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Procedura : 2002/2181(COS)
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Ciclo del documento : A5-0224/2003

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A5-0224/2003

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P5_TA(2003)0292

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Giovedì 19 giugno 2003 - Bruxelles
Politica comunitaria in materia di immigrazione
P5_TA(2003)0292A5-0224/2003

Risoluzione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad un metodo aperto di coordinamento della politica comunitaria in materia di immigrazione (COM(2001) 387 – C5&nbhy;0337/2002 – 2002/2181(COS)) e sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull'integrazione delle questioni connesse all'emigrazione nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi (COM(2002) 703 - C5-0233/2003 - 2002/2181(COS))

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione (COM(2001) 387 – C5&nbhy;0337/2002),

–   vista la comunicazione della Commissione (COM(2002) 703 – C5-0233/2003),

–   visto l'articolo 13 del trattato CE,

–   visti il trattato di Amsterdam, che conferisce alla Comunità poteri e responsabilità nei settori dell'immigrazione e dell'asilo, e l'articolo 63 del trattato CE,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 e del Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 18, 21 e 22,

–   visto il Libro verde della Commissione su una politica comunitaria di rimpatrio delle persone che soggiornano illegalmente negli Stati membri (COM (2002) 175),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale "Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata" del 21 marzo 2002(1) e le conclusioni della Conferenza sul tema "Immigrazione: il ruolo della società civile nell'integrazione" del 9-10 settembre 2002,

–   vista la decisione della Commissione di produrre una comunicazione su immigrazione, integrazione e occupazione da presentare al Consiglio europeo di Salonicco il 20 giugno 2003 (COM(2003) 336),

–   viste le proposte di direttive e le relative posizioni adottate dal Parlamento europeo sulle condizioni di ingresso e residenza dei cittadini dei paesi terzi che intendono svolgere un'attività lavorativa retribuita e attività economiche indipendenti (posizione del 12 febbraio 2003)(2), sul diritto al ricongiungimento familiare (posizione del 9 aprile 2003)(3), sullo status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo (posizione del 5 febbraio 2002)(4) e sulle condizioni di ingresso e di soggiorno dei cittadini dei paesi terzi per motivi di studio, formazione professionale o volontariato (posizione del 3 giugno 2003)(5),

–   visto l'articolo 47, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità nonché della commissione per le petizioni (A5&nbhy;0224/2003),

A.   considerando che il trattato di Amsterdam conferisce alla Comunità competenze nei settori dell'asilo e dell'immigrazione e prevede che, entro cinque anni dalla sua entrata in vigore, il Consiglio decida in merito a misure specifiche,

B.   considerando che, nel quadro europeo delle libera circolazione interna e del mercato unico, è necessario affrontare il fenomeno dell'immigrazione con un approccio comune, dal momento che gli Stati membri dell'Unione sono confrontati a problemi simili e correlati che non possono essere risolti a livello nazionale e che richiedono, di conseguenza, un coordinamento comunitario così come deciso dal Consiglio europeo di Tampere,

C.   considerando che dopo il Consiglio europeo di Tampere non è stata presa in seno al Consiglio alcuna decisione significativa sulla politica in materia di immigrazione e che non si sta applicando lo scadenzario presentato dalla Commissione, nemmeno quello previsto del Consiglio europeo di Siviglia,

D.   considerando che, dal Consiglio di Tampere (passando dal Consiglio di Siviglia), la Commissione e questo Parlamento hanno compiuto notevoli sforzi verso la concretizzazione delle conclusioni di questo Consiglio, vale a dire: partenariato con i paesi di origine; sistema comunitario europeo di asilo; trattamento equo dei cittadini di paesi terzi, gestione più efficace dei flussi migratori e misure volte ad affrontare il problema dell'immigrazione clandestina,

E.   considerando che gli elementi fondamentali della politica di immigrazione stabiliti dal Consiglio europeo a Tampere (partenariato con i paesi d'origine, regime europeo comune in materia di asilo, equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi, gestione dei flussi migratori) continuano ad essere validi e che è urgente garantirne lo sviluppo a partire dal quadro legislativo previsto agli articoli da 61 a 69 del trattato e già presentato dalla Commissione,

