Indice 
Testi approvati
Giovedì 2 febbraio 2006 - Bruxelles
Legislazione sociale nel settore dei trasporti su strada ***III
 Armonizzazione delle disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada ***III
 Disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati***I
 Politica estera e di sicurezza comune 2004
 Lotta contro la violenza a danno delle donne
 Parità tra le donne e gli uomini nell'Unione europea
 Applicazione della direttiva postale
 Risultati delle elezioni in Palestina e situazione in Medio Oriente, nonché decisione del Consiglio di non rendere pubblica la relazione su Gerusalemme Est
 Posizione dell'UE nei confronti del governo cubano
 Dichiarazioni di gestione nazionale - Responsabilità degli Stati membri relativamente all'esecuzione del bilancio dell'Unione europea
 Risorse della pesca nel Mediterraneo

Legislazione sociale nel settore dei trasporti su strada ***III
PDF 190kWORD 32k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme minime per l'applicazione dei regolamenti (CEE) n. 3820/85 e n. 3821/85 del Consiglio relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE del Consiglio (PE-CONS 3672/2/2005 – C6-0417/2005 – 2003/0255(COD))
P6_TA(2006)0034A6-0005/2006

(Procedura di codecisione: terza lettura)

Il Parlamento europeo,

–   visti il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione e le pertinenti dichiarazioni della Commissione al riguardo (PE-CONS 3672/2/2005 – C6-0417/2005),

–   vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2003)0628)(2),

–   vista la sua posizione in seconda lettura(3) sulla posizione comune del Consiglio(4),

–   visto il parere formulato dalla Commissione sugli emendamenti del Parlamento alla posizione comune (COM(2005)0302)(5),

–   visto l'articolo 251, paragrafo 5, del trattato CE,

–   visto l'articolo 65 del suo regolamento,

–   vista la relazione della sua delegazione al comitato di conciliazione (A6-0005/2006),

1.   approva il progetto comune e ricorda le dichiarazioni della Commissione al riguardo;

2.   incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 254, paragrafo 1, del trattato CE;

3.   incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo, unitamente alle pertinenti dichiarazioni della Commissione, nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione legislativa al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 385.
(2) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(3) Testi approvati del 13.4.2005, P6_TA(2005)0121.
(4) GU C 63 E del 15.3.2005, pag. 1.
(5) Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.


Armonizzazione delle disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada ***III
PDF 194kWORD 33k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada e che modifica i regolamenti (CEE) n. 3821/85 e (CE) n. 2135/98 del Consiglio e abroga il regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio (PE-CONS 3671/3/2005 – C6-0416/2005 – 2001/0241(COD))
P6_TA(2006)0035A6-0006/2006

(Procedura di codecisione: terza lettura)

Il Parlamento europeo,

–   visti il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione e la pertinente dichiarazione della Commissione al riguardo (PE-CONS 3671/3/2005 – C6-0416/2005),

–   vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2001)0573)(2),

–   vista la proposta modificata alla proposta della Commissione (COM(2003)0490)(3),

–   vista la sua posizione in seconda lettura(4) sulla posizione comune del Consiglio(5),

–   visto il parere formulato dalla Commissione sugli emendamenti del Parlamento alla posizione comune (COM(2005)0301)(6),

–   visto l'articolo 251, paragrafo 5, del trattato CE,

–   visto l'articolo 65 del suo regolamento,

–   vista la relazione della sua delegazione al comitato di conciliazione (A6-0006/2006),

1.   approva il progetto comune e ricorda la pertinente dichiarazione della Commissione al riguardo;

2.   incarica il suo Presidente di firmare l'atto congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 254, paragrafo 1, del trattato CE;

3.   incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo, unitamente alla pertinente dichiarazione della Commissione, nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione legislativa al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 38 E del 12.2.2004, pag. 152.
(2) GU C 51 E del 26.2.2002, pag. 234.
(3) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(4) Testi approvati del 13.4.2005, P6_TA(2005)0122.
(5) GU C 63 E del 15.3.2005, pag. 11.
(6) Non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.


Disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati***I
PDF 371kWORD 110k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la direttiva 76/211/CEE del Consiglio (COM(2004)0708 – C6-0160/2004 – 2004/0248(COD))
P6_TA(2006)0036A6-0412/2005

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2004)0708)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0160/2004),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0412/2005),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 2 febbraio 2006 in vista dell'adozione della direttiva 2006/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati, abroga le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE del Consiglio e modifica la direttiva 76/211/CEE del Consiglio

P6_TC1-COD(2004)0248


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 95,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando conformemente alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3),

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva 75/106/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1974, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati(4) e la direttiva 80/232/CEE del Consiglio, del 15 gennaio 1980, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative alle gamme di quantità nominali e capacità nominali ammesse per taluni prodotti in imballaggi preconfezionati(5) hanno stabilito quantità nominali per una serie di prodotti liquidi e non liquidi in imballaggi preconfezionati, allo scopo di garantire la libera circolazione dei prodotti che soddisfano i requisiti delle direttive. Per la maggior parte dei prodotti, è consentita la coesistenza di quantità nominali nazionali e di quantità nominali comunitarie. Per alcuni prodotti, tuttavia, sono stabilite quantità nominali comunitarie che escludono qualsiasi quantità nominale nazionale.

(2)  L'evoluzione delle preferenze dei consumatori e l'innovazione nel settore del preconfezionamento e della vendita al dettaglio a livello comunitario e nazionale hanno reso necessario valutare l'adeguatezza della legislazione in vigore.

(3)  La Corte di giustizia europea ha confermato nella sentenza del 12 ottobre 2000, nella causa C-3/99 Cidrerie-Ruwet(6), che gli Stati membri non sono autorizzati a vietare lo smercio di un imballaggio preconfezionato di volume nominale non compreso nella gamma comunitaria, legalmente fabbricato e immesso in commercio in un altro Stato membro, salvo il caso che tale divieto sia diretto a soddisfare un'esigenza imperativa attinente alla tutela dei consumatori, sia indistintamente applicabile ai prodotti nazionali ed ai prodotti di importazione, sia necessario per soddisfare tale esigenza imperativa e proporzionato all'obiettivo perseguito, e tale obiettivo non possa essere raggiunto con provvedimenti che ostacolino in misura minore gli scambi intracomunitari.

(4)  La tutela dei consumatori è facilitata dalle direttive adottate in seguito alle direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE, in particolare la direttiva 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori(7).

(5)  Una valutazione d'impatto, comprendente una consultazione di tutte le parti interessate, ha indicato, in svariati settori, che le quantità nominali libere aumentano il margine di manovra dei produttori nel fornire merci rispondenti ai gusti dei consumatori e stimolano la concorrenza in termini di qualità e prezzo nel mercato interno. In altri settori, viceversa, è più appropriato, nell'interesse dei consumatori e dell'industria, conservare per il momento quantità nominali obbligatorie.

(6)  L'attuazione della presente direttiva dovrebbe essere accompagnata da una campagna d'informazione destinata ai consumatori e all'industria per assicurare che il concetto di prezzo per unità di misura venga correttamente compreso.

(7)  Uno studio mirato sull'impatto della presente direttiva sui consumatori più vulnerabili (persone anziane, malvedenti, disabili, consumatori con uno scarso livello di istruzione, ecc.) ha confermato la tesi secondo cui una deregolamentazione dei formati di imballaggio comporterebbe per loro svantaggi considerevoli generando una riduzione del numero di marche proposte al consumatore, il che comporta quindi una riduzione della sua scelta e della concorrenza sul mercato.

(8)  Le quantità nominali, pertanto, non dovrebbero in linea di massima essere regolamentate a livello comunitario o nazionale e dovrebbe essere possibile commercializzare merci in imballaggi preconfezionati in qualsiasi quantità nominale.

(9)  Pur tuttavia, in taluni settori, le dimensioni libere in passato hanno causato una notevole proliferazione delle dimensioni degli imballaggi e complicazioni nel mercato. In questi settori tale deregolamentazione potrebbe tradursi in costi supplementari onerosi, in particolare per le piccole e medie imprese, nonché in una confusione dei consumatori. Inoltre, i benefici risultanti dall'uso di vetro leggero ecologico potrebbero essere messi a rischio dalla deregolamentazione. Per questi settori, si dovrebbe quindi adeguare la legislazione comunitaria vigente alla luce dell'esperienza acquisita, in particolare per garantire che vengano fissate quantità nominali comunitarie per le dimensioni più comunemente commercializzate.

(10)  Nel caso in cui il mantenimento delle quantità nominali obbligatorie possa essere giustificato per taluni settori, alla luce dell'esperienza acquisita e per rispondere alle esigenze dei consumatori, occorrerà rivalutare periodicamente la legislazione comunitaria al fine di esaminare se essa risponde sempre alle esigenze dei consumatori e dei produttori.

(11)  Per favorire la trasparenza, tutte le quantità nominali per i prodotti in imballaggi preconfezionati dovrebbero figurare in un unico testo legislativo e le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE dovrebbero essere abrogate. La Commissione dovrebbe studiare le iniziative da prendere per promuovere i prodotti di consumo onde migliorare la leggibilità delle indicazioni di peso e di misura sulle etichette. Ciò, in combinazione con il mantenimento di gamme obbligatorie per taluni prodotti di base, potrebbe essere di grande utilità per talune categorie di consumatori vulnerabili, come i disabili o le persone anziane.

(12)  Per taluni prodotti liquidi, la direttiva 75/106/CEE stabilisce requisiti metrologici identici a quelli di cui alla direttiva 76/211/CEE del Consiglio, del 20 gennaio 1976, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative al precondizionamento in massa o in volume di alcuni prodotti in imballaggi preconfezionati(8). La direttiva 76/211/CEE dovrebbe essere pertanto modificata per includere nel campo d'applicazione i prodotti attualmente disciplinati dalla direttiva 75/106/CEE.

(13)  Conformemente al punto 34 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(9), gli Stati membri sono incoraggiati a elaborare, per il loro territorio e nell'interesse della Comunità, proprie tabelle che presentano, nella misura del possibile, la corrispondenza tra la presente direttiva e le misure di trasposizione, e a renderle pubbliche.

(14)  Poiché gli scopi dell'azione prevista non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, mediante la soppressione delle gamme comunitarie e l'introduzione di quantità nominali comunitarie uniformi, laddove necessario, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall"articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzioanlità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Capo I

Disposizioni generali

Articolo 1

Oggetto e campo d'applicazione

La presente direttiva stabilisce norme relative alle quantità nominali dei prodotti in imballaggi preconfezionati. Si applica ai prodotti in imballaggi preconfezionati e agli imballaggi preconfezionati, di cui all'articolo 2 della direttiva 76/211/CEE. Essa non si applica al pane preconfezionato, alle sostanze grasse spalmabili ed al té, cui continuano ad applicarsi le norme nazionali sui quantitativi nominali.

La presente direttiva non si applica ai prodotti elencati nell'allegato che sono venduti in negozi esenti da tassazione per essere consumati al di fuori dell'Unione europea.

Articolo 2

Libera circolazione delle merci

Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 3 e 4, gli Stati membri non possono, per motivi attinenti alle quantità nominali degli imballaggi, rifiutare, vietare o limitare la commercializzazione dei prodotti in imballaggi preconfezionati.

Capo II

Disposizioni particolari

Articolo 3

Commercializzazione e libera circolazione di taluni prodotti

Gli Stati membri fanno sì che i prodotti indicati al punto 3 dell'allegato e presentati in imballaggi preconfezionati negli intervalli enumerati ai punti 1 e 2 dell'allegato siano commercializzati solo se preconfezionati in imballaggi nelle quantità nominali di cui ai punti 1 e 2 dell'allegato.

Articolo 4

1.  I generatori di aerosol recano un'indicazione della capacità nominale totale. Tale indicazione è fatta in modo da evitare confusione con il volume nominale del loro contenuto.

2.  In deroga all'articolo 8, paragrafo 1, lettera e), della direttiva 75/324/CEE del Consiglio, del 20 maggio 1975, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli aerosol(10), i prodotti venduti in generatori di aerosol possono non recare l'indicazione della quantità nominale del loro contenuto.

Articolo 5

1.  Ai fini dell'articolo 3, qualora due o più imballaggi preconfezionati singoli costituiscano un imballaggio multiplo, le quantità nominali indicate nell'allegato si applicano a ciascun imballaggio preconfezionato singolo.

2.  Qualora un imballaggio preconfezionato sia costituito da due o più imballaggi singoli non destinati ad essere venduti singolarmente, le quantità nominali indicate nell'allegato si applicano all'imballaggio preconfezionato.

Capo III

Abrogazioni, modifiche e disposizioni finali

Articolo 6

Abrogazioni

Sono abrogate le direttive 75/106/CEE e 80/232/CEE.

Articolo 7

Modifica

Nell'articolo 1 della direttiva 76/211/CEE, la frase "non contemplati dalla direttiva 75/106/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1974, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati" è soppressa.

Articolo 8

Recepimento

1.  Gli Stati membri adottano e pubblicano, entro ...(11), le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Essi applicano tali disposizioni a partire da ...(12)*.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste devono contenere un riferimento alla presente direttiva od essere corredate di siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

3.  Le quantità nominali negli intervalli dell'allegato, che non figurano elencati nel medesimo, ma che sono stati commercializzati fino all'entrata in vigore della presente direttiva, possono continuare ad essere immesse sul mercato fino all'esaurimento delle scorte durante i diciotto mesi successivi all'entrata in vigore della presente direttiva.

Articolo 9

Relazione

La Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, entro ...(13) e successivamente ogni dieci anni una relazione sull'applicazione e gli effetti della presente direttiva. Se necessario, tale relazione sarà accompagnata da una proposta di revisione.

Articolo 10

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Gli articoli 6 e 7 si applicano a decorrere dal ...(14)*.

