Indice 
Testi approvati
Martedì 14 marzo 2006 - Strasburgo
Accordo CE/Ucraina su taluni aspetti dei servizi aerei *
 Fondo di garanzia per le azioni esterne *
 Costituzione e capitale sociale della società per azioni ***I
 Istituto europeo per la parità tra uomini e donne ***I
 Strumento di preparazione e di reazione rapida alle emergenze gravi *
 Revisione strategica del Fondo monetario internazionale
 Trasferimento di imprese nel contesto dello sviluppo regionale
 Strategia comunitaria sul mercurio
 Una società dell'informazione per la crescita e l'occupazione
 Razzismo nel calcio

Accordo CE/Ucraina su taluni aspetti dei servizi aerei *
PDF 186kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e l'Ucraina su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (COM(2005)0368 – C6-0431/2005 – 2005/0155(CNS))
P6_TA(2006)0071A6-0029/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2005)0368)(1),

–   visti l'articolo 80, paragrafo 2, e l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma, prima frase, del trattato CE,

–   visto l'articolo 300, paragrafo 3, primo comma, del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0431/2005),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 83, paragrafo 7, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0029/2006),

1.   approva la conclusione dell'accordo;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dell'Ucraina.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Fondo di garanzia per le azioni esterne *
PDF 281kWORD 45k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE, Euratom) n. 2728/94 del Consiglio che istituisce un fondo di garanzia per le azioni esterne (COM(2005)0130 – C6-0176/2005 – 2005/0025(CNS))
P6_TA(2006)0072A6-0054/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2005)0130)(1),

–   visti l'articolo 308 del trattato CE e l'articolo 203 del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0176/2005),

–   visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–   visti gli articoli 51 e 35 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i bilanci (A6-0054/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 250, paragrafo 2 del trattato CE e dell'articolo 119, secondo comma del trattato Euratom;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
VISTO 1
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 308,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 181 A,
Emendamento 2
VISTO 2
visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 203,
soppresso
Emendamento 3
CONSIDERANDO 4
(4)  Se la riserva creata per alimentare il fondo di garanzia venisse soppressa nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013, il finanziamento del fondo di garanzia dovrebbe essere assicurato in quanto spesa obbligatoria del bilancio generale dell'Unione europea.
(4)  Se la riserva creata per alimentare il fondo di garanzia venisse soppressa nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013, il fondo di garanzia dovrebbe essere finanziato fuori dal massimale delle prospettive finanziarie e incluso nella riserva.
Emendamento 4
CONSIDERANDO 7
(7)  I trattati non prevedono, per l'adozione del presente regolamento, altri poteri di azione oltre a quelli di cui all'articolo 308 del trattato CE e all'articolo 203 del trattato CEEA,
soppresso
Emendamento 5
ARTICOLO 1, PUNTO 4
Articolo 5, paragrafo 2 (regolamento (CE, Euratom) n. 2728/94)
2.  I calcoli basati su questo meccanismo di lisciatura vengono effettuati separatamente dai calcoli di cui all'articolo 3, terzo comma e all'articolo 4. Tuttavia entrambi daranno luogo congiuntamente ad un unico trasferimento annuale. Gli importi che devono essere versati dal bilancio generale dell'Unione europea al fondo nel quadro del meccanismo di lisciatura sono considerati come attivi netti del fondo ai fini dei calcoli di cui agli articoli 3 e 4.
2.  I calcoli basati su questo meccanismo di lisciatura vengono effettuati separatamente dai calcoli di cui all'articolo 3, terzo comma, e all'articolo 4. Tuttavia entrambi daranno luogo congiuntamente ad un unico trasferimento annuale, ma con la chiara indicazione delle diverse parti. Gli importi che devono essere versati dal bilancio generale dell'Unione europea al fondo nel quadro del meccanismo di lisciatura sono considerati come attivi netti del fondo ai fini dei calcoli di cui agli articoli 3 e 4.
Emendamento 6
ARTICOLO 1, PUNTO 4
Articolo 5, paragrafo 3 (regolamento (CE, Euratom) n. 2728/94)
3.  Se, a causa delle chiamate in garanzia in seguito a una o più inadempienze gravi, le risorse del fondo scendono al di sotto del 50 % dell'importo-obiettivo, la Commissione presenta una relazione sulle misure eccezionali che potrebbero rendersi necessarie per ricostituire il fondo."
3.  Se, a causa delle chiamate in garanzia in seguito a una o più inadempienze gravi, le risorse del fondo scendono al di sotto del 75 % dell'importo-obiettivo, la Commissione informa immediatamente l'autorità di bilancio delle ragioni di tale situazione e presenta una relazione sulle misure eccezionali che potrebbero rendersi necessarie per ricostituire il fondo."

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Costituzione e capitale sociale della società per azioni ***I
PDF 329kWORD 65k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 77/91/CEE per quanto riguarda la costituzione delle società per azioni e la salvaguardia e le modificazioni del loro capitale sociale (COM(2004)0730 – C6-0169/2004 – 2004/0256(COD))
P6_TA(2006)0073A6-0050/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2004)0730)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 44, paragrafo 1 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0169/2004),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0050/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 marzo 2006 in vista dell'adozione della direttiva 2006/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 77/91/CEE del Consiglio relativa alla costituzione delle società per azioni e la salvaguardia e le modificazioni del loro capitale sociale

P6_TC1-COD(2004)0256


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 44, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3),

considerando quanto segue:

(1)  La seconda direttiva 77/91/CEE del Consiglio, del 13 dicembre 1976, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati Membri, alle società di cui all'articolo 58, secondo comma, del trattato, per tutelare gli interessi dei soci e dei terzi per quanto riguarda la costituzione della società per azioni, nonché la salvaguardia e le modificazioni del capitale sociale della stessa(4) fissa le condizioni per l'adozione da parte di dette società di diverse misure relative al capitale.

(2)  Nella sua comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 21 maggio 2003, dal titolo "Modernizzare il diritto delle società e rafforzare il governo societario nell'Unione europea - Un piano per progredire"(5), la Commissione conclude che la semplificazione e la modernizzazione della direttiva 77/91/CEE contribuirebbero in modo sostanziale a promuovere l'efficienza e la competitività delle imprese senza ridurre le tutele di cui beneficiano gli azionisti e i creditori. Tali obiettivi sono prioritari ma non incidono sulla necessità di procedere, senza indugio, all'esame generale della fattibilità di alternative al regime di salvaguardia del capitale che consenta di tutelare adeguatamente gli interessi dei creditori e degli azionisti di una società per azioni.

(3)  Gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di permettere alle società per azioni, nel caso di conferimenti di capitale non in contante, di rinunciare ad una valutazione apposita da parte di un esperto, qualora esista già un elemento di riferimento chiaro per la valutazione del conferimento. Tuttavia, dovrebbe essere garantito il diritto degli azionisti di minoranza di esigere la valutazione.

(4)  Le società per azioni dovrebbero poter acquisire azioni proprie nei limiti delle riserve distribuibili e il periodo per il quale l'assemblea generale può autorizzare l'acquisizione dovrebbe essere esteso, in modo da accrescere la flessibilità e da ridurre gli oneri amministrativi a carico delle società, le quali devono poter reagire rapidamente agli sviluppi del mercato che incidano sul prezzo delle loro azioni.

(5)  Gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di autorizzare le società per azioni a concedere un aiuto finanziario per l'acquisizione delle loro azioni da parte di un terzo nei limiti delle riserve distribuibili, in modo da rafforzare la flessibilità rispetto ai cambiamenti riguardanti la proprietà del capitale sociale. In considerazione dell'obiettivo della presente direttiva di tutelare gli interessi sia degli azionisti sia dei terzi, il ricorso a questa possibilità dovrebbe essere subordinato a opportune misure di salvaguardia.

(6)  Al fine di potenziare la tutela standardizzata dei creditori in tutti gli Stati membri, a determinate condizioni, i creditori dovrebbero potere ricorrere al giudice o all'autorità amministrativa quando venga compromesso l'esercizio dei loro diritti a seguito della riduzione del capitale di una società per azioni.

(7)  Per prevenire abusi di mercato, gli Stati membri dovrebbero tener conto, ai fini dell'attuazione della presente direttiva, delle disposizioni della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, relativa all'abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato)(6) e della direttiva 2004/72/CE della Commissione, del 29 aprile 2004, recante modalità di esecuzione della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le prassi di mercato ammesse, la definizione di informazione privilegiata in relazione agli strumenti derivati su merci, l'istituzione di un registro delle persone aventi accesso ad informazioni privilegiate, la notifica delle operazioni effettuate da persone che esercitano responsabilità di direzione e la segnalazione di operazioni sospette(7), nonché del regolamento (CE) n. 2273/2003 della Commissione, del 22 dicembre 2003, recante modalità di esecuzione della direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la deroga per i programmi di riacquisto di azioni proprie e per le operazioni di stabilizzazione di strumenti finanziari(8).

(8)  Occorre pertanto modificare conformemente la direttiva 77/91/CEE.

(9)  Conformemente al punto 34 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(9), gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell'interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la presente direttiva e i provvedimenti di recepimento.

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

La direttiva 77/91/CEE è così modificata:

1)  All'articolo 1, paragrafo 1, il ventunesimo trattino è sostituito dal seguente:

"
   - in Ungheria:
  

nyilvánosan működő részvénytársaság

"

2)  Sono inseriti i seguenti articoli 10 bis e 10 ter:

"

Articolo 10 bis

1.  Gli Stati membri possono decidere di non applicare l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3, qualora, su decisione dell'organo di amministrazione o di direzione, i conferimenti non in contanti siano costituiti dai valori mobiliari di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 18, della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari*, o dagli strumenti del mercato monetario di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 19, della stessa direttiva, valutati al prezzo medio ponderato al quale sono stati negoziati su uno o più mercati regolamentati di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 14, della stessa direttiva durante un periodo sufficiente, che sarà definito dalle legislazioni nazionali, precedente l'effettuazione del conferimento non in contante.

Qualora si siano verificati fatti eccezionali che abbiano inciso in misura tale sul prezzo da poter modificare sensibilmente il valore delle attività alla data effettiva del loro conferimento, comprese le situazioni in cui il mercato di tali valori mobiliari o strumenti del mercato monetario non è più liquido, si deve tuttavia procedere ad una nuova valutazione su iniziativa e sotto la responsabilità dell'organo di amministrazione o di direzione. Ai fini della nuova valutazione di cui sopra si applica l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3.

2.  Gli Stati membri possono decidere di non applicare l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3, qualora, su decisione dell'organo di amministrazione o di direzione, il conferimento non in contanti è costituito da attività diverse dai valori mobiliari e dagli strumenti del mercato monetario di cui al paragrafo 1 il cui valore equo sia già stato valutato da un esperto indipendente abilitato e siano soddisfatte le seguenti condizioni:

   a) il valore equo è determinato in riferimento ad una data che non può essere anteriore di più di sei mesi alla data effettiva del conferimento;
   b) il valore equo è determinato in riferimento ad una data che non può essere anteriore di più di tre mesi alla data effettiva del conferimento.

Qualora intervengano fatti nuovi che possano modificare sensibilmente il valore equo delle attività alla data effettiva del conferimento, occorre procedere ad una nuova valutazione su iniziativa e sotto la responsabilità dell'organo di amministrazione o di direzione. Ai fini della nuova valutazione di cui sopra si applica l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3.

In mancanza di tale nuova valutazione, uno o più azionisti che detengano una quota aggregata pari ad almeno il 5% del capitale sottoscritto della società alla data in cui è stata adottata la decisione relativa all'aumento possono chiedere una valutazione da parte di un esperto indipendente, nel qual caso si applica l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3. L'azionista o gli azionisti possono chiedere una valutazione fino alla data effettiva del conferimento, a condizione che, alla data della richiesta, l'azionista o gli azionisti in questione detengano ancora una quota aggregata pari ad almeno il 5% del capitale sottoscritto della società, così com'era alla data in cui è stata adottata la decisione relativa all'aumento.

3.  Gli Stati membri possono decidere di non applicare l'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3, qualora, su decisione dell'organo di amministrazione o di direzione, il conferimento non in contanti sia costituito da attività diverse dai valori mobiliari o dagli strumenti del mercato monetario di cui al paragrafo 1 il cui valore equo risulti, per ogni singola attività, dai conti obbligatori dell'esercizio precedente, a condizione che i conti siano stati controllati conformemente alla direttiva 84/253/CEE del Consiglio, del 10 aprile 1984, relativa all'abilitazione delle persone incaricate del controllo di legge dei documenti contabili**.

Il paragrafo 2, secondo e terzo comma, si applica mutatis mutandis.

Articolo 10 ter

1.  Qualora sia effettuato un conferimento non in contanti conformemente all'articolo 10 bis senza la relazione di un esperto di cui all'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3, oltre alle informazioni previste all'articolo 3, lettera h), ed entro un mese dalla data effettiva del conferimento, viene pubblicata una dichiarazione contenente le seguenti informazioni:

   a) una descrizione del conferimento non in contanti in oggetto;
   b) il relativo valore, l'indicazione della fonte di tale valutazione e, se del caso, il metodo di valutazione;
   c) una dichiarazione che precisi se i valori risultanti corrispondono almeno al numero e al valore nominale, o, in mancanza di valore nominale, al valore contabile ed eventualmente al premio di emissione delle azioni da emettere come corrispettivo;
   d) una dichiarazione che indichi che non sono intervenuti fatti nuovi determinanti che incidono sulla valutazione iniziale.

La pubblicazione viene effettuata secondo le modalità definite dalla legislazione di ciascuno Stato membro conformemente all'articolo 3 della direttiva 68/151/CEE.

2.  Qualora sia effettuato un conferimento non in contanti senza la relazione di un esperto di cui all'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3 relativo a un aumento di capitale proposto ai sensi dell'articolo 25, paragrafo 2, viene pubblicato un annuncio indicante la data in cui è stata adottata la decisione sull'aumento e contenente le informazioni di cui al paragrafo 1, secondo le modalità definite dalla legislazione di ciascuno Stato membro e in conformità dell'articolo 3 della direttiva 68/151/CEE, prima che il conferimento non in contanti diventi effettivo. In tal caso, la dichiarazione di cui al paragrafo 1 si limita ad indicare che non sono intervenuti fatti nuovi determinanti dopo la pubblicazione del summenzionato annuncio.

3.  Ogni Stato membro prevede salvaguardie adeguate per assicurare il rispetto della procedura stabilita all'articolo 10 bis e al presente articolo qualora sia effettuato un conferimento non in contanti senza la relazione di un esperto di cui all'articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3.

_________

* GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.

** GU L 126 del 12.5.1984, pag. 20.

"

3)  L'articolo 11, paragrafo 1, primo comma è così modificato:

a)   i termini "articolo 10" sono sostituiti dai termini "articolo 10, paragrafi 1, 2 e 3."

b)   è aggiunta la seguente frase:

"

Gli articoli 10 bis e 10 ter si applicano mutatis mutandis.

"

4)  L'articolo 19, paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  Fatti salvi il principio della parità di trattamento di tutti gli azionisti che si trovano in condizioni identiche, e la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, relativa all'abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato (abusi di mercato)*, la legislazione di uno Stato membro può autorizzare una società ad acquisire azioni proprie, o direttamente o tramite una persona che agisca in nome proprio ma per conto di tale società. Nella misura in cui tali acquisizioni sono autorizzate, gli Stati membri le subordinano alle seguenti condizioni:

   a) l'autorizzazione di acquisizione è accordata dall'assemblea generale, che ne fissa le modalità, in particolare il numero massimo di azioni da acquisire, il periodo per cui è accordata l'autorizzazione, la cui durata massima sarà determinata dalla legislazione nazionale ma che, in ogni caso, non può essere superiore a 5 anni e, in caso di acquisizione a titolo oneroso, il corrispettivo minimo e il corrispettivo massimo. I membri dell'organo di amministrazione o di direzione sono tenuti a vigilare a che, al momento di ogni acquisizione autorizzata, siano rispettate le condizioni di cui alle lettere b) e c);
   b) le acquisizioni, ivi comprese le azioni acquisite in precedenza dalla società e detenute nel suo portafoglio, nonché le azioni acquisite da una persona che agisca in nome proprio ma per conto della società non possono avere l'effetto che l'attivo netto scenda al di sotto dell'importo di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettere a) e b);
   c) l'operazione può riguardare soltanto azioni interamente liberate.

Gli Stati membri possono inoltre subordinare le acquisizioni di cui al primo comma ad una o a tutte le seguenti condizioni:

   il valore nominale o, in mancanza di valore nominale, il valore contabile delle azioni acquisite, comprese le azioni acquisite in precedenza dalla società e detenute nel suo portafoglio, nonché le azioni acquisite da una persona che agisce in nome proprio ma per conto della società non deve superare un limite determinato dagli Stati membri. Tale limite non può essere inferiore al 10% del capitale sottoscritto;
   l'autorizzazione concessa alla società di acquisire azioni proprie ai sensi del primo comma, il numero massimo di azioni da acquisire, il periodo per il quale l'autorizzazione è concessa nonché l'importo del corrispettivo minimo o massimo devono figurare nello statuto o nell'atto costitutivo della società;
   la società deve soddisfare adeguati requisiti in materia di obblighi di comunicazione e di notifica;
   talune società, come stabilito dagli Stati membri, possono essere tenute ad annullare le azioni acquisite, a condizione che un importo equivalente al valore nominale delle azioni annullate sia iscritto in una riserva che non può essere distribuita agli azionisti eccetto in caso di riduzione del capitale sottoscritto; tale riserva può essere utilizzata solo per aumentare il capitale sottoscritto mediante capitalizzazione delle riserve;
   l'acquisizione non deve pregiudicare la soddisfazione dei diritti dei creditori.
  

_____________

  

* GU L 96 del 12.4.2003, pag. 16.

"

5)  All'articolo 20, paragrafo 3, i termini "articolo 15, paragrafo 1, lettera a)" sono sostituiti da "articolo 15, paragrafo 1, lettere a) e b)".

6)  L'articolo 23, paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  Qualora la legislazione di uno Stato membro permetta a una società di anticipare fondi, accordare prestiti o fornire garanzie per l'acquisizione delle sue azioni da parte di un terzo, direttamente o indirettamente, essa subordina tali operazioni alle condizioni enunciate al secondo, terzo, quarto e quinto comma.

Le operazioni devono avere luogo sotto la responsabilità dell'organo di amministrazione o di direzione, a condizioni di mercato eque, in particolare per quanto riguarda gli interessi pagati e le garanzie prestate alla società per i prestiti o per gli anticipi di cui al primo comma. Il merito di credito del terzo o, in caso di transazioni multiparti, di ciascuna controparte, deve essere stato debitamente valutato.

L'organo di amministrazione o di direzione deve sottoporre l'operazione all'autorizzazione preliminare dell'assemblea generale, la quale delibera secondo le regole in materia di numero legale e di maggioranza di cui all'articolo 40. L'organo di amministrazione o di direzione presenta all'assemblea generale una relazione scritta precisando le ragioni dell'operazione, l'interesse che l'operazione presenta per la società, le condizioni alle quali viene effettuata, i rischi che essa comporta per la liquidità e la solvibilità della società e il prezzo al quale il terzo acquisirà le azioni. La relazione viene trasmessa al registro per la successiva pubblicazione ai sensi dell'articolo 3 della direttiva 68/151/CEE.

L'importo aggregato dell'aiuto finanziario accordato ai terzi non deve mai comportare una riduzione dell'attivo netto della società al di sotto dell'importo di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettere a) e b), tenuto conto anche dell'eventuale riduzione dell'attivo netto determinata dall'acquisizione, da parte della società o per conto della stessa, di azioni proprie conformemente all'articolo 19, paragrafo 1. La società iscrive nel passivo del bilancio una riserva indisponibile pari all'importo aggregato dell'aiuto finanziario.

Qualora le azioni proprie della società di cui all'articolo 19, paragrafo 1, siano acquisite ovvero qualora le azioni emesse nel quadro di un aumento del capitale sottoscritto siano sottoscritte da un terzo usufruendo di un aiuto finanziario da parte della società, l'acquisizione deve essere realizzata ad un giusto prezzo.

"

7)  É inserito il seguente articolo 23 bis:

"

Articolo 23 bis

Qualora singoli membri dell'organo di amministrazione o di direzione della società partecipante ad un'operazione di cui all'articolo 23, paragrafo 1, o singoli membri dell'organo di amministrazione o di direzione di un'impresa madre ai sensi dell'articolo 1 della direttiva 83/349/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1983, relativa ai conti consolidati* o la stessa impresa madre, o privati che agiscano a nome proprio ma per conto di detti membri o di detta impresa siano parti di una tale operazione, gli Stati membri assicurano, tramite opportune misure di salvaguardia, che l'operazione non sia contraria agli interessi della società.

_____________

* GU L 193 del 18.7.1983, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2003/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 178 del 17.7.2003, pag. 16).

"

8)  L'articolo 27, paragrafo 2, secondo comma è sostituito dal seguente:

"

Si applicano l'articolo 10, paragrafi 2 e 3 e gli articoli 10 bis e 10 ter.

"

9)  L'articolo 32, paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  In caso di riduzione del capitale sottoscritto, almeno i creditori il cui titolo sia anteriore alla pubblicazione della decisione sulla riduzione hanno almeno il diritto di ottenere una garanzia per i crediti non scaduti al momento della pubblicazione. Gli Stati membri possono negare tale diritto soltanto se il creditore gode di adeguate garanzie o se queste ultime non sono necessarie, tenuto conto del patrimonio della società.

Gli Stati membri stabiliscono le modalità di esercizio del diritto di cui al primo comma. In ogni caso, gli Stati membri provvedono affinché i creditori possano rivolgersi all'autorità amministrativa o giudiziaria competente per ottenere adeguate tutele, a condizione che possano dimostrare, in modo credibile, che la riduzione del capitale sottoscritto compromette l'esercizio dei loro diritti e che la società non ha fornito loro adeguate tutele.

"

10)  L'articolo 41, paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  Gli Stati membri possono derogare all'articolo 9, paragrafo 1, all'articolo 19, paragrafo 1, lettera a), prima frase, nonché agli articoli 25, 26 e 29, quando la deroga è necessaria per l'adozione o l'applicazione di disposizioni miranti a favorire la partecipazione dei dipendenti o di altre categorie di persone indicate dalla normativa nazionale al capitale delle imprese.

"

Articolo 2

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro …(10).

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a , il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 294 del 25.11.2005, pag. 1.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 14 marzo 2006.
(4) GU L 26 del 31.1.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dall'Atto di adesione 2003.
(5) COM(2003)0284 def.
(6) GU L 96 del 12.4.2003, pag. 16.
(7) GU L 162 del 30.4.2004, pag. 70.
(8) GU L 336 del 23.12.2003, pag. 33.
(9) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(10)* Diciotto mesi dall'entrata in vigore della presente direttiva.


Istituto europeo per la parità tra uomini e donne ***I
PDF 444kWORD 123k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (COM(2005)0081 – C6-0083/2005 – 2005/0017(COD))
P6_TA(2006)0074A6-0043/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0081)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 13, paragrafo 2, e 141, paragrafo 3, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0083/2005),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per gli affari costituzionali (A6-0043/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   precisa che gli stanziamenti indicati nella risoluzione legislativa sono puramente indicativi fino a quando non sarà stato concluso un accordo sulle prospettive finanziarie per il 2007 e gli anni successivi;

3.   chiede alla Commissione di confermare, una volta adottate le prossime prospettive finanziarie, gli importi indicati nella proposta di regolamento o eventualmente di sottoporre gli importi modificati all'approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio, assicurando pertanto la compatibilità con i massimali;

4.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 marzo 2006 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che costituisce un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere

P6_TC1-COD(2005)0017


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 3, paragrafo 2 l'articolo 13, paragrafo 2, e 141, paragrafo 3,

visto il parere della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3),

considerando quanto segue:

(1)  L'uguaglianza tra uomini e donne è un principio fondamentale dell'Unione europea. La carta dei diritti fondamentali, agli articoli 21 e 23, vieta ogni discriminazione fondata sul sesso e prescrive che sia garantita la parità tra gli uomini e le donne in tutti i campi.

