di pubblicità conformemente alle disposizioni dell'articolo 15 e dell'allegato VIII.
(Emendamento 7)
ALLEGATO IV
Allegato X bis (nuovo) (direttiva 95/21/CE)
E' aggiunto il seguente allegato X bis:
"ALLEGATO X bis
   A. PROVVEDIMENTO DI RIFIUTO DI ACCESSO A QUALSIASI PORTO DELLA COMUNITA'
Le seguenti categorie di navi sono oggetto di un procedimento di rifiuto di accesso a qualsiasi porto della Comunità in virtù dell'articolo 7 bis:
   1. Navi cisterna per gas e prodotti chimici
   2. Portarinfuse
   3. Petroliere monoscafo
   4. Navi passeggeri
   B. ORIENTAMENTI OBBLIGATORI RELATIVI AL RIFIUTO DI ACCESSO NEI PORTI DELLA Comunità (in virtù dell'articolo 7 bis, paragrafo 2)
   1. In presenza delle condizioni di cui all'articolo 7 bis, l'autorità competente del porto nel quale è pronunciato il terzo fermo della nave informa per iscritto il comandante e il proprietario o l'operatore della nave del provvedimento di rifiuto di accesso pronunciato nei confronti della nave.
L'autorità competente ne informa anche l'amministrazione dello Stato di bandiera, la società di classificazione interessata, gli altri Stati membri, la Commissione europea, il Centre administratif des Affaires Maritimes e la Segreteria del Protocollo di Parigi.
Il provvedimento di rifiuto di accesso scatta non appena la nave è stata autorizzata a lasciare il porto previa correzione delle carenze che hanno causato il fermo.
   2. Il provvedimento di rifiuto di accesso può essere revocato se il proprietario o l'operatore della nave è in grado di dimostrare con piena soddisfazione dell'autorità competente del porto di destinazione che la nave può essere operata senza pericoli per la sicurezza dei passeggeri o dell'equipaggio, o senza rischio per le altre navi, o senza costituire una minaccia irragionevole per l'ambiente marino.
   3. A tal fine, il proprietario o l'operatore rivolge domanda formale di revoca del provvedimento di rifiuto di accesso allo Stato membro del porto di destinazione nella Comunità. La domanda è corredata di un attestato dell'amministrazione dello Stato di bandiera o della società di classificazione che agisce a suo nome, che dichiara la nave pienamente conforme alle disposizioni applicabili delle convenzioni internazionali e soddisfa le condizioni indicate al punto 2. La domanda di revoca del rifiuto di accesso va altresì corredata eventualmente di un attestato della società di classificazione, presso la quale la nave è classificata, che la nave è conforme alle norme di classificazione specificate dalla società in questione.
   4. Qualora sia presentata conformemente al punto 3 domanda di revoca del provvedimento di rifiuto di accesso, lo Stato membro del porto di destinazione, sulla base degli elementi forniti dal proprietario o dall'operatore della nave, autorizza la nave a raggiungere il porto di destinazione indicato, unicamente al fine di verificare che la nave soddisfa le condizioni di cui al punto 2.
Non appena arrivata nel porto di destinazione, la nave è soggetta ad un'ispezione estesa a spese del proprietario o dell'operatore. l'ispezione estesa deve riguardare quantomeno gli elementi pertinenti contenuti nell'allegato V, parte C, nonché gli elementi che sono stati oggetto di un controllo nel corso dell'ultimo fermo in un porto di uno Stato membro.
L'ispezione estesa di cui al comma precedente è effettuata da ispettori dello Stato membro del porto di destinazione, assistiti da ispettori di un organismo riconosciuto ai termini della direttiva 94/57/CE, che non detengano interessi commerciali alla nave oggetto di visita.
   5. Se i risultati dell'ispezione estesa danno soddisfazione allo Stato membro conformemente al punto 2, il provvedimento di rifiuto di accesso è revocato. Il proprietario o l'operatore della nave ne sono informati per iscritto.
L'autorità competente informa della sua decisione anche l'amministrazione dello Stato di bandiera, la società di classificazione interessata, gli altri Stati membri, la Commissione europea, il Centre administratif des Affaires Maritimes e la Segreteria del Protocollo di Parigi con comunicazione scritta.
   6. Le informazioni relative alle navi cui è stato rifiutato l'accesso nei porti della Comunità sono rese disponibili nel sistema Sirenac ed oggetto di pubblicità conformemente alle disposizioni dell'articolo 15 e dell'allegato VIII.
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente che modifica la direttiva 95/21/CE del Consiglio relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo) (COM(2000) 142 - C5-0174/2000 - 2000/0065(COD) )
P5_TA(2000)0532A5-0343/2000

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

-  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2000) 142 )(2) ,

-  visti l'articolo 251, paragrafo 2 e l'articolo 80, paragrafo 2 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C5-0174/2000 ),

-  visto l'articolo 67 del suo regolamento,

-  visti la relazione della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori (A5-0343/2000 ),

1.  approva la proposta della Commissione così emendata;

2.  chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica la sua Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 102.
(2) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 102.


Norme per le petroliere monoscafo ***I
Testo
Risoluzione
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo (COM(2000) 142 - C5-0173/2000 - 2000/0067(COD) )
P5_TA(2000)0533A5-0344/2000

La proposta è modificata nel modo seguente:

Testo della Commissione (1)   Emendamenti del Parlamento
(Emendamento 1)
Considerando 13
   (13) La regola 13 G dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, che prevede per le petroliere monoscafo l'obbligo di conformarsi alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente, si applica esclusivamente alle petroliere per il greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 t e alle navi per trasporto di prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 t. Le norme in materia di doppio scafo e di tecnologia equivalente di cui alla regola 13 F dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78 si applicano alle petroliere di portata lorda pari o superiore a 600 t consegnate dopo il 6 luglio 1996. Questa distinzione tra le classi di dimensione esclude dal campo di applicazione del regolamento le navi cisterna monoscafo per trasporto di greggio di portata lorda compresa tra 600 e 20 000 t, consegnate prima del 6 luglio 1996, nonché le navi cisterna per prodotti petroliferi di portata lorda compresa tra 600 e 30 000 t consegnate prima del 6 luglio 1996. Considerata l'importanza di questa categoria di petroliere di minor portata lorda nel traffico intracomunitario, devono essere adottate misure analoghe volte a garantire che anche queste navi si conformino alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente di cui alla convenzione MARPOL 73/78. A tal fine per questa categoria di petroliere monoscafo andrà prevista la progressiva introduzione delle norme doppio scafo e tecnologia equivalente di cui alla convenzione MARPOL 73/78 quale
condizione per poter accedere a un porto o alle vie navigabili interne di uno degli Stati membri della Comunità.
   (13) La regola 13 G dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, che prevede per le petroliere monoscafo l'obbligo di conformarsi alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente, si applica esclusivamente alle petroliere per il greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 t e alle navi per trasporto di prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 t.
(Emendamento 2)
Considerando 15
   (15) L'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo e di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo dovrà essere accompagnata da misure complementari destinate ad incentivare il traffico delle petroliere a doppio scafo o di
tecnologia equivalente ancor prima che scatti l'introduzione accelerata di tali norme.
Le misure complementari dovranno consistere in incentivi finanziari per le petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente e in disincentivi finanziari per le petroliere monoscafo che operano da e verso i porti degli Stati membri della Comunità.
Soppresso
(Emendamento 3)
Considerando 16
   (16) Le misure complementari dovranno basarsi sui principi stabiliti dal regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio, del 21 novembre 1994 sull'applicazione della risoluzione IMO A.747(18) concernente la misurazione del tonnellaggio degli spazi per la zavorra nelle petroliere a zavorra segregata1. Tali principi prevedono una riduzione dei diritti portuali e di pilotaggio per le petroliere più rispettose dell'ambiente rispetto alle petroliere che garantiscono un livello di protezione inferiore contro l'inquinamento da idrocarburi.
Soppresso
_______________
1 GU L 319 del 12.12.1994, pag. 1.
(Emendamento 4)
Considerando 17
   (17) Il regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio non tiene conto del maggior livello di protezione contro l'inquinamento accidentale da idrocarburi garantito dalle petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente rispetto alle petroliere monoscafo.
Di conseguenza, il regolamento non opera alcuna distinzione, in termini di riduzione dei diritti portuali e di pilotaggio, tra le petroliere a doppio scafo e le petroliere monoscafo entrambe provviste di cisterne di zavorra segregata.
Soppresso
(Emendamento 5)
Considerando 19
   (19) Al fine di promuovere i traffici a destinazione dei porti comunitari delle petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente, il regime di incentivi finanziari previsto dal regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio deve essere sostituito con un regime che, durante il periodo di introduzione accelerata delle nuove norme, promuova l'esercizio di petroliere che soddisfano le norme in materia di doppio scafo o di tecnologia
equivalente e dissuadano dall'esercizio di petroliere non ancora conformi. A tal fine il regolamento (CE) n. 2978/94 del Consiglio dovrà essere abrogato.
Soppresso
(Emendamento 6)
Considerando 20
   (20) Gli incentivi finanziari per le petroliere che sono conformi alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente e i disincentivi finanziari per le petroliere non ancora conformi dovranno basarsi su un sistema misto che preveda una riduzione dei diritti portuali e di pilotaggio per la prima categoria di petroliere ed una maggiorazione per le petroliere non conformi della seconda categoria.
Soppresso
(Emendamento 7)
Considerando 21
   (21) I diritti portuali e di pilotaggio devono essere commisurati ai servizi prestati ed essere calcolati in modo non discriminatorio.
Soppresso
(Emendamento 8)
Considerando 22
   (22) Il sistema misto di riduzioni e maggiorazioni dei diritti portuali e di pilotaggio deve essere equilibrato onde evitare minori introiti ai soggetti che prestano servizi portuali e di pilotaggio ed evitare che tali perdite vadano a scapito della qualità dei servizi ovvero debbano essere compensate mediante l'aumento dei diritti portuali e di pilotaggio a carico delle navi che non trasportano idrocarburi o prodotti petroliferi.
Soppresso
(Emendamento 9)
Considerando 23
   (23) Considerato il progressivo aumento del numero di petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente e della progressiva diminuzione del numero di petroliere monoscafo nel corso del periodo di introduzione accelerata occorre equilibrare gli introiti per i servizi portuali e di pilotaggio prevedendo riduzioni dei diritti portuali e di pilotaggio che diminuiscono con l'aumentare dell'età delle petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente, e maggiorazioni che crescono con l'aumentare dell'età delle petroliere monoscafo. Tale sistema di tariffazione differenziata dovrà cessare di essere applicato non appena completata la sostituzione delle petroliere monoscafo con petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente.
Soppresso
(Emendamento 10)
Considerando 24
   (24) Le misure necessarie per l'applicazione del presente regolamento costituiscono delle misure di portata generale ai sensi dell'articolo 2 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze d'esecuzione conferite alla Commissione. Pertanto, esse devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della stessa.
   (24) È opportuno che le misure di esecuzione del presente regolamento siano adottate a norma della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze d'esecuzione conferite alla Commissione.
(Emendamento 11)
Considerando 25
   (25) Le disposizioni del presente regolamento che contengono riferimenti alle regole della convenzione MARPOL 73/78 possono essere modificate dalla Commissione, assistita dal comitato, al fine di renderle conformi alle modifiche a tali regole adottate o entrate in vigore. L'entità percentuale delle riduzioni e delle maggiorazioni da applicare ai diritti portuali e di pilotaggio prevista nell'allegato può a sua volta essere modificata dal comitato al fine di garantire il mantenimento dell'equilibrio degli introiti da diritti portuali e di pilotaggio in funzione del ritmo e del grado di sostituzione delle petroliere monoscafo con petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente durante il periodo di progressiva introduzione delle nuove norme,
   (25) Le disposizioni del presente regolamento che contengono riferimenti alle regole della convenzione MARPOL 73/78 possono essere modificate dalla Commissione, assistita dal comitato, al fine di renderle conformi alle modifiche a tali regole adottate o entrate in vigore.
(Emendamento 12)
Considerando 25 bis (nuovo)
(25 bis) Il presente regolamento rispecchia lo stato attuale dei negoziati in sede IMO volti a modificare la convenzione MARPOL. La convenzione MARPOL dovrebbe essere modificata nel senso di una introduzione su scala mondiale di petroliere sicure. Qualora la convenzione MARPOL modificata non sia disponibile per la data annunciata dall'IMO, vale a dire nell'aprile 2001 o diverga su punti sostanziali dal presente regolamento, l'Unione europea dovrebbe decidere unilateralmente, per le proprie acque territoriali, l'introduzione accelerata di norme in materia di doppi scafi o di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo. In tal caso la proposta originaria della Commissione1 per il presente regolamento dovrebbe costituire il testo di base.
_____________
1 GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 121.
(Emendamento 13)
Articolo 1, primo e secondo trattino
   - l'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente di cui alla convenzione MARPOL 73/78 applicabili alle petroliere monoscafo, e
   - un sistema di incentivi e disincentivi finanziari che preveda la riduzione dei diritti portuali e di pilotaggio per le petroliere che soddisfano le norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente e la maggiorazione di tali diritti portuali e di pilotaggio per le petroliere che non soddisfano ancora tali norme .
   - l'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente di cui alla convenzione MARPOL 73/78 applicabili alle petroliere monoscafo.
(Emendamento 14)
Articolo 4, paragrafo 1
   1. Gli Stati membri non autorizzano le petroliere monoscafo ad entrare nei loro porti o vie navigabili interne trascorsa la data che si presenta per prima tra quelle sotto indicate, salvo se entro la prima di tali date le petroliere in questione si sono conformate alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente di cui alla regola 13 F dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78:
   1. Gli Stati membri non autorizzano le petroliere monoscafo ad entrare nei loro porti o vie navigabili interne trascorse le date sotto indicate, salvo se le petroliere in questione si sono conformate alle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente di cui alla regola 13 F dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78:
   (1) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che non soddisfano le norme per le nuove petroliere di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, al raggiungimento dei 23 anni di età o il 1º giugno 2005 ;
   (1) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che non soddisfano le norme per le nuove petroliere di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, il giorno corrispondente alla rispettiva data di consegna, sulla base del seguente calendario degli anni corrispondenti:
   - 2003 per le navi consegnate nel 1973 o anteriormente,
   - 2004 per le navi consegnate nel 1974 e 1975,
   - 2005 per le navi consegnate nel 1976 e 1977,
   - 2006 per le navi consegnate nel 1978, 1979 e 1980,
   - 2007 per le navi consegnate nel 1981 o posteriormente;
   (2) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che soddisfano le norme per le petroliere nuove di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, al raggiungimento dei 28 anni di età o il 1º gennaio 2010 ;
   (2) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che soddisfano le norme per le petroliere nuove di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, il giorno corrispondente alla rispettiva data di consegna, sulla base del seguente calendario degli anni corrispondenti:
   - 2003 per le navi consegnate nel 1977 o anteriormente,
   - 2004 per le navi consegnate nel 1978,
   - 2005 per le navi consegnate nel 1979,
   - 2006 per le navi consegnate nel 1980,
   - 2007 per le navi consegnate nel 1981,
   - 2008 per le navi consegnate nel 1982,
   - 2009 per le navi consegnate nel 1983,
   - 2010 per le navi consegnate nel 1984,
   - 2011 per le navi consegnate nel 1985,
   - 2012 per le navi consegnate nel 1986 e 1987,
   - 2013 per le navi consegnate nel 1988 e 1989,
   - 2014 per le navi consegnate nel 1990 e 1991,
   - 2015 per le navi consegnate nel 1992 o posteriormente;
   (3) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore
a 600 tonnellate, ma inferiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 600 tonnellate, ma inferiore a 30 000 tonnellate che non soddisfano le norme per le petroliere nuove di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78, al raggiungimento dei 25 anni di età o il 1º gennaio 2015 ;
   (3) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore
a 3000 tonnellate, ma inferiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 3000 tonnellate, ma inferiore a 30 000 tonnellate, il giorno corrispondente alla rispettiva data di consegna, sulla base del seguente calendario degli anni corrispondenti:
   - 2003 per le navi consegnate nel 1974 o anteriormente,
   - 2004 per le navi consegnate nel 1975 e 1976,
   - 2005 per le navi consegnate nel 1977 e 1978,
   - 2006 per le navi consegnate nel 1979 e 1980,
   - 2007 per le navi consegnate nel 1981,
   - 2008 per le navi consegnate nel 1982,
   - 2009 per le navi consegnate nel 1983,
   - 2010 per le navi consegnate nel 1984,
   - 2011 per le navi consegnate nel 1985,
   - 2012 per le navi consegnate nel 1986,
   - 2013 per le navi consegnate nel 1987 e 1988,
   - 2014 per le navi consegnate nel 1989 e 1990 e 1991,
   - 2015 per le navi consegnate nel 1992 o posteriormente;
   (4) per le navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 600 tonnellate, ma inferiore a 20 000 tonnellate e le navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 600 tonnellate, ma inferiore a 30 000 tonnellate che soddisfano le norme per le petroliere nuove di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione
MARPOL 73/78, al raggiungimento dei 30 anni di età o il 1º gennaio 2015.
1 bis. Una petroliera di categoria 1, avente 25 anni e oltre dalla data della sua consegna, deve conformarsi a una delle due disposizioni seguenti:
   (a) deve avere cisterne laterali o spazi a doppio fondo non utilizzati per il trasporto del petrolio e che soddisfano i requisiti di larghezza e altezza di cui alla regola 13 F (4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78; oppure
   (b) applica la caricazione in equilibrio idrostatico tenendo conto degli orientamenti elaborati dall'IMO 1 .
1 ter. L'Amministrazione può consentire il proseguimento della navigazione di una petroliera di categoria 1 dopo il 2005 e di una petroliera di categoria 2 dopo il 2010, in conformità con uno speciale regime di vigilanza (conformemente all'allegato).
___________
1 Riferimento ai requisiti per l'applicazione della caricazione in equilibrio idrostatico in cisterne di carico adottati dalla risoluzione MEPC.64(36).
(Emendamento 15)
Articolo 4, paragrafo 2
   2. Non sono accettate, in alternativa all'osservanza delle prescrizioni di cui al paragrafo 1, altre misure strutturali o operative come la caricazione in equilibrio idrostatico di cui alla regola 13 G(7) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78.
Soppresso
(Emendamento 16)
Articolo 5
Articolo 5
Differenziazione dei diritti portuali e di pilotaggio applicati alle petroliere a doppio scafo e alle petroliere monoscafo
   1. Gli Stati membri garantiscono che le autorità portuali e le autorità di pilotaggio
applichino alle petroliere un sistema di diritti portuali e di pilotaggio differenziati
grazie al quale:
   - i diritti applicati alle petroliere a doppio scafo siano ridotti almeno in misura pari alle percentuali stabilite all'allegato rispetto ai diritti applicati alle petroliere monoscafo di pari portata lorda e di età inferiore ai cinque anni, e
   - i diritti applicati alle petroliere monoscafo siano maggiorati almeno in misura pari alle percentuali stabilite nell'allegato rispetto ai diritti applicati alle petroliere monoscafo di pari portata lorda e di età inferiore ai cinque anni.
Soppresso
   2. Qualora l'applicazione dei diritti portuali e di pilotaggio si basi su criteri diversi dalla portata lorda, gli Stati membri garantiscono che il sistema di tariffazione applicato dalle autorità portuali e di pilotaggio preveda almeno le medesime percentuali di cui al paragrafo 1 per la riduzione dei diritti applicati alle petroliere a doppio scafo e per la maggiorazione dei diritti applicati alle petroliere monoscafo.
   3. Il sistema di diritti portuali e di pilotaggio differenziati cesserà di essere applicato alla data che cade per ultima tra le date di cui all'articolo 4.
(Emendamento 17)
Articolo 7
Articolo 7
Controlli e relazioni
   1. Gli Stati membri si accertano regolarmente che le autorità portuali e le autorità di
pilotaggio applichino correttamente il sistema tariffario differenziato di cui
all'articolo 5.
   2. Gli Stati membri presentano ogni anno alla Commissione una relazione sui risultati dei controlli menzionando le infrazioni commesse dalle rispettive autorità portuali e di pilotaggio. La relazione è consegnata entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello su cui verte la relazione.
Soppresso
(Emendamento 18)
Articolo 8
Procedura del comitato
   1. La Commissione è assistita dal comitato istituito in virtù dell'articolo 12, paragrafo 1, della direttiva 93/75/CEE del Consiglio1 .
Procedura del comitato
   1. La Commissione è assistita da un comitato di regolamentazione secondo la procedura di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, tenuto conto degli articoli 7 e 8 della stessa.
   2. Quando venga fatto riferimento al presente paragrafo, si applica la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, salvo il disposto dell'articolo 7, paragrafo 3 e dell'articolo 8 della stessa.
   2. Il termine di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE del Consiglio è fissato a tre mesi.
3 . Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE del Consiglio è fissato a tre mesi.
_____________
1 Direttiva del Consiglio relativa alle condizioni minime necessarie per le navi dirette ai porti marittimi della Comunità o che ne escono o che trasportano merci pericolose o inquinanti (GU L 247 del 5.10.1993, pag. 19).
(Emendamento 19)
Articolo 9, paragrafo 2
   2. Le percentuali delle riduzioni e delle maggiorazioni del sistema di tariffazione
differenziata dei diritti per i servizi portuali e di pilotaggio stabilite nell'allegato possono essere modificate conformemente alla procedura di cui all'articolo 8 al fine di tener conto del ritmo e del grado di sostituzione delle petroliere monoscafo con petroliere a
doppio scafo durante il periodo di progressiva introduzione delle norme.
Soppresso
(Emendamento 20)
Allegato
Testo della Commissione
Tariffazione differenziata dei diritti portuali e di pilotaggio per le petroliere a doppio scafo
o di tecnologia equivalente e per le petroliere monoscafo
Percentuali minime delle riduzioni e maggiorazioni applicabili ai sensi dell'articolo 5.

Età della nave

0-5

5-10

10-15

15-20

20-25

> 25

Riduzione per le petroliere a doppio scafo o di tecnologia equivalente

-25%

   -
20%

-15%

- 10%

-5%

nessuna

Maggiorazione per le petroliere monoscafo

nessuna

+10%

+15%

+20%

+25%

+30%

Emendamento del Parlamento
Soppresso.

(Emendamento 21)
Allegato (nuovo)
Allegato
   A. Regime speciale di ispezione per le petroliere della categoria 1 (navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che non soddisfano le norme per le nuove petroliere di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78), e per le petroliere della categoria 2 (navi cisterna per petrolio greggio di portata lorda pari o superiore a 20 000 tonnellate e navi da trasporto prodotti petroliferi di portata lorda pari o superiore a 30 000 tonnellate che soddisfano le norme per le petroliere nuove di cui alle regole 13, 13 B, 13 E e 18(4) dell'allegato I alla convenzione MARPOL 73/78), quale condizione per continuare a navigare rispettivamente oltre il 2015 e il 2010.
   1. L'ispezione speciale è realizzata in associazione con l'ultima ispezione ampliata annuale, intermedia o periodica precedente la scadenza del 1º gennaio 2005 e del 1º gennaio 2010 rispettivamente e a norma del Programma di valutazione delle condizioni (CAS). Soltanto se l'ispezione speciale ha esito positivo, la nave ha il permesso di continuare a navigare. Tuttavia non potrà operare in nessun caso dopo il 1º gennaio 2007 e il 1º gennaio 2015 rispettivamente.
   2. L'ispezione speciale è realizzata da una società di classificazione diversa dall'organizzazione riconosciuta dallo Stato di bandiera per eseguire le ispezioni ampliate necessarie per il rilascio dei certificati obbligatori della nave. Il principale obiettivo dell'ispezione speciale, effettuata da un'altra società di classificazione diversa dall'organizzazione riconosciuta dallo Stato di bandiera, è quella di convalidare le ultime misure di spessore effettuate da detta organizzazione, inclusa la verifica dell'ispezione della parte inferiore esterna della nave, a norma del sistema HSSC (risoluzione A. 746 (18) dell'IMO "Orientamenti per effettuare riconoscimenti di conformità con il sistema armonizzato di riconoscimenti e certificazione”: ispezione alla banchina o subacquea), nonché calcolare nuovamente la forza del paramezzale in base alle misure di spessore ottenute.
   3. Qualora l'altra società di classificazione in sede di ispezione speciale individui una corrosione sostanziale o difetti strutturali che, a suo parere, possono compromettere l'integrità strutturale della nave, si apporta un'azione correttiva che soddisfi i requisiti dell'organizzazione riconosciuta, prima di dare alla nave una proroga operativa che vada oltre il 1º gennaio 2005 e il 1º gennaio 2010 rispettivamente, come previsto nel paragrafo 1. Se necessario, l'altra organizzazione riconosciuta procede a un'ispezione supplementare per accertarsi della completezza e della qualità delle azioni correttive richieste. Qualora l'altra organizzazione riconosciuta in sede di ispezione speciale individui una corrosione di minore entità o difetti strutturali che, a suo parere, non possono compromettere l'integrità strutturale della nave, tale società di classificazione deve seguire lo sviluppo di tali difetti controllandoli ad intervalli annuali.
   4. Le navi di tale categoria che rientrano nel campo d'applicazione del presente regolamento devono essere fornite di certificati che attestino che l'ispezione speciale (ispezioni speciali) è stata realizzata in modo da soddisfare l'organizzazione riconosciuta incaricata della verifica, includendo i risultati di tali verifiche.
   B. Il presente allegato è modificato conformemente alla procedura di cui all'articolo 8 per adeguarlo all'accordo raggiunto in sede IMO.
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo (COM(2000) 142 - C5-0173/2000 - 2000/0067(COD) )
P5_TA(2000)0533A5-0344/2000

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

-  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio COM(2000)142 )(2) ,

-  visti gli articoli 251, paragrafo 2, e 80, paragrafo 2, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C5-0173/2000 ),

-  visto l'articolo 67 del suo regolamento,

-  visti la relazione della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori e della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia (A5-0344/2000 ),

1.  approva la proposta della Commissione così emendata;

2.  chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo oppure qualora la modifica della convenzione MARPOL annunciata dall'IMO per l'aprile 2001 sia sospesa o diverga su punti sostanziali da tale regolamento;

3.  incarica la sua Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 121.
(2) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 121.


Ispezioni e visite di controllo delle navi (organi e attività delle amministrazioni marittime) ***I
Testo
Risoluzione
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 94/57/CE del Consiglio relativa alle disposizioni e alle norme comuni per gli organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime (COM(2000) 142 - C5-0175/2000 - 2000/0066(COD) )
P5_TA(2000)0534A5-0342/2000

La proposta è modificata nel modo seguente:

Testo della Commissione (1)   Emendamenti del Parlamento
(Emendamento 1)
Considerando 12
   (12) Allo stesso modo, la sorveglianza permanente ex postdegli organismi riconosciuti per valutare la loro conformità alle disposizioni della direttiva 94/57/CE può essere più efficacemente garantita in modo armonizzato e centralizzato. Di conseguenza, è opportuno che la Commissione e lo Stato membro che propone il riconoscimento si vedano affidare tale compito a nome dell'intera Comunità .
   (12) Allo stesso modo, la sorveglianza permanente ex postdegli organismi riconosciuti per valutare il rispetto da parte degli stessi delle disposizioni della direttiva 94/57/CE può essere più efficacemente garantita in modo armonizzato e centralizzato. Di conseguenza, è opportuno che la Commissione e lo Stato membro che propone il riconoscimento si vedano affidare tale compito a nome dell'intera Unione .
(Emendamento 2)
Considerando 18
   (18) Poiché la trasparenza e lo scambio di informazioni tra le parti interessate sono strumenti fondamentali per evitare gli incidenti in mare, gli organismi riconosciuti forniscono tutte le informazioni necessarie riguardanti le condizioni applicabili alle navi della loro classe alle autorità di controllo dello Stato di approdo.
   (18) Poiché la trasparenza e lo scambio di informazioni tra le parti interessate nonché il diritto di accesso del pubblico all'informazione sono strumenti fondamentali per evitare gli incidenti in mare, le società di classificazione dovrebbero fornire tutte le informazioni necessarie riguardanti le condizioni applicabili alle navi della loro classe alle autorità portuali competenti per il controllo dell' approdo e le pongono a disposizione del pubblico in generale .
(Emendamento 3)
Considerando 20
   (20) I criteri qualitativi che devono soddisfare gli organismi tecnici per essere riconosciuti a livello comunitario e per conservare tale riconoscimento devono comprendere disposizioni che garantiscano che solo gli ispettori esclusivi possano effettuare i compiti regolamentari per i quali l'organismo è riconosciuto . L'organismo deve operare uno stretto controllo su tutto il personale e i servizi, compresi gli uffici regionali , e stabilire i propri obiettivi e indicatori di prestazioni in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento. L'organismo deve attuare un sistema di misura della qualità dei propri servizi. La direttiva 94/57/CE deve essere modificata per tener conto di tali disposizioni,
   (20) I criteri qualitativi che devono soddisfare gli organismi tecnici per essere riconosciuti a livello comunitario e per conservare tale abilitazione devono comprendere disposizioni che garantiscano che solo gli ispettori esclusivi possano effettuare i compiti regolamentari di ispezione e di controllo connessi al rilascio dei certificati di sicurezza . L'organismo deve operare uno stretto controllo su tutto il personale e i servizi, incluse tutte le succursali e delegazioni all'interno e all'esterno alla Comunità , e stabilire i propri obiettivi e indicatori di prestazioni in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento. L'organismo deve attuare un sistema di misura della qualità dei propri servizi. La direttiva 94/57/CE deve essere modificata per tener conto di tali disposizioni,
(Emendamento 4)
Considerando 20 bis (nuovo)
(20 bis) Una società di classificazione non deve essere contrattata se si identifica in una qualche misura o è legata da vincoli di tipo imprenditoriale, personale o familiare con il proprietario o armatore della nave. Tale incompatibilità si applica anche agli ispettori assunti dalle società di classificazione.
(Emendamento 5)
Considerando 20 ter (nuovo)
(20 ter) Nessuna disposizione della presente direttiva deve essere interpretata come una deroga all'obbligo assoluto e non delegabile del proprietario di mantenere e gestire navi capaci di tenere il mare.
(Emendamento 6)
ARTICOLO 1, PUNTO 1
Articolo 2 (direttiva 94/57/CE)
   1. L'articolo 2 è così modificato:
   1. L'articolo 2 è così modificato:
   a) alla lettera b), i termini “comprese le navi registrate nell'Euros, quando questo registro sarà approvato dal Consiglio” sono cancellate;
   a) alla lettera b), i termini “comprese le navi registrate nell'Euros, quando questo registro sarà approvato dal Consiglio” sono cancellate;
   a bis) alla lettera c), i termini “imposti dalle” sono sostituiti dai termini “che devono essere obbligatoriamente effettuati in virtù delle”;
   b) alla lettera d), i termini “vigenti alla data di adozione della presente direttiva” sono sostituiti dai termini “vigenti il 1º luglio 2000 ”.
   b) alla lettera d), i termini “vigenti alla data di adozione della presente direttiva” sono sostituiti dai termini “vigenti alla data di adozione dell'ultima modifica della presente direttiva ”.
   b bis) alla lettera i), i termini "servizi secondo le norme e i regolamenti da essa fissati” sono sostituiti dai termini: “servizi concreti in conformità alle norme e ai regolamenti propri fissati da tale società e che la impegnano pubblicamente”;
   b ter) alla lettera j), sono soppressi i termini “che comprende, per un periodo transitorio che termina il 1º febbraio 1999, il certificato di sicurezza radiotelegrafica per navi da carico e il certificato di sicurezza radiotelefonica per navi da carico”.
(Emendamento 7)
ARTICOLO 1, PUNTO 2
Articolo 3 (direttiva 94/57/CE)
   2. L'articolo 3, paragrafo 1 è così modificato:
   2. L'articolo 3 è così modificato:
La seguente frase è aggiunta alla fine del paragrafo: “Gli Stati membri operano conformemente alle disposizioni dell'allegato e dell'appendice alla risoluzione IMO A.847 (20) relativa agli orientamenti per assistere gli Stati di bandiera nell'attuazione degli strumenti IMO”.
   a) La seguente frase è aggiunta alla fine del paragrafo 1 : “Gli Stati membri operano conformemente alle disposizioni pertinenti dell'allegato e dell'appendice alla risoluzione IMO A.847 (20) relativa agli orientamenti per assistere gli Stati di bandiera nell'attuazione degli strumenti IMO”.
   b) Il paragrafo 2 è così modificato:
il punto i) è redatto nel modo seguente:
“i) di delegare determinati organismi affinché, agendo a nome dell'amministrazione marittima, eseguano, tutte o in parte, le ispezioni e i controlli ufficiali relativi ai certificati, ivi compresi quelli necessari per la valutazione della conformità all'articolo 14 e, se del caso, rilascino o rinnovino i relativi certificati, ovvero”.
Al punto ii) sostituire i termini "di affidare a organismi” con "di delegare a organismi”.
(Emendamenti 8, 23 e 24)
ARTICOLO 1, PUNTO 3
Articolo 4 (Direttiva 94/57/CE)
   3. L'articolo 4 è sostituito dal testo seguente:
“1. Gli Stati membri possono presentare alla Commissione una richiesta di riconoscimento di organismi che si conformano ai principi di cui all'allegato e all 'articolo 14, paragrafi 2, 4 e 5. Gli Stati membri presentano alla Commissione informazioni esaurienti e documenti di prova per dimostrare la conformità a detti principi. La Commissione procede all'ispezione degli organismi che formano oggetto di una richiesta di riconoscimento al fine di verificarne la conformità ai summenzionati principi. La decisione in merito al riconoscimento tiene conto dei precedenti degli organismi per quanto riguarda le loro prestazioni in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento di cui all'articolo 9. Il riconoscimento è concesso dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 7.
   3. L'articolo 4 è sostituito dal testo seguente:
“1. Gli Stati membri che desiderano rilasciare un'autorizzazione ad un organismo non ancora riconosciuto presentano alla Commissione una richiesta di riconoscimento, corredata di informazioni esaurienti e di documenti di prova volti a dimostrare la conformità di tale organismo ai principi di cui all'allegato nonché di informazioni esaurienti sui requisiti previsti e sull'impegno dell'organismo a conformarsi alle disposizioni dell 'articolo 14, paragrafi 2, 4 e 5. La Commissione, unitamente allo Stato membro che presenta la richiesta, procede ad una valutazione degli organismi che formano oggetto di una richiesta di riconoscimento al fine di verificarne la conformità e l'impegno a conformarsi ai summenzionati principi. La decisione in merito al riconoscimento tiene conto dei precedenti degli organismi per quanto riguarda le loro prestazioni in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento di cui all'articolo 9. Il riconoscimento è concesso dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 7.
   2. Gli Stati membri possono presentare alla Commissione una richiesta di riconoscimento di durata triennale per gli organismi che si conformano a tutti i principi di cui all'allegato diversi da quelli fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali” dell'allegato stesso. In questo caso si applica la stessa procedura descritta al paragrafo 1, salvo che i principi dell'allegato di cui va valutata l'osservanza nel corso dell'ispezione effettuata dalla Commissione sono tutti i principi di cui all'allegato diversi da quelli fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali”. Gli effetti di tale riconoscimento si limitano agli Stati membri che hanno presentato una richiesta in tal senso.
   2. Gli Stati membri possono presentare alla Commissione richieste speciali di riconoscimento di durata triennale per gli organismi che si conformano a tutti i principi di cui all'allegato diversi da quelli fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali minimi " dell'allegato stesso. In questo caso si applica a queste richieste speciali la stessa procedura descritta al paragrafo 1, salvo che i principi dell'allegato di cui va valutata l'osservanza nel corso della valutazione effettuata dalla Commissione unitamente allo Stato membro sono tutti i principi di cui all'allegato diversi da quelli fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali minimi ". Gli effetti di tale riconoscimento limitato si limitano esclusivamente allo Stato membro o agli Stati membri che hanno presentato una richiesta in tal senso.
   3. Tutti gli organismi cui è concesso il riconoscimento sono soggetti alla stretta sorveglianza da parte del comitato istituito a norma dell'articolo 7 anche per le decisioni in merito alla proroga del riconoscimento degli organismi di cui al paragrafo 2 . L a decisione sulla proroga di tale riconoscimento non tiene conto dei criteri fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali” dell'allegato ma dei precedenti dell'organismo in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento di cui all'articolo 9. La decisione relativa alla proroga del riconoscimento limitato stabilisce a quali condizioni la proroga è concessa, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli effetti del riconoscimento di cui al paragrafo 2 .
   3. Tutti gli organismi cui è concesso il riconoscimento sono soggetti alla stretta sorveglianza da parte del comitato istituito a norma dell'articolo 7, in particolare quelli di cui al precedente paragrafo 2, in vista dell'adozione di eventuali decisioni di prorogare o meno detto riconoscimento limitato. Per quanto riguarda questi ultimi organismi, la decisione sulla proroga di tale riconoscimento non tiene conto dei criteri fissati ai punti 2 e 3 della sezione "A. Criteri generali minimi " dell'allegato ma dei precedenti dell'organismo in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento di cui all'articolo 9, paragrafo 2 . Ogni decisione relativa alla proroga del riconoscimento limitato stabilisce, se del caso, a quali condizioni la proroga è concessa.
3 bis. La Commissione prevede un controllo approfondito su tutte le società di classificazione che registrano tassi eccessivamente elevati di sinistro delle navi classificate con successiva revoca del riconoscimento in caso di mancata adozione di misure di risanamento.
3 ter. La Commissione pone in atto norme severe e misure di controllo inerenti alla manutenzione delle navi in modo da responsabilizzare tutti gli operatori interessati.
   4. La Commissione redige e tiene aggiornato un elenco di tutti gli organismi riconosciuti in conformità dei paragrafi 1, 2 e 3. L'elenco è pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
   4. La Commissione redige e tiene aggiornato un elenco di tutti gli organismi riconosciuti in conformità dei paragrafi 1, 2 e 3. L'elenco è pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.
   5. Gli organismi che, alla data di entrata in vigore della presente direttiva, sono già stati riconosciuti conformemente alla direttiva 94/57/CE del Consiglio conservano il proprio riconoscimento. La loro conformità alle nuove disposizioni previste dalla presente direttiva è valutata in occasione delle prime ispezioni di cui all'articolo 11”.
   5. Gli organismi che, alla data di entrata in vigore della presente direttiva, sono già stati riconosciuti conformemente alla direttiva 94/57/CE del Consiglio conservano il proprio riconoscimento. Tuttavia, questi organismi hanno l'obbligo di conformarsi alle nuove disposizioni previste dalla presente direttiva e la loro conformità è valutata in occasione delle prime valutazioni di cui all'articolo 11. ”.
(Emendamento 9)
ARTICOLO 1, PUNTO 4
Articolo 5 (direttiva 94/57/CE)
   4. L'articolo 5 è così modificato:
   4. L'articolo 5 è così modificato:
   a) Al paragrafo 1, i termini “Articolo 3, paragrafo 2, punto i)” sono sostituiti con i termini “Articolo 3, paragrafo 2” e i termini “con sede nella Comunità” sono cancellati.
   a) Al paragrafo 1, i termini “Articolo 3, paragrafo 2, punto i)” sono sostituiti con i termini “Articolo 3, paragrafo 2”, le parole “autorizzare” e “autorizzati” sono sostituiti con le parole “accreditare” e “accreditati” e i termini “con sede nella Comunità” sono cancellati.
   b) Il paragrafo 2 è cancellato.
   b) Il paragrafo 2 è cancellato.
   c) Il paragrafo 3 diventa paragrafo 2, i termini “riconoscimento reciproco” sono sostituiti dai termini “trattamento reciproco” e la seguente frase è aggiunta alla fine del paragrafo: “ Inoltre la Comunità europea può esigere che lo Stato terzo nel quale ha sede l'organismo riconosciuto accordi un trattamento reciproco agli organismi riconosciuti con sede nella Comunità”.
   c) Il paragrafo 3 diventa paragrafo 2 ed è redatto nel modo seguente:
“2. Per autorizzare un organismo riconosciuto situato in un paese terzo a svolgere i compiti indicati nell'articolo 3 o una parte di essi, uno Stato membro può chiedere al paese terzo interessato di accordare un trattamento reciproco agli organismi riconosciuti con sede nella Comunità. Inoltre la Comunità europea può esigere che lo Stato terzo nel quale ha sede l'organismo riconosciuto accordi un trattamento reciproco agli organismi riconosciuti con sede nella Comunità. ”.
(Emendamento 10)
ARTICOLO 1, PUNTO 5, LETTERA a)
Articolo 6, paragrafo 2, punti i), ii), iii) (direttiva 94/57/CE)
   i) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile di perdite o danni materiali, lesioni personali o morte di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione volontaria ovvero da una colpa grave dell'organismo riconosciuto, dei suoi servizi, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto ad un risarcimento da parte dell'organismo riconosciuto nella misura in cui le perdite, i danni, le lesioni o la morte siano dovuti, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto;
   i) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile e tenuta ad indennizzare le parti lese di perdite o danni materiali, lesioni personali o morte di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione volontaria ovvero da una colpa grave dell'organismo riconosciuto, dei suoi servizi, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto ad una compensazione finanziaria da parte dell'organismo riconosciuto nella misura in cui le perdite, i danni, le lesioni o la morte siano dovuti, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto;
   ii) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile di lesioni personali o morte di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione negligente o imprudente dell'organizzazione riconosciuta, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto, da parte dell'organismo riconosciuto, nella misura i cui le lesioni personali o la morte siano dovute, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto, ad un risarcimento non superiore all'importo di 5 milioni di euro;
   ii) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile ed è tenuta ad indennizzare la parte lesa per lesioni personali o morte di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione negligente o imprudente dell'organizzazione riconosciuta, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto, da parte dell'organismo riconosciuto, nella misura i cui le lesioni personali o la morte siano dovute, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto, ad una compensazione finanziaria non superiore all'importo di 5 milioni di euro. Tale importi sono riveduti dal Consiglio e dal Parlamento europeo entro tre anni dall'adozione della presente direttiva, sulla base di una relazione elaborata dalla Commissione alla luce dell'esperienza acquisita dagli Stati membri e dalla Commissione stessa nell'applicazione della direttiva e della futura legislazione comunitaria sulla responsabilità dei soggetti del settore marittimo. La relazione indica se è necessario presentare proposte adeguate.
   iii) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile di perdite o danni materiali di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione negligente o imprudente dell'organismo riconosciuto, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto, da parte dell'organismo riconosciuto, nella misura in cui tali perdite o danni materiali siano dovuti, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto, ad un risarcimento non superiore a 2,5 milioni di euro;
   iii) qualora, in seguito ad un incidente, un organo giurisdizionale stabilisca con sentenza definitiva che l'amministrazione è responsabile ed è tenuta ad indennizzare la parte lesa per perdite o danni materiali di cui è provato, nella giurisdizione in questione, che risultano da un atto o da un'omissione negligente o imprudente dell'organismo riconosciuto, del suo personale, dei suoi agenti o di chiunque agisca in nome di tale organismo, l'amministrazione ha diritto, da parte dell'organismo riconosciuto, nella misura in cui tali perdite o danni materiali siano dovuti, per decisione dell'organo giurisdizionale, all'organismo riconosciuto, ad una compensazione finanziaria non superiore a 2,5 milioni di euro. Tali importi sono riveduti dal Consiglio e dal Parlamento europeo entro tre anni dall'adozione della presente direttiva, sulla base di una relazione elaborata dalla Commissione alla luce dell'esperienza acquisita dagli Stati membri e dalla Commissione stessa nell'applicazione della direttiva e della futura legislazione comunitaria sulla responsabilità dei soggetti del settore marittimo. La relazione indica se è necessario presentare proposte adeguate.
(Emendamento 11)
ARTICOLO 1, PUNTO 6
Articolo 7, quarto comma (Direttiva 94/57/CE)
La Commissione convoca il Comitato almeno una volta all'anno e ogniqualvolta sia necessario in caso di sospensione dell'autorizzazione di un organismo da parte di uno Stato membro e in caso di sospensione del riconoscimento da parte della Commissione ai sensi dell'articolo 10. Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno.
La Commissione convoca il Comitato almeno una volta all'anno e ogniqualvolta sia necessario in caso di sospensione dell'autorizzazione di un organismo da parte di uno Stato membro e in caso di sospensione del riconoscimento da parte della Commissione ai sensi dell'articolo 10, nonché quando si deve adottare una decisione sulla proroga del riconoscimento limitato previsto all'articolo 4, paragrafo 2 . Il Comitato stabilisce il proprio regolamento interno e, al fine di migliorare la trasparenza, consulta annualmente le parti interessate per quanto riguarda gli strumenti di misurazione delle prestazioni degli organismi di cui all'articolo 9 .
(Emendamento 12)
ARTICOLO 1, PUNTO 7, COMMA UNICO bis (nuovo)
Articolo 8, paragrafo 1 (Direttiva 94/57/CE)
E' aggiunto un terzo trattino:
"- rivedere gli importi indicati all'articolo 6, paragrafo 2, secondo trattino, commi (ii) e (iii).”
(Emendamento 13)
ARTICOLO 1, PUNTO 10
Articolo 11 (direttiva 94/57/CE)
   10. L'articolo 11 è così modificato:
   10. L'articolo 11 è così modificato:
   a) Al paragrafo 1, il seguente testo è cancellato: “e soddisfino i criteri specificati nell'allegato. A tal fine può far controllare direttamente gli organismi riconosciuti dall'amministrazione nazionale competente, oppure, qualora tali organismi siano situati in un altro Stato membro, può basarsi sul controllo corrispondente effettuato dall'amministrazione di un altro Stato membro.”
   a) Al paragrafo 1, il seguente testo è cancellato: “e soddisfino i criteri specificati nell'allegato. A tal fine può far controllare direttamente gli organismi riconosciuti dall'amministrazione nazionale competente, oppure, qualora tali organismi siano situati in un altro Stato membro, può basarsi sul controllo corrispondente effettuato dall'amministrazione di un altro Stato membro.”
   b) Al paragrafo 2, i termini “gli Stati membri effettuano il controllo ogni due anni” sono sostituiti dai termini “gli Stati membri effettuano il controllo almeno ogni due anni”.
   b) Il paragrafo 2 è cancellato.
   c) I paragrafi 3 e 4 sono cancellati.
   c) I paragrafi 3 e 4 sono cancellati.
   d) È inserito un nuovo paragrafo 3 così redatto:
   d) È inserito un nuovo paragrafo 1 bis così redatto:
3. Gli organismi riconosciuti sono ispezionati dalla Commissione in collaborazione con lo Stato membro che ha presentato la corrispondente richiesta di riconoscimento, su base regolare e almeno ogni tre anni, onde verificare se soddisfano i criteri stabiliti nell'allegato. Nel selezionare gli organismi da ispezionare, la Commissione dedica particolare attenzione ai precedenti dell'organismo in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento, alle relazioni sui sinistri e alle relazioni presentate dagli Stati membri conformemente all'articolo 12. L'ispezione può comprendere una visita alle sedi regionali dell'organismo nonché un'ispezione a campione e approfondita delle navi. La Commissione comunica agli Stati membri una relazione sui risultati dell'ispezione.”
1 bis. Gli organismi riconosciuti sono ispezionati dalla Commissione in collaborazione con lo Stato membro che ha presentato la corrispondente richiesta di riconoscimento e con gli Stati che abbiano rilasciato loro qualsiasi tipo di autorizzazione , su base regolare e almeno ogni due anni, onde verificare se soddisfano i criteri stabiliti nell'allegato. Nel selezionare gli organismi da ispezionare, la Commissione dedica particolare attenzione ai precedenti dell'organismo in materia di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento, alle relazioni sui sinistri e alle relazioni presentate dagli Stati membri conformemente all'articolo 12. L'ispezione può comprendere una visita alle sedi regionali dell'organismo nonché un'ispezione a campione e approfondita delle navi. La Commissione comunica a tutti gli Stati membri una relazione sui risultati dell'ispezione.”
   d bis) È inserito un nuovo paragrafo 1 ter così redatto:
"1 ter. Ogni organismo riconosciuto mette a disposizione del comitato istituito ai sensi dell'articolo 7, su base annuale, i risultati della sua verifica della gestione del sistema di qualità.”
(Emendamento 14)
ARTICOLO 1, PUNTO 11
Articolo 12 (direttiva 94/57/CE)
   11. L'articolo 12 è sostituito dal testo seguente:
   11. L'articolo 12 è sostituito dal testo seguente:
“Nell'esercizio dei loro diritti e nell'adempimento degli obblighi in materia di ispezione quali Stati di approdo, gli Stati membri comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri quanto hanno accertato in merito all'eventuale rilascio di certificati validi da parte di organismi operanti a nome di uno Stato di bandiera a navi non conformi ai requisiti pertinenti delle convenzioni internazionali, oppure in merito ad eventuali difetti di navi aventi un certificato di classificazione valido, relativi ad elementi oggetto del certificato. Solo i casi di navi che rappresentano una minaccia grave per la sicurezza e per l'ambiente o che rivelano un comportamento particolarmente negligente da parte degli organismi sono soggetti all'obbligo di informazione di cui al presente articolo.”
“Nell'esercizio dei loro diritti e nell'adempimento degli obblighi in materia di ispezione quali Stati di approdo, gli Stati membri comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri quanto hanno accertato in merito all'eventuale rilascio di certificati validi da parte di organismi operanti a nome di uno Stato di bandiera a navi non conformi ai requisiti pertinenti delle convenzioni internazionali, oppure in merito ad eventuali difetti di navi aventi un certificato di classificazione valido, relativi ad elementi oggetto del certificato. Solo i casi di navi che rappresentano una minaccia grave per la sicurezza e per l'ambiente o che rivelano un comportamento particolarmente negligente da parte degli organismi sono soggetti all'obbligo di informazione di cui al presente articolo. L'organismo riconosciuto di cui trattasi viene informato in merito al momento dell'ispezione iniziale, di modo che possa adottare immediatamente le misure di accompagnamento appropriate.”
(Emendamento 15)
ARTICOLO 1, PUNTO 13 bis (nuovo)
Articolo 13 (ex 14) (direttiva 94/57/CE)
13 bis. Alla fine dell'articolo 13, nel paragrafo 2, il riferimento “dell'articolo 13” viene sostituito con il riferimento “dell'articolo 7”.
(Emendamento 16)
ARTICOLO 1, PUNTO 14
Articolo 14 (ex 15) (direttiva 94/57/CE)
   14. L'articolo 14, paragrafi 3 e 4 è sostituito dal testo seguente:
   14. L'articolo 14 è sostituito dal testo seguente:
“1. Gli organismi riconosciuti si consultano periodicamente per mantenere l'equivalenza delle rispettive norme tecniche e della loro applicazione in conformità delle disposizioni della risoluzione A. 847 relativa agli orientamenti per assistere gli Stati di bandiera nell'attuazione degli strumenti IMO. Essi trasmettono periodicamente alla Commissione relazioni sui principali sviluppi relativi alle norme.
   2. Gli organismi riconosciuti devono dimostrare di essere disposti a collaborare con le amministrazioni di controllo dello Stato d'approdo riguardo alle navi che rientrano nella loro classificazione in particolare per agevolare l'eliminazione delle inadeguatezze o delle altre divergenze accertate.
3. Gli organismi riconosciuti forniscono all'amministrazione e alla Commissione tutte le informazioni pertinenti in merito alla flotta iscritta nella loro classe, alle modifiche di classe, alle sospensioni o ai declassamenti, indipendentemente dalla bandiera battuta dalle navi. Le informazioni relative alle modifiche, alle sospensioni e ai declassamenti, comprese le informazioni sui ritardi nell'esecuzione delle visite o nell'applicazione delle raccomandazioni, le condizioni di classe, le condizioni o le restrizioni operative stabilite nei confronti delle navi della loro classe, indipendentemente dalla bandiera battuta, sono altresì comunicate al sistema di informazione Sirenac per le ispezioni previste dal controllo dello Stato di approdo.
   3. Gli organismi riconosciuti forniscono all'amministrazione, a ogni Stato membro che abbia rilasciato loro una delle autorizzazioni di cui all'articolo 3 e alla Commissione tutte le informazioni pertinenti in merito alla flotta iscritta nella loro classe, alle modifiche di classe, alle sospensioni o ai declassamenti, indipendentemente dalla bandiera battuta dalle navi. Le informazioni relative alle modifiche, alle sospensioni e ai declassamenti, comprese le informazioni sui ritardi nell'esecuzione delle visite o nell'applicazione delle raccomandazioni, le condizioni di classe, le condizioni o le restrizioni operative stabilite nei confronti delle navi della loro classe, indipendentemente dalla bandiera battuta, sono altresì comunicate al sistema di informazione Sirenac per le ispezioni previste dal controllo dello Stato di approdo e vengono pubblicate nei siti Internet di tali organismi .
4. Gli organismi riconosciuti non rilasciano certificati ad una nave, indipendentemente dalla bandiera battuta, che venga declassata o che cambi classe per motivi di sicurezza se non dopo aver consultato l'amministrazione competente dello Stato di bandiera per stabilire se sia necessaria un'ispezione completa.
   4. Gli organismi riconosciuti non rilasciano certificati ad una nave, indipendentemente dalla bandiera battuta, che venga declassata o che cambi classe per motivi di sicurezza se non dopo aver dato la possibilità all' amministrazione competente dello Stato di bandiera di formulare, entro un termine di 24 ore, il proprio parere al fine di stabilire se sia necessaria un'ispezione completa.
   c) È aggiunto il seguente paragrafo 5:
5. In caso di trasferimento di una nave da un organismo riconosciuto ad un altro, l'organismo precedente informa il nuovo organismo in merito a ai ritardi nell'esecuzione delle visite e nell'applicazione delle raccomandazioni, le condizioni di classe, le condizioni e le restrizioni operative stabilite nei confronti della nave. All'atto del trasferimento, l'organismo precedente comunica il fascicolo completo dei precedenti della nave al nuovo organismo. Quest'ultimo può rilasciare i certificati della nave solo una volta che saranno state effettuate con successo tutte le visite in ritardo e sarà stato dato seguito alle raccomandazioni o le condizioni di classe precedentemente pronunciate nei confronti della nave, come stabilito dall'organismo precedente. Prima del rilascio dei certificati il nuovo organismo deve notificare all'organismo precedente la data di rilascio dei certificati e confermare la data, il luogo e le misure adottate porre rimedio ai ritardi nell'esecuzione delle visite o nell'applicazione delle raccomandazioni e delle condizioni di classe. Gli organismi riconosciuti collaborano per dare corretta attuazione alle disposizioni del presente paragrafo.”
   5. In caso di trasferimento di una nave da un organismo riconosciuto ad un altro, l'organismo precedente informa il nuovo organismo in merito a ai ritardi nell'esecuzione delle visite e nell'applicazione delle raccomandazioni, le condizioni di classe, le condizioni e le restrizioni operative stabilite nei confronti della nave. All'atto del trasferimento, l'organismo precedente comunica il fascicolo completo dei precedenti della nave al nuovo organismo. Quest'ultimo può rilasciare i certificati della nave solo una volta che saranno state effettuate con successo tutte le visite in ritardo e sarà stato dato seguito alle raccomandazioni o le condizioni di classe precedentemente pronunciate nei confronti della nave, come stabilito dall'organismo precedente. Prima del rilascio dei certificati il nuovo organismo deve notificare all'organismo precedente la data di rilascio dei certificati e confermare la data, il luogo e le misure adottate porre rimedio ai ritardi nell'esecuzione delle visite o nell'applicazione delle raccomandazioni e delle condizioni di classe. Gli organismi riconosciuti collaborano per dare corretta attuazione alle disposizioni del presente paragrafo.”
(Emendamento 17)
ARTICOLO 1, PUNTO 15
Articolo 15 (ex 16) (direttiva 94/57/CE)
   15. L'articolo 15, paragrafo 3 è sostituito dal testo seguente:
   15. L'articolo 15 è sostituito dal testo seguente:
“1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro dodici mesi dalla data della sua adozione. Essi ne informano immediatamente la Commissione.
   2. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate da un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
3. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione e agli altri Stati membri il testo di tutte le disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
   3. Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione e agli altri Stati membri il testo di tutte le disposizioni di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.
3 bis. Inoltre, la Commissione informa regolarmente il Parlamento europeo in merito ai progressi compiuti nell'applicazione della direttiva negli Stati membri.”
(Emendamento 18)
ARTICOLO 1, PUNTO 16
Allegato (direttiva 94/57/CE)
   16. L'allegato della direttiva è così modificato:
   16. L'allegato della direttiva è così modificato:
Le sezioni "A. CRITERI GENERALI” e "B. CRITERI SPECIFICI” sono ridenominate in "A. CRITERI GENERALI MINIMI” E "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI”.
   a) Modifica relativa al paragrafo 2 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   a) Modifica relativa al paragrafo 2 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI " che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   b) Modifica relativa alla seconda frase del paragrafo 3 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “sono” (are )[.
   b) Modifica relativa alla seconda frase del paragrafo 3 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI " che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “sono” (are )[.
   c) Modifica relativa al paragrafo 4 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   c) Modifica relativa al paragrafo 4 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI' che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   d) Modifica relativa al paragrafo 5 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[. A seguito del paragrafo 5 sono aggiunti i seguenti termini: “o conservarlo in una base dati elettronica accessibile alle parti interessate ”.
   d) Modifica relativa al paragrafo 5 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI' che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[. A seguito del paragrafo 5 sono aggiunti i seguenti termini: “o conservarlo in una base dati elettronica accessibile al pubblico ”.
   e) Modifica relativa alla prima e alla seconda frase del paragrafo 6 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   e) Modifica relativa alla prima e alla seconda frase del paragrafo 6 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI " che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   f) Modifica relativa al paragrafo 7 della sezione "A. CRITERI GENERALI" che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   f) Modifica relativa al paragrafo 7 della sezione "A. CRITERI GENERALI MINIMI " che non riguarda il testo italiano [questo contiene già il termine “deve” (must )[.
   g) Al termine del paragrafo 4 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" sono aggiunti i seguenti termini : “e alla Commissione”.
   g) Al termine del paragrafo 4 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " sono aggiunti i seguenti termini : “alla Commissione e alle parti interessate ”.
   h) Al termine del paragrafo 5 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" sono aggiunti i seguenti termini: “La politica dell'organismo deve fondarsi su obiettivi e indicatori di prestazioni relativi alla sicurezza e alla prevenzione dell'inquinamento”.
   h) Al termine del paragrafo 5 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " sono aggiunti i seguenti termini: “La politica dell'organismo deve fondarsi sugli obiettivi e indicatori di prestazioni relativi alla sicurezza e alla prevenzione dell'inquinamento che sono sotto il diretto controllo dell'organismo ”.
   i) Al termine del paragrafo 6, lettera b) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" sono aggiunti i seguenti termini : “ed è istituito un sistema interno di misura della qualità del servizio rispetto a tali norme e regolamenti”.
   i) Al termine del paragrafo 6, lettera b) della sezione "B. Criteri specifici minimi' sono aggiunti i seguenti termini : “ed è istituito un sistema interno di misura della qualità del servizio rispetto a tali norme e regolamenti”.
   j) Al termine del paragrafo 6, lettera c) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" sono aggiunti i seguenti termini : “ed è istituito un sistema interno di misura della qualità del servizio rispetto all'osservanza delle convenzioni internazionali”.
   j) Al termine del paragrafo 6, lettera c) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " sono aggiunti i seguenti termini : “ed è istituito un sistema interno di misura della qualità del servizio rispetto all'osservanza delle convenzioni internazionali”.
   k) Il paragrafo 6, lettera g) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" è sostituito con il testo seguente:
   k) Il paragrafo 6, lettera g) della sezione ""B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " è sostituito con il testo seguente:
“g) Le norme delle attività regolamentari che l'organismo è autorizzato a svolgere sono applicate soltanto da ispettori esclusivi dell'organismo o da ispettori esclusivi di altri organismi riconosciuti. In entrambi i casi gli ispettori esclusivi devono avere una conoscenza approfondita del tipo di nave sul quale effettuano le attività regolamentari e delle norme applicabili in materia;”.
“g) Le norme delle attività regolamentari che l'organismo è autorizzato a svolgere sono applicate soltanto da ispettori esclusivi dell'organismo o da ispettori esclusivi di altri organismi riconosciuti. In entrambi i casi gli ispettori esclusivi devono avere una conoscenza approfondita del tipo di nave sul quale effettuano le attività regolamentari nella misura in cui ciò è rilevante per il particolare controllo da effettuare, e delle norme applicabili in materia;”.
   l) Il termine “e” alla fine del paragrafo 6, lettera i) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" è cancellato.
   l) Il termine “e” alla fine del paragrafo 6, lettera i) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " è cancellato.
   m) Il paragrafo 6, lettera j) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" è sostituito dal testo seguente:
   m) Il paragrafo 6, lettera j) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " è sostituito dal testo seguente:
“j) in tutte le sedi è applicato un vasto sistema di audit interni pianificati e documentati riguardo le attività inerenti alla qualità”.
“j) in tutte le sedi è applicato un vasto sistema di audit interni pianificati e documentati riguardo le attività inerenti alla qualità”.
   n) I due paragrafi seguenti sono aggiunti al paragrafo 6 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI':
   n) I due paragrafi seguenti sono aggiunti al paragrafo 6 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI ":
“k) le ispezioni e le visite regolamentari previste dal sistema armonizzato di visite e di certificazione alle quali l'organismo è autorizzato a procedere sono effettuate conformemente alle disposizioni dell'allegato e dell'appendice alla risoluzione IMO A.746 (18) relativa agli orientamenti per le visite nell'ambito del sistema armonizzato di visite e di certificazione;
“k) le ispezioni e le visite regolamentari previste dal sistema armonizzato di visite e di certificazione alle quali l'organismo è autorizzato a procedere sono effettuate conformemente alle disposizioni dell'allegato e dell'appendice alla risoluzione IMO A.746 (18) relativa agli orientamenti per le visite nell'ambito del sistema armonizzato di visite e di certificazione;
   l) tra i servizi centrali e regionali della società sono definite modalità chiare e dirette in materia di responsabilità e di controllo”.
   l) tra i servizi centrali e regionali della società, nonché tra le società di classificazione e i loro ispettori sono definite modalità chiare e dirette in materia di responsabilità e di controllo”.
   o) Il paragrafo 7, lettera b) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI" è sostituito dal testo seguente:
   o) Il paragrafo 7, lettera b) della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI " è sostituito dal testo seguente:
“b) di effettuare tutte le ispezioni e i controlli stabiliti dalle convenzioni internazionali per il rilascio dei certificati, compresi i mezzi per valutare - ricorrendo a professionisti qualificati e conformemente alle disposizioni dell'allegato alla risoluzione IMO A.788 (19) relativa agli orientamenti in materia di attuazione del codice internazionale di gestione della sicurezza (Codice ISM) da parte delle amministrazioni - l'applicazione e la manutenzione del sistema di gestione della sicurezza sia a terra che a bordo ai fini della certificazione.”
“b) di effettuare tutte le ispezioni e i controlli stabiliti dalle convenzioni internazionali per il rilascio dei certificati, compresi i mezzi necessari per valutare - ricorrendo a professionisti qualificati e conformemente alle disposizioni dell'allegato alla risoluzione IMO A.788 (19) relativa agli orientamenti in materia di attuazione del codice internazionale di gestione della sicurezza (Codice ISM) da parte delle amministrazioni - l'applicazione e la manutenzione del sistema di gestione della sicurezza sia a terra che a bordo ai fini della certificazione.”
   o bis) Al termine del paragrafo 8 della sezione "B. Criteri specifici minimi", sono aggiunti i seguenti termini: “ se la sua sede principale è situata fuori dall'Unione, è soggetto alla certificazione dello Stato membro nel quale è situata la sua principale succursale o delegazione regionale o, in assenza di queste, alla certificazione del primo Stato membro che abbia richiesto il suo riconoscimento e gli abbia rilasciato una delle autorizzazioni di cui all'articolo 3.”.
   p) Modifica relativa al paragrafo 9 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI". Non riguarda la versione italiana.
   p) Modifica relativa al paragrafo 9 della sezione "B. CRITERI SPECIFICI MINIMI ". Non riguarda la versione italiana.
   p bis) E' inserito il paragrafo 9 bis) seguente:
"9 bis) “Una società di classificazione non può essere contrattata se si identifica in una qualche misura o è legata da vincoli di tipo imprenditoriale, personale o familiare con il proprietario o armatore della nave.” Tale incompatibilità si applica anche agli ispettori contrattati dalle società di classificazione. Tale incompatibilità è regolamentata nelle condizioni generali contenute nella legislazione amministrativa degli Stati membri.”
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 94/57/CE del Consiglio relativa alle disposizioni e alle norme comuni per gli organi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime (COM(2000) 142 - C5-0175/2000 - 2000/0066(COD) )
P5_TA(2000)0534A5-0342/2000

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

-  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2000) 142 )(2) ,

-  visti l'articolo 251, paragrafo 2 e l'articolo 80, paragrafo 2 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è presentata dalla Commissione (C5-0175/2000 ),

-  visto l'articolo 67 del suo regolamento,

-  visti la relazione della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'industria, il commercio estero, la ricerca e l'energia e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la politica dei consumatori A5-0342/2000 ),

1.  approva la proposta della Commissione così emendata;

2.  chiede che la proposta gli venga nuovamente presentata qualora la Commissione intenda modificare sostanzialmente la proposta emendata o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica la sua Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 114.
(2) GU C 212 E del 25.7.2000, pag. 114.


