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Procedura : 2003/2121(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A5-0035/2004

Testi presentati :

A5-0035/2004

Discussioni :

PV 12/02/2004 - 4

Votazioni :

PV 12/02/2004 - 7.9

Testi approvati :

P5_TA(2004)0098

Testi approvati
PDF 153kWORD 66k
Giovedì 12 febbraio 2004 - Strasburgo
Afghanistan
P5_TA(2004)0098A5-0035/2004

Risoluzione del Parlamento europeo sull'Afghanistan: sfide e prospettive per il futuro (2003/2121(INI))

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue numerose precedenti risoluzioni sull'Afghanistan e, più recentemente, le sue risoluzioni del 13 dicembre 2001(1), del 5 settembre 2002(2) e del 15 gennaio 2003(3),

–   vista la conferenza di Bonn del 4-5 dicembre 2001, che ha definito un calendario ed una tabella di marcia per il ripristino della pace e della sicurezza e per la ricostruzione dell'Afghanistan,

–   vista la richiesta, contenuta nell'accordo di Bonn del 5 dicembre 2001, secondo la quale le elezioni nazionali dovranno tenersi entro e non oltre due anni dalla data della convocazione della Loya Jirga di emergenza, che si è tenuta nel giugno 2002;

–   viste la Loya Jirga (Grande consiglio tribale) costituzionale, tenutasi a Kabul nel dicembre 2003/gennaio 2004 al fine di provvedere alla revisione e all'approvazione del progetto di costituzione in vista delle elezioni presidenziali nel 2004 e conclusasi recentemente, e la Costituzione per l'Afghanistan, approvata dalla Loya Jirga costituzionale il 4 gennaio 2004,

–   vista la dichiarazione della Presidenza in carica del Consiglio del 6 gennaio 2004 a nome dell'Unione europea sull'adozione di una costituzione per l'Afghanistan,(4)

–   viste le numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Afghanistan, adottate fin dal 2001,

–   viste la Proclamazione di Bruxelles, adottata il 5 dicembre 2001 al termine del Vertice delle donne afgane, e la Dichiarazione di solidarietà con le donne afgane,

–   vista la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, presentata il 23 luglio 2003, sulla situazione in Afghanistan e le sue conseguenze per la pace e la sicurezza internazionali,

–   visti la Dichiarazione di relazioni di buon vicinato, sottoscritta dall'Amministrazione transitoria afgana (ATA) e dai governi di Cina, Iran, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan il 22 dicembre 2002 a Kabul, e l'impegno espresso in tale occasione da tutti i paesi limitrofi dell'Afghanistan di non intervenire nei suoi affari interni,

–   visto il decreto presidenziale del dicembre 2002 che getta le basi per la creazione di un esercito nazionale afgano,

–   visti il regolamento (CE) n. 881/2002 del Consiglio, del 27 maggio 2002, che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama Bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talebani e abroga il regolamento (CE) n. 467/2001 che vieta l'esportazione di talune merci e servizi in Afghanistan, inasprisce il divieto di volo ed estende il congelamento dei capitali e delle altre risorse finanziarie nei confronti dei Talebani dell'Afghanistan(5), e il regolamento (CE) n. 561/2003 del Consiglio, del 27 marzo 2003,che modifica, per quanto riguarda le deroghe al congelamento dei capitali e delle risorse economiche, il regolamento (CE) n. 881/2002 del Consiglio che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama Bin Laden, alla rete Al-Qaeda e ai Talebani(6),

–   vista l'adozione del bilancio dell'Unione europea per l'esercizio 2004,

–   visti la proposta della Commissione, nel quadro della dotazione di € 400 milioni per l'Afghanistan per il 2003-2004, di finanziare un Quarto programma di ricostruzione, con un bilancio di € 79,5 milioni, volto a migliorare le condizioni di vita della popolazione afgana, compresi i rimpatriati, fornendo un ambiente più sicuro e un contributo verso la ripresa economica, e il pacchetto di aiuti, che verrà canalizzato attraverso ECHO e pari a € 11,53 milioni, approvato dalla Commissione nell'ottobre 2003 e volto ad aiutare le vittime della persistente crisi umanitaria in Afghanistan,

–   viste la visita di una delegazione ad hoc del Parlamento europeo a Kabul, Bagram, Kandahar e Mazar-I-Sharif, tenutasi nel giugno 2003, e quella successiva del deputato al Parlamento europeo André Brie, tenutasi nell'ottobre/novembre 2003,

