Indice 
Testi approvati
Giovedì 29 marzo 2007 - Bruxelles
Mediazione in materia civile e commerciale ***I
 Aumento del capitale del Fondo europeo per gli investimenti *
 Immunità di Giuseppe Gargani
 Revisione delle direttive relative ai dispositivi medici ***I
 Statistiche strutturali sulle imprese ***I
 Rispetto degli obblighi degli Stati bandiera ***I
 Responsabilità civile e garanzie finanziarie degli armatori ***I
 Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici *
 Sicurezza in occasione delle partite di calcio *
 Futuro del Kosovo e ruolo dell'UE
 Futuro delle risorse proprie dell'UE
 Orientamenti per la procedura di bilancio 2008 - Sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII e IX
 Futuro del calcio professionistico in Europa
 Integrazione dei nuovi Stati membri nella PAC
 Epatite C

Mediazione in materia civile e commerciale ***I
PDF 344kWORD 68k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (COM(2004)0718 – C6-0154/2004 – 2004/0251(COD))
P6_TA(2007)0088A6-0074/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2004)0718),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 61, lettera c), e 67, paragrafo 5, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0154/2004),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0074/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 marzo 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale

P6_TC1-COD(2004)0251


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 61, lettera c), e l'articolo 67, paragrafo 5, secondo trattino,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(2),

considerando quanto segue:

(1)  La Comunità si è posta l'obiettivo di mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, in cui sia garantita la libera circolazione delle persone. A tal fine, la Comunità adotta, fra l'altro, provvedimenti nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile, necessari per il corretto funzionamento del mercato interno.

(2)  Il principio dell'accesso alla giustizia è fondamentale e, al fine di garantire un miglior accesso alla giustizia, il Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999 ha invitato gli Stati membri ad istituire procedure extragiudiziali e alternative.

(3)  Il Consiglio ha adottato conclusioni sui metodi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale nel 2000, sancendo che l'istituzione di principi fondamentali in questo settore è un passo essenziale verso l'appropriato sviluppo e l'operatività delle procedure extragiudiziali per la composizione delle controversie in materia civile e commerciale così come per semplificare e migliorare l'accesso alla giustizia.

(4)  La Commissione europea ha presentato nel 2002 un Libro verde, prendendo in esame la situazione attuale circa i metodi di risoluzione alternativa delle controversie in Europa e intraprendendo consultazioni ad ampio raggio con gli Stati membri e le parti interessate sulle possibili misure per promuovere l'utilizzo della mediazione.

(5)  L'obiettivo di garantire un migliore accesso alla giustizia, come parte della politica dell'Unione europea di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia dovrebbe comprendere l'accesso ai metodi giudiziali ed extragiudiziali di risoluzione delle controversie. La presente direttiva dovrebbe contribuire al corretto funzionamento del mercato interno, in particolare per quanto concerne la predisposizione e la fruibilità dei servizi di mediazione.

(6)  La presente direttiva si applica anche alla mediazione in materia di consumo. Essa dovrebbe, pertanto, tener conto delle particolarità della mediazione in materia di consumo. In particolare, dovrebbe riprendere i principi di cui alla raccomandazione della Commissione 2001/310/CE del 4 aprile 2001 sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo(3).

(7)  La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie nelle materie civili e commerciali attraverso processi concepiti in base alle necessità delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione sono probabilmente eseguiti in misura maggiore volontariamente e più facilmente preservano una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera.

(8)  Un quadro normativo che affronti in particolare gli elementi chiave della procedura civile è pertanto necessario per promuovere l'ulteriore utilizzo della mediazione e per garantire che le parti che ricorrono ad essa possano fare affidamento su un contesto giuridico certo.

(9)  Gli Stati membri sono incoraggiati ad applicare le disposizioni della presente direttiva anche ai casi interni, in particolare per facilitare il corretto funzionamento del mercato interno. Inoltre, il fatto che le disposizioni della direttiva siano formulate come limitate ai casi aventi implicazioni transfrontaliere non dovrebbe avere per conseguenza una limitazione delle disposizioni di diritto nazionale che prevedono attualmente l'esecuzione di accordi risultanti dalla mediazione, la riservatezza della mediazione o gli effetti della mediazione sui termini di decadenza e di prescrizione anche in casi non coperti dalla presente direttiva.

(10)  La presente direttiva dovrebbe riguardare i procedimenti in cui due o più parti della controversia transfrontaliera sono assistite da un mediatore allo scopo di raggiungere una composizione amichevole della controversia, ma dovrebbe escludere procedimenti quali i negoziati precontrattuali o i procedimenti di natura arbitrale quali appunto l'arbitrato propriamente detto, la conciliazione dinanzi ad un organo giurisdizionale, i reclami all'ombudsman, i reclami dei consumatori, la valutazione di periti o i procedimenti gestiti da organismi che emettono una raccomandazione formale, sia essa legalmente vincolante o meno, per la risoluzione della controversia. Dovrebbero essere compresi anche i casi in cui un tribunale deferisce le parti a una mediazione o in cui il diritto nazionale prescrive la mediazione, anche se resta valido il principio secondo cui la mediazione è un procedimento di volontaria giurisdizione e la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio, ovvero soggetto a incentivi o sanzioni, non dovrebbe impedire alle parti di esercitare il diritto di accesso al sistema giudiziario. Dovrebbe inoltre rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva anche la mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di un procedimento giudiziario relativo alla questione o alle questioni oggetto di controversia. Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe estendersi ai tentativi del tribunale o del giudice chiamato a risolvere la controversia nel contesto del procedimento giudiziario concernente tale controversia, ovvero ai casi in cui il tribunale o il giudice adito richiedono l'assistenza o la consulenza di una persona competente.

(11)  Data l'importanza della riservatezza nel procedimento di mediazione, è necessario un minimo grado di compatibilità delle norme di procedura civile su come possa essere protetta la riservatezza della mediazione in un eventuale successivo procedimento civile e commerciale, giudiziario o di arbitrato. La possibilità per l'organo giudicante di richiamare l'attenzione delle parti sulla possibilità di mediazione dovrebbe essere altresì presa in considerazione, pur conservando il principio per cui la mediazione è un procedimento di volontaria giurisdizione. È altresì necessario prevedere un grado minimo di compatibilità delle norme di procedura civile riguardo agli effetti della mediazione sui termini di decadenza e prescrizione.

(12)  La mediazione non dovrebbe essere ritenuta un'alternativa meno efficace rispetto al procedimento giudiziario nel senso che l'esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione è lasciata alla buona volontà delle parti. È pertanto necessario garantire che le parti di un accordo scritto risultante dalla mediazione possano richiedere che il suo contenuto sia reso esecutivo, nella misura in cui l'esecuzione di detto contenuto sia possibile ai sensi del diritto dello Stato membro in cui è presentata la richiesta di esecuzione. Il contenuto di tale accordo può essere reso esecutivo attraverso una sentenza, una decisione o un atto autentico di un tribunale o di un altro organismo competente, in conformità del diritto dello Stato membro in cui la richiesta è presentata.

(13)  Il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione reso esecutivo in uno Stato membro sarà riconosciuto e dichiarato esecutivo negli altri Stati membri in conformità della legge comunitaria o nazionale applicabile, ad esempio sulla base del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(4), o del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale(5).

(14)  Benché la presente direttiva disciplini la mediazione in materia di diritto di famiglia, essa si estende solo ai diritti di cui le parti dispongono nel quadro della normativa dello Stato membro in cui ha luogo la mediazione. Inoltre, se il contenuto di un accordo risultante dalla mediazione in materia familiare non è esecutivo nello Stato membro in cui l'accordo è stato concluso e in cui se ne chiede l'esecuzione, la presente direttiva non consente alle parti di aggirare la legge di tale Stato membro rendendo l'accordo in questione esecutivo in un altro Stato membro, dato che il regolamento (CE) n. 2201/2003 prevede specificamente che tale accordo sia esecutivo nello Stato membro in cui è stato concluso.

(15)  Al fine di garantire la fiducia necessaria tra gli Stati membri nel rispetto della confidenzialità, devono essere istituite norme relative alla sospensione dei termini di decadenza e prescrizione, al riconoscimento e all'esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione, all'effettiva qualità dei meccanismi di controllo circa la fornitura dei servizi di mediazione e la formazione dei mediatori.

(16)  Tali meccanismi e misure, che dovrebbero essere definiti dagli Stati membri e che possono includere il ricorso a soluzioni basate sul mercato, devono essere volti a preservare la flessibilità del procedimento di mediazione e l'autonomia privata delle parti. La Commissione dovrebbe incoraggiare misure di autodisciplina a livello comunitario. Dal canto loro, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare e promuovere l'applicazione del codice europeo di condotta dei mediatori, che la Commissione dovrebbe pubblicare nella serie C della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, assicurando nel contempo che la qualità della mediazione sia garantita dai criteri elencati e definiti nella raccomandazione della Commissione 98/257/CE del 30 marzo 1998 riguardante i principi applicabili agli organi responsabili per la risoluzione extragiudiziale delle controversie in materia di consumo(6), e dalla raccomandazione 2001/310/CE: imparzialità, trasparenza, efficacia, equità, rappresentanza, indipendenza, contraddittorio, legalità e libertà. Parimenti, nella mediazione tra imprese e consumatori, gli Stati membri dovrebbero promuovere l'applicazione dei principi sanciti nella raccomandazione 2001/310/CE. Gli Stati membri dovrebbero inoltre incoraggiare lo sviluppo di un sistema di certificazione degli organismi nazionali che propongono corsi di formazione nel settore della mediazione.

(17)  È auspicabile che qualunque mediatore o organizzazione interessata dalla raccomandazione 2001/310/CE rispetti i principi in essa contenuti. Allo scopo di garantire la diffusione delle informazioni relative a tali organi, la Commissione sta predisponendo una base dati di modelli extragiudiziali di composizione delle controversie che gli Stati membri considerano rispettosi dei principi della raccomandazione.

(18)  La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti in particolare dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. In particolare, essa cerca di garantire il pieno rispetto del diritto ad un giusto processo riconosciuto dall'articolo 47 della Carta.

(19)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a causa delle dimensioni o degli effetti dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nel medesimo articolo.

(20)  A norma dell'articolo 3 del protocollo sulla posizione del Regno Unito e dell"Irlanda allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, il Regno Unito e l'Irlanda hanno notificato che intendono partecipare all'adozione e all'applicazione della presente direttiva.

(21)  A norma degli articoli 1 e 2 del protocollo sulla posizione della Danimarca allegato al trattato sull'Unione europea e al trattato che istituisce la Comunità europea, la Danimarca non partecipa all'adozione della presente direttiva, e non è pertanto vincolata da essa né soggetta alla sua applicazione,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Obiettivo

1.  L'obiettivo della presente direttiva è quello di facilitare l'accesso alla risoluzione delle controversie e di promuovere un'amichevole risoluzione delle stesse incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un"equilibrata relazione tra mediazione e procedimenti giudiziari.

2.  La presente direttiva si applica in materia civile e commerciale. Essa non concerne, in particolare, questioni fiscali, doganali o amministrative, né la responsabilità dello Stato per atti od omissioni nell'esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii).

3.  Nella presente direttiva, per "Stato membro" si intendono tutti gli Stati membri ad eccezione della Danimarca.

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.  La presente direttiva si applica se, alla data in cui le parti decidono di far ricorso alla mediazione, almeno una di esse ha il domicilio o la residenza abituale in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di qualsiasi altra parte.

2.  Fatto salvo il paragrafo 1, gli articoli 6 e 7 si applicano in relazione ai procedimenti giudiziari risultanti da una mediazione nel caso in cui, alla data in cui le parti decidono di far ricorso alla mediazione, il tribunale investito di un eventuale procedimento giudiziario successivo sia in uno Stato membro diverso dallo Stato membro in cui almeno una delle parti è domiciliata o ha la residenza abituale.

3.  Ai fini dei paragrafi 1 e 2, lo Stato membro in cui una parte è domiciliata o ha la residenza abituale è stabilito ai sensi del regolamento (CE) n. 44/2001 o del regolamento (CE) n. 2201/2003.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si applicano le seguenti definizioni:

a)  Il termine "mediazione" indica un procedimento strutturato di natura volontaria, indipendentemente dalla denominazione, dove due o più parti della controversia si sforzano di raggiungere un accordo sulla risoluzione della loro controversia, con l'assistenza di un mediatore. Questo procedimento può essere intrapreso dalle parti oppure essere suggerito o ordinato da un tribunale o prescritto dalla legge di uno Stato membro, purché sia rispettato il principio della natura volontaria della mediazione.

Esso comprende la mediazione condotta da un giudice che non sia responsabile di procedimenti giudiziari avviati per tale controversia. Tuttavia, esso non comprende i tentativi messi in atto dal tribunale o dal giudice adito al fine di giungere ad una soluzione transattiva nell'ambito del procedimento giudiziario oggetto della vertenza.

b)  Il termine "mediatore" indica qualunque terzo nominato in circostanze dalle quali si possa ragionevolmente supporre che la mediazione sarà condotta in modo professionale, imparziale e competente, indipendentemente dalla denominazione o dalla professione di questo terzo nello Stato membro interessato e dalla modalità con cui il terzo è stato nominato o invitato a gestire la mediazione.

Articolo 4

Qualità della mediazione

1.  Gli Stati membri incoraggiano, con tutti i mezzi che ritengano appropriati, lo sviluppo di codici volontari di condotta e l'ottemperanza agli stessi da parte dei mediatori e delle organizzazioni che forniscono servizi di mediazione, nonché qualunque altro efficace meccanismo di controllo della qualità riguardante la fornitura di servizi di mediazione.

2.  Gli Stati membri incoraggiano la formazione e l'aggiornamento dei mediatori al fine di garantire che la mediazione sia condotta in modo equo, efficace, imparziale e competente in relazione alle parti e che le procedure siano adatte alle circostanze della controversia.

3.  Gli Stati membri incoraggiano lo sviluppo di un sistema di certificazione degli organismi nazionali che propongono corsi di formazione nel settore della mediazione.

Articolo 5

Deferimento alla mediazione

1.  Il tribunale investito di una causa può, se lo ritiene appropriato ed avuto riguardo alle circostanze del caso, invitare le parti a ricorrere alla mediazione allo scopo di dirimere la controversia. Il tribunale può anche invitare le parti a partecipare ad un incontro informativo sul ricorso alla mediazione, se tali incontri hanno luogo e sono facilmente accessibili.

2.  La presente direttiva fa salva la legislazione nazionale che rende il ricorso alla mediazione obbligatorio oppure soggetto ad incentivi o sanzioni, sia prima che dopo l'inizio del procedimento giudiziario, purché tale legislazione non impedisca alle parti di esercitare il loro diritto di accesso al sistema giudiziario.

3.  La mediazione è un processo volontario.

Articolo 6

Esecuzione degli accordi risultanti dalla mediazione

1.  Gli Stati membri garantiscono che le parti, o una delle parti con l'esplicito consenso delle altre, possano richiedere che il contenuto di un accordo scritto risultante da una mediazione sia reso esecutivo nella misura in cui l'esecuzione del contenuto dell'accordo sia possibile nel quadro del diritto dello Stato membro ove la richiesta è presentata e non sia contraria a tale diritto.

2.  Il contenuto dell'accordo può essere reso esecutivo mediante sentenza, decisione o atto autentico di un tribunale o di un'altra autorità competente, in conformità del diritto dello Stato membro in cui la richiesta è presentata.

3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione i tribunali o le altre autorità competenti a ricevere la richiesta di cui ai paragrafi 1 e 2.

4.  Nulla nel presente articolo pregiudica le norme applicabili al riconoscimento e all'esecuzione in un altro Stato membro di accordi risultanti da mediazione e resi esecutivi in conformità dei paragrafi 1 e 2.

Articolo 7

Riservatezza della mediazione

1.  Poiché la mediazione deve aver luogo in una maniera tale da rispettare la riservatezza, gli Stati membri provvedono affinché, salvo diverso accordo delle parti, né i mediatori, né le parti, né le persone coinvolte nella gestione del procedimento di mediazione abbiano diritto o siano tenuti a rivelare a terzi o a rendere testimonianza, nell'ambito di procedimenti giudiziari civili e commerciali o di arbitrati, in merito ad informazioni risultanti o connesse con una mediazione, con le seguenti eccezioni:

   a) per superiori considerazioni di ordine pubblico o per altre ragioni sostanziali, soprattutto qualora sia necessario per assicurare la protezione dell'interesse superiore dei fanciulli, ovvero scongiurare un danno all'integrità fisica o mentale di una persona; o
   b) se la divulgazione è necessaria per applicare o eseguire l'accordo risultante dalla mediazione.

2.  Nulla nel paragrafo 1 impedisce agli Stati membri di attuare misure più rigorose per tutelare la riservatezza della mediazione.

Articolo 8

Sospensione dei termini di prescrizione e decadenza

1.  Al fine di garantire che alle parti che scelgono la mediazione per cercare di risolvere una controversia non venga successivamente impedito di avviare, alla scadenza dei termini di decadenza e prescrizione, un procedimento giudiziario in relazione a tale controversia, gli Stati membri provvedono affinché tali termini non scadano tra:

   a) la data in cui le parti esprimono per iscritto, dopo il sorgere della controversia, il loro accordo in merito al ricorso alla mediazione o, in mancanza di tale accordo scritto, la data in cui partecipano alla prima riunione di mediazione, ovvero la data in cui, ai sensi del diritto nazionale, sorge l'obbligo di fare ricorso alla mediazione; e
   b) la data di un accordo risultante dalla mediazione, la data in cui almeno una delle parti informa le altre per iscritto che la mediazione è conclusa o, in mancanza di tale notifica scritta, la data in cui il mediatore dichiara, di propria iniziativa o su richiesta di almeno una delle parti, che la mediazione è conclusa.

2.  Il paragrafo 1 non pregiudica le disposizioni sui termini di decadenza o prescrizione in accordi internazionali di cui gli Stati membri sono parti e che non sono compatibili con il presente articolo.

Articolo 9

Informazioni ai cittadini

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i cittadini possano disporre, in particolare sui siti Internet, di informazioni sulle modalità per contattare fornitori di servizi di mediazione e mediatori.

2.  Gli Stati membri incoraggiano i professionisti del diritto a informare i loro clienti in merito alla possibilità di mediazione.

Articolo 10

Codice europeo di condotta dei mediatori

La Commissione pubblica il codice europeo di condotta dei mediatori nella serie C della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea come comunicazione senza effetti giuridici.

Articolo 11

Disposizioni di attuazione

Entro il 1° settembre 2009 la Commissione pubblica le informazioni sui tribunali e sulle autorità competenti comunicate dagli Stati membri ai sensi dell"articolo 6, paragrafo 3.

Articolo 12

Relazione

Entro il …(7) la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo una relazione sull'attuazione della presente direttiva corredata, se del caso, di proposte di modifica della stessa. In particolare, la relazione esamina gli effetti della presente direttiva per quanto riguarda gli sviluppi della mediazione a livello sia transfrontaliero che interno. Essa valuta altresì l'eventuale necessità di proporre uno strumento per l'ulteriore armonizzazione dei termini di decadenza e di prescrizione al fine di facilitare il corretto funzionamento del mercato interno.

Articolo 13

Recepimento

1.  Entro il 1° settembre 2008 gli Stati membri mettono in vigore le misure legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva o, adottando tutte le misure di precauzione necessarie per garantire che i requisiti stabiliti nella presente direttiva siano soddisfatti, provvedono affinché le parti di una mediazione introducano, tramite accordi volontari, i provvedimenti richiesti. Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione in merito a tali misure.

2.  Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, esse contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

Articolo 14

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 15

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 286 del 17.11.2005, pag. 1.
(2) Posizione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007.
(3) GU L 109 del 19.4.2001, pag. 56.
(4) GU L 12 del 16.1.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1791/2006 (GU L 363 del 20.12.2006, pag. 1).
(5) GU L 338 del 23.12.2003, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 2116/2004 (GU L 367 del 14.12.2004, pag. 1).
(6) GU L 115 del 17.4.1998, pag. 31.
(7)* ...


Aumento del capitale del Fondo europeo per gli investimenti *
PDF 187kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità all'aumento di capitale del Fondo europeo per gli investimenti (COM(2006)0621 – C6-0426/2006 – 2006/0203(CNS))
P6_TA(2007)0089A6-0065/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2006)0621)(1),

–   visto l'articolo 3 della decisione 94/375/CE del Consiglio, del 6 giugno 1994, riguardante la partecipazione della Comunità, in qualità di membro, al Fondo europeo per gli investimenti(2), a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0426/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i bilanci (A6-0065/2007),

1.   approva la proposta della Commissione;

2.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(2) GU L 173 del 7.7.1994, pag. 12.


Immunità di Giuseppe Gargani
PDF 99kWORD 31k
Decisione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Giuseppe Gargani (2006/2300(IMM))
P6_TA(2007)0090A6-0071/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la richiesta presentata da Giuseppe Gargani in difesa della sua immunità, in relazione al procedimento civile in corso dinanzi a un tribunale italiano, in data 30 novembre 2006, comunicata in seduta plenaria in data 11 dicembre 2006,

–   avendo ascoltato Giuseppe Gargani, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, del suo regolamento,

–   visti gli articoli 9 e 10 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee dell'8 aprile 1965 e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto del 20 settembre 1976,

–   viste le sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee del 12 maggio 1964 e del 10 luglio 1986(1),

–   visti l'articolo 6, paragrafo 3, e l'articolo 7 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0071/2007),

1.   decide di difendere i privilegi e l'immunità di Giuseppe Gargani;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle competenti autorità della Repubblica italiana.

(1) Causa 101/63, Wagner/Fohrmann e Krier, Raccolta 1964, pag. 383, e causa 149/85, Wybot/Faure e altri, Raccolta 1986, pag. 2391.


Revisione delle direttive relative ai dispositivi medici ***I
PDF 189kWORD 74k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 90/385/CEE e 93/42/CEE del Consiglio e la direttiva 98/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di riesame delle direttive sui dispositivi medici (COM(2005)0681 – C6-0006/2006 – 2005/0263(COD))
P6_TA(2007)0091A6-0332/2006

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0681)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0006/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0332/2006),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 marzo 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 90/385/CEE del Consiglio, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi medici impiantabili attivi, la direttiva 93/42/CEE del Consiglio, concernente i dispositivi medici, e la direttiva 98/8/CE, relativa all'immissione sul mercato dei biocidi

P6_TC1-COD(2005)0263


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2007/47/CE)

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Statistiche strutturali sulle imprese ***I
PDF 188kWORD 64k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche strutturali sulle imprese (COM(2006)0066 – C6-0063/2006 – 2006/0020(COD))
P6_TA(2007)0092A6-0062/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0066)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 285, paragrafo 1 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0063/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0062/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 marzo 2007 in vista dell'adozione del regolamento 2007/CE/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche strutturale sulle imprese (rifusione)

P6_TC1-COD(2006)0020


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. ..../2007)

P6_TC1-COD(2006)0020


(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Rispetto degli obblighi degli Stati bandiera ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al rispetto degli obblighi dello Stato di bandiera (COM(2005)0586 – C6-0062/2006 – 2005/0236(COD))
P6_TA(2007)0093A6-0058/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0586)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 80, paragrafo 2 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0062/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0058/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 marzo 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al rispetto degli obblighi dello Stato di bandiera

P6_TC1-COD(2005)0236


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 80, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

visto il parere del Comitato delle regioni(3),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4),

considerando quanto segue:

(1)  La sicurezza dei trasporti marittimi comunitari e dei cittadini che li utilizzano e degli operatori che forniscono trasporti marittimi, e la protezione dell'ambiente dovrebbero essere garantite in via permanente.

(2)  Con riferimento al trasporto marittimo internazionale, l'adozione di un certo numero di convenzioni, di cui l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) è depositaria, ha consentito di istituire un vasto quadro di regole che migliorano la sicurezza marittima e la protezione dell'ambiente contro l'inquinamento causato dalle navi.

(3)  A norma delle disposizioni della convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare (UNCLOS) e delle convenzioni di cui è depositaria l"OMI, rientra fra le responsabilità degli Stati che sono parti di questi strumenti, adottare norme legislative e regolamentari e provvedere a tutte le altre misure necessarie per dare piena e completa attuazione a detti strumenti affinché, dal punto di vista della sicurezza della vita in mare e della protezione dell'ambiente marino, le navi siano idonee al servizio cui sono destinate e equipaggiate con personale marittimo competente.

(4)  I rappresentanti di tutti gli Stati membri dell'Unione europea presso l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) hanno sostenuto l'adozione della convenzione del lavoro marittimo (MLC) del 2006 dell'OIL, che consolida il complesso degli strumenti relativi al lavoro marittimo in un unico strumento. Tale convenzione tratta anche gli obblighi connessi allo Stato di bandiera e dovrebbe essere integrata nella presente direttiva a partire della sua entrata in vigore.

(5)  Per assicurare l'effettiva applicazione delle convenzioni OMI nell'Unione europea, visto che tutti gli Stati membri devono essere parti di dette convenzioni e sono tenuti ad adempiere gli obblighi in esse stabiliti riguardo alle navi che battono la loro bandiera, le disposizioni obbligatorie di dette convenzioni dovrebbero essere recepite nella legislazione comunitaria.

(6)  Dette disposizioni obbligatorie devono essere attuate congiuntamente alla normativa comunitaria riguardante la sicurezza delle navi, il personale di bordo, i passeggeri e il carico, la prevenzione dell'inquinamento causato dalle navi, nonché l'orario di lavoro della gente di mare.

(7)  Alcuni Stati membri che non hanno ancora completato la procedura necessaria per diventare parti contraenti di alcune convenzioni OMI, come la convenzione SOLAS del 1988 e i protocolli relativi al bordo libero, gli allegati IV e VI della convenzione MARPOL, e di convenzioni specifiche OMI cui la legislazione comunitaria fa esplicito riferimento, dovrebbero essere sollecitati a portare a conclusione le relative procedure.

(8)  A norma della direttiva 2007/../CE del Parlamento europeo e del Consiglio del ... relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime(5), gli Stati membri sono tenuti a operare secondo le pertinenti disposizioni dell'allegato e dell'appendice alla risoluzione OMI A.847(20) relativa agli orientamenti per assistere gli Stati di bandiera nell'attuazione degli strumenti OMI affinché le loro amministrazioni competenti possano assicurare l'osservanza delle norme delle convenzioni internazionali, con particolare riguardo alle ispezioni e al controllo delle navi e al rilascio dei certificati prescritti, nonché dei certificati di esenzione.

(9)  La risoluzione OMI A.847(20) è stata revocata dalla risoluzione OMI A.973(24) sul codice per l'attuazione degli strumenti obbligatori OMI, contenente le disposizioni obbligatorie la cui esecuzione incombe agli Stati di bandiera.

(10)  Gli Stati membri sono tenuti a ottemperare effettivamente e coerentemente ai loro obblighi di Stati di bandiera in conformità con le convenzioni OMI e tenendo conto della risoluzione OMI A.973(24).

(11)  Le convenzioni OMI riconoscono agli Stati di bandiera il diritto di dispensare le navi dall'osservanza delle norme di base in materia di Stati di bandiera fissate dalle convenzioni OMI e il diritto di applicare disposizioni equivalenti, affidando altresì alla discrezione delle amministrazioni il compito di stabilire numerose prescrizioni. Fermo restando che è necessario un certo grado di flessibilità nell'attuazione di specifiche misure, se tale facoltà fosse lasciata alla totale ed esclusiva discrezione delle singole amministrazioni, gli Stati membri potrebbero conseguire livelli diversi di sicurezza, falsando in tal modo la concorrenza fra gli Stati di bandiera.

(12)  All'articolo 12 della direttiva 98/18/CE del Consiglio, del 17 marzo 1998, relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri(6) la Comunità si è impegnata a iniziare interpretazioni armonizzate delle norme di sicurezza tecnica in relazione alle navi da passeggeri adibite a viaggi internazionali. È opportuno seguire la stessa impostazione, ove necessario, adottando caso per caso una soluzione apposita e agendo a richiesta delle parti interessate, fatta salva l'adozione di interpretazioni armonizzate da parte dell"OMI, per disposizioni simili riguardanti altri tipi di navi disciplinati dalle convenzioni OMI.

(13)  Per l'attuazione dei loro obblighi di Stato di bandiera, commisurate alle dimensioni e alla natura della loro flotta e basate sulle pertinenti prescrizioni dell"OMI, le amministrazioni marittime degli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di disporre di risorse idonee.

(14)  È necessario stabilire requisiti minimi relativi alle risorse, in base all'esperienza pratica degli Stati membri.

(15)  L'attuazione obbligatoria delle procedure raccomandate dall"OMI nelle circolari MSC/Circ.1140/MEPC/Circ.424 del 20 dicembre 2004 sul "Trasferimento delle navi fra Stati" dovrebbe rafforzare le disposizioni relative al cambiamento di bandiera di cui alle convenzioni OMI e alla legislazione comunitaria sulla sicurezza marittima e migliorare la trasparenza dei rapporti fra gli Stati di bandiera, a tutto vantaggio della sicurezza marittima.

(16)  Gli Stati membri dovrebbero applicare alle navi battenti la loro bandiera regole armonizzate per la certificazione e l'ispezione, da parte dello Stato di bandiera, previste dalle procedure e dagli orientamenti pertinenti allegati alla risoluzione A.948(23) dell'assemblea dell"OMI che adotta gli orientamenti per le ispezioni nell'ambito del sistema armonizzato di ispezione e certificazione.

(17)  Un monitoraggio degli organismi riconosciuti che adempiono gli obblighi dello Stato di bandiera per conto degli Stati membri, che sia rigoroso, approfondito e adeguato alle dimensioni e alla natura della flotta degli Stati membri, dovrebbe migliorare la qualità globale delle prestazioni delle navi battenti bandiera degli Stati membri.

(18)  Il possesso di requisiti minimi da parte degli ispettori dello Stato di bandiera dovrebbe assicurare la parità delle condizioni di concorrenza fra le amministrazioni marittime e concorrere a migliorare la qualità delle prestazioni delle navi battenti bandiera degli Stati membri.

(19)  Gli Stati membri, in qualità di Stati di bandiera, hanno l'obbligo di svolgere inchieste sui sinistri e gli incidenti in cui sono coinvolte le loro navi.

(20)  La direttiva 2007/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del ... che stabilisce i principi fondamentali in materia di inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo e che modifica le direttive 1999/35/CE e 2002/59/CE(7) stabilisce regole specifiche che gli Stati membri devono osservare quando svolgono inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo.

(21)  L'attuazione obbligatoria dei principi dell"OMI sulla composizione dell'equipaggio a garanzia della sicurezza dovrebbe concorrere a migliorare la qualità dei risultati ottenuti dalle navi battenti bandiera di uno Stato membro.

(22)  La predisposizione di una banca dati che fornisca informazioni essenziali sulle navi battenti la bandiera di uno Stato membro e sulle navi che sono state cancellate dal registro di uno Stato membro, dovrebbe migliorare la trasparenza delle prestazioni di una flotta di qualità elevata e contribuire a monitorare meglio il rispetto degli obblighi che incombono allo Stato di bandiera, nonché ad assicurare parità di condizioni di concorrenza fra le amministrazioni marittime.

(23)  La valutazione e la revisione dei risultati ottenuti dagli Stati di bandiera e, ove necessario, una serie di misure correttive dovrebbero assicurare che tutti gli Stati membri siano inclusi nella "lista bianca" del protocollo di Parigi (Paris memorandum of Understanding) sul controllo delle navi da parte dello Stato di approdo.

(24)  Gli Stati membri si sono impegnati a dimostrare la propria conformità agli strumenti OMI obbligatori, come da risoluzione A.974(24) sul quadro e le procedure del sistema di audit volontario degli Stati membri dell"OMI, adottata dall'assemblea OMI dell"1 dicembre 2005.

(25)  Il sistema di audit volontario degli Stati membri dell"OMI segue l'approccio classico in materia di gestione della qualità, che comprende principi, criteri, settori, processi e procedure di audit idonei a essere usati per determinare in quale misura gli Stati membri attuano e impongono il rispetto degli obblighi e delle responsabilità degli Stati di bandiera competenti nelle convenzioni OMI obbligatorie di cui sono parti. Questo processo di audit potrebbe quindi essere introdotto nella legislazione comunitaria sulla sicurezza marittima.

(26)  Anche la certificazione di qualità delle procedure amministrative conforme alle norme ISO o a norme equivalenti deve assicurare parità di condizioni di concorrenza fra le amministrazioni marittime di qualità.

(27)  Per garantire la parità delle condizioni di concorrenza fra i proprietari di navi che operano navi battenti bandiera di uno Stato membro e quelli che operano navi battenti altre bandiere, dovrebbero essere favorite sinergie fra gli Stati di bandiera che si impegnano ad attuare in modo vincolante il codice per l'attuazione degli strumenti OMI obbligatori, adottato dall"OMI con la risoluzione dell'assemblea A.973(24) dell"1 dicembre 2005, e che accettano di essere sottoposti ad audit conformemente alle disposizioni della risoluzione OMI A.974(24).

(28)  La Commissione, alle condizioni di cui alle risoluzioni A.973(24) e A.974(24) dell'OMI, dovrebbe favorire l'istituzione di un protocollo sullo Stato di bandiera per creare sinergie fra gli Stati di bandiera e prevedere incentivi per l'inserimento delle navi nei registri degli Stati membri: la possibilità, per gli Stati terzi che garantiscano un adeguato sistema di qualità e controllo, di concludere accordi con la Comunità europea, per sfruttare il prestigio degli standard comunitari e godere delle agevolazioni a livello amministrativo, può portare, in un clima di concorrenza globale tra registri nazionali e autorità marittime, a un innalzamento generale del rispetto delle convenzioni OMI e a un tendenziale superamento del dumping internazionale.

(29)  L'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), istituita dal regolamento (CE) n. 1406/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(8), deve fornire il supporto necessario per assicurare l'attuazione della presente direttiva.

(30)  Le misure necessarie per l'attuazione della presente direttiva sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(9).

(31)  Poiché gli obiettivi dell'azione prevista, cioè l'introduzione e l'attuazione di misure adeguate nel settore della politica del trasporto marittimo, non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a motivo della dimensione dell'azione, essere realizzati meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Oggetto

1.  La presente direttiva ha lo scopo di:

   a) assicurare che gli Stati membri rispettino con efficacia e coerenza i loro obblighi in qualità di Stati di bandiera conformemente alle convenzioni OMI e agli strumenti pertinenti dell'OIL,
   b) migliorare la sicurezza e prevenire l'inquinamento causato dalle navi battenti bandiera di uno Stato membro,
   c) fornire un meccanismo per interpretare in modo armonizzato le misure stabilite dalle convenzioni OMI che sono state lasciate alla discrezione delle parti contraenti di tali convenzioni.

2.  La presente direttiva si applica senza pregiudizio della normativa marittima comunitaria di cui all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2099/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(10) e alla direttiva 1999/63/CE del Consiglio(11).

Articolo 2

Definizioni

1.  Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni seguenti:

  a) "convenzioni OMI": le convenzioni appresso elencate e relativi protocolli e modifiche successive, nonché codici di natura obbligatoria adottati nel quadro dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI), nella loro versione aggiornata:
   i) la convenzione internazionale del 1974 per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS 1974);
   ii) la convenzione internazionale del 1966 sul bordo libero (LL 1966);
   iii) la convenzione internazionale del 1969 sulla misurazione del tonnellaggio delle navi (Tonnage 69);
   iv) la convenzione internazionale sulla prevenzione dell'inquinamento causato da navi (MARPOL);
   v) la convenzione internazionale sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio di brevetti e ai servizi di guardia (STCW 1978);
   vi) la convenzione del 1972 sul regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare (COLREG 72);
   (vii) vii) il codice del 1991 di regole di sicurezza pratiche per le navi che trasportano carichi di legname sul ponte;
   viii) il codice del 1965 di regole di sicurezza pratiche per portarinfuse per carichi solidi;
   b) "convenzioni OMI specifiche": il protocollo di Torremolinos del 1993 relativo alla convenzione internazionale del 1977 di Torremolinos per la sicurezza delle navi da pesca, la convenzione internazionale del 2001 sul controllo degli impianti antinquinamento nocivi sulle navi;

c)   "codice dello Stato di bandiera (FSC)": le parti 1 e 2 del "codice per l'attuazione degli strumenti OMI obbligatori" adottato dall"OMI con la risoluzione A.973(24);

   d) "navi": navi e imbarcazioni alle quali si applicano una o più convenzioni OMI;
   e) "amministrazione": le autorità marittime competenti dello Stato membro di cui la nave o l'imbarcazione ha diritto di battere la bandiera;
   f) "ispettore qualificato dello Stato di bandiera": un dipendente pubblico o altra persona debitamente autorizzata dall'autorità competente di uno Stato membro a svolgere controlli e ispezioni in relazione ai certificati e al rispetto dei criteri di qualifica e indipendenza di cui all'allegato II;
   g) "organismo riconosciuto": un organismo riconosciuto conformemente alla direttiva 2007/.../.../CE [relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime];
   h) "certificati": i certificati obbligatori connessi alle convenzioni OMI.

2.  Misure per modificare, a seguito di nuove convenzioni o disposizioni, le definizioni di cui alle lettere a), b) e c) del paragrafo 1, possono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Articolo 3

Attuazione del quadro internazionale

1.  Gli Stati membri aderiscono alle convenzioni OMI e alle convenzioni specifiche OMI. Detto obbligo riguarda esclusivamente le convenzioni nella versione vigente alla data di entrata in vigore della presente direttiva.

2.  Gli Stati membri che, alla data di entrata in vigore della presente direttiva, non sono ancora parti di tutte le convenzioni OMI e delle convenzioni specifiche OMI avviano le procedure, di ratifica o di adesione a dette convenzioni, prescritte dalla rispettiva legislazione nazionale. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente direttiva gli Stati membri notificano alla Commissione la data alla quale prevedono di depositare lo strumento di ratifica o adesione a dette convenzioni presso il segretario generale dell'Organizzazione marittima internazionale.

3.  All'interno delle loro amministrazioni gli Stati membri assegnano con chiarezza i compiti connessi all'introduzione e all'elaborazione di politiche destinate a far osservare gli obblighi relativi allo Stato di bandiera previsti dalle convenzioni OMI e provvedono affinché la loro amministrazione sia in grado di contribuire adeguatamente alla produzione della legislazione nazionale e a fornire assistenza per la sua attuazione e applicazione.

4.  In particolare, nel trasporto marittimo internazionale, gli Stati membri applicano integralmente le disposizioni obbligatorie relative allo Stato di bandiera stabilite dalle convenzioni OMI conformemente alle condizioni e in relazione alle navi ivi menzionate, tenendo debitamente conto del codice dello stato di bandiera (CSB) di cui all'allegato I della presente direttiva.

5.  Gli Stati membri migliorano in permanenza le misure adottate per attuare le convenzioni OMI. Tali miglioramenti sono apportati mediante l'applicazione rigorosa ed efficace della legislazione nazionale, secondo le modalità opportune, e il monitoraggio costante della sua osservanza.

6.  Secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2, sia su iniziativa della Commissione sia su richiesta di una o più amministrazioni o operatori interessati, possono essere adottate misure per:

   a) elaborare procedure armonizzate per l'applicazione di deroghe e provvedimenti equivalenti applicati conformemente alle convenzioni OMI,
   b) stabilire interpretazioni armonizzate di questioni che le convenzioni OMI lasciano alla discrezione delle amministrazioni,
   c) unificare l'interpretazione e l'applicazione delle disposizioni contenute nelle convenzioni.

Articolo 4

Risorse e procedure necessarie per applicare i requisiti di sicurezza e di prevenzione dell'inquinamento

1.  Gli Stati membri provvedono affinché le loro amministrazioni dispongano di risorse sufficienti, adeguate alle dimensioni e alla natura della flotta e tali da:

   a) garantire l'osservanza delle norme dettate dalle convenzioni e dalle convenzioni specifiche OMI come pure del Codice dello Stato di bandiera e dei pertinenti strumenti OIL;
   b) garantire, per tutte le navi che battono la loro bandiera, lo svolgimento di indagini sugli incidenti e il trattamento adeguato e tempestivo per palliare le anomalie riscontrate;
   c) garantire in relazione alle prescrizioni contenute nelle convenzioni OMI, l'elaborazione, la documentazione e la fornitura di orientamenti che soddisfino le esigenze degli Stati quali parti contraenti;
   d) includere personale qualificato in numero adeguato per attuare e far osservare la legislazione nazionale che attua le convenzioni OMI, compresi ispettori qualificati dello Stato di bandiera che eseguono indagini, audit, identificazioni e ispezioni;
   e) includere personale dello Stato di bandiera qualificato e in numero sufficiente per svolgere indagini sugli incidenti per i quali le navi aventi diritto di battere la bandiera dello Stato membro sono state sottoposte a fermo dagli Stati di approdo; e
   f) includere personale dello Stato di bandiera qualificato e in numero sufficiente per svolgere inchieste sugli incidenti per i quali gli Stati di approdo contestino la validità di un certificato o di una convalida ovvero la competenza dei titolari di certificati o convalide rilasciati dallo Stato membro interessato.

2.  Gli Stati membri provvedono alla formazione degli ispettori e alla sorveglianza degli ispettori e dei controllori dello Stato di bandiera e dello Stato costiero nei casi di incidenti o anomalie, come pure delle attività delle organizzazioni riconosciute nel caso in cui abbiano delegato la loro autorità alle stesse conformemente al disposto dell'articolo 7.

3.  Gli Stati membri elaborano o mantengono le capacità necessarie per il riesame, l'omologazione e l'autorizzazione del progetto di costruzione e di equipaggiamento delle navi come pure delle decisioni tecniche che siano adeguate alle dimensioni e alla natura della loro flotta.

4.  Le disposizioni necessarie per stabilire i requisiti minimi per l'attuazione degli obblighi di cui ai paragrafi 1 e 2 sono adottate secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Articolo 5

Immatricolazione di una nave battente bandiera di uno Stato membro

1.  Prima di immatricolare una nave gli Stati membri ne verificano l'identità, compreso, ove opportuno, il suo numero OMI di identificazione e altri dati in modo che la nave non batta contemporaneamente la bandiera di due o più Stati. È necessario avere la conferma che una nave precedentemente immatricolata come battente bandiera di un altro Stato sia stata cancellata dal registro dello Stato in questione o che sia stata ottenuta l'autorizzazione a trasferire la nave dal registro dello Stato in oggetto.

2.  Quale prerequisito della registrazione, quando immatricolano una nave nel loro registro, gli Stati membri si accertano che la nave in questione sia conforme alle norme e alle regolamentazioni internazionali applicabili e che possieda i documenti che lo dimostrino. Se necessario, ma in ogni caso se la nave non è di nuova costruzione, prendono contatti con il precedente Stato di bandiera e gli chiedono di trasmettere i documenti e i dati necessari.

3.  Se la richiesta è avanzata da uno Stato membro a un altro Stato membro, lo Stato di bandiera precedente è obbligato a trasmettere i documenti e i dati in questione, come previsto dal regolamento (CE) n. 789/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativo al trasferimento delle navi da carico e passeggeri tra registri all'interno della Comunità(12).

4.  Quando un altro Stato di bandiera richiede informazioni su una nave che ha lasciato il registro di uno Stato membro, quest'ultimo fornisce tempestivamente allo Stato richiedente i dettagli di anomalie, non conformità riscontrate con le corrispondenti date e ogni altra informazione connessa alla sicurezza.