(2)  L'articolo 2 del trattato stabilisce che la parità tra uomini e donne è uno dei compiti fondamentali della Comunità. Analogamente l'articolo 3, paragrafo 2, del trattato stabilisce che la Comunità mira ad eliminare le ineguaglianze e a promuovere la parità tra uomini e donne in tutte le sue attività, nonché a garantire l'integrazione della dimensione dell'uguaglianza tra uomini e donne in tutte le politiche della Comunità.

(3)  L'articolo 13 del trattato conferisce al Consiglio il potere di prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate, tra l'altro, sul sesso in tutti gli ambiti di competenza della Comunità.

(4)  Il principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego è iscritto nell'articolo 141 del trattato ed è attualmente in vigore un quadro legislativo completo sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di accesso all'occupazione e di condizioni di lavoro, compresa la parità delle retribuzioni.

(5)  Secondo la relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sulla parità tra uomini e donne(4) divari significativi tra i sessi permangono nella maggior parte dei campi d'intervento; la disuguaglianza tra uomini e donne è un fenomeno a più dimensioni, che va affrontato con una combinazione complessiva di misure politiche; occorre un impegno maggiore per raggiungere gli obiettivi della strategia di Lisbona.

(6)  Il Consiglio europeo di Nizza del dicembre 2000 ha chiesto di "Sviluppare la consapevolezza, la messa in comune delle risorse e lo scambio di esperienze, in particolare tramite la creazione di un Istituto europeo del genere…".

(7)  Secondo lo studio di fattibilità eseguito per la Commissione(5), ad un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere spetta evidentemente il ruolo di svolgere alcuni dei compiti che non vengono attualmente affrontati dalle istituzioni esistenti, in particolare nei campi del coordinamento, della centralizzazione e della diffusione dei dati e delle informazioni e delle ricerche, della costituzione di reti, della crescente visibilità dell'uguaglianza tra uomini e donne e della prospettiva di genere, nonché dello sviluppo di strumenti per migliorare l'integrazione dell'uguaglianza di genere in tutte le politiche della Comunità.

(8)  Nella sua risoluzione del 10 marzo 2004 sulle politiche dell'Unione europea sulla parità di genere(6) il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di accelerare gli sforzi tesi alla creazione di un Istituto.

(9)  Il Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori dell"1-2 giugno 2004(7) e il Consiglio europeo del 17-18 giugno 2004 si sono espressi a favore della costituzione di un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta specifica.

(10)  La documentazione, l'analisi e la diffusione di informazioni e dati obiettivi, attendibili e comparabili sull'uguaglianza tra uomini e donne, la progettazione di strumenti adeguati per eliminare tutte le forme di discriminazione sulla base del genere e integrare la dimensione di genere in tutte le politiche, la promozione del dialogo tra le parti in causa e una maggior sensibilizzazione dei cittadini europei sono necessari per consentire alla Comunità di promuovere e attuare efficacemente la politica dell'uguaglianza di genere, in particolare nell'Unione allargata. E" pertanto opportuno costituire un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere che assista le istituzioni della Comunità e gli Stati membri nello svolgimento di questi compiti.

(11)  L'uguaglianza tra uomini e donne non può essere conseguita esclusivamente attraverso una politica antidiscriminatoria, ma richiede anche una coesistenza armonica nonché misure rivolte alla promozione di una partecipazione equilibrata di uomini e donne in seno alla società; il raggiungimento di tale obiettivo dovrebbe pertanto rientrare fra i compiti dell'Istituto.

(12)  Le conquiste delle donne in tutte le sfere della società dovrebbero essere evidenziate in modo da configurare un'immagine positiva ed incoraggiare altre donne; l'Istituto dovrebbe intraprendere azioni anche in tale settore.

(13)  La cooperazione con le autorità competenti degli Stati membri e con gli organismi statistici competenti, in particolare Eurostat, è essenziale per promuovere la raccolta di dati comparabili e attendibili a livello europeo. Poiché le informazioni sull'uguaglianza tra uomini e donne concernono la Comunità a tutti i livelli – locale, regionale, nazionale e comunitario – le autorità degli Stati membri potranno servirsi di tali informazioni per formulare politiche e provvedimenti a livello locale, regionale e nazionale, in funzione della propria sfera di competenza.

(14)  Per garantire il migliore impiego possibile delle risorse l'Istituto dovrebbe lavorare a stretto contatto sia con i programmi sia con gli organismi della Comunità, in particolare con la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro(8), con l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro(9), con il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale(10) e con l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali(11).

(15)  L'Istituto dovrebbe promuovere la cooperazione e il dialogo con le organizzazioni non governative e gli enti attivi nel settore delle pari opportunità, nonché gli enti affini che operano attivamente per conseguire l'uguaglianza a livello nazionale ed europeo e nei paesi terzi.

(16)  A norma dell"articolo 3, paragrafo 2, del trattato, è opportuno adottare disposizioni per favorire una partecipazione equilibrata di uomini e donne alla composizione del Consiglio di amministrazione.

17)   è importante che l'Istituto abbia la massima autonomia nell'adempimento dei propri compiti.

(18)  L'Istituto deve applicare la legislazione comunitaria pertinente sia all'accesso del pubblico ai documenti di cui al regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(12), sia alla tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali, di cui al regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(13).

(19)  Il regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 della Commissione del 23 dicembre 2002 che reca regolamento finanziario quadro degli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(14), si applica all'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere.

(20)  In materia di responsabilità contrattuale dell'Istituto, che è disciplinata dal diritto applicabile ai contratti da esso conclusi, la competenza a giudicare spetta alla Corte di giustizia in forza di una clausola compromissoria contenuta nel contratto. Deve altresì spettare alla Corte di giustizia la competenza a conoscere delle controversie relative al risarcimento dei danni derivanti dalla responsabilità extracontrattuale dell'Agenzia.

(21)  E" opportuno effettuare una valutazione esterna indipendente per accertare l'impatto dell'Istituto, l'eventuale necessità di modificarne o estenderne i compiti e le scadenze di ulteriori revisioni analoghe.

(22)  Poiché gli scopi del presente regolamento non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell'intervento essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(23)  L'articolo 141, paragrafo 3 è la base giuridica specifica delle misure intese ad assicurare l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego. L'articolo 13, paragrafo 2 conferisce il potere di adottare provvedimenti comunitari per sostenere e promuovere l'obiettive di combattere le discriminazioni fondate sul sesso al di fuori dell'ambiente di lavoro. Il combinato disposto dell'articolo 141, paragrafo 3 e dell'articolo 13, paragrafo 2 fornisce un'adeguata base giuridica alla presente proposta,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Creazione dell'Istituto

E" costituito un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (successivamente denominato "l'Istituto").

Articolo 2

Obiettivi

Gli obiettivi generali dell'Istituto sono assistere le istituzioni della Comunità, in particolare la Commissione, e le autorità degli Stati membri nella lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso e nella promozione dell'uguaglianza di genere e sensibilizzare i cittadini dell'UE in materia di uguaglianza di genere.

Articolo 3

Compiti

1.  Per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 2 l'Istituto:

   a) analizza e diffonde informazioni obiettive, attendibili e comparabili pertinenti all'uguaglianza di genere, compresi i risultati delle ricerche e le migliori pratiche che gli vengono comunicati dagli Stati membri, dalle istituzioni della Comunità, dai centri di ricerca, da enti nazionali per le pari opportunità, da organizzazioni non governative, dalle parti sociali, da paesi terzi e da organizzazioni internazionali interessati; richiama l'attenzione sui settori non indagati e suggerisce iniziative per colmare le lacune;
   b) coopera con Eurostat e con tutti gli organismi statistici competenti al fine di sviluppare metodi per migliorare la comparabilità, l'obiettività e l'attendibilità dei dati a livello europeo, definendo criteri atti a migliorare la coerenza delle informazioni, affinché tali organismi tengano conto delle questioni di genere nella raccolta dei dati;
   c) appresta, analizza, valuta, diffonde e promuove l'uso di strumenti metodologici a sostegno dell'integrazione dell'uguaglianza di genere in tutte le politiche della Comunità e nelle risultanti politiche nazionali e a sostegno dell'integrazione della dimensione di genere in tutte le istituzioni e gli organi comunitari;
   d) conduce indagini sulla situazione dell'uguaglianza di genere in Europa;
   e) istituisce e coordina una Rete europea sull'uguaglianza di genere, di cui all'articolo 7, con la partecipazione di centri di ricerca, organismi, organizzazioni ed esperti impegnati nel settore delle problematiche dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere, con l'obiettivo di sostenere e incoraggiare la ricerca, ottimizzare l'uso delle risorse disponibili e promuovere lo scambio e la diffusione di informazioni;
   f) organizza riunioni ad hoc di esperti a sostegno del suo lavoro di ricerca per promuovere lo scambio di informazioni tra i ricercatori e garantire l'integrazione sistematica della prospettiva di genere nella loro ricerca;
   g) organizza e promuove, insieme alle pertinenti parti in causa, conferenze, campagne e riunioni a livello europeo, allo scopo di sensibilizzare i cittadini dell'Unione in materia di uguaglianza di genere;
   h) diffonde informazioni sulle conquiste delle donne in ogni fase della vita, presenta i suoi risultati e propone politiche ed iniziative volte a pubblicizzare e valorizzare tali esempi di successo;
   i) sviluppa il dialogo e la cooperazione con organizzazioni non governative ed enti operanti nel settore delle pari opportunità, università ed esperti, centri di ricerca, parti sociali ed organismi affini che cercano attivamente di conseguire la parità a livello nazionale ed europeo nonché nei paesi terzi;
   j) costituisce un fondo di documentazione accessibile al pubblico e sollecita alle parti sociali interessate il conferimento allo stesso di tutta la documentazione esistente in materia;
   k) fornisce alle organizzazioni pubbliche e private consulenza sull'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche;
   l) presenta raccomandazioni e orientamenti alle istituzioni comunitarie affinché queste possano integrare efficacemente la dimensione di genere nella legislazione;
   m) instaura un dialogo a livello internazionale con organi ed organizzazioni responsabili in materia di uguaglianza di genere;
   n) fornisce informazioni alle Istituzioni comunitarie sull'uguaglianza di genere e sull'integrazione della dimensione di genere nei paesi di prossima adesione e in quelli candidati;
   o) diffonde esempi di buone prassi.

2.  L'Istituto pubblica una relazione annuale sulle sue attività.

Articolo 4

Ambiti di attività e metodi di lavoro

1.  L'Istituto adempie ai propri compiti nel quadro delle competenze della Comunità, conformemente agli obiettivi fissati e agli ambiti prioritari individuati nel suo programma annuale, tenendo debito conto delle risorse di bilancio a sua disposizione.

2.  Il programma di lavoro dell'Istituto è conforme alle priorità della Comunità e al programma di lavoro della Commissione, compreso il suo lavoro statistico e di ricerca.

3.  Al fine di garantire il miglior uso possibile delle risorse, nello svolgimento delle proprie attività l'Istituto tiene conto delle informazioni esistenti di qualsiasi provenienza ed in particolare del lavoro già svolto dalle istituzioni della Comunità e da altre istituzioni, da enti e organizzazioni nazionali e internazionali competenti e opera a stretto contatto con i pertinenti servizi della Commissione. L'Istituto garantisce un coordinamento adeguato con tutte le agenzie comunitarie e gli organismi dell'Unione interessati, che va, se del caso, definito in un memorandum d'intesa.

4.  L'Istituto garantisce che le informazioni diffuse risultino comprensibili agli utenti finali.

5.  L'Istituto può instaurare rapporti contrattuali, in particolare stipulare contratti d'appalto, con altre organizzazioni al fine dell'esecuzione di compiti che esso intenda loro affidare.

Le informazioni relative a tali rapporti contrattuali, compresi i dettagli sui compiti delegati e sugli organismi cui essi vengono affidati, sono contenute nella relazione annuale d'attività di cui all'articolo 3, paragrafo 2.

Articolo 5

Indipendenza dell'Istituto

L'Istituto svolge le proprie attività indipendentemente dalle autorità nazionali e dalla società civile ed è autonomo rispetto alle istituzioni della Comunità.

Articolo 6

Personalità e capacità giuridica

L'Istituto è dotato di personalità giuridica. In ciascuno degli Stati membri esso ha la più ampia capacità giuridica riconosciuta dal diritto nazionale alle persone giuridiche. In particolare esso può acquistare o alienare beni mobili ed immobili e stare in giudizio.

Articolo 7

Rete sull'uguaglianza di genere

1.  Al fine di istituire nel modo più rapido ed efficiente possibile la rete di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera e), l'Istituto indice un invito a manifestare interesse, per stabilire un elenco di centri, organi, organizzazioni ed esperti che si occupano di uguaglianza di genere e di integrazione della parità tra i sessi in tutte le politiche.

2.  Il consiglio di amministrazione invita a partecipare alla rete le organizzazioni e gli esperti figuranti nell'elenco di cui al paragrafo 1 a partecipare alla rete.

Articolo 8

Accesso ai documenti

1.  Ai documenti in possesso dell'Istituto si applica il regolamento (CE) n. 1049/2001.

2.  Entro sei mesi dalla costituzione dell'Istituto, il Consiglio di amministrazione adotta disposizioni per l'attuazione del regolamento (CE) n. 1049/2001.

3.  Le decisioni adottate dall'Istituto ai sensi dell'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1049/2001 possono costituire oggetto di denuncia al mediatore o di azione giudiziaria dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee, alle condizioni di cui rispettivamente agli articoli 195 e 230 del trattato.

4.  Il trattamento dei dati da parte dell'Istituto è disciplinato dal regolamento (CE) n. 45/2001.

Articolo 9

Cooperazione con le organizzazioni a livello nazionale ed europeo, le organizzazioni internazionali e i paesi terzi

1.  Per l'adempimento dei propri compiti l'Istituto collabora con organizzazioni ed esperti degli Stati membri, come gli enti per le pari opportunità, i centri di ricerca, le università, le organizzazioni non governative e le parti sociali, nonché con tutte le pertinenti organizzazioni a livello europeo o internazionale e con i paesi terzi.

2.  Qualora diventi necessario concludere accordi con organizzazioni internazionali o paesi terzi, affinché l'Istituto adempia con efficienza ai propri compiti, la Comunità conclude tali accordi con le organizzazioni internazionali o i paesi terzi a nome dell'Istituto conformemente alla procedura di cui all'articolo 300 del trattato. Questa disposizione non osta a una cooperazione ad hoc con tali organizzazioni o con i paesi terzi.

Articolo 10

Organi dell'Istituto

L'Istituto si compone:

   a) di un consiglio di amministrazione;
   b) di un direttore e del personale alle sue dipendenze;
   c) di un forum consultivo.

Articolo 11

Consiglio di amministrazione

1.  Il consiglio di amministrazione si compone di:

   a) nove membri nominati dal Consiglio, di concerto con il Parlamento europeo, sulla base di un elenco stilato dalla Commissione che comprende un numero di candidati considerevolmente più elevato del numero di membri da nominare, nonché di un rappresentante della Commissione. L'elenco stilato dalla Commissione, corredato della pertinente documentazione, è trasmesso al Parlamento europeo. Il più rapidamente possibile e comunque entro tre mesi da tale comunicazione, il Parlamento europeo può invitare i candidati a un'audizione e sottoporre il suo punto di vista alla valutazione del Consiglio, che poi procede alle nomine;
  b) tre rappresentanti privi del diritto di voto nominati dalla Commissione, ciascuno dei quali rappresenta uno dei seguenti gruppi:
   i) una pertinente organizzazione non governativa di livello comunitario, con un interesse legittimo a contribuire alla lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso e alla promozione dell'uguaglianza di genere;
   ii) le organizzazioni dei datori di lavoro di livello comunitario;
   iii) le organizzazioni dei lavoratori di livello comunitario.

2.  I membri del consiglio di amministrazione sono selezionati in modo che garantiscano i massimi livelli di competenza e un'ampia serie di capacità transdisciplinari in materia di uguaglianza di genere.

La Commissione, il Parlamento europeo ed il Consiglio mirano a realizzare una pari rappresentanza di donne e uomini. In ogni caso, essi provvedono affinché nessuno dei due sessi rappresenti meno del 40% dei membri del consiglio di amministrazione.

I supplenti, che rappresentano i membri in loro assenza, sono nominati nello stesso modo.

Il mandato dei membri è di cinque anni e può essere rinnovato una sola volta.

L'elenco dei membri del consiglio di amministrazione è pubblicato dal Consiglio nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e sul sito web dell'Istituto e su tutti i siti web pertinenti.

3.  Il consiglio di amministrazione elegge un presidente e un vicepresidente con mandato di due anni e mezzo rinnovabile.

4.  Ogni membro del consiglio di amministrazione o, in sua assenza, il supplente, dispone di un voto.

5.  Il consiglio di amministrazione adotta le decisioni necessarie al funzionamento dell'Istituto. In particolare:

   a) adotta, sulla base di un progetto del direttore ai sensi dell"articolo 12, previa consultazione della Commissione, i programmi di lavoro annuale e a medio termine per un periodo triennale, in funzione del bilancio e delle risorse disponibili; in caso di necessità, il programma può essere rivisto nel corso dell'anno; il primo programma di lavoro annuale viene adottato entro i nove mesi successivi alla nomina del direttore;
   b) adotta la relazione annuale, di cui all'articolo 3, paragrafo 2, nella quale i risultati conseguiti vengono specificamente confrontati con gli obiettivi del programma di lavoro annuale; la relazione viene trasmessa entro il 15 giugno al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni ed è pubblicata sul sito web dell'Istituto;
   c) esercita l'autorità disciplinare sul direttore e lo nomina o revoca ai sensi dell"articolo 12;
   d) adotta il progetto di bilancio e il bilancio definitivo annuali dell'Istituto.

6.  Il consiglio di amministrazione adotta il regolamento interno dell'Istituto sulla base di una proposta del direttore, previa consultazione con la Commissione.

7.  Le decisioni del consiglio di amministrazione sono adottate a maggioranza assoluta dei voti espressi. Il presidente esprime il voto decisivo.

8.  Il consiglio di amministrazione adotta il proprio regolamento interno sulla base di una proposta del direttore, previa consultazione con la Commissione.

9.  Il presidente convoca il consiglio di amministrazione almeno due volte l'anno. Il presidente convoca riunioni supplementari di propria iniziativa o su richiesta di almeno un terzo dei membri del consiglio di amministrazione.

10.  L'Istituto trasmette ogni anno al Parlamento europeo e al Consiglio (di seguito denominati "l'autorità di bilancio") tutte le informazioni pertinenti all'esito delle procedure di valutazione.

11.  I direttori della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale e di un'eventuale futura Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali possono essere, se del caso, invitati ad assistere alle riunioni come osservatori, in modo da coordinare i rispettivi programmi di lavoro in materia di integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche.

Articolo 12

Direttore

1.  A capo dell'Istituto il consiglio di amministrazione nomina il direttore sulla base di un elenco di candidati proposto dalla Commissione dopo un concorso generale, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e altrove di un invito a manifestare interesse. Prima della nomina, i candidati sono invitati senza indugio a rendere una dichiarazione dinanzi alla/e commissione/i competente/i del Parlamento europeo e a rispondere alle domande dei membri di tale/i commissione/i. Nell'ambito del processo di nomina, il consiglio di amministrazione tiene debitamente conto del parere del Parlamento europeo.

2.  Il mandato del direttore è di cinque anni. Previa valutazione, il mandato può essere prorogato una sola volta per un massimo di 5 anni. Nella valutazione la Commissione, il Parlamento europeo e il consiglio di amministrazione esaminano in particolare:

   i risultati ottenuti durante il primo mandato e il modo in cui sono stati ottenuti;
   i compiti e le necessità dell'Istituto per gli anni successivi.

3.  Al direttore, sotto la supervisione del consiglio di amministrazione, competono:

   a) l'adempimento dei compiti di cui all'articolo 3;
   b) l'elaborazione e l'esecuzione dei programmi di attività annuale e a medio termine;
   c) la preparazione delle riunioni del consiglio di amministrazione;
   d) la redazione e la pubblicazione della relazione annuale di cui all'articolo 3, paragrafo 2;
   e) tutte le questioni riguardanti il personale, in particolare l'esercizio dei poteri di cui all"articolo 14, paragrafo 3;
   f) le questioni riguardanti l'amministrazione corrente;
   g) l'applicazione di efficaci procedure di sorveglianza e valutazione dei risultati dell'Istituto rapportati ai suoi obiettivi, sulla base di standard riconosciuti a livello professionale. Il direttore riferisce annualmente al consiglio di amministrazione sui risultati del sistema di sorveglianza.

4.  Il direttore rende conto della gestione delle proprie attività al consiglio di amministrazione ed assiste alle sue riunioni senza diritto di voto. Il direttore può anche essere convocato in qualsiasi momento dal Parlamento europeo e dal Consiglio per un'audizione su questioni legate alle attività dell'Istituto.

5.  Il direttore è il rappresentante legale dell'Istituto.

Articolo 13

Forum consultivo

1.  Il forum consultivo si compone di membri di enti competenti in materia di uguaglianza di genere, in ragione di un rappresentante designato da ciascun Stato membro.

2.  I membri del forum consultivo non possono appartenere al consiglio di amministrazione.

3.  Il forum consultivo aiuta il direttore a garantire l'eccellenza e l'indipendenza delle attività dell'Istituto.

4.  Il forum consultivo assiste il direttore nella preparazione dei programmi d'attività, annuali e a medio termine, dell'Istituto. Esso costituisce un meccanismo di scambio di informazioni sui temi dell'uguaglianza di genere e di messa in comune di conoscenze. Garantisce una stretta collaborazione tra l'Istituto e gli enti competenti negli Stati membri.

5.  Il forum consultivo è presieduto dal direttore o, in sua assenza, da un sostituto proveniente dall'Istituto. Si riunisce regolarmente, e almeno due volte l'anno, su invito del direttore o a richiesta di almeno un terzo dei suoi membri. Le sue modalità di funzionamento vengono precisate nel regolamento interno dell'Istituto e rese pubbliche.

6.  Ai lavori del forum consultivo partecipano rappresentanti dei servizi della Commissione.

7.  L'Istituto fornisce al forum consultivo il necessario sostegno tecnico e logistico nonché il servizio di segreteria per le sue riunioni.

8.  Il direttore, di sua iniziativa o su proposta dei membri del forum consultivo, può invitare esperti o rappresentanti di pertinenti settori economici, datori di lavoro, sindacati, enti professionali o di ricerca, o organizzazioni non governative, con esperienza riconosciuta in materie attinenti alle attività dell'Istituto, a collaborare a compiti specifici e a partecipare alle afferenti attività del forum consultivo.

Articolo 14

Personale

1.  Al personale dell'Istituto si applicano lo statuto dei funzionari delle Comunità europee, il regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee e le regole adottate congiuntamente dalle istituzioni delle Comunità europee per l'applicazione di detti statuto e regime.

2.  Il consiglio di amministrazione, di concerto con la Commissione, adotta le necessarie disposizioni di esecuzione, secondo le modalità di cui all'articolo 110 dello statuto dei funzionari delle Comunità europee e del regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee. Il consiglio di amministrazione può adottare disposizioni che consentano di assumere esperti nazionali distaccati dagli Stati membri presso l'Istituto.

3.  Nei confronti del proprio personale l'Istituto esercita i poteri conferiti all'autorità investita del potere di nomina.

Articolo 15

Redazione del bilancio

1.  Tutte le entrate e le spese dell'Istituto formano oggetto di previsioni per ciascun esercizio finanziario, che coincide con l'anno civile, e sono iscritte nel bilancio dell'Istituto.

2.  Le entrate e le spese iscritte nel bilancio dell'Istituto sono in pareggio.

3.  Fatte salve altre risorse, le entrate dell'Istituto comprendono:

   a) un contributo della Comunità iscritto nel bilancio generale dell'Unione europea (sezione "Commissione");
   b) pagamenti ricevuti come corrispettivo di servizi resi;
   c) gli eventuali contributi finanziari delle organizzazioni o dei paesi terzi di cui all'articolo 9;
   d) gli eventuali contributi volontari degli Stati membri.