–   visto l'articolo 163 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa e il parere della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità (A5-0035/2004),

A.   considerando che il precitato accordo di Bonn ha posto una serie di pietre miliari sulla via di un governo afgano stabile e democraticamente eletto entro il 2004 ed ha conferito la responsabilità della creazione di un nuovo Stato, rispettoso della legge, all'ATA, alla quale potrebbe succedere lo Stato islamico transitorio dell'Afghanistan; considerando che l'accordo sottolinea l'importanza di rispettare i diritti umani, compresi i diritti delle donne, di trattare tutte le minoranze in modo equo, di lottare contro il problema della produzione e del traffico di droga e di creare un ambiente in cui prevalgano principi di libertà e di giustizia,

B.   considerando che, secondo le stime congiunte del 2002 della Banca mondiale, della Banca asiatica di sviluppo e del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), le esigenze per la ricostruzione dell'Afghanistan ammontano a una cifra che va dai 13 ai 19 miliardi di dollari; considerando che la comunità internazionale, durante il Forum strategico ad alto livello, tenutosi a Bruxelles il 17 marzo 2003, si è impegnata a fornire 2 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Afghanistan; considerando che, alla Conferenza dei donatori svoltasi a Tokyo nel gennaio 2002, l'Unione europea si è impegnata a fornire € 1 miliardo su un periodo di cinque anni (circa € 200 milioni all'anno), ma che l'importo totale stanziato dalla Commissione nel suo progetto preliminare di bilancio per l'esercizio 2004 è inferiore a quello del 2003 e non comprende il pacchetto supplementare di € 50 milioni per gli aiuti umanitari,

C.   considerando che il continuo deterioramento della situazione della sicurezza costituisce la minaccia principale per la popolazione afgana, per gli sforzi delle ONG afgane ed internazionali a sostegno della ricostruzione, della riabilitazione e delle iniziative di sviluppo e per il processo di pace in generale, e considerando che, senza sicurezza, tali sforzi verranno compromessi,

D.   considerando che gli sforzi di ricostruzione sono stati recentemente ostacolati da un aumento degli attentati contro le organizzazioni umanitarie; considerando che Lakhdar Brahimi, rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU per l'Afghanistan, nel suo discorso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (15 gennaio 2004), ha sottolineato che aumentano le difficoltà per accedere a zone sempre più estese del paese; considerando che il riemergere, in talune zone dell'Afghanistan, di gruppi non democratici, quali i talibani ed altre forze antigovernative, che trovano terreno fertile in aree dove una sostanziale ricostruzione non ha ancora avuto luogo, costituisce un serio motivo di allarme, dato che questa evoluzione potrebbe condurre ad una restaurazione del regime fondamentalista in Afghanistan,

E.   considerando che il dominio, nel panorama politico afgano, di frange armate e capi militari senza una chiara volontà di riconciliazione e coesione nazionali costituisce un ostacolo enorme all'attuazione dell'accordo di Bonn; considerando che, senza un processo generale di disarmo, smobilitazione e reintegro ("processo DDR") nella società degli ex-combattenti e senza la creazione di un esercito non diviso in fazioni, di una polizia e di un servizio di intelligence nazionali, nessuno degli elementi chiave di questo processo politico può essere significativamente attuato,

F.   considerando che un'indagine effettuata dall'Ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e il crimine (UNODC) evidenzia che, nel 2003, l'Afghanistan ha prodotto tre quarti della quantità illegale di oppio al mondo e che il reddito dei coltivatori e dei trafficanti di oppio afgani è pari a circa € 2,3 miliardi, un importo equivalente alla metà del PIL prodotto legittimamente dal paese; considerando che si ritiene che la maggior parte di tale somma vada a finire nelle mani dei capi militari e degli amministratori provinciali; considerando che la stabilità politica e la sicurezza saranno possibili solo se diminuirà la produzione di oppio e saranno messe a punto per gli agricoltori alternative economiche a tale coltura; considerando che, mentre la comunità internazionale è impegnata nella lotta contro la tossicodipendenza, la produzione illegale di oppio in Afghanistan scoraggia taluni governi dal contribuire alla ricostruzione del paese,