5.  I paragrafi 1, 2 e 4 si applicano fatto salvo l"articolo 4 del regolamento (CE) n. 789/2004.

Articolo 6

Garanzia di sicurezza delle navi battenti la bandiera di uno Stato membro

1.  Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per assicurare il rispetto delle regole e delle norme internazionali da parte delle navi autorizzate a battere la loro bandiera. In particolare, sono previste le seguenti misure:

   a) proibire alle navi autorizzate a battere la loro bandiera di salpare finché non possono prendere il largo rispettando le prescrizioni delle regole e delle norme internazionali;
   b) provvedere all'ispezione periodica delle navi autorizzate a battere la loro bandiera per verificare che le reali condizioni della nave e dell'equipaggio siano conformi ai certificati che trasporta;
   c) provvedere affinché, durante l'ispezione periodica di cui alla lettera b), l'ispettore controlli, nei modi opportuni e coi mezzi necessari, che la gente di mare assegnata alle navi conosca i propri compiti e l'organizzazione, gli impianti, le attrezzature e le procedure della nave;
   d) provvedere affinché gli effettivi della nave, nel complesso, siano dotati della capacità e dei mezzi necessari per coordinare efficacemente le loro attività in una situazione di emergenza e svolgere le funzioni vitali per la sicurezza, la prevenzione o l'attenuazione dell'inquinamento;
   e) prevedere nelle leggi e nei regolamenti nazionali sanzioni adeguatamente severe per scoraggiare la violazione delle regole e delle norme internazionali da parte delle navi che battono la loro bandiera;
   f) promuovere, previa inchiesta, azioni giudiziarie contro le navi autorizzate a battere la loro bandiera che hanno violato regole e norme internazionali, indipendentemente dal luogo in cui la violazione si sia verificata;
   g) prevedere nelle leggi e nei regolamenti nazionali sanzioni adeguatamente severe per scoraggiare la violazione delle regole e delle norme internazionali da parte di persone alle quali sono stati rilasciati certificati o convalide sotto la loro autorità; e
   h) promuovere, previa inchiesta, azioni giudiziarie contro i titolari di certificati o convalide che hanno violato le regole e le norme internazionali, indipendentemente dal luogo in cui la violazione si è verificata.

2.  Gli Stati membri, così come previsto dalla direttiva 2002/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2002, relativa all'istituzione di un sistema comunitario di monitoraggio del traffico navale e d'informazione(13), elaborano e attuano un adeguato programma di controllo e monitoraggio sulle navi battenti la loro bandiera per essere in grado di fornire, anche tramite il sistema comunitario di scambio di dati SafeSeaNet, una risposta tempestiva ed esauriente alle richieste di informazioni e chiarimenti che sono presentate da uno Stato di approdo o da uno Stato costiero nei casi di incidenti o anomalie.

3.  Gli Stati membri o gli organismi riconosciuti che agiscono per conto di questi rilasciano i certificati a una nave o li convalidano solamente dopo aver accertato che la nave soddisfa tutti i requisiti prescritti.

4.  Gli Stati membri rilasciano un certificato internazionale di competenza o una convalida a una persona solamente dopo aver accertato che questa soddisfa i requisiti prescritti.

5.  Gli Stati membri si accertano che tutte le loro navi siano state ispezionate conformemente alle procedure e agli orientamenti pertinenti previsti dal sistema armonizzato di ispezione e certificazione allegato alla risoluzione OMI A.948(23) adottate dall'Assemblea, nella sua versione aggiornata.

6.  Gli Stati membri agiscono conformemente agli orientamenti di cui all'allegato III quando le navi battenti la loro bandiera sono sottoposte a fermo dagli Stati di approdo.

7.  Per migliorare gli orientamenti alla luce dell'esperienza maturata nell'attuazione delle disposizioni in vigore, l'allegato III può essere modificato secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Articolo 7

Delega di poteri per l'esecuzione di compiti obbligatori

1.  Fatta salva la direttiva 94/57/CE o la direttiva 2007/.../CE [relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime], gli Stati membri che si avvalgono di organismi riconosciuti per l'ispezione e la certificazione delle loro navi creano o mantengono la capacità necessaria, commisurata alle dimensioni e alla natura della loro flotta, per monitorare e controllare in permanenza il processo di ispezione e certificazione degli organismi riconosciuti che operano per conto delle loro amministrazioni.

Provvedono a stabilire un collegamento Internet diretto a fini di comunicazione fra l'amministrazione e gli organismi riconosciuti e provvedono affinché il personale adibito al monitoraggio degli organismi riconosciuti abbia una buona conoscenza delle norme applicate da questi ultimi e dallo Stato di bandiera e sia idoneo a svolgere un controllo efficace sugli organismi riconosciuti.

2.  Gli Stati membri ai quali si applica il paragrafo 1 prevedono la possibilità di svolgere inchieste supplementari sulle navi battenti la loro bandiera per garantire che rispettino le convenzioni OMI e i requisiti nazionali.

3.  Le inchieste supplementari di cui al paragrafo 2 sono obbligatorie a intervalli non superiori ai 12 mesi per le navi che:

   a) sono immatricolate nel registro dello Stato membro da meno di due anni, e
   b) sono state fermate in qualche punto negli ultimi 12 mesi conformemente alla direttiva 95/21/CE del Consiglio, del 19 giugno 1995, relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri(14) o alla direttiva 2007/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del ...(15) [sul controllo dello Stato di approdo].

4.  Dopo l'entrata in vigore delle dettagliate misure in materia di ispezione di cui all'articolo 5, paragrafo 2 della direttiva 2007/.../CE [relativa al controllo dello Stato di approdo], le inchieste supplementari di cui ai paragrafi 2 e 3 del presente articolo non saranno comunque necessarie per le navi classificate come navi a basso rischio a norma di detta direttiva, in esito all'ispezione più recente.

5.  Inoltre, gli Stati membri ai quali si applica il paragrafo 1:

   a) comunicano agli organismi riconosciuti istruzioni specifiche che indichino dettagliatamente le misure da adottare se una nave è giudicata non idonea a prendere il mare senza danno per la nave stessa e le persone a bordo ovvero se si ritiene che essa rappresenti una minaccia eccessiva per l'ambiente marino; e,
   b) forniscono al loro organismo riconosciuto tutti gli strumenti adeguati del diritto nazionale, comprese le relative interpretazioni, che attuano le disposizioni delle convenzioni o specificano se le norme dell'amministrazione prescrivono, sotto qualsivoglia aspetto, requisiti più severi di quelli delle convenzioni.

6.  Gli orientamenti necessari per stabilire le procedure d'inchiesta e i sistemi di controllo per le inchieste supplementari nonché i requisiti minimi prescritti per gli ispettori e i controllori sono adottati secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Articolo 8

Ispettori dello Stato di bandiera

1.  Gli Stati membri definiscono e documentano le responsabilità e i poteri di tutto il personale dello Stato di bandiera che gestisce, esegue e verifica le attività connesse alla sicurezza e alla prevenzione dell'inquinamento, nonché le relazioni fra i membri del personale.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché il personale responsabile delle ispezioni o incaricato di eseguirle, comprese le ispezioni supplementari e gli audit su navi e società, possieda i requisiti minimi fissati all'allegato II.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché il personale, diverso da quello di cui al paragrafo 2, che fornisce assistenza nell'esecuzione degli obblighi dello Stato di bandiera, disponga dell'istruzione e formazione nonché della supervisione necessarie per i compiti che è autorizzato a svolgere.

4.  Gli Stati membri assicurano l'attuazione, con metodi appropriati e con gli strumenti necessari, di un sistema documentato per la qualificazione permanente del personale di cui ai paragrafi da 1 a 3 e il continuo aggiornamento delle loro conoscenze, in relazione ai compiti che essi sono designati o autorizzati a svolgere.

5.  Lo Stato di bandiera rilascia documenti di identificazione che attestino l'autorità ad essi conferita tanto agli ispettori che svolgono compiti per conto dell'amministrazione nazionale a bordo o sullo scafo delle navi quanto, qualora necessario, al resto del personale di cui al paragrafo 3.

6.  Per migliorare gli orientamenti alla luce dell'esperienza maturata nell'attuazione delle disposizioni in vigore, l'allegato II può essere modificato secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

7.  Secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2 possono essere adottate disposizioni per stabilire requisiti minimi per la qualifica del personale di cui al paragrafo 3.

Articolo 9

Inchieste dello Stato di bandiera

Gli Stati membri svolgono un'inchiesta a seguito di un incidente in mare o di un caso di inquinamento in cui è coinvolta una nave battente la loro bandiera, rispettando le responsabilità e gli obblighi di cui al codice per le inchieste sui sinistri e incidenti in mare, adottato dall'OMI con la risoluzione A.849(20), allegato alla risoluzione A.884(21) dell'assemblea dell'OMI, nella sua versione aggiornata. Tali inchieste sono svolte da ispettori adeguatamente qualificati, competenti nei settori relativi all'incidente e messi a disposizione a tal fine dagli Stati membri, indipendentemente dal luogo in cui si è verificato l'incidente.

Articolo 10

Composizione degli equipaggi per garantire la sicurezza

Gli Stati membri si assicurano che le navi battenti la loro bandiera siano armate con un equipaggio adeguato dal punto di vista della sicurezza della vita in mare e che osservino i principi della composizione dell'equipaggio per garantire la sicurezza stabiliti dalla risoluzione A.890(21) sui principi della composizione degli equipaggi ai fini della sicurezza adottata dall'assemblea dell'OMI, nella sua versione aggiornata, tenendo conto degli orientamenti pertinenti allegati alla risoluzione.

Articolo 11

Misure di accompagnamento

1.  Gli Stati membri elaborano o mantengono una banca dati per la flotta delle loro navi, che registra i principali dati tecnici di ogni nave e le informazioni di cui al paragrafo 2, oppure si assicurano l'accesso diretto a una banca dati che fornisca informazioni simili. Gli Stati membri garantiscono alla Commissione il diritto di accedere o condividere l'accesso, secondo il caso, alla banca dati delle loro navi, con la facoltà di trarre e scambiare dette informazioni.

2.  La banca dati di ogni Stato membro contiene le seguenti informazioni:

   a) dati individualizzati per ogni nave registrata:
   i) estremi di riconoscimento della nave (nome, numero OMI, ecc.); data d'iscrizione e, se del caso, di radiazione dal registro,
   ii) identificazione degli organismi riconosciuti che partecipano alla certificazione e alla classificazione della nave su incarico dello Stato di bandiera,
   iii) date e risultati (Anomalie: Sì o No, descrizione e riparazioni effettuate o pendenti; Fermi: Sì o No, e durata) delle ispezioni, comprese eventualmente quelle aggiuntive e supplementari, e date degli audit eseguiti sia direttamente dallo Stato di bandiera, sia da organizzazioni riconosciute abilitate a farlo,
   iv) identificazione dell'organismo che ha ispezionato la nave conformemente alle disposizioni in materia di controllo da parte dello Stato di approdo e date delle ispezioni,
   v) risultato delle ispezioni in materia di controllo da parte dello Stato di approdo (anomalie: sì o no, descrizione e riparazioni effettuate o pendenti, fermi: sì o no e durata),
   vi) informazioni sui sinistri,
   vii) informazioni sulle violazioni delle convenzioni OMI e, in particolare, della convenzione MARPOL e della direttiva 2005/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 sull'inquinamento causato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni(16),
  b) dati generali relativi a tutte le navi del suo registro:
   i) relazione e identificazione delle navi che hanno cessato di essere iscritte nel registro negli ultimi 12 mesi, essendo inteso che si devono conservare durante detto periodo tutte le informazioni raccolte nella banca dati nel periodo in cui sono rimaste in detto registro,
   ii) numero di ispezioni annuali di qualsiasi natura, ripartite per modalità, eseguite dallo Stato di bandiera o a suo nome.

3.  Le informazioni di cui al paragrafo 2 possono essere modificate, per tenere conto degli sviluppi relativi a nuove banche dati, secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Formati armonizzati per la comunicazione dei dati possono essere stabiliti secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

4.  Le informazioni di cui al paragrafo 2 sono comunicate integralmente e immediatamente al nuovo Stato di bandiera nel caso in cui una nave sia radiata dal registro in seguito al suo trasferimento in un altro registro.

Articolo 12

Valutazione e riesame dei risultati degli Stati di bandiera

1.  Gli Stati membri valutano ogni anno i risultati ottenuti nell'applicazione delle disposizioni della presente direttiva.

2.  Le misure necessarie per valutare i risultati degli Stati di bandiera comprendono, senza che l'elenco seguente sia esaustivo, le percentuali di fermo delle navi nell'ambito dei controlli da parte dello Stato di approdo, i risultati delle ispezioni dello Stato di bandiera, le statistiche sui sinistri, i processi di comunicazione e informazione, le statistiche sulle perdite annue (escluse le perdite totali) e altri indicatori ritenuti idonei, per determinare se l'equipaggio, le risorse e le procedure amministrative sono adatte a soddisfare gli obblighi dello Stato di bandiera.

3.  Secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2 sono adottate disposizioni per stabilire una metodologia comune di valutazione dei risultati dello Stato di bandiera.

4.  Gli Stati membri che al 1° luglio dell'anno civile compaiono sulla lista nera o grigia pubblicata nella relazione annuale prevista dal Protocollo di intesa di Parigi in relazione al controllo da parte dello Stato di approdo, trasmettono alla Commissione, entro il 1° settembre, una relazione dettagliata sulle loro carenze in qualità di Stato di bandiera. La relazione individua e analizza le ragioni principali delle carenze riscontrate e identifica le categorie di navi a cui tali risultati sono ascrivibili. La relazione comprende un piano di azioni correttive, comprensivo, ove opportuno, di ispezioni supplementari, da attuare non appena possibile.

Articolo 13

Procedura di audit dello Stato di bandiera

1.  Gli Stati membri provvedono affinché entro tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva e, successivamente, a intervalli regolari venga effettuato un audit indipendente della loro conformità alla direttiva.

2.  L'ambito e le procedure per l'audit di cui al paragrafo 1 sono stabiliti secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Tuttavia, gli audit svolti conformemente alle disposizioni della risoluzione OMI A.974(24) sono accettati come rispondenti all'audit di cui al paragrafo 1, se le condizioni stabilite al paragrafo 3 sono state rispettate. L'accettazione non pregiudica lo svolgimento di eventuali ispezioni aggiuntive svolte dalla Commissione, o su suo incarico, allo scopo di controllare la conformità con la legislazione marittima comunitaria.

3.  Lo Stato membro sottoposto ad audit provvede affinché:

   a) l'audit comprenda anche la conformità con le disposizioni della presente direttiva,
   b) la Commissione partecipi in qualità di osservatore alla procedura di audit dell"OMI,
   c) la relazione e le informazioni sul seguito dato all'audit siano messe a disposizione della Commissione.

4.  Secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2:

   a) è fissato un calendario per lo svolgimento degli audit di cui al paragrafo 1,
   b) sono definite le condizioni per la pubblicità da dare ai risultati dell'audit.

5.  Se necessario, la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, elabora raccomandazioni e proposte finalizzate a migliorare le procedure e i risultati del sistema di audit dell'OMI nell'ipotesi di cui al paragrafo 2.

Articolo 14

Certificazione della qualità

1.  Gli Stati membri elaborano, attuano e mantengono un sistema di gestione della qualità per la loro amministrazione. Il sistema è certificato conformemente alla norma ISO 9001:2000, o a una norma equivalente che copra almeno tutti gli aspetti della norma ISO 9001:2000, ed è sottoposto ad audit conformemente agli orientamenti della norma ISO 19011:2002 o di una norma equivalente che copra almeno tutti gli aspetti della norma ISO 19011:2002. È necessario garantire la conformità con la direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(17) in relazione alle norme equivalenti summenzionate.

2.  Il sistema di gestione della qualità è introdotto entro tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.

3.  Il sistema di gestione della qualità è certificato entro quattro anni dall'entrata in vigore della presente direttiva.

4.  I riferimenti alle norme ISO di cui al paragrafo 1 possono essere aggiornati secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2.

Articolo 15

Accordi di cooperazione

Entro la fine del [2007] la Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sulla possibilità di istituire un protocollo di intesa tra la Comunità europea, gli Stati membri e i paesi terzi in relazione agli obblighi in tema di controlli da parte dello Stato di bandiera, con l'obiettivo di assicurare parità di condizioni di concorrenza con gli Stati membri per i paesi terzi che si sono impegnati ad attuare in modo vincolante il codice per l'attuazione degli strumenti obbligatori dell"OMI adottato con la risoluzione OMI A.973(24) e che hanno accettato di essere sottoposti ad audit conformemente alle disposizioni della risoluzione OMI A.974(24).

Articolo 16

Trasmissione delle informazioni e comunicazioni

1.  Ogni Stato membro trasmette all"OMI e alla Commissione le informazioni richieste dalle disposizioni delle convenzioni OMI.

2.  Ogni anno gli Stati membri informano la Commissione circa:

   a) il numero di ispezioni e audit svolti in qualità di Stati di bandiera,
   b) le risorse assegnate per i compiti di cui all'articolo 4, paragrafi 1 e 2 e all'articolo 7, paragrafo 1,
   c) le misure adottate per conformarsi alle disposizioni di cui agli articoli da 6 a 11, all'articolo 12 e all'articolo 15.

3.  Secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2, la Commissione può stabilire un modello di formulario armonizzato per le comunicazioni obbligatorie di cui al paragrafo 2.

4.  Entro sei mesi dal ricevimento delle comunicazioni dagli Stati membri la Commissione elabora una relazione consolidata riguardante l'attuazione della presente direttiva. Tale relazione è trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio.

Articolo 17

Emendamenti

Oltre alle modifiche di cui all'articolo 2, paragrafo 2, all'articolo 6, paragrafo 7 e all'articolo 11, paragrafo 3, la presente direttiva può essere modificata, secondo la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 18, paragrafo 2, per tenere conto di nuovi impegni e disposizioni relativi allo Stato di bandiera elaborati a livello internazionale, in particolare in seno all"OMI e all'ILO.

Gli emendamenti alle convenzioni OMI e al codice per l'attuazione degli strumenti obbligatori OMI possono essere esclusi dall'ambito di applicazione della presente direttiva ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 2099/2002.

Articolo 18

Comitato

1.  La Commissione è assistita dal comitato per la sicurezza marittima e la prevenzione dell'inquinamento provocato dalle navi (COSS), istituito dall'articolo 3 del regolamento (CE) n. 2099/2002.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è fissato a due mesi.

Articolo 19

Attuazione

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il […]. Essi ne informano immediatamente la Commissione e le trasmettono una tavola di concordanza fra le disposizioni nazionali e la presente direttiva.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva e sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri trasmettono alla Commissione il testo delle disposizioni principali della legislazione nazionale che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 20

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

CODICE DELLO STATO DI BANDIERA (CSB)

PARTI 1 E 2 del PROGETTO DI CODICE PER L'ATTUAZIONE DEGLI STRUMENTI OBBLIGATORI DELL"OMI

PARTE 1 – AREE COMUNI

Obiettivo

1.  Obiettivo del presente codice è migliorare globalmente la sicurezza marittima e la protezione dell'ambiente marino.

2.  Le varie amministrazioni recepiranno il presente codice a seconda delle loro circostanze e saranno vincolate esclusivamente all'attuazione degli strumenti indicati al paragrafo 6, di cui sono governi contraenti o parti contraenti. Per effetto della loro posizione geografica o di altre circostanze è possibile che alcune amministrazioni svolgano un ruolo più importante in qualità di Stati di bandiera rispetto al ruolo di Stati di approdo o di Stati costieri, mentre è possibile che altre svolgano un ruolo più importante in qualità di Stati costieri o Stati di approdo anziché come Stati di bandiera. Queste differenze non riducono in alcun modo gli obblighi che ad essi incombono in quanto Stati di bandiera, di approdo o costieri.

Strategia

3.  Affinché uno Stato realizzi l'obiettivo del presente codice è necessario elaborare una strategia che riguardi i punti seguenti:

   1) attuazione degli strumenti internazionali obbligatori pertinenti e controllo della loro osservanza;
   2) adesione alle raccomandazioni internazionali, ove opportuno;
   3) riesame e verifica permanente dell'efficacia con cui lo Stato ottempera ai propri obblighi internazionali; e
   4) conseguimento, mantenimento e miglioramento della capacità e dei risultati organizzativi globali.

Per l'attuazione della strategia summenzionata è necessario seguire gli orientamenti elencati nel presente codice.

Indicazioni generali

4.  Conformemente alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare (UNCLOS) e alle convenzioni dell"OMI, le amministrazioni hanno la responsabilità di emanare leggi e regolamenti e di adottare tutte le altre misure necessarie per dare piena e completa attuazione a questi strumenti al fine di assicurare che, dal punto di vista della sicurezza della vita in mare e della protezione dell'ambiente marino, una nave sia idonea al servizio al quale è assegnata e sia armata con personale marittimo competente.

5.  Nell'adottare misure per prevenire, ridurre e controllare l'inquinamento dell'ambiente marino, gli Stati operano in modo da non trasferire, direttamente o indirettamente, danni o rischi da un settore all'altro o trasformare un tipo di inquinamento in un altro (UNCLOS, articolo 195).

Campo di applicazione

6.  Gli strumenti obbligatori dell"OMI oggetto del presente codice sono:

1)   la convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, 1974 (SOLAS 74), come modificata;

2)   il protocollo del 1978 relativo alla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, 1974, come modificata (PROT SOLAS 1978);

3)   il protocollo del 1988 relativo alla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, 1974 come modificata (PROT SOLAS 1988);

4)   la convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi, 1973, modificata dal protocollo del 1978 (MARPOL 73/78);

5)   il protocollo del 1997 di modifica della convenzione internazionale per la prevenzione dell'inquinamento causato da navi, 1973, modificata dal protocollo del 1978 (MARPOL PROT 1997);

6)   la convenzione internazionale sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio di brevetti e ai servizi di guardia, 1978, come modificata (STCW);

7)   la convenzione internazionale sul bordo libero, 1966 (LL 66);

8)   il protocollo del 1988 alla convenzione internazionale sul bordo libero, 1966 (LL PROT 1988)

9)   la convenzione internazionale per la misurazione del tonnellaggio delle navi, 1969 (Tonnage 69); e

10)   la convenzione sul regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare, 1972, come modificata (COLREG 72),

nonché tutti gli strumenti resi obbligatori dalle convenzioni e dai protocolli summenzionati. Gli allegati dall"1 al 4 contengono elenchi non esaustivi degli obblighi stabiliti dagli strumenti obbligatori di cui sopra. L'allegato 5 contiene un elenco degli strumenti pertinenti; l'allegato 6 contiene un sommario delle modifiche degli strumenti obbligatori di cui al codice(18).

Azioni iniziali

7.  Quando uno strumento obbligatorio dell"OMI nuovo o modificato, entra in vigore per uno Stato, il governo di detto Stato deve essere in grado di attuarne e farne rispettare le disposizioni adottando adeguate misure legislative nazionali, nonché di dotarsi dell'infrastruttura necessaria per garantirne l'attuazione e l'osservanza. Pertanto, il governo di detto Stato deve:

   1) avere la capacità di emanare leggi che permettano di esercitare la propria effettiva giurisdizione e controllare gli aspetti amministrativi, tecnici e sociali in relazione alle navi che battono la loro bandiera e, in particolare, di creare la base giuridica appropriata per le norme generali relative ai registri, per l'ispezione delle navi, per le leggi sulla sicurezza e la prevenzione dell'inquinamento applicabili a dette navi e per l'elaborazione della regolamentazione connessa;
   2) disporre di una base giuridica appropriata per l'attuazione della propria legislazione e regolamentazione nazionale, comprese le relative procedure di inchiesta e penali; e
   3) disporre di personale sufficiente con esperienza specifica nel settore marittimo per fornire assistenza nell'emanazione della legislazione nazionale necessaria e per adempiere a tutti gli obblighi che incombono allo Stato, compresa la presentazione delle relazioni richieste dalle rispettive convenzioni.

8.  Il documento "Guidelines for Maritime Legislation" (Linee guida per la legislazione marittima), una pubblicazione delle Nazioni Unite(19), offre un possibile inquadramento per l'elaborazione della legislazione nazionale necessaria per attuare le disposizioni degli strumenti pertinenti dell"OMI.

Comunicazione delle informazioni

9.  Lo Stato comunica a tutte le parti interessate la strategia di cui al paragrafo 3, comprese le informazioni sulla propria legislazione nazionale.

Registrazioni

10.  Devono essere compilati e tenuti aggiornati gli opportuni registri per fornire prove della conformità alle norme e dei risultati effettivi conseguiti dallo Stato. Le registrazioni devono essere leggibili, facilmente identificabili e accessibili. Occorre stabilire una procedura documentata per definire i controlli necessari per l'identificazione, lo stoccaggio, la protezione, il recupero, i tempi di conservazione e di cancellazione delle registrazioni.

Miglioramenti

11.  Gli Stati devono migliorare in permanenza le misure adottate per dare attuazione alle convenzioni e ai protocolli in questione che hanno accettato. I miglioramenti devono essere il frutto dell'efficace e rigorosa applicazione ed esecuzione della legislazione nazionale, secondo le esigenze, verificandone l'osservanza.

12.  Lo Stato deve favorire una cultura che offra opportunità di miglioramento dei risultati ottenuti nella sicurezza marittima e nella protezione dell'ambiente.

13.  Inoltre, lo Stato deve adottare le misure necessarie per identificare ed eliminare la causa di non conformità al fine di evitarne la ripetizione, fra cui:

   1) esame e analisi della mancata conformità alle norme;
   2) messa in atto dell'azione correttiva necessaria; e
   3) esame dell'azione correttiva adottata.

14.  Lo Stato deve determinare le misure da adottare per eliminare le cause delle potenziali non conformità al fine di evitarne la ripetizione.

PARTE 2 – STATI DI BANDIERA

Attuazione

15.  Per adempiere effettivamente alle responsabilità e agli obblighi che ad essi incombono, gli Stati di bandiera devono:

   1) attuare politiche mediante l'adozione di misure legislative nazionali e orientamenti, che aiutino ad applicare e osservare le prescrizioni di tutte le convenzioni e dei protocolli in materia di sicurezza e prevenzione dell'inquinamento di cui essi sono parti; e
   2) assegnare responsabilità all'interno della loro amministrazione per aggiornare e rivedere le politiche adottate in materia, ove necessario.

16.  Gli Stati di bandiera devono stabilire risorse e procedure capaci di gestire un programma di sicurezza e di protezione dell'ambiente che deve prevedere almeno i seguenti punti:

   1) istruzioni amministrative per attuare le norme e regolamentazioni internazionali applicabili, sviluppare e diffondere regolamentazioni nazionali interpretative eventualmente necessarie;
   2) risorse per assicurare la conformità alle prescrizioni degli strumenti obbligatori dell'OMI di cui al paragrafo 6 usando un programma di audit e di ispezione indipendente da qualsiasi organismo amministrativo che rilasci i certificati richiesti e la documentazione pertinente e/o da qualsiasi soggetto che gli Stati di bandiera hanno abilitato a rilasciare i certificati prescritti e la documentazione pertinente;
  3) risorse per assicurare l'osservanza delle prescrizioni della convenzione STCW del 1978, come modificata. Sono comprese risorse per assicurare che:
   3. 1 la formazione, la valutazione delle competenze e la certificazione della gente di mare siano conformi alle disposizioni della convenzione;
   3. 2 i certificati e le convalide STCW rispecchino accuratamente le competenze della gente di mare, usando la terminologia STCW appropriata e termini identici a quelli usati nei documenti relativi alla composizione dell'equipaggio per garantire la sicurezza rilasciati alla nave;
   3. 3 un'inchiesta imparziale possa essere svolta in caso di irregolarità, dovuta a un'azione o a un'omissione, che può rappresentare una minaccia diretta per la sicurezza della vita umana o della proprietà in mare o all'ambiente marino, da parte dei titolari di certificati o convalide rilasciati dalla Parte interessate;
   3. 4 certificati e convalide rilasciati dallo Stato di bandiera possano essere effettivamente ritirati, sospesi o cancellati, ove giustificato e necessario, per prevenire frodi; e
   3. 5 le disposizioni amministrative, fra cui quelle riguardanti le attività di formazione, valutazione e certificazione svolte sotto l'autorità di un altro Stato, siano tali che lo Stato di bandiera accetti la responsabilità di garantire che comandanti, ufficiali e altra gente di mare in servizio sulle navi autorizzare a battere la propria bandiera(20) dispongono delle competenze necessarie;
   4) risorse per assicurare lo svolgimento di inchieste sui sinistri e un trattamento adeguato e tempestivo dei casi di navi con anomalie identificate; e
   5) in relazione alle prescrizioni contenute nei pertinenti strumenti obbligatori dell'OMI, l'elaborazione, la documentazione e la fornitura di orientamenti che soddisfino le esigenze dell'amministrazione.

17.  Gli Stati di bandiera assicurano che le navi autorizzate a battere la loro bandiera abbiano un equipaggio sufficiente ed efficiente, tenendo conto dei principi dell'equipaggio di sicurezza adottati dall"OMI.

Delega di poteri

18.  Gli Stati membri che autorizzano organismi riconosciuti ad agire per conto dell'amministrazione nazionale al fine di svolgere controlli e ispezioni, rilasciare certificati e documenti, marchiare le navi e compiere altri incarichi obbligatori richiesti dalle convenzioni dell"OMI devono regolamentare tale autorizzazione conformemente al regolamento SOLAS XI-1/1 al fine di:

   1) determinare se l'organismo riconosciuto disponga di risorse adeguate, in termini di capacità tecniche, gestione e ricerca, per svolgere i compiti assegnatigli, conformemente ai requisiti minimi per gli organismi riconosciuti che operano per conto delle amministrazioni prescritti dalla pertinente risoluzione dell"OMI(21);
   2) avere come base un accordo scritto formale fra l'amministrazione e l'organismo riconosciuto che, come requisito minimo, includa gli elementi stabiliti nella risoluzione pertinente dell"OMI(22), o disposizioni legali equivalenti, e che possa essere basato sul modello di accordo per l'autorizzazione di organismi riconosciuti che operano per conto dell'amministrazione(23);
   3) fornire istruzioni specifiche che indichino con precisione le azioni da adottare se la nave è dichiarata non idonea a prendere il largo senza danno per la nave stessa o per le persone a bordo o se si ritiene che essa rappresenti una minaccia eccessiva per l'ambiente marino;
   4) fornire all'organismo riconosciuto tutti gli strumenti appropriati della legislazione nazionale, comprese le relative interpretazioni, che attuano le disposizioni delle convenzioni o specificare se le norme dell'amministrazione prescrivono requisiti più severi di quelle delle convenzioni; e
   5) imporre che l'organismo riconosciuto mantenga registri per fornire all'amministrazione i dati necessari per facilitare l'interpretazione delle regolamentazioni della convenzione.

19.  Gli Stati membri che nominano ispettori per svolgere controlli e ispezioni per loro conto regolamentano tali nomine, come opportuno, conformemente agli orientamenti di cui al paragrafo 18, in particolare ai punti 3 e 4.

20.  Lo Stato di bandiera istituisce o partecipa a un programma di sorveglianza con risorse adeguate per monitorare e comunicare con i propri organismi riconosciuti al fine di assicurare che i propri obblighi internazionali siano pienamente rispettati, nei modi seguenti:

   1) esercitando la propria autorità per svolgere inchieste supplementari al fine di assicurare che le navi autorizzate a battere la propria bandiera siano di fatto conformi agli strumenti obbligatori dell"OMI;
   2) svolgendo le inchieste supplementari ritenute necessarie al fine di assicurare che le navi autorizzate a battere la propria bandiera siano conformi ai requisiti nazionali che integrano i requisiti delle convenzioni dell"OMI; e
   3) fornendo personale con una buona conoscenza delle norme e delle regolamentazioni dello Stato di bandiera e degli organismi riconosciuti e che possa svolgere sul posto un'efficace sorveglianza degli organismi riconosciuti.

Controllo dell'osservanza

21.  Gli Stati membri adottano tutte le misure necessarie per assicurare il rispetto delle regole e norme internazionali da parte delle navi autorizzate a battere la loro bandiera e da organismi e persone sotto la loro giurisdizione al fine di assicurare la conformità con gli obblighi internazionali. Tali misure includono, fra l'altro:

   1) vietare alle navi autorizzate a battere la loro bandiera di salpare finché esse non possono prendere il mare nel rispetto dei requisiti delle regole e norme internazionali;
   2) eseguire un'ispezione periodica delle navi autorizzate a battere la loro bandiera per verificare che le condizioni effettive della nave e dell'equipaggio siano conformi ai certificati di cui sono titolari;
  3) durante l'ispezione periodica di cui al punto .2, l'ispettore accerta che la gente di mare assegnata alle navi conosca:
   3. 1 i propri doveri specifici; e
   3. 2 l'organizzazione, le installazioni, le attrezzature e le procedure della nave.
   4) assicurare che l'equipaggio della nave, nel complesso, possa coordinare effettivamente le proprie attività in una situazione di emergenza e svolgere funzioni vitali per la sicurezza o la prevenzione o attenuazione dell'inquinamento;
   5) stabilire nella legislazione e regolamentazione nazionale sanzioni di adeguata severità per scoraggiare la violazione di regole e norme internazionali da parte delle navi autorizzate a battere la loro bandiera;
   6) promuovere, previa indagine, un'azione giudiziaria contro le navi autorizzate a battere la loro bandiera che hanno violato regole e norme internazionali, indipendentemente dal luogo in cui la violazione si è verificata;
   7) stabilire nelle leggi e nei regolamenti nazionali sanzioni adeguatamente severe per scoraggiare la violazione di regole e norme internazionali da parte di persone alle quali sono stati rilasciati certificati o convalide sotto la loro autorità; e
   8) promuovere, previa indagine, un'azione giudiziaria contro le persone titolari di certificati o convalide che hanno violato regole e norme internazionali, indipendentemente dal luogo in cui la violazione si sia verificata.

22.  Uno Stato di bandiera deve prendere in considerazione la possibilità di elaborare e realizzare un programma di controllo e monitoraggio, a seconda dei casi, per:

   1) garantire rapide e approfondite inchieste sui sinistri, trasmettendo una relazione all"OMI, ove previsto;
   2) raccogliere dati statistici per analizzare le tendenze e identificare i settori problematici; e
   3) rispondere tempestivamente alle anomalie e ai casi di inquinamento presunti dichiarati dagli Stati di approdo o dagli Stati costieri.

23.  Inoltre, lo Stato di bandiera deve:

   1) assicurare mediante la legislazione nazionale la conformità con gli strumenti dell"OMI applicabili;
   2) prevedere personale qualificato in numero sufficiente per attuare e far rispettare le legislazione nazionale di cui al punto 15.1, compreso il personale addetto alle inchieste e ai controlli;
   3) prevedere proprio personale qualificato in numero sufficiente per svolgere inchieste sugli incidenti in cui le navi autorizzate a battere la propria bandiera sono state sottoposte a fermo dagli Stati di approdo;
   4) prevedere proprio personale qualificato in numero sufficiente per svolgere inchieste sugli incidenti in cui gli Stati di approdo contestano la validità di un certificato o di una convalida ovvero la competenza dei titolari di certificati o convalide rilasciati sotto la propria autorità; e
   5) assicurare la formazione e la sorveglianza dell'attività svolta dagli ispettori e dai controllori dello Stato di bandiera.

24.  Quando uno Stato è informato che una nave autorizzata a battere la propria bandiera è stata immobilizzata da uno Stato di approdo, lo Stato di bandiera provvede alla messa in opera delle misure correttive appropriate per rendere la nave in questione immediatamente conforme alle convenzioni internazionali applicabili.

25.  Uno Stato di bandiera, o un organismo riconosciuto che opera per suo conto, rilascia o vidima un certificato internazionale a una nave soltanto dopo aver accertato che essa soddisfa tutti i requisiti applicabili.

26.  Uno Stato di bandiera rilascia un certificato internazionale di competenza o una convalida a una persona soltanto dopo aver accertato che essa soddisfa tutti i requisiti applicabili.

Ispettori dello Stato di bandiera

27.  Lo Stato di bandiera dovrebbe definire e documentare le responsabilità, i poteri di tutto il personale preposto a gestire, svolgere e verificare le attività connesse alla sicurezza e alla prevenzione dell'inquinamento, nonché le relazioni fra i membri del personale.

28.  Il personale responsabile o incaricato di svolgere controlli, ispezioni e audit a bordo di navi e presso società oggetto dei pertinenti strumenti obbligatori dell'OMI dovrebbe avere almeno i seguenti requisiti:

   1) qualifiche adeguate rilasciate da un istituto marittimo o nautico ed esperienza ottenuta in servizio in mare in qualità di ufficiale marittimo certificato che detiene o che ha ottenuto un certificato di competenza STCW II/2 o III/2 in corso di validità e che ha mantenuto le proprie conoscenze tecniche delle navi e del loro funzionamento dal conseguimento del certificato di competenza; o
   2) una laurea o un titolo di studio equivalente rilasciato da un istituto superiore in un settore tecnico o scientifico pertinente riconosciuto dallo Stato.

29.  Il personale qualificato ai sensi del punto 28, paragrafo 1 dovrebbe essere stato in servizio come ufficiale di coperta o di macchina per un periodo non inferiore a tre anni.

30.  Il personale qualificato ai sensi del punto 28, paragrafo 2 dovrebbe essere stato in servizio con funzioni pertinenti per almeno tre anni.

31.  Inoltre, il personale dovrebbe possedere adeguate conoscenze pratiche e teoriche delle navi, del loro funzionamento e delle disposizioni degli strumenti nazionali e internazionali pertinenti necessari per svolgere i propri compiti in qualità di ispettori dello Stato di bandiera, ottenute per mezzo di programmi di formazione documentati.

32.  Il resto del personale che presta assistenza nello svolgimento di queste operazioni dovrebbe disporre di istruzione, formazione e supervisione adeguate ai compiti che è autorizzato a svolgere.

33.  L'esperienza maturata precedentemente nel settore di competenza dovrebbe essere considerata un vantaggio; in caso di mancata esperienza precedente l'amministrazione dovrebbe fornire un'adeguata formazione pratica.

34.  Gli Stati di bandiera possono accreditare gli ispettori mediante un dettagliato programma di formazione istituzionalizzato che porti allo stesso livello di conoscenze e capacità di quello richiesto ai paragrafi dal 29 al 32.

35.  Lo Stato di bandiera dovrebbe aver adottato un sistema documentato per la qualifica del personale e l'aggiornamento continuo delle loro conoscenze in relazione ai compiti che sono autorizzati a svolgere.

36.  A seconda delle funzioni da svolgere, le qualifiche dovrebbero riguardare:

   1) la conoscenza delle norme e delle regolamentazioni nazionali e internazionali applicabili alle navi, alle compagnie, all'equipaggio, al carico e al funzionamento;
   2) la conoscenza delle procedure da applicare per le funzioni di indagine, certificazione, controllo, investigazione e supervisione;
   3) la comprensione delle finalità e degli obiettivi degli strumenti nazionali e internazionali in materia di sicurezza marittima e protezione dell'ambiente marino e dei relativi programmi;
   4) la comprensione delle procedure interne ed esterne, a bordo e a terra;
   5) il possesso delle competenze professionali necessarie per svolgere effettivamente ed efficacemente i compiti assegnati;
   6) la perfetta conoscenza delle norme di sicurezza in tutte le circostanze, anche per la propria sicurezza personale; e
   7) la formazione o l'esperienza nei vari compiti da svolgere e, preferibilmente, anche nelle funzioni da valutare.

37.  Lo Stato di bandiera dovrebbe rilasciare all'ispettore un documento di identificazione che questi deve indossare durante lo svolgimento dei suoi compiti.

Inchieste dello Stato di bandiera

38.  A seguito di un incidente marino o di un caso di inquinamento è necessario svolgere le opportune inchieste. Le inchieste sui sinistri sono svolte da ispettori adeguatamente qualificati, competenti nei settori di pertinenza. Lo Stato di bandiera deve essere pronto a mettere a disposizione a tal fine ispettori qualificati, indipendentemente dal luogo in cui si è verificato l'incidente.

39.  Lo Stato di bandiera deve assicurarsi che i singoli ispettori abbiano conoscenze operative ed esperienza pratica nei settori relativi ai loro normali compiti. Inoltre, per assistere i singoli ispettori nello svolgimento di compiti che esulano dai loro normali incarichi, lo Stato di bandiera provvede alla rapida messa a disposizione di consulenze specialistiche nei settori seguenti, ove necessario:

   1) navigazione e regolamento per prevenire gli abbordi in mare;
   2) regolamentazioni dello Stato di bandiera sui certificati di competenza;
   3) cause dell'inquinamento marino;
   4) tecniche per svolgere interviste;
   5) raccolta di prove; e
   6) valutazione degli effetti dell'elemento umano.

40.  Si dovrebbero svolgere inchieste sugli incidenti che comportano lesioni personali che richiedono un'assenza dal lavoro di tre giorni o più e sui decessi dovuti a incidenti sul lavoro o sinistri connessi a navi dello Stato di bandiera. I risultati delle inchieste devono essere pubblicati.

41.  Gli incidenti che coinvolgono navi devono essere oggetto di inchieste e relazioni conformemente alle convenzioni pertinenti dell"OMI e agli orientamenti elaborati dall"OMI(24). La relazione sull'inchiesta deve essere trasmessa all"OMI unitamente alle osservazioni dello Stato di bandiera, in conformità con gli orientamenti di cui sopra.

Valutazione e riesame

42.  Gli Stati di bandiera dovrebbero valutare periodicamente i risultati che ottengono nello svolgimento di procedimenti amministrativi e nell'utilizzo delle risorse amministrative necessari per soddisfare gli obblighi, come richiesto dalle convenzioni di cui sono parti.

43.  Le misure per valutare i risultati degli Stati di bandiera possono comprendere, fra l'altro, le percentuali di fermo a seguito dei controlli da parte dello Stato di approdo, i risultati delle ispezioni dello Stato di bandiera, le statistiche sui sinistri, i processi di comunicazione e informazione, le statistiche sulle perdite annue (escluse le perdite totali) e altri indicatori ritenuti idonei, per determinare se l'equipaggio, le risorse e le procedure amministrative sono adeguati a soddisfare gli obblighi dello Stato di bandiera.

44.  Le misure in oggetto possono comprendere un esame periodico dei seguenti fattori:

   1) il tasso di perdita di navi e di incidenti per identificare tendenze specifiche in determinati periodi;
   2) il numero di casi verificati di navi sottoposte a fermo in rapporto alle dimensioni della flotta;
   3) il numero di casi comprovati di incompetenza o infrazione da parte di singoli titolari di certificati o convalide rilasciati sotto la propria autorità;
   4) le risposte alle relazioni sulle carenze o agli interventi dello Stato di approdo;
   5) le inchieste su gravi incidenti e gli insegnamenti che ne sono stati tratti;
   6) le risorse finanziarie, tecniche e di altro tipo che sono state utilizzate;
   7) i risultati di ispezioni, inchieste e controlli sulle navi della flotta;
   8) le inchieste sugli incidenti sul lavoro;
   9) il numero di incidenti e violazioni della convenzione MARPOL 73/78, modificata; e
   10) il numero di sospensioni o ritiri di certificati, convalide, approvazioni, ecc.

ALLEGATO II

REQUISITI MINIMI PRESCRITTI PER GLI ISPETTORI DELLO STATO DI BANDIERA

(di cui all'articolo 8)

1.  Gli ispettori devono essere autorizzati dall'autorità competente dello Stato membro a svolgere i controlli di cui alla presente direttiva.

2.  Gli ispettori devono possedere le conoscenze teoriche adeguate e la necessaria esperienza pratica in materia di navi, del loro funzionamento e delle disposizioni delle pertinenti normative nazionali e internazionali. Le loro conoscenze e la loro esperienza devono essere acquisite mediante programmi di formazione documentati.