4.  Le spese dell'Istituto comprendono le retribuzioni del personale, le spese amministrative e di infrastruttura e le spese di esercizio.

5.  Ogni anno il consiglio di amministrazione, sulla base di un progetto del direttore, adotta lo stato di previsione delle entrate e delle spese dell'Istituto per l'esercizio successivo. Entro il 31 marzo il consiglio di amministrazione trasmette alla Commissione lo stato di previsione, accompagnato da un progetto di tabella dell'organico.

6.  La Commissione trasmette lo stato di previsione all'autorità di bilancio insieme al progetto preliminare di bilancio generale dell'Unione europea.

7.  Sulla base dello stato di previsione, la Commissione iscrive nel progetto preliminare di bilancio generale dell'Unione europea le stime che ritiene necessarie per quanto concerne la tabella dell'organico e l'importo del contributo a carico del bilancio generale. Essa trasmette le stime all'autorità di bilancio ai sensi dell'articolo 272 del trattato.

8.  L'autorità di bilancio autorizza gli stanziamenti a titolo del contributo destinato all'Istituto. L'autorità di bilancio adotta la tabella dell'organico dell'Istituto.

9.  Il consiglio d'amministrazione adotta il bilancio dell'Istituto. Esso diventa definitivo dopo l'adozione definitiva del bilancio generale dell'Unione europea. Se del caso, esso viene adeguato di conseguenza.

10.  Il consiglio di amministrazione comunica quanto prima all'autorità di bilancio la sua intenzione di realizzare qualsiasi progetto che possa avere incidenze finanziarie significative sul finanziamento del bilancio, in particolare i progetti di natura immobiliare, quali l'affitto o l'acquisto di edifici. Esso ne informa la Commissione.

Qualora un ramo dell'autorità di bilancio abbia comunicato l'intenzione di emettere un parere, esso lo trasmette al consiglio di amministrazione entro il termine di sei settimane a decorrere dalla notifica del progetto.

Articolo 16

Esecuzione del bilancio

1.  Il direttore cura l'esecuzione del bilancio dell'Istituto.

2.  Entro il 1° marzo successivo alla chiusura dell'esercizio finanziario, il contabile dell'Istituto comunica i conti provvisori, insieme alla relazione sulla gestione finanziaria e di bilancio dell'esercizio, al contabile della Commissione, il quale procede al consolidamento dei conti provvisori delle istituzioni e degli organismi decentrati ai sensi dell'articolo 128 del regolamento finanziario generale.

3.  Entro il 31 marzo successivo alla chiusura dell'esercizio finanziario, il contabile della Commissione trasmette i conti provvisori dell'Istituto, insieme alla relazione sulla gestione finanziaria e di bilancio dell'esercizio, alla Corte dei conti. La relazione sulla gestione finanziaria e di bilancio dell'esercizio viene trasmessa anche al Parlamento europeo e al Consiglio.

4.  Al ricevimento delle osservazioni formulate dalla Corte dei conti in merito ai conti provvisori dell'Istituto, ai sensi dell'articolo 129 del regolamento finanziario generale, il direttore redige, sotto la propria responsabilità, i conti definitivi dell'Istituto e li trasmette per parere al consiglio di amministrazione.

5.  Il consiglio d'amministrazione esprime un parere sui conti definitivi dell'Istituto.

6.  Entro il 1° luglio successivo alla chiusura dell'esercizio finanziario, il direttore trasmette i conti definitivi, accompagnati dal parere del consiglio d'amministrazione, al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla Corte dei conti.

7.  I conti definitivi vengono pubblicati.

8.  Entro il 30 settembre, il direttore invia alla Corte dei conti una risposta alle osservazioni da essa formulate. Trasmette tale risposta anche al consiglio di amministrazione.

9.  Il direttore presenta al Parlamento europeo, su richiesta di quest'ultimo e a norma dall'articolo 146, paragrafo 3 del regolamento finanziario generale, tutte le informazioni necessarie al corretto svolgimento della procedura di discarico per l'esercizio in oggetto.

10.  Il Parlamento europeo, su raccomandazione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, dà discarico al direttore, anteriormente al 30 aprile dell'anno n + 2, dell'esecuzione del bilancio dell'esercizio n.

11.  Il regolamento finanziario applicabile all'Istituto è adottato dal consiglio di amministrazione, previa consultazione della Commissione. Può discostarsi dal regolamento (CE, Euratom) n. 2343/2002 solo se lo richiedono le esigenze specifiche di funzionamento dell'Istituto e previo accordo della Commissione.

Articolo 17

Lingue

1.  All'Istituto si applicano le disposizioni di cui al regolamento n. 1 del 15 aprile 1958 che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea(15).

2.  I servizi di traduzione necessari per il funzionamento dell'Istituto sono forniti dal Centro di traduzione degli organismi dell'Unione europea(16).

Articolo 18

Privilegi e immunità

All'Istituto si applica il protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee.

Articolo 19

Responsabilità

1.  La responsabilità contrattuale dell'Istituto è disciplinata dalla legge applicabile al contratto di cui trattasi.

La Corte di giustizia è competente a giudicare in forza di una clausola compromissoria contenuta nel contratto stipulato dall'Istituto.

2.  In materia di responsabilità extra contrattuale, sulla base dei principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri, l'Istituto deve risarcire i danni cagionati da esso stesso o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni.

La Corte di giustizia è competente a conoscere delle controversie relative al risarcimento di tali danni.

Articolo 20

Partecipazione di paesi terzi

1.  Alle attività dell'Istituto possono partecipare i paesi che hanno concluso con la Comunità accordi a norma dei quali hanno adottato e applicano i principi della normativa comunitaria nel campo disciplinato dal presente regolamento e che proibiscono la violenza contro le donne, le mutilazioni genitali femminili e la tratta di esseri umani, e promuovano la soluzione dei conflitti nonché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e ai processi decisionali in campo sociale, economico e politico.

2.  Nel quadro delle pertinenti disposizioni di tali accordi vengono concordate clausole che specificano in particolare la natura, la portata e le modalità di partecipazione di tali paesi ai lavori dell'Istituto, comprese prescrizioni relative alla partecipazione alle iniziative dell'Istituto, ai contributi finanziari e al personale. Quanto ai problemi di personale, si applicano lo statuto dei funzionari delle Comunità europee e il regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee.

Articolo 21

Valutazione

1.  Entro il ...(17), l'Istituto commissiona una valutazione esterna indipendente dei propri risultati sulla base del mandato formulato dal consiglio di amministrazione di concerto con la Commissione. La valutazione concerne l'efficacia dell'Istituto nel promuovere l'uguaglianza di genere e comprende un'analisi degli effetti sinergici. Essa affronta in particolare l'eventuale necessità di modificare o estendere i compiti dell'Istituto e le relative conseguenze finanziarie di tali modifiche o estensioni. La valutazione tiene conto dei pareri delle parti in causa sia a livello comunitario che nazionale.

2.  Il consiglio di amministrazione, di concerto con la Commissione, decide le scadenze delle valutazioni future, tenendo conto dei risultati contenuti nella relazione della valutazione di cui al paragrafo precedente.

Articolo 22

Clausola di revisione

La Commissione trasmette la relazione della valutazione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, e le rende pubbliche. Dopo aver esaminato la relazione della valutazione, la Commissione presenta, se del caso, una proposta di revisione del presente regolamento. Qualora la Commissione ritenga che l'esistenza dell'Istituto non sia più giustificata alla luce degli obiettivi fissati, può proporne la chiusura. Il Parlamento europeo e il Consiglio esaminano, sulla base di detta proposta, l'opportunità o meno di modificare o abrogare il presente regolamento.

Articolo 23

Controllo amministrativo

L'operato dell'Istituto è sottoposto al controllo del mediatore, ai sensi delle disposizioni di cui all'articolo 195 del trattato.

Articolo 24

Inizio dell'attività dell'Istituto

L'Istituto diventa operativo quanto prima possibile e comunque entro e non oltre ...(18).

Articolo 25

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il 20° giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a, ... il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 24 del 31.1.2006, pag. 29.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 14 marzo 2006.
(4) COM(2004)0115.
(5) Studio di fattibilità della Commissione europea relativo ad un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (realizzato da PLS Ramboll Management, DK, 2002).
(6) GU C 102 E del 28.4.2004, pag. 638.
(7) Consiglio dell'UE, comunicato stampa 9507/04, pag. 11.
(8) Regolamento (CEE) n. 1365/75 del Consiglio, del 26 maggio 1975, concernente l'istituzione di una Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (GU L 139 del 30.5.1975, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1111/2005 (GU L 184 del 15.7.2005, pag. 1).
(9) Regolamento (CE) n. 2062/94 del Consiglio, del 18 luglio 1994, relativo all'istituzione di un'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (GU L 216 del 20.8.1994, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1112/2005 (GU L 184 del 15.7.2005, pag. 5).
(10) Regolamento (CEE) n. 337/75 del Consiglio, del 10 febbraio 1975, relativo all'istituzione di un centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (GU. L 39 del 13.2.1975, pag. 1), modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2051/2004 (GU L 355 del 1.12.2004, pag. 1).
(11) Gli Stati membri, riuniti nel quadro del Consiglio europeo nel dicembre 2003, hanno chiesto alla Commissione di elaborare una proposta di agenzia per i diritti umani tramite l'estensione del mandato dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (COM(2005)0280).
(12) Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).
(13) Regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).
(14) GU L 357 del 31.12.2002, pag. 72. Rettifica nella GU L 2 del 7.1.2003, pag. 39.
(15) GU 17 del 6.10.1958, pag. 385. Modificato da ultimo dall'atto di adesione del 2003.
(16) Regolamento (CE) n. 2965/94 del Consiglio, del 28 novembre 1994, relativo all'istituzione di un Centro di traduzione degli organismi dell'Unione europea (GU L 314 del 7.12.1994, pag. 1); modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1645/2003 (GU L 245 del 29.9.2003, pag. 13).
(17)* Terzo anno successivo all'entrata in vigore del presente regolamento.
(18)* Dodici mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.


Strumento di preparazione e di reazione rapida alle emergenze gravi *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi (COM(2005)0113 – C6-0181/2005 – 2005/0052(CNS))
P6_TA(2006)0075A6-0027/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2005)0113)(1),

–   visti l'articolo 308 del trattato CE e l'articolo 203 del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0181/2005),

–   visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–   visti gli articoli 51 e 35 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0027/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   specifica che gli stanziamenti indicati nella proposta di regolamento sono da considerare puramente orientativi fino a che non sarà stato raggiunto un accordo sulle prospettive finanziarie per il periodo 2007 e anni successivi;

3.   invita la Commissione, una volta adottate le prossime prospettive finanziarie, a confermare gli importi indicati nella proposta di regolamento o, se del caso, a presentare gli importi adeguati per l'approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio, garantendo così la loro compatibilità con il massimale;

4.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 119, secondo comma, del trattato Euratom;

5.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

6.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

7.   invita il Consiglio e la Commissione ad esaminare il presente parere come sua prima lettura nel quadro della procedura di codecisione a norma della base giuridica modificata;