G.   considerando che, nei prossimi mesi, l'Afghanistan entrerà in una fase critica del suo cammino verso la riconciliazione nazionale e la normalizzazione politica e che questa grande sfida dovrà essere affrontata prima che possa essere effettuato il prossimo passo previsto dal processo di Bonn, segnatamente le elezioni del 2004;

H.   considerando che la risoluzione 1510 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata all'unanimità il 12 ottobre 2003, ha autorizzato l'espansione dell'ISAF (Forza di assistenza e sicurezza internazionale) oltre Kabul; sottolineando che il passaggio del comando dall'ISAF alla NATO costituisce un rafforzamento del quadro multilaterale di questa forza; considerando che tale espansione delle forze internazionali di mantenimento della pace costituisce un elemento essenziale del sostegno alle autorità afgane da parte della comunità internazionale,

I.   considerando che la prima Costituzione afgana post-talibani è stata approvata dalla Loya Jirga costituzionale e prevede un sistema presidenziale; considerando che tale testo desta preoccupazioni, segnatamente per quanto riguarda il ruolo preminente del diritto islamico, le limitazioni in materia di diritti umani e di libertà individuali, le restrizioni ai diritti della donna, l'assenza di controlli appropriati, la mancanza di una commissione giudiziaria o in materia di funzione pubblica o di un esplicito riferimento al controllo civile degli organismi militari e della sicurezza,

J.   considerando che si prevedeva di iniziare il processo di registrazione elettorale il 1° dicembre 2003 nei centri urbani, e alla fine di febbraio 2004 al di fuori delle città, e che tale processo sarà inevitabilmente ostacolato dalla mancanza di risorse finanziarie; considerando che il numero dei gruppi incaricati della registrazione è diminuito da 200 a 70-100; considerando che sembra improbabile che il processo di registrazione sarà completato in tempo utile affinché le elezioni possano tenersi nel giugno 2004 e che un ritardo di alcuni mesi appare, pertanto, inevitabile; considerando che l'inviato speciale uscente dell'ONU in Afghanistan Lakhdar Brahimi e il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan hanno entrambi ricordato che la registrazione degli elettori per le elezioni nazionali non potrà avere luogo finché molte zone del paese non saranno sicure per il personale dell'ONU e sottolineato l'importanza di organizzare tali elezioni al più presto possibile,

K.   considerando che, due anni dopo la fine del regime talibano antidemocratico e islamista, la situazione delle donne e delle ragazze è leggermente migliorata, ma rimane insoddisfacente sotto molti profili; considerando che a molte donne e ragazze, soprattutto nelle zone rurali, sono ancora negati i diritti fondamentali; considerando che permangono gravi preoccupazioni per il protrarsi della violenza contro le donne, sia nella società nel suo complesso, sia nella famiglia, e che tale situazione causa grandi sofferenze e nega alle donne e alle ragazze i loro diritti umani fondamentali; considerando che tale problema sarà d'importanza centrale per la natura del governo e della società afgani del futuro,

L.   richiamando l'attenzione sui progressi compiuti quanto alla situazione delle donne a soli due anni dalla caduta del regime talibano, e ricordando che questa evoluzione richiederà ancora del tempo, visti i traumi psicologici generati dalla barbarie dei talibani;

M.   considerando che, nel periodo in cui è stato al potere, il regime talibano si è reso colpevole delle più deliberate violazioni dei diritti delle donne che siano state perpetrate in tempi moderni e ha introdotto un apartheid sessuale che ha negato totalmente alle donne la propria identità; considerando che il regime talibano è caduto, ma che tale atteggiamento nei confronti delle donne permane in ampia misura; considerando che le autorità afgane, la comunità internazionale e l'UE devono adoperarsi con tutte le loro forze per far sì che tale atteggiamento muti; considerando che, affinché la società afgana si sviluppi nella giusta direzione, è necessario che tutti vengano incoraggiati a prendere parte al processo democratico; considerando particolarmente importante che le donne, che sono state vittima di violazioni sistematiche e strutturali dei loro diritti, possano partecipare alla discussione sulla forma da dare alla futura società afgana; reputando essenziale che i diritti delle donne vengano riconosciuti e rafforzati,

N.   considerando che l'integrazione delle donne nella società afgana e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali sono condizioni essenziali per il mantenimento della pace e la realizzazione del processo di ricostruzione e di sviluppo del paese;