3.  Come requisiti minimi, gli ispettori devono:

   1) essere in possesso dei titoli legali necessari per esercitare la funzione di ufficiale di ponte o di macchine di una nave, rilasciati da un istituto marittimo o nautico comprovanti che, nella sua qualità di ufficiale, ha un'esperienza minima di tre anni a bordo di una nave o, in via alternativa, di un anno a bordo più altri due di pratica come ispettore dello Stato di bandiera agli ordini dell'autorità competente di uno Stato membro, o che è o è stato titolare di un valido certificato di competenza STCW II/2 o III/2;
   2) avere superato un esame riconosciuto dall'autorità competente per conseguire il titolo di architetto navale, ingegnere meccanico o ingegnere competente nel settore marino e aver svolto tali funzioni per almeno tre anni; oppure per un anno oltre ad aver completato un periodo di due anni come ispettore tirocinante dello Stato di bandiera agli ordini dell'autorità competente di uno Stato membro; o
   3) essere in possesso di una laurea universitaria pertinente o di un titolo di studio equivalente ed aver seguito una formazione e ottenuto una qualifica presso un istituto di formazione per ispettori, e inoltre aver prestato servizio per almeno due anni presso l'autorità competente di uno Stato membro con la qualifica di ispettore tirocinante dello Stato di bandiera.

4.  Gli ispettori con le qualifiche di cui ai punti 3,1) e 3,2) devono aver mantenuto aggiornate le loro conoscenze tecniche delle navi e delle relative operazioni dal conseguimento del certificato di competenza o delle qualifiche.

5.  Gli ispettori con le qualifiche di cui al punto 3,3) devono possedere lo stesso livello di conoscenze e capacità di quello richiesto agli ispettori con le qualifiche di cui ai punti 3,1) e 3,2).

6.  Gli ispettori devono essere in grado di comunicare verbalmente e per iscritto con la gente di mare nella lingua più comunemente parlata in mare.

7.  Gli ispettori non devono avere alcun tipo di interesse commerciale, personale o familiare in relazione alla nave ispezionata, al suo equipaggio, al suo agente, alla sua compagnia, al suo armatore o noleggiatore,con alcuna organizzazione non governativa che svolga visite obbligatorie o di classificazione o che rilasci certificati alle navi.

8.  Sono parimenti accettati gli ispettori che non soddisfano i requisiti di cui sopra se, alla data di adozione della presente direttiva, sono impiegati da un'autorità competente per visite obbligatorie o per ispezioni da parte dello Stato di approdo e tale Stato aderisce al Protocollo di intesa di Parigi in relazione al controllo da parte dello Stato di approdo.

ALLEGATO III

ORIENTAMENTI PER LE OPERAZIONI DI CONTROLLO SULLE NAVI SOTTOPOSTE A FERMO DA UNO STATO DI APPRODO

(di cui all'articolo 6)

1.  Fermo da parte di uno Stato di approdo

1.  Quando è informata che una nave battente la propria bandiera è stata sottoposta a fermo da un altro Stato di approdo, l'autorità competente di uno Stato membro (in appresso "lo Stato di bandiera") appronta le misure correttive adeguate per rendere la nave conforme alle regolamentazioni e alle convenzioni internazionali applicabili. Sono considerate adeguate le misure di seguito riportate: l'elenco non pregiudica l'adozione di misure ad effetto equivalente o a carattere integrativo, se coerenti con gli scopi e i mezzi della presente direttiva.

2.  Azioni immediate

1.  Non appena è informato del fermo, lo Stato di bandiera contatta la compagnia (la compagnia del codice ISM) e lo Stato di approdo per stabilire, per quanto possibile, le circostanze esatte del fermo.

2.  Sulla base delle informazioni ottenute, lo Stato di bandiera valuta quale azione immediata sia necessaria per rendere la nave conforme. Se ritiene che alcune carenze possano essere facilmente corrette e confermate dallo Stato di approdo (per es. una scialuppa di salvataggio che necessita di manutenzione), lo Stato di bandiera deve ottenere la conferma dello Stato di approdo che le carenze sono state corrette.

3.  Per le carenze più gravi, in particolari quelle strutturali e quelle disciplinate da certificati rilasciati da un organismo riconosciuto o dallo stesso Stato di bandiera, quest'ultimo ordina un'ispezione supplementare speciale da parte di uno dei propri ispettori o nomina un ispettore dell'organismo riconosciuto affinché ne svolga una per suo conto. Inizialmente l'ispezione si concentra sulle aree in cui lo Stato di approdo ha riscontrato carenze. Se ritenuto necessario dall'ispettore dello Stato di bandiera o dell'organismo riconosciuto, l'ispezione può essere svolta sotto forma di una nuova ispezione completa a copertura di tutte le aree disciplinate dai pertinenti certificati obbligatori.

4.  Dopo che l'organismo riconosciuto ha svolto l'ispezione di cui al precedente punto 3, l'ispettore riferisce allo Stato di bandiera sulle azioni adottate e sulle condizioni della nave a seguito dell'ispezione in modo che lo Stato di bandiera possa determinare le eventuali ulteriori azioni da intraprendere.

5.  Se l'ispezione da parte dello Stato di approdo è stata sospesa conformemente all'articolo 9, paragrafo 4 della direttiva 95/21/CE, o all'articolo 13, paragrafo 5 della direttiva 2007/.../CE [sul controllo dello Stato di approdo] lo Stato di bandiera organizza una nuova ispezione della nave per i certificati che coprono le aree in cui lo Stato di approdo ha riscontrato carenze e per le altre eventuali aree che successivamente sono state ritenute carenti. Lo Stato di bandiera svolge l'ispezione direttamente oppure richiede una relazione completa all'ispettore dell'organismo riconosciuto e, ove opportuno, conferma che è stata svolta un'ispezione soddisfacente e che tutte le carenze sono state corrette. Una volta soddisfatto, lo Stato di bandiera conferma allo Stato di approdo che la nave è conforme ai requisiti delle regolamentazioni e delle convenzioni internazionali di applicazione.

6.  Nei casi più gravi di non conformità con le regolamentazioni e le convenzioni internazionali, lo Stato di bandiera invia sempre un proprio ispettore e non si avvale di un ispettore dell'organismo riconosciuto per svolgere o controllare le ispezioni e i controlli di cui ai punti da 3 a 5.

7.  Salvo nei casi in cui si applica il punto 10, lo Stato di bandiera richiede che le misure correttive siano adottate dalla compagnia per rendere la nave conforme alle regolamentazioni e alle convenzioni internazionali applicabili prima che la nave sia autorizzata a prendere il mare dal porto in cui è stato imposto il fermo (oltre all'azione correttiva richiesta dallo Stato di approdo). Se l'azione correttiva in questione non è eseguita, i certificati pertinenti sono ritirati.

8.  Lo Stato di bandiera valuta in quale misura le carenze registrate dallo Stato di approdo e riscontrate a seguito di un'ispezione/un controllo dello Stato di bandiera indicano un'insufficienza del sistema di gestione della sicurezza della nave e della compagnia. Ove necessario, lo Stato di bandiera dispone il nuovo audit della nave e/o della compagnia e, in collaborazione con lo Stato di approdo, valuta se il nuovo audit debba essere eseguito prima che la nave sia autorizzata a lasciare il porto in cui è stata sottoposta a fermo.

9.  Lo Stato di bandiera resta sempre in contatto e coopera con lo Stato di approdo per contribuire a correggere le carenze riscontrate e risponde con la massima rapidità alle richieste di chiarimenti inoltrate dallo Stato di approdo.

10.  Se le carenze non possono essere corrette nel porto in cui la nave è sottoposta a fermo e, a norma dell'articolo 11, paragrafo 1 della direttiva 95/21/CE o dell'articolo 15, paragrafo 1 della direttiva 2007/…/CE [sul controllo dello Stato di approdo], lo Stato di approdo autorizza la nave a raggiungere un cantiere navale per le riparazioni, lo Stato di bandiera si mette in contatto con lo Stato di approdo per determinare le condizioni alle quali il trasferimento può avvenire e conferma le condizioni in oggetto per iscritto.

11.  Se la nave non è conforme alle condizioni di cui al punto 10 e non riesce a fare scalo in un cantiere navale per le riparazioni, lo Stato di bandiera chiede immediatamente una spiegazione alla compagnia e valuta la possibilità di ritirare i certificati della nave. Inoltre, lo Stato di bandiera esegue un'ispezione supplementare alla prima occasione possibile.

12.  Se, in base alle informazioni disponibili, lo Stato di bandiera ritiene che il fermo non sia giustificato, ne informa lo Stato di approdo e si mette in contatto con la compagnia per valutare se usare la procedura di appello disponibile nello Stato di approdo.

3.  Misure successive

1.  A seconda della gravità delle carenze riscontrate e delle misure immediate adottate, lo Stato di bandiera valuta inoltre l'opportunità di svolgere un'ispezione supplementare della nave dopo che è stato revocato il fermo. L'ispezione supplementare comprende una valutazione dell'efficacia del sistema di gestione della sicurezza. Indicativamente, l'ispezione supplementare della nave dovrebbe essere svolta dallo Stato di bandiera entro [6] settimane dal momento in cui è stata informata del fermo. L'ispezione supplementare è eseguita a spese della compagnia. Lo Stato di bandiera che ha in programma di svolgere un'ispezione obbligatoria sulla nave entro [3] mesi ha facoltà di ritardare l'ispezione obbligatoria fino a tale scadenza.

2.  Inoltre, lo Stato di bandiera valuta se svolgere un nuovo audit della compagnia interessata. Lo Stato di bandiera riesamina inoltre i risultati delle precedenti ispezioni di altre navi che operano sotto la responsabilità della stessa compagnia per stabilire se la flotta della compagnia in questione presenta carenze comuni.

3.  Se la nave è stata sottoposta a fermo più di una volta nei 2 anni precedenti per validi motivi, le misure di controllo devono essere prese con maggiore urgenza e in ogni caso lo Stato di bandiera deve eseguire un'ispezione supplementare entro [4] settimane da quando è stato informato del fermo.

4.  Se il fermo comporta anche il divieto di accesso della nave conformemente all'articolo 7, lettera b) della direttiva 95/21/CE ovvero all'articolo 10 della direttiva 2007/.../CE [sul controllo dello Stato di approdo], lo Stato di bandiera esegue un'ispezione supplementare e adotta tutte le misure necessarie per assicurare che la compagnia renda la nave completamente conforme alle convenzioni e regolamentazioni pertinenti. Una volta soddisfatto, lo Stato di bandiera trasmette alla compagnia un documento a tal fine.

5.  In tutti i casi, lo Stato di bandiera valuta quali azioni giudiziarie possono essere intentate contro la compagnia, compresa l'applicazione di sanzioni pecuniarie adeguatamente severe per scoraggiare la violazione delle norme comunitarie e delle regole internazionali. Se una nave non rispetta sistematicamente le prescrizioni delle regolamentazioni comunitarie e delle convenzioni internazionali, lo Stato di bandiera valuta quali eventuali sanzioni supplementari possono applicarsi, compresa la cancellazione della nave dal registro.

6.  Una volta che tutte le misure correttive per rendere la nave conforme alle regolamentazioni comunitarie e alle convenzioni internazionali sono terminate, lo Stato di bandiera trasmette all'OMI e alla Commissione una relazione conformemente alla convenzione SOLAS 74, come modificata, capitolo I, regolamento 19(d) e paragrafo 5.2 della risoluzione OMI A.787(19), come modificata, con riferimento all'OMI, e contenente informazioni supplementari relative alle disposizioni comunitarie collegate, con riferimento alla Commissione.

4.  Ispezione supplementare

1.  L'ispezione supplementare di cui sopra prevede un esame sufficientemente approfondito delle seguenti aree così da consentire allo Stato di bandiera di accertarsi che la nave, le attrezzature e l'equipaggio sono conformi a tutte le regolamentazioni e convenzioni internazionali ad essi applicabili:

certificati e documenti

struttura dello scafo e relativa attrezzatura

condizioni di assegnazione delle linee di carico

principali sistemi e macchine

pulizia della sala macchine

mezzi di salvataggio

sicurezza antincendio

strumentazione di navigazione

movimentazione del cargo e relativa attrezzatura

attrezzatura radio

attrezzatura elettrica

prevenzione dell'inquinamento

condizioni di vita e di lavoro

equipaggio

certificazione dell'equipaggio

sicurezza dei passeggeri

norme operative, comprese la comunicazione con l'equipaggio, le esercitazioni, la formazione, le operazioni sul ponte e nella sala macchine e la sicurezza.

2.   L'ispezione supplementare comprende le voci pertinenti previste per l'ispezione estesa di cui all'allegato V della direttiva 95/21/CE ovvero alla parte C dell'allegato VIII della direttiva 2007/.../CE [relativa al controllo dello Stato di approdo], senza tuttavia limitarsi ad esse. Gli ispettori dello Stato di bandiera non devono esitare a includere, ove ritenuto necessario, prove funzionali su elementi quali i dispositivi di salvataggio e le relative procedure di lancio, le macchine principali e ausiliarie, le coperture dei boccaporti, il sistema di alimentazione elettrica principale e i sistemi di sentina. 20070329-P6_TA(2007)0093_IT-p000000220070329-P6_TA(2007)0093_IT-p0000003

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 318 del 23.12.2006, pag. 195.
(3) GU C 229 del 22.9.2006, pag. 38.
(4) Posizione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007.
(5) GU L ...
(6) GU L 144 del 15.5.1998, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva delle Commissione 2003/75/CE (GU L 190 del 30.7.2003, pag. 6).
(7) GU L ...
(8) GU L 208 del 5.8.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1891/2006 (GU L 394 del 30.12.2006, pag. 1).
(9) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(10) GU L 324 del 29.11.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 93/2007 della Commissione (GU L 22 del 31.1.2007, pag. 12).
(11) GU L 167 del 2.7.1999, pag. 33.
(12) GU L 138 del 30.4.2004, pag. 19.
(13) GU L 208 del 5.8.2002, pag. 10.
(14) GU L 157 del 7.7.1995, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2002/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 324 del 29.11.2002, pag. 53).
(15)* GU: inserire il numero.
(16) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 11.
(17) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37. Direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione 2003.
(18)1 Gli allegati saranno completati durante l"80a MSC (maggio 2005). Soltanto gli allegati 1, 2 e 5 riguardano gli obblighi dello Stato di bandiera.
(19) ST/ESCAP/1076.
(20)1 Regolamenti I/2, I/9, I/10 e I/11della convenzione STCW del 1978, modificata.
(21) Appendice 1 della risoluzione A.739(18) "Guidelines for the authorization of organizations acting on behalf of the Administration".
(22) Appendice 2 della risoluzione A.739(18) "Guidelines for the authorization of organizations acting on behalf of the Administration".
(23) MSC/Circ.710 – MEPC/Circ.307.
(24)7 Cfr. il Codice in materia di inchieste sui sinistri e sugli incidenti marittimi, adottato dall"OMI con la risoluzione A.849(20), modificata dalla risoluzione A.884(21).


Responsabilità civile e garanzie finanziarie degli armatori ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla responsabilità civile ed alle garanzie finanziarie degli armatori (COM(2005)0593 – C6-0039/2006 – 2005/0242(COD))
P6_TA(2007)0094A6-0055/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0593)(1),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 80, paragrafo 2 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0039/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e il parere della commissione giuridica (A6-0055/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 marzo 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla responsabilità civile ed alle garanzie finanziarie degli armatori

P6_TC1-COD(2005)0242


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 80, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

visto il parere del Comitato delle regioni(3),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(4),

considerando quanto segue:

(1)  Uno degli elementi qualificanti della politica comunitaria dei trasporti marittimi consiste nell'innalzare la qualità della marina mercantile responsabilizzando maggiormente tutti gli operatori economici.

(2)  La protezione delle coste europee e dei cittadini europei contro i danni ecologici di qualsiasi tipo provocati da incidenti di navi costituisce una priorità assoluta dell'UE.

(3)  La protezione delle coste europee riveste un duplice aspetto: prevenire gli incidenti garantendo che soltanto le navi sicure siano autorizzate a navigare e instaurare meccanismi pertinenti affinché le vittime possano percepire, nel minor tempo possibile, risarcimenti che coprano integralmente i danni provocati da un incidente.

(4)  Misure dissuasive sono già state adottate con la direttiva 2005/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni(5), integrata dalla decisione quadro 2005/667/JAI del Consiglio, del 12 luglio 2005, intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell'inquinamento provocato dalle navi(6).

(5)  I regimi internazionali relativi alla responsabilità civile ed al risarcimento di terzi per i danni connessi con il trasporto marittimo devono essere attuati e migliorati inducendo gli operatori della filiera del trasporto marittimo a provvedere affinché le merci siano trasportate esclusivamente a bordo di navi di qualità ineccepibile, al fine di garantire un giusto indennizzo delle vittime che non fanno parte della filiera di trasporto marittimo e al fine di incitare gli operatori e i loro preposti a maggiore vigilanza e professionalità.

(6)  È opportuno che il testo coordinato del protocollo del 1996 e della convenzione del 1976 sulla limitazione della responsabilità per crediti marittimi (denominato nel prosieguo: "convenzione del 1996") sia ratificato da tutti gli Stati membri e da un numero elevato di paesi terzi.

(7)  È inoltre opportuno che la convenzione internazionale sulla responsabilità civile e l'indennizzo dei danni inerenti al trasporto per mare di sostanze nocive e potenzialmente pericolose del 1996 (in appresso denominata "convenzione HNS") nonché la convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni derivanti dall'inquinamento determinato dal carburante delle navi, del 2001 (la convenzione Bunker) e la convenzione sulla rimozione dei relitti, del 2007, siano ratificate da tutti gli Stati membri e da un ampio numero di paesi terzi e che tutti gli Stati membri e gran parte dei paesi terzi ratifichino la Convenzione sulla rimozione dei relitti allorché sarà stata adottata.

(8)  Le disposizioni delle convenzione del 1996 devono essere recepite integralmente nel diritto comunitario ai fini di un'attuazione piena e uniforme della convenzione stessa nell'Unione europea. Il regime comunitario della responsabilità civile deve consentire agli armatori di limitare la loro responsabilità entro i massimali stabiliti dalla convenzione ed in conformità con le sue disposizioni.

(9)  Alle vittime che non fanno parte dell'attività di trasporto marittimo non si deve obiettare la limitazione di responsabilità della convenzione del 1996 allorché l'armatore all'origine dei danni non ha agito con la massima professionalità e doveva avere consapevolezza delle conseguenze in termini di danni della sua azione o della sua omissione.

(10)  L'obbligo della garanzia finanziaria deve assicurare una migliore protezione dei danneggiati. Esso deve inoltre contribuire ad eliminare le navi obsolete e permettere di ripristinare la concorrenza tra gli operatori. Tale obbligo è un complemento indispensabile della convenzione del 1996. Nella sua risoluzione A.898(21), l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) ha raccomandato agli Stati di istituire l'obbligo della garanzia finanziaria. Il livello della copertura assicurativa deve consentire di far fronte a situazioni nelle quali i massimali stabiliti dalla convenzione del 1996 risultino insufficienti, senza tuttavia imporre un onere sproporzionato agli operatori del settore.

(11)  Devono essere adottate misure particolari a tutela dei marittimi contro il rischio di abbandono, facendo riferimento alla risoluzione A.930(22) dell"OMI.

(12)  Gli elementi essenziali del sistema di protezione istituito dalla presente direttiva devono consistere nel rilascio di certificati attestanti l'esistenza della garanzia finanziaria, nella notifica di tali certificati, nel loro riconoscimento reciproco fra Stati membri e nella possibilità, per i danneggiati che richiedano il risarcimento, di escutere la garanzia finanziaria.

(13)  L'Agenzia europea per la sicurezza marittima, istituita dal regolamento (CE) n. 1406/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) dovrebbe fornire l'assistenza necessaria per l'attuazione della presente direttiva, specialmente per evitare disposizioni legali contraddittorie tra gli Stati membri.

(14)  Le misure necessarie per l'attuazione della presente direttiva sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(8).

(15)  Poiché lo scopo dell'intervento prospettato, ossia l'introduzione di norme armonizzate sulla responsabilità civile e sulle garanzie finanziarie degli armatori al fine di aumentare la qualità dei trasporti marittimi, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e degli effetti dell'intervento, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale scopo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Oggetto

La presente direttiva disciplina taluni aspetti degli obblighi di responsabilità civile cui sono soggetti gli operatori della filiera del trasporto marittimo e prevede un'adeguata protezione finanziaria dei marittimi contro il rischio di abbandono.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

   1) "nave": qualsiasi imbarcazione marittima utilizzata in ambiente marino, qualunque ne sia il tipo o la bandiera, ed in particolare gli aliscafi, i veicoli su cuscino d'aria, i sommergibili ed i natanti;
   2) "armatore": il proprietario della nave o qualsiasi persona fisica o giuridica, in particolare il gerente, il locatario o il noleggiatore, che dal proprietario abbia assunto la responsabilità dell'esercizio della nave impegnandosi ad assolvere i correlativi compiti ed obblighi;
   3) "responsabilità civile": ai fini della Convenzione del 1996, la responsabilità in virtù della quale un terzo rispetto all'attività di trasporto marittimo all'origine del danno è titolare di crediti soggetti ai limiti di cui all'articolo 2 di detta Convenzione, ad esclusione dei crediti disciplinati dal regolamento (CE) n. …/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio [sulla responsabilità dei trasportatori di passeggeri per mare e per via navigabile in caso di sinistro](9);
   4) con "colpa grave": si intende un comportamento che dimostri un'insolita omissione della dovuta diligenza e attenzione e una conseguente inosservanza di quanto in linea di massima dovrebbe essere evidente per chiunque in una data situazione;
   5) "garanzia finanziaria": qualsiasi garanzia finanziaria, in particolare l'assicurazione e la fideiussione di banche o istituzione finanziarie analoghe;
   6) "convenzione del 1996": il testo coordinato della convenzione del 1976 relativa alla limitazione della responsabilità per i crediti marittimi, adottato sotto gli auspici dell'Organizzazione marittima internazionale, come modificato dal protocollo del 1996 e riportato all'allegato I;
   7) la "convenzione Bunker": la convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni derivanti dall'inquinamento determinato dal carburante delle navi, del 2001;
   8) la "convenzione HNS": la convenzione internazionale sulla responsabilità civile e l'indennizzo dei danni inerenti al trasporto per mare di sostanze nocive e potenzialmente pericolose, del 1996;
   9) "risoluzione A.930(22) dell"OMI": la risoluzione dell'assemblea dell'Organizzazione marittima internazionale e del consiglio d'amministrazione dell"Organizzazione internazionale del lavoro, recante il titolo "direttive per la prestazione di garanzie finanziarie contro il rischio d'abbandono dei marittimi", riportata all'allegato II.

Articolo 3

Campo di applicazione

1.  La presente direttiva, ad eccezione degli articoli 4 e 5, si applica:

   a) alle zone marittime soggette alla giurisdizione degli Stati membri, conformemente al diritto internazionale;
   b) alle navi di stazza lorda pari o superiore a 300 tonnellate, ad eccezione del regime di responsabilità di cui all"articolo 6, il quale si applica a tutte le navi.

2.  La presente direttiva non si applica alle navi da guerra, alle navi da guerra ausiliarie o alle altre navi di proprietà o in gestione dello Stato impiegate per servizi pubblici a fini non commerciali.

3.  La presente direttiva lascia impregiudicata l'applicazione, in ciascuno Stato membro, della convenzione Bunker Oil, della convenzione HNS e della Convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni derivanti da inquinamento da idrocarburi del 1992.

Articolo 4

Responsabilità civile in materia di inquinamento determinato dal carburante delle navi

Gli Stati membri devono diventare quanto prima, e comunque entro la data specificata all'articolo 18, paragrafo 1, della presente direttiva parti contraenti della Convenzione Bunker Oil.

Articolo 5

Danni inerenti al trasporto in mare di sostanze nocive e potenzialmente pericolose

Gli Stati membri aderiscono alla Convenzione HNS non appena possibile e comunque prima della data indicata all'articolo 18, paragrafo 1 della presente direttiva.

Articolo 6

Regime di responsabilità

1.  Gli Stati membri aderiscono alla Convenzione del 1996 non appena possibile e comunque prima della data indicata all"articolo 18, paragrafo 1 della presente direttiva. Gli Stati membri che fanno sempre parte della Convenzione del 1976 sulla limitazione di responsabilità in materia di danni marittimi devono denunciarla.

2.  Gli Stati membri determinano il regime della responsabilità civile degli armatori e provvedono affinché il diritto degli armatori a limitare la responsabilità sia disciplinato da tutte le disposizioni della convenzione del 1996.

3.  Per l'applicazione dell'articolo 4 della convenzione del 1996, la consapevolezza di un danno probabile da parte della persona responsabile può comunque essere dedotta dal carattere e dalle circostanze stesse di atti od omissioni personali da parte di detta persona commesse temerariamente.

4.  Gli Stati membri provvedono a norma dell'articolo 15 della convenzione del 1996 affinché l'articolo 4 della stessa, concernente l'esclusione della limitazione della responsabilità, non si applichi alle navi battenti bandiera di uno Stato non contraente della convenzione. In tal caso il regime di responsabilità civile istituito dagli Stati membri ai sensi della presente direttiva deve prevedere che l'armatore decada dal diritto di limitare la propria responsabilità quando il danno derivi da atti o omissioni da esso commessi con dolo o con colpa grave.

Articolo 7

Garanzia finanziaria per la responsabilità civile

Ciascuno Stato membro provvede affinché ogni armatore di una nave battente la sua bandiera stipuli una garanzia finanziaria per la responsabilità civile. Il limite di tale garanzia non deve essere inferiore al doppio del massimale determinato in base alla convenzione del 1996.

Ciascuno Stato membro provvede affinché ogni armatore di una nave battente bandiera di un paese terzo stipuli una garanzia finanziaria a norma del primo comma, qualora la nave entri nella sua zona economica esclusiva o in una zona equivalente. La garanzia finanziaria dev'essere valida almeno per tre mesi dalla data da cui è richiesta.

Articolo 8

Garanzia finanziaria contro il rischio di abbandono dei marittimi

Ciascuno Stato membro provvede affinché ogni armatore di una nave battente la sua bandiera stipuli una garanzia finanziaria al fine di tutelare i marittimi impiegati a qualsiasi titolo a bordo della nave contro il rischio d'abbandono in conformità con la risoluzione A.930(22) dell'OMI, e per coprire spese di sistemazione, assistenza medica e rimpatrio.

Ciascuno Stato membro provvede affinché ogni armatore di una nave battente bandiera di un paese terzo stipuli una garanzia finanziaria ai sensi del primo comma, qualora la nave entri in un porto o in un terminale marittimo soggetto alla sua giurisdizione o getti l'ancora in una zona soggetta alla sua giurisdizione.

Gli Stati membri provvedono affinché il sistema di garanzia finanziaria contro il rischio di abbandono dei marittimi sia accessibile a norma della risoluzione A.930(22) dell"OMI.

Articolo 9

Certificato di garanzia finanziaria

1.  L'esistenza e la validità delle garanzie finanziarie di cui agli articoli 7 e 8 devono essere attestate da uno o più certificati in conformità alle norme della presente direttiva e secondo il modello contenuto nell"allegato III.

2.  Le autorità competenti degli Stati membri rilasciano i certificati dopo aver accertato che l'armatore adempie le prescrizioni della presente direttiva. Le autorità competenti dovranno altresì tener presente, in sede di rilascio del certificato, se l'ente garante dispone di una presenza commerciale in seno all'UE.

Quando la nave è immatricolata in un altro Stato membro, i certificati sono rilasciati o vidimati dall'autorità competente dello Stato di immatricolazione della nave.

Quando la nave è immatricolata in un paese terzo, i certificati possono essere rilasciati o vidimati dall'autorità competente di qualsiasi Stato membro.

3.  Le disposizioni disciplinanti il rilascio e la validità dei certificati, ed in particolare i criteri e le modalità della loro attribuzione, nonché i provvedimenti riguardanti i prestatori delle garanzie finanziarie sono determinati con la procedura di regolamentazione di cui all"articolo 17, paragrafo 2.

4.  I certificati devono essere conformi al modello contenuto nell"allegato III e devono recare le informazioni seguenti:

   a) nome della nave e porto di immatricolazione;
   b) nome e luogo della sede principale dell'armatore;
   c) tipo di garanzia;
   d) nome e sede principale dell'assicuratore o di altro prestatore di garanzia e, se del caso, la sede presso la quale l'assicurazione o la garanzia è stata stipulata;
   e) periodo di validità del certificato, che non deve superare il periodo di validità dell'assicurazione o della garanzia.

5.  I certificati sono redatti nella lingua o nelle lingue ufficiali dello Stato in cui sono rilasciati. Se la lingua impiegata non è né l'inglese né il francese, il testo deve contenere una traduzione in una di queste due lingue.

Articolo 10

Notifica del certificato di garanzia finanziaria

1.  Il certificato deve restare a bordo della nave ed una copia deve essere depositata presso l'autorità che tiene il registro d'immatricolazione della nave oppure, se la nave non è immatricolata in uno Stato membro, presso l'autorità dello Stato che ha rilasciato o vidimato il certificato. L'autorità interessata trasmette copia del fascicolo di certificazione all'ufficio comunitario previsto all'articolo 15 affinché questo la alleghi al registro.

2.  L'armatore, l'agente o il comandante di una nave che, nei casi indicati dall"articolo 7, entri nella zona economica esclusiva o nella zona equivalente di un determinato Stato membro comunica alle autorità di tale Stato, conformemente alle prescrizioni dell"allegato IV, che il certificato di garanzia finanziaria si trova a bordo della nave.

3.  L'armatore, l'agente o il comandante di una nave che sia diretta verso un porto o un terminale in mare soggetto alla giurisdizione di un determinato Stato membro o che intenda gettare l'ancora in una zona soggetta alla giurisdizione di un determinato Stato membro nei casi di cui all"articolo 8, comunica alle autorità di tale Stato, conformemente alle prescrizioni dell"allegato IV, che il certificato di garanzia finanziaria si trova a bordo della nave.

4.  Le autorità competenti degli Stati membri devono essere in grado di trasmettersi le informazioni previste dal paragrafo 1 attraverso il sistema comunitario di scambio di informazioni marittime SafeSeaNet.

Articolo 11

Sanzioni

Gli Stati membri vegliano al rispetto delle norme enunciate nella prima direttiva e stabiliscono sanzioni per la violazione di tali norme. Le sanzioni in questione devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive.

Articolo 12

Riconoscimento reciproco dei certificati di garanzia finanziaria da parte degli Stati membri

Ciascuno Stato membro riconosce i certificati rilasciati o vidimati da un altro Stato membro in applicazione dell"articolo 9 per tutti gli scopi contemplati dalla presente direttiva e li considera equivalenti ai certificati da esso rilasciati e vidimati, anche quando si tratti di navi non immatricolate in uno Stato membro.

Ciascuno Stato membro può sollecitare in qualsiasi momento un'interlocuzione con lo Stato che ha rilasciato o vidimato il certificato, se ritiene che l'assicuratore o il garante indicato sul certificato non sia finanziariamente in grado di fare fronte agli obblighi previsti dalla presente direttiva.

Articolo 13

Azione diretta contro il prestatore della garanzia finanziaria

Ogni domanda di risarcimento dei danni provocati dalla nave può essere rivolta direttamente al soggetto che ha prestato la garanzia finanziaria per la responsabilità civile dell'armatore.

Il prestatore della garanzia finanziaria può avvalersi delle stesse eccezioni che potrebbe opporre l'armatore, ad esclusione delle eccezioni basate sul fallimento o su altra procedura concorsuale dell'armatore.

Il prestatore della garanzia finanziaria può parimenti eccepire che i danni derivano dal dolo dell'armatore. Non può tuttavia far valere eccezioni che avrebbe potuto proporre nell'ambito di azioni intentate nei suoi confronti dall'armatore.

Il prestatore della garanzia finanziaria ha in ogni caso la facoltà di chiamare in giudizio l'armatore.

Articolo 14

Creazione di un fondo di solidarietà per coprire i danni provocati da navi che non abbiano sottoscritto alcuna garanzia finanziaria

Si crea un fondo di solidarietà per indennizzare terzi, persone fisiche o giuridiche, vittime dei danni provocati da navi che, nonostante gli obblighi stabiliti nella presente direttiva, abbiano navigato nelle acque territoriali dell'UE senza essere in possesso di un certificato di garanzia finanziaria.

La dotazione di tale fondo, così come le sue modalità di finanziamento, saranno determinate in conformità con la procedura di regolamentazione prevista all'articolo 17, paragrafo 2.

Articolo 15

Ufficio comunitario

E' istituito un ufficio comunitario incaricato di tenere un registro esaustivo dei certificati di garanzia rilasciati, di controllarne e aggiornarne la validità, nonché di verificare la realtà delle garanzie finanziarie registrate da paesi terzi.

Articolo 16

Relazioni

Al termine di cinque anni dall'entrata in vigore della presente direttiva, gli Stati membri presentano alla Commissione una relazione sull'esperienza acquisita nella sua applicazione. Tali relazioni valutano in particolare le procedure di certificazione e di rilascio dei certificati di garanzia finanziaria da parte degli Stati membri e l'opportunità di contemplarne la delega totale o parziale all'Ufficio comunitario di cui all'articolo 15. Su tale base la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione contenente qualsiasi proposta di modificazione della presente direttiva da essa ritenuta opportuna.

Articolo 17

Comitato

1.  La Commissione è assistita dal Comitato per la sicurezza marittima e la prevenzione dell'inquinamento provocato dalle navi (COSS), istituito dall'articolo 3 del regolamento (CE) n. 2099/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(10).

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6 della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

Articolo 18

Attuazione

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro ...(11). Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

Articolo 19

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 20

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

Convenzione relativa alla limitazione della responsabilità per i crediti marittimi del 1976, come modificata dal Protocollo del 1996

(Il testo della convenzione sarà inserito non appena disponibile in tutte le lingue ufficiali)

ALLEGATO II

Risoluzione dell'assemblea dell'Organizzazione marittima internazionale e del Consiglio d'amministrazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro, recante il titolo "direttive per la prestazione di garanzie finanziarie contro il rischio d'abbandono dei marittimi" (Risoluzione OMI A.930(22))

(Il testo della convenzione sarà inserito non appena disponibile in tutte le lingue ufficiali)

ALLEGATO III

Modello di certificato di garanzia finanziaria di cui all'articolo 9

Nome della nave

Lettera o numero di identificazione

Porto di immatricolazione

Nome e indirizzo del proprietario

Il sottoscritto certifica che la nave di cui sopra è coperta da una polizza di assicurazione o da un'altra garanzia finanziaria che soddisfa le condizioni stabilite dalla direttiva 2007/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla responsabilità civile ed alla garanzia finanziaria degli armatori.

Tipo di garanzia ……………………………………………………………………...

Durata della garanzia ………………………………………………………………...

Nome e indirizzo dell'assicuratore (o degli assicuratori) e/o di chi presta la garanzia

Nome …………………………………………………………….......……………....

Indirizzo ……………………………………………………………………………...

Il presente certificato è valido fino al ………………………………………………..

Rilasciato o vidimato dal governo di ………………………………………………...

Fatto a ………………………… il ...............................................

Firma e titolo del funzionario che rilascia o vidima il certificato

ALLEGATO IV

Elenco delle informazioni da notificare a norma dell'articolo 10

1)  Identificazione della nave (nome, nominativo internazionale, numero di identificazione OMI o numero MMSI).

2)  Data e ora.

3)  Posizione con coordinate di latitudine e longitudine o rilevamento effettivo e distanza in miglia nautiche a partire da un punto di riferimento chiaramente identificato.

4)  Porto di destinazione.

5)  Orario stimato di arrivo al porto di destinazione o alla stazione di pilotaggio, secondo quanto richiesto dall'autorità marittima competente e orario stimato di partenza da tale porto.

6)  Presenza a bordo del certificato di garanzia finanziaria.

7)  Indirizzo presso il quale è possibile ottenere informazioni dettagliate sul certificato.

Nella misura del possibile, le informazioni di cui ai punti 6) e 7) possono essere comunicate in occasione di altri messaggi di notifica, purché siano osservate le condizioni prescritte dall"articolo 10, paragrafo 2.

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 318 del 23.12.2006, pag. 195.
(3) GU C 229 del 22.9.2006, pag. 38.
(4) Posizione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007.
(5) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 11.
(6) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 164.
(7) GU L 208 del 5.8.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1891/2006 (GU L 394 del 30.12.2006, pag. 1).
(8) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(9)+ GU: si prega di inserire il numero del regolamento.
(10) GU L 324 del 29.11.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 93/2007 della Commissione (GU L 22 del 31.1.2007, pag. 12).
(11)* Diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente direttiva.


Produzione biologica ed etichettatura dei prodotti biologici *
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Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici (COM(2005)0671 – C6-0032/2006 – 2005/0278(CNS))
P6_TA(2007)0095A6-0061/2007

(Procedura di consultazione)

La proposta è modificata nel modo seguente il 29 marzo 2007(1)

