Indice 
Testi approvati
Giovedì 29 novembre 2007 - Bruxelles
Abrogazione della direttiva 84/539/CEE del Consiglio (apparecchi elettrici utilizzati in medicina umana e veterinaria) ***I
 Unità di misura ***I
 Modifica della direttiva 2003/54/CE per quanto riguarda l'Estonia ***I
 Accordo CE-Egitto di cooperazione scientifica e tecnologica *
 Progetto di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (regolamento finanziario) *
 Aiuto macrofinanziario al Libano *
 Ordinanza cautelare europea nel corso delle indagini preliminari *
 Lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale *
 Trattamento delle questioni pregiudiziali concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia *
 Richiesta di difesa dell'immunità parlamentare dell'on. Renato Brunetta
 Coordinamento di determinate disposizioni degli Stati membri concernenti le attività televisive ***II
 Codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
 Sicurezza delle ferrovie comunitarie ***I
 Modifica del regolamento (CE) n. 881/2004 che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea ***I
 Controllo sull'acquisizione e la detenzione di armi ***I
 Legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I) ***I
 Alimenti e mangimi geneticamente modificati (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
 Statuto e finanziamento dei partiti politici a livello europeo ***I
 Residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
 Nomina di un membro della Corte dei conti (David Bostock)
 Nomina di un membro della Corte dei conti (Michel Cretin)
 Nomina di un membro della Corte dei conti (Maarten B. Engwirda)
 Nomina di un membro della Corte dei conti (Henri Grethen)
 Nomina di un membro della Corte dei conti (Harald Noack)
 Nomina di un membro della Corte dei conti (Ioannis Sarmas)
 Nomina di un membro della Corte dei Conti (Hubert Weber)
 Proclamazione del consenso europeo in materia di aiuto umanitario
 Situazione in Georgia
 Approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea da parte del Parlamento europeo
 Principi comuni di flessicurezza
 Una nuova politica comunitaria per il turismo
 Commercio e cambiamento climatico
 Dare slancio all'agricoltura africana - Proposta per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare dell'Africa

Abrogazione della direttiva 84/539/CEE del Consiglio (apparecchi elettrici utilizzati in medicina umana e veterinaria) ***I
PDF 184kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 84/539/CEE del Consiglio, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi elettrici utilizzati in medicina umana e veterinaria (COM(2007)0465 – C6-0255/2007 – 2007/0168(COD))
P6_TA(2007)0545A6-0431/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0465),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0255/2007),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0431/2007),

1.   approva la proposta della Commissione;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Unità di misura ***I
PDF 187kWORD 29k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 80/181/CEE del Consiglio sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri riguardo alle unità di misura (COM(2007)0510 – C6-0277/2007 – 2007/0187(COD))
P6_TA(2007)0546A6-0430/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0510),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0277/2007),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0430/2007),

1.   approva la proposta della Commissione;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Modifica della direttiva 2003/54/CE per quanto riguarda l'Estonia ***I
PDF 186kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/54/CE per quanto riguarda l'applicazione di talune disposizioni all'Estonia (COM(2007)0411 – C6-0230/2007 – 2007/0141(COD))
P6_TA(2007)0547A6-0440/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0411),

–   visti l'articolo 251 e gli articoli 47, paragrafo 2, 55 e 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0230/2007),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0440/2007),

1.   approva la proposta della Commissione;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Accordo CE-Egitto di cooperazione scientifica e tecnologica *
PDF 190kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica araba di Egitto (COM(2007)0352 – C6-0247/2007 – 2007/0124(CNS))
P6_TA(2007)0548A6-0429/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2007)0352),

–   visto la decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013)(1),

–   visto l'articolo 170 e l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma, prima frase del trattato CE,

–   visto l'articolo 300, paragrafo 3, primo comma, del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0247/2007),

–   visti l'articolo 51, l'articolo 83, paragrafo 7 e l'articolo 43, paragrafo 1 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0429/2007),

1.   approva la conclusione dell'accordo;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica araba di Egitto.

(1) GU L 412 del 30.12.2006, pag. 1.


Progetto di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 (regolamento finanziario) *
PDF 190kWORD 32k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sul progetto di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (14320/2007 – C6-0411/2007 – 2007/0820(CNS))
P6_TA(2007)0549A6-0465/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto il progetto di regolamento del Consiglio (14320/2007),

–   vista la proposta della Commissione (COM(2007)0364),

–   visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(1),

–   visto il regolamento (CE) n. 2004/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici a livello europeo(2),

–   visto l'articolo 279 del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0411/2007),

–   visti gli articoli 51 e 43, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   viste la relazione della commissione per gli affari costituzionali e la lettera della commissione per i bilanci (A6-0465/2007),

1.   approva il progetto di regolamento del Consiglio;

2.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo sottoposto a consultazione;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE, Euratom) n. 1995/2006 (GU L 390 del 30.12.2006, pag. 1).
(2) GU L 297 del 15.11.2003, pag. 1.


Aiuto macrofinanziario al Libano *
PDF 232kWORD 80k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla concessione di un'assistenza macrofinanziaria al Libano (COM(2007)0476 – C6-0290/2007 – 2007/0172(CNS))
P6_TA(2007)0550A6-0452/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2007)0476),

–   visto l'articolo 308 del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0290/2007),

–   visti l'articolo 51 e l'articolo 83, paragrafo 7, del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per i bilanci (A6-0452/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Considerando -1 (nuovo)
(- 1) È nell'interesse dell'Unione europea rafforzare la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza del Libano, liberare il paese da qualsiasi ingerenza straniera e consolidare il suo governo legittimo e democratico.
Emendamento 2
Considerando -1 bis (nuovo)
(-1 bis) L'Unione europea e i suoi Stati membri svolgono un ruolo di primo piano nel quadro della nuova missione della Forza interinale delle Nazioni Unite nel Libano (UNIFIL) e si sono impegnati a dare piena applicazione alla risoluzione 1701 (2006) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di stabilizzare la regione e di trovare una soluzione a lungo termine per le cause che hanno provocato l'esplosione del conflitto nel Libano nell'estate 2006.
Emendamento 3
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  È nell'interesse del Libano trovare un giusto equilibrio tra le spese post-belliche, la ricostruzione, un debito eccessivo e i bisogni sociali, prestando nel contempo una particolare attenzione al settore dell'istruzione e della formazione e alla lotta contro la povertà.
Emendamento 4
Considerando 2
(2)  Il Libano, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, hanno firmato un accordo di associazione, entrato in vigore il 1° aprile 2006.
(2)  Il Libano, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, hanno firmato, nel quadro del partenariato euromediterraneo, un accordo di associazione, entrato in vigore il 1° aprile 2006.
Emendamento 5
Considerando 4
(4)  Le relazioni tra il Libano e l'Unione europea stanno evolvendo nell'ambito della politica europea di vicinato, intesa ad approfondire l'integrazione economica. L'UE e il Libano hanno approvato un piano d'azione elaborato nell'ambito della politica europea di vicinato, che individua le priorità a medio termine per quanto riguarda le relazioni tra l'UE e il Libano e le relative politiche.
(4)  Le relazioni tra il Libano e l'Unione europea stanno evolvendo anche nell'ambito della politica europea di vicinato (PEV), fra i cui obiettivi figura il rafforzamento dell'integrazione economica. In tale contesto l'UE e il Libano hanno approvato un piano d'azione nel gennaio 2007, che individua le priorità a medio termine per quanto riguarda le loro relazioni e le relative politiche.
Emendamento 6
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  In particolare, l'adozione del Piano d'azione per la politica europea di vicinato (PEV) tra l'Unione europea e il Libano, il 19 gennaio 2007, ha contribuito in misura significativa alla stabilizzazione del paese.
Emendamento 7
Considerando 4 ter (nuovo)
(4 ter)  L'assistenza macrofinanziaria eccezionale prevista nella presente decisione è necessaria con urgenza ancora maggiore in quanto i fondi concessi dall'ENPI per le riforme settoriali saranno disponibili in Libano soltanto a partire dal 2009. L'assistenza macrofinanziaria eccezionale prevista colma questo divario, essendo disponibile per il periodo 2007-2009 e avendo un impatto immediato sulla bilancia dei pagamenti del Libano. Nel memorandum d'intesa occorre pertanto garantire la complementarità di entrambe le azioni.
Emendamento 8
Considerando 4 quater (nuovo)
(4 quater)  L'impatto macrofinanziario della guerra del 2006 sull'economia libanese e gli effetti negativi della lunga crisi politica sul cronicamente debole e fragile sistema istituzionale del paese rendono sempre più necessaria la concessione di assistenza finanziaria internazionale, come quella fornita in parte dalla Conferenza internazionale per il sostegno al Libano (Parigi III) svoltasi nel gennaio 2007. L'assistenza macrofinanziaria prevista nella presente decisione dovrebbe pertanto essere attuata senza ulteriori indugi, quale parte dell'impegno dell'UE nei confronti del Libano.
Emendamento 9
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  Le ripercussioni del conflitto con Israele scoppiato nell'estate del 2006 e gli effetti cumulativi delle precedenti politiche economiche hanno causato una grave crisi economica e finanziaria che ha reso necessarie azioni urgenti.
Emendamento 10
Considerando 8 ter (nuovo)
(8 ter)  L'assistenza macrofinanziaria dell'Unione europea non dovrebbe limitarsi a integrare i programmi e le risorse delle istituzioni di Bretton Woods, bensì garantire il valore aggiunto dell'intervento dell'UE.
Emendamento 11
Considerando 8 quater (nuovo)
(8 quater)  La Comunità dovrebbe garantire che l'assistenza macrofinanziaria dell'Unione europea sia coerente sotto il profilo giuridico e sostanziale con le misure adottate nei vari settori dell'azione esterna e con le altre politiche comunitarie pertinenti. Tale coerenza dovrebbe essere garantita nella formulazione delle politiche, incluso il memorandum d'intesa e l'accordo di sovvenzione, e nella loro applicazione.
Emendamento 12
Considerando 8 quinquies (nuovo)
(8 quinquies)  La Comunità dovrebbe garantire che l'assistenza macrofinanziaria dell'Unione europea sia eccezionale e limitata nel tempo, complementare rispetto all'assistenza prestata dalle istituzioni di Bretton Woods, dai donatori bilaterali e dai creditori del Club di Parigi, nonché subordinata al rispetto di obblighi chiaramente definiti, ivi incluse le precondizioni politiche, e sia attentamente monitorata e valutata al fine di prevenire frodi e irregolarità finanziarie.
Emendamento 13
Considerando 9
(9)  L'erogazione dell'assistenza finanziaria comunitaria lascia impregiudicati i poteri dell'Autorità di bilancio.
(9)  L'assistenza finanziaria dovrebbe essere fornita soltanto previo accertamento del rispetto delle condizioni che saranno concordate con le autorità libanesi. Le condizioni per l'erogazione delle rate dell'assistenza eccezionale, che dovrebbero essere stabilite in un memorandum d'intesa e in un accordo di sovvenzione, dovrebbero includere obiettivi specifici da conseguire nei seguenti settori: maggiore trasparenza e sostenibilità delle finanze pubbliche; applicazione delle priorità macro-economiche e finanziarie; pieno rispetto delle norme internazionali in materia di democrazia e di diritti umani e dei principi fondamentali dello Stato di diritto. Il pagamento delle rate dovrebbe essere subordinato alla realizzazione di progressi concreti verso il conseguimento dei suddetti obiettivi. L'erogazione dell'assistenza finanziaria comunitaria lascia impregiudicati i poteri dell'Autorità di bilancio
Emendamento 14
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  Il consistente sostegno finanziario e politico dell'Unione europea dovrebbe essere vincolato alla ricostruzione di uno Stato libanese che sia in grado di esercitare pienamente la sua sovranità sull'intero territorio, al miglioramento della situazione economica e sociale e al rafforzamento del processo di democratizzazione nel paese.
Emendamento 15
Considerando 10
(10)  Questa assistenza deve essere gestita dalla Commissione in consultazione con il comitato economico e finanziario,
(10)  L'assistenza deve essere gestita dalla Commissione in consultazione con il comitato economico e finanziario e con il Parlamento europeo.
Emendamento 16
Articolo 1, paragrafo 1, comma 1
1.  La Comunità accorda al Libano un'assistenza finanziaria di un importo massimo di 80 milioni di EUR, a sostegno dell'impegno interno di ricostruzione postbellica e di una ripresa economica sostenibile, in modo da alleviare i vincoli finanziari che gravano sull'attuazione del programma economico del governo.
1.  La Comunità accorda al Libano un'assistenza finanziaria eccezionale di un importo massimo di 80 milioni di EUR, a sostegno dell'impegno interno di ricostruzione postbellica e di una ripresa economica sostenibile, in modo da alleviare i vincoli finanziari che gravano sull'attuazione del programma economico del governo e da prevenire un ulteriore deterioramento della bilancia commerciale e delle partite correnti del paese.
Emendamento 17
Articolo 1, paragrafo 2
2.  L'assistenza finanziaria della Comunità è gestita dalla Commissione in consultazione con il comitato economico e finanziario e secondo modalità conformi agli accordi o alle intese conclusi tra il Fondo monetario internazionale (FMI) e il Libano.
2.  L'assistenza finanziaria della Comunità è gestita dalla Commissione in consultazione con il comitato economico e finanziario e secondo modalità conformi agli accordi o alle intese conclusi tra il Fondo monetario internazionale (FMI) e il Libano. La Commissione informa regolarmente il Parlamento europeo delle attività del comitato economico e finanziario e gli trasmette i relativi documenti.
Emendamento 18
Articolo 1, paragrafo 3
3.  L'assistenza finanziaria della Comunità copre un periodo di due anni a decorrere dal primo giorno successivo all'entrata in vigore della presente decisione. Tuttavia, se le circostanze lo rendono necessario, la Commissione, previa consultazione del comitato economico e finanziario, può decidere di prorogare il periodo di disponibilità di un anno al massimo.
3.  L'assistenza finanziaria della Comunità copre un periodo di due anni a decorrere dal primo giorno successivo all'entrata in vigore della presente decisione.
Emendamento 19
Articolo 2, paragrafo 1
1.  Previa consultazione del comitato economico e finanziario, la Commissione è autorizzata a negoziare con le autorità del Libano le condizioni di politica economica e finanziarie cui è subordinata l'assistenza finanziaria, che verranno stabilite in un memorandum d'intesa ed in un accordo di sovvenzione e prestito. Tali condizioni sono compatibili con gli accordi e le intese di cui all'articolo 1, paragrafo 2.
1.  Previa consultazione del comitato economico e finanziario e del Parlamento europeo, la Commissione è autorizzata a negoziare con le autorità del Libano le condizioni di politica economica e finanziarie cui è subordinata l'assistenza finanziaria, che verranno stabilite in un memorandum d'intesa ed in un accordo di sovvenzione e prestito. Tali condizioni sono compatibili con gli accordi e le intese di cui all'articolo 1, paragrafo 2. Il memorandum d'intesa e l'accordo di sovvenzione sono presentati al Parlamento europeo e al Consiglio. Le condizioni di cui al presente paragrafo includono obiettivi specifici da conseguire nei seguenti settori: maggiore trasparenza e sostenibilità delle finanze pubbliche; applicazione delle priorità macro-economiche e finanziarie; pieno rispetto delle norme internazionali in materia di democrazia e di diritti umani e dei principi fondamentali dello Stato di diritto. Tali condizioni sono volte a sostenere anche l'attuazione di politiche economiche e sociali incentrate sulla lotta contro la povertà, sull'istruzione e sulla sanità. Il pagamento delle rate dovrebbe essere subordinato alla realizzazione di progressi concreti verso il conseguimento dei suddetti obiettivi. Al fine di aumentare la trasparenza e la rendicontabilità, le condizioni cui è subordinata l'assistenza macrofinanziaria dell'Unione europea devono essere rese pubbliche.
Emendamento 20
Articolo 2, paragrafo 2
2.  Nel corso dell'esecuzione dell'assistenza finanziaria comunitaria, la Commissione controlla la solidità degli accordi finanziari, delle procedure amministrative, dei meccanismi di controllo interni ed esterni del Libano che sono pertinenti ai fini dell'assistenza finanziaria della Comunità.
2.  Nel corso dell'esecuzione dell'assistenza finanziaria comunitaria, la Commissione controlla attentamente la solidità degli accordi finanziari, delle procedure amministrative, dei meccanismi di controllo interni ed esterni del Libano che sono pertinenti ai fini dell'assistenza finanziaria della Comunità.
Emendamento 21
Articolo 2, paragrafo 3
3.  La Commissione verifica a intervalli regolari che le politiche economiche del Libano siano in linea con gli obiettivi dell'assistenza in oggetto e che siano rispettate le condizioni di politica economica e finanziarie concordate. A tal fine la Commissione opera in stretto coordinamento con le istituzioni di Bretton Woods e, quando richiesto, con il comitato economico e finanziario.
3.  La Commissione verifica a intervalli regolari che le politiche economiche del Libano siano in linea con gli obiettivi dell'assistenza in oggetto e che siano rispettate le condizioni di politica economica e finanziarie concordate. A tal fine la Commissione opera in stretto coordinamento con le istituzioni di Bretton Woods e, quando richiesto, con il comitato economico e finanziario e con il Parlamento europeo.
Emendamento 22
Articolo 2, paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Previa informazione del Parlamento europeo e del Consiglio, la Commissione può adattare la fornitura dell'assistenza macrofinanziaria eccezionale prevista nella presente decisione agli sviluppi politici in Libano, tenendo in ogni caso presente l'importanza di rafforzare la stabilità del paese e di non aggravarne ulteriormente la crisi interna.
Emendamento 23
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis
Previa informazione del Parlamento europeo e del Consiglio, la Commissione, può sospendere l'erogazione dell'assistenza macro-finanziaria eccezionale qualora un deterioramento della situazione politica in Libano renda di fatto impossibile realizzare gli obiettivi dell'assistenza, oppure in caso di gravi violazioni delle norme internazionali in materia di democrazia e di diritti umani e dei principi fondamentali dello Stato di diritto.
Emendamento 24
Articolo 3, paragrafo 1
1.  La Commissione eroga l'assistenza finanziaria comunitaria a favore del Libano al massimo in tre rate.
1.  La Commissione eroga l'assistenza finanziaria comunitaria a favore del Libano in tre rate.
Emendamento 25
Articolo 3, paragrafo 4
4.  I fondi sono versati alla Banque du Liban esclusivamente a copertura delle necessità finanziarie del paese.
4.  I fondi sono versati alla Banque du Liban esclusivamente a copertura delle necessità finanziarie del paese e sono registrati alla linea "Assistenza finanziaria eccezionale dell'Unione europea".
Emendamento 26
Articolo 4
L'assistenza finanziaria della Comunità è messa in atto conformemente alle disposizioni del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee e le sue disposizioni di esecuzione. In particolare, il memorandum di intesa e gli accordi di sovvenzione e prestito con le autorità libanesi prevedono l'adozione da parte del Libano di misure appropriate per prevenire e combattere la frode, la corruzione e ogni altra irregolarità che influisca negativamente sull'assistenza in oggetto. Prevedono anche controlli da parte della Commissione, incluso l'Ufficio europeo per la lotta antifrode, con il diritto di effettuare verifiche e ispezioni in loco, e verifiche contabili da parte della Corte dei conti, eseguite in loco se appropriato.
L'assistenza finanziaria della Comunità è messa in atto conformemente alle disposizioni del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee e le sue disposizioni di esecuzione. In particolare, il memorandum di intesa e gli accordi di sovvenzione e prestito con le autorità libanesi prevedono l'attuazione da parte del Libano di misure specifiche per prevenire e combattere la frode, la corruzione e ogni altra irregolarità che influisca negativamente sull'assistenza in oggetto. Al fine di garantire una maggiore trasparenza nella gestione e nell'erogazione dei fondi, essi prevedono anche controlli da parte della Commissione, incluso l'Ufficio europeo per la lotta antifrode, con il diritto di effettuare verifiche e ispezioni in loco, e verifiche contabili da parte della Corte dei conti e da controllori indipendenti, con l'accordo delle parti interessate, eseguite in loco se appropriato.
Emendamento 27
Articolo 5
Entro il 31 agosto di ogni anno, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione, comprensiva di una valutazione sull'attuazione della presente decisione nel corso dell'anno precedente. La relazione indica il legame tra le condizioni di politica di cui all'articolo 2, paragrafo 1, i risultati economici e di bilancio del Libano, e la decisione della Commissione di erogare le rate dell'assistenza finanziaria.
Entro il 31 agosto di ogni anno, la Commissione presenta alle commissioni competenti del Parlamento europeo e al Consiglio una relazione, comprensiva di una valutazione sull'attuazione della presente decisione nel corso dell'anno precedente. La relazione indica il legame tra le condizioni di politica di cui all'articolo 2, paragrafo 1, i risultati economici e di bilancio del Libano, e la decisione della Commissione di erogare le rate dell'assistenza finanziaria.
Emendamento 28
Articolo 5 bis (nuovo)
Articolo 5 bis
Entro due anni dalla scadenza del periodo di attuazione dell'assistenza prestata a titolo della presente decisione, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di valutazione ex-post.
Emendamento 29
Articolo 6
La presente decisione ha effetto il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
La presente decisione ha effetto il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e mantiene la sua validità per i due anni successivi.

Ordinanza cautelare europea nel corso delle indagini preliminari *
PDF 339kWORD 114k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sull'ordinanza cautelare europea nel corso delle indagini preliminari tra gli Stati membri dell'Unione europea (COM(2006)0468 – C6-0328/2006 – 2006/0158(CNS))
P6_TA(2007)0551A6-0428/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione (COM(2006)0468),

–   visti l'articolo 31, paragrafo 1, lettere a) e c), e l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b), del trattato UE,

–   visto l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato UE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C6-0328/2006),

–   visti gli articoli 93 e 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A6-0428/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta in conformità dell'articolo 250, paragrafo 2, del trattato CE;

3.   richiama l'attenzione della Commissione sulla necessità di adattare la procedura di arresto e consegna prevista dal mandato di arresto europeo per coprire tutti i casi in cui un indagato dev'essere trasferito nello Stato in cui si tiene il processo a seguito di una violazione dell'ordinanza cautelare europea;

4.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

5.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

6.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo della Commissione   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Considerando 5
(5)  Per evitare inutili spese e i problemi legati al trasporto dell'indagato cui sia ordinato di assistere alle udienze preliminari o al processo, è opportuno che agli Stati membri sia consentito l'utilizzo della videoconferenza.
(5)  Per evitare inutili spese e i problemi legati al trasporto dell'indagato cui sia ordinato di assistere alle udienze preliminari o al processo, è opportuno che agli Stati membri sia consentito il ricorso alla procedura di cui all'articolo 10 della convenzione del 29 maggio 2000 relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione europea.
__________
GU C 197 del 12.7.2000, pag. 1.
Emendamento 2
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  In caso di violazione di un'ordinanza cautelare europea, l'autorità di emissione può decidere di emettere un mandato di arresto europeo al fine di trasferire l'indagato nello Stato di emissione. In tali circostanze, che dovrebbero essere rigorosamente limitate all'applicazione della presente decisione quadro, la decisione quadro 2002/584/GAI copre tutti i reati in relazione ai quali può essere emessa un'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 3
Articolo 1, paragrafo 1
La presente decisione quadro istituisce l'ordinanza cautelare europea e le procedure di trasferimento nel corso delle indagini preliminari tra Stati membri.
La presente decisione quadro istituisce l'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 4
Articolo 1, paragrafo 2
L'ordinanza cautelare europea è un provvedimento giudiziario emesso da un'autorità competente di uno Stato membro nei confronti di un indagato ivi non residente per permettergli di fare ritorno nello Stato membro di residenza a condizione che egli osservi le misure cautelari, al fine di garantire il regolare andamento della giustizia e, in particolare, la comparizione dell'interessato dinnanzi al giudice nello Stato membro di emissione.
L'ordinanza cautelare europea è un provvedimento giudiziario emesso da un'autorità competente di uno Stato membro nei confronti di un indagato ivi non residente per permettergli di fare ritorno nello Stato membro di residenza legale e abituale, o in qualsiasi altro Stato membro, ove l'indagato ne faccia richiesta e lo Stato membro interessato vi acconsenta, a condizione che egli osservi le misure cautelari, al fine di garantire il regolare andamento della giustizia e, in particolare, la comparizione dell'interessato dinnanzi al giudice nello Stato membro di emissione.
Emendamento 5
Articolo 3
Articolo 3
soppresso
Obbligo di eseguire l'ordinanza cautelare europea
Gli Stati membri eseguono l'ordinanza cautelare europea in base al principio del reciproco riconoscimento e conformemente alle disposizioni della presente decisione quadro.
Emendamento 6
Articolo 4 bis (nuovo)
Articolo 4 bis
Costi
1.  I costi sopravvenuti nell'esecuzione di un'ordinanza cautelare europea nel territorio dello Stato di esecuzione sono sostenuti da detto Stato membro.
2.  Tutti gli altri costi sono sostenuti dallo Stato di emissione.
Emendamento 7
Articolo 5, paragrafo 1
1.  Un'ordinanza cautelare europea può essere emessa dall"autorità di emissione dopo aver informato l'indagato di tutti gli obblighi che gli sono imposti ai sensi dell'articolo 6 e delle conseguenze, in particolare quelle di cui agli articoli 17 e 18.
1.  Dopo aver emesso un'ordinanza cautelare europea l"autorità di emissione informa l'indagato, in una lingua da esso compresa, di tutti gli obblighi che gli sono imposti ai sensi dell'articolo 6 e delle conseguenze, in particolare quelle di cui agli articoli 17 e 18.
Emendamento 8
Articolo 6, paragrafo 1, comma 2
Ostacolare il regolare andamento della giustizia o commettere reati possono costituire una violazione dell'ordinanza cautelare europea.
Ostacolare il regolare andamento della giustizia o commettere reati costituisce una violazione dell'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 9
Articolo 6, paragrafo 1, comma 3
L'autorità emittente può imporre all'indagato uno o più dei seguenti obblighi:
L'autorità emittente può imporre all'indagato uno o più dei seguenti obblighi:
a) comparire alle udienze preliminari relative al reato o ai reati ascrittigli, oppure
a) comparire alle udienze preliminari relative al reato o ai reati ascrittigli, oppure
b) divieto di entrare in determinati luoghi dello Stato di emissione senza autorizzazione; oppure
b) divieto di frequentare determinati luoghi od aree dello Stato di emissione o dello Stato di esecuzione senza autorizzazione.
c) rimborsare le spese di trasferimento per comparire all'udienza preliminare o al processo.
Emendamento 10
Articolo 6, paragrafo 1, comma 3, lettera c bis) (nuova)
c bis) informare l'autorità di esecuzione di qualsiasi cambiamento del luogo di residenza nello Stato di esecuzione.
Emendamento 11
Articolo 6, paragrafo 2, lettera c)
c) consegnare il passaporto o gli altri documenti di identificazione all'autorità di esecuzione;
soppresso
Emendamento 12
Articolo 6, paragrafo 2, lettera e)
e) trovarsi nel proprio luogo di lavoro nello Stato di esecuzione nei giorni e nelle ore stabiliti;
e) trovarsi nel proprio luogo di lavoro, di servizio, ecc. nello Stato di esecuzione nei giorni e nelle ore stabiliti;
Emendamento 13
Articolo 6, paragrafo 2, lettera g bis) (nuova)
g bis) evitare i contatti con determinate persone o determinati oggetti;
Emendamento 14
Articolo 6, paragrafo 2, lettera h)
h) sottoporsi a uno specifico trattamento sanitario.
h) sottoporsi a uno specifico trattamento sanitario subordinato al consenso della persona indagata.
Emendamento 15
Articolo 6, paragrafo 2, lettera h bis) (nuova)
h bis) essere oggetto di monitoraggio elettronico.
Emendamento 16
Articolo 6, paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Ogni Stato membro notifica al Segretariato generale del Consiglio, al momento del recepimento della presente decisione quadro, gli obblighi, diversi da quelli di cui ai paragrafi 1 e 2, che è disposto a sorvegliare. Il Segretariato generale del Consiglio mette a disposizione di tutti gli Stati membri e della Commissione le informazioni ricevute.
Emendamento 17
Articolo 6, paragrafo 3
3.  Gli obblighi imposti dall'autorità di emissione in conformità con i paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo sono riportati nell'ordinanza cautelare europea.
Gli obblighi imposti dall'autorità di emissione in conformità con i paragrafi 1 e 2 del presente articolo sono riportati nell'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 19
Articolo 6, paragrafo 4, comma 1 bis (nuovo)
Le modifiche di cui al primo comma hanno carattere esclusivamente tecnico e non impongono di per sé obblighi supplementari all'indagato.
Emendamento 20
Articolo 8, paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Su richiesta dell'indagato l'ordinanza cautelare europea è trasmessa a qualsiasi altro Stato membro la cui autorità competente acconsenta alla trasmissione.
Emendamento 21
Articolo 10, paragrafo 1
1.  Il tribunale, il giudice, il giudice istruttore o il pubblico ministero dello Stato di esecuzione, nega il riconoscimento e l'esecuzione di un'ordinanza cautelare europea se è evidente che il procedimento penale per il reato in ordine al quale l'ordinanza è stata emessa violerebbe il principio del ne bis in idem.
1.  L'autorità competente dello Stato di esecuzione nega il riconoscimento e l'esecuzione di un'ordinanza cautelare europea se è evidente che il procedimento penale per il reato in ordine al quale l'ordinanza è stata emessa violerebbe il principio del ne bis in idem.
Emendamento 22
Articolo 10, paragrafo 2, alinea
2.  Un tribunale, un giudice, un giudice istruttore o un pubblico ministero dello Stato cui è richiesta l'esecuzione può negare il riconoscimento e l'esecuzione di un'ordinanza cautelare europea per uno o più dei seguenti motivi:
2.  L'autorità competente dello Stato cui è richiesta l'esecuzione può negare il riconoscimento e l'esecuzione di un'ordinanza cautelare europea per uno o più dei seguenti motivi:
Emendamento 23
Articolo 12, paragrafo 1
1.  Il tribunale, il giudice, il giudice istruttore o il pubblico ministero dello Stato cui è richiesta l'esecuzione decide il più presto possibile – e comunque entro 5 (cinque) giorni dal ricevimento dell'ordinanza cautelare europea – se riconoscerla ed eseguirla o se addurre motivi per non riconoscerla e non eseguirla. L'autorità competente nello Stato dell'esecuzione informa l'autorità di emissione di tale decisione con ogni mezzo in grado di conservarne traccia per iscritto.
1.  L'autorità competente dello Stato cui è richiesta l'esecuzione decide il più presto possibile – e comunque entro 5 (cinque) giorni dal ricevimento dell'ordinanza cautelare europea – se riconoscerla ed eseguirla o se addurre motivi per non riconoscerla e non eseguirla. L'autorità competente nello Stato dell'esecuzione informa l'autorità di emissione di tale decisione con ogni mezzo in grado di conservarne traccia per iscritto.
Emendamento 24
Articolo 12, paragrafo 3
3.  Nel caso in cui l'ordinanza cautelare europea sia incompleta, il tribunale, il giudice, il giudice istruttore o il pubblico ministero dello Stato cui è richiesta l'esecuzione può rinviare la decisione sul riconoscimento e sull'esecuzione dell'ordinanza fino al momento in cui essa sia stata completata dall'autorità di emissione.
3.  Nel caso in cui l'ordinanza cautelare europea sia incompleta, l'autorità competente dello Stato cui è richiesta l'esecuzione può rinviare la decisione sul riconoscimento e sull'esecuzione dell'ordinanza fino al momento in cui essa sia stata completata dall'autorità di emissione.
Emendamento 25
Articolo 12, paragrafo 4
4.  Se, conformemente al paragrafo 3, il riconoscimento e l'esecuzione dell'ordinanza cautelare europea sono rinviati, il tribunale, il giudice, il giudice istruttore o il pubblico ministero dello Stato cui è richiesta l'esecuzione trasmette immediatamente una relazione sui motivi del rinvio direttamente all'autorità di emissione con ogni mezzo in grado di conservarne traccia per iscritto.
4.  Se, conformemente al paragrafo 3, il riconoscimento e l'esecuzione dell'ordinanza cautelare europea sono rinviati, l'autorità competente dello Stato cui è richiesta l'esecuzione trasmette immediatamente una relazione sui motivi del rinvio direttamente all'autorità di emissione con ogni mezzo in grado di conservarne traccia per iscritto.
Emendamento 26
Articolo 12, paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  L'autorità di emissione informa l'indagato di qualsiasi rinvio del riconoscimento e dell'esecuzione dell'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 27
Articolo 13, paragrafo 4
4.  L'indagato ha il diritto di essere sentito dall'autorità di emissione, conformemente alla legislazione dello Stato di emissione anche mediante l'impiego di idonei collegamenti video o telefonici con l'autorità di emissione (colloqui telefonici o videoconferenza). L'autorità di emissione consulta anche l'autorità di esecuzione in relazione al riesame dell'ordinanza cautelare europea.
4.  L'indagato ha il diritto di essere sentito dall'autorità di emissione, conformemente alla legislazione dello Stato di emissione. Tale requisito può essere soddisfatto ricorrendo alla procedura di cui all'articolo 10 della convenzione del 29 maggio 2000 tra l'autorità di esecuzione e l'autorità di emissione. L'autorità di emissione consulta anche l'autorità di esecuzione in relazione al riesame dell'ordinanza cautelare europea.
Emendamento 28
Articolo 17, paragrafo 4
4.  Prima dell'adozione di ogni decisione di cui al paragrafo 1, l'indagato ha il diritto di essere sentito dall'autorità di emissione, secondo le modalità previste dalla legge dello Stato di emissione. Tale obbligo può essere soddisfatto mediante l'impiego di idonei collegamenti video o telefonici con l'autorità di emissione (colloqui telefonici o videoconferenza). L'autorità di emissione consulta anche l'autorità di esecuzione.
4.  Prima dell'adozione di ogni decisione di cui al paragrafo 1, l'indagato ha il diritto di essere sentito dall'autorità di emissione, secondo le modalità previste dalla legge dello Stato di emissione. Tale requisito può essere soddisfatto ricorrendo alla procedura di cui all'articolo 10 della convenzione del 29 maggio 2000 tra l'autorità di esecuzione e l'autorità di emissione. L'autorità di emissione consulta anche l'autorità di esecuzione.
Emendamento 29
Articolo 18
Condizioni per l'arresto e il trasferimento dell'indagato
Arresto e trasferimento dell'indagato
1.  Se l'autorità di emissione decide che l'indagato deve essere arrestato e trasferito nello Stato di emissione, l'indagato deve essere sentito da un'autorità giudiziaria dello Stato membro nel quale è stato arrestato.
1.  Se decide che l'indagato deve essere arrestato e trasferito nello Stato di emissione, l'autorità di emissione emette un mandato di arresto europeo in conformità delle disposizioni della decisione quadro 2002/584/GAI.
2.  Se l'indagato acconsente al trasferimento, lo Stato membro nel quale egli è stato arrestato lo trasferisce immediatamente nello Stato di emissione.
2.  In deroga all'articolo 2, paragrafo 1, di tale decisione quadro in un caso di questo tipo può essere emesso un mandato d'arresto europeo e l'indagato può essere trasferito nello Stato di emissione in relazione a tutti i reati per i quali si può emettere un'ordinanza cautelare europea.
3.  Se l'indagato non acconsente al trasferimento, lo Stato membro nel quale egli è stato arrestato lo trasferisce immediatamente nello Stato di emissione. L'arresto e il trasferimento possono essere rifiutati solo se:
– è evidente che il procedimento penale relativo al reato per il quale è stata emessa tale decisione violerebbe nel frattempo il principio del ne bis in idem;
– a carico dell'indagato pende un procedimento penale nello Stato membro di esecuzione per gli stessi fatti sui quali si basa il mandato d'arresto europeo;
– l'azione penale iniziata o la pena applicata nei confronti dell'indagato è caduta in prescrizione secondo la legislazione dello Stato membro di esecuzione e i fatti rientrano nella competenza di tale Stato membro in virtù del relativa legislazione penale;
– la decisione di arrestare o di trasferire riguarda fatti nuovi non presi in considerazione dall'ordinanza cautelare europea.
4.  Uno Stato membro diverso dallo Stato di esecuzione può rifiutare l'arresto e il trasferimento dell'indagato per uno o più dei motivi di cui all'articolo 10.
Emendamento 30
Articolo 20
Articolo 20
soppresso
Termini per il trasferimento
1.  L'indagato è trasferito nello Stato di emissione ai sensi dell'articolo 18 a una data convenuta tra gli Stati membri e in ogni caso non oltre il terzo giorno successivo all'arresto
2.  Il trasferimento dell'indagato può eccezionalmente essere differito per gravi motivi di carattere umanitario, ad esempio se vi sono validi motivi per ritenere che il trasferimento costituirebbe un pericolo manifesto per la vita o la salute dell'indagato. L'autorità di emissione è immediatamente informata di ogni differimento e dei motivi giustificativi. Il trasferimento dell'indagato ha luogo una volta che tali motivi hanno cessato di esistere e a una data convenuta tra gli Stati membri interessati.
Emendamento 31
Articolo 21
Articolo 21
soppresso
Transito
1.  Ogni Stato membro permette il transito sul suo territorio di una persona indagata che è stata trasferita conformemente alle disposizioni della presente decisione quadro, a condizione che esso sia stato informato:
a) dell'identità e della cittadinanza della persona oggetto dell'ordinanza cautelare europea;
b) dell'esistenza di un'ordinanza cautelare europea;
c) della natura e della qualificazione giuridica del reato;
d) della descrizione delle circostanze del reato, compresi la data ed il luogo.
2.  Ciascuno Stato membro designa un'autorità responsabile per la ricezione delle richieste di transito, dei documenti necessari e di qualsiasi altro carteggio ufficiale relativo a tale richiesta. Gli Stati membri comunicano l'autorità designata al Segretariato generale del Consiglio.
3.  La richiesta di transito e le informazioni di cui al paragrafo 1 possono essere trasmesse all'autorità designata ai sensi del paragrafo 2 con qualsiasi mezzo idoneo a conservarne una traccia per iscritto. Lo Stato membro di transito notifica la sua decisione con la medesima procedura.
4.  La presente decisione quadro non si applica in caso di utilizzo di trasporti aerei senza scali previsti. Tuttavia, in caso di atterraggio non previsto, lo Stato membro di emissione fornisce all'autorità designata ai sensi del paragrafo 2 le informazioni di cui al paragrafo 1.
Emendamento 32
Articolo 22, comma 1 bis (nuovo)
Il primo comma si applica anche quando, in applicazione dell'articolo 6, paragrafo 2, lettera d), l'ordinanza cautelare europea ha vietato all'indagato di allontanarsi dal luogo di residenza o da qualsiasi altro luogo di abitazione per l'intero periodo stabilito nell'ordinanza.
Emendamento 33
Titolo, dopo l'articolo 22, Capo 5 bis (nuovo)
CAPO 5 bis - PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI
Emendamento 34
Articolo 22 bis (nuovo)
Articolo 22 bis
Protezione dei dati personali
Il trattamento dei dati personali ai fini della presente decisione quadro è conforme quanto meno ai seguenti principi di base:
a) il trattamento dei dati è effettuato solo nella misura in cui è consentito dalla legge ed è necessario e proporzionato rispetto alle finalità per le quali i dati sono raccolti e/o successivamente trattati;
b) i dati sono raccolti solo per finalità determinate e legittime, e successivamente trattati in modo compatibile con tali finalità;
c) i dati sono esatti e aggiornati;
d) categorie particolari di dati concernenti l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l'appartenenza partitica o sindacale, l'orientamento sessuale o la salute sono trattati solo qualora ciò sia strettamente necessario ai fini di un caso specifico e in presenza di adeguate garanzie.
Emendamento 35
Articolo 22 ter (nuovo)
Articolo 22 ter
Diritti della persona interessata
1.  Tutte le persone interessate dalla raccolta di dati personali sono informate del fatto che vengono trattati dati che le riguardano.
La fornitura di tale informazione può essere ritardata, se necessario, per non ostacolare le finalità del trattamento dei dati.
2.  Ogni persona interessata ha il diritto di ricevere, senza indebiti ritardi, informazioni riguardo ai dati che sono oggetto di trattamento in una lingua che le sia comprensibile nonché di ottenere la rettifica e, se del caso, la cancellazione di dati trattati in violazione dei principi di cui all'articolo 22 bis.
3.  La fornitura delle informazioni di cui ai paragrafi 1 o 2 può essere rifiutata o ritardata, se ciò risulta assolutamente necessario:
a) per tutelare la sicurezza e l'ordine pubblico;
b) per impedire un reato;
c) per non ostacolare le indagini e il perseguimento di reati;
d) per tutelare i diritti di terzi.

Lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (11522/2007 – C6-0246/2007 – 2001/0270(CNS))
P6_TA(2007)0552A6-0444/2007

(Procedura di consultazione – nuova consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta del Consiglio (11522/2007),

–   vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2001)0664)(1),

–   vista la sua posizione del 4 luglio 2002(2),

–   visto l'articolo 34, paragrafo 2, lettera b), del trattato UE,

–   visto l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato UE, a norma del quale è stato nuovamente consultato dal Consiglio (C6-0246/2007),

–   visti l'articolo 93, l'articolo 51 e l'articolo 55, paragrafo 3, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0444/2007),

1.   approva la proposta del Consiglio quale emendata;

2.   invita il Consiglio a modificare di conseguenza il testo;

3.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta o sostituirla con un nuovo testo;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Testo del Consiglio   Emendamenti del Parlamento
Emendamento 1
Considerando 6
(6)  Gli Stati membri riconoscono che la lotta contro il razzismo e la xenofobia richiede vari tipi di misure in un quadro globale e non può essere limitata alle questioni penali. La presente decisione quadro si limita a combattere forme di razzismo e xenofobia particolarmente gravi mediante il diritto penale. Poiché le tradizioni culturali e giuridiche degli Stati membri sono in parte diverse, in particolare in questo campo, non è attualmente possibile una piena armonizzazione delle norme penali.
(6)  Gli Stati membri riconoscono che la lotta contro il razzismo e la xenofobia richiede vari tipi di misure in un quadro globale e non può essere limitata alle questioni penali. Si impone una cultura della tolleranza che permei lo Stato e la società. La presente decisione quadro si limita a combattere forme di razzismo e xenofobia particolarmente gravi mediante il diritto penale. Poiché le tradizioni culturali e giuridiche degli Stati membri sono in parte diverse, in particolare in questo campo, non è attualmente possibile una piena armonizzazione delle norme penali.
Emendamento 2
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  La presente decisione quadro stabilisce un livello minimo di armonizzazione e la sua efficacia è limitata dalle deroghe da essa previste, fra cui quelle di cui all'articolo 1, paragrafo 2.
Emendamento 3
Considerando 6 ter (nuovo)
(6 ter)  La politica legislativa deve rispecchiare il fatto che in una società democratica il diritto penale costituisce sempre l'ultima risorsa, tenendo in considerazione tutti i valori in gioco, fra cui il diritto alla libera espressione e il diritto di ciascun individuo alla medesima considerazione e al medesimo rispetto.
Emendamento 4
Considerando 9 bis (nuovo)
(9 bis)  La perpetrazione di un reato di stampo razzista o xenofobo da parte di chi ricopre una carica dovrebbe essere considerata una circostanza aggravante.
Emendamento 5
Articolo 1, paragrafo 1, lettera b)
b) la perpetrazione di uno degli atti di cui alla lettera a) mediante la diffusione e la distribuzione pubblica di scritti, immagini o altro materiale;
b) la diffusione e la distribuzione pubblica di scritti, immagini o altro materiale il cui contenuto costituisce un atto ai sensi delle lettere a), c) o d);
Emendamento 6
Articolo 1, paragrafo 1, lettera e)
e) ai fini del paragrafo 1, gli Stati membri possono decidere di rendere punibili soltanto i comportamenti atti a turbare la quiete pubblica o che sono minacciosi, vessatori o insultanti;
e) ai fini del presente paragrafo, gli Stati membri possono decidere di rendere punibili soltanto i comportamenti posti in essere in modo minaccioso, vessatorio o insultante;
Emendamento 7
Articolo 1, paragrafo 1, lettera f)
f) ai fini del paragrafo 1, il riferimento alla religione è diretto a comprendere almeno i comportamenti usati come pretesto per compiere atti contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo, definito rispetto alla razza, al colore, all'ascendenza o all'origine nazionale o etnica.
f) ai fini del presente paragrafo, il riferimento alla religione è diretto a comprendere almeno i comportamenti usati come pretesto per compiere atti contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo, definito rispetto alla razza, al colore, all'ascendenza o all'origine nazionale o etnica. Uno Stato membro non dovrebbe però escludere dalla responsabilità penale espressioni verbali o comportamenti atti a istigare l'odio razzista. Il rispetto della libertà di religione non deve ostacolare l'efficacia della presente decisione quadro.
Emendamento 8
Articolo 1, paragrafo 2
2.  Uno Stato membro può, all'atto dell'adozione della presente decisione quadro da parte del Consiglio, fare una dichiarazione secondo cui renderà punibili la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di cui al paragrafo 1, lettere c) e/o d) solo qualora tali crimini siano stati accertati da una decisione passata in giudicato di un organo giurisdizionale nazionale di detto Stato membro e/o di un tribunale internazionale, oppure esclusivamente da una decisione passata in giudicato di un tribunale internazionale.
2.  Uno Stato membro può, all'atto dell'adozione della presente decisione quadro da parte del Consiglio, fare una dichiarazione secondo cui renderà punibili la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di cui al paragrafo 1, lettere c) e/o d) solo qualora tali crimini siano stati accertati da una decisione passata in giudicato di un organo giurisdizionale nazionale di detto Stato membro e/o di un tribunale internazionale.
Emendamento 9
Articolo 2, paragrafo 2
2.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché sia resa punibile l'istigazione ai comportamenti di cui all'articolo 1, lettere c) e d).
2.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché sia resa punibile l'istigazione ai comportamenti di cui all'articolo 1.
Emendamento 10
Articolo 5, paragrafo 1
1.  Ciascuno Stato membro prende le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 posti in essere a loro vantaggio da qualsiasi soggetto che agisca a titolo individuale o in quanto parte di un organo della persona giuridica e abbia una posizione direttiva in seno alla persona giuridica, in base:
1.  Ciascuno Stato membro prende le misure necessarie affinché le persone giuridiche possano essere ritenute responsabili dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 posti in essere da qualsiasi soggetto che abbia una posizione direttiva in seno alla persona giuridica, in base:
a) alla legittimazione a rappresentare la persona giuridica,
a) alla legittimazione a rappresentare la persona giuridica,
b) alla capacità di prendere decisioni per conto della persona giuridica,
b) alla capacità di prendere decisioni per conto della persona giuridica,
c) alla capacità di esercitare la vigilanza in seno alla persona giuridica.
c) alla capacità di esercitare la vigilanza in seno alla persona giuridica,
e che abbia agito a questo titolo.
Emendamento 11
Articolo 5, paragrafo 2
2.  A prescindere dai casi di cui al paragrafo 1, ciascuno Stato membro prende le misure necessarie affinché una persona giuridica possa essere ritenuta responsabile qualora l'omessa direzione o vigilanza da parte di un soggetto di cui al paragrafo 1 abbia reso possibile porre in essere uno dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 a vantaggio della persona giuridica in questione, ad opera di una persona soggetta alla sua autorità.
2.  A prescindere dai casi di cui al paragrafo 1, ciascuno Stato membro prende le misure necessarie affinché una persona giuridica possa essere ritenuta responsabile qualora l'omessa direzione o vigilanza da parte di un soggetto di cui al paragrafo 1 abbia reso possibile porre in essere uno dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 ad opera di una persona soggetta alla sua autorità, i cui atti possano essere ascritti alla persona giuridica conformemente al diritto nazionale.
Emendamento 12
Articolo 5, paragrafo 3
3.  La responsabilità della persona giuridica ai sensi dei paragrafi 1 e 2 non esclude azioni penali nei confronti delle persone fisiche che siano autori o complici di uno dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2.
3.  La responsabilità della persona giuridica ai sensi dei paragrafi 1 e 2 non esclude azioni penali nei confronti delle persone fisiche che siano autori, istigatori o complici di uno dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2.
Emendamento 13
Articolo 7 bis (nuovo)
Articolo 7 bis
Requisiti minimi
1.  Gli Stati membri possono introdurre o mantenere, per quanto riguarda la lotta contro il razzismo e la xenofobia, un livello di protezione più elevato rispetto a quello fissato nelle disposizioni della presente decisione quadro.
2.  L'attuazione della presente decisione quadro non può in alcun caso costituire un motivo di riduzione del livello di protezione già previsto dagli Stati membri nei settori di applicazione della presente decisione quadro.
3.  Nessuna disposizione della presente decisione quadro può essere interpretata quale atta ad incidere sugli obblighi incombenti agli Stati membri in virtù della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, del 7 marzo 1966. Gli Stati membri attuano la presente decisione quadro in conformità con tali obblighi.
Emendamento 15
Articolo 7, paragrafo 2
2.  La presente decisione quadro non comporta l'esigenza per gli Stati membri di prendere misure che siano in contrasto con i principi fondamentali riguardanti la libertà di associazione e la libertà di espressione, in particolare la libertà di stampa e la libertà di espressione in altri mezzi di comunicazione, quali risultano dalle tradizioni o norme costituzionali o le norme che disciplinano i diritti, le responsabilità e le garanzie procedurali della stampa o di altri mezzi di comunicazione quando tali norme riguardano la determinazione o la limitazione della responsabilità.
2.  La presente decisione quadro non comporta l'esigenza per gli Stati membri di prendere misure che siano in contrasto con i principi fondamentali comuni agli Stati membri, riguardanti la libertà di associazione e la libertà di espressione, in particolare la libertà di stampa e la libertà di espressione in altri mezzi di comunicazione, quali risultano dalle tradizioni o norme costituzionali o le norme che disciplinano i diritti, le responsabilità e le garanzie procedurali della stampa o di altri mezzi di comunicazione quando tali norme riguardano la determinazione o la limitazione della responsabilità.
Emendamento 16
Articolo 9, paragrafo 1
1.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per stabilire la propria competenza giurisdizionale nei confronti dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 qualora essi siano stati posti in essere:
1.  Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie per stabilire la propria competenza giurisdizionale nei confronti dei comportamenti di cui agli articoli 1 e 2 qualora:
a) interamente o in parte sul suo territorio o
a) essi siano stati posti in essere interamente o in parte sul suo territorio o
b) da uno dei suoi cittadini o
b) essi siano stati posti in essere da uno dei suoi cittadini o
c) a vantaggio di una persona giuridica avente la sede sociale sul suo territorio.
c) la sede sociale della persona giuridica cui possa essere imputata la responsabilità si trovi sul territorio di tale Stato membro.
Emendamento 17
Articolo 10, paragrafo 3
3.  Prima che siano trascorsi tre anni dal termine di cui all'articolo 10, paragrafo 1, il Consiglio riesamina la presente decisione quadro. In preparazione di tale riesame, il Consiglio chiede agli Stati membri se hanno incontrato difficoltà nell'ambito della cooperazione giudiziaria riguardo ai reati di cui all'articolo 1, paragrafo 1. Il Consiglio può inoltre chiedere all'Eurojust di riferire in una relazione se le differenze tra le legislazioni nazionali abbiano dato luogo a problemi nella cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri in tale settore.
3.  Prima che siano trascorsi tre anni dal termine di cui all'articolo 10, paragrafo 1, il Consiglio riesamina la presente decisione quadro. In preparazione di tale riesame, il Consiglio chiede agli Stati membri se hanno incontrato difficoltà nell'ambito della cooperazione giudiziaria riguardo ai reati di cui all'articolo 1, paragrafo 1 e consulta il Parlamento europeo. In occasione del riesame, il Consiglio tiene conto del parere dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali e delle organizzazioni non governative che operano in questo settore. Il Consiglio può inoltre chiedere all'Eurojust di riferire in una relazione se le differenze tra le legislazioni nazionali abbiano dato luogo a problemi nella cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri in tale settore.
Emendamento 18
Articolo 12
La presente decisione quadro si applica a Gibilterra.
La presente decisione quadro si applica anche a Gibilterra.

(1) GU C 75 E del 26.3.2002, pag. 269.
(2) GU C 271 E del 12.11.2003, pag. 558.


Trattamento delle questioni pregiudiziali concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica il protocollo sullo statuto della Corte di giustizia relativo al trattamento delle questioni pregiudiziali concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (11824/2007 – C6-0292/2007 – 2007/0812(CNS))
P6_TA(2007)0553A6-0451/2007

(Procedura di consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di decisione del Consiglio (11824/2007),

–   visti l'articolo 245, paragrafo 2, del trattato CE e l'articolo 160 del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0292/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0451/2007),

1.   approva il testo del Consiglio;

2.   invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.   chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo sottoposto a consultazione;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e alla Corte di giustizia.


Richiesta di difesa dell'immunità parlamentare dell'on. Renato Brunetta
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Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla richiesta di difesa dei privilegi e dell'immunità di Renato Brunetta (2007/2172(IMM))
P6_TA(2007)0554A6-0449/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la richiesta di Renato Brunetta in difesa della sua immunità nel quadro di un procedimento civile pendente davanti al Tribunale civile di Milano, in data 18 gennaio 2007, comunicata in seduta plenaria il 31 gennaio 2007,

–   avendo ascoltato Renato Brunetta, a norma dell'articolo 7, paragrafo 3, del suo regolamento,

–   visti gli articoli 9 e 10 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee dell'8 aprile 1965 e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'Atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto del 20 settembre 1976,

–   viste le sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee del 12 maggio 1964 e del 10 luglio 1986(1),

–   visti l'articolo 6, paragrafo 3, e l'articolo 7 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione giuridica (A6-0449/2007),

1.   decide di difendere i privilegi e l'immunità di Renato Brunetta;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente alle autorità competenti della Repubblica italiana.

(1) Causa 101/63 Wagner/Fohrmann e Krier, Raccolta 1964, pag. 383, e Causa 149/85 Wybot/Faure e altri, Raccolta 1986, pag. 2391.


Coordinamento di determinate disposizioni degli Stati membri concernenti le attività televisive ***II
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive (10076/6/2007 – C6-0352/2007 – 2005/0260(COD))
P6_TA(2007)0555A6-0442/2007

(Procedura di codecisione: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la posizione comune del Consiglio (10076/6/2007 – C6-0352/2007),

–   vista la sua posizione in prima lettura(1) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0646),

–   vista la proposta modificata della Commissione (COM(2007)0170),

–   visto l'articolo 251, paragrafo 2, del trattato CE,

–   visto l'articolo 67 del suo regolamento,

–   vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per la cultura e l'istruzione (A6-0442/2007),

1.   approva la posizione comune;

2.   constata che l'atto è adottato in conformità della posizione comune;

3.   incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 254, paragrafo 1, del trattato CE;

4.   incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati del 13.12.2006, P6_TA(2006)0559.


Codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/83/CE recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione (COM(2006)0919 – C6-0030/2007 – 2006/0295(COD))
P6_TA(2007)0556A6-0277/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0919),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0030/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0277/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2008/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/83/CE recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione

P6_TC1-COD(2006)0295


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2008/29/CE)


Sicurezza delle ferrovie comunitarie ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/49/CE relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie (COM(2006)0784 – C6-0493/2006 – 2006/0272(COD))
P6_TA(2007)0557A6-0346/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0784),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 71, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0493/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0346/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2008/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2004/49/CE relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie

P6_TC1-COD(2006)0272


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 71, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione║,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1),

visto il parere del Comitato delle regioni(2),

deliberando secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato(3),

considerando quanto segue:

(1)  Al fine di continuare gli sforzi per la creazione di un mercato unico dei servizi di trasporto ferroviario, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la direttiva 2004/49/CE(4), che istituisce un quadro normativo comune per la sicurezza delle ferrovie ║.

(2)  L'articolo 14 della direttiva 2004/49/CE ha istituito una procedura comune per l'autorizzazione alla messa in servizio del materiale rotabile. L'esperienza ha tuttavia dimostrato che l'applicazione di questa procedura a livello nazionale è spesso complicata e soggetta a prescrizioni nazionali disomogenee poco trasparenti e talvolta ripetitive. Essa finisce quindi per rappresentare un serio ostacolo alla creazione di nuove imprese ferroviarie, soprattutto nel settore del trasporto merci. È pertanto opportuno precisare la procedura di certificazione del materiale rotabile già in servizio e di definirne i limiti e le modalità di applicazione. In particolare, nell'ottica del principio del reciproco riconoscimento, è necessario facilitare il rilascio di un'autorizzazione alla messa in servizio in uno Stato membro diverso da quello che ha rilasciato una prima autorizzazione, limitando il numero di requisiti che l'autorità competente può esaminare.

(3)  A tal fine, è opportuno classificare il complesso delle norme tecniche e delle norme di sicurezza vigenti in ciascuno Stato membro in tre gruppi e presentare i risultati di questa classificazione in un documento di riferimento. Il primo gruppo dovrebbe contenere le norme internazionali e le norme nazionali dichiarate equivalenti, per le quali, in relazione alla sicurezza ferroviaria, è sufficiente una verifica effettuata in un solo Stato membro. Il secondo gruppo dovrebbe comprendere tutte le altre norme nazionali, nonché le norme che non sono ancora state oggetto di classificazione. Il terzo gruppo dovrebbe contenere le norme necessarie per garantire la compatibilità tecnica tra il materiale rotabile e l'infrastruttura considerata.

(4)  L'Agenzia ferroviaria europea, istituita dal regolamento (CE) n. 881/2004(5) dispone di un mandato per sviluppare specifiche tecniche di interoperabilità (STI) e deve pertanto, come prima fase, esaminare le norme tecniche in vigore negli Stati membri. Inoltre, deve pubblicare le norme di sicurezza nazionali di cui alla direttiva 2004/49/CE. Infine, deve armonizzare i criteri per la certificazione di sicurezza delle imprese ferroviarie, il che comporta la definizione di requisiti ai fini dell'accettazione del materiale rotabile utilizzato da queste imprese. Di conseguenza, l'Agenzia risulta il soggetto più idoneo per elaborare il documento di riferimento summenzionato.

(5)  In seguito agli sviluppi a livello internazionale, in particolare all'entrata in vigore della nuova Convenzione relativa ai trasporti internazionali ferroviari (convenzione COTIF 1999), è opportuno definire, a livello comunitario, la nozione di detentore di carri merci e di precisare i rapporti intercorrenti tra le imprese ferroviarie e i detentori, con particolare riferimento alla manutenzione.

(6)  Poiché l'obiettivo principale dell'iniziativa proposta, cioè la semplificazione della procedura comunitaria di certificazione del materiale rotabile ferroviario, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può quindi, in ragione delle dimensioni dell'azione, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può intervenire, in base al principio di sussidiarietà di cui all'articolo 5 del trattato. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità di cui allo stesso articolo.

(7)  La direttiva 2004/49/CE prevede che talune misure siano adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(6).

(8)  La decisione 1999/468/CE è stata modificata dalla decisione 2006/512/CE, che ha istituito la procedura di regolamentazione con controllo per l'adozione delle misure di portata generale intese a modificare elementi non essenziali di un atto di base adottato secondo la procedura di cui all'articolo 251 del trattato, anche sopprimendo alcuni di questi elementi, o completandolo con nuovi elementi non essenziali.

(9)  In particolare, la Commissione dovrebbe avere il potere di rivedere e adeguare gli allegati, di adottare e rivedere misure comuni di sicurezza e obiettivi comuni di sicurezza, nonché di adottare un sistema di certificazione dei detentori di carri merci ai fini della manutenzione, trattandosi di misure necessarie per l'applicazione della direttiva 2004/49/CE. Tali misure di portata generale e intese a modificare elementi non essenziali della direttiva 2004/49/CE o a completarla con nuovi elementi non essenziali, devono essere adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE. Ove, per imperativi motivi d'urgenza, i termini ordinari della procedura di regolamentazione con controllo non possano essere osservati, la Commissione dovrebbe poter ricorrere alla procedura d'urgenza prevista dall'articolo 5 bis, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE ai fini dell'adozione delle misure contemplate dalla direttiva 2004/49/CE.

(10)  Conformemente al punto 34 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio"(7) gli Stati membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell'interesse proprio e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra la direttiva 2004/49/CE e i provvedimenti di recepimento.

(11)  La direttiva 2004/49/CE dovrebbe pertanto essere modificata di conseguenza,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

La direttiva 2004/49/CE è modificata come segue:

1)   all'articolo 1 è aggiunta la seguente lettera (f):

"
   f) il contributo alla realizzazione degli obiettivi della direttiva 89/391/CEE sul miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro e che fissa disposizioni specifiche intese a ridurre al minimo per i dipendenti i rischi derivanti dall'attività ferroviaria.
"

2)   l'articolo 3 è modificato come segue:

a)   la lettera h) è sostituita dalla seguente:

"
   h) "norme nazionali di sicurezza": tutte le norme che stabiliscono obblighi in materia di sicurezza ferroviaria, prescritte a livello di Stato membro per garantire la conformità del sistema ferroviario, dei sottosistemi e dei componenti, comprese le interfacce, ai requisiti essenziali e applicabili a più di un'impresa ferroviaria o a più di un gestore dell'infrastruttura, indipendentemente dall'organismo che le emana;
"

b)   è inserita la seguente lettera:

"

h bis) "requisiti essenziali": tutte le condizioni stabilite nell'allegato III della direttiva .../.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del ..., [direttiva interoperabilità] *(8), che il sistema ferroviario, i sottosistemi e i componenti di interoperabilità, incluse le interfacce, devono soddisfare;

––––––––

*GU L

"

c)   è aggiunta la seguente lettera:

"
   s) "detentore", il soggetto che, in quanto proprietario del veicolo ovvero avendo il diritto di utilizzarlo, utilizza il veicolo in quanto mezzo di trasporto ed è iscritto come tale nel registro di immatricolazione nazionale di cui all'articolo [...] della direttiva .../.../CE [direttiva interoperabilità]+(9).";
"

3)   all'articolo 4, paragrafo 4, il termine "addetto alla manutenzione di vagoni" è sostituito dal termine "detentore di veicoli";

4)   all'articolo 5, il paragrafo 2 è sostituito dal ║seguente:

"

2.  "2. Anteriormente al 30 aprile 2009, l'allegato I è rivisto, in particolare al fine di includervi le definizioni comuni dei CSI ║e dei metodi comuni di calcolo dei costi connessi agli incidenti. Le misure intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva anche completandola con nuovi elementi che concernono l'applicazione del presente paragrafo, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

5)   l'articolo 6 è modificato come segue:

a)   il paragrafo 1 è sostituito dal ║seguente:

"

1.  "1. Anteriormente al 30 aprile 2008 la Commissione adotta una prima serie di CSM che comprende almeno i metodi descritti al paragrafo 3, lettera a). I CSM sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Anteriormente al 30 aprile 2010 la Commissione adotta una seconda serie di CSM che contempla la restante parte dei metodi descritti al paragrafo 3. Essi sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Le ▌misure ▌intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva anche completandola con nuovi elementi, che concernono l'applicazione del presente paragrafo, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

b)   il paragrafo 4 è sostituito dal ║seguente:

"

4.  "4. I CSM sono periodicamente soggetti a revisione, tenendo conto dell'esperienza acquisita attraverso la loro applicazione e dell'evoluzione globale della sicurezza ferroviaria, nonché degli obblighi imposti agli Stati membri di cui all'articolo 4, paragrafo 1. Le misure intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva anche completandola con nuovi elementi, che concernono l'applicazione del presente paragrafo, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

6)   l'articolo 7 è modificato come segue:

a)   al paragrafo 3, il primo e il secondo comma sono sostituiti dal testo seguente:

"

"La prima serie di CST si basa su un esame degli obiettivi esistenti e dei risultati conseguiti dagli Stati membri in materia di sicurezza e garantisce che l'attuale sicurezza del sistema ferroviario non sia ridotta in nessuno Stato membro. Essa è adottata dalla Commissione anteriormente al 30 aprile 2009 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. ▌

La seconda serie di progetti CST si basa sull'esperienza acquisita con la prima serie di CST e la loro applicazione. Essa contempla tutti i settori prioritari in cui la sicurezza deve essere migliorata ulteriormente. È adottata dalla Commissione anteriormente al 30 aprile 2011 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Le misure intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva anche completandola con nuovi elementi, che concernono la prima e la seconda serie di progetti CST, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

b)   al paragrafo 3 è aggiunto il seguente comma :

"

"Prima dell'elaborazione o della revisione di CST, un'analisi costi/benefici deve dimostrare che l'effetto atteso dalla messa a punto di CST migliorerà il livello della sicurezza dei trasporti e l'uso ottimale del sistema ferroviario.