1.   sottolinea l'obbligo per la comunità internazionale di sostenere la coesione nazionale, la stabilità, la pace e lo sviluppo democratico ed economico nonché la liberazione delle donne in Afghanistan; esprime la convinzione che, anche in futuro, occorrerà continuare ad accordare priorità a tale sostegno sulla scena internazionale;

2.   esprime preoccupazione per il circolo vizioso creato dalla mancanza di sicurezza e dal ritmo della ricostruzione; riconosce la necessità di strategie provinciali, in particolare per il sud del paese; accoglie favorevolmente gli sforzi compiuti attualmente dall'UNAMA (Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) in tale settore;

3.   allerta contro l'impiego di forze sproporzionate da parte dell'esercito americano contro bersagli potenziali denominati terroristi, in quanto comporta la morte di civili, specialmente di bambini; ritiene che dette azioni possano innescare il rifiuto della popolazione afghana nei confronti del processo di democratizzazione e di normalizzazione;

4.   sottolinea che l'aiuto alla ricostruzione economica e sociale deve contemplare le seguenti priorità:

   istruzione di qualità per i ragazzi e le ragazze,
   assistenza sanitaria, in particolare per le donne e i bambini,
   miglioramento delle infrastrutture (strade, elettricità, acqua corrente),
   creazione di sistemi di irrigazione nelle aree agricole per facilitare le colture di specie diverse dall'oppio;

5.   chiede che sia creato un sistema educativo aperto e di qualità - offerto dallo Stato con l'aiuto della comunità internazionale - comprendente un ampio ventaglio di materie, al fine di creare un'alternativa alle madrasa (scuole coraniche) che assolvono alla funzione di baluardo dell'estremismo islamico e di luogo di reclutamento di militanti talibani;

6.   accoglie favorevolmente l'espansione dell'ISAF sotto il comando della NATO oltre Kabul e sottolinea l'importanza di passare velocemente dalla pianificazione all'attuazione; appoggia l'idea che le future squadre di ricostruzione provinciale (PRT), che dovrebbero essere schierate fuori da Kabul, vengano incaricate - oltre che della loro missione di garantire la sicurezza - di contribuire alla ricostruzione del paese; ritiene che una delle grandi priorità dell'ISAF debba essere quella di prestare attenzione all'addestramento di forze militari e di polizia afgane professionali e al processoDDR;

7.   rileva che finora l'unica operazione supplementare è il dispiegamento tedesco intorno a Kunduz; condivide la preoccupazione dell'inviato speciale uscente dell'ONU Lakhdar Brahimi secondo cui il personale delle Nazioni Unite potrebbe essere costretto a sospendere il proprio lavoro se la situazione della sicurezza non migliorerà; invita gli Stati membri ad accrescere gli sforzi per il rafforzamento dell'ISAF;

8.   plaude all'approvazione di una Costituzione da parte della Loya Jirga quale passo importante per il rafforzamento di un governo transitorio del paese sotto la guida del Presidente Karzai, nonché quale presupposto fondamentale per le elezioni democratiche da tenersi nel giugno 2004; riconosce che questa Costituzione tiene conto di tutti i gruppi etnici presenti nel paese e che essa contribuirà in tal modo a una stabilizzazione delle strutture statali, a condizione di tradursi in realtà politica; si rende conto della necessità di un'autorità centrale efficace; si compiace del riferimento specifico alla parità di trattamento di uomini e donne; resta tuttavia preoccupato per la limitazione del diritto alla libertà di religione e di espressione e per il fatto che la commissione indipendente afgana per i diritti umani (AIHCR) non abbia un "locus standi" nei tribunali e il diritto di adire la giustizia in caso di violazione dei diritti umani; ritiene che debbano essere garantite la neutralità politica delle forze armate, della polizia e dei servizi di "intelligence" e la loro dipendenza dal controllo civile, analogamente all'indipendenza del sistema giudiziario e della funzione pubblica; auspica che questi ostacoli possano essere superati al momento della futura applicazione della Costituzione;