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Visto 1
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 37,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 37 e 95,
Emendamento 2
Considerando 1
(1)  La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l'applicazione di norme esigenti in materia di benessere animale e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione sociale, rispondendo da un lato ad una specifica domanda del consumatore e, dall'altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell'ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.
(1)  La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione agroalimentare incentrato su tutti gli aspetti della produzione sostenibile, volto a creare un equilibrio e basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali nonché l'applicazione di norme esigenti in materia di benessere animale; tale sistema mira a migliorare la fertilità del suolo attraverso mezzi naturali come pure a garantire una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto molteplici funzioni positive, poiché non soltanto risponde ad una specifica domanda del consumatore fornendo beni pubblici che non sono limitati al settore alimentare, ma contribuisce anche e soprattutto alla tutela dell'ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo sociale dello spazio rurale.
Emendamento 3
Considerando 2
(2)  La quota di mercato del comparto agroalimentare biologico è in aumento nella maggior parte degli Stati membri. La domanda dei consumatori è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Le recenti riforme della politica agricola comune, improntate ad un chiaro orientamento al mercato e all'offerta di prodotti di qualità confacenti alle esigenze dei consumatori, sembrano andare nel senso di un'ulteriore incentivazione del mercato dei prodotti biologici. In questo contesto, la normativa sulla produzione biologica assume una funzione sempre più rilevante nell'ambito della politica agricola ed è strettamente correlata all'evoluzione dei mercati agricoli.
(2)  L'agricoltura biologica è pienamente in linea con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile fissati dall'Unione europea nel contesto dell'agenda di Göteborg in quanto contribuisce alla realizzazione dello sviluppo sostenibile, produce prodotti sani e di alta qualità e utilizza metodi di produzione sostenibili sul piano ambientale. La quota di mercato del comparto agroalimentare biologico è in aumento nella maggior parte degli Stati membri. La domanda dei consumatori è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Le recenti riforme della politica agricola comune, improntate ad un chiaro orientamento al mercato e all'offerta di prodotti di qualità confacenti alle esigenze dei consumatori, sembrano andare nel senso di un'ulteriore incentivazione del mercato dei prodotti biologici. In questo contesto, è necessario che la produzione biologica assuma una funzione sempre più rilevante nell'ambito della politica agricola e sia strettamente correlata all'evoluzione dei mercati agricoli nonché alla protezione e alla salvaguardia dei terreni adibiti ad attività agricole.
Emendamento 4
Considerando 2 bis (nuovo)
(2 bis)  Ogni atto legislativo e ogni politica che la Comunità adotta in questo settore dovrebbero contribuire allo sviluppo dell'agricoltura biologica e della produzione biologica così come definite nel presente regolamento. L'agricoltura biologica svolge un ruolo rilevante per l'attuazione della politica di sviluppo sostenibile della Comunità.
Emendamento 5
Considerando 3
(3)  Il quadro normativo comunitario che disciplina il settore della produzione biologica deve porsi come obiettivo quello di garantire la concorrenza leale e l'efficace funzionamento del mercato interno per i prodotti biologici, nonché di tutelare e giustificare la fiducia del consumatore nei prodotti etichettati biologici. Deve inoltre proporsi di creare le condizioni propizie allo sviluppo del settore, affinché quest'ultimo possa stare al passo con l'evoluzione della produzione e del mercato.
(3)  Il quadro normativo comunitario che disciplina il settore della produzione biologica dovrebbe porsi come obiettivo quello di garantire la concorrenza leale e l'efficace funzionamento del mercato interno per i prodotti biologici, nonché di tutelare e giustificare la fiducia del consumatore nei prodotti etichettati biologici. Esso dovrebbe inoltre proporsi di creare le condizioni propizie allo sviluppo del settore, affinché quest'ultimo possa stare al passo con l'evoluzione della produzione e del mercato, in una maniera sostenibile sotto il profilo ambientale.
Emendamenti 6 e 157
Considerando 7
(7)  Occorre stabilire un quadro normativo comunitario generale per la produzione biologica, applicabile alle produzioni sia vegetali che animali e comprendente norme sulla conversione nonché sulla produzione di alimenti trasformati e di mangimi. È necessario conferire alla Commissione la competenza a definire le modalità di applicazione di tali norme generali e ad adottare norme di produzione per l'acquacoltura.
(7)  Occorre stabilire un quadro normativo comunitario generale per la produzione biologica, applicabile alle produzioni sia vegetali che animali e comprendente norme sulla conversione nonché sulla produzione di alimenti trasformati e di mangimi. È necessario conferire alla Commissione la competenza a definire le modalità di applicazione di tali norme generali previa consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio.
Emendamento 7
Considerando 8
(8)  Occorre favorire l'ulteriore sviluppo della produzione biologica, in particolare promuovendo l'impiego di nuove tecniche e sostanze più adatte alla produzione biologica.
(8)  Occorre favorire l'ulteriore sviluppo della produzione biologica sulla base delle migliori pratiche consolidate, in particolare promuovendo la fertilità del suolo, la rotazione delle colture, la conservazione locale delle sementi, le pratiche per il risparmio idrico ed energetico e l'impiego di nuove tecniche e sostanze più adatte alla produzione biologica.
Emendamento 8
Considerando 9
(9)  Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti ottenuti o derivati da OGM sono incompatibili con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici. Essi non devono quindi essere intenzionalmente utilizzati in agricoltura biologica o nella trasformazione di prodotti biologici.
(9)  Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti ottenuti o derivati da OGM sono incompatibili con il concetto di produzione biologica e con la percezione che i consumatori hanno dei prodotti biologici. Essi non dovrebbero quindi essere utilizzati in agricoltura biologica o nella trasformazione di prodotti biologici. Occorre evitare la contaminazione di sementi, fattori di produzione, mangimi e alimenti biologici mediante un'adeguata normativa nazionale e comunitaria basata sul principio di precauzione.
Emendamento 187
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Tenendo conto dei sempre maggiori rischi di contaminazione delle sementi, dei mangimi e degli alimenti biologici con OGM e in mancanza di legislazioni nazionali in vari Stati membri concernenti le misure precauzionali connesse e la responsabilità, la Commissione dovrebbe, entro il 1° gennaio 2008, pubblicare una proposta di direttiva quadro concernente le misure precauzionali per evitare la contaminazione con OGM di tutta la catena alimentare, nonché un quadro legislativo per le norme sulla responsabilità concernenti qualsiasi contaminazione con OGM sulla base del principio "chi inquina paga".
Emendamento 9
Considerando 9 ter (nuovo)
(9 ter)  L'utilizzazione di prodotti fitosanitari sintetici è incompatibile con la produzione biologica.
Emendamento 10
Considerando 14
(14)  Al fine di evitare l'inquinamento dell'ambiente, in particolare delle risorse naturali come il suolo e l'acqua, l'allevamento biologico deve prevedere, in linea di principio, uno stretto legame tra animali e terra, idonei sistemi di rotazione pluriennale e l'alimentazione degli animali con foraggi di produzione biologica coltivati nell'azienda stessa o in aziende biologiche vicine.
(14)  Al fine di evitare l'inquinamento dell'ambiente e l'irreversibile deterioramento della qualità e della disponibilità delle risorse naturali come il suolo e l'acqua, l'allevamento biologico dovrebbe prevedere, in linea di principio, uno stretto legame tra animali e terra, idonei sistemi di rotazione pluriennale e l'alimentazione degli animali con foraggi di produzione biologica coltivati nell'azienda stessa o in aziende biologiche vicine.
Emendamento 11
Considerando 15
(15)  Data la complementarità tra animali e terra nell'allevamento biologico, è opportuno che gli animali abbiano accesso ad aree di pascolo all'aperto.
(15)  Data la complementarità tra animali e terra nell'allevamento biologico, è opportuno che gli animali abbiano accesso, ogni qual volta le condizioni atmosferiche e la configurazione del terreno lo permettano, ad aree di pascolo all'aperto.
Emendamenti 12 e 158
Considerando 16
(16)  L'allevamento biologico deve assicurare il massimo benessere degli animali e soddisfare le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie, mentre le cure veterinarie devono mirare soprattutto alla prevenzione delle malattie. A questo proposito, particolare attenzione sarà rivolta alle condizioni di stabulazione, alle pratiche zootecniche e alla densità degli animali. Inoltre, la scelta delle razze dovrebbe orientarsi di preferenza su ceppi a crescita lenta, tenendo conto della loro capacità di adattamento alle condizioni locali. Le modalità di applicazione relative alla produzione animale e all'acquacoltura devono garantire quanto meno l'osservanza delle disposizioni della Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti e delle successive raccomandazioni ad essa relative.
(16)  L'allevamento biologico dovrebbe assicurare il massimo benessere degli animali e soddisfare le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie, mentre le cure veterinarie devono mirare soprattutto alla prevenzione delle malattie. A questo proposito, particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle condizioni di stabulazione, alle pratiche zootecniche e alla densità degli animali. Inoltre, la scelta delle razze dovrebbe orientarsi di preferenza su ceppi a lunga resa, resistenti alle malattie e a crescita lenta e sulle razze autoctone locali, tenendo conto della loro capacità di adattamento alle condizioni locali. Le modalità di applicazione relative alla produzione animale dovrebbero garantire quanto meno l'osservanza delle disposizioni della Convenzione europea sulla protezione degli animali negli allevamenti e delle successive raccomandazioni ad essa relative.
Emendamento 13
Considerando 17
(17)  La produzione biologica animale deve tendere a completare i cicli produttivi delle diverse specie con animali allevati secondo il metodo biologico. Si provvederà pertanto ad accrescere il patrimonio genetico di animali biologici, a migliorare l'autosufficienza e a favorire così lo sviluppo del settore.
(17)  La produzione biologica animale dovrebbe tendere a completare i cicli produttivi delle diverse specie con animali allevati secondo il metodo biologico. Essa dovrebbe pertanto provvedere ad accrescere il patrimonio genetico di animali biologici, a migliorare l'autosufficienza e a favorire e incoraggiare così lo sviluppo del settore.
Emendamento 159
Considerando 18
(18)  In attesa dell'adozione di norme di produzione comunitarie per l'acquacoltura, gli Stati membri devono avere la facoltà di applicare norme nazionali o, in mancanza di queste, norme private da essi accettate o riconosciute. Tuttavia, per evitare perturbazioni sul mercato interno, è opportuno prescrivere agli Stati membri di riconoscere reciprocamente le rispettive norme di produzione in materia.
soppresso
Emendamento 14
Considerando 22 bis (nuovo)
(22 bis)  A motivo dell'attuale diversità delle pratiche di coltura e di allevamento nell'agricoltura biologica, occorre concedere agli Stati membri la possibilità di applicare norme supplementari e più restrittive all'agricoltura biologica nel loro territorio.
Emendamento 15
Considerando 25
(25)  A fini di chiarezza nell'insieme del mercato comunitario, occorre rendere obbligatorio un semplice riferimento standard per tutti i prodotti biologici ottenuti nella Comunità o almeno per quelli che non recano il logo comunitario di produzione biologica. L'uso di tale riferimento deve essere ammesso, ma non reso obbligatorio, per i prodotti biologici importati da paesi terzi.
(25)  A fini di chiarezza nell'insieme del mercato comunitario, occorre rendere obbligatorio un semplice riferimento standard per tutti i prodotti biologici ottenuti nella Comunità, anche per quelli che recano il logo comunitario di produzione biologica. Il codice di riferimento standardizzato dovrebbe essere applicato anche ai prodotti biologici importati da paesi terzi con la chiara indicazione dell'origine dei prodotti e delle eventuali differenze nell'applicazione delle norme in materia di produzione biologica.
Emendamento 170
Considerando 27 bis (nuovo)
(27 bis)  Occorre che gli Stati membri si dotino di un quadro legislativo adeguato, fondato sul principio di precauzione e sul principio "chi inquina paga", al fine di evitare ogni rischio di contaminazione dei prodotti biologici da parte di OGM. È responsabilità degli operatori prendere tutte le misure di precauzione necessarie onde evitare ogni rischio di contaminazione accidentale o tecnicamente inevitabile da parte di OGM. La presenza di OGM nei prodotti biologici è limitata esclusivamente a quantità accidentali e tecnicamente inevitabili con un valore massimo dello 0,1%.
Emendamento 17
Considerando 32
(32)  La valutazione dell'equivalenza per i prodotti importati dovrà basarsi sulle norme internazionali del Codex Alimentarius.
(32)  La valutazione dell'equivalenza per i prodotti importati dovrebbe basarsi sulle norme di produzione equivalenti a quelle applicate nella Comunità per la produzione biologica.
Emendamento 18
Considerando 32 bis (nuovo)
(32 bis)  Le norme di importazione per i prodotti biologici dovrebbero essere considerate un modello per l'accesso qualificato al mercato, in quanto danno accesso ai produttori dei paesi terzi a un mercato di elevato valore, a condizione che rispettino le norme di detto mercato.
Emendamento 19
Considerando 36
(36)  Le misure necessarie per l'applicazione del presente regolamento devono essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione. Poiché la normativa sulla produzione biologica costituisce un fattore importante nell'ambito della politica agricola comune, essendo strettamente correlata all'evoluzione dei mercati agricoli, è opportuno adeguarla alle vigenti procedure legislative utilizzate per la gestione di tale politica. Le competenze conferite alla Commissione a norma del presente regolamento devono essere quindi esercitate secondo la procedura di gestione di cui all"articolo 4 della decisione 1999/468/CE,
(36)  Le misure necessarie per l'applicazione del presente regolamento dovrebbero essere adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione. Poiché la normativa sulla produzione biologica costituisce un fattore importante nell'ambito della politica agricola comune, essendo strettamente correlata all'evoluzione dei mercati agricoli, è opportuno adeguarla alle vigenti procedure legislative utilizzate per la gestione di tale politica. Le competenze conferite alla Commissione a norma del presente regolamento dovrebbero essere quindi esercitate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all"articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE,
Emendamento 20
Articolo 1, paragrafo 1, alinea
1.  Il presente regolamento stabilisce obiettivi, principi e norme concernenti:
1.  Il presente regolamento fornisce la base per lo sviluppo sostenibile della produzione biologica e stabilisce obiettivi, principi e norme concernenti:
Emendamento 21
Articolo 1, paragrafo 1, lettera a)
a) la produzione, la commercializzazione, l"importazione, l"esportazione e il controllo dei prodotti biologici;
a) tutte le fasi della produzione, dei metodi di produzione, della trasformazione, della distribuzione, della commercializzazione, dell'importazione, dell'esportazione, dell'ispezione e della certificazione dei prodotti biologici;
Emendamento 160
Articolo 1, paragrafo 2, alinea
Il presente regolamento si applica ai seguenti prodotti, provenienti dall'agricoltura o dall'acquacoltura, qualora siano destinati ad essere commercializzati come prodotti biologici:
Il presente regolamento si applica ai seguenti prodotti, provenienti dall'agricoltura, qualora siano destinati ad essere commercializzati come prodotti biologici:
Emendamento 161
Articolo 1, paragrafo 2, lettera c)
c) prodotti dell'acquacoltura vivi o non trasformati;
soppresso
Emendamento 162
Articolo 1, paragrafo 2, lettera d)
d) prodotti dell'acquacoltura trasformati destinati al consumo umano;
soppresso
Emendamenti 179 e 153
Articolo 1, paragrafo 2, lettera e bis) (nuova)
e bis) altri prodotti come sale, cibo per animali domestici, lana, tessili, pesce conservato, cosmetici, integranti alimentari e oli essenziali.
Emendamento 24
Articolo 1, paragrafo 3, alinea
3.  Il presente regolamento si applica, nel territorio della Comunità europea, a qualsiasi operatore che esercita le seguenti attività:
3.  Il presente regolamento si applica a qualsiasi operatore che esercita attività in qualsiasi fase della produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti elencati all'articolo 1, paragrafo 2, compresi:
Emendamento 25
Articolo 1, paragrafo 3, lettera b)
b) trasformazione di alimenti e di mangimi;
b) condizionamento, trasformazione e preparazione di alimenti e di mangimi;
Emendamento 26
Articolo 1, paragrafo 3, lettera c)
c) confezionamento, etichettatura e pubblicità;
c) condizionamento, confezionamento, magazzinaggio, etichettatura e pubblicità dei prodotti dell'agricoltura biologica;
Emendamento 27
Articolo 1, paragrafo 3, comma 2
Tuttavia, il presente regolamento non si applica alle operazioni di catering, alle mense aziendali, alla ristorazione istituzionale, ai ristoranti o ad altre simili prestazioni di servizi alimentari.
f bis) operazioni di catering, mense, ristoranti o altre prestazioni analoghe di servizi alimentari.
Emendamento 28
Articolo 2, lettera a)
a) "produzione biologica": l'impiego di metodi di produzione biologici nell'azienda agricola, nonché le attività inerenti alla trasformazione, al confezionamento e all'etichettatura dei prodotti, svolte in conformità con gli obiettivi, i principi e le norme stabiliti nel presente regolamento;
a) "produzione biologica": l'impiego di metodi di produzione biologici nell'azienda agricola, nonché le attività inerenti alla trasformazione, al condizionamento, al confezionamento, all'imballaggio, al magazzinaggio e all'etichettatura dei prodotti, svolte in conformità con gli obiettivi, i principi e le norme stabiliti nel presente regolamento;
Emendamento 29
Articolo 2, lettera b)
b) "prodotto biologico": un prodotto agricolo ottenuto mediante la produzione biologica;
b) "prodotto biologico": un prodotto ottenuto mediante la produzione biologica;
Emendamento 30
Articolo 2, lettera b bis) (nuova)
b bis) "operatore": il titolare di un'azienda che svolge attività comprese nell'ambito di applicazione del presente regolamento e che è soggetto al controllo delle autorità o degli organismi di vigilanza responsabili della produzione biologica;
Emendamento 163
Articolo 2, lettera e)
e) "acquacoltura": l'allevamento o la coltura di organismi acquatici con l'impiego di tecniche finalizzate ad aumentare la produzione al di là delle capacità naturali dell'ambiente; gli organismi in questione rimangono di proprietà di una o più persone fisiche o giuridiche durante tutta la fase di allevamento o di coltura, compreso il raccolto;
soppresso
Emendamento 31
Articolo 2, lettera f)
f) "conversione": la transizione dall'agricoltura non biologica a quella biologica;
f) "conversione": un periodo di transizione dall'agricoltura convenzionale a quella biologica;
Emendamento 32
Articolo 2, lettera j)
j) "autorità competente": l'autorità centrale di uno Stato membro competente per l'organizzazione dei controlli ufficiali nel settore della produzione biologica o qualsiasi altra autorità investita di tale competenza e, se del caso, l'autorità omologa di un paese terzo;
j) "autorità competente": l'autorità di uno Stato membro competente per l'applicazione delle disposizioni stabilite nel presente regolamento e delle norme dettagliate adottate dalla Commissione per la relativa applicazione o qualsiasi altra autorità alla quale tale competenza è stata conferita integralmente o parzialmente; comprende altresì, se del caso, l'autorità omologa di un paese terzo;
Emendamento 33
Articolo 2, lettera k)
k) "organismo di controllo": un terzo indipendente al quale l'autorità competente ha delegato talune funzioni di controllo;
k) "organismo di controllo": l'organismo indipendente che effettua le procedure di ispezione, certificazione e tracciabilità nel settore della produzione biologica in linea con le disposizioni stabilite nel presente regolamento e le norme dettagliate adottate dalla Commissione per la relativa applicazione e che è stato riconosciuto e controllato a tal fine dall'autorità competente; comprende altresì, se del caso, l'organismo omologo operante in un paese terzo per il cui riconoscimento si applicano norme specifiche;
Emendamento 34
Articolo 2, lettera m)
m) "marchio di conformità": un marchio attestante la conformità ad un determinato insieme di norme o ad altri documenti normativi;
m) "marchio di conformità": un marchio attestante il rispetto dei requisiti derivanti da un determinato insieme di norme o da altri documenti normativi;
Emendamento 35
Articolo 2, lettera r)
r) "prodotti ottenuti da OGM": additivi alimentari e per mangimi, aromi, vitamine, enzimi, ausiliari di fabbricazione, taluni prodotti utilizzati nell'alimentazione animale (a norma della direttiva 82/471/CEE), prodotti fitosanitari, concimi e ammendanti, ottenuti somministrando nell'alimentazione di un organismo materiali interamente o parzialmente costituiti da OGM;
r) "prodotti ottenuti da OGM": prodotti derivati dall'utilizzazione di un OGM come l'ultimo organismo vivente nel processo di produzione, ma che non contengono né sono costituiti da OGM né sono derivati da OGM;
Emendamento 36
Articolo 2, lettera v bis) (nuova)
v bis) "sovescio": una coltura che può includere piante spontanee e infestanti, che è incorporata nel suolo ai fini del miglioramento del suolo;
Emendamento 37
Articolo 2, lettera v ter) (nuova)
v ter) "trattamento veterinario": l'insieme delle misure preventive e terapeutiche messe in atto per curare un animale malato o un gruppo di animali malati, per una patologia determinata, conformemente a una prescrizione e per una durata limitata;
Emendamento 38
Articolo 2, lettera v quater) (nuova)
v quater) "sintetico": prodotti ottenuti mediante processi chimici e industriali, compresi tutti i prodotti che non si trovano in natura e simulazioni di prodotti da fonti naturali, esclusi i prodotti estratti da materie prime naturali o modificati mediante semplici processi chimici.
Emendamento 195
Articolo 2, lettera v quinquies) (nuova)
v quinquies) "complementarità tra animali e terra", un allevamento complementare alla terra che rispetti i tre obblighi seguenti:
– assicuri l'accesso degli animali presenti al pascolo all'aria aperta,
– utilizzi per la concimazione totalmente o parzialmente le loro deiezioni,
– assicuri totalmente o parzialmente la loro alimentazione;
Emendamento 180
Articolo 3, comma -1 (nuovo)
-1.  Gli obiettivi del presente regolamento sono:
a) incentivare lo sviluppo sostenibile dei sistemi di agricoltura biologica e l'intera catena biologica di prodotti alimentari e mangimi;
b) assicurare il funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici e la concorrenza equa tra tutti i produttori di prodotti biologici;
c) stabilire norme affidabili per i sistemi di produzione biologica, nonché in materia di ispezioni, certificazioni e etichettatura;
Emendamento 39
Articolo 3, alinea
Il sistema di produzione biologico persegue i seguenti obiettivi:
1.  Il metodo di produzione biologico persegue i seguenti obiettivi:
Emendamento 40
Articolo 3, lettera a), alinea
a) produrre, con un sistema di gestione funzionale ed economicamente praticabile dell'attività agricola, un'ampia varietà di prodotti secondo metodi che:
a) produrre, con un sistema di produzione sostenibile dal punto di vista ambientale e socioeconomico, un'ampia varietà di prodotti secondo metodi che:
Emendamento 41
Articolo 3, lettera a), punto i)
i) riducano al minimo gli effetti negativi sull'ambiente;
i) riducano al minimo gli effetti negativi sull'ambiente e sul clima;
Emendamento 42
Articolo 3, lettera a), punto i bis) (nuovo)
i bis) assicurino un equilibrio sostenibile tra suolo, acqua, piante e animali;
Emendamento 43
Articolo 3, lettera a), punto ii)
ii) mantengano e favoriscano un alto livello di diversità biologica nelle aziende e nei loro dintorni;
ii) mantengano e favoriscano un alto livello di diversità biologica e genetica nelle aziende e di conseguenza nei loro dintorni in un senso più ampio, riservando particolare attenzione alla conservazione delle varietà locali che si sono adattate e alle razze autoctone;
Emendamento 44
Articolo 3, lettera a), punto iii)
iii) salvaguardino il più possibile le risorse naturali come l"acqua, il suolo, la materia organica e l"aria;
iii) sfruttino nel modo più razionale possibile le risorse naturali (acqua, suolo, aria) e i fattori di produzione agricoli (energia, prodotti fitosanitari, ingredienti nutrizionali);
Emendamento 45
Articolo 3, lettera a), punto iv)
iv) rispettino criteri rigorosi in materia di benessere animale e soddisfino, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie;
iv) rispettino criteri rigorosi in materia di benessere e salute animale e soddisfino, in particolare, le specifiche esigenze comportamentali degli animali secondo la specie;
Emendamento 46
Articolo 3, lettera a), punto iv bis) (nuovo)
iv bis) contribuiscano a mantenere i processi di preparazione tradizionali degli alimenti di qualità e a migliorare le piccole aziende e le imprese a carattere familiare.
Emendamento 47
Articolo 3, lettera b)
b) produrre derrate alimentari e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda del consumatore di prodotti ottenuti con procedimenti naturali o ad essi affini e con l'uso di sostanze presenti in natura.
b) produrre derrate alimentari e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda del consumatore di prodotti ottenuti con procedimenti fisici naturali o ad essi affini e con l'uso di sostanze presenti in natura.
Emendamento 48
Articolo 4, lettera a)
a) l'uso di organismi viventi e di metodi di produzione meccanici è da preferirsi all"impiego di materiali sintetici;
a) soltanto gli organismi viventi e i metodi di produzione meccanici sono da utilizzare, mentre l"impiego di materiali sintetici e metodi di produzione con l'utilizzazione di materiali sintetici sono ammessi soltanto nel rispetto dell'articolo 16;
Emendamento 49
Articolo 4, lettera a bis) (nuova)
a bis) metodi di produzione biologici e meccanici vengono preferiti all'uso di fattori di produzione esterni come i materiali sintetici;
Emendamento 50
Articolo 4, lettera b)
b) l'uso di sostanze naturali è da preferirsi all'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, le quali possono essere impiegate solo se le sostanze naturali non sono disponibili in commercio;
b) laddove siano necessari fattori di produzione esterna è da preferirsi l'uso di sostanze naturali, di minerali e di materie prime biologiche; le sostanze trattate chimicamente o di sintesi devono essere rigorosamente limitate a casi eccezionali e possono essere impiegate solo se le sostanze naturali non sono disponibili in commercio e devono essere specificatamente autorizzate in linea con l'articolo 11;
Emendamento 51
Articolo 4, lettera c)
c) non è consentito l'uso di OGM e di prodotti ottenuti o derivati da OGM, ad eccezione dei medicinali veterinari;
c) non è consentito l'uso di OGM e di prodotti ottenuti da OGM o con OGM;
Emendamento 52
Articolo 4, lettera c bis) (nuova)
c bis) non possono essere utilizzate radiazioni ionizzanti;
Emendamento 172
Articolo 4, lettera c ter (nuova)
c ter) la contaminazione involontaria dovuta alla vicinanza di aree di produzione a base di OGM deve essere evitata.
Emendamento 53
Articolo 4, lettera d)
d) le norme che disciplinano la produzione biologica devono essere adeguate alle condizioni locali, ai vari stadi di sviluppo e alle particolari pratiche zootecniche, pur attenendosi ad un concetto univoco di produzione biologica.
d) le norme che disciplinano la produzione biologica devono essere adeguate alle condizioni locali, ai vari stadi di sviluppo e alle particolari pratiche zootecniche, pur attenendosi agli obiettivi e ai principi di produzione biologica;
Emendamento 54
Articolo 4, lettera d bis) (nuova)
d bis) la produzione biologica tutela la qualità, l'integrità e la tracciabilità dei prodotti in tutta la catena alimentare;
Emendamento 55
Articolo 4, lettera d ter) (nuova)
d ter) la produzione biologica è un'attività sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico;
Emendamento 56
Articolo 4, lettera d quater) (nuova)
d quater) non sono consentite produzioni con coltivazioni idroponiche o altre forme di produzioni con coltivazioni o allevamenti senza suolo.
Emendamento 182
Articolo 4, paragrafo 1, lettera d quinquies) (nuova)
d quinquies) la produzione organica mantiene e crea occupazione, permette agli agricoltori e ai consumatori di stabilire un contesto sociale per le pratiche sostenibili, la produzione di alimenti di qualità e la creazione di tendenze dei consumi, compresa la combinazione di misure per la conservazione della natura, la produzione sostenibile e la commercializzazione a distanza ravvicinata;
Emendamento 57
Articolo 5, lettera a)
a) l'agricoltura biologica mantiene e potenzia la fertilità del suolo, previene e combatte l'erosione del suolo e limita al minimo l'inquinamento;
a) l'agricoltura biologica mantiene e potenzia il ciclo vitale e la fertilità del suolo, previene e combatte l'erosione del suolo e limita al minimo l'inquinamento;
Emendamento 58
Articolo 5, lettera a bis) (nuova)
a bis) l'agricoltura mantiene e crea occupazione contribuendo in tal modo allo sviluppo rurale sostenibile;
Emendamento 59
Articolo 5, lettera c)
c) l'impiego di risorse non rinnovabili e di fattori di produzione di origine esterna è ridotto al minimo;
c) l'impiego di risorse non rinnovabili e di fattori di produzione di origine esterna è ridotto al minimo; viene promosso l'uso di energie rinnovabili;
Emendamento 60
Articolo 5, lettera f)
f) le piante sono nutrite prevalentemente attraverso l'ecosistema del suolo;
f) le piante sono nutrite prevalentemente attraverso l'ecosistema del suolo; di conseguenza vengono applicate buone pratiche di gestione del suolo;
Emendamento 61
Articolo 5, lettera g)
g) la salute degli animali e delle piante è tutelata principalmente mediante interventi profilattici, tra cui la selezione di razze e varietà adatte;
g) la salute delle piante è tutelata principalmente mediante interventi profilattici, tra cui la selezione di varietà adatte, la rotazione delle colture, le colture miste, la promozione dei nemici naturali degli organismi infestanti e lo sviluppo della resistenza naturale agli organismi infestanti e alle malattie;
Emendamento 62
Articolo 5, lettera g bis) (nuova)
g bis) il mantenimento della salute degli animali si basa sulla promozione della difesa immunologica naturale e della costituzione dell'animale nonché della selezione delle razze adeguate e delle pratiche zootecniche;
Emendamento 63
Articolo 5, lettera h)
h) il mangime è prodotto prevalentemente nell'azienda stessa in cui sono allevati gli animali, o in collaborazione con altre aziende biologiche della regione;
h) il mangime è prodotto preferibilmente nell'azienda stessa in cui sono allevati gli animali, o in collaborazione con altre aziende biologiche, e la densità del bestiame è limitata al fine di garantire una gestione della produzione animale integrata con la produzione vegetale;
Emendamento 64
Articolo 5, lettera k)
k) nella scelta delle razze è data la preferenza ai ceppi a crescita lenta, tenuto conto della loro capacità di adattamento alle condizioni locali, della loro vitalità e della loro resistenza alle malattie o ai problemi sanitari;
k) nella scelta delle razze è data la preferenza ai ceppi a crescita lenta e a lunga resa nonché alle razze autoctone locali, tenuto conto della loro capacità di adattamento alle condizioni locali, della loro vitalità e della loro resistenza alle malattie o ai problemi sanitari;
Emendamento 65
Articolo 5, lettera l)
l) il mangime somministrato agli animali è composto essenzialmente di ingredienti provenienti dall'agricoltura biologica e di sostanze naturali di origine non agricola;
l) il mangime somministrato agli animali è composto di ingredienti provenienti dall'agricoltura biologica e di sostanze naturali di origine non agricola e offre i requisiti nutrizionali specifici degli animali nei rispettivi stadi del loro sviluppo; deroghe devono essere autorizzate in linea con l'articolo 11;
Emendamento 196
Articolo 5, lettera m)
m) è fatto ricorso a pratiche zootecniche che rafforzano il sistema immunitario e stimolano le difese naturali contro le malattie;
m) è fatto ricorso a pratiche zootecniche che rafforzano il sistema immunitario e stimolano le difese naturali contro le malattie, in particolare mediante la pratica regolare dell'esercizio fisico e l'accesso al pascolo e all'aria aperta sempre che lo permettano le condizioni atmosferiche e la configurazione del terreno;
Emendamento 66
Articolo 5, lettera n)
n) l'acquacoltura biologica riduce al minimo gli effetti negativi sull'ambiente acquatico;
n) l'acquacoltura biologica mantiene la biodiversità e la qualità dell'ecosistema acquatico naturale e riduce al minimo gli effetti negativi sugli ecosistemi acquatici e terrestri;
Emendamento 67
Articolo 6, titolo
Principi applicabili alla trasformazione di prodotti biologici
Principi applicabili alla trasformazione e preparazione di prodotti biologici
Emendamento 68
Articolo 6, alinea
Oltre ai principi generali di cui all'articolo 4, i seguenti principi si applicano alla produzione di alimenti e mangimi biologici trasformati:
Oltre agli obiettivi e ai principi generali di cui all'articolo 4, i seguenti principi si applicano alla produzione e alla preparazione di alimenti e mangimi biologici trasformati, comprese la definizione ed eventuali modifiche degli allegati:
Emendamento 69
Articolo 6, lettera a)
a) gli alimenti e i mangimi biologici sono composti essenzialmente di ingredienti provenienti dall'agricoltura biologica, tranne qualora un ingrediente biologico non sia disponibile in commercio;
a) gli alimenti e i mangimi biologici sono composti di ingredienti provenienti dall'agricoltura biologica, tranne qualora un ingrediente biologico non sia disponibile in commercio;
Emendamento 70
Articolo 6, lettera b)
b) gli additivi e gli ausiliari di fabbricazione sono utilizzati in proporzioni minime e soltanto in caso di impellente necessità tecnologica;
b) gli additivi e gli ausiliari di fabbricazione sono utilizzati in proporzioni minime e soltanto in caso di impellente necessità tecnologica o nutrizionale e se sono stati autorizzati in linea con la procedura stabilita all'articolo 15;
Emendamento 71
Articolo 6, lettera c bis) (nuova)
c bis) gli alimenti sono trasformati accuratamente al fine di garantire l'integrità dei prodotti biologici.
Emendamento 72
Articolo 7, paragrafo 1, comma 1
Tutte le attività commerciali di un'azienda agricola sono gestite in conformità ai requisiti applicabili alla produzione biologica o alla conversione all'agricoltura biologica.
Tutta l'azienda agricola è gestita in conformità ai requisiti applicabili alla produzione biologica.
Emendamento 184
Articolo 7, paragrafo 2, comma 1
2.  L'agricoltore si astiene dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM qualora sia a conoscenza della loro presenza da informazioni contenute nell'etichetta o in altri documenti che accompagnano il prodotto.
2.  L'agricoltore si astiene dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da o mediante OGM.
Emendamento 75
Articolo 7, paragrafo 2, comma 2
Se l'agricoltore acquista presso terzi i prodotti che utilizza per la produzione di alimenti o mangimi biologici, egli si accerta presso il venditore che i prodotti forniti non siano stati ottenuti da OGM.
Se l'agricoltore o qualsiasi altro fornitore di prodotti biologici acquista presso terzi i prodotti che utilizza per la produzione di alimenti o mangimi biologici, egli si deve accertare presso il venditore che i prodotti forniti non siano ottenuti o derivati da OGM e non contengano o siano costituiti da OGM.
Emendamento 76
Articolo 7, paragrafo 2, comma 2 bis (nuovo)
In caso di contaminazione con OGM accidentale o tecnicamente inevitabile, gli operatori devono essere in grado di fornire prove di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare siffatta contaminazione.
Emendamento 77
Articolo 8, paragrafo 1, lettera b)
b) la fertilità e l'attività biologica del terreno sono mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, compreso il sovescio, e la concimazione con concime naturale e materia organica provenienti da aziende biologiche;
b) la fertilità e l'attività biologica del terreno sono mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, compreso il sovescio, e la concimazione con effluenti provenienti da allevamenti animali e materia organica proveniente da aziende biologiche, di preferenza mediante compostaggio;
Emendamento 78
Articolo 8, paragrafo 1, lettera h)
h) l'uso di sostanze sintetiche autorizzate è soggetto a limiti e condizioni quanto alle colture cui possono essere applicate, alle modalità di applicazione, al dosaggio, ai tempi di applicazione e al contatto con la coltura;
h) l'uso di sostanze sintetiche autorizzate è soggetto a limiti e condizioni rigorosi quanto alle colture cui possono essere applicate, alle modalità di applicazione, al dosaggio, ai tempi di applicazione e al contatto con la coltura;
Emendamento 185
Articolo 8, paragrafo 1, lettera i)
i) possono essere utilizzati soltanto sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa prodotti biologicamente. A questo scopo, la pianta madre da cui provengono le sementi e la pianta genitrice da cui proviene il materiale di moltiplicazione vegetativo devono essere prodotte secondo le norme stabilite nel presente regolamento per almeno una generazione o, nel caso di colture perenni, per due cicli vegetativi.
i) possono essere utilizzati soltanto sementi e materiali di moltiplicazione vegetativa prodotti biologicamente e che siano stati dimostrati di essere senza OGM. A questo scopo, la pianta madre da cui provengono le sementi e la pianta genitrice da cui proviene il materiale di moltiplicazione vegetativo devono essere prodotte secondo le norme stabilite nel presente regolamento per almeno una generazione o, nel caso di colture perenni, per due cicli vegetativi.
Qualora manchino le sementi prodotte biologicamente, possono essere previste deroghe in base alle norme stabilite all'articolo 11 e all'allegato XX del regolamento (CE) n. 1452/2003, a condizione che non siano assolutamente contaminate con OGM.
Emendamento 79
Articolo 9, lettera b), punto iii)
iii) gli animali hanno in permanenza accesso a spazi liberi all'aperto, di preferenza pascoli, sempreché lo permettano le condizioni atmosferiche e la configurazione del terreno;
iii) gli animali hanno in permanenza accesso a spazi all'aria aperta, di preferenza pascoli, sempreché lo permettano le condizioni atmosferiche e la configurazione del terreno, a meno che restrizioni e obblighi in materia di protezione della salute umana e animale siano imposti dalla legislazione comunitaria; la Commissione e gli Stati membri assicurano che tali restrizioni e obblighi non provochino sofferenza agli animali né portino alla perdita di mercati per i prodotti biologici;
Emendamento 80
Articolo 9, lettera b), punto iv)
iv) il numero di animali è limitato al fine di evitare il sovrappascolo, il calpestio del terreno, l'erosione o l'inquinamento provocato dagli animali o dallo spandimento delle loro deiezioni;
iv) il numero di animali è limitato al fine di evitare il sovrappascolo, il calpestio del terreno, l'erosione o l'inquinamento provocato dagli animali o dallo spandimento dei loro effluenti;
Emendamento 81
Articolo 9, lettera b), punto v)
v) gli animali biologici sono tenuti separati o facilmente separabili dagli altri animali;
v) gli animali biologici sono tenuti separati dagli altri animali;
Emendamento 186
Articolo 9, paragrafo 1, lettera b), punto (vi)
(vi) è vietato tenere gli animali legati o in isolamento, salvo singoli capi per un periodo limitato e per fondati motivi veterinari, di sicurezza o di benessere animale;
(vi) è vietato tenere gli animali legati o in isolamento, salvo singoli capi per un periodo limitato e per fondati motivi veterinari, di sicurezza o di benessere animale; possono tuttavia essere concesse deroghe da parte dell'autorità o dell'organismo delegato dall'autorità competente se il bestiame è tenuto legato in edifici già esistenti prima del 24 agosto 2000 oppure in piccole aziende agricole dove non è possibile tenerli in gruppi separati adatti alle loro esigenze comportamentali, a condizione che abbiano accesso ai pascoli almeno due volte a settimana, all'esercizio all'aria aperta o a zone per camminare e che nell'allevamento si tenga conto delle esigenze del benessere animale creando spazi con lettiere e nell'ambito della gestione individuale;
Emendamento 82
Articolo 9, lettera b), punto x)
x) le arnie e il materiale utilizzato in apicoltura devono essere fabbricati in materie naturali;
x) le arnie e il materiale utilizzato in apicoltura devono essere fabbricati in materie di cui sia accertato che non comportano un'incidenza negativa sull'ambiente circostante;
Emendamento 83
Articolo 9, lettera c), punto i)
i) la riproduzione non deve essere indotta da trattamenti ormonali, eccetto per la cura di disturbi riproduttivi;
i) la riproduzione deve, in linea di principio, basarsi su metodi naturali; tuttavia è autorizzata l'inseminazione artificiale; sono proibite le altre forme di riproduzione artificiale o assistita (per esempio, il trasferimento di embrioni);
Emendamento 84
Articolo 9, lettera c), punto ii)
ii) non sono consentiti la clonazione e il trasferimento di embrioni;
ii) non sono consentite le tecniche di riproduzione che fanno ricorso all'ingegneria genetica, alla clonazione e al trasferimento di embrioni;
Emendamento 85
Articolo 9, lettera d), punto i)
i) gli animali sono nutriti con mangimi biologici, che possono includere una certa proporzione di mangimi provenienti da unità aziendali in via di conversione all'agricoltura biologica, atti a soddisfare il fabbisogno nutrizionale dell'animale nei vari stadi del suo sviluppo;
i) gli animali sono nutriti con mangimi biologici al fine di soddisfare il fabbisogno nutrizionale dell'animale nei vari stadi del suo sviluppo; possono essere accordate deroghe come stabilito all'allegato XX, definendo la percentuale di mangimi che può essere utilizzata dalle aziende in via di conversione all'agricoltura biologica;
Emendamento 86
Articolo 9, lettera d), punto ii)
ii) gli animali hanno in permanenza accesso al pascolo o a foraggi grossolani;
ii) gli animali hanno in permanenza accesso al pascolo o a foraggi grossolani, a meno che non esistano controindicazioni per motivi veterinari in merito ai quali decidono le autorità competenti o il veterinario curante;
Emendamento 87
Articolo 9, lettera e), punto ii)
ii) i focolai di malattia sono trattati immediatamente per evitare sofferenze agli animali; i medicinali allopatici, compresi gli antibiotici, possono essere utilizzati in caso di necessità, ove risultino inappropriati i prodotti omeopatici, fitoterapici e altre terapie.
ii) i focolai di malattia sono trattati immediatamente per evitare sofferenze agli animali; i medicinali veterinari allopatici chimici di sintesi, compresi gli antibiotici, possono essere utilizzati in caso di necessità e in condizioni precise (vanno definiti il numero massimo di trattamenti per animale e il periodo di attesa), ove risultino inappropriati i prodotti omeopatici, fitoterapici e altre terapie.
Emendamento 165
Articolo 10
Articolo 10
soppresso
Norme di produzione per l'acquacoltura
1.  La Commissione stabilisce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, e nel rispetto degli obiettivi e dei principi enunciati nel titolo II, norme di produzione, comprese norme sulla conversione, applicabili all'acquacoltura biologica.
2.  In attesa dell'adozione delle norme di cui al paragrafo 1, si applicano norme nazionali o, in mancanza di queste, norme private accettate o riconosciute dagli Stati membri, sempreché esse rispondano agli stessi obiettivi e principi enunciati nel titolo II.
Emendamento 89
Articolo 11, paragrafo 1, alinea
1.  La Commissione stabilisce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, e nel rispetto degli obiettivi e dei principi enunciati nel titolo II, criteri specifici per l'autorizzazione dei prodotti e delle sostanze che possono essere utilizzati in agricoltura biologica, segnatamente:
1.  La Commissione stabilisce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, previa consultazione delle parti interessate e nel rispetto degli obiettivi e dei principi enunciati nel titolo II, criteri specifici per l'autorizzazione dei prodotti e delle sostanze che possono essere utilizzati in agricoltura biologica, segnatamente:
Emendamento 90
Articolo 11, paragrafo 1, lettera e)
e) prodotti per la pulizia;
e) prodotti per la pulizia, l'igiene e la disinfezione;
Emendamento 91
Articolo 11, paragrafo 1, lettera f)
f) altre sostanze.
f) altre sostanze quali vitamine, microrganismi e ricostituenti vegetali.
Emendamento 92
Articolo 11, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  La Commissione assicura procedure trasparenti in materia di applicazione, documentazione, riesame e valutazione nonché efficienti procedure decisionali. Essa fornisce orientamenti agli Stati membri candidati e si avvale delle competenze del settore dell'agricoltura e dell'alimentazione biologica. Le parti interessate hanno la possibilità di partecipare al processo di valutazione di taluni prodotti e sostanze ai fini dell'inclusione in elenchi positivi. Vengono pubblicate richieste di emendamenti e ritiri nonché decisioni al riguardo.
Emendamento 93
Articolo 11, paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.  Nel caso dei prodotti fitosanitari si applicano le seguenti disposizioni:
i) il loro uso deve essere essenziale per il controllo di un organismo dannoso o di una particolare malattia per i quali non sono tuttora disponibili altre alternative biologiche, fisiche o di riproduzione, né prassi di coltivazione o altre efficaci prassi di gestione;
ii) i prodotti di origine non vegetale, animale, microbica o minerale e non identici alla loro forma naturale possono essere approvati soltanto se le loro condizioni d'uso impediscono qualsiasi contatto diretto con la(le) le parte(i) commestibile(i) di un raccolto;
iii) il loro uso è temporaneo e la Commissione ne specifica la data di sospensione o di rinnovo;
Emendamento 94
Articolo 11, paragrafo 2 quater (nuovo)
2 quater. Le farine di carni e ossa non sono somministrate agli animali che producono alimenti.
Emendamento 95
Articolo 12, lettera c)
c) il latte e i prodotti lattiero-caseari provenienti da animali precedentemente non biologici possono essere venduti come prodotti biologici dopo un periodo transitorio da definirsi secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2;
c) il latte e i prodotti lattiero-caseari provenienti da animali precedentemente non biologici, nonché altri prodotti come la carne, le uova e il miele possono essere venduti come prodotti biologici dopo un periodo transitorio da definirsi secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2;
Emendamento 96
Articolo 13, paragrafo 3
3.  Non è consentito l'uso di esano o di altri solventi organici.
3.  Non è consentito l'uso di esano o di solventi chimici.
Emendamento 189
Articolo 13, paragrafo 4, comma 1
I fabbricanti di mangimi si astengono dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM qualora siano a conoscenza della loro presenza da informazioni contenute nell'etichetta o in altri documenti che accompagnano il prodotto.
I fabbricanti di mangimi si astengono dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM o con OGM; gli operatori prendono tutte le misure necessarie per evitare eventuali contaminazioni con OGM e forniscono le prove che la contaminazione non è avvenuta.
Emendamento 156
Articolo 14, paragrafo 1, lettera a)
a) almeno il 95% in peso degli ingredienti di origine agricola che entrano nella composizione del prodotto sono biologici;
a) almeno il 95% in peso degli ingredienti di origine agricola che entrano nella composizione del prodotto sono biologici al momento dell'incorporazione; tuttavia vanno previste regole speciali per i prodotti in cui il pesce, le alghe, il vino o l'aceto siano presenti con percentuali superiori al 5%;
Emendamento 99
Articolo 14, paragrafo 1, lettera b)
b) gli ingredienti di origine non agricola e gli ausiliari di fabbricazione possono essere utilizzati solo se autorizzati ai sensi dell'articolo 15;
b) per i prodotti alimentari destinati ad usi nutrizionali particolari possono essere utilizzati solo additivi, ausiliari di fabbricazione, aromi, acqua, sale, preparati derivati da microrganismi ed enzimi, minerali, oligoelementi, vitamine, aminoacidi e altri micronutrimenti purché siano stati autorizzati ai sensi dell'articolo 15;
Emendamento 100
Articolo 14, paragrafo 1, lettera c)
c) gli ingredienti di origine agricola non biologici possono essere utilizzati solo se autorizzati ai sensi dell'articolo 15.
c) gli ingredienti di origine agricola non biologici possono essere utilizzati solo se autorizzati ai sensi dell'articolo 15 o siano stati provvisoriamente autorizzati da uno Stato membro;
Emendamento 101
Articolo 14, paragrafo 1, lettera c bis) (nuova)
c bis) un ingrediente biologico non può essere presente contemporaneamente allo stesso ingrediente non biologico o risultante da una produzione in fase di conversione;
Emendamento 102
Articolo 14, paragrafo 1, lettera c ter) (nuova)
c ter) gli alimenti prodotti a partire da raccolti di un'azienda in fase di conversione possono contenere solo un ingrediente di origine agricola.
Emendamento 103
Articolo 14, paragrafo 2
2.  L'estrazione, la trasformazione e il magazzinaggio di alimenti biologici sono effettuati con cura, in modo da preservare le proprietà degli ingredienti. Non è consentito l'impiego di sostanze e di tecniche intese a ripristinare tali proprietà o ad ovviare a negligenze nella trasformazione dei prodotti.
2.  L'estrazione, il condizionamento, il trasporto, la trasformazione, il magazzinaggio e la commercializzazione di alimenti biologici sono effettuati con cura, in modo da preservare le proprietà degli ingredienti e dei prodotti. Non è consentito l'impiego di sostanze e di tecniche intese a ripristinare tali proprietà o ad ovviare a negligenze nella trasformazione dei prodotti.
Emendamento 190
Articolo 14, paragrafo 3, comma 1
I trasformatori si astengono dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM qualora siano a conoscenza della loro presenza da informazioni contenute nell'etichetta o in altri documenti che accompagnano il prodotto.
I trasformatori si astengono dall'utilizzare OGM o prodotti derivati da OGM o con OGM; gli operatori prendono tutte le misure necessarie per evitare eventuali contaminazioni con OGM e forniscono le prove che la contaminazione non è avvenuta.
Emendamento 105
Articolo 14, paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Le operazioni di estrazione, trasformazione e magazzinaggio di alimenti biologici sono effettuate garantendone la separazione spaziale o temporale da altre linee di produzione di alimenti non biologici.
Emendamento 106
Articolo 14, paragrafo 3 ter (nuovo)
3 ter.  Gli Stati membri possono mantenere o introdurre norme più restrittive per la produzione di alimenti trasformati a condizione che tali norme siano conformi alla normativa comunitaria e non ostacolino o limitino la libertà di circolazione dei prodotti che sono conformi al presente regolamento.
Emendamento 107
Articolo 15, paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Gli Stati membri possono mantenere o introdurre norme più restrittive per l'impiego di taluni prodotti e sostanze nella trasformazione, a condizione che tali norme siano conformi alla normativa comunitaria e non ostacolino o limitino la libera circolazione dei prodotti che sono conformi al presente regolamento.
Emendamento 108
Articolo 16, paragrafo 2, lettera b bis) (nuova)
b bis) ove la normativa comunitaria imponga restrizioni e obblighi per motivi di tutela della salute umana e animale;
Emendamento 109
Articolo 16, paragrafo 2, lettera h)
h) ove siano imposti, a norma del diritto comunitario, restrizioni e obblighi per motivi di tutela della salute umana e animale.
soppressa
Emendamento 110
Articolo 16, paragrafo 2, commi 1 bis e 1 ter (nuovi)
Sono accordate eccezioni, se del caso, per un periodo limitato e sulla base di un piano di sviluppo per la regione o l'azienda interessate inteso a risolvere il problema in questione.
Le informazioni sulle eccezioni accordate in conformità del presente articolo sono rese accessibili al pubblico e sottoposte a revisione almeno ogni tre anni.
Emendamento 111
Articolo 17, paragrafo 1, comma 1 bis (nuovo)
Nel caso di prodotti trasformati, tali termini possono essere utilizzati unicamente nei seguenti casi:
– nella designazione ed etichettatura del prodotto, almeno il 95% per peso degli ingredienti di origine agricola proviene da produzione biologica e tutti gli ingredienti essenziali provengono dalla produzione biologica;
– nella lista degli ingredienti, le informazioni sugli ingredienti biologici vengono fornite nello stesso modo e utilizzando lo stesso colore, la stessa dimensione e lo stesso tipo di caratteri utilizzati per le altre informazioni nella lista degli ingredienti. Tali prodotti non recano un logo che rimandi alla produzione biologica.
Emendamento 112
Articolo 17, paragrafo 2
2.  I termini elencati nell'allegato I, nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, non possono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento, in alcun luogo della Comunità e in nessuna lingua comunitaria, nell'etichettatura e nella pubblicità di prodotti che non sono stati ottenuti e controllati o importati a norma del presente regolamento, salvo qualora tali termini non siano direttamente riconducibili alla produzione agricola.
2.  I termini elencati nell'allegato I, nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, non possono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento o implicitamente, in alcun luogo della Comunità e in nessuna lingua comunitaria, nell'etichettatura e nella pubblicità di prodotti che non sono stati ottenuti o importati, controllati e certificati a norma del presente regolamento, salvo qualora tali termini non siano direttamente riconducibili alla produzione agricola biologica.
Emendamento 171
Articolo 17, paragrafo 3
3.  I termini elencati nell'allegato I, nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, non possono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento, per designare prodotti recanti in etichetta l'indicazione che contengono OGM, sono costituiti da OGM o sono derivati da OGM.
3.  I termini elencati nell'allegato I, nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, non devono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento, per designare prodotti recanti in etichetta l'indicazione che contengono OGM, che sono costituiti da OGM o che sono prodotti a partire da OGM o con l'ausilio di OGM o qualora sia comprovato che il prodotto, l'ingrediente o il mangime utilizzato siano stati contaminati da OGM, o per designare prodotti la cui contaminazione accidentale da parte di OGM superi la soglia rilevabile dello 0,1%.
Emendamento 114
Articolo 17, paragrafo 4
4.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire l'osservanza delle disposizioni del presente articolo.
4.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire l'osservanza delle disposizioni del presente articolo e impedire l'uso fraudolento delle indicazioni di cui al presente articolo.
Emendamento 115
Articolo 18, paragrafo 1, lettera a)
a) il numero di codice di cui all'articolo 22, paragrafo 7, dell'organismo competente per i controlli cui è soggetto l'operatore;
a) il numero di codice di cui all'articolo 22, paragrafo 7, dell'organismo o autorità competente per i controlli, le certificazioni e le ispezioni cui è soggetto l'operatore;
Emendamento 116
Articolo 18, paragrafo 1, lettera b)
b) se non è utilizzato il logo di cui all'articolo 19, almeno una delle diciture elencate nell'allegato II, in lettere maiuscole.
b) il logo di cui all'articolo 19 e almeno una delle diciture elencate nell'allegato II, in lettere maiuscole.
Emendamento 117
Articolo 18, paragrafo 1, lettera b bis) (nuova)
b bis) l'indicazione del luogo di origine del prodotto o delle materie prime agricole di cui è composto il prodotto, e cioè se si tratta di un prodotto originario dell'Unione europea, di paesi terzi o di una combinazione delle due origini; il luogo di origine è completato dal nome di un paese se il prodotto o le materie prime da cui è ottenuto provengono dal paese in questione.
Emendamento 118
Articolo 19, titolo
Logo comunitario della produzione biologica
Logo comunitario e logo nazionale della produzione biologica
Emendamento 119
Articolo 19
La Commissione definisce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, un logo comunitario che può essere utilizzato nell'etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità dei prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del presente regolamento.
La Commissione definisce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, un logo comunitario che è utilizzato nell'etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità dei prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del presente regolamento, e che costituisce il principale simbolo identificativo dei prodotti biologici in tutto il territorio dell'Unione europea.
Emendamento 120
Articolo 19, comma 1 bis (nuovo)
Il logo comunitario non è utilizzato quando gli alimenti trasformati non sono conformi all'articolo 14, paragrafo 1, o in caso di prodotti di conversione.
Emendamento 121
Articolo 21
La Commissione può stabilire, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, requisiti specifici in materia di etichettatura applicabili ai mangimi biologici e ai prodotti provenienti da aziende in via di conversione.
La Commissione può stabilire, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, requisiti specifici in materia di etichettatura applicabili ai mangimi biologici.
Emendamento 122
Articolo 21, commi 1 bis e 1 ter (nuovi)
I prodotti vegetali possono recare indicazioni circa la conversione alla produzione biologica nell'etichettatura o nella pubblicità, a condizione che tali prodotti soddisfino i requisiti dell'articolo 12.
Tali indicazioni:
a) riportano la formula "prodotto in fase di conversione all'agricoltura biologica"
b) appaiono in colori, formato e grafica che consentano al cliente di identificare chiaramente lo specifico prodotto in fase di conversione.
Emendamento 123
Articolo 22, paragrafo 4, comma 1
4.  L'autorità competente può, a norma dell"articolo 5 del regolamento (CE) n. 882/2004, delegare taluni compiti di controllo a uno o più organismi di controllo.
4.  L'autorità competente può, a norma dell"articolo 4, paragrafo 3, e dell'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 882/2004, delegare taluni compiti di controllo a una o più autorità o organismi di controllo.
Emendamento 124
Articolo 22, paragrafo 4, comma 2
Gli organismi di controllo devono soddisfare i requisiti della norma europea EN 45011 o della guida ISO 65 "Requisiti generali relativi agli organismi che gestiscono sistemi di certificazione dei prodotti", nella versione più recente pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, serie C.
Gli organismi di controllo sono accreditati conformemente alla norma europea EN 45011 o della guida ISO 65 "Requisiti generali relativi agli organismi che gestiscono sistemi di certificazione dei prodotti", nella versione più recente pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, serie C.
Emendamento 125
Articolo 22, paragrafo 7
7.  Gli Stati membri attribuiscono un numero di codice a ciascun organismo competente ad eseguire controlli a norma del presente regolamento.
7.  Gli Stati membri attribuiscono un numero di codice a ciascun organismo o autorità competente ad eseguire controlli, ispezioni e certificazioni a norma del presente regolamento.
Emendamento 126
Articolo 22, paragrafo 8 bis (nuovo)
8 bis.  In ogni caso, gli Stati membri assicurano che il sistema di controlli istituito consenta la tracciabilità dei prodotti in ogni fase della produzione, preparazione e distribuzione per dare ai consumatori una garanzia che i prodotti biologici sono stati prodotti nel rispetto del presente regolamento.
Emendamento 127
Articolo 23, paragrafo 1, lettera a)
a) notificare tale attività all'autorità competente dello Stato membro in cui l'attività stessa è esercitata;
a) notificare l'intera portata di tale attività all'autorità competente dello Stato membro in cui l'attività stessa è esercitata;
Emendamento 128
Articolo 23, paragrafo 4
4.  L'autorità competente mantiene aggiornato un elenco contenente i nomi e gli indirizzi degli operatori soggetti al sistema di controllo.
4.  Le autorità competenti e gli organismi di controllo mantengono aggiornato un elenco contenente i nomi e gli indirizzi degli operatori soggetti al sistema di controllo. Tale elenco è messo a disposizione delle parti interessate.
Emendamento 129
Articolo 24, paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Sono organizzate audizioni periodiche degli operatori, allo scopo di riconoscere e valorizzare l'importante ruolo svolto dai produttori che praticano l'agricoltura biologica nel quadro del processo decisionale e di certificazione.
Emendamento 130
Articolo 25, paragrafo 1, lettera a)
a) ove sia constatata un'irregolarità in relazione al rispetto delle disposizioni del presente regolamento, proibisce l'uso delle diciture, delle indicazioni e del logo di cui agli articoli 17, 18 e 19 nell'intera partita o ciclo di produzione in cui è stata riscontrata l'irregolarità;
a) ove sia constatata un'irregolarità in relazione al rispetto delle disposizioni del presente regolamento, proibisce l'uso o prescrive la rimozione delle diciture, delle indicazioni e del logo di cui agli articoli 17, 18 e 19 nell'intera partita o ciclo di produzione in cui è stata riscontrata l'irregolarità;
Emendamento 131
Articolo 26
Su richiesta debitamente giustificata dalla necessità di garantire la conformità di un prodotto alle disposizioni del presente regolamento, le autorità competenti e gli organismi di controllo scambiano con altre autorità competenti e organismi di controllo informazioni utili sui risultati dei rispettivi controlli. Essi possono scambiare informazioni anche di propria iniziativa.
Su richiesta debitamente giustificata dalla necessità di garantire la conformità di un prodotto alle disposizioni del presente regolamento, le autorità competenti, i rappresentanti nazionali e comunitari degli operatori interessati coinvolti nel processo decisionale e gli organismi di controllo scambiano con altre autorità competenti e organismi di controllo informazioni utili sui risultati dei rispettivi controlli. Essi possono scambiare informazioni anche di propria iniziativa.
Emendamento 132
Articolo 27, paragrafo 1
1.  Un prodotto importato da un paese terzo può essere immesso sul mercato comunitario etichettato come biologico se è conforme alle disposizioni dei titoli II, III e IV del presente regolamento.
1.  Un prodotto importato da un paese terzo può essere immesso sul mercato comunitario etichettato come biologico se:
a) è conforme alle disposizioni del presente regolamento;
b) le aziende di produzione, importazione e commercializzazione sono sottoposte a controlli equivalenti a quelli comunitari, eseguiti da un'autorità o un organismo ufficialmente riconosciuto dalla Comunità;
c) le aziende di produzione, importazione e commercializzazione possono fornire in qualsiasi momento gli elementi di prova che attestano la conformità del prodotto ai requisiti del presente regolamento;
d) il prodotto è coperto da un certificato rilasciato dall'autorità di controllo competente che ne attesta la conformità al presente regolamento.
Emendamento 133
Articolo 27, paragrafo 2
2.  Un operatore di un paese terzo che desidera immettere sul mercato comunitario i propri prodotti etichettati come biologici, alle condizioni precisate nel paragrafo 1, deve sottoporre le proprie attività all'autorità competente o all'organismo di controllo di cui al titolo V, se tale autorità od organismo effettua controlli nel paese terzo di produzione, oppure ad un organismo di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 5.
2.  Un operatore di un paese terzo che, in qualunque fase della produzione, trasformazione e distribuzione di un prodotto, desidera immettere sul mercato comunitario i propri prodotti etichettati come biologici, alle condizioni precisate nel paragrafo 1, deve sottoporre le proprie attività all'autorità competente o all'organismo di controllo di cui al titolo V, se tale autorità od organismo effettua controlli nel paese terzo di produzione, oppure ad un organismo di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 5.
Tali prodotti sono coperti da un certificato rilasciato dalle autorità o dagli organismi di controllo per confermare che soddisfano le condizioni stabilite nel presente articolo.
Emendamento 134
Articolo 27, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  L'operatore interessato deve poter fornire in qualsiasi momento agli importatori o alle autorità nazionali la prova documentale rilasciata dall'autorità competente o dall'organismo di controllo di cui al Titolo V che consenta di identificare l'operatore che ha eseguito l'ultima operazione e di verificare se tale operatore abbia rispettato il presente regolamento.
Emendamento 135
Articolo 27, paragrafo 3, lettera a)
a) il prodotto in questione è stato ottenuto secondo norme di produzione equivalenti a quelle applicate alla produzione biologica nella Comunità o conformemente alle norme riconosciute a livello internazionale, enunciate nelle linee guida del Codex Alimentarius;
a) il prodotto in questione è stato ottenuto secondo norme di produzione equivalenti a quelle applicate alla produzione biologica nella Comunità, tenendo conto delle linee guida del Codex Alimentarius CAC/GL 32;
Emendamento 136
Articolo 27, paragrafo 3, lettera b)
b) il produttore è soggetto ad un regime di controllo equivalente al sistema di controllo vigente nella Comunità o conforme alle linee guida del Codex Alimentarius;
b) l'operatore è soggetto ad un regime di controllo equivalente al sistema di controllo vigente nella Comunità, tenendo conto delle linee guida del Codex Alimentarius CAC/GL 32;
Emendamento 137
Articolo 27, paragrafo 3, lettera c)
c) l'operatore del paese terzo che desidera immettere sul mercato comunitario i propri prodotti etichettati come biologici, alle condizioni precisate nel presente paragrafo, ha sottoposto le proprie attività ad un sistema di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 4 o ad un organismo di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 5;
c) gli operatori del paese terzo, a tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti, che desiderano immettere sul mercato comunitario i propri prodotti etichettati come biologici, alle condizioni precisate nel presente paragrafo, hanno sottoposto le proprie attività ad un sistema di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 4 o ad uno o più organismi di controllo riconosciuti ai sensi del paragrafo 5;
Emendamento 138
Articolo 27, paragrafo 3, lettera d)
d) il prodotto è scortato da un certificato rilasciato dall'autorità competente o da un organismo di controllo del paese terzo riconosciuto ai sensi del paragrafo 4, o da un organismo di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 5, attestante che il prodotto soddisfa le condizioni di cui al presente paragrafo.
d) il prodotto è scortato da un certificato rilasciato dall'autorità competente o da un organismo di controllo del paese terzo riconosciuto ai sensi del paragrafo 4, o da un organismo di controllo riconosciuto ai sensi del paragrafo 5, attestante che il prodotto soddisfa le condizioni di cui al presente paragrafo. La Commissione, conformemente alla procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, definisce le caratteristiche del certificato di controllo e stabilisce le norme di applicazione prima che entri in vigore il nuovo regime di importazione.
Emendamento 139
Articolo 27, paragrafo 3, lettera d bis) (nuova)
d bis) gli organismi di controllo dei paesi terzi riconosciuti conformemente al paragrafo 4 o al paragrafo 5 soddisfano la Norma europea EN 45011 concernente i "Criteri generali per gli organismi di certificazione dei prodotti" (Guida ISO/IEC 65) e sono accreditati anteriormente al 1° gennaio 2009, conformemente a tale norma, da un qualunque ente di accreditamento che sia firmatario dell'Accordo multilaterale di riconoscimento.
Emendamento 140
Articolo 27, paragrafo 4, comma 1
4.  La Commissione riconosce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, i paesi terzi le cui norme di produzione e i cui regimi di controllo sono equivalenti a quelli vigenti nella Comunità o sono conformi alle norme riconosciute a livello internazionale, enunciate nelle linee guida del Codex Alimentarius, e compila un elenco di detti paesi.
4.  La Commissione riconosce, secondo la procedura di cui all'articolo 31, paragrafo 2, i paesi terzi le cui norme di produzione e i cui regimi di controllo sono equivalenti a quelli vigenti nella Comunità e tengono conto delle linee guida del Codex Alimentarius CAC/GL 32, e compila un elenco di detti paesi.
Emendamento 141
Articolo 27, paragrafo 4, commi 2 bis e 2 ter (nuovi)
Gli organismi o le autorità di controllo riconosciuti forniscono i rapporti valutativi rilasciati dall'organismo di accreditamento o, se del caso, dalla competente autorità e riguardanti la regolare verifica in loco, il controllo e la rivalutazione pluriennale delle loro attività. Questi rapporti sono pubblicati su Internet.
Sulla base di tali rapporti valutativi la Commissione, assistita dagli Stati membri, assicura un'adeguata supervisione delle autorità e organismi di controllo riconosciuti, sottoponendo regolarmente a revisione le loro credenziali. La natura di questa supervisione è stabilita sulla base di una valutazione del rischio di irregolarità o di violazioni delle disposizioni del presente regolamento.
Emendamento 142
Articolo 27, paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Le autorità nazionali competenti partecipano al processo di riconoscimento degli organismi d'ispezione e certificazione. Esse ricevono dagli importatori i certificati concernenti tutte le attività di importazione e istituiscono una banca dati pubblica comunitaria concernente le importazioni.
Le autorità competenti a livello nazionale e comunitario possono effettuare in loco controlli a campione degli organismi d'ispezione e certificazione.
Emendamento 152
Articolo 28
Gli Stati membri non possono, per motivi concernenti il metodo di produzione, l'etichettatura o l'indicazione del metodo stesso, vietare o limitare la commercializzazione dei prodotti biologici che sono conformi alle disposizioni del presente regolamento.
1.  Le autorità competenti e gli organismi di controllo non possono, per quanto riguarda il metodo di produzione, l'etichettatura o l'indicazione del metodo stesso, vietare o limitare la commercializzazione dei prodotti biologici che sono controllati da un organismo di controllo di un altro Stato membro, a condizione che tali prodotti siano conformi alle disposizioni del presente regolamento.
In particolare, non possono essere applicati regimi di controllo od oneri finanziari diversi da quelli di cui al Titolo V del presente regolamento.
2.  Gli Stati membri possono applicare norme più rigorose sul loro territorio a condizione che esse siano conformi al diritto comunitario e non vietino o limitino la commercializzazione dei prodotti biologici prodotti al di fuori dello Stato membro in questione.
Emendamento 144
Articolo 31, titolo
Comitato di gestione per la produzione biologica
Comitato di regolamentazione con controllo per la produzione biologica
Emendamento 145
Articolo 31, paragrafo 1
1.  La Commissione è assistita dal comitato di gestione per la produzione biologica (di seguito "il comitato").
1.  La Commissione è assistita dal comitato di regolamentazione con controllo per la produzione biologica (di seguito "il comitato").
Emendamento 146
Articolo 31, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Il comitato assicura la regolare consultazione dei rappresentanti dei produttori biologici e dei consumatori, nonché la cooperazione con essi, al fine di garantire che gli obiettivi dell'agricoltura biologica stabiliti all'articolo 3 siano rispettati in modo coerente, con la partecipazione degli interessati nell'aggiornamento e nell'attuazione di tecniche idonee, conformemente agli obiettivi e ai principi definiti nel titolo II.
Emendamento 147
Articolo 31, paragrafo 2
2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE.
2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 bis, paragrafi da 1 a 4, e 7 della decisione 1999/468/CE.
Emendamento 148
Articolo 31, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  La Commissione notifica al Parlamento europeo ogni modifica prevista al regolamento attraverso la procedura di comitatologia, e tiene debito conto della posizione del Parlamento al riguardo.
Emendamento 149
Articolo 31, paragrafo 4
4.  Il comitato adotta il proprio regolamento interno.
4.  Il comitato adotta il proprio regolamento interno conformemente all'articolo 7 della decisione 1999/468/CE.
Emendamento 150
Articolo 32, lettera a)
a) modalità di applicazione delle norme di produzione di cui al titolo III, con particolare riguardo alle condizioni e ai requisiti specifici prescritti agli agricoltori e ad altri produttori di prodotti biologici;
a) modalità di applicazione delle norme di produzione di cui al titolo III, con particolare riguardo alle condizioni e ai requisiti specifici prescritti agli agricoltori e ad altri produttori di prodotti biologici compresi elenchi positivi concernenti mezzi di produzione per le colture, additivi, ausiliari di lavorazione e altri ingredienti;
Emendamento 151
Allegato II
-  UE-BIOLOGICO
-  BIOLOGICO

