Indice 
Testi approvati
Giovedì 23 marzo 2006 - Bruxelles
Ruote per le autovetture e i loro rimorchi ***
 Omologazione dei sistemi d'illuminazione anteriore auto-orientanti (AFS) per gli autoveicoli ***
 Protocollo all'accordo euromediterraneo con lo Stato di Israele dopo l'allargamento ***
 Accordo CE/Danimarca relativo alla competenza giurisdizionale, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale *
 Accordo CE/Danimarca relativo alla notificazione e alla comunicazione degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale *
 Programma d'azione comunitaria in materia di tutela dei consumatori (2007-2013) ***I
 Professioni legali
 Diritto europeo dei contratti e revisione dell'acquis: la via da seguire
 Sicurezza dell'approvvigionamento di energia nell'Unione europea
 Criteri dell'Unione europea per l'imposizione della pace, in particolare nella Repubblica democratica del Congo
 Revisione dell'accordo di Cotonou e fissazione dell'importo del decimo FES
 L'impatto in materia di sviluppo degli accordi di partenariato economico
 Partiti politici europei
 Sfide demografiche e solidarietà tra le generazioni
 Promozione delle colture per scopi non alimentari

Ruote per le autovetture e i loro rimorchi ***
PDF 190kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione della Comunità europea sul progetto di regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente le ruote degli autoveicoli e dei loro rimorchi (COM(2005)0453 - 14451/2005 – C6-0444/2005 – 2005/0181(AVC))
P6_TA(2006)0102A6-0046/2006

(Procedura del parere conforme)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2005)0453– 14451/2005)(1),

–   vista la richiesta di parere conforme presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 4, paragrafo 2, secondo trattino, della decisione 97/836/CE del Consiglio(2) (C6-0444/2005),

–   visti l'articolo 75, paragrafo 1, e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A6-0046/2006),

1.   esprime il suo parere conforme sulla proposta di decisione del Consiglio;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) Decisione del Consiglio del 27 novembre 1997 ai fini dell'adesione della Comunità europea all'accordo della commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite relativo all'adozione di prescrizioni tecniche uniformi applicabili ai veicoli a motore, agli accessori ed alle parti che possono essere installati e/o utilizzati sui veicoli a motore ed alle condizioni del riconoscimento reciproco delle omologazioni rilasciate sulla base di tali prescrizioni ("Accordo del 1958 riveduto") (GU L 346 del 17.12.1997, pag. 78).


Omologazione dei sistemi d'illuminazione anteriore auto-orientanti (AFS) per gli autoveicoli ***
PDF 191kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione della Comunità europea sul progetto di regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite concernente l'omologazione di sistemi di fari direzionali anteriori (AFS) per autoveicoli (COM(2005)0454 – 14454/2005 – C6-0445/2005 – 2005/0180(AVC))
P6_TA(2006)0103A6-0045/2006

(Procedura del parere conforme)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2005)0454 - 14454/2005)(1),

–   vista la richiesta di parere conforme presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 4, paragrafo 2, secondo trattino, della decisione 97/836/CE del Consiglio(2) (C6-0445/2005),

–   visti l'articolo 75, paragrafo 1, e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A6-0045/2006),

1.   esprime il suo parere conforme sulla proposta di decisione del Consiglio;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) Decisione del Consiglio del 27 novembre 1997 ai fini dell'adesione della Comunità europea all'accordo della commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite relativo all'adozione di prescrizioni tecniche uniformi applicabili ai veicoli a motore, agli accessori ed alle parti che possono essere installati e/o utilizzati sui veicoli a motore ed alle condizioni del riconoscimento reciproco delle omologazioni rilasciate sulla base di tali prescrizioni ("Accordo del 1958 riveduto") (GU L 346 del 17.12.1997, pag. 78).


Protocollo all'accordo euromediterraneo con lo Stato di Israele dopo l'allargamento ***
PDF 189kWORD 32k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo all'accordo euromediterraneo di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca all'Unione europea (6060/2006 – COM(2004)0754 – C6-0077/2006 – 2004/0266(AVC))
P6_TA(2006)0104A6-0059/2006

(Procedura del parere conforme)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2004)0754)(1),

–   visto il testo del Consiglio (6060/2006),

–   vista la richiesta di parere conforme presentata dal Consiglio a norma del combinato disposto dell'articolo 300, paragrafo 3, secondo comma, dell'articolo 310 e dell'articolo 300, paragrafo 2, primo comma, seconda frase, del trattato CE (C6-0077/2006),

–   visti l'articolo 75, paragrafo 1, l'articolo 83, paragrafo 7, e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   visti la raccomandazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A6-0059/2006),

1.   esprime il suo parere conforme sulla conclusione del protocollo;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dello Stato di Israele.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Accordo CE/Danimarca relativo alla competenza giurisdizionale, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale *
PDF 186kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativo alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca che estende alla Danimarca le disposizioni del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio concernente la competenza iurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (COM(2005)0145 – C6-0305/2005 – 2005/0055(CNS))
P6_TA(2006)0105A6-0038/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2005)0145)(1),

–   visti l'articolo 61, lettera c) e l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma del trattato CE,

–   visto l'articolo 300, paragrafo 3, primo comma, del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0305/2005),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 83, paragrafo 7, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0038/2006),

1.   approva la conclusione dell'accordo;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti del Regno di Danimarca e degli altri Stati membri.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Accordo CE/Danimarca relativo alla notificazione e alla comunicazione degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale *
PDF 191kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca che estende alla Danimarca le disposizioni del regolamento (CE) n. 1348/2000 del Consiglio relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale (COM(2005)0146 – C6-0306/2005 – 2005/0056(CNS))
P6_TA(2006)0106A6-0039/2006

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2005)0146)(1),

–   visti l'articolo 61, lettera c) e l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma del trattato CE,

–   visto l'articolo 300, paragrafo 3, primo comma, del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0306/2005),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 83, paragrafo 7, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0039/2006),

1.   approva la conclusione dell'accordo;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti del Regno di Danimarca e degli altri Stati membri.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.


Programma d'azione comunitaria in materia di tutela dei consumatori (2007-2013) ***I
PDF 419kWORD 77k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione comunitaria in materia di salute e tutela dei consumatori (2007-2013)- aspetti dei consumatori (COM(2005)0115 – C6-0225/2005 – 2005/0042B(COD))
P6_TA(2006)0107A6-0032/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0115)(1),

–   vista la decisione della Conferenza dei Presidenti del 30 giugno 2005, con cui è stato deciso di dividere in due parti la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione comunitaria in materia di salute e tutela dei consumatori (2007-2013), in modo da assegnarla sia alla commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare sia alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori per l'eleaborazione di due relazioni separate,

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 153 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0225/2005),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione giuridica (A6-0032/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   rileva che gli stanziamenti indicati nella proposta della Commissione per il periodo successivo al 2006 sono subordinati a una decisione sul prossimo contesto finanziario pluriennale;

3.   chiede alla Commissione di presentare, se del caso, una proposta relativa all'adeguamento dell'importo finanziario di riferimento del programma, una volta adottato il prossimo quadro finanziario pluriennale;

4.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 23 marzo 2006 in vista dell'adozione della decisione n. .../2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione comunitaria in materia di tutela dei consumatori (2007-2013)

P6_TC1-COD(2005)0042B


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 153,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

visto il parere del Comitato delle regioni(3),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4),

considerando quanto segue:

(1)  La Comunità può contribuire alla protezione della sicurezza e degli interessi economici dei cittadini tramite azioni nel campo della tutela dei consumatori.

(2)  Di conseguenza è opportuno istituire un programma d'azione comunitaria nel campo della tutela dei consumatori, che sostituisca la decisione n. 20/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 dicembre 2003, che stabilisce un quadro generale per il finanziamento delle attività comunitarie a sostegno della politica dei consumatori per gli anni 2004-2007(5). É pertanto necessario abrograre tale decisione.

(3)  Parallelamente all'attuazione degli obiettivi di politica dei consumatori stabiliti nel presente programma, occorre conferire un'elevata priorità all'integrazione degli interessi dei consumatori in tutte le politiche comunitarie, a norma dell'articolo 153 del trattato. Il coordinamento con altre politiche ed altri programmi comunitari costituisce un elemento essenziale dell'integrazione delle politiche della tutela dei consumatori nelle restanti politiche. Allo scopo di favorire le sinergie e di evitare doppi impieghi, altri fondi e programmi comunitari dovrebbero contribuire finanziariamente all'integrazione degli interessi dei consumatori nei loro campi d'applicazione rispettivi.

(4)  E' nell'interesse generale dell'Unione europea che la sicurezza dei servizi e dei prodotti non alimentari e gli interessi economici dei cittadini, nonché gli interessi dei consumatori nel quadro dell'elaborazione delle norme relative a prodotti e servizi, siano difesi a livello comunitario. La realizzazione degli obiettivi chiave del programma può dipendere anche dall'esistenza di reti specializzate che richiedono a loro volta la partecipazione finanziaria della Comunità per poter svilupparsi e funzionare. Dato il carattere particolare degli organismi interessati, e in casi di utilità eccezionale, il rinnovo del sostegno comunitario al funzionamento di tali organismi non deve essere assoggettato al principio della riduzione progressiva dell'aiuto comunitario.

(5)  L'attuazione del programma dovrebbe basarsi sulle azioni e sui dispositivi strutturali già esistenti nel campo della protezione dei consumatori. Per l'attuazione del programma è necessario cooperare intensamente con gli organismi e le agenzie interessate.

(6)  Le misure necessarie per l'attuazione della presente decisione sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(6), rispettando il bisogno di trasparenza e assicurando un ragionevole equilibrio tra i diversi obiettivi del programma.

(7)  L'attuazione del programma dovrebbe tener conto del fatto che il mercato interno non può funzionare correttamente se il livello di protezione dei consumatori in alcuni Stati membri è inferiore a quello di altri Stati membri. Il programma dovrebbe pertanto rivolgere particolare attenzione al rafforzamento della protezione dei consumatori e a campagne di sensibilizzazione dei consumatori nei nuovi Stati membri, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo, del 15 dicembre 2005, sulla promozione e la protezione degli interessi dei consumatori nei nuovi Stati membri(7).

(8)  L'accordo sullo Spazio economico europeo (accordo SEE) prevede la cooperazione nel campo della tutela dei consumatori tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e i paesi dell'Associazione europea di libero scambio che fanno parte dello Spazio economico europeo (paesi AELS/SEE), dall'altro. Occorre inoltre adottare disposizioni affinché altri paesi, in particolare i paesi limitrofi, i paesi che hanno presentato domanda di adesione, che sono candidati all'adesione o aderenti alla Comunità, possano partecipare al programma.

(9)  Occorre facilitare l'instaurarsi di relazioni appropriate con i paesi terzi non partecipanti al programma per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di quest'ultimo, tenendo conto di eventuali accordi in materia conclusi tra tali paesi e la Comunità. Di conseguenza, i paesi terzi possono realizzare attività complementari a quelle finanziate nel quadro del programma in ambiti di interesse comune, senza che ciò implichi tuttavia un sostegno finanziario a titolo del programma.

(10)  E" opportuno, inoltre, sviluppare la cooperazione con le organizzazioni internazionali interessate in vista dell'attuazione del programma, puntando alla massima efficacia e al massimo rendimento delle misure attinenti alla tutela dei consumatori sul piano sia comunitario che internazionale, tenendo conto delle capacità e dei ruoli particolari delle diverse organizzazioni.

(11)  Onde accrescere il valore e l'impatto del programma, occorre che le misure intraprese siano oggetto di un monitoraggio regolare e di valutazioni periodiche, comprese delle valutazioni esterne indipendenti. Ai fini della valutabilità della politica dei consumatori è opportuno per quanto possibile definire obiettivi misurabili ed elaborare validi indicatori.

(12)  Visto il ruolo svolto quotidianamente dalla piccole imprese e dalle imprese artigianali in materia di informazione e consulenza ai consumatori sui prodotti e sui servizi e su possibili crisi sanitarie o sui rischi legati all'impiego di determinati materiali, occorre sostenere l'azione delle imprese e delle industrie e delle loro organizzazioni presso i consumatori a tutti i livelli e provvedere a che le legislazioni comunitarie siano rispettate.

(13)  Poiché gli scopi dell'azione prevista nel campo della tutela dei consumatori non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri a motivo del carattere transnazionale delle problematiche in gioco e possono, dunque, essere meglio realizzati a livello comunitario, in quanto l'azione comunitaria può risultare più incisiva ed efficace di altre solo nazionali quando si tratta di proteggere la sicurezza e gli interessi economici dei cittadini, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente decisione si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(14)  La Commissione dovrebbe garantire una transizione appropriata al programma in oggetto che sostituisce il programma attuale, in particolare per quanto riguarda la proroga delle misure pluriennali, nonché la valutazione dei successi conseguiti dal programma precedente e l'individuazione dei settori cui occorre prestare maggiore attenzione.

(15)  Se la Commissione adotta una decisione di delega per gli aspetti logistici ed amministrativi dell'esecuzione del programma, essa dovrebbe farlo dopo una positiva analisi costi/benefici e dopo aver valutato se l'ampliamento delle competenze dell'agenzia esecutiva per il programma di salute pubblica non sia preferibile alla creazione di una agenzia esecutiva complementare,

DECIDONO:

Articolo 1

Istituzione del programma

La presente decisione istitituisce un programma d'azione comunitaria nel campo della tutela dei consumatori, relativo al periodo 1° gennaio 2007-31 dicembre 2013 (in appresso "il programma").

Articolo 2

Scopo ed obiettivi

1.  Il programma integra e appoggia la politica degli Stati membri e contribuisce alla tutela della sicurezza dei cittadini e alla difesa dei loro interessi economici mediante azioni a valore aggiunto.

2.  Lo scopo previsto al paragrafo 1 è perseguito tramite la realizzazione degli obiettivi seguenti, da raggiungere tramite le azioni e gli strumenti indicati nell'allegato I:

   a) approfondire la conoscenza delle problematiche attinenti al consumo e ai mercati, prestando particolare attenzione alle diverse esigenze delle distinte fasce d'età;
   b) regolamentare meglio la protezione dei consumatori, con una maggiore partecipazione dei rappresentanti dei consumatori, di altri esponenti della società civile e degli organismi di ricerca rispetto a quella che può essere assicurata dalle piccole imprese e dalle aziende artigianali;
   c) migliorare l'esecuzione della legislazione, il monitoraggio e i mezzi giudiziari ed extragiudiziari di ricorso individuali e collettivi; e
   d) migliorare l'informazione e l'educazione dei consumatori e responsabilizzarli.

Articolo 3

Modalità di attuazione

1.  Le azioni intese a perseguire lo scopo e gli obiettivi enunciati all'articolo 2 si servono di tutti i metodi di attuazione appropriati disponibili, tra cui in particolare:

   a) l'attuazione diretta o indiretta, su base centralizzata, ad opera della Commissione; e
   b) la gestione congiunta con le organizzazioni internazionali.

2.  Ai fini di cui al paragrafo 1, lettera a), il contributo finanziario della Comunità non supera le seguenti soglie:

   a) il 50% del costo delle azioni destinate a favorire la realizzazione di un obiettivo proprio di una politica comunitaria nel campo della tutela dei consumatori, salvo in casi di utilità eccezionale, per i quali il contributo comunitario non supererà l"80% dei costi, nel rispetto delle condizioni fissate all'allegato II;
   b) il 50% delle spese di funzionamento di un organismo che persegua uno scopo di interesse generale europeo, qualora tale aiuto si riveli necessario per rappresentare a livello comunitario gli interessi dei cittadini in tema di consumo, o per realizzare gli obiettivi chiave del programma, nel rispetto delle condizioni fissate all'allegato II; e
   c) il 95% delle spese di funzionamento di organizzazioni comunitarie dei consumatori che rappresentino gli interessi dei consumatori nell'elaborazione di norme per i prodotti e i servizi a livello comunitario, nel rispetto delle condizioni fissate all'allegato II.

3.  Il rinnovo della partecipazione finanziaria per le azioni di cui al paragrafo 2, lettere b) e c) può derogare al principio di riduzione progressiva.

4.  Ai fini di cui al paragrafo 1, lettera a), la partecipazione finanziaria della Comunità, laddove la natura dell'obiettivo da raggiungere lo giustifichi, può comportare un finanziamento congiunto da parte di questa e di uno o più Stati membri o da parte della Comunità e delle autorità competenti di altri paesi partecipanti. In tal caso, la partecipazione comunitaria non supera il 50%, salvo in casi di utilità eccezionale, in cui essa non supera il 70% dei costi.

5.  Ai fini di cui al paragrafo 1, lettera a), il contributo finanziario della Comunità può assumere inoltre la forma di un aiuto forfettario qualora ciò sia compatibile con la natura delle azioni interessate. Le soglie massime indicate ai paragrafi 2 e 4 non si applicano a contributi finanziari di tal sorta. I criteri di selezione, di controllo e di valutazione di tali azioni sono da adeguare di conseguenza.

6.  I criteri di valutazione della presenza o meno di un caso di utilità eccezionale figuranti al paragrafo 2, lettera a) e al paragrafo 4, sono prima definiti nel piano di lavoro annuo previsto all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a).

Articolo 4

Attuazione del programma

La Commissione assicura l'attuazione del programma conformemente alle disposizioni di cui all'articolo 7.

Articolo 5

Finanziamento

1.  La dotazione finanziaria indicativa per l'esecuzione del presente programma per il periodo di sette anni a partire dal 1° gennaio 2007 indicato all'articolo 1, è pari a 233 460 000 EUR.

2.  Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio entro i limiti delle prospettive finanziarie.

3.  La spesa amministrativa globale del programma, incluse le spese interne e di gestione di qualsiasi agenzia esecutiva istituita o ampliata per amministrare tale programma, è proporzionata agli obiettivi fissati nel programma ed è subordinata alla decisione dell'autorità di bilancio e dell'autorità legislativa.

Articolo 6

Comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato (in appresso "il comitato").

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della medesima.

Il periodo di cui all'articolo 4, paragrafo 3 della decisione 1999/468/CE è fissato a due mesi.

3.  Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

Articolo 7

Misure di attuazione

1.  Le misure necessarie per l'attuazione della presente decisione relativamente alle questioni citate in appresso sono adottate conformemente alla procedura di cui all'articolo 6, paragrafo 2:

   a) il piano di lavoro annuo per la messa in opera del programma, che definisce le priorità da rispettare e le azioni da intraprendere, ivi compresi la ripartizione delle risorse e i criteri pertinenti segnatamente per la selezione, la concessione e la percentuale applicabile del contributo finanziario della Comunità;
   b) le modalità di valutazione del programma conformemente all'articolo 10.

2.  La Commissione adotta tutte le altre misure necessarie per l'esecuzione della presente decisione. Esse sono notificate al comitato.

Articolo 8

Partecipazione di paesi terzi

Il programma è aperto alla partecipazione dei seguenti paesi:

   a) paesi dell'AELS/SEE, conformemente alle condizioni stabilite nell'accordo sullo Spazio economico europeo; e
   b) paesi terzi, in particolare i paesi europei limitrofi, quelli che hanno presentato domanda di adesione, i candidati all'adesione e i paesi in via di adesione all'Unione, nonché i paesi dei Balcani occidentali inclusi nel processo di stabilizzazione e di associazione, conformemente alle condizioni definite nei diversi accordi bilaterali o multilaterali che fissano i principi generali della partecipazione di tali paesi ai programmi comunitari.

Articolo 9

Cooperazione internazionale

Durante l'attuazione del programma sono incoraggiate le relazioni con i paesi terzi non partecipanti e con le organizzazioni internazionali interessate.

Articolo 10

Monitoraggio, valutazione e divulgazione dei risultati

1.  La Commissione, in stretta collaborazione con gli Stati membri, segue la realizzazione delle azioni del programma alla luce delle sue finalità. Essa rende conto al comitato e tiene informato il Parlamento europeo e il Consiglio.

2.  A richiesta della Commissione, gli Stati membri forniscono informazioni sull'attuazione e l'impatto del presente programma.

3.  La Commissione fa sì che il programma venga valutato dopo tre anni dal suo inizio, nonché quando è giunto a termine. La Commissione comunica le relative conclusioni, corredate delle sue osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

4.  La Commissione rende pubblici i risultati delle azioni condotte conformemente alla presente decisione e provvede alla loro diffusione.

Articolo 11

Abrogazione

La decisione n. 20/2004/CE è abrogata.

Articolo 12

Misure transitorie

La Commissione adotta tutte le misure necessarie per assicurare la transizione dalle misure adottate in virtù della decisione n. 20/2004/CE a quelle da attuarsi nel quadro del presente programma.

Articolo 13

Disposizione finale

La presente decisione entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a , il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

Azioni e strumenti di cui all'articolo 2

Obiettivo I - Approfondire la conoscenza delle problematiche attinenti al consumo e ai mercati;

Azione 1: Monitoraggio e valutazione degli sviluppi del mercato che hanno una ripercussione sugli interessi economici o altri interessi dei consumatori, compresi, tra gli altri, sondaggi sui prezzi, inventario e analisi dei reclami dei consumatori, analisi della commercializzazione transfrontaliera e degli acquisti effettuati dai consumatori presso le stesse imprese, e indagini sulle trasformazioni nella struttura dei mercati.

Azione 2: Raccolta e scambio di dati e informazioni che forniscano una base di conoscenze per elaborare la politica dei consumatori ed integrare gli interessi dei consumatori nelle altre politiche comunitarie, grazie anche ad indagini sui comportamenti dei consumatori e delle imprese, lavori di ricerca sul consumo e, più in generale, sul mercato nell'ambito dei servizi finanziari, nonché raccolta e analisi di dati statistici e di altri dati pertinenti, il cui elemento statistico sarà sviluppato, qualora necessario, sulla base del programma statistico comunitario.

Azione 3: Raccolta, scambio e analisi di dati e messa a punto di strumenti di valutazione che forniscano una base di conoscenze scientifiche in materia di sicurezza dei prodotti di consumo e dei servizi, compresa l'esposizione dei consumatori alle sostanze chimiche liberate dai prodotti.

Azione 4: Introduzione di una procedura di rendiconto regolare sul consumo e la protezione dei consumatori nel mercato europeo, basata sulla creazione di un sistema permanente d'informazione e di monitoraggio dei consumatori a livello europeo che riunisca, esamini e analizzi i dati utili per fornire informazioni obiettive, affidabili e comparabili, tali da consentire alla Comunità e agli Stati membri di adottare misure per proteggere i consumatori, valutare i risultati delle stesse, stimolare lo scambio di informazioni sulle prassi migliori e garantire che il pubblico sia informato correttamente sullo stato del consumo nel mercato interno.

Azione 5: Realizzazione di un repertorio delle legislazioni, delle regolamentazioni e delle prassi esistenti negli Stati membri e valutazione delle misure di attuazione della legislazione comunitaria negli Stati membri.

Obiettivo II – Regolamentare meglio la tutela dei consumatori e armonizzare la legislazione in materia

Azione 6: Elaborazione di iniziative legislative e di altre iniziative normative, nonché promozione di iniziative di autoregolamentazione assicurando la partecipazione degli operatori interessati, come le organizzazioni di piccole e medie imprese, di microimprese e di aziende artigianali, tra cui:

   6.1. l'analisi comparativa dei mercati e dei sistemi normativi;
   6. 2. la consulenza giuridica e tecnica per lo sviluppo delle politiche relative alla sicurezza dei servizi;
   6.3. la consulenza tecnica in relazione alla valutazione della necessità di norme di sicurezza dei prodotti e dell'elaborazione di mandati di normalizzazione del CEN per prodotti e servizi;
   6.4. la consulenza giuridica e tecnica per lo sviluppo delle politiche relative agli interessi economici dei consumatori;
   6.5. seminari con le parti interessate ed esperti;
   6.6. il dialogo tra organizzazioni di consumatori, rappresentanti di imprese, prestando particolare attenzione alle piccole e medie imprese, e la Commissione;
   6.7. la consulenza giuridica e tecnica per lo sviluppo di uno strumento di armonizzazione relativo alla tutela dei consumatori e ai contratti transfrontalieri;
   6.8. la consulenza giuridica e tecnica per l'elaborazione di linee guida concernenti pratiche commerciali corrette, secondo le quali il produttore, su richiesta, deve essere in grado di verificare ogni asserzione su un prodotto o un servizio e ha l'obbligo di fornire al consumatore informazioni preliminari sulle condizioni di acquisto.

