Indice 
Testi approvati
Giovedì 15 novembre 2007 - Strasburgo
Statistiche trimestrali sui posti di lavoro vacanti nella Comunità ***I
 Applicazione dell'acquis di Schengen a Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia *
 Ricostituzione degli stock di tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo *
 L'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione
 Applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
 Piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen
 Situazione in Pakistan
 Strategia sul cambiamento climatico
 Sviluppo della politica europea di vicinato
 Relazioni economiche e commerciali con l'Ucraina
 Verso una risposta dell'UE alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace
 Bilancio della realtà sociale
 Comunità cristiane
 Uzbekistan
 Somalia

Statistiche trimestrali sui posti di lavoro vacanti nella Comunità ***I
PDF 187kWORD 22k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche trimestrali sui posti di lavoro vacanti nella Comunità (COM(2007)0076 – C6-0090/2007 – 2007/0033(COD))
P6_TA(2007)0530A6-0335/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0076),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 285, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0090/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0335/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche trimestrali sui posti di lavoro vacanti nella Comunità

P6_TC1-COD(2007)0033


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 453/2008)


Applicazione dell'acquis di Schengen a Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia *
PDF 192kWORD 38k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sul progetto di decisione del Consiglio sulla piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen nella Repubblica ceca, nella Repubblica di Estonia, nella Repubblica di Lettonia, nella Repubblica di Lituania, nella Repubblica di Ungheria, nella Repubblica di Malta, nella Repubblica di Polonia, nella Repubblica di Slovenia e nella Repubblica slovacca (11722/2007 – C6-0244/2007 –2007/0810 (CNS))
P6_TA(2007)0531A6-0441/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto il progetto di decisione del Consiglio (11722/2007),

–   visto l'articolo 3, paragrafo 2, dell'Atto di adesione del 2003(1), a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0244/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0441/2007),

1.   approva il progetto di decisione del Consiglio quale emendato;

2.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo sottoposto a consultazione;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo del Consiglio   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Considerando 4
(4)  Il X XXXXXX 2007 il Consiglio ha concluso che gli Stati membri in questione soddisfacevano i requisiti in ciascuno dei settori menzionati.
(4)  Il X XXXXXX 2007 il Consiglio ha concluso che gli Stati membri in questione soddisfacevano i requisiti in ciascuno dei settori menzionati. Nel corso dei prossimi sei mesi ciascuno Stato membro in questione dovrebbe informare per iscritto il Consiglio e il Parlamento europeo sul seguito dato alle raccomandazioni nelle relazioni di valutazione e di accompagnamento e che debbano essere ancora attuate.

(1) GU L 236 del 23.9.2003, pag. 33.


Ricostituzione degli stock di tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo *
PDF 203kWORD 52k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo (COM(2007)0169 – C6-0110/2007 – 2007/0058(CNS))
P6_TA(2007)0532A6-0408/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2007)0169),

–   visto l'articolo 37 del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0110/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la pesca (A6-0408/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Articolo 3 bis (nuovo)
Articolo 3 bis
Almeno un mese prima dell'invio alla Commissione dell'elenco dei pescherecci e delle tonnare di cui agli articoli 12 e 13 gli Stati membri trasmettono per via elettronica alla Commissione un piano di pesca comprendente il numero di pescherecci e di tonnare per i quali intendono chiedere autorizzazioni di pesca, corredato da informazioni sullo sforzo di pesca previsto.
Ogni Stato membro si assicura che il numero di pescherecci e di tonnare compresi nel piano di pesca sia proporzionale alla quota di tonno rosso di cui dispone il detto Stato membro.
Emendamento 2
Articolo 4, paragrafo 1
1.  Gli Stati membri possono assegnare il proprio contingente di tonno rosso alle navi battenti la propria bandiera e alle tonnare da essi immatricolate autorizzate a praticare la pesca attiva del tonno rosso.
1.  Gli Stati membri possono assegnare il proprio contingente di tonno rosso alle navi battenti la propria bandiera e alle tonnare da essi immatricolate autorizzate a praticare la pesca attiva del tonno rosso e comprese nel piano di pesca di cui all'articolo 3 bis.
Emendamento 3
Articolo 4, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Ogni Stato membro adotta le misure necessarie per garantire che la propria capacità di ingrasso e di allevamento sia coerente con le quote TAC di tonno rosso nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo.
Emendamento 4
Articolo 5, paragrafo 1
1.  La pesca del tonno rosso praticata da grandi pescherecci con palangari pelagici di lunghezza superiore a 24 m è vietata nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo nel periodo dal 1º giugno al 31 dicembre, ad eccezione della zona delimitata ad ovest dal meridiano 10°O e a nord dal parallelo 42° N.
1.  La pesca del tonno rosso praticata da grandi pescherecci con palangari pelagici di lunghezza superiore a 24 m è vietata nell'Atlantico orientale e nel Mediterraneo nel periodo dal 1º giugno al 31 dicembre.
Emendamento 5
Articolo 5, paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  Compensazioni finanziarie a carico del Fondo europeo per la pesca saranno erogate ai pescatori (personale imbarcato ed armatori) nei periodi di fermo pesca, ai fini dei piani di ricostituzione previsti dall'articolo 5 del regolamento (CE) n. 2371/2002.
Emendamento 6
Articolo 7, paragrafo 2
2.  In deroga al paragrafo 1 e fatto salvo l'articolo 10, la taglia minima per il tonno rosso (Thunnus thynnus) è di 8 kg nei casi seguenti:
soppresso
a) tonno rosso catturato nell'Atlantico orientale da tonniere con lenze a canna, imbarcazioni con lenze trainate e pescherecci da traino pelagici;
b) tonno rosso catturato nel Mare Adriatico a fini d'allevamento.
Emendamento 7
Articolo 12, paragrafo 1, comma 1 bis (nuovo)
Il numero di pescherecci presente nell'elenco corrisponde alle condizioni e al calcolo dello sforzo di pesca cui fa riferimento il piano di pesca di cui all'articolo 3 bis.
Emendamento 8
Articolo 13, paragrafo 1, comma 1 bis (nuovo)
Il numero di tonnare presente nell'elenco corrisponde alle condizioni e al calcolo dello sforzo di pesca cui fa riferimento il piano di pesca di cui all'articolo 3 bis.
Emendamento 9
Articolo 17, paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  La Commissione garantisce immediatamente che le attività di pesca del tonno rosso siamo interrotte in quegli Stati membri che non rispettano il termine fissato al paragrafo 5 per la presentazione di informazioni.
Emendamento 10
Articolo 21, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Sulla base dei dati relativi alle catture forniti dalle tonnare e per dotarsi di una fonte di informazioni importante ai fini del controllo della situazione del tonno rosso, la Commissione elabora, in collaborazione con il segretariato dell'ICCAT, un piano di riabilitazione delle tonnare dell'Atlantico e di recupero di quelle che hanno cessato le loro attività nel Mediterraneo.
Emendamento 11
Articolo 24, paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  Gli Stati membri collaborano tra loro al fine di armonizzare le legislazioni nazionali in materia di misure di esecuzione nei confronti di navi battenti la loro bandiera di cui sia accertata la mancata osservanza degli obblighi derivanti dal presente regolamento.

L'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione
PDF 137kWORD 58k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione
P6_TA(2007)0533RC-B6-0435/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2007 sulla situazione delle economie europee: relazione preparatoria sugli orientamenti generali di politica economica per il 2007(1),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "L'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione" (COM(2007)0581),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "È ora di cambiare marcia: il nuovo partenariato per la crescita e l'occupazione" (COM(2006)0030),

–   viste le decisioni del Consiglio del 4 ottobre 2004, del 12 luglio 2005, del 18 luglio 2006 e del 10 luglio 2007 sugli orientamenti per le politiche occupazionali degli Stati membri,

−   viste le conclusioni del Consiglio europeo di primavera del 9 marzo 2007, che ha esposto l'approccio dell'Unione europea in materia di energia e cambiamento climatico,

–   vista la sua posizione del 15 febbraio 2007 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa ai orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(2),

–   visto il Patto europeo per la gioventù adottato dal Consiglio europeo il 22 e 23 marzo 2005,

–   visto il Patto europeo per le pari opportunità adottato dal Consiglio europeo il 23 e 24 marzo 2006,

–   vista la comunicazione della Commissione: "Istruzione e formazione 2010: l'urgenza delle riforme per la riuscita della strategia di Lisbona" (COM(2003)0685),

–   vista la sua risoluzione del 30 novembre 2006 sulla situazione delle persone con disabilità nell'Unione europea allargata: il piano d'azione europeo 2006-2007(3),

–   viste le conclusioni dell'incontro informale dei Ministri dell'occupazione e degli affari sociali su "12 punti chiave per affrontare le nuove sfide", svoltosi il 5 e 6 luglio 2007 a Guimarães,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che il fatto che le politiche pubbliche promuovano o meno la crescita dipende dalle fonti della crescita e dagli ostacoli ad essa che prevalgono nell'economia e dalla più ampia costellazione di restrizioni e opportunità poste dal contesto economico globale,

B.   considerando che l'attuale periodo di instabilità finanziaria sta provocando incertezza e potrebbe aggravare la lentezza della crescita e considerando che la modesta revisione delle previsioni autunnali della Commissione potrebbe prefigurare un'inversione di tendenza del ciclo economico, a meno che la trasparenza dei mercati e reazioni adeguate da parte del decisori politici non ripristinino la fiducia dei consumatori,

C.   considerando che la nuova Unione europea è una combinazione unica di economie avanzate e di economie a basso costo convergenti, il che permette di ridurre le spese, sfruttare economie di scala interne ed esterne e resistere alle pressioni deflazionistiche e inflazionistiche delle economie in via di sviluppo,

D.   considerando che il profilo e l'attrattività crescenti del mercato unico dell'Unione europea incoraggiano l'immigrazione economica, la richiesta di assistenza politica e finanziaria per risolvere problemi in tutto il mondo e l'afflusso di investimenti di fondi patrimoniali pubblici e privati,

E.   considerando che la prestazione dell'Unione europea in materia di esportazioni verso le economie sviluppate e verso quelle emergenti è troppo spesso compromessa da una mancanza di reciprocità nelle condizioni di accesso al mercato, da barriere non tariffarie e da pratiche commerciali sleali,

F.   considerando che l'Unione europea ampliata e il suo impatto sull'economia nonché sullo sviluppo politico e socioculturale dei suoi Stati membri rende necessarie riforme e una migliore cooperazione all'interno del sistema decisionale politico,

G.   considerando che l'interdipendenza all'interno della zona euro è più forte che nell'Unione europea nel suo complesso e considerando che ciò non si traduce ancora in processi politici efficaci e coerenti, in particolare per quanto riguarda il collegamento fra finanze pubbliche sane, una spesa di qualità elevata e investimenti in strategie di crescita della produttività,

H.   considerando che, al momento di definire gli indirizzi di massima per le politiche economiche, i decisori politici devono identificare, segnalare chiaramente e affrontare le sfide comuni che le economie dell'Unione europea stanno affrontando e dovranno affrontare negli anni a venire,

I.   considerando che la consapevolezza e il sostegno attivo dei cittadini dell'Unione europea sono un presupposto per la riuscita dell'attuazione di misure di politica economica,

J.   considerando che la strategia europea per l'occupazione necessita di maggiore visibilità, capacità di controllo e slancio di partecipazione nel quadro della rinnovata strategia di Lisbona, in particolare per quanto riguarda i programmi nazionali di riforma (PNR) e le relazioni di attuazione di detti programmi,

K.   considerando che esiste una forte correlazione tra crescita economica, occupazione, lotta alla povertà e integrazione sociale; considerando che la povertà dei lavoratori viene sempre più identificata quale sfida chiave per le politiche occupazionali e di integrazione sociale; considerando che pertanto è essenziale che gli orientamenti integrati rispettino i loro obiettivi sociali ed ambientali e tengano conto delle sinergie tra i vari settori,

L.   considerando che la suddetta riunione informale dei Ministri per l'occupazione e gli affari sociali a Guimarães ha concluso che l'integrazione sociale rappresenta una dimensione fondamentale delle strategia di sviluppo sostenibile in Europa in quanto fornisce gli strumenti per creare opportunità per tutti e incide positivamente sull'occupazione, le competenze e lo sviluppo umano,

Dimensione esterna di Lisbona

1.   rileva che la globalizzazione dell'economia crea nuove opportunità per le economie dell'Unione europea che sono destinate a svolgere un ruolo più importante nei prossimi decenni e a godere di vantaggi aggiuntivi derivanti dallo sfruttamento di economie di scala, della capacità, dell'urbanizzazione, delle reti e di una reputazione positiva;

2.   sottolinea che l'Unione europea può conseguire i suoi obiettivi di Lisbona a livello interno soltanto se sarà attiva e unita sulla scena mondiale; accoglie pertanto con favore l'intenzione di sviluppare una dimensione esterna coerente della strategia di Lisbona; ritiene che un approccio globale di politica esterna, incentrato sulla cooperazione nel campo della regolamentazione, sulla convergenza dei criteri e sull'equivalenza delle norme, debba promuovere sia la concorrenza leale che gli scambi; ricorda tuttavia in questo contesto che non bisogna sottovalutare l'importanza di ulteriori miglioramenti della cooperazione interna e dei processi di riforma;

3.   sottolinea l'importanza dell'Unione uropea, quale attore globale e uno dei principali beneficiari dell'economia globale aperta, quale principale esportatore e importatore mondiale di beni; ritiene che, in quanto tale, ad essa incomba la grande responsabilità di affrontare problemi globali e di mettere a punto strumenti di politica estera economica comune in grado di gestire adeguatamente l'impatto esterno del mercato unico dell'Unione europea;

4.   segnala che senza un adeguato coordinamento nella creazione del quadro comunitario di supervisione e senza un'applicazione rigorosa delle norme di concorrenza dell'Unione europea, i vantaggi del mercato unico e le economie di scala realizzate mediante la partecipazione dell'Unione europea a un mercato globale quale singola entità potrebbero potenzialmente risultare minori;

5.   accoglie con favore l'intenzione della Commissione di sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia di regolamentazione, la convergenza degli standard e l'equivalenza delle norme nelle sue discussioni con paesi terzi; invita la Commissione a promuovere condizioni di lavoro e di vita lavorativa dignitose e di qualità, a combattere il dumping sociale, a includere un capitolo sullo sviluppo sostenibile nei suoi accordi commerciali e di cooperazione con i paesi terzi, richiedendo la ratifica e l'applicazione delle norme fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro e dei principi per un lavoro a condizioni dignitose, e ad applicare sistematicamente i valori e principi sociali al momento di concludere accordi con i paesi terzi;

Politiche interne
Ponte tra le strategie di protezione e integrazione sociale e gli orientamenti integrati

6.   accoglie il fatto che la Commissione abbia dichiarato che sarà prestata maggiore attenzione all'integrazione attiva e alle pari opportunità, che andrebbe promossa una protezione sociale adeguata, che andrebbe rafforzata la lotta contro la povertà e che in tutta Europa sono necessari mezzi più efficaci per garantire ai cittadini gli esistenti diritti di accesso all'occupazione, all'istruzione, ai servizi sociali, all'assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale;

7.   sottolinea la necessità di assicurare e migliorare l'integrazione e la visibilità della dimensione sociale nel prossimo ciclo della strategia di Lisbona e in particolare negli orientamenti integrati; ritiene che vi sia l'urgente necessità di rimediare alle debolezze percepite negli orientamenti per l'occupazione, che non attribuiscono sufficiente importanza a taluni obiettivi sociali basilari, quali quelli miranti a ridurre il numero di lavoratori poveri e ad aumentare l'accesso a lavori di qualità, all'istruzione, all'assistenza sanitaria e ad altre forme di protezione sociale per tutti; invita la Commissione ad adeguare gli orientamenti integrati per confrontare le nuove sfide e colmare queste lacune;

8.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare un approccio sistematico che garantisca un elevato livello di coerenza tra il processo relativo ai programmi nazionali di riforma miranti alla crescita e a posti di lavoro più numerosi e migliori da una parte e al processo di protezione e integrazione sociale dall'altra;

Attuazione degli orientamenti per l'occupazione

9.   invita la Commissione a tenere conto dell'ampia divergenza tra gli Stati membri per quanto riguarda l'applicazione e l'efficacia degli orientamenti per l'occupazione, garantendo che gli Stati membri applichino in maniera più esauriente gli indicatori e gli obiettivi, gli strumenti per la formazione continua e le misure indicate nel Patto europeo per la gioventù, nel Patto europeo per le pari opportunità e nel piano d'azione dell'Unione europea2006-2007 per i disabili; chiede che tutti questi impegni, obiettivi e criteri siano rapidamente incorporati negli orientamenti integrati per migliorare la coerenza e efficienza della strategia europea per l'occupazione;

10.   sottolinea che è molto importante potenziare le capacità strategiche delle politiche occupazionali; chiede alla Commissione e agli Stati membri di prestare particolare attenzione, nei loro processi di coordinamento, alla qualità dei posti di lavoro, alla conciliazione tra vita professionale, familiare e personale, alla qualità e disponibilità di un'istruzione e una formazione per tutti, alla messa in atto di una legislazione antidiscriminazione, al rafforzamento delle politiche di pari opportunità per le donne e gli uomini e alle questioni relative all'immigrazione;

11.   appoggia l'adozione di un insieme equilibrato di principi comuni riguardanti la flessicurezza, che combinino flessibilità e sicurezza per i lavoratori e i datori di lavoro nel mercato dell'occupazione; incoraggia gli Stati membri a integrare questi principi comuni nella consultazione con le parti sociali sui programmi nazionali di riforma ed evidenzia il ruolo centrale che rivestono la formazione e la riqualificazione, politiche attive in materia di mercato del lavoro, un'adeguata protezione sociale e la riduzione della segmentazione del mercato del lavoro, garantendo diritti all'occupazione per tutti i lavoratori;

Politiche economiche

12.  12 prende atto della proposta contenuta nella relazione intermedia della Commissione di riunire le differenti iniziative politiche dell'UE ai fini di una risposta coerente alle sfide interne ed esterne; in tale contesto, invita a sviluppare una "iniziativa intelligente di crescita verde dell'UE" che comprenda tutti i principali esistenti strumenti economici dell'UE; stimola la Commissione a non separare le politiche ambientali dalla politica economica e dell'occupazione; esprime l'opinione che la lotta al cambiamento climatico costituirà l'ossatura della revisione UE dei "del ciclo di tre anni di Lisbona";

13.   ritiene che delle valide politiche economiche contribuirebbero a rafforzare la fiducia e a ridurre l'incertezza nel contesto dell'attuale periodo di volatilità finanziaria; sottolinea che uno dei problemi fondamentali con cui l'economia europea si confronta da qualche anno a questa parte risiede nell'insufficienza della domanda interna in alcuni Stati membri; sottolinea in tale contesto che risultano d'importanza capitale politiche fiscali valide e una sana gestione delle finanze pubbliche, tenendo conto degli essenziali "investimenti di Lisbona";

14.   ritiene che la trasparenza dei mercati finanziari, norme efficaci sulla concorrenza e una regolamentazione e una vigilanza adeguate continueranno ad essere di importanza vitale, tenendo conto della globalizzazione dei mercati finanziari e della necessità di salvaguardare i diritti dei consumatori; invita pertanto la Commissione a concretizzare i temi riguardanti il mercato finanziario in altrettante iniziative a livello europeo nel quadro del programma comunitario di Lisbona;

15.  sottolinea che il rallentamento della crescita di produttività è una questione che genera preoccupazione in termini di politica economica e che riflette, sebbene con dimensioni diverse all'interno dell'Unione europea, una tendenza globale comune caratterizzata da debolezze dei mercati, della distribuzione e dei servizi finanziari;

16.   sottolinea che l'utilizzo efficace delle nuove tecnologie e l'accesso alle reti nei settori in ritardo sono ostacolati da rigidità strutturali; ritiene che gli orientamenti di politica economica dovrebbero comprendere misure a sostegno dell'offerta per creare un ambiente propizio alle operazioni transfrontaliere delle imprese e accelerare la creazione di un mercato finanziario unico;

17.   riconosce che in Europa è necessario che l'innovazione si traduca più rapidamente in nuovi prodotti e servizi; appoggia pertanto la richiesta della Commissione relativa a un "triangolo della conoscenza" costituito da ricerca, istruzione e innovazione; si attende investimenti più efficaci in nuove competenze, nella formazione continua e in sistemi di istruzione e formazione moderni;

18.   sottolinea la necessità di appoggiare la ristrutturazione dell'economia attraverso l'innovazione dei processi e delle procedure di gestione nonché delle strutture organizzative; ritiene che le nuove imprese in questo settore abbiano bisogno di maggiore accesso al capitale e di maggiore creatività e che esse offrano numerose opportunità alle piccole imprese e alle generazioni più giovani;

19.   rileva che la politica di concorrenza dovrebbe essere complementare alle politiche strutturali, prevenire la formazione di cartelli e garantire condizioni di mercato che impediscano l'esclusione delle piccole imprese;

20.   rileva che sovente i cittadini europei stabiliscono un parallelo tra globalizzazione da una parte e calo della produzione europea e perdita di occupazione dall'altra; invita la Commissione e gli Stati membri a informare maggiormente i cittadini europei su tutti gli aspetti della globalizzazione e sulla necessità di una politica a livello dell'Unione europea per far fronte alle sfide di un'economia globalizzata;

21.  ribadisce che gli obiettivi della strategia di Lisbona possono essere conseguiti solo proseguendo negli sforzi volti a istituire una politica energetica comune;

22.   riconosce che le piccole, medie e grandi imprese concorrono tutte a una strategia dell'innovazione dinamica e integrata e che pertanto l'accesso alle risorse per le imprese più piccole e i privati è fondamentale per accrescere i livelli di R&S e sviluppare nuove tecnologie; reputa necessario promuovere sia i finanziamenti iniziali sia quelli che coprono un periodo sufficientemente lungo per consentire l'immissione dei prodotti sul mercato;

23.   accoglie con favore la proposta della Commissione di consultare le PMI e i loro rappresentanti e di elaborare in seguito una legge sulle piccole imprese per l'Europa; chiede con urgenza che la voce delle piccole imprese sia ascoltata nell'ambito del dialogo sociale e che il principio del "pensare anzitutto in piccolo" sia pienamente integrato nel processo decisionale politico;

24.   difende l'indipendenza della BCE nella fissazione della politica monetaria e nella gestione degli effetti di volatilità nei mercati finanziari globali; sottolinea che l'apprezzamento del tasso di cambio dell'euro è il risultato di squilibri crescenti in paesi terzi e della debolezza della domanda nella zona euro; si chiede tuttavia con preoccupazione se la crescita nell'Unione europea sarà abbastanza forte da compensare la volatilità dei mercati finanziari mondiali e dei tassi di cambio;

25.   ritiene che l'aumento della domanda di risorse naturali e di prodotti e servizi basilari spinto dalla crescita delle economie in via di sviluppo possa esercitare sulle economie degli Stati membri dell'Unione europea una pressione inflazionistica che finora è stata controbilanciata dal loro contributo all'aumento dell'offerta globale; ritiene opportuno che, per affrontare questo problema, gli Stati membri dell'Unione europea predispongano strumenti di politica economica antinflazionistica unitamente a strategie per la crescita tecnologica nonché a un contesto di possibile adeguamento macroeconomico e di coordinamento rafforzato;

Governance globale

26.   riconosce che la necessità un'azione sovranazionale è sentita con maggiore urgenza nell'ambito della definizione di politiche atte a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e la criminalità organizzata internazionale e reputa necessario disporre di istituzioni sovranazionali per affrontare sfide sopranazionali;

27.   ritiene che la definizione di norme e standard globali sia essenziale per realizzare la convergenza in campo normativo; esorta la Commissione a partecipare attivamente al lavoro di tutte le agenzie e tutti gli organismi di normazione competenti a livello internazionale al fine di raggiungere maggiore coerenza fra le regole e le prassi dell'Unione europea e quelle dei suoi principali partner commerciali;

28.   invita il Consiglio e la Commissione a garantire che gli accordi commerciali bilaterali dell'Unione europea e gli accordi commerciali multilaterali dell'OMC siano conclusi nel rispetto delle disposizioni dell'accordo che istituisce l'OMC; invita la Commissione a continuare ad operare ai fini di un esito ambizioso della Dichiarazione ministeriale di Doha;

29.   ritiene che il mercato interno transatlantico potrebbe rappresentare uno strumento appropriato per assicurare all'Unione europea la necessaria efficacia in materia di difesa commerciale, competitività sostenibile e innovazione;

30.   invita la Commissione ad assicurare che sia garantita la reciprocità delle condizioni di accesso ai mercati; rinnova la sua richiesta di un accordo di partenariato UE-USA volto a eliminare o ridurre in misura significativa tutte le restanti barriere agli scambi e agli investimenti, sempre nel rispetto delle norme europee;

31.   ritiene che l'obiettivo di un'ulteriore liberalizzazione commerciale renda ancora più necessario per l'Unione europea salvaguardare la sua capacità di tutelarsi da pratiche commerciali sleali; considera pertanto gli Strumenti di difesa commerciale una componente indispensabile della strategia dell'UE;

Migrazione

32.  sottolinea che l'Unione europea ha bisogno di disporre con urgenza di una politica comune in materia di frontiere e di immigrazione, che preveda non solo un sistema integrato di controlli alle frontiere ma anche strategie, criteri e procedure armonizzati per la migrazione economica, lasciando ai singoli Stati membri la decisione sul numero di ammissioni; sottolinea anche che occorre adoperarsi maggiormente per trovare, mediante lo scambio di esperienze, il modo di convertire l'immigrazione interna in un fattore di riuscita per tutte le parti, a livello sia sociale che economico;

Disposizioni istituzionali

33.   ritiene che l'influenza della situazione economica sulla crescita di lungo termine non sia automatica e che dipenda dallo sviluppo di istituzioni reattive ai mercati se l'economia sia o meno capace di concretizzare il proprio potenziale strutturale di crescita; invita pertanto la Commissione a presentare orientamenti integrati 2008-2010 veramente aggiornati;

34.   deplora che Parlamento, Consiglio e Commissione non abbiano ancora concordato un piano e un codice di condotta chiari, che garantirebbero una cooperazione adeguata nonché il pieno coinvolgimento delle tre istituzioni interessate nell'ulteriore opportuno esame delle questioni concernenti la globalizzazione; invita a tale proposito il Consiglio e la Commissione a presentare quanto prima proposte per una stretta cooperazione tra le tre istituzioni dell'Unione europea in vista dell'imminente revisione della strategia di Lisbona;

Partecipazione delle parti interessate

35.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere un senso di più forte appropriazione e la partecipazione attiva da parte dei parlamenti nazionali, degli enti regionali e locali, delle parti sociali e della società civile nel quadro della strategia di Lisbona e in particolare all'interno del processo relativo ai programmi nazionali di riforma;

o
o   o

36.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri e dei paesi candidati.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0051.
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0048.
(3) GU C 316 E del 22.12.2006, pag. 370.


Applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
PDF 135kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
P6_TA(2007)0534RC-B6-0462/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 2, 6, 13 e 29 del Trattato sull'Unione europea,

–   visti gli articoli 61, 62 e 64 del Trattato che istituisce la Comunità europea,

–   visti gli articoli 6, 19 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ("Carta dei diritti fondamentali"),

–   vista la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(1),

–   vista la Convenzione-quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali,

–   viste le sue risoluzioni sulla libera circolazione delle persone, la lotta contro le discriminazioni e, segnatamente, la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione europea(2),

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che la libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale e inalienabile, riconosciuta ai cittadini dell'Unione dai trattati nonché dalla Carta dei diritti fondamentali, e che essa costituisce uno dei pilastri della cittadinanza europea,

B.   considerando che, per tale ragione, la direttiva 2004/38/CE relativa alla libera circolazione dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, pur prevedendo che uno Stato membro possa allontanare un cittadino dell'Unione, inquadra tale possibilità entro limiti ben precisi onde garantire le libertà fondamentali,

C.   considerando che la sicurezza e la libertà sono diritti fondamentali, e che l'Unione ha come obiettivo garantire ai suoi cittadini un livello elevato di sicurezza in uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia,

D.   considerando che la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani costituiscono sfide di portata transnazionale e che la libera circolazione nello spazio europeo è altresì basata su un rafforzamento della cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo nelle attività di indagine e di perseguimento giudiziario, con il sostegno di Eurojust e Europol,

E.   considerando che il rispetto delle leggi di ogni Stato membro è una condizione essenziale per la coesistenza e l'inclusione sociale nell'Unione, che ogni individuo ha l'obbligo di rispettare il diritto dell'Unione e le leggi in vigore nello Stato membro in cui si trova, che la responsabilità penale è sempre personale, che i cittadini dell'Unione, oltre ad avvalersi dei diritti e delle libertà loro conferite dal trattato, devono espletare le formalità connesse all'esercizio di tali diritti, con particolare riguardo alle normative europee e alla legislazione dello Stato ospitante,

F.   considerando che tutte le legislazioni nazionali sono tenute a rispettare i principi e le disposizioni definiti dalla direttiva 2004/38/CE,

G.   considerando che la lotta contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia nonché contro qualsiasi forma di discriminazione fa parte dei principi fondamentali sui quali è fondata l'Unione,

H.   considerando che, in conformità del principio che vieta la discriminazione fondata sulla nazionalità, ogni cittadino dell'Unione e i suoi familiari che soggiornano liberamente e legalmente in uno Stato membro devono godere in tale Stato della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali,

I.   considerando che i Rom sono ancora oggetto di discriminazioni e di abusi nel territorio dell'Unione e che l'integrazione, l'inserimento sociale e la protezione di tale minoranza sono, purtroppo, obiettivi ancora da conseguire,

J.   considerando l'aggressione brutale e l'omicidio di una donna a Roma, di cui è accusato un cittadino rumeno,

K.   considerando l'aggressione razzista subita da cittadini rumeni, che ha fatto seguito a tale episodio,

L.   considerando che ci si aspetta dalle personalità pubbliche che si astengano dal rilasciare dichiarazioni che rischiano di essere intese come un incoraggiamento alla stigmatizzazione di determinati gruppi della popolazione,

M.   considerando l'iniziativa congiunta del Primo ministro rumeno e del Presidente del Consiglio italiano nonché la lettera congiunta sul tema della minoranza Rom che hanno inviato al Presidente della Commissione,

1.   esprime il proprio dolore per l'assassinio della signora Giovanna Reggiani, avvenuto a Roma il 31 ottobre scorso 2007, e presenta sentite condoglianze ai suoi familiari"

2.   ribadisce il valore della libertà di circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Unione, parte costitutiva della cittadinanza europea ed elemento fondamentale del mercato interno;

3.   riafferma l'obiettivo di fare dell'Unione e delle collettività uno spazio in cui ogni persona possa vivere vedendosi garantito un elevato livello di sicurezza, libertà e giustizia;

4.   ricorda che la direttiva 2004/38/CE inquadra la possibilità di allontanare un cittadino dell'Unione entro limiti molto precisi e che prevede, in particolare:

   – all'articolo 27, che gli Stati membri possano limitare la libertà di circolazione e di soggiorno solo per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica e che tali motivi non possano essere invocati per fini economici; che i provvedimenti siano proporzionati e fondati esclusivamente sul comportamento personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati e in alcun caso su ragioni di prevenzione generale;
   – all'articolo 28, la necessità di compiere una valutazione prima di adottare qualsiasi provvedimento di allontanamento, per tenere conto della situazione personale dell'interessato, segnatamente la durata del suo soggiorno, la sua età, il suo stato di salute, la sua situazione familiare ed economica, la sua integrazione nello Stato membro ospitante;
   – all'articolo 30, che ogni decisione di allontanamento sia notificata per iscritto all'interessato e secondo modalità che consentano di comprenderne il contenuto, che l'interessato sia informato in modo circostanziato e completo sui motivi che giustificano l'adozione del provvedimento nei suoi confronti, riportando l'indicazione dell'organo giurisdizionale o dell'autorità amministrativa dinnanzi a cui opporre ricorso e, se del caso, l'indicazione del termine impartito per lasciare il territorio, che non può essere inferiore a un mese a decorrere dalla data di notificazione;
   – all'articolo 31, che l'interessato può accedere ai mezzi di impugnazione giurisdizionali ed amministrativi al fine di presentare ricorso contro il provvedimento di allontanamento nello Stato membro ospitante e che esso ha il diritto di richiedere un'ordinanza provvisoria di sospensione dell'esecuzione di detto provvedimento, richiesta che deve essere soddisfatta, salvo casi precisi di eccezione;
   – all'articolo 36, che le sanzioni previste dagli Stati membri siano effettive e proporzionate;
   – al considerando 16 e all'articolo 14, la possibilità di allontanamento se il cittadino diventa un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale ma afferma, al contempo, che è necessario un esame approfondito del caso individuale e che, in nessun caso, quest'unica condizione possa giustificare l'allontanamento automatico;

5.   ribadisce che qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare rigorosamente tali limiti e garanzie, compreso l'accesso a un ricorso alle vie legali contro l'allontanamento e all'esercizio dei diritti della difesa e che qualsiasi eccezione definita dalla direttiva 2004/38/CE deve essere interpretata in modo restrittivo; ricorda che le espulsioni collettive sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

6.   si compiace della visita effettuata dal Primo ministro rumeno in Italia e della dichiarazione congiunta di Romano Prodi e Călin Popescu-Tăriceanu; manifesta il proprio appoggio all'appello del Presidente del Consiglio e del Primo ministro per l'impegno dell'Unione a favore dell'integrazione sociale delle popolazioni meno avvantaggiate e della cooperazione fra gli Stati membri in termini di gestione dei movimenti della loro popolazione, in particolare mediante programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali;

7.   invita la Commissione a presentare senza ritardi una valutazione esauriente dell'attuazione e del corretto recepimento, da parte degli Stati membri, della direttiva 2004/38/CE nonché a presentare proposte, a norma dell'articolo 39 di tale direttiva;

8.   fatte salve le competenze della Commissione, incarica la propria commissione parlamentare competente di effettuare entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva in modo da mettere in evidenza le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei;

9.   invita gli Stati membri a superare qualsiasi esitazione e a procedere più rapidamente al rafforzamento degli strumenti di cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale a livello dell'Unione per garantire una lotta efficace contro la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani, fenomeni di dimensione transnazionale, garantendo, al contempo, un quadro uniforme di garanzie procedurali;

10.   respinge il principio della responsabilità collettiva e ribadisce con forza la necessità di lottare contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia e qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione basate sulla nazionalità e sull'origine etnica, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali;

11.   ricorda alla Commissione che è urgente presentare una proposta di direttiva orizzontale contro tutte le discriminazioni menzionate all'articolo 13 Trattato CE, prevista nel programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2008;

12.   ritiene che la protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione costituiscano una sfida per l'Unione nel suo complesso e invita la Commissione ad agire senza indugio elaborando una strategia globale per l'inclusione sociale dei Rom, facendo ricorso, segnatamente, alle linee di bilancio disponibili nonché ai Fondi strutturali per sostenere le autorità nazionali, regionali e locali nei loro sforzi atti a garantire l'inclusione sociale dei Rom;

13.   propone l'istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell'integrazione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom, ivi compreso lo scambio di migliori prassi; considera, a questo proposito, molto importante una collaborazione intensa e strutturata con il Consiglio d'Europa;

14.   ritiene che le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa italiana da Franco Frattini, Vicepresidente della Commissione, in occasione dei gravi episodi verificatisi a Roma, siano contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE, direttiva che gli si chiede di rispettare pienamente;

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(2) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.


Piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen
PDF 117kWORD 41k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen nella Repubblica ceca, nella Repubblica di Estonia, nella Repubblica di Lettonia, nella Repubblica di Lituania, nella Repubblica di Ungheria, nella Repubblica di Malta, nella Repubblica di Polonia, nella Repubblica di Slovenia e nella Repubblica slovacca
P6_TA(2007)0535B6-0448/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto il progetto di decisione del Consiglio sulla piena applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen nella Repubblica ceca, nella Repubblica di Estonia, nella Repubblica di Lettonia, nella Repubblica di Lituania, nella Repubblica di Ungheria, nella Repubblica di Malta, nella Repubblica di Polonia, nella Repubblica di Slovenia e nella Repubblica slovacca (11722/2007),

–   vista la sua posizione del 15 novembre 2007 sul suddetto progetto di decisione del Consiglio(1),

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che la creazione dell'area di Schengen è stata una delle maggiori conquiste, caratterizzata dall'abolizione di tutti i controlli alle frontiere comuni tra tutti gli Stati partecipanti e dall'introduzione della libera circolazione sul territorio dell'UE,

B.   considerando che, parallelamente all'abolizione dei controlli alle frontiere interne, sono state attuate misure compensative, compresi l'istituzione di controlli efficaci alle frontiere esterne, il rafforzamento della cooperazione tra le rispettive autorità amministrative, doganali, giudiziarie e di polizia degli Stati membri, una politica comune in materia di visti e la creazione del sistema d'informazione di Schengen (SIS),

C.   considerando che, in conformità dell'articolo 3, paragrafo 2, dell'Atto di adesione del 2003(2), le disposizioni dell'acquis di Schengen non rientranti fra quelle citate nell'allegato I di tale Atto, si applicano in un nuovo Stato membro solo in virtù di una decisione, adottata dal Consiglio a tal fine, dopo aver verificato il rispetto dei necessari requisiti per l'applicazione di tutte le parti dell'acquis in questione,

D.   considerando che con il trattato di Amsterdam del 1997 l'acquis di Schengen è stato integrato nel quadro dell'Unione europea e si è deciso che d'allora in poi la sua applicazione sarebbe stata obbligatoria per ogni nuovo Stato membro,

E.   considerando che è necessario verificare, conformemente alle procedure di valutazione applicabili, se i nuovi Stati membri hanno rispettato le condizioni necessarie per l'applicazione di tutte le parti dell'acquis in questione (protezione dei dati, frontiere aeree, frontiere terrestri, cooperazione di polizia, SIS, frontiere marittime e visti); considerando che l'adozione da parte del Consiglio delle decisioni sulla piena applicazione dell'acquis di Schengen, compresa l'abolizione dei controlli alle frontiere interne tra tali Stati membri, costituisce una condizione preliminare,

F.   considerando che l'estensione dell'area Schengen è perciò un altro passo verso la piena integrazione dei nuovi Stati membri nell'Unione europea,

G.   considerando che le valutazioni per i nuovi Stati membri hanno avuto inizio a seguito di una richiesta (nel 2006) di ciascuno Stato membro che, a sua volta, si è dichiarato pronto; che le valutazioni sono state effettuate, un nuovo Stato membro dopo l'altro, sotto la responsabilità del gruppo "Valutazione di Schengen", sulla base di un questionario trasmesso allo Stato membro concernente tutte le parti dell'acquis di Schengen, cui hanno fatto seguito missioni di valutazione; considerando che gruppi di esperti sono stati inviati alle frontiere, nei consolati, SIS ecc. ed hanno preparato relazioni dettagliate contenenti descrizioni concrete, valutazioni e raccomandazioni che possono prevedere ulteriori misure e missioni di verifica; che la relazione finale dovrebbe constatare se il nuovo Stato membro in questione, dopo essere stato sottoposto alla procedura di valutazione completa, adempie alle condizioni preliminari per l'applicazione pratica,

H.   considerando che va congratulato il governo portoghese per aver presentato una proposta che prevede la soluzione tecnica transitoria "SISone4all" che dovrebbe consentire agli Stati membri di collegarsi al SIS nel 2007, in attesa dell'attuazione del nuovo SIS II da parte della Commissione,

I.   considerando che il SIS II permane una priorità per il Parlamento, in quanto il sistema è necessario non solo per consentire ai nuovi Stati membri di collegarvisi, ma anche per costruire uno strumento più robusto e flessibile, nel quadro legislativo comunitario, in grado di far fronte alle esigenze che cambiano rapidamente; considerando che esso dovrebbe permettere di potenziare la sicurezza e assicurare un utilizzo più efficiente dei dati, introdurre nuove funzioni e approfittare degli sviluppi tecnologici,

J.   considerando che la decisione del Consiglio 2007/471/CE del 12 giugno 2007(3) sull'applicazione delle disposizioni dell'acquis di Schengen, concernente il SIS, è entrata in vigore per nove dei nuovi Stati membri il 7 luglio 2007 e che si è potuta ultimare solo alla fine di settembre 2007 la valutazione della corretta applicazione del SIS negli Stati membri interessati,

K.   considerando che allorché uno Stato membro aderisce all'Unione europea deve accettare l'acquis di Schengen e, nel contempo, si attende legittimamente di poter godere degli stessi diritti degli altri Stati membri e che anche i suoi cittadini possano muoversi liberamente sul territorio,

L.   considerando che, al fine di mantenere un livello uniforme di sicurezza nella Comunità è indispensabile che gli Stati membri soddisfino con rigore ed efficienza i criteri dell'area di Schengen; che se si trascura tale obiettivo, si mette in pericolo l'intera area Schengen;

M.   considerando che ci si attende che la rapidità del processo di valutazione non comprometta l'applicazione rigorosa ed efficace delle procedure,

N.   considerando che è deplorevole che, quando ha avviato la consultazione con il Parlamento, all'inizio della procedura, il Consiglio abbia rifiutato al Parlamento, in una prima fase, l'accesso alle relazioni di valutazione degli esperti, adducendo motivi di sicurezza,

O.   considerando che occorre tener conto del fatto che il Parlamento, e in particolare i membri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, devono avere accesso alla valutazione concernente l'applicazione di tutti i settori Schengen, prima di poter esprimere un parere ragionato e motivato sull'abolizione delle frontiere interne,

P.   considerando che meritano apprezzamento gli sforzi e la buona volontà della Presidenza portoghese nel garantire che il Parlamento, e in particolare i membri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, fossero informati passo per passo sull'andamento delle procedure di valutazione svolte negli Stati membri,

1.   porge il benvenuto ai nuovi Stati membri che entrano a far parte dell'area di Schengen, sottolineando il valore simbolico e storico di questo evento per la fine delle vecchie divisioni dell'Europa, e plaude agli enormi sforzi che alcuni di essi hanno compiuto per essere pronti e per poter rispettare tutti i criteri in un periodo di tempo così breve;

2.   ricorda ai nuovi Stati membri la necessità di mantenere un alto livello di sicurezza e di rispettare con rigore ed efficienza i criteri di Schengen in ogni momento;

3.   si congratula con la Presidenza portoghese per aver predisposto gli strumenti necessari per estendere nel 2007 l'area Schengen ai nuovi Stati membri;

4.   sottolinea l'urgente necessità di accelerare i preparativi per l'avvio di un SIS II pienamente operativo;

5.   ricorda che gli Stati membri dovrebbero predisporre quanto prima tutte le misure necessarie per superare le carenze tuttora esistenti, ma rileva che, sebbene talune questioni siano ancora aperte e debbano avere un seguito in futuro, esse non costituiscono un ostacolo all'applicazione integrale dell'acquis di Schengen a tutti i nuovi Stati membri interessati;

6.   esorta il Consiglio a garantire che il Parlamento sia costantemente informato, per iscritto, nel corso del prossimo semestre in merito al seguito che intende dare alle raccomandazioni contenute nella relazione di valutazione e citate nel seguito dato per ciascuno Stato membro interessato;

7.   ricorda l'esigenza di procedere ad una valutazione globale, nei prossimi due anni, sul modo in cui il sistema è stato applicato e su come funziona in ogni paese partecipante all'area Schengen, in particolare le conquiste, le conseguenze e i problemi sorti con l'applicazione del sistema;

8.   si attende che il Consiglio garantisca che il Parlamento riceva, per tutte le procedure legislative, le informazioni necessarie e disponibili per poter adottare una decisione con cognizione di causa ed esercitare il necessario controllo democratico;

9.   esorta il Consiglio e la Commissione ad avvalersi delle esperienze, delle innovazioni e delle migliori pratiche acquisite nel corso del recente processo di valutazione per i nuovi Stati membri al fine di promuovere tali esperienze, innovazioni e pratiche fra tutti gli Stati membri;

10.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e, per informazione, alla Commissione e a tutti i parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0531.
(2) GU L 236 del 23.9.2003, pag. 33.
(3) GU L 179 del 7.7.2007, pag. 46.


Situazione in Pakistan
PDF 120kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sul Pakistan
P6_TA(2007)0536RC-B6-0472/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica islamica del Pakistan sul partenariato e sullo sviluppo, del 24 novembre 2001 ed entrato in vigore nel 2004 (detto anche accordo di cooperazione di terza generazione), in particolare il suo articolo 1, il quale sancisce che "il rispetto dei diritti dell'uomo e dei principi democratici [...] costituisce un elemento fondamentale [dell'] accordo",

–   vista la dichiarazione congiunta UE-Pakistan dell'8 febbraio 2007, relativa al summenzionato accordo di cooperazione, nella quale le due parti si impegnano a sviluppare un dialogo politico formalizzato e di ampio respiro fra l'altro sui temi della lotta contro il terrorismo, della non proliferazione, dei diritti umani e del buon governo,

–   vista la dichiarazione del Consiglio dell'8 novembre 2007 sulla proclamazione dello stato di emergenza in Pakistan, come pure le dichiarazioni rese il 4 novembre 2007 dall'Alto rappresentante dell'Unione europea, Javier Solana, e dai capi missione dell'Unione europea a Islamabad,

–   vista la dichiarazione rilasciata dal Segretario generale delle Nazioni Unite il 5 novembre 2007 sulla detenzione, in Pakistan, di attivisti impegnati a favore dei diritti dell'uomo e di appartenenti all'opposizione, fra cui la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo,

–   visto l'annuncio fatto dai ministri degli esteri del Commonwealth il 12 novembre 2007, che hanno ventilato di sospendere il Pakistan da tale organizzazione se entro il 22 novembre 2007 il Presidente Musharraf non avrà ripristinato l'ordine costituzionale,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sui diritti umani e la democrazia in Pakistan, segnatamente quelle del 12 luglio(1) e del 25 ottobre 2007(2),

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che il 3 novembre 2007 il Presidente Musharraf ha emesso un decreto costituzionale provvisorio (PCO) che ha sospeso la Costituzione e lo Stato di diritto sostituendoli lo stato di emergenza, de facto legge marziale,

B.   considerando che tale mossa è avvenuta poco prima dell'attesa sentenza della Corte suprema sulla legalità del nuovo, terzo mandato del Presidente, che rimane allo stesso tempo capo delle forze armate; considerando altresì che, come reazione, molti avvocati e altri cittadini interessati hanno dato inizio a proteste nelle strade, e che molte migliaia di essi sono stati brutalmente percossi e arrestati,

C.   considerando che i recenti provvedimenti del Presidente Musharraf potrebbero accrescere l'instabilità nel paese, incoraggiando così la violenza e l'estremismo, ed esprimendo profonda preoccupazione per le minacce per la pace e la stabilità dei paesi vicini e dell'intera regione,

D.   considerando che la Corte suprema del Pakistan deve ancora stabilire se l'elezione del Presidente Musharraf sia conforme o meno alla Costituzione,

E.   considerando che sono stati conculcati la libertà di stampa, l'indipendenza della magistratura, la libertà di espressione e di riunione e il libero esercizio dell'attività politica, che sono gli elementi distintivi di un sistema politico civile,

1.   chiede esplicitamente la revoca dello stato di emergenza e il ripristino con effetto immediato della Costituzione pachistana del 1973;

2.   esprime la sua solidarietà alle proteste legittime di migliaia di avvocati, rappresentanti della società civile, attivisti impegnati a favore dei diritti umani ed eminenti personalità politiche; condanna la violenza della polizia contro i manifestanti e gli arresti di massa, effettuati senza imputazioni o con accuse di terrorismo prive di qualsiasi fondamento concreto;

3.   si dichiara profondamente preoccupato per l'arresto di più di 3000 cittadini, tra cui esponenti politici di spicco, avvocati, giornalisti, difensori dei diritti umani e rappresentanti della società civile; chiede che siano immediatamente revocati gli arresti domiciliari di Benazir Bhutto, leader del PPP, di Asma Jahangir, presidente della commissione indipendente per i diritti umani e relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo, e di I.A. Rehman, fondatore della suddetta organizzazione; è allarmato dal fatto che il mandato di arresto nei confronti di Hina Dilani, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i difensori dei diritti umani, non è stato revocato;

4.   chiede il ripristino dell'indipendenza del potere giudiziario mediante il reintegro dei magistrati nei loro incarichi; chiede che tutti i rappresentanti dell'ordine degli avvocati arrestati dopo pacifiche dimostrazioni di piazza siano immediatamente rilasciati; denuncia in particolare l'illegittimità degli arresti domiciliari del Presidente della Corte suprema, Iftikar Chaudhry, e l'incarcerazione del presidente dell'Ordine degli avvocati presso la Corte suprema, Aitzaz Ahsan;

5.   invita nuovamente il Presidente Musharraf a rispettare il verdetto della Corte suprema - una volta che essa sia stata ripristinata - in merito alla costituzionalità della sua elezione a Presidente; chiede al Presidente Musharraf di rinunciare alla carica di capo delle forze armate prima di prestare giuramento per un nuovo mandato presidenziale e prima dello scadere, il 15 novembre 2007, della dispensa parlamentare che gli consente di ricoprire contemporaneamente funzioni civili e militari;

6.   ricorda che, a seguito della destituzione della Corte suprema, le audizioni in programma il 13 novembre 2007 e relative alle centinaia di sparizioni forzate sono state sospese; insiste sul fatto che l'inchiesta volta ad accertare dove si trovano le persone scomparse deve continuare e chiede che tutte le persone che si ritiene siano detenute dallo Stato in località segrete compaiano davanti al tribunale;

7.   chiede che tutte le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione vengano revocate e che vengano ritirate le ordinanze che limitano la libera copertura degli eventi politici;

8.   invita il governo del Pakistan a porre in essere le condizioni necessarie per garantire lo svolgimento di elezioni libere, eque e trasparenti come programmato; prende atto, in tale contesto, del fatto che l'11 novembre 2007 il Presidente Musharraf ha annunciato che le elezioni delle assemblee provinciali e dell'assemblea nazionale si concluderanno entro il 9 gennaio 2008;

9.   chiede la formazione di un governo di transizione assolutamente neutrale, in linea con la costituzione e previa consultazione di tutti i partiti dell'opposizione, incaricato di sovrintendere alle votazioni, nonché la ricostituzione della commissione elettorale; chiede sia permesso ai leader di tutti i partiti politici di presentarsi alle elezioni, incluso l'ex Primo ministro Nawaz Sharif, il quale dovrebbe essere autorizzato a rientrare in Pakistan e a partecipare attivamente al processo elettorale;

10.   ricorda che la credibilità del processo elettorale dipenderà dalla liberazione di tutti i prigionieri politici, inclusi quelli posti sotto la custodia illecita dei servizi d'informazione, e dalla cessazione delle sparizioni di oppositori politici, conformemente alla direttiva della Corte suprema; ritiene che la libertà di parola, di movimento, di associazione e di riunione debba essere pienamente attuata e che tutte le restrizioni imposte ai partiti che operano nel rispetto della legge debbano essere abolite;

11.   sottolinea il fatto che l'invio di una delegazione di osservatori del Parlamento europeo in occasione delle elezioni legislative in Pakistan, nel quadro di una missione di osservazione dell'Unione europea, dipende dal rispetto dei prerequisiti basilari per lo svolgimento di elezioni libere ed eque da parte delle autorità pachistane; sottolinea, a tale riguardo, che elezioni preparate e tenute in stato di emergenza costituirebbero un chiaro segnale della natura non democratica del processo;

12.   invita la Commissione a prendere attentamente in considerazione l'invio di un'ulteriore missione di esplorazione, qualora lo stato di emergenza fosse revocato, per valutare la fattibilità di una missione di osservazione elettorale a lungo termine dell'Unione europea;

13.   appoggia pienamente i chiari parametri stabiliti nella dichiarazione del Consiglio dell'8 novembre 2007, in base ai quali dovrà essere valutato il ritorno all'ordine costituzionale in Pakistan;

14.   invita il Consiglio e la Commissione a insistere affinché il governo del Pakistan rispetti tutti i principi sanciti nell'Accordo di cooperazione, segnatamente la clausola in materia di democrazia e diritti dell'uomo; invita la Commissione a presentare una relazione sull'attuazione dell'Accordo di cooperazione;

15.   invita la Commissione, in tale contesto, a considerare la possibilità di ampliare gli aiuti concessi al Pakistan nel campo dell'istruzione, della riduzione della povertà, dell'assistenza sanitaria e dell'aiuto umanitario, convogliando i fondi attraverso le ONG laiche;

16.   chiede che gli Stati membri rispettino pienamente il codice di condotta dell'Unione europea sulle esportazioni di armi;

17.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al governo della Repubblica islamica del Pakistan e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0351.
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0489.