F.   considerando che per la definizione dei quattro elementi indicati dalla Commissione in merito agli orientamenti che sono "la gestione dei flussi migratori", "l'ammissione di migranti per motivi economici", "il partenariato con i paesi terzi" e "l'integrazione dei cittadini dei paesi terzi", elementi che sono stati tutti chiaramente identificati da questo Parlamento come bisognosi di un intervento urgente a livello europeo, quest'ultimo deve essere associato a tale esercizio,

G.   considerando l'ulteriore sviluppo di questi due elementi nelle comunicazioni "integrazione delle questioni legate alle migrazioni nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi" e nelle comunicazioni che saranno sottoposte al Consiglio di Salonicco del 20 giugno 2003 "integrazione, immigrazione e disoccupazione" e "avviamento di una politica comune in materia di immigrazione clandestina, tratta di esseri umani, frontiere esterne e rimpatrio degli immigrati clandestini",

H.   considerando che la lotta alla tratta degli esseri umani e allo sfruttamento sessuale delle donne e dei bambini deve costituire necessariamente un altro fattore chiave,

I.   considerando che, nella maggior parte dei casi, la residenza irregolare deriva dalla perdita del permesso di soggiorno da parte di persone che sono entrate legalmente nel territorio dell'Unione,

J.   considerando che le risorse finanziarie comunitarie disponibili sono limitate e che devono essere equamente distribuite fra le varie componenti che costituiscono la politica europea dell'immigrazione, sulla base delle priorità stabilite a Tampere,

K.   considerando che dopo la comunicazione della Commissione sulla "Politica di sviluppo europea", oggetto di favorevole valutazione da parte di questo Parlamento, è stata definita una strategia generale che comprende i vari aspetti della politica di sviluppo, da quelli sociali a quelli ambientali, tenendo come obiettivo uno sviluppo globale sostenibile,

L.   considerando che la questione delle migrazioni assume un'importanza strategica che, in gran parte, determinerà in senso positivo o negativo i risultati futuri della globalizzazione,

M.   considerando che la destinazione di oltre il 90% dei migranti nel mondo non è il territorio dell'Unione europea, ma bensì quello dei paesi vicini ai luoghi d'origine dei migranti,

Coordinamento della politica europea di immigrazione: metodi e strumenti

1.   deplora il fatto che il Consiglio non abbia ancora adottato gli atti legislativi proposti dalla Commissione e lo invita a prendere posizione sulla comunicazione al più presto;

2.   si compiace dei tentativi della Commissione di accelerare l'attività sulle questioni connesse all'emigrazione proponendo misure addizionali e nota che, con la presentazione della comunicazione "Integrare le questioni connesse all'emigrazione nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi" e con l'imminente adozione della comunicazione sull'integrazione, la Commissione avrà portato a termine, con sei comunicazioni successive, l'approccio integrato sulle questioni di immigrazione così come era stato definito a Tampere;

3.   sottolinea che nessun metodo di coordinamento delle politiche nazionali può in alcun modo sostituirsi alle misure legislative auspicate e che l'introduzione di siffatti metodi potrebbe risultare problematica qualora se ne abusasse per ritardare ulteriormente il processo legislativo o per dissimularne la stagnazione;

4.   accoglie con soddisfazione la proposta della Commissione intesa ad istituire quanto segue:

   piani di azione nazionali comprendenti dati statistici, per categorie, sul numero e sulla situazione dei cittadini ammessi,
   informazioni sugli orientamenti periodici, sugli obiettivi e sul calendario,
   l'effetto delle misure adottate e l'interazione con i flussi legali e irregolari,
   la realtà del mercato informale, il suo impatto sulla vita economica nazionale e la presenza di immigrati in tale settore,
   le previsioni in merito alla domanda di lavoratori migranti, conformemente ai piani di azioni in materia di occupazione,
   la necessità di effettuare esperienze di cooperazione di concerto con le autorità regionali e locali ed altri interlocutori sociali;