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente conformemente all'articolo 53, paragrafo 2, del regolamento (A6-0061/2007).


Sicurezza in occasione delle partite di calcio *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sull'iniziativa della Repubblica d'Austria in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio che modifica la decisione 2002/348/GAI concernente la sicurezza in occasione di partite di calcio internazionali (10543/2006 – C6-0240/2006 – 2006/0806(CNS))
P6_TA(2007)0096A6-0052/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista l'iniziativa della Repubblica d'Austria (10543/2006)(1),

–   visto l'articolo 34, paragrafo 2, lettera c), del trattato UE,

–   visto l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato UE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0240/2006),

–   visti gli articoli 93 e 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0052/2007),

1.   approva l'iniziativa della Repubblica d'Austria quale emendata;

2.   invita il Consiglio a modificare di conseguenza l'iniziativa;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente l'iniziativa della Repubblica d'Austria;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo della Repubblica d'Austria.

Testo della Repubblica d'Austria   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
ARTICOLO 1, PUNTO 1, LETTERA A
Articolo 2, paragrafo 2 (Decisione 2002/348/GAI)
2.  Il punto nazionale d'informazione sul calcio ha accesso, in conformità alle norme nazionali e internazionali applicabili in materia, alle informazione relative ai dati di carattere personale concernenti tifosi a rischio.
2.  Il punto nazionale d'informazione sul calcio ha accesso, in conformità della legislazione nazionale ed internazionale applicabile in materia, alle informazioni relative ai dati di carattere personale concernenti tifosi a rischio. Tali dati sono esclusivamente trattati in occasione degli incontri di calcio e non possono essere utilizzati per eventuali altre attività.
Emendamento 2
ARTICOLO 1, PUNTO 1 BIS (nuovo)
Articolo 3, paragrafo 3 (Decisione 2002/348/GAI)
1 bis) l'articolo 3, paragrafo 3 è sostituito dal seguente:
(Non riguarda la versione italiana)

(1) GU C 164 del 15.7.2006, pag. 30.


Futuro del Kosovo e ruolo dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sul futuro del Kosovo e il ruolo dell'Unione europea (2006/2267(INI))
P6_TA(2007)0097A6-0067/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999,

–   vista la relazione di valutazione globale dell'attuazione delle norme, presentata il 7 ottobre 2005 al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dall'inviato del Segretario generale delle Nazioni Unite competente in proposito (UN Secretary-General's Standards Review Envoy),

–   vista la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, contenuta nella dichiarazione del suo Presidente del 24 ottobre 2005, che ha recepito la proposta del Segretario generale di avviare i colloqui sullo status del Kosovo,

–   vista la nomina di Martti Ahtisaari, il 14 novembre 2005, a inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il processo di determinazione del futuro status del Kosovo,

–   vista la dichiarazione del Gruppo di contatto (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, stati Uniti e Russia) del 31 gennaio 2006, in cui si sottolinea la natura specifica del problema del Kosovo - contraddistinto, secondo tale dichiarazione, dalla disintegrazione della Jugoslavia e dai conseguenti conflitti, dalla pulizia etnica e dai fatti del 1999, nonché dal protratto periodo di amministrazione internazionale ai sensi della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza dell'ONU - e si sollecita, come migliore strategia da seguire, una tempestiva soluzione negoziata della questione,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2006, in cui si esprime pieno sostegno a Martti Ahtisaari per gli sforzi esplicati nella ricerca di una soluzione al problema dello status e si ribadisce la disponibilità dell'Unione a svolgere un ruolo significativo nell'attuazione del futuro accordo,

–   viste la relazione finale dell'inviato speciale sul futuro status del Kosovo e la proposta globale del 26 marzo 2007 per la definizione del futuro status del Kosovo,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A6-0067/2007),

A.   considerando che i principi guida per la definizione dello status del Kosovo, adottati dal Gruppo di contatto il 7 ottobre 2005, pongono l'accento sul fatto che una soluzione negoziata dovrebbe essere una priorità internazionale e che il processo negoziale, una volta avviato, non può essere bloccato e deve essere portato a conclusione; che tali principi stabiliscono chiaramente che non è in alcun modo possibile tornare alla situazione esistente prima del marzo 1999, e che sono del pari esclusi qualsiasi smembramento del Kosovo e qualsiasi unione del Kosovo ad un altro paese o a una parte di un altro paese,

B.   considerando che negli anni '90 la popolazione del Kosovo ha subito atti di repressione e violenza sistematica che sono sfociati nel 1999 nell'espulsione di massa della popolazione civile, il che ha indotto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell'intervento della NATO, a intervenire e a porre il territorio sotto il controllo civile e di sicurezza della comunità internazionale; considerando altresì che ciò ha creato una situazione senza precedenti sul piano del diritto internazionale,

C.   considerando che i fatti del marzo 2004, che vanno condannati, dimostrano il persistere di tensioni in Kosovo tra la comunità albanese e quella serba ed evidenziano la necessità di trovare una soluzione che garantisca i diritti di entrambe le etnie e di altri gruppi etnici, conformemente alle pubblicazioni dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), del Consiglio d'Europa e di altre organizzazioni competenti nel settore della tutela delle minoranze,

D.   considerando che la definizione del futuro status del Kosovo contribuirà alla sua crescita economica, all'emergere di una classe politica matura e allo sviluppo di una società tollerante e non segregazionista nella provincia,

E.   considerando che, malgrado i molteplici colloqui, non è stato purtroppo possibile raggiungere un accordo negoziato accettabile per entrambe le parti e tenendo conto del fatto che l'inviato speciale dell'ONU ha illustrato al Gruppo di contatto e al Segretario generale dell'ONU le proposte per un accordo,

F.   considerando che la determinazione definitiva non può essere dettata dalla minaccia di una radicalizzazione della situazione nel Kosovo o in Serbia, ma deve essere il risultato di una soluzione che tenga conto degli interessi di tutte le parti coinvolte,

G.   considerando che ulteriori ritardi nella definizione dello status del Kosovo potrebbero ripercuotersi negativamente sulla situazione già di per sé fragile e carica di tensione,

H.   considerando che i fatti del 1999, la lunga amministrazione internazionale transitoria e la nascita e il progressivo consolidamento delle Istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo hanno creato una situazione eccezionale che rende irrealistica la reintegrazione del Kosovo all'interno della Serbia,

I.   considerando che le relazioni tra Kosovo e Serbia dovrebbero essere ulteriormente sviluppate, nell'interesse di tutta la popolazione del Kosovo e della Serbia in uno spirito di partenariato e di buon vicinato, dati gli stretti legami culturali, religiosi ed economici esistenti,

J.   considerando che la mancanza di fiducia tra le varie etnie, la situazione tuttora instabile e la necessità di sviluppare ulteriormente e consolidare in Kosovo istituzioni democratiche e multietniche richiedono, nel futuro immediato, una presenza internazionale costante,

K.   considerando che la comunità internazionale dovrebbe continuare ad investire nell'istruzione, viste in particolare le enormi sfide che dovranno affrontare i giovani kosovari,

L.   considerando che, stante la posizione strategica del Kosovo, l'Unione europea deve svolgere un ruolo centrale nel controllare, garantire e agevolare l'attuazione dell'accordo sullo status, contribuendo altresì alla creazione e al consolidamento di istituzioni democratiche nel Kosovo, mentre il Parlamento assolve alle proprie responsabilità di monitoraggio,

M.   considerando che il contributo dell'Unione europea deve essere tuttavia subordinato al rispetto di alcuni requisiti minimi per quanto riguarda la soluzione relativa allo status,

N.   considerando che l'accordo definitivo sullo status deve essere compatibile con l'Unione europea, ossia deve prevedere un quadro costituzionale compatibile con le prospettive europee del Kosovo e consentire all'Unione di avvalersi dell'intera gamma di strumenti di cui essa dispone,

1.   sostiene il processo in corso sotto l'egida dell'ONU inteso a determinare lo status definitivo del Kosovo e gli sforzi volti a creare un quadro valido in grado di garantire la stabilità e la tutela di tutte le comunità del Kosovo, nonché uno sviluppo economico e sociale duraturo e autonomo; appoggia la proposta globale di Martti Ahtisaari per un accordo sullo status del Kosovo e ritiene che la sovranità sotto la vigilanza della comunità internazionale sia l'alternativa migliore ai fini del conseguimento di tali obiettivi; si augura che, sulla base di tale proposta, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotti rapidamente una nuova risoluzione che sostituisca la risoluzione 1244 (1999);

2.   ritiene che l'unica soluzione accettabile per il Kosovo sia una soluzione che:

   assicuri al Kosovo l'accesso alle istituzioni finanziarie internazionali e gli consenta così di avviare la sua ripresa economica e di gettare le basi per la creazione di posti di lavoro;
   preveda una presenza internazionale in modo da preservare il carattere multietnico del Kosovo e salvaguardare gli interessi e la sicurezza della popolazione serba, dei Rom e di altre comunità etniche;
   assicuri un sostegno internazionale in modo da garantire lo sviluppo di istituzioni efficienti e in grado di mantenersi autonomamente, per l'intera popolazione del Kosovo, che agiscano nel rispetto dello Stato di diritto e delle regole fondamentali della democrazia;
   consenta al Kosovo di realizzare il desiderio di integrazione europea, che nel tempo lo porterà ad instaurare con i suoi vicini relazioni di reciproca interdipendenza;

3.   è del parere che qualsiasi soluzione riguardo al futuro status del Kosovo debba essere conforme al diritto internazionale;

4.   formula l'auspicio che la Serbia possa procedere senza indugio alla formazione di un governo stabile e palesemente filoeuropeo, che si impegni seriamente e costruttivamente alla ricerca di una soluzione al problema dello status del Kosovo; sottolinea che un tale governo è necessario anche ai fini della piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia e consentirà, in tali condizioni, la ripresa dei negoziati sull'Accordo di stabilizzazione e associazione tra la Serbia e l'Unione europea e la sua definitiva conclusione;

5.   ritiene che la soluzione definitiva dovrebbe comprendere tra l'altro gli aspetti seguenti:

   chiara definizione del ruolo e del mandato della presenza internazionale civile e di sicurezza;
   disposizioni chiare in materia di decentramento, che garantiscano una sostanziale autonomia in settori chiave come l'istruzione, la sanità e la sicurezza locale e, nel caso dei comuni serbi, consentano legami diretti ma trasparenti con Belgrado; tali disposizioni dovranno essere sostenibili dal punto di vista finanziario e non dovranno incidere sulle prerogative esecutive, legislative e di bilancio del Kosovo quale entità unitaria;
   pieno rispetto dei diritti dell'uomo, tra cui l'obbligo di prevedere garanzie costituzionali per gli interessi vitali delle minoranze e dei profughi, nonché adeguati meccanismi per la salvaguardia di tali interessi;
   tutela di tutti i siti culturali e religiosi;
   disposizioni concernenti la costituzione di una forza di sicurezza multietnica kosovara, dotata di un equipaggiamento leggero, con capacità, funzioni e un campo d'azione limitati, e sottoposta alla rigorosa supervisione della KFOR, la Forza per il Kosovo posta sotto il comando della NATO;
   garanzie internazionali dell'integrità territoriale di tutti gli Stati limitrofi;

6.   sottolinea che una soluzione in Kosovo non costituirà un precedente nel diritto internazionale, dal momento che il territorio è sotto amministrazione delle Nazioni Unite dal 1999 e la risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prevedeva già disposizioni sulla necessità di risolvere la questione dello status definitivo del Kosovo; rileva pertanto che la situazione del Kosovo non può essere assolutamente paragonata a quella di altre regioni in conflitto che non sono sotto l'amministrazione delle Nazioni Unite;

7.   sottolinea che un accordo sul futuro del Kosovo deve prevedere anche meccanismi specifici per Mitrovica che garantiscano appieno i diritti e la sicurezza della comunità serba senza compromettere l'unità del Kosovo; ritiene che tali meccanismi dovrebbero essere posti sotto la supervisione diretta della comunità internazionale, in consultazione con Belgrado; ricorda tuttavia alla Serbia che tale coinvolgimento nel Kosovo è legato alla cooperazione della Serbia nell'attuazione dell'accordo sullo status definitivo;

8.   si compiace pertanto del fatto che la proposta di Martti Ahtisaari preveda un'ampia autonomia per la comunità serba e altre comunità, tra cui un sostanziale livello di autonomia comunale, conformemente ai principi europei di sussidiarietà e autogoverno;

9.   è dell'avviso che la comunità internazionale dovrebbe, per quanto possibile, strutturare la propria presenza in modo da assistere le autorità locali:

   nell'attuazione dei termini dell'accordo;
   nello sviluppo di una capacità istituzionale, amministrativa, giudiziaria e di polizia che sia autonoma ed etnicamente equilibrata;
   nella realizzazione di progressi per quanto riguarda il rispetto delle norme ONU e dei parametri di riferimento dell'Unione europea in materia di stabilizzazione e associazione;

10.   ritiene pertanto che la presenza internazionale in Kosovo, ferma restando la necessità di prevedere un organico adeguato ai compiti ad essa affidati, non dovrebbe tradursi nella creazione di un'amministrazione parallela o in una copia dell'attuale amministrazione a guida ONU;

11.   sottolinea che la comunità internazionale deve disporre di poteri correttivi diretti - e, in alcuni casi limitati, di poteri sostitutivi diretti - in ambiti fondamentali come quelli indicati in appresso:

   salvaguardia degli interessi vitali delle minoranze;
   protezione di siti sensibili;
   sicurezza;
   apparato giudiziario e Stato di diritto in senso lato, in particolare la lotta contro la criminalità organizzata;

12.   sottolinea la necessità di maggiori sforzi a sostegno del rimpatrio di profughi e sfollati in tutto il Kosovo; rileva che la chiave del successo di un rimpatrio sostenibile risiede nella possibilità di trovare un lavoro e che occorre attualmente privilegiare uno sviluppo economico sostenibile; sottolinea inoltre la necessità di prestare particolare attenzione ai profughi che non sono di origine serba o albanese, ad esempio i Rom e gli Ashkali, compresi gli sfollati interni Rom che vivono nei campi di Kosovska Mitrovica;

13.   riconosce la necessità di un sistema d'istruzione inclusivo ed equo, che permetta agli alunni di etnia Rom e Ashkali di ricevere parzialmente un'istruzione in lingua Rom, coltivando in tal modo l'identità e la cultura di tali comunità minoritarie;

14.   sottolinea il ruolo importante che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve svolgere ai fini dell'adozione di una decisione definitiva sul futuro status del Kosovo; esorta l'Unione europea e i suoi Stati membri, in particolare quelli che sono anche membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad appoggiare pienamente e attivamente una soluzione valida per il futuro status del Kosovo;

15.   ritiene che l'adozione di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia cruciale anche per il futuro impegno dell'Unione europea in Kosovo e che non debba essere previsto un maggiore coinvolgimento dell'Unione in assenza di una siffatta risoluzione;

16.   è convinto che l'Unione europea debba poter esprimere un parere decisivo sui termini definitivi dell'accordo, dato il suo ruolo centrale nell'attuazione dell'accordo stesso;

17.   ritiene che sulla questione del Kosovo gli Stati membri debbano cercare di conseguire una posizione unanime; invita dunque il Consiglio ad adoperarsi al fine di adottare una posizione comune sulla questione dello status in cui siano indicati i requisititi minimi di una soluzione sostenibile per il Kosovo che sia compatibile con l'Unione europea;

18.   ricorda che, conformemente all'articolo 19 del trattato sull'Unione europea, gli Stati membri rappresentati in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbero difendere detta posizione comune e tenere regolarmente informato il Consiglio dell'Unione europea in merito ai negoziati; chiede inoltre di essere regolarmente aggiornato;

19.   invita gli Stati membri dell'Unione europea che fanno parte del Gruppo di contatto a condividere le informazioni in loro possesso con il Consiglio e con tutti gli altri Stati membri e a migliorare il coordinamento e la cooperazione con questi ultimi, giacché sarà l'Unione europea nel suo insieme ad avere la responsabilità internazionale e a sostenere l'onere finanziario dell'accordo definitivo;

20.   sollecita gli Stati membri che sono membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare i membri permanenti, a svolgere un ruolo costruttivo nel fare in modo che le due parti in causa diano prova di flessibilità e adottino una soluzione sostenibile e scevra di ambiguità sul Kosovo, sulla linea delle proposte presentate dall'inviato speciale, possibilmente con l'accordo delle due parti;

21.   si dichiara pronto a rendere disponibili le risorse supplementari necessarie per finanziare il futuro impegno dell'Unione europea nel Kosovo, ai fini dell'attuazione dell'accordo sullo status e a sostegno delle prospettive europee del Kosovo, a condizione che:

   l'accordo sullo status appoggiato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tenga debitamente conto della posizione comune dell'Unione;
   si svolgano adeguate consultazioni preliminari sulla portata, gli obiettivi, gli strumenti e le modalità della missione, affinché il Parlamento possa avere la certezza che le risorse siano commisurate ai compiti;
   le risorse finanziare supplementari siano rese disponibili secondo i termini dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1); e
   una conferenza internazionale dei paesi donatori sia organizzata a tempo debito;

22.   sostiene l'istituzione di una missione politica europea di sicurezza e difesa (PESD) in Kosovo, che contribuisca all'esecuzione dell'accordo sullo status per quanto concerne lo Stato di diritto; ritiene che la missione PESD dovrebbe disporre di tutte le risorse necessarie a eseguire il proprio mandato e ad assumersi le notevoli responsabilità che le incomberanno;

23.   rammenta l'impegno assunto dalla Presidenza finlandese per conto del Consiglio, in relazione all'adozione del bilancio per l'esercizio 2007, di fornire al Parlamento informazioni dettagliate sulla portata, gli obiettivi e le probabili incidenze finanziarie dell'eventuale operazione man mano che avanza la pianificazione della missione;

24.   sottolinea che l'Unione europea è rappresentata in Kosovo sia dall'Ufficio di collegamento della Commissione, sia da organismi facenti capo al Segretario generale/Alto rappresentante del Consiglio; invita il Consiglio a considerare ulteriormente la questione volta a stabilire se l'organizzazione della sua presenza in Kosovo possa essere maggiormente razionalizzata e semplificata;

25.   esprime la propria preoccupazione per il modo in cui verrà gestita la transizione dalla Missione delle Nazioni Unite per l'Amministrazione provvisoria in Kosovo (UNMIK) al nuovo Ufficio civile internazionale; ricorda che l'UNMIK dovrebbe rimanere in Kosovo fino a quando il nuovo Ufficio non sarà stato organizzato e divenuto pienamente operativo; invita le Nazioni Unite e l'Unione europea a studiare soluzioni per evitare l'ulteriore perdita di esperti internazionali in ambiti strategici dell'amministrazione, in particolare in considerazione del fatto che le Istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo avranno bisogno di tempo e di assistenza per rilevare dall'UNMIK talune competenze legislative ed esecutive;

26.   esorta l'OSCE a continuare a svolgere un ruolo importante in Kosovo una volta concluso l'accordo sullo status del territorio, in particolare per quanto riguarda il monitoraggio e la verifica dei processi elettorali; invita al riguardo il Consiglio e l'OSCE a rafforzare la loro cooperazione nel settore dello Stato di diritto, con una chiara divisione dei compiti rispetto alla missione della Politica europea di sicurezza e di difesa (PESD);

27.   manifesta il proprio sostegno all'enfasi posta dall'Unione europea sulla magistratura e sulla preminenza del diritto nella fase successiva al raggiungimento di un accordo, rilevando che si imporrà un trasferimento senza intoppi di responsabilità; chiede che sia definita una chiara e trasparente ripartizione dei compiti e delle responsabilità tra i tribunali e le autorità giudiziarie nazionali del Kosovo e la prevista missione di mantenimento dell'ordine dell'Unione europea; chiede la piena rendicontabilità e il rispetto assoluto dello Stato di diritto per quanto riguarda le detenzioni e altre azioni da parte della KFOR;

28.   fa presente alle autorità del Kosovo che la comunità internazionale si aspetta che esse:

   concentrino i propri sforzi sullo sviluppo della capacità istituzionale e amministrativa necessaria per assumere in ultima analisi le responsabilità sinora esercitate dall'UNMIK;
   elaborino un concetto kosovaro di cittadinanza che si basi espressamente sul carattere plurilingue e plurietnico della regione, adottando nel contempo tutti gli accorgimenti per le diverse comunità etniche che costituiscono la popolazione del Kosovo;
   lavorino seriamente e costruttivamente per la creazione di un paese e di una società multietnici, multiculturali, multiconfessionali e tolleranti, rispettosi dei diritti di tutti i gruppi etnici;

29.   sottolinea in tale contesto che la presenza internazionale si protrarrà in Kosovo sino a quando gli obiettivi di cui sopra non saranno stati effettivamente realizzati;

30.   esprime profonda preoccupazione per le violente manifestazioni esplose di recente in Kosovo, che stanno gravemente compromettendo la scorrevole prosecuzione del processo per raggiungere una soluzione pacifica al futuro status del Kosovo; invita entrambe le parti alla massima moderazione, rendendo in tal modo possibile una conclusione pacifica del processo di definizione dello status;

31.   ricorda inoltre alle autorità kosovare che, una volta definitivamente risolta la questione dello status, gli abitanti del Kosovo vorranno dal proprio governo che esso affronti i problemi attinenti alla vita quotidiana, come quelli relativi alla sicurezza, allo sviluppo economico, alla corruzione e alla criminalità organizzata, all'occupazione, alla disponibilità di servizi pubblici adeguati e all'uguaglianza di tutti davanti alla legge;

32.   invita l'Unione europea e le autorità del Kosovo a collaborare per creare le condizioni adatte al rafforzamento della crescita economica a vantaggio di tutte le comunità etniche kosovare; ribadisce la necessità di elaborare un piano di sviluppo economico a lungo termine, di ampio respiro e realistico, e di osservare appieno i principi fondamentali dello Stato di diritto, nonché di definire una dettagliata strategia anticorruzione, dotata delle necessarie risorse finanziarie;

33.   sottolinea la necessità di sostenere maggiormente lo sviluppo delle piccole e medie imprese (PMI) sulla base della Carta europea per le piccole imprese, approvata dal Kosovo; invita la Commissione a garantire l'accesso ai Fondi strutturali dell'Unione europea, a finanziare meglio i progetti collegati alle PMI e ad elaborare un quadro istituzionale volto a promuovere la cooperazione tra la Comunità e il settore privato nel Kosovo;

34.   sollecita i leader della comunità serba kosovara a riconoscere che un Kosovo democratico, decentralizzato ed economicamente valido è la soluzione più rispondente agli interessi serbi e ad impegnarsi nel processo successivo alla definizione dello status per garantire la piena applicazione delle disposizioni dell'accordo di diretto interesse per i serbi;

35.   invita il governo serbo a riconoscere che il futuro sta nello sviluppo di legami forti e trasparenti con il Kosovo nel contesto di un'integrazione regionale più approfondita e delle prospettive comuni di una futura adesione all'Unione europea;

36.   sottolinea l'assoluta importanza di individuare una soluzione al problema del futuro status del Kosovo sulla base delle proposte definitive di Martti Ahtisaari, ai fini della stabilità e dell'ulteriore sviluppo dell'intera regione; invita al riguardo i governi di tutti gli Stati limitrofi ad apportare un contributo positivo a tale processo e a rispettare gli attuali confini di Stato; sostiene inoltre l'idea che, a lungo termine, la soluzione del futuro status del Kosovo risieda anche nel fatto che sia la Serbia che il Kosovo dovrebbero poter entrare nell'Unione europea, insieme ai loro vicini, dal momento che il futuro dei Balcani Occidentali è nell'Unione europea;

37.   ribadisce che una solida integrazione del Kosovo nel processo di stabilizzazione e di associazione consentirà tra l'altro di rafforzare le relazioni economiche del paese con gli Stati membri e con i loro vicini nei Balcani Occidentali, nonché di facilitare il processo di stabilizzazione della regione;

38.   plaude alla firma degli accordi di libero scambio con l'Albania, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Bosnia-Erzegovina e la Croazia; esorta l'amministrazione del Kosovo ad applicare pienamente tali accordi e ad assicurare la continuazione del libero scambio con la Serbia e il Montenegro;

39.   invita il Consiglio e la Commissione a procedere verso un accordo per la semplificazione dei visti per il Kosovo, nel quadro della fase successiva alla definizione dello status e in linea con quanto attualmente negoziato con i paesi vicini, tenendo conto dei problemi specifici del Kosovo, in particolare la mancanza di uffici consolari di numerosi Stati membri e l'uso, finora, di passaporti rilasciati dall'UNMIK.