Preparazione del Consiglio europeo di Nizza
Risoluzione del Parlamento europeo sulla preparazione del Consiglio europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000, inclusa la politica commerciale comune (articolo 133 del trattato CE)
P5_TA(2000)0535RC-B5-0884/2000

Il Parlamento europeo,

-  viste le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del Consiglio europeo di Nizza del 7, 8 e 9 dicembre 2000,

-  viste le sue risoluzioni del 16 marzo 2000(1) e del 3 ottobre 2000(2) sull'elaborazione di una Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

-  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2000 sulle proposte per la Conferenza intergovernativa(3) ,

-  viste le sue risoluzioni del 30 novembre 2000 sui progressi realizzati nell'attuazione della politica estera e di sicurezza comune nel 1999(4) e sullo sviluppo della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione europea dopo Colonia e Helsinki(5) ,

A.  ribadendo la sua proposta secondo cui le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e i paesi candidati con cui sono stati avviati negoziati devono fare tutto quanto è nelle loro possibilità per garantire che questo Parlamento possa esprimere il proprio parere conforme sui primi trattati di adesione anteriormente alle elezioni europee del 2004 - per dischiudere a tali paesi la prospettiva di parteciparvi - e sui trattati successivi nel corso della prossima legislatura,

B.  considerando che il trattato di Nizza sarà valutato in base:

   -
al modo in cui faciliterà l'adesione di nuovi Stati membri contribuendo all'efficienza e all'efficacia dell'Unione,
   -
alla misura in cui riuscirà ad avvicinare maggiormente l'Europa al cittadino,

1.  esprime profonda preoccupazione per l'attuale situazione dei negoziati CIG e fa appello ai Capi di Stato e di governo richiamando l'attenzione sulla necessità ineludibile di raggiungere a Nizza un accordo che, nel contesto della grande, storica sfida dell'ampliamento, sia atto a garantire il rafforzamento della legittimità democratica e dell'efficacia dell'Unione;

Per un'Unione più democratica ed efficiente

2.  ricorda che è fondamentale estendere in modo generalizzato il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio, anche se ciò non dovrebbe valere per le materie costituzionali; chiede che, qualora non venga raggiunto alcun accordo sull'introduzione immediata del voto a maggioranza qualificata nei settori più controversi, siano fissati nel trattato i termini entro cui adottare tale modifica;

3.  ribadisce la sua adesione al principio democratico fondamentale dell'estensione della procedura di codecisione a tutti i settori in cui si applicherà o già si applica il voto a maggioranza qualificata; sottolinea che l'eventuale abolizione della procedura di cooperazione, ancora in vigore per quanto riguarda l'Unione economica e monetaria, non deve sminuire il ruolo del Parlamento, dal momento che gli articoli 99, paragrafo 5 e 103, paragrafo 2 del trattato CE devono rientrare nel campo di applicazione della procedura di codecisione; ribadisce che il Parlamento deve esprimere il proprio parere conforme sulle nomine;

4.  constata quanto segue:

   -
la composizione e il funzionamento di Parlamento, Consiglio e Commissione devono essere disciplinati da un accordo globale - basato sul principio della duplice legittimità dell'Unione - atto a garantire l'equilibrio fra le istituzioni nonché l'efficacia e la democraticità del processo decisionale;
   -
occorre mantenere e potenziare il ruolo della Commissione quale forza motrice del processo d'integrazione e rafforzare le attribuzioni del suo Presidente, riconoscendo in ogni caso nel trattato il potere del Presidente della Commissione di rimuovere dall'incarico singoli Commissari;
   -
occorre, per quanto riguarda il Parlamento, decidere ora su una ripartizione definitiva per l'Unione a 27 da applicare al Parlamento nella legislatura 2009; occorre procedere ad un primo adeguamento per il Parlamento nella legislatura 2004-2009 in modo da lasciar posto ai nuovi paesi che aderiranno prima e durante quella legislatura, accettando la possibilità di un superamento temporaneo, ma contenuto, del limite dei 700 seggi per gli ultimi anni di quel Parlamento; sottolinea che il metodo applicato per l'assegnazione dei seggi all'interno del Parlamento deve consentire ai popoli dell'Unione europea di essere rappresentati equamente anche dopo l'allargamento;

5.  reputa essenziale per quanto riguarda la cooperazione rafforzata - allo scopo di garantire il controllo democratico - includere nella procedura di autorizzazione delle cooperazioni rafforzate il requisito del parere conforme del Parlamento, potenziare il ruolo della Commissione, eliminare il deferimento al Consiglio europeo e fissare il requisito della partecipazione di almeno un terzo degli Stati membri;

6.  auspica che si possa raggiungere un accordo circa la modifica e l'adeguamento dell'articolo 7 del trattato di Amsterdam, così da istituire un meccanismo di accertamento e allerta che scatterebbe qualora vi fossero indicazioni di una violazione dei principi fondamentali su cui è fondata dell'Unione da parte di uno Stato membro, ed insiste affinché il Parlamento europeo abbia anch'esso un diritto di iniziativa;

7.  insiste sulla necessità di una maggior responsabilità democratica per quanto riguarda la politica commerciale dell'Unione e invita pertanto la CIG a prendere seriamente in considerazione le proposte di questo Parlamento concernenti la competenza per i negoziati esterni concernenti le transazioni commerciali relativamente ai servizi, alla proprietà intellettuale e agli investimenti, il parere conforme del Parlamento sugli accordi commerciali internazionali di notevole rilevanza, il voto a maggioranza qualificata relativamente all'articolo 133, paragrafo 5, il ricorso alla procedura di codecisione per la legislazione interna di applicazione della politica commerciale comune e la trasmissione a questo Parlamento, a intervalli regolari, di informazioni sui negoziati commerciali internazionali;

Avvicinare l'Unione ai cittadini

8.  invita il Consiglio europeo ad inserire nell'articolo 151 del trattato un riferimento esplicito allo sport e il riconoscimento della sua specificità, in modo che l'Unione europea con la sua azione possa riconoscere il ruolo specifico dello sport in quanto fenomeno culturale ed economico nonché quale forza d'integrazione sociale;

9.  invita a inserire nel trattato la Carta dei diritti fondamentali, affinchè i diritti fondamentali occupino la posizione più elevata all'interno dell'ordinamento giuridico comunitario; invita il Consiglio europeo, qualora a Nizza gli Stati membri non dovessero raggiungere un accordo sull'integrazione della Carta, a inserire un riferimento alla Carta nell'articolo 6, paragrafo 2 del trattato sull'Unione europea; è del parere che qualunque futura modifica della Carta debba essere adottata secondo una procedura basata sul modello della Convenzione; sollecita il rafforzamento delle relazioni tra l'Unione europea e il Consiglio d'Europa, nonché fra le rispettive Corti di giustizia, riconoscendo all'Unione la competenza specifica di firmare la vigente Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

10.  è dell'avviso che una soddisfacente conclusione della CIG debba essere accompagnata dall'impegno a promuovere un ampio dibattito pubblico sul futuro dell'Europa e a lanciare un processo volto a definire in una costituzione chiara i principi fondamentali, l'equilibrio tra le istituzioni, le competenze e la semplificazione dell'Unione nonché, se ancora necessario, l'inclusione della Carta dei diritti fondamentali; ritiene che tale costituzione dovrebbe essere preparata da una convenzione analoga alla Convenzione che ha elaborato la Carta dei diritti fondamentali, rispettando un calendario preciso, e che la discussione dovrà vertere anche sul documento sul buon governo che la Commissione deve presentare;

Ampliamento

11.  sostiene la strategia di ampliamento della Commissione volta a concludere i negoziati entro il 2002 con i paesi più avanzati e invita il Consiglio e i paesi candidati a garantire che lo scenario previsto sia realizzabile;

Sicurezza e difesa

12.  sostiene vivamente l'evoluzione di una politica europea comune di sicurezza e di difesa (PECSD) che rafforzerà la capacità autonoma dell'Unione di intervenire a favore di obiettivi pacifici e umanitari in un'ampia gamma di operazioni; auspica che gli attuali negoziati tra gli Stati membri sfocino in un'innovazione credibile e concreta;

13.  esorta pertanto il prossimo Consiglio europeo a prendere le decisioni politiche e istituzionali necessarie a rendere la PECSD pienamente operativa nel 2003, istituendone gli organismi definitivi (COPS - Comitato politico e di sicurezza, comitato militare e stato maggiore militare), creando un Consiglio dei ministri della difesa e impegnandosi con la stessa energia per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti riguardo alla gestione civile delle crisi, in particolare attraverso la creazione di una forza europea di polizia che possa essere schierata rapidamente;

Affari esteri

14.  deplora che la crisi in Medio Oriente abbia causato un numero così elevato di vittime (in maggioranza palestinesi) fra entrambe le parti ed esprime le sue condoglianze e la sua solidarietà ai familiari di tutte le vittime;

15.  accoglie con favore la dichiarazione del Consiglio "Affari Generali” del 20 novembre 2000 ed invita il Consiglio europeo a fare quanto in suo potere per rilanciare un dialogo positivo e costruttivo tra gli israeliani e i palestinesi, al fine di garantire un accordo equo e duraturo basato sulle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sottolinea, in particolare, la richiesta dell'invio di una missione di osservatori, in conformità del mandato conferito dal Consiglio di sicurezza;

16.  invita il Consiglio europeo a varare un'iniziativa politica e diplomatica per favorire il ripristino di un clima di fiducia reciproca e ritiene che l'annunciata partecipazione dell'Alto rappresentante per la PESC ai lavori della "commissione incaricata di accertare i fatti” dovrebbe contribuire in modo significativo a tale impegno;

17.  sostiene fermamente la prospettiva europea, aperta dal Consiglio ai paesi dei Balcani al Vertice di Zagabria;

18.  deplora che l'eccessiva burocrazia e i vincoli di bilancio abbiano ugualmente creato ostacoli alla realizzazione dei programmi di cooperazione del processo euromediterraneo, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione della società civile;

19.  invita il Consiglio, anche a seguito del Vertice di Marsiglia, a rilanciare il progetto di partenariato euromediterraneo varato a Barcellona nel novembre 1995 e ritiene che i pochi progressi compiuti siano un potenziale fattore di crisi nella regione, minando il ruolo politico dell'UE nel guidare gli sforzi volti a conseguire la stabilità della regione;

Sicurezza alimentare

20.  invita a vietare la produzione di mangimi e i le pratiche zootecniche che comportano il riciclaggio dei materiali di scarto di origine animale nei mangimi destinati a bovini, ovini e caprini e a qualsiasi altra specie animale, ivi compresi il pollame e i pesci, fintantoché gli Stati membri non siano in grado di garantire l'applicazione delle vigenti norme comunitarie relative alla prevenzione della ESB e fino all'entrata in vigore dell'obbligo di segregazione delle carcasse di animali morti, come proposto dalla Commissione;

21.  ribadisce il suo invito ad introdurre senza indugio l'obbligo di effettuare il test per la ESB su tutti i bovini, gli ovini e i caprini da macello in tutti gli Stati membri, iniziando con i capi di età superiore ai 18 mesi, al fine di ottenere un quadro preciso della situazione epidemiologica in tutta l'UE;

22.  accoglie con favore, a questo proposito, l'istituzione dell'Autorità alimentare europea, che contribuirà a rassicurare i consumatori comunitari sulla sicurezza alimentare negli Stati membri e dovrebbe rafforzare la posizione dell'industria alimentare europea a livello mondiale;

Agenda sociale

23.  invita il Consiglio europeo ad adottare un'agenda sociale ambiziosa, secondo gli orientamenti della comunicazione della Commissione approvata da questo Parlamento, che si prefigga obiettivi chiari e preveda proposte di strumenti specifici e scadenze precise;

o
o   o

24.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e alla CIG.

(1)"Testi approvati” in tale data, punto 4.
(2)"Testi approvati” in tale data, punto 10.
(3)"Testi approvati” in tale data, punto 7.
(4)"Testi approvati” in tale data, punto 9.
(5)"Testi approvati” in tale data, punto 10.


Progressi nella politica estera e di sicurezza comune (PESC)
Risoluzione del Parlamento europeo sui progressi realizzati nell'attuazione della politica estera e di sicurezza comune (C5-0255/2000 - 2000/2038(INI))
P5_TA(2000)0536A5-0340/2000

Il Parlamento europeo,

-  visti l'articolo 21 del Trattato sull'Unione europea e gli articoli 103, paragrafo 3 e 163 del suo regolamento,

-  vista la relazione annuale 1999 del Consiglio sugli aspetti principali e le scelte di base della PESC, comprese le loro implicazioni finanziarie per il bilancio generale delle Comunità europee, presentata al Parlamento europeo il 15 maggio 2000 in applicazione del punto 40 (sezione H) dell'Accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 (C5-0255/2000 )(1) ,

-  vista la sua risoluzione del 5 maggio 1999 sul ruolo dell'Unione nel mondo: attuazione della politica estera e di sicurezza comune nel 1998(2) ,

-  vista la sua risoluzione del 5 settembre 2000 sulla diplomazia comune comunitaria(3) ,

-  vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulle priorità dell'UE in materia di azioni esterne(4) ,

-  visti la relazione della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa e il parere della commissione per i bilanci (A5-0340/2000 ),

A.  considerando che il 1999 ha segnato una svolta per l'affermazione del ruolo dell'Unione europea nel mondo dal momento che:

   -
la moneta unica, l'euro, è stata introdotta il 1º gennaio 1999,
   -
il trattato sull'Unione europea (Trattato di Amsterdam) e le sue disposizioni relative alla PESC sono entrate in vigore il 1º maggio,
   -
l'Alto rappresentante per la PESC ha assunto il suo incarico il 18 ottobre, dando in tal modo un volto all'azione esterna dell'Unione,
   -
la crisi del Kosovo (25 marzo-10 giugno) ha provocato una presa di coscienza che si è tradotta nelle dichiarazioni di Colonia (4/5 giugno) e di Helsinki (10/11 dicembre) e nelle prime decisioni sull'adozione di una politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa (PECSD) articolata in una parte civile e in una parte militare,
   -
il Consiglio europeo di Helsinki ha deciso di avviare i negoziati di adesione con quei paesi che non erano stati inclusi in occasione del Consiglio europeo di Lussemburgo ed ha accordato alla Turchia lo status di paese candidato,

B.  considerando che l'Unione europea ha come filo conduttore della sua politica estera e di sicurezza comune la difesa degli interessi e dei valori comuni, lo sviluppo e il rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti dell'uomo, di quelli delle minoranze e delle libertà fondamentali,

C.  considerando che, per rendere la PESC più credibile e più efficace, l'Unione si è dotata di una politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa (PECSD) che le consente di disporre della gamma completa di strumenti civili e militari per tutelare i suoi valori fondamentali e i suoi interessi, il che presuppone comunque che le sue decisioni d'intervento nel quadro delle missioni di Petersberg siano legittimate democraticamente sia dal Parlamento europeo che dai parlamenti nazionali,

D.  ricordando che la difesa collettiva esula dal campo di applicazione della PECSD ma è di responsabilità della NATO,

E.  considerando che le strategie comuni create dal trattato di Amsterdam, che consentono all'Unione di agire in settori nei quali gli Stati membri hanno importanti interessi in comune, esprimono le sue priorità di politica estera,

F.  considerando che le strategie comuni apportano alla PESC un elemento di flessibilità, poiché le decisioni relative all'applicazione di dette strategie comuni sono prese a maggioranza qualificata,

G.  rilevando che un altro elemento di flessibilità introdotto dal trattato di Amsterdam è costituito dall'astensione costruttiva, che permette la presa di decisioni per azioni alle quali taluni Stati membri per ragioni interne non intendono partecipare,

H.  considerando che la PESC è soltanto una delle politiche che consentono all'Unione di agire nel campo delle relazioni esterne e ricordando che, ai sensi dell'articolo 3 TUE, l'Unione deve vigilare sulla coerenza globale della sua azione esterna,

I.  considerando che, in base al trattato, il Consiglio e la Commissione hanno la responsabilità di assicurare tale coerenza ma che la soluzione adottata di ripartire l'attuazione delle azioni esterne dell'Unione tra l'Alto Rappresentante per la PESC e la Commissione potrebbe produrre tensioni interistituzionali,

J.  considerando che nello sviluppo della PESC e della PECSD dev'essere urgentemente colmato il deficit democratico,

K.  considerando che la Conferenza intergovernativa in atto dovrebbe essere sfruttata per apportare miglioramenti alla PESC e alla PECSD, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione del Parlamento europeo a queste due politiche, al fine di avvicinarle ai cittadini e consentirne un funzionamento più democratico,

L.  considerando che le decisioni del Consiglio europeo di Helsinki relative all'ampliamento dell'Unione, che costituiscono indubbiamente l'orientamento di politica estera più importante, hanno contribuito a rilanciare la discussione sulle finalità della costruzione europea, sulla natura intrinseca dell'Europa e dell'Unione europea, sui suoi limiti geografici nonché sul futuro assetto delle sue istituzioni.

Mantenimento della pace e tutela degli interessi e dei valori dell'UE; filo conduttore della PESC

1.  rileva che il mantenimento della pace e della libertà e la tutela dei valori costitutivi e degli interessi dell'UE in Europa e nel mondo sono elementi cardine della PESC;

2.  sottolinea che, anche per questo, il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la promozione della democrazia e dello Stato di diritto nonché la tutela dei diritti delle minoranze contribuiscono alla realizzazione di questi obiettivi e rappresentano in tal senso elementi importanti della politica estera dell'Unione europea, come risulta dagli accordi con paesi terzi (clausola democratica), dalle strategie comuni, dalla politica d'ampliamento e ora anche dalla politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa;

3.  ribadisce che la democratizzazione dello Stato e della società civile è un fattore di sicurezza per l'Unione, ma anche una condizione necessaria allo sviluppo economico, dal momento che un'economia di mercato sociale non è a lungo termine compatibile con una limitazione delle libertà politiche e civili;

4.  sottolinea che la soluzione di problemi economici e sociali rappresenta un importante fattore di sicurezza e che in Europa e nel mondo l'Unione europea ha una grande responsabilità in materia;

5.  si compiace della pubblicazione, da parte del Consiglio, della prima relazione sulla situazione dei diritti dell'uomo in cui si espone la politica dell'Unione in materia;

6.  plaude agli sforzi dell'Unione sia per ottenere una moratoria universale sulla pena capitale che porti alla fine alla sua abolizione nel mondo sia per eliminare altre pratiche umilianti come la tortura; sottolinea che tale abolizione fa parte dei valori dell'Europa;

L'ampliamento in quanto orientamento fondamentale della PESC

7.  rileva che i negoziati per l'ampliamento con dodici paesi, così come il partenariato euromediterraneo ed il Patto di stabilità per l'Europa sudorientale, sono risultati essere lo strumento di politica estera più efficace per stabilizzare l'area mediterranea e l'Europa centrale ed orientale;

8.  sottolinea che l'ampliamento favorisce anche gli interessi dell'Europa in materia di politica estera e di sicurezza;

9.  sottolinea che l'UE deve sforzarsi maggiormente verso una collaborazione con gli altri paesi europei, parallela al processo di ampliamento;

10.  constata tuttavia che l'ampliamento in atto - per non parlare di un futuro più lontano - rischia di alterare la coesione dell'Unione, e quindi il suo ruolo stabilizzatore sulla scena internazionale, se non affronta le necessarie riforme, in particolare quella delle sue istituzioni, e le sfide in materia di maggiore trasparenza e vicinanza ai cittadini;

La PECSD

11.  rileva che la PECSD, istituita con le dichiarazioni di Colonia e di Helsinki, costituisce anch'essa un orientamento fondamentale della PESC e sottolinea che questa nuova politica rappresenta un importante progresso per la costruzione europea;

12.  sottolinea che la PECSD consente di ampliare le opzioni dell'Unione per quanto riguarda la promozione della pace, della prevenzione dei conflitti e della cooperazione internazionale e, se necessario, la gestione delle crisi, potendo essa avvalersi dell'intera gamma di strumenti civili e militari a sua disposizione, il che presuppone che sia in grado di definire obiettivi chiari e precisi in materia di politica estera;

13.  si compiace pertanto dei progressi conseguiti nel campo della PECSD nei Consigli europei di Lisbona (23-24 marzo 2000) e di Santa Maria da Feira (19-20 giugno 2000) e auspica che tale slancio continui dopo la Conferenza sull'impegno delle capacità (20-21 novembre 2000) e in occasione del Consiglio europeo di Nizza (7-8 dicembre 2000);

14.  ribadisce pertanto che in via prioritaria occorre ricorrere ai mezzi civili per la prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi e che il ricorso alla forza militare dovrebbe costituire la soluzione estrema;

15.  invita gli Stati membri dell'Unione europea, a seguito della riunione ministeriale dell'UEO a Porto (15/16 maggio 2000), a fissare un calendario per sopprimere tale organizzazione e invita parallelamente il Consiglio dell'Unione europea a definire le modalità secondo le quali le residue funzioni dell'UEO verranno riprese nel nuovo quadro istituzionale dell'Unione, quale sarà definito dalla Conferenza intergovernativa, senza peraltro intaccare la neutralità e il non allineamento di alcuni Stati membri;

I principali aspetti della PESC nel 1999 e le sue tendenze attuali

16.  ricorda le varie crisi nella regione dei Balcani che hanno portato ad un confronto militare, nella primavera del 1999, in occasione della crisi del Kosovo;

17.  si compiace pertanto del nuovo corso della Repubblica federale di Iugoslavia e invita la Commissione e il Consiglio a seguire con attenzione sia il processo di democratizzazione a Belgrado che la crisi umanitaria in questo paese e a sostenerli politicamente e finanziariamente;

18.  rivolge in proposito un appello al Presidente Koštunica affinché siano rivisti con urgenza tutti i casi politici di prigionieri in Serbia, e in particolare quelli albanesi kosovari, e siano rilasciate tutte le persone arrestate o condannate sulla base di capi d'imputazione politici e quelle detenute per mesi senza motivo;

19.  sottolinea che le nuove priorità in tema di politica estera non devono essere finanziate a detrimento di altri compiti importanti dell'Unione europea, ed esige, per quanto riguarda le nuove sfide finanziarie e in rapporto con il sostegno alla ricostruzione della Repubblica federale di Iugoslavia, un aumento del massimale della categoria 4 delle previsioni finanziarie;

20.  constata tuttavia che la situazione in Kosovo rimane tesa e che ciò è in parte dovuto alle ambiguità della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; spera che le elezioni comunali del 28 ottobre 2000 possano promuovere un dialogo pacifico tra il nuovo presidente della Repubblica federale di Iugoslavia e il leader della Lega democratica del Kosovo, ai fini dell'attuazione di tale risoluzione dell'ONU; sottolinea che il desiderio del presidente Koštunica di riformare la struttura della Federazione lascia spazio ad un compromesso politico che potrebbe aiutare la Federazione nel suo insieme ad avvicinarsi all'Unione europea;

21.  rende omaggio al lavoro effettuato in condizioni particolarmente difficili dalla MINUK, dalla KFOR e dall'Agenzia europea per la ricostruzione in Kosovo; incoraggia le varie comunità etniche del Kosovo a cooperare pienamente con dette istituzioni; in tale contesto chiede all'Unione europea, ai suoi Stati membri e alle altre organizzazioni internazionali di coordinare meglio le loro iniziative in loco e di concordare regole più efficaci in materia di responsabilità;

22.  appoggia l'approccio regionale adottato dell'Unione europea con il Patto di stabilità con l'Europa sudorientale al fine di superare la crisi nei Balcani occidentali e accoglie con favore la partecipazione della Repubblica federale di Iugoslavia, a partire dal 26 ottobre 2000, a questo Patto di stabilità, che contribuirà alla pace, alla sicurezza e alla stabilità nella regione;

23.  approva la nuova politica degli accordi di stabilizzazione e di associazione avviata con la Croazia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, che lega questi paesi ad una prospettiva europea;

24.  auspica che prosegua il consolidamento delle strutture dello Stato in Bosnia-Erzegovina e Albania, in modo da stabilizzare la regione e nel contempo creare le premesse per la conclusione di accordi di stabilizzazione e di associazione con tali paesi; auspica altresì che questo approccio politico degli accordi di stabilizzazione e associazione sia esteso poi a tutti i paesi dei Balcani occidentali non appena avranno soddisfatto le condizioni richieste;

25.  si compiace del Vertice tra l'Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali che si è svolto il 24 novembre 2000, e sottolinea che tale Vertice ha lanciato ai popoli della regione, compresa la Serbia, un messaggio chiaro circa la loro vocazione europea;

26.  auspica che in tale occasione il Consiglio precisi meglio la sua politica nei confronti dei Balcani occidentali per mezzo di una strategia comune che potrebbe servire da guida alle forze democratiche della regione, in particolare dando loro una visione convincente del futuro di quest'ultima e delle sue relazioni con l'Unione europea;

27.  plaude quindi alle conclusioni del Consiglio europeo di Feira che ha dato ai paesi dell'Europa sud-orientale una prospettiva di adesione a lungo termine all'Unione europea;

28.  approva la strategia comune adottata dal Consiglio europeo di Colonia nei confronti della Federazione russa e volta a fare di quest'ultima un partner strategico dell'Unione; auspica che la Russia continui il suo cammino verso la democrazia e lo stato di diritto, ma si dichiara preoccupato per alcuni sviluppi interni negativi (Cecenia, misure restrittive nei confronti di alcuni mezzi di informazione) e riconosce nel contempo la necessità di porre termine al declino delle strutture dello Stato russo;

29.  ritiene in ogni caso che la soluzione del conflitto in Cecenia possa essere soltanto politica e che tale soluzione debba rispettare l'integrità territoriale della Federazione russa;

30.  considera, altresì, necessario che venga fatta piena luce sulle violazioni dei diritti dell'uomo e gli abusi avvenuti durante il conflitto ceceno e sollecita le autorità russe di adoperarsi in materia;

31.  sottolinea la necessità, ai fini della legittimità democratica della Russia e stante l'unione politica della Russia con la Bielorussia, che il presidente ed il governo di questo paese rilevino chiaramente e fermamente la vasta esigenza di riforme democratiche in Bielorussia soprattutto alla luce della relazione consegnata a Minsk il 16 ottobre 2000 dalla troika parlamentare dell'Unione europea, dal Consiglio d'Europa e dall'OCSE;

32.  si compiace della strategia comune nei confronti dell'Ucraina adottata dal Consiglio europeo di Helsinki, con la quale si rafforza il partenariato strategico tra le due parti; rileva che l'Ucraina, come la Bielorussia e la Moldavia, saranno vicini immediati dell'Unione europea non appena l'ampliamento in atto sarà completato, il che colloca le relazioni bilaterali tra l'Unione e detti Stati in una nuova prospettiva; sottolinea in tale contesto che lo sviluppo di questi paesi sul piano democratico e dello stato di diritto costituirà un criterio di valutazione per il rapporto con l'Unione europea;

33.  prende atto dei risultati dell'ultimo vertice UE/Ucraina del 15 settembre 2000 a Parigi e deplora che il preannunciato rafforzamento della cooperazione fra le due parti non abbia assunto forme più concrete, ad esempio nel campo della politica estera e di sicurezza;

34.  si augura che, con riferimento al dossier quanto mai sensibile della costruzione di un nuovo gasdotto, l'Unione europea dia chiaramente la preferenza al reperimento di un consenso fra la Russia, l'Ucraina, la Polonia e gli altri paesi interessati;

35.  auspica che l'Unione europea utilizzi i suoi accordi di partenariato e cooperazione con questi tre stati del Caucaso meridionale per sviluppare le sue relazioni politiche ed economiche con questi ultimi e favorirne lo sviluppo economico e relazioni di buon vicinato contribuendo alla soluzione dei conflitti ancora irrisolti; ritiene che l'idea di un patto di stabilità per la regione del Caucaso, cui parteciperebbero tutte le parti interessate (compresa l'Unione europea, la Russia, gli Stati Uniti, la Turchia e l'Iran), meriti di essere approfondita;

36.  invita l'Unione europea a sostenere il movimento riformatore in Iran in modo da consolidare l'evoluzione positiva registrata nelle ultime elezioni; auspica a tal fine che l'Unione normalizzi le sue relazioni con detto paese;

37.  sollecita il Consiglio e gli Stati membri a prendere l'iniziativa di proporre, nel quadro delle Nazioni Unite, l'istituzione di un tribunale internazionale ad hoc per l'Iraq, incaricato di accertare le responsabilità del regime di Saddam Hussein per quanto attiene ai crimini di guerra, ai crimini contro l'umanità e al genocidio;

38.  si compiace della posizione comune adottata dall'Unione europea sull'Afghanistan ed auspica che essa assuma una posizione più ferma nei confronti dei taliban, la cui politica non rispetta i diritti umani e il desiderio di pace del popolo afgano;

39.  sottolinea che l'Asia, dall'Afghanistan fino al Mar della Cina, è una zona d'instabilità e un focolaio di rischio a causa dell'esistenza di fratture culturali e ideologiche e di rivendicazioni territoriali da parte di taluni Stati, senza dimenticare la presenza di armi di distruzione di massa e lo sviluppo di missili balistici; impegna l'Unione europea a seguire da vicino gli sviluppi in tale continente, soprattutto in vista delle sue missioni di Petersberg;

40.  guarda con preoccupazione al conflitto fra le due potenze nucleari India e Pakistan sulla questione del Kashmir e reputa necessario un impegno politico dell'Unione europea e della comunità internazionale per allentare le tensioni nell'area;

41.  ritiene in linea generale che l'Unione europea dovrebbe impegnarsi maggiormente per promuovere la stabilità e i diritti dell'uomo in Asia; si compiace sotto questo profilo degli incontri Asia-Europa (ASEM), cui fanno riscontro quelli organizzati nell'ambito dell'APEC (Foro della cooperazione economica Asia-Pacifico);

42.  deplora che l'ultimo vertice dell'ASEM abbia reso di pubblico dominio, ed al massimo livello, le posizioni contraddittorie degli Stati membri nei confronti della Corea del Nord;

43.  sottolinea l'importanza crescente delle relazioni UE-Cina, ma deplora la mancanza di qualsiasi progresso sostanziale nel dialogo UE-Cina sui diritti umani; esorta vivamente il Consiglio e la Commissione ad indicare chiaramente ancora una volta alle autorità cinesi che le relazioni attuali e future dipendono da un miglioramento concreto della situazione in questo campo;

44.  sollecita a tale riguardo il Consiglio a trovare il modo di rafforzare i legami politici con Taiwan, allo scopo di promuovere il dialogo fra Taipei e la Cina e di sostenere la democrazia a Taiwan; sollecita ancora una volta la Commissione ad aprire un ufficio di rappresentanza a Taipei;

45.  si compiace della soluzione della questione del Timor orientale avvenuta nel 1999, che ha permesso di normalizzare le relazioni con l'Indonesia; condanna tuttavia i recenti atti di violenza perpetrati dalle milizie islamiche nei confronti della popolazione del Timor orientale e chiede al governo indonesiano il loro scioglimento;

46.  chiede che l'Unione europea accordi un posto più importante all'Africa ed accoglie con favore il vertice Africa-Europa svoltosi il 3 e 4 aprile 2000 sotto l'egida dell'OUA e dell'Unione europea; auspica che la dichiarazione del Cairo adottata in tale occasione venga concretizzata da parte dell'Unione europea in una strategia comune;

47.  accoglie con favore i risultati delle elezioni presidenziali svoltesi in Costa d'Avorio il 22 ottobre 2000, che hanno segnato il ritorno a un governo civile; deplora tuttavia l'esplosione di violenza che ha fatto seguito a tali elezioni e invita i leader politici a dare prova di senso di responsabilità, in modo da consentire al paese il ritorno alla legalità costituzionale in un'atmosfera di pace civile;

48.  prende atto della gravità dell'epidemia di AIDS in Africa, che può rappresentare una minaccia per la stabilità interna dei paesi africani più colpiti, e chiede un'azione internazionale risoluta in materia;

49.  ribadisce il suo appoggio incondizionato alla politica di partenariato euromediterraneo e condivide le conclusioni della quarta Conferenza euromediterranea svoltasi a Marsiglia il 13 e il 14 novembre 2000;

50.  deplora che tale quarta Conferenza euromediterranea non sia riuscita ad approvare la Carta euromediterranea per la pace e la stabilità a causa dell'evoluzione della situazione politica in Medio Oriente;

51.  si compiace del miglioramento delle relazioni con la Libia; si dichiara invece ancora preoccupato per la situazione in Algeria e il proseguimento dei massacri, nonostante il referendum del 16 settembre 1999 sulla concordia civile;

52.  ricorda il suo appoggio al processo di pace in Medio Oriente e deplora che i negoziati svoltisi tra israeliani e palestinesi a Camp David nel luglio 2000 non abbiano potuto concludersi con successo; guarda con grande preoccupazione al fatto che nuove provocazioni e lo scoppio di violenze compromettono il processo di pace; si attende che l'ONU, l'Unione europea, gli Stati Uniti, la Lega araba e il Consiglio di cooperazione del Golfo convincano entrambe le parti che il ricorso alla violenza non può che essere controproducente e che non esiste alcuna alternativa alla ripresa dei negoziati; spera pertanto che i prossimi negoziati permettano di creare uno Stato palestinese vitale, di garantire le legittime esigenze di sicurezza di Israele e di definire lo status di Gerusalemme;

53.  deplora la persistente impotenza dell'Unione a svolgere un ruolo costruttivo a favore della pace nel Medio Oriente non appena emergono forti tensioni ed esprime la sua costernazione dinanzi allo spettacolo di completa disunione dato dagli Stati membri in occasione della votazione dell'Assemblea generale straordinaria dell'ONU il 21 ottobre 2000;

54.  si compiace dell'adozione, da parte del Consiglio europeo di Feira, di una strategia comune nei riguardi della regione mediterranea;

55.  invita la Commissione e il Consiglio a valutare i rischi che la ripartizione ineguale delle risorse idriche comporta per la sicurezza internazionale e a contribuire - se del caso in collaborazione con altri paesi interessati - ad azioni per la prevenzione di crisi volte ad impedire lo scoppio di "guerre dell'acqua”;

56.  si compiace dello svolgimento a Rio, il 28 e 29 giugno 1999, del primo vertice dei Capi di Stato e di governo dei paesi dell'America latina, dei Caraibi e dell'Unione europea, nonché dello sviluppo delle relazioni con il Mercosur e il Cile; auspica che sia approfondita la cooperazione tra l'Unione europea e tutti questi paesi;

57.  sostiene l'intento dell'Unione europea di appoggiare, in conformità delle proprie priorità e mediante un sostanziale programma europeo, il processo di pace avviato dal presidente Pastrana in Colombia;