"

c)   il paragrafo 5 è sostituito dal ║seguente:

"

5.  I CST sono periodicamente soggetti a revisione, tenendo conto dello sviluppo globale della sicurezza ferroviaria. Le misure intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva anche completandola con nuovi elementi, che concernono l'applicazione del presente paragrafo, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

7)   l'articolo 10 è modificato come segue:

a)   al paragrafo 1, il secondo comma è sostituito dal ║seguente:

"

"Scopo del certificato di sicurezza è fornire la prova che l'impresa ferroviaria ha elaborato un proprio sistema di gestione della sicurezza ed è pertanto in grado di soddisfare i requisiti delle STI, di altre pertinenti disposizioni della normativa comunitaria e delle norme nazionali di sicurezza ai fini del controllo dei rischi e della fornitura di servizi di trasporto sulla rete in condizioni di elevata sicurezza.";

b)   al paragrafo 2, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

"b) la certificazione che attesta l'accettazione delle misure adottate dall'impresa ferroviaria per soddisfare i requisiti specifici necessari per la fornitura, in condizioni di elevata sicurezza, dei suoi servizi sulla rete in questione. I requisiti possono comprendere l'applicazione delle STI e delle norme nazionali di sicurezza, ivi comprese le norme per il funzionamento della rete, l'accettazione dei certificati del personale e l'autorizzazione a mettere in servizio il materiale rotabile utilizzato dall'impresa ferroviaria. La certificazione è basata sulla documentazione trasmessa dall'impresa ferroviaria ai sensi dell'allegato IV.";

"

8)   l'articolo 14 è sostituito dal ║seguente:

"

"Articolo 14

Messa in servizio di veicoli ferroviari

I veicoli ferroviari autorizzati ad essere messi in servizio in uno Stato membro sono soggetti a un'ulteriore autorizzazione prima di essere messi in servizio in uno o più altri Stati membri secondo le condizioni fissate negli articoli [...] della direttiva .../.../CE [direttiva interoperabilità](10).

"

9)   è inserito il seguente articolo 14 bis ▌:

"Articolo 14 bis

Manutenzione dei veicoli

1.  Per ogni veicolo messo in servizio è designato un detentore. Il detentore è responsabile della manutenzione del veicolo. Un'impresa ferroviaria può essere detentore.

2.  L'impresa ferroviaria è responsabile della sicurezza operativa dei veicoli messi in servizio sulla rete. Per dimostrare, nell'ambito della certificazione di sicurezza di cui all'articolo 10, che il materiale rotabile è oggetto di manutenzione conforme ai requisiti applicabili, l'impresa ferroviaria indica i detentori e fornisce la documentazione che illustra le procedure applicate da tali detentori nell'effettuare la manutenzione.

3.  Quando utilizza veicoli di cui non è detentrice, l'impresa ferroviaria istituisce le procedure necessarie per verificare che siano rispettati i requisiti prescritti, incluse le norme di manutenzione in conformità delle disposizioni delle STI. Se il detentore cambia, il detentore precedente fornisce al nuovo detentore tutti i dati concernenti la manutenzione in suo possesso prima che il cambiamento sia registrato nel registro di immatricolazione nazionale.

4.  La Commissione, sulla base di una raccomandazione dell'Agenzia, adotta, entro il 1° gennaio 2010, un sistema obbligatorio di certificazione dei detentori dei carri e degli altri veicoli. Le misure intese a modificare gli elementi non essenziali della presente direttiva, anche completandola, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

10)   è inserito il seguente articolo:

"

Articolo 17 bis

Decisioni soggette al parere dell'Agenzia

L'Agenzia può essere invitata da un richiedente a esprimere un parere tecnico su un'eventuale decisione negativa presa dall'autorità di sicurezza in merito al rilascio di un certificato o di un'autorizzazione di sicurezza ai sensi degli articoli 10 e 11.

"

11)   l'articolo 26 è sostituito dal ║seguente:

"

Articolo 26

Adeguamento degli allegati

Le misure intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva adeguando gli allegati al progresso scientifico e tecnico sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all'articolo 27, paragrafo 2 bis. Per imperativi motivi d'urgenza, la Commissione può ricorrere alla procedura d'urgenza di cui all'articolo 27, paragrafo 2 ter.";

"

12)   all'articolo 27, sono inseriti i seguenti paragrafi 2 bis e 2 ter:

"

"2 bis. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l'articolo 5 bis, paragrafi da 1 a 4 e l'articolo 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

2 ter.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano l'articolo 5 bis, paragrafi 1, 2, 4 e 6, e l'articolo 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell'articolo 8 della stessa.

"

Articolo 2

Attuazione

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative e regolamentari amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi il ...(11). Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni, nonché una tabella di concordanza tra queste disposizioni e quelle della presente direttiva.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono accompagnate da un tale riferimento al momento della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ║giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ║,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 256 del 27.10.2007, pag. 39.
(2) GU C ║
(3) Posizione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007.
(4) GU L 164 del 30.4.2004, pag. 44. Versione rettificata nella GU L 220 del 21.6.2004, pag. 16.
(5) GU L 164 del 30.4.2004, pag. 1. Versione rettificata nella GU L 220 del 21.6.2004, pag. 3.
(6) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(7) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(8)+ GU: inserire data e numero della direttiva.
(9)++ GU: inserire numero della direttiva.
(10)+ GU: inserire numero della direttiva.
(11)* Ventiquattro mesi dopo l'entrata in vigore della presente direttiva.


Modifica del regolamento (CE) n. 881/2004 che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 881/2004 che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea (COM(2006)0785 – C6-0473/2006 – 2006/0274(COD))
P6_TA(2007)0558A6-0350/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0785),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 71, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0473/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0350/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 881/2004 che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea

P6_TC1-COD(2006)0274


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 71, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione║,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(1),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 251 del trattato(2),

considerando quanto segue:

(1)  Il regolamento (CE) n. 881/2004 del Parlamento europeo del Consiglio(3) ha istituito un'Agenzia ferroviaria europea il cui compito è contribuire, da un punto di vista tecnico, alla realizzazione di uno spazio ferroviario europeo senza frontiere. In seguito all'evoluzione della legislazione comunitaria nel settore dell'interoperabilità e della sicurezza ferroviaria, all'evoluzione del mercato e all'esperienza acquisita nel funzionamento dell'Agenzia e delle relazioni tra l'Agenzia e la Commissione, è opportuno adottare talune modifiche al regolamento (CE) n. 881/2004, e, in particolare, prevedere compiti ulteriori.

(2)  L'articolo 14 della direttiva 2004/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie(4) ha istituito una procedura comune per l'autorizzazione di messa in servizio del materiale rotabile. Conformemente al principio del reciproco riconoscimento, è necessario facilitare l'ottenimento di un'autorizzazione di messa in servizio in uno Stato membro diverso da quello che ha emesso la prima autorizzazione, limitando gli elementi che l'autorità competente può verificare. A tale scopo è opportuno classificare in tre gruppi le norme tecniche e di sicurezza in vigore in ogni Stato membro e presentare i risultati di questa classificazione in un documento di riferimento. L'Agenzia ha dunque il compito di facilitare questa classificazione fissando, per ogni parametro verificato, la corrispondenza delle norme nazionali applicabili e fornendo pareri tecnici specifici nel quadro di progetti concreti.

(3)  Le norme nazionali sono notificate alla Commissione nel quadro della direttiva 2008/../CEdel Parlamento europeo e del Consiglio del ... [la direttiva relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario](5) e della direttiva 2004/49/CE. La linea di demarcazione tra i due gruppi di norme non è netta nella misura in cui le norme per la sicurezza riguardano in parte i sottosistemi che sono disciplinati anche delle norme nel settore dell'interoperabilità. E' opportuno quindi confrontare e classificare i due insiemi di norme e presentarli in modo coerente sul sito Internet dell'Agenzia.

(4)  Ai sensi dell'articolo 13 del regolamento (CE) 881/2004, l'Agenzia può provvedere alla supervisione della qualità dei lavori degli organismi notificati dagli Stati membri. Tuttavia uno studio realizzato dalla Commissione ha dimostrato che i criteri da rispettare per la notifica di questi organismi possono essere interpretati in modo molto ampio. Fatta salva la responsabilità degli Stati membri della scelta degli organismi da notificare e nei controlli che essi effettuano per verificare il rispetto di tali criteri, è importante valutare l'impatto di tali divergenze di interpretazione e verificare che esse non creino difficoltà sul piano del riconoscimento reciproco dei certificati di conformità e di dichiarazione "CE" di verifica. E' pertanto opportuno prevedere la possibilità per l'Agenzia di assumere un ruolo di coordinamento in questo settore, effettuando ad esempio delle missioni di raccolta di informazioni.

(5)  L'articolo 15 del regolamento (CE) n. 881/2004 prevede che l'Agenzia valuti, su richiesta della Commissione, talune domande di finanziamento comunitario per i progetti di realizzazione di infrastruttura ferroviaria, al fine di verificarne la natura "interoperabile". È opportuno ampliare il concetto di "progetti di infrastruttura" per poter valutare anche la coerenza del sistema, come ad esempio nel caso di progetti di attuazione del sistema ERTMS.

(6)  In seguito agli sviluppi sul piano internazionale, e in particolare all'entrata in vigore della nuova convenzione relativa ai trasporti internazionali per ferrovia (convenzione COTIF 1999), è opportuno incaricare l'Agenzia di valutare la relazione tra le imprese ferroviarie e i detentori del materiale rotabile, in particolare nel settore della manutenzione e di formulare, se del caso, delle raccomandazioni. Tale compito deve maturare nell'ambito del prolungamento dei lavori dell'Agenzia in materia di certificazione delle officine di manutenzione.

(7)  Vista l'adozione del terzo pacchetto ferroviario, è opportuno fare riferimento alla direttiva 2007/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla certificazione dei macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul sistema ferroviario della Comunità(6) che prevede numerosi compiti che devono essere effettuati dall'Agenzia.

(8)  Lo sviluppo e la realizzazione del sistema ERTMS sono stati accompagnati, successivamente all'adozione del secondo pacchetto ferroviario, da varie iniziative quali la firma di un accordo di cooperazione tra la Commissione e i diversi operatori del settore; la creazione di un comitato direttivo per l'attuazione di tale accordo di cooperazione; l'adozione, da parte della Commissione, di una comunicazione sulla realizzazione del sistema ERTMS(7); la designazione con la decisione …(8), di un coordinatore europeo per il progetto ERTMS, progetto prioritario di interesse comunitario; la definizione del ruolo di autorità dell'Agenzia nell'ambito dei diversi programmi annuali di lavoro e l'adozione del controllo-comando e segnalazione delle specifiche tecniche di interoperabilità (STI) nel settore della ferrovia convenzionale(9). Vista la crescente importanza del contributo dell'Agenzia in questo settore, è opportuno precisarne i compiti.

(9)  L'Agenzia dispone attualmente di un numero rilevante di esperti qualificati nel settore dell'interoperabilità e della sicurezza del sistema ferroviario europeo. È opportuno quindi che l'Agenzia possa svolgere compiti specifici su richiesta della Commissione, a condizione che siano compatibili con la missione generale dell'Agenzia, con la disponibilità in termini di bilancio e il rispetto delle altre priorità dell'Agenzia.

(10)  Per e una migliore sincronizzazione con la procedura di decisione del bilancio è opportuno modificare la data di adozione del programma annuale di lavoro dell'Agenzia.

(11)  Nell'elaborazione del programma di lavoro dell'Agenzia è opportuno identificare l'obiettivo di ogni attività, oltre al suo destinatario. E' anche opportuno informare la Commissione dei risultati tecnici di ogni attività, in quanto la relazione generale indirizzata a tutte le istituzioni non contiene queste informazioni.

(12)  Dato che l'obiettivo principale dell'azione proposta, vale a dire l'ampliamento delle funzioni dell'Agenzia per prevedere la sua partecipazione nella semplificazione della procedura comunitaria di certificazione del materiale rotabile ferroviario, non può essere realizzato in misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a causa delle dimensioni e dell'azione in questione, essere realizzato meglio a livello comunitario, la Comunità può adottare misure conformemente al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 881/2004 è così modificato:

1)   l'articolo 3, paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  Per l'elaborazione delle raccomandazioni di cui agli articoli 6, 7, 12, 14, 16, 17 e 18, l'Agenzia istituisce un numero limitato di gruppi di lavoro. Tali gruppi si affidano, da un lato, all'esperienza acquisita dagli esperti del settore ferroviario, in particolare a quella dell'associazione europea per l'interoperabilità ferroviaria (AEIF) e, dall'altro all'esperienza delle autorità nazionali competenti. Qualora necessario, l'Agenzia può istituire gruppi di lavoro orizzontali per tematiche trasversali come la salute e la sicurezza sul lavoro.

L'Agenzia si accerta che i suoi gruppi di lavoro siano competenti e rappresentativi e che comprendano un'adeguata rappresentanza dei settori industriali e degli utenti interessati dalle misure eventualmente proposte dalla Commissione sulla base delle raccomandazioni ad essa trasmesse dall'Agenzia. I lavori dei gruppi sono condotti in modo trasparente.

Quando le attività di cui agli articoli 6, 12, 16 e 17 hanno un impatto diretto sulle condizioni di lavoro e sulla salute e la sicurezza dei lavoratori del settore, i rappresentanti dei lavoratori partecipano ai gruppi di lavoro interessati.";

"

2)   è inserito il seguente articolo 8 bis:

"

"Articolo 8 bis

Classificazione delle norme nazionali

1.  L'Agenzia agevola il riconoscimento del materiale rotabile messo in servizio in uno Stato membro da parte degli altri Stati membri conformemente alle procedure previste ai paragrafi da 2 a 5.

2.  L'Agenzia elabora progressivamente un documento di riferimento che permetta di verificare la corrispondenza tra tutte le norme nazionali applicate dagli Stati membri nel settore della messa in servizio di materiale rotabile. Questo documento contiene, per ogni parametro indicato all'allegato ... della direttiva 2008/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio del ... [direttiva relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario]*, le norme nazionali di ogni Stato membro oltre al gruppo, identificato nell'allegato ..., cui queste norme appartengono. Queste norme comprendono quelle notificate nel quadro dell'articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 2008/.../CE [la direttiva relativa alla interoperabilità del sistema ferroviario], quelle notificate in seguito all'adozione delle specifiche tecniche di interoperabilità – STI- (casi specifici, punti in sospeso, deroghe) e quelle notificate nel quadro dell'articolo 8 della direttiva 2004/49/CE.

In un primo tempo l'Agenzia individua e confronta le differenze esistenti tra gli Stati membri per quanto riguarda le distanze di sicurezza applicabili alle infrastrutture e al materiale rotabile.

Ai fini di tale attività è istituito un gruppo di lavoro; inoltre, a norma dell'articolo 3, vengono coinvolte le parti interessate e, a norma dell'articolo 4, vengono consultati i rappresentanti delle parti sociali.

3.  Avvalendosi della cooperazione delle autorità di sicurezza nazionali, instaurata ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 5, per ridurre progressivamente le norme nazionali di cui al gruppo B, l'Agenzia aggiorna regolarmente il documento di riferimento e lo trasmette alla Commissione. La prima versione del documento è trasmessa alla Commissione al più tardi entro ...(10).

4.  L'Agenzia può essere adita da un'autorità nazionale di sicurezza, nell'ambito delle procedure successive a una domanda di autorizzazione di messa in servizio del materiale rotabile, o dalla Commissione, per esprimere pareri tecnici su:

   a) l'equivalenza delle norme tecniche per quanto attiene a uno o più parametri;
   b) una richiesta di informazione complementare, di analisi del rischio o di prova e/o qualunque risultato di tale richiesta;
   c) la motivazione del rifiuto di un'autorizzazione.

5.  Anteriormente al 1° gennaio 2010 l'Agenzia, previa consultazione delle autorità nazionali di sicurezza, propone soluzioni per ridurre il numero e l'ambito di applicazione delle norme nazionali per quanto concerne la classificazione del materiale rotabile nel gruppo B.

6.  A partire dal 2015, e in collaborazione con le competenti autorità nazionali di sicurezza, l'Agenzia è incaricata di rilasciare le autorizzazioni di messa in servizio dei veicoli conformi alle STI*.

_____________

* GU L ...

"

3)   l'articolo 10 è così modificato:

   a) è aggiunto il seguente paragrafo 3 bis:"
3 bis.  L'Agenzia può essere invitata da un richiedente a esprimere un parere tecnico su un'eventuale decisione negativa presa dall'autorità di sicurezza in merito al rilascio di un certificato o di un'autorizzazione di sicurezza a norma degli articoli 10 e 11 della direttiva 2004/49/CE. "
   b) è inserito il seguente paragrafo 3ter:"
3 ter.  L'Agenzia può essere invitata a esprimere un parere tecnico sull'applicazione della versione adeguata delle specifiche del sistema ERTMS, conformemente all'articolo 21 bis."

4)   alla fine dell'articolo 11 è aggiunto il seguente paragrafo 4:

"

4.  L'Agenzia definisce, d'accordo con gli Stati membri e la Commissione le modalità pratiche della trasmissione dei documenti di cui al paragrafo 1.

"

5)   l'articolo 13 è sostituito dal seguente:

"

Articolo 13

Organismi notificati

Fatta salva la responsabilità degli Stati membri nei confronti degli organismi notificati che essi designano, l'Agenzia può, su richiesta della Commissione, verificare se i criteri per la notifica di questi organismi, elencati all'allegato VII delle direttive 2008/.../CE [sull'interoperabilità ferroviaria], sono rispettati e valutare la qualità dei lavori di questi organismi. Se necessario, l'Agenzia trasmette un parere alla Commissione.";

"

6)   l'articolo 15 è sostituito dal seguente:

"Articolo 15

Interoperabilità del sistema ferroviario

Su richiesta della Commissione l'Agenzia esamina dal punto di vista dell'interoperabilità tutti i progetti di rinnovamento, ristrutturazione o costruzione concernenti il sistema ferroviario per i quali è presentata una domanda di contributo finanziario comunitario. L'Agenzia esprime un parere sulla conformità del progetto con le STI pertinenti entro un termine che deve essere convenuto con la Commissione in funzione dell'importanza del progetto e delle risorse disponibili. Questo parere tiene completamente conto delle deroghe previste all'articolo 7 della direttiva 96/48/CE e all'articolo 7 della direttiva 2001/16/CE.";

7)  è inserito il seguente articolo 16 bis:

"

"Articolo 16 bis

Relazione tra detentori di veicoli e imprese ferroviarie

1.  Entro un termine dalla ...(11)pari a:

l'Agenzia valuta la relazione tra i detentori di veicoli e le imprese ferroviarie in materia di manutenzione, conformemente all'articolo 14 ter della direttiva 2004/49/CE. Entro lo stesso termine l'Agenzia trasmette una relazione alla Commissione nella quale essa formula ▌raccomandazioni per l'attuazione di un sistema ▌obbligatorio di certificazione dei detentori di veicoli.

   un anno per i carri e a
   due anni per i restanti veicoli,

2.  Le raccomandazioni dell'Agenzia riguardano in particolare i seguenti aspetti:

   a) il contenuto e le specifiche di un sistema obbligatorio e reciprocamente riconosciuto di certificazione dei detentori di veicoli;
   b) il tipo di organismi di certificazione incaricati di porre in essere tale sistema obbligatorio in collaborazione con le autorità nazionali di sicurezza o con gli organismi notificati, conformemente alle disposizioni della direttiva 2004/49/CE;
   c) le ispezioni e i controlli tecnici e operativi da realizzare a cura delle autorità degli Stati membri;
   d) la capacità del detentore, sul piano dell'organizzazione, del personale e del materiale, di garantire la manutenzione dei tipi di veicoli che gestisce e di assumere responsabilità di ente appaltante, conformemente alla direttiva 2008/…/CE [la direttiva relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario], in caso vengano acquistati nuovi veicoli o sottosistemi o si tratti di adattare o rinnovare veicoli e sottosistemi;
   e) il possesso delle informazioni necessarie per le attività di manutenzione previste (in particolare i fascicoli e i piani di manutenzione);
   f) il possesso degli strumenti necessari per il monitoraggio e il controllo dello stato dei veicoli;
   g) l'introduzione nelle specifiche del sistema di certificazione di una condizione relativa alle assicurazioni.";

"

8)   l'articolo 17 è così modificato:

   a) Il titolo e il paragrafo 1 sono sostituiti daiseguenti:"
"Articolo 17
Certificazione del personale dei treni e competenze professionali║
1.  L'Agenzia formula raccomandazioni concernenti la determinazione di criteri comuni per la definizione delle competenze professionali e la valutazione del personale che partecipa alla gestione e alla manutenzione del sistema ferroviario. Così facendo, essa tiene conto dei criteri e delle priorità della direttiva 2007/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla certificazione dei macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul sistema ferroviario della Comunità*║. L'Agenzia consulta i rappresentanti delle parti sociali secondo le modalità di cui all'articolo 4.
___________
* GU L 315 del 3.12.2007, pag. 51."; "
   b) è aggiunto il seguente paragrafo 4:"
4.  "4. L'Agenzia contribuisce all'attuazione della direttiva 2007/59/CE║ svolgendo tutte le funzioni che le sono conferite in virtù di detta direttiva."; "

9)   l'articolo 18 è sostituito dal seguente:

"

"Articolo 18

Immatricolazione del materiale rotabile

L'Agenzia elabora e raccomanda alla Commissione un modulo tipo per la richiesta di immatricolazione e per le specifiche comuni del registro di immatricolazione nazionale conformemente all'articolo 14 della direttiva 2008/.../CE [la direttiva relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario].";

"

10)   è inserito il seguente articolo 18 bis:

"

"Articolo 18 bis

Registro europeo dei tipi di materiale rotabile autorizzati

L'Agenzia istituisce e tiene un registro europeo dei tipi di materiale rotabile autorizzati. Tale registro include i tipi di veicoli ferroviari autorizzati dagli Stati membri ed è accessibile per via elettronica. Gli Stati membri informano regolarmente l'Agenzia in merito a tutte le autorizzazioni concesse o sospese.

"

11)   l'articolo 19 è così modificato:

a)   al paragrafo 1 è aggiunta la seguente lettera e):

"
   e) le norme tecniche notificate dagli Stati membri nell'ambito degli articoli 16, paragrafo 3 e 17, paragrafo 2, della direttiva 2008/...CE [la direttiva relativa all'interoperabilità del sistema ferroviario].";
"

b)   è aggiunto il seguente paragrafo:

"

5.  "5. Le basi di dati sviluppate nell'ambito del presente articolo e dell'articolo 11 sono sviluppate in modo coerente, in particolare per quanto concerne le norme nazionali.";

"

12)   il capo 4 è così modificato:

a)  Il titolo del capo 4 è sostituito dal seguente:

"

"COMPITI SPECIFICI

"

13)   sono inseriti i seguenti articoli 21 bis e 21 ter:

"

Articolo 21 bis

ERTMS

1.  L'Agenzia assume il ruolo di autorità nell'ambito dello sviluppo e della realizzazione del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario, denominato "ERTMS". A tal fine, essa assume i compiti descritti ai paragrafi da 2 a 5.

2.  L'Agenzia istituisce una procedura di gestione delle richieste di modifica delle specifiche del sistema ERTMS.

3.  L'Agenzia coadiuva i lavori della Commissione in materia di migrazione verso ERTMS e di coordinamento dei lavori di installazione di ERTMS lungo i corridoi transeuropei di trasporto.

4.  L'Agenzia controlla, in cooperazione con gli organismi notificati e le autorità nazionali di sicurezza, l'applicazione delle procedure di verifica "CE" e di messa in servizio nel quadro di progetti specifici, in particolare per valutare la compatibilità tecnica tra infrastrutture e materiale rotabile, equipaggiati da costruttori diversi. Qualora opportuno , l'Agenzia raccomanda alla Commissione le misure appropriate.

5.  L'Agenzia sviluppa una strategia di gestione delle diverse versioni di ERTMS per garantire la compatibilità tecnica e operativa tra infrastrutture e materiale rotabile equipaggiati di versioni diverse.

6.  Su richiesta di un'impresa ferroviaria, di un gestore dell'infrastruttura o di un fornitore, l'Agenzia esprime un parere tecnico sulla versione delle specifiche del sistema ERTMS da applicare.

Articolo 21ter

Altri compiti

L'Agenzia svolge, d'accordo con la Commissione o su richiesta di quest'ultima, tutti i compiti specifici che contribuiscono ai suoi obiettivi descritti all'articolo 1, anche se tale funzione non è prevista esplicitamente nel presente regolamento o nel programma di lavoro previsto all'articolo 25, paragrafo 2, lettera c).";

"

14)   all'articolo 24, paragrafo 3, il primo trattino è sostituito dal seguente:

"

"- agenti temporanei assunti dall'Agenzia fra gli esperti del settore, per una durata massima di cinque anni, in base alle loro qualifiche e alla loro esperienza in materia di sicurezza e di interoperabilità ferroviarie; i contratti di tali agenti possono essere prorogati al massimo di altri tre anni, qualora ciò sia necessario al fine di garantire la continuità del servizio;";

"

15)   l'articolo 25 è così modificato:

a)   il paragrafo 2, lettera c) è sostituito dal seguente:

"
   c) "c) adotta entro il 30 novembre di ogni anno, tenuto conto del parere della Commissione, il programma di lavoro dell'Agenzia per l'anno seguente e lo trasmette agli Stati membri, al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione. Tale programma di lavoro è adottato nel rispetto della procedura annuale di bilancio della Comunità. Qualora la Commissione si esprima, entro 15 giorni dalla data dell'adozione del programma di lavoro, contro di tale programma, il consiglio di amministrazione lo riesamina e lo adotta, possibilmente in versione modificata entro un termine di due mesi, in seconda lettura o con votazione a maggioranza di due terzi, compresi i rappresentanti della Commissione, o all'unanimità dei rappresentanti degli Stati membri;";
"

b)   è aggiunto il seguente paragrafo 3:

"

3.  "3. Il programma di lavoro dell'Agenzia individua, per ogni attività gli obiettivi perseguiti. In linea di massima ogni attività e/o ogni risultato costituiscono oggetto di una relazione indirizzata alla Commissione.

"

16)   all'articolo 26, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  Il consiglio di amministrazione è composto da un rappresentante designato da ogni Stato membro e da quattro rappresentanti designati dalla Commissione, nonché da sei rappresentanti, senza diritto di voto; questi ultimi rappresentano, a livello europeo, i seguenti settori:

   a) le imprese ferroviarie,
   b) i gestori dell'infrastruttura,
   c) l'industria ferroviaria,
   d) i sindacati dei lavoratori,
   e) i passeggeri,
   f) i clienti del trasporto merci.

Per ognuna di queste categorie la Commissione nomina una rappresentante e un supplente sulla base di un elenco di quattro nominativi presentato dalle loro rispettive organizzazioni europee.

I membri del consiglio di amministrazione e i loro supplenti sono nominati in base al loro grado di esperienza e competenza.";

"

17)   all'articolo 36, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

"

1.  "1. La partecipazione all'Agenzia è aperta a tutti paesi europei e ai paesi interessati dalla politica europea di prossimità1 che hanno concluso con la Comunità accordi in virtù dei quali tali paesi adottano ed applicano la legislazione comunitaria che disciplina la materia oggetto del presente regolamento.

___________

1 Riferirsi alla comunicazione della Commissione COM(2004)0373 definitiva del 12.5.2004.

"

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ║

Per il Parlamento Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 256 del 27.10.2007, pag. 39.
(2) Posizione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007.
(3) GU L 164 del 30.4.2004, pag. 1. Versione rettificata nella GU L 220 del 21.6.2004, pag. 3.
(4) GU L 164 del 30.4.2004, pag. 44. Versione rettificata nella GU L 220 del 21.6.2004, pag. 16.
(5) GU L ...
(6) GU L 315 del 3.12.2007, pag. 51.
(7) GU
(8) GU
(9) GU
(10)* Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(11)* Data di entrata in vigore del presente regolamento.