Articolo 11

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

ALLEGATO

GAMME DEI VALORI DELLE QUANTITÀ NOMINALI DEL CONTENUTO DEGLI IMBALLAGGI PRECONFEZIONATI

1.  PRODOTTI VENDUTI A VOLUME

Vino corrente

Nell'intervallo 100 ml - 1500 ml, solo le 8 dimensioni seguenti:

Ml: 100 ‐ 187‐ 250 ‐ 375 ‐ 500‐ 750 ‐ 1000 ‐ 1500

Vino bianco

Nell'intervallo 100 ml - 1500 ml, solo l'unica dimensione seguente:

Ml: 620

Vino spumante

Nell'intervallo 125 ml - 1500 ml, solo le 5 dimensioni seguenti:

Ml: 125 ‐ 200 ‐ 375 ‐750 ‐1500

Vino liquoroso

Nell'intervallo 100 ml - 1500 ml, solo le 7 dimensioni seguenti:

Ml: 100‐ 200 ‐ 375 ‐ 500 ‐ 750 ‐ 1000 ‐ 1500

Vino aromatizzato

Nell'intervallo 100 ml - 1500 ml, solo le 7 dimensioni seguenti:

Ml: 100 ‐ 200 ‐ 375 ‐ 500 ‐750 ‐ 1000 ‐ 1500

Bevande spiritose

Nell'intervallo 100 ml - 2000 ml, solo le 9 dimensioni seguenti:

Ml: 100 ‐ 200 ‐ 350 ‐ 500 ‐ 700 ‐ 1000‐ 1500 – 1750 – 2000

Latte alimentare

Nell'intervallo 100 ml - 1.500 ml, solo le 9 dimensioni seguenti:

Ml: 100 - 200 - 250 - 300 - 330 - 500 - 750 - 1 000 - 1 500

Per il latte alimentare venduto in contenitori a rendere, si possono applicare anche i seguenti volumi:

Ml: 189 - 284 e loro multipli.

Inoltre, qualora viga il sistema delle unità imperiali di misurazione, tra un terzo di pinta e 6 pinte, sono previsti soltanto i seguenti 8 volumi:

Pinta: 1/3-1/2-1-2-3-4-5-6.

2.  PRODOTTI VENDUTI A PESO

Caffè solubile

Nell'intervallo 50 g - 300 g, solo le 4 dimensioni seguenti:

g: 50 ‐ 100 ‐ 200 ‐ 300

Zucchero bianco

Nell'intervallo 250 g - 1500 g, solo le 5 dimensioni seguenti:

g: 250 ‐500 ‐750 ‐1000 – 1500

Zucchero bruno:

Nell'intervallo 250 g. - 1500 g., solo le cinque dimensioni seguenti:

g.: 250-500-750-1000-1500

Burro

Nell'intervallo 100 g – 1000 g solo le 6 dimensioni seguenti:

g: 100 - 125 - 200 (solo per raggruppamenti di valori inferiori o uguali a 50 g non destinati ad essere venduti separatamente) - 250 - 500 - 1000

Caffè torrefatto molito o non molito

Nell'intervallo 250 g - 1000 g, solo le 4 dimensioni seguenti:

g: 250 - 500 - 750 - 1000

Paste alimentari secche

Nell'intervallo 125 g - 10000 g, solo le 10 dimensioni seguenti:

g: 125 - 250 - 500 - 1000 - 1500 - 2000 - 3000 - 4000 - 5000 - 10000

Riso

Nell'intervallo 125 g - 10000 g, solo le 8 dimensioni seguenti:

g: 125 - 250 - 500 - 1000 - 2000 - 2500 - 5000 - 10000

3.  DEFINIZIONI DEI PRODOTTI

Vino corrente

Vino di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio, del 17 maggio 1999, relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo(15) (numero della tariffa doganale comune: codice NC ex 2204).

Vino bianco

Vino di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 1493/1999 relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo (numero della tariffa doganale comune: codice NC ex 2204) con denominazione d'origine: "Côtes du Jura", "Arbois", "L'Etoile" e "Château-Chalon" in bottiglie di cui all'allegato 1, punto 3, del regolamento (CE) n. 753/2002 della Commissione, del 29 aprile 2002, che fissa talune modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1493/1999 del Consiglio per quanto riguarda la designazione, la denominazione, la presentazione e la protezione di taluni prodotti vitivinicoli(16).

Vino spumante

Vino di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), e all'allegato 1, punti 15, 16, 17 e 18 del regolamento (CE) n. 1493/1999 (numero della tariffa doganale comune 22.04.10).

Vino liquoroso

Vino di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b, e all'allegato 1, punto 14, del regolamento (CE) n. 1493/1999 (numero della tariffa doganale comune 22.04.21 - 22.04.29).

Vino aromatizzato

Bevande aromatizzate a base di vino di cui all'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CEE) n. 1601/91 del Consiglio, del 10 giugno 1991, che stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla presentazione dei vini aromatizzati, delle bevande aromatizzate a base di vino e dei cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli(17) (numero della tariffa doganale comune 2205)

Bevande spiritose

Bevande spiritose di cui all'articolo 1, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio, del 29 maggio 1989, che stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande spiritose(18) (numero della tariffa doganale comune 2208).

Caffè solubile

Estratti di caffè di cui al punto 1 dell'allegato della direttiva 1999/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 febbraio 1999, relativa agli estratti di caffè e agli estratti di cicoria(19).

Zucchero bianco

Zucchero di cui all'allegato A, paragrafi 1, 2 e 3 della direttiva 2001/111/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2001, relativa a determinati tipi di zucchero destinati all'alimentazione umana(20).

Tipi di burro

Prodotti definiti nella parte A (grassi lattieri) dell'allegato del regolamento (CE) n. 2991/94 del Consiglio, del 5 dicembre 1994, che stabilisce norme per i grassi da spalmare(21), e venduti direttamente al consumatore finale.

Caffè torrefatto molito o non molito

Caffè torrefatto molito o non molito, decaffeinato o non decaffeinato, secondo la posizione 09.01 della tariffa doganale comune.

Paste alimentari secche

Paste alimentari secondo la posizione 19.03 della tariffa doganale comune.

Riso

Riso secondo la posizione 10.06 della tariffa doganale comune.

Latte alimentare

I prodotti definiti nell'articolo 3 del regolamento (CE) n. 2597/97 del Consiglio, del 18 dicembre 1997, che fissa le disposizioni complementari nell'organizzazione comune dei mercati nel settore del latte dei prodotti lattiero-caseari per quanto riguarda il latte alimentare(22) e destinati ad essere presentati direttamente al consumatore finale.

4.  GAMME DEI VOLUMI PER I PRODOTTI VENDUTI SOTTO FORMA DI AEROSOL

Le gamme indicate di seguito si applicano a tutti i prodotti venduti sotto forma di aerosol, ad eccezione:

   a) dei prodotti cosmetici a base di alcol comprendenti più del 3 % in volume di olio di profumo naturale o sintetico e più del 70 % in volume di alcole etilico puro,
   b) dei medicinali.

a.  PRODOTTI VENDUTI IN CONTENITORI METALLICI

VOLUME IN ML DELLA FASE LIQUIDA

CAPACITÀ IN ML DEL CONTENITORE PER

Prodotti con gas propulsore liquido

(a) Prodotti con solo gas propulsore compresso

(b) Prodotti con gas propulsore composto unicamente di protossido d'azoto o di anidride carbonica o di una miscela di questi due gas se l'insieme del prodotto presenta un coefficiente Bunsen inferiore o pari a 1,2

25

40

47

50

75

89

75

110

140

100

140

175

125

175

210

150

210

270

200

270

335

250

335

405

300

405

520

400

520

650

500

650

800

600

800

1 000

750

1 000

b.  PRODOTTI VENDUTI IN CONTENITORI DI VETRO O DI PLASTICA TRASPARENTI O NON TRASPARENTI

(volume in ml della fase liquida)

25 ‐ 50 ‐ 75 ‐ 100 ‐ 125 ‐ 150

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 255 del 14.10.2005, pag. 36.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2006.
(4) GU L 42 del 15.2.1975, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione del 2003.
(5) GU L 51 del 25.2.1980, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 87/356/CEE (GU L 192 dell"11.7.1987, pag. 48).
(6) Raccolta 2000 pag. I-8749.
(7) GU L 80, del 18.3.1998, pag. 27.
(8) GU L 46 del 21.2.1976, pag. 1. Direttiva modificata dalla direttiva 78/891/CEE della Commissione (GU L 311 del 4.11.1978, pag. 21).
(9) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(10) GU L 147 del 9.6.1975, pag. 40. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 807/2003 (GU L 122 del 16.5.2003, pag. 36).
(11)* 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
(12)** 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
(13)* 8 anni dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
(14)** 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.
(15) GU L 179, del 14.7.1999, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2165/2005 (GU L 345 del 28.12.2005, pag. 1).
(16) GU L 118 del 4.5.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 261/2006 (GU L 46 del 16.2.2006, pag. 18).
(17) GU L 149, del 14.6.1991, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).
(18) GU L 160, del 12.6.1989, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(19) GU L 66, del 13.3.1999, pag. 26. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(20) GU L 10, del 12.1.2002, pag. 53.
(21) GU L 316 del 9.12.1994, pag. 2.
(22) GU L 351 del 23.12.1997, pag. 13. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1602/1999 (GU L 189 del 22.7.1999, pag. 43).


Politica estera e di sicurezza comune 2004
PDF 158kWORD 77k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo relativa agli aspetti principali e alle scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC), comprese le implicazioni finanziarie per il bilancio generale dell'Unione europea - 2004 (2005/2134(INI))
P6_TA(2006)0037A6-0389/2005

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione annuale del Consiglio (7961/2005 PESC 272 FIN 117 PE 70),

–   visto il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004,

–   vista la strategia europea in materia di sicurezza adottata dal Consiglio europeo il 12dicembre 2003,

–   visto l'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio(1), in particolare il paragrafo 40,

–   visto l'articolo 21 del trattato UE,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 16-17 giugno 2005, in particolare la dichiarazione sulla ratifica del trattato che adotta una Costituzione per l'Europa,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 15-16 dicembre 2005 sulle Prospettive finanziarie 2007-2013,

–   vista la sua risoluzione del 12 gennaio 2005 sul trattato che adotta una Costituzione per l'Europa(2),

–   vista la sua risoluzione del 14 aprile 2005 sulla politica estera e di sicurezza comune (2003)(3),

–   vista la sua risoluzione del 14 aprile 2005 sulla strategia europea di sicurezza(4),

–   vista la sua risoluzione del 9 giugno 2005 sulla riforma delle Nazioni Unite(5),

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 intitolata "Appello mondiale alla lotta contro la povertà: fare della povertà un elemento del passato"(6),

–   vista la sua risoluzione del 26 maggio 2005 sulle relazioni UE-Russia(7),

–   viste la sua risoluzione del 9 giugno 2005 sulle relazioni transatlantiche(8) e le otto dichiarazioni comuni risultanti dall'ultimo Vertice UE-USA tenutosi a Washington DC il 20 giugno 2005,

–   vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2003 su pace e dignità in Medio Oriente(9),

–   vista la sua risoluzione del 27 gennaio 2005 sulla situazione in Medio Oriente(10),

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 su Unione europea e Iraq - Quadro per l'impegno(11),

–   vista la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2004 e sulla politica dell'UE in materia(12);

–   visto l'articolo 112, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A6-0389/2005),

A.   considerando che il Consiglio continua a mantenere un approccio a posteriori, limitandosi a presentare un elenco descrittivo delle attività della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'anno precedente invece di consultare il Parlamento in via preliminare, come previsto dall'articolo 21 del trattato sull'Unione europea e dall'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999,

B.   considerando che il Parlamento ha più volte chiesto al Consiglio di sostituire tale pratica con una consultazione vera del Parlamento al fine di garantire che le opinioni di quest'ultimo abbiano un impatto reale sulle scelte effettuate per l'anno successivo,

C.   considerando che il periodo di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale, deciso dal Consiglio europeo di Bruxelles del 16-17 giugno 2005, dovrebbe ora andare di pari passo con l'attuazione ottimale dei trattati esistenti al fine di ottenere una PESC capace di far fronte alle responsabilità, alle minacce e alle sfide globali del mondo di oggi,

D.   considerando che il Parlamento ha espresso a più riprese il parere che le relazioni dell'Unione con ciascuna regione e ciascun paese terzo dovrebbero essere mantenute a un livello appropriato, tenendo conto degli interessi dell'Unione, della vicinanza di ciascuna regione o paese terzo al modello e ai valori europei nonché del fatto che l'Unione sta diventando uno dei principali attori geopolitici sulla scena mondiale, per cui necessita di partner politici ed economici forti e affidabili,

E.   considerando che lo sviluppo e il consolidamento della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono obiettivi generali della PESCdell'Unione europea,

F.   considerando che, per essere credibili, la PESC e la politica europea di sicurezza e difesa (PESD) devono essere dotate di bilanci all'altezza delle loro ambizioni e deplorando che, attualmente, le risorse finanziarie destinate a tali due politiche risultino ancora insufficienti; deplorando infine che il finanziamento delle operazioni militari dell'Unione europea sfugga ancora troppo spesso al controllo democratico,

1.   prende atto dell'esauriente relazione annuale presentata dal Consiglio a metà aprile 2005 sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune per il 2004; si ritiene di conseguenza ben informato in merito a quanto accaduto nel 2004; reitera tuttavia la richiesta di essere pienamente coinvolto e ribadisce il proprio diritto ad essere consultato annualmente "ex ante" sugli aspetti e sulle scelte future, come previsto dai trattati in vigore;

2.   chiede pertanto alla commissione giuridica di vagliare l'opportunità di adire la Corte di giustizia europea per quanto concerne la pratica del Consiglio che consiste nel limitarsi a informare il Parlamento presentandogli un elenco descrittivo delle attività PESC condotte l'anno precedente, invece di consultarlo all'inizio dell'anno sugli aspetti principali e sulle scelte di base da compiere per quell'anno e di riferirgli in seguito se, e in caso affermativo in quale modo, è stato tenuto conto del suo contributo, come previsto dall'articolo 21 del trattato UE e dall'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999;

3.   esorta vivamente il Consiglio a promuovere una PESC molto più aperta, trasparente e responsabile, impegnandosi a presentarsi dinanzi alla commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo per riferire su ogni Consiglio "Affari generali" e "Relazioni esterne" nonché su ogni vertice ad alto livello con partner internazionali chiave;

Impatto che il periodo di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale esercita sugli aspetti principali e le scelte di base della PESC per il 2006

4.   rammenta le misure già adottate per anticipare l'applicazione di talune disposizioni del nuovo trattato costituzionale relative alla PESC/PESD, in particolare la creazione dell'Agenzia europea di difesa, lo sviluppo del concetto di "Gruppo di battaglia", l'instaurazione di una politica europea di vicinato molto più elaborata e l'applicazione della clausola di solidarietà al fine di contrastare le minacce o gli attacchi terroristici;