8.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Titolo
Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi
Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce uno strumento di prevenzione, risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi
(L'emendamento si applica a tutto il testo, ovunque si faccia riferimento alla preparazione e alla risposta rapida).
Emendamento 2
Visto 1
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 308,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1,
Emendamento 3
Visto 2
visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare l'articolo 203,
soppresso
Emendamento 4
Considerando 1
(1)  A norma dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera u), del trattato che istituisce la Comunità europea, l'azione della Comunità comporta misure in materia di protezione civile.
(1)  Emergenze gravi possono seriamente colpire sia la salute pubblica che l'ambiente. Il trattato CE contiene una base giuridica che comprende sia l'ambiente che la salute pubblica - l'Articolo 175, paragrafo 1 - su cui dovrebbe essere basato il presente strumento.
Emendamento 5
Considerando 2
(2)  A tal fine, con decisione 2001/792/CE, Euratom del Consiglio è stato creato un meccanismo comunitario inteso ad agevolare una cooperazione rafforzata negli interventi di soccorso della protezione civile.
(2)  Con decisione 2001/792/CE, Euratom del Consiglio è stato creato un meccanismo comunitario inteso ad agevolare una cooperazione rafforzata negli interventi di soccorso della protezione civile.
Emendamento 6
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis) Il cambiamento climatico ha un forte impatto globale negativo, sotto il profilo ambientale, economico e sociale, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Negli ultimi dieci anni, le perdite economiche derivanti da calamità naturali determinate dal tempo si sono moltiplicate per sei rispetto al livello degli anni '60.
Emendamento 7
Considerando 2 ter (nuovo)
(2 ter) La riduzione dei rischi di catastrofe, compresa la riduzione della vulnerabilità alle calamità naturali, costituisce parte integrante dello sviluppo sostenibile ed una delle condizioni essenziali per la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio.
Emendamento 8
Considerando 2 quater (nuovo)
(2 quater) La gestione e l'uso della terra sono parte integrante delle politiche e dei programmi di prevenzione e mitigazione di catastrofi. Quindi i programmi e le politiche devono attuare impostazioni gestionali integrate a livello ambientale e di risorse naturali che comprendano una riduzione del rischio di catastrofi, come la gestione integrata di alluvioni e di foreste, l'idonea gestione di terreni paludosi e di altri ecosistemi sensibili, nonché la valutazione di rischio in zone urbane,
Emendamento 9
Considerando 2 quinquies (nuovo)
(2 quinquies) Le regioni isolate e più periferiche dell'Unione europea hanno caratteristiche ed esigenze specifiche determinate dalle loro peculiarità geografiche, territoriali e socioeconomiche. Queste possono avere un'influenza negativa, rendendo difficoltosa l'erogazione di assistenza e risorse di intervento e creando particolari necessità nel caso di una grave emergenza.
Emendamento 10
Considerando 3
(3)  È necessario istituire uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi inteso a fornire sostegno finanziario, per contribuire ad aumentare l'efficacia dei sistemi di preparazione e risposta rapida alle emergenze gravi, in particolare nell'ambito della decisione 2001/792/CE.
(3)  È necessario istituire uno strumento di prevenzione, risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi inteso a fornire sostegno finanziario, per contribuire ad aumentare l'efficacia dei sistemi di preparazione e risposta rapida alle emergenze gravi, in particolare nell'ambito del centro di controllo e informazione istituito ai sensi della decisione 2001/792/CE.
Emendamento 11
Considerando 4
(4)  Il presente strumento darà maggiore visibilità alla solidarietà espressa dalla Comunità nei confronti dei paesi colpiti da emergenze gravi, favorendo l'assistenza reciproca attraverso la mobilitazione dei mezzi d'intervento degli Stati membri.
(4)  Il presente strumento darà maggiore visibilità alla solidarietà espressa dalla Comunità nei confronti dei paesi, sia all'interno che all'esterno dell'UE, che devono far fronte a emergenze gravi, determinate da catastrofi naturali, industriali o tecnologiche, ivi compreso l'inquinamento marittimo, o da atti di terrorismo, favorendo l'assistenza reciproca attraverso la mobilitazione dei mezzi d'intervento degli Stati membri.
Emendamento 12
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis) Il Consiglio ha adottato le conclusioni sul miglioramento delle capacità di protezione civile europee,1
1 GU C 304 del 1.12.2005, pag. 1.
Emendamento 13
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter) Lo strumento potrebbe essere utilizzato per interventi all'interno come all'esterno dei confini territoriali dell'Unione europea, per motivi sia di solidarietà sia di assistenza a cittadini dell'Unione europea che si trovino in difficoltà in paesi terzi.
Emendamento 14
Considerando 4 quater (nuovo)
(4 quater) Qualora si ricorra allo strumento per interventi al di fuori dei confini territoriali dell'Unione europea è importante coordinare tali interventi con le Nazioni Unite.
Emendamento 15
Considerando 4 quinquies (nuovo)
(4 quinquies) L'azione comunitaria non deve attenuare la responsabilità di quei terzi che, in base al principio "chi inquina paga", sono i primi responsabili del danno da essi provocato.
Emendamento 16
Considerando 4 sexies (nuovo)
(4 sexies) E' necessaria un'ulteriore cooperazione per potenziare l'efficacia delle banche dati sui beni militari e sulle capacità pertinenti ai fini degli interventi della protezione civile necessari a seguito di catastrofi naturali o causate dall'uomo,
Emendamento 17
Considerando 4 septies (nuovo)
(4 septies) Per facilitare e garantire migliore prevenzione, preparazione e risposta alle gravi emergenze occorre svolgere vastissime campagne d'informazione, nonché promuovere iniziative di educazione e di consapevolezza rivolte al grande pubblico e in particolare ai giovani, con l'obiettivo di aumentare il livello di autoprotezione e le misure precauzionali da adottare in caso di calamità.
Emendamento 18
Considerando 4 octies (nuovo)
(4 octies) I volontari sono una valida risorsa nella gestione delle catastrofi, hanno un importante ruolo da svolgere nelle attività di protezione civile e forniscono un'ampia gamma di servizi nella pianificazione e nella risposta a gravi emergenze, sia come membri di organizzazioni di volontariato, sia come singoli individui.
Emendamento 19
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)L'espressione della solidarietà con i paesi terzi di fronte a disastri ed emergenze costituisce, da molti anni, parte dell'azione esterna dell'Unione europea e rispetta il principio di solidarietà; estendere la protezione civile dell'UE oltre l'Unione fornirebbe valore aggiunto e aumenterebbe l'efficienza e l'efficacia dello strumento.
Emendamento 20
Considerando 7
(7)  Per coerenza, è opportuno che le azioni di risposta rapida realizzate al di fuori della Comunità siano disciplinate dal regolamento (CE) n. […]/2005 del Consiglio del […] che istituisce uno strumento per la stabilità . Per lo stesso motivo, le azioni che rientrano nel campo di applicazione della decisione […]/2005 del Consiglio che istituisce il programma specifico "Prevenzione, preparazione e gestione delle conseguenze in materia di terrorismo" o relative al mantenimento dell'ordine pubblico, al rispetto della legge e alla salvaguardia della sicurezza interna non devono essere trattate dallo strumento.
(7)  Per coerenza, è opportuno che le azioni che rientrano nel campo di applicazione della decisione […]/2005 del Consiglio che istituisce il programma specifico "Prevenzione, preparazione e gestione delle conseguenze in materia di terrorismo" o relative al mantenimento dell'ordine pubblico, al rispetto della legge e alla salvaguardia della sicurezza interna non devono essere trattate dallo strumento.
Emendamento 21
Considerando 9
(9)  L'aggiudicazione di contratti di appalto pubblico e la concessione di sovvenzioni in virtù del presente regolamento devono essere conformi al regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee . Vista la specificità degli interventi di protezione civile è opportuno che possano essere concesse sovvenzioni anche alle persone fisiche.
(9)  L'aggiudicazione di contratti di appalto pubblico e la concessione di sovvenzioni in virtù del presente regolamento devono essere conformi al regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee . Vista la specificità degli interventi di protezione civile è opportuno che possano essere concesse sovvenzioni anche alle persone fisiche e alle organizzazioni non governative.
Emendamento 22
Considerando 10
(10)  Al fine di aumentare l'efficienza e l'efficacia dello strumento deve essere consentita la partecipazione di paesi terzi.
(10)  Al fine di aumentare l'efficienza e l'efficacia dello strumento è auspicabile la partecipazione di paesi terzi, poiché le emergenze in tali paesi possono avere conseguenze rilevanti per gli Stati membri.
Emendamento 23
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis) Per permettere un'attuazione efficace del presente regolamento, spetta alla Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, realizzare in tempi rapidi un preciso inventario dei mezzi esistenti in seno all'Unione europea in materia di protezione civile (uomini, materiali, ...).
Emendamento 24
Considerando 12
(12)  Occorre prevedere disposizioni opportune per monitorare adeguatamente la realizzazione delle azioni finanziate dallo strumento.
(12)  Occorre prevedere disposizioni opportune per monitorare adeguatamente la realizzazione delle azioni finanziate dallo strumento. Nell'attuazione dell'assistenza finanziaria comunitaria é necessaria la massima trasparenza, così come un adeguato monitoraggio dell'utilizzo delle risorse.
Emendamento 25
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)L'azione della Comunità nel settore della protezione civile funge da complemento delle politiche delle autorità nazionali, regionali e locali. Le regioni e i comuni sono i primi interessati in caso di catastrofi e devono, pertanto, essere pienamente coinvolti nella concezione, attuazione e monitoraggio delle politiche di protezione civile.
Emendamento 26
Considerando 16 ter (nuovo)
(16 ter) Un quadro finanziario, ai sensi del punto 33 dell'Accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e il miglioramento della procedura di bilancio1, è inserito nel regolamento per l'intera durata dello strumento, senza avere ripercussioni sui poteri dell'autorità di bilancio quali definiti dal trattato.
1GU C 172, del 18.6.1999, pag. 1.
Emendamento 27
Considerando 17
(17)  Il trattato che istituisce la Comunità europea e il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica non prevedono, ai fini dell'adozione del presente regolamento, altri poteri se non quelli di cui, rispettivamente, all'articolo 308 e all'articolo 203,
soppresso
Emendamento 28
Considerando 17 bis (nuovo)
(17 bis) Il Parlamento europeo ha approvato una serie di risoluzioni a seguito di calamità naturali, compresa quella dell'8 settembre 20051 in cui invita la Commissione e gli Stati membri a lavorare nel senso di una cooperazione più stretta per quanto concerne le misure di protezione civile in caso di calamità naturali, nella prospettiva di prevenire e ridurre al minimo il loro devastante impatto, in particolare mediante la messa a disposizione di mezzi supplementari di protezione civile.
1 Testi approvati, P6_TA(2005)0334, paragrafo 9.
Emendamento 29
Articolo 1, primo comma
Il presente regolamento istituisce, per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, uno strumento di risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi (di seguito "lo strumento") destinato a sostenere ed integrare le attività degli Stati membri finalizzate alla protezione delle persone, dell'ambiente e dei beni in caso di emergenza grave.
Il presente regolamento istituisce, per il periodo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013, uno strumento di prevenzione, risposta rapida e preparazione alle emergenze gravi (di seguito "lo strumento") destinato a sostenere ed integrare le attività degli Stati membri finalizzate alla protezione delle persone, della sanità e della sicurezza pubbliche, dell'ambiente, dei beni e del patrimonio culturale in caso di emergenza grave.
Emendamento 30
Articolo 1, secondo comma
Il regolamento istituisce norme per la concessione di un aiuto finanziario, nell'ambito dello strumento, destinato ad azioni che migliorino il grado di preparazione della Comunità alle emergenze gravi.
Il regolamento istituisce norme per la concessione di un aiuto finanziario e tecnico, nell'ambito dello strumento, destinato ad azioni che migliorino la capacità di prevenzione del rischio e il grado di preparazione della Comunità alle emergenze gravi, e prevede progetti pilota volti a sviluppare gruppi di temi d'interesse generale europeo e/o a contribuire al rafforzamento o alla creazione di reti appropriate a livello europeo.
Emendamento 31
Articolo 1, comma 3
Il regolamento prevede inoltre disposizioni specifiche per la concessione di un sostegno finanziario al fine di agevolare una risposta rapida ed efficace in caso di emergenza grave.
Il regolamento prevede inoltre disposizioni specifiche per la concessione di un sostegno finanziario e tecnico al fine di agevolare una risposta rapida ed efficace in caso di emergenza grave.
Emendamento 32
Articolo 1, paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis. Il regolamento prevede altresì un esame e una catalogazione completi delle fonti di rischio (ad esempio lo stoccaggio di materiali pericolosi) nonché dei mezzi - in particolare le risorse limitate - che potrebbero essere mobilitati per affrontare i vari tipi di emergenza grave, come pure misure volte ad agevolare lo scambio di tali informazioni tra gli Stati membri.
Emendamento 33
Articolo 2, paragrafo 1
1.  Il presente regolamento si applica alla preparazione alle emergenze gravi, a prescindere dalla natura delle stesse.
1.  Il presente regolamento si applica alla prevenzione, preparazione e risposta rapida a tutti i tipi di grave emergenza definiti all'articolo 3, punto 1, che avvenga all'interno o all'esterno della Comunità, con particolare riguardo per la sanità pubblica.
Il regolamento è applicabile anche alla gestione delle conseguenze immediate di un'emergenza grave che avvenga all'interno della Comunità e nei paesi che partecipano al meccanismo comunitario istituito dalla decisione 2001/792/CE, Euratom.
Il regolamento è applicabile anche alla gestione delle conseguenze immediate di un'emergenza grave che avvenga all'interno e all'esterno della Comunità.
Il regolamento si applica inoltre alla preparazione e risposta rapida alle conseguenze delle emergenze gravi in termini di salute pubblica.
Emendamento 34
Articolo 2, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. Le modalità operative dello strumento tengono debitamente conto della pertinente dimensione regionale. La Commissione e gli Stati membri interagiscono quanto più strettamente possibile, ove le normative applicabili negli Stati membri lo consentano, con le autorità locali e regionali per quanto concerne la definizione e la gestione dello strumento.
Emendamento 75
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis
Durata e risorse finanziarie
Il presente regolamento si applica a decorrere dal 1° gennaio 2007 fino al 31 dicembre 2013.
Il quadro finanziario indicativo per l'esecuzione di tale strumento viene fissato a 278 000 000 EUR per il periodo tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2013 (sette anni).
Emendamento 36
Articolo 3, punto 1
(1) "emergenza grave", qualsiasi situazione che abbia o possa avere conseguenze negative sulle persone, sui beni o sull'ambiente e che possa determinare una richiesta di assistenza;
(1) "emergenza grave", qualsiasi situazione che abbia o possa avere conseguenze negative sulle persone, sulla sanità e la sicurezza pubbliche, sui beni, sul patrimonio culturale o sull'ambiente determinata da catastrofi naturali, industriali o tecnologiche, ivi compreso l'inquinamento marittimo, o da atti di terrorismo;
Emendamento 37
Articolo 3, punto 1 bis (nuovo)
(1 bis) "prevenzione", qualsiasi azione che garantisca di evitare, nella pratica, l'impatto negativo di pericoli e qualsiasi mezzo volto a ridurre al minimo le calamità naturali o provocate dall'uomo;
Emendamento 38
Articolo 3, punto 3
(3) "preparazione", qualsiasi azione adottata in anticipo per garantire un'efficace risposta rapida.
(3) "preparazione", qualsiasi azione adottata in anticipo per garantire un'efficace risposta rapida all'impatto di pericoli naturali e tecnologici e al degrado ambientale, compresa l'emissione di preallarmi puntuali ed efficaci;
Emendamento 39
Articolo 3, punto 3 bis (nuovo)
(3 bis) "Preallarme", la comunicazione di informazioni puntuali ed efficaci che permette di adottare misure volte a evitare o a ridurre i rischi e a garantire la preparazione per una risposta efficace;
Emendamento 40
Articolo 3, punto 3 bis (nuovo)
(3 bis) "Inventario", qualsiasi censimento delle risorse materiali e umane esistenti in materia di protezione civile in seno all'Unione europea. Tale inventario è aggiornato regolarmente dalla Commissione europea.
Emendamento 41
Articolo 3 bis (nuovo)
Articolo 3 bis
Regioni periferiche
Il presente regolamento deve fornire assistenza adeguata ed equa a tutte le regioni, garantendo ai cittadini che vivono in regioni periferiche, isolate, insulari o remote non facilmente accessibili di godere di un livello di sicurezza simile a quello di altre regioni dell'Unione europea. Per tali regioni devono essere disposte squadre per interventi specializzati.
Emendamento 42
Articolo 4, preambolo
Gli Stati che non sono membri dell'Unione europea possono partecipare al presente strumento qualora gli accordi e le procedure lo consentano.
Le seguenti azioni, sia all'interno che all'esterno dei confini territoriali dell'Unione europea possono partecipare al presente strumento qualora gli accordi e le procedure lo consentano.
Emendamento 43
Articolo 4, punto 1
(1) studi, indagini, modelli, sviluppo di scenari e stesura di piani di emergenza;
(1) studi, indagini, modelli, sviluppo di scenari di interventi di soccorso della protezione civile e stesura di piani di emergenza;
Emendamento 44
Articolo 4, punto 2
(2) assistenza allo sviluppo di capacità;
(2) assistenza allo sviluppo di capacità e di coordinamento delle azioni;
Emendamento 45
Articolo 4, punto 3
(3) formazione, esercitazioni, workshop, scambio di personale ed esperti;
(3) formazione, riunioni, esercitazioni, workshop, scambio di personale ed esperti;
Emendamento 46
Articolo 4, punto 3 bis (nuovo)
(3 bis) specifica formazione del personale che parteciperà alle azioni nell'ambito della prevenzione, della risposta rapida e della preparazione alle emergenze gravi in modo da rispondere meglio alle particolari esigenze dei disabili;
Emendamento 47
Articolo 4, punto 4
(4) progetti di dimostrazione;
(4) progetti e programmi di dimostrazione;
Emendamento 48
Articolo 4, punto 5
(5) trasferimento tecnologico;
(5) trasferimento di conoscenze, tecnologia, competenze specialistiche e condivisione di esperienze acquisite e delle migliori prassi;
Emendamento 49
Articolo 4, punto 6
(6) attività di sensibilizzazione e divulgazione;
(6) attività di sensibilizzazione e divulgazione volte, in particolare, a invitare la popolazione alla vigilanza;
Emendamento 50
Articolo 4, punto 7 bis (nuovo)
(7 bis) Interconnessione dei sistemi di allerta, preallarme e reazione;
Emendamento 51
Articolo 4, punto 9
(9) creazione e mantenimento di sistemi e strumenti di comunicazione sicuri;
(9) creazione e mantenimento di sistemi e strumenti di comunicazione affidabili e sicuri;
Emendamento 52
Articolo 4, punto 12
(12) mobilitazione e invio in missione di esperti, funzionari di collegamento e osservatori;
(12) mobilitazione e invio in missione di esperti, funzionari di collegamento e osservatori con mezzi e attrezzature adeguati;
Emendamento 53
Articolo 4, punto 12 bis (nuovo)
(12 bis) promozione dell'attuazione di programmi e attività di valutazione del rischio a livello locale e di preparazione alle catastrofi condotte in scuole e istituti di istruzione superiore e del ricorso ad altri canali che permettano di veicolare le informazioni ai giovani e ai bambini;
Emendamento 54
Articolo 4, punto 14 bis (nuovo)
(14 bis) Promozione di procedure per armonizzare gli approcci, i metodi e i mezzi per la prevenzione delle emergenze gravi e per una risposta ad esse.
Emendamento 55
Articolo 4, punto 14 ter (nuovo)
(14 ter) sviluppo di partenariati fra regioni che presentano analoghi rischi di catastrofe per scambiare know-how in merito alla gestione delle emergenze.
Emendamento 56
Articolo 5, punto 4 bis (nuovo)
(4 bis) condividere esperienze, individuare e attuare le migliori prassi concernenti iniziative a livello nazionale, regionale e locale intraprese per la prevenzione di catastrofi naturali, industriali o tecnologiche;
Emendamento 57
Articolo 5, punto 4 ter (nuovo)
(4 ter) condividere esperienze e attuare le migliori prassi concernenti iniziative a livello nazionale, regionale e locale indirizzate al pubblico, e in particolare ai giovani, con l'obiettivo di aumentare il livello di autoprotezione;
Emendamento 58
Articolo 5, punto 5
(5) incentivare, promuovere e sostenere lo scambio di know-how e di esperienze sulla gestione delle conseguenze immediate delle emergenze gravi e lo scambio delle tecnologie necessarie;
(5) incentivare, promuovere e sostenere lo scambio di know-how e di esperienze in particolare sulle misure di prevenzione, la gestione delle conseguenze immediate delle emergenze gravi e lo scambio delle tecnologie e del personale necessari;
Emendamento 59
Articolo 5, punto 9
(9) garantire la disponibilità e il trasporto di laboratori mobili e di strutture mobili ad alta sicurezza.
((9) garantire la disponibilità e il trasporto di speciali attrezzature e tecnologie della protezione civile, quali laboratori mobili e strutture mobili ad alta sicurezza.
Emendamento 60
Articolo 5, comma 1 bis (nuovo)
Il quadro giuridico per le misure finanziate ai sensi del presente regolamento consente ai settori interessati di soddisfare, se del caso, a nuovi obblighi e prevede che tutte le azioni intraprese rispettino rigorosamente i diritti fondamentali.
Emendamento 61
Articolo 5 bis (nuovo)
Articolo 5 bis
Coesione e coordinamento delle azioni
La Commissione vigila affinché i mezzi e i sistemi di allerta, preallarme e reazione siano efficaci e collegati agli altri sistemi di allerta comunitaria.
Emendamento 62
Articolo 5 ter (nuovo)
Articolo 5 ter
Qualità delle azioni
La Commissione contribuisce, in cooperazione con gli Stati membri, a assicurare la qualità delle azioni attraverso il monitoraggio, il coordinamento e la valorizzazione delle attività di allerta, preallarme e reazione al fine di garantire l'ottimizzazione dello strumento.
Emendamento 63
Articolo 5 quater (nuovo)
Articolo 5 quater
Volontari
La preparazione dei volontari e la risposta a gravi catastrofi naturali o derivanti dall'azione umana è posta sempre sotto il controllo e la supervisione della competente autorità locale; i volontari ricevono una formazione specifica che potenzi le loro capacità di individuare, rispondere e reagire ad una grave emergenza o ad una catastrofe.
Emendamento 64
Articolo 7, paragrafo 4
4.  I programmi di lavoro annuali sono adottati conformemente alla procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2.
4.  I programmi di lavoro annuali sono adottati conformemente alla procedura di cui all'articolo 13, paragrafo 2. Una volta adottati, i programmi di lavori annuali sono trasmessi all'autorità di bilancio per informazione.
Emendamenti 65 e 66
Articolo 8 bis (nuovo)
Articolo 8 bis
Cooperazione con le organizzazioni internazionali
Per evitare doppioni, potenziare al massimo l'organizzazione di attività di risposta efficiente in base alle informazioni condivise e per ottimizzare l'uso di tutte le risorse occorre stabilire con le organizzazioni internazionali collegamenti più diretti e una cooperazione potenziata, strutturata e permanente.
Allorquando gli interventi contestuali allo strumento sono compiuti al di fuori dei confini territoriali dell'Unione europea essi vanno coordinati con le Nazioni Unite qualora non sussistano particolari motivi che vi si oppongano.
Emendamento 67
Articolo 9, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis) Qualora dalle informazioni fornite ai sensi del paragrafo 1 risulti che un sostegno finanziario è stato erogato da altre fonti, esso si limita al massimo a quella parte della richiesta per la quale non è ancora disponibile altro finanziamento.
Emendamento 68
Articolo 9, paragrafo 2
2.  Occorre ricercare sinergie e complementarità con altri strumenti dell'Unione europea o della Comunità.
2.  Occorre ricercare sinergie, coerenza e complementarità con altri strumenti dell'Unione europea o della Comunità, fra l'altro con il Fondo di solidarietà europeo, con lo strumento per la stabilità e con ECHO, in modo da evitare doppioni e garantire l'ottimizzazione del valore aggiunto e dell'uso di risorse. Occorre fare lo stesso per quanto riguarda, in particolare, la proposta di decisione della Commissione riguardante il finanziamento di un progetto pilota relativo ad una serie di azioni preparatorie in vista del rafforzamento della lotta contro il terrorismo, che fornirà il finanziamento per il sistema generale di allerta rapida (ARGUS) e il programma europeo di protezione delle infrastrutture critiche (EPCIP), anche al fine di garantire la coerenza nei settori della protezione delle infrastrutture critiche e della protezione civile.
Emendamento 69
Articolo 10, paragrafo 1, comma 2
Vi rientrano, in particolare, le spese per studi, riunioni, attività informative, pubblicazioni, spese per le reti informatiche (e le apparecchiature connesse) finalizzate allo scambio di informazioni e ogni altra spesa di assistenza tecnica e amministrativa cui la Commissione debba eventualmente fare ricorso per l'attuazione del presente regolamento.
Vi rientrano, in particolare, le spese per studi, riunioni, attività informative, pubblicazioni, spese per le reti informatiche (e le apparecchiature connesse) finalizzate allo scambio di informazioni e ogni altra spesa di assistenza tecnica, amministrativa e di personale cui la Commissione debba eventualmente fare ricorso per l'attuazione del presente regolamento.
Emendamento 70
Articolo 10 bis (nuovo)
Articolo 10 bis
Attuazione delle azioni e coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri
1.  La Commissione assicura, in stretta collaborazione con gli Stati membri, l'attuazione delle azioni e delle misure dello strumento conformemente al disposto dall'articolo 13, garantendone uno sviluppo armonico e equilibrato.
2.  Ai fini dell'attuazione, la Commissione assicura il coordinamento e l'integrazione delle reti e dei sistemi di allerta, di preallarme e di reazione tempestiva alle emergenze gravi.
3.  La Commissione e gli Stati membri intraprendono, ognuno nell'ambito delle rispettive competenze, azioni volte a assicurare il funzionamento efficace dello strumento e a sviluppare meccanismi a livello comunitario e degli Stati membri per conseguirne gli obiettivi. Assicurano altresì che venga fornita la dovuta informazione in merito alle azioni sostenute dallo strumento, nonché il conseguimento della più ampia partecipazione possibile alle azioni attuate dalle autorità locali e regionali come pure dalle organizzazioni non governative.
Emendamento 71
Articolo 12, paragrafo 4
4.  Qualora non siano state rispettate le scadenze o qualora la realizzazione di un'azione giustifichi solo una parte del sostegno concesso, la Commissione invita il beneficiario a comunicarle le sue osservazioni entro un termine prestabilito. Qualora il beneficiario non fornisca spiegazioni adeguate, la Commissione può annullare il sostegno finanziario residuo e procedere al recupero dei fondi già erogati.
4.  Qualora non siano state rispettate le scadenze o qualora la realizzazione di un'azione giustifichi solo una parte del sostegno concesso, la Commissione invita il beneficiario a comunicarle le sue osservazioni entro un termine prestabilito. Qualora il beneficiario non fornisca spiegazioni adeguate, la Commissione può chiedere chiarimenti o ulteriori spiegazioni. Se la risposta permane insoddisfacente, la Commissione annulla il sostegno finanziario residuo e procede al recupero dei fondi già erogati.
Emendamento 72
Articolo 13, paragrafo 1
1.  La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione ("il comitato").
1.  La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri, tra cui rappresentanti delle autorità locali e regionali, e presieduto dal rappresentante della Commissione ("il comitato").
Emendamento 73
Articolo 14, punto 2, lettera (a)
(a) entro il 31 dicembre 2010, una relazione intermedia di valutazione sui risultati ottenuti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi connessi all'applicazione del presente regolamento;
(a) entro il 31 dicembre 2010, una relazione intermedia di valutazione sui risultati ottenuti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi connessi all'applicazione del presente regolamento. Tale relazione contiene in particolare informazioni relative alle richieste presentate, alle decisioni di sostegno adottate e alla liquidazione dell'assistenza finanziaria concessa;
Emendamento 74
Articolo 14, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis. La Commissione si impegna a dare rapidamente seguito a questa prima iniziativa, essenzialmente di carattere finanziario, presentando al più presto al Parlamento europeo le sue proposte di modifica della decisione 2001/792/CE.

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Revisione strategica del Fondo monetario internazionale
PDF 139kWORD 64k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla revisione strategica del Fondo monetario internazionale (2005/2121(INI))
P6_TA(2006)0076A6-0022/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 111, paragrafo 4, del trattato CE sulla rappresentanza e la posizione della Comunità sul piano internazionale nel contesto dell'Unione economica e monetaria (UEM),

–   vista la proposta della Commissione del 9 novembre 1998 concernente una decisione del Consiglio in merito alla rappresentanza e all'adozione di una posizione della Comunità sul piano internazionale nel contesto dell'Unione economica e monetaria (COM(1998)0637),

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Vienna dell'11 e 12 dicembre 1998,

–   vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2001 sul sistema monetario internazionale - Come migliorare il suo funzionamento ed evitare future crisi(1),

–   vista la sua risoluzione del 3 luglio 2003 sull'area euro nell'economia mondiale e sugli sviluppi previsti nei prossimi anni(2),

–   vista la relazione del direttore operativo del Fondo monetario internazionale (FMI) del 15 settembre 2005 sulla strategia a medio termine del Fondo(3),

–   viste le decisioni della riunione dei ministri delle Finanze del G8 dell'11 giugno 2005 sull'annullamento del debito dei paesi poveri,

–   visto l'articolo 178 del trattato sulla coerenza fra le politiche poste in essere dall'Unione europea che potrebbero avere un'incidenza sui paesi in via di sviluppo e sugli obiettivi della cooperazione allo sviluppo,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e 17 giugno 2005,

–   vista la relazione della Banca mondiale sullo sviluppo nel mondo per il 2006,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione - La politica di sviluppo dell'Unione europea - "Il consenso europeo" (COM(2005)0311),

–   vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000 che definisce gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) quali criteri stabiliti da tutta la comunità internazionale per eliminare la povertà,

–   vista la sua risoluzione del 12 aprile 2005 sul ruolo dell'Unione europea nel conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio(4),

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 sull'appello mondiale alla lotta contro la povertà(5),

–   vista la sua risoluzione del 17 novembre 2005 sulla proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea "Il consenso europeo"(6),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per il commercio internazionale (A6-0022/2006),

A.   considerando l'evoluzione del ruolo svolto, sin dall'inizio, dalle istituzioni di Bretton Woods e la loro missione strategica al servizio della crescita, dello sviluppo e della stabilità finanziaria, nonché la necessità di promuovere un sistema monetario e finanziario internazionale stabile e solidale,

B.   considerando che il peso dei singoli Stati membri, rappresentato dai loro diritti di voto o dalla loro quota nell'ambito delle istituzioni di Bretton Woods, rispecchia ormai solo in modo imperfetto il loro peso relativo e che il ruolo svolto dall'Unione europea non riflette esattamente il suo peso nell'economia mondiale e negli scambi internazionali nonostante il suo cospicuo contributo al capitale di dette istituzioni,

C.   considerando le succitate conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Vienna, che riaffermano il ruolo dell'FMI quale "pietra angolare del sistema monetario e finanziario internazionale" e, nella sezione "L'Europa come attore globale: parlare con una sola voce", sottolineano che "è fondamentale che la Comunità svolga pienamente il suo ruolo nella cooperazione internazionale in materia di politica economica e monetaria in consessi quali il G7 e l'FMI", rilevando, da una parte, che "alla Banca centrale europea (BCE), quale organo della Comunità responsabile della politica monetaria, dovrebbe essere conferito lo status di osservatore nel consiglio di amministrazione dell'FMI" e, dall'altra, che "i punti di vista della Comunità europea/UEM su altri temi di particolare importanza per l'UEM saranno illustrati al consiglio d'amministrazione dell'FMI dal corrispondente membro dell'Ufficio del direttore esecutivo dello Stato membro che esercita la presidenza euro, assistito da un rappresentante della Commissione"; considerando che l'articolo 1 della summenzionata proposta della Commissione del 9 novembre 1998 suggerisce che "nel contesto dell'UEM, la Comunità dovrebbe essere rappresentata a livello internazionale dal Consiglio con la Commissione, e dalla Banca centrale europea",

D.   considerando in particolare che la mancanza di coordinamento della Comunità e dell'area euro, unita ad una rappresentanza frammentata in diversi raggruppamenti ("constituencies"), non consente agli Stati membri di incidere sulle decisioni adottate dall'FMI in modo proporzionato al loro peso economico,

E.   considerando che l'FMI è responsabile dinanzi ai suoi azionisti (cioè i governi nazionali) e che spetta a tali azionisti rendere conto a loro volta ai loro elettori,

F.   considerando che le politiche di stabilizzazione attuate dall'FMI sono necessarie per creare una base solida per la crescita dei paesi interessati, sebbene non sempre abbiano conseguito gli obiettivi preventivati (soppressione); considerando altresì che i programmi di adattamento varati richiedono una spiegazione più completa per ottenere il coinvolgimento di tutti gli operatori nazionali e che il loro seguito deve essere oggetto di un controllo democratico trasparente,

G.   considerando che, malgrado la difficoltà di conciliare il principio della responsabilizzazione nazionale con le condizioni talora numerose abbinate alle misure di assistenza e di riduzione del debito, tali condizioni, in particolare quelle destinate a conseguire una migliore governance, sono necessarie al fine di assicurare la trasparenza,

H.   considerando che l'FMI è venuto a svolgere un ruolo importante nei paesi in via di sviluppo e ha dovuto adeguarsi di conseguenza; che la promozione dello sviluppo nei paesi più poveri richiede la mobilitazione di nuovi strumenti per un'effettiva riduzione del debito accumulato e la ricerca di strumenti innovativi per il finanziamento dello sviluppo e la lotta alla povertà nell'ambito degli OSM; che un'azione di questo tipo presuppone una più chiara ed efficace divisione dei ruoli tra l'FMI, la Banca mondiale e le istituzioni delle Nazioni Unite, nonché un elevato livello di coordinamento e cooperazione,

I.   considerando che le succitate conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles sottolineano l'importanza di "tener conto degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo in tutte le politiche" cui la Comunità "dà attuazione e che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo", nonché di "tener conto della dimensione sociale della globalizzazione nelle varie politiche e nella cooperazione internazionale",

1.   ritiene che l'FMI, in quanto istituzione, continui a svolgere un ruolo importante nel promuovere una crescita economica globale equilibrata e la stabilità dei tassi di cambio, nell'agevolare gli scambi internazionali e la capacità dei paesi membri di adeguarsi al mercato globale e nell'aiutare i paesi membri che incontrano difficoltà a livello di bilancia dei pagamenti;

2.   si compiace della revisione strategica in corso all'FMI; è favorevole ad un riorientamento delle politiche dell'FMI che ponga l'accento sul suo ruolo fondamentale di stabilizzatore delle fluttuazioni dei cambi a livello mondiale e di prestatore di ultima istanza per i paesi che si trovano in gravi difficoltà con la bilancia dei pagamenti;

3.   prende atto dei profondi cambiamenti intervenuti nei compiti dell'FMI dalla sua istituzione, cui hanno fatto riscontro modifiche meno significative nella sua governance; rileva che, malgrado le successive revisioni delle quote e del sistema di assegnazione uniforme di una dotazione di diritti di voto di base, nel corso degli anni la ripartizione del capitale e dei diritti di voto ha segnato il passo rispetto ad altri sviluppi; chiede pertanto all'FMI, nell'interesse della sua stessa legittimità, di esaminare le possibilità di una più equa distribuzione delle quote e dei diritti di voto in seno agli organi decisionali, in modo da renderli più rappresentativi delle condizioni dell'economia internazionale e consentire l'assegnazione di una ponderazione più adeguata alle economie in via di sviluppo ed emergenti;

4.   rileva che i principali fattori che impediscono ai paesi in via di sviluppo di esercitare, in seno all'FMI, un'influenza commisurata alla quota della popolazione mondiale che rappresentano sono la scarsità di voti nel Consiglio dei governatori (i paesi africani, che rappresentano il 25% dei membri, dispongono di poco più del 4% dei voti) e la mancanza di risorse umane qualificate e di capacità tecniche ed istituzionali per partecipare in modo significativo alle deliberazioni e decisioni;

5.   rileva che l'FMI è stato altresì indotto ad estendere le sue raccomandazioni entrando nell'ambito delle politiche sociali e ambientali, poiché queste sono intrinsecamente legate alle politiche strutturali; sottolinea che la stabilità macroeconomica è un presupposto essenziale per l'adeguato sviluppo di tali politiche; caldeggia un migliore coordinamento fra le varie istituzioni responsabili della definizione di tali politiche;

6.   ritiene che, in considerazione delle prerogative dell'FMI, il suo personale dovrebbe riflettere competenze più articolate, pur garantendo una costante eccellenza, per consentire all'FMI di apportare un contributo decisivo alla realizzazione degli OSM;