5.   chiede alla Commissione di fare in modo che i dati statistici che ritiene fondamentali per un monitoraggio e una valutazione efficaci della politica comune in materia di immigrazione siano ripartiti in base al genere;

6.   auspica che la Convenzione europea possa prendere in considerazione le numerose proposte di questo Parlamento in materia di immigrazione e asilo, così come figurano nella risoluzione del 27 marzo 2003(6) sui progressi compiuti nel 2002 nell'attuazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in particolare le proposte relative alla generalizzazione della procedura di codecisione e del voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio, al fine di superare la paralisi attuale delle decisioni in seno al Consiglio;

Gestione dei flussi migratori

7.   invita il Consiglio ad adottare un'impostazione globale e integrata che comprenda i vari elementi necessari per una buona gestione dei flussi migratori che sono stati previsti a Tampere e poi sviluppati dalla Commissione;

8.   appoggia, in considerazione del fatto che gli Stati membri sono responsabili della determinazione del numero di cittadini di paesi terzi ammessi sul loro territorio, l'idea di istituire delle disposizioni di portata globale e che tengano parimenti conto delle persone autorizzate a risiedere per motivi diversi dall'attività economica, quali i rifugiati e i beneficiari del ricongiungimento familiare compresi i minori in età lavorativa che devono poter accedere al mercato del lavoro;

9.   chiede che, nel dialogo con i paesi terzi, non si perda mai di vista che i flussi migratori rivestono interesse reciproco e che è necessario razionalizzarli e non arrestarli;

10.   è allarmato per la "fuga dei cervelli" dai paesi in via di sviluppo;

11.   chiede agli Stati membri di realizzare, informando la Commissione, studi periodici sulla realtà del mercato informale del lavoro, il suo impatto sulla vita economica nazionale e la presenza di immigrati in tale settore, dal momento che la possibilità reale di un occupazione è certamente un fattore di attrazione di immigrati irregolari;

12.   si compiace dell'adozione della decisione quadro 2002/629/GAI del Consiglio, del 19 luglio 2002, sulla lotta alla tratta degli esseri umani(7) e della Dichiarazione di Bruxelles adottata dal Consiglio l'8 maggio 2003, ed invita la Commissione a monitorarne il corretto recepimento nella normativa nazionale da parte degli Stati membri;

13.   invita gli Stati membri a concentrare l'attenzione non solo sulla lotta ai trafficanti di esseri umani e sul controllo delle frontiere ma anche sulle vittime del traffico di esseri umani, per la maggior parte oggetto di sfruttamento sessuale, e chiede in tale contesto l'adozione della proposta di direttiva del Consiglio riguardante il titolo di soggiorno di breve durata da rilasciare alle vittime del favoreggiamento dell'immigrazione illegale e alle vittime della tratta di esseri umani le quali cooperino con le autorità competenti(8);

14.   sollecita una valutazione dei risultati dei programmi previsti dal Consiglio nell'ambito del controllo delle frontiere esterne e chiede di essere informato in materia;

15.   sollecita una discussione aperta sulle varie proposte avanzate dalla Commissione nel suo precitato Libro verde su una politica comunitaria di rimpatrio, in particolare per quanto riguarda lo studio delle misure di rimpatrio assistito;

Ammissione di migranti per motivi economici

16.   esorta il Consiglio ad adottare la direttiva sulle condizioni per l'entrata nell'Unione europea per ragioni economiche, tenendo presente la posizione del Parlamento europeo, come primo passo nella giusta direzione al fine di garantire procedure semplici e trasparenti per l'ingresso legale nell'UE;

17.   segnala che l'invecchiamento della popolazione e la mancanza di manodopera scarsamente e altamente qualificata sono carenze comuni degli Stati membri, e che pertanto essi ricorrono all'immigrazione come mezzo per rimediare a tali carenze;

18.   ricorda che gli Stati membri rimangono responsabili della selezione e del numero degli immigrati necessari per ragioni economiche al fine di coprire il fabbisogno nazionale di manodopera;

19.   ritiene indispensabile associare a tale processo gli enti locali e regionali;