Obiettivo III - Migliorare l'applicazione della legislazione, il controllo e la protezione giuridica

Azione 7: Coordinamento delle azioni di sorveglianza e di applicazione della legislazione relativa alla protezione dei consumatori, tra cui:

   7. 1 sviluppo e gestione di strumenti della tecnologia dell'informazione (ad esempio, basi di dati, sistemi di informazione e di comunicazione);
   7.2. organizzazione di formazioni, seminari, conferenze sull'applicazione della legislazione;
   7. 3. programmazione ed elaborazione di azioni congiunte in materia di applicazione della legislazione;
   7. 4. azioni pilota congiunte in materia di applicazione della legislazione;
   7.5. analisi dei problemi posti dall'applicazione della legislazione e delle possibili soluzioni.

Azione 8: Elaborazione di un quadro istituzionale e giuridico generale per la cooperazione tra gli Stati membri in materia di applicazione della legislazione.

Azione 9: Contributi finanziari per attività specifiche comuni di sorveglianza e di applicazione, al fine di migliorare la cooperazione nel campo dell'amministrazione e dell'applicazione della legislazione comunitaria relativa alla tutela dei consumatori, ivi compresa la direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti(8), nonché per altre azioni che rientrano nel contesto della cooperazione amministrativa.

Azione 10: Monitoraggio e valutazione della sicurezza dei prodotti non alimentari e dei servizi, compresi, in particolare:

   10.1. rafforzamento ed estensione della sfera d'applicazione e dell'operatività del sistema di allarme RAPEX, tenuto conto degli sviluppi intervenuti nello scambio di informazioni sulla sorveglianza del mercato;
   10.2. analisi tecnica delle notifiche di allarme;
   10.3. raccolta e valutazione di dati sui rischi derivanti da prodotti e servizi specifici destinati ai consumatori;
   10.4. sostegno alla consultazione scientifica e alla valutazione dei rischi, ivi compresi i compiti dei comitati scientifici indipendenti istituiti con la decisione 2004/210/CE della Commissione, del 3 marzo 2004, che istituisce comitati scientifici nel settore della sicurezza dei consumatori, della sanità pubblica e dell'ambiente(9);
   10.5. ulteriore sviluppo della rete per la sicurezza dei prodotti destinati ai consumatori come contemplato dalla direttiva 2001/95/CE;
   10.6. analisi dei dati relativi agli infortuni ed elaborazione di orientamenti sulle migliori pratiche relativamente alla sicurezza dei prodotti e dei servizi destinati ai consumatori e facilitazione dell'accesso a tali informazioni per i consumatori;
   10.7. elaborazione di metodologie di raccolta dei dati sugli infortuni legati alla sicurezza dei prodotti e dei servizi di consumo e gestione di una base di dati in tale ambito.

Azione 11: Monitoraggio del funzionamento dei sistemi per la risoluzione alternativa delle controversie e valutazione del loro impatto sui consumatori.

Azione 12: Controllo del recepimento e dell'applicazione da parte degli Stati membri della legislazione in materia di tutela dei consumatori, in particolare della direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno (direttiva sulle pratiche commerciali sleali)(10) e del regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 27 ottobre 2004, sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori (regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori)(11), nonché delle politiche nazionali di tutela dei consumatori.

Azione 13: Messa a disposizione delle associazioni dei consumatori, e in particolare delle associazioni dei consumatori dei nuovi Stati membri, di competenze tecniche e giuridiche specifiche al fine di aiutarle a sostenere azioni di applicazione della legislazione e di sorveglianza.

Obiettivo IV - Aumentare la capacità dei cittadini di prendere decisioni migliori in merito ai loro interessi in quanto consumatori - Migliorare l'informazione e l'educazione dei consumatori e responsabilizzarli.

Azione 14: Migliorare la comunicazione con i cittadini dell'UE per quanto riguarda le questioni attinenti alla tutela dei consumatori, compresi:

   14.1. conferenze, seminari e riunioni di esperti e delle parti interessate;
   14.2. pubblicazioni riguardanti tematiche d'interesse per la politica nel campo della tutela dei consumatori;
   14.3. comunicazione di informazioni on line.

Azione 15: Messa a punto e aggiornamento di basi di dati pubbliche, facilmente accessibili, riguardanti l'applicazione della legislazione comunitaria relativa alla tutela dei consumatori e della giurisprudenza in materia.

Azione 16: Azioni di informazione sulle misure di protezione dei consumatori e sui diritti dei consumatori, in particolare nei nuovi Stati membri, in cooperazione con le loro associazioni dei consumatori.

Azione 17: Educazione dei consumatori, comprese azioni specifiche rivolte ai giovani consumatori, ai consumatori anziani nonché a specifiche categorie di consumatori manifestamente più vulnerabili, e sviluppo di strumenti interattivi on-line di educazione dei consumatori.

Azione 18: Rappresentanza degli interessi dei consumatori europei presso le istanze internazionali, compresi gli organismi internazionali di normalizzazione e gli organismi internazionali del commercio.

Azione 19: Formazione dei membri del personale delle associazioni dei consumatori regionali, nazionali e comunitarie, e altre misure intese a consolidare le loro competenze.

Azione 20: Contributi finanziari ad azioni congiunte condotte con enti pubblici o senza finalità di lucro facenti parte di reti comunitarie che forniscono informazione ed assistenza ai consumatori per aiutarli ad esercitare i loro diritti e ad ottenere accesso ad assistenza e consulenza giuridica, mediazione ed altre forme alternative per la risoluzione delle controversie, incluso il sistema SOLVIT della Commissione, iscrivendo il tutto sotto l'egida della rete dei centri europei dei consumatori. Sarà rivolta particolare attenzione all'assistenza ai nuovi Stati membri e ai paesi candidati.

Azione 21: Contributi finanziari alla copertura dei costi di funzionamento delle associazioni dei consumatori comunitarie che rappresentano gli interessi dei consumatori nell'elaborazione delle norme relative ai prodotti e servizi su scala comunitaria.

Azione 22: Contributi finanziari alla copertura dei costi di funzionamento delle associazioni dei consumatori comunitarie.

Azione 23: Potenziamento delle capacità delle associazioni dei consumatori negli Stati membri che hanno una tradizione più recente nel campo della tutela dei consumatori e della partecipazione dei consumatori all'elaborazione delle politiche, fornendo loro una formazione atta a sviluppare le loro competenze e assistenza finanziaria per campagne di informazione e per il controllo dell'applicazione della legislazione comunitaria in materia di consumatori.

Azione 24: Fornitura di consulenza tecnica e giuridica specifica alle associazioni dei consumatori onde sostenere la loro partecipazione e il loro apporto ai processi di consultazione sulle iniziative legislative e non legislative della Comunità in settori rilevanti, quali le politiche del mercato interno, i servizi di interesse generale e il programma quadro decennale sulla produzione e il consumo sostenibili.

Obiettivo V - Accrescere la partecipazione della società civile, degli organismi di ricerca e delle parti interessate all'elaborazione della politica di tutela dei consumatori e sviluppare la cooperazione internazionale nel campo della ricerca relativa ai consumatori affinché risponda alle esigenze della società e si evitino sovrapposizioni.

Azione 25: Promozione e rafforzamento delle associazioni dei consumatori su scala comunitaria.

Azione 26: Costituzione di reti di organizzazioni non governative dei consumatori e di altre parti interessate.

Azione 27: Potenziamento degli organismi e dei meccanismi di consultazione su scala comunitaria.

Obiettivo VI - Integrare gli obiettivi della politica dei consumatori nelle altre politiche comunitarie.

Azione 28: Elaborazione e applicazione di metodi di valutazione dell'impatto delle politiche e delle attività comunitarie sugli interessi dei consumatori.

Azione 29: Scambio di migliori pratiche con gli Stati membri in materia di politiche nazionali.

Obiettivo VII - Promozione della cooperazione internazionale nel campo della protezione dei consumatori.

Azione 30: Misure di cooperazione con le organizzazioni internazionali.

Azione 31: Misure di cooperazione con i paesi terzi non partecipanti al programma.

Azione 32: Misure di incoraggiamento al dialogo tra le associazioni dei consumatori.

Azione comune a tutti gli obiettivi

Azione 33: Contributi finanziari a progetti specifici a livello comunitario o nazionale in vista della realizzazione di obiettivi della politica dei consumatori, tra cui progetti volti a promuovere lo scambio transfrontaliero di informazioni e migliori prassi.

ALLEGATO II

Beneficiari - Criteri per l'applicazione dell'articolo 3

1.  I contributi finanziari per le azioni di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera a) possono essere accordati a una persona giuridica o a un'associazione di persone giuridiche (come organismi pubblici indipendenti e organizzazioni regionali di consumatori), che agiscano indipendentemente dal settore industriale e da quello commerciale e siano responsabili dell'esecuzione dei progetti.

2.  I contributi finanziari per le azioni di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b) possono essere assegnati a organizzazioni comunitarie di consumatori che:

   a) sono non governative, senza fini di lucro, indipendenti da interessi industriali, commerciali, delle imprese o da altri interessi incompatibili e hanno come obiettivi e attività principali la promozione e la tutela della salute, della sicurezza e degli interessi economici dei consumatori nella Comunità;
   b) sono state delegate a rappresentare gli interessi dei consumatori a livello comunitario da organizzazioni nazionali di consumatori di almeno la metà degli Stati membri, le quali rappresentano i consumatori, secondo le norme o le pratiche nazionali, e sono attive a livello regionale o nazionale;
   c) hanno fornito alla Commissione resoconti soddisfacenti in merito ai loro aderenti, al loro regolamento interno e alle fonti di finanziamento.

3.  I contributi finanziari per le azioni di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera c) possono essere assegnati a organizzazioni comunitarie di consumatori che:

   a) sono non governative, senza fini di lucro, indipendenti da interessi industriali, commerciali, delle imprese o da altri interessi incompatibili, e hanno come obiettivi e attività principali la rappresentanza degli interessi dei consumatori nel processo di standardizzazione a livello comunitario; e
  b) sono state delegate in almeno due terzi degli Stati membri a rappresentare gli interessi dei consumatori a livello comunitario:
   - da organismi che rappresentano, secondo le norme o le pratiche nazionali, le organizzazioni di consumatori negli Stati membri, o
   - in assenza di tali organizzazioni, da organizzazioni nazionali di consumatori negli Stati membri le quali rappresentano i consumatori, secondo le norme o le pratiche nazionali, e sono attive a livello nazionale; e
   c) hanno fornito alla Commissione informazioni soddisfacenti sulla loro composizione, sulle loro norme interne e sulle fonti di finanziamento.

4.  I contributi finanziari per le azioni di cui all'articolo 3, paragrafo 4 possono essere concessi a un organismo pubblico o a un organismo senza fini di lucro designato dallo Stato membro o dalla competente autorità interessata con l'accordo della Commissione.

(1) Non ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale.
(2) Parere del 14 febbraio 2006 (non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale).
(3) Parere del 16 febbraio 2006 (non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale).
(4) Posizione del Parlamento europeo del 23 marzo 2006.
(5) GU L 5 del 9.1.2004, pag. 1. Decisione modificata dalla decisione n. 786/2004/CE (GU L 138 del 30.4.2004, pag. 7).
(6) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(7) Testi approvati, P6_TA(2005)0526.
(8) GU L 11 del 15.1.2002, pag. 4.
(9) GU L 66 del 4.3.2004, pag. 45.
(10) GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.
(11) GU L 364 del 9.12.2004, pag. 1. Regolamento modificato dalla direttiva 2005/29/CE.


Professioni legali
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Risoluzione del Parlamento europeo sulle professioni legali e l'interesse generale nel funzionamento dei sistemi giuridici
P6_TA(2006)0108B6-0203/2006

Il Parlamento europeo,

–   visti i principi di base delle Nazioni Unite del 7 settembre 1990 sul ruolo degli avvocati,

–   vista la raccomandazione del Consiglio d'Europa Rec (2000) 21 del 25 ottobre del 2000 sulla libertà d'esercizio della professione di avvocato,

–   vista la sua risoluzione del 18 gennaio 1994 sulla professione di notaio nelle Comunità(1),

–   vista la sua risoluzione del 5 aprile 2001 sulle tabelle degli onorari e le tariffe obbligatorie per talune libere professioni, in particolare per gli avvocati e sulla particolarità del ruolo e della posizione delle libere professioni nella società moderna(2),

–   vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2003 sulle regolamentazioni di mercato e norme di concorrenza per le libere professioni(3),

–   vista la direttiva 77/249/CEE del Consiglio, del 22 marzo 1977, intesa a facilitare l'esercizio effettivo della libera prestazione di servizi da parte degli avvocati(4),

–   vista la direttiva 98/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 1998, volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata la qualifica(5),

–   vista la direttiva 2003/8/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, intesa a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie(6),

–   vista la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali(7),

–   vista la sua posizione del 16 febbraio 2006 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui servizi del mercato interno(8),

–   vista la comunicazione della Commissione "I servizi professionali - proseguire la riforma" del 5 settembre 2005 (COM(2005)0405),

–   vista la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee sul diritto comunitario della concorrenza e sulla libera prestazione di servizi, con specifico riferimento alle disposizioni nazionali riguardanti gli onorari minimi nel settore giuridico;

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che la Corte di giustizia delle Comunità europee ha riconosciuto :

   - l'indipendenza, l'assenza di conflitti di interesse e il segreto/confidenzialità professionale quali valori fondamentali nella professione legale che rappresentano considerazioni di pubblico interesse,
   - la necessità di regolamenti a protezione di questi valori fondamentali per l'esercizio corretto della professione legale, nonostante gli inerenti effetti restrittivi sulla concorrenza che ne potrebbero risultare,
   - che lo scopo del principio della libera prestazione di servizi applicato alle professioni giuridiche è quello di promuovere l'apertura dei mercati nazionali mediante la possibilità offerta ai prestatari di servizi e ai loro clienti di beneficiare pienamente del mercato interno della Comunità,

B.   considerando che qualsiasi riforma delle professioni legali ha conseguenze importanti che vanno al di là delle norme della concorrenza incidendo nel campo della libertà, della sicurezza e della giustizia e in modo più ampio, sulla protezione dello stato di diritto nell'Unione europea,

C.   considerando che i principi di base delle Nazioni Unite sul ruolo degli avvocati del 7 settembre 1990 stabiliscono che:

   - gli avvocati hanno diritto a costituire e ad essere membri di associazioni professionali in rappresentanza dei loro interessi, a promuovere l'educazione continua e la formazione professionale e a proteggere la loro integrità professionale. L'organismo esecutivo delle organizzazioni professionali è eletto dai suoi membri e esercita le sue funzioni senza interferenze esterne;
   - le associazioni professionali di avvocati hanno un ruolo vitale nel promuovere il rispetto dell'etica e delle norme professionali, nel proteggere i suoi membri da procedimenti, interferenze e limitazioni ingiuste, fornendo servizi legali a tutti coloro che lo necessitano e cooperando con istituzioni governative e di altro tipo ai fini della giustizia e dell'interesse pubblico;
   - processi disciplinari contro gli avvocati sono celebrati di fronte a commissioni disciplinari imparziali create dalla professione legale, di fronte ad autorità statutaria indipendente o un tribunale e sono soggetti a revisione giurisdizionale indipendente;

D.   considerando che la protezione adeguata dei diritti umani e delle libertà fondamentali cui ha diritto ogni persona, nel campo economico, sociale, culturale, civile e politico, richiede che ogni persona abbia effettivo accesso ai servizi legali forniti da una professione legale indipendente,

E.   considerando che gli obblighi dei professionisti legali di mantenere l'indipendenza, evitare conflitti di interesse e rispettare la riservatezza del cliente sono messi particolarmente in pericolo qualora siano autorizzati ad esercitare la professione in organizzazioni che consentono a persone che non sono professionisti legali di esercitare o condividere il controllo dell'andamento dell'organizzazione mediante investimenti di capitale o altro, oppure nel caso di partenariati multidisciplinari con professionisti che non sono vincolati da obblighi professionali equivalenti,

F.   considerando che la concorrenza dei prezzi non regolamentata tra i professionisti legali, che conduce a una riduzione della qualità del servizio prestato, va a detrimento dei consumatori,

G.   considerando che il mercato dei servizi legali è caratterizzato dall'asimmetria dell'informazione tra avvocati e consumatori, tra cui le piccole e medie imprese, in quanto questi ultimi non dispongono dei criteri necessari per valutare la qualità dei servizi prestati,

H.   considerando che l'importanza di una condotta etica, del mantenimento della confidenzialità con i clienti e di un alto livello di conoscenza specialistica necessita l'organizzazione di sistemi di autoregolamentazione, quali quelli oggi governati da organismi e ordini della professione legale,

I.   considerando che i notai di diritto civile sono nominati dagli Stati membri quali pubblici ufficiali il cui compito include la redazione di documenti ufficiali di valore speciale a fini probatori e di immediata esecuzione,

J.   considerando che i notai di diritto civile svolgono lavoro di ampia investigazione e esame a nome dello Stato in questioni legate alla protezione legale non giurisdizionale, particolarmente in relazione con il diritto societario - in base al diritto comunitario in alcuni casi - e una parte del loro lavoro è soggetta al controllo disciplinare dello Stato membro competente, comparabile a quello che si applica ai giudici e ai funzionari pubblici,

K.   considerando che la delega parziale dell'autorità dello Stato è un elemento originale inerente all'esercizio della professione di notariato di diritto civile, e che si esercita attualmente su base regolare e rappresenta una parte importate delle attività del notaio di diritto civile,

1.   riconosce pienamente la funzione cruciale esercitata dalle professioni legali in una società democratica, al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, lo stato di diritto e la sicurezza nell'applicazione della legge, sia quando gli avvocati rappresentano e difendono i clienti in tribunale che quando danno parere legale ai loro clienti;

2.   ribadisce le dichiarazioni fatte nelle proprie risoluzioni del 18 gennaio 1994 e del 5 aprile 2001 e nella sua posizione del 16 dicembre 2003;

3.   evidenzia le alte qualificazioni richieste per accedere alla professione legale, il bisogno di proteggere tali qualificazioni che caratterizza le professioni legali, nell'interesse dei cittadini europei e il bisogno di creare una relazione specifica basata sulla fiducia tra i membri delle professioni legali e i loro clienti;

4.   ribadisce l'importanza delle norme necessarie ad assicurare l'indipendenza, la competenza, l'integrità e la responsabilità dei membri delle professioni legali, con lo scopo di garantire la qualità dei loro servizi, a beneficio dei loro clienti e della società in generale, e per salvaguardare l'interesse pubblico;

5.   accoglie con favore il fatto che la Commissione riconosca che le riforme sono eseguite in maniera più efficace a livello nazionale e che le autorità degli Stati membri, specialmente gli organismi legislativi, sono nella posizione migliore per definire le norme che si applicano alle professioni legali;

6.   fa notare che la Corte di giustizia ha concesso ai legislatori nazionali e alle associazioni ed organismi professionali un margine di discrezionalità nella decisione delle misure appropriate e necessarie a protezione dell'esercizio congruo delle professioni legali negli Stati membri;

7.   nota che qualunque tipo di attività di un organismo professionale deve essere considerata separatamente, in maniera che le norme sulla concorrenza si applichino all'associazione soltanto quando agisce esclusivamente nell'interesse dei suoi membri e non quando agisce nell'interesse generale;

8.   ricorda alla Commissione che le finalità della regolamentazione dei servizi legali sono la protezione dell'interesse pubblico, la garanzia del diritto di difesa e l'accesso alla giustizia, e la sicurezza nell'applicazione della legge e che per queste ragioni non può essere conforme ai desideri del cliente;

9.   incoraggia gli organismi professionali, le organizzazioni e le associazioni delle professioni legali a istituire un codice di condotta a livello europeo, con norme relative all'organizzazione, alle qualificazioni, alle etiche professionali, al controllo, alla trasparenza e alla comunicazione, per garantire che il consumatore finale dei servizi legali disponga delle garanzie necessarie in relazione all'integrità e all'esperienza e per garantire la sana amministrazione della giustizia;

10.   invita la Commissione a tenere conto del ruolo specifico delle professioni legali in una società governata dallo Stato di diritto e ad effettuare un'analisi esaustiva del modo in cui operano i mercati di servizi legali nel momento in cui la Commissione propone il principio "minore regolamentazione, regolamentazione migliore";

11.   invita la Commissione ad applicare le norme sulla concorrenza - ove opportuno, nel rispetto della giurisprudenza della Corte di giustizia;

12.   considera che gli interessi pubblici che prevalgono sui principi della concorrenza dell'Unione europea si trovano nel sistema legale dello Stato membro in cui le norme sono adottate o producono i loro effetti, mentre non esiste un criterio d'interesse pubblico della UE, comunque lo si voglia definire;

13.   invita la Commissione a non applicare le norme sulla concorrenza dell'Unione europea in materie che, nel quadro costituzionale dell'UE, sono lasciate alla competenza degli Stati membri, quali l'accesso alla giustizia, che include questioni quali le tabelle degli onorari che i tribunali applicano per pagare gli onorari agli avvocati;

14.   sottolinea che i preesistenti ostacoli alla libertà di stabilimento e alla libertà di fornire servizi per le professioni legali sono stati in teoria efficacemente rimossi dalle direttive 77/249/CEE, 98/5/CE e 2005/36/CE; rileva comunque che la verifica sarà realizzata fra due anni e attende con interesse questa approfondita valutazione;

15.   ritiene che le tabelle degli onorari o altre tariffe obbligatorie per avvocati e professionisti legali, anche per prestazioni stragiudiziali, non violino gli articoli 10 e 81 del trattato, purché la loro adozione sia giustificata dal perseguimento di un legittimo interesse pubblico e gli Stati membri controllino attivamente l'intervento di operatori privati nel processo decisionale;

16.   considera che l'articolo 49 del trattato e le direttive 2005/36/CE e 77/249/CEE regolano il principio del paese di destinazione da applicarsi alle tabelle degli onorari e alle tabelle obbligatorie per gli avvocati e altri operatori delle professioni legali;

17.   considera che l'articolo 45 del trattato deve essere applicato pienamente alla professione di notaio di diritto civile in quanto tale;

18.   invita la Commissione a considerare con attenzione i principi e le preoccupazioni espresse in questa risoluzione nell'analisi delle norme che regolano l'esercizio delle professioni legali negli Stati membri;

19.   incoraggia le organizzazioni professionali a continuare a sviluppare le proprie attività nel settore del patrocinio giuridico, al fine di garantire che ognuno abbia il diritto ad ottenere consulenza e assistenza legali;

20.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione.

(1) GU C 44 del 14.2.1994, pag. 36.
(2) GU C 21 E del 24.1.2002, pag. 364.
(3) GU C 91 E del 15.4.2004, pag. 126.
(4) GU L 78 del 26.3.1977, pag. 17.
(5) GU L 77 del 14.3.1998, pag. 36.
(6) GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41.
(7) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22.
(8) Testi approvati, P6_TA(2006)0061.