Strategia sul cambiamento climatico
PDF 140kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla limitazione del surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2°C - La via da percorrere fino alla Conferenza di Bali sui cambiamenti climatici e oltre (COP 13 e COP/MOP 3)
P6_TA(2007)0537B6-0432/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione "Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2°C - La via da percorrere fino al 2020 e oltre" (COM(2007)0002),

–   visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il protocollo di Kyoto all'UNFCCC e le procedure per la sua messa in atto,

–   visto il dibattito svoltosi in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 aprile 2007 sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla pace e la sicurezza,

–   viste la 13a Conferenza delle parti (COP 13) all'UNFCCC, che si svolgerà prossimamente, e la 3a Conferenza delle parti come riunione delle parti al protocollo di Kyoto (COP/MOP 3), che si svolgerà a Bali, Indonesia, dal 3 al 14 dicembre 2007,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sui cambiamenti climatici, segnatamente quella del 16 novembre 2005 su "Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici"(1), del 18 gennaio 2006 sui cambiamenti climatici(2), riguardante l'esito della Conferenza di Montreal (COP 11-MOP 1), del 4 luglio 2006 sulla riduzione dell'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti climatici(3) e del 14 febbraio 2007 sui cambiamenti climatici(4),

–   viste le interrogazioni orali B6-0379/2007 e B6-0380/2007 della commissione temporanea sul cambiamento climatico, presentate a norma dell'articolo 108 del Regolamento, e le dichiarazioni di Consiglio e Commissione,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles dell'8 e 9 marzo 2007,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che i cambiamenti climatici rappresentano una sfida di primaria importanza per le nostre società del XXI secolo, avente importanti ripercussioni negative di tipo globale sul piano ambientale, economico, sociale e geopolitico, e che potrebbero anche mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali,

B.   considerando che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sono distribuiti in modo non uniforme e che, oltre a rappresentare una catastrofe ambientale, detto fenomeno pone anche questioni inerenti ai diritti dell'uomo e all'uguaglianza globale,

C.   considerando che non si può negare il diritto dei poveri ad una vita decorosa,

D.   considerando che nella 4a relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) si afferma che il ritmo sempre più rapido dei cambiamenti climatici è dovuto all'attività umana e sta già avendo gravi ripercussioni a livello globale,

E.   considerando che numerose regioni del mondo hanno già risentito degli effetti di un aumento delle temperature medie globali e che i più recenti dati scientifici indicano che l'obiettivo di lungo termine concordato dall'UE di limitare il surriscaldamento a +2°C rispetto ai livelli preindustriali potrebbe non essere sufficiente ad evitare che i cambiamenti climatici abbiano forti ripercussioni negative,

F.   considerando che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici hanno già provocato lo sfollamento di gruppi di popolazione, ad esempio in Tuvalu (Bangladesh) e nella regione africana del Sahel,

G.   considerando che nella succitata 4a relazione di valutazione dell'IPCC si afferma che, negli ultimi cent'anni, la temperatura media globale è aumentata di 0,74°C e che continuerà ad aumentare di circa 0,7°C a causa delle emissioni di gas a effetto serra già prodotti; considerando altresì che si prevede un ulteriore aumento della temperatura media globale compreso fra 1,8° e 4°C nel corso di questo secolo, in funzione dello sviluppo della società,

H.   considerando che, secondo i più recenti dati satellitari dell'Agenzia spaziale europea (ESA), quest'anno lo scioglimento estivo dei ghiacci al Polo Nord ha assunto proporzioni tali da consentire, per la prima volta, il transito delle navi attraverso il Passaggio a nordovest, che collega l'Atlantico al Pacifico, e che questo è un ulteriore segno della rapidità dei cambiamenti climatici nell'Artico,

I.   considerando che i cambiamenti climatici rappresentano un problema di lungo termine e che l'adozione di sole misure di breve termine non sarà sufficiente ad influire positivamente sul clima,

J.   considerando che i paesi industrializzati hanno una grossa responsabilità nell'accumulo delle emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera; considerando altresì che i paesi e i popoli più poveri saranno i più gravemente colpiti da un aumento dell'instabilità del clima,

K.   considerando che i 25 principali paesi inquinatori sono responsabili dell'83% delle emissioni globali di gas a effetto serra e che nei paesi sviluppati le emissioni pro capite sono ben superiori a quelle prodotte nei paesi in via di sviluppo,

L.   considerando che i costi economici, sociali e sanitari dell'inazione sono stati stimati dal rapporto Stern al 5-20% del PIL globale annuo; considerando altresì che, secondo l'UNFCCC e la Commissione, i costi di una politica sana in materia di clima ridurrebbero la crescita annua globale del PIL solo dello 0,12-0,19%, vale a dire una piccola percentuale della crescita prevista, senza tener conto dei benefici ambientali e sanitari accessori o dei miglioramenti sul piano della sicurezza energetica,

M.   considerando che sia la relazione dell'IPCC che il rapporto Stern confermano che i paesi in via di sviluppo sono particolarmente minacciati dai cambiamenti climatici, essendo più esposti e più vulnerabili; considerando altresì che i cambiamenti climatici indotti dall'uomo avranno effetti dannosi sull'agricoltura e sui sistemi idrologici, sulle foreste, sulla pesca, sulla salute e sulle infrastrutture economiche, e che tali effetti accentueranno la povertà e comprometteranno seriamente il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio,

N.   considerando che la Banca mondiale calcola che saranno necessari ogni anno da 10 a 40 miliardi di dollari USA per consentire uno sviluppo "a prova di clima" nei paesi più poveri, mentre sinora sono previsti contributi a fondi specifici di adattamento solo dell'ordine di 150-300 milioni di dollari USA l'anno,

O.   considerando che occorre definire obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni al fine di fornire gli incentivi necessari per investimenti rapidi nello sviluppo e nell'applicazione ulteriori di tecnologie che consentano il risparmio energetico, l'uso efficiente delle risorse, l'impiego di tecnologie rinnovabili e con un basso livello di emissioni,

P.   considerando che è assolutamente necessario raggiungere un accordo internazionale ampio su obiettivi di riduzione delle emissioni a lungo termine, che sia volto a garantire investimenti certi in tecnologie povere in emissioni di gas a effetto serra come anche nell'efficienza energetica, e ad evitare gli investimenti in infrastrutture energetiche incompatibili,

1.   sollecita l'Unione europea a confermare il suo ruolo guida e a cercare di ottenere una cooperazione concreta alla Conferenza di Bali sul clima e oltre, nonché a far sì che in tale occasione venga deciso il necessario mandato a negoziare in vista della creazione di un quadro realistico per un accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012, che sia coerente con l'obiettivo di limitare i cambiamenti climatici ad un massimo di +2°C rispetto all'era preindustriale; ritiene che l'UE possa affermare il proprio ruolo guida inviando un certo numero di capi di governo a Bali, cosa che nel contempo dimostrerebbe chiaramente che i cambiamenti climatici costituiscono un problema complesso, che non dovrebbe essere dibattuto solo dai ministri dell'Ambiente;

2.   ritiene che un futuro regime dovrebbe fondarsi sui principi e sui meccanismi chiave dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto, tenendo conto di responsabilità comuni ma differenziate; reputa che il mandato di Bali dovrebbe essere basato sui seguenti elementi:

   l'obiettivo a lungo termine di limitare l'aumento della temperatura media globale ad un massimo di +2°C rispetto ai livelli preindustriali, il che significa ridurre le emissioni globali di gas a effetto serra di almeno il 50% entro il 2050 rispetto al livello del 1990,
   obiettivi vincolanti per tutti i paesi industrializzati,
   una più ampia partecipazione agli sforzi di riduzione, in particolare da parte delle economie emergenti, attraverso obiettivi equi e proporzionati,
   un sistema globale di "cap and trade" (tetto per le emissioni e scambio di quote),
   meccanismi finanziari di adeguamento rafforzati, con particolare attenzione per le risorse idriche,
   incentivi efficaci, che includano se del caso strumenti basati sul mercato, intesi ad evitare le emissioni legate alla deforestazione e all'uso del suolo, compresa la promozione di pratiche agricole sostenibili,
   strumenti finanziari e di altro tipo che favoriscano uno sviluppo pulito e il trasferimento e l'applicazione di tecnologie,
   la conclusione di un accordo al più tardi entro il 2009;

3.   sottolinea che gli obiettivi per un uso sostenibile delle risorse e per riduzioni delle emissioni devono fondarsi sull'obiettivo di lungo termine; ritiene che, alla luce delle attuali conoscenze, sia assolutamente necessario che le emissioni globali raggiungano il livello massimo nei prossimi 10 anni, che la concentrazione di CO2 equivalente nell'atmosfera sia mantenuta al di sotto di 450 ppm e che le emissioni di gas a effetto serra continuino a diminuire fino ad un livello che non superi la capacità di assorbimento dei depositi naturali;

4.   chiede che si tenga debitamente conto degli avvertimenti della comunità scientifica affinché il già difficile compito di limitare il surriscaldamento globale a +2°C non costituisca di per sé uno standard di sicurezza, dal momento che non è privo di effetti e conseguenze estremamente gravi;

5.   ricorda che i paesi industrializzati, compresi quelli che non hanno ancora ratificato il protocollo di Kyoto, devono svolgere un ruolo guida nell'affrontare i cambiamenti climatici a livello mondiale e impegnarsi a ridurre le loro emissioni almeno del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto al 1990; ritiene che il futuro regime dovrebbe prevedere un percorso fino al 2050 in linea con l'obiettivo di lungo termine e il rispetto, ad intervalli di cinque anni, degli obiettivi intermedi, nonché la definizione di obiettivi vincolanti riesaminati sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche;

6.   accoglie favorevolmente in questo contesto l'obiettivo dell'UE adottato dal Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo 2007 di ridurre, entro il 2020, le emissioni di gas a effetto serra del 30% rispetto al livello del 1990, a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino a porre in atto riduzioni analoghe e che i paesi in via di sviluppo più avanzati sotto il profilo economico diano un contributo commisurato alle loro responsabilità e capacità; riconosce l'obbligo accettato dall'UE – a prescindere dalla conclusione di un accordo globale per il periodo successivo al 2012 – di ridurre entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% rispetto al livello del 1990;

7.   sottolinea che una riduzione sensibile di CO2 potrà essere raggiunta solo su scala internazionale, includendo nella strategia i principali responsabili delle emissioni dei paesi industrializzati nonché garantendo la partecipazione dei paesi di recente industrializzazione;

8.   ritiene che i paesi emergenti dovrebbero accettare di imporre limiti alle loro emissioni in funzione del loro grado di sviluppo, delle loro emissioni pro capite, del loro potenziale di riduzione delle emissioni e delle loro capacità tecniche e finanziarie;

9.   ritiene necessario che l'UE e altri paesi industrializzati assistano i paesi in via di sviluppo nell'applicazione di tecnologie sostenibili ed efficaci per il tramite del cofinanziamento, compreso l'Aiuto pubblico allo sviluppo (APS), e di misure di creazione delle capacità, affinché quelli fra loro che sono economicamente più avanzati siano in grado di procedere a riduzioni delle emissioni o dell'intensità di carbonio non appena il loro sviluppo lo consentirà e al più tardi entro il 2020;

10.   ricorda che l'IPCC, nella sua recente relazione per i responsabili politici, riconosce il ruolo dell'energia nucleare come opzione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra; ritiene che, se del caso, le esigenze energetiche andrebbero soddisfatte ricorrendo a tutte le fonti disponibili esenti da carbonio o alle tecnologie a bassa emissione, compreso il nucleare;

11.   sottolinea l'importanza di rispettare e aderire ai principi di una sana politica ambientale in tutti i progetti di aiuto allo sviluppo dell'UE che si rivolgono a paesi terzi;

12.   ritiene che sia altresì necessario promuovere soluzioni che rendano possibile il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra del 30% entro il 2020;

13.   è preoccupato in relazione al ritmo cui procede la deforestazione tropicale, che concorre per il 20% circa alle emissioni globali di gas a effetto serra, e all'impatto negativo sulla capacità di assorbimento globale dei depositi naturali e la biodiversità, come anche sulle capacità di sostentamento delle comunità povere; chiede quindi un più intenso ricorso a siffatti incentivi nell'assegnazione di aiuti allo sviluppo da parte dei donatori europei e mondiali;

14.   ritiene che sia essenziale creare un partenariato strategico con i paesi maggiormente interessati dalla deforestazione tropicale; è fermamente convinto che gli incentivi volti ad evitare la deforestazione basati sulle prestazioni devono far parte del futuro regime sul clima;

15.   ritiene che tali incentivi dovrebbero riferirsi a livelli base specifici per ciascun paese (tenendo conto della tempestività dell'azione) ed essere corredati di criteri ecologici, regole sulla sostenibilità e garanzie di buon governo; afferma che la natura temporanea dei crediti da pozzi di assorbimento implica che gli Stati devono essere responsabili della loro permanenza quando sono utilizzati per il rispetto di obiettivi vincolanti;

16.   ritiene che le principali politiche delle Nazioni Unite sulla biodiversità, la desertificazione e i cambiamenti climatici, e le relative Conferenze delle parti attualmente in corso a livello internazionale rendano necessario un coordinamento efficace per il raggiungimento di obiettivi comuni; sottolinea quindi l'esigenza di evitare contraddizioni nella messa in atto delle proposte misure di mitigazione degli effetti e di adattamento, al fine di garantire il loro coordinamento e la loro efficacia;

17.   giudica necessari un accordo quadro internazionale e un sistema di certificazione per i biocarburanti, con lo scopo di evitare ripercussioni negative sull'ambiente ed emissioni di CO2 eccessivamente elevate, dovute, ad esempio, alla deforestazione e all'incendio di torbiere; ritiene, a tale riguardo, che sia necessario puntare sulla ricerca, lo sviluppo e la promozione di biocarburanti di seconda generazione;

18.   evidenzia l'obbligo morale dei paesi industrializzati di fornire un maggiore sostegno finanziario e per la creazione di capacità al fine di consentire la riduzione dei rischi e l'adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi vulnerabili a basso reddito, in modo prevedibile e coerente; chiede, in particolare, il potenziamento dei fondi esistenti nel quadro dell'UNFCCC, quali il Fondo di adeguamento, il Fondo per i paesi meno sviluppati (LDCF), il Fondo speciale per i cambiamenti climatici (SCCF) e la Priorità strategica sull'adattamento (SPA) del Fondo mondiale per l'ambiente (GEF);

19.   ribadisce il suo sostegno all'uso continuato del meccanismo per lo sviluppo pulito (CDM) come mezzo di promozione delle tecnologie rispettose del clima; evidenzia la necessità di creare quanto prima le condizioni per il proseguimento e l'ulteriore sviluppo del CDM oltre il 2012; evidenzia altresì l'esigenza di migliorare l'efficacia attraverso criteri di sostenibilità più rigorosi, una migliore governance, procedure amministrative semplificate e l'eventuale passaggio a un CDM di settore; sottolinea tuttavia che, trattandosi di un meccanismo di compensazione, esso rappresenta soltanto una soluzione temporanea e che l'obiettivo dovrebbe continuare ad essere la fissazione di un tetto globale per il carbonio basato su un'assegnazione equa e proporzionata delle quote; sostiene i principi concordati nell'ambito del protocollo di Kyoto, secondo i quali il ricorso a meccanismi flessibili deve essere complementare alle riduzioni a livello nazionale;

20.   invita la Commissione, quando rivedrà il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, a dare una svolta nella valutazione dei crediti di emissione connessi con progetti di afforestazione e riforestazione, e con progetti di gestione sostenibile delle foreste, e ciò allo scopo di migliorare il CDM;

21.   ribadisce l'invito a far sì che le emissioni del trasporto aereo e marittimo siano incluse negli impegni di riduzione di gas a effetto serra a livello internazionale per il periodo successivo al 2012 chiede alla Conferenza delle parti di esaminare se le permissioni di gas a effetto serra provenienti dall'aviazione non possano rientrare in un accordo post 2012 concluso a livello di UNFCCC;

22.   deplora che l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO) non sia stata pronta ad esperire qualsivoglia strumento giuridico per limitare le emissioni di gas a effetto serra provenienti dall'aviazione anche se tale compito le era stato conferito già oltre dieci anni fa;

23.   è preoccupato in relazione al fatto che le risorse della terra sono sempre più utilizzate per l'allevamento del bestiame; ricorda la relazione dell'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) "Livestock's Long Shadow" del novembre 2006, secondo cui l'industria delle carni e l'allevamento del bestiame contribuiscono per il 18% alle emissioni complessive di gas a effetto serra nel mondo e sottolinea la necessità che un accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012 includa un quadro per un allevamento sostenibile;

24.   propone di valutare in che misura le discariche, che emettono fino a 60 milioni di tonnellate di metano l'anno nel mondo, potrebbero essere smantellate e utilizzate per produrre energia, al fine di ridurre l'effetto serra e i rischi per l'uomo;

25.   riconosce le opportunità che la lotta ai cambiamenti climatici offre imponendo lo sviluppo tecnologico e la creazione di società più sostenibili; ritiene che le politiche volte a "decarbonizzare" l'economia offriranno importanti opportunità commerciali in numerosi settori tecnologici quali l'efficienza energetica, le energie rinnovabili, la condivisione della tecnologia, la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS), ecc.; chiede agli Stati membri di compiere ulteriori sforzi per promuovere investimenti di questo tipo e fornire incentivi fiscali intesi ad incoraggiare la ricerca nel settore delle tecnologie pulite;

26.   ritiene che l'ingresso delle tecnologie pulite sul mercato sia ostacolato da barriere quali i sussidi per i carburanti fossili, i dazi sulle importazioni e la mancanza di una base di conoscenze; chiede che si compiano sforzi decisivi nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto per rimuovere tali barriere e predisporre incentivi positivi per investimenti nelle tecnologie sostenibili e per un maggiore uso di modelli di incentivazione imprenditoriali, in particolare un partenariato eccezionalmente forte e globale fra paesi industrializzati ed economie emergenti;

27.   sostiene che la riduzione delle emissioni globali non deve portare ad altri pericoli quali la proliferazione nucleare o il terrorismo; ritiene pertanto che l'energia nucleare dovrebbe continuare ad essere esclusa dal CDM e dall'attuazione congiunta (Joint Implementation - JI) o da altri meccanismi volti a premiare le riduzioni delle emissioni nei paesi in via di sviluppo;

28.   riconosce che le tasse di licenza a titolo dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) nel settore delle tecnologie pulite possono costituire un ostacolo al trasferimento di dette tecnologie ai paesi in via di sviluppo; sottolinea che l'accordo per il periodo successivo al 2012 deve comportare un quadro per partenariati DPI fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, che preveda strumenti di compensazione alternativi per i detentori di DPI, al fine di garantire il rispetto dei diritti di proprietà agevolando nel contempo i flussi di tecnologia;

29.   riconosce che le differenze di prezzo risultanti da impegni nazionali divergenti in relazione ai cambiamenti climatici possono diventare fonte di distorsioni della concorrenza, anche per le piccole e medie imprese; invita la Commissione ad affrontare seriamente la questione, in particolare sviluppando strumenti che contribuiscano ad accrescere la coerenza tra gli obiettivi ambientali e le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio; riconosce che parametri di riferimento e impegni internazionali vincolanti che coprano tutti i settori soggetti alla concorrenza sarebbero preferibili all'eventuale adozione di misure di adeguamento alle frontiere per compensare distorsioni fra i partner commerciali;

30.   sostiene, in mancanza di un efficace sistema globale di "cap and trade" per le emissioni di carbonio, obiettivi settoriali per le industrie ad alto consumo di energia nei paesi che non hanno assunto impegni vincolanti di riduzione delle emissioni, quale complemento degli obiettivi vincolanti in fatto di emissioni previsti per i paesi industrializzati, in combinazione con impegni per il trasferimento di tecnologia; ritiene che detti obiettivi e/o parametri di riferimento siano particolarmente importanti per i settori ad alta intensità energetica che competono a livello globale (acciaio, carta e cemento) e possano rappresentare un primo passo verso la compensazione di distorsioni fra i partner commerciali;

31.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al segretariato della UNFCCC, con la richiesta di farla circolare fra tutte le parti contraenti e gli osservatori della Convenzione che non sono membri dell'UE.

(1) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 120.
(2) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 182.
(3) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 119.
(4) Testi approvati, P6_TA(2007)0038.


Sviluppo della politica europea di vicinato
PDF 165kWORD 84k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della politica europea di vicinato (2007/2088(INI))
P6_TA(2007)0538A6-0414/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto lo sviluppo della Politica europea di vicinato (ENP) dal 2004, e in particolare i Progress Report della Commissione sull'attuazione dell'ENP del 4 dicembre 2006 (SEC(2006)1504/2, SEC(2006)1505/2, SEC(2006)1506/2, SEC(2006)1507/2, SEC(2006)1508/2, SEC(2006)1509/2, SEC(2006)1510/2, SEC(2006)1511/2, SEC(2006)1512/2),

–   visti i piani d'azione adottati congiuntamente con Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldova e Ucraina nonché con Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità palestinese e Tunisia,

–   visto lo Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI), che è strettamente legato all'attuazione dei Piani d'azione congiuntamente adottati e che sostituisce l'assistenza tecnica sinora fornita da TACIS e MEDA,

–   visto il Non-Paper della Commissione dal titolo "What the EU could bring to Belarus" (Cosa potrebbe apportare l'UE alla Bielorussia), del 21 novembre 2006,

–   vista la strategia europea di sicurezza dal titolo "Un'Europa sicura in un mondo migliore", adottata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 4 dicembre 2006 sul rafforzamento della politica europea di vicinato (COM(2006)0726),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, dell'11 aprile 2007, intitolata "Sinergia del Mar Nero - una nuova iniziativa di cooperazione regionale" (COM(2007)0160),

–   viste le conclusioni della Presidenza dei Consigli europei del 14 e 15 dicembre 2006 e del 21 e 22 giugno 2007, e il Progress Report della Presidenza tedesca dal titolo "Sviluppo della politica europea di vicinato", del 15 giugno 2007,

–   viste le sue risoluzioni sull'Europa ampliata e l'ENP, in particolare quella del 19 gennaio 2006 sulla politica europea di vicinato(1),

–   viste le sue precedenti risoluzioni sugli Stati e le regioni confinanti con l'UE,

–   viste le sue risoluzioni sull'ENP e la strategia di allargamento dell'UE,

–   viste le sue precedenti risoluzioni del 16 novembre 2005(2) sul futuro della dimensione settentrionale e del 16 novembre 2006(3) sulla strategia del Mar Baltico per la dimensione settentrionale,

–   viste le conclusioni dei Rapporti sullo sviluppo umano arabo del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite,

–   vista la Conferenza sull'ENP, organizzata dalla Commissione, che si è tenuta il 3 settembre 2007,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0414/2007),

A.   considerando che il consolidamento della sicurezza, della stabilità democratica e della prosperità, nonché la promozione del buongoverno e del rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani nei paesi vicini all'UE sono elementi cruciali per la stabilità e la prosperità dell'intero continente europeo,

B.   considerando che l'ENP resta una priorità centrale della politica estera dell'UE,

C.   considerando che l'ENP deve rimanere distinta dal processo di allargamento; considerando che la partecipazione all'ENP non preclude, per i vicini orientali che sono chiaramente identificabili come paesi europei, eventuali prospettive a lungo termine per un'eventuale adesione all'UE; considerando che l'ENP è, per tutti i paesi interessati, un'opportunità per integrarsi più strettamente nell'UE;

D.   considerando che, nonostante il felice avvio delle agende di riforma in diversi Stati vicini, l'ENP non ha ancora risposto pienamente alle attese in termini di stimolo e rafforzamento dell'impegno dei governi dei paesi ENP sulle riforme politiche ed economiche,

E.   considerando che occorre sviluppare altri incentivi per indurre i partner ad avanzare sul cammino delle riforme; che, per agevolare tale processo, l'ENP deve essere notevolmente rafforzata, anche tramite lo stanziamento di risorse finanziarie sufficienti per rispondere alle ambizioni e agli obiettivi dichiarati,

F.   considerando che i conflitti aperti e "congelati" rappresentano ancora un grande ostacolo alla realizzazione degli obiettivi fondamentali dell'ENP; considerando che la stabilità può essere raggiunta solo attraverso soluzioni globali e durature dei conflitti esistenti,

G.   considerando che gli aspetti specifici della politica UE verso gli Stati del Caucaso meridionale e dell'approccio regionale UE verso il Mar Nero sono trattati in relazioni distinte predisposte dalla commissione per gli affari esteri del Parlamento,