7.   rileva che, in seguito alla progressiva apertura dei mercati dei capitali e alla liberalizzazione dei movimenti di capitali, risulta difficile evitare l'insorgenza di crisi finanziarie; sottolinea pertanto che è necessario che l'FMI svolga una sorveglianza sistematica di tutti i paesi membri;

8.   ritiene che il persistere di squilibri mondiali nel settore degli scambi o dei tassi di cambio richieda un potenziamento del ruolo di sorveglianza dell'FMI, che è importante sia per prevedere e contribuire a ridurre l'instabilità finanziaria a livello mondiale che per fornire consulenza a singoli paesi sulle politiche in materia di stabilità finanziaria, crescita economica, tassi di cambio e accumulo di riserve; ritiene che l'FMI possa effettuare una sorveglianza sistematica e prestare consulenza sulle azioni opportune per evitare il verificarsi di crisi finanziarie solo se i paesi membri divulgano periodicamente statistiche complete relative, ad esempio, alle loro riserve monetarie e al volume della loro massa monetaria circolante;

9.   ribadisce che le posizioni europee nella rappresentanza dell'UE in seno all'FMI devono essere meglio coordinate; invita gli Stati membri a tendere verso una constituency unitaria - eventualmente in una prima fase come constituency euro - nella prospettiva, nel più lungo periodo, di garantire una rappresentanza europea coerente che coinvolga la Presidenza del Consiglio Ecofin e la Commissione europea sotto il controllo del Parlamento europeo;

10.   fa presente che le politiche di adeguamento dell'FMI talvolta non sono riuscite ad evitare che le crisi si diffondano e diventino ricorrenti; si rammarica in tale contesto del fallimento di qualsiasi sforzo volto a promuovere politiche economicamente sane per la prevenzione delle crisi; ricorda che l'inflazione non è l'unico problema economico nei paesi in vi a di sviluppo e che le politiche dell'FMI dovrebbero focalizzarsi sugli obiettivi della stabilità macroeconomica e della crescita sostenibile; suggerisce che la condizionalità sia definita anche nel contesto di una migliore cooperazione con le istituzioni specializzate delle Nazioni Unite e coordinata tra i donatori internazionali;

11.   rileva che per intraprendere il cammino della crescita sostenibile è essenziale l'esistenza di politiche macroeconomiche risanate; afferma che in tal senso la stabilità macroeconomica non è in contrasto con un'equa distribuzione della crescita;

12.   riconosce che le condizioni imposte dall'FMI sono state in qualche caso troppo rigide e non sempre coerenti con le particolari circostanze locali; sottolinea nondimeno la necessità di fare buon uso dei prestiti, tenendo conto della posizione delle istituzioni democraticamente elette del paese beneficiario;

13.   condivide l'attuale revisione delle condizioni previste dall'FMI per i prestiti destinati ai paesi a basso reddito; raccomanda che tale revisione si riferisca in via prioritaria alla riduzione della povertà quale obiettivo di tutti i prestiti concessi dall'FMI ai paesi a basso reddito;

14.   sottolinea che il principio della partecipazione dei paesi partner al processo di sviluppo deve essere al centro della cooperazione allo sviluppo; chiede pertanto all'FMI di riconoscere pienamente, nel momento in cui esamina le condizioni di prestito, la priorità da attribuire all'eliminazione della povertà e di non complicare in alcun modo la realizzazione degli OSM;

15.   auspica una liberalizzazione graduale, sequenziale e stabile dei sistemi finanziari dei paesi in via di sviluppo adattata alle loro capacità istituzionali, consentendo così una regolazione e una gestione efficaci dei movimenti di capitali;

16.   sostiene l'opinione secondo cui l'FMI dovrebbe maggiormente concentrarsi sull'analisi dell'evoluzione dei mercati finanziari e di capitali e sulle implicazioni per la stabilità finanziaria nazionale e globale;

17.   insiste sul fatto che i paesi in via di sviluppo non dovrebbero essere tenuti ad aprire i loro mercati alle importazioni dall'estero in modo totale e senza restrizioni e che essi dovrebbero poter instaurare una protezione di talune industrie per periodi limitati, in modo da favorire uno sviluppo duraturo; sollecita i membri europei del consiglio di amministrazione dell'FMI ad assicurare che le restanti condizioni non inducano i paesi a basso reddito ad aprire unilateralmente i loro mercati al di fuori del quadro dei negoziati dell'OMC e non limitino la loro libertà di trattare nell'ambito di tali negoziati, di propria volontà e alle proprie condizioni, il grado di apertura del mercato che sono disposti a concedere; invita inoltre l'FMI a garantire un adeguato grado di flessibilità nell'applicazione delle condizioni collegate agli scambi, in modo da consentire ai paesi beneficiari di stabilire il proprio grado di apertura del mercato; ritiene tuttavia che, alla fine, la piena integrazione nel mercato mondiale offrirà notevoli opportunità di crescita per i paesi in via di sviluppo, i paesi neoindustrializzati e i paesi industrializzati;

18.   invita l'FMI a continuare gli sforzi volti ad aumentare la trasparenza e a costruire una struttura istituzionale rispondente alla sua missione e al contesto variabile della politica finanziaria internazionale; deplora che le ONG e i parlamenti nazionali non siano sufficientemente coinvolti nella definizione della condizionalità; sottolinea che spetta ai rappresentanti nazionali definire e operare scelte economiche fondamentali quali la strategia di sviluppo o di lotta alla povertà

19.   sottolinea il ruolo svolto dall'FMI nell'allineare le politiche europee e nazionali di sviluppo volte a ridurre la povertà attraverso un approccio globale basato sull'idea che la politica commerciale e la politica monetaria non sono un fine in se stesso, bensì uno strumento per ridurre la povertà;

20.   chiede agli Stati membri dell'Unione di avvalersi dell'attuale sistema di raggruppamenti per assicurare che i raggruppamenti di cui sono membri promuovano in modo incisivo un'agenda pro-sviluppo basata sulla realizzazione degli OSM entro il 2015, prestino particolare attenzione alle carenze tecniche e istituzionali dei paesi in via di sviluppo che partecipano al raggruppamento e forniscano la necessaria assistenza tecnica per superarle;

21.   chiede un migliore coordinamento e una maggiore coerenza tra le politiche dell'FMI, della Banca mondiale, dell'OMC, della BCE, di altre organizzazioni internazionali e dell'Unione europea, in particolare per quanto concerne gli strumenti che uniscono i diversi mercati, quali il quadro integrato, il meccanismo commerciale di integrazione, lo strumento di crescita e di alleviamento della povertà (PRGF) nonché gli strumenti di supporto politico recentemente adottati al fine di garantire che le politiche di apertura del mercato abbiano un impatto positivo sulla riduzione della povertà; chiede una maggiore coerenza tra i programmi dell'FMI e gli OSM; sottolinea, in proposito, l'ambivalenza della posizione dell'FMI che, pur avendo competenza soltanto per un aspetto molto specifico dell'azione pubblica, svolge un ruolo molto importante, se non egemonico, nell'attuazione delle strategie portate avanti da tutti gli attori;

22.   è fortemente convinto che la trasparenza dell'FMI e dell'assegnazione dei suoi fondi debba essere aumentata attraverso un potenziamento del controllo parlamentare da parte dei paesi membri dell'FMI;

23.   si compiace dell'importanza attribuita dall'FMI al miglioramento dei livelli di istruzione e di salute nei paesi in via di sviluppo; sottolinea che, la lotta contro la corruzione e l'uso efficiente delle risorse, restano il modo più sicuro per ridurre le disparità d'accesso ai beni e a diritti fondamentali come l'istruzione e la salute;

24.   ribadisce che la stabilità finanziaria internazionale si può promuovere solo se la riforma dell'FMI si accompagna ad una politica finanziaria sostenibile e ad una bilancia dei pagamenti equilibrata in tutti i paesi membri;

25.   rileva lo stridente contrasto fra la portata dei mezzi di pressione di cui dispone l'FMI nei confronti dei paesi in via di sviluppo o in transizione e la sua incapacità di incidere significativamente sulle politiche dei paesi industrializzati, le cui politiche finanziarie e bilance dei pagamenti non rispettano interamente i criteri stabiliti dall'FMI e possono di conseguenza compromettere la stabilità finanziaria internazionale;

26.   esprime il suo compiacimento per la decisione adottata dall'FMI e dalla Banca mondiale di prorogare l'esperienza dell'iniziativa HIPC (iniziativa a favore dei paesi poveri fortemente indebitati); prende atto dei diversi effetti dei programmi HIPC e delle esperienze storiche in materia di ristrutturazione e cancellazione del debito; suggerisce che l'FMI sviluppi politiche atte ad evitare in futuro l'insorgere di nuove crisi del debito;

27.   prende atto del nuovo quadro per la sostenibilità del debito, adottato nell'aprile 2005 dall'FMI e dalla Banca mondiale per i paesi a basso reddito; si compiace del fatto che il nuovo quadro miri a collocare il debito al centro del processo decisionale delle istituzioni finanziarie internazionali; deplora che la proposta nel suo complesso non pervenga ad affrontare il problema della sostenibilità reale sul lungo periodo, per quanto riguarda la creazione di condizioni che consentano ai paesi a basso reddito di realizzare gli OSM;

28.   si compiace, in linea generale, del programma PRGF dell'FMI;

29.   sostiene la proposta, formulata dal Segretario generale dell'ONU nel 2005, in occasione del dialogo ad alto livello su finanze e sviluppo, di "ridefinire la sostenibilità del debito come il livello del debito che consente ad un paese di realizzare gli OSM entro il 2015 senza aumentare gli indici di indebitamento", il che richiede una maggiore complementarità tra alleggerimento del debito e fabbisogno scoperto di finanziamenti per lo sviluppo; si rammarica pertanto del fatto che, nel nuovo quadro per la sostenibilità del debito nei paesi a basso reddito, il FMI continui a definire la sostenibilità del debito essenzialmente in termini di indici delle esportazioni (che sono un indicatore inaffidabile della sostenibilità del debito per i paesi caratterizzati da un'estrema vulnerabilità a fluttuazioni repentine ed intense nelle entrate da esportazioni) e che esso non disponga di una valutazione realistica della vulnerabilità, né di un'analisi sistematica che colleghi i benefici dell'iniziativa HIPC e i fondi supplementari necessari per realizzare gli OSM;

30.   accoglie con favore gli sforzi compiuti dalle istituzioni multilaterali per accollarsi una congrua parte del finanziamento della riduzione del debito nell'ambito dell'accordo concluso dal G8, pur riconoscendo che tale necessaria partecipazione non deve arrecare difficoltà finanziarie a dette istituzioni;

31.   sollecita una migliore cooperazione tra l'FMI, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, specie nei paesi in via di sviluppo, per aumentare la trasparenza, la responsabilità democratica e la legittimità dell'FMI e delle sue politiche, e richiede la pubblicazione di processi verbali del Consiglio di amministrazione dell'FMI più circostanziati;

32.   sottolinea l'importanza di contatti regolari tra i membri del consiglio di amministrazione dell'FMI e i rappresentanti nazionali dei loro paesi d'origine;

33.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, all'FMI, alle organizzazioni delle Nazioni Unite, alla BCE nonché ai governatori FMI degli Stati membri dell'Unione.

(1) GU C 112 E del 9.5.2002, pag. 140.
(2) GU C 74 E del 24.3.2004, pag. 871.
(3) http://www.imf.org/external/np/omd/2005/eng/091505.pdf
(4) GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 311.
(5) Testi approvati, P6_TA(2005)0289.
(6) Testi approvati, P6_TA(2005)0446.


Trasferimento di imprese nel contesto dello sviluppo regionale
PDF 126kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo sulle delocalizzazioni nel contesto dello sviluppo regionale (2004/2254(INI))
P6_TA(2006)0077A6-0013/2006

Il Parlamento europeo,

–   visti la Carta comunitaria dei diritti sociali e fondamentali dei lavoratori del 1989 e il relativo programma d'azione,

–   vista la direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione di lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie(1),

–   vista la direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(2),

–   vista la direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti(3),

–   vista la direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea(4),

–   vista la comunicazione della Commissione - Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale(5),

–   vista la comunicazione della Commissione - Revisione degli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo successivo al 1° gennaio 2007(6),

–   visto il regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione, del 12 dicembre 2002, relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell'occupazione(7),

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2003 sulle chiusure di imprese beneficiarie di un aiuto finanziario dell'Unione europea(8),

–   vista la sua risoluzione del 22 aprile 2004 sulla comunicazione della Commissione relativa alla terza relazione sulla coesione economica e sociale(9)

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione(10),

–   vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2005 sul ruolo degli aiuti di Stato diretti quale strumento di sviluppo regionale(11)

–   visti l'articolo 87, paragrafo 3, e gli articoli 136 e 158 del trattato CE,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0013/2006),

A.   considerando che la politica di sviluppo regionale si prefigge di promuovere lo sviluppo delle regioni dell'Unione europea e che pertanto occorre garantire la coerenza fra la politica di sviluppo regionale e la politica di concorrenza il che implica che gli aiuti pubblici non devono incentivare delocalizzazioni di comparti economici,

B.   considerando che la politica di coesione è uno strumento dell'Unione europea che permette di recuperare i ritardi delle regioni più povere e che è fondamentale sostenere le imprese ed investire nei progetti infrastrutturali in tali regioni; considerando che l'aiuto pubblico è uno strumento legale per conseguire tale obiettivo,

C.   considerando che le imprese operano la scelta di delocalizzare le loro attività in funzione di svariate motivazioni di cui talune non sono affatto correlate a problemi di produttività, di efficienza o di redditività economica; che siffatte delocalizzazioni sono tuttavia atte a comportare notevoli perdite di posti di lavoro e difficoltà economiche le cui incidenze sullo sviluppo regionale risulteranno tanto più gravi a fronte di scarse possibilità occupazionali nella regione di cui trattasi;

D.   considerando che alla luce di una siffatta situazione si rende necessario adottare, a livello comunitario, sistemi di sorveglianza tesi a quantificare il costo economico e sociale di ogni delocalizzazione; che nella summenzionata risoluzione del 6 luglio 2005 il Parlamento europeo ha sollecitato l'adozione di tutti i provvedimenti giuridici indispensabili per indurre le imprese beneficiarie di crediti della Comunità a non delocalizzare durante un periodo di lunga durata, fissato in anticipo, e che una disposizione prevede il divieto di cofinanziare operazioni comportanti notevoli soppressioni di posti di lavoro o chiusure di aziende nel loro luogo di ubicazione; che lo stesso Parlamento nella summenzionataa risoluzione del 15 dicembre 2005 ha del pari rilevato che gli aiuti dell'UE finalizzati alle delocalizzazioni di imprese non recano alcun valore aggiunto europeo e che pertanto è opportuno rinunciarvi,

E.   considerando che la globalizzazione, il progresso tecnologico e la riduzione delle barriere all'ingresso di taluni paesi oltre che agevolare gli scambi internazionali offrono opportunità all'Unione europea in un mondo globalizzato ma che ne possono risultare anche maggiori rischi di delocalizzazioni,

F.   considerando che gli aiuti pubblici debbono contribuire a creare posti di lavoro duraturi,

G.   considerando che né l'apparato statistico comunitario né quello degli Stati dell'Unione europea sono oggigiorno in grado di fornire dati globali e precisi sull'entità degli spostamenti di attività in seno o al di fuori dell'Unione specie allorquando si tratta di quantificare le delocalizzazioni di imprese e relative incidenze occupazionali nel paese di origine e nel paese destinatario; che dovrebbero pertanto essere potenziati gli strumenti statistici europei,

H.   considerando che gli aiuti pubblici possono risultare necessari come misura d'emergenza, nei casi in cui la ristrutturazione o la delocalizzazione comportassero pesanti perdite di posti di lavoro in una determinata località,

1.   sottolinea la gravità delle delocalizzazioni di imprese in diversi paesi dell'Unione europea;

2.   sollecita il rispetto e l'attuazione degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale e degli obiettivi strategici di piena occupazione corredati di diritti e di progressi sociali di cui all'articolo I-3, paragrafo 3 del progetto di trattato costituzionale; chiede altresì che non siano sostenute finanziariamente dall'UE pratiche che non concorrono alla realizzazione di tali obiettivi quali le delocalizzazioni immotivate sotto il profilo della redditività economica ovvero atte a comportare notevoli soppressioni di posti di lavoro;

3.   ricorda che i fondi strutturali e di coesione devono servire l'obiettivo di coesione consistente nella promozione della coesione e della solidarietà tra gli Stati membri e che i massimi sforzi devono essere compiuti prioritariamente nelle regioni che soffrono di ritardi nello sviluppo economico;

4.   ritiene che la delocalizzazione possa riguardare non soltanto le industrie cosiddette tradizionali, con elevata intensità di manodopera ma anche industrie con elevata intensità di capitale, anche il settore dei servizi;

5.   raccomanda alla Commissione di seguire scrupolosamente gli attuali processi di chiusura e di delocalizzazione di imprese e di esigere la restituzione degli aiuti concessi nei casi di uso scorretto;

6.   sottolinea la necessità, per la Commissione e gli Stati membri, di impegnarsi nell'adozione di provvedimenti, a livello sia comunitario che nazionale onde prevenire le potenziali incidenze negative delle delocalizzazioni sullo sviluppo economico nonché i drammi sociali riconducibili alle perdite occupazionali dirette o indirette che le delocalizzazioni causano nelle regioni dell'Unione europea che lamentano chiusure di imprese e le cui capacità di riconversione siano modeste o inesistenti;

7.   invita la Commissione a adottare tutti i provvedimenti necessari onde evitare che la politica regionale europea possa costituire un incentivo alla delocalizzazione di imprese il che provocherebbe perdite di posti di lavoro;

8.   riconosce la proposta della Commissione, contestuale alla riforma dei fondi strutturali, tesa a punire le imprese che pur avendo usufruito di un aiuto finanziario dell'Unione europea delocalizzano le loro attività in un arco di sette anni a decorrere dalla concessione dell'aiuto, quale prima misura indispensabile per promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nell'UE;

9.   chiede altresì che le imprese che hanno beneficiato di aiuti pubblici - specie in caso di mancato rispetto di tutti gli obblighi correlati a tali aiuti - o quelle che hanno licenziato il personale del loro stabilimento d'origine senza rispettare le legislazioni nazionali ed internazionali, e che procedono a delocalizzazioni all'interno dell'Unione europea non possano usufruire degli aiuti pubblici per il loro nuovo luogo di attività e che esse siano del pari escluse in futuro dal beneficio dei fondi strutturali o da quello degli aiuti statali per un periodo di sette anni a decorrere dalla delocalizzazione;

10.   reputa altresì opportuno ventilare provvedimenti in ordine alle delocalizzazioni cosiddette invertite ossia quelle che comportano un deterioramento delle condizioni occupazionali senza trasferimento dell'attività dell'impresa;

11.   ritiene che in mancanza di un migliore coordinamento dei nostri sistemi sociali nazionali risulti tassativo adottare un pacchetto di provvedimenti coordinati e contestuali alle varie politiche dell'Unione europea; sollecita pertanto il rapido varo di una strategia europea globale di prevenzione, inquadramento e monitoraggio delle delocalizzazioni di imprese all'interno ma anche all'esterno dell'Unione, che sia perseguita a livello dell'Unione e coordinata con l'insieme degli Stati membri;

12.   sottolinea l'importanza, in tale contesto, della summenzionata risoluzione del Parlamento europeo del 13 marzo 2003 e invita la Commissione ad incaricare la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di Dublino (Osservatorio europeo del cambiamento) di una missione di studio, valutazione (compresa la determinazione del numero di posti di lavoro creati e perduti sotto il profilo qualitativo) e monitoraggio del fenomeno delle delocalizzazioni al fine di oggettivarne le incidenze socioeconomiche sulla politica di coesione, sull'assetto territoriale e sullo sviluppo regionale, esporre i risultati ed avanzare proposte concrete al Parlamento sotto forma di relazioni periodiche;

13.   si compiace di constatare che la Commissione ha adottato disposizioni di adeguamento dei nuovi orientamenti sugli aiuti statali a finalità regionale tesi al rimborso degli aiuti alle imprese che non rispettino le condizioni correlate con tali aiuti e che trasferiscano la loro sede di attività all'interno o, soprattutto, all'esterno dell'UE;

14.   rileva che la Commissione ha inserito altresì nei nuovi orientamenti sugli aiuti statali a finalità regionale un sistema che consenta di concedere aiuti pubblici, come misura d'emergenza, nel caso di rilevanti perdite di posti di lavoro anche se la regione o la località interessate non sarebbero normalmente ammissibili a tali aiuti;

15.   ribadisce la richiesta che la legislazione in materia di aiuti pubblici sia coerente e si evitino disparità eccessive negli aiuti per le regioni limitrofe;

16.   invita la Commissione a subordinare la concessione ed il mantenimento di aiuti pubblici, a carico del bilancio dell'Unione europea o degli Stati membri, ad impegni precisi nel settore dell'occupazione e dello sviluppo locale che vincolino sia i responsabili dell'impresa sia le autorità locali, regionali e nazionali interessate;

17.   richiama l'attenzione della Commissione sull'importanza di corredare tali aiuti di solide garanzie in materia di occupazione a lungo termine nonché di crescita regionale;

18.   invita la Commissione ad applicare in modo efficiente le vigenti disposizioni sul rimborso delle sovvenzioni da parte delle imprese che non adempiano ai loro obblighi in ordine agli investimenti per i quali hanno ricevuto aiuti pubblici nonché a presentare una relazione sull'applicazione delle attuali disposizioni;

19.   invita altresì la Commissione e gli Stati membri a predisporre un elenco delle imprese che violano le norme in materia di aiuti pubblici o di fondi comunitari procedendo a trasferimenti di attività all'interno o all'esterno dell'UE, in spregio dell'obbligo di perennità delle operazioni di cui nelle pertinenti regolamentazioni;

20.   invita la Commissione ad applicare predisporre un codice di condotta europeo onde evitare trasferimenti di imprese o delle loro unità di produzione in un'altra regione o paese dell'UE nel solo intento di ottenere un aiuto finanziario europeo;

21.   sollecita la Commissione ad attivarsi per inserire clausole sociali nei trattati internazionali, sulla base delle cinque Convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) ritenute prioritarie, vale a dire per quanto riguarda il diritto di organizzazione, la libertà di assemblea, il divieto del lavoro minorile e coatto nonché il divieto di discriminazione; chiede di affiancare l'applicazione di queste clausole sociali con azioni positive ed incentivi a favore dei paesi e delle imprese che si attengono a tali clausole; invita pressantemente la Commissione ed il Consiglio ad impegnarsi affinché queste varie tematiche siano reinserite nell'ordine del giorno della Conferenza interministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio e sia insediata una commissione per il commercio e i diritti dell'uomo che si occupi, in particolare, di questioni connesse con i diritti umani nel mondo del lavoro;

22.   è convinto che una maggiore trasparenza riguardante tutti i luoghi di produzione, e le vigenti norme sul lavoro, potrebbe contribuire ad influenzare gli acquirenti e i consumatori nella loro scelta di consumo;

23.   esige che le imprese beneficiarie di aiuti pubblici siano incoraggiate a sviluppare, di concerto con le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e le autorità regionali e locali, un comportamento responsabile contestuale all'attuazione della politica di coesione in funzione di uno sviluppo regionale equilibrato;

24.   invita la Commissione e gli Stati membri a provvedere, d'intesa con le autorità regionali e locali interessate, ad un utilizzo efficiente e mirato dei fondi europei imperniato sulla formazione professionale e la riconversione dei lavoratori nelle regioni colpite dalle ristrutturazioni o delocalizzazioni, con specifico riferimento ai lavoratori direttamente colpiti dalla perdita del posto a seguito del trasferimento dell'ex datore di lavoro;

25.   sottolinea la necessità di concentrare e potenziare gli interventi dei fondi strutturali in ordine alla creazione di posti di lavoro, lo sviluppo economico sostenibile, l'insediamento di nuove imprese creatrici di impieghi, la formazione professionale in tutto l'arco della vita nonché il miglioramento della produttività; appoggia, al riguardo, la proposta della Commissione finalizzata alla creazione di un fondo di globalizzazione onde prevenire ed affrontare gli choc economici e sociali risultanti dalle ristrutturazioni e delocalizzazioni chiedendo che esso sia alimentato in modo sufficiente per far fronte alle missioni che gli saranno conferite;

26.   ritiene che l'utilizzo di fondi comunitari, e soprattutto i finanziamenti all'industria e quelli contestuali al fondo sociale europeo, devono essere soggetti a regole specifiche riguardanti l'innovazione, lo sviluppo locale, l'occupazione nonché l'impegno assunto dalle imprese beneficiarie di tali fondi di produrre nel lungo periodo all'interno del territorio dell'Unione europea; chiede in particolare che le regole sull'utilizzo dei fondi strutturali siano rispettate e potenziate;

27.   sollecita la tutela dei diritti dei lavoratori coinvolti che postula la piena garanzia di comunicazione ed informazione degli stessi;

28.   ritiene che le conseguenze di non poche delocalizzazioni devono indurci a riflettere in maniera aperta e costruttiva sulla problematica della creazione di un vero e proprio spazio sociale europeo e ritiene che il dialogo sociale debba svolgere un ruolo di primo piano in sede di prevenzione delle delocalizzazioni e di esame delle correlate incidenze;

29.   invita la Commissione a predisporre, sulla falsa riga di quanto proposto nell'ambito della riforma dei fondi strutturali, un dispositivo teso a sanzionare più severamente le imprese beneficiarie di aiuti pubblici, che delocalizzano totalmente o parzialmente le loro attività all'esterno dell'Unione europea;

30.   sollecita per tutte le parti interessate il diritto all'informazione sulla concessione o meno di sovvenzioni ad un'impresa;

31.   chiede che si tenga particolarmente conto dei problemi delle regioni frontaliere che denotano notevoli disparità in materia di aiuti;

32.   raccomanda alle sue commissioni competenti di valutare attentamente il seguito dato dalla Commissione alla presente risoluzione;

33.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione ed ai parlamenti nazionali degli Stati membri.