40.   invita le autorità kosovare e serbe a cooperare pienamente tra di loro e con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia onde assicurare la consegna dei presunti criminali di guerra;

41.   ritiene che la pubblicazione della relazione di Martti Ahtisaari dovrebbe essere accompagnata da una vasta campagna di sensibilizzazione volta ad illustrare chiaramente e obiettivamente alle popolazioni interessate, inclusi i cittadini serbi, i termini della soluzione proposta e che l'Unione europea debba porre in rilievo un messaggio di coesistenza pacifica in relazione al Kosovo; è del parere che, riconoscendo i diritti della maggioranza e della minoranza, il Kosovo potrà godere di stabilità e prosperità;

42.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al governo della Serbia e alle Istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo, all'UNMIK, ai membri del Gruppo di contatto, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il processo di determinazione del futuro status del Kosovo.

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.


Futuro delle risorse proprie dell'UE
PDF 216kWORD 111k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sul futuro delle risorse proprie dell'Unione europea (2006/2205(INI))
P6_TA(2007)0098A6-0066/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue risoluzioni del 22 novembre 1990 sul futuro finanziamento della Comunità europea(1) e del 21 aprile 1994 su un nuovo sistema delle risorse proprie per l'Unione europea(2),

–   vista la decisione 94/728/CE, Euratom del Consiglio, del 31 ottobre 1994, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(3),

–   visto il documento del 7 ottobre 1998 intitolato "Il finanziamento dell'Unione europea - Relazione della Commissione sul funzionamento del sistema delle risorse proprie" (COM(1998)0560),

–   vista la sua risoluzione dell'11 marzo 1999 sulla necessità di modificare e riformare il sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(4),

–   vista la sua posizione del 17 novembre 1999 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–   vista la decisione 2000/597/CE, Euratom del Consiglio, del 29 settembre 2000, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(6),

–   viste la relazione della Commissione sul funzionamento del sistema di risorse proprie (COM(2004)0505) e la proposta della Commissione concernente una nuova decisione del Consiglio relativa alle risorse proprie, accompagnata da una proposta di regolamento del Consiglio che definisce le misure di esecuzione della correzione degli squilibri di bilancio in conformità con gli articoli 4 e 5 della decisione del Consiglio del (...) relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee (COM(2004)0501), presentate il 14 luglio 2004,

–   vista la propria risoluzione dell'8 giugno 2005 sulle sfide politiche e i mezzi finanziari di un'Unione allargata 2007–2013(7),

–   visto lo studio realizzato per il Parlamento europeo: Risorse proprie: evoluzione del sistema in un'Unione a 25, presentato il 30 giugno 2005(8),

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles tenutosi il 15-16 dicembre 2005,

–   visti la proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee e il documento di lavoro della Commissione sul calcolo, finanziamento, versamento e iscrizione in bilancio della correzione degli squilibri di bilancio a favore del Regno Unito ("correzione britannica") in conformità degli articoli 4 e 5 della decisione del Consiglio del (...) relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee (COM(2006)0099),

–   vista la sua posizione del 4 luglio 2006 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(9),

–   visto lo studio realizzato per il Parlamento europeo: Risorse proprie dell'Unione europea - Valutazione preliminare della possibilità che le imposte degli Stati membri servano da base per un sistema fiscale europeo, presentato nel gennaio 2007(10),

–   viste le riunioni della commissione per i bilanci con i presidenti delle commissioni per i bilanci dei parlamenti nazionali tenutesi il 16 giugno 2005 e il 21 giugno 2006,

–   viste le risposte al questionario sulle risorse proprie inviato dalla commissione per i bilanci il 30 novembre 2005 a tutte le commissioni per i bilanci dei parlamenti nazionali degli Stati membri,

–   visti gli scambi di opinioni ufficiali e informali tra il relatore permanente sulle risorse proprie e le commissioni parlamentari competenti, o loro rappresentanti, che si sono tenuti su invito dei parlamenti nazionali interessati a discutere la questione nel corso del 2006 e 2007,

–   visti i risultati conseguiti in seno ai gruppi di lavoro sul futuro finanziamento dell'Unione europea nel contesto delle riunioni parlamentari congiunte svoltesi l'8 e 9 maggio 2006 e il 4 e 5 dicembre 2006,

–   visti l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(11), in particolare il punto 8, e la dichiarazione n. 3 sulla revisione del quadro finanziario allegata a tale accordo,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i bilanci e i pareri della commissione per gli affari costituzionali, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per lo sviluppo regionale (A6-0066/2007),

A.   considerando che la prima Comunità europea, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio istituita il 23 luglio 1952, era finanziata da un autentico sistema di risorse proprie basato su un prelievo, riscosso su ciascuna tonnellata di acciaio prodotto, che doveva essere versato direttamente dalle imprese carbosiderurgiche al bilancio CECA,

B.   considerando che il trattato di Roma del 25 marzo 1957 prevedeva un periodo di transizione durante il quale la Comunità economica europea si sarebbe finanziata con contributi nazionali prima di passare a un sistema di risorse proprie,

C.   considerando che il passaggio è finalmente avvenuto il 21/22 aprile 1970, quando il Consiglio europeo di Lussemburgo ha adottato una decisione con la quale i contributi nazionali venivano sospesi e veniva introdotto un nuovo sistema di finanziamento basato su due risorse proprie effettive - prelievi agricoli e dazi doganali - integrate da una terza risorsa basata sull'imposta sul valore aggiunto (IVA),

D.   considerando che tutti gli sforzi del Parlamento(12) tesi a utilizzare le effettive dichiarazioni dell'IVA per determinare la base di valutazione per il calcolo della risorsa IVA ("metodo delle dichiarazioni"), invece della base armonizzata calcolata applicando un tasso medio ponderato sul gettito totale netto ("metodo del gettito"), sono stati vani, con il risultato che la risorsa dell'IVA si è trasformata da una vera e propria risorsa propria con un collegamento diretto ai cittadini europei a uno strumento puramente statistico per calcolare il contributo di uno Stato membro,

E.   considerando che l''Accordo di Fontainebleau" concluso dai Capi di Stato e di governo il 25/26 giugno 1984 affermava chiaramente che "la politica della spesa in definitiva rappresenta il modo essenziale per risolvere la questione degli squilibri di bilancio"; considerando anche tuttavia che il Consiglio europeo ha creato la cosiddetta "correzione britannica", il meccanismo di correzione a favore del Regno Unito in base al quale, a partire dal 1985, il Regno Unito avrebbe ricevuto il 66% della differenza tra la sua parte in percentuale nei versamenti IVA e la sua parte in percentuale nelle spese ripartite per l'anno in questione; che il costo della correzione sarebbe stato finanziato da tutti gli Stati membri, con un massimale per il contributo della Germania; che in tal modo il Regno Unito ha beneficiato di una riduzione sui suoi contributi annuali al bilancio dell'Unione pari in media a 5,3 miliardi EUR nel periodo 2001-2004,

F.   considerando che, in occasione dello stesso Consiglio europeo, i Capi di Stato e di governo hanno deciso inoltre che avrebbe potuto beneficiare dello stesso tipo di correzione, in linea di principio e a tempo debito, "qualsiasi Stato membro con un onere di bilancio considerato eccessivo rispetto alla sua prosperità relativa",

G.   considerando che il Consiglio europeo di Bruxelles dell'11-13 febbraio 1988 ha stabilito un massimale, per il bilancio comunitario, pari all'1,2% del PNL per i pagamenti e all'1,3% per gli impegni e ha confermato che gli Stati membri avrebbero potuto trattenere il 10% del gettito delle risorse proprie tradizionali per coprire i costi di riscossione,

H.   considerando che il massimale delle risorse proprie è stato aumentato all'1,24% del PNL dell'UE per quanto riguarda gli stanziamenti di pagamento e all'1,31% per quanto riguarda gli stanziamenti d'impegno nel periodo 1993-1999, in relazione ad una UE composta da 15 Stati membri e che è rimasto immutato da allora nonostante gli allargamenti,

I.   considerando che, elemento estremamente importante, il Consiglio europeo di Bruxelles del 1988 ha creato una quarta risorsa "addizionale" basata sul PNL, da attivare se e quando l'importo riscosso con l'IVA e le risorse proprie tradizionali fosse risultato insufficiente a coprire gli impegni finanziari della Comunità,

J.   considerando che, con l'andare del tempo, tale risorsa è divenuta la risorsa chiave del bilancio dell'Unione europea, giacché rappresenta, secondo le stime, il 70% delle entrate per l'esercizio finanziario 2007, mentre la risorsa IVA ne rappresenta il 15% circa, per cui la quota delle risorse proprie tradizionali (dazi doganali e prelievi agricoli) è scesa al solo 15% delle entrate,

K.   considerando che l'attuale decisione sulle risorse proprie del 29 settembre 2000, entrata in vigore il 1° marzo 2002, è caratterizzata dai seguenti elementi: un massimale per le risorse proprie pari all'1,24% del RNL dell'Unione (pari al 1,27% del PNL) in stanziamenti di pagamento e al 1,31% del RNL (pari al 1,335 del PNL) in stanziamenti d'impegno, una detrazione per gli Stati membri, a titolo di copertura delle spese di riscossione delle risorse proprie tradizionali, del 25%, un tasso massimo di richiamo della risorsa IVA dello 0,50%, una limitazione dell'imponibile IVA degli Stati membri al 50% del loro PNL (fissazione di un massimale per la base imponibile IVA) e una correzione a favore di uno Stato membro con eccezioni per altri Stati membri relativamente al finanziamento di tale correzione,

L.   considerando che l'ultima proposta della Commissione presentata nel 2006 è intesa a dare attuazione alle decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles del 15/16 dicembre 2005 nel settore delle risorse proprie, che sono caratterizzate principalmente dall'aggiunta, all'elenco delle deroghe già esistenti, di disposizioni ancor più speciali per taluni Stati membri contribuenti netti, come le aliquote di prelievo dell'IVA ridotte o le riduzioni annue lorde dei contributi RNL, aumentando così la complessità e l'incomprensibilità del sistema e alimentando ulteriormente una concezione miope degli squilibri di bilancio,

M.   considerando che il Consiglio europeo ha rinnovato anche la decisione adottata nel 2000 di aumentare dal 10% al 25% la percentuale delle risorse proprie trattenute dagli Stati membri a titolo di copertura delle spese di riscossione, malgrado il fatto incontrovertibile che tale percentuale non ha alcun rapporto con le spese di riscossione effettivamente sostenute dagli Stati membri, che favorisce gli Stati membri che riscuotono un'ampia quota dei dazi doganali a scapito degli altri paesi e che dovrebbe pertanto essere considerata un'altra forma di correzione,

N.   considerando che la proposta della Commissione relativa a una nuova decisione sulle risorse proprie, seppure accettata nel frattempo dal Parlamento(13), è ancora bloccata in sede di Consiglio da Stati membri che, dopo esservi stati inizialmente favorevoli, sono ora contrari ad applicarla,

O.   considerando che, per il Parlamento, la revisione generale e approfondita delle entrate e delle spese dell'Unione europea che dovrà essere effettuata nel 2008/2009, come previsto dall'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006, costituisce un'opportunità da non perdere di fare ritorno ad un autentico ma equo sistema di risorse proprie nello spirito dei trattati istitutivi delle Comunità europee,

P.   considerando che dall'inizio del 2006 si sono tenute consultazioni con i parlamenti nazionali interessati a discutere la questione al fine di esplicare ogni sforzo per costituire una base parlamentare comune in vista del futuro processo di revisione,

Q.   considerando che finora tali consultazioni si sono limitate a semplici scambi di opinioni personali tra parlamentari, dato che la maggioranza dei partiti politici e dei parlamenti nazionali non ha ancora avuto l'occasione di adottare una posizione ufficiale sulla questione delle risorse proprie,

R.   considerando tuttavia che tali incontri hanno permesso di individuare, tra i partecipanti, varie aree di consenso e l'obiettivo ampiamente condiviso di trovare un modo per lavorare insieme al futuro del finanziamento dell'Unione europea,

S.   considerando che nel frattempo il Presidente dell'Assemblea nazionale portoghese ha proposto di organizzare, durante la Presidenza portoghese nella seconda metà del 2007, una conferenza dei presidenti delle commissioni bilancio e finanze dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo dedicata alle risorse proprie e al quadro finanziario dell'Unione,

Carenze dell'attuale sistema di finanziamento

1.   sottolinea che un sistema nel quale il 70% circa delle entrate dell'Unione non deriva da risorse proprie, ma proviene direttamente dai bilanci nazionali attraverso la risorsa RNL e in misura del 15% da una risorsa come la percentuale sull'aliquota IVA che, viste le sue modalità di determinazione, non può considerarsi a tutti gli effetti una risorsa propria dell'Unione, diverge dallo spirito e la lettera del trattato di Roma; ricorda che l'esistenza stessa dell'Unione europea ha prodotto un aumento degli scambi intracomunitari, e un aumento della ricchezza degli Stati membri, un motivo questo che legittima pienamente l'Unione a dotarsi di un sistema di vere risorse proprie invece di un sistema alimentato dai contributi nazionali;

2.   sottolinea che sono queste "quote di adesione" che hanno accentuato il miope dibattito sul contribuente netto, che non rende giustizia ai vantaggi dell'Unione europea in termini di pace, libertà, prosperità e sicurezza, a prescindere dal fatto che il concetto dei "saldi di bilancio netti" presenta gravi limiti anche in termini tecnici e non permette di andare al di là di semplici approssimazioni; rileva che né il versante delle entrate ("effetto Rotterdam") né quello delle spese ("effetto Lussemburgo") dei saldi netti rispecchiano pienamente la realtà;

3.   è profondamente convinto che l'attuale sistema di risorse proprie basato sui contributi degli Stati membri sia, nel contempo, ingiusto per il grande pubblico e antidemocratico e non aiuti a mettere in luce l'impegno a favore dell'integrazione europea; inoltre tale sistema, dato che contribuisce all'immagine dell'Unione europea come ulteriore aggravio per i bilanci nazionali, non fornisce all'Unione fondi sufficienti per tutte le sue politiche, critica vivamente le possibilità offerte a singoli paesi di finanziare ufficialmente solo le politiche per le quali nutrono interesse; teme che questo possa essere l'inizio della dissoluzione dei valori che hanno caratterizzato il successo dell'Unione europea negli ultimi 50 anni;

4.   sottolinea che l'attuale sistema, con le sue quattro diverse risorse e i suoi vari meccanismi di correzione, che si tratti di quelli generali a favore di uno specifico Stato membro come la correzione britannica, o di quelli specifici come le correzioni nel contesto del finanziamento di altre correzioni, è eccessivamente complesso, manca di trasparenza ed è totalmente incomprensibile per i cittadini europei; sottolinea che il sistema non risponde assolutamente all'esigenza di creare un legame diretto tra Unione e cittadini;

5.   prende atto che la regola dell'unanimità nelle decisioni sulle "risorse proprie" e sui "quadri finanziari" fa sì che l'esito dei negoziati in questi settori dipenda dalla disponibilità e dalle possibilità finanziarie anche degli Stati membri più riluttanti, ricchi o poveri che siano; non è sorpreso che i risultati siano spesso deludenti;

6.   attribuisce al sistema e alle sue carenze le inadeguatezze dell'accordo del Consiglio europeo sul nuovo quadro finanziario 2007-2013 concluso al Consiglio europeo di Bruxelles del 14-15 dicembre 2005; ritiene che il pacchetto finanziario convenuto, con le numerose deroghe sul piano delle entrate e con i regali "di compensazione" a taluni Stati membri sul piano delle spese, rappresenti la dimostrazione più lampante del totale fallimento del sistema; ritiene inaccettabile che, malgrado tutti gli Stati membri abbiano convenuto di varare importanti attività comunitarie come Galileo o le reti transeuropee e abbiano fissato obiettivi ambiziosi, ad esempio gli obiettivi di Goteborg e di Lisbona o gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, ora nessuno voglia più finanziarle;

7.   deplora che il Consiglio europeo di Bruxelles del 2005, anziché creare un sistema più semplice e più trasparente, lo abbia reso ancor più complicato e oscuro lasciando intatta, in linea di principio, la correzione a favore del Regno Unito, vale a dire la "correzione britannica", e aggiungendo altre deroghe e correzioni che avvantaggiano altri Stati membri;

8.   sottolinea che, se si fosse utilizzata appieno la decisione di Edimburgo del 1992 che fissava il massimale delle risorse proprie all'1,24% del RNL, il bilancio comunitario avrebbe guadagnato uno 0,2% l'anno del RNL negli ultimi 13 anni, equivalente a un aumento di circa 240 miliardi EUR; ritiene che tali fondi, che erano stati adottati all'unanimità dagli Stati membri sulla base di una proposta della presidenza britannica, il necessario per consentire all'Unione europea di agire in linea con i suoi poteri e le sue sfide crescenti, segnatamente per quanto riguarda il suo ruolo nel mondo, la realizzazione degli obiettivi di Lisbona (innovazione, infrastrutture e occupazione) o come convenuto nei trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza, per non parlare del progetto di Costituzione e di un'Unione con 27 Stati membri;

9.   sottolinea che dal 1995 il bilancio europeo è aumentato del solo 8,2% in termini reali e che la sua quota del RNL è diminuita, mentre allo stesso tempo i bilanci nazionali sono aumentati del 23% in media, vale a dire quasi tre volte tanto;

Prima fase della riforma: miglioramento del sistema di contributi nazionali

10.   riconosce che qualsiasi riforma del sistema delle risorse proprie sarà un'operazione delicata e difficile da condurre con la partecipazione dei parlamenti degli Stati membri; raccomanda pertanto un approccio progressivo che possa essere introdotto in due fasi, ma che faccia parte di una decisione unica in considerazione del fatto che la laboriosa procedura comunitaria renderebbe impossibile adottare due decisioni in un lasso di tempo relativamente breve. La prima fase provvisoria e transitoria porterebbe a un miglioramento dell'attuale sistema di contributi nazionali, cui si dovrebbero applicare i seguenti principi politici:

   parità tra gli Stati membri,
   semplicità della presentazione per i rappresentanti eletti come per i cittadini,
   solidarietà e pari dignità fra gli Stati membri,
   istituzione di un legame politico tra riforma delle entrate e revisione delle spese, come giustamente previsto dall'accordo interistituzionale;

Parità tra gli Stati membri

11.   definisce il concetto di "parità tra gli Stati membri" come l'assenza di qualsiasi privilegio di bilancio per qualsiasi Stato membro; ammette che per taluni Stati membri potrebbe essere difficile accettare di rinunciare a una lunga serie di disposizioni speciali in materia di entrate e una certa distribuzione tradizionale delle spese, il che può giustificare il fatto che una riforma venga applicata solo progressivamente ("smantellamento graduale" del vecchio sistema); rifiuta tuttavia di accettare la lunga tradizione di privilegi di bilancio come argomentazione a favore del mantenimento di un sistema che, una volta avviate le necessarie riforme, non sarà più giustificabile;

Semplicità della presentazione

12.   sottolinea l'importanza che il sistema migliorato venga presentato nel modo più semplice possibile così da essere comprensibile e trasparente per i cittadini europei; deplora la presentazione totalmente incomprensibile di decisioni che incidono sulla vita di tutti i cittadini europei, come le conclusioni della Presidenza riguardanti le finanze dell'Unione approvate dal Consiglio europeo di Bruxelles del dicembre 2005;

Solidarietà e pari dignità tra gli Stati membri

13.   chiede un sistema che salvaguardi i principi di solidarietà e pari dignità tra gli Stati membri; ritiene che tali principi vengano compromessi dall'attuale sistema delle risorse proprie, in cui qualcuno fruisce di compensazioni mentre altri possono ottenerle solo negoziando attraverso mercanteggiamenti a porte chiuse nelle riunioni del Consiglio europeo; ricorda che, sui 46 articoli contenuti nelle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 2005 che determinano la spesa della nuova rubrica 1b) "Coesione per la crescita e l'occupazione" ben 20 sono "disposizioni supplementari" che distribuiscono "regali di Natale" in abbondanza a vari Stati membri o regioni(14);

Legame politico tra riforma delle entrate e revisione delle spese

14.   è convinto che il legame politico tra riforma delle entrate e revisione delle spese sia inevitabile e perfettamente ragionevole, specialmente nella misura in cui la logica di finanziare le politiche comunitarie con entrate provenienti dai bilanci nazionali rappresenta ancora il principio guida dell'Unione;

Carattere provvisorio e transitorio del sistema

15.   sottolinea che qualsiasi versione migliorata del sistema attuale, quale prima fase dell'approccio in due fasi suggerito in questa sede, va considerata come provvisoria e transitoria in quanto le profonde debolezze del sistema di contributi degli Stati membri la rendono politicamente insostenibile;

16.   condivide tuttavia il parere della Corte dei conti(15) secondo cui una riforma approfondita del sistema delle risorse proprie delle Comunità è molto difficile da raggiungere, se la discussione a tale riguardo è direttamente associata alle negoziazioni sui massimali finanziari e sugli importi da spendere per le politiche comunitarie nel quadro di prospettive finanziarie pluriennali, come è avvenuto ripetutamente nel passato nell'ambito delle discussioni del Consiglio europeo;

Raccomandazioni per un miglioramento del sistema di contributi nazionali
Proposte Schreyer

17.   ricorda che sono già state avanzate proposte per migliorare l'attuale sistema di finanziamento, ad esempio quelle presentate dal Commissario Michaele Schreyer nel luglio 2004(16), secondo le quali:

   ogni Stato membro, a prescindere dalla sua prosperità, ha diritto a una correzione che è attivata allorché il suo contributo al bilancio UE raggiunge una soglia dello 0,35% del RNL,
   il rimborso assumerebbe la forma di una riduzione del 66% del contributo netto dello Stato membro e
   il rimborso massimo globale disponibile per tutte le correzioni è limitato a 7,5 miliardi EUR l'anno;

18.   ammette che per alcuni aspetti le proposte Schreyer andavano nella buona direzione, in quanto rendevano il sistema leggermente più trasparente grazie se non altro all'abolizione del principio della "correzione della correzione" o in quanto limitavano le compensazioni e le correzioni, con il grande aspetto positivo di essere concepite unicamente come sistema transitorio fino al 2014;

19.   è tuttavia convinto che la generalizzazione della correzione, anche se accompagnata da un limite per i saldi di bilancio netti, sarebbe un duplice errore giacché non farebbe che consolidare il carattere anticomunitario del sistema e cementare l'approccio miope di un "giusto ritorno" quantificabile; ribadisce che l'unica soluzione possibile consiste nell'abolire una volta per tutte il sistema dei saldi netti e parallelamente operare la riforma della struttura della spesa; sottolinea che la particolarità delle spese europee è costituita giustamente dal loro valore aggiunto fondato sul principio della solidarietà finanziaria;

La questione delle spese strutturali e di coesione

20.   respinge categoricamente l'idea avanzata in altre proposte di riforma di escludere le spese strutturali e di coesione da tutti i calcoli ai fini della determinazione dei contributi degli Stati membri o delle correzioni di tali contributi, in quanto una misura del genere comporterebbe una differenziazione tra spese "nobili" e spese "sospette", aprendo così la strada ad un'Unione europea à la carte, in cui le politiche finirebbero per essere finanziate esclusivamente dagli Stati membri che vi trovano un interesse;

Conclusioni

21.   prende atto della proposta, avanzata dalla Finlandia nell'aprile 2004, di sostituire l'attuale sistema di finanziamento dell'Unione europea, pur mantenendo le risorse proprie tradizionali, con un sistema basato sul RNL, che prenda le quote del RNL come base dei contributi degli Stati membri alle risorse proprie dell'Unione, abolisca la risorsa IVA nella sua forma attuale, dato che non è altro che una base matematica per il calcolo dei contributi nazionali, e sopprima progressivamente la correzione a favore del Regno Unito fino ad azzerarla nel 2013;

22.   sottolinea che tale sistema avrebbe il vantaggio di essere semplice e trasparente e di costituire un possibile passo verso l'istituzione di un vero e proprio sistema delle risorse proprie per l'Unione e che ne beneficerebbero tutti gli Stati membri che contribuiscono attualmente alla correzione per il Regno Unito, come ne beneficerebbe il Regno Unito stesso grazie all'abolizione della risorsa IVA nella sua forma attuale; sottolinea che ciò non pregiudica l'inserimento nel lungo periodo di un'IVA modificata nel finanziamento dell'Unione europea;

23.   riconosce che la risorsa RNL è meno visibile per i cittadini ma in quanto mette in rapporto i contribuiti con il livello generale di prosperità ed è un'espressione di solidarietà tra di essi;

24.   è consapevole che un accordo sul nuovo sistema di finanziamento secondo le linee della proposta finlandese è accettabile politicamente solo nel quadro di un processo globale di negoziato che comprenda anche le spese; invita la Commissione a prendere in considerazione il sistema basato sul RNL qui descritto all'atto di formulare nuove proposte sulle entrate dell'Unione a seguito del processo di revisione previsto nell'accordo interistituzione del 17 maggio 2006;

25.   sottolinea il collegamento tra entrate e spese nelle considerazioni relative al passaggio ad un nuovo sistema; respinge qualsiasi tentativo di rinazionalizzare la politica agricola comune;

26.   raccomanda che la prima fase della riforma possa avere inizio immediatamente dopo la ratifica dell'accordo da raggiungere; ritiene che il sistema dei contributi nazionali, pur essendo mantenuto, risulterebbe più semplice, più trasparente e assolutamente proporzionato alla prosperità relativa di ciascuno Stato membro; sottolinea tuttavia la natura temporanea di tale fase, in quanto l'unico obiettivo sarebbe quello di preparare il terreno all'introduzione di un vero e proprio nuovo sistema di risorse proprie;

Seconda fase della riforma: un nuovo sistema di risorse proprie

27.   conferma le sue posizioni precedenti secondo le quali l'obiettivo della riforma delle entrate comunitarie deve essere la creazione di un'autentica risorsa propria per l'Unione europea che sostituisca i meccanismi attuali: ricorda che tale obiettivo e le proposte per realizzarlo non sono affatto rivoluzionarie, ma cercano semplicemente di far rivivere la lettera e lo spirito dei trattati istitutivi;

28.   considera i seguenti principi, che sono emersi in tutti i contatti con i parlamenti nazionali, come pietre angolari di qualsiasi futuro sistema delle risorse proprie:

   pieno rispetto del principio della sovranità fiscale degli Stati membri,
   neutralità fiscale,
   nessuna modifica dell'ordine di grandezza del bilancio UE,
   introduzione progressiva del nuovo sistema,
   istituzione di un legame politico chiaro tra riforma delle entrate e riforma delle spese;

Pieno rispetto della sovranità fiscale degli Stati membri

29.   ritiene che, come sancito dai trattati e dal progetto di costituzione, la sovranità fiscale debba continuare a spettare agli Stati membri, che potrebbero tuttavia autorizzare l'Unione, per un periodo limitato e revocabile in qualsiasi momento, a beneficiare direttamente di una determinata quota di un'imposta, come avviene nella maggior parte degli Stati membri per quanto concerne le autorità regionali o locali;

Neutralità fiscale

30.   è convinto che, a parità di tutti gli altri elementi, il nuovo sistema non debba accrescere la spesa pubblica globale né l'onere fiscale gravante sui cittadini; conclude che, qualora un nuovo sistema dovesse assegnare direttamente, in tutto o in parte, un'imposta visibile a tutti i cittadini, all'Unione europea, si dovrebbe operare una riduzione equivalente altrove; propone che le Corti dei conti nazionali e la Corte dei conti europea vengano invitate a controllare e garantire il rispetto di tale principio;

31.   ritiene che lo sviluppo di un nuovo sistema di risorse proprie debba tenere conto degli sforzi degli Stati membri tesi a coordinare le rispettive politiche fiscali;

Nessuna modifica dell'ordine di grandezza del bilancio dell'UE ma assicurare entrate sufficienti al bilancio per far fronte alle priorità politiche dell'UE

32.   non giudica necessario, in questo momento, modificare il massimale dell'1,24% del RNL che offre già un considerevole margine di manovra; ricorda che nessun bilancio si è mai avvicinato a tale massimale convenuto dagli stessi Stati membri nel 1992 sotto presidenza britannica, e che gli stanziamenti di pagamento hanno raggiunto il loro livello massimo nel 1993 con l'1,18% del RNL; sottolinea che, anche se il quadro finanziario prevede una percentuale dell'1,45% del RNL per gli anni 2007-2013, il primo bilancio di tale periodo è stato adottato ad un livello pari al solo 0,99% del RNL;

Introduzione progressiva del nuovo sistema

33.   chiede un'introduzione graduale del nuovo sistema a partire dal 2014; è favorevole a stabilire un periodo transitorio per assicurare uno smantellamento senza scosse del vecchio sistema di finanziamento, con tutte le sue disposizioni speciali storiche;

Istituzione di un legame politico chiaro tra riforma delle entrate e riforma delle spese

34.   sottolinea che riforma della struttura delle entrate e riforma della struttura delle spese devono andare di pari passo, come previsto nella dichiarazione n. 3 allegata al nuovo accordo interistituzionale del 17 maggio 2006;

35.   rileva che un sistema di risorse proprie che garantisca un emendamento delle entrate del bilancio dell'UE proporzionale alla crescita della ricchezza negli Stati membri migliorerà il clima politico del processo decisionale relativo al bilancio, consentendo agli addetti ai lavori di concentrarsi sulle priorità principali, che comportano un valore aggiunto per l'UE, invece di contrattare sui livelli di spesa;

36.   si compiace per l'iniziativa presa nell'ambito delle riunioni congiunte tra Parlamento europeo e parlamenti degli Stati membri di riunire un gruppo di lavoro specifico sulle risorse proprie; reputa il dialogo con i parlamenti nazionali essenziale al fine di compiere progressi verso la riforma delle risorse proprie;

Possibili opzioni per il futuro

37.   ribadisce che nell'ambito dei contatti con i parlamenti nazionali degli Stati membri molti ritengono che nel breve periodo i tempi non siano ancora maturi per una nuova imposta europea; sottolinea tuttavia che ciò non esclude la possibilità che, qualora gli Stati membri decidano di imporre nuove imposte, essi potrebbero decidere nel contempo, o in una fase successiva, di autorizzare l'Unione a beneficiare direttamente di tali nuove imposte;

38.   sottolinea tuttavia che in una seconda fase sarà essenziale esaminare la creazione di un nuovo sistema di risorse proprie basato su un'imposta già prelevata negli Stati membri, nella prospettiva di convogliare direttamente la totalità o una parte di tale imposta nel bilancio dell'UE, come autentica risorsa propria, instaurando così un collegamento diretto tra l'Unione e i contribuenti europei; rileva che ciò servirebbe anche a ravvicinare le normative fiscali nazionali; sottolinea che questo tipo di soluzione non farebbe che segnare un ritorno al principio stabilito dal trattato di Roma, secondo il quale le spese europee devono essere finanziate con risorse proprie europee;

39.   ricorda che tra le possibili imposte prese in considerazione, in tutto o in parte, a tal fine nel corso degli scambi con i parlamenti nazionali o nelle relazioni della Commissione sulla riforma del sistema delle risorse proprie figurano le seguenti:

   l'IVA,
   le accise sui carburanti da trasporto e altre tasse sull'energia,
   le accise su tabacco e alcol,
   le imposte sugli utili aziendali;

40.   rileva che nelle discussioni in seno al Parlamento europeo sono state esplorate altre possibili strade, quali:

   le tasse sulle transazioni sui valori mobiliari,
   le tasse sui servizi di trasporto e telecomunicazione,
   le imposte sul reddito,
   ritenute alla fonte sugli interessi,
   le entrate della BCE (signoreggio),
   l'ecotassa,
   le tasse sulle transazioni valutarie,
   le imposte sui risparmi,
   le tasse sulle transazioni finanziarie ;

41.   ritiene che l'idoneità di un nuovo sistema di risorse proprie debba essere valutata alla luce dei seguenti criteri:

   sufficienza: le entrate sarebbero sufficienti a coprire le spese dell'Unione europea a lungo termine?
   stabilità: il sistema genererebbe entrate stabili per il bilancio UE?
   visibilità e semplicità: sarebbe visibile e comprensibile per i cittadini europei?
   bassi costi di funzionamento: sarebbe semplice da amministrare e comporterebbe bassi costi di conformità?
   ripartizione efficace delle risorse: il sistema porterebbe ad una ripartizione efficace delle risorse nell'UE?
   equità verticale: comporterebbe una ridistribuzione del reddito?
   equità orizzontale: avrebbe lo stesso impatto su contribuenti equivalenti in tutta l'UE?
   equità dei contributi: la risorsa riscuoterebbe entrate dagli Stati membri in linea con la loro forza economica?

42.   desidera portare avanti l'esame di tali opzioni in stretta cooperazione con i parlamenti nazionali prima di assumere la propria posizione finale; attribuisce grande priorità alla definizione, possibilmente nel corso della presidenza portoghese, di una base comune di discussione per quanto concerne la prossima revisione delle entrate dell'UE; intende compiere ogni sforzo per giungere a una posizione sul futuro delle risorse proprie dell'Unione che possa essere appoggiata da una maggioranza dei parlamenti degli Stati membri;

43.   ritiene che la presente risoluzione costituisca una solida piattaforma su cui basare gli ulteriori sforzi tesi a trovare un nuovo sistema più equo e trasparente di finanziare l'Unione europea; intende discutere e approvare la sua posizione finale su un nuovo sistema delle risorse proprie per l'Unione europea in tempo utile affinché possa essere tenuto presente nelle deliberazioni sulla revisione complessiva delle entrate e delle spese dell'UE prevista dall'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006;

o
o   o

44.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e il suo allegato al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e parlamenti degli Stati membri.

ALLEGATO

Eccezioni introdotte dal Consiglio europeo nel dicembre 2005 per quanto riguarda la sezione delle entrate e delle spese del bilancio

Importi destinati a progetti

· 865 milioni per la centrale nucleare di Ignalina (LIT) e 375 milioni per la centrale nucleare di Bohunice (SLK)

· 200 milioni per il processo di pace in Irlanda del Nord

Importi destinati alle regioni

· 879 milioni a favore di 5 regioni polacche dell'Obiettivo 2 (EUR 107 per cittadino)

· 140 milioni per una regione ungherese (Közép-Magyarország)

· 200 milioni per Praga

· sostegno "decrescente" per una regione finlandese e per Madeira, originariamente regioni beneficiarie di un sostegno transitorio

· 100 milioni per le Isole Canarie

· 150 milioni per le regioni frontaliere dell'Austria

· 75 milioni per la Baviera

· 50 milioni per Ceuta e Melilla (ES)

· 225 milioni per i Länder della Germania orientale

· 136 milioni per le regioni ultraperiferiche (EUR 35 per cittadino)

· 150 milioni per le regioni svedesi dell'Obiettivo "Competitività e occupazione "

Fondi speciali per gli Stati membri

· tasso di utilizzo per la Polonia incrementato del 4%

· sostegno temporaneo per Cipro, sebbene non sia mai stata una regione dell'Obiettivo 1

· 2 000 milioni per la Spagna da ripartire liberamente tra gli obiettivi dei Fondi strutturali

· 1 400 milioni per l'Italia (ripartizione prestabilita)

· 100 milioni per la Francia (Obiettivo: "Competitività regionale e occupazione")

· 47 milioni per l'Estonia (EUR 35 per cittadino)

· 81 milioni per la Lituania (EUR 35 per cittadino)

pagamenti addizionali per lo sviluppo rurale:

o 1 350 milioni per l'Austria

o 20 milioni per il Lussemburgo

o 460 milioni per la Finlandia

o 100 milioni per la Francia

o 500 milioni per l'Irlanda

o 820 milioni per la Svezia

o 500 milioni per l'Italia

o 320 milioni per il Portogallo

Condizioni speciali

· incremento del 50% per il sostegno alle ex-frontiere esterne di ROM e BULG, rispetto al sostegno ordinario alle regioni frontaliere

· il cofinanziamento privato può essere contabilizzato per i progetti finanziati a titolo dei Fondi strutturali nei nuovi Stati membri (PIL pro capite <85% della media UE) e nei Länder della Germania orientale

· nei nuovi Stati membri (<85%), l'IVA può essere considerata come costo ammissibile a titolo dei progetti dei Fondi strutturali

Condizioni speciali nelle basi giuridiche

· deroga alla regola "n+2" per i nuovi Stati membri (<85%) per il periodo 2007-2010

· i progetti immobiliari sono ammissibili al sostegno nei nuovi Stati membri (EU10 + ROM, BULG)

· 20% degli stanziamenti del primo pilastro (Agricoltura) possono essere utilizzati da ciascun paese per lo sviluppo rurale, in deroga a regole generali quali il co-finanziamento

· fondi speciali per lo sviluppo rurale in Portogallo (320 milioni), senza co-finanziamento

Condizioni speciali per il finanziamento del bilancio

· l'aliquota di prelievo della risorsa propria IVA è ridotta del 25% per l'Austria

· l'aliquota di prelievo della risorsa propria IVA è ridotta del 50% per la Germania

· l'aliquota di prelievo della risorsa propria IVA è ridotta del 66% per la Svezia e i Paesi Bassi

· I Paesi Bassi ricevono 4 230 milioni (RNL 'risorse proprie')

· La Svezia riceve 1 050 milioni (RNL 'risorse proprie')

· la deduzione a favore del Regno Unito è mantenuta, benché sia ridotta per effetto di determinati pagamenti progressivi a favore dei nuovi Stati membri.

(1) GU C 324 del 24.12.1990, pag. 243.
(2) GU C 128 del 9.5.1994, pag. 363.
(3) GU L 293 del 12.11.1994, pag. 9.
(4) GU C 175 del 21.6.1999, pag. 238.
(5) GU C 189 del 7.7.2000, pag. 72.
(6) GU L 253 del 7.10.2000, pag. 42.
(7) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 373.
(8) Studio effettuato dallo Study Group for European Policies (SEP), cfr. anche l'allegato: Commenti sull'adeguatezza del gettito di eventuali imposte proprie dell'UE, 30 agosto 2005.
(9) Testi approvati, P6_TA(2006)0292.
(10) Studio realizzato da Deloitte e Touche: Relazione sulla fase II - Bozza preliminare, 12 gennaio 2007.
(11) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(12) Ad esempio, la relazione Cornelissen: Parlamento europeo 1985: "Può il Parlamento tollerare il fatto che il gettito dell'IVA sia sempre più diluito in un contributo finanziario nazionale a seguito del necessario abbandono del principio dell'aliquota IVA uniforme e può accettare che la creazione della base IVA uniforme si riduca in ultima analisi a un calcolo statistico? (…) Oppure, in relazione al calcolo della base IVA, occorre adoperarsi al massimo per rilanciare il sistema delle risorse proprie delle Comunità e l'autonomia finanziaria della Comunità che da esse dipende?".
(13) Testi approvati del 4.7.2006, P6_TA(2006)0292.
(14) Cfr. l'Allegato della presente risoluzione.
(15) Cfr. paragrafo 18 del parere n. 2/2006 (GU C 203 del 25.8.2006, pag. 50).
(16) "Relazione Schreyer": COM(2004)0505 e COM(2004)0501 del 14 luglio 2004.