Diritto europeo dei contratti e revisione dell'acquis: la via da seguire
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Risoluzione del Parlamento europeo sul diritto contrattuale europeo e la revisione dell'acquis: prospettive per il futuro (2005/2022(INI))
P6_TA(2006)0109A6-0055/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 45 del proprio regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0055/2006),

A.   considerando che l'iniziativa in materia di diritto contrattuale europeo descritta dalla Commissione nella comunicazione dell'11 ottobre 2004 (COM(2004)0651) e su cui la Commissione ha riferito nella prima relazione annuale sullo stato d'avanzamento (COM(2005)0456) dovrebbe costituire essenzialmente un esercizio di migliore attività legislativa a livello dell'Unione, ma non è assolutamente chiaro dove porterà in termini di risultati pratici e se darà luogo a uno o più strumenti vincolanti e su quale base giuridica,

B.   considerando che, nonostante la Commissione neghi che questo sia il proprio obiettivo, è chiaro che molti ricercatori e parti in causa che lavorano sul progetto ritengono che il risultato di lungo termine sarà la redazione di un codice in materia di obbligazioni o perfino di un vero e proprio codice civile europeo e che in ogni caso il progetto è di gran lunga la più importante iniziativa intrapresa nel campo del diritto civile,

C.   considerando che la decisione di lavorare in direzione e per tale codice deve essere presa dalle autorità politiche, poiché la stessa decisione di optare per un codice è politica e il suo contenuto, per quanto giuridico, si basa su obiettivi sociali e politici; considerando che in futuro potrebbe esistere la volontà politica di adottare tale codice, è essenziale che l'attuale lavoro sia condotto bene e con l'appropriato apporto politico,

D.   considerando che, anche se l'iniziativa nella sua forma attuale si limita alla razionalizzazione e al riassetto dell''acquis" nel campo della protezione dei consumatori e alla presentazione di modelli volontari di termini e condizioni contrattuali, è essenziale che le autorità politiche diano un contributo appropriato a tale processo; nel contesto, potrebbe servire da modello l'esperienza recente dei Paesi Bassi con l'adozione di un nuovo codice civile,

E.   considerando che, se l'obiettivo è quello di rivedere l''acquis" in materia di protezione dei consumatori al fine di accrescere la fiducia del pubblico nel mercato interno, è opportuno adottare un elevato livello di protezione dei consumatori,

F.   considerando che il prodotto finale dell'iniziativa dovrebbe essere aperto ad emendamenti da parte del legislatore europeo e formalmente da esso adottato,

G.   considerando che l''acquis" vigente in materia di protezione dei consumatori rappresenta un settore peculiare del diritto comunitario, che riflette lo sforzo del legislatore comunitario di fornire un elevato livello di protezione dei consumatori conformemente ai trattati, e che, sebbene sia evidente che l'iniziativa in materia di diritto contrattuale europeo persegue l'obiettivo più ambizioso di garantire e sviluppare la coerenza del diritto contrattuale nel suo insieme, ciò non dovrebbe comportare una diluizione dei valori centrali dell''acquis" vigente in materia di protezione dei consumatori,

Principi ed obiettivi fondamentali

1.   ribadisce la convinzione, già espressa nelle sue risoluzioni del 26 maggio 1989(1), del 6 maggio 1994(2), del 15 novembre 2001(3) e del 2 settembre 2003(4), secondo cui un mercato interno omogeneo non può essere pienamente funzionale se non si compiono ulteriori passi verso l'armonizzazione del diritto civile;

2.   invita la Commissione ad avvalersi senza indugio dell'attività dei gruppi di ricerca in materia di definizione del diritto contrattuale europeo e della rete per un quadro comune di riferimento (rete QCR(5)), al fine di utilizzarne i risultati innanzitutto per la revisione dell''acquis" nel settore del diritto civile e successivamente per lo sviluppo di un diritto civile comunitario;

Questioni giuridiche sostanziali

3.   sottolinea la necessità che il quadro comune di riferimento proposto e il futuro diritto contrattuale non siano destinati a favorire unilateralmente un gruppo ristretto di partecipanti agli atti giuridici;

4.   ricorda alla Commissione che il termine "impresa" va ben oltre il concetto di "grandi società", poiché comprende le piccole imprese - che possono essere formate anche da una sola persona - che richiedono spesso contratti "su misura", adattati ai loro bisogni e che tengano conto della loro relativa vulnerabilità quando devono negoziare con le grandi imprese;

5.   rileva che il diritto in fase di elaborazione deve essere applicabile non solo alle operazioni contrattuali tra imprese (business-to-business) ma anche a quelle tra imprese e consumatori;

6.   invita la Commissione a distinguere, ove necessario, tra le disposizioni giuridiche applicabili alle operazioni tra imprese e quelle applicabili alle operazioni tra imprese e consumatori e a separare sistematicamente i due settori;

7.   sottolinea che è importante tener conto del principio fondamentale della libertà di concludere un contratto, in particolare nel settore business-to-business;

8.   sottolinea l'importanza di tenere in considerazione il modello sociale europeo nell'armonizzazione del diritto contrattuale;

9.   chiede che siano rispettati le tradizioni e gli ordinamenti giuridici diversi;

10.   invita la Commissione a definire, in modo adeguato e preciso nelle sue future proposte, le modalità di interazione delle stesse con le norme comunitarie in materia di conflitti di legislazioni e con gli ordinamenti giuridici nazionali, segnatamente per quanto riguarda le condizioni che determinano la validità della scelta della legislazione applicabile, le disposizioni inderogabili e il ruolo della lex fori;

11.   rileva che disposizioni giuridiche troppo dettagliate su singoli aspetti del diritto contrattuale comportano il rischio di non saper reagire in modo flessibile alle mutate circostanze giuridiche ed è quindi favorevole all'adozione di norme generali, compresi i concetti giuridici che non sono definiti con precisione, assicurando ai tribunali la necessaria discrezionalità nei giudizi;

12.   chiede alla Commissione di effettuare uno studio approfondito sull'impatto giuridico ed economico delle misure legislative concernenti il diritto civile;

Questioni di carattere procedurale

13.   accoglie con favore la prima relazione annuale della Commissione sullo stato di avanzamento e ne approva l'approccio ben meditato e moderato alla revisione dell''acquis" in materia di protezione dei consumatori;

14.   invita la Commissione nel suo complesso, sotto la responsabilità diretta della direzione generale "Giustizia, libertà e sicurezza" e con il coinvolgimento delle direzioni generali "Mercato interno e servizi" e "Salute e tutela dei consumatori", a partecipare a questa attività e a mettere a disposizione le risorse materiali e umane necessarie, data l'importanza e l'ampiezza del progetto;

15.   invita la Commissione a presentare senza indugio un piano legislativo chiaro contenente i futuri strumenti giuridici mediante i quali intende utilizzare negli atti giuridici i risultati dell'attività dei gruppi di ricerca e della rete QCR;

16.   invita la Commissione a presentare al Parlamento un piano formale per la consultazione accresciuta del Parlamento man mano che il lavoro procede, e per l'attuazione finale dei risultati del lavoro dei ricercatori e della rete QCR;

17.   invita la Commissione ad assicurare che i risultati ottenuti dalla rete siano tenuti in debita considerazione dai gruppi di ricerca nell'ambito della loro attività;

18.   sostiene la Commissione nei suoi sforzi volti a migliorare il processo legislativo, ma sottolinea che il lavoro dei ricercatori nello sviluppo del QCR deve seguire orientamenti chiari definiti dal legislatore UE;

19.   invita la Commissione a contribuire a illustrare i processi a livello di ricerca e parti interessate, elaborando un diagramma organizzativo e/o uno schema operativo che identifichi chiaramente tutti i singoli gruppi, i gruppi di lavoro e le parti coinvolte, indicando il loro ruolo e la loro posizione nei processi;

20.   ritiene auspicabile che, alla luce della relazione finale dei ricercatori, la Commissione presenti al Parlamento le diverse opzioni giuridiche possibili e ricorda che il QCR potrà essere approvato definitivamente solo dopo la convalida politica da parte del Parlamento europeo e del Consiglio;

21.   invita la Commissione a tenerlo costantemente informato, con relazioni ad intervalli almeno trimestrali, circa i risultati ottenuti e l'avanzamento dell'attività dei gruppi di ricerca e della rete QCR;

22.   chiede che almeno i seguenti tre tipi di informazioni figurino nelle relazioni trimestrali:

   a) sintesi dei principali risultati ottenuti fino a quel momento dai gruppi di lavoro,
   b) reazioni dei gruppi di ricerca e
   c) comunicazione della Commissione sulle modalità per far confluire tali risultati nella sua ulteriore attività;

23.   invita la Commissione ad agire nel quadro di una cooperazione il più stretta possibile con il Parlamento, in ogni fase della procedura di sviluppo del QCR; è del parere che dovrebbe essere consultato formalmente prima sulla struttura del progetto e successivamente su ogni titolo o sezione del QCR (a seconda della sua struttura finale) nel corso della finalizzazione, prima di essere consultato sullo strumento finale;

24.   invita la Commissione a consultare il Parlamento prima di adottare ulteriori misure a livello di programmazione;

25.   invita la Commissione a lasciare più tempo ai rappresentanti degli interessi basati sulla pratica perché possano preparare e discutere la complessa materia riguardante l'attività dei gruppi di lavoro della rete QCR;

26.   chiede che le organizzazioni che rappresentano i gruppi d'interesse nella rete QCR possano decidere autonomamente quali rappresentanti partecipano alle riunioni;

27.   incarica la propria commissione giuridica e le commissioni consultate per parere sul diritto contrattuale europeo di seguire in maniera continuativa l'attività della Commissione, dei gruppi di ricerca e della rete e, se del caso, di esprimere pareri sui risultati regolarmente pubblicati dalla Commissione;

28.   esorta ogni Presidenza del Consiglio ad organizzare un forum in cooperazione con la Commissione e il Parlamento europeo, nell'ambito del quale possano essere presentati e discussi i risultati dell'attività svolta;

29.   intraprende, per fornire a tale ambizioso progetto a lungo termine la visibilità e l'attenzione che merita, un'attenta riflessione su come deve essere trattato nell'ambito del Parlamento stesso e, di conseguenza, propone l'istituzione di un gruppo parlamentare di progetto, dotato di risorse finanziarie adeguate, al fine di gestire tale progetto a lungo termine nell'arco dell'attuale legislatura, e in grado di riflettere la cooperazione rafforzata tra le commissioni;

o
o   o

30.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 158 del 26.6.1989, pag. 400.
(2) GU C 205 del 25.7.1994, pag. 518.
(3) GU C 140 E del 13.6.2002, pag. 538.
(4) GU C 76 E del 25.3.2004, pag. 95.
(5) Rete di coloro che rappresentano gli interessi delle organizzazioni dei consumatori, dell'industria, delle imprese e delle professioni legali (rete QCR).


Sicurezza dell'approvvigionamento di energia nell'Unione europea
PDF 211kWORD 59k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla sicurezza dell'approvvigionamento di energia nell'Unione europea
P6_TA(2006)0110RC-B6-0189/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che la sicurezza energetica dovrebbe essere ritenuta una componente essenziale del concetto globale di sicurezza e che ha un impatto sempre maggiore sulla sicurezza complessiva dell'Unione europea,

B.   considerando che la Commissione ha adottato il Libro verde "Una strategia europea per un'energia sostenibile, competitiva e sicura" (COM(2006)0105),

C.   considerando che i tre principali obiettivi della politica energetica dell'UE sono la sicurezza dell'approvvigionamento, la competitività e la protezione dell'ambiente,

D.   considerando che la dipendenza dell'UE a 25 dalle importazioni di energia è del 48% (2002) e che, secondo le previsioni, raggiungerà il 71% entro il 2030 se non verranno prese misure supplementari; considerando altresì che la sicurezza dell'approvvigionamento è una delle condizioni più importanti per la sicurezza energetica,

E.   considerando che nell'UE le importazioni soddisfano il 76,6% della domanda di petrolio, il 53% della domanda di gas, il 35,4% della domanda di carbone e quasi il 100% della domanda di uranio e di prodotti dell'uranio,

F.   considerando che nel 2005 il consumo di energia primaria nell'UE a 25 è stato di 1 700 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep), di cui il 38% petrolio, il 23% gas, il 18% carbone/combustibili solidi, il 15% nucleare e il 6% fonti di energia rinnovabile (FER),

G.   considerando che nel 2004 l'uso finale di energia nell'UE a 25 è stato del 28% nel settore industriale, del 31% nel settore dei trasporti e del 41% nel settore dell'edilizia,

H.   considerando che nella produzione lorda di energia dell'UE a 25 intervengono per il 31% il nucleare, per il 25% i combustibili solidi (prevalentemente carbone), per il 18% il gas, per il 14% le FER e per il 5% il petrolio,

I.   considerando che l'intensità energetica finale nell'UE a 25 è regolarmente diminuita, in modo che solo circa il 70% dell'energia utilizzata da un'unità di produzione economica nel 1980 è stato necessario nel 2004; considerando che, nello stesso periodo, il consumo globale di energia primaria nell'UE a 25 è aumentato ad un tasso medio dello 0,8% l'anno, equivalente allo 0,5% pro capite e per anno,

J.   considerando che il 59% del petrolio consumato nell'UE a 25 nel 2004 è stato utilizzato dal settore dei trasporti, il 17% in quello dell'edilizia, il 16% per usi non energetici e l'8% nel settore industriale, e che, secondo le stime della Commissione, la domanda di energia nel settore dei trasporti dovrebbe aumentare come minimo del 30% entro il 2030, con un incremento che può raggiungere il 5% annuo per il trasporto aereo,

K.   considerando che il 29% del gas consumato nel 2004 nell'UE a 25 è stato utilizzato per produrre elettricità, mentre il restante 71% è stato usato per altri scopi (industria, edilizia ecc),

L.   considerando che la domanda di carbone nell'UE è andata diminuendo per molti anni, che la dipendenza dalle importazioni è già del 35,4% e che sta aumentando in proporzione al consumo di carbone,

M.   considerando che tredici Stati membri producono elettricità nucleare e che taluni Stati membri hanno una politica dichiarata di abbandono graduale dell'energia nucleare,

N.   considerando che, allo stato attuale, il mercato energetico dell'UE non è integrato né sufficientemente competitivo,

O.   considerando che l'UE si è fissata l'obiettivo di portare, entro il 2010, dal 6% al 12% la quota delle energie rinnovabili nel consumo energetico, al 22,1% la loro quota nella produzione di elettricità e al 5,75% la quota nel settore dei carburanti; considerando altresì che detto obiettivo potrà essere raggiunto se tutti gli Stati membri adegueranno di conseguenza le loro politiche,

P.   considerando che il Parlamento europeo ed il Consiglio stanno per adottare la direttiva 2006/32/CE concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici, in virtù della quale gli Stati membri devono elaborare una serie di piani d'azione che prevedano le rispettive strategie di risparmio energetico per i prossimi nove anni,

Q.   considerando che le FER sono principalmente fonti locali e potrebbero essere utilizzate in tutti i settori, vale a dire per l'elettricità, il riscaldamento, il raffreddamento e i trasporti,

R.   considerando che, secondo l'ultimo Eurobarometro relativo all'energia, circa la metà dei cittadini dell'UE (48%) ritiene che il governo nazionale dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo dell'uso dell'energia solare, seguito dalla promozione di una ricerca avanzata per nuove tecnologie energetiche (41%) e dallo sviluppo dell'uso dell'energia eolica (31%), mentre si è meno favorevoli ad una regolamentazione che riduca la dipendenza dal petrolio (23%) e allo sviluppo dell'uso dell'energia nucleare (12%),

S.   considerando che l'UE dovrebbe approfittare del suo grande potenziale per effettuare risparmi energetici in tutti i settori, compreso quello dei trasporti, come anche per sviluppare nuove fonti e tecnologie energetiche rinnovabili,

T.   considerando che l'energia è una risorsa vitale per la crescita economica, l'occupazione e lo sviluppo sociale, e che le perturbazioni nell'approvvigionamento energetico possono creare instabilità e mettere a rischio la pace,

U.   considerando che l'intesa fra Russia e Algeria potrebbe essere il primo passo verso la costituzione di una "OPEC" del gas (essendo la Russia e l'Algeria fra i principali fornitori di gas dell'Unione europea) con importanti conseguenze a medio e lungo termine sia sul prezzo del gas, sia sulla sicurezza dell'approvvigionamento,

Parlando ad una sola voce

1.   accoglie con favore il nuovo Libro verde della Commissione su una politica energetica sostenibile, competitiva e sicura per l'Europa; rileva tuttavia che il Libro verde non propone nuovi obiettivi e non avanza proposte concrete che rispondano ai recenti appelli in vista di una politica energetica comune; sollecita la Commissione e il Consiglio ad assicurare un processo politico rapido, al fine di pervenire quanto prima ad una politica energetica europea più ambiziosa, che comprenda un piano d'azione concreto; chiede che il Parlamento sia pienamente consultato nel corso di tale processo;

2.   rileva che il Libro verde non tratta di settori fondamentali che dipendono in ampia misura da fonti di energia importate, in particolare i trasporti e l'aviazione; ritiene che, per quanto riguarda i trasporti, il Libro verde sia meno ambizioso della relazione finale della Commissione su CARS-21;

3.   osserva che le recenti controversie fra la Russia e i suoi vicini sui prezzi del gas, nonché il recente aumento del prezzo del petrolio greggio hanno messo in evidenza la vulnerabilità delle forniture e della distribuzione di energia; rileva che la politica energetica in senso stretto va collegata alla politica estera e di sicurezza; chiede alla Commissione di reagire ai recenti inviti riguardanti una politica energetica comune;

4.   invita l'UE a prendere l'iniziativa di avviare un'ampia cooperazione con tutti i paesi che sono grandi consumatori di petrolio e di gas – gli Stati Uniti, il Giappone e le grandi economie emergenti come l'India e la Cina – al fine di elaborare una strategia globale completa per organizzare la domanda e combinare gli sforzi intesi a contrastare l'oligopolio della produzione; insiste sul fatto che questa strategia dovrebbe anche promuovere le migliori tecnologie in vista del risparmio e dell'efficienza energetici, nonché l'uso di fonti di energia alternative;

5.   riconosce l'importanza di mantenere buone relazioni politiche con i paesi partner che sono i principali fornitori di energia dell'UE, in particolare la Norvegia, che è il terzo più grande produttore di petrolio nel mondo, che offre un approvvigionamento energetico stabile e che inoltre ha sempre intrattenuto con la Russia relazioni nel settore energetico;

6.   condivide la conclusione del Consiglio secondo cui una visione comune su una strategia in materia di sicurezza dell'approvvigionamento dovrebbe rispettare le differenze geografiche, economiche, regionali, climatiche e strutturali degli Stati membri;

7.   invita ogni Stato membro ad elaborare un piano energetico di prospettiva basato su previsioni di medio e lungo termine riguardanti la sua gestione delle forniture e della domanda, e a dichiarare quali mezzi intende usare per soddisfare la domanda energetica, in termini sia di produzione nazionale che di importazioni, precisando gli effetti di questo equilibrio per quanto riguarda le emissioni di gas ad effetto serra;

8.   sottolinea che una politica attiva a sostegno di riforme democratiche, lo sviluppo della società civile e il progresso sociale nei paesi produttori di energia e in quelli con strutture di transito contribuiranno in modo sostanziale alla stabilità politica di lungo termine, necessaria per la sicurezza dell'approvvigionamento e della distribuzione di energia;

9.   invita la Commissione e il Consiglio a proporre un sistema di mediazione riconosciuto a livello internazionale per i casi di conflitti e dispute concernenti la fornitura e la distribuzione di energia; ritiene che l'UE potrebbe avviare un tale processo sviluppando un sistema di mediazione quale parte della sua politica di vicinato, come anche con altri principali paesi fornitori, e potrebbe promuovere attivamente detto sistema su scala globale; ritiene che l'UE dovrebbe mettere a punto un approccio modello alla gestione internazionale della distribuzione di energia;

10.   sottolinea l'importanza di integrare nella nuova diplomazia energetica dell'UE un dialogo costruttivo con tutti i principali consumatori di energia, e in particolare con le economie emergenti, sull'efficienza energetica e la conservazione dell'energia, al fine di fissare norme minime di efficienza, da armonizzare progressivamente, per prodotti di interesse globale quali le automobili, le apparecchiature, l'elettronica di consumo e le attrezzature per ufficio, e promuovere a livello mondiale l'integrazione delle considerazioni ambientali nelle decisioni in materia di trasporti e di energia;

11.   ribadisce che andrebbero sviluppate nuove strategie atte a ridurre la possibilità di utilizzo dell'uranio e delle scorie nucleari per la produzione e la proliferazione di armi nucleari; sollecita pertanto la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a dare il loro pieno appoggio alle proposte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) atomica volte a multilateralizzare la fornitura di materiale fissile per la produzione di energia nucleare;

Solidarietà nell'UE

12.   sottolinea che un elemento essenziale della politica energetica comune dovrebbe consistere in una solidarietà rafforzata tra gli Stati membri in caso di difficoltà correlate alla sicurezza fisica delle infrastrutture e alla sicurezza dell'approvvigionamento; ritiene inoltre che tale solidarietà rafforzata potenzierebbe considerevolmente la capacità dell'UE di difendere i propri interessi comuni in materia di energia a livello internazionale;

13.   è favorevole ad un rafforzamento della politica europea di vicinato, in particolare per quanto riguarda la cooperazione con i paesi vicini nel settore dell'energia, includendo le infrastrutture di trasporto, cui andrebbe accordata una particolare assistenza finanziaria; chiede che la cooperazione in materia di politica energetica sia integrata nei piani d'azione elaborati nel quadro della politica europea di vicinato;

14.   chiede che nel porre in atto la politica energetica a livello nazionale si segua un approccio basato sull'equità e sulla responsabilità condivisa, onde far sì che, al momento dell'adozione delle decisioni strategiche, vengano consultati anche quei partner fra gli Stati membri che potrebbero essere interessati dalle decisioni stesse;

Un mercato interno ben funzionante

15.   è fermamente convinto che un ruolo essenziale per mantenere la sicurezza degli approvvigionamenti è sostenuto dalla rapida trasposizione delle attuali disposizioni UE da parte di tutti gli Stati membri per giungere ad un mercato interno pienamente funzionante nel settore dell'elettricità e del gas in modo da promuovere la competitività, la trasparenza e l'efficienza energetica;

16.   esprime profonda preoccupazione pertanto per la distorsione del mercato interno causata da misure protezionistiche a sostegno di aziende leader di mercati nazionali e sollecita la Commissione ad assicurare la piena attuazione delle disposizioni relative al mercato interno onde assicurare una concorrenza equa e non discriminatoria ed evitare la formazione di mercati dell'energia oligopolistici;

17.   invita la Commissione a reagire con forza al dominio del mercato e alle imperfezioni del mercato descritte nello studio di settore trasmesso dalla DG Concorrenza il 16 febbraio 2006 e a sottoporre nuove proposte per combattere il dominio del mercato e le imperfezioni del mercato con una serie di azioni e strumenti concreti; chiede una cooperazione più stretta tra le autorità europee e nazionali garanti della concorrenza al fine di fornire una risposta coordinata e veramente europea all'emergere del patriottismo economico nazionale;

18.   chiede al Consiglio di accettare la posizione del Parlamento sulle priorità riguardanti le reti transeuropee nel settore dell'energia onde aggiungere gli anelli mancanti nelle reti transeuropee nel settore dell'energia, così da evitare strozzature, aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento e completare il mercato interno appoggiando progetti specifici ove opportuno;

19.   sollecita gli Stati membri a creare un mercato interno dell'energia giungendo ad un equilibrio tra fonti di approvvigionamento interne ed esterne, assicurando l'interoperabilità delle reti energetiche nazionali e creando un ambiente competitivo per l'energia disaggregando le funzioni di fornitura da quelle di distribuzione, garantendo al contempo la concorrenza tra i distributori;

20.   ritiene che l'evoluzione del quadro di Kyoto dopo il 2012 debba essere presa seriamente in esame oggi, per consentire ai mercati di tenere conto del costo del carbone nei principali programmi di investimento, riconoscendo che la competitività e la crescita europee verranno già ridotte dall'aumento del costo del lavoro e dell'elettricità;

Fonti di energia sostenibili

21.   sollecita la Commissione a proporre misure concrete in materia di energia e ad investire con urgenza e in modo massiccio in un'economia veramente efficiente dal punto di vista energetico per diminuire drasticamente la nostra dipendenza dai combustibili fossili e divenire entro il 2020 l'economia più efficiente del mondo dal punto di vista energetico; sollecita inoltre la Commissione a insistere sempre sul ruolo chiave svolto dalla conservazione e dall'efficienza energetiche nella riduzione della dipendenza energetica;

22.   sottolinea l'enorme divario attualmente esistente in termini di innovazione nel settore energetico e invita la Commissione ad elaborare una tabella di marcia per accelerare la penetrazione nel mercato delle migliori pratiche e tecnologie vigenti nei settori dell'illuminazione, degli elettrodomestici, delle attrezzature da ufficio, dell'elettronica di consumo, degli immobili, delle auto e della produzione energetica decentrata, ricorrendo a una serie di strumenti quali appalti pubblici e meccanismi innovativi di finanziamento, come il finanziamento da parte di terzi;

23.   sottolinea l'importanza eccezionale delle FER, nonché dell'efficienza energetica, per una politica energetica europea concernente il futuro approvvigionamento energetico; chiede pertanto alla Commissione e al Consiglio di proporre nuovi obiettivi e azioni ambiziosi in tale ambito per il periodo successivo al 2010 per garantire uno sviluppo più rapido in ciascuno Stato membro; insiste che dovrebbe esservi una direttiva concernente il riscaldamento e il raffreddamento mediante FER, come deciso dal Parlamento, per assicurare una maggiore penetrazione nel mercato delle FER nel settore del riscaldamento;