(1) GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.
(2) GU L 225 del 12.8.1998, pag. 16.
(3) GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16.
(4) GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29.
(5) GU C 74 del 10.3.1998, pag. 9.
(6) GU C 110 dell'8.5.2003, pag. 24.
(7) GU L 337 del 13.12.2002, pag. 3.
(8) GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 425.
(9) GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 1000.
(10) Testo approvato di tale giorno, P6_TA(2005)0277.
(11) Testo approvato di tale giorno, P6_TA(2005)0527.


Strategia comunitaria sul mercurio
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Risoluzione del Parlamento europeo sulla strategia comunitaria sul mercurio (2005/2050(INI))
P6_TA(2006)0078A6-0044/2006

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla strategia comunitaria sul mercurio (COM(2005)0020),

–   vista la decisione PARCOM n. 90/3 sulla riduzione delle emissioni nell'atmosfera provenienti dagli impianti esistenti dell'industria dei cloro-alcali,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0044/2006),

A.   considerando che il mercurio e i suoi componenti sono estremamente tossici per gli esseri umani che vivono nei vari ecosistemi e per la flora e la fauna selvatica,

B.   considerando che il mercurio è persistente e che nell'ambiente può trasformarsi in metilmercurio, la forma più tossica, che supera rapidamente sia la barriera placentare sia quella cerebrale e può causare danni al cervello in via di sviluppo,

C.   considerando che, anche quando il mercurio è collocato in contenitori adeguati ed isolato e non comporta rischi potenziali in quanto non vi è evaporazione, esso dovrebbe cionondimeno essere stoccato in siti sicuri, continuamente monitorati e nei quali si possa intervenire rapidamente in caso di necessità;

D.   considerando che la contaminazione da mercurio costituisce un problema molto esteso, persistente e diffuso, e che questa sostanza attraversa i confini nazionali, e viene trasportata lontano dalle sue fonti, contaminando le scorte alimentari sia europee che mondiali; considerando altresì che la strategia comunitaria sul mercurio proposta dalla Commissione rappresenta un importante contributo alla lotta contro questa minaccia su scala mondiale, ma che ulteriori misure vincolanti devono essere adottate a livello sia internazionale sia UE a protezione della salute umana e dell'ambiente,

E.   considerando che, nel suo documento sulla valutazione estesa dell'impatto, la Commissione ha dichiarato che l'entità degli effetti negativi per la salute provocati dal mercurio non è nota e che pertanto sono necessarie maggiori informazioni sui costi sanitari; considerando tuttavia che ulteriori studi non dovrebbero comportare ritardi nella strategia comunitaria;

F.   considerando che il mercurio e i suoi componenti sono elencati come sostanza pericolosa prioritaria ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque(1) (la direttiva quadro "Acque"); considerando che, a norma dell'articolo 16, paragrafo 8, di detta direttiva, nella versione modificata, la Commissione era tenuta a presentare, entro il dicembre 2003, una proposta per la cessazione o la graduale cessazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze pericolose prioritarie, ma che non ha ancora presentato una siffatta proposta,

G.   considerando che l'Unione europea è il maggiore esportatore di mercurio a livello mondiale e che un divieto di esportazione Unione E contribuirebbe in modo significativo a contenere gli scambi commerciali e a ridurre le forniture mondiali di mercurio,

H.   considerando che 12 000 t di mercurio dell'industria Europea dei cloro-alcali a cella di mercurio - che è la più grande riserva di mercurio nell'Unione europea - dovranno essere ritirate dalla circolazione in conformità della decisone PARCOM 90/3; considerando inoltre che l'Unione europea deve agire con urgenza per eliminare gradualmente le esportazioni di tali eccedenze di mercurio al fine di evitare danni ambientali nei paesi terzi, in particolare perché l'esportazione di mercurio dall'Unione europea incoraggia l'utilizzo continuato e altamente inquinante di tale sostanza nell'estrazione dell'oro, e che tutte queste eccedenze dovranno essere immagazzinate in modo sicuro nell'Unione europea onde evitare ulteriori danni ambientali,

I.   considerando che il mercurio è stato estratto per secoli a Almadén, Spagna, e che la chiusura di queste miniere deve essere accompagnata da misure di ristrutturazione economica e sociale per la regione interessata,

J.   considerando che è urgente stabilire un luogo dove potrebbe essere garantito lo stoccaggio sicuro del mercurio eccedente proveniente da tutta Europa,

K.   considerando che la principale fonte di emissioni di mercurio è la combustione del carbone e che le emissioni dai grandi impianti di combustione sono disciplinate dalla legislazione comunitaria (direttiva del Consiglio 96/61/CE del 24 settembre 1996 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento(2) (direttiva IPPC) e direttiva 2001/80/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2001 concernente la limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati dai grandi impianti di combustione(3),

L.   considerando che il mercurio dell'amalgama dentale rappresenta la seconda maggiore riserva di mercurio nella società; che la principale fonte di esposizione al mercurio per la maggior parte delle persone nei paesi sviluppati è rappresentata dall'inalazione di mercurio dall'amalgama dentale; che l'esposizione al mercurio proveniente dall'amalgama dentale deve essere considerata soprattutto sotto il profilo della salute; che le emissioni derivanti dagli impianti di cremazione rappresenteranno una fonte significativa di inquinamento da mercurio per molti anni a venire, a meno che non vengano tempestivamente messe in atto tecniche di contenimento in grado di ridurre considerevolmente tali emissioni,

M.   considerando che la sostituzione del mercurio nelle apparecchiature di misura e controllo per uso professionale e per i consumatori costituisce un modo efficace di affrontare il problema delle inevitabili emissioni derivanti dal loro uso e dalla loro eliminazione,

N.   considerando che la contaminazione da mercurio dovuta ai rifiuti domestici rappresenta un problema crescente e che dovrebbero essere istituiti sistemi obbligatori di raccolta e riciclaggio selettivi per tutti i prodotti contenenti mercurio in circolazione nella società,

O.   considerando che l'esposizione al metilmercurio ha luogo per lo più mediante l'alimentazione, e che tale sostanza si accumula e concentra soprattutto nella catena alimentare acquatica rendendo particolarmente vulnerabili i gruppi di popolazione sensibili e le popolazioni che assumono in quantità elevate pesce e frutti di mare,

P.  P considerando che occorre ridurre al minimo l'esposizione al mercurio dei gruppi di popolazione sensibili (neonati, bambini, donne incinte e donne in età fertile); considerando altresì che l'efficacia di tale riduzione al minimo dev'essere controllata in modo efficiente e che l'insieme della popolazione, e in particolare i gruppi sensibili, dovrebbero essere informati e educati al riguardo e messi in guardia in merito ai potenziali rischi di generi alimentari che sono contaminati con il mercurio e i suoi componenti,

Q.   considerando che occorre altresì effettuare una valutazione indipendente dell'incidenza sulla salute di fonti di mercurio quali ad esempio l'amalgama dentale, i vaccini contenenti mercurio e i prodotti disinfettanti,

R.   considerando che l'Unione europea dovrebbe adoperarsi a favore di azioni globali rivolte a ridurre in modo considerevole l'offerta e la domanda di mercurio e di controllare ogni forma di commercio di tale prodotto; considerando che l'Unione europea dovrebbe adottare un'azione legalmente vincolante a livello comunitario al fine di fornire effettiva credibilità all'azione a livello internazionale,

S.   considerando che, in sede di riesame della strategia nel 2010, le misurazioni relativamente al suolo, all'aria e all'acqua, devono essere state effettuate, essere pubblicamente disponibili e tenute in debita considerazione,

T.   considerando che l'assunzione di mercurio dipende in qualche misura dalla bioaccessibilità nei vari ecosistemi a livello locale,

1.   accoglie con favore la comunicazione della Commissione su una strategia comunitaria sul mercurio e evidenzia l'approccio globale adottato con l'obiettivo di ridurre, ed eliminare progressivamente gradualmente eliminare le emissioni nonché l'offerta e la domanda di mercurio, a livello europeo, come pure di gestire le eccedenze di mercurio e assicurare una tutela dall'esposizione;

2.   sottolinea in tale contesto l'importanza che l'Unione europea prosegua i suoi sforzi a livello internazionale, quali quelli intrapresi mediante lo strumento europeo di vicinato e partenariato, al fine di ridurre considerevolmente le emissioni e l'utilizzo del mercurio su scala mondiale, dato che esistono soluzioni alternative, riducendo gradualmente nel contempo la produzione primaria e impedendo che le eccedenze vengano reimmesse sul mercato;

3.   sottolinea la necessità che la strategia comunitaria sia seguita da misure ad hoc e atti legislativi entro i termini più brevi;

4.   sottolinea, alla luce di quanto sopra e in particolare delle considerevoli eccedenze di mercurio derivanti dallo smantellamento delle celle a mercurio degli impianti di produzione dei cloro-alcali, l'importanza di una proposta proattiva della Commissione volta a far cessare gradualmente l'esportazione dalla Comunità di mercurio metallico e dei suoi componenti, ed invita la Commissione a proporre un divieto UE di esportazione del mercurio che entri in vigore non appena possibile, o al massimo entro il 2010;

5.   invita la Commissione a proporre misure, entro il marzo 2008, affinché siano attuate prima dell'introduzione del divieto di esportazione, al fine di verificare i movimenti delle importazioni e delle esportazioni di mercurio e dei suoi composti all'interno degli Stati membri come pure da e per la Comunità;

6.   invita la Commissione a prendere in considerazione l'estensione dell'attuale divieto di esportazione di detergenti contenenti mercurio previsto dal regolamento (CE) n. 304/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2003, sull'esportazione ed importazione di prodotti chimici pericolosi(4), ad altri prodotti contenenti mercurio che sono soggetti, o lo saranno tra breve, a limitazioni di utilizzo e commercializzazione all'interno dell'Unione europea;

7.   chiede alla Commissione di presentare proposte di misure giuridicamente vincolanti per garantire che tutto il mercurio proveniente dall'industria dei cloro-alcali non venga rimesso in circolazione, e sia immagazzinato in modo sicuro, in siti sicuri, monitorato continuamente e ubicato in luoghi che consentano un intervento immediato ed efficace in caso di necessità;

8.   invita la Commissione a garantire, oltre a quanto sopra, che i seguenti elementi siano inclusi nello strumento pertinente per quanto riguarda l'immagazzinamento di eccedenze di mercurio metallico: norme minime di sicurezza, resoconti trasparenti a intervalli regolari, pre-programmazione e proiezioni, pene e sanzioni;

9.   invita la Commissione a sensibilizzare il pubblico mediante campagne d'informazione dedicate ai rischi sanitari, ai rischi connessi all'esposizione e ai problemi ambientali che possono essere causati dal mercurio;

10.   sottolinea inoltre l'importanza di applicare il principio "chi inquina paga", in particolare per quanto riguarda lo stoccaggio delle eccedenze di mercurio; sottolinea che i settori industriali responsabili della produzione di mercurio dovrebbero contribuire al finanziamento dello stoccaggio sicuro delle eccedenze di mercurio;

11.   invita la Commissione ad assicurare nel contempo che nessuna quantità di mercurio primario europeo sia immessa sul mercato europeo e/o mondiale;

12.   sottolinea che la principale fonte di emissioni di mercurio è la combustione del carbone e invita la Commissione a introdurre nella direttiva IPPC o in uno strumento legislativo separato, quanto prima possibile, e per lo meno, valori limite di emissione per il mercurio da tutte le attività pertinenti e in particolare dai processi di combustione di carbone di piccole e grandi dimensioni;

13.   esorta la Commissione ad assicurare a breve termine la rigorosa attuazione della direttiva IPPC tenendo conto che il processo basato sulle celle a mercurio nell'industria dei cloro-alcali non è considerato come una migliore tecnica disponibile;

14.   invita la Commissione a prendere le misure necessarie e proporre, a breve termine, limiti nazionali per le emissioni di massa nonché limiti relativi alla qualità dell'aria a livello locale per il mercurio, nell'ambito degli strumenti legislativi pertinenti esistenti o di strumenti legislativi distinti;

15.   invita la Commissione ad attivarsi per l'attuazione della decisione PARCOM n. 90/3 in modo da eliminare gradualmente gli impianti dell'industria dei cloro-alcali a cella di mercurio nei tempi più brevi, in vista della loro totale eliminazione entro il 2010;

16.   chiede alla Commissione di adottare ulteriori misure a breve termine per controllare le emissioni di mercurio dagli impianti di cremazione dato che questi ultimi costituiscono una crescente e preoccupante fonte di emissioni;

17.   chiede alla Commissione di presentare, entro la fine del 2007, una proposta intesa a limitare l'utilizzo di mercurio negli amalgami dentali e sollecita nel contempo la Commissione ad adottare misure per garantire che siano adeguatamente applicati i requisiti comunitari concernenti il trattamento dei rifiuti dentistici, nonché a valutare se siano necessarie misure addizionali per garantire che gli amalgami non entrino nel flusso dei rifiuti;

18.   invita la Commissione a limitare la commercializzazione e l'uso del mercurio in tutti gli strumenti di misurazione e controllo ad uso dei professionisti e dei consumatori (soprattutto nelle case, nelle strutture sanitarie, nelle scuole e negli istituti scientifici e di ricerca) consentendo tuttavia alcune eccezioni, solamente laddove non siano ancora disponibili alternative adeguate; siffatte eccezioni dovrebbero altresì applicarsi ai rari casi di manutenzione dei barometri tradizionali, delle collezioni museali e del patrimonio industriale; ritiene inoltre, considerato che un numero ristretto di aziende professionali nell'Unione europea produce strumentazione di misurazione tradizionale facendo uso di piccole quantità di mercurio, che tale uso dovrebbe continuare ad essere consentito in ambienti attentamente controllati ed autorizzati;

19.   invita la Commissione ad adottare a breve termine misure per assicurare che tutti i prodotti (non solo quelli elettrici ed elettronici) contenenti mercurio e attualmente in circolazione nella società siano raccolti separatamente e trattati in condizioni di sicurezza;

20.   invita la Commissione ad esaminare la questione dell'uso del mercurio nella produzione di vaccini, come indicato altresì nelle conclusioni del Consiglio del 24 giugno 2005, e a valutare tale problema al fine di giungere a una restrizione di siffatto uso e a un divieto totale, ove opportuno e laddove esistano alternative sicure, nonché a sostenere la ricerca sulle possibili opzioni per la futura fornitura di vaccini multidose privi di thiomersal nei paesi in via di sviluppo;

21.   esorta la Commissione ad assicurare che sia attribuita priorità e che siano stanziati fondi adeguati per la ricerca sul mercurio tramite il Settimo programma quadro di attività comunitarie e di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione ed altri opportuni meccanismi di finanziamento;

22.   esorta la Commissione ad assicurare che tutti i rimanenti usi del mercurio, non contemplati dalla strategia presentata, vengano sostituiti ove possibile da alternative sicure nel quadro del proposto regolamento REACH, una volta adottato;

23.   sottolinea l'importanza di attuare misure per la tutela dall'esposizione al mercurio e di migliorare la comprensione del problema; riconosce altresì l'importanza della sensibilizzazione del pubblico, della comunicazione e dell'educazione, soprattutto per quanto riguarda i rischi per la salute provenienti dall'esposizione al mercurio; sottolinea la necessità di accedere alle informazioni ambientali, in conformità con la convenzione di Aarhus;

24.   invita la Commissione a vagliare la possibilità di rendere obbligatoria la comunicazione all'AESA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) di dati degli Stati membri sull'assunzione di mercurio mediante l'alimentazione relativi ai gruppi vulnerabili e a chiedere al comitato scientifico dei rischi sanitari e ambientali di effettuare una valutazione dei rischi collegati al mercurio per i gruppi vulnerabili;

25.   chiede alla Commissione, in tale contesto, di conferire priorità al finanziamento della comunicazione con i gruppi di popolazione vulnerabili in merito agli effetti nocivi del mercurio e di condividere le buone pratiche;

26.   invita la Commissione ad effettuare una valutazione complessiva dell'impatto sulla salute, per esaminare i costi sanitari della contaminazione da mercurio, compresa la riduzione delle facoltà intellettive dei bambini europei dovuta all'esposizione al mercurio;

27.   esorta la Commissione ad adempiere, quanto prima, al suo obbligo previsto nella direttiva quadro "Acque" secondo cui essa era già tenuta a proporre, per il mese di dicembre 2003, adeguati controlli delle emissioni e standard di qualità per far cessare gradualmente gli scarichi, le emissioni e le perdite di mercurio e dei suoi componenti nell'ambiente acquatico;

28.   accoglie con favore la proposta della Commissione di esaminare ulteriormente l'assunzione specifica, mediante l'alimentazione, di vari tipi di pesce e frutti di mare tra i gruppi di popolazione vulnerabili e ritiene che una delle azioni più urgenti sia garantire che l'esposizione di dette popolazioni venga ridotta al di sotto degli standard accettati a livello internazionale per i livelli sicuri di metilmercurio;

29.   esorta la Commissione ad assicurare che venga introdotto quanto prima un programma di valutazione dei livelli di metilmercurio e dei cofattori che influenzano l'assorbimento e/o gli effetti del mercurio nel pesce in tutta Europa, compresi test sui grandi pesci predatori, affinché l'AESA emani raccomandazioni sul consumo di pesce con un elevato livello di mercurio, ponendo particolarmente l'accento sugli orientamenti destinati ai gruppi di popolazione vulnerabili; è dell'avviso che un siffatto programma dovrebbe tener conto dei rischi specifici connessi con il fatto che taluni ecosistemi trasformano il mercurio più prontamente di altri in metilmercurio biodisponibile;

30.   esorta la Commissione, nello stesso contesto, ad assicurare che lo studio degli effetti del mercurio, in particolar modo sulle popolazioni vulnerabili, sia incluso nel programma di biomonitoraggio originariamente previsto nel piano d'azione europeo per l'ambiente e la salute 2004-2010 (COM(2004)0416), come richiesto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione al riguardo del 23 febbraio 2005(5);

31.   accoglie con favore la conclusione del Consiglio che riconosce i problemi ambientali e sociali derivanti dalla chiusura delle miniere di mercurio rimaste attive per lungo tempo a Almadén/Spagna, come conseguenza della strategia comunitaria sul mercurio; raccomanda che adeguate misure di compensazione siano adottate e debitamente finanziate dalla Commissione al fine di consentire che la regione colpita dalla chiusura delle miniere di mercurio realizzi valide alternative economiche e sociali; sottolinea che si dovrebbe considerare la possibilità di utilizzare Almadén per lo stoccaggio sicuro delle scorte di mercurio metallico esistenti e del mercurio metallico sottoprodotto dall'industria in tutta Europa, ma non dei prodotti contenenti mercurio diventati rifiuti, sfruttando in tal modo le infrastrutture, la manodopera e le competenze tecnologiche locali;

32.   appoggia misure volte a garantire la ristrutturazione e il monitoraggio dei siti contaminati, tra cui miniere chiuse, industrie o siti di stoccaggio di residui delle une o delle altre, rispettando il principio "chi inquina paga";

33.   accoglie con favore tutte le azioni proposte dalla Commissione a livello internazionale e sottolinea l'importanza che la Commissione e gli Stati membri appoggino e promuovano le iniziative intraprese a livello internazionale al fine di raggiungere un accordo sull'attuazione di uno strumento legislativo globale sul mercurio;

34.   sostiene fermamente le iniziative volte a sottoporre il mercurio alla procedura di previo assenso informato prevista nelle Convenzioni di Rotterdam e/o Basilea, al fine di aumentare la trasparenza nel commercio di tale sostanza;

35.   sottolinea inoltre l'importanza che l'Unione europea cooperi con i principali paesi minerari, l'Algeria e il Kirghisistan, al fine di far cessare gradualmente l'immissione sul mercato mondiale di mercurio primario, appoggiando azioni pertinenti;

36.   sottolinea l'importanza che l'Unione europea prenda l'iniziativa e organizzi riunioni bilaterali con altre regioni, quali il G77 e la Cina, al fine di preparare in modo migliore i negoziati previsti durante il prossimo Consiglio direttivo dell'UNEP nel 2007;

37.   invita la Commissione ad esplorare la possibilità di fornire assistenza tecnica e know-how ai paesi in via di sviluppo interessati e ai paesi con economie in transizione per far finalmente cessare in modo graduale gli usi e le emissioni di mercurio e dei suoi componenti;

38.   sottolinea inoltre che deve essere limitata l'utilizzazione dell'amalgama dentale nei paesi emergenti e nei paesi del terzo mondo;

39.   invita la Commissione, in considerazione di quanto sopra, a chiedere agli Stati membri di riferire in merito a tutti i loro progetti e attività relativi al mercurio che coinvolgono paesi in via di sviluppo al fine di determinare le aree in cui è necessario un utilizzo più efficace dei fondi comunitari;

40.   esorta la Commissione ad assicurare restrizioni quanto all'uso di mercurio nell'estrazione dell'oro promuovendo nel contempo tecniche efficienti che non utilizzano mercurio, ed inoltre a presentare una proposta per un programma positivo di etichettatura dell'oro che è stato estratto senza l'uso di mercurio, comprendente anche l'oro lavorato all'interno e all'esterno dell'Unione europea;

41.   ricorda alla Commissione che essa stessa ha dichiarato che il Gruppo di esperti sui dispositivi medici comprende i soggetti interessati, affinché assistano la Commissione nelle questioni connesse con la messa in atto e l'applicazione pratica della direttiva del Consiglio 90/385/CEE del Consiglio, del 20 giugno 1990, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici impiantabili attivi(6); reputa quindi che sia estremamente importante assicurare che al Gruppo di esperti sui dispositivi medici partecipino pienamente tutti i soggetti interessati, fra cui professionisti del settore sanitario, tossicologi, esperti in medicina clinica ambientale, gruppi di pazienti e gruppi attivi nel settore della sanità pubblica, e che i diversi punti di vista siano rappresentati in modo equilibrato;

42.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1.
(2) GU L 257 del 10.10.1996, pag. 26.
(3) GU L 309 del 27.11.2001, pag. 1.
(4) GU L 63 del 6.3.2003, pag. 1.
(5) GU C 304 E del 1.12.2005, pag. 264.
(6) GU L 189 del 20.7.1990, pag. 17.