Controllo sull'acquisizione e la detenzione di armi ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (COM(2006)0093 – C6-0081/2006 – 2006/0031(COD))
P6_TA(2007)0559A6-0276/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0093),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0081/2006),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0276/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione della direttiva 2008/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi

P6_TC1-COD(2006)0031


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2008/51/CE)


Legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I) ***I
PDF 184kWORD 22k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I) (COM(2005)0650 – C6-0441/2005 – 2005/0261(COD))
P6_TA(2007)0560A6-0450/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2005)0650),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, l'articolo 61, lettera c), e l'articolo 67, paragrafo 5, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0441/2005),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0450/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I)

P6_TC1-COD(2005)0261


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 593/2008)


Alimenti e mangimi geneticamente modificati (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
PDF 187kWORD 22k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione (COM(2006)0912 – C6-0027/2007 – 2006/0307(COD))
P6_TA(2007)0561A6-0299/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0912),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 37, 95 e 152 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0027/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0299/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione

P6_TC1-COD(2006)0307


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 298/2008)


Statuto e finanziamento dei partiti politici a livello europeo ***I
PDF 188kWORD 23k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2004/ 2003 che stabilisce le norme relative allo statuto e al finanziamento dei partiti politici a livello europeo (COM(2007)0364 – C6-0202/2007 –2007/0130(COD))
P6_TA(2007)0562A6-0412/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0364),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 191 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0202/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0412/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   invita il suo Ufficio di presidenza a esaminare in che modo un partito politico a livello europeo possa ottenere un periodo transitorio di tre mesi al fine di ricostituire il numero dei suoi membri se, nel corso dell'esercizio finanziario, tale numero è sceso al di sotto dei requisiti minimi previsti dal regolamento modificato;

3.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2007 del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2004/ 2003 che stabilisce le norme relative allo statuto e al finanziamento dei partiti politici a livello europeo

P6_TC1-COD(2007)0130


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 1524/2007)


Residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi (competenze d'esecuzione della Commissione) ***I
PDF 188kWORD 23k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 396/2005 concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione (COM(2006)0908 – C6-0025/2007 – 2006/0294(COD))
P6_TA(2007)0563A6-0342/2007

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2006)0908),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 37 e 152, paragrafo 4, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0025/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0342/2007),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 29 novembre 2007 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 396/2005 concernente i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale e animale, per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione

P6_TC1-COD(2006)0294


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 299/2008)


Nomina di un membro della Corte dei conti (David Bostock)
PDF 185kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta nomina di David Bostock a membro della Corte dei conti (C6-0304/2007 – 2007/0813(CNS))
P6_TA(2007)0564A6-0439/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0304/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0439/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare David Bostock membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti (Michel Cretin)
PDF 183kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla nomina di Michel Cretin a membro della Corte dei conti (C6-0305/2007 – 2007/0814(CNS))
P6_TA(2007)0565A6-0438/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0305/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2 del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0438/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Michel Cretin membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti, nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti (Maarten B. Engwirda)
PDF 185kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta nomina di Maarten B. Engwirda a membro della Corte dei conti (C6-0306/2007 – 2007/0815(CNS))
P6_TA(2007)0566A6-0437/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0306/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0437/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Maarten B. Engwirda membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti (Henri Grethen)
PDF 184kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla nomina di Henri Grethen a membro della Corte dei conti (C6-0307/2007 – 2007/0816(CNS))
P6_TA(2007)0567A6-0436/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0307/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0436/2007),

1.   esprime parere positivo sulla nomina di Henri Grethen a membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti (Harald Noack)
PDF 185kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta nomina di Harald Noack a membro della Corte dei conti (C6-0308/2007 – 2007/0817(CNS))
P6_TA(2007)0568A6-0435/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0308/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0435/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Harald Noack membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti (Ioannis Sarmas)
PDF 182kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta nomina di Ioannis Sarmas a membro della Corte dei conti (C6-0309/2007 – 2007/0818(CNS))
P6_TA(2007)0569A6-0434/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0309/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0434/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Ioannis Sarmas membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei Conti (Hubert Weber)
PDF 184kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proposta nomina di Hubert Weber a membro della Corte dei conti (C6-0310/2007 – 2007/0819(CNS))
P6_TA(2007)0570A6-0433/2007

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 247, paragrafo 3, del trattato CE e l'articolo 160 B, paragrafo 3, del trattato Euratom, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C6-0310/2007),

–   visto che nella riunione del 6 novembre 2007 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti e ne ha esaminato le qualifiche alla luce dei criteri stabiliti all'articolo 247, paragrafo 2, del trattato CE e all'articolo 160 B, paragrafo 2, del trattato Euratom,

–   visto l'articolo 101 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A6-0433/2007),

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Hubert Weber membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Proclamazione del consenso europeo in materia di aiuto umanitario
PDF 100kWORD 30k
Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla proclamazione di un consenso europeo in materia di aiuto umanitario
P6_TA(2007)0571B6-0484/2007

Il Parlamento europeo,

–   visto il consenso raggiunto dal Consiglio "affari generali e relazioni esterne" del 19 e del 20 novembre 2007 su una dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione su un consenso europeo in materia di aiuto umanitario,

–   visto il progetto di trattato di Lisbona, adottato nel corso del Consiglio europeo di Lisbona del 18 e 19 ottobre 2007, il quale riconosce l'aiuto umanitario quale oggetto di una politica dell'UE a tutti gli effetti,

–   vista la sua risoluzione del 14 novembre 2007 su un consenso europeo in materia di aiuto umanitario(1),

–   visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.   plaude al fatto che per la prima volta il Consiglio, i rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio, il Parlamento europeo e la Commissione hanno concordato di definire una visione, degli obiettivi e dei principi comuni per fornire un aiuto umanitario più efficace nei paesi terzi;

2.   approva pertanto la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione su un consenso europeo in materia di aiuto umanitario;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0508.


Situazione in Georgia
PDF 125kWORD 48k
Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sulla situazione in Georgia
P6_TA(2007)0572RC-B6-0481/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla Georgia, in particolare la risoluzione del 26 febbraio 2004, corredata di una raccomandazione al Consiglio sulla politica dell'Unione europea nei confronti del Caucaso meridionale(1), la risoluzione del 14 ottobre 2004 sulla Georgia(2) e la risoluzione del 26 ottobre 2006 sulla situazione in Ossezia del Sud(3),

–   vista la sua risoluzione del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della politica europea di vicinato(4) (ENP),

–   visto l'accordo di partenariato e cooperazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da un lato, e la Georgia(5), dall'altro, entrato in vigore il 1° luglio 1999,

–   visto il piano d'azione ENP approvato dal Consiglio di cooperazione UE-Georgia il 14 novembre 2006,

–   viste le raccomandazioni approvate dalla commissione parlamentare di cooperazione UE-Georgia il 25 e 26 giugno 2007,

–   vista la dichiarazione della Presidenza portoghese a nome dell'Unione europea, dell'8 novembre 2007, sull'attuale situazione in Georgia,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che l'Unione europea rimane impegnata a sviluppare e ad approfondire ulteriormente le sue relazioni con la Georgia e a sostenere il paese nelle necessarie riforme politiche ed economiche, nelle misure volte a creare istituzioni democratiche solide ed efficienti e negli sforzi per contrastare la corruzione, creando così una Georgia pacifica e prospera che possa contribuire alla stabilità della regione e del resto d'Europa,

B.   riconoscendo i progressi politici, democratici ed economici realizzati dal Presidente e dal governo georgiano attuali,

C.   considerando che il 2 novembre 2007 le forze dell'opposizione hanno raccolto la più grande folla dalla "rivoluzione delle rose" del 2003,

D.   considerando che i sei giorni di manifestazioni dell'opposizione sono culminati nella violenza quando i reparti di sicurezza della polizia hanno fatto un eccessivo uso della forza per disperdere le manifestazioni, ricorrendo ad idranti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni, con un bilancio di 500 feriti tra i dimostranti, compreso il mediatore georgiano Sozar Subari,

E.   considerando che il 7 novembre 2007 il presidente Mikhail Saakashvili ha dichiarato per 15 giorni a Tbilisi lo stato di emergenza, poi revocato il 16 novembre 2007, e che secondo i funzionari governativi si è trattato di una misura necessaria per ripristinare immediatamente la legge e l'ordine,

F.   considerando che, dopo l'imposizione dello stato di emergenza da parte del presidente Saakashvili, il primo ministro Zurab Nogaideli ha dichiarato che nel paese era stato tentato un colpo di Stato e che la proclamazione dello stato di emergenza era la reazione a questo evento; che, in un discorso televisivo, il presidente Saakashvili ha addossato al servizio di sicurezza federale russo la responsabilità degli eventi di Tbilisi, sostenendo di essere stato previamente informato dell'esistenza di un complotto volto a far cadere il governo georgiano prima della fine dell'anno, senza però provare le proprie affermazioni,

G.   considerando che la sera del 7 novembre 2007 le trasmissioni di due canali televisivi dell'opposizione, Imedi e Caucasia, sono state interrotte; che prima dell'annuncio dello stato di emergenza e senza notifica preventiva, negli edifici dell'emittente radiotelevisiva Imedi hanno fatto irruzione uomini armati e mascherati delle agenzie di sicurezza, e che parte delle apparecchiature di trasmissione della stazione è stata distrutta; considerando che un tribunale di Tbilisi ha sospeso la licenza di trasmissione della Imedi e ne ha congelato i beni asserendo che la sua copertura degli eventi del 7 novembre 2007 equivaleva ad un'incitazione ad abbattere il governo; che la notifica giudiziaria è stata consegnata al direttore della Imedi solo una settimana dopo; che la commissione nazionale georgiana per le comunicazioni (GNCC) ha sospeso la licenza di trasmissione televisiva della Imedi per tre mesi, citando la violazione, da parte della stazione, della legge sulle trasmissioni,

H.   considerando che, con una mossa conciliante, l'8 novembre 2007 il presidente Saakashvili ha proposto di tenere elezioni presidenziali anticipate il 5 gennaio 2008 assieme a un plebiscito sulla data delle prossime elezioni legislative,

I.   considerando che il 13 novembre 2007 la Russia ha consegnato alla Georgia, con un anno di anticipo rispetto al termine previsto, la propria base di Batumi, nella repubblica autonoma dell'Ajaria, dopo aver completato nel giugno 2007 il ritiro delle proprie truppe dall'altra base in Georgia, ad Akhalkalaki,

J.   considerando che l'economia georgiana continua ad essere gravemente penalizzata dall'embargo russo sull'importazione di vino e prodotti agricoli georgiani, embargo che appare sempre più motivato politicamente,

K.   considerando che le riforme economiche e sociali intraprese dalla Georgia dovrebbero elevare le condizioni di vita di un'ampia parte della popolazione,

L.   considerando che la situazione in Abkazia e nell'Ossezia meridionale aumenta la tensione nella regione; che le truppe russe hanno perduto il loro status di peacekeeper neutrali e imparziali; che la decisione delle autorità di Mosca di concedere il passaporto russo a chi vive in quella parte del territorio georgiano sta ulteriormente destabilizzando la situazione,

1.   esprime profonda preoccupazione per i recenti sviluppi in Georgia, che sono culminati nella repressione violenta delle manifestazioni pacifiche da parte della polizia, nella chiusura di mezzi d'informazione indipendenti e nella dichiarazione dello stato di emergenza per 15 giorni;

2.   invita le autorità georgiane a rispettare i principi di libertà di espressione, libertà di riunione e libertà dei mezzi di comunicazione; ricorda al governo il suo impegno per la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto;

3.   chiede a tutte le parti di dar prova di disponibilità e moderazione, di abbassare i toni e di avviare un dialogo costruttivo e fruttuoso volto a sostenere e a consolidare le fragili istituzioni democratiche della Georgia;

4.   esorta il Consiglio, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e il Rappresentante speciale dell'UE per il Caucaso meridionale a esplicare ogni sforzo per promuovere il dialogo fra le parti, stemperare la tensione e contribuire a ripristinare la fiducia reciproca;

5.   invita le autorità georgiane a svolgere un'indagine approfondita, imparziale e indipendente sulle gravi violazioni dei diritti umani e della libertà dei mezzi d'informazione, in particolare per quanto concerne le accuse relative a un uso eccessivo della forza da parte dei pubblici ufficiali incaricati dell'applicazione della legge, al fine di identificare tutti i responsabili, di consegnarli alla giustizia e di applicare le sanzioni penali e/o amministrative previste dalla legge;

6.   ribadisce alle autorità la preoccupazione della comunità internazionale riguardo ai recenti episodi in Georgia che sono contrari ai valori euroatlantici; ricorda alla Georgia che la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto sono requisiti preliminari per l'integrazione euroatlantica;

7.   invita il Consiglio e la Commissione, gli Stati membri dell'UE, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il Consiglio d'Europa, la NATO e gli Stati Uniti ad adoperarsi maggiormente per mettere in risalto le rivendicazioni e i problemi politici in Georgia e nella regione circostante, anche per quanto riguarda l'attuazione del piano d'azione nel quadro della politica europea di vicinato; osserva che negli ultimi anni non è stato dato seguito a numerose accuse di violazione delle procedure democratiche e dei diritti umani in Georgia; ritiene pertanto che un dibattito internazionale più aperto potrebbe rafforzare ulteriormente un confronto pubblico pluralistico e lo sviluppo democratico in Georgia;

8.   prende atto della decisione di tenere elezioni presidenziali anticipate e chiede al governo di garantire che tutti i candidati godano di un accesso uguale e imparziale ai mezzi di comunicazione durante la campagna elettorale;

9.   invita le autorità georgiane a garantire lo svolgimento di elezioni libere ed eque nel pieno rispetto delle norme internazionali; invita il governo a rispettare la divisione dei poteri nel sistema politico della Georgia, ad astenersi dall'utilizzo di "risorse amministrative" durante la campagna elettorale e a garantire la libertà di espressione a tutti i candidati; si compiace della richiesta da parte delle autorità georgiane di osservatori internazionali per monitorare le elezioni;

10.   invita le autorità georgiane a garantire che tutti i mezzi di comunicazione operino in modo obiettivo e conformemente agli standard giornalistici internazionali e che tutti i partiti e tutti i candidati abbiano un accesso equo ed equilibrato ai mezzi di comunicazione, sia pubblici che privati; chiede in particolare alle autorità georgiane di consentire all'emittente radiotelevisiva Imedi di riprendere le trasmissioni senza ulteriori ritardi e di garantire che la società sia risarcita e compensata per i danni ai suoi locali e per la distruzione delle sue attrezzature;

11.   giudica positivamente gli emendamenti al codice elettorale adottati dal parlamento georgiano, che consentiranno ai partiti di opposizione di nominare sei rappresentanti alla commissione elettorale centrale e in ciascuna commissione elettorale distrettuale;

12.   invita tutte le forze politiche in Georgia a collaborare all'elaborazione di una legge intesa a regolamentare il settore audiovisivo onde far sì, con l'assistenza di esperti europei, che le regolamentazioni in vigore che garantiscono la libertà di espressione e un dibattito pubblico equo siano ulteriormente migliorate e armonizzate con i principi europei;

13.   incoraggia tutte le forze politiche georgiane, unitamente alla società civile, ad avviare un dibattito sulla separazione dei poteri all'interno del sistema politico che potrebbe permettere un controllo più efficiente dell'operato dell'esecutivo e un dibattito pubblico pluralistico su numerose questioni cruciali, che vanno dalle implicazioni sociali della riforma economica al "fattore russo" nella politica interna della Georgia, sino ai diversi approcci ai cosiddetti conflitti congelati;

14.   prende atto con preoccupazione del presunto coinvolgimento dei servizi segreti russi nel processo politico georgiano e sottolinea la necessità di una maggiore trasparenza nella vita politica, segnatamente per quanto riguarda il finanziamento dei partiti, l'accesso ai mezzi di informazione e la democrazia all'interno dei partiti; sottolinea che tali accuse devono essere provate in conformità del diritto interno e della prassi internazionale;

15.   invita il Consiglio e la Commissione a fare in modo che l'UE persegua una politica più determinata nei confronti dei paesi orientali limitrofi, i quali non dovrebbero respingere la cooperazione con la Russia ma invece offrirla tutte le volte che sia possibile; ritiene tuttavia che allo stesso tempo l'UE debba adottare una posizione più risoluta sugli aspetti fondamentali aumentando il proprio coinvolgimento nella regione nonostante il fatto che la Russia adotti attualmente un atteggiamento negativo nei confronti del ruolo svolto dall'UE nella prossimità comune; sottolinea che, in fin dei conti, spetta alle autorità russe comprendere che non è tanto la rivalità geopolitica con l'UE che fa diminuire la loro influenza sugli Stati vicini ma piuttosto l'approccio deplorabile adottato dalla Russia nei confronti di alcuni di essi;

16.   ribadisce il suo impegno per quanto riguarda l'integrità territoriale della Georgia e invita il Consiglio e la Commissione a compiere ulteriori sforzi per favorire la ricerca di una soluzione pacifica e negoziata dei conflitti nell'Ossezia meridionale e nell'Abkazia;

17.   invita il Consiglio e la Commissione europea a occuparsi in modo consono delle preoccupazioni della Georgia concernenti il regime dei visti accelerando il processo negoziale e concludendo accordi con la Georgia sulla semplificazione della concessione dei visti e sulla riammissione;

18.   chiede l'invio di una missione di osservazione del Parlamento europeo in occasione delle prossime elezioni presidenziali;

19.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente e al parlamento della Georgia, all'OSCE, al Consiglio d'Europa e al Presidente e al parlamento della Federazione russa.

(1) GU C 98 E del 23.4.2004, pag. 193.
(2) GU C 166 E del 7.7.2005, pag. 63.
(3) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 429.
(4) Testi approvati, P6_TA(2007)0538.
(5) GU L 205 del 4.8.1999, pag. 3.


Approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea da parte del Parlamento europeo
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Decisione
Allegato
Decisione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sull'approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea da parte del Parlamento europeo (2007/2218 (ACI))
P6_TA(2007)0573A6-0445/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la lettera del suo Presidente del 25 ottobre 2007,

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sottoscritta e proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000(1),

–   vista la sua decisione del 14 novembre 2000 che approva il progetto di Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(2),

–   vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2002 sull'impatto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e il suo status futuro(3),

–   vista la sua risoluzione del 24 settembre 2003 sul progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa recante parere del Parlamento europeo sulla convocazione della Conferenza intergovernativa (CIG)(4), e in particolare il paragrafo 4,

–   vista la sua risoluzione del 12 gennaio 2005 sul trattato che adotta una costituzione per l'Europa(5), in particolare il paragrafo 5, lettera a), e il paragrafo 6,

–   vista la sua risoluzione dell'11 luglio 2007 sulla convocazione della Conferenza intergovernativa (CIG): parere del Parlamento europeo (articolo 48 del trattato sull'Unione europea)(6), in particolare i paragrafi 8, 12 e 17,

–   visto l'articolo 6, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, modificato dal progetto di trattato di Lisbona convenuto in seno alla Conferenza intergovernativa del 2007,

–   visto l'articolo 120, paragrafo 1, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A6-0445/2007),

A.   considerando che, al confermare lo status giuridicamente vincolante della Carta dei diritti fondamentali, il progetto di trattato di Lisbona ha tutelato la sostanza del grande successo rappresentato dalla parte II del trattato che adotta una costituzione per l'Europa,

B.   considerando che il Parlamento europeo ha già accettato le modifiche apportate alla Carta dei diritti fondamentali proclamata solennemente a Nizza il 7 dicembre 2000 quando, nella suddetta risoluzione del 24 settembre 2003, ha valutato l'esito dei lavori della Convenzione sul futuro dell'Europa e quando, nella suddetta risoluzione del 12 gennaio 2005, ha approvato il trattato costituzionale risultante dai lavori della Conferenza intergovernativa (CIG) del 2004,

C.   considerando che, con il suo parere sulla convocazione della CIG del 2007 presentato nella suddetta risoluzione dell'11 luglio 2007, ha espresso apprezzamento per il fatto che il mandato della CIG salvaguardi lo status giuridicamente vincolante della Carta dei diritti fondamentali, esprimendo al contempo significative preoccupazioni in merito al protocollo sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea alla Polonia e al Regno Unito, che cerca di limitare in alcuni Stati membri l'applicabilità in sede di giudizio della Carta,

D.   considerando che, al paragrafo 17 della suddetta risoluzione dell'11 luglio 2007, ha sottolineato l'intenzione di controllare attentamente i risultati della CIG del 2007 al momento di fornire il suo parere sul trattato di Lisbona dopo la firma di quest'ultimo,

1.   approva la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nella versione in allegato;

2.   dà mandato al suo Presidente affinché, congiuntamente al Presidente del Consiglio dell'Unione europea e al Presidente della Commissione, proclami solennemente la Carta prima della firma del trattato di Lisbona, e lo incarica di prendere i provvedimenti necessari alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.   rivolge urgente appello alla Polonia e al Regno Unito a compiere ogni sforzo per poter comunque pervenire a un consenso sull'applicazione illimitata della Carta;

4.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Presidente del Consiglio dell'Unione europea e al Presidente della Commissione.

ALLEGATO

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione proclamano solennemente quale Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea il testo riportato in appresso.

CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

PREAMBOLO

I popoli d'Europa, nel creare tra loro un'unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

L'Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d'Europa, nonché dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa si sforza di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali, nonché la libertà di stabilimento.

A tal fine è necessario rafforzare la tutela dei diritti fondamentali, alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici, rendendo tali diritti più visibili in una Carta.

La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dall'Unione e dal Consiglio d'Europa, nonché dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo. In tale contesto, la Carta sarà interpretata dai giudici dell'Unione e degli Stati membri tenendo in debito conto le spiegazioni elaborate sotto l'autorità del praesidium della Convenzione che ha redatto la Carta e aggiornate sotto la responsabilità del praesidium della Convenzione europea.

Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future.

Pertanto, l'Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi enunciati in appresso.

TITOLO I

DIGNITÁ

ARTICOLO 1

Dignità umana

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

ARTICOLO 2

Diritto alla vita

1.  Ogni persona ha diritto alla vita.

2.  Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

ARTICOLO 3

Diritto all'integrità della persona

1.  Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

2.  Nell'ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:

   a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge,
   b) il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone,
   c) il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro,
   d) il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.

ARTICOLO 4

Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti

Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

ARTICOLO 5

Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato

1.  Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

2.  Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

3.  È proibita la tratta degli esseri umani.

TITOLO II

LIBERTÀ

ARTICOLO 6

Diritto alla libertà e alla sicurezza

Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

ARTICOLO 7

Rispetto della vita privata e della vita familiare

Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle proprie comunicazioni.

ARTICOLO 8

Protezione dei dati di carattere personale

1.  Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano.

2.  Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni persona ha il diritto di accedere ai dati raccolti che la riguardano e di ottenerne la rettifica.

3.  Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente.

ARTICOLO 9

Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia

Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

ARTICOLO 10

Libertà di pensiero, di coscienza e di religione

1.  Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti.

2.  Il diritto all'obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

ARTICOLO 11

Libertà di espressione e d'informazione

1.  Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

2.  La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

ARTICOLO 12

Libertà di riunione e di associazione

1.  Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni persona di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

2.  I partiti politici a livello dell'Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione.

ARTICOLO 13

Libertà delle arti e delle scienze

Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata.

ARTICOLO 14

Diritto all'istruzione

1.  Ogni persona ha diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua.

2.  Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all'istruzione obbligatoria.

3.  La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all'educazione e all'istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

ARTICOLO 15

Libertà professionale e diritto di lavorare

1.  Ogni persona ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata.

2.  Ogni cittadino dell'Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.

3.  I cittadini dei paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell'Unione.

ARTICOLO 16

Libertà d'impresa

È riconosciuta la libertà d'impresa, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali.

ARTICOLO 17

Diritto di proprietà

1.  Ogni persona ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquisito legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuna persona può essere privata della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa. L'uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall'interesse generale.

2.  La proprietà intellettuale è protetta.

ARTICOLO 18

Diritto di asilo

Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (in appresso denominati "i trattati").

ARTICOLO 19

Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione

1.  Le espulsioni collettive sono vietate.

2.  Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

TITOLO III

UGUAGLIANZA

ARTICOLO 20

Uguaglianza davanti alla legge

Tutte le persone sono uguali davanti alla legge.

ARTICOLO 21

Non discriminazione

1.  È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale.

2.  Nell'ambito d'applicazione dei trattati e fatte salve disposizioni specifiche in essi contenute, è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità.

ARTICOLO 22

Diversità culturale, religiosa e linguistica

L'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica.

ARTICOLO 23

Parità tra donne e uomini

La parità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.

Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

ARTICOLO 24

Diritti del minore

1.  I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

2.  In tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del minore deve essere considerato preminente.

3.  Il minore ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

ARTICOLO 25

Diritti degli anziani

L'Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale.

ARTICOLO 26

Inserimento delle persone con disabilità

L'Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.

TITOLO IV

SOLIDARIETÀ

ARTICOLO 27

Diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa

Ai lavoratori o ai loro rappresentanti devono essere garantite, ai livelli appropriati, l'informazione e la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni previsti dal diritto dell'Unione e dalle legislazioni e prassi nazionali.

ARTICOLO 28

Diritto di negoziazione e di azioni collettive

I lavoratori e i datori di lavoro, o le rispettive organizzazioni, hanno, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali, il diritto di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati, e di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero.

ARTICOLO 29

Diritto di accesso ai servizi di collocamento

Ogni persona ha il diritto di accedere a un servizio di collocamento gratuito.

ARTICOLO 30

Tutela in caso di licenziamento ingiustificato

Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali.

ARTICOLO 31

Condizioni di lavoro giuste ed eque

1.  Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

2.  Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite.

ARTICOLO 32

Divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro

Il lavoro minorile è vietato. L'età minima per l'ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età in cui termina la scuola dell'obbligo, fatte salve le norme più favorevoli ai giovani ed eccettuate deroghe limitate.

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico, psichico, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione.

ARTICOLO 33

Vita familiare e vita professionale

1.  È garantita la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale.

2.  Al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni persona ha il diritto di essere tutelata contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto a un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l'adozione di un figlio.

ARTICOLO 34

Sicurezza sociale e assistenza sociale

1.  L'Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto dell'Unione e le legislazioni e prassi nazionali.

2.  Ogni persona che risieda o si sposti legalmente all'interno dell'Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali.

3.  Al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto dell'Unione e le legislazioni e prassi nazionali.

ARTICOLO 35

Protezione della salute

Ogni persona ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.

ARTICOLO 36

Accesso ai servizi d'interesse economico generale

Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente ai trattati.

ARTICOLO 37

Tutela dell'ambiente

Un livello elevato di tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell'Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

ARTICOLO 38

Protezione dei consumatori

Nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori.

TITOLO V

CITTADINANZA

ARTICOLO 39

Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo

1.  Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

2.  I membri del Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto.

ARTICOLO 40

Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali

Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

ARTICOLO 41

Diritto ad una buona amministrazione

1.  Ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell'Unione.

2.  Tale diritto comprende in particolare:

   a) il diritto di ogni persona di essere ascoltata prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale che le rechi pregiudizio;
   b) il diritto di ogni persona di accedere al fascicolo che la riguarda, nel rispetto dei legittimi interessi della riservatezza e del segreto professionale e commerciale;
   c) l'obbligo per l'amministrazione di motivare le proprie decisioni.

3.  Ogni persona ha diritto al risarcimento da parte dell'Unione dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni, conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri.

4.  Ogni persona può rivolgersi alle istituzioni dell'Unione in una delle lingue dei trattati e deve ricevere una risposta nella stessa lingua.

ARTICOLO 42

Diritto d'accesso ai documenti

Ogni cittadino dell'Unione nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti delle istituzioni, organi e organismi dell'Unione, a prescindere dal loro supporto.

ARTICOLO 43

Mediatore europeo

Ogni cittadino dell'Unione nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di sottoporre al mediatore europeo casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni, organi o organismi dell'Unione, salvo la Corte di giustizia dell'Unione europea nell'esercizio delle sue funzioni giurisdizionali.

ARTICOLO 44

Diritto di petizione

Ogni cittadino dell'Unione nonché ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo.

ARTICOLO 45

Libertà di circolazione e di soggiorno

1.  Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

2.  La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente ai trattati, ai cittadini dei paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

ARTICOLO 46

Tutela diplomatica e consolare

Ogni cittadino dell'Unione gode, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

TITOLO VI

GIUSTIZIA

ARTICOLO 47

Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale

Ogni persona i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo.

Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni persona ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare.

A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato, qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia.

ARTICOLO 48

Presunzione di innocenza e diritti della difesa

1.  Ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata.

2.  Il rispetto dei diritti della difesa è garantito ad ogni imputato.

ARTICOLO 49

Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene

1.  Nessuno può essere condannato per un'azione o un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o il diritto internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l'applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest'ultima.

2.  Il presente articolo non osta al giudizio e alla condanna di una persona colpevole di un'azione o di un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, costituiva un crimine secondo i principi generali riconosciuti da tutte le nazioni.

3.  Le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato.

ARTICOLO 50

Diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato

Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell'Unione a seguito di una sentenza penale definitiva conformemente alla legge.

TITOLO VII

DISPOSIZIONI GENERALI CHE DISCIPLINANO L'INTERPRETAZIONE E L'APPLICAZIONE DELLA CARTA

ARTICOLO 51

Ambito di applicazione

1.  Le disposizioni della presente Carta si applicano alle istituzioni, organi e organismi dell'Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà, come pure agli Stati membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione. Pertanto, i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l'applicazione secondo le rispettive competenze e nel rispetto dei limiti delle competenze conferite all'Unione nei trattati.

2.  La presente Carta non estende l'ambito di applicazione del diritto dell'Unione al di là delle competenze dell'Unione, né introduce competenze nuove o compiti nuovi per l'Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti nei trattati.

ARTICOLO 52

Portata e interpretazione dei diritti e dei principi

1.  Eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

2.  I diritti riconosciuti dalla presente Carta per i quali i trattati prevedono disposizioni si esercitano alle condizioni e nei limiti dagli stessi definiti.

3.  Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non preclude che il diritto dell'Unione conceda una protezione più estesa.

4.  Laddove la presente Carta riconosca i diritti fondamentali quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, tali diritti sono interpretati in armonia con dette tradizioni.

5.  Le disposizioni della presente Carta che contengono dei principi possono essere attuate da atti legislativi e esecutivi adottati da istituzioni, organi e organismi dell'Unione e da atti di Stati membri allorché essi danno attuazione al diritto dell'Unione, nell'esercizio delle loro rispettive competenze. Esse possono essere invocate dinanzi a un giudice solo ai fini dell'interpretazione e del controllo di legalità di detti atti.

6.  Si tiene pienamente conto delle legislazioni e prassi nazionali, come specificato nella presente Carta.

7.  I giudici dell'Unione e degli Stati membri tengono nel debito conto le spiegazioni elaborate al fine di fornire orientamenti per l'interpretazione della presente Carta.

ARTICOLO 53

Livello di protezione

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell'Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l'Unione o tutti gli Stati membri sono parti, in particolare dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri.

ARTICOLO 54

Divieto dell'abuso di diritto

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata nel senso di comportare il diritto di esercitare un'attività o compiere un atto che miri a distruggere diritti o libertà riconosciuti nella presente Carta o a imporre a tali diritti e libertà limitazioni più ampie di quelle previste dalla presente Carta.

Il testo di cui sopra riprende, adattandola, la Carta proclamata il 7 dicembre 2000 e la sostituirà a decorrere dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona.

Per il Parlamento europeo

Per il Consiglio dell'Unione europea

Per la Commissione europea

(1) GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.
(2) GU C 223 dell'8.8.2001, pag. 74 (relazione Duff/Voggenhuber).
(3) GU C 300 E dell'11.12.2003, pag. 432 (relazione Duff).
(4) GU C 77 E del 26.3.2004, pag. 255 (relazione Gil-Robles Gil-Delgado/Tsatsos).
(5) GU C 247 E del 6.10.2005, pag. 88 (relazione Corbett/Méndez de Vigo).
(6) Testi approvati, P6_TA(2007)0328 (relazione Leinen).