1.   sostiene pienamente i principali obiettivi dell'ENP, che mira a consolidare una zona di prosperità, stabilità e sicurezza intorno all'UE, a sviluppare stretti legami con e fra gli Stati vicini all'Unione e ad impegnarli a perseguire riforme in senso democratico basate sul rispetto dei diritti umani, sulla preminenza del diritto, sul miglioramento della governance e sullo sviluppo economico e sociale sostenibile; sottolinea l'esigenza di rivolgere particolare attenzione alla promozione della parità dei diritti, in particolare il miglioramento dei diritti delle donne, ma anche per quanto riguarda le minoranze e la capacità dei paesi vicini di superare i conflitti etnici, religiosi o sociali con mezzi pacifici;

2.   esprime dubbi circa l'ambito geografico dell'ENP, che annovera paesi che sono geograficamente e culturalmente europei insieme a paesi mediterranei ed extra-europei; nota peraltro che non appare al momento realistico cambiare radicalmente il quadro programmatico generale; sottolinea pertanto la necessità di un maggiore sforzo per definire gli obiettivi multilaterali e gli strumenti di tale politica in modo da consentire all'UE e ai suoi Stati vicini di far fronte alle sfide comuni, rispettando al contempo le varie condizioni e le caratteristiche specifiche delle regioni e dei paesi interessati;

3.   raccomanda pertanto vivamente che l'intera attuazione di tale politica tenga conto per quanto possibile delle identità differenziate di tutti i paesi ENP al fine di sviluppare gli incentivi di riforma a medio e lungo termine più idonei e tangibili e di rafforzare l'impegno di queste società al processo di modernizzazione e di cooperazione e integrazione con l'UE;

4.   osserva che le condizioni alla base dell'approccio ENP si basano sull'esperienza positiva dell'ampliamento; ritiene che tali condizioni possono costituire un incentivo idoneo per accelerare i processi di riforma dei paesi ENP verso la loro convergenza con l'UE se concepita positivamente, differenziata a seconda delle esigenze e delle capacità specifiche del paese interessato e accompagnata dallo sviluppo di una visione condivisa con i partner per quanto riguarda gli aspetti politici, istituzionali ed economici;

5.   sottolinea con forza che il rispetto dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali rappresenta il principio cardine della politica UE; ritiene che, indipendentemente dal grado di volontà dei governi dai paesi partner di cooperare e condividere tali valori, la società civile di tutti i paesi ENP debba essere fortemente sostenuta incoraggiando la sua partecipazione e il suo ruolo fondamentale nel processo di riforma e di democratizzazione e sostenendo lo sviluppo di organi d'informazione liberi e indipendenti; invita la Commissione a negoziare l'istituzione di sottocommissioni sui diritti dell'uomo con tutti i paesi ENP in modo da assicurare un efficace dialogo politico su tale problematica;

6.   sottolinea l'importanza per l'UE di intensificare i propri contatti con i parlamenti, i partiti politici, gli enti locali e altre parti interessate dei paesi ENP, ai fini di una loro partecipazione allo sviluppo ed attuazione dei Piani d'azione; sollecita pertanto l'organizzazione su base periodica di forum di vicinato;

7.   sottolinea la capitale importanza di un ampio dialogo della società civile e un'intensificazione dei contatti fra le popolazioni, contatti che contribuiscono a una migliore comprensione fra le società degli Stati UE e ENP e che dimostrano i benefici della cooperazione per entrambe le parti; ritiene che occorra prestare particolare attenzione agli scambi di studenti e a quelli nei settori della cultura e della ricerca; saluta al riguardo con favore l'iniziativa della Commissione di aprire le agenzie e i programmi comunitari ai paesi ENP, e sostiene in particolare l'ulteriore coinvolgimento di tutti i paesi ENP nel programma Erasmus Mundus;

8.   invita la Commissione e le autorità nazionali, regionali e locali a istituire programmi di gemellaggio di regioni e città e a dare loro adeguato supporto allo scopo di potenziare la capacità amministrativa locale e regionale nei paesi vicini come pure di promuovere programmi di scambio per la società civile e iniziative per microprogetti;

9.   sottolinea la necessità di un forte impegno politico da parte dell'UE e degli Stati membri perché l'ENP possa avere un successo sostenibile; sollecita gli Stati membri dell'UE ad allineare al massimo le proprie politiche nei paesi ENP con le priorità definite dai documenti strategici per paese ENP, al fine di garantire la compatibilità, la coerenza e la complementarità delle politiche;

10.   raccomanda l'approfondimento del dialogo politico regolare fra l'UE e i paesi ENP; esprime la propria soddisfazione per il fatto che l'Ucraina, la Moldova, la Georgia e l'Armenia si allineano con la maggior parte delle dichiarazioni e posizioni della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'UE, e sostiene la decisione di coinvolgere in tale processo l'Azerbaigian; è persuaso che l'allineamento con la politica estera dell'UE debba essere aperto a tutti gli altri paesi ENP;

11.   saluta l'obiettivo di lungo periodo di istituire un'area di libero scambio con tutti i paesi vicini, secondo le modalità enunciate nella summenzionata comunicazione del 4 dicembre 2006; sostiene l'opportunità di negoziare accordi di libero scambio ad ampio raggio fra l'UE e i singoli paesi ENP che dovrebbero, parallelamente all'attuazione delle riforme regolamentari, superare il contesto tariffario e non essere limitati ai servizi e alla tutela degli investimenti; sottolinea che le valutazioni d'impatto sociali e ambientali devono essere prese in considerazione al momento di negoziare tali accordi; si rammarica perché l'UE non ha sinora ritenuto possibile aprire i propri mercati ai prodotti che i paesi ENP sono in una posizione particolarmente favorevole per fornire a prezzi competitivi e che sono di una qualità conforme agli standard dell'UE;

12.   sostiene lo sviluppo di una cooperazione multilaterale fra l'UE e i suoi partner su temi settoriali, da realizzare sulla base dei legami regionali e transfrontalieri esistenti in aree quali l'ambiente, la sicurezza energetica, la cultura, i trasporti e la gestione delle frontiere e dell'immigrazione; sostiene, laddove possibile, l'opportunità di negoziare accordi settoriali giuridicamente vincolanti che consentano l'integrazione di politiche comuni; sottolinea in particolare la necessità di reperire investimenti per estendere le reti transeuropee dell'energia e dei trasporti ai paesi ENP;

13.   sottolinea la necessità di utilizzare le organizzazioni multilaterali esistenti per rafforzare l'interazione tra l'Unione europea e i paesi ENP; sottolinea in particolare il ruolo del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa per quanto riguarda il monitoraggio dell'attuazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

14.   raccomanda che accordi per l'agevolazione del rilascio dei visti e la riammissione siano negoziati con tutti i paesi ENP; sottolinea la necessità di migliorare la capacità dei paesi ENP di gestire i flussi migratori, combattere efficacemente l'immigrazione clandestina ed assicurare il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani; invita gli Stati membri, l'UE e i paesi ENP a intensificare la loro cooperazione nella lotta contro la criminalità organizzata transnazionale, il terrorismo, il traffico di esseri umani e il traffico di stupefacenti; sostiene la partecipazione dei paesi vicini all'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) e all'Ufficio europeo di polizia (Europol); sottolinea la necessità di assicurare che l'esecuzione di tali accordi di riammissione avvenga nel pieno rispetto del principio di non respingimento e di garantire l'accesso a una procedura di asilo equa; sollecita la Commissione a organizzare un monitoraggio efficace del trattamento delle persone rientrate in virtù degli accordi di riammissione conclusi con i paesi ENP, in particolare per quanto riguarda il possibile "respingimento a catena";

15.   ricorda che l'ENP fornisce un contesto eccellente per la cooperazione regionale e subregionale; chiede una cooperazione regionale rafforzata nei settori di libertà, sicurezza e giustizia, e in particolare per la gestione delle frontiere, la migrazione e l'asilo, la lotta alla criminalità organizzata, il traffico di esseri umani, l'immigrazione illegale, il terrorismo, il riciclaggio di denaro e il traffico di droga, nonché una cooperazione in materia di polizia e giudiziaria; ritiene che la cooperazione e la creazione di reti a livello regionale su tali questioni potrebbero basarsi sull'esperienza acquisita, tra l'altro, nel quadro del "processo di Söderköping", che include Bielorussia, Moldova e Ucraina e, dal lato dell'UE, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Svezia;

16.  Chiede urgentemente agli Stati membri di migliorare il trattamento delle pratiche di visto, in modo da agevolare la mobilità e da rendere meno gravosi e meno costosi i viaggi legittimamente effettuati nell'UE, in particolare da gruppi quali studenti, scienziati, uomini di affari e rappresentanti della società civile; invita gli Stati membri ad affrontare efficacemente i problemi incontrati presso i propri uffici consolari; raccomanda l'istituzione nei paesi ENP di centri comuni per le richieste di visti Schengen;

17.   incoraggia gli Stati membri, se del caso, ad entrare in negoziati per la stipula di accordi bilaterali con paesi ENP ai fini dell'attuazione del regime di traffico frontaliero locale istituito dal regolamento (CE) n. 1931/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che stabilisce norme sul traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e che modifica le disposizioni della convenzione Schengen(4);

18.   accoglie con interesse il progetto della Commissione di elaborare uno studio di fattibilità su un eventuale "Accordo energetico di vicinanza", e a tale scopo esorta i paesi partner ENP a rispettare la legalità internazionale e gli impegni assunti nei mercati mondiali;

19.   raccomanda un miglior dialogo e coordinamento e un maggior numero di azioni comuni da parte dell'UE e degli Stati Uniti nel portare avanti obiettivi comuni quali la promozione della democrazia, il consolidamento della sicurezza energetica e il rafforzamento della sicurezza regionale nel vicinato dell'UE;

20.   sottolinea altresì la necessità di coinvolgere i paesi SEE (Islanda, Norvegia, Liechtestein) e la Svizzera e di cooperare con tali paesi, sfruttando appieno la loro esperienza di collaborazione con l'Unione europea;

21.   sottolinea la necessità di un appropriato livello di finanziamento e di uno stretto coordinamento con altre istituzioni finanziarie per far sì che l'ENP sia coronata da successo; ritiene che occorra avvalersi dell'opportunità fornita dalla revisione delle prospettive finanziarie 2007-2013, prevista per il 2008-2009, per rafforzare il bilancio dell'ENPI; accoglie con favore l'introduzione del Fondo investimenti per la politica di vicinato, che contribuirà a mobilitare fondi per i partner ENP; sottolinea fortemente la necessità di mantenere l'equilibrio generale fra la componente orientale e quella meridionale dell'ENP che rifletta le ambizioni e gli obiettivi dell'UE nelle regioni in questione, l'efficacia dell'assistenza precedente e l'entità della popolazione interessata;

22.   invita la Commissione a coordinare le proprie risorse finanziarie e capacità di analisi politica con quelle delle istituzioni finanziarie internazionali (Banca europea per gli investimenti, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Banca mondiale) in modo da creare sinergie volte a promuovere e stimolare riforme seguendo le linee dei piani d'azione ENP;

23.   approva il concetto base per cui lo strumento di governance fornisce sostegno finanziario addizionale ai paesi più efficienti; insiste sul fatto che occorre premiare i progressi reali compiuti in termini di obiettivi connessi ai diritti umani e alla democrazia, in base a criteri trasparenti di distribuzione e da utilizzare per sostenere ulteriormente il processo di riforma;

24.   raccomanda un'attenta e costante vigilanza sulla lotta alla corruzione nei propri paesi, in base ai risultati della quale si devono condizionare i livelli di assistenza;

Vicinato dell'Europa orientale

25.   osserva che, in linea di principio, i paesi democratici che sono chiaramente identificabili come paesi europei e che rispettano lo Stato di diritto possono fare domanda di adesione a norma dell'articolo 49 del Trattato sull'Unione europea e che il ritmo e la profondità di un processo europeo comune dovrebbero corrispondere quanto più strettamente possibile alle capacità di attuare le riforme necessarie e rispettare le condizioni (criteri di Copenaghen) tanto nei paesi partner quanto nell'UE;

26.   ribadisce in tale contesto la posizione espressa nella raccomandazione del Parlamento del 12 luglio 2007 destinata al Consiglio su un mandato negoziale per un nuovo accordo rafforzato tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e l'Ucraina, dall'altro(5), secondo cui le trattative in corso con l'Ucraina dovrebbero portare alla conclusione di un accordo di associazione tale da contribuire in modo efficiente e credibile alle prospettive europee dell'Ucraina e all'avvio del processo corrispondente, compresa la possibilità di un'adesione all'UE; esprime il parere che un'impostazione corrispondente dovrebbe essere adottata per le relazioni con la Moldova, in vista del fatto che il periodo iniziale di dieci anni previsto nell'accordo di partenariato e cooperazione scadrà nel giugno 2008;

27.  Prende atto dell'iniziativa della Commissione di invitare la Bielorussia a partecipare in veste di osservatore alla Conferenza ENP tenutasi il 3 settembre 2007; è tuttavia seriamente preoccupato per la mancata risposta positiva da parte del governo bielorusso all'offerta di cooperazione soggetta a condizioni formulata dalla Commissione nel summenzionato Non-Paper del 21 novembre 2006; condanna le continue esecuzioni sentenziate in Bielorussia, l'unico paese europeo in cui esiste ancora la pena di morte, e le altre violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle autorità bielorusse, e le invita a rilasciare tutti i detenuti politici e a rinunciare ad ogni oppressione delle forze democratiche, in modo da offrire al popolo bielorusso i benefici della libertà, della democrazia e della prosperità insieme a tutte le opportunità connesse a una più stretta integrazione con l'UE; sottolinea la necessità che l'UE fornisca urgentemente un sostegno più efficace alla società civile e ai mass media liberi nonché ai partiti politici che si impegnano per la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali; sollecita con forza la Bielorussia ad applicare una moratoria sulla pena di morte quale primo passo verso l'abolizione della pena capitale nonché a ratificare il secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e relativi protocolli; incoraggia la Commissione a fare un uso più efficace dello strumento europe per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e ad assicurare che i mezzi forniti dagli strumenti finanziari dell'UE non siano oggetto di uso improprio da parte del governo bielorusso contro i cittadini e la società civile bielorussa;

28.   chiede alla Commissione di promuovere i contatti interpersonali riducendo i costi vigenti dei visti per i cittadini bielorussi, in particolare gli studenti, gli studiosi e i rappresentanti della società civile, al fine di uniformare tali costi con quelli applicati in altri paesi ENP quali l'Ucraina e la Russia;

29.   ritiene che la Bielorussia, una volta adottata la democrazia, garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e rafforzato lo Stato di diritto, abbia la stessa vocazione e le stesse prospettive europee che hanno l'Ucraina e la Moldova;

30.   è persuaso che occorra istituire un quadro motivante corredato di obiettivi di esecuzione a medio termine e basato su una nuova generazione di accordi di associazione da negoziare con i paesi ENP che rispettino i valori europei fondamentali, che intendano integrarsi maggiormente con l'UE e siano in grado di dimostrare il conseguimento di risultati obiettivi in termini di esecuzione dei piani d'azione ENP;

31.   è del parere che tali accordi debbano contemplare lo sviluppo dei rapporti bilaterali con l'UE in tappe successive, negoziando condizioni concrete e tempi da rispettare, fra cui parametri vincolanti di performance da specificare nei piani d'azione congiuntamente adottati, il tutto accompagnato da un processo regolare di monitoraggio; ribadisce la sua precedente proposta di sviluppare con tali paesi, chiaramente identificabili come europei, accordi approfonditi di libero scambio nel contesto di un'eventuale "area economica europea Plus";

32.   plaude alla conclusione degli accordi in materia di facilitazione della concessione dei visti e di riammissione con l'Ucraina e l'avvio di tale processo con la Moldova, e sollecita la negoziazione di analoghi accordi con i paesi del Caucaso meridionale; è persuaso che occorra prospettare a lungo termine la possibilità di un regime senza visti, definendo le tappe necessarie al conseguimento di tale obiettivo; rileva che, nel caso della Georgia, il progresso delle riforme nonché l'impatto negativo involontario dell'accordo in materia di facilitazione della concessione di visti tra l'UE e la Russia sulla risoluzione dei conflitti nelle regioni separatiste georgiane dell'Ossezia meridionale e dell'Abkhazia, richiedono una conclusione rapida dell'accordo sui visti tra la Georgia e l'UE; sollecita la messa in atto di un meccanismo di monitoraggio efficace, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone soggette agli accordi di riammissione; sottolinea l'importanza di disporre di garanzie adeguate di accesso a una procedura di asilo equa per quanti necessitano di protezione internazionale, in particolare in caso di applicazione delle "procedure accelerate di riammissione" a persone intercettate nelle regioni di frontiera, come previsto dall'accordo di riammissione con l'Ucraina e dalla proposta di accordo di riammissione con la Moldova;

33.   sottolinea la necessità di intensificare l'applicazione dei progetti di trasporto esistenti nella regione che beneficiano del sostegno dell'UE, in particolare il Corridoio di trasporto Europa-Caucaso-Asia (TRASECA), utilizzando pienamente il potenziale di transito dei paesi interessati;

34.   ritiene che occorra puntare alla graduale integrazione dei vicini europei dell'Est nella Comunità europea dell'energia, e sollecita l'attuazione prioritaria delle riforme dei settori energetici, facendo valere i principi della libera economia di mercato e della trasparenza, soprattutto per quanto riguarda le tariffe, gli accessi alla rete e l'efficienza energetica; accoglie con favore gli sforzi compiuti per includere tra gli assi portanti dell'ENP la sicurezza energetica esterna, conformemente alla PESC;

35.   sottolinea l'importanza della dimensione politica dell'ENP; raccomanda un più forte sostegno UE ai progetti di cooperazione politica regionale quali la Community of Democratic Choice (CDC), il GUAM (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldova) e l'Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero (BSEC), al fine di promuovere in modo più efficiente la democrazia, la fiducia, la cooperazione multilaterale e lo sviluppo sostenibile nella regione;

36.   sottolinea la necessità di una maggiore partecipazione dell'UE nella risoluzione dei cosiddetti conflitti congelati, tra l'altro mediante programmi di instaurazione della fiducia e gestione dei conflitti e progetti in materia di istruzione, cultura e costruzione della società civile nei territori secessionisti; plaude al lavoro della missione dell'UE di assistenza alle frontiere Moldova/Ucraina (EUBAM); invita il Consiglio e la Commissione a precisare che, con la partecipazione all'ENP, i paesi interessati si impegnano a intrattenere buone relazioni di vicinato nonché, onde poter mettere pienamente a frutto il potenziale dell'ENP, a compiere rinnovati sforzi vigorosi e concreti per pervenire a risoluzioni durature e sostenibili dei conflitti nella regione e ad astenersi da dichiarazioni bellicose, minacce e azioni che potrebbero deteriorare ulteriormente la situazione e indebolire gli sforzi della comunità internazionale;

37.   incoraggia l'Ucraina, nel quadro del suo allineamento con le dichiarazioni e le posizioni dell'UE nell'ambito della PESC, a partecipare alle misure restrittive adottate dall'UE nei confronti della dirigenza della regione transnistriana della Moldova, apportando in tal modo un ulteriore contributo significativo alla soluzione pacifica del conflitto della Transnistria;

38.   plaude all'assistenza fornita nel quadro dell'ENPI a favore di misure volte a rafforzare la fiducia in Georgia e nelle regioni separatiste dell'Abkhazia e dell'Ossezia meridionale; invita la Commissione a valutare la possibilità di fornire assistenza, sotto forma di progetti locali atti a instaurare la fiducia e di progetti locali per garantire il risanamento economico, al Nagorno Karabakh al fine di contribuire alla risoluzione del conflitto che interessa tale regione;

39.   invita la Turchia a stabilire normali relazioni diplomatiche e a riaprire la sua frontiera terrestre con la confinante Armenia nell'ambito delle misure per accrescere la fiducia necessaria per una pace duratura e per l'integrazione economica della regione; chiede alla Turchia e all'Armenia di avviare una franca discussione su tutte le questioni in sospeso;

40.   sottolinea l'importanza di elaborare una politica più sofisticata per la regione del Mar Nero, a completamento dell'ENP, ed evidenzia l'importanza di avere la Turchia e la Russia come partner nello sviluppo di una strategia funzionale per quella regione;

41.   ritiene importante rafforzare la dimensione parlamentare della partnership politica tra il Parlamento europeo e i paesi ENP orientali; suggerisce pertanto l'istituzione di un'assemblea parlamentare UE-Vicinato orientale (EURO-NEST), seguendo l'esempio delle assemblee parlamentari multilaterali già istituite con la partecipazione del Parlamento europeo, e il coinvolgimento dei parlamenti dell'Ucraina, della Moldova, dell'Armenia, della Georgia e dell'Azerbaigian, cui sarebbero invitati anche osservatori a favore della democrazia provenienti dalla Bielorussia;

42.   al fine di potenziare la dimensione parlamentare, esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a predisporre, in cooperazione con i governi dei paesi dell'Est che partecipano alla PEV, una piattaforma per la cooperazione regionale multilaterale a livello ministeriale, rafforzando in tal modo ulteriormente la dimensione politica della PEV nell'Europa orientale;

43.   è convinto che tale assemblea e la cooperazione ministeriale sarebbero utili per contribuire alla realizzazione del rafforzamento dell'ENP e porterebbe un valore aggiunto ai lavori delle delegazioni interparlamentari bilaterali, consentendo alle parti interessate di rafforzare la cooperazione, la solidarietà e la fiducia reciproca, di contribuire alla soluzione dei conflitti congelati e di rafforzare il dialogo periodico multilaterale su argomenti d'interesse comune con chiara dimensione regionale come l'energia, l'ambiente, la lotta contro il terrorismo, la gestione dei flussi migratori, i diritti umani, ecc.;

44.   sottolinea la necessità di far uso del partenariato strategico fra UE e Russia per insistere sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, del diritto internazionale, della scelta democratica e della preminenza del diritto, in quanto principi sottesi all'approccio dei due partner verso la comune prossimità; invita le autorità russe ad assumersi la propria responsabilità di contribuire ad agevolare il ripristino dell'integrità territoriale dei paesi ENP, a rispettare l'obbligo della Russia di proteggere le minoranze in zone in cui è coinvolta in operazioni di pace e a non opporsi al possibile coinvolgimento europeo in operazioni civili e militari di pace nelle zone in cui esistono conflitti congelati, come richiesto da alcune delle parti interessate; deplora l'uso di risorse energetiche quali strumento per la realizzazione di obiettivi politici; invita la Russia ad avviare un dialogo costruttivo con l'UE e con i nostri vicini comuni sulla possibilità di approfondire la cooperazione multilaterale nella zona del Mar Nero;

45.   plaude all'iniziativa finalizzata al consolidamento strategico dei rapporti con i vicini dei paesi ENP orientali, in particolare i paesi dell'Asia centrale; si compiace, a tale riguardo, per la strategia dell'Asia centrale, recentemente adottata; ritiene, in tale contesto, che, tra l'Unione europea e i paesi dell'Asia centrale, dovrebbe essere sviluppata una cooperazione particolare e di ampio respiro; sottolinea, stante il cruciale ruolo politico, economico ed energetico del Kazakistan nella regione e il suo particolare assetto multietnico, valido da secoli, che tale paese potrebbe essere il primo esempio di un relazione potenziata tra questi paesi e l'Unione euopea, a condizione tuttavia che adotti ampie riforme politiche prestando particolare attenzione al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici;

46.   insiste sul fatto che l'attuazione dell'ENP deve continuare a rappresentare un compito politico comune a tutti gli Stati membri dell'UE; suggerisce alla Commissione che occorre tenere conto delle esperienze uniche in materia di riforme legate alla transizione degli Stati membri che hanno aderito all'UE nel 21° secolo, al fine di sviluppare e affinare ulteriormente i nuovi meccanismi attualmente operativi, i quali potrebbero essere di beneficio ai paesi ENP;

Vicinato del Mediterraneo meridionale

47.   sottolinea i forti e tradizionali legami fra l'UE e gli Stati del Mediterraneo meridionale ed insiste sul fatto che una stretta cooperazione è nell'interesse di ambo le parti;

48.   ricorda che l'Unione europea deve sostenere e incoraggiare attivamente i processi di riforma nei paesi meridionali partner dell'ENP, in quanto i potenziali benefici di profonde riforme politiche, economiche e sociali superano di gran lunga i loro costi; ricorda inoltre che si tratta di un processo graduale che dipende anche dall'impegno dei paesi partner di portare a buon fine le riforme;

49.   invita la Commissione ad esplorare ulteriormente le varie opzioni per la prossima generazione di accordi a largo raggio con i paesi ENP meridionali; insiste sull'inclusione in tali accordi dei meccanismi di attuazione della clausola sui diritti umani; considera che tali accordi bilaterali non devono pregiudicare la promozione della cooperazione multilaterale nella regione, e in particolare il perseguimento degli obiettivi del Processo di Barcellona, tra cui l'obiettivo della creazione di un'area di libero scambio; invita gli Stati membri ad esplorare vie che permettano di rafforzare la cooperazione, anche mediante un'accresciuta flessibilità, in futuro, con l'apertura dei mercati agricolo e del lavoro in modo compatibile con la protezione sociale e l'equità; invita i paesi ENP meridionali a intensificare il loro impegno per l'apertura dei propri sistemi economici e l'armonizzazione della propria legislazione economica con i pertinenti capitoli dell'acquis UE; insiste sulla necessità di riconoscere ai paesi del Mediterraneo il diritto di decidere il ritmo della loro apertura commerciale e le loro strategie nazionali di sviluppo economico e sociale; considera che con una utilizzazione più efficace dell'ENPI a favore di progetti regionali si potrebbe migliorare la situazione per favorire un effettivo spazio economico regionale integrato;