20.   sottolinea che è essenziale la coerenza fra la politica comunitaria di immigrazione e le altre politiche dell'Unione, specialmente in materia d'occupazione e di inserimento sociale; chiede che nel definire gli orientamenti per le politiche dell'occupazione e nell'ambito dei piani d'azione nazionali si tenga conto della questione degli immigrati, con specifico riferimento alla parità di opportunità, ma senza compromettere gli sforzi a favore delle categorie di lavoratori già attivi sul mercato del lavoro negli Stati membri; sottolinea altresì l'importanza di inserire la problematica degli immigrati nei nuovi Piani nazionali d'inclusione sociale;

21.   invita la Commissione a specificare gli strumenti concreti per organizzare la consultazione degli operatori interessati, tenendo conto del ruolo e delle responsabilità specifiche delle parti sociali nelle questioni attinenti al mercato del lavoro e individuando gli organismi europei competenti e rappresentativi in considerazione dei compiti e delle responsabilità di ogni operatore; invita altresì a prendere in considerazione le autorità locali e regionali conformemente alle responsabilità di cui sono investite in ciascuno Stato membro;

22.   sollecita al creazione di una rete EURES (Servizi europei per l'impiego) specifica per il mercato del lavoro dell'UE, la cui diffusione consenta l'accesso all'informazione ai cittadini dei paesi da cui proviene l'immigrazione;

23.   ritiene che gli immigrati che lavorano nell'economia sommersa debbano essere trattati allo stesso modo dei cittadini degli Stati membri nell'esame delle denunce per occupazione irregolare;

24.   ritiene che gli Stati membri debbano adottare urgentemente misure volte a far luce sull'occupazione irregolare in particolare nei settori del lavoro domestico e dell'assistenza alle famiglie, settori che, secondo la risoluzione adottata da questo Parlamento il 30 novembre 2000 sulla normalizzazione del lavoro domestico nell'economia informale(9), assorbono un gran numero di donne migranti; ritiene che occorra trovare una nuova formula che consenta alle famiglie che le assumono di offrire loro un contratto di lavoro legale con conseguente copertura sociale;

Integrazione dei cittadini dei paesi terzi

25.   ritiene che la piena integrazione dei migranti nei paesi di accoglienza sia un fattore determinante per misurare il successo di una politica europea dell'immigrazione;

26.   reputa che siano state intraprese varie azioni in seno agli Stati membri al fine di affrontare la crescente pluralità delle società attuali e che l'esperienza acquisita in tal senso, con i suoi successi ed i suoi errori, rappresenti un'opportunità che la Commissione dovrebbe cogliere, paragonare e mettere a disposizione degli Stati membri, degli enti locali e regionali e degli altri attori coinvolti;

27.   proclama il diritto al ricongiungimento familiare quale diritto inalienabile riconosciuto dalle convenzioni internazionali, ragion per cui esorta il Consiglio ad adottare la direttiva corrispondente, tenendo presente il parere di questo Parlamento;

28.   ritiene che la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione costituisca un mezzo utile al servizio delle politiche di immigrazione e che, a tal fine, occorre agire prevalentemente sulle cause all'origine dell'immigrazione e al contempo mobilitare il fattore di ricchezza rappresentato dalle migrazioni al servizio del cosviluppo;

29.   ritiene indispensabile, al fine di garantire l'integrazione dei cittadini dei paesi terzi, l'adozione della direttiva sui residenti di lunga durata e sostiene l'idea espressa dalla Commissione e dal Comitato economico e sociale di creare una cittadinanza civica che permetta ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nell'Unione europea di beneficiare di uno status che preveda diritti e doveri di natura economica, sociale e politica, incluso il diritto di voto per le elezioni municipali ed europee;

30.   chiede alla Commissione di vigilare sull'applicazione e il rispetto delle direttive contro la discriminazione basata sull'origine e contro la discriminazione nel mercato del lavoro;

31.   invita la Commissione a dare un seguito dettagliato e concreto alla politica di integrazione esposta nella sua precitata comunicazione su immigrazione, integrazione e occupazione, definendo quali programmi comunitari possono essere utilizzati per sviluppare la politica di integrazione e garantendo lo scambio di informazioni e buone pratiche fra gli Stati membri;