Principi comuni di flessicurezza
PDF 169kWORD 93k
Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 su principi comuni di flessicurezza (2007/2209(INI))
P6_TA(2007)0574A6-0446/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata " Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza" (COM(2007)0359) (comunicazione della Commissione sulla flessicurezza),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo su "La flessicurezza (dimensione della flessibilità interna – contrattazione collettiva e ruolo del dialogo sociale come strumento di regolazione e riforma dei mercati del lavoro)(1),

–   viste le raccomandazioni dei partner sociali europei contenute nella relazione intitolata "Le principali sfide cui sono confrontati i mercati del lavoro europei: un'analisi congiunta dei partner sociali europei" del 18 ottobre 2007,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo su "Il ruolo delle parti sociali nella conciliazione della vita professionale, familiare e privata"(2),

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo su "Occupazione per le categorie prioritarie (Strategia di Lisbona)"(3),

–   visto il Libro Verde della Commissione "Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo" (COM(2006)0708), e la relativa risoluzione del Parlamento dell'11 luglio 2007(4),

–   visto l'Employment Outlook 2006: Boosting Jobs and Incomes dell'OCSE,

–   vista la relazione dell'OIL intitolata "Una forza lavoro stabile è una cosa positiva per l'economia? – Analisi del rapporto tra posto di lavoro stabile, produttività e occupazione" dell'agosto 2004, che dimostra il rapporto positivo esistente fra posto di lavoro stabile e produttività,

–   viste la Convenzione C87 dell'OIL sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (1948), la Convenzione C98 dell'OIL sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva (1949) e la raccomandazione R198 dell'OIL concernente il rapporto di lavoro (2006),

–   vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(5), che proibisce la discriminazione basata sull'età nel settore dell'occupazione,

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2006 su un modello sociale europeo per il futuro(6), che ribadisce i valori comuni dell'Unione europea di uguaglianza, solidarietà, non discriminazione e ridistribuzione,

–   visti gli articoli da 136 a145 del trattato CE,

–   visti gli articoli 15, 20 e da 27 a 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e in particolare i diritti alla protezione in caso di licenziamento ingiustificato e a condizioni di lavoro corrette ed eque,

–   vista la Carta sociale europea,

–   vista la relazione del gruppo ad Alto livello sul futuro della politica sociale in un'Unione europea allargata del maggio 2004,

–   visti il documento di lavoro della Commissione intitolato "Programma comunitario per Lisbona: relazione 2006 sull'attuazione tecnica" (SEC(2006)1379) e l'attuazione della strategia di Lisbona,

–   visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sui progressi nel conseguimento degli obiettivi di Lisbona nell'istruzione e nella formazione - relazione basata su indicatori e parametri di riferimento (SEC(2006)0639),

–   vista la Carta europea delle piccole imprese,

–   vista la comunicazione della Commissione sull'Agenda sociale (COM(2005)0033),

–   visti i programmi di riforma nazionali di Lisbona presentati dagli Stati membri,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Europa globale: competere nel mondo" (COM(2006)0567),

–   visti gli orientamenti integrati della Commissione per la crescita e l'occupazione (2005-2008) (COM(2005)0141),

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2000, del 23 e 24 marzo 2001, del 22 e 23 marzo e del 16 e 17 giugno 2005 e del 23 e 24 marzo 2006,

–   vista la direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato(7),

–   vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni(8),

–   vista la direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi(9),

–   vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sull'applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori(10),

–   vista la Convenzione dell'OIL del 1975 sui lavoratori migranti (disposizioni complementari),

–   vista la Convenzione dell'OIL del 1997 sulle agenzie private di collocamento,

–   vista l'agenda dell'OIL sul lavoro dignitoso,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Promuovere un lavoro dignitoso per tutti: contributo dell'Unione alla realizzazione dell'Agenda per il lavoro dignitoso nel mondo" (COM(2006)0249) e la risoluzione del Parlamento del 23 maggio 2007, su "promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti"(11),

–   vista la direttiva 75/117/CEE del Consiglio, del 10 febbraio 1975, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile(12),

–   vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(13),

–   vista la direttiva 76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro(14),

–   vista la direttiva 92/85/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1992, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento(15),

–   vista la direttiva 94/33/CE del Consiglio, del 22 giugno 1994, relativa alla protezione dei giovani sul posto di lavoro(16),

–   vista la direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie(17),

–   vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva del Consiglio 76/207/CEE relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro(18),

–   vista la direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES – Allegato: Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale(19),

–   vista la relazione del Gruppo di esperti europei sulla flessicurezza denominata "Percorsi di flessicurezza: trasformare gli ostacoli in trampolini di lancio", del giugno 2007,

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2007 sulla responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato(20),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0446/2007),

A.   considerando che l'Unione europea non è solo un'unione economica bensì anche una comunità di valori condivisi, per cui qualsiasi riforma del diritto del lavoro e del mercato del lavoro dovrebbe riflettere tali valori; che i principi basilari del diritto del lavoro sviluppati in ambito europeo restano validi; che la flessicurezza dovrebbe essere idealmente il risultato di un dialogo fra tutti i partner sociali e riflettere un buon equilibrio sia fra gli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori sia fra la flessibilità e la sicurezza; che il diritto del lavoro fornisce sicurezza giuridica e tutela a lavoratori e datori di lavoro, mediante la legislazione o gli accordi collettivi, ovvero una loro combinazione; che il successo di qualsiasi modifica di tale diritto sarebbe maggiore se i lavoratori si sentiranno più sicuri; che è necessario aumentare il livello di sicurezza sia dei lavoratori che delle imprese, specialmente nel caso delle piccole e medie imprese (PMI); che tale sicurezza dipende anche dalla facilità di trovare un nuovo lavoro, considerando che la competitività mondiale e l'accelerazione delle tecnologie impongono alle imprese di adeguarsi sempre più rapidamente,

B.   considerando che la flessicurezza dovrebbe pertanto essere vista come un'importante componente del modello sociale europeo atto a promuovere imprese e forza lavoro competitive e adattabili; considerando che il termine "flessicurezza" suscita forti inquietudini tra alcuni lavoratori europei, i quali temono una maggiore precarietà dell'occupazione, e che è pertanto opportuno definire tale termine con estrema precisione e stabilire i solidi principi che esso abbraccia,

C.   considerando che il 16% degli europei rimane a rischio di povertà e che il 10% vive in nuclei familiari senza lavoro e che è pertanto indispensabile che qualsiasi riforma allo studio sulla flessicurezza si basi su una valutazione dettagliata di impatto sui gruppi vulnerabili e che qualsiasi riforma in tal senso si prefigga un'ulteriore inclusione sociale senza pregiudicare la sorte di nuovi gruppi,

D.   considerando che la disoccupazione nell'Unione europea potrebbe essere collegata alla limitata creazione di posti di lavoro durevoli che, fra l'altro, dipende da imprese dinamiche, innovative e competitive e da investimenti nella ricerca e nello sviluppo e nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, che possono anche contribuire a creare un mercato del lavoro dinamico,

E.   considerando che un'economia di punta, innovativa e basata sulla conoscenza dovrebbe mirare a essere competitiva al livello superiore della catena dei valori e che a tal fine sono necessarie un'occupazione a lungo termine e una forza lavoro altamente qualificata e motivata,

F.   considerando che uno degli obiettivi della flessicurezza è di ampliare l'offerta di occupazione sul mercato del lavoro e di consentire contemporaneamente ai singoli e alle imprese di affrontare i cambiamenti nonché di accrescere la mobilità nel mercato europeo del lavoro e che la flessicurezza deve essere affiancata da una politica di creazione di occupazione e di reddito stabile e sostenibile,

G.   considerando che i lavoratori mobili corrono ancora il rischio di perdere i vantaggi della sicurezza sociale,

H.   considerando che, per evitare la concorrenza sleale nel mercato interno, l'Unione europea e gli Stati membri devono garantire che i rispettivi diritti del lavoro osservino un determinato livello comune delle norme, garantendo nel contempo che ciò non impedisca agli Stati membri di migliorare tali norme, qualora lo desiderassero,

I.   considerando che la flessicurezza comporta un equilibrio tra diritti e responsabilità per datori di lavoro, lavoratori, persone in cerca di lavoro e autorità pubbliche e richiede un clima di fiducia e un dialogo trasparente tra autorità pubbliche, parti sociali ed altre parti in causa, in cui tutti siano preparati ad assumere le proprie responsabilità per i cambiamenti e a produrre pacchetti politici equilibrati, al fine di sostenere il processo volto alla creazione di posti di lavoro più numerosi e migliori per tutti, di garantire la parità di genere e di lottare contro le prassi discriminatorie nei confronti dei gruppi più vulnerabili di lavoratori come i migranti, i lavoratori più giovani e più anziani e le persone disabili,

J.   considerando che, per quanto nella comunicazione della Commissione sulla flessicurezza sia enunciato il principio dell'uguaglianza tra donne e uomini, la sua formulazione è debole perché non affronta la fondamentale disparità tra donne e uomini in termini di accesso e partecipazione al mercato del lavoro e di condivisione equa del lavoro non retribuito,

K.   considerando la necessità di superare un elevato tasso di disoccupazione e un'elevata segmentazione del mercato del lavoro eliminando le disparità di cui sono vittime taluni gruppi di lavoratori non sufficientemente protetti, alimentando la creazione di posti di lavoro e proteggendo una serie di fondamentali diritti per tutti i lavoratori nonché il loro accesso all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita,

L.   considerando che lavoro a tempo parziale, minore remunerazione e rapporti di lavoro a termine, ossia i principali rischi di in-work-poverty, sono soprattutto una caratteristica dei rapporti di lavoro delle donne,

M.   considerando che la comunicazione della Commissione sulla flessicurezza deve essere utilizzata come punto di partenza per avviare un dibattito più equilibrato sulla flessicurezza; che studi dell'OCSE e dell'OIL sono favorevoli ad una strategia politica che abbracci un elevato livello di sicurezza sociale con un effetto positivo sui tassi di sostituzione e sulla produttività e che il concetto di "lavoro di qualità" dell'Unione europea comprende i diritti e la partecipazione dei lavoratori, retribuzioni adeguate, sicurezza e salute sul luogo di lavoro, nonché un'organizzazione del lavoro compatibile con la vita familiare; che tali diritti sono assolutamente indispensabili ai fini dell'accettazione dell'Unione europea da parte dei suoi cittadini,

N.   considerando che il Fondo sociale europeo (FSE) ha un ruolo vitale da svolgere nella promozione del dialogo sociale e delle politiche attive del mercato del lavoro per garantire un forte modello sociale europeo con posti di lavoro più numerosi e migliori,

O.   considerando che l'OCSE recentemente ha stabilito che la legislazione in materia di tutela del lavoro non ha un impatto significativo sul tasso di occupazione totale e che gli elevati tassi di sostituzione nei sussidi di disoccupazione hanno un effetto positivo sulla produttività; considerando inoltre che l'OIL ha dimostrato che sicurezza del posto di lavoro e produttività sono direttamente proporzionali,

1.   ritiene che l'adozione di un approccio integrato della flessicurezza sia giustificata dalla necessità di conseguire gli obiettivi della Strategia di Lisbona rivista, in particolare per quanto riguarda posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità modernizzando, al contempo, i modelli sociali europei, il che richiede politiche che trattino contemporaneamente la flessibilità dei mercati del lavoro, l'organizzazione del lavoro e delle relazioni di lavoro e la sicurezza (sicurezza occupazionale e sicurezza sociale);

2.   riconosce che, per poter avere successo nel ventunesimo secolo, l'Europa ha bisogno di una forza lavoro ben istruita e di imprese che siano rapide a cogliere le opportunità che scaturiscono in un mondo in rapido cambiamento per aumentare la produttività e promuovere l'innovazione;

3.   sottoscrive con decisione la conclusione che la flessibilità può essere nell'interesse sia dei datori di lavoro che dei lavoratori e che possa essere raggiunta attraverso la promozione di disposizioni contrattuali adattabili e sicure;

4.   sottolinea, tuttavia, che la flessicurezza può rappresentare una strategia politica per la riforma del mercato del lavoro e in quanto tale deve essere globale e includere tutti gli aspetti esistenti della politica sociale e dell'occupazione, a livello sia nazionale che dell'Unione europea;

5.   ritiene che, a causa delle riforme dei sistemi nazionali di sicurezza sociale e del diritto del lavoro, l'interpretazione delle opzioni di flessicurezza della Commissione è troppo unilaterale, in quanto non tiene conto del fattore costo delle misure; chiede pertanto alla Commissione di realizzare un'analisi costi/benefici di tali opzioni; ricorda che il concetto di flessicurezza potrà essere realizzato solo nel lungo termine;

6.   sottolinea che la strategia europea di flessicurezza dovrebbe esaminare in modo più attento le esigenze dell'economia moderna, il tipo di manodopera di cui le imprese europee hanno bisogno per ottenere buoni risultati, nonché i principali ostacoli; sottolinea la necessità di tener conto del carattere specifico delle imprese individuali, delle microimprese e delle piccole imprese di produzione di beni e servizi nelle strategie nazionali ed europee; deplora che la comunicazione della Commissione preveda la flessicurezza solo nel contesto delle relazioni di lavoro; chiede, di conseguenza, che le politiche pubbliche collegate alla flessicurezza prevedano le condizioni adeguate per la creazione di questo tipo di imprese, per il loro sviluppo e il loro trasferimento;

7.   constata con grande preoccupazione che pur accennando alla promozione della parità di genere, la comunicazione della Commissione sulla flessicurezza ignora del tutto gli obblighi e le responsabilità derivanti dalla comunicazione della Commissione intitolata "Una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini"; critica il fatto che la legislazione vigente nell'Unione europea intesa a promuovere la parità di genere non abbia finora conseguito i suoi obiettivi e che il divario di reddito tra i sessi e la mancanza di premesse per realizzare l'equilibrio tra vita lavorativa e familiare nonché di strutture pubbliche di accoglienza dei bambini continuano ad essere i problemi principali dei lavoratori europei;

8.   ricorda che la messa in atto di una serie di principi comuni per la flessicurezza deve integrare la dimensione di genere e tenere conto dei seguenti aspetti:

   - la sovrarappresentazione delle donne nell'ambito dei lavori atipici (contratti atipici, a tempo determinato, a tempo parziale) e la necessità di porre in atto politiche del lavoro che integrino la dimensione di genere;
   - la forte alternanza fra attività di lavoro e assistenza familiare da parte delle donne e il bisogno di una protezione adeguata e di prestazioni sociali durante i periodi di transizione (assistenza e responsabilità familiari, istruzione, formazione e riqualificazione);
   - la situazione specifica delle famiglie monoparentali, in gran parte costituite da donne;
   - la necessità che il lavoro e l'orario di lavoro siano negoziati e organizzati in maniera flessibile per poter conciliare vita professionale, familiare e privata;
   - la necessità di flessibilità nella formazione e nella riqualificazione professionale, e in tutti gli strumenti di reinserimento nel mercato del lavoro, anche durante la fase di transizione, per consentire di conciliare vita professionale, familiare e privata;
   - il Patto europeo per la parità fra i sessi, la Tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 e la comunicazione della Commissione intitolata "Il futuro demografico dell'Europa, trasformare una sfida in un'opportunità" (COM(2006)0571);

9.   ritiene che le strategie di flessicurezza dovrebbero agevolare le assunzioni e permettere di reagire rapidamente alle mutevoli situazioni economiche e che esse dovrebbero affrontare tali problemi sulla base di un dialogo trasparente tra le parti sociali e gli altri attori interessati, in conformità delle prassi e delle tradizioni nazionali, in cui flessibilità e sicurezza si potenzino vicendevolmente, e sulla base di uno studio di impatto;

10.   invita la Commissione a presentare una proposta per un pacchetto limitato di indicatori qualitativi sintetizzati sulla qualità dell'occupazione a complemento di quelli già definiti nel quadro della riforma di Laeken degli orientamenti in materia di occupazione che ha avuto luogo nel 2001; ritiene che, per controllare l'efficacia delle politiche dell'occupazione, la Commissione dovrebbe basarsi anche su indicatori relativi agli investimenti nelle competenze dei lavoratori, sul livello di insicurezza dei lavori e dei contratti e sulla transizione tra contratti atipici a contratti a tempo indeterminato;

11.   si oppone alla creazione di un nuovo indicatore della "rigidità della legislazione in materia di tutela dell'occupazione", come proposto dalla Commissione;

12.   ritiene, tuttavia, che nell'Unione europea uno dei problemi più gravi sia la disponibilità di una forza lavoro qualificata e adattabile in imprese competitive ed innovative; sottolinea che si dovrebbe dare priorità alla creazione di un mercato del lavoro flessibile accrescendo i livelli d'istruzione e diffondendo i programmi di formazione e riqualificazione, eliminando le barriere all'integrazione nella forza lavoro di donne, migranti, lavoratori giovani o anziani e altri gruppi discriminati e svantaggiati, rimuovendo gli ostacoli alla mobilità occupazionale e geografica e realizzando attive politiche di mercato del lavoro che sostengano il passaggio dalla vecchia alla nuova attività; sottolinea il ruolo decisivo di lavoratori qualificati e adattabili e delle nuove tecnologie nell'istruzione e nella formazione e ricorda le nuove forme di flessibilità offerte dall'accordo delle parti sociali sul telelavoro, il tempo parziale e il lavoro a tempo determinato; non accetta la distinzione della Commissione tra insider e outsider;

13.   propone, di conseguenza, che il Consiglio esamini, entro la fine del 2007, la possibilità di anticipare al 1° gennaio 2009 l'abrogazione delle misure transitorie che ostacolano la libera circolazione dei lavoratori di otto dei nuovi Stati membri; sottolinea che l'eliminazione degli ostacoli alla mobilità entro la fine del 2008 rappresenterebbe un significativo messaggio politico, a conferma dell'impegno dell'Unione europea a mettere tutto in opera per migliorare la mobilità geografica e professionale dei lavoratori;

14.   rammenta che la libera circolazione dei lavoratori è uno dei fondamenti dell'Unione europea e che essa impone all'Unione l'obbligo di affrontare molte questioni concernenti la compatibilità e il coordinamento dei sistemi sociali degli Stati membri per garantire la completa applicazione di tale libertà, nell'interesse dei lavoratori, a vantaggio della competitività europea e senza pregiudicare le realizzazioni e gli equilibri dei sistemi sociali nazionali;

15.   sottolinea che, in un mondo globalizzato, gli Stati membri devono raddoppiare gli sforzi per trattare tutte le persone in modo uguale nelle regioni transfrontaliere e che le pratiche migliori richiedono la conclusione di accordi bilaterali equi fra gli Stati membri in uno spirito di reciprocità;

16.   rileva che la flessicurezza dovrebbe sostenere e attuare l'uguaglianza di genere, promuovendo un accesso paritario a posti di lavoro di qualità per donne e uomini e offrendo possibilità per conciliare famiglia e lavoro, soprattutto in considerazione del fatto che tre quarti dei nuovi posti di lavoro creati dal 2000 nell'Unione europea sono occupati da donne, spesso con contratti di lavoro flessibili e meno sicuri;

17.   propone, pertanto, che il Consiglio europeo del dicembre 2007 adotti una serie più equilibrata di principi comuni di flessicurezza, basati sulla creazione di un'occupazione di qualità e sul rafforzamento dei valori del modello sociale europeo; ritiene che questi principi dovrebbero includere:

   - la promozione di rapporti di lavoro stabili e pratiche sostenibili a livello di mercato del lavoro;
   - un'azione in vista di accordi contrattuali adattabili e flessibili ed un'azione contro le pratiche di lavoro illecite, segnatamente nei contratti non standard;
   - l'eliminazione della segmentazione del mercato del lavoro promuovendo la sicurezza del posto di lavoro e migliorando la sicurezza dell'occupazione; tutti i lavoratori dovrebbero avere una base di diritti, a prescindere dal loro status specifico;
   - la riconciliazione di lavoro e vita familiare o personale, e la promozione del concetto di "lavoro dignitoso";
   - un partenariato tra l'amministrazione (a livello locale, regionale e nazionale), le parti sociali e la società civile nella gestione dei cambiamenti;
   - la parità di genere e la promozione delle pari opportunità per tutti;
   - l'individuazione e l'attuazione di percorsi nazionali in stretta collaborazione con le parti sociali, in conformità degli usi e delle prassi nazionali;
   - il potenziamento dell'adattabilità di imprese e lavoratori rafforzando la sicurezza della transizione attraverso una migliore mobilitazione delle politiche attive del mercato del lavoro;
   - una forza lavoro qualificata e adattabile, combinando politiche attive in materia di mercato del lavoro e investimenti nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per migliorare l'inserimento professionale;
   - un quadro macroeconomico per una crescita equilibrata e sostenibile e per posti di lavoro più numerosi e migliori;

18.   ricorda che l'Unione europea ha determinate competenze nel settore della politica sociale e dell'occupazione nell'ambito dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità e rammenta alla Commissione e agli Stati membri e alla Commissione la loro responsabilità nel garantire taluni diritti a livello dell'Unione europea; ricorda che la legislazione europea integra le norme nazionali in materia di mercato del lavoro ed è un fattore importante quando si tratta di garantire i diritti dei lavoratori;

19.   sottolinea l'importanza del principio di sussidiarietà, evidenzia che gli Stati membri devono disporre di un margine di discrezionalità al fine di equilibrare la necessità di protezione contro la necessità di flessibilità, nel rispetto delle condizioni e delle tradizioni dei rispettivi mercati del lavoro nazionali;

20.   invita la Commissione e gli Stati membri a prestare maggiore attenzione alla situazione giuridica dei lavoratori autonomi, dei piccoli imprenditori e delle PMI, caratterizzata da una forte dipendenza economica dagli ordini, e a riflettere congiuntamente sugli strumenti legislativi più idonei a migliorare il livello della loro protezione sociale;

21.   sottolinea la necessità di tener conto, in tale contesto, delle sfide specifiche per le PMI, e per coloro che in esse lavorano;

22.   deplora che il Consiglio non abbia fatto avanzare fascicoli fondamentali in materia di occupazione che potrebbero contribuire a promuovere la flessicurezza come concetto positivo;

23.   chiede una lotta rinnovata contro il lavoro non dichiarato e l'economia sommersa, che, anche se in misura diversa a seconda degli Stati membri, costituisce un danno per l'economia, lascia i lavoratori senza protezione, danneggia i consumatori, riduce il gettito fiscale e porta a una concorrenza sleale tra le imprese; chiede alla Commissione di combattere il lavoro non dichiarato, segnatamente mediante un più efficace coordinamento e una cooperazione amministrativa tra ispettorati nazionali del lavoro e/o parti sociali; chiede un intenso coordinamento nazionale tra le organizzazioni pubbliche e private interessate, invitando gli Stati membri a fare uso di metodi innovativi, basati su indicatori e parametri di riferimento specifici dei diversi settori imprenditoriali, in modo da combattere l'erosione fiscale; chiede alla Commissione di sostenere lo scambio di migliori prassi tra gli Stati membri nella lotta al lavoro non dichiarato;

24.   è convinto che si possa più facilmente creare un clima di fiducia e dialogo con la partecipazione delle parti sociali e di altre parti interessate all'adeguamento delle politiche nazionali e promuovendo le contrattazioni collettive, quale parte di un sistema partecipativo dell'occupazione in cui l'equilibrio è garantito grazie ad un elevato livello di fiducia; sottolinea la necessità di affrontare le carenze nella copertura della contrattazione collettiva e di garantire i diritti d'associazione e di rappresentanza delle due parti dell'industria; incoraggia l'estensione della contrattazione collettiva e del dialogo sociale, secondo gli usi e le prassi nazionali, incluso il dialogo transfrontaliero e settoriale, in modo da poter includere la formazione, l'organizzazione del lavoro e le questioni connesse con la ristrutturazione e la delocalizzazione;

25.   rammenta che non vi è un approccio "taglia unica" alla flessicurezza e che ciascuno Stato membro dovrebbe comporre gli elementi del proprio concetto di flessicurezza in base alle rispettive situazioni e tradizioni nazionali, nel quadro dei principi comuni;

26.   sottolinea che tutti i modelli di flessicurezza dovrebbero basarsi sui principi comuni che sono alla base del modello sociale europeo; ritiene che i requisiti in materia di flessibilità e sicurezza si rafforzino reciprocamente e che la flessicurezza consenta alle imprese e ai lavoratori di adeguarsi in modo appropriato al nuovo quadro internazionale, caratterizzato da una forte concorrenza delle economie emergenti, mantenendo un elevato livello di protezione sociale, sicurezza sociale e indennità di disoccupazione, la tutela della salute e della sicurezza, politiche attive in materia di mercato del lavoro, opportunità di formazione e apprendimento lungo tutto l'arco della vita e un diritto del lavoro moderno e trasparente; sottolinea la ricorrente e efficace contrattazione collettiva, con parti sociali forti e rappresentative, e sottolinea altresì la necessità di adeguate disposizioni in materia di aiuti sociali e accesso universale a servizi di buona qualità, come l'assistenza all'infanzia e alle persone dipendenti; sottolinea inoltre che la garanzia di tali livelli di protezione sociale può sostenere la mobilità del lavoro e i cambiamenti strutturali, accrescendo la volontà di rischiare; rileva che i regimi di protezione dell'occupazione ben concepiti rappresentano degli incentivi affinché le imprese investano nelle qualifiche dei lavoratori e cerchino metodi di ristrutturazione innovativi e produttivi, e accrescono in tal modo la flessibilità interna e l'adattabilità delle imprese;

27.   invita la Commissione a promuovere lo sviluppo dei quattro assi di attuazione stabiliti nella sua comunicazione: accordi contrattuali flessibili e affidabili; strategie globali di apprendimento lungo tutto l'arco; politiche attive del mercato del lavoro; moderni sistemi di sicurezza sociale, ed a guardare alla flessicurezza nel più ampio contesto del modello sociale europeo;

28.   sottolinea che la lotta contro la segmentazione del mercato del lavoro includerà la garanzia dei diritti fondamentali per tutti i lavoratori, a prescindere dal loro status specifico, prevedendo: pari trattamento, tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e disposizioni in materia di orario di lavoro/riposo, libertà di associazione e rappresentanza, protezione contro il licenziamento arbitrario, contrattazione collettiva, azione collettiva ed evidenzia l'importanza dell'accesso alla formazione e la protezione costante dei diritti acquisiti mediante la copertura dei periodi d'istruzione e formazione, migliori possibilità di assistenza, mantenimento dei diritti sociali essenziali come i diritti pensionistici e relativi alla formazione, diritto all'indennità di disoccupazione durante i periodi di cambiamento della situazione lavorativa, di passaggio da un'occupazione all'altra e da un'occupazione dipendente a un'occupazione autonoma; ricorda che i diritti fondamentali e il diritto del lavoro contribuiscono a fornire condizioni di vita e di lavoro dignitose, una retribuzione adeguata nonché una protezione sociale che comportano la garanzia delle condizioni minime per una vita dignitosa;

29.   sottolinea la necessità di adottare politiche che impediscano lo sfruttamento dei lavoratori mediante l'accumulo di contratti non standardizzati che non prevedono diritti uguali a quelli dei contratti a tempo pieno; chiede che tutte le politiche comunitarie dell'occupazione si attengano al modello classico del contratto di lavoro a tempo indeterminato che forma la base dei sistemi di sicurezza sociale negli Stati membri;

30.   sottolinea la necessità di adottare politiche che impediscano ed accompagnino l'accumulo ricorrente di contratti atipici;

31.   chiede l'istituzione di sistemi globali di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, applicabili anche ai lavoratori con contratti non standardizzati; invita gli Stati membri a incentrarsi su strategie che affrontino le carenze a livello nazionale e a compiere investimenti specifici nell'istruzione e nella formazione, nonché a mirare ad un miglioramento delle prestazioni delle autorità pubbliche e delle imprese; invita gli Stati membri a garantire il diritto alla formazione e all'accesso alla formazione per tutti;

32.   invita a rafforzare i sistemi di relazioni industriali a livello comunitario e nazionale, quale strumento per il raggiungimento e l'attuazione di politiche di flessicurezza che siano equilibrate e offrano alle imprese il giusto tipo di flessibilità, garantendo al contempo l'esclusione della concorrenza sleale a scapito delle condizioni di lavoro;

33.   riconosce pienamente i risultati già conseguiti volontariamente dalle imprese europee nella sfera sociale e le incoraggia ad adoperarsi maggiormente in tal senso; sostiene l'iniziativa, ben concepita, della Commissione, volta a demandare la responsabilità sociale alle imprese su base volontaria, evitando in tal modo un ulteriore onere burocratico;

34.   sottolinea la necessità che le imprese prevedano con tempestività i mutamenti e i fabbisogni del settore delle risorse umane al fine di programmare piani interni di formazione e di riconversione per i propri dipendenti;

35.   ricorda che i lavoratori in subappalto, gli apprendisti e i lavoratori occasionali sono lavoratori della flessibilità ad più alto rischio, come dimostra il loro elevato tasso di infortunio;

36.   ritiene che l'apprendimento permanente dovrebbe affrontare le disparità di opportunità tra i lavoratori e essere avviato all'inizio del sistema scolastico, che occorra lottare contro l'analfabetismo e l'incapacità di far di conto e che i livelli delle qualifiche dei diplomati debbano essere migliorati, fin dall'inizio del sistema scolastico;

37.   chiede alle parti sociali e alle autorità pubbliche negli Stati membri di promuovere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e di garantire investimenti in materia; chiede, inoltre, agli Stati membri di incoraggiare le imprese ad accrescere i loro investimenti nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;

38.   sottolinea l'importanza del Settimo programma quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e attività dimostrative (2007-2013) per la creazione di imprese nuove e migliori che promuovano un'Europa della conoscenza;

39.   riconosce l'efficacia, ai fini di un mercato del lavoro inclusivo, di forme innovative di organizzazione del lavoro come le organizzazioni per l'apprendimento, la multiqualificazione e la rotazione dei posti di lavoro mediante una formazione offerta dai datori di lavoro, le iniziative di finanziamento settoriali, gli aiuti regionali allo sviluppo e le politiche attive del mercato del lavoro;

40.   è convinto dell'importanza di incoraggiare rapporti di lavoro stabili migliorando l'organizzazione del lavoro e la qualità dei rapporti sul posto di lavoro sulla base della fiducia e del dialogo; è, altresì, convinto dell'importanza che il diritto del lavoro, forme moderne di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, sistemi di sicurezza sociale sostenibili nonché un'efficace ed efficiente politica dell'occupazione possano avere ai fini di un elevato livello di fiducia;

41.   ricorda l'importanza di politiche efficaci e attive del mercato del lavoro, incluse la consulenza e l'orientamento, la riconversione e l'aiuto alla mobilità, in modo da abbreviare i periodi di transizione tra attività, e i regimi di aiuti sociali che dovrebbero motivare le persone a cercare nuove opportunità di lavoro incoraggiando al contempo l'apertura al cambiamento riducendo le perdite di reddito e fornendo possibilità di istruzione;

42.   sottolinea la necessità di facilitare la mobilità sviluppando possibilità di mobilità verso l'alto, in modo da rendere più semplice per i lavoratori il passaggio a un'occupazione più sicura, stabile e altamente qualificata e promuovendo il riconoscimento delle qualifiche e delle esperienze acquisite durante i periodi d'istruzione formale, non formale e informale quali definiti nel succitato documento di lavoro dei servizi della Commissione sui progressi nel conseguimento degli obiettivi di Lisbona nell'istruzione e nella formazione;

43.   richiama il diritto di accedere all'apprendimento durante tutto l'arco della vita e il riconoscimento e la trasferibilità dell'istruzione e delle competenze formali, non formali e informali, che costituiscono fattori cruciali per mettere in grado l'individuo di transitare da un lavoro all'altro, e dalla disoccupazione o inattività all'occupazione, in quanto elementi che ne migliorano le opportunità di occupazione;

44.   invita gli Stati membri a introdurre misure che promuovano un pari accesso a un'occupazione di qualità per donne e uomini, nel rispetto del Patto europeo per la parità di genere e della comunicazione sul futuro demografico dell'Europa; invita gli Stati membri a colmare l'attuale divario retributivo tra donne e uomini;

45.   constata che le donne e gli uomini non hanno le stesse condizioni di partenza sul mercato del lavoro, né in termini di rapporti di forza, né di ripartizione del lavoro non retribuito;

46.   rileva l'importanza di tenere conto di tutti gli aspetti della flessibilità, inclusa la flessibilità dell'organizzazione e dell'orario di lavoro, segnatamente mediante il ricorso alle nuove tecnologie; sottolinea la necessità che le parti sociali negozino in modo migliore gli accordi in tema di orario di lavoro, affinché essi siano sufficientemente flessibili per soddisfare le esigenze di datori di lavoro e dipendenti e consentire alle persone di trovare un equilibrio fra la vita professionale, la vita familiare e la vita personale;

47.   invita gli Stati membri e le parti sociali a limitare le politiche di pensionamento anticipato e a prevedere disposizioni che sostengano il pensionamento flessibile dei lavoratori anziani mediante occupazioni a tempo parziale, lavoro condiviso e regimi analoghi che promuovano un invecchiamento attivo e possano accrescere l'integrazione dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro;

48.   ricorda agli Stati membri che, per tradurre la flessicurezza in un'occupazione maggiormente aggregata, è necessario un contesto macroeconomico di sostegno e che la strategia di flessicurezza deve includere un migliore coordinamento delle politiche macroeconomiche e della spesa pubblica a sostegno di una crescita intelligente, con una spesa che tenga conto degli obiettivi della strategia di Lisbona;

49.   ricorda alla Commissione la necessità di lasciare al Parlamento il tempo necessario, in ogni caso non meno di cinque mesi, per poter adempiere al suo ruolo consultivo;

50.   ritiene che i principi comuni di flessicurezza dovrebbero essere fatti propri dalle istituzioni comunitarie e dagli Stati membri nel quadro della strategia di Lisbona quale tema trasversale; chiede la revisione degli orientamenti sull'occupazione al fine di consentire di tener conto degli aspetti della flessicurezza e l'inserimento di uno specifico capitolo relativo alla qualità e alla forza del dialogo sociale nella relazione congiunta sull'occupazione; chiede alla Commissione e agli Stati membri di coinvolgere in maniera più efficace il Parlamento e i parlamenti nazionali, nonché le parti sociali, conformemente con le usanze e le pratiche nazionali, nell'attuazione e nel controllo del metodo aperto di coordinamento, con inclusione della strategia europea per l'occupazione e degli orientamenti sull'occupazione, in modo da ottimizzare l'efficienza di queste politiche; prende atto del fatto che le misure che rientrano tra gli orientamenti sull'occupazione, compresa la flessicurezza, possono beneficiare del FSE, segnatamente le misure di formazione e le misure attive del mercato del lavoro, ed invita gli Stati membri a garantire che i programmi FSE contribuiscano all'attuazione della strategia europea per l'occupazione e alle strategie di flessicurezza;

51.   chiede al Consiglio europeo e alla Commissione di fissare un'agenda ambiziosa in materia di riforme a livello dell'Unione europea e nazionale; chiede inoltre alle istituzioni di elaborare, unitamente al Parlamento, una visione per il futuro dell'Europa sociale; sottolinea così che, per rafforzare la crescita e aumentare i livelli di occupazione e la qualità del lavoro, è necessario garantire i diritti e la protezione sociale, fermamente ancorati nella tradizione europea; sottolinea che l'Europa sociale, insieme ad ambiziose riforme nazionali, per promuovere la crescita dell'occupazione, offrirà in tal modo un reale valore aggiunto ai lavoratori e ai cittadini, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione; ritiene che solo un mercato interno in grado di equilibrare la libertà economica e i diritti sociali possa ottenere il sostegno dei cittadini;

52.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato per la protezione sociale e al Comitato europeo per l'occupazione, nonché ai governi e parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.