5.   reitera, nel quadro dei trattati esistenti, l'invito al Consiglio e all'Alto Rappresentante/Segretario generale del Consiglio a partecipare attivamente a un dibattito annuale, sia con il Parlamento europeo che con i parlamenti nazionali, sugli aspetti principali e le scelte di base della PESC per l'anno successivo nonché sulla strategia europea in materia di sicurezza;

6.   è del parere che il periodo di riflessione sul processo di ratifica del trattato costituzionale, deciso dal Consiglio europeo di Bruxelles del 16-17 giugno 2005, rappresenti un'ottima occasione per individuare ed esaminare ulteriormente eventuali carenze nei settori PESC/PESD e per trovare il modo di farvi fronte in maniera adeguata, innanzitutto sfruttando appieno i trattati in vigore e, in secondo luogo, applicando, a tempo debito, le nuove disposizioni costituzionali;

7.   lamenta, a tale riguardo, l'atteggiamento di taluni Stati membri che, malgrado l'adozione della Costituzione da parte del Consiglio europeo, hanno fatto ricorso, per motivi interni, al diritto di veto in relazione a importanti questioni di politica estera; osserva che la PESC non può essere ridotta a una semplice appendice delle politiche estere dei singoli Stati membri e chiede pertanto a tutti gli Stati membri di agire in modo costruttivo in conformità dello spirito della Costituzione, onde consentire all'Unione europea di svolgere un ruolo efficace sulla scena mondiale;

Proposte specifiche su vari aspetti tematici per il 2006

8.   accoglie con favore l'approccio del Consiglio che consiste nel raggruppare gli sviluppi principali nel settore della PESC e della PESD sotto i vari aspetti tematici contenuti nella strategia in materia di sicurezza dell'Unione europea adottata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003;

9.   chiede che la strategia in materia di sicurezza dell'Unione europea venga aggiornata, mantenendone il duplice approccio civile/militare e i concetti fondamentali di impegno preventivo e multilateralismo efficace, onde riflettere il principio della responsabilità di proteggere adottato al Vertice dell'ONU del settembre 2005; è del parere che sia il cambiamento climatico sia la diffusione della povertà nel mondo vadano attualmente considerati come grandi minacce per la sicurezza dell'Unione, che richiedono un intervento decisivo, compromessi concreti e uno scadenziario rigoroso; ritiene, tuttavia, che la proliferazione delle armi di distruzione di massa debba essere vista come la più grave minaccia per la sicurezza internazionale;

10.   sottolinea l'importanza della dimensione politica estera delle questioni di sicurezza energetica; raccomanda un aggiornamento delle politiche di sicurezza dell'Unione europea che presti un'attenzione particolare alla soluzione del problema della crescente dipendenza dell'Unione dall'energia e da altre forniture strategiche provenienti da paesi e regioni sempre più instabili, ponendo in evidenza i possibili scenari futuri e sottolineando la questione dell'accesso alle fonti alternative e dello sviluppo di queste ultime; è persuaso che la recente interruzione delle forniture di gas decisa unilateralmente dalla Russia richieda una risposta strategica da parte dell'Unione europea ; invita la Commissione a presentare una comunicazione che tratti gli aspetti di politica estera e di vicinato della politica in materia di energia;

11.   ritiene pertanto che la difesa interna sia una componente fondamentale della strategia dell'Unione europea in materia di sicurezza poiché concerne le frontiere esterne e infrastrutture essenziali;

12.   ribadisce a tale proposito la sua convinzione che la sicurezza è una nozione collettiva globale, che non può essere adattata unicamente agli interessi e alle esigenze di un determinato paese ma deve essere perseguita in un quadro multilaterale;

13.   sottolinea l'importanza del ruolo della NATO in relazione alla politica estera e di sicurezza dell'Unione europea;

14.   sottolinea che il rafforzamento della governance globale, delle istituzioni internazionali e del valore del diritto internazionale è di interesse vitale per l'Unione europea; ritiene che uno degli obiettivi chiave della PESC dovrebbe essere quello di coinvolgere la Cina e l'India, in quanto potenze emergenti, nonché la Russia, nella responsabilità rispetto allo stato della governance globale e alla ricerca di soluzioni alle sfide che si pongono a tale livello; sottolinea il ruolo insostituibile che i partner transatlantici dovrebbero svolgere congiuntamente in tale contesto;

15.   condanna fermamente gli attentati terroristici di vasta portata che hanno colpito Londra il 7 luglio 2005; manifesta la sua solidarietà con il popolo britannico ed esprime in particolare le sue condoglianze alle vittime di tali attentati brutali e alle loro famiglie;

16.   ribadisce una volta di più che la lotta contro il terrorismo deve essere considerata come una delle priorità dell'Unione e come una componente fondamentale delle sue azioni esterne, riaffermando allo stesso tempo l'importanza del rispetto dei diritti umani e delle libertà civili; ritiene che si debba tener conto del fatto che la linea di demarcazione tra sicurezza interna e sicurezza esterna sta diventando più indistinta; sottolinea che è essenziale chiarire questa priorità interna ed esterna in modo inequivocabile in tutti i rapporti con paesi e regioni terzi e che occorre fare molto di più per rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo; chiede nuovamente al Consiglio di informare e consultare pienamente la commissione per gli affari esteri e la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla questione della lista europea delle organizzazioni terroristiche;

17.   sottolinea l'urgente esigenza di bloccare la diffusione della povertà nel mondo, di lottare contro la stigmatizzazione e la discriminazione e di combattere le grandi malattie; riafferma l'importanza di mantenere gli impegni dell'Unione per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio;

18.   riconosce l'importanza decisiva delle azioni dell'Unione in materia di prevenzione dei conflitti e di consolidamento della pace; ribadisce il suo impegno a lottare contro l'impunità per i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e altre gravi violazioni dei diritti umani, anche rafforzando il ruolo della Corte penale internazionale;

19.   insiste sulla necessità di continuare a promuovere un'attuazione coerente della strategia dell'UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa (WMD) a livello internazionale, di porre maggiormente l'accento sulle iniziative per il disarmo nonché sulle questioni relative alla non proliferazione, di rafforzare i trattati multilaterali alla base dei regimi di non proliferazione, e di prevedere le risorse finanziarie necessarie per attuare la strategia dell'UE contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa; esprime il suo rammarico per l'incapacità dei principali Stati e governi di raggiungere, nel quadro dell'ONU, un accordo sulla firma di un trattato di non proliferazione delle armi nucleari;

20.   ritiene che gli aspetti relativi alle migrazioni, inclusa la questione dell'immigrazione illegale, dovrebbero costituire un elemento molto rilevante dell'azione esterna dell'Unione, nelle sue relazioni sia con i paesi d'origine sia con quelli di transito; chiede che il Consiglio e la Commissione informino regolarmente il Parlamento in materia, per il tramite della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per gli affari esteri;

21.   ritiene che la difesa interna meriti maggiore rilievo nel pensiero strategico europeo e che la protezione delle frontiere esterne dell'Unione dovrebbe costituire un elemento importante; ritiene altresì che la gestione congiunta delle frontiere esterne dovrebbe diventare una parte essenziale della politica europea di vicinato; è del parere che l'Unione dovrebbe acquisire attrezzature comuni per la protezione delle sue frontiere esterne;

22.   chiede che si tenga conto delle preoccupazioni di taluni Stati membri per quanto concerne il loro approvvigionamento energetico, dato che quest'ultimo può essere utilizzato come strumento politico;

Priorità del Parlamento nelle varie aree geografiche per il 2006

23.   ritiene che gli allargamenti successivi dell'Unione decisi dal Consiglio europeo del 16-17 dicembre 2004 dovrebbero rimanere tra le priorità dell'agenda politica dell'Unione nel 2006, unitamente allo sviluppo di un'autentica politica europea di vicinato, che comprenda una struttura appositamente concepita come uno spazio economico e politico europeo per i paesi europei;

24.   condivide il parere del Consiglio secondo cui, per molti versi, le future priorità della PESC per un'Unione che punta a divenire un protagonista sulla scena mondiale si definiscono da sé, e che in particolare il Mediterraneo, il partenariato transatlantico, il Medio Oriente, i Balcani e l'Europa orientale nonché le situazioni di conflitto, la promozione della pace, la sicurezza in tutti i suoi aspetti, la prosecuzione della lotta contro il terrorismo, il disarmo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa devono restare al centro della PESC nel 2006;

25.   chiede alla Presidenza del Consiglio di tenerlo informato sulla revisione del mandato e della programmazione della missione EUFOR (European Union Force) in Bosnia ed Erzegovina, nonché sullo sviluppo dell'iniziativa Gruppi di battaglia; è del parere che la cooperazione con le Nazioni Unite vada sostanzialmente rafforzata e che quella con la NATO debba essere resa più efficace sulla base dell'esperienza acquisita nel corso delle recenti operazioni civili e militari dell'Unione europea; ritiene che l'Unione europea dovrebbe essere pronta ad assumere la responsabilità della missione di polizia nel Kosovo;

26.   invita il Consiglio e la Commissione a svolgere un ruolo attivo nel processo di riforma costituzionale in atto nella Bosnia-Erzegovina, al fine di pervenire a un accordo fra le forze politiche e presso la pubblica opinione circa l'opportunità di andare oltre il quadro istituzionale previsto dagli accordi di Dayton, di snellire e razionalizzare l'attuale architettura istituzionale per creare uno Stato più efficiente e autosostenibile, anche nella prospettiva della futura integrazione europea, e al fine di creare le condizioni per una democrazia rappresentativa che elimini le attuali divisioni etniche;

27.   chiede al Consiglio di svolgere un ruolo attivo affinché si possa individuare una soluzione costruttiva, basata sul diritto internazionale e sulle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, per affrontare la questione del futuro status del Kosovo rispettandone l'integrità territoriale, definendo in modo adeguato i diritti delle minoranze, senza mettere a repentaglio tutta la politica dell'Unione nei confronti dei Balcani e contribuendo a consolidare la pace, la stabilità e la sicurezza nella regione; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a elaborare una strategia comune in materia, a partecipare attivamente ai negoziati nel quadro del gruppo di contatto e a cooperare strettamente con l'ONU; si compiace dei progressi registrati nel quadro delle relazioni con Serbia-Montenegro che hanno portato all'apertura dei negoziati per un accordo di stabilizzazione e associazione;

28.   sollecita il Consiglio a fare della prospettiva dell'Unione europea per i Balcani una delle grandi priorità, malgrado l'attuale crisi interna per quanto riguarda il processo di ratifica della Costituzione; ritiene che la futura adesione dei paesi dei Balcani occidentali rappresenterà un ulteriore passo verso la riunificazione dell'Europa;

29.   invita il Consiglio e la Commissione ad intensificare gli sforzi per portare a termine i negoziati in vista della conclusione di accordi di stabilizzazione e di partenariato con i paesi dei Balcani occidentali e ribadisce il suo sostegno alla prospettiva europea dei paesi della regione, conformemente all''Agenda di Salonicco";

30.   ribadisce che lo sviluppo dell'Africa deve essere una priorità dell'azione esterna dell'Unione, sulla base del principio fondamentale di solidarietà e che, a tal fine, l'Unione deve assumere un ruolo di guida nell'affrontare le enormi necessità dell'Africa, allo scopo ultimo di promuovere la pace, la stabilità, la prosperità, il buon governo (in particolar modo attraverso la lotta alla corruzione) e il rispetto dei diritti umani in tale regione; a tale proposito chiede un rafforzamento del dialogo politico; plaude all'iniziativa della Commissione volta a configurare una strategia globale per l'Africa che vada al di là delle politiche tradizionali di aiuto allo sviluppo e che miri alla ricostruzione economica e sociale dei paesi del continente africano; si attende che i governi africani rispettino gli impegni assunti nei confronti della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti dell'uomo;

31.   riconosce che le Nazioni Unite hanno chiesto all'Unione europea di contribuire alla sicurezza delle prossime elezioni nella Repubblica democratica del Congo per mezzo di una missione militare; chiede al Consiglio di esaminare attentamente le possibilità esistenti;

32.   sottolinea che la prevenzione dei conflitti, la gestione e il mantenimento della pace in Africa, il sostegno operativo e lo sviluppo delle capacità locali secondo il principio della "proprietà africana" sono indubbiamente d'importanza primordiale, mentre la fame e la povertà, le disuguaglianze economiche e le ingiustizie politiche, l'escalation dei conflitti come conseguenza della violenza, le espulsioni forzate, le epidemie, la penuria di risorse nonché le molteplici minacce ecologiche restano i problemi più acuti per la popolazione africana; è profondamente preoccupato per il fatto che la comunità internazionale non è in grado di reagire adeguatamente ai crimini di guerra e alle violazioni dei diritti umani su grande scala che possono essere interpretati come un genocidio nel Darfur;

33.   invita il Consiglio e la Commissione a procedere insieme al Parlamento, quanto prima possibile, a una valutazione globale dei vertici dell'UE con India, Cina (settembre 2005), Russia (ottobre 2005), Ucraina e Canada (novembre 2005), tenendo presente che il concetto di "partenariato strategico" deve basarsi sulla condivisione e sulla promozione di valori comuni e che il Parlamento deve in ogni caso esservi pienamente associato;

34.   sottolinea che l'attuale partenariato con la Russia è più pragmatico che strategico, in quanto riflette interessi economici comuni senza realizzare progressi nel settore dei diritti umani e dello Stato di diritto; a tale proposito si attende risultati concreti dalle consultazioni bilaterali recentemente avviate sui diritti umani; è del parere che un partenariato autentico dovrebbe ispirare una soluzione amichevole ed equa della questione dei trattati sui confini con taluni paesi vicini e innescare un vero processo di pace in Cecenia, cui partecipino tutte le componenti democratiche della società, in modo da trovare una soluzione pacifica al conflitto; sottolinea l'importanza del dialogo UE-Russia sulle questioni che investono il loro comune vicinato ed auspica che la Russia adotti un approccio più trasparente e imparziale nei confronti dei comuni vicini; chiede che l'accordo UE-Russia sui quattro spazi comuni sia attuato senza indugi; appoggia il lavoro intrapreso congiuntamente dai due partner per quanto riguarda la gestione delle crisi;

35.   chiede una riduzione degli armamenti nella regione di Kaliningrad;