32.   ritiene che gli Stati membri non debbano abusare della politica di integrazione per realizzare, di fatto, un blocco concreto dell'immigrazione; invita gli Stati membri a non imporre test di integrazione e requisiti linguistici cui gli immigrati debbano rispondere prima del loro arrivo in uno Stato membro;

33.   ritiene che debba introdurre una politica attiva di integrazione nei seguenti ambiti:

   stabilire norme chiare sullo status giuridico delle persone residenti, garantendo loro il diritto a una buona amministrazione,
   consentire una buona integrazione nel mercato del lavoro,
   garantire l'apprendimento della lingua o delle lingue nazionali e l'accesso all'istruzione,
   garantire l'accesso ai servizi sociali e sanitari,
   garantire delle condizioni di vita degne tanto nelle città quanto nei quartieri;

34.   ritiene necessario, nei suddetti ambiti, istituire programmi di prima accoglienza delle persone che giungono in uno Stato membro dell'Unione;

35.   ritiene che i funzionari pubblici addetti ai servizi amministrativi connessi con i cittadini di paesi terzi, le guardie di frontiera, gli agenti di sicurezza e il personale dei servizi sociali, sanitari e scolastici nonché le altre persone che lavorano in ambiti connessi con quelli succitati devono ricevere una formazione e risorse adeguate per garantire la prima accoglienza e svolgere i propri compiti in una società pluralistica;

36.   ritiene che a tutti i livelli del servizio civile e dei servizi amministrativi che trattano con i cittadini di paesi terzi, dagli addetti alle frontiere e alla sicurezza, agli occupati nei settori sociale e sanitario e dell'istruzione e ad altro personale attivo negli ambiti interessati, sia fortemente necessaria un'efficace politica anticorruzione corredata di strumenti adeguati;

37.   ritiene che i programmi e le azioni comunitari debbano tener presente l'abilitazione all'accoglienza e la realtà di una società pluralistica, che debba esistere una cooperazione tra le politiche di immigrazione, sia europee che nazionali, di occupazione, di coesione e integrazione sociale nonché di lotta contro la discriminazione;

38.   sottolinea l'enorme importanza di inserire le questioni di genere in tutte le politiche dell'Unione europea e sollecita un riconoscimento molto più approfondito dei problemi specifici e spesso devastanti che le donne devono affrontare quando immigrano e si integrano in un paese straniero;

39.   accoglie favorevolmente la proposta della Commissione concernente il finanziamento di progetti pilota in materia di integrazione;

40.   si compiace della proposta del Presidium della Convenzione di creare una base giuridica specifica per l'integrazione dei cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nell'Unione europea;

Partenariato con i paesi terzi

41.   ritiene che l'Unione debba integrare in modo efficace la gestione comune dei flussi migratori nelle sue relazioni con i paesi terzi e che gli accordi di associazione dovranno riflettere l'impegno delle due parti di assumersi le proprie responsabilità in materia di controllo delle frontiere e di gestione dei flussi, tenendo conto delle esigenze dei paesi di origine e di transito delle migrazioni e del rispetto dei diritti degli immigranti nei paesi di transito e di accoglienza;

42.   ritiene che la lotta all'immigrazione illegale e il controllo alle frontiere siano solo un aspetto della politica dell'Unione verso i paesi terzi e che ad essi si debba associare una politica attiva di cosviluppo dei paesi d'origine anche al fine di minimizzare gli effetti negativi dell'emigrazione;

43.   ritiene che gli accordi di riammissione costituiscano uno degli aspetti della politica esterna dell'Unione e che i paesi partner dell'Unione devono assumersi i propri obblighi in materia di una migliore gestione dei flussi migratori, ma che non possano costituire l'unica priorità dell'Unione in materia di relazioni con i paesi di origine nell'ambito della migrazione: occorre affrontare anche i fattori che spingono all'emigrazione indesiderata;