9.   accoglie favorevolmente la ratifica, avvenuta il 5 marzo 2003, della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne da parte dell'ATA; invita l'ATA a condannare regolarmente, pubblicamente e in maniera inequivocabile la violenza contro le donne e le ragazze, compresa quella che si verifica in famiglia; sottolinea la fondamentale necessità di inserire in una riforma giuridica e politica le misure volte a proteggere i diritti delle donne, e in particolare la necessità di vie di ricorso che consentano alle donne di uscire dalle situazioni di abuso e di matrimonio forzato; sollecita a tal fine l'ATA ad avviare un processo di consultazione pubblica che porti ad una strategia globale volta ad affrontare, quale priorità nazionale, la violenza contro le donne e le ragazze, e invita il Consiglio e la Commissione a sostenere attivamente un'iniziativa di questo tipo; esorta la Commissione a destinare fondi all'avvio e all'applicazione di misure che contribuiranno a costruire la capacità del paese di proteggere i diritti delle donne e delle ragazze;

10.   ritiene che la ricostruzione politica costituisca una parte fondamentale dello sforzo generale di ricostruzione e che ciò dovrebbe comprendere il potenziamento delle istituzioni e delle forze democratiche; sottolinea che i partiti politici che appoggiano la democrazia e i diritti umani devono costituire la base del processo politico; è preoccupato per i continui ritardi nella registrazione dei partiti politici; esorta il presidente Karzai a perseguire la sua iniziativa volta alla costruzione di un "gruppo moderato per un programma riformista" a sostegno del processo di pace;

11.   esprime la sua preoccupazione per alcuni gravi difetti presenti nella Costituzione, quali:

   l'assenza di separazione dei poteri, che si riflette nel fatto che quasi tutto il potere è attribuito al Presidente, mentre l'organo legislativo è troppo debole;
   il ruolo dell'Islam, e in particolare il fatto che le autorità religiose avranno il potere di controllare l'istruzione e le risorse ad essa destinate (articoli 17, 45 e 54) e che l'Islam potrà essere invocato come limite alla libertà di parola e di organizzazione politica (articoli 3 e 34);
   l'insufficiente tutela dei diritti delle donne e delle minoranze, che si riflette nella mancanza di un obbligo positivo, per lo Stato, di evitare le discriminazioni;

12.   richiama l'attenzione sul fatto che l'identità etnica svolge un ruolo centrale nella politica afgana contemporanea, ed è pertanto preoccupato per il fatto che nella Costituzione non trovano attualmente sufficiente riscontro la rappresentanza etnica e una ripartizione significativa del potere nelle istituzioni politiche e di sicurezza; è convinto che l'Afghanistan abbia bisogno di un sistema parlamentare in grado di assicurare che le strutture del potere rispecchino il pluralismo regionale, etnico e religioso del paese;

13.   richiama l'attenzione sul fatto che la Costituzione non si occupa delle future relazioni fra il governo centrale e le province; è convinto che ogni tentativo di imporre un potere centrale ad una popolazione multietnica, multiregionale e multireligiosa non farebbe che esacerbare le divisioni interne, e chiede pertanto che la Costituzione preveda governi provinciali rappresentativi, definendo chiaramente la loro responsabilità di fronte al governo centrale;

14.   è preoccupato per la persistente minaccia che i capi militari e i signori della guerra locali rappresentano per la ricostruzione e la riforma del paese;

15.   ritiene che, affinché l'Afghanistan possa divenire una democrazia ben funzionante, è imprescindibile che quanti più possibile prendano parte al processo politico, e che vada innanzitutto garantita, sostenuta e rafforzata la partecipazione delle donne, data la visione tradizionale del loro ruolo nella società afgana; sollecita pertanto tutte le forze politiche in Afghanistan a riconoscere il ruolo delle donne, in particolare mediante l'istituzione di programmi specifici volti a stimolarne la partecipazione alla vita politica, in qualità sia di elettrici, sia di candidate a tutti i livelli;

16.   chiede che la nuova Costituzione garantisca alle donne i loro pieni diritti; sollecita l'ATA ad adottare quanto prima possibile misure che consentano alle donne di circolare liberamente, istruirsi, prendersi cura della propria salute e lavorare, e a sopprimere forme e simboli della loro oppressione nonché a emanare atti normativi che riconoscano l'uguaglianza tra gli uomini e le donne in tutti gli ambiti;

17.   insiste affinché tutti coloro i quali hanno commesso crimini contro l'umanità in Afghanistan, in particolare contro le donne, vengano condotti dinanzi alla giustizia;

18.   invita il Consiglio e la Commissione ad assistere con urgenza l'ATA nella creazione di un sistema, esteso a tutto il paese, di rifugi sicuri e servizi di sostegno nonché di assistenza legale, per consentire alle donne e alle ragazze traumatizzate di sfuggire ad ulteriori atti di violenza e di repressione;