24.   ribadisce il suo fermo sostegno alle FER; invita gli Stati membri a raddoppiare gli sforzi intesi a portare la quota delle energie rinnovabili nel consumo globale di energia al 12% e nella produzione di elettricità al 22,1% entro il 2010 e continua a sostenere la direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità(1);

25.   accoglie favorevolmente le nuove iniziative avviate dalla Commissione nel suo piano d'azione sulla biomassa (COM(2005)0628) e la sua strategia dell'UE per i biocarburanti (COM(2006)0034); invita tutte le istituzioni europee ad accelerare gli sforzi volti ad utilizzare il potenziale delle FER provenienti dalla biomassa, prestando la debita attenzione a considerazioni ambientali;

26.   ritiene che la Commissione dovrebbe presentare urgentemente delle proposte e collaborare con l'industria per accelerare il ricorso alle pile a idrogeno e a combustibile, al fine di miglioramenti costanti e di lungo termine dell'efficienza energetica e della conservazione dell'energia nel settore dei trasporti; rileva che la biomassa in genere può contribuire a far fronte al fabbisogno energetico dell'UE mediante la combustione convenzionale; invita la Commissione, visti i vantaggi che il reddito aggiuntivo apporta ai settori agricolo e silvicolo, ad attuare un programma accelerato per organizzare, nel più breve tempo possibile, la produzione, la raccolta di residui agricoli e silvicoli, la pirolisi e l'uso del gas prodotto;

27.   riconosce la crescente importanza del gas, visto l'aumento della sua quota sull'energia totale, e la necessità di ricorrere a strategie differenti per assicurare la sicurezza dell'approvvigionamento di gas, quali lo sviluppo di terminal e di strutture di immagazzinamento di gas naturale liquefatto (GNL) oltreché di nuovi oleodotti;

28.   ritiene che l'energia nucleare formi parte del dibattito politico europeo sul mix energetico; riconosce il ruolo che l'energia nucleare svolge attualmente in alcuni Stati membri per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di elettricità nel quadro del mix energetico e come strumento per evitare le emissioni di CO2, ritiene che le decisioni sulla questione se la produzione di energia nucleare dovrebbe continuare a svolgere un ruolo in taluni Stati membri potranno essere prese solo a livello degli Stati membri nel quadro della sussidiarietà;

29.   concorda con la conclusione della Commissione secondo cui la prima priorità d'azione dovrebbe essere nel campo delle misure di gestione della domanda per migliorare l'efficienza dell'utilizzo energetico e ridurre il consumo mediante la conservazione; deplora profondamente a tal riguardo il ritardo nella presentazione di proposte per il settore dei trasporti; rileva il potenziale economico rappresentato dal risparmio almeno del 20% dell'energia consumata e segnala che tale potenziale crescerà con l'aumento dei prezzi dell'energia, i miglioramenti tecnologici e le economie di scala;

30.   osserva che il settore edilizio, responsabile di oltre il 40% di tutto il consumo energetico nell'UE, costituisce il singolo maggiore consumatore di energia; osserva inoltre che l'aumento dei prezzi dell'energia colpisce non solo l'intera economia ma, soprattutto, le fasce socialmente svantaggiate; incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad elaborare un'iniziativa coordinata per migliorare il parco immobiliare europeo, che proponga soluzioni finanziarie innovative in stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti;

31.   riconosce che lo sviluppo di reti urbane di riscaldamento e di raffreddamento costituisce una possibilità essenziale per rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico degli immobili, dato che assicura maggiore flessibilità nell'utilizzo del combustibile; rileva che la produzione combinata di calore e di energia e la trigenerazione sono tecnologie che dovrebbero essere promosse e che potrebbero non solo contribuire ad accrescere la quota di utilizzo delle energia rinnovabili ma altresì a migliorare l'efficienza energetica, mentre la cogenerazione industriale rappresenta anch'essa una possibilità chiave di riduzione della volatilità dei prezzi dell'energia per i grandi consumatori industriali;

Ricerca e sviluppo

32.   riconosce l'importanza di aumentare gli investimenti nella ricerca e sviluppo, di trarre vantaggio dalle tecnologie esistenti e di promuoverne nuove per mantenere ai primi posti la competitività dell'Europa e di creare nuovi posti di lavoro di lungo termine e sostenibili, mantenendo la coerenza con gli obiettivi dell'Agenda di Lisbona e ponendo le basi per raggiungere globalmente il 7° obiettivo di sviluppo del Millennio per garantire la sostenibilità ambientale;

33.   osserva che vi è un considerevole margine di miglioramento per le FER rinnovabili e per un mercato mondiale di apparecchiature e sistemi basati su tali fonti; invita l'Unione europea a prevedere nel suo settimo programma quadro sulla ricerca e sviluppo delle tecnologie di energia rinnovabile dotate di risorse sufficienti, nonché ad assistere le PMI in questo settore al fine di beneficiare del loro ruolo guida nel campo delle tecnologie per ottenere successo sul mercato mondiale;

34.   rileva che tutte le previsioni concordano sul fatto che le centrali elettriche convenzionali continueranno ad incidere fortemente nella produzione di elettricità, anche a lungo termine, ed è quindi favorevole a promuovere la ricerca e lo sviluppo per quanto concerne l'efficienza di tali centrali e i modi di potenziarla;

35.   ritiene che la conoscenza della tecnologia in materia di fusione nucleare e la sua applicazione abbiano valore strategico e debbano pertanto essere sviluppate ulteriormente nell'UE;

36.   rileva che gli accordi volontari sarebbero altresì utili per potenziare gli sforzi di ricerca e sviluppo da parte delle società operanti nel settore del petrolio e del gas, come parte delle loro responsabilità sociali d'impresa, ai fini della messa a punto di nuove tecnologie in campo energetico;

37.   chiede che nel Settimo programma quadro vengano svolte ricerche sulla biomassa, su tutte le FER, inclusa l'energia marina e l'immagazzinamento dell'energia, e sulla tecnologia per la gasificazione del carbone, per ridurre le emissioni inquinanti e creare un mercato globale in tale settore;

o
o   o

38.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 283 del 27.10.2001, pag. 33.


Criteri dell'Unione europea per l'imposizione della pace, in particolare nella Repubblica democratica del Congo
PDF 111kWORD 35k
Risoluzione del Parlamento europeo sui criteri per le operazioni dell'Unione europea di imposizione della pace nella Repubblica democratica del Congo
P6_TA(2006)0111B6-0190/2006

Il Parlamento europeo,

–   vista la "responsabilità di proteggere" contenuta nel documento finale del Vertice mondiale delle Nazioni Unite del 2005, adottato a New York il 16 settembre 2005,

–   vista l'importanza fondamentale del mantenimento della stabilità nella Repubblica democratica del Congo (RDC) ai fini della stabilità di tutta la regione dell'Africa centrale e dei Grandi Laghi,

–   visto il fatto che la RDC fatica a riprendersi da un devastante conflitto che ha causato più di 4 milioni di morti,

–   vista la delicata fase di transizione che la RDC sta attraversando, con il difficile compito di creare istituzioni democratiche,

–   vista la presenza di 17 000 militari dell'ONU in missione di pace nella RDC con l'obiettivo di stabilizzare il paese,

–   visto il coinvolgimento dell'UE nel mantenimento della stabilità della RDC, attraverso le due missioni della Politica europea di sicurezza e difesa (PESD) attualmente in corso: la missione di consulenza e di assistenza dell'Unione europea per la riforma del settore della sicurezza nella Repubblica democratica del Congo (EU SEC DR Congo) e la missione di polizia dell'Unione europea a Kinshasa (EUPOL Kinshasa),

–   visti gli incoraggianti risultati del referendum costituzionale del dicembre 2005,

–   viste le elezioni programmate per la RDC a giugno 2006,

–   vista la richiesta di assistenza dell'ONU durante il periodo delle elezioni nella RDC,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che l'UE dispone soltanto di un numero limitato di truppe da dispiegare e che la sua priorità dovrebbe essere il mantenimento della pace e della stabilità nei Balcani e nei paesi geograficamente immediatamente vicinidell'Unione,

B.   considerando tuttavia la richiesta dell'ONU e il fatto che l'obiettivo globale dell'UE e della sua politica estera e di sicurezza comune (PESC) nonché della strategia europea di sicurezza (SES) è di rafforzare l'ONU in quanto quadro di un effettivo multilateralismo, come delineato dalla SES,

1.   ritiene che per questo complesso e potenzialmente rischioso dispiegamento di truppe sotto il comando dell'UE debbano essere rispettate le seguenti condizioni:

   - l'operazione dovrebbe avere un mandato forte e ben definito, riferito esclusivamente alla sicurezza delle elezioni presidenziali e parlamentari del 2006,
   - l'operazione militare dovrebbe essere limitata nel tempo alla durata delle elezioni. Occorre che vi sia una strategia chiara circa il trasferimento delle competenze dopo la scadenza del mandato dell'operazione, all'ONU e/o alle autorità militari e di polizia del Congo,
   - la sicurezza nel paese, in particolare nella regione del Katanga e nella regione confinante con il Ruanda, dovrebbe continuare ad essere di competenza dell'ONU; la portata geografica del mandato dell'UE deve essere determinata in base al numero di militari disponibili, ai loro requisiti di sicurezza e dei requisiti operativi della missione,
   - in nessun caso l'operazione militare dovrebbe consistere di truppe provenienti da un solo Stato membro. Il carattere europeo dell'operazione dovrebbe essere espresso attraverso la partecipazione di più Stati membri,
   - un intervento dell'UE potrebbe avere luogo soltanto su richiesta ufficiale del governo congolese ad interim,
   - il dispiegamento di truppe sotto il comando dell'UE avrebbe un duplice obiettivo: la deterrenza di eventuali azioni di disturbo e l'incoraggiamento ai cittadini della RDC ad esercitare il loro diritto di voto. Occorre pertanto che l'operazione europea sia di entità adeguata e credibile,
   - al fine di realizzare tali obiettivi, il Consiglio dovrebbe sviluppare un concetto chiaro di come mobilitare le necessarie forze militari o di polizia (possibilmente di gendarmeria),
   - un'operazione militare limitata nel tempo dovrebbe essere strettamente collegata con gli sforzi della comunità internazionale per la ricostruzione della RDC dopo la guerra civile,
   - impegni chiari devono essere presi dalla comunità internazionale al fine di migliorare l'efficienza a lungo termine e la sostenibilità delle forze di polizia e delle forze armate congolesi;

2.   invita il Consiglio a presentare al Parlamento una proposta chiara con un mandato chiaro che si basi pienamente su uno scenario ben definito dei fabbisogni, corredato di uno scadenzario; rileva che per un'eventuale missione dell'UE nella RDC occorrerà un mandato specifico dell'UE, basato sulla Carta dell'ONU;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, al governo transitorio della RDC nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.


Revisione dell'accordo di Cotonou e fissazione dell'importo del decimo FES
PDF 118kWORD 41k
Risoluzione del Parlamento europeo sulla revisione dell'Accordo di Cotonou e la fissazione della dotazione del 10° FES
P6_TA(2006)0112RC-B6-0191/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'Accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(1), riveduto a Lussemburgo il 24 giugno 2005 (accordo di Cotonou) e, segnatamente, l'Allegato I bis relativo al Quadro finanziario pluriennale di cooperazione a titolo dell'accordo di Cotonou,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo "Verso la piena integrazione della cooperazione con i paesi ACP nel bilancio dell'UE", dell'8 ottobre 2003 (COM(2003)0590),

–   viste le Conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 15 e 16 dicembre 2005, in particolare il punto 70 e l'Allegato II relativi ai rispettivi contributi degli Stati membri ai paesi ACP,

–   viste le proprie precedenti risoluzioni sull'iscrizione in bilancio del Fondo europeo di sviluppo (FES)(2), del 1° aprile 2004, sulle sfide politiche e i mezzi di bilancio dell'Unione allargata 2007-2013(3), dell'8 giugno 2005, e su una strategia di sviluppo per l'Africa(4), del 17 novembre 2005,

–   visti gli impegni assunti dagli Stati membri nel 2005, in particolare:

   che l'Unione Europea e i suoi Stati membri raggiungeranno l'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite dello 0,70% dell'Reddito Nazionale Lordo dell'UE entro il 2015, il che farebbe passare il contributo comunitario agli Obiettivi di Sviluppo per il Millennio da EUR 33 miliardi nel 2003 a più di EUR 84 miliardi nel 2015 (Conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles, 16 e 17 giugno 2005),
   che un obiettivo intermedio dell'UE dello 0,56% sarà raggiunto entro il 2010 per portare i flussi dell'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) a EUR 67 miliardi (Conclusioni della Presidenza del Consiglio Europeo, 16 e 17 giugno 2005),
   che l'UE e gli altri donatori raddoppieranno gli aiuti concessi all'Africa, fornendo così a quest'ultima USD 25 miliardi a titolo dell'APS entro il 2010(5) (Comunicato di Gleneagles dell'8 luglio 2005 del G8 di Gleneagles),

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del proprio regolamento,

A.   considerando l'impegno di cui all'Allegato I bis dell'Accordo di Cotonou, secondo cui "durante questo nuovo periodo, l'Unione europea mantiene il suo aiuto agli Stati ACP a un livello perlomeno equivalente a quello del 9° FES, escluse le rimanenze; a ciò vanno aggiunti, in base alle stime della Comunità, l'incidenza dell'inflazione, la crescita nell'Unione europea e l'ingresso di 10 nuovi Stati membri nel 2004",

B.   considerando che, mentre la Commissione aveva inizialmente calcolato per il 10° Fondo europeo di sviluppo una dotazione media di EUR 24.948 miliardi per il periodo 2008-2013 (6 anni), il Consiglio europeo, in occasione della sua riunione tenutasi a Bruxelles il 15 e 16 dicembre 2005, ha convenuto una dotazione pari a solamente EUR 22.682 miliardi,

C.   considerando che tale riduzione di due miliardi viola gli impegni dell'Unione ai sensi dell'Allegato I bis dell'Accordo di Cotonou e non rispecchia le numerose promesse politiche formulate nel 2005 quanto a un aumento sostanziale dell'APS,

D.   considerando che gli Stati ACP non avrebbero dato il loro consenso all'Accordo di Cotonou senza l'inclusione dell'Allegato I bis relativo al finanziamento e che è dunque opportuno che gli Stati membri dell'UE tengano fede ai loro impegni,

E.   considerando che è necessaria una serie di chiarimenti prima che il PE possa accordare il suo parere conforme all'Accordo di Cotonou,

F.   considerando che l'iscrizione in bilancio del FES non è una cura miracolosa né un ostacolo all'efficacia del partenariato ACP-UE,

G.   considerando che è legittimo interrogarsi su una riforma del FES, 40 anni dopo la sua creazione e che il sistema attuale non è stato in grado di risolvere i problemi legati sia alla rapidità d'esborso sia all'accumulo degli stanziamenti non utilizzati (EUR 11 miliardi),

H.   considerando che l'allargamento dell'Unione europea alla Bulgaria e alla Romania è previsto per il 2007,

I.   considerando l'adesione del Timor orientale all'Accordo di Cotonou il 15 dicembre 2005,

J.   considerando la preoccupazione espressa dai Paesi e Territori d'Oltre Mare (PTOM) quanto alla loro esclusione dal 10° FES e l'incertezza sulla cooperazione tra questi paesi e l'UE,

K.   considerando che gli obiettivi primari dell'accordo di Cotonou sono l'eradicazione della povertà, lo sviluppo sostenibile e la progressiva integrazione dei paesi ACP nell'economia mondiale; considerando che tutti gli Stati ACP e gli Stati membri della UE sono impegnati nel conseguimento degli OSM,

L.   considerando la crescente importanza del dialogo politico nel quadro dell'accordo di Cotonou e la necessità che lo sviluppo sostenga il rispetto dei diritti dell'uomo, i principi democratici e il buongoverno, come pure lo sviluppo sostenibile,

1.   ritiene deplorevole che la dotazione del 10° FES decisa dal Consiglio europeo sia complessivamente inferiore alle stime iniziali della Commissione;

2.   deplora che il gran numero di impegni politici formulati nel 2005 a favore di sostanziali aumenti dell'APS non abbiano portato ad un aumento sostanziale dei contributi degli Stati membri al FES; sottolinea che l'importo proposto per il 10° FES ammonterebbe soltanto allo 0,028% del PIL degli Stati membri;

3.   deplora che, da un lato, gli Stati membri abbiano assunto impegni per un aumento dell'aiuto allo sviluppo ma che, dall'altro, se il livello del 10° FES resterà quello fissato dal Consiglio europeo, i livelli globali dell'APS gestito dalla Commissione passeranno dal 19% ad appena il 14% entro il 2015, il che comporterà una rinazionalizzazione de facto della politica dello sviluppo;

4.   invita gli Stati membri a prendere in esame un significativo aumento dei loro contributi al 10° FES;

5.   invita il Consiglio e la Commissione a chiarire in che modo sarà finanziata la dimensione dello sviluppo negli accordi di partenariato economico, attualmente in fase di negoziato;

6.   esorta il Consiglio a fornire nuovi stanziamenti per i programmi di aiuto al commercio e insiste sul fatto che tali programmi non dovrebbero trasferire risorse già assegnate ad altre iniziative per lo sviluppo, quali gli OSM;

7.   invita il Consiglio a garantire che i contributi della Romania e della Bulgaria al 10° FES siano supplementari, una volta che questi paesi abbiano aderito all'Unione europea;

8.   invita il Consiglio a tenere in considerazione l'adesione di Timor Est all'accordo di Cotonou e chiede altresì che l'aiuto destinato a questo nuovo paese sia chiaramente supplementare rispetto alla formula di cui all'allegato I bis dell'accordo di Cotonou;

9.   invita il Consiglio e la Commissione a chiarire al più presto la questione del futuro finanziamento della cooperazione con i PTOM;

10.   invita il Consiglio e la Commissione a chiarire il futuro finanziamento dell'Unione africana, indicando il livello di finanziamento a titolo del programma MEDA;

11.   ricorda che tutte le spese del FES devono soddisfare i criteri di ammissibilità dell'APS, quali definiti dal Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE;

12.   invita la Commissione a svolgere un ruolo guida nel garantire il coordinamento tra gli Stati membri al fine di promuovere l'efficacia dei finanziamenti comunitari e bilaterali allo sviluppo;

13.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri della UE e dei paesi ACP.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(2) GU C 103 E del 29.4.2004, pag. 833.
(3) Testi approvati, P6_TA(2005)0224.
(4) Testi approvati, P6_TA(2005)0445.
(5) Rispetto ai livelli del 2004, ciò rappresenta un raddoppiamento degli aiuti.


L'impatto in materia di sviluppo degli accordi di partenariato economico
PDF 144kWORD 66k
Risoluzione del Parlamento europeo sull'impatto sullo sviluppo degli accordi di partenariato economico (APE) (2005/2162(INI))
P6_TA(2006)0113A6-0053/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto l'Accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonu il 23 giugno 2000(1) (accordo di Cotonou),

–   vista la Dichiarazione ministeriale dell'Unione africana sui negoziati APE rilasciata alla terza sessione ordinaria della Conferenza dei ministri del commercio dell'Unione africana svoltasi al Cairo il 5-9 giugno 2005,

–   vista la Dichiarazione di Città del Capo approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE in occasione della quarta sessione il 21 marzo 2002(2),

–   vista la dichiarazione dell'81a sessione del Consiglio dei Ministri ACP svoltasi a Bruxelles il 21-22 giugno 2005,

–   vista la dichiarazione conclusiva di Sir John Kaputin alla riunione dei negoziatori regionali APE nel contesto ACP, tenutasi a Londra il 4 ottobre 2005,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato "Aspetti commerciali e di sviluppo dei negoziati APE" del 9 novembre 2005 (SEC (2005)1459),

–   vista la relazione comune sulla fase "tutti gli ACP-CE" dei negoziati APE, Bruxelles, 2 ottobre 2003 (ACP/00/118/03 riv. 1, ACP-CE/NG/43),

–   vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite del 18 settembre 2000 che stabilisce gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) quali criteri fissati congiuntamente dalla comunità internazionale per l'eliminazione della povertà,

–   visto il documento finale del Vertice mondiale ONU 2005 (Millennio + 5) adottato a New York il 16 settembre 2005(3),

–   vista la relazione della Task Force Progetto ONU per il Millennio guidata dal Prof. Jeffrey Sachs, intitolata "Investire nello sviluppo: un piano pratico per realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio",

–   vista la relazione della Commissione europea del 29 ottobre 2004 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio 2000-2004 (SEC(2004)1379),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo del 12 aprile 2005 dal titolo "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio - il contributo dell'Unione europea" (COM(2005)0132),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 13 luglio 2005, intitolata "Proposta di dichiarazione congiunta del Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione - La politica di sviluppo dell'Unione europea - "Il Consenso europeo" (COM(2005)0311),

–   vista la relazione economica sull'Africa per il 2004 dal titolo "Liberare il potenziale commerciale dell'Africa" elaborata dalla commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite,

–   vista la relazione intermedia dei rappresentanti personali dell'Africa del G8 sull'applicazione del piano d'azione per l'Africa, resa pubblica il 1° luglio 2005 dal gruppo degli 8 a Londra,

–   visto il comunicato di Gleneagles, rilasciato l'8 luglio 2005 dal G8 a Gleaneagles,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" del 23-24 maggio 2005,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per lo sviluppo (A6-0053/2006),

A.   considerando che tra il 1975 e il 2000 le relazioni commerciali dell'UE con i paesi ACP sono state disciplinate dalle Convenzioni di Lomé che hanno concesso ai paesi ACP un accesso preferenziale e unilaterale al mercato UE,

B.   considerando che la firma dell'accordo di Cotonou nel 2000 ha inaugurato una nuova era nelle relazioni ACP-UE, prevedendo altresì disposizioni per nuove relazioni commerciali,

C.   considerando che l'obiettivo primario del partenariato ACP-UE e dell'accordo di Cotonou è di migliorare le prospettive per lo sviluppo sociale ed economico dei paesi ACP,

D.   considerando che, pur rimanendo l'UE impegnata a favore degli OSM, questi ultimi dovrebbero essere considerati solamente come un primo passo verso l'eradicazione della povertà,

E.   considerando che gli obiettivi dell'Accordo di Cotonou e dell'UE sono chiari, ma che se si tiene conto dell'impatto previsto degli APE, che si basano attualmente sulle fragili economie dei paesi ACP, nonché dei diversi livelli di sviluppo delle economie dell'UE e dei paesi ACP, il ruolo degli APE nella realizzazione di detti obiettivi viene messo sempre più in discussione da varie parti, tra cui ministri africani, alcuni Stati membri dell'UE nonché la società europea e la società civile nei paesi in via di sviluppo,

F.   considerando che l'integrazione del mercato all'interno dell'UE è stata accompagnata da misure di coesione a sostegno dei paesi economicamente più deboli,

G.   considerando che l'accordo di Cotonou sottolinea la necessità di potenziare le iniziative di integrazione regionale negli Stati ACP, dal momento che la creazione di mercati regionali più vasti e una maggiore integrazione regionale fungeranno da incentivo per commercianti e investitori,

H.   considerando che nell'accordo di Cotonou le parti convengono di concludere nuovi accordi commerciali compatibili con le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), eliminando progressivamente gli ostacoli che intralciano i loro scambi e approfondendo la cooperazione in tutti i settori connessi al commercio,

I.   considerando che gli accordi commerciali esistenti (Allegato V dell'Accordo di Cotonou "Regime commerciale applicabile durante il periodo preparatorio previsto all'articolo 37, paragrafo 1") sono coperti da una deroga alle regole dell'OMC la cui scadenza è prevista per la fine del 2007,

J.   considerando che gli APE dovrebbero definire nuove relazioni commerciali tra gli Stati membri dell'UE e i paesi ACP, ma che la liberalizzazione degli scambi commerciali tra partner disuguali quale strumento per lo sviluppo si è da sempre dimostrata inefficace e persino controproducente,

K.   considerando che l'aspetto regionale degli APE è essenziale per rafforzare non solo il commercio Nord-Sud, ma anche quello Sud-Sud,

L.   considerando che ai paesi meno sviluppati (LDC) degli ACP è stato concesso l'accesso al mercato dell'UE nell'ambito dell'iniziativa "tutto fuorché le armi",

M.   considerando che l'articolo 19 dell'Accordo di Cotonou consente di adeguare la cooperazione ACP-UE alle circostanze specifiche di ciascun paese ACP,

N.   considerando che nelle conclusioni del Consiglio europeo del novembre 2005, gli Stati membri dell'UE hanno convenuto sulla necessità di introdurre e applicare un meccanismo di monitoraggio più efficace per valutare i progressi nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo nell'ambito del processo degli APE,