(1) GU C 256 del 27.10.2007, pag. 108.
(2) GU C 256 del 27.10.2007, pag. 102.
(3) GU C 256 del 27.10.2007, pag. 93.
(4) Testi approvati, P6_TA(2007)0339.
(5) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(6) GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 141.
(7) GU L 175 del 10.7.1999, pag. 43.
(8) GU C 292 E del 1.12.2006, pag. 131.
(9) GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.
(10) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 452.
(11) Testi approvati, P6_TA(2007)0206.
(12) GU L 45 del 19.2.1975, pag. 19.
(13) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(14) GU L 39 del 14.2.1976, pag. 40.
(15) GU L 348 del 28.11.1992, pag. 1.
(16) GU L 216 del 20.8.1994, pag. 12.
(17) GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.
(18) GU L 269 del 5.10.2002, pag. 15.
(19) GU L 14 del 20.1.1998, pag. 9.
(20) Testi approvati, P6_TA(2007)0062.


Una nuova politica comunitaria per il turismo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 su una nuova politica comunitaria per il turismo: una partnership più forte per il turismo europeo (2006/2129(INI))
P6_TA(2007)0575A6-0399/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Rinnovare la politica comunitaria per il turismo: una partnership più forte per il turismo europeo" (COM(2006)0134),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Agenda per un turismo sostenibile e competitivo" (COM(2007)0621) (Agenda 21),

–   vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2005 sulle nuove prospettive e le nuove sfide per un turismo europeo sostenibile(1),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per lo sviluppo regionale (A6-0399/2007),

A.   considerando che il turismo è menzionato una volta nel trattato CE, quale attività che può essere oggetto di "misure" (articolo 3 del trattato CE), ma che non rientra nelle competenze o nelle politiche dell'UE,

B.   considerando che la Comunità può tuttavia adottare misure volte ad assicurare il buon funzionamento del mercato interno, compresi i servizi turistici (articolo 95 del trattato CE), essendo l'approccio della protezione dei consumatori particolarmente pertinente in tale contesto,

C.   considerando che il settore turistico è all'incrocio di numerose politiche dell'UE con un importante impatto sull'efficienza dell'Unione stessa e sulla sua capacità di contribuire alla crescita, all'occupazione e alla coesione territoriale e sociale,

D.   considerando che, nonostante il fatto che il Parlamento nella sua suddetta risoluzione abbia individuato i principi orientativi di una politica europea del turismo sostenibile, taluni aspetti individuali della politica stessa dovrebbero essere sottolineati in modo da poter essere più velocemente concretizzati,

E.   considerando che il gruppo per la sostenibilità del turismo ha presentato nel febbraio 2007 una relazione che fissa orientamenti che la Commissione ha preso come base al momento di redigere l'Agenda per un turismo sostenibile e competitivo,

F.   considerando che non è stato possibile sviluppare, a livello comunitario, un approccio intersettoriale coerente nei confronti del turismo e che ciò si è tradotto in svantaggi e in un insufficiente sviluppo del settore, nonché in un rischio sempre più grande che l'Europa perda la propria quota di mercato in tale ambito,

G.   considerando che la dimensione sociale e ambientale del turismo deve essere fortemente sottolineata nell'interesse della sostenibilità,

H.   considerando che la situazione di talune destinazioni turistiche europee popolari si sta deteriorando e che in queste stesse destinazioni avvengono talvolta gravi incidenti che le rendono meno attrattive,

I.   considerando che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea nel nuovo articolo 176 b attribuisce all'UE e in particolare al Parlamento europeo maggiori competenze per quanto riguarda le politiche del turismo,

J.   considerando la necessità di accentuare l'importanza del ruolo che il turismo può svolgere in quanto strumento atto a favorire l'inclusione sociale e l'integrazione delle popolazioni meno avvantaggiate,

Turismo e politica europea in materia di visti

1.   sottolinea l'importanza del turismo per l'Europa, compresa quella del turismo proveniente da paesi terzi;

2.   rileva in particolare la necessità di semplificare le procedure di domanda di visto su base di reciprocità e di ridurre i costi dei visti turistici per l'entrata in un qualsiasi Stato membro;

3.   sottolinea la possibilità per gli Stati membri interessati di utilizzare il regolamento (CE) n. 1931/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che stabilisce norme sul traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e che modifica le disposizioni della convenzione Schengen(2) quale nuovo strumento per facilitare il turismo da paesi terzi frontalieri;

4.   invita gli Stati membri firmatari dell'accordo di Schengen a stabilire sezioni consolari comuni per il rilascio di visti a cittadini di paesi terzi, ad assicurarsi che queste sezioni utilizzino gli stessi metodi di lavoro ed applichino gli stessi criteri in materia di visti e a migliorare l'accoglienza riservata ai richiedenti: ad esempio, la gestione degli appuntamenti, il modo in cui si svolgono le interviste e il limite di tempo per il trattamento delle domande, in quanto ciò porterebbe a notevoli risparmi di bilancio per gli Stati membri;

5.   sottolinea la necessità di riesaminare, nella proposta di un codice comunitario sui visti(3), la quantità e il tipo di documenti richiesti per le domande di visto;

6.   raccomanda fermamente che tutte le politiche dell'UE in materia di visti siano a priori favorevoli al rilascio di visti per più ingressi;

7.   sottolinea che gli operatori turistici e le compagnie di trasporto necessitano di visti per un periodo più lungo, validi almeno un anno, per poter assumere il personale adeguato a far fronte alle esigenze dei loro clienti; insiste sulla necessità di mantenere e di rafforzare le possibilità di rilascio di visti per gruppi;

8.   invita gli Stati membri firmatari dell'accordo di Schengen a semplificare le procedure di domanda di visto Schengen per i turisti ai quali sono già stati rilasciati visti per gli Stati membri che non aderiscono all'accordo, o che si trovano già in questi paesi, e invita tutti gli Stati membri che non aderiscono all'accordo a fare altrettanto nei confronti dei titolari di visti Schengen;

9.   riconosce tuttavia che la semplificazione e l'armonizzazione delle procedure di rilascio dei visti e una generale agevolazione dell'entrata nell'UE per i turisti che provengono da paesi terzi devono essere compatibili con le norme di sicurezza necessarie per combattere l'immigrazione illegale, il terrorismo e il crimine organizzato, soprattutto quello transfrontaliero;

Statistiche

10.   rammenta la necessità di dati adeguati, affidabili, omogenei e aggiornati sul turismo, per consentire ai settori pubblico e privato di adottare decisioni in materia di strategie e di gestione, e la necessità di elaborare adeguate misure comunitarie di accompagnamento e di orientamento per far sì che l'Europa rimanga la prima destinazione in termini internazionali e diventi ancora una volta competitiva;

11.   chiede un riesame della direttiva 95/57/CE del Consiglio, del 23 novembre 1995, relativa alla raccolta di dati statistici nel settore del turismo(4) in modo da garantire una maggiore armonizzazione nella rilevazione dei dati da parte degli Stati membri, per quanto riguarda gli aspetti sia qualitativi che quantitativi della trasmissione dei dati;

12.   si compiace dell'iniziativa volta a modernizzare il quadro giuridico relativo al turismo tramite un nuovo regolamento da applicarsi uniformemente in tutta l'UE, e sottolinea che tale riforma deve essere applicata con rapidità;

13.   invita la Commissione ad esaminare la possibilità di incentivare negli Stati membri l'apertura di conti satelliti del turismo (TSA) in quanto questo tipo di strumenti consente di comparare in modo accurato il turismo con altri settori economici e possono contribuire a far capire meglio le esatte dimensioni e l'esatto valore dell'industria turistica;

14.   sottolinea la necessità di aumentare la consapevolezza in merito all'importanza del turismo per le economie e lo sviluppo regionale; chiede agli Stati membri di adottare integralmente i TSA e di aggiornare le statistiche su base annuale in modo da garantire che siano disponibili dati tempestivi ed adeguati al fine di sostenere la completa e solida integrazione del turismo nelle politiche economiche e per l'occupazione;

15.   invita la Commissione a esaminare l'esigenza di raccogliere dati statistici e di qualità per consentire la valutazione dell'impatto del turismo sull'economia, sull'ambiente e sulla qualità della vita degli abitanti delle destinazioni turistiche più popolari;

16.   invita la Commissione a pubblicare una relazione sulle varie regolamentazioni nazionali in vigore e volte a proteggere speciali siti naturali e storici mediante norme specifiche urbanistiche ed edilizie e, ove opportuno, a incoraggiare le migliori prassi mediante la pubblicazione di orientamenti;

17.   chiede alla Commissione di elaborare un quadro armonizzato dello stato dei siti naturali e storici, in particolare delle conseguenze della pressione turistica esercitata su questi luoghi, per consentire di regolarne la frequentazione garantendone la buona conservazione e la trasmissione alle generazioni future;

18.   sollecita gli Stati membri a promuovere un assetto territoriale che prevenga la tendenza verso strutture alberghiere destinate a un turismo di massa, con un notevole impatto negativo sulla preservazione della natura e del patrimonio storico e culturale, ma senza legami di integrazione con le comunità locali né coinvolgimento delle stesse;

Armonizzazione delle norme di qualità per le strutture ricettive in Europa

19.   prende atto della varietà dei sistemi di classificazione negli Stati membri e ritiene che, per i consumatori, tale situazione pregiudichi l'affidabilità e la trasparenza del settore;

20.   nota che i consumatori considerano il sistema di classificazione uno strumento importante per scegliere un albergo o un altro tipo di alloggio: ritiene pertanto importante che i consumatori possano disporre agevolmente di informazioni accurate sul significato della classificazione nei vari paesi che tenga in grande considerazione le loro esigenze;

21.   ritiene opportuno e possibile stabilire una base e criteri comuni per i consumatori affinché, nel momento in cui decidono di viaggiare all'estero, possano scegliere sulla base di criteri di classificazione chiari e riscontrabili;

22.   constata a tale riguardo che, vista la grande quantità di criteri presenti in taluni sistemi nazionali e regionali, la semplificazione delle norme attuali contribuirebbe a chiarire e facilitare l'informazione destinata al consumatore e garantirebbe maggiori livelli di trasparenza anche da parte delle strutture ricettive;

23.   invita l'industria alberghiera europea a:

   continuare a fissare criteri per gli aspetti chiave dei vari sistemi di classificazione e continuare i suoi sforzi per ravvicinare questi sistemi, senza eliminare quelli esistenti, ciò che andrebbe a scapito dei consumatori e dell'industria;
   continuare i suoi sforzi per facilitare la comprensione del significato delle "stelle" nei vari Stati membri;
   informare regolarmente le istituzioni comunitarie dei progressi effettuati;

24.   invita le autorità nazionali, regionali e locali, ogniqualvolta contribuiscano a sistemi di classificazione, a sostenere, entro l'opportuno quadro di partenariato pubblico/privato, le attività correnti dell'industria alberghiera europea in relazione sia alla trasparenza sia al ravvicinamento, mediante l'adozione di criteri, degli esistenti sistemi di classificazione;

25.   è consapevole dell'estrema difficoltà di giungere a un sistema comune a livello europeo, vista la varietà dei tipi di strutture ricettive, a seguito di requisiti, culture e sensibilità locali, e viste le strutture molto differenti della classificazione attuale progettata;

26.   ritiene tuttavia che una serie di orientamenti basati su criteri comuni e uniformi per tutta l'UE potrebbe tener conto degli interessi del consumatore, rispettando al contempo l'ambiente e le caratteristiche locali;

27.   invita la Commissione, in cooperazione con l'industria alberghiera e le organizzazioni di catering europee, quali HOTREC (hotel, ristoranti e caffè in Europa), e con le organizzazioni europee per la protezione dei consumatori, a stabilire una metodologia per elaborare tali criteri minimi sulla sicurezza e la qualità dei servizi di sistemazione alberghiera; sottolinea che tale metodologia potrebbe includere l'introduzione di un marchio di qualità CE per la sistemazione alberghiera, comprendente criteri comuni paneuropei che garantiscano al consumatore quel livello minimo di qualità che può aspettarsi, a prescindere dallo Stato membro che visita;

Sistemi di gestione della qualità

28.   invita l'industria alberghiera europea a proseguire la sua attività per la creazione di un "ombrello" europeo per i sistemi di gestione della qualità informando regolarmente le istituzioni comunitarie dei progressi ottenuti;

29.   incoraggia le parti interessate dell'industria alberghiera europea a sviluppare ulteriormente criteri europei al fine di facilitare, fra l'altro, la trasmissione dell'informazione alle strutture ricettive migliorando la qualità della fornitura dei servizi; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere, ove necessario, le loro iniziative;

30.   invita le autorità nazionali, regionali e locali, ogniqualvolta siano coinvolti nei sistemi di qualità, a sostenere, nel quadro di un opportuno partenariato pubblico/privato, le attività correnti dell'industria alberghiera europea in relazione a un "ombrello" europeo per sistemi di gestione della qualità;

31.   si compiace che i marchi di qualità relativi alla protezione ambientale stiano aumentando, ma ritiene che il loro moltiplicarsi a livello locale possa ingenerare confusione nel turista andando a scapito della trasparenza, e che ciò comporti la necessità di informare meglio i turisti e di consolidare tali marchi di qualità garantendo in tal modo un migliore riconoscimento internazionale;.

32.   invita la Commissione, in cooperazione con HOTREC, quale associazione commerciale europea alberghiera, a favorire i processi di labelizzazione concernenti la sistemazione alberghiera, intrapresi in vari Stati membri, e a promuovere i modelli di qualità che altrove si sono dimostrati efficaci (ad esempio il Qualmark in Nuova Zelanda), per migliorare la visibilità;

33.   invita la Commissione, gli Stati membri e le parti interessate a contribuire al rafforzamento di una labelizzazione sostenibile basata su criteri economici, sociali, territoriali, ambientali e culturali, presentando le pratiche ottimali, trasferendole e sostenendo iniziative di industrie leader del settore;

34.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'uso di marchi di qualità per le strutture, i siti e i servizi turistici;

Protezione dei consumatori

35.   è consapevole del fatto che sempre più turisti prenotano i viaggi (trasporto, sistemazione alberghiera, ecc.) direttamente, utilizzando i mezzi elettronici ed evitando intermediari, cioè operatori turistici e agenzie di viaggio, la cui quota di mercato diminuisce (dal 98% nel 1997 al 60% nel 2007), ma che sono ancora soggetti a un regime giuridico, quale la direttiva 90/314/CEE del Consiglio, del 13 giugno 1990, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti "tutto compreso"(5); sottolinea che questa anomalia deve essere rettificata incorporando nella direttiva 90/314/CEE tutti i siti web che offrono in vendita più di un servizio, quali quelli offerti dalle compagnie aeree low cost ed altri attori in questo mercato;

36.   si compiace a tal fine del documento di lavoro della Commissione del 26 luglio 2007 sul riesame della direttiva 90/314/CEE che affronta i temi relativi a vari regimi normativi applicabili ai tour operator tradizionali e a chi offre pacchetti "dinamici" su Internet;

37.   sottolinea il ruolo crescente delle nuove tecnologie nel settore turistico, in particolare per la commercializzazione dei prodotti turistici nonché per la valorizzazione dei beni e degli avvenimenti culturali;

38.   ritiene che il rapido sviluppo dell'utilizzo delle TIC per i servizi turistici richieda un quadro di protezione dei consumatori e dei dati personali per la prenotazione elettronica, quadro che potrebbe basarsi su un'analisi del mercato in questione, effettuata in precedenza dalla Commissione; reputa che tale quadro debba garantire la tutela dei diritti dei consumatori online e dei dati personali e che le informazioni loro offerte siano veritiere, non ingannevoli, aggiornate e chiare; raccomanda, pertanto, nell'interesse della protezione dei consumatori, la certificazione dei siti web che forniscono informazioni ed offrono servizi turistici (prenotazione e pagamento) di natura elettronica;

39.   sottolinea il ruolo positivo svolto in materia dalle organizzazioni operanti nel settore del turismo sociale, la cui azione deve essere incoraggiata e sostenuta;

40.   plaude alla proposta della Commissione, del 7 giugno 2007, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda alcuni aspetti della multiproprietà, dei prodotti per le vacanze di lungo termine, della rivendita e dello scambio (COM(2007)0303), che si prefigge di estendere il campo di applicazione dell'attuale quadro regolamentare in modo da includere i nuovi prodotti di vacanze a lungo termine emersi sul mercato negli scorsi anni e talune transazioni, quali la rivendita e lo scambio, nel quadro della multiproprietà; ritiene che la proposta rafforzerà la protezione dei consumatori nel settore del turismo e creerà una parità di condizioni di concorrenza, proteggendo il settore della multiproprietà onesta dalla concorrenza sleale;

41.   si rammarica per l'assenza di uno specifico strumento giuridico che copra la sicurezza dei servizi, il che è decisivo nel settore turistico, ed invita la Commissione e gli Stati membri a valutare la possibilità di trattare la questione in modo da rispondere alle preoccupazioni espresse da parecchi deputati;

42.   invita la Commissione ad effettuare una campagna di promozione europea sulla sicurezza stradale, evidenziando anche nuovi strumenti di controllo comuni, per rendere edotti i turisti delle diverse regole esistenti negli Stati membri diversi da quelli di loro residenza;

43.   invita la Commissione a semplificare le procedure relative all'HACCP e a tener conto delle esigenze delle piccole imprese, con particolare riguardo per le microimprese;

Turismo termale

44.   sottolinea l'importanza di utilizzare tutti i programmi comunitari disponibili, incluso il secondo programma d'azione comunitaria nel settore della salute (2008-2013)(6), per promuovere il turismo sanitario;

45.   sottolinea che le imprese del settore assicurativo devono svolgere un ruolo maggiore per sostenere il turismo sanitario; sottolinea inoltre che le imprese del settore assicurativo devono ricevere sostegno per trovare soluzioni per la cooperazione transfrontaliera volta a finanziare tale tipo di turismo;

46.   ritiene che, considerato il calo del turismo sanitario, occorra emanare una specifica direttiva comunitaria tesa a definire il riconoscimento e l'utilizzazione delle risorse idrotermali e, più in generale, del ruolo del turismo sanitario e delle cure termali nell'ambito dei sistemi turistici dei vari Stati membri - oltre che in quelli sanitari, previdenziali e assicurativi – rendendo inoltre disponibili adeguate risorse finanziarie per consentire a un settore di importanza strategica per l'economia degli Stati membri di attuare un processo di sviluppo tale da incrementare in termini significativi nuova occupazione diretta ed indiretta;

Turismo accessibile

47.   si compiace delle iniziative intese a coordinare a livello europeo le informazioni sul turismo accessibile che consentirebbero ai turisti a mobilità ridotta e alle loro famiglie di trovare informazioni sull'accessibilità delle destinazioni turistiche; invita tutti gli Stati membri, i prestatori di servizi turistici e le organizzazioni turistiche nazionali e locali a unirsi a tale tipo di iniziative e/o a sostenerle;

48.   invita altresì la Commissione e gli Stati membri ad esaminare l'opportunità di elaborare una carta dei diritti e dei doveri del turista europeo, dati gli incidenti incresciosi e gravi di cui si rendono colpevoli turisti europei in destinazioni europee, nonché un codice europeo di deontologia per le imprese turistiche;

49.   invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare la messa a punto di un marchio di qualità CE "Accesso per tutti" che garantisca servizi di accesso di base per i turisti a mobilità ridotta e copra offerte quali, ad esempio, la sistemazione alberghiera, i ristoranti, i siti ricreativi e naturali, gli auditori, i monumenti, i musei, ecc.;

50.   insiste inoltre sulla necessità di proteggere, conservare e restaurare il patrimonio culturale europeo e chiede una gestione più rigorosa dei siti e del modo in cui vengono effettuate le visite nonché un'intensificazione degli sforzi atti a migliorare l'accesso dei disabili, la cui partecipazione ai viaggi turistici è in aumento;

51.   invita la Commissione a elaborare una comunicazione, corredata di un piano d'azione, sulla messa a punto di un marchio di qualità CE "Accesso per tutti", basata sui lavori già effettuati, le esperienze e le pratiche migliori a livello nazionale e locale e che valuti attentamente i risultati conseguiti a livello comunitario nel settore dei trasporti;

52.   nota che la questione dell'accessibilità delle destinazioni turistiche si ricollega altresì ai servizi di trasporto prestati o disponibili; esorta pertanto la Commissione, nel contesto della nuova politica europea del turismo e nell'ambito dello sviluppo della politica europea dei trasporti, a tenere in debita considerazione il deficit di accessibilità delle regioni con caratteristiche naturali o geografiche specifiche, quali le regioni ultraperiferiche, le regioni insulari e montuose e le regioni più settentrionali scarsamente popolate;

Turismo sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale

53.   evidenzia la necessità che la nuova politica del turismo assicuri la sostenibilità economica, sociale, territoriale, ambientale, culturale del turismo europeo; appoggia, in tal senso, le azioni specifiche previste dalla Commissione per promuovere la sostenibilità economica e sociale del turismo europeo e plaude all'iniziativa della Commissione di elaborare l'Agenda per un turismo sostenibile e competitivo ;

54.   plaude al fatto che la Commissione chiede la promozione della sostenibilità nel turismo e sottolinea che la sostenibilità sociale, economica ed ambientale costituisce una condizione fondamentale per lo sviluppo e il mantenimento di qualsiasi attività turistica;

55.   insiste sulla necessità di appoggiare e promuovere pratiche più sostenibili e sociali del turismo e di valutarne l'efficacia in modo che tale settore acquisisca maggiore rilievo nella Strategia rinnovata di Lisbona;

56.   insiste che il turismo, sviluppato in modo sostenibile, deve rappresentare per le economie locali, segnatamente per le regioni svantaggiate, una forma di reddito duraturo e di promozione dell'occupazione stabile e con diritti, di sostegno a altre attività economiche a monte e a valle, salvaguardando e valorizzando nel contempo il patrimonio paesaggistico, culturale, storico e ambientale;

57.   plaude all'iniziativa della Commissione di presentare l'Agenda per un turismo sostenibile e competitivo quale base per la politica del turismo; invita la Commissione a fornire agli Stati membri una guida che permetta di migliorare il coordinamento politico nello sviluppo del turismo a livello nazionale, regionale e locale e di migliorare la sostenibilità delle attività turistiche;

58.   evidenzia il fatto che, a causa delle minacce gravanti sull'ambiente, in particolare le emissioni di biossido di carbonio, l'industria del turismo deve essere associata all'educazione dei turisti per quanto riguarda le questioni ambientali in sede di elaborazione della politica ambientale;

59.   ritiene che il turismo sia in parte responsabile dei danni causati all'ambiente, collegati alla quantità crescente di viaggi effettuati; sottolinea che i rappresentanti del settore del turismo dovrebbero partecipare alle attività concernenti le questioni relative alla protezione ambientale e alla loro programmazione;

60.   invita la Commissione a cooperare nel settore del turismo con i paesi ENP (Politica europea di vicinato) e con altri paesi dell'Europa orientale e della regione del Mediterraneo, come pure a potenziare il sostegno ai paesi in via di sviluppo a basso e medio reddito mediante investimenti diretti esteri dell'UE e imprese in partecipazione nel settore del turismo, in base a una strategia di sviluppo del turismo sostenibile;

Diritti del passeggero

61.   prende atto dell'esistenza di una nutrita serie di norme a livello comunitario per quanto riguarda i diritti del passeggero nel settore del trasporto aereo e che tali norme promuovono l'accessibilità e consentono un equo risarcimento in caso di ritardo o di annullamento, ma anche in caso di incidente;

62.   sottolinea il fatto che il Parlamento si sta attualmente sforzando di assicurare l'elaborazione di ulteriori disposizioni sostanziali al fine di consolidare tali diritti per i passeggeri del trasporto ferroviario e marittimo, in modo da garantire uno schema armonizzato a livello comunitario;

63.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di assicurare la fornitura di informazioni ai passeggeri e, in particolare, l'applicazione adeguata dei diritti dei passeggeri, in particolare dei passeggeri del trasporto aereo, e di garantire che siano previsti dagli Stati membri meccanismi di arbitrato facilmente accessibili in caso di mancato risarcimento da parte di un operatore inadempiente;

64.   invita la Commissione a riflettere su un approccio adeguato che consentirebbe all'UE di proteggere i passeggeri vittime della mancata prestazione di servizi da parte di un operatore charter, di intermediari o di vettori di linea, a seguito di fallimento o di abuso intenzionale; propone che sia compilata una lista nera di tali operatori, su scala comunitaria, in base a criteri chiaramente definiti dalla Commissione, previa consultazione con gli operatori dei trasporti e del turismo e le organizzazioni di tutela dei consumatori;

Promozione delle destinazioni turistiche europee

65.   si congratula per la creazione, finanziata dalla Commissione, del sito web delle destinazioni turistiche in Europa (European Tourist Destinations Portal); invita la Commissione a continuare a promuovere l'Europa quale destinazione turistica o gruppo di destinazioni turistiche attrattive, per esempio introducendo e pubblicizzando un marchio "Europa" nonché stabilendo meccanismi e strutture per la raccolta e successiva diffusione di informazioni su destinazioni turistiche europee presso gli operatori del settore turistico al di fuori dell'Europa;

66.   si compiace dell'applicazione di una procedura di selezione per designare annualmente destinazioni turistiche di eccellenza (Destinazione europea di eccellenza), come proposto nella sua succitata risoluzione; ritiene che iniziative del genere siano preziose, dato che valorizzano la varietà e la ricchezza delle destinazioni europee; sottolinea che, ogniqualvolta possibile, l'UE dovrebbe promuovere destinazioni meno note, soprattutto nei nuovi Stati membri;

67.   ritiene opportuno, dal momento che è necessario proteggere la qualità turistica di talune famose destinazioni turistiche europee, che tale iniziativa sia utilizzata per sviluppare un turismo responsabile e sostenibile in tutte le regioni turistiche dell'UE;

68.   invita la Commissione e gli Stati membri, visto che le infrastrutture transfrontaliere sono essenziali per il settore turistico europeo, a migliorare tali infrastrutture, comprese le vie navigabili (interne) a vocazione ricreativa;

69.   invita la Commissione a promuovere con maggiore determinazione il patrimonio industriale e di trasporto d'Europa;

70.   incoraggia pertanto le iniziative tese a valorizzare il patrimonio culturale europeo, quali gli Itinerari culturali del Consiglio d'Europa, accentuandone la visibilità; propone, in tale contesto, di sostenere la creazione di un marchio del patrimonio europeo per mettere in risalto la componente europea dei siti e monumenti dell'UE;

71.   sottolinea l'urgenza di assicurare la protezione della cultura tradizionale e, in particolare, dell'artigianato popolare e artistico, dei mestieri e delle conoscenze che stanno scomparendo, essenziali per mantenere l'identità nazionale e l'attrattiva turistica delle zone rurali;

72.   invita la Commissione a promuovere le destinazioni europee nei paesi in cui l'alta stagione coincide con la bassa stagione in Europa e a considerare la possibilità di concludere accordi, ad esempio protocolli d'intesa, con tali paesi terzi, per sviluppare i flussi turistici con una ripartizione stagionale ottimale;

73.   invita la Commissione a mettere in rilievo la dimensione culturale del turismo europeo promuovendo i siti europei dichiarati patrimonio culturale dell'umanità dall'UNESCO quali testimonianze della cultura europea;

74.   esorta la Commissione a promuovere l'itinerario ciclistico commemorativo transfrontaliero lungo l'ex cortina di ferro quale esempio di "mobilità leggera" nel turismo e quale simbolo della riunificazione dell'Europa;

Sviluppo del turismo

75.   esorta la Commissione, gli Stati membri, le regioni, le autorità locali e l'industria del turismo a coordinare le politiche aventi un impatto diretto o indiretto sul turismo, a cooperare maggiormente tra di loro e a fare miglior uso degli strumenti finanziari europei disponibili, durante il periodo 2007-2013, onde sviluppare il turismo europeo, favorendo segnatamente la competitività dell'industria del turismo e delle destinazioni turistiche, lo sviluppo delle imprese, dei servizi e delle infrastrutture turistiche, la creazione di posti di lavoro, la mobilità e la formazione professionale nel settore turistico, la diversificazione dell'economia e lo sviluppo delle regioni europee, in particolare nel caso delle regioni più svantaggiate;

76.   invita la Commissione ad elaborare una relazione sull'impatto che le azioni e le proposte nell'ambito delle altre politiche comunitarie possono avere sul settore del turismo, in modo da assumere un'impostazione olistica e integrata verso il settore e evitare qualsiasi frammentazione nella politica europea del turismo;

77.   invita tutte le parti interessate a promuovere le destinazioni turistiche dei paesi in via di adesione, ma insiste sulla necessità di collegare qualsiasi stanziamento dell'UE relativo al turismo alla promozione di norme qualitative elevate nella fornitura di servizi turistici;

78.   è consapevole dei benefici delle vacanze in pullman per i turisti a più basso reddito e per lo sviluppo del turismo nelle regioni che non dispongono di aeroporti o ferrovie regionali; attira l'attenzione sulla particolare situazione delle compagnie di pullman di piccole e medie dimensioni per quanto riguarda il regolamento (CE) n. 561/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativo all'armonizzazione di alcune disposizioni in materia sociale nel settore dei trasporti su strada(7), in particolare relativamente ai viaggi di andata e ritorno; invita la Commissione a trattare tale questione specifica esaminando le possibilità di rinviare il periodo di riposo dopo i viaggi di andata e ritorno (senza superare i 12 giorni);

79.   sottolinea che le piccole e medie imprese dovrebbero essere maggiormente associate all'imprenditorialità in materia di turismo e che si dovrebbero trovare possibilità di semplificare le procedure necessarie per ottenere il sostegno finanziario dell'UE; sottolinea, inoltre, che si dovrebbero introdurre nelle regioni corsi di formazione e adozione delle migliori prassi sponsorizzati dall'UE, in particolare per i nuovi Stati membri;

80.   propone che la Commissione studi un "Pass di trasporto per i giovani" per i giovani europei titolari di borse di studio Erasmus, Leonardo, Comenius o volontari nel quadro di un servizio civile in seno all'UE, onde favorirne gli spostamenti e la conoscenza del paese d'accoglienza;

81.   sottolinea che, in base al fatto che il programma Leonardo da Vinci è un programma unico nel settore turistico di numerosi paesi, si dovrebbero sviluppare e promuovere tali opportunità; pone l'accento sul fatto che ciò comporterebbe un considerevole miglioramento nel programma educativo; sottolinea che, oltre ad attuare il programma, si dovrebbe effettuare una ricerca sui risultati conseguiti;

Varie

82.   ribadisce la necessità, data l'importanza dei cambiamenti imminenti nella struttura demografica dell'UE, di avviare un programma europeo del turismo per la terza età in bassa stagione, che contribuirebbe alla qualità di vita dei cittadini europei anziani, alla creazione occupazionale e a generare maggior domanda e crescita nell'economia europea; ritiene che detto programma potrebbe essere denominato ULISSE;

83.   approva i piani della Commissione intesi ad agevolare la cooperazione di soggetti che promuovono l'acquisizione di conoscenze, quali le università, gli istituti di ricerca e gli osservatori pubblici e privati nel settore del turismo, come pure ad incoraggiare la mobilità in tutta Europa mediante il sostegno a una formazione transnazionale e al collocamento e allo scambio di posti di lavoro, nonché mediante lo sviluppo di metodi, materiali e contenuti di formazione;

84.   invita la Commissione a commissionare uno studio generale sulle conseguenze di uno scaglionamento delle vacanze europee in termini di date e su base regionale;

85.   sottolinea la necessità di un sostegno comunitario a favore degli Stati membri la cui industria turistica sia colpita da calamità naturali;

86.   sottolinea l'importanza del multilinguismo nella politica in materia di turismo e sollecita la diffusione dell'informazione relativa ai siti che è possibile visitare nel maggior numero possibile di lingue degli Stati membri;

o
o   o

87.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 193 E del 17.8.2006, pag. 325.
(2) GU L 405 del 30.12.2006, pag. 1.
(3) Proposta della Commissione, del 19 luglio 2006, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un codice comunitario dei visti (COM(2006)0403).
(4) GU L 291 del 6.12.1995, pag. 32.
(5) GU L 158 del 23.6.1990, pag. 59.
(6) Decisione n. 1350/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, che istituisce il secondo programma d'azione comunitaria in materia di salute (2008-2013) (GU L 301 del 20.11.2007, pag. 3).
(7) GU L 102 dell'11.4.2006, pag. 1.