19.   accoglie favorevolmente il fatto che il 12 ottobre 2003 il presidente Karzai abbia firmato la legge sui partiti politici; plaude inoltre alla disposizione secondo la quale un partito non può avere una frangia armata; ritiene importante che la disposizione secondo la quale i partiti politici non possono ricevere stanziamenti esteri non impedisca alla comunità internazionale in generale, e all'Unione europea in particolare, di sostenere lo sviluppo di un sistema pluralistico di partiti; rileva che, mentre le Nazioni Unite svolgeranno senza dubbio un ruolo fondamentale nella preparazione logistica delle elezioni, il sostegno comunitario alla società civile potrebbe costituire un potenziale vettore di promozione dell'educazione civica, tenendo conto della situazione e delle esigenze specifiche delle donne; ricorda e approva la proposta della Commissione d'inviare una missione di osservazione dell'Unione europea alle elezioni afgane e si dichiara ad essa favorevole;

20.   rende omaggio all'azione della delegazione della Commissione a Kabul e l'incoraggia a proseguire in tal senso, segnatamente per quanto concerne l'aiuto al censimento elettorale in vista dell'organizzazione delle prossime elezioni; allo stesso modo apprezza l'opera del rappresentante speciale dell'UE in Afghanistan Francesco Vendrell;

21.   sottolinea la necessità impellente di avanzare nel processo di smilitarizzazione di Kabul, in conformità delle disposizioni dell'accordo di Bonn; è inoltre convinto che tale smilitarizzazione dovrebbe essere gradualmente estesa a tutte le altre province; accoglie favorevolmente, a tale riguardo, gli sforzi effettuati attualmente dall'ISAF e dalla comunità internazionale per rimuovere gli armamenti pesanti da Kabul;

22.   ritiene che il Programma Afghanistan New Beginnings (ANBP) Aghaz Nau, proposto delle Nazioni Unite e solo recentemente avviato a Kunduz e a Gardez, costituisca un primo passo nel processo di DDR che dovrebbe assolutamente essere accelerato e superare con rapidità i gesti puramente simbolici; invita la Commissione e il Consiglio, attraverso il rappresentante speciale dell'UE in Afghanistan ad individuare e ad appoggiare la creazione di posti di lavoro per gli ex-combattenti, come parte di strategie di sviluppo regionale a lungo termine; invita le Nazioni Unite ad assicurarsi che il programma non venga cooptato da forze afgane facenti capo a questa o quella fazione;

23.   richiama l'attenzione sul fatto che gli importi che la comunità internazionale dei donatori si è impegnata a versare, nei prossimi quattro anni, per la ricostruzione, sono molto inferiori alle necessità e che, in taluni casi, i donatori internazionali hanno versato meno di quanto promesso; ritiene che la diminuzione dell'importo previsto per l'Afghanistan nel bilancio comunitario per l'esercizio 2004 (a fronte del 2003) invii un segnale sbagliato al governo e al popolo afgano; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a prevedere stanziamenti più cospicui per il bilancio dell'ATA, poiché ciò è di fondamentale importanza per dare credibilità all'ATA come organo nazionale di governo;

24.   invita la Commissione a tener conto dell'urgente necessità di dare attuazione, con efficacia e senza burocrazia, al sostegno finanziario destinato alla riabilitazione civile ed economica dell'Afghanistan e ritiene che l'esperienza maturata attraverso il ricorso a meccanismi di reazione rapida dovrebbe essere ulteriormente sviluppata; sottolinea l'importanza della trasparenza nel versamento dei fondi e nel miglioramento della visibilità dell'aiuto comunitario all'interno del paese; in tale prospettiva, invita la Commissione a prevedere la creazione di un'Agenzia europea per la ricostruzione in Afghanistan analoga a quella istituita in Kosovo;

25.   incoraggia l'ATA ad adottare misure forti ed efficaci contro la corruzione e la malversazione, al fine di impedire il potenziale abuso di fondi internazionali e, così facendo, ovviare alla mancanza di fiducia della popolazione nei confronti del processo di pace e di ricostruzione;