Una società dell'informazione per la crescita e l'occupazione
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Risoluzione del Parlamento europeo su un modello europeo di società dell'informazione per la crescita e l'occupazione (2005/2167(INI))
P6_TA(2006)0079A6-0036/2006

Il Parlamento europeo,

–   visti la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "i2010 – Una società europea dell'informazione per la crescita e l'occupazione" (COM(2005)0229) e l'allegato "Documento di lavoro dei servizi della Commissione – Analisi di impatto approfondita" (SEC(2005)0717),

–   vista la direttiva 2002/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva quadro)(1),

–   visto il regolamento (CE) n. 460/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2004, che istituisce l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti dell'informazione(2),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "L'e-accessibilità" (COM(2005)0425),

–   vista la realizzazione del Forum sulla frattura digitale, del 15 luglio 2005, sull'accesso a banda larga e sostegno pubblico nelle zone poco servite,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Un approccio basato sul mercato in materia di gestione dello spettro radioelettrico nell'Unione europea" (COM(2005)0400),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata "Spettro radio: una politica strategica per l'Unione europea – seconda relazione annuale" (COM(2005)0411),

–   visto il parere del Gruppo per la politica dello spettro radioelettrico relativo alla compravendita dei diritti di utilizzo delle radiofrequenze, del 19 novembre 2004,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 22 e 23 marzo 2005,

–   vista la strategia di sviluppo sostenibile dell'Unione europea adottata dal Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001,

–   visto il documento di lavoro della Commissione intitolato "L'integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche – Un bilancio del processo di Cardiff" (COM(2004)0394),

–   viste le conclusioni del 2.695a sessione, svoltasi dal 1° al 5 dicembre 2005, del Consiglio "Trasporti, telecomunicazioni e energia" sulla strategia i2010,

–   visti i venticinque programmi nazionali di riforma elaborati dagli Stati membri su richiesta del precitato Consiglio europeo di Bruxelles,

–   viste le sue risoluzioni del 23 giugno 2005 sulla società dell'informazione(3) e del 1° dicembre 2005 sulla regolamentazione e i mercati delle comunicazioni elettroniche in Europa nel 2004(4),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0036/2006),

A.   considerando che l'Unione europea non potrà conseguire gli obiettivi di Lisbona a meno che gli Stati membri non intraprendano un'azione decisiva volta ad attuare integralmente la strategia i2010,

B.   considerando che, da un primo esame dei venticinque programmi nazionali di riforma, si evince che gli Stati membri hanno in generale colto la sfida posta dalla ricerca e lo sviluppo e dall'innovazione; inoltre, la maggior parte degli Stati membri reputa che la generalizzazione dei servizi on line sia un modo efficace per rafforzare l'amministrazione e i servizi pubblici,

C.   considerando che gli Stati membri e le altre parti interessate condividono con la Commissione la responsabilità del successo dell'iniziativa i2010,

D.   considerando che una corretta e puntuale applicazione del quadro regolamentare attuale è una condizione essenziale per creare un mercato aperto, concorrenziale e innovativo per i servizi di comunicazione elettronica; osservando tuttavia che le procedure di trasposizione e di applicazione di tale quadro variano non poco, a seconda degli Stati membri,

E.   constatando che, per quanto riguarda la ricerca sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), l'UE è il fanalino di coda dato che investe solo 80 euro pro capite, mentre il Giappone ne investe 350 e gli Stati Uniti 400, e che pertanto, se vuole colmare il ritardo, essa deve aumentare i propri investimenti nella ricerca e nell'innovazione e incoraggiare gli Stati membri ad accrescere le spese della ricerca e dell'innovazione nel settore delle TIC,

F.   considerando che l'adozione delle TIC da parte della popolazione, dei servizi pubblici e delle imprese, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), è necessaria per approfittare pienamente dei progressi della ricerca e dell'innovazione,

G.   considerando che nel tempo di due anni gli abbonati alla banda larga sono pressoché raddoppiati, ma che le regioni periferiche o rurali sono meno collegate, dal momento che lo sviluppo della rete si concentra nelle zone densamente popolate,

H.   ritenendo che i vantaggi delle TIC debbano essere messi a disposizione di tutti, a prescindere dal livello di istruzione, dalla classe sociale, dal genere o dall'età,

I.   considerando che tutti i cittadini hanno diritto di accedere a media liberamente accessibili, dai contenuti vari e di elevata qualità,

J.   ritenendo che la Commissione debba vigilare affinché sia tenuto conto della dimensione di genere in sede di messa a punto degli strumenti tecnici e di regolamentazione; considerando che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero adottare delle misure concrete per aumentare il numero delle studentesse nelle discipline tecniche legate alle TIC e per assicurare che le donne abbiano a tutti i livelli accesso alle nuove opportunità occupazionali nel settore delle TIC e nei media; considerando altresì che occorre prestare una particolare attenzione alla situazione delle donne nelle zone rurali, insulari, di montagna e geograficamente remote, nonché a quella delle altre donne in situazioni di estrema vulnerabilità,

K.   sottolineando che una buona gestione delle TIC e della società dell'informazione può contribuire a ridurre le disparità sociali, a superare la frattura digitale e favorire la coesione sociale e territoriale,

L.   considerando che la convergenza numerica può offrire ai consumatori l'accesso a una grande varietà di servizi migliorati e ricchi di contenuto e che è di conseguenza opportuno migliorare e rafforzare un'infrastruttura sicura e creare un ambiente propizio e sicuro che dia impulso alla messa in concorrenza di tali servizi convergenti,

M.   considerando che le TIC hanno un impatto positivo diretto sull'ambiente e, indirettamente, effetti economici e sociali,

N.   considerando che lo spettro radioelettrico è una risorsa fondamentale per numerosi servizi essenziali per la società e che pertanto un suo utilizzo efficace e coerente può aiutare l'UE a raggiungere gli obiettivi stabiliti a Lisbona, se verrà garantita un'erogazione sufficiente di servizi di interesse economico generale con frequenze opportunamente al riparo da interferenze, in quanto stimola in modo ottimale la crescita, la competitività e l'occupazione,

O.   osservando d'altronde che questi obiettivi implicano investimenti chiari, concreti e armonizzati nel settore delle TIC, da parte dell'UE, dei suoi Stati membri e delle imprese,

P.   considerando indispensabile il fatto che gli Stati membri devono impegnarsi nell'elaborazione di una normativa flessibile che sostenga i diritti dei cittadini e fornisca ai soggetti operanti entro questo settore una buona base per introdurvi le loro innovazioni,

1.   ritiene che la libertà di accesso e di utilizzo della conoscenza sia il criterio primo che permetterà l'evoluzione democratica e la necessaria innovazione tecnologica della società della conoscenza, come auspicato a Lisbona;

2.   considera che senza l'eliminazione del "digital divide" (la frattura digitale), ovvero senza la possibilità per tutti i cittadini di accesso, utilizzo e partecipazione alla produzione della conoscenza, non ci sarà una società della conoscenza, ma un declino culturale ed industriale dell'intera Unione europea;

3.   chiede alla Commissione di considerare i cittadini non solo come passivi consumatori dei contenuti digitali, ma anche come produttori di conoscenza, e di preparare un programma e un contesto giuridico favorevole per trasformarli in soggetti attivi nella società della conoscenza e per raggiungere così gli obiettivi di Lisbona;

4.   invita la Commissione ad attenersi, in sede di rinnovo della normativa comunitaria sulle TIC, a una linea concreta, innovatrice e anticipatrice, considerando tali tecnologie come un insieme ben più ampio di quanto non lo consideri la sua comunicazione, un insieme che deve comprendere i diritti dei consumatori e degli utenti; ritiene che ogni ulteriore proposta dovrebbe contenere una chiara definizione dei concetti di "servizi della società dell'informazione", "media", "servizi dei media" e "servizi audiovisivi" impiegati dalla Commissione;

5.   esige che tutta la normativa comunitaria in materia di comunicazione e di informazione sia neutrale per quanto riguarda le scelte tecniche, e ciò per garantire alle invenzioni e ai nuovi agenti un accesso al mercato il più possibile facile;

6.   osserva che il passaggio dal sistema analogico a quello digitale, visto che incoraggia la proliferazione di diversi tipi di fornitura, dovrebbe avvenire nell'ambito di politiche coordinate e di un quadro giuridico adeguato per contrastare l'uniformazione cui la concentrazione dei mass media può portare;

7.   invita gli Stati membri a porre ulteriormente l'accento sul buon utilizzo delle TIC nel settore pubblico, in particolare la sanità, l'istruzione e il governo, ambiti in cui esse possono facilitare la risposta alle necessità future dei servizi sociali e promuove lo sviluppo di servizi paneuropei;

8.   ritiene che la fornitura di servizi pubblici nella società dell'informazione debba riflettere chiaramente le esigenze sempre più sofisticate dei singoli utenti e gruppi di utenti e che pertanto dovrebbe essere basata su una risposta adeguata dell'industria fornitrice a tali esigenze, nell'ottica di una progettazione di servizi efficaci e mirati ai consumatori;

9.   esorta gli Stati membri e le imprese, dal momento che gli investimenti nelle TIC sono essenziali per la crescita e la produttività, ad incoraggiare maggiori investimenti in questo settore al fine di ridurre il "divario di rendimento" rispetto ai nostri concorrenti;

10.   riconosce che le TIC costituiscono uno dei principali strumenti necessari per trasformare i paesi in via di sviluppo in potenze a livello mondiale;

11.   è preoccupato, tuttavia, per il fatto che la Commissione continui a definire la sua strategia e a formulare la sua politica in materia di creazione di posti di lavoro sulla base di prove statistiche poco o per nulla affidabili; ricorda che mentre la crescita globale continua nel settore delle TIC, non sempre c'è stata una crescita analoga nell'occupazione; ricorda che i tassi di occupazione nell'Unione europea sono attualmente sette punti al di sotto degli obiettivi di Lisbona; esorta la Commissione a effettuare analisi statistiche approfondite degli effetti del mutamento tecnologico sul mercato dell'occupazione nel settore delle TIC nell'Unione europea;

12.   ricorda l'importanza della convergenza digitale e sostiene la necessità di rimuovere gli ostacoli che rendono difficile la realizzazione dello sviluppo economico, sociale e culturale dei singoli Stati, un obiettivo formulato nel 2005 in occasione del Vertice mondiale sulla società dell'informazione (Impegno di Tunisi del 18 novembre 2005);

13.   invita gli Stati membri e la Commissione, in sede di valutazione dei programmi di stabilità e convergenza degli Stati membri, a esaminare approfonditamente l'importanza e il ruolo delle TIC ai fini della crescita economica e dell'occupazione e del funzionamento dell'UEM;

14.   ricorda che gli obiettivi dell'iniziativa i2010 per la società dell'informazione, come pure gli obiettivi dell'Agenda di Lisbona, devono essere tenuti in debita considerazione nelle prospettive finanziarie 2007-2013;

15.   ribadisce l'importanza per le PMI, le nuove imprese e il settore delle TIC in generale della trasparenza e della liquidità dei mercati dei capitali; appoggia in modo particolare i microprestiti e altre forme di capitali di rischio;

16.   mette in guardia contro la persistente, forte mancanza di imprenditorialità e di una cultura del rischio nell'UE; chiede l'eliminazione degli oneri amministrativi per le PMI e le nuove imprese, nonché agevolazioni finanziarie nella fase di avvio;

17.   ribadisce l'importanza dell'iniziativa i2010 riguardante la società dell'informazione ai fini della lotta contro le disparità regionali e sociali nei 25 Stati membri dell'Unione europea, come sottolineato nella comunicazione della Commissione intitolata "Politica di coesione a sostegno della crescita e dell'occupazione: linee guida della strategia comunitaria per il periodo 2007-2013" (COM(2005)0299);

Obiettivo 1: uno spazio europeo unico dell'informazione

18.   fa notare che, ai fini della crescita e dello sviluppo dell'UE, quel che importa, al pari della produzione di nuove conoscenze sulle TIC, è anche un utilizzo su grande scala delle conoscenze e tecnologie odierne, a prescindere dalle attività e dai settori, sia nell'amministrazione pubblica sia nel mondo degli affari e nella vita quotidiana delle persone; si tratta in altre parole di dar vita a una società dell'informazione onnipresente;

19.   sottolinea che l'iniziativa i2010 rappresenta una tappa fondamentale nell'emergere della società dell'informazione, che dovrebbe consentire a tutti di parteciparvi attraverso l'accesso alle tecnologie e alle conoscenze e di utilizzarla attraverso l'interattività e le nuove forme di interazione sociale offerte dalle reti, nonché di essere cittadini critici e liberi di operare le proprie scelte; fa notare che l'avvento della società dell'informazione implica nuove responsabilità per chi fa informazione e comunicazione, e sta creando nuove modalità perché i cittadini, in particolare quelli delle categorie più deboli (anziani, disabili, persone isolate o con difficoltà sociali, ecc), esercitino i diritti che consentono loro di trarre pieno vantaggio dalla diffusione delle TIC; esorta la Commissione e gli Stati membri a contribuire a che la tecnologia sia più accessibile ai cittadini e conforme alle esigenze etiche della società;

20.   sostiene energicamente l'iniziativa i2010 quale nuovo strumento strategico per istituire il quadro per tutte le iniziative connesse alle TIC nell'Unione europea; raccomanda di tenere presente che non si può definire uno spazio comunitario della società dell'informazione isolato dagli sviluppi internazionali in tale settore;

21.   chiede che sia tenuto conto dell'aspetto trasversale delle TIC, fatto che implica cooperazione e coordinamento nelle azioni dell'Unione, a livello degli Stati membri, nonché incentivi per gli agenti del settore a produrre e a utilizzare le innovazioni;

22.   chiede che la normativa europea e quella nazionale incoraggino la concorrenza conformemente al carattere orizzontale delle TIC e impediscano il sorgere e il mantenimento di strutture verticali che pregiudicano la concorrenza e l'innovazione; osserva che le strutture verticali possono impedire ai consumatori di approfittare della concorrenza;

23.   invita la Commissione e gli Stati membri a porsi come obiettivo una regolazione flessibile della normativa in tale settore, la sua semplificazione, un'applicazione rapida e simultanea e un rapido adeguamento alle nuove esigenze che scaturiscono dagli sviluppi tecnologici; reputa che, per quanto riguarda le TIC, la normativa debba incoraggiare la produzione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove tecnologie, favorire gli investimenti nella produzione di contenuti, gli strumenti, le reti e i servizi on line, nonché la concorrenza, il buon utilizzo dei servizi e dell'informatica e la sicurezza delle comunicazioni e, infine, sostenere le piccole e medie imprese in modo che svolgano un ruolo decisivo in tale settore;

24.   rileva che, attraverso l'interpretazione e l'applicazione delle norme relative all'infrastruttura dei mezzi di comunicazione elettronici, la Commissione ha l'obbligo di garantire e promuovere il pluralismo dei mezzi di comunicazione; richiama l'attenzione sulla sua reiterata richiesta alla Commissione di elaborare un Libro Verde sulla concentrazione delle proprietà dei media e sul rispetto dei principi di libertà di informazione e di pluralismo, tenendo conto del fatto che ciò incoraggerebbe il dibattito sulle questioni a monte in un momento di grandi trasformazioni tecnologiche e di mercato; si rammarica dell'assenza di questo punto dal piano di lavoro i2010; invita la Commissione ad istituire un quadro normativo relativo a Internet, dal momento che esso costituisce il vettore fondamentale per una economia basata sulla conoscenza;

25.   chiede che la normativa punti a uno sviluppo accelerato della società dell'informazione, alla sua diversificazione e alla generalizzazione dei suoi vantaggi per tutta la società;

26.   fa osservare l'importanza di garantire ai cittadini, nei limiti imposti dalle circostanze, un accesso il più ampio possibile a contenuti e a servizi di alto livello, a prescindere dal tipo di tecnologia scelto; fa inoltre osservare che gli utenti (consumatori e cittadini) sono disposti ad adottare nuovi servizi e strumenti tecnici solo a condizione che siano di facile utilizzo e il loro contenuto sia interessante;

27.   ricorda che il requisito indispensabile per sviluppare una società dell'informazione onnipresente e funzionale è promuovere le tecnologie a banda larga e senza fili, il che necessita di ulteriori aiuti a livello degli Stati membri, e chiede che venga posto l'accento su progetti comuni e vengano aumentati i relativi investimenti, che siano garantiti i diritti d'autore e incoraggiata la numerizzazione dei media; ritiene che occorra altresì permettere all'utente di cambiare il provider senza dover mutare indirizzo di posta elettronica;

28.   riconosce che la banda larga è requisito essenziale per sviluppare una società dell'informazione onnipresente; ritiene altresì che essa debba costituire un chiaro obiettivo di convergenza tra gli Stati membri e le loro regioni;

29.   ricorda che il passaggio alla società dell'informazione onnipresente favorirà altresì quello sviluppo sostenibile che l'Unione europea si è impegnata a raggiungere; ritiene che le TIC debbano diminuire il carico ambientale e l'utilizzo di risorse naturali e favorire lo sviluppo sociale;

30.   prende atto del ruolo sempre più importante dei diritti immateriali quale strumento di politica commerciale, per quanto riguarda le questioni connesse con la libertà di commercio, e chiede che vengano adottate misure per tutelare i diritti del produttore e combattere la pirateria commerciale; ritiene che soltanto così si assicurerà e favorirà lo sviluppo del contenuto; mette in guardia dinanzi agli aumentati tentativi, negli Stati Uniti, di servirsi del diritto di brevetto e della proprietà intellettuale come di strumenti protezionistici in politica commerciale;

31.   chiede alla Commissione di definire chiare linee d'azione a tutela dai contenuti dannosi e, in tale contesto, di promuovere, fra le altre cose, anche il ruolo dell'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione;

32.   chiede alla Commissione, in sede di revisione della normativa, di prevedere, d'intesa con altri organismi, ad esempio l'Organizzazione mondiale della sanità, misure a garanzia del principio di cautela per quanto riguarda le questioni attinenti alla salute e alla protezione del consumatore, ma anche dell'ambiente;

33.   chiede alla Commissione, in sede di revisione della normativa, di definire i criteri qualitativi come quello della tutela dell'infanzia e della libertà di scelta del consumatore;

34.   riconosce che la Commissione ha adottato una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive (COM(2005)0646) e volta a modernizzare la cosiddetta direttiva sulla televisione senza frontiere e che ciò è essenziale, dal momento che l'Unione europea si sta evolvendo in una società dell'informazione europea; sottolinea che la direttiva deve essere adeguata ai cambiamenti del mondo mediatico convergente e che è opportuno tenere adeguatamente conto di tali cambiamenti al momento di stabilire il campo di applicazione della direttiva; rileva che ciò dovrebbe contribuire alla creazione di un contesto favorevole per l'industria europea, abrogando le norme inutili e puntando verso una società dell'informazione onnipresente; riconosce inoltre che i collegamenti fra regolamentazione dei contenuti e dell'infrastruttura, riconosciuti nel quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche, si sono dimostrati validi e devono essere mantenuti;

35.   invita la Commissione a presentare d'urgenza misure concrete per agevolare e sostenere la creazione e la diffusione di contenuti europei; reputa opportuno garantire la continuità dei programmi di sostegno esistenti e riconoscere la loro indispensabilità per lo sviluppo della società dell'informazione; chiede che i sistemi di diffusione paneuropei come EuroNews siano sostenuti; sottolinea che la produzione di contenuti rispettosi della diversità culturale e linguistica costituisce un'opportunità per favorire nuove competenze e nuovi posti di lavoro, segnatamente nei settori della progettazione e della creazione, in tutti i 25 Stati membri; sottolinea altresì che queste nuove occupazioni devono potersi sviluppare nell'ambito di un quadro normativo armonizzato, atto a garantire la sicurezza economica e la certezza giuridica;

36.   ritiene che l'eventuale applicazione di un'impostazione basata su un approccio di mercato allo spettro richiederebbe il sostegno delle autorità regolamentatrici, degli operatori e degli altri agenti, e mette in guardia contro l'opzione di lasciare la politica relativa allo spettro radioelettrico alle sole forze del mercato; reputa tuttavia che lo spettro radioelettrico debba essere regolamentato sulla base di norme che tengono il passo con la rapida evoluzione del mercato, in modo flessibile ed efficace; suggerisce che eventuali modifiche poggino su un'accurata analisi dei punti attualmente problematici e sulla loro rettifica, attribuendo una sufficiente attenzione agli interessi degli Stati membri e, a tal riguardo, ritiene necessario garantire una sufficiente libertà da interferenze; osserva che i prezzi pagati alle vendite all'asta delle frequenze "3G" hanno ritardato l'introduzione delle reti di telefonia mobile di terza generazione e che occorre evitare il ripetersi di tale situazione;

37.   ritiene che nella politica in materia di frequenze radio sia essenziale puntare a una regolamentazione flessibile e a un'armonizzazione sufficiente e adeguata delle bande di frequenza a livello comunitario; osserva che l'amministrazione delle frequenze radio dovrebbe facilitare il più possibile l'introduzione delle innovazioni nel mercato, lo sviluppo di media comunitari e l'accesso di nuovi agenti, ivi comprese le regioni; invita la Commissione a presentare proposte adeguate in tale campo; constata che, in un contesto digitale, è indispensabile rispettare le norme intese a evitare le interferenze;

38.   ricorda che, per suscitare una maggiore fiducia in tutti i servizi on line, commerciali o di amministrazione pubblica, occorre sviluppare la sicurezza delle reti; invita a promuovere tale sicurezza per mezzo di misure tecniche, della divulgazione e di azioni pilota, elaborando ad esempio una strategia di sicurezza dell'informazione su scala europea o organizzando ogni anno una Giornata europea della sicurezza delle comunicazioni elettroniche per sensibilizzare i cittadini a tale tema, vigilando che tale sicurezza non comporti limitazioni della libertà di espressione e dei diritti dei cittadini; accoglie con favore la proposta della Commissione di avviare nel 2006 una strategia per una società dell'informazione sicura, al fine di aumentare la fiducia nei servizi di Internet e la loro affidabilità, non solo per quanto riguarda gli investitori ma anche gli utenti, a fronte delle frodi nelle transazioni commerciali, dei contenuti illeciti e nocivi (protezione dei minori e della dignità umana, salvaguardia della privacy) e delle carenze tecnologiche (così da garantire un uso efficace ed efficiente delle TIC);

39.   ricorda che l'azione della politica industriale e della politica di concorrenza deve sostenere l'industria innovativa dell'Unione; fa osservare che ciò implica la necessità di assicurare un quadro regolamentare flessibile e stimolante;

40.   ricorda che la regolamentazione settoriale del settore delle TIC era intesa fin dall'inizio come una soluzione provvisoria per l'apertura dei mercati e che a medio termine è necessario passare a un ricorso esclusivo alle norme generali sulla concorrenza;

41.   mette in guardia contro il fatto che la regolamentazione e le altre misure del potere pubblico possano favorire una tecnologia a scapito di altre; ricorda che, nei confronti della tecnologia, la regolamentazione deve invece essere neutrale;

42.   rileva l'importanza dei presupposti tecnici per garantire un accesso senza discriminazioni ai contenuti della società dell'informazione e per impedire che si crei una "frattura digitale" all'interno dell'UE; ribadisce pertanto le sue richieste di applicare standard interoperativi ed aperti, soprattutto nel settore delle interfacce programma applicazione, conformemente all'articolo 18 della direttiva quadro;

43.   riconosce l'importanza di una bilancia commerciale sana nel settore delle TIC, quale componente essenziale per sostenere la posizione dell'Unione europea nell'economia globale; chiede alla Commissione di presentare, entro settembre 2006, una rassegna completa e analitica dei punti di forza e di debolezza dell'Unione europea in tutti i settori connessi alle TIC;

Obiettivo 2: investire nella ricerca e nell'innovazione

44.   sottolinea che un'industria delle TIC innovativa è una condizione necessaria per la crescita economica e nuovi posti di lavoro nell'UE nonché, e sempre più, per creare occupazione in altri settori dell'industria e dei servizi;