36.   ritiene che la politica attuata dall'Unione europea nei confronti della Bielorussia abbia dato scarsi risultati; propone di conseguenza di mettere a punto nuove misure intese a rafforzare i legami con i cittadini della Bielorussia e a consentire loro di beneficiare dei vantaggi offerti dalla democrazia;

37.   sottolinea la necessità di migliorare le relazioni con la Cina in modo tale da compiere progressi non solo nel settore commerciale ed economico, ma anche sulle questioni relative ai diritti umani e alla democrazia; ribadisce a tal fine la sua richiesta di un codice di condotta vincolante dell'Unione europea sulle esportazioni di armi e invita il Consiglio a non revocare l'embargo sulle armi fino a quando non saranno stati compiuti maggiori progressi nel campo dei diritti umani e dei controlli sulle esportazioni di armi in Cina e nelle relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan; appoggia la proposta della presidenza britannica del Consiglio di garantire una più stretta cooperazione UE-Cina relativamente alla sicurezza energetica e al cambiamento climatico; sostiene la necessità di una cooperazione più stretta in ambito OMC per risolvere i gravi problemi commerciali bilaterali e ottenere che la Cina rispetti le norme internazionali di tale organizzazione;

38.   chiede al Consiglio di rinnovare gli sforzi, nel contesto del Quartetto per il Medio Oriente (Stati uniti, federazione russa, Unione europea e Nazioni Unite), per rilanciare i negoziati tra israeliani e palestinesi; ritiene che occorrerebbe elaborare una strategia globale per la grande regione del Medio Oriente, allo scopo di rafforzare la pace, la sicurezza e la democrazia;

39.   sottolinea l'esigenza di imprimere nuovo slancio al processo di Barcellona al fine di promuovere uno sviluppo economico, sociale e democratico equilibrato dei paesi interessati;

40.   ritiene che, secondo le pertinenti linee direttrici dell'Unione europea, i dialoghi in materia di diritti umani rappresentino un'opzione accettabile soltanto se il paese partner si impegna in modo adeguato a migliorare la situazione dei diritti umani in loco; chiede pertanto al Consiglio di valutare i risultati di tali dialoghi ad intervalli regolari per determinare in quale misura le aspettative si siano realizzate; ribadisce la sua richiesta di essere maggiormente coinvolto in questo processo;

41.   ritiene che l'Unione debba fare tutto quanto è in suo potere per collaborare con le autorità irachene, le Nazioni Unite e gli altri attori regionali interessati nella prospettiva di contribuire al processo costituzionale dell'Iraq sulla scia delle elezioni generali tenutesi il 15 dicembre 2005; accoglie con favore l'azione comune PESC relativa alla missione integrata dell'Unione europea sullo stato di diritto per l'Iraq e chiede che ulteriori azioni siano finanziate a titolo del bilancio dell'Unione europea; appoggia l'apertura di una delegazione della Commissione a Baghdad nei prossimi mesi;

42.   è del parere che la promozione della solidarietà nazionale, della stabilità, della pace, della democrazia e di uno sviluppo economico svincolato dalla produzione di oppio debba continuare a svolgere un ruolo di primo piano nella politica comunitaria nei confronti dell'Afghanistan nei prossimi anni; è favorevole all'espansione della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF), sotto comando NATO, al fine di potenziare il ruolo del parlamento nazionale recentemente eletto, ma sottolinea che la priorità attuale è quella di combattere il terrorismo e di garantire la sicurezza delle frontiere ed insiste, in tale ottica, affinché questa missione sia effettuata nel quadro di un chiaro mandato dell'ONU; ritiene che l'operazione "Enduring Freedom" condotta dagli Stati Uniti non debba fondersi con la missione di ricostruzione ISAF; ritiene necessario che l'Unione europea sostenga in particolare lo sviluppo di istituzioni statali nazionali forti, lo sviluppo economico, sociale e culturale del paese, il disarmo delle milizie private e la lotta contro la coltivazione e il commercio di stupefacenti;

43.   rammenta il suo sostegno di lunga data ad una soluzione negoziata grazie alla quale l'Iran diventi un partner attivo nella regione, rispettoso dei diritti umani; ribadisce il suo invito all'Iran ad adottare tutte le misure necessarie per riacquistare la fiducia della comunità internazionale, in linea con le proposte del Parlamento contenute nel paragrafo 46 della risoluzione del 17 novembre 2005(13); appoggia vigorosamente la posizione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), secondo la quale a questo punto il modo migliore per avanzare consiste in una rigorosa verifica da parte dell'Agenzia, in combinazione con un dialogo attivo fra tutte le parti interessate; sottolinea la necessità che l'Unione e gli Stati Uniti collaborino strettamente in questo ambito e mantengano una politica coerente nei confronti dell'intera regione, incentrata sia sul popolo e sul regime iraniani che sull'obiettivo finale, che è quello della democratizzazione del paese; si augura che i negoziati fra UE-3 e Iran possano riprendere al più presto e che includano la proposta russa relativa al trasferimento in Russia delle attività iraniane di arricchimento dell'uranio; raccomanda che tali questioni siano oggetto di aggiornamenti periodici e di uno stretto dialogo con altri attori internazionali, come la Cina, la Russia e i paesi in via di sviluppo;

44.   sottolinea che il successo del quarto vertice UE-America latina e Caraibi che si terrà a Vienna nel maggio 2006 è una sfida decisiva per entrambi i partner nonché un'ottima occasione per dare uno spessore specifico alla loro associazione strategica al fine di sfruttarne pienamente l'immenso potenziale; ritiene che si dovrebbe evitare accuratamente di dare segnali finanziari negativi durante l'anno del vertice;

45.   si rammarica che spesso le sue risoluzioni e relazioni riguardanti le varie aree geografiche di interesse per l'Unione non siano state prese in considerazione dal Consiglio e dalla Commissione; sottolinea che esse contengono preziosi contributi al dibattito sull'evoluzione della politica dell'Unione nei confronti di tali aree; chiede che la clausola dei diritti umani e della democrazia sia estesa a tutti i nuovi accordi tra l'Unione europea e i paesi terzi e ritiene necessaria una maggiore partecipazione del Parlamento alla redazione dei mandati di negoziato relativi a tali accordi;

Finanziamento della PESC

46.   ritiene che, in attesa della ratifica del trattato costituzionale, l'accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 dovrebbe essere rivisto al più presto per adeguarlo alla nuova situazione politica, istituzionale e finanziaria dell'Unione;

47.   propone che la struttura dell'accordo interistituzionale riveduto tenga conto delle azioni che l'Unione deve avviare in virtù della strategia europea in materia di sicurezza e dei compromessi di bilancio previsti a tal fine nelle prospettive finanziarie;

48.   ritiene che la posizione del Consiglio sulle Prospettive finanziarie 2007-2013 non rifletta le ambizioni dell'Unione europea come partner globale; deplora le proposte riduzioni dei livelli di spesa per le azioni e politiche esterne, sia in termini assoluti sia in termini di percentuale sulla spesa globale; è persuaso che detti tagli diano segnali sbagliati circa le priorità programmatiche dell'UE e la sua disponibilità ad operare con risultati positivi nel campo della PESC;

49.   raccomanda che l'accordo interistituzionale riveduto compia un passo avanti e preveda che le spese comuni per le operazioni militari nell'ambito della PESD siano finanziate dal bilancio dell'Unione europea, ponendo così fine alla pratica in vigore del ricorso ai bilanci suppletivi o ai fondi di avviamento degli Stati membri;

50.   propone che l'accordo interistituzionale riveduto preveda inoltre che, in caso di future operazioni PESD, anche i costi congiunti di questo tipo di operazioni siano finanziati dal bilancio comunitario in deroga alle norme esistenti, come il principio secondo cui ciascuno si fa carico delle spese del proprio personale o altri accordi ad hoc come il cosiddetto "meccanismo ATHENA";

o
o   o

51.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale dell'ONU, al Segretario generale della NATO e al Presidente dell'Assemblea del Consiglio d'Europa.

(1) GU C 172 del 18.6.1999, pag. 1.
(2) GU C 247 E del 6.10.2005, pag. 88.
(3) Testi approvati, P6_TA(2005)0132.
(4) Testi approvati, P6_TA(2005)0133.
(5) Testi approvati, P6_TA(2005)0237.
(6) Testi approvati, P6_TA(2005)0289.
(7) Testi approvati, P6_TA(2005)0207.
(8) Testi approvati, P6_TA(2005)0238.
(9) GU C 82 E dell'1.4.2004, pag. 610.
(10) GU C 253 E del 13.10.2005, pag. 35.
(11) Testi approvati, P6_TA(2005)0288.
(12) Testi approvati, P6_TA(2005)0150.
(13) Testi approvati, P6_TA(2005)0439.


Lotta contro la violenza a danno delle donne
PDF 145kWORD 67k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione attuale nella lotta alla violenza contro le donne ed eventuali azioni future (2004/2220(INI))
P6_TA(2006)0038A6-0404/2005

Il Parlamento europeo,

–   viste le disposizioni contenute negli strumenti giuridici delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani, in particolare quelli che riguardano i diritti delle donne, quali la Carta dell'ONU, la Dichiarazione universale dei diritti umani, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e il relativo protocollo facoltativo, nonché la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–   visti gli altri strumenti dell'ONU in materia di violenza contro le donne, quali la dichiarazione e il programma d'azione di Vienna, del 25 giugno 1993(1), la dichiarazione sull'eliminazione della violenza nei confronti delle donne, del 20 dicembre 1993(2), la risoluzione sull'eliminazione della violenza domestica contro le donne, del 22 dicembre 2003(3), la risoluzione sull'eliminazione dei delitti contro le donne commessi in nome dell'onore, del 30 gennaio 2003(4), la risoluzione sulle misure in materia di prevenzione dei reati e di giustizia penale per eliminare la violenza contro le donne, del 2 febbraio 1998(5), le relazioni dei relatori speciali dell'Alto Commissario per i diritti umani dell'ONU sulla violenza contro le donne, la raccomandazione generale n. 19 della commissione per l'eliminazione della discriminazione contro le donne(6),

–   viste la dichiarazione di Pechino e la piattaforma d'azione adottata alla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, e la sua risoluzione del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d'azione di Pechino(7),

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(8),

–   vista la sua risoluzione del 16 settembre 1997 sulla necessità di organizzare una campagna a livello dell'Unione europea per la totale intransigenza nei confronti della violenza contro le donne(9),

–   vista la sua risoluzione del 10 marzo 2005 sul seguito della Quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne (Pechino+10)(10),

–   vista la sua risoluzione del 20 settembre 2001 sulle mutilazioni genitali femminili(11),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0404/2005),

A.   considerando che la violenza contro le donne è stata definita dalla dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne "ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata,"

B.   considerando che l'articolo 6 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sancisce che "nessuna disposizione della presente Dichiarazione pregiudica le disposizioni della legislazione di un altro Stato o di una convenzione, di un trattato o di un altro strumento internazionale in vigore in uno Stato che permetterebbero di eliminare più efficacemente la violenza nei confronti delle donne",

C.   considerando che la violenza avviene in numerosi tipi di relazione stretta e che le definizioni utilizzate nella ricerca e nel contesto culturale variano; considerando che il punto chiave principale della presente risoluzione è la violenza degli uomini contro le donne, ossia il caso in cui il perpetratore è un uomo e la vittima è una donna che ha o ha avuto una relazione con il perpetratore; considerando che tale violenza rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di violenza nelle relazioni strette, secondo i tre studi di prevalenza condotti in Finlandia, Svezia e Germania; considerando che, benché numerosi casi di tale tipo di violenza avvengano in casa, il luogo in cui la violenza si verifica riveste un'importanza secondaria,

D.   considerando che la violenza degli uomini contro le donne rappresenta non solo un delitto ma anche un grave problema di ordine sociale; che la violenza degli uomini contro le donne costituisce una violazione di diritti umani - quale il diritto alla vita, il diritto alla sicurezza, il diritto alla dignità e all'integrità fisica e mentale - ed è pertanto un ostacolo allo sviluppo di una società democratica,

E.   considerando che la violenza degli uomini contro le donne può riguardare donne di ogni età, indipendentemente dall'istruzione, dal reddito e dalla posizione sociale; che studi di prevalenza condotti su vasta scala in Svezia, Germania e Finlandia hanno mostrato che almeno il 30-35% delle donne di età compresa tra i 16 e i 67 anni sono state vittime almeno una volta di violenza fisica o sessuale; che, se si include la violenza psicologica, la percentuale di donne colpite si colloca tra il 45 e il 50%,

F.   considerando che la violenza degli uomini contro le donne è un fenomeno universale collegato all'iniqua distribuzione del potere tra i generi che ancora caratterizza la nostra società; considerando che tale diseguaglianza è anche una delle cause per cui la violenza degli uomini contro le donne non riceve sufficiente attenzione e non è perseguito,

G.   considerando che il tipo di violenza che colpisce le donne è in genere perpetrato da parenti stretti o conviventi,

H.   considerando che, oltre all'adozione di misure a favore delle vittime della violenza, sono altresì necessarie da una parte strategie proattive e preventive indirizzate ai perpetratori degli atti di violenza e a quelli a rischio di divenirlo, e, dall'altra, sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive,

I.   considerando che i tipi di violenza contro le donne possono variare a seconda delle tradizioni culturali, dell'origine etnica e del retroterra sociale; che la mutilazione genitale femminile e i cosiddetti delitti d'onore nonché i matrimoni forzati sono una realtà che riguarda l'Unione europea,

J.   considerando che la violenza degli uomini ai danni delle donne viene spesso perpetrata di nascosto, nel contesto domestico, e che tale situazione può sussistere per la mancanza di sanzioni adeguate da parte della società; che norme storiche e culturali profondamente radicate contribuiscono sovente a legittimare la violenza degli uomini contro le donne,

K.   considerando che solo un numero ristretto di Stati membri ha raccolto e elaborato statistiche relative alla prevalenza di diverse forme di violenza degli uomini contro le donne, e che risulta pertanto difficile da una parte capire la reale portata di tale violenza, e dall'altra rispondervi in modo efficace a livello dell'UE,

L.   considerando che a livello dell'UE non è stato condotto alcuno studio dettagliato sui costi e sulle conseguenze sociali e umane della violenza degli uomini contro le donne; che tali studi sono invece fondamentali per la visibilità del fenomeno e la lotta contro questa grave violazione dei diritti umani,