58.  ritiene auspicabile che l'azione dell'Unione nei confronti dell'America latina e dei Caraibi si rifletta in una strategia comune;

59.  plaude agli sforzi dell'Unione europea nel campo del disarmo convenzionale, in particolare per quanto riguarda l'interdizione delle mine antiuomo e il traffico illecito di armi leggere e di piccolo calibro;

60.  si compiace della pubblicazione, nel 1999, della prima relazione annuale dell'Unione sulle esportazioni di armi, approvata in applicazione del punto 8 del Codice di condotta dell'8 giugno 1998;

61.  plaude altresì agli sforzi dell'Unione a favore del disarmo e della non proliferazione nucleare, in particolare le posizioni comuni da essa adottate nel contesto del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e del trattato sul divieto totale degli esperimenti nucleari (TICE); si compiace della ratifica, da parte della Duma, del trattato START II e del TICE e deplora che il Senato americano non abbia ratificato quest'ultimo trattato;

62.  incoraggia l'Unione a proseguire i suoi sforzi affinché i negoziati in vista di un trattato volto a vietare la produzione di materiali fissili vengano avviati in seno alla Conferenza sul disarmo; approva la dichiarazione adottata dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, in occasione della Conferenza di verifica del TNP apertasi il 24 aprile 2000, nella quale ribadiscono il loro impegno a giungere ad una eliminazione completa delle armi nucleari;

63.  esorta l'Unione a proseguire i suoi sforzi per rafforzare la Convenzione sul divieto delle armi biologiche e tossimiche (BTWC), in modo da adottare un protocollo giuridicamente vincolante prima della quinta conferenza di revisione del trattato, che dovrà svolgersi entro il 2001;

64.  esprime viva preoccupazione per l'eventuale stazionamento da parte degli Stati Uniti di un sistema limitato di difesa antimissile (NMD), a causa del rischio che una siffatta iniziativa comporta in termini di equilibrio strategico; auspica che tale tema formi oggetto di un dialogo transatlantico intenso e che altri paesi interessati, come la Russia, siano invitati a partecipare alla riflessione, considerata la realtà della proliferazione dei missili balistici in tutto il mondo;

I nuovi meccanismi del trattato di Amsterdam

65.  constata che, rispetto al trattato di Maastricht, il trattato di Amsterdam ha apportato miglioramenti alla PESC, perché ne ha aumentato l'efficacia grazie a strategie comuni, migliorato la visibilità con la creazione dell'ufficio di Alto Rappresentante per la PESC e rafforzato la flessibilità con il meccanismo dell'astensione costruttiva;

66.  chiede che il meccanismo dell'astensione costruttiva, che costituisce un importante elemento di flessibilità nel processo decisionale della PESC e della PECSD, non venga impiegato da alcuni in maniera troppo sistematica, per non minare la solidarietà reciproca tra i singoli Stati all'interno dell'Unione;

67.  ritiene che la creazione dell'ufficio di Alto Rappresentante per la PESC, per quanto permetta di migliorare la visibilità dell'Unione, conduca inevitabilmente a conflitti di competenza con il Commissario responsabile delle relazioni esterne, il che prova l'inadeguatezza della struttura dell'Unione europea fondata su singoli pilastri;

68.  chiede che di tale situazione si tenga conto nelle riflessioni sul futuro istituzionale dell'Unione e propone da parte sua che la funzione esercitata dall'Alto Rappresentante sia affidata ad un Vicepresidente della Commissione, incaricato delle relazioni esterne e della PESC e tenuto a riferire sia al Consiglio che al Parlamento europeo;

69.  ritiene che in attesa di un ulteriore chiarimento sia opportuno sviluppare, in cooperazione con la Commissione, la Cellula di programmazione e tempestivo allarme e integrarvi il Centro satellitare e l'Istituto per gli studi sulla sicurezza dell'UEO per consentirle di svolgere appieno il suo ruolo di prevenzione, di analisi e di programmazione quale descritto nell'Allegato 6 del trattato di Amsterdam;

L'organizzazione delle relazioni esterne

70.  ritiene che la ristrutturazione del settore delle relazioni esterne avviata dopo l'insediamento della nuova Commissione e che ha posto fine alla frammentazione geografica delle responsabilità tra diversi commissari, sia stato un elemento positivo, ma ripete nel contempo che l'ufficio di Alto Rappresentante per la PESC dovrebbe essere integrato in seno alla Commissione;

71.  sottolinea la necessità di una stretta cooperazione tra il Consiglio e la Commissione che rispetti le competenze di ciascuna delle Istituzioni, specialmente nell'attuazione di misure di prevenzione dei conflitti o di gestione della crisi, poiché è in gioco la credibilità della politica estera dell'Unione;

72.  ricorda il contributo fondamentale degli strumenti comunitari al conseguimento degli obiettivi della PESC e ritiene pertanto che sarebbe opportuno valorizzare maggiormente la nuova troika delineata nel trattato di Amsterdam, nel senso di una maggiore coerenza ed efficacia; ritiene pertanto che la Presidenza in carica del Consiglio debba associare, sistematicamente e a pari titolo come parte della troika, l'Alto Rappresentante e il Commissario incaricato delle relazioni esterne alle sue iniziative ed attività della PESC, in attesa della fusione delle loro rispettive funzioni;

73.  prende atto della riorganizzazione dei servizi esterni della Commissione incentrata su una maggiore responsabilità dei suoi funzionari ed agenti ed appoggia la riforma dell'aiuto esterno proposta dalla Commissione;

74.  chiede alla Commissione di trasmettergli, in vista della discussione annuale sulle politiche esterne dell'Unione, un documento che indichi l'aiuto globale dell'Unione europea, ripartito per paese e suddiviso tra aiuto comunitario e contributi degli Stati membri, e presenti un confronto con altri paesi terzi donatori; ritiene che detto documento dovrebbe evidenziare i risultati concreti conseguiti dall'aiuto comunitario e sottolineare le difficoltà riscontrate;

75.  rileva che gli Stati membri, come affermato in occasione del Consiglio informale di Evian, impiegano 40.000 diplomatici ripartiti in 1500 ambasciate; rileva che queste enormi risorse non vengono impiegate adeguatamente per gli interessi comuni;

76.  invita pertanto gli Stati membri a coordinare meglio l'azione delle loro ambasciate nei paesi terzi, che dovrebbero collaborare più strettamente con le delegazioni della Commissione; ritiene che queste ultime dovrebbero acquisire sempre più il carattere di ambasciate dell'Unione e rivestire un ruolo di coordinamento per i servizi diplomatici e consolari degli Stati membri, il che potrebbe avvenire mediante esperienze pilota;

77.  ritiene infine che l'istituzione di una Scuola diplomatica europea, come proposto nella succitata risoluzione del 5 settembre 2000 sulla diplomazia comune comunitaria, costituirebbe un passo positivo verso la creazione di una diplomazia comune al servizio della PESC;

Il Parlamento europeo, la PESC e la PECSD

78.  sottolinea la necessità di assoggettare ad un più rigoroso controllo parlamentare le attività di gestione delle crisi con mezzi civili e militari - in particolare nell'ambito delle missioni di Petersberg;

79.  rileva che a tale proposito esiste una chiara ripartizione delle competenze fra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali;

80.  ricorda in tale contesto la sua risoluzione del 15 giugno 2000 sulla creazione della PECSD in vista del Consiglio europeo di Feira(5) , e propone, nel quadro della PESC e della PECSD, di organizzare un incontro periodico tra i rappresentanti delle competenti commissioni dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo, in modo da esaminare congiuntamente con la Presidenza del Consiglio, l'Alto Rappresentante per la PESC e il Commissario incaricato delle relazioni esterne l'evoluzione delle due politiche; ritiene che sarebbe auspicabile far partecipare a tale incontro, a determinate condizioni, anche i parlamenti dei paesi candidati e dei paesi membri della NATO non membri dell'UE;

81.  attribuisce grande valore alla cooperazione del Parlamento europeo con l'Assemblea parlamentare della NATO;

82.  accoglie con favore il documento del Consiglio sugli aspetti principali e le scelte di base della PESC quale strumento di orientamento e di dialogo sulla PESC, ma deplora il fatto che tale documento sia l'unico sul quale il Parlamento viene consultato a norma dell'articolo 21 TUE; chiede segnatamente di essere consultato sulle strategie comuni in una fase preliminare, in modo che le sue opinioni siano debitamente prese in considerazione;

o
o   o

83.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti degli Stati membri.

(1)GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(2)GU C 279 dell'1.10.1999, pag. 218.
(3)"Testi approvati” in tale data, punto 4.
(4)"Testi approvati” in tale data, punto 9.
(5)"Testi approvati” in tale data, punto 5.


Politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione europea dopo Colonia e Helsinki
Risoluzione del Parlamento europeo sullo sviluppo della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione europea dopo Colonia e Helsinki (2000/2005(INI))
P5_TA(2000)0537A5-0339/2000

Il Parlamento europeo,

-  viste le proposte di risoluzione presentate da

   a)
Salvador Garriga Polledo, sulla creazione di un Corpo civile europeo di pace (B5-0361/1999 )
   b)
Jorge Salvador Hernández Mollar, sulla promozione delle relazioni con i paesi del Magreb in vista della sicurezza e della difesa europee (B5-0114/2000 )

-  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare l'articolo 17,

-  viste le decisioni relative all'Identità europea di sicurezza e di difesa (IESD) adottate al Consiglio dell'Atlantico del Nord di Berlino (1996) e in occasione dei Vertici dell'Alleanza atlantica svoltisi a Madrid (1997) e a Washington (1999),

-  viste le dichiarazioni adottate nel corso dei Consigli europei di Colonia (3-4 giugno 1999), Helsinki (10-11 dicembre 1999), Lisbona (23-24 marzo 2000) e Feira (19-20 giugno 2000) sull'instaurazione della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa (PECSD) nelle sue dimensioni civile e militare,

-  viste le riunioni dei Consigli dei ministri dell'UEO svoltesi a Porto il 15 e 16 maggio 2000 e a Marsiglia il 13 novembre 2000 per preparare il trasferimento di talune funzioni di tale organizzazione all'Unione europea,

-  visti i contributi annunciati dagli Stati membri dell'Unione europea in occasione della Conferenza di impegno delle capacità del 20 novembre 2000, a Bruxelles, nonché i contributi addizionali annunciati l'indomani da diversi paesi candidati all'adesione all'Unione europea nonché da paesi europei membri della NATO, ma non appartenenti all'Unione europea,

-  vista la Conferenza intergovernativa in corso e le discussioni sulle cooperazioni rafforzate,

-  viste le decisioni del Consiglio del 10 maggio 1999 riguardanti

   a)
le disposizioni per il miglioramento della cooperazione tra l'Unione europea e l'UEO (1999/404/PESC)(1) ,
   b)
le modalità pratiche per la partecipazione di tutti gli Stati membri ai compiti di cui all'articolo 17, paragrafo 2 del trattato UE per i quali l'Unione europea si avvale dell'UEO (1999/321/PESC)(2) ,

-  viste le decisioni del Consiglio del 14 febbraio 2000

   a)
decisione che istituisce il comitato politico e di sicurezza ad interim (2000/143/PESC)(3) ,
   b)
decisione che istituisce l'organo militare ad interim (2000/144/PESC)(4) ,
   c)
decisione relativa al distacco di esperti nazionali in campo militare presso il Segretariato generale del Consiglio per un periodo interinale (2000/145/PESC)(5) ,

-  vista la decisione del Consiglio del 22 maggio 2000 che istituisce un comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi (2000/354/PESC)(6) ,

-  vista la proposta della Commissione al Consiglio relativa a un regolamento che istituisce un dispositivo di reazione rapido (COM(2000)119 - C5-0272/2000 - 2000/0081(CNS) )(7) ,

-  vista la sua risoluzione del 15 maggio 1997 sulla comunicazione della Commissione "Le sfide cui deve far fronte l'industria europea legata al settore della difesa: contributo per un'azione a livello europeo” (COM(1996) 10 - C4-0093/1996 )(8) ,

-  vista la sua risoluzione del 28 gennaio 1999 sulla comunicazione della Commissione "Attuazione della strategia dell'Unione europea in materia di industria connessa con la difesa” (COM(1997) 583 - C4-0223/1998 )(9) ,

-  vista la sua risoluzione del 15 giugno 2000 sull'attuazione della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa in vista del Consiglio europeo di Feira(10) ,

-  vista la sua risoluzione del 6 settembre 2000 sulle priorità dell'UE in materia di azioni esterne(11) ,

-  visti gli emendamenti approvati da questo Parlamento il 16 novembre 2000 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2000) 30 - C5-0057/2000 - 2000/0032(COD) )(12) ,

-  visto l'articolo 163 del suo regolamento,

-  visti la relazione della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A5-0339/2000 ),

A.  considerando che l'Unione europea e i suoi Stati membri possiedono uno zoccolo di valori e di interessi comuni che devono proteggere in uno spirito di solidarietà reciproca,

B.  considerando che con la fine della guerra fredda la distinzione concettuale tra sicurezza e difesa tende a dissolversi e che una politica di sicurezza e di difesa implica il ricorso sia a mezzi civili sia a mezzi militari per prevenire e gestire le crisi che minacciano gli interessi e i valori di uno Stato o di un gruppo di Stati come l'Unione europea,

C.  ribadendo, per quanto riguarda il concetto di difesa nella sua accezione tradizionale, ossia quella territoriale, il fatto che la politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa (PECSD) non ambisce a fare concorrenza all'Alleanza atlantica che oggi resta il fondamento della difesa collettiva dei suoi membri o a allestire un esercito europeo permanente,

D.  constatando tuttavia che gli Stati membri sono legati da una solidarietà politica reciproca (articolo 11, paragrafo 2 del trattato UE) che in se stessa costituisce già un fattore di sicurezza per cui al momento opportuno la PESC garantirà anche le frontiere dei suoi Stati membri in quanto frontiere esterne dell'Unione,

E.  ricordando che la PECSD non intacca il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di ciascuno Stato membro né gli obblighi derivanti per taluni di loro dall'appartenenza alla NATO o all'UEO,

F.  sottolineando che il dibattito sulla sicurezza e la difesa europee iniziato a Pörtschach ha conosciuto un'accelerazione con l'intervento militare NATO in Kosovo provocando una presa di coscienza nei popoli dell'Unione europea della loro impotenza a risolvere le crisi di grande entità,

G.  constatando che tale conflitto ha messo in rilievo le lacune e le insufficienze dell'Unione europea e dei suoi Stati membri non solo per quanto riguarda la prevenzione delle crisi con mezzi civili, ma anche per quanto riguarda i loro mezzi e le loro capacità militari di gestione delle crisi,

H.  compiacendosi pertanto della pronta reazione dell'Unione europea che, attraverso le dichiarazioni dei Consigli europei di Colonia, Helsinki, Lisbona e Feira, ha fissato i principi e le modalità di una politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa (PECSD), incentrata principalmente sulla prevenzione, la gestione e l'uscita dalle crisi che minacciano la stabilità e la sicurezza internazionale,

I.  sottolineando che gli sforzi dell'Unione e dei suoi Stati membri per instaurare una credibile politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa mirano a rafforzare la PESC, in quanto l'Unione dovrà essere in grado di attuare la gamma completa dei suoi strumenti finanziari, diplomatici, civili e militari per raggiungere i suoi obiettivi e incidere in modo più efficace sullo svolgimento delle crisi internazionali, fermo restando che il ricorso ai mezzi militari deve rimanere una soluzione di ultima istanza,

J.  considerando altresì che l'ambizione mostrata dall'Unione europea attraverso la PESC e la PECSD di affermarsi come protagonista della vita politica internazionale contribuirà a rivitalizzare e a riequilibrare l'Alleanza atlantica nonché a ripartire in modo più equilibrato gli oneri e le responsabilità nel suo ambito, darà un contenuto concreto al concetto di Identità europea di sicurezza e di difesa (IESD) e costituirà un elemento importante della sicurezza mondiale,

K.  plaudendo alle decisioni già adottate da numerosi Stati membri per ristrutturare le proprie forze armate e dotarsi di attrezzature adeguate e talvolta comuni nella prospettiva dell'instaurazione della forza di reazione rapida europea decisa ai Consigli europei di Colonia e di Helsinki e di cui la Conferenza sugli impegni in materia di capacità costituisce la prima tappa concreta,

L.  insistendo affinché gli Stati membri compiano gli stessi sforzi per raggiungere gli obiettivi che si sono fissati in materia di gestione civile delle crisi, soprattutto allestendo una forza di polizia europea rapidamente mobilitabile e introducendo misure globali di prevenzione e gestione delle crisi, dotate di un finanziamento adeguato, destinate segnatamente a sostenere la società civile nelle zone di tensione,

M.  notando che sussistono lacune che dovrebbero essere colmate sia sul piano istituzionale sia su quello materiale se si vuole che l'Unione europea disponga entro il 2003 di una capacità credibile di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi,

N.  deplorando il fatto che l'instaurazione della PECSD continui senza un controllo parlamentare, in particolare senza che questo Parlamento sia associato alla sua definizione e insistendo altresì sulla necessità, per la PESCD, di essere soggetta al controllo parlamentare e alla responsabilità democratica dei parlamenti nazionali, per quanto riguarda i governi degli Stati membri,

O.  osservando segnatamente che i parlamenti nazionali, competenti per l'adozione dei bilanci della difesa degli Stati membri, non sono ancora in grado di avere una visione globale e coerente della PECSD,

P.  sottolineando l'importanza dei principi di trasparenza e di responsabilità in materia di politica della sicurezza e della difesa,

Q.  ricordando che un accordo fra il Parlamento europeo e il Consiglio è indispensabile per disciplinare l'accesso ai documenti di cui tratta la decisione del Consiglio 2000/527/CE del 14 agosto 2000(13) ,

1.  afferma che una politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa non costituisce un fine in sé, ma è uno strumento per perseguire gli obiettivi della politica estera dell'Unione e che può essere utilizzata solo per raggiungere obiettivi precisi, chiaramente definiti dal Consiglio in collegamento con la Commissione e con il sostegno di questo Parlamento;

2.  ribadisce pertanto che la PECSD allargherà le opzioni a disposizione dell'Unione nell'esercizio della sua politica estera;

3.  si compiace dell'ultima relazione della Presidenza sul rafforzamento della PECSD approvata al Consiglio europeo di Feira e impegna l'Unione europea a non allentare i propri sforzi e a proseguire lo sviluppo della PECSD nei suoi aspetti civili e militari, anche prendendo le decisioni di carattere politico e istituzionale indispensabili per renderla pienamente operativa;

4.  rileva infatti che la PECSD sarà veramente efficace solo se sarà diretta da un'autorità chiaramente designata, capace di coordinare l'insieme dei mezzi disponibili, siano essi civili o militari; ritiene peraltro che le nuove strutture, una volta create, dovranno essere soggette a una valutazione regolare;

5.  invita pertanto i prossimi Consigli europei a adottare le decisioni del caso affinché la PECSD divenga pienamente operativa nel 2003, come deciso al Consiglio europeo di Colonia;

6.  ribadisce che le crisi dovrebbero essere risolte innanzitutto attraverso il ricorso a mezzi civili; non esclude tuttavia il ricorso alla forza allorché la diplomazia abbia raggiunto i suoi limiti purché la sua utilizzazione avvenga in accordo con i principi fondamentali dell'Unione europea e delle costituzioni dei suoi Stati membri, nonché con quelli della Carta delle Nazioni Unite e dell'OSCE;

7.  sottolinea che, conformemente al diritto internazionale, l'uso della forza è subordinato ad un mandato specifico del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; consapevole tuttavia dei rischi di blocco all'interno di tale organismo, insiste sulla necessaria riforma delle istituzioni dell'ONU; in attesa di tali riforme e qualora non esista un mandato a causa di un blocco all'interno del Consiglio di sicurezza, ritiene che la comunità internazionale, di cui fa parte l'Unione europea, possa intervenire militarmente, in caso di emergenza, solo dietro appello espresso del Segretario generale delle Nazioni Unite;

8.  sottolinea l'esigenza per l'Unione europea di elaborare i principi e le basi giuridiche che l'autorizzano ad intervenire sia attraverso i mezzi civili sia ricorrendo ai mezzi militari, ovvero a una combinazione dei due, sul territorio di Stati terzi in crisi;

I. Sviluppo degli strumenti civili di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi

9.  approva gli orientamenti contenuti nella relazione di Feira per quanto riguarda il rafforzamento delle capacità dell'Unione europea quanto agli aspetti civili della prevenzione dei conflitti e della gestione della crisi in modo da:

   a)
prevenire lo scoppio o l'acuirsi dei conflitti,
   b)
consolidare la pace e la stabilità interna nei periodi di transizione,
   c)
assicurare una complementarità tra gli aspetti civili e militari della gestione delle crisi per coprire l'intero ventaglio dei compiti di Petersberg (missioni di carattere umanitario, compresa l'evacuazione di abitanti; missioni di mantenimento della pace; missioni di combattimento per la gestione delle crisi, comprese le missioni di ripristino della pace);

10.  appoggia l'obiettivo stabilito dagli Stati membri a Feira di fornire entro il 2003 attraverso una cooperazione volontaria una forza di polizia europea composta di 5000 poliziotti destinata a prevenire i conflitti o gestire le crisi, in quanto le unità militari non sono adatte alle operazioni di mantenimento dell'ordine; nota altresì che gli Stati membri si sono impegnati, per far fronte a situazioni di emergenza, a riunire, all'interno di tale obiettivo globale, un primo contingente di 1000 poliziotti entro 30 giorni;

11.  si compiace anche per la proposta della Commissione relativa alla creazione di un dispositivo finanziario di reazione rapida che consenta all'Unione di agire in casi di urgenza e impegna il Consiglio a adottare il relativo regolamento senza alcun indugio;

12.  sottolinea che tale diversificazione e il rafforzamento delle capacità di intervento dell'Unione europea nelle zone di crisi devono andare di pari passo con le azioni destinate a consolidarvi lo Stato di diritto, la democrazia, una società civile, un sistema giudiziario indipendente, l'amministrazione locale e il sistema economico, in modo da permettere un ritorno alla vita normale in tempi brevi e di garantire la sicurezza democratica nella zona interessata;

13.  invita la Commissione e il Consiglio ad occuparsi della prevenzione dei conflitti e a sviluppare un concetto operativo che faccia appello ai mezzi dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, della NATO, nonché a quelli di altri attori come l'ONU, l'OSCE e altre organizzazioni regionali, oltre che ai mezzi di comunicazione di massa e alla società civile;

14.  sottolinea a questo proposito che l'Unione europea dovrebbe cooperare anche con le strutture specializzate delle ONG;

15.  ritiene che la prima tappa dell'attuazione di una politica di prevenzione dei conflitti consista nello sviluppare le capacità di raccolta di notizie e informazioni dell'Unione europea nonché le sue capacità di analisi in modo da individuare i segnali precursori delle crisi;

16.  sottolinea che un tale orientamento presuppone:

   a)
la cooperazione leale di tutti gli Stati membri che devono mettere a disposizione dell'Unione tutti i mezzi di cui dispongono,
   b)
il rafforzamento dell'UPPAR (Unità di pianificazione della politica e di allarme rapido) che per il momento non dispone delle capacità umane e materiali sufficienti a portare a termine il suo compito di allerta rapida, senza parlare delle sue altre funzioni e
   c)
il rafforzamento dei servizi competenti del Consiglio e della Commissione, che devono mettere in comune le informazioni e le analisi di cui dispongono;

17.  sottolinea quindi che l'intervento preventivo deve essere adeguato alla natura della crisi da trattare e può implicare l'attuazione di un insieme di misure che vanno dalla pressione diplomatica ad azioni positive destinate a rafforzare la società civile, senza escludere le azioni coercitive che vanno dalle sanzioni politiche e economiche alla minaccia dell'uso della forza;

18.  ritiene necessario distinguere bene, ai fini della gestione delle crisi attraverso mezzi non militari, da una parte, le azioni puramente civili (come l'azione umanitaria, l'osservazione, la mediazione, la ricostruzione, ecc.) che potrebbero dipendere da un corpo civile europeo di pace e, dall'altra, le azioni di polizia che possono essere il preludio a una escalation nell'utilizzazione dei mezzi coercitivi o rientrare in una prospettiva post-bellica;

19.  ritiene indispensabile che gli organi deputati del Consiglio (Comitato per gli aspetti civili della gestione delle crisi, sala operativa, cellula/e di crisi) cooperino strettamente con quelli della Commissione (in particolare l'Unità di coordinamento delle crisi e ECHO) sotto l'egida di una autorità chiaramente designata in modo da evitare la dispersione degli sforzi e garantire l'efficacia dell'azione dell'Unione;

20.  ribadisce la richiesta contenuta nella sua precitata risoluzione del 15 giugno 2000 di fissare altri "grandi obiettivi comuni” oltre a quello relativo alla forza di polizia per quanto riguarda ad esempio i gruppi di specialisti nei settori dello Stato di diritto, del controllo delle elezioni, dell'osservazione delle situazioni, dell'aiuto umanitario e della protezione civile;

21.  invita infine la Commissione a procedere all'inventario degli strumenti civili esistenti o da creare in modo da prevenire le crisi, gestirle e uscirne nelle migliori condizioni;

22.  invita la Commissione, in collaborazione con il Consiglio, a redigere una relazione pubblica annuale sulla politica comunitaria di prevenzione dei conflitti, che elenchi le politiche adottate, gli strumenti utilizzati e i programmi finanziati, definisca i criteri per la loro valutazione e tragga da essi i debiti insegnamenti;

II. Sviluppo dei mezzi e delle capacità militari dell'Unione

23.  sottolinea che la guerra del Kosovo ha messo in luce la debolezza dei paesi europei incapaci di intervenire nelle crisi non solo per quanto riguarda i mezzi civili, ma anche sul piano delle capacità militari;

24.  ribadisce il suo sostegno al grande obiettivo fissato a Colonia e ad Helsinki di allestire entro il 2003 una forza di reazione rapida di 50.000 - 60.000 uomini mobilitabile in 60 giorni e dispiegabile per un anno, dotata degli appoggi aerei e navali necessari, che dovrebbe disporre di propri mezzi di comando, d'informazione e di pianificazione operativa;

25.  si compiace per i contributi annunciati dagli Stati membri, dai paesi candidati e dai paesi europei membri della NATO e non appartenenti all'UE in occasione della Conferenza di impegno delle capacità del 20 e 21 novembre 2000 al fine di perseguire tale obiettivo; invita l'Alto rappresentante per la PESC a riferire regolarmente sulle modalità con cui gli Stati interessati assolvono a tali impegni, al fine di consentire ai parlamentari europei e nazionali di vigilare sulla realizzazione della forza di reazione rapida europea;

26.  si rallegra della volontà manifestata dagli Stati membri di raggiungere questo ambizioso obiettivo riorganizzando in maniera adeguata le proprie forze armate;

27.  invita gli Stati membri a tener conto, nella loro politica di acquisizione, delle lezioni tratte dall'intervento NATO in Kosovo, dell'inventario redatto dall'UEO, dell'Iniziativa sulle capacità di difesa (ICD) della NATO e delle conclusioni della Conferenza sugli impegni in materia di capacità;

28.  sottolinea le debolezze e le carenze dei paesi europei nei settori delle comunicazioni, del comando, del controllo e dell'informazione (C3 I), della mobilità strategica (trasporto aereo pesante, rifornimento in volo), della raccolta delle informazioni, della capacità di penetrazione delle difese aeree nemiche, della capacità di attacco in ogni momento, di giorno come di notte, delle armi teleguidate di precisione e dei missili di crociera, come la guerra del Kosovo ha messo in rilievo;

29.  propone pertanto che in seguito alla Conferenza sugli impegni in materia di capacità gli Stati membri si sforzino di colmare le lacune in materia, come hanno appena fatto nel settore del trasporto aereo strategico (Airbus A400M) dei missili aria-aria (Méteor), dei missili di crociera (Scalp/Storm Shadow) e dei satelliti di riconoscimento e di navigazione;

30.  ritiene tuttavia che il consolidamento del processo di acquisizione di equipaggiamenti militari in Europa non possa procedere soltanto da progetti isolati o multilaterali e che, di conseguenza, rimanga da realizzare un importante sforzo comune di prospettiva e di pianificazione;

31.  propone pertanto che gli Stati membri procedano a una valutazione di lungo termine del loro fabbisogno distinguendo il breve termine (2003-2005), il medio termine (2010-2012) e il lungo termine (2020-2025), al fine di operare in tempo opportuno le scelte indispensabili in termini strategici, industriali e finanziari;

32.  constata che la creazione di una capacità di intervento rapido dell'Unione europea pone il problema della professionalizzazione degli eserciti degli Stati membri, direzione questa verso la quale alcuni di loro si sono già avviati, e afferma che spetta a ciascuno Stato membro decidere al riguardo in funzione delle sue tradizioni politiche e sociali e del ruolo che intende svolgere nella gestione delle crisi;

33.  ritiene indispensabile che gli Stati membri dell'Unione europea sviluppino capacità d'intervento aeronavale, basate sulle portaerei possedute da quattro Stati membri, tenuto conto dell'importanza delle vie di comunicazione marittima per il commercio dell'Unione e delle possibilità che queste offrono all'espletamento dei compiti di Petersberg, come hanno dimostrato le operazioni effettuate nei cieli dell'ex Jugoslavia; invita gli Stati membri interessati a ricercare, in occasione della sostituzione delle loro portaerei, l'interoperabilità in modo da poter disporre, in caso di bisogno, di una forza di intervento aeronavale coerente;

34.  chiede altresì che i paesi europei mettano in comune, in seno a task-forces ad hoc o nell'ambito di EUROMARFOR, che propone di rendere accessibile a tutti gli Stati membri, i loro mezzi di accompagnamento e di sostegno nell'ambito di operazioni aeronavali in modo da assicurare una sufficiente protezione alle portaerei europee;

35.  condivide l'idea di sviluppare mezzi adeguati nel settore del trasporto aeronavale, del rifornimento in volo, delle operazioni CSAR/RESCO(14) , del controllo dello spazio aereo (AEW&C(15) ) e quindi del controllo del campo di battaglia e della raccolta di informazioni via satellite, con aereo e mediante aeromobile senza pilota;

36.  constata che le forze che compongono attualmente l'UEO (FRUEO), nonché il Gruppo aereo europeo, faranno parte del catalogo di forze a disposizione dell'Unione europea e che potranno essere utilizzate per costituire la Forza di reazione rapida europea; chiede che queste diverse forze, che costituiscono esse stesse strumenti di cooperazione rafforzata, siano aperte agli Stati membri che desiderano integrarvisi;

37.  invita l'Unione europea a integrare l'accordo di trasporto aereo a lunga distanza concluso il 30 giugno 1997 tra l'UEO e l'Ucraina; ritiene che un accordo simile possa essere concluso con la Russia in modo da rafforzare le capacità di trasporto e di proiezione degli Stati membri;

38.  ricorda le sue precitate risoluzioni del 15 maggio 1997 e del 28 gennaio 1999 sulla cooperazione europea nel settore dell'industria della difesa e prende atto con soddisfazione dell'accordo quadro firmato il 27 luglio 2000 a Farnborough tra 6 Stati membri dell'Unione europea che faciliterà la ristrutturazione dell'industria della difesa in Europa, come richiesto nelle citate risoluzioni;

39.  chiede che i paesi candidati possano, ogni volta che ciò sia possibile, partecipare pienamente alle cooperazioni europee in materia di armamenti;

40.  rammenta tuttavia alle imprese del settore della difesa, agli Stati membri dell'Unione europea e ai paesi candidati che, nell'interesse della PECSD, le esportazioni di armi devono essere tenute sotto controllo e limitate;

41.  chiede che l'Unione europea si doti di un'autentica politica spaziale che copra gli aspetti civili e militari dell'utilizzazione dello spazio e riunisca i mezzi nazionali e multinazionali di cui dispone nel settore militare in seno a un comando spaziale comune dell'Unione europea (CoSCEU); ritiene tuttavia che questa nuova politica non dovrebbe avere lo scopo di piazzare armi in orbita, bensì di sviluppare mezzi di osservazione, di ascolto e di navigazione;

42.  si compiace, sotto questo profilo, del ravvicinamento operato il 16 novembre 2000 tra l'Unione europea e l'Agenzia spaziale europea con l'obiettivo di creare una strategia europea per lo spazio, che porrà l'accento sui sistemi di navigazione (Galileo) e di osservazione (iniziativa GMES: sorveglianza planetaria della sicurezza ambientale), in una prospettiva duale;

43.  a)ricorda che l'attuazione di una PESCD operativa richiede di aderire a una visione politica e di stabilire interessi comuni, ma sottolinea parallelamente che la sua efficacia poggia sull'acquisto da parte degli Stati membri di capacità d'intervento omogenee e sullo sviluppo di tecnologie di avanguardia; chiede, a tal fine, l'istituzione di una politica comune di ricerca in materia di difesa; ritiene che i centri di ricerca europei dovrebbero prendere in considerazione nei propri programmi gli aspetti inerenti alla difesa;

44.  ricorda che tutti questi sforzi volti a migliorare le capacità e i mezzi militari dell'Unione rimarranno insufficienti se quest'ultima non si doterà di una strategia di impiego della forza, essa stessa inclusa nella sua politica estera comune, e se le sue Istituzioni non verranno adeguate;

III. Questioni istituzionali connesse all'instaurazione di una politica europea comune di sicurezza e di difesa

45.  ricorda, per quanto concerne le strutture decisionali della PECSD, la sua precitata risoluzione del 15 giugno 2000 e auspica che l'Alto Rappresentante per la PESC presieda il COPS, che venga creato un Consiglio dei Ministri della difesa e che questi ultimi partecipino, in caso di necessità, al Consiglio "Affari Generali”;