O.   considerando che, ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 6, dell'Accordo di Cotonou, i paesi ACP hanno il diritto di esaminare alternative agli APE,

P.   considerando che i negoziati APE sono ormai giunti al loro quarto anno e che tuttavia rimangono ancora molti ostacoli alla conclusione dei negoziati entro il 31 dicembre 2007 come previsto nell'accordo di Cotonou; considerando che l'articolo XXIV dell'Accordo GATT prevede la presentazione di un piano e di un calendario per il completamento di un'area di libero scambio "entro un periodo di tempo ragionevole",

1.   si rende conto del fatto che i negoziati APE hanno origine dalla necessità di rendere compatibili le relazioni commerciali ACP-UE con le norme OMC, ma invita la Commissione ad adoperarsi affinché la questione della compatibilità non prevalga sull'obiettivo globale dello sviluppo; esorta la Commissione a non concentrarsi solo sulla compatibilità con le norme OMC, ma a mirare anche, di concerto con i paesi in via di sviluppo, a migliorare le norme OMC rendendole più efficaci ai fini dello sviluppo,

2.   ritiene che, adeguatamente strutturati, gli APE rappresentano un'opportunità per rilanciare le relazioni commerciali ACP-UE, promuovere la diversificazione economica e l'integrazione regionale degli ACP nonché ridurre la povertà in tali paesi;

3.   accoglie con favore l'enfasi ripetutamente posta dalla Commissione secondo cui lo sviluppo deve rimanere l'obiettivo e lo scopo principale di qualsiasi APE;

4.   esprime preoccupazione per il fatto che i negoziati APE/accordi di libero scambio siano stati avviati e stiano entrando in una fase sostanziale in mancanza di un'autentica discussione democratica nella maggior parte dei paesi ACP; auspica pertanto un effettivo dibattito pubblico che coinvolga la società civile, i legislatori e le istituzioni governative, nonché adeguati meccanismi di feedback e di consultazione al fine di invertire tale tendenza e consentire una partecipazione democratica;

5.   ritiene che, al fine di realizzare tali obiettivi di sviluppo, gli APE dovrebbero mirare segnatamente a favorire il buon governo economico, promuovendo l'integrazione regionale delle economie ACP nonché attirando e mantenendo livelli più elevati di investimenti in seno ai paesi ACP;

6.   esorta pertanto la Commissione e le regioni ACP a definire APE sulla base dei principi dell'asimmetria a favore delle regioni ACP, del sostegno dell'integrazione regionale ACP, dell'attuazione di un solido e prevedibile quadro per la promozione degli scambi commerciali e degli investimenti nelle regioni ACP;

7.   rileva tuttavia la mancanza di risultati concreti favorevoli allo sviluppo in questa fase dei negoziati, come dimostrato dalla crescente preoccupazione e insoddisfazione dei paesi ACP in ordine alla mancata approvazione delle misure di sostegno allo sviluppo richieste per realizzare concreti benefici a titolo degli APE, quali impegni vincolanti in materia di cooperazione allo sviluppo, reali misure di adeguamento per superare gli effetti dell'erosione delle preferenze, il trasferimento di tecnologia e una maggiore competitività;

8.   sottolinea che l'esito dei negoziati APE dovrebbe assicurare un periodo di aggiustamento sufficiente ai mercati interni e regionali dei produttori ACP e lasciare ai paesi ACP il margine di manovra necessario per attuare le proprie strategie di sviluppo;

9.   esorta la Commissione a operare in linea con l'obiettivo di Cotonou di eradicazione della povertà e a sostenere lo sviluppo sociale ed economico di ciascun raggruppamento regionale, in particolare i paesi economicamente più deboli in ciascun raggruppamento che potrebbero altrimenti essere emarginati, nonché ad accettare la necessità di una maggiore flessibilità – in termini di calendario per i negoziati in relazione alla graduale apertura degli scambi commerciali, la durata del periodo di transizione e il grado di copertura dei prodotti – se si vuole che lo sviluppo sostenibile a lungo termine rappresenti il risultato globale degli APE; sottolinea che gli APE dovrebbero aiutare i paesi ACP a integrarsi nell'economia mondiale promuovendo lo sviluppo mediante gli scambi commerciali e tenendo conto dell'asimmetria delle loro economie;

10.   sottolinea che la Dichiarazione sulla politica di sviluppo (DPS), in particolare il suo paragrafo 36, fornisce orientamenti ai negoziatori APE; a tale proposito esorta la Direzione generale "Commercio" ad aderire al principio di asimmetria e flessibilità affinché "i paesi in via di sviluppo possano decidere e riformare la politica commerciale in linea con i loro più ampi piani nazionali di sviluppo" e ad allineare totalmente la strategia negoziale al principio trasversale della DPS di coerenza della politica di sviluppo;

11.   sottolinea l'importanza dei servizi pubblici per lo sviluppo e la democrazia e di conseguenza chiede alla Commissione di dare sempre la priorità alla possibilità di accesso per tutti al momento di prendere in esame la possibilità di promuovere la liberalizzazione o opzioni di altro tipo in settori quali le reti idriche e fognarie, la salute, l'istruzione, i trasporti e l'energia;

12.   riconosce che i livelli di sviluppo economico dell'UE e degli ACP sono sostanzialmente diversi e teme pertanto che una liberalizzazione reciproca troppo rapida degli scambi commerciali tra l'UE e gli ACP possa avere un impatto negativo sulle economie vulnerabili dei paesi ACP, proprio nel momento in cui la comunità internazionale dovrebbe adoperarsi in ogni modo per sostenere gli Stati nel loro impegno a raggiungere gli OSM; chiede di conseguenza alla Commissione di assicurare che negli APE sia accordato ai paesi ACP un trattamento speciale e differenziato, conformemente all'articolo 34, paragrafo 4, dell'Accordo di Cotonou;

13.   sottolinea che il rispetto dei diritti dei lavoratori è un elemento essenziale per combattere la povertà e realizzare gli OSM, in quanto favorisce lo sviluppo di condizioni di vita sostenibili e condizioni sociali in cui possono essere rafforzate l'uguaglianza e la democrazia;

14.   sottolinea che le convenzioni di Lomé non sono riuscite a promuovere uno sviluppo adeguato negli ACP, che un migliore accesso al mercato non è da solo in grado di incentivare lo sviluppo e che l'erosione delle preferenze richiede nuovi strumenti; fa presente tuttavia che gli APE non potranno avere successo se non saranno interamente orientati verso lo sviluppo sostenibile e chiede pertanto che i negoziati APE creino effettivamente nuove e migliori possibilità di accesso al mercato per l'esportazione di beni e servizi dai paesi ACP;

15.   sottolinea l'importanza delle iniziative della Commissione volte a stimolare la diversificazione dei prodotti e produzioni a valore aggiunto;

16.   sollecita la Commissione a sostenere meccanismi che consentano ai produttori di partecipare, laddove possibile, alla determinazione dei prezzi, come previsto nel Compendio dell'Accordo di Cotonou; chiede all'UE di promuovere il commercio equo quale meccanismo per migliorare le condizioni dei produttori piccoli e marginalizzati e dei lavoratori poveri;

17.   esorta la Commissione a tener conto dell'importanza finanziaria delle entrate tariffarie in molti paesi ACP, che saranno in ampia misura ridotte da qualsiasi accordo di reciprocità con l'UE; chiede pertanto alla Commissione di proporre e finanziare ampi programmi di riforma fiscale prima dell'apertura del mercato sulla base della piena reciprocità; chiede l'introduzione di meccanismi di salvaguardia compatibili con le disposizioni dell'OMC che consentano di introdurre restrizioni temporanee alle importazioni nel caso in cui un'industria nazionale sia danneggiata o minacciata da un aumento delle importazioni;

18.   riconosce la possibilità di compensare tale perdita di entrate con altre imposte dirette o con l'IVA, ma sottolinea la natura regressiva di alcuni di tali regimi fiscali che potrebbero avere un impatto sproporzionato sui poveri, nonché i problemi tecnici connessi con la loro introduzione e attuazione pratica;

19.   chiede alla Commissione di introdurre negli APE un meccanismo di salvaguardia che lasci agli ACP uno spazio di manovra sufficiente e, se necessario, la possibilità di adottare misure in caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti o di shock macroeconomici;

20.   sottolinea l'importanza che la Commissione rispetti l'impegno assunto dal Presidente Barroso di mettere a disposizione 1 miliardo di euro per aiuti al commercio a favore dei paesi in via di sviluppo e chiede che, in aggiunta agli attuali impegni del Fondo Europeo di Sviluppo, siano messi a disposizione, se necessario, ulteriori fondi; deplora il fatto che nell'accordo del Consiglio sulle prossime Prospettive finanziarie non sia stata prevista una dotazione adeguata né a questo scopo né in relazione ai 190 milioni di euro all'anno promessi ai paesi firmatari del Protocollo sullo zucchero;

21.   sollecita la Commissione, data l'importanza che gli investimenti rivestono per lo sviluppo economico degli ACP, a cercare di modificare il funzionamento dello strumento per gli investimenti della Banca Europea per gli Investimenti in modo da promuovere ulteriori investimenti pro-sviluppo;

22.   ritiene che il miglioramento dell'istruzione e dell'infrastruttura sia un presupposto necessario per l'apertura dei mercati ACP e chiede pertanto alla Commissione di garantire maggiori risorse e un meccanismo che ne consenta la rapida erogazione ai paesi ACP per far fronte alle limitazioni dell'offerta, agli effetti esterni della riforma PAC e agli standard normativi UE sempre più rigorosi;

23.   chiede alla Commissione di prestare particolare attenzione alle esigenze dei paesi meno sviluppati, di fornire un sostegno adeguato allo sviluppo delle loro capacità e di affrontare i problemi relativi alle limitazioni dell'offerta, in modo da permettere a questi paesi di trarre vantaggi dall'accesso al mercato loro garantito nell'ambito dell'iniziativa "tutto fuorché le armi";

24.   chiede che i leader dei paesi ACP utilizzino le risorse in modo più efficace in un quadro di maggiore responsabilità, buon governo e democrazia;

25.   chiede che qualsiasi apertura di mercato da attuare nell'ambito degli APE sia subordinata al conseguimento di specifici obiettivi di sviluppo e alla fornitura di risorse adeguate per far fronte a tutti i relativi costi supplementari;

26.   sottolinea l'importanza di realizzare una sostanziale integrazione intra-regionale prima di avviare un programma di integrazione interregionale;

27.   insiste sulla necessità di garantire ai paesi e alle regioni ACP la fornitura di un'assistenza tempestiva ed efficace in materia di scambi, in modo da rafforzare le loro capacità commerciali in vista dei negoziati APE;

28.   rileva che i negoziati APE hanno condotto in taluni casi alla creazione di nuovi raggruppamenti economici regionali che comprendono paesi con livelli di sviluppo altamente differenziati, il che crea difficoltà nei paesi ACP e contribuisce alla sovrapposizione delle comunità economiche regionali;

29.   si compiace del ruolo svolto dai processi d'integrazione regionale, incentivati dagli APE e definiti prioritari dall'Accordo di Cotonou, nell'aiutare i paesi a sviluppare i mercati interni, attirare gli investitori e far fronte alle restrizioni dell'offerta; chiede tuttavia alla Commissione di tener conto della necessità di prevedere periodi di transizione per tutelare prodotti e industrie strategici, introdurre meccanismi di salvaguardia compatibili con le regole dell'OMC ed individuare un sistema di compensazione per le perdite nelle entrate tariffarie;

30.   ricorda alla Commissione che non tutti i raggruppamenti regionali potrebbero essere in grado di avviare gradualmente l'attuazione di un accordo reciproco asimmetrico di libero scambio con l'UE entro il 2008, a meno che non vengono prese adeguate misure di sostegno;

31.   chiede alla Commissione di assicurare una maggiore coerenza e coesione tra gli aspetti degli APE connessi al commercio, le misure d'accompagnamento e di adeguamento e la fornitura tempestiva ed efficace dell'assistenza; chiede una maggiore collaborazione fra le Direzioni generali Sviluppo, Commercio, Relazioni esterne, l'Ufficio di cooperazione-Europe Aid e gli Stati membri dell'UE sul modo migliore di fornire il sostegno allo sviluppo nell'ambito degli APE;

32.   esorta la Commissione a concentrare la sua attenzione e ad attribuire priorità al miglioramento delle capacità di produzione e trasformazione nonché al commercio nazionale e regionale con gli ACP;

33.   deplora la velocità con cui è stata condotta la fase iniziale "tutti gli ACP" dei negoziati APE e si rammarica per la mancanza di effettive conclusioni in detta fase;

34.   ritiene che il ruolo del Segretariato ACP nel coordinare tali negoziati andrebbe rafforzato per fornire informazioni pertinenti sullo stato dei negoziati nelle diverse regioni ACP;

35.   esorta la Commissione a rispettare la volontà dei leader ACP qualora desiderino riaprire la fase "tutti gli ACP" e risolvere le rimanenti divergenze;

36.   chiede alla Commissione di iniziare a sviluppare alternative in modo che i paesi ACP possano fare una scelta con cognizione di causa, e soprattutto di esaminare una migliore attuazione di un sistema SPG+;

37.   ricorda che l'Accordo di Cotonou prevede che un paese o una regione che non desideri aderire ad un APE/accordo di libero scambio non dovrebbe trovarsi in una posizione svantaggiata per quanto concerne l'accesso al mercato; chiede alla Commissione di esaminare tutte le alternative possibili tra cui accordi non reciproci, come indicato all'articolo 37, paragrafo 6, dell'accordo di Cotonou, il cui disposto va rispettato se accettato dagli ACP;

38.   nota che al fine di spingere verso una maggiore flessibilità, la Commissione e i paesi ACP devono lavorare in partenariato nello spirito dell'Accordo di Cotonou per sostenere una revisione favorevole allo sviluppo dell'articolo XXIV del GATT in modo che siano consentiti APE non reciproci; a tal fine, invita la Commissione a considerare che l'UE e i paesi ACP rappresentano un gruppo abbastanza ampio da poter richiedere eventuali riforme delle norme OMC per renderle più eque e più adeguate ai bisogni sia dei paesi in via di sviluppo sia dei piccoli produttori europei;

39.   invita la Commissione a non perseguire norme relative a investimenti, concorrenza e appalti pubblici, nel quadro dei negoziati APE, prima di giungere ad un consenso esplicito da parte delle regioni ACP;

40.   sollecita una maggiore trasparenza per quanto riguarda i progressi e la sostanza dei negoziati, la fornitura di assistenza allo sviluppo nell'ambito degli APE, nonché una maggiore partecipazione ai negoziati degli attori della società civile degli ACP, del settore privato, dei parlamenti nazionali, dei governi locali, del Parlamento europeo e dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE;

41.   si compiace del riesame dei negoziati APE previsto nel 2006 ai sensi dell'articolo 37, paragrafo 4, dell'accordo di Cotonou, e confida nel fatto che esso sarà considerato come un'opportunità per avviare una globale ed effettiva valutazione della misura in cui gli APE promuoveranno le condizioni adeguate per l'eradicazione della povertà e per uno sviluppo sociale ed economico a lungo termine;

42.   ricorda e sostiene la dichiarazione di Città del Capo, approvata all'unanimità dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, che sollecita la fissazione di indicatori di sviluppo alla luce dei quali si potrà valutare la conduzione e il risultato dei negoziati commerciali ACP-UE; chiede che tali indicatori siano utilizzati in tutte le valutazioni dei progressi compiuti;

43.   invita la Commissione a procedere in questo senso, attuando un nuovo meccanismo di monitoraggio, con la piena partecipazione dei parlamentari e della società civile, al fine di garantire controllo e responsabilità politici nel corso del processo negoziale per quanto riguarda gli obiettivi di sviluppo o gli indicatori stabiliti;

44.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri dell'UE e dei paesi ACP, al Consiglio ACP-UE e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(2) GU C 231 del 27.9.2002, pag. 63.
(3) http://www.un.org/summit2005/ Si veda anche: http://www.un.org/ga/59/hl60_plenarymeeting.html


Partiti politici europei
PDF 132kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo sui partiti politici europei (2005/2224(INI))
P6_TA(2006)0114A6-0042/2006

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 191 del trattato che istituisce la Comunità europea e l'articolo 12, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché l'articolo 6, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea,

–   visto l'articolo I-46, paragrafo 4, del trattato che adotta una Costituzione per l'Europa,

–   visto il regolamento (CE) n. 2004/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici a livello europeo(1), in particolare il suo articolo 12 (in appresso il "regolamento"),

–   vista la relazione del suo Segretario generale all'Ufficio di presidenza del 21 settembre 2005 sul finanziamento dei partiti a livello europeo a norma dell'articolo 15 della decisione dell'Ufficio di presidenza del 29 marzo 2004 corredata di disposizioni di attuazione del regolamento(2),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione giuridica (A6-0042/2006),

A.   considerando che l'ulteriore sviluppo di una Unione democratica e vicina ai cittadini costituisce la premessa per l'accettazione da parte dei cittadini delle prossime tappe dell'integrazione europea e che pertanto alla realizzazione della democrazia europea deve essere attribuita un'elevata priorità,

B.   considerando che i partiti politici, compresi i partiti politici europei, rappresentano un elemento fondamentale nella costruzione dello spazio politico europeo, utile alla democrazia a livello europeo,

C.   considerando che i partiti politici svolgono un ruolo importante nel promuovere valori democratici quali la libertà, la tolleranza, la solidarietà e l'uguaglianza di genere,

D.   considerando che la riflessione approfondita sul futuro dell'Europa richiede un ampio dialogo con le cittadine e i cittadini e che in tale ambito i partiti politici devono svolgere a livello europeo un ruolo chiave,

E.   considerando che in molti stati dell'Unione europea i partiti politici ottengono finanziamenti pubblici per le loro attività di informazione e orientamento politici,

F.   considerando che le famiglie politiche si sono raggruppate in partiti politici europei e che la loro attività è stata promossa mediante fondi della Comunità,

G.   considerando che il finanziamento pubblico dei partiti europei a livello di Unione avviene sulla base dell'articolo 191 del trattato,

H.   considerando che ai partiti politici europei non è consentito costituire riserve risparmiando parte delle sovvenzioni ottenute o risorse proprie; che quando il loro bilancio mostra un risultato finanziario positivo (profitto) l'importo dell'eccedenza è dedotto dalla sovvenzione finale,

I.   considerando che con il regolamento è stato compiuto un primo passo per creare un quadro giuridico per i partiti politici europei,

J.   considerando che i partiti politici hanno espresso una serie di esigenze in relazione alla futura strutturazione del finanziamento dei partiti a livello europeo(3),

K.   considerando che il Segretario generale del Parlamento europeo ha presentato una relazione sull'applicazione del regolamento,

L.   considerando che con il finanziamento pubblico dei partiti a norma del regolamento non si vuole rendere più difficile o del tutto impossibile per i partiti politici europei costituire riserve mediante risorse proprie (donazioni, quote degli iscritti, compensi per prestazioni), e che è unicamente loro vietato conseguire un'eccedenza alla fine dell'esercizio finanziario con le risorse provenienti da tale sovvenzione;

M.   considerando che un partito politico europeo, come ogni altra organizzazione avente o non avente scopo di lucro, ha bisogno, nella sua pianificazione a lungo termine, di un livello minimo di sicurezza finanziaria, anche perché deve onorare i propri impegni con dipendenti, fornitori e appaltatori per un periodo di tempo relativamente lungo,

N.   considerando che in base alla regolamentazione attuale i partiti politici europei non ricevono alcuna garanzia finanziaria che si estenda su un periodo superiore ad un anno; che le sovvenzioni loro assegnate sono determinate anno per anno e dipendono totalmente dal numero di partiti che chiedono il riconoscimento e dal numero di deputati al PE di cui dispongono; che gli importi delle sovvenzioni in questione possono cambiare radicalmente da un anno all'altro se appaiono nuovi partiti politici o se cambia il numero dei deputati dei vari partiti al Parlamento europeo,

O.   considerando che recentemente due nuovi partiti hanno chiesto il riconoscimento e hanno presentato domanda di sovvenzione al Parlamento europeo, facendo così aumentare da 8 a 10 il numero dei partiti politici europei,

P.   considerando che la situazione attuale rende i partiti finanziariamente molto dipendenti dal Parlamento europeo, poiché possono finanziare i propri impegni a lungo termine solo finché vi è un flusso costante e garantito di sovvenzioni dal Parlamento,

Q.   considerando che la situazione attuale non incoraggia i partiti politici europei ad avere una gestione finanziaria appropriata, in quanto non vi è alcun vero incentivo ad applicare i principi dell'efficienza economica nella gestione della spesa,

R.   considerando che ai partiti politici europei viene chiesto di presentare un bilancio preventivo annuale diviso in cinque rubriche; che tale struttura di bilancio è imposta dal Parlamento europeo,

S.   considerando che l'articolo I.3.3 del formulario standard di convenzione di sovvenzione al funzionamento tra il Parlamento europeo e un partito politico europeo(4) prevede che i trasferimenti tra rubriche non possa superare il 20% dell'importo di ciascuna rubrica,

T.   considerando che la limitazione applicata al trasferimento di fondi tra rubriche del bilancio impedisce ai partiti politici europei di modificare nel corso dell'anno le loro priorità politiche,

U.   considerando che i partiti politici europei possono ora avere uno statuto legale, basato sulla loro personalità giuridica nel paese in cui hanno la propria sede; che alcuni partiti hanno scelto la forma giuridica dell'associazione belga senza scopo di lucro mentre altri hanno optato per la forma giuridica di un'associazione internazionale senza scopo di lucro,

V.   considerando tuttavia che sussistono molte differenze nel regime fiscale applicato ai partiti politici europei e agli organi europei,

W.   considerando che a norma del regolamento il Parlamento europeo è tenuto a presentare una relazione sull'applicazione del regolamento stesso e segnalare in tale relazione eventuali modifiche,

Il contesto politico

1.   rileva che esiste una frattura tra molti cittadini e cittadine e le istituzioni europee, imputabile anche al fatto che finora non si è realizzata una sufficiente comunicazione e informazione politica in materia di politica europea;

2.   esprime la convinzione che a livello europeo i partiti politici debbano svilupparsi oltre il ruolo di organizzazioni quadro per diventare vivaci attori delle scelte della politica europea, ancorati a tutti i livelli della società e aperti alla partecipazione effettiva dei cittadini non soltanto mediante le elezioni europee, ma anche in tutti gli altri aspetti della vita politica europea;

3.   ritiene che i partiti politici costituiscano a livello europeo un elemento sostanziale per formare ed esprimere un'opinione pubblica senza la quale non si può realizzare un ulteriore sviluppo dell'Unione europea;

4.   rileva la necessità di arrivare, al di là dei regolamenti sul finanziamento dei partiti politici a livello europeo, ad un vero e proprio statuto dei partiti politici europei che definisca i loro diritti e doveri e dia loro la possibilità di ottenere una personalità giuridica basata sul diritto comunitario e valida anche negli Stati membri; chiede che la sua commissione per gli affari costituzionali esamini la questione dello statuto europeo dei partiti politici a livello europeo da un punto di vista giuridico e fiscale ed elabori proposte concrete a tal fine;

5.   insiste perché detto statuto contempli regole concernenti l'appartenenza individuale ai partiti politici a livello europeo, la loro direzione, la candidatura e le elezioni nonché le modalità e il sostegno per i congressi e le riunioni di tali partiti;

Esperienze e proposte di miglioramento

6.   chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di introdurre, in occasione della revisione del regolamento (CE) n. 2004/2003, norme sul finanziamento a carico del bilancio comunitario dei partiti politici a livello europeo che non siano basate sul concetto di sovvenzioni di cui al titolo VI della parte I del regolamento finanziario, tenendo presente che tale concetto non è adeguato alle peculiari caratteristiche dei partiti politici;

7.   prende atto del fatto che sono stati presentati tre ricorsi di annullamento del regolamento, respinti l'11 luglio 2005 dal Tribunale di primo grado in quanto irricevibili, e che una di tali sentenze è stata impugnata;

8.   si compiace del fatto che dall'inizio della legislatura successiva alle elezioni del Parlamento europeo nel luglio 2004 otto raggruppamenti di partiti politici degli Stati membri hanno fondato partiti politici a livello europeo e che in base alle disposizioni del regolamento è stato possibile promuoverli finanziariamente;