M.   considerando che la violenza degli uomini ai danni delle donne è un fattore importante nel contesto del traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale, inclusa la prostituzione, o ad altri fini, di cui sono vittime donne e ragazze; che da studi risulta che nel 65-90% dei casi le donne che si prostituiscono sono state precedentemente vittime di aggressioni sessuali,

N.   considerando che l'emarginazione e la povertà sono cause fondamentali della prostituzione e dell'aumento del traffico di donne,

O.   considerando che la violenza degli uomini contro le donne è un ostacolo alla partecipazione delle donne alla società e al mercato del lavoro, e può condurre alla loro emarginazione e povertà,

P.   considerando che da un gran numero di studi risulta che le donne sono maggiormente esposte al rischio di grave violenza da parte dei loro attuali o precedenti partner durante o subito dopo la separazione,

Q.   considerando che la violenza contro le donne in quanto madri ha un impatto persistente, diretto o indiretto, sulla salute emotiva e mentale dei figli delle vittime, dando anche luogo a un ciclo di violenze e abusi che si perpetua per generazioni,

R.   considerando che, oltre al fatto che spesso le donne si travano in una situazione di dipendenza economica, spesso esse non denunciano le violenze nei loro confronti, soprattutto la violenza domestica o sessuale, per la presenza nella società di un mito tenace che vede le donne responsabili della violenza o considera la questione di natura privata, nonché per il loro desiderio di preservare il rapporto coniugale e la famiglia; che un'altra ragione per cui le donne non denunciano gli atti di violenza è la mancanza di fiducia nella polizia, nella giustizia e nei servizi sociali,

S.   considerando che il rischio che gli uomini commettano atti di violenza contro le donne aumenta in una società che non vi si oppone in modo sufficientemente forte e chiaro; che la legislazione e la sua applicazione efficace sono strumenti importanti per contrastare la violenza,

T.   considerando che, nella comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento europeo che istituisce per il periodo 2007-2013 il programma quadro "Diritti fondamentali e giustizia" (COM(2005)0122), la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, dei bambini e dei giovani ha un ruolo molto importante nel tentativo di creare un'autentica area di libertà, sicurezza e giustizia,

U.   ricordando che, come asserito dal vicepresidente della Commissione Franco Frattini nel suo discorso al Parlamento europeo il 21 giugno 2005, è stato valutato che almeno 700-900 donne muoiono nei 15 vecchi Stati membri ogni anno a causa della violenza dei loro partner, e che anche tale cifra è da considerarsi sottovalutata,

1.   raccomanda alla Commissione e agli Stati membri, per quanto concerne la violenza degli uomini contro le donne:

   a) di considerare la violenza una violazione dei diritti umani che riflette gli iniqui rapporti di potere tra i sessi e di adottare un approccio politico globale, che comprenda metodi efficaci di prevenzione e di repressione;
   b) di considerare la violenza contro le donne come un fenomeno strutturale e come uno degli ostacoli principali agli sforzi volti a superare le ineguaglianze tra donne e uomini;
   c) di adottare una politica di "tolleranza zero" nei confronti di tutte le forme di violenza contro le donne;
   d) di adottare un quadro di cooperazione tra organizzazioni governative e non governative (ONG) allo scopo di sviluppare politiche e pratiche per combattere la violenza domestica;
   e) di stabilire metodologie, definizioni e criteri armonizzati, in cooperazione con Eurostat, l'Agenzia per i diritti fondamentali e il futuro Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, al fine di raccogliere dati comparabili e compatibili in tutta l'UE riguardo alla violenza degli uomini contro le donne, in particolare studi di frequenza esaustivi;
   f) di nominare relatori nazionali incaricati di raccogliere, scambiarsi ed elaborare informazioni e statistiche sulla violenza degli uomini contro le donne, incluse informazioni sui bambini che crescono in un ambiente violento, e promuovere lo scambio delle migliori prassi tra gli Stati membri e i paesi in via di adesione e candidati;
   g) di evidenziare, in tutta l'attività che riguarda la violenza degli uomini contro le donne, in che modo tale violenza influisce sui bambini;
   h) di stabilire un sistema unico di registrazione dei casi di maltrattamento, presso tutte le autorità competenti degli Stati membri, quali le autorità giudiziarie e di polizia, gli ospedali e i servizi sociali, in modo da garantire una registrazione comune dei dati e un loro impiego più frequente;
   i) di fornire l'istruzione e la formazione appropriate ai professionisti incaricati della registrazione dei casi e dei dati relativi alla violenza domestica, per garantire che essi ottemperino alle loro mansioni con la scrupolosità richiesta;
   j) di destinare fondi per calcolare i costi della violenza degli uomini ai danni delle donne nell'UE;
   k) di predisporre i mezzi necessari per seguire l'attività e i progressi dei paesi candidati e in fase di adesione relativamente al trattamento delle donne in tutti gli ambiti della società, e di includere tra i criteri di adesione la sicurezza e la condizione delle donne negli stessi paesi;
   l) di sviluppare programmi e ricerche destinati a donne appartenenti a comunità con specificità culturali o a gruppi etnici minoritari, allo scopo di ottenere un prospetto delle forme particolari di violenza che subiscono tali donne e disporre metodi di approccio adeguati;
   m) di monitorare attentamente il traffico di esseri umani attraverso tutte le frontiere;

2.   chiede agli Stati membri di stabilire progetti di partenariato tra le autorità di polizia, le ONG, i centri di accoglienza delle vittime e tutte le altre autorità competenti, di intensificare la cooperazione allo scopo di assicurare un'applicazione efficace delle leggi volte a combattere la violenza degli uomini contro le donne e di sensibilizzare i funzionari a tutti i livelli su questioni riguardanti la violenza degli uomini contro le donne;

3.   sollecita gli Stati membri ad adottare misure adeguate in materia di violenza degli uomini contro le donne nelle legislazioni nazionali, e in particolare a:

   a) riconoscere come reato la violenza sessuale tra coniugi e rendere punibile lo stupro all'interno del matrimonio;
   b) non accettare alcun riferimento a pratiche culturali quale attenuante in casi di violenza contro le donne, "delitti d'onore" e mutilazioni genitali femminili;
   c) cooperare e scambiare informazioni relative alle migliori prassi con le autorità dei paesi che hanno più esperienza in materia di "delitti d'onore";
   d) assicurare alla vittima il diritto ad un accesso sicuro alla giustizia e la sua effettiva applicazione, anche prevedendo indennizzi;
   e) promuovere l'azione penale nei confronti di complici dei "delitti d'onore", quali i membri della famiglia del perpetratore che hanno incoraggiato o ordinato tale delitto, al fine di mostrare con fermezza che tale comportamento è inaccettabile;
   f) considerare se i bambini che assistono a maltrattamenti a danni delle loro madri debbano essere considerati vittime e se devono quindi avere diritto al risarcimento dei danni, conformemente alla legislazione nazionale;
   g) esaminare i rischi connessi a una sentenza che comporti il domicilio congiunto col perpetratore della violenza su una donna, e definire misure efficaci atte a garantire l'affidamento sicuro dei bambini in caso di separazione o divorzio;
   h) non accettare alcun riferimento all'assunzione di sostanze alcoliche come circostanza attenuante in caso di violenza maschile contro le donne;
   i) combattere l'idea secondo la quale la prostituzione è equiparabile allo svolgimento di un lavoro;

4.   chiede agli Stati membri di adottare misure adeguate per assicurare una protezione e un'assistenza migliori alle vittime e a coloro che rischiano di divenire vittime della violenza contro le donne:

   a) prevedendo una protezione qualificata e servizi e assistenza di tipo legale, medico, sociale e psicologico, inclusa la protezione da parte della polizia;
   b) prevedendo una formazione adeguata, in particolare psicologica , anche per quanto riguarda l'infanzia, del personale in forza presso gli organi che si occupano di violenza degli uomini contro le donne, quali ufficiali delle forze dell'ordine, personale giudiziario, personale sanitario, educatori, animatori per la gioventù, assistenti sociali e personale penitenziario; nel caso di trattamento mediante terapia di dialogo, è particolarmente importante che lo psicologo o il terapeuta infantile abbia familiarità con il problema della violenza maschile contro le donne, onde evitare che la violenza del padre nei confronti della madre e/o del bambino venga sminuita o banalizzata;
   c) adottando una strategia proattiva, preventiva e repressiva nei confronti dei perpetratori di violenza contro le donne, al fine di ridurre la recidività; istituendo centri a cui gli stessi perpetratori possano rivolgersi, su propria iniziativa o in seguito alla decisione di un tribunale, nonché effettuando sistematicamente adeguate valutazioni dei rischi, al fine di assicurare la sicurezza delle donne e degli eventuali bambini nel corso di tale processo;
   d) riconoscendo l'importanza di offrire sostegno alle vittime, sia donne che bambini, per aiutarle a divenire finanziariamente e psicologicamente indipendenti dal perpetratore;
   e) fornendo tutta l'assistenza necessaria, incluso un alloggio provvisorio, alle donne e ai loro bambini in caso di separazione o divorzio;
   f) considerando le donne vittime di violenza di genere come gruppi prioritari per l'accesso ai programmi per la concessione di case popolari;
   g) fornendo rifugi sicuri e risorse finanziarie sufficienti;
   h) istituendo un reddito minimo per le donne che non dispongono di altre risorse, che permetterà loro di reintegrarsi nella società beneficiando di una relativa sicurezza, sempre in cooperazione con i consultori;
   i) sviluppando programmi di azione specifici in materia di occupazione a favore delle vittime della violenza di genere affinché possano inserirsi nel mercato del lavoro, garantendo così la loro indipendenza economica;
   j) esaminando la possibilità di istituire "multi-agenzie" ove le vittime possano mettersi in contatto con le autorità pertinenti, quali i rappresentanti delle forze dell'ordine, il pubblico ministero ed i servizi sociali e sanitari;
   k) prevedendo servizi e centri di assistenza e di sostegno per i bambini delle donne vittime di violenze;
   l) fornendo assistenza sociale e psicologica ai bambini che sono stati testimoni di violenza domestica;
   m) offrendo analisi gratuite per l'individuazione di malattie sessualmente trasmissibili in caso di stupro;
   n) assicurando che tutti i perpetratori ricevano un aiuto e un trattamento professionali;
   o) fornendo protezione appropriata agli immigrati, in particolare alle ragazze madri e ai loro figli, che spesso non dispongono di mezzi adeguati di difesa o di una conoscenza delle risorse disponibili per contrastare la violenza domestica negli Stati membri;

5.   invita gli Stati membri a fare uso del programma Daphne II(12) per combattere i "delitti d'onore" negli Stati membri, costruire e sostenere più rifugi per le donne vittime di violenza in generale, compresi i "delitti d'onore", e formare esperti specializzati nel trattamento delle vittime di "delitti d'onore";

6.   invita l'UE ad affrontare il problema dei "delitti d'onore", che è divenuto un problema di tutta l'UE con implicazioni transfrontaliere, e invita il vicepresidente della Commissione Frattini a dare seguito alla sua promessa di organizzare una conferenza europea in materia;

7.   invita gli Stati membri ad agire per sollevare il velo di segretezza che ancora circonda la violenza contro le donne nella società, in particolare le violenze domestiche adottando misure volte a una sensibilizzazione collettiva e individuale sulla violenza degli uomini contro le donne;

8.   invita gli Stati membri a sviluppare programmi di sensibilizzazione e di informazione del pubblico sulla violenza domestica e a ridurre gli stereotipi sociali sulla posizione delle donne nella società attraverso i sistemi educativi e i mezzi d'informazione;

9.   invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate per far cessare le mutilazioni genitali femminili; sottolinea che la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali e l'incriminazione dei perpetratori devono divenire una priorità in tutte le politiche e i programmi pertinenti dell'UE; segnala che gli immigrati che risiedono nella Comunità dovrebbero essere consapevoli del fatto che la mutilazione genitale femminile è un grave delitto contro la salute delle donne nonché una violazione dei diritti umani; chiede a tal riguardo alla Commissione di concepire un approccio strategico globale a livello europeo per porre fine alla pratica della mutilazione genitale femminile nell'UE;

10.   esorta gli Stati membri a definire le mutilazioni genitali femminili un atto illegale di violenza contro le donne, che costituisce una violazione dei loro diritti fondamentali e una grave aggressione alla loro integrità fisica; pertanto gli atti di questo tipo devono sempre essere considerati illegali, in qualsiasi paese o luogo vengano compiuti nei confronti di cittadini o residenti dell'UE;

11.   invita gli Stati membri ad applicare disposizioni legislative specifiche riguardanti le mutilazioni genitali femminili o ad adottare tali leggi e perseguire chiunque effettui mutilazioni genitali femminili;

12.   chiede che nei confronti dei medici che effettuano mutilazioni genitali su giovani donne e ragazze si proceda non solo all'incriminazione, ma anche al ritiro dell'autorizzazione ad esercitare;

13.   invita gli Stati membri ad assicurare che i genitori vengano considerati giuridicamente responsabili quando vengono praticate mutilazioni genitali femminili nei confronti di minori;

14.   chiede agli Stati membri di assicurare che le mutilazioni genitali femminili vengano considerate un motivo legittimo per concedere l'asilo politico, al fine di proteggere la richiedente asilo da trattamenti inumani;

15.   chiede alla Commissione di proclamare un Anno europeo contro la violenza degli uomini ai danni delle donne, come ripetutamente richiesto dal Parlamento, e di elaborare un piano di lavoro allo scopo di permettere una maggiore visibilità del fenomeno e di denunciare l'attuale situazione;

16.   invita la Commissione a istituire un programma denominato "Lotta contro la violenza", quale elemento distinto del programma quadro "Diritti fondamentali e giustizia" per il periodo 2007-2013;

17.   considera della massima importanza l'esistenza di statistiche affidabili sulle denunce fatte dalle donne alle forze dell'ordine in merito ai trattamenti brutali ed inumani da esse subiti;

18.   si rammarica del fatto che, poiché le suddette denunce non sono di solito registrate se le autorità decidono di non darvi seguito, le statistiche sono inesatte e inaffidabili;

19.   invita pertanto gli Stati membri ad assicurare che siano verbalizzate tutte le denunce fatte dalle donne sui trattamenti brutali e inumani subiti e che vengano registrate le percentuali dei casi in cui le autorità di polizia hanno ritenuto opportuno agire, precisando quali tipi di azioni sono stati avviati;

20.   ricorda che l'onere della prova ricade spesso su donne che si trovano già in una situazione svantaggiata;

21.   chiede alla Commissione di istituire un meccanismo con cui identificare gli Stati membri in cui le donne subiscono maggiori violenze;

22.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, agli organi di categoria del settore sanitario e alle organizzazioni dei consumatori.