46.  ribadisce le sue inquietudini sull'efficacia degli organi istituiti ad interim il 1º marzo 2000 nonché sulla coerenza, nella situazione attuale, delle azioni tanto civili quanto militari che l'Unione europea potrebbe decidere;

47.  sottolinea infatti che l'istituzione di questi nuovi organi non è accompagnata da un rafforzamento del potere di coordinamento e di impulso dell'Alto Rappresentante per la PESC, da una chiara ripartizione di ruoli di quest'ultimo e del Commissario incaricato delle relazioni esterne e da una perfetta coordinazione con tutti gli altri attori in modo da creare una catena di comando chiara che colleghi il livello in cui si prende l'iniziativa politica con quello dell'esecuzione sul terreno;

48.  reitera quindi la richiesta, espressa nella sua risoluzione del 13 aprile 2000 recante proposte per la Conferenza intergovernativa(16) , che, a tempo debito, le cariche di Alto rappresentante per la PESC e di Commissario responsabile delle relazioni esterne vengano unificate in quella di un vicepresidente della Commissione espressamente nominato;

49.  afferma pertanto che l'efficacia della PECSD è strettamente connessa al miglioramento del funzionamento della PESC e che a tal fine è altresì necessario che l'Unione disponga non solo della capacità di raccolta di informazioni, ma anche di quella di analisi; rileva che in applicazione delle decisioni adottate dal Consiglio dell'UEO il 13 novembre 2000 il Centro satellitare di Torrejon e l'Istituto di studi sulla sicurezza dell'UEO saranno trasferiti nel 2001 all'Unione europea sotto forma di agenzie; ritiene necessario, in tale occasione, definire con precisione il ruolo futuro di questi due organismi, affinché essi operino in particolare in appoggio all'UPPAR, le cui risorse umane dovranno essere rinforzate al fine di poter assolvere pienamente ai compiti di pianificazione e di analisi;

50.  auspica che il Consiglio europeo di Nizza istituisca gli organi definitivi della PECSD (COPS, comitato militare e Stato maggiore militare), ne definisca chiaramente le rispettive competenze e poteri decisionali e dia l'impulso necessario affinché il funzionamento della PESC in generale e della PECSD in particolare venga migliorato nel senso della rapidità e della chiarezza del processo decisionale;

51.  domanda che, a complemento dell'istituzione degli organi definitivi della PESCD, il Consiglio europeo di Nizza sancisca il principio, sulle basi del GAEO, dell'OAEO o ancora dell'OCCAR, di un'agenzia europea per gli armamenti assegnata al Comitato militare, incaricata di definire e gestire i programmi comuni di ricerca e pianificare le spese di investimento e acquisizione comuni;

52.  è dell'avviso che il Consiglio dovrebbe occuparsi degli aspetti finanziari della PECSD, in particolare mediante la previsione delle spese relative al trasferimento delle funzioni dell'UEO necessarie all'esecuzione dei compiti di Petersberg; ritiene peraltro che i costi relativi ai compiti di Petersberg dovrebbero essere ripartiti tra gli Stati membri sulla base del prodotto nazionale lordo e chiede che in tale ripartizione si tenga conto del contributo che ciascuno Stato membro dà, in mezzi civili e militari, all'esecuzione di detti compiti;

53.  chiede comunque che uno Stato che non desidera partecipare a un dato compito sia tenuto, in nome della solidarietà reciproca che lega gli Stati membri, a versare un contributo finanziario che verrà ripartito tra gli Stati partecipanti;

54.  ritiene infine che i compiti di Petersberg dovranno, a termine, essere finanziati dal bilancio generale dell'Unione europea, il che implicherà una revisione dell'articolo 28 del trattato UE e delle prospettive finanziarie;

55.  auspica che il Consiglio e gli Stati membri, in considerazione degli oneri inerenti all'introduzione della PECSD, non scartino a priori l'ipotesi di un rafforzamento dei mezzi finanziari dal momento in cui tale rafforzamento si renderà necessario per la credibilità dell'Unione, senza che comunque ciò rimetta in discussione le priorità sociali ed economiche dell'Unione e dei suoi Stati membri;

56.  auspica che questi sforzi di comunitarizzazione degli strumenti e delle capacità militari degli Stati membri nel quadro della PECSD portino a una razionalizzazione delle spese militari, la qualcosa potrà tradursi in economie di bilancio;

57.  sottolinea che un ulteriore sviluppo dei compiti militari non dovrà comportare in alcun caso una riduzione, da parte degli Stati membri, dei preziosi aiuti comunitari nei settori non militari, in particolare quelli che riguardano la gestione non militare delle crisi, i diritti umani e la democrazia, gli aiuti allo sviluppo e gli aiuti umanitari;

58.  constata che la cooperazione istituita tra l'Unione europea e la NATO funziona bene, come ha dimostrato la prima riunione congiunta del COPS e del Consiglio dell'Atlantico del Nord svoltasi il 19 settembre 2000;

59.  sostiene i principi guida e le modalità di associazione dei paesi candidati all'adesione e degli Stati europei membri della NATO che non fanno parte dell'UE alle missioni di gestione delle crisi intraprese dall'Unione europea, come convenuto al Consiglio europeo di Feira;

60.  rammenta in tale contesto:

   a)
che in caso di operazioni decise dal Consiglio dell'Unione europea che necessitino di un ricorso ai mezzi e alle capacità della NATO, gli Stati europei membri della NATO ma non dell'UE potranno associarvisi, se lo desiderino, e che dal momento della loro associazione avranno gli stessi diritti e gli stessi obblighi degli Stati membri dell'Unione europea, dalla pianificazione alla condotta, giorno per giorno, dell'operazione;
   b)
che in caso di operazioni decise dal Consiglio dell'Unione europea senza ricorso ai mezzi e alle capacità della NATO, gli Stati europei membri della NATO ma non dell'UE potranno essere invitati a partecipare all'operazione, con gli stessi diritti e gli stessi obblighi degli Stati membri dell'Unione europea, come indicato sopra; nota che lo stesso avverrà con ogni paese candidato all'adesione ed ogni altro Stato, come la Russia e l'Ucraina, che sia a ciò invitato dal Consiglio;

61.  si compiace, in questa prospettiva, degli impegni aggiuntivi di capacità che diversi Stati europei membri della NATO che non fanno parte dell'Unione europea hanno promesso, in occasione della Conferenza di impegno delle capacità, di mettere a disposizione dell'Unione nell'ambito dei compiti di Petersberg;

62.  rammenta che la Dichiarazione adottata a Washington il 23 aprile 1999 in occasione del Vertice dell'Alleanza atlantica ha stabilito il principio che l'Unione europea dovrebbe avere un accesso facilitato ai mezzi e alle capacità collettive della NATO per le operazioni nelle quali questa organizzazione non sarebbe impegnata militarmente nella sua qualità di alleanza, il che presuppone in particolare di garantire l'accesso alle capacità di pianificazione della NATO e di presumere la disponibilità di mezzi e di capacità della NATO che sarebbero preidentificati per l'utilizzazione da parte dell'Unione europea;

63.  constata che qualsiasi dichiarazione atta a suscitare dubbi in merito alla possibilità per l'Unione europea di ricorrere, se necessario, ai mezzi e alle capacità della NATO non potrebbe che incoraggiare a duplicare alcuni di tali mezzi e capacità, e che ciò non sarebbe nell'interesse di alcuna delle parti;

64.  constata che la riunione di Porto del Consiglio dei Ministri dell'UEO, così come quella di Marsiglia, ha aperto la via al trasferimento, all'Unione europea, delle funzioni dell'UEO necessarie alla realizzazione dei compiti di Petersberg e che ciò avrà ripercussioni sulla struttura di tale organizzazione nonché sul suo futuro, oltre al fatto che tale situazione induce a interrogarsi sul mantenimento del suo Trattato istitutivo; prende atto del piano di transizione adottato dal Comitato militare dell'UEO il 17 ottobre 2000 e che è inteso, durante il rafforzamento delle strutture permanenti dell'Unione europea, ad assicurare il mantenimento della capacità di gestione delle crisi; rileva che lo Stato maggiore dell'UEO, con la sua cellula di pianificazione e la sua sala operativa, scompariranno non appena verrà istituito nell'ambito dell'Unione europea il corrispondente organo definitivo;

65.  constata che due delle funzioni residue dell'UEO, vale a dire la reciproca assistenza (articolo V) e la cooperazione in materia di armamenti attraverso il GAEO, potrebbero formare oggetto di cooperazioni rafforzate se queste ultime, in esito alla CIG, copriranno anche il settore della sicurezza e della difesa;

66.  rileva che l'ultima funzione residua dell'UEO, cioè quella di fornire un forum di sicurezza allargato, comincia ad essere assunta dall'Unione in quanto quest'ultima ha deciso di procedere a contatti regolari con i paesi candidati e i membri europei della NATO non appartenenti all'UE;

67.  propone pertanto che il Trattato di Bruxelles modificato, concluso per la durata di 50 anni, venga denunciato secondo quanto previsto all'articolo XII, allorché le funzioni residue dell'UEO saranno esercitate dall'Unione europea, il che potrebbe comportare lo scioglimento di tale organizzazione per il 2004;

68.  invita le Istituzioni dell'Unione a assumere, nella prospettiva dello sviluppo della PECSD sotto i suoi aspetti civili, politico-militari e parlamentari e della riduzione delle attività dell'UEO, il personale di tale organizzazione - tanto quello del Segretariato generale quanto quello dell'Assemblea - per avvalersi delle loro competenze professionali;

IV. Dimensione parlamentare della PECSD

69.  ricorda la sua precitata risoluzione del 15 giugno 2000 sulla dimensione parlamentare della PECSD e deplora vivamente il fatto che tale dimensione rimanga assente dalle deliberazioni del Consiglio;

70.  ricorda in particolare la sua proposta di istituire, nell'ambito della PECSD e ispirandosi all'esperienza della COSAC, un organo interparlamentare europeo in materia di sicurezza e di difesa corrispondente al quadro allargato della sicurezza europea;

71.  afferma che tale dimensione parlamentare deve, in ogni caso, svilupparsi nell'ambito dell'Unione europea e che esso è in grado, con i suoi poteri attuali, di riprendere le funzioni di controllo esercitate dall'Assemblea dell'UEO;

72.  propone che l'articolo 21 del trattato UE che prevede l'obbligo per il Parlamento europeo di organizzare un dibattito annuale sull'attuazione della PESC venga modificato per includervi espressamente la PECSD e che, in questo ambito, il Consiglio gli riferisca i progressi realizzati nell'attuazione di tale politica, compreso tutto ciò che riguarda gli sforzi profusi dagli Stati membri per contribuire alla realizzazione dell'obiettivo fissato per il 2003;

73.  afferma in generale che sarebbe utile che la CIG adattasse le pertinenti disposizioni del Trattato per tener conto dell'esistenza della PECSD a fianco della PESC, il che consentirebbe di far risultare meglio le competenze dell'Unione e delle sue Istituzioni;

74.  deplora la decisione unilaterale del Consiglio del 14 agosto 2000 che disciplina in modo restrittivo l'accesso ai documenti e insiste affinché un accordo in materia sia stipulato fra il Parlamento e il Consiglio onde permettere il corretto funzionamento della PECSD, garantendo allo stesso tempo a questo Parlamento la possibilità di esercitare i diritti ad esso riconosciuti dal trattato;

75.  plaude alla cooperazione instauratasi con l'Assemblea parlamentare della NATO che fornisce un ambito nel contempo europeo e transatlantico in cui discutere questioni di sicurezza e di difesa;

76.  ritiene opportuno, nella fase attuale, adattare le sue strutture per tener conto dell'esistenza della PECSD e meglio controllarne l'evoluzione;

77.  propone pertanto di creare nel suo seno un'unità amministrativa specializzata che assisterà la sua commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa nei lavori relativi alla PECSD e agevolerà l'attività della delegazione incaricata delle relazioni con l'Assemblea parlamentare della NATO che dovrà acquisire lo status di delegazione permanente;

V. Relazioni transatlantiche

78.  sottolinea che gli sforzi dell'Unione europea per istituire la PECSD sono compatibili con lo sviluppo dell'Identità europea di sicurezza e di difesa (IESD) in seno alla NATO e vanno nella direzione dello stabilimento di un'autentica partnership in tutti i settori - politico, economico, militare - con gli Stati Uniti e il Canada;

79.  è consapevole del fatto che l'istituzione di una partnership equilibrata tra l'Unione europea e gli Stati Uniti nel settore della sicurezza e della difesa, e dunque della politica estera, presuppone una rivalutazione della posizione di ciascuno per far fronte a questa nuova sfida che modifica i ruoli adottati da ciascuno dei partner dal 1945;

80.  constata purtroppo che gli sviluppi avviati a Colonia e Helsinki non sono sempre percepiti nella giusta misura negli Stati Uniti e che perciò si impone un lavoro di informazione per evitare qualsiasi malinteso; propone pertanto che la delegazione della Commissione a Washington effettui, in stretto collegamento con la Presidenza dell'Unione e l'Alto Rappresentante per la PESC, un'opera d'informazione presso i responsabili politici americani; invita altresì la sua delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti ad affrontare regolarmente tale argomento con i parlamentari americani;

81.  reputa necessario che l'Unione europea e gli Stati Uniti, in quanto partner che condividono valori e interessi comuni, conducano un dialogo coerente sulle grandi questioni strategiche, come gli equilibri risultanti dai Trattati di disarmo, nonché sui grandi temi di politica e di sicurezza internazionale;

o
o   o

82.  auspica che gli istituti europei specializzati siano utilizzati per offrire ai funzionari europei assegnati alla PESCD la formazione indispensabile all'esercizio delle loro funzioni;

83.  invita la Commissione e il Consiglio a esaminare la possibilità di istituire, a livello di Unione, un Collegio della sicurezza europea incaricato di fornire una formazione europea comune ai responsabili civili e militari delle Istituzioni dell'Unione europea e dei suoi Stati membri, consentendo così l'emergere di una cultura comune nei settori della sicurezza e della difesa;

84.  reputa altresì indispensabile che l'Unione europea avvii una politica d'informazione nei confronti delle opinioni pubbliche degli Stati membri e dei paesi terzi situati alla sua periferia per spiegare la finalità della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa che essa si sforza di instaurare; è dell'avviso che tale compito dovrebbe incombere congiuntamente al Parlamento europeo, alla Presidenza del Consiglio, all'Alto Rappresentante per la PESC e alla Commissione;

85.  auspica l'organizzazione di un vasto dibattito democratico sulle questioni di sicurezza e di difesa europea, cui parteciperanno il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali; invita il Consiglio e la Commissione, nell'ambito delle rispettive competenze, ad elaborare un Libro bianco sulla sicurezza europea allo scopo di farsi un'idea comune dei rischi gravanti sul nostro continente a breve e medio termine, nonché di far emergere le linee di azione politica che permettano di orientare gli interventi civili e militari dell'Unione europea;

86.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, a quelli dei paesi candidati e dei membri europei della NATO non appartenenti all'UE, a quelli degli Stati Uniti e del Canada, al Consiglio, all'Assemblea e al Segretariato generale dell'UEO, nonché al Segretario generale della NATO, all'Assemblea parlamentare della NATO e al Consiglio di partenariato euro-atlantico.

(1) GU L 153 del 19.6.1999, pag. 1.
(2) GU L 123 del 13.5.1999, pag. 14.
(3) GU L 49 del 22.2.2000, pag. 1
(4) GU L 49 del 22.2.2000, pag. 2
(5) GU L 49 del 22.2.2000, pag. 3
(6) GU L 127 del 27.5.2000, pag. 1
(7) GU C 311 E del 31.10.2000, pag. 213
(8) GU C 167 del 2.6.1997, pag. 99
(9) GU C 128 del 7.5.1999, pag. 86
(10) "Testi approvati” in tale data, punto 5.
(11) "Testi approvati” in tale data, punto 9.
(12) "Testi approvati” in tale data, punto 5.
(13) GU L 212 del 23.8.2000, pag. 9
(14) Ricerca e salvataggio in combattimento (Combat Search and Rescue/Recherche et sauvetage en situation de combat).
(15) Sistema aerotrasportato di individuazione in lontananza e di controllo (Airborne Early Warning & Control System).
(16) "Testi approvati” in tale data, punto 7.


Afghanistan
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Afghanistan
P5_TA(2000)0538B5-0892/2000

Il Parlamento europeo,

-  vista la posizione comune del Consiglio relativa a misure restrittive contro i talibani, adottata il 15 novembre 1999 per dare attuazione alla risoluzione 1267/99 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

-  vista la posizione comune del Consiglio adottata il 24 gennaio 2000,

-  visto il regolamento (CE) n. 1880/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, che proroga la validità del regolamento (CE) n. 443/97 del consumo relativo alle azioni nel settore dell'aiuto alle popolazioni sradicate nei paesi in sviluppo nell'America latina e in Asia(1) ,

-  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Afghanistan,

-  vista la sua risoluzione del 5 ottobre 2000 sulla situazione in Afghanistan(2) , di cui conferma pienamente il tenore,

-  vista la proposta delle Nazioni Unite di avviare colloqui di pace aperti, accettati sia dal movimento dei talibani sia dall'Alleanza del nord guidata da Ahmed Shah Massoud,

-  vista la decisione della Commissione europea, del 26 ottobre 2000, di stanziare 3,9 milioni di euro per gli aiuti umanitari all'Afghanistan per continuare ad assistere 30.000 famiglie profughe,

A.  esprimendo viva preoccupazione riguardo alle offensive sferrate dai talibani durante l'estate, che hanno portato ad una recrudescenza dei combattimenti,

B.  sottolineando che durante i lunghissimi anni di conflitto il popolo afghano ha dovuto sopportare indicibili sofferenze e che gli ultimi combattimenti aggravano la situazione della popolazione civile già fortemente colpita dalla siccità che affligge tutta la regione,

C.  considerando che un milione di afghani è stato mutilato da mine terrestri,

D.  considerando che in Afghanistan incombe il pericolo della fame a causa della peggiore siccità degli ultimi 30 anni, e che si presume che l'Afghanistan sarà uno dei paesi maggiormente colpiti dall'attuale cambiamento climatico,

E.  considerando che milioni di sfollati vivono nei campi profughi o cercano di sottrarsi alle violazioni sistematiche e quotidiane dei diritti dell'uomo perpetrate dal regime dei talibani,

F.  esprimendo la propria preoccupazione per le informazioni secondo cui ultimamente decine di migliaia di rifugiati afghani sarebbero stati bloccati alla frontiera con il Pakistan e il Tagikistan,

G.  insorgendo contro le forme di repressione psicologica e fisica estreme cui sono state sottoposte le donne al momento della presa di potere da parte dei talibani nel 1996,

H.  denunciando i soprusi, la giustizia arbitraria e la politica discriminatoria nei confronti delle donne constatati nei territori controllati dai talibani,

I.  considerando l'analisi avveduta degli intellettuali musulmani, che denunciano l'interpretazione arbitraria e barbara della sharia da parte dei talibani e la violazione sistematica dei diritti dell'uomo più fondamentali,

J.  considerando che i talibani si sono rifiutati di consentire alle ONG di distribuire gli aiuti alla popolazione afghana senza distinzione tra i sessi e hanno espulso dette organizzazioni da Kabul,

K.  mettendo in guardia contro i rischi che comporta ogni forma di estremismo e di fondamentalismo,

L.  denunciando che, nonostante i progetti dell'UNDCP, la produzione di droga da parte dei talibani intesa a finanziare la guerra contro l'Alleanza del nord è aumentata in modo esponenziale,

M.  considerando che l'Unione europea non ha mai finanziato alcun programma dell'UNDCP per lo sviluppo di colture alternative in Afghanistan, giudicando che questo tipo di cooperazione finisce per favorire il regime talibano,

N.  denunciando l'apologia del terrorismo internazionale da parte dei talibani,

O.  considerando che le mire espansionistiche del regime dei talibani minacciano la pace e la stabilità nella regione,

P.  ricordando che l'Unione europea è il principale fornitore di aiuti umanitari dell'Afghanistan,

Q.  constatando peraltro che le popolazioni presenti nel territorio afghano non beneficiano in ugual misura dei programmi di aiuto umanitario d'urgenza,

R.  constatando che vi sono dubbi quanto all'efficacia della risoluzione delle Nazioni Unite e che sono stati fatti vari tentativi per aggirarne l'applicazione,

S.  convinto che nessuna soluzione militare può riportare la pace nel paese senza ulteriori considerevoli sofferenze per la popolazione,

T.  constatando che né il Consiglio né la Commissione hanno sinora precisato le loro intenzioni, nonostante le forti sollecitazioni da parte del Parlamento europeo,

1.  sostiene che l'ideologia oscurantista dei talibani è all'origine delle costanti violazioni dei diritti dell'uomo registrate in Afghanistan;

2.  condanna l'apartheid praticata dal regime dei talibani nel territorio afghano;

3.  condanna il sostegno che il regime dei talibani fornisce apertamente al terrorismo internazionale;

4.  condanna l'inaccettabile politica di discriminazione nei confronti delle donne messa in atto nei territori controllati dai talibani;

5.  condanna ogni ingerenza straniera negli affari afghani suscettibile di alimentare la guerra, e in particolare quella del Pakistan;

6.  invita i paesi confinanti con l'Afghanistan a tenere aperte le frontiere ai profughi afghani e invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE a fornire urgentemente aiuti finanziari ai paesi che li accolgono;

7.  ribadisce la propria intenzione di ricercare una soluzione politica che consenta di gettare le basi di un governo che rappresenti tutto il popolo afghano e di ripristinare la pace, la stabilità, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti dell'uomo;

8.  chiede ai talibani l'applicazione immediata e incondizionata della risoluzione 1267 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

9.  chiede al Consiglio di sicurezza di prendere tutte le disposizioni necessarie a fare applicare in modo efficace nonché a rafforzare la sua risoluzione, segnatamente per quanto attiene alle restrizioni aeree e al congelamento dei fondi dei talibani;

10.  invita il Programma delle Nazioni Unite per il controllo della droga a riconoscere l'inefficacia dei propri progetti sul territorio afghano e ad interrompere qualsiasi tipo di finanziamento diretto per la riconversione delle coltivazioni di papavero da oppio, anche a fronte di una triplicazione di tale coltivazione nel periodo d'implementazione dei suddetti progetti;

11.  chiede al Consiglio di sicurezza di imporre un embargo sulle vendite di armi ai talibani;

12.  chiede alle autorità pakistane di sospendere qualsiasi forma di aiuto militare destinato ai talibani, che sia a livello del comando, del reclutamento o dello spiegamento delle truppe, conformemente alle sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro l'Afghanistan; chiede altresì di vigilare alla protezione e all'uguaglianza nel trattamento delle donne e delle minoranze religiose;

13.  chiede al Consiglio di confermare che vuole effettivamente l'isolamento diplomatico del regime dei talibani;

14.  sollecita il Consiglio a rafforzare le misure di restrizione adottate nei confronti del regime dei talibani e dei suoi rappresentanti finché semineranno il terrore fra le popolazioni;

15.  sollecita il Consiglio ad adoperarsi per ricercare una soluzione di pace negoziata, coordinando le sue iniziative diplomatiche con i paesi vicini;

16.  invita gli Stati membri dell'UE a rifiutarsi di instaurare o di intrattenere relazioni economiche con il regime dei talibani, fatti salvi gli aiuti umanitari e, in questo contesto, esorta a rafforzare la cooperazione politica ed umanitaria con i paesi confinanti con l'Aghanistan, minacciati da atti di terrorismo fondamentalista sostenuti dai talibani;

17.  invita tutti gli Stati membri a fare uso della loro influenza sui paesi confinanti con l'Afghanistan, e in particolare sul Pakistan, affinché cessi qualunque ingerenza suscettibile di ostacolare la pace;

18.  invita il Consiglio ad adottare una nuova posizione comune adattata all'evoluzione della situazione, a testimonianza della sua volontà d'azione;

19.  chiede alla Commissione di prendere le necessarie misure umanitarie d'urgenza e di garantire che siano attuate con equilibrio in tutto il territorio afghano;

20.  esorta la Commissione ad inviare urgentemente un inviato incaricato di accertare in loco, presso tutte le parti in causa, le esigenze prioritarie delle popolazioni;

21.  chiede alla Commissione di esaminare il modo in cui si potrebbe installare rapidamente a Dušanbe un deposito di prodotti alimentari di prima necessità destinati alle popolazioni del nord;

22.  invita in modo particolare l'Unione europea e gli Stati membri a contribuire a creare delle zone sicure nelle province settentrionali, alle quali i talibani finora non sono riusciti ad estendere la loro influenza;

23.  chiede l'applicazione diretta del trattato di Ottawa nel territorio afghano e la messa in atto di un aiuto speciale dell'Unione europea inteso ad eliminare le mine antipersona in tutto il paese;

24.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, alle autorità dei talibani, al governo ufficiale dell'Afghanistan e ai governi di Pakistan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, India, Cina, Russia, Iran, Uzbekistan e Tagikistan.

(1)GU L 227 del 7.9.2000, pag. 1.
(2)"Testi approvati” in tale data, punto 11.


Partecipazione delle donne alla composizione dei conflitti armati
Risoluzione del Parlamento europeo sulla partecipazione delle donne alla risoluzione pacifica dei conflitti (2000/2025(INI))
P5_TA(2000)0539A5-0308/2000

Il Parlamento europeo,

-  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948, e la Dichiarazione e il Programma di azione di Vienna risultato della Conferenza mondiale sui diritti dell'uomo del 14-25 giugno 1993, in particolare i paragrafi I 28-29 e II 38 sullo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata in situazioni di conflitto armato,

-  viste la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 20 dicembre 1993, e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989,

-  viste la Convenzione dell'Assemblea generale contro la tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984, e la Dichiarazione 3318 dell'Assemblea generale sulla protezione delle donne e dei fanciulli nelle emergenze e nei conflitti armati del 14 dicembre 1974, in particolare il paragrafo 4, in cui si sollecita l'adozione di misure efficaci contro le persecuzioni, le torture, le violenze ed i trattamenti degradanti nei confronti delle donne,

-  vista la Risoluzione 1265 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla protezione dei civili nei conflitti armati del 17 settembre 1999, in particolare il paragrafo 14, il quale sancisce che il personale delle Nazioni Unite impegnato in azioni di pacificazione e di mantenimento della pace debba avere una formazione adeguata nel campo della legislazione sui diritti dell'uomo, comprese le disposizioni concernenti il genere,

-  viste la Risoluzione 3519 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla partecipazione delle donne al rafforzamento della pace e della sicurezza internazionale del 15 dicembre 1975, e la Dichiarazione 37/63 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla partecipazione delle donne alla promozione della pace e della cooperazione internazionale del 3 dicembre 1982, in particolare il paragrafo 12, concernente le misure concrete volte ad aumentare la rappresentanza femminile nelle azioni di pace,

-  visti la Dichiarazione e la Piattaforma d'azione di Beijing risultato della quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla donna del 4-15 settembre 1995, in particolare la cruciale sezione E sulle donne ed i conflitti armati, nonché il documento finale della Sessione speciale Beijing +5 delle Nazioni Unite su ulteriori azioni ed iniziative volte ad attuare la Dichiarazione e la Piattaforma di azione di Beijing del 5-9 giugno 2000, in particolare il paragrafo 13, concernente gli ostacoli alla partecipazione paritaria delle donne alle azioni di pacificazione, ed il paragrafo 124 relativo ad un equilibrio di genere 50/50 nelle missioni di pace e nei negoziati di pace,

-  visto il Tribunale penale internazionale istituito in virtù dello statuto di Roma del 1998, in particolare gli articoli 7 e 8 che definiscono lo stupro, la schiavitù sessuale, l'inseminazione forzata, la sterilizzazione forzata ed ogni altra forma di violenza sessuale come crimini di guerra e crimini contro l'umanità, anche come forma di tortura e grave crimine di guerra, a prescindere dal fatto che tali atti avvengano in modo sistematico o non metodico e che si verifichino nell'ambito di conflitti internazionali o interni,

-  visti le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i Protocolli aggiuntivi del 1977, in cui si sancisce che le donne devono essere tutelate contro lo stupro e ogni altra forma di violenza sessuale,

-  vista la Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, in particolare gli articoli 3 e 4, i quali vietano i trattamenti e le punizioni inumani, la tortura e la schiavitù,

-  vista la risoluzione del Consiglio europeo sull'integrazione della dimensione di genere nello sviluppo, del 20 dicembre 1995, in particolare il paragrafo 19, il quale sottolinea che una prospettiva di genere deve rivestire un ruolo fondamentale nelle operazioni di emergenza e nella prevenzione delle crisi,

-  visti la Dichiarazione e il Piano d'azione del Forum “Millennium” delle Nazioni Unite sul rafforzamento delle Nazioni Unite in vista del XXI secolo, del 26 maggio 2000, in particolare il paragrafo 11 della sezione B sulla formazione quanto agli aspetti di genere per tutti i membri del personale addetto al mantenimento della pace,

-  vista la sua risoluzione sulle donne nel processo decisionale del 2 marzo 2000(1) , in particolare il considerando I e il paragrafo 14 sulla partecipazione delle donne alle attività di mantenimento della pace, di pacificazione e di prevenzione dei conflitti,

-  vista la sua risoluzione del 13 aprile 1984(2) sull'applicazione della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei profughi, in particolare i paragrafi 1 e 2 sulla concessione dello status di profugo alle donne che rischiano trattamenti severi o inumani perché ritenute colpevoli di aver infranto le usanze sociali della società in cui vivono,

-  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 1992(3) sugli stupri di donne nell'ex Iugoslavia, in particolare il paragrafo 2, in cui si chiede che lo stupro venga riconosciuto come crimine di guerra e reato contro l'umanità,

-  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 1993(4) sugli stupri di donne nell'ex Iugoslavia, in particolare il paragrafo 14, in cui si sollecita un'adeguata assistenza medica per le donne vittime di stupri, e in particolare la messa a disposizione di strutture per l'interruzione della gravidanza, qualora questo sia il desiderio dell'interessata,

-  visti i documenti finali della sua audizione pubblica del 26-27 giugno 1995 sulle violazioni dei diritti dell'uomo specificamente attinenti al genere, e della sua audizione pubblica del 18 febbraio 1993 sullo stupro come crimine di guerra in Bosnia, in particolare il fatto che ambedue i documenti riconoscono l'importante cambiamento che lo status di profugo apporta alla vita di una donna, ed il fatto che il secondo di questi due documenti sollecita una compensazione finanziaria per le vittime di stupri nei conflitti armati,

-  visto l'articolo 163 del suo regolamento,

-  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0308/2000 ),

A.  considerando che la Convenzione di Ginevra non fa riferimento agli atti di violenza sessuale come ad un “reato grave” o come ad una specifica forma di tortura, il che rende ambiguo stabilire se la violenza sessuale sia sempre da considerare come crimine di guerra,

B.  considerando che le donne in particolari situazioni sviluppano forza, determinazione e flessibilità, riconoscono situazioni di abuso e sono disposte ad intraprendere iniziative per la propria famiglia e per la società, favorendo in tal modo cambiamenti positivi,

C.  considerando che la dichiarazione 3318 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla protezione delle donne e dei fanciulli nelle emergenze e nei conflitti armati è tecnicamente vaga, giacché non menziona la violenza sessuale o le esigenze specifiche delle profughe,

D.  considerando che quattro quinti dei profughi di tutto il mondo sono donne e bambini e che oggi il 90% delle vittime dei conflitti armati è rappresentato dalla popolazione civile, sostanzialmente donne e bambini,

E.  considerando che è stato dimostrato che lo stupro e la violenza sessuale sono fortemente diffusi nei campi profughi, ad esempio in Kenya e in Tanzania,

F.  considerando che l'uso dello stupro quale strumento di guerra è stato documentato nel corso della storia, e in quella più recente nell'ex Iugoslavia, in Sudan, in Liberia, in Uganda, in Perù, nello Sri Lanka, in Cambogia, in Somalia, nel Ruanda, nel Bangladesh nonché in altri conflitti,

G.  considerando che da un'ampia gamma di studi emerge che la mobilitazione di soldati uomini - sia delle fazioni in guerra che tra le forze di pace - contribuisce all'aumento della prostituzione intorno alle basi e ai campi militari, con il conseguente aumento della prostituzione infantile, e alla diffusione di malattie trasmissibili sessualmente,

H.  considerando che le fazioni armate nei conflitti in tutto il mondo, ad esempio in Liberia, Sierra Leone e Sudan, hanno catturato giovani donne e ragazze costringendole alla schiavitù sessuale,

I.  considerando che le donne stuprate nel corso di un conflitto spesso vengono stigmatizzate dalle rispettive comunità locali e non ricevono né prestazioni medico-sanitarie né un'assistenza psicologica post-traumatica,

J.  considerando che vari membri delle forze di pace provenienti dagli Stati membri dell'Unione europea sono stati congedati dalle missioni delle Nazioni Unite per aver commesso atti di violenza sessuale in Somalia e in Mozambico,

K.  considerando che soltanto quattro Stati membri dell'Unione europea - il Belgio, la Francia, l'Italia e il Lussemburgo - hanno ratificato lo Statuto di Roma, sui 60 Stati necessari per autorizzare l'istituzione del Tribunale penale internazionale (TPI),

L.  considerando che, a causa di un conflitto armato, del crollo dei sistemi socioeconomici e dei crescenti livelli di povertà, la tratta delle donne è un fenomeno in via di crescita nelle zone di conflitto,