44.   ritiene che la cooperazione con i paesi terzi debba comprendere azioni volte a sostenere la creazione di dinamiche positive tanto per i paesi di origine e di transito quanto per quelli di accoglienza; ciò significa favorire i progetti di cosviluppo e le azioni coordinate nell'ambito dell'istruzione e della formazione, nonché studiare le opportunità economiche e di altro genere connesse alla mobilità delle persone nonché le politiche di rimpatrio assistito; le politiche di cosviluppo devono rimanere uno degli obiettivi della linea di bilancio B7-667 e dei programmi di azione esterna dell'Unione europea;

45.   ritiene che la cooperazione dovrebbe includere misure volte a sviluppare e rafforzare le politiche anticorruzione nei paesi di origine e nei paesi ospitanti;

46.   sollecita l'istituzione di meccanismi che rafforzino il sostegno ai paesi di accoglienza dei rifugiati, in modo da garantire che non si producano fratture nel tessuto economico e sociale, proteggendo in tal modo i processi di sviluppo in corso in questi stessi paesi;

47.   sottolinea la necessità di prendere in considerazione, secondo la linea espressa dalla Commissione, gli enormi flussi finanziari che rappresentano le rimesse degli immigranti, e invita la Commissione a prendere l'iniziativa per assicurare sistemi per un inoltro legale delle rimesse che siano a buon mercato e agili e per mobilitare queste risorse finanziarie private al servizio di iniziative di cosviluppo, assicurando il controllo da parte dei proprietari e dei destinatari delle rimesse, dando seguito alle conclusioni della Conferenza di Monterrey;

48.   approva l'avvio dei programmi regionali di cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni nell'ambito di MEDA o TACIS, e plaude ai progressi effettuati in questo campo nell'ambito dell'ASEM; deplora invece che il dialogo politico sull'immigrazione nell'ambito dell'UE e dell'America latina non abbia avuto inizio e chiede pertanto al Consiglio e alla Commissione di avviare immediatamente la preparazione di un dialogo su questa materia nell'ambito euro-latinoamericano;

49.   ribadisce la necessità di migliorare i sistemi di raccolta e di scambio di dati statistici in materia di immigrazione e chiede che vengano prese in considerazione alcune iniziative, come la creazione di Osservatori sulle migrazioni, l'istituzione di reti portuali o la promozione di Istituti di emigrazione nei paesi di origine e di transito;

50.   rileva che la mancanza di accordi sul trasferimento e la garanzia dei diritti sociali, come i diritti pensionistici, limita notevolmente la pianificazione di vita delle persone provenienti da paesi terzi, e invita la Commissione ad affrontare la questione nei negoziati concernenti gli accordi di cooperazione con i paesi terzi;

51.   rileva che la paura di perdere il diritto di soggiorno e i diritti sociali impedisce a molti immigranti provenienti da paesi terzi di iniziare una nuova vita nei loro paesi di origine, e chiede pertanto alla Commissione di prevedere possibilità di rientro per gli immigranti che dispongono dello status consolidato di residente;

52.   ritiene che attualmente non esista alcuna base su cui le espulsioni debbano essere finanziate dal bilancio comunitario e che, in base al principio di sussidiarietà, i singoli accordi possano essere finanziati dai bilanci nazionali, in mancanza di un fondamento che giustifichi il valore aggiunto del finanziamento europeo;

53.   ritiene inoltre che il Fondo europeo dei rifugiati non sia lo strumento idoneo per finanziare il rimpatrio forzato di immigrati e rifugiati, data la natura stessa del Fondo, che prevede solamente azioni di accoglienza e integrazione, nonché il finanziamento di accordi volontari di ritorno;

o
o   o

54.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati candidati.

(1) CES 365/2002
(2)1 P5_TA(2003)0050.
(3)2 P5_TA(2003)0179.
(4)3 GU C 248 E del 21.11.2002, pag. 102.
(5)4 P5_TA(2003)0235.
(6) P5_TA(2003)0126.
(7) GU L 203 dell'1.8.2002, pag. 1.
(8) GU C 126 E del 28.5.2002, pag. 393.
(9) GU C 228 del 13.8.2001, pag. 193.

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