26.   ritiene fondamentale, al fine di non posporre ulteriormente le elezioni, prevedere un aumento del sostegno finanziario per la registrazione elettorale ed i processi educativi; sottolinea quanto sia importante, per l'Unione europea, contribuire finanziariamente all'attività preparatoria che è finalmente in corso ed invita la Commissione a sostenere e a porre ulteriormente l'accento sui programmi relativi ai seguenti settori:

   Mezzi di informazione
   migliorare l'accesso all'informazione delle minoranze, compresi gli sfollati all'interno del paese,
   sviluppare il pluralismo dei mezzi di informazione;
   formare i giornalisti radiofonici e della carta stampata,
   sostenere le campagne propagandistiche dei partiti politici
   Campagne di sensibilizzazione
   Partecipazione dei cittadini
   formare operatori in materia di democrazia attiva, Stato di diritto e patrocinio legale
   organizzare dibattiti in seno ai partiti politici e alle ONG;

27.   ritiene che debbano essere effettuati maggiori sforzi per comporre le controversie locali per la terra e per l'acqua, nonché le dispute etniche e familiari, che, avendo luogo nell'assenza di un sistema giudiziario funzionante e di forze di polizia professionalmente addestrate, contribuiscono a creare un clima di insicurezza; ritiene che la riconciliazione a livello di comunità dovrà esser parte di ogni strategia verso un futuro più pacifico; esorta pertanto il Consiglio e la Commissione a:

   rendere disponibili fondi più cospicui per programmi specifici orientati alla riconciliazione e per programmi più ampi di attività di sviluppo sociale con le comunità;
   sostenere ulteriormente la formazione fornita dalle ONG quali educatori alla pace e lo sviluppo di materiale educativo;
   sostenere le iniziative delle ONG volte a rendere i sistemi tradizionali più favorevoli all'inclusione sociale e democratici;
   sostenere le iniziative delle ONG volte a sviluppare e ad appoggiare le capacità locali (ad esempio mediante la formazione e l'inserimento di personale locale e l'acquisto sul posto di medicinali e veicoli);
   sostenere lo sviluppo di una strategia educativa nazionale più efficiente e realistica destinata ai ragazzi e alle ragazze;
   sostenere il restauro e il recupero di manufatti per il Museo nazionale dell'Afghanistan con sede a Kabul, come simbolo di orgoglio unificatore per il popolo afgano;

28.   ribadisce la sua preoccupazione per il recente, enorme aumento della produzione illegale di oppio in Afghanistan, che alimenta il potere e il ruolo dei signori della guerra nelle province interessate e che rischia, qualora non vengano adottate energiche misure da parte del governo afgano, dei paesi coinvolti e della comunità internazionale, di trasformare il paese in un'economia dell'oppio; accoglie favorevolmente le conclusioni della Conferenza ministeriale sulle strade della droga dall'Asia centrale all'Europa, tenutasi a Parigi nel maggio 2003, durante la quale i paesi interessati dalle droghe originarie dell'Afghanistan sono stati incoraggiati ad adottare strategie nazionali per una riduzione della fornitura e della domanda e ad istituire una agenzia unica per coordinare le politiche nazionali; ribadisce tuttavia ancora una volta che deve essere accordata priorità al ripristino dei canali di irrigazione, solo mezzo per consentire lo sviluppo di colture agricole alternative a quella del papavero; reputa che si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di acquistare e distruggere l'intero raccolto di oppio utilizzando i fondi dei donatori internazionali e i fondi risparmiati grazie a tale azione dalle agenzie internazionali per l'applicazione delle leggi in materia di droga;

29.   ricorda che il Parlamento europeo ha iscritto per il 2004 15 milioni di euro nella riserva del fondo di ricostruzione in attesa di un piano completo della Commissione per la lotta contro le droghe e per incoraggiare coltivazioni alternative economicamente valide al fine di sviluppare nuove opportunità per gli agricoltori e prevenire l'esportazione di tali droghe;

30.   chiede alla Commissione di presentare una valutazione qualitativa e quantitativa dei risultati dei programmi e degli aiuti finanziari comunitari già applicati in loco, soprattutto per quanto riguarda il miglioramento della vita e della condizione delle donne afgane;