9.   rileva che il processo relativo all'assegnazione di aiuti finanziari per l'esercizio 2004 per un ammontare di 4,648 milioni EUR è iniziato il 18 giugno 2004 con un invito a presentare proposte ed è regolarmente terminato con la decisione dell'Ufficio di presidenza del 6 luglio 2005 relativa alla fissazione definitiva degli aiuti finanziari;

10.   constata con soddisfazione che tutti i partiti politici a livello europeo hanno rispettato in misura elevata il principio delle pari opportunità per donne e uomini nella copertura dei posti di lavoro presso i loro uffici di partito, e li incoraggia a garantire una migliore rappresentazione di donne e uomini sulle loro liste nonché fra i membri eletti;

11.   rileva che il bilancio dell'Unione europea per l'esercizio 2005 prevedeva fondi pari a 8,4 milioni EUR per il finanziamento dei partiti, che l'Ufficio di presidenza ha ripartito conformemente alla chiave di ripartizione prevista dal regolamento tra gli otto partiti che hanno presentato domanda al riguardo;

12.   prende atto del fatto che nel 2004 ai partiti politici a livello europeo sono stati assegnati complessivamente 20 071 EUR per il sostegno tecnico che, in base al regolamento del Parlamento europeo, viene loro concesso a pagamento, in relazione a sale, tecnici ed in particolare servizi di interpretazione;

13.   ritiene, sulla base delle esperienze pratiche finora realizzate tenendo conto delle indicazioni di bilancio, che siano necessarie le seguenti modifiche al sistema di finanziamento:

   a) la procedura relativa alle domande è definita sommariamente nel regolamento, al fine di evitare oneri superflui per i richiedenti essa andrebbe strutturata in due fasi, cosicché in una prima fase si decida in merito all'eventualità che un partito risponda alle premesse necessarie per un finanziamento e nella seconda si stabilisca quindi l'importo dei fondi da assegnare;
   b) il ritmo del pagamento dei fondi non è armonizzato in modo ottimale con le modalità di lavoro dei beneficiari; andrebbe quindi modificato in modo che l'80% dell'aiuto finanziario venga versato dopo la firma dell'accordo di finanziamento e che il pagamento del saldo venga effettuato a conclusione dell'esercizio finanziario sulla base dei rendiconti dei beneficiari;
   c) per fornire ai beneficiari, nell'ambito dei principi di bilancio stabiliti in modo vincolante dal regolamento finanziario, una maggiore sicurezza a livello di pianificazione finanziaria, gli organi che partecipano all'elaborazione degli stati di previsione annuali, cioè l'Ufficio di presidenza e la commissione per i bilanci, dovrebbero accordarsi all'inizio di ogni legislatura per una pianificazione finanziaria pluriennale, riguardante sia l'importo base per partito (15% degli stanziamenti complessivi) che l'importo addizionale proporzionale al numero dei deputati al Parlamento europeo di ciascun partito (85% degli stanziamenti complessivi), e quindi tale da consentire sufficiente flessibilità nel caso della fondazione di nuovi partiti;
   d) i partiti politici europei devono essere messi nelle condizioni di realizzare una pianificazione finanziaria a lungo termine; pertanto le risorse proprie - in particolare quelle derivanti da donazioni e quote versate dagli iscritti - che superano la prescritta quota minima del 25% di finanziamento in proprio delle spese devono poter essere da essi impiegate per la costituzione di riserve;
   e) nell'ambito della procedura vigente per verificare l'applicazione del regolamento finanziario o attraverso una modifica del regolamento si dovrebbe mirare ad una deroga limitata che consenta di utilizzare il 25% dei fondi concessi per un esercizio finanziario anche nel primo trimestre dell'esercizio successivo;
   f) la rigida ripartizione dei fondi tra le cinque rubriche e il limitato trasferimento di fondi fra esse non tengono conto delle esigenze dei partiti europei; l'accordo in materia di finanziamento andrebbe quindi modificato in modo da consentire il trasferimento di una maggiore quota dei fondi da una rubrica all'altra, a condizione che l'onere amministrativo di tale procedura resti minimo;
   g) andrebbe inoltre creata la possibilità di trattare il programma di lavoro annuale che i partiti devono presentare ogni anno in modo così flessibile che questi possano anche reagire adeguatamente, a livello di attività politica, ad eventi imprevisti;
   h) nell'interesse di un efficace espletamento del finanziamento il termine per la presentazione delle relazioni conclusive dei partiti deve essere anticipato al 15 maggio dell'anno successivo;
   i) al fine di raggiungere l'obiettivo di rafforzare i partiti politici europei in quanto elementi della democrazia europea e in considerazione delle crescenti esigenze di attività politica connesse all'allargamento (spese di traduzione, di viaggio ecc.) risulta opportuno un ulteriore potenziamento dell'assistenza finanziaria ai partiti politici;

14.   ritiene opportuno, in questa fase di riflessione sul futuro dell'Unione europea, discutere anche delle seguenti problematiche:

   a) in quale forma possono essere promosse le fondazioni politiche europee per integrare l'attività politica di informazione e formazione svolta dai partiti politici europei? il Parlamento invita la Commissione a presentare proposte in merito;
   b) in che modo possono essere presentate liste europee dei partiti politici europei alle elezioni europee al fine di promuovere la formazione di un'opinione pubblica politica europea?
   c) quale influenza possono esercitare i partiti politici nei referendum relativi a temi di interesse europeo, nelle elezioni al Parlamento europeo e nella nomina del Presidente della Commissione?
   d) in quale forma può essere valorizzato e promosso il ruolo delle organizzazioni e dei movimenti politici giovanili europei, indispensabile strumento di crescita e di formazione per la coscienza e l'identità europea delle giovani generazioni? Il Parlamento raccomanda l'istituzione di un gruppo di lavoro interno, formato da rappresentanti delle commissioni interessate, dei partiti politici europei e delle organizzazioni giovanili dei partiti politici, che presenterà entro un anno una relazione all'Ufficio di presidenza sul ruolo delle organizzazioni giovanili dei partiti politici e sul modo migliore di sostenerle attualmente e nel futuro statuto.

o
o   o

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 297 del 15.11.2003, pag. 1.
(2) Documento PE 362.124/BUR/All. 2.
(3) Lettera comune di Hoyer, Rasmussen, Martens, Francescato, Maes, Bertinotti, Kaminski, Bayrou e Rutelli al Presidente del Parlamento europeo in data 1° giugno 2005.
(4) Allegato 2 della decisione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 29 marzo 2004 corredata di disposizioni di attuazione del regolamento (CE) n. 2004/2003 (GU C 155 del 12.6.2004, pag. 1).


Sfide demografiche e solidarietà tra le generazioni
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Risoluzione del Parlamento europeo sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni (2005/2147(INI))
P6_TA(2006)0115A6-0041/2006

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 14 marzo 1997 concernente la relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla situazione demografica nell'Unione europea (1995)(1),

–   vista la sua risoluzione del 12 marzo 1998 sulla relazione della Commissione in materia demografica del 1997(2),

–   vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2000 sulla comunicazione della Commissione "Verso un'Europa di tutte le età - promuovere la prosperità e la solidarietà fra le generazioni"(3),

–   vista la comunicazione della Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo "La risposta dell'Europa all'invecchiamento della popolazione mondiale. Promuovere il progresso economico e sociale in un mondo che invecchia. Un contributo della Commissione europea alla seconda assemblea mondiale sull'invecchiamento" (COM(2002)0143),

–   visto il Patto europeo per la gioventù, adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 22-23 marzo 2005,

–   vista la comunicazione della Commissione "Libro verde: 'Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici'" (COM(2005)0094),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0041/2006),

A.   considerando che il cambiamento demografico, riconducibile tra l'altro ad una maggiore aspettativa di vita, non può essere considerato solo come un problema, ma rappresenta anche una sfida positiva per le società che accomuna persone di tutte le età e offre possibilità che finora non esistevano,

B.   considerando che la strategia di Lisbona sottolinea la necessità di una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro per raggiungere gli obiettivi della piena occupazione e di posti di lavoro di elevata qualità,

C.   considerando che la direttiva 92/85/CEE(4) prevede misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento,

1.   plaude alla comunicazione della Commissione "Libro verde: 'Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici' (Libro verde)";

2.   accoglie favorevolmente l'approccio a livello europeo assunto dalla Commissione con la presentazione del Libro verde dinanzi ad una delle sfide più importanti per la politica e per la società; sottolinea tuttavia nel contempo che molte questioni attinenti ai cambiamenti demografici della società sono di competenza esclusiva degli Stati membri, per cui non sussistono competenze comunitarie generali in vista di regolamentazioni europee in questo settore;

3.   esprime rammarico in relazione al fatto che il Libro verde della Commissione non integri sistematicamente la prospettiva di genere, sia in termini di analisi macroeconomica che microeconomica, sebbene ciò sia essenziale per elaborare riflessioni e sviluppare azioni di vasta portata;

4.   ritiene che il cambiamento demografico e le sue conseguenze sulla società rivestano importanza fondamentale per il futuro degli Stati membri e dell'Unione; invita quindi la Commissione a riconoscere il cambiamento demografico come compito trasversale e a tenerne adeguatamente conto sotto forma di mainstreaming in tutte le attività dell'Unione;

5.   osserva che i mutamenti demografici associati a una ridotta crescita economica e al persistere di un alto tasso di disoccupazione aumenteranno col tempo la portata di tali sfide in modo esponenziale; conclude che la crescita pertanto deve essere incrementata e va ridotto l'elevato tasso di disoccupazione per contrastare le conseguenze negative del mutamento demografico;

6.   esprime la propria sorpresa per il fatto che il Libro verde menzioni solo marginalmente gli aspetti di politica sanitaria connessi ai cambiamenti demografici; sottolinea che l'invecchiamento della popolazione determina un aumento quantitativo e qualitativo della domanda di servizi sanitari e di assistenza a lungo termine; è convinto che gli investimenti in misure per la prevenzione delle malattie lungo l'intero arco della vita costituiscano uno strumento importante per far fronte ai cambiamenti demografici, sotto il profilo umano e finanziario; sottolinea che quanto maggiori sono gli anni di vita sana di cui le persone possono godere, tanto più a lungo esse possono rimanere attive e lavorare;

7.   concorda sul fatto che, in presenza di un calo della natalità, la crescita economica può essere garantita attraverso misure finalizzate all'innalzamento del tasso di occupazione, all'innovazione e al miglioramento della produttività, nonché attraverso la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale;

8.   è favorevole, a fronte del sensibile mutamento del quadro delle condizioni demografiche, ad una nuova solidarietà intergenerazionale e ad un ulteriore sviluppo dei modelli sociali esistenti nell'Unione europea la cui finalità essenziale dovrebbe essere quella di garantire la partecipazione sociale, la sicurezza sociale e la coesione sociale per tutte le persone e favorire il potenziale di tutte le generazioni;

9.   riconosce che differenti Stati membri si confrontano attualmente con problemi comuni in tale settore ed esaminano differenti soluzioni con un grado variabile di successo; ritiene che non esista una soluzione unica per tutti, in particolare in una Unione a 25 o più Stati membri; sottolinea che l'esigenza di un approccio diversificato alle sfide demografiche è accresciuta dalle rilevanti disparità osservate nelle diverse regioni e subregioni degli Stati membri, disparità che richiederanno approcci immaginativi, non uniformi;

10.   deplora che il Libro Verde non ponga in risalto l'importanza della salute riproduttiva e sessuale contestualmente ai cambiamenti demografici; fa osservare che l'infertilità, segnatamente quella maschile, è in aumento, soprattutto nelle zone fortemente industrializzate, e che in alcuni paesi europei tale problema, causato, fra l'altro, dall'inquinamento da sostanze chimiche, interessa fino al 15% delle coppie;

11.   esprime disappunto sul fatto che il Libro verde non abbia tenuto conto del numero crescente di famiglie monoparentali che sono per l'85% costituite da donne e che per la maggior parte sono soggette a un più elevato rischio di povertà e necessitano quindi di sostegno specifico;

12.   prende atto dell'esperienza degli Stati membri in cui esiste un "reddito minimo garantito";

13.   si dichiara preoccupato per le differenze sanitarie esistenti tra Stati membri, regioni e gruppi sociali; sottolinea che tali differenze (minore aspettativa di vita, frequenti malattie croniche, problemi di salute legati alle condizioni di vita), unitamente al basso tasso di natalità e ai movimenti migratori, possono determinare un ulteriore aumento delle disparità regionali, creando un circolo vizioso difficile da spezzare; invita gli Stati membri a segnalare le differenze sanitarie onde pervenire, con il supporto della Commissione, a uno scambio sistematico delle prassi di eccellenza e a un'effettiva soluzione del problema;

14.   sollecita gli Stati membri a riconoscere il cambiamento demografico come sfida comune e a decidere, in occasione del Consiglio europeo di primavera, un rafforzato scambio di esperienze sulle conseguenze del cambiamento demografico e di prassi consolidate, soprattutto in settori come l'invecchiamento attivo, le condizioni di vita delle famiglie e la possibilità di conciliare vita professionale e vita familiare;

15.   ritiene che tutti gli Stati membri possano imparare di più gli uni dagli altri attraverso uno scambio più intenso delle prassi migliori, in particolare con i paesi scandinavi in cui l'alta partecipazione di uomini e donne al mercato del lavoro si associa ad uno dei tassi di fertilità tra i più elevati in Europa e la possibilità di disporre di strutture di assistenza ai bambini, gratuite o a prezzi accessibili, opportunità di congedo parentale e norme in materia di congedo di maternità costituiscono altrettanti fattori in grado di contribuire all'elevata partecipazione delle donne al mercato del lavoro;

16.   si compiace che l'Unione europea intenda venire in aiuto degli Stati membri, attraverso misure volte a migliorare le condizioni quadro, per ridurre la discrepanza fra il numero di figli desiderati dai genitori (2,3) e quello effettivo dei figli (1,5);

17.   invita la Commissione e gli Stati membri a realizzare e a diffondere studi sulle modifiche demografiche verificatesi in ogni Stato membro, tenendo conto delle cause e delle conseguenze prevedibili di tale evoluzione a breve termine;

18.   propone che in sede di comparazione delle prassi migliori concernenti la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia tenuto conto delle prassi in uso negli altri paesi;

19.   sottolinea che la necessità di creare le condizioni favorevoli affinché le coppie abbiano il numero di bambini che desiderano è il presupposto per l'esistenza e lo sviluppo di qualsiasi società, tenuto conto delle sfide sociali ed economiche comportate dal decremento del tasso di natalità e che bisogna agire per sostenere la maternità e la paternità;

20.   ritiene che, se molte donne o coppie decidono di limitare il numero dei figli o di rinviarne la nascita, ciò non corrisponde ad una scelta bensì ad una preferenza forzata, imposta dalla difficoltà di conciliare lavoro e vita privata e familiare; ritiene che non sia solo nell'interesse dei genitori consentire loro di avere il numero di bambini che desiderano e il momento in cui averne, ma anche nell'interesse dell'intera società, dato l'attuale calo delle nascite in Europa; sollecita gli Stati membri a prendere misure che permettano di sostenere la creazione e la messa in opera di asili nido di alta qualità e strutture di assistenza di giorno per bambini, persone anziane, disabili e persone non autonome e a prezzi abbordabili a tutti senza considerazioni di reddito; sottolinea che ciò è essenziale al fine di consentire la piena e pari partecipazione di uomini e donne al mercato del lavoro, per permettere alle donne di partecipare al mercato del lavoro in armonia con la loro vita personale e aiutare alla conciliazione di vita familiare e di lavoro;

21.   invita gli Stati membri a promuovere provvedimenti fiscali atti ad incentivare l'aumento della natalità e richiama l'attenzione sulla necessità di garantire alle donne, dopo il parto, tutela e sostegno specifici, specie alle giovani madri nubili;

22.   invita gli Stati membri ad analizzare costi e benefici delle attività lavorative non retribuite, volontarie e precarie intraprese dai giovani per inserirsi nel mercato del lavoro; segnala i possibili nessi fra tali attività e i bassi tassi di fertilità, a seguito delle difficoltà per ottenere un alloggio e della mancanza di stabilità; invita le imprese private a riesaminare le proprie politiche a tale proposito;

23.   è del parere che la parità di genere e la lotta contro le discriminazioni ai danni delle donne sul posto di lavoro, per quanto riguarda sia l'occupazione e l'attribuzione di responsabilità che la retribuzione, possano e debbano svolgere un ruolo decisivo a livello della creazione delle famiglie, del sostegno ad esse e, contemporaneamente, della riduzione del basso tasso di natalità registrato in Europa;

24.   invita gli Stati membri ad impegnarsi in misura maggiore nell'individuazione e il superamento degli ostacoli alla promozione delle famiglie, compresi gli ostacoli al di fuori del luogo di lavoro, mediante misure intese a:

   i) consentire una maggiore flessibilità sul posto di lavoro, riconoscendo le necessità dei lavoratori, affinché questi possano adattare l'orario di lavoro alle esigenze familiari ed effettuare acquisti nei negozi;
   ii) migliorare l'accesso, attualmente limitato, al mercato degli alloggi, ad esempio promuovendo un accesso più facile al finanziamento ipotecario, così che un maggior numero di persone possa acquisire la proprietà e conquistare più presto la propria indipendenza;
   iii) elaborare politiche fiscali più favorevoli alla famiglia;
   iv) promuovere strutture di assistenza per i bambini e le persone dipendenti più ampie ed accessibili;
   v) promuovere la creazione di scuole locali più prospere;
   vi) migliorare la compatibilità degli orari lavorativi con gli orari scolastici, promuovendo al tempo stesso la flessibilità dell'orario di lavoro e combattendo la cultura dell'orario prolungato;
   vii) continuare a promuovere l'uguaglianza sul posto di lavoro;
   viii) rinnovare gli sforzi per promuovere l'uguaglianza nell'ambiente domestico, una più equa divisione dei compiti domestici e familiari e l'eliminazione di stereotipi attraverso campagne d'informazione e sensibilizzazione del pubblico;

25.   invita gli Stati membri ad accrescere la disponibilità di alloggi dignitosi per le famiglie, segnatamente per quelle monoparentali e per gli anziani, ad esempio "progetti intergenerazionali", in collegamento con lo sviluppo urbano e rurale e la pianificazione urbana e regionale;

26.   chiede la modernizzazione e lo sviluppo dei sistemi nazionali di sicurezza sociale, in particolare nel settore dell'assistenza ai bambini e alle persone dipendenti, pur riconoscendo che si tratta di un settore di competenza degli Stati membri; rileva che le famiglie monoparentali e le donne anziane che vivono sole sono particolarmente esposte alla minaccia dell'esclusione sociale, dell'isolamento e dell'impoverimento e che pertanto, al momento di considerare tale riforma, occorrerà prestare un'attenzione particolare all'obiettivo di migliorare il tenore di vita e la partecipazione sociale di questo gruppo in espansione della popolazione;

27.   auspica un intervento degli Stati membri a favore di una sburocratizzazione delle misure a sostegno delle famiglie nel settore dell'assistenza ai figli;

28.   sottolinea che, malgrado i progressi realizzati dagli Stati membri in termini di incremento del tasso di occupazione delle donne, sussistono o si rinforzano altre discriminazioni legate al lavoro femminile; invita in particolare, in tale contesto, gli Stati membri ad applicare correttamente la direttiva 75/117/CEE del Consiglio, del 10 febbraio 1975, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile(5); sottolinea che il divario salariale constatato fra uomini e donne e il fatto di continuare ad assegnare a queste ultime posti scarsamente remunerati e al di sotto delle loro qualifiche riducono l'indispensabile indipendenza economica delle donne, che è strettamente connessa con la decisione di avere figli; raccomanda agli Stati membri di sostenere lo sviluppo dell'occupazione femminile e l'accesso delle donne a posti di lavoro di qualità, nonché la parità di trattamento in materia di salario;

29.   chiede agli Stati membri, in accordo con gli obiettivi del Consiglio europeo di Barcellona del 2002, in cui si afferma che, entro il 2010, gli Stati membri dovrebbero fornire un'assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età dell'obbligo scolastico e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni, di presentare obiettivi analoghi per quanto riguarda i servizi di assistenza agli anziani e ai disabili;

30.   ritiene che i cambiamenti demografici richiederanno infrastrutture educative e sociali nuove e migliori sia per i giovani che per gli anziani, comprese maggiori strutture per la formazione lungo tutto l'arco della vita, l'assistenza ai bambini, le cure sanitarie e l'assistenza agli anziani; sottolinea la necessità di strutture sociali migliorate, concepite per promuovere la vitalità delle persone anziane e reintegrarle più attivamente nella vita sociale;

31.   sottolinea che, in molti Stati membri, sussiste il forte rischio che gli impegni finanziari dei governi si rivelino insostenibili a lungo termine e che ciò comporta una necessità urgente di riforma; rileva che è fondamentale che le istanze decisionali dell'Unione europea esaminino la sostenibilità finanziaria della nuova legislazione sociale e di quella vigente;

32.   invita gli Stati membri a promuovere la qualità del posto e dell'ambiente di lavoro per facilitare l'attuazione di formazioni professionali lungo tutto l'arco della vita, consentendo alle donne e agli uomini di far fronte agli obblighi familiari e, al contempo, alle esigenze del mercato del lavoro;

33.   invita gli Stati membri a identificare l'uguaglianza tra i sessi e l'equilibrio tra lavoro e vita privata come priorità governative;

34.   rileva che per finanziare i crescenti costi della sicurezza sociale è necessaria una crescita economica dinamica e sottolinea che quest'ultima si potrà avere solamente incoraggiando l'innovazione; nota che le misure fiscali quali l'aumento delle tasse ai fini del finanziamento della previdenza sociale sono meno sostenibili sul lungo periodo a causa della riduzione della base imponibile e del tasso di dipendenza più elevato, senza contare l'urgente necessità di stimolare l'imprenditorialità in Europa; evidenzia pertanto la necessità di un approccio politico onnicomprensivo al momento di esaminare la riforma della sicurezza sociale;

35.   ritiene che occorra andare oltre il concetto di "Stato sociale" secondo cui la responsabilità primaria della previdenza spetta allo Stato, orientandosi verso una "società del welfare" in cui tutte le parti interessate riconoscano che anche anch'esse hanno la responsabilità di sostenersi l'un l'altra e che tale responsabilità può contribuire ad un reciproco rafforzamento;

36.   sottolinea che il miglioramento dell'equilibrio tra lavoro e vita familiare per i singoli individui dovrebbe costituire una priorità costante per i governi; ritiene che tale equilibrio possa essere minacciato dall'aumento della disoccupazione e del carico di lavoro individuale; osserva che orari di lavoro più flessibili per donne e uomini, purché risultino da una libera scelta e non siano imposti da pressioni economiche, possono aiutarli a conciliare lavoro e vita familiare in modo più soddisfacente; conclude che ciò dovrebbe obbligare i governi a consentire ai singoli di operare scelte autenticamente libere piuttosto che sostituirsi a questi e scegliere per loro;

37.   sollecita la Commissione a consultare entrambe le parti sociali in merito alla possibilità di conciliare meglio vita professionale e vita familiare;

38.   ritiene che rendere il luogo di lavoro più favorevole alla vita di famiglia sia un argomento economico che merita una maggiore promozione; raccomanda che gli Stati membri stabiliscano degli orientamenti per le imprese che desiderano adottare misure in questo senso, tenendo conto delle sfide particolari per le piccole e medie imprese (PMI);

39.   invita gli Stati membri a sviluppare regole che creino congedi pagati di maternità/paternità al momento della nascita di un bambino e a promuovere il diritto congedo parentale, equamente ripartito fra donne e uomini; invita insistentemente gli Stati membri, in tale contesto, a combattere i pregiudizi sociali e culturali associati al diritto al congedo parentale per gli uomini; invita la Commissione a rivedere la direttiva 96/34/CE del Consiglio, del 3 giugno 1996, concernente l'accordo sul congedo parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES(6); ritiene che sia opportuno poter ricorrere al congedo parentale sia da parte dei padri che delle madri con pari garanzia del posto di lavoro; è favorevole ad un sistema di incentivi che favorisca una ripartizione del congedo parentale tra i partner e rimborsi dei costi necessari per allevare i figli; invita la Commissione a consultare entrambe le parti sociali su un'eventuale revisione della riforma del congedo parentale effettuata nel 1996, con l'obiettivo di prorogare il periodo minimo da tre a sei mesi;

40.   rammenta agli Stati membri il terzo principio della Carta europea per le piccole imprese, secondo cui queste ultime possono essere esentate da taluni obblighi regolamentari; invita gli Stati membri e la Commissione a dare un'applicazione pratica a detto principio;