Commercio e cambiamento climatico
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 sul commercio e il cambiamento climatico (2007/2003(INI))
P6_TA(2007)0576A6-0409/2007

Il Parlamento europeo,

–   viste le relazioni dei tre gruppi di lavoro del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), dal titolo "Il fondamento fornito dalle scienze fisiche", "Impatto, adeguamenti e vulnerabilità" e "Mitigazione dei cambiamenti climatici", pubblicate nel 2007,

–   vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sugli aiuti al commercio dell'Unione europea(1),

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo 2007,

–   vista la Comunicazione della Commissione dal titolo "Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2° Celsius - La via da percorrere sino al 2020 e oltre" (COM(2007)0002),

–   vista la proposta della Commissione relativa ad una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra (COM(2006)0818),

–   visto il rapporto Stern sull'economia del cambiamento climatico presentato da Sir Nicholas Stern il 30 ottobre 2006,

–   vista la relazione dell'OCSE intitolata "Biocarburanti: rimedio peggiore del male?" dell'11 e 12 settembre 2007 (SG/SD/RT(2007)3),

–   visti gli interventi del copresidente del gruppo di lavoro III dell'IPCC, Bert Metz, e degli altri esperti designati dal Parlamento, durante l'audizione sul commercio e cambiamento climatico del 27 giugno 2007,

–   vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2006 sulla relazione annuale della Commissione al Parlamento europeo sulle misure antidumping, antisovvenzioni e di salvaguardia adottate dai paesi terzi nei confronti della Comunità (2004)(2),

–   viste le sue risoluzioni sul commercio bilaterale e le relazioni nel settore degli investimenti, in particolare la risoluzione approvata il 13 ottobre 2005 sulle prospettive nelle relazioni commerciali tra l'Unione europea e la Cina(3) e quella del 28 settembre 2006 sulle relazioni economiche e commerciali dell'Unione europea con l'India(4),

–   vista la sua risoluzione del 4 luglio 2006 sulla riduzione dell'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti climatici(5),

–   vista la sua risoluzione del 16 novembre 2005 su "Vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici"(6),

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0409/2007),

A.   considerando che l'impatto economico ed ecologico del cambiamento climatico ha dimensioni sempre più preoccupanti e che l'Unione europea, che ha già assunto un ruolo guida a livello politico in tale settore, dovrebbe raddoppiare i propri sforzi,

B.   considerando che, stando alle valutazioni, anche un abbattimento delle emissioni globali già a partire dal 2015, con una riduzione del 25-40% entro il 2020 nei paesi industrializzati, non garantirebbe la realizzazione dell'obiettivo di limitare l'innalzamento della temperatura a 2°C al di sopra dei livelli preindustriali,

C.   considerando che la limitazione del surriscaldamento mondiale a 2°C servirebbe a ridurre ma non ad eliminare le sue drammatiche conseguenze per l'agricoltura, i rischi meteorologici, le migrazioni e la biodiversità,

D.   considerando che negli ultimi decenni il commercio mondiale è aumentato ad un tasso più che doppio rispetto a quello della produzione economica mondiale,

E.   considerando che il volume dei trasporti marittimi è 40 volte superiore a quello dei trasporti aerei (in tonnellate/km), ma produce solo il doppio delle sue emissioni di gas ad effetto serra (GES), mentre gli automezzi pesanti producono 4 volte più emissioni di GES per tonnellata/km rispetto ai treni,

F.   considerando che la libertà di scelta nell'uso dei mezzi di trasporto è essenziale ai fini del commercio mondiale,

G.   considerando l'urgente necessità di sviluppare modelli di produzione, consumo e commercio che siano in grado di mitigare il cambiamento climatico e il suo impatto economico e di aumentare al massimo il benessere generale,

H.   considerando che l'efficienza energetica, una gestione sostenibile del traffico e distanze più brevi fra i produttori nonché fra i produttori e i consumatori sono elementi che devono essere inclusi in ogni politica commerciale dell'Unione europea che abbia rilevanza per il problema del cambiamento climatico,

I.   considerando che promuovere uno sviluppo sostenibile dovrebbe continuare ad essere l'obiettivo principale della politica commerciale dell'UE, in particolare cercando di accelerare la transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio e ad alta efficienza energetica,

J.   considerando che i consumatori dovrebbero essere informati al meglio sugli effetti delle emissioni di GES dei beni che acquistano,

K.   considerando che i prezzi devono internalizzare il costo dei beni mondiali comuni quali, un clima stabile,

L.   considerando che la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP 13) che si svolgerà a Bali nel dicembre 2007 dovrebbe avviare i negoziati per definire un ampio accordo globale post-Kyoto (applicabile dal 1° gennaio 2013) che preveda anche obiettivi vincolanti per le emissioni di GES,

M.   considerando che l'obiettivo a lungo termine dovrebbe consistere nel garantire, entro il 2050, la convergenza internazionale di emissioni equivalenti di GES pro capite,

N.   considerando che i paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto non hanno danneggiato la loro competitività (con la sola eccezione del settore cementifero) e si sono collocati in una posizione leader in un mondo in cui le emissioni di GES possono essere regolate,

O.   considerando che tale situazione competitiva potrebbe non continuare nel periodo post-Kyoto se alcuni paesi, in particolare Stati Uniti, Australia, Cina e India, non aderiranno all'obiettivo "+2°C", distorcendo così la concorrenza a favore di imprese che si spostano verso località non regolamentate e aumentando le emissioni di GES legate alla produzione e ai trasporti,

P.   considerando che l'azione contro il cambiamento climatico deve essere affrontata su larga scala e richiede, per poter essere efficace, la convergenza di tutti i maggiori attori mondiali, secondo il loro grado di sviluppo, a orientamenti di politica commerciale compatibili con l'obiettivo di combattere il cambiamento climatico,

Dal consenso all'azione

1.   si compiace dell'ampio consenso scientifico e politico sulla gravità del cambiamento climatico; sollecita la conclusione di un accordo mondiale post-Kyoto ambizioso, in linea con lo scenario delineato dal gruppo di lavoro III dell'IPCC sulla necessità di limitare l'innalzamento della temperatura a 2°C e di apportare i necessari adeguamenti agli altri accordi internazionali in materia di commercio, aviazione civile e proprietà intellettuale; ritiene che un quadro per il post-2012 dovrebbe consentire a vari paesi di partecipare, in funzione della propria situazione nazionale, con un approccio graduale e a breve termine e che, a medio termine, le quote di emissione dovrebbero essere assegnate pro capite, innanzitutto nei paesi industrializzati, quindi in tutti gli altri paesi; invita il Consiglio e la Commissione a impegnarsi per cercare un consenso su un quadro per il post-2012, ampliandone il campo per includervi le Parti di primaria importanza che non hanno ancora firmato il Protocollo di Kyoto, in particolare gli Stati Uniti e l'Australia, e, in mancanza di un impegno dei loro governi, collaborando con singoli paesi e singole imprese;

2.   ritiene che l'Unione europea e i suoi Stati membri debbano impegnarsi per applicare rigorosamente il meccanismo di controllo del rispetto del Protocollo di Kyoto, quando entrerà in vigore, in modo da assicurare che i paesi che non hanno accettato obiettivi, o non li rispettano, non beneficino di un vantaggio indebito, e che l'industria, fintanto che le imprese sono vulnerabili alla concorrenza sleale dei paesi che non accettano obiettivi, avrà sempre delle difficoltà ad accrescere l'efficienza delle proprie attività in termini di emissioni di carbonio; ritiene che, se un paese supera la quota di emissioni autorizzata nel corso del primo periodo d'impegno dovrebbe essere tenuto a compensare la differenza nel corso del secondo periodo d'impegno, oltre a una deduzione del 30% a titolo di penalità; ribadisce che l'UE deve fare in modo che questo requisito sia applicato nella maniera più rigorosa possibile quando entrerà pienamente in vigore;

3.   si compiace del Meccanismo di sviluppo pulito previsto dal Protocollo di Kyoto quale incentivo per realizzare, nei paesi in via di sviluppo, investimenti che riducano le emissioni di carbonio, ma osserva che ciò non è ancora sufficiente per modificare effettivamente l'orientamento degli investimenti nei settori con l'impatto maggiore sul cambiamento climatico, come la produzione di elettricità, il trasporto e l'utilizzo di energia per fini industriali; ritiene che, per rimediare a tale situazione, l'UE dovrebbe assumere un ruolo guida fra i paesi industrializzati, aumentando le risorse disponibili a titolo del Fondo globale per l'ambiente;

4.   ritiene che l'aumento dell'interscambio commerciale sia da considerare un elemento positivo per la crescita economica e il benessere dei cittadini, purché si tenga conto dei problemi legati ai cambiamenti climatici; è preoccupato del fatto che l'aumentato volume del commercio incida in misura significativa sul cambiamento climatico e ritiene pertanto che la politica commerciale debba contribuire alla soluzione del problema; rileva che, tenuto conto del crescente consenso sull'urgente necessità di lottare contro il cambiamento climatico, l'Unione europea deve applicare politiche commerciali e di investimento che creino incentivi economici per rispettare gli obiettivi fissati in materia di cambiamento climatico; sottolinea che l'UE potrebbe dover ricorrere a tali norme per introdurre disincentivi economici per le attività con ripercussioni negative sul clima; considera, tuttavia, che ciò non deve servire da pretesto per politiche protezionistiche contro i paesi in via di sviluppo;

5.   deplora il fatto che l'attuale sistema di scambi conduca ad una divisione globale del lavoro che comporta un'incidenza elevata dei trasporti e che tali trasporti non sostengono i costi ambientali di prodotti omogenei, i quali potrebbero anche essere prodotti localmente;

6.   evidenzia che, se da un lato il commercio può fornire un contributo rilevante allo sviluppo economico e al benessere degli individui, dall'altro il settore dei trasporti (segnatamente dei trasporti su strada), che consente lo svolgimento del commercio di merci e materie prime, è simultaneamente responsabile di un terzo del totale delle emissioni di gas ad effetto serra; ritiene che sia assolutamente indispensabile prendere misure volte ad orientare lo spostamento modale verso modi di trasporto più compatibili con l'ambiente (ad esempio, trasporto su rotaia e per via navigabile) e a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra derivanti dal trasporto merci;

7.   è dell'avviso che l'Unione europea, in quanto partner globale in termini di commercio, sia in grado di contribuire ad un cambiamento mondiale nei modelli di produzione e di trasporto; ritiene che un'Europa all'avanguardia si troverà in una posizione più competitiva nel momento in cui, a livello mondiale, saranno adottate regolamentazioni più severe;

8.   ricorda che l'eliminazione delle barriere amministrative al commercio e le azioni di lotta contro il cambiamento climatico possono essere realizzate unicamente attraverso un'azione multilaterale coordinata, il che è anche nell'interesse essenziale dell'UE, che svolge un ruolo leader in entrambi i settori, in particolare nella prospettiva di mantenere la competitività europea;

Verso un multilateralismo che contrasti il cambiamento climatico

9.   sottolinea la necessità di una forte cooperazione tra il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, la Convenzione quadro dell'ONU sul cambiamento climatico e l'OMC, e chiede che la Commissione metta a punto un'iniziativa per sostenere tale obiettivo; auspica rapidi progressi nell'aggiornamento della definizione dell'OMC di beni e servizi ambientali, in particolare nel quadro degli attuali negoziati di Doha, raccomandando però di stabilire come punto di partenza un legame specifico con il cambiamento climatico, per giungere ad un accordo sullo smantellamento delle barriere tariffarie e non tariffarie di "beni e servizi verdi"; che impediscono o rallentano la diffusione di tecnologie a bassa emissione di carbonio, chiede alla Commissione di impegnarsi per creare un consenso nella prospettiva di concedere al Segretariato degli Accordi multilaterali sull'ambiente (AMA) lo status di osservatore in tutte le riunioni dell'OMC che trattano questioni attinenti agli AMA; sottolinea che una soluzione duratura deve contenere un forte messaggio politico che rispetti una divisione adeguata del lavoro fra l'OMC e i regimi degli AMA, basandosi su competenze fondamentali; è convinto della necessità di ridefinire le responsabilità del comitato "Commercio e ambiente" dell'OMC; raccomanda di effettuare uno studio sulle possibili modifiche all'Accordo dell'OMC sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio in vista della concessione di licenze obbligatorie per le tecnologie necessarie sotto il profilo ambientale, sulla base di norme chiare e rigorose in materia di tutela della proprietà intellettuale e di un rigoroso controllo della loro applicazione su scala mondiale;

10.   insiste sulla necessità di rispettare gli obblighi derivanti dagli AMA, come la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico o il Protocollo di Kyoto, e di non permettere che l'interpretazione ristretta delle norme commerciali impedisca o ostacoli il conseguimento dei loro obiettivi;

11.   è dell'avviso che le regole dell'OMC non dovrebbero impedire agli Stati membri di promuovere l'ulteriore sviluppo di tecnologie a basso consumo di energia insistendo sulla neutralità tecnica, dal momento che ciò potrebbe vanificare gli incentivi allo sviluppo di tecnologie rinnovabili;

12.   chiede alla Commissione di prendere iniziative a livello internazionale, e in particolare in sede OMC, affinché la politica commerciale nel suo complesso e nella sua evoluzione in termini di volume di scambi tenga conto dei suoi possibili effetti sul cambiamento climatico;

13.   invita il Consiglio e la Commissione ad assicurare che gli accordi commerciali bilaterali dell'UE e gli accordi commerciali multilaterali dell'OMC siano conclusi nel rispetto delle disposizioni dell'Accordo che istituisce l'OMC, che precisano che il commercio internazionale deve essere condotto in modo da consentire un impiego ottimale delle risorse mondiali, conformemente all'obiettivo di uno sviluppo sostenibile, che miri a tutelare e a preservare l'ambiente; raccomanda di aggiungere la "clausola di sostenibilità" all'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), l'accordo fondamentale del sistema dell'OMC, definendo principi di politica ambientale, quali il principio "chi inquina paga'e il principio di precauzione, in base ai quali poter valutare le misure;

14.   invita inoltre il Consiglio e la Commissione a garantire che l'organo di conciliazione dell'OMC agisca conformemente all'articolo XX del GATT, il quale consente ai suoi membri di adottare misure, comprese misure protezionistiche, necessarie a tutelare la vita o la salute umana, animale o vegetale, oppure concernenti la conservazione di risorse naturali esauribili;

15.   osserva che l'Unione europea è già leader a livello mondiale nelle tecnologie energetiche alternative, sostenendo la Cina e l'India, in particolare per quanto riguarda il commercio e il trasferimento di tecnologie nel settore delle energie rinnovabili eolica e solare, e che, grazie ad imprese europee efficienti e innovative sotto il profilo tecnologico, l'UE dovrebbe essere leader sul mercato nell'esportazione mondiale di beni e servizi ambientali e che "Galileo" e il Sistema di monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza potrebbero essere utilizzati per controllare le emissioni di CO2; invita la Commissione a garantire che l'energia, e in particolare le questioni dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica e il loro legame con la sicurezza dell'approvvigionamento, divengano parte integrante di tutte le relazioni esterne dell'UE, con particolare attenzione alla politica europea di vicinato;

16.   esorta l'Unione europea, in vista del conseguimento degli obiettivi di Lisbona, a promuovere e a sviluppare un''industria favorevole al clima" a livello globale, soprattutto perché il commercio è uno strumento importante ai fini del trasferimento di tecnologie ai paesi in via di sviluppo; rileva la necessità di ridurre le barriere al "commercio ecologico", ad esempio sopprimendo le tariffe sui "beni ecologici" a livello dell'OMC, rivedendo le norme sui diritti di proprietà intellettuale, agevolando l'ingresso nel mercato delle tecnologie ecologiche tenendo conto delle questioni climatiche al momento della concessione delle garanzie di credito all'esportazione, nonché sopprimendo gli incentivi e le distorsioni del mercato aventi effetti perversi, come le sovvenzioni ai combustibili fossili;

17.   invita a creare un'organizzazione ambientale internazionale che si assuma la responsabilità per il rispetto dei trattati e degli accordi internazionali in materia di protezione ambientale e di lotta contro il cambiamento climatico e che, fra l'altro, operi e cooperi con l'OMC su questioni riguardanti l'impatto del commercio sull'ambiente;

18.   riconosce che l'Unione europea ha una responsabilità storica per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra e ritiene necessarie sostanziali riforme della sua politica commerciale al fine di incoraggiare la produzione locale, quale mezzo per ridurre il ricorso ai trasporti; sottolinea la necessità di una maggiore cooperazione in campo tecnologico con i paesi in via di sviluppo ed emergenti, in particolare la Cina, il Brasile e l'India, per consentire ai medesimi di integrare nelle loro politiche la dimensione della protezione ambientale; deplora tuttavia che i meccanismi di trasferimento delle tecnologie esistenti, come il Meccanismo di sviluppo pulito, siano insufficienti e chiede pertanto l'aumento del cofinanziamento e il potenziamento delle misure di sviluppo delle capacità;

19.   rileva che il trasferimento delle tecnologie di efficienza energetica e di altre tecnologie ecologiche dall'Unione europea ai paesi in via di sviluppo ha un ruolo importante da svolgere per sganciare lo sviluppo economico dalle emissioni di gas ad effetto serra e che, per favorire tale riduzione, sono necessari investimenti adeguati; invita la Commissione a fornire incentivi attraverso un adeguato sostegno finanziario e il trasferimento del patrimonio di conoscenze;

20.   invita la Commissione ad includere sistematicamente clausole in materia di protezione ambientale, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni di biossido di carbonio, nei suoi accordi commerciali con i paesi in via di sviluppo; invita a trasferire tecnologie e regimi commerciali a basse emissioni di carbonio ai paesi in via di sviluppo; chiede ai competenti servizi della Commissione di integrare rapidamente la dimensione del cambiamento climatico nelle sue valutazioni d'impatto della sostenibilità, di discuterle con il Parlamento e di applicarle sistematicamente prima della conclusione di tali accordi;

21.   invita la Commissione ad adoperarsi, nel quadro degli accordi OMC, affinché sia preso in considerazione il "metodo della valutazione d'impatto della sostenibilità" e a verificare pertanto, sul lungo termine, in quale misura la classificazione dei beni ambientali nel settore delle fonti energetiche rinnovabili è tenuta in debito conto nel contesto degli accordi bilaterali e multilaterali;

22.   invita il Consiglio e la Commissione a vigilare affinché i negoziati relativi alla nuova generazione di accordi di libero scambio (ALS) con partner dell'Asia e dell'America latina comportino impegni nei confronti degli aspetti sociali e ambientali del commercio, in particolare per quanto riguarda il commercio e gli investimenti nei beni e nei servizi rinnovabili, e dello sviluppo sostenibile, nonché per l'effettiva applicazione degli accordi ambientali multilaterali; propone che, in occasione dei prossimi negoziati per la conclusione di ALS, la liberalizzazione degli scambi di prodotti e di tecnologie rinnovabili e il miglioramento dell'accesso ai servizi ambientali siano per la Commissione un obiettivo essenziale; sottolinea la necessità di introdurre sistematicamente negli accordi bilaterali politiche verdi in materia di appalti pubblici, compatibili con le norme dell'OMC;

23.   chiede che i risultati degli accordi multilaterali e bilaterali negoziati tra l'UE e i paesi terzi vengano sottoposti a studi di impatto approfonditi dal punto di vista del clima, del genere e della sostenibilità, ed esorta la Commissione a fare in modo che, nell'ambito di tutte le strategie di sostegno al commercio (aid-for-trade) nonché degli altri aiuti allo sviluppo, vengano previsti appositi aiuti per far fronte ai cambiamenti climatici;

24.   appoggia la proposta della Commissione di istituire, nell'ambito di ciascun accordo commerciale, un Forum per lo sviluppo sostenibile, dotato di una forte componente climatica e aperto alla partecipazione di rappresentanti eletti, della società civile (in particolare ONG che operano nel settore ambientale) e di altri soggetti interessati, e chiede che tale proposta venga attuata durante i negoziati in corso;

25.   sottolinea la necessità di ampliare i dialoghi sulla politica ambientale e il dialogo sulla politica energetica, che sono parte degli accordi dell'UE con i paesi terzi o le regioni, per includervi questioni relative al cambiamento climatico, e chiede alla Commissione di presentare proposte concrete relativamente ai criteri che consentono di valutare i progressi compiuti, in funzione del tipo di paese;

26.   ritiene che gli ecosistemi che svolgono una funzione utile in quanto serbatoi di carbonio e riserve di biodiversità vadano conservati perché costituiscono beni pubblici mondiali e che essi necessitino di una protezione speciale e di un sostegno finanziario internazionale; propone che gli Accordi di partenariato per l'applicazione delle normative, il governo e il commercio nel settore forestale siano inclusi in tutti gli accordi attuali e futuri conclusi con paesi terzi;

27.   riconosce che troppo spesso il commercio conduce allo sfruttamento eccessivo degli ecosistemi, segnatamente delle foreste, nei paesi in via di sviluppo; esorta i paesi industrializzati ad assumersi la responsabilità della vasta deforestazione determinata dagli scambi internazionali; sottolinea il considerevole impatto della deforestazione sul clima e pertanto il valore economico a lungo termine e l'importanza di mantenere intatte le foreste; chiede che l'UE si impegni seriamente per l'introduzione di meccanismi atti a premiare la "deforestazione evitata" nell'ambito dei negoziati internazionali sul clima, e che siano adottate altre risolute misure politiche intese a promuovere il commercio responsabile delle risorse naturali; rileva che le politiche volte a una gestione rafforzata e sostenibile delle risorse forestali dovrebbero essere stabilite a livello nazionale e invita la Commissione a fornire assistenza tecnica e finanziaria a tale riguardo; sottolinea che l'assistenza della comunità internazionale dovrebbe tenere conto dei costi-opportunità degli utilizzi alternativi dei terreni, dei costi relativi alla gestione e alla protezione nonché della sfida rappresentata dalla gestione della transizione politica, che mette in questione interessi acquisiti; sottolinea che, onde evitare la disoccupazione nelle zone rurali e la migrazione dalle campagne verso le città, sono di fondamentale importanza i programmi complementari volti ad individuare nuove fonti di reddito;

28.   sostiene la proposta della Commissione volta a rafforzare la cooperazione con i paesi in via di sviluppo nei settori dell'adeguamento al cambiamento climatico e dell'attenuazione dei suoi effetti tramite la creazione di un'alleanza politica e globale in campo climatico; sottolinea che l'intensificazione del dialogo, nonché l'elaborazione e l'attuazione di programmi comuni che trattino di questioni ambientali d'interesse comune, come il cambiamento climatico, la gestione dei rifiuti e lo sfruttamento illegale delle foreste, con economie emergenti di primaria importanza quali la Cina, l'India, il Brasile, l'Ucraina e il Sudafrica, devono rappresentare una priorità per l'UE e i suoi Stati membri;

29.   sollecita l'interruzione del sostegno pubblico, attraverso le agenzie di credito all'esportazione e le banche per gli investimenti pubblici, ai progetti relativi ai combustibili fossili, nonché un'intensificazione degli sforzi per accrescere il trasferimento delle tecnologie connesse alle energie rinnovabili e all'efficienza energetica;

30.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di proporre strumenti legislativi affinché le agenzie di credito all'esportazione degli Stati membri e la Banca europea per gli investimenti tengano conto, nel momento in cui concedono prestiti o relative garanzie, delle ripercussioni dei progetti finanziati sul cambiamento climatico e di imporre una moratoria sui finanziamenti fino a quando non saranno disponibili dati sufficienti, come suggerito dall'OCSE, dal G8 e nello studio sulle industrie estrattive;

31.   propone di modificare l'accordo dell'OMC sulle sovvenzioni al fine di reintrodurre una clausola che preveda la non applicabilità di talune sovvenzioni ambientali;

L'Unione europea può fare di più per evitare le emissioni di CO2

32.   ribadisce la necessità di ridurre del 30% le emissioni di gas a effetto serra nell'UE entro il 2020, indipendentemente dagli impegni dei paesi terzi;

33.   sottolinea la necessità di sensibilizzare il pubblico in merito al costo ambientale complessivo dei beni di consumo; invita la Commissione e il Consiglio a proporre misure in materia di diffusione di informazioni sul consumo di energia e le emissioni di gas a effetto serra determinati dalla fabbricazione e dal trasporto dei prodotti commercializzati nell'UE, come la proposta presentata dal governo britannico di istituire un sistema di etichettatura dei prodotti volto a fornire informazioni sul loro apporto alle emissioni di carbonio che indichi il livello di emissioni di CO2 generato dalla produzione, dal trasporto e dallo smaltimento finale di un prodotto;

34.   insiste sull'introduzione di norme e sistemi di etichettatura comuni, compatibili con le norme dell'OMC, per le emissioni di GES dei diversi prodotti, anche nelle fasi di produzione e di trasporto, come parte di una più ampia politica d'informazione dei consumatori, in modo da fornire a questi ultimi l'opportunità di contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2;

35.   chiede alla Commissione di elaborare con urgenza un'adeguata procedura per la valutazione e l'etichettatura di queste impronte ecologiche e di sviluppare un software che consenta alle imprese di calcolare la quantità di GES derivanti da ciascun processo di produzione;

36.   sottolinea che occorre adoperarsi per internalizzare le influenze esterne connesse al commercio (quali le conseguenze dannose per l'ambiente), in altri termini per trasformarle in un'indicazione di prezzo che il mercato possa comprendere, nonché per promuovere la concorrenza leale applicando il principio "chi inquina paga" (soprattutto in relazione al traffico stradale e aereo), possibilmente estendendo a livello globale il sistema di scambio delle quote di emissione;

37.   prende atto del legame indissolubile tra commercio e settore dei trasporti; chiede con insistenza che si prendano in esame tutti i mezzi di trasporto, in particolare quelli le cui emissioni sono considerevolmente aumentate negli ultimi anni, segnatamente i trasporti marittimi (le cui emissioni di biossido di carbonio sono ritenute doppie rispetto a quelle dell'aviazione e potrebbero aumentare addirittura del 75% nei prossimi 15-20 anni);

38.   accoglie con favore, nel quadro dell'approccio "impronta ecologica", un eventuale inserimento degli aerei che atterrano in Europa nel sistema europeo di scambio delle quote di emissioni; invita ad esaminare la proposta di estendere il sistema a più settori, incluso il settore del trasporto marittimo;

39.   riconosce che la promozione di soluzioni basate sulle TIC, l'internalizzazione dei costi ambientali dei trasporti nei prezzi del carburante, la promozione del trasporto ferroviario, del cabotaggio e dei biocarburanti sostenibili, nonché la rapida integrazione dei trasporti aerei in un sistema di scambio di quote di emissione dell'UE rigorosamente concepito, rappresentano misure fondamentali al fine di ridurre l'impatto degli scambi commerciali e dei trasporti sul clima; invita la Commissione e il Consiglio a proporre misure volte a promuovere e a privilegiare i modi di trasporto meno inquinanti, in particolare mettendo a punto disposizioni relative ai vari strumenti di mercato;

40.   chiede che gli aiuti concessi al settore dei trasporti siano calcolati tenendo conto dell'impatto ambientale dei diversi modi di trasporto e che si prenda in considerazione la possibilità di utilizzare strumenti commerciali compatibili con il mercato e con l'OMC (quali l'etichettatura e le norme) a favore della protezione del clima;

41.   ritiene che, dal momento che il costo reale delle emissioni di carbonio da parte del trasporto su strada non è noto, soprattutto nel caso di alimenti e altri beni di consumo deperibili, si dovrebbero prendere in considerazione e promuovere regimi di aiuto volti ad agevolare una produzione locale sostenibile, in modo da scoraggiare il trasporto eccessivo di prodotti alimentari su strada; raccomanda inoltre l'introduzione di standard per l'etichetta "clima" compatibili con l'OMC, al fine di informare i consumatori dell'impronta ecologica dei prodotti;

42.   è particolarmente preoccupato per il potenziale impatto ambientale e sociale negativo delle politiche che incoraggiano l'utilizzo dei biocarburanti e della biomassa in Europa; invita nuovamente la Commissione a introdurre un sistema di certificazione della sostenibilità dei biocarburanti (o delle loro materie prime) compatibile con conformità con gli obiettivi settoriali obbligatori a livello di Unione europea; sottolinea tuttavia l'importanza fondamentale dello sviluppo di colture per la produzione di biocarburanti di prima generazione per il futuro degli agricoltori europei che sono stati colpiti dalle riforme della politica agricola comune e dell'organizzazione comune del mercato dello zucchero; insiste pertanto sull'adozione di misure volte a garantire la sostenibilità durante l'intero ciclo produttivo;

43.   chiede che qualsiasi accordo sull'acquisto di biocarburanti sia subordinato a clausole di rispetto della superficie destinata alla biodiversità e all'alimentazione umana;

44.   invita la Commissione a valutare l'impatto climatico delle importazioni UE di soia e olio di palma, tenendo presenti i loro effetti sulla deforestazione tropicale, che colpisce in particolare il Borneo e le regioni dell'Amazzonia, nonché ad adottare misure volte a incorporare i costi climatici nei prezzi;

45.   chiede alla Commissione di promuovere un'iniziativa europea che favorisca le migliori pratiche e le analisi comparative per gli aspetti del cambiamento climatico legati alla localizzazione, con particolare riferimento alla crescente frammentazione geografica della catena di produzione e alla produzione "just-in-time", e di presentare proposte al riguardo;

46.   invita la Commissione ad esaminare meccanismi compatibili con l'OMC e politiche commerciali rispettose dell'ambiente, per affrontare la questione dei paesi terzi che non sono vincolati dal Protocollo di Kyoto, e ad impegnarsi a prevedere in modo più esplicito tali possibilità nelle future versioni del Protocollo; ritiene che il ricorso a misure commerciali dovrebbe avvenire solo quando altre misure si dimostrano inefficaci per raggiungere un determinato obiettivo ambientale; è dell'avviso che le misure commerciali impiegate non dovrebbero ridurre gli scambi più di quanto non sia necessario per raggiungere l'obiettivo stabilito, né dovrebbero costituire una discriminazione arbitraria o ingiustificabile;

47.   raccomanda lo sviluppo, a più lungo termine, di un sistema basato su dati relativi ad un ciclo di vita sano che inserisca in tale adattamento, se necessario, prodotti finiti quali automobili e apparecchiature elettroniche;

48.   insiste affinché le proposte future siano pienamente conformi agli obblighi internazionali dell'Unione europea e, in particolare, agli obblighi imposti dall'OMC, compreso l'articolo XX del GATT;

49.   invita la Commissione a valutare l'opportunità di operare una valutazione delle regole riguardanti le misure di difesa commerciale, come quelle relative alle misure antidumping o antisovvenzioni, nel quadro dell'OMC, allo scopo di tenere conto, in qualche misura, del mancato rispetto degli accordi mondiali in materia sociale e ambientale o delle convenzioni internazionali come forma di dumping o di sovvenzionamento indebito;

50.   sottolinea nel contempo che, al momento della revisione degli strumenti di difesa commerciale, si dovrà tener conto della possibilità di introdurre fattori ambientali per evitare il dumping ambientale di prodotti provenienti da paesi che non hanno ratificato il protocollo post-Kyoto;

51.   invita a favorire la produzione, concedendo aiuti di stato o fondi comunitari, e l'utilizzo, grazie a riduzioni dell'imposta sul valore aggiunto, di prodotti che contribuiscano a ridurre le emissioni di CO2;

o
o   o

52.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0203.
(2) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 276.
(3) GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 103.
(4) GU C 306 E del 15.12.2006, pag. 400.
(5) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 119.
(6) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 120.