(1) Adottati dalla Conferenza mondiale sui diritti umani, 14-25 giugno 1993.
(2) Risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU 48/104.
(3) Risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU 58/147.
(4) Risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU 57/179.
(5) Risoluzione dell'Assemblea generale dell'ONU 52/86.
(6) Adottata all'11a sessione della CEDAW.
(7) GU C 59 del 23.2.2001, pag. 258.
(8) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.
(9) GU C 304 del 6.10.1997, pag. 55.
(10) GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 247.
(11) GU C 77 E del 28.3.2002, pag. 126.
(12) GU L 143 del 30.4.2004, pag. 1.


Parità tra le donne e gli uomini nell'Unione europea
PDF 126kWORD 51k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla parità tra uomini e donne nell'Unione europea (2004/2159(INI))
P6_TA(2006)0039A6-0401/2005

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'uguaglianza tra donne e uomini – 2005 (COM(2005)0044),

–   vista la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (2001-2005) (COM(2000)0335) e le relazioni annuali della Commissione per il 2000, 2001, 2002 e 2004 (COM(2001)0179, COM(2002)0258, COM(2003)0098 e COM(2004)0115),

–   visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 2, e l'articolo 141 del trattato CE,

–   visto l'articolo 23 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(1),

–   visti gli articoli I-2 e I-3 del trattato che adotta una Costituzione per l'Europa(2),

–   visto l'articolo 45 del regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0401/2005),

A.   considerando che la parità tra le donne e gli uomini deve essere assicurata in tutti i settori politici, come indicato dall'articolo 3, paragrafo 2 del trattato CE e dall'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

B.   considerando che la parità tra le donne e gli uomini richiede un approccio multidimensionale attraverso una serie completa di misure in tutti i settori, in particolare per quanto riguarda l'istruzione, l'occupazione e la carriera, l'imprenditorialità, la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o un lavoro di identico valore, una migliore conciliazione della vita familiare con l'attività professionale e una partecipazione equilibrata di donne e uomini ai processi decisionali politici ed economici,

C.   considerando che non è sicuro se sia compatibile con l'articolo 141 del trattato CE prevedere contributi più elevati o benefici più bassi per motivi di sesso nei regimi occupazionali di sicurezza sociale;

D.   considerando che le donne sono sottorappresentate negli organismi politici decisionali in tutta l'Unione e che in particolare in alcuni Stati membri, in alcuni paesi dell'adesione e in alcuni paesi candidati la percentuale delle donne parlamentari è al di sotto della media mondiale del 15,6%,

E.   considerando che un accesso adeguato ai servizi che si occupano dei bambini, degli anziani e di altre persone non autonome è essenziale per assicurare una partecipazione completa e paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro,

F.   considerando che il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha sottolineato la necessità di creare non solo più occupazione (facendo passare la proporzione delle donne che lavorano dal 51 al 60%), ma anche migliori posti di lavoro per le donne entro il 2010,

G.   considerando che il Consiglio europeo del marzo 2004 ha riconosciuto che le politiche in materia di parità tra donne e uomini sono strumenti sia di coesione sociale che di crescita economica,

H.   considerando che i rischi della povertà e dell'esclusione sociale, che costituiscono fattori frenanti per il conseguimento dello sviluppo economico e della coesione sociale all'interno dell'Unione europea, appaiono più elevati soprattutto tra le donne anziane, le migranti e le donne che crescono da sole i propri figli,

I.   considerando che, parallelamente agli sforzi effettuati nel campo della parità previsti dalla strategia europea per l'occupazione che mirano a conciliare la vita familiare con quella professionale, occorre intraprendere azioni sia per ridurre la differenza di retribuzione tra i sessi, sia in materia di protezione della salute, della prevenzione delle malattie e della diagnosi delle patologie che interessano particolarmente le donne;

J.   considerando che la disparità di trattamento tra uomini e donne, sia in termini di prospettive di promozione sia quando sono impiegati allo stesso livello, continua ad essere tale che le donne sono molto meno rappresentate a livello decisionale e molto di più nelle professioni meno retribuite,

K.   considerando la necessità di incoraggiare con maggior vigore la parità tra donne e uomini nei tre pilastri della strategia europea per l'occupazione, vale a dire l'occupabilità, lo spirito di impresa e l'adattabilità;

L.   considerando che i fondi strutturali e gli altri strumenti finanziari sono un importante catalizzatore per le politiche comunitarie e nazionali a favore della parità tra donne e uomini e che l'incorporazione della dimensione della parità tra uomini e donne mira a superare le ineguaglianze strutturali nell'organizzazione del lavoro e della vita familiare che limitano la partecipazione di numerose donne al mercato del lavoro, alla formazione professionale, alla formazione lungo tutto l'arco della vita e alla vita pubblica,

M.   considerando che, nell'ambito dell'attuazione della strategia europea per l'occupazione e nell'ottica dell'introduzione di una politica di piena occupazione e di un'occupazione di qualità, occorre sostenere l'imprenditorialità nelle donne attraverso azioni specifiche che prevedano in particolare una formazione mirata e la promozione dell'accesso al credito, compreso il microcredito,

N.   considerando che la seconda relazione annuale sulla parità tra donne e uomini richiesta dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del marzo 2003 è la prima a coprire l'Unione allargata a 25 Stati membri, ma esclude paesi in via di adesione o candidati, ossia la Romania, Bulgaria, Turchia e Croazia;

O.   considerando che la relazione della Commissione è di natura descrittiva e si riferisce agli sviluppi legali significativi negli Stati membri, ma evita di menzionare le carenze in materia di recepimento e le violazioni della legislazione comunitaria commesse dagli Stati membri, nonché di analizzare e valutare la situazione esistente,

P.   considerando che la relazione della Commissione dimostra che le disparità tra le donne e gli uomini si sono ridotte nel settore dell'occupazione e dell'istruzione in seno all'Unione europea, ma che i divari retributivi tra i due sessi sono rimasti quasi immutati, e dimostra chiaramente che non sono stati compiuti progressi reali per quanto riguarda l'attuazione del principio della parità di retribuzione per lavoro di pari valore che è stato introdotto trenta anni or sono dalla direttiva 75/117/CEE del Consiglio, del 10 febbraio 1975, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile(3); considerando che nell'Unione a 15 tale scarto è rimasto stabile al 16% circa, mentre la stima per l'Unione a 25, che tiene conto dei livelli salariali nei nuovi Stati membri, essendo pari al 15%, è leggermente inferiore,

Q.   considerando che sebbene il livello d'istruzione delle donne è superiore a quello degli uomini esse sono le ultime a trovare lavoro, e che il tasso di occupazione per le donne di età tra 15 e 24 anni non è aumentato,

R.   considerando la crescente importanza che rivestono, per le organizzazioni che lavorano nel settore della parità di genere, da un lato la garanzia di un'adeguata visibilità delle politiche dell'Unione a favore della parità fra le donne e gli uomini e la loro diffusione al pubblico in tutti gli Stati membri in modo più efficace, ad esempio con il contributo delle ONG, e dall'altro le misure che facilitano l'accesso ai programmi comunitari relativi a tali politiche,

S.   considerando che con l'istituzione dell'Istituto europeo per l'uguaglianza tra uomini e donne verrà facilitata la raccolta e l'accumulazione di dati, lo sviluppo di strumenti metodologici e la diffusione e scambio delle migliori pratiche in vista di una promozione rafforzata del principio dell'uguaglianza tra uomini e donne,

T.   considerando che la Commissione ha deciso di fare del 2007 l''Anno europeo delle pari opportunità per tutti",

1.   approva il fatto che il Consiglio europeo nella primavera del 2004 abbia riconosciuto che le politiche in materia di parità di genere sono strumenti della coesione sociale oltre che della crescita economica;

2.   approva il fatto che sia stata riconosciuta l'importanza di colmare il divario esistente tra i sessi in materia di retribuzione e di agevolare la conciliazione della vita professionale con quella familiare, sia per le donne che per gli uomini;

3.   ritiene vitale che la Commissione informi il Parlamento in merito ai progressi compiuti in questi settori nei vari Stati membri, in particolare per quanto riguarda l'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino, con riguardo anche alla salute riproduttiva e sessuale, e pubblichi regolarmente statistiche concernenti tutti gli Stati membri;

4.   sottolinea che l'uguaglianza di genere e una efficace impostazione integrata della parità tra donne e uomini ("gender mainstreaming") esigono un impegno politico al massimo livello;

5.   invita i partiti politici, a livello nazionale ed europeo, a sottoporre a revisione le rispettive strutture partitiche e procedure allo scopo di rimuovere tutte le barriere che discriminano direttamente o indirettamente contro la partecipazione delle donne e ad adottare strategie adeguate per raggiungere un miglior equilibrio tra uomini e donne nelle assemblee elette;

6.   ricorda l'articolo 3, paragrafo 2, del trattato CE, secondo cui l'azione della Comunità mira a eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità fra donne e uomini;

7.   esprime il parere che la legislazione sulla parità di trattamento tra donne e uomini dovrebbe coprire la protezione sociale, comprese le cure sanitarie e l'istruzione;

8.   approva la creazione dell'Istituto europeo per la parità tra uomini e donne ed auspica che possa avere la necessaria autonomia e risorse sufficienti per svolgere i propri compiti;

9.   invita la Commissione a utilizzare i fondi strutturali per promuovere la parità tra donne e uomini, assicurando che questa dimensione sia compresa nei programmi operativi;

10.   dichiara la propria preoccupazione per il traffico di cui sono vittima le donne a scopi di sfruttamento sessuale e per il peggioramento della situazione della violenza domestica; invita pertanto la Commissione a prendere le misure necessarie per porre rimedio a tali flagelli;

11.   invita gli Stati membri e la Commissione a fare in modo che i regimi pensionistici non siano discriminatori nei confronti delle donne e che non rafforzino i modelli attuali che le svantaggiano già in termini di prestazioni e di contributi;

12.   invita gli Stati membri, i paesi in via di adesione e i paesi candidati a fornire statistiche sul divario di genere in materia di retribuzioni in tutti i settori di attività e a intraprendere azioni più vigorose e importanti per recepire la legislazione comunitaria volta a ridurre la differenza di retribuzione tra i sessi ma anche a far cessare la discriminazione sul mercato del lavoro allo scopo di aumentare la proporzione di donne che occupano posti di alto livello, corrispondenti alle loro capacità;

13.   sottolinea l'importanza di evitare la segregazione tra i sessi nel mercato del lavoro e invita gli Stati membri, nei loro sistemi d'insegnamento, a incoraggiare le giovani donne a perseguire i propri studi in settori non tradizionali;

14.   esorta gli Stati membri ad adottare le misure opportune per sostenere la conciliazione della vita professionale e privata delle donne lavoratrici, per esempio creando strutture di accoglienza per i bambini, gli anziani e le persone dipendenti e prevedendo condizioni di lavoro più flessibili;

15.   sottolinea nuovamente quanto sia importante che la Commissione controlli il rispetto dell'acquis comunitario in materia di parità tra donne e uomini da parte degli Stati membri in tutte le politiche dell'Unione, in particolare in materia di occupazione ma anche per quanto riguarda l'accesso ai beni e ai servizi e alla loro fornitura; invita pertanto la Commissione ad effettuare uno studio sulle modalità e il recepimento della legislazione comunitaria da parte degli Stati membri e di prendere le misure necessarie in caso di mancata trasposizione o di infrazione in vista dell'attuazione in corso da parte degli Stati membri dell'acquis nel settore della parità;

16.   insiste sul fatto che la politica europea in materia di parità tra donne e uomini deve restare trasparente e visibile allo scopo d'incoraggiare la partecipazione di tutti gli interessati, comprese le parti sociali;

17.   ritiene opportuno che gli Stati membri promuovano misure per affrontare efficacemente la povertà, in particolare quella delle donne,onde garantire gradualmente la loro vita economica e sociale;

18.   ricorda che nell'ambito dell'anno europeo delle pari opportunità per tutti, che avrà luogo nel 2007, la politica europea in materia di parità tra donne e uomini deve essere riaffermata in via prioritaria, in quanto politica trasversale con rilevanza multidimensionale e che occorre prestare una particolare attenzione ai gruppi meno favoriti;

19.   ricorda agli Stati membri i loro impegni, stabiliti dal Consiglio europeo a Barcellona nel 2002, di eliminare gli ostacoli alla partecipazione paritetica di donne e uomini nel mercato del lavoro e di introdurre, entro il 2010, l'assistenza per il 90% dei bambini tra i tre anni di età e la scuola dell'obbligo e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni; invita gli Stati membri a presentare analoghi obiettivi per i servizi destinati alla cura dei parenti anziani e malati;

20.   incoraggia gli Stati membri a istituire strutture accessibili ed economiche di cura per i bambini e per le persone non autonome;

21.   sottolinea la necessità di rafforzare l'integrazione sociale delle donne migranti, che spesso sono vittime di una duplice forma di discriminazione dovuta al genere e all'origine nazionale o religiosa, facilitando il loro accesso all'istruzione, sostenendo le loro attività professionali nonché inserendole in programmi del fondo sociale europeo e nel programma Equal volti a migliorare la posizione sociale dei migranti;

22.   invita la Commissione a produrre statistiche riguardanti l'attuazione delle strutture per la custodia dei bambini, degli anziani, e delle persone non autonome, nonché l'accesso a tali strutture; chiede che vengano effettuate le necessarie valutazioni su come gli strumenti già esistenti che contribuiscono alla realizzazione della parità tra uomini e donne in tutte i settori della vita quotidiana vengono utilizzati e come funzionano;

23.   raccomanda un miglior coordinamento tra la politica di impostazione integrata della parità tra uomini e donne e la strategia di Lisbona per poter meglio tener conto della prospettiva di genere nella realizzazione degli ambiziosi obiettivi fissati a Lisbona;

24.   sottolinea l'importanza della cooperazione con le parti sociali nello sforzo di valorizzare il ruolo delle donne sul luogo di lavoro come pure il ruolo particolare delle organizzazioni femminili nel rafforzare la partecipazione delle donne alla vita sociale e politica;

25.   invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la rappresentanza delle donne negli organi decisionali, presupposto indispensabile per l'integrazione efficace del principio della parità tra uomini e donne in tutte le politiche;

26.   invita la Commissione a includere dati e statistiche dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati in future relazioni annuali sulla parità tra uomini e donne;

27.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri e dei paesi in via di adesione e candidati.