50.   ricorda che i diritti universali dell'uomo sono al centro dei valori dell'UE; deplora il fatto che, dall'inizio del partenariato euromediterraneo (PEM), i progressi per quanto sostanziali in termini di democrazia e diritti dell'uomo, non sono stati sufficienti e sollecita la Commissione a perseguire la sua cooperazione con i governi, le autorità regionali e locali e i protagonisti della società civile in tali paesi interessati; pone l'accento sull'importanza della libertà di espressione per quanto riguarda l'istituzione di una cultura democratica e il rafforzamento della società civile; invita pressantemente la Commissione ad instaurare dialoghi reali in questo campo e a sviluppare attivamente politiche e programmi educativi comuni volti a promuovere la conoscenza reciproca, la tolleranza e i diritti della donna, in particolare tra le nuove generazioni; i partner del sud dovrebbero, a tal fine, dare prova di maggiore trasparenza ed essere più aperti alla partecipazione della società civile; è tuttavia convinto che il dialogo sui diritti dell'uomo non debba impedire all'UE di formulare pubblicamente critiche e di adottare qualsiasi altra misura in caso di gravi violazioni dei diritti fondamentali;

51.   riconosce la diversità di condizioni, interessi e priorità dei vari paesi meridionali, che sono tenuti in considerazione nella negoziazione e nell'attuazione dei piani d'azione; sottolinea la capitale importanza di un'intensificazione della cooperazione regionale nel quadro del PEM; sottolinea che l'ENP non si pone in chiave sostitutiva o antitetica rispetto al PEM, ma che le due politiche sono complementari fra loro giacché consentono di sommare l'impostazione multilaterale del Processo di Barcellona alla prospettiva bilaterale; invita al riguardo la Commissione ad intensificare i propri sforzi di comunicazione per chiarire i legami fra le due politiche, sia ai paesi partner che al pubblico europeo;

52.   ribadisce la necessità di una forte volontà politica da parte delle istituzioni UE e degli Stati membri ad impegnarsi attivamente nella risoluzione dei conflitti della regione, evitando nel contempo che questi ultimi ostacolino lo sviluppo dell'ENP; sottolinea che l'ENP non realizzerà il suo pieno potenziale senza prima risolvere quei conflitti che rendono la cooperazione regionale un compito arduo, se non impossibile; ribadisce l'opportunità di rafforzare le attività ENP che favoriscono la prevenzione dei conflitti e che si incentrano sulle misure atte a ripristinare un clima di fiducia, quali la gestione delle frontiere, il sostegno ai processi di riconciliazione a livello nazionale, regionale e locale e il supporto alle organizzazioni della società civile; sottolinea il ruolo importante dello strumento della governance nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti; insiste a tale riguardo sulla necessità di assicurare la coerenza e la complementarità tra l'ENP e altri strumenti e ambiti d'azione, nonché la necessità di un'analisi strutturata dei conflitti e di una sensibilità per le questioni legate ai conflitti nella progettazione, nell'attuazione e nel monitoraggio dei programmi;

53.   ricorda che l'ENP, insieme al PEM, costituisce il quadro in cui si inseriscono tutti i settori della cooperazione; è del parere che una cooperazione rafforzata tra le parti interessate dovrebbe essere possibile e pertanto più agevole; indica che l'esame di nuove iniziative per rafforzare la cooperazione nel Mediterraneo dovrebbe, in ogni caso, comportare il rilancio del PEM, il quale ha bisogno di una riflessione seria sui limiti e le difficoltà incontrate in questi ultimi anni; insiste sul fatto che il Mediterraneo deve continuare a rappresentare una preoccupazione politica comune per tutti gli Stati membri; ricorda l'importanza dell'Assemblea parlamentare euromediterranea; sottolinea il suo auspicio che tale istituzione sia impegnata nel seguito dell'evoluzione delle politiche euromediterranee;

54.   ritiene importante allacciare rapporti più stretti, anche tramite nuove relazioni, con i paesi vicini dei nostri vicini, come i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo;

Ruolo del Parlamento europeo

55.   ribadisce il proprio impegno a proseguire la sua attività di monitoraggio dell'esecuzione dell'ENP, in particolare ricorrendo alle proprie prerogative, compreso in ultima analisi il ricorso ai suoi poteri di bilancio e cercando il dialogo con la Commissione sull'attuazione dell'ENPI e sull'EIDHR, un dialogo che è stato avviato nel 2007 e che va proseguito in vista della revisione prevista per il 2009; intende esaminare regolarmente i Progress Report sulla ENP; esprime tuttavia rammarico per non essere stato consultato sui piani d'azione ENP, sulla valutazione della loro attuazione e neppure sullo stato di avanzamento delle discussioni all'interno delle sottocommissioni per i diritti umani;

56.   è consapevole del proprio importante ruolo di opinion former e di sede di pubblico dibattito e intende rafforzare la propria cooperazione con i parlamenti e le società civili dei paesi ENP; si impegna pertanto a fare un uso più efficace delle sue delegazioni agli organi interparlamentari; sottolinea, a tale proposito, l'importanza della dimensione non governativa, vale a dire della piattaforma euromediterranea della società civile, nel rafforzamento del dialogo politico nei paesi partner meridionali;

o
o   o

57.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, ai governi e ai parlamenti di tutti i paesi ENP, nonché della Turchia e della Federazione russa.

(1) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 312.
(2) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 113.
(3) GU C 314 E del 21.12.2006, pag. 330.
(4) GU L 405 del 30.12.2006, pag. 1.
(5) Testi approvati, P6_TA(2007)0355.


Relazioni economiche e commerciali con l'Ucraina
PDF 153kWORD 72k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulle relazioni commerciali ed economiche con l'Ucraina (2007/2022(INI))
P6_TA(2007)0539A6-0396/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto il regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato(1),

–   visto il piano in dieci punti Ferrero-Waldner/Solana per l'Ucraina, che il Consiglio ha confermato il 21 febbraio 2005,

–   vista la comunicazione alla Commissione del Commissario Ferrero-Waldner, del 22 novembre 2005, intitolata "Attuazione e promozione della politica europea di vicinato" (SEC(2005)1521),

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, intitolata "Sviluppo della politica europea di vicinato" (COM(2006)0726),

–   visto il documento di strategia nazionale della Commissione per il periodo 2007-2013 e il programma indicativo nazionale 2007-2010 per l'Ucraina,

–   visto il memorandum d'intesa sulla cooperazione nel settore dell'energia tra l'Unione europea e l'Ucraina, sottoscritto il 1° dicembre 2005,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Sviluppare uno spazio aereo comune con l'Ucraina" (COM(2005)0451),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Politica europea di prossimità – Documento di strategia" (COM(2004)0373),

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sullo sviluppo della politica europea di vicinato: relazione intermedia PEV, Ucraina (COM(2006)0726) (SEC(2006)1505),

–   visto l'accordo tra l'Ucraina e la Comunità europea sul commercio dei prodotti tessili, sottoscritto il 5 maggio 1993, prorogato e modificato il 9 marzo 2005,

–   visto l'accordo di partenariato e di cooperazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra(2), sottoscritto il 14 giugno 1994, prorogato e modificato il 30 marzo 2004 e il 27 marzo 2007,

–   visto l'accordo tra la Comunità europea e il governo dell'Ucraina sul commercio di alcuni prodotti siderurgici(3), sottoscritto il 22 novembre 2004,

–   visto l'accordo di cooperazione relativo a un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, nonché l'accordo tra la Comunità europea e l'Ucraina su taluni aspetti dei servizi aerei, entrambi sottoscritti il 1° dicembre 2005,

–   visti i risultati dei recenti Vertici UE-Ucraina, compreso quelli tenutisi a Helsinki il 27 ottobre 2006 e a Kiev il 14 settembre 2007,

–   vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2006 sulla politica europea di vicinato(4) (PEV),

–   vista la sua risoluzione del 22 maggio 2007 sull'Europa globale - aspetti esterni della competitività(5),

–   vista la sua raccomandazione del 12 luglio 2007 al Consiglio su "un mandato negoziale per un nuovo accordo rafforzato tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e l'Ucraina, dall'altro"(6),

–   viste le attività della delegazione del Parlamento europeo alla commissione di cooperazione parlamentare UE-Ucraina,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 22 gennaio 2007 sui negoziati per un nuovo accordo rafforzato,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A6-0396/2007),

A.   considerando che l'Ucraina è un vicino di importanza strategica per l'UE e che tale paese costituisce il "ponte" naturale che collega l'UE con la Russia e l'Asia centrale; considerando che le sue dimensioni, le risorse umane e del suo territorio, nonché la sua posizione geografica conferiscono all'Ucraina un ruolo peculiare in Europa e fanno di tale paese un attore regionale determinante,

B.   considerando che, dopo l'allargamento del 2004, l'UE è diventata il principale partner commerciale dell'Ucraina; che l'adesione all'UE di Stati aventi una frontiera comune con l'Ucraina ha rafforzato i legami commerciali di tale paese con l'UE ed aperto nuove possibilità per il commercio regionale, la cooperazione industriale e la crescita economica,

C.   considerando che uno dei principali obiettivi del Parlamento per quanto riguarda la politica estera è di rafforzare e promuovere la PEV, la quale mira a sostenere lo sviluppo della democrazia e l'economia di mercato nei paesi limitrofi dell'UE, nonché il rafforzamento delle loro relazioni politiche ed economiche con l'UE e i suoi Stati membri,

D.   considerando che, per sviluppare una politica di vicinato efficace, occorre dare priorità al multilateralismo e che, di conseguenza, il futuro accordo di libero scambio (ALS) costituirà un elemento fondamentale del nuovo accordo rafforzato i cui negoziati sono cominciati il 5 marzo 2007,

E.   considerando che l'adesione dell'Ucraina all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e la sua ratifica da parte del parlamento ucraino rappresentano il necessario presupposto per consentire al paese di avviare i negoziati per una zona di libero scambio con l'UE nel quadro del nuovo accordo rafforzato al fine di ravvicinare quanto più possibile l'economia dell'Ucraina all'economia UE e più in generale di rafforzare la prestazione economica e commerciale dell'Ucraina,

F.   considerando che, nel settore del commercio, l'UE e l'Ucraina hanno interessi convergenti e potrebbero entrambe beneficiare dell'ulteriore integrazione dei loro rispettivi mercati; considerando che, in tale contesto, il graduale recepimento da parte dell'Ucraina dell'acquis comunitario costituirebbe un passo significativo verso l'obiettivo dell'Ucraina di graduale integrazione economica e rafforzamento della cooperazione politica con l'UE,

G.   considerando che il proposto ALS tra l'Ucraina e la Comunità europea potrebbe inizialmente avere effetti negativi che si ripercuoterebbero soprattutto sulle fasce della popolazione economicamente e socialmente più vulnerabili; considerando che occorre istituire meccanismi di transizione, aumentando il sostegno economico a fasce della popolazione, il che consentirà un'integrazione graduale ed equilibrata, contribuendo in tal modo allo sviluppo sostenibile del paese,

H.   considerando che gli sforzi dell'UE non devono concentrarsi soltanto sull'integrazione economica dell'Ucraina, ma devono altresì creare le basi del sostegno sociale, ad esempio consentendo un accesso più equo e paritario alle pensioni di anzianità, ai sussidi destinati ai più poveri, alle famiglie numerose e alla popolazione rurale e creando meccanismi finanziari e di altra natura per l'integrazione delle minoranze; considerando che tali misure promuoveranno la stabilità sociale e politica necessaria al successo dell'integrazione economica dell'Ucraina nell'OMC e un più stretto partenariato con l'UE,

I.   considerando che l'UE e l'Ucraina sono determinate a progredire rapidamente ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di creare una zona comune di libero scambio, com'è stato confermato durante i recenti vertici e riunioni di alto livello, una volta che l'Ucraina avrà completato il suo processo di adesione all'OMC e una volta che il parlamento ucraino lo avrà ratificato,

J.   considerando che occorre dare spazio e tempo al paese perché consolidi la sua capacità di rispondere alle sfide della globalizzazione; considerando la necessità di un'apertura graduale del mercato ucraino, con un certo grado di flessibilità per evitare di imporre una visione economica, tenendo conto dei punti forti e dei punti deboli dell'economia del paese, delle sue specificità interne e delle sue posizioni regionali,

K.   considerando che l'UE e l'Ucraina devono far fronte a sfide comuni in materia di politica commerciale ed economica relative alla globalizzazione e all'emergenza di nuovi e forti attori economici; considerando che la cooperazione economica rafforzata con l'UE potrebbe favorire le necessarie riforme e, unitamente a un migliore clima in materia di investimenti, attirare investimenti esteri diretti sia da istituzioni finanziarie internazionali (IFI) sia dal settore privato a vantaggio dell'economia nazionale dell'Ucraina,

L.   considerando che la crescente cooperazione economica con l'Ucraina offre altresì prospettive positive per la crescita delle economie degli Stati membri e ne favorisce l'integrazione più profonda nel mercato unico dell'UE,

M.   considerando che le nuove problematiche politiche, economiche e sociali nell'Europa dell'Est rappresentano altrettante sfide comuni che richiedono una risposta globale coordinata,

Adesione all'OMC

1.   appoggia la positiva conclusione dei negoziati di adesione all'OMC; esorta l'Ucraina ad eliminare tutti i rimanenti ostacoli di natura sia legislativa sia tecnica, che contribuiscono alle difficoltà connesse con la sua ammissione all'OMC;

2.   esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere ulteriormente a livello politico e diplomatico l'adesione dell'Ucraina all'OMC e a fornire all'Ucraina un aiuto continuo ai fini del soddisfacimento dei requisiti necessari; invita la Commissione ad aiutare l'Ucraina a fare pieno uso dei periodi di transizione di cui dispone per ottemperare ai requisiti spesso severi associati alla sua adesione all'OMC;

3.   accoglie con favore le decisioni dell'UE di concedere all'Ucraina lo status di economia di mercato riconoscendo i notevoli sforzi compiuti dal governo ucraino per dotare il paese di un'economia di mercato efficiente; invita il governo dell'Ucraina a consolidare tali realizzazioni assicurando che vengano adeguatamente affrontate le gravi distorsioni di mercato;

Creazione di una zona di libero scambio UE/Ucraina

4.   accoglie con favore il fatto che la valutazione di impatto per la sostenibilità del commercio, attualmente in corso, effettuata sotto gli auspici della Commissione, sarà completata per l'inizio dei negoziati ufficiali relativi all'ALS, una volta che l'Ucraina avrà completato il suo processo di adesione all'OMC e che il parlamento ucraino lo avrà ratificato; invita la Commissione e il governo dell'Ucraina a tenere debitamente conto dei risultati dello studio VIS (valutazione di impatto per la sostenibilità) in sede di definizione del contenuto dell'ALS;

5.   invita le parti contraenti a considerare attentamente l'instaurazione di un quadro istituzionale solido ed efficiente che preveda la costituzione e l'attribuzione di poteri a comitati congiunti di vigilanza autorizzati a formulare raccomandazioni ai fini dell'ulteriore miglioramento delle reciproche relazioni commerciali ed economiche e della creazione di un meccanismo funzionante per la risoluzione delle controversie;

6.   invita la Commissione e il governo ucraino a istituire un forum sullo sviluppo sostenibile, aperto ai rappresentanti della società civile, che preveda un'ampia sezione dedicata al cambiamento climatico, anche prima della conclusione dei negoziati per un ALS;

7.   rileva che una zona di libero scambio con l'Ucraina avrà certamente effetti positivi a lungo termine, ma potrebbe anche avere ripercussioni negative a breve e medio termine sugli Stati membri dell'Europa dell'Est, ripercussioni che devono essere affrontate;

8.   invita l'Ucraina a proseguire nella definizione e nell'applicazione di una legislazione doganale conforme con le norme comunitarie e internazionali e a migliorare il funzionamento dei servizi doganali, semplificando e ammodernando le procedure doganali sia alle frontiere sia all'interno del paese; chiede alla Commissione di sostenere gli sforzi dell'Ucraina in tale ambito fornendo un'ulteriore assistenza tecnica e un sostegno finanziario specifico;

9.   sottolinea che, sebbene i prodotti più competitivi importati sul mercato comunitario dall'Ucraina non rientrino nel sistema delle preferenze tariffarie generalizzate (SPG) dell'UE, tale sistema si è rivelato estremamente utile ai produttori ucraini che desiderano entrare sui mercati comunitari; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere in considerazione un'ulteriore liberalizzazione nei confronti dell'Ucraina prevedendo degli accordi preferenziali specifici nel quadro della cosiddetta clausola dei diritti dei lavoratori (che accorda un trattamento preferenziale ai paesi che, come l'Ucraina, hanno attuato le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) relative ai diritti fondamentali dei lavoratori);

Politica industriale

10.   sollecita l'Ucraina a effettuare ulteriori riforme nazionali che consentano l'integrazione sostenibile nei mercati globali e nella catena del valore a livello mondiale; sottolinea che la diversificazione delle esportazioni deve innanzitutto rappresentare un complemento al rafforzamento del mercato interno affinché le esportazioni diventino una fonte affidabile per la futura crescita economica in Ucraina;

11.   esorta l'Ucraina a promuovere un funzionamento efficiente dei servizi pubblici e una migliore accessibilità per tutti i cittadini ai suddetti servizi, nonché a prestare maggiore attenzione alla liberalizzazione del mercato assicurando la positiva realizzazione del processo di privatizzazione, lo smantellamento dei monopoli e l'indipendenza dalla Banca nazionale dell'Ucraina;

12.   ritiene importante distinguere tra servizi commerciali e servizi pubblici, per cui questi ultimi non dovrebbero essere interessati dalla liberalizzazione, al fine di tutelare i bisogni fondamentali della popolazione nonché un buon accesso ai beni pubblici essenziali quali la sanità, l'istruzione, l'acqua potabile e l'energia;

13.   invita l'Ucraina a controbilanciare i maggiori diritti degli azionisti e degli investitori derivanti dall'adesione all'OMC incrementando l'accesso di tutti i suoi cittadini alle informazioni societarie, a garantire la rigorosa applicazione dei diritti umani, sociali ed economici e ad avvicinarsi agli standard internazionali in materia di responsabilità sociale delle imprese (CSR), contabilità e audit; insiste sulla necessità che i tribunali civili e commerciali dell'Ucraina svolgano un ruolo sempre più importante nel dissuadere le discriminazioni e gli abusi;

14.   esorta l'Ucraina a istituire un sistema fiscale coerente ed efficace in linea con la legislazione e le prassi UE; ricorda che servizi finanziari solidi ed efficaci costituiscono un necessario presupposto per un'ulteriore crescita economica in Ucraina; sottolinea la necessità di aggiornare e ampliare le regolamentazioni per la lotta contro il riciclaggio di denaro e l'evasione fiscale; sollecita l'Ucraina a porre immediatamente fine a qualsiasi pratica fiscale discriminatoria nei confronti degli operatori stranieri;

15.   rileva con preoccupazione che, nonostante gli sforzi del governo dell'Ucraina, la corruzione è ancora ampiamente praticata nel paese e svolge un ruolo importante nel soffocare la crescita economica e l'accesso dei capitali esteri; sollecita il governo dell'Ucraina ad adottare iniziative adeguate per lottare contro la corruzione, in particolare affrontando le cause che ne sono alla base;

16.   rileva che il settore della ghisa e dell'acciaio rappresenta la maggior parte delle esportazioni dell'Ucraina di prodotti finiti e la principale fonte di entrate commerciali per il paese; accoglie con favore la conclusione dell'accordo sull'acciaio, firmato nell'ambito del Consiglio di cooperazione UE-Ucraina il 18 giugno 2007, che ha consentito un aumento considerevole delle quote di prodotti siderurgici dell'Ucraina ammesse nella Comunità e ha facilitato una più efficace, anche se graduale liberalizzazione del commercio di beni tra l'Ucraina e l'UE; ritiene che tale accordo contribuirà in modo significativo a promuovere gli obiettivi dell'accordo di partenariato e cooperazione (APC) e spianerà la strada per mercati meglio integrati nell'ambito delle disposizioni OMC, una volta abolite le restrizioni quantitative;

17.   esorta l'Ucraina a eliminare le distorsioni della concorrenza che sono alla base di scambi commerciali sleali e a contribuire in tal modo a stabilire armoniose relazioni commerciali; in modo analogo, esorta la Commissione ad assicurare che gli strumenti di difesa commerciale (SDC) vengano applicati solamente quando le distorsioni commerciali hanno condotto a dumping o sovvenzionamenti esiziali;

18.   esorta il governo dell'Ucraina ad astenersi dal fornire sovvenzioni illegali alle società esportatrici dell'Ucraina in violazione delle norme OMC e ad evitare distorsioni di mercato;

19.   rileva che gli attuali scambi commerciali dell'Ucraina, che hanno registrato un notevole aumento e che continuano a seguire tale tendenza, potrebbero non risultare sostenibili a lungo termine a causa della loro forte dipendenza da fattori temporanei e ciclici, quali l'eccezionale aumento del consumo e dei prezzi dell'acciaio su scala mondiale;

20.   incoraggia il ravvicinamento e la convergenza delle norme nei settori dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi e invita la Commissione a fornire l'assistenza tecnica e finanziaria necessaria per garantirne la conformità con le norme comunitarie;

21.   esprime preoccupazione per le condizioni di lavoro e i bassi salari dei minatori e per il crescente numero di incidenti nelle miniere dell'Ucraina; sollecita il governo ucraino a garantire la corretta applicazione dei diritti fondamentali dei lavoratori in materia di sicurezza e salario minimo;

Energia e transito

22.   sollecita il rafforzamento del dialogo ad alto livello tra l'Ucraina e l'UE nel settore dell'energia al fine di attuare pienamente il memorandum d'intesa sulla cooperazione nel settore dell'energia tra l'UE e l'Ucraina;

23.   ritiene che, alla luce della necessità di modelli commerciali più sostenibili per lottare contro il cambiamento climatico, l'accesso alle risorse energetiche debba essere disciplinato da norme multilaterali che non devono essere minate da accordi commerciali bilaterali in competizione tra loro per ottenere le condizioni di accesso più favorevoli;

24.   esorta l'Ucraina a mettere a punto un approccio coerente in materia di energia volto a garantire la diversificazione e la sicurezza delle forniture energetiche che attraversano il territorio dell'Ucraina, la sicurezza nucleare, una riforma del suo mercato interno per l'energia, lo sviluppo e l'ammodernamento delle infrastrutture nel settore energetico (comprese le condutture), un'utilizzazione efficiente dell'energia e un migliore sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile;

25.   sottolinea l'importanza di assicurare un sistema di transito dell'energia sicuro, trasparente e affidabile tra l'Ucraina e l'UE;

26.   appoggia fermamente la graduale inclusione dell'Ucraina nelle reti di trasporto transeuropee; considera tale inclusione un fattore chiave per il funzionamento efficace dell'ALS tra l'UE e l'Ucraina;

Diritti di proprietà intellettuale

27.   sollecita le autorità ucraine, nel quadro del processo di adesione all'OMC e dei relativi accordi bilaterali conclusi con l'UE, ad allineare la propria legislazione in materia di diritti di proprietà intellettuale e la sua applicazione all'acquis comunitario, alle norme dell'OMC, in particolare all'accordo relativo agli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPs), nonché ad altre norme internazionali pertinenti e a garantirne un'attuazione integrale, coerente e costante, al fine di combattere efficacemente la contraffazione e la pirateria; invita le autorità legislative ucraine a consultarsi con l'UE e con i soggetti interessati, in particolare i rappresentanti dei titolari dei diritti, in una fase iniziale del processo di elaborazione precedente l'adozione di qualsiasi modifica della legge sui diritti d'autore, specie quando si tratta dell'introduzione o della modifica di diritti digitali, della regolamentazione della gestione collettiva dei diritti e delle misure di applicazione;

28.   invita le autorità ucraine ad attuare tutte le misure necessarie ed efficaci per neutralizzare le fonti di attività illegali, quali gli impianti di fabbricazione di dischi ottici che producono copie illegali di prodotti soggetti a diritto d'autore e i siti Internet che pubblicano illegalmente materiale protetto da diritti d'autore, nonché a eliminare la pirateria dai mercati, come il mercato Petrovka a Kiev; nota che tali misure dovrebbero includere controlli ripetuti e senza preavviso con la cooperazione dei titolari dei diritti;

29.   sottolinea la necessità di adeguare l'attuale sistema giudiziario al fine di proteggere efficacemente i diritti di proprietà intellettuale (IPR) e garantire che tutte le persone coinvolte nel commercio illegale, sia i produttori sia i commercianti, possano essere perseguiti penalmente e condannati in modo più rapido; nota che la magistratura ucraina dovrebbe essere incaricata di confiscare e distruggere regolarmente tutto il materiale chiaramente pirata e contraffatto;

30.   invita le autorità ucraine a rivedere il sistema di ologrammi per i prodotti protetti da diritti d'autore in stretta consultazione con i titolari dei diritti;

31.   invita le autorità doganali ucraine a intensificare considerevolmente le iniziative volte a contrastare le importazioni di dischi pirata prodotti in Russia e a migliorare la loro cooperazione con il settore privato;

Cooperazione nel settore della scienza e dell'istruzione

32.   invita l'Ucraina a dare maggiore importanza allo sviluppo di un modello economico basato sull'economia della conoscenza e ad aumentare in modo significativo la percentuale del PIL destinata alla ricerca scientifica e agli scambi accademici; chiede alla Commissione di fornire sostegno finanziario e tecnico;

33.   sottolinea che la cooperazione nei settori della scienza, della ricerca e della tecnologia svolge un ruolo essenziale per lo sviluppo dell'economia nazionale e la creazione di un contesto favorevole agli investimenti e all'innovazione; ritiene che, a tal fine, occorra sviluppare ulteriormente sia le relazioni bilaterali degli Stati membri con l'Ucraina sia la politica comune dell'UE verso tale paese;