M.  considerando che le iniziative femminili di pace sono spesso trasversali alle fazioni in guerra - come in Medio Oriente, Cipro e nell'Irlanda del Nord - e vengono spesso attuate con grandi rischi in zone di conflitto estremo - come in Sudan, nel Libano e in Russia,

N.  considerando che le donne sono spesso emarginate od escluse dai negoziati e dalle azioni diplomatiche volte a por fine ai conflitti armati, come è accaduto nel caso dei negoziati di pace, ad esempio, nel Burundi, in Tagikistan e più recentemente nel Kosovo,

O.  considerando che i diritti, le priorità e gli interessi delle donne sono spesso ignorati nel quadro dei negoziati formali di pace,

P.  considerando che è vitale la piena partecipazione delle donne al processo decisionale, alla prevenzione e risoluzione di conflitti e a tutte le iniziative di pace; considerando che la loro partecipazione alle missioni di mantenimento della pace ha assunto proporzioni significative soltanto negli Anni novanta e che la maggiore presenza di donne nei corpi civili, militari e di polizia che partecipano alle operazioni di mantenimento della pace ha determinato un miglioramento delle relazioni con le comunità locali, il che è essenziale per l'instaurazione di una pace sostenibile,

Q.  considerando che l'attenzione dei donatori durante la smobilitazione delle forze militari e delle fazioni in guerra generalmente si impernia sugli uomini, con il risultato che le donne spesso sono escluse dai programmi di aiuto e sviluppo connessi con la ricostruzione,

R.  considerando che le esigenze delle donne soldato - le quali spesso sono state stuprate ed usate come schiave, hanno subito gravidanze non desiderate, hanno contratto malattie veneree e/o l'AIDS - generalmente non sono tenute presenti nelle iniziative di smobilitazione,

S.  sottolineando che la pace sostenibile dipende per molti versi dalla partecipazione dell'intera comunità e dalla sua gestione del processo di pace - un processo che può essere legittimo soltanto se anche le donne vi partecipano su un piede di parità - e che il ruolo della comunità internazionale nel sostenere le reti della società civile che collegano le iniziative locali, nazionali ed internazionali riveste un'importanza cruciale per il processo di pace,

I. La tutela delle popolazioni colpite dalla guerra

1.  condanna lo stupro sistematico, l'inseminazione forzata, la schiavitù sessuale ed ogni altra forma di violenza basata sul genere in situazioni di conflitto armato;

2.  condanna gli abusi sessuali da parte di soldati impegnati nelle operazioni di mantenimento della pace;

3.  condanna l'uso di bambini soldato dei due sessi;

4.  invita gli Stati membri a compiere tutti i passi necessari per modificare l'articolo 147 del quarto Protocollo di Ginevra al fine di definire lo stupro, l'inseminazione forzata, la schiavitù sessuale, la sterilizzazione forzata e qualsiasi altra forma di violenza sessuale come gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra;

5.  invita gli Stati membri a ratificare lo statuto di Roma che autorizza l'istituzione di un Tribunale penale internazionale, il quale riconosca formalmente lo stupro, l'inseminazione forzata, la sterilizzazione forzata, la schiavitù sessuale e qualsiasi altra forma di violenza sessuale come crimini contro l'umanità e crimini di guerra, anche come forma di tortura e grave crimine di guerra, a prescindere dal fatto che tali atti avvengano in modo sistematico o non metodico;

6.  invita gli Stati membri ad intraprendere un'azione presso la Commissione delle Nazioni Unite per lo status delle donne e a caldeggiare l'aggiornamento della formulazione della Dichiarazione sulla protezione delle donne e dei fanciulli nelle situazioni di crisi e nei conflitti armati al fine di includere le violenze sessuali e le specifiche esigenze delle rifugiate;

7.  invita gli Stati membri ad intervenire presso le Nazioni Unite per garantire la nomina di un Relatore speciale sulle donne nelle situazioni di conflitto armato;

8.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare dal punto di vista del genere le sue iniziative connesse alla pace e alla sicurezza, e a tale scopo:

   a)
a fornire una formazione sugli aspetti di genere della risoluzione dei conflitti e della pacificazione al personale impegnato in operazioni riguardanti conflitti presso la sede centrale e negli uffici esterni,
   b)
ad utilizzare la competenza locale in materia di genere presso gli uffici esterni,
   c)
a promuovere la ricerca sullo sviluppo della violenza basata sul genere durante e dopo i conflitti armati,
   d)
ad adoperarsi, in una fase iniziale della formazione del personale militare, affinché il rispetto per le donne sia dato per scontato e nell'ambito dell'esercito predomini una mentalità favorevole alle donne,
   e)
a garantire che facciano parte di tali iniziative le azioni contro la tratta delle donne nelle zone colpite da conflitti;

9.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad incorporare una prospettiva di genere nella pianificazione dei campi profughi istituiti con la loro partecipazione finanziaria, e a tale scopo:

   a)
ad assicurarsi che tutte le iniziative da loro finanziate siano conformi agli accordi e alle norme internazionali concernenti le donne rifugiate, come gli orientamenti dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati sulla protezione delle profughe e sulla prevenzione e la reazione alla violenza sessuale contro le profughe,
   b)
a proteggere dall'eventuale violenza sessuale le donne e i bambini profughi e sfollati all'interno di uno stesso Stato, adottando misure preventive già al momento del loro inserimento nei campi,
   c)
a garantire il diritto delle donne rifugiate all'autodeterminazione, fornendo loro adeguate opportunità economiche e pari rappresentanza in seno ai comitati di profughi e agli altri organi decisionali nei campi profughi,
   d)
a garantire condizioni sicure per il rientro delle donne e delle ragazze che ritornano alle regioni geografiche di origine;

10.  esorta la Commissione e gli Stati membri a stanziare risorse finanziarie sufficienti affinché le vittime di stupri e di violenze sessuali in regioni afflitte da scontri armati possano beneficiare di assistenza psicologica post-traumatica e scegliere di interrompere la gravidanza o partorire in modo discreto, e affinché le vittime di tali crimini possono beneficiare di protezione;

11.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad accantonare una determinata percentuale del finanziamento di 216 milioni di euro a favore dei profughi per la formazione di responsabili dei centri di accoglienza, agenti di polizia e membri del personale sanitario, al fine di soddisfare le esigenze specifiche delle donne rifugiate;

12.  esorta gli Stati membri ad introdurre una prospettiva di genere nelle loro politiche in materia di profughi, e a tale scopo:

   a)
a concedere lo status provvisorio di profugo, a determinate condizioni, alle donne che sono state stuprate o che hanno subito altre forme di violenza sessuale durante un conflitto armato, un'occupazione e/o un passaggio,
   b)
a fornire alle vittime di stupri un trattamento post-traumatico e l'aiuto concreto di cui al paragrafo 14 della sua precitata risoluzione dell'11 marzo 1993 sugli stupri di donne nell'ex Iugoslavia,
   c)
a garantire che i centri di raccolta/accoglienza per i profughi dispongano di strutture separate per uomini e donne non imparentati, e nel contempo che alle sezioni femminili venga assegnato personale sensibilizzato sotto il profilo del genere;

II. Azioni internazionali volte a prevenire e a risolvere i conflitti armati

13.  esorta gli Stati membri a promuovere la pari partecipazione delle donne alla risoluzione diplomatica dei conflitti e alle iniziative di ricostruzione a tutti i livelli, e a tale scopo:

   a)
ad assumere un maggior numero di donne nei servizi diplomatici degli Stati membri,
   b)
a fornire alle donne presenti nei corpi diplomatici degli Stati membri una formazione concernente competenze in materia di negoziazione, agevolazione e mediazione, creando ruoli di donne qualificate per incarichi connessi alla pace e alla sicurezza,
   c)
a nominare un maggior numero di donne ad incarichi diplomatici internazionali, in particolare a posizioni di alto livello (rappresentanti speciali delle Nazioni Unite, commissioni di pace, missioni di inchiesta, ecc.),
   d)
ad aumentare la percentuale delle donne presenti nelle delegazioni alle riunioni nazionali, regionali ed internazionali concernenti la pace e la sicurezza, nonché nelle équipes incaricate dei negoziati formali di pace,
   e)
ad imporre alle missioni diplomatiche internazionali di pace di consultarsi sistematicamente con i gruppi e le organizzazioni civili di donne per la pace, garantendo che i loro problemi e le loro priorità siano tenuti presenti nel quadro del processo ufficiale di pace;

14.  esorta il Consiglio e gli Stati membri a promuovere la sensibilizzazione quanto al genere nelle operazioni di pace, sicurezza e ricostruzione a cui essi partecipano, e a tale scopo:

   a)
a fare dell'analisi di genere un elemento automatico della pianificazione e dell'esecuzione degli interventi esterni, esaminando specificamente la misura in cui l'emarginazione sociale, economica e politica delle donne aumenta a seguito di un conflitto, nonché le opportunità per migliorare la posizione delle donne a seguito del mutamento della situazione,
   b)
a garantire che tutto il personale militare - maschile così come femminile - e specificamente il personale addetto alle operazioni di pacificazione, mantenimento e imposizione della pace abbia una formazione esauriente quanto agli aspetti di genere,
   c)
a far sì che magistrati e osservatori dei diritti dell'uomo accompagnino le forze di mantenimento della pace per garantire il rispetto del diritto internazionale;

15.  sottolinea che gli attuali conflitti richiedono sempre più una gestione non militare delle crisi, il che significa che i tutori della pace devono dimostrare nuove capacità non militari, con un conseguente miglioramento delle opportunità per le donne, ed invita pertanto gli Stati membri ed il Consiglio:

   a)
ad inserire le donne in tutti i posti connessi alle azioni di riconciliazione, mantenimento e imposizione della pace, pacificazione nonché prevenzione dei conflitti - comprese le missioni di inchiesta e di osservazione - a cui partecipino gli Stati membri,
   b)
a garantire che le donne che partecipano alle operazioni di mantenimento della pace siano vincolate dalle norme delle Nazioni Unite e dai principi internazionali relativi ai diritti dell'uomo, e non da restrizioni locali discriminatorie,
   c)
a promuovere l'utilizzo di équipes d'inchiesta e di assistenza interamente femminili per reagire alla violenza sessuale e ad altre situazioni, qualora il contesto culturale lo richieda;

16.  sottolinea che la risoluzione di conflitti profondamente radicati presenta un'occasione senza eguali per creare il quadro di una società democratica e paritaria e, a tale scopo, invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la protezione costituzionale della parità delle donne nella progettazione degli accordi di pace,

III. Partecipazione della società civile alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti armati

17.  fa osservare che la maggior parte delle donne sono tradizionalmente associate alla non violenza e che la loro stessa esistenza e i loro sistemi di valori si identificano con la protezione della vita, il dialogo, la riconciliazione, la trattativa, e la risoluzione pacifica dei contrasti, valori che possono costituire una soluzione alternativa all'attuale cultura della forza e fondarne una nuova, la cultura della pace, della salvaguardia del dialogo a tutti i livelli, dell'equa ripartizione delle risorse nel mondo e del rispetto di qualsiasi differenza, di razza, religione o politica;

18.  sottolinea l'importanza della partecipazione attiva della comunità locale nel processo di pace e di riconciliazione, ed invita gli Stati membri e la Commissione:

   a)
a promuovere la creazione ed il rafforzamento delle organizzazioni non governative, comprese le organizzazioni delle donne, impegnate nella prevenzione dei conflitti, nella pacificazione e nell'opera di ricostruzione,
   b)
intervenire a favore della sensibilizzazione delle organizzazioni di donne in materia di risoluzione non violenta dei conflitti;

19.  invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere sistematicamente la partecipazione delle donne al processo ufficiale di risoluzione dei conflitti e, a tale scopo:

   a)
ad incoraggiare le fazioni in lotta ad includere donne nelle loro delegazioni ai negoziati di pace,
   b)
a garantire che le disparità di genere e le relative ripercussioni vengano discusse sistematicamente in ciascun ambito negoziale,
   c)
a garantire che il processo di pace sia profondamente radicato, chiedendo che le fazioni in lotta includano rappresentanti della società civile nelle loro delegazioni ai negoziati di pace,
   d)
a sostenere la sensibilizzazione del pubblico lanciando campagne e dibattiti circa i contenuti dei negoziati di pace;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le donne, le quali di solito sono le più vulnerabili e spesso hanno un ruolo fondamentale nella ricostruzione delle rispettive società, non siano emarginate da inadeguate iniziative di smobilitazione e ricostruzione e, a tale scopo:

   a)
a promuovere una discussione pubblica sugli abusi basati sul genere nelle regioni che escono da un conflitto, al fine di evitare il ripetersi della violenza,
   b)
a garantire che tanto le donne quanto gli uomini beneficino delle iniziative di ricostruzione, e in particolare che le donne ex combattenti non siano escluse o danneggiate dai programmi di smobilitazione,
   c)
a destinare una determinata percentuale dei fondi per la smobilitazione e la ricostruzione al conferimento di potere politico ed economico alle donne,
   d)
a prestare particolare attenzione alle esigenze specifiche di riabilitazione delle ragazze soldato nel quadro delle iniziative di smobilitazione;

21.  invita la Commissione e il Consiglio ad informare il Parlamento a scadenza annuale in merito ai progressi, ai programmi e alle iniziative adottati in seguito alla presente risoluzione;

22.  invita il Consiglio, la Commissione e il Segretario generale dell'ONU ad includere in tutte le iniziative connesse alla pace e alla sicurezza un capitolo che contempli gli aspetti connessi al genere;

o
o   o

23.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Segretario generale dell'ONU.

(1) "Testi approvati” in tale data, punto 7.
(2) GU C 127 del 14.5.1984, pag. 137.
(3) GU C 21 del 25.1.1993, pag. 158.
(4) GU C 115 del 26.4.1993, pag. 149.


Normalizzazione del lavoro domestico
Risoluzione del Parlamento europeo sulla normalizzazione del lavoro domestico nell'economia informale (2000/2021(INI))
P5_TA(2000)0540A5-0301/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto l'articolo 137, par. 1, quinto trattino, del trattato di Amsterdam,

-  vista la Convenzione dell'OIL C 177 sul lavoro a domicilio,

-  vista la Classificazione internazionale tipo delle professioni (CITP)88 dell'Ufficio internazionale del lavoro,

-  vista la sua risoluzione del 4 novembre 1999 sul progetto di relazione comune sull'occupazione 1999 della Commissione (SEC(1999)1386 - C5-0215/1999 )(1) ,

-  vista la sua risoluzione del 21 settembre 2000 sulla comunicazione della Commissione sul lavoro sommerso (COM(1998) 219 - C5-0566/1998 -1998/2082(COS) )(2) ,

-  visto l'articolo 163 del proprio regolamento,

-  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0301/2000 ),

A.  considerando che la nozione di lavoro domestico non è definita,

B.  considerando che sul mercato del lavoro la presenza femminile registra un aumento costante,

C.  considerando la difficoltà di valutare l'entità dell'economia sommersa e del lavoro domestico irregolare,

D.  considerando le importanti ripercussioni del lavoro non dichiarato sui conti dello Stato, nonché sui redditi degli abitanti,

E.  considerando la natura stessa del lavoro domestico che si presta più facilmente ad orari flessibili, addirittura frammentati, distribuiti fra più datori di lavoro, in cambio di un corrispettivo minimo, il più delle volte non dichiarato,

F.  considerando la quantità di nuclei familiari in cui padre e madre sono occupati a tempo pieno,

G.  considerando l'aumento delle famiglie monoparentali,

H.  considerando l'aumento della domanda di lavoro domestico a seguito dei cambiamenti prodottisi nella situazione familiare, nelle condizioni di lavoro, nell'impiego del tempo e negli interessi sia degli uomini che delle donne,

I.  considerando che tale domanda registra un aumento continuo, come del resto avviene nel caso del fenomeno del lavoro nero,

J.  considerando l'aumento del numero di persone anziane che vivono sole e che hanno bisogno di aiuto a domicilio,

K.  considerando la disparità, o addirittura la mancanza, di una regolamentazione sul lavoro domestico in taluni Stati membri,

L.  considerando che, anche a livello delle missioni diplomatiche, i datori di lavoro abusano regolarmente del loro status nei confronti del personale,

M.  considerando la necessità di un quadro giuridico specifico che consenta a tutti i collaboratori domestici di beneficiare della protezione di una legislazione del lavoro e dei diritti soggettivi da essa risultanti,

N.  considerando gli encomiabili sforzi effettuati da taluni Stati membri che hanno creato organismi locali o regionali per regolare l'offerta e la domanda di lavoro domestico,

O.  considerando l'esperienza francese e belga degli assegni servizio impiego,

P.  considerando il fenomeno delle ingenti migrazioni di donne,

Q.  considerando la grande quantità di migranti donne occupate in qualità di collaboratrici domestiche,

1.  chiede una definizione di portata europea del lavoro domestico,

2.  chiede agli Stati membri di redigere e di aggiornare regolarmente le statistiche sul fenomeno del lavoro nero domestico per poter disporre di un quadro più preciso delle dimensioni del problema;

3.  chiede agli Stati membri di procedere a uno studio più approfondito sul lavoro domestico non dichiarato, nonché sui suoi costi e le sue ripercussioni sui conti dello Stato, sul mercato del lavoro e sui privati;

4.  chiede che tale attività sia riconosciuta come una professione a tutti gli effetti;

5.  ritiene che il settore del lavoro domestico rientri in linea di principio nel campo di applicazione delle direttive esistenti in materia di occupazione e di lavoro e debba usufruire di futuri orientamenti generali, da includersi in quelli per l'occupazione, che si traducano in una regolamentazione europea sui diritti sociali del lavoratore, in una regolazione dell'offerta e della domanda nel settore, nell'accesso alla formazione e nel cofinanziamento delle spese da parte del potere pubblico;

6.  chiede che, in sede di elaborazione di direttive e di altri testi legislativi al riguardo, sia tenuto conto della situazione lavorativa e dei rapporti lavorativi specifici dei collaboratori domestici, segnatamente della loro posizione isolata e delle loro relazioni atipiche con il datore/i datori di lavoro;

7.  invita gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali nell'applicazione degli orientamenti generali nel settore del lavoro domestico;

8.  raccomanda agli Stati membri di adottare le seguenti misure per migliorare l'immagine del lavoro domestico e migliorare lo status della professione:

   -
definizione delle mansioni da svolgere, quantificazione e limitazione chiare del numero massimo delle ore lavorate,
   -
copertura sociale generale relativa a tale professione che tenga conto della varietà delle mansioni e dei pericoli che talune di esse possono rappresentare e consenta al lavoratore di beneficiare a suo tempo di prestazioni sociali e di altri diritti, segnatamente una pensione rispettabile,
   -
creazione dei presupposti per posti di lavoro di qualità, mediante l'organizzazione di azioni di formazione professionale,
   -
creazione di strutture di assistenza che favoriscano l'inserimento sociale del lavoratore,
   -
campagne di sensibilizzazione e di informazione per i lavoratori e i datori di lavoro sui loro diritti e i loro doveri;

9.  raccomanda agli Stati membri di definire un inquadramento al fine di strutturare l'organizzazione del mercato del lavoro domestico retribuito ad esempio tramite imprese di servizi domestici, ONG e agenzie locali per l'occupazione;

10.  raccomanda l'adozione delle seguenti misure a livello nazionale per lottare contro la crescente quantità di lavoro nero nel settore:

   -
adeguamento dei prezzi e dei costi alle possibilità finanziarie dei privati,
   -
semplificazione delle formalità amministrative concernenti le dichiarazioni di assunzione a carico dei privati,
   -
sgravi fiscali sul lavoro domestico per ridurre la disparità dei costi fra lavoratori in nero e lavoratori dichiarati;

11.  sottolinea l'importanza di conformarsi, in tutti gli Stati membri, al principio secondo il quale ogni rapporto di lavoro deve essere dichiarato;

12.  sottolinea l'importanza di informare i lavoratori e i datori di lavoro circa i loro diritti e doveri nell'ambito del rapporto di lavoro;

13.  sottolinea l'importanza di sviluppare il dialogo sociale settoriale, in quanto livello negoziale più prossimo alla realtà e perciò più adatto a proporre misure di lotta al lavoro non dichiarato, nonché a creare nuovi posti di lavoro duraturi e insiste altresì sulla necessità di far rientrare il lavoro domestico nel quadro generale del diritto del lavoro e dei relativi contratti di categoria;

14.  raccomanda la creazione di centri specializzati per migranti donne, in grado di fornire la necessaria assistenza psicologia e psichica in caso di violenze psichiche, fisiche o sessuali, nonché per avviare una pratica nel quadro della procedura di regolarizzazione del loro permesso di soggiorno temporaneo; raccomanda altresì che sia fornita assistenza in termini di provvedimenti giuridici contro le persone che hanno esercitato un'oppressione sessuale e psicologica contro le donne;

15.  raccomanda inoltre la distribuzione, effettuata dai centri di assistenza, di prospetti che forniscano tutte le informazioni e gli indirizzi utili nel contesto del loro soggiorno nello Stato membro;

16.  ritiene che, nell'ambito del riconoscimento del lavoro domestico quale settore professionale, le migranti donne debbano avere il diritto di ottenere regolari permessi di lavoro;

17.  raccomanda che gli organi competenti degli Stati membri affrontino in modo esaustivo la situazione specifica dei migranti che lavorano come collaboratori domestici;

18.  invita gli Stati membri a subordinare il rilascio di visti per il personale domestico dei diplomatici al rispetto di un livello minimo di condizioni di lavoro;

19.  incarica la propria Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle parti sociali e all'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

(1) GU C 158 del 7.6.2000, pag. 43.
(2) "Testi approvati” in tale data, punto 13.


Riforma della Commissione: aspetti di bilancio
Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro bianco sulla riforma della Commissione (aspetti che riguardano la commissione per i bilanci) (COM(2000) 200 - C5-0447/2000 - 2000/2217(COS) )
P5_TA(2000)0541A5-0327/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto il Libro bianco sulla riforma della Commissione (COM(2000) 200 - C5-0447/2000 ),

-  visto il trattato CE e in particolare l'articolo 274,

-  vista la lettera rettificativa n. 1/2001 al progetto preliminare di bilancio 2001 (12071/2000 C5-0518/2000 ),

-  visto l'Accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(1) ,

-  vista la prima e la seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti, volume I e II: analisi delle pratiche vigenti e proposte mirate a risolvere i problemi di cattiva gestione, di irregolarità e di frode,

-  vista la propria risoluzione del 23 marzo 1999 sul documento di lavoro della Commissione sulla revisione del regolamento finanziario (SEC(1998)1228 C4-0689/1998 )(2) ,

-  vista la propria risoluzione del 19 gennaio 2000 recante le osservazioni sul seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione(3) ,

-  visto l'articolo 47, paragrafo 1 del suo regolamento,

-  viste le sue altre risoluzioni del 30 novembre 2000 sul Libro bianco sulla riforma della Commissione(4) ,

-  vista la relazione della commissione per i bilanci (A5-0327/2000 ),

A.  considerando che numerose disfunzioni e una cattiva gestione sono state all'origine delle dimissioni della Commissione nel marzo 1999 e che occorre ripristinare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee,

B.  considerando che spetta alle Istituzioni nel loro insieme partecipare attivamente al processo di riforma della Commissione nel quadro dei poteri conferiti a ciascuna di esse dal trattato,

C.  considerando che, in base al trattato (articolo 274), la Commissione cura l'esecuzione del bilancio sotto la propria responsabilità e che di conseguenza deve mettere le proprie risorse al servizio delle priorità politiche fissate dal Parlamento e dal Consiglio in quanto autorità di bilancio,

D.  considerando che nel corso degli ultimi anni e a seguito delle difficoltà incontrate nell'esecuzione dei programmi, specialmente esterni, il Parlamento ha invitato la Commissione a procedere a una valutazione globale delle sue risorse umane, allo scopo di consentire all'autorità di bilancio di identificare le cause dei ritardi nei pagamenti e le eventuali esigenze supplementari,

E.  considerando che le prospettive finanziarie per il periodo 2000-2006 impongono massimali per ciascuna categoria di spese,

F.  considerando che la riforma implicherà un gran numero di decisioni legislative e di bilancio specifiche sulle quali il Parlamento si pronuncerà caso per caso, in conformità con le procedure vigenti,

G.  considerando che la consultazione del Parlamento sul Libro bianco dovrebbe pertanto costituire l'occasione per esprimere dei principi che, ben lungi dal voler ledere l'autonomia di organizzazione interna della Commissione, siano intesi a consentirle di svolgere il proprio ruolo nell'ambito dell'equilibrio istituzionale sancito dai trattati,

Capitolo II - Una cultura fondata sul servizio

1.  ricorda l'impatto diretto che certamente avrà una migliore organizzazione della Commissione, non soltanto per un impiego ottimale delle risorse umane, ma anche per quanto riguarda l'esecuzione degli stanziamenti;

2.  è del parere che il Parlamento detenga una particolare responsabilità nei confronti dei cittadini, debba farsi garante del buon funzionamento del servizio pubblico europeo e, in quanto ramo dell'autorità di bilancio, debba vigilare sul buon impiego dei fondi pubblici messi a disposizione dell'Unione e tradurre le proprie priorità politiche nelle spese che autorizza;

3.  ribadisce la propria intenzione di apportare un solido appoggio alla Commissione nei suoi sforzi di riforma e di modernizzazione, nel rigoroso rispetto dell'equilibrio istituzionale previsto dai trattati;

4.  è del parere che la riforma non possa limitarsi a una ponderazione matematica tra compiti e risorse, né a una operazione cosmetica delle procedure, ma debba contribuire al consolidamento del processo di integrazione europea attraverso una riorganizzazione in profondità delle strutture e dei metodi, in modo che la Commissione onori pienamente le proprie responsabilità, particolarmente in materia di gestione, e possa garantire l'impiego ottimale delle risorse finanziarie messele a disposizione dall'autorità di bilancio;

5.  appoggia gli sforzi a favore dello sviluppo di una nuova cultura orientata verso i risultati e verso criteri di efficacia, purché si tenga conto delle esigenze di taluni compiti per i quali il rapporto costi/benefici può essere elevato, ma che corrispondono a priorità politiche;

6.  è del parere che il decentramento e la delega di competenze costituiscano i meccanismi indispensabili di un'amministrazione moderna, efficiente e responsabilizzante, a condizione che il potere decisionale e di controllo sia garantito sia all'interno che all'esterno dell'istituzione;

7.  ricorda che le risorse umane e finanziarie di cui dispone la Commissione per informare i cittadini e comunicare con essi appartengono all'Unione e devono quindi servire a diffondere un messaggio comune che rifletta le priorità politiche dell'Unione; reputa indispensabile che la politica di informazione sia condotta a livello interistituzionale;

8.  chiede che la riforma costituisca l'occasione per migliorare l'efficacia dell'Unione nell'esecuzione dei programmi:

   -
per quanto concerne le sovvenzioni accordate a beneficiari diretti i cui progetti sono stati prescelti alla luce dei criteri fissati dall'autorità legislativa e di bilancio, attraverso il versamento di rate subito dopo la scelta dei progetti, unitamente a un controllo interno ed esterno sul buon impiego dei fondi;
   -
per quanto riguarda i programmi esterni, attraverso la fissazione di obiettivi realistici intesi a riassorbire i RAL e a riequilibrare il rapporto tra impegni e pagamenti, mediante l'approvazione di misure che consentano l'interruzione dei contratti in corso qualora le priorità politiche siano mutate, nonché attraverso la coerenza tra impegni politici, condizioni giuridiche e condizioni di fattibilità in loco;

9.  accoglie con favore i vari codici di condotta approvati nel quadro della riforma; deplora di non aver potuto pronunciarsi al riguardo prima che entrassero in vigore;

10.  insiste affinché detti codici di condotta abbiano per unico obiettivo di tradurre principi comuni a tutte le istituzioni allo scopo di potenziare la coesione e la specificità del servizio pubblico europeo, di accrescere la trasparenza del processo consultativo e decisionale interistituzionale, e di ripristinare quindi la fiducia del personale e dei cittadini nei confronti delle istituzioni europee senza ostacolare il buon funzionamento dei servizi della Commissione;

Capitolo III - Definizione di priorità, assegnazione e impiego efficace delle risorse
Ripartizione del bilancio per attività

11.  prende atto della volontà della Commissione di introdurre progressivamente una nuova nomenclatura di bilancio attraverso il sistema del bilancio per attività (activity-based budgeting, ABB);

12.  accoglie con favore qualsiasi tentativo volto a migliorare la trasparenza della gestione e della valutazione, nonché il principio di una modifica della nomenclatura vigente, allo scopo di rendere visibile il costo e l'efficacia delle politiche comunitarie;

13.  sottolinea che l'elaborazione del bilancio per attività non deve comportare una rigidità supplementare nell'assegnazione delle risorse umane da parte dei servizi della Commissione e deve consentire, se necessario, l'accettazione e l'espletamento di nuovi compiti;

14.  ricorda di aver denunciato a più riprese, nel corso delle procedure di bilancio precedenti, un impiego deviante della nomenclatura vigente da parte della Commissione attraverso l'imputazione di spese amministrative su stanziamenti operativi (minibilanci, BAT) e di aver tentato di ritrovare la trasparenza tramite massimali o commenti che consentano di identificare le spese in base alla loro natura all'interno della medesima destinazione;

15.  richiama nondimeno l'attenzione della Commissione sui rischi di confusione che potrebbero scaturire da un metodo globale nel quale i poteri dell'autorità di bilancio sulla destinazione degli stanziamenti amministrativi risultassero diminuiti a causa della presentazione specifica delle spese per destinazione, con la conseguenza di una perdita di visibilità della loro natura; si opporrà in ogni caso all'avvio di un sistema che non garantisca né la leggibilità dell'analisi né i suoi poteri di decisione sulla destinazione delle risorse umane e amministrative; è tuttavia disposto a considerare l'ABB uno strumento parallelo all'attuale nomenclatura e in quanto elemento di un futuro sistema più ampio per la definizione degli obiettivi, delle priorità e dei risultati (ABM);

16.  sottolinea che la sostituzione totale della nomenclatura attuale con il metodo ABB implicherà, da una parte, una modifica preliminare dell'articolo 19 del regolamento finanziario che sancisce la distinzione tra parte A (stanziamenti amministrativi) e parte B (stanziamenti operativi), nonché, in prospettiva, l'abolizione della rubrica 5 delle prospettive finanziarie, che raggruppa le spese amministrative delle istituzioni; ricorda che dette decisioni richiedono l'accordo dell'autorità di bilancio e delle altre istituzioni;

17.  ricorda infine che, se l'articolo 274 conferisce alla Commissione i poteri di esecuzione del bilancio sotto la sua responsabilità, la Commissione stessa non è autorizzata a modificare l'equilibrio istituzionale; esorta la Commissione, nel fissare le proprie priorità, a non minare le priorità politiche definite da Parlamento e Consiglio in quanto autorità di bilancio; incarica la sua commissione competente di dare un seguito a questa parte della riforma in un quadro interistituzionale;

Esternalizzazione e comitatologia

18.  si compiace delle decisioni prese dalla Commissione in materia di esternalizzazione e riprese nella lettera rettificativa n. 1/2001, sottolineando che rispondono a tre aspettative:

   -
quella del Parlamento, che dopo aver denunciato le derive dei “minibilanci” e poi dei BAT, ha proposto soluzioni radicali quanto ai principi da rispettare e soluzioni equilibrate quanto alle modalità di attuazione, nell'intento di non ostacolare la gestione dei programmi da parte della Commissione già messa in difficoltà dalle sue dimissioni,
   -
quella della Commissione, che ha visto rafforzata la sua autorità nell'esercizio dei poteri di esecuzione e di rappresentazione della potestà pubblica,
   -
quella della gestione delle politiche comunitarie, la cui efficienza, trasparenza e costo di gestione dovrebbero risultarne migliorati;

19.  approva di conseguenza i risultati contenuti nella relazione del gruppo di programmazione e di coordinamento, le cui basi concettuali sono ampiamente ispirate dal Parlamento: delega di responsabilità a organismi di esecuzione pubblici comunitari e subappalto rigorosamente limitato ai compiti di esecuzione privi di contenuto di potestà pubblica al settore privato, sotto forma di specifici contratti di prestazione di servizi;

20.  è del parere che della gestione finanziaria dei programmi comunitari sia unicamente responsabile la Commissione e che pertanto i comitati composti da rappresentanti degli Stati membri non dovrebbero disporre di alcun potere decisionale in materia di gestione, onde evitare l'influenza di interessi nazionali contrari al principio della sussidiarietà;

21.  mette in guardia la Commissione dai rischi di confusione delle responsabilità che comporterebbero talune forme di gestione decentrata a enti pubblici misti, metà nazionali e metà comunitari, e ricorda che la programmazione e il seguito dell'esecuzione dei compiti decentrati devono essere di competenza esclusiva della Commissione, che ne detiene l'intera responsabilità, mentre il controllo è esercitato dal Parlamento e dalla Corte dei conti; si attende che la Commissione rispetti il calendario di smantellamento dei BAT e presenti senza indugio una proposta di quadro giuridico per la creazione di agenzie di esecuzione comunitarie allo scopo di limitare al massimo il periodo transitorio;

22.  è del parere al riguardo che la ripresa del controllo sul processo di esternalizzazione dei compiti costituisca un elemento essenziale del potenziamento del ruolo esecutivo della Commissione, in virtù dell'articolo 274 del trattato; ritiene che questo processo di ripresa del controllo esecutivo debba proseguire soprattutto attraverso una riforma della comitatologia;