(1) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.
(2) GU C 310 del 16.12.2004, pag. 1.
(3) GU L 45 del 19.2.1975, pag. 19.


Applicazione della direttiva postale
PDF 119kWORD 44k
Risoluzione del Parlamento europeo sull'applicazione della direttiva postale (direttiva 97/67/CE, modificata dalla direttiva 2002/39/CE) (2005/2086(INI))
P6_TA(2006)0040A6-0390/2005

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione della Commissione relativa all'applicazione della direttiva postale (direttiva 97/67/CE modificata dalla direttiva 2002/39/CE) (COM(2005)0102), nonché il corrispondente documento di lavoro (SEC(2005)0388),

–   vista la prima relazione della Commissione sull'applicazione della direttiva postale (COM(2002)0632),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0390/2005),

A.   considerando che i servizi postali rivestono una notevole rilevanza economica e che nel 2002 hanno generato entrate pari a circa 88 miliardi di euro, ossia circa lo 0,9% del PIL dell'Unione; che secondo le stime oltre cinque milioni di posti di lavoro dipendono direttamente dal settore postale o sono ad esso legati,

B.   considerando che servizi postali concorrenziali ed efficienti, quali elemento del mercato della distribuzione e delle comunicazioni, hanno una notevole importanza per l'evoluzione economica e sociale nell'Unione europea e che sono strettamente interconnessi con numerosi settori economici, facendo al contempo da traino nei loro confronti; che i servizi postali assumono pertanto un ruolo centrale anche nel contesto della strategia di Lisbona,

C.   considerando che le riforme e gli sviluppi economici e tecnici del settore postale nell'Unione europea hanno portato a metodologie moderne e a un maggiore grado di automazione e che le riforme finora attuate hanno introdotto sviluppi significativi nel settore postale con aumenti della qualità, maggiore efficienza e miglior servizio al cliente,

D.   considerando che la dimensione territoriale e sociale insostituibile delle reti postali consente un accesso universale a servizi di prossimità essenziali,

E.   considerando che la relazione della Commissione dovrebbe valutare se e come gli obiettivi della direttiva postale siano stati conseguiti, con particolare attenzione agli aspetti economici, sociali e tecnologici, nonché gli aspetti concernenti l'occupazione e la qualità del servizio,

F.   considerando che il Parlamento europeo intende segnalare adesso questioni e aspetti che la Commissione dovrebbe poi considerare nei suoi lavori successivi,

1.   rileva che il recepimento della direttiva postale negli ordinamenti legislativi nazionali ha conseguito progressi complessivamente positivi; accoglie con favore il fatto che il quadro di armonizzazione delineato abbia consentito agli Stati membri di puntare a nuovi approcci e di procedere su vie differenti, che possono fungere per gli altri Stati membri come modello per i passi successivi; constata tuttavia che gli effetti delle riforme in termini di qualità, efficienza e servizio mirato al cliente nel settore dei servizi postali devono essere ancora analizzati in maniera più precisa e osserva che l'apertura dei servizi postali alla concorrenza non sempre ha avuto come risultato l'aumento o la conservazione dei livelli occupazionali nel settore postale;

2.   si compiace del fatto che, sulla base dei dati disponibili, gli sviluppi conseguiti nel mercato abbiano portato fino ad ora cambiamenti positivi; segnala al riguardo che l'evoluzione della concorrenza non può essere desunta unicamente dal grado di apertura del mercato oppure soltanto dalle quote di mercato;

3.   constata, tuttavia, che taluni Stati membri presentano un notevole ritardo nell'applicazione della direttiva postale, in particolare per quanto concerne l'apertura del mercato, con il rischio di uno squilibrio sul mercato postale europeo e di una potenziale penalizzazione dei nuovi operatori; chiede pertanto alla Commissione di indicare nella sua relazione quali siano, a suo avviso, le azioni da porre in essere di conseguenza;

4.   esprime la riserva che i mercati postali si trovano in una fase di cambiamento profondo, da ricondurre non solo alla crescente concorrenza ma anche agli sviluppi dei mercati contigui delle comunicazioni, della pubblicità e dei trasporti e logistica, ma indotti anche dai nuovi comportamenti nel campo delle comunicazioni; di conseguenza la futura politica postale dovrebbe considerare adeguatamente tali aspetti;

5.   invita la Commissione, visti gli sviluppi talora palesemente divergenti, negli Stati membri, per quanto riguarda gli obblighi del servizio universale, a concentrare particolare attenzione, nell'approntare il proprio studio prospettico, sulla qualità del servizio universale fornito e sul suo finanziamento in futuro e a proporre, nell'ambito di siffatta analisi, una definizione del servizio universale e quali debbano esserne lo scopo e le fonti appropriate di finanziamento;

6.   chiede alla Commissione di determinare se è possibile mantenere la scadenza del 2009 per il completamento del mercato interno dei servizi postali, o se è opportuno definire altre tappe alla luce delle conclusioni dello studio;

7.   ritiene, in considerazione del fatto che i mercati postali stanno subendo una svolta profonda, che la definizione di "servizio universale" vada riesaminata alla luce dei nuovi comportamenti nel campo delle comunicazioni; sottolinea, tuttavia, che i servizi universali sono ad elevato valore qualitativo con forte intensità di manodopera e notevole rilevanza ai fini della tutela dei consumatori e chiede alla Commissione di rimanere consapevole di ciò nell'ambito del proprio studio prospettico; chiede altresì alla Commissione di studiare le modalità migliori per garantire il coinvolgimento degli utenti postali e di consultare le parti sociali interessate (camere di commercio e industria, sindacati, ecc.), gli operatori attivi nel mercato e le organizzazioni locali interessate;

8.   riconosce il lavoro compiuto dal CEN (Comité Européen de Normalisation) nel settore della standardizzazione nel settore postale e invita la Commissione a considerare ulteriormente il ruolo della standardizzazione ai fini della protezione dei consumatori e nell'ottica del completamento del mercato interno;

9.   chiede alla Commissione di essere particolarmente attenta nei suoi futuri studi analitici all'impatto delle future fasi di apertura dei servizi postali alla concorrenza, in materia di copertura geografica e di evoluzione delle reti, per quanto concerne in particolare le condizioni di accesso delle popolazioni più sfavorite o più isolate della UE;

10.   riprende la richiesta agli Stati membri di provvedere a un maggiore controllo dei prezzi, effettuare un addebito distinto dei costi e verificare le sovvenzioni trasversali; esprime tuttavia la riserva che in un mercato orientato alla concorrenza simili interventi regolatori devono essere adeguatamente motivati ove si estendano oltre la legislazione generale in materia di concorrenza;

11.   ritiene che l'adozione e l'applicazione di standard operativi elaborati dal CEN sia essenziale al fine di garantire la trasparenza, l'affidabilitá e la qualità del mercato postale; sollecita pertanto la Commissione e gli Stati membri ad attribuire la priorità a progressi in tale campo;

12.   si compiace del fatto che la Commissione intende seguire ulteriormente la questione della regolamentazione dell'accesso a valle; segnala tuttavia che una regolamentazione costituirebbe, proprio in tale settore, un rilevante intervento nel mercato e pertanto suggerisce di elaborare prima un esame approfondito onde valutare se e come potrebbe risultare giustificato in termini economici e giuridici un simile intervento; al riguardo andrebbe considerato che già ora esistono numerosi modelli operativi nei diversi mercati postali, nei quali i concorrenti si sono affermati con successo nel mercato senza avvalersi di un accesso regolamentato alle reti; chiede alla Commissione di valutare l'impatto di tali modelli e l'opportunità di un inquadramento europeo delle condizioni di accesso alla rete al fine di garantire un accesso equo;

13.   prende atto che i modelli finanziari finora applicati negli Stati membri per il servizio universale sono risultati poco proficui e che lo strumento collaudato per il finanziamento del servizio universale è stato finora il settore riservato; invita pertanto la Commissione a far valutare in modo approfondito, nel proprio studio prospettico, in che misura l'evoluzione del servizio universale, il cui mantenimento sul piano economico e sociale resta pertinente, e una maggiore flessibilità del quadro normativo possano avere effetti positivi sulla soluzione del problema del finanziamento del servizio universale;

14.   si compiace del fatto che, dopo le difficoltà iniziali, in alcuni Stati membri si possano ora registrare netti progressi nell'indipendenza delle autorità di regolamentazione; sottolinea che con la crescente apertura dei mercati l'attenzione deve concentrarsi più sulla legislazione in materia di concorrenza che su una maggiore regolamentazione; invita la Commissione a favorire, in conformità delle sue anticipazioni nella relazione, il dialogo con e tra le autorità di regolamentazione e gli Stati membri nonché lo scambio delle prassi migliori, in modo da limitare i compiti delle autorità al controllo dell'applicazione della regolamentazione;

15.   suggerisce che, alla luce delle diverse esperienze raccolte con gli attuali regimi di autorizzazione negli Stati membri e in considerazione del principio di sussidiarietà, la questione delle procedure di autorizzazione sia affrontata nello studio prospettico della Commissione, con riferimento specifico al chiarimento del campo operativo, alla procedura di approvazione e alle condizioni tassative per il rilascio dell'autorizzazione di cui alla direttiva postale, e sottolinea che siffatti requisiti non possono erigere di fatto nuove barriere all'accesso al mercato, né generare distorsioni dei prezzi o delle pratiche di scrematura dei mercati;

16.   segnala che la razionalizzazione dei posti di lavoro non va ricondotta soltanto alla riforma postale ed esprime la riserva che nuovi modelli commerciali, nuovi prodotti e nuovi metodi operativi hanno a loro volta effetti sul numero di posti di lavoro nel settore postale tradizionale;

17.   invita la Commissione a valutare nel suo studio prospettico la questione delle modalità con cui sono gestite le passività legate alle pensioni degli operatori postali pubblici al fine di evitare alterazioni del mercato in un contesto liberalizzato;

18.   giudica con riserva i differenti regimi IVA nel mercato postale e invita la Commissione, con riferimento alla sua risoluzione dell'11 marzo 2004(1) sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 77/388/CEE relativamente all'imposta sul valore aggiunto nel settore postale, a presentare proposte su come conseguire la necessaria chiarezza giuridica e l'esclusione delle discriminazioni tra gli operatori;

19.   chiede alla Commissione di provvedere a che le disposizioni in materia di sanzioni amministrative in caso di inosservanza delle legislazioni postali nazionali non siano spropositatamente elevate e quindi non mettano a repentaglio il funzionamento del mercato postale; invita pertanto la Commissione, nel corso dell'elaborazione del suo studio prospettico, a raccogliere dati sulle sanzioni nazionali già potenzialmente erogabili o in via di previsione in tutti gli Stati membri;

20.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché agli Stati membri.

(1) GU C 102 E del 28.4.2004, pag. 814.


Risultati delle elezioni in Palestina e situazione in Medio Oriente, nonché decisione del Consiglio di non rendere pubblica la relazione su Gerusalemme Est
PDF 111kWORD 38k
Risoluzione del Parlamento europeo sulle elezioni palestinesi e la situazione a Gerusalemme Est
P6_TA(2006)0041RC-B6-0086/2006

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sul Medio Oriente e, in particolare, quella del 27 gennaio 2005(1),

–   visti i risultati delle elezioni legislative svoltesi in Palestina il 25 gennaio 2006,

–   viste la dichiarazione della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea e la dichiarazione della delegazione degli osservatori del Parlamento,

–   vista la dichiarazione del Quartetto per il Medio Oriente (Stati Uniti, Federazione russa, Unione europea e Nazioni Unite) rilasciata il 30 gennaio 2006,

–   viste le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente del 30 gennaio 2006,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che le elezioni legislative si sono svolte in Palestina in modo molto soddisfacente, con larga partecipazione, e nel rispetto delle norme definite dalla legge elettorale palestinese, e sotto l'egida della commissione elettorale centrale (CEC) palestinese,

B.   considerando che tutta la comunità internazionale, il Quartetto e l'Unione europea avevano auspicato lo svolgimento di queste elezioni,

C.   considerando che secondo la missione di osservazione elettorale dell'Unione europea alle elezioni, queste elezioni sono state un'ulteriore e importante tappa nella creazione di istituzioni democratiche sotto la gestione efficace, professionale e indipendente della CEC,

D.   considerando che lo svolgimento delle elezioni ha costituito un modello per la regione e ha dimostrato chiaramente che il popolo palestinese aspira alla democrazia,

E.   considerando che il sostegno da parte dell'UE e di altri donatori internazionali è essenziale per soddisfare i bisogni fondamentali del popolo palestinese,

F.   considerando che occorre spronare senza riserve tutti i partecipanti alla fase post-elettorale ad evitare qualsiasi azione che possa contribuire ad aumentare la tensione,

G.   considerando che il Consiglio ha deciso di non pubblicare la relazione su Gerusalemme Est elaborata dai capi missione dell'UE a Gerusalemme e a Ramallah,

1.   si compiace dello svolgimento agevole e pacifico del processo elettorale e in particolare dell'elevata partecipazione di elettori; ritiene che questo ampio livello di partecipazione alle elezioni dimostri la volontà del popolo palestinese di plasmare il proprio futuro attraverso gli strumenti democratici;

2.   ritiene che la campagna elettorale e lo svolgimento della giornata elettorale abbiano rispettato le norme internazionali e si compiace del monitoraggio della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea;

3.   rispetta il risultato delle elezioni e prende atto dell'impegno del presidente dell'Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, a formare un nuovo governo che rispetti le norme internazionali e respinga la violenza; invita il nuovo Consiglio legislativo e il governo palestinesi a riconoscere chiaramente il diritto ad esistere dello Stato di Israele, a rinunciare ad ogni forma di terrorismo e di azione militare, ad impegnarsi ad applicare il principio della negoziazione pacifica in vista di una soluzione che contempli due Stati e a cooperare con il Quartetto;

4.   invita il nuovo parlamento e il futuro governo palestinesi, nonché il parlamento e il governo di Israele a prendere le proprie responsabilità in questa situazione;

5.   auspica che il Quartetto prenda un'iniziativa forte e urgente per favorire il dialogo e i negoziati tra palestinesi e israeliani; ritiene che la cosiddetta "Roadmap per la pace" resti una base costruttiva, ma sottolinea la necessità di ottenere risultati positivi e concreti;