34.   invita la Commissione e il governo ucraino a rafforzare la cooperazione nei settori della scienza, della tecnologia, dell'istruzione, della formazione e dei programmi di apprendimento in ambito scientifico e dell'istruzione, quali Erasmus Mundus e il programma Jean Monnet; sostiene la creazione di relazioni culturali transfrontaliere più strette e di una maggiore cooperazione tra le università e i centri di ricerca;

35.   sottolinea che l'UE deve sostenere il sistema educativo dell'Ucraina attraverso l'istituzione di programmi di sostegno e di incentivi finanziari per lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, che contribuiranno a una crescita economica più elevata e più sostenibile nonché allo sviluppo culturale e scientifico del paese;

Agricoltura e ambiente

36.   accoglie con favore la recente sottoscrizione di un memorandum d'intesa su un dialogo strutturato in merito alle questioni agricole, firmato nell'ottobre 2006; sottolinea che il settore agricolo svolge una funzione importante per quanto riguarda la protezione dell'ambiente, la sovranità alimentare e la compensazione sociale degli squilibri di sviluppo tra le zone rurali e quelle urbane, il che può giustificare l'adozione di tariffe settoriali più elevate rispetto alle tariffe sui prodotti non agricoli;

37.   chiede di sostenere la popolazione agricola e rurale migliorandone la situazione economica e sanitaria e valorizzando le zone rurali; sottolinea che tale sostegno dovrebbe essere fornito a livello finanziario e delle infrastrutture, facilitando l'accesso al credito per i piccoli produttori, instaurando un sistema di ponderazione degli aiuti che favorisca i piccoli e i giovani imprenditori e istituendo programmi di formazione professionale; sottolinea altresì la necessità di creare una rete per l'interconnessione regionale delle zone urbane e rurali e di migliorare l'accesso all'informazione nelle zone rurali;

38.   esorta la Commissione ad avviare discussioni al fine di giungere a una cooperazione per la regolamentazione nel settore sanitario e fitosanitario (SPS); invita la Commissione ad avviare negoziati con l'Ucraina sulla protezione delle indicazioni geografiche e ad integrare i risultati di tali negoziati nel futuro ALS;

39.   invita l'Ucraina a sopprimere immediatamente le quote restrittive sul grano fissate nell'ottobre 2006, le quali non solo hanno causato gravi danni allo stesso settore agricolo ucraino, ma rischiano anche di favorire la corruzione, in quanto sono basate su un sistema di licenze non trasparente;

40.   sottolinea l'importanza che l'Ucraina metta a punto programmi ambientali in seguito all'adozione della "strategia nazionale per l'ambiente" (1998-2008) e alla ratifica del protocollo di Kyoto, al fine di garantire la sicurezza ambientale della regione in relazione, tra l'altro, all'energia nucleare, alla rete di distribuzione di acqua potabile e alla prevenzione del deterioramento del Mar Nero;

41.   sottolinea la necessità, oltre all'integrazione dell'Ucraina nella zona di libero scambio UE, di adottare norme per la certificazione degli importatori, degli esportatori e dei trasporti e di inasprire le norme sanitarie e fitosanitarie al fine di ottenere il ravvicinamento delle stesse alle norme corrispondenti vigenti nell'UE;

Relazioni economiche con i paesi partner confinanti (inclusa la Russia)

42.   prende atto dell'adesione condizionata dell'Ucraina allo spazio economico unico (SES) con la Russia e altre ex repubbliche dell'Unione sovietica; ricorda che alcune disposizioni dell'accordo SES, se pienamente attuate, potrebbero essere in contraddizione con l'instaurazione di una zona di libero scambio con l'UE; invita l'Ucraina a fare in modo che lo sviluppo delle sue relazioni economiche con la Federazione russa non ostacoli un'integrazione progressiva e più profonda del paese nel mercato unico comunitario;

43.   invita la Commissione a promuovere un dialogo tripartito tra l'Ucraina, la Russia e l'Unione europea al fine di promuovere un clima di sicurezza e di pace nella regione, un dialogo che dovrebbe consentire all'Ucraina di rafforzare la propria identità indipendente senza isolarsi; sottolinea la necessità di favorire il dialogo su interessi comuni, in particolare in materia di sicurezza e di difesa, nel settore dell'energia e per quanto concerne, tra le altre tematiche dell'agenda internazionale, lo sviluppo di una rete di trasporti più efficiente dal punto di vista quantitativo e qualitativo;

Osservazioni finali (compresa la PEV)

44.   accoglie con favore la dichiarazione adottata dal parlamento ucraino il 27 febbraio 2007 sull'apertura di negoziati tra l'Ucraina e l'UE in vista della conclusione di un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione con l'UE;

45.   esprime apprezzamento per la partecipazione dell'Ucraina alla stabilizzazione della regione e incoraggia il rafforzamento del suo ruolo nella conclusione di accordi di cooperazione economica, in particolare con i paesi limitrofi che si affacciano sul Mar Nero;

46.   sottolinea l'importanza di un'attuazione e applicazione rapide dell'accordo sulla facilitazione dei visti e la riammissione concluso con l'Ucraina;

47.   sostiene la cooperazione internazionale, in particolare la cooperazione transfrontaliera e interregionale, in ambito economico e in altri settori, come ad esempio l'organizzazione del Campionato europeo di calcio del 2012 con la Polonia;

48.   invita l'Ucraina a sostenere e a creare un contesto favorevole per le piccole e medie imprese (PMI) e a promuovere lo spirito imprenditoriale e la responsabilità individuale;

49.   invita la Commissione e il governo ucraino a proseguire nell'attuazione di misure (definite in base ai risultati di una valutazione adeguata) volte a monitorare l'incidenza che il recente allargamento dell'UE ha avuto sugli scambi commerciali tra l'UE e l'Ucraina; sottolinea l'importanza di istituire un dialogo per determinare l'impatto dell'allargamento del 2007 sullo sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche, consentendo l'elaborazione di misure adeguate volte a ridurre le eventuali perdite;

50.   sottolinea l'importanza strategica dell'Ucraina e sollecita la Commissione e gli Stati membri ad attribuire alle future relazioni bilaterali una dimensione nuova e più coerente, basata sulla cooperazione e la solidarietà globali, rispettosa della natura privilegiata dei legami creati dal vicinato e dalla storia, in particolare per quanto riguarda la Russia;

51.   è preoccupato per la mancanza di definizioni e prospettive chiare della PEV e di una visione strategica a lungo termine per lo sviluppo e la stabilizzazione nell'Europa orientale; sottolinea la necessità che il processo d'integrazione dell'Ucraina diventi una reale priorità politica nell'agenda UE;

52.   ribadisce la sua richiesta al Consiglio di applicare in modo sistematico la clausola sulla democrazia e i diritti umani nelle relazioni con tutti i partecipanti alla PEV; invita il Consiglio a spiegare in che modo intende applicare tale clausola ai negoziati per un nuovo accordo rafforzato con l'Ucraina;

o
o   o

53.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo e al parlamento dell'Ucraina.

(1) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
(2) GU L 49 del 19.2.1998, pag. 3.
(3) GU L 384 del 28.12.2004, pag. 23.
(4) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 312.
(5) Testi approvati, P6_TA(2007)0196.
(6) Testi approvati, P6_TA(2007)0355.


Verso una risposta dell'UE alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace
PDF 122kWORD 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla risposta della UE a situazioni di fragilità nei paesi in via di sviluppo
P6_TA(2007)0540B6-0476/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 25 ottobre 2007 dal titolo "Verso una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace" (COM(2007)0643) e il documento di lavoro della Commissione ad essa allegato (SEC(2007)1417),

–   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo", firmata il 20 dicembre 2005(1),

–   visto lo Strumento di cooperazione allo sviluppo del regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(2),

–   visto l'accordo di partenariato tra i membri del Gruppo di Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(3) e modificato dall'accordo che modifica l'accordo di partenariato, firmato a Lussemburgo il 25 giugno 2005(4) ("accordo di Cotonou"),

–   vista la politica dell'Unione africana (UA) sulla ricostruzione e lo sviluppo post conflitto approvata dagli Stati membri dell'UA al Vertice di Banjul del 25 giugno - 2 luglio 2006,

–   visti i "Dieci principi per l'impegno internazionale a favore degli Stati fragili e nelle situazioni di fragilità" del gruppo degli Stati fragili del Comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in europa (OCSE/CAS), sottoscritti nella riunione di Alto livello dell'OCSE/CAS il 3 e 4 aprile 2007,

–   vista la risoluzione dell'Assemblea generale ONU 60/1 del 24 ottobre 2005 sulla responsabilità di proteggere,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che, dagli anni '90, gli Stati che non hanno la capacità di adempiere alle proprie funzioni "tradizionali" e di promuovere lo sviluppo e dotati di istituzioni deboli sono stati denominati "Stati fragili" dalla Banca mondiale e dalla comunità internazionale per lo sviluppo,

B.   considerando che la fragilità degli Stati costituisce più un concetto empirico che un concetto normativo e rappresenta una variabile dipendente e non una condizione originale; considerando che una situazione di fragilità può verificarsi sia prima sia dopo una crisi; considerando che la responsabilità di decidere che gli Stati non sono più fragili dovrebbe essere dei rispettivi cittadini,

C.   considerando che, nonostante il fatto che non esiste una definizione di lavoro univoca di questo concetto, è possibile identificare gli Stati nei quali esiste una situazione di fragilità e che il numero di quelli che la Banca mondiale ritiene "fragili" è quasi raddoppiato, passando da 14 a 26 tra il 2000 e il 2006, e che 14 di questi si trovano nell'Africa sub-sahariana,

D.   considerando che è essenziale capire i fattori esterni e interni che contribuiscono alla fragilità per poter aiutare e consolidare questi Stati per il vantaggio diretto dei loro cittadini e per la pace e la prosperità regionale e globale,

E.   considerando che tipi diversi di fragilità (ad esempio: facilità ad entrare in conflitto, la cosiddetta "maledizione delle risorse", una cattiva governance, territorio senza sbocchi sul mare) rendono necessari tipi diversi di interventi; considerando che un dato paese può accusare tipi diversi di fragilità, rendendo quindi difficile farlo rientrare in una categoria specifica e prendere azioni specifiche,

F.   considerando che risolvere situazioni di fragilità costituisce un processo di lungo termine e rende necessario un impegno sostenuto e di lungo termine da parte sia dei paesi interessati sia della comunità internazionale,

G.   considerando che l'UA ammette che la ricostruzione rappresenta un problema principalmente politico piuttosto che tecnico, sottolineando pertanto la necessità di un'autorità statale legittima, di una governance che si basi sul consenso, di un'azione positiva a favore dei gruppi vulnerabili e di una capacità locale nel quadro di una distribuzione equa del potere e della responsabilità reciproca, come sottolineato nella summenzionata politica della UA sulla ricostruzione e lo sviluppo post-conflitto,

H.   considerando che le situazioni di fragilità, che spesso affondano le loro radici nella povertà e nelle cattive condizioni di vita, nei casi più estremi portano al collasso dello Stato e a un'insicurezza permanente, e considerando che la mancanza di protezione e di diritti dei cittadini dei paesi interessati rende necessaria l'azione dell'UE e della comunità internazionale, di cui deve essere il punto focale,

I.   considerando che non esiste ancora una condivisione sufficiente delle esperienze atte a ricostruire uno Stato né fra i donatori né fra i paesi stessi, impedendo così il processo di apprendimento,

J.   considerando che è necessario un duplice meccanismo di responsabilità: tra i donatori e i paesi beneficiari e tra questi ultimi e le rispettive popolazioni,

K.   considerando che l'esistenza di una molteplicità di strumenti di finanziamento può portare il rischio di una duplicazione o di una mancata distribuzione delle risorse e rendere più difficile la responsabilità e la partecipazione di società già indebolite,

1.   ritiene che la fragilità rappresenti una sfida complessa allo sviluppo e sottolinea l'esigenza di un'agenda della fragilità ben definita e coerente, basata sul principio di non fare danni, cioè che sia adeguata alla situazione e che tenga conto di considerazioni di lungo termine, e che coordini le impostazioni e gli obiettivi molteplici delle varie parti interessate alla luce dell'obiettivo principale e primordiale di ridurre la povertà e di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio;

2.   si compiace della preparazione di una risposta UE alla fragilità e sottolinea la necessità di coinvolgere i parlamenti in tutte le fasi della strategia in parola;

3.   afferma che un sistema politico democratico stabile, che renda possibile lo sviluppo, lo Stato di diritto, la protezione dei diritti umani, la buona governance e una prevenzione pacifica dei conflitti sia il modo migliore per porre termine a situazioni di fragilità e riuscire a creare istituzioni aperte e funzionanti e una classe politica decisionale efficiente ed equa;

4.   sottolinea che la programmazione e le iniziative in situazioni di fragilità devono essere esaurienti e coerenti e focalizzarsi sullo sviluppo sostenibile dei paesi interessati nonché sulle popolazioni di tali paesi; ritiene che un approccio sensibile alla fragilità debba essere integrato negli strumenti e nei meccanismi esistenti e concorda pienamente che il potenziale dei documenti strategici per paese e dei programmi tematici, preparati in partenariato al fine di prevenire la fragilità, deve essere rafforzato;

5.   sottolinea che le principali componenti dell'agenda sulla fragilità devono avere un triplice obiettivo, con enfasi sulla povertà, la prevenzione e l'azione a favore della povertà: promuovere la sicurezza umana, migliorare lo sviluppo e garantire la pace; sottolinea inoltre la necessità di dare un'attuazione coerente in loco a tali componenti;

6.   ritiene che la pianificazione strategica di lungo termine deve essere coordinata con l'attuazione dei programmi in loco che devono rimanere flessibili e adattabili e che devono reagire alla situazione del paese in questione; invita pertanto la Commissione a promuovere lo sviluppo di lungo termine, ma anche a fornire servizi di base, quali le cure sanitarie e l'istruzione nel breve termine;

7.   sottolinea che i programmi di sviluppo in situazioni di fragilità devono conformarsi agli stessi principi di fondo di quelli della programmazione allo sviluppo in qualsiasi altra situazione, vale a dire titolarità, partenariato, responsabilità e sostenibilità reciproca;

8.   invita la Commissione a sostenere un dialogo politico e di pace e processi di riconciliazione onnicomprensivi e a promuovere la partecipazione delle comunità e della società civile in tutti gli aspetti del ciclo di ripresa e delle strategie di sviluppo;

9.   sostiene che la pace sostenibile può essere raggiunta solo rendendo giustizia e dandone la prova visibile, in particolare per quanto riguarda i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità; in questo contesto chiede alla Commissione di sostenere il rafforzamento dei sistemi giudiziari e giuridici degli Stati fragili, per garantire che i perpetratori di gravi crimini contro l'umanità vengano portati in giustizia, consentendo anche il progredire parallelo della giustizia e delle iniziative di riconciliazione;

10.   chiede un rafforzamento dei diritti giuridici dei singoli individui, inclusi quelli dei più poveri sulle proprietà terriere; invita la Commissione a sostenere le iniziative prese nei paesi in via di sviluppo per diversificare la propria produzione agricola, consentendo loro di uscire da una situazione di economia a monoproduzione estremamente vulnerabile, evitando così situazioni di fragilità causate dal collasso economico;

11.   ribadisce l'esigenza di un'iniziativa umanitaria e di sviluppo dell'UE che si affidi maggiormente a misure preventive, ai sistemi di allerta precoce e alle analisi di rischio per evitare i disastri sia naturali che causati dall'uomo che portano a situazioni di fragilità;

12.   afferma che un modello esauriente sulla fragilità e lo sviluppo deve tener conto delle iniziative esistenti locali, regionali e continentali, quali la recente politica dell'UA sulla ricostruzione e lo sviluppo post conflitto, il NEPAD (New Partnership for Africa's Development), il meccanismo africano di valutazione inter pares e la Carta sulla democrazia, le elezioni e la governance in Africa; invita pertanto la Commissione a sostenere le iniziative per rafforzare la cooperazione Sud-Sud in questo settore;

13.   chiede inoltre alla Commissione di garantire che non solo le parti interessate interne siano pienamente coinvolte nelle iniziative volte a superare situazioni di fragilità, ma anche che sia tenuto conto delle rispettive concezioni e definizioni di modello statale e di creazione dello Stato e che si faccia affidamento su esperti locali;

14.   sottolinea il ruolo cruciale svolto dalle donne e dai gruppi vulnerabili per la promozione dello sviluppo e della pace e chiede alla Commissione di promuoverne la responsabilità, tenendo conto delle loro esigenze specifiche e della loro condizione in situazioni di fragilità;

15.   si compiace del fatto che, nel quadro della strategia congiunta Africa-UE, l'UE e l'Africa svolgeranno un dialogo sul concetto di "situazioni di fragilità", volto a raggiungere una concezione comune e a decidere sulle misure da prendere, tenendo conto che questo dialogo è già previsto nel piano d'azione;

16.   ricorda che ogni singolo Stato è responsabile della protezione delle sue popolazioni dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica e dai crimini contro l'umanità e che l'UE sostiene vivamente questa responsabilità di proteggere, conformemente alla risoluzione dell'Assemblea generale ONU 60/1 del 24 ottobre 2005; sottolinea che la responsabilità di proteggere include l'applicazione di minacce e di una pressione sostenuta a livello giuridico, economico e diplomatico e che gli interventi militari coercitivi non devono essere che l'ultima risorsa da mantenere sotto stretto controllo;

17.   sottolinea che la soluzione di situazioni di fragilità è complessa e rende necessarie significative risorse umane e finanziarie nonché impegni di lungo termine; chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di garantire che queste risorse vengano messe a disposizione in modo sufficiente, adeguato e prevedibile assicurando la coerenza tra le agenzie di donatori;

18.   sottolinea che l'uso del sostegno di bilancio non è appropriato in situazioni di fragilità, nelle quali le capacità di controllo e di audit sono scarse o inesistenti; invita pertanto la Commissione a utilizzare altre forme di finanziamento in queste situazioni, a meno che essa possa fornire informazioni dettagliate sul modo in cui i fondi vengono spesi;

19.   chiede alla Commissione di dare al Parlamento una mappatura dei donatori e degli attori internazionali e del tipo di attività che svolgono, per consentire il controllo dell'uso ottimale degli strumenti e delle risorse disponibili;

20.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare congiunta ACP-UE e all'Unione africana.

(1) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(2) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
(3) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(4) GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 27.


Bilancio della realtà sociale
PDF 167kWORD 91k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale (2007/2104(INI))
P6_TA(2007)0541A6-0400/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste la comunicazione della Commissione intitolata "Proposta di relazione congiunta per il 2007 sulla protezione e sull'inclusione sociale" (COM(2007)0013) e la relazione congiunta adottata dal Consiglio EPSCO il 22 febbraio 2007,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Inventario della realtà sociale - Relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007" (COM(2007)0063),

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati del 1951,

–   visto il Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti economici, sociali e culturali del 1966,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia del 1989,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1990,

–   visto il Piano d'azione internazionale delle Nazioni Unite sull'invecchiamento del 2002,

–   vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del 2005,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e il suo Protocollo opzionale,

–   visti gli articoli 34, 35 e 36 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(1), che prevedono in particolare il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa, un elevato livello di protezione della salute umana e l'accesso ai servizi di interesse economico generale,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Potenziare la dimensione sociale della strategia di Lisbona: razionalizzare il coordinamento aperto nel settore della protezione sociale" (COM(2003)0261),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Modernizzare la protezione sociale per sviluppare un'assistenza sanitaria ed un'assistenza a lungo termine di qualità, accessibile e sostenibile: come sostenere le strategie nazionali grazie al ‹‹metodo aperto di coordinamento››" (COM(2004)0304),

–   visto il Libro verde della Commissione intitolato "Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici" (COM(2005)0094),

–   viste la comunicazione della Commissione concernente una consultazione su un'azione da realizzare a livello comunitario per promuovere il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro (COM(2006)0044) e la relazione di sintesi sui risultati di detta consultazione,

–   visto il Libro bianco della Commissione su "Una strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all'alimentazione, al sovrappeso e all'obesità" (COM(2007)0279) (Libro bianco sull'alimentazione),

–   vista la comunicazione della Commissione su una strategia comunitaria volta ad affiancare gli Stati membri nei loro sforzi per ridurre i danni derivanti dal consumo di alcool (COM(2006)0625),

–   visto il Libro verde della Commissione dal titolo "Verso un'Europa senza fumo, opzioni per un'iniziativa dell'Unione europea" (COM(2007)0027),

–   vista la proposta della Commissione relativa ad una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che prevede sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE (COM(2007)0249),

–   visto il punto di vista espresso nel Sesto Programma comunitario di azione per l'ambiente 2002-2012, secondo cui un ambiente pulito e salubre costituisce una condizione indispensabile per il benessere dell'uomo,

–   viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(2) e la risoluzione del Parlamento europeo del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell'Unione europea(3),

–   vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro giuridico per la parità di trattamento in materia di occupazione(4),

–   vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2002 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni intitolata "Progetto di relazione congiunta sull'integrazione sociale"(5),

–   vista la sua risoluzione del 5 giugno 2003 sull'applicazione del metodo aperto di coordinamento(6),

–   vista la sua risoluzione del 24 settembre 2003 sulla relazione congiunta della Commissione e del Consiglio in materia di pensioni adeguate e sostenibili(7),

–   vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2005 sul programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2006(8),

–   vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà tra le generazioni(9),

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2006 sul miglioramento della salute mentale della popolazione - Verso una strategia sulla salute mentale per l'Unione europea(10),

–   vista la sua risoluzione del 30 novembre 2006 sulla situazione delle persone con disabilità nell'Unione europea allargata: il Piano d'azione europeo 2006-2007(11),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0400/2007),

A.   considerando che nelle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 è stato deciso di rafforzare la coesione sociale e lottare contro l'emarginazione sociale,

B.   considerando che, in occasione del Consiglio europeo di Nizza del 7 e 9 dicembre 2000, gli Stati membri si sono impegnati a ridurre in modo significativo e misurabile la povertà e l'emarginazione sociale entro il 2010, e che i progressi realizzati per il raggiungimento di tale obiettivo sono stati insufficienti,

C.   considerando che l'integrazione sociale e la protezione sociale costituiscono valori essenziali dell'Unione europea e diritti fondamentali per tutti gli individui, a prescindere dall'origine etnica, dall'età, dal genere, dalla disabilità, dall'orientamento sessuale o dalla religione,

D.   considerando che oltre 50 milioni di cittadini o circa il 16% di tutta la popolazione attiva dell'Unione europea sono persone disabili e che, inoltre, il tasso di disoccupazione tra loro è due volte più elevato rispetto a quello che si registra tra i normodotati,

E.   considerando che 78 milioni di cittadini europei vivono ancora nella povertà, che nell'Unione europea si annovera l'8% di lavoratori poveri e che il divario tra ricchi e poveri in numerosi Stati membri sta aumentando,

F.   considerando che l'Europa costituisce oggi una società multietnica e multiconfessionale e che gli Stati membri devono garantire che le loro leggi rispecchino tale diversità, proteggendo tutti gli individui contro la violenza, la discriminazione e le molestie,

G.   considerando che le conseguenze dell'ineguaglianza, della povertà, dell'emarginazione sociale e della mancanza di prospettive sono interconnesse e richiedono la messa a punto di una strategia coerente, a livello di Stati membri, incentrata non soltanto sul reddito e sulla ricchezza bensì anche su questioni quali l'accesso all'occupazione, l'istruzione, i servizi sanitari, la società dell'informazione, la cultura, i trasporti e le opportunità per le future generazioni,

H.   considerando che la povertà e la disoccupazione sono associate a un cattivo stato di salute e a uno scarso accesso all'assistenza sanitaria imputabili a fattori quali un regime alimentare povero, condizioni di vita di qualità inferiore nelle aree svantaggiate, condizioni di alloggio inadeguate e stress,

I.   considerando che in gran parte degli Stati membri i bambini sono più esposti degli adulti alla povertà e all'esclusione sociale,

J.   considerando che la povertà e l'ineguaglianza colpiscono in modo sproporzionato le donne, che il salario medio delle donne raggiunge appena il 55% di quello degli uomini e che le donne più anziane hanno maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro,

K.   considerando che la povertà colpisce in modo sproporzionato le persone con un basso livello di istruzione e che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero proporre un'azione comune per migliorare l'accesso e il diritto all'istruzione e alla formazione durante tutto l'arco della vita,

L.   considerando che fenomeni sociali come il traffico di esseri umani, la criminalità organizzata, la discriminazione di genere e la prostituzione sono strettamente correlati,

M.   considerando che i tassi di disoccupazione tra le persone disabili, che includono le persone con problemi di salute mentale, le persone anziane e le minoranze etniche in tutta l'Unione europea, restano a un livello inaccettabilmente alto,

N.   considerando che i prestatori di cure, la forza lavoro non retribuita più consistente dell'Unione europea, meritano un riconoscimento per il ruolo fondamentale che svolgono nell'assistenza prestata alla comunità,

O.   considerando che i servizi diventano sempre meno accessibili per le fasce più povere della società,

P.   considerando che le disparità di reddito stanno aumentando in gran parte degli Stati membri,

Osservazioni generali

1.   invita gli Stati membri a utilizzare al meglio il potenziale offerto dal metodo aperto di coordinamento;

2.   invita gli Stati membri a scambiare le migliori prassi e a seguire i buoni esempi nel settore della protezione sociale e dell'integrazione sociale;

3.   ritiene che la povertà e l'esclusione sociale possano essere affrontate solo garantendo i diritti sociali ed economici di tutti;

4.   sottolinea che il rafforzamento della coesione sociale, l'eradicazione della povertà e dell'emarginazione sociale devono diventare una priorità politica per l'Unione europea; si compiace in tale contesto dell'imminente proposta della Commissione di fare del 2010 l'anno europeo della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale; invita la Commissione e gli Stati membri a precisare e perseguire un ambizioso obiettivo di riduzione della povertà, in particolare tra i lavoratori, in Europa;