31.   sottolinea che un rientro sicuro e volontario dei profughi e degli sfollati afgani alle loro case dovrebbe costituire una priorità assoluta per l'Afghanistan e i paesi limitrofi e invita la comunità internazionale, in generale, e l'Unione europea, in particolare, a fornire le risorse adeguate ed un impegno continuo; è convinto che sia necessario uno sforzo graduale e coordinato, pari alla capacità di assorbimento delle comunità di accoglienza/destinazione; si dichiara turbato, tuttavia, dalla notizia che l'ufficio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha temporaneamente chiuso i suoi centri di rimpatrio volontario per gli afgani in Pakistan, come risultato diretto del deterioramento della situazione in materia di sicurezza;

32.   invita le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa e l'ATA ad esaminare il caso dei massacri di prigionieri nella regione di Shebergan, nel novembre 2001, e a fornire ai potenziali testimoni la necessaria protezione;

33.   invita le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa e l'ATA ad indagare su tutti gli altri casi di crimini di guerra, crimini contro l'umanità o genocidi perpetrati in anni recenti;

34.   chiede chiarezza in merito al futuro dell'Afghanistan nella politica energetica regionale ed in particolare per quanto riguarda la costruzione di oleodotti e gasdotti che partono dall'Asia centrale e attraversano l'Afghanistan;

35.   invita l'Unione europea ad affrontare, con gli Stati Uniti, la questione del rispetto dei diritti garantiti dalla Convenzione di Ginevra per tutti i prigionieri, segnatamente quelli detenuti a Guantanamo e a Bagram; invita, inoltre, le Nazioni Unite e l'ATA a garantire questi stessi diritti a tutti prigionieri che sono stati catturati durante la guerra contro i talebani e a porre i prigionieri in Afghanistan sotto il controllo dell'ATA;

36.   ritiene che la stabilità e la capillare democratizzazione di tutta la regione rappresentino condizioni indispensabili per conseguire la normalizzazione politica in Afghanistan ed esprime a tale riguardo la sua preoccupazione per il ruolo svolto dal confinante Pakistan e i tentativi insoddisfacenti del governo pakistano di contribuire in modo costruttivo alla pace e alla ricostruzione in Afghanistan;

37.   considera imperativo che gli Stati limitrofi, in particolare il Pakistan e l'Iran, rispettino la sovranità territoriale dell'Afghanistan, si astengano da qualsiasi ingerenza negli affari interni afgani e pongano fine ad ogni appoggio, tacito o esplicito, a fazioni afgane politiche o armate; sollecita in particolare il Pakistan ad assumere iniziative immediate ed efficaci per impedire che gruppi e capi afgani antigovernativi, politici o militari, usino il suo territorio come rifugio e come base per operazioni contro il governo afgano e le forze della coalizione, nonché contro gli operatori internazionali e locali dell'aiuto allo sviluppo;

38.   si compiace delle deliberazioni sulla prosecuzione del processo di Petersberg al di là delle elezioni nonché dei connessi progetti della comunità internazionale di indire per il 2004 un'ulteriore conferenza sull'Afghanistan; è convinto del fatto che occorra coordinare più strettamente i processi, fin qui paralleli, del mantenimento della pace e della ricostruzione economica; chiede la definizione di un programma quadro pluriennale per garantire l'impegno della comunità internazionale a favore della sicurezza, della democratizzazione e della ricostruzione in Afghanistan; ritiene assolutamente necessario elaborare un programma concreto e un calendario per un disarmo effettivo e globale, corredandolo delle necessarie risorse finanziarie;

39.   esprime la sua profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione della sicurezza nel sud e nel sud-est del paese, in particolare a Gardez e nelle provincie di Paktia e di Paktika, situazione che mette in pericolo non solo la vita dei civili locali ma anche gli sforzi per la ricostruzione e l'aiuto umanitario; teme che la situazione possa facilmente deteriorarsi, minacciando il successo del processo costituzionale ed elettorale attualmente in corso; sottolinea la necessità che le truppe internazionali e il nuovo esercito nazionale afgano assicurino la sicurezza in queste zone;

40.   conclude che l'Afghanistan non deve essere, ancora una volta, dimenticato dal resto del mondo, sia dal punto di vista umanitario, sia in considerazione della sua importanza geostrategica e di quanto la storia ci ha insegnato;

41.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 177 E del 25.7.2002, pag. 310.
(2) GU C 272 E del 13.11.2003, pag. 473.
(3) P5_TA(2003)0016.
(4) 5072/04
(5) GU L 139 del 29.5.2002, pag. 9.
(6) GU L 82 del 29.3.2003, pag. 1.

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