Orientamenti per la procedura di bilancio 2008 - Sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII e IX
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sugli orientamenti per la procedura di bilancio 2008 – Sezioni II, IV, V, VI, VII, VIII e IX – e sul progetto preliminare di stato di previsione del Parlamento europeo (Sezione I) per la procedura di bilancio 2008 (2007/2013(BUD))
P6_TA(2007)0099A6-0069/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto il trattato che istituisce la Comunità europea e in particolare l'articolo 272,

–   vista la decisione del Consiglio 2000/597/CE, Euratom del 29 settembre 2000, relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(1),

–   visto il regolamento (CE, Euratom) nº 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(2),

–   visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(3),

–   vista la quinta relazione dei Segretari generali delle Istituzioni del maggio 2006 sulle tendenze nella rubrica 5 delle prospettive finanziarie,

–   vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2005, corredata delle risposte delle istituzioni(4),

–   vista la relazione della commissione per i bilanci (A6-0069/2007),

A.   considerando che il bilancio 2007 per la rubrica 5 era stato fissato a 7 115 000 000 EUR e che il bilancio del Parlamento, per un totale di 1 397 460 174 EUR, rappresentava il 19,65% della rubrica 5,

B.   considerando che il bilancio 2008 è il primo nell'ambito del quale non sono previste vicende importanti come l'allargamento o l'introduzione di nuove lingue né altri eventi con conseguenze considerevoli sul piano amministrativo,

C.   considerando che le istituzioni devono consolidare gli ultimi due allargamenti,

D.   considerando che in questa fase della procedura annuale il Parlamento europeo attende gli stati di previsione delle altre istituzioni nonché le proposte del proprio Ufficio di presidenza per il bilancio 2008,

Quadro generale

1.   rileva che il massimale della rubrica 5 nel 2008 è pari a 7 457 000 000 EUR, il che rappresenta un aumento del 4,8% rispetto al 2007;

2.   sottolinea che, principalmente a causa dell'allargamento, il bilancio delle istituzioni è aumentato di circa il 18% negli ultimi quattro anni; è dell'avviso che per l'esercizio 2008 tutte le istituzioni avranno raggiunto uno stadio pienamente funzionale e saranno state dotate dei mezzi per garantire le loro funzioni amministrative; esorta le istituzioni ad adottare un approccio prudente in materia di bilancio in sede di fissazione del loro stato di previsione per il 2008;

3.   ritiene che il Parlamento europeo sia responsabile nei confronti dei cittadini e che l'uso efficiente del denaro dei contribuenti possa contribuire a rafforzare la loro fiducia nelle istituzioni dell'Unione europea; è dell'avviso che il bilancio delle istituzioni per il 2008, in linea di principio, debba rimanere all'incirca allo stesso livello del bilancio dell'esercizio precedente dato che non sono previsti eventi importanti (allargamenti o nuove lingue) che giustifichino un aumento; è dell'avviso che nuove iniziative dovrebbero essere finanziate in primo luogo nell'ambito del massimale dell'attuale bilancio, a meno che non vi siano motivi specifici per decidere altrimenti;

4.   riconosce che la cooperazione interistituzionale può essere vantaggiosa in termini di economie di scala e di efficienza, ma che può altresì pregiudicare l'indipendenza e l'identità di un'istituzione; ritiene che si dovrebbe cercare di raggiungere il giusto equilibrio fra tutte le istituzioni in relazione agli elementi sopra menzionati; chiede ai Segretari generali di riferire sulla loro collaborazione reciproca; auspica di ricevere, entro il 1º luglio 2007, informazioni sulla qualità, l'efficienza e gli aspetti finanziari nonché sugli eventuali vantaggi e svantaggi della cooperazione interistituzionale, comprese la qualità e l'efficienza dei servizi forniti dagli uffici e dagli organismi istituiti nel quadro della cooperazione;

5.   ricorda che negli anni precedenti nelle sue risoluzioni sono state richieste varie relazioni periodiche sui progressi in relazione all'assunzione di personale dell'UE- 10 e dell" UE-2 e sullo status del personale assunto; chiede pertanto alle istituzioni di continuare tale esercizio di screening come previsto nella dichiarazione congiunta sull'assunzione in relazione agli allargamenti del 2004 e 2007 adottata con la sua risoluzione del 14 dicembre 2006 sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2007(5) fornendo informazioni sul livello globale e su ciascuna istituzione;

Parlamento europeo
Priorità politiche
Fornire servizi efficienti ai membri per consentire di legiferare meglio

6.   in quanto colegislatore, è dell'avviso che dovrebbero essere fornite ai suoi membri condizioni di lavoro ottimali per facilitare l'assolvimento della loro funzione e rafforzare la qualità della legislazione UE; ritiene che l'assistenza ai membri possa essere migliorata fornendo le necessarie informazioni specialistiche o tecniche in tempi brevi; insiste sul fatto che i deputati al Parlamento europeo dovrebbero essere meglio informati e sensibilizzati in merito a tutte le risorse e tutti i materiali a loro disposizione sulla base delle attività svolte dai vari servizi del Parlamento (studi, documenti tecnici e documentazione di base);

7.   desidera garantire che a tutti i membri, compresi quelli nuovi, soprattutto alle riunioni ufficiali degli organi del Parlamento, siano forniti i migliori servizi linguistici possibili; è disposto a considerare proposte adeguate per un servizio a un livello più personalizzato da prestare ai membri, a condizioni trasparenti e chiaramente definite, nell'ambito delle loro mansioni, ed esaminerà tali proposte sotto il profilo dell'efficienza in termini di costi;

8.   desidera studiare la possibilità di mettere sale riunioni a disposizione di tutti i deputati per colloqui con esperti in gruppi relativamente ristretti (8 - 20 persone), in particolare nei nuovi edifici D4-D5; ritiene che, al fine di tenere conto delle esigenze imprevedibili derivanti dall'attività parlamentare, dovrebbe essere possibile prenotare tali sale con un preavviso sufficientemente breve e con il minimo iter burocratico; è in attesa di una relazione entro il 1°luglio 2007 concernente i servizi esistenti e la possibilità di svilupparli ulteriormente;

9.   rileva che offrire ai membri la migliore assistenza per l'esecuzione delle loro mansioni rende necessario un ulteriore sviluppo delle strutture di lavoro e amministrative nonché il rafforzamento dei servizi esistenti; chiede che l'Amministrazione esamini le possibilità di ampliamento dei servizi prestati ai membri dalla biblioteca la quale fornirebbe un supporto per la ricerca e un ampio archivio documentale e di informazione con tutti i testi e i repertori specialistici (Sistema di gestione delle conoscenze); auspica che proposte pertinenti corredate della stima dei costi che tengano anche conto della possibilità di pubblicare le risposte ai quesiti sull'Intranet del Parlamento siano presentate entro il 1º luglio 2007;

10.   deplora la dispersione geografica della sua amministrazione fra i tre luoghi di lavoro e i costi supplementari che ciò comporta in termini di spese correnti e, in particolare, in relazione agli spostamenti da un luogo all'altro; è dell'avviso che l'amministrazione dovrebbe fornire ai membri tutti i tipi di servizi offerti dalle nuove tecnologie al fine di limitare l'impatto negativo della dispersione geografica del Parlamento europeo, come la sincronizzazione dei computer con i telefoni cellulari o l'uso di sale per videoconferenze;

11.   rileva che nonostante i considerevoli finanziamenti stanziati per le tecnologie dell'informazione permangono taluni problemi come il rallentamento della rete a Strasburgo o il tempo necessario per attuare nuovi progetti di tecnologia dell'informazione; invita pertanto il Segretario generale a includere, nel progetto preliminare di relazione sullo stato di previsione, una sezione specifica, all'Allegato IV, dedicata ai progetti di tecnologia dell'informazione avviati negli ultimi cinque anni con indicazioni riguardanti i costi provvisori, le date di inizio e di consegna provvisoria, le date di consegna e i costi finali;

12.   invita il Segretario generale a presentare proposte concernenti la struttura e la capacità delle segreterie delle commissioni, al fine di migliorare il seguito dato alla legislazione e alla procedura di bilancio; invita l'amministrazione a presentare proposte a tale riguardo entro il 1° luglio 2007;

Incrementare l'efficacia degli strumenti di comunicazione del Parlamento e dei suoi gruppi politici

13.   è dell'avviso che la comunicazione del Parlamento europeo sia costituita da un mosaico di diversi canali che sono complementari e perseguono un unico obiettivo ovvero informare efficacemente i cittadini dell'UE in merito alle sue attività e al suo contributo alla costruzione europea;

14.   è dell'avviso che la comunicazione del Parlamento europeo sia duplice, essendo composta, innanzitutto, dalla comunicazione istituzionale effettuata dall'amministrazione che comprende informazioni "fattuali" e, in secondo luogo, da informazioni di natura più prettamente politica che riflettono le varie opinioni, posizioni e attività dei gruppi politici e dei membri;

15.   è dell'avviso che possano essere realizzati miglioramenti nella politica di comunicazione e informazione in modo più coerente nel quadro di un concetto globale di comunicazione per i cittadini dell'UE dove viene individuato il valore aggiunto di ciascuno strumento come previsto al paragrafo 21 della sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sul progetto di bilancio generale per il 2007 (Sezioni I, II, IV, V, VI, VII e VIII)(6);

16.   desidera migliorare gli strumenti utilizzati per sensibilizzare maggiormente i cittadini europei in merito al ruolo del Parlamento europeo nel processo legislativo e decisionale, alle sue attività nel campo della politica europea nonché alle attività dei membri e dei gruppi politici del Parlamento europeo allo scopo di ovviare alle carenze connesse con l'immagine dell'Unione europea, soprattutto in vista delle elezioni del 2009; è dell'avviso che i canali di comunicazione esistenti non rispondano adeguatamente a tale necessità;

17.   ritiene in particolare che una maggiore partecipazione dei mezzi di comunicazione locali e regionali sarebbe estremamente vantaggiosa per il progetto europeo; invita pertanto l'amministrazione a elaborare un piano d'azione per la comunicazione destinato ai mezzi di comunicazione locali e regionali e ad esaminare nuovi strumenti - in particolare per preparare le prossime elezioni europee - che consentiranno ai membri di comunicare con i mezzi di comunicazione locali; ricorda che sono stati stanziati finanziamenti speciali per una campagna di sensibilizzazione del pubblico nell'anno precedente quello delle ultime elezioni europee;

18.   sottolinea che sia gli strumenti di comunicazione esistenti sia quelli in fase di sviluppo devono essere concepiti nel modo più efficiente al fine di sensibilizzare maggiormente i cittadini dell'UE in merito alla nostra istituzione; ritiene che sia l'amministrazione sia i gruppi politici dovrebbero essere coinvolti nella definizione e valutazione di detti strumenti;

19.   sollecita un inventario, entro il 1º luglio 2007, delle azioni in materia di comunicazione messe a punto dagli uffici esterni e di concerto con la Commissione nelle Case d'Europa nonché una valutazione della loro efficacia e del loro impatto;

20.   ricorda che nel luglio 2006 è stata lanciata una nuova politica per i gruppi di visitatori dei deputati che rappresenta un miglioramento rispetto alla situazione precedente; è dell'avviso che siano possibili ulteriori miglioramenti, in particolare in termini di flessibilità, e che una volta completato il nuovo Centro visitatori si possa riconsiderare il numero minimo obbligatorio di visitatori nonché il rimborso da concedere, tenendo conto delle specificità dei visitatori al fine di coprire i costi reali; auspica pertanto di ricevere entro il 1º luglio 2007 una nuova proposta che prenda in considerazione le preoccupazioni dei membri e sia attuata quanto prima;

21.   riconosce i progressi registrati negli ultimi anni per quanto riguarda il programma per i visitatori; rileva tuttavia che si possano realizzare ulteriori miglioramenti negli spazi in cui i visitatori vengono a contatto con la vita reale del Parlamento europeo e auspica di ottenere delle risposte alle precise domande concernenti la possibilità di accesso all'Aula e la disponibilità di un maggior numero di sale riunioni(7); chiede all'amministrazione di presentare proposte a tale riguardo entro il 1° luglio 2007;

Miglioramento della ripartizione dei fondi di bilancio

22.  ricorda che negli ultimi due anni l'elaborazione del bilancio è stata effettuata sulla base di bisogni giustificati per l'efficiente funzionamento dell'istituzione; sottolinea che il bilancio del Parlamento europeo dovrebbe essere fissato al livello che consenta all'istituzione di lavorare nel modo più efficace possibile nell'ambito di un livello ragionevole di risorse finanziarie; ritiene che il bilancio per il 2008, compresi gli aumenti relativi all'adeguamento ai prezzi correnti, dovrebbe avere quale obiettivo di restare allo stesso livello del 2007 e , in ogni caso, non dovrebbe essere superiore al 20% della dotazione della rubrica 5 che dovrebbe costituire il limite massimo del bilancio; invita pertanto l'Ufficio di presidenza a esaminare la responsabilità del Parlamento europeo nei confronti dei cittadini dell'UE in sede di decisione del livello dello stato di previsione del Parlamento;

23.   rileva che il 2008 sarà l'ultimo anno intero prima delle elezioni dei membri del Parlamento europeo e dell'applicazione dello Statuto dei membri nel 2009; ritiene che siano state adottate le misure necessarie per far fronte al recente allargamento; a parte gli adeguamenti dei bisogni finanziari per l'integrazione dei nuovi Stati membri, non è previsto alcuno sviluppo importante con conseguenze finanziarie;

24.   prende atto che una delle priorità dell'Ufficio di presidenza è di fare in modo che il Parlamento sia un protagonista più visibile della politica esterna, sottolineando a un tempo l'importanza di stimolare il dialogo tra culture e la promozione della democrazia; sottolinea che il Parlamento europeo ha costituito varie delegazioni e assemblee con i parlamenti nazionali di paesi terzi che non sono chiaramente identificate nel bilancio del Parlamento europeo; invita pertanto l'amministrazione a presentare una relazione entro il 1º luglio 2007 sulle entità esistenti e quelle in via di sviluppo in tale settore di spesa che comprenda una valutazione finanziaria dei bisogni per i prossimi anni;

25.   deplora il limitato flusso di informazioni su questioni che sono di competenza congiunta con altri organi decisionali del Parlamento europeo e soprattutto per quanto riguarda le decisioni che hanno un impatto finanziario sul bilancio del Parlamento europeo; ritiene che dovrebbero essere compiuti sforzi reciproci per incrementare lo scambio di informazioni in una fase iniziale del processo decisionale;

26.   rileva che le previsioni di bilancio ex ante relativamente al costo globale dello sviluppo dei progetti non sono sempre affidabili; deplora tale approccio ed è dell'avviso che per i grandi progetti, in casi di rilevante deviazione dal costo iniziale previsto, i costi supplementari dovrebbero essere giustificati e i progetti dovrebbero essere ripresentati agli organi competenti per essere riesaminati e approvati;

27.   sottolinea che varie linee di bilancio sono regolarmente sottofinanziate o, al contrario, sovrafinanziate; ricorda che le richieste di storno nel corso dell'anno di esecuzione dovrebbero essere limitate a casi straordinari e solamente a questioni che non avrebbero potuto essere previste; esorta l'amministrazione a stimare i necessari stanziamenti per ciascuna linea di bilancio in modo più accurato e a prevederli in termini più realistici;

Altre questioni
Edifici

28.   prende atto dei risparmi realizzati grazie agli anticipi effettuati negli ultimi dieci anni in relazione agli edifici; sottolinea che il Parlamento europeo è ora proprietario della maggior parte dei suoi edifici nei tre luoghi di lavoro e che inizierà a concentrare i suoi investimenti negli uffici esterni; intende riesaminare il principio di condivisione degli uffici esterni con la Commissione sulla base della relazione richiesta per il marzo 2007 al paragrafo 47 della summenzionata risoluzione del 26 ottobre 2006; chiede a tal fine la redazione di una relazione comune, da parte della Commissione e del Parlamento europeo, sulle modalità di condivisione degli uffici in termini di personale, logistica, spese correnti e dei vari calendari per il cofinanziamento dell'acquisto di uffici comuni; rileva che ciò è stato reso possibile sinora grazie alla disponibilità di stanziamenti nel bilancio del Parlamento;

29.   plaude agli sforzi compiuti dall'amministrazione per migliorare il sistema di sicurezza nelle Case d'Europa; esorta l'amministrazione e la Commissione a sostenere, congiuntamente e in modo proporzionato, le relative spese;

Personale

30.   è dell'avviso che, dopo il recente aumento dell'organico (21% nel corso di un periodo di quattro anni) connesso principalmente con i due allargamenti e con l'aumento del numero delle lingue ufficiali, l'istituzione dovrebbe disporre delle risorse umane necessarie per il suo funzionamento e dovrebbe adoperarsi per integrarle in modo efficiente; prenderà pertanto in considerazione eventuali richieste di nuovi posti dopo che l'amministrazione abbia presentato una relazione sulla sua strategia a breve e a medio termine concernente le possibilità di ridistribuzione dei posti e comprendente i programmi di formazione e perfezionamento relativi a tale ridistribuzione; esaminerà le richieste sulla base di tali informazioni dettagliate;

31.   invita a esaminare le carenze che ostacolano la disponibilità e la massima qualitàdei servizi di interpretazione, mantenendo un equilibrio adeguato tra i costi e la qualità del servizio, garantendo così l'efficacia della spesa;

32.   è dell'avviso che la politica di ridistribuzione dei posti avviata nel 2006 debba essere perseguita al fine di consolidare gli ultimi due allargamenti e rafforzare l'efficienza dell'amministrazione nel rispetto delle priorità politiche; invita il suo Segretario generale a presentare dettagliatamente, nello stato di previsione, la sua strategia per il 2008;

33.   è particolarmente attento ai costi connessi con la dispersione geografica ed esaminerà le possibilità di razionalizzarli in modo migliore; presterà particolare attenzione al numero di missioni effettuate dal personale nei tre luoghi di lavoro; sottolinea che i costi di tali missioni sono ammontati nel 2005 a 12 799 988 EUR per un totale di 71 369 giorni, senza contare i costi di missione del personale dei gruppi politici; è dell'avviso che potrebbero essere effettuati sforzi in tale settore per incrementare l'efficienza; invita il Segretario generale a presentare una relazione, entro il 1º luglio 2007, sulle missioni del personale per Direzione generale nei tre luoghi di lavoro e sui rispettivi costi;

34.   esprime la sua preoccupazione circa le incertezze che si registrano nel sistema delle scuole europee; ricorda che il personale ha il diritto di beneficiare di un sistema scolastico allettante e ben funzionante e pertanto si impegna a garantire che tale sistema venga mantenuto;

35.   prende atto della decisione dell'Assemblea plenaria di sostenere incondizionatamente l'adozione di uno statuto reale e significativo per gli assistenti dei deputati; auspica che il Consiglio adotti una decisione definitiva al riguardo entro l'inizio di settembre 2007, al fine di consentire lo stanziamento dei fondi necessari; invita il proprio Ufficio di presidenza a portare avanti la questione dello Statuto degli assistenti dei deputati dinanzi al Consiglio; è convinto che tale Statuto contribuirà a migliorare la qualità delle attività dei deputati;

Sicurezza

36.   riconosce le conseguenze finanziarie della necessità di assicurare le migliori condizioni di sicurezza possibili per i membri e il personale nei tre luoghi di lavoro; esorta l'amministrazione ad applicare tempestivamente il nuovo sistema di tessere elettroniche che agevolerebbe il lavoro quotidiano dei deputati, in particolare l'uso di firme elettroniche, garantendo loro un ambiente più sicuro; sottolinea che le disposizioni in materia di protezione dei dati devono essere rispettate in ogni circostanza;

37.   ritiene che le istituzioni dell'UE dovrebbero dare l'esempio attuando politiche rispettose dell'ambiente e migliorando l'efficienza energetica; ricorda che il Parlamento europeo si è impegnato ad applicare il regolamento EMAS e rammenta la sua richiesta all'Ufficio di presidenza (relazione del 2006 sui bilanci delle altre istituzioni) di studiare possibili metodi per ridurre l'aumento dei costi dell'energia, ad esempio diminuendo la climatizzazione nel periodo estivo; chiede un'utilizzazione più efficiente della carta e una riduzione della distribuzione di materiale stampato, prevedendo che la versione cartacea di molti documenti ufficiali del Parlamento sia disponibile solo su richiesta; auspica di ricevere dall'amministrazione, entro il 1° luglio 2007, una relazione sulle azioni già previste e sulle proposte nei settori indicati che includa anche le esigenze in termini di personale e le stime dei costi finanziari;

Altre istituzioni

38.   invita le istituzioni a presentare un bilancio che rifletta le loro esigenze reali; è dell'avviso che dopo due importanti allargamenti e l'introduzione di dodici lingue, il 2008 dovrebbe rappresentare un anno di mobilitazione quanto più efficiente possibile dei mezzi disponibili (umani, tecnologici e logistici); ricorda che le richieste di storno e l'adeguamento dell'organico durante l'esercizio finanziario non costituiscono il modo adeguato di gestire il bilancio e dovrebbero essere eccezionali; auspica che le istituzioni prendano in considerazione tali elementi in sede di presentazione del loro stato di previsione;

39.   incoraggia le istituzioni a rafforzare la loro cooperazione interistituzionale persino nei settori in cui a prima vista non ravvisano alcun potenziale di razionalizzazione e di miglioramento dell'efficienza, dato che il bilancio delle istituzioni non crescerà in futuro allo stesso ritmo del passato;

40.   rileva che le istituzioni hanno aumentato considerevolmente le loro spese per gli edifici nel corso degli ultimi anni e le aumenteranno ulteriormente nei prossimi quattro anni; è dell'avviso che sia giunto il momento di sospendere l'ulteriore crescita della loro proprietà immobiliare; invita pertanto le istituzioni a esaminare attentamente tutte le altre possibilità prima di prevedere qualsiasi ulteriore ampliamento degli edifici; inoltre, esorta le istituzioni, nel contesto della cooperazione interistituzionale, a essere pronte a condividere il rimanente importo disponibile nei loro bilanci alla fine dell'anno, al fine di coprire quanto prima possibile le loro spese per gli edifici;

41.   ricorda che l'armonizzazione nella presentazione dello stato di previsione delle istituzioni faciliterebbe la comprensione dei vari bilanci e aumenterebbe la trasparenza per i cittadini dell'UE;

42.   auspica che lo stato di previsione includa un capitolo in cui le istituzioni illustrino le loro specificità e i miglioramenti compiuti nel corso dell'anno; ciò consentirebbe all'autorità di bilancio di valutare e capire meglio i bisogni specifici di ciascuna istituzione;

43.   chiede alle istituzioni di sorvegliare attentamente il livello di assunzione del personale in relazione agli ultimi due allargamenti e di fornire informazioni all'autorità di bilancio, almeno due volte l'anno;

Consiglio

44.   prende atto del limitato aumento del bilancio del Consiglio nel 2007; presterà attenzione alla sua futura evoluzione e ai cambiamenti apportati nella sua nomenclatura, in particolare al Titolo 3; riconosce che il Consiglio fornisce informazioni pertinenti su questioni di interesse del Parlamento;

Corte di giustizia

45.   è dell'avviso che, a seguito dell'insediamento del Tribunale della funzione pubblica e di due importanti allargamenti, la Corte di giustizia dovrebbe razionalizzare i suoi metodi di lavoro e mantenere stabile il livello del suo bilancio;

Corte dei conti

46.   prende atto dello sviluppo di adeguati programmi di formazione per i revisori contabili di nuova assunzione e dell'ammodernamento del settore informatico avviato lo scorso anno e auspica di ricevere maggiori informazioni sui risultati realizzati sinora nell'ambito di tali iniziative;

Comitato economico e sociale europeo e Comitato delle regioni

47.   auspica di ricevere, al momento della presentazione del loro stato di previsione, un chiaro segnale relativamente alla natura della futura collaborazione tra i due comitati dal 2008 in poi; è dell'avviso che ciò non costituirebbe un motivo sufficiente per un aumento del livello globale dei rispettivi bilanci;

Mediatore

48.   ha preso atto degli sforzi compiuti dal Mediatore per stabilizzare la crescita del suo bilancio e in particolare del suo organico nel 2007; auspica che tale stabilità sia mantenuta nel 2008;

Garante europeo della protezione dei dati (GEPD)

49.   rileva che il 2008 rappresenterà il quarto anno intero di attività per il GEPD, che raggiungerà ben presto la sua velocità di crociera; esorta pertanto il GEPD a presentare un piano delle attività a medio termine che comprenda le suoi esigenze nonché una scadenza riguardante l'attuazione della nuova nomenclatura introdotta dalle altre istituzioni nel 2005;

50.   esprime pertanto il parere che il 2008 sarà l'ultimo anno di crescita importante del bilancio e in particolare dell'organico; ricorda che la modifica dell'organico, come pure della spesa, deve essere giustificata;

o
o   o

51.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia, alla Corte dei conti, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni, al Mediatore europeo e al Garante europeo della protezione dei dati.

(1) GU L 253 del 7.10.2000, pag. 42.
(2) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE, Euratom) n. 1995/2006 (GU L 390 del 30.12.2006, pag. 1).
(3) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(4) GU C 263 del 31.10.2006, pag. 1.
(5) Testi approvati, P6_TA(2006)0570.
(6) Testi approvati, P6_TA(2006)0452.
(7) Testi approvati del 26.10.2006, P6_TA(2006)0452, paragrafo 26.


Futuro del calcio professionistico in Europa
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sul futuro del calcio professionistico in Europa (2006/2130(INI))
P6_TA(2007)0100A6-0036/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste la relazione di Helsinki del 10 dicembre 1999(1) e la dichiarazione di Nizza dell'8 dicembre 2000(2) sulle caratteristiche specifiche dello sport e la sua funzione sociale in Europa,

–   visti gli articoli 17 e III-282 del trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa (il trattato costituzionale),

–   vista l'iniziativa della Presidenza del Regno Unito sul calcio europeo, da cui è scaturita la "Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006",

–   viste la giurisprudenza della Corta di giustizia delle Comunità europee (la Corte di giustizia), del Tribunale di prima istanza e le decisioni della Commissione su questioni inerenti allo sport,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione giuridica (A6-0036/2007),

A.   considerando che nella relazione di Helsinki la Commissione ha posto l'accento sulla necessità di una collaborazione tra gli organi di governo del calcio e le autorità pubbliche, ai fini di una buona gestione di questo sport, che rispetti appieno le caratteristiche di autoregolamentazione dello sport professionistico,

B.   considerando che lo sport europeo, e il calcio in particolare, costituisce una parte inalienabile dell'identità e della cittadinanza europea, e che il modello del calcio europeo, caratterizzato da competizioni sportive aperte all'interno di una struttura piramidale nella quale diverse centinaia di migliaia di società amatoriali e milioni di volontari e di calciatori costituiscono la base per i club professionistici più prestigiosi, è il risultato di una lunga tradizione democratica e di un sostegno popolare nella società nel suo complesso,

C.   considerando che il calcio riveste un importante ruolo sociale ed educativo e rappresenta un efficiente strumento di inclusione sociale e di dialogo multiculturale e che deve svolgere un ruolo attivo nella lotta contro la discriminazione, l'intolleranza, il razzismo e la violenza, poiché molti incidenti di questa matrice avvengono ancora all'interno e attorno agli stadi, e considerando che i club e le leghe di calcio professionistico svolgono un ruolo essenziale anche dal punto di vista sociale e culturale in seno alle loro comunità locali e nazionali,

D.   considerando che il calcio professionistico ha una duplice dimensione economica e non economica,

E.  E considerando che gli aspetti economici del calcio professionistico sono assoggettati al diritto comunitario e che la giurisprudenza riconosce la specificità dello sport e la funzione sociale ed educativa che il calcio svolge in Europa,

F.   considerando che incombe pertanto alle autorità politiche e sportive nazionali ed europee garantire che l'applicazione del diritto comunitario al calcio professionistico non comprometta le sue funzioni sociali e culturali, sviluppando a tal fine un quadro giuridico adeguato che rispetti appieno i principi fondamentali della specificità del calcio professionistico, dell'autonomia dei suoi organi e della sussidiarietà,

G.   considerando che, stante la crescente rilevanza dello sport nell'ambito delle varie politiche dell'Unione europea (libertà di circolazione, riconoscimento delle qualifiche, concorrenza, politica sanitaria e dell'audiovisivo), si è deciso di inserire lo sport nel trattato costituzionale quale sfera di competenza dell'UE (articoli 17 e III-282); e considerando che il trattato costituzionale non è stato ratificato da tutti gli Stati membri e che la sola dichiarazione di Nizza sullo sport nell'Unione non è sufficiente ad affrontare gli attuali problemi che, trascendendo la dimensione nazionale, richiedono di conseguenza soluzioni europee,

H.   considerando che la crescente professionalizzazione e commercializzazione dello sport in generale, e del calcio in particolare, conferiscono al diritto comunitario una rilevanza molto maggiore in ambito sportivo, il che si riflette nell'aumento del numero di casi all'esame della Corte di giustizia e della Commissione,

   considerando che ciò ha acuito il problema dell'incertezza giuridica e che il settore tende sempre più a ritenere inadeguato un approccio basato unicamente sull'esame puntuale di singoli casi, come documentato anche nello studio commissionato da diversi ministri dello sport degli Stati membri dell'UE e pubblicato di recente con il titolo "Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006",
   che, ad esempio, non è chiaro se la norma dell'Unione europea delle associazioni del calcio (UEFA) che prevede che le squadre devono avere un numero minimo di giocatori del vivaio, una disposizione estremamente importante per la promozione delle giovani leve, potrà reggere a un esame di conformità all'articolo 12 del trattato CE da parte della Corte di Giustizia,
   I. considerando che, a seguito di questa situazione di incertezza giuridica, non è chiaro in che misura gli organismi di autoregolamentazione, quali l'UEFA e le federazioni nazionali e le leghe nazionali godano di autonomia e in che misura essi siano tenuti a rispettare taluni principi del diritto comunitario - come le norme in materia di libera circolazione, non discriminazione e concorrenza - nell'esercizio del loro diritto all'autogoverno e nello svolgimento delle loro funzioni di regolamentazione,

J.   considerando che tale incertezza giuridica non solo è problematica in termini economici, ma anche per quanto concerne la funzione sociale, culturale ed educativa del calcio e che, nel contempo, essa riduce l'interesse dei tifosi, compromette gli sforzi di valorizzazione qualitativa dello sport e nuoce al principio del fair play,

K.   considerando che è stata adottata una decisione atta a inserire lo sport nel trattato costituzionale quale aspetto di competenza dell'UE (articoli 17 e III-282) al fine di dare all'UE i poteri per sviluppare una dimensione europea,

L.   considerando che il calcio professionistico non funziona come un settore tipico dell'economia e che i club professionistici non possono operare alle stesse condizioni di mercato di altri settori economici, vista l'interdipendenza esistente tra gli avversari sportivi e visto l'equilibrio competitivo necessario per garantire l'incertezza dei risultati; che i suoi vari attori, inclusi i tifosi, i giocatori, le società, le leghe e le associazioni non operano come normali consumatori o imprese,

M.   considerando che il futuro del calcio professionistico in Europa è minacciato dalla crescente concentrazione della ricchezza economica e del potere sportivo,

N.   considerando che la crescente rilevanza dei proventi ricavati dalla vendita dei diritti di telediffusione potrebbe scardinare l'equilibrio concorrenziale fra le società di vari paesi poiché siffatti proventi dipendono in larga misura dalla dimensione dei mercati televisivi nazionali,

O.   considerando che da molti decenni il calcio professionistico ha assunto una dimensione sempre più internazionale ed è altresì caratterizzato da differenti regimi regolamentari e legislativi internazionali,

P.   considerando che le divergenti normative nazionali e i divergenti criteri vigenti in Europa in materia di concessione delle licenze provocano condizioni disomogenee sotto il profilo economico e giuridico e che tale situazione ostacola seriamente la corretta competizione sportiva tra squadre nei tornei europei, e di conseguenza anche tra squadre nazionali,

Q.   considerando che la partecipazione femminile nello sport in generale è tuttora di gran lunga inferiore a quella maschile, che le donne sono tuttora sottorappresentate negli organi decisionali e direttivi degli enti sportivi e che si constatano ancora casi di discriminazione fondate sul genere a livello di retribuzione delle sportive professioniste,

R.   considerando che, sebbene la sentenza Bosman del 1995 abbia avuto un effetto positivo sui contratti e la mobilità dei calciatori, nonostante i numerosi problemi occupazionali e sociali tuttora da risolvere, essa ha avuto anche varie conseguenze negative per lo sport, come l'aumento delle possibilità, per i club più ricchi, di assicurarsi i giocatori migliori, il maggior legame tra capacità finanziaria e risultati sportivi, la spirale inflazionistica degli ingaggi dei giocatori, minori opportunità per i giocatori provenienti dal vivaio di esprimere il loro talento ai massimi livelli e una minore solidarietà tra sport professionistico e amatoriale,

S.   considerando che molte attività criminali (partite truccate, corruzione, ecc.) sono il risultato della spirale delle spese, dell'inflazione degli ingaggi e della conseguente crisi finanziaria che molte società devono fronteggiare,

T.   considerando che la Commissione ha confermato in decisioni formali la compatibilità della vendita collettiva dei diritti di telediffusione con le regole comunitarie della concorrenza,

Contesto generale

1.   sottolinea il proprio attaccamento al modello calcistico europeo, con la sua relazione simbiotica tra calcio amatoriale e calcio professionistico;

2.   evidenzia l'importanza delle strutture piramidali nazionali interconnesse del calcio europeo, che alimentano i talenti della base e la competizione, poiché le leghe e le competizioni nazionali aprono anche la strada verso le competizioni europee e occorre trovare un giusto equilibrio fra la base nazionale del gioco e il livello europeo per consentire alle leghe e alle associazioni calcistiche di cooperare in modo efficiente;

3.   riconosce la necessità di uno sforzo comune da parte degli organi di governo del calcio e delle autorità politiche a diversi livelli teso a contrastare taluni sviluppi negativi, come l'eccessiva commercializzazione e la concorrenza sleale, onde garantire un futuro positivo per il calcio professionistico con competizioni avvincenti, un elevato grado di identificazione dei tifosi con la loro squadra e un ampio accesso del pubblico alle partite, mediante, tra l'altro, biglietti a prezzo ridotto per giovani e famiglie, in particolare per incontri internazionali di grande interesse;

4.   valuta positivamente il lavoro svolto ai fini della Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006 e lo studio commissionato dal Parlamento europeo sullo "Sport professionistico nel mercato interno" e chiede agli Stati membri, alle autorità calcistiche europee e nazionali e alla Commissione nel suo prossimo Libro bianco sullo sport di portare avanti gli sforzi avviati dalla Presidenza del Regno Unito per valutare la necessità di misure politiche nel dovuto rispetto del principio di sussidiarietà tenendo presenti i principi e le raccomandazioni principali contenuti nella Valutazione;

5.   esprime la sua volontà di evitare che il futuro del calcio professionistico in Europa sia determinato unicamente caso per caso e di rafforzare la certezza del diritto;

6.   sottoscrive il principio essenziale secondo il quale gli aspetti economici dello sport professionistico ricadono nel campo di applicazione del trattato CE, tenuto conto della specificità degli sport quale sancita nella Dichiarazione di Nizza; e ritiene, a tale proposito, che gli effetti restrittivi di una norma sportiva siano conformi al diritto dell'UE, a condizione che la norma persegua un obiettivo legittimo connesso alla natura e allo scopo dello sport e che i suoi effetti limitativi siano intimamente legati al raggiungimento di tale obiettivo e proporzionati ad esso;

7.   invita la Commissione a definire orientamenti sulle modalità d'applicazione di tale principio e ad avviare un processo di consultazione con le autorità calcistiche nazionali e europee allo scopo di mettere a punto un accordo quadro formale tra l'UE e gli organi di governo nazionali e europei del calcio;

8.   chiede alla Commissione, in collaborazione con il Parlamento europeo, gli Stati membri, gli organi di governo del calcio europei e nazionali e gli altri soggetti interessati, di adottare, nel suo prossimo Libro bianco, i principi e le raccomandazioni contenuti nella presente risoluzione, e di istituire un piano d'azione per il calcio europeo che indichi le questioni suscettibili di essere trattate dalla Commissione nonché gli strumenti da utilizzare al fine di promuovere certezza giuridica e condizioni omogenee per il calcio professionistico;

9.   chiede alla Commissione di portare avanti un dialogo strutturato con gli organi di governo del calcio, comprese le associazioni e le leghe nazionali, e gli altri soggetti interessati al fine di superare il problema dell'incertezza giuridica;

10.   plaude al successo e al grande interesse suscitato dal calcio femminile in Europa e ne sottolinea la crescente rilevanza sociale;

Governance

11.   chiede a tutti gli organi di governo del calcio di definire e coordinare meglio le loro competenze, responsabilità, funzioni e procedure decisionali al fine di aumentare la loro democraticità, trasparenza e legittimità nell'interesse dell'insieme del settore calcistico; invita la Commissione a fornire orientamenti sui quali si fondi una legittima e adeguata autoregolamentazione con il dovuto rispetto per le legislazioni nazionali e il sostegno finanziario alle federazioni e alle associazioni finalizzato a promuovere e coltivare i giovani talenti e la squadra nazionale;

12.   invita l'UEFA a coinvolgere organizzazioni di rappresentanza di calciatori, club e leghe nell'ambito del processo decisionale;

13.   ritiene che una migliore governance, che consenta un'autoregolamentazione più concertata a livello nazionale ed europeo, ridurrà la tendenza a ricorrere alla Commissione e alla Corte di giustizia;

14.   riconosce la competenza e la legittimità dei tribunali sportivi nella misura in cui essi si richiamano al diritto ad un equo processo, stabilito all'articolo 47, comma 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

15.   ritiene che il ricorso ai tribunali civili, anche se infondato sotto il profilo sportivo, non può costituire un illecito disciplinare e condanna le decisioni arbitrarie della Federazione internazionale del calcio (FIFA) in proposito;

16.   chiede all'UEFA e alla FIFA di accettare nei loro statuti il diritto di ricorso ai tribunali ordinari, ma riconosce tuttavia che il principio dell'autoregolamentazione implica e giustifica le strutture del modello sportivo europeo e i principi fondamentali che disciplinano l'organizzazione delle competizioni sportive, comprese le regolamentazioni anti-doping e le sanzioni disciplinari;

17.   insiste sul fatto che il principio di proporzionalità è essenziale per tutti gli organi di governo del calcio nell'esercizio delle loro competenze di autoregolamentazione e chiede alla Commissione di garantire che tale principio sia applicato alle cause giudiziarie in materia sportiva;

18.   chiede alla FIFA di accrescere la propria democrazia interna e la trasparenza delle sue strutture;

19.   ritiene che la causa Charleroi attualmente all'esame della Corte di giustizia potrebbe compromettere seriamente la capacità delle federazioni nazionali di piccole e medie dimensioni di partecipare alle competizioni internazionali e mettere a repentaglio gli investimenti essenziali effettuati dalle federazioni nazionali a favore del calcio di base; giudica, a tale riguardo, che i club devono liberare i propri giocatori chiamati a giocare nella squadra nazionale senza aver diritto a compensazioni; esorta l'UEFA e la FIFA, assieme alle leghe e ai club europei, a raggiungere un accordo sulle condizioni applicabili ai calciatori che subiscono infortuni mentre rappresentano i loro paesi e sulla messa a punto di un sistema di assicurazione collettiva;

20.   appoggia il sistema dell'UEFA di licenze per i club, che mira a garantire condizioni omogenee tra le società e a favorire la loro stabilità finanziaria, e chiede all'UEFA di sviluppare ulteriormente tale sistema, conformemente al diritto comunitario, per assicurare trasparenza finanziaria e una gestione corretta;

21.   raccomanda un'azione energica da parte delle autorità politiche e sportive nazionali ed europee, al fine di garantire una maggiore trasparenza ed una corretta gestione nel calcio professionistico europeo;

22.   sostiene gli sforzi tesi a tutelare l'integrità del gioco escludendo conflitti di interesse dei soggetti di primo piano dei club o degli organi di governo;

23.   invita la Commissione a riflettere, in consultazione con gli organi direttivi del calcio, le leghe e i club, sull'introduzione di uno statuto giuridico europeo per le società sportive onde tener conto delle attività economiche delle grandi società calcistiche pur preservando le loro specificità correlate allo sport; ritiene che tale statuto consentirebbe l'introduzione di norme per il controllo delle attività economiche e finanziarie di tali società, il coinvolgimento dei tifosi e la partecipazione della comunità;

24.   chiede agli Stati membri e agli organi di governo del calcio di promuovere attivamente il ruolo sociale e democratico dei tifosi di calcio, sostenitori dei principi del fair play, favorendo la creazione e lo sviluppo di fondi fiduciari, in riconoscimento della loro responsabilità, gestiti dai tifosi stessi ("supporters' trusts"), che potrebbero partecipare alla proprietà e alla gestione delle società, nominando un difensore civico per il calcio e in modo specifico estendendo a livello europeo il modello del movimento britannico di "Supporters Direct";

25.   chiede all'UEFA di esaminare in che modo le organizzazioni dei tifosi a livello europeo potrebbero assumere un ruolo importante e di studiare la possibilità di creare su scala europea una struttura analoga a quella britannica denominata "Supporters Direct";

26.   ritiene che i calciatori professionisti e i loro rappresentanti sindacali , le società e le leghe debbano essere maggiormente coinvolti nella governance del calcio grazie a un migliore dialogo sociale;

Lotta alle attività criminali

27.   sostiene gli sforzi esplicati dagli organi di governo del calcio europei e nazionali per introdurre una maggiore trasparenza nella struttura societaria dei club e chiede al Consiglio di mettere a punto e adottare misure di lotta alle attività criminali che minacciano il calcio professionistico, compreso il riciclaggio, le scommesse clandestine, il doping e le partite truccate nonché la prostituzione coatta a margine dei grandi eventi calcistici;

28.   sottolinea la necessità di assicurare che gli enti coinvolti nel settore del calcio rispettino pienamente la legislazione in materia di trasparenza e riciclaggio di denaro;

29.   invita tutti gli Stati membri a introdurre meccanismi atti a promuovere la cooperazione tra club, forze di polizia e tifoserie organizzate, al fine di combattere la violenza e i fenomeni di teppismo nonché altre forme di comportamento delinquenziale prima, durante e dopo le partite di calcio e a scambiare buone prassi;

30.   chiede al Consiglio di rafforzare il coordinamento delle misure preventive e delle sanzioni concernenti i teppisti, anche in relazione alle partite nazionali; invita a tale riguardo il Consiglio ad appicare la sua decisione 2002/348/JHA concernente la sicurezza in occasione di partite di calcio internazionali e, se necessario, ad approvare misure supplementari in seguito ai recenti episodi di violenza all'interno e all'esterno degli stadi di calcio;

31.   invita gli Stati membri, le autorità europee del calcio nonché le federazioni e le leghe a condurre una vasta campagna europea di sensibilizzazione dei tifosi al fine di arginare la violenza all'interno e all'esterno degli stadi;

Ruolo sociale, culturale ed educativo del calcio

32.  pone in evidenza l'importanza dell'istruzione attraverso lo sport e le potenzialità insite nel calcio per aiutare i giovani socialmente vulnerabili a rimettersi in carreggiata e chiede alle federazioni nazionali, alle leghe e ai club di procedere a uno scambio delle migliori pratiche in proposito;

33.   invita la Commissione e gli Stati membri ad appoggiare anche progetti di inserimento sociale promossi da società calcistiche;

34.   esprime il suo chiaro sostegno alle misure dell'UEFA tese a incoraggiare la formazione dei giovani calciatori esigendo la presenza di un numero minimo di calciatori locali tra i membri titolari di una squadra professionistica e ponendo un limite alle dimensioni della squadra; ritiene che tali incentivi siano proporzionati e chiede ai club professionistici di applicare rigorosamente tale norma;

35.   è convinto che sono necessarie disposizioni aggiuntive per far sì che l'iniziativa relativa ai giocatori locali non porti al traffico di minori derivante dalla concessione di contratti da parte di alcune società a giocatori giovanissimi (di età inferiore ai 16 anni);

36.   sottolinea che ai giovani giocatori deve essere data l'opportunità di un'istruzione generale e di una formazione professionale parallela alle attività legate alla loro società di calcio e agli allenamenti, e che le società dovrebbero garantire che i giovani giocatori provenienti da paesi terzi possano fare ritorno in piena sicurezza nei loro paesi se la loro carriera in Europa non decolla;

37.   insiste sul fatto che la normativa in materia di immigrazione deve sempre essere rispettata in relazione all'ingaggio di giovani talenti stranieri e chiede alla Commissione di affrontare il problema del traffico di minori nell'ambito della decisione quadro 2002/629/GAI del Consiglio, del 19 luglio 2002, sulla lotta alla tratta degli esseri umani(3) e/o nell'ambito dell'applicazione della direttiva 94/33/CE del Consiglio, del 22 giugno 1994, relativa alla protezione dei giovani sul lavoro(4); rileva che occorre dare ai giovani calciatori l'opportunità di ricevere un'istruzione generale e una formazione professionale parallelamente alla loro attività sportiva e in seno al loro club affinché non siano completamente dipendenti dai club; chiede che siano intraprese azioni volte a prevenire l'esclusione sociale dei giovani che infine non vengono selezionati;

38.   invita gli organi di governo del calcio e le società calcistiche a impegnarsi nella lotta contro la tratta di esseri umani:

   firmando una Carta europea per la solidarietà nel calcio, che impegni i firmatari a rispettare buone prassi in materia di scoperta, assunzione e accoglienza di giovani calciatori stranieri;
   partecipando alla creazione di un Fondo di solidarietà che finanzi programmi di prevenzione nei paesi maggiormente colpiti dalla tratta di essere umani;
   sottoponendo a revisione l'articolo 19 della regolamentazione della FIFA sullo status e il trasferimento di calciatori per quanto concerne la protezione dei minori;

39.   sottolinea l'importanza sociale ed educativa dei centri di formazione e la funzione essenziale da essi svolta per il benessere dei club e lo sviluppo dei talenti calcistici del futuro e sostiene le iniziative finanziarie destinate ai club dotati di un centro di formazione, a condizione che gli incentivi siano compatibili con le norme del trattato in materia di aiuti di Stato e chiede alla Commissione di riconoscere questo ruolo essenziale in sede di definizione degli orientamenti per gli aiuti di Stato;

40.   sottolinea la necessità di garantire ai giovani giocatori possibilità di crescita adeguate e di formarli in uno spirito di onestà e correttezza;

41.   esorta gli Stati membri a introdurre la prospettiva di genere in tutte le fasi delle politiche sportive al fine di continuare a ridurre il divario esistente tra uomini e donne, tanto in termini di rappresentanza in seno agli organismi sportivi quanto di retribuzione nonché a livello di partecipazione effettiva allo sport, uniformando così i vantaggi personali e sociali derivanti dallo sport;

Aspetti occupazionali e sociali

42.   deplora le differenze tra le normative sociali e fiscali degli Stati membri che causano disequilibri tra i club nonché la mancanza di volontà degli Stati membri nel risolvere questo aspetto a livello europeo;

43.   sottolinea l'importanza del reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute in un altro Stato membro per consentire la libera circolazione dei lavoratori;

44.   ritiene che la realtà economica in cui operano attualmente gli agenti dei calciatori richieda azioni da parte degli organismi di governo del calcio a tutti i livelli, in consultazione con la Commissione, al fine di migliorare le norme che disciplinano l'attività di tali agenti; invita al riguardo la Commissione ad appoggiare gli sforzi dell'UEFA volti a regolamentare i procuratori dei giocatori, se necessario presentando una proposta di direttiva sugli agenti dei calciatori comprendente i seguenti aspetti: norme e criteri d'esame rigorosi per autorizzare un soggetto a svolgere l'attività di agente di calciatori; trasparenza nelle transazioni degli agenti; norme minime armonizzate per i contratti degli agenti; un sistema di controllo e disciplinare efficiente ad opera degli organismi europei di governo del calcio; introduzione di un "regime di concessione delle licenze di agente" e di un registro degli agenti; cessazione della "doppia rappresentanza" e del pagamento dell'agente da parte del giocatore;