5.   si compiace delle conclusioni dei Consigli europei di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006 e dell'8 e 9 marzo 2007, secondo cui è necessario che gli Stati membri adottino misure in modo rapido e significativo per ridurre la povertà infantile, offrendo a tutti i bambini pari opportunità a prescindere dal loro ambiente sociale;

6.   invita la Commissione ad agevolare gli scambi di migliori prassi tra gli Stati membri nel settore della lotta contro la discriminazione sul mercato del lavoro, anche in occasione di tirocini;

7.   sottolinea che un'occupazione, che garantisca salari e condizioni di lavoro equi e dignitosi, deve essere considerata, congiuntamente con l'istruzione e sistemi di sicurezza sociale efficaci e efficienti, una delle salvaguardie più potenti contro la povertà e l'emarginazione sociale - pur sapendo che non si tratta, tuttavia, di uno strumento sufficiente per l'integrazione di alcuni gruppi sociali, soprattutto i più sfavoriti; invita, pertanto, la Commissione e gli Stati membri ad attuare efficacemente la direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro giuridico per la parità di trattamento in materia di occupazione; si compiace dell'esame che la Commissione sta effettuando in merito alla trasposizione di detta direttiva e incoraggia la Commissione ad adottare le misure necessarie nei casi in cui la trasposizione non sia stata effettuata in modo adeguato; chiede alla Commissione di affrontare le questioni relative alla "qualità del lavoro" nella sua relazione risultante dalla consultazione lanciata nella sua comunicazione sull'inventario della realtà sociale;

8.   insiste sulla necessità di sostenere i settori produttivi, le microimprese, le piccole e medie imprese (PMI), le piccole imprese agricole, le aziende agricole a conduzione familiare e l'economia sociale, tenendo conto del ruolo importante che svolgono per la creazione di occupazione e benessere;

9.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure per garantire il pieno godimento dei diritti umani, sociali e politici per tutte le persone che lavorano in un altro Stato membro;

10.   sottolinea che l'accesso ai beni e ai servizi dovrebbe costituire un diritto per ciascun cittadino dell'Unione europea e invita pertanto la Commissione a proporre, relativamente a tutti gli ambiti che non sono già coperti dagli strumenti adottati in base all'articolo 13 del Trattato, direttive specifiche volte a combattere la discriminazione in materia di accesso ai beni e ai servizi, compresa la discriminazione fondata sulla disabilità, l'età, la religione o il credo o l'orientamento sessuale;

11.   rileva che la responsabilità sociale delle imprese non si limita solo alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro ma riguarda altresì, ad esempio, la qualità dell'occupazione, la corresponsione di salari giusti e la promozione dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;

12.   sottolinea che a tutte le forme di discriminazione va accordata la stessa attenzione;

13.   sottolinea l'importanza del ruolo svolto dai servizi pubblici nella promozione della coesione sociale, ruolo riconosciuto dal trattato, e la necessità risultante di disporre di servizi pubblici caratterizzati da un elevato livello di sicurezza e di accessibilità, dalla parità di trattamento e dalla promozione dell'accesso universale e dei diritti degli utenti;

14.   incoraggia la Commissione a sfruttare la dimensione europea per promuovere, tra l'altro, lo scambio fra Stati membri di migliori prassi, sovvenzioni e campagne di informazione calibrate sui bisogni dei vari gruppi mirati, in particolare i bambini, su alimentazione e attività fisica, il che corrisponde agli obiettivi fissati dalla stessa Commissione nel suo Libro bianco sull'alimentazione, problemi che colpiscono in modo eccessivo le fasce di popolazione svantaggiate;

15.   invita gli Stati membri ad attuare in modo più efficace la legislazione comunitaria in vigore nel settore dell'occupazione e della politica sociale accordando speciale attenzione alle esigenze relative all'uguaglianza di genere; invita il Consiglio e la Commissione ad esaminare nella relazione congiunta sull'occupazione 2007-2008 come l'Europa possa offrire condizioni uniformi in materia sociale per eradicare la concorrenza sleale nel mercato interno;

16.   deplora che, nella comunicazione sull'inventario della realtà sociale, la Commissione dia l'impressione che molte iniziative nel settore della politica sociale siano superate e sottolinea invece che la sicurezza sociale e la politica sociale costituiscono forze per favorire la produttività e l'innovazione nonché un elemento essenziale su cui costruire un'economia della conoscenza efficace e di vasta portata;

17.   si compiace del ruolo che svolge nella protezione della sanità pubblica europea, in particolare, il Centro europeo di prevenzione e di controllo delle malattie (CEPCM) e il sistema europeo di allarme rapido e di reazione contro le minacce per la salute pubblica (SARR) nell'applicazione delle regole sanitarie internazionali;

18.   insiste sull'importanza che gli Stati membri nonché le istituzioni europee devono accordare al rispetto della legislazione in vigore e invita la Commissione a vegliare sulla buona applicazione della legislazione comunitaria, non solo sulla qualità dell'acqua, dell'aria e del suolo e la riduzione delle emissioni acustiche, l'applicazione di REACH e il rafforzamento della sorveglianza dei prodotti chimici, la fabbricazione di prodotti alimentari, ma anche sulla pubblicità fuorviante o i messaggi pubblicitari su prodotti alimentari destinati ai bambini e agli adulti;

19.   sottolinea che è indispensabile che l'istruzione, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e la formazione lungo tutto l'arco della vita, compresa la formazione professionale diano agli individui e alle organizzazioni il bagaglio necessario per adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro e alle sfide della globalizzazione;

20.   sottolinea che la scomparsa degli impieghi industriali tradizionali deve essere affrontata mediante una serie di misure aggiuntive, tra cui il sostegno allo sviluppo di nuove industrie, il sostegno alle PMI e lo sviluppo dell'economia sociale;

21.   invita il Consiglio e la Commissione a concentrarsi su un approccio vantaggioso per tutti in cui i diritti attuali dei lavoratori vengano integrati ed estesi grazie a nuovi diritti come il diritto di accesso alla formazione e all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e il diritto a condizioni di lavoro che consentano di conciliare vita lavorativa e vita familiare;

22.   esorta gli Stati membri ad applicare una legislazione che riconcili la vita lavorativa e la vita famigliare, aiutando i genitori a rimanere o a reinserirsi facilmente nel mercato del lavoro;

23.   sollecita la Commissione e gli Stati membri ad attribuire la massima priorità all'inclusione sociale e ai diritti delle donne, rettificando di conseguenza le rispettive politiche e comprendendovi, pertanto, quella di ripartizione dei redditi;

Integrazione sociale

24.   ritiene che si debbano proseguire ed intensificare gli sforzi per lottare contro la povertà e l'emarginazione sociale onde migliorare la situazione delle persone più esposte al rischio di povertà e di emarginazione;

25.   invita la Commissione a rafforzare ulteriormente l'integrazione delle questioni concernenti la parità e la disabilità in tutti le pertinenti aree di politica;

26.   ritiene che la partecipazione significativa di quanti vivono in condizioni di povertà allo sviluppo di politiche e misure concrete volte a far fronte alla situazione sia essenziale per garantire risultati più efficaci;

27.   ritiene che sia necessario prestare particolare attenzione ai genitori soli e alle donne sole più anziane, che costituiscono un gruppo estremamente vulnerabile e spesso sono le prime ad essere colpite dalla povertà in caso di recessione economica;

28.   riconosce che, in numerosi Stati membri, gli individui beneficiano di una rete di sicurezza che garantisce un reddito minimo dignitoso e ritiene che lo scambio di buone prassi dovrebbe incoraggiare gli Stati membri, che non dispongono di tale rete di sicurezza, a mettere a punto tale rete;

29.   riconosce che, quando siano previste disposizioni in materia di assistenza sociale, incombe agli Stati membri provvedere a che i cittadini comprendano e siano in grado di beneficiare dei loro diritti;

30.   sottolinea che nessun beneficiario di assistenza sociale deve essere lasciato con un reddito considerato inferiore alla soglia di povertà per lo Stato membro in questione;

31.   invita gli Stati membri a garantire la completa parità di genere in tutti i regimi pensionistici statali;

32.   è fermamente convinto che sia opportuno stabilire, a livello degli Stati membri, un salario minimo dignitoso, se del caso in collaborazione con le parti sociali, in modo da rendere il lavoro finanziariamente sostenibile; riconosce tuttavia che, in numerosi Stati membri, il salario minimo è fissato a un livello molto basso o al di sotto della soglia di sussistenza; respinge del resto l'argomentazione secondo cui l'instaurazione di un salario minimo dissuade i datori di lavoro dal creare nuovi posti di lavoro; ritiene essenziale che i lavoratori percepiscano un salario vitale;

33.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero puntare a un adeguamento dei sistemi di sicurezza sociale per contribuire ad assicurare una transizione tra periodi di lavoro o di formazione retribuiti e disoccupazione, al fine non solo di evitare la cosiddetta "trappola della povertà", ma anche di rispecchiare l'evoluzione dell'occupazione;

34.   ritiene essenziale che gli Stati membri aiutino le persone a reinserirsi sul mercato del lavoro garantendo che ricevano un'assistenza e un sostegno personalizzati e mirati per aiutarle a ritrovare la fiducia e ad acquisire nuove capacità;

35.   ritiene essenziale che gli Stati membri aiutino i lavoratori divenuti disabili in costanza di rapporto di lavoro a conservare il posto;

36.   invita gli Stati membri ad affrontare le molteplici forme di discriminazione, che hanno un impatto grave, spesso non rilevato, sull'integrazione sociale;

37.   sottolinea l'importanza di una collaborazione tra i vari livelli amministrativi - locale, regionale, nazionale ed europeo - nella lotta contro la discriminazione;

38.   ritiene che i servizi di assistenza sociale e sanitaria di alta qualità, forniti dalle comunità locali, sviluppati qualora possibile in cooperazione con gli utenti ed i pazienti, possano svolgere un ruolo importante nella lotta contro la povertà e l'emarginazione sociale;

39.   prende atto che esiste un legame solido e complesso tra la povertà e la criminalità; che la povertà estrema e l'emarginazione sociale possono portare al crimine e che la detenzione senza adeguate azioni di riabilitazione e di educazione porta spesso ad una maggiore emarginazione sociale e disoccupazione;

40.   sottolinea la necessità di assicurare istruzione, formazione e lavoro nei riformatori, onde consentire ai detenuti di svolgere attività che li sostengano moralmente e psicologicamente e di acquisire competenze utili per il loro futuro reinserimento nel mercato del lavoro;

41.   ritiene che l'Unione europea e gli Stati membri dovrebbero rivolgere maggiore attenzione ai problemi relativi alla dipendenza dal gioco d'azzardo; osserva che le famiglie in cui uno o più membri sono giocatori patologici sono esposte a un elevato rischio di abbassamento del tenore di vita, di emarginazione sociale e di povertà, di cui i bambini sono spesso le vittime; invita pertanto gli Stati membri a contribuire alla diffusione di informazioni sulla minaccia rappresentata dal gioco patologico, i suoi sintomi e le sue conseguenze; invita inoltre la Commissione a inserire nella sua relazione sull'inventario della realtà sociale il problema del gioco patologico e le sue incidenze sull'emarginazione sociale e la povertà;

42.   invita gli Stati membri a prestare attenzione al fenomeno dell'indebitamento crescente, che comporta un rischio di povertà più elevato;

43.   ritiene che la mancanza di alloggi decenti e finanziariamente accessibili in tutti gli Stati membri costituisca un importante fattore che contribuisce a trascinare e intrappolare le persone nella povertà; chiede alla Commissione di rispettare le prerogative degli Stati membri nella definizione e nel finanziamento dell'edilizia sociale, un tipo di edilizia che apporta un contributo essenziale alle politiche di integrazione sociale;

44.   invita tutti gli Stati membri a firmare e ratificare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nonché il suo protocollo opzionale;

45.   invita la Commissione e gli Stati membri, in cooperazione con i rappresentanti delle organizzazioni di disabili, a mettere a punto iniziative nazionali, regionali e locali per promuovere possibilità occupazionali attuabili per le persone disabili; invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare in tale ambito la raccolta di dati statistici affidabili e comparabili sulla situazione delle persone disabili sul mercato del lavoro;

46.   invita tutti gli Stati membri ad osservare gli obblighi che loro incombono in virtù del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali;

47.   invita gli Stati membri a sostenere l'utilizzazione delle nuove tecniche di comunicazione e informazione, che contribuiscono in modo significativo ad assicurare la parità di opportunità per le persone disabili facilitando la loro partecipazione al sistema educativo e all'occupazione, riducendo al contempo la dipendenza di queste persone dagli altri e favorendone l'autonomia;

48.   invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare la concezione e l'elaborazione di sistemi innovativi di assistenza e di attrezzature che favoriscano l'accesso delle persone disabili e degli anziani ai beni e ai servizi;

49.   plaude alla deistituzionalizzazione dei disabili ma prende atto che ciò richiede un sufficiente livello di servizi a livello locale, che favoriscano una vita autonoma, il diritto all'assistenza personale, il diritto all'indipendenza economica e la piena partecipazione nella società in seno agli Stati membri;

50.   ritiene imperdonabile che si continuino a costruire nuove infrastrutture, ricorrendo alle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale o ad altri fondi strutturali, le quali sono inaccessibili ai disabili e agli anziani;

51.   chiede agli Stati membri, in particolare alla luce dell'invecchiamento della popolazione, di trattare le questioni cui sono confrontati i prestatori di cure, tra cui il diritto di scegliere liberamente se e in quale misura dedicarsi all'assistenza che forniscono, la possibilità di combinare l'assistenza con un lavoro retribuito e l'occupazione, come pure l'accesso ai regimi di sicurezza sociale e alle pensioni di vecchiaia onde evitare l'impoverimento come conseguenza della prestazione di cure;

52.   invita gli Stati membri a studiare formule per il riconoscimento delle qualifiche non formali acquisite prestando assistenza ai bambini e alle persone dipendenti come formazione acquisita ed esperienza professionale, onde facilitare l'integrazione di tali prestazioni di servizi nel mercato del lavoro;

53.   invita gli Stati membri ad incoraggiare i datori di lavoro del settore pubblico a prefiggersi di creare luoghi di lavoro che siano più rappresentativi delle comunità a cui offrono i loro servizi, prendendo allo stesso tempo in considerazione tutti i candidati a un lavoro, a prescindere dal genere, dall'appartenenza etnica, dalla religione, dall'handicap, dall'età o dall'orientamento sessuale;

54.   sottolinea l'importanza di una partecipazione attiva dei datori di lavoro alla lotta contro le discriminazioni e gli effetti positivi di politiche della diversità sul luogo di lavoro;

55.   ritiene che la discriminazione nei confronti delle persone transgenere sul mercato del lavoro e nel settore della sicurezza sociale rappresenti ancora un problema misconosciuto ed esorta gli Stati membri ad affrontare anche questa forma di discriminazione; invita la Commissione a lanciare uno studio su questa problematica;

56.   sottolinea la necessità per gli Stati membri di promuovere lo sviluppo e l'attuazione di strategie globali locali, regionali e nazionali in materia di invecchiamento;

57.   invita la Commissione e gli Stati membri a mobilitare risorse adeguate per facilitare l'accesso ai programmi di apprendimento lungo tutto l'arco della vita quale mezzo per limitare l'emarginazione delle persone anziane, tra l'altro in materia di impiego, e di promuovere la loro partecipazione permanente alla vita sociale, culturale e civica;

58.   esorta gli Stati membri, qualora non lo abbiano ancora fatto, ad orientarsi verso la prestazione di assistenza personale di elevata qualità e a costi accessibili per le persone anziane e le persone disabili;

59.   invita gli Stati membri a procedere a scambi di buone prassi volte ad incoraggiare gli studenti a non abbandonare la scuola senza avere acquisito le competenze necessarie per entrare sul mercato del lavoro o per accedere a istituti professionali e di istruzione superiore, e per facilitare la transizione dalla scuola al mondo del lavoro;

60.   sottolinea che gli istituti di istruzione dovrebbero dar prova di maggiore flessibilità per quanto riguarda i giovani che hanno abbandonato prematuramente l'istruzione e aiutare coloro che, parallelamente ai loro studi, esercitano anche responsabilità familiari;

61.   esorta gli Stati membri a garantire che i cittadini siano alfabetizzati e dispongano delle qualifiche e conoscenze necessarie per ottenere un impiego utile e per partecipare pienamente alla società;

62.   deplora che, nonostante le iniziative incoraggianti che vanno nel senso di una maggiore partecipazione all'istruzione superiore, le fasce meno abbienti siano fortemente sottorappresentate; prende atto che è opportuno incoraggiare gli Stati membri ad introdurre, mantenere, rafforzare e investire nella formazione professionale, negli apprendistati basati sul lavoro e in altri tipi di formazione applicata;

63.   esorta la Commissione e gli Stati membri a rifiutare l'indefinitezza ingannevole tra la migrazione economica e la richiesta d'asilo nonché tra la migrazione economica e la richiesta d'asilo, da una parte, e l'immigrazione illegale, dall'altra;

Protezione sociale

64.   ritiene che sia opportuno adottare misure supplementari per lottare contro la violenza domestica e gli abusi ai danni di bambini e persone anziane;

65.   rileva con grande preoccupazione che la violenza basata sul genere accresce l'esclusione sociale e politica delle donne e pertanto impedisce che possano godere dei loro diritti umani; sollecita gli Stati membri a rafforzare la legislazione e a condividere le buone pratiche in questo settore;

66.   esorta gli Stati membri ad esaminare l'adeguatezza e la sostenibilità dei propri regimi pensionistici;

67.   invita gli Stati membri a fornire orientamenti e consigli più chiari in materia pensionistica onde assicurare che gli interessati ricevano le informazioni di cui necessitano per programmare il pensionamento e che le riforme nazionali siano realizzate in base al più ampio consenso possibile;

68.   constata che le disuguaglianze nel settore della salute, sia tra gli Stati membri che all'interno di essi, permangono ancora considerevoli ed esorta gli Stati membri ad affrontare tali diseguaglianze, segnatamente assicurando concretamente l'accesso universale all'assistenza sanitaria;

69.   invita gli Stati membri a prevedere sistemi più efficaci di protezione dell'infanzia che comprendano servizi di intervento precoce per rispondere alle esigenze dei bambini vulnerabili nonché servizi terapeutici per aiutare i bambini vittime di maltrattamenti a superare gli effetti degli abusi subiti;

70.   chiede agli Stati membri di adottare un approccio più costruttivo per quanto riguarda la politica in materia di stupefacenti mettendo l'accento sulla prevenzione, l'istruzione e il trattamento dei tossicodipendenti e non sulle sanzioni penali;

71.   chiede che si proceda a un migliore scambio delle buone prassi in tutta l'Unione europea in materia di diagnosi, prevenzione e trattamento delle malattie croniche;

72.   constata una carenza di metodi e dati comparabili nel settore dell'assistenza di lungo periodo e considera pertanto importante rafforzare uno scambio di esperienze mirato tra Stati membri in tale settore onde appurare più rapidamente in che modo organizzare, garantire ed offrire a prezzi accessibili un'assistenza di alto livello qualitativo nonché individuare i metodi più idonei a garantire una vita dignitosa ai più anziani e al crescente numero di persone affette da demenza;

73.   chiede agli Stati membri di accordare priorità alle misure di salute pubblica che tentano di affrontare direttamente l'ineguaglianza esistente per quanto riguarda la salute e l'accesso all'assistenza sanitaria; chiede inoltre agli Stati membri di adottare misure specifiche mirate alle esigenze delle minoranze etniche;

74.   rileva che, in tutti gli Stati membri, l'abuso di alcol e di stupefacenti può portare alla criminalità, alla disoccupazione e all'emarginazione sociale; rileva d'altro canto che la povertà e l'emarginazione sociale possono portare all'abuso di alcol e di stupefacenti; ritiene inaccettabile che, per numerose persone, l'accesso ai trattamenti e consulenze in materia abbia luogo esclusivamente attraverso il sistema penitenziario e invita gli Stati membri a procedere a uno scambio delle migliori pratiche in modo da migliorare i programmi volti a combattere e trattare tali fenomeni;

75.   sottolinea che gli individui possono essere affetti da molte forme di disabilità, riguardanti la mobilità, la vista, l'udito, la salute mentale, malattie croniche e difficoltà di apprendimento; pone in rilievo che le persone affette da disabilità multiple devono affrontare problemi eccezionali, così come le persone che subiscono discriminazioni multiple;

76.   invita a destigmatizzare le persone con problemi di salute mentale e con difficoltà di apprendimento, a promuovere la salute e il benessere mentale, a prevenire i disordini mentali nonché ad accrescere le risorse destinate ai trattamenti e alle cure;

77.   si compiace che la Commissione abbia programmato la pubblicazione di diversi studi concernenti le esigenze delle persone disabili e dei bambini che incontrano difficoltà di apprendimento, studi che affronteranno numerosi aspetti sociali, tra cui quello dell'istruzione e della formazione;

78.   invita gli Stati membri a portare avanti attivamente politiche volte a ridurre i problemi di salute legati all'alcol, al tabacco e ad altre droghe legali e illegali;

79.   si rende conto che le politiche in materia di alcolici, di lotta al tabagismo e all'abuso di droghe e medicinali su ricetta sono in primo luogo di competenza nazionale; incoraggia, tuttavia, la Commissione a svolgere un ruolo proattivo raccogliendo e comunicando tutte le esperienze acquisite in seno ai diversi Stati membri, come ha proposto nella sua comunicazione su una strategia comunitaria volta ad affiancare gli Stati membri nei loro sforzi per ridurre i danni derivanti dal consumo di alcool e a lanciare un processo di consultazione e un dibattito pubblico aperto sul modo migliore di proseguire la lotta contro il fumo passivo, come proposto nel suo Libro Verde dal titolo "Verso un'Europa senza fumo: opzioni per un'iniziativa dell'Unione europea";

80.   ribadisce le osservazioni formulate nella summenzionata risoluzione del 15 dicembre 2005, in particolare per quanto riguarda le minacce che costituiscono per la sanità pubblica le malattie cardiovascolari, il diabete, il cancro, i disturbi mentali e l'HIV/AIDS, nonché l'elevata concentrazione di sostanze nocive nelle zone urbane e nelle conurbazioni;

81.   sottolinea l'importanza dell'attività fisica per mantenere buone condizioni di salute e prevenire determinate malattie che minacciano la salute pubblica; esorta gli Stati membri a investire nel miglioramento delle strutture per l'attività fisica dei cittadini e a promuovere la creazione di ambienti urbani che incoraggino una vita attiva e autonoma;

82.   riconosce che l'abuso di alcol e il consumo di stupefacenti possono portare all'emarginazione sociale, intrappolare bambini e famiglie nella povertà ed esporre i bambini ad un maggiore rischio di abusi;

83.   si compiace che la povertà e l'esclusione infantili siano divenute una priorità politica più importante nei vari Stati membri negli ultimi anni; invita, tuttavia, la Commissione e gli Stati membri a stabilire obiettivi quantificabili per eradicare il complesso fenomeno della povertà infantile e mobilitare risorse adeguate per conseguire tale obiettivo onde evitare che la povertà e l'esclusione sociale siano trasmesse da una generazione all'altra, accordando particolare attenzione ai bambini abbandonati, ai bambini di strada e ai bambini che si trovano negli istituti;

84.   ritiene che i servizi educativi, sanitari e sociali di elevata qualità, a sostegno dei bambini e delle loro famiglie, compresi strutture per l'infanzia economicamente accessibili e l'accesso a un alloggio abbordabile, rivestano un'importanza decisiva per la prevenzione e la riduzione della povertà infantile, dell'emarginazione sociale e della discriminazione nonché per evitare che la povertà si trasmetta da una generazione all'altra;

85.   invita gli Stati membri a rivolgere particolare attenzione alla protezione sociale delle famiglie monoparentali, che sono più esposte al rischio di povertà;

86.   invita gli Stati membri a provvedere a che i bambini abbiano accesso ai servizi e alle opportunità necessari per garantire il loro benessere attuale e futuro e consentire loro di sviluppare appieno il proprio potenziale; invita altresì, pertanto, gli Stati membri ad includere un'istruzione finanziaria di base nei programmi scolastici;

87.   invita gli Stati membri a provvedere a che venga realizzata la raccolta di dati sulla povertà infantile e ad analizzare la situazione dei bambini a rischio di povertà, in particolare per quanto riguarda quelli ad alto rischio, come bambini con disabilità, bambini Rom, bambini che si trovano in istituti, bambini migranti e bambini di strada, e a monitorare e valutare le proprie politiche in materia assicurando una valutazione sistematica dell'impatto di dette politiche;

88.   invita la Commissione a mettere a punto nuovi indicatori che possano essere combinati con gli indicatori di povertà basati sul reddito già esistenti per ottenere una migliore comprensione del fenomeno della povertà infantile;

89.   evidenzia il ruolo fondamentale dei servizi sanitari e dei servizi sociali di interesse generale nel modello sociale europeo; invita la Commissione a riconoscere detto ruolo al momento di applicare la normativa in materia di mercato interno e di concorrenza; sottolinea l'insufficienza del finanziamento di detti servizi, innanzitutto in taluni Stati membri dell'Europa orientale;

90.   ritiene che la liberalizzazione dei servizi sanitari possa determinare una maggiore disparità nell'accesso a cure sanitarie di qualità;

91.   invita gli Stati membri a rafforzare il profilo delle cooperative di credito per contribuire a offrire agli individui un ambiente sicuro e regolamentato in cui possano economizzare e prendere in prestito del denaro e far fronte al problematico fenomeno sempre più grave dell'indebitamento personale; invita gli Stati membri a provvedere affinché gli individui abbiano il diritto di aprire un conto bancario a costi accessibili, il che costituisce un mezzo essenziale che permette di partecipare alle attività economiche e alla società;

92.   riconosce che la tratta degli esseri umani è all'origine di enormi sofferenze e chiede agli Stati membri di applicare la legislazione in materia di lotta contro la tratta e contro la discriminazione, di procedere al reinserimento sociale delle vittime della tratta, di rafforzare la cooperazione transfrontaliera e, in particolare, di firmare, di ratificare e di attuare la Convenzione sulla lotta contro la tratta degli esseri umani; esorta gli Stati membri ad attribuire priorità alla protezione delle vittime della tratta, in particolare i bambini, e all'applicazione dei loro diritti umani fondamentali;

93.   accoglie positivamente la proposta della Commissione relativa ad una direttiva che prevede sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente nell'UE e invita gli Stati membri a elaborare una legislazione e ad applicare più efficacemente la legislazione europea esistente al fine di prevenire lo sfruttamento dei lavoratori vulnerabili da parte di "caporali" e, ove non lo abbiano ancora fatto, a firmare e ratificare la Convenzione sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

94.   esorta tutti gli Stati membri a salvaguardare una politica d'asilo fondata sui diritti dell'uomo, conformemente alla Convenzione relativa allo status dei rifugiati e ad altri strumenti giuridici pertinenti in materia di diritti dell'uomo adoperandosi, al contempo, a porre fine alla dipendenza dei richiedenti l'asilo dalle prestazioni che ricevono permettendo loro di lavorare nonché di considerare lo sviluppo di percorsi più legali d'immigrazione; critica vivamente le persistenti violazioni da parte di Stati membri di tale convenzione e di altre norme in materia di diritti dell'uomo;

95.  chiede che gli Stati membri accordino una maggiore attenzione ai senzatetto, in particolare per quanto riguarda il loro accesso all'alloggio, alla salute, all'istruzione e all'occupazione;

96.   invita gli Stati membri a colmare le lacune che caratterizzano l'assistenza fornita ai gruppi sociali che non riescono a entrare nel mercato dell'occupazione nonché i servizi loro destinati, e a provvedere affinché tale assistenza e tali servizi siano equi, universalmente accessibili e duraturi;

o
o   o

97.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato per la protezione sociale nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.