41.   non sottolinea mai abbastanza l'importanza dell'accesso all'istruzione, allo sviluppo di qualifiche, di tecnologie e di opportunità di formazione lungo tutto l'arco della vita, unite alla promozione di una cultura della formazione che incoraggi la partecipazione delle persone di tutte le età, in particolare di coloro che entrano nel mercato del lavoro o che intendono ritornarvi; sottolinea l'esigenza di attribuire priorità alle qualifiche concrete, quali le competenze tecniche e linguistiche, al fine di ottimizzare la mobilità individuale, l'adattabilità e la capacità occupazionale nonché la realizzazione personale; sottolinea l'importanza di interventi tesi ad evitare un abbandono prematuro degli studi e l'esigenza di puntare a metodi alternativi di valutazione per l'accesso a un'ulteriore formazione; ritiene in particolare necessaria la formazione delle persone meno giovani in settori quali le tecnologie dell'informazione, per rimuovere gli ostacoli che potrebbero impedire loro di continuare a partecipare al mercato del lavoro; incoraggia a tal fine lo sviluppo di metodi particolari di formazione per le persone meno giovani;

42.   chiede quindi agli Stati membri di offrire, sopratutto ai lavoratori anziani, l'opportunità di seguire programmi di perfezionamento professionale per garantirne l'attiva partecipazione alla vita lavorativa fino all'età della pensione; invita la Commissione in questo contesto ad autorizzare i programmi operativi per il Fondo sociale europeo solo qualora contengano una priorità in materia di misure di perfezionamento professionale destinate agli anziani;

43.   è favorevole alla conclusione di partenariati tra i governi e le parti sociali, in conformità degli usi e delle prassi nazionali, al fine di favorire l'occupazione dei lavoratori anziani, attraverso misure contro la discriminazione basata sull'età, un orario di lavoro più flessibile e misure di reinserimento destinate ai lavoratori anziani che hanno perduto il posto di lavoro;

44.   ritiene che le imprese private europee, tutelando concretamente le categorie sociali più a rischio (dagli anziani ai disabili, e in particolare i giovani genitori), migliorando la sicurezza nei luoghi di lavoro e promuovendo un'organizzazione del lavoro che garantisca una più estesa accessibilità, abbiano un ruolo cruciale da svolgere per la promozione e l'attuazione attiva delle pari opportunità, in particolare per quanto riguarda la politica familiare e la lotta contro la discriminazione sulla base dell'età, del sesso e dello stato civile; aggiunge che le imprese dovrebbero farsi carico della loro responsabilità sociale e affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione con iniziative quali la promozione di orari di lavoro flessibili, lavoro a tempo parziale, ad esempio, in particolare per quanto riguarda i genitori, i futuri genitori e i lavoratori più anziani;

45.   rileva che la legislazione UE sulla discriminazione in base all'età è stata finora inefficace nel conseguire i suoi obiettivi ed esorta gli Stati membri a migliorare i propri sforzi per applicare l'attuale legislazione antidiscriminazione UE in questo settore, in particolare la direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;

46.   sostiene l'iniziativa della Commissione a favore di una direttiva quadro relativa all'applicazione dell'articolo 13 del trattato CE;

47.   conclude sull'opportunità di sottolineare con maggiore forza l'interesse delle imprese a trattenere i lavoratori più anziani in considerazione del potenziale offerto da tale gruppo; ritiene che occorra incoraggiare le persone a lavorare più a lungo e a dare loro la possibilità di farlo; è necessario inoltre che i datori di lavoro si rendano conto che ciò è nell'interesse di entrambe le parti; ritiene che le persone meno giovani in buono stato di salute rappresentino una risorsa positiva per la società più che una minaccia economica; ritiene inoltre che si debba porre maggiore enfasi sull'esito positivo dell'Anno europeo dell'anziano e della solidarietà tra generazioni celebrato nel 1993;

48.   esorta le imprese ad offrire modelli di orari di lavoro più flessibili che tengano conto delle varie fasce di età e aprano, sviluppino e mettano a punto, soprattutto per chi ha figli e per i lavoratori anziani, opportunità di lavoro corrispondenti ai bisogni;

49.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero incoraggiare le imprese a sviluppare il concetto di "home-sourcing", in cui imprese innovative assumono individui che scelgono di lavorare da casa in orari a loro convenienti, collegati collettivamente "e-connected" con l'impresa principale;

50.   è del parere che le parti sociali debbano garantire un mercato del lavoro accogliente, dove si possano creare più posti di lavoro flessibili, e garantire che sul mercato del lavoro ci sia posto per tutti e bisogno di tutti;

51.   rileva che, considerata la mobilità dei lavoratori europei e la centralizzazione dei mercati del lavoro, si rivela necessario non solo approfondire la reciproca conoscenza dei vari regimi di sicurezza sociale, ma anche garantire la flessibilità del passaggio da un sistema nazionale all'altro, in una forma che si applichi ad assicurazioni pubbliche, private o di altro tipo;

52.   sottolinea l'importanza di preservare il patrimonio di conoscenze dei lavoratori che vanno in pensione, in particolare nel settore pubblico dove, ad esempio in Francia, il 50% della forza lavoro pubblica sarà ammissibile al pensionamento nei prossimi dieci anni; sollecita gli Stati membri ad incoraggiare tanto il settore privato che quello pubblico ad adottare misure proattive al fine di evitare la perdita di un'esperienza e di una competenza preziose, ad esempio attraverso l'impiego di tali persone quali "tutori" di coloro che entrano nel mercato del lavoro, un pensionamento graduale e l'applicazione di programmi di formazione lungo tutto l'arco della vita; chiede inoltre agli Stati membri di accordare un'assistenza speciale alle PMI a tal fine;

53.   ritiene che specifica attenzione meriti la grande vecchiaia (persone al di sopra degli 80 anni), ricorda che il 25% di essi non è autosufficiente ed invita la Commissione a presentare una proposta che miri a ridurre questo dato tramite misure di prevenzione collettiva ed individuale e che affronti il tema dei sistemi di protezione sociale pubblici e dei servizi socio-sanitari per le persone non autosufficienti;

54.   riconosce tuttavia che le professioni ad elevata intensità di lavoro, quali ad esempio la posa di tetti, l'edilizia e l'agricoltura, devono far fronte a sfide più ardue per avvalersi della capacità produttiva dei lavoratori più anziani e incoraggiare i giovani neoassunti; incoraggia gli Stati membri a elaborare buone prassi per tali professioni onde evitare penuria di personale e perdita di competenze;

55.   riconosce il potenziale delle case protette che consentono agli anziani di vivere autonomamente più a lungo, creando un ambiente sociale in cui possono vivere fra coetanei usufruendo eventualmente di assistenza medica e domiciliare;

56.   incoraggia gli Stati membri e le aziende private ad abolire il sistema automatico in base al quale a una maggiore età corrisponde un livello più elevato di retribuzione, riconoscendo che alcuni lavoratori vicini al pensionamento, pur apprezzando una certa retribuzione, potrebbero non avere bisogno della medesima retribuzione o dello stesso orario dei primi anni; sottolinea l'importanza di configurazioni lavorative più flessibili, come ad esempio il lavoro part-time, quale potenziale soluzione per gli ultimi anni di lavoro;

57.   incoraggia gli Stati membri ad abolire qualsiasi disincentivo per i lavoratori anziani a prolungare la vita lavorativa, segnatamente riguardo all'imposizione fiscale e alle pensioni, e a esaminare diverse possibilità di convincere i lavoratori in età pensionabile a rinunciare a una quota della pensione, continuando nel frattempo a fruire di una retribuzione lavorativa;

58.   rileva che gli anziani possono svolgere un ruolo positivo provvedendo alla cura dell'infanzia e che le giovani generazioni possono a loro volta garantire l'assistenza alle persone dipendenti; chiede agli Stati membri e ai datori di lavoro di dimostrare una maggiore consapevolezza di questa realtà;

59.   osserva che talvolta, come ad esempio nel caso di leggi contro le discriminazioni basate sull'età, l'approccio normativo può avere effetti controproducenti, in quanto suscettibile di scoraggiare se non addirittura di impedire alle imprese di assumere lavoratori più anziani; chiede che gli Stati membri esaminino più approfonditamente l'impatto e l'applicazione di una siffatta legislazione, per determinare se le disposizioni in questione hanno l'effetto desiderato; insiste inoltre affinché siano tenuti sotto osservazione lo spirito e la lettera della predetta legislazione antidiscriminazione;

60.   sottolinea che l'invecchiamento della popolazione dell'Unione europea si tradurrà probabilmente in un maggior numero di persone con disabilità; rileva il persistere di un elevato tasso di disoccupazione tra le persone appartenenti a questo gruppo; invita i governi e le imprese a dare l'esempio nell'agevolare l'accesso al mondo del lavoro per i soggetti in questione;

61.   lamenta il fatto che l''invecchiamento attivo" sia definito quasi esclusivamente nella strategia di Lisbona in termini di occupazione remunerata, laddove il concetto dovrebbe essere esteso per includervi le attività non remunerate quali, ad esempio, l'attività di organizzazioni volontarie, civiche, politiche o di altro tipo; riconosce che un impegno di questo tipo nella società, in forme di lavoro non remunerate, richiede un reddito adeguato sulla base di altre fonti; riconosce che l''invecchiamento attivo" è strettamente legato all'aumento dell'età pensionabile e ritiene che tale iniziativa possa offrire una risposta al mutamento demografico;

62.   riconosce che i sistemi pensionistici rientrano nelle competenze degli Stati membri; ritiene tuttavia che, per quanto riguarda l'ammissibilità alle pensioni, i lavoratori del settore pubblico e privato dovrebbero essere trattati nello stesso modo, senza accordare un trattamento preferenziale a un settore piuttosto che all'altro; ritiene che si debbano adottare misure per promuovere un pensionamento graduale e flessibile, tenendo conto dell'aumento della vita media e del miglioramento generale delle condizioni di salute; riconosce che, poiché si vive più a lungo, si può anche lavorare più a lungo e chiede ai governi di prendere in considerazione l'eventualità di adottare incentivi finanziari per incoraggiare le persone in questo senso;

63.   ritiene che tutti gli Stati membri possano imparare di più gli uni dagli altri attraverso uno scambio delle prassi migliori più intenso per quanto riguarda le riforme pensionistiche;

64.   sottolinea, a fronte dell'andamento demografico, l'importanza fondamentale dell'efficienza e della sostenibilità finanziaria dei regimi di sicurezza sociale, soprattutto di regimi pensionistici che promuovano pensioni adeguate e durature, nonché di sistemi sanitari che siano basati sui principi della solidarietà, della giustizia e dell'universalità, al fine di migliorare l'accesso di ogni cittadino, in caso di malattia o necessità di cura, a un'assistenza adeguata e di elevata qualità; invita gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per modernizzare i sistemi pensionistici, per garantire la validità finanziaria e sociale di tali sistemi e consentire agli Stati membri di gestire le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione;

65.   ritiene che la riforma dei regimi pensionistici nazionali non debba incentrarsi soltanto sull'esigenza di rendere finanziariamente sostenibili tali regimi ma che debba contribuire altresì a una maggiore sostenibilità finanziaria della vita degli anziani;

66.   ritiene tuttavia difficile che le pensioni pubbliche possano soddisfare le esigenze in termini di reddito dei pensionati; è del parere che gli Stati membri debbano attribuire maggiore importanza e investire più energie nello sviluppo di adeguati regimi pensionistici integrativi e nell'incentivare il risparmio privato;

67.   ritiene che le pensioni pubbliche a livello nazionale, a prescindere dall'entità fissata dagli Stati membri, debbano essere di diritto equamente disponibili per tutti e che in quanto tali non debbano essere soggette alla verifica dei mezzi;

68.   rammenta che i titolari di piccole aziende subiscono i mutamenti demografici allo stesso modo dei lavoratori subordinati; esprime preoccupazione per il fatto che nei prossimi 10 anni un terzo dei titolari di piccole aziende europee andranno in pensione e incoraggia tutti gli interessati a promuovere l'imprenditoria, non soltanto per recuperare le capacità e le conoscenze del gruppo in questione ma anche per controbilanciare l'impatto negativo sulla crescita;

69.   ritiene che le politiche dell'immigrazione intese a promuovere l'integrazione economica, sociale e giuridica sostenibile degli immigrati rivestano un'importanza vitale per realizzare un equilibrio tra i diritti e le responsabilità rispettive di immigrati e società di accoglienza e che i meccanismi di ammissione per i cittadini di paesi terzi debbano essere gestiti in modo efficace e trasparente; condizioni essenziali del processo d'integrazione sono il trattamento paritario attraverso l'eliminazione di tutte le discriminazioni contro gli immigrati e i loro figli e uno stretto allineamento con le politiche in materia di occupazione e di affari sociali; tali politiche dovrebbero essere incoraggiate al fine di alleviare talune sfide demografiche; riconosce tuttavia che l'immigrazione in se stessa non risolve tutti i problemi associati ai mutamenti demografici e crea le sue proprie difficoltà;

70.   constata che nelle regioni dell'Europa orientale esiste un massiccio movimento migratorio di giovani donne per cui queste regioni richiedono una politica economica e occupazionale responsabile e l'impiego mirato dei Fondi strutturali europei a favore delle donne sulla base delle disposizioni esistenti in materia di integrazione della dimensione di genere e della sua considerazione nell'ambito del bilancio;

71.   riconosce che la gestione dell'immigrazione è di competenza degli Stati membri; ritiene che vadano compiuti maggiori sforzi in materia di istruzione e sviluppo di competenze per gli immigrati e le comunità etniche;

72.   ritiene che la percentuale di persone appartenenti a minoranze etniche tra gli anziani che richiedono un'assistenza a lungo termine sia in forte aumento in alcuni Stati membri; ritiene inoltre che non si debba partire dal presupposto che gli immigrati e i loro figli preferiranno tornare nel paese d'origine, in particolare in età avanzata o una volta che i loro figli saranno stati allevati all'interno dell'Unione europea; aggiunge che, quantunque la disponibilità di servizi di assistenza di qualità per i bambini e gli anziani sia importante per tutti i gruppi etnici, in particolare per le donne, il suo impatto può variare da un gruppo etnico all'altro e che occorre tenerne conto al momento di pianificare tali servizi; sottolinea che la lotta contro la discriminazione e il trattamento paritario nella fornitura di tali servizi rivestono parimenti un'importanza fondamentale; raccomanda che si tenga particolare conto di tale aspetto, segnatamente per quanto concerne la comparazione delle prassi migliori;

73.   constata che non è stata finora dedicata sufficiente attenzione all'integrazione dei migranti, il che si riflette nello scarso successo scolastico e in un'ampia esclusione di questi nuovi cittadini; invita quindi gli Stati membri a rafforzare le misure di integrazione soprattutto per i migranti residenti già da tempo nell'Unione;

74.   sottolinea il ruolo importante delle donne migranti e invita gli Stati membri ad attribuire loro il posto che meritano nelle politiche di integrazione e a garantire tutti i loro diritti; sottolinea la tendenza a utilizzare in crescente misura le immigrate irregolari come badanti per persone non autosufficienti; rileva che tale gruppo potrebbe essere oggetto di sfruttamento e invita gli Stati membri ad occuparsi della questione;

75.   sottolinea che gli immigrati che arrivano in Europa a un'età compresa tra i 30 e 40 anni potrebbero non avere alcun diritto a pensione; chiede agli Stati membri di individuare le migliori prassi nel far fronte a tale situazione, onde evitare di accrescere ulteriormente la pressione sui regimi pensionistici;

76.   ricorda agli Stati membri che i mutamenti demografici interessano anche i paesi meno sviluppati, che parimenti devono far fronte alle sfide associate all'invecchiamento della popolazione, alla povertà e alla ripartizione non equa del reddito, nonché al problema in rapida crescita della disoccupazione giovanile; incoraggia i governi degli Stati membri e l'Unione europea a tener conto di tale fattore all'atto dell'elaborazione dei programmi di aiuto e cooperazione;

77.   sottolinea che le politiche tese a privilegiare l'immigrazione di manodopera specializzata onde rafforzare le economie dell'Unione europea sono anche responsabili dell'effetto diametralmente opposto di indebolire le economie dei paesi di origine degli immigrati specializzati; ritiene che gli Stati membri debbano riconoscere le loro responsabilità a tale proposito;

78.   sollecita gli Stati membri a migliorare la fornitura di servizi d'interesse generale nelle aree rurali, consentendo in tal modo alle persone più anziane di continuare a vivere più a lungo in modo autonomo, riducendo la domanda di sistemi sanitari e di sicurezza sociale ed evitando una cultura delle dipendenza prematura;

79.   constata che, a causa del cambiamento demografico, occorre garantire i servizi di assistenza e cura negli Stati membri e sollecita un maggior scambio di buone prassi in questo settore; chiede che i servizi di assistenza e cura siano tutelati come servizi di interesse generale e invita quindi la Commissione a sancire questa tutela nel Libro verde sui servizi sociali;

80.   sottolinea l'importanza di condividere informazioni e prassi migliori tra gli Stati membri sul modo in cui i sistemi sanitari possono prepararsi a far fronte all'accresciuta pressione cui sono sottoposti a causa dell'invecchiamento della popolazione;

81.   raccomanda agli Stati membri di attuare politiche di prevenzione dei rischi di esclusione, in particolare per quanto riguarda l'esclusione scolastica o il rischio di perdere l'alloggio, e ricorda l'importanza di privilegiare tutte le azioni volte a conservare la solidarietà familiare, in particolare nell'ambito della protezione dei diritti del bambino, rispettando al contempo anche i diritti dei genitori;

82.   sottolinea l'importanza di garantire attività culturali e ricreative mirate alla vecchia generazione nella consapevolezza delle possibilità offerte dalla cosiddetta "economia d'argento";

83.   raccomanda di prestare maggiore attenzione alla normalizzazione delle differenti ipotesi su cui i diversi Stati membri fondano le informazioni che trasmettono ad Eurostat così che le prassi migliori possano essere comparate e anche adottate più efficacemente;

84.   invita la Commissione e gli Stati membri a fare ricorso al futuro Settimo programma quadro di ricerca per le questioni inerenti all'evoluzione demografica, al sostegno alla famiglia e alla promozione della salute;

85.   invita la Commissione, nell'ambito del futuro programma comunitario PROGRESS, a effettuare studi, analisi e peer reviews appropriati sul cambiamento demografico e le sue conseguenze sulla società e i settori strategici interessati;

86.   constata che, sebbene l'Unione europea debba continuare a raffrontare e a porre in contrasto le prestazioni, le esperienze e le prassi migliori degli Stati membri in relazione alla capacità di raccogliere le diverse sfide poste dai mutamenti demografici, le attuali istituzioni dell'Unione europea sono perfettamente adatte al riguardo e non sono pertanto necessarie ulteriori strutture dell'Unione;

87.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 115 del 14.4.1997, pag. 238.
(2) GU C 104 del 6.4.1998, pag. 222.
(3) GU C 232 del 17.8.2001, pag. 381.
(4) GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.
(5) GU L 45 del 19.2.1975, pag. 19.
(6) GU L 145 del 19.6.1996, pag. 4.


Promozione delle colture per scopi non alimentari
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Risoluzione del Parlamento europeo sulla promozione delle colture per scopi non alimentari (2004/2259(INI))
P6_TA(2006)0116A6-0040/2006

Il Parlamento europeo,

–   visto il Libro verde della Commissione del 29 novembre 2000 dal titolo: "Verso una strategia europea di sicurezza dell'approvvigionamento energetico" (COM(2000)0769),

–   vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 1997 dal titolo: "Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili - Libro bianco per una strategia e un piano di azione della Comunità" (COM(1997)0599),

–   vista la direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità(1),

–   vista la comunicazione della Commissione del 26 maggio 2004 dal titolo "La quota di fonti energetiche rinnovabili nell'UE - Relazione della Commissione ai sensi dell'articolo 3 della direttiva 2001/77/CE. La legislazione e le politiche comunitarie per aumentare la quota di fonti energetiche rinnovabili nell'UE: valutazione della loro efficacia e proposte di azioni concrete" (COM(2004)0366),

–   visti il programma della Commissione "Energia intelligente per l'Europa"(2), la sua comunicazione del 7 dicembre 2005 dal titolo "Piano d'azione sulla biomassa" (COM(2005)0628) e la sua comunicazione dell'8 febbraio 2006 dal titolo "Strategia dell'UE per i biocarburanti" (COM(2006)0034),

–   vista la direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell"8 maggio 2003, sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti(3),

–   vista la direttiva 98/70/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 1998, relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel e recante modificazione della direttiva 93/12/CEE del Consiglio(4),

–   visto il regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori(5),

–   vista la decisione 280/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, relativa ad un meccanismo per monitorare le emissioni di gas a effetto serra nella Comunità e per attuare il protocollo di Kyoto(6),

–   vista la direttiva 2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità(7),

–   vista la sua risoluzione del 29 settembre 2005 sulla quota di fonti energetiche rinnovabili nell'Unione europea e le proposte di azioni concrete(8),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A6-0040/2006),

A.   considerando che la produzione di materie prime rinnovabili costituisce un mezzo per collegare la politica agricola comune con le politiche moderne e innovative enunciate nelle conclusioni dei Consigli europei di Lisbona e di Göteborg,

B.   considerando che, nel contesto dello sviluppo sostenibile, la produzione di materie prime rinnovabili e l'utilizzo di rifiuti organici possono contribuire a migliorare l'ambiente, la produzione sostenibile di energia, l'occupazione e l'equilibrio regionale, svolgendo al contempo un ruolo nel rendere più varia e autosufficiente l'agricoltura multifunzionale,

C.   considerando che, sostituendo parzialmente le fonti energetiche fossili, le materie prime rinnovabili sono in grado di contribuire, in un'articolazione combinata, strategica ed equilibrata con tutte le fonti energetiche, a ridurre la dipendenza energetica dell'UE, minimizzando i rischi politici ed economici derivanti dalle importazioni e che, nel contempo, le materie prime rinnovabili contribuiscono a ridurre le emissioni ad effetto serra e ad una migliore gestione del ciclo di vita dei materiali,

D.   considerando che lo sviluppo delle colture per scopi non alimentari non deve rimettere in causa l'obiettivo strategico dell'autosufficienza alimentare, uno degli obiettivi della PAC, fin dalle sue origini,

E.   considerando che, sebbene le colture per scopi non alimentari sembrino offrire nuove opportunità all'agricoltura moderna, in particolare nel campo energetico, occorre definire con cura il quadro competitivo nell'ambito del quale la sostituzione delle colture per scopi non alimentari è praticabile per gli agricoltori e consente di operare ad una nuova filiera di trasformazione,

F.   considerando che, per convalidare l'iniziativa della diversificazione energetica dell'UE volta a combattere l'effetto serra, qualsiasi politica di sviluppo dei biocarburanti e di valorizzazione della biomassa deve far leva su modelli di produzione improntati anch'essi al risparmio energetico,

G.   considerando che, sebbene lo sviluppo delle colture per scopi non alimentari possa contribuire a mitigare il riscaldamento climatico globale, è necessario effettuare innanzi tutto analisi costi-benefici a livello energetico e ambientale per calcolare tutti i costi di produzione e valutare con cura l'utilità di nuovi orientamenti suscettibili di essere adottati,

H.   considerando che le riserve di petrolio e gas sono in costante diminuzione e probabilmente la produzione di petrolio subirà un calo nei prossimi 15 anni con conseguente aumento del prezzo del petrolio; che pertanto diventa urgente e necessario un uso parsimonioso ed efficiente dell'energia nel settore agricolo e alimentare, soprattutto riducendo le distanze nei trasporti e decentrando l'approvvigionamento alimentare e la produzione energetica,

I.   considerando che l'impiego della biomassa per la produzione di energia è una questione interdisciplinare comprendente la produzione di energia, la protezione dell'ambiente, la normalizzazione e la sicurezza dell'approvvigionamento attraverso l'utilizzo di fonti energetiche e materie prime rinnovabili locali,

J.   considerando che il fabbisogno di combustibili convenzionali delle economie asiatiche in rapida industrializzazione e delle altre zone in via di sviluppo aumenterà in misura considerevole nell'immediato futuro e che ciò rappresenta un fattore chiave per la riduzione delle riserve petrolifere mondiali,

K.   considerando che occorre garantire la sicurezza dell'approvvigionamento procedendo ad una diversificazione delle fonti energetiche, in modo da rendere l'UE meno dipendente dalle importazioni di combustibili fossili dai paesi terzi,