6.   fa osservare che il risultato delle elezioni che ha profondamente modificato e radicalizzato il contesto politico in Palestina è innanzitutto l'espressione del desiderio del popolo palestinese di una profonda riforma, nonché la conseguenza delle sue difficili condizioni di vita sotto l'occupazione e riflette forti critiche e rancore nei confronti del vecchio governo;

7.   ritiene che allo scopo di evitare un'ulteriore radicalizzazione, la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi sulle numerose questioni ancora da risolvere nel conflitto israelo-palestinese;

8.   ribadisce che il suo impegno a rimanere il maggiore donatore di aiuti all'Autorità palestinese e a continuare a contribuire allo sviluppo economico e al processo democratico della Palestina dipenderà dalla disponibilità del nuovo governo a denunciare la violenza e a riconoscere Israele; riafferma altresì la propria determinazione a lavorare per la pace e cooperare con qualunque governo sia disposto a operare con mezzi pacifici;

9.   afferma il suo sostegno all'attuale missione PESD a Gaza incaricata di attuare l'Accordo su movimenti e accessi firmato dal governo di Israele e dall'Autorità palestinese, con il mandato di rendere sicura e gestire correttamente la frontiera con l'Egitto e decide di seguire attentamente questa missione di frontiera;

10.   prende atto delle conclusioni della relazione elaborata su Gerusalemme Est dai capi missione dell'UE a Gerusalemme e Ramallah che descrivono chiaramente la situazione a Gerusalemme Est, in particolare a seguito della costruzione del muro, e formula raccomandazioni concrete volte a risolvere i problemi che si pongono attualmente; si rammarica che il Parlamento europeo non sia stato informato del contenuto di questa relazione;

11.   riafferma che il contenzioso su Gerusalemme Est permea tutto il conflitto e resta un punto di negoziazione specialmente per le due parti in causa; auspica la sospensione del trattamento discriminatorio dei residenti palestinesi e la riapertura delle istituzioni palestinesi a Gerusalemme Est;

12.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Presidente dell'Autorità palestinese e al Consiglio legislativo palestinese recentemente eletto, al Primo ministro di Israele e alla Knesset, al governo degli Stati Uniti, al governo della Federazione russa, nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 253 E del 13.10.2005, pag. 35.


Posizione dell'UE nei confronti del governo cubano
PDF 112kWORD 34k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla posizione dell'UE nei confronti del governo cubano
P6_TA(2006)0042B6-0075/2006

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione a Cuba, in particolare quella del 17 novembre 2004(1),

–   vista la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sui diritti umani nel mondo nel 2004 e sulla politica dell'UE in materia(2),

–   viste la dichiarazione della Presidenza del Consiglio, del 14 dicembre 2005, sulle "Damas de blanco", come anche le precedenti dichiarazioni della Presidenza del Consiglio, del 26 marzo 2003 e del 5 giugno 2003, sulla situazione a Cuba,

–   vista la posizione comune 96/697/PESC del Consiglio(3) su Cuba, adottata il 2 dicembre 1996 e periodicamente rinnovata,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che la difesa dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti dell'uomo, inclusi i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, continua ad essere uno dei principali obiettivi dell'Unione europea,

B.   considerando che sono tuttora detenuti, in condizioni subumane, decine di giornalisti indipendenti, dissidenti pacifici e difensori dei diritti dell'uomo appartenenti all'opposizione democratica, legati per la maggior parte al progetto Varela, e in alcuni casi gravemente malati, e che molti di loro sono parenti diretti delle "Damas de blanco",

C.   considerando che il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sakharov 2005 per la libertà di coscienza alle "Damas de blanco", a Hauwa Ibrahim e all'organizzazione internazionale "Reporter senza frontiere",

D.   considerando che il regime cubano ha rifiutato alle "Damas de blanco" l'autorizzazione ad essere presenti alla cerimonia di consegna del Premio Sakharov nella sede del Parlamento europeo, il che viola uno dei diritti fondamentali della persona, vale a dire il diritto di lasciare liberamente il proprio paese e di farvi ritorno, espressamente riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

E.   considerando che le autorità cubane hanno ignorato le richieste e le iniziative del Presidente del Parlamento europeo e di altri organismi dell'Unione europea, nonostante fossero state espletate tutte le formalità necessarie per consentire la presenza delle "Damas de blanco" alla cerimonia di consegna del Premio,

F.   considerando altresì che ad Oswaldo Payá Sardiñas vincitore del Premio Sakharov 2002 del Parlamento europeo, è stata sistematicamente negata la libertà di lasciare Cuba per accettare gli inviti di questo Parlamento e di altri organismi dell'Unione europea,

G.   considerando che durante il 2005 non risulta essere stato liberato alcun prigioniero di coscienza a Cuba e che il numero dei prigionieri politici non solo non è diminuito, ma è considerevolmente aumentato,

1.   deplora che non si siano avuti, da parte delle autorità cubane, i segnali significativi che l'Unione europea chiede da tempo per quanto concerne il pieno rispetto delle libertà fondamentali e, in particolare, della libertà di espressione e di associazione politica, e condanna la recrudescenza della repressione, come anche l'aumento del numero di prigionieri di coscienza;

2.   ritiene inconcepibile che a Cuba continuino ad essere imprigionate persone sulla base dei loro ideali e dell'attività politica pacifica che conducono, e chiede il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici di coscienza;

3.   condanna il divieto di spostamento imposto alle "Damas de blanco", la recrudescenza della repressione contro l'opposizione pacifica e i nuovi casi di carcerazione, e constata che tali fatti deludono le aspirazioni di miglioramento delle relazioni fra l'Unione europea e Cuba, obiettivo principale dei cambiamenti apportati dal Consiglio il 31 gennaio 2005 alle misure complementari sulla posizione comune summenzionata, e chiede al Consiglio di agire di conseguenza;

4.   esorta il Consiglio e la Commissione a continuare ad adottare tutte le iniziative necessarie per esigere la liberazione dei prigionieri politici e porre immediatamente termine all'accanimento contro l'opposizione politica e i difensori dei diritti dell'uomo;

5.   sottolinea che la questione del rispetto dei diritti dell'uomo dovrebbe essere sollevata da ogni visitatore di alto livello dell'Unione europea;

6.   sollecita le autorità cubane a permettere alle "Damas de blanco" di lasciare immediatamente l'isola per accettare l'invito del Parlamento europeo, e chiede al suo Presidente di fare tutto il possibile per ottenere che le vincitrici del Premio ricevano effettivamente quest'ultimo di persona;

7.   rinnova il proprio invito a Oswaldo Payá Sardiñas, ed esorta le autorità cubane ad autorizzarne il viaggio in Europa, affinché possa essere presente dinanzi alle istituzioni comunitarie;

8.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al governo e all'Assemblea nazionale del potere popolare della Repubblica di Cuba, alle "Damas de blanco" e ad Oswaldo Payá Sardiñas, vincitori del Premio Sakharov del Parlamento europeo.

(1) GU C 201 E del 18.8.2005, pag. 83.
(2) Testi approvati, P6_TA(2005)0150.
(3) GU L 322 del 12.12.1996, pag. 1.


Dichiarazioni di gestione nazionale - Responsabilità degli Stati membri relativamente all'esecuzione del bilancio dell'Unione europea
PDF 110kWORD 36k
Risoluzione del Parlamento europeo sulle dichiarazioni nazionali di gestione
P6_TA(2006)0043B6-0074/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 274 del trattato CE,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che nella sua risoluzione del 12 aprile 2005 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2003, Sezione III - Commissione(1) adottata a grandissima maggioranza, il Parlamento ha proposto che ogni Stato membro presenti una dichiarazione formale di trasparenza ex ante e una dichiarazione annuale di affidabilità ex post per quanto riguarda il proprio uso dei finanziamenti comunitari,

B.   considerando che la Commissione europea ha approvato questa iniziativa e l'ha inserita nella sua comunicazione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei conti europea, del 15 giugno 2005, su un percorso verso un quadro di controllo interno integrato (COM(2005)0252),

C.   considerando che la Corte di conti europea ha potuto dimostrare chiaramente che i principali problemi per quanto riguarda la legalità e la regolarità delle varie transazioni si trovano innanzitutto a livello degli Stati membri,

D.   considerando che il Consiglio ECOFIN dell'8 novembre 2005 non ha accettato la proposta del Parlamento concernente le dichiarazioni a livello nazionale,

1.   esprime la propria soddisfazione per il sostegno dato dalla Commissione ai nuovi strumenti proposti e riconosce che la Commissione ha deciso che la questione della garanzia senza riserve sia una delle sue priorità strategiche per il periodo fino al 2009;

2.   è fermamente convinto che non occorrano più controlli ma che sia necessario migliorare quelli esistenti e che la garanzia debba essere principalmente a carico degli Stati membri e non essere concessa tramite maggiori controlli in loco da parte della Commissione;

3.   ritiene che senza forti progressi verso un'effettiva attuazione da parte degli Stati membri di sistemi di verifica e di controllo e senza un fermo impegno mirante ad affrontare le carenze identificate in tali sistemi, la Commissione non sarà in grado di ottenere informazioni adeguate in merito alla legalità e alla regolarità delle transazioni;

4.   esprime la propria profonda delusione perché il Consiglio non era rappresentato in occasione del dibattito tra il Parlamento e la Corte dei conti sulla relazione annuale 2004 e perché ciò implica che il Consiglio ha uno scarso interesse nella procedura del discarico;

5.   invita la Presidenza del Consiglio e i rappresentanti degli Stati membri a dare in futuro una maggiore priorità alla procedura di discarico;

6.   ritiene che le dichiarazioni a livello nazionale siano uno strumento importante e semplice per migliorare l'esecuzione dei sistemi di verifica e di controllo e che siano essenziali per aumentare la responsabilità degli Stati membri;

7.   ritiene inoltre che tali dichiarazioni siano pienamente conformi all'articolo 274, primo comma, seconda frase del trattato CE ai sensi del quale "Gli Stati membri cooperano con la Commissione per assicurare che gli stanziamenti vengano utilizzati secondo i principi della sana gestione finanziaria";

8.   riconosce che in alcuni casi può essere necessario che tali dichiarazioni nazionali siano in pratica composte da varie dichiarazioni in un contesto nazionale, piuttosto che una sola, allo scopo di tenere conto dei sistemi politici federali e decentralizzati di alcuni Stati membri;

9.   sottolinea che il principio fondamentale auspicato dal Parlamento è che le competenti autorità politiche nell'ambito degli Stati membri assumano una completa responsabilità per i fondi messi a loro disposizione;

10.   richiama l'attenzione sul fatto che un'effettiva applicazione dei sistemi di verifica e di controllo è della massima importanza, in particolare nel contesto dell'UE in cui una gran parte del bilancio viene dedicato a spese a elevato rischio visto che dipendono da informazioni fornite dai beneficiari;

11.   ritiene che sia impossibile realizzare una dichiarazione di garanzia senza riserve senza miglioramenti significativi per quanto riguarda l'esecuzione dei sistemi di verifica e di controllo degli Stati membri e deplora che le critiche sul bilancio UE e sul modo in cui gli stanziamenti vengono utilizzati da "Bruxelles" continueranno nelle attuali circostanze;

12.   ricorda la propria risoluzione dell'8 giugno 2005 sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013(2) secondo cui in mancanza delle dichiarazioni nazionali richieste avrebbe difficoltà ad accettare un nuovo accordo interistituzionale sulle nuove prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013;

13.   invita il Consiglio a sottoporre a revisione le sue conclusioni in seguito alla riunione dell'8 novembre 2005, al fine di aprire la strada a un dialogo costruttivo con il Parlamento sulle nuove prospettive finanziarie e allo scopo di stabilire sistemi efficaci di verifica e di controllo sulla spesa UE negli Stati membri, che in fin dei conti è quello i contribuenti europei si aspettano;

14.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, alla Corte di giustizia, alla Corte dei conti, alla Banca europea per gli investimenti e alle istituzioni nazionali e regionali di controllo dei conti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0092.
(2) Testi approvati, P6_TA(2005)0224.


Risorse della pesca nel Mediterraneo
PDF 104kWORD 32k
Risoluzione del Parlamento europeo sull'adozione di misure di gestione applicabili alle risorse alieutiche del Mediterraneo
P6_TA(2006)0044B6-0083/2006

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di regolamento del Consiglio relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo presentata dalla Commissione (COM(2003)0589),

–   vista la sua posizione del 9 giugno 2005(1) in materia,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del proprio regolamento,

A.   considerando che l'approvazione della suddetta risoluzione è il risultato di una stretta collaborazione tra la Commissione e il Parlamento, che ha portato ad un compromesso tra le due istituzioni,

B.   considerando che le sole misure di gestione applicabili attualmente alla pesca nel Mar Mediterraneo risalgono al 1994 e, ritenute obsolete già all'epoca, non riguardano gli altri mari dell'Unione europea, ove le misure di gestione consentono una pesca responsabile,

C.   considerando che l'assenza di un regolamento in materia di gestione della pesca in quest'area dell'UE ha creato tra i pescatori europei un'evidente discriminazione, sempre più profonda,

D.   considerando che la situazione di taluni stock di elevato valore commerciale è estremamente critica,

1.   esprime la sua preoccupazione per l'atteggiamento passivo del Consiglio, da interpretare come una mancanza di interesse per il Mar Mediterraneo laddove quest'ultimo, per quanto riguarda le attività di pesca, è comunque riconosciuto come una delle regioni più varie e complesse sotto il profilo sia biologico sia ecologico, sociale ed economico;

2.   esprime la propria inquietudine per questa inerzia che, frenando l'adozione di norme più responsabili e più adeguate al quadro generale della politica comune della pesca, è incompatibile con l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile;

3.   è preoccupato per il fatto che, se non sarà adottata rapidamente alcuna decisione, c'è il rischio che non vengano rispettati gli obblighi internazionali di gestione della pesca dell'UE, in particolare nel settore delle organizzazioni regionali per la pesca per il Mediterraneo (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo e Commissione Internazionale per la conservazione del Tonno Atlantico);

4.   chiede di conseguenza al Consiglio di provvedere affinché siano adottate quanto prima le misure di gestione applicabili alle risorse alieutiche del Mediterraneo;

5.   incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0234.

Note legali - Informativa sulla privacy