(1) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.
(2) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(3) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.
(4) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(5) GU C 261 E del 30.10.2003, pag. 136.
(6) GU C 68 E del 18.3.2004, pag. 604.
(7) GU C 77 E del 26.3.2004, pag. 251.
(8) GU C 286 E del 23.11.2006, pag. 487.
(9) GU C 292 E, del 1.12.2006, pag. 131.
(10) GU C 305 E, del 14.12.2006, pag. 148.
(11) GU C 316 E, del 22.12.2006, pag. 370.


Comunità cristiane
PDF 125kWORD 46k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 su gravi episodi che mettono a repentaglio l'esistenza delle comunità cristiane e di altre comunità religiose
P6_TA(2007)0542RC-B6-0449/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR), del 1948,

–   visto l'articolo 9 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (ECHR), del 1950,

–   visto l'articolo 18 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), del 1966,

–   vista la dichiarazione delle Nazioni unite sull'eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione fondata sulla religione e sul credo, del 1981,

–   visti i documenti elaborati dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo, in particolare quelli dell'8 marzo 2007, del 20 luglio 2007 e del 20 agosto 2007,

–   viste le sue relazioni annuali sulla situazione dei diritti umani nel mondo e le sue precedenti risoluzioni sulle minoranze religiose nel mondo,

–   viste le sue risoluzioni del 25 ottobre 2007 sul Pakistan(1) e sull'Iran(2),

–   vista la sua risoluzione del 28 aprile 2005 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2004 e sulla politica dell'UE in materia(3),

–   vista la sua risoluzione del 6 luglio 2005 sull'Unione europea e l'Iraq concernente un quadro per l'impegno(4),

–   vista la sua risoluzione del 6 aprile 2006 sull'Iraq concernente la comunità assira e la situazione nelle prigioni irachene(5),

–   vista la sua risoluzione del 10 maggio 2007 sulle riforme nel mondo arabo e la strategia dell'Unione europea: quale strategia per l'Unione europea?(6),

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   ricordando che, nelle sue relazioni con il resto del mondo, l'Unione europea afferma e promuove i propri valori e contribuisce alla pace, al rispetto reciproco tra i popoli e alla salvaguardia dei diritti dell'uomo,

B.   sottolineando che si è espresso a più riprese a favore dei diritti delle comunità religiose e della tutela della loro identità, ovunque nel mondo, così come a favore del riconoscimento e della protezione delle minoranze religiose, senza distinzioni di sorta,

C.   dichiarandosi vivamente preoccupato, in tale contesto, per il moltiplicarsi di episodi di intolleranza e repressione nei confronti delle comunità cristiane, in particolare in alcuni paesi dell'Africa, dell'Asia e del Medio Oriente,

D.   ricordando la sua profonda adesione ai principi della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di culto, ovunque nel mondo, nonché al principio della laicità dello Stato e delle sue istituzioni pubbliche; sottolineando che tali autorità hanno il compito, ovunque nel mondo, di garantire dette libertà, compresa la libertà di cambiare la propria fede religiosa,

E.   sottolineando l'importanza del dialogo tra le religioni per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli,

F.   ricordando che è compito dei leader politici e religiosi, a tutti i livelli, combattere l'estremismo e promuovere il rispetto reciproco,

G.   considerando che, secondo la normativa internazionale in materia di diritti umani, e in particolare secondo l'articolo 18 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti,

H.   considerando che la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo richiama l'attenzione su situazioni preoccupanti di violazione della libertà di adottare una religione o un credo, di cambiarli o di rinunciare ad essi, oltre a segnalare numerosi casi di discriminazione e violenza tra religioni diverse, di uccisioni e di arresti arbitrari per ragioni legate alla religione o al credo,

I.   considerando che anche altre categorie di persone, come i profughi, gli sfollati interni, i richiedenti asilo, i migranti, le persone private della libertà, le minoranze etniche, religiose e linguistiche e i figli di credenti subiscono sempre più di frequente violazioni del diritto alla libertà di religione o di credo; ricordando a tale proposito il principio di non-refoulement conformemente all'articolo 33 della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati,

J.   esprimendo preoccupazione per i recenti episodi di violenza in Iraq, fra cui il rapimento di due sacerdoti cattolici, padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa, il 14 ottobre 2007 a Mosul; l'uccisione di due cristiani assiri, Zuhair Youssef Astavo Kermles e Luay Solomon Numan, entrambi membri dell'organizzazione National Union of Bet- Nahrin, avvenuta a Mosul il 28 giugno 2007; l'uccisione di un sacerdote caldeo, padre Ragheed Ganni, e dei tre diaconi che lo assistevano, avvenuta il 3 giugno 2007 a Mosul,

K.   deplorando la situazione dei villaggi assiri situati in prossimità del confine turco, come il villaggio di Kani Masi,

L.   dichiarandosi preoccupato per i recenti episodi di violenza in Pakistan, fra cui l'assalto contro una chiesa cristiana il 10 ottobre 2007 a Godwinh, alla periferia di Lahore; la bomba che il 15 settembre 2007 ha seriamente danneggiato una scuola, la "Saint John Bosco Model School", gestita dai missionari di Mill Hill nel distretto di Bannu; l'uccisione del vescovo protestante Arif Khan e di sua moglie il 29 agosto 2007 a Islamabad,

M.   deplorando l'uccisione di Rami Khader Ayyad, titolare di una libreria cristiana, avvenuta il 7 ottobre 2007 a Gaza,

N.   dichiarandosi profondamente addolorato per l'uccisione di due giovani copti, Wasi Sadek Ishaq e Karam Klieb Endarawis, avvenuta il 3 ottobre 2007 ad Awlad Toq Garb, in Egitto,

O.   dichiarandosi inorridito per l'attacco perpetrato il 18 aprile 2007 contro la casa editrice cristiana Zirve a Malatya, in Turchia, con l'uccisione di tre cristiani, Tilmann Geske, Necati Aydin e Ugur Yuksel; ricordando la sua risoluzione del 24 ottobre 2007 sulle relazioni UE-Turchia(7) e la sua viva condanna dell'assassinio di Hrant Dink e del sacerdote cattolico Andrea Santoro,

P.   deplorando il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico padre Giancarlo Bossi,

Q.   sottolineando in particolare la gravità della situazione delle comunità cristiane del Sudan, i cui membri continuano ad essere oggetto della repressione delle autorità di Khartoum,

R.   considerando che negli ultimi anni centinaia di famiglie assiro-cristiane che vivono nei zona di Dora, a sud di Baghdad, hanno lasciato la città a seguito di intimidazioni, minacce e violenze,

S.   considerando che l'esodo dei cristiani dall'Iraq è fonte di serie preoccupazioni, come sottolinea il fatto che, nel 2006, circa il 24% dei 38.000 iracheni complessivamente registrati dall'Alto Commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) in Siria erano cristiani e che la gran parte degli sfollati interni in Iraq - che sono più di due milioni - appartiene a minoranze cristiane dirette per lo più verso la piana di Ninive,

T.   sottolineando la gravità della situazione per quanto concerne la libertà religiosa nella Repubblica popolare cinese, dove le autorità continuano a reprimere qualsiasi manifestazione religiosa, soprattutto nei confronti della chiesa cattolica, molti dei cui fedeli e vescovi sono detenuti da anni e in alcuni casi sono morti in carcere,

U.   sottolineando che anche in Vietnam si registra una forte repressione contro le attività della chiesa cattolica e di altre religioni, come dimostra la grave situazione in cui versano le comunità dei montagnard vietnamiti,

V.   sottolineando che in alcuni casi la situazione delle comunità cristiane è tale da compromettere la loro sopravvivenza e che, qualora esse scomparissero, una parte significativa del patrimonio religioso dei paesi in questione andrebbe perduta,

1.   condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati;

2.   condanna fermamente tutte le forme di discriminazione e intolleranza basate sulla religione o il credo, come pure gli atti di violenza contro tutte le comunità religiose; esorta i paesi interessati a far sì che il loro ordinamento giuridico e costituzionale offra garanzie adeguate ed effettive per quanto riguarda la libertà di religione o di credo, nonché vie di ricorso per le vittime in caso di violazione della libertà di religione o di credo;

3.   sottolinea che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale garantito da vari strumenti giuridici internazionali; ribadisce nel contempo la sua profonda adesione al concetto fondamentale dell'interdipendenza dei diritti umani;

4.   appoggia risolutamente tutte le iniziative volte a incoraggiare il dialogo e il rispetto reciproco tra le religioni; invita tutte le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a prendere iniziative contro l'odio e la radicalizzazione violenta ed estremista;

5.   sollecita i governi dei paesi interessati a migliorare la sicurezza delle comunità cristiane; sottolinea di conseguenza che le autorità pubbliche hanno il dovere di tutelare tutte le comunità religiose, incluse quelle cristiane, dalla discriminazione e dalla repressione;

6.   invita la Commissione e il Consiglio a sollevare la questione della situazione delle comunità cristiane nel quadro del dialogo politico con i paesi in cui tali comunità sono minacciate, promuovendo un impegno strategico da parte dei paesi in questione sulla base delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani;

7.   invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a contribuire ulteriormente al rafforzamento dei diritti umani e dello stato di diritto attraverso gli strumenti di politica estera dell'UE;

8.   chiede alla Commissione e al Consiglio di prestare particolare attenzione alla situazione delle comunità religiose, ivi comprese le comunità cristiane, in quei paesi dove sono minacciate, nel momento dell'elaborazione ed implementazione di programmi di cooperazione ed aiuto allo sviluppo con quegli stessi paesi;

9.   chiede all'Unione europea e agli Stati membri di destinare maggiori fondi alle attività dell'UNHCR e agli aiuti umanitari gestiti da questa organizzazione;

10.   raccomanda che le sue commissioni competenti esaminino la situazione delle comunità cristiane, in particolare in Medio Oriente;

11.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0489.
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0488.
(3) GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 107.
(4) GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 390.
(5) GU C 293 del 2.12.2006, pag. 322.
(6) Testi approvati, P6_TA(2007)0179.
(7) Testi approvati, P6_TA(2007)0472.


Uzbekistan
PDF 113kWORD 37k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'Uzbekistan
P6_TA(2007)0543RC-B6-0452/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione sull'Uzbekistan del 26 ottobre 2006(1),

–   visto il documento strategico della Commissione per l'Asia centrale (2007-2012),

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" del 15 e 16 ottobre 2007,

–   viste le lettere inviate dal suo Presidente, On. Hans-Gert Pöttering, al ministro degli esteri uzbeko, in data 15 maggio 2007 e 3 luglio 2007,

–   visto l'Accordo di partenariato e cooperazione che stabilisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Repubblica dell'Uzbekistan, dall'altro(2), che è entrato in vigore il 1° luglio 1999,

–   viste le clausole in materia di diritti dell'uomo contenute in detto accordo,

–   viste le dichiarazioni della Presidenza del Consiglio sulla situazione dei diritti dell'uomo in Uzbekistan nel 2005 e nel 2006,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che, a seguito degli avvenimenti di Andijan del maggio 2005, il Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" ha imposto sanzioni all'Uzbekistan e che le ha prorogate,

B.   considerando che il governo dell'Uzbekistan non ha tenuto conto di tutte le condizioni stabilite dal Consiglio al momento dell'applicazione delle sanzioni,

C.   considerando che nella sua sessione del 15 e 16 ottobre 2007 il Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" ha rinnovato per un periodo di 12 mesi l'embargo sulle armi stabilito nella posizione comune 2006/787/PESC del Consiglio(3) e le restrizioni in materia di ammissione per le persone elencate nell'allegato della posizione comune 2007/338/PESC del Consiglio(4),

D.   considerando che in questa stessa occasione il Consiglio ha sospeso per sei mesi il divieto di concessione del visto per i funzionari uzbeki di cui nell'allegato della posizione comune 2007/338/PESC del Consiglio, al fine di incoraggiare le autorità dell'Uzbekistan a prendere ulteriori iniziative positive per migliorare la situazione in materia di diritti dell'uomo,

E.   considerando che nel corso del 2007 le autorità uzbeke hanno dimostrato di essere disposte ad avviare un dialogo con l'Unione europea organizzando due cicli di discussioni fra esperti sugli avvenimenti di Andijan, come anche un primo ciclo di dialogo sui diritti dell'uomo fra Unione europea e Uzbekistan,

1.   ribadisce la propria seria preoccupazione quanto alla situazione dei diritti dell'uomo in Uzbekistan;

2.   ribadisce l'importanza delle relazioni UE-Uzbekistan e riconosce il ruolo fondamentale che l'Uzbekistan svolge nella regione dell'Asia centrale; sottolinea tuttavia che tali relazioni devono essere basate sul rispetto reciproco dei principi della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti dell'uomo, come chiaramente stabilito nell'Accordo di partenariato e cooperazione UE-Uzbekistan;

3.   mette in evidenza che la politica delle sanzioni mirate non ha sinora prodotto risultati positivi; ritiene che sia quindi giustificato incoraggiare le autorità dell'Uzbekistan revocando per sei mesi il divieto di concessione del visto per i funzionari uzbeki di cui nell'allegato della posizione comune 2007/338/PESC del Consiglio;

4.   invita il Consiglio europeo a controllare e a valutare in modo chiaro, una volta trascorsi questi sei mesi, gli effetti di tale misura sulle relazioni UE-Uzbekistan ed eventualmente a trarre da questa valutazione conclusioni pertinenti;

5.   accoglie favorevolmente i progressi generali registrati nelle relazioni UE-Uzbekistan nel corso del 2007;

6.   osserva in particolare che le autorità uzbeke hanno dimostrato di essere disposte ad avviare un dialogo con l'Unione europea organizzando due cicli di discussioni fra esperti sugli avvenimenti di Andijan, come anche un primo ciclo di dialogo sui diritti dell'uomo fra Unione europea e Uzbekistan;

7.   incoraggia le autorità dell'Uzbekistan a compiere ulteriori progressi nel settore dei diritti dell'uomo;

8.   esorta le autorità dell'Uzbekistan a rispettare pienamente i loro impegni internazionali a favore delle libertà fondamentali, della libertà della stampa e dei mass media, e dello stato di diritto;

9.   esprime la propria preoccupazione dinanzi al rifiuto del ministro della Giustizia uzbeko di riconoscere ufficialmente "Human Rights Watch" e invita le autorità dell'Uzbekistan a riconsiderare tale decisione onde dimostrare il loro impegno per lo sviluppo della società civile uzbeka;

10.   sollecita il governo dell'Uzbekistan a rilasciare i 15 difensori dei diritti dell'uomo uzbeki, dal momento che l'Unione europea ha fatto della protezione dei difensori dei diritti dell'uomo una preoccupazione centrale delle sue politiche esterne, segnatamente attraverso gli Orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti dell'uomo, adottati il 14 giugno 2004;

11.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Rappresentante speciale dell'Unione europea per l'Asia centrale, al governo e al parlamento dell'Uzbekistan, e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 466.
(2) GU L 229 del 31.8.1999, pag. 3.
(3) Posizione comune 2006/787/PESC del Consiglio, del 13 novembre 2006, che proroga talune misure restrittive nei confronti dell'Uzbekistan (GU L 318 del 17.11.2006, pag. 43).
(4) Posizione comune 2007/338/PESC del Consiglio, del 14 maggio 2007, che proroga talune misure restrittive nei confronti dell'Uzbekistan (GU L 128 del 16.5.2007, pag. 50).


Somalia
PDF 119kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sulla Somalia
P6_TA(2007)0544RC-B6-0454/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Somalia,

–   viste le passate dichiarazioni dell'Alto Rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza comune e Segretario generale del Consiglio dell'Unione europea Javier Solana e del Commissario Louis Michel,

–   vista la dichiarazione firmata da 40 ONG internazionali e nazionali, in cui si esprime preoccupazione per la tragedia umanitaria che si consuma attualmente in Somalia,

–   visto il piano di riconciliazione nazionale presentato nella risoluzione 1744 (2007) adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 20 febbraio 2007 all'indomani della vittoria dell'Etiopia sull'Unione delle corti islamiche,

–   vista la convocazione del vertice UE-Africa per l'8 e 9 dicembre 2007 a Lisbona,

–   visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che almeno 80 persone sono rimaste uccise nei recenti scontri fra i ribelli dell'Unione delle corti islamiche e le forze alleate dell'Etiopia e del Governo federale transitorio (GFT),

B.   considerando che in Somalia manca un governo funzionante dal crollo del regime di Said Barre nel 1991 e che da allora la situazione politica è contrassegnata da anarchia, lotte intestine fra clan rivali e banditismo,

C.   considerando che secondo le stime dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, i recenti scontri fra l'Unione delle corti islamiche e le forze alleate dell'Etiopia e del GFT hanno provocato lo sfollamento di almeno 100 000 persone; che tali combattimenti hanno causato la morte di numerosi civili; che la sicurezza della popolazione che rimane desta grave preoccupazione;

D.   considerando il deterioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale somala Mogadiscio ha impedito alle ONG nazionali ed internazionali di far fronte alla tragedia umanitaria in atto e di reagire alle emergenze,

E.   considerando che, secondo le stime dell'Unità d'Analisi della Sicurezza Alimentare, nelle aree rurali circa 30 000 bambini di età inferiore ai cinque anni soffrono di malnutrizione acuta e 10 000 di malnutrizione acuta grave con rischio di esito fatale se non riceveranno cura appropriate,

F.   considerando che nella regione sono stati confermati casi di colera; che pertanto occorre adottare urgenti misure per fornire acqua potabile e impianti sanitari per gli sfollati interni (IDP) ed impedire in tal modo la diffusione della malattia,

G.   considerando che, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari (OCHA) in Somalia, sono circa 450 000 gli sfollati a seguito degli scontri verificatisi nel 2007, cifra che porta il numero complessivo delle persone sfollate in Somalia a oltre 850 000, di cui circa 400 000 dall'inizio della guerra civile negli anni '90,

H.   è considerando che circa un milione e mezzo di somali, su una popolazione di 10 milioni di abitanti, necessitano di aiuti internazionali,

I.   è preoccupato per il perdurare della guerra civile in Somalia e le relative implicazioni per la pace e il processo di riconciliazione nel paese nonché per la sicurezza e la stabilità dell'intero Corno d'Africa,

J.   considerando che il primo ministro somalo Ali Mohamed Gedi ha rassegnato le sue dimissioni dopo una lunga contesa con il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed; che tale episodio ha aggravato l'impasse politica che regna nel paese,

K.   considerando che i ribelli dell'Unione delle corti islamiche hanno boicottato lo scorso mese una riunione di riconciliazione promossa dal governo transitorio; che il primo ministro etiopico Meles Zenawi ha dichiarato che le truppe etiopiche si ritireranno non appena la forza di pace dell'Unione africana farà ingresso a Mogadiscio,

L.   considerando che i ribelli dell'Unione delle corti islamiche hanno escluso ogni contatto politico con il GFT fin quando l'esercito etiopico resterà in Somalia; che il perdurare dell'intervento dell'Etiopia complica ulteriormente la situazione nella regione al pari del presunto sostegno dato all'Unione delle corti islamiche da altri paesi, con specifico riferimento all'Eritrea,

M.   considerando che gli autori della maggior parte dei delitti di giornalisti perpetrati nel 2007 restano sconosciuti e che finora i funzionari del governo somalo hanno sempre evitato non solo di condannare tali fatti, ma anche di indagare, arrestare ed incriminare i responsabili,

1.   condanna vivamente le gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani commessi da tutte le parti contendenti in Somalia; chiede la cessazione immediata delle ostilità; esige che tutte le fazioni in lotta si astengano da attacchi indiscriminati contro i civili e chiede che un comitato indipendente sia incaricato di indagare sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani;

2.   rammenta che la comunità internazionale e tutte le parti coinvolte nel presente conflitto hanno la responsabilità di proteggere la popolazione civile, di consentire l'inoltro degli aiuti e di salvaguardare lo spazio umanitario e la sicurezza degli operatori umanitari; chiede pertanto formalmente che vengano create immediatamente le giuste condizioni per rispondere adeguatamente alla tragedia umanitaria che si consuma in Somalia;

3.   ammonisce che, se la comunità internazionale non adotterà rapidamente rigorose misure atte a stabilizzare e a migliorare progressivamente la situazione, sussiste il rischio reale che il conflitto somalo si trasformi in una guerra regionale con il coinvolgimento dell'intero Corno d'Africa;

4.   invita la comunità internazionale ad intensificare e a sostenere gli sforzi diplomatici volti ad arrestare la violenza e propone un meccanismo permanente inteso a negoziare un immediato cessato il fuoco e a monitorarne il rispetto;

5.   invita il GFT ad avviare insieme alle principali parti interessate somale un processo consultivo che porti alla nomina di un nuovo primo ministro; sollecita tutte le parti interessate somale a rinnovare i propri sforzi verso il dialogo politico e a mantenere il proprio impegno verso la ripresa del processo delineato dalla Carta federale transitoria della Repubblica di Somalia del 2004; sottolinea che solo il successo del dialogo e della riconciliazione potrà garantire elezioni libere ed eque nel 2009 ed instaurare in Somalia condizioni di pace e di stabilità durature;

6.   chiede che sia posto termine a ogni intervento militare straniero in Somalia;

7.   chiede il rafforzamento del ruolo della società civile – in particolare delle donne – nel processo di riconciliazione nazionale;

8.   saluta con favore gli sforzi compiuti dall'Unione africana per costituire una forza di pace che coadiuvi il processo di riconciliazione, ma deplora il fatto che finora siano stati effettivamente dislocati solo 1 600 militari sugli 8 000 che l'Unione africana aveva accettato di inviare; chiede pertanto all'Unione africana di invitare i suoi Stati membri ad onorare i propri impegni e di contribuire così alla formazione della forza di pace; invita al riguardo l'Unione europea ad intensificare i propri sforzi volti a fornire il necessario supporto politico, finanziario e logistico al dislocamento delle truppe di pace dell'Unione africana e a compiere ogni altra iniziativa atta ad agevolare il processo di pace;

9.   invita la comunità internazionale ad intensificare gli sforzi diplomatici verso la pace e la stabilità in Somalia, evitando interpretazioni troppo semplicistiche della minaccia del terrorismo nel Corno d'Africa, talora utilizzata per stornare l'attenzione dai problemi interni e spianare la strada all'intervento militare straniero;

10.   reitera il proprio appello al Gruppo internazionale di contatto per la Somalia, composto da Unione africana, Nazioni Unite, Unione europea, Stati Uniti, Svezia, Norvegia, Italia, Tanzania e altri, ad incoraggiare gli sviluppi politici positivi e la fattiva cooperazione con gli attori presenti in Somalia per sostenere l'attuazione della Carta federale transitoria e relative istituzioni, instaurare una governance e una stabilità effettive e venire incontro alle preoccupazioni della comunità internazionali in merito al terrorismo;

11.   invita la Comunità internazionale, e soprattutto l'Unione europea, a rafforzare l'assistenza umanitaria per gli sfollati interni e le persone bisognose di aiuti;

12.   sollecita un'applicazione e un monitoraggio effettivo e rigoroso dell'embargo di armi imposto alla Somalia dall'ONU nel 1992 e che al momento viene virtualmente ignorato; chiede che gli autori delle violazioni dell'embargo di armi alla Somalia comincino ad essere chiamati in causa;

13.   sottolinea in particolare l'urgente necessità di proteggere i giornalisti e condanna le vessazioni sistematiche a danno di questa categoria da parte del GFT, che ha chiuso le reti di informazione e ha omesso di indagare sulle uccisioni di giornalisti, compromettendo gravemente l'esercizio del giornalismo indipendente in Somalia; invita il GFT a far luce su tali fatti e a porre fine alle sue stesse azioni vessatorie contro i media;

14.   invita il vertice UE-Africa ad esaminare con urgenza la grave situazione che regna attualmente in Somalia;

15.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai Segretari generali dell'Unione africana, delle Nazioni Unite e dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), al Presidente del governo federale transitorio della Somalia, al governo dell'Etiopia e al parlamento panafricano.

Note legali - Informativa sulla privacy