23.  chiede alla Commissione di evitare in futuro che nelle sue proposte legislative inerenti a programmi di spesa, sia previsto l'intervento dei comitati di gestione e di regolamentazione;

Capitolo IV - Risorse umane

24.  rileva che, laddove la seconda relazione del comitato di esperti indipendenti ha fatto rilevare un'inadeguatezza tra risorse umane a disposizione della Commissione e i nuovi compiti conferitile nel corso degli ultimi dieci anni, quale ostacolo principale al buon funzionamento, e laddove questa osservazione è stata ampliamente ripresa dai membri della precedente e della nuova Commissione, quest'ultima non ha mai proceduto a una riflessione politica di ampio respiro, né ha trasmesso all'autorità di bilancio una richiesta globale basata sulla valutazione dei compiti attuali e nuovi e delle prossime sfide, come per esempio l'allargamento, accontentandosi di presentare una relazione con una richiesta di aumento degli stanziamenti per il personale accompagnata da un elenco che propone attività da sospendere o ridurre - quali LIFE, SAVE e ALTENER - qualora tale richiesta non fosse accolta;

25.  ricorda che ben prima dell'avvio della riforma e in vista dei negoziati sulle nuove prospettive finanziarie 2000-2006, il Parlamento aveva chiesto a tutte le istituzioni, inclusa la Commissione, una valutazione del loro fabbisogno in termini di risorse umane;

26.  prende atto della lettera rettificativa n. 1/2001 contenente la proposta di spese supplementari derivanti dalla riforma e ritiene che, in linea di principio, vada esaminata nell'ambito del bilancio 2001;

27.  osserva che la lettera rettificativa non chiede la revisione delle prospettive finanziarie, ma che gli stanziamenti supplementari richiesti riducono ampiamente il margine lasciato sotto il massimale della rubrica 5, particolarmente nel periodo 2002-2003; si dichiara preoccupato per il finanziamento del fabbisogno delle altre istituzioni che può intervenire nel corso del periodo o per quello di nuove spese; constata che il costo globale della lettera rettificativa ammonta a 540 milioni di euro supplementari sul periodo coperto dalle prospettive finanziarie;

28.  sostiene gli sforzi interni previsti in materia di riassegnazione del personale e di aumento di produttività; deplora nondimeno che tale processo riguardi soltanto il 4% del personale e invita la Commissione a spiegare al Parlamento i criteri prescelti per l'abbandono o la riduzione di talune attività;

29.  è del parere che, ai fini del rigore di bilancio e allo scopo di ottimizzare le possibilità di carriera, l'assunzione di nuovi funzionari si faccia di preferenza ai gradi di base in tutte le categorie di personale; ritiene altresì che la preparazione in materia di gestione debba essere debitamente valutata nella definizione dei posti di lavoro; insiste sulla necessità di conseguire un'adeguata specializzazione del servizio esterno della Commissione; ritiene che si debba aggiornare l'andamento delle carriere;

30.  è pronto a prendere in considerazione, nell'ambito della procedura di bilancio per l'esercizio 2001, le modalità di una proposta di prepensionamento e confida che detta misura possa essere attuata nel rispetto delle disposizioni dello Statuto dei funzionari; ricorda che in nessun caso i provvedimenti di prepensionamento potranno offuscare le grandi priorità della riforma;

31.  chiede alla Commissione di chiarire in che misura l'aumento di personale richiesto nella lettera rettificativa n. 1/2001 anticipa le necessità supplementari di personale derivanti dall'ampliamento; osserva che una decisione sulla richiesta di aumento di personale nel 2002 dipenderà dall'impatto che avranno i posti supplementari concessi nel 2001 sull'attuazione dei programmi e sull'esecuzione degli stanziamenti;

32.  chiede che questo punto sia iscritto all'ordine del giorno del prossimo dialogo tripartita, affinché l'autorità di bilancio proceda:

   -
a un negoziato sul principio,
   -
a una valutazione delle conseguenze di bilancio e
   -
a una decisione comune sugli stanziamenti necessari;

Capitolo V - Revisione dei conti, gestione e controllo finanziario
Regolamento finanziario

33.  ricorda il proprio parere del 5 ottobre 2000(5) sulla proposta di "fast-track” relativa alle future modalità di controllo finanziario nelle istituzioni; è del parere che occorra garantire la qualità del controllo finanziario a priori; sottolinea la necessità di assicurare un'indipendenza adeguata del controllo finanziario articolato nelle direzioni generali della Commissione;

34.  considera illogico il fatto che le modifiche apportate al regolamento finanziario che disciplina le modalità di approvazione ed esecuzione del bilancio siano decise da uno solo dei due rami dell'autorità legislativa e di bilancio (il Consiglio) previa semplice consultazione dell'altro ramo (il Parlamento); ribadisce la sua richiesta formulata all'attenzione della CIG, affinché ormai si applichi la procedura di codecisione e dichiara la propria intenzione politica di introdurre senza indugio le modifiche giuridiche necessarie;

35.  insiste affinché la Commissione tenga conto delle specifiche richieste da lui più volte formulate e ribadite ancora di recente nella succitata risoluzione del 23 marzo 1999, vale a dire:

   -
la possibilità di sospendere gli stanziamenti in corso di esercizio in caso di esecuzione problematica o poco efficiente,
   -
il potenziamento dello status del regolamento finanziario, in quanto norma primaria, rispetto alle modalità di esecuzione interne,
   -
il miglioramento dell'informazione del Parlamento sulle condizioni di esecuzione nel quadro delle procedure di bilancio e di scarico,
   -
l'armonizzazione delle disposizioni vigenti per le agenzie decentrate e la completa inclusione dei loro bilanci e dei loro oganigrammi nel bilancio generale;

Decentramento della gestione e razionalizzazione delle strutture

36.  si dichiara disposto a tener conto, sul piano di bilancio e nel limite delle risorse disponibili, del costo supplementare che comporta la riforma nell'intento di migliorare l'efficacia e la trasparenza della gestione e, in particolare, delle conseguenze sul bilancio dell'internalizzazione di taluni compiti precedentemente delegati, del decentramento di unità finanziarie e di controllo e, infine, del potenziamento del ruolo delle delegazioni esterne nella gestione dei programmi;

37.  si pronuncia a favore di una gestione più decentrata a condizione che la Commissione si impegni a strutturare la catena di delega delle competenze in modo tale che sia sempre identificabile la responsabilità a livello tecnico e politico e a condizione che i nuovi posti siano trovati dapprima attraverso la riassegnazione di personale e soltanto successivamente con risorse nuove;

38.  accoglie favorevolmente gli sforzi intrapresi per migliorare la rappresentanza esterna dell'Unione attraverso la ristrutturazione delle delegazioni; ritiene tuttavia che questi sforzi siano insufficienti e dovrebbero essere proseguiti nel senso richiesto dal Parlamento, particolarmente per quanto concerne la regionalizzazione e la riassegnazione orizzontale delle risorse umane, in relazione all'importo della dotazione finanziaria dei programmi;

o
o   o

39.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1)GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(2)GU C 177 del 22.6.1999, pag. 15.
(3)GU C 304 del 24.10.2000, pag. 135.
(4)"Testi approvati” in tale data, punti 15, 16 e 17 .
(5)"Testi approvati” in tale data, punto 5.


Riforma della Commissione: aspetti relativi al controllo dei bilanci
Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro bianco sulla riforma della Commissione (questioni di competenza della commissione per il controllo dei bilanci (COM(2000) 200 - C5-0445/2000 - 2000/2215(COS) )
P5_TA(2000)0542A5-0329/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto il Libro bianco sulla riforma della Commissione (COM(2000) 200 - C5-0445/2000 ),

-  visto il trattato CE, in particolare l'articolo 274,

-  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2000 recante osservazioni sul seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione(1) ,

-  visto l'articolo 47, paragrafo 1 del regolamento,

-  viste le altre sue risoluzioni del 30 novembre 2000 sul Libro bianco sulla riforma della Commissione(2) ,

-  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A5-0329/2000 ),

A.  considerando tassativo che l'attuale Commissione si attenga agli impegni assunti davanti al Parlamento durante e dopo la sua investitura relativamente ai principi fondamentali di trasparenza, efficienza e responsabilità e al processo di riforma amministrativa,

B.  considerando che le proposte contenute nel Libro bianco trovano amplissima ispirazione nella seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti che il Parlamento ha già accolto con favore nel paragrafo 1 della sua suddetta relazione del 19 gennaio 2000,

C.  considerando che in virtù del principio di autonomia delle istituzioni dell'Unione in materia di organizzazione interna spetta alla Commissione dotarsi di una struttura organizzativa e di metodi operativi ottimali per adempiere al meglio ai compiti che le sono affidati dai trattati, e che il Parlamento vi apporta un contributo positivo,

D.  considerando viceversa che in virtù delle competenze e dei poteri che gli sono conferiti dai trattati il Parlamento deve esercitare il proprio controllo sulla Commissione sulla base dei risultati dell'insieme delle azioni da questa poste in essere, con particolare riguardo all'esecuzione del bilancio dell'UE,

E.  considerando che all'origine degli eventi che hanno dominato la procedura di discarico 1996 era in parte il fatto che le Commissioni precedenti non avevano ammodernato i sistemi di gestione e di controllo né applicato integralmente il complesso di norme vigenti,

F.  considerando pertanto che l'efficacia della riforma proposta nel Libro bianco sarà in gran parte valutata a seconda dei suoi risultati sul piano dell'utilizzo delle risorse finanziarie e umane in questione, nonché dell'effettiva applicazione delle pertinenti disposizioni finanziarie e del suo monitoraggio grazie ad adeguati meccanismi di controllo e sanzione,

G.  considerando che, in attesa dell'entrata in vigore del nuovo regolamento finanziario, il 5 ottobre 2000 il Parlamento ha emesso un parere sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento finanziario del 21 dicembre 1977, riguardante la separazione della funzione di audit interno e della funzione di controllo finanziario ex-ante (articolo 24, quinto comma del regolamento finanziario)(3) al fine di evitare zone d'ombra e incertezze giuridiche,

H.  considerando che le specificità della struttura organizzativa e finanziaria delle varie istituzioni e organi consultivi dell'Unione giustificano un certo grado di flessibilità nella fissazione delle nuove norme in materia di controllo e di audit che deve riflettersi nelle rispettive norme interne, assicurando tuttavia che i principi fondamentali della sana gestione finanziaria e del controllo siano applicati in tutte le istituzioni,

Considerazioni generali

1.  ribadisce la sua posizione secondo cui una Commissione forte, indipendente, trasparente ed efficiente costituisce uno dei pilastri della costruzione europea; ritiene pertanto che il processo di riforma debba essere portato a termine a ritmo sostenuto e che il Parlamento, che ne è stato l'iniziatore con la sua decisione sul discarico 1996, deve svolgervi pienamente il proprio ruolo in modo positivo e costruttivo;

2.  si compiace del fatto che le proposte del Libro bianco riprendono in grandissima parte le raccomandazioni della seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti, come espressamente richiesto dal Parlamento nel paragrafo 7 della sua citata risoluzione del 19 gennaio 2000;

3.  ritiene che spetti alla Commissione, all'interno del quadro giuridico fissato dal Parlamento e dal Consiglio, decidere sulle proprie strutture e metodi di lavoro interni e curare che questi ultimi assicurino un'utilizzazione ottimale delle risorse finanziarie; ricorda che spetta al Parlamento, in virtù dei trattati, esercitare i poteri di controllo sulla Commissione, sulla base del bilancio delle attività di quest'ultima, con particolare riguardo all'esecuzione del bilancio comunitario; sottolinea che tale distinzione dei ruoli, lungi dal limitare i poteri di controllo del Parlamento, gli consente di esercitarli in modo efficace;

4.  prende atto dell'accento posto dalla Commissione sulla necessità di assicurare una perequazione tra le risorse umane di cui dispone e i compiti che è chiamata a svolgere; ricorda che è stato il Parlamento stesso, nei paragrafi 2, 15, 18 e 25 della sua risoluzione del 4 maggio 1999 sui conti delle Comunità europee per l'esercizio finanziario 1996(4) , a chiedere la revisione della gestione delle risorse umane della Commissione in funzione delle priorità politiche, una volta constatato che un certo numero di problemi enunciati nell'ambito del discarico 1996 era dovuto all'insufficienza delle risorse umane della Commissione, al che essa ha commesso l'errore di delegare a uffici esterni di assistenza tecnica importanti prerogative proprie della pubblica amministrazione;

5.  chiede alla Commissione di trasmettergli la tabella previsionale dell'organico con tutti i movimenti di personale (pensionamenti, prepensionamenti, trasferimenti interni, assunzioni, ecc.) per l'intero periodo di attuazione della riforma amministrativa;

Norme di comportamento nella vita pubblica

6.  prende atto dell'attuazione di una serie di codici di condotta riguardanti la Commissione (codice di condotta dei Commissari, codice di condotta che disciplina le relazioni tra i Commissari e i loro servizi e codice di buona condotta amministrativa per il personale della Commissione nei rapporti con il pubblico); ribadisce la sua posizione che tali testi devono avere una base giuridica; chiede pertanto alla Commissione di inserire i primi due codici di cui sopra nel suo regolamento interno a norma dell'articolo 218, paragrafo 2 del trattato CE, come ha appena fatto, nella sua decisione del 17 ottobre 2000 recante modificazione del suo regolamento interno(5) , per il terzo codice di condotta, e di prevedere sanzioni in caso di mancata osservanza;

7.  accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire, mediante un accordo interistituzionale, un comitato indipendente sulle norme cui attenersi nella vita pubblica; insiste affinché tale comitato non svolga un ruolo puramente consultivo e la sua composizione sia soggetta all'approvazione del Parlamento europeo; ritiene inoltre che esso debba svolgere un ruolo diverso nei confronti delle varie componenti delle istituzioni e, in particolare, che debba essere garantita l'indipendenza dei membri del Parlamento e del Parlamento come istituzione; prende altresì atto dell'elaborazione di codici settoriali come il codice etico per il personale del servizio indipendente di audit interno - SAI (cfr. azione 68); insiste affinché la proliferazione di codici non finisca col creare confusione e mancanza di chiarezza delle norme applicabili e sottolinea l'importanza della coerenza di tali codici con le disposizioni dello Statuto (cfr. azioni 55 e 56);

8.  prende atto dell'elaborazione di un regolamento sull'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione da approvare in base alla procedura di codecisione, che sostituirà i codici di condotta delle tre istituzioni esistenti in materia; respinge la natura restrittiva della proposta della Commissione e chiede con insistenza che le disposizioni del regolamento rispettino il diritto di accesso sancito dall'articolo 255 del trattato CE; contesta la recente decisione del Consiglio di escludere un'intera categoria di documenti dalle norme che ne disciplinano l'accesso;

Accordo quadro tra il Parlamento e la Commissione

9.  fa osservare che giudicherà il recente accordo quadro concluso tra le due istituzioni(6) per quel che vale nella pratica; sottolinea a tal fine di essere determinato a salvaguardare il diritto derivantegli dall'articolo 197, terzo comma del trattato CE, nonché il diritto di accedere ai documenti della Commissione per poter pienamente adempiere al ruolo riconosciutogli in particolare dall'articolo 276, paragrafo 2 del trattato CE;

Accelerazione dei pagamenti

10.  annette la massima importanza all'accelerazione dei pagamenti delle somme dovute dalla Commissione che attualmente registrano ritardi spesso inaccettabili; le chiede pertanto di fare in modo che il suo obiettivo (95% dei pagamenti da effettuare entro 60 giorni da qui al 2002 - cfr. azione 10) possa essere raggiunto nel più breve tempo possibile; chiede altresì che i pagamenti tardivi diano diritto a interessi di mora ai creditori implicati e che le relazioni di audit accordino particolare attenzione ai ritardi di pagamento; si compiace dell'istituzione di un registro delle fatture pervenute alla Commissione, ma deplora che tale registro non sia stato introdotto prima;

11.  chiede alla Commissione di informarlo regolarmente sui progressi realizzati in materia di termini di pagamento;

Gestione per attività

12.  sostiene con forza l'introduzione di un sistema di gestione per attività, una parte integrante del quale è l'introduzione, nel processo di pianificazione e di programmazione degli esercizi successivi, della valutazione dei sistemi gestionali delle Direzioni generali della Commissione attraverso il nuovo servizio di audit interno;

13.  nota con interesse la pubblicazione, che per la prima volta avverrà nel gennaio 2001, della “relazione d'attività annuale per direzione generale” (cfr. azione 13) e si attende che essa completi utilmente le informazioni tradizionalmente fornite nel “conto di gestione e bilancio finanziario” previsto dall'articolo 275 del trattato CE; ribadisce la richiesta che tale relazione comprenda una scheda finanziaria dettagliata, che indichi il tasso preciso di errore nei pagamenti e gli obiettivi annuali per quanto riguarda la sua riduzione;

Strategia di esternalizzazione

14.  prende atto della tesi della Commissione secondo cui essa deve concentrarsi sulle responsabilità che le sono conferite sulla base delle disposizioni dei trattati; prende nota dei criteri stabiliti dalla Commissione per guidare ogni decisione di esternalizzazione delle attività; insiste in particolare, alla luce dei casi registrati nell'ambito del discarico 1996, sul ruolo preponderante che dovranno svolgere criteri come quello del rapporto costo-efficacia, come pure sulla capacità della Commissione di esercitare le sue responsabilità in materia di esecuzione di bilancio e i suoi poteri di controllo delle attività esternalizzate;

15.  prende atto della comunicazione della Commissione del 26 luglio 2000 “Perequazione tra risorse umane e compiti dell'istituzione - mezzi per raggiungere i nostri obiettivi” (SEC(2000)2000 ) contenente l'elenco delle attività e dei compiti di cui la Commissione esamina se sia fattibile e opportuno esternalizzare l'esecuzione; si dichiara contrario all'esternalizzazione delle attività connesse al controllo e al monitoraggio; si riserva di prendere una posizione definitiva in materia di esternalizzazione in attesa dell'imminente comunicazione della Commissione che verterà tra l'altro sul quadro regolamentare delle agenzie di esecuzione;

Efficacia della gestione

16.  approva le misure destinate a migliorare le norme di gestione in seno alla Commissione e a sviluppare una cultura di responsabilizzazione, le cui manchevolezze sono state severamente criticate dal Comitato di esperti indipendenti:

   -
nomine ai posti di inquadramento superiore (A1 e A2) basate sul merito - esigenza questa prevista dallo Statuto e applicabile a tutti quanti i posti (cfr. azione 21)
   -
introduzione di un periodo di prova per i funzionari dei gradi summenzionati e valutazione individuale delle loro prestazioni (cfr. azione 22);

17.  invita la Commissione a rivedere al più presto la descrizione delle mansioni di tutto il personale di grado A1 e A2 e a informarne quanto prima il Parlamento;

18.  chiede alla Commissione di provvedere affinché le misure positive riguardanti i funzionari di inquadramento superiore vengano seguite nella pratica; deplora il fatto che non tutte le nomine siano state effettuate in condizioni di assoluta trasparenza;

19.  constata con soddisfazione che il Libro bianco risponde all'appello rivolto dal Parlamento nella sua citata risoluzione del 19 gennaio 2000 con cui si invitava la Commissione a procedere a una vasta riforma della sua politica delle risorse umane, in particolare per quanto riguarda la politica di assunzioni (sezione XII), la valutazione del personale e le promozioni (sezione XIII), l'orientamento della carriera, la mobilità e l'incompetenza professionale (sezione XIV), la formazione (sezione XV), ecc.; nota che nella maggior parte dei casi le misure previste necessitano di modifiche statutarie e che a tale proposito formulerà la sua posizione definitiva nell'ambito del processo in questione;

20.  è pronto a considerare, nell'ambito della procedura di bilancio per l'esercizio 2001 e delle misure previste nella lettera rettificativa e suppletiva n. 1/2001 (12071/2000 - C5-0518/2000 ), le modalità di una proposta di prepensionamento e dà per scontato che siffatto provvedimento possa essere attuato nel rispetto delle disposizioni dello Statuto dei funzionari; ricorda che in nessun caso le misure di prepensionamento potranno occultare le più importanti priorità della riforma;

21.  riconosce la necessità per la Commissione di adattare le proprie attività e le proprie priorità alle risorse umane disponibili; le chiede di spiegare la proposta riduzione del personale che si occupa del controllo delle risorse umane; nota che l'elenco delle attività da abbandonare o ridurre contenuto nell'Allegato III della succitata comunicazione è indicativo e deve ricevere un accordo politico; le ricorda il dovere di adempiere a tutti gli obblighi emananti direttamente dai trattati, compreso quello Euratom;

Audit, gestione e controllo finanziario

22.  appoggia pienamente l'instaurazione di un vero e proprio senso delle responsabilità dei funzionari che prendono decisioni che hanno un impatto finanziario e l'abolizione di qualsiasi provvedimento che scoraggi di fatto gli ordinatori dall'assumersi la responsabilità delle transazioni da essi gestite;

23.  sottolinea l'opportunità di ribadire e confermare, nel quadro di un necessario decentramento delle procedure di decisione e di controllo della spesa, la separazione tra le funzioni di ordinazione e di pagamento della stessa;

24.  ribadisce il paragrafo 37 della sua succitata risoluzione del 19 gennaio 2000 e la richiesta in esso contenuta di un organo esterno per la disciplina di bilancio che si adoperi a favore di un'applicazione efficace delle disposizioni del regolamento finanziario e dello Statuto per quanto concerne la responsabilità finanziaria di funzionari e agenti per i danni da essi causati; chiede alla Commissione di spiegare il motivo per cui non ha dato finora seguito a tale raccomandazione;

25.  sottolinea che il fatto di porre l'accento sulla responsabilità dei direttori generali in materia di controllo interno della propria Direzione generale non esonera affatto i rispettivi Commissari dalla loro responsabilità politica riguardo al funzionamento dei propri servizi, come sottolineato nella prima relazione del Comitato di esperti indipendenti;

26.  ricorda alla Commissione che, in attesa dell'entrata in vigore del nuovo regolamento finanziario, il 5 ottobre 2000 il Parlamento ha emesso un parere sulla modifica dell'articolo 24, paragrafo 5 del vigente regolamento finanziario per evitare che si creino zone d'ombra o incertezze giuridiche;

27.  prende nota con soddisfazione della decisione della Commissione di decentrare il controllo finanziario in seno a ciascuna Direzione generale che deve rispettare le condizioni enunciate nella seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti, nonché nel parere n. 4/97 della Corte dei conti(7) e nella lettera del Presidente della Corte del 17 febbraio 2000 sulle attività di audit della Commissione e degli altri organi che lavorano per suo conto della Commissione;

28.  prende atto dell'impegno della Commissione di mantenere il visto ex ante centralizzato qualora, alla data di entrata in vigore del nuovo regolamento finanziario, taluni servizi ordinatori non avranno raggiunto gli “elevati standard” previsti dalla riforma in corso e ciò per tutto il tempo che sarà necessario; ritiene al riguardo che le informazioni fornite dalla Commissione siano lacunose giacché non indicano affatto in che modo essa giudicherà se i servizi di cui sopra avranno raggiunto il livello richiesto; le chiede pertanto di colmare immediatamente tale lacuna; si aspetta, inoltre, che il nuovo regolamento finanziario conduca a un miglioramento più qualitativo che quantitativo dei sistemi di controllo finanziario;

29.  chiede la sostituzione dei controlli ex ante globali con controlli ex ante mirati sulla base di analisi del rischio o su richiesta dell'ordinatore interessato;

30.  ritiene necessario che le nuove disposizioni sul controllo e l'audit interno tengano conto delle specificità della struttura organizzativa e finanziaria delle varie istituzioni e organi consultivi, il che deve riflettersi nelle loro rispettive norme interne; ritiene, tuttavia, che i principi fondamentali della sana gestione e del controllo finanziario debbano essere applicati in tutte le istituzioni;

31.  chiede che il servizio di audit interno diventi pienamente operativo quanto prima e che le relazioni di audit siano quanto più regolari possibile;

32.  chiede alla Commissione di indicare i risultati concreti e tangibili che essa si intende per provare al Parlamento che la riforma procede nella giusta direzione;

33.  accoglie favorevolmente la revisione delle procedure per il recupero degli importi indebitamente erogati annunciata nel Libro bianco (azione 96);

34.  respinge la proposta contenuta nel Libro bianco (azione 66) di istituire un servizio di consulenza e di assistenza in materia di irregolarità finanziarie che, secondo l'idea della Commissione, dovrebbe intervenire in caso di errori o di sospetti di irregolarità che esulano dalla frode; teme che questa proposta eluda le competenze dell'OLAF e le svuoti di sostanza; segnala alla Commissione che ciò sarebbe in contrasto con le norme giuridiche che stabiliscono compiti e competenze dell'OLAF;

35.  si aspetta che il Consiglio, d'intesa con il Parlamento, faccia in modo, nell'ambito delle rispettive competenze, che le procedure di revisione del regolamento finanziario e dello statuto dei funzionari delle Comunità europee siano portate a termine quanto prima;

36.  insiste affinché la Commissione attui ed estenda il regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee(8) a tutti i programmi ed azioni comunitarie;

37.  auspica che il potere di accertare i conti, attribuito alla Commissione per quanto riguarda il FEAOG, sia esteso a tutti gli stanziamenti comunitari gestiti al di fuori dei suoi servizi per fornire al Parlamento ulteriori e più importanti elementi di controllo finanziario nell'ambito del suo ruolo di autorità di bilancio;

o
o   o

38.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1)GU C 304 del 24.10.2000, pag. 135.
(2)"Testi approvati” in tale data, punti 14, 16 e 17.
(3)"Testi approvati” in tale data, punto 5.
(4)GU C 279 dell'1.10.1999, pag. 114.
(5)GU L 267 del 20.10.2000, pag. 63.
(6)"Testi approvati” del 5.7.2000, punto 9.
(7)GU C 57 del 23.2.1998.
(8)GU L 312 del 23.12.1995, pag.1.


Riforma della Commissione: aspetti giuridici e del mercato interno
Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro bianco sulla riforma della Commissione (aspetti concernenti la commissione giuridica e per il mercato interno) (COM(2000) 200 - C5-0446/2000 - 2000/2216(COS) )
P5_TA(2000)0543A5-0326/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto il Libro bianco sulla riforma della Commissione (COM(2000) 200 - C5-0446/2000 ),

-  visto il trattato CE e in particolare l'articolo 283,

-  visto il parere della commissione giuridica e per il mercato interno destinato alla commissione per le petizioni sulla relazione speciale del Mediatore europeo al Parlamento europeo a seguito dell'inchiesta di propria iniziativa sulla segretezza nell'ambito delle procedure di assunzione della Commissione,

-  visto l'articolo 47, paragrafo 1 del suo regolamento,

-  viste le sue altre risoluzioni del 30 novembre 2000 sul Libro bianco sulla riforma della Commissione(1) ,

-  vista la relazione della commissione giuridica e per il mercato interno (A5-0326/2000 ),

A.  considerando che l'attuale sistema rigido e gerarchico è poco adeguato a conseguire i futuri obiettivi della Commissione nonché a rispondere alle esigenze e alle aspirazioni del suo personale, e richiede quindi modifiche significative,

B.  considerando che la Commissione deve sviluppare strategie e politiche relative alle risorse umane che le consentano di conseguire un rendimento ottimale nel quadro dei suoi compiti fondamentali di definizione delle politiche, di iniziativa legislativa e di applicazione della legislazione comunitaria,

C.  considerando che la delega delle funzioni mediante l'esternalizzazione, purché soggette a vigilanza, trasparenza e controllo adeguati, costituisce un aspetto essenziale di tali strategie e contribuirà all'adeguamento delle risorse ai compiti,

D.  considerando che i compiti della Commissione devono essere svolti garantendo il massimo livello possibile di resa, efficienza e controllo nel servire i cittadini europei e prestando particolare attenzione all'indipendenza e alla responsabilità,

E.  considerando che lo scopo dichiarato della riforma è di sostenere una funzione pubblica europea indipendente, permanente e di elevata qualità, che consenta alla Commissione di adempiere ai suoi compiti di organizzazione a livello mondiale e le permetta di essere un datore di lavoro modello,

F.  considerando che i funzionari devono continuare ad essere responsabili e rispondere delle loro azioni, e che va mantenuta la possibilità di ricompensarli allorché riescono a conseguire o superare gli obiettivi prefissati,

G.  considerando che la riforma non deve in alcun modo diminuire le responsabilità e le competenze fondamentali della Commissione sancite dai trattati e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia,

H.  considerando che la riforma deve essere attuata in un'epoca di rapidissimi mutamenti sul piano delle prassi occupazionali, delle aspettative dei dipendenti e dei progressi tecnologici,

I.  considerando che lo Statuto del personale (in appresso "lo Statuto”) deve rispondere alle esigenze delle istituzioni europee e del loro personale e non ostacolarli nell'efficiente svolgimento dei loro compiti,

J.  considerando che occorre garantire la tutela attualmente offerta dallo Statuto e dalla relativa giurisprudenza della Corte di giustizia, pur senza inficiare il processo di modernizzazione, e mantenendo per il personale le garanzie indispensabili in una Comunità retta dallo Stato di diritto,

K.  considerando che il principio dell'organizzazione di concorsi generali per l'assunzione del personale deve essere mantenuto, ferma restando una sua modernizzazione che garantisca un approccio più rapido e mirato in materia di assunzione, a costi inferiori,

L.  considerando che uno dei fondamenti della riforma consiste nel creare una struttura lineare delle carriere, che consenta al personale di avanzare sulla base del merito, senza creare compartimentazioni artificiali,

M.  considerando che vanno accolti con soddisfazione tanto l'impegno a favore delle pari opportunità per le donne ed altre categorie sottorappresentate quanto l'abolizione dei limiti di età per le assunzioni,

N.  considerando che la riforma dello Statuto deve dare origine a una struttura più snella, flessibile, efficace ed efficiente, maggiormente in linea con un mondo in rapido mutamento e capace di rispondere alle particolari esigenze delle varie istituzioni comunitarie e, in particolare, del Parlamento,

O.  considerando che il successo della riforma è essenziale per la futura credibilità della Commissione e avrà un forte impatto sulla percezione che l'opinione pubblica ha della funzione pubblica europea e delle istituzioni comunitarie in generale,

P.  auspicando di ricevere quanto prima proposte dettagliate di modifica dello Statuto e delle condizioni di assunzione degli altri agenti, proposte che intende analizzare attentamente alla luce degli obiettivi e dei suggerimenti formulati nella presente risoluzione,

Obiettivi della riforma e traguardi a livello di rendimento

1.  ribadisce il principio in base al quale una funzione pubblica europea indipendente e imparziale costituisce la migliore garanzia per il rafforzamento del ruolo della Commissione e delle altre istituzioni ed organismi dell'Unione e per la promozione dell'interesse comunitario;

2.  ritiene che le risorse debbano essere adeguate ai compiti, al fine di elaborare politiche coerenti incentrate su una serie di obiettivi mirati in materia di qualifiche, istruzione ed esperienza;

3.  chiede che gli obiettivi della riforma siano precisati utilizzando parametri più specifici e stimolanti, riferiti alla miglior prassi a livello mondiale;

4.  ribadisce l'importanza della riforma del controllo finanziario per quanto riguarda la delega di responsabilità ai funzionari e l'avvento di una nuova cultura organizzativa, nella quale ai funzionari siano affidati compiti concordati, valutati sulla base di obiettivi concordati;

5.  sottolinea che gli elementi essenziali per creare e mantenere un ambiente di lavoro attraente e appagante sono obiettivi chiari, risorse adeguate, mansioni interessanti e un ambiente stimolante;

Organizzazione e struttura dell'inquadramento nei gradi

6.  esige che tutti i funzionari ricevano una chiara descrizione delle loro mansioni, obiettivi chiari e risorse adeguate, nonché poteri corrispondenti;

7.  ritiene che strutture semplificate sul piano dell'organizzazione e dell'inquadramento nei gradi debbano comportare il riconoscimento di un miglioramento delle qualifiche, unitamente ad un aumento delle responsabilità amministrative, l'organizzazione di "project teams” e il rafforzamento della cooperazione orizzontale;

8.  chiede che siano rafforzati sul piano qualitativo i requisiti per l'accesso alla funzione pubblica europea e che l'inquadramento in una carriera si basi su ulteriori criteri qualitativi;

9.  esorta la Commissione ad adeguare l'organizzazione ai compiti e ad evitare di definire attività in funzione dei portafogli di determinati Commissari; ritiene che tale compito debba essere affrontato a seguito di una decisione della CIG sulla futura struttura della Commissione;

Valutazione, valorizzazione e ricompensa del personale

10.  approva la strategia di valutazione del rendimento, che deve essere introdotta a sostegno del principio della promozione in base al merito e nel rispetto dei principi generalmente riconosciuti in seno all'Unione europea che garantiscono l'indipendenza politica dei funzionari pubblici;

11.  confida nel fatto che i sindacati saranno consultati in merito agli orientamenti di massima per la valutazione del personale, che quest'ultimo sarà coinvolto nella definizione dei traguardi lavorativi e che verrà sottolineato il ruolo dello sviluppo personale nel quadro del sistema di valutazione;

12.  chiede che un solido sistema di orientamento professionale agevoli attivamente lo sviluppo di personale interdipartimentale ed eventualmente interistituzionale;

13.  sollecita l'istituzione di procedure volte a trattare i casi di rendimento insufficiente persistente (riassegnazione, riqualificazione professionale o inquadramento in un grado diverso): la concezione di un lavoro per tutta la vita, a prescindere dal rendimento, deve scomparire;