45.   chiede all'UEFA e alla Commissione di intensificare i loro sforzi tesi a rafforzare il dialogo sociale a livello europeo su questioni quali la durata del contratto, la definizione del periodo di trasferimento, le possibilità di rescissione anticipata del contratto e il rimborso ai club di formazione, in quanto esso può evitare e superare tensioni tra i calciatori e i datori di lavoro;

46.   plaude all'iniziativa della FIFPro, dell'UEFA e dell'EPFL volta a far progredire i diritti dei giocatori assicurando che i giocatori ricevano sempre contratti scritti che prevedano taluni requisiti minimi;

47.   riconosce la necessità di attuare in modo più efficace, in tutti gli Stati membri, la legislazione in materia di lavoro al fine di assicurare che i giocatori professionisti si vedano riconosciuti i diritti loro spettanti e rispettino gli obblighi cui sono soggetti in quanto lavoratori dipendenti;

48.   invita la Commissione a sostenere attivamente iniziative e campagne di lotta contro il lavoro minorile nei settori connessi al calcio e ad esaminare tutte le possibilità politiche e giuridiche per assicurare il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori, compresi i bambini;

Lotta alla violenza, al razzismo e ad altre forme di discriminazione

49.   chiede alla Commissione, agli Stati membri e a tutti i soggetti operanti nel calcio professionistico di farsi carico della propria responsabilità di portare avanti e intensificare la lotta al razzismo e alla xenofobia condannando qualsiasi forma di discriminazione negli stadi e in prossimità degli stessi, dato che anche i calciatori hanno il diritto legittimo a un posto di lavoro in cui non vi sia razzismo né altre forme di discriminazione; chiede un inasprimento delle sanzioni contro qualsiasi atto discriminatorio nel calcio; chiede all'UEFA e alle federazioni e alle leghe nazionali di applicare norme disciplinari in modo coerente, fermo e coordinato senza ignorare la situazione finanziaria dei club;

50.   invita in tale contesto anche la Commissione, l'UEFA e gli altri soggetti interessati a dare seguito alla Dichiarazione del 14 marzo 2006 del Parlamento sulla lotta al razzismo nel calcio(5); si congratula con l'UEFA e la FIFA per l'inasprimento delle sanzioni introdotto nei loro statuti e per i provvedimenti adottati e attende con interesse ulteriori azioni da parte di tutti i soggetti interessati del settore calcistico;

51.   invita la Commissione, l'UEFA e altri interessati a non lasciare impunite anche altre forme di discriminazione quali le discriminazioni in base al sesso, all'origine, all'orientamento sessuale o simili negli stadi e in prossimità degli stessi;

52.  condanna tutte le forme di comportamento violento negli stadi di calcio, incoraggia gli Stati membri ad applicare le misure più rigorose a loro disposizione onde ridurre ed eliminare tutte le forme di violenza sui campi di calcio ed esprime il proprio sostegno alle misure dell'UEFA volte a sradicare la violenza;

Regole di concorrenza e mercato interno

53.   è fermamente convinto che l'introduzione di un sistema modulato di controllo dei costi possa essere un modo per migliorare la stabilità finanziaria e l'equilibrio competitivo tra squadre, ad esempio qualora esso fosse integrato in un sistema aggiornato di licenze per i club;

54.   ritiene che il calcio debba assicurare l'interdipendenza dei concorrenti e la necessità di garantire l'incertezza dei risultati delle competizioni, il che, per le organizzazioni sportive, potrebbe servire come giustificazione alla messa a punto di un quadro specifico nel mercato della produzione e la vendita di eventi sportivi; reputa tuttavia che queste caratteristiche specifiche non garantiscano automaticamente l'esenzione dalle norme comunitarie in materia di concorrenza previste per qualsiasi attività economica generata dal calcio professionistico, vista la crescente importanza economica di tali attività;

55.   invita la Commissione a mettere a punto orientamenti chiari sull'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato, indicando quale tipo di partecipazione pubblica sia accettabile e legittima per adempiere alla missione sociale, culturale ed educativa del calcio, come il sostegno finanziario o d'altro genere accordato da autorità pubbliche alla costruzione o all'ammodernamento di stadi o di altre strutture calcistiche;

56.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di lavorare in stretto collegamento con gli organi di governo del calcio internazionali, europei e nazionali per riflettere sulle conseguenze di una possibile liberalizzazione del mercato delle scommesse e sui meccanismi volti ad assicurare il finanziamento dello sport in generale e del calcio in particolare, nonché di esaminare misure atte a salvaguardare l'integrità delle competizioni calcistiche nazionali ed europee;

57.   riconosce l'importanza dei marchi registrati nell'industria dello sport, purché essi non siano utilizzati per impedire la libera circolazione delle merci;

58.   osserva che spesso si registra uno squilibrio tra l'offerta e la domanda di biglietti per i grandi incontri di calcio che è vantaggioso per gli sponsor, ma pregiudizievole per i consumatori; sottolinea l'importanza di considerare appieno gli interessi dei consumatori in sede di distribuzione dei biglietti e di garantire che la vendita dei medesimi avvenga in modo equo e non discriminatorio a tutti i livelli; riconosce tuttavia che la distribuzione dei biglietti può, se del caso, essere ristretta ai membri delle associazioni di tifosi, alle associazioni di viaggio o ad organismi analoghi, l'adesione ai quali avvenga su base non discriminatoria;

Vendita dei diritti televisivi e regole di concorrenza

59.   ritiene che in tutte le competizioni la vendita collettiva è essenziale per tutelare il modello della solidarietà finanziaria del calcio europeo; auspica che la Commissione avvii un dibattito pubblico e un'ulteriore indagine sull'opportunità di adottare tale modello in tutta Europa per le competizioni paneuropee e nazionali, come proposto dalla Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006; chiede, a tale proposito, alla Commissione di fornire una valutazione particolareggiata dell'impatto economico e sportivo delle sue decisioni che interessano i diritti di telediffusione e della misura in cui esse hanno funzionato o meno;

60.   sottolinea che la vendita dei diritti di telediffusione nelle leghe nazionali di calcio europee deve sempre rispettare le regole di concorrenza comunitarie, tenuto conto della specificità dello sport, ed essere negoziata e ultimata in modo trasparente; fermo restando ciò, ritiene tuttavia che le trasmissioni calcistiche debbano essere accessibili al più vasto pubblico possibile anche mediante i canali che trasmettono in chiaro;

61.   sottolinea che difficilmente si possono sopravvalutare i meriti dell'articolo 3 bis dell'attuale direttiva 97/36/CE(6) sulla televisione senza frontiere;

62.   rileva che per il calcio professionistico è essenziale che i proventi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi siano ripartiti equamente secondo modalità che garantiscano la solidarietà tra il gioco professionale e amatoriale e tra club concorrenti in tutte le competizioni; prende atto che l'attuale distribuzione degli introiti derivanti dai diritti televisivi nella Champions League dell'UEFA rispecchia in modo significativo la dimensione dei mercati televisivi dei club nazionali; osserva che ciò avvantaggia i grandi paesi, diminuendo così il potere dei club di paesi più piccoli;

63.   invita pertanto l'UEFA, assieme alla Commissione, a continuare a studiare meccanismi che instaurino un maggiore equilibrio competitivo in questo campo attraverso una maggiore ridistribuzione;

64.   rileva che la trasmissione televisiva delle gare sportive avviene sempre più su reti codificate e a pagamento e che tali gare diventano pertanto inaccessibili per molti consumatori;

Doping

65.   raccomanda che la prevenzione e la lotta contro il doping diventino un importante preoccupazione per gli Stati membri; sollecita una politica di prevenzione e di repressione del doping e sottolinea la necessità di combattere le irregolarità attraverso controlli, la ricerca, test, un monitoraggio permanente effettuato da medici indipendenti e, parallelamente, mediante la prevenzione e la formazione; esorta i club professionisti ad assumersi l'impegno di combattere il doping e a verificarne il rispetto attraverso controlli interni;

o
o   o

66.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'UEFA, alla FIFA, all'EPFL, allo European Club Forum, e al FIFPro.

(1) COM(1999)0644.
(2) Conclusioni della Presidenza, Riunione del Consiglio europeo di Nizza, 7-9 dicembre 2000, Allegato IV.
(3) GU L 203 dell'1.8.2002, pag. 1.
(4) GU L 216 del 20.8.1994, pag. 12.
(5) GU C 291 E, del 30.11.2006, pag. 143.
(6) GU L 202 del 30.7.1997, pag. 60.


Integrazione dei nuovi Stati membri nella PAC
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2007 sull'integrazione dei nuovi Stati membri nella PAC (2006/2042(INI))
P6_TA(2007)0101A6-0037/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 33 del Trattato che istituisce la Comunità europea,

–   visto il regolamento (CE) n. 1268/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, relativo al sostegno comunitario per misure di preadesione a favore dell'agricoltura e dello sviluppo rurale da attuare nei paesi candidati dell'Europa centrale e orientale nel periodo precedente all'adesione(1),

–   visto l'Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l'Unione europea(2),

–   visto il regolamento (CE) n. 1782/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori(3),

–   vista la decisione 2004/281/CE del Consiglio, del 22 marzo 2004, recante adattamento dell'Atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l'Unione europea, a seguito della riforma della politica agricola comune(4),

–   visto il regolamento (CE) n. 864/2004 del Consiglio, del 29 aprile 2004, che modifica il regolamento (CE) n. 1782/2003 che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, tenendo conto dell'adesione all'Unione europea della Repubblica ceca, dell'Estonia, di Cipro, della Lettonia, della Lituania, dell'Ungheria, di Malta, della Polonia, della Slovenia e della Slovacchia(5),

–   visto il regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, del 21 giugno 2005, relativo al finanziamento della politica agricola comune(6),

–   visto il regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)(7),

–   visto il regolamento (CE) n. 318/2006 del Consiglio, del 20 febbraio 2006, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero(8),

–   visto l'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(9),

–   visto il regolamento (CE) n. 2012/2006 del Consiglio del 19 dicembre 2006 recante modifica e rettifica del regolamento (CE) n. 1782/2003, che stabilisce norme comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori, e modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)(10),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A6-0037/2007),

A.   considerando che l'allargamento del 2004 ha aumentato in misura considerevole la superficie agricola (del 27% circa), il numero delle aziende (del 60% circa) e il numero dei lavoratori agricoli (del 57% circa) nell'UE, rafforzando così il suo potenziale di produzione e il ruolo dell'agricoltura; che con l'aumento delle rese per ettaro delle produzioni per l'alimentazione umana e animale si liberano superfici sufficienti per la produzione di biomassa e che ciò ha contribuito ad un'ulteriore differenziazione del tessuto agricolo e rurale in Europa; che tale processo si è accentuato e consolidato con l'adesione della Bulgaria e della Romania,

B.   considerando che l'agricoltura della maggior parte dei nuovi Stati membri si differenzia notevolmente da quella dei paesi dell'UE-15 dal punto di vista del volume della produzione e della sua struttura nonché le dimensioni delle aziende agricole e risulta essere meno efficiente, tecnicamente meno sviluppata e meno integrata in senso verticale ed orizzontale rispetto all'agricoltura dei vecchi Stati membri,

C.   considerando che nella maggior parte dei nuovi Stati membri l'agricoltura svolge un ruolo economico e sociale più importante che nell'UE-15, dal momento che il suo contributo al reddito nazionale lordo e la quota di lavoratori occupati nel settore superano la media UE,

D.   considerando che in alcuni nuovi Stati membri l'agricoltura di sussistenza e di semisussistenza rivestono una grande importanza sul piano sociale, culturale e ambientale,

E.   considerando che i nuovi Stati membri si sono integrati agevolmente e con successo nel mercato interno, contribuendo ad un sensibile aumento degli scambi agricoli e alimentari in Europa; che i nuovi Stati membri hanno debitamente introdotto ed applicato le norme nei settori veterinario, fitosanitario, di sicurezza alimentare, delle organizzazioni comuni di mercato ed altre norme orizzontali, per cui non è stato necessario ricorrere a particolari misure di salvaguardia,

F.   considerando che i nuovi Stati membri hanno dovuto sostenere elevati costi sociali ed economici per adattarsi alle regole della politica agricola comune (PAC) e integrarle nonché per adeguarsi all'ambiente concorrenziale dell'UE; che i fondi di preadesione hanno coperto solo in parte i costi del processo di adattamento e d'integrazione prima dell'adesione; che l'adesione all'UE ha posto in risalto i problemi economici generali e di competitività dei nuovi Stati membri e che la PAC non è riuscita a risolvere completamente tali problemi,

G.   considerando che la PAC ha determinato un notevole sviluppo e forti cambiamenti nell'agricoltura dei nuovi Stati membri e che problemi e tensioni sono emersi soprattutto perché le regole della PAC non sostengono a sufficienza lo sviluppo di un settore agricolo equilibrato e sostenibile, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento, l'orticoltura e l'integrazione a monte e a valle,

H.   considerando che l'Atto di adesione prevede un lungo periodo d'introduzione graduale (nove anni) con un basso livello iniziale (25% del livello applicabile nell'UE) per i pagamenti diretti nei nuovi Stati membri, mentre le regole concernenti il mercato interno e i contributi al bilancio si applicano pienamente ad essi; che il livello dei costi e dei redditi nei nuovi Stati membri non giustifica questo grado di differenziazione che crea disparità nelle condizioni concorrenziali degli agricoltori dei nuovi Stati membri,

I.   considerando che i problemi che dovrebbero essere affrontati nei nuovi Stati membri sono essenzialmente quelli che richiedono modifiche strutturali per rafforzare la competitività; che le misure della PAC a sostegno dei redditi e a garanzia dei prezzi hanno contribuito in misura significativa a tale rafforzamento,

J.   considerando che la Commissione e il Consiglio hanno tardato o stentato a comprendere i problemi specifici dei nuovi Stati membri e ad offrire loro l'aiuto necessario (ad esempio, problemi relativi al mercato ortofrutticolo, in particolare per quanto concerne i frutti in bacche, le ciliegie e le mele, il blocco ingiustificato alle esportazioni polacche da parte della Russia e dell'Ucraina, la proposta modifica e abolizione delle norme d'intervento per il mais e le importazioni di miele da paesi terzi),

K.   considerando che un numero eccessivamente limitato di produttori che risultano proprietari nell'industria di trasformazione alimentare nei nuovi Stati membri e gli abusi di posizione dominante da parte delle catene di distribuzione pongono seri limiti alla competitività degli agricoltori, come pure alle loro possibilità di cooperazione e integrazione,

L.   considerando che otto dei dieci nuovi Stati membri hanno scelto il "regime di pagamento unico per superficie" (RPUS) per i pagamenti diretti,

M.   considerando che le esigenze di assistenza comunitaria di bilancio allo sviluppo rurale nei nuovi Stati membri sono risultate nettamente superiori agli stanziamenti di bilancio disponibili per il periodo 2004-2006, che nel contempo le norme per l'attuazione dei programmi di sviluppo rurale hanno limitato l'utilizzo dinamico delle risorse comunitarie a disposizione e che tali fattori hanno considerevolmente ridotto l'impatto del secondo pilastro della PAC nei nuovi Stati membri e potrebbero sussistere anche durante il nuovo quadro finanziario,

Agevole integrazione in una situazione di reciproco vantaggio

1.   si compiace del fatto che il settore agroalimentare dei nuovi Stati membri si sia pienamente e agevolmente integrato nel mercato comunitario;

2.   sottolinea che l'allargamento del 2004, pur avendo causato perturbazioni sui mercati agricoalimentari di alcuni dei nuovi Stati membri, ha contribuito in misura significativa allo sviluppo di relazioni commerciali stabili fra tutti i 25 Stati membri;

3.   sottolinea che l'allargamento ha comportato almeno in parte vantaggi per il settore agroalimentare sia nei nuovi che nei vecchi Stati membri: gli operatori nei nuovi Stati membri hanno tratto vantaggio dal più alto livello di sostegno all'agricoltura e dalle nuove possibilità di commercio, mentre l'industria di trasformazione alimentare e gli scambi internazionali dei vecchi Stati membri sono aumentati, e che si è registrato un incremento degli investimenti e del fatturato nel settore del commercio al dettaglio, in particolare durante il periodo di preadesione;

4.   ritiene che in generale l'integrazione dei nuovi Stati membri si sia realizzata in modo positivo ma che la situazione non sia sempre ben definita, poiché non tutte le aziende agricole hanno visto aumentare il loro reddito; osserva che l'aumento dei prezzi di acquisto e delle sovvenzioni è stato in parte annullato dal significativo incremento dei costi di produzione (ad esempio aumento del costo dei carburanti, dell'energia, dei fertilizzanti, dei prodotti fitosanitari e dei macchinari);

5.   sottolinea che l'allargamento non ha aumentato il livello di rischio per quanto riguarda la sicurezza alimentare, la salute degli animali e il settore fitosanitario e, a tale proposito, rileva che gli standard e l'efficienza delle attività delle competenti autorità nei nuovi Stati membri sono, per taluni aspetti, superiori alla media dell'UE;

6.   fa presente che l'allargamento del 2004 non ha imposto un onere eccessivo sul bilancio della PAC e non ha richiesto modifiche significative per quanto riguarda il bilancio dell'UE, ma che la decisione di congelare le dotazioni relative ai pagamenti diretti e di mercato e il quadro finanziario per il periodo 2007-2013 richiedono uno sforzo basato sul principio di solidarietà dell'UE-15 dal 2007 in poi; sottolinea peraltro che, a seguito delle decisioni del Consiglio europeo del dicembre 2005, i produttori dell'UE-15, oltre a dover tener conto delle decisioni sull'attuazione di politiche volte a rafforzare il secondo pilastro, come quella della modulazione volontaria, hanno subito tagli di bilancio in seguito all'adesione della Bulgaria e della Romania;

7.   si duole del fatto che in occasione degli allargamenti del 2004 e del 2007 non siano stati stanziati importi più elevati, neppure dell'entità prevista in un primo tempo;

Attuazione della PAC nei nuovi Stati membri

8.   fa presente che le notevoli diversità tra i settori agricoli dei nuovi Stati membri comporta differenze anche nell'impatto che l'applicazione della PAC produce e nella portata e gravità delle sfide che essi devono affrontare;

9.   ritiene che dopo l'allargamento dell'UE ai 10 nuovi Stati membri avvenuto nel 2004 le norme comunitarie non siano state adeguate in modo appropriato alle nuove condizioni esistenti in alcuni mercati (ad esempio quelli dei frutti in bacche e della fecola);

10.   rileva che l'adeguamento alle condizioni e alle regole del mercato interno e l'applicazione della PAC – specialmente per quanto riguarda le norme nei settori veterinario, fitosanitario, della sicurezza alimentare, delle organizzazioni comuni di mercato e altre norme orizzontali – richiedono notevoli sforzi agli agricoltori e alle amministrazioni nei nuovi Stati membri;

11.   ritiene che per molti mesi la Commissione non abbia prestato la dovuta attenzione al divieto di esportazione di prodotti agricoli polacchi in Ucraina e in Russia e non abbia adottato misure efficaci in vista della sua abolizione;

12.   rileva che, anche se i programmi di preadesione finanziati dall'UE hanno consentito di preparare l'applicazione della PAC e i progetti di gemellaggio si sono dimostrati utili, gli obiettivi originariamente stabiliti sono stati realizzati solo in parte e l'efficienza delle misure comunitarie è risultata limitata;

13.   ricorda che il programma SAPARD è iniziato con grande ritardo e che il suo ambito è stato limitato, soprattutto a causa della complessità delle condizioni previste e della mancanza di decisioni tempestive da parte della Commissione e delle autorità dei nuovi Stati membri;

14.   osserva che alcuni nuovi Stati membri incontrano notevoli difficoltà nell'attuare i programmi comunitari di sviluppo rurale, a causa della complessità delle relative disposizioni specifiche e dell'onere amministrativo della loro gestione;

15.   ribadisce che, dal momento che i pagamenti diretti svolgono un ruolo sostanziale nello sviluppo e nell'adeguamento del settore agricolo dei nuovi Stati membri, il loro basso livello nei primi anni del periodo d'introduzione progressiva ha non solo ostacolato i necessari adeguamenti, ma anche creato disparità nelle condizioni concorrenziali sul mercato interno, una situazione alla quale molte imprese non sono state in grado di far fronte economicamente;

16.   sottolinea l'importanza del ruolo dei programmi di sviluppo rurale, sia ai fini di un nuovo orientamento delle aziende agricole rivolto al mercato - ad esempio nel settore della trasformazione e commercializzazione dei propri prodotti o in quello del turismo - sia in vista della creazione di fonti alternative di reddito per coloro che abbandonano la produzione agricola primaria per motivi di ordine economico;

17.   rileva che le differenze nel livello dei pagamenti diretti tra l'UE-10 e l'UE-15 non hanno garantito parità di condizioni, per cui in diversi nuovi Stati membri i produttori hanno perduto terreno persino sui loro mercati interni, una situazione cui tuttavia ha contribuito soprattutto la concorrenza risultante dall'aumento delle importazioni e delle esportazioni in provenienza da paesi terzi in seguito alla modifica del regime doganale;

18.   ritiene che le riserve espresse dalla Commissione nei confronti dei nuovi Stati membri per quanto concerne le presunte scorte in eccesso al momento dell'adesione all'UE e le minacce di forti sanzioni pecuniarie fossero per lo più infondate e si basassero su calcoli errati, e osserva che in nessun mercato agricolo si sono registrati squilibri che sarebbero potuti derivare da queste presunte scorte eccessive;

19.   sottolinea che i nuovi Stati membri sono stati costretti ad applicare il sistema dei pagamenti diretti nazionali complementari ("top up"), che possono essere considerati una forma di cofinanziamento e una quasi-rinazionalizzazione dei pagamenti diretti comunitari e che hanno causato gravi difficoltà politiche ed economiche in diversi nuovi Stati membri, imponendo un pesante onere sui loro bilanci nazionali e limitando la possibilità di applicare regimi di aiuto statale;

20.   sottolinea che, a causa di vincoli di bilancio e in contrasto con gli obiettivi generali e i principi della PAC e con la modulazione nell'UE-15, la maggior parte dei nuovi Stati membri ha dovuto raggruppare una parte dei propri stanziamenti comunitari destinati allo sviluppo rurale per le finalità dei pagamenti diretti nazionali complementari, come previsto dall'Atto di adesione;

21.   si richiama al parere di alcuni nuovi Stati membri secondo cui i pagamenti per superficie interamente disaccoppiati non contribuiscono efficacemente ad uno sviluppo equilibrato e alla sostenibilità della loro agricoltura e, almeno per un certo periodo, in alcuni Stati membri potrebbe essere necessario prevedere, fino al 2013, preferenze settoriali e/o pagamenti accoppiati facoltativi, che andrebbero presi in considerazione su richiesta; ricorda al riguardo l'esperienza positiva dei pagamenti diretti nazionali complementari, interamente o parzialmente accoppiati, e delle misure temporanee di aiuto statale;

22.   osserva che la maggior parte dei nuovi Stati membri vorrebbe continuare ad applicare quanto più a lungo possibile il RPUS, dato che il passaggio al regime di pagamento unico comporta oneri amministrativi e tecnici estremamente pesanti, e si concilia bene con una futura politica di pagamenti disaccoppiati;

23.   ritiene che sia necessario applicare le regole di ecocondizionalità e le prescrizioni relative a buone pratiche agricole e condizioni ambientali sia nei nuovi che nei vecchi Stati membri; propone di introdurre tali norme di ecocondizionalità in modo graduale e di completarne l'integrazione entro la fine del periodo d'introduzione graduale; propone che ai nuovi Stati membri sia data la possibilità di rinviare l'applicazione delle norme di ecocondizionalità fino a quando non sarà stata completata l'introduzione dei pagamenti diretti; propone inoltre che le prescrizioni in materia di buone condizioni agricole e ambientali rimangano in vigore almeno per il periodo del RPUS, dato che la maggior parte dei nuovi Stati membri potrebbe incontrare difficoltà nel conformarsi alle complicate e costose disposizioni in materia di ecocondizionalità;

24.   si compiace che il Consiglio abbia adottato la proposta della Commissione volta a prorogare il RPUS sino alla fine del 2010 e ad estendere ai nuovi Stati membri i benefici del regime di aiuti alle colture energetiche;

25.   chiede alla Commissione - nell'ambito della semplificazione e razionalizzazione dell'applicazione della PAC, dei regimi di pagamenti diretti e dei programmi di sviluppo agricolo - di tener conto dei problemi cui devono far fronte soprattutto i nuovi Stati membri e di proporre le opportune soluzioni, senza tuttavia discostarsi dalle norme che disciplinano l'applicazione della PAC;

26.   sottolinea che la Commissione dovrebbe tenere maggiormente conto dei problemi e delle preoccupazioni dei nuovi Stati membri nelle decisioni che adotta nell'ambito della PAC;

27.   esprime seria preoccupazione in merito alla recente proposta della Commissione di abolire completamente il regime d'intervento per il mais a partire dal 2007; rileva che le modalità di presentazione della proposta sono contrarie ai principi fondamentali dell'UE in considerazione dei tempi, della mancanza di una corretta valutazione, in particolare per quanto riguarda le implicazioni di tale decisione per l'organizzazione comune del mercato dei cereali e i pagamenti diretti per superficie, nonché l'assenza di soluzioni alternative o di periodi di transizione; ritiene che l'abolizione prematura del regime d'intervento per il mais avrà probabilmente gravi conseguenze;

28.   ritiene che, nello spirito della riforma della PAC del 2003, si dovrebbe prendere in considerazione l'introduzione di pagamenti per superficie per la coltivazione di frutti in bacche destinati alla trasformazione, vincolandoli all'obbligo di partecipazione alle attività di gruppi agroalimentari o di organizzazioni di produttori e all'obbligo di vendita dei prodotti in questione nell'ambito di contratti commerciali, il che potrebbe contribuire ad aumentare la competitività del settore dei frutti in bacche e migliorare la situazione degli agricoltori in Stati membri, in particolare in Polonia;

29.   ritiene che nella produzione agricola e nel tessuto rurale dei nuovi Stati membri siano necessari ulteriori cambiamenti e ribadisce che le regole della PAC e l'aiuto comunitario devono favorire tale processo; sottolinea che è essenziale effettuare le necessarie modifiche in maniera graduale, dal momento che la società rurale legata all'agricoltura e il settore agricolo dei nuovi Stati membri non potrebbero tollerare cambiamenti troppo repentini e drastici nella loro struttura produttiva e occupazionale;

Futuro della PAC nell'UE allargata

30.   fa presente che l'attuale PAC non è in grado di risolvere una parte considerevole dei problemi agricoli o connessi all'agricoltura nell'UE allargata; ritiene che il disaccoppiamento dei pagamenti diretti, imposto dall'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), accentui in generale l'orientamento al mercato dell'agricoltura dell'UE, ma rileva che i pagamenti diretti disaccoppiati non contribuiscono efficacemente alla creazione di un settore agricolo sostenibile e di una società rurale, né nei nuovi Stati membri né nella maggior parte dei paesi dell'UE-15; sottolinea che sono necessari ulteriori provvedimenti o un'applicazione su misura del regime dei pagamenti diretti;

31.   è del parere che, soprattutto negli Stati membri e nelle regioni in cui le aziende agricole specializzate svolgono un ruolo decisivo nell'agricoltura, l'attuale sistema dei pagamenti diretti promuova in misura eccessiva le colture a seminativo, non contribuisca in modo adeguato ad un allevamento sostenibile e non promuova né faciliti i necessari cambiamenti strutturali;

32.   osserva che nel caso di alcuni nuovi Stati membri, per taluni settori, i bassi livelli delle quote assegnate hanno comportato il congelamento o addirittura il declino della produzione agricola e che il fatto che i pagamenti disaccoppiati fossero legati al livello più basso di quote ha rappresentato un ulteriore svantaggio sul piano delle sovvenzioni per i nuovi Stati membri, oltre al processo d'introduzione graduale; rileva inoltre che tali problemi si presentano anche in alcuni dei vecchi Stati membri;

33.   ritiene che la realizzazione degli obiettivi della PAC nei nuovi Stati membri sia ostacolata anche dal livello insufficiente di finanziamenti per lo sviluppo rurale, dalla mancanza di un efficace sistema di gestione dei rischi e delle crisi, nonché dall'eccessiva rigidità delle norme comunitarie sugli aiuti statali;

34.   sottolinea che la PAC deve essere mantenuta a livello comunitario nell'ambito di una PAC riformata e che si dovrebbe evitare qualsiasi rinazionalizzazione di tale politica; rileva tuttavia che occorre applicare misure specifiche basate sul principio di sussidiarietà; è dell'avviso che sia necessario rivedere l'ambito, gli obiettivi e i principi della PAC, compreso il modello agricolo europeo, tenendo conto degli obiettivi e delle esigenze dell'agricoltura, delle zone rurali, degli agricoltori, dei consumatori e di tutta la società dell'UE allargata a 27 paesi, in modo da definire le risorse finanziarie necessarie e garantire che la loro ripartizione sia adeguata, equa e pienamente giustificata;

35.   ribadisce che nella futura riforma della PAC occorrerà tenere debitamente conto di tutti i possibili fattori (ad esempio, conseguenze di decisioni finanziarie precedenti, riforme della PAC, esperienze dei nuovi Stati membri, diversità e varietà dell'agricoltura europea), segnatamente in occasione del "check-up" della PAC e della revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013 nel 2008-2009;

36.   sottolinea inoltre che è essenziale evitare decisioni dettate unicamente dall'esigenza di ridurre il livello del finanziamento comunitario o di mantenere lo statu quo finanziario tra gli Stati membri;

37.   ritiene che la produzione di biomassa e di bioenergia svolgerà un ruolo strategico nel futuro del settore agricolo dell'UE; chiede che vengano assegnati adeguati finanziamenti dell'UE per promuovere la produzione di biomassa su terreni non più utilizzati per la produzione di alimenti destinati all'alimentazione umana e animale; ricorda in proposito le elevate capacità dei nuovi Stati membri e l'accresciuto potenziale di produzione globale dell'UE allargata;

38.   sottolinea che le esigenze specifiche degli Stati membri e delle regioni, compresa la soluzione dei problemi e delle difficoltà nei nuovi Stati membri, dovrebbero continuare ad essere soddisfatte sulla base della sussidiarietà applicando i seguenti strumenti ad hoc:

   a) introduzione di un sistema rivisto dei pagamenti diretti, che preveda anche nuove misure quali opzioni di riaccoppiamento volontarie ad uso esclusivo degli Stati membri che le considerano necessarie per realizzare i loro obiettivi sociali, occupazionali e di sostenibilità; estensione dei pagamenti a nuovi settori e nuovi beneficiari, ad esempio frutti in bacche destinati alla trasformazione, nel quadro del sistema rivisto di dotazioni finanziarie nazionali e finanziamento comunitario integrale,
   b) introduzione di misure di mercato aggiuntive, facoltative, regionali o temporanee con finanziamento comunitario,
   c) applicazione del sistema di dotazioni finanziarie nazionali a titolo del bilancio dell'UE nei settori da riformare (vino e prodotti ortofrutticoli),
   d) migliore sostegno e forti incentivi alle organizzazioni dei produttori nonché abrogazione delle normative nazionali che ostacolano tali iniziative,
   e) promozione della cooperazione transfrontaliera tra organizzazioni dei produttori,
   f) introduzione di un efficace sistema di gestione dei rischi e delle crisi in agricoltura, che preveda aiuti finanziari della Comunità, prelevati dalle dotazioni nazionali,
   g) rafforzamento del mercato interno con norme comuni in materia di qualità, commercializzazione, concorrenza, sicurezza alimentare, tutela ambientale e degli animali,
   h) rafforzamento dello sviluppo rurale e del relativo finanziamento,
   i) maggiore flessibilità delle norme sugli aiuti statali (in particolare estendendo l'ambito delle esenzioni per categoria e aumentando il livello "de minimis");

39.   ritiene che, durante il ciclo dei negoziati di Doha, la compatibilità con le disposizioni dell'OMC debba essere assicurata nel contesto dell'offerta dell'UE di ridurre le barriere tariffarie o come contropartita per un accordo sul mantenimento dei livelli di sostegno nazionale degli altri membri dell'OMC;

40.   ricorda che l'applicazione di dazi doganali supplementari nel quadro del meccanismo delle clausole di salvaguardia speciale (CSS) potrebbe rappresentare una misura efficace di protezione del mercato dell'UE da importazioni in eccedenza o a prezzi artificialmente bassi in settori sensibili, tra cui i settori sensibili per i nuovi Stati membri; invita la Commissione a creare, nell'ambito dell'attuale ciclo di negoziati dell'OMC, una siffatta possibilità di modifica dell'ambito d'applicazione delle CSS nell'elenco delle concessioni dell'UE; fa presente che in precedenza alcuni dei nuovi Stati membri avevano la possibilità di applicare CSS in settori agricoli sensibili non inclusi nell'attuale elenco delle concessioni dell'UE;

41.   auspica che la futura PAC non solo tenga conto delle esigenze dell'UE allargata, ma diventi anche più facile da gestire; si attende che essa riduca l'onere amministrativo gravante sugli agricoltori e sulle autorità nazionali e promuova una produzione sana, orientata al mercato e compatibile con l'ambiente, assicurando il futuro di un'agricoltura sostenibile;

42.   invita la Commissione, gli Stati membri e tutte le parti in causa a svolgere una discussione proficua e a presentare proposte lungimiranti che consentano di garantire un futuro sostenibile all'agricoltura nell'UE allargata;

43.   si compiace dell'intenzione della Commissione di elaborare, per il futuro della PAC dopo il 2013, una prospettiva a lungo termine che le consenta di beneficiare dell'opportunità di espansione unica offerta dal fatto che nei prossimi 30 anni la crescita del commercio mondiale di prodotti agroalimentari sarà, secondo le previsioni, doppia rispetto alla crescita complessiva prevista per il commercio mondiale, prestando attenzione ad uno sviluppo armonioso dell'agricoltura in tutte le regioni dell'UE e che, grazie agli sforzi congiunti degli Stati dell'UE-15 e dei nuovi Stati membri, consenta all'agricoltura di svolgere la sua funzione produttiva o di altra natura;

o
o   o

44.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 161 del 26.6.1999, pag. 87.
(2) GU L 236 del 23.9.2003, pag. 33.
(3) GU L 270 del 21.10.2003, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2013/2006 (GU L 384 del 29.12.2006, pag. 13).
(4) GU L 93 del 30.3.2004, pag. 1.
(5) GU L 161 del 30.4.2004, pag. 48.
(6) GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 320/2006 (GU L 58 del 28.2.2006, pag. 42).
(7) GU L 277 del 21.10.2005, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2012/2006 (GU L 384 del 29.12.2006, pag. 8).
(8) GU L 58 del 28.2.2006, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 247/2007 della Commissione (GU L 69 del 9.3.2007, pag. 3).
(9) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(10) GU L 384 del 29.12.2006, pag. 8.


Epatite C
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Dichiarazione del Parlamento europeo sull'epatite C
P6_TA(2007)0102P6_DCL(2006)0087

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 116 del suo regolamento,

A.   considerando che 12 milioni di persone in Europa sono affette dal virus dell'epatite C (HCV),

B.   considerando che l'HCV costituisce un problema da trattare con urgenza, dato che attacca il fegato e conduce all'epatite C cronica, che causa cirrosi, insufficienza epatica o cancro del fegato, aumentando in tal modo la necessità di trapianto,

C.   considerando che, essendo un "assassino silenzioso" e un "cecchino", l'HCV spesso non viene individuato e di conseguenza molti pazienti restano senza diagnosi mentre i pazienti diagnosticati sono frequentemente vittime di stigmatizzazione,

1.   chiede alla Commissione e al Consiglio di:

   - riconoscere l'epatite C come una questione urgente di salute pubblica e identificare azioni e programmi prioritari delle future Presidenze del Consiglio;
   - adottare una raccomandazione del Consiglio sullo screening dell'epatite C, che assicuri una diagnosi precoce e un accesso maggiore ai trattamenti e alle cure;
   - rispondere alle raccomandazioni della risoluzione del 6 luglio 2006 sulla protezione dei lavoratori sanitari europei da infezioni trasmissibili per via ematica a seguito di ferite provocate da aghi(1);
   - agevolare ulteriori ricerche sul trattamento dei pazienti affetti da epatite C e co-affetti da HIV e/o epatite B nel quadro del Settimo programma quadro di ricerca;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari, al Consiglio e alla Commissione.

Nomi dei firmatari

Adamou, Agnoletto, Aita, Albertini, Ali, Allister, Alvaro, Anastase, Andersson, Andrejevs, Andria, Angelilli, Antoniozzi, Arif, Arnaoutakis, Athanasiu, Attwooll, Audy, Ayala Sender, Aylward, Ayuso González, Badía i Cutchet, Bărbuleţiu, Barón Crespo, Barsi-Pataky, Battilocchio, Bauer, Beaupuy, Beazley, Beglitis, Belet, Belohorská, Bennahmias, van den Berg, Berlato, Berlinguer, Birutis, Bliznashki, Bösch, Bonde, Bono, Bonsignore, Bourlanges, Bourzai, Bowis, Bowles, Bozkurt, Braghetto, Brepoels, Breyer, Brie, Brok, van Buitenen,Bulfon, Bullmann, van den Burg, Buruiană Aprodu, Bushill-Matthews, Busk, Busquin, Buzek, Cabrnoch, Calabuig Rull, Camre, Cappato,Carlotti, Carnero González, Carollo, Cashman, Casini, Castex, Castiglione, del Castillo Vera, Catania, Cavada, Cercas, Chatzimarkakis, Chervenyakov, Chmielewski, Christensen, Christova, Chruszcz, Ciornei,Cocilovo, Coelho, Corbett, Corbey, Cornillet, Correia, Costa, Cottigny, Coveney, Creţu G., Crowley, Czarnecki M., Daul, Davies, de Brún, Degutis, Dehaene, Demetriou,Deprez, De Rossa, Descamps, Dess, Deva, De Veyrac, De Vits, Díaz De Mera García Consuegra, Dičkutė, Didžiokas, Díez González, Dimitrov K., Dimitrov M., Dimitrov P., Dîncu, Dobolyi, Doorn, Douay, Dover, Doyle, Drčar Murko, Duka-Zólyomi, Ek, El Khadraoui, Estrela, Ettl, Evans Jillian, Evans Jonathan, Evans Robert, Falbr, Fatuzzo, Fava, Ferber, Ferreira A., Ferreira E., Figueiredo, Flasarová, Foglietta, Foltyn-Kubicka, Fontaine, Ford, Fraga Estévez, Frassoni, Friedrich, Gahler, Gál, Gaľa, Ganţ, García-Margallo y Marfil, García Pérez, Garriga Polledo, Gaubert, Gauzès, Gawronski, Gentvilas, Geremek, Geringer de Oedenberg, Gibault, Giertych, Gill, Gklavakis, Gollnisch, Gomes, Gomolka, Gottardi,Grabowska, Grabowski, Graça Moura, de Grandes Pascual, Griesbeck, de Groen-Kouwenhoven, Grossetête, Gruber, Guardans Cambó, Guellec, Guerreiro, Guidoni, Gutiérrez-Cortines, Hall, Hamon, Handzlik, Harbour, Harms, Hassi, Hellvig, Henin, Hennicot-Schoepges, Hennis-Plasschaert, Herczog, Herranz García, Holm, Hoppenstedt, Hudacký, Hudghton, Hughes, Husmenova, Iacob Ridzi, Ilchev, Isler Béguin, Jackson, Jäätteenmäki, Janowski, Joan i Marí, Jordan Cizelj, Kaczmarek, Karas, Karim, Kaufmann, Kazak, Kelemen, Kinnock, Kirilov, Klamt, Klinz, Koch, Kohlíček, Konrad, Kónya-Hamar, Kósáné Kovács, Krahmer, Krasts, Kristovskis, Kudrycka, Kusstatscher, Kużmiuk, Lagendijk, Laignel, Lamassoure, Lambert, Lambsdorff, Lang, Langendries, Laperrouze, La Russa, Lauk, Lavarra, Lechner, Lehne, Leichtfried, Le Pen J.-M., Le Pen M., Le Rachinel, Lévai, Lewandowski, Libicki, Lichtenberger, Lienemann, Liese, Liotard, Lipietz, Locatelli, López-Istúriz White, Losco,Lucas, Ludford, Lynne, Lyubcheva,Maaten, McAvan, McDonald, McGuinness, Madeira, Manders, Mann T., Mantovani, Marinescu, Martin D., Martin H.-P., Masiel, Mastenbroek, Mathieu, Mato Adrover, Matsouka, Mauro, Mayer, Meijer, Méndez de Vigo, Menéndez del Valle, Meyer Pleite, Miguélez Ramos, Mihalache, Mikolášik, Millán Mon, Mitchell, Mölzer, Moisuc, Moreno Sánchez, Morgan, Morgantini, Morillon, Mulder, Musacchio, Muscardini, Musotto, Musumeci, Napoletano, Navarro, Newton-Dunn, Neyts-Uyttebroeck, Nicholson, Niebler, van Nistelrooij,Novak, Occhetto,Öger, Özdemir, Olajos, Olbrycht, Ó'Neachtain, Onesta, Oomen-Ruijten, Ortuondo Larrea, Oviir, Pafilis, Paleckis, Panayotopoulos-Cassiotou, Panzeri, Papadimoulis, Paparizov, Papastamkos, Parish, Parvanova, Patriciello,Petre, Pflüger, Pieper, Pīks, Pinheiro, Pinior, Pirilli, Pirker, Pistelli, Pittella, Pleguezuelos Aguilar, Pleštinská, Podestà, Podgorean, Podkański, Poli Bortone, Pomés Ruiz, Popeangă, Posselt, Prodi, Purvis, Queiró, Ransdorf, Rasmussen, Remek, Resetarits, Reul, Reynaud, Riera Madurell, Ries, Rivera, Rizzo, Rocard, Rogalski, Roithová, Romagnoli, Romeva i Rueda, Roszkowski, Roure, Rudi Ubeda, Rübig, Rühle, Rutowicz, Ryan, Sacconi, Salafranca Sánchez-Neyra, Salinas García, Samaras, Samuelsen, Sârbu, Sartori, Savi, Sbarbati, Schaldemose,Scheele, Schierhuber, Schmidt F., Schmidt O.,Schnellhardt, Schöpflin, Schröder, Schuth, Schwab, Seeber, Seeberg, Severin, Shouleva, Siekierski, Sifunakis, Silaghi, Simpson,Sinnott, Siwiec, Skinner, Škottová, Smith, Sofianski,Sommer, Sonik, Sornosa Martínez, Spautz, Staes, Stănescu, Staniszewska, Starkevičiūtė, Šťastný, Stauner, Sterckx, Stevenson, Stihler, Stoyanov,Strož, Sudre, Surján, Susta,Svensson, Swoboda, Szabó, Szent-Iványi, Takkula, Tannock, Tarabella, Tatarella, Thyssen, Ticău, Tîrle, Titley, Toubon, Trakatellis, Trautmann, Triantaphyllides, Turmes, Tzampazi, Uca, Ulmer, Vakalis, Van Hecke, Van Lancker, Van Orden, Varela Suanzes-Carpegna, Varvitsiotis, Vaugrenard, Veraldi,Vidal-Quadras Roca, Vigenin, Vincenzi, Virrankoski, Vlasto, Wagenknecht, Weber H., Weisgerber, Wijkman, Willmott, Wojciechowski J.,Wortmann-Kool, Wurtz, Xenogiannakopoulou, Yañez-Barnuevo García, Záborská, Zaleski, Zani, Zapałowski, Zappala', Ždanoka, Zingaretti, Zvěřina.

(1) Testi approvati, P6_TA(2006)0305.

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