L.   considerando che nelle zone rurali i biocarburanti possono creare molta più occupazione delle alternative basate sui carburanti fossili e possono perfino diventare un'autentica alternativa socioeconomica in numerose zone colpite dalla riduzione o dalla scomparsa di colture autoctone sottoposte a riforme della PAC, come nel caso della barbabietola da zucchero o del cotone,

M.   considerando che un maggior utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili può avere effetti benefici, fra l'altro, sui posti di lavoro nelle regioni che presentano una disoccupazione elevata, stimolando l'aumento della produzione nelle zone rurali, la crescita dell'occupazione e lo sviluppo delle industrie e dei servizi connessi alle fonti energetiche rinnovabili e la ripresa dell'agricoltura nei terreni abbandonati a seguito dei mutamenti politici nei nuovi Stati membri,

N.   considerando che la direttiva 2003/30/CE sui biocarburanti fissa, come obiettivo da raggiungere entro il 2010, un consumo di biocarburanti pari al 5,75% di tutti i carburanti utilizzati nei trasporti, equivalente a 40 milioni di tonnellate di biossido di carbonio all'anno; che attualmente il consumo di biocarburanti negli Stati membri è pari solamente all'1,4% del carburante destinato ai trasporti e che si raccomanda quindi un profondo cambiamento della politica in materia;

O.   considerando che molti Stati membri fanno affidamento sulle esenzioni fiscali per promuovere la produzione di biocarburanti, agevolata dalla direttiva 2003/96/CE sulla tassazione dei prodotti energetici,

P.   considerando che è necessario creare un mercato interno dei prodotti agricoli destinati alla produzione di energia e carburante,

Q.   considerando che tutte le sovvenzioni, i dazi e i regolamenti europei e nazionali o le direttive dell'UE e degli Stati membri per la promozione di colture energetiche e di biocarburanti devono essere conformi in modo sostenibile con i criteri dell'OMC,

R.   considerando che le colture energetiche possono avere un impatto positivo sulla biodiversità, il suolo e le risorse idriche, se la coltivazione comporta un'estensione della rotazione dei raccolti, se si tiene pienamente conto dei requisiti in materia di condizionalità e se si consegue un miglioramento attivo della fertilità del suolo,

S.   considerando che nella produzione di energia a partire da prodotti agricoli occorre utilizzare in misura maggiore il potenziale dei sottoprodotti agricoli e silvicoli, per esempio i residui di legname, la lana, il concime, la paglia e i rifiuti da macello,

T.   considerando che è necessario informare non solo i consumatori, ma anche gli agricoltori e i silvicoltori sulle proprietà degli utilizzi non alimentari delle colture, la produzione di biomassa, l'energia rinnovabile e le opportunità che offrono ai settori agricolo e forestale,

U.   considerando che la recente riforma della PAC ha creato le condizioni necessarie per lo sviluppo di colture non alimentari attraverso la dissociazione, l'uso del regime delle colture energetiche e la coltivazione dei terreni messi a riposo,

V.   considerando che l'energia da biomassa è una fonte energetica rinnovabile con un potenziale enorme, in particolare per l'agricoltura sostenibile,

W.   considerando che le forme principali di energia da biomassa comprendono i carburanti destinati ai trasporti (derivati principalmente da cereali, zucchero, semi oleaginosi e rifiuti oleosi), il riscaldamento domestico basato sulla biomassa (utilizzando legname e suoi residui) e l'incenerimento di legno, paglia e residui agricoli nelle centrali per produrre elettricità o calore oppure entrambi,

X.   considerando che, in prospettiva, l'energia rinnovabile raggiungerà entro il 2010 solo il 9-10% del mix energetico dell'UE, mancando l'obiettivo del 12%,

Y.   considerando che i nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale, come pure la Bulgaria e la Romania che aderiranno all'UE, sono produttori potenziali di energia rinnovabile e dato che ricevono o riceveranno una parte significativa dell'aiuto a titolo dei fondi strutturali e agricoli dell'UE, è necessario incoraggiare vivamente tali paesi a utilizzare con efficacia le loro risorse e integrarli nelle norme orizzontali della PAC,

Z.   considerando che, stante l'introduzione delle riforme nel settore dello zucchero dell'UE e l'abbandono della coltivazione della barbabietola da zucchero, occorre analizzare in modo approfondito se sia praticabile un aumento del potenziale esistente per la produzione di biocarburanti dalle barbabietole da zucchero e da altre colture alternative sui terreni in questione,

Un futuro per le colture non alimentari

1.   sottolinea che è importante incrementare il sostegno alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie per le colture non alimentari onde aumentare il potenziale e l'efficienza del settore; propone di privilegiare i progetti bioenergetici più validi, che siano meglio in grado di dare un contributo all'economia rurale e dimostrino la capacità della biomassa di contribuire in modo significativo a soddisfare le esigenze energetiche dell'UE;

2.   invita la Commissione ad elaborare una strategia comunitaria e un piano d'azione per la promozione delle energie rinnovabili in quanto contributo per la sicurezza alimentare e per il miglioramento dell'efficienza energetica dell'UE, onde garantire che un approvvigionamento alimentare sicuro sia rafforzato con l'impiego più accorto delle materie prime rinnovabili;

3.   sottolinea che la promozione di biocarburanti può avere un importane ruolo da svolgere nel garantire forniture alimentari sicure continuando ad utilizzare i terreni a fini agricoli, obiettivi questi che non si escludono affatto a vicenda;

4.   chiede alla Commissione di elaborare, con l'aiuto degli Stati membri, delle associazioni e delle parti interessate, un documento in cui figurino tutte le esperienze individuali e collettive concernenti l'utilizzo della biomassa (materie prime rinnovabili e rifiuti organici dell'agricoltura e della silvicoltura) per produrre biocarburanti, calore ed elettricità, allo scopo di diffondere le iniziative più interessanti in tutta l'UE;

5.   apprezza gli sforzi già compiuti dalla Commissione per promuovere l'ulteriore sfruttamento di colture per scopi non alimentari e potenziare l'efficienza dello sfruttamento energetico attraverso il programma "Energia intelligente per l'Europa", il piano d'azione sulla biomassa e la comunicazione sui biocarburanti; chiede tuttavia un coordinamento migliore con le misure già vigenti negli Stati membri e incoraggia la Commissione a rispettare lo scadenzario annunciato per le iniziative, come pure a portare a termine quanto prima le azioni da esse derivanti;

6.   ritiene opportuno, nel quadro della pianificazione a lungo termine della politica energetica dell'UE e per garantire la certezza economica e imprenditoriale degli investitori e dei produttori, definire piani nazionali d'azione sulla biomassa in base a proposte integrate che stabiliscano le priorità per l'impiego di taluni tipi di biomassa e precisino misure ambientali specifiche nonché politiche in materia d'informazione dei consumatori riguardo ai vantaggi, ai problemi e al contributo di questa fonte di energia rinnovabile allo sviluppo sostenibile;

7.   evidenzia la necessità di condurre una ricerca per esaminare i parametri economici, ecologici e tecnici di selezione delle specie idonee alla coltivazione in base alle particolarità edafoclimatiche di ogni regione;

8.   invita la Commissione a promuovere, in via prioritaria, anche nell'agricoltura il risparmio energetico, l'impiego di sottoprodotti per l'energia e lo sfruttamento decentrato di materie prime rinnovabili;

9.   sottolinea che le materie prime necessarie alla produzione di biodiesel, di bioetanolo, di energia termica e di elettricità generate dalla biomassa, dovrebbero provenire innanzitutto dalle riserve degli Stati membri;

10.   mette in evidenza il potenziale offerto dagli sviluppi e dagli investimenti nel settore delle colture per scopi non alimentari per gli agricoltori interessati dalla riforma dello zucchero;

11.   sottolinea che è importante rendere obbligatori gli obiettivi della direttiva 2003/30/CE sui biocarburanti prevedendo un efficace meccanismo di monitoraggio, con l'obiettivo di soddisfare agli impegni assunti ricorrendo in primo luogo alla produzione europea locale; ritiene a tal fine necessario che la politica commerciale dell'UE sia coerente con questo obiettivo;

12.   sottolinea che la definizione di obiettivi obbligatori non si deve tradurre nella scomparsa o nella riduzione degli incentivi esistenti per la produzione di biocarburanti nell'UE; ritiene che la determinazione di tale obbligatorietà dovrebbe essere subordinata alla revisione della normativa comunitaria in materia di tassazione dei prodotti energetici;

13.   sottolinea, nel contesto di una crescente scarsità di materie prime, l'importanza di meccanismi di mercato che consentano alle fonti energetiche biologiche di divenire competitive su base sostenibile anche senza sovvenzioni pubbliche;

14.   sottolinea che lo sviluppo dell'impiego delle fonti di energia rinnovabile va considerato in ciascuno Stato membro, tenendo conto delle condizioni locali che sono strettamente connesse con le possibilità di sviluppo;

15.   sottolinea il fatto che tutte le zone rurali dispongono di un notevole potenziale per la produzione di biomassa, ma che le più povere hanno sempre maggiori difficoltà a valorizzarlo, a causa del livello di produzione più basso e degli svantaggi naturali e strutturali; è pertanto opportuno attribuire a tali zone la priorità nell'utilizzo dei fondi strutturali per valorizzare queste risorse;

16.   ritiene che, nel quadro delle strategie nazionali e regionali di sviluppo per il periodo 2007-2013, sia necessario definire programmi operativi di sfruttamento della biomassa e garantire il loro finanziamento congiunto da parte dei fondi strutturali, del fondo di coesione e del settimo programma quadro della Comunità europea delle attività in materia di ricerca, di sviluppo tecnologico e di dimostrazione (2007-2013);

17.   insiste sul fatto che le misure per la promozione di colture energetiche non possono portare al rincaro della bolletta energetica delle famiglie e delle imprese, peggiorando quindi la posizione dell'Europa nella competizione mondiale per attirare insediamenti industriali;

18.   esorta la Commissione a rivedere le disposizioni in materia di ritiro dei terreni nel quadro del programma per le colture energetiche, come indicato nella riforma della PAC e ad aumentare sostanzialmente la superficie massima ammissibile agli aiuti addizionali e il livello di pagamento; rammenta a tale riguardo che si è di recente pronunciato a favore di un aumento a 80 EUR/ha annui dell'aiuto concesso ai terreni destinati a colture energetiche, sulla base di una superficie massima garantita di 2 200 000 ha;

19.   esorta la Commissione ad ampliare la lista delle specie ammissibili alla coltivazione destinata alla produzione di biocarburanti nei regimi di sostegno, a garantire che la selezione delle colture energetiche più adatte avvenga a livello locale e regionale, a garantire modalità corrispondenti di sostegno a tutte le forme di fonti rinnovabili di energia come il bioetanolo, il biodiesel e la digestione anaerobica (biogas) e ad offrire incentivi sufficienti ai produttori affinché optino per le colture di tale tipo;

20.   sottolinea che la promozione delle colture per scopi non alimentari deve essere adeguatamente finanziata per comprendervi l'utilizzo razionale degli stanziamenti senza compromettere in tal modo gli altri obiettivi fissati nel regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005 per quanto concerne l'utilizzazione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale;

21.   invita la Commissione ad adoperarsi per eliminare gli ostacoli allo sviluppo delle colture energetiche nei nuovi Stati membri che applicano un regime semplificato di pagamento unico per superficie e, di conseguenza, non percepiscono alcun aiuto finanziario dall'UE;

22.   ritiene che è importante, nei nuovi Stati membri, escludere i premi per le colture energetiche dal meccanismo di phasing-in;

23.   ritiene che, nei nuovi Stati membri, occorra separare gli aiuti alle colture energetiche dal regime di pagamento unico per superficie, in modo da garantire aiuti complementari a tali colture;

24.   rileva che, sul lungo periodo, le colture non alimentari devono diventare economicamente sostenibili e invita la Commissione a fornire al settore soluzioni durature e un quadro regolamentare stabile che lo incoraggino ad effettuare gli adeguamenti e gli investimenti opportuni affinché non sia necessario finanziare queste colture con fondi pubblici;

25.   segnala che occorre prestare particolare attenzione onde evitare l'intensificazione della produzione a un livello tale da causare effetti sfavorevoli sull'ambiente sovraccaricando i suoli con residui di concimi e prodotti per la protezione delle piante nonché esaurendo e inquinando le risorse idriche;

26.   sottolinea che è importante incoraggiare la comunicazione tra il settore della coltivazione e quello della trasformazione, sulla base di contratti chiari, conversione delle tecnologie e altri incentivi;

27.   chiede alla Commissione di incoraggiare equamente, a seconda della situazione di ciascuno Stato membro, l'utilizzo dei programmi di sovvenzioni e prestiti a livello UE, nazionale e regionale per finalità quali la costruzione di impianti di trasformazione e lo sviluppo di materie prime;

28.   chiede alla Commissione di valutare i potenziali benefici delle colture non alimentari in termini di opportunità occupazionali e riduzione dei costi di trasporto derivanti dalla costruzione di centrali per la produzione di energie rinnovabili nelle zone rurali;

29.   sottolinea che è importante prevedere misure atte ad assicurare una determinata qualità delle materie prime importate e il rispetto delle norme sociali e ambientali, in base alle norme vigenti nell'UE;

30.   esorta la Commissione a compiere ulteriori sforzi per definire norme sui prodotti e sostenere le materie prime rinnovabili in tutta l'UE, al fine di promuovere un mercato interno per le fonti energetiche rinnovabili;

31.   invita la Commissione a sostenere, mediante adeguamenti regolamentari, la promozione delle colture per scopi non alimentari, nella misura in cui essa risponde a criteri di sviluppo sostenibile e valorizza un'agricoltura multifunzionale in tutta l'UE;

32.   ritiene che occorra monitorare l'impatto delle colture energetiche sull'ambiente rurale e riflettere sull'elaborazione di un regime volto a evitare la diffusione incontrollata di colture riconosciute come invasive in determinate regioni;

33.   incoraggia l'uso dei vigenti meccanismi di controllo, come la condizionalità per garantire che la biodiversità e il patrimonio ambientale costituito da suolo, acque e aria non siano compromessi dalle produzioni biologiche di carburante, energia e materiali e si pervenga a ridurre effettivamente i gas a effetto serra;

34.   chiede alla Commissione di prendere in considerazione lo sviluppo di una banca dati trasparente e pubblica, a livello UE, che comprenda i vantaggi relativi al ciclo di vita delle materie prime rinnovabili unitamente ai risultati delle valutazioni del ciclo di vita;

35.   chiede che le strategie in materia di appalti pubblici sostengano l'introduzione di materiali derivati dalla biomassa al fine di sensibilizzare in merito ai potenziali usi delle materie rinnovabili e ai loro considerevoli vantaggi per la salute e per l'ambiente;

36.   esorta la Commissione a sostenere la diffusione e la conversione in tecnologia della ricerca, dello sviluppo e della dimostrazione europea su biomateriali, bioenergia e biocarburanti e ad appoggiare una campagna di sensibilizzazione in materia;

37.   sottolinea che è necessario integrare le attività nazionali di ricerca, sviluppo e dimostrazione sui biomateriali a livello UE, in particolare per quanto riguarda la creazione di un programma comunitario di ricerca sulle tecnologie per la conversione di biomassa in energia, carburanti e sostanze chimiche;

38.   invita la Commissione a prendere iniziative per trovare il più rapidamente possibile un compromesso sui biocarburanti tra l'industria automobilistica e il settore petrolifero nell'ottica del principio "biocarburanti per le auto e non auto per i biocarburanti";

Opportunità offerte da colture e prodotti speciali

39.   invita la Commissione ad adottare misure volte a promuovere la produzione di sostanze chimiche speciali, partendo da materie prime agricole, per incrementare il reddito degli agricoltori e immettere sul mercato prodotti sani e rispettosi dell'ambiente in sostituzione dei prodotti chimici non biodegradabili;

40.   riconosce che gli usi delle colture speciali possono risultare molto efficienti in un contesto decentrato e limitato e quindi recare vantaggi a un gran numero di agricoltori; esorta pertanto la Commissione a promuovere sviluppi in questo settore in vista di un graduale aumento della produzione;

41.   incoraggia i recenti sviluppi registrati nel settore della plastica, dei lubrificanti e degli isolanti volti a sostituire i prodotti convenzionali con prodotti derivati dalle piante; invita la Commissione a rendere obbligatorio l'uso di questi prodotti derivati dalle piante qualora costituiscano buone alternative ai prodotti convenzionali;

42.   sottolinea il potenziale dell'agricoltura per quanto riguarda le colture di tipo farmaceutico destinate alla produzione di vaccini ed altre sostanze intese a mettere a disposizione della medicina strumenti adeguati per l'assistenza sanitaria;

43.   appoggia l'utilizzazione nell'agricoltura di preparati come i concimi, i fitofarmaci e gli insetticidi derivati da prodotti agricoli, incoraggiando i metodi biologici di coltivazione per quanto riguarda la concimazione e la protezione delle piante;

44.   rileva che la crescente domanda dei consumatori di prodotti ecologici e salubri rappresenta una sfida per l'agricoltura a produrre materie prime per cosmetici naturali e ipoallergenici, tessili naturali ed ecologici e nuovi prodotti alimentari;

45.   invita la Commissione a promuovere l'innovazione e le nuove tecnologie promettenti, come la produzione combinata di carta e bioetanolo dalla paglia;

Promuovere la produzione di calore ed elettricità utilizzando le risorse agricole

46.   mette in evidenza il potenziale offerto dall'utilizzo dei residui e dei rifiuti agricoli per la produzione di calore, raffreddamento ed elettricità, con metodi efficaci dal punto di vista economico ed ecologico, che consentono una maggiore autonomia al settore agricolo e alle collettività rurali;

47.   chiede che gli stanziamenti a favore delle ricerca e dello sviluppo rurale siano orientati in misura crescente verso un impiego più efficace e massiccio dei rifiuti organici di origine agricola e forestale per usi individuali e collettivi nell'ambiente rurale;

48.   chiede alla Commissione di promuovere un'efficace utilizzazione della biomassa disponibile sotto forma di rifiuti della silvicoltura e dell'agricoltura, nonché le colture energetiche mediante vegetali ad hoc, ad esempio piante legnose a crescita rapida quali il salice, il pioppo, o erbacee quali talune specie di poa, che rispettino le comunità vegetali indigene di ogni Stato membro, allo scopo di generare calore e di contribuire al contempo alla valorizzazione di taluni rifiuti;

49.   sottolinea che è importante definire obiettivi obbligatori per la produzione rinnovabile di calore che promuove l'impiego efficiente della biomassa quale fonte energetica rinnovabile e lo sviluppo di nuovi mercati locali per i prodotti agricoli;

50.   sottolinea che occorre creare le condizioni ottimali per l'utilizzo della biomassa, definire i principi chiari cui devono ispirarsi i regimi di aiuti e aumentare le risorse finanziarie idonee a sviluppare la produzione di biomassa migliorandone lo sfruttamento;

51.   chiede alla Commissione di elaborare una raccomandazione volta a incoraggiare gli Stati membri ad utilizzare incentivi efficaci, come le riduzioni delle imposte, per promuovere l'impiego di energie rinnovabili e la produzione di energia generata da prodotti di base locali, e rinnovabili;

52.   suggerisce di promuovere ulteriormente gli sforzi, che molte piccole imprese di trasformazione hanno già compiuto, per incoraggiare la produzione e l'utilizzo dell'energia direttamente nell'azienda agricola, se esistono buone possibilità di rapido successo commerciale senza necessità di sovvenzioni prolungate;

53.   informa gli agricoltori sulle possibilità e gli sbocchi imprenditoriali offerti dalla coltura di piante energetiche, dopo le restrizioni introdotte dalla riforma della politica agricola comune;

54.   incoraggia la costruzione di bioraffinerie che incrementano l'efficienza in termini di costo dei prodotti finali con l'uso integrale della biomassa;

55.   invita gli Stati membri a sensibilizzare i cittadini sugli effetti positivi dell'impiego della biomassa e delle fonti rinnovabili di energia per la protezione dell'ambiente, organizzando campagne pubblicitarie destinate principalmente alla nuova generazione in cui deve essere coltivata una coscienza ecologica;

56.   rileva che è opportuno tener conto della necessità di utilizzare i sottoprodotti dall'agricoltura e altri residui della biomassa, compresi i rifiuti industriali biodegradabili;

Opportunità per i biocarburanti

57.   ribadisce che la sostituzione di combustibili fossili può creare opportunità economiche e e posti di lavoro, in linea con la strategia di Lisbona;

58.   rammenta che, dovendo l'UE adottare misure per combattere i gas ad effetto serra e proteggere l'ambiente, la produzione di biocarburanti, che rappresenta un potenziale di diversificazione delle fonti energetiche, deve rispettare le norme su cui si basa l'agricoltura sostenibile;

59.   sottolinea che occorre dare la priorità alla realizzazione di studi sullo sviluppo di nuove tecnologie che riguardano la produzione e l'utilizzo di combustibili rinnovabili;

60.   esorta gli Stati membri a prendere in considerazione misure, come l'introduzione di ulteriori incentivi fiscali, e le miscele di biocarburante con i combustibili biologici, in quanto metodi promettenti per promuovere in futuro i biocarburanti;

61.   sottolinea, tuttavia, che l'adozione di misure fiscali, come le esenzioni d'imposta, deve essere gestita con cautela in modo da evitare la distorsione del mercato attraverso una sovraccompensazione dei biocarburanti importati e delle forme di energia i cui costi di produzione sono particolarmente bassi;

62.   esorta gli Stati membri a prevedere imposte e prelievi per un periodo sufficientemente lungo al fine di guadagnare la fiducia dell'industria e promuovere gli investimenti;

63.   chiede alla Commissione di considerare l'introduzione di un accesso qualificato al mercato per le importazioni di biocarburanti provenienti da paesi terzi, come il Brasile, affinché su scala mondiale sia possibile salvaguardare la sicurezza delle forniture alimentari, la biodiversità e la capacità di assorbimento di CO2 delle foreste vergini con un regime tributario mirato e con la promozione di progetti di sviluppo rurale per un uso sostenibile delle risorse in paesi terzi, consentendo al settore dei biocarburanti nell'UE di rimanere competitivo, anche in presenza di elevati standard ambientali;

64.   chiede un aumento dei fondi destinati alla ricerca sulle tecnologie nuove, economicamente efficienti e sostenibili e allo sviluppo di metodi di produzione che meglio rispondano alle esigenze del settore dei biocarburanti;

65.   accoglie con favore l'attenzione riservata alla promozione della ricerca su tecnologie nuove ed economiche per i biocarburanti;

66.   raccomanda di assicurare un appoggio consistente alla ricerca e allo sviluppo di biocarburanti di seconda generazione ma anche di tenere seriamente in considerazione le possibilità offerte da proposte esistenti che contribuiscono sostanzialmente a risolvere problemi ambientali come, per esempio, la produzione di idrogeno a partire da fonti di energia rinnovabili;

67.   riconosce che i biocarburanti sono, per il momento e fino a quando non si riuscirà a trovare mezzi di produzioni meno costosi (di qui l'importanza di destinare fondi alla ricerca), più costosi di quelli fossili, ma fa rilevare che, miscelati con gli oli minerali, hanno un impatto positivo sull'ambiente;

68.   invita la Commissione a presentare senza indugio una proposta di revisione della direttiva 98/70/CE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel, al fine di determinare le misure idonee ad agevolare la realizzazione degli obiettivi stabiliti nella direttiva 2003/30/CE sui biocarburanti e quindi promuovere ulteriormente i biocarburanti;

o
o   o

69.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 283 del 27.10.2001, pag. 33. Direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione del 2003.
(2) Decisione n. 1230/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, che adotta un programma pluriennale di azioni nel settore dell'energia "Energia intelligente - Europa" (2003-2006) (GU L 176 del 15.7.2003, pag. 29).
(3) GU L 123 del 17.5.2003, pag. 42.
(4) GU L 350 del 28.12.1998, pag. 58. Direttiva modificata da ultimo dal regolamento (CE) n. 1882/2003 (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).
(5) GU L 270 del 21.10.2003, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 319/2006 (GU L 58 del 28.2.2006, pag. 32).
(6) GU L 49 del 19.2.2004, pag. 1.
(7) GU L 283 del 31.10.2003, pag. 51. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2004/75/CE (GU L 157 del 30.4.2004, pag. 100).
(8) Testi approvati, P6_TA(2005)0365.

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