Dare slancio all'agricoltura africana - Proposta per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare dell'Africa
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Risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 Dare slancio all'agricoltura africana - Proposta per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare in Africa (2007/2231(INI))
P6_TA(2007)0577A6-0432/2007

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Dare slancio all'agricoltura africana - Proposta per una cooperazione a livello continentale e regionale in materia di sviluppo agricolo in Africa" del 24 luglio 2007 (COM(2007)0440),

–   visti gli impegni derivanti dal secondo Forum europeo di Berlino sullo sviluppo sostenibile tenutosi dal 18 al 21 giugno 2007,

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 27 giugno 2007 intitolata "Dal Cairo a Lisbona - Il partenariato strategico UE-Africa" (COM(2007)0357),

–   visto il documento congiunto Commissione/Segretariato del Consiglio, del 27 giugno 2007, intitolato "Oltre Lisbona: far funzionare il partenariato strategico UE-Africa" (SEC(2007)0856),

–   vista la risoluzione sulla riduzione della povertà per i piccoli agricoltori nei paesi ACP, in particolare nei settori ortofrutticolo e dei fiori, approvata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE riunita a Wiesbaden il 28 giugno 2007(1),

–   visto il piano strategico 2006-2010 "Un'Africa, una voce" del parlamento panafricano (PAP) adottato nel novembre 2005,

–   vista la strategia UE denominata "L'UE e l'Africa: verso un partenariato strategico" (La strategia europea per l'Africa), adottata dal Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre 2005,

–   visti i risultati e le conclusioni della consultazione delle Organizzazioni africane per la società civile sulla strategia congiunta UA/UE per lo sviluppo dell'Africa organizzata dalla CUA ad Accra, Ghana, dal 26 al 28 marzo 2007,

–   vista la dichiarazione finale sul tema "Quale agricoltura per il NEPAD: la visione degli agricoltori", adottata dai rappresentanti delle quattro reti agricole regionali africane il 25 aprile 2004 a Pretoria,

–   vista la dichiarazione del Vertice di Abuja per la sicurezza alimentare del dicembre 2006,

–   vista la sua risoluzione del 17 novembre 2005 su una strategia di sviluppo per l'Africa(2),

–   vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sull'impatto sullo sviluppo degli accordi di partenariato economico (APE)(3),

–   vista la relazione ONU sulla sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo presentata dal relatore speciale ONU alla commissione ONU per i diritti dell'uomo nel marzo 2002,

–   visti gli obiettivi di sviluppo del Millennio, adottati al Vertice del Millennio delle Nazioni Unite svoltosi nel settembre 2000 e in particolare l'obiettivo di sviluppo del Millennio relativo al principio dell'eradicazione dell'estrema povertà e della riduzione della fame dimezzando entro il 2015 il numero di persone che soffrono la fame,

–   viste le relazioni annuali del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'attuazione della dichiarazione delle Nazioni Unite sul Millennio, l'ultima delle quali risale al luglio 2006,

–   vista la Convenzione sull'aiuto alimentare, sottoscritta a Londra il 13 aprile 1999, i cui obiettivi sono di contribuire alla sicurezza alimentare nel mondo e di migliorare la capacità della comunità internazionale di reagire alle situazioni di emergenza alimentare e ad altri bisogni alimentari dei paesi in via di sviluppo,

–   vista la relazione della Commissione su "Gli obiettivi di sviluppo del Millennio 2000-2004" (SEC(2004)1379),

–   viste le sue risoluzioni del 12 aprile 2005 sul ruolo dell'Unione europea nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM)(4) e del 20 giugno 2007 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio - Bilancio intermedio(5),

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e 17 dicembre 2004, che confermano il pieno impegno dell'Unione europea a favore degli OSM e della coerenza politica,

–   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo" sottoscritta il 20 dicembre 2005(6),

–   visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(7), modificato dall'accordo che modifica l'accordo di partenariato (Accordo di Cotonou) sottoscritto a Lussemburgo il 25 giugno 2005(8),

–   viste la dichiarazione di Roma sull'armonizzazione, adottata il 25 febbraio 2003 a seguito del forum di alto livello sull'armonizzazione, e la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti, adottata il 2 marzo 2005,

–   visto il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(9),

–   visti gli impegni del Vertice G-8 di Gleneagles del 2005 sul volume degli aiuti, l'aiuto all'Africa sub-sahariana e la qualità degli aiuti,

–   vista la Convenzione ONU del 18 dicembre 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW),

–   visti la Conferenza internazionale sui finanziamenti per lo sviluppo tenutasi a Monterrey nel marzo 2002 e il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile svoltosi a Johannesburg nel settembre 2002,

–   vista la dichiarazione di New York sull'azione contro la fame e la povertà del 20 settembre 2004, sottoscritta da 111 governi nazionali, compresi tutti gli Stati membri dell'UE,

–   visto l'impegno del Vertice mondiale sull'alimentazione del 1996 a dimezzare entro il 2015 il numero di persone che soffrono la fame,

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Gli aiuti dell'UE: dare di più, meglio e più rapidamente" (COM(2006)0087),

–   vista la comunicazione della Commissione intitolata "Accelerare i progressi verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio - Finanziamento dello sviluppo ed efficacia degli aiuti" (COM(2005)0133),

–   visti la verifica di medio termine degli APE da parte della rete regionale ACP delle organizzazioni di agricoltori, pubblicata il 10 dicembre 2006, e i negoziati APE in corso,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo (A6-0432/2007),

A.   considerando che l'agricoltura rappresenta il principale settore di occupazione per la maggioranza dei paesi africani e che la fonte principale di entrate dipende dalla produzione agricola e dalle attività connesse,

B.   considerando che l'obiettivo principale della comunicazione della Commissione "Dare slancio all'agricoltura africana" è di proporre principi e settori chiave per una cooperazione UE-UA (Unione africana) in materia di sviluppo agricolo in Africa, incentrandosi sui livelli regionali e continentali,

C.   considerando che sia il consenso europeo sia la strategia UE per l'Africa ribadiscono che l'agricoltura e lo sviluppo rurale sono d'importanza fondamentale per la riduzione della povertà,

D.   considerando che nella sola Africa sub-sahariana più di 200 milioni di persone sono malnutrite – 30 milioni in più rispetto a dieci anni fa – e che la maggioranza di esse vive in zone rurali e dipende dall'agricoltura per il proprio reddito e per la sicurezza alimentare,

E.   considerando che ognuno ha diritto di avere accesso a un cibo sano, sicuro e nutriente e ha il diritto fondamentale di non soffrire la fame,

F.   considerando che l'eradicazione dell'estrema povertà e della fame è il primo OSM delle Nazioni Unite,

G.   considerando che al secondo Vertice UE-Africa, previsto a Lisbona nel dicembre 2007, i capi di Stato e di governo devono approvare una strategia congiunta UE-Africa,

H.   considerando che la dichiarazione del "Vertice mondiale per l'alimentazione: cinque anni dopo" ribadisce gli impegni a realizzare la sicurezza alimentare per tutti e a proseguire gli sforzi per eradicare la fame in tutti i paesi, con un obiettivo immediato di dimezzare entro il 2015 il numero di persone malnutrite,

I.   considerando che in Africa sino all'80% della popolazione vive in zone rurali e il 73% della popolazione rurale in Africa è costituito da piccoli proprietari agricoli che dipendono per gran parte della loro sussistenza dalla produzione alimentare tramite l'agricoltura o l'allevamento di bestiame,

J.   considerando che l'agricoltura fornisce occupazione e sostentamento per oltre il 60% della forza lavoro nei paesi in via di sviluppo e che, di conseguenza, le politiche per lo sviluppo rurale sono fondamentali per lottare in modo efficace contro la povertà e la fame,

K.   considerando che le comunità rurali devono far fronte a rischi particolarmente elevati di conflitti, catastrofi naturali e di altro tipo,

L.   considerando che il 70% degli1,3 miliardi di persone che vivono in condizioni di povertà estrema sono donne e che, in tutto il mondo, alle donne sono negate le necessarie opportunità per migliorare le loro condizioni economiche e sociali, come i diritti di proprietà o eredità, o l'accesso all'istruzione o ai posti di lavoro,

M.   considerando che le istituzioni finanziarie tradizionali tendono a non fornire crediti nelle zone rurali in considerazione dei costi e rischi elevati e dell'assenza di catasti ufficiali,

N.   considerando che, secondo la seconda relazione delle Nazioni Unite sullo sviluppo mondiale delle risorse idriche (2006), il 75% della popolazione in Africa vive in regioni aride o semiaride e circa il 20% in zone in cui si registrano ampie fluttuazioni climatiche annuali,

O.   considerando che le zone rurali remote soffrono eccessivamente di una mancanza di infrastrutture fisiche per la fornitura di energia, i trasporti e le telecomunicazioni e dispongono spesso di risorse idriche inadeguate o inaffidabili,

P.   considerando che le malattie connesse con la povertà, soprattutto l'HIV/AIDS, la tubercolosi (TB) e la malaria, rappresentano una causa importante come pure una conseguenza della grave povertà in molti paesi africani,

Q.   considerando che nel corso degli anni le ONG europee hanno instaurato relazioni di partenariato con organizzazioni rappresentative delle popolazioni rurali in Africa e hanno in tal modo facilitato il dialogo e la reciproca comprensione con la società civile europea ed accumulato una considerevole esperienza nella promozione della piccola agricoltura,

R.   considerando che nella sua risoluzione del 6 luglio 2006 sul commercio equo e solidale e lo sviluppo(10) il Parlamento ha riconosciuto il ruolo del commercio equo e solidale ai fini del miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli agricoltori e produttori nei paesi in via di sviluppo, dato che costituisce un modello sostenibile di produzione con entrate garantite per il produttore,

S.   considerando che l'attuale processo negoziale APE comporta nuove opportunità e sfide per i paesi ACP e in particolare per il settore agricolo in molti paesi africani,

T.   considerando che i parlamenti, quali attori principali nel processo di sviluppo, devono partecipare attivamente alle strategie e ai piani d'azione che interessano le popolazioni che rappresentano,

1.   accoglie con favore la summenzionata comunicazione "Dare slancio all'agricoltura africana" e soprattutto la dichiarazione che sottolinea "il ruolo centrale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale per alleviare la povertà e stimolare la crescita"; conviene che la crescita, affinché abbia un effetto di riduzione della povertà, deve poggiare su ampie basi, essere orientata verso i piccoli proprietari e sfociare in maggiori possibilità di lavoro, ma deplora che tale dichiarazione figura solamente nell'allegato documento di lavoro dei servizi della Commissione, e non nel testo della comunicazione;

2.   si compiace del riconoscimento delle differenze tra i paesi africani, in quanto è essenziale tener conto delle variazioni e delle disparità esistenti non solo a livello regionale in Africa, ma anche all'interno dei singoli paesi;

3.   condivide l'opinione riportata nel documento di riflessione redatto dalla Commissione nel gennaio del 2007 in vista della summenzionata comunicazione "Dare slancio all'agricoltura africana", secondo la quale se l'Africa ha una lunga storia di interventi statali spesso costosi in agricoltura con diversi livelli di efficacia, anche i successivi processi di liberalizzazione non sono stati completi, convincenti e/o coronati da successo;

4.   conviene che la competitività sui mercati regionali e internazionali rappresenta una priorità; sottolinea in tale contesto l'importanza di fornire supporto e assistenza ai piccoli produttori consentendo loro un accesso adeguato a detti mercati;

5.   sottolinea l'importanza di integrare i mercati regionali in Africa e di eliminare gradualmente le barriere tra i paesi africani al fine di allargare i mercati per i produttori;

6.   pone l'accento sull'importante ruolo che l'Unione europea dovrebbe svolgere, nell'ambito di istituzioni internazionali come l'Organizzazione mondiale del commercio, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, difendendo con vigore il diritto degli Stati africani di proteggere i mercati nazionali e regionali del continente africano dalle importazioni che minacciano la sopravvivenza dei produttori locali di derrate agricole essenziali;

7.   accoglie con favore l'ampio approccio di consultazione adottato dalla Commissione per l'elaborazione della comunicazione;

8.   auspica che tale approccio non resti un caso isolato, ma che faccia invece parte di un meccanismo di partecipazione della società civile e delle istituzioni democratiche europee ed africane, come auspicato dal summenzionato documento congiunto Commissione/Segretariato del Consiglio "Oltre Lisbona: far funzionare il partenariato strategico UE-Africa"; chiede che la Commissione avvii un processo negoziale con i parlamenti e gli attori della società civile per quanto riguarda i loro ruoli ai fini dell'attuazione e del controllo della strategia congiunta UE-Africa;

9.   invita l'Unione africana a ribadire con rinnovato vigore il suo impegno nei confronti dei valori sanciti nella Carta africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, una grande innovazione dovuta al predecessore dell'UA, l'Organizzazione dell'unità africana, e di cui anche lo Zimbabwe è firmatario;

10.   sottolinea l'importanza di promuovere un maggiore coinvolgimento dei governi e delle autorità locali, oltre che dei parlamenti nazionali e regionali nei processi decisionali in materia di politica agricola e di sicurezza alimentare, e di facilitare anche una migliore partecipazione della società civile; in tale contesto invita la Commissione ad appoggiare la formulazione e l'applicazione di politiche agricole comuni regionali, con l'effettiva partecipazione dei soggetti interessati;

11.   esprime preoccupazione per la poca chiarezza riguardo al processo decisionale della presente comunicazione sia interno all'Unione europea che esterno, in termini di negoziato con i governi africani; richiede quindi più trasparenza relativamente ai negoziati che la Commissione sta conducendo con i governi africani al fine di definire la cooperazione UE-UA in materia di sviluppo agricolo in Africa;

12.   sottolinea che la proposta di cooperare soprattutto con le organizzazioni continentali e regionali africane, segnatamente CUA, NEPAD (Nuovo partenariato per lo sviluppo africano) e REC (Comunità economiche regionali), dovrebbe comprendere anche meccanismi che coinvolgano i gruppi di interesse, i movimenti di base e la società civile al fine di consentire meglio agli agricoltori poveri di influenzare i processi politici in modo significativo;

13.   si rammarica che nella Strategia congiunta UE-Africa la problematica relativa allo sviluppo rurale e alla sicurezza alimentare in Africa sia solo sinteticamente citata; si augura che questa carenza venga compensata da una attenzione più concreta nel quadro del piano d'azione che accompagnerà la Strategia congiunta;

14.   evidenzia la necessità che gli Stati membri e la Commissione garantiscano un maggiore coordinamento e un'armonizzazione degli aiuti allo sviluppo e, più in generale, il conseguimento in tempi brevi di tutti gli altri obiettivi definiti nel quadro del processo di miglioramento dell'efficacia della cooperazione europea allo sviluppo;

15.   sottolinea l'importanza che la Commissione europea e gli Stati membri indichino con chiarezza in quale modo i paesi beneficiari e la società civile avranno il pieno controllo delle loro politiche di sviluppo, e definiscano degli indicatori di risultati, cosicché i parlamenti nazionali e regionali, e la società civile, possano rintracciare gli effetti dell'aiuto allo sviluppo;

16.   sottolinea l'importanza che i tavoli di negoziazione a livello europeo si allarghino a momenti di confronto che coinvolgano consumatori, produttori e organizzazioni settoriali, anche dai paesi in via di sviluppo, in modo che le funzioni produttiva agro-industriale e della trasformazione siano integrate e non subalterne;

17.   sottolinea la necessità di rafforzare una bioeconomia africana basata sulla conoscenza e invita pertanto gli Stati membri a condividere il loro patrimonio di conoscenze in campo agronomico con i ricercatori e gli agricoltori africani e a condividere tecnologie e altri metodi innovativi nel settore agricolo con i paesi africani, onde migliorare la loro competitività e aumentare il valore aggiunto dell'agricoltura nel continente;

18.   sottolinea la necessita di rispettare i diritti di proprietà intellettuale della ricerca e della conoscenza africane; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a migliorare la legislazione europea in modo che i vantaggi di una conoscenza talora ancestrale delle proprietà, ad esempio farmaceutiche, delle piante ritornino a coloro che le avevano originariamente scoperte;

19.   chiede che gli Stati membri indichino annualmente e nella massima trasparenza gli impegni finanziari per l'aiuto allo sviluppo e che gli importi assegnati ad iniziative non direttamente correlate allo sviluppo quali lo sgravio del debito, siano espressamente esclusi dal calcolo della spesa totale per l'aiuto allo sviluppo classificabile come aiuto pubblico allo sviluppo (APS) secondo le regole del Comitato per l'aiuto allo sviluppo (CAS) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (CAS/OCSE); ricorda a tale proposito che il Parlamento seguirà con particolare attenzione l'evoluzione delle discussioni sul tema in seno al CAS/OCSE;

20.   esige che le politiche ed i programmi di aiuto alimentare non siano fattori di impedimento allo sviluppo delle capacità locali e nazionali di produzione degli alimenti, né favoriscano la dipendenza, la distorsione dei mercati nazionali e locali, la corruzione e l'utilizzazione di alimenti nocivi per la salute (OGM);

21.   chiede agli organismi internazionali di attuare politiche volte a sostituire progressivamente gli aiuti alimentari, promuovendo il sostegno e lo sviluppo dell'agricoltura locale; esige, nel caso gli aiuti alimentari siano l'unica alternativa, che la priorità sia data agli acquisti locali e/o in aree limitrofe del paese in difficoltà o nella regione;

22.   sottolinea l'importanza di garantire un incremento delle risorse finanziarie dedicate a sviluppo rurale e sicurezza alimentare da parte dei donatori e insiste sulla necessità che i governi africani includano il settore agricolo tra le proprie priorità politiche in modo da ricevere il sostegno nel quadro del Fondo europeo di sviluppo;

23.   sottolinea che le varie politiche settoriali dell'Unione europea dovrebbero essere coerenti in termini di obiettivi generali; insiste sul fatto che la politica commerciale UE e la politica agricola comune dovrebbero essere coerenti con la politica di sviluppo; sottolinea pertanto la necessità di rimuovere gli ostacoli tariffari per tutti i prodotti agricoli – trasformati e non – al fine di aprire rapidamente il mercato europeo a tutti i prodotti agricoli del continente africano;

24.   richiede all'UE di fissare un calendario per arrivare all'abolizione di quelle politiche di esportazione dei prodotti agricoli che sono pregiudizievoli per le fragili aziende agricole dei PVS, e di esercitare pressioni sugli altri attori internazionali perché facciano altrettanto;

25.   riconosce le possibilità offerte dagli APE a favore degli scambi agricoli, ma ricorda, a questo proposito, alla Commissione che tali accordi non sono ancora stati siglati e che numerose controversie non sono ancora state risolte;

26.   riconosce che gli APE possono diventare uno strumento importante per il commercio e l'integrazione regionale dell'Africa, ma solamente a condizione che siano favorevoli allo sviluppo, consentendo deroghe e lunghi periodi di transizione ove necessario per consentire ai produttori e alle industrie nazionali e a quelle nascenti di adeguarsi alle nuove situazioni di mercato;

27.   idenzia la necessità di mettere in atto politiche che contrastino l'importazione di prodotti agro-alimentari devastanti e nocivi per le produzioni locali e che tengano conto delle diversità geografiche, storiche e culturali dei paesi africani, rafforzando il contributo delle comunità contadine ed indigene per garantire una gestione sostenibile delle risorse;

28.  28 si rammarica che nella summenzionata Comunicazione "Dare slancio all'agricoltura africana" il mercato dei biocarburanti sia stato accomunato ad altri mercati di nicchia, dato che l'espansione dell'industria emergente dei biocarburanti potrebbe avere anche effetti negativi sulle scorte alimentari, in quanto la coltivazione di biomasse potrebbe togliere terra, acqua ed altre risorse alla produzione agricola; concorda invece sull'importanza di sostenere i mercati dei prodotti biologici ed il commercio equo e solidale;

29.   riafferma la necessità che le politiche e i programmi di aiuto allo sviluppo sostengano il diritto di ogni popolo a definire le proprie strategie in materia di alimentazione, a proteggere e regolare la produzione agricola nazionale e il mercato locale;

30.   rileva la poca coerenza della suddetta Comunicazione "Dare slancio all'agricoltura africana" che, pur sottolineando l'importanza del ruolo delle donne nella produzione agricola africana, non le menziona invece nel capitolo relativo agli ambiti di cooperazione; sottolinea invece che le misure di sviluppo agricolo in Africa dovrebbero essere indirizzate in primis alle donne, prevedendo politiche specifiche per garantire l'accesso ed il controllo delle risorse produttive, con particolare riferimento ai diritti fondiari, allo sviluppo delle capacità, al finanziamento di microimprese, al miglioramento delle condizioni di vita, al benessere a livello alimentare e sanitario, all'istruzione e alla partecipazione più attiva alla vita sociale e politica;

31.   sottolinea la necessità di sostenere la creazione, l'organizzazione e il rafforzamento dei gruppi di agricoltori, in particolare di agricoltrici, ai livelli nazionale e regionale;

32.   sottolinea che la Commissione omette di considerare un punto apparentemente ovvio secondo cui gli aiuti dovrebbero essere indirizzati in via prioritaria innanzitutto ai gruppi meno favoriti e alle zone meno favorite (zone rurali remote) dove l'isolamento geografico e le limitazioni fisiche alla produttività agricola aggravano il livello di povertà cronica;

33.   riafferma la necessità che gli Stati membri rispettino l'impegno a favorire una pace durevole in Africa come presupposto della sicurezza alimentare e quindi attribuiscano una particolare priorità alla promozione della pace; esorta i governi del nord e del sud del mondo a cercare soluzioni pacifiche ai conflitti e reitera l'esigenza di arrestare il traffico di armi e di mine anti-uomo;

34.   sottolinea l'importanza, ai fini di un valido ed effettivo contributo alla lotta alla povertà, della promozione degli strumenti della microfinanza, in particolare dei programmi di microcredito, quale componente essenziale nelle politiche economiche di sviluppo in ambito agricolo;

35.   ribadisce che l'agricoltura deve garantire che la popolazione rurale indigente abbia equo accesso, e relativo controllo, ai loro terreni, all'acqua e alle risorse necessarie per mantenere il loro sostentamento in modo sostenibile;

36.   chiede che sia garantito a livello internazionale il diritto all'acqua per tutti, essendo le risorse idriche un bene pubblico da preservare soprattutto per le generazioni future;

37.   invita i governi africani a promuovere le riforme agrarie nei loro paesi allo scopo di favorire un migliore accesso garantito alla terra e alle risorse produttive per la popolazione rurale, in particolare per le famiglie contadine senza titoli di proprietà; chiede in tale contesto che il piano d'azione che accompagna la Strategia congiunta UE-Africa attribuisca grande priorità all'istituzione e al miglioramento dei catasti fondiari nonché al rafforzamento degli ordinamenti giuridici per consentire ai tribunali di fare rispettare in modo efficace il diritto in materia di proprietà rurale;

38.   richiama nuovamente l'attenzione sulla questione fondamentale dei diritti di proprietà fondiaria ai fini di una massimizzazione del potenziale di sviluppo, riconoscendo che gli atti di proprietà permettono di contrarre, a tassi di interesse ragionevoli, prestiti che possono poi essere utilizzati per creare e sviluppare un'attività; insiste pertanto perché venga data grande priorità all'istituzione e/o al miglioramento dei catasti fondiari e alla messa a disposizione di risorse per la mappatura e la registrazione dei terreni nonché per permettere ai tribunali di far rispettare il diritto di proprietà;

39.   chiede ai governi africani di incoraggiare una maggiore diversificazione dei modelli produttivi, evitando l'applicazione dei sistemi monocolturali ed intensivi, per favorire modelli di produzione sostenibili e maggiormente adattati ai rispettivi contesti;

40.   insiste sul fatto che la produzione di biocarburanti riveste potenzialmente grande importanza per l'agricoltura dei paesi africani, ma che i benefici ambientali dipendono in larga misura dal tipo di coltura energetica nonché dall'energia assorbita nell'intero ciclo di produzione, mentre i benefici reali in termini di riduzione del CO2 devono essere ancora accertati; ritiene che si debba dare la massima priorità alla prevenzione dei possibili danni alla natura e all'ambiente dovuti a un aumento incontrollato della produzione di biocarburanti;

41.   chiede alla Commissione ed agli Stati membri una più efficace messa a punto di politiche di sviluppo che assicurino la realizzazione di maggiori infrastrutture di base a servizio del settore agricolo (irrigazione, elettricità, trasporti, rete viaria, ecc.) ed una migliore ripartizione dei fondi destinati a tali fondamentali servizi pubblici;

42.   ritiene che si dovrebbe mettere a disposizione dei piccoli agricoltori un'informazione accessibile e mirata, da diffondere ampiamente nelle lingue locali, ad esempio attraverso le stazioni radiofoniche rurali, e sottolinea la necessità di sviluppare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione per ridurre il divario digitale nelle zone rurali;

43.   insiste sulla necessità di realizzare politiche a sostegno di pratiche e tecniche compatibili con l'ambiente e la gestione delle risorse naturali, indispensabili per uno sviluppo armonico e sostenibile, che garantiscano una migliore conduzione dei suoli agrari e degli agro-ecosistemi evitando di peggiorare i processi di desertificazione in atto;

44.   esorta l'UE a promuovere un'integrazione più efficace dei piani nazionali della Convenzione ONU sulla lotta contro la desertificazione (UNCCD) nelle strategie di sviluppo nazionali dei partner africani;

45.   invita la Commissione a sviluppare una collaborazione efficace con l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e con il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD) sulla base dei vantaggi comparativi di tali istituzioni nel settore dello sviluppo agricolo e rurale;

46.   chiede alla comunità internazionale ed ai governi africani un impegno comune per combattere la pandemia dell'HIV/AIDS;

47.   appoggia gli sforzi compiuti a livello nazionale e regionale per associare i soggetti rurali e le loro organizzazioni rappresentative al processo di consultazione sulle questioni politiche che li riguardano; osserva che lo sviluppo di capacità di difesa degli interessi della popolazione rurale, incentrate sulle persone, è essenziale ai fini di tale processo; sottolinea che il sostegno alle piccole aziende agricole familiari e alle pratiche agroecologiche costituisce una strategia chiave per pervenire a una riduzione della povertà e alla sicurezza alimentare;

48.   sottolinea che l'impiego e lo sfruttamento dei bambini nei lavori agricoli in Africa sono ampiamente diffusi e non sono soggetti a regolamentazione; invita l'UE ad appoggiare gli sforzi internazionali, in particolare della FAO e dell'Organizzazione internazionale del lavoro, intesi a lottare contro questo problema fondamentale;

49.   sollecita misure per migliorare la formazione al fine di consentire ai giovani di partecipare a corsi di istruzione superiore in scienze e tecnologie agricole nonché di creare possibilità di occupazione per i laureati in agricoltura con l'obiettivo principale di ridurre la migrazione dalle zone rurali verso quelle urbane, ed anche dai paesi in via di sviluppo verso i paesi sviluppati e sottolinea che ciò deve essere collegato al rafforzamento delle autorità locali per tradurre in realtà la gestione territoriale da parte delle comunità locali;

50.   chiede che la strategia congiunta affronti le cause alla radice dell'emigrazione e rivolga particolare attenzione al problema della fuga dei cervelli; sottolinea che, anche se una limitazione dell'emigrazione verso la Comunità non deve essere considerata come una condizione per l'aiuto, è indispensabile una maggiore consapevolezza degli enormi danni che l'emigrazione provoca al tessuto sociale in Africa e delle sue conseguenze negative in quanto impedisce al continente di progredire verso la realizzazione di tutto il suo potenziale di sviluppo;

51.   evidenzia la necessità di promuovere un approccio globale nell'ambito della politica di migrazione fondato sui principi di solidarietà con i paesi africani e di co-sviluppo sollecitando un partenariato più forte tra istituzioni locali e quelle degli Stati membri;

52.   appoggia la proposta della Commissione di incoraggiare la migrazione circolare in modo da favorire la circolazione di conoscenze e di esperienze acquisite, e incoraggia le iniziative di co-sviluppo, con l'obiettivo di valorizzare l'apporto delle comunità di migranti per lo sviluppo dei loro paesi d'origine;

53.   raccomanda la diffusione di una corretta informazione su quanto si sta realizzando a sostegno del settore agricolo, dello sviluppo rurale e della sicurezza alimentare nel continente africano per incoraggiare una maggiore consapevolezza e sensibilizzazione ed aumentare, di conseguenza, l'impegno dei donatori;

54.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla commissione dell'Unione africana, al consiglio esecutivo dell'Unione africana, al Parlamento panafricano, al consiglio dei ministri ACP e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) GU C 254 del 26.10.2007, pag. 25.
(2) GU C 280 E del 18.11.2006, pag. 475.
(3) GU C 292 E dell'1.12.2006, pag. 121.
(4) GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 311.
(5) Testi approvati, P6_TA(2007)0274.
(6) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(7) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(8) GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 27.
(9) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
(10) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 865.

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