45.   rammenta che le TIC hanno cambiato il modo di operare delle imprese a livello mondiale e che queste ultime hanno beneficiato della nuova ondata di innovazioni, come gli sviluppi del software e una nuova architettura di servizi web; esorta l'Unione europea a creare un ambiente favorevole a tali innovazioni, per garantire che essa rimanga competitiva a livello mondiale;

46.   sollecita l'adozione tempestiva del settimo Programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico del Programma Competitività e Innovazione 2007-2013, i quali devono entrambi fornire risorse finanziarie adeguate per sostenere le TIC, come motore della competitività, della crescita e dell'occupazione; sottolinea la necessità di porre l'accento sull'aiuto all'imprenditorialità, specie alle piccole e medie imprese, soprattutto nei settori favoriti dalle nuove TIC;

47.   chiede che la Commissione e gli Stati membri adottino misure concrete per approfittare delle possibilità create dalle TIC, al fine di evitare il trasferimento di posti di lavoro verso paesi con salari bassi e dar luogo al massimo livello possibile di crescita e occupazione; ritiene essenziale aumentare il livello degli investimenti per raggiungere l'obiettivo di Barcellona del 3% del PIL e, nel lungo periodo, mantenerlo permanentemente conforme ai livelli della competizione globale;

48.   ritiene che il futuro economico dell'UE risieda in una crescita più elevata della produttività del lavoro;

49.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di presentare al Parlamento, entro settembre 2006, un'analisi d'impatto concernente l'influenza che i risultati economici delle TIC esercitano sul sostegno a una crescita maggiore nei vari Stati membri e nelle varie regioni europee;

50.   prende atto della necessità di agire immediatamente e a livello comunitario per eliminare gli intralci allo sviluppo delle reti di nuova generazione; invita la Commissione a esaminare tale questione nel contesto dell'imminente revisione del quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche;

51.   osserva che l'applicazione delle TIC alle tecnologie che riguardano, ad esempio, il linguaggio o i servizi sociali costituisce un settore che occorre sviluppare a livello comunitario e che offre un grande potenziale di applicazioni universali; esorta l'Unione e i suoi Stati membri a sostenere la ricerca in tali settori;

52.   raccomanda di prestare maggiore attenzione al ruolo svolto dalle TIC nel creare una società aperta e basata sulla conoscenza; chiede alla Commissione e agli Stati membri di elaborare una strategia più coerente per quanto riguarda gli standard educativi in materia di TIC;

53.   invita la Commissione e gli Stati membri a cercare mezzi concreti per promuovere la messa in rete di tutti gli agenti importanti (imprese grandi, medie e piccole, amministrazioni, laboratori di ricerca) e per aumentare le opportunità di partecipare all'attuazione e alla gestione dei progetti;

54.   ricorda gli impegni dell'UE a favore dell'innovazione e della ricerca contenuti negli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (2005-2008) (COM(2005)0141), elaborati dalla Commissione, e chiede la coerente attuazione di tali impegni in concomitanza con la riforma dell'Agenda di Lisbona;

55.   crede in una semplificazione dei sistemi fiscali nazionali che crei gli incentivi a investire nelle TIC, nella ricerca e nello sviluppo; si compiace a tale proposito delle proposte della Commissione volte a istituire una base imponibile consolidata comune per le imprese;

Obiettivo 3: una società europea comune dell'informazione

56.   invita gli Stati membri a determinare, per mezzo dei propri programmi nazionali di riforma, i centri di gravità della società dell'informazione, a intensificare gli sforzi in tale settore, a comunicare annualmente i progressi effettuati nel contesto di tali programmi e a fornire un dettagliato resoconto degli sviluppi degli indicatori della società dell'informazione, ma anche dell'utilità sociale ed economica dei programmi;

57.   ricorda che il successo di tutta la strategia dell'i-2010 dipenderà dalla misura in cui tale strategia giungerà fino all'ultimo cittadino europeo; nel realizzare tale obiettivo, decisivo è il ruolo delle regioni le quali dovranno essere maggiormente mobilitate e sostenute, in modo da assumere importanti iniziative finalizzate alla convergenza e alla coesione regionale attraverso il superamento della frattura digitale;

58.   rammenta che il settore della sanità e quello dei servizi sociali rappresentano un ambito essenziale per lo sviluppo della società dell'informazione;

59.   constata che i servizi pubblici e anche le offerte della radiodiffusione di diritto pubblico svolgono un ruolo importante nelle attività dei cittadini e in quelle economiche, in quanto contribuiscono alla coesione sociale, al discorso democratico e al pluralismo in Europa; ricorda che un quadro normativo europeo per la società dell'informazione e della comunicazione deve garantire che la radiodiffusione di diritto pubblico possa partecipare allo sviluppo tecnologico e sociale e assolvere il proprio mandato sociale;

60.   constata che la radio e la telediffusione di diritto pubblico svolgeranno anche in futuro un ruolo importante nella società dell'informazione onnipresente, in quanto garanti di una mediatizzazione neutrale e di qualità dell'informazione; insiste sulla necessità di assicurare l'accesso della radio e della telediffusione di diritto pubblico alle piattaforme del futuro;

61.   sottolinea l'importanza di garantire a tutti il diritto di accesso a un'adeguata istruzione e formazione di base ai media - soprattutto ai media elettronici che convogliano immagini - e alle nuove tecnologie interattive e digitali per evitare nuove forme di esclusione sociale e culturale; considera l'accesso equo a un ambiente dei media che sia gratuito e presenti contenuti diversificati e di qualità, un diritto fondamentale dei cittadini europei; rileva al riguardo il ruolo svolto dalle offerte delle emittenti pubbliche per la coesione sociale, il dibattito democratico e il pluralismo in Europa e insiste perché tali funzioni siano garantite anche in futuro;

62.   chiede che sia posto l'accento sulle questioni della interoperabilità e delle migliori prassi nei servizi elettronici del servizio pubblico per i cittadini e le imprese, in materia di fisco, salute, previdenza e pensioni, con l'obiettivo ultimo di agevolare la circolazione, lo stabilimento e il lavoro, in piena libertà e senza ostacoli, per i cittadini negli Stati membri;

63.   esorta i governi nazionali a dare attuazione alle iniziative e ai programmi previsti da i2010 nell'ambito della riforma delle rispettive amministrazioni pubbliche, al fine di offrire alle PMI e ai cittadini servizi migliori, più efficienti e di facile accesso;

64.   ricorda le possibilità offerte dalle TIC, ma anche i mutamenti istituzionali che si rendono necessari per promuovere la democrazia elettronica tramite la partecipazione elettronica alla procedura decisionale da parte dei cittadini europei e chiede l'adozione delle relative misure promozionali;

65.   ricorda che, nella prospettiva di favorire la partecipazione, è opportuno porre l'accento anche sul know-how di cui gli europei hanno bisogno per agire nella società dell'informazione; chiede misure concrete per sviluppare le capacità di utilizzo delle TIC, invita a sensibilizzare ulteriormente i cittadini nei confronti delle nuove possibilità offerte dalle TIC tramite i canali di comunicazione tradizionali, rendendo noti i vantaggi dell'amministrazione on-line e, con ciò, incentivando l'utilizzo di nuovi servizi;

66.   osserva che oltre la metà della popolazione dell'Unione europea non beneficia pienamente delle TIC; insiste sul fatto che le TIC implicano anche investimenti in capitale umano, al fine di promuovere la creatività attraverso un incremento dei bilanci per l'istruzione e la cultura; accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di promuovere l'alfabetizzazione digitale attraverso l'istruzione e vari programmi di formazione, migliorando al contempo l'accesso ai prodotti e ai servizi delle TIC;

67.   evidenzia il ruolo essenziale dell'istruzione specializzata in materia di TIC per quanto riguarda sia i giovani nelle scuole che gli adulti, in particolare le donne, nel quadro dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, affinché siano aggiornati e in grado di utilizzare i moderni strumenti a livello professionale e personale;

68.   constata che, a seguito dell'invecchiamento della popolazione europea, è opportuno investire in una concezione di equipaggiamento basata sul principio "Design for all", in altre parole, dare la precedenza a soluzioni valide per tutti per quanto riguarda le tecniche, i servizi e l'ambiente; chiede che prima di tutto sia tenuto conto delle necessità di gruppi specifici, come gli anziani o i disabili; invita la Commissione a orientare verso tale obiettivo la strategia di inclusione che sta elaborando;

69.   si attende dagli Stati membri azioni aggiuntive volte a garantire l'accesso ai servizi di amministrazione on line, a prescindere dal luogo, dall'ora e dalle condizioni economiche;

70.   rammenta che tutti i cittadini dell'UE hanno diritto ad accedere all'informazione essenziale; esorta la Commissione ad affrettare l'iniziativa a favore dell'inclusione elettronica ("e-inclusion"), prevista nel 2008, per cogliere le sfide riguardanti l'alfabetizzazione informatica, l'invecchiamento della popolazione, la disponibilità di collegamenti ("e-accessibility"), le differenze geografiche e l'accesso per tutti ai servizi sociali; la esorta inoltre a presentare d'urgenza una proposta di dichiarazione dei diritti fondamentali del cittadino nell'era digitale; invita gli Stati membri a vigilare che nessun cittadino o consumatore sia, contro la propria volontà, escluso dai servizi di base della società dell'informazione onnipresente;

71.   propone che, per realizzare una buona governance e garantire a tutti gli europei una piena cittadinanza nella società dell'informazione, le pubbliche amministrazioni d'Europa approvino progressivamente una Carta dei diritti dei consumatori nel mondo digitale (eRights), quale serie di principi e di orientamenti condivisi che definisca il quadro entro cui tutti i cittadini possono godere di tali diritti; propone che detti principi si traducano in azioni e programmi di attuazione a livello nazionale e regionale, in modo da ottenere una società competitiva e competente nel mondo digitale e da garantire la coesione sociale e territoriale; rileva che l'accesso equo e non discriminante a un'informazione trasparente, pluralistica e completa, come pure a servizi di alta qualità in un ambiente sicuro, attraverso qualsiasi servizio o piattaforma di telecomunicazioni, da Internet ai telefoni mobili, basato/a su standard aperti e interoperativi, è un diritto fondamentale per il godimento di una cittadinanza attiva nell'era della società dell'informazione, che dovrebbe essere inserito in una carta dei diritti dei consumatori nel mondo digitale (eRights); ritiene che la carta dovrebbe altresì includere, per tutti i cittadini, il diritto di essere in grado di comprendere e di interagire con le amministrazioni interessate e, pertanto, di partecipare su base paritaria ai processi decisionali e strategici; è del parere che la razionalizzazione, la riorganizzazione e la trasparenza dei servizi pubblici, nonché l'accesso ad essi, siano presupposti fondamentali per lo sviluppo di una cittadinanza partecipativa;

72.   sottolinea che, a causa dell'eccezionale sviluppo tecnologico che li ha trasformati radicalmente, i media nelle società contemporanee sono ormai in grado di condizionare in modo rilevante le idee e il comportamento dei cittadini e che quindi sono legati indissolubilmente alla vita democratica di ogni paese; rileva che l'accesso ai servizi elettronici (e-accessibility) è fondato necessariamente sui diritti dell'uomo e invita la Commissione a rispettare questi valori fondamentali del modello audiovisivo nell'ambito della sua iniziativa i2010, nonché a vigilare a che si tenga conto del ruolo particolare che i media audiovisivi - al contempo beni economici e beni culturali - devono svolgere per promuovere la diversità culturale;

73.   insiste sull'importanza di tutelare la privacy e la sicurezza delle comunicazioni in una società dell'informazione onnipresente; rammenta che l'obiettivo della legislazione è quello di assicurare la fiducia dei cittadini e degli agenti economici nell'informazione e nella comunicazione numerica;

74.   sottolinea l'importanza economica e sociale di porre fine all'isolamento digitale dei territori rurali, nonché il fatto che essi possono contribuire a creare ricchezza regionale, nazionale ed europea; reputa pertanto indispensabile che, invece di pagarne le conseguenze, tutte le regioni approfittino dell'esponenziale aumento dell'innovazione nel settore delle TIC;

75.   ritiene che la formazione ai media debba consistere nel fornire al cittadino, sin dalla più tenera età, i mezzi, le tecniche o altri strumenti che gli consentano di interpretare criticamente e utilizzare a proprio vantaggio il volume sempre maggiore d'informazioni e di comunicazioni cui è esposto, come sostenuto nella raccomandazione 1466 (2000) del Consiglio d'Europa; ribadisce inoltre che attraverso questo processo di apprendimento il cittadino sarà in grado di elaborare messaggi e selezionare i media più appropriati per la loro trasmissione, diventando così capace di esercitare appieno il proprio diritto alla libertà d'informazione e d'espressione;

76.   chiede alla Commissione di investire le proprie risorse destinate alla ricerca nella valutazione di impatto della società dell'informazione sulla società e la cultura europea;

77.   chiede che, nell'epoca della convergenza, della mobilità e dell'interattività, in tutte le decisioni politiche all'interno dell'Unione, sia per la definizione di un quadro normativo relativo ai servizi e ai contenuti trasmessi dai nuovi media, sia nel settore delle azioni infrastrutturali o in quello della normativa sulla concorrenza e gli aiuti, vengano pienamente rispettate la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Convenzione UNESCO, del 20 ottobre 2005, sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali, che non solo prevede un obbligo di protezione e promozione della molteplicità culturale da parte degli Stati membri, ma sancisce anche la duplice natura dei mezzi audiovisivi in quanto bene economico e al contempo culturale; ricorda che la società dell'informazione e TIC adeguatamente gestite possono essere uno strumento molto positivo per rafforzare e proteggere la diversità culturale e il multilinguismo;

78.   segnala che, nel quadro dell'attuale dibattito sul futuro dell'Unione, è estremamente opportuno discutere delle questioni istituzionali al fine di rafforzare e chiarire il modello istituzionale europeo, ma soprattutto affinché le istituzioni, specialmente la Commissione europea, manifestino il loro interesse per gli aspetti più generali della democrazia e per le preoccupazioni dei cittadini; si compiace dell'opportunità che questo periodo di riflessione offre perché le istituzioni europee adottino normative al fine di rispondere alle più diffuse preoccupazioni dei cittadini e di rifletterle nelle loro politiche;

79.   ritiene che concentrare l'attenzione sulla dimensione di genere delle TIC sia essenziale per evitare che la rivoluzione digitale abbia un impatto negativo sull'uguaglianza di genere o che si perpetuino le disuguaglianze e le discriminazioni esistenti; osserva che è importante tenere adeguatamente conto delle molteplici sfaccettature della frattura digitale, in particolare del genere, che deve essere oggetto di un'azione specifica nel contesto della futura iniziativa europea per la e-inclusion; ritiene che le donne siano esposte in modo sproporzionato al rischio emergente di esclusione sociale, dovuto all'incapacità di utilizzare le nuove tecnologie e le tecnologie dell'informazione;

80.   invita la Commissione a effettuare un'analisi dell'acquis comunitario relativamente alla società dell'informazione, in particolare a partire da una prospettiva di genere; chiede alla Commissione di stabilire un dialogo con i principali protagonisti del mercato dei mezzi di comunicazione allo scopo di elaborare un "Codice della parità di genere" per tali mezzi e la invita a prestare un'attenzione particolare all'abuso delle nuove TIC per la tratta di donne e bambini, nonché a farsi promotrice di tutte le iniziative giuridiche e tecniche necessarie per combattere tale fenomeno;

o
o   o

81.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 108 del 24.4.2002, pag. 33.
(2) GU L 77 del 13.3.2004, pag. 1.
(3) Testi approvati, P6_TA(2005)0260.
(4) Testi approvati, P6_TA(2005)0467.


Razzismo nel calcio
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Dichiarazione del Parlamento europeo sulla lotta al razzismo nel calcio
P6_TA(2006)0080P6_DCL(2005)0069

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 116 del suo regolamento,

A.   visti i gravi incidenti razzisti registrati in tutta Europa durante le partite di calcio,

B.   considerando che uno degli obiettivi perseguiti dall'Unione europea ai sensi dell'articolo 13 del trattato CE è la tutela contro le discriminazioni basate sull'origine etnica e la nazionalità,

C.   considerando che i calciatori, come ogni altro lavoratore, hanno diritto ad un ambiente di lavoro non razzista, come stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee,

D.   considerando che la popolarità del calcio offre una nuova occasione per affrontare il razzismo,

1.   condanna vivamente ogni forma di razzismo durante le partite di calcio sia all'interno che all'esterno del campo;

2.   elogia l'eccellente attività che varie organizzazioni, fra cui l'UEFA e la rete "Football Aganist Racism in Europe" (FARE), hanno svolto nell'affrontare questi problemi;

3.   sollecita tutti i protagonisti della scena calcistica a far sentire regolarmente la loro voce contro il razzismo;

4.   sollecita le associazioni calcistiche nazionali, le federazioni, le società, i sindacati dei calciatori e le tifoserie ad applicare la migliore pratica UEFA, come il piano d'azione in dieci punti dell'UEFA;

5.   esorta l'UEFA e tutti gli altri organizzatori di competizioni in Europa a garantire che gli arbitri abbiano la facoltà, sulla base di direttive chiare e rigorose, di fermare o abbandonare le partite in caso di gravi abusi razzisti;

6.   invita l'UEFA e tutti gli altri organizzatori di competizioni in Europa ad esaminare la possibilità di imporre sanzioni sportive alle associazioni calcistiche nazionali e alle società i cui sostenitori o calciatori commettano gravi reati di stampo razzista, compresa la facoltà di allontanare i recidivi dai propri tornei;

7.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri nonché all'UEFA.

Elenco dei firmatari

Adamou, Agnoletto, Allister, Alvaro, Andersson, Andrejevs, Andria, Arif, Arnaoutakis, Ashworth, Atkins, Attard-Montalto, Attwooll, Aubert, Audy, Auken, Ayala Sender, Aylward, Bachelot-Narquin, Badía i Cutchet, Barón Crespo, Battilocchio, Batzeli, Bauer, Beazley, Beer, Beglitis, Belet, Bennahmias, Beňová, Berend, van den Berg, Berger, Berlinguer, Berman, Bertinotti, Bobošíková, Bösch, Bonde, Bono, Bourzai, Bowis, Bowles, Bozkurt, Braghetto, Breyer, Brie, Bullmann, van den Burg, Bushill-Matthews, Busk, Busquin, Busuttil, Calabuig Rull, Callanan, Carlotti, Carlshamre, Carnero González, Casa, Casaca, Cashman, Castex, Catania, Cercas, Chatzimarkakis, Christensen, Cirino Pomicino, Cohn-Bendit, Corbett, Corbey, Cornillet, Correia, Costa P., Cottigny, Coveney, Cramer, Crowley, Czarnecki R., D'Alema, de Brún, De Keyser, Demetriou, Deprez, De Rossa, Descamps, Désir, Dess, Deva, De Veyrac, De Vits, Dionisi, Di Pietro, Dobolyi, Doorn, Douay, Dover, Doyle, Duchoň, Dührkop Dührkop, Duff, Duka-Zólyomi, Duquesne, El Khadraoui, Estrela, Ettl, Evans Jillian, Evans Jonathan, Evans Robert, Falbr, Fatuzzo, Fazakas, Fernandes, Ferreira A., Ferreira E., Figueiredo, Flasarová, Flautre, Florenz, Fontaine, Ford, Fourtou, Frassoni, Freitas, Fruteau, Gahler, Gaľa, García Pérez, Gargani, Gaubert, Gauzès, Gawronski, Gebhardt, Geremek, Geringer de Oedenberg, Gierek, Gill, Goebbels, Gomes, Goudin, Grabowska, Grabowski, Grässle, Grech, Griesbeck, Gröner, de Groen-Kouwenhoven, Grossetête, Gruber, Guardans Cambó, Guellec, Guerreiro, Gurmai, Guy-Quint, Hall, Hammerstein Mintz, Hamon, Hannan, Harbour, Harkin, Harms, Hassi, Hatzidakis, Haug, Hazan, Heaton-Harris, Hedh, Hedkvist Petersen, Helmer, Hennicot-Schoepges, Hennis-Plasschaert, Higgins, Honeyball, Horáček, Howitt, Hudacký, Hudghton, Hughes, Hutchinson, in 't Veld, Isler Béguin, Jäätteenmäki, Janowski, Járóka, Jensen, Jöns, Jørgensen, Jonckheer, Kaczmarek, Kallenbach, Kamall, Karatzaferis, Karim, Kasoulides, Kaufmann, Kauppi, Kilroy-Silk, Kinnock, Kirkhope, Klass, Klinz, Koch, Koch-Mehrin, Kohlíček, Konrad, Kósáné Kovács, Koterec, Krahmer, Krarup, Kratsa-Tsagaropoulou, Kreissl-Dörfler, Kristensen, Kristovskis, Kuc, Kuhne, Kułakowski, Kusstatscher, Lagendijk, Laignel, Lamassoure, Lambert, Lambrinidis, Lambsdorff, Landsbergis, Langendries, Laperrouze, La Russa, Lavarra, Le Foll, Lehideux, Lehne, Lehtinen, Leichtfried, Leinen, Liberadzki, Libicki, Lichtenberger, Lienemann, Liese, Liotard, Lipietz, Locatelli, Lucas, Ludford, Lynne, Maat, Maaten, McAvan, McCarthy, McDonald, McGuinness, McMillan-Scott, Madeira, Manders, Maňka, Mann T., Markov, Martin D., Martínez Martínez, Masip Hidalgo, Mathieu, Matsouka, Mauro, Mavrommatis, Mayer, Medina Ortega, Meijer, Méndez de Vigo, Menéndez del Valle, Miguélez Ramos, Mikko, Mitchell, Moraes, Moreno Sánchez, Morgan, Morgantini, Moscovici, Musacchio, Muscat, Musotto, Myller, Napoletano, Navarro, Newton-Dunn, Neyts-Uyttebroeck, Nicholson, Niebler, van Nistelrooij, Novak, Obiols i Germà, Öger, Özdemir, Olbrycht, Ó Neachtain, Onesta, Oomen-Ruijten, Ortuondo Larrea, Oviir, Paasilinna, Pafilis, Paleckis, Panayotopoulos-Cassiotou, Panzeri, Papastamkos, Parish, Pavilionis, Pflüger, Pinior, Piskorski, Pittella, Pleguezuelos Aguilar, Poignant, Poli Bortone, Prets, Prodi, Protasiewicz, Purvis, Rack, Ransdorf, Rapkay, Rasmussen, Resetarits, Reynaud, Ribeiro e Castro, Riera Madurell, Ries, Riis-Jørgensen, Rivera, Rizzo, Rocard, Roithová, Romeva i Rueda, Rosati, Roszkowski, Roth-Behrendt, Rouček, Roure, Rühle, Ryan, Saïfi, Sakalas, Salinas García, Samuelsen, Sánchez Presedo, dos Santos, Savary, Schapira, Scheele, Schmidt, Schmitt, Schnellhardt, Schröder, Schroedter, Schuth, Seeberg, Segelström, Siekierski, Sifunakis, Silva Peneda, Skinner, Smith, Sonik, Sousa Pinto, Staes, Staniszewska, Starkevičiūtė, Sterckx, Stevenson, Stihler, Stubb, Sturdy, Sudre, Sumberg, Svensson, Swoboda, Szent-Iványi, Tajani, Takkula, Tannock, Tarabella, Tarand, Thomsen, Titley, Tomczak, Toubon, Toussas, Trakatellis, Trautmann, Triantaphyllides, Trüpel, Turmes, Tzampazi, Uca, Ulmer, Vaidere, Valenciano Martínez-Orozco, Van Lancker, Van Orden, Vatanen, Vaugrenard, Vergnaud, Vincenzi, Watson, Weber H., Weber M., Weiler, Weisgerber, Westlund, Wiersma, Wijkman, Willmott, Wortmann-Kool, Wynn, Yañez-Barnuevo García, Záborská, Zaleski, Zani, Ždanoka, Železný, Zīle, Zimmer, Zingaretti, Zvěřina, Zwiefka

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