14.  chiede programmi di formazione migliori e pienamente integrati nell'evoluzione del personale;

15.  si compiace dell'accento posto sulla formazione continua e della possibilità di creare un centro di formazione interistituzionale, ma ritiene che, data la pressione sulle risorse, un centro del genere richieda un'analisi costi/benefici; rileva inoltre la necessità di privilegiare anche la formazione fornita da agenzie esterne e le attività comuni che coinvolgono le altre istituzioni comunitarie ed i governi nazionali;

16.  sottolinea che la procedura di valutazione del personale richiede una notevole formazione, deve avvenire in un clima di fiducia e deve comportare un colloquio annuale sull'evoluzione professionale tra i funzionari scrutinati e i capi responsabili;

17.  evidenzia il valore che riveste il programma di tirocinio nell'offrire un'esperienza lavorativa ai giovani; ritiene che le loro condizioni di lavoro e le loro responsabilità debbano essere valutate nell'ambito del pacchetto di riforma, e raccomanda che sia preso come punto di partenza il documento elaborato dai tirocinanti e presentato alla Commissione il 28 giugno 2000;

Mobilità e flessibilità del personale

18.  ritiene che se da un lato il nuovo sistema di inquadramento nei gradi e di promozione deve incoraggiare la mobilità, dall'altro le necessità dell'istituzione non devono risentire dell'applicazione inflessibile del principio della mobilità; ritiene altresì che il trasferimento al di fuori della Commissione non debba penalizzare l'avanzamento della carriera;

19.  sollecita scambi di personale tra le istituzioni e tra queste e i governi nazionali, le amministrazioni regionali ed il settore privato, nonché un programma strutturato per gli elementi più dotati che includa assegnazioni esterne;

20.  appoggia la proposta di istituire un servizio interistituzionale per le assunzioni, previa debita consultazione di tutte le istituzioni interessate;

21.  ritiene che i piani di assunzione, inquadramento nei gradi e pensionamento debbano facilitare le assunzioni esterne e che si debba disporre di contratti flessibili di durata determinata a breve o lungo termine; reputa che in ogni modo la trasparenza delle procedure di assunzione debba restare un elemento cruciale;

22.  ritiene che le esigenze speciali in materia di personale debbano essere soddisfatte nel quadro di piani generali in materia di risorse umane e che il Centro comune di ricerca ed il Servizio esterno vadano integrati in un programma di valorizzazione globale del personale;

Retribuzioni e condizioni di impiego

23.  ritiene che sia necessario attrarre persone fortemente motivate e capaci e che, di conseguenza, le condizioni retributive debbano essere competitive rispetto al settore privato e a quello pubblico;

24.  ritiene che l'amministrazione della Commissione debba innanzitutto rispondere ai criteri di una funzione pubblica europea al servizio del cittadino;

25.  sottolinea la necessità che il personale goda di un sistema di indennità semplice, chiaro, equo e trasparente verso l'esterno, che tenga conto delle particolari condizioni di lavoro di ciascun funzionario e dei disagi che esse comportano; ritiene che non dovrebbero esistere gratifiche ingiustificate;

26.  ritiene che i dirigenti di funzione debbano poter incentivare il personale attraverso stipendi basati sul rendimento, nel quadro di un sistema codificato di premi, e raccomanda, a titolo di esempio, il sistema attualmente adottato dalla BCE;

27.  constata con soddisfazione che la Commissione presta attenzione alle possibilità di conciliare vita professionale e vita familiare; si attende che anche la questione del congedo parentale sia esaminata alla luce della miglior prassi adottata negli Stati membri;

Pensioni

28.  appoggia le proposte concernenti un regime permanente di pensionamento flessibile che dovrebbe comprendere sia il pensionamento anticipato sia quello posticipato;

29.  esorta la Commissione ad esaminare la possibilità di istituire un regime pensionistico a capitalizzazione e trasferibile, in modo da promuovere una maggiore mobilità;

Ambiente di lavoro, pari opportunità ed assunzioni

30.  sottolinea la necessità di modernizzare e semplificare le procedure di assunzione, conformemente alla miglior prassi;

31.  ritiene che si debba prevedere un migliore accesso al lavoro nelle istituzioni per le donne, le minoranze etniche, i disabili e le persone aventi un permesso di residenza permanente in uno Stato membro, evitando qualsiasi discriminazione basata sull'età;

32.  si pronuncia a favore della tempestiva adozione di un sistema on-line per il personale che offra a tutti i dipendenti l'accesso a informazioni complete sulle norme e le condizioni che disciplinano il loro lavoro e consenta loro di sbrigare pratiche amministrative on-line;

33.  invita la Commissione a garantire la promozione, l'attuazione e la valutazione dell'integrazione del principio della parità tra uomini e donne a tutti i livelli e in tutte le direzioni generali e i dipartimenti;

34.  rileva che la Commissione si è impegnata a conformarsi alle raccomandazioni espresse dal Mediatore europeo in materia di trasparenza e di applicazione di principi di sana gestione nelle procedure di assunzione;

Procedura disciplinare, procedura di ricorso amministrativo e denuncia di irregolarità

35.  concorda sul fatto che occorre rendere più efficaci le strutture e le procedure disciplinari, anche mediante la partecipazione di un valutatore indipendente; riconosce l'esigenza di apportare miglioramenti a livello amministrativo nel breve periodo, ma sollecita un'azione tempestiva volta a riprogettare l'intero sistema e a rivedere le disposizioni sulla responsabilità finanziaria personale dei funzionari;

36.  caldeggia l'istituzione di commissioni di ricorso, presiedute da persone indipendenti, incaricate di dirimere rapidamente le controversie concernenti membri del personale, senza dover intentare un'azione legale, pur mantenendo la possibilità di procedere, in ultima istanza, ad un controllo giurisdizionale;

37.  insiste sulla necessità che vengano formalmente definiti i diritti e i doveri dei funzionari in ordine alla denuncia di irregolarità: occorre raggiungere un giusto equilibrio fra tutti gli interessi in gioco;

Il Parlamento in quanto datore di lavoro

38.  chiede all'amministrazione del Parlamento di introdurre, parallelamente alla Commissione, una struttura delle carriere lineare che consenta agevolmente i trasferimenti interistituzionali, di appoggiare la rapida creazione di un ufficio per le assunzioni, di rafforzare le procedure esistenti disciplinari e di valutazione del personale, di promuovere la flessibilità e la mobilità, in particolare alla luce del suo carico di lavoro ciclico, delle esigenze dei gruppi politici in materia di personale e della necessità di flessibilità contrattuale, di instaurare strutture delle carriere più mobili, di incoraggiare gli scambi con le istituzioni comunitarie ed altre organizzazioni nonché di partecipare a programmi di formazione comuni;

39.  ritiene opportuno che gli agenti temporanei che lavorano per i gruppi politici siano integrati in qualsiasi riforma dello Statuto dei funzionari, con particolare attenzione alle condizioni in materia di disoccupazione e di prepensionamento;

Attuazione

40.  avverte che le riforme della Commissione devono essere realizzate il più presto possibile, per evitare che il personale si demoralizzi e l'opinione pubblica sia disillusa;

41.  attribuisce la priorità all'adozione di una descrizione delle mansioni per tutti i gradi, alla riforma del sistema di inquadramento nei gradi e al passaggio a valutazioni annuali, con promozioni basate sul merito; ritiene che la Commissione debba applicare senza indugio la nuova filosofia di svolgimento delle carriere, adottando un sistema di valutazione "ombra” in anticipo rispetto all'accordo formale sullo Statuto;

42.  esorta la Commissione a presentare senza indugio proposte di riforma dello Statuto;

43.  invita la CIG ad esaminare le implicazioni della riforma sul trattato e la giurisprudenza e ad apportare le necessarie modifiche per garantire che l'attuazione del pacchetto di riforme non venga ostacolata;

Partecipazione del personale e dei sindacati

44.  afferma che una piena partecipazione del personale e dei sindacati è essenziale per il successo delle riforme in materia di risorse umane; auspica che - nel definire le loro risposte - i sindacati, i comitati del personale e le istituzioni possano adottare un atteggiamento positivo ed esaminare le strategie di rappresentanza basate sulla miglior prassi applicate tanto nel settore pubblico quanto in quello privato;

o
o   o

45.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1)"Testi approvati” in tale data, punti 14, 15 e 17.


Riforma della Commissione : aspetti costituzionali
Risoluzione del Parlamento europeo sul Libro bianco sulla riforma della Commissione (aspetti che riguardano direttamente la commissione per gli affari costituzionali) (COM(2000) 200 - C5-0448/2000 - 2000/2218(COS) )
P5_TA(2000)0544A5-0328/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto il Libro bianco sulla riforma della Commissione (COM(2000) 200 - C5-0448/2000 ),

-  visto l'articolo 213, paragrafo 2 del trattato CE,

-  vista la sua risoluzione del 13 gennaio 1999 sulle implicazioni istituzionali dell'approvazione da parte del Parlamento europeo della designazione del Presidente della Commissione e sull'indipendenza dei membri del Collegio(1) ,

-  vista la sua risoluzione del 23 marzo 1999 sulle dimissioni della Commissione e la nomina di una nuova Commissione(2) ,

-  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2000 recante osservazioni sul seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione(3) ,

-  vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2000 sull'accordo fra Parlamento europeo e Commissione relativo alle modalità di applicazione della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(4) ,

-  vista la sua risoluzione del 13 aprile 2000 sulle sue proposte per la Conferenza intergovernativa(5) ,

-  visto l'articolo 47, paragrafo 1 del suo regolamento,

-  viste le sue ulteriori risoluzioni del 30 novembre 2000 sul Libro bianco sulla riforma della Commissione(6) ,

-  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A5-0328/2000 ),

A.  considerando che l'Unione europea allargata avrà più che mai bisogno di una Commissione forte e indipendente, con il compito di definire e tutelare l'interesse comune, di vigilare sul rispetto dei trattati e della legislazione europea, e detentrice del potere di iniziativa legislativa,

B.  considerando che gli orientamenti fissati dalla Commissione nel suo Libro bianco vanno ben oltre una semplice reazione alle disfunzioni rilevate dal Comitato di esperti indipendenti,

C.  considerando urgente stabilire disposizioni chiare per quanto concerne l'obbligo di rendiconto e i servizi da fornire al pubblico,

D.  considerando che, globalmente, il Libro bianco contiene proposte per migliorare sensibilmente la gestione e le procedure amministrative all'interno della Commissione, senza tuttavia fissare un quadro generale per l'azione politica e che in tale contesto la scelta strategica di concentrarsi sui compiti essenziali della Commissione è legata all'obiettivo di una Commissione indipendente, forte ed efficiente,

E.  considerando altresì che le proposte del Libro bianco non riguardano affatto il ruolo della Commissione in campo legislativo,

F.  considerando che l'applicazione dei trattati di Maastricht e di Amsterdam ha ampiamente evidenziato le difficoltà di applicare le decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio dei ministri nei settori esterni delle politiche comunitarie tradizionali e che pertanto è emerso che la Commissione è l'unica istituzione in grado di vigilare sul coordinamento dell'esecuzione delle politiche dell'Unione,

G.  considerando che invece la gestione propriamente detta delle politiche dell'Unione e della maggior parte degli stanziamenti comunitari deve continuare ad essere di competenza delle amministrazioni degli Stati membri o di organi riconosciuti dalla Commissione e dagli Stati membri, in modo da valorizzare i vantaggi della gestione decentrata ed evitare un doppio lavoro burocratico,

H.  considerando il ruolo che i trattati attribuiscono al Parlamento nei confronti della Commissione,

1.  ribadisce la sua adesione al principio di una Commissione forte, indipendente, efficace, trasparente, politicamente responsabile e tale da ispirare fiducia ai cittadini; auspica che essa possa disporre di risorse finanziarie, umane e politiche tali da consentirle di svolgere i compiti e le funzioni istituzionali conferitele dai trattati;

2.  ricorda che la garanzia dell'indipendenza dei Commissari nei confronti dei governi e degli interessi privati deve applicarsi anche ai membri e alla composizione dei loro gabinetti;

3.  accoglie con favore le riforme già attuate dalla Commissione, segnatamente la nuova struttura delle direzioni generali, le nuove norme relative ai gabinetti dei Commissari, la fine dell'attribuzione di alte cariche in base alla nazionalità e i nuovi poteri del Presidente per la revoca dei Commissari;

4.  insiste sul mantenimento del principio di una funzione pubblica europea indipendente e imparziale;

5.  deplora che la prima fase della riforma della Commissione non sia stata preceduta da una riflessione approfondita sulla problematica della governabilità europea e si riserva il diritto di verificare la coerenza tra detta prima fase e le fasi successive, connesse in particolare al Libro bianco sulla governabilità, che secondo le previsioni la Commissione adotterà nel corso del primo semestre 2001;

6.  si rallegra della volontà della Commissione di coordinare meglio le priorità e le esigenze di bilancio e legislative nel corso dell'intero ciclo di programmazione, nonché di definire gli strumenti necessari in funzione degli obiettivi;

7.  si rallegra delle prime decisioni prese dalla Commissione al fine di istituire norme adeguate e di migliore qualità per i propri lavori, basate sul principio della trasparenza, e in particolare dei codici di condotta definiti recentemente; auspica che la Commissione estenda alle procedure amministrative tale intervento di codifica;

8.  insiste sulla necessità di affidare alla Commissione il ruolo principale nella preparazione e nell'accompagnamento delle riunioni del Consiglio europeo e di tutte le convocazioni del Consiglio dei ministri e invita il Consiglio e gli Stati membri a rispettare scrupolosamente detto principio;

9.  invita pressantemente il Consiglio e gli Stati membri a coinvolgere pienamente la Commissione nei lavori relativi alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale in seno al comitato di coordinamento, ai sensi dell'articolo 36, paragrafo 2 del trattato UE;

10.  invita la Commissione ad applicare i principi del buon governo anche alla preparazione delle sue proposte legislative, definendo una procedura interna tale da assicurare il rispetto del principio di sussidiarietà prima dall'elaborazione di ogni nuova proposta di regolamentazione e redigendo un registro con la cronologia delle procedure onde limitarne la durata;

11.  si compiace dell'intenzione della Commissione di migliorare le relazioni con le parti sociali ed altri partner esterni e considera il documento di lavoro “La Commissione e le organizzazioni non governative: rafforzare il partenariato” (COM(2000)11 ) come un primo passo in tale direzione; attende ulteriori iniziative nell'ambito del Libro bianco sulla governabilità europea;

12.  invita la Commissione a provvedere affinché, nell'ambito del Libro bianco sulla governabilità europea e in linea con le promesse fatte dal suo Presidente, la suddivisione dei compiti esecutivi con gli Stati membri sia conforme al principio di sussidiarietà, tenendo conto della specificità dei settori d'intervento e degli Stati membri e vigilando affinché la Commissione abbia compiti gestionali il più possibile ridotti e si dedichi a compiti di impulso, di coordinamento e di controllo;

13.  insiste affinché gli Stati membri riconoscano la loro responsabilità di assistere la Commissione al fine di decentrare la gestione delle politiche dell'Unione, compresa la volontà di esporre le proprie pubbliche amministrazioni ad un adeguato esame da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali e di accettare sanzioni se non riescono a gestire correttamente le politiche dell'Unione;

14.  auspica altresì che la riflessione sulla governabilità europea offra alle tre istituzioni l'occasione per definire principi comuni sull'affidamento esterno, laddove la creazione di agenzie indipendenti è giustificata ove risulti necessaria una valutazione scientifica o tecnica, oppure una gestione decentrata sembri più proficua, ma sempre a condizione di evitare uno smembramento della responsabilità politica della Commissione e di vigilare affinché abbia gli strumenti giuridici per rendere conto al Parlamento e al Consiglio sul modo in cui le agenzie assolvono i loro compiti;

15.  insiste affinché il principio in base al quale la responsabilità decisionale permane politica e continua a spettare alla Commissione non sia compromesso nel corso dei lavori della Conferenza intergovernativa in atto;

16.  sollecita a sostenere il ruolo della Commissione quale fucina di idee e memoria istituzionale dell'Unione e chiede un miglioramento delle sue funzioni di analisi politica e di pianificazione;

17.  si compiace che nell'ambito della Convenzione di Cotonou con i paesi ACP e della decisione della Commissione del 16 maggio 2000 sulla riforma della gestione dell'assistenza esterna siano stati compiuti passi verso un'azione decentrata e coordinata dell'assistenza esterna e invita altresì la Commissione a procedere a uno studio globale del problema della rappresentanza esterna dell'Unione, in sede di negoziati internazionali, negli organismi internazionali e nei confronti degli Stati terzi ed a promuovere un servizio di diplomazia comune da essa dipendente;

18.  rileva che l'insediamento di un Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, e di conseguenza la creazione di organismi per la politica di difesa, comporta il costituirsi di autorità europee che si fanno inutilmente concorrenza senza risolvere efficacemente il problema del coordinamento delle azioni autonome degli Stati membri; ritiene che a più o meno lunga scadenza l'Alto rappresentante dovrà essere integrato nella Commissione;

19.  chiede alla Commissione di provvedere all'attivazione generalizzata dei meccanismi di coordinamento tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio al fine di assicurare la coerenza decisionale;

20.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1)GU C 104 del 14.4.1999, pag. 59.
(2)GU C 177 del 22.6.1999, pag. 19.
(3)GU C 304 del 24.10.2000, pag. 135.
(4)"Testi approvati” in tale data, punto 11.
(5)"Testi approvati” in tale data, punto 7.
(6)"Testi approvati” in tale data, punti 14, 15 e 16.


Relazioni dell'Unione europea con i paesi in via di sviluppo
Risoluzione del Parlamento europeo sulla riforma della Commissione e le sue ripercussioni sull'efficacia delle relazioni dell'Unione europea con i paesi in via di sviluppo (2000/2051(INI))
P5_TA(2000)0545A5-0337/2000

Il Parlamento europeo,

-  visto il Libro bianco sulla riforma della Commissione (COM(2000) 200 ),

-  viste le comunicazioni della Commissione del 24 aprile 2000 (COM(2000) 212 ) sulla politica di sviluppo della Comunità europea e del 16 maggio 2000 sulla riforma della gestione dell'aiuto esterno (SEC(2000) 814 ),

-  vista la proposta della Commissione del 26 luglio 2000 relativa a un nuovo regolamento finanziario (COM(2000)461 ),

-  viste le sue risoluzioni del 21 settembre 2000 sulla complementarità delle politiche della Comunità e degli Stati membri nel settore della cooperazione allo sviluppo(1) e del 17 febbraio 2000 sulla coerenza delle diverse politiche dell'Unione con la politica di sviluppo(2) ,

-  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2000 sul seguito da dare alla seconda relazione del Comitato di esperti indipendenti sulla riforma della Commissione(3) e alle sue risoluzioni del 6 luglio 2000 sulla concessione del discarico alla Commissione prima per la gestione finanziaria del sesto, settimo e ottavo Fondo europeo di sviluppo per l'esercizio 1998(4) e successivamente per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 1998(5) ,

-  visti gli obiettivi stabiliti nel titolo XX, articolo 177, del trattato CE,

-  visto l'articolo 163 del suo regolamento,

-  vista la relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione (A5-0337/2000 ),

A.  facendo riferimento alle diverse risoluzioni del Consiglio sulla complementarità e la coerenza della politica di sviluppo della Comunità europea con le altre politiche comunitarie e, in particolare, alle conclusioni del Consiglio “Affari generali” del 9 ottobre 2000 sull'efficacia dell'azione esterna dell'Unione,

B.  considerando che gli obiettivi della politica di sviluppo internazionale costituiscono uno dei tre pilastri fondamentali dell'azione esterna dell'Unione e rivestono pari importanza rispetto alla politica estera e di sicurezza e agli obiettivi commerciali,

C.  considerando che la politica di sviluppo internazionale rappresenta il vettore principale di proiezione della Comunità europea sulla scena internazionale,

D.  considerando che l'aiuto pubblico allo sviluppo concesso dai paesi industrializzati è diminuito gradualmente, fino a raggiungere un livello minimo dello 0,22% del PIL, globale, assai lontano dall'obiettivo dello 0,7% raccomandato nella risoluzione delle Nazioni Unite del 1974 sul nuovo ordine economico internazionale,

E.  considerando che le conclusioni del Consiglio "Affari generali” del 9 ottobre 2000 non fanno riferimento alla dichiarazione del Consiglio sulla politica dell'UE in materia di sviluppo e, come tali, non contengono alcun accenno al ruolo dell'eliminazione della povertà o agli obiettivi internazionali in materia di sviluppo,

F.  considerando che è necessaria una profonda riforma della politica comunitaria di aiuto internazionale per migliorarne il grado di efficacia,

G.  considerando che tale riforma deve essere incentrata su:

   -
una nuova definizione delle politiche e delle priorità dell'aiuto allo sviluppo, tenendo conto degli obiettivi di eliminazione della povertà stabiliti nei vertici internazionali,
   -
una migliore articolazione tra i servizi della Commissione e tra le politiche comunitarie aventi una proiezione sulla scena internazionale, che si traduca in un chiaro schema di coordinamento operativo e di coerenza politica,
   -
un'applicazione più rigorosa dell'articolo 177 del trattato CE concernente la complementarità delle politiche in materia di sviluppo tra, da un lato, gli Stati membri e, dall'altro, la Commissione europea,
   -
un adeguamento dell'organico e del volume di risorse finanziarie a disposizione della Commissione per realizzare in modo efficace gli obiettivi della politica di sviluppo,
   -
una riorganizzazione della gestione dell'aiuto sia in loco che in sede che comprenda: la semplificazione delle procedure, l'integrazione del ciclo della cooperazione, una struttura equilibrata dei servizi per le relazioni esterne della Commissione, con un unico responsabile politico in materia di sviluppo, e una maggiore trasparenza nella gestione,

H.  rammentando che la Commissione è il primo donatore di aiuto umanitario al mondo e gestisce direttamente una parte considerevole dell'aiuto mondiale allo sviluppo e che la crescita relativa delle risorse destinate all'aiuto non è stata tuttavia accompagnata dai necessari adeguamenti in termini di risorse umane e di metodi di gestione,

I.  rammentando che il volume di risorse finanziarie che l'Unione europea destina all'aiuto allo sviluppo non corrisponde a un'influenza proporzionale sulla scena internazionale,

J.  deplorando il fatto che, fino a questo momento, la Commissione, data la mancanza di personale, si è concentrata sull'applicazione delle politiche e degli strumenti, di modo che le funzioni di elaborazione sono state svolte, principalmente, da altre organizzazioni internazionali quali la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,

K.  considerando altresì che la vasta esperienza acquisita dalla Commissione nell'applicazione della politica di sviluppo è stata analizzata e utilizzata in modo molto limitato,

L.  tenendo conto dei risultati delle valutazioni esterne delle politiche di aiuto della Comunità, che hanno evidenziato problemi di rapidità e di efficacia nell'esecuzione dei programmi e dei progetti,

M.  sottolineando che il sostegno del Parlamento e degli Stati membri è essenziale per risolvere numerosi problemi di cui soffre la gestione dell'aiuto comunitario allo sviluppo, in particolare le questioni di bilancio e le procedure di intervento del Consiglio,

1.  segnala che gli impegni assunti dalla comunità internazionale in vista della realizzazione di obiettivi quantificati di sviluppo sostenibile, e concretamente di eliminazione della povertà, costituiscono un nuovo quadro di riferimento dello sviluppo al quale la politica comunitaria di sviluppo dovrà contribuire;

2.  invita la Commissione a basare la sua riforma, relativamente all'azione esterna, su una dichiarazione chiara ed esauriente che fissi gli obiettivi dell'UE in materia di relazioni esterne per il XXI secolo e faccia dell'eliminazione della povertà il suo obiettivo supremo;

3.  accoglie con soddisfazione il fatto che la Commissione abbia intrapreso un processo di riforma del gruppo RELEX, il quale dovrà procedere al miglioramento dell'impatto dell'aiuto allo sviluppo e accrescere l'efficacia delle sue relazioni con i paesi in via di sviluppo alla luce del suo fine ultimo: promuovere uno sviluppo sostenibile che favorisca l'eliminazione della povertà e l'inserimento di tali paesi nell'economia mondiale;

4.  esprime ciò nondimeno il timore che la separazione tra la responsabilità politica e la decisione strategica dell'esecuzione e del seguito dei programmi conduca a un'emarginazione della politica di sviluppo in seno alla Commissione; ritiene necessario che le responsabilità politiche si riflettano nelle strutture istituzionali;

5.  ritiene, in questo senso, che un servizio integrato comunitario per lo sviluppo internazionale dovrebbe assumere la responsabilità di tutto il ciclo della cooperazione a favore dei paesi in via di sviluppo, comprendendo i programmi relativi all'Africa, all'America latina, ai paesi del Mediterraneo e all'Asia;

6.  ritiene essenziale risolvere il problema strutturale dell'insufficienza delle risorse umane necessarie alla gestione dei fondi di cooperazione allo sviluppo e a tal fine si impegna a concedere, per mezzo dell'esercizio di bilancio, le risorse adeguate;

7.  dato che i progetti di piccole dimensioni hanno tradizionalmente ottenuto le migliori valutazioni in termini di rendimento degli aiuti UE, chiede che in futuro tali progetti siano dotati di personale sufficiente per poter continuare a funzionare e, addirittura, per ampliarne il numero;

8.  chiede al Consiglio che, in qualità di ramo dell'autorità di bilancio, garantisca che le disposizioni finanziarie riflettano gli obiettivi della politica comunitaria di sviluppo;

9.  chiede all'autorità di bilancio di prevedere nei prossimi esercizi il trasferimento di una percentuale da determinarsi per spese amministrative in ciascuna linea operativa della cooperazione allo sviluppo;

10.  ritiene fondamentale che la Commissione disponga, nell'ambito della politica di sviluppo, di personale sufficiente e adeguatamente formato per garantire le funzioni di riflessione, analisi e proposta;

11.  chiede alla Commissione di trasmettere al Parlamento europeo, nel primo semestre del 2001, una relazione sulla messa in atto dei vari elementi della riforma RELEX;

12.  ritiene che il trasferimento di competenze alle delegazioni offra l'occasione di creare un sistema di gestione in loco dei progetti di sviluppo, adeguamento e rafforzamento di capacità locali, motivo per cui si dichiara favorevole a una rapida attuazione del decentramento a favore delle delegazioni dotandole dell'infrastruttura informatica necessaria e rafforzando le risorse umane destinate alla politica di sviluppo nonché favorevole a un processo di adattamento dei progetti e dei programmi da parte dei beneficiari, ivi compresa la contrattazione di agenti locali, qualora siano soddisfatte le condizioni di buon governo e democrazia;

13.  sottolinea la necessità di acquisire più personale, e più specializzato, adibito alle DG RELEX in modo da creare delle specializzazioni, in particolare degli esperti in materia di programmazione e degli esperti settoriali;

14.  ritiene che la creazione del servizio comune di relazioni esterne (SCR) abbia costituito un tentativo fallito di razionalizzazione dell'amministrazione dell'aiuto comunitario e che la divisione poco chiara di responsabilità tra i vari servizi ne abbia ridotto l'efficacia; in questo senso, segnala la necessità di riunificare il ciclo della cooperazione nella sua totalità ed è favorevole a che la responsabilità di tutto il ciclo della cooperazione allo sviluppo sia assunta da uno stesso organismo, con un solo commissario avente responsabilità politica, vale a dire il commissario competente per la cooperazione allo sviluppo; ritiene che in tal modo si migliorerebbe l'efficienza dell'amministrazione della Commissione e la visibilità dell'azione della Commissione in questo campo, senza che ciò significhi che viene ad essere compromessa la ripartizione delle competenze a livello del collegio dei commissari;

15.  difende l'identità specifica dalla politica comunitaria di sviluppo e il suo valore aggiunto e deplora il fatto che in alcuni Stati membri prevalga l'idea che la politica di sviluppo dovrebbe essere rinazionalizzata; crede fermamente che le politiche di sviluppo degli Stati membri dovrebbero essere complementari e non dovrebbero cercare di sostituire o duplicare la politica di sviluppo dell'UE; data l'importanza che attribuisce a una politica pubblica comunitaria in materia di sviluppo, auspica inoltre che la gestione di tutti i programmi sia concentrata presso la Commissione e che la delega di tali attività ad agenzie esterne sia rigorosamente limitata;

16.  prende atto del progetto di creazione di un nuovo organo di gestione dell'aiuto comunitario che si baserà sull'SCR trasformato in ufficio e ritiene che esso dovrà adottare un modello compatibile con gli obiettivi di una maggior efficacia dell'aiuto comunitario; il modello dovrà garantire, ad ogni modo, l'unità di azione della Commissione e il controllo della stessa sull'entità; ritiene che, in questo modo, il Parlamento europeo manterrà il controllo politico sulle sue attività;

17.  ritiene altresì che la creazione di una tale entità debba comportare la semplificazione delle procedure di gestione, in particolare per quanto riguarda il cofinanziamento di progetti assieme alle ONG;

18.  esprime il convincimento che le ONG hanno la capacità di attuare programmi destinati specificamente alla lotta contro la povertà e ritiene che la Commissione dovrà utilizzare meglio questo potenziale;

19.  ritiene che l'UE dovrebbe elaborare strategie volte a promuovere società civili forti e risolute nei paesi beneficiari, che l'UE dovrebbe cercare di collaborare con i settori della società civile, compresi le ONG e il settore privato, in tutti i campi della cooperazione esterna per realizzare gli obiettivi di sviluppo e che le organizzazioni della società civile dovrebbero essere considerate partner essenziali e indipendenti dell'UE con un ruolo significativo nel processo di sviluppo; ritiene altresì che l'UE dovrebbe incoraggiare il potenziamento del dialogo politico con la società civile e della cooperazione a livello di programmi;

20.  sottolinea l'importanza di un'adeguata valutazione dell'impatto dei programmi di aiuto esterno affinché siano tratte lezioni positive e negative in sede di pianificazione e di esecuzione di ulteriori azioni; sottolinea la necessità di formare personale specializzato in questo ambito e di dotare l'unità di valutazione di un organico e di competenze tali che la sua attività si rifletta nel miglioramento dell'impatto e nell'efficacia della politica di aiuto allo sviluppo;

21.  in ordine alla comitatologia, è d'accordo con la Commissione che la funzione dei gruppi di lavoro del Consiglio e dei comitati deve evolvere per concentrarsi sugli orientamenti politici, sulla revisione periodica delle strategie di ciascuno dei paesi, sulle strategie settoriali e sulle questioni che richiedono un coordinamento europeo nelle fasi che precedono le deliberazioni internazionali;

22.  si compiace dell'iniziativa della Commissione di procedere a una revisione di tutti i regolamenti relativi alla politica di sviluppo in modo da studiare l'opportunità di introdurre un regolamento orizzontale che consenta di concentrare il lavoro dei comitati nella fase di programmazione e di eliminare la revisione sistematica di tutti i progetti;

23.  segnala l'importanza dei “country strategy papers ” (documenti strategici nazionali) e dei PIN (programmi indicativi nazionali) come strumento per favorire sia la complementarità con gli Stati membri che la partecipazione dei beneficiari alla programmazione della cooperazione attraverso il dialogo e la trasmissione di informazioni, mettendo così in pratica il concetto di adattamento dei progetti di sviluppo da parte dei beneficiari, ove esistano le condizioni adeguate;

24.  sottolinea la necessità di accrescere la presenza dell'Unione europea nei fori di discussione su questioni chiave per le economie in via di sviluppo e rafforzare altresì il coordinamento delle posizioni degli Stati membri e dell'Unione europea nei diversi fori internazionali, segnatamente nelle istituzioni di Bretton Woods e nelle Nazioni Unite, dove il ruolo politico dell'UE deve essere di importanza uguale ai suoi contributi;

25.  ribadisce l'importanza della trasmissione di informazioni al Parlamento europeo, prima che siano adottate le politiche, e, ad ogni modo, contemporaneamente alla trasmissione al Consiglio, sugli orientamenti, le previsioni e la programmazione della politica di aiuto comunitaria, senza che ciò significhi un'intromissione del Parlamento europeo nelle funzioni di gestione della Commissione;

26.  ritiene che sia opportuno compiere uno sforzo nella nuova struttura per garantire la coerenza fra le politiche estera, di sviluppo, commerciale, agricola, della pesca, di ricerca e sviluppo, della sicurezza e dell'igiene in materia alimentare della Comunità ed è del parere che si debbano effettuare valutazioni dell'impatto della coerenza nella formulazione di tutte le nuove politiche e pratiche, oltre alla pubblicazione della relazione annuale che dovrebbe essere esaminata sia dal Consiglio che dal Parlamento, come previsto nella succitata risoluzione del 17 febbraio 2000 sulla coerenza delle diverse politiche dell'Unione con la politica di sviluppo;

27.  insiste sulla necessità che il processo di riforma RELEX sia attuato in modo aperto e trasparente, contando sulla partecipazione del personale dei servizi implicati nel processo di riforma, prestando particolare attenzione alla preservazione, nel corso del periodo di transizione, degli obiettivi di un'efficace politica di sviluppo europea nonché agli impegni assunti con i paesi beneficiari;

28.  incarica la sua Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) "Testi approvati” in tale data, punto 15.
(2) "Testi approvati” in tale data, punto 7.
(3) GU C 304 del 24.10.2000, pag. 135.
(4) "Testi approvati” in tale data, punto 6.
(5) "Testi approvati” in tale data, punto 5.

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